E quando hanno demolito le due cupole poste sul fronte sul tetto?
Ciao
--
sburon se mutor - Meglio spingere un italiana che guidare una giapponese
Se sei donna togli le mutande per rispondermi, se sei uomo non rispondermi
non me ne frega
> Chi sà quando è stato demolito il kursall?
> E quando hanno demolito le due cupole poste sul fronte sul tetto?
Le due cupole del Grand Hotel vennero distrutte da un incendo, nel
quale perse la vita il giovane Scout Anacleto Ricci, nel tentativo di
spegnerlo.
Per quanto riguarda il Kursaal, venne demolito nell'immediato
dopoguerra, come ricorsa questa ricostruzione dell'Architetto Mussoni
(Oscar).
Ciao
Samuele
«Quella bruttura del Kursaal»
Così il sindaco Bianchini definì la pregevole costruzione, per
giustificarne l'abbattimento. La demolizione cominciò da parte di
operai disoccupati, prima delle decisioni ufficiali. L'ambigua
posizione dell'Azienda di soggiorno. La vicenda in uno studio
dell'arch. Oscar Mussoni
La storia della ricostruzione nel dopoguerra, a Rimini comincia con una
demolizione. Sembra paradossale, ma è la semplice verità. Il Kursaal
fu la vittima designata e quasi sacrificale del nuovo corso politico
che si voleva dare alla nostra città.
Ripercorriamo le varie tappe della vicenda Kursaal assieme all'arch.
Oscar Mussoni che sull'argomento ha svolto una ricerca riccamente
documentata. Non ci soffermeremo su tutti i particolari, ma soltanto
sulle grandi linee della questione, per capire l'aria che allora
tirava, e che cosa c'era dietro a quel provvedimento.
La demolizione del Kursaal è decisa il 13 marzo 1948, dal Consiglio
comunale riunito in convocazione straordinaria ed urgente. Il sindaco
ing. Cesare Bianchini (pci) dirige i lavori, a cui assistono 28 dei 40
consiglieri eletti. Soltanto pci e psi sono favorevoli, esprimendo i 18
voti con cui passa la delibera: i due gruppi in Consiglio contano però
27 componenti. Quindi, nove di loro non sono presenti alla seduta.
Secondo l'arch. Mussoni, «si consuma così uno degli scempi
urbanistico-edilizi più vergognosi del dopoguerra. L'amministrazione
di sinistra, uscita dalla lotta antifascista, compie un intervento
tipico della cultura urbanistica fascista: quello degli sventramenti».
Rimini ne sa qualcosa. L'arco d'Augusto è stato isolato con le
picconate inaugurali di Mussolini, il giorno di ferragosto 1936, per
farne un simbolo dell'imperialismo fascista. Il duce venne poi a vedere
i lavori quasi ultimati, il 16 giugno '38, mentre «la folla urlava il
suo incontenibile entusiasmo... in un abbraccio quasi pauroso», come
scrisse il numero speciale di Ariminum. (1)
«Non si è distrutto, col Kursaal, soltanto uno dei manufatti di
pregevole fattura architettonica, ma anche e soprattutto un complesso
edilizio tra i più rappresentativi e meglio riusciti della Rimini a
cavallo dei due secoli», scrive Mussoni.
Ma come si arrivò a questa decisione del Consiglio comunale? Finita la
guerra, la Cassa di risparmio della città affidò a due illustri
architetti bolognesi (Melchiorre Bega e Giuseppe Vaccaro), l'incarico
di progettare un Piano di ricostruzione della Marina. Vaccaro è noto a
Rimini per avervi progettato, nel 1931, la Casa del Fascio. «Il Piano
viene redatto con l'appoggio del sindaco ing. Bianchini, del presidente
della Cassa di risparmio prof. Luigi Silvestrini, e con la
collaborazione dell'ing. Virginio Stramigioli, capo dell'Ufficio
tecnico comunale».
Il 25 febbraio 1947, il Consiglio comunale approva all'unanimità una
convenzione con la società Rema (Ricostruzioni edilizie Marina
adriatica): «Il Comune aliena le aree di sua proprietà sul lungomare,
dal piazzale del Kursaal al torrente Ausa, circa 20 mila metri
quadrati, per metà a titolo gratuito e per l'altra metà al prezzo di
mercato scontato del 50%». In cambio, la Rema deve costruire un grande
albergo, un centro commerciale, un teatro all'aperto, un padiglione
fieristico, un circolo del tennis e una pista da pattinaggio. Nessuno
forse si è accorto che nel progetto della Rema, non c'è più il
Kursaal. Nel '47, inizia così un dibattito in città sul recupero o
demolizione del Kursaal: la Giunta municipale è per la seconda
ipotesi, mentre la prima vede schierata l'Azienda di soggiorno.
Il presidente dell'Azienda scrive il 2 dicembre '47 al sindaco:
«Formulo che si soprassieda alla sua immediata demolizione», e si
comincino piuttosto i lavori di restauro.
Questa lettera contiene due passaggi ambigui, a mio avviso. Primo, là
dove si legge: sì ai restauri, «almeno finché [il Kursaal] non
potrà essere convenientemente sostituito da una nuova costruzione».
Secondo, quando si afferma: «Se il Kursaal costituirà, come alcuni
già prevedono, elemento di disturbo all'estetica dell'insieme, la sua
demolizione si imporrà agli occhi di tutti, specie se nel frattempo
convenientemente sostituito». Quest'ambiguità deriva forse dal fatto
che il presidente dell'Azienda, Gino Pagliarani del pci, non voleva
scontrarsi con la linea del suo partito, la quale era quella espressa
dalla Giunta.
Il Consiglio comunale decide di far risolvere il dilemma «recupero o
demolizione», da una commissione che, a maggioranza, decide per
l'abbattimento. L'unica opposizione è del delegato dell'Azienda. Tutti
gli altri (ma non si sa chi fossero), sono concordi per il pollice
verso.
Il 19 gennaio '48, l'Amministrazione comunale interpella il prof. Piero
Porcinai di Firenze (architetto noto a livello mondiale per progetti di
parchi e giardini), il quale «assicura che la demolizione del Kursaal
non nuocerà agli alberi». L'ecologismo riminese nasce ora?
Il 3 febbraio '48, la Giunta socialcomunista propone, ufficialmente e
all'unanimità, la demolizione del Kursaal, scrivendo che così si vuol
«dare a Marina centro più ampio respiro ed il carattere di
grandiosità che è indispensabile presupposto per la creazione della
grande spiaggia internazionale». Il Kursaal veniva giudicato «una
stridente stonatura architettonica» con il piano Bega-Vaccaro che
doveva dare un «nuovo grandioso impulso» alla nostra spiaggia.
La proposta della Giunta passa in Consiglio il 21 febbraio '48.
Leggiamo i verbali della seduta. Il dc Giuseppe Babbi osserva che la
deliberazione della Giunta «non riesce a giustificare la necessità
della demolizione che personalmente considera un errore», in quanto
«danneggia e non agevola la valorizzazione della spiaggia». Il dott.
Felice Bongiorno (dc) ritiene «opportuno rinviare la demolizione ad
altra epoca», di fronte alla penuria di locali per i servizi pubblici
e turistici.
Il sindaco risponde che il Kursaal è «una bruttura che è d'uopo
eliminare». Inoltre, la cifra necessaria (7 milioni), per la sua
precaria sistemazione, può essere meglio utilizzata «nella
costruzione di case popolari». Nicola Meluzzi (pci) sostiene che «la
demolizione è necessaria ai fini della definitiva sistemazione
estetica della zona». Si passa ai voti: 13 a favore, 7 contrari.
La seduta è stata trasmessa nel centro della città, dagli
«altoparlanti, appostati un pò dovunque sulle muraglie dirute», come
scrive sul Carlino (25.2.'48), Luigi Pasquini, firma ben nota a Rimini:
«Vecchio Kursaal, addio! (...) Ricordo il brivido che provai nei
giorni tragici della guerra, quando i Tedeschi demolivano le ville alla
Marina per fare fortilizi. Si sparse la voce: "Spianano anche il
Kursaal". Ma non era vero. Uscisti salvo: dalle mine e dalle bombe,
Kursaal coraggioso. Ora pagherai caro quel tuo gesto. La tua stagione
è finita, come la giovinezza, che ha una sola stagione».
La Camera del lavoro il 3 marzo comunica al sindaco che «stante la
grave disoccupazione, gli operai inizieranno immediatamente i lavori di
demolizione». Il sindaco risponde di attendere l'approvazione
prefettizia. Ma chissà come e perché, quei lavori al Kursaal partono
egualmente. Il sindaco, il 6 marzo, segnala al prefetto «la propria
impossibilità di disporre l'allontanamento degli operai anche coll'uso
della forza cui inevitabilmente si sarebbe dovuto arrivare», facendo
intendere che se Forlì ritiene opportuno intervenire, faccia pure.
Il 9 marzo, il prefetto annulla la delibera consiliare del 21 febbraio
«per difetto di legittimità, in quanto mancante» di tre documenti:
progetto di demolizione, modalità di appalto e finanziamento. La
Giunta, il 12 marzo, decide di riportare il problema in Consiglio, il
giorno successivo, riconfermando la propria scelta, ed aggiungendo
nella delibera tutti gli elementi tecnici ed amministrativi richiesti
dal prefetto.
«Quando il 13 marzo si riunisce il Consiglio comunale, il Kursaal era
ancora in piedi, oppure era già stato demolito?», si chiede l'arch.
Mussoni. Nel verbale del 13 marzo, si legge che il sindaco parla di
operai che «si sono messi di fatto nelle opere di demolizione
dell'edificio, nonostante divieto dell'Amministrazione». Di qui, nasce
la richiesta dell'approvazione del progetto, per «poter convogliare
verso la normalità legale la situazione formatasi ed evitare danno al
Comune».
Le affermazioni del sindaco appaiono particolarmente gravi: si
accettava l'illegalità, e per sanare la situazione, si decretava
quanto già avvenuto nei fatti. Di ciò è consapevole il consigliere
indipendente avv. Pietro Ricci che, illustrando l'art. 361 del codice
penale, dichiara che «l'Amministrazione comunale è tenuta ad adottare
tutti i provvedimenti atti a far cessare un'azione turbativa che, a suo
parere, non trova alcuna giustificazione». Inoltre, «il Consiglio si
trova oggi di fronte ad un caso di favoreggiamento di reato» di cui
sindaco e Giunta dovranno rispondere, «a meno che non provvedano a
fare le dovute denunce all'autorità giudiziaria». (2)
Meluzzi, brusco, propone che si passi subito alla votazione, senza
discutere i problemi posti dall'avv. Ricci.
I dc Babbi e Bongiorno, il repubblicano avv. Luigi Benzi e il
socialista Mario Macina ribadiscono il no alla demolizione. All'avv.
Ricci, che aveva detto che nessuno avrebbe potuto pagare gli operai,
l'avv. Benzi fa notare: «Ho potuto osservare che qualche carrettino di
materiale prende il largo. In sostanza, i disoccupati si pagano in
natura». Replica Ricci: «Indubbiamente ci si trova di fronte ad un
reato di furto, e se le guardie preposte alla vigilanze non fanno il
loro dovere, la responsabilità si accresce», e sventola di nuovo
l'art. 361 del codice penale, sottolineando la responsabilità del
sindaco che «oltre a non reprimere il reato, ne omette la denuncia».
Ricci ammonisce: attenzione a non «scivolare su una buccia di
limone». I reati (usurpazione e furto), sono gravi, a parere di Ricci,
e debbono essere repressi. Babbi chiama in causa l'ingegnere capo che,
in quanto incaricato della vigilanza, «è responsabile dei furti di
materiale». Per il pci Meluzzi, il funzionario non ha colpe, e circa i
«carrettini» si provvederà, se le cose stanno come è stato
denunciato.
Il sindaco non interviene «attivamente» nel dibattito, perché
colpito da afonia. Ma può soltanto riepilogare la discussione e
mettere ai voti la proposta della Giunta, per la demolizione del
Kursaal: che passa per 18 a 10, come abbiamo già visto all'inizio.
La dc, l'11 aprile '38, quasi alla vigilia delle famose elezioni del
giorno 18, diffonde un manifestò intitolato «Mostruosità»: «Oh
vecchio Kursaal!!! Potevi ben, figurare nella mostra della
ricostruzione, ed invece ti demoliscono! Solo perché il sindaco ha
avuto la fanatica volontà di distruggere te, che la guerra aveva
risparmiato! Tu, Kursaal, cadi sotto i colpi di questo implacabile
smantellatore, che assume per oggi e per domani, la responsabilità e
la colpa di un danno ingentissimo al patrimonio cittadino, col
disprezzo e la condanna dell'opinione pubblica».
L'arch. Mussoni conclude la sua importante ricostruzione storica con
queste osservazioni: «Si è inaugurata così una lunga serie di
demolizioni che in questi ultimi 40 anni hanno cancellato dal volto
della città significative testimonianze della sua storia. Si è
demolito il vecchio lavatoio comunale, dopo averlo restaurato. Si è
demolito lo sferisterio. Si è demolita porta Montanara. Si è demolita
l'area archeologica dell'anfiteatro: dopo le baracche di legno, sono
arrivate le costruzioni di cemento. Si è demolita la fornace Fabbri,
preziosa testimonianza di archeologia industriale. Si sono "murati" i
resti del teatro romano in via Giordano Bruno, dentro un condominio di
recente costruzione. E l'elenco è ben lungi, credo, dall'essere
completo».
Fu proprio al Kursaal che Rimini tenne a battesimo nel 1936 quel
Festival della canzone italiana che, nel dopoguerra, Sanremo ci
"rubò". L'organizzarono il maestro Antonio Di Jorio e mio padre,
Valfredo Montanari, che raccontò a Gianni Bezzi del «Carlino»: «Il
vero successo si ottenne l'anno successivo. Il 5 agosto 1937,
cinquemila persone affollarono il Parco del Kursaal, il più raffinato
edificio della città». In quell'intervista, mio padre definì il
Kursaal non «un edificio, ma un personaggio» che «aveva una storia
come tutti i "personaggi" che diedero la loro impronta, la loro voce,
il loro spirito alla storia di una marina che accolse gente di ogni
Paese». (3)
Note.
(1) Cfr. A. Montanari, L'ultima estate di pace, «Il Ponte»,
10.9.1989.
(2) L'avv. Ricci era stato eletto in una lista d'indipendenti, ma
appoggiava la Giunta pci-psi, in polemica (per motivi di interesse
personale) con il suo partito di provenienza, la dc, come mi spiega lo
storico Liliano Faenza. Il Consiglio comunale, composto da 40 eletti,
era così formato: pci 17, psi 10, indipendenti 1, dc 9, pri 3.
(3) Cfr. G. Bezzi, Sanremo ha "rubato" a Rimini il Festival della
canzone italiana, Cronaca riminese de «Il resto del Carlino»,
13.2.1962. Cfr. pure A. Montanari, Controstoria del nostro
turismo-1936, Non eran solo canzonette, «Il Ponte», 26.3.1989.
Grazie Sam, sai per caso l'anno dell'incendio delle cupole?
Ottimo il lavoro dell'architetto Mussoni, che conosco e che contatterò per
altri dettagli.
Quando ci vediamo ti faccio vedere cosa sto raccogliendo, grazie ancora e a
presto.
14 luglio 1920
Mitico google!