La polemica e basta sulla scuola italiana è il segnale inconfondibile di un
Paese avvitato su se stesso incapace di risposte concrete ai reali bisogni
delle famiglie.
"La scuola come luogo di formazione e crescita dei futuri cittadini nei
fatti interessa poco alla parti in campo - il duro attacco del Portavoce di
Piccoli Comuni, Virgilio Caivano, alla conferenza in web sul tema "Nuovi
saperi e declino cognitivo del Paese" - Politica, istituzioni, sindacato e
media - incalza Caivano - ognuno tenta di salvaguardare il proprio piccolo e
misero orticello particolare. Maggioranza e opposizione parlamentare
utilizzano l'argomento per mera propaganda e dimenticano che i veri
azionisti di maggioranza dell'azienda scuola sono i genitori, i cittadini
che pagano le tasse e non contano nulla in questo dibattito sterile ed
inutilmente polemico. I ragazzi, i veri protagonisti della scuola sono
platealmente dimenticati, visto che nessuno si preoccupa di chiedere una
loro opinione. La scuola italiana - ricorda il Portavoce di Piccoli Comuni -
è autentica retroguardia formativa, trasformata dalla politica e dal
sindacato in un mero luogo dei diritti e delle competenze, dimenticando
invece la necessità di essere innanzitutto luogo dei doveri. La società
italiana, tra le più arretrate d'Europa, paga l'assenza di politiche alte e
nobili a favore della sistema istruzione, condannando le future generazioni
al declino ed all'emarginazione dai saperi. Una scuola europea, dove i
valori del merito e del talento sono riconosciuti ed affermati,dove il
dovere viene prima del diritto, è il nostro obiettivo e la ragione del
nostro impegno. In migliaia di piccoli Comuni - chiude polemico il leader di
Piccoli Comuni - la scuola è ormai un lusso per pochi, segnando di fatto la
sconfitta delle Istituzioni e l'umiliazione della Carta Costituzionale".
Mentre la politica parolaia straparla ed organizza manifestazioni inutili i
giovani continuano a lasciare l'Italia per altri Paesi europei impoverendo
sempre di più la nostra Italia.
L'Addetto Stampa
Andrea Gisoldi
Spettabile Redazione dei Siti web Pannesi,
nulla ho visto scritto in giro circa la notizia che oggi, da stamane ore
08.00 (orario in cui sono transitato in salita da Foggia a Panni ) fino alle
ore 13.30 certamente (ora in cui sono transitato in discesa rientrando in
città con una collaboratrice in auto), l'ho constatata questa personalmente,
che la stazione FF.SS. di PANNI (sito in provincia di Foggia)-MONTAGUTO (
sito in provincia di Avellino) continuava da ore appunto (come minimo) ad
essere assediata da innumerevoli camion con rimorchio, giganteschi e ricolmi
di immondizia, e non vi racconto nulla sull'immaginabile olezzo in cui si
era costretti noi a passare sia all'andata che al ritorno e quei poveri
diavoli di autisti a permanere...
Mi sono fermato all'andata, per pochissimi secondi ovviamente, e a mia
domanda uno degli autisti mi ha risposto che la consueta strada per risalire
alla consueta discarica era non utilizzabile facilmente e che una eventuale
strada di riserva (l'ha chiamata "... per Difesa Grande") non ne veniva
concesso l'utilizzo.
Mi raccontavano in Panni (ma non ve la posso confermare io direttamente) che
la scena descritta era per loro abbastanza usuale.Nel passaggio al ritorno
constatavo anche la presenza di un mezzo dell' Esercito italiano tra i vari
camion di immondizia con un paio di militari a bordo : beh mi sono
vergognato io per loro e per tutti noi !!! I nostri soldati ridotti a
guardie di immondezzaio...
Tutta roba da mettersi a piangere anche se mi sentissi, sia pure in pensione
come sono, ancora un rude guerriero... di quelle stesse mostrine.
Nulla davvero si può fare per evitare di impuzzolentire l'ultima, forse,
aria pura ancora rintracciabile nella nostra penisola ? Dio e la Madonna del
Bosco non vogliano !!!
Grazie per l'attenzione.
Distinti saluti.
COL.F.(Ris.) VIncenzo Franco DE MICHELE
+393406474110
P.S. Giusto per correttezza, vi informo che copia analoga di questa mia
segnalazione è gia stata da me inviata alle Redazioni Internet del nostro
Corriere della Sera e di La Repubblica e della nostra amatissima Gazzetta
del Mezzogiorno.