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L’assessore provinciale Piero Balzan è con gli ambientalisti: «E’ una
pazzia, non conosciamo gli effetti del cdr»
«La Sicet diventa inceneritore»
Allarme a Ospitale: «Bisogna impedire che brucino rifiuti»
IRENE ALIPRANDI
OSPITALE DI CADORE. Troppo breve e troppo facile passare dalle
biomasse ai rifiuti. La Sicet di Ospitale torna a preoccupare gli
ambientalisti, ma anche gli amministratori provinciali, per un
progetto già annunciato nel giro di due mesi, che avvierà l’utilizzo
dei rifiuti organici come combustibile. Da dove arriveranno i rifiuti
da bruciare e quanto manca perché nei forni entri anche il cdr?
Sono le due domande che più assillano i componenti della lista
“Solidarietà civica”, guidata dal candidato sindaco Antonio Romanin,
che ha “trasformato” il comitato ambientalista attivo da anni in paese
in una proposta politica per le elezioni amministrative del 12 e 13
giugno. «La tutela dell’ambiente», spiega Romanin, «è la nostra
priorità perchè in una situazione come quella di Ospitale tutto il
resto passa in secondo piano». Se la Sicet diventasse un impianto per
bruciare il cdr (combustibile da rifiuto) il problema diventerebbe
infatti di dimensioni provinciali. «Noi impediremo che a Ospitale si
brucino i rifiuti, ma siamo alla vigilia di una decisione importante,
è bene intervenire al più presto».
Finora la Sicet ha trovato pochi ostacoli sul suo cammino verso il
potenziamento dell’impianto e non va sottovalutato il fatto che
l’azienda versa nelle casse comunali ben 90 mila euro l’anno sotto la
voce “contributi per verifiche ambientali”. Se si considera che le
entrate extratributarie di Ospitale ammontano a circa 163 mila euro e
che il costo dei dipendenti è di circa 80 mila euro, si capisce come
quei 90 mila euro possano “pesare” anche politicamente.
Romanin non è il solo a guardare con preoccupazione le evoluzioni
della Sicet e a condividerle con lui c’è un “insospettabile”, cioè uno
che con gli ambientalisti non ha mai avuto feeling: l’assessore
provinciale all’ambiente Piero Balzan. «La legge in questo caso è
assurda, perché il cdr non è considerato rifiuto ma materia prima e
chi ha impianti come quello di Ospitale non deve chiedere
l’autorizzazione per bruciare cdr. Basta avvisare dell’inizio
dell’attività, non serve alcuna valutazione di impatto ambientale. Da
mesi sto mandando lettere agli uffici provinciali e al sindaco di
Ospitale per avvisarli di questa possibilità e sto cercando di capire
se, nelle pieghe della legge, si possa trovare il modo di impedire che
la Sicet diventi un inceneritore».
Balzan non usa mezzi termini. «Se accadesse sarebbe una pazzia, che
non può passare impunemente, inoltre ancora non sappiamo quali sono
gli effetti sull’ambiente provocati dall’incenerimento del cdr.
Inoltre la Sicet potrebbe prendere il cdr ovunque». Pare che vi siano
stretti rapporti tra la Sicet e la Vesta (società che smaltisce i
rifiuti veneziani), ma è chiaro che, avviata l’attività, alla Sicet
potrebbe arrivare cdr da qualsiasi parte del mondo. «Di certo non
dalla nostra provincia», afferma Balzan, «l’inceneritore va contro
qualsiasi piano provinciale, soprattutto se gestito da privati».
A chi ancora pensa che il cdr sia innocuo va ricordato che l’Unione
Europea ha eliminato il certificato verde (contributi alla produzione
energetica) dal cdr, che quindi non è più considerato un combustibili
rinnovabile e pulito.
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Saluti
Epervier
>Quoto l'articolo apparso oggi giovedì 04 giugno 2004 sul quotidiano
>"Corriere delle Alpi" [CUT]
Ciedo scusa, l'articolo era di giovedì 03 giugno 2004
Sul "Corriere delle Alpi" di oggi venerdì 04 giugno 2004 c'è un altro
articolo relativo all'oggetto che riporto qui a seguito:
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di Irene Aliprandi
La Sicet brucerà rifiuti provenienti da Venezia
L’azienda sta per avviare una sperimentazione per produrre energia con
il cdr
L’EMERGENZA IMMONDIZIA
BELLUNO. La Sicet brucerà rifiuti prima di quanto si possa pensare. A
confermarlo è Valentino Vascellari, presidente della società di
Ospitale di Cadore, che entro poche settimane presenterà in Regione un
progetto di sperimentazione molto simile a quello che è in corso a
Venezia e proprio dalla città lagunare arriverà il cdr da bruciare
alla Sicet.
L’allarme era stato lanciato due giorni fa da Antonio Romanin, membro
del comitato ambientalista di Ospitale e attuale candidato a sindaco
per la lista Solidarietà Civica, ma l’ipotesi non era ancora del tutto
definita.
Ora a farsi avanti è la stessa Sicet, che rivela almeno in parte
quali sono le sue intenzioni. Sulla base di quanto prescritto dal
decreto Ronchi l’impianto di Ospitale di Cadore, che attualmente
produce energia bruciando biomasse e più precisamente legname di
scarto, può utilizare come materia prima il combustibile da rifiuto
senza alcuna valutazione di impatto ambientale preventiva.
I dirigenti di Sicet hanno ben presente da tempo quali sono le
opportunità date dalla legge al loro impianto e da oltre un anno e
mezzo hanno ottenuto il via libera dalla Provincia per bruciare il
cdr. Una possibilità che finora non è mai stata sfruttata, ma che non
è mai stata esclusa, soprattutto per gli elevati guadagni che ne
deriverebbero. Di recente l’azienda ha assunto tre ingegneri che sono
stati incaricati di studiare un modello di sperimentazione da
sottoporre alla Regione Veneto. La proposta sarà pronta entro poche
settimane e non si vedono motivi per i quali la Regione debba bocciare
la campagna di sperimentazione richiesta dalla Sicet.
L’obiettivo della campagna sarà quello di verificare se l’impianto di
Ospitale di Cadore è davvero in grado di bruciare il combustibile
prodotto dai rifiuti ed eventualmente di calibrare le strutture e i
forni. Il progetto che verrà sottoposto in Regione non è ancora del
tutto chiaro: al momento si sa solo che all’inizio il cdr bruciato
sarà pochissimo, qualche chilo al giorno, ma poi aumenterà fino a
raggiungere le potenzialità effettive dello stabilimento. Il cdr
arriverà ad Ospitale di Cadore dall’impianto che produce cdr gestito
dalla società municipalizzata Vesta di Fusina di Venezia.
Proprio la Vesta è impegnata in una sperimentazione analoga nella
centrale Enel di Fusina e alla Vesta lavora un tecnico che in passato
era impiegato alla Sicet.
La sperimentazione che verrà avviata nei prossimi mesi conferma la
volontà dell’azienda di Ospitale di Cadore di realizzare un impianto
sicuro, dato che potrebbe bruciare il cdr già da subito, senza bisogno
di autorizzazioni nè di sperimentazioni, ma allo stesso tempo toglie
ogni dubbio su quali siano i progetti futuri della società.
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Saluti
Epervier
"Epervier" <eper...@no.mail> ha scritto nel messaggio
news:a65ub09bbch5it9rm...@4ax.com...
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«Abbiamo ottenuto il via libera in Provincia oltre un anno fa»
BELLUNO. Valentino Vascellari non si nasconde e passa al
contrattacco. «L’assessore provinciale all’ambiente Piero Balzan»,
afferma il presidente della Sicet, «dimentica di raccontare che tre
anni fa fu lui a venire nel mio ufficio per propormi di bruciare cdr.
Io fino a quel momento non ci avevo mai pensato». Eppure il decreto
Ronchi era fin troppo chiaro: «So da tempo che la legge ci dà la
possibilità di utilizzare come combustibile il cdr e infatti abbiamo
già esperito tutte le pratiche necessarie per poter procedere. Ogni
carta è finita sul tavolo dell’assessore Balzan e un anno e mezzo fa
la Provincia ha dato il via libera alla Sicet per l’incenerimento del
cdr. Possiamo iniziare in qualsiasi momento. Eppure non l’abbiamo mai
fatto, anche perché vorremmo dotarci di un impianto completamente
sicuro». Vascellari inoltre smentisce il fatto che l’Unione Europea
abbia tolto il certificato verde, cioè la possibilità di ottenere
contributi a chi produce energia bruciando cdr: «Conosco bene le leggi
in materia, il decreto 387 inserisce tra i combustibili rinnovabili
non solo il cdr, ma anche il rifiuto tal quale. Se non abbiamo mai
bruciato rifiuti è per una nostra scelta e fa specie che proprio ora
una lista che vuole conquistare il governo del Comune ci attacchi».
E a proposito della politica Vascellari non usa mezzi termini: «Il
problema è che a Belluno non è mai stata fatta una seria politica dei
rifiuti, l’assessore ne è il primo responsabile e si fa avanti a dieci
giorni dalle elezioni. C’è un impianto (il Maserot) mezzo abile che
potrebbe essere convertito per fare cdr, ma nessuno si decide, eppure
io lo dico da anni: si faccia un tavolo tecnico di consultazione con
Provincia, Ecomont, Dolomiti Ambiente, Bim e industriali interessati
alla filiera dei rifiuti. Elaboriamo una soluzione tecnica condivisa,
coerente e rispettosa dell’ambiente, noi industriali siamo disponibili
a mettere tecnologie e denaro». Infine la sperimentazione: «Tra
qualche settimana il progetto sarà pronto. Lo facciamo perché non
siamo certi che il nostro impianto sia adatto a bruciare cdr e il
materiale arriverà da Venezia (il posto più vicino dove viene
prodotto). Ovviamente vorremmo dare la precedenza alla nostra
provincia». (i.a.)
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Saluti
Epervier
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LE REAZIONI
Zanvettor: «Contrari all’inceneritore»
Balzan chiede la certificazione della compatibilità dello stabilimento
BELLUNO. Tra gli attori protagonisti della sperimentazione alla Sicet
c’è la Vesta, società per azioni a totale capitale pubblico, che
gestisce la filiera dei rifiuti a Venezia. La Vesta ha creato a Fusina
un “polo integrato” dei rifiuti dove è stato realizzato un impianto
per la produzione di cdr (combustibile da rifiuto) che si ottiene
dalla frazione secca (il cosidetto sacchetto nero) dei rifiuti, il
sistema utilizzato è quello a biocelle, che stabilizza e accelera
l’asciugatura della frazione secca. Accanto c’è un altro impianto che
tratta invece la frazione organica e la trasforma in compost. Infine
c’è un termovalorizzatore che brucia rifiuti tal quali.
«Il progetto dell’impianto che produce cdr», spiega Riccardo
Seccarello, addetto alle relazioni esterne della Vesta, «è partito nel
1998 e lo stabilimento è stato inaugurato nel 2001, con un costo di
oltre 75 milioni di euro. Attualmente siamo in grado di trattare tutti
i tipi di rifiuti e il potenziale è di 200 mila tonnellate».
Un anno fa la Vesta ha avviato una sperimentazione in collaborazione
con l’Enel presso la centrale elettrica di Fusina. L’obiettivo è
quello di calibrare i dosaggi e la qualità del cdr, affinchè risulti
il più adatto possibile all’incenerimento per la produzione di
energia. Va detto che la combustione del cdr produce temperature
altissime.
«I nostri tecnici», continua la Vesta, «hanno calibrato la tipologia
del cdr più adatta, ora siamo a regime e nel giro di qualche mese la
sperimentazione verrà conclusa». A quanto pare la centrale Enel non ha
avuto alcun problema conseguente alla sperimentazione e la Vesta
afferma che anche le emissioni prodotte dall’inceneritore che brucia
tal quale restano sempre molto al di sotto dei limiti fissati dalla
legge.
A Ospitale di Cadore tutte queste rassicurazioni non bastano. Oltre
al candidato Antonio Romanin, anche l’attuale sindaco Giordano
Zanvettor assicura di essere contrario alla trasformazione della Sicet
in un inceneritore per cdr, ma affiderà il suo pensiero nei prossimi
giorni ad un comunicato stampa: «Ho già detto da tempo di essere
contrario, ne ho parlato con la Provincia, ma non solo. Io capisco che
un industriale voglia fare i propri interessi, ma per ora quelle dei
Vascellari sono solo intenzioni».
A confermare l’agitazione esistente a Ospitale di Cadore e in
Provincia è ancora l’assessore all’ambiente Piero Balzan, che in
questi mesi non si è limitato alle parole, ma ha anche prodotto della
corrispondenza esterna e interna agli uffici provinciali. Tra le altre
c’è una comunicazione al dirigente del settore ambiente e al
segretario generale di Palazzo Piloni datata 26 febbraio, in cui si
cita la richiesta della Sicet di inserire il cdr tra i combustibili
utilizzabili. Balzan evidenzia come, nella richiesta della Sicet, non
venga chiarito di quale tipo di cdr si stia parlando e da dove
provenga il materiale, inoltre sottolinea che uno scenario di questo
tipo sia completamente al di fuori dalla programmazione provinciale e
regionale.
Per l’assessore Balzan non è chiaro se venga rispettata la norma
(peraltro equivoca) e afferma che, pur non essendo prevista, sarebbe
opportuno in ogni caso che qualcuno che non sia la ditta direttamente
interessata, certifichi la compatibilità ambientale di quanto proposto
dalla Sicet. (i.a.)
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Saluti
Epervier
"Epervier" <eper...@no.mail> ha scritto nel messaggio
news:1vt0c096a8qfh11e8...@4ax.com...
Primo articolo
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LE ACCUSE DI PRC
«Politica fallimentare»
BELLUNO. Non solo Sicet, anche Cordele. «Due notizie che danno lo
spettro della situazione fallimentare della politica di gestione dei
rifiuti nella nostra provincia», accusa Gino Sperandio, di
Rifondazione comunista. «La chiusura di Cordele, la discarica su cui
gravava la quota prevalente dei rifiuti della provincia di Belluno,
avviene senza che sia stata, non dico avviata, ma neppure ipotizzata
la sua alternativa. L’avvio della sperimentazione di Ospitale può
avvenire solo a causa dei continui innamoramenti dell’assessore che in
questi anni ha cercato di inseguire chimere di trattamenti tecnologici
più o meno avanzati, senza costruire un piano che definisca il
percorso del trattamento del rifiuto. Il problema sta proprio in
questo: noi abbiamo un responsabile di Dolomiti Ambiente che si è
qualificato nel suo comune per aver implementato la raccolta
differenziata e un assessore provinciale che a questa non crede, non
ha mai creduto e pensa che la soluzione del problema sia di volta in
volta diversa, ma mai quella della raccolta differenziata. Insomma
senza discariche, con un Maserot incapace di gestire una raccolta
differenziata, con tentativi di colonizzazione della provincia con
l’incenerimento, Balzan ci deve spiegare perchè non possiamo parlare
di fallimento della sua politica dei rifiuti». E intanto a Pra de
Anta, discarica di Ponte, si lavora al collaudo, che sarà fatto la
prossima settimana.
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Secondo articolo
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ZANVETTOR
«Ci tuteliamo con un legale»
OSPITALE. Il sindaco di Ospitale, Giordano Zanvettor, ha inviato ieri
al nostro giornale una lettera in cui risponde all’articolo uscito il
giorno 3 giugno, giovedì. Si tratta del primo degli articoli che
abbiamo dedicato al caso Sicet, quello in cui il candidato Romanin
lancia l’allarme sull’uso da parte dell’azienda di Ospitale del
rifiuto secco (cdr) come combustibile da bruciare. A detta di
Zanvettor «non c’è certezza sul prossimo avvio dell’inceneritore di
rifiuti, bensì solo allarme per la più volte ventilata ipotesi. E non
è per nulla imminente il prossimo avvio di un inceneritore ad
Ospitale». Il sindaco parla ancora di «plateali allarmismi, forse di
immediato effetto propagandistico, ma dal respiro corto».
In realtà, basta leggere il contenuto della intervista rilasciata
proprio al Corriere ed uscita sul numero di ieri, dal presidente della
Sicet, per capire che siamo ormai al di là della sola ipotesi. Anzi,
l’intenzione della Sicet appare molto chiara: «Abbiamo già esperito
tutte le pratiche necessarie per poter procedere», ha infatti
dichiarato Valentino Vascellari.
Il sindaco, nella sua lettera, precisa che la sua amministrazione,
comunque, da almeno due anni «sorveglia con estrema attenzione il
dichiarato progetto di bruciare rifiuti nell’impianto. Ha anche
incaricato un legale che consiglierà l’ormai entrante amministrazione
circa le eventuali iniziative giudiziarie che si rendessero
opportune».
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Terzo articolo
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I COMITATI
«Ci diedero degli allarmisti»
BELLUNO. Un progetto già visto. Così il Coordinamento comitati
ambientalisti sul piano Sicet di bruciare cdr. Il Comitato ricorda che
già dal 1997 Antonio Romanin dava battaglia sul progetto della
centrale a biomasse Sicet, trovando appoggio in popolazione, parroco e
ambientalisti: «Allora il Comitato avvertiva il sindaco Zanvettor del
pericolo» dice il Coordinamento con Fausto Orzes, «l´autorizzazione,
già inacettabile, avrebbe aperto la porta a successive e più pesanti
richieste di autorizzazione per giungere all´installazione di un
inceneritore (termovalorizzatore)» a pochi metri da Ospitale. Accuse
di “allarmisti” piovvero dal sindaco Zanvettor, nonostante l´allora
responsabile del servizio igiene Usl 1, Sebastiano Mancuso», il 5
giugno 1997 gli avesse scritto che la “...morfologia del territorio
comunale, la cui orografia e le caratteristiche climatiche, non
lasciano certo la possibilità di ipotizzare una realtà di tipo
industriale, ancor meno se di tipo pesante”».
Oggi, «dopo lungo patteggiamento tra la volontà di profitto della
Sicet e voglia» della Provincia di «De Bona-Balzan di trovare una
soluzione all´emergenza rifiuti provocata da un inefficace piano
provinciale» continua «ci troviamo di fronte alla possibilità che
Ospitale diventi» una «“discarica di stoccaggio” al servizio di un
inceneritore. Ci opponiamo e invitiamo i cittadini di Ospitale e
provincia a punire politicamente quanti non han saputo dare un piano
di gestione rifiuti».
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Saluti
Epervier
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di Marcella Corrà
E’ bufera sul progetto della Sicet
Balzan risponde a Vascellari Trento: «La Provincia dica no»
BELLUNO. Bufera sulla Sicet. Come era facilmente prevedibile, la
notizia che presto potrebbero essere bruciati rifiuti secchi (cdr)
nell’impianto di Ospitale, ha sollevato molte preoccupate reazioni che
finiscono con l’intrecciarsi con la battaglia politica in vista delle
elezioni. Gli ambientalisti del Coordinamento dei comitati sono sul
piede di guerra e ricordano la relazione del dirigente della Usl
Mancuso che nel 1997 bocciava l’ipotesi di creare una realtà
industriale a Ospitale, «ancor meno se di tipo pesante».
Gli ambientalisti invitano i cittadini di Ospitale a «punire
politicamente quanti non hanno saputo dare alla nostra provincia un
piano per la gestione dei rifiuti in linea con le direttive nazionali
e ambientalmente sostenibile». Ce n’è per tutti, dunque, non solo per
l’amministrazione uscente di Ospitale ma anche per la Provincia.
Nell’occhio del ciclone sembra esserci soprattutto l’assessore
provinciale Piero Balzan. Vascellari, presidente della Sicet, ha avuto
parole molto dure nei suoi confronti, accusandolo di essere il primo
responsabile dell’assenza di una seria politica provinciale dei
rifiuti.
E Balzan risponde: «Vascellari mi accusa di avergli suggerito io
stesso la possibilità di bruciare cdr nel suo impianto. Non è mai
accaduto. Non credo che Vascellari abbia bisogno di suggerimenti per
fare i propri interessi. Inoltre ho fatto le verifiche presso gli
uffici provinciali. Non è mai stata data alcuna autorizzazione alla
Sicet a bruciare cdr, ci sono solo state delle risposte formali a sue
richieste».
Bruciare cdr alla Sicet (o in qualsiasi altro impianto in provincia),
spiega Balzan, non rientra nella programmazione provinciale. Dunque
non si dovrebbe fare. Ma la Sicet ha dalla sua la legge che le
consente di bruciare cdr, che non è considerato un rifiuto. «In Europa
invece il cdr viene ancora considerato rifiuto e l’Europa stessa ha in
corso una serie di procedimenti di infrazione nei confronti
dell’Italia».
Attualmente la Sicet brucia biomasse e vende l’energia prodotta
all’Enel, ad un prezzo molto vantaggioso. Ma questi vantaggi stanno
per finire e per questo motivo si punta sul cdr e sul rifiuto secco.
Siccome però a Belluno non ne viene prodotto, il cdr arriva da fuori
provincia, nel caso specifico da Venezia.
«L’idea della Sicet è molto semplice - conclude Balzan - bruciare i
rifiuti di Venezia, tenersi il guadagno (notevole) e dare ai bellunesi
i gas di combustione». Gas pericolosi? Secondo la Sicet e la Vestra
no. Ma le analisi si potranno fare solo dopo, a impianto avviato.
La battaglia, come ovvio, è diventata politica e elettorale. Il
candidato a sindaco di Ospitale Antonio Romanin, che ha sollevato
l’altro ieri il caso, attacca il sindaco uscente: «L’amministrazione
comunale di Castellavazzo conosceva da tempo la situazione e aveva
omesso di comunicarla ai cittadini. Risulta che la Provincia stava
continuamente informando il sindaco di Ospitale della pericolosità del
progetto. Ora con nostra sorpresa il sindaco di Ospitale manifesta
contrarietà al progetto della Sicet. Un ritardo assolutamente
strumentale. Per molto meno un amministratore si sarebbe dimesso».
Sul fronte regionale si è mosso in questi giorni anche il consigliere
regionale Guido Trento. Ieri ha inviato una letera al presidente della
Provincia: «Ho fatto gli approfondimenti e sono venuto a conoscenza
che la Provincia non ha rilasciato il diniego alla richiesta fatta
dalla Sicet. Sarebbe gravissimo bruciare rifiuti - aggiunge Trento -
anche sulla base dello studio Maugeri. Ritenendo la salute delle
persone al di sopra di qualsiasi interesse economico privato e
pubblico chiedo di intervenire affinchè l’Arpav posizioni una stazione
fissa per monitorare l’aria a Ospitale di Cadore e chiedo che la
Provincia esprima parere negativo alla richiesta avanzata dalla
società».
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Saluti
Epervier