Gli stemmi dei Sanseverino
Nel sec. XI tre fratelli normanni vennero al seguito degli Altavilla (che forse erano loro parenti) alla conquista dell’Italia meridionale.
Di questi tre fratelli Angerio, Signore di San Adiutore, diede origine alla stirpe dei Filangieri (“Filii Angerii”), da Silvano, discese la famiglia dei Gravina e da Turigisio (+ post 4-4-1081), Signore di Sanseverino e Conte di Rota discesero i Sanseverino, che chiaramente trassero il loro cognome dall’antico ed omonimo feudo di famiglia.
Ed è proprio dell’araldica di quest’ultima famiglia che ci occuperemo, sia per la varietà delle varianti del loro stemma (le cosiddette “brisure”) sia per l’importanza di tale casato, trattando comunque i rami più importanti e tralasciando gli stemmi originati da feudi, da matrimoni e quelli personali.
Innanzitutto, dunque, possiamo ricordare che questa famiglia ebbe in origine come proprio stemma solo un campo d’argento (come era lo stendardo sulla torre del castello di Diano, oggi Teggiano, in Campania), che probabilmente fu il colore del casato fra i sec XI-XIII.
Secondo la tradizione, poi, durante la battaglia di Benevento del 26-2-1266, Ruggero Sanseverino (* 1237 ca. + Marsico 1285), 3° Conte di Marsico, Barone di Sanseverino, ecc., per incoraggiare i suoi soldati in un momento difficile dello scontro legò alla sua spada una camicia intrisa del sangue di un capitano nemico da lui ucciso e formandone così una bandiera li portò alla vittoria. Da quell’impresa, re Carlo I d’Angiò, volle che sull’antico stemma d’argento dei Sanseverino fosse posta una fascia rossa.
Ad ogni modo, dalla metà del XIII sec., i Sanseverino Conti di Marsico, poi anche Principi di Salerno, ovvero la linea principale del casato, adottarono come stemma “d’argento alla fascia di rosso” (anche se alcuni membri sostituirono a volte il campo d’argento con un campo d’oro).
Tale ramo si estinse, nella linea primogenita, con Don Ferdinando (* 18-1-1507 + in Francia 1572), 4° Principe di Salerno, 16° Conte di Marsico, Barone di Sanseverino e Cilento, Signore di San Gabriele, Patrizio Napoletano ecc.dal 1508; i cui beni vennero confiscati per tradimento ed egli morì in esilio in Francia.
La regola generale dell’araldica era che una casata conservava lo stemma nelle linea primogenita e che invece i cadetti di quella famiglia (ovvero i figli successivi al primogenito, che ereditava tutto o quasi il patrimonio della casata) brisavano (modificavano) in parte lo stemma avito, ad esempio con bordure, come nel caso dei Sanseverino.
Dal ramo dei Conti di Marsico, erano discesero però anche altre casate, che, in quanto rami cadetti, usarono brisare in vari modi lo stemma di famiglia “d’argento alla fascia di rosso”.
Da Ruggero (+ ca. 1376), 1° Conte di Mileto e Terranova, figlio di Enrico (+ 1314), 5° Conte di Marsico, discesero i Conti di Mileto, estinti nella linea diretta con Ludovico (+ giustiziato con i cugini 1403), 4° Conte di Mileto. Tale ramo usava uno stemma “d’argento alla fascia di rosso alla bordura scaccata d’argento al rastrello di 5 pendenti di rosso”, cioè all’originale stemma del ramo principale aggiunsero una bordura scaccata e un rastrello (o lambello) rosso con 5 denti.
Da tale ramo discesero poi i Sanseverino Baroni di Marcellinara (attualmente esistenti).
Da Francesco, Conte di Lauria, figlio di Tommaso (* 1308 + 1358), 6° Conte di Marsico, erano discesi i Conti di Lauria, poi anche Duchi di Scalea (estinti nel XV sec.), che usarono come arma “d’argento alla fascia di rosso e bordura di rosso”, ovvero aggiunsero come loro stemma la bordura rossa allo stemma di famiglia.
Da Bertrando (+ post 1404), 1° Signore di Caiazzo, figlio di Antonio (+ 1384), 7° Conte di Marsico, discesero i Conti di Caiazzo (estinti nei Rossi di San Secondo, ma da cui originarono anche altri rami minori) che in origine usarono quale arma “d’argento alla fascia di rosso, alla bordura di rosso caricata di sedici stelle d’argento”, ovvero allo stemma di famiglia, brisato come avevano adottato i cugini di Lauria, essi aggiunsero le stelle argentate.
In seguito, però, Roberto (* 1418 + ucciso in una imboscata, Calliano 9-8-1487), 1° Conte di Caiazzo, ecc., nipote ex filio di Bertrando, aggiunse al suo anche il cognome d’Aragona per concessione del Re di Napoli ed ottenenne di usare quindi come stemma “partito nel 1° d’oro a quattro pali di rosso (Aragona) e nel 2° d’argento alla fascia di rosso, alla bordura di rosso caricata di sedici stelle d’argento (Sanseverino di Caiazzo)” inquartando le armi delle due casate e tale stemma restò ai suoi discendenti.
Questi citati furono quindi i principali rami discesi dalla casata dei Conti di Marsico, che usarono nei secoli l’originale stemma d’argento alla fascia di rosso, mentre i loro rami cadetti usarono in generale modificare tale stemma con una bordura rossa, modificata essa stessa in altri casi.
Dobbiamo però ricordare che dai Conti di Marsico discese anche un’altra grande e prolifica linea della famiglia.
Infatti da Giacomo Sanseverino (+ 1348), 1° Conte di Tricarico e Chiaromonte, figlio cadetto del citato Ruggero 3° Conte di Marsico, discese l’altro grande ramo del casato, ovvero quello dei Conti di Tricarico, poi anche Principi di Bisignano.
Questo ramo usò lo stesso stemma di famiglia, giacchè anch’essi erano discendenti del Conte Ruggero, ma lo brisò a sua volta con una bordura d’azzurro (forse i colori degli angioini, ramo dei re di Francia) e quindi il loro stemma si blasonava “d’argento alla fascia di rosso alla bordura d’azzurro”, anche se alcuni suoi membri usarono aggiungervi altre brisure, come Don Pietro Antonio (+ 1553/1569), 4° Principe di Bisignano, che inseriva sul suo blasone anche un lambello a tre denti d’azzurro.
Da questo ramo discese poi anche la linea dei Conti di Saponara, attraverso Ugo, 1° Conte di Saponara e nipote ex filio di Ugo 1° Conte di Potenza, a sua volta figlio del citato Conte Giacomo.
Questa casata come ramo cadetto dei Conti di Tricarico usarono lo stesso stemma di famiglia ma lo brisarono a loro volta inserendo nella bordura 9 bisanti d’argento, in modo che il loro stemma risultava “d’argento alla fascia di rosso alla bordura d’azzurro caricata di 9 bisanti del campo”.
La linea principale dei Conti di Tricarico e di quelli di Saponara si estinsero poi nel ramo di San Chirico, un altro ramo cadetto disceso dai Conti di Tricarico, che raccolse i vari titoli di famiglia (Saponara, Bisignano, Tricarico, ecc.) e che si estinse infine con Donna Maria Antonietta (* Napoli 21-9-1843 + Foggia 9-5-1875), 21° Contessa di Chiaromonte che sposò Francesco Costa dei Marchesi di Arielli originando i Costa Sanseverino.
Altro ramo provenne da Stefano, detto Conte di Matera, figlio cadetto di Ruggero (+ 1359/1362), 2° Conte di Chiaromonte e Tricarico, dal quale discesero i Conti di Capaccio, che avevano come stemma “d’argento alla fascia di rosso alla bordura spinata d’argento e di rosso” (come si nota su una tomba di tale casata nel Duomo di Salerno) e che rappresenta una brisura diversa rispetto alle altre dello stesso ramo.
In generale comunque possiamo notare che il ramo disceso dai Conti di Tricarico usò nei secoli l’originale stemma d’argento alla fascia di rosso ma con la bordura d’azzurro, mentre i loro rami cadetti usarono in generale modificare tale bordura, per differenziarsi dagli altri rami.
Concludendo quindi potremmo ricordare che i vari rami della Casata adottarono molti motti araldici, dall’antico “De morso non timeo”, fino al simpatico “Porto le corna ch’ogni huom le vede e qualche altro le porta che no’l crede”, riferito al cimiero del ramo principale costituito da un elmo dal quale si levano due corna bianche fasciate di rosso (come lo stemma).
Ad ogni modo i Sanseverino, attraverso i molti secoli e le varie ramificazioni del loro casato ci danno l’opportunità di studiare l’araldica della loro famiglia e di seguirne le varie brisure e particolarità, la cui conoscenza può ad esempio aiutare lo storico e lo studioso a identificare un personaggio di tale casato (o almeno la sua appartenenza ad un determinato ramo) attraverso il suo stemma, magari scolpito su un palazzo, una cappella o disegnato in un libro.
Per maggiori informazioni sulla storia e la genealogia dei Sanseverino e di altre casate italiane potete visitare il sito
Giovanni Grimaldi