Lesina, riscoperta dell'italiano
Ai tempi della dominazione austriaca, la popolazione di lingua italiana
costituiva la maggioranza nelle città di Lesina e Cittavecchia di Lesina.
Dal censimento austriaco del 1910, gli italiani sull'isola risultavano 586,
però è probabile che ce ne fossero molti di più se appena dieci anni prima,
nella sola Cittavecchia, se ne contavano 2163. A partire dagli anni
precedenti la Grande Guerra, parte di questa popolazione abbandonò la
propria terra per rifugiarsi in gran parte a Zara o nelle province giuliane
(dopo il 1924 anche a Fiume), oppure, seguendo l'esempio di alcuni curzolani
e lissani, nella vicina Lagosta, unica tra le isole dalmate che fu assegnata
all'Italia dal Trattato di Rapallo. Altri ancora tornarono sul territorio
dello Stivale.
Qualche famiglia italiana rimase comunque a vivere sull'isola anche sotto la
Jugoslavia dei Karadordevic ma, all'arrivo dei partigiani di Tito, nel 1943,
alcuni vennero fucilati dopo processi sommari. Non avevano giovato di certo
ai rapporti fra croati e italiani le rappresaglie partigiane né il
comportamento delle truppe di occupazione italiane (squadre di camicie nere
ma anche carabinieri e questurini, principalmente provenienti dalle Puglie),
che a Lesina, Verbagno (Vrbanj) e Cittavecchia di Lesina compirono
devastazioni e violenze gratuite, con incendi di case civili, fucilazioni,
saccheggi e vessazioni, come riferiscono le cronache dell'epoca.
La tradizione di lingua e cultura italiane, da quel momento, è stata
progressivamente soppiantata, sicché oggi, per effetto dell'assimilazione,
molte famiglie con origini italo-venete, non conoscono né parlano più
l'italiano. Ultimi, muti testimoni, le tombe che portano, tra gli altri, i
nomi delle famiglie Politeo, Botteri-Botter, Fabrio, Gelineo, Niceteo,
Garbati, Rismondo, Rivier, Cervone, Barbare, ma anche Grego, gli Scarpa
diventati Skarpa...
Oggi sono oramai pochissimi i connazionali "sopravvissuti", sufficienti,
comunque, per dar vita a una Comunità, la penultima in ordine di tempo
affiliata all'Unione Italiana (l'ultima nata è quella di Zagabria), che
conta una quindicina di soci (anche se sull'isola di Lesina le famiglie di
matrice italiana sono certamente di più, basti ricordare i Bianchini, i
Marchig, i Meneghello...), persone che hanno, anche solo in parte,
ascendenza italiana, con qualche anziano che parla un dialetto di tipo
veneto le cui ultime tracce sono riscontrabili anche a Zara e sulla vicina
isola di Curzola (Korcula). Alla testa del nuovo sodalizio c'è Sinisa
Matkovic-Mikulcic, molto legato alla lingua e alla cultura italiana, che gli
sono state tramandate dalla nonna materna.
Della nuova realtà minoritaria abbiamo parlato con la veneta di nascita e
lesinese di adozione Alessandra Tudor, uno dei promotori e tra i soci
fondatori del sodalizio costituitosi il 22 maggio 2006. Curiosamente, la
simpatica, cordiale e misuratamente espansiva Alessandra, che abbiamo
incontrato a Lesina, di cognome fa Tudor sia da nubile sia da sposata ed è
imparentata con il calciatore dell'Hajduk, ex nazionale ed ex juventino.
Padre lesinese e madre veneta, è nata a Padova, è cresciuta a Santa Maria di
Sala, poco lontano da Venezia, ma alla fine delle medie superiori ha deciso
di lasciare la famiglia, che ora vive a Mirano, per frequentare l'Università
di Spalato, compiendo così un percorso inverso rispetto a quelli che sono
gli itinerari abitualmente battuti dai giovani. "In famiglia sono cresciuta
perfettamente bilingue ed a casa abbiamo sempre cercato di integrare gli
aspetti peculiari delle nostre due culture - ci spiega Alessandra, statura,
fisico e carnagione che tradiscono le sue origini dalmate -. Volendo mettere
a frutto questo mio duplice patrimonio, ho deciso di trapiantarmi in
Croazia, sull'isola di mio padre. Ultimati gli studi di economia e
commercio, nel 2001 mi sono stabilita a Lesina, che peraltro conoscevo
benissimo avendo trascorso qui da sempre le mie vacanze. In quegli anni
sull'Isola le cose non andavano troppo bene sotto l'aspetto economico, anche
il turismo era in affanno. 'Che cosa ci vieni a fare qui in Dalmazia, invece
di startene tranquilla nell'opulento Veneto?' mi chiedevano un po' tutti e
stentavano a capire le mie scelte. Comunque, sono stata fortunata e ormai da
quattro anni sono impiegata presso la Confartigianato di Lesina. Inoltre ho
sostenuto l'esame di interprete giudiziario e traduttore, ma per l'italiano
qui c'è poco lavoro in quanto l'imprenditoria è dominata da altri stranieri.
E molti restano sorpresi nell'apprendere che i nuovi manager nel turismo
arrivano soprattutto da Francia e Lussemburgo".
E la Comunità degli Italiani?
"L'idea è scaturita dai contatti che Sime Fio, a cui piace farsi chiamare
anche Simeone Fio, manteneva con il mondo degli esuli dalmati e con Renzo De
Vidovich. La famiglia del signor Fio è di origine veneta ed il loro cognome
risulta registrato ad Altino Veneto già nel 1500. Poi si erano trasferiti a
Lesina per fare i pescatori. Sime-Simeone, classe 1930, si è staccato dai
suoi fratelli, che nel '43 tornarono in Italia al seguito dell'esercito in
ritirata ed oggi vivono a Udine e Milano. Lui invece è rimasto a Lesina con
la madre. La nascita della Comunità era stata preceduta dall'allestimento
dei corsi di italiano, promossi nel 2004 dalla Fondazione Rustia Traine
(l'ente dalmata di Trieste che si prefigge di tramandare la cultura, le
tradizioni letterarie ma anche semplici usi, costumi, sapori ed odori della
Dalmazia, nda). I corsi di italiano, peraltro gratuiti, avevano destato
subito grande interesse a Lesina e già alla prima edizione abbiamo avuto un
centinaio di iscritti di tutte le età, tanto che ci siamo trovati di fronte
a problemi di spazio. Io ho guidato i primi due cicli, poi mi sono concessa
una pausa perché è arrivata mia figlia Valentina".
Quali sono i maggiori problemi cui va incontro una CI piccola e decentrata
rispetto al nucleo storico dei sodalizi di Unione Italiana?
"Il primo è la mancanza di una sede. Sarebbe nostro desiderio poter creare
dei momenti culturali, ospitare e incontrare personaggi italiani di spicco.
Da parte dell'UI, però, finora non è stata promossa alcuna iniziativa
concreta. La municipalità ed i partiti politici ci hanno accolti con
simpatia mentre il sindaco Pierino Bebic ci ha promesso anche qualche aiuto.
L'attività futura? Contiamo di continuare i corsi di italiano mentre è
imminente lo scoprimento di un busto in bronzo dedicato allo scrittore e
poeta di Lesina Gian Francesco Biondi, considerato uno dei padri del romanzo
italiano ed europeo e, assieme a Paolo Paladini, figura di spicco tra gli
intellettuali lesinesi di matrice culturale italiana".