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Cocciante canta al Colosseo

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Maura

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Sep 20, 2005, 8:41:53 AM9/20/05
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Cocciante canta l'intera opera scritta da Panella

di FABRIZIO ZAMPA

ROMA Un one man show di due ore al centro del Colosseo, con lui solo
che al centro del palco, nel primo tempo tutto vestito di bianco e nel
secondo tutto di nero, canta la storia dei due innamorati di Verona sulle
musiche che ha composto (preregistrate in studio) e sui testi scritti da
Pasquale Panella. Le parole più ricorrenti? Amore, odio, vita, morte,
Verona, oltre ovviamente ai nomi dei protagonisti. L'atmosfera più
tangibile? Un clima in perenne equilibrio, fino alla ben nota conclusione
della vicenda, fra sentimenti e tragedia. Con una domanda finale: "perché?"
Riccardo Cocciante ha presentato così la sua Giuletta e Romeo .
L'opera che ha appena finito di scrivere con Panella segue un lavoro che ha
avuto uno strepitoso successo in mezzo mondo, Notre Dame de Paris , e andrà
in scena per la prima volta nel 2007 all'Arena di Verona in una serata per
la quale le prevendite dei biglietti saranno aperte già dal prossimo mese.
«Abbiamo i mezzi, oggi, per leggere uno spartito in modo reale, e questa
pubblica lettura dell'autore che canta tutta l'opera così come è stata
scritta mi è sembrata un momento originale e difficile, una sfida che mi
attirava», spiega Cocciante. E avverte che «personaggi, cori, orchestra e
scenografia verranno più avanti», che «quando la monteremo ci saranno
piccole cose da rivedere e limare» e che appena farà il casting cercherà
«una Giulietta molto bella, una Giulietta wow ». «Amo l'opera, ma non posso
vedere sul palco un Romeo di quarant'anni e una Giuletta di trenta. Il
pubblico giovane si metterebbe le mani nei capelli», sorride.
Eccoci quindi di fronte al nuovo lavoro del cantautore. A dire il vero
la versione in solitario, con Riccardo che canta tutti i ruoli ma sempre con
la sua vociona, ci è sembrata piuttosto noiosa. L'impressione è di aver
ascoltato un unico pezzo ripetuto per due ore, a sentir parlare di Capuleti
e Montecchi c'è subito venuto in mente lo spot sul caffè nel quale Bonolis e
Laurenti trasformano le famiglie veronesi in Calamari e Gamberetti, e ci
siamo anche chiesti come lo imiterà Fiorello, che a Radio2 rifà
magistralmente il cocciantiano Notre Dame . Ma più tardi abbiamo anche
pensato che sentire Beethoven che suona la Nona al pianoforte e con
l'apparecchio Maico all'orecchio darebbe una sensazione molto simile.
Abbiamo dunque concluso che Riccardo Cocciante di queste cose se ne intende
molto più di noi e ha quindi perfettamente ragione quando sostiene che la
sua anteprima è stata fatta «con una base di strumenti elettronici, senza i
vantaggi di un'esecuzione dal vivo, che dà mille volte di più, e in forma di
semplice lettura di spartito».
Ha ragione in particolare quando spiega il suo modo di scrivere
un'opera. «Io la voglio popolare, la voglio elegante, la voglio al tempo
stesso complessa e semplice. La gente di oggi ha bisogno del melodramma, ma
quando sente la classica opera una piccola parte la capisce e il resto no, e
con la commedia musicale è lo stesso. Siamo nel ventunesimo secolo, il mondo
è cambiato, c'è l'elettronica, e i miei lavori sono fatti per quest'epoca.
Io rispetto l'opera, ma è un'espressione un po' passata, splendida ma
passata. Così mi sono detto: cosa devo utilizzare per raccontare Romeo e
Giulietta? Viviamo in un periodo in cui la musica ha fatto una rivoluzione
totale, ci sono l'elettronica, il rock, il punk, il rap. Tutto è cambiato, e
un autore deve assolutamente stare attento a ciò che succede intorno a lui
se vuol fare un'opera popolare, come si faceva una volta. La soluzione?
Mescolare strumenti elettronici, percussioni tribali, orchestre del passato
e la nostra melodia cantata con voce microfonata, perché il pubblico di oggi
non capisce la voce impostata che era fatta per trasmettere il suono in
epoche lontane. Io ho allargato lo spettro accostando popolare e classico,
facendo un mix che tutti capiscono, dal più piccolo al più grande, dal
cinese al lappone. Mettere insieme l'aspetto moderno e quello antico mi
affascina, perché sotto c'è il rock che inquina tutto. E' la stessa
esperienza fatta con Notre Dame : nata in francese, si è inserita in tutti i
paesi con una facilità enorme. L'abbiamo portata dappertutto, in Russia e in
Cina, e tutti l'hanno capita. Vorrà pur dire qualcosa, no?»

Certo. Vuol dire che il sistema Cocciante funziona, anche se un cronista
rischia di appisolarsi sugli spalti del Colosseo. Voul dire che il
destinatario è il pubblico, e il pubblico, specie se giovane, ha sempre
ragione.


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