CANZANO - Quali sono le ragioni della universale inimicizia degli ebrei
con le altre popolazioni del mondo e le altre religioni?
MATTOGNO - La risposta è già implicita nella domanda, e segnatamente
nell'aggettivo "universale". Dobbiamo chiederci infatti per quale ragione,
ovunque siano entrati in contatto con altri popoli, gli ebrei abbiano sempre
suscitato sentimenti di diffidenza, di avversione e di aperta ostilità Gli
apologeti giudei e i loro ausiliari attribuiscono questi sentimenti
all'ignoranza, al pregiudizio, all'intolleranza etc. Qualcuno, scomodando la
psicanalisi, ha definito l'antisemitismo (ma è più corretto parlare di
antigiudaismo) nevrosi individuale e collettiva, psicosi di massa, malattia
atavica, demonopatia, ed altre scemenze del genere. La verità è molto più
semplice. Le cause reali dell'antigiudaismo sono state perfettamente
individuate da uno scrittore ebreo, Bernard Lazare, autore di una storia
dell'antisemitismo app arsa nel 1894 e recentemente tradotta anche in
italiano. Si chiede Lazare: perché di volta in volta gli ebrei furono fatti
segno di una universale inimicizia da parte degli alessandrini e dei romani,
dei persiani e degli arabi, dei turchi e delle nazioni cristiane? E ammette
onestamente che, di fronte a una tale unanimità di atteggiamenti ostili, le
cause dell'antigiudaismo non potevano che risiedere negli ebrei stessi, e
precisamente nel loro esclusivismo etnico-religioso, nella loro asocialità e
misantropia, nella loro protervia imperialistica. L'antigiudaismo fu solo
una conseguenza logica e inevitabile di tutto ciò.
CANZANO - Quando compaiono storicamente le prime manifestazioni di
ostilità nei confronti degli ebrei e quando nasce una vera e propria
"questione ebraica"?
MATTOGNO - Il primo rapporto conflittuale tra ebrei e non-ebrei (in questo
caso tra ebrei ed egizi) risale alla più remota antichità biblica ed è
narrato all'inizio del libro della Genesi. Il patriarca Abramo scende in
Egitto con la moglie Sara, ancora di bell'aspetto nonostante l'età. Nel
timore di essere ucciso, la convince a spacciarsi per sua sorella e Sara
diventa la concubina del Faraone. Abramo viene ben trattato in grazia di
lei, "ricevendo greggi e armenti,asini, servi e serve,asine e cammelli".
Allora interviene Jahvè, ma il Dio giudaico, invece di biasimare il
lenocinio di Abramo, colpisce l'incolpevole Faraone con grandi piaghe.
Questi, dopo aver rimproverato Abramo per aver mentito sulla moglie, lo
caccia dal paese e il patriarca abbandona l'Egitto "molto ricco di bestiame,
di argento e di oro". Un'altra manifestazione di ostilità nei confronti
degli israeliti è descritta nel libro di Ester ed è ambientata nel V sec.
a.C., all'epoca della dominazione persiana. Aman, visir di Assuero,
sollecita dal monarca un editto contro i giudei. Nella lettera inviata ai
satrapi e ai governatori il re accusa i giudei di misantropia e di attività
sediziosa ed ordina che vengano giustiziati. Ma grazie alle macchinazioni di
Ester, la moglie ebrea di Assuero, e di Mardocheo, tutore di Ester, divenuto
primo ministro, Aman viene impiccato e i nemici dei giudei sterminati.
Tuttavia una vera e propria questione ebraica nasce solo nell'età
ellenistico-romana, quando già all'inizio della diaspora gli ebrei erano
divenuti una temibile potenza internazionale. Fu proprio in questo periodo
che da parte di numerosi scrittori greco-romani vennero formulate contro gli
ebrei quelle accuse destinate a diventare un filo conduttore della polemica
antigiudaica: esclusivismo etnico-religioso, asocialità, misantropia e
perfino aspirazione al dominio mondiale. Per un approfondimento di tutte
queste tematiche mi permetto di rinviare al mio libro "L'antigiudaismo dell'Antichità
classica" (Ed. di Ar).
CANZANO - Su quali testi della tradizione giudaica i polemisti antigiudei
fondano le loro accuse?
MATTOGNO - Gli autori classici ignoravano totalme nte le fonti coeve della
tradizione rabbinica; le loro accuse si fondavano su conoscenze più o meno
occasionali, su esperienze personali o su informazioni provenienti dalla
Palestina e dalle comunità ebraiche della diaspora. Oggi i principali testi
della tradizione rabbinica sono disponibili, soprattutto in inglese e in
tedesco, e possono essere facilmente consultabili, ma per lungo tempo gli
insegnamenti dei rabbini, tramandati dapprima oralmente e fissati poi per
iscritto in ebraico e in aramaico, rimasero pressoché inaccessibili ai
gentili. Successivamente, dopo le prime edizioni a stampa e grazie all'opera
di autorevoli ebraisti cristiani, fu possibile conoscere la vera natura
della religione giudaica attingendo direttamente alle fonti della tradizione
rabbinica. Non a caso uno dei più profondi conoscitori delle tradizioni
giudaiche, Johann Andreas Eisenmenger, intitolò la sua opera "Entdecktes
Judenthum", cioè "Giudaismo svelato". E' proprio su queste fonti che i
polemisti anti giudei fondano le loro accuse.
Le fonti più autorevoli sono: la Torah (=legge, ma più propriamente
insegnamento); il Midrash (=ricerca); il Talmud (=studio, dottrina); i
codici, tra cui il Mishneh Torah (=Ripetizione della legge) di Maimonide, lo
Shulhan Aruch (=Tavola imbandita) di Joseph Caro, il Kizzur Shulhan Aruch
(=Compendio dello Shulhan Aruch) di Salomon Ganzfried; i responsi, cioè le
soluzioni date dai rabbini ai problemi di utilità pratica che si ponevano
alle comunità della diaspora.
Un esame critico di tali fonti consente di individuare la vera natura dello
spirito giudaico e le cause reali dell'antigiudaismo. La religione giudaica
si basa su alcuni principi fondamentali: la rivelazione di Jahvè a Israele,
l'elezione di Israele da parte di Jahvè, il patto fra Jahvè e Israele. Le
conseguenze logiche e inevitabili di questi principi furono (e sono tuttora)
un rigido esclusivismo etnico-religioso, un'arrogante protervia, un odio
viscerale e implacabile contro tutti i "goyim " (i non-ebrei), considerati
idolatri, impuri e malvagi, una esplicita volontà di dominio universale.
Tutto ciò non è il frutto del "pregiudizio" o dell' "intolleranza", ma è
comprovato dagli stessi testi della tradizione rabbinica e riconosciuto fra
gli altri da ebrei onesti e coraggiosi come Spinoza, Lazare, Shahak. La più
seria polemica antigiudaica ha raccolto numerose citazioni tratte dal Talmud
e da altre fonti, da cui apprendiamo che il non-ebreo è assimilato a un
animale; verso di lui si deve nutrire odio e disprezzo; è permesso
ingannarlo, derubarlo e all'occorrenza perfino ucciderlo. Quando verrà il
Messia giudaico, tutti i goyim idolatri saranno sterminati o asserviti a
Israele, cui spetta per diritto divino il dominio su tutti i popoli della
terra. In un passo della Pesikta Rabbati, una raccolta di prediche scritta
presumibilmente nel VI o VII sec., leggiamo che allora ogni israelita avrà
nientemeno che 2.800 servi gentili.
CANZANO - Come replicano gli ebrei a tali accuse?
MATTOGNO - A partire dall'antichità classica il giudaismo ha mobilitato i
suoi apologeti per replicare alle accuse degli autori greco-romani. Nel mio
libro prima citato ho preso in esame la consistenza di queste apologie. Oggi
gli apologeti giudei e i loro ausiliari hanno adottato una duplice strategia
difensiva. Da un lato affermano che le citazioni in questione sono false; se
si dimostra che sono autentiche, replicano che sono state "estrapolate dal
contesto" e quindi ne è stato manipolato e falsificato il vero senso; se si
dimostra che il senso è proprio quello, allora tagliano corto ammonendo
gravemente che tutte queste polemiche antigiudaiche portano.ad Auschwitz!
Dall'altro lato gli apologeti giudei e i loro ausiliari esibiscono altre
citazioni, che dimostrerebbero la grandezza e la nobiltà della morale
giudaica. Ma in questo caso bisognerebbe richiamare il vecchio adagio latino
"medice, cura te ipsum"(medico, cura prima te stesso). Difatti i nostri
apologeti ricorrono proprio a quelle manipolazioni e falsificazioni che
attribuiscono ai loro avversari. Cito solo un paio di esempi significativi.
In una nota esplicativa contenuta nel "Cantico dei Cantici" (Ed. Mamash) il
pio esegeta giudeo scrive: «Il Talmùd Shabbat (89a) si domanda: perché il
monte Sinày si chiama così? Perché fu in quel luogo che si manifestò nel
mondo l'odio (in ebraico sinà) delle nazioni verso Israele». In realtà, il
passo talmudico citato dice esattamente il contrario: il monte Sinai si
chiama così perché è sceso l'odio contro i popoli del mondo. Sono dunque gli
ebrei ad odiare i popoli del mondo e non viceversa! Nel volume "I partiti
religiosi ebrei nel tempo neotestamentario" (Ed. Paideia) Kurt Schubert cita
la "regola aurea" del rabbino Hillel: «Ciò che non desideri per te, non fare
al tuo prossimo» (Shabbat 31a). Schubert precisa che dal contesto risulta
che il concetto di "prossimo" comprendeva anche i non-ebrei. Questo
dimostrerebbe che l'ebreo nutre sentimenti di filantropia indistintamente
verso tutti gli uomini. Ma dal contesto della citazione risulta
inequivocabilmente che Hillel si riferisce ad un non-ebreo convertito al
giudaismo e che quindi il "prossimo" è unicamente l'ebreo.
CANZANO - La legge Mancino e gli ebrei: se sono vere queste accuse, anche
gli ebrei possono essere legalmente perseguiti?
MATTOGNO - Personalmente ritengo la legge Mancino un'aberrazione
giuridica, poiché nessuno andrebbe perseguito per le sue idee. Ma
paradossalmente questa legge dovrebbe perseguire per primi proprio gli
ebrei. La legge infatti punisce ogni comportamento discriminatorio che
comporti una distinzione, esclusione, preferenza basata sull'origine etnica
e sulle convinzioni religiose. Ebbene, la religione giudaica è fondata
proprio su questi principi discriminatori. Lo dimostra la normativa
rabbinica, elaborata nei secoli e ai giorni nostri ancora valida; lo
dimostra la liturgi a, che trasuda odio contro i non-ebrei "idolatri". Tanto
per fare un esempio, ogni giorno il pio giudeo recita una "benedizione" (in
realtà una maledizione) contro i "minim" (gli eretici, fra i quali vanno
annoverati i cristiani) ed invoca Jahvè affinché essi siano distrutti al più
presto. Ma qui mi limito a riportare quanto scrive Elia S.Artom, una delle
più autorevoli figure dell'ebraismo italiano, autore del volume "La vita di
Israele", la cui prima edizione risale al 1937 e che è stata più volte
ristampata. Nella prefazione alla terza edizione (1975) Menachem Emanuele
Artom, figlio dell'autore, precisa che l'opera è ancora vitale ed è
destinata ad indirizzare nella pratica della vita ebraica. Da questo libro
apprendiamo tra l'altro che Israele è nazione consacrata, in quanto è
collocato ad un grado più elevato delle altre genti; che gli ebrei,
sacerdoti dell'umanità, debbono sempre costituire un'eletta minoranza in
mezzo agli altri popoli; che il matrimonio con un non-ebreo è illegittimo;
che nelle benedizioni quotidiane si deve ringraziare Jahvè per ciò che ha
dato in più e di diverso che ad altri uomini, cioè per la qualità di ebrei.
Alla fine del sabato, con la quarta benedizione si ringrazia Jahvè per aver
distinto il sacro dal profano, la luce dalle tenebre, Israele dalle altre
genti. Israel Shahak ha scritto che la legge religiosa ebraica è
esplicitamente una legge inumana, ma, a quanto pare, nessun magistrato, così
solerte nel perseguire i reati di antigiudaismo, si è dato la pena di
spedire qualche ebreo davanti ad un tribunale per rispondere del reato di
odio etnico-religioso nei confronti dei non-ebrei.
CANZANO - La Corte Costituzionale spagnola ha stabilito che la "negazione
dell'Olocausto" non potrà esser punita con il carcere perché rientra nel
diritto alla libertà di parola. Pensi che sia stato fatto un passo avanti
sulla libertà di ricerca storica?
MATTOGNO - Credo che questo possa essere considerato un precedente giuridico
importante, ma che debba essere esteso alla libertà di critica del giudaismo
come alla critica di ogni altra fede religiosa. La repressione poliziesca
non è solo un grave attentato alla libertà di critica e di ricerca, la cui
sede naturale non è il tribunale, ma il confronto dialettico e il dibattito
storiografico, ma ha anche una precisa valenza politica, in quanto mira a
reprimere ogni voce dissonante e anticonformista.
CANZANO - Come vedi la polemica e la "chiusura" della comunità ebraica sia
romana che quella di Gerusalemme sulla questione dell' "omicidio rituale",
ampiamente descritta da Ariel Toaff nel suo libro "Pasque di sangue"?
MATTOGNO - Bisogna dare atto al prof. Ariel Toaff che, ricordiamolo, è il
figlio del rabbino Elio Toaff, di un coraggio inusitato per aver tirato
fuori dall'armadio qualche scheletro e per averlo esibito davanti agli occhi
dei gentili. E questo non gli è stato perdonato da i suoi correligionari. Ma
qui non intendo entrare nel merito delle polemiche seguite all'uscita (e all'autosequestro
editoriale) del libro di Toaff. Mi limito ad osservare che, a mio avviso, l'accusa
di omicidio rituale, così come viene generalmente recepita dalla polemica
cristiana antigiudaica, è un'arma spuntata, in quanto le uniche prove sono
costituite dagli atti giudiziari e si potrà sempre sostenere che le
confessioni degli imputati furono estorte con la tortura o con altri mezzi
coercitivi. Lo stesso lavoro di Toaff , che pure semina molti sospetti sulla
veridicità di queste presunte pratiche omicide, è lungi dal fornire prove
definitive. Dobbiamo dunque concludere che l'accusa di omicidio rituale è un
altro frutto malefico della "giudeofobia"? Niente affatto. Dal Talmud, dal
Midrash e da altri testi della tradizione rabbinica apprendiamo che l'assassinio
del non-ebreo è non solo permesso, ma anche prescritto, e che questo
omicidio può assumere i connotati di un vero e propr io sacrificio rituale
offerto a Jahvè. E' un argomento che meriterebbe di essere approfondito, a
partire dal concetto di "cherem", l'anatema, lo sterminio votivo dei nemici
di Israele, l'annientamento dei goyim consacrato al Dio giudaico.
BIBLIOGRAFIA
La rivoluzione borghese in Italia (1700-1815). Edizioni all'Insegna del
Veltro, Parma, 1989. La rivoluzione borghese in Italia (Dalla Restaurazione
ai moti del 1831). Edizioni all'Insegna del Veltro, Parma, 1993. La
massoneria e la rivoluzione francese. Edizioni all'Insegna del Veltro,
Parma, 1990. L'abate Barruel e la rivoluzione del 1789, in: "Origini", n.
61, 10/1989. La loggia delle "Neuf Soeurs", ivi. Note sul simbolismo
massonico-rivoluzionario, ivi. Gli ebrei alla conquista dell'Italia.Note
storiche sulla prima "emancipazione"(1792-1815),in: "Orion" ,agosto 1986.
Leggenda e realtà di Karl Marx, ivi ,maggio 1987. Quando il clero tedesco
era satanico (Promemoria per il papa polacco), ivi ,settembr e 1987.
Ebraismo, massoneria e borghesia nella preparazione dell'impresa dei Mille,
in: "Atti del XXI Convegno tradizionalista di Civitella del Tronto", 1991.
Mazzini carbonaro, in: "Controrivoluzione", settembre-dicembre 1993. Mazzini
e le logge, ivi, febbraio-settembre 1994. L'antigiudaismo nell'età classica.
Edizioni di Ar, Padova, 2002. Il non-ebreo nella letteratura rabbinica.
Consulenza tecnica di parte presentata al Tribunale di Pisa, Sezione
distaccata di Pontedera.. Consultabile in:
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres6/mattognGianPio.pdf. J.Pohl, K.G.
Kuhn, H. De Vries de Heekelingen, Studi sul Talmud. Edizioni all'Insegna del
Veltro, Parma, 1992 (a cura di G.P. Mattogno). La questione ebraica, 1,
agosto 1998. Edizioni di Ar, Padova (a cura di G.P. Mattogno).
Artamano ha scritto:
>
>
stessi centri in cui dovrebbe finire chi parla di "popoli eletti" e umani
nati per servire.E magari frigna per il razzismo degli altri.
> stessi centri in cui dovrebbe finire chi parla di "popoli eletti" e umani
> nati per servire.E magari frigna per il razzismo degli altri.
Appunto, ci andrebbero quelli che si sono inventati simili fregnacce ed
hanno anche falsificato il talmud per avvalorarle.
(E al proposito, dato che voi razzisti state sulle palle ad un sacco di
gente, facendo lo stesso ragionamento che fate a proposito degli ebrei,
dovreste domandarvi se per caso non fate qualcosa di sbagliato).
Ciao
Ad'I
Infatti quelli che frignano per il razzismo altrui si informano, tanto per
citarne una, se le stoviglie o piatti comperati siano o non siano stati "
toccati o costruiti " da < non ebrei>, nel qual caso purificano il tutto
con una benedizione / immersione particolare, per la quale esiste un miqve'
apposito. Ordine di Dio, naturalmente....Pensa che succederebbe poi se un
cristiano qualsiasi corresse in chiesa a far purificare tutto cio' che
compra o che viene toccato da un musulmano, tanto per citare un credente fin
troppo rispettato......ci sarebbero cortei, accuse di razzismo, inchieste,
interrogazioni parlamentari dei soliti ipocriti e ignoranti seppur super
titolati. Quanto poi alla matrice razzista /etnica, e' indubbio che islam e
ebraismo ne siano completamente pervase. Cio' che poi e' davvero
stupefacente, e' il fatto che
testi come Torah, Talmud, Corano, inneggianti all'uccisione , allontanamento
o rigetto dell'"idolatra", del diverso, di chi ha anche una semplice
malformazione, siano ritenuti " cultura di un popolo", da conservare, da
incentivare coi vari otto per mille, e insegnare magari nelle scuole.
Saludos
Itzcoatl
>
>
> Infatti quelli che frignano per il razzismo altrui si informano, tanto per
> citarne una, se le stoviglie o piatti comperati siano o non siano stati "
> toccati o costruiti " da < non ebrei>, are magari nelle scuole.
E a te cosa te ne frega? Vendi stoviglie? O sei razzista?
Ad'I
>
> Saludos
>
> Itzcoatl
>
>
>
>
>
>
>>
>
>
Artamano wrore
> stessi centri in cui dovrebbe finire chi parla di "popoli eletti" e umani
> nati per servire.E magari frigna per il razzismo degli altri.
però
mi assento per qualche settimana ma vedo che i vecchi fantasmi sono sempre
in circolazione
Abbiamo già chiarito che prima o poi tutti i popoli hanno usato espressioni
etnocentriche o razzistiche nei propori testi sacri... ma se si insiste a
vederne sempre e soltato uno non si riuscirà mai a crescere.
Come ultima cosa, ma non sperò più che tu capisca, voglio stare al tuio
gioco: gli ebrei sono razzisti e quindi si meritano l'antisionismo
("l'ostilità verso gli ebrei")... ma chi porta ostilità verso qualcuno per
il suo appartenere ad un etnia è razzista, quindi prima o poi si meriterà la
sua bella dose di ostilità.
Quando ero bambino e facevo qualcsa di stupido o cattivo nei contronti di un
mio compagno spesso dicevo che lui era stato stupido o cattivo prima di
me... al che mio nonno mi ripeteva: "l'idiozia degli altri non vuol dire che
devi essere idiota anche tu"
Stando al tuo gioco se gli ebrei sono razziti e quindi da condannare, gli
antisemiti vanno sullo stesso piano... tu vai sullo stesso piano.
Chi è felice in questo gioco ad omologazione verso il basso faccia pure...
prima o poi si guarderà intorno e si renderà conto che al livello del suolo
è rimasto solo soletto
> Artamano wrore
>> stessi centri in cui dovrebbe finire chi parla di "popoli eletti" e umani
>> nati per servire.E magari frigna per il razzismo degli altri.
> però
> mi assento per qualche settimana ma vedo che i vecchi fantasmi sono sempre
> in circolazione
> Abbiamo già chiarito che prima o poi tutti i popoli hanno usato espressioni
> etnocentriche o razzistiche nei propori testi sacri... ma se si insiste a
> vederne sempre e soltato uno non si riuscirà mai a crescere.
> Come ultima cosa, ma non sperò più che tu capisca, voglio stare al tuio
> gioco: gli ebrei sono razzisti e quindi si meritano l'antisionismo
> ("l'ostilità verso gli ebrei")... ma chi porta ostilità verso qualcuno per
> il suo appartenere ad un etnia è razzista, quindi prima o poi si meriterà la
> sua bella dose di ostilità.
>
> Quando ero bambino e facevo qualcsa di stupido o cattivo nei contronti di un
> mio compagno spesso dicevo che lui era stato stupido o cattivo prima di
> me... al che mio nonno mi ripeteva: "l'idiozia degli altri non vuol dire che
> devi essere idiota anche tu"
> Stando al tuo gioco se gli ebrei sono razziti e quindi da condannare, gli
> antisemiti vanno sullo stesso piano... tu vai sullo stesso piano.
> Chi è felice in questo gioco ad omologazione verso il basso faccia pure...
> prima o poi si guarderà intorno e si renderà conto che al livello del suolo
> è rimasto solo soletto
Condivido in toto, aggiungendo che anche ad essere generosi, si potrebbe
giustificare un razzismo uguale e contrario a quello che loro affermano
sia il razzismo ebraico. Facciano benedire le stoviglie toccate dagli ebrei.
Ma vorrei pregare questi malati di astenersi dai genocidi, dalle
profanazioni di tombe, e alle consimili azioni da neurodeliri.
Ciao: Ad'I
Ps: Avevi promesso di postare sul Talmud. ;-)
"Arduino" <ar...@nomail.it> ha scritto nel messaggio
news:476174b0$0$37195$4faf...@reader3.news.tin.it...
vero... sono indietro di tutto :-(
mercoledì comunque "produrrò" il primo post sul talmud
--
"Timeo lectorem unius libri"
> Abbiamo già chiarito che prima o poi tutti i popoli hanno usato
> espressioni etnocentriche o razzistiche nei propori testi sacri... ma se
> si insiste a vederne sempre e soltato uno non si riuscirà mai a crescere.
non mi risulta che gli "eletti" abbiano mai detto che l'elezione e la
superiorità siano cose sorpassate e da lascirsi alle spalle.
Bibbia e Talmud non sono mai stati revocati o riformati.
> Come ultima cosa, ma non sperò più che tu capisca, voglio stare al tuio
> gioco: gli ebrei sono razzisti e quindi si meritano l'antisionismo
> ("l'ostilità verso gli ebrei")... ma chi porta ostilità verso qualcuno per
> il suo appartenere ad un etnia è razzista, quindi prima o poi si meriterà
> la sua bella dose di ostilità.
diverso è essere razzisti per difesa o per volontà di sopraffare gli altri.
> Quando ero bambino e facevo qualcsa di stupido o cattivo nei contronti di
> un mio compagno spesso dicevo che lui era stato stupido o cattivo prima di
> me... al che mio nonno mi ripeteva: "l'idiozia degli altri non vuol dire
> che devi essere idiota anche tu"
giusto,ma difenderti dalla violenza degli altri non significa dover essere
simili anche se è vero purtroppo che chi ti vuole trascinare nella lotta nel
fango comunque riesce a sporcarti.
> Stando al tuo gioco se gli ebrei sono razziti e quindi da condannare, gli
> antisemiti vanno sullo stesso piano... tu vai sullo stesso piano.
> Chi è felice in questo gioco ad omologazione verso il basso faccia
> pure... prima o poi si guarderà intorno e si renderà conto che al livello
> del suolo è rimasto solo soletto
gli antisemiti vanno sullo stesso piano quando sono come i cristiani che
vogliono l'assimilazione o il genocidio.Se qualcuno ti vuole relegare al
ruolo di animale parlante o servo scemo o bestia da distruggere non sei
criminale se gli restituisci la sua cattiveria.Basta che non lo imiti.
> Condivido in toto, aggiungendo che anche ad essere generosi, si potrebbe
> giustificare un razzismo uguale e contrario a quello che loro affermano
> sia il razzismo ebraico. Facciano benedire le stoviglie toccate dagli
> ebrei.
> Ma vorrei pregare questi malati di astenersi dai genocidi, dalle
> profanazioni di tombe, e alle consimili azioni da neurodeliri.
> Ciao: Ad'I
ma la volontà di separazione degli "eletti" non consiste solo nel voler
evitare il contatto ma nel volersi mettere al di sopra degli altri,fino a
ritenere che il dio assoluto e supremo dell'universo abbia creato tutto con
lo scopo di mettere loro al comando per perfezionare la creazione.
E quanto alla solita storia del genocidio rendiamoci conto che una cosa è la
storia altra è la propaganda.
http://www.vho.org/aaargh/ital/ital.html
Quando noi sentiamo i giornali e le televisioni parlare di 6.000.000 di
Ebrei uccisi nei campi di sterminio non ci viene mai indicata la fonte di
questa cifra. Ebbene la fonte é solo una ed é l'Enciclopedia Ebraica dove il
totale e di 5.820.960. Adesso, io sicuramente non sono uno storico, ma mi
hanno sempre insegnato che bisogna diffidare delle cifre che vengono fornite
da una delle due parti coinvolte, e che per lo meno più di una fonte deve
essere citata. La cifra di 6.000.000 dopo essere stata ripetuta per Milioni
di volte nei giornali, televisioni e film di Hollywood é diventata
ufficiale. Questo nonostante, gia alla fine della guerra, si fosse in
possesso di statistiche accurate sul numero degli Ebrei prima e dopo la
guerra, e dei loro movimenti migratori fuori dall'Europa, verso l'America la
Palestina e la Russia.
Secondo l'Appendice N°VII, "Statistiche sull'Affiliazione Religiosa", del
libro del Senato Americano "A Report of the Committee on the Judiciary of
the United States Senate" del 1950, il numero di Ebrei nel mondo in
quell'anno era di 15.713.638. La stessa fonte nel 1940 riporta il numero di
Ebrei nel mondo a 15.319.359. Se lo studio statistico del governo Americano
é corretto la popolazione Ebraica non diminuì durante la guerra, ma subì un
piccolo incremento.
Se in 3/4 anni i tedeschi avessero fatto sparire 6 milioni di ebrei, si
potrebbe concludere che c'è stato un olocausto. Ma da dove proviene la cifra
di 6 milioni? Questa cifra ci viene presentata come derivante da studi
scientifici. In realtà è stata introdotta per la prima volta al Tribunale di
Norimberga, da Höttl, che non aveva veste di testimone, presentata in una
sua deposizione scritta, ma non davanti ai giudici. Höttl racconta che
Eichmann avrebbe detto d'essere saltato di gioia apprendendo che 6 milioni
di ebrei erano stati liquidati. Attenzione: il Tribunale ha rifiutato la
deposizione di Höttl!
Nel 1983 un ricercatore, che si firma Walter Sanning, ha prodotto uno studio
statistico - "The dissolution of Eastern European Jewry" (La dissoluzione
dell'ebraismo est europeo) - sui trasferimenti delle popolazioni ebraiche
dell'Europa Orientale, ove precisa che una parte cospicua è emigrata,
durante la guerra e dopo, in Palestina, altri negli USA, in Cina, in Sud
America. Ad altri ebrei, fra quelli trasferiti all'est dai tedeschi, i
sovietici non consentirono di ritornare all'ovest. In conclusione, afferma
Sanning, gli ebrei che avrebbero potuto essere sterminati dai
nazionalsocialisti erano 3/400.000. Tutti gli altri ebrei si sa che non sono
morti, ma sopravvissuti alla guerra.
Di fronte alla serietà dello studio di Sanning, gli storici ebrei sono
costretti ad ammettere che non c'è stato sterminio, ma che vi sono comunque
stati massacri qua e là. Gli storici ebrei sanno che 6 milioni di morti è
una cifra, in quel contesto, impossibile (ciò è quanto sono costretti ad
ammettere nelle loro pubblicazioni che hanno diffusione ristretta, mentre al
grande pubblico le lobbies giornalistiche e televisive seguitano a propinare
la leggenda dei 6 milioni).
Non mancano oltretutto testimonianze di fonte ebraica che contraddicono la
tesi ufficiale sull'argomento. Per esempio.
1938: L'Annuario Mondiale ("World Almanac") censisce 15.688.259 ebrei, in
tutto il mondo. Questo dato è fornito al "World Almanac" dall' "American
Jewish Committee" (Comitato Ebreo Americano) e, altresì, dal "Jewish
Statistical Bureau of the Synagogues of America
1948: Secondo un articolo apparso nel "New York Times" del 22 febbraio 1948,
firmato dal Mr. Hanson W. Baldwin, esperto di questioni demografiche del
giornale,gli ebrei esistenti in tutto il mondo sono valutati tra i
15.600.000 e i 18.700.000. Va detto che oltretutto il direttore e
proprietario del giornale è l'ebreo Arthur Sulzberger, noto come sostenitore
incondizionato del Sionismo.
Accogliendo dunque la valutazione superiore di Mr. Baldwin,cioè di
18.700.000 ebrei, risulterebbe che, nei dieci anni intercorsi dal 1938 al
1948 - periodo che include gli anni del conflitto 1939-1945 e durante i
quali si pretende che Hitler abbia fatto ammazzare sei milioni di ebrei, la
popolazione mondiale ebraica sarebbe nondimeno
aumentata di oltre tre milioni di unità. Ma se, agli effetti della
comparazione, ammettiamo per vero l'ipotetico sterminio hitleriano di sei
milioni di ebrei, ci troviamo a concludere che l'incremento demografico
reale dovrebbe essere di oltre nove milioni di unità. Giacché l'incremento
di tre milioni è solo apparente: occorrono altri sei milioni di sterminati,
ergo l'incremento reale è (sarebbe ... ) di nove milioni...
E questo incremento ad opera dei nove milioni di superstiti, dato che sei
milioni, dei 15 milioni da cui abbiam preso le mosse, sono mancanti
all'appello...
Allora è giocoforza ammettere che in quei dieci anni la popolazione ebraica
sia semplicemente... raddoppiata! Affermazione un pò forte perchè intale
popolazione vanno compresi classi età differenti con solo una frazione atta
alla procreazione.Senza contare il fatto che il periodo di guerra e
persecuzione avrebbe limitato la natalità. Nulla di sorprendente allora
che lo stesso ebreo Allen Lesser si trovasse costretto a concedere, in un
articolo dal titolo Isteria antidiffamatoria, apparso nell'edizione
primaverile del 1946 della rivista "Menorah Journal", che "secondo quanto
divulgato, durante gli anni dell'immediato dopoguerra, dalle agenzie di
stampa giudaiche, il numero di ebrei morti in Europa supera di svariati
milioni quello di cui i nazisti non sospettarono mai l'esistenza".
> Appunto, ci andrebbero quelli che si sono inventati simili fregnacce ed
> hanno anche falsificato il talmud per avvalorarle.
> (E al proposito, dato che voi razzisti state sulle palle ad un sacco di
> gente, facendo lo stesso ragionamento che fate a proposito degli ebrei,
> dovreste domandarvi se per caso non fate qualcosa di sbagliato).
stiamo sulle palle agli eredi dei vincitori della seconda guerra mondiale.
Gente che ha avuto sessant'anni di pace e abbondanza per poter costruire un
mondo migliore,secondo i propri ideali strombazzati.
Ma invece cosa ha fatto?
Stermini,saccheggi e devastazioni ambientali.
In nome del dio unico ,razzista e geloso.
Io sono differenzialista,odio i mescolamenti,ma non voglio dominare
ne'sterminare ne'convertire nessuno.
La Terra come dominio da sfruttare è un retaggio della demonologia?-di
Francesco Lamendola - 08/12/2007
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=15481
Oggetto della presente riflessione è verificare se la concezione occidentale
della natura come luogo del dominio antropologico, da manipolare e sfruttare
indiscriminatamente - concezione che ci sta portando velocemente
all'implosione ecologica - trovi le sue lontane radici in una particolare
idea della religiosità ebraica: quella secondo la quale i luoghi selvaggi e
deserti sono la dimora dei demoni.
Se, infatti, le due grandi sorgenti della civiltà occidentale sono Atene e
Gerusalemme, possiamo lasciar fuori la prima dal nostro quadro perché alla
civiltà ellenica (e, dopo di essa, a quella romana) non appartiene l'idea
caratteristica che il male si annidi nella natura incolta e selvaggia; e,
inoltre, il daimon non è affatto un essere necessariamente malvagio, può
anzi essere un divino consigliere, come lo era quello di Socrate.
È nell'antico ebraismo che, sotto la spinta della religione mesopotamica
(specialmente durante l'esilio a Babilonia), la quale a sua volta è
influenzata da quella persiana, si rafforza la confusa credenza
nell'esistenza di esseri spirituali di natura malvagia, abitatori dei luoghi
aridi e deserti, e si va sempre più definendo e precisando, fino a
raggiungere la massima evidenza nel Nuovo Testamento.
Nel libro del Levitico, ad esempio, si esortano i figli d'Israele a non
offrire più sacrifici ai satiri, ai quali erano soliti prostituirsi (17,7):
qui i satiri sono degli spiriti cattivi sul tipo di Azazel, ritenuti
abitatori del deserto. In realtà, non sappiamo molto di Azazel né del
significato della misteriosa cerimonia con la quale un capro era offerto in
sacrificio a Yahvé mentre un altro, simbolicamente caricato di tutti i
peccati del popolo, veniva mandato nel deserto, appunto ad Azazel (cfr.
Levitico, 16, 6-10).
Dopo che Aronne avrà offerto il giovenco in sacrificio per il proprio
peccato, e avrà compiuto il rito d'espiazione per sé e per la sua casa,
prenda due capri e li presenti davanti al Signore alla porta del Tabernacolo
di convegno. Getti quindi le sorti sopra di essi: una sorte per il capro da
immolare al Signore e l'altra per quello da inviare ad Azazel. Il capro su
cui è caduta la sorte per il Signore, lo offra in sacrificio d'espiazione
per il peccato. Invece il capro, su cui è caduta la sorte per Azazel, sia
presentato vivo davanti al Signore, per fare sopra di lui l'espiazione e poi
mandarlo ad Azazel nel deserto."
Secondo a Pimentel (voce Azazel della Enciclopedia della Bibbia, Torino,
Elle Di Ci, 1969, vol. 1, p. 994)
".Si ignora il significato del nome azazel e ciò che rappresentava. Gli
esegeti antichi e moderni non sono d'accordo sulla sua etimologia. Alcuni
fanno derivare il nome dal verbo generalmente non usato azal (ar. Azala),
'allontanare', e pertanto azazel significherebbe 'colui che allontana i
peccati'; altri pensano che il nome primitivo ('Dio è forte') sia stato a
bella posta mutato dai Masoreti. Ci sono stati altri tentativi di
interpretazione inconcludenti come quelli elencati sopra. Il giudaismo
antico dice che si tratta di un nome di un angelo caduto che abita nei
luoghi deserti, quello moderno aggiunge che Raffaele lo terrà incatenato
sino al giorno del giudizio, quando sarà gettato nel fuoco. Gli scrittori
cristiani interpretano questo nome come un'astrazione, cioè come 'capro che
porta su di sé il peccato'."
Tuttavia, durante la deportazione in Babilonia, questa credenza ancor vaga e
confusa si definisce intorno ad alcune figure di demoni sicuramente di
origine iranica, e la demonologia ebraica entra nella sua fase matura. Le
maggiori informazioni al riguardo ci provengono dai libri deuterocanonici
dell'Antico Testamento nonché dagli scritti apocrifi, come quel Libro di
Enoch di cui sono stati rinvenuti importanti frammenti nelle grotte di Qmran
e di cui già si conoscevano tre diverse redazioni: etiopica, slava ed
ebraica. Nel Libro di Tobia, ad esempio (che, scritto verso il III secolo a.
C., è pertanto uno dei più recenti dell'Antico Testamento, e presenta chiari
influssi iranici, già nell'ambientazione geografica) si dice che il demone
Asmodeo, l'uccisore dei sette mariti di Sara, venne infine incatenato
dall'arcangelo Raffaele nel deserto dell'Alto Egitto, dopo essere stato
messo in fuga da Ecbatana, nella Media (8, 1-3):
"Quand'ebbero terminato di mangiare e di bere [i genitori della
ragazza]vollero andare a dormire e accompagnarono il giovane fin dentro la
camera da letto. Tobia si ricordò allora delle parole di Rafael e prese dal
suo sacco il cuore e il fegato del pesce e li pose sul braciere dei profumi.
L'odore del pesce allontanò il demonio che fuggì nell'Alto Egitto, dove
rafael, inseguitolo, l'incatenò e subito ritornò. "
Gesù, nel Nuovo Testamento, riprende questa credenza dei suoi compatrioti e
se ne serve per spiegare le difficoltà di effettuare un esorcismo
definitivo, che liberi l'indemoniato una volta per tutte dalla possessione
diabolica (Matteo, 12, 43-45).
"Quando uno spirito maligno esce da un uomo e ne va per luoghi deserti in
cerca di riposo; ma non lo trova. Allora dice: «Tornerò nella mia casa,
quella che ho lasciato». Egli ci va e la trova vuota, pulita e bene
ordinata. Allora va a chiamare altri sette spiriti, più maligni di lui; poi,
tutt'insieme, entrano e restano in quella casa. Così alla fine quell'uomo si
trova in condizioni peggiori di prima."
Anche le tentazioni di Gesù Cristo da parte del demonio sono collocate nel
deserto; così come, nei primi secoli del cristianesimo, i monaci eremiti si
stabilivano nei deserti dell'Egitto, del Sinai, della Giudea, della Siria,
della Mesopotamia e della Cappadocia, proprio per affrontare i demoni e per
vincere le loro tentazioni.
Ma che c'entra tutto questo con la filosofia del dominio e dello
sfruttamento incontrastato della natura da parte dell'uomo? Il nesso esiste,
a nostro avviso, ed è questo: se i luoghi deserti e selvaggi, nella cultura
giudaico-cristiana, erano percepiti come la sede del male, ne consegue che
per, per estirpare le presenze demoniache dalla faccia della terra, era
necessario soggiogare tali regioni, piegare la loro natura impervia,
sottomettere il loro carattere ostile.
A differenza della cultura greco-romana, infatti, che vedeva nella natura
incontaminata il luogo delle divinità per eccellenza, e specialmente delle
divinità minori legate alla fertilità e alla riproduzione (ninfe), nonché il
luogo idoneo per celebrare i culti misterici a carattere orgiastico
(baccanti), quella giudaico-cristiana aveva orrore della natura selvaggia e
vi scorgeva pericoli per l'anima non meno che per il corpo. Forse ciò è in
relazione con la demonizzazione, operata dal cristianesimo, sia delle
divinità agresti (Pan, i satiri), sia dei culti segreti della fertilità, che
finirono per trasformarsi - durante il Medioevo - nei sabba delle streghe.
Sta di fatto che, così come l'arte della tarda antichità e dell'alto
medioevo presenta un caratteristico horror vacui, una paura del vuoto,
specialmente nelle superfici dei bassorilievi marmorei, analogamente si
potrebbe parlare di un horror selvatici, di una paura degli spazi non domati
dall'aratro e messi a coltura.
Ed eccoci giunti al significato biblico dei verbi soggiogare e dominare, di
cui si fa uso nel Libroi della Genesi a proposito della creazione dell'uomo
da parte di Yahvé.
Scrive Angelo Ranon (L'uomo e il creato, in Il libro della pace, a cura di
G. Dal Ferro e Annalisa Lombardo, Vicenza, Edizioni del Rezzara, 1994,
pp.139-140):
"Se nel Jahvista al centro sta l'uomo per il quale Dio crea tutto, anche il
giardino, nella seconda pagina al centro sta Dio. I sette giorni della
creazione culminano nel sabato; tutto il mondo, l'umanità compresa, ha come
traguardo non l'essere dentro nel mondo al lavoro, ma l'adorazione, lo
'sabbat' in cui il cosmo non fa nulla e sta insieme con la creazione
davanti a Dio, la terra riposa ogni sette anni. L'accentuazione è posta
fortemente su Dio che tutto crea con la sua parola; tutto esiste perché lui
ha chiamato quella realtà all'esistenza, tutto è ordinato da Lui: «e Dio
vide che era cosa buona» è il ritornello che si legge più volte. Tutto ciò
che esce dalle mani di Dio, corrisponde esattamente al suo progetto; il
termine ebraico è tob (buono, bello).
"L'uomo viene creato nel sesto giorno, dopo gli animali, in continuità
solidale con tutta la creazione precedente, bisognoso di tutti gli esseri
creati prima; viene per ultimo perché ha bisogno di tutto quel che sta
prima. L'uomo, però, si distingue nettamente da tutto il resto perché viene
creato a immagine e somiglianza di Dio; se noi cerchiamo chi è realmente
l'uomo non dobbiamo guardare al cosmo ma alzare lo sguardo verso Dio.
Quest'uomo, giunto nel mondo, riceve un compito, attraverso la famosa
benedizione (cap. 1, 28-30) che si potrebbe così sintetizzare. Condividere
l'ammirazione per la creazione, prenderne cura, entrare come creatura fatta
a immagine di Dio e imprimere il proprio sigillo nella creazione.
"La benedizione non è un comando, è una possibilità che chiede all'uomo una
risposta da dare nella responsabilità. Il primo aspetto della benedizione è
la fecondità, la capacità dell'uomo di dar vita ad altri uomini che portino
la sua impronta e che siano fatti a immagine e somiglianza di Dio. I due
verbi chiave di questa benedizione, interpretati più volte in modo
distorto, sono 'soggiogare' e 'dominare'.
Dal punto di vista dell'analisi filologica, dato che molte persone non hanno
dimestichezza con l'ebraico, è facile andar incontro a interpretazioni
sbagliate, negative; il contesto però non lascia posto a dubbi, perché non
si può pensare a due verbi che permettano una manipolazione sconsiderata
all'interno della creazione di Dio («e vide che tutto era buono»). Infatti,
se l'uomo partecipa alla signoria di Dio, dovrà assomigliare a Dio nel suo
porsi nei confronti del mondo. Il primo verbo («soggiogate la terra») è
quello che viene usato per Israele quando entra nella Terra promessa;
prender possesso della Terra non vuol dire sfruttarla, devastarla, ma vuol
dire riceverla nella sua ricchezza, umanizzandola; dietro a questo verbo c'è
l'idea caratteristica della paura di quei tempi per le zone che rimangono
selvagge e che possono essere luoghi sotto l'influenza dei demoni. Prendere
possesso dunque vuol dire riceverla come dono dalle mani di Dio.
"Il secondo verbo («dominate gli animali») in ebraico è caratteristico per
indicare il modo con cui il pastore si rapporta al gregge; non ha nessun
significato negativo di sfruttamento o repressione, non offre certamente
all'uomo la possibilità di dilapidare il dono di Dio.
"Certo, se si toglie Dio, allora l'uomo si trova lui solo di fronte al cosmo
e queste parole verranno interpretate come la legittimazione del 'fare ciò
che si vuole'; invece è sempre Dio che è presente nella creazione, il cosmo
è un Suo dono, e da tutto questo non si può assolutamente prescindere.
L'interpretazione selvaggia può derivare solamente dall'ignoranza o
dall'interesse o perché si legge la Bibbia senza la volontà di rapportarsi
realmente alla creazione secondo il disegno divino."
Non siamo esperti di lingue orientali e ammettiamo tranquillamente che le
cose stiano come afferma Ranon. Tuttavia, vorremmo richiamare l'attenzione
su quel passaggio significativo del suo ragionamento: prender possesso della
Terra non vuol dire sfruttarla, devastarla, ma vuol dire riceverla nella sua
ricchezza, umanizzandola; dietro a questo verbo c'è l'idea caratteristica
della paura di quei tempi per le zone che rimangono selvagge e che possono
essere luoghi sotto l'influenza dei demoni. Vi troviamo la conferma della
nostra tesi, secondo la quale la cultura ebraica, e quella cristiana da essa
derivata, nutre più che una diffidenza, una vera e propria avversione per la
natura selvaggia, vista come ricettacolo delle presenze demoniache.
Si ricordi la foresta stregata della Gerusalemme Liberata, dopo che il mago
Ismeno ha evocato legioni di demoni che si sono insediati, uno ad uno, nei
suoi alberi: compito dei crociati sarà, ad un tempo, scacciare i demoni ed
abbattere la foresta - l'unica che esista nei dintorni della Città santa -
fino all'ultimo tronco, per fabbricare le potenti macchine d'assedio con le
quali superare le difese dei nemici. Nella concezione di Torquato Tasso, la
distruzione totale della foresta non è solo un passo necessario dal punto di
vista logistico, nel quadro di una precisa strategia militare, ma è anche un
simbolo - come lo è, del resto, tutto il poema: il simbolo della lotta tra
Bene e Male, tra peccato e redenzione. Ove la buia e fittissima foresta è,
appunto, dimora dei demoni e cifra del peccato, mentre i luoghi aperti e
domati dalla mano dell'uomo sono simbolo di redenzione e di ristabilimento
del legame con il divino.
Non solo il deserto, quindi, ma in genere i luoghi deserti, ossia non
redenti dal lavoro dell'uomo, sono ricettacolo del male; il che,
storicamente, si può spiegare con il fatto che essi sono dimora di animali
feroci e pericolosi. Nel deserto pullulavano serpenti e scorpioni, nella
steppa si aggirava ruggendo il leone (cfr. 1 Pietro, 5, 8); la selva era
popolata da orsi, lupi, perfino tigri e buoi selvatici (animali in gran
parte scomparsi, e da gran tempo, dalla Palestina odierna). Coccodrilli e
ippopotami, infine, abitavano la valle del Nilo e riempivano gli uomini di
spavento e meraviglia (cfr. la descrizione del Leviatano nel Libro di
Giobbe). Tale era la fauna dei luoghi deserti dell'antico Medio Oriente, e
si può ben comprendere come i suoi abitanti non si sentissero del tutto al
sicuro se non dopo che le terre erano state messe a coltura, le foreste
abbattute e, così, distrutto l'habitat naturale delle fiere (che venivano
magari concentrate nelle immense riserve di caccia dei re assiri, babilonesi
e persiani).
Resta il fatto che una tale percezione negativa dei luoghi aspri e
disabitati, trasferendosi nel cristianesimo nel corso della tarda antichità
e dell'alto medioevo - ossia nei secoli di regressione delle superfici
agricole e di ripresa della flora e della fauna selvatiche, in Europa e nel
bacino del Mediterraneo), ha senza dubbio contribuito a diffondere l'idea
che fosse necessario sottomettere la natura, piegare la natura selvaggia
alla volontà dell'uomo, alle sue esigenze economiche e al suo bisogno di
sicurezza, anche psicologica e, quindi, a una massiccia trasformazione e
manipolazione della Terra in vista di un processo di antropizzazione, ove
non c'era spazio se non per le piante selezionate dall'uomo e per gli
animali giudicati utili per il suo lavoro e per la sua alimentazione.
Orbene, dove ci abbia condotti una tale percezione dell'alterità naturale,
ossia proprio di quella parte della natura che ha conservato caratteri di
natura vergine e incontaminata, è oggi sotto gli occhi di tutti. Essa è
stata presa d'assalto con zelo religioso, in una sorta di crociata mondiale
contro il lato selvatico del mondo; una crociata senza regole e senza pietà.
Il fatto è che, per l'uomo occidentale, l'unica natura buona (si potrebbe
dire, parafrasando una frase tristemente celebre riferita agli Indiani
d'America) è la natura "morta", ossia totalmente manipolata e sottoposta al
suo controllo. Abbiamo così creato giardini, riserve e parchi naturali ove
si consente a una modesta porzione della natura primigenia di continuare ad
esistere, in condizioni di rigoroso isolamento e costante controllo,
abbattendo ogni anno tutti quegli alberi e tutti quei capi di selvaggina che
le amministrazioni forestali giudicano in eccesso rispetto a siffatte
zone-rifugio di una natura ormai edulcorata e semi-artificiale.
Forse, per tentar di recuperare un rapporto meno nevrotico e distruttivo con
il mondo della natura, dovremmo superare l'originaria equivalenza
giudeo-cristiana "luogo selvaggio = luogo del male" e ritrovare un po' di
quell'animismo, di quel panismo che vedeva un valore autonomo in ogni fonte
e selva, in ogni monte e fiume, in ogni singolo albero e in ogni zolla di
terra. Oppure, restando all'interno di un'ottica cristiana, bisognerebbe
riscoprire la presenza divina in ogni luogo della natura, e specialmente nei
luoghi selvaggi e incontaminati - nelle alte montagne, per esempio - in
quanto, essendo meno compromessi dagli effetti dell'avidità umana
(sfruttamento selvaggio, deforestazione, inquinamento, inaridimento), meglio
esprimono la bellezza originaria, la purezza della creazione così come è
uscita dal progetto provvidenziale e amorevole di Dio: la sua freschezza, la
sua forza poderosa, il suo slancio stupendo verso l'Assoluto.
Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it
> gli antisemiti vanno sullo stesso piano quando sono come i cristiani che
> vogliono l'assimilazione o il genocidio.Se qualcuno ti vuole relegare al
> ruolo di animale parlante o servo scemo o bestia da distruggere non sei
> criminale se gli restituisci la sua cattiveria.Basta che non lo imiti.
Bravo, senza di voi saremmo relegati al ruolo bdi animali parlanti. Meno
male che ci difendete dalle orde ebraiche.
Ad'I
> E quanto alla solita storia del genocidio rendiamoci conto che una cosa è la
> storia altra è la propaganda.
Dato che parlare di storia con te (e con sergio) è inutile ti dirò
soltanto: Cosa credi succeda quando va al potere qualcuno che nella sua
fantasia crede che qualcun altro lo voglia ridurre al ruolo di animale
parlante? La risposta dattela da solo.
Ciao
Ad'I
> Io sono differenzialista,odio i mescolamenti,ma non voglio dominare
> ne'sterminare ne'convertire nessuno.
Non è che tu voglia dominare qualcuno.
E' che le tue fantasie di essere aggredito fanno di te un soggetto
pericoloso.
Ciao
Ad'I
"Artamano" <artam...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:RGh8j.193464$%k.32...@twister2.libero.it...
>
> "giacomo" <idamaria.c...@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
> news:h%88j.11654$8j3....@tornado.fastwebnet.it...
>
>> Abbiamo già chiarito che prima o poi tutti i popoli hanno usato
>> espressioni etnocentriche o razzistiche nei propori testi sacri... ma se
>> si insiste a vederne sempre e soltato uno non si riuscirà mai a crescere.
Artamano wroe:
> non mi risulta che gli "eletti" abbiano mai detto che l'elezione e la
> superiorità siano cose sorpassate e da lascirsi alle spalle.
> Bibbia e Talmud non sono mai stati revocati o riformati.
>
Torah e Talmud sono due cose totalmente diferse e continuare a metterle
sullo stesso piano non ha senso.
Una volta per tutte: la Torah è il testo sacro e nessuno cambia i testi
sacri: nessuno ora riscrive il Corano, i Vangeli (repetita iuvant: la Torah
è testo sacro anche per i cristiani....se non ne seguono i precetti cascano
semplicemente in contraddizione con quanto detto da Cristo),l'Avesta, i
Buddahvanaca, i Veda etc. (giusto per ampliare la visuale nella speranza che
"qualcuno" la smetta di fissare solo ciò che cade nella sua unica e
predefinita visuale). In pratica gli ebrei fanno ed hanno fatto esattamente
ciò che fanno ed hanno fatto tutte le nazioni e culture del mondo. Se poi mi
dici che la Torah è piena di principi discriminatori, primitivi, esecrabili
etc. con me sfondi una pora aperta. Sono agnostico e guardo con sospetto a
TUTTE le esperienze religiose, perchè so che non sono altro che il frutto di
una storia assolutamente umana e per nulla divina, dettata dagli eventi,
dalle circosctanze, dai bisogni e dagli istinti di tutti gli eserei umani.
Continuare, come fai tu, a vedere sempre e soltato ciò in una ed una sola
esperienza culturale, oltre ad essere riduttivo, è palesemenet fazioso e
come tale lascia il tempo che trova.
In pratica è un po' come continuare ad avercela con gli ebrei non perchè
hanno fatto e detto ciò che hanno fatto e detto tutte le culture del mondo,
ma perchè non sono stati migliori di tutti. Cerca di capire una buona volta
che la cosa straordinaria non sta nel rifiuto degli altri, perchè lo hanno
fatto praticamente tutti (e perchè... i Greci non chiamavano "barbari" tutti
gli altri?.... e quanti nomi etnici degli indo americani significano "gli
uomini", intendendo che gli altri non lo erano?), mentre sarebbe sicuramente
straordinario l'assenza di tale etnocentrismo.
>> Come ultima cosa, ma non sperò più che tu capisca, voglio stare al tuio
>> gioco: gli ebrei sono razzisti e quindi si meritano l'antisionismo
>> ("l'ostilità verso gli ebrei")... ma chi porta ostilità verso qualcuno
>> per il suo appartenere ad un etnia è razzista, quindi prima o poi si
>> meriterà la sua bella dose di ostilità.
Artamano wrote
> diverso è essere razzisti per difesa o per volontà di sopraffare gli
> altri.
>
no... il razzismo consiste nel giudicare una ersona superiore on inferiore
in base alla sua appartenenza etnico razziale... se ti dichiari razzista non
puoi parlare di difesa, perchè la difesa è la reazione ad un evento
esterno... se viene meno lpevento vineme meno anche il bisogno di difesa.
Per farti un esempio: io considero le tute idee delle clamorose baggianate e
da ciò nasce ikl nostro confronto... ma se tu ( o io) cambiassi idea il
cnfronto venisse meno...
Nel caso del razzismo o antisemitismo l'odio nei confronti di qualcuno
(degli ebrei in questo caso) prescinde dalle opinioni che ha. Tu puoi
smettere di dire quello che dici, un ebreo non può smettere di essere ebreo.
Nel momento in cui insisti a mettere sotto accusa sempre e soltato gli ebrei
mostri che il tuo problema è il razzismo
>
>> Quando ero bambino e facevo qualcsa di stupido o cattivo nei contronti di
>> un mio compagno spesso dicevo che lui era stato stupido o cattivo prima
>> di me... al che mio nonno mi ripeteva: "l'idiozia degli altri non vuol
>> dire che devi essere idiota anche tu"
>
Artamano wrote:
> giusto,ma difenderti dalla violenza degli altri non significa dover essere
> simili anche se è vero purtroppo che chi ti vuole trascinare nella lotta
> nel fango comunque riesce a sporcarti.
certo... appunto...
"è sempre colpa dell'altro, nonno... è stato lui che mi hatrascinato nel
fango"
"ti sei fatto trascinare anche tu?" risponderebbe lui se fosse ancora vivo
"si"
"bene, allora adesso invece di un idiota infangato ne abbiamo DUE"
Giacomo wrote
>> Stando al tuo gioco se gli ebrei sono razziti e quindi da condannare, gli
>> antisemiti vanno sullo stesso piano... tu vai sullo stesso piano.
>> Chi è felice in questo gioco ad omologazione verso il basso faccia
>> pure... prima o poi si guarderà intorno e si renderà conto che al livello
>> del suolo è rimasto solo soletto
>
Artamano wrote:
> gli antisemiti vanno sullo stesso piano quando sono come i cristiani che
> vogliono l'assimilazione o il genocidio.Se qualcuno ti vuole relegare al
> ruolo di animale parlante o servo scemo o bestia da distruggere non sei
> criminale se gli restituisci la sua cattiveria.Basta che non lo imiti.
e violentare il violentatore, torturare il torturatore, rapinare il
trturatore... hei ragazzo, certo che senza saperlo ti devi essere convertito
al giudaismo visto che il precetto "occhio per occhio" lo apllichi alla
lettera
mah
--
"Timeo lectorem unius libri"
"giacomo" <idamaria.c...@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
news:bwv8j.13769$8j3....@tornado.fastwebnet.it...
>
> Non mi interessano le vostre divergenze tra camerati.
Ogni tanto, trovo doveroso sprecare il mio tempo nel cercar di fare
entrare qualcosa nelle teste vuote degli ignavi.
Questa volta lo spreco con te:
In primo luogo non sono fascista, a meno che per non essere fascisti,
occorra usare il metro di sergio, interpretare in modo creativo la
storia (Farebbe molto più antifascismo affermare che ci sono prove
inconfutabili che Mussolini ha ordinato il delitto Matteotti, Ma farebbe
anche molto più asinismo) ed ovviamente essere contro Israele.
Ma visto che non posso permettermi i due su citati lussi pensa quello
che vuoi, e considerami pure fascista. Però anche se immagini che io
abbia in casa gigantografie dell'impero, cimeli delle brigate nere, e
quant'altro tu voglia immaginare, hai tutta la libertà di dissentire da
queste mie presunte ideologie, ma non hai assolutamente il diritto di
equipararmi a due fetidi razzisti antisemiti, perché anche il più idiota
frequentatore di questo ng capirebbe che sono lontano migliaia di miglia
da ogni razzismo e da ogni antisemitismo.
Anzi, dato che non posso impedirtelo, hai il diritto di farlo; ma se lo
fai mi dai il diritto di equipararti ai duri di cervice.
Ciao
Ad'I
> Tb
>
>
> Torah e Talmud sono due cose totalmente diferse e continuare a metterle
> sullo stesso piano non ha senso.
> Una volta per tutte: la Torah è il testo sacro e nessuno cambia i testi
> sacri: nessuno ora riscrive il Corano, i Vangeli (repetita iuvant: la Torah
> è testo sacro anche per i cristiani....se non ne seguono i precetti cascano
> semplicemente in contraddizione con quanto detto da Cristo),
Quando parla il maestro, è sempre bene che l'allievo ascolti e taccia.
Ed è quello che faccio; permettendomi solo un commentino a latere:
Sarebbe veramente da idioti se ad esempio in Italia avessimo addottato
una variante della religione tedesca, e poi ci fossimo dati
all'antigermanismo perché i testi sacri parlerebbero di preferenza per i
tedeschi da parte degli dei tedeschi.
Ciao
Ad'I
> Una volta per tutte: la Torah è il testo sacro e nessuno cambia i testi
> sacri: nessuno ora riscrive il Corano, i Vangeli (repetita iuvant: la
> Torah è testo sacro anche per i cristiani....se non ne seguono i precetti
> cascano semplicemente in contraddizione con quanto detto da
> Cristo),l'Avesta, i Buddahvanaca, i Veda etc. (giusto per ampliare la
> visuale nella speranza che "qualcuno" la smetta di fissare solo ciò che
> cade nella sua unica e predefinita visuale). In pratica gli ebrei fanno ed
> hanno fatto esattamente ciò che fanno ed hanno fatto tutte le nazioni e
> culture del mondo. Se poi mi dici che la Torah è piena di principi
> discriminatori, primitivi, esecrabili etc. con me sfondi una pora aperta.
> Sono agnostico e guardo con sospetto a TUTTE le esperienze religiose,
> perchè so che non sono altro che il frutto di una storia assolutamente
> umana e per nulla divina, dettata dagli eventi, dalle circosctanze, dai
> bisogni e dagli istinti di tutti gli eserei umani. Continuare, come fai
> tu, a vedere sempre e soltato ciò in una ed una sola esperienza culturale,
> oltre ad essere riduttivo, è palesemenet fazioso e come tale lascia il
> tempo che trova.
Il fatto che i papua o gli hopi siano così orgogliosi da definire se stessi
come "uomini"non mi disturba affatto.Perchè sono persone che vivono nel loro
paese e non hanno mai invaso il mio.
Mi disturba invece quando l'orgoglio razziale diventa parte di una filosofia
incentrata sulla presunzione di meritare il dominio sul mondo da parte di un
popolo disperso in comunità spare in tutte le nazioni.
> In pratica è un po' come continuare ad avercela con gli ebrei non perchè
> hanno fatto e detto ciò che hanno fatto e detto tutte le culture del
> mondo, ma perchè non sono stati migliori di tutti. Cerca di capire una
> buona volta che la cosa straordinaria non sta nel rifiuto degli altri,
> perchè lo hanno fatto praticamente tutti (e perchè... i Greci non
> chiamavano "barbari" tutti gli altri?.... e quanti nomi etnici degli indo
> americani significano "gli uomini", intendendo che gli altri non lo
> erano?), mentre sarebbe sicuramente straordinario l'assenza di tale
> etnocentrismo.
il problema non è l'etnocentrismo ma considerare il mondo come
proprio.Ridurre la complessità al modello unico.
> no... il razzismo consiste nel giudicare una ersona superiore on inferiore
> in base alla sua appartenenza etnico razziale... se ti dichiari razzista
> non puoi parlare di difesa, perchè la difesa è la reazione ad un evento
> esterno... se viene meno lpevento vineme meno anche il bisogno di difesa.
> Per farti un esempio: io considero le tute idee delle clamorose baggianate
> e da ciò nasce ikl nostro confronto... ma se tu ( o io) cambiassi idea il
> cnfronto venisse meno...
> Nel caso del razzismo o antisemitismo l'odio nei confronti di qualcuno
> (degli ebrei in questo caso) prescinde dalle opinioni che ha. Tu puoi
> smettere di dire quello che dici, un ebreo non può smettere di essere
> ebreo. Nel momento in cui insisti a mettere sotto accusa sempre e soltato
> gli ebrei mostri che il tuo problema è il razzismo
ma tu pensi veramente che le teorie antisemite sarebbero nate ugualmente se
la morale talmudica non avesse spinto gli ebrei a vivere disprezzando i goym
e alimentando il senso di ostilità che l'essere umano ha nei confronti dei
diversi?
Credi che il cristianesimo,con la sua carica di razzismo assimilatore e
livellatore,sia concepibile senza la Bibbia?
Gli ebrei sono l'Occidente.E qui la razza non c'entra niente posto che si
possa parlare di razza nei confronti degli ebrei.
> "Timeo lectorem unius libri"
la Bibbia?
Niente da fare... proprio non riesci a vedere il punto...
l'esempio dei nativi sta solo a dimostrare he la tendenza a vedere se stessi
il popolo eletto è diffusa tra tutte le culture e tutte le latitudini...
come ho già detto in altre occasioni, straordinario sarebbe se una cultura
si formasse l'idea di appartenerere a un "popolo fetecchia" etc.. ma tu vedi
solo gli ebrei, soltato gli ebrei ed esclusivamente gli ebreai... questo è
semplicemnete monomaniacale
Gli ebrei non hanno "invaso il mondo", sempre se tu non decidi di leggere la
storia della diaspora esattamente. al contrario. Buffo che tu appllichi a te
stesso la teoria della difesa dall'aggressione, ma non agli ebrei.. La
cultura e la storia ebraica comincia dalla conquista di Canaan, ed
ovviamente non sono stati gli unici a invadere e conquistare terre che
appratenevano ad altri... se non ci credi chiedilo agli Etruschi, agli
italici invasi dai colonizzatori Greci, ai Thai scacciati dal sud della Cina
di dove sono originari, ai Neandethal elliminati dai Sapiens Sapiens etc.
Guarda che la storia insegna che dall'Australopithecus in poi c'è stata una
sequenza ininterrotta di sovarpponsizioni, conquiste etc. mma gli ebrei, gli
ebrei, gli ebrei etc...
L'elenco è lunghissimo. La vera storia di Israele, anche se gli ebrei come è
anche in questo caso normale l'hanno riscritta per fondare la propria
origine in tempi più natichi, comincia proporio in Canaan e li e solo li
loro miravano a stare e a fondare il proprio stato.... alla faccia della
conquista del mondo. Se si trovano un po' da tutte le parti è perchè sono
stati allontanati (a torto o a ragione) dalla terra in cui avevano creato il
proprio stato.
Ma che bella conquista... mi dici per favore, dalla caduta del regno di
Giuda e la nascita del moderno stato di Israele dove sono i territori
"conquistati" dagli ebrei? Quali armate? Esiste forse qualcosa di
paragonabile alle conquiste islamiche, all'invasione Aria in India (con
relativa trasformazione dei munda dravidi in "sottorazza", in paria), alla
conquista germanica della Prussia e del Baltico, alla conquista cristiana di
un intero continente?
Alla distruzione da parte degli Incas di tutte le culture precedenti?
Ma gli ebrei, gli ebrei, gli ebrei...
Ma hai almeno la più pallida idea di quanti sono gli ebrei in giro per il
mondo? Non più di 15 milioni e non c'è un solo paese della diaspora in cui
superibno il 2,5% ( e solo in tre superano l'1%)... ma questi sono dati CME
(congrsso Mondiale Eraico) che sicurmente tu consideri subdolamente
traroccati
Delle due l'una:
1 o la "conquista del mondo" essiste solo nelle paranoie di qualcuno
2 - o gli ebrei sono talmente intelligenti ed abili da averla così ben
occultata che sarebbe il caso di riconoscere che sono una cultura superiore
e meritano di dominare
>
>
>
Giacomo wrote:
>> In pratica è un po' come continuare ad avercela con gli ebrei non perchè
>> hanno fatto e detto ciò che hanno fatto e detto tutte le culture del
>> mondo, ma perchè non sono stati migliori di tutti. Cerca di capire una
>> buona volta che la cosa straordinaria non sta nel rifiuto degli altri,
>> perchè lo hanno fatto praticamente tutti (e perchè... i Greci non
>> chiamavano "barbari" tutti gli altri?.... e quanti nomi etnici degli indo
>> americani significano "gli uomini", intendendo che gli altri non lo
>> erano?), mentre sarebbe sicuramente straordinario l'assenza di tale
>> etnocentrismo.
>
Artamano wrote:
> il problema non è l'etnocentrismo ma considerare il mondo come
> proprio.Ridurre la complessità al modello unico.
>
>
Comqe scritto più volte, semplicemnete non è vero... la Terra Promessa è una
ed una soloa... continuare a ripetere unafalsità non la rende meno falsa
>
Giacomo wrote:
>> no... il razzismo consiste nel giudicare una ersona superiore on
>> inferiore in base alla sua appartenenza etnico razziale... se ti dichiari
>> razzista non puoi parlare di difesa, perchè la difesa è la reazione ad un
>> evento esterno... se viene meno lpevento vineme meno anche il bisogno di
>> difesa.
>> Per farti un esempio: io considero le tute idee delle clamorose
>> baggianate e da ciò nasce ikl nostro confronto... ma se tu ( o io)
>> cambiassi idea il cnfronto venisse meno...
>> Nel caso del razzismo o antisemitismo l'odio nei confronti di qualcuno
>> (degli ebrei in questo caso) prescinde dalle opinioni che ha. Tu puoi
>> smettere di dire quello che dici, un ebreo non può smettere di essere
>> ebreo. Nel momento in cui insisti a mettere sotto accusa sempre e soltato
>> gli ebrei mostri che il tuo problema è il razzismo
>
Artamano wrote:
> ma tu pensi veramente che le teorie antisemite sarebbero nate ugualmente
> se la morale talmudica non avesse spinto gli ebrei a vivere disprezzando i
> goym e alimentando il senso di ostilità che l'essere umano ha nei
> confronti dei diversi?
> Credi che il cristianesimo,con la sua carica di razzismo assimilatore e
> livellatore,sia concepibile senza la Bibbia?
> Gli ebrei sono l'Occidente.E qui la razza non c'entra niente posto che si
> possa parlare di razza nei confronti degli ebrei.
>
sarebbe il caso di conoscere un po' di più... non può esistere una morale
talmudica (sempre se non è "ci sono più inerpretazioni morali della
Torah").... mi sorge il dubbio... ma tu quando intendi "talmud" a che cosa
ti riferisci? Che cosa hai letto...?
Sul "razzismo cristiano" dimostri per l'ennesima vota di non conoscere il
significato delle parole. Il cristianesimo, al pari dell'Islam, è una
religione totalizzante, messianica, che mira alla conversione di tutti i
popoli... gli orrori ( e ce ne sono stati parecchi) si basano sulla
distinzione di fede non sulla distinzione di razza... Nel cristianesimo,
come nell'islam e nel primitivo giudaismo, se un gruppo etnico si converte,
smette di essere considerato diverso, anche se rimane etnicamente ben
distinto. Questo proprio non è razzismo e finchè usi in maniera così
improria i termini dimostri in pieno quanto scarse siano le conoscenze su
cui basi le tue opinioni....
ma gli ebrei, gli ebrei, gli ebrei...
Un altro chiaro esempio di confusione è il riferimento che fai all'Occidente
...e poi non puoi prima giustifiacre il tuo razzismo (lo ha già fatto un
paio di volte a chiare lettere, tempo fa dicendo che avevo torto a
condannare il razzismo, più recentemente cercando di fare una
distinzione/giustificazione per il razzismo che nasce dalla difesa) e poi
dire che qui il razzismo non c'entra nulla
>> "Timeo lectorem unius libri"
>
> la Bibbia?
Giacomo wrote:
evidentemente no...i Protocolli e i suoi cloni... per mia fortuna la
conoscenza dei testi sacri di molte religioni che tu neppure consideri nella
tua monotematicità (beh si sa... gli ebrei, gli ebrei, gli ebrei...) mi
permette di avere una visione molto più aperta della tua...
a questo proposito mi sorge l'ennesimo dubbio... ma tu i samaritani li
consideri? E come?
Mentre gli ebrei hanno occupato l'Italia...
Certo che la fantasia ad alcuni fa brutti scherzi...
Ad'I
> cultura e la storia ebraica comincia dalla conquista di Canaan, ed
> ovviamente non sono stati gli unici a invadere e conquistare terre che
> appratenevano ad altri... se non ci credi chiedilo agli Etruschi, agli
> italici invasi dai colonizzatori Greci, ai Thai scacciati dal sud della
> Cina di dove sono originari, ai Neandethal elliminati dai Sapiens Sapiens
> etc. Guarda che la storia insegna che dall'Australopithecus in poi c'č
> stata una sequenza ininterrotta di sovarpponsizioni, conquiste etc. mma
> gli ebrei, gli ebrei, gli ebrei etc...
ma nessuno di questi popoli oggi celebra tali conquiste violente come fatto
fondamentale di una religione in cui addirittura il dio dell'universo ha
deciso di fare del loro popolo il popolo "eletto".E'questa la
differenza.Averci fatto una filosofia e una religione sopra.
A maggior ragione in quanto al giorno d'oggi chi si proclama ostile alla
societŕ multirazziale viene etichettato come razzista nefando.
> L'elenco č lunghissimo. La vera storia di Israele, anche se gli ebrei come
> č anche in questo caso normale l'hanno riscritta per fondare la propria
> origine in tempi piů natichi, comincia proporio in Canaan e li e solo li
> loro miravano a stare e a fondare il proprio stato.... alla faccia della
> conquista del mondo. Se si trovano un po' da tutte le parti č perchč sono
> stati allontanati (a torto o a ragione) dalla terra in cui avevano creato
> il proprio stato.
ben prima di quando furono cacciati l'emigrazione ebraica disperse il popolo
"eletto" in una miriade di comunitŕ ricche e potenti in tutto il
mediterraneo.E a differenza di greci e fenici,che generarono anche essi una
ricca migrazione,quella giudaica ebbe una filosofia e una mistica volta alla
superioritŕ sul restante genere umano.
> Ma che bella conquista... mi dici per favore, dalla caduta del regno di
> Giuda e la nascita del moderno stato di Israele dove sono i territori
> "conquistati" dagli ebrei? Quali armate? Esiste forse qualcosa di
> paragonabile alle conquiste islamiche, all'invasione Aria in India (con
> relativa trasformazione dei munda dravidi in "sottorazza", in paria), alla
> conquista germanica della Prussia e del Baltico, alla conquista cristiana
> di un intero continente?
esiste l'intero occidente che con la bibbia come libro sacro č diventato
giudaico.Al punto che quello che tu chiami antisemitismo č solo gelosia su
chi sia il vero figlio prediletto di javč.
> 1 o la "conquista del mondo" essiste solo nelle paranoie di qualcuno
> 2 - o gli ebrei sono talmente intelligenti ed abili da averla cosě ben
> occultata che sarebbe il caso di riconoscere che sono una cultura
> superiore e meritano di dominare
nessuno merita di dominare solo per il fatto di appartenere ad una
determinata razza.E il dominio ebraico piů che alla loro mente eccelsa č
dovuto al fatto che la loro religione č stata considerata dai potenti come
la migliore per schiacciare le plebi al ruolo di servitů idiota.Religione
opportunamente modificata dalle scempiaggini cristiane.
> sarebbe il caso di conoscere un po' di piů... non puň esistere una morale
> talmudica (sempre se non č "ci sono piů inerpretazioni morali della
> Torah").... mi sorge il dubbio... ma tu quando intendi "talmud" a che cosa
> ti riferisci? Che cosa hai letto...?
> Sul "razzismo cristiano" dimostri per l'ennesima vota di non conoscere il
> significato delle parole. Il cristianesimo, al pari dell'Islam, č una
> religione totalizzante, messianica, che mira alla conversione di tutti i
> popoli... gli orrori ( e ce ne sono stati parecchi) si basano sulla
> distinzione di fede non sulla distinzione di razza... Nel cristianesimo,
> come nell'islam e nel primitivo giudaismo, se un gruppo etnico si
> converte, smette di essere considerato diverso, anche se rimane
> etnicamente ben distinto. Questo proprio non č razzismo e finchč usi in
> maniera cosě improria i termini dimostri in pieno quanto scarse siano le
> conoscenze su cui basi le tue opinioni....
> ma gli ebrei, gli ebrei, gli ebrei...
razzismo č una parola con un significato esteso.Il genocidio di un popolo si
puň effettuare anche senza ucciderne fisicamente i membri,basta distruggerne
la mente collettiva,la cultura.
Convertire una comunitŕ a una religione non propria significa usare una
violenza che porta alla scomparsa della comunitŕ stessa cosě come
distruggere il cervello di un essere umano anche senza alterare le altre
funzioni biologiche significa uccidere la persona.
L'assimilazione č genocidio e questo ben lo sanno gli ebrei.
Il cristianesimo,che distrugge le diversitŕ spirituali ,commette e ha
commesso dei genocidi anche senza arrivare alla distruzione fisica dei
popoli invasi,che comunque spesso č seguita come conseguenza logica.
> Un altro chiaro esempio di confusione č il riferimento che fai
> all'Occidente ...e poi non puoi prima giustifiacre il tuo razzismo (lo ha
> giŕ fatto un paio di volte a chiare lettere, tempo fa dicendo che avevo
> torto a condannare il razzismo, piů recentemente cercando di fare una
> distinzione/giustificazione per il razzismo che nasce dalla difesa) e poi
> dire che qui il razzismo non c'entra nulla
forse allora č meglio parlare di differenzialismo.
> ma nessuno di questi popoli oggi celebra tali conquiste violente come fatto
> fondamentale di una religione in cui addirittura il dio dell'universo ha
> deciso di fare del loro popolo il popolo "eletto".E'questa la
> differenza.Averci fatto una filosofia e una religione sopra.
> A maggior ragione in quanto al giorno d'oggi chi si proclama ostile alla
> società multirazziale viene etichettato come razzista nefando.
Le religioni, NON le fanno gli uomini.
Le fa Dio, o, per chi non ci crede, un uomo che fa credere di essere
incaricato da Dio.
Gli ebrei, hanno subito un sacco di persecuzioni da chi voleva imporre
la religione di Yhwh e farne rispettare tutti i suoi precetti. Gli ebrei
hanno solo il torto di essere stati i primi ad aver accettato (con
infinita riluttanza) la nuova religione che poi è piaciuta a moltissimi
popoli nella sua versione cristiana (Il cristianesimo è ricorso meno a
mezzi coercitivi per diffondersi, i più l'hanno spontaneamente
accettato) Inoltre la Bibbia, NON celebra gli ebrei, ma il Dio che si è
concesso caritatevolmente di sceglierli, nonostante fossero un popolo di
dura cerviche, Israele e Giuda fossero due prostitute, e chi più ne ha
più ne metta di insulti verso gli ebrei.
Ed aggiungo, una religione non è una filosofia, ma un imposizione, se
l'abiuri bruci in eterno. Anche ammettendo sia brutta la religione
ebraica (E non lo è, perché è nell'area ebraico-cristiana che si è avuto
il maggiore svilyuppo dell'umanità) gli ebrei NON la stanno praticando
perché sono cattivi o per far dispetto a te, ma semplicemente per non
andare all'inferno.
Ad'I
"Artamano" <artam...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:BgT8j.199577$U01.1...@twister1.libero.it...
>
> "giacomo" <idamaria.c...@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
> news:2pO8j.14666$8j3....@tornado.fastwebnet.it...
>
>> cultura e la storia ebraica comincia dalla conquista di Canaan, ed
>> ovviamente non sono stati gli unici a invadere e conquistare terre che
>> appratenevano ad altri... se non ci credi chiedilo agli Etruschi, agli
>> italici invasi dai colonizzatori Greci, ai Thai scacciati dal sud della
>> Cina di dove sono originari, ai Neandethal elliminati dai Sapiens Sapiens
>> etc. Guarda che la storia insegna che dall'Australopithecus in poi c'è
>> stata una sequenza ininterrotta di sovarpponsizioni, conquiste etc. mma
>> gli ebrei, gli ebrei, gli ebrei etc...
>
Artamano wrote:
> ma nessuno di questi popoli oggi celebra tali conquiste violente come
> fatto fondamentale di una religione in cui addirittura il dio
> dell'universo ha deciso di fare del loro popolo il popolo
> "eletto".E'questa la differenza.Averci fatto una filosofia e una religione
> sopra.
> A maggior ragione in quanto al giorno d'oggi chi si proclama ostile alla
> società multirazziale viene etichettato come razzista nefando.
>
>
leggito i canti dell'Edda... c'è una chiara indicazione della divisione del
mondo Svitjord in mikla e Svitjord in kalda) stabilita dagli Dei e del
fatto che il nord è stato dato ai norreni che così hanno giustificato la
loro espansione conquista ad esempio in Russia..ma probabilmente sotto sotto
erano ebrei
I Veda indicano chiaramente lapoggio degli dei a favore degli aria nella
oloro sottomissione dei munda dravidi... e giustoi per ricordatrtelo i testi
sono ancora sacri oggi per gli hindù (che sono indoeuropei... ma forse sotto
soto ebrei anche loro)... i Franchi legittimavano la loro conquista con il
fatto che Meroe era di origine divina e in parte discendente da Priamo di
Troia, per non parlare delle liste regie che determinano una filiazione
diretta dei re sumeri dagli dei ed il loro diritto al dominio delle "quattro
parti del mondo"... simbolo che utililzzavano anche gli imperatori cinesi
che in effetti /(e quiesto fino alla fine della seconda guerra mondiale)
consideravano tutti gli altri "diavoli"....ma a pensarci bene sono quasi
convinto che siano ebrei anche loro...
La differenza sta solo nel fatto che molte di queste culture, civiltà e
religioni si sono estinte... e chissà perchè chrediamo che quelle che sono
attualemnete in nvigore debbano avere un valore morale superiore o diverso
>
Giacomo wrote:
>> L'elenco è lunghissimo. La vera storia di Israele, anche se gli ebrei
>> come è anche in questo caso normale l'hanno riscritta per fondare la
>> propria origine in tempi più natichi, comincia proporio in Canaan e li e
>> solo li loro miravano a stare e a fondare il proprio stato.... alla
>> faccia della conquista del mondo. Se si trovano un po' da tutte le parti
>> è perchè sono stati allontanati (a torto o a ragione) dalla terra in cui
>> avevano creato il proprio stato.
Artamano wrote:
> ben prima di quando furono cacciati l'emigrazione ebraica disperse il
> popolo "eletto" in una miriade di comunità ricche e potenti in tutto il
> mediterraneo.E a differenza di greci e fenici,che generarono anche essi
> una ricca migrazione,quella giudaica ebbe una filosofia e una mistica
> volta alla superiorità sul restante genere umano.
>
ti ripeti un po' come un disco rotto... la dispora ebraic è cominciata ben
prima di quello cui alludi tu... è banale pensare solo alla distrruzione di
Tito e (ancora di più) a quella di Adriano. Gli ebrei,avendo fondato uno
stato che per la sua posizione di confine e passaggio tra arre criciali del
mondo antico, era gioco forza uno stato commerciale, avevano stabilito
colonie in diverse parti del mediterraneo... ne più ne meno come i fenici e
i greci appunto... Non è riportato da nessuna fonte storica attendibile
operazioni di fondazione o conquista coloniale ebraica, che preferiva invare
stazioni commerciali nei principalil mercati mediterranei... Geruslemme non
aveva e non ebbbe mi la forza espansiva e demografica per creare vere
colonie o insediamenti come fecero i greci e i fenici... basta leggere
Cronache e Re con un po' di attenzione per rendersio conto che il culto
ebraico e lo stato ebraico era poco più del controllo dell'elite
gerosollimitana del territorio circostante. I casi di espansione culturale
ebraica, yemen e corno d'africa, sono evidentemente operazioni missionarie e
non colonizzatrici... sono le classi dominanti locali che si convertivano al
jahavismo, ma non c'è nessun segno di colonie o modifiche etniche. Nulla
neppure lontanamente parente della grande espansione indoeuropena, vistio
che a dirla tutta neppure noi siamo originari del posto in cui viviamo... ma
quella è stata un'espansione pre letterria, non ci sono stati tramandati
testi o libri sacri del popolo che dal Caucaso si è espanso a macchia d'olio
dominando e conquistando metà del mondo antico... mentre la torah c'è...
a proposito... visto che in una altro post te la rendevi con i popoli del
deserto (alludendo ai monoteisti immagino... forse che centrino di nuovo gli
ebrei? No... sono io che sono malpensante...)... sei al corrente che a
livello storico non è certo sicuro che Zoroastro fosse posteriore a Mosè...
e che si può sostenere che in realtà quella filosofia e teologia che tanto
disprezzi sia un'invenzione indoeuropea, vero?... sempre se tu non caschi
nell'errore di credere che i parsa (e i persiani oggi) fossero semiti..
ovviamente accettando che il monoteismo sia stato "inventato" da Amenofi IV
si arriva a dire che è stato inventato dai popoli del fiume... coloro che
odiavano il desrto some luogo della morte.... d'altra parte Abramo di se
stesso dice di essere harranita e di venire da Ur... terra tra i due fiumi,
posto in cui si diava il deserto...ma forse gli egiziani e i caldei erano
giudei... anzi ne sono quasi certo
Giacomo wrote:
>> Ma che bella conquista... mi dici per favore, dalla caduta del regno di
>> Giuda e la nascita del moderno stato di Israele dove sono i territori
>> "conquistati" dagli ebrei? Quali armate? Esiste forse qualcosa di
>> paragonabile alle conquiste islamiche, all'invasione Aria in India (con
>> relativa trasformazione dei munda dravidi in "sottorazza", in paria),
>> alla conquista germanica della Prussia e del Baltico, alla conquista
>> cristiana di un intero continente?
>
Artamano wrote:
> esiste l'intero occidente che con la bibbia come libro sacro è diventato
> giudaico.Al punto che quello che tu chiami antisemitismo è solo gelosia su
> chi sia il vero figlio prediletto di javè.
Giacomo wrote:
credo che tu sia rimasto indietro ai tempi delle medie, quando si insegnava
che il cristuianesimo si era diffuso senza che qualcuno gli avesse spaianato
la strada nell'impero romano... è ormai unanimamente acettato che le cose
non sono andate così, ma che tra le diverse ideologie in crescita
nell'impero, quella giudiaco-cristaiana sia stata solo la più fortunata...
leggiti il recente Deus Invictus per farti un'idea, e prova a pensare alla
crescita del culto di Mitra (persiano anch'esso... no probabilmente sotto
sotto giudaico), alla trasforamazione che il pensiero filosofico greco aveva
subito in senso religioso etc. L'imporsi del cristianesimo non è il frutto
di un "piano di dominio", lma il risultato finale della crisi di un sistema
che non reggeva più (probabilmente però sabotato da guasttori giudaici...
pochi milioni contro un impero che riuniva il mediterraneo... che forza eh?)
>
>
Giacomo wrote:
>
>> 1 o la "conquista del mondo" essiste solo nelle paranoie di qualcuno
>> 2 - o gli ebrei sono talmente intelligenti ed abili da averla così ben
>> occultata che sarebbe il caso di riconoscere che sono una cultura
>> superiore e meritano di dominare
Artamano wrote:
> nessuno merita di dominare solo per il fatto di appartenere ad una
> determinata razza.
buffo... mi sembra di ricordare che qualcuno recentemente avesse parlato di
una razza superiore... ma ora non mi sovviene il nome... boh... sarà stato
un ebreo
Artamano wrote:
>E il dominio ebraico più che alla loro mente eccelsa è dovuto al fatto che
>la loro religione è stata considerata dai potenti come la migliore per
>schiacciare le plebi al ruolo di servitù idiota.Religione opportunamente
>modificata dalle scempiaggini cristiane.
>
no.. il dominio ebraico sta solo nella mente degli antisionisti.. ti
racconto una storiella
due amici ebrei negli anni 30 leggono il giornale nel centro di berlino..
uno dei due improvvisamente si rende conto che l'altro sta leggendo un
giornale di propaganda nazzista
"ma come" gli dice "leggi quella roba?"
"certo" gli risponde l'altro "e tu"
"io leggo il Times" ribatte l'altro incredulo
"e cosa dice?"
"dice che c'è il crollo delle borse, i pogrom anti ebraici in russia e la
rivolta araba in palestina contro gli insediamnti ebraici... "
"che schifo... io invece leggo questo e scopro che sono il padrone occulto
del mondo"
>
Giacomo:
>> sarebbe il caso di conoscere un po' di più... non può esistere una morale
>> talmudica (sempre se non è "ci sono più inerpretazioni morali della
>> Torah").... mi sorge il dubbio... ma tu quando intendi "talmud" a che
>> cosa ti riferisci? Che cosa hai letto...?
>> Sul "razzismo cristiano" dimostri per l'ennesima vota di non conoscere il
>> significato delle parole. Il cristianesimo, al pari dell'Islam, è una
>> religione totalizzante, messianica, che mira alla conversione di tutti i
>> popoli... gli orrori ( e ce ne sono stati parecchi) si basano sulla
>> distinzione di fede non sulla distinzione di razza... Nel cristianesimo,
>> come nell'islam e nel primitivo giudaismo, se un gruppo etnico si
>> converte, smette di essere considerato diverso, anche se rimane
>> etnicamente ben distinto. Questo proprio non è razzismo e finchè usi in
>> maniera così improria i termini dimostri in pieno quanto scarse siano le
>> conoscenze su cui basi le tue opinioni....
>> ma gli ebrei, gli ebrei, gli ebrei...
>
> razzismo è una parola con un significato esteso.Il genocidio di un popolo
> si può effettuare anche senza ucciderne fisicamente i membri,basta
> distruggerne la mente collettiva,la cultura.
> Convertire una comunità a una religione non propria significa usare una
> violenza che porta alla scomparsa della comunità stessa così come
> distruggere il cervello di un essere umano anche senza alterare le altre
> funzioni biologiche significa uccidere la persona.
> L'assimilazione è genocidio e questo ben lo sanno gli ebrei.
> Il cristianesimo,che distrugge le diversità spirituali ,commette e ha
> commesso dei genocidi anche senza arrivare alla distruzione fisica dei
> popoli invasi,che comunque spesso è seguita come conseguenza logica.
Giacomo wrote:
prendo atto che non hai risposto alla dimanda diretta su che cosa intendi
per Talmud e cosa hai letto...diventa sempre più evidente che la tua
posizione si basa sul nulla e su bignamini dell'antisemitismo... credo che
tu abbia in casa diverse versioni del Talmud for dummies o del Complete
Idiot's Talmud con le note a margine aggiunte dalla lega ariana..... non
scherzo perchè a New York li ho visti....
Artamano wrote:
> forse allora è meglio parlare di differenzialismo.
no... forse allora sarerbbe meglio aprire i testi e leggerli prima di
parlarne... oppure tacere
Sistema ideo-sociale nato 2500 anni fa dallo psichismo e dalle vicende
storiche delle genti ebraiche, lo Stato Teocratico Universale vaticinato dal
giudaismo con le espressioni «Nuova Terra e Nuovo Cielo», «Mondo Nuovo» e
«Regno» è disceso fino ai nostri giorni dopo avere cercato invano, per
quindici secoli, di inverarsi in concrete strutture politico-societarie,
sempre venendo respinto dal realismo indoeuropeo.
La Suprema Utopia - il Mondo alla Rovescia dei puritani e delle infinite
altre sette protestanti - si afferma infatti nell'Inghilterra del Seicento
(l'autodefinito Nuovo Israele), si radica nel Settecento oltreoceano nelle
Tredici Colonie (l'autodefinito Paese di Dio: the God's Own Country,
raccolta degli spurghi cristiani più giudaizzanti), si laicizza
nell'Ottocento nella bifronte concezione della democrazia (liberalmassonica
da un lato e marxista dall'altro: pseudomorfosi ateistiche della gnosi
giudaico-cristiana), esita infine, nel Novecento, nella teorizzazione e
nella prassi del Nuovo Ordine Mondiale. ***
*** Tra le mille suggestioni bibliche, vedi Isaia LXV 17 e Apocalisse XXI 1.
Per il percorso propriamente storico indichiamo: Cohn N., I fanatici
dell'Apocalisse, Edizioni di Comunità, 1965; Gobbi R., Figli
dell'Apocalisse - Storia di un mito dalle origini ai giorni nostri, Rizzoli,
1993; Hill C., Il mondo alla rovescia - Idee e movimenti rivoluzionari
nell'Inghilterra del Seicento, Einaudi, 1981. Per il percorso
psico-ideologico vedi: De Marchi L., Scimmietta ti amo - Psicologia,
cultura, esistenza: da Neanderthal agli scenari atomici, Longanesi, 1984 e
Natoli S., L'esperienza del dolore - Le forme del patire nella cultura
occidentale, Feltrinelli, 1986. Da parte nostra abbiamo trattato la
questione in Lo specchio infranto - Mito, storia, psicologia della visione
del mondo ellenica, Edizioni dell'Uomo libero, 1989, e la stiamo
approfondendo in Le sorgenti di utopia - Il ruolo del cristianesimo e
dell'Inghilterra secentesca nella genesi del mondo contemporaneo e in I
complici di Dio - Genesi del Mondialismo.
Fuorvianti e risibili sono gli strali lanciati dal giornalista Francesco
Merlo contro i fondamentalisti della terza articolazione monoteista, quei
«kamikaze di Dio» che, dopo avere, l'11 settembre 2001, «devastato New York,
uccidendo migliaia di persone, di innocenti, di nostri fratelli americani»,
«vogliono portare l'Apocalisse nell'Occidente»: «Di sicuro oggi sono
soprattutto gli islamici ad avere la presunzione di rappresentare Dio in
terra. Finito il comunismo, sono loro i nemici più ostinati della tolleranza
e della civiltà occidentali, sono i moderni interpreti di quella
devastazione umana che è inevitabile ogni volta che si cerca di far stare
l'Infinito nel finito, ogni volta che si vuole imporre agli uomini le leggi
di un Dio, le leggi di Dio, il quale è e deve restare invece una grazia
privata, la luce delle singole coscienze, una scelta di libertà individuale.
L'irruzione di Dio nella storia si chiamava e si chiama Apocalisse».
Invero, dimentico delle ben più immani responsabilità del fondamentalismo
liberale nella distruzione dell'umanità e della natura, il buon liberale
Merlo non può che essere cieco davanti al fanatismo liberale (e giudaico),
per definizione inesistente. Inoltre, sempre da buon liberale, non può che
ignorare che mai si è data una religione che, lungi dal restare patrimonio
dei singoli, non abbia preteso di reggere da sola una società, emarginando o
annientando ogni altra visione avversaria. Proprio non esiste una feroce
religione liberale? o feroce una religione olocaustica?
Teorizzazione e prassi che, discese dal criminale idealismo wilsoniano e
passate per la criminale aggressività rooseveltiana, al passaggio del
millennio sostanziano il criminale stragismo mondialmente praticato dai due
Bush e da Bill Clinton.
Teorizzazione e prassi proprie delle infinite articolazioni dell'ebraismo:
dagli ultraortodossi ai ricostruzionisti, dai conservatori ai liberali, dai
più cabbalistici ai più «razionali», dagli ortodossi ai miscredenti, dai
grandi-sionisti ai piccolo-sionisti, dai sionisti religiosi ai sionisti
laici, dai supercapitalisti della Diaspora ai kibbutznik d'Israele, dagli
antisionisti religiosi agli antisionisti «atei», anarchici, comunisti o
borghesi, dai più feroci destristi ai più beceri sinistri. Individui tesi,
tutti, nelle forme, nei modi e nei tempi più vari, a inverare il fantasma
del Regno.
E il Regno, malkut, è, per la mistica della Qabbalah, la base dell'Albero
della Vita, al di là del quale solo esiste l'ain sof, il «ciò che non ha
limite», la «nessuna cosa», l'Infinito e il Nulla del Divino. Il Regno,
l'Allucinazione la cui premessa è a livello teorico l'egualitarismo
universale - l'individualismo assoluto da un lato e la distruzione delle
nazioni dall'altro - è il veicolo finale di Dio, il portato della «bronzea
necessità». È la più terrestre, la decima e ultima delle sephirot, le
Potenze attraverso cui il Benedetto agisce nel mondo, equivalenti al
Microcosmo dell'Uomo Archetipo. È l'Armonia, è il Mezzo coi quali le altre
nove - le Tre Triadi - realizzano il proprio potenziale. ***
*** Anche nella più generale tradizione ebraica il Regno viene identificato
con la shekinah, la Sapienza Divina. Sapienza che nel Bet Hamiqdash - «la
casa del luogo consacrato», il Tempio di Gerusalemme - sedeva nel Santo dei
Santi, sulla roccia del monte Moriah usata da Abramo per il sacrificio di
Isacco. Quella stessa donde Maometto sarebbe salito al cielo.
Il Sistema Mondialista - la Terra Senza il Male e l'Unico Mondo, cui danno
sostanza le strutture psico-esistenziali del Sogno Americano e la
suggestione dell'Immaginario Olocaustico - è il referente attuale del Regno.
Regno che ha necessitato e necessita, per la sua instaurazione, di concreti
artefici umani, scelti e arruolati, tra tutte le genti, dall'Unico Dio. E
chi può vantare, nei secoli come oggi, tale ruolo con maggiore legittimità
della nazione ebraica?
Siamo quindi grati al «francese» Paul Giniewski per averci suggerito, a
definire tali trascelti, la splendida espressione Complici di Dio, icona del
bimillenario percorso dell'Idea Mondialista: profeto-jahwista,
farisaico-talmudica, esseno-zelota, terroristico-apocalittica, cristiana
nelle sue mille sette ed infine: demoliberale da un lato e marxista
dall'altro.
Genesi e percorso - gesta Dei per haebraeos - illustrati il 3 aprile 1959,
senza ritegno, a milioni di telespettatori dal premier israeliano Ben
Gurion: «Il senso di Israele è di perfezionare la creazione».
Genesi e percorso rivendicati da Rabbi Michael Goldberg, per il quale gli
ebrei - «linchpin in His redemption of the world, cardini della Sua azione
redentrice del mondo» - devono «comportarsi da popolo di Dio, poiché solo da
loro dipendono la redenzione del mondo di Dio e il nome stesso di Dio» (non
per nulla l'omonimo M. Hirsh Goldberg, caporedattore del Baltimore Jewish
Times, postilla, arguto nel significato mafiosamente ambiguo di connection,
che «He is the Ultimate Jewish Connection, per l'ebraismo Egli è la Suprema
Relazione»).
Genesi e percorso folgorati dall'«anglo-tedesco» Josef Kastein (nato Julius
Katzenstein): «Tra le razze civili del mondo, il popolo ebraico è al
contempo la migliore e la meno conosciuta [...] Un popolo così intensamente
vitale come quello ebraico non necessita di apologia. Al contrario, occorre
anzitutto che gli si rammenti sempre la sua vera natura, cosicché non rischi
mai di scordare le stupende responsabilità di cui è stato caricato su questa
Terra [so that they may never be in danger of forgetting the stupendous
responsibilities which have been imposed upon them on this earth]».
Genesi e percorso vantati da Milton Steinberg in Basic Judaism, "Fondamenti
di giudaismo": «Proclamando l'unicità di Dio, quindi, i profeti intendevano
più che il ripudio dell'adorazione degli idoli. Erano risoluti a fissare i
seguenti princìpi: la realtà è un ordine e non un'anarchia; l'umanità è una
totalità e non un caos di conflitti; una legge universale di giustizia
sovrasta gli esseri umani, trascendendo i confini [delle nazioni],
oltrepassando ogni divisione di classe [...] Basato sulle testimonianze del
passato e del moderno rabbinato, il giudaismo opera oggi [...] per una pace
internazionale garantita da un governo mondiale, poiché la nozione
dell'assoluta sovranità dello Stato nazionale è sempre stata un'oscenità
agli occhi della Tradizione».
Genesi e percorso rivendicati da Rabbi Aharon Barth («il nostro compito è di
creare la storia nello spirito di Dio») e psico-storicamente analizzati da
Gerald Abrahams, che li sintetizza in pregnante pensiero: «La teocrazia,
infatti, è uno dei grandi contributi non riconosciuti di Israele all'agire
politico del mondo».
Genesi e percorso ribaditi dall'insigne («has ordained more rabbis than
anyone else in history, ha ordinato più rabbini di chiunque altro») Joseph
Dov Soloveitchik, «the Rav», il rabbino per eccellenza, rampollo di tre
generazioni di talmudisti «lituani»: «Per l'halachah il servizio di Dio
(eccettuato lo studio della Torah) può essere svolto solo attuando,
concretizzando i suoi princìpi nel mondo. L'ideale della giustizia è il faro
di tale concezione. Il più fervido assillo dell'uomo halachico è di
perfezionare il mondo sotto il dominio della giustizia e dell'amore:
realizzare la creazione ideale, il cui nome è Torah (o Halachah), nella vita
terrena». ***
*** La halachah, «cammino», è la giurisprudenza, di fonte
rabbinico-talmudica, che regge la vita rituale, personale e sociale
dell'ebreo. Il termine Torah definisce i primi cinque libri biblici, noti ai
cristiani come Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Dati a Mosé
sul Sinai da Dio stesso, essi sono detti in greco Pentateuco e in ebraico,
appunto, Hamiflah Humley Torah, «i cinque libri dell'Istruzione [o della
Legge]».
Genesi e percorso rivendicati nel 1862 dal «rabbino comunista» Moses Hess,
ispiratore e sodale di Marx: «Il genio divino della famiglia ebraica nella
sua automanifestazione dice: "Per te saranno benedette tutte le famiglie
della Terra" [Genesi XII 3]. Ogni ebreo ha in sé la stoffa di un Messia.
Ogni ebrea ha quella di una mater dolorosa [...] La Fine dei Giorni, nella
quale la conoscenza di Dio riempirà tutta la Terra, è ancora lontana da noi.
Ma noi crediamo fermamente che giorno verrà in cui lo spirito santo del
nostro popolo diverrà patrimonio dell'umanità; giorno verrà in cui tutta la
Terra diverrà il Tempio in cui risiederà lo spirito di Dio. Perciò il Regno
dello spirito è nella Bibbia annunziato come futuro».
Genesi e percorso profetizzati due millenni prima nell'infocata pietraia
qumranica: «E questo è il libro della Regola della Guerra. L'inizio si avrà
allorché i Figli della Luce porranno mano all'attacco contro il partito dei
Figli delle Tenebre, contro l'esercito di Belial, contro la milizia di Edom,
di Moab, dei figli di Ammon, contro gli Amaleciti e il popolo della
Filistea, contro le milizie dei kittim di Assur, ai quali andranno in aiuto
coloro che agiscono empiamente verso il Patto. I figli di Levi, i figli di
Giuda e i figli di Beniamin, gli esuli del deserto, combatteranno contro di
essi; ... contro tutte le loro milizie, allorché gli esuli dei Figli della
Luce ritorneranno dal deserto dei popoli per accamparsi nel deserto di
Gerusalemme. E dopo la guerra se ne andranno di là, contro tutte le milizie
dei kittim in Egitto [...] Vi sarà una costernazione grande tra i figli di
Jafet, Assur cadrà e nessuno l'aiuterà, scomparirà la dominazione dei kittim
[leggi: dei romani] facendo soccombere l'empietà senza lasciare traccia, e
non rimarrà alcun rifugio per tutti i Figli delle Tenebre. Verità e
giustizia risplenderanno per tutti i confini del mondo, illuminando senza
posa fino a quando saranno finiti tutti i tempi stabiliti per le tenebre. E
al tempo stabilito per Dio, la sua eminente maestà risplenderà per tutti i
tempi determinati in eterno per la pace e la benedizione, la gloria, la
gioia, e giorni lunghi per tutti i Figli della Luce. Nel giorno in cui i
kittim cadranno vi sarà un combattimento e una strage grande al cospetto del
Dio di Israele; giacché questo è il giorno, da lui determinato da molto
tempo per la guerra di sterminio dei Figli delle Tenebre nel quale saranno
impegnati in una grande strage [...] Sarà questo il tempo dell'angustia per
tutto il Popolo della Redenzione di Dio: tra tutte le loro angustie non ce
ne fu mai simile, dal momento nel quale si scatena fino al suo compimento
nella redenzione eterna».
Genesi e percorso celebrati due millenni dopo dal Reform Rabbi di Cincinnati
dottor Kaufmann Kohler (1843-1926), genero del grande David Einhorn, capo
dell'ala sinistra del movimento riformista e successore dell'illustre Isaac
Mayer Wise a presidente dello Hebrew Union College, nemico sia del concetto
che della pratica di «nazionalità ebraica»: «La speranza futura
dell'ebraismo è racchiusa nell'espressione Regno di Dio, malkut shaddai o
malkut shamajim, propriamente "signoria di Dio" [...] La predicazione dei
profeti che il Dio Unico di Israele verrà riconosciuto [dalle nazioni] quale
Signore del mondo intero ha creato questa idealità futura dell'ebraismo e
con ciò conferito alla storia del mondo una meta e uno scopo ultimo, facendo
di Israele, Popolo di Dio, il suo fulcro e il suo perno [...] La vera
speranza messianica ha per sostanza il ristabilimento del Trono di Davide
[...] Con specifico riguardo al Servo Sofferente del Deuteroisaia, il titolo
di Messia sarà d'ora innanzi applicato al popolo di Israele: Israele, il
Messia sofferente, diverrà alla fine dei tempi il Messia delle nazioni,
coronato di vittoria» (in Grundriß einer systematischen Theologie des
Judentums auf geschichtlicher Grundlage, "Lineamenti di una teologia
sistematica dell'ebraismo basata su fondamenti storici", edito a Lipsia nel
1910, traduzione di Jewish Theology Systematically and Historically
Considered).
Genesi e percorso per il quale nel 1920, scatenato l'Orrore bolscevico ormai
da un triennio, recita il mea culpa Rabbi Oscar Levy prefando The World
Significance of the Russian Revolution di George Pitt-Rivers: «Noi siamo
stati colpevoli. Noi, che ci siamo posti come salvatori del mondo, noi, che
ci siamo perfino vantati di avergli dato "il" Salvatore, non siamo oggi
nient'altro che i seduttori del mondo, i suoi distruttori, i suoi
incendiari, i suoi carnefici [...] Noi, che abbiamo promesso di condurvi in
un nuovo paradiso, siamo riusciti alla fine a condurvi in un nuovo inferno
[...] Non c'è stato alcun progresso, men che meno un progresso morale [...]
Gli ebrei sono i padri spirituali della democrazia, e perciò della
plutocrazia [...] Elementi ebrei sono le forze propulsive sia del comunismo
che del capitalismo».
Genesi e percorso rivantati nel n.3-4 di Jeschurun - Monatschrift für Lehre
und Leben im Judentum, "Jeshurun - Mensile di dottrina e di vita del
giudaismo", *** marzo-aprile 1921: «Israele soltanto è in grado, per le sue
qualità ereditarie, di donare profeti, uomini che possono entrare in
relazione con Dio in maniera soprannaturale. Israele è come la semente che
trasforma in propria natura gli elementi contenuti in seno alla terra:
Israele è il cuore di quell'organismo che è l'umanità. È il cuore delle
nazioni».
*** Jeshurun = nome poetico per intendere Israele: «diletto», «giustissimo»,
«integro», «acuto».
Genesi e percorso folgorati nel 1923 dal rabbino sionista Louis Israel
Newman: «The modern mission of the Jew is to assume the moral leadership of
the world, La missione moderna dell'ebreo è di assumere la guida morale del
mondo».
Genesi e percorso ostentati, a impossibilità di fusione, dal celebre
polemista Maurice Samuel nel 1924: «Voi avete il vostro modo di essere, noi
il nostro. Per il vostro modo di vita noi manchiamo sostanzialmente di
"onore". Per il nostro modo di vita voi mancate sostanzialmente di moralità
[si noti la sottile distinzione delle virgolette in onore e della loro
assenza in moralità!]. A voi appariremo per sempre privi di grazia, a noi
apparirete per sempre privi di Dio [...] Noi ebrei, noi, i distruttori,
resteremo distruttori per sempre. Nulla di quanto farete placherà i nostri
bisogni e le nostre domande. Distruggeremo in eterno, perché ci è necessario
un nostro mondo, un mondo divino, che non è nella vostra natura edificare
[We will forever destroy because we need a world of our own, a God-world,
which it is not in your nature to build]».
Genesi e percorso ricantati, quindici anni dopo a New York, dal confrère
Harry Waton, filosofo spinoziano e paramarxista, in A Program for the Jews
and Humanity, varato dal Committee for Preservation of the Jews: «Come il
comunismo, l'internazionalismo è il fondamento della società, la base di
ogni umano progresso, la speranza della classe lavoratrice, il destino
dell'umanità [...] Facciamo sì che tutte le nazioni della Terra divengano
razionali, facciamole entrare in una federazione di nazioni come in questo
paese abbiamo una federazione di Stati [...] Ma al contempo gli ebrei sono
nazionalisti in quanto ebrei. Gli ebrei, ovunque nel mondo, a prescindere
dal posto in cui vivono, dalla lingua che parlano, dal sistema di vita e
dagli usi e costumi che seguono, tutti si riconoscono l'un l'altro come un
unico popolo».
Dio li ha scelti come il Suo Popolo, e «per questa ragione lo Stato ebraico
giunse sempre dove fu il popolo ebraico [always was co-extensive with the
Jewish people], e poiché ora gli ebrei sono disseminati su tutta la Terra,
lo Stato ebraico si estende su tutta la terra. Questo è il motivo perché lo
Stato ebraico è internazionale e così potente». Inoltre, poiché è vero che
«gli ebrei sono il popolo più nobile e civile della terra [the highest and
most cultured people on earth]», «gli ebrei hanno il diritto di sottomettere
a sé il resto dell'umanità e di essere i signori della terra [have a right
to subordinate to themselves the rest of mankind and to be the masters over
the whole earth]»; «gli ebrei diverranno i signori della Terra e
sottometteranno a sé tutte le nazioni, non attraverso la potenza materiale,
non con la bruta forza ma con la luce, la conoscenza, l'intelligenza,
l'umanità, la pace, la giustizia e il progresso».
Genesi e percorso ribaditi nel 1949, dopo il Secondo Conflitto, da Rabbi
Ignaz Maybaum in The Jewish Mission: «Il giudaismo è messianismo. Il
messianismo vede la storia come uno stadio in cui il piano di Dio si
auto-rivela, dove la Sua promessa, dataci attraverso i Sui profeti, sarà
compiuta [la storia non è che toledot ha-yeshuah, «storie della salvezza»!].
Il Regno di Dio giungerà. Con questa speranza nel cuore l'uomo continua a
lottare, resta distaccato da tutte le soluzioni e da tutti i successi
celebrati nelle vittorie e nei giorni fausti della storia, e resta fermo e
coraggioso nella catastrofe, nella frustrazione, nella sofferenza con cui la
storia lo assedia. Egli prosegue il cammino. Il suo cuore gli dice: il Regno
di Dio verrà. Come uomo messianico l'ebreo vive nella storia e oltrepassa la
storia. Il giudaismo è messianismo. Ma il giudaismo non è solo messianismo.
Sia il profeta che il sacerdote sono gli eterni archetipi dell'ebreo. Fianco
a fianco col profeta, che insegna la speranza per il tempo promesso, sta il
sacerdote. Il sacerdote non guarda avanti, al futuro. È di fronte a Dio qui
e ora, nei giorni di questa sua vita e nel luogo ove vive la sua vita [...]
Il grande pericolo per noi in quanto popolo messianico è di fermarci
incondizionatemente in un'epoca, considerarla un "tempo compiuto" [...]
Dobbiamo essere più che cittadini di un qualunque Stato, in Palestina come
altrove. Dobbiamo restare ebrei. Gli ebrei sono ebrei solo se restano
cittadini del Regno di Dio».
Genesi e percorso insistiti dal sionista-mistico «tedesco» Gershom Scholem
nel 1963 in Zum Verständnis der messianischen Idee im Judentum, "Per
comprendere l'idea messianica nel giudaismo": «C'è nella natura dell'utopia
messianica una componente anarchica [l'«anarchismo politico di principio» di
cui tratta Shmuel N. Eisenstadt!], la dissoluzione dei vecchi vincoli, che
nel nuovo contesto della libertà messianica perdono il loro vecchio senso».
Genesi e percorso sottesi alla disinvoltura del laico «italiano» Shmuel
ex-Edoardo Recanati, confidante al confratello Pezzana: «L'idea che Dio è il
nostro Dio fa paura, però giustifica tante altre cose, è un messaggio
fortissimo. Questo mi spinge a interrogarmi: non è forse il Dio di tutti? È
ovvio che lo è, ma nei confronti del popolo ebraico ha un atteggiamento
particolare [...] Il popolo ebraico non è che uno strumento, un
rappresentante che visita la clientela per conto del boss».
Genesi e percorso che trovano infine, in questo atroce inizio di secolo, il
loro sbocco più alto nel criminale appello del «francese» André Chouraqui -
già co-segretario dell'Alliance Israélite Universelle, consigliere di Ben
Gurion e prosindaco di Gerusalemme, premio Fondazione Agnelli 1999 per
l'espressione di una «dimensione etica nelle società avanzate» - sfrenato
nella ricostruzione psico-fantastorica di Mosè: «Sappiatelo: le Porte del
Paradiso sono ormai aperte davanti a voi. Uomini, miei fratelli, fate bene
attenzione a non richiuderle mai più».
* * *
Le basi psico-ideazionali
Se è quindi vero che i concetti di creazione e missione rientrano in una
precisa visione delle cose scaturita da un preciso psichismo espresso da - e
che ha in retroazione espresso e rafforzato - un preciso gruppo
razziale-etnico-nazionale (invero, le religioni non sono altro che «la
spiritualizzazione deificatrice della razza», ci conforta il rabbino
«francese» Kadmi Cohen in Nomades - Essai sur l'âme juive, 1929), essi non
possono essere, anche se lo hanno da sempre rivendicato con improntitudine,
«universalmente umani».
Se, come afferma Giniewski, «l'idea di un Dio Unico e supremo fonda [...]
l'assioma religioso su una logica: dall'unità discenderà l'ordine; l'intera
Torah non è che l'espressione di un certo ordine del mondo» - se, come
afferma Itzchaq Abravanel, «la creazione è la radice e il fondamento su cui
poggia tutta la Torah, la chiave di volta di tutte le credenze della nostra
fede, che si tratti delle parole iniziali della Genesi, dei racconti dei
patriarchi o dei miracoli e dei prodigi. Tutte le nostre credenze si
giustificano solo se si crede nella creazione. Se l'uomo non crede alla
creazione volontaria del mondo, non può avere una fede salda
nell'onniscienza divina e nella provvidenza e nel rapporto che lega
l'osservanza dei precetti alla ricompensa o al castigo» - e se, come recita
lo Zohar, «Israel weTorah echad hu, Israele e la Torah sono la stessa cosa»,
è allora evidente che chi ha sempre combattuto e rifiutato, ed ancora
rifiuta e combatte, tale «ordine» non può che - anzi deve - rigettare
l'assioma religioso che lo fonda. ***
*** Per converso, a chi rifiuti tale assioma non è logico né moralmente
lecito perseguire un «ordine» similarmente universalistico o, per dirla con
l'Evola del «vero» universalismo - quello del «superiore diritto» e della
«missione di ordine supernazionale» - «imperiale».
Ancor più, istiga nel 1919 l'anarchico «tedesco» Gustav Landauer, invocando
come Trockij la Rivoluzione Permanente, nessun ordine dovrà mai essere
raggiunto, e neppure auspicato: «Il sollevamento come costituzione, la
trasformazione e il rovesciamento come una regola prevista per sempre...
tale era la grandezza e la santità di questo ordine sociale mosaico. Noi
abbiamo di nuovo bisogno di questo: una regolamentazione nuova e un
rovesciamento dello spirito, che non fissi le cose e le leggi in modo
definitivo, ma dichiari se stesso come permanente. La rivoluzione deve
divenire la regola fondamentale della nostra costituzione».
E similmente continua Kadmi Cohen: «Diversamente da quanto è avvenuto per
gli altri popoli, lo stato nomadico non ha mai avuto presso il semita un
carattere di transizione, di stadio transeunte che precede e prepara alla
vita sedentaria: esso nasce nel profondo del cuore semita [...] Chi dice
erranza di un gruppo umano dice al contempo isolamento di questo gruppo e, a
dispetto dei suoi spostamenti, a ragione anzi dei suoi spostamenti, la tribù
resta identica a se stessa»; similmente vanta il filosofo Abraham Joshua
Heschel: «La nostra è una voce contro la sovranità di qualsiasi valore: sia
esso l'io, lo Stato, la natura o la bellezza»; similmente conclude Rabbi
Marc-Alain Ouaknin, direttore del Centre de Recherches et d'études juives
Aleph: «L'ebreo afferma contemporaneamente l'impossibile fissarsi
nell'identico e denuncia il concetto di identità [...] Il termine "giudeo",
letto a partire dalla parola Yehudah dice esattamente che la definitiva
identità è un'illusione e ci invita a pensare "al di là del principio di
identità" [...] Essere ebreo entrando nel Nome significa, infatti, affermare
la volontà di permanere al di fuori di una definizione e di un concetto».
Nulla quindi, davvero, di che stupirsi della rivendicazione compiuta dal
londinese The Jewish World del 9 febbraio 1883, meglio detto 2 adar 5643:
«Il più alto ideale del giudaismo si pone in contrapposizione ad ogni
separatistico radunarsi del popolo ebraico. L'aspirazione a ricostituire
l'impero di Israele non è il vero obiettivo della religione giudaica, è
soltanto un'abnorme escrescenza di accese speranze nate del tempo della
persecuzione [...] La missione [degli ebrei] può essere portata avanti solo
in una sfera d'azione come quella loro permessa dalla diaspora. È chiaro,
anche solo da un punto di vista tattico, che gli insegnamenti giudaici hanno
migliori probabilità di venire inculcati fruttuosamente [nei non-ebrei], se
questi sette milioni di missionari lavorano sparsi ovunque nel mondo,
piuttosto che ridursi al silenzio da sé rinchiudendosi in precisi confini
geografici, compromettendo in tal modo la possibilità di portare avanti la
loro missione [...] La razza ebraica è certo pura e la religione ebraica si
trova certo in uno stato incontaminato, ma noi vogliamo costituire ben più
di una semplice nazione, vogliamo per il mondo un'unica lingua ed un unico
spirito [...] Poiché gli ebrei sono il solo popolo cosmopolita, essi sono
tenuti - cosa che peraltro fanno - ad agire come una forza dissolvente di
ogni nazione o razza. Il più grande ideale del giudaismo non è ambire a mete
separatiste, ma che il mondo venga permeato degli insegnamenti giudaici e
che tutte le razze e le religioni scompaiano in una fratellanza universale
delle nazioni, cioè in un più grande giudaismo; tutte le razze e le
religioni scompariranno [...] Gli ebrei elessero a domicilio l'intero mondo
e ora tendono le mani agli altri popoli della Terra affinché seguano il loro
esempio. Sì, essi fanno ancora di più. Attraverso l'impegno in campo
letterario e scientifico, attraverso la loro posizione dominante in tutti i
settori della vita pubblica, gli ebrei sono arrivati a conformare in forme
ebraiche i pensieri e i sistemi dei non ebrei».
Nulla quindi, davvero, di che stupirsi dell'appello lanciato nel 1915, in
pieno conflitto mondiale, da Nahum Goldmann in Der Geist des Militarismus,
"Lo spirito del militarismo": «Il senso e la missione storica del nostro
tempo possono essere compendiati in questo pensiero: vostro compito è il
riordino della civiltà umana, la sostituzione di un nuovo Sistema societario
a quello finora dominante. Ogni riordino consiste in due fasi: nella
distruzione del vecchio Ordine e nella formazione del nuovo. In primo luogo,
tutti i pali di confine, tutte le barriere e le qualifiche del vecchio
Sistema devono essere abbattuti, tutti gli elementi del Sistema scomposti,
quegli elementi che, resi indifferenti, verranno poi riordinati. Solo dopo
questa prima fase inizierà la seconda, il riordino degli elementi. Il primo
compito del nostro tempo è quindi la distruzione: tutte le stratificazioni
sociali, tutte le forme societarie create dal vecchio Sistema saranno
distrutte, ogni uomo sarà strappato al suo mondo tradizionale, nessuna
tradizione sarà più tenuta per sacra, l'età conterà unicamente come segno di
malattia, la parola d'ordine è: ciò che fu, deve perire. Le forze che
eseguiranno tale missione distruttiva sono: in campo economico-sociale il
capitalismo, in campo politico-spirituale la democrazia. Come abbiano agito
in passato, lo sappiamo tutti; ma sappiamo anche che la loro opera non è
ancora terminata. Ancora il capitalismo lotta contro le forme della vecchia
economia tradizionale, ancora la democrazia conduce un'aspra lotta contro
tutte le forze della reazione. Lo spirito del militarismo compirà l'opera.
Il suo principio livellatore realizzerà, integralmente, la missione
distruttiva del nostro tempo: solo quando tutti i sostenitori della nostra
idea avranno indossato i panni di soldati dell'idea, solo allora la missione
sarà compiuta».
Nulla quindi, davvero, di che stupirsi delle concordanze di un Georg Hermann
(nato Borchardt): «Dobbiamo finalmente imparare a porre l'umanità al di
sopra della nazionalità [...] A tutt'oggi esiste un'unica stirpe di
cittadini del mondo, e sono gli ebrei [...] Come ebreo appartengo a una
razza troppo vecchia per cader preda di suggestioni di massa. Parole come
popolo, guerra e Stato non hanno per me né colore né suono. Per me hanno
suono unicamente le parole uomo e vita, ma un suono di tale altezza e
ricchezza che, a quanto pare, le altre razze sono ancora troppo giovani per
accogliere» (in Randbemerkungen "Considerazioni a margine", 1919) o di un
Thomas Meyer: «Sempre il cosmopolitismo sovrannazionale fu il contrassegno
storico della migliore civiltà ebraica» (postfazione al sempre ebreo Ludwig
Thieben, Das Rätsel des Judentums, "L'enigma dell'ebraismo", 1931).
Ma nulla quindi, anche, di che stupirsi del giudizio del grande storico, pur
filo-ebreo, Theodor Mommsen: «L'ebreo è essenzialmente indifferente di
fronte allo Stato; tanto è duro nel rinunciare alla propria peculiarità
nazionale, tanto è pronto a travestirla con una qualsiasi nazionalità. Anche
nel mondo antico l'ebraismo fu un attivo fermento di cosmopolitismo e
decomposizione nazionale» (in Römische Geschichte, III 7, 1879).
Tara atavica di anarchia, sovversivo di ogni ordinamento, agente di
dissociazione, dissoluzione e denazionalizzazione, il popolo ebraico si vede
infatti obbligato dalla parola del suo dio a combattere un'eterna Guerra
Santa, ad imporre la sua idea di Dio come «the central religious truth for
the human race, la fede religiosa centrale della razza umana» (dichiarazione
della Reform Platform di Pittsburgh, 1885, diretta da Kaufmann Kohler), a
perseguire quell'«inexorable universalisme» cantato dall'Alliance Israélite
e ribaltare ogni altra struttura sociale. ***
*** Autodefinizioni di Israele - «colui che lotta con Dio» o meglio, per
Martin Buber, «Dio lotta» o «Dio regna» - il popolo inquieto detto da Rabbi
W. Gunther Plaut «mankind's greatest blessing, la più grande benedizione
dell'umanità»: la Primizia del Suo Raccolto (Osea II 25 e «Rashi» il Maestro
Shelomo ben Jishaqi di Troyes, Commento alla Genesi, I), la schoriana
«everlasting nation, nazione eterna», il plautiano-hertzberghiano «Eternal
People, Popolo Eterno», il peguyano «Popolo Eletto dell'Inquietudine», il
berleano «barometro di civiltà in ogni epoca» e «political instructor of the
entire world», il buberiano «luogotenente» umano di Jahweh, l'eisenberghiano
«missionario, psichiatra e medico», la fritzkahniana «madre etica
dell'umanità» (tale diventata per la «genialità del suo cuore»), il
bedaridano «Pellegrino della Speranza», «segnale d'allarme per l'umanità» e
«termometro degli alti e bassi del sentimento morale nel mondo», presente
nella Modernità «in funzione di protomartire e di nemico numero uno del
nazifascismo», il robertaroniano «popolo votato al sacerdozio», i
«Trasognati» dei Salmi CXXVI 1, gli steinsaltziani «Pastori di Dio», i
benkaplaniani «Eterni Stranieri», il polishiano portatore di «eternal
dissent, eterno dissenso» («di qualunque cosa si tratti, sono contro»,
lapideggia anche Groucho Marx in Horse Feathers, id., di Norman McLeod,
1932), gli hertzberghirtmanheimeriani «persistent dissenters in every
society in which they have lived, ostinati dissenzienti in tutte le società
ove hanno vissuto» («è impressionante il numero degli ebrei che hanno
lottato nelle diverse insurrezioni», ammira il cabarettista
«bulgaro-italiano» Salomone «Moni» Ovadia, oloquerulo invasionista), i
bernanosiani «vagabonds éternels», i neheriani/hescheliani «eterni
costruttori del tempo». Non per nulla il termine «ebreo», ivri dalla radice
avar «passare», significante il Padre Abramo in Genesi XIV 13 quale «uno
dell'altra parte», esprime mobilità, propensione a vagare, incessante
dispersione, tensione verso l'Altrove, indifferenza e dematerializzazione
dello spazio, ossessione di un popolo formato nel vuoto dell'aggressione
nomadica. Similmente Pepe Rodríguez, che fa derivare il termine da ibri
khapiru o aperu, «miserabili, stranieri erranti, schiavi e banditi».
Al contrario, a identificare il simbolo tedesco della foresta come rifugio
archetipico - rifugio stanziale e vitale necessità di radici che si
oppongono quanto più drasticamente all'ethos del Wandering Jew, quell'«ebreo
errante» di cui è prototipo l'irrequieto Ahasvero - è il livido cabbalista
Elias Canetti, Nobel 1981 per la Letteratura.
Rimarcando la contrapposizione terra-mare già magistralmente evidenziata dal
politologo Carl Schmitt, così infatti Canetti si esprime: «Il simbolo di
massa dei tedeschi era l'esercito. Ma l'esercito era più di un esercito: era
la foresta che cammina. In nessuna parte del mondo il senso della foresta è
rimasto così vivo come in Germania. La rigidità e il parallelismo degli
alberi ritti, la loro densità e il loro numero riempiono il cuore tedesco di
gioia profonda e segreta. L'inglese si vede volentieri sul mare, il tedesco
si vede volentieri nella foresta; è difficile esprimere più concisamente ciò
che li divide nel loro senso nazionale».
Ma è il politologo Reinhold Oberlercher a cogliere più profondamente, in
"Essenza e decadenza dell'America", l'antitesi spirituale sottesa ai
contrasti tra la potenza terrestre germanica e quella marittima
angloamericana:
«Le potenze marittime sono imperialiste. Esse formano imperi sconsacrati,
perché il mare non conosce templi né porta travi o colonne celesti. Nessun
tempio, nessun monte sacro si trova in questo elemento, nessun ordine e
nessun diritto si possono radicare nell'acqua. L'elemento fluido, se non si
lega a quello terrestre ma si raccoglie nell'immensità del mare, non
risveglia alcuna fiducia, ma sempre diffidenza nella coscienza
dell'onnipresente pericolo. Ci si può così poco fidare del mare come di una
potenza marittima. Il mare non genera fiducia, bensì, accanto alla crudeltà
del pirata, solo ipocrisia e finzione. Nel caso dell'anglo-americanismo la
crudeltà è coperta dall'utopismo calvinistico-puritano della santità del
successo, dunque dell'illusione del conseguimento della salvezza eterna
nell'Aldilà attraverso l'attivistico operare sociale nell'Aldiquà. La
scomparsa dell'Inghilterra come potenza marittima mondiale può valere, con
qualche correzione, come paradigma per il tramonto degli USA».
Spostando di poco il bersaglio, già Roderich-Stoltheim aveva rilevato, sulla
scia di Sombart («Deserto e foresta sono i due grandi elementi antagonistici
attorno ai quali si dispongono le essenze delle terre e degli uomini che le
abitano»), che «in effetti il vero luogo natale e di vita del germano è il
bosco, che già fece la Germania così poco rassicurante ai romani, che il
bosco odiavano. Solo nel bosco e sui campi può ancora crescere, oggi, il
vero tedesco; e come il bosco e il deserto sono opposti fra loro, così anche
nel germanesimo e nell'ebraismo possiamo riconoscere i contrasti più estremi
del genere umano. È certo che in ogni tempo l'agricoltura costituì il
fondamento primo delle stirpi germaniche e che in nessuna epoca della loro
preistoria essa è stata del tutto ignota ai popoli indoeuropei. Nella vita e
nell'operare a stretto contatto con la natura, come accade per il contadino,
si fonda l'essenza del germanesimo come quella di tutti i popoli civili e
veri costruttori. L'estraneità nei confronti della natura è al contrario il
marchio del semita».
Ancor prima, Adolf Wahrmund sottolinea, insieme alla necessaria indifferenza
del nomade per la natura, la sua necessaria rapacità, la sua necessaria
ostilità verso i popoli sedentari, il suo necessario e connaturato
bellicismo esistenziale, la necessaria e cruenta guerra da condurre contro
ogni diverso, contro ogni infedele: «Si potrebbe ribattere che anche gli
Stati contadini sono, non raramente, obbligati alla guerra, alla difesa come
all'attacco - in verità per prevenire l'attacco - e che una tale condotta
bellica appare cosa sacra anche al contadino, poiché con essa difende le sue
cose più sacre; è però evidente che il crescere e prosperare del contadino è
legato in massima parte alla pace, poiché la sua forza vitale dipende dalla
pace e in un guerreggiare continuo crollano i suoi fondamenti naturali. Il
contrario è per il nomade: quando lascia i pascoli, può spostarsi solo come
portatore di guerra, applicando contro il contadino la propria legge vitale,
alla quale deve in eterno ubbidire, pur se diventasse sedentario e contadino
egli stesso, cosa mostratasi finora praticamente impossibile sia per i
popoli semiti che per quelli turanici. E quindi contro i popoli stanziali
egli deve restare in un incessante status di guerra, simile a una nobiltà
conquistatrice, come i dori spartani contro i perieci e gli iloti
lacedemoni - egli vive nel corpo e nello spirito tale status di guerra, e il
suo dio è un dio della guerra, come lo sono Allah e Jahweh, nel cui nome
conduce una guerra santa».
In parallelo, opposta è la concezione dello Stato per il nomade e per il
sedentario: «In senso proprio, lo Stato è, come dice il nome (status = che
sta), un'entità stanziale; perché una mobile società di briganti, come
quella dei pirati nell'ultimo secolo della repubblica romana o le più tarde
società di corsari e filibustieri, non viene detta Stato. Ogni società
politica mobile (non stanziale) non può non essere una società di briganti,
poiché nel movimento non può soddisfare da sola le proprie necessità vitali,
e d'altro canto ogni società di briganti dev'essere mobile, poiché ogni
territorio che abbia confini viene presto del tutto spogliato. Il deserto ed
il mare costringono al movimento, e quindi entrambi, entità senza confini,
sono il vero teatro del brigantaggio e del nomadismo. Al mare e al deserto
si contrappone la terra fruttifera, ove nascono e crescono le forme più alte
di società umana. Solo la terra coltivata permette e al contempo esige una
vita sedentaria, dalla quale nascono pure le più varie professioni.
L'agricoltura e le professioni rigettano e disprezzano il brigantaggio,
mentre al contrario esso è l'orgoglio del nomadismo. Per questo presso gli
antichi l'agricoltura e le professioni avevano le medesime divinità
pacifiche e, solo in quanto dovevano essere anche capaci di difesa, il
medesimo dio della guerra».
«Il "bosco"» - continua Luisa Bonesio, docente di Estetica a Pavia, facendo
equivalenti spirituali ed esistenziali il mare, il deserto e l'asfalto
metropolitano - «è il nome dell'essere in contrapposizione alla fallacia
dell'apparenza e del movimento; è la stabilità, la permanenza di fronte
all'impermanenza e all'effimero; è il luogo dell'immagine e dei poteri da
cui il mondo trae vita, in contrapposizione con la sterilità crescente del
deserto e la fuga degli dei. In una parola, il bosco è per Jünger lo spazio
del sacro, dell'essere che sprigiona i suoi poteri, in cui posa "la
eccedenza del mondo". Perciò è un luogo periglioso, cui solo pochi possono
veramente accedere, tramite un passo laterale, o la scoperta dell'altra
faccia di ciò che c'è di più abituale. Insomma, al bosco si passa con una
conversione, ossia mettendosi in consonanza con i ritmi profondi
dell'essere. Il bosco è quel "santuario", quella soglia, quello spartiacque
invisibile tra la terra desertica e la terra celeste: l'unica dimensione a
partire dalla quale potremo davvero capire perché l'inaccessibile fierezza
di una selva di una montagna siano "meglio", e per noi più ricche di
possibilità vitali, di un intrico di ciminiere o un reticolo di
superstrade».
Ancora più ampiamente, l'ebreo - «ogni grande popolo crede, e deve credere
se vuole una lunga vita, di possedere, e di possedere esso solo, la chiave
della salvezza del mondo, di vivere per essere alla testa degli altri,
trascinarli dietro sé come un tutto e guidarli insieme alla meta finale
preordinata per tutti», scrisse Fëdor Dostoevskij, nel «Diario di uno
scrittore», XII 22 - pervaso da una permanente infelicità nei confronti del
mondo-com'è, da una profonda insoddisfazione delle presenti condizioni, da
un'incessante inquietudine, dalla perenne ricerca di un Altro Mondo, eterno
delirio di Nuovi Orizzonti, ancor più ampiamente l'ebreo si vede obbligato a
sconvolgere ogni ordinamento naturale/tradizionale (ed invero, per l'ebreo
l'epifania di Dio non si manifesta nella Natura ma nella Storia!) al fine di
tiqqun olam, «restaurare/redimere/ riparare/correggere/ornare/migliorare il
mondo», «fare il mondo più giusto» - «to mend, repair and transform the
world», suona il motto di Tikkun, il bimonthly di Rabbi Michael Lerner,
consigliere spirituale dell'ex-presidente USA Bill Clinton - operare per il
«ristabilimento del mondo sotto il regno dell'Onnipotente» (Aharon Barth),
trasformare il mondo in una dimora per la Presenza avvicinando la venuta del
Messia, «scopo ultimo dell'intera creazione» (il rav lubavitch Menachem
Brod).
Il tutto, pretendendo - cosa stravagante per l'uomo pagano, ma obbligante
per il sanguinario jahwismo - di vincolare ai precetti del suo dio anche chi
di un tal dio nulla abbia mai udito o voglia sapere: «Ogni uomo [ish ish]
che maledirà il suo Dio porterà la pena del suo peccato. Colui che avrà
bestemmiato il Nome di Dio sarà punito con la morte» (Levitico XXIV 15-16,
oltre a Sanhedrin 56a-57b e 99a); e ciò perché «l'umanità una poteva sorgere
solo sotto il Dio uno [...] Il monoteismo è così in sé la causa immediata
tanto del messianismo quanto del concetto della storia universale come
storia dell'umanità. Senza il Dio unico non poteva sorgere l'idea
dell'umanità» (il« filosofo» neokantiano Hermann Cohen, definito da Gillian
Rose il «Kant tra i profeti») e perché «la credenza nell'unità della razza
umana è il risultato naturale dell'Unità di Dio, poiché l'Unico Dio deve
essere il Dio dell'intera umanità. Fu impossibile per il politeismo (la
credenza in più Dei) raggiungere l'ideale di un'Unica Umanità» (Rabbi Israel
H. Weisfeld della congregazione Shearit Israel di Dallas).
Prodotto storico imperfetto, destinato a lasciare il posto ad un più alto
ordine di cose alla Fine dei Giorni, il mondo non è, per l'ebreo, eterno o
immutabile nelle proprie leggi. ***
*** «Fine dei Giorni» = Baakharit haYamim, concetto di Genesi IXL 1 - nel
greco dei Settanta: ep'eschátou tôn hemerôn - equivalente a «Tempo della
Fine», Et haQetz, presente in Daniele XI 40 e X 21.
Il tiqqun, l'espressione conclusiva dell'escatologismo cabalistico del
divino Rabbi Yitzchak «Ari Zal» Luria Ha-ashkenazi (1534-72), è la fine del
tzimtzum (il «ritrarsi» di Dio per far posto al creato, «esilio» della
Presenza divina che ha il contraltare terreno da un lato nel fatto che da
quel momento esiste qualcuno/qualcosa che, essendosi distinto da Dio, non ha
la Sua stessa pienezza di vita e giustizia, e dall'altro nell'«esilio»
diasporico di Israele), è il ristabilimento della Grande Armonia turbata
dalla Rottura dei Vasi (Shvirat haKelim) e dal peccato di Adamo, è la
Raccolta delle Scintille (nitzotzot) disperse nella qelippah -
«scorza/conchiglia», cioè Questo Mondo terreno, il Regno del Male e delle
forze demoniache, il Sitra Achara, l'Altro Lato - è la Pace, shalom,
caratteristica fondamentale del tempo messianico («Principe della Pace», è
il Messia in Isaia IX 6; «porta della perfezione», dicono la pace Walter
Homolka e Albert Friedlander; in parallelo, il senso originario della radice
tqn vale «approntare», «preparare»). Quella pace che con l'etimo shlemut
identifica la «perfezione» (in ebraico, shalem), la «totalità»,
l'«interezza», il «compimento».
Compimento preteso dal Grande Vanitoso a propria maggior gloria, dato che il
mondo è stato creato solo perché gli esseri umani fossero consapevoli della
gloria e dell'eternità del Nome, il Dio Inconoscibile che trascende la
creazione: «Ogni cosa che il Santo Unico, benedetto Egli sia, creò nel Suo
mondo, lo creò solo per la Sua gloria, come è detto: "E ogni cosa chiamata
[altra versione: Chiunque viene chiamato] col Mio nome è davvero per la Mia
gloria che l'ho creata, che l'ho costituita, sì, che l'ho fatta" [Isaia
XLIII 7], ed è detto: "Il Signore regnerà per sempre e in eterno" [Esodo XV
18]» (Abot VI 10/11 o baraita 11 di Abot 15b).
Ed ancora, dalla bocca diretta di Dio: «"Volgetevi a me e sarete salvi, voi,
paesi tutti della Terra, ché io sono il Signore: non c'è altri! Lo giuro per
me stesso: dalla mia bocca è uscita la giustizia, una parola che non torna
indietro: sì, a me si curverà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua.
Solo nel Signore si dirà, si trovano giustizia e potenza!". A lui verranno
vergognosi tutti quelli che gli erano ostili; nel Signore menerà trionfo e
vanto tutta la progenie d'Israele [...] Sì, col fuoco il Signore farà
giustizia su tutta la terra e con la spada su ogni mortale, e molti saranno
gli uccisi del Signore [...] "Io verrò per radunare tutte le nazioni e tutte
le lingue. Esse verranno e vedranno la mia gloria"» (Isaia XVL 22-25 e LXVI
16 e 18).
Ed ancora, aggiunge David Banon: «Questa restaurazione, questa cernita
(berur) consiste nel separare le scintille della santità della luce
eliminando le scorze, o meglio, nel trasfigurare le forze del male
integrandole alla luce [...] La redenzione pertanto dipende dall'avanzare di
questo processo di restaurazione-cernita e dalla possibilità che l'uomo ha
di portarla a termine. Ne consegue che questo compito è affidato soprattutto
all'uomo, anche se resta una dipendenza dalla grazia di Dio, poiché
assistiamo a una trasposizione dei concetti centrali di esilio e di
redenzione dal livello storico al livello cosmico e divino. Il compito
dell'uomo è di raccogliere le scintille di santità celate nel fondo di ogni
realtà, scintille che sono sia nascoste che protette dalla scorza del male
che le avviluppa. È compito dell'uomo liberarle dalla loro scorza e
reintegrarle nell'essenza divina da cui sono state separate. Lo strumento di
questo processo di restaurazione-restituzione è la legge della Torah, e
l'esilio di Israele è la condizione grazie alla quale le scintille disperse
possono essere ritrovate e riunite. In questo senso, possiamo dire che,
attraverso il suo destino storico, Israele lavora per la Redenzione di Dio
stesso [sic!]».
In questo contesto il Messia non è colui che apre l'Era Messianica, preludio
a quel Mondo Avvenire col quale spesso l'Era si confonde; non è colui che
realizza la Redenzione; non è neppure il principio messianico, «grandiosa
immagine solitaria di un sollevamento collettivi» (Irving Howe), ma è la
manifestazione stessa della Redenzione compiuta. E in effetti, assevera
Klausner chiudendo il suo saggio, «la nozione di perfezione proviene
dall'ardente progressismo che è parte dei fondamenti del giudaismo [...] la
fede messianica ebraica è il seme del progresso, piantato dal giudaismo
dovunque nel mondo». «Il Progresso, ecco, per l'ebreo moderno, il vero
Messia», il Progresso, «cette notion moderne de la perfectibilité» che come
la «nostra sete di giustizia e nostra ostinata speranza nella vittoria del
diritto» scende dalle colline di Sion (il francese Anatole Leroy-Beaulieu).
Quel Progresso alla fine cantato, a dispetto di ogni disincanto laico e
riprova d'invincibilità genetica, dal sionista Max Nordau (il budapestino
Max Simon Südfeld, braccio destro del padre del sionismo Theodor Herzl):
«Un'umanità senza avventure, senza guerre e rivolgimenti, senza
superstizione e misticismo, senza grandiose figure audaci e fastose e senza
schiere di servi ciecamente devoti, una società egualitaria composta tutta
di uomini illuminati, colti, intelligenti, che sono tutti sani e morigerati,
dove tutti lavorano e raggiungono una vecchiaia avanzatissima, dove tutti
vivono in ordine, uniformemente ed agiatamente, sembra enormemente noiosa e
riempirebbe i romantici di oggi d'un disperato desiderio di ritorno ai tempi
della più antica e più selvaggia barbarie. Ma l'avvenire ci sembra così
incolore e monotono solo perché il nostro occhio è educato a vedere come
pittoresco l'aspetto attuale della società [...] L'avvenire sarà
incomparabilmente più felice di quello che è stato il passato. La scienza
agevolerà il soddisfacimento di tutti i bisogni materiali. La conoscenza
ampliata e approfondita diminuirà fino a farlo quasi scomparire il male che
gli uomini si fanno a vicenda e che è la parte più crudele dei loro dolori.
Le gioie nobili, procurate dalle scienze e dalle arti saranno più generali e
più intense, perché verranno godute con uno spirito e con un sistema nervoso
sviluppati più finemente. E per la felicità acuta ci penseranno gl'istinti
organici e la cenestesia della giovinezza, dell'amore, della salute, del
vigore che, in un'umanità libera da cure e vivente nell'abbondanza, sarà
certamente più ricca e più robusta che in un'umanità sempre inquieta e
spesso indigente. L'avvenire avrà una bellezza differente da quella del
presente, più naturale, più elevata, più armonica».
Ma cosa sia tale Regno, quale la sua struttura socio-economica, in realtà
nessuno - neppure un Lenin, neppure un Marx - l'ha mai seriamente formulato.
Infiniti sono stati, nei secoli, i progetti, le proposte di un cambiamento
radicale, epperò tutti non tracciati sulla base del mondo reale, bensì
sempre sognati da letterati, poeti, profeti à la Nordau o semplici folli che
si proponevano di fuggire le asprezze, le contraddizioni, le limitazioni, il
dolore di Questo Mondo. Il Regno - qualunque cosa significhi, comunque venga
a strutturarsi - può invero essere descritto in termini quasi unicamente
negativi. Esso è Altro Mondo da quello terreno, è Resurrezione, compiuta
attraverso il Dettato del Padre, il Messaggio del Figlio o le ferree Leggi
della Storia, è Liberazione dalla Sofferenza, dalla Divisione,
dall'Ingiustizia, dalla Morte.
Come afferma il pio esegeta nella scia di un millenario sentire, in esso la
violenza e la rozzezza scompariranno, passerà l'empietà, che consuma le
forze migliori dei popoli. Le nazioni non saranno più devastate da cieche
lotte e cruente battaglie, l'umanità non sarà più lacerata dalla discordia.
E quando l'uomo, «questo essere corruttibile si sarà rivestito
d'incorruzione, e questo essere mortale si sarà rivestito d'immortalità,
allora si compirà la parola che fu scritta: "La morte è stata assorbita
nella vittoria. O morte, dov'è la tua vittoria?"» (I Corinzi, XV 54). Non si
trovano invece parole per definire in positivo il Regno e il Nuovo Essere
Umano, poiché, semplicemente, manca l'esperienza di ciò che saranno: «Ciò
che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli si
sarà manifestato noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli
è» (I Giovanni, III 2). «Sta scritto infatti: quelle cose che occhio non
vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha
preparato Dio per coloro che lo amano» (o che si sono concessi fidenti al
materialismo dialettico e al progressismo illuminista).
In ogni caso le sofferenze del presente, come quelle inevitabili e maggiori
del periodo di transizione al nuovo stato di cose (le «doglie messianiche»,
chevleh mashiach) non sono neppure lontanamente paragonabili alla gloria e
alla felicità che saranno rivelate all'uomo risorto a nuova esistenza nel
Regno. Dio dimorerà in mezzo agli uomini, «ed essi saranno Suo popolo ed
Egli sarà "il Dio con loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci
sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima
sono passate. E colui che sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove
tutte le cose"» (Apocalisse, XXI 3-5).
E quindi il mondo, satireggia - anticipando ogni mentecatto
giudaico-disceso, in primis i Testimoni di Geova - il russo Ascinà,
antibolscevico riparato negli anni Venti nell'Italia fascista, non sarà
distrutto, poiché dopo le inevitabili Doglie, la rovina e l'annientamento,
gli uomini rimasti vivi ritroveranno il buon senso, dedicandosi al
perfezionamento di sé, agli studi, alle invenzioni: «Arriveranno giorni
felici. Tutti gioiosi, sani, scopriranno che la vita è un giuoco. Ci sarà
poca fatica per tutti. L'energia solare muoverà le macchine, ogni cosa andrà
a bottoni: pigia e parti dove vuoi. La lampada di Aladino sembrerà un
balocco. Le case saranno tutte volanti: volendo, atterri sul monte e, se
vuoi cambiare, navighi sull'acqua e sei sempre a casa. Non ti piace il mare,
fermati in alto sopra le nuvole e non ti muoverai. Di figli ne verranno
pochi, a secondo della tessera. La vita dell'uomo si prolungherà a mille
anni e, per chi sarà più robusto, anche a duemila. L'igiene, lo sport, i
giuochi, il riposo, l'allegria. Il cibo sarà scientificamente controllato,
non nocivo per l'organismo. Niente denaro, niente imbrogli, tutto
abbondante, tutto per tutti. La velocità degli spostamenti sarà superiore
alla velocità della luce, insensibile per noi. Fra i pianeti, tutti
scoperti, si sceglierà quelli adatti per le colonie. Niente guerre, niente
delitti, niente prigioni. Già al cibo saranno aggiunti elementi per
l'equilibrio psichico. Gli uomini saranno sempre affabili, generosi, allegri
e cercheranno una buona compagnia».
Di conseguenza il mondo del tiqqun è il mondo della riforma messianica («per
i figli d'Israele è un dovere imperioso lavorare a realizzare le speranze
messianiche», predica nel 1879 l'ebreo E.A. Astruc in Entretiens sur le
judaïsme, son dogme et sa morale). Dell'instancabile impegno di Israele (il
vero Redentore sarà non un discendente di Davide, né un Re-Messia, né una
persona-Messia, sarà «non più un individuo, ma Israele trasformato in faro
delle nazioni, elevato alla nobile funzione di precettore dell'umanità, che
istruirà coi suoi libri come con la sua storia, con la costanza nelle prove
non meno che con la fedeltà alla dottrina», c'insegna, con Drumont, il Gran
Rabbino Michel Weil; «il popolo d'Israele, nel suo insieme, è rivestito di
una funzione specifica: deve preparare il mondo del tiqqun, riportare tutto
al proprio posto, e ha il dovere di riunire, raccogliere le scintille
disperse ai quattro angoli del mondo [...] A partire da Luria non si attende
più un movimento messianico determinato, legato a un Messia specificamente
designato; il Messia diviene il popolo d'Israele tutto intero. È il popolo
d'Israele, nel suo insieme, che con l'esempio si prepara a riparare la
frattura originaria. In questo contesto si comprende come la Redenzione
d'Israele, nel senso nazionale e politico del termine, sia stata vista come
una prospettiva molto concreta», concorda Rabbi Ouaknin). Del suo rinato
potere («non si può affermare con certezza se Isaia abbia pensato o no
all'apparizione di un Messia personale [...] Certo è però che, con o senza
un Messia-Re, gli ebrei costituiranno il centro dell'umanità, intorno al
quale si raggrupperanno, dopo la loro conversione, i non-ebrei. I popoli si
uniranno per prestare omaggio al Popolo di Dio. Tutte le ricchezze delle
nazioni passeranno al popolo ebraico; esse staranno al seguito del popolo
ebraico e si getteranno ai suoi piedi», conferma Rabbi Isidore Loeb, La
littérature des pauvres dans la Bible, 1892).
Condizioni, tutte, imprescindibili per la salvezza dei popoli («il giorno di
sabato saranno tutti congiunti in uno e tutti avranno un unico sabato»,
recita il Sefer ha-Temunah, "Libro della Figura").
Il tiqqun è capovolgimento gerarchico nelle cose terrene, eliminazione
dell'impurità dal mondo. Ed anzi, con più conseguente radicalismo, il tiqqun
non è tanto un miglioramento del mondo, quanto la creazione di un mondo
nuovo, di un mondo altro, ontologicamente diverso da quello conosciuto
dall'uomo negli infiniti millenni della sua storia. Di un mondo non situato
in uno spirituale Aldilà ma in un concreto Aldiquà: «Il Regno di Dio è la
comunità ventura, quella in cui tutti coloro che hanno fame e sete di
giustizia saranno saziati» (Martin Buber, Der heilige Weg, 1920).
Il Maestro talmudico dichiara infatti, conferma Rabbi Isadore Goodman
nell'eulogia rooseveltiana Man, Creator of God' Kingdom, "L'uomo, creatore
del Regno di Dio", che «"ogni cosa è in potere del cielo, eccetto la paura
del cielo" [Berakot 33b, oltre a Maimonide prefatore di Abot II 15 e Hilkhot
Teshuvah V 2/1]; ogni cosa è in potere del cielo, eccetto l'istituzione del
Regno di Dio sulla terra; questo dipende dall'uomo. Quando Dio creò l'uomo,
gli conferì il dono e il potere di creare veri mondi. E il "Regno del Cielo"
non è un atto di Dio, è l'unico atto lasciato all'uomo, è con gli atti
virtuosi dell'uomo, è coi suoi misfatti maligni, che il Regno viene creato o
rimandato».
Ed è ancora Buber, figura centrale del giudaismo novecentesco, «l'apostolo
dell'ebraismo presso l'umanità» (almeno a sentire il goy Enzo Bianchi,
prefatore de La leggenda del Baal-Shem), a porre nel punto focale dell'idea
messianica il concorso attivo dell'uomo alla redenzione in quanto partner di
Dio, del quale, in quanto «gemello» e controparte, ritiene immagine e
somiglianza (l'unica differenza tra i due, afferma l'antropologia giudaica,
è che l'uomo dorme, mentre Dio non dorme mai).
Uomo che trasforma la realtà («I filosofi hanno solo interpretato
diversamente il mondo; si tratta ora di cambiarlo», aveva cantato il Rabbino
Trevirense nel Manifesto del Partito Comunista), «co-worker of God,
cooperatore di Dio» per destino (così Samuel Cohon, docente di Teologia
Ebraica allo Hebrew Union College, ricalcando l'ex-Shaul di I Corinzi, III
9: «infatti noi siamo collaboratori di Dio»; per converso, Dio è il
«co-pilota» dell'uomo, predica nel febbraio 1999 su Moment, il più diffuso
mensile ebraico-americano non-confessionale, Rabbi Sherwin Wine, fondatore
del laicizzante Humanistic Judaism).
Fantasmatica giudaica, sottolinea David Noble, discesa nei secoli fino a
quella «co-creazione» non solo permessa ma imposta dall'Onnipotente agli
esseri umani (vedi lo schema millenarista di Gioacchino da Fiore, per cui
l'uomo diventa, attraverso la storia, partecipe della propria redenzione e,
di conseguenza, della ricostruzione della creazione per il compimento del
piano provvidenziale per l'universo; vedi il filosofo rinascimentale
Marsilio Ficino: «L'uomo agisce come vicario di Dio poiché domina tutti gli
elementi e li coltiva e, presente sulla terra, non è assente dal cielo»;
vedi il Bacone dell'Instauratio Magna e della Nuova Atlantide). Esseri umani
che sono gli ausiliarii, i co-esploratori, gli amministratori e i «gestori
della creazione di Dio» (vedi gli «ingegneri genetici», e più in generale i
tremila scienziati membri dell'American Scientific Affiliation, operanti,
recita il saggio di V. Elving Anderson, docente di Genetica all'Università
del Minnesota, scritto nel 1994 con Bruce Reichenbach, On Behalf of God,
"Per conto di Dio", per «cambiare la creazione in meglio»).
Espressioni ribadite dal Servus Jesus Reinhard Neudecker, doctor in
theologia a Monaco e Innsbruck e in philosophia allo stesso HUC, docente di
Letteratura Rabbinica al Pontificio Istituto Biblico: «Dio e Israele, in
quanto compartecipi o partner, sono legati l'uno all'altro. Insieme vanno in
esilio, insieme fanno ritorno», poiché: «Quando essi [gli israeliti] un
giorno ritorneranno dall'esilio, ritornerà, per così dire, anche la shekinah
insieme con loro, come è detto: "E ritornerà il Signore, tuo Dio, con i tuoi
deportati" [Deuteronomio XXX 3]» (in Mekhiltà de-Rabbi Ishmael Bo 14).
Identico delirio nel «grande» rabbino «italiano» Elia Samuele Artom: «La
funzione che Israele deve compiere è essenzialmente quella di preparare con
i suoi atti esemplari e disciplinati dalle prescrizioni della Torah la
venuta del tempo in cui tutti gli uomini riconosceranno di fatto quello che
si chiama malkut shamajim, Regno dei Cieli, cioè la sovranità dell'Unico
Dio, creatore, padrone e regolatore del mondo. Tale funzione può essere
adempiuta da Israele solo se esso vive come popolo libero e indipendente
nella terra che il Signore gli ha data [...] Così la redenzione d'Israele e
il rinnovamento spirituale del mondo sono, nel pensiero ebraico, elementi
l'uno dall'altro inscindibili» (in La vita di Israele, 1937, trionfalmente
riedito nel 1993).
«Si è detto» - conferma Rabbi Lawrence Hoffman, sottoscrivendo
l'insegnamento di Rabbi Morris Kertzer - «che è possibile riassumere
l'intero credo ebraico in queste tre parole: Dio, Torah, Israele. Come usano
dire i mistici, "Dio, la Torah e Israele sono un tutt'uno". Se perdiamo la
fede in uno qualsiasi di questi elementi, gli altri due periranno
velocemente. La realtà di Dio [il Dio della creazione, della rivelazione e
della redenzione], la virtù e le potenzialità di ogni individuo, l'eterno
patto che il Popolo d'Israele ha fatto con Dio e la guida, il conforto e la
saggezza della Torah, questi sono i fondamenti del nostro credo [...] Noi
siamo i partner di Dio. Dio ha creato un mondo fisico: il corso delle
stelle, le stagioni, l'ordinata crescita della natura, tutte le leggi della
fisica, della chimica e della biologia. Ma noi esseri umani possiamo
modellare le nostre stesse vite con comportamenti che creino un paradiso
sulla terra».
L'eredità dei Padri, la Terra Santa, la Città Eterna reintegrata sotto il
dominio di Israele, l'unità futura del genere umano, il Messia ed il Regno
sono un'unica, inscindibile realtà. L'indivisibilità di teologia e politica,
ben rileva Schalom Ben-Chorin, scaturisce dalla struttura stessa
dell'ebraismo; solo dalla Terra Promessa prenderà avvio la Redenzione
divina, processo impensabile senza l'abbattimento del Giogo delle Nazioni
(Shibud Malkhuta), senza la totale sovranità del Popolo Eletto (Am Segulah),
del Popolo Sacerdotale (Am Kohanim) sull'intera Eretz Israel: «Il re
messianico sorgerà nel futuro e restaurerà il regno di Davide nella sua
potenza di un tempo. Ricostruirà il tempio e radunerà i dispersi di Israele.
E tutti i precetti della legge torneranno ad avere vigore come un tempo. Si
offriranno sacrifici e si osserveranno nuovamente l'anno sabbatico e l'anno
giubilare secondo la legge, come è comandato dalla Torah. Chi però non crede
in lui o non attende la sua venuta, rinnega non solo gli altri profeti, ma
anche la Torah e il nostro maestro Mosè, perché la stessa Torah lo
testimonia [...] I sapienti e i profeti non hanno desiderato che il tempo
messianico giungesse per poter dominare il mondo o ridurre in loro potere i
pagani o per essere esaltati dai popoli, o per poter mangiare e bere a
sazietà, ma per poter trovare il tempo di studiare la Torah e la sua
spiegazione, e perché nessuno li potesse ostacolare in questo loro lavoro»
(Maimonide, Mishneh Torah XI e XII). ***
*** La redenzione dei Figli di Israele per il Mondo Avvenire avverrà,
secondo il tannaitico Rabbi Joshua su Esodo XII 42, la notte del 14 del mese
di Nisan-aprile, giorno nel quale gli ebrei furono liberati dalla schiavitù
egizia (la fine dell'Esodo viene celebrata istituendo la Pasqua dal 621
a.e.v.), mentre il suo rivale Rabbi Eliezer, basato su Salmi LXXXI 4-5, pone
l'epoca nel mese di Tishri-settembre: vedi Klausner su Mekhiltà, Bo', Pisha,
cap.XIV, 16b nell'edizione Friedmann.
Come che sia, il Nuovo Eden sarà chiuso agli «idolatri» e agli «ingiusti»:
«Il Giardino misura trecentomila anni. Laggiù vivono in pace tutto Israele e
i proseliti di rettitudine. Invece i giusti perfetti, i patriarchi del
mondo, i dieci martiri e coloro che sono stati provati dalle persecuzioni
religiose, che si sono dati alla morte per il Dio unico, tutte queste anime
risiedono in alto e ogni giorno scendono presso le anime dei giusti che si
trovano nel giardino dell'Eden [...] Su poltrone di gemme e perle con sedili
imbottiti essi siedono, inneggiando ed esaltando il Santo, sia Egli
benedetto, che dà vita ai mondi, e ognuno gode a propria misura dello
splendore della shekinah. Fra Questo Mondo e il giardino dell'Eden si trova
la spada che da fuoco rovente si tramuta in gelida grandine e da grandine in
tizzoni ardenti, affinché nessun uomo possa accedervi da vivo, come è detto:
"Pose a oriente del giardino di Eden i cherubini" [Genesi III 24]. La fiamma
della spada misura dieci anni, e quando le anime di Israele entrano nel
giardino dell'Eden si immergono in duecentoquarantotto fiumi di balsamo ed
essenza, poi vengono introdotte a godere dello splendore della shekinah,
ognuna secondo le proprie opere e la propria dottrina» (l'alto-medioevale
Midrash Konen su Proverbi XII 9: «Il Signore con la sapienza fondò la
terra»).
«Nei giorni del Messia [yamot ha-mashiah, in Berakot 12b]» - ribadisce il
midrashico Alfa Beta de-Rabbi Aqiba, certificando che «il Mondo Avvenire è
tutto di sabato» - «cadranno di bocca i denti di coloro che divorano la
ricchezza d'Israele, finendo lontani ventidue braccia, sì che tutti vedendo
diranno: Di quale colpa si sono macchiati, visto che gli cascano i denti di
bocca? E così sarà loro risposto: Poiché hanno divorato la ricchezza
d'Israele, che è santo al Signore, così come avviene per la prelevazione
dell'offerta: chiunque ne mangia viene destinato all'eliminazione, come è
detto: "Cosa sacra al Signore era Israele, primizia della sua rendita,
quanti la divoravano si rendevano rei, la sventura cadeva su di loro"
[Geremia II 3] [...] Quando giungerà il Messia per Israele scenderanno con
lui Mikael e Gavriel, principi delle schiere, principi santi e nobili, che
lotteranno con i malvagi dalle tre alle nove [sic!: mirabile precisione!],
uccidendo 19.000 miriadi di malvagi incalliti fra le nazioni del mondo,
com'è detto: "Scompaiano dal mondo i peccatori" [Salmi CIV 35]».
In ogni caso, «nel Mondo Avvenire [haOlam haBah o, all'inglese: the World to
Come] non si mangia né si beve, non c'è riproduzione della specie; ma i
giusti siedono con corone sulle loro teste, godendo della luce della
Shekinah, come è scritto [Esodo XXIV 11]: "E contemplarono Dio, poi
mangiarono e bevvero" [cioè: la visione di Dio sostituisce il mangiare ed il
bere]» (baraita Kallah Rabbathi, cap.II, la cui concezione è ripresa quasi
letteralmente da Berakot 17a, che aggiunge: «non ci sarà disbrigo di affari,
né gelosia, né odio, né liti»).
«L'idea messianica e l'idea apocalittica» - commenta puntualmente Sergio
Quinzio - «inseparabili secondo Gershom Scholem, rinviano al futuro e per
ciò stesso contestano escatologicamente l'ordinamento attuale del mondo,
facendo così cadere sugli ebrei l'accusa di essere dei pericolosi ribelli.
Dei ribelli e, insieme, degli uomini che per una stolta illusione vivono nel
futuro, anziché nel presente, e cioè vivono di una speranza assurda che
spesso li condanna all'insoddisfazione, all'isolamento, all'angoscia, alla
disperazione [...] Già in questa millenaria tensione ebraica tra presente e
futuro si celano le aporìe che noi vediamo oggi manifestarsi nell'idea di
progresso, l'idea che caratterizza nel modo più tipico, e addirittura
definisce, la modernità. La prospettiva del progresso ci sospende infatti
tra il presente, che viviamo sempre come inadeguato alla pienezza che
attendiamo, e un futuro che immancabilmente, commisurato alle nostre
aspettative, ci elude via via che sembra avvicinarsi alla trasformazione,
alla liberazione, alla salvezza, alla redenzione del nostro mondo e della
nostra vita».
Ed ancora: «Dire che a contare veramente è il futuro è dire che il tempo di
cui abbiamo fatto e facciamo esperienza - il passato e il presente - non ha
solida consistenza, non è sostenuto da nessun necessario immutabile logos.
Quello che nelle religioni e culture "pagane" è il cosmo, nell'ebraismo è la
storia, e la storia è totale contingenza, come è espresso già dall'idea
stessa di creazione. Totale contingenza e totale rischio. Il compito
dell'uomo non è più quindi di uniformare se stesso all'ordine delle cose,
alla "necessità dell'essere", ma di agire nel mondo per trasformarlo secondo
la promessa di Dio. Il fare diviene ben più fondamentale del sapere, del
rispecchiare cioè la realtà data, il cui "destino" è di essere superata (e
apocalitticamente negata) da quella del "nuovo eone" che deve venire. Il
pungolo essenziale alla trasformazione del mondo e all'operare dell'uomo per
questa trasformazione che è insieme opera di Dio e dell'uomo obbediente alla
sua Legge è questo, che sarà poi il lievito della modernità. In esso, la
vicinanza nel Patto e la cooperazione fra Dio e uomo, che erano già concetti
ebraici, finiscono per diventare, attraverso il cristianesimo che ha
annunciato la venuta dell'Uomo-Dio, l'opera divina dell'uomo. L'idea del
regno messianico diventa allora l'idea del progresso storico, l'idea del
regno di Dio diventa l'idea del regno dell'uomo».
Uomo guidato da tutti quei primi e maggiori Ammaestrati jahwisti, quei
Weltverbesserer, "Riformatori del Mondo", che vogliono impadronirsi del
potere per compiere quella redenzione che accadrà solo «alla fine dei
giorni», quei Dochakei haQetz, «Acceleratori della Fine», cui è compito
annunciare, perseguire, forzare l'Avvento del Regno: «Della missione degli
stessi ebrei e della loro posizione nel mondo, Filone di Alessandria ha la
concezione più nobile e ideale. Per quanto il cielo e la terra appartengano
a Dio, Egli ha scelto il popolo ebraico come Suo popolo eletto e lo ha
destinato al Suo servizio quale fonte eterna di ogni virtù [as the eternal
source of all virtues]. Gli israeliti hanno, secondo lui, preso su di sé il
grande compito di servire l'intera razza umana quali sacerdoti e profeti; di
partecipare ai popoli la verità e, soprattutto, la pura conoscenza di Dio. E
perciò il popolo ebraico gode della speciale grazia di Dio, che mai ritrarrà
da lui la Sua mano» (l'autore di The Jewish Question, 1894; segnaliamo che
la presunzione dell'elezione afferra anche i Fratelli Minori, vale a dire i
cristiani, che fin dal II secolo si autodicono «la parte aurea»
dell'umanità, «Israele di Dio», «popolo eletto», «popolo santo», «tertium
genus hominum, terza stirpe umana», etc.). ***
*** L'espressione «Acceleratori della Fine» è stupenda al pari degli ebrei
quali «sacerdoti dell'Eterno» (Isaia LXI 6), «cuore dolorante delle
nazioni», «i figli d'Israele per i quali fu mutata l'essenza delle cose ed
altre cose furono create ex novo» (il rabbino Jehudah ha-Levi autore del
Sefer ha-Kuzari, «una delle glorie dell'ebraismo medioevale»), «strumento
della giustizia divina [che] vendica l'onore dell'umanità oltraggiata» (Elia
Benamozegh), «medici dell'umanità» (Otto Rank, 1905), «Lehrer und Wegweiser,
maestri e guida per tutti i popoli» (Hoennicke, 1908), «redentori
dell'umanità» (Max Brod, 1915), «Messia dei popoli» (Gustav Landauer, 1917),
«esercito di Dio», «coscienza del mondo» e «specchio all'umanità» (Max
Ascoli, 1924), «gli avamposti più minacciati dell'umanità» (Joseph Roth,
1935), «i più perseguitati tra tutti gli esseri umani sulla faccia di questa
terra» (Israel Weisfeld, 1948), il «rappresentante vicario della sofferenza
umana» (Hermann Cohen), l'ebreo «custode di valori universali» per cui «se
un ebreo muore, la sua morte sarà per la causa della vita di ogni uomo;
nessuno può chiedere una ricompensa più alta» (Waldo Frank; «gli ebrei sono
un'Idea fatta carne»: Albert Cohen, ibidem), il popolo che «darà al mondo un
esempio del particolare: una nazione, che serve non se stesso ma
l'universale: la comunità degli esseri umani» (il teologo protestante
Reinhold Niebuhr, ibidem), il «popolo precorritore» (Clemens Thoma), i
«testimoni della luce divina» per «vocazione ontologica» (André Neher), i
«guardians of God's reputation in the world, guardiani del buon nome di Dio
nel mondo» (Edward Bristow). Infine, il Piccolo Popolo del francese Augustin
Cochin, i Nati Altrove (inorodtsy) della legislazione zarista.
Ed ancora: «Gli ebrei furono e sono i capi dove l'incondizionato si impone,
dove si fa piazza pulita» (Jakob Wasserman, Mein Weg als Deutscher und als
Jude, 1921), poiché «siamo la scommessa di Dio nella storia umana. Siamo
l'alba e il crepuscolo, la sfida e la prova. Com'è strano essere ebrei e
smarrirsi nei perigliosi compiti dati di Dio» (Abraham Joshua Heschel, The
Earth is the Lord's, «La terra è del Signore»), al punto da far dire a Chaim
Bermant, in The Encyclopedia of Judaism, con intollerabile legittima
impudenza, che «gli ebrei operano come visibile prova di una presenza
invisibile. Gli ebrei sono, perciò Dio è [The Jews are, therefore God is]».
Delirio propalato e vantato, in successione, dal super-rabbino «italiano»
Elia Benamozegh: «Per l'ebraismo il mondo è come una grande famiglia dove il
padre vive in contatto diretto coi figli che sono le diverse nazioni della
terra. Tra i figli c'è un primogenito che conformemente alle vecchie
istituzioni era il sacerdote della famiglia [...] Israele è il primogenito,
incaricato di insegnare e amministrare la vera religione dell'umanità di cui
è sacerdote. Questa religione è la legge di Noè: è quella che il genere
umano abbraccerà nei giorni del Messia e che Israele ha la missione di
conservare e fare prevalere a tempo debito» (in Israele e l'umanità, 1914) e
dai «francesi» Jean Izoulet: «L'idea dell'unificazione progressiva del globo
è un'idea in marcia. Ma essa è generalmente abbinata ad un'altra idea,
l'idea di pacifismo e di disarmo immediato e universale [...] C'è un'ultima
e prima religione, che non ha nulla di regionale e locale e che è presente
ovunque, una religione internazionale e intercontinentale, in una parola,
una religione planetaria. È il mosaismo d'Israele [...] Se Israele aspira
all'impero del mondo, ne ha tutto il diritto» (Paris capitale des religions,
ou La mission d'Israel, 1926) ed Elia Eberlin: «Israele compie instancabile
la sua missione storica di redenzione della libertà dei popoli, di Messia
collettivo dei Diritti dell'Uomo» (in Les Juifs d'aujourd'hui, 1927).
Ed egualmente, oltreoceano, il rabbino ricostruzionista Mordecai Menahem
Kaplan: «Come un individuo, il popolo ebraico ha un obiettivo dominante che
indirizza la sua esistenza, o funzione, e non dubita di essere lo strumento
più efficace per raggiungere questo obiettivo. Lo scopo della sua esistenza
in quanto popolo, come concepito dai nostri antenati in epoca biblica, è
chiaramente delineato chiaramente da Isaia XLIII 12. Così un passo dice:
"Voi sì, siete i Miei testimoni, che io sono Dio"; e un altro: "Questo
popolo ho costituito, per fare conoscere la mia grandezza [la Bibbia
Concordata ha: "Il popolo che mi son formato, narrerà le mie lodi"]" (XLIII
21)».
«Un'idea di questi profeti pastorali ad un tempo poeti e politici» -
commenta nel 1944 lo scrittore ebreo americano Waldo Frank - «fu che adorare
Dio significava praticare misericordia e giustizia per tutti gli uomini. Una
seconda idea, che la storia dell'umanità fosse la progressiva realizzazione
dell'amore, della Regola Aurea. Una terza idea, che ogni uomo e ogni donna,
qualsiasi fossero la loro razza o condizione, essendo figli di Dio,
possedessero una dignità sovrana, una responsabilità individuale, nella
realizzazione del piano divino di giustizia terrena. Così nacque, oltre due
millenni prima della scoperta dell'America, la Promessa Americana e la
Missione Americana. Allora si concepì, da un piccolo popolo di pastori e
contadini, l'idea di democrazia che vede oggi i suoi nemici incarnati nella
Germania e nel Giappone».
«Secondo le concezioni talmudico-rabbiniche» - aveva commentato fin dal 1886
l'«antisemita» Adolf Wahrmund in Das Gesetz des Nomadentums und die heutige
Judenherrschaft, "La legge del nomadismo e l'odierno dominio ebraico" - «il
cammino degli ebrei sulla terra è una guerra di conquista, non altro. Essi
si considerano soldati in marcia, che accampano nascosti o che operano
coperti da false bandiere - nel mezzo del nemico, sempre in attesa del
segnale di attacco [...] Il punto focale delle visioni e delle allucinazioni
semitiche, in particolare di quelle ebraiche, è l'incondizionato dominio
sugli altri, conquistato dagli ebrei con l'ultima cruenta svolta epocale, la
battaglia decisiva nella valle di Iosaphat (Gioele, II e IV): "E dopo questo
avverrà che io effonderò il mio spirito su ogni creatura e i vostri figli e
le vostre figlie profeteranno, i vostri vecchi avranno dei sogni e i vostri
giovani delle visioni [...] Gridatelo fra le nazioni, bandite una crociata
santa, svegliate i prodi, s'avanzino e salgano tutti gli uomini di
guerra"... alla battaglia nella Valle della Decisione, dopo la quale,
secondo i rabbini, s'aprirà il Regno messianico. Allora, secondo lo Jalkut
Shimoni, verranno i goyim sopravvissuti, leccheranno la polvere sotto i
piedi del Messia, cadranno sui volti e diranno: "Vogliamo servirti ed essere
servi dei Figli di Israele. E ogni israelita avrà duemilaottocento servi".
Gioele profetò intorno al 950 a.C, lo Jalkut Shimoni fu scritto due millenni
dopo, intorno al 1050; nell'appello che [nel 1860] il nostro contemporaneo
[Isaac Moïse/Aron dit Adolphe] Crémieux ha inviato al mondo per la
fondazione dell'Alliance Israélite Universelle si afferma: "Le venerabili
profezie dei nostri libri sacri si compiranno. Verrà il giorno in cui
Gerusalemme sarà casa di preghiera per le nazioni (unite sotto la signoria
di Israele), in cui le bandiere del monoteismo ebraico sventoleranno sui
lidi più lontani. Cogliamo ogni occasione! Grande è il nostro potere,
impariamo ad usarlo! Cosa dobbiamo temere? Non lontano è il giorno in cui le
ricchezze della terra apparterranno tutte agli ebrei (les richesses de la
terre appartiendront exclusivement aux Juifs)"».
Gli ebrei, conferma vigoroso Leon I. Feuer nel 1942, «had been chosen to
bear the yoke of His law, to be the vicars and witnesses of His truth upon
hearth, sono stati scelti per portare il giogo della Sua legge, per essere
vicari e testimoni della Sua verità sulla terra. Essi hanno la
responsabilità, da cui non possono sfuggire [an inescapable responsibility],
di preservare la religione giudaica, e furono determinati a farlo al prezzo
di sacrifici e senza compromessi».
Compito altissimo e unico, per il quale il dovere di Israele è di
conservarsi distinto dalle nazioni, non cercarne la conversione, perché,
virtuoseggia Elio Toaff, caporabbino in Roma, «noi non vogliamo che il mondo
sia tutto di ebrei, noi vogliamo che il mondo sia formato di uomini che
credono nel Dio unico, creatore del cielo e della terra. Questa è la
missione del popolo ebraico. Tale popolo si dice eletto non perché sia
migliore degli altri, ma perché è stato scelto per svolgere la missione di
portare tutti i popoli a credere nel Dio unico». ***
*** Il termine «eletto» è definizione di trimillenaria ascendenza, fin dal
dono cioè della Torah, alle prime luci del sesto giorno di Siwan, anno 2448
della Creazione, ovviamente un Sabato. Derivato dalla radice semitica bhr -
da cui il babilonese beh-ru, «scegliere, arruolare truppe» - il participio
passato ebraico b~hìr, «prescelto», viene sostituito nel linguaggio
religioso dall'aggettivo sostantivato b~h°r, «eletto». In verità, a definire
la missione dell'ebreo nel mondo, ancora più pregnante di Eletto è, a parer
nostro, il termine Arruolato.
Concetti ribaditi da Michael Wyschogrod, preside del dipartimento di
Filosofia al Baruch College dell'Università di New York: «Tradizionalmente
il popolo ebraico fu detto Knesses Israel, "Assemblea d'Israele". Non fu una
sommatoria di individui. La Knesses Israel fu l'interlocutore [dialogue
partner] di Dio. Fu il popolo ebraico nella sua totalità, che entrò nel
patto, visitò Dio, credette e fu incredulo, eletto e sofferente. Abbracciò
tutti gli ebrei, presenti, passati e futuri. Ogni ebreo fu ebreo in virtù
della partecipazione alla comunità. Nei punti cruciali della storia ebraica
fu questa comunità a compiere le scelte, a selezionare le opinioni. Fu essa,
la comunità cui si rivolsero i profeti, ma fu anche essa, quella da cui
uscirono i profeti [...] Il popolo circonciso d'Israele è l'oscura, carnale
presenza attraverso cui la redenzione si apre il cammino nella storia. La
salvezza si compie attraverso gli ebrei, perché la carne d'Israele è la
dimora della presenza divina nel mondo. È l'àncora carnale che Dio ha
affondato nel terreno della creazione».
Concludendo con un richiamo all'Anabasi l'opera The Eternal Dissent - A
Search for Meaning in Jewish History, "L'eterno dissenso - Indagine sul
significato della storia ebraica" - e dopo avere affermato che l'elezione
non è per Israele «un titolo o un encomio, ma un mandato etico [...] non una
condizione o uno stato, ma un ruolo [...] l'elezione è più di una vocazione,
è un cimento», Israele essendo stato scelto «quale entità etica e strumento
per i fini di Dio» - David Polish, direttore della Cornell University,
rabbino a Cedar Rapids/Iowa, fondatore del Temple Beth Emet di
Evanston/Illinois e presidente della Chicago Rabbinical Association,
aggiunge: «Questa [quella dei greci di Senofonte] è una storia davvero
eroica. Una storia immortale. La nostra è però la storia non di un esercito,
ma di un intero popolo, non di diecimila uomini, ma di miriadi; non di una
singola ritirata, ma di innumerevoli sconfitte; non di un tradimento, ma di
molti; della fuga non attraverso un solo paese, ma attraverso continenti e
continenti; di una prova durata non mesi, ma quattromila anni. Ma quando gli
ebrei si mossero, per lontani che potessero essere da casa, erano spinti da
una Voce Interiore: "Banim atem L'Adonoy, Siete i figli di Dio"».
«To be Jewish means to be chosen, or it means nothing at all» - ribadisce
con forza il lettore di Moment E.A. Addington contro ogni pur
benintenzionato tentativo di trovare al giudaismo una dimensione laica -
«Essere ebrei significa essere eletti o non significa nulla; ed essere
eletti deve significare essere scelti da qualcuno, per fare qualcosa [...]
Ciò che fondamentalmente definisce il popolo ebraico non è una storia
condivisa o un'esperienza culturale o il "destino sociale" (qualunque cosa
ciò voglia dire), ma piuttosto l'onore e il fardello di essere chiamati,
trascelti tra l'intera umanità, per proclamare al mondo l'esistenza e la
santità di un unico Dio vero e vivente. Spogliato da questo scopo divino, il
giudaismo diventa nulla più che uno stupido anacronismo, un club etnico e
sociale bizzarro/antiquato [quaint] ma fondamentalmente privo di scopo, con
pretese morali e filantropiche».
«Sono un ebreo appassionatamente laico e agnostico» - concorda su altro
registro nel maggio 1992 l'attore Richard Dreyfuss (il co-protagonista di
Jaws, «Lo squalo» di Steven Spielberg, 1975), intervenendo ad una raccolta
di fondi degli American Friends of the Israel Museum of the Diaspora - «che
crede sinceramente che gli ebrei sono il Popolo Eletto, come è detto. Credo
che siamo scelti per redimere la condizione umana [I believe we are chosen
to illuminate the human condition]. La nostra etica è la vittoria più grande
dell'umanità».
«La storia ebraica» - ribadisce l'ex-«tedesco» dottore in legge W. Gunther
Plaut, Senior Rabbi del torontico Holy Blossom Temple e one of Canada's best
known rabbi-authors - «in tutte le sue manifestazioni riflette un solo tema,
o meglio, una sola convinzione: Israele fu il popolo scelto da Dio. La
storia ebraica fu tracciata fin dai giorni di Abramo. I suoi discendenti
furono numerosi come la sabbia del mare e saranno una benedizione per
l'intera umanità. Attraverso epoche di speranza e disperazione, di agonia e
vittoria, questa antica promessa fu vista chiaramente e gli storici del
popolo ne registrarono fedelmente il lento ma inevitabile compimento. Se
Israele è fedele, il piano di Dio giungerà a compimento; se Israele diviene
davvero "un regno di sacerdoti ed un popolo santo", il mondo intero vedrà la
salvezza»; ma ciò, solo con la «missione dinamica», col concorso attivo,
«perché non fu abbastanza essere il popolo della Sua scelta, amato e punito
come nessun altro. Non è abbastanza essere un oggetto, neppure d'amore.
Bisogna essere un partner attivo, nelle imprese umane come in quelle divine.
Se Israele ha bisogno di Dio per marcare il proprio destino, altrettanto Dio
ha bisogno di Israele per realizzare i Suoi piani».
«Non sta a te finire l'opera, ma non sei neppure libero di sottrartene»,
sprona Rabbi Tarfon in Abot II 21 (e Pirqe Abot II 19/16). L'uomo infatti,
concorda il fondatore del cristianesimo - il nabi la-goyim, «profeta delle
nazioni», l'ex Rabbi Shaul in piena sintonia coi farisei e con la «quarta
filosofia» di Giuda il Galileo - non è condannato all'attesa né tenuto alla
contemplazione: «Sappiamo che tutta la creazione geme e soffre i dolori del
parto; ma attende la sua liberazione da noi, che siamo i primogeniti dello
Spirito» (Romani VIII 22-23, come citato da Benamozegh). Mosso dalla
kavannah - l'«intenzione» che, secondo il Talmud, deve accompagnare
l'adempimento dei precetti, l'«anima dell'azione» - l'uomo deve muoversi ed
operare con le proprie forze, deve attivarsi ed agire, poiché, come insegna
la mistica dello Zohar, ogni «accadere superiore» necessita di uno stimolo
da parte dell'«accadere inferiore».
Concetto sviluppato due millenni dopo dal «francese» Edmond Fleg né
Flegenheimer: «Sono ebreo perché per Israele il mondo non è finito, lo
finiscono gli uomini; sono ebreo perché per Israele l'uomo non è creato, lo
creano gli uomini» e, nuovamente, da Buber: «Il teologumeno ebraico
centrale, non formulato, non dogmatico, ma che fa da sfondo e coesione a
tutta la dottrina e profezia, è la credenza nella partecipazione dell'azione
umana all'opera di redenzione del mondo» (Das messianische Mysterium,
conferenza tenuta a Berlino il 6 aprile 1925).
Redenzione che potrà presentarsi - dopo le catastrofiche Doglie che
porteranno il mondo sulla soglia della distruzione - solo quando sarà
crollata ogni barriera tra i popoli. Popoli infine riuniti, dopo il
tormentato cammino della Storia, sotto un Unico Governo Mondiale,
precisamente sotto il Governo dell'Unico Dio e la Signoria di Israele:
«L'Europa Occidentale e l'Europa Orientale diverranno federazioni di stati
autonome con un regime socialista e democratico. Tranne l'URSS, stato
federato eurasiatico, gli altri continenti si uniranno in un'unica alleanza
mondiale, e questa disporrà di una forza di polizia internazionale. Tutte
gli eserciti saranno aboliti e non ci saranno più guerre. A Gerusalemme le
Nazioni Unite - le vere Nazioni Unite - edificheranno un santuario dei
Profeti che coadiuverà l'unione federale dei continenti; là siederà la Corte
Suprema dell'Umanità, che comporrà tutte le controversie e le dispute che
sorgeranno nella federazione dei continenti, come profetizzato da Isaia» (il
«laico» Ben Gurion, capo del governo israeliano, ad Amram Ducovny, sul
settimanale Look, 16 gennaio 1962, riportata in David Ben Gurion - In the
own words, 1968 e in Hans Schmidt, End Times / End Games, 1999).
Quando fra tre decenni l'attuale Sistema sarà crollato - e sarà un crollo
totale come fu per le Twin Towers del World Trade Center - sotto le proprie
contraddizioni, in primo luogo economico-produttive prima che di politica
internazionale, sarà quindi facile anche per l'uomo della strada accorgersi
che nel Novecento sono state scagliate contro l'Europa, da parte di un
potere all'inizio sfuggente ma via via più palese in quanto uscito sempre
più allo scoperto, quattro guerre. Palesi e classiche le prime due, e cioè
la Grande Guerra e il Secondo Conflitto mondiale. Assolutamente non
convenzionali le due altre: la Colpevolizzazione Olocaustica, tesa a creare
nuovi paradigmi storici e martellanti immaginarii esistenziali, e quindi a
plasmare nuovi cervelli, e l'Invasione Terzomondiale. ***
Invero, la questione della «immigrazione» terzomondiale verso il ricco «Nord
del mondo», in particolare verso l'Europa, è oggi non solo uno tra i più
aspri problemi che agitano la pubblica opinione - un'opinione disorientata,
frastornata, irretita e conculcata dai detentori del potere, dai loro
ideologi e da ogni maestrina demo-umanitaria, un'opinione che considera,
inquieta, i singoli alberi senza accorgersi che sono parte di una foresta -
ma è, semplicemente, il problema capitale del nostro tempo. Quello la cui
soluzione, seppure parziale, potrà o non potrà permettere la soluzione di
ogni altro problema. Da quello primario dello sfacelo etnico delle nazioni,
in particolare delle nazioni europee, a quelli di un corretto vivere
sociale, della disoccupazione e di una più equa produttività industriale,
fino a quello della salvezza dell'intera natura.
*** Usiamo i termini «terzomondiale» e «Terzomondo» non tanto nel senso
stretto, coniato nei primi anni Cinquanta, di paesi «non allineati» o «in
via di sviluppo», quanto comprendendo anche la Turchia e i frammenti dell'ex
Secondo Mondo comunista, in particolare quelli più disastrati
dall'implosione del Radioso Avvenire: Albania, Romania e Jugoslavia.
Aspetto, quindi, la questione dell'invasione scagliata contro l'Europa da
quasi un ventennio, di discrimine assoluto, non patteggiabile. Aspetto che
separa e sempre più nettamente separerà gli individui, le analisi e le
proposte politiche, le visioni del mondo.
Da una parte coloro che individuano nella riconquista dell'identità
nazionale e della sovranità statuale l'unica possibilità, e sottolineiamo:
possibilità, di sopravvivenza dell'Europa - di se stessi, della memoria dei
Padri, del futuro dei figli, di una trimillenaria cultura e di un
irripetibile ambiente naturale - nonché, inscindibilmente intrecciata,
l'unica possibilità di una più naturale, vale a dire: morale, organizzazione
delle relazioni tra le nazioni.
Dall'altra coloro che, pervasi da allucinata incapacità di capire o da poco
celata malafede, cavalcano impostazioni concettuali scaturite da una
trimillenaria visione religiosa estranea all'ethos e agli interessi europei.
Visione che, nutrita dalla più perversa volontà di mutare lo statuto
ontologico del mondo - dell'uomo come della natura - sta portando l'intero
pianeta - popoli e natura - nel caos e nella disperazione.
* * *
I pretesti per l'invasione
A parte la maligna volontà dei più conseguenti liberali, quelli che
propugnano la politica della «porta aperta» in nome del buonismo universale
e del diritto cosmopolitico, *** e dei più conseguenti liberisti, quelli che
rigettano ogni restrizione alla circolazione di merci, capitali, bestie e
uomini, *** nel campionario degli invasionisti questi sono i pretesti più
abusati:
*** Come ha fatto nelle tesi elettorali radicali del 16 aprile 2000 la
mondialista filo-droga filo-aborto filo-invasione (il tutto:
droga-aborto-invasione, ovviamente, «legale») Emma Bonino, commissaria
dell'Unione Europea: «L'immigrazione non è una minaccia da cui noi dobbiamo
difenderci con la forza né una disgrazia di altri da affrontare con la
solidarietà e la carità [...] poiché molti sono i paesi prigionieri di una
povertà estrema, ed è un diritto inalienabile di ogni essere umano fuggire
la povertà e trovare, dove può, un lavoro per salvaguardare la dignità
propria e della propria famiglia».
*** Tra i mille, vedi l'Innocenzo Cipolletta boss confindustriale e adepto
Bilderberg Group: «Fissare un tetto, indicare numeri precisi ha il sapore
del mercato degli schiavi. Se crediamo fino in fondo alla globalizzazione,
il discorso non deve valere solo per le merci: lasciamo che le persone
circolino liberamente, entrino ed escano dai nostri confini. Vedrete che
l'intera società ne trarrà enormi vantaggi», in Zuccolini R., Cipolletta:
ampliamo gli ingressi, il mercato assesterà domanda e offerta, «Corriere
della Sera», 8 dicembre 1998, concetti ribaditi in Zuccolini R., Cipolletta:
aboliamo i limiti di ingresso per i lavoratori, «Corriere della Sera», 30
marzo 2000.
punto 1. Il mitico arricchimento culturale ed umano - ad esempio, la quaedam
de populo Ornella Rota: «i flussi migratori rappresentano un'inestimabile
risorsa sia per il Paese d'origine, sia per il Paese d'arrivo» - aspetto
assolutamente soggettivo, argomento malposto e oggettivamente sconsiderato.
Inoltre, all'ultimo Alain De Benoist, il più noto teorico dell'esiziale
«multicomunitarismo» o «etnopluralismo» o «antirazzismo differenzialista»
(vale a dire, della presenza dei gruppi etnici più vari all'interno di uno
Stato), e all'insonne scrivano fiorentino Marco Tarchi, già suo allievo
neodestrorso («Occorre reagire positivamente [all'invasione migratoria],
portando al centro del dibattito delle idee l'idea di una coesistenza delle
specificità che è l'unico ragionevole punto di mediazione fra la disordinata
insorgenza degli egoismi individuali, tribali o nazionali e il panorama
avvilente di una società globale dove lo scambio fra aggregati umani,
perdendo i suoi residui connotati simbolici, culturali e religiosi, sia
ridotto a mera competizione fra risorse materiali e fra opposte aspettative
di potere»),
si aggiunge, per nulla originale, ma in linea con l'ecumenico parroco don
Luigi Calonghi, promotore di un «tempio» per i sikh a Pessina Cremonese
(«L'importante è pregare il buon Dio, non importa se a farlo sono fedeli di
altre religioni. Anche il papa ha pregato a fianco di esponenti di altri
credo religiosi»), persino l'«anticonformista» Massimo Fini, rampognatore
delle manifestazioni anti-invasioniste della Lega Nord scoppiate
nell'ottobre 2000 contro l'erezione di moschee in Lombardia: «Ora che sta
con Berlusconi, Bossi deve marcare la sua identità. E si butta su una
xenofobia inaccettabile. Una cosa è regolamentare i flussi degli immigrati,
un'altra è dire: tu no, perché sei musulmano. [Il politologo Giovanni]
Sartori dice che l'Islam ha differenze troppo forti? Meglio, anche a New
York c'è Chinatown. E da noi il diritto alla diversità è già riconosciuto
agli ebrei: perché non dev'esserlo all'Islam? Viva le identità. Altrimenti
si diventa una società monoetnica, di uomini tutti uguali [sic!]»... come se
ci fosse al mondo un paese variegato, articolato, individualista ed anzi
diviso più dell'Italia!
In realtà, affinché coesistano le specificità - a prescindere ovviamente
dalla buona volontà e dalla predisposizione dell'Altro - non occorre certo
importare milioni di alieni. Per un «assaggio di interculturalità» (così
l'invasionista Vaifra Palanca, firmataria di una Guida al pianeta
immigrazione per i comunistici Editori Riuniti) basterebbe aprire qualche
ristorante tipico, sicché il suddito del Sistema, già fruitore di hamburger
e Coca-Cola, possa apprezzare l'esotico riso al curry e non solo l'italica
pizza, le tortillas invece delle piadine e della pastasciutta, il kefta alla
marocchina invece degli agnolotti, le code di rondine oltre all'ossobuco
alla milanese, il kebab piuttosto che il gorgonzola.
punto 2. Le migrazioni ci sono sempre state. Ribatte Giovanni Damiano: «Come
se fossero equiparabili gli spostamenti di popoli in un mondo pressoché
disabitato, con enormi estensioni di terre libere da presenza umana e con
poche comunità già completamente stanziali e sedentarie, e la situazione di
oggi, con un pianeta in larga parte addirittura sovrappopolato»!
Sulla stessa falsariga, ma con espressioni di pesante «discriminazione»
anti-islamica in favore di immigrati di fede cattolica come sudamericani,
filippini ed eritrei, persone «culturalmente compatibili» - espressioni che,
non fosse un'Eminenza Porporata, varrebbero all'autore, malgrado l'assoluta
rispondenza al reale, *** le attenzioni liberticide della Legge Mancino: per
molto meno era stato colpito sette anni prima il Fronte Nazionale - tuona il
14 settembre 2000 il cardinale di Bologna Giacomo Biffi, tosto attaccato dal
sinistrume di ogni risma, laica come religiosa e papa polacco compreso: «I
criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solo economici e
previdenziali. Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l'identità
della nazione. L'Italia non è una landa disabitata, senza storia e senza
tradizioni, da popolare indiscriminatamente [...] Io dico che non esiste un
diritto di invasione. Lo Stato italiano può ammettere chi vuole, giusto? E
se vuole assicurare il benessere e l'identità del popolo italiano è meglio
che faccia bene i suoi conti».
*** Oltre al dovere di sterminare i pagani ovunque si trovino, permettendo
nella Dar al-Islam un'esistenza, di secondo ordine, solo agli adepti del
Libro (ebrei e cristiani, con aggiunti gli zoroastriani), non dimentichiamo
il dovere, per i Sottomessi (muslim: musulmani), di soggiogare il mondo.
Ovviamente, al fine di ridurre, se pure non di eliminare, la Dar al-Harb, la
"Casa della Guerra", e cioè popoli e Stati non ancora convertiti.
E tuttavia il politically incorrect Biffi - attaccato senza conseguenze non
solo dal Wall Street Journal, ma anche da cristiani ecumenici quali
monsignor Riboldi, don Ciotti, don Mazzi, gli adepti Caritas e Comunità di
Sant'Egidio, i politici del Partito Popolare Italiano Castagnetti, Zecchino
e Toia, etc. - non esce indenne dalla polemica. Il 28 ottobre 2000 l'agenzia
Corrispondenza romana riporta, unica fra i tanti organi di «informazione»,
che il porporato è stato denunciato, sulla base della Legge Mancino, per
«istigazione all'odio, al razzismo, alla segregazione razziale e alla
discriminazione religiosa» da tale Habib Ben Sghaier, presidente di una tale
Associazione Comunità Straniere. La medesima denuncia sulla base della
Mancino viene firmata da don Vitaliano della Sala, personaggio già
intruppato nella marcia per l'orgoglio gay tenutasi a Roma nel luglio
precedente. Esattamente un anno dopo, il sinistro sacerdote è - col medico e
miliardario cattolico Vittorio Agnoletto e col capo delle Tute Bianche Luca
Casarini, boss dei Centri Sociali veneziani, stipendiato RAI e
dell'invasionista ministra neocomunista per la Solidarietà Sociale Livia
Turco, nonché persecutore dello studioso olorevisionista Franco Damiani,
insegnante a Mestre - tra i principali istigatori «intellettuali» della
contestazione del convegno del cosiddetto G8, aperto a Genova il 20 luglio e
partecipato dai capi di governo o di Stato dei più ricchi otto paesi (USA,
Giappone, Germania, Francia, Inghilterra, Italia e Canada, appendicizzati
dalla Russia).
Recitata da una congerie di gruppi sé-dicenti «anti-global», la cruenta
contestazione ai «potenti della terra» (ma non ai burattinai nascosti) non
solo permette ai mondialisti «di destra» di proporsi al cittadino-medio come
individui «responsabili» aggrediti da violenti criminali «di sinistra», ma
offre, ai primi come ai secondi, un'eccellente vetrina propagandistica. Ai
primi, che possiamo definire Globalisti Alti o Plutocratici, serve per
proporsi al cittadino-medio come la consacrazione del governo mondiale
in-carne-ed-ossa (troppo lontano e disincarnato è l'ONU), distinto,
comprensivo, pacato e pieno di buona volontà verso il Terzomondo (impagabile
la sfilata di un pugno di capi di governo e di Stato negri o di altro
colore), al quale si condonerebbero briciole di debito. Ai secondi, che
potremmo definire Globalisti Bassi o Lerci, permette non solo di sfogare
nella violenza (esercitata non contro i Potenti, ma contro il
cittadino-medio e le forze di polizia) le infinite frustrazioni dovute al
crollo di ogni loro ideale, ma anche di continuare ad illudersi di
costituire l'alternativa ai primi... quando ne sono solo la stupida massa di
manovra. In effetti, non vediamo come tali utili idioti si possano
pretendere «antiglobalisti» sbraitando, ovviamente in inglese, swahili
mondialista par excellence, e magari ingurgitando à la Casarini cocacola ed
hamburger, slogan come «no borders, no nations, niente confini, niente
nazioni», ben accetti, e magari proprio da loro coniati, ai think tanks del
G8. Che senso ha avversare gli aspetti economici della globalizzazione,
quando se ne condivide il progetto sociale-culturale-politico?
Osserva Marcello Veneziani: «A vederli, gli antigiottini sono la sinistra in
movimento: anarchici, marxisti, radicali, cattolici ribelli o progressisti,
pacifisti, verdi, rivoluzionari. Più contorno iconografico di Marcos e Che
Guevara. Poi ti accorgi che nessuno di loro mette in discussione il Dogma
Globale, l'interdipendenza dei popoli e delle culture, il melting pot e la
società multirazziale, la fine delle patrie. Sono internazionalisti,
umanitari, ecumenisti, globalisti. Anzi, quanto più sono estremisti e
violenti, tanto più sono internazionalisti e antitradizionalisti. Ovvero più
contestano la globalizzazione, più condividono il suo fine ultimo. Del resto
il Manifesto di Marx ed Engels è uno schietto elogio della globalizzazione,
a opera della borghesia e del capitale, che spezza i vincoli territoriali e
religiosi, etnici e familiari, e libera dalla tradizione. E nei vertici
precedenti i leader dei Paesi industrializzati erano quasi tutti di
provenienza progressista, se non sessantottina. Da Clinton ai leader
nostrani, che sognavano di trasformare il G8 in Ulivo planetario. E allora
dove sono i veri nemici della globalizzazione? Sono a destra, cari miei. È
là che non da oggi si avversa il mondialismo e l'internazionalismo, la morte
delle identità locali e nazionali. Tra i conservatori e i nazionalisti, tra
i tradizionalisti e gli antimoderni, ma anche nell'ambito della nuova destra
di Alain de Benoist e di Guillaume Faye, come dei movimenti localisti e
populisti. C'è una ricca letteratura di destra che da tempo critica
radicalmente la globalizzazione e i suoi esiti: il dominio della tecnica e
dell'economia finanziaria a danno della politica e della religione. A Genova
dunque si consuma un paradosso: pochi uomini di destra, tra agricoltori,
artigiani e tradizionalisti, contesteranno il G8 in modo debole e marginale
ma con scopi forti e radicali. E molta gente di sinistra contesterà, in modo
radicale, una globalizzazione che in fondo condivide».
E lucido è anche l'ebreo americano Michael Hardt, co-autore, col sinistro
intellettuale italiano Toni Negri, di Empire, «Impero», summa
teorico-politica del movimento «no-global» pubblicata dalla Harvard
University Press, la casa editrice di uno dei massimi centri forgiatori di
cervelli per il Sistema: «Contrariamente a ciò che dicono molti massmedia,
queste proteste non sono rivolte contro la globalizzazione in generale, ma
contro l'attuale forma di globalizzazione, dunque a favore di una
globalizzazione alternativa, che abbia come caratteristiche fondamentali
l'uguaglianza e la democrazia. Per quanto riguarda l'uguaglianza, viviamo in
un mondo con disparità sempre più profonde tra ricchi e poveri: è questa
disparità che va sanata. Immaginare i meccanismi di una democrazia globale è
più difficile. L'idea moderna della democrazia, infatti, era pensata e
praticata nello spazio nazionale; sul piano globale la democrazia va
inventata di nuovo» (corsivo nostro).
Egualmente l'anarco-marxista Negri il 30 luglio, allucinato sul Corriere
della Sera, il più diffuso quotidiano italiano (del supercapitalista Gianni
Agnelli è anche la Rizzoli, editrice del volume): «Lo Stato-nazione è sempre
stato un nemico, e io considero la globalizzazione come un effetto dei
movimenti operai, delle lotte anticoloniali e anche delle battaglie contro
il socialismo reale avviate a partire dagli anni Sessanta [...] Lo
Stato-nazione non è più adatto al controllo dei movimenti di classe, e
dentro questo nuovo spazio il regime capitalista troverà difficoltà sempre
più grandi [...] Il popolo è un concetto creato dallo Stato capitalista, un
concetto che abbiamo sottoposto a una critica feroce: è la moltitudine
ridotta a partecipare a quello Stato. E il nome di nazione è una sua
estensione, melmosa e schifosa. La patria, poi, è aborrita [...] milioni di
persone sono morte in suo nome: le lotte operaie per fortuna ci hanno
liberato della patria e della nazione. Si spera che non compaiano mai più.
Per questo l'Impero è benvenuto [...] Perché se Dio vuole c'è la
globalizzazione». In effetti, gli unici veri antagonisti del Sistema, gli
unici radicalmente alternativi ai processi di mondializzazione, gli unici
veri nemici del globalismo sono i «razzisti» e i nazionalisti.
punto 3. Anche l'Europa fu terra di emigrazione, per cui esisterebbe un
obbligo verso i nuovi «poveri». In primo luogo, l'essere stati emigranti,
lungi dal costituire un vanto e non una perdita e una vergogna per la
comunità di origine, non può essere fonte di alcun obbligo, né morale né
giuridico, soprattutto per chi, non essendo emigrato, è rimasto in Europa
continuando a portare il proprio contributo alla comunità nazionale, ad
esempio vivendo le terribili crisi dei conflitti mondiali. Inoltre, non è
proprio l'ideologia liberale a considerare «responsabili» gli individui e
non le collettività? A «pagare» per l'emigrazione degli italiani di un
secolo prima dovrebbero essere gli italiani di oggi, magari neppure
imparentati coi primi? Si invertirebbe il concetto olocaustico
helmutkohliano di «grazia della nascita tardiva», sostituito da quello di
«colpa della nascita tardiva»?. In secondo luogo, non si risolverebbero
certo i problemi della miseria di miliardi di uomini facendosi invadere da
qualche decina di milioni di individui invece di cercare, da un lato,
soluzioni congrue nei loro paesi e di ridurre, dall'altro, il mortifero
standard di vita dell'Occidente. In terzo luogo, assurdo è comparare
situazioni storiche nelle quali, ad esempio, la costruzione di una strada
richiedeva l'impiego per mesi di centinaia di uomini, con situazioni nelle
quali quello stesso lavoro viene svolto oggi in pochi giorni da macchinari
serviti da qualche decina di tecnici.
punto 4. Gli immigrati sono una risorsa economico-sociale. Ma certo, e
precisamente per i settori produttivi praticanti il lavoro nero, per gli
industriali che comprimono il costo del lavoro o evitano la modernizzazione
degli impianti, per il parassitismo affaristico dei produttori di merce
contraffatta (oggi nazionali, domani planetari), di irresponsabili
affittuari, dei costruttori di «alloggi sociali per immigrati» a spese dello
Stato, per gli insegnanti e per chiunque ruoti intorno all'indotto
migratorio, illegale o legale che sia. Si pensi anche solo al giubilo di
Luigina Giliberti: «Arriva dall'Africa e "salva" la scuola - Un bambino dal
Marocco e una ragazzina di Abbadia Lariana salvano la 1a media di Lierna. La
classe, che rischiava d'essere soppressa per carenza di alunni, raggiunge
ora il numero quindici previsto dal Provveditorato agli studi. Non resta che
attendere il ritiro della soppressione e il ripristino della classe»!
Ancora più fiera, nel febbraio 2000 la scuola media genovese «Baliano»
totalizza 80 allogeni sui 110 iscritti e vanta il primato della classe I A,
composta per il 100% da non-italiani, facendo esultare il provveditore agli
studi Gaetano Cuozzo: «Siamo una città multietnica, e quella classe è la
dimostrazione dell'avvenuta integrazione a Genova tra popolazione e
immigrati». Inoltre, se nel 1996 gli studenti stranieri erano in Italia
60.000 su una popolazione scolastica globale di sette milioni e mezzo, nel
2000 erano già 140.000, cioè più del doppio, mentre nel 2016 toccheranno, a
fronte del calo degli italiani, i 500.000.
Inoltre, gli invasori sono una risorsa economico-sociale per le sinistre in
attesa di garantirsi un illusorio bacino elettorale e una rivalsa
psicologica per il loro miserabile fallimento storico-esistenziale, per le
Chiese alla ricerca di presunti nuovi fedeli per fronteggiare il calo
dell'«affezione» europea, per la criminalità organizzata che gestisce una
manovalanza a basso costo, praticamente «invisibile», non controllabile
dagli organi di polizia e facilmente rimpiazzabile.
Quanto alla «utilità» degli immigrati, il politologo liberale Giovanni
Sartori continua, sfiorando il terribile problema della predominanza
dell'economia sull'etica e su ogni altro aspetto della vita associata e dei
rapporti con la natura: «Sì, è ovvio che gli immigrati servono. Ma servono a
tutti, indiscriminatamente, per definizione? È altrettanto ovvio che no. E
dunque gli immigrati che servono sono quelli che servono. Davvero una bella
scoperta. A parte il fatto, soggiungo, che la formula dell'"immigrato utile"
soffre di due gravi limiti. Intanto, chi è utile a breve, è utile anche a
lungo? E poi, secondo, il problema non è soltanto economico. Anzi, dirò nel
libro, è eminentemente non-economico. È preminentemente sociale ed
etico-politico. Senza contare che anche l'utile economico può avere, e
spesso ha, esternalità [!] "disutili", esternalità nocive. E dunque che
l'immigrato possa risultare benefico pro tempore per l'economia, nulla
dimostra fuori dall'economia e su quel che più conta: la "buona
convivenza"».
Non è poi lecito prescindere dagli effetti morali della violenza, dal
dolore, dall'ansia e dalla paura dei cittadini angariati dagli invasori ed
irrisi proprio da coloro che dovrebbero tutelarne la sicurezza: politici,
magistratura e polizia, effetti che agiscono in modo dissolvente sul vivere
civile. Da un lato agevolando quando non promuovendo strutture criminali
sempre più radicate e spavalde sia sull'intero territorio che in sempre più
numerose «zone franche» nelle quali temono di entrare financo le forze
dell'ordine (emblematici il quartiere San Salvario a Torino, la zona
portuale a Genova o il quartiere Esquilino a Roma, o, per la Francia, le
allucinanti periferie e gli agglomerati abitativi della cintura parigina),
dall'altro aggravando l'impotenza e incentivando il pluridecennale
disimpegno sociale degli italiani, la cinquantennale chiusura nel proprio
«particulare».
Quanto alla piatta «utilità economica», nel conto del dare-avere va
conteggiata la «disutilità» prodotta dai crimini compiuti, dagli uccisi e
dai feriti, dalle lesioni prodotte alle vittime con aggravio dei costi e
delle strutture sanitarie, dalla perdita della produttività lavorativa
dovuta ai ricoveri ospedalieri e ai periodi di malattia, dai furti, dalle
rapine, dai vandalismi nelle abitazioni e dalle conseguenti misure per
riparare o prevenire (con guadagno, certo, oltre che degli avvocati, dei
benemeriti produttori di antifurti, dei fabbri e dei facitori di opere
murarie e falegnameria). Ed egualmente, se pensiamo che un detenuto costa
quotidianamente allo Stato 550.000 lire e che a fine 2000 gli stranieri sono
un terzo dei detenuti, sfiorando le ventimila unità, vanno conteggiate, a
prescindere dai costi e dalle migliaia di ore sprecate in udienze
giudiziarie sempre più impotenti e kafkiane, le migliaia di miliardi di lire
spesi per il mantenimento, assolutamente inutile in quanto per il 99% non
redentivo, di una sempre più folta popolazione carceraria allogena.
punto 5. Vista la denatalità europea, sono una risorsa biologica. Come se
l'afflusso di altri patrimoni genici andasse a tutelare il patrimonio genico
europeo e non contribuisse invece ad accelerarne la scomparsa! Come se
l'«ecatombe demografica» degli europei, da sempre irrisa e voluta da tutti
gli antifascisti e da tutti gli «umanitari», non potesse venire contrastata
e invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie! Come se
un'ipotetica supernatalità europea di per sé riducesse o annullasse la
pressione alle frontiere, pressione che ci sarebbe sempre in quanto nata
dall'irresponsabile esplosione demografica del Terzomondo!
Criminale è poi l'ammonimento lanciato, attraverso il «francese» Joseph
Alfred Grinblat, dall'ONU all'Europa nell'aprile 2000: per risolvere «in
modo indolore», cioè senza tagli alle pensioni né aumenti degli anni
contributivi, i problemi creati dalla denatalità - cioè dallo «spopolamento
programmato [sic!] del continente», come si lascia sfuggire Laurence
Caramel - entro il 2025 il Vecchio Continente dovrà accogliere 159 milioni
di invasori. In particolare la Germania, l'Italia e la Francia,
rispettivamente, 44, 26 e 23 milioni.
Identico incitamento al suicidio, sulla base di identiche considerazioni,
quello lanciato nel successivo novembre a Bruxelles, presentando alla
Commissione Europea il primo Rapporto sulla situazione del «razzismo» in
Europa, da Jean Kahn, già presidente della sezione francese del World Jewish
Congress e del Congresso Ebraico Europeo, nella veste di presidente
dell'Osservatorio Europeo sui Fenomeni Razzisti e Xenofobi: «L'Europa ha
bisogno di immigrazione per svilupparsi. Si parla di cinquanta milioni di
nuovi immigrati in dieci anni. Dobbiamo essere pronti ad accoglierli,
altrimenti il nostro modello economico non sarà in grado di reggere». E per
chi resti perplesso, bacchettate sulle dita: un'inchiesta dell'European
Commission on Intolerance and Racism rivela che «la stampa britannica
attacca troppo spesso i rifugiati e chi chiede asilo politico, mentre quella
danese alimenta l'intolleranza verso i cittadini di fede islamica» (in
Internazionale n.381, aprile 2001).
Primo tra i «temi ebraicamente rilevanti che comportano l'assunzione di un
ruolo politico da parte dell'ebraismo italiano» è infatti - assevera il
presidente dell'UCEI Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Amos Luzzatto a
Claudio Morpurgo sull'ufficiale Shalom nel maggio 2001 - «il razzismo, dato
che qualsiasi forma di discriminazione, fondata su ragioni di appartenenza
etnica, religiosa o politica, è di per se stessa l'anticamera
dell'antisemitismo tradizionale. Il razzismo non si autolimita, ma ha una
capacità di espandersi e di minacciare estremamente pericolosa. D'altra
parte, poi, noi ebrei, da sempre colpiti da questo fenomeno, abbiamo una
responsabilità particolare nel combattere il razzismo in tutte le sue forme
[...] E questo richiamo alla multiculturalità è ancora più significativo
nell'attuale fase storica in cui, in Europa, gli Stati nazionali rinunciano
a parte della loro sovranità per integrarsi in una realtà sovrannazionale.
Si tratta di un fenomeno irreversibile, di grande potenzialità, ma
estremamente difficoltoso. Basti pensare alle continue spinte
particolaristiche che, spesso, generano conflitti come nei Balcani e che, in
ogni caso, comportano, quasi ovunque, sentimenti diffusi di chiusura verso
il diverso e verso le minoranze».
Altrettanto esultante per una prossima «realtà irreversibile che oltre a
cambiare la demografia finirà, in un modo o nell'altro, per ridefinire gli
stessi fondamenti della nostra [sic!] identità nazionale», quasi non
credesse ai suoi occhi, il 12 luglio 2000 era stato il recidivo sinistro
maestrino «italiano» Guido Bolaffi: «L'immigrazione sta cambiando l'Italia
assai più velocemente e in profondità di quanto si potesse fino a ieri
persino immaginare. Gli ultimi dati dell'ISTAT mostrano infatti che, grazie
alle tante nascite e all'incremento dei ricongiungimenti familiari, un
segmento crescente della nostra popolazione è formato, e sempre più lo sarà,
da coloro che hanno deciso di lasciare la loro terra per cercare da noi un
futuro migliore per sé e i propri figli. Di fronte a un Paese che invecchia
e che non vuole o non sa fare più figli, l'immigrazione funziona dunque come
un possente meccanismo di riequilibrio esistenziale: una sorta di
assicurazione sulla vita [!] per il Bel Paese del terzo millennio»; in
parallelo, «consigliere» per l'immigrazione del socialista trotzkista
francese Lionel Jospin è, all'epoca, l'ebreo Patrick Weil. ***
> Mentre gli ebrei hanno occupato l'Italia...
> Certo che la fantasia ad alcuni fa brutti scherzi...
> Ad'I
č bastato che un certo Toaff abbia pubblicato un libro,intitolato Pasque di
sangue,che abbia dato un certo fastidio agli "eletti" che quel libro č stato
ritirato dal commercio e avviato al macero.Non c'č stato neppure bisogno
della censura o della polizia.Basta la minaccia.
Hai ragione te,hanno occupato l'Italia,piů grazie al conformismo che alla
propria forza.
> Le religioni, NON le fanno gli uomini.
> Le fa Dio, o, per chi non ci crede, un uomo che fa credere di essere
> incaricato da Dio.
o meglio uno che sfrutta stati d'animo colettivi.
> Gli ebrei, hanno subito un sacco di persecuzioni da chi voleva imporre la
> religione di Yhwh e farne rispettare tutti i suoi precetti. Gli ebrei
> hanno solo il torto di essere stati i primi ad aver accettato (con
> infinita riluttanza) la nuova religione che poi è piaciuta a moltissimi
> popoli nella sua versione cristiana (Il cristianesimo è ricorso meno a
> mezzi coercitivi per diffondersi, i più l'hanno spontaneamente accettato)
> Inoltre la Bibbia, NON celebra gli ebrei, ma il Dio che si è concesso
> caritatevolmente di sceglierli, nonostante fossero un popolo di dura
> cerviche, Israele e Giuda fossero due prostitute, e chi più ne ha più ne
> metta di insulti verso gli ebrei.
storielle ebraiche.La religione che si sono scelti è quella che soddisfaceva
meglio il loro orgoglio razziale e la sete di dominio.
> Ed aggiungo, una religione non è una filosofia, ma un imposizione, se
> l'abiuri bruci in eterno. Anche ammettendo sia brutta la religione ebraica
> (E non lo è, perché è nell'area ebraico-cristiana che si è avuto il
> maggiore svilyuppo dell'umanità) gli ebrei NON la stanno praticando perché
> sono cattivi o per far dispetto a te, ma semplicemente per non andare
> all'inferno.
perfetto delirio religioso,e poi dicono che i drogati sono pericolosi....
quanti oggi hanno come libro sacro l'Edda e da esso traggono ispirazione?
> I Veda indicano chiaramente lapoggio degli dei a favore degli aria nella
> oloro sottomissione dei munda dravidi... e giustoi per ricordatrtelo i
> testi sono ancora sacri oggi per gli hindù (che sono indoeuropei... ma
> forse sotto soto ebrei anche loro)...
quanti indu' sono in giro per il mondo a costituire comunità etniche che
hanno come base religiosa il mito della propria superiorità?
> La differenza sta solo nel fatto che molte di queste culture, civiltà e
> religioni si sono estinte... e chissà perchè chrediamo che quelle che sono
> attualemnete in nvigore debbano avere un valore morale superiore o diverso
forse perchè interagiamo con esse.
> ti ripeti un po' come un disco rotto... la dispora ebraic è cominciata ben
> prima di quello cui alludi tu... è banale pensare solo alla distrruzione
> di Tito e (ancora di più) a quella di Adriano. Gli ebrei,avendo fondato
> uno stato che per la sua posizione di confine e passaggio tra arre
> criciali del mondo antico, era gioco forza uno stato commerciale, avevano
> stabilito colonie in diverse parti del mediterraneo... ne più ne meno come
> i fenici e i greci appunto... Non è riportato da nessuna fonte storica
> attendibile operazioni di fondazione o conquista coloniale ebraica, che
> preferiva invare stazioni commerciali nei principalil mercati
> mediterranei...
la potenza degli "eletti" era ed è nel denaro e nel reciproco sostegno e non
nella forza demografica o militare.
> ebrei? No... sono io che sono malpensante...)... sei al corrente che a
> livello storico non è certo sicuro che Zoroastro fosse posteriore a
> Mosè... e che si può sostenere che in realtà quella filosofia e teologia
> che tanto disprezzi sia un'invenzione indoeuropea, vero?... sempre se tu
> non caschi nell'errore di credere che i parsa (e i persiani oggi) fossero
> semiti..
e se anche fosse di origine persiana che cosa cambierebbe?
> ovviamente accettando che il monoteismo sia stato "inventato" da Amenofi
> IV si arriva a dire che è stato inventato dai popoli del fiume... coloro
> che odiavano il desrto some luogo della morte.... d'altra parte Abramo di
> se stesso dice di essere harranita e di venire da Ur... terra tra i due
> fiumi, posto in cui si diava il deserto...ma forse gli egiziani e i caldei
> erano giudei... anzi ne sono quasi certo
popoli del deserto perchè la loro psicologia è quella del deserto.Che fanno
intorno a se e che hanno come razza dell'anima.
> Giacomo wrote:
> credo che tu sia rimasto indietro ai tempi delle medie, quando si
> insegnava che il cristuianesimo si era diffuso senza che qualcuno gli
> avesse spaianato la strada nell'impero romano... è ormai unanimamente
> acettato che le cose non sono andate così, ma che tra le diverse ideologie
> in crescita nell'impero, quella giudiaco-cristaiana sia stata solo la più
> fortunata...
il cristianesimo è stato inventato da San Paolo che riuni' vari culti
misterici e salvifici presenti nell'impero romano e li innestò nel
giudaismo,dopo aver tolto l'esclusività etnica.Risultò vinente perchè meglio
costruito per sfruttare le paure e i bisogni consolatori di una umanità
disperata.
> leggiti il recente Deus Invictus per farti un'idea, e prova a pensare alla
> crescita del culto di Mitra (persiano anch'esso... no probabilmente sotto
> sotto giudaico), alla trasforamazione che il pensiero filosofico greco
> aveva subito in senso religioso etc. L'imporsi del cristianesimo non è il
> frutto di un "piano di dominio", lma il risultato finale della crisi di un
> sistema che non reggeva più (probabilmente però sabotato da guasttori
> giudaici... pochi milioni contro un impero che riuniva il mediterraneo...
> che forza eh?)
un infezione è provocata da animaletti piccolissimi.
> buffo... mi sembra di ricordare che qualcuno recentemente avesse parlato
> di una razza superiore... ma ora non mi sovviene il nome... boh... sarà
> stato un ebreo
o ispirato dalla Bibbia
> "giacomo" <idamaria.c...@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
> news:CCV8j.15111$8j3....@tornado.fastwebnet.it...
>> leggito i canti dell'Edda... c'è una chiara indicazione della divisione
>> del mondo Svitjord in mikla e Svitjord in kalda) stabilita dagli Dei e
>> del fatto che il nord è stato dato ai norreni che così hanno giustificato
>> la loro espansione conquista ad esempio in Russia..ma probabilmente sotto
>> sotto erano ebrei
Artamano wrote:
> quanti oggi hanno come libro sacro l'Edda e da esso traggono ispirazione?
più di quanti tu creda... ed è pure un fenomeno in crescita.. eppure
basterebbe fare un giro su internet per rendersene conto .. ma non solo nei
siti antisemiti della fratellanza ariana da cui tu fai il copia incolla
>
>
Giacomo
>> I Veda indicano chiaramente lapoggio degli dei a favore degli aria nella
>> oloro sottomissione dei munda dravidi... e giustoi per ricordatrtelo i
>> testi sono ancora sacri oggi per gli hindù (che sono indoeuropei... ma
>> forse sotto soto ebrei anche loro)...
Artamano wrote:
> quanti indu' sono in giro per il mondo a costituire comunità etniche che
> hanno come base religiosa il mito della propria superiorità?
metà Silicon Valley...
>
>
Giacomo:
>> La differenza sta solo nel fatto che molte di queste culture, civiltà e
>> religioni si sono estinte... e chissà perchè chrediamo che quelle che
>> sono attualemnete in nvigore debbano avere un valore morale superiore o
>> diverso
>
Artamano
> forse perchè interagiamo con esse.
Io sto interagendo con te... eppure sono stato chiaro nell'affernmare che
non considero le tue opinioni dotate di un valore morale di alcun livello
>
>
>
Giacomo:
>> ti ripeti un po' come un disco rotto... la dispora ebraic è cominciata
>> ben prima di quello cui alludi tu... è banale pensare solo alla
>> distrruzione di Tito e (ancora di più) a quella di Adriano. Gli
>> ebrei,avendo fondato uno stato che per la sua posizione di confine e
>> passaggio tra arre criciali del mondo antico, era gioco forza uno stato
>> commerciale, avevano stabilito colonie in diverse parti del
>> mediterraneo... ne più ne meno come i fenici e i greci appunto... Non è
>> riportato da nessuna fonte storica attendibile operazioni di fondazione o
>> conquista coloniale ebraica, che preferiva invare stazioni commerciali
>> nei principalil mercati mediterranei...
Artamano
> la potenza degli "eletti" era ed è nel denaro e nel reciproco sostegno e
> non nella forza demografica o militare.
la cara vecchia accusa... per tutto il medio evo si proibisce legalmente
alle comunità ebraiche di investire i frutti del proprio lavoro nella terra,
quindi si affida a loro le funzioni che per legge religiosa o strategia
politica non si vogliono affidare ai cristiani, quindi stranamente ci si
trova con no mi ebraici nella finanza e nell'economia. E' un po come se
dicessimo a qualcuno per anni... "non puoi fare ne' x ne' y" e poi, dopo un
po', cominciassimo ad urlare... "maledetto... hai fatto z".
Ma ti sei mai chiesto perchè nel mondo islamico, dove agli ebrei non era
proibito possedere terre e quindi dedicarsi all'agricoltura, la storia delle
comunità ebraica è stta diversa da quell europea? Mai non ti è mai venuto in
mente che se, per evitare di avere problemi con i contatti diretti, i
critiani e i musulmani commerciavano tra di loro utilizando i canali delle
comunità ebraiche, le uniche presenti in entrambe le sponde del
mediterraneo, era naturale che tali comunità sviluppoassero investimenti
commerciali? Abbiamo in pratica costretto le comunità ebraiche (che
tradizionalemnte eerano pastori e agricoltori) a vivere solo di finanza e
commerci e poi ci lamentiamo se lo hanno fatto? "Chi è causa del suo male
pianga se stesso"... per rimanere in tema di "frignamenti"
>
>
Giaciomo:
>> ebrei? No... sono io che sono malpensante...)... sei al corrente che a
>> livello storico non è certo sicuro che Zoroastro fosse posteriore a
>> Mosè... e che si può sostenere che in realtà quella filosofia e teologia
>> che tanto disprezzi sia un'invenzione indoeuropea, vero?... sempre se tu
>> non caschi nell'errore di credere che i parsa (e i persiani oggi) fossero
>> semiti..
>
>
Artamano wrote:
> e se anche fosse di origine persiana che cosa cambierebbe?
>
beh... i persiani sono idoeuropei, quindi tutto il castello dei popoli del
deserto, del fatto che noi siamo figli delle foreste e del mediterraneo, che
l'europa (indoeuropea) è stata colonizata da una cultura estranea va a farsi
benedire
Giacomo:
>> ovviamente accettando che il monoteismo sia stato "inventato" da Amenofi
>> IV si arriva a dire che è stato inventato dai popoli del fiume... coloro
>> che odiavano il desrto some luogo della morte.... d'altra parte Abramo di
>> se stesso dice di essere harranita e di venire da Ur... terra tra i due
>> fiumi, posto in cui si diava il deserto...ma forse gli egiziani e i
>> caldei erano giudei... anzi ne sono quasi certo
>
Aratmano
> popoli del deserto perchè la loro psicologia è quella del deserto.Che
> fanno intorno a se e che hanno come razza dell'anima.
>
quindi prima dimostri di usare a sproposito il termine "razzista", ora prima
ti riferisci a "popoli del deserto" in senso antropologico e ora correggi il
tiro in sesno figurato...
oltre alla lettertura talmudica, l'archeologia indoeuropea, aggiungiamo
anche l'antropologia nell'elenco delle tue mancate conoscenze.
Socraticamente, visto che la sapienze cosniste nella conoscenza della
proporia mancanza di sapere, se solo cominciassi a prendere atto delle tue
carenze diventeresti il genio del terzo millennio
>
>
>
>> Giacomo wrote:
>> credo che tu sia rimasto indietro ai tempi delle medie, quando si
>> insegnava che il cristuianesimo si era diffuso senza che qualcuno gli
>> avesse spaianato la strada nell'impero romano... è ormai unanimamente
>> acettato che le cose non sono andate così, ma che tra le diverse
>> ideologie in crescita nell'impero, quella giudiaco-cristaiana sia stata
>> solo la più fortunata...
Artamano:
> il cristianesimo è stato inventato da San Paolo che riuni' vari culti
> misterici e salvifici presenti nell'impero romano e li innestò nel
> giudaismo,dopo aver tolto l'esclusività etnica.Risultò vinente perchè
> meglio costruito per sfruttare le paure e i bisogni consolatori di una
> umanità disperata.
>
No... il cristianesimo non èè stato inventato da Paolo di Tarso, e non solo
perchè non tutte le sue lettere sono di certa provenienza, ma perchè il
cristianesimo è il frutto di una dilettica tra divrese correnti che si nono
influenzate a vicenda... quella di Paolo è stata sicuramente una delle più
importanti, ma sottovalutare così il ruolo dei giovnniti (per fare solo un
esempio) è banale. ... ok ...aggiungiuamo anche il cristuianesimo tra le tue
non conoscenze
Giacomo:
>> leggiti il recente Deus Invictus per farti un'idea, e prova a pensare
>> alla crescita del culto di Mitra (persiano anch'esso... no probabilmente
>> sotto sotto giudaico), alla trasforamazione che il pensiero filosofico
>> greco aveva subito in senso religioso etc. L'imporsi del cristianesimo
>> non è il frutto di un "piano di dominio", lma il risultato finale della
>> crisi di un sistema che non reggeva più (probabilmente però sabotato da
>> guasttori giudaici... pochi milioni contro un impero che riuniva il
>> mediterraneo... che forza eh?)
>
Artamano
> un infezione è provocata da animaletti piccolissimi.
>
e poi sostieni di non essere razzista
>
Giacomo
>> buffo... mi sembra di ricordare che qualcuno recentemente avesse parlato
>> di una razza superiore... ma ora non mi sovviene il nome... boh... sarà
>> stato un ebreo
>
Artamano
> o ispirato dalla Bibbia
cos'è ... la teoria sostenuta in Nazism for dummies?
PS anche se ti riconosco che a differenza del "maestro di Oxford" (al
secolo.... scorso... Sergio) riesci ad essere giustamente polemico senza
scadere nel volgare, non trovo poù alcuna utilità nel dibattere con te.
Ti sei talmente incastrato in un loop idelogico che non sei più in grado di
gurdare oltre le tue ristrettissime opinioni, Continua pure la tua battaglia
persa contro un nemico che non esiste... come quella di sergio, la tua
ossessione fa male solo a te stesso.
Lui continua a combattere la sua battagloia in difesa di un dittatore
esecrato pure dai comunisti e a difesa di uno stato (l'URSS) che non esiste
più, tu non sei molto diverso.
Adieu
> E a te cosa te ne frega? Vendi stoviglie? O sei razzista?
> Ad'I
Per me tu sei un perfetto imbecille, di sangue eletto, naturalmente. Se non
vedi la madre di tutti i razzismi, continua pure a vaticinare come fai.
>>
>> Saludos
>>
>> Itzcoatl
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>>
>>
Mi piace quel < loro> Tu forse non lo vedi? Dimmi, piuttosto, o fedele
eletto nelle schiere di coloro che da tremila anni attendono la propria
gloria calare dall'alto dei cieli, ad oggi quanti dei tuoi correligionari o
simpatizzanti hanno preso distacco da quell'insieme di turpitudini contenute
nella torah? A me risulta nessuno. Neppure gli errori di trascrizione, sacri
naturalmente, hanno avuto la giusta defenestrazione in una latrina
qualsiasi, anzi sono posti a margine nelle versioni originali ebraiche, a
riprova della sacralita' del testo pur nelle cazzate scritte da un anonimo
scrivano. O sbaglio?
>Facciano benedire le stoviglie toccate dagli ebrei.
Io personalmente non chiedo ne' mi accerto quando compro stoviglie
sull'identita' o fede religiosa di chi le ha vendute o costruite. Per me il
problema non esiste,ne' ci faccio una macumba qualsiasi, o vado dalla Vanna
Marchi, o imploro il vecchio barbuto per farle purificare.Io quindi sarei
razzista, a tuo dire gli ebrei no. Fin qui la tua stipidita' arriva. (
sappiami dire, tu che sei informato, se berekaizzano, ah, gia', non conosci
l'ebraico, quindi se benedicono pure la carta igienica, non si sa mai, con
tutta la gente che cerca di sodomizzare il prossimo...... infatti un burlone
razzista qualsiasi potrebbe giocare loro un brutto scherzo, rifilare a un
rotolo per intestini geneticamente diversi)
> Ma vorrei pregare questi malati di astenersi dai genocidi, dalle loro
> insaputa profanazioni di tombe, e alle consimili azioni da neurodeliri
Fesso, la madre di tutti i genocidi sacri e' la bibbia, neppure questo vedi.
In quanto a neurodeliri, beh, le culture delle religioni rivelate ( la cui
madre e'.....indovinello, se non ci arrivi telo suggerisco....) ne sono
piene, anzi, senza neurodeliri strutturali non si potrebbero discriminare
animali puri da non puri, persone deformi indegne da persone degne di
suonare il sacro corno o avvicinarsi all'altare, oppure disporre che le
pappine siano ben macinate altrimenti il vecchio barbuto non le avrebbe ben
masticate.....oppure che le primizie e gli animali sani ( senza pene ,
ovvero cazzo non a norma) erano le sole gradite a dio ( previo sdoganamento
nei ventri capaci dei sacredoti leviti). Se vorrai ne aggiungero' a
dismisura, anzi, guarda, per quelli come te che parlano di neurodeliri,
aggiungo che un primario noto rabbino italiano ha pochi mesi fa magnificato
e glorificato un arcobaleno spuntato nel cielo, a testimonianza ( a suo
dire) del patto del popolo eletto con dio.
Cazzo, ma che mentalmente siamo ancora a questi livelli?
Basta leggere in Giosue' 1/1-ecc ....ogni luogo che calchera' la pianta dei
vs piedi ve l'ho asseganto....dal deserto del LIbano ....fin dove tramonta
il sole.....
Siccome cio' non e' stato ripudiato dal benche minimo rav alla distanza di
millenni, non ti pare legittimo quantomeno domandarsi se tali declamate oggi
supposte vittime siano tali in assoluto, o solamente perche' non riescono
piu' ad essere carnefici?
> Ad'I
>
> Per me tu sei un perfetto imbecille, di sangue eletto, naturalmente. Se non
> vedi la madre di tutti i razzismi, continua pure a vaticinare come fai.
Sai che la penso esattamente come te?
Ricambiando anche i saluti:
Ad'I
>
>>> Saludos
>>>
>>> Itzcoatl
>>>
>>>
>>>
>>>
>>>
>>>
>
> Basta leggere in Giosue' 1/1-ecc ....ogni luogo che calchera' la pianta dei
> vs piedi ve l'ho asseganto....dal deserto del LIbano ....fin dove tramonta
> il sole.....
> Siccome cio' non e' stato ripudiato dal benche minimo rav
Soltanto un povero s...o può non riuscire a comprendere che un Rabbino
non può "ripudiare" quanto avrebbe detto e fatto Dio.
Inoltre, perché non chiedi al tuo Papa di farlo? Perlomeno è più
autorevole di un rabbino.
Ad'I
>
>
>
>> Ad'I
>
>
>
>
>
>
Fino qui non stai dicendo scemate
>> Gli ebrei, hanno subito un sacco di persecuzioni da chi voleva imporre la
>> religione di Yhwh e farne rispettare tutti i suoi precetti. Gli ebrei
>> hanno solo il torto di essere stati i primi ad aver accettato (con
>> infinita riluttanza) la nuova religione che poi è piaciuta a moltissimi
>> popoli nella sua versione cristiana (Il cristianesimo è ricorso meno a
>> mezzi coercitivi per diffondersi, i più l'hanno spontaneamente accettato)
>> Inoltre la Bibbia, NON celebra gli ebrei, ma il Dio che si è concesso
>> caritatevolmente di sceglierli, nonostante fossero un popolo di dura
>> cerviche, Israele e Giuda fossero due prostitute, e chi più ne ha più ne
>> metta di insulti verso gli ebrei.
>
> storielle ebraiche.La religione che si sono scelti è quella che soddisfaceva
> meglio il loro orgoglio razziale e la sete di dominio.
Qui invece cominci:
Perché i tuoi purissimi ariani hanno addottato questo orribile Dio? Non
savrebbe dovuto ripugnargli una simile sanguinaria divinità?
Se hanno scelto di adottarla, significa semplicemente che per i tempi
andava benissimo. E ti ripeto gli ebrei hanno resistito molto di più
all'imposizione dell'ebraismo (Leggi "I Re" (Fa parte della bibbia) Ad
ogni re leggerai: Continuavano a piantare i pali sacri. Poi dopo aver
scritto della proibizione: Ma continuavano ad esserci le alture e sulle
alture... l'ebraismo ha impiegato decine di generazioni per imporsi
definitamente sugli ebrei: Il cristianesimo si è imposto nonostante le
persecuzioni.
Non sto ha dirti che gli ebrei in tremila anni non hanno praticamente
mai dominato un popolo (escludendo quelli dominati nelle fantasie)
, ma semplicemente per non andare
>> all'inferno.
>
>
> perfetto delirio religioso,e poi dicono che i drogati sono pericolosi....
Vale anche per centinaia di milioni di arianissimi cristiani. Ma valeva
anche per gli adoratori degli dei germanici.
Ad'I
> è bastato che un certo Toaff abbia pubblicato un libro,intitolato Pasque di
> sangue,che abbia dato un certo fastidio agli "eletti" che quel libro è stato
> ritirato dal commercio e avviato al macero.Non c'è stato neppure bisogno
> della censura o della polizia.Basta la minaccia.
> Hai ragione te,hanno occupato l'Italia,più grazie al conformismo che alla
> propria forza.
Semplicemente perché l'autore, essendoi ebreo, quando sono riusciti a
fargli capire il macello che avrebbe causato col suo libro, lo ha
ritirato. Dopodiché, tutti possono tranquillamente parlare male degli
ebrei e di Israele.
Basta leggere una settimana il manifesto per comprendere che gli ebrei
non hanno alcun potere.
Ad'I
.
>>
Artamano:
>> storielle ebraiche.La religione che si sono scelti č quella che
>> soddisfaceva meglio il loro orgoglio razziale e la sete di dominio.
>
Arduino:
> Perché i tuoi purissimi ariani hanno addottato questo orribile Dio?
c'č di piů... quello che Artamano ignora o finge di ignorare č che le cose
sono andate esattamente al contrario di quanto dice. Il cristianesimo delle
origini, quello che vedeva tra i suoi aderenti quasi esclusivamente degli
ebrei, non era una cosa monolitica come immagina.
Tra le diverse tendenze quella che fině per essere dominante fu quella degli
ellenizzati che, per motivi politici ma anche di cultura personale, scelsero
la strada della religione pacifica... Gli aspetti piů brutali emergono solo
quando l'impero diviene cristiano ossia quando la maggior parte dei
cristiani era sicuramente non giudea, ma indoeuropea....
Ragionando alla Artamano, si potrebbe dire che č stato "il popolo delle
foreste e del mediterreaneo" a far falire il progetto idealistico e pacifico
del giudeo Cristo e dei primi cristiani (giudei anch'essi)
> più di quanti tu creda... ed è pure un fenomeno in crescita.. eppure
> basterebbe fare un giro su internet per rendersene conto .. ma non solo
> nei siti antisemiti della fratellanza ariana da cui tu fai il copia
> incolla
ma certo la minaccia neonazista da cui ci difende la censura dell'ADL.
> metà Silicon Valley...
davvero? Qualcosa di paragonabile alla rete delle comunità ebraiche nel
mondo?
> la cara vecchia accusa... per tutto il medio evo si proibisce legalmente
> alle comunità ebraiche di investire i frutti del proprio lavoro nella
> terra, quindi si affida a loro le funzioni che per legge religiosa o
> strategia
Già ai tempi di Giulio Cesare la comunità ebraica di Roma era potente per i
commerci non certo per la diligenza nel coltivare campi che potevano
benissimo comperare.
E prima che il cristianesimo diventasse cattolico e romano gli ebrei sparsi
nell'impero non manifestarono mai l'intenzione di guadagnarsi da vivere con
il lavoro nei campi.
Il vittimismo ebraico non regge ad una minima ricerca storica .
> Ma ti sei mai chiesto perchè nel mondo islamico, dove agli ebrei non era
> proibito possedere terre e quindi dedicarsi all'agricoltura, la storia
> delle comunità ebraica è stta diversa da quell europea?
ma certo,tutti contadini e operai vero?
> commerciali? Abbiamo in pratica costretto le comunità ebraiche (che
> tradizionalemnte eerano pastori e agricoltori) a vivere solo di finanza e
> commerci e poi ci lamentiamo se lo hanno fatto? "Chi è causa del suo male
> pianga se stesso"... per rimanere in tema di "frignamenti"
piagnoni sono gli "eletti" che feroci razzisti a usurai si lamentano di
essere perseguitati ogniqualvolta li si accusa di fare quello che agli altri
è semplicemento proibito o esecrato.
La "tradizione" di pastori e agricoltori non appartiene minimamente a un
popolo che ovunque sia andato mai ha espresso la volontà di lavorare
onestamente la terra o la pietra o il legno.
Negli USA ,in Gran Bretagna o in Australia gli "eletti" si dedicano
principalmente a fare contadini e operai vero?
> beh... i persiani sono idoeuropei, quindi tutto il castello dei popoli del
> deserto, del fatto che noi siamo figli delle foreste e del mediterraneo,
> che l'europa (indoeuropea) è stata colonizata da una cultura estranea va a
> farsi benedire
nossignore.Perchè se anche l'origine fosse persiana,popolo che anche se in
parte originario del nord era in gran parte semitizzato,l'elaborazione
complessiva era ebraica.E a noi è giunta attraverso la Bibbia.
Duro arrampicarsi sugli specchi vero?
> quindi prima dimostri di usare a sproposito il termine "razzista", ora
> prima ti riferisci a "popoli del deserto" in senso antropologico e ora
> correggi il tiro in sesno figurato...
> oltre alla lettertura talmudica, l'archeologia indoeuropea, aggiungiamo
> anche l'antropologia nell'elenco delle tue mancate conoscenze.
sei tu che ignori che il termine Razza si articola nella concezione
tradizionale dell'uomo,in razza del corpo,razza dell'anima e razza dello
spirito.
Solo prendendo in considerazione queste tre componenti si può definire la
razza di una persona.
Quindi anche se la componente biologica non subisce variazioni evidenti ,al
mutare o al decadere della razza dello spirito o dell'anima muta la razza
con cui si classifica un popolo o un gruppo umano.
> No... il cristianesimo non èè stato inventato da Paolo di Tarso, e non
> solo perchè non tutte le sue lettere sono di certa provenienza, ma perchè
> il cristianesimo è il frutto di una dilettica tra divrese correnti che si
> nono influenzate a vicenda... quella di Paolo è stata sicuramente una
> delle più importanti, ma sottovalutare così il ruolo dei giovnniti (per
> fare solo un esempio) è banale. ... ok ...aggiungiuamo anche il
> cristuianesimo tra le tue non conoscenze
tutta qua la tua critica?
Un opinione di un signor nessuno che pretende di parlare come un professore
di religioni?
Io guardo alla realtà formatasi attraverso la storia.E San Paolo è il vero
padre del cristianesimo perchè fu effettivamente lui a rendere quella
relione non una setta ebraica ma una sorta di ellenismo ebrizzante.Il peggio
concepibile.
> e poi sostieni di non essere razzista
anche il tuo sistema immunitario lo è.
> cos'è ... la teoria sostenuta in Nazism for dummies?
no,nazismo puro.
Haim Cohen, che fu giudice della Corte suprema d'Israele, constata: "l'amara
ironia della sorte ha voluto che le stesse tesi biologiche e razziste
divulgate dai nazisti e che hanno ispirato le infamanti leggi di Norimberga,
servano di base alla definizione dell'ebraicità in seno allo Stato
d'Israele" (vedere Joseph Badi, Fundamental Laws of the State of Israel, New
York, 1960 p. 156).
In effetti al processo dei criminali di guerra a Norimberga, nel corso
dell'interrogatorio al "teorico" della razza, Julius Streicher, la questione
viene sollevata:
"Nel 1935 al Congresso del Partito di Norimberga sono state promulgate le
"leggi razziali". Al momento della preparazione di questo progetto di legge,
siete stato interpellato e avete partecipato in qualche modo
all'elaborazione di queste leggi?".
L'accusato Streicher risponde: "Sì io credo di avervi partecipato nel senso
che da anni scrivevo che bisognava impedire in futuro ogni contaminazione
del sangue tedesco con il sangue ebraico. Ho scritto degli articoli su
questo argomento e ho sempre ripetuto che avremmo dovuto prendere a modello
la razza ebraica o il popolo ebraico. Nei miei articoli ho sempre sostenuto
che gli ebrei dovevano essere considerati come un modello per le altre
razze, perché essi obbediscono a una legge razziale, la legge di Mosè, che
dice: "Se andate in un paese straniero, non dovete prendere una donna
straniera"; ciò, signori, è d'importanza fondamentale per giudicare le leggi
di Norimberga. Sono queste leggi ebraiche che sono state prese a modello.
Quando, secoli più tardi il legislatore ebreo, Esdra constatò che,
nonostante ciò, molti ebrei avevano sposato delle donne non ebree, quelle
unioni furono spezzate. Questa fu l'origine dell'ebraismo che, grazie alle
sue leggi razziali, è sopravvissuto nei secoli, mentre tutte le altre razze
e tutte le altre civiltà sono state annientate".
Fonte: Tribunale Militare Internazionale di Norimberga,
14 novembre 1945 - 1 o ottobre 1946: dibattito del 26 aprile 1946,
Trial of the Major War Criminals, Washington, 1946-1949, XII, doc. 321
> Semplicemente perché l'autore, essendoi ebreo, quando sono riusciti a
> fargli capire il macello che avrebbe causato col suo libro, lo ha
> ritirato. Dopodiché, tutti possono tranquillamente parlare male degli
> ebrei e di Israele.
> Basta leggere una settimana il manifesto per comprendere che gli ebrei non
> hanno alcun potere.
ma certo,anche nell'unione sovietica i dissidenti finivano per ammettere le
loro colpe con adeguata confessione.
E'giusto che in una "democrazia" ove si permetta ad un gruppo di
considerarsi "eletto" e superiore tale gruppo possa minacciare un autore di
libro e la sua casa editrice fino a spingere ad una censura preventiva onde
evitare guai peggiori.
E se fosse stato un libro di Salman Rushdie a essere ritirato per le
pressioni della comunità islamica?
Tutti zitti anche allora?
> Qui invece cominci:
> Perché i tuoi purissimi ariani hanno addottato questo orribile Dio? Non
> savrebbe dovuto ripugnargli una simile sanguinaria divinità?
> Se hanno scelto di adottarla, significa semplicemente che per i tempi
> andava benissimo.
fu imposta con la violenza.Da Teodosio a Clodoveo la "conversione" fu sempre
un fenomeno imposto con la forza.Noi europei non abbiamo alcun bisogno di
tornare al paganesimo: non lo abbiamo mai abbandonato nel profondo dell'anima.
La struttura psichica dei "gentili" è naturalmente pagana, sarebbe una grave
perversione se cessasse di essere tale. Il cristianesimo diffondendosi nelle
quattro aree dell'Europa antica (la greca, la romana, la celtica, la
germanica) ha annacquato la sua originaria radice monoteistica. Il
cattolicesimo mediterraneo era nella realtà un politeismo lunare incentrato
sul culto di tre grandi Dei distinti: Dio Padre (Deus Pater= Zeus), Dio
Figlio (generalmente descritto con tratti dionisiaci) e una grande Dea Madre
(la Madonna = la Signora). Il cristianesimo europeo ha trasgredito il
divieto ebraico di venerare le immagini (un divieto ancora oggi
rigorosamente osservato dagli islamici). Da questa trasgressione nasce la
grande arte cristiana. A partire dal romanticismo, i poeti germanici hanno
cancellato la maledizione biblica che gravava sulla Natura. La psicologia
contemporanea ha riscoperto gli Dei sotto forma di archetipi psicologici. L'attitudine
moderna allo sport, il diffondersi di palestre hanno recuperato sia pur in
forma materializzata l'aspirazione classica al corpo sano.
Sbagliano pertanto coloro che vogliono incatenare l'anima dell'Europa ad un
destino abramitico. La nostra anima nel profondo non ha mai smesso di dirsi
pagana; basta solo ascoltarla con attenzione per capirlo. Il "nuovo
paganesimo" non è affatto un concetto stravagante o qualcosa di
intellettuale costruito a tavolino; è semplicemente un atto di
auto-consapevolezza: una presa di coscienza della nostra natura e di ciò che
è estraneo (e dannoso) ad essa.
E' vero che il cristianesimo è stato grecizzato nella sua teologia,
romanizzato nella sua struttura gerarchica, celtizzato nelle sue sfumature
esoteriche (il Graal), germanizzato nelle sue attitudini crociate e
cavalleresche; ma è anche vero che sotto tutti questi vestimenti europei il
cristianesimo rimane una forma messianica di giudaismo. Tutti i cristiani
venerano come divinità il rabbì Jeshua, della tribù di Giuda. Il rabbì
Jeshua si proclamò messia, esattamente come avrebbe fatto Sabbatai Zevi 1600
anni dopo. Ogni secolo dal popolo ebraico sorgono messia, regolarmente
avversati dal clero regolare: la tensione tra sacerdoti e messia, tra
sacerdoti e profeti ("Ahi Israele che perseguiti i tuoi profeti!") è una
costante della storia israelitica. Il rabbi Jeshua si scelse dei
collaboratori: tutti ebrei. Shimon conosciuto sotto il nome di Pietro, Saul
conosciuto sotto il nome di Paolo. E' grazie a questi infaticabili
collaboratori che cinquanta generazioni di giovani europei hanno imparato a
riconoscere in Israele il "popolo eletto", a sentirsi figli di Abramo, di
Isacco e di Giacobbe; a venerare il "leone di Giuda" (il rabbino Jeshua).
Non v'è cosa più illogica di un "antisemita cattolico".
Perché il cattolicesimo, più in generale il cristianesimo, è il giudaismo
messianico divulgato ai popoli. Cosa leggono i cristiani come libro sacro?
La Bibbia, ovvero la Torah più altri scritti giudaici. Nella Bibbia la
collettività dei cristiani è orgogliosamente definita come "l'Israele di
Dio". La Bibbia si conclude con una esecrazione di Roma "la Grande
Meretrice" e con la profezia dell'avvento del paradiso: la "Gerusalemme
celeste"! Quanti patologici antisemiti vedono la mano ebraica su ogni male
del mondo e poi con assoluta indifferenza professano il cristianesimo,
ovvero la versione messianica del giudaismo.
Al cospetto di Hitler un papa molto caro ai tradizionalisti (Pio XII) ebbe l'orgoglio
di dire: "Noi siamo spiritualmente semiti". C'è molto coraggio in questo
orgoglio espresso a quei tempi. Si può ammirare quel coraggio; e tuttavia
anche noi Europei dobbiamo avere coraggio ed esprimere l'orgoglio della
nostra "gentilezza". Guardate sulla testa dei vescovi ai quali i cristiani
baciano le mani: cosa portano? Che cos'è quel curioso dischetto? Ovvio, è la
kippah ebraica: con ciò i successori degli apostoli si qualificano come
rabbini.
E del resto tutti i fedeli ogni Domenica ripetono in coro Alleluia(hve),
esclamazione ebraica che suona: sia glorificato Jahve. Arriviamo così al
nodo di quella fissazione patologica che è l'antisemitismo (ovvero la
credenza maniacale che dietro ogni male del mondo vi siano gli ebrei): l'antisemitismo
è espressione della lacerazione dell'anima europea, che da una parte accetta
il cristianesimo e lo stravolge secondo le proprie tendenze, dall'altra
parte avverte che in fondo al cristianesimo vi è qualcosa di irriducibile e
di inassimilabile: la radice semita.
Vi sono cose che non si possono imporre. Tu non puoi imporre al rabbino capo
di venerare la Dea Afrodite, non puoi cambiare nome a Gerusalemme (come
fecero i Flavi che la trasformarono in Helia Capitolina!). Allo stesso modo
non si può pretendere che un Europeo d.o.c. si semitizzi. Per porre fine
alla triste lacerazione dell'anima europea e per combattere la patologia
dell'antisemitismo noi proponiamo uno schietto "non semitismo": vale a dire
il riconoscimento del fatto che allo spirito europeo non si addice una
religione di origine giudaico-messianica esattamente come non si addice al
rabbino capo di Gerusalemme ricercare le radici della propria fede in Omero,
nel concetto romano del Pantheon, nel Libro Egizio dei Morti.
La verità è che il cristianesimo dei nostri tempi da un lato sta
riscoprendo la sua autentica radice ebraica e si sta liberando di ogni
sovrastruttura greco-romana, dall'altro sta spostando il suo baricentro
fuori dall'Europa. In Europa non si fanno più preti. E senza preti
chiaramente una religione non può sopravvivere. Non a caso le Chiese stanno
patrocinando il progetto di spostare in Europa milioni e milioni di
africani, amerindi, asiatici. Per avere un prete in più in seminario, ma
anche per modificare lo psichismo della civiltà europea con l'afflusso di
popoli più docili alle carezze dei monsignori.
Contemporaneamente altri popoli dalla brulicante demografia si spostano
verso Nord e per esplicita ammissione dei loro imam si propongono di
sottomettere l'Europa ad Allah grazie al ventre delle loro donne. Di fronte
a questo movimento di popoli è naturale, per un ovvio principio di azione e
reazione, che si ingeneri un movimento di ripaganizzazione dei popoli
europei. Ciò che era inconscio deve ritornare ad essere cosciente. La grande
cultura europea ci aiuta in questa riscoperta: non fu solo il Rinascimento a
riscoprire gli antichi, anche i Monaci della Schola Palatina di Carlo Magno
non appena riscoprirono i testi classici se ne innamorarono; compiendo così
due peccati in uno: 1) si innamorarono, 2). di qualcosa di non cristiano. Il
senso di fedeltà al mos maiorum ancor più della mera cultura erudita ci
induce a spolverare il nostro atavico paganesimo. Si sa, il rabbino Joshua
era una persona amabile ma sicuramente peccava di equilibrio. Ai suoi fedeli
disse: "fatevi eunuchi (=castrati!) per entrare nel regno dei cieli"! Disse:
"se il tuo occhio ti dà scandalo, taglialo via. E' meglio essere orbi che
bruciare nel fuoco dell'inferno". Queste massime così illuminate
difficilmente potrebbero avere una effettiva applicazione oggi. Fuori che da
una ristretta cerchia di fanatici neppure nei secoli precedenti sono state
effettivamente adottate. Nelle buone famiglie europee per duemila anni si
sono educati i bambini con una saggia miscela di stoicismo e di epicureismo.
Lo stoicismo: la convinzione che bisogna affrontare con virilità, con
dignità i momenti difficili che ogni vita inevitabilmente comporta. L'epicureismo:
la convinzione che anche la vita più seria debba essere condita e addolcita
da una giusta dose di piacere. I riti pagani si sono interrotti in Europa,
ma lo spirito pagano sotto molti aspetti è continuato. Ininterrottamente.
> c'è di più... quello che Artamano ignora o finge di ignorare è che le cose
> sono andate esattamente al contrario di quanto dice. Il cristianesimo
> delle origini, quello che vedeva tra i suoi aderenti quasi esclusivamente
> degli ebrei, non era una cosa monolitica come immagina.
> Tra le diverse tendenze quella che finì per essere dominante fu quella
> degli ellenizzati che, per motivi politici ma anche di cultura personale,
> scelsero la strada della religione pacifica... Gli aspetti più brutali
> emergono solo quando l'impero diviene cristiano ossia quando la maggior
> parte dei cristiani era sicuramente non giudea, ma indoeuropea....
> Ragionando alla Artamano, si potrebbe dire che è stato "il popolo delle
> foreste e del mediterreaneo" a far falire il progetto idealistico e
> pacifico del giudeo Cristo e dei primi cristiani (giudei anch'essi)
giochi di parole che non cambiano la realtà dei fatti.
Quando il giudaismo si ellenizzo' e divenne cristianesimo trasformo' i
popoli indoeuropei nei peggiori nemici della natura e del resto
dell'umanità.
Il più forte degli uomini diventa il peggiore se la sua mente si guasta.
L'impero romano,grande in tutto e quindi anche nelle ingiustizie sociali,era
diventato un impero di schiavi.L'avanzata delle religioni orientali fu anche
l'avanzata delle genti del medio oriente che colonizzarono l'Italia e
l'impero.
Il cristianesimo e gli altri monoteismi furono tentaivi di restaurare
l'unità tra le genti che si era persa dal basso,a causa di massacri e
mescolamenti e deportazioni.
I popoli barbari nordici,non avendo una casta sacerdotale furono soggiocati
dalla superiore cultura dell'impero ormai in degenerazione.Cultura che
comunque prometteva dominio e ricchezza.
L'Europa fu espropriata della sua vera religione perchè quella pagana non
garantiva sufficiente efficienza nella gestione della schiavitù e del
servaggio.
> Soltanto un povero s...o può non riuscire a comprendere che un Rabbino non
> può "ripudiare" quanto avrebbe detto e fatto Dio.
> Inoltre, perché non chiedi al tuo Papa di farlo? Perlomeno è più
> autorevole di un rabbino.
e allora che si assumano la responsabilità di chi propaga idee fondate
sull'odio e la discriminazione
ROTFL....
> giochi di parole che non cambiano la realtà dei fatti.
> Quando il giudaismo si ellenizzo' e divenne cristianesimo trasformo' i
> popoli indoeuropei nei peggiori nemici della natura e del resto
> dell'umanità.
> Il più forte degli uomini diventa il peggiore se la sua mente si guasta.
> L'impero romano,grande in tutto e quindi anche nelle ingiustizie sociali,era
> diventato un impero di schiavi.L'avanzata delle religioni orientali fu anche
> l'avanzata delle genti del medio oriente che colonizzarono l'Italia e
> l'impero.
> Il cristianesimo e gli altri monoteismi furono tentaivi di restaurare
> l'unità tra le genti che si era persa dal basso,a causa di massacri e
> mescolamenti e deportazioni.
> I popoli barbari nordici,non avendo una casta sacerdotale furono soggiocati
> dalla superiore cultura dell'impero ormai in degenerazione.Cultura che
> comunque prometteva dominio e ricchezza.
> L'Europa fu espropriata della sua vera religione perchè quella pagana non
> garantiva sufficiente efficienza nella gestione della schiavitù e del
> servaggio.
Interessante teoria:
Un impero che aveva a livelli industriali la schiavitù per gestirla
avrebbe adottato una religione che aveva come postulato (che fu poi
dimenticato dai cristiani) di liberare lo schiavo dopo sette anni....
Ciao
Ad'I
> ma certo,anche nell'unione sovietica i dissidenti finivano per ammettere le
> loro colpe con adeguata confessione.
> E'giusto che in una "democrazia" ove si permetta ad un gruppo di
> considerarsi "eletto" e superiore tale gruppo possa minacciare un autore di
> libro e la sua casa editrice fino a spingere ad una censura preventiva onde
> evitare guai peggiori.
> E se fosse stato un libro di Salman Rushdie a essere ritirato per le
> pressioni della comunità islamica?
> Tutti zitti anche allora?
Salam Rushdie è stato condannato a morte dalla comunità islamica e vive
sotto scorta, (Come Magdi Allam, Dounia Ettaib e molti altri.
Logicamente a te la cosa non scandalizza dato che gli arabi vi finanziano.
Ciao
Ad'I
> e allora che si assumano la responsabilità di chi propaga idee fondate
> sull'odio e la discriminazione
La Bibbia, prevede la lapidazione delle Adultere: Nessuno in Israele si
sognerebbe mai di lapidare un adultera. Ma nessuno può andare a
correggere la Bibbia e scrivere che era prescritto di lasciar perdere.
La Bibbia prevede che si possano tenere schiavi per un periodo di sette
anni: Ti pare ve ne siano in Israele? Ti pare ve ne siano nel mondo
cristiano che ha addottato la Bibbia? No! Ma nessuno può andare a
modificare la Bibbia. Questa prevede anche occhio per occhio...
Stesso discorso di sopra. Nessuno può modificare i testi sacri.
Altrimenti succederebbe che anche ogni Papa potrebbe fare modifiche a
Bibbia e Vangelo: Non piace che Gesù condanni il poveraccio che aveva
sotterrato il suo unico talento? Nessun problema: Nella nuova edizione
del Vangelo Gesù dirà: Ed il padrone abbracciò commosso il servo che
aveva seppellito il talento.
Non piace l'invasione della Canamea? Nessun problema: Dio disse al suo
popolo: Andate in pace con le bandiere arcobaleno, vi accoglieranno come
fratelli.
Il problema c'è quando i testi sacri vengono presi alla lettera: C'è una
religione che nel 2007 lapida le adultere, mozza le mani, ed agisce a
livello internazionale con il dichiarato intento di sottomettere il mondo.
Ma voi nazisti, fate finta di non accorgervene nemmeno, ben oliati da
verdi petroldollari.
Ad'I
> Abbiamo già chiarito che prima o poi tutti i popoli hanno usato
> espressioni etnocentriche o razzistiche nei propori testi sacri... ma se
> si insiste a vederne sempre e soltato uno non si riuscirà mai a crescere.
Primo questo non e' vero. Poi non tutti i popoli si sono autoglorificati
fino al punto di rendere lecite turpitudini di biblica memoria. Ma il grave
e' che a fronte di popoli che non hanno piu' memoria di eventuali da te
ricordati testi " razzisti" , oggi ancora esistono milioni di persone che
ancora pendono cerebralmente da Torah, Neviim Ketuvim, Vangeli,
Corani....ecc. Non solo, ma l'accettazione di tale " cultura" grava su tutti
con i vari otto per mille.
> Come ultima cosa, ma non sperò più che tu capisca, voglio stare al tuio
> gioco: gli ebrei sono razzisti e quindi si meritano l'antisionismo
> ("l'ostilità verso gli ebrei")... ma chi porta ostilità verso qualcuno per
> il suo appartenere ad un etnia è razzista, quindi prima o poi si meriterà
> la sua bella dose di ostilità.
Portare ostilita' verso qualcuno non significa essere razzisti, significa
vedere nell'altro un ipotetico, possibile nemico. Un po' come essere ostili
agli zingari.
> Stando al tuo gioco se gli ebrei sono razziti e quindi da condannare, gli
> antisemiti vanno sullo stesso piano... tu vai sullo stesso piano.
> Chi è felice in questo gioco ad omologazione verso il basso faccia
> pure... prima o poi si guarderà intorno e si renderà conto che al livello
> del suolo è rimasto solo soletto
Boh.... e la tua logica non varrebbe nei confronti di chi e' contro i
nazisti ?
Itzcoatl
>
>
> Soltanto un povero s...o può non riuscire a comprendere che un Rabbino non
> può "ripudiare" quanto avrebbe detto e fatto Dio.
E solo un perfetto ignorante in materia come te puo' non sapere che gli
ordini di Dio sono < leholam>, ovvero per sempre. Ovvio che i credenti ,
rabbini in testa non possono disconoscere tali ordini. Sono solo latenti, in
attesa del compimento all'arrivo del loro Messia. Sono parte strutturale
del loro dna.
> Inoltre, perché non chiedi al tuo Papa di farlo? Perlomeno è più
> autorevole di un rabbino.
Forse non hai ancora capito chi sono. Non ho papa alcuno, ne' pendo dalle
labbra da eredi di sterminatori di popoli.
Itzcoatl Tlahtoani.
> Ad'I
>
>>
>>
>>
>>> Ad'I
>>
>>
>>
>>
>>
Il fatto che non ce ne siano, non significa che non ci sarebbero persone ( e
molte) disposte a farlo.
Ti pare ve ne siano nel mondo
> cristiano che ha addottato la Bibbia? No! Ma nessuno può andare a
> modificare la Bibbia. Questa prevede anche occhio per occhio...
> Stesso discorso di sopra. Nessuno può modificare i testi sacri.
Modificare no, ma definirli come testi solamente umani, si.! E questo pare
che non ne abbia voglia nessun religioso. Dimentichi che fino a pochi
decenni fa la bibbia era scienza, con le dovute conseguenze. Uccidere per
motivi religiosi era un dovere per purificare la terra dall'impronta di
Satana.
> Altrimenti succederebbe che anche ogni Papa potrebbe fare modifiche a
> Bibbia e Vangelo: Non piace che Gesù condanni il poveraccio che aveva
> sotterrato il suo unico talento? Nessun problema: Nella nuova edizione del
> Vangelo Gesù dirà: Ed il padrone abbracciò commosso il servo che aveva
> seppellito il talento.
E infatti, che stanno facendo? " interpretano", ossia quando si trovano la
peste in casa, oppure sconfitti da altri popoli, e' Dio che ha usato modi
diversi per fini pedagogici. Ossia, dal momento che il popolo eletto non
puo' essere sconfitto ne' avere punizioni in locuste o altro, l'unica via
per salvare le proprie decime e' di tramutare i fatti negativi in "
ammonizioni divine", ossia un po' come quando un padre sculaccia un figlio.
E allora giu' paranoie a non finire; rabbini, sacredoti, e tutte le menti in
contatto col divino si interrogano su chi, quando, e quale sia stata la
trasgressione....se si sia mangiato un qualche mollusco, se si e' offerto a
Dio un vitello col pene smisurato, se uno zoppo si e' avvicinato troppo alla
sacra arca.....se sangue impuro ha contagiato le pure tribu'.....se si sia
mangiato un qualche animale che non avesse zampa tagliata e fosse
ruminante....
> Non piace l'invasione della Canamea? Nessun problema: Dio disse al suo
> popolo: Andate in pace con le bandiere arcobaleno, vi accoglieranno come
> fratelli.
> Il problema c'è quando i testi sacri vengono presi alla lettera: C'è una
> religione che nel 2007 lapida le adultere, mozza le mani, ed agisce a
> livello internazionale con il dichiarato intento di sottomettere il mondo.
Basta che consideri l'Islam.
Ha senso, eccome, sono il primo e il secondo tempo della favola.
> >
> In pratica è un po' come continuare ad avercela con gli ebrei non perchè
> hanno fatto e detto ciò che hanno fatto e detto tutte l e del mondo,
Un Dio che autorizza aimpossessarsi dei beni altrui non lo trovi in ogni
angolo di strada. E' raro, bisogna tenerselo stretto pur col passare dei
millenni. Ecco dove sta la differenza.
> ma perchè non sono stati migliori di tutti. Cerca di capire una buona
> volta che la cosa straordinaria non sta nel rifiuto degli altri, perchè lo
> hanno fatto praticamente tutti (e perchè... i Greci non chiamavano
> "barbari" tutti gli altri?....
Questo c'entra come i cavoli a merenda. Barbaro significava semplicemente
straniero, balbuziente( parola onomatopeica ) insomma, " non greco". Non mi
risulta che gli dei greci abbiano mai dato regole discriminatorie e crudeli
verso altri popoli al pari del Dio ebraico.
e quanti nomi etnici degli indo americani significano "gli
> uomini", intendendo che gli altri non lo erano?),
Citane qualcuno. Poi ti rispondo.
>
>
>>> Come ultima cosa, ma non sperò più che tu capisca, voglio stare al tuio
>>> gioco: gli ebrei sono razzisti e quindi si meritano l'antisionismo
>>> ("l'ostilità verso gli ebrei")... ma chi porta ostilità verso qualcuno
>>> per il suo appartenere ad un etnia è razzista, quindi prima o poi si
>>> meriterà la sua bella dose di ostilità.
>
> Artamano wrote
>> diverso è essere razzisti per difesa o per volontà di sopraffare gli
>> altri.
>>
> no... il razzismo consiste nel giudicare una ersona superiore on inferiore
> in base alla sua appartenenza etnico razziale...
aggiungi anche usi, consuetudini, stile di vita. Ti pare che siamo tutti
uguali? ( non tirar fuori il colore della pelle, che non c'entra nulla).
se ti dichiari razzista non
> puoi parlare di difesa, perchè la difesa è la reazione ad un evento
> esterno... se viene meno lpevento vineme meno anche il bisogno di difesa.
Infatti....di fronte a usanze etniche e storiche inclini al furto e alla
rapina la prima difesa e' la prevenzione.
> Per farti un esempio: io considero le tute idee delle clamorose baggianate
> e da ciò nasce ikl nostro confronto... ma se tu ( o io) cambiassi idea il
> cnfronto venisse meno...
> Nel caso del razzismo o antisemitismo l'odio nei confronti di qualcuno
> (degli ebrei in questo caso) prescinde dalle opinioni che ha. Tu puoi
> smettere di dire quello che dici,
>un ebreo non può smettere di essere ebreo.
Vedi che introduci tu in primis il concetto di razza? Personalmente quando
l'ebreo non e' supportato dalla fede nella Torah, smette di essere "ebreo ".
L'ebreo non ha forma somatica particolare, come un cinese o un nero. Per
essere tale, poi deve essere anche di madre " ebrea". Se sei di padre ebreo
e madre no, non sei ebreo. Insomma, il razzismo colpisce pure i sessi della
coppia.
> Nel momento in cui insisti a mettere sotto accusa sempre e soltato gli
> ebrei mostri che il tuo problema è il razzismo
>
>>
>>> Quando ero bambino e facevo qualcsa di stupido o cattivo nei contronti
>>> di un mio compagno spesso dicevo che lui era stato stupido o cattivo
>>> prima di me... al che mio nonno mi ripeteva: "l'idiozia degli altri non
>>> vuol dire che devi essere idiota anche tu"
>>
>
>
> Artamano wrote:
>> giusto,ma difenderti dalla violenza degli altri non significa dover
>> essere simili anche se è vero purtroppo che chi ti vuole trascinare nella
>> lotta nel fango comunque riesce a sporcarti.
>
> certo... appunto...
> "è sempre colpa dell'altro, nonno... è stato lui che mi hatrascinato nel
> fango"
> "ti sei fatto trascinare anche tu?" risponderebbe lui se fosse ancora vivo
> "si"
> "bene, allora adesso invece di un idiota infangato ne abbiamo DUE"
>
>
> Giacomo wrote
>>> Stando al tuo gioco se gli ebrei sono razziti e quindi da condannare,
>>> gli antisemiti vanno sullo stesso piano... tu vai sullo stesso piano.
No, guarda, sbagli nelle basi. Se uno e' un ladro, ( e' un esempio a caso,
senza allusioni), chi lo condanna non e' da mettere sullo stesso piano. Se
un ebreo e' " razzista", e se il razzismo e' male, il condannare l'ebreo per
il suo giusto o supposto razzismo, e' cosa lecita. Un po' come condannare un
nazista per il suo razzismo. Resta quindi da vedere in ultimo se l'ebreo e'
razzista o no. Per me si', e quel che e' peggio, per volonta' divina, ossia
< loro > sono superiori agli altri popoli per decreto che piove dall'alto.
Ossia non lo discuti. Diverso il razzismo nazista, frutto di ricerche
storiche, quindi smentibili per < razio>.
Itzcoatl Tlahtoani
a parte il fatto che purtroppo non mi finanzia nessuno il discorso era
diverso.
Si giustifica una censura nel caso di Toaff quando si invocava la libertà
nel caso di Rushdie.
> Interessante teoria:
> Un impero che aveva a livelli industriali la schiavitł per gestirla
> avrebbe adottato una religione che aveva come postulato (che fu poi
> dimenticato dai cristiani) di liberare lo schiavo dopo sette anni....
perchč il cristianesimo rende schiavi chiunque.Schiavi della menzogna e
delle illusioni.Delle utopie e della violenza che nasce dalla sofferenza e
dal degrado.
La religione non č nata per rendere l'uomo pił spirituale o pił libero.Ma
per inchiodarlo alla sofferenza e all'ignoranza.Onde far apparire la
chiesa,tutte le chiese,come dolorose necessitą per mantenere l'ordine.
> La Bibbia, prevede la lapidazione delle Adultere: Nessuno in Israele si
> sognerebbe mai di lapidare un adultera. Ma nessuno può andare a correggere
> la Bibbia e scrivere che era prescritto di lasciar perdere.
riconoscersi in un libro che propaganda crimini significa farli propri.
E'come se i nazisti dicessero che bisogna distinguere l'ideologia,che non si
può cambiare,dal comportamento odierno.
"Artamano" <artam...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:LzX9j.201989$U01.1...@twister1.libero.it...
>
> "Arduino" <ar...@nomail.it> ha scritto nel messaggio
> news:4766bc70$0$37198$4faf...@reader3.news.tin.it...
>
>> Interessante teoria:
>> Un impero che aveva a livelli industriali la schiavitù per gestirla
>> avrebbe adottato una religione che aveva come postulato (che fu poi
>> dimenticato dai cristiani) di liberare lo schiavo dopo sette anni....
>
> perchè il cristianesimo rende schiavi chiunque.Schiavi della menzogna e
> delle illusioni.Delle utopie e della violenza che nasce dalla sofferenza e
> dal degrado.
> La religione non è nata per rendere l'uomo più spirituale o più libero.Ma
> per inchiodarlo alla sofferenza e all'ignoranza.Onde far apparire la
> chiesa,tutte le chiese,come dolorose necessità per mantenere l'ordine.
c'è qualcosa che non torna (.... tra le tante). Io posso anche essere
d'accordo (e in effetti in parte lo sono) sulla condanna del fenomeno
religioso... anche se il modo in cui tu lo dici mi fa pensare più a un
marxista ortodosso che a uno che si dichiara nazista...
Ma almeno io mi dichiaro agnostico. Coerentemente ho una certa sfiducia nei
confronti delle religioni e come tale ne prendo le distanze... ma da tutte
... no solo da alcune.
Tu invece in un altro post dal titolo "perchè non possiamo non dirci pagani"
pubblicavi le opinioni di Alfonso Piscitelli...
Non mi è chiaro se tu stesso ti definisci pagano, che è sempre una forma di
religione... che diamine... , oppure se condanni anche il paganesimo come
forma di oppressione in quanto religione.
Ogni tanto sembra che tu parta da visioni generali per poi alla fine
ritornare sempre e sono sulla condanna dell'esperienza
giudaico-cristiano.islamica.
ps pura curiosità... torno a chiederti cosa nei pensi dei samaritani e degli
zoroastriani
> Non mi è chiaro se tu stesso ti definisci pagano, che è sempre una forma
> di religione... che diamine... , oppure se condanni anche il paganesimo
> come forma di oppressione in quanto religione.
> Ogni tanto sembra che tu parta da visioni generali per poi alla fine
> ritornare sempre e sono sulla condanna dell'esperienza
> giudaico-cristiano.islamica.
il paganesimo non è esattamente una religione codificata.
E'una maniera di vedere e sentire le cose.Che esclude il dualismo
mente-corpo o spirito-materia.
Si può essere pagani in gruppo o da soli.
E in questo senso per me il paganesimo non è una chiesa .
--
"Artamano" <artam...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:rCAaj.198685$%k.33...@twister2.libero.it...
>
> "giacomo" <idamaria.c...@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
> news:oo5aj.19562$8j3....@tornado.fastwebnet.it...
>
>> Non mi è chiaro se tu stesso ti definisci pagano, che è sempre una forma
>> di religione... che diamine... , oppure se condanni anche il paganesimo
>> come forma di oppressione in quanto religione.
>> Ogni tanto sembra che tu parta da visioni generali per poi alla fine
>> ritornare sempre e sono sulla condanna dell'esperienza
>> giudaico-cristiano.islamica.
>
Artamano wrote:
> il paganesimo non è esattamente una religione codificata.
dillo ai Pontefices Maximi di Roma
> E'una maniera di vedere e sentire le cose.Che esclude il dualismo
> mente-corpo o spirito-materia.
quello non è il paganesimo, ma new age :-))))... stai appiccicando un
termine che storicamente può indicare due cose
1 - la sopravvivenza nei villaggi e nelle campagne (i pagi) dell'antica
religione precristiana del mondo romano.
2 - retroattivamente le religioni precristiane, in particolare dell'Europa
(la roma pagana, la germania pagana etc.)
La codificazione o meno di tali religioni non sta nel fatto che fossero
pagane o meno, ma nel grado di sviluppo urbano, letterario e sociale del
popolo che le seguiva. Il "paganesimo" romano era ovviamente molto più
codificato di quello germanico... o meglio aveva codici scritti più forti,
ma dall'Edda emerge che un codice orale c'era anche per il agenbesimo
germanico.
> Artamano
> Si può essere pagani in gruppo o da soli.
e allora gli anacoreti sono pagani? Gli eremiti sono pagani, il movimento
monacale è sotto sotto paganesimo?
>Artamano
> E in questo senso per me il paganesimo non è una chiesa .
oibò... anche l'islam non è una chiesa... che non sia una religione
codificata?
vabbeh...
"Timeo lectorem unius libri"
Giacomo wrote:
> ma dall'Edda emerge che un codice orale c'era anche per il agenbesimo
> germanico.
Giacomo re-wrote .-)):
ovviamente qui volevo scrivere paganesimo germanico... maledetto polso
:-))).... scusate
PS però agenbesimo non suona male, magari ho coniato un nuovo termine
> quello non č il paganesimo, ma new age :-))))... stai appiccicando un
> termine che storicamente puň indicare due cose
> 1 - la sopravvivenza nei villaggi e nelle campagne (i pagi) dell'antica
> religione precristiana del mondo romano.
> 2 - retroattivamente le religioni precristiane, in particolare dell'Europa
> (la roma pagana, la germania pagana etc.)
parlo del paganesimo di oggi.
Ripetere rituali antichi non servirebbe a niente.Non sarebbe efficace.Specie
in un epoca di decadenza umana sempre piů veloce e tragica.
La religione č esperienza del contatto con gli dei.La codifica č di
importanza relativa.
Oggi tale esperienza č sempre piů difficile dato che cresce la distanza tra
umano e divino.
3 - io a quel punto gli faccio notare che se aderisce all'affermazione che
non ci si può non definire pagani sta dicendo che lui si definisce pagano. e
visto che il paganesimo è una forma di religione, allora nella sua condanna
di TUTTE le religioni condanna anche la sua e se stesso.
4 - Artamano cerca di rettificare dicendo: "il paganesimo non è esattamente
una religione codificata.
E'una maniera di vedere e sentire le cose.Che esclude il dualismo
mente-corpo o spirito-materia.
Si può essere pagani in gruppo o da soli.
E in questo senso per me il paganesimo non è una chiesa ."
5 - io gli faccio notare che "La codificazione o meno di tali religioni non
sta nel fatto che fossero
pagane o meno, ma nel grado di sviluppo urbano, letterario e sociale del
popolo che le seguiva. Il "paganesimo" romano era ovviamente molto più
codificato di quello germanico... o meglio aveva codici scritti più forti,
ma dall'Edda emerge che un codice orale c'era anche per il paganesimo
germanico."
6 - Artamano cerca ancora di rettificare: "parlo del paganesimo di oggi.
Ripetere rituali antichi non servirebbe a niente.Non sarebbe efficace.Specie
in un epoca di decadenza umana sempre più veloce e tragica.
La religione è esperienza del contatto con gli dei.La codifica è di
importanza relativa.
Oggi tale esperienza è sempre più difficile dato che cresce la distanza tra
umano e divino"
e qui io mi arrendo disperato... ma se eri partito condannando tutte le
religioni che non sono nate per " per rendere l'uomo più spirituale o più
libero.Ma
per inchiodarlo alla sofferenza e all'ignoranza" non puoi dopo concludere
dicendo che la TUA religione è "esperienza di contatto con gli dei" ...
Faccio un ultimo tentativo:
Religione è il "genere"
Paganesimo, Cristianesimo, Islam etc. sono le diverse "specie"
Il genere contiene necessariamente le specie (se vuoi la puoi vedere anche
con la teoria degli insiemi... è la stessa cosa:) se condanni il genere
condanni automaticamente TUTTE LE SPECIE CONTENUTE NEL GENERE
ergo.... la chiudo qui perchè è evidente che non si fa nessun passo avanti
> Faccio un ultimo tentativo:
> Religione è il "genere"
> Paganesimo, Cristianesimo, Islam etc. sono le diverse "specie"
tu confondi essere spirituali con l'essere religiosi.
E pretendi che la spiritualità per essere tale deve essere codificata ed
organizzata in chiesa.
Per questo non capisci..
> Il fatto che non ce ne siano, non significa che non ci sarebbero persone ( e
> molte) disposte a farlo.
Anche in Italia nel solo 2006 ci sono stati 192 mariti disposti ad
ammazzare la moglie, non credo per seguire prescrizioni di Torah o Talmud.
>> Nessuno può modificare i testi sacri.
>
>
> Modificare no, ma definirli come testi solamente umani, si.! E questo pare
> che non ne abbia voglia nessun religioso. Dimentichi che fino a pochi
> decenni fa la bibbia era scienza, con le dovute conseguenze. Uccidere per
> motivi religiosi era un dovere per purificare la terra dall'impronta di
> Satana.
Ma allora sei duro di cervice;-)
La religione è una religione, chi la diffonde, prete rabbino o mullah è
il primo a crederci. Soltanto un ultraingenuo può pensare che il primo
papa, o Mosé o maometto abbiano scritto un vanedecum ad uso dei futuri
sacerdoti in cui si spieghi che l'inventore della religione era lui.
La religione è per chi non ci crede un invenzione umana, per chi ci
crede una rivelazione divina. Chi abbia ragione non lo so e non mi
interessa. Ma non posso accusare di essere cattivi coloro che affermano
che non c'è nulla di ultraterreno, che si possono commettere i più
orrendi crimini senza averne castigo, semplicenrte loro credono così,
non possono autoconvincersi esista un Dio per dar modo di esistere ad
una giustizia assoluta.
Allo stesso modo chi crede esista un Dio, non può convincersi non ci sia
perché a qualcuno non piacciono alcune regole che Dio avrebbe impartito
millenni fa. Il massimo chiedibile è che ammetta che erano disposizioni
destinate ad altri tempi
Se poi qualcuno, ha usato la Bibbia per ammazzare chi non si convertiva
(Mai gli ebrei e non i cristiani dopo il settecento) non era scritto
sulla bibbia di farne questo uso.
(Per non parlare di politica lascio perdere il fatto che vi stracciate
le vesti per disposizioni teoriche della bibbia, e fingete di non vedere
il corano cdhe prescrive la violenza non solo teorica)
>
> E infatti, che stanno facendo? " interpretano", ossia quando si trovano la
> peste in casa, oppure sconfitti da altri popoli, e' Dio che ha usato modi
> diversi per fini pedagogici. Ossia, dal momento che il popolo eletto non
> puo' essere sconfitto ne' avere punizioni in locuste o altro, l'unica via
> per salvare le proprie decime e' di tramutare i fatti negativi in "
> ammonizioni divine", ossia un po' come quando un padre sculaccia un figlio.
> E allora giu' paranoie a non finire; rabbini, sacredoti, e tutte le menti in
> contatto col divino si interrogano su chi, quando, e quale sia stata la
> trasgressione....se si sia mangiato un qualche mollusco, se si e' offerto a
> Dio un vitello col pene smisurato, se uno zoppo si e' avvicinato troppo alla
> sacra arca.....se sangue impuro ha contagiato le pure tribu'.....se si sia
> mangiato un qualche animale che non avesse zampa tagliata e fosse
> ruminante....
Magari esageri un pochino, ma per i tempi antichi posso darti ragione.
Adesso il concetto è molto attenuato.
Ma in fondo che male c'è a pensare che in cielo ci sia un padre che
premia e castiga?
Pensi sia molto più meraviglioso un mondo senza alcuna morale, dove
ognuno si ritiene libero di fare il cavolo che vuole a patto di farla
franca? Puoi pensare che sia coglione uno che non ti tagli la gola per
paura di andare all'inferno: ma non credo avresti motivo di lamentartene.
> Basta che consideri l'Islam.
Cioé? Spiegati meglio
>> Ma voi nazisti, fate finta di non accorgervene nemmeno, ben oliati da
>> verdi petroldollari.
Ciao
Ad'I
> E solo un perfetto ignorante in materia come te puo' non sapere che gli
> ordini di Dio sono < leholam>, ovvero per sempre.
Dio ha una caratteristica: Può fare tutto ed il contrario di tutto.
Puoi fondere le spade per farne aratri per obedire alla bibbia, puoi
fobere gli aratri per farne spade per obbedire alla bibbia.
>Forse non hai ancora capito chi sono. Non ho papa alcuno, ne' pendo
>dalle
>labbra da eredi di sterminatori di popoli.
Forse non avrò capito chi sei.
Però ho capito che mentre coi cristiani distingui, te la prendi con le
autorità religiose senza generalizzare ai fedeli, a chi va in chiesa a
natale, e chi è solo stato battezzato. Mentre per gli ebrei sembra che
sei convinto che ogni singolo ebreo sia responsabile di ogni parola
della bibbia.
>
> Itzcoatl Tlahtoani.
>
Ciao
Ad'I
> Forse non avrò capito chi sei.
> Però ho capito che mentre coi cristiani distingui, te la prendi con le
> autorità religiose senza generalizzare ai fedeli, a chi va in chiesa a
> natale, e chi è solo stato battezzato. Mentre per gli ebrei sembra che sei
> convinto che ogni singolo ebreo sia responsabile di ogni parola della
> bibbia.
ognuno è responsabile della banda,partito o associazione a cui decide di
aderire.
Vedi che non sai argomentare ?
Eh sě, mi fai veramente pena; la demenza senile
č veramente una brutta malattia !!!
>>>>
>>>> Itzcoatl
>>>>
>>>>
>>>>
>>>>
>>>>
>>>>
>>
Guardati in casa tua deficiente, possibile che non ti renda conto a quale
penoso livello ti ha portato l'Alzheimer ?