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Panni : il Giudice Roccantonio D'AMELIO, Procuratore della Repubblica.

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FDM

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Oct 20, 2003, 8:42:15 AM10/20/03
to
Oggi, 20 ottobre 2003, per la sesta volta in 15anni, giunge a Foggia in
missione ispettiva la Commissione parlamentare Antimafia : la prima volta fu
nell'Ottobre del 1986 dopo la famigerata strage del Circolo Bacardi.
La seconda volta era il 20 maggio del 1989 : l'Antimafia tornò in città
dopo che il PM Roccantonio D'AMELIO (purtroppo prematuramente scomparso nel
1997), un Pannese, Magistrato esemplare per la sua straordinaria capacità di
guardare oltre la singola inchiesta e di analizzare a fondo i fenomeni
criminali, aveva scoperchiato numerose truffe miliardarie alla CEE e
all'AIMA nel settore dei contributi agricoli.
Fu stilata allora una relazione in cui si rimarcava che "la criminalità
locale foggiana è strutturata su modelli organizzativi di altre
pericolosissime realtà criminali" e già allora il dottor D'AMELIO e la
Commissione Antimafia dell'epoca puntarono l'obiettivo "sui centri di potere
economico-affaristico che influenzano vari importanti settori della vita
cittadina".
E' esagerato allora supporre che, se Foggia non avesse avuto la sfortuna di
perdere in giovane età il Giudice D'AMELIO, forse la città non sarebbe
caduta così in basso da essere di nuovo alle prese, svariati lustri dopo,
ancora con una inchiesta su Politica,Mafia e appalti ?


xyz

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Oct 20, 2003, 6:26:01 PM10/20/03
to
Questo articolo è tratto da

Avvenimenti del 25 Luglio 1995

Antonio Roccuzzo

ITALIANI VITA E SEGRETI DELLE CITTA'/ 3.

FOGGIA STORIA DI MATTONI E DI FRUMENTO. CON DELITTO

Tutte le strade di Foggia, rettilinee e contorte, portano a Napoli

A sei o sette anni i figli dei mafiosi vengono battezzati una seconda volta.

Con rito mafioso.

Duemilacinquecento miliardi di debiti con sette banche diverse

E' distratta e sorda la citta' di Foggia. Non ha voluto sentire i colpi di
pistola che hanno ammazzato Franco Marcone, onesto funzionario del Registro
immobiliare. E neanche quelli che due anni fa uccisero Giuseppe Panunzio,
l'imprenditore edile che aveva denunciato il racket delle estorsioni. Sono i
mattoni la maledizione di questa citta', la terza in Italia per i reati di
usura. I mattoni delle case popolari ancora da costruire con il nuovo piano
regolatore. O quelli dei silos di Pasquale Casillo. Li' una volta abbondava
il grano. Oggi sono vuoti, monumenti in una periferia abbandonata. Ora che
Casillo e' in mezzo ai guai e uno dei suoi avvocati e' diventato il sindaco
di Foggia...

Foggia stenta a sentire quegli spari. Due. Precisissimi: il primo alla nuca,
sparato da due metri. Il secondo alla schiena, colpo di grazia, con la
vittima gia' per terra. Cosi', in una traversa del centralissimo corso Roma,
la sera del 31 marzo scorso, e' morto ammazzato il dottore Franco Marcone,
57 anni, direttore del locale ufficio del Registro immobiliare, stipendio da
onesto funzionario dello Stato, tre milioni e duecentomila al mese dopo
trent'anni di servizio. E' morto da "eroe borghese", solo con le sue "carte"
d'ufficio, proprio come accadde a Milano a Giorgio Ambrosoli, liquidatore
della banca di Sindona. Da quel momento Foggia e' entrata nel triste
circuito nazionale delle citta' di mafia, ma non sente, tende distratta
l'orecchio, non vuole ammettere. Daniela Marcone, 26 anni, figlia maggiore,
racconta dura e sorridente: "Dopo l'omicidio di mio padre mi hanno invitata
in tivu' e subito ho sentito che mi dicevano dietro: "Quella li' vuole fare
la presentatrice"". Invece, no. La figlia di Marcone sta per fare un
concorso del ministero delle Finanze. "Non disdegnerei di fare quello che ha
fatto mio padre", dice. E suo padre, il direttore Marcone, burocrate saggio,
onesto, timido, mai un giorno di malattia, sempre presente in ufficio,
ordinato fino all'ossessione, e' morto qui. Foggia, Italia, per aver chiesto
a qualcuno di pagare un'aliquota fissata dalla legge, senza sconti, senza
"chiuder un occhio".

Morte di un funzionario

Cosi' una comunita' si racconta nuovamente attraverso un delitto della
mafia. Era gia' avvenuto nel 93, con l'omicidio di Giuseppe Panunzio,
imprenditore edile che denunciava il racket delle estorsioni: il killer di
quel primo delitto e' gia' condannato. Nel caso di Marcone, funzionario
dello Stato, e' come se avessero sparato a un magistrato. Il direttore del
Registro e' stramazzato al suolo, nell'androne di casa sua, tenendo ancora
strette le pratiche che si era portato a casa: "Giu', nell'ingresso, guardi
il soffitto. C'e' ancora il foro di uno dei proiettili. Quella sera -
racconta la figlia, Daniela - tornavo a casa. C'era polizia, davanti casa.
Erano le sette, proprio l'orario in cui mio padre tornava. Scappo verso il
portone. Vedo le sue scarpe e poi lui, con le sue carte di lavoro, a terra.
Ho gridato: "Assassini, assassini". Un poliziotto mi ha detto: "Suo padre e'
stato giustiziato". Negli ultimi tempi era angosciato da qualcosa. Dieci
giorni prima di morire aveva fatto una denuncia alla procura". Da tre mesi,
la Guardia di Finanza e la procura di Foggia studiano una ad una le pratiche
su cui lavorava il dottor Marcone. Daniela Marcone dice con aria serena, ma
dura: "Hanno sussurrato che mio padre aveva accettato regali faraonici e che
aveva rifiutato una fuoriserie in regalo. Lei ne vede regali faraonici?
Questa e' la casa di un funzionario dello Stato che portava il lavoro a
casa. Noi non abbiamo fuoriserie. Dal suo ufficio nessuna solidarieta' e'
arrivata...". L'ufficio Registro e' uno dei principali terminali burocratici
attraverso il quale sono passati il nuovo piano regolatore, i progetti
miliardari dell'edilizia convenzionata, i terreni agricoli da trasformare in
edificabili. "Il Comune e' stato zitto. Neanche una riga, neanche un
commento. Solo la Provincia ha fatto un manifesto di solidarieta'. Le uniche
cose positive sono state la nascita di un comitato dedicato a mio padre,
l'hanno fatto un gruppo di insegnanti", continua Daniela Marcone. L'unica
autorita' che abbia cercato di capire e far capire e' stato l'arcivescovo
Giuseppe Casale: "Dietro questo delitto c'e' un intreccio perverso di
malaffare, costruttori e alcuni amministratori. Bisogna cercare il movente
nelle pieghe del piano regolatore, nei movimenti di aree adibite ad edilizia
convenzionata", dice senza infingimenti il prelato. Neanche l'Italia, in
realta', se n'e' accorta di quel morto di periferia. Eravamo alla vigilia di
importanti elezioni amministrative. La mattina del primo aprile, i giornali
non erano in edicola e i notiziari Rai andavano in onda in edizione ridotta
per uno sciopero. Due giorni dopo, solo trenta righe in fondo alla cronaca
nazionale.

La mafia esiste da anni

Gianrico Carofiglio e' sostituto procuratore antimafia a Bari. Da Pm a
Foggia ha messo sotto inchiesta la mafia locale e dice: "Questo e' l'unico
distretto di corte d'Appello che ha fatto gia' condannare, il 29 luglio 94,
in primo grado un'associazione mafiosa". Foggia, terza citta' italiana nelle
statistiche dei reati d'usura, e' citta' accerchiata dalla criminalita'
organizzata. Carofiglio: "A Foggia e San Severo e' insediata un'associazione
classica, gerarchica, che risente l'influsso dei riti calabresi, ha legami
con la mafia siciliana e pratica un controllo assoluto sul territorio, tanto
assoluto da essere alternativo a quello dello Stato. A Cerignola, opera una
criminalita' di impronta camorristica e un'altra simile alle "stidde"
siciliane, strutture federali e non verticistiche. Nel Gargano, invece, c'e'
una mafia arcaica, fatta di pastori e masserie: li', anche per ragioni
geografiche, il controllo del territorio e' assoluto". Da dove viene tanta
mafia?


I silos "Casillo"

Tutte le strade di Foggia, rettilinee e contorte, portano a Napoli.
All'ingresso della citta', l'indicazione autostradale segnalata e' quella
per Napoli, anziche' per Bari. Da ragazzini, Renzo Arbore e il musicista
Umberto Giordano, giovani di belle speranze e in epoche diverse orgoglio
locale, andarono li' a studiare. Da Napoli - Arbore ci scusera'
dell'accostamento - e' venuto Pasquale Casillo, ras del frumento, che a
Napoli e' tornato in manette. I suoi silos stanno li', appena fuori citta',
superato il ponte della ferrovia. Monumenti vuoti ad un altro periferico
mito italiano infranto dalle manette. Un tempo erano pieni di grano che
Casillo produceva e, contemporaneamente, comprava da altri produttori come
assuntore Aima. Aveva il controllo assoluto dei prezzi di mercato: comprava
a venti e rivendeva a quaranta. Nessuno controllava quei silos. Quando hanno
scoperto la "truffa" e sostituito il direttore compiacente dell'Aima, il
gioco e' finito in tribunale. Casillo qui possedeva tutto: industrie
pastarie, banche, terreni, case, politici, giornali e perfino la squadra di
calcio. Si' e' lasciato dietro debiti per circa duemilacinquecento miliardi
con sette banche diverse (in due delle quali era socio, Caripuglia compresa,
quella che ha rilevato la "sua" squadra di calcio). Dopo che lo hanno
arrestato per associazione camorristica, Foggia lo sottovaluta: "Ma questa
e' anche la citta' di Renzo Arbore, di Salandra e Lanza, questa gente ha
studiato qui, nei nostri licei", ci ha detto con orgoglio sincero, ma
disarmante, il sindaco e senatore di An Paolo Agostinacchio. Che era anche
uno degli avvocati di Casillo. "Ma dottore lei sa bene che tutti hanno
diritto a difendersi e a avere un avvocato...".

Due battesimi

Foggia e' citta' perennemente in ritardo: nel 52, piu' di cinque anni dopo
il referendum sulla Repubblica, Foggia fu l'ultima, insieme a Napoli, ad
avere un sindaco monarchico, l'ultima a regalare una maggioranza relativa
all'"Uomo qualunque" di Giannini. Ora e' l'ultima che si attardi fedelmente
nella piu' classica prima Repubblica. Per esempio con la "cara vecchia Dc"
che, cambiati nomi ma non uomini, replica il suo eterno miracolo: sta al
governo con tutti. Alla provincia nella giunta di centro-sinistra del
professore Antonio Pellegrino e al comune con il centro-destra. Foggia
citta' di Chiesa e di mafia. La mattina di venerdi' 23 giugno scorso, il
pentito Donato Caiafa lo ha raccontato alla corte d'Assise di Bari: a sei o
sette anni, i figli dei mafiosi locali, gia' buoni cristiani, vengono
battezzati una seconda volta. Con rito mafioso: leggono una formuletta di
importanza ndranghetista. Zii, padri e amici nascondono la cerimonia alle
madri, circondano i nuovi arrivati e annuiscono. Cosi' i ragazzini della
mafia foggiana entrano in societa'. I mafiosi adulti hanno chiamato la loro
associazione criminale proprio cosi', "la Societa'", semplicemente, come se
fosse un circolo conviviale.

Citta' del mattone

Roccantonio D'Amelio, ex-pm della procura foggiana, poi candidato
progressista non eletto e infine giudice a Roma, ci aveva iniziato a
spiegare le antiche radici delle "sette", vecchie e nuove, cittadine. Era
sabato 24 giugno, sole cocente. Passeggiando davanti all'arcivescovado,
D'Amelio ci aveva spiegato: "Questa e' una citta' massonica. Qui e' nata la
P2. C'era un foggiano, l'avvocato Gentile, che era una specie di gran
sacerdote del rito massonico: propose lui di dare vita ad una loggia che
propagandasse i principi massonici, Propaganda due, P2 appunto. Poi, arrivo'
Gelli e ne fece quello che sappiamo". D'Amelio non ha potuto scrivere
l'articolo che gli avevamo chiesto: e' morto d'infarto il lunedi' successivo
a quella chiacchierata. Era uno dei pochi intellettuali foggiani preoccupati
per la svolta che sta prendendo la citta', per il significato ancora oscuro
del delitto Marcone, per nuovi "affari e affaristi" che assediano la citta',
per i "nuovi-vecchi potenti affiorati dopo la bufera di Tangentopoli e
Mafiopoli che ha spazzato via i vecchi leader Dc e Psi". Ci aveva parlato
anche del nuovo piano regolatore, approvato dal vecchio Consiglio comunale
proprio nell'ottobre 93, pochi giorni dopo il delitto Panunzio. Il Piano e'
stato redatto dal professore Benevolo e prevede il blocco assoluto di nuovi
insediamenti edilizi. "Foggia ha ventimila vani vuoti. Chi vuole costruire
ancora lo fa solo per interesse personale", diceva D'Amelio dondolando la
testa. Avevamo subito girato le perplessita' di D'Amelio al sindaco
Agostinacchio: perfino il vescovo Casale dice che quel piano regolatore
delude appetiti e forse produce per questo morti ammazzati? Il sindaco ha
risposto franco, ma tradendo difficolta' enormi: "Quel Piano fu approvato in
un clima non disteso. L'urbanizzazione qui e' stata demonizzata e invece
Foggia ha bisogno di sviluppo. Certo, io vigilero', accendero' i riflettori.
Sa io qui, nel Movimento sociale, ho fatto per decenni l'opposizione. Posso
tornare a farla...". Eppure, approvato da due anni, il Piano non viene
ratificato dalla Regione Puglia e crea tensioni nella maggioranza di
centro-destra della citta' del cemento, delle imprese edilizie e delle case
vuote, della crisi "giudiziaria" di Casillo, degli ottantamila disoccupati.
Cosi' e' nata e' cresce una "lobby" urbanistica, piazzata nei posti chiave
di Foggia e Bari. Capofila, il senatore Gianni Mongiello, Ccd, ex-sindaco di
Foggia nella prima repubblica, determinante nell'elezione di Agostinacchio
(all'interno del Polo appoggiato al primo turno solo dal Ccd), fratello di
Salvatore Mongello, neo assessore regionale all'urbanistica, cognato del
capogruppo Ccd al Comune. Perfino, il vice-sindaco e assessore comunale
all'urbanistica, Virginio Stanziale, e' un ex-segretario del senatore
Mongiello. "Le scelte urbanistiche di questo gruppo saranno determinanti per
il futuro di Foggia", sostiene Mimmo Di Gioia, verde e direttore
dell'Osservatorio foggiano sulla criminalita'.

Monsignore accusa

Mentre a Bari l'ufficio regionale del Registro immobiliare, retto dal
foggiano Stefano Caruso, tarda a sostituire Franco Marcone, direttore ucciso
della sede locale, Foggia attende inquieta, silenziosa, avida. L'arcivescovo
Casale, invece, no, non attende: "Si', questa citta' e' peggiorata", dice
inquieto il prelato. "La nuova classe dirigente non e' nuova, ma riciclata e
pratica clientelismo e affari. Qui c'e' ancora tanto cammino da fare per
cattolici e laici". Per arrivare dove? "Alle quattro liberta', come le
chiamo io: liberta' di coscienza, liberta' culturale, liberta' economica e
infine liberta' politica. Si', c'e' ancora tanta strada da fare, qui".


xyz

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Oct 20, 2003, 6:39:39 PM10/20/03
to
Umberto Ranieri - -
Interrogazione a risposta scritta - 21/01/2002
n. 401831
Procura di Foggia e accuse di concussione all'ex ministro del
Bilancio,
Cirino Pomicino

Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:
nel settembre del 1993 tre persone dichiararono alla procura di Foggia
che avrebbero dovuto versare nel 1991 all'allora ministro del bilancio,
Cirino Pomicino, una somma di denaro per l'appalto dei lavori della
discarica di Vieste e, non avendolo trovato al Ministero ove si sarebbero
recate, avrebbero consegnato poi tale somma ad altre persone perché a loro
volta la consegnassero;

tali persone hanno, in seguito, negato tassativamente questo episodio;
nel 1995 davanti alla Procura della Repubblica di Lecce e nel 1998 dinanzi
al Tribunale di Lecce queste stesse persone ritrattano le accuse nei
confronti di Cirino Pomicino dichiarando di non averlo mai conosciuto -:

se risponda al vero che in otto anni la Procura di Foggia non mai
interrogato Cirino Pomicino né ha mai cercato riscontri di qualsiasi genere
dalle accuse lanciate nel 1993 né ha mai sentito le predette tre persone
dopo che le stesse avevano nel 1995 ritrattato le accuse davanti ad altre
autorità giudiziarie;

se risponda altresì al vero che nel giugno del 2001 il giudice per le
indagini preliminari presso il Tribunale di Foggia si è rifiutato di sentire
queste tre persone, perché confermassero quelle accuse, poi ritrattate,
rinviando a giudizio Cirino Pomicino per il reato di concussione in danno di
Ottavio Pisante che a sua volta non ha mai accusato l'ex ministro del
bilancio motivando tale decisione con le "funzioni di controllo e
autorizzazione" che il Pomicino aveva nella sua qualità di deputato della
Repubblica;
quali iniziative di propria competenza intenda adottare in merito

RISPOSTA

Con riferimento all'interrogazione in discorso, si premette che sono
stati acquisiti i necessari chiarimenti dalla dottoressa Irene Lilliu,
sostituto procuratore che rappresenta il pubblico ministero nel dibattimento
del processo n. 753 del 1993, pendente innanzi alla I sezione penale del
tribunale di Foggia nei confronti di Paolo Cirino Pomicino per il reato di
concussione commesso, nel luglio del 1991, in concorso con altre persone
(imputate in separato procedimento penale) ai danni dei legali
rappresentanti di due società, Emit spa e Sad srl, asseritamene costretti a
promettere e versare il 5 per cento dell'importo di un appalto relativo ai
lavori di adeguamento della discarica comunale di Vieste. Detto procedimento
è stato istruito, in fase di indagini preliminari, dai dottori Roccantonio
D'Amelio e Massimo Lucianetti ed è stato definito con richiesta di rinvio a
giudizio, emessa in data 19 giugno 1995, nei confronti dello stesso
Pomicino.
Riguardo all'asserzione secondo la quale in otto anni Cirino Pomicino
non sia mai stato interrogato dalla procura della Repubblica di Foggia, si
precisa che nel corso delle indagini preliminari effettivamente il suddetto
indagato non risulta essere stato sottoposto ad interrogatorio del Pubblico
Ministero: d'altro canto, non vigeva, all'epoca, alcun obbligo di far
precedere la richiesta di rinvio a giudizio dall'invito a presentarsi
(prescrizione introdotta dall'articolo 2, comma 2, della legge 16 luglio
1997, n. 234, poi modificata e sostituita dall'articolo 17, comma 3, della
legge 16 dicembre 1999, n. 479); a ciò si aggiunga che dalla data di
celebrazione della prima udienza preliminare del 30 settembre 1996 il
procedimento de quo ha subito una serie di rinvii dovuti, oltre che ad
un'istanza di rimessione presentata dalla difesa dell'imputato, al legittimo
impedimento per certificate patologie che non consentivano al Pomicino di
presenziare alle udienze. Da ultimo, l'udienza preliminare celebrata in data
11 maggio 2001, è stata rinviata all'8 giugno 2001, data in cui l'imputato
veniva interrogato, su sua richiesta, dal pubblico ministero e dal giudice
per l'indagine preliminare.
Riguardo all'ulteriore doglianza, secondo cui la Procura di Foggia non
avrebbe mai cercato «riscontri di qualsiasi genere» alle originarie
dichiarazioni accusatorie rese dalle tre persone menzionate
nell'interrogazione nei confronti del Pomicino, in relazione al fatto-reato
oggetto del procedimento, è emerso che quelle dichiarazioni hanno in realtà
trovato conferma nelle plurime sommarie informazioni testimoniali raccolte e
nelle varie acquisizioni documentali.
Con riguardo poi alle specifiche doglianze secondo cui la Procura di
Foggia non avrebbe sentito i tre testi «dopo che questi avevano nel 1995
ritrattato le accuse davanti ad altre autorità giudiziarie» ed il giudice
per l'indagine preliminare di Foggia, nel giugno 2001, si sarebbe «rifiutato
di sentire queste tre persone, perché confermassero quelle accuse, rinviando
a giudizio Cirino Pomicino....», è emerso che tali ritrattazioni hanno
formato oggetto di separato procedimento penale, n. 7239 del 1995,
instaurato presso la procura della Repubblica di Lecce, competente ai sensi
dell'articolo 11 codice di procedura penale nei confronti dei pubblici
Ministeri di Foggia, dottori D'Amelio e Lucianetti, che avevano condotto le
indagini: i tre succitati testi sostenevano, infatti, di aver reso, a suo
tempo, dichiarazioni accusatorie nei confronti di Cirino Pomicino solo
perché costretti dalle minacce dei magistrati inquirenti.
Senonché, veniva rinviato a giudizio il solo dott. Lucianetti, in
quanto, nelle more, era deceduto il dottor D'amelio: il procedimento n. 7239
del 1995 si concludeva con sentenza di assoluzione del dottor Lucianetti
emessa dal Tribunale di Lecce, in data 31 marzo 1999 perché il fatto non
sussiste, decisione confermata dalla corte di appello di Lecce con sentenza
del 2 febbraio 2002.
Dall'esame del fascicolo del procedimento penale n. 753 del 1993 si
evince inoltre che i verbali delle dichiarazioni rese, innanzi all'autorità
giudiziaria di Lecce dai tre testimoni citati sono stati acquisiti dal
giudice per l'udienza preliminare di Foggia all'udienza del 1o ottobre 1995;
sicché all'epoca della richiesta di rinvio a giudizio, datata 19 giugno
1995, la Procura di Foggia non aveva a disposizione alcuna ritrattazione
operata dai tre testi e, quindi, non poteva sorgere alcuna necessità di
risentirli. Quanto infine alla condotta tenuta dal giudice per l'udienza
preliminare di Foggia in merito all'asserito rifiuto di sentire i predetti
testi, risulta che all'udienza preliminare in data 8 giugno 2001 né
l'imputato né il suo difensore hanno richiesto l'escussione di quei testi,
limitandosi in quella sede, a produrre documenti ed a chiedere
l'interrogatorio dell'imputato, regolarmente espletato nella medesima
udienza camerale. Destituite di ogni fondamento possono altresì,
considerarsi le critiche dirette contro la motivazione del decreto di rinvio
a giudizio, a fronte delle quali è sufficiente rilevare che trattasi di
provvedimento per cui non è prevista, per legge, alcuna motivazione.
L'udienza in data 8 giugno 2001 si è infatti conclusa con l'emissione del
decreto che dispone il giudizio: il processo è stato rinviato al 24 ottobre
2002.
Tanto premesso, apparendo gli elementi conoscitivi acquisiti del tutto
esaustivi ed in grado di suffragare una valutazione liberatoria sotto il
profilo disciplinare, non si ravvisano le condizioni ed i presupposti per
far luogo a qualsivoglia iniziativa di competenza di questo Ministero.
Il Ministro della giustizia: Roberto Castelli.


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