L'incantesimo degli inceneritori
Ieri sera ero a Trento per parlare dell’inceneritore insieme a degli esperti
come Bettini, Masullo, Montanari, Zecca, Nervi e Pallante.
Dico subito che gli inceneritori, chiamati termovalorizzatori solo in
Italia, l’ennesimo incantesimo delle parole, non servono; che sono un’invenzione
di 40 anni fa; che per ogni chilogrammo di materiale bruciato, un terzo
dello smaltito diventa cenere, rifiuto tossico nocivo; che non fanno
risparmiare energia, ma il contrario e quindi non convengono; che l’Italia è
l’unico Paese a finanziare gli inceneritori con i soldi pubblici; che più
alto è il calore generato, più le polveri diventano sottili e nocive e
tumorali; che la raccolta differenziata li rende inutili; che il riuso dei
contenitori come le bottiglie di vetro e di plastica li rende inutili; che
va inserita una tassa ecologica sui contenitori usa e getta alla fonte,
quindi al produttore; che bisogna ridurre i consumi; che bisogna
incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili; che le prime
nazioni, come la Germania, che hanno costruito gli inceneritori li stanno
dismettendo; che la produzione di energia va delocalizzata.
Gli inceneritori non starebbero neppure in piedi economicamente, non
esisterebbero, se non li finanziasse lo Stato, che gli passa 180 lire per
ogni kwh prodotto in quanto li assimila alle energie rinnovabili.
Chi dice no agli inceneritori, chi non li associa all’idea di progresso è
arruolato dai media nel popolo dei no.
E, subito dopo, alla schiera dei no global, dei contestatori, degli
anarco-insurrezionalisti (termine usato 100 volte al giorno dal dipendente
Pisanu).
E hanno ragione.
Infatti oggi i cittadini, se correttamente informati, diventano
noglobalcontestatorianrcoinsurrezionalisti e sono fieri di esserlo.
E non vogliono inceneritori tra i co..ni.