30 mila famiglie sotto sfratto
Oggi scade la tregua. Il governo esclude una nuova proroga. Ma sindacati e comuni insistono
Emergenza casa Allo studio dell'esecutivo un decreto che stanzia finanziamenti ai comuni. Che accusano: «E' uno scarica barile»
FEDERICO SALLUSTI
Da domani quasi 30 mila famiglie potrebbero dover lasciare le proprie abitazioni. Scade infatti oggi l'ennesima proroga degli sfratti per gli inquilini disagiati (ultrasessantenni e nuclei con disabili a carico nell'impossibilità di pagare l'affitto). Di per sé non sarebbe una notizia sensazionale, visto che per anni il problema dell'emergenza abitativa è stato affrontato a colpi di proroghe decise in zona Cesarini. Stavolta però il contesto è ben diverso. La Corte Costituzionale ha infatti diffidato il governo dal concedere un'ulteriore proroga, dato che essa dovrebbe essere un «provvedimento transitorio», pena la sua «illegittimità costituzionale». Difficile, dunque, che l'esecutivo possa ingaggiare un braccio di ferro con la Consulta, nel momento in cui, oltretutto, Confedilizia ha deciso di cavalcare la sentenza annunciando una valanga di ricorsi (che andrebbe a vincere), qualora venisse concessa l'agognata proroga. Il governo, piuttosto, sta studiando un decreto che dovrebbe risolvere l'emergenza. Il provvedimento prevede la concessione di 120 milioni di euro per affrontare la situazione. I fondi stanziati dovrebbero coprire tanto gli sgravi fiscali concessi ai proprietari che affitteranno ad inquilini disagiati, quanto permettere ai comuni di garantire per loro. Le amministrazioni comunali dovrebbero essere gli affittuari formali, girando poi il diritto di locazione alle famiglie in difficoltà. L'Anci (associazione nazionale dei comuni), alla quale sono state presentate alcune parti del testo in discussione, ha però manifestato il proprio disaccordo dalle linee d'intento del ministero delle Infrastrutture (per cui parla il vice ministro Martinat). Andando a dividere la somma stanziata per gli aventi diritto, infatti, emerge che - a copertura di contratti fino a tre anni -arriverebbero finanziamenti per soli 4.600 euro, mentre il resto del fabbisogno dovrebbe essere coperto dai comuni stessi, utilizzando il proprio budget. Chiaramente i sindaci non ci stanno: soprattutto nelle grandi città la cifra concessa dallo Stato non è evidentemente congrua. Per i rappresentati degli enti locali, dunque, l'esecutivo starebbe cercando di scaricare il barile sui comuni, senza tenere conto delle proprie gravi omissioni in materia di politiche abitative. Nell'ultimo anno, infatti, il governo non avrebbe affrontato gli aspetti strutturali del problema, anzi, alcune scelte politiche (cartolarizzazioni e taglio della spesa sociale) avrebbero contribuito a esasperare le difficoltà.
Se ciò non bastasse, anche il tempo gioca contro una risoluzione positiva del problema. L'emergenza potrebbe esplodere da un momento all'altro (da domani gli sfratti sono esecutivi), mentre l'applicazione del decreto - e soprattutto l'arrivo dei soldi - potrebbe richiedere tempi più lunghi. Proprio per questo i sindacati degli inquilini e le autorità locali chiedono al governo di trovare una soluzione che congeli, anche in modo temporaneo, gli sfratti. Le ipotesi vanno dalla proroga, magari meno estesa, alla richiesta ai prefetti di differirne l'esecuzione.
Al di là della contingenza, comunque, viene chiesto al governo di porre fine all'immobilismo e di intervenire in modo definitivo su un problema, quello abitativo, che riguarda un numero sempre maggiore di persone. I sindacati stimano che, oltre alle quasi 30 mila famiglie disagiate, almeno altrettante vivrebbero situazioni di difficoltà (sono in forte aumento gli sfratti per morosità) dovute all'insostenibilità degli affitti, soprattutto nelle grandi città.