ALESSANDRO MANTOVANI
Una retata della squadra mobile ha scoperchiato per l'ennesima volta il
pentolone della cosiddetta «Roma bene». Dentro c'è tanta cocaina e un po' di
sesso a pagamento, di gran lusso l'una e l'altro. Spacciatori che si
mescolano a uomini politici e contorno di imprenditori della moda,
ristoratori del centro, palazzinari, attrici e attricette. L'ordinanza
d'arresto contiene i nomi di semplici - e presunti - consumatori, che
finiscono in tv e sulle agenzie di stampa. Un boomerang per le destre
proibizioniste: la gogna tocca anche un sottosegretario Udc e a un «post
fascista» di Alleanza nazionale, il partito della linea dura sulla droga.
Oltre all'ultraottuagenario senatore a vita Emilio Colombo.In tredici sono
finiti in carcere, compresi due finanzieri che facevano la scorta a Colombo,
il factotum del sottosegretario Giuseppe Galati (Udc), un avvocato romano e
il gestore del noto ristorante «Quinzi e Gabrielli» di via delle Coppelle,
vicino al Pantheon. Per quasi tutti l'accusa è di spaccio, per alcuni anche
sfruttamento della prostituzione. Tre persone sono ai domiciliari e fra loro
c'è Serena Grandi, protagonista dei film di Tinto Brass e di tanta tv:
l'ordinanza la dipinge come acquirente per conto di un gruppo d'amici. In
tre, colpiti da ordine di carcerazione, sono irreperibili: c'è anche Ernesto
Ascione, marito di Nadia Rinaldi, attrice sovrappeso da Vacanze di Natale
('91) ai fratelli Vanzina, già coinvolta in storie di droga. E l'attrice
Ludmilla Derkach, arrestata, sarebbe stata al centro di un giro di squillo
d'alto bordo, che organizzava viaggi «in buona compagnia» anche in Costa
Smeralda, a Montecarlo e a Dubai. Fino a 2.500 euro le tariffe, anche per
prestazioni «ordinarie». Al centro dell'inchiesta, in corso da un anno, c'è
la presunta associazione finalizzata al traffico di stupefacenti guidata dal
43enne Giuseppe Martello e dal fratello Marco (38). Altri arrestati sono
semplici intermediari. Secondo l'accusa i Martello avevano un pugno di
complici tra cui la madre ultrasettantenne, ora ai domiciliari: la signora è
siciliana, del nisseno, ma la famiglia non sembra abbia rapporti con l'altro
Martello, Alessandro, arrestato per la di Gianfranco Micciché. Il Martello
preso ieri è nato a Roma e faceva circolare discrete quantità di droga
(aveva anche impiantato un laboratorio per la raffinazione in casa della
madre a San Basilio). Ed era specializzato nel rifornimento a politici e
altri presunti vip, consegnava a domicilio anche modiche quantità e si
faceva pagare benino: cento euro al grammo e spesso molto di più. Garantiva
riservatezza. E la sua coca, confermano decine di intercettazioni, era
«eccezionale», «meravigliosa». «Non fa male», così qualcuno la definiva
mentre le cimici della squadra mobile registravano tutto.
Forse faceva benissimo. Tra i presunti clienti di Martello c'è anche l'84
enne senatore a vita, ex ministro ed ex mille altre cose Emilio Colombo,
nominato più volte nell'ordinanza anche se non è indagato ma solo indicato
quale (supposto) consumatore. A fare da intermediari tra lui e gli
spacciatori erano a volte due finanzieri della scorta, arrestati: Rocco
Russillo e Stefano Donno. Ma nelle 143 pagine dell'ordinanza, tra una
conversazione rubata e un'occhiata dal buco della serratura, spuntano anche
telefonate dirette tra il vecchio Colombo e Martello: il presidente del
senato Marcello Pera ha chiesto spiegazioni al presidente del tribunale di
Roma, le comunicazioni dei parlamentari sono protette (il telefono sotto
controllo, comunque, non era quello di Colombo).
Con Serena Grandi e Colombo coinvolti, l'impatto mediatico della retata era
assicurato. In tempi di neoproibizionismo, ci sta bene anche la mano pesante
contro la cocaina del generone romano. Però il governo che promette
tolleranza zero anche stavolta non fa una gran figura: di nuovo la roba
passa per i ministeri, sia pure in un quadro diverso da quello dell'affare
Micciché - legato a più pesanti vicende palermitane. Qui il ministero
coinvolto è quello delle attività produttive: in manette è finito Armando De
Bonis, 47 anni, direttore di divisione e soprattutto uomo di fiducia del
sottosegretario Giuseppe Galati, Udc, catanzarese ed ex dirigente della
società di gestione dell'aeroporto di Lamezia Terme, sponsor del Ponte sullo
Stretto e un tempo avversario dello scioglimento per mafia del comune di
Lamezia. Anche Galati è indicato come cliente. E tra gli acquirenti c'è
anche un esponente romano di An, il partito che vuole il pugno di ferro e si
ritrova con il naso sporco di cocaina. Era già successo a un collaboratore
di Gianni Alemanno. Stavolta ci va di mezzo una vecchia conoscenza
fascio-curvaiola romana: Martello avrebbe rifornito Bruno Petrella, l'ex
ultrà laziale divenuto consigliere circoscrizionale con il Msi, oggi
vicepresidente della provincia e due anni fa candidato (trombato) alla guida
del IV Municipio che comprende la zona di Montesacro.
Sesso, droga e ministeri
di Anna Tarquini e Maria Zegarelli
Se la stretta moralista voluta da Fini sulla droga fosse già legge,
importanti uomini politici e di governo sarebbero agli arresti con l'accusa
di spaccio di cocaina. Andrebbero a fare compagnia alle altre persone finite
in manette nella maxi-operazione che ha sollevato il coperchio di un
vastissimo giro di droga e prostituzione nella capitale. Nell'inchiesta,
oltre ai politici, ci sono finiti tutti: imprenditori, attrici e finanzieri.
Diciannove arresti, cinque indagati, uno stuolo di consumatori abituali.
Così si scopre ad esempio che due finanzieri, cioè due militari dipendenti
dello Stato in servizio di scorta all'ex presidente del Consiglio Emilio
Colombo sono accusati di comprare anche tre volte alla settimana sostanze
stupefacenti «per conto terzi».
L'ordinanza lunga centocinquanta pagine, firmata martedì dal giudice per le
indagini preliminari Luisanna Figliolia, è zeppa di intercettazioni, nomi,
quantitativi consumati, costi e soprattutto ruoli. Consumatore abituale,
secondo il giudice, era il presidente Colombo: «...Si evincono elementi di
sicuro riscontro - scrive il giudice - circa la fornitura di droga al
Presidente...».
Consumatore abituale è il sottosegretario alle Attività Produttive in quota
Udc Pino Galati: «...Nell'ambito della clientela altolocata si staglia la
figura del Galati Giuseppe, soprannominato Pino che si rifornisce
stabilmente di cocaina dal Martello Giuseppe...». Consumatore abituale è il
consigliere provinciale di An Bruno Petrella tanto che il suo segretario,
Armando De Bonis, è stato arrestato perché «..acquistava per conto del
sottosegretario Galati quantitativi imprecisati di cocaina...». Colombo,
Galati e Petrella non sono indagati, ma saranno interrogati così come gli
imprenditori Umberto Marzotto e Alessandro Gucci.
Il fatto che i loro nomi siano stati resi pubblici ha fatto infuriare il
presidente del Senato Marcello Pera che ha scritto al presidente del
Tribunale di Roma Luigi Scotti: «Ho appreso da notizie di agenzia - scrive
Pera - di un'ordinanza del Gip di Roma emessa anche in base ad
intercettazioni di conversazioni telefoniche alle quali avrebbe preso parte
anche un appartenente al Senato della Repubblica. Quindi, anche ai fini
della legge che tutela le prerogative parlamentari, le chiedo ogni possibile
informazione sul caso».
L'operazione è stata diretta dal capo della squadra mobile di Roma Alberto
Intini. È un'altra volta una persona di nome Martello, Giuseppe, a bussare
alla porta del ministero per consegnare la cocaina ai politici. Uno anno fa
finì nella bufera l'onorevole Micciché, ma questo Martello in comune ha solo
la coincidenza di un cognome. Secondo l'accusa era lui, insieme al fratello
Mario e alla madre Giuseppa Porrovecchio, a rifornire vip politici e
imprenditori della capitale.
Agli arresti l'attrice Serena Grandi, accusata di comprare la neve per gli
amici oltre che per il proprio uso e consumo; l'attrice Ludmilla Derkach,
musa di Tinto Brass, accusata di associazione per delinquere e
favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, l'attrice Nadia Rinaldi
e un famoso ristoratore Alberto Grabrielli, titolare del ristorante Quinzi e
Gabrielli. E ancora l'imprenditore edile della capitale Stefano Barbis,
Massimiliano Bernardi, Francesco Bonetti, socio del circolo Canottieri Roma
e i due militari della Guardia di Finanza, Rocco Russillo e Stefano Donno. E
ancora l'imprenditore palermitano Francesco Ippolito; l'avvocato Maurizio
Tiberi; Maurizio Bigelli. Sono tutti accusati a vario titolo di associazione
per delinquere, spaccio e sfruttamento della prostituzione.
LO ZERBINO E IL MINISTERO
Aveva clienti importanti, Giuseppe Martello. Esigenti ma pieni di soldi. Per
questo curava «attentamente la propria clientela», cercando di privilegiare
«le persone più importanti». Al presidente Colombo la droga, secondo il gip,
veniva consegnata «direttamente nelle mani o in quelle del Russillo e del
Donno», oppure «sotto lo zerbino della porta dello studio». A volte capitava
anche che fosse lo stesso presidente a chiamare Martello, come il 27 aprile,
quando Colombo avvisa «che si trova ancora fuori città e arriverà a Roma
verso le 19. Il senatore, che lo chiama confidenzialmente Pino... gli chiede
se potrà passare da lui alle 19... Lo prega di non fare più tardi delle
19.30 perché dovrà andare ad un concerto». E si arrabbia quando più tardi
Martello gli dice che forse tarderà qualche minuto. Non vuol sentire
ragioni. Ieri Emilio Colombo ha detto: «Non ho alcuna notizia su quanto
apprendo dalle agenzie e ascolto dai mezzi di comunicazione. Quanto ai miei
collaboratori sono molto addolorato ma in essi ho pienissima fiducia e
sicurezza».
Nell'elenco della clientela Pino Galati. Questi si rifornisce stabilmente di
cocaina da Martello; gli acquisti hanno cadenza almeno settimanale e sono
effettuati direttamente, o tramite Armando De Bonis, suo uomo di fiducia che
ha libero accesso presso il ministero delle Attività produttive dove Galati
ha i suoi uffici». Le consegne al sottosegretario vengono effettuate a
qualunque ora, di notte, o fuori Roma «e non richiedendo mai un pagamento
immediato». Per il sottosegretario qualunque cosa. Il 7 settembre De Bonis
chiama Martello: «Senti, una cortesia...eh siccome Pino deve andare ad una
cena vicino Roma... in Umbria; se tu... gliela potevi fare questa
cortesia...». E Martello gliela fa. La droga entrava e usciva dal ministero
molto tranquillamente. Ogni volta che ne aveva bisogno il sottosegretario.
Martedì la portavoce di Galati, Patrizia Marin, ha detto che a loro non
risulta nulla.
LE ATTRICI
L'attrice Serena Grandi, agli arresti domiciliari, si riforniva di cocaina
attraverso Martello e altri coinvolti nel giro. A volte la cedeva ad amici.
In una telefonata, parlando con un'amica, dice: «Mi rivolgo ad alcuni amici
calabresi che hanno una bisca in via Ceccarini, a Riccione. Senti, poi ti
faccio conoscere questi amici calabresi che sono dei boss, dei veri boss,
dei boss pazzeschi, ma roba forte, roba grossa, hai capito?». Secondo gli
inquirenti aveva contratto debiti molto forti con Martello, 5mila euro e 4
rate non pagate. Avrebbe sopperito cedendo la sua auto per 6 mesi al
fornitore. Ieri ha detto: «È un clamoroso errore». Si è detta «disgustata e
molto preoccupata». I suoi avvocati dicono che non ci sono prove a carico.
Nadia Rinaldi, l'attrice già finita nei guai nel 1998, per un chilo e centro
grammi di cocaina, ieri mattina si è vista gli agenti della squadra mobile
in casa. Avevano un mandato di arresto per suo marito l'antiquario Ernesto
Ascione, già titolare del ristorante «Le Iene». Ieri, da latitante, ha fatto
sapere che si sarebbe costituito stamattina. Lyudmilla Derkach, l'attrice
che ha lavorato con Tinto Brass, secondo l'accusa avrebbe procacciato
ragazze per una clientela scelta. Deve rispondere di associazione per
delinquere, induzione e sfruttamento della prostituzione.
CAVIALE E SQUILLO
Nell'ordinanza c'è anche il nome dell' imprenditore Umberto Marzotto. primo
episodio in cui è citato risale al 26 dicembre 2002 ed è relativo all'
acquisto di «una non modica quantità » di cocaina da Giuseppe Martello.
nella segreteria telefonica del pusher lascia un messaggio: «mi servono più
scatolette di caviale, perchè ho avuto degli amici che me lo hanno chiesto,
allora... allora... faccio un pò di regali». Ma non c'era solo droga. Anche
belle donne disposte a tutto, potere e vita di lusso, viaggi nei luoghi del
jet set con cifre da capogiro per incontri a luci rosse: c' è chi ha pagato
2.500 euro per 50 minuti di sesso. Le ragazze coinvolte, è stato accertato,
non svolgevano le loro prestazioni soltanto nella capitale ma hanno
accompagnato clienti in viaggi in Costa Smeralda, Montecarlo, Dubai, ed
altre località famose nel mondo.
Il senatore a vita "percettore di quantità di cocaina"
I suoi intermediari, le due Fiamme Gialle arrestate oggi
Coca e politica, coinvolti Colombo ed il viceministro Giuseppe Galati
Al sottosegretario alle Attività produttive forniture in ufficio
Pera chiede chiarimenti sulle intercettazioni telefoniche
ROMA - Un'altra droga-story travolge i palazzi della politica. Dopo
l'arresto, nel luglio 2002, di un collaboratore del viceministro di Forza
Italia Gianfranco Miccichè, adesso spunta il nome del senatore a vita Emilio
Colombo, come "percettore di quantità di cocaina", nell'inchiesta sul
traffico di stupefacenti che ha portato la Procura di Roma a firmare 19
richieste di custodia cautelare. "Non ho alcuna notizia su quanto apprendo
dalle agenzie - reagisce il senatore a vita - ed ascolto dai mezzi di
comunicazione. Quanto ai miei collaboratori, sono molto addolorato ma in
essi ho pienissima fiducia e sicurezza".
Ma non basta. Fra i clienti di Giuseppe Martello, arrestato oggi nella
stessa operazione, viene indicato, nell'ordinanza, anche il sottosegretario
alle Attività produttive Giuseppe Galati (eletto a Lamezia Terme per il
Ccd-Cdu). E come cliente in alcuni degli episodi contestati, compare anche
un altro politico, Bruno Petrella, consigliere provinciale di Alleanza
Nazionale a Roma.
La vicenda ha solleciato l'intevrento del presidente del Senato, Marcello
Pera. Soprattutto per quel che concerne alcune intercettazioni telefoniche
che riguardano il senaore Colombo. Pera ha scritto al presidente del
Tribunale di Roma, Luigi Scotti, per avere informazioni sull'inchiesta in
corso. "Ho appreso da notizie di agenzia - scrive Pera - di un'ordinanza del
gip di Roma, emessa anche in base ad intercettazioni di conversazioni
telefoniche, alle quali avrebbe preso parte anche un appartenente al Senato
della Repubblica. Quindi, anche ai fini della legge che tutela le
prerogative parlamentari, le chiedo ogni possibile informazione sul caso".
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A fare da intermediari fra gli spacciatori ed Emilio Colombo, sarebbero
stati (stando a quanto emerge dall'ordinanza) i due militari della Guardia
di Finanza arrestati, Rocco Russillo e Stefano Donno. Il gip parla
di"elementi di sicuro riscontro", circa "gli illeciti traffici che
concernono la fornitura di droga attraverso la intermediazione dei due
finanzieri Russillo e Donno assegnati al medesimo". In particolare, continua
l'ordinanza, "si evince che il Presidente Colombo, da sempre, fa parte della
clientela di Martello", "persona fidatissima", e che "non può che rifornirsi
da lui anche a costo di pagare, per lo stupefacente, dei prezzi
particolarmente elevati".
Ci sono anche le intercettazioni. In una telefonata del 27 aprile scorso,
Colombo chiama Martello alle 15,57. Martello lo informa che si trova fuori
Roma, arriverà in città verso le 19. Nel documento del gip si legge: "Il
senatore, che lo chiama Pino, gli chiede conferma se potrà passare da lui
alle 19. Ottenuta risposta affermativa, Colombo lo prega di non fare tardi,
perché deve andare ad un concerto. Alle 18,26 è Martello che lo richiama per
dirgli che è in ritardo. Il senatore non vuol sentire ragioni, gli ribadisce
che deve essere da lui non più tardi delle 19,30". Su questa telefonata,
scrive la polizia, "si evince come l'incontro fosse finalizzato alla
cessione di quantitativi di cocaina".
Gli agenti della squadra mobile hanno anche un'altra intercettazione, delle
20,45 del 17 aprile scorso. Una persona lascia al presunto spacciatore un
messaggio, pregandolo di richiamare o andare nell'ufficio di via Veneto. Più
tardi, Martello richiama, gli passano il senatore Colombo: "Buona sera
presidente, la passo a trovare in ufficio tra venti minuti?". Colombo
risponde: "Sì...sì... bravo, tra dieci minuti". L'incontro tra i due, scrive
il gip, "era finalizzato alla cessione di cocaina".
Nell'ordinanza c'è anche un particolare inquietante. Riguarda Giorgio
Rubolino, morto il 25 luglio. Un decesso sul quale la procura di Roma ha
aperto un'inchiesta, per accertarne le reali cause dopo una denuncia della
famiglia. Rubolino è stato intercettato il 27 giugno scorso, mentre telefona
a Giuseppe Martello dal telefono fisso intestato al senatore Colombo.
Ma il nome di Rubolino negli ultimi anni è stato all'attenzione di diverse
procure. Quella di Napoli, ha indagato in relazione all'omicidio del
giornalista Giancarlo Siani, ma l'indagine a carico di Rubolino si è chiusa
con un'archiviazione. I giudici di Londra se ne sono occupati in
un'inchiesta finanziaria: anche in quel caso è finita con un'archiviazione.
Dalla procura di Roma si è saputo che Rubolino era legato al gruppo del
colonnello Pietro Sica e dell'imprenditore Roberto D'Andria (a giudizio
perché avrebbero costituito una rete di raccolta e utilizzo di informazioni
segrete) e per i quali è stato ipotizzato un collegamento con la vicenda
Telekom Serbia.
Nell'ordinanza che ha disposto gli arresti di oggi si legge: "Il 27 giugno
Giorgio Rubolino dal telefono del senatore Colombo telefona a Giuseppe
Martello e lo invita a passare dal presidente. Nelle ore successive è
Martello a telefonare al cellulare di Rubolino per dirgli che può 'fargli
recapitare quei documenti da suo fratello'". Come precisano gli
investigatori, nel linguaggio usato da clienti e pusher, "recapitare quei
documenti" significa fornire la sostanza stupefacente.
Per gli inquirenti, Rubolino "aveva di fatto sostituito Russillo e Donno
nella funzione di procacciamento di cocaina per il senatore Colombo". In una
intercettazione dell'8 luglio, Rubolino telefona a Martello; "Martello gli
chiede, 'devo passare dal presidente domani?', Rubolino risponde di sì ". Il
giorno dopo, secondo l'ordinanza, Martello cerca ancora Rubolino ma gli
risponde Russillo, che interrompe volutamente la conversazione. Martello
viene chiamato da un'altra persona e gli viene detto di aspettare una decina
di minuti perché "il presidente sta arrivando".
Gli accertamenti sul cadavere di Rubolino dovrebbero fare luce sull'ipotesi
che l'uomo sia deceduto per morte violenta o comunque non per cause
naturali.
In quanto al coinvolgimento di Giuseppe Galati, il gip Luisanna Figliolia,
nel tratteggiare il ruolo di Martello, sottolinea come privilegi "le persone
più importanti": nell'ambito di tale "clientela altolocata" - si legge nell'
ordinanza - "si staglia la figura di Galati, soprannominato 'Pino il
politico'. Questi si rifornisce stabilmente di cocaina da Martello; gli
acquisti hanno cadenza almeno settimanale e sono effettuati direttamente, o
tramite Armando De Bonis, suo uomo di fiducia che ha libero accesso presso
il ministero delle Attività produttive dove Galati ha i suoi uffici".
Martello riserva a Galati "un trattamento particolare", rendendosi
"disponibile a consegne anche in tarda notte, improvvise, anche fuori Roma,
e non richiedendo mai un pagamento immediato". La portavoce del
sottosegretario Galati, Patrizia Marin, ha commentato la vicenda con un "non
mi risulta nulla, personalmente non ho ricevuto alcuna informativa o
comunicazione in questo senso".
Per quel che riguarda Bruno Petrella, consigliere provinciale di Alleanza
Nazionale a Roma, compare ancora come cliente in alcuni dei episodi
contestati per quel che riguarda lo smercio di stupefacenti da parte della
banda di Martello. In una delle intercettazioni, poi, i trafficanti si
lamentano perché l'esponente politico era diventato cattivo pagatore.
Tuttavia, come si precisa in ambienti giudiziari, Colombo, Galati e Petrella
non sono indagati. Le indagini preliminari non riguardano coloro che vengono
ritenuti semplici consumatori dello stupefacente, comprato per uso personale
(quindi non perseguibili a norma di legge), come appunto i due esponenti
politici.
ecco perche' fini nella sua nuova legge permette una sanzione amministrativa
fino a 500 mg mentre per il fumo 250,ora capisco molte cose...
Belli belli i politici ucd e di an presi con le mani,ops,ardon,con il naso
nel sacco,ben gli sta a sti falsi moralisti,attendetevi altri nomi di
spicco,cmq se il senatore Coombo e' arrivato a piu' di 80 anni,molto male
non faceva,anzi,direi il contrario :-)
Ciao