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La Provincia la trasforma in Discarica altamente tossica permanente !

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Paolo_cnv

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Jan 25, 2008, 8:35:56 PM1/25/08
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La Provincia la trasforma in Discarica altamente tossica permanente !

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Venerdi'
25 Gennaio 2008
Edizione Padova


CAMPOSAMPIERO

Non c'è pace per la nuova regionale del Santo costruita con le scorie di
fonderia.
Nuovo ricorso al Tar proposto dalla famiglia Stocco

«La strada dei veleni diventa discarica permanente»

Il piano di bonifica di Veneto Strade prevede l'utilizzo di sostanze ancora
più pericolose e inquinanti del cromo esavalente


Camposampiero
Non c'è pace per la regionale del Santo. E soprattutto non c'è pace per la
famiglia Stocco, che risiede in via Guizze San Pietro, accanto alla novella
strada e che si è vista espropriare indebitamente fette di terreno. Per
bonificare la "strada dei veleni" dalle concentrazioni di cromo esavalente e
bario, sembra che si siano utilizzate soluzioni di solfito e ditionito di
sodio, assai più pericolosi ed inquinanti. Le due sostanze, a contatto con
gli acidi, liberano gas tossico. Particolare, questo, che pare non essere
ancora a conoscenza del pubblico ministero Elisabetta Labate, titolare
dell'inchiesta penale sull'utilizzo delle scorie di fonderia per il
sottofondo stradale. Per l'ennesima volta la famiglia Stocco, tutelata
dall'avvocato Fausto Scappini, è ricorsa al giudice amministrativo nel
tentativo di bloccare una discutibile bonifica.

Al Tar Veneto viene chiesto di annullare innanzitutto il provvedimento del
18 ottobre dell'anno scorso con cui il dirigente del Settore Ambiente della
Provincia ha concesso a Veneto Strade l'autorizzazione in sanatoria al
recupero dei rifiuti, trasformando di fatto la regionale del Santo in una
"discarica" permanente. Inoltre al tribunale amministrativo viene chiesto il
ripristino delle precedenti ordinanze con cui i Comuni di Camposampiero e
Loreggia avevano ordinato a Veneto Strade il ripristino dello stato dei
luoghi, cioè la rimozione dei materiali di fonderia inquinanti.

Una telenovela senza fine. Nella fase di realizzazione del sottofondo sono
stati utilizzati 35 mila metri cubi di materiali di fonderia risultati
contaminati da una concentrazione di cromo esavalente e bario ben superiori
alla soglia di rischio e ai limiti previsti per i rifiuti recuperabili. La
Provincia, anzichè ordinare la rimozione dei rifiuti, ha autorizzato Veneto
Strade a smaltirli sulla regionale del Santo, dove già erano stati
illegittimamente utilizzati. "La questione più sconcertante - si legge nel
ricorso al Tar - riguarda la previsione di risolvere l'eventuale
contaminazione della falda con l'immissione di un riducente individuato nel
solfito di sodio, o nel ditionito, che in base alle schede di sicurezza
risultano essere materiali assai pericolosi, forse anche più del prodotto
che dovrebbe essere inertizzato".

Va rammentato che i giudici amministrativi hanno annullato tutti gli atti
della procedura espropriativa dei terreni della famiglia Stocco. Ma in barba
a ciò si è continuato a costruire. Le scorie di fonderia sono state
mescolate a materiali da demolizione e terre di scavo, rendendo inquinata
tutta la miscela. Quando l'Arpav ha riscontrato la presenza dei rifiuti
tossici, il danno era ormai fatto. A quel punto - e la politica ha una
grossa fetta di responsabilità - la Provincia ha autorizzato la società
stradale a esercitare l'attività di recupero dei rifiuti. Concessione in
sanatoria che ha tagliato la testa al toro. Veneto Strade ha predisposto un
piano per rendere inerti le sostanze inquinanti, che prevede "la riduzione
del cromo esavalente e trivalente con aggiunta di solfito di sodio e nella
successiva precipitazione di quest'ultimo sotto forma di idrossido, a ph
basico, per aggiunta di calce".

L'operazione alquanto spiccia di inertizzazione - sostengono i ricorrenti -
avviene con piezometri realizzati sul bordo del sottofondo fino alla
profondità del primo acquifero, peraltro senza considerare in quale
direzione scorre la falda. Premesso che le scorie di fonderia sono
classificate a tutti gli effetti rifiuti, il loro impiego non può essere
autorizzato con procedura semplificata, che è la via scelta dalla Provincia.
Non solo. Essendo presente cromo esavalente, che è altamente cancerogeno,
quei rifiuti diventano "speciali", di cui la nuova regionale del Santo
diventa "deposito permanente". Un vero trionfo.

Gabriele Coltro


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