Incontro con Stefano Catellani
autore del libro di racconti
"FORT APACHE"
- Storie e appunti di uno psichiatra qualsiasi -
Bollati Boringhieri, 2003
L'autore sarà presentato al pubblico da Andrea Marzi
dalla recensione di Maurizia Cotti:
"Dentro le siepi che la vita propone: restituire e reintegrare il senso
della sofferenza psichica"
Il libro di Stefano Catellani è, per prima cosa, il racconto di
un'esperienza professionale che si snoda lungo una serie di episodi che
coinvogono diverse persone, ma che mantiene, al di là dell'apparente
discontinuità, una linearità anche temporale della narrazione e delle
riflessioni teoriche e "politiche" che via via si incontrano.
Il testo parte dalle consapevolezze che si radicano nella critica
istituzionale al manicomio (la denuncia del manicomio come luogo nocivo in
sè e per sè, il rifiuto della contenzione,il rigetto del mandato di
controllo alla psichiatria). Illuminante al riguardo è il racconto della sua
prima visita, ancora liceale, ad un manicomio e l'incontro con uno
psichiatra fortemente critico. Da queste consapevolezze Catellani può
presentare un'evoluzione dello sguardo con cui affrontare attualmente il
problema della cura psichiatrica nei servizi pubblici.
Infatti Stefano Catellani lavora nei servizi psichiatrici pubblici. Fort
Apache, appunto. Presidio difensivo, fortino, luogo di frontiera, avamposto
di prima linea, ora recinto di difesa, piazza d'armi e isola di sicurezza,
ora mercato, base di rifornimento e di sortita, luogo di proiezione in un
territori da esplorare, Fort Apache, prima che titolo di libro, è un'icona.
Implica quel tanto di curiosità, accoglienza, flessibilità, conoscenza o
disponibilità all'esplorazione che permette che il territorio circostante da
luogo ignoto ostile e accerchiante possa divenire fonte di nutrimento, di
ristoro e di scoperta.
....
Catellani recupera le "biografie invisibili" di alcuni suoi pazienti con
evidente empatia, connettendole alle diverse cornici in cui si esprimono.
Restituisce e reintegra il senso di vite frammentate dalla sofferenza,
rincorrendo le tracce di connessioni allentate, confrontando contesti
mediando e negoziando interventi affinchè sfuggano al paradosso della
psichiatria, in cui, com'egli scrive, la cura può essere malvagia e
l'intolleranza travestirsi da intervento socorrevole.
Il libro non è destinato solo a lettori specialisti. Anzi.
Tutta la sua forma letteraria vuole portare il lettore a percepire la
complessità della problematica psichiatrica, a sfatare i pregiudizi, a
riflettere su alcune scelte e soluzioni istituzionali.
Notoriamente il processo di etichettamento, che il paziente psichiatrico
subisce più di altri, conduce alla selezione di dati che confermano le
convinzioni pregiudiziali, influisce sulla condotta incanalandola nel senso
della profezia peggiorativa e riporta tutti gli elementi dell'etichetta alla
persona, anzichè al contesto. La persona etichettata come malata si trova
spesso incompresa, isolata, colpevolizzata ed impaurita in una situazione
senza sbocchi.
Dalle storie narrate da Catellani si ricostruisce invece come il
comportamento sofferente sia a sua volta una logica, stringente,
conseguenza, addirittura inevitabile, di storie difficili, d'indicibili
sofferenze, di reiterate incomprensioni per cui la risposta istituzionale è
ancora carente e spesso ambigua.
Le storie di Omar, Ivan, dell'uomo dei buchi, di Eva, di Anna, di Rita e di
tanti altri sono splendidamente narrate, con il gusto per il montaggio
vivace del racconto.
.....
Dalla narrazione di Catellani traspare spesso un'affettuosa analisi di
questi pazienti, con i loro conflitti e le loro devastazioni interiori, che
vira verso la pura ironia quando si riferisce agli altri, la cui normalità
non è messa in discussione da nessuno. Eppure, come scrive una paziente,
dentro le siepi che la vita propone...