Voce del popolo 18.04.08 : Il bilinguismo è andato perso dopo la fine degli anni Settanta

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Pytheas

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20 apr 2008, 06:09:0420/04/08
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Nel capoluogo quarnerino
diverse le testimonianze
Il bilinguismo è andato perso
dopo la fine degli anni Settanta


"Riconoscendo e rispettando il proprio lascito culturale e storico, la Città
di Fiume assicura alla minoranza nazionale autoctona italiana l'uso della
propria lingua e scrittura negli affari pubblici attinenti alla sfera dell'autogoverno
della Città di Fiume. La Città di Fiume, nell'ambito delle proprie
possibilità, assicura e sostiene l'attività educativa e culturale degli
appartenenti alla minoranza autoctona italiana e delle sue istituzioni".

Così recita l'articolo quattordicesimo delle disposizioni generali dello
Statuto ufficiale della Città di Fiume, approvato dal Consiglio municipale
in data 27 marzo 2006. I fiumani di madrelingua italiana sanno che queste
disposizioni sono rispettate, ma purtroppo solo parzialmente.

A Fiume, effettivamente esistono quattro scuole dell'obbligo e una scuola
media superiore nelle quali le lezioni sono svolte in lingua italiana.
Esistono anche diversi asili con sezioni italiane. Al Teatro nazionale
croato "Ivan de Zajc" è attivo il Dramma Italiano.

In sintonia con la legge costituzionale sulle minoranza nazionali, in città
è stato istituito il Consiglio della minoranza nazionale italiana della
Città di Fiume. Nelle strade del capoluogo quarernino non è raro imbattersi
in persone che parlano in italiano o in dialetto fiumano: un gergo che
affascina anche molti croati.

Tuttavia, non è tutto "rose e fiori" come potrebbe sembrare. A parte uno
sportello in Questura, una concessione del Ministero degli Affari Interni,
nel capoluogo quarnerino è impossibile accedere a qualsiasi altro servizio
pubblico in lingua italiana.

Alle poste, agli sportelli delle aziende municipalizzate, al pronto
soccorso, negli uffici notarili l'italiano è un optional. Eventualmente può
accadere che in qualche ufficio lavori un connazionale o una persona che
conosce l'italiano, ma tutti i documenti devono essere compilati in lingua
croata.

Non è un problema da poco. Per quanto i connazionali abbiano imparato a
servirsi egregiamente della lingua croata, specie le giovani generazioni,
continua ad essere per nulla facile esprimersi in una conversazione
ufficiale. Quando si parla di bilinguismo è fondamentalmente l'adozione
della lingua italiana nei servizi pubblici, traguardo al quale si deve
puntare, e non tanto con l'affissione di qualche targa bilingue.

La lotta sarà dura, nessuno lo mette in dubbio, ma non bisogna mai scordarsi
che i suddetti diritti in passato esistevano e che sarebbe assurdo se non
venissero reintegrati ora che la Croazia si appresta ad aderire all'Unione
europea.

Ricapitolando, in passato in Municipio e nei tribunali di Fiume era
possibile servirsi della lingua italiana ed erano pure disponibili le
traduzioni ufficiali dei documenti istituzionali fondamentali come lo
Statuto cittadino.

Nel secondo dopoguerra, fino alla fine degli anni Settanta del secolo
scorso, a Fiume era in vigore persino il bilinguismo visivo e toponomastico.
Lo testimoniano i numerosi monumenti bilingui eretti in omaggio alle vittime
dell'oppressione nazifascista (ai difensori croati di etnia italiana che
hanno preso parte alla Guerra patriottica il medesimo onore non è stato
concesso).

Inoltre, all'epoca le disponibilità finanziare erano nettamente inferiori a
quelle odierne, difatti oggi il Bilancio della Città è superiore al miliardo
di kune e in quanto tale in Croazia è inferiore unicamente ai budget a
disposizione dello Stato e della Città di Zagabria.
Krsto Babic


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