19/10/09: INTERVISTA A DON FLORIANO ABRAHAMOWICZ
SE LA FRATERNITA' SAN PIO X DOVESSE ESSERE REINTEGRATA NELLA CHIESA
CONCILIARE, CESSEREBBE DI ESISTERE
INTERVISTA A DON FLORIANO ABRAHAMOWICZ
Luned� 19 Ottobre, San Pietro d'Alcantara
Sono trascorsi ormai 8 mesi dall'espulsione di don Floriano Abrahamowicz
dalla Fraternit� San Pio X. Espulsione, lo ricordiamo, che giunse il 6
febbraio 2009.
In maniera assai anomala, la notizia fu inviata all'Agenzia di Stampa ANSA,
per la divulgazione sui media e parlava di "gravi motivi disciplinari",
incredibilmente non specificati. Assai esplicitamente, invece, si palesava
la seconda motivazione, inerente la Sua "posizione" dottrinale, "che da
tempo" non avrebbe rispecchiato pi� quella della Fraternit�. Il sito
www.agerecontra.it ha effettuato un'intervista al sacerdote, che fa il punto
della situazione.
AGERE: Quindi, ha cambiato Lei il modo di pensare o l'ha cambiato chi l'ha
espulsa?
DON FLORIANO: Sono rimasto alla posizione che prese la Fraternit�, almeno
ufficialmente, secondo l'insegnamento del venerato fondatore Monsignor
Marcel Lefebvre. Come ebbi modo di esporre nell'intervista al sito 'True
Restauration', la conclusione alla quale era giunta la Fraternit� San Pio X
era che la chiesa conciliare non rappresenta la Chiesa Cattolica.
Scomunicando Mgr Lefebvre, Mgr de Castro Mayer e i quattro vescovi
consacrati nel 1988 la chiesa conciliare aveva dato prova di non voler pi�
essere la Chiesa Cattolica. Infatti � la chiesa conciliare che si �
scomunicata. Per quanto l'anziano arcivescovo, paziente missionario si fosse
recato annualmente a Roma per cercare in via privata di ragionare con 'i
romani', dopo le consacrazioni e la scomunica giunse alla conclusione
dell'inopportunit�
di discutere con coloro "che hanno voltato le spalle alla Chiesa cattolica".
A ricordare questo definitivo atteggiamento di Mgr. Lefebvre � stato,
ultimamente, il "lodevole contributo" del cardinale Castrillon Hoyos, al
quale siamo grati: alla domanda dell' allora vescovo Hoyos a Mgr. Lefebvre
se volesse parlare con Roma la risposta fu: NO! Ringrazio ancora il
cardinale per questa testimonianza nel corso dell'ultima intervista sul
giornale tedesco Suddeutsche Zeitung e riportato sul sito Fides et Forma dal
Sig. Colafemmina il 5/10/09 (ove, fra l'altro dimostra un'apprezzabile
onest� intellettuale anche nei confronti di Mgr. Williamson). Il NO di Mgr.
Lefebvre era forse il risentimento di chi � stato punito ingiustamente? Era
un capriccio? No! E� l'atteggiamento umile di chi si trova dinanzi un alto
grado di orgoglio accecato sul quale non si pu� che versare lacrime, come ci
insegna San Bernardo. Pretendere che oggi la situazione sia cambiata,
pretendere che la Fraternit� San Pio X possa prendere le distanze dal suo
fondatore � presunzione. Presunzione che porta alle piccole, grandi bugie
sulla "remissione" della scomunica, i silenzi diplomatici sulla bont� o meno
del vecchio rito celebrato nel contesto dell'apostasia conciliare,
presunzione che porta ad agire secondo la prudenza della carne. Rifiuto di
seguire questo atteggiamento ambiguo. Ricordiamo che prima si diceva:
"niente discussioni ufficiali con Roma". Preghiamo perch� Roma si converta,
e i problemi con la FSSPX non esisteranno pi�. Poi non si escludevano le
discussioni teologiche. Ma prima di una normalizzazione dello statuto
canonico della Fraternit� le discussioni teologiche dovevano portare alla
conversione di Roma. Quanta strada! Poi si leggeva nella rivista francese
"Fideliter" che, siccome la Fraternit� sta dettando legge in Vaticano su
come procedere, si poteva invertire, eventualmente, l'ordine dei punti, cio�
si poteva prima sistemarsi canonicamente e poi continuare le discussioni.
Poi si era decisi di andare a discutere. Nel 2001 Mgr. Fellay spiegava:
"Tutti ci guardano. Provoco Golia nell'arena e poi l'abbatto". Dunque si va
a discutere. Poi, il Vaticano conferma le dichiarazioni del cardinal
Sch�enborn: "i temi sugli ebrei, libert� religiosa ed ecumenismo non sono
negoziabili". Ma allora si va a discutere su cosa? E che razza di
discussione � una discussione annunciata su tutti i media come segreta?
Forse le credenziali dell'Anticristo, il documento Nostra Aetate non devono
essere discusse e abbattute apertamente, come la Chiesa cattolica ha sempre
combattuto apertamente l'eresia e specialmente il modernismo? Questi sono
atteggiamenti che sono emersi da poco nella FSSPX che conosco e seguo dal
1976 e alla quale avevo consacrato la mia vita, dalla quale sono stato
espulso con violenza e diffamazione pubblica per aver protestato contro
questo nuovo atteggiamento ambiguo. In coscienza posso affermare di non
essere stato io ad aver cambiato, ma la dirigenza della FSSPX.
AGERE: Sembra che anche altri sacerdoti abbiano imparato e insegnato le
stesse cose che dice Lei. Ci riferiamo a don Meramo, a don Ceriani, al
cappuccino fr� Jean e ad altri. Sappiamo che esistono ulteriori sacerdoti
che guardano gli eventi con un certo mal di pancia. Pare che anche tra i
fedeli ci sia un certo disorientamento. Secondo Lei quando, come e chi ha
iniziato la cosiddetta "svolta" nei rapporti con la "chiesa conciliare"?
DON FLORIANO: Non voglio accusare oltre lo stretto necessario i responsabili
di questa triste situazione. Certo � che all'insaputa della pi� grande parte
dei membri della FSSPX, sin dal 1984 si bramava nella dirigenza della
Fraternit� di venire a patti con la Roma conciliare. Negli ultimi dieci anni
poi si poteva constatare una certa stanchezza nel combattimento; stanchezza
che forse derivava dalla fiacchezza nell'amare la verit�. Con la santa e
vera ragione di evitare l'attivismo esteriore ci si e ripiegati su se
stessi; e invece di proclamare Ges� Cristo e il Suo Regno Sociale al mondo
esterno ecclesiale e politico si � cercato di fare politica all'interno
della chiesa conciliare. Per fortuna non solo confratelli ma numerosi
fedeli, oltre al mal di pancia, prendono le misure e iniziano a riflettere:
"non e che ci stiamo illudendo di poter essere cattolici tradizionalisti nel
seno della chiesa conciliare? Non stiamo forse pi� o meno coscientemente
confondendo chiesa conciliare e Chiesa Cattolica? Non � che forse ci stiamo
illudendo che rifiutando il Concilio Vaticano II a parole, ci stiamo
sottomettendo al suo "magistero"? Speriamo che la carit� per la verit�
svegli le menti dei tradizionalisti stanchi e/o illusi.
AGERE: In sintesi, quale � la posizione dottrinale di don Floriano e, di
conseguenza, della "domus Marcel Lefebvre"?
DON FLORIANO: Non mi piace l'espressione "posizione di don Floriano".
Sostengo la posizione dei grandi eroi Mgr. Lefebvre e Mgr. de Castro Mayer.
Per rimanere cattolici non basta solo continuare la dottrina e i sacramenti
Cattolici, bisogna opporsi efficacemente all'apostasia conciliare,
sottraendosi all'effettivo comando di questa gerarchia e "strappare dal
volto la maschera del modernismo non solo a chi ci fa comodo (i cattivi
vescovi di sinistra) ma anche e soprattutto a quelli "di destra". Il
comportamento esteriore del vero modernista, ci insegna San Pio X, appare
ineccepibile. Pu� anche mostrarsi "amico della Tradizione". La buona volont�
del cuore sfugge ai nostri occhi. Se malgrado l'apostasia manifestata nei
fatti, la buona volont� di una conversione futura ci dovesse essere in chi
detiene il potere nella chiesa conciliare, il rimprovero pubblico
dell'apostasia
giova molto di pi� degli artifici dialettici di presunta identit� d'intenti
con noi cattolici tradizionalisti. Per quanto riguarda la sede vacante,
mantengo la posizione ufficiale della Fraternit�, che consisteva nel
declinare come inopportuna la dichiarazione della stessa, ma che si
riservava il dubbio che gli ultimi "papi" siano stati papi. Avendo lasciato
aperta la questione di un� eventuale futura dichiarazione della sede
vacante, la Fraternit� prendeva una posizione molto prudente. Usufruisco,
inoltre, della libert� lasciata da Mgr. Lefebvre di pensare che l'attuale
vescovo a Roma non sia il vescovo di Roma. La Fraternit� ha sempre
collaborato con sacerdoti sedevacantisti. Anche su questo punto ha cambiato
la sua posizione.
AGERE: Cosa ne pensa dei cosiddetti "due preliminari" chiesti da Mons.
Fellay a Benedetto XVI, esplicitati, forse, su consiglio dello stesso card.
Hoyos?
DON FLORIANO: Ripeto che i due preliminari non portano la chiesa conciliare
alla Tradizione ma la Tradizione alla chiesa conciliare. La messa del Motu
Proprio porta il rito antico nel contesto vincolante del modernismo. La
messa del Motu Proprio, in quanto istituzione, � modernista come l'antico
rito degli ortodossi, eretico e scismatico. Questo � un fatto pubblico e
indipendente dall'intenzione privata del celebrante. Per essere cattolica,
ci vuole il rifiuto pubblico di sottomettersi alla gerarchia modernista.
Rifiuto, che non necessariamente � la dichiarazione della sede vacante. La
"remissione" della scomunica � un falso. Le consacrazioni episcopali non
hanno causato scisma. La scomunica fulminata non ha forza di legge.
Perci�, chiedere che questa scomunica sia tolta o lasciare il dubbio sul
fatto che si tratti di un ritiro del decreto privo di forza di legge o di
una richiesta da parte della Fraternit� che la "scomunica" sia tolta � un
gioco diabolico che imbroglia e confonde le menti, andando contro la
bellezza della visibilit� della Chiesa Cattolica. I preliminari non sono
opere cattoliche ma macchinazioni moderniste.
AGERE: Luned� 26 Ottobre inizieranno i cosiddetti colloqui tra alcuni
rappresentanti della Fraternit� ed altri della "chiesa conciliare", che in
tutte le dichiarazioni di tutti i suoi esponenti ha chiarito di non voler
assolutamente recedere dal Concilio. Quali sono, allora, i presupposti di
tali colloqui? Cosa si attende? Dureranno molto? Il Superiore che l'ha
espulsa ha risposto a Pontifex.roma che preferisce non parlare di questo
argomento. E' un tab�?
DON FLORIANO: Alla fine dei "colloqui" ci dovrebbe essere un comunicato
stampa. Che credito dare ad un comunicato che si riferir� a discussioni di
natura pubblica, ma tenute nascoste? A chi credere? Vedremo. Noi avevamo
imparato, in seminario, che non � possibile discutere con chi nega il
principio di non contraddizione. Ora, Ratzinger lo nega, da fine filosofo e
teologo di scuola tedesca. Il mio professore di filosofia, Abb� de Jorna,
dir� forse: non abbiamo detto niente, perch� la differenza tra errore e
verit� per i nostri interlocutori � una questione opinabile. Fra cento anni
diremo la stessa cosa: niente.
AGERE: I fedeli italiani possono dirsi fortunati della continuit� che Lei
garantisce con la realt� da Lei guidata. In Francia e in Argentina ci sono
altre persone fortunate. La resistenza cattolica al riallineamento con la
chiesa conciliare si � formato spontaneamente ed � a "macchia di leopardo".
Serve, per forza, una firma su un documento per essere riallineati nella
"chiesa conciliare"o � sufficiente esserlo de facto, magari col tempo?
DON FLORIANO: Per quanto dolorosi siano stati gli avvenimenti di Gennaio e
Febbraio 2009, ringrazio Dio di avermi portato "per forza" alla domus Marcel
Lefebvre. Avevo la scelta: o ritirarmi a casa o rimanere presso i fedeli.
Sono rimasto presso i numerosi fedeli e sono felice. Purtroppo,
l'accettazione
della messa del Motu Proprio con il canto del Te Deum, poi, prima la
richiesta e dopo i ringraziamenti per la "remissione" della scomunica, come
anche la fiducia posta in Benedetto XVI e la venerazione filiale portata a
colui che fino a poco prima era considerato come il perfetto liberale e
demolitore di quello che rimaneva della Chiesa Cattolica, colui che
nell'ultima
enciclica rimanda all'ONU per trovare lo spirito evangelico che deve
ispirare il governo mondiale richiesto con urgenza. Tutto questo, purtroppo,
costituisce una unione di fatto, dalla quale sar� molto difficile
svincolarsi. Forse non c'� neanche pi� l'intento di farlo. Spero che la
Provvidenza impedisca l'inserimento canonico della FSSPX nella chiesa
conciliare. Se la FSSPX dovesse firmare la sua integrazione nella chiesa
conciliare cesserebbe di esistere. Perderebbe la sua ragione di essere e
anche la sua base giuridica, la giurisdizione che le viene dallo stato di
necessit�. Sarebbe un�altra grande illusione credere che ad un apostolato
"ordinario" conciliare si potr�, poi, aggiungere quello "straordinario", per
"continuare la buona battaglia". Sarebbe l'illusione puerile scongiurata da
Mgr. Lefebvre e, purtroppo, pi� o meno consciamente, l'andamento attuale
della direzione presa dalla dirigenza della FSSPX.
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it