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Problemi mentali e condominio

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Gin

unread,
Jan 25, 2008, 11:22:41 AM1/25/08
to
Buongiorno, nel mio condominio, purtroppo, c'è una signora di circa 45 anni
che soffre di una grave depressione che sfocia in gesti di violenza. Durante
tutto il giorno ma, specialmente la notte e la mattina presto, fa un
frastuono infernale, rendendo la vita impossibile a me, i miei vicini, ma
anche e soprattutto ai propri familiari.

La madre le ha consigliato di rivolgersi al centro di igiene mentale, ma lei
non ne vuole sapere.

Io stesso ho fatto una segnalazione al centro di igiene mentale, che ha
potuto verificare quanto ho detto. Sono anche stato chiamato dal direttore
del centro che, chiedendomi della situazione, mi prospettava un intervento
più deciso da parte loro.

Io allora gli dissi che la situazione al momento non sembrava grave come in
passato e che ci saremo risentiti dopo un mese. Purtroppo in poco tempo la
situazione peggiora nuovamente e sono costretto a richiamare il centro.

Questa volta stranamente dal centro di igiene mentale non si dimostrano così
disponibili e gentilmente dicono di non poter intervenire, senza aggiungere
altro trincerandosi dietro questioni di privacy.

Vi chiedo:

E' possibile fare qualcosa ?

Possibile che il centro di igiene mentale non possa fare niente,
considerando anche che c'è un minore coinvolto (il figlio della donna) ?

Grazie


MarcoM

unread,
Jan 25, 2008, 11:45:09 AM1/25/08
to
Gin ha scritto:

> Possibile che il centro di igiene mentale non possa fare niente,
> considerando anche che c'è un minore coinvolto (il figlio della donna) ?

Sicuro che sappiano del minore?

--
[cut off the capital B to reply]

fm

unread,
Jan 26, 2008, 4:06:34 PM1/26/08
to
IL CONDOMINIO può:
raccogliere firme per le attività del condomino in questione.
la raccolta di firme deve essere in calce ad una richiesta urgente di
intervento ed inviata al Responsabile del Servizio di Salute Mentale
competente per territorio.
Nel documento da far firmare ai condomini deve essere citata anche la
situazione del minore ed in quanto coinvolto un minore, il documento
deve essere inviato anche al Tribunale dei Minori ed al servizio materno
infantile della zona.
A questo punto le istituzioni coinvolte sono quattro [bastano 4 fax, i
numeri di fax basta richiederli telefonando] - mi raccomando SCRIVERE
NON PARLARE.... VERBA VOLANT, SCRIPTA MANENT:
- questura
- servizio materno infantile
- Servizio di salute mentale
- Tribunale dei Minori
a questo punto non possono fare a meno di prendere in considerazione la
richiesta.
Un altro canale, da chiamare con tenacia e senza stancarsi alla prima
chiamata è il 118.

In ogni caso nella richiesta va citato che la persona in questione
potrebbe non controllare le utenze pericole [gas, luce, acqua] e che
date le attività "frastuono infernale", si ipotizza possa avere
alterazioni percettive che non permettono la capacità di controllo delle
utenze del Gas/ luce/ acqua, con grave potenziale pericolo verso tutti i
cittadini ed in particolare per i condomini.

Scrivendo questo è difficile che le autorità non considerino il problema.


Inoltre potrebbe essere scritto sulla dichiarazione a firma di tutti gli
altri condomini che è in dubbio l'appropriatezza del comportamento di
paternità/maternità responsabile, costituendo il comportamento in
questione sufficente a porre in dubbio la capacità genitoriale della
persona verso il minore.
Tale frase è importante per far attivare il Tribunale dei Minori.
Chi afferma una cosa del genere non può subire ritorsioni perchè la
persona/le persone che segnala/no qualsiasi situazione di incapacità
genitoriale non può/possono essere denuciata/e per calunnia.

E questo obbliga il Tribunale dei Minori a prendere provvedimenti:
convocare il genitore, .. e far attivare il Servizio di Salute Mentale,
con ordinanza specifica.

tenete conto che nel caso, ... non state facendo cose aggressive
"contro" quella persona, .. ma state occupandovi di Lei, .. che con
questo comportamento, "richiede metaforicamente" AIUTO.

Fatemi sapere come è andata!

F


Gin ha scritto:

Gin

unread,
Jan 28, 2008, 3:34:35 AM1/28/08
to
Grazie mille, la tua risposta mi sarà di grande aiuto, ti farò sapere.

Ciao

"fm" <www.marcolongofabrizio@.it> ha scritto nel messaggio
news:mhNmj.1409$Xg7...@tornado.fastwebnet.it...

Gin

unread,
Jan 28, 2008, 3:52:40 AM1/28/08
to

"MarcoM" ha scritto nel messaggio

> Sicuro che sappiano del minore?
>

Io lo ho scritto nella segnalazione


Message has been deleted

Andrea

unread,
Feb 7, 2008, 1:44:08 PM2/7/08
to
La psicologia sociale è una disciplina abbastanza recente. Come si riconosce
un vero esperto? Per capire a chi affidarsi in caso di bisogno è necessario
valutare con attenzione le reali competenze del potenziale consulente. Ma
anche tenere a mente i possibili limiti di qualsiasi valutazione
professionale.

UN APPROCCIO INTEGRATO ALL'AGGRESSIVITÀ NELL'ETÀ EVOLUTIVA: IL CERVELLO COME
PROTAGONISTA DEL COMPORTAMENTO a cura di Luciano Meschini e-mail:
lme...@libero.it - http://www.bhc.it/

Introduzione

Il termine aggressività deriva dal latino: ad + gradi = avanzare verso.
Gli etologi sostengono che l'aggressività per essere tale debba essere
accompagnata da intenzionalità (difesa e/o affermazione del proprio
territorio o della gerarchia sociale).
Nell'animale aggressività e condotta aggressiva sono in stretto rapporto con
la territorialità: tanto più un animale si allontana dal centro del suo
territorio tanto più sarà attento e guardingo, ma tanto meno la sua condotta
avrà atteggiamenti aggressivi; invece, quando l'animale è vicino al centro
del suo territorio, tanto meno il suo stato sembra aggressivo ma, se
necessario, tanto più aggressive saranno le sue condotte.
In psicologia è definita come l'insieme di comportamenti, consci e inconsci,
diretti al danneggiamento di sé o di altri. È stata associata al concetto di
pulsione di morte (Freud), alla frustrazione, alla volontà di potenza
(Adler) e spesso se ne sono studiate le implicazioni nell'infanzia (terapia
del gioco, M. Klein).
I neurofisiologi hanno trovato i centri che favoriscono e i centri che
inibiscono le condotte aggressive, ossia le regioni talamo-ipotalamiche
(particolarmente il nucleo caudato) ed il bulbo olfattivo oltre al sistema
limbico; inoltre, tra le sostanze che esaltano le reazioni aggressive sono
state trovate le d-amfetamine ed il testosterone oltre alle sostanze d'
abuso.
Nella maggior parte delle specie (incluso l'uomo) il comportamento del
maschio è più aggressivo di quello della femmina.
Dall'analisi della letteratura scientifica i dati epidemiologici che si
riscontrano sono i seguenti: dal 5% al 15% dei bambini in età scolare
presentano patologie legate alla aggressività negli USA; dal 9 al 10,5% in
Europa. Il rapporto maschi : femmine è di 2,5 : 1.
Purtroppo, attualmente, circa il 60% dei pazienti presenterà alterazioni di
tipo comportamentale nella età adulta.

Dall'integrazione delle scienze, come sempre del resto, potremo avere
risposte complete ed esaurienti per valutare, comprendere e quando
necessario affrontare le condotte aggressive che spesso ci capita di
osservare nei bambini e nei ragazzi e che sempre più spesso riempiono le
pagine di cronaca sui giornali e nei telegiornali.


L'aggressività come patologia

L'aggressività nei suoi intrinseci meccanismi viene sempre condannata dal
buon senso qualora produca danni a persone o a cose, ma ben sappiamo che
essa è sempre in agguato in ogni cervello umano. Ciò ci dimostra che i
meccanismi biologici dell'aggressività sono innati e sono deputati alla
conservazione della omeostasi cerebrale. In natura, ossia fisiologicamente,
è funzionale al programma genetico di conservazione e di difesa dell'
individuo e della specie.
Il meccanismo neuronale regola lo status generale del comportamento umano ed
origina quella vasta gamma di interazioni che utilizzano il meccanismo
biologico dell'aggressività che possiamo codificare come competitività
quando rientra nei valori ritenuti normali.
L'aggressività, quindi, è il motore della competitività che può essere
positiva o negativa. È positiva, ovvero fisiologica, quando muove uno
spirito di confronto che non mira a prevaricare le idee degli altri anzi
tende a promuovere un'interazione e si muove nel senso dell'evoluzione. È
negativa, ovvero disfisiologica, quando si usano mezzi indiretti, subdoli, o
violenze di vario tipo per imporre le proprie idee e i propri modelli senza
integrare quelli degli altri.
L'aggressività, quando non controllata volitivamente, può degenerare in
atteggiamenti patologici e disfisiologici che nulla hanno a che vedere con
la competitività finalizzata alla evoluzione dell'individuo. Dal momento
della nascita fino ad arrivare all'età adulta ogni essere umano è soggetto
al rischio che componenti culturali o biologiche possano alterare il suo
percorso fisiologico verso l'evoluzione e lo sviluppo della coscienza. Nell'
ambito delle condotte aggressive possiamo individuare come moventi
eziologici fattori biologici e psicologici.

Possono provocare modificazioni della personalità individuale verso
condizioni di aggressività disfisiologica diverse condizioni mediche
generali, ad esempio: neoplasie del sistema nervoso centrale, trauma
cranico, malattie cerebro-vascolari, epilessia, affezioni infettive con
coinvolgimento del SNC , affezioni endocrine, affezioni autoimmuni con
coinvolgimento SNC, condizioni tossiche croniche.
Oppure possono provocare modificazioni della personalità diverse condizioni
di interesse psichiatrico che secondo la classificazione ufficiale delle
psicopatologie (DSMVI) possiamo definire come: disturbi da deficit di
attenzione ed iperattività, disturbi della condotta, sindrome da
disconnessione interemisferica, ansia, attacchi di panico, fobie, etc.

Nel bambino è estremamente complesso diagnosticare una patologia
psichiatrica precisa, e forse non è nemmeno corretto farlo in quanto sia le
modificazioni anatomo-strutturali che le implicazioni ambientali modificano
i quadri patologici in maniera estremamente veloce e pertanto anche i
correlati patologici dovrebbero essere modificati in continuazione. Recenti
studi hanno confermato che nei soggetti in età evolutiva non si riscontra
praticamente mai un disturbo puro e che il quadro sintomatologico è il
risultato dell'integrazioni di più disturbi contemporaneamente e solo con l'
avanzare dell'età le patologie potranno strutturarsi in maniera più chiara e
diagnosticable , ma anche con difficoltà terapeutiche aumentate. Possiamo
comunque inquadrare il disagio dell'aggressività in alcuni quadri specifici
di seguito elencati.

Disturbi da deficit di attenzione ed iperattività

In età prescolare i sintomi prevalenti sono l'iperattività motoria, alcuni
comportamenti imprudenti e imprevedibili, e il deficit dell'intenzionalità.
In età scolare è presente uno scarso impegno scolastico, facile
distraibilità e l'incostanza nel perseguire un fine. Caratteristico è un
eccesso di attività motoria in relazione all'età. Negli anni la successione
di fallimenti ed insuccessi determinano l'insorgenza di fluttuazioni del
tono dell'umore impulsività ed aggressività.
L'adolescenza è caratterizzata da problemi scolastici; persiste
disattenzione, impulsività e iperattività, e compaiono problemi di condotta
con aggressività, che possono essere la causa dell'alta percentuale di
ragazzi con questo disturbo che hanno problemi con la giustizia (fattore di
rischio per criminalità).
Tra le cause che originano questo stato disfisiologico si possono
evidenziare: l'anossia neonatale correlata con anomalie maturative dell'
innervazione e di alcune strutture. Oppure familiarità per il disturbo
stesso e per la depressione maggiore.

Disturbi della condotta
Si tratta di una modalità di comportamento ripetitiva e persistenti in cui i
diritti fondamentali degli altri oppure le norme o le regole della società
appropriate per l'età vengono violate. Questi disturbi insorgono prima dei
10 anni e possono essere la conseguenza di un disturbo dell'attenzione,
presentando una alta probabilità che si strutturino come disturbo
antisociale di personalità.
Tra le cause che possiamo individuare per questa situazione:
- rifiuto e abbandono da parte dei genitori;
- norme educative inappropriate per il temperamento del ragazzo;
- contesto educativo troppo rigido o troppo permissivo;
- maltrattamento fisico o sessuale;
- inserimento precoce in istituzioni;
- cambiamenti di persone che accudiscono il bambino.
Sindrome da disconnessione interemisferica

Tipica dell'età adulta prende però origine in età scolare ed è
caratterizzata dalla mancanza di integrazione tra l'elaborazione emozionale
tipica dell'emisfero destro e quella logico-formale caratteristica dell'
emisfero sinistro. Per cui avremo bambini con spiccate abilità logiche, che
rispondono automaticamente secondo il modello dello stimolo-risposta, con
tendenza alla prevaricazione, alta emotività, scarsa sensibilità e scarso
altruismo. Tali bambini, da un lato sono i più soggetti a disturbi di
carattere psicotico, fobie e ossessioni, dall'altro sono quelli che
riscuotono maggior successo scolastico e nelle relazioni sociali dove è
premiata la ripetizione, la velocità, l'intelligenza (intesa come velocità
di soluzioni automatiche o di uso di strategie). Al lato opposto avremo
bambini molto sensibili, con scarsa capacità espressiva, se non da un punto
di vista artistico, introversi, che vivono in un mondo fatto di emozioni,
tendono alla chiusura, alla introversione o alla aggressività come metodo
per affrontare i problemi; questi bambini sono i più vulnerabili da un punto
di vista delle malattie psichiatriche, come ad es. depressione e ansia.


Meccanismi neurofisiologici dell'aggressività

Le strutture anatomiche implicate nei meccanismi dell'aggressività sono: la
sostanza reticolare, l'ipotalamo, il mesencefalo, il sistema libico, alcune
strutture temporali e i lobi frontali. Tutti i neuromediatori cerebrali
partecipano favorendo od inibendo il meccanismo che porta all'aggressività:
Serotonina (5HT): azione inibitoria sulla aggressività, l'aumento di 5HT
diminuisce l'aggressività ed al contrario la diminuzione la favorisce;
Dopamina: sono ipotizzatate azioni contrapposte;
Acetilcolina: è ipotizzata una azione facilitatoria;
GABA: è ipotizzata una azione inibitoria.
Le alterazioni neurobiologiche che sono state individuate utilizzando
tecniche di brain imaging nei pazienti affetti da sintomatologie aggressive
possono essere riassunte in: diminuzione del metabolismo nei lobi frontali e
prefrontali (PET), ipotrofia del corpo calloso e asimmetrie del nucleo
caudato (RMI) ; queste alterazioni morfofunzionali dimostrano come un
deficit di volitività e una mancanza di sinergismo interemisferico possano
essere la causa prima del disturbo.

La neuropsicofisiologia ci può aiutare a capire i meccanismi che portano ad
atteggiamenti aggressivi e come contrastarli.

Le informazioni disfisiologiche provenienti dall'ambiente come
maltrattamenti, insicurezza, violenza etc. arrivano al cervello del bambino
attivando a livello dei centri sottocorticali un allarme di pericolo che
viene gestito con modalità diverse nei due emisferi cerebrali. (Fig 1)
L'emisfero sinistro, che agisce secondo schemi preformati, agisce in maniera
veloce attivando le memorie di eventi già vissuti cariche di automatismi e
condizionamenti e sviluppa la reazione aggressiva che comporta modificazioni
biologiche e comportamentali.
Dal versante biologico le modificazioni interessano vari sistemi come
iperinsulinemia e iperincrezione degli ormoni corticosurrenali, aumento
della frequenza cardiaca, aumento del ritmo respiratorio etc., i quali con
meccanismo di feed-back mantengono attivo l'allarme di pericolo a livello
sottocorticale.

Dal versante comportamentale si ha una risposta violenta e in definitiva
inefficace che comunque comporta la memorizzazione o il rinforzo di memorie
generando o rinforzando i condizionamenti che riattivano il meccanismo
aggressivo.
L'emisfero destro, che percepisce la realtà globalmente con modalità
multisensoriale, agisce necessariamente con maggiore lentezza ma la sua
valutazione è oggettiva ed obiettiva e consente quindi una valutazione più
corretta dell'evento e permette di attivare il sinergismo tra i due emisferi
attraverso le connessioni interemisferiche situate nel corpo calloso e nella
commessura anteriore.
Questa modalità permette l'attivazione dei lobi frontali e quindi della
volitività dell'individuo ne consegue la creazione di un progetto ideativo e
non più una risposta automatica e condizionata. È appunto dalla risposta
progettata che scaturisce la difesa cosciente di fronte ad una situazione di
"pericolo" e questo comporta una efficacia reale nella risposta. In questo
caso l'attivazione volitiva dei lobi frontali favorisce la coscienza dell'
individuo e contemporaneamente crea nuovi percorsi neuronali che potranno
essere utilizzati quando si ripresenteranno situazioni analoghe e questo
crea un feed-back che aiuta l'individuo a crescere in coscienza.


Come fronteggiare il disagio dell'aggressività nell'età evolutiva?

Vi sono delle regole che debbono sempre essere tenute presenti, nel rispetto
della dignità di ognuno e che possono aiutare a prevenire e fronteggiare il
disaggio che l'aggressività comporta.
- Rispettare i bambini nei loro diritti fondamentali.
- Ricordare che il bambino è un essere umano con pari dignità dell'adulto.
- Valutare che ogni bambino ha un suo proprio stile cognitivo che deve
essere rispettato.
- Il bambino, come ogni altro essere umano, ha la necessità fisiologica di
capire e quindi di non subire imposizioni senza spiegazione; le imposizioni,
infatti, creano un conflitto interno che non potrà che sfociare in
atteggiamenti negativi. È dalla comprensione del proprio comportamento e di
quello degli altri che deriva la capacità di scelte autonome e quindi l'
aumento della autostima che pone le basi per lo sviluppo della coscienza.
Il bambino deve essere sempre decolpevolizzato di fronte ad ogni sua azione
violenta o disadattativa, in quanto frutto di informazioni disfisiologiche e
non delle sua volontà, al contrario dovrà essere gratificato ogni volta che
agisce in modo giusto.

Un importante ruolo viene giocato dalla comunicazione, infatti quasi mai si
tiene conto delle caratteristiche specifiche dei bambini quando ci si
rivolge a loro.
La comunicazione con il bambino deve tener conto di tutte le modalità
percettive:
comunicazione verbale: caratteristica dell'emisfero sinistro;
comunicazione non verbale: caratteristica dell'emisfero destro.
La comunicazione deve tener conto dell'età e quindi delle capacità
percettive e cognitive del bambino. Devono essere utilizzate informazioni
aperte che stimolino un comportamento frutto di una riflessione e quindi di
un atto volitivo, e non le informazioni chiuse che al contrario non inducono
al ragionamento e permettono risposte veloci che spesso diventano
stereotipate ed automatiche.

La famiglia è il primo ed il più importante riferimento del bambino e
soprattutto le figure genitoriali sono il primo e più importante riferimento
comportamentale dei figli. Sarà dunque compito del padre e della madre
- Aumentare l'autostima non disconfermando il bambino con atteggiamenti
punitivi o di rivalsa o con parole offensive;
- Adattare quanto più possibile le esigenze proprie a quelle del bambino
(duttilità);
- Non far pesare ai figli le tensioni proprie o tra i coniugi;
- Osservare il comportamento per accorgersi di eventuali problemi
inespressi.

Anche la scuola riveste un importante ruolo di guida nella educazione del
bambino e questa responsabilità deve tener presente alcune regole generali:
- Bisogna rispettare le modalità comunicative del bambino;
- È necessario potenziare i suoi punti di forza e "premiare" i suoi
comportamenti positivi contemporaneamente è necessario aiutare i suoi punti
deboli non disconfermando o peggio punendo gli atteggiamenti negativi e
disadattativi del bambino;
- Ricordare che il disagio non è mai una colpa, ma che il soggetto che
presenta atteggiamenti disadattativi è una vittima di situazioni fisiche ed
ambientali e perciò deve essere aiutato;
- Ricordare che l'emozione rinforza le informazioni sia in senso positivo
che negativo;
- Guadagnarsi l'autorevolezza e non utilizzare l'autoritarismo.
Per concludere questa breve trattazione sull'aggressività vorrei riportare
una frase del prof. Michele Trimarchi che così recita:
«Conoscere il cervello umano permette di prevenire danni ed intervenire
prima che sia necessario consultare uno specialista: educare non vuole dire
istruire, ma potenziare la corretta funzionalità del cervello con stimoli
adeguati e di qualità».

«AMERAI IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO»

Gesù disse ai suoi discepoli: « Come io vi ho amato, così amatevi anche voi
gli uni gli altri » (Gv 13,34).

"Gin" <NOSPAM...@yahoo.com> ha scritto nel messaggio
news:479d9384$0$16022$5fc...@news.tiscali.it...

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