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Libera disinformazione

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Dario de Judicibus

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Aug 5, 2008, 9:39:33 AM8/5/08
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La democrazia di un Paese non si giudica dal numero di partiti
ma dalla presenza di una libera informazione.

Dario de Judicibus, Roma, 4 agosto 2008


Libera informazione: due parole che fanno fatica a stare assieme. La società
moderna potrà anche prendere forme molto diverse da quelle che l'hanno
preceduta, ma condivide con esse più caratteristiche di quanto si possa
pensare. I principi democratici che affermano che sia il popolo ad avere il
potere sono spesso nelle democrazie moderne una sorta di illusione
collettiva che giustifica in modo più sottile e sofisticato una realtà che
esiste da sempre, ovvero che il potere è in mano a gruppi più o meno grandi
che se lo contendono con guerre oggi sempre meno visibili ai più. Una volta
tali gruppi si chiamavano nobili, mercanti, clero. Oggi hanno altri nomi e a
volte non hanno neppure un nome. A volte neppure sappiamo che esistono,
tanto che molti uomini e donne di potere hanno nomi sconosciuti all'opinione
pubblica che raramente compaiono sui giornali o sulle riviste di gossip. Una
differenza c'è, tuttavia, col passato. Al contrario di quanto succedeva
nelle società antiche, molti di questi gruppi giustificano oggi formalmente
la loro esistenza con il consenso. Partiti, sindacati, ordini professionali,
associazioni, affermano di esercitare il potere per conto di chi ha dato
loro il consenso e quindi elettori, lavoratori, professionisti, cittadini
comuni. Ma esiste davvero questo consenso, e se esiste, come viene ottenuto?

Prosegue su «L'Indipendente»

http://lindipendente.splinder.com/post/18004990/Libera+disinformazione


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