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Antropologia filosofica

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Solania

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Jan 19, 2010, 9:46:43 PM1/19/10
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Antropologia e filosofia

Nello stesso tempo, per�, va osservato che storicamente


la filosofia si � applicata ad investigare l'area extra-umana della
metafisica, articolandola nelle discipline:

- Metaphysica generalis o ontologia, che tratta dell'essere in quanto tale e

- Metaphysicae speciales, a loro volta suddivise in:

.Psychologia, volta allo studio dell'anima;

.Cosmologia, volta allo studio del mondo;

.Theologia, volta allo studio di Dio;


2) fino alla nascita dell'antropologia filosofica moderna, nel XX sec., la
filosofia non ha messo a tema l'uomo in se stesso, quale entit� ontologica
unitaria o sfera autonoma d'essere.

La metafisica

** ???? ?? ?????? (met� t� physik�) = ci� che viene dopo la fisica

a) Denominazione biblioteconomica che indicava la posizione dei libri di
Philosophia Prima di Aristotele, nella biblioteca di Alessandria d'Egitto,
la pi� grande e celebre dell'antichit�, andata distrutta nel periodo
ellenistico a causa di un incendio e oggi ricostruita. Tali libri erano
collocati: �dopo i libri di fisica�

b) Poich�, poi, nella Philosophia Prima, Aristotele si poneva i problemi
relativi al senso del mondo fisico nell'intero dell'essere, si cominci� a
parlare di �metafisica� con riferimento ad una disciplina conoscitiva che
affronta le problematiche relative al senso delle cose, elaborando sistemi
simbolici d'essere. Infatti, noi uomini possiamo apprendere, solo in quanto
tutto ci� che apprendiamo rientra nell'orizzonte d'essere che abbiamo
ovvero: �/non �.

Antropologia e filosofia (1)

Fino al XX secolo, la filosofia si � occupata dell'uomo considerandolo un
essere tra gli altri, seppure particolare e perci� applicandosi soprattutto
a riscontrare in lui fattori gi� analizzati e descritti in sede di
trattazione generale dell'essere.


P. es.:

- secondo Aristotele l'uomo � un ente composto dall'elemento materiale e da
quello spirituale, cio� � �sinolo di materia e forma�;

per Cartesio l'uomo � composto di res cogitans e res extensa unite dalla
ghiandola pineale (dualismo antropologico cartesiano);

per Spinoza l'uomo � un �modo� dell'unica sostanza.

Antropologia e filosofia (2)

Nel nostro procedere alla ricerca del significato dell'aggettivo
�filosofica� che qualifica la nostra disciplina, ci imbattiamo cos� in un
problema imprevisto:


l'accostamento dell'aggettivo �filosofica� ad �antropologia� comporta forse
l'autocontraddizione di trattare dell'uomo in modo extra-umano?


Poich�, infatti, la filosofia si � storicamente occupata dell'uomo solo
metafisicamente, sorge il sospetto che proprio quando l'uomo,
spontaneamente, cio� dando seguito alle istanze di ricerca di senso pi�
caratteristiche della sua natura, si spinge a investigare su di s� in modo
filosofico, proprio allora di s� non parla pi� tematicamente, almeno fino al
XX secolo d. C., allorch�, ai nostri giorni, dalla crisi della metafisica �
sorta l'antropologia filosofica.

Antropologia e filosofia (3)

Per dissipare il sospetto di autocontraddizione che la disciplina
�Antropologia filosofica� si porta addosso, non abbiamo altra via che quella
di addentrarci nella storia della filosofia, fino a raggiungere il suo
momento di origine.

Origine della filosofia I

Il tipo di sguardo conoscitivo, filosofico, sulla realt� si � sviluppato
spontaneamente tra i Greci del VII sec. a. C., dove ad opera di Talete di
Mileto la realt� tutta, fino ad allora rappresentata in termini mitologici o
pratico-religiosi, fu investita da un interrogativo originale e radicale,
che chiedeva quale fosse l'???? ?????? (=arch� p�nton) ovvero il principio
di tutte le cose, da cui scaturiva l'ordine razionale dell'universo.

Cfr.: D. Verducci, Il segmento mancante. Percorsi di filosfia del lavoro,
Carocci, Roma 2003, pp. 43-53, � 1.2.2., �La filosofia come ricerca del
principio tra intenzionalit� e realizzazione�.

Come mai si � sviluppato un tale investimento conoscitivo, filosofico, della
realt�?

Evidentemente, non del tutto soddisfacente risultava la forma in cui l'energia
vitale dell'istinto di potenza, che nei viventi presiede tanto alla
conoscenza quanto all'azione, si era fino a quel momento configurata negli
uomini, conducendo Talete ad osservare le stelle, misurare i terreni ed
esprimere massime morali.

?Proprio un tale senso di insoddisfazione lo spinse a un vissuto d'arresto,
quale � la meraviglia, in greco: ????????? (=thaum�zein) e a trarre da s�,
riflessivamente, una modalit� di intenzionamento conoscitivo mai vista
prima: quella che si interroga sul principio di tutte le cose e mira a
descriverle secondo un ordine plausibile, in cui ognuna abbia il suo posto
all'interno di un senso complessivo ovvero elaborando una rappresentazione
simbolica della totalit� dell'essere , a partire dal principio primo
individuato.

La meraviglia

Quando qualcosa si manifesta come conoscitivamente inoltrepassabile, perch�
a rischio di caduta nel nulla-di-principio, suscitandoci un senso di
ignoranza e di incertezza, come dice Aristotele (Met. , A, 2, 982b 20), il
filosofare sorge ad esigere che taccia la vitale smania acquisitiva di
conoscenze e si lasci spazio ad un ritorno riflessivo sul gi� noto, che
prelude alla teoresi.

Questo semplice vissuto-d'arresto , che pu� essere suscitato da qualunque
oggetto, anche il pi� abituale e in qualunque momento - al contrario di
quanto accade alla curiosit�, istinto di potenza che nelle scimmie
antropoidi � innescato invece da tutto quanto esula dalla routine
consuetudinaria - oltrepassa, nel suo stesso spontaneo manifestarsi, i
limiti del flusso istintivo-vitale, che pure lo supporta.

Esso documenta che si � compiuto un atto a priori con cui la coscienza ha
assunto un punto di vista, che prima non aveva mai raggiunto, essendo stata
impegnata a conseguire conoscenze che attenevano alle necessit� di vita, all'agiatezza
e al benessere, come avverte ancora Aristotele (Met. , A, 2, 982b 22-24)�.
(SM, p. 48).

E' per questo che con l'atto della meraviglia o del dubbio o dell'epoch� ,
si delinea una sorta di Urszene (=scena originaria) della filosofia ovvero
ci si rappresenta l'avvio di un'attivit� conoscitiva unica, eminentemente
teoretica, in quanto per statuto originario rivolta al sapere delle cause e
dei principi. Secondo tale intenzione conoscitiva l'oggetto � colto in
rapporto alla sfera assoluta ed � pertanto investigato sia come il
rappresentante di un tipo ideale, di un'essenza (Wesenheit ) sia come il
portatore della condizione problematica radicale, che si confronta con il
nulla, dalla quale sorge la domanda circa il "perch�, come, a qual fine c'�
in generale qualcosa di simile, piuttosto che non esserci?". Se poi la
domanda che scaturisce dall'oggetto, � estesa alla struttura essenziale
della totalit� mondana (Weltganzheit ), allora siamo in presenza dell'autentica
meraviglia metafisica, come quella che ha suscitato in Talete la domanda
sull'arch� p�nton , cui egli rispose affermando che "principio di tutto � l'acqua"�.
(SM, p. 48).

Talete

Talete formul� una risposta naturalistica all'interrogativo filosofico
appena inaugurato, affermando, secondo la testimonianza di Aristotele, che
principio di tutto � l'acqua.

Talete partiva

?�dalla constatazione che il nutrimento di tutte le cose � l'umido e che
perfino il caldo si genera dall'umido e vive nell'umido. Ora, ci� da cui
tutte le cose si generano �, appunto, il principio di tutto. Egli desunse
dunque questa convinzione da questo e inoltre dal fatto che i semi di tutte
le cose hanno una natura umida e l'acqua � il principio della natura delle
cose umide�

(ARISTOTELE, Metafisica, A 3, 983b 23-27; tr. it. di G. Reale, Rusconi,
Milano 1998, pp. 16-17).

Rispetto al nostro problema, di come accostare all'antropologia l'aggettivo
�filosofica�, visto che storicamente il filosofico non sembra riguardare l'antropologico
in modo specifico,

non � tanto importante la risposta che Talete ha fornito alla domanda sul
principio di tutte le cose,

risposta del resto rapidamente superata dall'�peiron (???????=illimitato) di
Anassimandro o dall'aria di Anassimene,

quanto la prospettiva conoscitiva inedita cos� inaugurata.

Anche secondo Nietzsche:


�Talete contempl� l'unit� di ci� che �, e quando volle comunicare la sua
intuizione, parl� dell'acqua!�


(F. NIETZSCHE, Die Philosophie im tragischen Zeitalter der Griechen, in
Nietzsche Werke. Kritische Gesamtausgabe, a cura di G. Colli e M. Montinari,
III2, p. 311; tr. it. di G. Colli, La filosofia nell'epoca tragica dei
greci, in Nietzsche Opere Complete, III2, p. 285).

Di Talete ci interessa scoprire l'intenzionalit� ovvero il vissuto
filosofico di trascendenza, messo in atto, nella sua ricerca del principio
di tutte le cose.


Questo vissuto, costitutivo e specie-specifico dell'umano, � ci� che
vogliamo apprendere dall'antropologia filosofica, per riscoprirlo in noi e
rimetterlo all'opera di questi tempi in cui sembra che abbiamo dimenticato
chi siamo veramente.

Come procede la filosofia

Essa segue il metodo della ricerca del �principio di tutte le cose� (????
?????? =arch� p�nton), attraverso il quale, a partire dall'individuazione di
un principio primo, si strutturano sistemi simbolici o di senso, nel cui
ambito ciascun ente pu� trovare la sua posizione adeguata.

Il sistema non si pu� mai considerare chiuso o definitivo, perch�, essendo
soddisfatto solo dalla condizione della totalit�, che noi ci rappresentiamo
come un'idea, ma non possediamo mai attualmente, la comparsa di nuovi enti
rimette continuamente in discussione la primalit� del principio, di cui va
sempre di nuovo verificata la capacit� di rendere ragione di ci� che appare
alla ribalta della storia, cio� della totalit� di volta in volta
ri-costituentesi.

Filosofia e simbolizzazione

Nel filosofare si manifesta la radice antropologica di ogni simbolizzazione
.

Filosofando, infatti, ci protendiamo lungo le linee intenzionali dell'idea
di totalit� dell'essere , per cui tutto quanto i nostri organi di senso
recepiscono viene reso in forma d'essere e collocato nella posizione pi�
appropriata nell'ambito dell'orizzonte di senso che si configura a partire
dal principio di tutte le cose di volta in volta in vigore.

P. es.: per i filosofi ionici, che ritenevano gli elementi naturali, quali l'acqua,
la terra, il fuoco, l'aria, principi di tutte le cose in quanto animatori di
esse, tutto il contenuto dell'esperienza si strutturava in termini di
"natura animata".

Per i moderni, il cui orizzonte di senso si � costruito a partire dalle
scoperte astronomico-fisiche delle leggi gravitazionali tutto il contenuto
dell'esperienza si struttura invece in termini di "forze inanimate".

Possiamo a questo punto concludere che


l'antropologia filosofica �

il discorso razionale che l'uomo fa su di s�,

secondo il metodo

della ricerca del principio di tutte le cose,

scoperto e inaugurato da Talete nel VII sec. a. C.,

metodo che risponde alla intenzionalit�

antropologica pi� propria,

quella che si interroga sul senso di ogni esperienza

L'antropologia filosofica mette a fuoco il suo oggetto di conoscenza, l'uomo


sia ricercandone il principio proprio, l'essenza (=ci� per cui ogni uomo �
uomo; ci� che rende riconoscibile l'uomo, in qualunque condizione
spazio-temporale si trovi e comunque sfigurato o deprivato)

sia contestualizzando tale essenza nell'ambito dell'essere nella sua
interezza


cio� :

1) cogliendo la relazione che l'essere-uomo ha con l'essere in quanto tale,
investigato dalla metaphysica generalis o ontologia

2) individuando la posizione che l'ente-uomo assume nell'ambito della
gerarchia ontologica, corrispondente alle metaphysicae speciales ovvero
psicologia, cosmologia, teologia.

onsiderando l'uomo filosoficamente, cio� secondo la intenzionalit�*
metafisica**, l'antropologia filosofica rende ragione e risponde alla
domanda di senso che l'uomo si pone riguardo a se stesso e riguardo a tutto
ci� che �.

Infatti l'orizzonte di senso in cui solamente gli enti possono darsi, si
costituisce sulla base dell'intenzionalit� filosofica di trascendenza, volta
al principio di tutte le cose e individuato nell'essere, da Parmenide in
poi.


*= atto di protensione "inesistente" (Brentano) o a priori della coscienza
dal polo soggettivo al polo oggettivo


** met� t� physik� =oltre la fisica, ovvero riguardante le questioni di
senso del mondo fisico

L'antropologia filosofica, dunque, solo in apparenza si occupa dell'uomo in
modo extra-umano, cio� filosofico-metafisico.


Infatti non c'� tipologia conoscitiva pi� radicalmente umana di quella
filosofico-metafisica,


in cui � la stessa esigenza di trascendenza, costitutiva dell'umano,

della ricerca del senso di s� e del mondo,


a farsi metodo di indagine.


?

Significativi in proposito i due aneddoti rispettivamente di Platone e di
Aristotele sul fondatore della filosofia, Talete.

?

Cfr.: Verducci, Il segmento mancante, cit., pp. 43-53.

Solania

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Jan 19, 2010, 9:53:06 PM1/19/10
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