Due, Tre cose su Graziano Udovisi (o Radeticchio?)

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Papero

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May 14, 2010, 3:26:32 PM5/14/10
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Questo thread viene aperto su Udovisi o su Radeticchio?

Chi è Radeticchio? Forse lo stesso Udovisi... O forse Radeticchio è il
vero nome di Udovisi. O forse Udovisi è il vero nome di Radeticchio.
Oppure i "sopravvissuti" alle foibe sarebbero più d'uno...

Leggete un po' quante contraddizioni e stranezze? Dopo averle lette:
come vi fate a fidare di una "storia" del genere?

- Estate 1945: Graziano Udovisi, ricercato dagli Alleati, per evitare
l’arresto e il processo fugge a Padova con carta di identità falsa…

- Estate 1945: Giovanni Radeticchio, milite della Milizia Difesa
Territoriale, racconta alle autorità di Trieste di essersi salvato dalla
foiba in cui è stato gettato, di essersi salvato da solo, e che in
questa foiba è morto, tra gli altri, un tale di nome Graziano Udovisi.

- Primavera 2005: Graziano Udovisi, maestro in pensione ex tenente della
Milizia Difesa Territoriale e rastrellatore di partigiani in Istria, sua
terra natale, viene premiato nella manifestazione degli Oscar della Rai
come “uomo dell’anno” per un intervista da lui rilasciata a Minoli e più
volte trasmessa nel corso degli anni. Racconta che nel 1945 è riuscito a
salvarsi dalla foiba in cui è stato gettato, salvando nel contempo un
suo commilitone.

E dunque: i racconti di Udovisi e Radeticchio, che sostengono di essere
sopravvissuti alla foiba, sono attendibili? Ambedue descrivono la stessa
vicenda, praticamente con le stesse parole, però Udovisi racconta di
avere salvato Radeticchio, mentre Radeticchio dichiara che Udovisi è
morto nella foiba.

Chi racconta balle tra i due?

Ricominciamo: Udovisi sostiene di essersi salvato “dall’infoibamento” e
nello stesso tempo di avere “salvato un italiano” che sarebbe stato
“infoibato” assieme a lui.
Però, se andiamo a cercare nella documentazione storica chi potrebbe
essere l’italiano che Udovisi avrebbe salvato, troviamo che in un
verbale del 1945 risulta che un certo Giovanni Radeticchio avrebbe
dichiarato di essere stato gettato in una foiba presso Fianona assieme
ad altre 5 persone e di essersi salvato, mentre le altre persone che
erano con lui morirono tutte: e tra queste, secondo Radeticchio, c’è
anche il nome di Graziano Udovisi.

Quindi, se crediamo al racconto di Udovisi, questi, che dice di avere
salvato un italiano, ma non ne fa il nome, dovrebbe avere salvato
Radeticchio, dato che Radeticchio sostiene di essere sopravvissuto alla
“Foiba”. Mentre a voler credere al racconto di Radeticchio, Udovisi non
solo non lo avrebbe salvato, ma non si sarebbe salvato neppure lui.
Incomprensibile che nessuno storico o propagandista (come ad esempio i
curatori del “Rumore del silenzio”, pubblicazione curata da Azione
Giovani nel 1997), non abbiano rilevato nella loro pubblicazione, che
riporta tutte e due le storie, questa contraddizione. Ma ancora più
incomprensibile che Gianni Oliva (in “Foibe”, edito da Mondadori)
riporti tutte e due le storie, una dopo l’altra, senza rilevare che si
tratta della stessa vicenda; e che Pupo e Spazzali (in “Foibe” edito da
Bruno Mondadori) riportino il racconto di Radeticchio senza minimamente
accennare al fatto che anche Udovisi abbia poi raccontato la medesima
esperienza. Invece Guido Rumici (in “Infoibati”, edito da Mursia), che
riporta ambedue le storie, ha dichiarato, nel corso della presentazione
a Monfalcone del suo libro (15/3/04) che, in risposta ad una sua precisa
domanda, Udovisi gli avrebbe spiegato che all’epoca lui e Radeticchio si
erano accordati per tacere l’uno dell’altro, perché temevano per la
propria sorte. Questa spiegazione a noi non sembra avere molto senso, ma
sembra che Rumici l’abbia considerata attendibile.
Poi, tanto per complicare la vicenda, leggiamo nel libro scritto a
quattro mani da Anna Maria Mori e Nelida Milani, “Bora”, che lo zio di
una delle due, tale Aurelio Codrich, sarebbe pure stato “infoibato” ma
sarebbe riuscito a salvarsi: e per renderci conto di come funzionano i
metodi di propaganda, vi riportiamo ora brani del racconto di Udovisi,
così come lo troviamo nell’intervista rilasciata a Maria Paola Gianni su
“Nuovo Fronte” n. 168 di novembre 1996, (intervista ripresa nel “Rumore
del silenzio” l’anno successivo), intercalandoli con quanto appare in
“Bora” (libro uscito nel 1998) del racconto dello “zio Aurelio”. E, a
meno che non si tratti di un miracoloso esempio di telepatia
memorialistica, ci troviamo di fronte, a nostro parere, ad un caso di
plagio letterario bello e buono, stante che sono state usate addirittura
le stesse espressioni e le stesse parole, come vedremo di seguito.

(U.= Udovisi; B.= “Bora”).
U.: “Ho guardato dentro la foiba, ma non vedevo niente, perché era
mattina presto. Giù in fondo si scorgeva solo un piccolo riflesso chiaro”.
B.: “Guardò dentro la foiba senza vedere niente”.
U.: “Si sono tirati indietro e quando ho sentito il loro urlaccio di
guerra mi sono buttato subito dentro come se questa foiba rappresentasse
per me un’ancora di salvezza”.
B.: “Gli infoibatori si tirarono indietro e quando lui udì il loro
urlaccio di guerra, cogliendoli di sorpresa si buttò subito dentro, come
se quella foiba rappresentasse per lui la salvezza”.
U.: “A un certo momento, non so perché, sono riuscito a liberarmi una
mano. Ho immediatamente nuotato verso l’alto e ho toccato una zolla con
dell’erba, in realtà era una testa con dei capelli. L’ho afferrata e
tirata in modo spasmodico verso di me e sono riuscito a risalire,
ringraziando Iddio”.
B.: Teso e muto, riuscì a liberare le mani e a remigare verso l’alto,
aggrappandosi a quella che credeva una zolla, dell’erba, ma presto capì
che era la testa di un uomo che rantolava aiuto, allora l’afferrò, la
tirò a sé, il terremoto nel cuore e una furibonda volontà di non
mollare, e cominciò a risalire”.
Vorremmo a questo punto astenerci da ulteriori commenti, però ci
piacerebbe che questo problema venisse sollevato di fronte alle autorità
competenti nel giudicare la diffusione di notizie false

in...@anvgd.it

unread,
May 20, 2010, 1:11:09 AM5/20/10
to
Non fu Udovisi l'unico a salvarsi, ma solo l'ultimo ad essere
sipravvissuto fino ad oggi.
La corrispondenza nei due racconti fa parte della libertà letteraria
dell'autrice, che può aver utilizzato altri nomi per raccontare lo
stesso episodio.
Ma in fondo, più che l'importanza dei pochi che si sono salvati, si
dovrebbe sottolineare il dramma di chi invece ancora giace lì sotto.
Altrimenti si fa questioni di lana caprina su una immane tragedia.

barba tone

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May 22, 2010, 5:59:01 PM5/22/10
to
in...@anvgd.it ha scritto:

> Non fu Udovisi l'unico a salvarsi, ma solo l'ultimo ad essere
> sipravvissuto fino ad oggi.

E questa � una notizia.

> La corrispondenza nei due racconti fa parte della libert� letteraria
> dell'autrice, che pu� aver utilizzato altri nomi per raccontare lo
> stesso episodio.

E questa � un'altra: l'autrice non l'ha mai ammesso, ma � sempre stata
in totale imbarazzo...

> Ma in fondo, pi� che l'importanza dei pochi che si sono salvati, si
> dovrebbe sottolineare il dramma di chi invece ancora giace l� sotto.


> Altrimenti si fa questioni di lana caprina su una immane tragedia.


Piano: distinguiamo tra chi giace l� sotto perch� innocente e chi ha
collaborato in modo attivo ed entusiasta coi nazisti tedeschi.

allobroge

unread,
May 27, 2010, 4:52:59 AM5/27/10
to
barba tone ha scritto:

> Piano: distinguiamo tra chi giace l� sotto perch� innocente e chi ha
> collaborato in modo attivo ed entusiasta coi nazisti tedeschi.

negativo: da Cossetto a Serrentino, da Collotti ad Udovisi, il 10
febbraio finora si � distinto non per onorare persone innocenti e non
compromesse col fascismo, ma per riabilitare podest�, segretari Guf,
prefetti incriminati per crimini di guerra, collaborazionisti entusiasti
dei nazisti, ecc. ecc.

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