I nipoti di Santin: niente statua ma carità
Lettera aperta: «Il Comune dia quei soldi ai poveri assistiti dalle
parrocchie»
«Apprezziamo la proposta di erigere a monsignor Antonio Santin una statua da
collocare in piazza Venezia, ma riteniamo che un migliore omaggio alla sua
memoria potrebbe essere quello di devolvere la cifra che si intende
stanziare per la sua realizzazione a beneficio dei bisognosi».
Ad inserirsi nell'acceso dibattito politico circa la decisione del sindaco
Roberto Dipiazza di posizionare al centro della riqualificata piazza Venezia
una statua dedicata al vescovo di Trieste, escludendo così la possibilità di
ripristinare il monumento dedicato a Massimiliano d'Asburgo, sono i tre
nipoti residenti a Trieste del presule, che in una lettera indirizzata al
primo cittadino hanno lanciato una contro-proposta: devolvere la spesa a
favore dei più poveri. Un'idea che, secondo i promotori, rispecchierebbe di
più la volontà e la personalità del vescovo triestino, sempre impegnato sul
fronte del sociale.
«Pur apprezzando l'intenzione espressa dall'amministrazione comunale - si
legge nello scritto, firmato a sei mani dai nipoti Dario, Luciano e Paolo
Santin - riteniamo di proporle una diversa forma di ricordo e di
testimonianza dell'affetto della città più in sintonia con il sentire di
monsignor Santin, quale lo abbiamo conosciuto come suoi nipoti.
In momenti socialmente non facili, che vedono affiorare a Trieste nuove
povertà a sollievo delle quali non è agevole reperire risorse pubbliche,
riteniamo che l'intendimento di monsignor Santin sarebbe stato piuttosto
quello di intervenire a favore dei più bisognosi».
Per questo motivo i familiari del presule invitano il sindaco Dipiazza a
riflettere sul fatto che «un migliore omaggio alla sua memoria potrebbe
essere quello di devolvere la cifra che si intende stanziare per la
realizzazione e la posa in opera del monumento a beneficio dei disagiati
assistiti dalle organizzazioni religiose e delle parrocchie, promovendo
eventualmente il coinvolgimento della città in un fondo intitolato a
monsignor Santin e gestito dalla diocesi».
Questo, secondo la famiglia, rappresenterebbe anche un modo per «proseguire
concretamente anche quella che fu un'opera di apostolato anche sociale di
monsignor Santin, giustamente ricordato come "vescovo solidale", nella
consapevolezza che il segno lasciato nelle coscienze e nella memoria degli
istriani e dei triestini vale di più di un'effige sul territorio».
Ora che la proposta è stata lanciata, bisognerà vedere se l'amministrazione
comunale deciderà di accoglierla oppure no. Non è da escludere, comunque,
che un'eventuale risposta positiva possa mettere fine alla querelle politica
e far giungere finalmente a una decisione definitiva sulla questione.