Rapporto quotidiano per Club azzurro la clessidra & friends (2 di 2)

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Apr 4, 2008, 6:44:52 AM4/4/08
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
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Heathrow in tilt, la salvezza arriva da Milano

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Perse nel nuovo terminal 5 dello scalo britannico oltre 28mila valigie. Saranno portate in camion e smistate dall’Italia. Da ieri un'azienda che opera vicino a Linate, si occupa di risolvere l'emergenza
da Milano

Ride, Giovanni Pinelli. «Eh eh! Non so quanti bagagli persi mi manderanno da Londra. Ma più me ne mandano più sono contento! È il mio lavoro, no? Certo, non so se me li manderanno tutti e ventottomila. A me andrebbe benone! Ma qualcosa dovranno fare anche loro, no?». E giù un’alta risata. Un altro, al posto suo, andrebbe in giro impettito di orgoglio nazional-aziendale. Perché non capita tutti i giorni che il Times debba dedicare una pagina intera a raccontare come il regno di Sua Maestà si sia piegato, per risolvere i propri guai, a chiedere aiuto da questa parte delle Alpi. E invece è proprio quel che sta accadendo: di fronte alla catastrofe di Heathrow, l’aeroporto londinese precipitato nel caos dopo il fiasco del terminal 5, sommerso da una montagna di bagagli smarriti che ormai sfiora la cifra surreale di trentamila valigie, non hanno saputo trovare altra strada che implorare il soccorso di una azienda italiana. Una piccola azienda. La Obx. Cioè lui, Pinelli.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La Obx ha il quartier generale di un capannone a Rodano, un paese attaccato alle piste dell’aeroporto di Linate. Ed è qui che da ieri stanno arrivando i camion della British Airways carichi di bagagli in cerca di padrone. La montagna di valigie viaggia via terra anziché via aria - anche se da Londra a Milano ci vogliono, a metterci poco, ventiquattr’ore - perché farle passare tutte per il triplo controllo ai raggi x porterebbe via ancora più tempo. Così, camion dopo camion, sbarcano a Rodano. «Prima mi hanno chiamato, sorry, Giovanni, possiamo mandarti duemila valigie? Poi altre duemila. Poi altre duemila, eh eh!». Di Pinelli e della sua Obx la British Airways sa, evidentemente, di potersi fidare. Da dieci anni è Pinelli a occuparsi delle valigie che vengono smarrite in Italia e in Germania. È uno specialista del lost and found, uno che conosce a menadito le procedure misteriose degli aeroporti, dei toboga, delle dogane, dei computer. «Arriva una valigia con il suo codice a barre, io da lì risalgo al proprietario, gli telefono. Quello magari è a Copenaghen e si stupisce un po’ quando scopre che da Londra la sua valigia è finita a Milano, ma poi noi gli spieghiamo che gliela faremo avere davanti alla porta di casa. Ed è tutto contento. Bello, no?».
Ancora più bello che la mitica British Airways abbia dovuto abbassare l’orgoglio britannico e - mentre Gordon Brown si presentava in conferenza stampa a chiedere scusa ai passeggeri inferociti e alla nazione - bussare per aiuto alle porte di questo bistrattato paese. Lui, Pinelli, sa d’altronde che davanti al caos primigenio dei nastri trasportatori tutto il mondo si assomiglia. «È inevitabile! Almeno un paio di volte all’anno, un grande aeroporto fa bum! Scoppia, va in tilt! Fa bum Heathrow, fa bum Malpensa, fa bum Fiumicino. E noi siamo qui per questo, no?». Luca Fazzo

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«La Madonna di Lourdes vota per Veltroni»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Dalla prima lettera della Madonna di Lourdes agli italiani: «I cristiani sono avvertiti in tempo perché dopo non basterà una confessione a lavare la colpa della complicità che diventa anche apologia del fascismo». La colpa? Votare Berlusconi, perché «un cristiano che vota questi figuri, non può in buona coscienza partecipare all’Eucaristia e ricevere l’assoluzione in confessione perché diventa complice in solido». Dalla prima lettera, sì, perché non si ricordano altre missive di Nostra Signora di Lourdes. Della Madonna anche, perché a garantire è un prete. Don Paolo Farinella, prete in Genova. Praticante, visto che dice regolarmente messa e manda avanti una parrocchia. Ed è tutto verificato perché è stato pubblicato da MicroMega, mica da un corrierino qualsiasi. La data? Non era il primo aprile, il numero è in edicola dal 24 marzo, la «raccomandata tramite messaggero angelico» era datata «Nazareth, 11 marzo 2008».
Vietato stupirsi, perché PaoloFarinellaprete aveva chiesto l’intervento della Madonna con una lettera aperta già il 4 febbraio scorso: preoccupato dalla vittoria del centrodestra, spiegava che «non ci resta che la Madonna di Lourdes», visto che in Italia «Padre Pio protegge il clan Mastella», mentre «Santa Agata di Catania si affida alla mafia per la sua onorata processione». Era una raccomandata con accusa ricevuta. Inevitabile che il don facesse conoscere il riscontro ottenuto.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
E allora eccolo quel vangelo che neppure Dan Brown saprebbe immaginare: «Gesù non ebbe il permesso di soggiorno quando emigrò in Egitto, ricercato dalla polizia di Erode che voleva ucciderlo. Se allora Moratti, Berlusconi, Fini e Casini e Bossi fossero stati al posto di Erode, avrebbero sparato a vista su Gesù bambino, profugo per necessità». Nostra Signora poi aggiunge: «Giuda almeno aveva un ideale di liberazione per il suo popolo, Mastella che ideale cristiano aveva»? A quei cattolici che non possono votare «l’accozzaglia del centrodestra neppure dopo aver fatto i gargarismi con l’acqua benedetta per nove giorni di seguito», cosa resta da fare? La Madonna, impartendo la sua «materna benedizione» spiega che si può solo «votare il Pd di monsignor Dabliu Veltroni, turandosi il naso e tutto il resto», perché «io, la Madonna, voterei per salvare l’Italia dal baratro della barbarie berlusconiana e poi dal giorno dopo le elezioni... sarà un altro giorno». La predica è finita, via col vento. Diego Pistacchi

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Mutui, 530mila famiglie in crisi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Su questi, ben 110mila nuclei familiari hanno problemi d'insolvenza. L'Antitrust sanziona le banche. Zadra (Abi): "Nessun dolo. Non siamo noi i responsabili"

Milano - Da sogno a incubo: il caro-mutui rischia di mandare sul lastrico più di mezzo milione di famiglie italiane che stanno tentando di acquistare una casa di proprietà. Il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, chiede sanzioni contro le «prepotenze» del sistema bancario nazionale, dove la legge Bersani pare giacere quasi inapplicata.
La situazione è complessa: l’aumento impresso alle rate dei mutui dal rialzo dei tassi ha messo in difficoltà «530mila famiglie, di queste 110mila sono a rischio di insolvenza», attacca Catricalà. I dati sono quelli del Censis, ma il capo dell’Antitrust va oltre, chiede al Parlamento «un intervento chiarificatore», in pratica superpoteri, per punire in maniera adeguata quegli istituti di credito che non rispettano quanto previsto da Bersani per la rinegoziazione e l’estinzione dei mutui.
Un fendente al volto per il sistema creditizio che l’Abi para alzando i guantoni: i ritardi - ribatte il direttore generale dell’associazione di categoria Giuseppe Zadra - non nascono da una «resistenza dolosa» da parte delle banche, ma dalla naturale fase di assestamento conseguente alla nuova legge.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Poche ore prima a Roma, davanti a una platea accorsa a un convegno sulla trasparenza dei mutui, Catricalà era stato ancora più esplicito: la legge Bersani è «chiara, il consumatore non deve pagare nulla, la surrogazione deve essere gratuita». Parole che diventano sassi quando l’Antitrust nota come invece «le leggi fanno fatica a entrare in vigore». Come testimoniano «numerose» proteste pervenute all’Authority da parte dei consumatori, oltre che dal conto di 4.700 euro che lo stesso Catricalà ha ricordato di essersi visto presentare al momento dell’estinzione di un mutuo. Per contro le armi Antitrust sono spuntate, perché per le banche che non si adeguano «non è prevista una specifica sanzione» e l’apertura di una istruttoria per pratiche commerciali scorrette non è un deterrente: il Tar «annullerebbe sanzioni pesanti per mancanza di proporzionalità». La conclusione è caustica: «Il consumatore è lasciato solo», attacca Catricalà, secondo cui è necessario vigilare con gli strumenti necessari «su una vicenda che sta diventando paradossale». Plauso corale dalle associazioni dei consumatori, dal Codacons all’Adusbef fino ad Altroconsumo. Che ha curato un monitoraggio secondo cui su 40 istituti di Roma e Milano, la normativa che assicura costo zero per la portabilità del mutuo è applicata solo in due agenzie della capitale. L’Abi contrattacca: «Non è la prima legge che si fa in Parlamento dicendo “poi si mette a posto”», ribatte Zadra. Il sistema bancario non è responsabile della «lentezza nel far funzionare in maniera adeguata la volontà politica che si è espressa con la legge». Al contrario, quanto all’estinzione anticipata sono «stati sistemati gli ultimi dettagli», tanto che, «nei mesi più turbolenti» sono state complessivamente quasi 100mila le rinegoziazioni o le estinzioni prima del termine.
Massimo Restelli

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Continua la frenata dei consumi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Secondo le previsioni dell’Ufficio studi di Confcommercio, contenute nel «Rapporto sulle economie territoriali», gli acquisti delle famiglie nel triennio 2007-2009 italiane cresceranno in media solo dell’1,1% l’anno. L’associazione dei commercianti rivede così al ribasso le sue precedenti stime (gennaio 2008) che prevedevano una crescita dell’1,5% nel 2007, dell’1,3% nel 2008 e dell’1,9% nel 2009.

Nonostante il contesto economico difficile, comunque, il sistema imprenditoriale del Bel paese ha mostrato, tra il 2000 e il 2007, una certa vitalità, soprattutto al Sud dove il numero delle imprese è cresciuto del 9,6%, contro la media nazionale del 7,5%. Particolarmente positive le performance di Campania e Calabria (più 16,1% nel settore dei servizi). In effetti, continua il rapporto di Confcommercio, il Sud vive una situazione contraddittoria, dove convivono una realtà dinamica per nuove imprese e consumi, ma anche aree di drammatica arretratezza, con l’emergenza occupazione in primo piano. Nel Mezzogiorno le persone che appartengono alla forza lavoro sono solo il 52% della popolazione attiva, con Campania e Calabria che non raggiungono il 50% rispetto a Nord e Centro dove il tasso di attività raggiunge, invece, il 70%. E se tra il 2000 e il 2007 le forze lavoro in Italia sono cresciute del 4,4%, al Sud sono calate del 4,9 per cento. Circa il 55% del valore aggiunto, infatti, viene prodotto al Nord ma, da sole, Lombardia e Lazio producono un terzo della ricchezza nazionale. E ovunque avanza il terziario: la quota di valore aggiunto nei servizi rappresenta quasi i due terzi del totale (72%). Il contributo dell’industria è sceso, invece, al 26 per cento.
Non si ferma, inoltre, il processo di trasformazione del settore della distribuzione commerciale caratterizzato da un elevato turnover con quasi 330mila chiusure tra il 2002 e il 2007 e uno stock di esercizi di commercio al dettaglio pari a oltre 958mila unità nel 2007 (più 81.550 rispetto al 2002); aumentano i punti vendita del piccolo dettaglio soprattutto al Centro (in particolare nel Lazio, più 15%) e al Sud, dove la crescita è del 7 per cento.

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Bernanke: «Possibile una recessione»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Per la prima volta, anche Ben Bernanke pronuncia la parola recessione. Lo fa davanti al Congresso, nel corso di un’audizione in cui il presidente della Federal reserve afferma anche di non aver avuto scelta nel salvataggio della Bear Stearns, rilevata dalla Jp Morgan con un finanziamento pubblico di 30 miliardi di dollari.
La Fed, spiega Bernanke, era preoccupata per le ripercussioni del collasso della banca sui mercati finanziari, e sulla stessa economia.
Nel suo intervento a Capitol Hill, Bernanke osserva che l’economia americana - colpita dalla crisi del mercato immobiliare, da un aumento della disoccupazione e da un calo dei consumi - potrebbe subire una «leggera contrazione» nella prima metà dell’anno in corso, per poi risalire nella seconda parte e riprendere a crescere nel 2009. In effetti, i dati volgono al peggio. Durante la testimonianza del capo della Fed, il Dipartimento al commercio ha reso noto che in febbraio gli ordini alle fabbriche Usa sono calati dell’1,3%. «L’incertezza sulle nostre stime è molto elevata - sottolinea Bernanke - e la bilancia dei rischi volge al ribasso». Un’incertezza che ha contagiato anche la giornata a Wall street, mentre in Europa le Borse hanno chiuso con il segno positivo.
Il 18 marzo scorso, la Fed aveva parlato di «crescita moderata», mentre adesso il suo capo pronuncia le parole «contrazione» e «recessione», pur in formula dubitativa. Il segno negativo appare dunque probabile, nonostante la politica monetaria molto aggressiva messa in pratica dalla Banca centrale. La Fed ha ridotto i tassi di tre punti percentuali negli ultimi mesi, portando i fondi federali al 2,25 per cento. Si parla di un ulteriore ribasso di un quarto di punto nella prossima riunione del Federal Open Market Committee, a fine aprile. Bernanke non chiude la porta definitivamente a nuovi ribassi, ma alcuni analisti pensano che la discesa dei tassi sia ormai arrivata al capolinea. Il presidente della Fed è infatti preoccupato per l’inflazione, che attribuisce al rialzo dei prezzi energetici ed al deterioramento del cambio del dollaro.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il Fondo monetario internazionale indica per gli Stati Uniti una crescita 2008 pari allo 0,5 per cento. Tuttavia, in un documento di lavoro, il Fmi sostiene che ci sono le possibilità di una recessione globale come conseguenza della crisi finanziaria peggiore da quella che colpì il mondo negli anni Trenta. Esistono rischi al ribasso per l’economia americana, commenta il segretario al Tesoro Usa, Henry Paulson, in visita in Cina, «ma la descrizione della crisi elaborata dal Fondo monetario - aggiunge - sembra esagerata». Paulson, tuttavia, ammette che gli Usa non hanno ancora superato la crisi, e rivela che l’amministrazione Bush sta pensando un piano per estendere le garanzie sui mutui.
Bernanke conferma che i mercati finanziari restano molto turbolenti, ma allo stesso tempo rileva come le iniezioni di liquidità praticate dalle Banche centrali abbiano raggiunto l’obiettivo di alleviare la tensione. Ma è stato, in particolare, il salvataggio della Bear Stearns a disinnescare una possibile bomba atomica sui mercati. «Normalmente è il mercato a decidere se una compagnia debba vivere o cadere, ma in questo caso - spiega il capo della Fed - la questione andava oltre il destino di una società: il fallimento della banca avrebbe potuto provocare un abbandono caotico di posizioni, minando la già fragile fiducia degli investitori, e scuotendo l’economia stessa». Dunque, per la Fed non c’era possibilità di scelta. L’Autorità di vigilanza continuerà a monitorare le istituzioni finanziarie. Bernanke dice di non aspettarsi un altro caso Bear Stearns, «anche se il futuro resta incerto». Gian Battista Bozzo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Da agosto 2007 si sveglia ora.
Pianeta avvisato..
Andrea

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Il ritorno di Bossi nelle piazze e in tv

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il leader del Carroccio riprende il tour in tutto il nord e martedì andrà a "Porta a Porta" quattro anni dopo la malattia. Maroni: "I giovani apprezzano chi lotta, combatte e vince"

Roma - «È tornato quello di un tempo...», vanno dicendo ormai da settimane a via Bellerio e in tutte le valli del Nord dove l'Umberto ha ricominciato a fare capolino per comizi, feste e lunghe serate in pizzeria tra i militanti. Eppure, a dire il vero, è un po' fargli torto raccontare di un Bossi che brandisce ancora la spada dell'Alberto da Giussano come se il tempo non fosse passato e il fisico non portasse più le cicatrici di quel malanno che l'ha fatto stare per un mese tra la vita e la morte.
Bossi è tornato, certo. Perché la campagna elettorale è per lui un tonico straordinario e perché, ebbe a dire Giuseppe Leoni che sbarcò con lui in Parlamento nel lontano 1987, «per Umberto la migliore medicina è la politica». «Il suo elisir di lunga vita», spiega oggi Roberto Maroni. D'altra parte, proprio nei giorni più neri subito dopo la convalescenza, contro i consigli della moglie Manuela e tra le perplessità non dette di molti dirigenti della Lega, il Senatùr scelse di tornare subito in mezzo alla sua gente. Prima affacciandosi a qualche festa nei dintorni di Varese accompagnato da Rosy Mauro e dal sempre presente Maurizio, poi prendendo pian piano confidenza e tornando anche ai comizi. Che oggi sia ancora in pista, dunque, non stupisce. Se non per l'intensità, visto che quello che davvero ha ricominciato a fare Bossi è macinare chilometri per il Nord: due comizi giovedì (a Alessandria e Domodossola), due venerdì (Seveso e Monza), due sabato (Luino e Locarno), due domenica (Reggio Emilia e Piacenza) e via a seguire. Con un'altra costante rispetto agli anni d'oro: i suoi immancabili ritardi, a volte anche di ore. Di sicuro, si farà aspettare un bel po' anche sabato, quando la Lega tornerà in massa sul «sacro prato» per il consueto appuntamento di Pontida.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

E tanto ha di nuovo preso confidenza con la politica - e pure con il suo fisico che nell'ultimo anno ha fatto progressi straordinari - che Bossi si è pure deciso a tornare in tv. Non a TelePadania, garantito da interviste registrate e preconfezionate, né in collegamento da via Bellerio come fece tempo fa con «Porta a Porta». Ma in studio, ancora una volta da Bruno Vespa, dove solo qualche giorno prima del malore si ritrovò con Clemente Mastella a intonare Maruzzella. Era il 6 marzo del 2004, esattamente quattro anni fa. Martedì Bossi sarà di nuovo lì, insieme ad altri tre ospiti. Come ai vecchi tempi, o quasi.
Già, perché in verità il Senatùr di oggi non è affatto quello di allora. Manca l'enfasi del guerriero, mancano le frasi a effetto che sfondano sulle prime pagine dei giornali e gli affondi urlati. La Lega «non ce l'ha più duro», verrebbe da dire. E invece, stando ai sondaggi che danno il Carroccio in decisa salita, il Bossi di oggi è ugualmente efficace. Forse anche perché lo spadone dell'Alberto da Giussano mal si adatterebbe all'uomo che porta con sé i segni della malattia. «Con un coraggio che tutti gli riconoscono», per dirla con le parole di Maroni, tanto che più di ieri (quando la sua era l'immagine del guerriero anti-sistema e quando aveva comunque dieci anni di meno) i giovani si sentono vicini alla Lega. Il 15% del totale su base nazionale stanno con il Carroccio, diceva giorni fa Renato Mannheimer. Perché, spiega Maroni, «sono i giovani i primi ad apprezzare il coraggio di chi, nonostante la malattia, lotta, combatte e vince». Insomma, che Bossi oggi sia un guerriero è nei fatti, non tanto nelle parole.
E se è cambiato lo stile, non sono venuti meno gli argomenti. Non mancano, per esempio, le punzecchiature al Cavaliere. «Pensa troppo alla forma e al colore della cravatta», diceva qualche giorno fa. E pure sul confronto tv con Walter Veltroni non si è tirato indietro: «Silvio sbaglia. Il faccia a faccia lo deve fare e convincere gli indecisi». Così sulla questione del voto amministrativo agli immigrati, lanciata da Gianfranco Fini e sulla quale Berlusconi ha preferito non chiudere con un «valuteremo», non ha avuto alcun cedimento con un eloquente «ma siamo pazzi...». Insomma, chiosa Maroni, «come il buon vino, migliora invecchiando».
Adalberto Signore

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Cipro, storico: giù il muro dopo 45 anni

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Via Ledra, lunga circa 80 metri e chiusa dal 1963, è stata riaperta ai pedoni durante una cerimonia a cui hanno partecipato alcuni rappresentanti del governo della Repubblica di Cipro, la parte greca, e altre autorità turco-cipriote e dell’Onu

Nicosia - I ciprioti greci e turchi hanno riaperto stamani via Ledra, il più significativo simbolo della divisione dell’isola, che attraversa il centro della capitale Nicosia. La via - lunga circa 80 metri e chiusa dal 1963 - è stata riaperta ai pedoni alle 8.27, ora italiana, durante una cerimonia a cui hanno partecipato alcuni rappresentanti del governo della Repubblica di Cipro, la parte greca, e altre autorità turco-cipriote e dell’Onu. "Sappiamo tutti che la riapertura della via Ledra non significa affatto la fine del problema di Cipro. Resta ancora molto lavoro da fare", ha dichiarato Elizabeth Spehar, responsabile della missione delle Nazioni Unite a Cipro. "Ma questa apertura ci fa capire ciò che è possibile fare", ha aggiunto.
Valore simbolico La rimozione delle barriere metalliche che bloccavano l’accesso alla principale arteria commerciale del centro storico della città ha un valore soprattutto simbolico. Cipro è divisa dal 1974, da quando cioé la Turchia ha invaso il Nord dell’isola in risposta a un tentativo di colpo di Stato ideato dai greci. Il mese scorso i dirigenti greco e turco-ciprioti hanno preso la decisione di riavviare la negoziazioni sulla riunificazione dell’isola, quattro anni dopo che gli elettori greco-ciprioti hanno respinto un progetto presentato dall’Onu.


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Sarkozy: "La Francia rientra nel comando Nato"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Il presidente conferma la svolta per fine 2008: era dal 1966 che, per decisione di De Gaulle, Parigi era fuori. Altri 800 soldati in Afghanistan

Bucarest - Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato oggi di volere portare a compimento il processo di ritorno della Francia nel comando militare integrato della Nato dopo la fine del 2008, quando giungerà a termine il semestre di presidenza francese dell’Unione europea. "«Al termine della presidenza francese, sarà giunto il momento di concludere questo processo e di prendere le decisioni necessarie perché la Francia possa prendere il suo posto nelle strutture della Nato", ha dichiarato Sarkozy durante il vertice dei Capi di Stato e di governo dei paesi Nato, in corso a Bucarest.
Dal giorno del suo arrivo all’Eliseo, nel maggio 2007, il capo dello Stato francese ha annunciato più volte la sua volontà di vedere la Francia riprendere "interamente il suo posto" nell’ambito del comando militare integrato della Nato, al quale il generale di Gaulle aveva sbattuto la porta in faccia nel 1966.
Afghanistan, Parigi manda rinforzi Sarkozy ha confermato anche l'impegno della Francia per inviare altri rinforzi in Afghanistan. Arriveranno 800 uomini, un battaglione che sarà dispiegato all’est. Ciò consentirà agli americani di spostare parte delle loro truppe al sud, accogliendo così la richiesta del Canada di un rinforzo. La Francia dispiega al momento un contingente di 1700 uomini in Afghanistan. I nuovi rinforzi francesi, ha spiegato Sarkozy, saranno formati da truppe ordinarie, destinate a garantire la sicurezza del territorio afghano, e da alcuni elementi delle forze speciali per «colpire duro» il nemico. Confermando anche che Parigi prenderà il comando della regione centrale del Paese (con Kabul e la sua regione), nel corso del suo discorso l’inquilino dell’Eliseo ha sottolineato che l’Afghanistan rappresenta "un nodo strategico per la sicurezza internazionale". L’obiettivo, secondo Sarkozy, non è solo quello di un successo militare, bensì quello di ricostruire anche civilmente un Paese "martire, devastato da anni di guerra". Le due cose, ha aggiunto infatti, "sono inseparabili".

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007 israeliani: Hezbollah più armata e aggressiva

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Cresce la tensione sul confine nord di Israele. Questa mattina, rilanciato dal Jerusalem Post, il quotidiano arabo a pubblicato a Londra Al Quds Al Arab aveva diffuso la notizia secondo cui la Siria stava allertando la propria riserva in previsione di un imminente attacco israeliano e stava perciò schierando alcune divisioni lungo il confine con il Libano e con Israele. Notizia smentita da un alto funzionario siriano Ahmad Munir Muhammad come “completamente falsa”. Ore dopo, in un’audizione alla commissione Esteri e Difesa della Knesset a Gerusalemme, alcuni rappresentanti di intelligence informavano il Parlamento che l’attività di Hezbollah in Libano registrava una forte crescita e che la milizia sciita starebbe preparando un attacco “con l’aiuto”, scrive il quotidiano israeliano Haaretz, “di un’altra organizzazione paramilitare. Secondo il rapporto degli 007 israeliani, “Hezbollah cresce a ogni livello, sta migliorando i propri sistemi e le proprie unità e sta ricevendo una grande quantità di missili a medio e lungo raggio”. Visitando ieri il confine israelo-libanese, il ministro della Difesa Ehud Barak aveva dichiarato: “Hezbollah sta diventando più potente, ma lo stiamo facendo anche noi. Israele è il paese più forte nella regione e non raccomanderei a nessuno dall’altra parte del confine di metterci alla prova”.
Il Velino

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Duelli tv, quando era Veltroni a snobbare il confronto

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
I tentativi di stanare Berlusconi per spingerlo a un duello tv sono finora andati a vuoto: il Cavaliere “scappa”, lo incalza Veltroni. Puntualmente Berlusconi gli risponde che non ha nulla da temere, visto che in un duello tv “straccerebbe chiunque”, ma che il faccia a faccia tra i due principali candidati premier è impedito dalla legge “liberticida” sulla par condicio. Un copione che pare il remake di quello delle primarie del Pd. Allora a volere il confronto tv erano gli inseguitori, in primis Rosy Bindi ed Enrico Letta. Una richiesta alla quale si sarebbero uniti Mario Adinolfi (che per sostenere la proposta lanciò anche una campagna web) e Piergiorgio Gawronski: se confronto doveva esserci, tutti i candidati alla segreteria del Pd avevano il diritto di partecipare - anche allora incombevano i rigori della par condicio. Mentre Veltroni, nella comoda posizione di battistrada, nicchiava. Dopo aver esortato i rivali - con un messaggio a loro indirizzato - a evitare di “rinchiuderci nello stereotipo della rissa politica da talk-show”, l’allora segretario in pectore del Pd chiariva il proprio pensiero sul confronto tv in un’intervista concessa a Daria Bignardi su La7. Ospite venerdì 28 settembre della prima puntata della nuova stagione delle “Invasioni barbariche”, Veltorni rispondeva a una domanda della Bignardi sulle ragioni del no al confronto televisivo invocato dalla Bindi puntualizzando: “Primo, come lei sa, non voglio andare tanto in tv, penso mangi un po’ l’anima - gli uomini politici che stanno troppo in tv, un po’ perdono tempo”. Ma perché - lo incalzava la conduttrice - dire no alla Bindi? Risposta di Veltroni: “E perché non Enrico Letta? Perché ce l’ha con Letta? Perché non Adinolfi?”. Un’argomentazione non troppo distante da quella addotta in questi giorni dal Cavaliere.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Insomma, assicurava Veltroni, “non è che non voglio incontrare la Bindi”. Con cui certamente darebbe vita a ““un incontro tra persone ragionevoli”. Il punto di Veltroni era: “Non voglio dare l’impressione di un Pd diviso”. Un timore sconosciuto negli Usa, dove Hillary Clinton e Barack Obama si sono già confrontati una ventina di volte. Cercando di giocare d’anticipo rispetto a simili critiche, Veltroni aveva segnalato - nella stessa lettera con cui metteva in guardia i suoi rivali dall’innescare una “rissa politica da talk-show” - che “si fa spesso riferimento e paragone con le primarie americane, senza però considerare che negli Stati Uniti si tratta di una tradizione, di un’organizzazione e di una pratica consolidate negli anni, mentre qui da noi è qualcosa di nuovo e di decisamente diverso, perché alla scelta della persona, del leader, si accompagna contestualmente la costituzione di un partito. Cosa che - era stato l’appello di Veltroni - richiede tanta più attenzione, saggezza, spirito unitario e vorrei dire ‘delicatezza’, perché il modo in cui ci comportiamo contribuirà inevitabilmente a definire l’immagine e la stessa identità del Pd”. Quanto all’inopportunità di stare troppo in tv, il segretario in pectore del Pd diceva alla Bignardi: “Non sono andato a ‘Ballarò’, dove vanno Enrico e Rosy, sono venuto da lei perché me l’ha chiesto. Però cerco di limitare il più possibile”.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
La stessa posizione che pochi giorni prima da Palermo aveva palesato a seguito dell’ennesima sollecitazione della Bindi: “In tv ci vado pochissimo e ci andrò ancora meno”. Ora, invece, ci va spesso e (con ogni probabilità) volentieri. La ritrosia di un tempo emerse anche durante la campagna per il Campidoglio datata 2006. Allora (come oggi) a rappresentare il centrodestra era Alemanno. Che chiedeva a gran voce un confronto tv. Nonostante i dubbi del favorito, lo spazio per il duello era infine emerso. Ma a poche ore dall’evento Veltroni, sindaco in carica, fu ricoverato per una colica. Il 25 maggio, vigilia dell’atteso confronto, i due candidati sindaci si trovarono faccia a faccia, ma non in uno studio televisivo, bensì al policlinico Gemelli, dove Alemanno andò a far visita a Veltroni.
Il Velino

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Misterprezzi

>>Da: Il giaguaro
Messaggio 1 della discussione
" I prezzi stanno salendo troppo e non riusciamo a fermarli".

Finalmente ha capito anche lui che non basta fare "buuuuuu" ai negozianti per fermare i prezzi
D'altronde da un dipendente di Padoa Schioppa cos'altro ci possiamo aspettare...

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Filippo Facci: Perderà, ma per noi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Gli spaccavetrine che a Bologna hanno assaltato Giuliano Ferrara sono una massa di straccioni e di befane da far rimpiangere i celerini di Scelba: chi durante un comizio non si limiti a contestare e al limite a fischiare (e scagli invece uova e pomodori e sassi e sedie e bottiglie di vetro) va abortito ed espulso dal grembo del Paese, fine dell’analisi sociologica. Chi incassa linciaggi del genere, d’altra parte, tende a guadagnare punti politici e a permearsi di un vittimismo sacrificale che giova alla causa, anche perché la missione finisce sulle prime pagine e fa un botto mediatico, giusto? No. Questa volta no. Attorno alla sfibrata campagna di Giuliano Ferrara non c’è nessuna parte che esca vincente: tantomeno la sua. E tantomeno la Chiesa, Cl, tanti cattolici di destra e di sinistra che non appoggiano Ferrara: il quale, tuttavia, si è incaricato di perdere una battaglia al posto loro. È così persuasiva e chiara, la campagna di Ferrara, che a ogni articolo e intervista gli tocca rispiegarla da capo. L’unico risultato, oggi, è che la sua Lista è riuscita a spaccare il Paese su un tema che non spacca il Paese. L’unico risultato, domani, sarà che ogni volontà di voler ridiscutere di aborto dovrà specchiarsi nella misera percentuale che Ferrara porterà a casa, ghettizzando domani ciò che Ferrara pensa sia ghettizzato oggi. Complimenti.

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Veltroni fugge da Bassolino

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Veltroni arriva oggi in Campania ma non incontra il governatore. E i gravi problemi di Napoli per il Pd rimangono senza risposta

No, we can’t, a quanto pare non si può fare, Walter non ce la fa. E ancora una volta il nodo irrisolto resta, la «bassolineide» continua. Walter Veltroni sbarca in Campania oggi, ma non chiuderà il caso di Antonio Bassolino, e delle sue ormai leggendarie dimissioni: per ora non lo incontrerà nemmeno, rimanda al 9 aprile, quando tornerà a Napoli, la scelta difficilissima se mostrarsi al suo fianco dopo lo sfacelo di «munnezzopoli».
Che il leader del Pd avrebbe baciato per terra pur di ottenere una defezione «spontanea» è noto. Che Bassolino non ci pensi nemmeno, è altrettanto chiaro. La genesi dei rapporti fra l’ex sindaco e il governatore, è lunga e tormentata, una storia nata nei tempi antichi, a metà degli anni ottanta, nella segreteria del Pci. E deve essere probabilmente anche questo legame para-familiare, a rendere sempre più difficile il ben servito che Veltroni dovrebbe dare - ma non riesce - a Bassolino. Di solito i governatori locali sono il patrimonio del consenso, e mostrarsi al loro fianco vuol dire ottenere dei testimonial. Solo in questa incredibile campagna elettorale del Pd i nuovi candidati fanno sfracelli ogni volta che aprono bocca, e i vecchi sponsor sarebbe meglio averli contro che a favore. Dice Silvio Berlusconi che «Veltroni è uno straordinario comunicatore» e «un grande illusionista»: ma nemmeno Houdini potrebbe far sparire la Caporetto dell’emergenza rifiuti sotto cui è crollato il consenso del centrosinistra in Campania. Solo tre giorni fa, nel confronto virtuale con il Cavaliere nelle tribune Rai, Veltroni ha avuto un sorprendente (per lui) attimo di sbandamento proprio per una domanda del direttore del Tg2 Mario Mazza sul suo viaggio elettorale in Campania. Mazza, con fantastica malizia, sapendo che Veltroni preferirebbe mille volte morire piuttosto che farsi fotografare con l’ex sindaco di Napoli, ha infatti chiesto: «Ha già deciso se salirà sul palco insieme con Bassolino?». Perfido, ma efficacissimo. E infatti il leader del centrosinistra per un attimo ha balbettato: «Francamente... al palco... non ci ho ancora pensato». Delizioso.

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Alitalia e Prodi spingono Air France

>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione
Il cda della compagnia: "E' l'unica soluzione. Tempo fino all'8 aprile".

Milano - Il tempo non è scaduto. Il consiglio di amministrazione dell’Alitalia, che ieri ha tenuto un’altra riunione fiume dopo la rottura con Air France, ha deciso di fissare una nuova data: l’8 aprile, martedì prossimo. Entro quel giorno il cda, dopo gli opportuni approfondimenti con gli advisor finanziario e legale, «verificherà la presenza dei necessari elementi che garantiscano la continuità aziendale». Già ieri buona parte della riunione è stata dedicata all’esame della situazione economica. Il consiglio, preso atto dell’essere venuta meno la validità del contratto con Air France, non essendosi avverate nei termini previsti le condizioni di efficacia, ha tuttavia dichiarato ufficialmente di continuare a ritenere - attraverso la nota diffusa dopo la riunione - che la proposta di Air France continua a essere ritenuta «idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno a una crescita profittevole».
In altre parole: o entro l’8 aprile si ricuce lo strappo con Parigi, oppure - si deduce - sarà richiesta l’amministrazione controllata. La Borsa ha provveduto in serata a sospendere il titolo Alitalia fino a quella data. La continuità aziendale, infatti, in assenza di un concreto piano di risanamento che ormai può essere garantito soltanto a un acquirente, non potrà essere accertata; e l’unica strada possibile sarà quella di chiedere la tutela giudiziale. Continuità significa avere concreta prospettiva di salute e sopravvivenza dell’azienda; lo stato finanziario (un indebitamento a quota 1,4 miliardi, una cassa scesa a 180 milioni e ridottasi di 100 milioni in un mese soltanto) non è tale da garantire questa prospettiva, anche tenendo conto che l’erosione di credibilità provocata alla compagnia dalla situazione attuale sta provocando un calo delle vendite sul mercato; e in questo periodo cominciano gli acquisti di viaggi per i mesi estivi.
Il cda di Alitalia ha preso atto delle dimissioni di Maurizio Prato, ringraziandolo per l’impegno nel suo «breve ma difficile mandato», e ha nominato presidente, al suo posto, Aristide Police, avvocato napoletano quarantenne e professore universitario, esperto in diritto amministrativo e già membro del consiglio. Nella prossima seduta il cda coopterà un nuovo consigliere.

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Schede bianche, l'ultima truffa del centrosinistra

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Uno studio rivela che nel 2006 sono stati "girati" ai partiti 35mila voti non espressi. L'obiettivo dei brogli è legato al premio di maggioranza previsto a Montecitorio

Milano - Le elezioni sono numeri. E i numeri, a volte, raccontano una verità diversa da quella che ciascuno di noi si immagina. C’è un dato che conosciamo già. Tre schede bianche su quattro, nelle elezioni del 2006, sono svanite nel nulla. Scomparse. Non è chiaro se per scelta dell’elettore o se per qualche «manina» che in fase di spoglio le ha magicamente trasformate in schede valide, con tanto di voto. La certificazione del crollo, dopo il contestato risultato favorevole all’Unione, arrivò direttamente dalla Giunta per le elezioni 2006 di Camera e Senato: le schede bianche nelle ultime politiche furono il 74,2% in meno rispetto al 2001. E anche le schede nulle magicamente si dimezzarono: -44,2%. C’è un altro dato che la dice lunga: alle politiche del 2001, ogni regione aveva una «sua» percentuale di bianche compresa tra il 2 e l’8%. Questa volta, quasi ovunque, il dato medio è crollato intorno all’1,2%.
Ma c’è un dato sul quale forse non si è indagato a sufficienza. Il rapporto tra le bianche di Camera e Senato. Che non ha una spiegazione logica. Lo dicono i dati, campionati dal bolognese Maurizio Montanarini, un esperto in statistica con una laurea di Sociologia in tasca. Ma sono così chiari che li capirebbe anche un bambino. Le schede bianche votate al Senato in Italia sono state circa 458mila (l’1,34% del totale delle schede) mentre alla Camera 439mila (l’1,12%); pur essendo i votanti alla Camera più numerosi, circa 4 milioni in più, mancano più di 19mila schede bianche rispetto al Senato. Il 4,28% del totale. Strano, stranissimo. «È statisticamente impossibile che aumentino i votanti e calino le bianche», spiega lo studioso.
Ed è forse sintomatico che la maggiore variazione tra le schede bianche di Camera e Senato, nello studio realizzato da Montanarini, si trovi ad esempio nella città di Bologna, cuore della rossa Emilia-Romagna. Tra Camera e Senato, nel capoluogo emiliano, si sono registrate 1.662 schede bianche alla Camera e 1.898 schede bianche al Senato. La differenza è di 236 schede, pari al 12,43% del totale. A Castel Maggiore il dato aumenta al 16%, nel seggio di Pieve Centro sale al 22,6%, nel piccolo comune emiliano di Anzola dell’Emilia sale al 24,3%. In pratica, un dato cinque volte maggiore rispetto alla media nazionale. Molto lontano da quello di altre città «rosse» come Roma (7,72%), Imola (9,25%) e Napoli (9,56%), dove il dato è pari al doppio di quello nazionale. Al contrario, numeri alla mano, in altre città italiane prese in esame da Montanarini, il dato si ribalta. Le schede bianche tra Camera e Senato coincidono in proporzione, come nelle città più a destra come Verona, Vicenza o Catania.

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Amato sbaglia anche le schede: simboli uniti, coalizioni mischiate

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Pdl, Pd e Idv contestano la grafica elettorale Scivolone sull’ipotesi di far slittare le urne

Contraddetto da tutti i costituzionalisti d’Italia, coperto di critiche sulla grafica delle schede elettorali «in cui non si capisce un tubo», costretto a far ristampare alcuni plichi dei militari all’estero perché erano sbagliati: per il ministro dell’Interno Giuliano Amato non è un bel momento.
Eppure è lui l’uomo che deve traghettare il Paese verso le elezioni, far dimenticare i pasticci del voto estero delle politiche del 2006, essere garante della correttezza dell’urna. Ma finora è scivolato su una pista di bucce di banana.
Nell’ordine: ha annunciato, lui professore di Diritto costituzionale prima che ministro, il rinvio della data delle elezioni dopo il caso Pizza quando la Costituzione impone che non si possa andare a votare oltre il 16 aprile; ha fatto stampare oltre 70 milioni di schede elettorali definite anche da un ministro della sua coalizione «confuse»; c’è poi la storia dei militari: a causa del rinvio del loro voto molti hanno perso le «licenze» per tornare a casa. Senza contare il rischio di dover ristampare le schede al Senato per l’eventuale conferma del reinserimento della Dc di Pizza.
Prima di Pizza e della defaillance sullo slittamento delle elezioni, il Viminale in realtà si era impantanato in un altro pastrocchio: la grafica delle schede. Scaduto il patto da gentiluomini stretto con Prodi per non litigare con i ministri, Antonio Di Pietro è da ore che ripete, senza avere risposte: «I simboli sono messi alla rinfusa, uno a fianco all’altro». E non sarebbe solo Di Pietro a essere preoccupato: forti perplessità sarebbero state espresse anche al loft, dal quartier generale di Veltroni. Le contestazioni sono due: i simboli sarebbero dovuti essere inseriti in maniera verticale, e non orizzontale. Secondo i «perplessi», le due coalizioni del Pdl e del Pd, inoltre, sarebbero svantaggiate perché i simboli (Pd e Idv da una parte e Pdl e Lega dall’altra) sono attaccati tra di loro e dunque l’elettore potrebbe essere tentato di tracciare un’unica croce: rendendo così il voto nullo.


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Mazzucca: «Addio modello rosso: un bluff l’Emilia felice»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Gli industriali hanno rinunciato alla sfida e il turismo vive di rendita

Giancarlo Mazzucca, direttore del Resto del Carlino e direttore editoriale del Gruppo Qn, candidato del Pdl alla Camera in Emilia Romagna.
«Sembra incredibile anche a me, ma è così».
Da giornalista libero di attaccare la Casta a membro attaccabile della Casta.
«Mi sono chiesto che cosa mi avrebbero consigliato i miei due maestri, Indro Montanelli e Giovanni Spadolini, che furono miei direttori, il primo al Giornale e alla Voce, il secondo al Resto del Carlino».
Montanelli non sarebbe stato d’accordo.
«Mi avrebbe detto che un giornalista deve restare indipendente e combattere con l’arma che gli è più idonea, la penna».
Lei ha seguito la via di Spadolini.
«Sì, perché è troppo facile limitarsi a criticare e basta, senza fare niente. Dopo molti anni trascorsi a denunciare i privilegi della classe politica e la sua frattura con i cittadini, mi sono chiesto se non fosse il caso, di fronte all’offerta di Silvio Berlusconi, di rimboccarmi le maniche in prima persona».
Non sarà che s’è stufato di predicare e ha deciso di accaparrarseli pure lei, i privilegi?
«La verità è che nel cambio ci perdo: da direttore di tre quotidiani, di privilegi ne avrei molti di più».
La indicano fra i «fedelissimi» di Berlusconi, insieme con Michela Vittoria Brambilla, che è terza nella sua stessa lista.
«La candidatura è stato Berlusconi a offrirmela, certo. Quanto a Michela, come me rappresenta quei volti nuovi che mancavano alla classe politica, ed è una persona da tenere in forte considerazione».


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Savoia: «Papà? Dà i miei santini per strada in Svizzera»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Principe, come va il tour in Europa?
«Benissimo, ho potuto incontrare tanti italiani all’estero, con molti problemi ma sempre grande affetto per me».
Tappe del tour?
«Ho fatto Svizzera, Germania, Belgio, Danimarca, poi ho fatto un po’ di Spagna, Francia del Sud e del Nord...».
Bel giro.
«Tutto in macchina, 1000-1200 chilometri in media al giorno, da tre settimane».
Una sfacchinata.
«Ma son contento, è un’esperienza bellissima. Faccio il porta a porta, parlo con la gente, vado a cena con loro. Ieri ho fatto un discorso all’1.30 di notte in un locale di Monaco».
A Bellinzona però l’hanno fischiata.
«Erano operai in sciopero da 13 giorni, il clima non era certo sereno. Ma io ho voluto prendere il rischio e andare lo stesso in quella fabbrica».
Però l’hanno contestata.
«Mi ha fischiato solo un gruppetto di 5 o 6 persone, su 300 operai. Ma io lì ci sono andato. Altri restano negli alberghi di lusso».
Altri chi?
«Veltroni. È andato a Bellinzona, ma non ha messo piede in fabbrica. Ha ricevuto una delegazione in un hotel a 5 stelle. Vede? Un ex comunista fa così e un principe invece va in fabbrica».
«Principe, faccia qualcosa per l’Italia». Ma davvero la gente la ferma per strada e glielo chiede?
«È vero, e sinceramente non capisco nemmeno perché. Non posso ancora conoscere bene l’Italia. Ma c’è un malessere, la gente cerca un punto di riferimento, qualcuno a cui parlare».
Mi faccia indovinare: lei?
«Grazie a Quelli del calcio sono entrato nelle case di molti come un giovane simpatico. E così la gente mi tratta come uno di loro».
Be’, con qualche titolo nobiliare in più...
«Ma guardi, anche gli italiani all’estero mi vogliono bene. Che riesca o no, è stata un’esperienza magnifica».
Al quotidiano svizzero Le Matine lei ha detto che «tra quindici o vent’anni il mio partito sarà la più grande forza politica italiana». Non le pare di esagerare?
«Ma no. Non faccio tutto questo per avere solo un rappresentante in Parlamento. Vorrei costruire con Valori e futuro un partito che possa mettere insieme tutti gli italiani».
Dicono che si è candidato in Europa perché in Italia avrebbe rischiato una figuraccia.
«Al contrario, in Europa è molto più difficile. Ci sono solo 6 seggi su 600mila elettori. Tutti mi dicono: “Ma perché non si è presentato in Italia, sarebbe stato più facile”».


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Ora Grillo dice «Vaffa» anche all’antipolitica

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Mentre presenta i suoi candidati, il comico dà del vecchio pessimista all’autore di «Gomorra»: sul voto di scambio esagera
Il lupo perde il pelo ma non il vizio, nel caso della sinistra italiana quello di litigare su tutto, finanche per contendersi lo scettro del qualunquismo. Già. Anche l’atteggiamento prettamente nostrano di generica sfiducia nelle istituzioni, in primis nei partiti e qualsivoglia soggetto politico, può diventare casus belli se a sventolarlo sono due galli finiti inconsapevolmente nello stesso pollaio: nella fattispecie il caporione genovese Beppe Grillo e il masaniello letterario Roberto Saviano. Accade infatti che il comico ex no-logo, divenuto per sua irriverente ammissione «il secondo politico italiano», si senta in dovere di bacchettare l’autore di «Gomorra» per aver invaso proprio quel territorio dell’antipolitica, del tutt’erba un fascio che ha così splendidamente lanciato nell’empireo il partito del «Vaffa». La polemica, sottile ma sdegnosa, si svolge sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno, organo di stampa che Grillo certamente acclude alla «poltiglia mediatica» gestita da una casta da abbattere, ma che evidentemente qualche volta torna utile alla causa, in questo caso delle liste grilline. «Io non sono d’accordo col pessimismo di Saviano che in tv ha detto che tutti i voti sono di scambio» dice il Beppe ai vituperati giornalisti, aggiungendo velenosa stoccata: «Certo che con la vita che fa Saviano è invecchiato precocemente». Sarà. Ma in fondo che aveva detto mai il Salman Rushdie campano che, fino a prova contraria o fino al prossimo best seller, vive l’indubbia scomodità di dover fuggire dalla fatwa dei casalesi? Ha solo affermato quel che già si sapeva sull’inveterato costume di «accattarsi» i voti soprattutto (ma non solo) sotto la linea gotica; quella prassi leggendaria che, come ricorda Saviano, faceva regalare dagli uomini di Achille Lauro pacchi di pasta e sacchi di patate alla plebe prima del voto e addirittura, si dice, scarpe spaiate da ricongiungere a elezioni avvenute.
Il voto di scambio, quell’atavica corrispondenza di amorosi sensi tra politica, imprenditoria, mafia e camorra, si è ovviamente evoluta, sottolinea lo scrittore-giornalista, perché alle conserve e ai «paccheri» si sono via via sostituiti posti di lavoro e denaro, ma anche e soprattutto appalti, concessioni e contributi che le cosche imprenditrici mercanteggiavano e mercanteggiano con i candidati in cambio di cospicui pacchetti di voti. Quegli stessi voti che, scrive sempre Saviano, da certe parti costano solo 50 euro, oppure un telefonino.


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Berlusconi: Vinceremo. E senza l’Udc sarà un’altra musica

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il Cavaliere: «C’è un’unità ritrovata con gli alleati. Al governo ho realizzato solo l’85% del programma perché Buttiglione faceva il “signor no”»

L’occasione è ghiotta in tutti i sensi. Così, quando Silvio Berlusconi si ritrova a girare per gli stand della Coldiretti davanti a una carrellata di prodotti tipici non resiste alla tentazione. Si avvicina a un piatto di mozzarelle di bufala, né addenta una e improvvisamente si mette una mano sul petto ironizzando sull’incubo diossina. Risate generali, mentre il Cavaliere prosegue la gag misurandosi le pulsazioni. Poi, lo sguardo gli cade su un’enorme mortadella e questa volta il siparietto che segue è per Prodi. Con Berlusconi che gesticola un po’ mostrandosi contrariato, si avvicina al balcone e - aiutato dal presidente di Coldiretti - nasconde la mortadella sotto il tavolo.
Sulla questione delle mozzarelle alla diossina, d’altra parte, l’ex premier si sofferma a lungo durante il suo intervento davanti agli agricoltori. La «gestione del problema» da parte del governo, attacca, «è stata dissennata dall’inizio alla fine», frutto di «incapacità pura», perché «bisognava prima fare le verifiche e solo alla fine colpire». Insomma, «hanno provocato danni incalcolabili per tutto il made in Italy». Un argomento su cui tornerà certamente anche oggi durante il comizio con Fini a Napoli. Non a caso, il Cavaliere ribadisce che, nel caso vincesse le elezioni, tra i suoi primi compiti c’è quello di «togliere i rifiuti dalle strade di Napoli» per «riconsegnare pulita l’immagine della città e di tutta l’Italia». Un problema, spiegava qualche giorno fa a chi nel suo staff gli consigliava di farsi riprendere dalle tv in mezzo ai rifiuti, «sul quale non si può speculare». Così, oggi a Napoli si limiterà a un comizio in piazza Plebiscito. Su Alitalia, invece, torna ad appellarsi «all’orgoglio dei nostri imprenditori» perché «per partecipare non servono milioni ma basta una fiche». Poi conferma che «la tassa di successione sarà abolita nel primo Consiglio dei ministri» e ironizza su Veltroni che presenta «un programma da opposizione al governo in carica».


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Rifiuti e viaggi vip, Pecoraro indagato per corruzione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Il ministro dell’Ambiente è accusato di corruzione e associazione per delinquere. L’inchiesta partita da Potenza: anomalie nella gestione del risanamento di alcuni terreni e scambio di favori con un tour operator di Perugia

Potenza - Dal capomafia Totò Riina al ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Ecco la parabola del capitano Ultimo, passato dai carabinieri della squadra Crimor a quelli del Nucleo operativo ecologico, tuttora impegnati, con il pm di Potenza, Henry John Woodcock, a chiudere il cerchio di un’inchiesta sul traffico dei rifiuti nata a Potenza e ieri passata per competenza a Roma.
Nella rete del duo Ultimo-Woodcock è finito un pesce grosso del governo Prodi, il ministro dell’Ambiente e leader verde, Alfonso Pecoraro Scanio, indagato per corruzione e associazione per delinquere finalizzata a compiere delitti contro la pubblica amministrazione. Assieme al ministro sono finiti nel registro degli indagati anche tre imprenditori. Pecoraro Scanio, a caldo, si è detto «allibito» dalla notizia.

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Maria Giovanna Maglie: Moriranno tutti democristiani

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Com’era che dicevamo? «Non vogliamo morire democristiani». Era il nostro slogan di ragazzi comunisti, talmente forte e sentito che i tre articoli pubblicati da Rinascita a firma di Enrico Berlinguer sotto il terribile titolo «Riflessioni sull'Italia dopo i fatti del Cile», insomma la teoria del compromesso storico, o fingevamo di non averla capita o passavamo all'insofferenza per quella nomenklatura tanto rigida e distante, nonostante il «tu» e il «compagno». Attraverso gli anni di piombo, la modernità insuperata di Bettino Craxi, i gulag e il muro di Berlino, le batoste micidiali di Tangentopoli, attraverso la mediocrità degli anni in cui Di Pietro fa il ministro, una speranza c'era rimasta: mai più comunisti, anzi il comunismo è fallito con le sue bugie e le sue rovine, e proprio per questo non moriremo democristiani.
C'erano molte altre ragioni per ritenerli morti e sepolti, sia detto con rispetto. La Dc fu distrutta dagli avvisi di garanzia, ma aveva votato la relazione di Violante che inaugurava l'azione dei magistrati di Palermo, e aveva taciuto, guardato altrove, mentre Craxi parlava. La Dc era morta perché la Chiesa non mostrò grande interesse per una ricostruita unità politica dei cattolici. La Dc era morta perché altre forze divennero motivo di attrazione per gli elettori democristiani e vicini alle esigenze del magistero della Chiesa. Almeno questo restava di tanta speme.


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Gianni Baget Bozzo: I pericoli dell’astensione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
L’elettorato di centro, che è la chiave della maggioranza politica del paese, è assai diverso da quello di sinistra. Nella sinistra prevale sempre l’idea di votare per una causa e non per una politica, un minimo di utopia, e quindi di ideologia, è coessenziale al voto di sinistra, anche quando l’elettore di sinistra non consente sulla politica del suo governo, come avviene ora. C’è sempre il fascino della causa, quindi l’idea di votare non per Prodi ma contro Berlusconi. La causa funziona sempre, come identificazione del nemico.
L’elettorato di centro non è invece contro la società così com’è, non ha utopie e vota per motivazioni politiche. Il principio del male minore, un principio così cattolico, è alla base del voto del centro e anche della destra, e va motivato con il timore che prevalga la sinistra e che occorra sempre creare una protezione della società così come è. Per questo l’elettorato di centro, e anche di destra, funziona tanto meglio quanto più vi è un pericolo, una minaccia concreta del trionfo della sinistra.
Ora l’abilità della campagna elettorale del Partito democratico è proprio quella di liquidare la sinistra come minaccia, dandone un’immagine debole e remissiva, presentandosi addirittura come già sconfitta. Ma non è detto che Veltroni debole sia un’arma peggiore del Prodi forte; anzi potrebbe essere la tattica giusta, non tanto per accogliere il voto della sinistra ma per sminuire l’impatto del voto del centrodestra. Il Veltroni debole tende quindi a dare un messaggio: non abbiate paura di noi. Questo è pericoloso per il centro perché, anche se elimina l’afflato del voto della sinistra, il suo effetto più pericoloso è di diminuire la mobilitazione del centro. In questo i sondaggi possono ingannare. La maggioranza di opinione favorevole al Pdl non si traduce sicuramente in voti, bisogna essere certi che coloro che si dichiarano favorevoli al Popolo della libertà e alla sua coalizione si sentano motivati a fare una fila anche lunga e andare al voto.


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Massimo Teodori: Il degrado dei partiti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Non varrebbe la pena di spendere troppe parole sulla ridicola vicenda inscenata da Pino Pizza, «tenutario» dell'antico e glorioso simbolo scudocrociato, se questo disgraziato capitolo, che si impone all'attenzione dell'opinione pubblica e consuma tempo prezioso di importanti corpi dello Stato, non fosse l'espressione, anche simbolica, della degenerazione partitocratica del nostro paese.
Il signor Pizza, grazie a chissà quali cavilli giuridici, sfrutta oggi il possesso (peraltro contestatissimo da una schiera di altri presunti eredi dc) del simbolo della più importante forza politica della storia della Repubblica, pur rappresentando il nulla dal punto di vista politico ed elettorale, per non parlare di quello ideale. Se non fossimo nel paese di Pirandello e di Pulcinella, ci si dovrebbe chiedere come sia possibile una tale aberrazione, che costringe il governo e i massimi organi giudiziari e costituzionali, oltre alle forze politiche di primo piano, a fare i conti con siffatte miserevoli vicende nel pieno di una campagna elettorale in cui si dovrebbero decidere le sorti del paese.
Quando ho sentito parlare di ripristino della legalità e di Stato di diritto mi sono venuti i brividi alla schiena. Ma la verità è più semplice: Pizza è la quintessenza del degrado partitico in cui l'Italia è progressivamente scivolata da tempo. Quando accadono fatti simili sembra che nel nostro paese non contino le idee e le forze politiche radicate nel passato e nel presente, bensì la capacità di sfruttare i marchingegni che partiti, partitini e gruppi hanno messo in piedi per meglio proteggere le oligarchie partitiche aggrovigliate intorno alle etichette, ai privilegi e ai traffici.


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La fine delle calorie

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La conta della ciccia da oggi si fa in joule
Da gennaio costretti a cambiar calcoli. La nutrizionista: "Il consumatore si confonderà". La nuova unità di misura: 4,184 joules sono l'equivalente di una delle vecchie calorie

Milano - Sarà una minirivoluzione che partirà tra un anno. E quindi avremo tempo per abituarci a una parola nuova: joule. L’unità di misura che sostituirà la caloria. Dal 2009 infatti, dalle etichette alimentari sparirà il termine tanto caro alle mamme e tanto temuto dalle persone in sovrappeso. Al suo posto, cibi e bevande dovranno essere soppesati in joule, una caloria corrisponde a quattro joule. E un prodotto da cento calorie, si trasformerà in circa 400 joule.
La notizia è stata lanciata dall’Unione consumatori che ha rispolverato una legge del 1982. È proprio il Dpr 802 che ha deciso di eliminare la caloria a favore dell’unità di misura internazionale. Ma da allora, ben 26 proroghe hanno lasciato immutato il quadro normativo. Ora non si prevedono nuovi slittamenti e, se tutto filerà liscio, dovremo adeguarci. Anche se le proteste già piovono su questo strumento di misurazione internazionale.
L’Unione consumatori, infatti, sostiene che la gente non riuscirà più a rendersi conto di quanta energia apporta all’organismo un prodotto alimentare specialmente ai fini di una dieta e tanto più se è necessario per una malattia come per esempio, l’obesità.
Ma sarà davvero così drammatico il cambiamento? Margherita Caroli, nutrizionista e Presidente dell’European childhood obesity group ne è convinta, tanto che invoca un ripensamento. «Tecnicamente la sostituzione non fa una piega ma non ha nessun senso. Ci sono voluti 25 anni per far capire alla gente cos’è la caloria e adesso che è diventato un termine familiare, ce lo tolgono - sbotta l’esperta -. È un’assurdità. Non abbiamo bisogno di più tecnicismo nelle etichette già esistenti, semmai dobbiamo semplificarle».

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L’Europa dice sì allo scudo spaziale americano

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Per Georgia e Ucraina solo promesse di un futuro ingresso. Veto greco alla Macedonia
Porte sbattute, delegazioni che abbandonano i lavori. Liti dietro le quinte. Il 59° vertice della Nato in corso a Bucarest è tutt'altro che la solita kermesse medianica che si conclude con l'approvazione notarile di documenti il cui contenuto è definito da mesi. Georgia ed Ucraina, a dispetto del supporto statunitense, devono accantonare il sogno di entrare nell'Alleanza Atlantica. Lo sperato invito a iniziare la preparazione attraverso il programma Map non c'è stato. Ed è una magra consolazione che il segretario generale dell'Alleanza, Jaap de Hoop Scheffer, abbia detto che «tutti convengono che i due paesi saranno un giorno nella Nato». Considerando che l'anticamera del Map può durare 5-10 anni, davvero il discorso è molto remoto. E il veto che ha infranto i sogni dei due aspiranti è arrivato da Parigi e da Berlino, non da Mosca.
Un veto targato Atene ha invece impallinato l'aspirazione della Macedonia ad entrare subito nell'Alleanza: la Grecia è stata irremovibile, se la Macedonia non cambia il suo nome non se ne parla proprio. Non è escluso che su questo aspetto formale/sostanziale le diplomazie riescano a trovare una soluzione, ma per ora l'invito ufficiale ad entrare nel club Nato è stato rivolto solo a Croazia ed Albania. Le procedure di ratifica parlamentare degli attuali 26 membri richiederanno circa due anni, dopo di che i due paesi balcanici saranno ufficialmente ammessi nell'Alleanza.


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Betancourt: Sarkozy e Chavez pronti all'azione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Secondo il ministro degli Esteri francese, Sarkozy e Chavez sarebbero pronti a recarsi insieme alla frontiera tra Colombia e Venezuela per ottenere la liberazione dell’ostaggio franco-colombiano nelle mani delle Farc da sei anni

Parigi - Secondo Bernard Kouchner, ministro degli Esteri francese, Nicolas Sarkozy e Hugo Chavez sarebbero pronti a recarsi insieme alla frontiera tra Colombia e Venezuela per ottenere la liberazione di Ingrid Betancourt, l’ostaggio franco-colombiano nelle mani delle Farc da sei anni. Kouchner ha anche detto che la Francia potrebbe accogliere nei suoi territori caraibici i guerriglieri delle Farc che dovessero essere rilasciati dal governo colombiano in cambio della liberazione di Betancourt.
Ieri è arrivato a Bogotà un aereo ambulanza francese pronto a ricevere l’ostaggio, ma i ribelli delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia hanno detto che la donna resterà nelle loro mani fin quando non saranno rilasciati i guerriglieri.


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Bufera sul New York Times

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Il mensile Vanity Fair ha rivelato che i 20 membri del suo comitato editoriale avevano deciso a maggioranza di appoggiare Barack Obama, ma il quotidiano andò poi in stampa con un «endorsement» per Hillary Clinton dopo aver ceduto alle pressioni dell’editore Arthur Sulzberger. «Il comitato editoriale aveva deciso per Obama nelle primarie di New York.

La campagna di Hillary lo venne a sapere e chiamò uno dei suoi maggiori sostenitori finanziari, il banchiere Steven Rattner, che è il migliore amico di Sulzberger», ha scritto Vanity Fair: «Rattner implorò Sulzberger che a sua volta, in seguito a queste richieste, scavalcò gli editorialisti». Dopo l’articolo di Vanity Fair il board è stato costretto a una reazione: «Sulzberger non ci ha messo in minoranza, Vanity Fair ha preso un colossale abbaglio», ha detto il direttore della pagina degli editoriali Andrew Rosenthal.
Intanto Obama continua a rastrellare fondi e appoggi: il senatore dell’Illinois ha raccolto oltre 40 milioni di dollari in marzo, meno del record di febbraio (55 milioni) ma il doppio della rivale. Quanto agli appoggi Obama potrebbe aggiudicarsi il voto di un importante superdelegato, Jimmy Carter, l’unico ex presidente democratico ancora in vita oltre a Bill Clinton. Pur non annunciando un «endorsement» formale, Carter ha infatti lasciato intendere che sosterrà il senatore dell’Illinois alla convention di fine agosto. «Obama ha vinto nel mio Stato, la Georgia. La mia città lo sostiene, i miei figli e le loro mogli lo sostengono. I miei nipoti lo sostengono. Non dirò la mia scelta, ma lascio immaginare a voi» ha detto. Carter si aggiunge ad una crescente lista di superdelegati democratici che hanno deciso di appoggiare Obama. Il senatore dell’Illinois ha anche iniziato a corteggiare l’ex vicepresidente di Bill Clinton, Al Gore, il cui appoggio, secondo gli esperti, sarebbe in grado di sbloccare la corsa alla nomination e a cui ha offerto un posto da ministro nel suo governo. Un appoggio che per Obama può rivelarsi invece imbarazzante è quello ricevuto da Jane Fonda, l’ex Barbarella di Hollywood e pasionaria negli anni Sessanta contro la guerra del Vietnam, che si è schierata per lui. Jane, pacifista a oltranza, rischia di scoraggiare i repubblicani che potrebbero saltare il fosso e votare per il senatore dell’Illinois in novembre.

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Nato, Putin a Bucarest per sciogliere il disgelo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Dallo scudo spaziale degli Usa in Europa all’allargamento ad est della Nato delle due ex repubbliche sovietiche Georgia e Ucraina. Il presidente russo all'ultimo appuntamento del consiglio Nato-Russia

Bucarest - È la giornata di Vladimir Putin oggi a Bucarest: il presidente russo partecipa al consiglio Nato-Russia, ultimo appuntamento previsto nell’agenda del Vertice dell’Alleanza. È la seconda volta, dopo il Vertice in Italia a Pratica di Mare nel quale si lanciò il Consiglio per le relazioni bilaterali tra la Nato e la Russia, che Putin partecipa ad un summit Nato. E sarà anche la sua ultima volta, prima del passaggio di consegne il 7 maggio a Dmitrj Medvedev.
L'attrito con la Nato Molti e spinosi i temi in agenda oggi: dallo scudo spaziale degli Usa in Europa, che ieri ha ricevuto l’approvazione dei 26, all’allargamento ad est della Nato delle due ex repubbliche sovietiche Georgia e Ucraina, alle quali gli Alleati hanno rinviato l’apertura del programma di pre adesione, ma hanno promesso che "un giorno o l’altro" entreranno a pieno titolo. Queste due decisioni assunte ieri a conclusione del 59esimo vertice Nato rappresentano forti elementi di tensione nelle relazioni con Mosca, che si oppone sia all’installazione dello scudo missilistico in Repubblica Ceca e Polonia, sia all’allargamento ad est dei confini dell’Alleanza.
Il nodo Kosovo Elementi di frizione che si aggiungono alle forti tensioni già registrate negli ultimi mesi sul Kosovo. Unico segnale di disgelo, l’accordo tra Nato e Russia sull’apertura di un corridoio che consentirà il transito sul territorio russo di equipaggiamento non militare destinato alla forza internazionale in Afghanistan. L’intesa era stata cercata da anni dagli Alleati per facilitare il transito di materiale non militare, prodotti alimentari, pezzi di ricambio, carburante e veicolo di trasporto alle forze Isaf, impegnate in Afghanistan.
Occhi puntati su Bucarest C’è molta attesa a Bucarest per l’esito del Consiglio che potrebbe segnare l’avvio di un disgelo nelle relazioni bilaterali, ma anche registrare una nuova irritazione di Mosca. "L’esito è aperto", riferiscono fonti della Nato. Le immagini delle prime battute del Consiglio non lasciano sperare molto: Putin si è diretto rapidamente al suo posto senza dilungarsi troppo in saluti con i leader dei paesi Nato presenti.

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Pirata uccide una donna, non si ferma e va a lavorare

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
È andata al lavoro come se non fosse successo nulla. Ha parcheggiato la sua Clio in una traversa poco distante dal Gran Cafè Laura, ad Acilia, dove fa la barista da qualche mese, pronta per iniziare il turno di mattina.

Pochi minuti prima, al volante della stessa auto, aveva investito e ucciso Ahlaya Kounichuk, 59 anni ucraina, mentre attraversava la strada per andare a prendere l'autobus. La tragedia ieri mattina alle 5,05 in via di Dragone, ad Acilia. L'ennesima vittima di un pirata della strada è una collaboratrice domestica che lavorava presso alcune famiglie del centro. Ieri la aspettava il solito lungo tragitto per arrivare in tempo da Dragona, il quartiere periferico dove abitava col figlio, fino in centro: due autobus, il trenino e un pezzo a piedi.
Ma ieri Alina, come la conoscevano tutti, al lavoro non c'è mai arrivata: è morta in ambulanza durante il viaggio verso l'ospedale Grassi, a Ostia. All'altezza del civico 268 è stata falciata sulle strisce pedonali dalla Clio di R.R. 25 anni, barista romena in Italia da qualche anno.
Per terra, in via di Dragone, solo due gocce di sangue, uno specchietto e pochi frammenti dell'auto. Sufficienti però per i carabinieri della Compagnia di Ostia per individuare l'auto assassina parcheggiata in piazza San Leonardo da Porto Maurizio. Nessuno infatti aveva visto nulla: solo un inquilino del palazzo che affaccia sulla strada e il titolare del bar di fronte avevano sentito lo schianto chiamando i soccorsi ma la Clio era già sparita. «Quando mi sono affacciato alla finestra - ha raccontato uno dei due uomini - ho visto solo la donna a terra. Della macchina però non c'era neanche l'ombra». Davanti ai militari la rumena ha negato tutto: «Ieri sera ho dimenticato le chiavi della mia macchina nel cruscotto e questa mattina (ieri mattina, ndr) l'ho trovata completamente distrutta davanti. Sarei venuta a sporgere denuncia nel pomeriggio».
Una versione smentita dallo stesso fidanzato della ragazza, al quale la 25enne aveva confidato di aver sbadatamente urtato un cassonetto. Contraddizioni queste che hanno spinto gli investigatori a indagarla per omicidio colposo e omissione di soccorso. Accuse pesanti ma evidentemente non sufficienti a farla finire in carcere. La Procura ha deciso, infatti, per la denuncia a piede libero.
«È una brava ragazza - spiega un dipendente del bar - lavora con noi da tre mesi, mai alcun problema. È stato un incidente, avrà avuto paura». Ahlaya lascia un marito, una figlia entrambi in Ucraina, e un figlio che abitava con lei da tre anni in un appartamento al civico 31 di via Barasso, a cinquanta metri neanche da dove la madre è stata travolta e uccisa. I vigili urbani, arrivati sul posto per i rilievi, hanno avvertito Vittorio, 30anni operaio, solo due ore e mezza più tardi. «Mia madre è al lavoro» ha risposto agli agenti che l'avevano svegliato. La realtà l'ha saputa solo dopo all'ospedale quando la corsa al pronto soccorso non gli è bastata per salutare Alina. Indignati, scossi e sbalorditi i residenti del quartiere che già nel primo pomeriggio hanno preso a sfilare davanti al luogo dell'incidente per depositare mazzi di fiori.
Silvia Mancinelli

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"Meredith era a in precoma etilico"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Quando è morta Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia nel novembre scorso, era in uno stato di precoma etilico.

È quanto emergerebbe dalle nuove analisi sul corpo della vittima disposte dal gip di Perugia Claudia Matteini. Lo rivela il settimanale «Panorama» nel numero in edicola oggi. La perizia sarà consegnata nelle prossime settimane.
I risultati dell'esame chimico-tossicologico hanno evidenziato nel sangue della studentessa inglese - si legge sul settimanale - una concentrazione di 2,3 grammi di alcol per litro: quasi il sestuplo rispetto a quanto rilevato inizialmente. Secondo le analisi svolte nei giorni successivi al delitto, questo valore era infatti di 0,43 grammi per libro. «Panorama» svela inoltre che l'impronta insanguinata trovata nella camera di Meredith, inizialmente attribuita a Raffaele Sollecito, potrebbe in realtà essere di Rudy Guede.


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Bestie di Satana, forse altre tre vittime

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
La Procura di Monza sta entrando nel vivo della nuova inchiesta sulle «Bestie di Satana», la setta che agiva tra Basso Varesotto e Alto Milanese, già condannata negli anni scorsi per gli omicidi di Fabio Tollis, Chiara Marino e Mariangela Pezzotta.

Nelle ultime ore sono stati sentiti alcuni testimoni. Anna Lia Frigerio, mamma di Cristian, giovane scomparso da Brugherio il 14 novembre di 11 anni fa e che, stando ad una Bestia pentita, «sarebbe stato ucciso perchè troppo ficcanaso». La seconda persona ascoltata dagli investigatori sarebbe un giovane amico di Cristian che con lui avrebbe partecipato ad alcune messe nere. «Una sera - ricorda Anna Lia - mio figlio torno' a casa con evidenti bruciature di sigaretta ed un morso sul braccio. Disse di aver paura, di sentirsi minacciato. Uscì il giorno dopo in bici. Non è più tornato». Secondo le rivelazioni del pentito, Cristian sarebbe stato ucciso proprio dai satanisti: «Lo hanno freddato. Il suo errore quello di ficcanasare dove non doveva e questo a lungo lo ha pagato con la vita». Nelle sue rivelazioni, il pentito spiega che Cristian mi disse una volta di essere al corrente che una persona era stata brutalmente squartata dai «vecchi su ordine degli adulti». Un'altra morte sulla quale si sta indagando è quella di Andrea Ballarin. Infine sulla morte di una prostituta che, stando al pentito, sarebbe stata «immolata», vittima di un «sacrificio» in onore di Lucifero. Sette le «Bestie» indagate che saranno interrogati nei prossimi giorni dagli investigatori. L'inchiesta condotta dagli investigatori monzesi non deve essere confusa con quella in mano al sostituto Domenico Novara di Busto Arsizio che sta conducendo un supplemento investigativo sul gruppo di giovani che, in nome di Lucifero, ha commesso gli orribili delitti nel Basso Varesotto. A Busto si sta indagando, in particolare, sul suicidio di sei ragazzi, tutti appartenenti ad una band di heavy metal.

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Immigrazione. Ramona Badescu ad Affari: no al buonismo veltroniano

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Ramona Badescu, soubrette e attrice nota al pubblico italiano e non solo, ha preso una decisione importante nella sua vita: sostenere il popolo rumeno e tutelare gli stranieri in Italia iscrivendosi in una lista civica a favore di Gianni Alemanno come prossimo sindaco di Roma. Dopo aver vissuto da giovane una tremenda dittatura nel suo Paese e lottato per la democrazia, ha ben pensato di intraprendere una nuova lotta a favore di chi si sente emarginato. Affari l'ha intervistata.
Ramona, il tuo sostegno alla popolazione rumena è molto sentito. L'immagine di questo popolo in Italia è stata spesso manipolata in senso negativo. Il tuo impegno in politica nasce da tutto ciò?
"Il mio impegno in politica nasce dal sociale, dall'animo sensibile di una persona. Con molta umiltà ho preso questo impegno partendo da una lista civica. Nei confronti dei rumeni, ma anche di tutti gli stranieri in Italia, non si può generalizzare e soprattutto non si possono usare attributi troppo forti. La presenza degli stranieri in Italia è molto importante anche perché un Paese può arricchirsi grazie a loro in diversi settori da quello culturale a quello economico".

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Zimbabwe: Mugabe lascia o raddoppia?

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Chi lo accusa di ordire l’ennesima stretta sullo Zimbabwe, chi lo dà in procinto di lasciare il potere in cambio dell’immunità. Robert Mugabe, padre padrone del paese africano appena uscito da elezioni il cui risultato sembra avergli sfilato di mano le chiavi di 28 anni di comando ininterrotto, è al centro dell’attenzione dei media internazionali. Secondo l’inglese The Guardian, Mugabe, che ha ammesso la sconfitta alle elezioni parlamentari ma che nicchia sul risultato delle presidenziali, avrebbe ventilato agli oppositori del Movimento per il cambiamento Democratico (Mdc) la propria uscita di scena in cambio di chiare garanzie in termini di immunità personale. Diversamente il presidente ancora al potere riconvocherebbe elezioni entro 90 giorni per stabilizzare il paese con i modi che gli sono stati propri nell’ultimo quarto di secolo. Oggi il politburo del partito di Mugabe, lo Zanu-Pf, si riunirà per decidere se dichiarare la vittoria alle presidenziali o se procedere al ballottaggio tra l’uomo forte di Harare e il candidato dell’Mdc, Morgan Tsvangirai. A contraddire The Guardian, da Harare rimbalza però la segnalazione, diffusa da Sky News, secondo cui Mugabe avrebbe ordinato l’arresto di Tendai Biti, il segretario generale dell’Mdc. Se confermata, la notizia indicherebbe la scelta del braccio di ferro. Scelta che Mugabe è in grado di fare a condizione che l’esercito dello Zimbabwe, il secondo centro del potere, gli abbia confermato fedeltà una volta di più.
Il Velino

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Pera in Vaticano denuncia: Supermercato delle unioni

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Ormai siamo al “supermercato delle unioni”, c’è una “esplosione di vari modelli di famiglia, come se fosse una unione come qualunque altro tipo di unione: famiglie omosessuali, lesbiche, monoparentali, poligamiche”: per il senatore Marcello Pera esiste un “problema serio e profondo di crisi famiglia in quanto modello”, oltre a una crisi della famiglia di tipo sociale ed economico. A margine del suo intervento nell’Aula nuova del Sinodo, in Vaticano, nell’ambito della sessione plenaria del Pontificio consiglio per la Famiglia, il senatore spiega al VELINO che “c’è una crisi del concetto tradizionale di famiglia, non solo del concetto cristiano di una unione sancita dal matrimonio, ma anche del concetto laico così come previsto dalla nostra costituzione. Ormai fare una famiglia vuol dire fare un accordo e stare insieme per quel tanto che si può stare insieme” e “questo è grave perché disgrega lo stesso concetto di famiglia, che è come disgregare il nucleo della società”. Pera è l’unico candidato alle politiche che partecipa a questo convegno in Vaticano. Una coincidenza – spiega – perché “l’invito è arrivato molto tempo fa quando non era prevedibile questa situazione”. Esso nasce “da uno dei tanti incontri che ho avuto con il cardinale Trujillo”, presidente del dicastero vaticano e tra l’altro assente oggi per gravi motivi di salute. Il porporato “aveva apprezzato molto il mio impegno su questi argomenti – dice il senatore - e mi chiese se potevo fare il relatore laico di questo convegno. Ne fui onorato e accettati”. L’appuntamento cade ora “in un momento che peraltro mi trova impegnato sui due fronti, su cui però non faccio molta distinzione: credo che temi come questi, della laicità vera, siano temi da campagna elettorale che dovrebbero essere sottolineati con maggior forza”.


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Maria Giovanna Maglie: L’intolleranza zittisce la libertà

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

In Piemonte calci e sputi al segretario del Pd Morgando. Si moltiplicano ke cintestazioni violente. Ferrara, Storace, Borghezio, De Mita e Veltroni gli ultimi casi
Ieri sera sul tardi arrivano a Tetris, ottima trasmissione di Luca Telese, che ama usare l'arma neanche tanto nascosta della provocazione, il solito Vauro, che da molto tempo ha cambiato mestiere, e non fa più ridere nessuno, che non si capisce perché continui a veleggiare da schermo a schermo, e la «uoma» nuova lanciata da La Destra, Daniela Santanchè. «Adoro le sue vignette, mi disegna di plastica al 100%» dice il candidato premier, e rivendica con orgoglio il suo slogan polemico contro i politici che hanno «le palle di velluto». «Vauro conia subito un altro slogan «Palle di velluto, tette di silicone». Lei, con ragione: «Quello che m'infastidisce di lei è la completa mancanza di rispetto per le donne. Io non le vengo mica a dire che ha i denti cariati. Lei è di un'arroganza assoluta. Il grado di civiltà di un Paese si misura in base alla dignità che si dà alle proprie donne». Vauro, a dimostrazione del fatto che non si capisce perché lo invitino ancora ai talk show tv: «L'unico dato di civiltà di un Paese per me era l'antifascismo, ma mi sono dovuto ricredere anche su quello». «Il suo è un linguaggio volgare, la gente pensa che lei è un maleducato». Amen.
Voi risponderete che nessuno si è fatto male, che questo è il danno minore della nostra società disastrata, un po' di chiasso in tv, eppure l'intolleranza, mescolata con una sostanziale indifferenza che, a parere strettamente personale di chi scrive, circonda la campagna elettorale, si esprime anche così, fra tette al silicone e denti cariati, fra battute volgari e povertà di proposte. È come se questo Paese fosse diventato tutto una rissa a strilli e pianti, Amici e XFactor, Forum e Pacchi, gli altri solo telespettatori, rabbiosi e coinvolti, oppure rassegnati e assenti.

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P. C. Pomicino: Ecco come Alitalia può restare italiana

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La telenovela sulla vicenda Alitalia continua con colpi di teatro quotidiani. Qualche giorno fa l'abbandono, poi definito elettoralistico, di Angeletti della Uil, l'altro ieri quello di Spinetta, amministratore delegato di Air France-Klm. Una mossa tattica, hanno fatto filtrare i francesi, cui è seguita una cauta riapertura dei sindacati. In questa trattativa piena zeppa di montagne russe mozzafiato ciò che manca è la guida ferma e intelligente del ministro del Tesoro Padoa-Schioppa. Non sappiamo come non si riesca a capire che se uno si siede al tavolo delle trattative dicendo al compratore o mi acquisti o fallisco, si pone scientemente in una posizione di debolezza tale dalla quale inevitabilmente si esce con le ossa rotte. Eppure Padoa-Schioppa non lo capisce. Ma c'è di più. L'ineffabile ministro del Tesoro continua a parlare di vendita di Alitalia mentre in realtà si tratta di un'offerta pubblica di scambio (OPS) per cui, una volta accettata, lo Stato italiano con il suo 49% e passa di azioni Alitalia diventerebbe un azionista dal 2% al 3% della nuova compagnia Air France-Klm-Alitalia di cui lo Stato francese rimarrebbe l'azionista di riferimento con il 15%. Questa non è solo una precisazione pettegola ma è la testimonianza della mancanza di qualunque strategia di medio lungo periodo. E ci spieghiamo. Dal momento che nella proposta di Air France c'è una ricapitalizzazione di Alitalia per un miliardo di euro la controproposta più intelligente da parte del nostro Governo sarebbe quella di sottoscrivere esso l'aumento di capitale di guisa che il Tesoro italiano non sarebbe domani un piccolo azionista con il 2-3% della nuova compagnia ma sarebbe il secondo azionista della più grande compagnia aerea del mondo per trasporto merci e tra le prime per il trasporto passeggeri con il 6-8% del capitale. Questa presenza significativa in Air France-Klm offrirebbe, più ancora dei vincoli contrattuali, quelle garanzie che da più parti si chiedono in ordine al mantenimento del logo «Alitalia» e delle altre accessorietà. Insomma ci troveremmo a essere protagonisti di un processo di internazionalizzazione attiva del nostro trasporto aereo mantenendo in mani italiane una parte significativa del capitale della nuova compagnia aerea Air France-Klm-Alitalia.


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Veltroni difende Bassolino (ma non a Napoli)

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Anche in Campania - come già era accaduto nelle tribune Rai - il duello è virtuale. Ma stavolta a sceglierlo è stato lui. In una sfida in cui nulla è lasciato al caso, Walter Veltroni arriva nella regione più martoriata del Sud nello stesso giorno in cui ci approda Silvio Berlusconi e si ritrova a sorpresa preso tra «due fuochi». Mentre il leader del Popolo della libertà lo incalza nel suo comizio da Napoli, e un intellettuale prestigioso lo interroga pubblicamente sul più prestigioso giornale della città, lui gira la regione, da Caserta ad Avellino.
Eppure, questo confronto a distanza ravvicinata, è ancora più stretto e serrato dell’altro, e si gioca sul palcoscenico della grande tragedia campana, nel disastro metaforico di «monnezzopoli». Il leader del centrodestra punta l’indice contro Veltroni e Antonio Bassolino. Ma l’altro attacco clamoroso arriva al leader del Pd dalla sua sinistra: è un «affondo» non previsto, e il duello si tramuta in «triello», come nei film di Sergio Leone. L’affondo più doloroso è senza dubbio quello dello scrittore Roberto Saviano - giovane intellettuale di sinistra, volto-simbolo della lotta alla Camorra - che sceglie non a caso il giorno della sua visita per incalzarlo con una lettera aperta pubblicata sulla prima pagina de Il Mattino. L’autore di Gomorra (Mondadori) a cui pure Veltroni aveva proposto una candidatura, va giù con l’accetta nel criticare il centrosinistra campano, e anche il Pd nazionale. Troppo compromesso, il primo, dopo anni di malgoverno; troppo timido il secondo, malgrado le buone intenzioni. Scrive Saviano: «Servono i fatti, bisogna catturare tutti i latitanti. Ma servono anche i nomi: bisogna indicare le persone cui la politica vuole affidare la soluzione dei problemi. Quali sono le persone che cacceranno la camorra dagli appalti pubblici, dai comuni, dagli assessorati?». Lo scrittore i nomi li fa, e punta esplicitamente il dito su Antonio Bassolino: «Questa terra - scrive Saviano - si aspetta che farai riferimento a ciò che non è stato fatto sino ad oggi. Avere il coraggio di confessare gli errori della propria parte». E qui il riferimento al «sogno riformatore dei primi anni di Bassolino», trasformatosi «in un continuo tentativo di mantenere i propri poteri» è durissimo. L’amministrazione della cosa pubblica - aggiunge lo scrittore - «è stata spesso un susseguirsi di posti assegnati per quota politica, e non per capacità».


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Filippo Facci: Fine pena sempre

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Commovente quel giudice brasiliano che per il terrorista Cesare Battisti, nel caso sia estradato in Italia, chiede che non gli sia comminato l’ergastolo bensì «non più di trent’anni». Quel giudice non sa che trent’anni, in Italia, sono più dell’ergastolo. Non sa che in Italia vengono eliminati quarantacinque giorni di pena ogni sei mesi e che c’è l’ammissione ai permessi-premio dopo dieci anni, la semilibertà dopo venti, la libertà condizionale dopo ventisei. Non lo sa: e non lo sanno neanche tanti italiani che non hanno capito che abolire l’ergastolo significherebbe che i detenuti farebbero più galera, non di meno. Oh, certo, abolirlo equivarrebbe anche ad attuare l'articolo 27 della Costituzione, secondo il quale le pene devono tendere alla rieducazione del condannato; e, certo, significherebbe anche ossequiarsi alla lezione del Beccaria. Ma la proposta della commissione Pisapia di abolire l’ergastolo, lasciata cadere nell’indifferenza generale, stabiliva che il massimo della pena sia di 32 anni elevabili fino a 38 anni per i casi più gravi: ma con limiti molto più rigidi nell'applicazione dei benefici. Il caso di Battisti poi è paradossale: se verrà estradato sarà perché i suoi crimini sono stati giudicati di matrice comune e non politica, e per la stessa ragione, in quanto reati non terroristici, potrebbe ottenere i benefici di pena.

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Vittorio Macioce: Disastro made in Italy

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

C’era una volta l’Italia, la terra che vendeva sogni al resto del mondo. Una vecchia zia che abita da anni a New York ti chiama preoccupata: «Ma cosa sta succedendo lì?». Dice che lei, ormai, quasi si vergogna. È colpa di Fox News, della Cnn e anche di Rai International. Tutte quelle cattive notizie che si ripetono come una litania sono difficili da digerire. Napoli è una pattumiera. L’Alitalia non vola. La mozzarella di bufala che sa di diossina e perfino in Corea non la vogliono più. Ora il vino con l’acqua e chissà quante altre schifezze. Il Brunello, nobiltà del rosso, che contamina il Sangiovese con uve bastarde. E i francesi, gli spagnoli, i greci, perfino i greci, che ridono. Il made in Italy sporcato, stuprato, rinnegato, messo alla gogna con un marchio d’infamia, una lettera scarlatta. Magari si esagera, magari non tutto è vero, ma intanto il danno è fatto. E le precisazioni, i distinguo, le mezze smentite non bastano. L’onore è perduto.
Era da tanto tempo che l’Italia non godeva di una così cattiva fama. Ora bisogna farci i conti. Il clima economico non aiuta. La recessione è qui davanti a noi e le stime economiche che parlano di crescita zero confermano ciò che molti italiani scontano sulla propria pelle. Non servono le statistiche per sapere che troppa gente non riesce a pagare il mutuo. C’è un sentimento diffuso di paura, di pessimismo, che fatica ad andare via. È come se un mago cattivo avesse gettato, con un tiro di dadi, un incantesimo del sonno su tutto il Paese.


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Berlusconi: "Faremo il primo Cdm a Napoli"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il leader del Pdl: "Serve un largo consenso perché prenderemo subito provvedimenti impopolari".

Per «senso di responsabilità», spiegava nei giorni scorsi in privato, ha preferito non cedere alle insistenze di quanti lo avevano invitato a farsi una passeggiata tra i rifiuti in compagnia delle telecamere, così da rilanciare quell'emergenza che in Campania e non solo ha contribuito a mettere in ginocchio il centrosinistra. La «nostra credibilità all'estero», era stato il ragionamento del Cavaliere, «è già compromessa» e un gesto del genere certo non gioverebbe. Di rifiuti, però, a Napoli l'ex premier parla a lungo. E tanto si dice «preoccupato» che in caso di vittoria «il primo Consiglio dei ministri» del nuovo governo «si terrà» proprio a Napoli, dove «avrò una sede operativa» e dove «lavorerò finché non avremo ottenuto dei risultati». Un annuncio, quello del Cavaliere, che arriva a chiusura del comizio in piazza Plebiscito, battuto soprattutto nel primo quarto d'ora da una fitta pioggerellina («allacciatevi i salvagenti» e «grazie di essere venuti fin qui nuotando», scherza Berlusconi).
Un'idea, quella del Cavaliere, tutt'altro che improvvisata se rientrato all'Hotel Vesuvio ci tiene a dire che la questione è stata «studiata con cura da Gianni Letta». Insomma, «la Costituzione consente di portare il Consiglio dei ministri occasionalmente altrove» e al premier di «eleggere come luogo di lavoro un'altra sede» che «potrebbe essere Palazzo Reale dove abbiamo già fatto il G8». Di certo, «resterò a Napoli non solo finché non ci saranno più rifiuti ma fino a quando sulle tv di tutto il mondo l'immagine della città non sarà tornata pulita».

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Vino adulterato: tanta chimica e pochissima uva

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Sigilli ad aziende venete e pugliesi. Tracce di acidi nocivi in 40 milioni di bottiglie. Il governo all’Ue: "Non ci sono pericoli per la salute". La Coldiretti: "A rischio il patrimonio di credibilità costruito nel tempo dal made in Italy"

«Nessun rischio per la salute dal nostro vino». Questo il succo del rapporto inviato dalle autorità italiane ai funzionari del commissariato per la Salute dell’Unione europea, allarmati dal reportage «Velenitaly», pubblicata ieri sul settimanale L’espresso: la storia di un’inchiesta della magistratura su milioni di litri di vino italiano «tagliati» con acidi e concimi chimici. E a livello istituzionale la vicenda sembrerebbe chiusa qui. L’Europa ha chiesto delucidazioni, l’Italia ha risposto attraverso il ministero delle Politiche agricole, l’Europa si è dichiarata soddisfatta delle risposte. «Nessun pericolo, le analisi svolte all’interno dell’inchiesta hanno evidenziato solo l’adulterazione di vino con acqua e zucchero nel mosto», ha ribadito in serata il ministero della Salute. Quasi contemporaneamente è arrivata anche la rassicurazione del procuratore della repubblica di Taranto, Aldo Petrucci, che conduce l’inchiesta sui mosti adulterati: «Nessuna sostanza cancerogena riscontrata fino a questo momento nei mosti sequestrati».
Il settimanale, smentito in una volta sola da governo e magistratura, non ha subìto a capo chino le accuse di aver sollevato ad arte un polverone inutile, e ha dichiarato in serata di «confermare tutto quanto pubblicato. Dopo gli esami svolti sul vino sequestrato negli stabilimenti di Veronella (Verona) e di Massafra (Taranto) le Procure di Verona e Taranto hanno contestato il reato di adulterazione di sostanze alimentari, che punisce chiunque corrompe sostanze destinate all’alimentazione rendendole pericolose alla salute. Non si tratta quindi di una truffa innocua con acqua e zucchero, ma di una situazione che mette a rischio la salute. Non solo. La presenza di acido cloridrico, acido solforico e di altre sostanze gravemente pericolose nel vino oggetto dei sequestri era citata sia nel comunicato stampa del Corpo forestale dello Stato sia nel primo provvedimento della Procura di Verona».

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Intervista a Bertinotti che fa il pronostico sul voto

>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione

E boccia Prodi: su di lui avevamo investito tanto... Poi aggiunge: nel Pd è tutti contro tutti
«Entrare qui fa sempre un po' impressione», sussurro intimidito. «Lo dice a me», risponde Fausto Bertinotti. Per accedere all'ufficio del presidente della Camera si attraversano saloni con affreschi, tappeti, arazzi, stucchi e quadri che da soli risolverebbero il problema salariale di un intero villaggio operaio. Ci sediamo nel salottino sotto un Sironi e accanto a un Mafai. Dall'altra parte della stanza un mappamondo antico e un De Chirico. Fino a qualche tempo fa Bertinotti diceva di rimanere estasiato davanti agli scioperi. Chissà se stando qui, da terza carica dello Stato, per quasi due anni, gli si sono modificati i gusti.
Si è trattato bene, eh?
«Quei quadri li ho trovati tutti qui. Non ho aggiunto né tolto nulla».
Però le piacciono.
«Alcuni no. Altri, come questo Sironi, me li porterei via».
È giunta l'ora di smammare, in effetti. Ha già fatto gli scatoloni?
«Li farò. Ho poca roba».
Non si è mai sentito a disagio?
«Un po' sì, all'inizio. Non le nego».
E poi?
«Poi ho subito la fascinazione della simbologia repubblicana. Mi sento molto vicino a Piero Calamandrei...».
Eh, vicino a Calamandrei, ma forse meno vicino agli operai veri, che si sono un po' imbufaliti con lei.
«Solo una parte».
Davanti alle fabbriche vi snobbano. Gli operai votano centrodestra.
«È vero, questo è uno dei temi fondamentali. L'ho capito a Torino, ai funerali dei morti della Thyssen».
Quando fischiarono i sindacalisti?
«Fischiarono i politici, i sindacalisti, persino la Fiom. E lì ho capito che per gli operai non esiste più il “noi sinistra”, nemmeno il “noi sindacato”. Esiste solo il “noi operai”. Si percepisce la loro solitudine».


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Alitalia non vuole fallire e riparte "da sola"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Società e sindacati si appellano al piano di Prato. Governo al lavoro per ricucire con la Francia. Berlusconi: "Errore la trattativa a ridosso delle elezioni".

Milano - Per Alitalia il calendario è stretto. Lunedì 7, a Parigi, consiglio di amministrazione di Air France. Martedì 8, a Roma, cda di Alitalia. Mercoledì 9, incontro Alitalia-sindacati. Fino all’8 il titolo della compagnia resterà sospeso in Borsa; e ieri la Deutsche Bank ha indicato come prezzo 0,01 euro e ha confermato: «Vendere». L’ultima quotazione, martedì, è stata di 0,50 euro: la valutazione di Db corrisponde a un calo del 98%.
L’appuntamento sul quale si fissa maggiormente l’attenzione è il cda dell’8. In quella sede sarà dichiarata, o meno, l’esistenza della «continuità aziendale», elemento essenziale per la sopravvivenza della compagnia. E soprattutto per consentirle di superare lo scoglio delle elezioni, permettendo l’apertura di un nuovo capitolo di trattative sotto l’egida del nuovo governo. Che è la cosa ormai ritenuta più realistica.
La «chiave» - approfondita ieri mattina in un incontro tra i vertici operativi di Alitalia, Giancarlo Schisano, direttore della divisione passeggeri e cargo, e Massimo Cestaro, capo del personale e i sindacati - è il piano d’emergenza varato alla fine dell’estate dall’ex presidente Maurizio Prato. Quel piano, per intenderci, che ha previsto la riduzione del network e l’abbandono di Malpensa come principale scalo di smistamento del traffico. All’incontro di ieri erano presenti tutte le nove sigle sindacali e professionali, Uil compresa, che tuttavia si è dissociata dal documento nel quale i lavoratori si sono impegnati «a ricostruire un livello relazionale che dia assoluta e unica priorità alla salvaguardia della attività aziendale e della sua integrità».

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Rimborsi elettorali: così i micro-partiti divorano 11,5 milioni

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Il banchetto della politica: una cinquantina le liste beneficiate dalle grandi formazioni nazionali.

Roma - Quali spese dovrà mai sostenere il partito «Insieme per Bresso» per giustificare un finanziamento pubblico di circa 110mila euro ogni anno? E l’«Unione sudamericana emigrati italiani» con 9mila, la lista «Associazioni italiane in Sudamerica» per 63mila euro, «l’Aquilone del presidente» quasi 300mila, la «Civica Piero Marrazzo» che incasserà oltre 300mila euro almeno sino alle prossime regionali? Non hanno sedi né dipendenti, non stampano l’ombra di un bollettino e hanno già abbondantemente coperto i costi reali sostenuti in quei quaranta giorni di campagna elettorale a supporto dei partiti veri, quelli nazionali, che oltretutto si facevano carico delle spese più forti. E però partecipano anch’essi al gran banchetto del finanziamento pubblico della politica, a dimostrazione che nonostante gli esorcismi contro il bipartitismo, le paure che il Pdl di Berlusconi e il Pd di Veltroni finiscano col fagocitare ogni cespuglio, il nostro è ancora il Paese del particulare e dei mille campanili. Piccolo sarà anche brutto, ma rende. Sono una cinquantina, i partiti che non ci sono ma che consumano come se ci fossero. Tutto regolare ovviamente, ognuno incassa la sua tranche annuale in proporzione alla forza dimostrata nelle urne, i più in quelle delle elezioni regionali, alcuni sommandola a quella delle europee, altri fondando il titolo nel parlamento nazionale. Ogni anno l’assegno è di 3.818.745 euro. Che va moltiplicato per tre (gli anni che mancano alla fine naturale della legislatura da poco conclusa). Totale: 11,5 milioni di euro meno qualche spicciolo. Tutto regolare ma illogico, frutto perverso dell’escamotage messo in piedi dai partiti nazionali per aggirare il referendum che nel 1993 mise fine al finanziamento dello Stato ai partiti. Provarono con le firme nelle dichiarazioni dei redditi, ricordate?, come per le opere religiose: ma dopo due anni, poiché pochi firmavano, anzi nessuno a confronto dell’Irpef devoluto alle religioni, insabbiarono tutto puntando sui «rimborsi elettorali». Fittizi e nominali ovviamente, perché oggi si è arrivati a 5 euro per ogni iscritto alle liste elettorali (indipendentemente dall’esercizio effettivo del voto) che si moltiplicano ad ogni elezione della Camera, del Senato, delle Regioni e dell’Europarlamento. Un mare di soldi, 200 milioni d’euro all’anno a copertura più che abbondante delle spese sostenute per le elezioni, ma che servono principalmente a sostenere la vita quotidiana dei partiti, tra un turno elettorale e l’altro. «Rimborsi elettorali» però, si devono chiamare. Per non evocare il «finanziamento pubblico» vietato dal popolo sovrano. E per giustificare la finzione, occorre sopportare che del marchingegno approfittino anche partitini nati all’inizio di una campagna elettorale e svaniti con l’elezione di uno o più consiglieri, quando va bene un parlamentare e spesso nemmeno quello. Gli eletti poi stanno a posto, prendono indennità, usano uffici e personale dell’istituzione, della loro lista nessuno si ricorda più. Lista che però risorge ogni anno all’incasso della quota di finanziamento pubblico.

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La crescita dell’Italia tocca il livello zero

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

Gli esperti del Fondo tagliano drasticamente le stime 2008: la crescita del pil si fermerà allo 0,3%. Espansione nettamente inferiore alla media europea (1,3%).

Tu chiamala, se vuoi, stagnazione. Dall’agitar di forbici del Fondo monetario internazionale causa crisi finanziaria, l’Italia ne esce a pezzettini, con una crescita economica sminuzzata, da encefalogramma piatto. Insomma, da Paese fermo come un paracarro. Un’espansione misera, appena dello 0,3%, è quanto gli esperti di Washington prospettano nell’intero 2008 per l’ex Belpaese, segno che le turbolenze generate dal virus dei mutui subprime e dalla crisi del credito stanno amplificando debolezze già individuate nei mesi scorsi, per esempio, nell’andamento singhiozzante della produzione industriale e nello stallo dei consumi privati.
Le ultime stime del Fmi, che saranno rese ufficiali mercoledì prossimo con la pubblicazione del World economic outlook, riflettono senza dubbio il rallentamento globale. Mutuando lo stile dell’ex leader della Fed Usa, Alan Greenspan, gli economisti del Fondo osservano che c’è una possibilità su quattro di una recessione mondiale, un fenomeno che si verifica quando la crescita complessiva non supera il 3%. Per ora, siamo ancora salvi: il Pil globale dovrebbe aumentare del 3,7% rispetto al 4,1% indicato in gennaio, ma la zona euro dovrà accontentarsi di un’espansione del Pil pari all’1,3%, a fronte dell’1,8% stimato a inizio anno.

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Ue, crisi ancora lunga «Durerà tutto l’anno»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Meno pessimisti del Fondo monetario sulla crescita dell’economia europea, i ministri finanziari di Eurolandia sono ancora molto preoccupati per la crisi dei mercati finanziari. «Non dobbiamo farci cogliere dal panico - spiega il ministro delle Finanze tedesco Peer Steinbrueck - ma la crisi finanziaria è grave, e durerà tutto l’anno». Gli fa eco l’eurocommissario all’Economia, Joaquin Almunia: «Siamo preoccupati per la crisi finanziaria, che dura più a lungo di quanto avevamo previsto qualche mese fa. I rischi di una revisione al ribasso della crescita - aggiunge - ora sono maggiori». A fine mese, le nuove stime di Bruxelles non potranno certo confermare l’1,8% di crescita finora indicato.
L’Eurogruppo sollecita le banche a un’operazione di trasparenza, rendendo note tutte le esposizioni ai rischi e tutte le perdite legate alla crisi dei mutui subprime. Ministri finanziari e banchieri centrali hanno approvato, durante la riunione che prosegue oggi a livello Ecofin (allargata cioè a tutti i Paesi dell’Ue), un memorandum di cooperazione in caso di nuove crisi finanziarie, con l’obiettivo di evitare contagi fra i diversi Paesi europei. Il memorandum punta sulla cooperazione tra le autorità di vigilanza, banche centrali e ministeri del Tesoro, e su una migliore trasparenza.
Il documento chiede di evitare che un’istituzione finanziaria in difficoltà possa essere salvata con fondi pubblici (come è avvenuto in Gran Bretagna con la Northern Rock). E il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, rileva che le iniezioni di liquidità fatte in questi mesi non sono servite a salvare banche, ma a far funzionare meglio i mercati. «In una situazione di crisi - si afferma nel memorandum - il primato sarà sempre dato a soluzioni nell’ambito del settore privato». Nessuno degli impegni del memorandum è però vincolante. Intanto le banche, osserva il commissario al mercato interno Charlie McCreevy, dovrebbero rendere pubblici «tutti i loro prodotti tossici».


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Gaffe sulla salama: Rutelli finisce affettato dai ferraresi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Salama letale per Francesco Rutelli che, con un paragone improprio, scatena l’ira di chef ed estimatori del prodotto, tipico di Ferrara. Durante un discorso tenuto, guarda il caso, alla Borgata Finocchio il candidato sindaco di Roma attacca Silvio Berlusconi, comparando l’insaccato con un dossier curato dal centrodestra e critico nei confronti dell’amministrazione capitolina, passata dalle mani di Rutelli a quelle di Veltroni. Documento che verrà distribuito ai romani. «A giorni arriverà la “salama” di Berlusconi, il libro che dipinge Roma come una città sottosviluppata - dice Rutelli - Ma noi non abboccheremo a questo tipo di polemiche».
Chi non abbocca alle polemiche è Silvio Berlusconi mentre si infuriano cittadini e buongustai di Ferrara, che si sollevano compatti contro Rutelli in difesa della loro salama. «Denigrare in questo modo il nostro fiore all’occhiello osannato da Mario Soldati e presidio Slow food è davvero un’esagerazione» attacca Igles Corelli, maestro della cucina d’autore e chef di una famosa locanda in provincia di Ferrara. Pure gli organizzatori della sagra della Salamina da sugo accusano Rutelli di «non conoscere la salama» e dunque lo invitano ad assaggiarla.

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Bonino per restare in sella cerca una poltrona a Bruxelles

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Nel governo Berlusconi? No, grazie. Ma Emma Bonino, attuale ministro del Commercio estero e delle politiche europee con Prodi, non chiude la porta ad eventuali incarichi «bipartisan».
«Accetterei se fossero di livello europeo o internazionale», spiega al forum on line del Corriere della Sera, quando uno dei partecipanti le chiede se ci starebbe a collaborare con il Cavaliere in caso di vittoria del centrodestra. E precisa anche di che tipo potrebbe essere l’incarico gradito: «Tipo quello che ricopre ora Franco Frattini. Invece non vorrei avere un ruolo nella politica italiana, anche per coerenza con le mie scelte politiche».
Si tratta di un «ballon d’essai», come lo definiscono i collaboratori del ministro, tutt’altro che casuale: la poltrona di Frattini (candidato Pdl e probabile futuro ministro) sarà effettivamente in palio tra pochi giorni. E non è un incarico da poco: commissario alla Giustizia e ai diritti e vicepresidente della Commissione Ue. Un mestiere che la Bonino conosce bene, perché dal ’95 (nominata proprio dal primo governo Berlusconi) ricoprì l’incarico di commissario per i Consumatori, la pesca e le emergenze umanitarie. Con grandi successi e unanimi riconoscimenti.
Tornare a Bruxelles le piacerebbe, ora che si sta concludendo l’esperienza di governo in Italia. E il suo nome circola in varie sedi tra i possibili successori di Frattini. Certo, si tratta di un incarico che durerà solo un anno e mezzo, ma non è detto che chi sta lì poi non ci rimanga.


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Sarkozy dichiara guerra alle spese inutili

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Il presidente annuncia un vasto piano per contenere gli sprechi nelle politiche pubbliche

La Francia, che si accinge a prendere la presidenza dell’Ue, mette a dieta stretta lo Stato le cui spese continuano a crescere. Il governo ha infatti annunciato un «arsenale» di 166 misure che dovrebbero portare a economie per 7 miliardi di euro entro il 2011 proprio il giorno in cui il ministero del Bilancio ha reso noto che il passivo dello Stato era svettato a 22,70 miliardi nei primi due mesi dell’anno. Nel 2007 era di 20,15 miliardi, nel 2006 di 13,35.
Il governo si rifiuta però di parlare di rigore, come sostiene l’opposizione, e insiste sul fatto che si tratta di un programma di riforme che porterà a consistenti risparmi. Le misure adottate ieri, che rientrano nel programma di ammodernamento delle politiche pubbliche, sono a largo raggio e vanno dalla non sostituzione di uno statale su due che vanno in pensione a partire dal 2009, alla revisione delle politiche di interventi sociali (casa, sanità, famiglia, eccetera). Il programma prevede anche di adattare la presenza diplomatica della Francia alle esigenze del XXI secolo.
Il programma è stato annunciato solennemente da Sarkozy convinto che con una razionalizzazione dei servizi dello Stato si possa non solo fare risparmi ma anche migliorarne l’efficienza. La metà dei risparmi dovrebbe originare dalla riduzione del turn over nell’amministrazione pubblica che comporterà la soppressione di 105.000 posti statali (su 5,6 milioni) in tre anni. L’altra metà verrà dalla revisione degli interventi economico-sociali che mobilitano 464 miliardi all’anno. Tutte le spese della casa, famiglia, formazione professionale, sanità verranno passate al setaccio per trovare le sacche di sprechi.
Sarkozy ha anche voluto rispondere alle accuse dell’opposizione sottolineando che si tratta di un programma di riforme. «Lo dico e lo ripeto, non solo le economie contribuiranno alle riforme, ma è la riforma che consentirà di fare economie. Ed è questa la differenza tra rigore e riforma» ha detto, senza però convincere sinistra e sindacati. «Il rigore è già al potere» ha affermato il leader socialista François Hollande che ritiene inevitabile un aumento dei prelievi obbligatori per far quadrare i conti del Paese e permettere di rispettare l’obiettivo dei conti in pareggio nel 2012.

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Putin: «Minaccia inaccettabile la Nato ai confini della Russia»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il leader russo duro sull’ingresso di Georgia e Ucraina. Ma sullo scudo spaziale ora «apre» al dialogo
Non usa un linguaggio da Guerra Fredda, non parla di puntare i missili nucleari contro chi può minacciare la sicurezza della Russia, ma il presidente Vladimir Putin è comunque molto diretto, spesso duro e sarcastico nei confronti della Nato.
L'incontro tra Putin e i capi di Stato dell'Alleanza Atlantica, svoltosi a Bucarest a margine del vertice Nato, non si è trasformato nella temuta rissa, ma certo Putin ha detto chiaramente quello che non è disposto ad accettare e cioè un ulteriore allargamento dell'Alleanza verso Est: «Si tratterebbe di una minaccia diretta alla nostra sicurezza, che ci costringerebbe a prendere appropriate misure».
Il riferimento è al futuro ingresso nella Nato di Georgia e Ucraina, che il segretario generale della Alleanza, Jaap de Hoop Scheffer, ha detto non essere questione di «se», ma di «quando». La Nato rivedrà a dicembre la richiesta di ammissione dei due Paesi al Map, il programma di preparazione all'ingresso nella alleanza.
Putin ha poi ribadito la sua opposizione ai progetti di difesa antimissile statunitensi, che proprio in occasione del vertice di Bucarest la Nato ha deciso di condividere. Gli Stati Uniti però non disperano che Mosca possa ammorbidire la sua posizione nel corso dei colloqui bilaterali che si svolgeranno a Soci nel weekend.
Putin ha anche ridotto la disponibilità ad aiutare le attività di stabilizzazione dell'Afghanistan: la Nato sperava che la Russia avrebbe accettato di far transitare sul proprio territorio rifornimenti diretti all'Afghanistan, così come di aprire corridoi nel proprio spazio aereo e accettare anche il passaggio di truppe. Il presidente russo ha invece solo acconsentito il passaggio di rifornimenti non bellici, ma niente aerei o soldati.


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Somalia. Una nave francese nelle mani dei pirati

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Pirati all’arrembaggio di un lussuoso yatch francese al largo della costa della Somalia hanno preso in ostaggio l’intero equipaggio. Un portavoce militare, Christophe Prazuck, ha riferito da Parigi che il panfilo, "The Ponant", «è stato vittima di un atto di pirateria nel primo pomeriggio, mentre navigava tra la Somalia e lo Yemen».

Sullo yatch, un motor-sailing a tre alberi, lungo 88 metri, noleggiato anche per crociere tra Amalfi e Ostia Antica, vi erano circa 30 marittimi, ma nessun passeggero. «A quanto ci risulta, non sono stati sparati colpi d’arma da fuoco», ha sottolineato la fonte.

Forze navali francesi e statunitensi, presenti nella zona, «hanno confermato la circostanza e stanno seguendo la situazione».

Sempre da Parigi il ministero degli Esteri ha fatto sapere che alcuni membri dell’equipaggio sono francesi e che ha già contattato la società armatrice e che stava tentando di fare altrettanto con le famiglie degli ostaggi. E la società CMA-CGM ha confermato che una delle sua imbarcazioni è stata sequestrata nel Golfo di Aden, mentre dalle Seychelles faceva rotta per il Mediterraneo e che «la maggior parte» dell’equipaggio è francese. «Si tratta certamente del Ponant, di proprietà del gruppo CMA-CGM. Siamo stati informati che a bordo vi sono pirati», ha riferito un portavoce della società. L’ufficio del premier francese, Francois Fillon, ha tenuto a ricordare che il governo ha predisposto un piano di allerta-pirati.


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Immigrazione, in Gb dicono basta

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Esplode spesa sociale, lavoro in calo

Tanto per cambiare, la Lega aveva ragione. Dopo la pubblicazione dello studio della Camera dei Lord sull’immigrazione, anche un Paese come l’Inghilterra riconosce che il flusso disordinato che ormai da anni penetra senza soluzione di continuità varie nazioni europee, non rappresenta un’opportunità,... ... ma crea una serie di problemi. Noi questo lo abbiamo sempre detto, senza ipocrisia. In molti hanno puntato il dito in questi anni contro la Lega sull’immigrazione, dicendo che portavamo avanti un allarmismo ingiustificato. Ma i fatti parlano chiaro: se anche un Paese non in prima linea come il nostro rispetto ai flussi migratori lamenta problemi, significa che nel Belpaese in tanti hanno fino ad oggi colpevolmente taciuto sugli ‘effetti collaterali’ dell’immigrazione libera.
Cosa fare ora? Innanzitutto occorre stringere nuovamente e senza tentennamenti sui flussi migratori che, statistiche alla mano, vedono la Padania come principale metà finale d’arrivo. Il Governo Prodi- Veltroni ha in poco più di due anni fatto danni enormi sull’immigrazione, “sterilizzando” di fatto la legge scritta da Umberto Bossi nella passata legislatura. Dopo le cure del centrosinistra, le principali città del Nord hanno del resto visto un considerevole aumento di reati che, innegabilmente, sono legati all’immigrazione. In merito, ricordiamo anche l’abominevole indulto, che ha rimesso per strada gran parte della popolazione carceraria che, come noto, è extracomunitaria.
Una delle priorità del prossimo Esecutivo dovrà dunque necessariamente essere quella di ristabilire in tema di immigrazione un po’ di ordine, perché non si può più scherzare e mandare segnali contraddittori , come quello sul voto agli immigrati, usato ultimamente come uno spot. Occorre mandare un messaggio forte e chiaro: no all’immigrazione libera. La Padania non può infatti più accogliere nuovi arrivi, vuoi perché l’economia accusa un evidente rallentamento, vuoi perché ormai le nostre città sono già stracolme di immigrati. Non ci sono più case popolari da regalare agli stranieri, non abbiamo più soldi per pagare a tutti l’assistenza sanitaria gratuita, e via discorrendo.


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Limite massimo al prelievo fiscale

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

LA PROPOSTA DELLA LEGA DA INSERIRE NELLA COSTITUZIONE

«L'articolo 81 della Costituzione prevede che le maggiori spese o le minori entrate derivanti dalla legge debbano essere coperte e la copertura delle stesse deriva da nuove tasse o da incrementi delle stesse. Nell’articolo 81 dovrà però essere introdotto un ulteriore comma, dove si dovrà porre un tetto massimo al prelievo fiscale». L’ipotesi è stata avanzata ieri dal coordinatore delle segreterie della Lega, Roberto Calderoli.
Secondo il senatore leghista sarà lo stesso partito a proporre al leader Bossi, «come ministro per le Riforme in pectore, che la nostra Carta costituzione ponga un limite, intangibile dalle leggi ordinarie, sul prelievo nei confronti del cittadino».
«Il primo diritto che il cittadino deve avere - spiega Calderoli - è di sapere per certo, per norma costituzionale, che non deve lavorare per mantenere lo Stato, o i capricci dei politici, ma che almeno i due terzi del suo lavoro restino nel suo patrimonio o in quello della sua famiglia».
l’idea di Calderoli arriva a poche ore dall’affondo di Berlusconi sull’evasione fiscale. «Abbiamo il record per l’elusione e l’evasione, giustificato dalle aliquote elevate», ha ricordato il Cavaliere in un passaggio del suo intervento all’Ance.
«Quando siamo stati al Governo - ha aggiunto - l’opposizione dell’Udc ci ha impedito di scendere come aliquota massima al 33%. C'è una norma del diritto naturale in tutti noi che ci dice che se lo Stato ci chiede un terzo di ciò che hai guadagnato con sacrificio e con fatica durante un anno di lavoro ti sembra giusto, anche se i servizi che ti dà non sono quelli che vorresti. Se ti chiede il 50 e il 60%, come è il caso ad esempio di ciò che ad un’azienda costa un collaboratore, ti sembra una cosa indebita e quindi ti senti anche un pò giustificato nel mettere in atto procedure di elusione e qualche volta anche di evasione fiscale».
Secondo le stime in mano a Berlusconi il 17% del Pil non sia nell’imponibile, 6 punti del Pil, 90 miliardi di euro che dovrebbero entrare e non entrano nelle casse dello Stato».
Secca la replica di Casini, tirato in ballo dall’ex premier: «Evadere le tasse è sempre un reato. Una classe politica che giustifica l’evasione è una classe politica irresponsabile. Le tasse in Italia sono alte, ma chi giustifica l’evasione e si propone al governo del paese è un pericolo pubblico».
Per Domenico Proietti, segretario confederale della Uil: «Niente può giustificare l'evasione fiscale».


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Voto all’estero, tocca ai padani

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Straordinario riconoscimento per il Movimento di Bossi: in Europa il capolista Pdl è il leghista Plebani

Il Carroccio c’è con i propri candidati, forti dell’organizzazione dell’associazione padani all’estero, presieduta dall’onorevole Stefano Stefani. Dietro quel simbolo c’è un mondo da scoprire. Dentro la Lega, quella che viaggia oltre i confini della Padania, c’è l’altro volto dell’essere al Nord in qualunque latitudine del pianeta. Questione di nascita ma, soprattutto, di sentirsi ovunque uomini e donne figli di una terra “avanti” nel tempo. È l’universo dei padani all’estero, piccoli e grandi “conquistatori” di nuovi territori d’impresa, di lavoro, esploratori di frontiere ma con, nel cuore, il sentimento dell’appartenenza.
Da sempre Stefano Stefani ci ha creduto. D’altra parte considerare secondario il fronte dei padani all’estero e, più complessivamente, di tutti gli italiani che risiedono fuori dal nostro Paese sarebbe un errore storico e politico. Il responsabile federale del Carroccio per i padani all’estero lo sa bene, i dati spiegano chiaramente che in ogni stato fuori dai nostri confini c’è un altro piccolo stato: 2 milioni in Europa, 1 milione in America del Sud, 359mila in America del Nord e 199mila tra Africa, Asia e Oceania (Australia).
Insomma, un piccolo nocciolo duro fatto di identità e che si riconosce nell’essere padani all’estero anche in occasione del voto politico dell’aprile 2008.
Stefani, partiamo subito da un dato che salta all’occhio sulla scheda elettorale. Il simbolo di Alberto da Giussano non compare accanto a quello del Pdl. La Lega è forse in seconda fila?
«Ma cosa dice? Lo spiego subito, perché non ci siano speculazioni che portano a far fraintendere la nostra posizione».


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Caso Pizza, l’“asso nella manica” di Amato è la sentenza 8118

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

In attesa delle decisioni delle Sezioni Unite della Cassazione, previste per l’8 aprile prossimo, anche se il segretario della Dc Giuseppe Pizza ha sostenuto stamani nel corso di una conferenza stampa che non ha ancora ricevuto alcun atto relativo e ciò nonostante debbano parteciparvi anche i suoi avvocati, al ministero dell’Interno il dipartimento Affari interni e territoriali e la direzione centrale elettorale sono diventati dei bunker. La tensione è altissima e in queste ore il capo del dipartimento Giovanni Troiani e il capo dei servizi elettorali Adriana Fabretti, entrambi prefetti, sono alle prese con le attività burocratiche connesse alla stampa delle schede elettorali in tutte le regioni e circoscrizioni, alla definizione delle bozze dei manifesti con gli elenchi dei simboli e dei candidati e con tutta l’organizzazione della macchina elettorale al centro ormai dell’attenzione internazionale per il caso Pizza e per le segnalazioni di brogli provenienti dall’estero. Prudentemente, comunque, la stampa (coordinata dal poligrafico dello Stato) delle schede per il Senato è stata notevolmente ridotta e in molti casi sospesa. Al Viminale nessuno vuole parlare di “responsabilità” per quello che è accaduto, ma le persone che hanno deciso l’ammissione o meno dei simboli sono molto poche e, comunque, tutto è poi passato al vaglio e al nulla osta definitivo del sottosegretario di Rifondazione comunista Francesco Bonato, che ha la delega di Giuliano Amato sugli Affari interni.

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Tremonti scherza su Guzzanti e rilancia una nuova Bretton woods

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

“La prima volta che l’ho visto ci sono rimasto male. Alla fine, però, ho riso anche io”. Si conclude con una battuta sull’imitazione che di lui fa il comico Corrado Guzzanti la videochat di Giulio Tremonti sul sito del Corriere della sera. Quarantacinque minuti di faccia a faccia con il vicedirettore di via Solferino, Dario Di Vico, per il ministro dell’economia “in pectore” di un futuro governo Berlusconi. Più di mille le domande arrivate in redazione. Tanti i filoni di discussione: situazione finanziaria mondiale, contraccolpi in Italia, tagli alla spesa pubblica. E poi diritti alle coppie gay, il ruolo dei senatori a vita, l’identità europea di fronte all’Islam. È un Tremonti pacato e ironico quello che risponde alla prima domanda di un internauta: “Perché lei sembra sempre così arrabbiato?”. “Ho fatto l’esperienza di ministro dell’Economia in una situazione difficile. Sono provato duramente, ho dovuto gestire il terzo debito pubblico del mondo”. Il vicepresidente di Forza Italia torna serio quando si parla della difficile situazione finanziaria mondiale. È necessaria una nuova “Bretton woods”, dice, un “nuovo ordine economico mondiale” per contrastare il “caos”. E ribadisce le tesi contenute nel suo libro, La paura e la speranza: “Il mio libro non è solo sul protezionismo. Il protezionismo nazionale in Europa è vietato, è escluso dal trattato del 1957. Tutti gli Stati – spiega Tremonti – hanno devoluto la competenza commerciale all’Europa. Le iniziative nazionali sono escluse in radice. Quello che credo sia giusto fare è che dentro al trattato Ue, e anche nel Wto, l’Europa faccia come l’America”. E così la formula è “Duties and quotes”, dazi e quote. “Si deve poter intervenire contro il dumping. Il ministro Bonino ha fatto bene a chiedere i dazi sui compressori d’aria. Fa male adesso a negare il suo merito”. Per combattere l’evasione fiscale la ricetta è semplice: “È necessario coinvolgere i Comuni: stanno sul territorio e vedono di più. Inoltre è fondamentale avere aliquote basse associate a una riscossione seria”.

MSN Gruppi

unread,
Apr 6, 2008, 6:45:57 AM4/6/08
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
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Chi o cosa ha estinto i mammut?

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Presentato uno studio che individua i due principali killer dei giganteschi proboscidi.

Ci sono state diverse teorie per spiegare l'estinzione dei mammut, gli enormi proboscidi che hanno popolato il pianeta fino a circa 3.500 anni fa, alla fine dell'ultima grande glaciazione. Si è parlato di devastanti epidemie, disastri naturali e extraterrestri, come l'esplosione di una cometa nell'atmosfera. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, si identifica come colpevole l'uomo o il cambiamento climatico.

Lo scorso martedì è stato presentato uno studio che incolpa sia il riscaldamento terrestre sia la caccia. La ricerca, pubblicata sull'ultimo numero della rivista PloS Biology da un team di ricercatori spagnoli, ha rilevato che l'aumento della temperatura ha ridotto l'habitat dei mammut, e quando gli umani sono entrati nel loro territorio circa seimila anni fa la specie era già appesa a un filo.

Gli scienziati, guidati David Nogues-Bravo (ricercatore presso il Museo Nacional Ciencias Naturales di Madrid) hanno comparato i modelli matematici del clima con gli studi sui resti fossili degli animali provenienti da diversi siti, in un'epoca compresa tra i 6.000 e i 126.000 anni fa, determinando quale ruolo ha giocato il clima e quale la presenza umana.

Ciò che lo studio mostra è che il riscaldamento climatico ha spinto gli animali che prosperavano nella fredda e umida tundra sull'orlo dell'estinzione, e l'uomo ha provveduto al colpo di grazia: quando gli umani si sono spinti nel loro habitat di seimila anni fa, ormai era ristretto alla sola Siberia artica.

Basandosi sulla popolazione dei mammut del periodo, i ricercatori stimano che sarebbe bastato uccidere appena un animale ogni tre anni per portare la specie alla definitiva scomparsa.

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Vaccino per l'Ebola: ora si fa sul serio

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Passata la Fase 1 della sperimentazione clinica, si inizieranno a breve i test sull'uomo.

Finora, ci sono stati oltre 1.500 morti causati dall'Ebola, e la febbre emorragica che ne deriva ha un tasso di mortalità di circa il 90%. La malattia è devastante: inizia improvvisamente e i sintomi includono febbre, mal di testa, infezioni alla faringe, debolezza, dolore muscolare, diarrea, vomito e dolore di stomaco, oltre che rossori cutanei e emoraggie.

Anthony Sanchez ha richiamato le più catastrofiche ipotesi: “La minaccia biologica dell'Ebola non può essere sottovalutata. Stiamo assistendo a un rinvigorirsi di focolai epidemici negli esseri umani. I viaggi intercontinentali e il turismo favoriscono il trasporto del virus potenzialmente in ogni parte del pianeta. Non dimentichiamo poi l'enorme potenziale del virus come arma del bioterrorismo. Abbiamo un disperato bisogno di un vaccino protettivo”.

I ricercatori hanno iniziato Fase 1 della sperimentazione clinica nell'autunno del 2006, testando diversi vaccini sui primati, e grazie ai buoni risultati ottenuti stanno cercando di individuare quello più efficace per l'uomo.

Produrre e testare un vaccino per un virus come l'Ebola rappresenta una notevole sfida per gli scienziati, data la sua pericolosità. Ciò che rallenta maggiormente i progressi in tal senso è infatti il numero limitato di strutture e personale adeguatamente addestrato per condurre le ricerche in sicurezza.

“I trials sul vaccino Ebola usando primati non umani hanno fornito risultati non ambigui e hanno permesso ai vaccini di progredire rapidamente”, spiega Sanchez.

Il team di ricercatori americani e canadesi sperano che quanto hanno scoperto potrà fornire non solo importanti elementi per comprendere meglio il funzionamento dell'Ebola, ma anche di altre malattie virali, come l'influenza aviaria o quelle causate per esempio dal Marburg virus e Hiv.

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Life on Mars

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Tracce di acqua salata, dove forse si potrà trovare evidenza di vita passata, sul Pianeta Rosso

Bradbury nelle Cronache marziane, parlava di mari fossili. Anche se non si tratta di veri e propri mari, quanto piuttosto di laghi, la fiction si avvicina di molto alla realtà: la sonda Mars Odissey ha osservato tracce di depositi salini sul suolo marziano che testimonierebbero la presenza di acqua salata sul pianeta, dove la vita in passato potrebbe essere stata abbondante.

Almeno duecento siti sulla superficie dell’emisfero sud del pianeta mostrano infatti caratteristiche spettrali compatibili con il cloro. Il cloro entra a far parte di molti tipi di sale, come per esempio il cloruro di sodio, il sale da cucina. Questi depositi “potrebbero derivare da acque sotterranee che raggiungevano la superficie in una depressione del terreno,” speiga Mikki Osterloo dell’Università delle Hawaii, a Honolulu. “L’acqua sarebbe in seguito evaporata lasciando solo il deposito minerale. Questi siti sono frammentati e per questo motivo non può trattarsi delle tracce di un oceano globale.”

Per raccogliere immagini nello spettro visibile e infrarosso gli scienziati hanno usato il Thermal Emission Imaging System della sonda, una macchina, progettata dall’Università di Stato dell’Arizona, a Tempe. “La maggioranza dei depositi si trova in bacini raggiunti da canali,” racconta Philip Christensen, co-autore e principale ricercatore per il dispositivo di imaging termale. Secondo gli scienziati questi accumuli di sale si sono formati fra 3,5 e 3,9 miliardi di anni fa.

Fino ad oggi le prove di esistenza dell’acqua allo stato liquido su Marte si sono basate sulla presenza di argille o solfati. Le argille mantengono i segni del passaggio dell’acqua e i solfati possono formarsi dall’evaporazione del liquido. Questa ricerca però individua un nuovo minerale, che offre indizi sulla possibilità di vita passata sul pianeta.

Questo tipo di depositi infatti stanno a indicare la presenza di grossi bacini che possono essere rimasti a lungo uguali, mentre l’acqua evaporava. E questa è una condizione cruciale per la vita: un ambiente che rimanga stabile per qualche tempo. Se un giorno fosse possibile prelevare dei campioni di questi sali, potrebbe anche essere possibile osservare direttamente le tracce di vita che contenevano anticamente: sulla Terra infatti il sale è un ottimo conservante per il materiale organico. In alcuni casi, in laboratorio, si è persino riusciti a riportare in vita batteri che sono rimasti intrappolati nel sale per milioni di anni.

Lo studio è stato pubblicato questa settimana su Science.


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Metano extrasolare

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Nell'atmosfera del pianeta HD189733b sono state trovate delle molecole di metano, una sostanza che svolge un ruolo importante nelle reazioni prebiotiche

Hubble, il telescopio spaziale ESA/NASA, ha osservato per la prima volta delle molecole organiche nell’atmosfera di un pianeta esterno al Sistema solare. Si tratta del pianeta HD189733b, un gigante simile a Giove distante circa 63 anni luce dalla Terra nella costellazione della Vulpecula, nella cui atmosfera è stato trovato del metano. HD189733b orbita intorno alla sua stella a una distanza simile a quella di Mercurio dal Sole, quindi molto vicino, e in effetti raggiunge temperature fino a 900°C, che corrisponde al punto di fusione dell’argento.
Il metano può svolgere un ruolo essenziale nella chimica prebiotica — cioè in quella serie di reazioni che portano a formare la vita —ed è in effetti stato identificato nella maggior parte dei pianeti del nostro Sistema solare. Questo non significa che il metano trovato su HD189733b abbia origine biologica. Anzi, il pianeta è troppo caldo anche per le forme di vita più robuste e, scherza Giovanna Tinetti, dell’University College di Londra e una delle autrici della ricerca, “è molto improbabile che una mucca possa sopravvivere lì!”
La scoperta è stata fatta con lo strumento Near Infrared Camera and Multi-Object Spectrometer (NICMOS) che usa la spettrografia, cioè la tecnica che suddivide la luce nelle sue varie componenti rivelando così la presenza delle diverse sostanze che compongono l’atmosfera studiata. In particolare in questo caso è stata analizzata la luce infrarossa che viene emessa da oggetti poco luminosi.
Lo scopo di indagini come queste è di capire le condizioni di temperatura, pressione, umidità, composizione chimica ecc. in cui possono esistere forme di vita. Inoltre si cerca di identificare la presenza di molecole prebiotiche in quei pianeti che hanno condizioni abitabili, dove la temperatura non è né troppo elevata né troppo bassa affinché l’acqua si trovi allo stato liquido.
La ricerca, che è stata pubblicata su "Nature" (452, 329-331, 20 marzo 2008) | doi:10.1038/nature06823), ha confermato anche la presenza di molecole di acqua.


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Afa mortale

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Se la temperatura aumenta oltre un certo limite i coralli “sfrattano” gli inquilini che non sono in grado di sopportarla e possono morire di fame

Il mare si riscalda e il corallo ha il suo bel da fare per “aggiornare” i suoi simbionti: Alison Jones, dell’Istituto di Scienze Marine Australiano, ha scoperto che l’Acropora millepora, un corallo comune nella regione indo-pacifica, quando la situazione si fa troppo calda tende ad espellere la piccola alga con cui normalmente convive.

In condizioni normali l’alga microscopica fornisce il nutrimento al corallo, ma se la temperatura sale oltre un certo limite comincia a emettere radicali liberi dell’ossigeno, che danneggiano i tessuti corallini e a questo punto l’ospite si vede costretto a buttarla fuori. Il fenomeno è chiaramente osservabile perché il corallo finisce per perdere colore, sbiancandosi. Purtroppo si tratta di una situazione doppiamente perdente: l’alga muore e il corallo perde il nutrimento fino a morire di fame.

Jones ha studiato le colonie coralline che vivono attorno all’isola Miall, che fa parte dell’arcipelago delle Keppel. In questa zona i coralli iniziano a scolorire quando la temperatura raggiunge i 28.5° per periodi superiori ai 25 giorni, oppure sopra i 29.5° per più di cinque giorni.

Fortunatamente ci sono due tipi di alga simbionte, uno delle quali non è cosi suscettibile alle alte temperature. I coralli che scelgono questo tipo di alga generalmente sopravvivono alle ondate di calore. Sembra anche, che almeno parzialmente, i coralli sopravvissuti alla calura finiscano per scegliere l’alga resistente al calore.

La cautela è comunque d’obbligo: il secondo tipo di alga può resistere a temperature superiori, ma solo di circa 1.5°. Superata questa soglia, anche questi vegetali vengono espulsi, con la conseguente morte del corallo.


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Italiani promossi in salute

>>Da: urania
Messaggio 2 della discussione
Gioie e dolori per la salute dell’Italia sempre più longeva. Il Paese, capace di combattere infezioni e frenare i tumori, è in difficoltà se si tratta di affrontare l’impatto sociale e i costi delle malattie della vecchiaia che assorbono sempre più risorse. La salute degli italiani viene promossa in dieci punti ma sono altrettanti gli aspetti critici che l’ultima relazione sullo Stato Sanitario del Paese, presentata dal ministro della Salute Livia Turco, evidenzia.

1. LONGEVITÀ. L’aspettativa di vita ha superato i 78 anni per gli uomini e sfiora gli 84 per le donne secondo i dati Istat più recenti riferiti al 2006.
2. FUMO. Diminuisce il consumo di tabacco, seconda causa di rischio a livello mondiale.
3. INFEZIONI. Aumenta la prevenzione alle malattie infettive attraverso la vaccinazione. Entro il 2015 saranno disponibili altri 36 nuovi vaccini.
4. AIDS. Diminuiscono i casi notificati di Aids e i relativi decessi.
5. TUMORI. Diminuisce la mortalità a fronte di un aumento dei casi diagnosticati. Mentre aumentano adesione e offerta di screening per la diagnosi precoce, anche al Sud. Partecipano allo screening mammografico il 60,9% degli italiani invitati, a quello cervicale il 36,7 e al colon-rettale il 46,7.
6. CHIRURGIA. Gli interventi sono sempre meno invasivi per le malattie dell’apparato digerente grazie a endoscopia ed ecografie.
7. NEONATI SANI. Nel 2004 il 99,3 per cento dei nati ha riportato un punteggio Apgar (il criterio utilizzato per misurare la vitalità del neonato e l’efficienza delle principali funzioni dell’organismo) da 7 a 10 e soltanto lo 0,7 è risultato gravemente o moderatamente depresso.
8. LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA. Aumenta l’assistenza domiciliare integrata. Il 91.7 delle Asl ha organizzato il servizio.
9. SICUREZZA ALIMENTARE. Più tutela con le linee europee per il controllo della produzione degli alimenti «dai campi alla tavola».
10. SICUREZZA PAZIENTI. Introdotte linee guida, buone pratiche e formazione. Varato il piano di contrasto alle infezioni ospedaliere.


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La "pillola" protegge le ovaie

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
L'uso del contraccettivo sinora ha evitato centomila casi di cancro ovarico


di Johann Rossi Mason

Più di 100mila donne nel mondo hanno evitato la morte per tumore ovarico negli ultimi 50 anni grazie all'utilizzo della "pillola" e alla progressiva diffusione di questo metodo contraccettivo, sempre più sicuro. Oggi si possono salvare 30mila donne ogni anno nel mondo. Lo hanno affermato i ricercatori della Università di Oxford che hanno analizzato i dati di 45 studi clinici in 21 paesi. Lo studio condotto da Valerie Beral e pubblicato su Lancet dimostra l'efficacia protettiva della pillola rispetto al cancro dell'ovaio: dalla sua introduzione si stima abbia evitato 200.000 casi di questo tipo di cancro e 100.000 morti nel mondo.
"Una conferma che attendevamo", commenta Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, "i dati confermano l'effetto protettivo degli estroprogestinici sull'insorgenza di questo tumore. In Italia l'uso degli estroprogestinici è in aumento, anche se il nostro Paese rimane ancora il fanalino di coda dell'Europa. Attualmente solo il 17% delle donne li utilizza: i motivi di questa riluttanza sono senza dubbio culturali e scontano preconcetti e luoghi comuni, ancora molto diffusi".
"I risultati della ricerca inglese "scagionano" la pillola, spesso ingiustamente ritenuta pericolosa come causa tumori al seno e all'utero", dichiara Emilio Arisi, consigliere nazionale SIGO e responsabile del progetto "Scegli Tu", una campagna per sensibilizzare le donne ad una contraccezione sicura.
L'azione di prevenzione è stata dimostrata nonostante l'alto contenuto di ormoni di alcune delle pillole esaminate nella ricerca: quelle degli anni '60 e '70 presentavano infatti un contenuto ormonale doppio rispetto alle attuali. Anche le nuove pillole, che presentano effetti collaterali più ridotti, mantengono immutata la proprietà preventiva del tumore dell'ovaio. Lo studio ha illustrato in particolare come, dopo 10 anni di assunzione, il rischio di tumore prima dei 75 anni si riduca di un terzo, ed il rischio di morte del 30%. Sembra inoltre che la protezione sia garantita anche dopo anni dalla sospensione della pillola. Avanza quindi l'idea che la pillola anticoncezionale possa essere distribuita come farmaco da banco e senza obbligo di ricetta medica, proprio per favorirne la diffusione, ipotesi caldeggiata anche dall'editore di Lancet, Richard Horton che ritiene come migliorare la diffusione della pillola potrebbe rappresentare una vera e propria strategia di prevenzione primaria e una politica di salute pubblica. Anche se dovrebbe essere prescritta dallo specialista alle donne con una storia di disturbi vascolari, cardiaci o renali, alle quali la pillola è sconsigliata.
In Italia il tumore ovarico colpisce 4mila donne l'anno ed è il 5% dei tumori femminili.


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«Caro diario…»: raccontare per guarire

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Numerosi i laboratori, i blog in rete e le raccolte di testimonianze: la più recente, all’ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze.

Parlare, e poi scrivere, raccontare, esprimere i pensieri, le angosce, le ansie, ma anche le speranze, i miglioramenti, i sogni. Anche così si migliora la qualità della vita, soprattutto dal punto di vista psicologico, ma non solo: molti dati dimostrano, infatti, che riportare su una pagina quanto si sta vivendo mentre si affronta la difficile battaglia contro un cancro aiuta a rinforzare le difese immunitarie e a diminuire il dolore.
Da oltre vent’anni sono in corso, in tutto il mondo, esperimenti di scrittura cosiddetta espressiva o creativa, realizzati nei modi e con gli strumenti più diversi, alcuni dei quali nell’ambito di specifici progetti di ricerca rivolti a varie patologie cronico-degenerative. Ma è nell’ambito dell’oncologia che questa singolare forma di terapia sta trovando la sua massima realizzazione.
PAZIENTI-SCRITTORI - Luisa Fioretto, primario di oncologia medica dell’Ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze, ha appena dato alle stampe il volume «Appunti di viaggio», che riporta le testimonianze di alcuni pazienti in diverse fasi della malattia raccolte in un laboratorio che ha iniziato la sua attività nel gennaio del 2007. Ogni capitolo del volume rispecchia alcune tappe, «stazioni» che i pazienti percorrono ogni giorno ed in ogni reparto oncologico: La scoperta, La minaccia, Perché, L’intervento, La chemio, Il corpo che cambia, Stanchezza, Il dolore degli altri, Coraggio, Insieme.
«All’inizio non tutti erano disponibili a scrivere - racconta l’oncologa, - perché alcuni avevano paura di fare i conti con il proprio vissuto, di soffrire ancora di più, di esprimere tutto quello che avevano dentro. Alcuni malati, con il tempo, si sono avvicinati e hanno fatto qualche tentativo, mentre altri si sono limitati a osservare». Tuttavia, coloro che hanno deciso di partecipare in seguito hanno giudicato l’esperienza molto positiva, da diversi punti di vista. Prosegue Luisa Fioretto: «Oltre alla condivisione del dolore e della paura, mettere per iscritto una massa talvolta indistinta di pensieri aiuta a razionalizzare la malattia, e ad affrontarla con maggiore serenità. Inoltre lo scambio di esperienze, stando a quanto riferito, è servito a far nascere nuove amicizie e a far comprendere anche ai parenti che cosa significa vivere un tumore in prima persona. Narrare la propria vita è un’esperienza comune a ogni essere umano, un’esperienza che permette di affrontare coscientemente ciò che accade e di condividerlo con gli altri».
La seconda fase, spiega l’oncologa, prevede la raccolta dei dati riguardanti una serie di parametri (tra i quali l’adesione al trattamento e la comunicazione con lo staff curante) e la successiva elaborazione, al fine di quantificare quelle che fino a ora sono soltanto sensazioni e testimonianze dei partecipanti.
L’ESPERIENZA AMERICANA - Qualcosa di analogo è stato fatto nello stesso periodo anche da un gruppo di oncologi della Georgetown University di Washington, che ne hanno riferito sulla rivista The Oncologist. I medici sono infatti andati nell’ambulatorio di una clinica oncologica e hanno chiesto ai presenti, senza preavviso, di scrivere qualcosa sulla loro personale esperienza. Dei 98 malati, 71 hanno accettato e, grazie a un questionario compilato subito dopo, è stato possibile dimostrare che un paziente su due riferiva che scrivere aveva ca

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Ferrum, Phosphorus o China per curare le anemie

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
di Elio Rossi

Nel mondo occidentale tra il 2 e il 10% delle persone è affetto da anemia. Nel Sud del mondo, dove l'alimentazione della maggioranza della popolazione è ancora scarsa o insufficiente, la percentuale di anemici tende a essere molto maggiore. Per anemia si intende una condizione patologica in cui è ridotto il numero di globuli rossi nel sangue e/o il contenuto di emoglobina all'interno degli stessi globuli rossi. Le donne colpite da anemia sono quasi il doppio rispetto agli uomini, anche a causa delle perdite mestruali e delle gravidanze. Questo problema può essere associato a numerose malattie; per questa ragione in caso di sospetta anemia, è necessario indagare bene lo stato dell'organismo con esami ematici e indagini strumentali.
Alcuni rimedi omeopatici, a cominciare da Ferrum metallicum, sono utili in questa condizione, soprattutto in caso di carenze nutrizionali di vitamine e ferro, perché possono favorire il loro assorbimento alimentare. Arsenicum album si utilizza quando l'anemia è conseguente a una importante perdita ematica ed è associata a prostrazione estrema e grande ansia. Ci possono essere palpitazioni cardiache, con sete intensa e bruciori di stomaco. Anche China è consigliata nelle forme correlate a perdite di sangue, soprattutto in seguito a malattie di tipo infettivo, lunghe e spossanti. Lo stato anemico si manifesta con la comparsa di mal di testa e ronzii alle orecchie.
Phosphorus è indicato quando al disturbo si associa uno stato depressivo, caratterizzato da veri e propri attacchi di panico, palpitazioni, dolori e senso di costrizione toracica che simulano un infarto. Questo stato può essere causato anche da uno stato persistente di stress. Pensiamo a Manganum quando vediamo pazienti con un aspetto consunto, magari in seguito a privazioni volontarie di cibo (anoressia). Nei ragazzi che crescono troppo in fretta, che sono sempre in movimento e perciò si stancano molto facilmente si utilizza di solito Ferrum aceticum. In presenza di uno stato di dimagrimento associato ad astenia, quando il paziente è stanco e preferisce a giacere a letto tutto il giorno, si può ricorrere infine ad Aluminum silicatum.


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Il tè verde mette il turbo agli antibiotici

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Il tè verde è un efficace antibatterico.

A dirlo è un gruppo di scienziati egiziani della Facoltà di Farmacia dell’Università di Alessandria, che hanno presentato i risultati della loro ricerca al Congresso della Society for General Microbiology di Edimburgo. Secondo gli scienziati, prendere gli antibiotici bevendo tè verde triplicherebbe la loro efficace nel combattere i batteri che hanno sviluppato resistenza al farmaco. Poiché in Egitto il tè verde è una bevanda molto comune, è probabile, hanno pensato gli scienziati, che molte persone sotto cura con antibiotici bevano anche parecchio tè. È partita così l’indagine per accertare se effettivamente il tè verde abbia qualche effetto sugli antibiotici: se interferisca o se non interferisca affatto.


«Bevuto insieme con il farmaco ne migliora l’efficacia»
«Abbiamo provato il tè in combinazione con antibiotici contro 28 malattie causate da microrganismi appartenenti a due classi diverse - spiega Mervat Kassem, coordinatore della ricerca che ha anticipato il risultato ottenuto sul sito di Science - e per ogni singolo caso il tè verde ha migliorato l’azione battericida degli antibiotici. Ad esempio l’effetto del chloramphenicol è stato migliore del 99,99% se somministrato insieme al tè, piuttosto che da solo».


«Riduce la resistenza dei batteri al medicinale»
Inoltre,si è appurato che le proprietà della bevanda rendono i batteri più sensibili del 20 per cento alle cefalosporine, una classe di antibiotici verso i quali nuovi ceppi di batteri hanno sviluppato resistenza. Il risultato conseguito ha stupito gli stessi ricercatori in quanto ha dimostrato che nella maggioranza dei casi e per tutti i tipi di antibiotici provati, bere tè verde, anche a basse concentrazioni, quando si prende il farmaco sembra ridurre la resistenza dei batteri agli antibiotici.
«I nostri risultati dimostrano che si dovrebbero considerare più seriamente i prodotti naturali che consumiamo ogni giorno. In futuro - ha detto Kassem - vedremo se altri prodotti naturali come la maggiorana, il timo o altri, contengono principi attivi in grado di aiutare a combattere la resistenza sviluppata dai batteri».


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Gli aztechi e la registrazione dei terreni

>>Da: urania
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Il sistema di calcolo ricorda da vicino sia il sistema sessagesimale per il computo delle ore e dei minuti, sia quello anglosassone dei piedi e dei pollici

Risalgono agli anni 1540-1544 i due manoscritti aztechi ritrovati da Barbara Williams dell’Università del Wisconsin - Rock County a Janesville e María del Carmen Jorge y Jorge che testimonierebbero, secondo le conclusioni di uno studio pubblicato sull’ultimo numero di “Science”, l’esistenza di una forma di aritmetica in questa civiltà scomparsa.
Il Códice de Santa María Asunción e il Codex Vergara, contengono infatti una serie di simboli, quali cuori, mani e frecce stilizzate, che permettevano di rappresentare e calcolare le frazioni e di applicarle al monitoraggio e alla registrazione delle suddivisioni dei terreni agricoli tra i diversi proprietari.

Gli studi effettuati in quest’ultimo lavoro hanno preso le mosse sia da un’analisi etica (cioè sulla base della moderna matematica e su un punto di vista esterno alla cultura azteca) concernente le prove di un calcolo delle aree con algoritmi e calcoli con frazioni, sia da un’analisi emica (cioè basata su cincetti che hanno significato all’interno della cultura azteca) che si è focalizzata sull’interpretazione della conoscenza indigena e delle procedure che fanno parte delle categorie metrologiche espresse dagli ispettori e da coloro che hanno riportato disegni e note per iscritto.

Dalle analisi risulterebbe che il sistema di calcolo era basato su un’unità di misurazione della distanza, con un sistema di multipli e di sottomultipli che ricorda da vicino il sistema sessagesimale per il computo delle ore e dei minuti, nonché dei piedi e dei pollici nel sistema metrico anglosassone.

Oltre a ciò, lo studio costituisce una nuova e indipendente base per l’interpretazione di altri scritti del periodo coloniale spagnolo e di testi redatti con l’alfabeto di Nahuatl, rimasti finora poco compresi.


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La lingua madre non si nasconde

>>Da: urania
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L’apprendimento della lingua madre, ma non quello di nuove lingue, avviene insieme all’acquisizione di conoscenze concettuali, sensoriali e normative, di cui resta una traccia cerebrale

L’attività elettrica cerebrale rivela la lingua nativa di una persona che legge in silenzio. La scoperta, effettuata da ricercatori del Cnr e dell’Università Milano-Bicocca e pubblicata sulla rivista Biological Psychology, aiuta a determinare l’idioma originario di una persona anche in stato di amnesia, in stato confusionale o sordomuta.
Lo studio - che è stato coordinato da Alice Mado Proverbio dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con Roberta Adorni, e Alberto Zani, dell’Istituto di bioimmagini del CNR di Milano-Segrate - dimostra che esiste una regione del cervello, l'area per la forma visiva delle parole, localizzata nel giro fusiforme sinistro della corteccia occipito-temporale, che riconosce automaticamente la forma delle lettere e delle parole, ed è molto sensibile ai livelli di familiarità che si ha con esse.

“Abbiamo condotto la nostra ricerca su 15 interpreti simultanei italiani di elevata professionalità - spiega Alice Mado Proverbi - constatando che componenti indipendenti dell’attività bioelettrica cerebrale distinguono la lingua madre da qualunque lingua appresa in età scolare, anche se la padronanza è elevatissima ed equivalente a quella della lingua nativa”.

In particolare, una prima onda d’attività (chiamata N170) nella regione visiva sinistra del cervello, ha una grandezza diversa a seconda che la parola letta appartenga alla lingua madre o a lingue apprese dopo i 5 anni di vita. Il fenomeno è dovuto al fatto che l’apprendimento della lingua nativa si verifica contemporaneamente all’acquisizione delle conoscenze concettuali e normative, come pure delle esperienze corporee e sensoriali.

Come spiega la ricercatrice, “un bimbo impara che un 'coltello'- la cui forma sonora viene elaborata nella corteccia temporo/parietale posteriore - è lungo, affilato, lucente, freddo, appuntito (informazioni apprese toccando e guardando e immagazzinate nella corteccia somato/sensoriale), che solo gli adulti lo possono maneggiare (valore normativo, con un collegamento alla corteccia prefrontale), che è pericoloso (valenza emotigena, sviluppo di marker somatici immagazzinati nella corteccia orbito-frontale e nell’amigdala). L’apprendimento della traduzione in inglese di 'coltello', cioè knife dopo la formazione delle conoscenze sul mondo corrisponderà invece all’acquisizione di un’informazione di tipo puramente fonetico e ortografico, e non condividerà il substrato neurobiologico della memoria dell’individuo, se non in modo indiretto”.

La registrazione dei potenziali bio-elettrici si è rivelata sensibile a sottilissime variazioni nella competenza linguistica di interpreti simultanei di provata professionalità internazionale, mentre è naturalmente ancora più rispondente a macroscopiche differenze nell’abilità linguistica di persone con livelli di conoscenza meno avanzati.

“I risultati dello studio mostrano che la lingua madre di una persona che non parla, volontariamente o meno, può essere dedotta dalla sua rispondenza bioelettrica alle parole se le si richiede di esaminare attentamente un testo pur senza richiesta di comprenderlo (e questo può avvenire anche in persone amnesiche, in stato confusionale o sordomute, come pure in persone con gravi forme degenerative cerebrali o di paralisi muscolar

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Lotta biologica. L'importanza dei pipistrelli insettivori

>>Da: urania
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I pipistrelli sono importanti quanto gli uccelli nel controllo delle popolazioni di insetti nelle foreste pluviali: lo sostiene una ricerca pubblicata su “Science”

I pipistrelli sono importanti quanto gli uccelli nel controllo delle popolazioni di insetti nelle foreste pluviali: è quanto sostiene una ricerca pubblicata su “Science” e firmata da ricercatori dell’Università di Ulm, in Germania, e dello Smithsonian Tropical Research Institute di Balboa, che a sede a Panama.
I ricercatori hanno infatti documentato il ruolo importante di questi mammiferi volanti nel nutrirsi di insetti nelle ore notturne. Dopo aver selettivamente posto delle reti su specifiche aree della foresta panamense per riuscire a distinguere la predazione degli uccelli da quella dei pipistrelli nei diversi momenti della giornata, Margareta Kalka e colleghi hanno trovato che i pipistrelli sono in grado di ridurre significativamente il numero di insetti.

Di conseguenza i parassiti nei lotti protetti, poiché gli insetti che si nutrono di foglie prosperano sotto le reti in assenza di pipistrelli predatori. Kimberly Williams Guillén e colleghi, d’altro canto, hanno osservato un effetto simile in aree messicane in cui sono presenti piantagioni di caffè, trovando anche in questo caso che i pipistrelli di tre specie insettivore - Micronycteris microtus, Myotis elegans e Rhogeesa tumida sono importanti quanto gli uccelli nel controllare le popolazioni di insetti durante tutta la durata dell’anno.

Si è notato anche, in particolare, che al diminuire delle popolazioni di pipistrelli, la produzione agricola delle piantagioni come quelle del caffè potrebbero perdere un “servizio dell’ecosistema” chiave che i pipistrelli forniscono controllando le popolazioni di insetti.


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Ecco il gas che raffredda il pianeta

>>Da: urania
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Il dimetil-solfuro dà il via alla formazione delle nubi sopra gli oceani, il fattore più importante per il raffreddamento del globo, e grazie al suo odore attrae gli uccelli avvertendoli della presenza di cibo

Il dimetil-solfuro, o solfuro dimetile (DMS), è un gas fortemente implicato nelle dinamiche del clima globale, che viene prodotto dai microrganismi al tasso di 200 milioni di tonnellate all’anno nei mari di tutto il mondo: è quanto sostiene un intervento presentando al convegno della Society for General Microbiology, in corso a Edimburgo.
“Questo gas ha svariati effetti”, ha spiegato Andrew Curson dell’Università dell’East Anglia a Norwich, nel Regno Unito. “Esso infatti dà il via alla formazione delle nubi sopra gli oceani, e sappiamo che le nubi rappresentano il fattore più importante per il raffreddamento del clima globale; inoltre esso attrae gli uccelli avvertendoli della presenza di cibo grazie al suo odore, il tipico odore di mare”.

La sorgente di dimetil-solfuro è un altro composto dello zolfo prodotto da molte alghe bentoniche e dal plancton marino, come protezione anti-stress. Alcuni batteri marini possono scindere tale composto per ottenere energia chimica, e il dimetil-solfuro viene rilasciato come prodotto di scarto; così circa il 10 per cento di esso finisce in atmosfera.

“Utilizzando l’analisi genetica abbiamo mostrato per la prima volta che differenti tipi di batteri sono in grado di degradare i composti solforosi prodotti dal fitoplancton in diversi modi. Abbiamo individuato anche diverse specie di batteri che possono utilizzare un’ampia gamma di metodi per la scomposizione e il rilascio del dimetil-solfuro”, ha continuato Curson.

Nel corso della ricerca sono stati identificati i geni necessari per produrre DMS: tale risultato ha riservato tre sorprese agli scienziati. Il primo è che batteri diversi utilizzano differenti meccanismi biochimici per scindere i composti prodotti dal fitoplancton. In secondo luogo, i meccanismi che i batteri avrebbero dovuto utilizzare secondo le conoscenze a disposizione non sono gli stessi osservati durante lo studio. Infine, sono stati identificati alcuni microbi terrestri mai sospettati finora di poter produrre il DMS, una circostanza, questa, che ha notevoli conseguenze ecologiche ed evolutive.

“Questi geni, che hanno diverse funzioni e che costituivano l’interesse della nostra ricerca, si sono trasferiti tra microbi che hanno una parentela molto lontana. Dal confronto delle sequenze geniche di alcuni enormi database potremmo prevedere quali altri microrganismi potrebbero produrre il dimetil-solfuro, sebbene nessuno abbia precedentemente sospettato che avessero questa capacità, ha concluso Curson. “Ciò ci fornisce nuove conoscenze su quali microrganismi siano in grado e in che modo di produrre gas che influenzano il clima del pianeta in molti modi.”


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Plasticità cerebrale. Come cambia il cervello adolescente

>>Da: urania
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Pubblicati i risultati di un'ampio progetto che ha raccolto scansioni di risonanza magnetica e valutazioni neuroplsicologiche e comportamentali

Molti genitori di figli adolescenti possono aver pensato occasionalmente che il cervello dei propri figli sia differente da quello di bambini e adulti; ora tale circostanza è confermata da una ricerca scientifica. Sull’ultimo numero della rivista "Journal of Adolescent Health", infatti, Jay N. Giedd e colleghi del National Institute of Mental Health (NIMH) descrivono come i cambiamenti nel cervello degli adolescenti influisca sui fattori cognitivi emotivi e comportamentali. Si tratta di una revisione dei risultati del Longitudinal Brain Imaging Project del NIMH.
Tale studio, così come altri, indica come la materia grigia aumenti in volume approssimativamente fino alla preadolescenza per poi diminuire fino alla vecchiaia. I cambiamenti anatomici e fisiologici sono stati determinati nel dettaglio grazie alla tecnica di risonanza magnetica, e quindi senza l’uso di radiazione non ionizzante.

Secondo il commento dello stesso Giedd, riportato nell’articolo, “L’adolescenza è un periodo di sostanziale cambiamento neurobiologico e comportamentale in cui però il cervello non è da considerare un cervello adulto ‘difettoso’."

"Il potenziale adattativo del processo di sovrapproduzione ed eliminazione selettiva, l’aumentata connettività e l’integrazione di disparate funzioni mentali, i cambiamenti nei sistemi della ricompensa che l’equilibrio frontale/limbico, e i concomitanti comportamenti di separazione da famiglia di origine, la ricerca del rischio e delle sensazioni forti hanno avuto un significato adattativo fondamentale nel nostro passato e potrebbe averlo anche nel nostro futuro. Questa incredibile plasticità del cervello dell’adolescente li espone a grossi rischi ma li dota anche di grandi opportunità.”

Il Longitudinal Brain Imaging Project dell’NIMH cominciò nel 1989. i volontari hanno frequentato l’NIMH con cadenza approssimativamente biennale dove sono stati sottoposti a imaging cerebrale, nonché a valutazioni neuropsicologiche e comportamentali insieme con un campionamento del DNA.

Nel settembre del 2007, si avevano a disposizione approssimativamente 5000 scansioni di 2000 soggetti, 387 dei quali, di età compresa tra 3 e 27 anni, non sono stati colpiti da alcuna forma di psicopatologia e sono serviti da modello dello sviluppo cerebrale tipico.

Da questo come da altri studi sulle neuroscienze dell’adolescenza, sono emersi tre grandi temi. Il primo riguarda l’incremento funzionale e strutturale nella connettività e nei processi integrativi distribuiti in moduli cerebrali, che diventano sempre più integrati. Per usare una metafora, la maturazione non è l’equivalente della addizione di nuove lettere all’alfabeto, ma la combinazione di lettere precedentemente formate in nuove parole, delle parole in frasi e delle frasi in paragrafi.

Un secondo ambito riguarda lo schema generale del raggiungimento di un picco della materia grigia nell’infanzia che riguarda in particolare i lobi frontale, parietale, temporale e occipitale seguito da un declino nel corso dell’adolescenza: così parti del cervello ipersviluppate vengono dismesse, e la struttura complessiva del cervello diviene più raffinata.

Il terzo tema è il cambiamento nell’equilibrio tra le funzioni limbiche/subcorticali e le funzioni del lobo frontale, che si estendono nella prima parte d

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Nuovi indizi sulla civiltà 'pre-Clovis'

>>Da: urania
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I ricercatori hanno utilizzato la datazione al radiocarbonio e l’analisi del DNA mitocondriale, materiale genetico che, com’è noto, si trasmette tra le generazioni solo per via materna

Risalgono a circa 12.300 anni fa i coproliti fossili ritrovati in una caverna dell’Oregon, negli Stati Uniti che rapppresentano la più antica testimonianza della presenza dell’uomo nell’America del Nord.
È questa la conclusione di un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Science” e firmato da Thomas Gilbert dell’Università di Copenaghen e colleghi di un’ampia collaborazione scientifica internazionale. Se dovesse essere confermata, rappresenterebbe una prova documentale dell’esistenza di una civiltà “pre-Clovis”, che finora non ha mai trovato conferme definitive, poiché i precedenti ritrovamenti hanno ricevuto interpretazioni controverse. In particolare, le testimonianze risalgono a mille anni prima della civiltà di Clovis.

Nel corso dello studio ricercatori hanno utilizzato la datazione al radiocarbonio e l’analisi del DNA mitocondriale reperito nei resti di feci fossili, materiale genetico che, com’è noto, si trasmette tra le generazioni solo per via materna. Secondo i risultati di tale analisi, è possibile stabilire che tale materiale genetico è appartenuto a due sottogruppi di nativi americani, le cui origini vengono datate a 14-18 mila anni fa.


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L'incredibile volo delle farfalle notturne

>>Da: urania
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Solo in Gran Bretagna ogni estate 200 milioni di farfalle si spostano di 300 chilometri per notte

Per anni gli entomologi si sono chiesti se le farfalle notturne migratrici potessero avere un qualche controllo sulla loro direzione di movimento, ed eventualmente quale, considerato anche il fatto che in questi spostamenti non volano più o meno rasoterra, ma a discrete altezze. Ora una ricerca internazionale condotta da studiosi del Rothamsted Research, delle Università di Greenwich, di Oldenburg e di New York - e pubblicata su Current Biology - è riuscita a dare una risposta a questo interrogativo.
"Se non avessero nessun controllo, nel corso di diversi anni la maggioranza della popolazione autunnale andrebbe sospinta in direzioni inopportune, e le farfalle morirebbero. I nostri studi mostrano che le farfalle possono influenzare la propria direzione e velocità di spostamento in una varietà di modi", ha detto Jason Chapman, il coordinatore inglese della ricerca.

In primo luogo, i ricercatori hanno scoperto che le farfalle migrano solo nelle notti in cui la direzione del vento è approssimativamente favorevole ossia, in autunno, verso sud. In secondo luogo, selezionano l'altezza di volo a quella in cui il vento soffia più velocemente, così da incrementare la propria velocità di crociera. In terzo luogo, tendono a volare sottovento, in modo da poter sommare la propria velocità - circa 5 metri al secondo - a quella del vento. Infine, cosa che ha stupito gli esperti, quando la direzione del vento va in una direzione sbagliata ricorrono a una una tecnica, detta di compensazione parziale della deriva del vento, che fra gli insetti finora era stata osservata solo in farfalle diurne e api, ma in volo a non più di uno o due metri dal suolo, e di giorno.

"Complessivamente, tutti questi dati dimostrano che queste farfalle notturne devono avere un meccanismo che funziona da bussola, analogo a quello degli uccelli migratori", ha concluso Chapman.

Nell'agosto del 2003, sfruttando un apposito radar entomologico, i ricercatori avevano stimato che circa 200 milioni di esemplari solo della farfalla Autographa gamma si stavano spostando dal nord al sud della Gran Bretagna compiendo oltre 300 chilometri per notte.


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Nubi indifferenti ai raggi cosmici

>>Da: urania
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Non c'è correlazione fra intensità dei raggicosmici e formazione della copertura nuvolosa sulla Terra

Pur essendo in netta minoranza, alcuni climatologi, geofisici ed ecologi continuano a contestare l'attribuzione del riscaldamento globale all'aumento dei gas serra causato dalle attività umane, proponendo scenari alternativi per spiegare il fenomeno.
La spiegazione alternativa considerata più plausibile – basata sui dati dell' International Satellite Cloud Climatology Project - ipotizza che la riduzione nell'irraggiamento di raggi cosmici registrata sulla Terra nel corso degli ultimo 100 anni abbia portato a una riduzione nella produzione di nubi basse e quindi a una più ristretta e meno efficiente copertura nuvolosa del globo. A sua volta ciò avrebbe permesso a una maggior quantità di calore solare di raggiungere e restare sul nostro pianeta.

Ora però una ricerca condotta da ricercatori delle Università di Lancaster e di Durham, diretti da T. Sloan e da Arnold W. Wolfendale apparsa sull'ultimo numero delle Environmental Research Letters pubblicate dallo IOP Institute of Physics, mostra che non è possibile stabilire una effettiva correlazione fra intensità dei raggi cosmici e formazione della copertura nuvolosa, e che neppure le periodiche tempeste di raggi cosmici - come quella di grande intensità del 1989, che arrivò a provocare un imponente black out in Quebec – sembrano influenzare né in positivo né in negativo la produzione di nubi.


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I segreti di Omega Centauri

>>Da: urania
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Finora si disponeva di un solo esempio di un buco nero di massa intermedia, nel cluster globulare G1, in prossimità della Galassia di Andromeda

La scoperta di un buco nero di massa intermedia al centro di Omega Centauri potrebbe consentire di capire alcuni misteri di questo oggetto celeste che finora era considerato il più grande e brillante ammasso globulare visibile dalla Terra. La scoperta è stata fatta grazie alle immagini ottenute dallo Hubble Space Telescope in unione ai dati rilevati dallo spettrografo GMOS del Gemini South telescope a Paranal, in Cile.
Inoltre, osserva Eva Noyola, del Max-Planck Institut per la fisica extraterrestre a Garching, che ha diretto la ricerca, "Questo risultato mostra che esiste uno spettro continuo di buchi neri, da quelli supermassicci, a quelli di massa intermedia, fino a quelli piccoli di massa stellare."

Il primo a parlare di Omega Centauri fu Tolomeo, che 2000 anni fa la indicò come una singola stella. Nel 1677 Edmond Halley la classificò come una nebulosa, mentre nel 1830 John Herschel pensò che fosse un ammasso globulare. I risultati delle osservazioni odierne inducono invece a pensare che si tratti di una galassia nana che ha perso le stelle più esterne, probabilmente in seguito a un incontro ravvicinato con la Via Lattea. "Aver trovato un buco nero al centro di Omega Centauri potrebbe avere molte implicazioni sulla nostra comprensione delle sue passate interazioni con la Via Lattea", ha detto Noyola.

I cluster globulari sono costituiti un certo numero (fino a un milione circa) di vecchie stelle tenute strettamente insieme dalle forze gravitazionali, e si trovano poco all'esterno di molte galassie, ivi compresa la Via Lattea. Omega Centauri - che dista 17.000 anni luce dal Sole - possiede però alcune caratteristiche che la distinguono dagli altri cluster globulari, per esempio ruota più velocemente, ha una forma decisamente appiattita, e soprattutto è formato da stelle che appartengono a diverse generazioni stellari. Inoltre ha una massa dieci volte superiore a quella tipica di questi oggetti celesti.

Eva Noyola e colleghi hanno misurato il moto e la brillantezza delle stelle che si trovano al centro di Omega Centauri, che sono correlate alla massa totale del cluster. Tali velocità sono risultate molto superiori a quelle aspettate sulla base delle stime relative alle stelle visibili. Dopo aver scartato ipotesi alternative, hanno così dedotto che al centro di Omega Centauri deve esserci un buco nero con una massa pari a 40.000 volte quella del Sole. "Prima di questa osservazione, disponevamo di un solo esempio di un buco nero di massa intermedia, nel cluster globulare G1, in prossimità della Galassia di Andromeda", ha detto Karl Gebhardt, che ha partecipato alla ricerca.

Secondo i ricercatori, questi buchi neri di massa intermedia potrebbero essere dunque più frequenti di quanto ritenuto e rappresentare lo stadio iniziale di futuri buchi neri supermassicci: "Potremmo essere sulle tracce della scoperta del meccanismo di formazione dei buchi neri supermassicci: la loro origine potrebbe essere proprio nei buchi neri intermedi."


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Il più piccolo buco nero mai osservato

>>Da: urania
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Shaposhnikov e il suo collega Lev Titarchuk hanno presentato i risultati nel corso di una sessione del convegno dell’American Astronomical Society High-Energy Astrophysics Division, tenutosi nei giorni scorsi a Los Angeles, in California

Utilizzando una nuova tecnica due scienziati della NASA hanno identificato il più leggero buco nero mai osservato finora. Con una massa di sole 3,8 volte quella del Sole e un diametro di soli 24 chilometri, l’oggetto si trova molto vicino al valore minimo previsto per i buchi neri che hanno origine dalla morte di una stella.
"Questo buco nero è veramente al limite: per molti piani gli astronomi hanno cercato le dimensioni minime possibili per questo tipo di oggetti, e il nostro risultato è molto vicino a dare loro una risposta”, ha spiegato Nikolai Shaposhnikov del Goddard Space Flight Center in Greenbelt, nel Maryland, che ha guidato la ricerca.

Shaposhnikov e il suo collega Lev Titarchuk hanno presentato i risultati nel corso di una sessione del convegno dell’American Astronomical Society High-Energy Astrophysics Division, tenutosi nei giorni scorsi a Los Angeles, in California.

Il piccolo buco nero si trova in un sistema binario della Via Lattea noto come XTE J1650-500, (la sigla indica le sue coordinate nella costellazione dell’Ara). Il satellite Rossi X-ray Timing Explorer (RXTE) dell’Agenzia spaziale statunitense scoprì il sistema nel 2001. Gli astronomi scoprirono poco dopo che il sistema ospita una stella normale e un buco nero relativamente poco massiccio, ma la massa dell’oggetto non è mai stata misurata con sufficiente accuratezza.

Il metodo usato da Shaposhnikov e Titarchuk è stato descritto in molti articoli sulla rivista “Astrophysical Journal”. Esso si basa su una relazione tra buchi neri e la parte interna del disco che li circonda, dovuto al fatto che il gas presente intorno spiraleggia mentre cade verso il buco nero attratto fatalmente dalla sua massa. In corrispondenza di un particolare valore di velocità di caduta, il gas si surriscalda ed emette un’abbondante radiazione X. L’intensità di quest’ultima si ripete secondo uno schema regolare, chiamato oscillazione quasi-priodica (QPO).

Gli astronomi pensano da molti anni che la frequenza QPO dipenda dalla massa del buco nero. Nel 1998, Titarchuk ha ipotizzato che la zona di congestione si trovi molto vicina al buco nero se questo è di piccole dimensioni, e il QPO “batte il tempo” più velocemente. Via via che i buchi neri aumentano di massa, la zona di congestione si amplia, e la frequenza DPO aumenta. Per misurare le masse dei buchi neri, Shaposhnikov e Titarchuk hanno utilizzato dati d’archivio dell’RXTE, che è stato realizzato per effettuare precise misurazioni delle frequenze QPO di almeno 15 buchi neri.

L’anno scorso, infine, Shaposhnikov e Titarchuk hanno applicato il loro metodo QPO a tre buchi neri con masse misurate con altre tecniche. Nel loro nuovo lavoro, il metodo è stato esteso ad altri sette oggetti dello stesso tipo, tre dei quali con masse ben determinate, e anche al sistema XTE J1650-500, per il quale è stata calcolata una massa di 3,8 masse solari, con una incertezza sperimentale di mezza massa solare.


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Infezioni che vanno, infezioni che vengono

>>Da: urania
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Secondo una ricerca sarebbe possibile prevedere i punti di emergenza di nuovi focolai di colera monitorando alcuni parametri ecologici da satellite

Una notizia buona e una cattiva dal mondo dell'infettivologia. Quella buona è che in futuro le epidemie di colera potrebbero essere prevenute o quanto meno efficacemente arginate grazie all'osservazione della Terra da satellite.
Come ha spiegato, Rita Colwell al Congresso della Society for General Microbiology in corso a Edimburgo, "si è ormai stabilita una ben definibile correlazione fra la temperatura della superficie marina, la sua altezza e le epidemie di colera", ha detto la Colwell, ricordando che il vibrione del colera vive abitualmente nello zooplancton e che può essere trovato in baie, estuari e fiumi delle regioni tropicali e temperate. "Monitorando questi fattori attraverso sensori posti su satelliti, potremmo quindi predire le epidemie di colera."

La notizia meno buona è invece che nel corso di una campagna di studio sulle malattie infettive che hanno maggiore impatto sulle popolazioni povere dei paesi in via di sviluppo, un gruppo di biologi diretti da Joseph Vinetz dell'Università della California a San Diego ha scoperto nella regione dell'Amazzonia peruviana un nuovo batterio che provoca una forma di leptospirosi dall'andamento molto severo e dai tassi di mortalità particolarmente elevati.

Come illustrano in un articolo pubblicato sulla rivista ad accesso pubblico Neglected Tropical Diseases, i ricercatori hanno trovato che la nuova specie, Leptospira licerasiae, è significativamente differente dalle altre forme del batterio sia a livello di genoma, sia per le caratteristiche biologiche che manifesta.

"Pensiamo che centinaia di pazienti siano infettati da questo patogeno, talmente unico che gli anticorpi presenti nei test diagnostici per la leptospirosi non reagiscono a esso " ha dichiarato Vinetz. "Questa osservazione è rilevante anche per altre regioni del mondo in cui la leptospirosi è piuttosto frequente, perché indica che è necessario isolare e identificare il corretto ceppo di Leptospira per poter fare una diagnosi corretta."


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Psiche e realtà virtuale. Siamo (quasi) tutti (un po') paranoici

>>Da: urania
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Il 40 per cento delle persone che ha partecipato all'esperienza virtuale, ha formulato almeno un pensiero persecutorio

La tendenza a formulare pensieri persecutori o addirittura paranioici è molto più comune di quanto si pensasse: è quanto risulta da uno studio condotto da Daniel Freeman, del Wellcome Trust, e da un gruppo di ricercatori dell'Istituto di psichiatria del King's College di Londra, che lo illustrano in un articolo pubblicato British Journal of Psychiatry.
Finora è sempre stato difficile studiare in laboratorio i timori esagerati su ipotetiche sfide portate dagli altri, e ci si è sempre accontentati del ricorso a questionari. I ricercatori diretti da Freeman hanno invece adottato una strategia completamente diversa, sviluppando una simulazione al computer che permette di studiare molto più accuratamente i pensieri paranoici.

"I pensieri paranoici sono spesso innescati da eventi ambigui, come lo sguardo di una persona che guarda in una certa direzione, o il sentire una risata, ma è molto difficile ricreare in laboratorio queste interazioni sociali", ha detto Freeman. "La realtà virtuale ci permette di farlo e di osservare come persone differenti interpretano esattamente la stessa situazione sociale. E' uno strumento molto potente per identificare chi è portato a fraintendere le altre persone."

Indossando un casco per la realtà virtuale, 200 volontari rappresentativi della popolazione generale, sono stati fatti camminare in una carrozza (virtuale) della metropolitana per quattro minuti. La carrozza era abitata da vari avatar - ossia personaggi virtuali - seduti, in piedi, che leggevano il giornale, che talvolta incrociavano lo sguardo con il volontario, o qualche volta sorridevano se li si guardava. Freeman ritiene che i pensieri persecutori si sviluppino molto più facilmente in un ambiente come quello di un mezzo pubblico di trasporto, dove le persone possono sentirsi intrappolate e osservate, ed è difficile capire che cosa gli altri stiano dicendo appena qualche passo più in là.

Freeman e colleghi hanno trovato che i partecipanti interpretavano la scena in modo molto diverso, e se la maggior parte dei soggetti considerava l'atteggiamento degli avatar neutrale o amichevole, circa il 40 per cento di essi aveva formulato almeno un pensiero paranoico. I partecipanti, prima dell'esperienza, erano stati sottoposti a test, ed è risultato che quelli più ansiosi o arrabbiati focalizzavano, l'attenzione sul peggiore scenario possibile, e che una bassa autostima favoriva la nascita di pensieri paranoidi.

"In passato si riteneva che solo le persone affette da una grave disturbo mentale esperissero la formulazione di pensieri paranoici, ora sappiamo che non è così. Circa un terzo della popolazione ha un'esperienza regolare di pensieri persecutori, e questo non dovrebbe sorprendere. Al cuore di tutte le interazioni sociali c'è un giudizio vitale sul fidarsi o diffidare, ma è un giudizio esposto all'errore. E siamo molto più propensi a fare errori paranoici se siamo in ansia, se stiamo rimugianando su qualcosa di negativo o se abbiamo avuto brutte esperienze in passato", ha concluso Freeman.


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DNA. Sintesi in diretta

>>Da: urania
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Grazie a tecniche di fluorescenza, per la prima volta è stato osservato il ruolo di sei enzimi nella formazione di adenina e guanina, due “mattoni” del codice genetico

Svelata l'azione di sei enzimi coinvolti nella formazione di guanina e adenina, ovvero due delle quattro basi la cui sequenza costituisce il codice genetico. Si conoscevano già, ma per la prima volta sono stati osservati nelle cellule viventi sotto forma di ammassi intracellulari durante la loro attività di sintesi. Lo studio, condotto da ricercatori della Pennsylvania State University guidati da Stephen Benkovic, è stato pubblicato su Science.

I ricercatori hanno “attaccato” proteine fluorescenti agli enzimi di due gruppi di cellule cancerose, uno coltivato in presenza delle due basi, l'altro in assenza. In questo secondo caso, gli enzimi implicati nella sintesi delle due basi tendono a formare degli agglomerati, facendo ipotizzare un loro ruolo attivo nella “costruzione” delle purine, molecole organiche fra le cui fila si contano anche adenina e guanina. Questo fenomeno, però, non si verificava sempre, e potrebbe dipendere dallo stadio di replicazione in cui si trovava la cellula.

Secondo gli autori della ricerca, dal momento che adenina e guanina sono necessarie alla replicazione del Dna e della cellula, la capacità di arrestare la sintesi delle purine potrebbe rappresentare un valido metodo per trattare le neoplasie: “Le cellule cancerose, per proliferare, richiedono solitamente grandi quantità di purine”, ha dichiarato Benkovic, “ e se trovassimo il modo di alterare la formazione di questi ammassi di enzimi, avremmo un potenziale nuovo target per la terapia contro il cancro”.


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Cancro al polmone. Tutte le colpe dei geni

>>Da: urania
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Tre studi hanno dimostrato per la prima volta una causa genetica per questo tipo di tumore. Forse responsabile anche della dipendenza da nicotina


Una variazione genica su una regione del cromosoma 15 è correlata al rischio di sviluppare il cancro al polmone. A questo stesso risultato sono giunti tre studi indipendenti, due pubblicati su Nature e uno su Nature Genetics, ed è la prima volta che si trova una causa genetica per il cancro al polmone, oltre ai fattori ambientali tra i quali, ovviamente, il fumo.

Quello tra cancro e tabagismo, infatti, è forse il più evidente rapporto causa-effetto in epidemiologia. E qui sta il punto: la regione del cromosoma incriminata contiene tre geni che a loro volta racchiudono le istruzioni per produrre una proteina molto particolare: il recettore nicotinico per l'acetilcolina. Come dice il nome, questo recettore ha una forte affinità per la nicotina e una variazione della sua struttura potrebbe sia indurre il cancro di per sé sia, secondo uno dei tre studi, influire sulla dipendenza da fumo.

La variazione studiata, molto frequente nella popolazione, è dovuta al polimorfismo di un singolo nucleotide (Snp), cioè alla sostituzione di una base con un´altra. Il team guidato da Stefansson e Thorgeirsson, della farmaceutica deCode Genetics (Islanda) ha studiato il nesso tra variabilità genetica della regione cromosomica e dipendenza dalla nicotina ed è giunto alla conclusione che gli individui che presentano nel loro patrimonio genetico la mutazione hanno fino all'80 per cento in più di probabilità di diventare fumatori accaniti. Alla ricerca hanno partecipato, tra gli altri, anche alcuni studiosi dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Il gruppo di Brennan e Hung dell'International Agency for Research on Cancer di Lione (Francia) ha invece scartato l'ipotesi. Anche Amos e i suoi colleghi dell'M.D. Anderson Cancer Center dell'Università del Texas (Usa) hanno definito la correlazione tra variazione genetica e abitudine al fumo "debole". In conclusione: i geni sono responsabili della predisposizione al cancro al polmone e il fumo è cofattore importante. Ma se fumiamo, forse, non è tutta colpa dei geni. Almeno, non secondo due dei tre studi.


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TEORIA DARWINIANA. Una nuova conferma

>>Da: urania
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Una ricerca britannica porta una forte evidenza che l'adattamento all'ambiente accelera la comparsa di nuove specie. Lo studio su Plos One


Più una popolazione è in grado di adattarsi al suo ambiente, più alte saranno le possibilità che questa diverga in una nuova specie. L’idea era quella (famosa) di Charles Darwin, ora ripresa e dimostrata nuovamente da Patrik Nosil, della University British Columbia. L’esperimento, illustrato su Plos One, è stato considerato il primo nel suo genere, anche perché condotto direttamente in natura.

Il lavoro si è basato sull’osservazione degli insetti stecco che popolano un’area arbustiva di Santa Barbara, in California. In questa zona diversi “ecotipi” di insetti (specie o sottospecie che si distinguono dagli altri in base all’ambiente) vivono su differenti tipi di arbusto, e il loro colore dipende dalla pianta che li ospita. Questi animali non possono volare e la loro sopravvivenza, ovvero la probabilità di sfuggire ai predatori, dipende da quanto sono mimetizzati. Per esempio, l'ecotipo che si ciba delle conifere dalle foglie ad ago presenta una linea bianca lungo il corpo verde.

Spostando alcuni insetti dal loro habitat a un altro, Nosil e colleghi hanno trovato che il cambiamento di colore (e quindi di ecotipo), che avviene per adattamento al nuovo ambiente, può dar luogo alla speciazione, ovvero alla comparsa di una specie diversa da quella di origine. Con il tempo, la selezione naturale, che agisce anche su altre caratteristiche che favoriscono l’adattamento dell’insetto alla nuova pianta da colonizzare (per esempio la capacità di rendere innocui alcuni composti chimici tossici prodotti dal vegetale), completa il processo: alla fine, la specie originaria e la nuova non saranno più in grado di dar luogo a prole feconda. “È stato molto eccitante aver potuto riaffermare, con esperimenti condotti in natura e non controllati, la teoria che Darwin postulò 150 anni fa”, ha dichiarato Nosil.


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L’età del donatore non è importante nel trapianto di cornea

>>Da: urania
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Sulla rivista Journal Opthalmology sono stati riportati i risultati dello studio denominato Cornea Donor Study: l’età del donatore di cornea non è importante perché non pregiudica la buona riuscita del trapianto.

Si è visto che dopo 5 anni dal trapianto di cornea l’86% dei pazienti evidenziano una buona riuscita dell’intervento e tale percentuale resta pressoché invariata anche se il donatore ha un’ età compresa fra i 66 e i 75 anni.
Già in passato, altri studi disponibili, avevano sostenuto come l’età del donatore non fosse un fattore determinante per il buon esito del trapianto di cornea.

Questo studio, però, ha seguito 1090 pazienti sottoposti a trapianto a causa di rischio medio per la loro vista e hanno ricevuto, in modalità random, cornea da donatori di età compresa fra 12 e 75 anni.
Non è stata riscontrata alcuna significativa differenza circa la buona riuscita dell’intervento che in qualche modo fosse riconducibile all’età del donatore.


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La chemioterapia? meno dolorosa con il digiuno

>>Da: urania
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La migliore protezione dalla chemioterapia? Il digiuno. Proprio mentre la lotta contro il cancro concentra i suoi sforzi sui cosiddetti proiettili magici, farmaci in gradi di colpire selettivamente le cellule malate, dai laboratori dell’Università della California meridionale emerge un nuovo paradigma: proteggere le cellule sane invece che accanirsi solamente contro quelle malate.

In quest'ottica, uno studio italiano pubblicato su Pnas ha appena dimostrato che il digiuno potrebbe essere un’arma contro i pesanti effetti della chemioterapia: le cellule sane, infatti, se tenute a dieta resistono meglio allo stress causato dai farmaci rispetto a quelle malate.

Per scoprirlo, l’equipe guidata dal biologo italiano Valter Longo, che ha coinvolto i laboratori statunitensi e quelli dell'ospedale Gaslini di Genova, ha tenuto a digiuno per due giorni dei topi da laboratorio (e, in seguito, anche delle cellule in vitro): i ricercatori hanno notato che le cellule sane utilizzavano tutte le energie disponibili per la sopravvivenza, diventando quindi più resistenti ai chemioterapici rispetto a quelle cancerose. Secondo i ricercatori, questo accade perché le cellule affamate entrano in uno stato quiescente, definito di mantenimento, caratterizzato dall’estrema resistenza allo stress, e riescono a sopravvivere aspettando che il periodo di magra finisca. Le cellule cancerose invece, per loro natura non rispondono all'ordine di arrestare le attività e la crescita, e di risparmiare energie.


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Ridare vita al sorriso: nuovo centro di ricerca a Milano

>>Da: urania
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Quanto vale un sorriso? Moltissimo, secondo i medici riuniti oggi a Milano per la presentazione del nuovo Centro per la Ricerca in Implantologia Orale dell’Università degli Studi di Milano, avvenuta al conservatorio Giuseppe Verdi alla presenza del Professor Luca Francetti, Professore Associato di Malattie Odontostomatologiche e dei Professori Roberto Weinstein Direttore del Dipartimento di Tecnologie per la Salute e della Clinica Odonotostomatologica dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi e Carlo Vergani, Ordinario di Gerontologia e Geriatria all'Universita' degli Studi di Milano.

«Poter sorridere, parlare, mangiare con sicurezza e disinvoltura, è spesso qualcosa che diamo per scontato - ha affermato Luca Francetti, professore associato di Malattie Odontostomatologiche - ma è invece un traguardo importante per coloro che, soprattutto in tarda età, soffrono di edentulia, ovvero la mancanza totale o parziale degli elementi dentali. Ridar vita a un bel sorriso, rispettando l’armonia della bocca e ripristinando la funzione nel minor tempo possibile, tramite l’inserimento di protesi fisse: sono queste le prerogative del nuovo centro».

I pazienti che si rivolgono all’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi possono contare sull’inserimento di protesi fisse, tramite interventi di chirurgia mininvasiva, che non solo allontanano la preoccupazione di effetti collaterali e complicanze, ma che consentono soprattutto di tornare a sorridere, mangiare e parlare nel giro di 8-48 ore al massimo, e dunque contenendo i costi economici.


In caso di edentulia totale, la protesi viene fissata tramite l’utilizzo di un numero limitato di impianti osteointegrati che consentono una riduzione sia dei tempi di guarigione che un abbattimento dei costi per i pazienti.

Il centro, che avrà sede presso l’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, è nato dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano e Nobel Biocare, ha come finalità anzitutto la ricerca nel campo dell’implantologia osteointegrata del cavo orale e lo sviluppo di nuove metodiche, con lo scopo di semplificare l’applicazione clinica dell’implantologia stessa.

Queste tematiche saranno anche al centro del Congresso Internazionale Il carico immediato in implantologia orale, che si aprirà domani a Milano presso il conservatorio Giuseppe Verdi. «Questa manifestazione - ha commentato Roberto Weinstein, chairman del Congresso - sarà innovativa non solo per i contenuti ma anche per la trasmissione di interventi chirurgici in diretta via satellite dalla Clinica Odontoiatrica dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi».


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Aids e bambini: i progressi e le sfide ancora aperte

>>Da: urania
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Il numero di bambini e donne incinte sieropositivi che ricevono terapie antiretrovirali è aumentato, ma c’è ancora molta strada da fare per mantenere la promessa di una generazione libera dall’AIDS: lo rileva un rapporto ONU presentato in questi giorni.
Il rapporto, curato da UNAIDS, OMS e UNICEF, esamina i progressi compiuti – e le sfide ancora aperte – in 4 aree fondamentali: la prevenzione della trasmissione dell’HIV da madre a figlio, la fornitura di cure pediatriche, la prevenzione del contagio tra adolescenti e giovani, la protezione e il sostegno ai bambini colpiti dall’AIDS.

Secondo il rapporto, nel 2007 290.000 bambini sotto i 15 anni sono morti di AIDS; alla stessa data, nell’Africa sub-sahariana 12,1 milioni di bambini risultavano aver perso uno o entrambi i genitori a causa dell’AIDS.
Tuttavia a fine 2006 21 paesi – tra cui Benin, Botswana, Brasile, Namibia, Ruanda, Sud Africa e Thailandia – risultavano sulla buona strada per raggiungere, entro il 2010, l’obiettivo fissato dalla campagna Uniti per i bambini, uniti contro l’AIDS di una copertura dell’80% dei servizi di prevenzione della trasmissione madre-figlio, contro solo 11 paesi nel 2005.
Inoltre il numero di bambini sieropositivi che ricevono trattamenti antiretrovirali nei paesi a basso e medio reddito è aumentato del 70% tra il 2005 e il 2006.
La percentuale di donne incinte sieropositive che ricevono farmaci antiretrovirali per ridurre il rischio di trasmissione del virus ai neonati è cresciuta del 60% tra il 2005 e il 2006, ma nonostante questo aumento si stima che solo il 23% delle donne incinte sieropositive ricevano antiretrovirali.

Gli indicatori mostrano progressi in molti paesi nella protezione e nella cura dei bambini colpiti dall’AIDS e riguardo al loro accesso ai servizi sociali. Ma la strada è ancora lunga: anche se i fondi sono ancora insufficienti, governi e donatori stanno stanziando più risorse per gli interventi di prevenzione, cura e protezione. Nel 2007 sono stati resi disponibili circa 10 miliardi di dollari per la lotta all’AIDS, contro 6,1 miliardi nel 2004.
Il rapporto lancia un invito all’azione per: sostenere le comunità e le famiglie; potenziare i sistemi sanitari, scolastici e di assistenza sociale; integrare i servizi per la prevenzione della trasmissione madre-figlio dell’AIDS nei programmi di salute materna, neonatale e pediatrica; uniformare dati e strumenti di misurazione per documentare i progressi e gli ostacoli, potenziando così gli impegni.


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Bambini prematuri e rischio autismo

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Sulla rivista Journal Pediatrics è stato pubblicato un interessante studio che sostiene come i bambini nati prematuramente e sottopeso siano maggiormente a rischio di sviluppare autismo o altre malattie.

Lo studio pubblicato ha coinvolto 91 bambini nati con un anticipo sulla data prevista compreso fra 7 e 14 settimane e con un peso circa di 1,5 kg.
Dopo 21 mesi in 23 hanno mostrato le avvisaglie dell’autismo.
Sviluppare autismo o altre malattie, inoltre, sembra tanto più probabile quanto più ai fattori già citati, si sommano infezioni o eventi emoraggici per la mamma durante la gestazione.

L’autismo non riconosce una sola causa: secondo molti studi è una malattia geneticamente determinata, secondo altri dipende da più fattori che concorrono fra loro.
Secondo alcuni il fatto che al giorno d’oggi anche bambini nati prematuramente riescano a sopravvivere ha aumentato l’incidenza dell’autismo.
Il forte incremento di questa malattia, però, non può spiegarsi solo secondo quest’ottica.


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AGGIORNATO L’ELENCO DELLE MALATTIE PROFESSIONALI

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
E’ obbligatoria la denuncia da parte del medico
A quattro anni di distanza dall'ultimo aggiornamento che risale al 27 aprile 2004 , sulla Gazzetta Ufficiale del 22 marzo è stato pubblicato il decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale recante l'elenco delle malattie professionali per le quali è obbligatoria la denuncia da parte del medico. Il Decreto modifica l'ultimo aggiornamento dell'elenco delle malattie del 2004 e che a sua volta aggiornava l'elenco approvato con decreto ministeriale nel lontano 18 aprile 1973. La denuncia è obbligatoria nel caso in cui un medico accerti una malattia professionale che rientri tra quelle elencate nel decreto ministeriale, ai sensi dell'articolo 139 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, cita: "È obbligatorio per ogni medico, che ne riconosca l'esistenza, la denuncia delle malattie professionali, che saranno indicate in un elenco da approvarsi con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale di concerto con quello per la sanità, sentito il Consiglio superiore di sanità. La denuncia deve essere fatta all'ispettorato del lavoro competente per territorio, il quale ne trasmette copia all'Ufficio del medico provinciale". L'elenco è costituito dalla lista I contenente malattie la cui origine lavorativa è di elevata probabilità; dalla lista II contenente le malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità e dalla lista III, contenente le malattie la cui origine lavorativa è invece solo possibile. Per informazioni: www.lavoro.gov.it


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MOLECOLE ARTIFICIALI PER INVERTIRE LA CIRROSI EPATICA

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Sono capaci di bloccare la produzione di collagene delle cellule stellate del fegato
Alcuni scienziati giapponesi sono riusciti a far tornare indietro il processo di cirrosi epatica con molecole artificiali, capaci di bloccare la produzione di collagene delle cellule stellate del fegato, responsabili anche di assorbire la vitamina A. I risultati della sperimentazione effettuata su topi di laboratorio sono stati pubblicati sulla rivista Nature Biotechnology. Le molecole artificiali, messe a punto dagli scienziati giapponesi della scuola di medicina dell'universita' di Sapporo, sono rivestite di vitamina A che funge da 'specchietto delle allodole' per le cellule stellate epatiche, che ingannate le assorbono. All'interno della molecola, invece, ci sono sostanze in grado di inibire la formazione di collagene. L'espediente, sperimentato sui topi fatti ammalare appositamente di cirrosi, si e' rivelato risolutivo. "Siamo stati in grado - affermano i ricercatori nipponici - di eradicare completamente la cirrosi: E siccome il fegato e' capace di rigenerare i propri tessuti, di fatto abbiamo trasformato in reversibile il danno epatico della cirrosi". La speranza e' ora quella di avere a disposizione "entro pochi anni un farmaco in grado di invertire la cirrosi umana", che rappresenta un problema sanitario grave in molti Paesi asiatici.


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SCOPERTI SEI NUOVI GENI LEGATI AL DIABETE

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Influiscono sul diabete di tipo 2, il più comune
La scoperta di sei nuovi geni legati al diabete di tipo due potrebbe approfondire la comprensione dei meccanismi che causano la malattia: è quanto pubblica il quotidiano britannico The Guardian, citando uno studio apparso sulla rivista Nature. Ciascuno dei singoli geni ha un'influenza limitata, ma l'impatto causato dall'insieme potrebbe essere rilevante: il diabete di tipo 2 - comunemente associato all'obesità - rappresenta la forma più comune della malattia. Secondo i ricercatori ogni mutazione è in grado di aumentare il fattore di rischio del 10%-15%; tuttavia - dato che in precedenza non era emerso alcun collegamento dei geni i questione con la malattia - non è ancora chiaro quale sia il loro ruolo. Al momento sembra che il loro effetto principale sia quello di influenzare la capacità delle cellule beta del pancreas di produrre insulina, e di controllare quindi il livello degli zuccheri nel sangue; inoltre, uno dei geni sembra essere collegato anche al manifestarsi dei tumori alla prostata. La scoperta è stata resa possibile dalla mappatura del genoma umano, che permette di condurre ricerche ad ampio spettro su un gran numero di persone e di non limitarsi a singole mutazioni genetiche dagli effetti evidenti - associate usualmente a malattie molto rare.


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TUMORE AL SENO

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
UNA RELAZIONE CON PARTICOLARI MARCATORI GENETICI

Secondo una ricerca su 10.000 donne condotta da IFOM, IEO e INT
Nelle donne con mutazioni che predispongono alla comparsa del tumore al seno la maggiore probabilità di sviluppare la malattia dipende dalla presenza di particolari marcatori genetici. E’ quanto risulta da una ricerca pubblicata sull’American Journal of Human Genetics, coordinata dal dott. Antonis Antoniou del Cancer Research UK di Londra, che ha coinvolto 65 tra laboratori di ricerca ed unità cliniche di 15 differenti Paesi (tra cui, l’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e l’Istituto Europeo di Oncologia), riuniti nel consorzio ‘CIMBA’. La ricerca ha preso in esame più di 10.000 donne con mutazione dei geni, che risultano, ad oggi, essere i principali determinanti della predisposizione ereditaria ai carcinomi della mammella e dell’ovaia (noti come BRCA1 o BRCA2). E’ noto che circa 2 donne su 3 portatrici di mutazioni in BRCA1 e circa 1 donna su 2 portatrice di mutazioni in BRCA2 sviluppano un tumore al seno entro il 70° anno di vita. I test genetici per la ricerca di mutazioni nei geni BRCA consentono pertanto di identificare, nelle famiglie con evidenza di predisposizione ereditaria al cancro mammario, i soggetti che debbono essere indirizzati agli opportuni programmi di sorveglianza e/o prevenzione. Il fatto che le mutazioni nei geni BRCA siano a cosiddetta ‘penetranza incompleta’, (ovvero non tutte le donne con la mutazione sono destinate ad ammalarsi) indica l’esistenza di fattori che possono ‘modulare’ il rischio di cancro conferito dalle mutazioni stesse. La conoscenza di questi fattori è quindi di fondamentale importanza per una corretta gestione clinica dei soggetti con mutazione predisponente. Tra di essi vanno certamente considerati i fattori ormonali e metabolici, quelli legati allo stile di vita, e quelli di natura genetica. Questi ultimi costituiscono l’oggetto delle ricerche del gruppo collaborativo internazionale denominato CIMBA (The Consortium of Investigators of Modifiers of BRCA1/2), che si è costituito allo scopo di raccogliere ed analizzare ampie casistiche di donne con mutazioni nei geni BRCA. Lo studio ha preso in considerazione alcune specifiche varianti alleliche nei geni FGFR2, TNRC9 e MAP3K1, che in precedenza erano state associate ad un aumento di rischio di cancro al seno nella donne della popolazione generale. Lo studio CIMBA ha messo in evidenza rischi di cancro mammario significativamente più elevati nelle donne BRCA1/2 positive in cui erano presenti i marcatori analizzati. In particolare, è risultato che le donne con la combinazione allelica più ‘sfavorevole’ presentavano un rischio a 70 anni di circa il 70%, contro un rischio a pari età del 40% nelle donne con la combinazione allelica più ‘favorevole’. Per informazioni: www.ieo.it


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MIGLIORA L’IPERTENSIONE CON LO STUDIO ACCOMPLISH

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
I primi risultati dello studio Accomplish (Avoiding Cardiovascular Events through Combination Therapy in Patients LIving with Systolic Hypertension) dimostrano che il trattamento con la combinazione fissa tra un inibitore del sistema renina angiotensina (Raas) e un calcioantagonista che blocca i canali del calcio, nei pazienti ipertesi ad alto rischio, riduce del 20% l'incidenza di eventi cardiovascolari, rispetto al trattamento con la combinazione tra inibitore del sistema renina angiotensina e idroclorotiazide. I risultati sono stati presentati a Chicago alla 57° edizione dell'American College of Cardiology. Questo e' il primo studio condotto in una popolazione di pazienti ipertesi nel quale tutti i pazienti sono stati randomizzati al trattamento con una combinazione fissa di farmaci sin dalla fase iniziale dell'arruolamento. "Questi risultati suggeriscono che combinare un farmaco che inibisce il sistema Renina Angiotensina con un calcioantagonista come amlodipina, produce benefici maggiori nei pazienti ipertesi ad alto rischio rispetto alla combinazione con un diuretico (idroclorotiazide) - ha spiegato Kenneth Jamerson, professore di medicina interna all'Universita' of Michigan Medical Center in Ann Arbor e principale investigator dello studio - inoltre trattare questi pazienti con una combinazione fissa di farmaci, quindi con una sola compressa, ha notevolmente incrementato il controllo dei valori pressori". Il trattamento con la terapia in combinazione ha dimostrato un eccezionale controllo della pressione gia' a 30 mesi. Prima di entrare nello studio quasi tutti i pazienti erano trattati con piu' di un farmaco antipertensivo. Solo il 37% della popolazione arruolata nello studio aveva valori pressori basali inferiori a 140/90 mmHg. A 30 mesi dall'inizio dello studio l'82% dei pazienti trattati con l'inibitore del Raas e il calcioantagonista amlodipina e il 79% dei pazienti trattati con l'inibitore del Raas e l'idroclorotiazide avevano raggiunto i target pressori.

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UNA PROTEINA POTREBBE FRENARE L'ALHZEIMER

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Funziona da recettore per la sostanza beta amiloide prodotta dalle cellule del tessuto nervoso
Un gruppo di ricercatori ed esperti dell'Istituto di Neuroscienze del Cnr di Pisa, in collaborazione con i ricercatori dell'Universita' dell'Aquila, della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa) di Trieste, del European brain research institute (Ebri) di Roma e della Columbia University di New York hanno studiato le primissime fasi della malattia di Alhzeimer (520.000 persone colpite in Italia). Nello studio, pubblicato su The Journal of Neuroscienze, viene dimostrato che una proteina, chiamata Rage, funziona da recettore per la sostanza beta amiloide prodotta dalle cellule del tessuto nervoso colpite dalla malattia. L'eccessiva deposizione di sostanza beta amiloide viene ritenuta responsabile delle alterazioni funzionali dei neuroni che comportano i disturbi dell'apprendimento e della memoria propri della malattia di Alzhheimer. Secondo i ricercatori il legame Rage-proteina beta amiloide provocherebbe disturbi cognitivi ancor prima della formazione delle cosiddette placche senili. Sono in fase di allestimento test sperimentali specifici per individuare il recettore Rage in modo tale da riconoscere le fasi precoci della malattia e in un futuro mettere a punto farmaci in grado di inibire il legame beta amiloide-recettore.


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L’ELETTROCHEMIOTERAPIA PER CURARE LE METASTASI CUTANEE

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Ha dato una risposta positiva nel 92,7% dei trattamenti
Per curare i tumori della pelle e' arrivata l'elettrochemioterapia (Ect), una nuova tecnica che permette d'intervenire sulle metastasi cutanee e sottocutanee. La terapia, frutto di una ricerca europea e con una tecnologia tutta made in Italy, viene presentata oggi, a un convegno organizzato all'ospedale dermatologico San Lazzaro di Torino, che l'ha sperimentato per primo in Italia. L'Ect, ora in uso anche all'Ieo di Milano, al Policlinico Umberto I di Roma e al Policlinico di Padova, e' una specie di 'agopuntura elettrica' eseguita sulle metastasi. Attraverso speciali aghi, viene applicata sulle cellule metastatiche una lieve corrente elettrica che ne aumenta la permeabilita' (si formano pori temporanei), lasciando meglio penetrare i farmaci somministrati e permettendo di eliminare numerose lesioni superficiali. L'Ect e' un trattamento palliativo efficace, perche' cura localmente e in modo poco invasivo le metastasi altrimenti non piu' trattabili. Il primo centro italiano ad adottare questa nuova terapia e' stata la I Divisione universitaria di dermatologia dell'azienda ospedaliera Molinette di Torino (ospedale San Lazzaro), diretta da Maria Grazia Bernengo. 'Ci sono pazienti - afferma la professoressa Bernengo - che presentano lesioni dolorose, sanguinanti e invalidanti, oppure metastasi localizzate in punti molto sensibili o curate senza successo con altre terapie, che ora grazie all'elettrochemioterapia, possono essere trattate migliorando la condizione del malato'. L'uso dell'elettrochemioterapia ha confermato i risultati dei trial clinici pubblicati sull'European Journal of Cancer, che avevano rilevato un'efficacia nell'80% delle lesioni trattate. 'L'esperienza del nostro centro - prosegue la dermatologa - si e' focalizzata principalmente sulle metastasi da melanoma, nelle quali abbiamo ottenuto risultati veramente incoraggianti'. Ha dato una risposta positiva circa il 92,7% dei trattamenti, il 58,4% dei quali si e' rivelato risolutivo.


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LE ALLERGIE PRIMA CAUSA DI ASMA BRONCHIALE NEI BAMBINI

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
'In Italia il 10% dei bambini al di sotto dei 14 anni soffre di asma bronchiale che, nell'80% dei casi, e' provocata da allergie. Il 18-20% soffre di rinite allergica, mentre il 10% puo' presentare dermatite atopica'. Il professor Giovanni Cavagni, responsabile di Allergologia pediatrica nell' Ospedale Bambino Gesu' di Roma, ha fornito questi dati alla vigilia del 10/o Congresso nazionale della Siaip, la Societa' Italiana Allergologia e Immunologia Pediatrica), che si apre domani a Salsomaggiore Terme. In Emilia-Romagna l'allergia piu' frequente e' quella al polline di graminacee, che colpisce oltre il 60% dei bambini allergici in eta' scolare con rinite, congiuntivite ed asma bronchiale soprattutto tra marzo e giugno. Il Congresso prende spunto dal grave incremento delle malattie allergiche, tanto da considerarle oggi una vera e propria una malattia sociale. Nel congresso si discutera' delle nuove linee guida sull'asma con cui si intende raggiungere l'obiettivo complessivo di individuare soluzioni pratiche adatte a favorire l'accesso e la permanenza dei bambini allergici e/o asmatici in luoghi sportivi, scolastici e di svago, dove gli ambienti e il cibo siano adeguati alle esigenze dei piccoli e gli operatori sportivi siano opportunamente informati e preparati sulle patologie allergiche e respiratorie. Poi ampio spazio alle nuove terapie volte a desensibilizzare i 'superallergici' sia respiratori, sia alimentari. Si fara' chiarezza sulle diagnosi delle allergie alimentari e sui problemi di definizione e approccio delle malattie allergiche della pelle, dermatite atopica e orticaria angioedema. Verranno affrontati temi a cui le famiglie sono particolarmente sensibili: le ricorrenti infezioni dei bambini inseriti nelle scuole per l'infanzia; e ancora, le vaccinazioni negli adolescenti, prima tra tutte quella contro il Papillomavirus umano (Hpv) per la prevenzione nelle ragazze del tumore del collo dell'utero. In Italia si e' passati da un 10% della popolazione che nel 1950 soffriva di una manifestazione allergica alla frequenza attuale di oltre il 30% comprensivo di bambini e ragazzi. Sembra che al momento del parto, un ambiente eccessivamente igienizzato impedisca agli anticorpi del neonato, predisposto alle allergie, di trovare subito i germi contro cui sono deputati a combattere e, come conseguenza, rimangono 'disorientati'. Cosi' tendono ad aggredire, come nuovi 'nemici', elementi innocui come i piu' comuni alimenti (latte e uovo), pollini, sostanze particolari che entrano in contatto con la pelle. Da qui il boom di allergie caratteristico di tutti i paesi sviluppati, come l'Italia. Per informazioni: www.siaip.it

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UNA PILLOLA PER L’ASSUNZIONE DI PROTEINE E PEPTIDI

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
E’ stata brevettata dall’Università di Palermo
Basta una semplice compressa da deglutire e non più un'iniezione per assumere proteine e peptidi. E' questo il brevetto dell'universita' di Palermo presentato al 36° Salone internazionale delle invenzioni di Ginevra. Il sistema, che porta la firma di Mariano Licciardi, Gaetano Giammona, Gennara Cavallaio e Giovanna Pitarresi, protegge le proteine dall''aggressione' dei succhi gastrici cui andrebbero incontro nello stomaco o nell'intestino, consentendone l'assorbimento. Al centro dell'impresa, l'utilizzo di un particolare macromolecola chiamata poliaspartammide sulla quale da diversi anni sono rivolti gli studi coordinati dal pool di chimici e tecnologi siciliani. La pillola, provata e funzionante sui ratti, avra' bisogno di un'ulteriore sperimentazione sull'uomo per essere messa in commercio. Il brevetto, presentato dall'Industrial liaison office dell'ateneo, e' nato all'interno del dipartimento di Chimica e tecnologie farmaceutiche, e offre importanti ricadute sulla qualita' della vita di tutti quei malati, per esempio i diabetici, costretti a iniezioni quotidiane per tutta la vita, e interessanti applicazioni anche nell'ambito dei farmaci antitumorali.


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IL COMPUTER IN PRATICA

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Come fare ad importare i dati da Excel ad Access? Oppure ad eseguire un make-up digitale degli occhi con Adobe Photoshop? Articoli e tutorial che spaziano dall'uso di programmi da ufficio a quelli di grafica professionale, dalla programmazione Web a quella.Net ed altro ancora: http://www.comefarea.it/


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WHAT WILL YOUR BOOK BE?

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Offre la possibilita' a chi scrive un libro online, utilizzando il software gratuito BookSmart, di venderlo nel Blurb BookStore o sul proprio spazio online al prezzo che preferisce, guadagnando il 100% del margine di vendita. In inglese: http://www.blurb.com/


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I FIORI E IL LORO LINGUAGGIO

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Amicizia, sincerita', solitudine, nobilta'? In alcune circostanze potrebbe essere utile sapere quali significati si nascondono nei fiori prima di regalarli: http://www.doktorlove.com/fiori.html


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IL VILLAGGIO DELLA SALUTE

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Offre interessanti articoli, news e consigli mirati alla salute fisica e psichica dell'uomo e della donna. Una sezione e' dedicata agli animali domestici: http://www.villaggiodellasalute.com/


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SEGNALI STRADALI

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
A cura del Comune di Pavia, immagini e breve descrizione dei segnali stradali piu' frequenti: http://www.comune.pv.it/polmun/polmun2/segnaletica.htm


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Rilanciare l'intervento pubblico nell'economia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Emanuela Melchiorre

È probabile che nei prossimi mesi la situazione dell'economia mondiale possa subire un progressivo rallentamento, per poi sfociare in una recessione, se nel frattempo non verranno presi opportuni provvedimenti. Il Fmi, in occasione della pubblicazione del suo World Economic Outlook, che avverrà la prossima settimana, ha infatti rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita dell'economia mondiale, stimando per il 2008 un crescita del 3,7% (la precedente previsione era del 4,1%), mentre le sue previsioni sulla crescita dell'economia americana sono dello 0,5% (le precedenti erano dell'1,5%). È questo dato che preoccupa, considerato il peso dell'economia Usa nel contesto mondiale.

Gli Stati Uniti tentano di porre un argine alla crisi dei mutui subprime, anche se ritengono inevitabili flessioni nell'occupazione e nella domanda interna. In questo loro tentativo possono, a differenza degli europei, avvantaggiarsi di un dollaro calante e di un tasso di interesse molto basso, che facilitano le esportazioni americane e gli investimenti interni. Nonostante ciò Ben Bernanke, governatore della Fed, ha lasciato trasparire la sua preoccupazione per le sorti dell'economia americana, prevedendo una probabile «crescita zero» per la prima metà del 2008. Egli ha ammesso, per la prima volta da quando la bolla speculativa dei subprime ha provocato i suoi effetti sfavorevoli, che esiste la possibilità che la crescita Usa possa essere anche negativa. Non si tratta ancora di recessione vera e propria, intendendosi tale quando la crescita negativa si protrae per almeno due trimestri consecutivi.

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Kenya. Un matrimonio tra iene e sciacalli

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Anna Bono

Tutto sembra tornare alla normalità in Kenya dopo la crisi politica e sociale che per due mesi, in seguito alle elezioni generali del 27 dicembre, ha travolto il paese. Mwai Kibaki, il presidente riconfermato malgrado i brogli evidenti che hanno alterato i risultati elettorali, e Raila Odinga, il capo dell'opposizione ora investito della carica di primo ministro creata apposta per lui, si sono rassegnati a formare una «grande coalizione», vale a dire a spartirsi il potere e i benefici che ne derivano, dando vita a un esecutivo composto da 40 ministri, 20 per il partito di governo, il Partito di unità nazionale, e 20 per l'ex partito all'opposizione, il Movimento democratico arancio. Com'era prevedibile, ci sono volute però diverse settimane perché i due leader risolvessero il problema dell'attribuzione dei ministeri più importanti come, ad esempio, quello delle Finanze e quello delle Autorità locali che entrambi avrebbero voluto controllare. Nel frattempo la tensione era salita di nuovo e, con essa, la paura tra la popolazione di un ritorno alla violenza. Finalmente, anche grazie ad un ulteriore intervento di mediazione da parte di Kofi Annan in rappresentanza dell'Unione Africana, un accordo pare sia stato raggiunto e la composizione del governo dovrebbe essere annunciata entro il fine settimana.

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E se vincesse McCain?

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Erik Marangoni

Non occorre essere per forza repubblicani per rendersi conto che l'infinita sfida tra Hillary Clinton e Barack Obama ha raggiunto livelli di noia paragonabili al recente Festival di Sanremo. Da mesi oramai i due sfidanti democratici che dovrebbero cambiare il mondo girano l'America più di una hostess, cercando di ottenere il consenso popolare per raggiungere la tanto agognata nomination. Non siamo al Grande Fratello, né dentro uno qualsiasi dei tanti reality che la tv ultimamente ci propina. Siamo nello Stato più potente del mondo e stiamo parlando di un'elezione presidenziale che, più che in passato, sta attirando l'attenzione di un numero crescente di persone in tutti gli angoli del globo. Come noto, il candidato repubblicano e quello democratico affronteranno a novembre le elezioni presidenziali per ottenere il diritto di sedere alla Casa Bianca dopo i due mandati del presidente uscente, George W. Bush. Tuttavia, se sul versante repubblicano il candidato John McCain, arzillo settantenne reduce dal Vietnam, ha da tempo mandato al tappeto i principali sfidanti, il campo democratico non ha ancora sciolto le proprie riserve.


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La svolta di Bucarest

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Matteo Gualdi

Il vertice che si è aperto due giorni fa a Bucarest rappresenta un'occasione fondamentale per la Nato. L'Alleanza, infatti, si trova da lungo tempo a dover prendere delle decisioni importanti, nel disperato tentativo di dare ancora un senso alla propria esistenza, in un mondo che negli ultimi anni è profondamente cambiato. La caduta del Muro di Berlino, e del regime sovietico, hanno posto alla Nato l'esigenza di ripensare se stessa, non più semplicemente «contro» qualcuno, ma «per» qualcosa. Così i paesi membri hanno scoperto che ciò che li univa non era solamente la lotta contro il predominio del totalitarismo comunista, peraltro non ancora sconfitto, bensì la difesa dei valori dell'Occidente, la libertà, la democrazia, la giustizia. Per questo motivo la Nato è intervenuta in Afghanistan, contro i terroristi di Al-Qaeda e il regime dei talebani che li proteggeva. Ma poco dopo l'Alleanza tornava a dividersi, lasciando soli gli Stati Uniti nella loro battaglia contro il nemico, Saddam Hussein. Il Presidente francese, Jacques Chirac, e quello tedesco, Gerard Schroeder, avevano scelto la strada dell'antiamericanismo, ponendo un problema di natura politica e militare. Dopo l'elezione di Sarkozy in Francia e di Angela Merkel in Germania, l'atlantismo è fortunatamente tornato ad esser un sentimento diffuso in Europa, e così la riunione Nato di Bucarest prometteva di essere il momento in cui si sarebbe potuto finalmente siglare la pace tra Europa ed America.

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Air France se ne va

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Fabrizio Goria

Il discorso, per ora, sembra arrivato al capolinea. Le vie per il risanamento di Alitalia si sono scontrate contro il muro di gomma innalzato dai sindacati. Air France ha abbandonato il tavolo delle trattative, gettando nel baratro la nostra compagnia aerea. Jean-Cyril Spinetta, numero uno del gruppo franco-olandese, si è alzato ed è ripartito velocemente verso Parigi, dopo lo scontro con le sigle sindacali. Maurizio Prato, presidente di Alitalia, ha immediatamente rassegnato le dimissioni. La liquidità di cassa della compagnia italiana è di circa 180 milioni di euro, troppo pochi per arrivare fino all'estate. Sembra non esserci tempo per le ipotesi di cordate italiane pronte a rilevare Alitalia. Il nodo su cui le trattative si sono arenate è semplice; i sindacati (una decina di sigle diverse) hanno cercato di imporre ad ogni costo le proprie condizioni che prevedevano una serie di misure del tutto inappropriate per il rilancio immediato della società: ingresso di Fintecna nell'operazione di ricapitalizzazione di Alitalia grazie alla sottoscrizione del 49% di proprietà della società finanziaria del Tesoro in Az Servizi, diminuzione degli aerei dismessi (fra cui gli obsoleti Md80), mantenimento di alcune rotte intercontinentali giudicate da Air France inutilizzabili, area Cargo tenuta in vita per tutta la durata del piano industriale francese e rinnovata solo nel 2011. A queste condizioni, che non prevedevano una risposta negativa, Spinetta ha risposto andandosene ed affermando che «non esistono più le condizioni per continuare. Dubito che la mia azienda possa accettare questa proposta che comunque presenterò al Cda, ma che richiederebbe mesi di lavoro e riflessione che Alitalia non può sostenere perché i problemi non possono aspettare». Alle parole del presidente di Air France-Klm hanno fatto da contraltare quelle di Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, che ha ricordato come «Alitalia non deve essere smantellata e svenduta, abbiamo solo cercato di tutelare gli interessi dei lavoratori». Ora, sembra che sia solo una la strada da percorrere, e non è detto che sia un male.

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Il vero, nuovo Rinascimento napoletano

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Armando Pannone

Un pomeriggio invernale sembrava dover rovinare l'appuntamento di Silvio Berlusconi con i napoletani. Incredibilmente, la pioggia che veniva giù incessantemente dalla mattinata, alle prime parole di saluto del leader del PdL si è arrestata come per magia e gli ombrelli hanno lasciato spazio alle bandiere sventolate senza posa in una piazza stracolma. Era atteso, molto atteso, l'arrivo di Silvio Berlusconi a Napoli. Molte altre volte il leader del Pdl era calato in città attirando folle di sostenitori, simpatizzanti o semplici curiosi. Stavolta, però, era diverso. Il presidente Berlusconi era atteso spasmodicamente da un'intera città, un'intera regione per ascoltare la sua personale ricetta per venir fuori da un dramma senza precedenti. Napoli attendeva parole di conforto e di sostegno per ritrovare l'orgoglio perduto. Piazza del Plebiscito era eccitata come non mai per l'evento. Sul palco, oltre a lui ed alla cornice di tutti i candidati e rappresentanti del Popolo della Libertà, la formazione nata da un suo vincente atto di volizione, a condividere l'abbraccio della folla, c'era anche Gianfranco Fini. E' stato proprio quest'ultimo, applauditissimo, ad arringare la folla con il riferimento preciso ai valori fondanti il Popolo della Libertà. Ha insistito poi sul vero riscatto per Napoli e per il Sud attraverso un cambio di rotta politico che segni l'inizio di una nuova era anche per il Paese.

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Nato, missione quasi compiuta

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
George W. Bush vince su scudo antimissile e Afghanistan, ma non sull’ex Urss

di Sandra Giovanna Giacomazzi


Il presidente George W. Bush sarà anche un’anatra zoppa (l’espressione che si usa per definire un presidente a fine mandato quando non può più candidarsi e quindi non può pretendere di compire atti ambiziosi), ma certamente non si sta comportando come tale. E il suo agire al vertice della Nato in Romania, non fa eccezione. Parlando di fronte agli alleati riuniti a Bucarest, Bush ha detto che dovrebbero aprire il sentiero alla “membership” dell’Ucraina e della Georgia per aiutare questi Stati a consolidare il loro progresso democratico e la loro indipendenza. L’accordo non è stato raggiunto su questo punto e la questione è stata rimandata a dicembre. Per quanto riguarda l’Afghanistan, Bush ha parlato della necessità di portare a termine la missione. Il Presidente ha enfatizzato che l’alleanza non può permettersi di cedere terreno ai Talebani e ad Al Qaeda. “Se non riusciamo a sconfiggere i terroristi in Afghanistan, ci toccherà affrontarli sul nostro territorio e saranno i civili in Europa e in Nord America a pagare il prezzo dei nostri errori”.


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Tra Francia e Usa non c’è un Oceano

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Bucarest, gli USA appoggiano la difesa europea voluta da Parigi


di Stefano Magni


Il volto dell’Europa cambia dopo il vertice della Nato a Bucarest. In primo luogo perché altri due Paesi iniziano il percorso che li porterà ad essere membri a pieno titolo dell’Alleanza: la Croazia e l’Albania. Si tratta della fine di un ciclo, iniziato nel 1991 quando la Repubblica Croata, allora parte della Jugoslavia, iniziava a formare un proprio esercito nazionale per prepararsi a respingere una reazione serba alla sua secessione. Si era all’inizio del lungo periodo delle guerre balcaniche, culminate nel 1995 con l’intervento della Nato contro i Serbi di Bosnia (e a sostegno, sia pur indiretto, dei Croati) e poi nel 1999 con i bombardamenti della Nato sulla Serbia, per indurre Belgrado a mollare la presa sul Kosovo a maggioranza albanese. Ora le due vere vincitrici militari dei conflitti balcanici, l’Albania e la Croazia, saranno presto parte della Nato. La Slovenia, la prima repubblica secessionista nata dalla frammentazione della Jugoslavia, è già un membro dell’Alleanza dal 2004. La Macedonia è stata rimandata: la Grecia non accetta la legittimità del nome che l’ex repubblica più meridionale della Jugoslavia si è data. E per questo ha posto il suo veto. Ma la sostanza non cambia: quel poco che resta della Federazione Jugoslava è ormai circondato dalla Nato dopo la cooptazione progressiva delle sue ex repubbliche.


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Intervista a Mario Mantovani

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Milano Expo 2015. Il ruolo dell’Africa
di Alessandra Mieli


Mario Mantovani da Arconate (cittadina in provincia di Milano) ha conquistato sul campo il suo “uso di mondo”. Candidato da Forza Italia, nel 2004, al Parlamento Europeo, viene eletto con 50 mila voti. Al Parlamento Europeo entra a far parte del Partito Popolare Europeo (Ppe) ed è nominato vicepresidente dell’Assemblea parlamentare paritetica Africa Caraibi Pacifico - Unione Europea (Acp-Ue). E’ componente della Commissione per lo sviluppo regionale e membro sostituto della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali, di cui è stato componente effettivo per oltre 7 anni. E’ stato inviato come osservatore internazionale in diversi Paesi del mondo. Ha viaggiato in lungo e in largo attraverso l’Africa subsahariana e, al momento buono, cioè quando si sono dovuti trovare i voti per sostenere la candidatura di Milano all’Expo 2015, i suoi contatti si sono rivelati, a dir poco, proficui.


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IL CACCIATORE DI AQUILONI

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Dimitri Buffa

Un altro Afghanistan è stato possibile. In un passato che sembra ormai lontano anni luce. Quando le donne borghesi vestivano all’occidentale e gli uomini si bevevano un buon whisky. Un tempo in cui nei cieli di Kabul si libravano gli aquiloni. Ed è precisamente questo Afghanistan a costituire la vera trama del film diretto da Marc Forster e tratto dall’omonimo romanzo di Khaled Hosseini. Lo scrittore è il figlio di un diplomatico dell’Afghanistan dell’era del re Zahir shah, prima che gli “shorawi” (i comunisti) precipitassero, trenta anni or sono, il paese in una spirale di odio, violenza e guerre da cui ancora deve uscire. Dopo i comunisti sono arrivati i talebani, gli studenti pakistani indottrinati nelle moschee dell’odio, e infine il noto capo terrorista Osama Bin Laden. E tanto nel libro quanto nella sceneggiatura del film la scena madre di tutto il plot è quando Amir torna dopo 20 anni a Kabul dall’America al solo scopo di salvare la vita al nipote del suo ex servitore di etnia hazara, Ali. Nonchè il figlio di Hassan, suo compagno di giochi. Costretto a travestirsi da talebano e a corrompere i funzionari governativi per individuare l’orfanotrofio in cui venivano parcheggiati i bambini di cui poi gli stessi talebani spesso abusavano sessualmente, Amir declama la frase che da un senso a tutto il racconto: “mi sembra di essere diventato un turista nel mio stesso paese”. Il film come il libro in realtà prendono a prestito il complesso di colpa del protagonista, che da piccolo fa cacciare ingiustamente il servo del padre e il figlio, come puro espediente narrativo. La vera protagonista è la terra afghana, martoriata ai giorni nostri, paradiso perduto degli aquiloni solo a metà degli anni ’70.


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Intervista a Andrea Pastore

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
“Le devoluzioni amministrative e politiche nella città di Pescara”
di Antonio De Panfilis


Prendendo spunto dalla professione originaria di Andrea Pastore, quella di notaio, viene in mente che il termine devoluzione oltre al significato di cadere e volgere in basso, assume anche nel linguaggio tecnico giuridico la traslazione di un’eredità in potere dell’erede. Trasfigurazione ambivalente di significato che applicata al caso elettorale pescarese, può rendere una prima idea di quello che il Pdl si augurerebbe di non ricevere mai, in caso di vittoria o nel ruolo di opposizione, in Consiglio Comunale.


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Il rilancio dell’Unione professionisti intellettuali

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Paolo Della Sala


Parte da Genova il rilancio della Unione Professionisti Intellettuali (UPI), associazione che raggruppa i liberi professionisti, in particolare coloro che hanno una relazione di tipo etico alla base del proprio rapporto con l’utenza. Parliamo soprattutto di avvocati, medici, commercialisti, ma il settore include al suo interno anche operatori finanziari, consulenti etc. In questi anni una strumentale lettura della parola “liberalizzazione” ha portato a mortificare le vecchie professioni “liberali”. Una cattiva cultura ha considerato i professionisti alla stregua di evasori, di “protezionisti” volti unicamente a tutelare il proprio interesse, una categoria da penalizzare. Un pieno sviluppo dell’attività dell’UPI può essere la condizione fondamentale per rilanciare il settore, a partire dalla comunicazione con gli utenti, dai vincoli di trasparenza, dalla tutela del segreto professionale. Oggi si è reso indispensabile ripristinare un corretto rapporto con l’opinione pubblica, con la politica e il mondo dell’economia. Parliamo di un settore importante nelle sue funzioni (pensiamo ad esempio ai medici), ma anche straordinariamente dinamico per l’economia, dal momento che in Liguria produce da solo il 15% della ricchezza regionale.


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Intervista a Enrico Nan

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Forza all’iniziativa politica nel territorio
di Cristiano Bosco


L’onorevole Enrico Nan, avvocato di Pietra Ligure, dato come sicuro fino a pochi giorni prima della presentazione dei candidati, è uno degli esclusi più illustri nelle liste per la Camera del Popolo delle Libertà.

Come ha preso la sua esclusione tra i candidati alla Camera?
Ho interpretato questa decisione in termini politici. Credo che la politica debba venire prima delle prese di posizione e degli interessi personali. È stata fatta una scelta, che secondo me è frutto anche di una legge molto sbagliata. Spero che questa nuova legislatura, oltre a modificare alcuni aspetti delle istituzioni e della costituzione, porti a un sistema elettorale diverso, che avvicini la gente alla politica. È un problema grave se, pochi minuti prima della presentazione di una lista, solo poche persone possono decidere se escludere o includere una persona. Gli elettori in questo modo restano fuori da ogni scelta. Serve un sistema elettorale diverso. Alla tedesca, utilizzando primarie interne ai partiti, oppure si può tornare alle preferenze –ma con collegi piccoli-, poiché nei grandi collegi vince non la qualità del candidato ma la sua forza economica. Quanto accade in questi giorni è sintomatico: nel territorio manca la percezione della campagna elettorale. Ai tempi del maggioritario la contrapposizione dei candidati era alto, come lo era il coinvolgimento degli elettori e delle categorie. Oggi i cittadini non sanno nemmeno chi sono i candidati. Si assiste alla campagna elettorale in tv e si decide se votare Berlusconi, Veltroni o gli altri candati. Non c’è più spazio per i rappresentanti parlamentari. Non è affatto un bene, si rischia di allontanare sempre più i cittadini dalla politica.


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I sindacati implorano Spinetta

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Alitalia: harakiri dei confederali che adesso inseguono Air France perché riprenda le trattative

Lufthansa ribadisce che i contro sono più dei pro, mentre Aeroflot analizzerebbe proposte “vantaggiose”
di Alessandra Mieli


Tutto un lungo pomeriggio per valutare il da farsi. Il Cda di Alitalia si è riunito alle 14.15 di ieri ed è andato avanti fino a sera. Ma probabilmente Alitalia sarà pilotata da un nuovo presidente col compito di portare a termine la missione di Prato. Mentre sono in corso gli accertamenti della Consob in merito alla vicenda Alitalia.

LA TERRIBILE CAPORETTO
La definizione data dal giuslavorista Pietro Ichino: “Una terribile Caporetto dei sindacati confederali tanto più grave perché non è chiaro ora deve è la linea del Piave” riassume con efficacia la figuraccia stellare dei rappresentanti dei lavoratori che ieri quasi imploravano il patròn di Air France di tornare a sedersi al tavolo delle trattative mentre i “colletti bianchi”, dipendenti di Az Fly, volantinavano a sostegno del presidente dimissionario della compagnia, Maurizio Prato, e si rammaricavano per la rottura della trattativa implorando “Vogliamo il piano Air France”.


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Ferrara e aborto - I simboli da combattere. Senza idee

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Davide Giacalone


La faccenda del comizio bolognese, tenuto da Giuliano Ferrara, con relativi insulti, contestazioni, lancio di uova e pomodori, in una piazza in preda alla follia, può essere liquidata in modo semplice, elementare e non per questo sbagliato: da una parte manifestando la solidarietà a chi ha tutto il diritto d’esprimere le proprie opinioni, dall’altra avvertendo che la differenza fra la piazza e la televisione sta proprio nel fatto che nella prima qualcuno può anche risponderti. Ho visto un filmato ed ho potuto apprezzare un Giuliano (ne sono un ammiratore, in odierno dissenso, come dirò?) in grande forma, pronto a sfidare il balbettio conformista, già a partire dal berretto. La piazza gli piace, come piace a me ed a quanti amano la politica vera. Quella bolognese era migliore di una piazza vuota. Solidarietà e realismo, dunque. Ma siamo un po’ troppo in superficie. Approfondendo, le cose si fanno dolorose. Sono contrario all’aborto.

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La giustizia dei fessi

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Davide Giacalone

Noi del Partito dei Fessi siamo rimasti gli ultimi a credere che possa esistere la giustizia, nei tribunali. Tutti gli altri si ritengono furbi e stanno trasformando la culla del diritto bella tomba della giustizia. Si pensano furbi quelli del Consiglio Superiore della Magistratura, che dovendo giudicare quel fulmine stacanovista che ha impiegato otto anni per scrivere delle motivazioni, sentenziano che se uno ha troppo lavoro non gli si può chiedere di far miracoli. Difatti noi non chiederemmo nulla di soprannaturale, ma il semplice e letterale rispetto della legge, che quel signore ha violato per almeno sette anni e nove mesi. Ma la legge è come lo scroto, sdottoreggiano i furbi, la si può tirare da diverse parti. Ed al Csm sono maestri.
Intanto altri dodici presunti mafiosi riguadagnano la libertà perché dei giudici di primo grado impiegano troppo tempo a passare le carte ai colleghi del secondo. Noi fessi ragioniamo alla buona, ritenendo che chi si comporta così o è incapace, e va buttato fuori dalla magistratura, o è complice dei mafiosi, e va buttato in galera. Il fatto è che a noi sfugge la regola che oramai guida questi tutori della giustizia: si entra in galera da innocenti e se ne esce non appena condannati. Grazie a giudici che hanno lasciato languire il processo fra feste comandate, fine settimana, ponti e poche ore di lavoro quotidiano.


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Il Partito dei Fessi

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Davide Giacalone
La denuncia contro i “Papponi di Stato”, condotta per giorni e giorni dal quotidiano “Libero”, è doverosa e meritoria, ma attenti a non dimenticare i “Papponi di mercato”. Ci sono manager che intascano cifre scandalose, ed anche che s’arricchiscono impoverendo le aziende che guidano ed i risparmiatori che v’investono. E’ un grosso errore credere che non si possano sindacare le scelte private, perché parlo di società quotate in Borsa, d’interesse collettivo. Ed un mercato senza etica è semplicemente criminale.
In questi giorni molti si sollazzano guardano un filmato, su internet (http://it.youtube.<WBR>com/watch?<WBR>v=D5FSE_m3OOU) dove si assiste all’esibizione del direttore generale di Telecom Italia. Tolto il turpiloquio, tolti gli errori di sintassi, tolte le minchionerie storiche, non ci rimane nulla, se non l’immagine pettinata e sartorialmente definita del vuoto assoluto. Questo signore, che è stato anche assistente personale di Tronchetti Provera (c’è sempre una spiegazione!<WBR>), è assai ben pagato. Lo è molto meno dell’ex amministratore delegato e dell’ex vicepresidente, che se ne vanno coperti di milioni dopo avere ulteriormente scassato l’azienda, impoverito gli investitori e fatto crollare l’utile. Ed il caso Telecom non è isolato.


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Pecoraro garantista e Scanio giustizialista

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Davide Giacalone

Le accuse rivolte a Pecoraro Scanio si riferiscono ai reati di corruzione ed associazione a delinquere, i fatti sono relativi ad appalti riguardanti la spazzatura. Qui non m’interessano né i presunti reati, né i presunti fatti. Il ministro indagato avrà sentito parlare dell’esistenza di una residua e minoritaria genia di cultori del diritto, detti “garantisti” dalle tribù giustizialiste, sempre inclini, queste ultime, a considerare le regole e le leggi quali ostacoli da abbattersi per potere conquistare al popolo una non meno popolare giustizia. Nei riti segreti che noi officiamo, nel profondo delle catacombe ove ci riuniamo, evochiamo l’anima dei diritti e ripetiamo “nessuno è colpevole fino a prova del contrario”. Oggi celebreremo avendo in mente Pecoraro.
Nel frattempo, però, il suddetto informi Scanio che secondo le teorie da lui sempre proclamate, occorre che tutti e due, sia Pecoraro che Scanio, si dimettano all’istante e s’allontanino dalla vita pubblica, in attesa d’avere dimostrato, loro, d’essere innocenti. L’inversione logica e quella della prova sono, a noi, sempre sembrate barbarie, ma non è simpatico che siano i barbari ad approfittare dei nostri sforzi.
Sempre dal profondo delle catacombe, a noi è capitato di scrivere (naturalmente su fogli accuratamente clandestini) che non sta bene i magistrati del pubblico ministero si scelgano le inchieste, gli indagati ed i tempi adatti a divenir più famosi che processualmente vincenti. Uno dei nostri sacerdoti elaborò la teoria dello “ius sputtanandi”, osservando che non stava bene mantenere al loro posto dei persecutori inclini a perdere i processi e guadagnare le prime pagine. Oggi questo vale anche per l’avventura che occorre a Pecoraro, sempre che Scanio non intenda stare dalla parte del proprio accusatore, siccome fece in passato quando il trattamento macellava altri.
Insomma, tutto questo per dire che le vie della sorte sono davvero infinite, e non è escluso che la loro trama porti oggi il ministro ad accorgersi che le cose da lui dette in passato erano l’assassinio della giustizia, ed il proprio suicidio.


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Quirinale equivoco

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Davide Giacalone

Il Quirinale è un equivoco istituzionale, un guaio che si deve avere il coraggio d’affrontare. Le polemiche con l’elastico non mi piacciono, ma se Berlusconi poteva risparmiarsi le “forche caudine” (da dove sarebbero passati gli sconfitti), il Presidente della Repubblica aveva il dovere di non diffondere un comunicato che non esito a definire scandaloso.
Si pretende che l’inquilino del colle più alto sia imparziale e non schierato, secondo la retorica dell’impossibile monarca repubblicano. Ma l’imparzialità è l’ideale degli idioti e la maschera dei faziosi, quel che necessita è il rispetto delle regole, che, invece, sono state stracciate da tempo. Dice Napolitano, oggi, che mai Presidente venne meno ai propri doveri. Se è così, però, perché lo stesso Napolitano, assieme ai suoi compagni, chiese di buttare fuori sia Leone che Cossiga? E perché dovremmo essere così fessi da credere che un uomo da sempre fedele militante di una parte estrema sia divenuto, per investitura e vecchiaia, un saggio equanime? E’, questa, una figura inesistente.


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La Cina mira anche al Nepal

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Paolo della Sala

Due anni fa il Nepal sembrava pronto a rifiorire. Il mondo occidentale dipingeva, grazie ai fumi propinati dai soliti progressisti, l’ennesima favola bella di un Oriente favoloso, pieno di montagne verdi e politicamente corrette, allietato dalla pace e dai dragoni rossi. Il bene era la rivolta contro il re, condotta dai democratici ma soprattutto del partito comunista maoista nepalese, nato da una scissione del partito comunista PCN. Tutti felici della sparizione di una monarchia certo medioevale e assoluta, incarnata dal re Gyanendra. La guerra civile ha causato 13.000 morti tra il 1996 e il 2006. I maoisti sono guidati dal più classico dei santoni rossi, in salsa orientale, cioè da Pushpa Kamal Dahal, conosciuto col nome di battaglia di Compagno Prachanda. La lotta maoista era particolarmente disinvolta, arrivando al sequestro di intere scolaresche, costrette per mesi coi professori a seguire i “corsi di rieducazione marxista” e a partecipare alla vita di guerriglia.

La rivolta contro l’assolutismo non era però soltanto maoista. Questa è stata una fortuna, forse aiutata dai servizi segreti di qualche potenza straniera. Non siamo nati ieri. Il punto è la Cina nel frattempo è stata ed è parte attiva del processo di assorbimento invisibile del Nepal. Lo vediamo in questi giorni, quando la diaspora tibetana è repressa a Katmandu con la stessa durezza di Lhasa.

Dopo la caduta della monarchia i maoisti hanno partecipato al nuovo governo di coalizione. Il disarmo non è avvenuto. L’accordo è durato un anno solo: nel settembre dello scorso anno i maoisti sono usciti dal governo. Le elezioni che dovevano ridisegnare il parlamento sono state rinviate dal novembre 2007 a questo mese.

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Stampa e balle - L’autogol dei cazzari

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Arturo Diaconale


I fatti dimostrano che il caso Pizza non è affatto, come ha scritto il “Corriere della Sera” interpretando il pensiero dominante nei grandi media nazionali, la “metafora di un paese incapace di decidere ed ostaggio dei partiti”. E’, al contrario, la dimostrazione più clamorosa della incapacità ormai inguaribile della stragrande maggioranza della “casta” giornalistica italiana di uscire dal conformismo del politicamente corretto. Lo stesso vale per il caso Alitalia, che viene ostinatamente presentato dagli stessi giornalisti come un tragico errore commesso dai sindacati ai danni del governo e dell’interesse generale. Ed, invece, anche agli più tenace sostenitore della vendita ad Air France, è la prova del nove della incapacità di Prodi e Padoa Schioppa di condurre una trattativa fuori dallo schema della semplice “svendita” al peggior offerente. Nel caso Pizza il conformismo politicamente corretto ha scatenato una isterica ventata di compiacente catastrofismo sull’eventualità del rinvio della data del voto. I costituzionalisti hanno spiegato in maniera unanime che l’art. 61 della Costituzione impedisce ogni possibilità di slittamento delle elezioni oltre i settanta giorni. Ma il chiarimento è stato bellamente ignorato. Poiché l’orientamento politicamente corretto spingeva i media ad auspicare lo spostamento delle elezioni perché avrebbero potuto favorire un recupero del Pd sul Pdl, i giornalisti della casta si sono affrettati ad alimentare il catastrofismo (la “metafora di un paese incapace di decidere ed ostaggio dei partiti”) nella speranza inconfessata che il caso Pizza si risolvesse in un “aiutino” per Walter Veltroni.


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Ma dov'era Veltroni quando la sinistra rovinava l'Università?

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Raimondo Cubeddu

Inutile nasconderselo. La lettura del decalogo veltroniano sull’università e la ricerca lascia allibiti. Ma non tanto per il fatto che ‘riecheggia’ quello di Quagliariello e per discutere del quale, già da giorni, il PdL ha indetto una manifestazione a Pisa, il prossimo mercoledì 9, con la partecipazione, tra gli altri, dello stesso Quagliariello e di Giuseppe Valditara, quanto per la disinvoltura con la quale Veltroni e, se lo segue, il Pd di cui è a capo, sembrano aver buttato alle ortiche una politica universitaria che la sinistra ha perseguito tenacemente per decenni. Imponendola con scioperi, manifestazioni e censure per difendere una presunta democratizzazione degli atenei che si è risolta in una colossale crisi di governabilità dei medesimi.

Ciò che lascia turbati è quindi la credibilità di Veltroni, non tanto il suo convertirsi al buon senso e il suo disinvolto far proprie idee che non sono certo nel Dna della sinistra italiana, quanto il fatto che, nell’improbabile ipotesi in cui dovesse vincere le elezioni, quasi sicuramente muterebbe (o sarebbe costretto a mutare) di nuovo idea. Proponendo, sempre facendo finta di nulla, provvedimenti e leggi in nulla dissimili da quelle varate dal governo Prodi e dall’ineffabile Mussi, e, è bene non dimenticarlo, contro i quali i docenti e ricercatori che ora seguono Veltroni, non hanno mosso un dito, proclamato uno sciopero, ma soltanto levato flebili e privati lamenti.

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Attentato in Sri Lanka: tra i 10 morti anche un ministro

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
Ha causato una decina di morti, tra i quali un ministro, l'attentato che si è verificato questa mattina in un sobborgo di Colombo. Lo ha annunciato un portavoce del governo dello Sri Lanka.

L'esplosione, costata la vita al ministro delle Infrastrutture stradali Jeyaraj Fernandopulle, sarebbe avvenuta durante una cerimonia pubblica prima della partenza di una maratona.

Il portavoce del governo ha accusato della strage le Tigri Tamil: una formazione guerrigliera protagonista di un sanguinoso conflitto per ottenere l'indipendenza da Colombo delle regioni settentrionali del Paese.

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Scontri notturni a Sadr city: 5 morti, 17 feriti

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
Cinque persone sono rimaste uccise e diciassette ferite in combattimenti notturni a Sadr City, il quartiere a maggioranza sciita di Baghdad ritenuto la roccaforte dell'Esercito al Mahdi.

Lo ha annunciato la polizia irachena e fonti sanitarie. Responsabili di due ospedali del posto hanno riferito, a condizione dell'anonimato, che tra i feriti ci sono due donne e quattro bambini. La polizia ha riferito che negli scontri, iniziati nella notte e proseguiti sino all'alba, è stato distrutto un veicolo blindato Stryker americano.

I combattimenti arrivano nel giorno successivo all'alleggerimento delle misure di sicurezza, da parte del governo iracheno, nei quartieri di Sadr City e Shula. Entrambi sono roccaforti dell'Esercito al Mahdi, la milizia fedele al leader radicale sciita Muqtada al Sadr.

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Ecco un modello per rilanciare l’Italia delle “grandi opere”.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 12 della discussione
Per esempio, il Ponte

Per gli economisti di Catalyst la strada delle opere pubbliche passa attraverso progetti e agenzie di scopo che sappiano trasformare quelli che una volta erano i costosi, lenti, macchinosi interventi dello Stato in azioni concepite al servizio del pubblico. Lo si ottiene ragionando su un intervento-locomotiva che raduni attorno a sé altri soggetti e interessi dei cittadini. Potrebbe valere per lo Stretto di Messina, per la monnezza partenopea, per l’Alitalia agonizzante


di Vincenzo Sabatino

In Italia per troppo tempo si è inteso per “opera pubblica” un’opera in cui non solo la finalità era pubblica, ma anche il costo totale e le garanzie sulla realizzazione. Lo Stato si assumeva tutti e quattro i rischi che caratterizzano la realizzazione di qualsiasi investimento: finanziario, imprenditoriale, gestionale-organizzativo e di mercato. La logica tradizionale: opera pubblica e finanziamento pubblico, è oggi sempre meno percorribile. Le esigenze di investimenti in infrastrutture sono diventate eccessive rispetto alle possibilità dei governi di provvedervi. L’elevato debito pubblico comporta forti vincoli allo sviluppo di progetti e di investimenti in infrastrutture. Tutto ciò mentre una migliore dotazione di infrastrutture diventa essenziale per accrescere la competitività delle economie nazionali.


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Adozioni impresa sempre più difficile

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Gerolamo Fazzini

L’adozione internazionale in Italia è al giro di boa. Sono passati 15 anni da quando il nostro Paese ha aderito alla Con­venzione dell’Aja, 10 da quando l’ha ratifi­cata. Due date simboliche che offrono un’occasione preziosa per tirare un bilan­cio, ancorché provvisorio, sul fenomeno e sui trend in atto.

Lo scenario internazionale è segnato da u­na contraddizione che appare insanabile, una sorta di 'corto circuito'. Proprio in questi giorni lo denunciano gli esperti ra­dunati a Venezia dal Ciai, uno degli enti più noti e 'storici' tra quelli italiani che si oc­cupano di adozioni internazionali. In sin­tesi: mentre non diminuisce affatto – anzi! – il numero di bambini che in giro per il mondo affollano gli istituti (perché orfani o senza una famiglia in grado di educarli a­deguatamente), va calando il numero del­le adozioni complessive: erano 45mila nel 2004 (a livello mondiale), sono scese a 42mila nel 2006.

In realtà, a leggere bene i dati una buona notizia c’è: significa che sta aumentando l’a­dozione nazionale. Tradotto, un certo nu­mero (crescente) di bambini trova nuovi e definitivi genitori nel suo Paese di origine. E questo è senz’altro un bene, perché con­sente di evitare alcu­ni problemi che pos­sono presentarsi ogni volta che una perso­na viene, pur con tut­te le precauzioni del caso, sradicata dalla sua terra e dalla sua cultura.


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La fiaccola di Pechino? No del Tibet

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 6 della discussione
di Aldo Forbice

La prima contestazione della fiaccola olimpica in Europa, dopo Olimpia, avverrà a Parigi. Nella capitale francese sono già pronti striscioni di solidarietà col Tibet. «La Francia è per la difesa dei diritti umani in tutto il mondo», «Tibet indipendente», «Basta ai massacri», «Siamo con il Dalai Lama» e così via.

Queste alcune delle scritte su striscioni e cartelli che numerosi manifestanti, compresi gruppi di attivisti di Reporter senza frontiere, porteranno lungo il percorso della fiaccola: 28 chilometri, dalla Torre Eiffel allo stadio Charlety. I militanti di Reporter sono gli stessi che hanno organizzato la clamorosa contestazione di pochi giorni fa dell’accensione della fiaccola ad Olimpia, in Grecia. Ma anche ieri la pattuglia di tedofori è stata contestata in Turchia da centinaia di uighuri, una minoranza islamica cinese che viene perseguitata duramente dal regime di Pechino.

A preoccupare Pechino non sono solo le manifestazioni di protesta che accompagneranno il lungo percorso della fiamma olimpica (137 mila chilometri, per 20 nazioni), quanto l’imprevedibilità delle iniziative di solidarietà col Tibet e di sostegno alla lotta per i diritti umani in tutta la Cina. Ma le autorità di Pechino non accennano a concedere la pur minima apertura nei confronti del Dalai Lama, che, con tenacia e pazienza, continua ogni giorno a rinnovare l’invito al governo cinese a riprendere il negoziato. Com’è noto, la guida spirituale dei tibetani non rivendica più da anni l’indipendenza della nazione tibetana, occupata militarmente nel 1959 dall’esercito e dalle guardie rosse maoiste, ma più semplicemente sollecita trattative per una reale autonomia amministrativa del Tibet che ne salvaguardi il patrimonio etnico, culturale e religioso, nell’ambito della Repubblica popolare cinese.


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Perchè solo la conversione di un musulmano provoca rabbia e scandalo?

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione
di Cal Thomas

Papa Benedetto ha battezzato un uomo alla fede Cattolica l’altro giorno. La persona in questione, che risponde al nome di Magdi Allam, apparteneva un’altra religione. Non che ci sia nulla di strano riguardo a tutto ciò.

La gente da non credente diventa credente, passa da una religione a un’altra o, rimanendo all’interno della stessa confessione, cambia semplicemente affiliazione. Resta il fatto che questa conversione è differente da tutte le altre.

Il Signor Allam, che ha perfino assunto un nuovo nome e ora si chiama Magdi Cristiano Allam, era un musulmano. Non uno qualunque s’intende. Allam era uno di quei pochi e stimati musulmani “moderati”, uno di quelli su cui la gente in Italia e nell’Occidente tutto aveva appuntato le proprie speranze per una nuova generazione di musulmani egualmente moderati, in grado di rinunciare al terrorismo e alla violenza e di guidare l’Islam verso una terra promessa completamente nuova fatta di tolleranza, inclusione e pluralismo religioso.

A giudicare dalla reazione proveniente dal mondo musulmano nei confronti di questa ormai famosa conversione, si direbbe che la conquista della moderazione da parte islamica sia lontana ancora molte migliaia di chilometri. I figli d’Israele hanno vagato nella natura selvaggia per quarant’anni prima di arrivare alla Terra Promessa. Il viaggio verso la terra promessa della moderazione islamica potrebbe richiedere molto più tempo, sempre che alla fine, anche questa volta, i vagabondi arrivino davvero a destinazione.


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Amato: tentativi brogli all'estero

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
Il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha reso noto di aver ricevuto segnalazioni di possibili brogli, 'tentativi di brogli', all'estero. Amato ha quindi assicurato che il Viminale sta 'approfondendo e provvedendo' sostenendo che 'abbiamo tutta l'attenzione perche' questo non accada'. Intanto il leader del Pdl Berlusconi ha replicato sulle schede: 'Se e' cambiata la situazione degli accorpamenti dei simboli, si puo' intervenire con un decreto che privilegi la comprensibilita' della scheda'.

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Il caporale Gilad e Hamas Prigionia-incubo a Gaza

>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Un articolo di Davide Frattini

Il caporale Gilad Shalit ci vede poco. La divisa militare sembra della taglia sbagliata, si appoggia piena di vuoti sul corpo da ragazzino, un giocatore di basket che si è allungato troppo in fretta. Gli occhiali no, sono suoi, fanno parte del viso. Lenti squadrate e spesse, da piccolo inventore, a scuola è sempre stato bravo in matematica.
Sono gli occhiali e lo sguardo pensoso da miope che gli israeliani non dimenticano, da quando la sua foto è finita in prima pagina quasi due anni fa. Attorno a quegli occhiali si è svolto un negoziato di mesi, tra la famiglia e i rapitori. È stata la prima preoccupazione del padre Noam. Sulla sabbia attorno al carrarmato di Gilad, hanno trovato il suo sangue e la montatura che portava, quando il commando venuto dalla Striscia di Gaza ha assaltato l'unità israeliana dall'altra parte del confine, vicino al kibbutz Kerem Shalom, la Vigna della Pace finita in prima linea.
Noam ci ha provato e riprovato, perché sa che suo figlio è ancora più debole, indifeso, senza quelle lenti. I sequestratori erano sospettosi, temevano che i servizi segreti potessero nascondere una microspia. La mediazione è stata portata avanti dagli egiziani. Secondo un giornale arabo, gli occhiali sono stati consegnati in agosto, un portavoce dei Comitati di resistenza popolare — che assieme ad Hamas tengono il soldato sequestrato — ha smentito.
Khaled Meshal, leader del movimento fondamentalista, aveva invece usato il caso delle lenti per dimostrare, in un'intervista alla Cnn, che il prigioniero è tenuto in buone condizioni. «Gilad è vivo — ha ripetuto ieri da Damasco, alla tv britannica Sky — e viene trattato umanamente, non come i nostri detenuti nelle carceri israeliane ». La Croce Rossa internazionale non ha mai potuto visitare il soldato. Il «dossier Shalit » è gestito da Ahmed Said Jaabari, il capo delle Brigate Ezzedin Al Qassam. Riceve ordini solo da Meshal e li dà a tutti gli altri nella Striscia. Anche Ismail Haniyeh, il premier deposto di Hamas, non sarebbe in grado di dominarlo.


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Wafa Sultan difende Israele su al Jazeera e Qaradawi la scomunca

>>Da: Veronica
Messaggio 3 della discussione
Un articolo di Giulio Meotti

Time Magazine l'ha annoverata tra i cento intellettuali più influenti al mondo. La sua seconda esistenza, dopo quella di esilio dalla Siria molti anni fa. è iniziata il 21 febbraio 2006, durante un'epica apparizione su Al Jazeera a fianco dell'islamologo Ibrahim al Khouli, nella trasmissione "Al itijah al muakes" (Controcorrente). "E' una guerra tra una mentalità che appartiene al medioevo e una che appartiene al XXI secolo - disse Wafa Sultan - è una guerra tra civiltà e arretratezza, barbarie e razionalità, libertà e oppressione, democrazia e dittatura. E' una guerra tra quelli che trattano le donne come bestie e quelli che le trattano come esseri umani". il video fa il giro del mondo, in poche ore viene visto da oltre un milione di persone. Su Al Jazeera Wafa viene ripetutamente definita "eretica" e apostata da imam e predicatori.
Wafa Sultan viene salutata da molti come "un rigenerante esempio di razionalità" scrive John Broder sul New York Times e da altri come un'infedele che merita solo di morire. I riformisti islamici l'hanno elogiata per aver saputo dire in arabo e sul network televisivo più seguito in arabo quello che pochi musulmani oserebbero dire perfino in privato". Le autorità religiose siriane la accusano di infedeltà e l'imam della moschea al Hasan, a Damasco, proclama una condanna per apostasia, tramire una fatwa durante il sermone del 24 febbraio: "Questa apostata nuoce alll'islam più di quanto non abbiano nuociuto le vignette sul profeta Muhamamd". Wafa aha incontratto il marito nel 1975, all'Università di Aleppo e ha assistito all'assassinio del suo professore di medicina, Yousif al Yousif. I terroristi riempirono il suo corpo di pallottole gridando "Allah Akbar !".


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Bruxelles difende il partito islamico contro la laicità

>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Un articolo di Dimitri Buffa

Ora che finalmente gli anti corpi laici della Turchia kemalista avevano trovato un potente antidoto contro l’islamismo in doppio petto di Recep Tayyip Erdogan e di Abdullah Gul mettendo sotto accusa il loro partito davanti alla corte costituzionale di Ankara, che cosa fa la solita Europa dell’islamically correct? Solidarizza con i due sotto accusa. E’ la stessa storia che è andata avanti negli ultimi sette anni dopo l’11 settembre. E l’altro ieri non c’è stata neanche l’eccezione che conferma al regola. Tutti infatti sanno, anche i sassi, che i due governi Erdogan stanno riportando la Turchia nel baratro del confessionalismo islamico. Certo non ancora wahabita o estremista, ma comunque a un passo dal Medio Evo. Con donne indotte a usare il velo e con altre fanatiche dell’hijab. Il tutto condito da sfoggi televisivi delle teste velate da parte delle consorti del premier e del capo dello Stato.

Che cosa doveva fare la Corte Costituzionale turca di fronte a queste constatazioni di attentati permanenti alla laicità dello stato? Niente altro che accogliere, come ha fatto, la richiesta avanzata il 14 marzo scorso dal procuratore della Corte di Cassazione, Abdurrahman Yalcinkaya, di chiudere il filo-islamico Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp), al governo, e di interdire per cinque anni da ogni attività politica i suoi massimi dirigenti, tra cui il presidente Abdullah Gul ed il premier Recep Tayyip Erdogan. Le esperienze pregresse ci portano a preconizzare molto presto un intervento riequilibratore da parte dell’esercito. Magari con un “sano golpe bianco” come già accaduto negli anni ’70 e negli anni ’80. Ma l’Europa che se la fa sotto con la Cina, fa invece la voce grossa contro la Corte Costituzionale di Ankara solidarizzando con il premier e il capo di stato islamisti.


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E il mondo disse: Bush e Israele sono i più pericolosi

>>Da: Veronica
Messaggio 1 della discussione
I risultati di un sondaggio della BBC mettono Israele e Stati Uniti sul banco degli imputati e dimostrano che la disinformazione funziona

Un articolo di Dimitri Buffa


Nel mondo ci sono quasi 18000 persone che mettono sullo stesso piano le possibili vittime e i probabili carnefici. Cioè Israele e l’Iran. Si tratta del campione di individui sondato (come ogni anno) tra l’ottobre del 2007 e il gennaio del 2008, dal GlobeScan per conto del programma Bbc World. Per la cronaca Israele secondo questi cittadini sondati in 34 paesi rimane saldamente in testa alla graduatoria dei paesi più pericolosi per la stabilità e la pace mondiale con il punteggio di 52% negativo e solo 17% positivo. La precede di poco l’Iran, 54% e 18%, l’America a stelle e strisce, poi arriva la Corea del Nord. A Israele anche il record negativo di nazioni, 27 sulle 34 in cui è stato fatto il sondaggio, che lo vedono come un entità negativa. Segue l’Iran, 21 su 34 e Stati Uniti e Corea del Nord appaiati a quota 20. A naso la prima osservazione che viene da fare di fronte a una simile perdita di valori di riferimento è questa: la disinformazione terzomondista produce oggi gli stessi danni che produceva oltre 20 anni fa la stampa asservita all’Urss e ai paesi non allineati, e spesso da essi finanziata.

C’è poi una consolidata tendenza suicida nel mettere sullo stesso piano chi compie atti di guerra asimmetrica e di terrorismo e chi , in un modo o nell’altro, è condannato a difendersi. Poi cinicamente si potrebbe arguire della diseducatività di questi sondaggi e dei metodi con cui vengono svolti. Ad esempio le domande che vengono poste o i campioni di persone che vengono scelti. Il lieve miglioramento di Israele rispetto all’anno scorso, quando con 56 a 17 superava addirittura l’Iran sarebbe dovuto alla consapevolezza da parte di molti cittadini del pericolo che sta correndo lo stato ebraico. E dal risalto finalmente dato dai media mondiali, al continuo bombardamento con mortai e missili Qassam. Gli Stati Uniti invece migliorano per motivi legati alla attuale campagna elettorale e alle tendenze di moda di considerare Obama o Hillary come una sorta di antidoto alla politica estera di Bush junior. E’ di martedì, a proposito di opinioni distorte, la notizia che i cartoni animati della tv di Hamas adesso incitano a uccidere George W. Bush, come se si trattasse di un sionista. Anzi di un ebreo. Visti i risultati dei sondaggi della Bbc, si potrebbe pensare che alcuni degli intervistati prendano con la parabola la tv di Al Quds.


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Il ponte-arpa di Calatrava mette in crisi Gerusalemme

>>Da: Veronica
Messaggio 3 della discussione
Un articolo di Davide Frattini

Fania tiene le tende chiuse anche di giorno per non vedere il «mostro» che cresce. Il «mostro», come lo chiamano lei e gli altri vicini, è venuto su lentamente, più piano di quanto avrebbe voluto chi l'ha progettato. È venuto su lentamente, ma adesso è la cosa più alta che ci sia a Gerusalemme: 120 metri, un pennone d'acciaio visibile da qualunque punto della città. Dà il benvenuto a chi arriva da nord-ovest ed è risalito verso le montagne dal mare e dalla piana di Tel Aviv. Quando sarà finito — il comune spera nelle prossime settimane — accoglierà i capi di Stato e i primi ministri, invitati per le celebrazioni dei 60 anni dalla fondazione di Israele. Disegnato dall'architetto Santiago Calatrava, il dito di acciaio poggia su un ponte, una virgola di metallo che si curva tra i palazzi. A raggiera, si aprono 66 cavi che reggono il viadotto, dove entro il 2010 passerà la nuova linea di treno leggero. «Ho pensato a un'arpa — ha commentato Calatrava — lo strumento suonato da re Davide. Mi è sembrato un simbolo per la città». I detrattori del progetto fanno paragoni con immagini meno eleganti e ispirate. «Quel punto è troppo affollato di case, persone, auto — dice il poeta Haim Gouri al New York Times — e il valore estetico del ponte va completamente perso, avrebbe bisogno di spazio. È stato messo nella zona più inappropriata».
Calatrava è stato scelto da Ehud Olmert, primo ministro israeliano e allora sindaco di Gerusalemme. «Quando sono andato a firmare il contratto — ricorda l'architetto spagnolo — mi ha detto: lei ha creato molti ponti, per Gerusalemme deve idearne uno che davvero significhi qualcosa. Questa sarà l'opera più bella che avrà mai fatto».


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E' l'Iran a tirare le fila delle milizie nel sud

>>Da: Veronica
Messaggio 3 della discussione
Intervista al direttore del giornale iracheno "Babel", di
Luca Geronico e Anderios Oraha

Direttore del giornale Babel soste­nuto dall’attuale ministero del­l’Informazione, ha sempre fatto il cronista anche duran­te il regime di Saddam Hussein a Hilla, la sua città. Raccontare l’Iraq è già costato un duro prezzo a Ali al-Hous­saini, sciita su posizio­ni laiche. Poco più di un anno fa sconosciuti lo hanno ferito in un ag­guato costringendolo a una lunga convale­scenza.
Nei giorni scorsi si è combattuto anche a Hilla dopo che i ribelli hanno attaccato Bassora, «tesoro dell’Iraq. Forse volevano mettere le mani sul con­trabbando di petrolio», commenta. Fortu­natamente solo sfiorate Najaf e Karbala, «sarebbe stata una strage». Poi, probabil­mente per l’intervento delle autorità reli­giose, la battaglia si è spostata. Una calma, solo apparente, sembra essere tornata.
Al-Houssaini, da qualche giorno la tregua sembra reggere. Quali gli obiettivi di que­st’ultima fiammata?
Dopo sette mesi di tranquillità l’Esercito del Mahdi ha ripreso le sue attività crimi­nali.
Moqtada al-Sadr è un leader arrab­biato e isolato. Sempre più spesso è in Iran per dialogare con l’ayatollah al-Hairi, alla scuola di Qom in Iran, dove ha ripreso gli studi religiosi per divenire pure lui, come il padre Muhammad Sadeq al-Sadr, aya­tollah. Quello che è avvenuto è stata la rea­zione di al-Sadr all’“Operazione Cavalleg­geri” del governo. Dall’Iran Moqtada ha lanciato la sfida agli americani: ad al-Ja­zeera ha dichiarato: «Calpesteremo Bush con le nostre scarpe».


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Un altro Allam convertito: Pd razzista, vado nel PdL

>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Intervista a Khaled Fouad, di Barbara Romano

Veltroni? «Un razzista». Il Pd: «È grasso che cola se arriva al 34%». È arrabbiato nero Khaled Fouad Allam con i compagni che lo hanno scaricato dopo un giro di valzer parlamentare durato nemmeno mezza legislatura. Arruolato nella Margherita come "co lomba" dell'islam moderato in antitesi al "falco" Magdi Allam, forse anche per la sua vena ambientalista (è stato nell'esecutivo dei Verdi), il deputato musulmano non è stato ricandidato da "Uolter". E ha trovato asilo politico nella fondazione Magna Charta, anticamera del suo passaggio al centrodestra. Un passaggio lampo: così lo immagina lui, che spera di entrare nel PdL dalla porta principale: «Vorrei fare il sottosegretario all'immigrazio ne». La sua discesa in campo sarà domani, alla manifestazione organizzata a Siena dal presidente di Magna Charta, il senatore Gaetano Quagliariello, contro la costruzione della moschea di Colle Val d'Elsa. Ha aderito a Magna Charta. Cos'è, il suo ingresso diplomatico nel PdL? «È un percorso. Sicuramente parteciperò al congresso del PdL. A Magna Charta arriverà altra gente di sinistra». Perché non è stato ricandidato dal Pd? «Perché il criterio utilizzato è l'appar tenenza al gruppo. E io non appartengo a nessun clan. Trovo assurdo che Veltroni abbia voluto rappresentare nel Pd qualunque categoria, dall'im prenditore all'operaio, e abbia sottovalutato il plusvalore che potrebbe dare uno come me. Nel presepe del Pd è totalmente assente l'islam moderato. Io valgo meno di un portaborse».

MSN Gruppi

unread,
Apr 8, 2008, 6:43:58 AM4/8/08
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
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Grandi imprese, Cgia: Dal 2000 +65,5% il rischio fallimento

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

“Nel 2007, 245 mila 843 imprese hanno cessato la propria attività per fallimento o comunque per procedimenti fallimentari in atto”. È la fotografia scattata dall’ufficio studi della Cgia di Mestre sul panorama produttivo italiano. “Il 4,8 per cento di tutte le aziende italiane lo scorso anno ha dovuto ‘chiudere’ bottega; e pensare che la situazione peggiora di anno in anno. Infatti, nel 2000 si trovavano in queste medesime condizioni circa 35 mila aziende in meno. Risultato: dal 2000 al 2007 la crescita delle procedure fallimentari è stata del 9,3 per cento”. “Ma il dato sicuramente più significativo è la tenuta delle micro imprese – sottolinea Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre –. Nel 2007 nelle aziende sotto i 20 addetti hanno chiuso per fallimento solo il 3,8 per cento. E rispetto al 2000 il rischio è sceso del 9,3 per cento. In maniera diversa sono andate le cose per le classi di addetti maggiori. Nel 2007, nelle piccole e medie aziende comprese tra i 20 e i 199 addetti, hanno chiuso i battenti il 22,5 per cento delle imprese, mentre nei sette anni precedenti la chiusura è aumentata del 45,1 per cento. Tra le grandi aziende, invece, il numero di imprese in stato di fallimento ha riguardato 211 unità. Rispetto a sette anni prima il rischio fallimento è aumentato addirittura del 65,5 per cento”. Toni ancor più “pessimistici” quando si osserva la situazione di alcune regioni soprattutto del Sud. “A cominciare dalla Sicilia – fa notare la Cgia –, dove il numero delle imprese che hanno cessato la propria attività nel 2007 ha raggiunto quota 42.876; e non è andata meglio neppure in Abruzzo dove hanno smesso di produrre ben 38.736 aziende; così come in Campania (31.494 fallimenti nel 2007). Spetta alla Basilicata la palma della regione più virtuosa d’Italia: nel 2007 i procedimenti di fallimento hanno interessato solo 499 aziende”.


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Economia, per Padoa Schioppa «il peggio non è ancora passato»

>>Da: lilith
Messaggio 5 della discussione
Il peggio non è passato né sul piano economico e finanziario né sul piano delle prospettive di crescita". Così il ministro dell'economia Tommaso Padoa Schioppa ha sintetizzato la valutazione dei ministri finanziari europei sulla fase congiunturale.
Sia l'Ecofin sia la Bce continuano a giudicare la situazione europea e la situazione americana sostanzialmente diverse ritenendo che al di qua dell'Atlantico non esiste il rischio di una recessione, ma l'indicazione ai mercati è che il ritorno alla normalità non è alle porte. Motivo:
troppe incertezze sul reale stato di salute dei bilanci delle banche e di importanti istituzioni finanziarie private, l'impatto sull'economia reale si sentirà probabilmente anche l'anno prossimo.
Ciò non impedisce ai ministri di contestare apertamente le ultime stime di crescita per quest'anno del Fondo monetario internazionale, fatto piuttosto insolito (per l'eurozona viene previsto uno striminzito 1,3%, quasi un punto percentuale meno della crescita potenziale). Per l'Italia il Fmi prevede quota 0,3%, anche questa una stima dalla quale hanno preso le distanze il numero uno dell'Eurogruppo Juncker e il governatore di Bankitalia Draghi.
Sulla crescita italiana Padoa-Schioppa si è mantenuto prudente: "Speriamo che le stime sull'Italia siano troppo pessimistiche, non ho motivo di valutare diversamente dal governatore Draghi le previsioni del Fondo monetario". In ogni caso, il percorso italiano resta accidentato: "Anche nell'economia mondiale succede quello che succede in Italia, ossia si pensa che rinviare i problemi possa risolverli". I conti pubblici nazionali sono "molto migliorati" e il 7 maggio sara' proposta da Bruxelles l'abrogazione della procedura per deficit eccessivo (scattata durante il precedente governo Berlusconi). Il risanamento però "deve essere completato".

Ma come? Non aveva giusto detto un annetto fa che l'italia era fuori dalla crisi? E' stato frainteso????

>>Da: Il Moro
Messaggio 2 della discussione
Ma come può uno che è stato bocciato in economia all'università come Schioppa occuparsi dell'economia italiana?

>>Da: er Drago
Messaggio 3 della discussione
Intanto schipoppa prende 33.000 e passa € al mese e paga le tasse al 9% ..

>>Da: mariella
Messaggio 4 della discussione
Ergo i SUOI conti li sa fare e bene...


>>Da: santana
Messaggio 5 della discussione
«il peggio non è ancora passato» E' forse perchè non se ne è ancora andato lui?

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Mi si spacca il cuore a leggere 'ste cose....

>>Da: santana
Messaggio 6 della discussione
BOLOGNA - Per rubare grammi 300 di grana padano, costo euro 4,75, l'anziano con il gabardine impiega 12 minuti. Ecco, si avvicina allo scaffale. Prende in mano il pezzo di formaggio, si mette gli occhiali, legge il prezzo al chilo (13,50 euro), la scadenza, il nome del caseificio... Sembra proprio un cliente come tutti gli altri. "Fanno tenerezza, i nostri ladri pensionati", dice Stefano Cavagna, direttore dell'iper Leclerc Conad alla periferia di Bologna.

"Per portare via una busta di prosciutto o una confezione di formaggio - continua - impiegano fra i dieci minuti e il quarto d'ora. Ecco, adesso fa la faccia un po' arrabbiata, come se dicesse: 'guarda che prezzi'. Rimette il grana al suo posto. Fa un giro, va allo scaffale del parmigiano reggiano. Anche qui guarda i prezzi. Troppo caro: 422 grammi costano 7,05 euro, 16,70 al chilo. Può sembrare strano, ma l'anziano che ha deciso di rubare sceglie quasi sempre il prodotto che costa meno, per fare meno danni al supermercato e anche per mettersi in pace la coscienza. Ecco, torna al grana padano. Sempre lo stesso pezzo, ormai lo ha battezzato. Lo prende in mano, lo tiene in bella mostra. Dieci metri dopo lo mette nella tasca del gabardine ma lo tira fuori quasi subito, lo abbandona su un altro scaffale. Pochi passi ancora e torna indietro, riprende il formaggio e lo riporta nel suo scaffale. Poveretti, questi poveri ladri. Ci mettono tanto tempo che li becchiamo quasi tutti".

Provocano angoscia, i film a colori che raccontano i furti dei vecchi. Film che per fortuna spariscono ogni sera, quando l'ipermercato viene chiuso e le registrazioni delle tante telecamere vengono cancellate. "Ecco, l'uomo ha trovato il coraggio. Non c'è nessuno intorno, mette il grana padano in tasca, si avvia verso la cassa. Ha comprato anche due rosette di pane, un pacco di pasta e le mele. Mentre è in fila alla cassa, si vede che ha paura. Si agita, si guarda intorno. Ma ormai è fatta. Tanti ci ripensano all'ultimo momento, tornano indietro e abbandonano la refurtiva dove capita, il salame fra le merendine e la carne fra le fette biscottate".

L'uomo arriva davanti alla cassiera, mette sul bancone le cose che vuole pagare. Ma la telecamera ha seguito l'uomo che ha rubato il grana padano e, pochi metri dopo la casa, c'è Antonella che aspetta. "È lei - dice Stefano Cavagna - che ferma gli anziani che hanno rubato. Abbiamo messo una donna, così i ladri hanno meno paura. Ci sono cartelli che annunciano che, per tutti, dopo il pagamento alla cassa ci può essere un controllo scontrino e chi viene fermato non viene subito bollato come ladro dagli altri clienti".

Valentina è una ragazza gentile. "Scusi, dovremmo controllare lo scontrino. Sa, a volte anche le cassiere si sbagliano. Può seguirmi?". Poche decine di passi verso una stanza usata come infermeria. "Signore, si è dimenticato di pagare qualcosa? E qui l'anziano confessa. Tira fuori il grana o il prosciutto, chiede scusa, spesso si mette a piangere. Dice che è solo, con l'affitto e le bollette da pagare, che i figli non si fanno mai vivi. Antonella spiega che non si può rubare al supermercato, che il Conad ogni giorno manda tanti prodotti vicino alla scadenza alle mense e alle associazioni di carità che così possono distribuire alimenti e 21.000 pasti all'anno. Chi ruba per fame, se non è recidivo, non viene denunciato. Facciamo pagare ciò che è stato sottratto e spieghiamo che non sarà perdonato una seconda volta".

Il Con

>>Da: Adolfo
Messaggio 2 della discussione
Triste, veramente triste...
Se i vecchi di oggi hanno di questi problemi.... a noi che succederà?
A.

>>Da: Ada
Messaggio 3 della discussione
E' un mondo crudele.


>>Da: francymarte
Messaggio 4 della discussione
Poi magari li denunciano e vengono condannati. Mentre i rapinatori violenti se ne stanno nei residence.

>>Da: Mirko
Messaggio 5 della discussione
Chi ruba per fame per me e' piu' che giustificato!
Mirko

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La legalità a Roma non esiste

>>Da: Adolfo
Messaggio 3 della discussione
Avete visto il servizio sul palazzo occupato?
Gente che si è comprata la casa e non può entrarci perchè questi hanno occupato un intero immobile, gente fuori di casa che ha fatto sacrifici e adesso questi gli occupano la casa
In questo caso le manganellate non sarebbero d'obbligo?
Praticamente, un gruppo di abusivi ha preso possesso di un intero immobile (se non erro 80 appartamenti) e i proprietari sono tenuti fuori dall'immobile dalle forze dell'ordine per evitare incidenti.
Adesso stanno arrivando anche gli immigrati che sentendo la notizia si uniscono agli abusivi.
Hanno fatto vedere una signora, vedova col figlio disabile che si è comprata un appartamento in quell'immobile, e che adesso grazie a questi è in mezzo ad una strada.
E nessuno interviene....


>>Da: Ada
Messaggio 2 della discussione
Pazzesco.

>>Da: Mirko
Messaggio 3 della discussione
Ma roba da matti!!!!
Mirko

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Avete notizie su sondaggi?

>>Da: Rumore Provinciale
Messaggio 5 della discussione
La sondaggite mi ha colpito. E non dite, che in fondo non contano nulla. Contano eccome. Vedo i Veltronini, un pò ringalluzziti ultimamente. Avete notizie? Alberto

>>Da: happygio
Messaggio 2 della discussione
Ma non erano proibiti dal 28 marzo?

>>Da: Mirko
Messaggio 3 della discussione
Confermo quanto detto da happygio, i sondaggi non possono essere divulgati dal 28 marzo.
Piuttosto Alberto, come va con il tuo nuovo incarico di "ministro degli esteri" qui su clessidra?
Novità?
Riuscito a contattare forum di centrodestra di italiani all'estero?
Mirko

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Tutti gli uomini di John McCain

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Il candidato repubblicano deve scegliere il suo vicepresidente in una rosa di venti nomi

di Sandra Giovanna Giacomazzi


Anche se può passare un po’ di tempo, prima che il candidato per il partito Repubblicano, il senatore dell’Arizona John McCain, scelga il suo vice, ha già fatto sapere che non solo ci sta pensando, ma ha già compilato una lista di 20 nomi, anche se non vuole rivelare chi siano. Ci sono due fattori che McCain deve tener presente nella sua scelta. Primo: anche se la sua nomina è oramai formalizzata, continua ad essere considerato un “outsider” del partito Repubblicano. Secondo: la sua età. Per molti è un fattore che preoccupa, non tanto per gli elettori giovani, ma per l’elettorato più anziano che lo misura con se stesso e conclude “ io non avrei l’energia per assumermi simili responsabilità”. Negli ambienti repubblicani è già da un pezzo che si specula sui possibili candidati vicepresidenti. La maggior parte di coloro che sono in discussione, che sono abbastanza giovani e che potrebbero eccitare la base Repubblicana, sono sconosciuti al pubblico italiano. Per esempio, il giovane governatore conservatore del South Carolina, Mark Sanford, Tim Pawlenty, il governatore del Minnesota o John Huntsman, il governatore dell’Utah, che nonostante sia dell’Utah, non aveva appoggiato Mitt Romney. O l’ex vice governatore del Maryland, un afro-americano che potrebbe aggiungere un po’ di scintille al ticket. Oltre all’età e al loro conservatorismo, questi candidati hanno anche un’esperienza di governo, qualifica considerata molto importante e che manca non solo a McCain, ma anche ai due candidati democratici.


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Nessun rischio di nuova Guerra Fredda

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Vladimir Putin gela la nato su Ucraina e Georgia, ma apre sul resto

di Stefano Magni


“La comparsa ai nostri confini di un potente blocco militare fondato anche sull’Articolo 5 (mutua difesa, ndr), dovrà essere considerata dalla Russia come una minaccia diretta alla nostra sicurezza”. Non sono certo parole rassicuranti quelle pronunciate dal presidente russo uscente Vladimir Putin, intervenuto ieri pomeriggio al summit della Nato a Bucarest. Il suo è un rifiuto senza mezzi termini all’adesione all’Alleanza di Ucraina e Georgia, attualmente candidati rimasti in sospeso fino a dicembre. Il presidente statunitense George W. Bush aveva cercato di smorzare i toni del suo interlocutore, invitandolo a pensare che la Guerra Fredda è finita e che la Nato, dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, non può essere considerata come un’organizzazione anti-russa. Anche il presidente ucraino Viktor Yushchenko aveva cercato di gettare acqua sul fuoco ieri mattina: “I nostri interessi euro-atlantici non sono rivolti contro paesi terzi. L’Ucraina non ha piani per il dislocamento di basi militari straniere sul suo territorio: è proibito dalla nostra Costituzione”. Putin non si accontenta di queste rassicurazioni diplomatiche: “Non ci bastano le spiegazioni che ciò non rappresenterebbe per noi alcuna minaccia. La sicurezza nazionale non si costruisce sulle promesse. Soprattutto perché ne abbiamo già ascoltate di simili varie volte in occasione dei precedenti allargamenti della Nato”.


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I Mercati Contadini a Mantova

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Una risposta al bisogno di qualità e freschezza e alla multifunzionalità in agricoltura

di Fabrizio Binacchi


E Mantova sale in cattedra. Non su arte, Rinascimento, tortelli o sbrisolona, che sarebbe pure una quasi notizia, ma sul tema dei Mercati Contadini, ovvero della vendita diretta dei prodotti della terra e della stalla da parte degli agricoltori, in piazza. C’era tutta l’Emilia agricola nella sala dell’ex consiglio regionale di Bologna a discutere di norme, criteri, rischi delle vendite di formaggi, ortaggi e miele dal produttore al consumatore, e la prima lezione è venuta dal mantovanissimo (anzi per la precisione ostigliese) Marco Boschetti, direttore del Consorzio Agrituristico Mantovano, che ha compiutamente illustrato ai colleghi bolognesi - emiliani le sperimentazioni ed i risultati raggiunti nella città di Virgilio e dei Gonzaga. Che all’inizio il mercato contadino non era stato accolto così bene, perché i commercianti temevano una diminuzione dei loro affari ma che poi sono diventati alleati, che all’inizio qualche autorità pubblica si fissava sui tavoli non montati a regola d’arte o su qualche altro particolare, ma alla fine, spiega Boschetti, tutti hanno vinto e il mercato contadino è diventato una realtà commerciale. Sala silenziosa ad ascoltare: sindaci, dirigenti di Coldiretti, Cia, Confagricoltura, ma anche di Assocommercianti, Confesercenti, imprenditori, agronomi, cuochi, e l’assessore provinciale all’agricoltura di Bologna, Gabriella Montera, gran cerimoniera e promoter dell’iniziativa.


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Intervista a Piero Rocchini

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

TOGHE CON SMANIE DI POTERE
di Dimitri Buffa


Aveva ragione Silvio Berlusconi: i magistrati hanno bisogno di un test psico attitudinale prima di iniziare la loro carriera. Meglio anche uno screening anti doping, alcuni di loro infatti non disdegnano un “aiutino” con la cocaina. “Senza percepire di essere oramai diventati tossicomani”. Lo spiega in questa intervista l’ex psichiatra degli onorevoli, e attuale confessore di molte toghe, Piero Rocchini, che ha anche scritto una specie di romanzo a chiave sulla smania di protagonismo e di potere dei suddetti, dal titolo inequivocabile: “L’altra faccia dell’angelo” (Herald editore, 2007).

Caro Rocchini, la prima domanda è “alla Marzullo”: perché questo libro a chiave sui magistrati e il potere?
Per il bene di tutti è bene che qualcuno scriva che il re è nudo. Nel libro si parla di un potere malsano costruito solo per brama di potere e chi tenta di costruirlo ha una struttura narcisistica di personalità, questo significa che mette se stesso al centro dell’universo e tenta di utilizzare tutti gli altri come semplici strumenti della sua maggior gloria. Chi ha una motivazione di questo tipo ha un difetto eclatante ma anche un enorme potere di attrazione. Nel primo versante la sua tendenza sarà di disprezzare chi dovrà essere da lui governato e nel considerare se stessi come unico fine delle proprie azioni. Però allo stesso tempo questo atteggiamento denoterà un’insicurezza di fondo verso le proprie scelte che porterà questo tipo di persone a circondarsi non di collaboratori validi ma di semplici yes man. L’elemento di rischio maggiore che nel libro si cerca di sottolineare è il fatto che queste figure narcisistiche sanno come sedurre il proprio pubblico. E nel libro si parla di chi fa spettacolo attraverso la magistratura, e gli esempi anche recenti non mancano, solo per conservare i riflettori indefinitamente. La morale del libro è che troppo spesso nella società attuale ruoli di rilievo istituzionale sono occupati da gente che ha come unico scopo il potere e il mantenere su se stessa l’attenzione.

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Intervista a Lidia Nobili

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Famiglia e solidarietà sulle spalle delle donne
di Daniele Scopigno


La donna come cuore della famiglia e della solidarietà. È questo il tema della conferenza dibattito che si terrà mercoledì 9 aprile alle ore 18 nella sala consiliare del Comune di Rieti. L’incontro è stato organizzato dall’assessore comunale alle Pari opportunità, Lidia Nobili (FI), candidata al Senato per il Pdl. Ospiti dell’incontro saranno il deputato azzurro Domenico Di Virgilio, la portavoce del Family day, Eugenia Roccella e la presidente dell’associazione donne marocchine in Italia, Souad Sbai. L’assessore Nobili anticipa i temi dell’incontro e spiega le sue posizioni.

La conferenza è incentrata sul ruolo della donna in famiglia. In che modo è cambiato negli ultimi anni?
Il ruolo della donna è oggi ancor più importante che in passato, perché spesso rappresenta l’unico punto di riferimento per i figli e l’unico sostegno per anziani o eventuali genitori e suoceri malati. Gli impegni casalinghi si sommano sempre al lavoro fuori casa e spesso per curare i propri familiari la donna deve rinunciare al proprio lavoro, alla carriera, sanando in tal modo anche la carenza di strutture pubbliche, come asili nido e residenze per anziani o disabili.


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Dal Molin: Sartori, “Mi preoccupa moltissimo quel che dice Variati!”

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Ugo Zanotto


Nonostante i candidati la questione Dal Molin si impone nella campagna elettorale per il sindaco di Vicenza. Lia Sartori, candidata del centro-destra, ha inutilmente tentato di chiarire che è superfluo parlare di un argomento che è di competenza del Governo nazionale e su una decisione già presa. Achille Variati, candidato del centro-sinistra, avrebbe preferito tenere l’argomento sottotraccia per altri motivi visto che è contrario all’ampliamento ma milita nello stesso partito di Prodi e del commissario Costa che al Dal Molin hanno detto “sì”.Ma i due maggiori contendenti alla carica di Sindaco hanno finito per rompere il fair-play proprio sul Dal Molin. Durante un incontro pubblico Variati, ad un certo punto, ha detto e ripetuto: “ritengo che ristabilire un metodo democratico di consultazione in questa città sia assolutamente necessario altrimenti noi entreremo in un calvario. Vedrete. Un calvario che durerà anni. Un terribile calvario che farà di Vicenza la città della protesta europea, altro che la città europea di cui parla Lia Sartori”. La frase ha fatto lampeggiare il microfono della Sartori: “Mi preoccupa molto Variati che parla di capitale della protesta - ha ribattuto la candidata del centro-destra vicentino -.

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Intervista a Arduino Paniccia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

“La pace armata” e l’interesse nazionale
di Elisa Borghi


È un libro coraggioso “La pace Armata” scritto da Arduino Paniccia in collaborazione con Leonardo Leso e Andrea Castelli per i tipi di Mazzanti. E come tale c’è da aspettarsi che diventi poco popolare e che sollevi un mare di polemiche. Gli autori rispolverano il concetto di interesse nazionale, si spingono e teorizzare che questo vada perseguito anche attraverso le missioni militari, le quali, abbandonata ogni retorica pacifista, devono produrre dei solidi dividendi economici. Ne parliamo con il professor Paniccia.

Come nasce questo saggio?
Nasce da una serie di riflessione sviluppate all’università di Trieste ed incentrate sul Medioriente e su una serie di temi connessi a quest’area, come la politica estera e di difesa americana, quella europea, italiana e naturalmente il mondo islamico, con la deriva terroristica e il problema della sicurezza.


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Il duro cammino dei politici italiani nella giungla pre-elettorale

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 6 della discussione

Riusciranno i nostri eroi a sopravvivere nella foresta nera?
di Francesco Blasilli


L’Africa di Walter Veltroni non è proprio uguale a quella descritta da Karen Blixen nel suo romanzo autobiografico “La mia Africa”, dal quale è stato tratto l’omonimo film diretto da Sydney Pollack. L’Africa di Veltroni, infatti, è diversa da quella che si immaginava lui quando prometteva di ritirarsi nel continente nero ad aiutare il prossimo. L’Africa di Veltroni, adesso, si chiama Partito Democratico - e se anche non c’è una bella fattoria ma un grande loft, se invece di muoversi sul dorso degli elefanti, si gira a bordo di un lungo bus – anche in “questa Africa” non manca la giungla inestricabile, popolata da animali pericolosi e popolazioni indigene tutt’altro che pacifiche. Certo associare Veltroni all’Africa potrebbe essere cosa noiosa e ripetitiva (anche se è stato lui a parlare di questa passione per il continente nero), ma il leader del Pd non è l’unico impegnato nel difficile safari pre-elettorale. Che dire di Berlusconi e Bertinotti? Meglio, però, andare per ordine.


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Gli sprechi insabbiati dell’Authority

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

Ancora senza esito l’indagine per verificare le irregolarità dell’Agcom

di Ruggiero Capone


Da qualche tempo si mormora che l’Authority per le comunicazioni abbia voltato pagina, che gli sprechi siano finiti. Pur non volendo contraddire la vulgata, si vorrebbe sapere dall’attuale presidente, Corrado Calabrò (uomo della magistratura contabile), a che punto possa essere l’indagine tesa a verificare se ci siano state irregolarità nelle spese sostenute dai precendenti commissari dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Rammentiamo che un fascicolo venne aperto dalla Procura della Repubblica di Verona nell’ottobre 2001, e trasmesso per competenza a quella di Napoli, dove ha sede l’organismo. L’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni elabora ed approva il piano delle frequenze radio e Tv, vigila sulle concentrazioni di reti e risorse, tiene il registro stampa, radio e tv e telefonia. E’ una peculiarità tutta italiana, e questo popolaccio curioso vuole ogni tanto sapere come la gente importante possa sependere i soldi pubblici.


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La voce di un liberale iracheno: Allah benedica la Cia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Dimitri Buffa


“La guerra al terrorismo è la migliore jihad nel nome di Allah”. Finalmente è arrivato il “messia” arabo che potrà aiutare l’Occidente a contrastare la predicazione d’odio dei terroristi islamici e dei loro cattivi maestri. Si chiama Khudayr Taher, è iracheno, e dice che gli arabi devono aiutare la Cia a trovare i terroristi islamici e che farlo è addirittura un obbligo morale e religioso. L’uomo ormai vive da qualche anno in America e i suoi scritti appaiono spesso su un giornale liberale in lingua araba che si chiama Elaph. Nell’ultimo suo articolo apparso il primo aprile scorso, ma non si trattava di un pesce, Taher esordiva così: “ho il piacere di essere il primo arabo nella storia a scrivere a proposito del lato luminoso della Cia”. Poi si inoltrava nell’autocritica per la mentalità complottistica prevalente: “quando noi del mondo arabo guardiamo agli altri, ci siamo ormai abituati a proiettare le nostre stesse colpe su di loro. Noi tranciamo giudizi gratuiti e ci adiriamo subito per cose che non hanno fondamento nella realtà. La Cia ad esempio è un apparato che difende la sicurezza nazionale degli americani e non quella del regime che comanda”.


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Davanti alla scheda

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Davide Giacalone

La faccenda delle schede elettorali sta divenendo grottesca e pericolosa. Graficamente sono una porcheria, e se non fosse stato sollevato il problema io stesso avrei potuto votare una coalizione, comprendendo nella croce due simboli e, pertanto, rendendo nullo il mio voto. A sei giorni dalle elezioni la soluzione sta nella modifica immediata del regolamento, quindi delle indicazioni agli scrutatori: in caso di croce sovrapposta a simboli coalizzati (ce ne sono solo due) il voto è valido e concorre all’assegnazione del premio di maggioranza, mentre non viene computato fra quelli alle singole liste, destinati alla ripartizione interna dei seggi.
Questa è la pezza, senza illudersi che possa coprire tutte le schifezze. Quelle, ad esempio, che si stanno ripetendo con il voto degli italiani all’estero, dove il broglio è la regola. Non c’è nessuna regolarità e nessuno può assicurarla. Quella roba va azzerata. Mentre la legge nazionale, oggi comoda per entrambe le coalizioni, è l’ultima volta che si usa. A meno che, pazzescamente, non si voglia tornare a votare fra un anno, perché si sarà stati incapaci di riformarla e si vorrà nuovamente evitare i referendum. Per questo turno ho un’osservazione ed un suggerimento.


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Fallimenti virtuali

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Davide Giacalone

C’è chi dice, adesso, che gli operatori mobili virtuali sono falliti, in Italia, visto che non c’è stata alcuna diminuzione apprezzabile delle tariffe. Il fatto è che non può fallire chi non è mai esistito, ed in Italia (lo scrissi per tempo) gli operatori virtuali non ci sono mai stati. Le varie Coop e Poste non sono affatto operatori virtuali, ma rivenditori di traffico altrui con marchio proprio. Non agiscono in modo indipendente, ma sono subordinati alla volontà dell’operatore mobile che consente loro questo tipo di commercio. Ed il tutto avviene sulla base di contratti che potrebbero essere considerati illegittimi, se solo esistessero veramente delle autorità (si settore ed antitrust) che controllano il mercato. Per esempio: è vero o no che nel contratto di Poste è previsto un tetto alla migrazione dei clienti provenienti dall’operatore concedente? Se è vero, questo è un evidentissimo ostacolo al mercato. Ma c’è di peggio.
Il mercato della telefonia mobile italiano, in modo irragionevole, era fatto prevalentemente di schede prepagate. L’incubo della bolletta, persecutrice storica degli italiani sottoposti ai monopoli, favoriva la “liberazione”, anche se questa era pagata a caro prezzo. Se in quella realtà si fossero fatti nascere i veri operatori mobili virtuali, ovvero soggetti dotati di licenza pubblica, indipendenti dai gestori principali, cui questi ultimi erano tenuti ad offrire (ovviamente remunerati) l’uso della rete, avremmo visto comparire offerte come quelle dell’inglese Virgin, che a chi paga prima offre uno sconto, non un aggravio di tariffa. Invece si è tenuto chiuso il mercato, sviluppando più la connivenza che la concorrenza, ed ora ci si rallegra per la migrazione degli italiani dalle prepagate agli abbonamenti, ancora una volta in assenza dei veri operatori virtuali.
La concorrenza, infine, non necessariamente porta alla diminuzione delle tariffe, perché può invece od anche portare ad un aumento dei servizi offerti. Da noi né l’una né l’altra cosa, con la comica aggravante di dare per fallito chi non è mai neanche arrivato. Il tutto condito da politici sparaballe che si riempiono la bocca di liberalizzazioni e dirigenti d’azienda di stampo napoleonico, che ben testimoniano la severa selezione cui il mercato li ha sottoposti.


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Italianità e no - Se manca il “sistema paese”

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Arturo Diaconale


Non sbaglia Cesare Romiti quando si dice contrario alla vendita di Alitalia e sostiene che il problema della Compagnia di Bandiera è solo di management. Ed ha ancora più ragione quando aggiunge che solo un gruppo dirigente autonomo ed indipendente dalla politica può essere in grado, come quello dell’età dell’oro di Alitalia della fine degli anni ’60, di rimettere in piedi l’azienda. Ma è proprio il riferimento ai tempi di Carandini e Velani, di Calabria, Saracino e dello stesso Romiti che introduce un argomento a cui l’ex amministratore delegato di Alitalia e della Fiat non ha fatto riferimento e che invece rappresenta il vero punto nodale non solo del caso del trasporto aereo nazionale ma dell’intera economia italiana. Il punto è che la stagione d’oro di Alitalia è durata fino a quando il management che ha diretto l’azienda è stato consapevole che l’interesse dell’azienda coincideva con quello del “sistema paese”. Più aumentava la produttività dell’economia nazionale, più cresceva il traffico delle merci attraverso i vettori con i colori nazionali, più si rafforzava il benessere della società nazionale, più salivano i flussi turistici verso il Bel Paese dall’estero e più si dilatavano gli spostamenti interni a benificio sempre della compagnia aerea. L’interesse particolare di Alitalia, così come quello dell’Eni, della Finmeccanica, della immensa galassia delle partecipate Iri e dell’intero mondo dell’imprenditoria privata, Fiat in testa, si identificava con quello della collettività nazionale. Non si trattava di un residuato del nazionalismo d’anteguerra. Era un puro e semplice interesse economico.


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Moretti, l'ultimo Mohicano di Walter

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Gabriella Mecucci

La fatal Campania. E’ così, nella vita di Walter Veltroni questa volta parecchio si decide fra Napoli, Caserta, Salerno ed Avellino. E’ lì che sono scoppiati i guai più grossi. Il ministro Mastella, che ha provocato la crisi di governo spalancando così le porte delle elezioni anticipate, è di lì. Ed è stato un magistrato locale a mandargli l’avviso di garanzia.

A Nusco è nato e vive quel Ciriaco De Mita che, mollato dai democratici è andato con Casini e minaccia di essere eletto senatore portando via precchi voti proprio al povero Walter.

Dai dintorni di Avellino viene quel Bassolino che da solo ha buttato tanto di quel discredito sulle spalle del nuovo partito democratico da sotterrare chiunque. Ha lasciato che la Campania tutta si riempisse di monnezza. Si è beccato un ricco rinvio a giudizio e, quando gli hanno chiesto di dimettersi, ha fatto un bel marameo a Veltroni e compagni. E’ diventato in compenso talmente impresentabile che non sta nemmeno sul palco dei comizi di Walter e Massimo (nel senso di D’Alema). E’ lui che non ci vuol andare o sono loro che non ce lo vogliono? In attesa di una risposta, al loft fanno i conti dei danni e delle bufale targate Campania e si sono resi conto che solo Prodi è un male peggiore di quella regione.

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La Columbia perde il pelo ma non il vizio

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Carole Hallac

Ancora una volta, la Columbia University dimostra la sua nonchalance in tema di Olocausto. La scorsa settimana, il ‘David S. Wyman Institute for Holocaust Studies’ di Washington ha organizzato una conferenza a New York per discutere i legami tra le università americane e la Germania nazista negli anni trenta, invitando a partecipare il presidente Bollinger della Columbia, una delle università in questione. Ma Bollinger non si è presentato e non ha inviato alcun delegato in sua rappresentanza.


Nella conferenza sono emersi fatti piuttosto sconcertanti sul prestigioso campus. Un professore dell’Università dell’Oklahoma, Steven H. Norwood, autore di un libro di prossima uscita sui rapporti tra mondo accademico americano e nazismo, ha raccontato come nel 1933 il presidente della Columbia Murray Butler, oltre ad invitare l’ambasciatore della Germania nazista per un discorso agli studenti, cercò di promuovere programmi di scambio con le università tedesche controllate dai nazisti. Butler licenziò un professore di storia dell’arte per essersi opposto alla visita dell’ambasciatore nazista ed espulse Robert Burke, uno studente che aveva guidato la protesta contro l’invio di una delegazione della Columbia a una celebrazione organizzata dal partito nazista in Germania all’università di Heidelberg (dove si studiava l’ideologia nazista, i professori ebrei erano stati già espulsi e i loro libri erano finiti al rogo).

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Pechino '08: la fiaccola olimpica incendia Parigi

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Francesco Vergani

Da Londra a Parigi monta la protesta contro il simbolo delle prossime Olimpiadi, quella fiaccola “Fuoco sacro della concordia” accesa in Grecia il 25 marzo scorso e destinata - salvo imprevisti - a raggiungere Pechino l'8 agosto, data d'inizio dei Giochi cinesi.

C'è chi manifesta pacificamente il suo dissenso sulla politica del regime contro il popolo tibetano e c'è chi soffia sulla polemica forzando i toni e i contenuti della campagna internazionale, lasciandosi andare ad azioni dimostrative del tutto gratuite e inopportune.

C'è chi sostiene apertamente le prese di posizione ufficiali espresse da governi e altre istituzioni e c'è chi risponde immancabilmente all'appello di ong e altri network sociali sempre solerti nell'attivare qualsivoglia mobilitazione, più o meno organizzata e più o meno motivata. Nel caso francese hanno fatto effetto innanzitutto le recenti dichiarazioni di Nicolas Sarkozy e del ministro degli Affari esteri Bernard Kouchner, entrambi molto decisi nel voler mettere pressione su Hu Jintao e sui suoi collaboratori.

Il resto l'hanno fatto clamorose iniziative locali, come quella dello striscione esposto sulla facciata dell'Hôtel de ville per iniziativa del sindaco Delanoe e dell'amministrazione metropolitana, “In difesa dei diritti dell'uomo ovunque nel mondo”.

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Lo scheda-gate di Amato: la sinistra di governo ha l'Alzheimer

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione

di Carlo Panella

Sullo scandalo delle schede elettorali che portano gli elettori a sbagliare il voto, sollevato da Di Pietro ne Berlusconi, Amato continua a dire: ''è tutto secondo la legge'', ''é tutto secondo la legge'' e ha ragione, ma il problema che la legge sia sbagliata non lo sfiora nemmeno. La legge era calibrata sulla situazione elettorale del 2006, quando c'erano due coalizioni e solo un partitino che si presentava da solo. L'elettore aveva di fronte a sé due rettangoloni contenenti 8-10 simboli di partito e capiva subito che doveva barrarne solo unoNel 2008, invece, ci sono 16 partitini e solo due coalizioni, fatte però solo da due partiti, cosicché la disposizione orizzontale porta l'elettore sia del Pdl che del Pd a fare una croce sul mini rettangolo che contiene tutti e due i partiti affiancati, invalidando così il voto. E' quello che vuole Amato. No? Ma non vuole rendersi conto che deve fare qualcosa, non vuole ammettere che, al solito, i suoi uffici si sono dimostrati inadeguati, farraginosi, privi di idee. Amato continua a sbandierare le schede del 2006 e del 2008 e non si rende conto che ci fa la figura del fesso.
Guardandole, al primo colpo d'occhio, ci si accorge che ha ragione di Pietro. Bastava una disposizione verticale dei simboli e nessun equivoco sarebbe stato possibile. Ms Amato fa le orecchie da mercante, persino di fronte a Napolitano. Poi alla fie, dovrà cedere, spenderà qualche milione di euro in più e farà la figura consueta della sinistra italiana di oggi: incompetente

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Filippo Facci: Il voto del cane (sciolto)

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Pecunia non olet, i voti neppure: ma questo è un giornale, non una banca o un partito. Dunque Carlo Ripa di Meana, che al Corriere ha confessato la tentazione di «attraversare l’Umbria e andare a votare per il Popolo della libertà», accetti un consiglio personale: stia a casa, resti in Umbria, a Cortina, nei giardinetti dell’Hotel Miramonti a passeggiare con il cane. «Sono combattuto, è una brutta lotta», ha detto sempre al Corriere: ecco, non combatta, non lotti. Detto ancora a titolo personale: chi se ne frega del suo voto, dell’opportunismo residuale di cui è ancora capace. L’ex redattore dell’Unità Carlo Ripa di Meana venne spedito da Craxi all’Ente turismo di Milano, poi alla Biennale, poi al Parlamento Europeo, poi fu due volte commissario Cee, poi fu ministro dell’Ambiente: sempre su indicazione di Craxi. Ma dall'acerba estate del 1992 ebbe inizio il crollo socialista, e Ripa di Meana, tu guarda, prese le distanze: prima scrisse pubblicamente a Di Pietro per incoraggiarlo, poi (finito il Psi) lasciò il Psi e bussò alla nascenda Alleanza Democratica, che però non lo volle. Infine, misteri della politica italiana, eccolo portavoce dei Verdi. Ma poi litigò coi Verdi e scrisse un libro contro i Verdi. Ora spia il vento: questo dopo aver scritto una preziosa autobiografia titolata «Cane sciolto». A proposito, Carlo, c’è da portarlo giù ai giardinetti.

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Nicola Porro: I bramini e i loro 700mila delegati

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La differenza tra i bramini della politica e quelli del sindacato, è che almeno i primi debbono essere eletti dal popolo sovrano, i secondi no. Ci si può lamentare di Bassolino e dei suoi rifiuti, ma quando si pensa che è stato rieletto con il 70 per cento dei consensi, tocca fare autocritica. Si potranno contestare Berlusconi o Prodi, ma questi due signori si sottopongono al voto popolare. Epifani, Angeletti e Bonanni a chi rispondono, da chi sono eletti, come sono finanziati, quali responsabilità si assumono? La domanda sarebbe retorica se i tre leader (di che?) facessero il loro mestiere: tutelare i lavoratori attraverso la contrattazione e la difesa sul luogo del lavoro. Niente di più lontano dai loro interessi principali. Riguardo ai contratti, prima di firmarli, quando ci riescono, debbono fare referendum in fabbrica. Come se per ogni legge votata dal Parlamento si dovesse ricorrere a un referendum confermativo: una follia logica. I rappresentanti, se rappresentano davvero qualcuno, avranno pure una delega, per rappresentare. Appunto. La rappresentatività dei sindacati è diventata la loro maggiore debolezza. Non sono più la fotografia del mondo produttivo: tutelano i relativamente pochi insider contrattualizzati e si arrogano il diritto di rappresentare la collettività. Ma qualcuno si è mai chiesto per quale motivo ogni decisione, da parte di governi sempre più deboli, debba passare per le forche caudine del consenso sindacale? In Italia ci sono 700mila delegati sindacali, sei volte il numero dei carabinieri. Signori stipendiati dalla collettività che rappresentano la force de frappe che i tre signori manovrano per fare politica senza alcuna delega.
Meritoriamente dieci anni fa i radicali, primi tra tutti, capirono che il gioco si stava svolgendo con carte truccate e cercarono con un referendum di colpire al cuore economico il potere sindacale: vinsero. Ma furono battuti dal grande errore della politica, che reintrodusse dalla finestra contrattuale i privilegi persi per legge. Si sublimò quel gran ricatto della concertazione: per cui tutto si deve stabilire in vertici di Palazzo Chigi con la globalità dei «rappresentanti delle forze sociali». Balle politiche per scansare il peso delle responsabilità.


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Gianni Baget Bozzo: Così in 2 anni è cambiata la strategia di Silvio

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Berlusconi è a un tempo soggetto e contenuto della campagna elettorale del '94. Ne è soggetto perché vi impone se stesso come problema e obbliga la sinistra a definirsi circa lui. Un caso unico nella storia italiana che un uomo politico sia soggetto e oggetto della campagna elettorale. E non solo è accaduto questo: in modo sistematico il centrosinistra lo ha imitato riproducendolo sino ad annullare la figura partito, che era la sua caratteristica politica fondamentale, il suo termine ideale.
Nel 2006 Berlusconi si pone come difensore della libertà compressa nella sua stessa persona; la sinistra va all'attacco, sostenuta dalla campagna di delegittimazione della stampa internazionale, del cinema e della cultura che demonizza Berlusconi. Anche questo è un problema singolare: perché egli susciti una tale potenza di rimozione e di contrasto, senza che si possa accettare la credibilità di un pericolo, da lui costituito, per la democrazia o della conquista di voto mediante il possesso delle televisioni. Tutte queste motivazioni non le crede veramente nessuno, meno che mai quelli che le dicono. Ma l'acrimonia della condanna ha reso impossibile l'interpretazione di Berlusconi da parte della cultura italiana tutta inclinata a sinistra, che ha rinunciato a domandarsi perché accadeva ora in Italia un fenomeno unico nella storia delle democrazie. L'unica categoria politica tentata è quella del populismo, ma essa è rimasta il vizio solitario di Ferdinando Casini.


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Massimiliano Lussana: Sisma, lutti, fallimenti: attenti a quei due

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Un po’, fanno anche tenerezza. Perché, poveretti, gliene capitano di tutti i colori: Prodi presidente del Consiglio da oscurare; montagne di punti di svantaggio da recuperare; le schede pasticciate; Bassolino governatore della Campania... Roba che Paperino, al confronto del gruppo dirigente del Pd, sembra Gastone.
Un tempo, girava per il Transatlantico una lista di parlamentari che era meglio non menzionare, in quanto ritenuti portaiella. Negli anni da presidente della Repubblica di Giovanni Leone, notoriamente scaramanticissimo, la lista era più importante della stessa Costituzione. E il «fattore s», nel senso di sfortuna, fu reintrodotto recentemente da Massimo D’Alema che - spiegò Massimo Cacciari - «sosteneva né più, né meno, che porto sfiga».
Ora, siamo al passo successivo, all’autorogna. Proprio D’Alema, ad esempio, sabato era a Ischia per una serie di incontri elettorali e scherzava simpaticamente sul sole che lo accompagnava dopo la pioggia napoletana per Berlusconi. Per Massimo, nemmeno il tempo di dar fondo alla sua scorta di sarcasmo meteorologico e di dire poi che l’«emergenza rifiuti è stata come un bombardamento che ha colpito anche realtà come Ischia», che la tranquillità di Forio è stata rotta da un fortissimo boato, rivelatosi poi una scossa sismica. Fortunatamente, niente di grave e nessun danno, se non alla fama anti-iettatoria dell’ex presidente del Consiglio diessino.


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Massimo Teodori: Viva i sabotatori

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Cosa devono pensare dei sabotatori della fiaccola olimpica le persone che, come noi, respingono la violenza, difendono il diritto di ciascuno ad agire e parlare liberamente, e si battono per il rispetto della legalità? Rispondiamo subito che i manifestanti che disturbano la fiaccola olimpica e contestano l'avanspettacolo itinerante prima dei giochi, fanno un'opera altamente meritoria con la denunzia dell'autocrazia capital-comunistica cinese ed a difesa dei diritti umani nel Tibet.
La questione potrebbe sembrare contraddittoria. Come mai prima si dichiara di rispettare la legalità e di avversare ogni forma di violenza, e poi si plaude ai manifestanti che compiono atti vandalici contro la fiaccola, ed usano i loro corpi come armi contundenti contro gli alfieri di un evento internazionale che dovrebbe affratellare i popoli d'ogni razza, religione e colore?
La contraddizione, a nostro parere, non esiste. I militanti di «Reporter senza frontiere» e degli altri gruppi per i diritti umani non effettuano una contestazione violenta della serie ben nota anche in Italia, con l'obiettivo di provocare danni fisici alle persone e (ancora più grave) ferite alla legalità, ma mettono in atto azioni dirette nonviolente nel quadro di un importante evento globale con il proposito di reintegrare i diritti umani e civili calpestati dagli organizzatori delle Olimpiadi.
Non si tratta di un gioco di parole. I manifestanti di Londra, Parigi e, speriamo, Buenos Aires, San Francisco e delle altre tappe olimpiche, utilizzano le stesse tecniche che Martin Luther King adoperò nel Sud degli Stati Uniti tra gli anni Cinquanta e Sessanta per richiamare l'attenzione nazionale e internazionale sulla segregazione dei neri e sulla violazione dei diritti civili in quelle regioni.


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Hillary, campagna in salita dopo l’addio del suo stratega

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Doveva essere il Karl Rove del Partito democratico, il “genio” che conduce le campagne elettorali con intuito pari alla spregiudicatezza, non fa errori ma spinge gli avversari a commetterli e si ammanta da imperscrutabile guru. A Mark Penn non è riuscita: la carovana che doveva guidare lo ha scaricato, ridotto a uno dei tanti mucchietti di zavorra che contrassegnano le campagne elettorali Usa e che sono l'indicazione quasi sempre infallibile che il candidato è nei guai. Per le dimissioni di Mark Penn ci sono tre motivi. Il coinvolgimento, finanziariamente non disinteressato, in una lobby favorevole a un accordo di libero scambio fra gli Stati Uniti e la Colombia. Hillary si è sempre detta contraria, il suo factotum si dava da fare perché il contratto venisse firmato al più presto e ciò potrebbe avere gravi conseguenze elettorali in Pennsylvania, lo Stato dove si svolgeranno le primarie il 22 aprile e che la Clinton “deve” assolutamente vincere se vuole continuare a sperare ma i cui elettori democratici sono contrari agli accordi di libero scambio, che considerano responsabili dell'emorragia dei posti di lavoro americani nell'industria manifatturiera.
È scattato dunque il meccanismo della incompatibilità. Anche perché c'è un secondo motivo, sempre legato alla Colombia: la ditta di public relations messa in piedi da Penn cura, si è scoperto, l'immagine e gli affari della Blackwater, la compagnia di contractor e di mercenari, massicciamente attiva in Irak e da mesi sotto accusa per una serie di omicidi di civili.


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Entro sei mesi si userà il telefonino in aereo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La Commissione Ue ha deciso che tutti i paesi membri dovranno rendere possibile l’utilizzo dei cellulari negli aeroplani: "Gli operatori siano trasparenti nel fissare i prezzi". Guarda il video

Bruxelles - "Devo chiudere, mi sto imbarcando, ci sentiamo tra due ore, quando atterro". Uomini d’affari, fidanzati, padri e madri non dovranno più dire, o sentire, questa frase mentre si chiudono le porte del loro aereo. Entro sei mesi infatti tutti i paesi membri della Ue dovranno rendere possibile l’utilizzo dei telefoni cellulari negli aeroplani. Lo ha stabilito oggi la Commissione europea approvando una raccomandazione ed una decisione che fissano parametri tecnici e reciprocità delle autorizzazioni nazionali. Non sono ancora note le tariffe per queste telefonate, alle quali, è stato spiegato oggi, non si applicano le regole del roaming perché queste riguardano solo la telefonia mobile terrestre.
Nessuna parola sui costi di queste telefonate da parte della Commissione europea. Solo una forte raccomandazione alle compagnie per un ampia trasparenza delle tariffe, "ci aspettiamo che gli operatori siano trasparenti e innovativi nel fissare i prezzi, anche perché se le bollette dovessero provocare una choc ai consumatori il servizio non... decollerebbe", afferma Viviane Reding, commissaria alle Telecomunicazioni. Il sistema funzionerà, in tutta europa, a prescindere dalla nazionalità della compagnia, grazie ad un trasmettitore posto sull’aeromobile, che comunicherà con un satellite che a sua volta invierà il segnale a terra.

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Elicotteri Agusta, l'Ue boccia l'Italia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La Corte di giustizia europea ha bocciato l’esclusiva concessa dall’Italia all’Agusta per la fornitura di elicotteri. Accolta la richiesta della Commissione europea che condanna la prassi di attribuire gli appalti al di fuori di una gara
Bruxelles - La Corte di giustizia europea ha bocciato l’esclusiva concessa dall’Italia all’Agusta per la fornitura di elicotteri. In una sentenza pronunciata questa mattina a Lussemburgo, i giudici hanno accolto la richiesta della Commissione europea condannando la prassi dell’Italia di attribuire direttamente gli appalti al di fuori di ogni procedura di gara.


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Seppellì viva l’amante incinta: niente ergastolo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

L'assassino è stato condannato a soli trent'anni. L'ex ministro della Giustizia Castelli: "Ma cosa bisogna fare per avere il carcere a vita?"

Venezia - Jennifer aveva 20anni, era bella e sarebbe dovuto diventare mamma. Era al nono mese di gravidanza quando il suo «fidanzato» Lucio Niero, un uomo sposato e con due figli, la portò a fare un giro. Aveva sempre tenuto nascosto alla moglie quella relazione che Jennifer, invece, avrebbe voluto diventasse un legame più solido. Quella sera di due anni fa, in un campetto isolato di Maerne, nel Veneziano, Niero si trasformò in una belva. Non voleva che quel bambino venisse al mondo, che la sua tresca fosse scoperta. Prese a picchiare quella donna che aveva messo incinta e che, per mesi, aveva chiamato amore. Uno, due, tre, dieci pugni, in pancia, al pube, in testa, con un tentativo di strangolamento, fino a farle perdere i sensi. Poi, prima ancora che morisse, scavò una buca e la seppellì insieme a quel bambino che così non sarebbe mai nato.
Ieri il gup di Venezia, Giuliana Galasso, ha condannato Lucio Niero, 36 anni, reo confesso dell’omicidio di Jennifer Zacconi, a 30 anni di carcere. Il pm, Stefano Puccini, aveva chiesto l’ergastolo, sostenendo la premeditazione del delitto e il procurato aborto per la creatura che la ragazza portava in grembo. I legali difensori di Niero, invece, escludevano la premeditazione e sostenevano la tesi della parziale incapacità di intendere e di volere.

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Cgil, Cisl e Uil: l’esercito di intoccabili costa quasi 2 miliardi di euro

>>Da: andreavisconti
Messaggio 11 della discussione
Un libro denuncia: hanno più di 700mila delegati, sei volte tanto i carabinieri. Tremila sedi per la sola organizzazione di Epifani.

Roma - Una casta all’ombra dei suoi consolidati privilegi s’aggira per l’Italia, aprendo e chiudendo trattative sulla pelle ormai lisa dei lavoratori, oltre che dei contribuenti. E nel paese bollito in sacche di spreco, gonfie di fatturati miliardari e bilanci segreti, mentre lo Stato paga i settecentomila delegati (sei volte di più dei Carabinieri), che a noi costano 1 miliardo e 845mila euro l’anno, esce un libro, ustionante come acido muriatico negli occhi della Triplice. S’intitola «L’altra casta. Privilegi. Carriere. Stipendi. Fatturati da Multinazionale. L’inchiesta sul sindacato» (da domani in libreria, con lancio da strenna natalizia) il documentato volume Bompiani di Stefano Livadiotti, firma del settimanale «L’Espresso», che in 236 pagine (prezzo 15 euro) mette il dito su una piaga purulenta quanto quella dei partiti. Contrordine, compagni, dopo che Diliberto ha ceduto il proprio posto in lista a un operaio della Thyssen, intanto che il suo vecchio sodale Cossutta lo accusa di «plebeismo demagogico»? Ma sì, è ora, è ora: potere a chi lavora. Sul serio, però, non come i membri dell’altra casta, quella sindacale, i cui permessi equivalgono a un milione di giorni lavorativi al mese, costando al nostro sistema 1 miliardo e 854 milioni di euro l’anno. E c’è da giurarci che il trio di sigle si arrabbierà parecchio leggendo l’impressionante dossier, proprio mentre cerca di sopravvivere a se stesso, magari sulle carcasse di Alitalia. Lo strapotere delle tre grandi centrali confederali, Cgil, Cisl e Uil, è nell’occhio del ciclone da un ventennio, tanto che, in base ai sondaggi, un italiano su venti si sente pienamente rappresentato dalle sigle sindacali e meno di uno su dieci dichiara di averne fiducia. Difficile affidarsi ai sindacati, che promettono bilanci consolidati, salvo poi evitare di trasferirli nero su bianco. Ma in che modo l’altra casta è diventata intoccabile, quando anche i sassi sanno che se c’è un problema di costi della politica, esso riguarda pure il sindacato, teso a intimidire la collettività con la propria capacità di mobilitazione? «Il giro d’affari di Cgil, Cisl e Uil ammonta a 3.500 miliardi di vecchie lire e il nostro è un calcolo al ribasso», avvertiva nel 2002 il radicale Capezzone.

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Le 4 bugie di Amato. Così poteva rimediare al pasticcio elettorale

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il titolare del Viminale addebita alla Cdl il caos liste, ma sbaglia. La legge non gli impedisce di separare i contrassegni dei partiti. E di disporre su più righe i simboli delle alleanze Pdl-Lega-Mpa e Pd-Idv

Il ministro dell’Interno Giuliano Amato si è incartato con le «sue» schede elettorali, così pasticciate da spaventare anche gli elettori più attenti. La sua lettera di giustificazione inviata ieri a Repubblica contiene molte inesattezze. E soprattutto quattro bugie, smascherate da una lettura attenta di quel decreto che il dottor Sottile sostiene di aver applicato alla lettera. Il Viminale avrebbe potuto disporre i simboli sulla scheda in maniera più leggibile, al contrario di quanto troveranno gli italiani in cabina elettorale. Ma non l’ha fatto: nessuna norma glielo avrebbe impedito. Vediamo perché.
La legge non obbliga affatto ad affiancare 10 simboli su un’unica riga, ma recita testualmente «fino a un massimo di 10». Nel facsimile della scheda elettorale allegato al contestato decreto, di simboli affiancati ce ne sono anche nove e quattro. Quell’impostazione era peraltro imposta dalle coalizioni-lenzuolata del 2006, e non viceversa un obbligo previsto dalla legge. Prima bugia.
Inoltre, la stessa legge prevede che i simboli dei partiti debbano essere disposti per linee orizzontali su più file (non solo su due), come si vede dal facsimile 2006 che il titolare del Viminale brandiva a favore di telecamere qualche giorno fa. Se allora la presenza delle due maxicoalizioni «obbligava» l’affiancamento dei partiti coalizzati tra loro su un’unica riga, il nuovo scenario politico delle coalizioni bipartitiche volute da Pdl e Pd avrebbe dovuto spingere il Viminale a prenderne atto. E dunque, decreto alla mano, nessuna norma impediva al ministro di «isolare» in una riga il singolo simbolo o quello doppio della coalizione, scongiurando definitivamente il rischio «voto nullo», anzi suggeriva esattamente il contrario. Seconda bugia.


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Il leader del Pdl chiude la porta in faccia a Veltroni

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

"La sinistra dirà no, sono i comunisti di sempre". Poi difende l'alleato Bossi: "Repubblica fa a gara con l'Unità per disinformare"

Roma - Su un approccio condiviso per fare le riforme Silvio Berlusconi non si fa illusioni. Intervistato da SkyTg24-Pomeriggio il Cavaliere spiega che è pronto a mettere "la firma che saranno i comunisti di sempre e si batteranno in Parlamento contro le nostre riforme". A chi gli domanda quindi se anche i canali diplomatici intercorsi durante l’esplorazione di Franco Marini per un nuovo Governo tra Gianni Letta e Goffredo Bettini si siano interrotti, Berlusconi risponde: "Credo di sì, credo che abbiamo smesso di sentirsi perché Gianni Letta è un gentiluomo mentre Goffredo Bettini ci ha portato attacchi assolutamente volgari".
Porta chiusa al Pd Il dialogo - quasi sicuramente - non ci sarà. "Credo che sarà molto difficile collaborare sulle riforme con il Pd dopo il voto - spiega Berlusconi - metto la firma sul fatto che saranno i comunisti di sempre e che in Parlamento si batteranno contro le nostre riforme". "Da Veltroni sono affranto e tutto ciò che ha promesso si è poi rivelato un effetto speciale, ha messo in campo una fiction", continua il Cavaliere sottolineando come il candidato democratico abbia "messo in campo una fiction in cui è diplomato, per svolgere quella che per lui era una mission impossibile, ovvero far dimenticare il governo Prodi". Ribadendo che il Pd ha "copiato il 60% del programma", Berlusconi chiede "coerenza", ma sa già che nel dopo-elezioni sarà impossibile: "Quando saremo al governo dovrebbero dire si alle modifiche dell’architettura costituzionale o alle leggi sulla famiglia, ma loro... saranno i comunisti di sempre, ci metto la firma". Quanto ai rapporti tra Goffredo Bettini e Gianni Letta, Berlusconi rivela che i due esponenti "hanno smesso di sentirsi": "Letta è rimasto il gentiluomo di sempre ma da Bettini sono arrivati attacchi volgari".

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Lo spot anti monnezza sommerso dai rifiuti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Nel giorno in cui l’assessore al Turismo Velardi affigge i poster di "Napoli pulita", in città salta la raccolta dei sacchetti. Sulla strada restano oltre mille tonnellate di spazzatura

Napoli - I manifesti anti-monnezza soffocati dalla monnezza. Esattamente mille tonnellate. L’ennesima montagna di rifiuti si è abbattuta ieri sullo sfortunato Claudio Velardi, proprio nel giorno il cui lui stesso, assessore al Turismo della Regione Campania, ha lanciato sulla stampa nazionale una «campagna simpatia» per buttare definitivamente nel cestino lo stereotipo della Napoli versione discarica a cielo aperto.
Ma mentre su alcuni quotidiani italiani apparivano i manifesti che pubblichiamo in questa pagina, Napoli si svegliava con mille tonnellate di sacchetti di plastica abbandonati sui marciapiedi. Si tratta praticamente della spazzatura prodotta in un giorno dai cittadini e non raccolta dalle strade a causa di un guasto agli impianti di smaltimento di Giugliano e Caivano. Risultato: lo slogan pubblicitario lanciato per «ripulire» l’immagine della città, si è trasformato in un boomerang che ha riportato al mittente ben mille tonnellate di spazzatura. Il tutto con buona pace per l’«aggressiva campagna di comunicazione» a base di poster «provocatori» con una foto effetto-cartolina sormontata dalla domanda «Monnezza a chi?». La risposta è nella parte bassa dell’immagine: «Guarda cosa butti se non vieni a Napoli». Infine una torrenziale didascalia in corpo 5, simile ai «bugiardini» che accompagnano le medicine: «Se credi ai luoghi comuni, Napoli non fa per te. Napoli è un luogo unico al mondo, insieme carnale e aristocratico, ventre antico di una civiltà millenaria e crocevia dell’arte di tutti i tempi. Se vieni adesso, trovi quello che non ti fanno vedere: bellezze naturali e artistiche senza paragoni, vicoli pulsanti di vita, un artigianato antico sempre capace di superare se stesso, le specialità della cucina, il calore degli abitanti, un clima straordinario, musei che testimoniano tutte le epoche e anche quella che verrà».

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L’ultimo blitz di Visco: 50 promozioni

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il viceministro vara in tempi record il nuovo piano organizzativo dell’Agenzia delle entrate che stabilisce incarichi dirigenziali e trasferimenti interni

Roma - Vincenzo Visco lascerà un ricordo imperituro quando abbandonerà il posto di viceministro dell’Economia. Non solo nella memoria dei contribuenti, che negli ultimi due anni sono stati alle prese con una stretta fiscale di notevole entità. L’ex diessino e prossimo «pensionato» del Parlamento è riuscito anche a «immortalare» la sua opera concludendo a tempo di record (un mese e mezzo) il riassetto dell’Agenzia delle Entrate, inclusa la nomina di circa 50 dirigenti ai quali toccherà il compito di proseguire la sua lotta senza quartiere all’evasore.
Vincenzo Visco e il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Massimo Romano (già con Visco nel quinquennio ulivista, ndr) hanno, infatti, messo a segno un piccolo «blitz». Il 18 marzo scorso il comitato di gestione dell’Agenzia ha approvato il piano di riassetto organizzativo, un atto di notevole rilevanza emanato a distanza di circa due mesi dalla caduta del governo Prodi II. Il provvedimento è «pesante» perché ristruttura l’Agenzia tagliando 104 posizioni dirigenziali nelle direzioni regionali portandole da 1.352 a 1.248 e determinando passaggi di posizione dal secondo al primo livello per 51 uffici locali di maggiore rilevanza e i relativi capi area.
Ma c’è di più: i dirigenti «senza posto» che vogliono evitare il rischio del declassamento possono, se vicini all’età pensionabile, usufruire di un’indennità supplementare (di massime 24 mensilità) e ritirarsi dall’attività. La procedura si può attivare su base volontaria oppure da parte dell’Agenzia.

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Vienna. L’Ultima cena diventa un’orgia gay

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La provocazione al museo della cattedrale cattolica di Vienna. L'arcivescovo è intervenuto solo dopo otto giorni di proteste. Alla l'opera è stata ritirata. L'autore: lo "stalinista ateo" che ama provocare
Gli organizzatori della mostra sono caduti dalle nuvole e hanno detto che non si aspettavano una reazione così dura. Eppure non ci volevano certo improbabili doti da sensitivo per immaginare che l’esposizione di un’Ultima cena con gli apostoli distesi sul tavolo che si masturbano a vicenda avrebbe provocato lo sconcerto, e le critiche, di tante persone. Soprattutto perché l’«opera» in questione (le virgolette sono d’obbligo) veniva esposta nientemeno che all’interno del Museo della cattedrale di Vienna.
È l’ennesima oltraggiosa ferita alla fede cristiana quella che è andata in scena nella capitale austriaca con l’iniziale compiacenza delle locali autorità, in un’Europa dove si deve portare il massimo rispetto verso ogni fede religiosa ad eccezione di quella che ha maggiormente contribuito alla nascita della sua stessa civiltà.
Questi i fatti. È stato esposto all’interno del Museo della cattedrale, nell’ambito di una mostra retrospettiva dedicata a uno dei grandi artisti austriaci, Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, un quadro intitolato Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini. La scena è molto esplicita. Invece di un pasto consumato tra amici, nel cenacolo si assiste a un’orgia omosessuale, con scene di sesso esplicite.
Com’era prevedibile, in molti si sono indignati e la stampa austriaca ha paragonato la vicenda alle famose vignette su Maometto (anche se queste ultime non erano certo state esposte nei locali adiacenti a una moschea). Un vero e proprio tam tam è partito dai siti web cattolici, anche italiani, che hanno protestato vivamente criticando il direttore del museo e lo stesso cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn. I curatori della mostra, intitolata «Religione, carne e potere», pur sapendo che avrebbero dovuto affrontare malumori, non credevano che la protesta sarebbe stata così forte. E pensare che lo stesso Hrdlicka, l’autore, aveva definito la sua tela come «un’orgia omosessuale».


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Livorno: imprenditore ucciso, fermato il fratello

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
E' in manette da questa mattina Salvatore Inghilleri, 64 anni. E' accusato dell'omicidio del fratello Vito, 69 anni, proprietario di un'impresa di insegne al neon. Gli avrebbe sparato in casa dopo una lite per questioni di eredità

Livorno - È stato arrestato dalle forze dell’ordine Salvatore Inghilleri, l’uomo di 64 anni che ieri sera a Livorno avrebbe ucciso a colpi di fucile il fratello Vito, 69 anni. Salvatore si trova in questo momento insieme ad agenti di polizia in una delle tre abitazioni del complesso di via dell’Uliveta nel quale abitava anche il fratello Vito ucciso ieri sera. Sul posto ci sono due volanti della polizia e un’ambulanza. Il presunto assassino è in stato confusionale e potrebbe essere necessario un suo ricovero in ospedale. Ancora non è chiaro se l’uomo sia stato catturato nella campagna circostante o se invece sia tornato questa mattina a casa di sua iniziativa dopo aver trascorso la notte nei boschi vicino all’abitazione e consegnandosi così alla polizia. Sul posto ci sono anche il magistrato che coordina le indagini Carmen Santoro e personale della polizia scientifica.
Il delitto La vittima è originaria di Partinico (Palermo) e titolare di una nota azienda che realizza insegne al neon, fondata nel 1975 e considerata leader in città. L’omicidio, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe avvenuto al termine di una lite tra i due fratelli, che vivevano in abitazioni vicine nello stesso complesso. Una discussione originata probabilmente da motivi economici, forse da questioni di eredità. Dopo aver sparato l’assassino sarebbe fuggito a piedi. A dare l’allarme sarebbe stata una donna che, con voce concitata, ha avvertito il 113 che era avvenuto un omicidio. Sul posto sono intervenute in pochi minuti tre volanti della polizia e, successivamente anche le pattuglie della squadra mobile e dei carabinieri. Sono decine gli appartenenti alle forze dell’ordine impegnati nell’imponente caccia all’uomo.

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Genova, bimbo si spara con la pistola del padre

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Un ragazzino di dodici anni si è sparato un colpo in testa utilizzando la vecchia pistola del padre. E' ricoverato in gravissime condizioni. Non è ancora chiaro se il colpo sia partito per disgrazia o volontariamente

Genova - Un ragazzino di dodici anni si è sparato un colpo alla testa con una vecchia pistola del padre. Ora è ricoverato in coma all’ospedale Gaslini, dov'è stato operato nella notte. Il bambino, che era solo in casa, a Quarto, è stato trovato ieri sera dalla madre quando è rincasata con l’altro fratellino. Era riverso nella sua cameretta con accanto la vecchia pistola del padre. Non è ancora chiaro se il colpo sia partito per disgrazia o per un gesto volontario.
L'arma È una pistola risalente alla seconda guerra mondiale l’arma trovata accanto al corpo del ragazzino a Genova. Secondo quanto accertato dai carabinieri, l’arma, regolarmente denunciata, era stata ereditata dal padre del bimbo. Ancora da chiarire come mai fosse carica e l’esatta dinamica dei fatti. L’allarme è stato dato ieri poco dopo le 18 dalla madre, rientrata in casa con l’altro figlio di otto anni. In un primo tempo i soccorritori hanno pensato ad una caduta ed a un trauma cranico. Successivamente si è capita la vera natura della ferita.

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Ocse: Italia maglia nera della produttività

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il Factbook 2008 ci tratteggia come "un paese in piena decelerazione". Resta la sesta economia mondiale, ma scivola al 20esimo posto per pil pro capite, ha il secondo peggiore debito pubblico del mondo ed è ultima per crescita del pil


Parigi - Un paese in piena e palese decelerazione. E' l’Italia che esce dal Factbook 2008 dell’Ocse. Resta la sesta economia mondiale, ma è scivolata al 20esimo posto (dietro alla Spagna) se si considera il pil pro capite, ha il secondo peggiore debito pubblico del mondo ed è ultima per crescita del pil negli anni più recenti tra i 30 paesi più industrializzati. Ad aumentare sono state in compenso le disparità di reddito.
In piena decelerazione Nelle quasi 300 pagine di numeri, grafici e statistiche esposte dall’Ocse, molti dati sono conferme (senza perdere per questo il loro carattere allarmante), come la crisi di produttività, la bassa crescita demografica (+0,08% nel 2006), la bassa fertilità (1,34), i bassi tassi di occupazione in particolare delle donne (46%) e l’elevato numero degli anziani. Gli ultra 65enni sono il 19% nel 2006 e saliranno al 33,7% nel 2050, quando l’italia avrà il rapporto più sfavorevole di tutta l’area ocse tra pensionati e lavoratori (98,5). Lavoratori che devono fare i conti con un compenso medio (35.833 dollari l’anno nel 2006 per occupato nell’intera economia) che è i livelli più bassi tra i big industrializzati, dopo avere segnato una delle crescite più deboli nell’area ocse tra il 1995 e il 2006 (+2% medio annuo, al terzultimo posto). Non che gli italiani lavorino poco (ottavo posto con 1.800 ore l’anno) e sono molti anche quelli che lavorano in proprio (26,7% del totale degli occupati nel settore civile).

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Air France ad Alitalia: "Prendere o lasciare"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Dura presa di posizione di Parigi dopo l'abbandono di Spinetta. Forse uno spiraglio dopo le elezioni. Il cda: il nostro è l'unico piano possibile per la crescita. Fissato per domani l'incontro decisivo tra azienda e sindacati

Milano - Il consiglio di amministrazione di Air France-Klm ha preso atto della decisione del presidente, Jean-Cyril Spinetta, di interrompere le trattative con i sindacati e Alitalia, apprezzando le ragioni della scelta «condivisa e approvata».
Lo si legge in una nota della compagnia franco-olandese che non è stata interpretata dai sindacati come una chiusura, ma come la volontà di rinviare a dopo le elezioni le trattative. Nella nota del gruppo è scritto che «il consiglio ha considerato che il piano proposto da Air France-Klm lo scorso 14 marzo, e modificato nel corso delle riunioni di negoziato del 18, 25, 31 marzo e del 1° e 2 aprile scorsi, è l’unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno a una crescita redditizia in tempi rapidi». I vertici francesi affermano che spetta «adesso ad Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda».

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Pera: Con storace ci voleva un po' di buon senso

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il colloquio con Marcello Pera, capolista del Pdl nel Lazio: "Al Senato avremo una maggioranza stretta"

Salta da un convegno al Pontificio Consiglio per la Famiglia a un incontro con i candidati municipali a Tor Bella Monaca. Marcello Pera si sta giocando tutto o quasi in questa campagna elettorale. Costretto com'è a vestire più panni sulla stessa scena. Il filosofo, l'amico del Papa, il senatore, l'ex presidente del Senato, il candidato semplice, l'uomo tra la gente. Ma soprattutto è il capolista del Lazio, la regione in bilico per eccellenza. La regione determinante, la più determinante. Qui si deciderà la maggioranza del prossimo Senato. E dunque se ci sarà una maggioranza. Lui, Pera, è il capolista del Pdl nel Lazio. Gira come una trottola come se la legge elettorale avesse ancora le preferenze.

Nel suo ufficio al Senato rimette a posto le idee prima di andare al Parco dei Principi a incontrare i mangnifici cento di Giuseppe Consolo. Perché questa è una campagna elettorale un po' particolare perché da queste parti la battaglia più che contro il Pd è contro gli ex alleati. Casini, l'Udc, la si fa sui valori cristiani e quel «diavolo di Pier» (era alla guida della Camera quando lui siedeva sullo scranno più alto del Senato) che gli ha piazzato come capolista l'«amica del Papa», Alessandra Borghese. Ma anche Francesco Storace, il fuoriuscito di An, l'uomo di Destra, l'ex governatore del Lazio. Pera non si nasconde dietro un dito. «Chi temo di più tra i due? Be', sicuramente di più Storace della principessa Borghese che, con tutto il rispetto, mi pare meno insidiosa». E qui la voce prende il tono del rammarico. Pera premette: «Nemmeno sotto tortura riuscirà a farmi parlare male di Storace e di Daniela Santanchè. Le dirò di più: Francesco mi è simpatico. Sono avversari "per caso"». Poi ragiona: «Avendo litigato con Gianfranco Fini, hanno fatto o dovuto fare un calcolo politico utilitaristico. Lo strappo di Storace non è credibile. È rimasto in An dopo che Fini ha definito il fascismo il "male assoluto". Ha fatto il ministro della Salute nel governo Berlusconi. La sua rivendicazione identitaria di oggi deriva da una comprensibile delusione e dall'interesse per un potenziale serbatoio di voti. Con un po' di buon senso in più sarebbero rimasti con noi».

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Roma, già in crisi la coalizione di Rutelli

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Pd e sinistra radicale ai ferri corti a Roma. Le dichiarazioni incrociate che riguardano la campagna elettorale nazionale rischiano di compromettere l'alleanza tra i due schieramenti per le amministrative.

L'intervista con cui il vicesegretario del Pd Franceschini ha paragonato la Sinistra Arcobaleno ai verdi americani di Ralph Nader causa della sconfitta di Al Gore, con un riferimento implicito alla concorrenza della Sinistra Arcobaleno di Bertinotti che rischia di portare via voti al Pd, continua a scatenare polemiche.
Ieri il segretario di Rifondazione Franco Giordano è stato esplicito: «Una sortita di questo tipo mette a rischio la coalizione, perchè disarma e irrita il popolo della sinistra, io non credo che abbia effetti sul voto, ma ricordo che è stato il Pd a dire che tra noi c'è stata una separazione consensuale e che non si poteva fare un'alleanza a partire dal programma». Critico nei confronti del numero due del Pd anche il segretario romano di Rifondazione, Massimiliano Smeriglio: «L'offensiva di Franceschini e Veltroni può mettere in difficoltà la tenuta dell'alleanza. Chiedo a Rutelli di intervenire - sottolinea ancora - e farsi garante dell'alleanza». Il segretario del Prc romano auspica una vittoria al primo turno, perchè «se non si vince al primo turno l'alleanza va ricontrattata e rischia di diventare un'altra cosa, con un'apertura ai centristi».
Il responsabile organizzazione del Pdci Orazio Licandro, ha parole più dure e accusa Franceschini di «aggressione volgare alla sinistra». Poi mette il dito nella piaga, ovvero smentisce quella rimonta trionfale che Veltroni va sbandierando. «La verità è che non devono recuperare nè 500 nè 5.000 nè 50.000 voti. I voti da recuperare sono milioni. Il distacco è incolmabile».
Licandro lascia intendere di avere in mano sondaggi disastrosi. «Hanno perduto, hanno consegnato il paese a Berlusconi, non hanno sfondato al centro e adesso tentano di fare piazza pulita della Sinistra arcobaleno. Sono nervosi e disperati perchè sanno di aver sbagliato a rompere con noi in nome di una inesistente pace interna».

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Muore a 3 anni dopo intervento di tonsille

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Morire a tre anni per un'emorragia, a cinque giorni da una semplice operazione di tonsillectomia fatta nel prestigioso Istituto Pediatrico Gaslini di Genova.

La sorte toccata al piccolo Giacomo Reale di Gavi (Alessandria) rende sgomenti non solo i genitori, un operaio e la direttrice di un negozio del grande outlet di Serravalle Scrivia, ma anche i medici dell'ospedale pediatrico, che non riescono a spiegarsi cosa possa essere accaduto. La Procura della Repubblica di Alessandria ha aperto un fascicolo, indagando il primario del reparto di otorinolaringoiatria che ha operato il bambino, Vincenzo Tarantino, ma ha rinviato a oggi l'autopsia, esame determinante per capire cosa sia accaduto.
Giacomo, 3 anni e mezzo, viene operato il primo aprile nel reparto di otorinolaringoiatria del Gaslini dallo stesso primario. Il giorno dopo viene dimesso e torna a casa, a Nebioli, una frazione di Gavi. Accusa mal di gola, ma è normale, pensano i genitori. Venerdì Giacomo viene visitato dal suo pediatra, che conferma il decorso normale di guarigione. Ma domenica sera, dopo essersi svegliato da un sonnellino davanti alla tv, Giacomo vomita un fiotto di sangue. In pochi minuti giunge a casa un'autoambulanza del 118. I soccorritori si trattengono per una cinquantina di minuti nella cameretta del bimbo, lasciando fuori dalla porta i genitori angosciati. Arriva anche l'elisoccorso e Giacomo viene portato all'ospedale di Alessandria, ma vi giunge già morto.
«I rischi di complicanze emorragiche precoci o tardive negli interventi di adenotonsillectomia ci sono. Ma in 25 anni di professione, qui al Gaslini, non abbiamo mai registrato decessi»: è il commento del dott. Tarantino, anch'egli sconvolto dalla notizia. Il primario precisa che l'intervento si era svolto regolarmente e che il piccolo paziente non presentava alcuna patologia da richiedere accorgimenti particolari. «Se avessimo avuto dei dubbi non lo avremmo dimesso», aggiunge.
«I medici dell'ospedale Gaslini ci avevano dato un foglio con le istruzioni per il periodo post operatorio - dice il papà del bambino, Marco Reale, 41 anni - Giacomo beveva poco, solo un po' di latte, niente acqua». Il bimbo prendeva farmaci antidolorifici «e per questo aveva sonnolenza». L'altro ieri si è addormentato alle 14,30 e si è risvegliato alle 17.30: «Gli ho chiesto se volesse guardare i cartoni animati - è sempre il racconto di Marco Reale - mi ha detto di no e sono uscito in giardino per fumare una sigaretta. All'improvviso l'ho sentito urlare, sono rientrato di corsa, vomitava sangue». E Marco ricorda una triste coincidenza: «Il 5 dicembre, proprio il giorno in cui abbiamo prenotato l' operazione in tv ho sentito che un bimbo era morto per un intervento alle tonsille. Ho avuto una sensazione un pò così. Quei pensieri che ogni padre ha». E stringe a sè l'altro figlio, il fratellino di Giacomo, 2 anni.

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Mucca pazza, due morti in Spagna

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Gli spagnoli l'avevano dimenticato, ma il morbo della mucca pazza è tornato a colpire quando il paese meno se lo aspettava, ad otto anni dal grande allarme del 2000 due persone sono morte negli ultimi tre mesi nella provincia agricola di Castiglia e Leon vittime della variante umana della Cretzfeld Jakob, ma la notizia è filtrata solo ora.Non è stata resa nota l'identità delle due vittime. L'agenzia spagnola della sicurezza alimentare (Aesa) ha solo precisato che erano un uomo di 41 anni e una donna di 50 - in un primo tempo si era parlato di persone giovani - e che sono morti rispettivamente il 28 dicembre e il 7 febbraio.
Quelli della Castiglia sono i primi casi mortali del morbo di mucca pazza in Spagna 2005, quando la malattia uccise una donna di 26 anni. Secondo il direttore del Centro Nazionale di Riferimento sulle Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili Juan Josè Badiola «le due vittime siano state contaminate più di otto anni fa». I controlli intensivi sulla carne bovina sono stati introdotti nel 2000, in seguito alla diffusione del morbo nel Regno Unito soprattutto. Secondo Badiola è però «probabile che altri casi vengano individuati in Spagna nei prossimi mesi», in quanto il periodo di incubazione della malattia è stimato fra cinque e 10 anni.
In Italia il rischio di trasmissione all'uomo della Bse, l'encefalopatia spongiforme del bovino è «pressochè nullo». Gli esperti rassicurano e invitano alla calma: «Il rischio di trasmissione all'uomo, oggi in Italia - afferma la responsabile del Centro di referenza nazionale di Torino per la Bse, Annamaria Caramelli - si può dire in pratica nullo». Soprattutto grazie ai controlli e test sugli animali: circa 5 milioni quelli effettuati sui bovini sul nostro territorio dal 2001. «In Italia stiamo andando ormai verso la scomparsa dell'Encefalopatia spongiforme bovina (Bse). Lo scorso anno nel nostro Paese abbiamo avuto solo due casi». Anche la Cia-Confederazione italiana agricoltori ribadisce la grande sicurezza della carne commercializzata nel nostro paese «per i rigorosi controlli in tutta la filiera». Nessuna preoccupazione nella Commissione europea. Le fonti ufficiali non parlano perchè non si vuole contribuire a creare allarme. Da quanto si apprende da fonti accreditate, infatti, «non c'è alcuna ragione di panico tra i consumatori». I due casi spagnoli «sono dei drammi», ma si fa notare che «il morbo ha una lunga fase di incubazione e certamente queste ultime vittime lo hanno contratto molti anni fa». «In Europa i dati sulla diffusione del morbo sono in continuo e sostanzioso calo, quindi la tragica notizia di oggi non crea alcun allarme».

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Tremonti: L'Europa vince con i suoi valori

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Le elezioni? Sembrano lontane anni luce. Giulio Tremonti ragiona nella penombra del suo studio romano, mentre si fa sera. Cardigan blu, senza cravatta, tormenta con le mani una delle sue numerose pipe.

E' un Tremonti pacato e riflessivo quello che ragiona a voce alta, incuriosito dal dibattito che il suo libro sta suscitando. Cerca un filo logico nei fatti che accadono intorno a lui (e a tutti noi) in questo mondo "globalizzato", che non gli piace più di tanto. "La paura e la speranza" è già un successo editoriale (70 mila copie in poche settimane) ma soprattutto non è un libro da campagna elettorale: l'autore tiene a precisare che è stato scritto nell'autunno del 2007, quando le elezioni erano quasi un sogno per il centro-destra e molti ironizzavano sulla "spallata", quando Berlusconi e Fini litigavano un giorno si e l'altro pure, quando Prodi sembrava il nocchiero autorevole di una rissosa ma resistente maggioranza.


Sulla scrivania del professore c'è la mitica lattina di pelati Cirio, totem della battaglia all'ultimo sangue con Antonio Fazio e con buona parte del sistema bancario. Negli infuocati mesi delle lettere al vetriolo tra ministro e governatore campeggiava orgogliosa sulla scrivania di via XX Settembre, sul tavolo di lavoro che fu di Quintino Sella. Ora però è il tempo della riflessione sulle grandi questioni del mondo presente e futuro: non a caso la lattina è ormai un pacifico porta-penne. Nel libro non c'è mai la parola Italia, c'è solo la parola Europa. E' il messaggio cui Tremonti tiene di più: dobbiamo fare presto e bene, ma soprattutto dobbiamo fare insieme. Insieme cosa e insieme chi? Ecco il vero tema del libro: disegnare un futuro possibile, ragionevole, utile.

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Bonaiuti: "Stavolta le donne saranno la vera sorpresa"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Suggerisce se Berlusconi ha dimenticato di dire qualcosa. Mette la mano davanti alla bocca, in modo che nessuno riconosca il movimento delle labbra, per dare un consiglio. Coordina il lavoro di comunicazione del centrodestra.

Lui, Paolo Bonaiuti, ridimensiona: «È stato un lavoro di gruppo».


Quale gruppo?


«Nel tavolo nazionale, per Forza Italia, ci siamo io, Cicchitto, Lupi, Testoni, Lainati, Carfagna e Lorenzin».
E per An?


«Ronchi, Gasparri, La Russa, Bocchino, Meloni e Saltamartini».


E la Lega?


«Per la Lega è venuto sempre Roberto Calderoli».


Che cosa ha fatto questo tavolo?


«Abbiamo studiato, analizzato le strategie tutti assieme. Dalle dichiarazioni agli spot, dalle conferenze stampa alle manifestazioni. Tutto insomma».


E come ha lavorato questo tavolo? Come è stato lavorare al fianco di An?


«Un ottimo lavoro. Con Ronchi, con Gasparri, ma anche con La Russa ci sentiamo quattro, cinque volte al giorno».
S'è vociferato di dissidi, di qualche imbarazzo a Palazzo Grazioli. È vero?


«Assolutamente falso. È stato ed è come lavorare con amici. Collaboriamo assieme e tutto funziona a meraviglia».
Allora diciamo che ci sono state delle discussioni...


«Un fatto del tutto normale, fisiologico in campagna elettorale. Si discute su cosa accentuare per il Nord e su cosa sottolineare per il Sud».


Senta, uno dei problemi della scorsa volta è stato che tutti sono andati al governo e si è abbandonato il partito. Oggi il partito, il Pdl, è un neonato. Crescerà anche dopo?


«Il Pdl è un grande progetto che vivrà dopo le elezioni e che nei fatti già esiste».

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Legato e torturato: non voleva dare i codici delle carte di credito

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Hanno imbavagliato, picchiato, torturato e rapinato un torinese di 60 anni sorprendendolo nel sonno: i carabinieri di Torino hanno arrestato tre persone che fanno parte di una banda composta da cittadini romeni dedita a rapine in casa.

L'anziano è stato tenuto in ostaggio un'intera notte, nel corso della quale gli sono stati procurati lividi, tumefazioni e tagli su tutto il corpo, sino a quando l'uomo non ha rivelato i codici segreti delle sue carte di credito. Prima di andare via, la banda ha svaligiato l'appartamento della vittima, che ha poi dato l'allarme ai carabinieri dopo essersi liberato.

La banda potrebbe aver agito in altre province italiane. Un'altro episodio è già stato accertato in provincia di Cuneo.

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Africa e addii alla politica, gli annunci-boomerang di Walter

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Incurante dello scetticismo attorno alle chance di vittoria della coalizione da lui guidata, Veltroni assicura che le distanze da Berlusconi sono ridotte “a un’incollatura” e scommette sulla carta anagrafica, vantando i 18 anni di differenza che lo separano dal rivale. “Avrò la sua età nel 2026”, sottolinea Veltroni. “E state certi - aggiunge - che allora farò altro nella vita”. Annunci che rischiano l’effetto boomerang, considerando che il segretario del Pd comunicò in diretta televisiva - quando era sindaco di Roma - che alla fine del suo secondo mandato da sindaco avrebbe lasciato la politica e mutato orizzonti di vita, dedicandosi a progetti umanitari in Africa. In Senegal - invece di Veltroni - sono arrivati i mezzi “vecchi e fatiscenti” dell’Ama e un modello di gestione dei rifiuti assai discutibile, secondo la ricostruzione fatta da Benedetto Marcucci nel pamphlet Modello Roma. Il grande bluff. Perché la fama di Veltroni sindaco è campata in aria. Tanto che - racconta Marcucci - nel 2005, “complice la siccità, nel mare di rifiuti di Dakar scoppia un’epidemia di colera: decine di migliaia i contagiati, centinaia i morti. Il Senegal denuncia l’Ama e ha inizio una lunga causa non ancora conclusasi”. Al di là della vicenda Ama-Senegal, è tutto da dimostrare che puntare sull’età (facendo previsioni su quanto accadrà nel 2026) possa aiutare Veltroni a risollevare le sorti di una campagna elettorale bocciata da politologi pur schierati a sinistra come Gianfranco Pasquino. Anche quando riceve endorsement scontati come quello del Riformista, Veltroni deve incassare giudizi al vetriolo sugli errori commessi impostando la sua corsa. Che da un lato non ha fatto breccia - secondo gli osservatori - tra i delusi di sinistra, e che dall’altro - tasto sul quale batte il Riformista - non ha sfondato al centro.

MSN Gruppi

unread,
Apr 8, 2008, 7:07:05 AM4/8/08
to Club azzurro la clessidra & friends
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Il Con

di Sandra Giovanna Giacomazzi

di Stefano Magni

di Fabrizio Binacchi

di Ruggiero Capone


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Davanti alla scheda


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Fallimenti virtuali

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

MSN Gruppi

unread,
Apr 11, 2008, 6:43:25 AM4/11/08
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
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Daniele Capezzone: Veltroni elogia Prodi e “risanamento”. Vuole riscrivere la st

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Finora, se c'è qualcuno che sembra desideroso, se non proprio di riscrivere i libri di storia, quanto meno di sbianchettare qualche pagina di cronaca, è proprio Veltroni.

Il Velino ha già sottolineato più volte il doppio infortunio del segretario Pd: da una parte, l'insistenza sul presunto risanamento dei conti (va ricordato che, nel discorso di esordio a Spello, Veltroni propose di redistribuire il tesoretto: peccato che il tesoretto fosse già svanito), e dall'altra una speciosa distinzione tra il Governo Prodi (buono) e la vecchia coalizione di centrosinistra (cattiva e litigiosa, certo, ma ora quella coalizione non c'è più grazie al nuovo Pd: questa è la Walter's version).

La notizia è che Veltroni c'è ricascato, perché questi sono i due tasti su cui ha maggiormente battuto registrando la puntata di “Porta a porta” prevista per stasera.

C'è da augurarsi che la “stampa indipendente”, così tempestiva oggi nel bacchettare il Pdl a proposito dei pm e dei libri di storia, si faccia sentire, ponendo un paio di domande.

La prima: qualcuno può spiegare come si fa a parlare di risanamento dopo i dati diffusi ieri dall'Ocse? Davvero è “risanata” una situazione che vede crescita zero, extragettito sparito, e rapporto deficit/pil vicino al 3%?

La seconda: qualcuno può spiegare perché il Pd sarebbe estraneo alla prova negativa del Governo Prodi, visto che quell’esecutivo vedeva schierati 18 ministri Pd (più altri tre tuttora “alleati”, cioè Bonino, Di Pietro e Bianchi)? Davvero c'è stata una sorta di “circonvenzione di incapaci” subita da questi 21 malcapitati e ordita - nientemeno - da Pecoraro, Ferrero, Mussi, Mastella e TPS?


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Il tavolo lombardo su Malpensa

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Si è tenuto in Regione Lombardia il tavolo istituzionale riguardante la “crisi d’area Malpensa”, presieduto dal Governatore lombardo, Roberto Formigoni, con la partecipazione dell’Assessore regionale al Territorio e Urbanistica, Davide Boni, dell’Assessore alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo e di quello all’Istruzione e alla Formazione, Gianni Rossoni.
Regione Lombardia prosegue quindi sulla strada tracciata lo scorso marzo, in occasione della sottoscrizione dell’accordo territoriale sulla crisi del gruppo Sea, decidendo di continuare il confronto allargato con tutte le istituzioni e con tutti gli attori interessati dalla crisi d’area di Malpensa, che ha colpito il settore occupazionale e le realtà dell’indotto delle attività aeroportuali.
«Regione Lombardia – ha commentato il Presidente Formigoni – persegue l’obiettivo di difendere Malpensa e le sue prospettive di crescita, mettendo in campo una serie di iniziative che sostengano i nostri lavoratori, attirando maggiori investimenti e individuando strategie comuni che permettano di difendere questo importante patrimonio».
Nel corso della riunione, le sigle sindacali presenti hanno sottolineato le forti preoccupazioni determinate dai gravi impatti occupazionali determinati da questa crisi, che ha già messo in cassa integrazione più di novecento dipendenti Sea. Uno scenario futuro che prevede non solo la creazione di armonizzatori sociale per gestire l’emergenza, ma anche l’attuazione di politiche attive che favoriscano nuove prospettive occupazionali per i lavoratori coinvolti, con il taglio dei voli da parte di Alitalia destinato ad investire anche l’area cargo.
«Non possiamo fermarci a pensare di investire solo in armonizzatori sociali – commenta l’Assessore regionale al Territorio e Urbanistica, Davide Boni – perché dobbiamo sfruttare al meglio l’evento fieristico di Expo 2015, anche attraverso l’elaborazione di un piano d’area che comprenda Malpensa. Il capitale vero è Malpensa, Alitalia è solo il contorno. Noi dobbiamo salvaguardare e rilanciare il nostro hub, superando questo momento di crisi e innescando un processo virtuoso che porti nuovi investimenti sul nostro territorio. Proprio per questo, stiamo pensando anche ad una serie di norme per accelerare i processi di realizzazione degli interventi, con l’obiettivo di ridurre il tempo che intercorre tra la fase di progettazione e quella di realizzazione delle opere».
Anche lo stesso Assessore Raffaele Cattaneo ha sottolineato che «Malpensa è uno straordinario motore di sviluppo e la crisi attuale del nostro aeroporto si può quantificare in 40 mila posti di lavoro in meno da qui al 2015».
Il confronto dunque prosegue attraverso la partecipazione e l’ascolto di tutti gli enti locali e degli operatori coinvolti nella vicenda Malpensa, comprese le camere di commercio di Milano e di Varese, la Confartigianato e la Confindustria Lombardia.
Silvia Scurati

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Ripa di Meana: Perché voto Ferrara alla Camera e Pdl al Senato

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

“Alla Camera voto per Giuliano Ferrara e al Senato per il Pdl”. A quattro giorni dalle elezioni, Carlo Ripa di Meana anticipa al VELINO chi sceglierà domenica prossima in cabina elettorale. “La mia è una presa di posizione personale del tutto svincolata dalla carica di presidente della sezione romana di Italia Nostra”, precisa Ripa di Meana che spiega come ha maturato la propria decisione: “Innanzitutto perché i temi ambientali, quelli a cui sono più legato, sono stati dimenticati dal centrosinistra sia a livello nazionale dal governo Prodi che nelle varie amministrazioni locali”. La lista “Aborto? No grazie”, sostiene Ripa di Meana, si presenta come la vera e unica novità del panorama politico. “Mentre gli altri partiti – spiega - hanno impostato la campagna elettorale sulle solite tematiche dell’economa, dell’occupazione o del conflitto generazionale con i giovani, Ferrara con la sua operazione ha dimostrato che la politica non è solo routine ma anche motivazione, ispirazione ed esame. Apprezzo, insomma, questo guardare oltre la siepe rappresentato dalla sua lista”. Ripa di Meana è pronto a difendersi dall'accusa di essere un voltafaccia per il voto che darà non solo a Ferara per la Camera, ma al Pdl per il Senato (dove Ferrara non sarà presente con la sua lista). “Sono sereno e non provo alcun imbarazzo – dice - nel sostenere un’idea che non è la stessa che avevo tanti anni fa quando mi sono avvicinato alla politica. Credo che la grandezza degli uomini dipenda dal rimanere aperti alla riflessione senza pietrificare la propria opinione. Del resto la mia è una storia che non è rimasta avvinghiata su sé stessa: ho capito cosa era la realtà sovietica quando da giovane militante comunista andai a Praga e invece di trovare la società dell’eguaglianza e dell’emancipazione mi resi conto di essere finito in una realtà totalitaria”.
IL VELINO

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Castelli: i cittadini si fidano di noi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Non stiamo nei Palazzi, siamo politici genuini e coerenti

In viaggio tra Toscana, Emilia e Liguria per la campagna elettorale Roberto Castelli, presidente dei senatori della Lega Nord, racconta le impressioni raccolte tra comizi, strette di mano, parole e sguardi fugaci con la gente nelle piazze di Regioni “rosse”, che, tuttavia, potrebbero ben presto cambiare colore.
«Rileviamo un buon consenso, soprattutto in Emilia Romagna, dove nelle scorse tornate abbiamo ottenuto un discreto successo elettorale - spiega Castelli - Abbiamo oggi tre deputati e un senatore in Emilia Romagna dove il panorama politico locale è in fase di cambiamento già da qualche tempo. Mi pare di percepire un’aria nuova anche in Toscana che è una Regione difficile per la Lega, ma dove i sondaggi ci dicono che vi sono buone possibilità di avere un parlamentare e speriamo che questo possa accadere. Personalmente sto cercando di dare il mio contributo candidandomi come capolista per il Senato in Toscana e auspico di raccogliere il maggior numero possibile di voti. Le premesse ci sono tutte. Anche la Toscana sta godendo di un trend favorevole alla Lega».
Come spiega questo trend?
«Le politiche della sinistra, soprattutto in materia di immigrazione e di sicurezza, sono miseramente fallite. È indicativo pensare all’ordinanza contro i lavavetri firmata dall’ex senatore dei Ds e attuale assessore alla sicurezza di Firenze, Graziano Cioni, e alla sua lotta all’accattonaggio. Se quell’ordinanza l’avesse fatta il sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini, sarebbe stato investito da una pioggia di polemiche da parte della sinistra che invece ha capito che le nostre idee sono giuste e cerca pure di rubarcele».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Crede che la Lega sia percepito come un partito, rispetto ad altri, più vicino ai cittadini?
«Sicuramente sì. In un momento di anti-poltica, di delusione verso le istituzioni, la gente capisce che c’è una differenza tra i politici del Palazzo e i politici della Lega che è un partito che ha un forte radicamento nel territorio. Da quando faccio politica e dopo il mio ruolo di ministro che mi ha reso un personaggio noto, sono sempre stato accolto con grande cordialità in qualsiasi luogo pubblico e lo stesso possono affermarlo tanti miei colleghi della Lega, che è vista come un partito genuino, che con i cittadini ha un contatto diretto. Non siamo percepiti come quelli che siedono nelle loro comode poltrone in Parlamento e la gente ci vede spesso per la strada o nelle piazze a fare comizi».
Crede che l’Emilia e la Toscana inizino a comprendere che la Lega non è solo veneta o solo lombarda?
«Questo dipende molto dal lavoro delle nostre classi dirigenti locali. In Emilia c’è una classe dirigente leghista che è matura: abbiamo consigli regionali, provinciali, parlamentari e sosteniamo delle giunte. In Toscana il cammino è più lungo, ma se riuscissimo a ottenere un parlamentare di riferimento, sono certo che attorno a lui si potrebbe raccogliere una nuova classe politica locale. D’altra parte si tratta di processi lunghi, ma se riusciamo a mettere un seme, le cose potrebbero cambiare. Oggi (ieri per chi legge, n.d.r.) ho partecipato a un incontro pubblico e seduto al mio fianco c’era un ex rappresentante dei Comunisti italiani che oggi è iscritto alla Lega».
FRANCESCA MORANDI

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Scontri lungo la striscia di Gaza: almeno 4 morti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

È di due civili israeliani e di un terrorista palestinese uccisi il bilancio provvisorio di un’azione che un commando di quattro palestinesi infiltrato da Gaza ha condotto nel sud di Israele. Obiettivo dei terroristi, un deposito di benzina nei pressi del kibbutz di Nahal Oz il più vicino al valico di Karni e da dove è stato recentemente consegnato alla Striscia un rifornimento di combustibile finanziato dall’Unione europea. Le vittime, uccise a colpi di mitra, erano due dipendenti del deposito; altri due loro colleghi, riferisce un portavoce della Forze di difesa israeliane (Idf), sono rimasti feriti nell’attacco. Il palestinese che faceva parte del commando è stato a sua volta ucciso dalle Idf che hanno decretato lo stato di allaerta e stanno setacciando la zona alla ricerca degli altri tre miliziani, che pure sembra siano rientrati nella Striscia. L’azione è stata rivendicata a un tempo dalla Jihad islamica, dalle Brigate al-Aqsa e dai Comitati di resistenza popolare. Lo scontro a fuoco di Nahal Oz segue di poche ore quello avvenuto nel sud di Gaza questa mattina, quando un soldato israeliano druso è rimasto ucciso in quella che le Idf hanno definito “un’operazione di routine contro le infrastrutture del terrore”. Altri due soldati sono rimasti feriti. Il rapporto odierno delle Idf riferisce, infine, di quattro colpi di mortaio esplosi dalla Striscia contro il kibbutz di Ein Hasholsha nella regione del Negev.


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Parliamo di the

>>Da: Andreina6823
Messaggio 4 della discussione
Esistono vari metodi per fare un ottimo the, naturalmente ognuno ne ha uno diverso, io ad'esempio sto molto attenta alla bollitura dell'acqua e alle prime bollicine che vedo salire inserisco le bustine e spengo il gas.
Ieri ho provato anche un nuovo metodo perche ho sentito in televisione che il limone lasciato macerare fa molto bene essendo contenute nella buccia molte vitamine, cosi ho preparato il the e ho lascito macerare al suo interno mezzo limone per tutta la notte, ebbene vi posso garntire che i risultati sono molto buoni forse per cambiare merita ogni tanto di provare a fare cosi, magari per avere un risultato ottimale bisogna un pò modificare tempi e dosi.

>>Da: Lory
Messaggio 2 della discussione
A me piace quello affumicato, miscelato con un tè nero forte.

>>Da: nefertiti90
Messaggio 3 della discussione
Me piace il thè caldo al limone, alla vaniglia e ai frutti esotici, quello freddo solo alla pesca.
Quanno lo preparo, non faccio mai bollire l'acqua, la faccio solo "scaldare" e verso l'acqua nella tazza dove ho messo il filtro del thè.


>>Da: lazanzaradispettosa
Messaggio 4 della discussione
Il tea lo bevo normalmente "liscio", senza zucchero, limone o latte però Andreina la tua ricetta suscita curiosità, la voglio provare.
Anni fa, durante un tea break pomeridiano, conobbi a Coven Garden una simpatica signora inglese che ebbe piacere di trasmettermi i suoi segreti per un buon tea(tra cui anche origini, storia, varietà).
La temperatura dell'acqua è la variabile principale per la buona riuscita di un tea; quest'ultima non va mai portata ad ebollizione proprio perchè la temperatura ideale per l'infusione corrisponde ad una decina di gradi sotto il punto di ebollizione.
Un consiglio, prova una qualità con la scatola rossa della Twinings. Non ricordo il nome ma è a dir poco squisita!

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Aloe

>>Da: Andreina6823
Messaggio 3 della discussione
C'è qualcuno che lo ha utilizzato come antinfiammatorio?

>>Da: mariella
Messaggio 2 della discussione
Io ho usato una crema all'aloe per una infiammazione cutanea, ottimo devo dire, rinfrescante e anche la profumazione era buonissima.

>>Da: lazanzaradispettosa
Messaggio 3 della discussione
D'estate è un ottimo lenitivo contro le scottature da prolungata esposizione al sole.

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Mussi ha fatto a pezzi l'università. Ma non tutto è perduto

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Cristiana Vivenzio

Pisa è la città dell’università. Difficile negarlo. In un centro di poco più di 86000 abitanti 50000 sono studenti. Qui è nata una delle università più antiche d’Italia, l’università statale. E qui ci sono ben tre poli universitari, tra cui quelli d’eccellenza più rinomati nel mondo. Agli occhi di molti il capoluogo toscano non è solo la Torre pendente, ma anche la Normale e la scuola Sant’Anna. Due dei centri di formazione superiore che hanno sfornato alcune delle menti migliori del mondo culturale (e non solo) italiano.

Per questo il day after dell’università italiana è giusto parta da qui. Perché la speranza per un futuro migliore dell’Accademia italiana, dopo il disastro dell’era Mussi, vale la pena inizi dal luogo in cui l’Università tutto sommato ancora ha una sua dignità - definizione non enfatica - che chissà fino a quando resisterà ad un lento quanto inesorabile declino.

Agli organizzatori di un incontro pubblico tra politici, docenti e studenti che si è tanuto ieri nel capoluogo toscano quest’impresa - che agli occhi di molti appare titanica - sembra che così abbia una credibilità maggiore. Partire da Pisa per riformare l’università significa assumersi un impegno di lungo periodo che non può essere considerato solo un appuntamento da campagna elettorale né una promessa da realizzare chissà in quale tempo. Per un motivo semplice: l’università non ha più tempo. Sono i numeri a parlare. Per trovare le università italiane nelle statistiche dei paesi Ocse dobbiamo superare di gran lunga il centesimo posto.

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Cosa aveva offerto Zapatero all'Eta in cambio della pace?

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Maurizio Stefanini

La riunificazione delle Grande Patria Basca attraverso prima la creazione di organi comuni tra le Comunità Autonomiche spagnole di Paese Basco e Navarra, e poi un’Euroregione con il Dipartimento francese dei Pirenei Atlantici: era questo il contenuto concreto della contestata trattativa tra il govermo Zapatero e l’Eta su mediazione del governo Blair. Un compromesso poi affondato, con la conseguente ripresa degli attentati terroristici.


Per intendere il problema, sono sette le “province” che il nazionalismo basco considera componenti storiche di Euskal Herria, la nazione basca (in spagnolo, Vasconia). Tre di queste fanno parte del Dipartimento francese dei Pirenei Atlantici: Zuberoa (Soule in francese e Sola in basco), con 15.000 abitanti, di lingua basca al 64%; la Bassa Navarra (Baja Navarra, Basse-Navarre e Nafarroa Beherea), con 28.000 abitanti, bascofoni al 61%; e Labort (Labourt, Lapurdi), con 205.000 abitanti, bascofoni però solo al 26%. Una bassa percentuale, quest’ultima, che si spiega sia con la presenza di un’altra minoranza di lingua occitana, sia con l’influenza francofona che viene dal centro urbano di Bayonne. Altre tre Province fanno invece parte della Comunità Autonomica spagnola del País Vasco o Euskadi: Vizcaya con 1.140.000 abitanti, Guipúzcoa con 700.000 e Álava con 300.000. Nel complesso per il 49,6% di lingua spagnola; per il 32,2% bilingui in spagnolo e basco; per il 18,2% “bilingui passivi”, parlanti spagnolo e comprendenti basco.

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La svolta atlantica di Sarkò non piace alla sinistra

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Michele Marchi

Guardando alla mozione di censura proposta dalla sinistra francese e rigettata dalla maggioranza di centro-destra all’Assemblea nazionale sul tema del rafforzamento del dispositivo militare in Afghanistan viene da dire: niente di nuovo sotto il sole. La sinistra transalpina, come spesso quella di casa nostra, quando è costretta ad affrontare le tematiche degli impegni militari all’estero va in crisi e riscopre i suoi istinti profondi: antiamericanismo, pacifismo assoluto e un mix strano di umanitarismo antimilitarista che finisce per proporre soluzioni differenti da quelle che prevedono l’utilizzo delle armi, senza però precisarne i contorni dell’effettiva realizzazione. In realtà la vicenda per certi aspetti marginale della mozione di censura presentata dal gruppo parlamentare socialista e dalle altre forze di sinistra presenti all’Assemblea nazionale (quel che resta dei verdi, dei comunisti e della sinistra antagonista) è molto interessante per due ragioni principali: una tutta interna alla vicenda politica francese e l’altra di respiro continentale.


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La vendetta di Prodi su Walter è già cominciata

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Carlo Panella

Nessuno parla della vendetta che Romano Prodi sta freddamente consumando nei confronti di Walter Veltroni, pure il frutto avvelenato e sbocconcellato è lì, come la lettera di E. A. Poe, alla vista di tutti, scandalosa nella sua evidenza. Vendetta succulenta, ben pensata, feroce, da boiardo di Stato, più ancora che da politico. Nessuno più di Prodi sa infatti che nel trattare un contratto su un asset così complesso come Alitalia tutto si deve e si può fare, tranne che far sedere al tavolo delle trattative acquirenti, sindacati e Tesoro durante una campagna elettorale. Invece, Prodi ha organizzato le cose in modo che questo accadesse con diabolica precisione. Il suo governo è caduto a febbraio, e quindi aveva tutto il tempo o per anticipare la trattativa o - ancora meglio - per organizzare una copertura finanziaria - quel prestito ponte che l’Ue ammette senza problemi, se finalizzato a condurre al meglio la trattativa con la stessa Air France - che permettesse al Cda Alitalia di non avere problemi di cassa sino all’estate e magari oltre.

Invece no. Prodi non si è mosso, ha lasciato che la diabolica - e voluta - coincidenza facesse tutti i danni possibili e immaginabili a Veltroni.
Oggi, molti giornali - in particolare il Riformista - pronosticano che Berlusconi darà notizia a Matrix dell'avvenuta formazione della cordata italiana, facendo alcuni nomi ad effetto. Se così sarà, sarà un colpo diretto sotto la cintura di Veltroni, un enfatizzazione del ruolo di “salvatore del Nord” che è nelle più intime corde del cavaliere, una trovata elettorale da mago della comunicazione. E questa congiuntura, non è stata creata da Berlusconi, che sinora l’ha solo sfruttata con eccellente intuizione, ma da Prodi.

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Berlusconi: "Il Pd è una maschera del vecchio Pci"

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Emanuela Zoncu

“Caro Silvio, ti consegno idealmente questa piazza”. Manca qualche minuto alle 19 quando Gianfranco Fini, dal palco allestito sotto il Colosseo per il comizio di chiusura della campagna elettorale, cede la parola al leader del PdL. Silvio Berlusconi sale sul palco e la folla – circa 40 mila persone secondo gli organizzatori - esplode in lungo applauso prima che si diffondano le note dell’Inno di Mameli.

Alle 18 nei pressi del Colosseo ci sono giovani che cantano e ballano sulle note della band di Demo Morselli, il popolo degli anziani seduti sui muretti e impazienti di sentir parlare Berlusconi e molte mamme con bambini. Il primo a parlare, in attesa che il candidato premier termini la registrazione del programma Porta a Porta, è il candidato a presidente della Provincia Alfredo Antoniozzi, che rivendica l’operato del centrodestra : “In questi giorni abbiamo smascherato l'ipocrisia della sinistra che dopo tanti anni a Roma non è più maggioranza. Si può fare. Dopo aver vinto le politiche daremo la botta finale per mandare all’opposizione Rutelli e Zingaretti che si sono alleati con la sinistra comunista per mantenere la poltrona”. A fargli eco, tra gli applausi della gente, è il candidato sindaco Gianni Alemanno: “Rutelli ha le mani legate, legate dalla sinistra estrema che ha impedito al consiglio comunale di esprimere la solidarietà a papa Ratzinger. La sinistra estrema è ancora qui a creare problemi e condizionamenti”.

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Berlusconi ha un solo timore: l'astensione

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Carlo Panella

L'escalation del leader del Pdl degli ultimi giorni è cotsante e ben calibrata: esame psichico ai magistrati, rispostaccia alla letteraccia di Veltroni sul rispetto della Costituzione, attacco frontale a Napolitano (poi addolcito). Una tattica che va ben al di là della capacità sua di tenere il primo piano della scena e di relegare ai compitini di Veltroni alla platea.
Nonostante quanto si scrive e si pensa, infatti, l'astensionismo è in questa fase ben più la bestia nera del centrodestra che del centrosinistra.
Su questo i sondaggisti sono concordi: quanto più alta sarà la percentuale dei votanti, tanto più netta sarà l'affermazione ormai certa (anche per il Loft veltroniano) del Pdl.
Da qui i toni roventi, il messaggio forte di una campagna elettorale ancora aperta.
In attesa del botto finale che Berlusconi farà esplodere domani

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G7: inizia oggi vertice a Washington

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione

L'appuntamento è per la giornata di oggi, quando inizierà a Washington la riunione dei ministri economici e dei banchieri centrali del G7.

Il meeting arriva in un momento cruciale, caratterizzato dalla revisione al ribasso delle stime sulla crescita globale dell'economia, operata dal Fondo Monetario Internazionale (al 3,7% ), e dalla persistente crisi del mercato immobiliare Usa.

Raccomandazioni sul da farsi per fronteggiare la crisi attuale, ma anche per prevenire il ripetersi delle turbolenze finanziarie in futuro, arriveranno in particolare con la presentazione del rapporto del Financial Stability Forum (Fsf), l'organismo presieduto dal governatore di Bankitalia Mario Draghi.

Non vediamo l'ora di discutere sull'attuazione rapida di quanto è contenuto nell'Fsf con i nostri colleghi", ha detto il sottosegretario al Tesoro Usa David McCormick.

I temi chiavi delle raccomandazioni contenute nel rapporto dell'Fsf saranno: prudente supervisione sul capitale; trasparenza; liquidità e gestione del rischio; obblighi di comunicazione (disclosure) e valutazione dei rischi; ruolo e utilizzo delle agenzie di rating; reattività delle autorità di vigilanza alle situazioni di stress dei mercati.

In generale, invece, riguardo ai temi in discussione al G7, come ha confermato lo stesso McCormick una "buona parte del meeting sarà dedicata alle condizioni economiche attuali, agli sviluppi dei mercati finanziari, alle turbolenze finanziarie, e alle risposte delle autorità alla recente crisi dei mercati".

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Usa 2008, McCain: stop a incremento riserve greggio

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione

Il senatore dell'Arizona John McCain ha chiesto che gli Stati Uniti smettano di incrementare le riserve strategiche di petrolio del paese.

Di fatto, McCain ha segnato una rottura con la politica dell'amministrazione Bush che prevede un progressivo aumento. Il candidato repubblicano alla Casa Bianca ha dichiarato che, attualmente, i prezzi del petrolio sono troppo alti per continuare ad aumentare le riserve.


"Con il greggio sopra i 100 dollari al barile e un adeguato livello di scorte nelle riserve strategiche, credo sia ora di smettere di comprare petrolio", ha detto McCain, sottolineando che "questo farà diminuire la domanda globale di greggio e, in base alla legge della domanda e dell'offerta, dovremmo assistere a un calo dei prezzi".

McCain ha inoltre auspicato che gli Stati Uniti riducano i consumi energetici, pur non specificando come questo possa essere effettivamente possibile. "Chiedo a tutti gli americani di fare un piccolo sacrificio per il bene comune e di ridurre il consumo di energia", ha detto.


L'amministrazione Bush ha sottolineato che incrementare le riserve strategiche è una questione vitale per la sicurezza energetica del paese e che l'espansione delle riserve non ha un impatto evidente sui prezzi. Attualmente le riserve si attestano a 698,7 milioni di barili di greggio, ma l'intenzione è di portarle a 727 milioni di barili entro fine anno.


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Ultimi ed inerti

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Davide Giacalone

Si litiga sulla bandiera, mentre il pennone si sbriciola. L’allarme dei dati Ocse dovrebbe essere una sirena capace di spaccarci i timpani, invece arriva come l’eco moscio da un quartiere lontano. Parliamo di crisi e declino da tempo, nulla accade, ed ora quei dati sembrano doversi aggiungere al pacco delle cose ininfluenti. Invece fanno paura: l’Italia è ultima in classifica in quanto a produttività generale ed anche in quanto a produttività per ora lavorata. Siamo al ventesimo posto, fra i Paesi industrializzati, per quel che riguarda il prodotto pro capite. Non è una bella posizione, ma ancora testimonia della nostra accumulata ricchezza. Quella stessa ricchezza che ci droga, che corrompe l’anima del ceto più ricco, da cui proviene una classe sempre meno dirigente. E questo è il vero cuore del problema: la nostra politica non rappresenta più gli interessi del Paese, ma solo quelli di chi vive di rendita o di protezione.
La produttività non cresce perché i sindacati difendono solo i diritti acquisiti e non quelli del lavoro. Le organizzazioni imprenditoriali difendono gli affari e non il mercato. La politica si difende dalla realtà inscenando scontri di rara inutilità. Intanto la scuola e l’università affondano, condannando i giovani alla marginalità. La giustizia agonizza, togliendo al mercato certezza del diritto. La legislazione del lavoro è quella del secolo scorso. In compenso si fa scendere l’età pensionabile e la si promette alle casalinghe. Tanto il debito è talmente grande che non è neanche il caso di parlarne. E questo scenario demenziale è possibile solo perché dal palcoscenico pubblico sono spariti gli interessi dei giovani, dei lavoratori, delle imprese che lavorano nel mercato vero. I primi condannati dalla loro debolezza, le seconde sempre più interessate a quel che accade altrove.
Anche in questa campagna elettorale, manca la rappresentanza degli interessi vitali. C’è gran caciara sul passato, ma un silenzio angoscioso sul futuro. I cittadini non sono sfessati perché non si litiga, ma perché faticano a trovare qualche cosa di pertinente. Voteranno contro, come al solito. Ma lo faranno senza avere trovato un’idea, un linguaggio, una concreta serietà con cui ribaltare la realtà di questi dati, di questo progressivo scivolare che c’incattivisce.


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Fra Arlecchino e Franza o Spagna

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Davide Giacalone

Lo “spoils system” funziona bene nelle democrazie che hanno sistemi istituzionali con adeguati contropoteri, e dove la burocrazia statale non è necessariamente una carriera a vita. Al cambio di una Presidenza è naturale, negli Stati Uniti, che molti incarichi governativi vedano cambiare l’occupante, rappresentanze diplomatiche comprese. Molti degli uscenti, però, non continueranno a prendere uno stipendio federale, bensì torneranno alle loro precedenti occupazioni, o monetizzeranno le cose apprese mettendosi, dopo qualche tempo, sul mercato. Non c’è nulla di scandaloso nel fatto che il Presidente disponga di uomini “suoi”, e, del resto, è lui che è stato incaricato di governare, ed è giusto che ne abbia gli strumenti. Ma il Congresso ha poteri d’indagine veri, e se uno solo degli uomini del Presidente sgarra succede un finimondo.
Da noi quel sistema non funziona. Anzi, accade l’esatto contrario: dovendo lasciare il ministero delle finanze, oggi ribattezzato viceministero all’economia, l’attuale dirigenza politica provvede a far promozioni ed occupare 51 nuovi posti, in modo da ipotecare l’amministrazione anche per il dopo la propria dipartita. Se fosse un comportamento originale potremmo denunciarlo come uno scandalo, invece è un’usanza consolidata. I nuovi arrivati potranno pure rimuovere alcuni e metterci persone di propria fiducia, ma sempre garantendo a tutti i “diritti acquisiti”, e ciò significa che si paga due, tre, quattro volte la copertura di un solo incarico.


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Magris & i dittatori cubani

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Davide Giacalone

Ci ho messo del tempo a cercare di digerire il Claudio Magris che, per il Corriere della Sera, scrive da e su Cuba. Non ci sono riuscito. Ma leggono, certi che scrivono? Ascoltano, quelli che parlano? Sì, è vero, sostiene Magris, Cuba non è certo una democrazia. Ma volete mettere con il passato? E qui s’apre la diga delle banalità, delle sciocchezze, storiche e morali. E’ vero, Fidel Castro non è proprio un guantato servitore della libertà, ma a Cuba ci sono le scuole, i ragazzi non sono analfabeti. Anche nella Germania di Hitler c’erano le scuole e non c’era analfabetismo. E sarebbe niente, se non fosse che le scuole erano diffuse e buone, a Cuba, prima che arrivasse Castro, prima della rivoluzione. La grande campagna contro l’analfabetismo fu condotta prima che il barbuto in divisa imponesse la sua legge dispotica. Con un ulteriore particolare: nella Cuba di Batista c’erano riviste di letteratura, c’era la sopravvivenza d’idee diverse. Sì, proprio nella Cuba di Batista. Magris potrebbe saperlo, se solo leggesse un gigante della letteratura cubana: Reinaldo Arenas. Con Castro no, con Castro si può saper leggere, ma non si può leggere.
Ci sono gli ospedali, biascica il nostro letterato senza cuore, senza occhi e senza letture. Certo, la sanità cubana era un esempio, per l’America Latina, già prima di Castro, e non è un caso che fra i fuggiti vi siano stati molti medici, che poi hanno fatto fortuna altrove. Ma, se approfondisse gli studi, Magris potrebbe sapere che a Cuba ci sono anche i dottor Mengele, capaci di esperimenti genetici sui detenuti nei campi di concentramento. Incredibile? No, documentato.

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Vota il presidente, tanto non si elegge

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Davide Giacalone

Sulla scheda elettorale troveremo diversi simboli con l’indicazione del “presidente”: Berlusconi, Casini, Veltroni. Di Pietro incarna personalmente il partito. Peccato che non ci sia alcun presidente da eleggere, che non siamo in un sistema presidenziale e che, pertanto, quei nomi sono solo l’ennesima illusione elettorale, per far finta di essere diversi. Si dice che gli italiani si sono, oramai, abituati a procedere così. Il che forse è vero, ma anche pericoloso, perché l’illusione poi passa, e la disillusione non porta con sé sentimenti positivi.
La prossima legislatura ha il compito di assestare l’intero sistema, cercando di far corrispondere la realtà all’illusione. La via maestra è quella di una Repubblica presidenziale (o semipresidenziale, come la francese), il che comporta anche un sistema elettorale effettivamente maggioritario, senza trucchi, imperniato su collegi uninominali. C’è chi crede si possa tornare al proporzionale, reinserendo il voto di preferenza. Non lo ritengo possibile, ma non perché sia instabile, come sostengono quelli che ripetono a pappagallo le frasi fatte (il nostro fu molto stabile, a dispetto dei governi che duravano poco), bensì perché si sono distrutte le radici e le tradizioni partitiche, quindi rischieremmo solo di moltiplicare per cento questa degenerazione personalistica e familiare.


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Filippo Facci: Dilettanti allo stravaglio

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Questo è un esempio solo, uno solo. Ieri, su Repubblica, Marco Travaglio citava una consueta e vecchia intervista a Paolo Borsellino e gli attribuiva la rivelazione che «nel 1980 la polizia intercetta Mangano al telefono con Dell’Utri». È falso: proprio Borsellino, nella stessa intervista, chiarisce che in realtà Mangano parlava con un membro della famiglia Inzerillo. Capito? Falso. Travaglio poi ha scritto che Mangano chiamava «cavalli» la droga, e che al telefono propose a Dell’Utri proprio un affare di cavalli. Falso anche questo: a parte che la telefonata appunto non vi fu, è ancora Borsellino nella medesima intervista a dire che «nel processo vennero fuori effettivamente dei cavalli, non dei cavalli per mascherare gli stupefacenti». Chiaro? Falso. E per saperlo basta leggere l’intervista (tutta l’intervista) oppure una sentenza della Corte d’Appello di Milano del 21 gennaio scorso, roba che Travaglio dovrebbe saper maneggiare. Ergo, due i casi: o Travaglio è un falsario oppure è un disinformato, e un’idea ce la siamo fatta. Ma questo non dovrebbe interessare tanto noi, bensì i direttori e caporedattori che neppure s’accorgono della fraccata di balle che Travaglio scrive sui loro giornali. Non sanno o vogliono verificare quello che scrive: fatti loro. Ma non vengano ancora a dirci che Travaglio almeno è documentato. E questo è un esempio solo, uno solo.

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P.C. Pomicino: Le promesse di Walter lo smemorato

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

A leggere gli ultimi annunci pubblicitari di Walter Veltroni vengono i brividi. Un po' per la ridicolaggine e un po' per l'impudenza. Veltroni promette per la fine del 2008 cinquemila leggi in meno e cento testi unici al posto di 21mila leggi. La ridicolaggine sta nel fatto che già nella metà degli anni Novanta l'allora ministro Bassanini promise un'ampia delegificazione nel settore della pubblica amministrazione. Furono eliminate centinaia di norme di legge che si trasformarono però in migliaia e migliaia di norme regolamentari (alcuni tomi) contenute in centinaia di decreti delegati e decreti del presidente del Consiglio dei ministri. Alla fine della giostra, insomma, la Pubblica Amministrazione fu travolta da uno tsunami regolamentare più nefasto della precedente legislazione. In quella stagione Veltroni era vice-Presidente del Consiglio.

L'impudenza appartiene invece agli ultimi 2 anni di governo del centro-sinistra, che ha visto l'approvazione di due finanziarie forti di oltre 2.500 pagine di legislazione che contenevano di tutto e di più, da proclami enfatici a norme di dettaglio che avevano più il profilo regolamentare che non la dignità di norme legislative. I brividi, dunque, nascono da questi precedenti rispetto ai quali Veltroni non chiede scusa, ma scrive agli italiani una letterina di promesse natalizie fuori stagione. Ma non si ferma a queste. Promette il dimezzamento dei tempi per il rilascio delle autorizzazioni e la possibilità di avviare una nuova impresa in un solo giorno. Cose bellissime e da tutti, proprio da tutti, auspicate. Ma sbagliamo o Veltroni e il suo partito hanno governato per otto degli ultimi quindici anni senza che queste cose magnifiche fossero fatte?

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Grillo ambientalista? Macché, consuma come un intero paese

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Un’ecologista con yacht, fuoristrada, Ferrari e una villa che consuma come una discoteca riminese: l’accusano di tutto, Beppe Grillo, e il problema è che è tutto vero.
Ieri il settimanale Vanity Fair ha reso nota un’intervista di Chicco Testa, ex amministratore Enel di area diessina: «Grillo non mi piace», dice Testa, «e il suo blog è un concentrato di leggende metropolitane e populismo. Ai tempi in cui ero ancora presidente del Consiglio di amministrazione dell’Enel», racconta, «Grillo diceva che a casa sua, con il solare, produceva tanta energia da vendere poi quella in eccesso. Ma feci fare una verifica e venne fuori che da solo consumava come un paesino».
Accidenti. In effetti la villa di Grillo è piuttosto nota per i suoi pannelli solari. Andò a viverci quando si trasferì al quartiere di Sant’Ilario, la Hollywood di Genova, più o meno nella seconda metà degli anni Ottanta. Sono i giorni dei suoi spot pubblicitari per gli yogurt Yomo (poco in linea con certe sue intransigenze future) dove diceva «Ci hanno messo 40 anni per farlo così buono». Indossava la felpa «University of Catanzaro» e per quella pubblicità vinse anche un Telegatto. Comunque sia: non è chiaro se Grillo pagò l’installazione dei pannelli solari (più una centralina fotovoltaica in giardino) oppure se l’aiutarono degli sponsor: sta di fatto che si fece mettere 20 kilowatt contro i 3 kilowatt medi delle case italiane. In altre parole, Grillo consumava e consuma come 7 famiglie. A proposito del solare: quanta energia può produrre un privato?


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Alessandro M. Caprettini: Gianni Minà festeggia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

La Regione Lazio gli regala 84mila euro Alessandro M. Caprettini
L’ironia della sorte - o, se preferite, la malignità del caso - ha voluto che i due annunci uscissero lo stesso giorno. Su parecchi quotidiani la promessa veltroniana di voler dare 600 euro di buono spesa a 3 milioni di famiglie indigenti. Su un semplice fax della Regione Lazio, ad opera del presidente del comitato contabile Augusto Pigliacelli, la perplessità dello stesso per gli 84mila euro destinati da Piero Marrazzo per le celebrazioni di una settimana decise per onorare i 50 anni di vita professionale di Gianni Minà.
Dice: e come si combinano le due cose? Beh, anche qui si tratta di elargizione pubblica, anche se il giornalista non è che sia proprio un indigente. Una regalia niente male, visto che la «determinazione dirigenziale A 0886 del 14 marzo 2008», come recita l’atto regionale, destina la somma alla G.M.E. Produzioni srl. Che altro non è che una società di produzioni televisive fondata da tale Gianni Minà nel 1984 che, da quanto si può sapere, ha prodotto e distribuito fin qui documentari e film girati dallo stesso Minà.
A ben vedere, insomma, una differenza ci sarebbe pure: Veltroni promette col suo annuncio 600 euro di buono spesa, ma bisognerà vedere se troverà quattrini a sufficienza nelle scrivanie del Tesoro, ammesso e non concesso che gli siano affidate le chiavi dell’erario. Marrazzo invece è già passato alla cassa e ha dato ordine di pagare Minà, attribuendo la spesa - si cita per dovere di cronaca - al «capitolo R31501 dell’esercizio finanziario 2008». Perché poi la regione Lazio (di cui Veltroni è stato sempre fermo sostenitore) abbia deciso di devolvere a Gianni Minà ben 84mila euro, resta un mistero. La «determinazione» parla di omaggio ad «una vita da cronista» e cioè ai 50 anni di vita professionale del nostro, che a metà del prossimo maggio compirà 70 anni. In realtà, stando alla sua biografia, la professionalità si fermerebbe a 49 anni, dato il suo ingresso a Tuttosport nel 1959. E se si vuole proprio andare a cercare il pelo nell’uovo, daterebbe ancor meno se si sta alla voce che lo vuole finalmente assunto in Rai solo nel ’76 «dopo 17 anni di precariato». Ma queste son cosucce.

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Gianni Pennacchi: "Veltroni al governo? In Africa, yes we can"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

E va bene che un grande striscione implora «Silvio salvaci tu», ma come si fa ad annunciare ai romani - romanisti e laziali in ugual misura probabilmente - con orgoglio e soddisfazione che Ronaldinho «verrà nella squadra campione del mondo del Milan»? Sarà che era in pista dalle 8 del mattino Berlusconi, ma deve aver dimenticato che almeno all’ombra del Colosseo la fede calcistica è più forte di quella politica. Così, dalla piccola folla assiepata sotto il palco all’Arco di Costantino la bella notizia - per i milanisti - è stata salutata con una raffica di fischi. Breve, perché il Popolo della libertà ama comunque il suo leader, ma intensa. E subito archiviata per tornare agli applausi, alle grida osannanti e all’ondeggiare frenetico delle bandiere.
È stata lunga l’attesa, ieri sera al comizio di chiusura della campagna elettorale romana del Pdl. Striscioni e slogan rigorosamente divisi in due categorie, pro Berlusconi e contro Veltroni. Al sindaco uscente di Roma e contendente del leader, esortazioni all’esilio africano: «Veltroni al governo? In Africa si può fare, yes we can», e ancora «Veltroni fai un favore a te e a noi italiani, il passaporto per l’Africa è fatto, questa s’ha da fa’». A Berlusconi implorazioni taumaturgiche e dichiarazioni d’amore, da «liberaci dal male» a «Silvio le donne di Gaeta con te, assolutamente in piedi». Da Gaeta sono partiti quattro pullman, non di sole donne ma in buona maggioranza.
Più che a portar gente, l’organizzazione ha provveduto all’immagine politicamente corretta. Un mare di bandiere, ma nemmeno una di An o Forza Italia, tanto meno con l’edera repubblicana o lo scudo crociato. Non manca qualche tricolore ovviamente, ma la quasi totalità son vessilli biancoazzurri che sventolano «Il Popolo della libertà - Berlusconi per Alemanno». Ce n’è qualcuno con la variante «Berlusconi presidente», ma i più sono per il candidato al Campidoglio, probabilmente essendo pacifica la vittoria alle elezioni politiche, ancora tutta da vedere quella cittadina.


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Mario Giordano: Meno male che è finita, verrebbe da dire

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Mai campagna elettorale è stata noiosa come questa: prima i toni bassi, la falsa cortesia, il buonismo alla vaccinara, interi comizi tenuti senza citare il nome dell’avversario come forma di pseudo-eleganza (dimenticando che non citare il nome era tipica pratica staliniana: il modo peggiore per distruggere l’altrui identità, vero Veltroni?). Poi alla fine un paio di polemiche innescate sul nulla, o al massimo sulle ipotesi di scuola. Che è un po’ come prendersi a cazzotti per amore di una bambola gonfiabile.

Se guardiamo questi 65 giorni di campagna elettorale, possiamo trarre al massimo una notizia positiva: comunque finirà, Prodi se ne va a casa. Il premier più devastante degli ultimi anni verrà archiviato sulla panchina dei giardinetti di Bologna: è già una bella soddisfazione. Anche se, per ora, l’unica.
Infatti, nonostante la generosità dei candidati, che non si sono risparmiati (solo i cinque principali, dal 6 febbraio a oggi, hanno percorso 100mila chilometri, quasi tre volte il giro del mondo), il dibattito non è decollato. All’entusiasmo dei comizi, corrisponde nel resto del Paese un generale clima di disattenzione. A due giorni dal voto resta alta la percentuale degli indecisi, dei disinteressati, degli scettici. Come se la vena antipolitica, che ha permeato l’ultimo anno della nostra vita, impedisse di accendere oltremodo gli entusiasmi. O, per lo meno, le speranze.

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Hamas cresce e Israele sta a guardare

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

L’attacco lanciato giovedì scorso da un commando di Hamas contro il kibbutz di Nahaloz presso la frontiera di Gaza ha due dimensioni: una militare e l’altra psicologica.
La dimensione militare sta nella vittoria riportata dal governo islamico di Gaza nel dimostrare la capacità di rompere l’assedio israeliano penetrando impunito attraverso le sue frontiere. Per Israele è una dimostrazione della propria impreparazione ad affrontare questo tipo di guerra «sotto casa». Il commando islamico non è solo tornato alla base dopo aver ucciso due israeliani ma ha attraversato due linee di difesa senza essere scoperto usando uno sbarramento di mortai per fare asserragliare nelle case, su ordine dei responsabili della sicurezza, gli abitanti del kibbutz mentre gli attaccanti si muovevano indisturbati.
La dimensione psicologica sembra creata da un teatro dell’assurdo. Hamas parla di vittoria nel rompere un assedio che non esiste perché è da Israele che riceve «per motivi umanitari» petrolio, medicinali, latte, farina eccetera. Minaccia l’Egitto (che non concede aiuti ai palestinesi) di penetrare sul suo territorio sapendo che non lo farà dal momento che il governo egiziano ha ordinato di sparare su chi violerà la frontiera, ma facendo cadere su Israele la responsabilità di questa assurda situazione.
In Israele c’è chi si rallegra del «miracolo» che ha fatto risparmiare al commando di Hamas il grande deposito di carburante indifeso di Nahaloz evitando un disastro umano ed ecologico. Non si tratta di un miracolo ma del fatto che gli attaccanti non volevano danneggiare il deposito che fornisce, per motivi umanitari, ad Hamas il petrolio che questi incamera sottraendolo alla popolazione per i suoi bisogni militari.


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Iran, nuovo sito per il lancio dei missili

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Alcune immagini satellitari pubblicate dal Times hanno svelato un nuovo sito segreto in cui Teheran sta sviluppando i suoi missili balistici a lunga gittata, capaci anche di colpire l’Europa
Teheran - Alcune immagini satellitari hanno svelato un nuovo sito segreto in cui l’Iran sta sviluppando i suoi missili balistici a lunga gittata, capaci anche di colpire l’Europa. È quanto riferisce oggi il quotidiano britannico "Times", spiegando che le immagini hanno ripreso l’area in cui Teheran è impegnata nello sviluppo dei missili Kavoshgar. Dopo un esame attento delle immagini, secondo quanto si legge, gli esperti del Janès Intelligence Review si sarebbero convinti del fatto che il sito individuato sarebbe lo stesso nel quale Teheran sta sviluppando i suoi missili con una gittata di 6.000 chilometri. L’ubicazione del sito non è stata resa nota. Il primo test sul Kavoshgar è stato compiuto con successo lo scorso 4 febbraio, alla presenza del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.


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Pausa nel ritiro dall’Irak, intesa Bush-Petraeus

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Primo sondaggio sull’eventuale «ticket» repubblicano McCain-Rice: batterebbe anche l’ipotetica accoppiata tra Obama e Hillary Clinton

Bush e Petraeus, parole e musica. Ci sono due modi per dire la stessa cosa, soprattutto nel mondo dei politici; ma c'è anche un modo di dire, con parole simili, due cose differenti. È il caso del ritratto della situazione in Irak tracciato dal comandante militare e dall'ambasciatore Usa a Bagdad e «riassunto» meno di ventiquattro ore dopo dal presidente. Formalmente quest'ultimo ha annunciato che accoglie le conclusioni, e dunque le richieste su esse basate, del generale Petraeus: sospendere il ritiro delle truppe americane dall'Irak a partire dal 31 luglio. Da qui ad allora torneranno a casa, come previsto, cinque brigate da combattimento, 25mila uomini in tutto, che teoricamente riportano il livello della presenza militare alle dimensioni di prima della surge. Dopo però pausa; fino a che i militari non considereranno cambiata la situazione. Potrebbero caldeggiare altri ritiri oppure chiedere rinforzi. La «pausa», comunque, non riguarda le operazioni militari, che nel frattempo continueranno.


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"Spinto dai compagni sotto un camion": un 17enne la vittima

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

L'incidente fuori dal liceo scientifico di Torre del Greco. Giovanni, spintonato, è morto sul colpo. E un 13enne è stato ferito con coltelli e mazze da baseball

Napoli - Un ragazzo di 17 anni, Giovanni D.M., di Ercolano, è morto investito da un camion mentre si trovava all’esterno del liceo scientifico Nobel di Torre del Greco. Stando alla prima ricostruzione delle forze dell’ordine, il giovane, che frequentava l’ultimo anno dell’istituto, stava litigando con altri ragazzi quando sarebbe stato spinto contro un camion che arrivava in quel momento. Il ragazzo sarebbe morto sul colpo. Il ragazzo, secondo quanto si è appreso, era insieme ad alcuni compagni all’uscita dal liceo. La dinamica dell’incidente non è ancora chiara e non si esclude che si sia trovato nella traiettoria del camion perché magari correva durante un gioco o abbia ricevuto una spinta involontaria. Nel frattempo, sul posto dove si è verificato l’incidente è giunto il magistrato per i rilievi. Il conducente del mezzo si è fermato subito dopo l’incidente, ed appare visibilmente sotto choc.
Aggressione Un altro ragazzo è rimasto ferito all’esterno del liceo scientifico. Si tratta di un 13enne, Giuseppe, nato a Massa di Somma e residente a Ercolano. Il giovane è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Maresca di Torre del Greco dove i medici hanno riscontrato ferite da taglio all’altezza dell’addome e un forte trauma cranico dovuto a colpi ricevuti, secondo la versione fornita dal ragazzo, da una mazza da baseball. Al ragazzo sono stati applicati diversi punti di sutura alla testa e a scopo precauzionale è stato disposto il ricovero per 24 ore.

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Napoli, auto travolge e uccide madre e figlio

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Una donna e suo figlio di 10 anni sono stati investiti e uccisi in viale della Resistenza a Scampia. Sono morti. L'investitore, un invalido di 69 anni, è in commissariato
Napoli - Una donna e suo figlio sono stati investiti e uccisi da una Fiat Punto in viale della Resistenza a Scampia, quartiere Nord di Napoli. Alla guida della vettura un invalido civile di 69 anni. L’uomo è ora negli uffici del commissariato locale: gli investigatori vagliano la sua versione dei fatti. La zona in cui si è verificato l’incidente questa mattina era affollata per la presenza del mercatino settimanale. Le due salme sono ancora sul posto per i rilievi e non sono state identificate. Secondo quanto si è appreso, l’uomo guidava a velocità molto sostenuta e ha avuto un impatto anche con un’altra vettura. La gente presente al momento dell’incidente ha anche tentato di aggredire l’investitore, ma è stata bloccata dalla polizia prontamente intervenuta.

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Bari, muore in ospedale ricoverata per ascesso

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Una ragazzina di 14 anni è morta al Policlinico di Bari poco prima di entrare in sala operatoria: doveva rimuovere un "ascesso parafaringeo". Aperta un’inchiesta dalla magistratura

Bari - Una ragazza di 14 anni di Pulsano (in provincia di Taranto) è morta nel Policlinico di Bari, nel reparto di otorinolaringoiatria, poco prima di entrare in sala operatoria per sottoporsi a un intervento di rimozione di un "ascesso parafaringeo", una infezione, cioè, che si era formata sotto la mandibola: la magistratura ha aperto un’inchiesta per chiarire l’accaduto. La notizia è riportata oggi su alcuni giornali locali.
Un decesso inspiegabile Sul decesso, apparentemente inspiegabile, è stata anche aperta una indagine interna dalla direzione sanitaria del policlinico. Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto, Giovanna - questo il nome della ragazzina - nel pomeriggio di mercoledì scorso è stata trasferita dall’ospedale Santissima Annunziata di Taranto al policlinico di Bari. Qui gli specialisti del reparto di otorinolaringoiatria hanno confermato la diagnosi di "ascesso parafaringeo" e hanno deciso di intervenire chirurgicamente. La ragazzina è stata, quindi, sottoposta agli esami che per prassi precedono l’operazione. Quando però mancavano pochi minuti all’anestesia per essere poi sottoposta all’intervento, Giovanna è morta per arresto cardiaco. Ogni tentativo per rianimarla si è rivelato inutile.

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Lui disabile, madre invalida: casa agli immigrati

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Caso choc a Padova. Gaetano Paccagnella è senza lavoro, ma gli alloggi comunali sono finiti agli extracomunitari di via Anelli. Lui e l'anziana madre, 82 anni, restano senza casa popolare.

Padova - È pieno a metà il sacchetto con la spesa che Gaetano Paccagnella depone sul tavolo in cucina. Guarda la mamma, una vedova di 82 anni seduta in poltrona. Si toglie lentamente il busto ortopedico, un gesto ripetuto da 15 anni. «Era il 1993 quando un incidente sul lavoro mi procurò una grave invalidità»: c'è tutta la seconda repubblica in mezzo. Non lo porta tutti i giorni, «i medici mi dicono che non devo abituarmi, ma certe mattine no sto gnanca in piè». Lavorava come facchino in una cooperativa a Padova, ha continuato a caricare e scaricare pesi anche dopo l'incidente, le fratture al bacino, la lunga rieducazione. L'ha fatto nonostante un aggravamento progressivo: ernia al disco, artrosi, denervazione ossea, riduzione del tono muscolare.
Da un anno il magazziniere Paccagnella è disoccupato. La coop dell'incidente è fallita, quella che l'ha assunto ha bisogno di gente a posto. E gli ha dato il benservito il 30 aprile dell'anno scorso, vigilia del 1° maggio, festa dei lavoratori. A 51 anni, con un'invalidità del 50 per cento che continua a peggiorare e alle spalle un impiego non qualificato, la vita di Paccagnella è diventata impossibile. Impossibile trovare lavoro. Impossibile ottenere un assegno di invalidità: «Ho fatto domanda all’Inps, con visite e controlli, risposte zero». Impossibile la pensione anticipata: «Ho soltanto 23 anni di contributi e per giunta la coop non mi ha versato quelli del 2006. Ho fatto denuncia, ho presentato un ricorso ma in Italia va tutto per le lunghe».
Impossibile soprattutto trovare una casa popolare: nella «Padova solidale» del sindaco Flavio Zanonato sono andate quasi tutte agli immigrati. Madre e figlio abitano in via Beethoven, quartiere popolare dell'Arcella, dietro la ferrovia e a un passo dal sovrappasso di via del Plebiscito, una circonvallazione trafficatissima. Via Anelli e la stazione, gli epicentri del degrado cittadino, sono a qualche centinaio di metri in linea d'aria. L'appartamentino è di un ente e costa 650 euro al mese (470 di affitto, 180 di spese condominiali). Da quando lui è disoccupato, i due vivono con la pensione di reversibilità della signora Paccagnella, 677 euro. Tolte le spese per la casa, restano 27 euro per campare. E come si fa a tirare avanti? Il mangiare, il vestire, le spese mediche? «Cossa volo, spendo quello che ho risparmiato quando lavoravo - sussurra Gaetano -. Finché ce n'è. Ogni tanto i miei fratelli mi fanno la spesa o pagano qualche bolletta. Il comune mi ha fatto avere un sussidio per due mesi. Fine».

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«Roby il pazzo», dal comunismo alla crociata anti islam

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Arrestato nell’80, si pentì e uscì nel giro di due anni nonostante avesse ucciso un vigile. Ora si autoproclama paladino della civiltà cristiana
da Milano

Lo stavano seguendo da tempo. Da tre mesi, Roberto Sandalo era indagato. Gli ultimi attentati, ieri notte. A Milano, l’ex componente di Prima Linea brucia tre macchine. Una davanti alla moschea di via Quaranta (ed è l’auto di un italiano), altre due (questa volta, di marocchini) al Centro islamico di Segrate, nell’hinterland. La firma è la stessa. «Fronte cristiano combattente». La sigla che sarebbe dietro ad almeno altri tre episodi simili avvenuti nei mesi scorsi. E il «Fronte» è lui, Sandalo. La Digos lo segue fino a casa. Nella sua auto, un arsenale. E un timbro: «Stop Islam».
Così, il vecchio terrorista rosso è arrestato per incendio doloso con l’aggravante della discriminazione religiosa e della detenzione di armi da guerra. Perché il baule della sua Opel è una «santabarbara». Bottiglie incendiarie, cinque litri di liquido infiammabile, due di diserbante - si presume usato come acceleratore di combustione - bottiglie con innesco e miccia, un tubo in metallo di mezzo metro con stoppino e «ripieno» di bulloni, un piede di porco, un fucile ad aria compressa con piombini, un manganello, vernice per imbrattare i muri e - appunto - il timbro «Stop Islam».


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Napoli, disoccupati bloccano l’estrazione del lotto

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Estrazioni del lotto saltate, ieri sera, a causa della protesta dei disoccupati napoletani, che hanno bloccato la sede dei Monopoli del capoluogo campano. Motivo: la mancanza dei fondi necessari al rifinanziamento del progetto «Isola». E, così, hanno impedito anche l’assegnazione dei premi del Superenalotto. Il gruppo, dei disoccupati del gruppo «Banchi nuovi», ieri sera ha impedito che si verificasse il sorteggio dei cinque numeri sulla ruota di Napoli previsto per le 20. Sette le persone entrate nella struttura, mentre altri 200 disoccupati sono rimasti all’esterno a protestare. Sul posto è arrivata anche la polizia per tentare una mediazione.

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Ucciso a coltellate in casa, è giallo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Non c’è l’arma del delitto, la porta di casa non è stata forzata ma non è chiusa dall’interno, il portafoglio è nelle sue mani, vuoto. L’appartamento è in perfetto ordine. Ma Silvio Zanini, 87 anni è disteso sul letto, supino, ancora in pigiama alle 2 del pomeriggio. Massacrato a coltellate, forse per rapina. Ma molte cose non tornano. Di certo, nella morte di un anziano che viveva solo in un appartamento di Sampierdarena, una delegazione del ponente genovese, c’è solo che è stato ucciso. La terribile scoperta è stata fatta ieri pomeriggio dal figlio, che era andato a trovarlo preoccupato perché da mercoledì sera non lo sentiva al telefono e ieri mattina sia il fisso sia il cellulare suonavano a vuoto. Alle due e mezza del pomeriggio il figlio è arrivato in casa del padre e ha aperto con le chiavi. L’uomo ha trovato l’anziano genitore disteso sul letto in un lago di sangue e con un cuscino a coprirgli il volto. Aveva ancora in mano il portafogli, ma senza soldi dentro. Solo la finestra della camera da letto era aperta. L’uomo ha chiamato il 118 e i soccorritori hanno avvisato il 113.
L’appartamento si trova al terzo piano di una palazzina moderna, in una strada piena di negozi che tuttavia, dopo una certa ora alla sera è male illuminata. «Terra di nessuno, piena di immigrati», sibilano i vicini.


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A Padova nasce la prima tv anti crimine

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ultimissime dal fronte criminalità: durante un'operazione antidroga nei pressi del cavalcavia Borgomagno (una settantina di identificati, tutti stranieri, molti i clandestini che abitavano in un caseggiato del comune), chi ha avuto la peggio è stato un poliziotto, ferito gravemente da uno spacciatore nordafricano. Venti righe e titolo a due colonne nei giornali di ieri. «Non fanno neppure notizia», scuote la testa Maurizio Meridi, presidente del comitato Sos Padova, uno dei tanti gruppi spontanei di cittadini esasperati, ogni quartiere ha il suo. L'abitudine alla delinquenza, alla droga, alla violenza, loro ancora non ce l'hanno. Ora stanno addirittura preparando una televisione, una all news anticriminalità. Come ha rivelato il «Gazzettino», si chiamerà Padova Security Channel: si vedrà su internet «ma siamo in contatto anche con emittenti che trasmettono via satellite in chiaro e sono disponibili a darci spazio in un canale tematico».
Il palinsesto? Un'occhiatina ai siti internet dei comitati fa capire che il materiale è già pronto. Sospadova.it, oppure comitatostanga.it, ma anche You Tube: le foto e i video sono centinaia, con spaccio in pieno giorno, aggressioni, luridume, bivacchi, risse. Scatti e riprese fatti da normali cittadini lungo le strade o da casa, al balcone o alla finestra, con telefonini e videocamere. Tutte cose perfettamente note alle autorità «perché noi - spiega Meridi - da tempo mandiamo cd e dvd con la documentazione di queste vergogne». Mobilitazione fantasiosa. «Il primo atto di protesta fu una grigliata antidroga in piazza della Stazione. Costicine di maiale e salcicce per tutti, gratis. Gli spacciatori ci presero a sassate, forse la polizia sottovalutò la cosa. Poi abbiamo appeso manichini insanguinati e piantato cartelli stradali antidroga. Vediamo se Security Channel sarà più efficace».


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Camera, il «nuovo» Pd punta sui volti vecchi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

I debuttanti? Appena 16 I «nuovissimi» del Partito democratico candidati alla Camera, quelli cioè che la politica sinora non l’hanno mai vista o che comunque non hanno mai avuto incarichi in istituzioni o gerarchie di partito, sono solo una manciata. Appena sedici - ma si può arrivare a una ventina tenendo conto, globalmente, delle eventuali rinunce dei big candidati in più regioni, costretti ad optare. E non sono tanti di più neanche i «nuovi», categoria in cui si possono annoverare quanti, pur essendo dei debuttanti a Montecitorio, hanno alle spalle una consolidata esperienza istituzionale (in Comuni, Province o Regioni) o politica (nei ranghi di partito): soltanto 52. Nuovi per modo di dire, visto che, giusto per fare due esempi, nella categoria rientrano anche il ministro uscente Luigi Nicolais e il presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra. Lo zoccolo duro, quello vero, è invece costituito dai veterani della politica, 113 habitué che per la reconquista della poltrona - 54 di loro hanno alle spalle almeno due mandati parlamentari - non hanno esitato a candidarsi anche a centinaia di chilometri da casa - in barba al principio del radicamento nel territorio - per accaparrarsi una posizione sicura che consenta loro la rielezione e la vita dorata da parlamentare.
Su il sipario sulla realtà vera delle liste del Pd per la Camera dei deputati. Di nuovo davvero c’è ben poco, almeno se al di là della propaganda si guardano quelli che sul serio, per la posizione in lista, hanno delle chance. E se in questo «nuovo» si considera che è incluso pure un drappello di portavoce, segretari, alti funzionari del governo uscente o del Pd premiati per la loro fedeltà ecco che allora quel che resta è davvero un’inezia. Ma vediamo, circoscrizione per circoscrizione, chi sono i candidati del Pd che conquisteranno per la prima volta un seggio a Montecitorio.
La palma per la maggiore quota di novità spetta alla circoscrizione Veneto 1, dove corrono in posizione di sicura elezione l’ex «falco» di Federmeccanica Massimo Calearo, Anna Margherita Miotto, del coordinamento Pd di Padova, Federica Mogherini Rebesani, 34 anni, diessina romana, moglie del veronese Matteo Rebesani, membro dello staff di Veltroni, e un altro imprenditore, Gian Pietro Dal Moro. «New entry» in buona posizione pure nelle liste della Puglia, dove si preparano al debutto a Montecitorio l’imprenditrice della pasta Margherita Mastromauro (vicepresidente di Confindustria Bari, numero 2 subito dietro Massimo D’Alema), Francesco Boccia, economista, capo dipartimento della presidenza del Consiglio dei ministri, Anna Paola Concia, tra i fondatori dell’associazione Emily e omosessuale dichiarata, e Cinzia Capano, assessore comunale a Bari.

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Veltroni: "Il Pci? Non era un partito ideologico"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il leader Pd si giustifica: volevo più giustizia sociale. Poi apre alle coppie di fatto e attacca la Lega. Lo scenario per il dopo voto: "Niente larghe intese, chi vince governa"

Milano - Piove su Walter Veltroni, piazza Duomo e la chiusura milanese della campagna elettorale del Pd. Il candidato premier del centrosinistra tenta il tutto per tutto, dalla videochat sul sito del Corriere allo spot internet che gli ha regalato Zapatero («auguri, Walter») fino al comizio sotto la Madonnina. Difende il Pci («non era un partito ideologico») e il Quirinale («Ciampi e Napolitano sono riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti»), attacca Berlusconi senza mai nominarlo («cerca la rissa come i bulli a scuola») ma ammette di invidiargli qualcosa, anzi qualcuno in squadra, però di calcio: «È Pato». Tira in ballo Enzo Biagi «uomo forte e mite, discriminato per le sue idee». Sul palco accanto a lui il capolista al Senato, Umberto Veronesi («siamo di sinistra e saremo sempre di sinistra») e il numero uno alla Camera, Matteo Colaninno («siamo come la Ferrari all’ultimo Gran premio, abbiamo messo la freccia di sorpasso»).
La colonna sonora è di Roberto Vecchioni e Linus, si aggirano sul palco anche Gino e Michele, la donna simbolo del Pd milanese è Afef Tronchetti Provera che prende le distanze da Berlusconi «sotto scacco della Lega». Veltroni segue la linea e attacca il Carroccio e non solo per le «armature anacronistiche» che hanno fatto la scenografia di Pontida: «Se fossi un elettore leghista, e ho rispetto di loro, che ogni lunedì da vent’anni si sente dire che si fa la rivoluzione, comincerei ad avere qualche dubbio. Soprattutto se il martedì quando giri per Roma trovi le loro macchine blu davanti ai ristoranti...». Cerca di solleticare l’orgoglio meneghino: «Sarà per tutta l’Italia una grande festa vedere Milano come la città che ospiterà l’Expo, la dimostrazione di ciò che questo Paese potrebbe fare se non avesse dentro di sé quel germe della divisione che è riaffiorato neanche venti minuti dopo la vittoria».

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Berlusconi: il Pd "usa" Totti e Clooney

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Il leader del Pdl critica duramente non solo il manifesto del campione romanista a favore di Francesco Rutelli, ma anche l’incontro di ieri tra Walter Veltroni e il noto attore americano. E invita i campioni dello sport a non schierarsi

Roma - "La sinistra si vergogna della propria faccia e usa testimonial al loro posto: dopo Totti anche Clooney". Nell’ultimo giorno di campagna elettorale il candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, critica duramente non solo il manifesto del campione romanista a favore di Francesco Rutelli, ma anche l’incontro di ieri tra Walter Veltroni e il noto attore americano. "Clooney - spiega a Radio Radio - pensava di avere una conversazione sul cinema e non di partecipare a uno spot per la sinistra".
L'invito ai campioni dello sport "Certe volte c’è inconsapevolezza da parte di chi si schiera politicamente ma non lo devono fare i campioni dello sport perchè devono puntare ad avere la simpatia di tutti". Il Cavaliere rivela che, qualora dovesse chiedere ai giocatori del Milan di schierarsi, sarebbero in molti a farlo. "Anzi in tanti mi hanno chiesto di farlo ma io l’ho proibito - continua il presidente azzurro - questa è la differenza tra me, Veltroni e Rutelli". Quanto a Totti, aggiunge: "E' un bravissimo ragazzo, credo sia stato strumentalizzato su un fatto su cui doveva stare più attento". Tornando a quanto è accaduto ieri, il Cavaliere ricorda che quella su Totti "non è stata una sua dichiarazione in pubblico ma solo una battuta ad un ragazzo indignato per il fatto che Roma sia stata invasa da un cartello di Totti a sostegno di Rutelli". "Ho pensato subito che lui non ne fosse a conoscenza e mi dispiace che questa risposta sia stata diffusa e strumentalizzata", continua Berlusconi spiegando che "i signori della sinistra non hanno il coraggio di mostrarsi con la loro faccia ma usano testimonial al loro posto"." Ho pensato che Totti forse non era inconsapevole. Io ho una grande simpatia umana per questo grande campione - sottolinea Berlusconi - e sono stato uno dei primi ad andarlo a trovare in clinica dopo il suo incidente. Dispiace che la sinistra strumentalizzi i grandi campioni e mi dispiace che Totti fosse caduto in questa vicenda senza poter riflettere su ciò che significa, sul fatto cioè che divideva il pubblico romanista".
Stampa estera spostata a sinistra "La Stampa estera accreditata in Italia è prevalentemente a sinistra perchè frequenta gli ambienti di Repubblica, i salotti chic di Roma che notoriamente stanno tutti a sinistra". Berlusconi punta il dito contro certi giornalisti che "non rappresentano l’opinione estera". "Infatti quando vado all’estero - spiega - vengo applaudito da tutti".

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Stanca, Prestigiacomo e Tremonti ministri certi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Letta vicepremier unico

Nell’identikit tracciato da Berlusconi c’è spazio per Maroni e Calderoli. E Bossi tiene in allerta Rosi Mauro

La scaramanzia ha le sue leggi e ufficialmente nessuno vuole parlare troppo della futura squadra di governo. Ma nel centrodestra, sia pure sottotraccia, l’identikit del nuovo esecutivo inizia a prendere forma e i leader iniziano a pianificare la composizione del nuovo esecutivo.
«Avremo 4 donne su un governo di dodici ministri», ribadisce in giornata Silvio Berlusconi. «Il nostro governo - aggiunge - sarà il più contenuto nella storia della Repubblica dando l’esempio per ciò che riguarda la diminuzione dei costi della politica». I nomi pronunciati ufficialmente sono pochi. Il candidato premier del Pdl ha già investito ufficialmente dell’onore/onere di ministero Giulio Tremonti, Stefania Prestigiacomo, Gianni Letta e Lucio Stanca e, parlando in Liguria, ha fatto capire che nella squadra figurerà anche Claudio Scajola. Per quanto riguarda, invece, le presenze rosa, le donne maggiormente indiziate per un incarico governativo sono, oltre alla Prestigiacomo, Adriana Poli Bortone, Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini e Giulia Bongiorno.


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Il vero scontro elettorale è tra il Cavaliere e Di Pietro

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Berlusconi replica agli insulti dell'ex pm: "Ha una laurea non valida".
Il leader dell'Italia dei valori: "Nel '94 mi offrì l'Interno"

«Sei un mascalzone!», «E tu un bugiardo!» Tonino e il Cavaliere, fino all’ultimo sangue. È tutta la campagna elettorale che i due si inseguono in ogni piazza d’Italia, con il piglio epico di un’ossessione. Forse in assenza di Walter Veltroni - che polemizza con il suo avversario senza citarlo mai, in ossequio al suo dogma buonista - è quello fra Antonio Di Pietro e Silvio Berlusconi, il vero duello-cardine di questa campagna elettorale. Grida Tonino: «Berlusconi è l’unico bugiardo, anzi è un mascalzone. Mi aveva offerto il ministero dell’Interno e io rifiutai. Ho le prove». E il Cavaliere da Porta a Porta: «Mai offerto niente, Di Pietro è un bugiardo e del resto non ha una laurea valida».
La querelle del giorno nasce intorno all’offerta che nel ’94 Berlusconi avrebbe fatto a Di Pietro per invitarlo a partecipare al suo governo. Ricorda l’ex Pm: «Mi telefonò per incontrarmi - dice invocando testimoni - dagli uffici della presidenza della Repubblica. Con me c’era un colonnello dei Carabinieri, ora generale, che all’occorrenza potrà testimoniare». Di Pietro già si sente in tribunale: «Molti saranno i testimoni chiamati nella causa che intenterò per le accuse, le contumelie, le ingiurie e le diffamazioni che Berlusconi mi ha rivolto». Al che, il leader azzurro spara: «Mi rivolgo al ministro della Pubblica Istruzione perché sottoponga a custodia sicura le carte che riguardano la sua laurea, e quello di Giustizia perché faccia lo stesso.
Di Pietro non ha mai presentato il diploma originale di laurea ma solo certificati diversi uno dall’altro per data degli esami e per voti ottenuti. Faceva la mia stessa università ma giocava a calcetto la sera e nel week end andava a sciare. Lavorando è impossibile che uno così possa finire l’università e prendere i 28».

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L'appello di Berlusconi: non fate i grulli

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il Cavaliere ha chiuso ieri a Roma il tour elettorale accanto a Fini: "La vittoria è certa ma per governare serve una vasta maggioranza".

Roma - Sarà per quello striscione dai toni un po’ evangelici con su scritto «Silvio liberaci dal male» che caracolla tutta la sera tra le migliaia di sostenitori riuniti sotto l’Arco di Costantino, ma certo Berlusconi non poteva concludere la campagna elettorale in modo più solenne. «Andate e convertite le genti», dice scherzando mentre su Roma inizia a battere una leggera pioggerellina che non gli impedisce però l’ultimo bagno di folla. È sotto il Colosseo, infatti, che il Cavaliere decide di chiudere assieme a Gianfranco Fini la lunga girandola di comizi che ormai da dopo Pasqua ripete al ritmo di due o tre al giorno.
E a ventiquattr’ore dal silenzio elettorale - oggi la giornata sarà interamente dedicata alle interviste televisive, con probabile annuncio a sorpresa durante la diretta serale di Matrix sulla falsa riga di quanto fece con l’abolizione dell’Ici nel 2006 - l’ex premier torna a incrociare i guantoni con Walter Veltroni. Ormai da giorni, infatti, il fioretto è stato messo da parte per dar spazio a veri e propri affondi. Da una parte e dall’altra. Così, appena salito sul palco, Berlusconi dà qualche anticipazione della puntata di Porta a Porta che ha finito di registrare solo qualche minuto prima. Perché, spiega, «ieri Veltroni ha detto da Vespa ben 43 bugie, il record assoluto in una sola trasmissione tv». Una per tutte? Quella sullo studio dell’Università di Siena che parla di «attuazione dell’80%» del programma di governo a differenza di quanto sostenuto dal leader del Pd. Un dato, precisa il Cavaliere, relativo «al quarto anno del governo» mentre «nel quinto siamo arrivati all’85%». Insomma, Veltroni è «un affabulatore straordinario». Ed è proprio per questo che pur avendo «inizialmente deciso di non fare campagna elettorale» perché «pensavamo che gli italiani avessero le idee chiare» alla fine «siamo scesi in campo». D’altra parte, «questo signore» che è «un bugiardo professionista» è stato «così bravo» che «all’inizio gli avevamo creduto anche noi».

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Brogli all'estero, s'indaga sulla 'ndrangheta

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La cosca dei Piromalli si sarebbe attivata per pilotare 50mila schede bianche facendole risultare votate. Coinvolti un uomo d'affari siciliano e un parlamentare. I magistrati confermano: ma se ne riparlerà dopo il voto

Reggio Calabria - La Dda di Reggio Calabria sta conducendo un’inchiesta su presunti brogli nel voto degli italiani in America latina che sarebbero stati messi in atto dalla cosca Piromalli di Gioia Tauro. Nell’inchiesta sono coinvolti un uomo d’affari siciliano, Aldo Miccichè, ed un parlamentare in carica siciliano, candidato nelle prossime elezioni di cui non si conosce l’identità, nè la coalizione politica d’appartenenza. Il tentativo d’inquinamento del voto avrebbe mirato a condizionare l’esito della consultazione facendo risultare come votate circa 50 mila schede bianche. La notizia, pubblicata da alcuni giornali, è stata confermata dal procuratore della Repubblica facente funzioni, Francesco Scuderi, che non ha inteso, però fornire ulteriori particolari.
«Il momento, visto che siamo ad appena due giorni dal voto - ha detto Scuderi - è delicatissimo, anche perchè negli articoli riportati sui giornali ci sono molti dettagli che avrebbero dovuto rimanere riservati, e sarebbe irresponsabile da parte nostra in questo momento rivelare ulteriori particolari. Dopo il voto - ha aggiunto Scuderi - potremo fornire qualche notizia in più. Al momento non è il caso di dire alcunchè». Nei giorni scorsi lo stesso Scuderi ed il pm della Dda Roberto Di Palma, titolare dell’inchiesta, avevano incontrato il ministro dell’Interno Giuliano Amato per informarlo sulle risultanze dell’inchiesta.

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Amato assicura: "Scrutinio lento, ma regolare"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Il ministro dell'Interno: "Il Viminale sarà come una casa di vetro". Poi la proposta: "Ho invitato Maroni, Scajola, Pisanu e Bianco a passare la notte dello spoglio qui insieme a me"

Roma - "Ci tengo, per me, per i miei predecessori ed i miei successori, che non venga mai messa in discussione la qualità del Viminale, come casa di vetro dove si lavora in base ai principi di legalità". È quanto ha detto il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, in una conferenza stampa al Viminale sull’attesa vigilia del voto del 13 e 14 aprile. Amato ha tenuto a sottolineare questo suo auspicio con riferimento alle polemiche dei giorni scorsi. "In una situazione in cui - ha aggiunto il titolare del Viminale - le forze politiche non si sono scambiate solo complimenti". "Il Viminale non ha maneggio di nulla, è un osservatore, come altri, di quello che avviene" ha concluso Amato.
Risultati più lenti L’osservanza "più scrupolosa e rigorosa delle regole sulla trattazione delle schede" in fase di scrutinio, con l’esame dei voti uno ad uno farà sì che sia "possibile che i risultati effettivi arrivino con maggiore lentezza" ha sottolineato. Amato ha però fatto notare che "la trattazione delle schede una a una faciliterà la rilevazione di coloro che fanno gli operazioni" con il risultato che queste ultime "arriveranno più rapidamente. Potremo quindi alla fine vedere aumentato il divario di tempo fra l’ultima proiezione e l’arrivo dei primi risultati reali". Amato ha poi ricordato che "se si ferma uno solo dei seggi e ha un’ora di ritardo perché magari il presidente del seggio si è sentito male, questo si ripercuote sull’insieme dei dati della circoscrizione". Per questo motivo, ha invitato i giornalisti che lunedì pomeriggio confluiranno al Viminale per seguire dalla sala stampa l’andamento dei risultati elettorali ad avere "pazienza" e "a passare qualche ora insieme".
L'invito Il ministro dell’Interno ha annunciato di aver invitato alcuni suoi predecessori a seguire, insieme a lui, la lunga notte elettorale. "Ho rivolto questo invito - ha aggiunto Amato - a Roberto Maroni, Claudio Scajola, Enzo Bianco e Giuseppe Pisanu e spero che ci siano. Li aspetto, ci mangeremo un boccone insieme ed è facile che qui (in sala stampa, ndr) si affaccino per fare anche dei commenti politici. Questa scelta - ha sottolineato Amato - è legata alla specialità di questa notte. Qui non si maneggiano schede, né simboli, né liste" ha ribadito Amato, rispondendo così alle polemiche dei giorni scorsi. "Può contribuire a rasserenare gli animi" in una situazione in cui è capitato che il ministro dell’Interno possa essere tirato nelle polemiche politiche. "Qui non c’è nessun cassetto segreto".

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Cuneo, sparatoria da Far West in banca

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Fallito il colpo nel Cuneese: un bandito è scappato, due sono stati feriti.

Cherasco (Cn) - Cherasco è un pezzo di quell’Italia dove ancora si vive senza le sbarre alle finestre, neanche al pian terreno. Davanti ci sono le prime colline delle Langhe e le vigne del Barolo, ad una manciata di chilometri c’è Bra: dove da sempre succede così niente che è diventata la patria e il simbolo del tirar tardi a tavola. Eppure è qui che alle tre di un pomeriggio di mezzo aprile la violenza dei gangster mette in scena tutta la sua furia, con mezz’ora di colpi sparati ad altezza d’uomo, di ostaggi, di sangue. Il bilancio finale sta tutto dalla parte dei buoni: il bottino della rapina in banca recuperato, due rapinatori feriti, uno catturato, uno che scappa ma che difficilmente andrà lontano. Ma c’è voluto una dose grossa di coraggio e una non indifferente di fortuna. Le sequenze iniziali del film, la scena quasi selvaggia di violenza dentro la banca, è stata immortalata dalle telecamere. «Quando le vedrete - dice un carabiniere - vi si rizzeranno i capelli in testa».
Sono le tre e mezza di pomeriggio in corso Vittorio Emanuele, la strada principale di Cherasco. Nella agenzia del Credito cooperativo entrano in tre, uno sta fuori a fare il palo. Si scoprirà poi che è una «batteria» di veterani della mala torinese, tutta gente in là con gli anni: il più giovane ha 45 anni, il più vecchio ne ha 54 che per un rapinatore è l’età della pensione. Tengono d’occhio la piccola banca da un pezzo, c’è chi un mese fa li ha notati ronzare intorno alla filiale un pomeriggio intero. Ieri l’attacco. Entrano quando mancano dieci minuti alla chiusura. Hanno parrucche, cappelli calati in testa. Ci sono tre impiegati e sei clienti, puntano diretti la cassa, arraffano i primi cinquemila euro, alla riuscita dell’impresa manca solo il gruzzolo nei cassetti della seconda cassa. Ma ecco l’intoppo. Uno dei clienti è un carabiniere in borghese, si mette di mezzo, intanto dalla strada degli operai si accorgono che qualcosa non va e chiamano il 112. Giuseppe Sallustio, maresciallo di Bra, è a casa in tuta ma non ci pensa due volte, prende la Beretta e si infila in banca. E iniziano a volare pallottole, da una parte e dall’altra, tra impiegati e clienti terrorizzati. Un rapinatore viene ferito a una mano ma i complici riescono a prendere in ostaggio il direttore dell’agenzia e fuggono con lui su due auto, naturalmente rubate, una Croma e una Clio. E parte l’inseguimento, sul filo dei 160 all’ora, sui tornanti che scendono da Cherasco verso Bra. Prima una gazzella, poi due, poi tre. Alle porte di Bra la carovana rallenta, e inizia la sparatoria in grande stile.
Sparano i rapinatori, ad altezza d’uomo, sparano i carabinieri. La prima auto dei gangster viene centrata alle gomme. I rapinatori tentano un’ultima fuga: a piedi, facendosi scudo con l’ostaggio.
Ma non vanno lontano, un maresciallo dal sangue freddo, Umberto Lettieri, punta e spara. Uno dei banditi, quello nascosto dietro l’ostaggio, viene centrato ad una gamba e crolla a terra. Gli altri capiscono che non è più aria. Due si arrendono. Uno, nel marasma, riesce a bloccare una donna, la scaraventa giù dall’auto e via, sparisce. Il direttore della banca, stravolto dallo spavento, viene portato in salvo. I due rapitori feriti sono portati in ospedale, il terzo in cella. Basta poco, ai carabinieri, per scoprire di essere davanti a vecchie conoscenze.

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Cicchitto: "Recuperiamo Casini e Storace"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

«L'emergenza rifiuti potrebbe travolgere a breve anche Roma. I veti di Verdi e di Rifondazione condivisi da Veltroni hanno impedito la costruzione di nuovi inceneritori e termovalorizzatori.

Chi ha ridotto la Capitale in questa situazione ora chiede fiducia agli elettori e si permette di criticare Berlusconi che ha dato dignità internazionale al nostro Paese». Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia e collaboratore stretto di Berlusconi punta il dito contro il Pd a cominciare dalla propaganda che Veltroni sta facendo circa l'ipotesi di un pareggio in Senato.
I toni più accesi di questi ultimi giorni di campagna elettorale lasciano pensare che c'è il timore di una vittoria di misura in Senato, è un pericolo reale?


«Ma quale pareggio. È tutta una montatura di Veltroni. È una eventualità che non prendo nemmeno in considerazione. Veltroni sta conducendo un attacco radicale, tirando fuori la questione della mafia, dell'età di Berlusconi e la questione dell'unità d'Italia. Quella lettera in cui si chiede fedeltà alla Repubblica è l'ennesimo esempio dell'arroganza dei vecchi comunisti mascherati da riformisti».


Ma facciamo l'ipotesi che non ci sia una maggioranza netta. Che accadrà? Ci saranno le larghe intese?


«Nell'ipotesi di una vittoria di misura, che ripeto non penso possibile perché sarà una vittoria ampia, distinguo due questioni. Per l'azione di governo noi faremo la nostra parte mentre sulle riforme costituzionali è auspicabile un confronto tra maggioranza e opposizione».

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Il muratore che voleva diventare kamikaze

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Era tornato a fare il muratore come se nulla fosse. Dopo un viaggio in Iraq dove doveva partecipare ad azioni di jihad aveva fatto ritorno in Italia. In possesso di un regolare permesso di soggiorno viveva modestamente e senza dare troppo nell'occhio.


Ma Nasr Mourad,29 anni, tunisino residente a Novellara era finito già da tempo nel mirino degli investigatori del Ros dei carabinieri. Ieri l'uomo è stato arrestato in esecuzione di una custodia cautelare del Gip di Milano Luisa Savoia, su richiesta dei Pm Spataro e Piacente della Direzione Distrettuale Antimafia all'esito delle indagini dell'Arma nell'ambito dell'«Operazione Rinascita condotta nel novembre del 2007: tutte le persone coinvolte, compreso Mourad, sono accusate di associazione con finalità di terrorismo.
Il tunisino era inserito nella cellula terroristica operante a Reggio Emilia e facente capo a Ben Nasr Mehdi, legato a Dridi Sabri e implicato nella vicenda dei «17 fratelli» in Siria, il gruppo di aspiranti jihadisti individuato dai carabinieri e sgominato nel novembre 2007. Mourad secondo l'accusa era coinvolto a pieno titolo nell'associazione disarticolata, avendo soggiornato in Iraq proprio come componente del gruppo dei «17 fratelli».
Uno degli arrestati proponeva al suo interlocutore di partire per il jihad, dimostrando di possedere i canali per instradarlo in Siria: «Vuoi andare? Ti garantisco che ti mando nel posto giusto … portami il tuo passaporto e i soldi… se non ti faccio partire, non sarò Mehdi. Ti garantisco che in breve sarai in Siria, assieme agli amici lì». Inoltre, Mehdi lo ammoniva che dalla scelta discendeva l'osservanza di precise regole di condotta: «devi tagliarti la barba per allontanare ogni dubbio… facciamolo sembrare un viaggio di piacere… puoi dire che vai a fare del commercio, perché ci sono anche delle direttive a riguardo…», ribadendo la necessità di una suddivisione dei ruoli, affinchè l'organizzazione rimanesse efficiente: «se andiamo via tutti, poi chi farà la guida agli altri». La principale cellula terroristica è stata individuata in Lombardia dove era impegnata nell'esecuzione del programma, definito dagli stessi indagati «a lungo termine», di reclutamento di persone disponibili ad andare a combattere in «terre di jihad«, quali l'Iraq e l'Afghanistan. Ora quei mujaheddin stanno tornando a casa.


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Usura, cinque arresti a Bari. Chiedevano interessi al 48%

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Cinque persone sono state arrestate dai carabinieri a Molfetta (Bari) e 6 milioni di euro tra beni mobili e immobili tra cui palazzine, auto, tra cui una ferrari, sono state poste sotto sequestro. Tra i arresti un imprenditori che secondo le indagini dei militari avrebbe prestato a commercianti in difficoltà economiche somme con interessi medi del 48% annuo. Altre cinque persone sono indagate a piede libero.


Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Trani, Carla Spagnolo, hanno accertato le responsabilità della moglie del'imprenditore, di un complice - titolare di una tabaccheria nel cui retrobottega si svolgevano
summit ed incontri - e di altri familiari e prestanome nullatenenti, collocati a capo di 19 aziende con sede sociale in Puglia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Gli assegni prodotti si confondevano con fatture relative ad operazioni inesistenti, emesse dai piccoli imprenditori, vittime dell'usura, indotti a fare ciò per defalcare il debito.

I cinque arrestati, tutti incensurati e originari di Molfetta, accusati a vario titolo di usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti e frode fiscale, sono un imprenditore di 45 anni, la moglie di 43 anni, il titolare di una tabaccheria, la cognata dell'imprenditore e suo marito. In carcere sono stati rinchiusi l'imprenditore ed il titolare della rivendita di tabacchi, mentre agli altri sono stati concessi gli arresti domiciliari.

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Capezzone: Dov’è il ministro dell’Economia di Veltroni? Un silenzio eloquente

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Essendo ancora impegnato a ringraziare Bassolino (“Grazie per quello che hai fatto per la Campania”), Veltroni non deve aver trovato il tempo, a 36 ore dalla chiusura della campagna elettorale, per spiegare chi sarebbe il suo ministro dell'Economia.

Per la verità, è abbastanza surreale anche il fatto che la grande stampa non gliene abbia ancora chiesto conto, visto che tutta la fiction veltroniana è centrata sulla “serietà” della sua proposta di governo: talmente seria, appunto, che neppure si sa chi andrebbe a gestire il dicastero più importante.

Ma il punto è che, su questo lato, Veltroni non sa che pesci prendere.

Gli economisti che gli sono stati finora più vicini non hanno appeal sufficiente; sulle candidature esterne sbandierate ad inizio campagna (Calearo, Colaninno) è stato fatto calare il sipario in fretta e furia; la persona citata ieri (la Artoni) si è sfilata nelle poche ore trascorse tra la registrazione e la messa in onda del “Porta a porta” in cui Veltroni l'aveva evocata; i grandissimi nomi (Monti) sembrano proiettati verso scenari di pareggio (almeno, questo è ciò che sembrano auspicare), e quindi ben difficilmente si lascerebbero tirare in ballo dal Pd.

Morale: Veltroni si chiude in un silenzio eloquente, che nessuno (tranne Il Velino) ha finora disturbato.

Resta da capire in quale Paese dell'Occidente avanzato sarebbe possibile a uno dei partiti maggiori essere tanto reticenti. Domanda utilmente “girabile” ai leader progressisti che stanno inviando messaggi a Walter: che cosa sarebbe accaduto a loro, se, al momento del voto, non avessero saputo indicare il futuro principale ministro economico?


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Confcommercio: consumi in frenata per 4° mese consecutivo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

Trova ulteriore conferma la frenata dei consumi in Italia. La domanda delle famiglie langue e l’economia ne risente. E’ quanto emerge dall’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) che segnala a febbraio 2008, per il quarto mese consecutivo, una flessione con una riduzione dello 0,5 per cento nei confronti dell’analogo mese dello scorso anno, confermando quindi la forte debolezza della domanda interna e la concreta possibilità di dinamiche recessive nei prossimi mesi. La debolezza della domanda per consumi da parte delle famiglie, accentuatasi nei periodi più recenti, continua a condizionare le dinamiche produttive interne: a febbraio, dopo il rimbalzo registrato a gennaio, la produzione industriale è tornata a registrare una riduzione in termini congiunturali (-0,2 per cento, -2,6 per cento per i beni di consumo). Il dato di febbraio dell’ICC continua a riflettere un’evoluzione negativa della domanda di beni (-1,9 per cento in quantità rispetto all’analogo mese del 2007) a cui si contrappone una crescita per i servizi (+2,7 per cento).

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Germania, divieto di sosta per il treno dei deportati

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Nella modernissima stazione centrale di Berlino, uno dei simboli più sfavillanti e faraonici della Germania riunificata, non potrà sostare il “treno della Memoria” su cui è allestita la mostra itinerante sul sostegno fornito dall’amministrazione ferroviaria, la Reichsbahn, alla deportazione nei lager dei perseguitati dal regime nazista in Germania dal 1933 fino al 1945. Il “Zug der Erinnerung” si è messo in moto nello scorso novembre per iniziativa di un’associazione privata. Finora ha fatto tappa in una trentina di località e il suo tragitto attraverso il paese prevede anche una sosta di due giorni – domenica 13 e lunedì 14 aprile - nella stazione centrale della capitale, che fu uno dei principali punti di raccolta e di smistamento dei deportati, anche bambini (4.500 solo dalla stazione periferica di Grünewald) destinati all’internamento nei lager. La Reichsbahn mise a disposizione migliaia di vagoni. Gli arrivi e le partenze dei treni speciali avvenivano anche in pieno giorno ed erano organizzate in modo da non creare intralci al traffico ordinario di persone e di merci che proseguiva parallelamente sulla stessa rete.

MSN Gruppi

unread,
Apr 12, 2008, 6:43:55 AM4/12/08
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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L'appello di Berlusconi: non fate i grulli

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il Cavaliere ha chiuso ieri a Roma il tour elettorale accanto a Fini: "La vittoria è certa ma per governare serve una vasta maggioranza".

Roma - Sarà per quello striscione dai toni un po’ evangelici con su scritto «Silvio liberaci dal male» che caracolla tutta la sera tra le migliaia di sostenitori riuniti sotto l’Arco di Costantino, ma certo Berlusconi non poteva concludere la campagna elettorale in modo più solenne. «Andate e convertite le genti», dice scherzando mentre su Roma inizia a battere una leggera pioggerellina che non gli impedisce però l’ultimo bagno di folla. È sotto il Colosseo, infatti, che il Cavaliere decide di chiudere assieme a Gianfranco Fini la lunga girandola di comizi che ormai da dopo Pasqua ripete al ritmo di due o tre al giorno.
E a ventiquattr’ore dal silenzio elettorale - oggi la giornata sarà interamente dedicata alle interviste televisive, con probabile annuncio a sorpresa durante la diretta serale di Matrix sulla falsa riga di quanto fece con l’abolizione dell’Ici nel 2006 - l’ex premier torna a incrociare i guantoni con Walter Veltroni. Ormai da giorni, infatti, il fioretto è stato messo da parte per dar spazio a veri e propri affondi. Da una parte e dall’altra. Così, appena salito sul palco, Berlusconi dà qualche anticipazione della puntata di Porta a Porta che ha finito di registrare solo qualche minuto prima. Perché, spiega, «ieri Veltroni ha detto da Vespa ben 43 bugie, il record assoluto in una sola trasmissione tv». Una per tutte? Quella sullo studio dell’Università di Siena che parla di «attuazione dell’80%» del programma di governo a differenza di quanto sostenuto dal leader del Pd. Un dato, precisa il Cavaliere, relativo «al quarto anno del governo» mentre «nel quinto siamo arrivati all’85%». Insomma, Veltroni è «un affabulatore straordinario». Ed è proprio per questo che pur avendo «inizialmente deciso di non fare campagna elettorale» perché «pensavamo che gli italiani avessero le idee chiare» alla fine «siamo scesi in campo». D’altra parte, «questo signore» che è «un bugiardo professionista» è stato «così bravo» che «all’inizio gli avevamo creduto anche noi».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Poi, quello che il conduttore di Porta a Porta definisce «uno scambio intenso ma sorridente». Con Berlusconi che si dice pronto a «svelare un mistero». «Il principale esponente dello schieramento avverso sono io», fa il verso a Veltroni che ha scelto di non citarlo mai per nome e cognome. Vespa, però, lo invita a sedersi e stoppa gli applausi dello studio. «Cos’è questa, la tv sovietica?», chiosa il Cavaliere. Poi ribadisce l’impegno profuso in campagna elettorale. «Venga Vespa - dice tendendogli la mano - e odori qui... Non sente odore di santità?». Ultima gag: «E siccome sarò premier stia attento al suo posto...». «Alla fine qua ci metterà Santoro», ribatte il conduttore.
Al Colosseo, poi, torna sulla querelle dei test psicoattitudinali per i magistrati. E si concede un’altra battuta: «Veltroni dice di farli anche ai candidati premier? Io non avrei problemi, sono Silvio Berlusconi e credo davvero di essere Silvio Berlusconi». Veltroni, invece, «qualche problemino l’avrebbe» visto che non solo «non ricorda il nome del suo avversario», ma neanche «di essere stato nella Fgic», poi «segretario nazionale dei Ds» e «direttore dell’Unità». E ancora: «Pensate, non ricorda nemmeno che al governo ci sono ancora loro, visto che critica l’esecutivo come se fosse all’opposizione». Insomma, «domenica gli italiani non saranno così grulli da cadere nel tranello di Veltroni».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

A tre giorni dal voto, Berlusconi resta dunque «intimamente sicuro» di vincere le elezioni e «ottimista per la vasta assegnazione di seggi che avremo in Senato». D’altra parte, spiega, «ci serve un’ampia maggioranza per riformare il Paese e fare le cose necessarie». Per questo, torna sul «voto utile»: chi sostenesse l’Udc o La Destra (che «spero in futuro possano venire con noi») «disperderebbe il voto senza risultati concreti» e «lunedì sera avrebbe il rimpianto di aver fatto il gioco di Veltroni». Poi, «spero che dopo le elezioni», le «grandi riforme dell’architettura istituzionale» del Paese «possano essere fatte insieme» all’opposizione. Quella elettorale, avverte, «è il meno» perché «dobbiamo ridurre della metà la casta», cioè «il numero di quanti vivono di politica». «Secondo alcuni - aggiunge - si tratta di 300mila persone. Eppoi dovremo tagliare della metà il numero dei parlamentari, quello dei consiglieri regionali e comunali, abolire le Province e quasi tutte le comunità montane». Torna a scartare, infine, la possibilità di concedere la presidenza di una Camera al centrosinistra in caso di vittoria: «Non daremo il Senato alla sinistra perché delle tre cariche istituzionali hanno la più importante, il Quirinale». A Napolitano, aggiunge per evitare altre polemiche, «auguro un meraviglioso settennato». Sulla squadra di governo conferma l’intenzione di dare una poltrona di ministro a Gianni Letta, magari anche da vicepremier («ne sarei entusiasta, è un dono per il Paese»), e a Lucio Stanca. Per il futuro, invece, guarda a Letizia Moratti: «Una donna premier? C’è una signora a Milano che sta facendo bene...»
Il comizio al Colosseo si chiude sotto la pioggia. «Governo ladro! «esclama il Cavaliere prima di salutare la piazza. Poi, altra gag: «Sono vecchio e mi rincoglionisco... vi devo dire ancora alcune cose». Totti fa campagna elettorale per Rutelli sindaco di Roma? «Quando uno non ci sta con la testa, non ci sta...».
Adalberto Signore

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Brogli all'estero, s'indaga sulla 'ndrangheta

>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione


La cosca dei Piromalli si sarebbe attivata per pilotare 50mila schede bianche facendole risultare votate. Coinvolti un uomo d'affari siciliano e un parlamentare. I magistrati confermano: ma se ne riparlerà dopo il voto

Reggio Calabria - La Dda di Reggio Calabria sta conducendo un’inchiesta su presunti brogli nel voto degli italiani in America latina che sarebbero stati messi in atto dalla cosca Piromalli di Gioia Tauro. Nell’inchiesta sono coinvolti un uomo d’affari siciliano, Aldo Miccichè, ed un parlamentare in carica siciliano, candidato nelle prossime elezioni di cui non si conosce l’identità, nè la coalizione politica d’appartenenza. Il tentativo d’inquinamento del voto avrebbe mirato a condizionare l’esito della consultazione facendo risultare come votate circa 50 mila schede bianche. La notizia, pubblicata da alcuni giornali, è stata confermata dal procuratore della Repubblica facente funzioni, Francesco Scuderi, che non ha inteso, però fornire ulteriori particolari.
«Il momento, visto che siamo ad appena due giorni dal voto - ha detto Scuderi - è delicatissimo, anche perchè negli articoli riportati sui giornali ci sono molti dettagli che avrebbero dovuto rimanere riservati, e sarebbe irresponsabile da parte nostra in questo momento rivelare ulteriori particolari. Dopo il voto - ha aggiunto Scuderi - potremo fornire qualche notizia in più. Al momento non è il caso di dire alcunchè». Nei giorni scorsi lo stesso Scuderi ed il pm della Dda Roberto Di Palma, titolare dell’inchiesta, avevano incontrato il ministro dell’Interno Giuliano Amato per informarlo sulle risultanze dell’inchiesta.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Si indaghi anche su quelli nazionali.
Andrea


>>Da: GORGON
Messaggio 3 della discussione
Vero Andrea e magari quelli campani, calabresi, pugliesi.

>>Da: Dragoncella4
Messaggio 4 della discussione
ALLUCINANTE!

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Amato assicura: "Scrutinio lento, ma regolare"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione


Il ministro dell'Interno: "Il Viminale sarà come una casa di vetro". Poi la proposta: "Ho invitato Maroni, Scajola, Pisanu e Bianco a passare la notte dello spoglio qui insieme a me"

Roma - "Ci tengo, per me, per i miei predecessori ed i miei successori, che non venga mai messa in discussione la qualità del Viminale, come casa di vetro dove si lavora in base ai principi di legalità". È quanto ha detto il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, in una conferenza stampa al Viminale sull’attesa vigilia del voto del 13 e 14 aprile. Amato ha tenuto a sottolineare questo suo auspicio con riferimento alle polemiche dei giorni scorsi. "In una situazione in cui - ha aggiunto il titolare del Viminale - le forze politiche non si sono scambiate solo complimenti". "Il Viminale non ha maneggio di nulla, è un osservatore, come altri, di quello che avviene" ha concluso Amato.
Risultati più lenti L’osservanza "più scrupolosa e rigorosa delle regole sulla trattazione delle schede" in fase di scrutinio, con l’esame dei voti uno ad uno farà sì che sia "possibile che i risultati effettivi arrivino con maggiore lentezza" ha sottolineato. Amato ha però fatto notare che "la trattazione delle schede una a una faciliterà la rilevazione di coloro che fanno gli operazioni" con il risultato che queste ultime "arriveranno più rapidamente. Potremo quindi alla fine vedere aumentato il divario di tempo fra l’ultima proiezione e l’arrivo dei primi risultati reali". Amato ha poi ricordato che "se si ferma uno solo dei seggi e ha un’ora di ritardo perché magari il presidente del seggio si è sentito male, questo si ripercuote sull’insieme dei dati della circoscrizione". Per questo motivo, ha invitato i giornalisti che lunedì pomeriggio confluiranno al Viminale per seguire dalla sala stampa l’andamento dei risultati elettorali ad avere "pazienza" e "a passare qualche ora insieme".
L'invito Il ministro dell’Interno ha annunciato di aver invitato alcuni suoi predecessori a seguire, insieme a lui, la lunga notte elettorale. "Ho rivolto questo invito - ha aggiunto Amato - a Roberto Maroni, Claudio Scajola, Enzo Bianco e Giuseppe Pisanu e spero che ci siano. Li aspetto, ci mangeremo un boccone insieme ed è facile che qui (in sala stampa, ndr) si affaccino per fare anche dei commenti politici. Questa scelta - ha sottolineato Amato - è legata alla specialità di questa notte. Qui non si maneggiano schede, né simboli, né liste" ha ribadito Amato, rispondendo così alle polemiche dei giorni scorsi. "Può contribuire a rasserenare gli animi" in una situazione in cui è capitato che il ministro dell’Interno possa essere tirato nelle polemiche politiche. "Qui non c’è nessun cassetto segreto".

>>Da: GORGON
Messaggio 2 della discussione
Amato: "Ho dato disposizioni per timbrare subito schede bianche"
"Ho emanato una circolare in cui si raccomanda ai presidenti di seggio di timbrare subito, come previsto dal procedimento di spoglio, le schede bianche man mano che vengono estratte dall'urna". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Giuliano Amato.
"E' - ha spiegato Amato - una cosa importante, è una delle preoccupazioni segnalate da alcune forze politiche ed è giusto eliminare ogni elemento di
preoccupazione".

Ho fatto il presidente di seggio e a mia memoria è sempre stato così.
Le schede bianche vanno subito timbrate.
Ma forse Amato non lo sa.


>>Da: katia978
Messaggio 3 della discussione
La cosa mi fa piacere. Tuttavia, penso che se vogliono falsare o imbrogliare, lo facciano comunque, indipendentemente dalla figura "trasparente"del Sig. Amato.
K.


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Cuneo, sparatoria da Far West in banca

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Fallito il colpo nel Cuneese: un bandito è scappato, due sono stati feriti.

Cherasco (Cn) - Cherasco è un pezzo di quell’Italia dove ancora si vive senza le sbarre alle finestre, neanche al pian terreno. Davanti ci sono le prime colline delle Langhe e le vigne del Barolo, ad una manciata di chilometri c’è Bra: dove da sempre succede così niente che è diventata la patria e il simbolo del tirar tardi a tavola. Eppure è qui che alle tre di un pomeriggio di mezzo aprile la violenza dei gangster mette in scena tutta la sua furia, con mezz’ora di colpi sparati ad altezza d’uomo, di ostaggi, di sangue. Il bilancio finale sta tutto dalla parte dei buoni: il bottino della rapina in banca recuperato, due rapinatori feriti, uno catturato, uno che scappa ma che difficilmente andrà lontano. Ma c’è voluto una dose grossa di coraggio e una non indifferente di fortuna. Le sequenze iniziali del film, la scena quasi selvaggia di violenza dentro la banca, è stata immortalata dalle telecamere. «Quando le vedrete - dice un carabiniere - vi si rizzeranno i capelli in testa».
Sono le tre e mezza di pomeriggio in corso Vittorio Emanuele, la strada principale di Cherasco. Nella agenzia del Credito cooperativo entrano in tre, uno sta fuori a fare il palo. Si scoprirà poi che è una «batteria» di veterani della mala torinese, tutta gente in là con gli anni: il più giovane ha 45 anni, il più vecchio ne ha 54 che per un rapinatore è l’età della pensione. Tengono d’occhio la piccola banca da un pezzo, c’è chi un mese fa li ha notati ronzare intorno alla filiale un pomeriggio intero. Ieri l’attacco. Entrano quando mancano dieci minuti alla chiusura. Hanno parrucche, cappelli calati in testa. Ci sono tre impiegati e sei clienti, puntano diretti la cassa, arraffano i primi cinquemila euro, alla riuscita dell’impresa manca solo il gruzzolo nei cassetti della seconda cassa. Ma ecco l’intoppo. Uno dei clienti è un carabiniere in borghese, si mette di mezzo, intanto dalla strada degli operai si accorgono che qualcosa non va e chiamano il 112. Giuseppe Sallustio, maresciallo di Bra, è a casa in tuta ma non ci pensa due volte, prende la Beretta e si infila in banca. E iniziano a volare pallottole, da una parte e dall’altra, tra impiegati e clienti terrorizzati. Un rapinatore viene ferito a una mano ma i complici riescono a prendere in ostaggio il direttore dell’agenzia e fuggono con lui su due auto, naturalmente rubate, una Croma e una Clio. E parte l’inseguimento, sul filo dei 160 all’ora, sui tornanti che scendono da Cherasco verso Bra. Prima una gazzella, poi due, poi tre. Alle porte di Bra la carovana rallenta, e inizia la sparatoria in grande stile.
Sparano i rapinatori, ad altezza d’uomo, sparano i carabinieri. La prima auto dei gangster viene centrata alle gomme. I rapinatori tentano un’ultima fuga: a piedi, facendosi scudo con l’ostaggio.
Ma non vanno lontano, un maresciallo dal sangue freddo, Umberto Lettieri, punta e spara. Uno dei banditi, quello nascosto dietro l’ostaggio, viene centrato ad una gamba e crolla a terra. Gli altri capiscono che non è più aria. Due si arrendono. Uno, nel marasma, riesce a bloccare una donna, la scaraventa giù dall’auto e via, sparisce. Il direttore della banca, stravolto dallo spavento, viene portato in salvo. I due rapitori feriti sono portati in ospedale, il terzo in cella. Basta poco, ai carabinieri, per scoprire di essere davanti a vecchie conoscenze.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
«Come me la sono vista? Brutta, direi. Soprattutto alla fine, quando sono scesi dalle auto e mi hanno usato come scudo. Per fortuna che ho trovato dei carabinieri dalla buona mira...».
Paolo Garesio, direttore dell’agenzia della Banca di credito cooperativo di Cherasco, è un giovanotto smilzo e dall’aria inoffensiva.
Ma da qualche parte nasconde una fibra robusta, se - alla fine di un pomeriggio da cani - riesce a sorridere come dopo una scampagnata tra amici.
Quando ha capito che stava accadendo qualcosa?
«Beh, non è stato difficile. Il mio ufficio è un po’ discosto dalle casse, ho sentito un gran marasma, poi una serie di colpi d’arma da fuoco. Tre, direi. Dopodiché mi sono piombati in ufficio. “Sei tu il direttore?”, mi hanno chiesto. E mi hanno sollevato di peso».
Che aria avevano?
«Molto, molto agitata. Uno era ferito da uno dei colpi che avevo sentito. Mi hanno chiesto da che parte uscire, gli ho indicato l’uscita di sicurezza».
Magari lei sperava che se ne andassero da soli…
«E invece mi hanno detto: tu vieni con noi. Mi hanno caricato di peso su una delle auto, la seconda, la Croma. Mi hanno sbattuto sul sedile posteriore e via a tutta velocità, con i carabinieri che ci inseguivano. Dopo un po’ ho sentito che iniziavano a sparare, loro, i carabinieri, tutti quanti. Loro gridavano ai carabinieri: “Abbiamo l’ostaggio, abbiamo l’ostaggio”, ma i carabinieri mica li potevano sentire. Allora si sono messi a dirmi: “Fatti vedere, tirati su”. Ma io ho preferito restare accucciato».
Come darle torto.
«Però il peggio è venuto dopo, quando i carabinieri hanno centrato le gomme delle loro auto e si sono dovuti fermare. A quel punto ho avuto la netta sensazione che non avessero più niente da perdere, che potesse accadere qualunque cosa. E infatti uno di loro, quello che fin dall’inizio mi era stato più addosso, mi ha buttato giù dall’automobile e si è nascosto dietro di me, usandomi come scudo. A quel punto uno dei carabinieri ha sparato e lo ha colpito ad una gamba. Quello è caduto a terra e tutto è finito».
Che accento avevano?
«Di giù. Molto di giù». Luca Fazzo

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Cicchitto: "Recuperiamo Casini e Storace"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
«L'emergenza rifiuti potrebbe travolgere a breve anche Roma. I veti di Verdi e di Rifondazione condivisi da Veltroni hanno impedito la costruzione di nuovi inceneritori e termovalorizzatori.

Chi ha ridotto la Capitale in questa situazione ora chiede fiducia agli elettori e si permette di criticare Berlusconi che ha dato dignità internazionale al nostro Paese». Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia e collaboratore stretto di Berlusconi punta il dito contro il Pd a cominciare dalla propaganda che Veltroni sta facendo circa l'ipotesi di un pareggio in Senato.
I toni più accesi di questi ultimi giorni di campagna elettorale lasciano pensare che c'è il timore di una vittoria di misura in Senato, è un pericolo reale?


«Ma quale pareggio. È tutta una montatura di Veltroni. È una eventualità che non prendo nemmeno in considerazione. Veltroni sta conducendo un attacco radicale, tirando fuori la questione della mafia, dell'età di Berlusconi e la questione dell'unità d'Italia. Quella lettera in cui si chiede fedeltà alla Repubblica è l'ennesimo esempio dell'arroganza dei vecchi comunisti mascherati da riformisti».


Ma facciamo l'ipotesi che non ci sia una maggioranza netta. Che accadrà? Ci saranno le larghe intese?


«Nell'ipotesi di una vittoria di misura, che ripeto non penso possibile perché sarà una vittoria ampia, distinguo due questioni. Per l'azione di governo noi faremo la nostra parte mentre sulle riforme costituzionali è auspicabile un confronto tra maggioranza e opposizione».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Dopo le elezioni riaprirete il dialogo con Casini e Storace?


«Il governo è interessato a discutere e aprire un ragionamento con Casini e con Storace. Mi sembra però molto difficile che possano essere presenti in Senato, al di là dei fuochi d'artificio polemici di questi giorni».
Berlusconi ha detto che per governare con determinazione occorrono 20 senatori in più. Un auspicio o un appello agli elettori?


«È un appello che Berlusconi rivolge all'elettorato. Occorre un governo forte per affrontare i nodi difficili del Paese. Noi torniamo al governo in una situazione economica assai difficile sia per gli errori gravi compiuti dal governo Prodi sia per ragioni internazionali. La Federal Reserve sta seguendo una politica di bassi tassi d'interesse per favorire la crescita mentre in Europa la Bce si sta muovendo in direzione opposta con alti tassi. Questo non aiuta la ripresa. L'Italia dovrebbe porre questo problema in sede europea».


Cosa intendete fare nei primi cento giorni di governo?


«Nel programma di governo c'è un pacchetto corposo di interventi, dalla rimodulazione delle aliquote Irpef, alla detassazione delle tredicesime, alla possibilità di versare l'Iva dopo l'incasso della fattura, all'eliminazione dell'Ici sulla prima casa e verrà rilanciata la progettazione e la realizzazione della Tav e del ponte di Messina. Quindi c'è il problema sicurezza e casa».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Cosa si potrà fare subito?


«Abolizione tasse sulle successioni, quoziente familiare, detassazione straordinari, eliminazione dell'Ici. Poi va vista tutta la parte della riduzione della spesa pubblica».


Non temete che l'Udc vi sottragga voti tra i cattolici?


«È un timore che non ho. Forza Italia ha difeso il Papa in alcuni momenti seri come il dibattito in occasione della contestazione di alcuni professori di fisica alla sapienza e su alcune questioni ha assunto posizioni convergenti con le esigenze del mondo cattolico. E poi non penso che la Chiesa possa essere interessata a un partitino di nicchia».


Laura Della Pasqua

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Per quanto riguarda i prezzi del paniere di beni e servizi considerati nell’ICC nel mese di febbraio 2008 il permanere di tensioni sui beni alimentari e sugli energetici ha determinato una ulteriore accelerazione (2,7 per cento a fronte del 2,4 per cento di gennaio), soprattutto per la componente relativa ai beni (+3,4 per cento), mentre per i servizi la crescita risulta molto più contenuta (+1,0 per cento) Sul versante delle quantità il dato di febbraio è sintesi di una diffusa tendenza al ridimensionamento della domanda per i diversi aggregati dell’ICC e per le singole voci che li compongono, con valori decisamente preoccupanti per gli aggregati relativi alla mobilità ed ai beni e servizi ricreativi. Solo per i beni e servizi per le comunicazioni la domanda continua ad evidenziare una tendenza decisamente espansiva. La domanda di beni e servizi ricreativi registra, in termini quantitativi, un’evoluzione pesantemente riflessiva con una flessione a febbraio del 3,8 per cento rispetto all’analogo mese dello scorso anno proseguendo nella tendenza che ha caratterizzato l’ultimo biennio. Il dato è peraltro sintesi di andamenti molto articolati all’interno del settore, a fronte di una pesante riduzione dei consumi per concorsi, libri giornali e riviste si segnala una crescita della domanda per la componente relativa agli spettacoli ed all’acquisto di cd ed ai supporti audiovisivi. La stima per febbraio 2008 della domanda per i servizi di ristorazione e di alloggio mostra una crescita ridotta dei consumi delle famiglie (1,2 per cento in termini tendenziali), evoluzione che continua ad essere sostenuta essenzialmente dalla componente straniera della domanda.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Anche nel mese di febbraio la domanda per beni e servizi per la mobilità ha evidenziato una decisa riduzione (-4,0 per cento rispetto all’analogo mese del 2007), riflettendo in larga misura la tendenza alla riduzione della domanda per autoveicoli che aveva registrato nei primi mesi dello scorso anno una decisa accelerazione. All’interno di questo comparto va anche segnalato il permanere della tendenza decisamente espansiva per la domanda di servizi di trasporto aerei. La domanda relativa ai beni e servizi per le comunicazioni si è confermata, anche a febbraio 2008, la componente più dinamica della spesa reale delle famiglie, con una variazione dei volumi acquistati del +8,1 per cento, evoluzione dovuta in larga parte alla componente relativa ai servizi. In linea con quanto registrato nei mesi precedenti, la domanda per i beni e servizi per la cura della persona ha evidenziato un ulteriore aumento delle quantità vendute (1,9 per cento nel mese), evoluzione che continua ad essere determinata esclusivamente dalla domanda per prodotti farmaceutici e terapeutici. È proseguita, anche a febbraio, la fase riflessiva della domanda di articoli di abbigliamento e calzature che ha registrato una diminuzione del 2,2 per cento rispetto all’analogo mese dello scorso anno, confermando la tendenza negativa che caratterizza il settore da oltre un anno.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Relativamente ai consumi di beni e servizi per la casa, a febbraio 2008 la domanda da parte delle famiglie è stata caratterizzata da una riduzione delle quantità acquistate dello 0,5 per cento rispetto allo stesso mese del 2007. All’interno di questo aggregato continua la fase di forte difficoltà per i consumi di mobili e di utensili per la casa. In linea con la tendenza che caratterizza da alcuni mesi questo specifico segmento dei consumi, anche a febbraio 2008 la domanda delle famiglie per i prodotti alimentari e i tabacchi ha mostrato un’evoluzione negativa, con una riduzione, rispetto all’analogo mese dello scorso anno, delle quantità acquistate dell’1,8 per cento (-3,6 per cento a gennaio). Il permanere di un quadro negativo sul versante della domanda per consumi da parte delle famiglie è confermato dalla riduzione dello 0,4 per cento registrata in termini congiunturali dall’ICC nel mese di febbraio.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

Il dato è sintesi di una flessione dello 0,7 per cento per i beni e di una crescita dello 0,2 per cento per i servizi. La riduzione registrata a febbraio 2008 rispetto a gennaio risulta sostanzialmente diffusa per i beni e servizi considerati nell’ICC. Le flessioni più consistenti hanno interessato il settore della mobilità (-1,1 per cento), la cui riduzione è imputabile esclusivamente alla domanda di autovetture, e le comunicazioni (-0,9 per cento) comparto in cui sembra avere qualche difficoltà la domanda relativa ai beni. Per gli alimentari ed i tabacchi, che avevano registrato a gennaio una modestissima crescita congiunturale, si conferma anche nel confronto con il mese precedente la tendenza riflessiva della domanda già evidenziata nei confronti dell’analogo mese del 2007 con un calo dello 0,5 per cento, proseguendo in un trend negativo che permane ormai da alcuni mesi.
IL VELINO

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Germania, divieto di sosta per il treno dei deportati

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Nella modernissima stazione centrale di Berlino, uno dei simboli più sfavillanti e faraonici della Germania riunificata, non potrà sostare il “treno della Memoria” su cui è allestita la mostra itinerante sul sostegno fornito dall’amministrazione ferroviaria, la Reichsbahn, alla deportazione nei lager dei perseguitati dal regime nazista in Germania dal 1933 fino al 1945. Il “Zug der Erinnerung” si è messo in moto nello scorso novembre per iniziativa di un’associazione privata. Finora ha fatto tappa in una trentina di località e il suo tragitto attraverso il paese prevede anche una sosta di due giorni – domenica 13 e lunedì 14 aprile - nella stazione centrale della capitale, che fu uno dei principali punti di raccolta e di smistamento dei deportati, anche bambini (4.500 solo dalla stazione periferica di Grünewald) destinati all’internamento nei lager. La Reichsbahn mise a disposizione migliaia di vagoni. Gli arrivi e le partenze dei treni speciali avvenivano anche in pieno giorno ed erano organizzate in modo da non creare intralci al traffico ordinario di persone e di merci che proseguiva parallelamente sulla stessa rete.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La sosta nella nuova stazione centrale di Berlino, situata in prossimità del Bundestag e della cancelleria federale, ha anche valenza simbolica. Nella sede del Parlamento si è svolta oggi la solenne commemorazione antinazista nella ricorrenza del 75simo anniversario dell’avvento al potere di Adolf Hitler. Tuttavia, la Bundesbahn, erede della Reichsbahn nel dopoguerra, ha comunicato di non potere fare sostare il “treno della Memoria” nella stazione centrale poichè “sarebbero disturbati l’arrivo e la partenza di circa trenta treni che, a causa della scarsità di binari, non possono venire deviati”. Inoltre, secondo Jens Oliver Voss, portavoce della Bundesbahn, “i vapori esalati dalla locomotiva farebbero scattare le cellule antincendio nella stazione”. Il che, peraltro, può lasciare qualche dubbio sulla effettiva modernità della monumentale opera di ingegneria “made in Germany”.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Di fatto, la Bundesbahn fin dall’inizio non ha visto di buon occhio quest’inedito museo su rotaia che costa circa 100mila euro ai suoi organizzatori. L’azienda, tuttora controllata dallo Stato, si fa pagare tre euro a chilometro e 450 euro per ogni giorno di sosta il viaggio del “treno della Memoria”. Nonostante le pressioni dei partiti politici, la Bundesbahn si è sempre rifiutata di farlo circolare gratuitamente sulla sua rete. Il Comitato Auschwitz si dichiara “preoccupato” e Lala Süsskind, presidente della comunità ebraica berlinese, ha sollecitato Hartmut Mehdorn, amministratore delegato della Bundesbahn, ad adoperarsi affinchè la sosta nella capitale possa avvenire “senza limitazioni”.

Enzo Piergianni

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Ahmetovic, nuovo ordine di custodia

>>Da: GORGON
Messaggio 4 della discussione
Il rom uccise 4 ragazzi ad Appignano

Nuovo ordine di custodia cautelare, per il tentato furto e danneggiamento di due auto della polizia municipale, per Marco Ahmetovic, il rom che guidando ubriaco uccise quattro ragazzi ad Appignano del Tronto, e per il suo complice ascolano Remo Pizi, con il quale mise anche a segno una tentata rapina alle Poste di Maltignano. Il provvedimento è stato emesso dalla magistratura di Teramo.

Poveraccio, ce l'hanno con lui...(sono ironico).


>>Da: Dragoncella4
Messaggio 2 della discussione
Cioè ha tentato di rubare 2 auto della polizia??
Ma cos'aveva bevuto stavolta?


>>Da: Ilduca
Messaggio 3 della discussione
Questo ancora non lo abbiamo rinchiuso e buttato la chiave?


>>Da: Adolfo
Messaggio 4 della discussione
Di questo passo, per come le cose vanno qui, un giorno farà una causa per calunnie alle forze dell'ordine e la vincerà pure....
A.

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Elezioni: Veltroni, Prodi non sara' presente a p. Popolo

>>Da: katia978
Messaggio 1 della discussione
"No, Prodi non sara' presente a piazza del Popolo". Lo ha dichiarato il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, rispondendo ad una domanda se Romano Prodi sara' presente alla manifestazione conclusiva della campagna elettorale del Pd che si svolgera' questo pomeriggio a Roma, a piazza del Popolo. Veltroni ha spiegato a 28 Minuti di Radio Due Rai che Prodi "con senso dello Stato e misura personale ha deciso di passare il testimone, con una eleganza che spesso manca ad altri uomini politici".

Ahhhhhh! Cialtronissimi fino alla fine.
K.

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Pd: a Roma nuovo slogan, "Io sono ottimista"

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 1 della discussione
"Io sono ottimista": slogan nuovo di zecca per la chiusura della campagna elettorale del partito democratico a Roma. Lo slogan, riportato sui tradizionali cartelli formato americano affianca per la prima volta quello scelto all'inizio, il "Si può fare" derivato dall'americano "Yes we can". Con "Io sono ottimista" militanti e simpatizzanti stanno riempiendo piazza del Popolo in attesa dell'arrivo di Francesco Rutelli e Walter Veltroni.

Veltroni è come quello all'ospedale, che si chiede perche' sta morendo, dicendo: eppure ho sempre fatto quello che mi dicevano i dottori e mangiato quello che mi dicevano i nutrizionisti...... ottimisticamente mi davano 90 anni di vita.....

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Foto sui gatti

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 1 della discussione
Comincio con questa. Guardate questa micia, che espressione...

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Marco Lombardo: La tv boicotti l’inaugurazione delle Olimpiadi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Irrilevante. Non c’è modo migliore di capire il mondo se non quello di vederlo con gli occhi di chi lo guarda. Ed è così che per la Cina la questione del Tibet è «irrilevante», un pulviscolo negli occhi di una nazione che ha voluto i suoi Giochi ed ora vuole giocare. Così adesso l’Occidente si interroga sul da farsi, boicottare o no una grande occasione mondiale diventata una manifestazione di celodurismo? Dal punto di vista sportivo la risposta è ovviamente no, data da chi ha lavorato duro per esserci e da chi guarda con tristezza il lento e dolente cammino di una fiaccola olimpica non più simbolo di pace, ma di guerra seppur proprio in nome di quella pace violata. La risposta è no perché quando - nel 2001 - si disse che assegnare i Giochi a Pechino era la grande occasione per regalare un futuro di democrazia, già si sapeva che quel dogma che piace a noi occidentali era l’occasione per esportare nei cinque cerchi a mandorla un business che faceva gola a molti. Così - come per Tania Cagnotto, come per Stefano Baldini, come per i tanti atleti che questa Olimpiade se la sono sudata e che oggi servono come scudi umani alla nostra indignazione - dire no, noi non ci saremo, serve solo a far gonfiare il petto a chi laggiù ritiene irrilevante una questione che per noi è dignità. La questione del Tibet, insomma, che non nasce certo oggi e che esisteva anche 7 anni fa.
Questo però non deve diventare un alibi per la Cina, un asso nella manica di una potenza mondiale pronta al ricatto degli affari non appena si alza una voce critica. Le regole, le censure e gli obblighi che il governo di Pechino pretende da chi parteciperà alla sua gloria sono un’ingiustizia che non può passare sotto silenzio e che deve - quella sì - essere boicottata. Come, allora?


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Salvatore Scarpino: Caso Dell’Utri, altro che fair play

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Alla fine sono sempre gli stessi Salvatore Scarpino
Nelle feste patronali, di solito, coi fuochi d’artificio, i botti più fragorosi, quelli che fanno tremare e vetri e frastornano i turisti, arrivano alla fine. Nella campagna elettorale si segue la stessa logica ed ecco che esplode, nel venerdì che precede la cosiddetta pausa di riflessione, lo scandalo artificioso dei brogli programmati per il voto degli italiani all’estero. Bella bufala, suggestiva, fascinosa, sorretta da alcune di quelle intercettazioni che non significano nulla e dovrebbero giustificare tutto. Mafie, ’ndrangheta, connection tessute sulle rotte della tradizionale emigrazione italiana di tanto tempo fa: un concentrato di menzogne evanescenti sparate contro il centrodestra, contro il PdL dato per vincitore nella prossima consultazione elettorale.
Chi ha sparato questo botto che, nelle intenzioni degli artiglieri, dovrebbe avere una funzione rilevante nella competizione elettorale? A rispondere correttamente non si vince nessun premio, tanto la faccenda è scontata. Sono i pubblici ministeri della cavalleria togata, quella che corre sempre in soccorso della sinistra. Quella magistratura che vagheggia per l’Italia un futuro progressista e «guidato», un soporifero e immanente avvenire regolato dai nuovi demiurghi, unici sacerdoti autorizzati a fissare e interpretare le regole della civile convivenza.
I pubblici ministeri di cui parliamo si ritengono un corpo d’élite della società italiana, pericolosamente tentata, contro il loro parere, da ispirazioni liberali e modelli da ceto medio con venature di borghesia. Sono i pm che si ritengono i migliori interpreti dell’aspirazione alla felicità della società nostra e che tuttavia non perdono il «vizietto» di entrare a gamba tesa nel campo della politica.


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Mario Cervi: S'attaccano a Totti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Più d’uno aveva lamentato, nei giorni scorsi, che questa campagna elettorale apparisse povera di contenuti e che il dibattito preferisse occuparsi di risvolti frivoli piuttosto che dei grandi problemi incombenti sull’Italia. Particolarmente severi erano, in questa diagnosi, alcuni esponenti della sinistra pensosa. Ma proprio per merito dei guru progressisti la politica è riuscita a recuperare, prima del black-out propagandistico, nobiltà d’intenti e d’accenti. Un tema fondamentale è emerso, e s’è imposto a futilità come il declino economico del Paese, l’immigrazione extracomunitaria, il rincaro dell’euro, la riforma della giustizia. Quel tema ha nome Totti.
Sapete già che nel comizio berlusconiano del Colosseo un ragazzo aveva ricordato come Totti figurasse in un manifesto di sostegno a Francesco Rutelli, candidato sindaco di Roma. «Quando uno non ci sta con la testa non ci sta» aveva commentato il Cavaliere. La battuta, magari non di prima qualità ma scherzosa, è stata presa tremendamente sul serio da personaggi cui sembra non importare un fico secco che si faccia o non si faccia la Tav, che il petrolio e il pane rincarino. Aggrottata la fronte Walter Veltroni ha affermato che «per fortuna in questo Paese c’è ancora libertà d’espressione e di coscienza», che c’è qualcosa di inquietante nelle parole di Berlusconi.


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Il Pd arruola vip e ballerine per battere (almeno) la paura

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Mancava solo la distribuzione gratuita di fave e pecorino. Per il resto, c’era tutta quella «Roma alla carbonara» per la chiusura della campagna elettorale di Uolter: dai nani alle ballerine di craxiana memoria (e il povero Bettino si sarà rivoltato nella tomba), ai soliti Benigni e Jovanotti, dai fuochi artificiali, ai putipù. «Ultimi, disperati effetti speciali per cercare inutilmente di uscire dal tunnel...» chiosava perfido e altero, l’ex-ministro Matteoli, assai poco convinto delle assicurazioni ecologiste sull’illuminazione solare (in realtà sulla capitale pioveva fitto e acido) per l’ultimo comizio.
Epperò Veltroni ci ha dato dentro come non mai. Ha chiamato a raccolta amiche ed amici Vip per l’ultimo affondo. Da Gigi Proietti a Serena Dandini, da Fiorella Mannoia a Gigi Magni, da Alessandro Haber a Isabella Ferrari. E da chi non poteva venire, come Carla Fracci, s’è fatto spedire un mazzo di fiori per far vedere agli astanti quanto e come è amato. «Mi pare più berlusconiano di Berlusconi. A nani e ballerine ha aggiunto calciatori e veline...» commentava Roberto Maroni. Ma lui, Uolter, faceva spallucce. Mi amano tutti, il messaggio che cercava di dipanare intorno, facendosi circondare dai vip alla amatriciana. E per non apparire troppo provinciale, s’è ricordato persino degli 80 anni di Ethel Kennedy, affrettandosi a spedirle un messaggio di auguri in cui non ha scordato di comunicarle di essere in campagna elettorale sempre seguendo il mito del suo Robert. Lei ha risposto, garbata, e la sua replica è stata prontamente pubblicizzata a tutto il globo manco fosse il verbo giunto da oltreoceano.


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Sale la tensione nello Zimbabwe: sciopero generale

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Cresce la tensione in Zimbabwe, mentre i risultati delle elezioni presidenziali non vengono ancora resi noti e l’opposizione chiama la popolazione ad uno sciopero generale per martedì prossimo, 15 aprile. La polizia ha vietato tutte le manifestazioni nella capitale Harare. Oggi a Lusaka, capitale dello Zambia, si terrà un vertice straordinario della Comunità di sviluppo dell’Africa australe (Sadc), dedicato alla crisi in Zimbabwe. Il presidente Mugabe non ci sarà, il suo avversario Morgan Tsvangirai sì.
L’opposizione chiede la pubblicazione immediata dei risultati delle presidenziali del 29 marzo scorso, che ritiene vinte da Tsvangirai. Per questo ha indetto lo sciopero di martedì. Il governo risponde che la commissione elettorale non ha ancora terminato la conta dei voti.

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Nuovo incidente tra nave Usa e marina iraniana

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Una piccola imbarcazione iraniana si è avvicinata a una nave da guerra Usa nel Golfo, la «USS Typhoon», che ha lanciato un razzo d’avvertimento e ha poi proseguito senza ulteriori incidenti. È quanto hanno riferito fonti della Marina militare americana. L’incidente segue un incontro ravvicinato in gennaio tra navi americane e iraniane nello Stretto di Hormuz. L’episodio reso noto ieri, che risale a giovedì, appare di minor rilievo. Ieri intanto il quotidiano britannico Times ha pubblicato alcune immagini satellitari che svelerebbero un nuovo sito segreto in cui l’Iran lavora ai suoi missili a lunga gittata, capaci anche di colpire l’Europa. Il Times cita alcuni esperti secondo i quali il sito individuato sarebbe quello in cui Teheran sta sviluppando i suoi missili con una gittata di seimila chilometri.

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Cuba, primo via alla proprietà privata

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Avanzano, anche se lentamente, le riforme sull’isola di Cuba: il governo di Raul Castro ha concesso a migliaia di cubani la possibilità di ottenere il diritto sulla proprietà delle case affittate dallo Stato.
L’amministrazione castrista ha autorizzato tramite un decreto, il primo da quando Raul è formalmente presidente, i dipendenti governativi a mantenere le case e gli appartamenti controllati dallo Stato anche una volta lasciato l’impiego e ha concesso la possibilità di poter trasmettere ai propri figli o parenti il diritto sulla casa. Una misura che permette a migliaia di persone di entrare in possesso dell’abitazione, per la prima volta, e che apre la strada a una più ampia riforma sulle case.
La maggior parte delle persone toccate dal decreto sono famiglie di militari, impiegati nel settore della canna da zucchero, lavoratori edili, insegnanti e dottori. Per l’economista cubano Oscar Espinosa Chepe è come se stessero «legalizzando la terra di nessuno». Il giornale governativo Granma ha dato il benvenuto ai cambiamenti introdotti dal nuovo governo di Raul Castro, come la liberalizzazione della vendita di cellulari ed elettrodomestici. A chi vuol fare credere che queste misure sono «decisioni individuali», il quotidiano comunista ha sottolineato che esse «fanno parte di un processo iniziato da Fidel».


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Bill su Hillary: ha 60 anni, è smemorata

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Bill Clinton tenta di rimediare all’ultima gaffe della moglie ma si esibisce in un clamoroso autogol. La storia è ancora quella delle «pallottole in Bosnia» che per poco non ha mandato a picco la candidatura di Hillary. L’ex numero uno degli Usa ha attribuito le parole della moglie alla stanchezza: «Era esausta». E poi ha aggiunto: «Quando uno ha 60 anni alle 11 di sera si dimentica le cose». Commento infelice per una candidata alla nomination democratica che ha fatto campagna con lo spot del «sempre pronta, anche alle tre del mattino». E commento poco galante, che ha resuscitato le percezioni sull’età di Hillary: basti pensare alla polemica dei mesi scorsi sulla impietosa foto con le rughe della ex First Lady. Hillary non deve aver gradito, tant’è vero che ha prontamente replicato a distanza attraverso il portavoce Phil Singer: «La senatrice apprezza che il marito sia dalla sua parte, ma quello della Bosnia è stato un suo errore e lei se ne prende tutta la responsabilità». La gaffe sulla Bosnia sembrava un caso chiuso prima che Bill Clinton la resuscitasse in un discorso in una scuola in Indiana. Parlando di una sua missione nel Paese balcanico, Hillary aveva raccontato di esser finita «sotto le pallottole dei cecchini» all’aeroporto di Tuzla, ma era stata sbugiardata quando il video del suo arrivo senza problemi era finito su YouTube. Morale: come a gennaio, Bill è tornato a essere per Hillary un’arma a doppio taglio. Ancora popolare, ma pericoloso per i suoi improvvisi scatti di rabbia e le battute poco politiche.

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Turchia, uccisa l'artista milanese. Preso l'assassino

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

È finito nel modo peggiore il viaggio in autostop di Giuseppina Pasqualino, l’artista milanese che sognava portare la pace nelle terre d’Oriente. Il cadavere è stato trovato spogliato, coperto di rami e terra. L'autista della jeep ha confessato


Ankara - Seppellito sotto pochi centimetri di terra, la polizia turca ha ritrovato questa sera verso la mezzanotte locale, il cadavere nudo di Giuseppina Pasqualino, l’artista milanese di 33 anni scomparsa dal 31 marzo scorso ad Istanbul dove era arrivata insieme con un’amica italiana. A portare i poliziotti sul posto - in una zona disabitata nei pressi del villaggio di Tavsanli, presso la località di Gebze, a pochi km dalla città di Kocaeli (un’ora d’auto da Istanbul) - è stato lo stesso omicida, reo confesso e già pregiudicato per furto. Le tv private turche ne hanno reso noto solo le iniziali, M.K., ma non le altre generalità. L’uomo ha ammesso di aver bruciato i documenti di viaggio della sua vittima, ma gli agenti avrebbero trovato nella sua auto la macchina fotografica di Giuseppina.
L’assassino sarebbe il guidatore della misteriosa jeep sulla quale la giovane artista sarebbe salita ad una stazione di servizio alla periferia di Istanbul e che era stato visto da un benzinaio lo stesso giorno della scomparsa della donna. La salma della donna è stata portata all’obitorio dell’ospedale statale di Gebze.

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Si finge pm e fa le ferie a scrocco in Versilia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La farsa di una donna di Firenze che si presentava come magistrato impegnato in casi delicati
Nell’Italia del «lei non sa chi sono io» fa ancora una certa impressione il faccia a faccia con un giudice antimafia. Faccia di bronzo nel nostro caso. Perché la quarantenne, e passa, Cristina P., di cui peraltro non si conoscono le fattezze, si è inventata magistrato. Mica per scansare una contravvenzione stradale; no, non ci si sciupa per così poco. Lo insegnava anche Totò: se devo vendere un pezzo di Roma a un turista boccalone non gli affibbio un sanpietrino della Via Appia, gli rifilo tutt’intera Fontana di Trevi. Più la sparo grossa, più la panzana diventa credibile.
Dunque la signora o signorina Cristina, il dettaglio non è precisato dall’agenzia che ne decanta le imprese, un bel giorno dell’estate 2005 si è presentata in Versilia. Viaggio breve, visto che ha la residenza a Firenze. Sono un giudice antimafia e sto lavorando, «in incognito», ha precisato, a un’inchiesta, «delicata», manco a dirlo. Insomma parlava più come un telegiornalista che come un giudice, categorie spesso unificate da un italiano naïf. Non ha aggiunto top secret, perché ignorava quale delle due E andasse pronunciata I. Meglio non esagerare. Comunque sia, una balla clamorosa, sparata con sicumera alle persone giuste. In tribunale quindi? Macché, troppo pericoloso e soprattutto inutile per il suo obiettivo.
In una fiction, tipo Carabinieri 26, il finto magistrato si sarebbe presentato alla porta del carcere, e mostrando ineccepibili credenziali, se la sarebbe svignata lentamente sottobraccio a Provenzano e Riina. Cristina P. vola più basso, probabilmente la piovra l’ha vista soltanto in tv, e comunque non ha intenti rivoluzionari. No, lei, a costo di deludere schiere di giallisti, vuole soltanto farsi una vacanza a sbafo. Ecco quindi la scelta mirata dell’interlocutore; per dormire, mangiare e spaparanzarsi sulla spiaggia senza sganciare un euro, occorre far breccia nel cuore di albergatori, ristoratori e bagnini.


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Comizi e paternità: il futuro politico è incerto ma il cognome è salvo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Il piccolo Francesco, primo figlio maschio dopo tre femmine, gli ha restituito il sorriso dopo due mesi a muso duro. Aveva serrato la mascella nel seminterrato di un grigio albergo di Mestre, città che già non è una meraviglia di suo, tappezzato di manifesti elettorali pronti da giorni con la sua faccia seria. Aveva scelto il Veneto per dare l’annuncio della corsa solitaria dell’Udc, una regione che doveva dargli grandi soddisfazioni e che invece gli ha voltato le spalle. Fuga massiccia dei quadri dirigenti del partito. Pier Ferdinando Casini è partito dalla periferia di Venezia per un lungo giro nelle altre periferie italiane, una maratona a predicare che l’uomo con cui aveva governato per cinque anni, che l’aveva fatto eleggere presidente della Camera, che era stato suo principale alleato fino al giorno prima, in realtà era un filibustiere. Purtroppo per lui, era soltanto la prima di una lunga serie di capriole elettorali. Ha fatto la corte al catanese Raffaele Lombardo per consolidare il voto in Sicilia, e gli autonomisti hanno scelto Berlusconi. Aveva rotto con Tabacci e Baccini, ed è stato costretto a ricucire. Ha cercato il voto dei cattolici candidando la principessa Borghese, e si è beccato le rampogne di Famiglia cristiana. Ha paventato «il grande inciucio» tra Pd e Pdl come una sciagura, per poi auspicare un pareggio che lo incoronerebbe ago della bilancia di una «grande coalizione». Si è profuso in un lungo piagnisteo perché discriminato da radio e tv, ma lo si trovava a ogni ora su ogni canale, soprattutto al Tg3, chissà perché. Ha tuonato «Mai più con Silvio», ma si è ben guardato dall’ordinare ai suoi di lasciare le giunte locali dove governa con il centrodestra. Ora il suo cavallo di battaglia antiberlusconiano è che «siamo alle comiche finali». Il signore sì che se ne intende.

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Bertinotti: Più in video che in piazza

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Una campagna faticosa per il presidente della Camera, impegnato a saltare in continuazione dalle piazze agli studi televisivi (è suo il record di presenze sul piccolo schermo), e ogni volta sottoposto al devastante stress di cambiare giacca e abbinare la cravatta giusta. Che l'ex numero uno della Fiom fosse un elegantone si sapeva, ma questi due mesi hanno confermato che la metamorfosi è irreversibile: il biennio trascorso nel piano nobile di Montecitorio gli ha cambiato il Dna. Basta tute blu, basta urla nei comizi; ora soltanto cachemire e «bon ton» da salotto, mai una parola sopra le righe o un'invettiva, solamente i toni pacati da uomo delle istituzioni quale è stato, e che più saranno consoni ai privilegi che lo attendono come ex presidente di un ramo del Parlamento. Un distacco signorile e composto, sottolineato dalla promessa che questa sarebbe stata la sua ultima campagna elettorale: lo attende la categoria che da sindacalista ama di più, quella dei pensionati. E Rifondazione? La Sinistra arcobaleno? I centri sociali? Ragazzi su le maniche, raccomanda il vecchio saggio ai vari Diliberto e Mussi, Vendola e Pecoraro Scanio, Migliore e Ferrero, i luogotenenti di un cartello elettorale che evoca un fenomeno atmosferico di brevissima durata. Non c'è il partito e non c'è neppure il leader. Perché Bertinotti, in questi due mesi, si è speso a combattere più Veltroni che Berlusconi, a rimproverare Prodi che gli addossava il fallimento del governo, a rimpiangere ciò che poteva essere e non è stato («per colpa dei moderati, non mia»). Salvo poi farsi andreottiano e sposare la politica dei «due forni» con il Partito democratico: nemici al centro, alleati in periferia. Una questione che comunque tocca il compagno Fausto fino a un certo punto. Lui è ormai un agiato sindacalista sul viale del tramonto.

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La crociata degli ultimi laici: «socialista, solitaria y final»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Superato sul suo stesso terreno, l'uomo che del riformismo ha fatto una ragione di vita ha combattuto una crociata solitaria e orgogliosa. Enrico Boselli è uno che cava il sangue dalle rape, e questa volta è sembrato il mastro norcino che non butta via nulla nel confezionare il suo Partito socialista. C'è un Gianni De Michelis che abbandona il centrodestra? Un Gavino Angius scaricato dal Partito democratico? Un Franco Grillini che non trova altro spazio a sinistra per la sua battaglia sui diritti dei gay? A noi, a noi! Arruolato anche Zapatero, il primo ministro spagnolo laico e socialista. E ingaggiato perfino il «primo socialista della storia», che poi sarebbe un povero Cristo protagonista di uno spot che traccia un cerchio sulla sabbia e invita chi è senza peccato non a scagliare la prima pietra, ma a votare Boselli. All'ultimo erede del partito che fu di Bettino Craxi è però mancato il contributo più consistente, quello dei radicali con i quali due anni fa aveva imbastito l'avventura della Rosa nel pugno. Alleanza sfiorita dopo pochi mesi, ma che Boselli ha cercato di rianimare a ridosso del voto. Marco Pannella ed Emma Bonino gli hanno preferito il Partito democratico; lui è corso ai ripari lanciando un «patto laico», una manovra per spaccare i radicali: a lui la base, a Veltroni i vertici. Operazione maldestra. Nelle ultime ore il fuoco è raddoppiato contro la coppia Pannella-Veltroni: accuse di falsità, infamie, accattonaggio. Walter, che ha adombrato abboccamenti del Ps con Bertinotti e Casini per superare la soglia di sbarramento, è un «bugiardo comunista», un «attaccabrighe» che «ci vuole ammazzare». Colpi sopra e sotto la cintura nella speranza di centrare il bersaglio impossibile del 4 per cento. Se Gesù è stato il primo socialista, Boselli rischia di essere l'ultimo.

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L’Elefantino contro tutti «Non sono il bardo clericale»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

L’Elefantino impavido alza il barrito dolente e coraggioso. L’ex ministro di Berlusconi è l’uomo che ha acceso gli animi, sprigionato le passioni, incendiato la campagna elettorale. L’ateo devoto ha scoperchiato un tabù, ha costretto a parlare della vita nascente e dell’aborto, ha seminato interrogativi e inquietudini in cattolici e laici, ha ingaggiato un braccio di ferro con il Cav che alla fine l’ha indotto a staccarsi da Silvio Berlusconi per presentare una lista tutta sua. «Lista pazza», ovviamente. Presente soltanto alla Camera. Perché al Senato, dove conta anche il singolo voto, lo sgambetto all’«amato bene» non si è sentito di farlo.
Non c’è città italiana dove Giuliano Ferrara non abbia raccolto insulti, e in parecchi casi (Palermo, Milano, Bologna, Pesaro, Padova) anche uova, pomodori e altri generi di prima necessità: evidentemente gli alimentari costano cari per i pensionati, non per centri sociali, femministe e Marco Travaglio, che su l’Unità ha sentenziato «Meglio un uovo oggi che un Ferrara domani». Il direttore del Foglio ha mantenuto le giacche di velluto dell’intellettuale, ma per il resto ha vestito la corazza del combattente, del sovvertitore, del nemico del luogo comune. Ha candidato giornalisti, operatori della sanità, rari politici di periferia, un’attrice, attivisti del Movimento per la vita; ha fatto diventare un caso perfino un film. Soprattutto ha riaperto discussioni seppellite da trent’anni. Un movimento di opinione è stato trasformato in compagine elettorale, contro tutto e tutti, con il rischio (reale) di raccogliere soltanto uno zero virgola qualcosa. Ferrara ha detto che si prenderà tutta intera la responsabilità di un eventuale insuccesso elettorale. «Mi hanno lasciato solo? Meglio così. Con i vescovi al fianco adesso sarei il bardo clericale».

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Daniela, la destra che parla alla «pancia» degli elettori

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Acclamata da molti (compresa Simona Ventura) come la sorpresa della campagna elettorale. L'unica donna che ambisce a Palazzo Chigi buca lo schermo, dicono. Acchiappa. Prende. Conquista. Il suo volto teso, in bianco e nero, incollato sui giganteschi tabelloni pubblicitari ti tormenta; la sua occhiata di traverso tramortisce; il suo tacco a spillo non lascia scampo. Era la candidata meno attesa, nessuno alla vigilia pensava che lei, Storace e Buontempo tagliassero i ponti con il centrodestra. Invece la frattura con Gianfranco Fini è stata fatale. E la regina dei salotti si è trasformata in una capopopolo in tailleur scuro, diventando «il miglior uomo del mio partito», e infatti Storace chi se lo ricorda. Ha condotto una campagna elettorale contro tutti, contro Veltroni («mi fa ribrezzo come uomo e come politico») e Casini, ma soprattutto contro Berlusconi, Fini e la Mussolini: indimenticabili le sanguinose rasoiate reciproche tra le due lady nere durante il faccia a faccia a «Porta a porta». Sei una valletta di Fini, e tu politicamente orizzontale, tuo nonno si rivolta nella tomba, taci tu e torna al Billionaire. Polemica, aggressiva, onnipresente, straripante, la Santanchè ha presentato un programma di 10 pagine e 15 paragrafi, che però ha condensato in un punto unico. Il mai citato ma sempre sottinteso punto G. Il suo vero slogan non è stato quell'«Io credo», suonato più come un atto di speranza (negli elettori) che di fede, ma «Io non la do». «Non l'ho mai data per fare carriera», ha confessato a fine febbraio: e da lì è stato un crescendo fino alla condanna senza appello dell'altro giorno. «Berlusconi è ossessionato, ma tanto non gliela do». Quando si dice un politico che parla alla pancia degli elettori, o giù di lì.

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Barbareschi ironizza sull’"endorsement" del divo nella campagna del Pd

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

"Veltroni e Clooney? Non mi vedo De Gasperi con Clark Gable..."
Ma gli attori italiani hanno mollato Walter, nessuno ha voluto schierarsi". Poi dice: "A Roma il lesder democratico ha costruito un conformismo culturale pazzesco"
da Roma

Ti accoglie nell’ufficio della sua società di produzione, la Casanova, circondato dalle locandine dei suoi film e dei suoi spettacoli. Li guarda e sospira: «Ehh... Ora cambio lavoro...». Nessuno di meglio di Luca Barbareschi può valutare l’endorsement di un attore come George Clooney. Ma il verdetto stupisce.
«È stato umiliante».
Per chi dei due?
«Per Veltroni, direi».
Stima così poco gli attori?
«Gli attori li giudico malissimo. Clooney mi è molto simpatico. Ma trovo terrificante l’idea dell’incontro “casuale” col divo nel bar, Dottò, che me posso fà ’na foto con lei?».
Non porta voti?
«Non so. Ma non ce lo vedo De Gasperi che in campagna elettorale fa la foto con Clark Gable, non trova? E poi...».
Cosa?
«Non la stupisce che nessun attore italiano abbia sostenuto Veltroni? Ha visto che hanno persino scritto una lettera contro di lui?».
E questo perché?
Non si vogliono schierare. Nemmeno i suoi. E non è un bel segno per il Pd: sono spariti tut-ti, spariti!».
Detto da lei...
«Infatti ho pagato un prezzo alto per essermi schierato! L’attore deve restare misterioso per piacere a tutti».
Lei non ce l’ha fatta?
«Noooo... Da quindici anni, per anticonformismo. Mi era sempre più difficile non parlare di politica. La politica ha preso il sopravvento».
Eppure lei è uno dei più noti attori italiani...
«Fossi di sinistra mi avrebbero spalancato le porte... Me le hanno chiuse in faccia».


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L’ultima di Penati: "Reparto speciale di poliziotti gay"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il presidente della Provincia di Milano dopo l’idea di arruolare immigrati ora vorrebbe una squadra di agenti omosessuali: "«Per risolvere casi specifici"


Milano - Quella di Filippo Penati ha tutta l’aria di un’escalation. Ha iniziato con la proposta di «poliziotti immigrati» il presidente della Provincia di Milano, e ora prosegue con l’idea di importare, nella sua come in altre grandi città italiane, le unità di poliziotti gay. Non si tratta solo di agenti liberi di avere le loro legittime preferenze (sarebbe un’ovvietà garantita dalla nostra Costituzione) ma di «squadre» di poliziotti gay, «arruolati» e inquadrati in virtù dei loro orientamenti sessuali, per occuparsi di reati e casi di ordine pubblico che coinvolgono le comunità gay o lesbiche, fugando il sospetto di trattamenti discriminatori o repressioni omofobiche.
Diverse città del mondo lo hanno sperimentato: «Non sono assolutamente contrario a mutuare un modello di polizia gay newyorkese o londinese nelle grandi città italiane - ha detto Penati -. So che nella capitale inglese i poliziotti omosessuali hanno dato un forte contributo a risolvere delitti maturati nel mondo gay». Il presidente della Provincia ha lanciato la sua proposta a «KlausCondicio», un contenitore in onda su YouTube, rispondendo così a chi gli chiedeva un parere su quel modello di polizie cittadine in cui le unità gay, come quelle espressioni di particolari altri gruppi sociali, sono impiegate per migliorare i rapporti fra le forze dell’ordine e le minoranze, sessuali e non solo. Lo ha invitato a nozze: «Non solo - ha ribadito infatti Penati - auspicherei anche che nelle forze dell’ordine fosse favorito l’ingresso di agenti provenienti da diverse etnie per favorire il dialogo con queste comunità». Come dire che ogni minoranza, ogni «spicchio» di società potrebbe essere riprodotta negli organici delle forze di polizia - peraltro ridotti all’osso - per facilitarne i rapporti con i gruppi organizzati ed evitare sospetti di «scorrettezza politica».

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Veltroni: "In rimonta ma per vincere serve un miracolo"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il segretario del Pd Veltroni: "Se avessi il 7 per cento in più avrei avuto meno preoccupazione, ma la vita è anche la bellezza del rischio". Omaggio a Prodi: "Lo ringrazio, è uno statista che ha fatto bene all'Italia"


Roma - Per il gran finale, sul palco di Piazza del Popolo a Roma c’è tutto il magico mondo di Walter: attrici, registi, cantanti, conduttori tv. Ben «settantuno vip» dello spettacolo, annunciano trionfanti dal Pd. Sabrina Ferilli e Stefania Sandrelli, Ettore Scola e Michele Placido, Gigi Proietti e Margherita Buy. Manca Roberto Benigni (ma ha già incontrato Veltroni nel pomeriggio dichiarandogli il suo appoggio), manca Nanni Moretti (ma ha dato il suo endorsement tramite paginata di Repubblica), ma compare l’immarcescibile Pippo Baudo. E naturalmente c’è Jovanotti, che Veltroni abbraccia e ringrazia per avergli regalato la «meravigliosa canzone» che ha fatto da colonna sonora alla sua campagna elettorale: «Mi fido di te».
Niente nomenklatura politica sul palco, e men che meno Prodi: si era parlato di una sua possibile presenza, ma si è dovuto accontentare di un omaggio a distanza da parte di Veltroni: «Ringrazio uno statista che ha fatto bene all’Italia». Ma sotto il palco ci sono ministri uscenti (avvistato in prima fila il neo-adepto Alessandro Bianchi), leader sindacali (Guglielmo Epifani) e parlamentari Pd a decine. C’è anche la pioggia, però. «Stamattina avevamo telefonato al servizio meteorologico dell’Aeronautica e ci avevano detto di stare tranquilli...», geme il regista della propaganda veltroniana, Ermete Realacci. Invece piove, e la piazza stenta un po’ a riempirsi: dal palco ne annunciano 150mila, più tardi a Matrix Veltroni ne evoca un terzo in meno (100mila), i più realistici ne stimano fuori microfono 20mila.
Ombrelli, bandiere del Pd e cartelli con il nuovo slogan appena coniato: «Sono ottimista». Lo ripete come un mantra anche il candidato premier, che è voluto approdare in pullman all’ultima tappa del suo «lungo viaggio elettorale» attraverso l’Italia, «un’esperienza umana da togliere il fiato». E se lo ripetono anche dirigenti e candidati Pd, che dietro le quinte del palco si scambiano sondaggi e previsioni. Con un sogno che non nascondono: non quello di una vittoria troppo difficile, ma quello di un Senato senza maggioranza. Veltroni assicura che il pareggio «è impossibile», visto che i seggi sono 315 «e chi ne ha uno in più governa». Ma i suoi ci sperano eccome. «A Palazzo Madama è davvero possibile che la maggioranza non ci sia, ci sono cinque regioni che ballano», confida il ministro delle Comunicazioni Gentiloni. E allora, spiega uno degli strateghi del loft, «si aprirebbe tutta un’altra partita, e Berlusconi non potrebbe fare il premier». Ne è certo il direttore di Europa, Stefano Menichini: «Vedrete, non ci sarà l’incarico a Berlusconi».

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Berlusconi: Troppe tasse inutili, voglio abolire anche il bollo auto

>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione
Dal Cavaliere l'annuncio a sorpresa. Poi dice: "Chi vota Casini o Storace sappia che è un voto perso perché non raggiungeranno il tetto per entrare in Parlamento"

«Abolire le tasse sulla proprietà è sempre stato uno dei nostri obiettivi», la butta lì Berlusconi. Che ha passato l’ultima settimana a far da conto insieme con Tremonti per verificare la fattibilità di quella che sarà l’ultima sorpresa della campagna elettorale. Così, a meno di due ore dal silenzio che precede il voto, il Cavaliere bissa la performance del 2006, quando annunciò l’abolizione dell’Ici sulla prima casa. «Abbiamo deciso - spiega negli studi di Matrix dove va in scena la sfida finale con Veltroni - di abolire la tassa sul bollo per auto, moto e motorini». E aggiunge: «Lo faremo gradualmente, entro metà legislatura». «Cominceremo - dice - dalle piccole per poi arrivare alle macchine di una certa cilindrata, vedendo di incentivare il cambio delle auto per sostenere la produzione automobilistica affinché si comprino quelle meno inquinanti». Il costo ammonta a «circa quattro miliardi di euro» e «se quello che ha detto Veltroni sull’extragettito è vero» (cioè che ammonta a quattro miliardi), «useremo quel tesoretto per eliminare una tassa che non ha ragione di esistere».
Un rush finale, quello di ieri, nel quale ancora una volta Veltroni e Berlusconi incrociano più che mai i guantoni. «L’ho sentito e sono rimasto sconcertato», dice non a caso l’ex premier appena entrato negli studi del Palatino. Perché, spiega quando Mentana gli chiede ironicamente cosa abbia fatto negli ultimi tre quarti d’ora, «pur essendomi ripromesso di non commentare, sono rimasto sconcertato». Dalle «tante bugie», aggiunge, ma pure dal «buonismo di facciata», visto che il leader del Pd non ha avuto mai «il rispetto» di «chiamarmi per nome» e «mi ha mosso accuse «insolenti e ridicole». Insomma, «continua a ribaltare la realtà». Un esempio? Dice che secondo uno studio di Banca Intesa il suo programma è «il più credibile»? «Bene - replica Berlusconi - noto con piacere che non cita l’Istat, ma i banchieri amici, quelli che sono andati a votare le primarie. Noi invece siamo amici dei cittadini». E ribatte anche sulla mafia: «Nel ’94 dissi ai siciliani che i miei voti li avrei usati contro la mafia. Non è cambiato niente».


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L’estero si astiene: votano 4 italiani su 10

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Cala l’affluenza dei nostri connazionali fuori confine: poco più di un milione di persone. Lunedì lo spoglio blindato. Le buste con le schede trasferite oggi a Castelnuovo di Porto. Buona la partecipazione in Sudamerica. Record in Argentina (63%)

Sono in volo le buste con i voti dei connazionali all’estero. Arriveranno nel pomeriggio di oggi: in più di un milione e duecentomila hanno già scelto. Meno di due anni fa: hanno dato la loro preferenza per le politiche poco più di quattro aventi diritto su dieci, l’affluenza è scesa di un punto e mezzo di percentuale. Si è fermata al 44,88% sui plichi effettivamente recapitati.
Non molto, ma è un indice di tendenza. C’è chi parla di disillusione, il sogno di un contributo alla democrazia dell’Italia oscurato dai sospetti sul voto del 2006, chi dice problemi delle poste, chi «stranezze» di troppe buste non arrivate ai destinatari. In Sudamerica invece la partecipazione è stata molto più alta: 58,53%, addirittura del 63,04% in Argentina. La percentuale viene calcolata in relazione alle buste davvero consegnate, perché tutto il voto estero si è svolto per corrispondenza, e questo, a detta di molti, dal Pdl al Pd, è uno degli aspetti più controversi, da cambiare, della legge sul voto per i nostri connazionali.
In conferenza stampa alla Farnesina ieri il vice di D’Alema, Franco Danieli, ha ringraziato tutto il corpo consolare e ha annunciato numeri straordinari per lo scrutinio: le schede del voto estero nel continente americano arriveranno oggi a Fiumicino con un volo speciale. Tra oggi e domani il materiale elettorale dei cinque continenti verrà trasferito a Castelnuovo di Porto, dove lunedì si svolgerà lo spoglio. Cinque edifici a disposizione, con milleduecento seggi e un esercito di «diecimiila persone» tra scrutatori, rappresentanti di lista e forze dell’ordine.

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Le regole contro i brogli

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Nel 2006 è andata come è andata e il riconteggio dei voti alla fine non c’è mai stato. Stavolta il Pdl mette le mani avanti e sfodera il kit antibrogli elettorali. Verbali spariti, somme arrotondate per eccesso, cifre corrette malamente a matita saranno scongiurati con tutte le armi possibili. Ora non si scherza più. Il Popolo della libertà scende in campo con un esercito di 118mila «difensori del voto», distribuiti nei seggi elettorali di tutta Italia. Sono rappresentanti di lista addestrati ad hoc per controllare con gli occhi ben aperti lo spoglio dei voti, dalla a alla zeta. Li ha scelti, uno per uno, Mario Mantovani, eurodeputato, a capo dell'albo nazionale dei «difensori della libertà». «Da quando Berlusconi, cinque mesi fa, mi ha nominato caposquadra, ho girato 60 province italiane per scegliere le persone più adatte e istruirle per garantire un voto democratico ed evitare altri brogli della sinistra».
I controllori del voto si presenteranno nelle aule armati di tutto il necessario per rendere più sicuro lo spoglio delle schede e scongiurare trucchi e trucchetti. Innanzitutto avranno sottobraccio il «conta voti», uno per la Camera e uno per il Senato: una scheda per simulare il conteggio dei voti degli scrutatori, partito per partito, e fare una prova del nove dei risultati dello spoglio. In borsa terranno a disposizione un modulo prestampato per mettere nero su bianco eventuali contestazioni da mettere a verbale: scripta manent.
Non solo, ognuno di loro seguirà fedelmente il vademecum scritto dal leader Silvio Berlusconi in persona «tra Pasqua e Pasquetta», come confermano i suoi collaboratori.

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La Russa: «I brogli? Partiamo con l’handicap»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Onorevole La Russa, ormai si vota. Ha visto con che schede? «Ci sono grossi rischi di confusione, bipartisan stavolta, perché si possono confondere tutti, anche gli elettori del Pd. Ma più che malevolenza vedo l'assoluta incapacità di un sistema di governo, che non riesce nemmeno a far bene le schede. Poi certo, la loro capacità organizzativa nei seggi di guidare gli elettori riduce il rischio per loro e lo amplifica per noi. Bisognava ristamparle».
Bella spesa.
«Il costo poteva essere sottratto al finanziamento pubblico dei partiti, in proporzione, visto che la colpa è della politica. Bastava un decretino che noi avremmo votato».
Teme brogli?
«Brogli ce ne sono sempre stati. La sinistra ha sempre avuto una presenza dei seggi infinitamente superiore agli altri, e l'interpretazione favorevole alla sinistra delle schede ha fruttato dai 200mila ai 250mila voti in più ogni elezione, dal 1946 a oggi. Noi quindi partiamo con l'handicap, come nel golf».
Come finirà al Senato?
«In termini di voti li battiamo sicuramente, ancora più nettamente che non alla Camera. Ma la legge elettorale, che per questo è stata definita una porcata, è un po' un terno al lotto al Senato. Avremo più voti di loro, ma quanti di più non si può dire. Da qui nasce la necessità di far capire agli elettori che un voto dato a chi non avrà comunque nessun seggio...».
.. è inutile.
«No, non inutile, dico che finisce per avvantaggiare il partito più lontano dalla propria idea. Per esempio chi vota al Senato Udc o la Destra non solo spreca il voto ma avvantaggia Veltroni».


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Viaggi in treno meno cari causa voto

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Chi sceglie le ferrovie per andare a votare potrà ottenere uno sconto del 60% sulla tariffa ordinaria dei biglietti di andata e ritorno, sia di prima che di seconda classe, per treni Espressi e Regionali. Per i treni Intercity, Ic Plus, Ic notte, Es, Eurostar City, Alta velocità, TBiz e per il servizio cuccetta o vagone letto è invece necessario pagare la differenza tra la tariffa ordinaria scontata e quella del treno di categoria superiore scelto. Per usufruire delle riduzioni riservate agli elettori è necessario esibire: un documento di riconoscimento; per il viaggio di andata, la tessera elettorale o, per i soli elettori residenti in Italia, l’autocertificazione; per il viaggio di ritorno, la timbratura sulla tessera elettorale che dimostri l’avvenuta votazione. Informazioni dettagliate sono disponibili su www.ferroviedellostato.it nella sezione dedicata a Trenitalia, e possono essere richieste al Call Center di Trenitalia 89.20.21

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Iraq, continua la battaglia a Baghdad

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Tredici morti sono il bilancio di scontri a fuoco e incursioni aeree durante la notte nella zona orientale di Baghdad, dove militari statunitensi e iracheni sono impegnati da una settimana a contrastare la milizia sciita. Lo hanno riferito fonti ufficiali.

Tra le vittime delle battaglie combattute a Sadr City, quartiere-roccaforte della milizia di Moqtada al-Sadr, vi sono stati due cecchini, due "criminali" che sparavano razzi, e altri che sparavano con armi automatiche e mitragliette e tre uomini che collocavano mine, si legge in una nota dell’esercito Usa. I militari hanno impiegato anche un missile Hellfire sparato da un aereo radiocomandato e un carro armato M1A2 Abrams.


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Roma si sveglia col terremoto

>>Da: andreavisconti
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Due scosse di terremoto sono state avvertite questa mattina dalla popolazione della provincia di Roma. Secondo i rilievi effettuati dall’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia l’evento sismico è stato registrato alle ore 7.44 con una magnitudo di 3.8, seguito da una replica alle ore 7.58 con magnitudo 2.2.

L’epicentro è stato localizzato nella zona dei Castelli Romani tra i comuni di Ciampino, Marino, Frascati e Roma. Dalle verifiche effettuate dalla Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile non risultano al momento danni alle persone o alle cose.


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Pizza o minestrone? I quiz dello Spiegel per il voto in Italia

>>Da: andreavisconti
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“Tanti auguri, siete per carattere un vero italiano: dovreste comprare subito un paio di emittenti tv e entrare nella politica italiana”. Questo il consiglio dello Spiegel ai suoi lettori sul web che indovinano i dieci quiz ideati per misurare la capacità di uno straniero di orientarsi nella contesa elettorale del Belpaese. Il questionario proposto on line dal settimanale amburghese, noto “antipatizzante” del centrodestra berlusconiano, inizia con la seguente premessa: “In Parlamento si scazzottano. Soltanto un governo ha resistito per un’intera legislatura. E il probabile vincitore delle prossime elezioni è stato dimissionato già due volte. L’Italia è un paese tutto particolare, soprattutto dal punto di vista politico. Conoscete le sue peculiarità più assurde, scurrili e divertenti ?”. Eccole, via con il primo quiz : “La destra italiana è guidata da un impresario mediatico, ma anche nella sinistra vi sono ricchi imprenditori: indicate quello giusto tra Lavazza, Segafreddo e Illy”. Avanti col secondo quiz: “Restiamo sul culinario : come si chiama il politico che ha rischiato di fare slittare il voto: Giorgio Farfalle, Giuseppe Pizza, Gianni Minestrone?”. Dalla gastronomia all’aritmetica, con la possibilità di giocarsi un terno al lotto: “Il prossimo governo italiano sarà il numero 19, 37 oppure 60?”. Quindi entra in scena il Cavaliere: “Tra Silvio Berlusconi, Bettino Craxi e Giulio Andreotti quale è stato quello che ha governato per un’intera legislatura?”.


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Cipro, leader turco-cipriota a passeggio settore greco Nicosia

>>Da: andreavisconti
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Storica visita del presidente turco-cipriota Mehmet Ali Talat nel sud greco dell’isola. Talat ha approfittato della recente apertura del valico di Ledra street, la centralissima via di Nicosia che divide la città nei due settori greco e turco, per compiere una passeggiata nel territorio della Repubblica di Cipro tra gli applausi dei passanti greco-ciprioti. La visita ha avuto un carattere strettamente privato. Più volte, nel passato, Talat aveva visitato il versante greco dell’isola. Ma è la prima volta che lo fa da leader dell'entità turca: era dalla divisione di Cipro in due stati, nel 1974, che un presidente della Repubblica Turca di Cipro Nord non calpestava il suolo della parte greca. Talat ha passeggiato nel settore sud di Nicosia per circa un’ora, accompagnato da guardie del corpo e consiglieri, e ha poi sorbito un gelato nella zona che frequentava da bambino. “Sono venuto a godermi il Makridromos”, ha dichiarato alla stampa utilizzando il nome greco di Ledra street, “e a verificare se qua si vende il miglior gelato di Cipro, come ho sentito dire”. Tra lo stupore dei passanti e le strette di mano, Talat ha continuato il suo shopping in un paio di negozi e non ha escluso, per il futuro, di poter fare due passi nel centro di Nicosia a fianco del presidente greco-cipriota Dimitris Christofias. “Sono impegnato a lavorare per la pace sull’isola – ha affermato Talat – e voglio trovare una soluzione negoziale”. Al presidente turco-cipriota non sono stato chiesti i documenti alla dogana.


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La giunta rossa di Berlino si dissocia dalle proteste per il Tibet

>>Da: andreavisconti
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Il sindaco di Berlino, il socialdemocratico Klaus Wowereit, vicepresidente dell’Spd, ha confermato il suo programma di recarsi a Pechino in occasione dei prossimi Giochi Olimpici. Il Parlamento cittadino (la capitale tedesca è una città-stato che forma un Land autonomo) ha respinto con i voti della maggioranza di sinistra (Spd e Linke) un ordine del giorno dell’opposizione in cui si chiedeva che, per protesta contro la violazione dei diritti umani in Tibet, nessun rappresentante di Berlino dovesse recarsi in Cina. Il presidente federale Horst Köhler e la cancelliera Angela Merkel diserteranno la cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Il sindaco Wowereit ha spiegato di volere illustrare nella capitale cinese i preparativi dei campionati mondiali di atletica leggera in calendario dal 15 al 23 agosto dell’anno prossimo a Berlino. La scelta di Wowereit è duramente criticata dai partiti di opposizione. Il deputato Uwe Lehmann-Brauns, vicepresidente del parlamento cittadino, ha detto che “Berlino, pur non avendo grandi possibilità d’intervento nella politica mondiale, dovrebbe però mostrare da che parte sta”. Franziska Eichstädt-Bohlig, capogruppo dei Verdi, ha accusato Wowereit di fare “un grande errore” e propone di fare sventolare la bandiera del Tibet a Berlino nel giorno in cui la fiaccola olimpica attraverserà Lahsa. “I rappresentanti di Berlino – ammonisce il capogruppo liberale (Fdp) Martin Lindner – non devono fare da cornice alla suggestione cinese di un mondo perfetto”.

Enzo Piergianni

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Prezzi materie prime agricole, emergenza mondiale al G7

>>Da: andreavisconti
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Sembra ieri, quando Federalimentare annunciava il rincaro dei prezzi di pane e pasta a causa dello scarseggiare delle materie prime agricole. Era luglio scorso e tutti, consumatori, media e agricoltori, pensarono subito ad aumenti dei prezzi ingiustificati. Oggi, coi corsi delle materie prime alimentari che stanno allarmando mezzo mondo, si può dire senza incertezze che il problema è molto più ampio di quanto non sembrasse. E in grado di provocare veri e propri terremoti economici e politici, soprattutto nei paesi più poveri. Il grano - sono dati ufficiali e pluricitati - è aumentato nell’ultimo anno del 120 per cento, il riso del 75 per cento nel giro di due mesi, il caffè ha sfiorato nelle ultime settimane il 40 per cento e il mais ha toccato quota 30 per cento rispetto all’inizio dell’anno. E non è certo più un mistero che dietro alle altalene dei prezzi sul listino di riferimento - quello di Chicago - ci siano anche speculazioni di carattere squisitamente finanziario. D’altronde si sa, se l’economia è fragile si può rinunciare a tutto, ma non certo al piatto in tavola. Va poi sottolineato quanto l'andamento dei prezzi delle materie prime agricole stia modificando le priorità economiche di molti paesi, generando tensioni e nervosismi in tutto il mondo. Ad Haiti è stato lanciato nei giorni scorsi un appello alla calma dal presidente Réné Preval e dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon e gli Stati Uniti hanno sospeso temporaneamente le operazioni della loro ambasciata a Port au Prince. L’Arabia Saudita ha tagliato i dazi all’importazione di granturco, la Cina ha annunciato un aumento del prezzo pagato agli agricoltori al fine di garantirsi disponibilità di prodotto e le Filippine, il principale paese importatore di riso a livello globale, hanno annunciato un piano per mettere a coltura altri 600 mila ettari di riso.


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Agire subito contro la crisi: la «cura Draghi» approvata al G7

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Più controlli e trasparenza. Programma di 70 pagine e oltre 65 indicazioni operative


WASHINGTON — Più vigilanza e più trasparenza. Ruota attorno a queste due indicazioni il rapporto presentato ieri ai ministri dell'Economia e delle Finanze dei sette Paesi più industrializzati del mondo dal Financial stability forum, presieduto dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. Si tratta di un
dossier corposo, circa 70 pagine, che entra nel dettaglio delle cause che hanno messo «sotto stress» il sistema finanziario, a seguito della crisi dei mutui subprime statunitensi. E fornisce oltre 65 suggerimenti operativi di intervento per ridare fiducia al mercato e avviare l'uscita dal tunnel delle turbolenze che stanno compromettendo anche lo sviluppo economico mondiale. Ieri è stata dunque la giornata di Draghi, visto che il rapporto ha pressocché monopolizzato la riunione del G7. Del resto rappresenta il primo atto concreto di iniziativa politica per contrastare una crisi di cui nessuno sa dire quando finirà. L'analisi del Fsf è severa, come rigoroso è il timing dell'attuazione del programma di interventi proposti con l'indicazione di due tappe di verifica, in giugno e settembre. Inoltre il rapporto fa anche una sorta di critica generale denunciando i ritardi con cui le autorità si sono mosse dopo i primi accenni della crisi dei subprime: «Alcune delle debolezze che sono venute alla luce erano note o previste», ma le risposte regolamentari e di supervisione «sono state talvolta eccessivamente lente». Così, non bisogna più perdere tempo e attuare completamente le regole esistenti cominciando da quelle di Basilea 2, di cui si chiede il rafforzamento del «trattamento prudenziale», con aumento dei requisiti patrimoniali, «per gli strumenti di credito strutturato e le attività detenute fuori bilancio». Un aspetto «sorprendente» della turbolenza, nota infatti il documento, «è stata l'ampiezza delle carenze e dei fallimenti nella gestione del rischio presso imprese regolamentate e sofisticate».

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Casini: saremo determinati al senato

>>Da: santana
Messaggio 1 della discussione
Ma ci arrivi al senato?

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