Il sequestro avvenuto in tutta Italia e partito da Roma da parte del Corpo
Forestale Italiano di medicinali cinesi lascia spazio a numerose
riflessioni.
Non vi è alcun dubbio che laddove la motivazione giuridica dell'atto sia la
preservazione di specie protette non si può che condividere e approvare
anche in punta di diritto.
Stesso dicasi per il reato di contrabbando (e la mente va alla specialità
della Cina comunista dei nostri giorni ovvero il "falso materiale").
Qualche dubbio invece, da ex naturopata, su quanto una ufficiale di PG ha
riferito ai media:
"Se si vogliono i principi attivi di tali medicinali si possono utilizzare i
nostri di sintesi".
Beh su questo ho due tipi di obiezioni, giuridiche e personali.
Innanzitutto credo che la Costituzione tuteli la "libertà di scelta
terapeutica".
In secondo luogo solo negli stati comunisti e totalitari è lo Stato a
decidere cosa è terapia e cosa non lo è.
In terzo luogo la sintesi chimica dei principi attivi è analoga al relativo
naturale solo per i materialisti scientisti, chiunque sano di mente conosce
le irreparabili incongruenze tra un principio estratto naturalmente ed uno
di sintesi (quest'ultimo presenta proprio per le procedure chimiche di
estrazione e lavorazione, effetti collaterali).
Si assume la ufficiale di PG queste responsabilità o le scarica sulla nota
intellighentzia scientista?
La stessa che con Tirelli, complice Rosy Bindi, hanno manipolato il
protocollo di Bella?