Non si muovono certo in un mondo di illusioni Lee e Dwight, poliziotti,
pugili, amici nonostante tutto. Eppure il pericolo più grave per loro non
arriva dalla folla di relitti umani e delinquenti che li circondano, né
dalla violenza e dalla corruzione di Los Angeles, né da Kay, la donna da cui
entrambi sono attratti ma che non li divide né li fa sentire rivali. E' un
orrido delitto a destabilizzarli, ribaltando in modo definitivo la loro
vita: il massacro di Elizabeth Short, che i giornali si affrettano a
ribattezzare Dalia Nera. E' una prostituta a tempo perso, una vittima
consenziente dello show business e soprattutto se stessa, una ragazza
leggera, allegra, imprudente. Le indagini sulle tracce del mostro si
interrompono presto per Lee, che scompare misteriosamente, e proseguono con
cadenze ossessive per Dwight, detto "Bucky". Un'ossessione che nessuno come
James Ellroy poteva descrivere. E' alla madre che l'autore pensa, dando vita
a "Dalia Nera": la madre annientata dalla vita, sconfitta dagli uomini e poi
uccisa. Ed è per lei che crea la più agghiacciante dedica che uno scrittore
abbia mai destinato a una persona cara. "Madre: ventinove anni dopo, queste
pagine d'addio in lettere di sangue". Madre, non mamma: una sottigliezza
straziante. Con gli occhi di Bucky, sempre più stravolto, disposto a tutto
pur di realizzare una fame di giustizia che non scaturisce certo dal suo
codice deontologico di poliziotto, James Ellroy percorre una vicenda che è
insieme un'indagine, una discesa agli inferi tra gli angeli caduti, ma
soprattutto una seduta psicoanalitica: il confronto supremo con se stessi.
Senza una lacrima. Senza un lamento. Immergersi nel sangue e uscirne
immacolati.
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ed2k://|file|La.Dalia.nera..James.Ellroy..[PDF].ita.o3fro.pdf|2465604|FB485A
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"In questa città di lebbrosi, io ho le piaghe più belle!"
(The Two Jack - Jack Nicholson)
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