Per omosessualità s'intende l'attrazione sessuale di un individuo maschio o
femmina per gli individui del suo stesso sesso. Poiché nell'omosessuale non vi
sono malformazioni né alterazioni ormonali e non vi è odio per il proprio corpo, l
'omosessualità - due volte più frequente nei maschi che nella femmine - non va
confusa né con l'ermafroditismo né con il transessualismo.
1. Ipotesi di origine biologica
Nel 1991, il biologo omosessuale americano Simon LeVay, fondatore dell'Institute
of Gay and Lesbian Education, ha elaborato una teoria secondo la quale il
comportamento omosessuale non sarebbe un comportamento sessuale frutto di
abitudini apprese, subite o liberamente scelte, ma una condizione biologica
innata, precisamente il risultato di una "programmazione" cerebrale. L'ipotesi di
LeVay è che il terzo nucleo interstiziale dell'ipotalamo anteriore - INAH3 -
sarebbe più voluminoso nei maschi mentre nelle donne e negli omosessuali sarebbe
più piccolo e che tale nucleo potrebbe essere determinante nella genesi del
comportamento sessuale.
Nel 1994 William Byne, psichiatra al New York State Psychiatric Institute e
ricercatore all'Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University di
New York, presso la quale studia la struttura cerebrale dell'uomo e degli altri
primati e il modo in cui i fattori biologici e sociali interagiscono nell'
influenzare il comportamento, ha fatto notare che il lavoro di LeVay è
inattendibile perché tutti i cervelli di maschi omosessuali provengono da pazienti
colpiti da AIDS e, all'epoca del decesso, tutti i soggetti presentavano bassi
livelli di testosterone in conseguenza di tale malattia: le ricerche dimostrano
che il volume di certi nuclei ipotalamici varia con la quantità di testosterone
presente nel sangue. Ma contro l'ipotesi dell'omosessualità come condizione
biologica è determinante l'esito di una ricerca - effettuata da J. Michael Bailey
della North-Western University e da Richard C. Pillard della Boston University -
sul comportamento sessuale dei gemelli omozigoti - cioè con tutti i geni uguali e
con la stessa struttura biologica -, inoltre allevati nella stessa famiglia, nello
stesso ambiente sociale e a stretto contatto l'uno con l'altro. Tale ricerca ha
dimostrato che, se uno dei gemelli ha scelto un comportamento omosessuale, in
circa la metà dei casi l'altro gemello ha scelto un comportamento sessuale
normale: il 48% dei gemelli omozigoti, allevati insieme, mostra orientamenti
sessuali opposti quando uno dei gemelli ha scelto un comportamento di tipo
omosessuale.
Il tutto prova in modo inequivoco l'importanza del libero arbitrio e delle
abitudini nella genesi del comportamento sessuale.
2. Ipotesi di origine psicologica
Lo psichiatra olandese Gerard J. M. van den Aardweg sottolinea che negli ultimi
decenni si sono viste confermate soprattutto le idee dello psicanalista austriaco
Alfred Adler (1870-1937), il primo a mettere in relazione, nel 1917, l'
omosessualità con un complesso d'inferiorità nei confronti del proprio sesso. Le
ricerche empiriche di Irving e di Toby B. Bieber e di altri nel 1962 evidenziano
il fatto che un soggetto, per identificarsi positivamente con il suo ruolo
sessuale, deve aver stima per il genitore del suo stesso sesso e deve sentirsi da
lui amato e stimato; inoltre, l'adulto omosessuale è spesso uno che non ha vissuto
i suoi anni di gioventù ben inserito nella vita di gruppo dei giovani dello stesso
sesso. Tali esperienze giovanili portano il soggetto a drammatizzare la propria
situazione, a desiderare l'affetto di quelle persone dello stesso sesso rispetto
alle quali ha sviluppato un complesso d'inferiorità e dalle quali non si sente
accettato, o dalla cui compagnia si sente escluso. Van den Aardweg spiega che i
complessi omosessuali possono essere curati, ma soprattutto che possono e devono
essere prevenuti durante l'infanzia con una giusta educazione. Egli afferma che un
'educazione dei giovani che cerchi di annullare le specificità maschili e
femminili - tipica dei socialismi e del femminismo rivoluzionario - e la mancanza
in casa dei ruoli materno e paterno può avere effetti disastrosi sulla psiche
infantile, provocando l'insorgenza di complessi nevrotici omosessuali. A
conclusioni analoghe giunge - in un contesto teorico di matrice freudiana -
Giuseppe Cesari, ordinario di psicologia clinica nell'Università di San Diego, in
California: il bambino o la bambina possono non riuscire a realizzare l'
identificazione con il genitore del proprio sesso durante la cosiddetta fase
edipica; in questo caso il soggetto regredisce al narcisismo primario pre-edipico
e vengono attivate in questo modo le premesse di un orientamento affettivo
omofilo. Se il soggetto così "predisposto" incontra individui omofili può attivare
verso di loro un tardivo processo di identificazione, che darà luogo a un
orientamento omosessuale. L'identificazione con il genitore dello stesso sesso -
spiega Cesari - non avviene perché il genitore è "inadeguato", oppure perché il
soggetto - bambino o bambina -, per aspetti caratteriologici suoi o per sue
interpretazioni, indipendenti dal comportamento del genitore, non trova in lui ciò
che istintivamente va cercando. Tale soggetto - dice sempre Cesari - presenterà,
anche in età adulta, atteggiamenti infantili, quasi sempre abilmente e
inconsciamente mascherati e sostanzialmente immaturi, di attaccamento al genitore
complementare.
In campo psicologico molti considerano l'omosessualità come un disordine soltanto
quando non è voluta dalla persona, cioè quando è "ego-dystonic". Il gesuita
professor Bartholomew Kiely, della Pontificia Università Gregoriana, sottolinea
che non si tratta di una posizione veramente scientifica ma di una posizione
relativista nel campo della psicologia. Per tale approccio relativista ogni
considerazione sull'omosessualità dovrebbe essere non di tipo oggettivo ma di tipo
soggettivo. Se il soggetto si sente gratificato dagli atti omosessuali esso è da
considerarsi normale: è come dire che, se il tossicodipendente o l'alcolizzato si
sentono gratificati dalla droga o dall'alcol essi sono da considerarsi normali e
vanno incoraggiati a proseguire per la loro strada. Già il filosofo tedesco
Herbert Marcuse (1898-1979), esponente della Scuola di Francoforte, rilevava che
lo schiavo, nella misura in cui è stato condizionato a essere tale, desidera
rimanere nella sua condizione, ma si tratta di un'alienazione e deve essere
aiutato per poter ricuperare la libertà.
3. L'ordine naturale
L'alcolista, il tossicodipendente, il pedofilo, lo zoofilo, lo stupratore, il
voyeur, il masochista, il sadico, e così via, sono soggettivamente gratificati
dalle loro azioni disordinate, ma si tratta oggettivamente di situazioni di
deviazione e di alienazione. Molte deviazioni nascono dal conflitto fra il
pensiero e la realtà; l'essere umano deve venire aiutato ad avere un giusto
rapporto fra il pensiero e la realtà perché la liberazione da ogni disordine
mentale ha luogo nella misura in cui la persona non si pone più in contrasto con l
'ordine fondamentale delle cose, nella misura in cui giunge ad accettare il mondo
reale e le sue leggi e diventa capace di soddisfare le proprie esigenze all'
interno della medesima realtà. Se è vero che l'uomo deve dominare la natura, è
pure vero che la natura si lascia dominare solo conoscendone le leggi e
applicandole: pertanto il dominio dell'uomo sulla natura non è assoluto ma
relativo, cioè non può andare oltre il limite costituito dalle finalità stesse
dell'ordine naturale, poste dal loro Creatore. La tendenza omosessuale è una
tendenza ad agire in modo disordinato rispetto alle finalità del proprio corpo: si
tratta di un disordine evidente fra il pensiero e la realtà e tradurre la tendenza
omosessuale in atto omosessuale significa aggravare questa situazione di
disordine. Un uomo può sentire in sé l'inclinazione alla disonestà e all'omicidio,
ma non per questo è costretto o autorizzato a rubare e a uccidere.
4. Libertà umana e moralità
La persona con tendenze omosessuali rimane sempre una persona e, pur essendo
condizionata da un punto di vista emotivo, ha in sé quella libertà della volontà
che gli consente di resistere all'inclinazione disordinata e di essere padrona dei
propri atti. L'atto omosessuale è un atto contro natura, frutto di un
atteggiamento infantile di attaccamento inconscio al genitore complementare,
risultato di una strategia difensiva nevrotica e quindi sbagliata nel tentativo di
rimediare alla propria incompletezza psicologica: perciò tale atto non risolve i
problemi più profondi della persona e impedisce la sua vera realizzazione. Gli
atti omosessuali possono rappresentare un'occasione di piacere momentaneo e
disordinato, ma impediscono la felicità della persona.
Il professor Cesari afferma che l'aspetto specifico della natura umana è il
bisogno di significato e introduce in psicologia il concetto di "fecondità":
"felice" è il termine corradicale di "fecondo". La fruizione immediata ed
esclusiva del solo piacere non rende felice l'uomo. Per esempio, nel campo
sessuale la genitalità risulta pienamente soddisfacente solo se vissuta all'
interno di un'autentica relazione d'amore perché altrimenti l'atto sessuale potrà
essere anche "fertile" ma non sarà umanamente "fecondo" in quanto rimarrà
inappagato quel bisogno fondamentale, vero "basic need", che consiste nell'essere
in una vera relazione con l'altro.
La felicità-fecondità nasce da un processo che porta l'uomo all'unione con sé
stesso ( passioni, volontà, ragione ) e con l'ordine fondamentale della realtà e
il piacere è buono solo quando è ordinato a tale processo: il piacere disordinato
è soltanto il piacere momentaneo di una facoltà che entra in conflitto con le
altre componenti della personalità e con la verità.
Lo studio psico-biologico sull'omosessualità fa concludere che l'omosessualità è
un vizio, cioè un comportamento disordinato, frutto di abitudini disordinate
subite o liberamente scelte. Dal punto di vista socio-politico l'atteggiamento
verso il vizio omosessuale deve essere improntato al rispetto, alla compassione e
alla delicatezza nei confronti delle persone con tendenza omosessuale mentre, al
contrario, il vizio omosessuale non può e non deve essere tutelato e promosso come
un valore, non può e non deve essere equiparato al comportamento sessuale ordinato
e naturale, che porta alla costituzione di una famiglia e alla possibilità di
adottare dei figli. La società deve fornire ogni sostegno per aiutare le persone
con tendenza omosessuale che vogliono compiere un cammino di liberazione dal
vizio. L'itinerario progressivo di liberazione dal vizio è l'unico percorso che
difende in modo realistico e autentico la libertà e la dignità delle persone con
tendenza omosessuale e trova conferma in fenomeni sociali come la crescita del
movimento internazionale "ex gay", a cui aderiscono omosessuali ed ex omosessuali
che non sono disposti a rassegnarsi alla loro tendenza disordinata. Si tratta di
un autentico movimento di base che si è organizzato, negli Stati Uniti d'America,
in enti come Exodus international e Courage: omosessuali ed ex omosessuali si
aiutano per promuovere un miglioramento e un cambiamento di vita in modo da
liberarsi dal vizio dell'omosessualità.
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Per approfondire: vedi l'aspetto biologico in Simon LeVay e Dean H. Hamer, Le
componenti biologiche dell'omosessualità maschile, in Le Scienze. Edizione
italiana di Scientific American, anno XXVII, vol. LIII, n. 311, luglio 1994, pp.
18-23; e in William Byne, I limiti dei modelli biologici dell'omosessualità,
ibid., pp. 24-30; quello psicologico in Gerard J. M. van den Aardweg,
Omosessualità e speranza, terapia e guarigione nell'esperienza di uno psicologo,
trad. it., Ares, Milano 1995; in Giuseppe Cesari e Maria Luisa Di Pietro, L'
educazione della sessualità, La Scuola, Brescia 1996, pp. 27-38 e 46-50; e in
padre Bartholomew Kiely S.J., La cura pastorale delle persone omosessuali. Nota
psicologica, in L'Osservatore Romano, 14 -11- 1986; la posizione della Chiesa
cattolica in Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della
Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, del 1°-10-1986;
e, dello stesso dicastero vaticano, in Alcune considerazioni concernenti la
risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali,
in L'Osservatore Romano, del 24-7-1992; una sintesi della problematica e delle
diverse posizioni nel mio Omosessualità: vizio o programmazione biologica?, in
Cristianità, anno XXIII, n. 243-244, luglio-agosto 1995, pp. 5-12.
Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa
cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, del 1°-10-1986
1. Il problema dell'omosessualità e del giudizio etico sugli atti omosessuali è
divenuto sempre più oggetto di pubblico dibattito, anche in ambienti cattolici. In
questa discussione vengono spesso proposte argomentazioni ed espresse posizioni
non conformi con l'insegnamento della Chiesa Cattolica, destando una giusta
preoccupazione in tutti coloro che sono impegnati nel ministero pastorale. Di
conseguenza questa Congregazione ha ritenuto il problema così grave e diffuso da
giustificare la presente Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali,
indirizzata a tutti i Vescovi della Chiesa Cattolica.
2. Naturalmente in questa sede non può essere affrontata una trattazione esaustiva
di tale complesso problema; si concentrerà piuttosto l'attenzione sul contesto
specifico della prospettiva morale cattolica. Essa trova conforto anche in sicuri
risultati delle scienze umane, le quali pure hanno un oggetto e un metodo loro
proprio, che godono di legittima autonomia.
La posizione della morale cattolica è fondata sulla ragione umana illuminata dalla
fede e guidata consapevolmente dall'intento di fare la volontà di Dio, nostro
Padre.
In tal modo la Chiesa è in grado non solo di poter imparare dalle scoperte
scientifiche, ma anche di trascenderne l'orizzonte; essa è certa che la sua
visione più completa rispetta la complessa realtà della persona umana che, nelle
sue dimensioni spirituale e corporea, è stata creata da Dio e, per sua grazia,
chiamata a essere erede della vita eterna.
Solo all'interno di questo contesto, si può dunque comprendere con chiarezza in
che senso il fenomeno dell'omosessualità, con le sue molteplici dimensioni e con i
suoi effetti sulla società e sulla vita ecclesiale, sia un problema che riguarda
propriamente la preoccupazione pastorale della Chiesa. Pertanto dai suoi ministri
si richiede studio attento, impegno concreto e riflessione onesta, teologicamente
equilibrata.
3. Già nella Dichiarazione su alcune questioni di etica sessuale, del 29 dicembre
1975, la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva esplicitamente trattato
questo problema. In quella Dichiarazione si sottolineava il dovere di cercare di
comprendere la condizione omosessuale, e si osservava come la colpevolezza degli
atti omosessuali dovesse essere giudicata con prudenza. Nello stesso tempo la
Congregazione teneva conto della distinzione comunemente operata fra condizione e
tendenza omosessuale e atti omosessuali. Questi ultimi venivano descritti come
atti che vengono privati della loro finalità essenziale e indispensabile, come
"intrinsecamente disordinati" e tali che non possono essere approvati in nessun
caso (cf n. 8, par. 4).
Tuttavia nella discussione che seguì la pubblicazione della Dichiarazione, furono
proposte delle interpretazioni eccessivamente benevole della condizione
omosessuale stessa, tanto che qualcuno si spinse fino a definirla indifferente o
addirittura buona. Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della
persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una
tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal
punto di vista morale. Per questo motivo l'inclinazione stessa dev'essere
considerata come oggettivamente disordinata.
Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere oggetto di
una particolare sollecitudine pastorale perché non siano portati a credere che l'
attuazione di tale tendenza nelle relazioni omosessuali sia un'opzione moralmente
accettabile.
4. Una delle dimensioni essenziali di un'autentica cura pastorale è l'
identificazione delle cause che hanno portato confusione nei confronti dell'
insegnamento della Chiesa.
Tra esse va segnalata una nuova esegesi della Sacra Scrittura, secondo cui la
Bibbia o non avrebbe niente da dire sul problema dell'omosessualità, o addirittura
ne darebbe in qualche modo una tacita approvazione, oppure infine offrirebbe
prescrizioni morali così culturalmente e storicamente condizionate che non
potrebbero più essere applicate alla vita contemporanea. Tali opinioni, gravemente
erronee e fuorvianti, richiedono dunque speciale vigilanza.
5. È vero che la letteratura biblica è debitrice verso le varie epoche, nelle
quali fu scritta, di gran parte dei suoi modelli di pensiero e di espressione (cf
Dei Verbum, n. 12).
Certamente, la Chiesa di oggi proclama il Vangelo a un mondo che è assai diverso
da quello antico. D'altra parte il mondo nel quale il Nuovo Testamento fu scritto
era già notevolmente mutato, per esempio, rispetto alla situazione nella quale
furono scritte o redatte le Sacre Scritture del popolo ebraico.
Dev'essere tuttavia rilevato che, pur nel contesto di tale notevole diversità,
esiste un'evidente coerenza all'interno delle Scritture stesse sul comportamento
omosessuale. Perciò la dottrina della Chiesa su questo punto non è basata solo su
frasi isolate, da cui si possono trarre discutibili argomentazioni teologiche, ma
piuttosto sul solido fondamento di una costante testimonianza biblica. L'odierna
comunità di fede, in ininterrotta continuità con le comunità giudaiche e cristiane
all'interno delle quali le antiche Scritture furono redatte, continua a essere
nutrita da quelle stesse Scritture e dallo Spirito di verità di cui esse sono
Parola. È egualmente essenziale riconoscere che i testi sacri non sono realmente
compresi quando vengono interpretati in un modo che contraddice la Tradizione
vivente della Chiesa. Per essere corretta, l'interpretazione della Scrittura dev'
essere in effettivo accordo con questa Tradizione.
Il Concilio Vaticano II così si esprime al riguardo: "È chiaro dunque che la Sacra
Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima
disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti da non poter
indipendentemente sussistere, e tutti insieme, secondo il proprio modo, sotto l'
azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle
anime" (Dei Verbum, n. 10). Alla luce di queste affermazioni viene ora brevemente
delineato l'insegnamento della Bibbia in materia.
6. La teologia della creazione, presente nel libro della Genesi, fornisce il punto
di vista fondamentale per la comprensione adeguata dei problemi posti dall'
omosessualità.
Dio, nella sua infinita sapienza e nel suo amore onnipotente, chiama all'esistenza
tutta la realtà, quale riflesso della sua bontà. Egli crea a sua immagine e
somiglianza l'uomo, come maschio e femmina. Gli esseri umani perciò sono creature
di Dio, chiamate a rispecchiare, nella complementarità dei sessi, l'interiore
unità del Creatore. Essi realizzano questo compito in modo singolare, quando
cooperano con lui nella trasmissione della vita, mediante la reciproca donazione
sponsale.
Il cap. 3 della Genesi mostra come questa verità sulla persona umana quale
immagine di Dio sia stata oscurata dal peccato originale. Ne segue inevitabilmente
una perdita della consapevolezza del carattere di alleanza, proprio dell'unione
che le persone umane avevano con Dio e fra di loro. Benché il corpo umano conservi
ancora il suo "significato sponsale", ora questo è oscurato dal peccato. Così il
deterioramento dovuto al peccato continua a svilupparsi nella storia degli uomini
di Sodoma (cf Gen 19, 1-11). Non vi può essere dubbio sul giudizio morale ivi
espresso contro le relazioni omosessuali. In Levitico 18, 22 e 20, 13, quando
vengono indicate le condizioni necessarie per appartenere al popolo eletto, l'
autore esclude dal popolo di Dio coloro che hanno un comportamento omosessuale.
Sullo sfondo di questa legislazione teocratica, san Paolo sviluppa una prospettiva
escatologica, all'interno della quale egli ripropone la stessa dottrina, elencando
tra coloro che non entreranno nel regno di Dio anche chi agisce da omosessuale (cf
1 Cor 6, 9). In un altro passaggio del suo epistolario egli, fondandosi sulle
tradizioni morali dei suoi antenati, ma collocandosi nel nuovo contesto del
confronto tra il cristianesimo e la società pagana dei suoi tempi, presenta il
comportamento omosessuale come un esempio della cecità nella quale è caduta l'
umanità. Sostituendosi all'armonia originaria fra il Creatore e le creature, la
grave deviazione dell'idolatria ha condotto a ogni sorta di eccessi nel campo
morale. San Paolo trova l'esempio più chiaro di questa disarmonia proprio nelle
relazioni omosessuali (cf Rom 1, 18-32). Infine, in perfetta continuità con l'
insegnamento biblico, nell'elenco di coloro che agiscono contrariamente alla sana
dottrina, vengono esplicitamente menzionati come peccatori coloro che compiono
atti omosessuali (cf 1 Tim 1, 10).
7. La Chiesa, obbediente al Signore che l'ha fondata e le ha fatto dono della vita
sacramentale, celebra nel sacramento del matrimonio il disegno divino dell'unione
amorosa e donatrice di vita dell'uomo e della donna. È solo nella relazione
coniugale che l'uso della facoltà sessuale può essere moralmente retto. Pertanto
una persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente.
Scegliere un'attività sessuale con una persona dello stesso sesso equivale ad
annullare il ricco simbolismo e il significato, per non parlare dei fini, del
disegno del Creatore a riguardo della realtà sessuale. L'attività omosessuale non
esprime un'unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto
contraddice la vocazione a un'esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione
che, secondo il Vangelo, è l'essenza stessa della vita cristiana. Ciò non
significa che le persone omosessuali non siano spesso generose e non facciano dono
di se stesse, ma quando si impegnano in un'attività omosessuale esse rafforzano al
loro interno una inclinazione sessuale disordinata, per se stessa caratterizzata
dall'autocompiacimento.
Come accade per ogni altro disordine morale, l'attività omosessuale impedisce la
propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di
Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l'omosessualità, la Chiesa
non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in
modo realistico e autentico.
8. L'insegnamento della Chiesa di oggi è quindi in continuità organica con la
visione della S. Scrittura e con la costante Tradizione. Anche se il mondo di oggi
è da molti punti di vista veramente cambiato, la comunità cristiana è consapevole
del legame profondo e duraturo che la unisce alle generazioni che l'hanno
preceduta "nel segno della fede".
Tuttavia oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all'interno della
Chiesa, esercitano una fortissima pressione per portarla ad accettare la
condizione omosessuale, come se non fosse disordinata, e a legittimare gli atti
omosessuali. Quelli che, all'interno della comunità di fede, spingono in questa
direzione, hanno sovente stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di
essa. Ora questi gruppi esterni sono mossi da una visione opposta alla verità
sulla persona umana, che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo.
Essi manifestano, anche se non in modo del tutto cosciente, un'ideologia
materialistica, che nega la natura trascendente della persona umana, così come la
vocazione soprannaturale di ogni individuo.
I ministri della Chiesa devono far in modo che le persone omosessuali affidate
alle loro cure non siano fuorviate da queste opinioni, così profondamente opposte
all'insegnamento della Chiesa. Tuttavia il rischio è grande e ci sono molti che
cercano di creare confusione nei riguardi della posizione della Chiesa e di
sfruttare questa confusione per i loro scopi.
9. Anche all'interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi
di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale
rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. Di fatto i
suoi seguaci sono per lo più persone che o ignorano l'insegnamento della Chiesa o
cercano in qualche modo di sovvertirlo. Si tenta di raccogliere sotto l'egida del
cattolicesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare
il loro comportamento omosessuale. Una delle tattiche usate è quella di affermare,
con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone
omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una
forma di ingiusta discriminazione.
È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la
Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello
sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile. Il fine di tale azione
è conformare questa legislazione alla concezione propria di questi gruppi di
pressione, secondo cui l'omosessualità è almeno una realtà perfettamente innocua,
se non totalmente buona. Benché la pratica dell'omosessualità stia minacciando
seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di
questa tendenza non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere in
considerazione le proporzioni del rischio, che vi è implicato.
La Chiesa non può non preoccuparsi di tutto questo e pertanto mantiene ferma la
sua chiara posizione al riguardo, che non può essere modificata sotto la pressione
della legislazione civile o della moda del momento. Essa si preoccupa sinceramente
anche dei molti che non si sentono rappresentati dai movimenti pro-omosessuali, e
di quelli che potrebbero essere tentati di credere alla loro ingannevole
propaganda. Essa è consapevole che l'opinione, secondo la quale l'attività
omosessuale sarebbe equivalente, o almeno altrettanto accettabile, quanto l'
espressione sessuale dell'amore coniugale, ha un'incidenza diretta sulla
concezione che la società ha della natura e dei diritti della famiglia, e li mette
seriamente in pericolo.
10. Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano
ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti
meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi
rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su
cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev'
essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni.
Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone
omosessuali non può portare in nessun modo all'affermazione che la condizione
omosessuale non sia disordinata. Quando tale affermazione viene accolta e di
conseguenza l'attività omosessuale è accettata come buona, oppure quando viene
introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale
nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto, né la Chiesa né la società nel suo
complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte
guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano.
11. Alcuni sostengono che la tendenza omosessuale, in certi casi, non è il
risultato di una scelta deliberata e che la persona omosessuale non ha
alternative, ma è costretta a comportarsi in modo omosessuale. Di conseguenza si
afferma che essa agirebbe in questi casi senza colpa, non essendo veramente
libera.
A questo proposito è necessario rifarsi alla saggia tradizione morale della
Chiesa, la quale mette in guardia dalle generalizzazioni nel giudizio dei casi
singoli. Di fatto in un caso determinato possono essere esistite nel passato e
possono tuttora sussistere circostanze tali da ridurre o addirittura da togliere
la colpevolezza del singolo; altre circostanze al contrario possono accrescerla.
Dev'essere comunque evitata la presunzione infondata e umiliante che il
comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente
soggetto a coazione e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con
tendenza omosessuale dev'essere riconosciuta quella libertà fondamentale che
caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità. Come in
ogni conversione dal male, grazie a questa libertà, lo sforzo umano, illuminato e
sostenuto dalla grazia di Dio, potrà consentire ad esse di evitare l'attività
omosessuale.
12. Che cosa deve fare dunque una persona omosessuale, che cerca di seguire il
Signore? Sostanzialmente, queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di
Dio nella loro vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che possano sperimentare
a motivo della loro condizione, al sacrificio della croce del Signore. Per il
credente, la croce è un sacrificio fruttuoso, poiché da quella morte provengono la
vita e la redenzione. Anche se ogni invito a portare la croce o a intendere in tal
modo la sofferenza del cristiano sarà prevedibilmente deriso da qualcuno, si
dovrebbe ricordare che questa è la via della salvezza per tutti coloro che sono
seguaci di Cristo.
In realtà questo non è altro che l'insegnamento rivolto dall'apostolo Paolo ai
Galati, quando egli dice che lo Spirito produce nella vita del fedele: "amore,
gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé" e più
oltre: "Non potete appartenere a Cristo senza crocifiggere la carne con le sue
passioni e i suoi desideri" (Gal 5, 22.24).
Tuttavia facilmente questo invito viene male interpretato, se è considerato solo
come un inutile sforzo di autorinnegamento. La croce è sì un rinnegamento di sé,
ma nell'abbandono alla volontà di quel Dio che dalla morte trae fuori la vita e
abilita coloro, che pongono in lui la loro fiducia, a praticare la virtù invece
del vizio.
Si celebra veramente il mistero pasquale solo se si lascia che esso permei il
tessuto della vita quotidiana. Rifiutare il sacrificio della propria volontà nell'
obbedienza alla volontà del Signore è di fatto porre ostacolo alla salvezza.
Proprio come la croce è il centro della manifestazione dell'amore redentivo di Dio
per noi in Gesù, così la conformità dell'autorinnegamento di uomini e donne
omosessuali con il sacrificio del Signore costituirà per loro una fonte di
autodonazione che li salverà da una forma di vita che minaccia continuamente di
distruggerli.
Le persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità.
Se si dedicano con assiduità a comprendere la natura della chiamata personale di
Dio nei loro confronti, esse saranno in grado di celebrare più fedelmente il
sacramento della Penitenza, e di ricevere la grazia del Signore, in esso così
generosamente offerta, per potersi convertire più pienamente alla sua sequela.
13. È evidente, d'altra parte, che una chiara ed efficace trasmissione della
dottrina della Chiesa a tutti i fedeli e alla società nel suo complesso dipende in
larga misura dal corretto insegnamento e dalla fedeltà di chi esercita il
ministero pastorale. I Vescovi hanno la responsabilità particolarmente grave di
preoccuparsi che i loro collaboratori nel ministero, e soprattutto i sacerdoti,
siano rettamente informati e personalmente ben disposti a comunicare a ognuno la
dottrina della Chiesa nella sua integrità.
La particolare sollecitudine e la buona volontà dimostrata da molti sacerdoti e
religiosi nella cura pastorale per le persone omosessuali è ammirevole, e questa
Congregazione spera che essa non diminuirà. Tali ministri zelanti devono nutrire
la certezza che stanno seguendo fedelmente la volontà del Signore, allorché
incoraggiano la persona omosessuale a condurre una vita casta, e ricordano la
dignità incomparabile che Dio ha donato anche ad essa.
14. Considerando quanto sopra, questa Congregazione desidera chiedere ai Vescovi
di essere particolarmente vigilanti nei confronti di quei programmi che di fatto
tentano di esercitare una pressione sulla Chiesa perché essa cambi la sua
dottrina, anche se a parole talvolta si nega che sia così. Un attento studio delle
dichiarazioni pubbliche in essi contenute e delle attività che promuovono rivela
una calcolata ambiguità, attraverso cui cercano di fuorviare i pastori e i fedeli.
Per esempio, essi presentano talvolta l'insegnamento del Magistero, ma solo come
una fonte facoltativa in ordine alla formazione della coscienza. La sua autorità
peculiare non è riconosciuta. Alcuni gruppi usano perfino qualificare come
"cattoliche" le loro organizzazioni o le persone a cui intendono rivolgersi, ma in
realtà essi non difendono e non promuovono l'insegnamento del Magistero, anzi
talvolta lo attaccano apertamente. Per quanto i loro membri rivendichino di voler
conformare la loro vita all'insegnamento di Gesù, di fatto essi abbandonano l'
insegnamento della sua Chiesa. Questo comportamento contraddittorio non può avere
in nessun modo l'appoggio dei Vescovi.
15. Questa Congregazione incoraggia pertanto i Vescovi a promuovere, nella loro
diocesi, una pastorale verso le persone omosessuali in pieno accordo con l'
insegnamento della Chiesa. Nessun programma pastorale autentico potrà includere
organizzazioni, nelle quali persone omosessuali si associno tra loro, senza che
sia chiaramente stabilito che l'attività omosessuale è immorale. Un atteggiamento
veramente pastorale comprenderà la necessità di evitare alle persone omosessuali
le occasioni prossime di peccato.
Vanno incoraggiati quei programmi in cui questi pericoli sono evitati. Ma occorre
chiarire bene che ogni allontanamento dall'insegnamento della Chiesa, o il
silenzio su di esso, nella preoccupazione di offrire una cura pastorale, non è
forma né di autentica attenzione né di valida pastorale. Solo ciò che è vero può
ultimamente essere anche pastorale. Quando non si tiene presente la posizione
della Chiesa si impedisce che uomini e donne omosessuali ricevano quella cura, di
cui hanno bisogno e diritto.
Un programma pastorale autentico aiuterà le persone omosessuali a tutti i livelli
della loro vita spirituale, mediante i sacramenti e in particolare la frequente e
sincera confessione sacramentale, mediante la preghiera, la testimonianza, il
consiglio e l'aiuto individuale. In tal modo, l'intera comunità cristiana può
giungere a riconoscere la sua vocazione ad assistere questi suoi fratelli e queste
sue sorelle, evitando loro sia la delusione sia l'isolamento.
16. Da questo approccio diversificato possono derivare molti vantaggi, non ultimo
la constatazione che una persona omosessuale, come del resto ogni essere umano, ha
una profonda esigenza di essere aiutato contemporaneamente a vari livelli.
La persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere definita
in modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento sessuale.
Qualsiasi persona che vive sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà
personali, ma anche opportunità di crescita, risorse, talenti e doni propri. La
Chiesa offre quel contesto del quale oggi si sente una estrema esigenza per la
cura della persona umana, proprio quando rifiuta di considerare la persona
puramente come un "eterosessuale" o un "omosessuale" e sottolinea che ognuno ha la
stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede
della vita eterna.
17. Offrendo all'attenzione dei Vescovi tali chiarificazioni e orientamenti
pastorali, questa Congregazione desidera aiutare i loro sforzi volti ad assicurare
che l'insegnamento del Signore e della sua Chiesa su questo importante tema sia
trasmesso a tutti i fedeli in modo integro.
Alla luce di quanto ora esposto, gli Ordinari del luogo sono invitati a valutare,
nell'ambito della loro competenza, la necessità di particolari interventi.
Inoltre, se ritenuto utile, si potrà ricorrere ad una ulteriore azione coordinata
a livello delle conferenze episcopali nazionali.
In particolare i Vescovi si premureranno di sostenere con i mezzi a loro
disposizione lo sviluppo di forme specializzate di cura pastorale per persone
omosessuali. Ciò potrebbe includere la collaborazione delle scienze psicologiche,
sociologiche e mediche, sempre mantenendosi in piena fedeltà alla dottrina della
Chiesa.
Soprattutto i Vescovi non mancheranno di sollecitare la collaborazione di tutti i
teologi cattolici, i quali, insegnando ciò che la Chiesa insegna e approfondendo
con le loro riflessioni il significato autentico della sessualità umana e del
matrimonio cristiano nel piano divino, nonché delle virtù che esso comporta,
potranno così offrire un valido aiuto in questo campo specifico dell'attività
pastorale.
Particolare attenzione dovranno quindi avere i Vescovi nella scelta dei ministri
incaricati di questo delicato compito, in modo che essi, per la loro fedeltà al
Magistero e per il loro elevato grado di maturità spirituale e psicologica,
possano essere di reale aiuto alle persone omosessuali, per il conseguimento del
loro bene integrale. Tali ministri respingeranno le opinioni teologiche che sono
contrarie all'insegnamento della Chiesa e che quindi non possono servire da
direttive in campo pastorale.
Inoltre sarà conveniente promuovere appropriati programmi di catechesi, fondati
sulla verità riguardante la sessualità umana, nella sua relazione con la vita
della famiglia, così come è insegnata dalla Chiesa. Tali programmi forniscono
infatti un ottimo contesto, all'interno del quale può essere trattata anche la
questione dell'omosessualità.
Questa catechesi potrà aiutare anche quelle famiglie, in cui si trovano persone
omosessuali, nell'affrontare un problema che le tocca così profondamente.
Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di
sovvertire l'insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei suoi confronti, o che
lo trascuri completamente. Un tale appoggio, o anche l'apparenza di esso può dare
origine a gravi fraintendimenti. Speciale attenzione dovrebbe essere rivolta alla
pratica della programmazione di celebrazioni religiose e all'uso di edifici
appartenenti alla Chiesa da parte di questi gruppi, compresa la possibilità di
disporre delle scuole e degli istituti cattolici di studi superiori. A qualcuno
tale permesso di far uso di una proprietà della Chiesa può sembrare solo un gesto
di giustizia e di carità, ma in realtà esso è in contraddizione con gli scopi
stessi per i quali queste istituzioni sono state fondate, e può essere fonte di
malintesi e di scandalo.
Nel valutare eventuali progetti legislativi, si dovrà porre in primo piano l'
impegno a difendere e promuovere la vita della famiglia.
18. Il Signore Gesù ha detto: "Voi conoscerete la verità e la verità vi farà
liberi" (Gv 8, 32). La Scrittura ci comanda di fare la verità nella carità (cf Ef
4, 15).
Dio che è insieme verità e amore chiama la Chiesa a mettersi al servizio di ogni
uomo, donna e bambino con la sollecitudine pastorale del nostro Signore
misericordioso.
In questo spirito la Congregazione per la Dottrina della Fede ha rivolto questa
Lettera a voi, Vescovi della Chiesa, con la speranza che vi sia di aiuto nella
cura pastorale di persone, le cui sofferenze possono solo essere aggravate da
dottrine errate e alleviate invece dalla parola della verità.
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza accordata al
sottoscritto Prefetto, ha approvato la presente Lettera, decisa nella riunione
ordinaria di questa Congregazione e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, 1° ottobre 1986.
JOSEPH Card. RATZINGER
Prefetto
+ ALBERTO BOVONE
Arc. tit. di Cesarea di Numidia
Segretario
http://www.alleanzacattolica.org/indici/articoli/brutibm243_244.htm
Omosessualità: vizio o programmazione biologica?
La ricerca metodica di ogni disciplina,
se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali,
non sarà mai in reale contrasto con la fede,
perché le realtà profane e le realtà della fede
hanno origine dal medesimo Dio.
(Concilio Ecumenico Vaticano II,
Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, n.
36)
L'ipotesi della programmazione biologica
Il biologo omosessuale americano Simon LeVay, fondatore dell'Institute of Gay and
Lesbian Education, ha elaborato una teoria secondo la quale il comportamento
omosessuale non sarebbe un comportamento disordinato, frutto di abitudini
disordinate apprese, subite o liberamente scelte, ma una condizione biologica
innata e precisamente il risultato di una "programmazione" cerebrale.
L'ipotesi di Simon LeVay è che il terzo nucleo interstiziale dell'ipotalamo
anteriore - INAH3 - sarebbe più voluminoso nei maschi mentre nelle donne e negli
omosessuali esso sarebbe più piccolo e tale nucleo potrebbe essere determinante
nella genesi del comportamento sessuale (1).
William Byne, psichiatra al New York State Psychiatric Institute e ricercatore all
'Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University di New York, presso
la quale studia la struttura cerebrale dell'uomo e degli altri primati e il modo
in cui i fattori biologici e sociali interagiscono nell'influenzare il
comportamento, evidenzia innanzi tutto il fatto che il lavoro di Simon LeVay non è
stato riprodotto sperimentalmente: studi di neuroanatomia umana come questo sono
corredati da una scarsissima documentazione metodologica, che non consente la
riproduzione. Infatti, procedimenti analoghi a quelli utilizzati da Simon LeVay
per identificare i nuclei avevano precedentemente depistato i ricercatori (2).
William Byne sottolinea che delle molte presunte differenze sessuali nel cervello
umano riferite negli ultimi cento anni, solo una è risultata sistematicamente
riscontrabile: la dimensione del cervello e delle sue strutture varia con la
taglia corporea (3).
Inoltre l'ipotesi di Simon LeVay sui meccanismi biologici proposti per spiegare il
comportamento omosessuale nel maschio, non è in grado di spiegare il comportamento
sessuale delle lesbiche né, tantomeno, quello degli adulti bisessuali e certo non
può essere generalizzata ed estesa per dare giustificazione del comportamento
nelle varie forme di deviazione e di perversione sessuale (4).
Tale ipotesi non può spiegare un altro fatto alla luce del quale la sua logica
deterministica risulta infondata: se la persona omosessuale vuole sottoporsi a
opportune terapie psicologiche, essa può giungere a guarigione completa.
Secondo l'esperienza clinica dello psichiatra olandese Gerard J. M. van den
Aardweg, uno dei massimi studiosi dell'omosessualità, la guarigione è totale in
una percentuale del 30% e negli altri casi, dov'è maggiore un'assuefazione ai
contatti omosessuali di tipo nevrotico-ossessivo, è possibile attenuare e
controllare gli impulsi emotivi. Lo studioso olandese ha pure notato che i
pazienti omosessuali che vivono la loro fede religiosa in modo positivo hanno
maggiori possibilità di un cambiamento radicale perché la pratica dei sacramenti -
in particolare della confessione -, la speranza, l'umiltà, l'amore del prossimo
hanno un effetto antinevrotico (5).
L'ipotalamo fa parte del cosiddetto sistema limbico: esso è uno degli elementi
centrali del sistema e intorno a esso vi sono altre strutture sotto corticali come
l'area preottica, l'epitalamo, l'ippocampo, l'amigdala e così via. Tutto intorno a
queste formazioni sotto corticali si trova la corteccia limbica, che comincia,
sulla faccia ventrale dei lobi frontali, con l'area orbitofrontale e termina,
verso la superficie ventro-mediale del lobo temporale, con il giro ippocampale, l'
area piriforme e l'uncus: tutto questo complesso di strutture costituisce il
sistema limbico (6).
John C. Eccles, premio Nobel per la neuro-biologia, spiega che il sistema limbico
è deputato soprattutto all'attività di fissare i ricordi con le relative
esperienze emozionali (7).
I sistemi prefrontale e limbico sono in uno stato di relazione reciproca e in
grado di stabilire fra loro un'interazione a circuito continuo. Per mezzo della
corteccia cerebrale prefrontale il soggetto può esercitare un'azione di controllo
sulle emozioni generate dal sistema limbico (8).
Questo spiega come un riflesso condizionato possa essere inibito e annullato da un
condizionamento contrario mediante un "lavoro psichico" che porta alla
costituzione di diversi engrammi mnemonici determinati da un nuovo apprendimento e
destinati a evocare un nuovo senso di gratificazione e di castigo (9).
Pertanto, un'ulteriore obiezione all'ipotesi di Simon LeVay è che le esperienze
emozionali, fissate nel sistema limbico e nell'ipotalamo in particolare, possono
essere sostituite da nuove esperienze emozionali perché si tratta di una sorta di
"banca dati", che è soggetta al controllo e alla programmazione del pensiero
cosciente.
Inoltre non bisogna dimenticare che la medicina psicosomatica ha dimostrato che l'
influsso della psiche sul soma è tale da trasformare le alterazioni psichiche in
alterazioni somatiche, prima funzionali e successivamente organiche, anche in
senso morfologico. Alcuni degli esempi più clamorosi dell'influenza che possono
esercitare i fattori psichici sull'organismo sono costituiti, oltre che dai lavori
del fisiologo russo Ivan Petrovic Pavlov sui riflessi condizionati, dai fenomeni
isterici, dall'anestesia mediante ipnosi, dai metodi di rilassamento psico-fisico
mediante la concentrazione psichica e la suggestione, dai lavori di Walter
Bradford Cannon sulla funzione delle emozioni nei confronti delle attività
endocrino-metaboliche: mentre nell'Ottocento si vedeva soltanto l'aspetto
organicistico, oggi si tende a studiare l'intera personalità nella quale corpo e
spirito formano un'unità inscindibile.
Il comportamento umano nasce dal rapporto e dall'interazione fra conoscenza e
volontà, apprendimento e interpretazione degli avvenimenti, processi somatici ed
eventi ambientali (10).
Marcello Perrotta, dell'Istituto di Sessuologia di Firenze, ricorda che la stessa
neuro-biologia considera fondata l'ipotesi secondo cui il comportamento e l'
ambiente possono plasmare e modificare le strutture cerebrali, amplificando o
riducendo alcune differenze anatomiche. Pertanto, nell'omosessuale, il diminuito
volume di un piccolo nucleo ipotalamico potrebbe essere non la causa del
comportamento omosessuale, ma la conseguenza del comportamento omosessuale (11).
William Byne cita il lavoro di Manfred Gahr, che lavora presso il
Max-Planck-Institute, in Germania, il quale ha utilizzato una colorazione dei
nuclei simile a quella impiegata da Simon LeVay. Manfred Gahr ha potuto osservare
variazioni stagionali nella dimensione del nucleo coinvolto nel canto dei
canarini. Tuttavia metodi di colorazione più specifici hanno rilevato che le
dimensioni, in realtà, non variavano e allora ha ipotizzato che il metodo di
colorazione meno specifico potesse essere stato influenzato da variazioni ormonali
stagionali che alterano le proprietà delle cellule del nucleo (12).
William Byne, inoltre, fa notare che il lavoro di Simon LeVay è inattendibile
perché tutti i cervelli di maschi omosessuali provengono da pazienti colpiti da
AIDS e, all'epoca del decesso, tutti i soggetti presentavano bassi livelli di
testosterone in conseguenza della malattia stessa (13). Una ricerca di Deborah
Commins e Pauline Yahr, dell'Università della California a Irvine, sostiene quest'
ultima ipotesi. Le due ricercatrici hanno trovato nei gerbilli della Mongolia -
roditori poco più grossi dei topi - che la dimensione di una struttura cerebrale
simile, paragonabile al cosiddetto nucleo sessuale dell'area preottica, varia con
la quantità di testosterone presente nel circolo sanguigno (14).
Roger A. Gorski e Gary W. Arendash, dell'University of South Florida, hanno
trovato che, distruggendo il nucleo cosiddetto sessuale dell'area preottica, in
entrambi i lati del cervello di un ratto di sesso maschile, non se ne pregiudica
il comportamento sessuale.
L'elemento somatico fondamentale che determina la differenziazione delle gonadi in
senso maschile o femminile è il sesso cromosomico: si tratta dell'elemento
strutturale che consente l'attribuzione dell'identità sessuale somatica.
Nel processo dello sviluppo e della differenziazione sessuale, le malattie che
portano a un insufficiente o eccessivo tasso ormonale di androgeni provocano
anomalie nello sviluppo degli organi genitali esterni, che possono avere aspetto
femminile negli uomini o aspetto maschile nelle donne. Le persone affette da tali
malattie hanno spesso bisogno di un doveroso intervento di chirurgia plastica per
la ricostruzione di organi genitali di aspetto normale.
William Byne parla delle ricerche effettuate sull'orientamento sessuale di questi
individui: tali ricerche confermano la validità del modello dell'apprendimento
sociale. Il comportamento sessuale di questi soggetti malformati dipende dal sesso
verso il quale vengono orientati dai loro genitori, soprattutto se tale
orientamento è stato fatto in modo non equivoco prima dell'età dei tre anni (15).
Ruth H. Bleier, neurobiologa e studiosa della condizione femminile, ha trovato che
il comportamento sessuale delle donne con organi genitali mascolinizzati non
dipende dall'esposizione agli androgeni ma dall'apprendimento sulla propria
identità e dalla interpretazione che esse danno della propria malformazione (16).
Ma, contro l'ipotesi dell'omosessualità vista come condizione biologica, è
determinante un recente studio effettuato da J. Michael Bailey, della
North-Western University, e di Richard C. Pillard, della Boston University. Gli
scienziati hanno effettuato una ricerca sul comportamento sessuale dei gemelli
omozigoti - che hanno tutti i geni uguali e la stessa struttura biologica -, per
di più allevati nella stessa famiglia, nello stesso ambiente sociale e a stretto
contatto l'uno con l'altro.
La ricerca ha dimostrato che, se uno dei gemelli ha scelto un comportamento
omosessuale, in circa la metà dei casi l'altro gemello ha scelto un comportamento
sessuale normale: il 48% dei gemelli omozigoti, allevati insieme, mostra
orientamenti sessuali opposti quando uno dei gemelli ha scelto un comportamento di
tipo omosessuale.
Tutto questo dimostra in modo inequivocabile l'importanza del libero arbitrio e
delle abitudini nella genesi del comportamento sessuale (17).
Interpretazioni non deterministe
Gerard J. M. van den Aardweg sottolinea che negli ultimi decenni si sono viste
confermate soprattutto le idee di Alfred Adler (1917), il primo a mettere in
relazione l'omosessualità con un complesso di inferiorità nei confronti del
proprio sesso. Le ricerche empiriche di I. Bieber e T. B. Bieber e di altri (1962)
hanno messo in evidenza il fatto che un soggetto, per identificarsi positivamente
con il suo ruolo sessuale, deve avere stima per il genitore del suo stesso sesso e
deve sentirsi da lui amato e stimato. Tali ricerche hanno, inoltre, messo in
evidenza che l'adulto omosessuale è uno che non ha vissuto i suoi anni di gioventù
ben inserito nella vita di gruppo dei giovani dello stesso sesso.
Tali esperienze giovanili portano il soggetto a drammatizzare la propria
situazione, a desiderare l'affetto di quelle persone dello stesso sesso rispetto
alle quali si è costruito un complesso di inferiorità riguardante la propria
sessualità e la propria identità e dalle quali non si sente accettato, o dalla cui
compagnia si sente escluso. La tendenza omosessuale nasce spesso da un bisogno
"erotizzato" di attenzione: lo psichiatra olandese J. L. Arndt dice che dentro l'
omosessuale vive un povero bambino che si strugge per desideri inappagati.
Gerard J. M. van den Aardweg spiega che i complessi omosessuali possono essere
curati, ma soprattutto che possono e devono essere prevenuti durante l'infanzia
con una giusta educazione. Egli dice che un'educazione dei giovani mirante ad
annullare le specificità maschili e femminili - tipica dei socialismi e del
femminismo rivoluzionario - e la mancanza a casa dei ruoli materni e paterni può
avere effetti disastrosi sulla psiche infantile, provocando l'insorgenza dei
complessi nevrotici omosessuali (18).
Insegna Papa Giovanni Paolo II: "Ricordatevi che la nostra fede, come dice San
Paolo, non si fonda sulla "sapienza degli uomini" né si confonde con la "sapienza
di questo mondo" (1 Cor. 2, 5-6). Per questo, nessuna ideologia potrà offrire un
postulato che sia premessa alla quale subordinare la dottrina di fede. Al
contrario, è la fede che giudica, con la "sapienza di Dio" (1 Cor. 2, 7), le
conclusioni valide delle scienze umane, che, se autentiche, non potranno mai
essere in contraddizione con la Verità della fede" (19).
La tradizione della Chiesa insegna che la pratica omosessuale - opere, omissioni e
volontaria condiscendenza a pensieri omosessuali - rientra nel vizio della
lussuria. La lussuria consiste nell'uso disordinato dell'appetito sessuale e da
essa nascono molti altri mali perché la ragione e la volontà ne vengono turbate in
modo gravissimo: sono conseguenza della lussuria l'accecamento della mente, l'
incostanza, l'egoistico amore di sé, l'incapacità di controllare le proprie
passioni (20).
Il vizio
Il vizio è l'abitudine ad agire in modo moralmente disordinato: tale abitudine è
la conseguenza di una prolungata ripetizione di atti disordinati; tali atti
possono essere sia il risultato del libero arbitrio e di scelte personali, sia il
frutto di "situazioni di disordine" familiare e sociale che la persona apprende o
subisce senza sua colpa, situazioni di disordine che nascono dall'accumulazione e
dalla concentrazione di molti peccati personali (21).
In campo psicologico molti considerano l'omosessualità come un disordine soltanto
quando non è voluta dalla persona, cioè quando è ego-dystonic. Padre Bartholomew
Kiely S.J., docente alla Pontificia Università Gregoriana, sottolinea che non si
tratta di una posizione veramente scientifica, ma di una posizione relativista nel
campo della psicologia secondo la quale "[...] la gratificazione dei bisogni più
sentiti della persona è di importanza centrale per la sua realizzazione come
persona; non esiste criterio oggettivo per discriminare tra bisogni moralmente
accettabili e bisogni non accettabili, ma tutto dipende dalle preferenze
soggettive della singola persona" (22).
Per tale approccio relativista ogni considerazione sull'omosessualità deve essere
non di tipo oggettivo ma di tipo soggettivo. Se il soggetto si sente gratificato
dagli atti omosessuali esso è da considerarsi normale: è come dire che, se il
tossico-dipendente o l'alcolizzato si sentono gratificati dalla droga o dall'alcol
essi sono da considerarsi normali e vanno incoraggiati a proseguire per la loro
strada. Già il marxista Herbert Marcuse rilevava che lo schiavo, nella misura in
cui è stato condizionato a essere tale, desidera rimanere nella sua condizione, ma
si tratta di un'alienazione e deve essere aiutato per poter ricuperare la libertà.
L'alcolista, il tossicodipendente, il pedofilo, lo zoofilo, lo stupratore, il
guardone, il masochista, il sadico e così via sono soggettivamente gratificati
dalle loro azioni disordinate, ma si tratta oggettivamente di situazioni di
deviazione e di alienazione. Scrive padre Bartholomew Kiely S.J.: "[...] gli atti
omosessuali appaiono come manifestazioni di una strategia con cui la persona
omosessuale cerca di difendersi [strategia difensiva disordinata, sbagliata e
nevrotica] contro problemi sottostanti, più o meno inconsci, che non è riuscita a
risolvere. Nell'atto omosessuale, una persona cerca di usare un'altra persona come
parte del suo sistema difensivo" (23).
Lo studioso gesuita cita E. Moberley, che, trattando dell'omosessualità in
generale, afferma: "[...] l'omosessuale, sia maschio, sia femmina, ha patito di
qualche mancanza nella relazione con il genitore dello stesso sesso; [...] esiste
una tendenza corrispondente a rimediare questa mancanza, per mezzo di relazioni
con persone dello stesso sesso, cioè relazioni omosessuali" (24).
"In parole povere, quindi, si può dire che l'incontro omosessuale [...] sembra
essere un incontro tra due persone, ciascuna delle quali si sente incompleta (come
maschio o come femmina). Ciascuna persona sta usando l'altra per completare se
stessa" (25).
E ancora: "Gli atti omosessuali, come altre manovre difensive, possono portare un
sollievo temporaneo alla persona; però, a lungo andare, non risolvono i suoi
problemi più profondi, incluse le sue aspirazioni di trascendenza [...]. Gli atti
omosessuali possono rappresentare una ricerca di qualche bene parziale; ma non
corrispondono al bene integrale della persona" (26).
La dottrina della Chiesa cattolica sull'omosessualità
Il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede Lettera ai vescovi
della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, approvato
dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II il 1° ottobre 1986, opera una distinzione
fra tendenza omosessuale e atti omosessuali. La tendenza o inclinazione
omosessuale, finché non si manifesta in atti, non è in sé peccato anche se rimane
un'inclinazione verso un comportamento intrinsecamente disordinato (27).
Un uomo può sentire in sé l'inclinazione alla disonestà e all'omicidio ma non per
questo è costretto a rubare e a uccidere. La Chiesa insegna che la persona con
tendenze omosessuali rimane sempre una persona e, pur essendo condizionata da un
punto di vista emotivo, ha in sé quella libertà della volontà che, sostenuta e
illuminata dalla grazia di Dio, gli consente di resistere alla tentazione del
peccato e di essere padrona dei propri atti (28).
Molte deviazioni nascono dal conflitto fra il pensiero e la realtà; l'essere umano
deve essere aiutato ad avere un giusto rapporto fra il pensiero e la realtà perché
la liberazione da ogni disordine mentale ha luogo nella misura in cui il soggetto
non si pone più in contrasto con l'ordine fondamentale delle cose, nella misura in
cui giunge ad accettare il mondo reale e le sue leggi e diventa capace di
soddisfare le proprie esigenze all'interno della medesima realtà.
La tendenza omosessuale è una tendenza ad agire in modo disordinato rispetto alle
finalità del proprio corpo: si tratta di un disordine evidente fra il pensiero e
la realtà e tradurre la tendenza omosessuale in atto omosessuale significa
aggravare questa situazione di disordine.
La Chiesa insegna che l'atto omosessuale è un atto contro natura e pertanto
immorale e ogni attività immorale "[...] impedisce la propria realizzazione e
felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le
dottrine erronee riguardanti l'omosessualità, la chiesa non limita ma piuttosto
difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e
autentico" (29).
Felicità e piaceri
Che cos'è la felicità? Felice è il termine corradicale di fecondo: fecondo
significa che produce frutti e poiché produce frutti è propizio, cioè procede
favorevolmente raggiungendo il proprio fine.
La felicità non va confusa con il piacere momentaneo: il piacere, da solo, non
soddisfa le esigenze più profonde della persona perché c'è in ogni uomo il bisogno
d'integrare e coordinare le passioni con la volontà, la volontà con la ragione e
la ragione con la verità.
La felicità è un processo che porta all'unione dell'uomo con sé stesso e con l'
ordine fondamentale della realtà e il vero piacere risulta come conseguenza della
realizzazione di un tale significato.
Inoltre bisogna sottolineare che per l'uomo esistono due tipi di felicità: una
felicità naturale, incipiente e imperfetta, e una sovrannaturale perfetta che
consiste nel possesso di Dio: infatti nessun bene naturale contribuisce al pieno
appagamento dei desideri dell'uomo. Per l'uomo occorre un bene infinito perché è
il solo adeguato alla capacità infinita delle sue facoltà spirituali, l'intelletto
e la volontà (30).
Il piacere è propriamente la quiete che si ha nel raggiungere e possedere l'
obbiettivo del proprio desiderio. Quando l'obbiettivo del proprio desiderio è
inadeguato - in quanto non naturale e non conforme alla giustizia - il possesso è
imperfetto rispetto alle aspettative per colpa dell'inadeguatezza della cosa
posseduta nei confronti delle esigenze più profonde della persona, il piacere
momentaneo viene frustrato perché l'uomo si sente insoddisfatto e diviso,
contemporaneamente schiavo del male fatto e deluso dal piacere ottenuto: il
movimento del desiderio non cessa ma diventa ossessivo e non si ha il vero piacere
che è la quiete di tutte le facoltà dell'uomo nel bene amato.
"Questa è la profonda natura del peccato: l'uomo si stacca dalla verità, mettendo
la sua volontà al di sopra di essa. Volendo liberarsi di Dio ed essere lui stesso
dio, egli si inganna e si distrugge. Egli si aliena da se stesso" (31).
"Peccando, l'uomo intende liberarsi da Dio, ma in realtà si rende schiavo. [...]
Per questo il suo cuore è in balìa dell'inquietudine.
"L'uomo peccatore, che rifiuta di aderire a Dio, è portato necessariamente ad
attaccarsi in modo errato e distruttivo alla creatura. In questo suo volgersi alla
creatura (conversio ad creaturam) egli concentra su questa il suo desiderio
insoddisfatto di infinito. Senonché, i beni creati sono limitati, per cui il suo
cuore trascorre dall'uno all'altro, sempre in cerca di un'impossibile pace" (32).
La ribellione contro Dio ha prodotto la ribellione delle potenze inferiori dell'
anima, le passioni, contro le superiori, la ragione e la volontà, per cui l'uomo
spesso non fa il bene che vuole ma il male che non vorrebbe.
Il peccato originale ha portato in noi la divisione: ognuno può apprezzare in sé
stesso l'esistenza di due tendenze. La tendenza a riconoscere e ad approvare la
giustizia e la tendenza al piacere disordinato.
"La carne infatti ha voglie contrarie allo spirito; lo spirito, a sua volta, ha
voglie contrarie alla carne. E queste cose si oppongono a vicenda, in modo che voi
non fate ciò che vorreste" (33).
La tendenza al piacere può essere buona o cattiva: essa è cattiva se il piacere
contrasta con la giustizia che la ragione ha riconosciuto. Esiste un'esperienza
fondamentale che facciamo tutti: vediamo con certezza che dovremmo fare una certa
cosa che riconosciamo essere buona e tralasciare un'altra che riconosciamo essere
cattiva. Potremmo farlo con un po' di fatica, però non lo facciamo perché non
abbiamo voglia di superare la nostra repulsione di fronte a qualche cosa che,
momentaneamente, non ci piace e implica uno sforzo.
Il filosofo cattolico Marcel De Corte scrive che "essere nella verità significa
conformare la propria intelligenza a una realtà che l'intelligenza non ha né
costruita, né sognata, e che a lei si impone. Fare il bene non vuol dire
abbandonarsi agli istinti, agli impulsi affettivi e alla volontà propria, ma
ordinare e subordinare le proprie attività alle leggi prescritte dalla natura e
dalla Divinità che la intelligenza scopre nella sua instancabile ricerca della
felicità" (34).
"[...] l'uomo sa, fin dalla nascita, di essere inserito in un universo fisico e
metafisico che egli non ha fatto, in un ordine che non è alla sua mercé, in una
gerarchia di esseri di cui non può alterare la distribuzione senza danneggiare se
stesso. Qualunque cosa faccia, l'uomo riconosce di non poter divenire diverso da
ciò che è per sua natura, per vocazione o per grazia: nessuno può evadere dall'
essere proprio. Superarsi in qualche modo, aggiungere un cubito alla sua statura,
volere essere di più esclude l'uomo dall'universo e dall'ordine. Il concetto
cristiano del peccato, come violazione della legge imposta da Dio a ognuna delle
sue creature, si incontra qui col concetto greco dell'hybris, della dismisura,
secondo la quale ogni uomo che esorbita dai suoi limiti è immediatamente punito
della propria temerarietà dalla frantumazione del suo medesimo essere
incontinente" (35).
Quando criterio di giudizio della realtà diventa il desiderio al posto della
ragione, quando la verità viene sostituita dall'immaginazione, sostituzione
operata dalla volontà di potenza, l'intelligenza, "privata dell'oggetto suo
proprio, [...] mai saziata dal vacuo nutrimento che le viene offerto, ne reclama
un altro e si sfinisce in questa immersione in un mondo immaginario come un
naufrago torturato dalla sete nel mare "che sempre ricomincia"" (36).
"Il culto della novità, del cambiamento, del progresso, della rivoluzione che
infuria da due secoli, non ha altra origine se non questo asservimento della
nostra attività intellettuale operato dalla immaginazione e dalla volontà di
potenza" (37).
L'uomo deve dominare la natura ma la natura si lascia dominare solo conoscendone
le leggi e applicandole, pertanto il dominio dell'uomo sulla natura non è assoluto
ma relativo, cioè non può andare oltre il limite costituito dalle finalità stesse
dell'ordine naturale: tale limite è quello che distingue il Creatore dalla
creatura.
"Il dominio accordato dal Creatore all'uomo non è un potere assoluto, né si può
parlare di libertà di "usare e abusare", o di disporre delle cose come meglio
aggrada. La limitazione imposta dallo stesso Creatore fin dal principio, ed
espressa simbolicamente con la proibizione di "mangiare il frutto dell'albero" (cf
Gen. 2, 16-17), mostra con sufficiente chiarezza che, nei confronti della natura
visibile, siamo sottomessi a leggi non solo biologiche, ma anche morali, che non
si possono impunemente trasgredire" (38).
La cura pastorale delle persone omosessuali
La Chiesa insegna che, mentre gli omosessuali "[...] devono essere accolti con
rispetto, compassione, delicatezza" (39), l'omosessualità non può e non deve
essere tutelata e promossa come un valore, non può e non deve essere equiparata al
comportamento sessuale ordinato e naturale che porta alla costituzione di una
famiglia e alla possibilità di adottare dei figli (40).
La Chiesa invita le persone omosessuali a compiere un cammino di liberazione: "La
persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere definita in
modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento sessuale.
Qualsiasi persona che vive sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà
personali, ma anche opportunità di crescita, risorse, talenti e doni propri" (41).
"Alcuni sostengono che la tendenza omosessuale, in certi casi, non è il risultato
di una scelta deliberata e che la persona omosessuale non ha alternative, ma è
costretta a comportarsi in modo omosessuale. Di conseguenza si afferma che essa
agirebbe in questi casi senza colpa, non essendo veramente libera.
"A questo proposito è necessario rifarsi alla saggia tradizione morale della
Chiesa, la quale mette in guardia dalle generalizzazioni nel giudizio dei casi
singoli. Di fatto in un caso determinato possono essere esistite nel passato e
possono tuttora sussistere circostanze tali da ridurre o addirittura da togliere
la colpevolezza del singolo; altre circostanze al contrario possono accrescerla.
"Dev'essere comunque evitata la presunzione infondata e umiliante che il
comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente
soggetto a coazione e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con
tendenza omosessuale dev'essere riconosciuta quella libertà fondamentale che
caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare dignità.
"Come in ogni conversione dal male, grazie a questa libertà, lo sforzo umano,
illuminato e sostenuto dalla grazia di Dio, potrà consentire ad esse di evitare l'
attività omosessuale.
"Che cosa deve fare dunque una persona omosessuale, che cerca di seguire il
Signore? Sostanzialmente, queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di
Dio nella loro vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che possano sperimentare
a motivo della loro condizione, al sacrificio della croce del Signore. Per il
credente, la croce è un sacrificio fruttuoso, poiché da quella morte provengono la
vita e la redenzione. Anche se ogni invito a portare la croce o a intendere in tal
modo la sofferenza del cristiano sarà prevedibilmente deriso da qualcuno, si
dovrebbe ricordare che questa è la via della salvezza per "tutti" coloro che sono
seguaci di Cristo.
"In realtà questo non è altro che l'insegnamento rivolto dall'apostolo Paolo ai
Galati, quando egli dice che lo Spirito produce nella vita del fedele: "amore,
gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé", e
più oltre: "Non potete appartenere a Cristo senza crocifiggere la carne con le sue
passioni e i suoi desideri" (Gal. 5, 22.24).
"Tuttavia facilmente questo invito viene male interpretato, se è considerato solo
come un inutile sforzo di auto-rinnegamento.
"La croce è sì un rinnegamento di sé, ma nell'abbandono alla volontà di quel Dio
che dalla morte trae fuori la vita e abilita coloro, che pongono in lui la loro
fiducia, a praticare la virtù invece del vizio.
"Si celebra veramente il mistero pasquale solo se si lascia che esso permei il
tessuto della vita quotidiana. Rifiutare il sacrificio della propria volontà nell'
obbedienza alla volontà del Signore è di fatto porre ostacolo alla salvezza.
Proprio come la croce è il centro della manifestazione dell'amore redentivo di Dio
per noi in Gesù, così la conformità dell'autorinnegamento di uomini e donne
omosessuali con il sacrificio del Signore costituirà per loro una fonte di
autodonazione che li salverà da una forma di vita che minaccia continuamente di
distruggerli.
"Le persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la
castità. Se si dedicano con assiduità a comprendere la natura della chiamata
personale di Dio nei loro confronti, esse saranno in grado di celebrare più
fedelmente il sacramento della penitenza, e di ricevere la grazia del Signore, in
esso così generosamente offerta, per potersi convertire più pienamente alla sua
sequela" (42).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ribadisce che le persone omosessuali
"attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore,
mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e
la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente,
avvicinarsi alla perfezione cristiana" (43).
Il cammino di liberazione dal vizio, che la Chiesa propone alle persone
omosessuali, è un cammino che difende in modo realistico e autentico la loro
libertà e dignità di persone e trova conferma in fenomeni sociali come la crescita
del movimento internazionale "ex gay", a cui aderiscono omosessuali ed ex
omosessuali che non sono disposti a rassegnarsi alla loro tendenza disordinata. Si
tratta di un autentico movimento di base che si è organizzato, negli Stati Uniti d
'America, in enti come Exodus international e Courage: omosessuali ed ex
omosessuali si aiutano per promuovere un miglioramento e un cambiamento di vita in
modo da liberarsi dal vizio dell'omosessualità (44).
Bruto Maria Bruti
***
(1) Cfr. Simon LeVay e Dean H. Hamer, Le componenti biologiche dell'omosessualità
maschile, in Le Scienze. Edizione italiana di Scientific American, anno XXVII,
vol. LIII, n. 311, luglio 1994, pp. 18-23; cfr. le informazioni sugli autori
ibid., p. 4.
(2) Cfr. William Byne, I limiti dei modelli biologici dell'omosessualità, ibid.,
p. 28; cfr. le informazioni sull'autore ibid., p. 4.
(3) Cfr. ibid., p. 25.
(4) Cfr. ibid., p. 24.
(5) Cfr. Gerard J. M. van den Aardweg, L'omosessualità si può curare?, in 30
Giorni nella Chiesa e nel mondo, anno IV, n. 11, dicembre 1986, p. 43; cfr., più
ampiamente, Idem, Omosessualità e speranza, terapia e guarigione nell'esperienza
di uno psicologo, trad. it., Ares, Milano 1995, pp. 117-152.
(6) Cfr. Arthur G. Guyton, Trattato di fisiologia medica, trad. it. dalla IV ed.
inglese a cura di Alfredo Curatolo, Piccin, Padova 1977, p. 745.
(7) Cfr. John C. Eccles, Connessioni del sistema limbico, in Karl R. Popper e John
C. Eccles, L'Io e il suo cervello, strutture e funzioni cerebrali, trad. it., vol.
II, Armando, Roma 1986, pp. 307-308.
(8) Cfr. J. C. Eccles, Connotazione emozionale delle percezioni coscienti, in K.
R. Popper e J. C. Eccles, L'Io e il suo cervello, strutture e funzioni cerebrali,
cit., pp. 335-336.
(9) Cfr. Rodolfo Margaria, Fisiologia, Fabbri, Milano 1975, pp. 274-275; e A. G.
Guyton, op. cit., pp. 746-747.
(10) Cfr. Giuseppe Campailla, Manuale di Psichiatria, 2a ed. aggiornata, Minerva
Medica, Torino 1982, pp. 49-50.
(11) Cfr. Gianna Milano, Gay nella testa, in Panorama, anno XXIX, n. 1326,
15-9-1991, pp. 149-151.
(12) Cfr. W. Byne, art. cit., p. 28.
(13) Cfr. ibidem.
(14) Cfr. ibidem.
(15) Cfr. ibid., pp. 28 e 27.
(16) Cfr. ibid., p. 27.
(17) Cfr. ibid., p. 29; cfr. John Horgan, L'eugenetica rivisitata, in Le Scienze.
Edizione italiana di Scientific American, anno XXVI, vol. LII, n. 300, agosto
1993, p. 88.
(18) Cfr. G. J. M. van den Aardweg, Omosessualità: verso la liberazione, in Studi
Cattolici, anno XXXVII, n. 394, dicembre 1993, p. 810; Idem, L'omosessualità si
può curare?, cit., p. 43; e Idem, Omosessualità e speranza, terapia e guarigione
nell'esperienza di uno psicologo, cit., pp. 57-107 e 173-175.
(19) Giovanni Paolo II, Discorso al clero diocesano e religioso nella cattedrale
di Natal, in Brasile, del 13-10-1992, n. 5, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II,
vol. XIV, 2, p. 838.
(20) Cfr. san Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, IIa-IIae, q. 153, a. 5.
(21) Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1865; cfr. Giovanni Paolo II,
Esortazione apostolica post-sinodale Reconciliatio et paenitentia sulla
riconciliazione e la penitenza nella missione della Chiesa oggi, del 2-12-1984, n.
16.
(22) Bartholomew Kiely S.J., La cura pastorale delle persone omosessuali. Nota
psicologica, in L'Osservatore Romano, 14-11-1986, n. 1.
(23) Ibid., n. 6.
(24) Ibid., n. 4.
(25) Ibidem.
(26) Ibid., n. 6.
(27) Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della
Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, del 1°-10-1986,
n. 3; cfr. anche, a esposizione e commento, Massimo Introvigne, La "Lettera"
"sulla cura pastorale delle persone omosessuali", in Cristianità, anno XIV, n.
139-140, novembre-dicembre 1986, pp. 9-10.
(28) Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della
Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, cit., n. 11.
(29) Ibid., n. 7.
(30) Cfr. san Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, Ia-IIae, q. 62, a. 1; q. 2, a.
1-8; sul problema del piacere, cfr. ibid., q. 34, a. 1-2.
(31) Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione su libertà cristiana e
liberazione "Libertatis conscientia", del 22-3-1986, n. 37.
(32) Ibid., n. 40.
(33) Gal. 5, 17.
(34) Marcel De Corte, L'intelligenza in pericolo di morte, trad. it., Volpe, Roma
1973, pp. 15-16.
(35) Ibid., pp. 16-17.
(36) Ibid., p. 46.
(37) Ibidem.
(38) Giovanni Paolo II, Enciclica Sollicitudo Rei socialis nel ventesimo
anniversario della Populorum progressio, del 30-12-1987, n. 34.
(39) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358.
(40) Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della
Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, cit., nn. 3, 9,
10 e 17; ed Eadem, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di
legge sulla non-discriminazione delle persone omosessuali, in L'Osservatore
Romano, 24-7-1992, nn. 10, 11 e 12, trascritto in Cristianità, anno XX, n.
209-210, settembre-ottobre 1992, pp. 25-27 (p. 27).
(41) Eadem, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle
persone omosessuali, cit., n. 16.
(42) Ibid., nn. 11 e 12.
(43) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2359.
(44) Cfr. G. J. M. van den Aardweg, Omosessualità: verso la liberazione, cit., p.
812.
che ne pensate?
> Tuttavia nella discussione che seguì la pubblicazione della
> Dichiarazione, furono proposte delle interpretazioni eccessivamente
> benevole della condizione omosessuale stessa, tanto che qualcuno si
> spinse fino a definirla indifferente o addirittura buona. Occorre
> invece precisare che la particolare inclinazione della persona
> omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una
> tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente
> cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l'inclinazione
> stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata.
Penso che definire oggettivamente disordinata una *inclinazione" sia un
absurdum dal punto di vista logico che rasenta il ridicolo oltre ogni
limite. Penso che, con simili prese di posizione, la gerarchia (non
tutta la Chiesa, per fortuna) e io ci verremo a trovare sempre piu' su
fronti contrapposti. Meno male che esistono le Comunita' di Base, "Noi
siamo Chiesa" e mille altri movimenti che lottano dall'interno per
modificare questo stato di cose. Altrimenti, mi sarei gia' auto-esclusa.
C4. Una delle dimensioni essenziali di un'autentica cura pastorale è l'
> C4. Una delle dimensioni essenziali di un'autentica cura pastorale è
> l'identificazione delle cause che hanno portato confusione nei
> confronti dell'insegnamento della Chiesa.
>
> Tra esse va segnalata una nuova esegesi della Sacra Scrittura, secondo
> cui la Bibbia o non avrebbe niente da dire sul problema
> dell'omosessualità, o addirittura ne darebbe in qualche modo una
> tacita approvazione, oppure infine offrirebbe prescrizioni morali così
> culturalmente e storicamente condizionate che non potrebbero più
> essere applicate alla vita contemporanea. Tali opinioni, gravemente
> erronee e fuorvianti, richiedono dunque speciale vigilanza.
Ecco pronta una nuova crociata
Con amarezza,
Marina
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Il sorriso nasce bambino e cresce attraverso le rughe della vita.
(Ernesto Olivero)
<< Penso che definire oggettivamente disordinata una *inclinazione" sia un
absurdum dal punto di vista logico che rasenta il ridicolo oltre ogni
limite. >>
Marina, sento odore di ereticuccia ;-)
Cara cuggina, devi sapere che le religioni sono fatte cosi'. O credi (senza
discutere) a quello che dicono oppure ti sembra che rasentino il ridicolo.
Ci sono forse anche vie intermedie ma spesso in passato queste vie
intermedie conducevano sui roghi degli eretici.
Sai cosa ti dico ? Mi sta diventando simpatico il Gianni Geraci con la sua
disperata impresa di riconciliare la citta' di Sodoma con quella del
Vaticano. Simpatico, solo simpatico, sebbene lui abiti e lavori non lontano
da casa mia e i nostri sentieri spesso passino a pochi metri di distanza gli
uni dagli altri non ci andrei mai in ritiro spirituale con lui, mi
verrebbero i brividi al solo pensarci ;-)
ciao,
cuggino Mauro
--
- Andrea -
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<Non esistono "guerre giuste">
<There are no "just wars">
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- STIC: G. 1446 A 9503.09 - Duj tlovqtaH
"che ne pensate?" <n...@rispo.ndo> ha scritto nel messaggio
news:a63P4.68245$xt2.8...@news.infostrada.it...
> >
> >Lo studio psico-biologico sull'omosessualità fa concludere che
> l'omosessualità è
> >un vizio, cioè un comportamento disordinato, frutto di abitudini
disordinate
> >subite o liberamente scelte.
> >
>
>
> che ne pensate?
>
>
>
>
>
>
>
>
> >
> >Lo studio psico-biologico sull'omosessualità fa concludere che
> l'omosessualità è
> >un vizio, cioè un comportamento disordinato, frutto di abitudini disordinate
> >subite o liberamente scelte.
> >
>
>
> che ne pensate?
>
>
che i preti cattolici sono tutti dementi