Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends
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Nuovi messaggi di oggi
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Scajola: "Sconti ai paesi che ospitano il nucleare"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione
Il ministro precisa che non saranno "premiati" solo comuni e province che accoglieranno i nuovi impianti, ma anche i singoli cittadini, con bollette meno care
Roma - Bollette scontate per i cittadini delle comunità che ospitano centrali nucleari. È questa l’idea del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. "Chi subirà il disturbo psicologico (perché solo di questo si tratta) di ospitare una centrale dovrà essere premiato e non si tratta solo di premiare il comune o la provincia che certamente dovranno avere delle royalties", ha spiegato, "ma dobbiamo andare direttamente sui cittadini che dovranno pagare l’energia molto, molto, meno che negli altri posti, grazie a bollette più leggere".
"Non possiamo attendere il 2100" Le centrali nucleare di quarta generazione "sono solo degli studi e i maggiori esperti garantiscono che non potranno essere realizzate prima del 2100". Scajola nega che le centrali di terza generazione possano essere considerate "vecchie" perché "non ve n’è neanche una operativa, se ne sta completando una in Finlandia. Sono avanguardia, non vecchie", ha evidenziato. Chi pretende di attendere la quarta generazione per un ritorno dell’Italia al nucleare, ha concluso Scajola, "nasconde la testa sotto alla sabbia per non guardare al futuro".
>>Da: Elios8943
Messaggio 7 della discussione
Oltre a spendere soldi per la manutenzione, dovremmo pagare il popolo albanese per il sottosuolo, dovremmo pagargli la manodopera e molto altro.
Meglio a casa nostra, almeno le teniamo sottocontrollo noi stessi, ed evitiamo di spendere milioni di euro inutilmente.
>>Da: Nando179764
Messaggio 8 della discussione
venitelo a costruì a casa mia, basta che me date da magnà, tanto sempre de tumore devo morì......l'importante che muoia a panza piena
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Santanché: "Referendum anti-Merlin"
>>Da: GORGON
Messaggio 29 della discussione
La Destra: riaprire le case chiuse
Fa discutere la proposta della portavoce de La Destra, Daniela Santanché di un referendum anti-legge Merlin che riapra la questione del ritorno alle case chiuse. L'ex candidata premier del partito di Storace ha depositato in Cassazione un quesito "anti-Merlin" che, a suo avviso, potrà servire come ''base di partenza per una nuova legge sulla prostituzione''. La sua raccolta di firme, annuncia, partirà dalle spiagge e dai concerti.
La Merlin, ha sottolineato la ex parlamentare, ''dopo cinquant'anni non può essere considerata un tabù: è necessario cambiarla profondamente garantendo strade sicure ai cittadini e libertà dalla schiavitù alle prostitute''. Come primo risultato la Santanché ottiene quello di avviare un dibattito.
Bene il referendum come pungolo al Parlamento per mettere mano alla norma, è la reazione di Pdl e Lega, con l'eccezione dell'ex Udc Carlo Giovanardi, che si dice contrario alla riapertura delle case chiuse. Meglio concentrasi sulla lotta allo sfruttamento evitando un ''referendum polverone'', ribatte invece il centrosinistra.
Tra le prime a reagire è la leader di Azione Sociale, Alessandra Mussolini, che ha da pochi giorni depositato alla Camera una proposta di legge per la creazione di "zone rosse" per la prostituzione e che boccia l'iniziativa della Santanché. ''Le proposte di legge già depositate oltre la mia in Parlamento - sottolinea - sono tante e tutte volte alla soluzione del problema. Occorre solo calendarizzarle e lavorarci su. Proporre un referendum è un inutile spreco di denaro pubblico''. Più possibiliste le altre parlamentari del centrodestra. ''Ben venga - dice l'ex sottosegretaria azzurra alla Giustizia, Jole Santelli - se è uno strumento di provocazione al Parlamento affinché se ne occupi''. Anche perchè, osserva un'altra azzurra, Isabella Bertolini, ''il Parlamento deve mettere tra le proprie priorità l'approvazione di una nuova legge sulla prostituzione''.
Diverso il taglio dei commenti del centrosinistra: ''Non serve un referendum polverone'', chiude l'ex ministro Livia Turco. L'obiettivo, per ora, evidenzia un altro ex ministro, Barbara Pollastrini, non è riaprire le case chiuse ma ''combattere la prostituzione coatta fatta di donne, molte minorenni, ridotte in schiavitù, minacciate, sfruttate''. Tiepidi anche i radicali: ''la Santanché, non so per quale motivo - osserva la segretaria Rita Bernardini - si è precipitata a depositare questo referendum. Per quanto ci riguarda abbiamo una nostra proposta di legge in merito''.
Io sono totalmente favorevole all'abolizione della Merlin, che è una vergogna.
Voi che ne pensate?
>>Da: lasilfide
Messaggio 23 della discussione
Speriamo abbia seguito questa iniziativa.
>>Da: Leo
Messaggio 24 della discussione
Favorevole.
Per tutte le ragioni elencate fino ad'ora.
Sul referendum concordo con Laura, meglio evitare di farlo, un decreto e si faccia subito questa legge.
>>Da: sonoromeo
Messaggio 25 della discussione
La legge Merlin è stata una schifezza, non si è mai capito come doveva essere classificato "il mestiere", se lecito andava regolamentato, se illecito andava represso, se il problema era lo sfruttamento, andava salvaguardato, se era la moralità della donna, ....è stato messo in piazza. Romeo
>>Da: Luna
Messaggio 26 della discussione
Per me la legge Merlin è stata una grandissima stupidaggine, e se venisse abolita sarei contenta.
La prostituzione è sempre esistita e continua ad esistere, inutile mettere la testa sotto la sabbia, ed eliminando le case chiuse la situazione è solo peggiorata. Io sono a favore di una regolamentazione.
>>Da: Brigitte
Messaggio 27 della discussione
Con grande amarezza dico che purtroppo la legge Merlin non ha per nulla risolto il problema, ma lo ha peggiorato.
Spero sempre in un futuro in cui non esista il mercato della prostituzione, ma bisogna arrendersi alla realtà.
>>Da: ANNACARLA
Messaggio 28 della discussione
Favorevole alla completa abrogazione di questa legge inconcludente.
>>Da: Lilly
Messaggio 29 della discussione
Anche io sono favorevole per le case di tolleranza.
Perchè credo sia più importante rivolgersi dal punto di vista sanitario e regolamentare di questa attività che non potrà mai essere contrastata. Le case chiuse permettono prima di tutto un controllo sanitario adeguato (che esisteva), un controllo anche di permessi di soggiorno, un controllo legalizzato. Non si può eliminare il problema, ma almeno lo si può modificare in un modo civilizzato. E' scandaloso trovare delle prostitute in strada. E' una vergogna.
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Ammazzato di botte a 7 anni perché non impara il Corano
>>Da: andreavisconti
Messaggio 20 della discussione
Mohammed è stato appeso a testa in giù a un ventilatore a soffitto e picchiato duramente. Arrestato il suo aguzzino
Ammazzato di botte, a 7 anni, perché non era bravo ad imparare a memoria le frasi del Corano, il libro sacro dell’Islam. L’infame destino è toccato a Mohammed Atif, uno sfortunato bambino che frequentava una madrassa pachistana. Le madrasse sono le scuole coraniche, dove prima viene il Corano e poi le altre materie. Il piccolo Atif frequentava la madrassa di Vihari, nella provincia del Punjab, il cuore del paese. Per le famiglie più povere la madrassa è l’unica possibilità di far imparare ai propri figli almeno a leggere e a scrivere. Atif deve avercela messa tutta per ricordarsi le shure, i versetti del libro sacro dei musulmani. Chi sa ripeterne di più è il primo della classe. Talvolta riceve un pasto migliore e viene portato in palmo di mano dai pretoni islamici che insegnano nelle madrasse.
A 7 anni non è facile ripetere delle frasi che neppure si comprendono e Atif sarà inciampato più volte sul filo della memoria. Il suo insegnante-aguzzino si chiama Qari Ziauddin e si fregia del titolo di maulawi. Un grado più in basso di prete islamico a tutti gli effetti. Di fronte alla scarsa memoria di Atif lo avrà già punito con i metodi usuali. Solitamente bacchettate sulle mani, le piante dei piedi e castighi vari. I bambini pachistani ci sono abituati e fanno buon viso a cattivo gioco. Mercoledì scorso, però, il povero Atif deve aver proprio fatto una figuraccia. La cantilena della ripetizione a memoria dei versetti del Corano si sarà interrotta più volte davanti al sempre più irato maulawi Ziauddin. A mali estremi, estremi rimedi avrà pensato il cultore dell’Islam. Nel suo ufficio ha una grande pala per rendere più sopportabile l’infernale estate pachistana. Ziauddin ha legato il bambino di 7 anni, reo di non sapere il Corano a memoria, alla pala, ma per i piedi, a testa in giù. Non contento lo ha anche riempito di botte per fargli tornare la memoria in rispetto di Allah. Poi l’ha lasciato a penzolare.
>>Da: sonoromeo
Messaggio 17 della discussione
Tutte le religioni per esistere devono produrre seguaci, La nostra oggi lo fà con il dialogo, quella ebraica con la conservazione, quella buddista per illuminazione, quella comunista per confusione mentale, quella islamica con le botte. Romeo
>>Da: Luna
Messaggio 18 della discussione
.quella islamica con le botte.
Io ci aggiungerei anche le bombe umane.
>>Da: Nando179764
Messaggio 19 della discussione
io ho sempre ritenuto che le religioni siano la causa maggiore dei mali di questo mondo , sia nel presente che nel passato.
>>Da: Brigitte
Messaggio 20 della discussione
Più che le religioni, direi che sono i fanatismi che creano mostri.
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Muore a 2 anni dimenticata in auto dalla madre
>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione
Doveva portarla dalla baby sitter invece è andata direttamente a lavorare. La bimba stroncata dal caldo dopo cinque ore di agonia. La mamma, che insegna biologia a Merate indagata per omicidio colposo
Lecco - Una bambina di due anni dimenticata in auto per cinque ore. Una madre che sbianca quando realizza che sua figlia è rimasta in macchina. «Cos’ho fatto?», esclama. La sua bimba morta per arresto cardiaco. Cotta dal sole. Stremata dalla sete. Eppure è andata così, venerdì mattina fuori dal liceo scientifico di Merate. La mamma di Maria, 39 anni, insegna lì. Ha già due figli più grandi, non è alle prime armi, anche se negli ultimi mesi aveva avuto una situazione di grande stress. La sua giornata è organizzata. Prendi Maria e portala dalla baby sitter, vai a scuola, vai a riprendere Maria e torna a casa.
Solo che qualcosa non va come al solito. Simona Campana esce di casa con la bimba in auto. La piccola si addormenta. L’insegnante arriva a scuola alle 8 e 30, entra in classe e non ci pensa più. La baby sitter, invece, inizia a preoccuparsi. «Come mai nessuno mi porta Maria?», si chiede. Chiama la donna sul cellulare, ma in classe il telefonino va spento. Allora la baby sitter chiama a casa e lascia un messaggio in segreteria. «Come mai non mi avete portato Maria?». Passano le ore, nessuno guarda nell’auto dove la bambina è rimasta dal mattino. Forse si sveglia, piange, grida, picchia le manine sui finestrini. Nessuno la nota. Nessuno tenta di salvarla. La bimba patisce la mancanza d’aria, il sole che sembra uscito apposta dopo giornate di pioggia senza sosta, niente acqua, niente cibo. I carabinieri sono sicuri che sia andata così. La bambina è morta perché è stata dimenticata in macchina. E quando il marito, Sergio Campana se ne accorge è troppo tardi. Arriva a casa alle 12 e 30 trova il messaggio in segreteria. Chiama la moglie: «Come mai non hai portato Maria?». «Oddio, Maria».
>>Da: Brigitte
Messaggio 6 della discussione
Lecco: bimba morta in auto, forse poteva essere salvata
02 giu 16:23 Cronache
LECCO - Poteva forse essere salvata la bimba di due anni morta in auto dopo essere rimasta chiusa all'interno per molte ore. Almeno dieci ragazzi sono si sono avvicinati e l'hanno vista e sentita piangere, ma nessuno ha fatto niente. E' quanto emergerebbe dalla visione delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza del Liceo scientifico Agnesi di Merate, in provincia di Lecco. Per la morte della bambina e' indagata la madre; l'accusa e' di omicidio colposo.
No comment.
>>Da: ruggero
Messaggio 7 della discussione
Brigitte, probabilmente non pensavano che stava lì da ore.
Una mamma con una figlia di due anni ha automaticamente un allarme temporizzato nella mente per le esigenze del bambino , anche solo per il cibo.
Questi facilmente neanche potevano immaginare che la cosa non era sotto controllo della madre, sempre che sapessero chi fosse la madre.
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La LEGA A PONTIDA
>>Da: Nando179764
Messaggio 8 della discussione
La Lega a Pontida: «Entro l'anno federalismo fiscale»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
L’urlo dei «padani»: più soldi in busta e stop ai clandestini
di Redazione Il popolo leghista chiede la soluzione dei problemi. Bus anche da Emilia e Toscana
Roberto Calderoli dice che sono cinquantamila: pur di raggiungere una bella cifra tonda, il ministro semplificatore semplifica un po’ troppo. Saranno ventimila, ed è il doppio di un anno fa, quando sul pratone c’era qualche vuoto. Così Pontida conferma l’andamento elettorale. E conferma anche che il popolo padano è cambiato. Il folklore, quello non manca mai. C’è quello con in testa l’elmo bicornuto dei vichinghi e quello che vende le magliette con Bossi-Guevara e la scritta «El gh’è» (15 euro, sparite in un lampo), quello che indossa il copricapo piumato da capo tribù e quello travestito da generale Custer. C’è la soubrette di colore Sylvie Lubamba che getta scompiglio tra le donne padane. Ci sono i soliti gadget, i soliti panini, l’odorino di carne alla brace che comincia a spandersi all’ora di colazione. Da 24 anni Pontida è una festa popolare, e tale resterà.
La novità è la gente. Tante facce nuove, si meravigliano i capi leghisti dal palco. Non sono soltanto le decine di parlamentari di prima nomina che hanno giurato fedeltà alla Padania. Tanti cartelli dall’Emilia Romagna sull’onda dell’inatteso risultato elettorale; pullman anche da Firenze. E tantissimi giovani, ragazzi che non avevano mai messo piede a Pontida, hanno votato per la prima volta lo scorso aprile e hanno barrato il riquadro con lo spadone di Alberto da Giussano. Magliette verdi e bermuda a quadrettoni, hanno dormito in tenda e mentre parla Bossi urlano «Umberto / noi siamo / l’esercito padano». Magari non sanno spiegare bene cos’è il federalismo fiscale, ma sono con la Lega perché «vogliamo essere padroni a casa nostra».
L’applausometro durante gli interventi dei leader è significativo. Mario Borghezio strappa ancora battimani e risate quando lancia la sua «soluzione semplice» per i rifiuti della Campania: «Restituiamo Napoli alla corona spagnola. Erano già borbonici, ci ritornino, noi non siamo affezionati alla monnezza partenopea, non la vogliamo manco per il c... ». Ma il consenso più caloroso, Bossi a parte, va a Roberto Maroni, che spiega al popolo punto per punto le novità sulla sicurezza. Le espulsioni più facili, i ricongiungimenti più difficili, l’identificazione obbligatoria, i centri di permanenza rafforzati, i nuovi poteri ai sindaci, fino all’apoteosi del pugno di ferro con chi induce all’accattonaggio. Le bandiere con il Sole delle Alpi hanno trovato il vento giusto.
Quando il palco si svuota, è uno solo il ritornello che rimbalza nella calda ora del picnic. «Devono tornare a casa loro». «Questi vengono solo per rubare nelle case». «E rubano anche due o tre volte nello stesso posto». «Maroni fa bene, mai mollare». La secessione appare una parola preistorica, oggi la gente che vota Lega chiede tolleranza zero con i clandestini. E stipendi più alti. Non si sottilizza tra Ici cancellata e straordinari detassati, non bisogna scendere troppo nello specifico con i padani perché dietro ogni distinguo sembra nascondersi l’ennesimo imbroglio di «Roma ladrona». La gente chiede poche e semplici cose: «Più soldi in busta paga».
«Qua di fighetti incravattati non ne vedi - borbotta un brianzolo barbuto impegnato a far sfrigolare le salamelle - siamo tutta gente del popolo che spesso facciamo fatica a tirare la fine d
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Bossi: «Trattiamo anche col Pd per avere il federalismo fiscale»
di Stefano Filippi Il ministro delle Riforme zittisce i fischi di chi contesta il dialogo e assicura: «È il solo modo per farlo. Ma se ci pigliano in giro attaccheremo a milioni nelle piazze»
L’Umberto, i ministri, i parlamentari, la gente, i manifesti con le facce degli indiani «che ora vivono nelle riserve perché non hanno potuto mettere regole all’immigrazione». Non mancava nulla alla festa del giuramento leghista di Pontida. Nemmeno un convitato di pietra: il Partito democratico. Assente, ma presentissimo, evocato da Bossi, accarezzato perfino da Roberto Calderoli che si è abbandonato a un complimento senza precedenti al presidente Giorgio Napolitano: «È come un buon Amarone, migliora invecchiando, come i vini rossi di qualità. E lui rosso lo è stato davvero».
Non ci sono minacce di ribaltoni nei comizi di Pontida, il sole che ha asciugato il pantano del «sacro prato» non ha scaldato le teste. C’è però la determinazione del cacciatore che vede la preda a portata di mano: «Avremo finalmente il federalismo fiscale», scandisce il Senatur.
E c’è un avvertimento neppure troppo velato agli alleati più tiepidi: «Il lombardo-veneto è un popolo che quando si incazza va fino in fondo. Stiamo trattando con la sinistra, con i ministri ombra di Veltroni, Calderoli e io passiamo i pomeriggi a negoziare anche una sola parola. Il federalismo fiscale lo stiamo mettendo a punto con loro, è l’unico modo per farlo passare, così evitiamo che ci piazzino un altro referendum come per la devolution, e addio». «Dovete andare via da qui con la coscienza che la libertà padana verrà - dice ancora Bossi -. Dio non ci ha creati schiavi di Roma, ma liberi».
Il leader del Carroccio lancia segnali al Popolo della libertà («se tradiscono, gli alleati sono praticamente estinti») e sembra fidarsi della pattuglia di esperti del Pd con cui si confronta, al punto da zittire i fischi del popolo padano che contestano l’apertura ai ministri-ombra. E se la mediazione con la sinistra non andasse in porto? Se fallisse la «via pacifica alle riforme», come la chiama lui? Se qualcuno «ci pigliasse in giro»? Allora niente manovre di palazzo per ottenere «la libertà contro il centralismo statale», ma «la lotta dei popoli». «Centinaia di migliaia di persone, forse milioni, sono pronti a battersi quando arriverà il segnale. Ora sono nell’ombra ma si preparano a balzare fuori, a gettarsi nella mischia. Dalle Alpi a Venezia alla pianura, sono pronti a scatenarsi. Sì, noi uniti facciamo paura. Ben venga anche la paura per la nostra lotta di liberazione».
Bossi lo ripete più volte nel suo discorso, non parla di rivolte, pensa più a un movimento organizzato di popolo: «Se il Parlamento non ci darà quello che vogliamo dovete piombare a Roma, dovete darci una mano, dovete essere pronti a tutto. Il federalismo fiscale lo faremo nelle piazze attaccando a testa bassa». Il successo elettorale galvanizza la Lega soprattutto perché il consenso comincia ad allargarsi. «I lombardi, i veneti, i piemontesi rinnovano il giuramento da più di vent’anni, ma questa volta vedo tanta gente nuova, arrivata anche da lontano, non soltanto i padani hanno simpatia per la Lega ma tante persone che capiscono che il nostro modello funziona». Il modello del federalismo e della lotta all’immigrazione clandestina. «Noi non vogliamo fare la guerra agli immigrati,
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Castelli, polo verde e promessa padana: «Ponte sullo Stretto? Prima c’è il Nord»
«Le elezioni hanno detto due cose - sintetizza Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture -: che il successo è venuto quando abbiamo deciso con nettezza di presentarci da soli al Nord, come veri rappresentanti delle esigenze del Nord, e che senza di noi non si governa». Una minaccia agli alleati? No, assicura: «Noi siamo leali, ma anche gli altri devono esserlo». Sui rifiuti, l’ex guardasigilli in polo verde attacca la magistratura: «Mai arrestato un camorrista che trafficava con la monnezza, ma subito ammanettate 25 persone che cercavano di portarla via. Fanno di tutto perché i rifiuti del Sud finiscano al Nord». Il Sud, se lo vuole, si faccia pure il Ponte sullo stretto di Messina, ma «soltanto dopo l’apertura dei cantieri per le infrastrutture padane»: «Il Nord ha la priorità. Noi non cederemo alle opere dilatorie che già vedo profilarsi nei palazzi del potere romani».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione
Calderoli in bermuda e scarpe da tennis: «Sono deciso come un parà della Folgore»
Roberto Pierino Calderoli si presenta in camicetta verde, gilè nero, bermuda di jeans e scarpette da tennis. «È per questo che non mi hanno fatto presidente del Senato anche se ero il più bravo, perché col caldo porto i pantaloni corti», spiega. «E non mi hanno voluto vicepremier perché c’era Gheddafi che faceva rogne». Così lui e Maroni si sono inventati il ministero della semplificazione legislativa. «Non sappiamo nemmeno quante leggi ci sono in Italia. Una quantità di enti sono stati istituiti per semplificare le cose, ma in realtà le hanno complicate. Cominceremo da lì, sciò i finti semplificatori, via, a casa. Ho chiesto una task force, dieci persone decise come i parà della Folgore a fare un coso così a chi ha complicato la vita alla gente». Calderoli cita Tolstoj: «Non c’è grandezza senza semplicità». E anche la Bibbia: «Parlamentari, siate umili, ricordatevi che dovete tutto a Bossi e agli elettori. Polvere siete. E senza di loro, polvere ritornerete».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione
Maroni scatta la foto alla folla e avverte: «Con noi anche chi non ci ha votato»
Parla subito prima del capo, il che lo consacra numero due. Roberto Maroni esordisce telegraficamente: «Non molleremo mai». Lo slogan è «tolleranza zero», e il ministro dell’Interno garantisce che «ci arriveremo» perché quella per la sicurezza e il federalismo fiscale «è una battaglia di civiltà prima che politica». «In due settimane abbiamo fatto il lavoro che Prodi non ha fatto in due anni. Le accuse di razzismo e xenofobia sono tutte balle di chi non vuole accettare che adesso la musica è cambiata». Maroni è uomo di certezze, dal suo vocabolario è sparito il condizionale, tutti i verbi sono all’indicativo: «Vinceremo tutte le resistenze, dai magistrati all’Unione europea. Non arretreremo di un millimetro, tutto ciò che abbiamo fatto è giusto. Abbiamo il sostegno anche di chi non ci ha votato. Il federalismo fiscale è la nostra battaglia della vita. È nelle mani di Bossi: a lui affidiamo il nostro destino». Poi estrae la macchina fotografica e immortala la folla.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione
I sindaci di Torino e Venezia interlocutori privilegiati nel governo ombra per la devolution
«Stiamo realizzando il federalismo fiscale perché stiamo trattando, trattiamo con i ministri del governo ombra». Umberto Bossi, segretario federale della Lega Nord e ministro per le Riforme, ha scelto Pontida per ufficializzare l’apertura del Carroccio al Pd in materia di federalismo.
Le ragioni che hanno spinto il Senatur alla mossa a sorpresa sono due. La prima è quella esposta pubblicamente. «Bisogna trattare un pomeriggio intero se no finisce come con la devoluzione che poi ce la bocciarono», ha spiegato. La seconda è più politica: la Lega è pronta a rinunciare a mettere lei sola il proprio sigillo su una grande riforma pur di ottenere un’ampia maggioranza. Le modifiche costituzionali necessitano di un’approvazione a maggioranza qualificata dei due terzi di entrambi i rami del Parlamento. L’ok a maggioranza semplice materializzerebbe lo spettro del referendum e di un esito simile a quello del 2006.
Anche da questa esigenza è nata la scelta bossiana. Ma chi conduce le trattative? Con il governo Prodi aveva sempre interloquito Roberto Maroni, che adesso ha il suo bel da fare al Viminale. È rimasto Roberto Calderoli nella duplice veste di ministro della Semplificazione e coordinatore delle segreterie della Lega. Gli alter ego leghisti li ha in parte svelati lo stesso Bossi: uno è il suo omologo-ombra Sergio Chiamparino. Il sindaco di Torino è titolare delle Riforme nello shadow cabinet ed è sempre stato aperto alla discussione sul federalismo. L’altro è Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, fautore di una «decostruzione» del centralismo romano. Con entrambi, i contatti sono in corso da alcune settimane.
La base di partenza, poi, non è delle peggiori. Ds e Margherita nel giugno dell’anno scorso hanno difatti concorso con la loro astensione all’approvazione della legge regionale lombarda che ha posto la prima pietra per la realizzazione di un vero federalismo fiscale. E pure per il Pd non sarebbe un fatto negativo passare da un generalizzato sostegno alla devoluzione a un contributo attivo alla causa. Il Giornale
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Draghi: Troppe tasse paralizzano il Paese. E il Sud cresce troppo poco
>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione
Il governatore di Bankitalia approva le mosse del governo contro la pressione fiscale record di Prodi. E suggerisce: ridurre le spese dell'1% l'anno, in pensione più tardi, cancellare il divieto di cumulo tra pensione e lavoro.
da Roma
Meno tasse, più istruzione, più lavoro. L’Italia ha «desiderio, ambizione e risorse» per tornare a crescere - dice Mario Draghi nelle sue terze considerazioni finali all’assemblea di Bankitalia - ma tutto questo s’infrange nell’urto con «gli interessi costituiti che negli ultimi anni hanno scritto il nostro impoverimento». Per ripartire, occorre l’impegno di tutte le forze di cui il Paese dispone, dai giovani alle donne, dal Mezzogiorno alla politica.
Il quadro economico. Draghi ripercorre l’andamento della crisi finanziaria, le sue ripercussioni sull’economia reale, ed osserva che «è presto per dire se è terminata». Oggi, aggiunge, i maggiori rischi vengono dall’«accumularsi di tensioni inflazionistiche», con il continuo aumento dei prezzi dell’energia e di altre materie prime. L’euro ha fatto argine ai rincari, la Bce ha agito bene. Inevitabilmente, l’Italia ha risentito del rallentamento internazionale, «e la fase di debolezza si protrarrà per tutto l’anno in corso». La domanda interna è «molto modesta», la spesa delle famiglie è frenata dai bassi redditi e dal rialzo dei prezzi. Il nodo della bassa produttività non si scioglie «da più di dieci anni». L’occupazione è aumentata, grazie alla maggiore flessibilità, ma il tasso di occupazione resta basso, soprattutto quello delle donne.
Tasse troppo alte. Sono evidenti considerazioni di inizio legislatura quelle che il governatore legge davanti ai banchieri e agli imprenditori riuniti nella «sala rossa» di palazzo Koch. Draghi ricorda che la riduzione del deficit pubblico negli ultimi due anni è dovuta al forte aumento della pressione fiscale, 2,8 punti percentuali fra il 2005 e il 2007. L’incidenza delle entrate fiscali sul Pil è ormai al 43,3%, superiore di quasi tre punti alla media europea. Per ogni 100 euro di costo del lavoro, il prelievo fiscale e contributivo arriva a 46 euro; e l’aliquota sui profitti d’impresa è superiore di 8 punti alla media Ue. L’alleggerimento del prelievo sulla retribuzione legata alla produttività (cioè la detassazione degli straordinari decisa dal governo) «può avere effetti positivi». Draghi chiede che venga estesa a fasce via via più ampie di lavoratori. Un progetto pluriennale di riduzione di alcune importanti aliquote d’imposta «migliorerebbe le aspettative di famiglie e imprese».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione
In confronto ad Epifani, i bronzi di Riace sono di cartapesta.
Andrea
>>Da: Nando179764
Messaggio 7 della discussione
il sud cresce troppo poco? per nostra fortuna, altrimenti ci troveremmo mafia, camorra, ndrangheta sotto casa.
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Rifiuti, centri sociali e ultrà pronti alla guerra
>>Da: andreavisconti
Messaggio 14 della discussione
A Chiaiano antagonisti, no-global, no-Tav e no-Ponte si alleano con gli estremisti delle curve contro la riapertura della discarica. Si preannuncia carico di tensioni il corteo di stasera a Napoli. Tra i manifestanti anche esponenti di Rifondazione e Pdci. Caruso: "Saremo migliaia"
da Napoli
Il popolo antagonista si è messo in marcia già ieri, da ogni angolo d’Italia. I «No tav» dalla val di Susa mentre dal profondo nordest, in particolare da Vicenza, sono partiti due bus con il cartello «completo», zeppo di attivisti dei centri sociali «No dal Molin». Hanno preso la via di Napoli, anzi, la periferia della città, governata da Rosa Russo Iervolino: Chiaiano.
Ottocento chilometri per partecipare a un corteo che già si preannuncia carico di tensioni, indetto per protestare contro l’eventuale apertura di una discarica in grado di ospitare oltre 700mila tonnellate di monnezza cittadina. Discarica che già da poco meno di un mese sta generando dure proteste da parte delle popolazioni, affiancate da centri sociali e gruppi di tifosi ultrà. Proteste che si sono svolte anche in modo aspro. Nei giorni scorsi, infatti, ci sono stati scontri con polizia, carabinieri e guardia di finanza, assaliti con sassi, bombe carta e bottiglie molotov. A Chiaiano, al corteo di stasera, ci saranno antagonisti provenienti anche dal profondo sud, i militanti dei centri sociali, del «No Ponte», messisi in marcia con bus e auto da Messina e da Reggio ma anche da altre regioni italiane.
Davanti alla stazione della metropolitana di Chiaiano, quartier generale della protesta, troveranno ad attenderli i loro compagni di Officina 99, dello Ska e di Insurgencia, i disoccupati organizzati, i comitati antidiscarica, le genti di Chiaiano e dei comuni di Marano e Mugnano, confinanti con la futura discarica di Napoli. «Saremo a migliaia», dice Francesco Caruso, leader dei Disobbedienti ed ex parlamentare di Rc. In piazza ci saranno anche esponenti di Rc e del Pdci e fuoriusciti dei due partiti. Napoli, dunque, «laboratorio» per le strategie future degli sconfitti alle elezioni politiche.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 14 della discussione
Discarica, i no global occupano Chiaiano Cinquemila persone sfilano contro la discarica: slogan e insulti per esecutivo, Bassolino e la Iervolino. Cacciato dal corteo il Pdci Rizzo.
Massimo Malpica - Carmine Spadafora
Napoli - Dopo essere scomparsa dal Parlamento, la sinistra radicale si ritrova sfrattata pure in piazza. Il clima del fronte anti-discarica, che attirava bandiere rosse e nostalgici in cerca di vetrina, finisce per riservare una nuova delusione agli sconfitti delle ultime elezioni politiche: vittima illustre è Marco Rizzo, europarlamentare Pdci, allontanato dal corteo antimonnezza. Eppure tra gli organizzatori della grande manifestazione di ieri contro la discarica nella cava di Chiaiano c’erano i vertici dell’area antagonista napoletana. Avevano annunciato un corteo pacifico nei fatti ma duro negli slogan. È così è stato: quasi cinquemila persone, con ampie rappresentanze dei «fronti del no», arrivati dal Vicentino (No Dal Molin), dalla Val di Susa (No Tav) e da altre regioni italiane, hanno marciato chiedendo di cancellare il sito di Chiaiano dalla mappa dell’emergenza rifiuti.
Tra chi sfilava, però, solo poche centinaia di persone erano abitanti di Chiaiano, Mugnano e Marano. Il grosso dei residenti è rimasto, letteralmente, alla finestra. Concedendo l’applauso al serpentone di protesta solo al momento del passaggio di fronte alla rotonda Titanic. Ci si spella le mani per tutti gli striscioni, eccezion fatta per quelli con falce e martello.
Infatti tra slogan e insulti (con Bassolino e Iervolino su tutti, seguiti da Berlusconi e Bossi) la vera sorpresa è stata l’emarginazione dei simboli politici. Quando alle 16.30 il piazzale di fronte alla metropolitana di Chiaiano ha cominciato a riempirsi di gente, bandiere e striscioni, dai megafoni del camion degli organizzatori è partito un ordine perentorio, diretto alle tante bandiere rosse che stavano popolando la strada. «Partiti e partitini si mettano in fondo, non vogliamo nessuna strumentalizzazione». E così Carc, Marxisti-Leninisti, Cobas Rdb e falci e martelli vari si ritrovano nell’ultimo spezzone del corteo, accanto agli «amici di Beppe Grillo». Poco dopo, lungo il viale che unisce Chiaiano a Marano, l’europarlamentare del Pdci, Marco Rizzo, viene «invitato» senza troppi complimenti a levare il disturbo prima ancora di riuscire a concedersi ai taccuini dei giornalisti: «Passerelle politiche qui non ne vogliamo», gli spiegano alcuni militanti del Comitato rifiuti zero. Eppure Rizzo affida a un comunicato la sua versione, molto diversa, sostenendo di non essere stato «cacciato», ma solo di aver avuto «un forte alterco con un esponente di destra dei comuni vesuviani» e concludendo, orgogliosamente: «Sono un comunista e non certo uno del Pd che oggi invece flirta con la destra». Sarà.
Se tutto è filato liscio, senza nemmeno l’ombra di tensioni con polizia e carabinieri, tra le rivendicazioni ambientaliste e sul «diritto alla salute» non sono mancati slogan di dubbio gusto. Quasi in testa al corteo spiccava uno striscione bicolore: «Bossi crepa». E dai megafoni qualcuno ha più volte augurato al leader del Carroccio una fine prematura. Anche Berlusconi, soprattutto dopo aver «anticipato» il verdetto di idoneità per la cava di Chiaiano, finisce preso di mira. Ma i cori più numerosi e gli insulti più frequenti sono per il sindaco Rosa Russo Iervolino e per
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Delitto nella roccaforte dei Casalesi, ucciso un collaboratore di giustizia
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Un altro delitto di camorra. Michele Orsi, 47 anni, è stato ucciso in un agguato camorristico nel Casertano, a Casal di Principe, roccaforte della potente organizzazione dei 'casalesi'. Con numerosi colpi di pistola di grosso calibro, almeno due sicari hanno ferito a morte Orsi, coinvolto insieme con il fratello ed altre persone nello scandalo del Consorzio Eco 4, attivo nello smaltimento dei rifiuti in diversi comuni del basso casertano. L'omicidio è avvenuto in prossimità del 'Roxy Bar' al Corso Dante.
STRATEGIA - Arrestato lo scorso anno insieme con altri dirigenti della società Eco 4, Orsi stava collaborando con gli investigatori. Non è dunque da escludere che l'uccisione di Orsi possa rientrare nella strategia dei vertici dell'organizzazione camorristica casalese, che sta cercando di dissuadere chi intende collaborare con gli organi di giustizia. L'omicidio segue infatti un agguato fallito, avvenuto venerdì a Villaricca (Napoli), dove un commando ha ferito Francesca Carrino, nipote di Anna Carrino, compagna pentita del boss Francesco Bidognetti, uno dei capi storici dei 'Casalesi'.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Michele Orsi, 47 anni, ucciso a Casal di Principe. Aveva testimoniato in un processo sugli affari dei clan nello smaltimento dei rifiuti. L'avvocato: "Non gli avevano concesso la scorta". Roberti, procuratore della Dda: "Salto di qualità dei Casalesi"
Caserta - Aveva testimoniato nei giorni scorsi in aula in un processo su clan e affari e giovedì era atteso di nuovo in tribunale dove avrebbe dovuto nuovamente deporre. L’imprenditore Michele Orsi, 47 anni, è stato ucciso ieri vicino a casa, a Casal di Principe, il comune da cui prende nome il clan dei Casalesi, la più potente organizzazione della camorra. Un delitto che, anche in considerazione dei recenti agguati e intimidazioni di cui sono state vittime i collaboratori di giustizia e i loro familiari nel Casertano, segna un momento di grave difficoltà nella lotta contro la camorra. E che sembra destinato ad alimentare accese polemiche.
Protezione mancata Il suo legale, l’avvocato Carlo Destavola, ha infatti denunciato che in questi ultimi due mesi, più volte, aveva chiesto protezione per il suo assistito, alla Dda di Napoli e ai carabinieri di Casal di Principe, segnalando i timori di possibili ritorsioni da parte della camorra. Per Orsi non era stata disposta la protezione, ma soltanto una vigilanza saltuaria. "Ora proteggete la famiglia" è l’appello lanciato dal penalista. Durante le festività pasquali, mentre il figlio di Orsi rincasava furono esplosi alle sue spalle dei colpi di fucile, che scheggiarono il portone di casa. "Sono senza parole. Ogni volta che andavamo a questuare perché fosse attribuita una qualsiasi forma di tutela a Orsi non c’erano molte persone ad ascoltare" ha detto l’avvocato.
La famiglia Orsi lascia moglie e lascia quattro figli, tra cui una bambina di 4 anni e un ragazzo con gravi disabilità. Contitolare della società mista Eco4 che opera nel settore della raccolta di rifiuti in 18 comuni della provincia di Caserta, Michele Orsi nell’aprile dello scorso anno fu coinvolto in una inchiesta della Dda di Napoli su infiltrazioni camorristiche. Aveva fatto delle ammissioni e deciso di collaborare con gli inquirenti.
L'omicidio La sua uccisione rappresenta un "salto di qualità della strategia dei Casalesi di attacco ai soggetti che collaborano per contrastare i clan" ha spiegato il procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti, coordinatore della Direzione distrettuale antimafia. Il magistrato ha spiegato che Orsi non si può definire un pentito "in senso tecnico, ma un imprenditore che con le sue ammissioni e le sue rivelazioni stava offrendo un importante contributo". Per gli inquirenti è ora più che mai necessario "catturare i latitanti del clan, tra cui esponenti di primo piano come Zagaria e Iovine, ma per questo occorrono rinforzi in termini di uomini e mezzi" come ha spiegato Roberti che ha detto di confidare nel sostegno del Capo dello Stato.
La strategia Il delitto di oggi è l’ultimo di una serie di agguati contro testimoni e familiari di collaboratori. Appena due giorni fa è stata ferita la 25enne Francesca Carrino, nipote della pentita Anna Carrino, compagna del boss Francesco Bidognetti. È l’avvicinarsi della conclusione del secondo grado del processo "Spartacus", il motivo per cui i casalesi "alzano il tiro" e uccidono a ripetizione, ha spiegato al Tg1 lo scrittore Roberto Saviano, autore di "Gomorra".
>>Da: Elios8943
Messaggio 3 della discussione
In sostanza più si va avanti più si scopre in forma tangibile, quanto l'organizzazione criminale sia "immersa" in questo affare dei rifiuti.
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La frana assassina in Val Pellice
>>Da: Elios8943
Messaggio 13 della discussione
Oggi a pranzo mia moglie ed io con i miei figli eravamo invitati a pranzo qui, in questa casa che ora non potete più vedere, ridotta a pietraia fangosa da una frana assassina....
L'occasione era l'inaugurazione del nuovo ponticello con annessa stradina per l'accesso a "Villa bonsoir" così recitava un cartello in legno passato il ponte; ci erano entrati anni fa che era un rudere inabitabile, piano piano, nei fine settimana e con l'aiuto degli amici la stavano riattando tutta ed ogni occasione era buona per organizzare una festicciola a Villa bonsoir.
Il rifacimento del pavimento di altre due camere da letto al secondo piano, le piastrelle nuove nel terrazzino, il forno a legna nella tavernetta a pian terreno dove si svolgevano le feste, sai che pizze tiravano fuori da lì Luciano ed Erica!!
Non posso forse definirli poveri ma certo non avanzavano molti soldi alla fine del mese, eppure credo di non aver mai conosciuto altri così generosi, sempre pronti ad aggiungere un posto a tavola e a tirar fuori dalla dispensa altro cibo.
Nei figli stava la loro ricchezza ed era una ricchezza enorme credetemi, incommensurabile:
Annik 3 anni, Cedric 4, Magali 6 e Mistral 10, quest'ultimo nato dal precedente matrimonio di Erica ma fratello autentico degli altri piccoli.
Sulla Stampa è comparsa una foto di un peluche sporco di fango, stracciato dalle pietre della frana, spacciato per il peluche della bimba dispersa...
In realtà era la rana porta-pigiama di Magali, l'avevamo regalata noi a lei un paio di Natali fa; non si sono di certo distinti per precisione e sensibilità i giornalisti in questa storia, ma forse questo genere di sciacallaggio è comune in queste vicende; comunque lo schifo di chi guardava resta, per quanto non sia qui per giudicare loro.
Come non sono qui a disquisire di giustizia divina o destino occhessoioaltro....
Questo messaggio è un semplice sfogo di dolore ed un omaggio alle persone che ieri erano al nostro fianco e oggi non ci sono più, trascinate via dalla vita, dall'affetto dei loro cari e nostro da una valanga di pietre e fango scesa dall'alto della montagna a cancellare loro e la loro casa.
E' un pensiero di affetto e vicinanza a chi resta: a Luciano, stravolto e distrutto dall'enormità dell'accaduto (nella frana ha perso il padre, la moglie, una figlia e la sua casa...) ai piccoli Cedric, Magali e Mistral, alla sorella e ai fratelli di Erica e alla sua anziana madre.
In queste parole e pensieri, confusi e disarticolati, si ricordano feste, compleanni, Samhain e Beltane, giochi e risate, canzoni e emozioni vissute insieme e mai più ripetibili; sì troverà nuova forza, si andrà avanti e si supererà tutto ma nulla sarà mai più come prima, il vuoto lasciato da quella scia di fango non potrà mai essere colmato nei nostri cuori....
Un pensiero altrettanto sentito va alla quarta vittima del disastro, un ragazzo rumeno che lavorava poco sotto la casa dei miei amici; non lo conoscevo ma la sua morte ha sicuramente causato un silenzio assordante anche nelle vite dei suoi cari ed amici...
Addio anche a te Vasile.
Pier
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 8 della discussione
A volte il dolore è anche muto...
Un pensiero anche da me.
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 9 della discussione
Che tristezza...
>>Da: micia
Messaggio 10 della discussione
Dolore certo, ma anche rabbia. Queste tragedie non sono rare in questo paese, anzi si ripropongono ad ogni pioggia un po' più forte. Sarno non ha insegnato niente a nessuno. Quanti morti ancora dovremo seppellire?
>>Da: andreavisconti
Messaggio 11 della discussione
Mi spiace tantissimo per i tuoi amici, Pier, e per te.
Andrea
>>Da: Elios8943
Messaggio 12 della discussione
Il mio proposito è stato di dare uno spessore e una personalità a quelle vittime che erano anche miei amici, rendere omaggio a loro in un modo meno distaccato di quello che ognuno di voi aveva già visto e letto nelle cronache giornalistiche e televisive.
Ringrazio tutti coloro i quali hanno avuto un pensiero e un attimo di riflessione dedicato ai miei amici.
Pier
>>Da: Luna
Messaggio 13 della discussione
Un affettuoso abbraccio, Pier, anche se solo virtuale.
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Giornata nera per l'aviazione
>>Da: Adolfo
Messaggio 3 della discussione
Elicottero militare cade nel lago
Muore uno dei tre a bordo
ROMA - Un elicottero dell'esercito è precipitato nel lago di Bracciano, a Vigna di Valle, alle porte di Roma. Il velivolo, impegnato in un Air Show, si è inabissato nelle acque del lago durante un'esibizione prevista nel corso della manifestazione aerea "Ali in lago". A bordo dell'elicottero, un NH-90 nuovissimo, c'erano tre militari, uno dei quali è poi deceduto, dopo i vani tentativi di rianimazione all'ospedale di Bracciano. L'uomo era rimasto incastrato nel velivolo inabissato per alcuni minuti. Gli altri due sono stati ricoverati al S. Camillo e al Policlinico Gemelli, in condizioni che non sembrano gravi.
L'elicottero precipitato è di stanza presso il comando dell'Aviazione Leggera dell'Esercito (Aves) di Viterbo. Il velivolo, un NH90 di ultima generazione, partecipava alla manifestazione "Ali sul lago" organizzata dall'Aeroclub d'Italia: vi partecipavano soprattutto velivoli civili, oltre ad alcuni militari.
Alcuni testimoni oculari hanno raccontato di aver assistito prima ad una spettacolare esibizione delle Frecce Tricolori, e poi di aver visto un elicottero dell'Esercito cimentarsi in bellissime evoluzioni, fatte di forti cabrate (quando il velivolo prende quota rapidamente) seguite da una virata molto accentuata. In una fase di quest'ultima manovra, riscendendo bruscamente, l'elicottero ha toccato l'acqua con la parte posteriore e e s'è spaccato in due.
Sono intervenuti subito diversi gommoni dei carabinieri, con i sommozzatori, che hanno portato a riva prima due dei tre componenti dell'equipaggio e poi l'ultimo, che purtroppo era rimasto incastrato nella cabina.
L' NH-90 è un elicottero da trasporto tattico
di ultimissima generazione, i cui primi 5 esemplari sono stati consegnati lo scorso marzo all'Aviazione dell'Esercito di Viterbo. Si tratta di un velivolo 'multiruolo' frutto di un progetto congiunto (avviato all'inizio degli anni '80) di Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Portogallo.
A produrlo e' il consorzio NH Industries formato essenzialmente da Agusta, Eurocopter e Fokker. I primi esemplari sono stati consegnati agli eserciti tedesco e italiano: 5 si trovano al Centro addestrativo Aviazione dell'Esercito per le attività di inserimento in servizio. Il settimo reggimento Aves 'Vega' di Rimini e il Reparto operazioni speciali (Reos) di Viterbo saranno le prime unità operative ad essere equipaggiate con i nuovi elicotteri.
L'NH90 può essere impiegato per diversi tipi di missione: trasporto tattico di fanteria (20 soldati), trasporto logistico e di materiali (fino a tre tonnellate), attività di ricerca e soccorso, supporto ad operazioni speciali, evacuazione medica (12 barelle), lanci di paracadutisti.
E' lungo venti metri, ha un'autonomia di volo di circa 4 ore e una velocità massima di oltre 300 chilometri orari, grazie al motore da 2.500 cavalli Fiat Avio-General Electrics. L'NH90 è stato costruito per operare in volo strumentale e a vista, di giorno e di notte, anche con l'impiego di sistemi di visione notturna (integrati pure nel casco dei piloti) ad "intensificazione di luce" o all'infrarosso. Può volare dal livello del mare fino a 6.000 metri di quota, passando da temperature di +50 gradi a -40.
L'NH90 dispone di tecnologie avanzate, come il radar meteo, il generatore di mappe digitali e i sistemi per la protezione dal ghiaccio sulle pale, idonei ad allargare le possibilità di volo in con
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 2 della discussione
Anche nel cordoglio per la perdita di un uomo, ricordiamo sempre che gli aviatori non muoiono, ma volano via.
(Frase letta molto tempo fa su una rivista di aeronautica, e della quale non mi ricordo l'attribuzione.
Rimane, a mio avviso, un pensiero meraviglioso.)
>>Da: paoloris
Messaggio 3 della discussione
Non so se qualcuno ha avuto la sfortuna di vedere il servizio fatto dal tg1...hanno fatto vedere al rallentatore le ultime fasi volo prese dal filmato di youtube, soffermandosi e cerchiando sullo schermo i due momenti in cui si vedono dei bagliori provenire dal cockpit, mentre la voce fuori campo commentava "bisognerà capire che cosa sono questi lampi provenienti dall'interno dell'abitacolo prima dell'impatto, forse un incendio che ha provocato il disastro.....".
Ma chi li fa i servizi, Topo Gigio, che non si accorge nemmeno che quelli sono i riflessi del sole?
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Quella di Epifani è un'opposizione sterile
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Vito Schepisi
Cofferati è stato un leader carismatico della Cgil. Con la faccia da duro, l’atteggiamento da inflessibile vendicatore, con fede cieca ed inossidabile, ha guidato il sindacato di sinistra contro l’innovazione, le riforme, l’efficienza, lo sviluppo, l’impresa e soprattutto contro la ragione di un sistema globale che vedeva invece la sinistra sindacale impegnata nella difesa conservativa dei vecchi equilibri. Come se tutto fosse fermo ed il mondo del lavoro e della produzione fossero chiusi in una realtà autarchica. L’ha fatto, però, da leader credibile nella società. L’ha fatto con grande capacità di compattare i lavoratori anche confrontandosi con i distinguo di Cisl e Uil. Anche a rischio di incrinare l’unità sindacale.
I suoi “no” reggevano al confronto con la realtà di un Paese pregiudizialmente diviso. Quando parlava Sergio Cofferati occupava, come Luciano Lama prima di lui, non solo le piazze ma anche tutte le prime pagine dei giornali di ogni orientamento politico. L’attuale sindaco di Bologna è stato un grande leader sindacale, uno di quelli che passeranno alla storia per la sua durezza e la sua determinazione. E’ inciampato sulla responsabilità nella criminalizzazione di Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Brigate Rosse per l’elaborazione della legge che prende il suo nome su lavoro e precariato (i lavori a progetto).
Ora fa il sindaco di Bologna e, passato dalla parte delle “istituzioni”, è diventato decisionista, severo, intransigente e soprattutto concreto.
Cofferati è stato l’ultimo vero leader comunista del sindacato di sinistra. Come Berlinguer per il Pci.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
L’attuale segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, invece è solo un post comunista a metà strada tra Veltroni e Diliberto, una quinta colonna della sinistra politica che lotta contro il Governo “nemico” solo in quanto tale.
Il suo è un antagonismo senza sbocchi credibili, privo di visione strategica e senza proposte alternative realizzabili. Ha sviluppato in passato e si appresta a sviluppare per il futuro una opposizione battagliera ma sterile nella sostanza e soprattutto senza fondate idee su modelli sociali diversi. Appare come uno di quelli che ritengono che sia opportuno che ci sia tizio al posto di caio, solo perché è di sinistra, anche se fa guai e massacra i lavoratori come è stato con Prodi.
L’attuale leader della Cgil è uno stratega della doppia verità e cultore dell’opportunismo a geometria variabile. Un oppositore, senza se e senza ma, dalla faccia arcigna e dall’atteggiamento risentito per nascondere un antagonismo senza senso e senza ragione. La sua contrapposizione dà l’idea d’essere così palesemente preconcetta da spingerlo a dover abbandonare un tavolo di confronto solo perché limitato ad un rappresentante per ogni parte sociale, come è accaduto per la convocazione del ministro Brunetta per discutere e confrontarsi sul pubblico impiego. Una giustificazione priva di senso compiuto e che nasconde più una parvenza di difficoltà per il confronto che motivo di rottura per un metodo non condiviso.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Nei due anni precedenti, mentre Prodi governava, Epifani ha assistito senza moti d’impeto al massacro dei lavoratori, alle vessazioni verso le fasce deboli, al tentativo di demolire le politiche dell’occupazione (legge Biagi) del precedente governo di Berlusconi. Al grido delle garanzie da conquistare per i giovani precari, non ne ha favorito l’introduzione d’una. L’azione del sindacato di sinistra si è invece solo distinta nel garantire privilegi agli occupati, con aumenti di costi (l’abolizione dello scalone Maroni del costo di oltre 10 miliardi di Euro) che hanno pure contribuito a comprimere risorse dello Stato altrimenti utilizzabili.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Sono soprattutto le difficoltà sulle politiche di sviluppo che mirano a rendere precario il futuro delle giovani generazioni. Non è, infatti, solo precario il lavoro, ma anche la condizione dei giovani che non riescono a trovare lavoro. L’occupazione, invece, si realizza se c’è fiducia e rispetto tra impresa, istituzioni e parti sociali. Servono le condizioni sociali perché ci sia impulso alla crescita e si dia corso ai necessari investimenti
Stranamente il governo più impopolare della storia d’ Italia dal dopoguerra in poi ha goduto di una straordinaria “pax” sociale. La Cgil si è distinta maggiormente per la sua presenza sui temi del finto pacifismo della sinistra e sulla lotta contro i simboli dei paesi liberi e democratici, come Israele ed USA, ad esempio, che nella difesa del potere di acquisto di salari e pensioni. Più contro i valori occidentali, la sua cultura e le sue tradizioni che contro gli sprechi, le caste, le inefficienze dei servizi dello Stato. Sono state tollerate carenze verso i cittadini, indifferenza sulle politiche del bisogno che si sono, come sempre accade, riversate contro i diritti dei cittadini più bisognosi. Contro gli ammalati, i pensionati, l’infanzia, le donne e le mamme.
Non potrà che risultare “patetico” il tentativo di Epifani di riportare il Paese indietro in un conflitto che punta all’immobilismo ed alla conservazione dei privilegi dei diversi livelli di quelle caste di cui il sindacato non può essere considerato elemento estraneo.
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La caduta del Libano è una nuova Monaco
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 11 della discussione
di Barry Rubin
Il 21 maggio 2008 è una data che da oggi in poi dovrebbe esser ricordata come un giorno infausto. Ma chi lo noterà, chi se ne renderà conto, chi verserà lacrime? Quel giorno, la Primavera di Beirut è rimastata sepolta sotto il regno di Hezbollah.
In un discorso del 5 ottobre 1938, all’indomani della consegna della Cecoslovacchia alla Germania nazista da parte di Francia e Inghilterra, Winston Churchill ammetteva: “Anche se ognuno di noi vorrebbe non sapere o dimenticare, dobbiamo tuttavia riconoscere di aver subito una totale, assoluta sconfitta…”. Al contrario, David Welch, assistente del segretario di Stato americano, ha affermato che l’accordo sul Libano è stato “un passo positivo e necessario”. Sarebbe più giusto che chi vende un Paese almeno lo riconosca, piuttosto che fingere che le cose stiano diversamente. E invece questo è proprio ciò che è accaduto a Monaco di Baviera, quando l’accordo raggiunto è stato presentato come una concessione foriera di pace, e in grado di soddisfare l’ultima richiesta territoriale della Germania nella regione.
Churchill aveva maggior cognizione e le sue parole si adattano perfettamente all’attuale situazione in Libano: “La parte più forte [la diplomazia occidentale] è stata in grado di guadagnare per la Cecoslovacchia. E così il dittatore tedesco, invece di afferrare tutte le vettovaglie dal tavolo, è stato ben più felice di farsele servire, una portata alla volta”. Certo, le cose sono andate esattamente così. Sotto ogni punto di vista, Hezbollah, Iran e Siria sono riusciti ad ottenere proprio ciò che volevano dal governo libanese: la sua cessione di sovranità. Ed ora hanno il potere di veto sul governo; un terzo del Gabinetto; la possibilità di effettuare le modifiche elettorali necessarie ad assicurare la vittoria nelle prossime elezioni; e così avranno il loro candidato nominato Presidente.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
La maggioranza non si è completamente arresa, ma sta tentando di trovare delle piccole consolazioni. I migliori argomenti che riesce a portare riguardano il fatto che ora tutti sanno che Hizballah non ha senso patriottico, tratta gli altri libanesi come nemici, e non può impossessarsi delle aree in mano alle milizie dei cristiani e dei drusi. Non è molto di cui rallegrarsi. E tuttavia, come nel 1938, numerosi media stanno celebrando questa come una sorta di vittoria, in grado di assicurare pace e stabilità in Libano. Non è così. Se la Siria decidesse di assassinare più giornalisti, giudici o politici libanesi, nessuno investigherebbe. Nessuno osa intaccare il predominio de facto di Hezbollah su gran parte del Paese. Nessuno osa fermare il traffico d’armi al confine tra Siria e Iran. E in effetti, perché mai queste armi dovrebbero continuare ad essere trafficate clandestinamente? Nessuno osa interferire quando e se Hezbollah, sotto la guida di Siria o Iran, decide che sia giunto il momento di un’altra guerra con Israele.
Questa sconfitta non è stata soltanto assoluta. Era anche assolutamente prevedibile. Proprio come sosteneva Churchill: “Se solo la Gran Bretagna, la Francia e l’Italia [oggi ovviamente aggiungeremmo anche gli Stati Uniti] si fossero impegnati due o tre anni fa a lavorare insieme per mantenere la pace e la sicurezza comuni, quanto sarebbe stata diversa la nostra posizione… Ma il mondo, e i parlamenti, e la pubblica opinione, non hanno visto nulla di tutto ciò in quei giorni. Quando la situazione era ancora gestibile, è stata trascurata. Ed ora che è sfuggita completamente di mano, ormai troppo tardi cerchiamo di porre rimedi che avrebbero dovuto fungere da cura.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
E dunque cosa è successo dopo? Torniamo a Churchill: “E’ tutto finito. La Cecoslovacchia, in silenzio, tra le lacrime, abbandonata e a pezzi è ritornata nell’oscurità”. E’ una nazione che ha sofferto enormemente per aver riposto la propria fiducia nelle democrazie occidentali e nella Società delle Nazioni (attuale ONU). In particolare è stata tradita dalla Francia, cui tutti i cecoslovacchi allora, e i libanesi oggi, si erano affidati nella speranza di ricevere aiuto. Il consiglio di sicurezza dell’ONU il 22 maggio ha approvato l’accordo sul Libano, nonostante questo sia completamente in contraddizione proprio con la risoluzione del Consiglio stesso per porre fine alla guerra tra Hezbollah e Israele. Non è stato così in alcun modo rispettato l’impegno con Israele per fermare il traffico di armi, per disarmare Hezbollah e impedirgli di ritornare nel sud del Libano. La completa revoca delle richieste ONU avanzate da due anni a questa parte – che rappresenta di certo una netta vittoria per Hezbollah– non ha causato un minimo di vergogna. Né tantomeno qualcuno ha ammesso che tale revoca sia realmente avvenuta.
Tutto ciò rappresenta una vera vittoria per il terrorismo. In un certo senso è vero che gli sciiti del Libano - così come la minoranza tedesca sostenuta da Hitler in Cecoslovacchia - hanno validi motivi di scontento, e che Hezbollah può contare su un reale supporto nella sua comunità. Ma in che modo ha cercato di prevalere sulle altre comunità e sulle altre forze politiche del Libano? Attraverso omicidi e bombe (sebbene per mano di surrogati della Siria, piuttosto che direttamente), attraverso l’intimidazione e la paura, attraverso la demagogia e la guerra. L’Iran e la Siria aiutano i loro alleati: l’Occidente non fa lo stesso. E così il messaggio era: noi possiamo ucciderti; i tuoi amici non possono salvarti. Guarda la loro indifferenza! Puoi disperarti e morire.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
E qui con un occhio al futuro, non ci resta che citare con convinzione un altro discorso di Churchill: “In futuro lo stato della Cecoslovacchia non potrà essere mantenuto come un’unità indipendente. Potrebbero trascorrere diversi anni, ma anche solo pochi mesi, e alla fine io credo che la Cecoslovacchia sarà inghiottita dal regime nazista. Forse questo avverrà per disperazione o per vendetta. Ad ogni modo, si tratta ormai di una storia nota e conclusa. Eppure non possiamo considerare l’abbandono e la rovina della Cecoslovacchia solo in base a ciò che è successo esclusivamente nell’ultimo mese. In realtà, rappresenta la conseguenza più dolorosa di ciò che abbiamo concluso, e di ciò che abbiamo lasciato inconcluso, negli ultimi cinque anni – cinque anni di inutili buone intenzioni, cinque anni di bramosa ricerca per la linea dell’ultima resistenza”. Di sicuro il Libano non scomparirà come Paese dalle carte geografiche - cosa che invece sarebbe nelle intenzioni dell’alleanza iraniana per quanto riguarda Israele - ma ormai si avvia a far parte del blocco iraniano. E non si tratta soltanto di qualcosa di negativo per il Libano stesso, bensì di un evento terribile per tutti gli altri regimi arabi. Ai sauditi va riconosciuto il fatto di aver tentato di salvare il Libano. Ma cosa accadrà ora che gli equilibri di potere si sta spostando? Ora sono meno inclini alla resistenza e più probabilmente seguiranno la linea occidentale, adottando una politica di appeasement.
Ancora Churchill nel 1938: “Non bendiamoci gli occhi di fronte alla realtà. Dobbiamo accettare che tutti i paesi dell’Europa centro-orientale tenteranno di stabilire i migliori rapporti possibili con il potere nazista, ormai trionfante. Il sistema di alleanze nell’Europa centrale, su cui la Francia faceva affidamento per la propria sicurezza, è stato smantellato, e non credo ci sia alcun mezzo per poterlo ristabilire. La via che va giù per la valle del Danubio sino al mar Nero, la via che porta lontano sino alla Turchia, è stata aperta”. In meno di quattro anni, i soldati tedeschi riuscirono a marciare proprio su quei territori, grazie ad una situazione ben peggiore di quanto possiamo immaginare sia quella in Medio Oriente. Eppure il trend verso l’appeasement e la resa potrebbe essere molto simile.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione
Churchill diceva: “Nei fatti, se non nella forma, mi sembra che tutti i Paesi del centro Europa saranno attratti, uno dopo l’altro, in questo vasto sistema della politica di potere - non solo potere militare ma anche potere economico - che si irradia da Berlino. E io credo che questo succederà in modo piuttosto naturale e rapido, senza richiedere lo sparo di un sol colpo”. Il suo esempio specifico era la Jugoslavia, il cui governo nel giro di tre anni era pronto ad unirsi al blocco tedesco (ma gli è stato impedito di farlo attraverso un colpo di stato organizzato dagli inglesi - tuttavia inutilmente, visto che il Paese è stato poi invaso e conquistato dall’esercito tedesco). E’ sufficiente cambiare i nomi dei paesi coinvolti per rendere il discorso di Churchill assolutamente attuale: “Vedrete che, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, molti di quei Paesi, intimoriti dall’ascesa del potere nazista si arrenderanno”. Ci sono state forze “che guardavano alle democrazie occidentali e respingevano l’idea di sottostare a questa regola arbitraria del sistema totalitario, sperando che fosse opposta una qualche resistenza”. Ma ora tali forze sarebbero completamente demoralizzate (nella miglior ipotesi meno attive nella resistenza, nella peggior ipotesi passando dalla parte opposta).
Churchill sapeva che i leader del suo Paese avevano buone intenzioni, ma questo non era abbastanza. La sua analisi del modo di pensare inglese è perfettamente applicabile sia all'Europa, sia all'attuale politica del Presidente Bush, sia al pensiero del Senatore Barack Obama: "E' desiderio del Primo ministro che si instaurino relazioni cordiali tra questo Paese e la Germania. Non esistono ostacoli a relazioni cordiali tra i due popoli. I nostri cuori sono in sintonia con i loro. Ma non hanno potere. E non sarà mai possibile stabilire un rapporto di amicizia con l'attuale governo tedesco. Si devono avere relazioni diplomatiche, improntate a correttezza, ma non potrà mai stabilirsi un rapporto di amicizia tra la democrazia britannica e il potere nazista; un potere che esalta lo spirito d'aggressione e di conquista, che trae forza e un piacere perverso dall'uso della persecuzione, che, come abbiamo potuto ben vedere, utilizza con spietata brutalità la minaccia della furia assassina. Un potere del genere non potrà mai rappresentare un amico fidato per la democrazia britannica." Churchill comprendeva perfettamente come i nemici della sua nazione prendessero sul serio la propria ideologia, facendo sì che le loro ambizioni e i loro metodi risultassero incompatibili con il suo Paese. E alla fine, Churchill si è reso conto di quale fosse il trend in atto: le cose sarebbero andate peggiorando sempre più e persino criticare il nemico sarebbe diventato scorretto sul piano politico: "Nel giro di pochissimi anni, se non addirittura di pochissimi mesi, ci troveremo di fronte a richieste che in qualche modo dovremo essere in grado di soddisfare. Richieste che potrebbero riguardare l'abbandono del territorio o l'abbandono della libertà. Io prevedo, e voglio dirlo sin d'ora, che la politica della sottomissione porterà con sé restrizioni alla libertà di esprimersi e di dibattere in Parlamento, nelle tribune pubbliche e nei dibattiti sulla stampa. E così si dirà - anche se l’ho già sentito dire – che non possiamo permettere a ordinari, comunissimi politici inglesi di criticare il sistema dittatoriale nazista. E così la stampa sarà sotto controllo, sia in modo diretto
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 6 della discussione
In breve, parlare di "Germanofobia" o della volontà di portare guerra ponendo resistenza alle richieste e all'aggressione della Germania, sarebbe... proibito, come spesso succede nei dibattiti contemporanei, dove chi si vanta di essere "politically correct" in nome della società democratica, in realtà fa il ruffiano con i regimi dittatoriali e l'ideologia totalitaria. Churchill aveva previsto la possibilità di vittoria, ma solo nel caso in cui le nazioni libere - e anche quelle non completamente libere, i cui interessi le spingessero comunque ad opporsi alla minaccia - si fossero mostrate forti e pronte a cooperare: "Non pensiate che questa sia la fine. E' piuttosto solo l'inizio dei conti. E' solo il primo sorso, il primo assaggio di un'amara tazza che ci verrà offerta anno dopo anno, a meno che, attraverso una ripresa suprema di moralità e vigore militare, riusciamo a rialzarci e a mantenere una posizione salda in difesa della libertà, come ai vecchi tempi”.
Wow. Beh, se ancora non riuscite a cogliere il parallelismo con i tempi attuali, lasciate che io prosegua da solo. Il breve periodo di indipendenza del Libano è terminato. Ormai il Paese è stato incorporato - almeno in parte, e probabilmente sempre di più in futuro - nel blocco iraniano. Solo tre anni fa, in seguito all'assassinio dell'ex Primo ministro Rafiq Hariri, quasi certamente voluto dai più alti vertici del governo siriano, un movimento popolare di massa, chiamato "La Primavera di Beirut", ha dato il suo valido contributo nell'espellere le milizie siriane. Il governo che ne è scaturito è stato definito "pro-occidente" dalla stampa, ma avrebbe anche potuto esser considerato pro-Libano. Dimenticate le trattative tra israeliani e palestinesi (e oggi tra israeliani e siriani), ed anche gli ultimi report provenienti da Iraq o Afghanistan. Ciò che è successo in Libano ha un significato assolutamente superiore. Mentre, infatti, tutti quegli altri sviluppi alla lunga cadranno nel dimenticatoio, l'espansione dell'area di influenza siriano-iraniana in Libano si rivelerà l'evento più importante e duraturo.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 7 della discussione
I sostenitori del governo libanese - la leadership della maggioranza delle comunità dei sunniti musulmani, dei cristiani e dei drusi - si sono arresi di fronte alle richieste di Hezbollah. E chi può biasimarli? Con il susseguirsi di atti terroristici e omicidi, con l'offensiva di Hezbollah per impadronirsi dell'area ovest sunnita di Beirut, con la perdita di ogni sostegno da parte dell'Occidente, non hanno potuto far altro che ammettere la totale impossibilità di vittoria. I politici, gli intellettuali, gli accademici e gli ufficiali in Occidente intanto vivono nell'agio. Le loro carriere decollano spesso proprio in stretta correlazione con la loro incapacità di comprendere, spiegare e agire in Medio Oriente. In più, in moltissimi hanno confermato nei fatti ogni stereotipo negativo che gli islamici hanno di loro: avidi di petrolio e commercio, codardi nell'affrontare aggressioni, facilmente ingannabili, ancor più facilmente divisi tra loro stessi, data la mancanza di fiducia nella società e nella civiltà d’appartenenza.
In un'affermazione di stupidità che ha quasi dell'incredibile, il New York Times ha dichiarato: "Tutti sapevano che il Presidente Bush si stesse riferendo al Senatore Barack Obama la scorsa settimana, quando ha paragonato coloro che approvano il dialogo con ‘terroristi e radicali’ ai sostenitori dei nazisti”. Ricordo che, durante la Guerra Fredda, si diceva che se un ufficiale o un sostenitore sovietico avessero iniziato una dichiarazione del genere - lo sappiamo tutti - di certo ne sarebbe scaturita una menzogna. Ed è così anche in questo caso. Per diversi anni, la maggiore critica rivolta a Bush è stata incentrata sulla sua strategia di pressione e isolamento nei confronti di Iran, Siria, Hamas, Hezbollah e i vari terroristi. Se n'è parlato con qualsiasi mezzo: centinaia e centinaia di articoli, discorsi, report e quant'altro, tutti incentrati proprio su questo argomento. Si tratta senza dubbio del problema "number-one" che l'Amministrazione deve fronteggiare. Improvvisamente, riguarda solo il Senatore Barack Obama. Che stupidaggine.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 8 della discussione
Allo stesso modo, il punto-chiave non è rappresentato dai contatti con le forze estremiste, quanto piuttosto dalla misura della severità, della pressione e dell’isolamento che vanno adottati in opposizione alle concessioni (tra le quali rientrano già le sole negoziazioni) e i compromessi. Ad esempio, per anni si sono avuti numerosi e continui contatti con l'Iran circa la questione nucleare, incoraggiati dall'Amministrazione Bush. Ma sono risultati tutti un fallimento. Per qualcuno, arrivare e dire che non ci siano stati tentativi di negoziazione è davvero ridicolo. Ma c'è un elemento nascosto, che in realtà si evince da quanto segue:
- La vera colpa è nostra, non loro.
- Voi non avete offerto abbastanza
- Ed asserire che non ci sia possibilità di accordo a causa delle intenzioni e del comportamento della parte avversa, è sempre inaccettabile. Ciò significa che, seppure il dialogo con gli antagonisti non riesce a portare ad alcuna soluzione concreta, è comunque necessario continuare ad ascoltare le loro lamentele, evitando di offendere, mantenendo l’atteggiamento di chi cerca, concede e si scusa.
In un tale contesto, qual esempio migliore di questa pericolosa disposizione potrebbe esserci se non Obama, il probabile candidato democratico e possibile futuro Presidente degli Stati Uniti? Secondo quanto affermato proprio da Obama in un comizio nell’Oregon, l’Iran non “rappresenta una seria minaccia” per l’America. Il suo ragionamento è preoccupante come - se non ancor di più - le sue conclusioni. Il Senatore ha infatti spiegato che l’Iran ha davvero poco da investire nella difesa, così qualora “tentasse di minacciarci seriamente, non avrebbe alcuna chance di farcela”.
Ora possiamo essere sicuri che gli iraniani non caricheranno i loro soldati dentro navi da sbarco e non prenderanno d’assalto le spiagge del New Jersey. Purtroppo non è questa la loro strategia militare. Forse Obama non comprende che un comune bombardiere B-1 costa meno di un bombardiere-kamikaze. Forse non ha mai sentito parlare della strategia di guerra asimmetrica? Lasciamola stare. Ma ha sentito parlare del terrorismo, del bombardamento della caserma dei Marine, dell’11 Settembre?
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 9 della discussione
Secondo le parole di Obama: “Le spese militari dell’Iran non sono assolutamente paragonabili a quelle degli Stati Uniti. Se decidessero di porsi come una seria minaccia contro di noi, non avrebbero alcuna chance di vittoria. E noi dovremmo utilizzare questa nostra posizione di forza per essere abbastanza decisi ad andare avanti ed ascoltare. E questo non significa che noi siamo d’accordo con loro su ogni punto. Assolutamente no. Noi non dovremmo trovare un compromesso con loro su alcun punto. Ma, per lo meno dovremmo riconoscere che esistono aree di potenziale interesse comune, e ridurre quindi, almeno in parte, quella tensione che ci ha creato così tanti problemi in giro per il mondo”.
Non si può non cogliere le implicazioni di questo paragrafo. Lasciate che le elenchi:
- Manca la comprensione del fatto che l’Iran segue strategie create appositamente per eludere quel problema di disparità nella forza; strategie che comprendono terrorismo, guerriglia, attacchi non prevedibili, lunghe guerre di logoramento, utilizzo di surrogati, e così via.
- L’unico modo possibile di sfruttare la “posizione di forza” degli Stati Uniti per Obama consiste nell’ascoltare le loro proteste e lamentele, come se già non le conoscessimo abbastanza. In breve, l’unica cosa che puoi fare quando sei più forte, è diventare più debole. E’ presumibile che lo stesso valga quando sei tu la parte più debole.
- Come è possibile che sia totalmente ignaro del fatto che già si sono avuti diversi tentativi di dialogo? Dieci anni con l’OLP, ancor di più con Hezbollah da parte degli altri libanesi, quattro anni consecutivi di impegno dell’Europa con Teheran per la questione nucleare, molteplici delegazioni statunitensi in cerca del dialogo con i siriani, e così via. Si è forse tratto un qualche insegnamento da tutta questa esperienza?
- E cosa succederà in seguito, se il dialogo di Obama non dovesse funzionare? Quali carte avrebbe ancora da giocare? Quale prontezza per intraprendere una nuova via? Forse allora gli iraniani avranno già armi nucleari e altri vantaggi, tali da annullare quella “posizione di forza” tanto irresponsabilmente sprecata.
- Quali sono gli argomenti possibili da trattare per gli Stati Uniti nella ricerca di un compromesso con l’Iran? Diciamolo: consegnategli il Libano (oh, lo abbiamo già fatto); ignorate il suo sostegno al terrorismo; consegnategli l’Iraq; ritirate le forze americane dalla regione, accettando che disponga di armi nucleari. Cosa?
- Perché gli Stati Uniti dovrebbero cercare di ridurre le tensioni attraverso trattative, quando in realtà l’Iran è il primo a volere tali tensioni? C’è un’importante indicazione in questo: se gli USA facessero delle concessioni, potrebbe servire a procedere senza tensioni. Dal momento che l’Iran e gli altri Paesi conosco bene la visione del mondo di Obama, tutta carote e niente bastoni, gli faranno pagare a caro prezzo l’illusione di poter ottenere la pace e la tranquillità.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 10 della discussione
- Non c’è il minimo segnale da parte sua di voler considerare l’opzione dell’uso della forza per intimidire o sconfiggere l’Iran, o per allineare gli alleati. Se Obama riuscisse a comprendere, anche solo in minima parte, questi argomenti, finirebbe per falsificare il tutto con i suoi blah-blah sulla necessità che l’America trovi il giusto equilibrio tra severità e flessibilità, deterrenza e compromesso, mantenendo quella risolutezza necessaria ad ottenere il più possibile dalla controparte nelle negoziazioni. Un elemento cruciale nelle operazioni di ricerca e mantenimento della pace, e nelle varie trattative, sta nell’agire in modo deciso e forte per esercitare la propria influenza. Anche nelle sue risposte alle critiche ricevute, Obama si è semplicemente soffermato a parlare delle trattative, circa l’ipotesi che possano essere condizionate o meno, e su quale piano debbano essere condotte. Dimentica il fatto che un vero capo si occupa di ben altro, oltre alle trattative.
- Se questa è la strategia di Obama con l’Iran al momento privo di armi nucleari, quale sarebbe il suo atteggiamento nel gestire Teheran, che invece le possiede?
Non commettiamo errori, Obama sembra seguire la scia di Neville Chamberlain - dato che le sue affermazioni mostrano un ragionamento analogo. In molti potrebbero rabbrividire nell’ascoltare Obama: di certo ben diverso è un discorso di Churchill. Difensori, simpatizzanti e opinionisti vari continuano ad abbellire questo aspirante imperatore con abiti sontuosi. In realtà non ne ha alcuno.
Ad oggi, e ancor più se vincesse Obama, pende sul mondo la minaccia di un Iran che si mostra così aggressivo proprio perché sa di non dover affrontare le forze statunitensi. Teheran sa di poter finanziare il terrorismo direttamente contro le forze americane in Iraq, e anche contro Israele e Libano, dato che un attacco del genere non innescherà alcuna reazione da parte degli Stati Uniti.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 11 della discussione
Ancora, chi non vuole arrivare ad una guerra con l’Iran, dovrebbe essere il maggior sostenitore della necessità di parlare di sanzioni, di pressioni, di deterrenza, di formazione d’alleanze e supporto agli alleati; in poche parole, combattere l’Iran in modo indiretto, per evitare di doverlo affrontare in modo diretto. Tanto più che ora la Siria non si distaccherà dall’Iran; l’Iran non rinuncerà al suo programma nucleare; Hamas non sceglierà la moderazione; Hezbollah non cederà. E perché mai dovrebbero farlo, dal momento in cui non solo credono fortemente nelle loro ideologie, ma sentono anche la vittoria nelle loro mani? In ogni caso, contano molto sul successo di Obama alle elezioni per poterne trarre ancora maggiori vantaggi.
Sono molti i fattori positivi che si potrebbero citare a dimostrazione del perché l’Iran e i suoi alleati alla fine perderanno. Ma ciò potrà verificarsi in un modo più semplice, oppure in un modo più complicato, con tempi più lunghi. Ci sono troppi Chamberlain e non ci sono abbastanza Churchill, forse non ce ne sono affatto. Le cose per l’Occidente stanno andando male, molto male. Riconoscere questo dato di fatto è il punto di partenza per poter raddrizzare il corso degli eventi.
Traduzione Benedetta Mangano
Barry Rubin è direttore del Global Research in International Affairs (GLORIA) ed editore del Middle East Review of International Affairs (MERIA). I suoi libri più recenti sono “The Truth About Syria” (Palgrave-Macmillan) e “The Long War for Freedom: The Arab Struggle for Democracy in the Middle East” (Wiley).
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Sotto accusa per tangenti, Olmert non si dimette
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Luca Meneghel
Si stringe il cerchio intorno a Olmert, sospettato di aver ricevuto migliaia di dollari dall'uomo d'affari americano Morris Talansky. Interrogato dagli inquirenti a inizio settimana, Talansky ha ammesso di aver versato al premier israeliano almeno 150.000 $: a sentir lui niente di irregolare, ma ora sono gli stessi alleati di Kadima a chiedere la testa del premier. E come spesso accade, a risentire della crisi interna sono le relazioni internazionali: insieme al premier potrebbero infatti saltare le trattative con i palestinesi di Abu Mazen e con la Siria.
La confessione resa da Morris Talansky, seppur (al momento) non penalmente rilevante, non aiuta Olmert. Secondo il businessman, il premier israeliano avrebbe ricevuto dalle sue casse 150.000 $ il 15 anni: come sono stati spesi quei soldi? Talansky dice di non saperlo, limitandosi a ricordare che "Olmert amava sigari dispendiosi, penne, orologi: lo trovavo strano". Fin qui niente di irregolare: ma quello che gli ispettori vogliono capire è se Talansky abbia ottenuto qualcosa in cambio dal premier. "Non mi sono mai aspettato qualcosa in cambio, non ho mai ricevuto favori personali" assicura l'americano: "La nostra relazione, durata15 anni, era di pura ammirazione". Secondo Talansky, dunque, i versamenti sarebbero stati un sostegno alla carriera politica di Olmert, a partire dalla corsa per l'elezione a sindaco di Gerusalemme nel 1993.
L'avvocato di Olmert, Eli Zohar, ha definito "deviante" la deposizione di Talansky: la verità, secondo il legale, emergerà solo con l'esame incrociato del 17 giugno e "in generale, ricordo che non stiamo parlando di attività criminale o chissà che altro". È vero però che le regole della politica non corrispondono a quelle dei tribunali: nessuno lo sa più di Olmert, uscito indenne dalla pubblicazione del rapporto Winograd sulla condotta governativa nel corso della seconda guerra del Libano.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
A mettere in dubbio la leadership del premier sono gli stessi alleati di Kadima: il più agguerrito appare il ministro della Difesa Barak, a capo del Labor. Nel corso di una conferenza stampa indetta mercoledì alla Knesset, Barak ha detto di non credere che "il primo ministro possa contemporaneamente badare al governo e ai suoi affari personali": "Credo che il premier dovrebbe sottrarsi dalla quotidiana gestione degli affari di Stato". Secondo il ministro della Difesa, Olmert potrebbe scegliere di autosospendersi o di dimettersi: pochi minuti dopo, tre deputati laburisti stavano già preparando una mozione di sfiducia contro il governo. Al muro dei laburisti bisogna poi aggiungere quello della Shas – secondo cui le elezioni anticipate "sono più vicine che mai" – e ovviamente del Likud, principale partito d'opposizione. E sei in democrazia il popolo è sovrano, un notevole influsso avrà anche l'ultimo sondaggio pubblicato immediatamente dopo l'interrogatorio di Talansky: per il 70% degli israeliani Olmert ha mentito e, ancor peggio, non crede in lui il 51% degli elettori di Kadima.
Per il momento, però, Olmert continua imperterrito sulla sua strada. Dopo la conferenza stampa di Barak, il premier ha invocato il beneficio del dubbio e la possibilità di dimostrarsi innocente. "Qualcuno crede che l'apertura di ogni indagine richieda delle dimissioni" ha detto il premier "ma io non la penso così, e non ho intenzione di dimettermi". I suoi fedelissimi hanno poi bollato come "amatoriale e stupida" la presa di posizione di Barak, ma anche il ministro degli Esteri Tzipi Livni, come già in occasione del rapporto Winograd, ha invitato il primo ministro a lasciare la guida di Kadima in vista delle prossime elezioni.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
A livello internazionale, quello che ora preoccupa maggiormente è la ripercussione degli affari interni allo Stato ebraico sulle trattative di pace con palestinesi e siriani. Per mezzo del suo portavoce, il presidente dell'Anp Abu Mazen ha fatto sapere che "senza dubbio, quello che sta accadendo (in Israele, ndr) avrà un impatto negativo sui negoziati". La storia del travagliato dialogo israelo-palestinese insegna che i singoli contano moltissimo: tra i leader delle fazioni si instaura fiducia reciproca, difficilmente replicabile con il cambio in corsa di uno dei protagonisti. In caso di elezioni anticipate e di vittoria della destra, inoltre, la disponibilità alle concessioni da parte di Israele sarebbe notevolmente inferiore.
Preoccupazione giunge infine anche da parte della Siria, con la quale Israele ha appena avviato trattative indirette sotto mediazione turca. "La Siria teme che l'indebolimento del governo israeliano possa rivelarsi un ostacolo per la pace" ha dichiarato il ministro dell'Informazione Mahdi Dakhlallah, interpellato da un'agenzia di stampa tedesca. Anche sul fronte siriano, la caduta di Olmert potrebbe portare al governo partiti molto meno disponibili alla trattativa con Damasco e all'eventuale cessione delle alture del Golan. Per quanto concerne la Siria, però, gli affari di Olmert non sono l'unico ostacolo. Dopo l'annuncio a sorpresa delle rinnovate trattative tra i due Stati, segnali di imbarazzo sono giunti dall'Iran e dalla fazione palestinese di Hamas, ottimi alleati di Damasco: sulla carta, tutti dichiarano di non voler interferire negli affari altrui ma è forte la preoccupazione per un accordo che imporrebbe la cessazione dei rapporti (e del sostegno) tra i siriani e coloro che favoriscono il terrorismo e la lotta contro Israele.
Non entusiasta del dialogo israelo-siriano è infine l'amministrazione Bush. Condoleezza Rice ha dichiarato di non avere nulla in contrario alle trattative, ma la Siria resta per Washington una pedina fondamentale dell'asse del male. Impedimento sulla via di un accordo saranno allora le denunce degli Stati Uniti contro presunte installazioni nucleari su territorio siriano: secondo il Washington Post, infatti, l'amministrazione americana avrebbe individuato almeno tre siti sospetti ora al vaglio degli esperti dell'Iaea (International Atomic Enercy Agency). Il dialogo con uno Stato a caccia della bomba atomica, con l'aggravante di essere in buoni rapporti con Teheran, non parte sotto i migliori auspici, con o senza Olmert.
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Dal Pigneto si impara che i fatti non esistono
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Patrizio Li Donni
Mentre il preside di Lettere della Sapienza, Guido Pescosolido, veniva sequestrato per venti minuti dai collettivi di sinistra nel suo ufficio per aver autorizzato un convegno sulle Foibe, Dario Chiarelli, il responsabile del raid del Pigneto, mostrava il tatuaggio di Che Guevara sull’avambraccio destro e ribadiva, rispondendo in maniera inequivocabile al cronista di repubblica tv, “che la politica non c’entra nulla” con l’aggressione nazi-fascista, squadrista, xenofoba avvenuta pochi giorni fa nel quartiere romano. “ Tutte buffonate” – ripete.
Lo “scoop” di Carlo Bonini fa la coppia con quello del suo omologo D’Avanzo di qualche settimana fa a smorzare il proditorio attacco del requisitore nazionale Marcolino Travaglio. Ora a sinistra si dovrà fare il mea culpa sulle intemerate che hanno contraddistinto questi, come altri episodi “de’ violenza” sui quali i media hanno soffiato a pieni polmoni per far accendere il fuoco della protesta. E forse ancor di più si dovrebbe riflettere sul come sia stato possibile un episodio di violenza come quello perpetrato ai danni di Pescosolido dagli studenti di sinistra.
Le due secchiate di acqua gelida, firmate dalla premiata ditta Bonini & D’avanzo e piombate sulla canea xenofobo-mafiosa, restituiscono a questo inizio legislatura il clima più consono ad una stagione di dialogo e di possibili quanto auspicabili riforme di cui l’Italia ha bisogno.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Però, il problema non è questo, o non solo; cioè individuare i nemici del dialogo e delle riforme e disinnescarli appena possibile per tornare ad essere, o forse essere per la prima volta nella storia della repubblica, ad un passo da una democrazia compiuta. Il punto è perché mai per dialogare abbiamo bisogno di questi due “grisù” d’eccezione, pronti a spegnere i fuochi della disinformazione e invece non ci concentriamo sulle cause della degenerazione informativa che ci travolge con letture distorte di episodi di cronaca nera. Cantori pronti a far diventare una scazzottata all’università, e un regolamento di conti per questioni extrapolitiche, l’inizio di una stagione nazionale di violenza che covava da anni nelle birrerie e negli stadi nella “Weimar italiana prima del Reich”?
Perche mai non ci concentriamo sui piromani che cercano di alzare alte le fiamme dello scontro e del muro contro muro?
Ad essere attenti a questi andrebbero arruolati, almeno per i tempi degli interventi restrittivi, anche i magistrati di Napoli che sono intervenuti dopo quattro mesi dalle richieste delle stesse misure sui fatti della mala gestione del ciclo dei rifiuti a Napoli.
Il volume di fuoco sollevato sul caso del Pigneto è esemplare. Invito a rivedere la puntata di Primo Piano del Tg3 ed il servizio della compagna del governatore Marrazzo, Roberta Serdoz, ascoltarene con attenzione i termini utilizzati, le apodittiche affermazioni, per rendersi conto del clima che in pochi attimi certi operatori dell’informazione possono scatenare e quante coscienze possono turbare. Ma primo Piano non è il solo esempio l’informazione pubblica, ma anche quella privata è infarcita di giornalisti apodittici. Se poi ci si lamenta della egemonia culturale non occorre andar lontano per comprenderne il motivo.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
A proposito non si ravvisiano esternazione del comico moralizzatore su questa cattiva informazione, nessuna reprimenda, e dagli uffici della disinformazia neppure un filo di autocritica. Ma sarebbe troppo. Tuttavia non è neanche questo che aiuterebbe a risolvere il problema, il guaio è che siamo di fronte al vero conflitto di interessi italiano. Quello della sinistra con la cultura e l’informazione così ben inquadrato da una fulminante battuta del dottor sottile Giuliano Amato, la Rai è cosa loro… come d’altronde il microfono di Santoro è solo suo.
Ma anche… lo sono la satira, la cultura e il cinema, premiato per le nostre squallide vergogne a Cannes e su cui ancora una volta la grancassa giornalistica straparla di rinascita neorealista e straordinarie e lucide riflessioni sulla nostra politica, e anche qualche ministro per la salvaguardia del dialogo incensa come responsabile e adulta riflessione iotalina. Vedrete, dopo la Mafia e la Camorra inizierà il filone cinematografico sull’intolleranza verso gli extracomunitari e l’epopea cinematografica della cultura Rom.
Speriamo che a piazza del Collegio romano come a Viale Mazzini intendano che per dialogare occorre avere professionalità e voce e non solo ascoltare le grida degli altri.
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Il Cav. torna a Napoli e difende decreto e Superprocura
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Dario Caselli
“Nessun passo indietro” ma anzi “lo Stato farà il suo dovere” per risolvere la questione rifiuti in Campania. E nei confronti della magistratura napoletana, che nei giorni scorsi ha aperto un’inchiesta contro il prefetto ed alcuni collaboratori di Guido Bertolaso attuale sottosegretario all’emergenza rifiuti, Silvio Berlusconi non esita a parlare di “inchiesta ad orologeria”. Il Cavaliere per la seconda volta nell’arco di dieci giorni ritorna a Napoli. Stavolta nessun Consiglio dei ministri ma una riunione tecnica in Prefettura con gli amministratori locali, il sottosegretario Bertolaso, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, quello dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, e le forze dell’ordine e militari. Tavolo di confronto seguito da una conferenza stampa nella quale il Cavaliere ha indicato le linee guida della sua azione politica per risolvere l’emergenza. Al centro della discussione naturalmente il decreto legge varato dal governo qualche giorno fa e che “anche l’opposizione vuole che sia approvato così com’è e in tempi brevi”.
Nessun ripensamento, quindi, da parte del governo sul provvedimento visto che come spiega il premier “non esistono profili di incostituzionalità nel decreto e il nostro giudizio è fondato sul parere di autorevoli costituzionalisti”. Una precisazione non casuale che nei fatti è una replica alle critiche mosse da 72 Pm della procura di Napoli che in un documento avrebbero sollevato più di qualche perplessità contro la concentrazione sul solo Procuratore capo di Napoli di tutte le inchieste per reati ambientali. Invece il Cavaliere tira dritto spiegando che “la Superprocura serve ad evitare che singoli magistrati locali possano rompere il circuito positivo. E’ necessario avere un unico responsabile in grado di prendere decisioni”.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
E proprio verso i magistrati napoletani Berlusconi non risparmia critiche riprendendo le valutazioni fatte dai giornali che “hanno parlato di una inchiesta ad orologeria, uscita quattro mesi dopo la richiesta al Gup e il giorno prima dell’entrata in vigore del nostro decreto”. Non proprio una casualità secondo Berlusconi e che alla fine “ha arrecato difficoltà e poteva demotivare persone che per fortuna invece continuano a lavorare con passione ed entusiasmo”. Accuse pesanti che fanno da contr’altare al pubblico riconoscimento delle qualità di Guido Bertolaso, personaggio chiave dell’emergenza rifiuti, e che per il premier “è un uomo vero che non si è fatto intimidire e demotivare come poteva accadere”.
Lodi a parte la strada da percorrere è chiara e lo stesso Berlusconi la indica senza alcuna incertezza e timore con la convinzione che “non consentiremo a nessuno di essere fermati: si tratta di risolvere il problema rifiuti non in un tempo indeterminato ma abbiamo assoluta determinazione a recuperare il troppo tempo perso nel passato”. Per questa ragione il presidente del Consiglio annuncia che “non succederà più che lo Stato faccia ancora dei passi indietro: troppe volte decisioni assunte non sono state imposte da organi democraticamente eletti” e che “a differenza del passato si deve sapere che noi siamo convinti che è nostro preciso dovere che lo Stato faccia finalmente e definitivamente lo Stato”. Un Silvio Berlusconi, quindi, che non ha alcuna intenzione di ripetere gli errori del passato, quando come lui stesso ammette “c’è stata una pericolosa avventura nell’anarchia”, assicurando di “risolvere definitivamente” il problema dei rifiuti in Campania “non subito, ma entro tre anni”.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
E sul decreto in specifico indica “i quattro aspetti che ci porteranno alla normalità: 1) le aree di interesse strategico nazionale ovvero come siti militari; 2) priorità agli impianti per trattare i rifiuti; 3) deve andare a regime la raccolta differenziata: e in Campania ci sono posti dove la differenziata è al 73%, dobbiamo arrivare a quell’obiettivo: magari partendo anche dalla scuola educando i bambini e ragazzi; 4) la scelta di chiudere gli impianti per il Cdr: impianti per comprimere e imballare i rifiuti senza trattamenti. Questi impianti dovranno diventare impianti di compostaggio”. Idee precise che si uniscono all’impegno di essere a Napoli “tutte le settimane, finchè non si avrà la certezza di aver avviato a soluzione il problema rifiuti che non è solo di Napoli e della Campania ma di tutta l’Italia”. Promesse ma anche linea dura, anzi durissima da parte di Berlusconi che sgombrando il campo da equivoci precisa che la discarica a Chiaiano si farà perché “tutte le relazioni tecniche ci rendono sicuri dell’idoneità” chiarendo anche che “useremo l’esercito per garantire giorno e notte la possibilità di accedere ai siti” e che “Chiaiano sarà definita zona militare e la discarica sarà protetta. Chi si opporrà sarà perseguibile penalmente”. Toni perentori e netti quelli del premier che alla fine hanno però trovato la piena condivisione degli amministratori locali, in primis del governatore Antonio Bassolino che ha giudicato la riunione “molto utile” anche se non nasconde il fatto che “nonostante i tanti sforzi e i primi passi in avanti compiuti, il sistema resta strutturalmente troppo fragile e ci espone al rischio di nuove crisi in caso difficoltà impreviste”. Per questo ha auspicato che il decreto “diventi legge senza stravolgimenti”.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Da Antonio Di Pietro intanto però giunge un netto “no” alla Superprocura anche se il ministro-ombra dell’Ambiente, Ermete Realacci, apre sul decreto del governo, condividendone l’impostazione e dicendosi “preoccupato” per l’atteggiamento della magistratura. Ma è sul fronte locale, in particolare a Chiaiano, che la protesta non accenna a rientrare con i comitati che annunciano “la mobilitazione continua con convinzione, determinazione e grande senso di responsabilità e di equilibrio”. Una situazione che quindi rischia nuovamente di diventare incandescente con scontri e scene di guerriglia urbana. Ma dall’altro lato stavolta il governo non ha alcuna intenzione di cedere il passo.
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I Pm di Napoli resistono al decreto come ai tempi di Falcone
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Dimitri Buffa
A Napoli, con la mondezza, con l’indagine sul commissariato straordinario (corredata dalle consuete intercettazioni telefoniche depositate sui giornali) e con la sollevazione dei pm locali contro la decisione di centralizzare le competenze per i reati ambientali, si sta ripetendo un po’ quello che avvenne ai tempi della superprocura antimafia così come la aveva concepita Giovanni Falcone. Se lo ricorda molto bene il professor Giuseppe Di Federico che all’epoca collaborò con il magistrato ucciso dalla mafia il 23 maggio 1992 a Capaci.
Ebbene, Falcone idolatrato dopo morto, non fu affatto profeta in patria, cioè all’interno della casta delle toghe, quando era vivo. E al progetto originario della superprocura, così come la voleva lui, dovette rinunciare: senza sé e senza ma. Quando infatti le “united toghe of Italy” si accorsero che il testo di legge, così come era stato sponsorizzato dall’allora ministro guardasigilli Claudio Martelli, prevedeva il completo coordinamento delle indagini anti mafia in capo a una sola persona, cioè Giovanni Falcone, si sentirono fino al Quirinale gli “alti lai” per l’attacco all’indipendenza della magistratura. O le “lamentationes” sull’infranto principio costituzionale del “pm naturalmente precostituito”. E non se ne fece nulla. Semplicemente la superprocura che nacque dopo e che oggi tutti conosciamo è stata accettata come corpo non estraneo dalla casta a patto di diventare di fatto un organo consultivo. Senza poteri di fare indagini né di intromettersi nelle inchieste in corso condotte dai singoli pm.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Oggi il procuratore nazionale antimafia o un suo sostituto possono al massimo presenziare all’interrogatorio di un pentito o di un teste ma senza aprire bocca. Sennò sono guai.
La legge magari darebbe loro anche il potere di avocare un’inchiesta per palese inerzia di qualche eventuale magistrato inquirente, ma in tanti anni un caso del genere non si è mai verificato.
“Ed è meglio così – dice Di Federico – perché qualora si verificasse ne vedremmo proprio delle brutte..”
In questa logica di orticelli privati e di inconfessabili gelosie ben si capisce quindi la lettera che i 75 sostituti napoletani hanno inviato al Csm, il nume tutelare dell’indipendenza dei magistrati ma anche della loro irresponsabilità.
La paura inconfessabile è che attraverso lo strumento della procura ambientale gerarchizzata in capo al procuratore di Napoli si reintroduca dalla finestra il concetto di “responsabilità del capo” che i sostituti, non solo di Napoli ma di tutti e 100 e passa i distretti di corte d’appello esistenti in Italia, sono riusciti a fare abolire proprio dal Csm. Con una semplice circolare interpretativa che risale alla fine degli anni ’80 e che ha prodotto da sola più danni dentro la magistratura di quanti ne abbiano causati l’ideologia comunista e quella sessantottina nella odierna società.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
A proposito dello strapotere dei singoli pm (la cui gerarchia viene decisa mediaticamente dalla risonanza che le singole rispettive inchieste hanno in tv o sui giornali, per cui si potrebbe dire che i giudici della mamma di Cogne sono sicuramente nella top ten italiana benché si occupino generalmente di delitti non poi così gravi dal punto di vista della sicurezza e dell’ordine pubblico) Di Federico ama ricordare un aneddoto che gli venne raccontato da un ex ministro democristiano di Grazia e Giustizia della prima repubblica, Tommaso Morlino.
Il quale disertava spesso e volentieri tutti gli incontri europei dei suoi omologhi. E un giorno Di Federico gliene chiese conto. Ed ebbe la seguente risposta: “sa, io mi sento escluso quando vado in quei meeting… quelli parlano di nuove politiche criminali da parte degli stati e di priorità nei reati da perseguire e io invece mi devo stare zitto perché se una singola mia parola trapelasse sui media potrebbe essere interpretata come un attacco alla indipendenza della magistratura e al principio della obbligatorietà dell’azione penale.. quindi che ci vado a fare..?”
L’Italia in tutta Europa è infatti l’unico paese che fa decidere le politiche di contrasto alla criminalità ai propri funzionari che fanno i pubblici ministeri.
Negli altri paesi una cosa del genere viene vista come fare decidere le direttive politiche generali del traffico in una qualsivoglia grande città non all’assessore ma ai vigili urbani.
Non a caso mercoledì sera il presidente dell’Unione delle camere penali Oreste Dominioni, dopo l’incontro di presentazione avuto con il ministro Guardasigilli, Angelino Alfano, ha avuto parole dure per “quella politica che abdica alle proprie responsabilità”. Magari per paura di scontrarsi con la magistratura.
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Impressioni sulle prime settimane di attività parlamentare
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Giuliano Cazzola
Dopo aver passato le prime giornate ad ascoltare discorsi solenni e a votare (il presidente e l’ufficio di presidenza della Camera, dapprima; la fiducia al Governo, poi; i vertici delle Commissioni, infine) infilandomi nei tabernacoli in cui si esprime il suffragio segreto o sfilando sotto gli scranni della presidenza, è arrivato il momento di fare sul serio, quando si è cominciato a votare la conversione in legge di alcuni decreti del Governo Prodi, varati nel mezzo della "terra di nessuno" tra le due legislature.
Lì è scoppiata la prima grana, nel momento in cui tra le norme di un provvedimento rivolto a sanare una serie di prescrizioni dell’Unione europea, l’opposizione ha scoperto un articolo che – a suo dire – si proponeva di salvare, surrettiziamente, Rete 4, contravvenendo così tutti i sacri principi del conflitto di interessi.
Ho potuto assistere, allora, alla mia prima esperienza di ostruzionismo parlamentare. Assistere non partecipare, perché l’opposizione, in questi casi, fa tutto da sola; la maggioranza deve solo garantire il numero legale ed evitare che il Governo non finisca in minoranza (come purtroppo è accaduto col famoso emendamento sui volatili). Per un giorno e mezzo hanno monopolizzato, in nostra assenza, la discussione generale. Poi è venuta l’ora del voto: l’opposizione ha usato tutti i mezzi consentiti dal regolamento, la maggioranza ha cercato di tenere. I fatti sono noti: ad un certo punto, alla fine della via crucis, il Governo ha modificato l’emendamento definito "salva Rete 4" e l’opposizione ha rinunciato all’ostruzionismo, cantando vittoria. Così si è andati rapidamente al voto finale (in chi scrive è rimasta la domanda: perché tanto rumore per nulla ? Perché presentare un emendamento per poi ritirarlo ?).
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Di questa esperienza mi hanno colpito due aspetti: in primo luogo, la visibile contraddizione tra lo spasmodico accanimento che la politica ha dedicato a quell’evento e il disinteresse che la vicenda, nelle stesse ore, suscitava nel Paese; in secondo luogo, la violenza e l’arroganza delle argomentazioni e dei toni usati dall’opposizione, che del caso ha subito fatto una questione di carattere morale. Alcuni esponenti del gruppo dell’Italia dei valori o del Pd (come Furio Colombo ma non solo, perché poco alla volta quello è diventato il leit motiv della discussione) hanno costruito i loro interventi sul disprezzo dell’avversario in nome di una presunta superiorità morale (‘noi siamo quelli di Enzo Biagi – ha detto Colombo – loro quelli di Rete 4’) evocatrice – lo ha ben messo in evidenza Franco Debenedetti su Il Sole 24 Ore – della mistica dei girotondini o del grillismo applicato in modo unilaterale.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Nel bel mezzo di tale discussione (sul piano della gestione della dialettica parlamentare la sinistra è molto più scafata della destra) si sono aperte alcune finestre, la più importante delle quali è stata sicuramente la discussione sul clima di violenza a Roma, alla presenza del sottosegretario Mantovano. Anche in tale caso la morale era una sola: a Roma ha vinto Alemanno ed ecco che sono tornati i fascisti, gli squadristi, i razzisti e quant’altro. In quei giorni sull’Unità è comparso un articolo del solito Furio Colombo che immaginava una topografia della capitale in cui tutte le principali vie erano state ribattezzate con nomi che evocavano il regime fascista (con la sola eccezione di Via del Corso divenuta Via Craxi). Sono bastati pochi giorni per consentire alla verità dei fatti di smentire la propaganda della sinistra (la solita di sempre, immancabilmente pronta a riunirsi all’insegna dell’antiberlusconismo o quanto meno a non reggere la concorrenza di chi impugna quella sdrucita bandiera). Quando nell’aggressione del Pigneto è emerso un protagonista (la Polizia aveva avvertito da subito che la matrice non era razzista) con il volto del ‘Che’ tatuato sull’avambraccio, gli intellettuali di regime si sono affrettati a spiegare a quel signore che era, in verità, un fascista inconsapevole e che l’icona di Guevara è poco più di un gadget, tanto che ormai la stampano pure sui sospensori. Alla fine è arrivata anche la sentenza del Consiglio di Stato favorevole (o comunque non contraria) a Mediaset nella controversia con Europa 7. Ma – si sa – per condannare il Cavaliere non serve la Magistratura. Basta il ‘tribunale del popolo’, presieduto da Antonio Di Pietro.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
E che dire dei fatti della Sapienza? Anche nell’Ateneo – a sentire loro – stavano scorazzando i fascisti. Poi si è scoperto, dopo l’aggressione subìta dal preside di Lettere, che il vero squadrismo è quello dei Collettivi. Per non parlare delle dichiarazioni del Capo della Polizia (nominato dal Governo Prodi) a proposito della sostanziale impunità degli immigrati clandestini quando delinquono. Ma loro hanno sempre ragione.
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Festa Nazionale della Repubblica
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 46 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 2 della discussione
La Repubblica e le Forze Armate
La Repubblica Italiana celebra il 62° Anniversario e le Forze Armate Le rendono omaggio attraverso la tradizionale parata militare.
I cittadini che ogni anno accorrono per assistere alla parata, sono la testimonianza più evidente del sentimento di partecipazione e di spontaneo affetto che li lega alle Forze Armate.
Il tema della sfilata di quest'anno è "La Repubblica e le Sue Forze Armate" e vuole rappresentare il profondo legame di dedizione e di spirito servizio che, sin dal 2 giugno 1946, unisce le Forze Armate alle sorti del Paese e che, nel corso degli anni, è divenuto sempre più forte ed indissolubile.
Dal periodo post bellico, con le sue inevitabili e spesso drammatiche difficoltà, attraverso l'impegnativo periodo della ricostruzione e gli anni del boom economico, fino ai giorni nostri le Forze Armate si sono evolute di pari passo con lo sviluppo della società italiana e ne sono oggi fedele ed orgogliosa espressione.
Esse infatti sono caratterizzate, come la migliore società civile, da capacità, motivazione, tecnologia e operano quotidianamente e silenziosamente, fedeli al dettato costituzionale, al servizio dello Stato e della collettività nazionale.
Quello che le Forze Armate sono e fanno oggi è sotto gli occhi di tutti: un impegno fatto di professionalità e costante dedizione, di disciplina e senso del dovere, che durante la Parata Militare vediamo solo nella loro espressione più marziale ma che giornalmente si sostanzia in un opera assidua e silenziosa, frutto di quei valori e di quelle tradizioni, del senso di appartenenza e dello spirito di abnegazione che trovano origine in una storia lunga e gloriosa, punteggiata da innumerevoli ed esemplari atti di valore, spesso condotti sino all'estremo sacrificio.
Se oggi le Forze Armate riscuotono un più diffuso consenso per il loro operato, ciò è anche dovuto a tutti coloro che ci hanno preceduto nella dura strada del dovere e, in questa importante ricorrenza, li ricordiamo con estrema gratitudine ed affetto: tutti loro il 2 giugno sfilano idealmente con noi.
La parata vuole essere l'omaggio delle Forze Armate alla Repubblica ma ci permette anche di ricordare tutto il personale militare e civile al servizio dello Stato che con il proprio impegno quotidiano, l'abnegazione e il sacrificio contribuisce ad accrescere il ruolo e l'immagine internazionale dell'Italia, sviluppando quell'azione interdisciplinare che costituisce una valida risposta alle sempre crescenti esigenze di stabilità internazionale, in una prospettiva di effettivo sviluppo e di pacifica convivenza fra i popoli.
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 3 della discussione
Eventi celebrativi in occasione del LXII anniversario della Festa della Repubblica
Domenica 1 giugno 2008
* Quirinale, ore 15.30
Cambio della Guardia d'Onore con sfilamento e schieramento a cavallo del Reggimento Corazzieri e della Fanfara del IV Reggimento Carabinieri.
* Quirinale, ore 18.00
Ricevimento nei Giardini del Quirinale.
Lunedì 2 giugno 2008
* Altare della Patria, ore 9.00
Deposizione di una corona di alloro sulla Tomba del Milite Ignoto.
* Via di S. Gregorio - Porta Capena, ore 9.30
Rassegna delle truppe schierate per la Parata.
* Fori Imperiali, ore 10.00
Parata Militare.
* Giardini del Quirinale, dalle ore 15.00 alle ore 19.00
Apertura al pubblico con esecuzioni da parte dei complessi bandistici della Marina Militare, dell'Arma dei Carabinieri, dell'Aeronautica Militare, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e dell'Esercito Italiano.
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 4 della discussione
La Rivista Militare
Sfilamento dei Reparti
Banda dell'Arma dei Carabinieri
Comandante delle Truppe (E.I.)
Bandiere FF.AA. e G. di F.
Gonfaloni delle Regioni + UPI + ANCI
Labari Associazioni combattentistiche e d'Arma
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 5 della discussione
I Settore - Le Missioni Internazionali
I Settore - Testo introduttivo
Sfilano i reparti rappresentativi di tutti i militari che a vario titolo operano nei diversi Teatri Operativi Internazionali.
Alle missioni di pace le Forze Armate italiane contribuiscono oggi con soldati, marinai, avieri e carabinieri che operano in 30 missioni in 18 Paesi teatri che vanno dall’Africa sahariana fino all’Iraq e all’Afghanistan, attraversando il Mediterraneo, i Balcani, il Medio-Oriente, il Golfo Persico e l’Oceano Indiano settentrionale.
La parata di oggi vuole focalizzare l’attenzione sul personale delle Forze Armate, dei Corpi Armati e Civili dello Stato rendendo omaggio a coloro che con l’impegno quotidiano, l’abnegazione e il sacrificio contribuiscono ad accrescere il ruolo e l’immagine internazionale dell’Italia, sviluppando un’azione integrata rivolta costruire un mondo più sicuro.
Comandante I Settore (COI)
* Bandiere ONU - UE - NATO;
* Bandiere Nazioni amiche ed alleate;
* Bandiere e Stendardi di Organismi Internazionali;
* Fanfara Brigata "Sassari" (E.I.);
* Compagnia 151° Reggimento Fanteria "Sassari" (E.I.);
* Compagnia 186° Reggimento Paracadutisti "Folgore" (E.I.);
* Compagnia Mista (A.M.);
* Compagnia del 1° Reggimento CC Paracadutisti "Tuscania" (CC);
* Compagnia Missioni Internazionali (G. di F.);
* Reparto SPAGNA;
* Reparto STATI UNITI D'AMERICA;
* Compagnia Mista AVES (E.I.);
* Squadrone Reggimento "Genova Cavalleria (4°)" (E.I.);
* Compagnia 7° Reggimento CC "Trentino Alto Adige" (CC) - (IPU/MSU - KFOR);
* Reparto GERMANIA;
* Bandiere Unità Navali Operazione "Impartial Behaviour" + Compagnia Reggimento Subacquei Incursori "Teseo Tesei" (M.M.);
* Compagnia Reggimento Lagunari "Serenissima" (E.I.);
* Reparto FRANCIA;
* Rappresentanza Sanità Militare;
* Rappresentanze C.R.I. e SMOM.
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 6 della discussione
II Settore - L'Esercito Italiano
II Settore - Testo introduttivo
L’Esercito Italiano è la forza armata più anziana.
Forte dei suoi 349 anni di tradizioni, schiera oggi oltre 6500 soldati nei vari teatri operativi all’estero.
Oltre ai fondamentali compiti di difesa in patria e di sostegno della pace all’estero, l’Esercito svolge anche importanti compiti di soccorso in favore della popolazione, fornendo concorsi in occasione di calamità naturali, per il mantenimento dell’ordine pubblico o in attività di pubblica utilità, come la bonifica di ordigni inesplosi o, non ultimo, in situazioni di particolare emergenza, come quella dei rifiuti in Campania.
l’Esercito Italiano opera fin dai primi anni ’90 nell’ambito delle missioni di sicurezza internazionale: dal Mozambico alla Somalia all’Albania, dal Kurdistan a Timor Est, dai Balcani all’Afghanistan, dal Sudan al Pakistan e al Ciad.
Un impegno intenso, fuori dai confini nazionali, avviato già nel 1982 con la prima missione in Libano.
Questo ruolo attivo sullo scenario internazionale, e’ stato riconosciuto anche con l’assegnazione, negli ultimi quattro anni, della leadership di ben tre missioni: in Bosnia, Kossovo e Afghanistan. ed oggi un generale italiano e’ ancora a capo della missione UNIFILl 2 in Libano.
Comandante II Settore
* Banda 1° Reggimento "Granatieri di Sardegna";
* Compagnia Scuole Militari "Nunziatella" e "Teuliè";
* Compagnia Accademia Militare;
* Compagnia Scuola Allievi Sottufficiali;
* Compagnia Mista RUA;
* Compagnia 1° Reggimento "Granatieri di Sardegna";
* Compagnia Forze Operazioni Speciali (9° Reggimento "Col Moschin" - 185° RAO - 4° ALPIPAR);
* Batteria 5° Reggimento "artiglieria a cavallo";
* Compagnia 11° Reggimento Genio Guastatori;
* Compagnia 3° e 11° Reggimento Trasmissioni;
* Compagnia 32° Reggimento Carri;
* Compagnia "Nuove Capacità" (7° NBC - 28° PAVIA - CGS);
* Compagnia 10° RE.TRA.;
* Mezzi tecnologicamente significativi;
* Fanfara Brigata "Taurinense";
* Compagnia 3° Reggimento Alpini;
* Fanfara Brigata "Aosta";
* Compagnia 1° Reggimento Bersaglieri.
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 7 della discussione
III Settore - La Marina Militare
III Settore - Testo introduttivo
Il mare appare sempre più centrale alle dinamiche del nostro tempo e la Marina Militare è protagonista nelle sue molteplici dimensioni.
Le quotidiane attività per la sicurezza, la sorveglianza degli spazi marittimi, la proiezione di capacità in aree lontane, in mare, in cielo e sul territorio, l’impegno per la cooperazione ed il dialogo, vedono la Marina focalizzare la propria azione nella dimensione globale.
Trentaquattro mila uomini e donne, professionisti della sicurezza sul mare, sono la componente essenziale della Forza Armata, che fa della tradizione e dell’innovazione i pilastri fondamentali del proprio operato.
I profili professionali del personale e l’elevata qualità dei nuovi mezzi consentono di guardare al futuro con elevata fiducia certi di essere sempre pronti per la difesa degli interessi nazionali.
Comandante III Settore
* Banda Centrale;
* Compagnia Scuola Navale Militare "Morosini";
* Compagnia Accademia Navale;
* Compagnia Allievi Sottufficiali;
* Compagnia Stendardi Unità Navali;
* Compagnia Forze Navali;
* Compagnia Reggimento "San Marco";
* Compagnia Forze Aeree Navali;
* Compagnia Capitanerie di Porto.
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 8 della discussione
IV Settore - L'Aeronautica Militare
IV Settore - Testo introduttivo
L’Aeronautica Militare fu costituita a forza armata autonoma il 28 marzo 1923.
Le sue origini risalgono, però, alla fine del IXX secolo, quando anche in Italia iniziarono le prime esperienze aeree (che in questa fase embrionale avvenivano appunto in ambito militare), dapprima con palloni e dirigibili e più tardi con l’aeroplano.
L'Aeronautica Militare ha la sua ragione sociale nella inviolabilità dello spazio aereo nazionale.
Il suo compito principale, infatti, è la difesa aerea, cioè salvaguardare il territorio italiano da qualunque aggressione proveniente dal cielo, prevenendo e neutralizzando ogni eventuale minaccia aerea.
Ciò avviene attraverso un articolato sistema che garantisce, 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, la continua sorveglianza dei cieli e il rapido intervento in caso di necessità.
La prima è ottenuta tramite una capillare rete di sensori capace di rilevare qualunque velivolo sospetto; il secondo, tramite l’approntamento di aerei da caccia che, al segnale di allarme, decollano in pochissimi minuti per intercettare e neutralizzare la minaccia.
Questo sistema è integrato nel più ampio dispositivo di difesa della NATO che, dall'appendice più a nord del Canada a quella più a sud della Turchia, assicura una maglia di protezione difficilmente penetrabile che si stende sull'Atlantico, sull'Europa e buona parte del Mediterraneo.
Il compito di sorvegliare e difendere lo spazio aereo italiano, da sempre svolto dall’Aeronautica Militare, è divenuto di estrema attualità dopo i tragici eventi dell’11 settembre 2001. Ma non è l’unico.
L’Aeronautica Militare ha anche il compito di dare supporto alle missioni di pace fuori dai confini nazionali, provvedere alla ricerca e al soccorso aereo di persone in difficoltà su terra e su mare, assicurare il trasporto aereo d’urgenza di malati in imminente pericolo di vita, contribuire alle operazioni di soccorso e assistenza alle popolazioni in caso di pubbliche calamità.
E ancora: garantire i servizi di assistenza al volo riguardanti, oltre al traffico aereo militare, anche quello civile su alcuni aeroporti militari aperti ad esso; elaborare e diffondere le informazioni sulla situazione meteorologica; provvedere alla formazione dei piloti di aeroplano e di elicottero delle altre forze armate e corpi armati dello Stato; concorrere a studi, ricerche e sperimentazioni nel campo aerospaziale.
Comandante IV Settore
* Banda Centrale;
* Compagnia Scuola Militare Aeronautica "G. Douhet";
* Compagnia Accademia Aeronautica;
* Compagnia Scuola Allievi Marescialli;
* Compagnia Scuola Specialisti;
* Gruppi Bandiera di Guerra e d'Istituto;
* Compagnia d'Onore;
* Compagnia 17° Stormo Incursori;
* Compagnia Specialità Varie.
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 9 della discussione
V Settore - L'Arma dei Carabinieri
V Settore - Testo introduttivo
L'atto di nascita dell'Arma dei Carabinieri sono le Regie Patenti del 13 luglio 1814 con le quali Vittorio Emanuele I istituì a Torino il Corpo dei Carabinieri Reali, dotando il Regno Sardo-Piemontese di un'istituzione inedita, con la duplice funzione della difesa dello Stato e della tutela della sicurezza pubblica, quale organismo di polizia con speciali doveri e prerogative.
Oggi L’Arma dei Carabinieri è forza militare di polizia a competenza generale ed in servizio permanente di pubblica sicurezza, con speciali prerogative.
Dal 2000 ha il rango di Forza armata, con una collocazione autonoma nell'ambito del Ministero della Difesa, accanto all'Esercito (del quale prima faceva parte come “prima Arma”), alla Marina e all'Aeronautica.
Oltre a concorrere alla difesa della Patria, alla salvaguardia delle libere istituzioni ed alla tutela del bene della collettività nazionale nei casi di pubblica calamità, l'Arma dei Carabinieri partecipa alla difesa integrata del territorio nazionale e alle operazioni militari all'estero, nonché assicura i servizi di sicurezza delle rappresentanze diplomatiche e consolari all'estero.
Tra i suoi compiti militari figurano inoltre l'esercizio delle funzioni di polizia militare - in via esclusiva - e di polizia giudiziaria militare per le Forze armate italiane.
Quale forza di polizia a competenza generale, esercita funzioni di polizia giudiziaria e di sicurezza pubblica, che la vedono impegnata quotidianamente nella lotta al crimine ed in tutte le attività di controllo del territorio e di mantenimento dell'ordine pubblico, grazie soprattutto ad un dispositivo territoriale capillarmente irradiato sul territorio nazionale con 4626 Stazioni Carabinieri, che costituiscono elemento cardine nel sistema della sicurezza pubblica nazionale.
In particolare, l'attività di polizia giudiziaria, svolta alle dipendenze funzionali dell'Autorità Giudiziaria, è assicurata dai Reparti sul territorio e dal R.O.S., nonché da unità specializzate che provvedono alla tutela di interessi primari della collettività (salute, ambiente, patrimonio culturale, sicurezza dei luoghi di lavoro), coniugando efficacemente funzioni preventive e repressive.
Quale struttura operativa nazionale di protezione civile, l'Arma dei Carabinieri, infine, concorre al soccorso delle popolazioni nelle aree colpite da pubbliche calamità.
Comandante V Settore
* Fanfara Scuola Allievi CC Roma;
* Compagnia Scuola Ufficiali;
* Compagnia Scuola Marescialli e Brigadieri;
* Compagnia Scuola Allievi Carabinieri Roma;
* Compagnia 13° Reggimento CC "Polizia Militare";
* Compagnia Mista Squadriglia Eliportati Cacciatori "Calabria" e "Sardegna";
* Compagnia "Carabinieri di Quartiere";
* Compagnia G.I.S.;
* Mezzi tecnologicamente significativi.
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 10 della discussione
VI Settore - I Corpi Militari dello Stato e la Croce Rossa Italiana
VI Settore - Testo Introduttivo
La Guardia di Finanza è un Corpo di polizia ad ordinamento militare, posto al servizio della collettività per la salvaguardia della sicurezza economica e finanziaria del Paese e dell'Unione Europea.
Dipende direttamente dal Ministro dell’Economia e delle Finanze ed ha, al proprio vertice, un Generale di Corpo d’Armata proveniente dall’Esercito.
L’attuale Comandante Generale è il Gen.C.A. Cosimo D’Arrigo, che ha assunto la carica il 1 giugno del 2007.
Comandante VI Settore (G. di F.)
* Banda Centrale (G. di F.);
* Compagnia Accademia (G. di F.);
* Compagnia Scuola Ispettori e Sovrintendenti (G. di F.);
* Compagnia Scuola Allievi Finanzieri (G. di F.);
* Compagnia "Specialità AT-PI" (G. di F.);
* Compagnia "Contingente Mare" (G. di F.);
* Compagnia Scuola Alpina Pedrazzo (G. di F.);
* Banda (C.R.I.);
* Compagnia Corpo Militare (C.R.I.);
* Compagnia IIVV (C.R.I.);
* Compagnia Volontari del Soccorso (C.R.I.);
* Reparto sui mezzi (SMOM).
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 11 della discussione
VII Settore - I Corpi Armati e non dello Stato e Reparti a cavallo
Comandante VII Settore (C.F.S.)
* I Sottosettore
I Corpi armati e non dello Stato
Comandante I Sottosettore (P. di S.)
° Banda Centrale (P. di S.);
° Compagnia Istituto Superiore Funzionari (P. di S.);
° Compagnia Istituti d'Istruzione (P. di S.);
° Compagnia Mista Specialità (P. di S.);
° Compagnia Motorizzata (P. di S.);
° Compagnia di Formazione (Pol. Pen.);
° Compagnia Varie Specialità (Pol. Pen.);
° Banda (C.F.S.);
° Compagnia di Formazione (C.F.S.);
° Compagnia in uniforme da intervento (VV.F.);
° Compagnia Specialisti (VV.F.);
° Reparto Motorizzato (VV.F.);
° Reparto Motorizzato (VV.F.).
* II Sottosettore
La Protezione Civile
Comandante II Sottosettore (D.P.C.)
° Bandiere Protezione Civile Italiana ed Europea;
° Rappresentanze estere Protezione Civile;
° Rappresentanti F.A., Forze di Polizia, Regioni, Volontari;
° Colonna mobile Protezione Civile e Vigili del Fuoco;
° Mezzi sperimentali Protezione Civile;
° Motociclisti Polizia Municipale.
* III Sottosettore
I Reparti a cavallo
Comandante III Sottosettore (CC)
° Fanfara Reggimento a cavallo (CC);
° Squadrone + Stendardo Reggimento a cavallo (CC);
° Squadrone + Stendardo Reggimento "Lancieri di Montebello" (E.I.);
° Squadrone + Stendardo Reparto a cavallo (P. di S.);
° Squadrone + Stendardo Reparto a cavallo (C.F.S.).
I numeri della Parata
RIEPILOGO GENERALE FORZE PARTECIPANTI ALLA MANIFESTAZIONE
* Bandiere: 191
* Bandiere delle Associazioni d'Arma: 52
* Personale Militare:
° Ufficiali: 778
° Sottufficiali: 972
° Truppa: 4835
* Civili: 601
* Quadrupedi: 217
* Mezzi:
° Moto: 97
° AR/VM: 137
° Autocarri:1
° Speciali: 31
* Aerei:
° P.A.N.: 9
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 12 della discussione
AUGURI A TUTTI
ONORE ALLE NOSTRE FORZE ARMATE
VIVA LA REPUBBLICA!
>>Da: micia
Messaggio 13 della discussione
Io mi sto guardando la diretta.
Qui: http://www.esercito.difesa.it/root/tradizioni/2giugno_diretta.htm
>>Da: andreavisconti
Messaggio 14 della discussione
Messaggio del capo dello Stato per la Festa della Repubblica: "Serve uno slancio comune". Al centro delle celebrazioni per il 2 giugno il ruolo delle forze armate. La Russa: "Il Tricolore si serve con coraggio"
Roma - Il capo dello Stato depone all’Altare della Patria una corona d’alloro sulla tomba del Milite ignoto. È il primo atto della cerimonia per il 62/o anniversario della Repubblica che ha il suo momento centrale nella parata militare intitolata anche quest’anno La Repubblica e le sue forze armate.
L'apertura delle celebrazioni Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto questa mattina le celebrazioni per la Festa della Repubblica in piazza Venezia e ai Fori Imperiali a Roma. Il capo dello Stato, accompagnato dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha passato in rassegna le truppe schierate a piazza Venezia e ha poi raggiunto sul sacrato dell’Altare della Patria il premier Silvio Berlusconi e i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani. Insieme hanno poi salito la scalinata del monumento alla Patria per deporre una corona di alloro alla tomba del Milite ignoto e osservare un minuto di silenzio. Presenti alla cerimonia tutti i più alti rappresentanti delle magistrature della Repubblica e delle Forze dell’ordine, e il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini. L’inizio della cerimonia è stato suggellato dal passaggio delle frecce tricolori.
Il messaggio del capo dello Stato La vita del paese deve basarsi sui principi della Costituzione, ma in questo periodo quei principi di tolleranza e di rispetto delle leggi e delle persone sembrano essere travolti da una ondata di "violenza" e intolleranza. Ed è questo motivo di grande "preoccupazione". Nel messaggio agli italiani per la festa della Repubblica che si celebra oggi Napolitano esprime proprio questa preoccupazione e chiede a tutti, cittadini ed istituzioni, di arginare il rischio di una "regressione civile". Il presidente rivolge un messaggio al Paese che è anche un richiamo a una vera e propria mobilitazione e risveglio delle coscienze. La Repubblica italiana - dice il capo dello Stato - è nata grazie a "uno sforzo straordinario di solidarietà e unità" ed è "qualcosa che vale la pena di ricordare perché l’Italia, divenuta un paese altamente sviluppato, avrebbe oggi bisogno di uno sforzo simile, per la complessità dei problemi che sono dinanzi alla società e allo Stato, in un mondo profondamente mutato".
Il ringraziamento alle forze armate Le Forze Armate italiane sono "componente produttiva e costruttiva, strutturale e non occasionale, del sistema istituzionale del nostro Paese, sempre più impegnato in Europa e nelle organizzazioni internazionali, per l’attuazione di una strategia di cooperazione volta a garantire sicurezza, stabilità e pace". Il presidente della Repubblica ha inviato un messaggio al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Vincenzo Camporini, per ricordare il loro impegno "nelle innumerevoli missioni a sostegno dei diritti umani, della legge e dello sviluppo sociale ed economico in tante aree di crisi". Napolitano ha rivolto il proprio omaggio "a tutti gli uomini e le donne che sono caduti perché quel giorno potesse finalmente giungere e a tutti quelli che, dopo di loro, hanno perso la vita perché i valori che avevano ispirato la conquista della democrazia pot
>>Da: andreavisconti
Messaggio 15 della discussione
Mi piacerebbe per una volta, andare a Roma, per vederla direttamente.
Andrea
>>Da: Elios8943
Messaggio 16 della discussione
L'anno scorso andai a Roma a vederla la sfilata....oggi me la guardo in tv mentre lavoro.
2 anni fa i più massicci erano...i finanzieri..assolutamente impeccabili nello sfilare....l'anno scorso dal vivo mi piacque la brigata Sassari oltre ai paracadutisti,i miei preferiti.
>>Da: Adolfo
Messaggio 17 della discussione
La Brigata Sassari! Questi si che sono soldati!
A.
>>Da: Adolfo
Messaggio 18 della discussione
La nunziatella...mio padre la fece...
A.
>>Da: Adolfo
Messaggio 19 della discussione
Vedere sfilare i carabinieri nell'ottocentesca alta uniforme, ma con i nuovissimi fucili Beretta fa un po' ridere...
A.
>>Da: Mirko
Messaggio 20 della discussione
Auguro un 2 giugno a tutti. Mirko
>>Da: aquilanera
Messaggio 21 della discussione
Bella parata,coomplimenti!
Mi è piaciuta la rievocazione all 'inizio della scelta per la salma del MIlite Ignoto...io ho una cassetta con i filmati dell'epoca...è commovente!
Vedi gente semplice che si inchina in ogni città d'Italia al passaggio del treno speciale via via che toccava le stazioncine per arrivare a Roma con la bara del milite ignoto.....è da vedere!
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 22 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 23 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 24 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 25 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 26 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 27 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 28 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 29 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 30 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 31 della discussione
>>Da: Leo
Messaggio 32 della discussione
Il mio primo 2 Giugno da pensionato...
>>Da: Magnolia
Messaggio 33 della discussione
62 anni. Una giovane Repubblica (ecco perche`c'e`tanto ancora da imparare).
Auguri!
>>Da: mariella
Messaggio 34 della discussione
Per Leo
Gli altri anni c'eri anche tu fra gli sfilanti? Consolati pensando che con quella pioggia forse è stato meglio vederla in TV (per riguardo anche all'età ..)...
Buona Festa della Repubblica a tutti.
>>Da: Nando179764
Messaggio 35 della discussione
un giorno di festa, ma anche un giorno di cui pensare.........
>>Da: lasilfide
Messaggio 36 della discussione
E' stata molto bella: chissà quanto si sono preparati..
i cani in prima fila, e quella mascotte dolcissima piccina picciò..i cavalli (sbaglio, o c'erano anche i lipizzani?) le bande, i cadetti dell'età dei miei figli e tutta la crocerossa.
>>Da: Leo
Messaggio 37 della discussione
Ho fatto numerose sfilate quando ero giovane. Poi ne ho fatta qualche altra tra gli organizzatori (cosa complicatissima). Ma anche quando non partecipavo direttamente era comunque la "mia" sfilata. Quella di oggi è stta la prima sfilata per la quale ero veramente spettatore.
Comunque è nella logica delle cose, nessun problema.
>>Da: paoloris
Messaggio 38 della discussione
Auguri Repubblica Italia, nella speranza che il futuro sia migliore del passato.
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 39 della discussione
Questo messaggio è stato eliminato dall'autore.
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 40 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 41 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 42 della discussione
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 43 della discussione
Che altro dire!
>>Da: er Drago
Messaggio 44 della discussione
Strano il destino ... chi voleva abolire le freccie è stato invece abolito dal parlamento..
>>Da: Luna
Messaggio 45 della discussione
Forse sarò antica, o forse stupida, ma quando sento l'Inno di Mameli o guardo le frecce tricolori mi commuovo.......
>>Da: ruggero
Messaggio 46 della discussione
La parata mi è piaciuta, ma avete visto Napolitanoi?
A me è sembrato una comparsa stanca, uno in un reality che non vede l'ora di uscire dalla casa....
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Rilancio del turismo
>>Da: sonoromeo
Messaggio 9 della discussione
Ho letto alcuni articoli circa il rilancio del turismo come fonte primaria per il pil, a parte le solite statistiche, era interessante un'intervista a Michela Brambilla nuova delegata al Turismo, ma certa stampa da la notizia, ma non comleta l'informazione. Considero interessante una pubblicizzazione delle linee complete del programma per facilitare le anticipazioni degli operatori di settore. Romeo
>>Da: LAURA39398
Messaggio 9 della discussione
Tutto giusto, ottimo intervento Romeo. Aggiungerei soltanto che anche i privati dovrebbero sponsorizzare iniziative a livello mondiale per promuovere il turismo nel nostro Paese. Invece il primo compito è quello si fare pulizia e non solo della monnezza della Campania. Laura
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VATICANO:NO ALLA DETENZIONE DEI CLANDESTINI.
>>Da: Nando179764
Messaggio 31 della discussione
Serve equilibrio tra sicurezza e accoglienza» Il Vaticano: «No alla detenzione
per il reato di clandestinità» Monsignor Marchetto: «Non si può privare della libertà un cittadino comunitario per un'infrazione amministrativa»
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CITTA' DEL VATICANO - «I cittadini di Paesi terzi, come cittadini comunitari, non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un'infrazione amministrativa». È questa la posizione espressa dal Segretario del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Agostino Marchetto, in merito al dibattito in corso in Italia sul tema dell'immigrazione clandestina.
SICUREZZA E ACCOGLIENZA - Marchetto si trova a Nairobi per il congresso panafricano dei delegati delle Commissioni episcopali per le migrazioni, sul tema «Per una migliore pastorale dei migranti e dei rifugiati in Africa all'alba del terzo millennio». «In una recente intervista auspicavo in Italia, e non solo naturalmente, un equilibrio tra sicurezza e accoglienza - ha detto il prelato a Radio Vaticana -. Possiamo ora dilatare questo auspicio introducendo solidarietà, senso umano e giustizia». «I Governi - ha spiegato l'arcivescovo - hanno la loro competenza in tutto ciò, con dialogo multilaterale, perché nessuno oggi può risolvere questioni così complesse unilateralmente».
02 giugno 2008 BELLO PREDICARE QUANDO IL PROBLEMA NON TOCCA I PROPRI INTERESSI.
Perchè non li ospitate voi dando il buonesempio.......e vediamo se sarete sempre
dello stesso parere.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 18 della discussione
Il commissario dei diritti umani attacca: "Norme repressive sull’immigrazione". Il Vaticano: no alla guerra per gli irregolari. Frattini: "Frasi premature, non sono ancora legge".
Roma - L’introduzione del reato di ingresso clandestino, già in vigore in alcuni paesi europei, deve ancora essere valutata dal Parlamento ma intanto l’Onu affibbia all’Italia il primato del cattivo esempio sul fronte delle politiche «repressive ed intolleranti». Il giudizio, espresso dall’alto commissario Luoise Arbour durante un discorso al Consiglio Onu tenuto a Ginevra, desta stupore nella delegazione italiana e viene subito respinto dalla Farnesina che lo ritiene quanto meno «prematuro», visto che giudica una proposta «che ancora il Parlamento italiano non ha discusso». Le considerazioni dell’Onu, tiene a specificare il ministro degli Esteri, Franco Frattini, «non condizioneranno il dibattito politico nazionale che sarà come sempre trasparente ed aperto al contributo di maggioranza ed opposizione». La Arbour, commissario uscente, lancia prima un allarme più generale sulle «politiche repressive» e «gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti contro l'immigrazione irregolare e le minoranze indesiderate in Europa». Poi attacca il governo italiano mettendo insieme la decisione di «rendere reato l’immigrazione clandestina» con «i recenti attacchi contro insediamenti rom a Napoli e Milano», rovesciando quindi un uno stesso polemico calderone una legittima iniziativa legislativa, gli sgomberi messi in atto per ragioni di ordine pubblico e i violenti atti di teppismo di Ponticelli dove è stato appiccato il fuoco alle baracche dei rom già sgomberate.
Proprio dalla Farnesina infatti fanno notare che il reato di immigrazione clandestina, in vigore in forme diverse in Francia Germania e Gran Bretagna «non ha nulla a che vedere con la xenofobia o con la discriminazione su base razziale» ma affronta invece «il fenomeno dell’immigrazione illegale» e quindi «degli strumenti legislativi per ridurlo nell’ambito della garanzie previste dall’ordinamento giudiziario e nel rispetto delle direttive Ue». Altra cosa, insiste la Farnesina, sono gli episodi di violenza «condannati dal governo italiano come eventi illegali isolati che tuttavia non vengono affatto sottovalutati». Insomma conclude Frattini «l’Italia è e resterà in prima linea nella lotta contro ogni forma di razzismo, xenofobia e intolleranza».
A criticare il reato di immigrazione clandestina interviene pure il Segretario del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Agostino Marchetto. «I cittadini di Paesi terzi, come cittadini comunitari, non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un’infrazione amministrativa», osserva Marchetto insistendo sulla necessità di praticare l’accoglienza.
Subito la replica di Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl in Senato. Pieno rispetto per il Vaticano e le sue posizioni ma la maggioranza non recederà sul fronte della sicurezza, spiega il senatore. «Il problema sarà valutato con tutta la cautela e con tutto il senso di responsabilità in Aula, tenendo conto di tutti i punti di vista - dice Gasparri -. Ma lo Stato ha responsabilità laiche e deve dotarsi di strumenti e di norme». E per Italo Bocchino, vicepresidente Pdl alla Camera, le osservazioni dell’Onu e del Vaticano rappresentano «un stimolo a fare meglio».
Francesca Angeli
>>Da: andreavisconti
Messaggio 19 della discussione
Ronchi: «Critiche ideologiche, noi vogliamo legalità»
Il ministro per le Politiche comunitarie: anche la Spagna ci aveva contestato, poi è stata costretta a chiedere scusa
E adesso? Come mai ci si mette a questo punto pure l’Onu? Andrea Ronchi, neoministro per le politiche comunitarie, sbuffa un tantinello infastidito dalla inattesa presa di posizione di funzionari del Palazzo di vetro sulle politiche di controllo dell’immigrazione decise qualche settimana fa a Roma. «Magari non conoscono nemmeno il testo dei nostri provvedimenti... E va bene: vorrà dire che glieli faremo recapitare. Son convinto che la delegazione italiana a New York farà valere le nostre buone ragioni: e cioè coniugare accoglienza e sicurezza...».
Ministro Ronchi. Mica solo l’Onu. Adesso anche parte della Chiesa si lancia a dirsi preoccupata per le nuove regole. Monsignor Marchetto, segretario del Consiglio pontificio per le migrazioni chiede condanne amministrative e non reato penale per i clandestini...
«Da buon cattolico praticante mi rendo conto di quello che auspica la Chiesa. Ma credo anche che il discorso di monsignor Marchetto vada interpretato come un intervento a titolo personale. Del resto proprio il cardinal Bagnasco, di cui riconosco l’alto magistero, ha chiarito che si è in una situazione in cui bisogna saper conciliare l’accoglienza con la sicurezza delle famiglie: una questione, questa ultima, che in Italia non è più semplice percezione ma un dato reale ed allarmante. L’italiano - come ha riconosciuto il cardinale -, è sempre più insicuro. E questo da un punto di vista economico e sociale. E uno stato deve garantire in prima battuta proprio la sicurezza.
Non si torna indietro...
«Ricorda le polemiche sollevate dagli spagnoli, qualche settimana fa? Di fresca nomina mi sono recato a Madrid dove mi sono reso conto immediatamente che le critiche sollevate avevano una pura valenza ideologica, classiche di una sinistra che non aveva neppure letto il testo del nostro disegno di legge. Una volta che le abbiamo sottoposte ai nostri interlocutori, questi si sono resi immediatamente conto che il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri non differisce da analoghe misure votate in Germania ed in Francia. La verità è che ci troviamo di fronte ad un rigurgito di una vecchia sinistra culturale e politica che, sconfitta in tutta Europa dalla storia, cerca le sue rivincite in ogni modo possibile».
Beh, non mi dica che l’alto commissario per i diritti umani Louise Arbour fa parte di quella sinistra...
«Non mi permetto di giudicare l’Onu, ma ritengo abbiano fatto un grosso errore di valutazione. Il nostro governo ha il diritto-dovere di mantenere legalità e sicurezza nel nostro paese. Certo, coniugandola con la solidarietà, coll’accoglienza ai rifugiati politici, preservando i diritti dei più deboli, di chi soffre e anche di chi viene da noi per produrre onestamente. Ma ammesso tutto questo noi vogliamo che gli italiani come gli stranieri regolarizzati, siano tranquilli in casa loro. Solidarietà e legalità: questo la meta cui puntiamo. Chi pensa di poterci criticare ha pieno diritto di farlo, ma deve accettare che noi lo si possa considerare in malafede o figlio di culture che la storia ha cancellato».
Ci crede a quanto si sussurra di questi tempi? E cioè che le critiche rivolte all’Italia dalla Ue o dall’Onu possano partire dal nostro paese? Da chi, sconfitt
>>Da: andreavisconti
Messaggio 20 della discussione
Maroni, avanti sulla legge «Attacchi ingiustificati»
E interviene il Quirinale: il testo è davanti al Parlamento
Il sottosegretario Mantovano: il disegno di legge deve ancora essere esaminato e discusso
ROMA — La linea del Viminale non cambia. Gli attacchi che arrivano dal Vaticano e dall'Onu, non spostano la posizione del ministro dell'Interno Roberto Maroni, determinato a far approvare prima della pausa estiva la nuova norma che prevede l'arresto per gli extracomunitari che entrano in Italia senza permesso. Perché le critiche vengono ritenute «ingiustificate e inopportune». E perché, come sottolinea il sottosegretario Alfredo Mantovano, «si tratta di un disegno di legge e come tale deve essere ancora esaminato e discusso». Era stato il Quirinale, quindici giorni fa, ad insistere perché il reato contro gli extracomunitari e l'articolo che prolunga fino a 18 mesi la permanenza nei Cpt, non fossero inseriti nel decreto legge. E ieri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è limitato a ricordare che «il reato di immigrazione clandestina è dinanzi al Parlamento», come a voler sottolineare che eventuali «rilievi» saranno mossi, semmai, al termine dell'iter davanti alle Camere. Si va avanti, dunque, con l'accordo di palazzo Chigi.
Questa settimana comincerà il dibattito al Senato e intanto sarà avviata la procedura per «creare un Cie, centro di identificazione ed espulsione in ogni Regione», come ha annunciato più volte proprio Maroni. Il ministro ha sempre respinto, anche con toni forti e coloriti, «ogni interferenza sulla nostra politica che mira a dare sicurezza ai cittadini e a punire chi pensa di arrivare in Italia senza permesso ». E anche ieri, dopo essere stato informato delle ultime sortite, è apparso infastidito, convinto che «la linea scelta è quella giusta perchè ci viene chiesta dai nostri elettori, da chi sa che noi vogliamo davvero cambiare la musica ». Due giorni fa, davanti al popolo leghista riunito a Pontida, aveva promesso «tolleranza zero, non arretreremo di un millimetro, vinceremo tutte le resistenze». Maroni si è convinto che «alcune critiche siano del tutto strumentali». Si allinea Mantovano, quando stigmatizza «la volontà di creare un caso su questa vicenda ». «A quanto mi risulta — spiega il sottosegretario — il Vaticano parla con documenti ufficiali. Massimo rispetto per le dichiarazioni di monsignor Marchetto, ma si tratta di un'intervista rilasciata a margine di un convegno e dunque attribuirla alla Santa Sede mi pare eccessivo. Comunque, la formulazione del nuovo reato punisce l'ingresso illegale e dunque non riguarda chi è già in Italia. Si tratta di una misura deterrente molto efficace e per questo ne sollecitiamo l'approvazione. Naturalmente dopo una discussione seria e aperta a possibili miglioramenti».
Il governo appare determinato a far inserire la nuova norma nel codice penale, ma conosce perfettamente le difficoltà di applicazione e il rischio che il sistema attuale non possa reggere. «Avvertimenti » in questo senso sono già arrivati a livello tecnico sia dai magistrati, sia dai vertici delle forze dell'ordine. Il primo problema riguarda le carceri che sono già al limite della capienza. Si pensa a una possibile deroga che consenta la detenzione nei Cie, «ma al momento - come spiega lo stesso Mantovano - questa eventualità non è prevista». E dunque bisogna pianificare gli interventi strutturali. Nei prossimi giorni i ministri di Interno e Difesa dovranno
>>Da: andreavisconti
Messaggio 21 della discussione
Concordo, visto che rompono le scatole perche non se li prendono loro e se li tengono là?
Glieli diamo molto volentieri.
Andrea
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 22 della discussione
Cioè fatemi capire l'unione europea stabilisce certe normative riguardo all'immigrazione clandestina ma quando l'Italia prende in considerazione di applicarle si crea il finimondo?
Secondo me ci sono ben altri interessi dietro questa ridicola predica, i paesi nordafricani discriminano apertamente gli immigrati di origine sub-sahariana e nessuno dice nulla, in Sud Africa non serve pronunciarci e dopo tutto questo l'Onu riesce a intromettersi nella politica italiana solo perchè vuole adeguarsi ad altri paesi europei?
Basta essere gli zerbini d'Europa perchè altrimenti si offende tizio o caio.
>>Da: Ilduca
Messaggio 23 della discussione
Siamo di fronte all'ennesimo caso di ingerenza politica. Ecco il motivo per cui siamo diventati lo zerbino d'Europa. Sapevamo già quale fazione politica ringraziare. Speriamo di non rivederla più al potere.
>Inghilterra
La legge britannica è una delle più severe riguardo ai reati di immigrazione: è considerato reato entrare illegalmente, rimanere oltre la data prevista per l'uscita (stabilita al momento dell'emissione del visto). Pari considerazione giuridica è prevista per qualsiasi infrazione delle norme sull'immigrazione: tentare di eludere i controlli della polizia, usare un passaporto falso, dare false dichiarazioni ai funzionari delle dogane. Pena massima la reclusione fino a sei mesi e/o un'ammenda fino a 5mila sterline (7.500 euro). Pochissimi i clandestini processati, visto che la maggior parte viene espulsa subito dopo l'identificazione
>Germania
In Germania le normative sull'immigrazione sono federali, ovvero adottate dal parlamento di Berlino ed estese, senza possibilità di modifica, a tutti i Lander che compongono la repubblica federale. La legge tedesca considera reato penale sia l'entrata che il soggiorno clandestino. Le pene previste possono arrivare al massimo a un anno di detenzione; prevista anche nei casi più gravi la possibilità di espulsione. Elementi di reato sono: entrata o soggiorno senza il necessario visto, o, nei casi in cui il visto non sia obbligatorio, l'entrata o il soggiorno senza il possesso di passaporto valido
>Grecia
I parlamentari ellenici hanno adottato misure radicali contro l'immigrazione clandestina. In tutto il territorio greco è infatti considerato un reato sia entrare che uscire senza adempiere agli obblighi di legge. Stessa rilevanza penale anche per il tentativo di entrata o uscita illegale: reclusione minima di tre mesi e ammenda a partire da 1.500 euro. Nella legislazione greca la recidiva è considerata elemento fondamentale di inasprimento delle pene, anche in termini di immigrazione: in caso di recidiva infatti la carcerazione parte da un minimo di sei mesi e le ammende da un minimo di 3mila euro.
>Francia
L'extracomunitario che sia entrato illegalmente o abbia soggiornato nel territorio francese senza adempiere agli obblighi delle legge è punito con un anno di reclusione e un'ammenda di 3.750 euro. Pari trattamento per coloro che si trattengono nel Paese oltre i limiti previsti dal visto di entrata. Oltre alle pene pecuniarie e detentive, che devono essere scontate in Francia, allo straniero condannato può essere in seguito proibito l'ingresso nel territorio francese per i 3 anni successivi. Il divieto d'ingresso nel territorio comporta l'immediato accompagnamento dello straniero alla frontiera.
>>Da: Paolo
Messaggio 24 della discussione
Ma non capisco una cosa , non esiste questo reato di immigrazione anche in Francia e Inghilterra?
E' un metodo per rendere snella, per non dire immediata, la procedura di reinbraco, cosa centra la xenofobia con il controllo dei flussi migratori?
Qui c'è un tentativo di destabilizzazioni, mi auguro decisamente che il governo porti avanti le cose senza farsi influenzare.
Paolo
>>Da: massimo
Messaggio 25 della discussione
Comunque e' bello notare che l'alto commissariato dei diritti umani si interessi dell'Italia quando invece in Cecenia o in Cina va tutto bene...........
Per quanto riguarda la Chiesa, che liberi i suoi immobili affittati a prezzi di mercato e ospiti gli immigrati che arrivano dall'Africa e diro di piu' che li faccia assumere dalle societa' di Compagnia delle Opere....cosi' e ' meglio.
>>Da: lilith
Messaggio 26 della discussione
Stanno iniziando a rompere decisamente...
Tutti a farsi gli affari dell'Italia, del problema non gliene frega niente, l'importante è impedire la soluzione!
Inoltre in questo momento forse l'ONU (e tutti gli altri) farebbero meglio a prendere posizione su tragedie ben più gravi di questa...
Poi se consideriamo anche da che pulpito vengono le prediche...
Spero che si sentano delle risposte forti e decise che gli ricordino qual'è la situazione nel resto d'Europa (e del mondo) e a che livelli è il problema criminalità e i fenomeni d'intolleranza consequenziali).
>>Da: melograno
Messaggio 27 della discussione
L'ONU si sta dimostrando sempre più un'organizzazione inutile...
L'attuale Governo deve continuare su questa strada senza tanti timori verso queste istituzioni burocratiche considerando poi che in molti paesi il reato di clandestinità è già stato inserito.
>>Da: ruggero
Messaggio 28 della discussione
Non è da escludersi ANCHE un filo (rosso) conduttore...
IMMIGRATI: EPIFANI, NO A REATO CLANDESTINITA' OFFENDE IL BUON SENSO
E' SCELTA DA CONTRASTARE, SUPERA CONFINE TRA LIBERTA' E ARBITRIO
Roma, 29 mag. (Adnkronos) - La Cgil boccia la norma che prevede il reato di immigrazione clandestina. Non usa mezzi termini il leader della confederazione di corso Italia, Guglielmo Epifani, dal palco della conferenza organizzativa, per criticare il disegno del governo. "Il reato di immigrazione clandestina , che i sondaggi dicono essere molto condiviso dai cittadini, non ci trova d'accordo, Qui si passa il confine tra liberta' e arbitrio", ammonisce.
C'è molto da riflettere quando un sindacato, invece di occuparsi dei lavoratori, si "interessa" di problematiche che non lo riguardano. Evidentemente si arroga il ruolo di portavoce politico dell'opposizione e di una sinistra esclusa dal parlamento. Evidentemente c'è qualcuno che "sfruguglia" presso sedi poco opportune.
>>Da: Fabiano
Messaggio 29 della discussione
Sbaglio o siamo ancora un paese sovrano libero di varare le leggi che vuole il popolo?
L'ONU pensi a evitare le magre figure fatte in giro per il mondo e a processare i suoi inviati che fanno sesso con ragazzine in cambio di generi alimentari.....
>>Da: Nando179764
Messaggio 30 della discussione
Vaticano, lo stato più ricco del mondo. dovrebbe pensare lui a mantenere gli extracumunitari al loro paese. raccoglie anche 8x1.000 dalle buste paga dei lavoratori Italiani. VATICANO CI HAI ROTTO IL C........
>>Da: LAURA39398
Messaggio 31 della discussione
Trovo assolutamente ipocrita questo strapparsi le vesti da parte del Vaticano e dell'Onu, al solo scopo di interferire con gli affari interni di un paese sovrano. E' necessario che il nuovo governo tenga duro e vada per la sua strada; ci conforta molto la presa di posizione di assoluta fermezza di Maroni e La Russa in particolare. Allo stato del Vaticano e al carrozzone Onu possiamo raccomandare di prendersi in casa propria tutti i clandestini che hanno tanta voglia di proteggere. Laura
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Ahmadinejad, cancellare Israele
>>Da: ruggero
Messaggio 20 della discussione
Aamadinejad (soprannominato Ambarabaciccicocò ), in occasione del vertice della FAO, è tornato a promettere la imminente cancellazione dello Stato di Israele dalla carta geografica!!!
Soprassedendo sull'aspetto squisitamente militare, secondo cui semmai sarebbe Israele che potrebbe sotterrare lui e tutta la sua cricca di religiosi islamici sotto una pioggia di bombe, vorrei che i saccenti e dotti pacifisti (a senso unico !!!) italici spiegassero a questo "destro incolto" se riconoscono che Ambaraciccicocò è realmente sano di mente ovvero se, sempre secondo loro, è cosciente delle sue parole e dei suoi gesti.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione
Ci vorrà tempo per renderci credibili, dopo aver avuto ministri degli esteri che vanno a braccetto in Libano con capi hezbollah e gli hezbollah sono finanziati dall'Iran..
Andrea
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 9 della discussione
Il governo ombra che dice, lo incontrerà e ci andrà braccetto?
>>Da: Nando179764
Messaggio 10 della discussione
Cancellare Israele? questo lercio iraniano, cancelasse la sua faccia di merda alla visione di tutto il mondo.
>>Da: Ilduca
Messaggio 11 della discussione
Con quella faccia, mi ha sempre dato l'idea del delinquente che ti aspetta appostato in un angolo buio e ti molla una coltellata per fregarti il portafoglio.
Incredibile che sia un capo di stato, ma forse è vero che è solo un fantoccio nelle mani di qualcun altro.
>>Da: massimo
Messaggio 12 della discussione
Condivido.
Il governo Prodi tramite D'Alema era intento a migliorare i rapporti con i terroristi o presunti tali e ora se ne pagano le conseguenze.
>>Da: Fabiano
Messaggio 13 della discussione
La cosa bella è che i sinistri vedono nella Lega o nei provvedimenti del nostro esecutivo un pericolo per la democrazia, mentre trovano del tutto normale dialogare con gente del calbro di Hezbollah o del calibro dei Talebani o del calibro del presidente iraniano.
>>Da: Graffio
Messaggio 14 della discussione
Ahmadinejad e' un extracomunitario senza permesso di soggiorno, che venga arrestato immediatamente!
>>Da: LAURA39398
Messaggio 15 della discussione
Questo personaggio che continua a straparlare, andrebbe ricoverato d'urgenza in una clinica psichiatrica. Ma non se lo è filato proprio nessuno, per cui non potrà fare altro che tornare al suo paese con la coda tra le gambe. A meno che i compagni della Sapienza non se lo vogliano prendere per fare un dibattito... Laura
>>Da: paoloris
Messaggio 16 della discussione
Sarebbe un bene per tutti, cara Laura se fosse rinchiuso a vita questo mentecatto.
>>Da: francymarte
Messaggio 17 della discussione
FUORI A CALCI IN CULO, ANCHE SE E' CAPO DI STATO! CI APPLAUDIREBBERO TUTTI!
>>Da: santana
Messaggio 18 della discussione
Un bell'articolo di Fiamma Nirenstein
Il presidente iraniano merita il Tribunale internazionale
Forse molti di noi, andando stasera alla manifestazione di protesta contro Ahmadinejad dell’Iran ospite della FAO a Roma, si chiederanno che cosa si potrebbe fare di più diretto e effettivo per delegittimare il discorso fanatico e carico di violenza del presidente, cui comunque è stato negato qualsiasi incontro con il Governo e col Papa. E tuttavia se non con la guerra, come si potrebbe fermare la sua bomba atomica quasi pronta, la sua politica di violazione dei diritti umani, l’aggressività religiosa che arma Hezbollah, Hamas e minaccia morte a Israele e all’occidente tutto? La risposta c’è anche se parziale, ed è pratica e non violenta. Ma prima di suggerila, leggiamo le ultime uscite del presidente Iraniano prima di imbarcarsi verso Roma. Lunedì in un discorso a ospiti stranieri ha detto: “Il regime sionista criminale e terrorista è alla conclusione della sua opera e presto sparirà dalla carta geografica...”.
Se vogliamo il contesto: “E’ iniziata l’era del declino e della distruzione del potere satanico degli USA, la campana del conto alla rovescia dell’impero del potere e della ricchezza comincia a suonare”. Domenica il ministro degli esteri Mottaki a Teheran citava Khomeini“ Se ogni mussulmano getterà un secchio d’acqua su Israele, esso sarà cancellato”. Da tempo l’aggressione verbale ha raggiunto, come dice l’esperto professor Robert Wistrich, la dimensione “biologica”, che sempre precede lo sterminio effettivo: così si chiama Israele “un cadavere puzzolente”,“un topo morto”,“un albero ammarcito”.
E’ legale questo atteggiamento? E’ perseguibile? La risposta è sì, e ce lo dimostra tutta la storia dei detti e degli atti di Ahmadinejad; come fare lo hanno studiato alcuni fra più famosi avvocati dei diritti umani a livello mondiale; con loro lavora e ci fornisce il testo in anteprima il professor Eliahu Richter dell’Università di Gerusalemme. Si tratta di un lungo e dettagliato atto d’accusa secondo la legge intrenazionale. Il primo capitolo è intitolato “Incitamento al genocidio”: gli avvocati, fra cui l’ex ministro della giustizia canadese, l’onorevole Irwin Cotler, il professor Alan Dershowitz della facoltà di legge di Harvard, il professor Gregory Gordon dell’Università del Nord Dakota e il dottor Justus Weiner, del Jerusalem Center of Public Affair di Gerusalemme che hanno lavorato sulla base di un dossier del JCPA.
Ahmadinejad potrebbe dunque, vi si dice, essere processato da uno dei tribunali internazionali (ce ne sono quattro) che si occupano di crinmini di guerra per “Incitamento al Genocidio”, per “Minaccia o uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di uno Stato”, per “Perpetrazione di crimini contro l’umanità”, “Promozione di odio e disprezzo contro Israele e il popolo ebraico come giustificazione per il genocidio”; “Violazione del trattato di non proliferazione e delle rusoluzioni del Consiglio di Sicurezza”, “Atrocità di massa contro il popolo iraniano”.
Se si legge il documento, risulta evidente il pericolo reale che sottende alle minacce di Ahmadinejad, e che se il mondo vuole evitare un genocidio non inferiore a quello della Seconda Guerra mondiale deve capire che l’Onu ha fra i primi suoi atti creato la Convenzione per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio con la Corte Internazionale di Giustizia. Se riuscissimo a usare que
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Arriva Ahmadinejad: ROMA BLINDATA
>>Da: Nando179764
Messaggio 3 della discussione
Teheran indispettita dalle manifestazioni anti-Iran. C'è anche il caso Mugabe Arriva Ahmadinejad, polemiche sul vertice Inizia a Roma il summit della Fao, capi di Stato e di governo a confronto su clima e sicurezza alimentare NOTIZIE CORRELATE Ahmadinejad: «Israele è alla fine, presto sarà cancellato» (2 giugno 2008) type=text/javascript>
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ROMA - La Capitale si appresta a vivere una delle sue giornate più tese. Una quarantina di capi di stato e di governo si incontrano da oggi in una Roma super-blindata per il vertice internazionale della Fao, il fondo delle Nazioni Unite per le politiche agricole e alimentari. E tra i partecipanti ci saranno anche due personaggi alquanto scomodi, il presidente iraniano Ahmadinejad e l'uomo forte dello Zimbawe, Robert Mugabe. Contro il capo del governo di Teheran, che lunedì era tornato ad attaccare Israele annunciando che sarà presto cancellato dalle cartine geografiche, sono state promosse manifestazioni e proteste. In serata ci sarà anche il presodio «Free Iran» lanciato dal quotidiano Il Riformista, che ha scatenato una dura reazione iraniana, secondo cui le pressioni del giornale avrebbero indotto sia Berlusconi sia Papa Benedetto XVI a rifiutare incontri e udienze private con lo stesso Ahmadinejad. Incontri che gli addetti al protocollo di Palazzo Chigi e del Vaticano avevano comunque già fatto sapere non ci sarebebro stati.
Il leader iraniano Ahmadinejad durante un comizio lunedì a Teheran (Ap)«INCONTRI CON I LEADER» - Ahmadinejad è già partito alla volta di Roma e prima della partenza da Teheran ha fatto sapere che a margine del summit Fao avrà anche incontri «con i capi di altri Stati presenti al vertice», ma non ha specificato quali. «L'Iran - ha sottolineato il presidente, citato dall'agenzia Irna - ha soluzioni chiare per la produzione equa e la distribuzione delle derrate alimentari nel mondo». Un altro impegno di cui si era parlato nei giorni scorsi, al di fuori del vertice, è un incontro con aziende italiane, che dovrebbe svolgersi alle 18:00 all'Hotel Hilton. In precedenza, alle 16:00 è prevista una conferenza stampa del presidente iraniano nel palazzo della Fao che in ogni caso si tratterrà a Roma un solo giorno.
INDIGNAZIONE PER MUGABE - Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, figura politica ormai ingombrante per l'Occidente -tanto che l'Unione europea gli ha vietato l'ingresso nei Paesi membri- partecipa invece al vertice giacchè si svolge in una sede extraterritoriale, a dispetto dell'indignazione espressa dal premier britannico, Gordon Brown, e dal ministro degli Esteri australiano, Stephen Smith.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Vertice Fao, Ahmadinejad a Roma ribadisce minacce a Israele
Il presidente dell’Iran, Mahmoud Ahmadinejad, è giunto pochi minuti fa al vertice della Fao sulla crisi alimentare, dopo essere atterrato all’aeroporto di Ciampino. Al suo arrivo è stato accolto dall'ambasciatore di Teheran nella Capitale, Abolfazl Zohrevand, e dal ministro plenipotenziario, Alessandro Pietromarchi, del cerimoniale del ministero degli Esteri. Presente anche una larga rappresentanza di funzionari dell'ambasciata iraniana a Roma. Accompagnano il presidente iraniano il ministro degli Esteri, Manuchehr Mottaki, e quello dell'Agricoltura, Mohammad Reza Eskandarì. Nel frattempo, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha ribadito in un’intervista al Messaggero che non ci saranno incontri bilaterali con il presidente iraniano. “La visita a Roma del presidente Ahmadinejad è dedicata al vertice della Fao – ha affermato il capo della Farnesina -. Non ci sono state richieste di protocollo per incontri bilaterali col nostro governo”. Un eventuale incontro sarebbe stato complicato sia “per motivi organizzativi” sia per le posizioni del premier iraniano su Israele e sul nucleare. “L'agenda non l'avrebbe permesso e inoltre sarebbe servita ben altra preparazione. Ivi compreso il chiarimento su alcune posizioni che non si possono improvvisare – ha aggiunto Frattini -. Sarebbe servito un chiarimento da parte di Teheran su Israele e sul negoziato nucleare”. Il ministro degli Esteri si è riferito alle recenti affermazioni di Ahmadinejad, il quale ha riproposto il suo j'accuse nei confronti dello Stato d'Israele che, secondo i suoi propositi, dovrebbe essere cancellato e scomparire dalle cartine geografiche. Frattini, infine, ha ribadito la posizione dell’Italia sulle sanzioni delle Nazioni Unite a carico dell'Iran. “Il governo - ha concluso il capo della Farnesina -, è convinto che quando ci sono delle regole queste vanno applicate. È per questo che sulle sanzioni dell'Onu noi siamo pronti ad andare sino in fondo”.
Anche la Presidenza del Consiglio conferma indirettamente le parole di Frattini. Tanto che Ahmadinejad (e neppure il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe) non saranno presenti alla cena offerta questa sera da Silvio Berlusconi e dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, in onore dei leader mondiali che partecipano al vertice Fao di Roma. La lista degli invitati è stata decisa da Ban, alla luce di considerazioni relative alla crisi alimentare e agli strumenti migliori per affrontarla. Il mancato invito dei due leader, però, è imputabile a motivazioni diverse. Nel primo caso, a seguito delle affermazioni su Israele; nel secondo, a causa del fatto che Mugabe è considerato “persona non gradita” dai Paesi Ue. Peraltro, il presidente iraniano ha ribadito appena atterrato le minacce allo Stato ebraico. “Non credo che le mie dichiarazioni creino problemi – ha detto Ahmadinejad -. Ai popoli piacciono le mie parole, perché i popoli poi si salveranno dalla imposizione dei sionisti. I popoli europei hanno subito il maggior danno dai sionisti e oggi le spese di questo regime falsificato, sia le spese politiche sia quelle economiche, sono sulle spalle dell’Europa - ha aggiunto -. Questo mio viaggio è fatto su invito del direttore generale della Fao e il programma è molto breve: esclusivamente per partecipare al vertice. Naturalmente, è probabile che ci siano incontri bilaterali con altri partecipanti alla Conferenza, ma non è stato previsto altro programma”,
>>Da: Nando179764
Messaggio 3 della discussione
Ahmadinejad attacca l'Onu
e rilancia sul nucleare
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Che sciocchezza dar la colpa al riscaldamento globale
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Cento milioni di persone in più dell’anno scorso, per un totale di ottocentoventi milioni soffrono la fame in seguito al recente, vorticoso aumento dei prezzi delle derrate alimentari. Per cercare un rimedio, la Fao riunisce a Roma oltre 40 capi di Stato e di governo, tra cui noti campioni dei diritti umani come l’iraniano Ahmadinejad e lo zimbabwiano Mugabe, che hanno molto contribuito ad affamare i rispettivi popoli. Che cosa combineranno è tutto da vedere, ma quel che è certo è che, nei tre giorni di lavori, sentiremo tutto e il contrario di tutto, e anche se il rapporto preparato dall’Onu venisse approvato, è difficile che i governi ne seguano le indicazioni se andassero contro i loro interessi.
Tutti, più o meno, sono d’accordo sulle cause dell’emergenza: l’aumento dei consumi nei Paesi emergenti (Cina e India in testa), il crescente uso di canna da zucchero, mais e altri cereali per la produzione di biocarburanti, l’aumento del costo dei trasporti, la mancanza di piogge in Australia, la speculazione e la politica dei Paesi ricchi che pagano tuttora i loro agricoltori per contenere la produzione. A questo vanno aggiunte - secondo la stessa Fao ma non secondo altri - le prime conseguenze del riscaldamento del pianeta.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Dove invece, regna la confusione più completa, è sull’incidenza relativa di queste cause: per la Banca mondiale, per esempio, il massiccio utilizzo di terreni coltivabili per produrre biocarburanti sarebbe responsabile per il 65% degli aumenti, per la Fao solo del 10-15%, per gli Usa (che al pari del maggiore produttore, il Brasile, hanno già dichiarato che non intendono cambiare politica) addirittura solo del 3%. Ban Ki-Moon punta il dito contro i Paesi che hanno introdotto tasse sull’agricoltura, controlli dei prezzi o restrizioni sul commercio, come l’Argentina e la Thailandia che hanno contingentato le esportazioni di carne e di riso per calmierare i prezzi interni. I Paesi del Terzo mondo accusano a loro volta Unione Europea e Stati Uniti per le loro politiche protezionistiche. Molti esperti, poi, imputano la crisi all’insufficiente sostegno fornito ai piccoli agricoltori dell’Africa e dell’Asia, e citano come esempio il caso del Malawi dove una accorta distribuzione di sementi e fertilizzanti ai contadini ha avuto l’effetto di raddoppiare la produzione in un paio d’anni. Infine, avremo un replay dell’eterna diatriba tra sostenitori e avversari degli Ogm, che per gli uni sarebbero il vero toccasana e per gli altri i fattori di una possibile catastrofe ambientale.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Per la prima fase dell’intervento, ci sono 1,2 miliardi di dollari stanziati dalla Banca mondiale e altrettanti richiesti dalla Fao ai donatori: dovrebbero andare ai quindici (ma il numero potrebbe variare) Paesi poveri che più dipendono dalle importazioni. Se poi la Fao, che non brilla certo per efficienza e spesso ha adottato strategie sbagliate, sarà in grado di fare pervenire i soccorsi alle giuste destinazioni è un altro paio di maniche. Ma sarà soprattutto la seconda fase del piano di Ban Ki-Moon, che prevede un forte aumento degli investimenti in agricoltura e un incremento della produzione mondiale, a creare difficoltà di gestione. Sia l’Europa, sia gli Usa, per esempio, stanno sì tentando una modifica delle rispettive politiche agricole, ma si stanno già scontrando con interessi corporativi (e nel caso della Ue, nazionali) non indifferenti. Un abbandono anche parziale della produzione di biocarburanti, d’altra parte, contribuirebbe almeno in un primo tempo, alla già pazza corsa del petrolio.
Un solo dato è di conforto: nonostante siccità e cambiamenti climatici, la terra ha ancora il potenziale per nutrire tutti i suoi abitanti, e in teoria la produzione, potrebbe essere incrementata in tempi relativamente brevi. Il difficile è mobilitare tutte le risorse e metterle a disposizione di tutti a condizioni accettabili.
Livio Caputo
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Paolo Guzzanti: Il tiro al piccione della signora Luisa
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La signora Louise Arbour delle Nazioni Unite accusa l’Italia di xenofobia a causa di una legge che ancora non esiste: quella che introduce il diritto all’arresto e alla punizione di chi, violando la legge e le frontiere, penetra illegalmente in Italia. Alle Nazioni Unite sono da tempo disoccupati: ignorano schiavismo e mattanze in Cina, ignorano i pogrom di studenti e intellettuali in Iran dove le ragazzine sono impiccate sulla pubblica piazza appese al gancio di una gru, non sanno che farsene dei diritti umani calpestati da Hezbollah e Hamas a Gaza dove si fanno a pezzi le persone che osano dissentire, ma hanno tempo per aprire un «dossier Italia» accusandoci più o meno di razzismo. Il gioco è sempre lo stesso: l’input parte dalle sinistre italiane che spingono organismi stranieri – talvolta giornali, talvolta agenzie, o istituti di gente che non sa nulla dell’Italia e neanche capisce l’italiano – e ritorna confezionato da «condanna», un giorno dall’Economist (oh, per carità: l’«autorevole» Economist, guai se dimenticate l’«autorevole» aggettivo) e un altro di una funzionaria della stessa Onu che non sa fermare neanche una strage in Ruanda o di cristiani in Africa. Dopo di che la sinistra che purtroppo non perde né pelo né vizio, si dà al banchetto orgiastico dei tribunali speciali «all’estero» sbandierando i verdetti di condanna.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La signora Arbour forse ignora che per aver varcato illegalmente la frontiera, nel Regno Unito e socialista ti possono ficcare in un campo di detenzione senza limiti di tempo (per questo la legge italiana prevede un «massimo» di 18 mesi, alla maniera di quella già operante in Germania). Forse la signora Arbour ignora che il presidente francese Sarkozy ha annunciato nuove restrizioni per chi vorrà restare in Francia, perché dovrà dimostrare di saper parlare e scrivere la lingua e rispettare le leggi francesi. Ma cosa volete che importi a una signora Louise Arbour di tutto ciò? La moda del tiro al piccione internazionale, da quando la maggioranza degli italiani ha scelto il centro destra, è quella di trasformare a tutti i costi l’immagine dell’Italia in quella di una nazione xenofoba, razzista, inospitale, probabilmente incline ai campi di concentramento. Qualsiasi ingrediente è buono: un momento di indignazione popolare per un neonato rapito o per una donna stuprata e assassinata, oppure il semplice proposito di porre i famosi paletti, tanto cari alla sinistra quando li mette lei, in materia di invasioni barbariche. È un vecchio disco rotto che conosciamo da anni e che sorprende soltanto per impudenza e mancanza di rispetto.
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Claudio Borghi: Il leader di Air France spara su Alitalia
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
E così secondo il numero uno di Air France, Cyril Spinetta, per Alitalia ormai «serve l'esorcista». Può essere vero, ma siamo sicuri che chi ha messo il demonietto finale nel corpo malato della nostra compagnia aerea non sia stato proprio lui, con la colpevole complicità del non rimpianto governo precedente? Penso valga la pena di ricordare come si sia arrivati alla situazione attuale. L'annuncio dell'intenzione di vendere la compagnia di bandiera risale al primo dicembre 2006. A quell'epoca le casse dell'Alitalia erano ancora relativamente piene grazie ad un'iniezione di capitali (in maggioranza privati) pari ad un miliardo di euro, completata non più tardi di un anno prima grazie al cosiddetto «piano Cimoli», che aveva convinto un buon numero di investitori. Logico che un'Alitalia se pur con problemi strutturali ma adeguatamente rinforzata, presentasse una certa attrattiva; inoltre l'economia internazionale andava a gonfie vele e le aviolinee erano merce pregiata, basti pensare che nel corso del 2006 Lufthansa raddoppiò il proprio valore alla Borsa di Francoforte e in pochi mesi il prezzo dei titoli Iberia crebbe da 1.90 euro ad oltre 4. Insomma, le condizioni per concludere una vendita in modo ottimale c'erano tutte.
Ai numerosi interessati che si presentarono (undici, poi ridotti a cinque per la «fase due», notare: Air France non c’era) vennero però opposte condizioni lunari e in parte indeterminate, per poi arrivare, una volta che tutti i pretendenti si furono ritirati, all'annullamento del bando e alla fase della trattativa privata. Ed ecco che magicamente appare Air France. Trattativa pubblica no, privata, anzi privatissima sì. D'altra parte gli esorcismi non riescono bene sulla pubblica piazza: quelli semmai sono roba da santoni americani, qui da noi le cose è meglio farle ben nascosti da spesse tende e Prodi di spiritismo aveva già dimostrato in altre occasioni di intendersene. Fatto sta che dopo aver incenerito otto mesi favorevolissimi lo Stato regala all'esorcista francese quella che in gergo si chiama free call, vale a dire un'opzione su Alitalia senza alcun vincolo. Air France ovviamente usa benissimo il regalo, prende tempo (anche perché nel frattempo i mercati stanno volgendo al brutto) e alla fine, complice l'esplosione del prezzo del petrolio e le borse in caduta libera propone un'offerta preliminare contenente molti punti a cui il governo aveva già detto no agli altri offerenti, quelli «veri», della gara ufficiale (adesso però chissà come mai vanno bene) più altri, vessatori, in omaggio. Al momento poi di formalizzare la proposta definitiva l'offerta si è ormai mutata in una presa in giro, con condizioni chiaramente irricevibili.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Del resto l'appetito vien mangiando e i camerieri della sinistra avevano fatto uscire tutti i commensali educati per dedicarsi al Pantagruel d'oltralpe, anche quando ormai era chiaro che il conto non sarebbe stato saldato. Infatti dopo appena un mese dalla proposta-beffa, Air France se ne va senza nemmeno scusarsi per il disturbo e i piatti del banchetto, cortesemente offerto dai contribuenti, vengono lasciati da lavare guarda caso al nuovo esecutivo. No, Alitalia non ha bisogno di un esorcista, quello sarebbe se mai servito per chi, la scorsa legislatura, ha consentito che si arrivasse a questo punto; l'Italia è lo stato turisticamente più appetibile del mondo, abbiamo una posizione geografica unica, anche in uno scenario di alti costi del carburante Roma ha una posizione di hub naturale per l'intero Mediterraneo e per le aree del vicino oriente, in fermento proprio grazie al petrolio.
Se chi acquisterà Alitalia avrà davvero mano libera (e qui sta il difficile) potrebbe trovarsi fra le mani un tesoro. Ricordiamo che William Peter Blatty, l'autore de L'esorcista scrisse anche la sceneggiatura per il film del 1969 «Quel fantastico assalto alla banca»: per adesso almeno quello, se pur a caro prezzo, è stato sventato.
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La fame nel mondo non si batte col foie gras
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
È da sessant’anni che c’è la Fao. È da sessant’anni che la Fao organizza i vertici. E nel frattempo la fame nel mondo non solo non è stata sconfitta, ma ci pende oggi sulla testa come una drammatica emergenza. E allora con tutto il rispetto dei delegati, dei lavori, delle proposte, delle conferenze e dei piani per il futuro, delle cene di gala e della doverosa ospitalità italiana, forse è venuto il momento di chiederci seriamente se questi vertici servono a qualcosa. Forse è venuto il momento di chiederci anche se la Fao serve a qualcosa. Oltre che, naturalmente, a mantenere schiere di burocrati.
Su un bilancio di 784 milioni di dollari quelli che l'organizzazione internazionale destina direttamente a sfamare gli affamati sono 90 milioni: meno del 12 per cento. Il resto sono studi, viaggi, spese di funzionamento. Per carità, magari è tutto importantissimo. Ma perché, allora, non è mai servito a nulla? Diciamolo seriamente, per il rispetto che dobbiamo ai bambini che muoiono di fame: dal 1948 a oggi, la Fao ha inciso sul problema dell'alimentazione come uno starnuto incide sull'inclinazione dell'asse terrestre. Che cosa ha ottenuto? Risultati pochini. In compenso numerosi meeting e tanti buffet. «Scusi delegato, ha visto la drammatica situazione del Bangladesh?». «Ma sicuro, e lei ha assaggiato quella tartina al caviale?».
Parlare di fame nel mondo tra brasati al barolo e aragosta in vinaigrette, dibattere di denutrizione con la pancia piena di risotto all'arancia e filetto d'oca, annunciare nuove carestie subito dopo aver addentato kiwi e foie gras: ma come si fa? Durante una delle ultime edizioni dei vertici, la delegazione del Kenya venne intercettata a fare shopping di scarpe e vestiti in via Condotti. La delegazione cinese, invece, si era stanziata all'Hotel Parco dei Principi. Il capo si era fatto riservare la stanza da 3500 euro a notte: trecento metri quadrati, salotto, cucina autonoma, stoviglie d'argento, arazzi pregiati, lampadari dorati, maxischermo Tv e grande bagno con vasca Jacuzzi. Film e idromassaggio, si capisce: lo esige la lotta alla fame nel mondo.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Gli unici che hanno tratto beneficio dall'organizzazione, in questi anni sono i suoi dipendenti. Non sono pochi: 3500. Di questi 1.600 sono dirigenti. Ma voi l'affidereste un incarico importante a una struttura che ha un dirigente ogni due dipendenti? Nemmeno l'esercito della via Pal contava così pochi soldati semplici. E dire che, a essere soldati semplici, non c'è molto da recriminare: un nuovo assunto alla Fao guadagna come minimo 61mila euro l'anno, una segretaria può arrivare a 73mila. E in più benefit di ogni genere, compresi i corsi di yoga, il tai-chi, la danza del ventre e l'aromaterapia, tecnica evidentemente molto utile per risolvere il problema dell'alimentazione planetaria.
«Ma che state a Fao?», si chiedono ormai in molti. Il direttore dell'organizzazione è in carica dal 1994. Anno dopo anno si ritrova ad ammettere «abbiamo fallito», «la fame nel mondo non si riduce», «non abbiamo scuse». Eppure resta lì, abbarbicato alla sua poltrona. Appena nominato aveva lanciato la parola d'ordine: meno dipendenti. E i dipendenti sono subito aumentati. Poi annunciò: basta funzionari negli uffici, voglio più gente sul campo. E infatti il 70 per cento dei dipendenti sta ancora a Roma. L'unico vero effetto delle sue riforme, raccontano, sono stati 500 meeting collettivi e 700 individuali organizzati dal medesimo Diouf per spiegare a tutti l'impatto del decentramento. Che, per altro, non c'è mai stato.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Adesso Diouf ha anticipato al Financial Times le sue richieste: vuole più soldi. D'accordo. Ma più soldi per fare che? Per finanziare gli stipendi di altre pasciute segretarie? Per alimentare i vizi dei suoi paciosi funzionari? Per permettere altri viaggi lussuosi alle delegazioni? Il problema della fame è troppo serio, troppo urgente, troppo vero per essere sepolto sotto un mare di parole, qualche carta e il solito via vai di camerieri che offrono aperitivi e foie gras. E allora, forse, il modo migliore per celebrare il grande appuntamento internazionale è chiedersi se ha ancora un senso. Pare che il documento base, che sarà presentato oggi alla conferenza, darà la colpa della fame nel mondo al riscaldamento globale. Vi pare assurdo? Ma no. Ai vertici della Fao c'è sempre stata molta attenzione alla temperatura. Soprattutto a quella dello champagne.
Mario Giordano
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Camorra, task force a Casal di Principe
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Manganelli e Cavaliere hanno messo a punto una squadra speciale per l'emergenza criminalità: 30 investigatori, di stanza in uno stabile sequestrato ai Casalesi. In Campania anche Caldarozzi, capo dello Sco
Napoli - Una task force anticamorra. Il vicecapo della polizia e direttore della Criminalpol, Nicola Cavaliere, in stretto e continuo contatto con il capo della polizia, Antonio Manganelli, già dalle prime ore di ieri è impegnato nella pianificazione dell’invio di personale altamente qualificato nella zona di Casal di Principe, teatro in queste ultime ore di una serie di atti criminali di stampo camorristico chiusa sabato scorso dall’agguato mortale all’imprenditore Michele Orsi a Casal di Principe. Insieme al direttore della Direzione anticrimine centrale, Franco Gratteri, Cavaliere ha predisposto l’arrivo in zona di circa 30 investigatori, particolarmente esperti nella lotta al crimine organizzato, che sebbene già inseriti nella squadra mobile di Caserta formeranno un vero e proprio pool investigativo ad hoc per la zona di Casal di Principe. Proprio questa mattina è già arrivato sul posto il direttore dello Servizio centrale operativo della polizia, Gilberto Caldarozzi, al fine di organizzare, oltre che investigativamente, l’attività delle forze sul territorio anche sotto il profilo logistico: prenderanno infatti posto in uno stabile già sequestrato al clan dei Casalesi. Verranno pianificate anche operazioni ad ampio raggio di controllo del territorio, con invio, nella provincia di Caserta, di equipaggi appartenenti ai reparti prevenzione crimine della polizia. Lo stesso vicecapo della polizia ha preso contatti anche con il comando generale dei carabinieri al fine di coordinare al meglio le forze inviate dall’arma ad integrazione dei reparti territoriali.
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Spinetta: "Per Alitalia ci vuole l’esorcista"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il presidente di AirFrance cita Maurizio Prato e aggiunge: non c'è nessun contatto con il governo. Oggi prende avvio la terza procedura di vendita. Settore a picco: nel 2008 perderà 2,3 miliardi di dollari
Milano - Lo aveva detto, qualche mese fa, il presidente di Alitalia Maurizio Prato: «Per Alitalia ci vuole l’esorcista». Lo ha ripetuto ieri Jean Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm: «Ci vuole l’esorcista». Prato lo aveva detto in un momento drammatico, alla rottura della trattativa di Air France con i sindacati; ora la citazione di Spinetta dà ancora più enfasi allo stato disperato della compagnia, per la quale è stata avviata una terza procedura di vendita. Su questo nuovo tentativo, Spinetta precisa: «Con l’Italia non c’è stato nessun contatto» nè con il governo, nè con Alitalia nè con Intesa Sanpaolo. Della trattativa andata in fumo osserva: «Non c’è stato un ostacolo in particolare: è stato tutto veramente molto complesso».
Proprio oggi il consiglio di Alitalia si riunisce per dare a Intesa Sanpaolo il ruolo di advisor: è l’avvio del tentativo di salvataggio varato dal governo Berlusconi, che si è assunto il compito di individuare un acquirente per la quota di controllo in mano al Tesoro. Intesa Sanpaolo sarebbe già al lavoro con l’obiettivo di concretizzare un progetto. Ma ieri due figure autorevoli come Francesco Giavazzi, docente di Economia alla Bocconi, e Guido Rossi, ex presidente della Consob hanno ribadito che per l’Alitalia il fallimento sarebbe «la soluzione migliore» e che i governi, l’attuale come il precedente, «sbagliano a impedirlo».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Intanto lo scenario di settore peggiora. A ogni dollaro di aumento del barile di petrolio - è la stima della Iata, l’associazione mondiale delle compagnie aeree - i costi complessivamente sostenuti dai vettori aumentano di 1,6 miliardi di dollari. Per la terza volta la Iata è costretta a rivedere le stime del 2008, che oggi vedono perdite per il settore a quota 2,3 miliardi di dollari immaginando un prezzo medio del barile a 106,5 dollari; portando il prezzo medio della stima a 135, il costo extra sarebbe di 99 miliardi di dollari e le perdite del 2008 volerebbero a 6,1 miliardi.
Il trasporto aereo mondiale aveva appena riconquistato l’utile nel 2007, dopo sei anni ininterrotti di perdite che provenivano dal 2001, l’anno dell’11 settembre. La crisi di oggi si misura non solo con il prezzo del petrolio, più 130% nell’arco di un anno, ma anche con una generale contrazione dei consumi. La situazione - che negli Stati Uniti ha un impatto superiore, perchè non c’è, come da noi, il beneficio del cambio - spinge le compagnie a nuovi accordi, alla ricerca di economie di scala.
Proprio ieri Oneworld, l’alleanza che riunisce dieci tra le più importanti compagnie del mondo, ha annunciato i risultati 2007: 725 milioni di dollari di ricavi (più 10%), e una redditività cresciuta del 19%.
Paolo Stefanato
>>Da: LAURA39398
Messaggio 3 della discussione
Ecco perché Spinetta concorreva fino a quando c'era Prodi: entrambi hanno una grande passione per le sedute spiritiche e le possessioni demoniache... E non dimentichiamo Visco il vampiro... Laura
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Conti pubblici, Tremonti conquista l’Europa
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il presidente dell’Eurogruppo Juncker promuove il piano del ministro dell’Economia che assicura: "Pareggio di bilancio nel 2011". Anticipate le linee guida della politica economica italiana: manovra da 10 miliardi nel 2009. Meno tasse alle fasce più deboli, liberalizzazioni e tagli alla spesa
Roma - Per festeggiare le dieci candeline della Banca centrale europea, i governi di Eurolandia si fanno un regalo: due anni di tempo in più, dal 2010 al 2012, per raggiungere il pareggio del bilancio pubblico. L’Italia, conferma Giulio Tremonti, manterrà tuttavia il suo obiettivo di pareggio nel 2011. E così il ministro dell’Economia ottiene la «benedizione» dell’Europa: i primi provvedimenti economici del governo italiano, ma anche quelli prospettati per il futuro, «vanno nella direzione giusta», commenta il presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker.
Ai ministri delle Finanze dell’Eurozona, riuniti a Francoforte per il decennale della Bce, Tremonti anticipa le linee-guida della prossima politica economica italiana: una manovra da 10 miliardi di euro per il 2009, parte della quale sarà anticipata a metà dell’anno in corso insieme con il Dpef (il documento di programmazione economica e finanziaria). L’intervento sarebbe condensato in un decreto «tagliaspese» aggiornato alle necessità attuali, contenente fra l’altro un rigido blocco del turnover nella Pubblica amministrazione (una assunzione ogni otto pensionamenti) e alcune liberalizzazioni nei servizi pubblici locali.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Ma Tremonti ha anche iniziato a parlare dell’idea di base che sorregge la manovra: l’intenzione di venire incontro alle famiglie e alla fasce più deboli, ma senza costi eccessivi per il bilancio pubblico. Così si spiegano non solo l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari, ma anche il piano mutui e i possibili interventi su energia e bollette. «L’accordo che abbiamo fatto con le banche sui mutui ha destato l’interesse di alcuni ministri europei - commenta Tremonti - e quella di tassare le compagnie petrolifere è un’idea che comincia a circolare». Niente da fare, invece, per la proposta francese di mettere un tetto all’Iva sui prodotti energetici. «Poiché i prezzi resteranno alti - spiega Juncker - le misure fiscali di breve termine non alleggerirebbero il fardello». Inoltre, la riduzione delle entrate fiscali renderebbe più difficile il raggiungimento del pareggio di bilancio, e potrebbe creare distorsioni nella concorrenza.
Oggi, l’Ecofin abroga - come è noto da tempo - la procedura di infrazione per deficit eccessivo a carico del nostro Paese. Ora l’obiettivo è il pareggio di bilancio, e dovrà essere conseguito obbligatoriamente entro il 2012, non più entro il 2010. I ministri finanziari europei si sono resi conto che sarebbe stato eccessivo pretendere il pareggio in anni di scarsa crescita dell’economia. Si sono dati due anni di tempo in più, ma senza eccezioni. «Il 2012 è il termine ultimo - spiegano Juncker e il commissario all’economia Joaquin Almunia -, e in particolare l’Italia deve evitare qualsiasi spesa addizionale, ma anche riduzioni delle tasse che non siano bilanciati da simmetrici tagli di spesa». Per raggiungere il pareggio entro il 2011, come previsto dal «piano Padoa-Schioppa» confermato dall’attuale ministro dell’Economia, l’Italia dovrebbe ridurre il deficit strutturale di uno 0,5% l’anno.
Quanto alla crescita, ieri il Fondo monetario ha rese note - proprio a Francoforte - le ultime stime, leggermente migliori di quelle di aprile: la crescita 2008 di Eurolandia dovrebbe giungere all’1,75%, contro l’1,4% previsto in aprile. Questo non modifica comunque una «traiettoria al ribasso» nei prossimi mesi.
Gian Battista Bozzo
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Pechino pronta a ridurre i missili puntati su Taiwan
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La Cina comunista è pronta a ridurre il numero dei suoi missili puntati contro l’isola-Stato di Taiwan, la Cina nazionalista al di là dello Stretto governata dagli eredi di Chiang Kai-shek, il generalissimo sconfitto da Mao nella guerra civile del 1949. Un alto rappresentante del Kuomintang, il partito nazionalista tornato al potere a Taipei dopo otto anni di interregno degli indipendentisti di Chen Shui-bian, ha appena concluso un viaggio a Pechino dal quale è tornato con importanti segnali di distensione, pur in un contesto complesso.
Quello relativo ai missili è certamente uno dei più rilevanti. La Cina tiene infatti puntati contro Taiwan circa 1300 missili di crociera e a corto raggio, inquietante supporto alle sue minacce di ricondurre un giorno «alla madrepatria» con le buone o con le cattive quella che considera una provincia ribelle. Dopo la rivincita del Kuomintang e l’elezione alla presidenza del pragmatico Ma Ying-jeou il clima sembra però volgere, dopo anni di tendenza temporalesca, al sereno. E così quando Wu Poh-hsiung, presidente del partito nazionalista di Taiwan, ha chiesto ai suoi ospiti di Pechino che cosa intendessero fare dei missili puntati contro il suo Paese, è arrivata al posto delle solite minacce una «reazione amichevole»: la Cina, ha risposto il portavoce di una delegazione che comprendeva il presidente Hu Jintao, ha intenzione di non schierarne di nuovi, in vista anzi di una futura riduzione.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
È solo un segnale, naturalmente. Wu ha infatti aggiunto che dall’altra parte non è stato fatto alcun riferimento ai tempi di attuazione né all’entità dell’ipotetico ritiro. Ma in Cina funziona tutto così: tempi lunghi, parole misurate e tanta, tanta pazienza. Sono numerosi, del resto, i temi sul tavolo negoziale tra due Paesi che non si riconoscono reciprocamente e che giocano una delle partite diplomatiche più complicate e interessanti del pianeta. Uno di questi è il braccio di ferro per il riconoscimento internazionale: solo 23 Paesi al mondo scelgono ancora di scambiare ambasciatori e relazioni privilegiate con la piccola Taiwan invece che con il gigante cinese (farlo con entrambi non è possibile) e si tratta di nazioni minuscole o impoverite, tanto che si è talora parlato rispetto a quella taiwanese di «diplomazia dell’assegno».
Con il chiaro obiettivo di azzerare la legittimità internazionale della «provincia ribelle», negli ultimi tempi Pechino ha messo mano al portafoglio e ha cominciato a comprarsi una per una oscure nazioni africane o dell’Oceania, arrivando a un totale di 170 nel mondo. Il presidente Ma ha proposto a nome di Taiwan un «cessate il fuoco diplomatico» e sembra che Pechino non intenda restare sorda. Oltre a questo, con una certa sorpresa degli osservatori, Hu Jintao ha detto di voler concedere alla isolata Taiwan maggior spazio sulla scena internazionale. E sembra disposto a rinunciare all’annoso veto all’ingresso dell’isola nell’Organizzazione mondiale della sanità, magari sotto il nome di «Taipei Cinese» già usato in ambito sportivo. Roberto Fabbri
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Diouf, il re dei fallimenti che non lascia mai il trono
>>Da: andreavisconti
Messaggio 10 della discussione
Il segretario della Fao è al vertice da 14 anni ed è considerato inamovibile. Sotto accusa la sua gestione dispendiosa, gli sprechi e le cene a base d'aragosta
Memorabile è rimasto il menù d’apertura del festival 2002 dedicato dalla Fao alla fame nel mondo. La mattinata se n’era andata tra una relazione sulla desertificazione nella Mauritania e una sulla carestia sul sud Sudan. Poi, alle 13, tutti a tavola. Si partì con l’aragosta in vinaigrette, e poi avanti con il kiwi guarnito di foie gras, filetto d’oca con olive, crespelle ai funghi e risotto di arance e zucchini. E siccome l’appetito vien mangiando, e del doman non v’è certezza, come sanno bene i delegati dei Paesi sub-sahariani, si era passati al brasato, al salmone ai tre pepi, e al voilà finale a base di torta bigusto e composta di frutta con vaniglia.
Momenti di tensione, a metà mattinata, si erano registrati a causa di un ritardo del camion che trasportava le aragoste. Ma poi la crisi si era dissolta grazie all’intervento di un mezzo dei servizi di sicurezza dotato di sirena «spartitraffico». Da allora, gli ospiti fissi raccontano che il menù si è come contratto, suscitando la stizza e la delusione di commissari e segretari regionali che vengono addirittura da Uagadugu (in aeroplano, va da sé).
Gran cerimoniere dell’immenso carrozzone, famoso nel mondo per spendere oltre la metà delle sue risorse per alimentare se stesso e la sua fastosa burocrazia è il senegalese Jacques Diouf, 69 anni, studi alla Sorbona e cinque figli. L’anno scorso, un gruppo di esperti internazionali passò ai raggi X l’organizzazione che Diouf governa dal 1994 come un satrapo stendendo 490 pagine di commenti intrisi di curaro. Non c’era capitolo, in quella relazione, che non suonasse come un ceffone sulla collottola del signor direttore generale. Sprechi di risorse, burocrazia cervellotica, denaro in fuga per mille e più rivoli. Lui: sereno. A chi gli domandava se non avesse pensato mai di dimettersi, di fronte a quella gragnuola di accuse, il direttore generale rispose sgranando i suoi occhioni innocenti dietro le grandi lenti da pensatore: «Dimettermi? E perché mai? All’epoca sono stato eletto da 137 Paesi, in modo democratico, a scrutinio segreto. Centotrentasette Paesi sovrani hanno avuto fiducia in me. Perché dovrei andarmene? Quale primo ministro di qualsiasi governo farebbe mai una cosa del genere?».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il bello è che, a ben guardare, ha ragione lui.
Eppure, già in quel 2002 benedetto dalle aragoste e dal salmone ai tre pepi, lo stesso Diouf aveva ammesso che i progressi nella lotta alla fame nel mondo si erano fermati: «Abbiamo fallito». E ancora: «Non abbiamo scuse». Però lui è sempre lì.
L’ultima pillola avvelenata spedita al gran capo della Fao gli è arrivata un mese fa dal suo connazionale Abdoulaya Wade, presidente del Senegal e capo del governo. «La Fao è uno spreco di denaro e va abolita», ha detto papale papale il presidente senegalese. In passato, Wade aveva sostenuto che la sede centrale dell’organizzazione andava trasferita da Roma alla capitale di una nazione africana. «Ma questa volta mi spingo oltre: voglio che sia abolita», ha detto il 4 maggio alla radio e alla tv del suo Paese. A giudizio di Wade, i finanziamenti della Fao spesso finiscono a «organizzazioni non governative ingorde e divoratrici di aiuti... le quali li useranno in ogni genere di trucco, tra amministrazione, viaggi e spese in hotel di lusso per i cosiddetti esperti, invece di concrete azioni sul terreno». Insomma, del giochino che va avanti da 14 anni ormai si sono accorti anche in Africa. Ma lui, il direttore generale, pare inamovibile.
Lussi, benefit, agi, stipendi d’oro ai suoi impiegati. Ma di risultati concreti sul terreno, come sanno anche a Dakar, non se ne sono visti. Gli unici ai quali la Fao ha sempre dato da mangiare sono i suoi comitati, le commissioni, le sottocommissioni e gli enti che sfornano piramidi alte così di analisi e di dotte disquisizioni sulla sfortuna di una gran parte del genere umano. Perfino Gino Strada, il fondatore di Emergency, in un momento di lucido pessimismo, arrivò a lambire la verità: «Comincio a pensare - disse proprio così - che la Fao sia l’organizzazione per mantenere la fame nel mondo...».
Luciano Gulli
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Uno spreco chiamato Fao 800 milioni di bilancio divorati dalla burocrazia
di Emanuela Fontana Circa la metà delle spese finisce nella gestione della struttura: ben 18 milioni solo per la sede di Bangkok, la più costosa
da Roma
La Fao spenderà 784 milioni per la fame nel mondo nel biennio 2008-2009. Ma quanto denaro arriverà ai 5 milioni di bambini sotto i 5 anni che rischiano di morire per malnutrizione?
Circa la metà delle spese dell’agenzia Onu se ne va nella gestione della struttura. Lo dice il recente rapporto di un comitato di valutazione esterna commissionato dalle Nazioni Unite: 470 pagine su presente e futuro dell’agenzia con sede a Roma. Scrive la commissione Christoffersen: «In molti uffici i costi amministrativi sono superiori ai costi del programma». Ma la sproporzione tra spese di struttura e spese operative si legge anche dalle voci di bilancio. Qualche esempio: per la sicurezza alimentare, tema al centro della conferenza che partirà oggi a Roma, la Fao prevede uno stanziamento di 59 milioni di euro, per l’«ufficio del direttore generale», 41,5 milioni di euro. La struttura che lavora a stretto contatto con Jacques Diouf costa più di 9 milioni. Ma ne sono esclusi l’ufficio «di coordinamento e decentralizzazione» (7,1 milioni di euro), l’ufficio legale (5,3 milioni di euro), l’ufficio del programma e della gestione del budget (altri 11 milioni).
Complessivamente, le voci del bilancio Fao strettamente alimentari, in cui compare la parola cibo, «food», sono tre, per un totale di 90 milioni di euro, circa il 15% del bilancio generale. Queste voci «mirate» sono i 59 milioni per sicurezza e «riduzione della povertà», 1,2 milioni di euro per «emergenze e gestione post-crisi», 29 milioni per «politiche dell’alimentazione e dell’agricoltura».
Ci sono poi una serie di spese per conservazione e gestione del pesce, del legno, della carta, delle sementi, lo sviluppo della tecnologia: per tutte queste attività, strettamente legate allo scopo dell’agenzia, la Fao spende 219 milioni di euro.
Ha un costo anche la «conoscenza»: studi, statistiche, «alleanze» contro la fame, a metà strada tra lo «scopo» e la gestione: sono altri 200 milioni circa. Ma proprio questa parte del bilancio è piuttosto criticata dal rapporto di valutazione esterna: capita spesso alla Fao, si legge nel dossier, che «tecnici specialisti non possono viaggiare per mancanza di fondi destinati ai viaggi». In pratica si studiano progetti che poi non possono essere condotti sul campo. La sede locale più costosa è quella di Bangkok (18 milioni di euro).
Nel bilancio ci sono poi tutti i costi per il personale, per le riunioni: altri 200 milioni di euro circa. Più di 7 milioni di euro se ne vanno in «meeting e protocollo», 17,6 milioni si spendono per la comunicazione, 20,2 milioni per «il coordinamento e la decentralizzazione dei servizi». Ma non se ne occupava l’ufficio del direttore generale? Lo spacchettamento delle competenze è uno dei gravi problemi della Fao. Si legge dal rapporto Christoffersen: «La burocrazia della Fao è molto costosa e farraginosa e si caratterizza per un elevato livello di sovrapposizione e di duplicazione degli sforzi». E nonostante i 20 milioni di euro spesi solo per «coordinare», il dossier nota che «le relazioni tra le attività sul campo e la sede sono gravemente frammentate».
Nei giorni scorsi il presidente del Senegal Abdoulaya Wade aveva
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
E per la Fao la colpa è dei cambiamenti climatici
di Gian Maria De Francesco Il tema centrale del vertice sulla fame nel mondo saranno i gas serra. Il direttore Diouf: «Il maltempo ha fatto enormi danni»
da Roma
Nel mondo 850 milioni di persone soffrono la fame. Il problema dovrebbe essere al centro della Conferenza della Fao, organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa del settore agroalimentare, che si apre oggi a Roma. Per tre giorni 46 capi di Stato, 169 ministri e circa 3mila delegati, sotto la presidenza del premier italiano Silvio Berlusconi, si occuperanno della questione.
Tuttavia l’argomento-chiave del vertice ha una sua singolarità: cambiamenti climatici e bioenergie. I grandi della Terra saranno chiamati a confrontarsi su alcuni documenti riguardanti gli effetti prodotti dalle variazioni del clima nei Paesi meno sviluppati. Certo, le più recenti catastrofi naturali hanno prodotto disastri in nazioni economicamente molto povere come Thailandia e Myanmar, la desertificazione di alcune aree ha prodotto migrazioni verso i centri urbani spopolando aree rurali e la tutela dell’ambiente ha sempre una valenza importantissima.
Il vero problema, tuttavia, è rappresentato dagli 850 milioni di persone che nel mondo soffrono la fame. Molti documenti preparatori della Conferenza di Roma, invece, si interessano delle politiche per evitare la migrazione dalle zone agricole, della tutela della biodiversità e delle responsabilità dell’agricoltura mondiale nell’emissione di gas serra. «In alcune nazioni produttrici di cereali le cattive condizioni atmosferiche hanno inoltre avuto il loro peso così come la crescita dell’industria di biocarburanti liquidi, che ha assorbito più di 100 milioni di tonnellate di cereali nel biennio 2007-2008», ha dichiarato il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, in un’intervista all’Osservatore Romano.
Come nel precedente del Protocollo di Kyoto, a finire sul virtuale banco degli imputati ci saranno gli Stati Uniti, «colpevoli» di destinare circa il 30% della produzione di mais a bioetanolo. Negli incontri preparatori al vertice, infatti, si sono udite proposte come una moratoria di 5 anni sulla produzione di biocarburanti. Ma gli Usa saranno in buona compagnia: anche all’Unione europea qualcuno «tirerà le orecchie» per i sussidi all’agricoltura e i dazi sulle importazioni, ritenuti da alcuni tra le principali cause del mancato sviluppo dei Paesi a economia rurale. «Auspico una rapida conclusione nel 2008 dei negoziati dell’Organizzazione mondiale per il commercio per stabilire un regime agricolo internazionale più corretto e orientato al mercato. Che aiuti prima di tutto i Paesi in via di sviluppo ad aumentare la propria capacità di produzione agricola», ha aggiunto Diouf.
Insomma, la solita guerra di cifre: secondo l’ultimo rapporto della Banca Mondiale la produzione di biocarburanti avrebbe concorso per il 65% all’aumento dei prezzi del cibo nel mondo, per l’amministrazione Bush si tratta solo del 2-3 per cento. Minore attenzione, a quanto pare, è stata riservata all’aumento dei consumi di cereali, carne e prodotti lattiero-caseari in Cina e India, che nel periodo 1993-2020 è stimata in crescita esponenziale. Ma Cina e India in sede Onu (e quindi Fao) sono Paesi in via di sviluppo. Così come marginale è l’attenzione ai processi speculativi in atto sulle materie prime agricole causa ribasso generale d
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
E per i dipendenti stipendi d’oro
di Massimo Malpica Le figure «senior» percepiscono oltre 170 mila dollari all’anno
da Roma
Centinaia di delegazioni straniere, migliaia di rappresentanti, decine di capi di Stato, centoventi ministri. Da oggi a Roma si parla di crisi alimentare, ma per molti dei presenti al vertice della Fao non sarà un problema andare a dormire a stomaco pieno. Nonostante gli endemici problemi di budget, l’Agenzia dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura è stata spesso criticata per i flussi di spesa, come dire, non direttamente connessi alla mission aziendale.
La Fao ha in organico 3.600 dipendenti, più della metà nella sua sede centrale, a Roma. Gli stipendi non sono proprio da fame, visto che assorbono gran parte delle entrate dell’Agenzia. Per intenderci un assunto «P-1» (cioè il livello più basso degli entry level professionals) guadagna un minimo netto di 34.760 dollari se è single. Se ha famiglia, anche se sua moglie lavora, la retribuzione sale a 36.849 dollari. E poi c’è il Post adjustment, la percentuale di incremento dello stipendio che dovrebbe garantire uno standard di vita equivalente indipendentemente dal luogo di lavoro, che varia da sede a sede. Per Roma il valore è pari al 77,9 per cento.
Dunque la busta paga più magra per un dipendente Fao specializzato che lavora nella Capitale è pari a 61.838 dollari, che crescono automaticamente ogni due anni. Niente male. Anche perché se il neoassunto non è italiano per i primi 30 giorni avrà diritto al Dsa, una diaria che rende meno traumatico il trasferimento. Nel 2005 il Daily substistence allowance per Roma era pari a 286 dollari al giorno, più 168,74 come contributo per l’alloggio. E in più, ogni due anni, si ha diritto a un volo andata e ritorno per la nazione d’origine insieme ai propri familiari.
Ovviamente i salari salgono, e molto, con i livelli. Un middle level P-4 con famiglia può arrivare a 157mila dollari, un senior level P-5 a 177mila, i direttori (D-1 e D-2) arrivano a superare quota 200mila dollari. Non va male ai circa 2000 dipendenti inquadrati come General staff. Un autista, di livello G-3, ha un minimo salariale, netto e in euro, di 31.370 euro. Una segretaria (G-7) avanti in carriera può arrivare alla rispettabile cifra di 73.490 euro.
Il già citato Dsa, dunque oltre 450 euro tra diaria e rimborso alloggio, spetta anche a chi viene spedito a Roma in missione da altre sedi, per esempio per prendere parte a un vertice, e a studiosi e personalità invitate dall’Agenzia.
Che pure, come si diceva, non se la passa benissimo. Per limitare i costi di organizzazione dell’appuntamento che comincia oggi (e per il quale è stato chiesto un finanziamento ad hoc) ha chiesto ai propri dipendenti di prestarsi volontariamente a svolgere altre mansioni, dando una mano alla segreteria organizzativa o al cerimoniale, senza percepire retribuzioni ulteriori. Quanto ai costi per il soggiorno delle delegazioni, quelle sono a carico dei governi. Che, magari alle prese con fame e siccità nei confini nazionali, in trasferta non badano a spese: nel centro di Roma c’è il tutto esaurito, anche negli alberghi da 5-600 euro a notte.
>>Da: Ilduca
Messaggio 6 della discussione
35 milioni di euro bruciati in un looping insulso mentre in giro non si muore di fame!
Vergogna!
>>Da: massimo
Messaggio 7 della discussione
Beh per loro sono mica sprecati, appena hanno finito sono andati subito a mangiare e fare shopping.
Pensa quanto gliene importa della fame del mondo.
>>Da: LAURA39398
Messaggio 8 della discussione
A guardare le panze si capisce si capisce perché sono molto preoccupati per la fame; non certo quella degli altri, ma la loro..al grido di: pancia mia fatti capanna. Auguriamogli una buona indigestione. Laura
>>Da: santana
Messaggio 9 della discussione
Impiegati della FAO: Ottomila euro al mese...evviva la fame nel mondo!!!!!!!!!!!!!!!
Ha quattromila funzionari. Duemila stanno «sul campo», nei posti dove si soffre la fame, e probabilmente qualcosa combinano. Gli altri duemila stanno a Roma, e si godono i loro stipendi da ottomila euro al mese esentasse. La Fao costa quasi 400 milioni di dollari l’anno.
>>Da: Adolfo
Messaggio 10 della discussione
E non pagano neanche la monnezza.
A.
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Il Dottor Sottile saluta sempre e non parte mai
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Educato Giuliano Amato. Niente da dire. Ogni volta che lascia saluta da gentiluomo. Eppure, tanti saluti ma è sempre qui... si vede che si trova bene. Chi gli vuole male lo paragona alla fenice, l’uccello mitologico che rinasce dalle proprie ceneri. Non ce ne voglia l’ex vicesegretario del Psi (ex del Psiup, oggi ex Ds, ex Ulivo e ora anche ex Pd), l’ex ministro degli Esteri, del Tesoro, dell’Interno, l’ex vice premier, l’ex premier, l’ex docente universitario, l’ex presidente Antitrust, l’ex capo della Commissione sui Balcani, l’ex vice di Giscard d’Estaing alla Convenzione Ue. L’ex tutto, insomma. Ha sempre salutato educatamente per poi «rinascere», appunto, come la fenice. Ha spiccato il volo durante Tangentopoli; è rispuntato come ministro nel governo D’Alema; è rinato come parlamentare nel 2001 dopo un minuetto. Il centrosinistra decide di puntare su di lui. Lui che non sente l’appoggio di tutti i cespugli e promette di non ricandidarsi. Poi ci ripensa, è più forte di lui. È in lista a Grosseto: viene eletto.
Anche stavolta ha salutato, sul «Corriere della Sera». Per timore che a qualcuno fosse sfuggito, sono tre mesi che saluta: ha iniziato il giorno in cui furono compilate le liste elettorali. Non è mai partito. E gli italiani si domandano: e se fosse la volta buona? Buon viaggio dottor Sottile, non si sa mai... Volesse partire per davvero...
Il Giornale
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Fischi e critiche, per Cofferati è già cominciato l’autunno
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il Cinese accusato di trascurare Bologna. E la sua ricandidatura al Comune è stata accolta da polemiche
da Bologna
Lo hanno dato papabile come ministro, ma poi Veltroni ha perso le elezioni; come presidente della Regione Liguria in caso di dimissioni di Burlando; come sovrintendente di un ente lirico, sempre a Genova, essendo lui un melomane e la sua compagna, Raffaella, di Genova. Ancora prima, Sergio Cofferati era stato il segretario di ferro della Cgil, l’uomo che aveva portato 3 milioni di persone al Circo Massimo, l’alfiere di una possibile rinascita della Sinistra, incoronato nel 2003 da Nanni Moretti al Palasport di Firenze con girotondi e movimenti. Era diventato troppo forte, forse, e l’aria cambiò: la barra si spostò sul progetto del Partito democratico e il Cinese si trovò tagliato fuori dai giochi nazionali.
Catapultato a Bologna e sacrificato, si disse allora, era il 2004, a candidarsi a sindaco per strappare la città simbolo dei Ds all’usurpatore Guazzaloca (che ora torna a riscaldare i muscoli per una possibile ricandidatura) e riconsegnarla ai legittimi «proprietari». I bolognesi, ubbidienti, lo votarono in massa (57%). Ma in 4 anni il gradimento del sindaco forestiero di Sesti e Uniti è crollato. Eppure lui non ha avuto scelta: giovedì scorso Cofferati ha annunciato che intende ricandidarsi a sindaco nel 2009. Dopo la disfatta del Pd alle politiche, il sindaco-sceriffo, che per primo sollevò, questo sì, il tema della legalità a sinistra, aveva ancora una volta ragionato da leader nazionale: lanciando per esempio l’idea del partito democratico del Nord, accolta con freddezza prima dai colleghi di Venezia e Torino, quindi anche da Veltroni. Con il collega sindaco Sergio Chiamparino poi nominato ministro nel governo ombra.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il via libera alla ricandidatura, ha tenuto a spiegare, gli è arrivato dalla famiglia, la compagna e il piccolo Edoardo, nato a novembre scorso, che faranno su e giù da Genova. Dopo nemmeno tre giorni, domenica il primo scivolone: assente («Ho un traghetto già prenotato...», aveva spiegato) dallo stadio per la promozione del Bologna in serie A. Nella giornata di massima festa per tutta la città, l’unico a prendersi dei «vaffa» dalla curva è stato lui, retrocesso dai tifosi. Ma Cofferati a Bologna è ricordato per altre grandi assenze: alle celebrazioni dell’eccidio del Pilastro da parte della banda della Uno bianca; sul palco del 25 aprile dell’anno scorso (era a Genova, ndr); alle celebrazioni del santo patrono di Bologna.
Presenza (e assenza) comunque sempre ingombrante, la sua: all’annuncio della ricandidatura, i vertici del Pd bolognese hanno inevitabilmente gioito. I malumori sono esplosi subito dopo: il Pdci è uscito dalla giunta; Antonio La Forgia, parlamentare e leader della minoranza bindiana nel Pd, ha lanciato la campagna anti-Cinese, chiedendo primarie vere e dicendosi disponibile a candidarsi: «È improprio parlare di Cofferati come amministratore - ha accusato -. È stato più un protagonista della discussione politica nazionale». Altri sono insorti, tra cui il presidente, sempre Pd, del S. Stefano, il quartiere della borghesia cittadina, Andrea Forlani: per lui il candidato deve essere un amministratore, perché «la città si interessa poco di alleanze, vuole sapere cosa si fa». Poi c’è la Sinistra che non vuole sentir più parlare di Cofferati, come lui non ne vuole più sapere di loro: per Rifondazione e compagni serve un candidato «laico, bolognese e di sinistra». Uno sfidante che ha già fatto outing c’è: l’ex Pd, ora socialista, Franco Grillini, bolognese doc e storico leader del movimento omosessuale.
L’analisi più spietata e lucida della situazione l’ha fatta il presidente del Consiglio comunale di Bologna, Gianni Sofri, che pure di Cofferati è un grande sostenitore. Ha scritto Sofri sul sito del Pd locale, parlando della ricandidatura: «Ho avuto per lo più l’impressione che i partiti (ora, il partito), nei loro gruppi dirigenti, guardassero a Cofferati come a una specie di male inevitabile, fortunatamente fastidioso ma non mortale, che era necessario sopportare». E ancora: «L’impressione prevalente di questi anni è quella di una linea Cofferati di volta in volta più o meno faticosamente subita. Insomma, una nottata da passare». Claudia B. Solimei
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Se Bruxelles è diventata provincia di Roma
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Furenti gli eurodeputati della sinistra radicale con Frattini, che ha lasciato capire come forse possa esser partita proprio da loro la richiesta alla commissione Ue di ficcare il naso sulle presunte violazioni alle norme comunitarie sullo spazza-rifiuti a Napoli: «Non siamo anti-italiani, siamo per la legalità!» strillano - ammettendo di fatto la cosa - la verde Frassoni e compagni in replica al ministro degli Esteri. Peccato se ne fossero perse le tracce quando da Bruxelles son partite le procedure d’infrazione nei confronti di Bassolino e Iervolino. Già. Dov’erano allora lor signori? Forse all’ufficio cassa, a ritirare le loro laute prebende mensili, arricchite dalla differenza delle tariffe business rimborsate, rispetto ai voli low cost effettivamente presi?
Fuor di polemica è un fatto che la presenza italiana all’Europarlamento è caratterizzata ormai da 15 anni da una lotta a coltello non per ottenere vantaggi al nostro paese, ma per demonizzare l’avversario politico di casa. Governa Berlusconi? Ecco che la sinistra si lancia all’attacco contro le tv, le riforme giudiziarie, la presenza xenofoba della Lega, le leggi sulla sicurezza, dipingendo la penisola ai loro colleghi di 27 paesi come un paese assai vicino al ritorno al fascismo di Salò. Governa Prodi? Ecco il centrodestra a far presente come sia il successore di Bava Beccaris, pronto a sparare per racimolare tasse e, in tema di libertà, allineato e coperto al solo Fidel Castro.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Tutto intorno tedeschi e maltesi, estoni e spagnoli, discutono di affari, di politiche agricole, di produttività. Mentre i nostri partono a difendere papa Benedetto XVI o a chiederne l’esilio ad Avignone. Raccontano che in un voto su un argomento economico delicato, un eurodeputato del centrodestra arrivato in extremis, vide il suo compagno di banco (un conservatore britannico) votare sì e ne seguì l’esempio. «Che hai fatto?! Dovevamo votare no!» lo rimproverò un collega popolare. Lui lo fece presente all’inglese che, freddissimo, gli replicò: «Ma nella lista della Gran Bretagna bisognava dare voto favorevole...».
Perchè i sudditi di Elisabetta seconda, a quanto pare, si ritrovano una volta al mese (laburisti, conservatori, liberali, funzionari e diplomatici) per mettere a punto quali sono gli interessi del Regno unito. I nostri si vedono a malapena al bar e a volte non si salutano nemmeno.
Così sono certo di alto livello e assolutamente condivisibili gli appelli che Ciampi prima, Napolitano oggi, lanciano al Paese rimarcando l’importanza di stare in Europa e di farla crescere. Ma forse più produttivo sarebbe convocare gli eurodeputati al Quirinale e comunicare loro a brutto muso che forse è il caso di piantarla di esportare a Bruxelles le liti sulla Tav, sulla pubblicità in tv o sulla giustizia. Quelle le si facciano a Montecitorio e a palazzo Madama, se proprio si deve arrivare ai ferri corti. Ma almeno a Bruxelles e a Strasburgo si tenti di dare una immagine del Paese non così catastrofica e distruttiva. «Gli italiani? Montecchi e Capuleti...» se la ridono tanti eurodeputati sotto i baffi, continuando a fare i loro affari. Mentre noi continuiamo a farci del male: tafazzismo allo stato puro. Il Giornale
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Stefania Craxi: "Così interrompe il dialogo persino con noi italiani"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
«Sono molto stupita da quelle frasi, soprattutto perché Ahmadinejad stava volando verso l'Italia». Stefania Craxi è a casa, legge e rilegge gli ultimi dossier in vista del vertice italo-egiziano di oggi.
Perché lei è sottosegretario agli Esteri con delega al Medio Oriente. «E al Mediterraneo», ci tiene a sottolineare. «Quando ho letto che avevo anche quella delega mi sono commossa», aggiunge. D'altro canto Mediterranea, la grande città che doveva nascere dall'unificazione di Reggio Calabria e Messina, era il sogno del padre Bettino: «È anche il mio», aggiunge Stefania.
Onorevole, che cosa si aspetta dal vertice Fao che si apre oggi?
«Una grande risposta. Dalla lotta alla fame nel mondo all'aumento dei prezzi del cibo, dai cambiamenti climatici ai biocarburanti. Una grande risposta complessiva».
Non si rischia un vertice che poi non decida nulla di concreto?
«No, non credo. Il piano che presenterà Ban Ki Moon sarà molto dettagliato e scadenzato nel tempo. Vedrà, non sarà un impegno vacuo».
Quale decisione vera si aspetta?
«Un piano a decuplicare gli incentivi a favore dell'agricoltura. Deve essere chiaro a tutti che il problema va affrontato in un'ottica complessiva. Il fanatismo attecchisce laddove si muore di fame».
E l'Italia che cosa può fare?
«L'Italia è sede di quattro istituzioni che si occupano direttamente di fame nel mondo: l'Ifad, il World food program e, la Fao appunto. Abbiamo dunque un ruolo centrale diretto. Anche sul fronte del dialogo».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il dialogo?
«Certo, oggi avremo il vertice italo egiziano e noi possiamo svolgere un ruolo fondamentale in tutta l'area del Mediterraneo».
Ma in che modo?
«Pensi alle autostrade del mare, che noi possiamo sviluppare. Oppure al nostro sistema di piccole e medie imprese che sono ormai un modello di sviluppo per tutto il Medio Oriente. La nostra unica vera arma è lo sviluppo di chi è indietro. Dobbiamo cambiare anche per l'immigrazione. Non solo poveracci ma anche aiutare con la formazione manodopera specializzata».
Dialogo, sviluppo: ma come comportarsi con Ahmadinejad?
«Sono molto stupita dalle sue parole soprattutto per il fatto che stava volando verso l'Italia, un Paese che non hai mai negato il dialogo con l'Iran. Anzi».
Quelle frasi su Israele interrompono il dialogo?
«Chiunque inneggi alla distruzione di un altro Stato si chiama fuori».
Intanto la Germania si dice contraria all'ingresso dell'Italia nel 5+1 che tratta con l'Iran
«Se si fa così si preferisce mantenere le posizioni».
Cioé?
«Facciamo una battuta? Diciamo che è invidia. Anche gli Usa si erano detti favorevoli al nostro ingresso per il ruolo che possiamo svolgere».
Quale ruolo?
«Il dialogo non solo con l'Iran ma con tutta l'area. Il nostro ingresso sarebbe un segnale chiaro per tutti».
Lei continua a sostenere il dialogo, insomma?
«Mi hanno assunta per questo».
Fabrizio dell'Orefice
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Sarkozy propone a Roma un patto per il Mediterraneo
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Nicolas Sarkozy, oggi a Roma per il vertice Fao, sottoporrà alla platea dei partecipanti una serie di proposte sulla sicurezza alimentare. Ma la sua presenza nella capitale sarà anche occasione per incontrare in un faccia a faccia a palazzo Chigi, nel pomeriggio, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Ma la sua presenza nella capitale sarà anche occasione per incontrare in un faccia a faccia a palazzo Chigi, nel pomeriggio, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.Il colloquio fra leader verterà soprattutto sul semestre di presidenza francese dell'Unione Europea, che inizia il primo luglio. Berlusconi e Sarkò dovrebbero anche discutere del futuro dell'Unione per il Mediterraneo. Stando alle fonti della presidenza francese, Sarkozy proporrà ai capi di Stato e di governo presenti alla Fao la creazione di un «gruppo internazionale sulla sicurezza alimentare mondiale» che dovrebbe mettere insieme le istituzioni competenti (agenzie dell'Onu, Banca mondiale, Fmi, banche regionali, Organizzazione mondiale del Commercio), governi, imprese, ong, comunità scientifica, istituzioni di finanziamento allo sviluppo e altri investitori.
«Bisogna che si mettano tutti intorno al tavolo per tirare fuori delle proposte, elaborare una strategia mondiale per la sicurezza alimentare», spiegano dall'entourage di Sarkozy. «Abbiamo un nucleo di partenza, che è la proposta del segretario generale dell'Onu di una "task force" che ha come obiettivo quello di fare una prima diagnosi. Vorremmo che questa "task force" getti le basi per il gruppo internazionale sulla sicurezza alimentare», precisano le fonti.
Un'altra proposta che Sarkozy conta di fare, in coordinamento con il presidente egiziano Hosni Mubarak, è la creazione di un «comitato scientifico internazionale sulla sicurezza alimentare, un po' sul modello del Giec, il Gruppo d'esperti intergovernativo sull'evoluzione del clima» aggiungono dall'Eliseo. Infine la Francia avanzerà l'idea di una «nuova mobilitazione finanziaria della comunità internazionale per aiutare i paesi in via di Sviluppo ad accelerare l'evoluzione dei loro sistemi agricoli a conduzione familiare».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il patto sull'immigrazione, ma anche gli altri tre pilastri del semestre di presidenza francese dell'Ue - Europa della difesa, ambiente ed energia, politica agricola - saranno presentati a Roma dal capo dell'Eliseo, Nicolas Sarkozy, al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Questa sera, a Parigi, il ministro degli Esteri Franco Frattini sarà a cena dall'omologo Bernard Kouchner.
Fra i temi principali di cui parleranno a palazzo Chigi Berlusconi e Sarkozy, la priorità del patto sull'immigrazione, che Parigi vuole far sottoscrivere a tutti i 27 membri dell'Ue per il mese di ottobre. Ufficialmente il patto è ancora segreto ma negli ultimi giorni sono trapelati alcuni di quelli che dovrebbero essere i punti salienti: sostegno all'immigrazione regolare e all'integrazione (con l'apprendimento della lingua del paese ospitante, ad esempio), nuovi strumenti contro quella clandestina, come espulsioni più rapide e documenti biometrici.
Secondo fonti dell'Eliseo, la Francia sull'immigrazione «ha una posizione piuttosto centrista rispetto all'Italia e altri paesi europei, quindi non dovrebbe essere difficile trovare un consenso generale». Il ministro Frattini ha affermato che sulle «linee guida» del patto è d'accordo: «tra l'altro - ha ricordato - le conoscevo già da ex vicepresidente della Commissione europea». A Roma Sarkozy sentirà Berlusconi anche su agricoltura e crisi alimentare, difesa europea e su quello che considera il tema più difficile del semestre francese, quello del clima e dell'energia sostenibile.
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La Russa: Onu e Vaticano precipitosi e prevenuti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
"Ci sono alcuni argomenti, tutti molto semplici e nessuno di grande novità. Il primo: per carità nessuno si lamenta se ci sono valutazioni che vengono anche da fuori, ma non è normale che a livello di organizzazioni internazionali si discuta un disegno di legge con tanta veemenza quando ancora non si tratta di una legge realizzata. Questo, come metodo, fa trasparire una certa frettolosità nelle valutazioni, per non dire una certa presa di posizione preconcetta. E tutto ciò stupisce, vista l'importanza delle persone che hanno espresso queste valutazioni". Il ministro della Difesa e reggente di Alleanza Nazionale, Ignazio La Russa, intervistato da Affaritaliani.it, risponde così alle critiche dell'Onu e del Vaticano all'inserimento del reato di clandestinità nel pacchetto sicurezza.
"Seconda cosa: non è né l'Onu né il Vaticano, ma si tratta di esponenti di rilievo a cui va rispetto ma sono appunto esponenti dell'Onu e del Vaticano. Non c'è una pronuncia ufficiale. Per quanto riguarda il Vaticano, poi, ha parlato chi si occupa di questi temi e quindi è quasi un atto dovuto. Certo, si tratta di organismi che giustamente hanno a cuore la sorte delle persone e si tratta di spirito cristiano. Li rispetto, ma hanno compiti diversi rispetto a un governo, che deve pensare anche alla sicurezza e seguire le necessità dei propri cittadini".
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La Russa afferma: "C'è una cosa che è la più importante di tutte. Ho sentito dire che è sbagliato sanzionare con la detenzione una violazione amministrativa, questo è un errore grossolano perché non si tratta di una violazione amministrativa. Intanto lo decide lo Stato se è penale o no. E comunque è davanti agli occhi di tutti che entrare clandestinamente in un Paese, violando le frontiere e senza rispettare nessuna regola (nel maggiore dei casi celando la propria provenienza e la propria identità) è una violazione in grado di essere definita penale. Ci sono comportamenti meno gravi che sono sanzionati dal codice penale. Come ad esempio la violazione di domicilio, ovvero se una persona si introduce nel giardino di una casa altrui commette un reato. Non si capisce perché ci sia invece scandalo nel considerare reato e non violazione amministrativa l'introdursi nella casa di tutti gli italiani, che è appunto l'Italia".
"Personalmente - annuncia il ministro della Difesa - ho predisposto un emendamento che attenua fortemente il reato di clandestinità nei confronti delle badanti e anche delle colf. Il Parlamento potrà cambierà questa norma, non è la parte fondante del pacchetto sicurezza, altrimenti l'avremmo messa nel decreto. Invece è nel ddl perché vogliamo verificare con i deputati la stesura definitiva. In punta di principio, cortesemente e con rispetto, respingo al mittente le critiche ci vengono da organismi che sono stati precipitosi e un po' prevenuti nell'esprimere quei giudizi".
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Mestre, blitz di esponenti leghisti: "No a costruzione campo nomadi"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione
Decine di persone hanno bloccato i lavori dalle prime ore dell'alba. Attacco al sindaco: «Cacciari tradisce i veneziani».
Esponenti e simpatizzanti della Lega Nord, poco dopo l’alba, a Mestre (Venezia) si sono riuniti per bloccare i lavori di costruzione di un campo nomadi finanziato dal Comune con 2,8 mln di euro.
Alla manifestazione - hanno riferito gli organizzatori - partecipano alcune decine di persone; alcuni di loro si stanno incatenando per impedire l’avvio dei lavori che, già previsti per i giorni scorsi, stanno subendo dei rinvii. Oltre agli esponenti del Carroccio, sono presenti i rappresentati del comitato di cittadini contrario alla costruzione del campo, che è destinato a una comunità sinti che da decenni vive a Mestre. Sono previste piccole casette con annessa, a ciascuna, lo spazio per parcheggiare una roulotte.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
«Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari - ha detto stamani il capogruppo della Lega in consiglio comunale, Alberto Mazzonetto - con questa iniziativa ha tradito i veneziani. I costi del campo incideranno sulla finanza locale e impediranno altre opere che sono prioritarie. A Venezia c’è una emergenza abitativa per almeno 2000 persone, sfrattate o prive di casa: i soldi per il campo dovevano andare a loro. Per Cacciari vengono prima i nomadi che i veneziani indigenti».
Tra i presenti, anche il deputato Corrado Callegari, e un esponente di Forza Italia, il presidente del consiglio comunale di Venezia, Renato Borasio. Il sit in è controllato da un nutrito gruppo di uomini delle forze dell’ordine, carabinieri, polizia e vigili urbani. Ma i leghisti si dicono pronti a proseguire la loro protesta ad oltranza. «Noi - dice il capogruppo della Lega in comune, Alberto Mazzonetto - non ce ne andremo di qui finchè il comune non cambierà idea sulla costruzione di questo campo, anche se il sindaco Cacciari ha minacciato di farci sgomberare per mano della forza pubblica».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Per me è giusto bloccare i lavori e rivedere la questione.
Che pensino prima eventualmente a regalare una casa (così come stanno facendo ora) ai veneziani che ne hanno bisogno.
A loro non pensa nessuno? Forse perchè non fa notizia e ottenere voti regalare una casa a un pensionato sfrattato?
Andrea
>>Da: Ilduca
Messaggio 4 della discussione
Perchè un pensionato non è strumentalizzabile come un rom.
>>Da: Nando179764
Messaggio 5 della discussione
i veneziani insistono sempre a votare Massimo Cacciari. contenti loro.......si ravvederanno quando troveranno la propria abitazione svaligiata dai rom.
>>Da: ruggero
Messaggio 6 della discussione
Giusto cosi.Ci andrei anch'io fossi della zona.
>>Da: santana
Messaggio 7 della discussione
...A Venezia c’è una emergenza abitativa per almeno 2000 persone, sfrattate o prive di casa: i soldi per il campo dovevano andare a loro. Per Cacciari vengono prima i nomadi che i veneziani indigenti».
Verissimo.
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All'Europa serve un patto per controllare i flussi degli immigrati
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Michele Marchi
Punto primo: «l’Europa non possiede i mezzi per accogliere degnamente tutti coloro che vedono in essa una sorta di Eldorado». Punto secondo: «I flussi migratori devono imperativamente adattarsi alle capacità d’accoglienza dell’Europa, sul piano del mercato del lavoro, dell’impiego, dei servizi sanitari, scolastici e sociali». Questi sono i due pilastri attorno ai quali ruota il documento che il Ministro dell’Immigrazione, dell’Integrazione e dell’Identità nazionale francese Brice Hortefeux ha presentato ai membri della commissione affari interni del Parlamento europeo. Ma quello anticipato è soprattutto un documento corposo sul quale la presidenza di turno francese dell’Unione, in carica dal primo luglio 2008, chiamerà tutti i Paesi membri a discutere nel tentativo di trovare modalità europee, quindi comuni, per affrontare il tema dell’immigrazione.
Innanzitutto alcuni dati presentati nello studio. Nel 2004 l’Unione europea ha assorbito 2,4 milioni di immigrati. La cifra, se rapportata alla popolazione comunitaria, costituisce un record a livello mondiale. Ad oggi però il numero di immigrati clandestini sul territorio dell’Ue raggiunge gli otto milioni. Di fronte a numeri di questo genere è chiaro come sia un’impresa quasi titanica affrontare l’emergenza a livello di singolo Stato nazionale.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Il «patto europeo» proposto prevede due modalità di intervento. La prima riguarda l’ambito della sicurezza, che si concretizza in uno sforzo comune per proteggere le frontiere dell’Unione e in una politica comune per assicurare il rimpatrio dei clandestini, in accordo con i Paesi d’origine. A tal proposito l’accento è posto sulla necessità che i singoli Stati membri non decidano regolarizzazioni di massa, come in passato è avvenuto in Italia e soprattutto in Spagna, sanatorie indiscriminate che finiscono inevitabilmente per far aumentare gli arrivi e amplificare lo stato di anarchia.
La seconda modalità di intervento è invece di matrice organizzativa ed è fondata sui concetti di «immigrazione scelta» e di «contratto di integrazione». Rispetto al primo concetto, più volte ribadito dal presidente Sarkozy e comunque principio cardine della legge sull’immigrazione francese del 20 novembre 2007, il passaggio fondamentale riguarda la raccolta di informazioni all’interno di ogni singolo Stato e il rapporto stretto con i Paesi di provenienza, così da garantire una corretta gestione dei flussi. Tra le proposte c’è anche quella della creazione di una «carta blu», corrispettivo della «carta verde» americana, per gli immigrati ad alta qualifica professionale che ad oggi, secondo alcune statistiche, scelgono in preferenza gli Stati Uniti, mentre all’Europa resta la massa imponente dei non-diplomati. Il «contratto di immigrazione» prevede, in questa sua prima formulazione, contributi europei per l’apprendimento della lingua del Paese di accoglienza e per corsi in grado di garantire all’immigrato la conoscenza dei valori e delle differenti identità nazionali.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Accanto alla parte relativa alla sicurezza e a quella organizzativa, il progetto si conclude poi con un’ambiziosa proposta di «politica d’asilo comunitaria». Il progetto, su questo punto, è ancora più complicato da realizzare visto che da qui al 2010 i 27 dovrebbero arrivare ad instaurare garanzie comuni in materia di diritto d’asilo e di status dei rifugiati. Non è da escludere che Parigi abbia inserito quest’ultima parte nel patto sull’immigrazione con un occhio benevolo rivolto ai Paesi e alle forze politiche europee solitamente più critici sui temi dell’immigrazione scelta e in generale sulle questioni di sicurezza.
Non a caso alle prime reazioni positive dei popolari europei si sono aggiunte quelle non pregiudizialmente ostili dei liberali (in particolare positiva è stata la prima reazione del liberale belga Gerard Déprez). La risposta dei socialisti è stata, come era da attendersi, critica, anche se nasconde un fondo di verità nelle sue conclusioni. Il vero punto, ha affermato la socialista francese Martine Roure (vice-presidente del Parlamento europeo) è che «i 27 rifiutano, in materia di immigrazione, di essere solidali gli uni con gli altri».
Su questo punto è difficile dare torto all’esponente del Pse. Il progetto francese, interessante e ricco di spunti di alto livello, si deve però scontrare con la sua intrinseca natura utopica. È davvero difficile pensare che un tema così ricco di specificità nazionali e spesso strumentalizzato da dinamiche di politica interna ad ogni Paese membro, possa trovare una sua soluzione, perlomeno in tempi brevi, a livello comunitario.
Il dato però da non trascurare è che ancora una volta è grazie alla Francia e al suo Presidente Sarkozy che l’Europa mostra vitalità. L’avvio del semestre francese di presidenza dell’Unione su questo come sui temi dell’Europa mediterranea e della politica di difesa comune dimostra proposte che fanno ben sperare. Da qui ad ottenere risultati concreti la strada è ancora lunga. Ma, come si dice, chi ben comincia…
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Su Alitalia il Governo ha già messo a segno due colpi
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Giuseppe Pennisi
Negli ultimi giorni, caratterizzati da un “ponte” festivo, il Governo ha messo a segno due colpi: a) l’approvazione da parte dell’Ue (e quel che più conto dell’Eurogruppo - ossia dei Paesi che fanno parte dell’area dell’euro) del programma di risanamento presentato, a nome dell’Italia, dal Ministro del Tesoro e delle Finanze Giulio Tremonti; b) la conversione in legge del decreto relativo al prestito/ricapitalizzazione di Alitalia.
Il primo è un colpo effettivo anche se ci vorrà ancora molta strada, costellata di lacrime e sangue sotto il profilo delle operazioni specifiche per arrivare in porto (ossia al pareggio di bilancio e alla riduzione del rapporto tra stock di debito pubblico e pil).
Il secondo è un colpo che, almeno per il momento, appare più mediatico che sostanziale. Senza dubbio, il prestito/ricapitalizzazione consente ad Alitalia di respirare ancora per alcuni mesi: 12 secondo stime ufficiose dell’Amministrazione, molto meno secondo un documento diramato on line il 2 giugno dall’Istitutito Bruno Leoni. Ove non si fosse effettuato il prestito/ricapitalizzazione, le autorità di vigilanza e controllo (sia nazionali sia internazionali) avrebbero dovuto trasformare in “parziale” la licenza di Alitalia; limitandone, quindi, le operazioni ai biglietti già venduti, accorpando voli e atterrando gran parte della flotta. E’ stata evitata – ammettiamolo – una débâcle analoga alla battaglia di Verdun. Ciò già rappresenta un successo.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Non s’intravede, però, ancora la luce alla fine del tunnel. AiFrance-Klm ha detto in tono sprezzante che ormai solo un esorcista può tentare di rimettere insieme i pezzi di quel che resta dalla compagnia “di bandiera” italiana.
I tedeschi di Lufthansa ribadiscono di non essere interessati sino a quando c’è sul fondale un partner italiano (Air One) a loro non gradito poiché non considerato all’altezza. Il Presidente di Intesa San Paolo precisa che l’incarico accettato dall’istituto è “per ora di sola consulenza” al Governo (ossia esaminare i conti, le potenzialità, le possibilità e le probabilità – nulla di più). Air One fa sapere di essere pronta a tornare dal fondale al bocca scena, ma il Presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà ne frena gli entusiasmi uscendo dal proprio proverbiale silenzio con una durissima intervista su “La Stampa”.
In sintesi, quindi, la situazione appare oggi tanto ingarbugliata quanto lo era l’altro ieri. Dato che i possibili partner internazionali hanno, per ora, preso le distanze, alla Magliana e dintorni si profila ciò che un anno e mezzo fa veniva considerato un anatema: una fusione con Air One (le critiche dell’Antitrust , si dice, non sono insormontabili) a cui aggiungere dopo-domani non socio industriale internazionale.
E’ realistico questo scenario? Tutto dipende da come si presentano i conti e la capacità industriale di Air One.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Ripetiamo: aprendo la tratta Roma-Milano (ed altri segmenti del mercato interno) ad altre compagnie potrebbero venir rimosse parte delle barriere erette dall’Antitrust. Ciò che, invece, disturba sono i dati sulla capacità industriale e finanziaria di quello che pare essere l’unico pretendente alle nozze con Alitalia. Da mesi, su “Il Sole-24 Ore”, appaiono dati secondo cui la capacità di carico media dei voli Air One sarebbe al 50%, ben al di sotto di quel 75-80% (che in molti casi può portare ad overbooking) ma che con gli alti costi di gestione viene considerato necessario per sopravvivere.
Sempre “Il Sole-24 Ore” riporta analisi sconfortanti su margine operativo lordo, indebitamento e capitale effettivamente disponibile di Air One: la fusione – sembra dirsi tra le righe – equivarrebbe a porre anche il vettore chietino sulla groppa di Pantalone. Alla Magliana, dove una corrente di pensiero (e di personale) non è affatto favorevole a nozze con Air One, si maligna che in alcuni scali ci si rifiuterebbe di fornire carburante al vettore tali e tanti sarebbero le fatture non pagate ai fornitori.
Non sta certo a noi fare un auditing dei conti e della capacità industriale d’Air One. Dovrebbe però farlo la compagnia con sede sociale a Chieti e base operativa a Roma. Quando ci si vuole sposare, di norma, si offrono assicurazione sulla propria capacità di far fronte ai doveri coniugali, sotto il profilo finanziario e non solo. Altrimenti si rischia che il matrimonio venga dichiarato nullo. Con danni per tutti.
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Orlando, l'orribile vigilante
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 6 della discussione
di Davide Giacalone
Non si può escludere, per quanto la cosa faccia orrore, che Leoluca Orlando Cascio diventi presidente della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. E’, al momento, il candidato falsamente unico della sinistra. Ove questo scempio si realizzi, si dimostrerebbe che non serve a molto il clima di dialogo parlamentare se poi, da una parte e dall’altra, non si hanno le idee chiare su cosa, del passato, è bene seppellire in fretta, e cosa, per il futuro, è utile costruire.
Nel manuale delle buone regole parlamentari è stabilito che le presidenze di commissioni con compiti di vigilanza e controllo siano assegnate a uomini dell’opposizione. Serve ad esaltare questo dovere del Parlamento ed a riconoscere l’importante ruolo istituzionale della minoranza. Dal canto suo, l’opposizione dovrebbe indicare personalità che sì sono di parte (tutti i parlamentari lo sono, e tali, malauguratamente, hanno voluto essere anche i senatori a vita), ma hanno la caratura della non faziosità, la stoffa dei padri nobili il linguaggio della maturità istituzionale. Orlando Cascio non soddisfa neanche uno di questi criteri.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Il suo nome è inviso non solo all’Italia civile, ma anche a buona parte della sinistra. Quando si ricandidò a sindaco di Palermo, scrissi che era triste pensare la sinistra non avesse proprio niente di meglio. E’ incredibile che ancora non si rendano conto di quanto gente così serve a prendere due avvoltoi con una fava: restare legati al passato e garantirsi la sconfitta. Non essendo difficile da capirsi, è lecito temere vi siano altri motivi per continuare a farsi del male. Egli incarna la garanzia della faziosità, restando uno dei più riusciti esempi d’antimafia parolaia e mendace, interprete virtuoso del giustizialismo cieco e negatore del diritto. Orlando, non lo si dimentichi, fu il nemico pubblico di chi la lotta alla mafia la faceva sul serio, di uomini come Giovanni Falcone, che accusò di essere connivente con i delinquenti, che additò a bersaglio, e che poi fu eliminato (alla, forse casuale, vigilia di un incontro con il procuratore moscovita che indagava sui soldi sovietici riciclati in Italia). Così come additò il maresciallo Antonino Lombardo quale uomo al servizio della mafia, quando il militare non solo aveva già subito minacce alla propria famiglia, ma era in procinto di partire per gli Stati Uniti, dove avrebbe dovuto incontrare Badalamenti e contribuire a smontare il “teorema Buscetta”, così caro alla procura di Palermo, così lontano dal modo d’operare di Falcone e così utile a colpire gli avversari politici. Attenti, perché questo è il fatto oggi decisivo: Lombardo si suicidò il 4 marzo del 1995, essendo stato disonorato, in diretta televisiva, il 23 febbraio precedente, da Orlano. Nel corso di una trasmissione condotta da Michele Santoro.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
E uno così dovrebbe essere il presidente della vigilanza Rai? La sua carriera è stata tutta costruita grazie al giustizialismo teletrasmesso, è stata irrigata da ore ed ore di negazione del diritto e dei diritti, ospite degli stessi sui quali dovrebbe vigilare. Inoltre, il trasformismo lo porta oggi ad essere esponente di quell’Italia dei Valori (mobiliari) che spinge la sinistra e negare il dialogo parlamentare ed a non abbandonare l’opposizione preconcetta, personale e pronta all’uso della magistratura di complemento. E’ orribile che la sinistra lo candidi, non lo sarebbe meno che altri siano disposti a votarlo.
>>Da: ruggero
Messaggio 4 della discussione
Non sapevo che Leoluca Orlando fosse un pregiudicato.
Noi dell'Italia dei valori...
Nel 2005 è stato condannato, con sentenza definitiva, per diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca in carica nel 1999, che durante un comizio, accusò fossero collusi con la mafia (Ansa del 27/01/2005).
>>Da: Fabiano
Messaggio 5 della discussione
Che Leoluca fosse pregiudicato io lo avevo già dato per assodato semplicemente guardandolo in faccia.
>>Da: Adolfo
Messaggio 6 della discussione
Scusate...ma che c'azzecca tutto questo con il fatto che il Di pietro sbandiera a manca e a destra che qualsiasi condannato...anche per lievi reati...non deve essere candidato in alcun schieramento nè tantomeno in quadri dirigenziali di partiti politici?.....ma il Belorlando non è un esponente autorevole del partito del moralista a tutti i costi?
A.
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Mugabe
>>Da: ruggero
Messaggio 4 della discussione
Visto che non sa che farsi fotografare dalla stampa è normale in Italia, non poteva essere ospitato...chessò...nel Bioparco di Roma? Magari si sarebbe sentito più a suo agio ....lì è vietato fotografare per non disturbare gli ospiti.... http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/botte-mugabe/1.html
>>Da: Graffio
Messaggio 2 della discussione
MANGIANO PURE SULLA FAME.
Il quinto dittatore più longevo del mondo è atterrato a Fiumicino tranquillo e felice domenica notte con la moglie Grace. Ha conquistato il potere nel 1980 e non lo ha più mollato. Soltanto Gheddafi e altri tre despoti (il sultano del Brunei, Omar Bongo in Gabon e Dos Santos in Angola) tiranneggiano i loro popoli da più tempo. Robert Mugabe ha 84 anni ed è ospitato a Roma nell'ambasciata del suo Zimbabwe, quartiere Prati. Mentre era in volo i suoi poliziotti in Africa hanno arrestato l'oppositore più prestigioso, il giovane scienziato Arthur Mutambara, assieme a decine di altri avversari politici. Lo Zimbabwe è l'ex Rhodesia del Sud. Era un Paese florido, uno dei granai d'Africa. Gli inglesi se ne sono andati 28 anni fa, e da allora le cose sono costantemente peggiorate. Oggi i tredici milioni di sudditi di Mugabe sono fra i più poveri del mondo, ridotti alla fame. L'inflazione è del 156.000 per cento. Non è un refuso: significa che ogni giorno i prezzi quadruplicano. Fino a una dozzina di anni fa almeno c'era la libertà.
Morte, guerra, fame e distruzione.
>>Da: LAURA39398
Messaggio 3 della discussione
In queste assise fanno entrare cani e porci, e poi pretendono di dare lezioni a noi su come gestire l'immigrazione clandestina. Certo è ributtante che in un convegno che parla di fame sia presente questo personaggio che ha speso tutta la sua vita ad affamare il proprio popolo. Laura
>>Da: paoloris
Messaggio 4 della discussione
Ho visto le foto, forse avevano solo fame....eppure il canadese mi sembra ossuto e vecchio...credo sia duro da masticare...mah, valli a capire questi politici zimbawesi..... de gustibus non dispuntandum est..
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Ufficiale: Cannavaro niente Europei
>>Da: Fabiano
Messaggio 3 della discussione
E adesso?
Nesta? Legrottaglie? O nessuno??
>>Da: Graffio
Messaggio 2 della discussione
Per me è un buon segno, Cannavaro mediocre quest'anno. Con Barzagli, Chiellini e Panucci non dovrebbero esserci problemi, a parte che ora potrebbe chiamare Bonera o un altro.
>>Da: Adolfo
Messaggio 3 della discussione
Cannavaro out: niente Europei. Al suo posto Gamberini
L'Italia perde Cannavaro prima ancora dell'inizio dell'Europeo. Fabio Cannavaro, il capitano azzurro, si è infortunato mettendo male il piede, dopo aver avuto un contatto con Chiellini con l'altro. Per lui grave distorsione alla caviglia sinistra con interessamento del legamento k.o.. L'entità dell'infortunio del difensore del Real Madrid potrà essere valutato non prima di 24-48 ore, ma i primi esami hanno emesso il verdetto più temuto: niente Europeo per il difensore napoletano. Che paga un prezzo altissimo al primo sfortunato allenamento: le sue condizioni sono parse subito preoccupanti: è stato portato fuori dal campo dell'Admira Wacker in barella. Rischia l'operazione. Al suo posto sarà convocato Gamberini, della Fiorentina.
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La battaglia del tedesco negli asili di Bolzano
>>Da: santana
Messaggio 4 della discussione
dal nostro inviato JENNER MERLETTI
Si potrebbe mettere un cartello. "Per ottenere il posto è richiesta la conoscenza della lingua tedesca". Poche domande e non certo difficili. "Come ti chiami? Dove abiti? Ti piace il gelato?". Il candidato deve rispondere nella lingua di Goethe, altrimenti non supera l'esame di ammissione: non per entrare in una facoltà universitaria a numero chiuso, ma per avere un posto in classe e un lettino per il sonnellino del dopo pranzo alla scuola materna.
Succede in Alto Adige e l'"esame di ammissione" per il piccolo italiano che vuole frequentare l'asilo tedesco sta spaccando Bolzano e dintorni. Da una parte la Sudtiroler Volkspartei che vuole "garantire la sopravvivenza culturale ed etnica della minoranza tedesca" e chiede (assieme ad Alleanza nazionale) gli elenchi dei bambini iscritti per capire quanti siano gli "italiani". Dall'altra il Pd ed i Verdi che per questo esame di lingue e per il rifiuto di aprire "scuole miste" minacciano di rompere giunte e alleanze. "Non accettiamo - dice Christian Tommasini, segretario del partito democratico - i diktat dell'Svp. Noi vogliamo sezioni con una maestra italiana e una tedesca, altrimenti salterà l'accordo di coalizione per le prossime elezioni d'autunno". Il verde Riccardo Dello Sbarba, presidente del potente Consiglio provinciale, dice che i test linguistici sono illegali. "Si vogliono schedare i bambini per costruire un catasto etnico già alla scuola materna".
Si chiama Oswald Ellecosta, capogruppo dell'Svp in Consiglio comunale, l'uomo che vuol fare l'esame di ammissione all'asilo. Mette subito le mani avanti. "Guardi, si tratta di un esamino. "Come stai? Ti piace giocare con la palla?" Tutto qui. Il problema è serio. La scuola, per noi che nel 1919 e nel 1946 siamo stati strappati all'Austria, è l'unico luogo in cui possiamo salvaguardare uno dei pilastri della nostra etnia: la lingua. E questa si impara all'asilo infantile, non nella casa di riposo. Se a scuola arrivano bambini che non sanno una parola di tedesco, cosa succede? Il bambino italiano si isola, la maestra deve seguirlo più degli altri e non riesce a seguire bene i bambini tedeschi che sono nella loro scuola e hanno il diritto di imparare bene la lingua che già parlano nella loro famiglia.
Da tre o quattro anni le richieste di genitori italiani per le nostre scuole sono aumentate e allora è nato un problema: per la prima volta i tedeschi non hanno trovato posto nelle loro scuole. C'è stata tanta polemica perché abbiamo chiesto gli elenchi dei cognomi. Lo sappiamo bene anche noi che i signori Rossi o Hollzmann possono essere italiani o tedeschi e che dai cognomi non si capisce molto. Ma noi tedeschi ci conosciamo bene, le nostre famiglie sono qui da secoli. E parlando fra noi, senza dovere leggere gli elenchi ufficiali, abbiamo capito che in tante sezioni tedesche i nostri bambini sono appena la metà degli iscritti. Nessun problema per i bambini di famiglia mista che parlano le due lingue. Ma non si può iscrivere alla scuola tedesca un bimbo che non sa una parola di tedesco: danneggia se stesso e gli altri".
Da qui l'idea dell'"esamino". "Guardi, è previsto dal Dpr 301 del 1988 in attuazione dello statuto dell'autonomia. Si dice che se il bambino, dopo 20 giorni di scuola, non è in grado di capire e di farsi capire, deve tornare alla scuola della propria etnia. Contro la decisione della scuola si può ricorrere al Tar. Io sarei per cambiare la norma. Non si
>>Da: Adolfo
Messaggio 2 della discussione
Voglio vedere cosa dicono adesso l'onu, il vaticano, stanlio e ollio.
A.
>>Da: Fabiano
Messaggio 3 della discussione
Basterebbe chiudere il rubinetto delle sovvenzioni e scenderebbero dai monti sino a Roma col cappello in mano......
Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends
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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
http://groups.msn.com/Clubazzurrolaclessidrafriends/messageboard
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Immagini e foto 3
>>Da: senzascuse
Messaggio 81 della discussione
>>Da: Bea
Messaggio 80 della discussione
>>Da: Bea
Messaggio 81 della discussione
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Europei 2008: Doppietta?
>>Da: Mirko
Messaggio 4 della discussione
Antonio Cassano. Il tam tam diventa realtà. Con Alessandro Del Piero, è il barese l'uomo in più di Roberto Donadoni per l'Europeo austrosvizzero. Una lista con 24 nomi (ben 4 in meno rispetto alle attese), in cui spicca, oltre al nome del barese della Samp, anche il viola Montolivo. Questa la lista:
Portieri: Buffon, Amelia, De Sanctis
Difensori: Barzagli, Cannavaro, Chiellini, Grosso, Materazzi, Panucc i , Zambrotta.
Centrocampisti: Ambrosini, Gattuso, Aquilani, Camoranesi, De Rossi, Perrotta, Montolivo e Pirlo
Attaccanti: Toni, Borriello, Del Piero, Di Natale, Quagliarella, Cassano.
CONTRATTO - Euro 2008 a parte, Abete ha definito il rapporto con Donadoni: un contratto biennale (fino al Mondiale compreso, quindi) che prevede però clausole reciproche di rescissione.
Inzaghi per ogni evenienza l'avrei portato.
Mirko
>>Da: aristodog
Messaggio 4 della discussione
Non vedo un grande entusiasmo Per gli europei, a parte i negozi che devono vendere i televisori ellecidi ad 84 pollici.
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Bolivia: scoperta impronta umana che potrebbe risalire a 15 milioni di anni fa
>>Da: urania
Messaggio 2 della discussione
Se fosse confermata, sarebbe una scoperta in grado di cambiare la storia dell'umanità come la conosciamo noi. L'impronta pietrificata del piede di un uomo che camminò eretto fra cinque e 15 milioni di anni fa lungo quello che oggi è l'altipiano andino in Bolivia è stata presentata a La Paz, fra la sorpresa generale e un certo scetticismo degli addetti ai lavori, come quella che sarebbe di gran lunga l'orma più antica del mondo. Di gran lunga più vecchia, infatti, di quella scoperta nell'agosto del 2007 da archeologi egiziani su una roccia nell'oasi di Siwa e risalente a circa due milioni di anni fa.
LA SCOPERTA - Durante una conferenza stampa nella sede del ministero degli Esteri boliviano, esperti paleontologi e antropologi hanno presentato una sezione di pietra lunga tre metri, larga uno e spessa 30 centimetri, con sopra una orma chiara di 29,5 centimetri (taglia 39) corrispondente ad un uomo alto circa 1,70 metri e pesante 70 chili. Commentando lo straordinario rinvenimento, l'archeologo Manuel de la Torre ha dichiarato che si tratta di un reperto appartenente al miocene dell'epoca terziaria, quando la cordigliera delle Ande era in formazione, e questo ne fa «l'orma umana sicuramente più antica mai scoperta». Da parte sua un altro studioso Guillermo Lazcano, ha osservato che «i polpastrelli di ciascuna delle cinque dita sono abbastanza robusti. Ognuno di essi presenta una collocazione corretta, per cui la traccia ci permette di evidenziare che esisteva una buona capacità di trazione e un buon movimento con due piedi».
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IL PRIMO UOMO - Se ulteriori indagini confermassero l'autenticità del ritrovamento, esso sconvolgerebbe fra l'altro le teorie finora conosciute sull'evoluzione della specie umana perchè il primo ominide che si suppone avesse capacità di spostarsi eretto era l'Australopithecus anamensis, e di cui sono stati scoperti in Kenya resti risalenti a quattro milioni di anni fa. L'orma umana boliviana è stata rinvenuta nelle vicinanze del lago Titicaca, a circa 70 chilometri ad ovest di La Paz fra i villaggi di Tiwanaku e Guaqui, abitati da indigeni aymara, la stessa etnia del presidente della repubblica, Evo Morales. La Comunità della Sapienza Ancestrale che ha promosso la conferenza stampa e che da oltre 30 anni lavora per la valorizzazione della conoscenza ereditata dalle culture pre-ispaniche, ha presentato ai giornalisti rapporti scientifici e fotografie riguardanti la scoperta. Da essi emerge che l'impronta dell'essere primitivo fu fotografata per la prima volta da Fanny Pimentel, una guida turistica che la localizzò grazie a dati forniti da contadini del villaggio di Sullkatiti, che la conoscevano e la veneravano come «l'orma dell'Inca», attribuendola ad antichi antenati. De la Torre ha anche detto che l'uomo la lasciò camminava probabilmente sulla spiaggia di quello che all'epoca doveva essere un lago che si seccò progressivamente, pietrificandosi e conservando quindi tracce di un antico passato. La sua antichità, ha concluso, è stata determinata con lo stesso metodo che quasi un anno fa certificò l'impronta egiziana dell'oasi di Siwa.
>>Da: Bea
Messaggio 2 della discussione
Ma com'è che han fatto a datarla con questa precisione?
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Napolitano: "A Napoli i rifiuti tossici del Nord"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 15 della discussione
L'affondo del presidente della Repubblica in Campania: "Gravi responsabilità della camorra. Ma ora la gente deve collaborare per risolvere il problema"
Roma - Certo, è colpa della camorra. «La criminalità organizzata - dice Giorgio Napolitano - è responsabile di molti traffici, compreso quello dei rifiuti tossici. Magistratura e forze dell’ordine si stanno dando da fare». Ma è colpa anche del nord. «L’opinione pubblica delle regioni settentrionali sia consapevole che questi rifiuti insalubri in gran parte sono giunti proprio da lì». Insomma, insiste il capo dello Stato, nessuno può chiamarsi fuori. Anzi ognuno deve fare la sua parte «e io mi spenderò personalmente presso il governo e il Csm perché vengano attuati i necessari interventi per risolvere questa incredibile situazione».
La solita marmellata di rifiuti nelle strade della periferia orientale. E le solite proteste a Chiaiano, dove si preparano a una nuova battaglia contro le discariche. Il centro invece è pulito ma questo non basta a nascondere, spiega Napolitano, «un’urgenza non più rinviabile» perché «ad essere minacciata non è la salute di un quartiere ma quella di milioni di cittadini». E allora, «non si può più tergiversare, misure urgenti non sono più rinviabili per superare la crisi». Basta localismi e interessi di parte, basta proteste blocchi stradali. Ai cittadini di Napoli e della Campania il presidente chiede «comprensione e disponibilità». Sì, è vero, ci sono stati «errori e ritardi», Però adesso «l’emergenza va affrontata con gli opportuni chiarimenti ma senza smarrire mai il senso dell’urgenza e della legalità». Insomma, come ha detto anche l’altro giorno, basta con «il ribellismo contro le legittime decisioni dello Stato democratico».
>>Da: Ada
Messaggio 14 della discussione
Ma il caro presidente della repubblica che parla tanto bla bla bla bisonga fare qui l'immondizia l'hanno portata quelli del nord, che ricordo le pagano anche un lauto stipendio, dove era gli anni scorsi?
Adesso parla, ma prima cosa faceva?
Non era il " garante " dei diritti dei cittadini????
>>Da: John
Messaggio 15 della discussione
L' intervento di Napolitano e' sbagliato nel merito e nel momento.
Nel momento perche' fornisce un alibi a chi oggi manifesta contro discariche e inceneritori (pur essendo quella questione principalmente legata ai rifiuti domestici e non industriali), aggravando la situazione e ostacolando la risoluzione del problema.
Nel merito perche' ha generalizzato la colpevolezza su tutto il Nord italia: io non sono responsabile per le aziende che si comportano illegalmente. Chi si comporta illegalmente ne risponde di persona di fronte alla legge.
Per me e' come avesse detto: tutti i siciliani sono mafiosi, perche' la mafia e' nata in Sicilia e ci sono atti parlamentari che lo provano.
Questo colpevolizzare l' intera collettivita' del Nord la rifiuto e Napolitano e' sempre meno il mio presidente.
J.
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Vanna Marchi in cella: "Pronta a fuggire"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Dopo la condanna per i raggiri in tv, la polizia ha scoperto che aveva trasferito capitali all’estero, stava per scappare in Spagna. In manette anche la figlia. Fermate dopo le interviste in cui parlavano di riapparire in televisione
Milano - Vanna, come sempre, rosso fuoco. Stefania, come spesso, biondo platino. Ma le donne che alle sei di ieri pomeriggio si materializzano al primo piano della questura hanno solo la chioma delle due urlatrici da telecamera passate inossidabili sotto le forche caudine degli arresti, dei processi, delle condanne. Vanna Marchi e sua figlia Stefania Nobile si sono rese conto da una manciata di minuti che le hanno arrestate, e il mondo è caduto loro addosso. Hanno capito che in questo istante la condanna a nove anni di carcere smette di essere un pezzo di carta e diventa vita concreta, un tunnel interminabile di giorni e di notti da passare in una cella. Vanna Marchi, sahariana bianca e pantaloni zebrati, è una statua di sale. Sua figlia piange a dirotto, appoggiata a una parete: «Ma come è possibile, avevamo fatto ricorso in Cassazione». «Mi dispiace, Stefania - le risponde il suo avvocato Liborio Cataliotti - ma hanno fatto un’ordinanza di custodia cautelare. Adesso bisogna andare. Fatti coraggio». Le caricano su due auto, separate. Vanna Marchi in quella davanti, sguardo fisso nel vuoto. Stefania Nobile, con la faccia rigata dalle lacrime, in quella dietro. E via, senza sirene, verso San Vittore.
La catastrofe si abbatte sulle due donne senza preavviso. Il 27 marzo scorso la Corte d’appello aveva confermato la condanna di entrambe per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, punto d’approdo dell’inchiesta prima televisiva e poi giudiziaria sul racket di prediche, prodotti, minacce messo in piedi insieme all’inafferrabile mago do Nascimento. Condanne pesanti: nove anni e sei mesi alla madre, nove anni e quattro alla figlia. Ma non si erano disperate. Perché, come si dice in questi casi, «c’è sempre la Cassazione».
E invece no. Vanna e Stefania finiscono in carcere senza nemmeno attendere la condanna definitiva. Tutta colpa di un articolo poco usato del codice di procedura penale. In gran segreto, al momento della sentenza d’appello, il Procuratore generale Piero de Petris chiede alla Corte di spedire subito in carcere le due imputate. Motivo: dopo la nuova condanna c’è il pericolo che fuggano. Scattano le indagini affidate alla Squadra mobile di Milano, le due vengono intercettate e pedinate per mesi. E il risultato è riassunto nelle tre pagine di ordinanza con cui l’altro ieri la Quarta sezione della Corte d’appello - presieduta da Giovanna Ichino, la stessa Corte che aveva emesso le condanne - ordina gli arresti.
>>Da: Graffio
Messaggio 3 della discussione
Pensavano di scappare in Spagna...ma vuoi vedere che le hanno arrestate per tenersele qua???
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Ue: ok a direttiva per rimpatrio clandestini
>>Da: ruggero
Messaggio 6 della discussione
Armonizzazione delle normative sulle espulsioni: fino a 18 mesi nei Cpt, divieto di rientro per 5 anni
LUSSEMBURGO - I 27 ministri dell'Interno dell'Unione europea hanno approvato all'unanimità la direttiva per i rimpatri degli immigrati clandestini extracomunitari. La presidenza di turno slovena punta a farla approvare in prima lettura dall'Europarlamento il prossimo 18 giugno o almeno entro la fine del mese.
DIVIETO DI 5 ANNI - La direttiva punta ad armonizzare la normativa europea per quanto riguarda i rimpatri e prevede, tra l'altro, la possibilità di detenere un immigrato clandestino fino a 18 mesi in appositi centri in tre casi: rischio di fuga, mancata collaborazione nel rimpatrio e non disponibilità dei documenti. La direttiva prevede anche la possibilità di detenere ed espellere anche i minori, a certe condizioni, il divieto di reingresso nell'Ue per un massimo di cinque anni per chi è stato colpito da un provvedimento di rimpatrio, ma anche il patrocinio pubblico per sostenere le spese di quanti vorranno fare ricorso contro il decreto di espulsione.
CONTRASTI POLITICI - I principali dubbi politici sono stati espressi dalla rappresentanze nel Parlmento europei d socialisti (Pse), sinistra e verdi che considerano la misura troppo repressiva, ma anche fra i liberaldemocratici (tra i quali militano gli eurodeputati italiani della Margherita) non è scontato un voto compatto a favore del provvedimento. Nel Pse permane una netta divisione: da una parte italiani, belgi e francesi fortemente contrari al testo («Ci sono tutti i punti per cui critichiamo il decreto sicurezza di Berlusconi in Italia», ha detto il coordinatore di Sd Claudio Fava); dall’altra restano possibilisti tedeschi, spagnoli e britannici. A favore della direttiva dovrebbe essere, oltre alla destra dell’Uen e forse gli euroscettici, anche il Ppe. «Certo conterà ogni singolo voto», ha affermato il ministro dell'Interno sloveno Dragutin Mate. «Credo che la maggioranza degli eurodeputati» voglia un'intesa sulla base di un compromesso accettabile. È un'occasione unica», segnalando che in caso di un voto negativo «bisogna ricominciare da zero».
CHIESE - Fortemente critiche le Chiese cristiane europee, soprattutto dopo una lettera congiunta, e la Caritas. I vescovi cattolici riuniti nella Conferenza degli episcopati della Comunità Ue (Comece) si dicono «molto preoccupati» e chiedono al Parlamento europeo che «sia limitato l'uso della detenzione amministrativa e il divieto di riammissione in circostanze eccezionali». Suggeriscono inoltre di garantire «un periodo minimo di trenta giorni per il rimpatrio volontario». Il compromesso attuale, sottolineano i vescovi, «non tiene conto della situazione di molti immigrati» e le Chiese, pur capendo le preoccupazioni dei governi e della società di preservare lo stato di diritto, chiedono che «sia rispettata la dignità di ogni essere umano».
COMMENTI - Jole Santelli (Pdl), vice presidente della commissione Affari costituzionali della Camera: «Mi auguro che tutte le forze politiche collaborino alacremente per la rapida approvazione del provvedimento nell'esclusivo interesse del Paese». Jacques Barrot, commissario Ue alla Giustizia, sicurezza e libertà: «È un progresso perché sono nove gli Stati Ue che non prevedono limiti temporali alla detenzione dei clandestini, mentre la direttiva indica sei mesi. L'estensione a 18 mesi è possibile solo in casi molte ben definiti». Riccardo De Corato, deputato del
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Maroni: "La nostra legge è la strada giusta"
di Francesca Angeli
Roma - La strada intrapresa dall’Italia con l’introduzione del reato di immigrazione clandestina «è quella giusta» e lo confermano anche le decisioni dell’Europa. Per la verità il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, non aveva mai mostrato dubbi sul pacchetto sicurezza messo a punto dal governo. Comunque ora si dice «felice» per le scelte comuni dei ministri degli Interni Ue.
«Alla luce della direttiva europea continuo a ritenere che, come è disegnato, il reato di immigrazione clandestina sia la via giusta - dice Maroni -. L’approvazione della direttiva sui rimpatri ci conforta rispetto alle nostre scelte». Il ministro parla da Lussemburgo, dove ieri l’Ue ha dato il via libera unanime alla direttiva sui rimpatri dei clandestini extracomunitari, che prevede la possibilità di detenere il clandestino fino a 18 mesi negli Cpt. «Con questo provvedimento gli Stati membri hanno condiviso le preoccupazioni espresse da anni dall’Italia», osserva Maroni.
Dunque il governo va avanti. Il reato di clandestinità «costituisce lo strumento più efficace e forse l’unico per garantire un’espulsione certa immediata ed effettiva», insiste il ministro. Anche in riferimento alla direttiva appena licenziata che prevede il ricorso al rimpatrio forzato come provvedimento accessorio a condanne penali. Un particolare questo che secondo Maroni si allinea alle scelte del pacchetto sicurezza anche se nel testo approvato dalla Ue non è previsto il reato di immigrazione illegale, che però esiste già in Francia, Germania e Gran Bretagna.
«L’articolo 2 della direttiva prevede la possibilità per gli Stati membri di non applicarne le parti che secondo me sono meno efficaci, come l’invito ad andarsene che nel 99,9 per cento dei casi non funziona -spiega Maroni-. Mentre impone invece l’espulsione immediata come conseguenza di una sanzione penale inflitta dallo Stato membro, cioè come sanzione accessoria a una condanna. Anche alla luce di questa disposizione Ue penso che il reato di immigrazione sia la procedura giusta».
Capitolo a parte sui dubbi e le perplessità sollevati nei giorni scorsi proprio sul reato di ingresso clandestino da esponenti della maggioranza e dallo stesso Silvio Berlusconi. «Le parole del premier anche se espresse a titolo personale hanno una rilevanza e pongono un problema politico», dice Maroni che però poi aggiunge di ritenere «che le perplessità di Berlusconi riguardassero soltanto l’efficacia dell’applicazione di questa norma». Ovvero problemi come «il sovraffollamento delle carceri o l’ingolfamento dell’azione dei magistrati». Problemi che però il titolare del Viminale ritiene assolutamente risolvibili. Dunque una volta superati i problemi, è la convinzione di Maroni, verranno automaticamente superate anche le perplessità del premier. Duro invece il commento del Viminale alle parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, che ha reso noto di aver incontrato il leader della Lega, Umberto Bossi per esprimergli il suo parere contrario al reato di clandestinità. «Se Giovanardi ha qualcosa da dire lo dica a me», taglia corto Maroni che aggiunge «nessuno ha un rapporto più stretto di me con Bossi». E con il decreto il Pdl cerca di risolvere anche un’altra questione: quella della prostituzione. Un emendamento dei presidenti delle commissioni Giustizia
>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione
Cota: «Tolleranza zero unica soluzione Le nuove norme già prima dell’estate»
di Diana Alfieri «Non ci fermeremo: negli ultimi due anni il governo Prodi ha solamente dato segnali di lassismo»
da Roma
Onorevole Roberto Cota, la Lega è ancora decisa ad andare avanti sull’introduzione del reato di immigrazione clandestina?
«Noi siamo convinti che sia la soluzione migliore. E per due ragioni. In primo luogo perché ha un importante aspetto deterrente che facilita interventi preventivi di respingimento alle frontiere. Un governo che abbia dalla sua parte un simile strumento, infatti, oltre ad avere una legittimazione in materia, fa anche passare chiaramente il messaggio che la clandestinità non è tollerata».
E la seconda ragione?
«È che la norma è stata sempre pensata come finalizzata all’espulsione dei clandestini e questo anche sulla base del fatto che l’Unione europea si è già espressa in modo chiaro: quando c’è un pronunciamento del giudice non ci devono essere santi».
I ministri dell’Interno dell’Ue hanno approvato all’unanimità la direttiva per i rimpatri degli immigrati. Soddisfatto?
«Come ha detto il ministro Maroni, mi pare che la decisione dell’Unione europea non faccia altro che rafforzare la nostra linea».
E le obiezioni della Chiesa?
«La Chiesa si preoccupa - e giustamente - del fatto che in ogni situazione venga salvaguardata la dignità della persona. E a mio avviso norme chiare in materia di immigrazione non fanno altro che andare in questa direzione difendendo la dignità degli immigrati. Quando c’è regolarità, infatti, c’è sempre integrazione. Mentre con la clandestinità non si fa altro che favorire lo sfruttamento».
Crede che alla fine la maggioranza troverà un punto d’incontro sul disegno di legge?
«Questo lo vedremo quando arriverà in Parlamento. Diciamo che mi sento abbastanza tranquillo perché mi pare che su questi principi ci sia una certa sintonia».
E le parole di Berlusconi come le giudicate?
«Se sono legate al fatto che il reato di immigrazione clandestina deve assicurare una rapida espulsione e non il sovraffollamento delle carceri, questo è anche il nostro obiettivo.
E se non si riferisse solo a quello?
«A mio avviso sarebbe un errore non introdurre il reato di immigrazione clandestina. Anche perché si tratta di un argomento sul quale abbiamo chiesto e ottenuto il voto degli italiani e tornare indietro oggi non mi pare sia la strada giusta».
Anche l’Onu ha sollevato delle perplessità...
«Il reato di immigrazione clandestina esiste in altri Paesi come dell’Unione europea come la Francia, la Germania o l’Inghilterra. Non capisco di cosa stiamo parlando... Anzi, credo che il fatto che l’Italia si dia una politica rigorosa non possa che far piacere al resto dell’Europa visto che siamo il principale punto di accesso per i clandestini che arrivano dal mediterraneo. E visto che negli ultimi due anni il governo Prodi non ha fatto altro che dare segnali di lassismo in questo senso portando a un aumento esponenziale della clandestinità».
Tempi per l’approvazione del disegno di legge?
«Prima andrà al Senato e poi alla Camera. Credo che prima dell’estate potrà essere approvato».
Torniamo al decreto legge. C’è chi sostiene che l’introduzione della clandestinità come aggravante sia incostituzionale. Che ne pensa?
«Intanto dico che il decreto legge ha
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Fermi tutti, ROBIN HOOD è sempre stato di destra
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Il ministro Tremonti nei panni dell’arciere di Sherwood sarebbe surreale. Ma un fatto è certo: il mitico eroe era un conservatore
«Noi siamo gli uomini di questa foresta,/ sotto gli alberi del bosco/ viviamo secondo i dettami del Re/ altre risorse non abbiamo/ voi invece avete chiese e affitti e molte altre cose/ dateci un poco del vostro denaro/ in nome della Santa Carità./ ...Oggi cenerete con me/ per amore del nostro Re/ sotto il fidato albero».
I versi riportati in esergo fanno parte del The Greenwood Tree, la versione seicentesca di quello che a metà del XV secolo era conosciuto come A Lytell Geste of Robyn Hode, e del quale conserva molti elementi originali. Raccontano il momento in cui Robin, sbucato all’improvviso da una macchia, afferra le briglie del cavallo di re Riccardo: travestito da monaco, il sovrano è infatti penetrato nella foresta per vedere, senza essere riconosciuto, se lì alberghino le virtù del suo regno ideale. Sogna, il re, tutto ciò che a corte non trova più: lealtà, onore, cavalleria, fratellanza, magnanimità, ospitalità, cortesia, coraggio, una certa qual pietà francescana...
Riccardo, dunque, siede con Robin e i suoi e banchetta con un cervo di sua proprietà, catturato di frodo dal più fedele dei suoi sudditi. Questa riconferma, dal valore quasi sacramentale, del patto fra suddito e sovrano, è suggellata nel racconto da una gara di destrezza in cui Robin, che non perde mai, chiunque sia l’avversario, suo pari, suo inferiore o suo superiore nella scala gerarchica sociale, è sconfitto. Dopo la vittoria il re rivela la propria identità, l’altro si inginocchia, il re lo fa rialzare, lo perdona e lo accetta al suo servizio. Perché Robin Hood è un fuorilegge, ma non è un ribelle, incarna la tradizione tradita, non la sovversione che ne ha preso il posto o quella che, approfittando della situazione, vorrebbe comunque sovvertire l’ordine sociale. È un rivoluzionario conservatore, non un radicale, un rivoltoso, un progressista e insomma tutta quella melassa retorica che a questi termini si accompagna.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Per chi ha in mente il più bel Robin Hood cinematografico di tutti i tempi, l’Errol Flynn del film omonimo di Michael Curtiz, l’idea del ministro delle Finanze Giulio Tremonti nei panni dell’arciere di Sherwood ha qualcosa fra il ridicolo e il surreale. Ma il Tremonti intellettuale che emerge dal suo ultimo saggio La paura e la speranza, racconta invece di un pensiero che ha molti debiti con il filone della cosiddetta contro-modernità o altra modernità. Le polemiche contro le oligarchie finanziarie, la difesa delle libertà individuali e delle piccole patrie, l’importanza delle radici e del retto rapporto fra governanti e governati, l’appartenenza a un comune sentire e l’utilizzo intelligente e non nostalgico delle tradizioni provengono da lì, affondano in quell’humus di pensiero. E francamente avrebbe più senso interrogarsi sul ridicolo che sprigiona da una interpretazione di quella figura fra storia e leggenda nell’ottica buonista e consolatoria del difensore dei poveri e dei diseredati, di un proto-proletario o di un marxista che si ignora.
Come ha scritto lo storico Simon Schama nel suo fondamentale Paesaggio e memoria, «Robin Hood è devoto alla Vergine e cavalleresco con le signore. La sua abilità nel maneggiare l’arco lungo di legno di tasso celebra la più tradizionale delle armi inglesi da guerra agli albori dell’era della polvere da sparo. Soprattutto, Robin è un fulgido partigiano del re. Guy di Gisborne e l’infame sceriffo sono suoi nemici proprio perché hanno profanato la sacra aura della regalità piegandola ai propri interessi. Simile al re financo nell’aspetto fisico, Robin è il surrogato della monarchia o quanto meno il leale sostituto che in assenza del principe raddrizza i torti e pratica una primitiva giustizia sotto le querce».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Secondo James Clarke Holt, a cui si deve il saggio più completo sulla letteratura, il folklore e la storia di Robin Hood (in Italia è stato tradotto da Rusconi una ventina di anni fa con il titolo, appunto, Robin Hood) la leggenda che lo riguarda ebbe del resto origine negli ambienti militari delle corti tardo-feudali e fu poi rielaborata dai menestrelli dei castelli baronali prima di passare ai mercati e alle fiere, dove avrebbe preso piede nella tradizione popolare. Detto in breve, Robin Hood nasce nobile e la sua appartenenza alla classe degli yeomen, agricoltori e piccoli proprietari terrieri, ne fa la classica figura intermedia che serve al corretto rapporto gerarchico della società del suo tempo. Questo spiega il suo essere un conservatore appassionato e nostalgico, uno che sogna la restaurazione di una monarchia giusta incarnata nella personalità del sovrano e che vorrebbe vedere ristabilito secondo rango, classe e proprietà l’ordine sociale stravolto dalla comparsa di malfattori e parvenu.
Tutto ha inizio nel XIV secolo, all’epoca di Edoardo II e di Edoardo III, allorché la foresta, territorio del re destinato alla caccia, è, in quanto entità giuridica, fonte di profitto per quei nobili che valutano la corona in base ai loro calcoli economici. La smania guerresca dei Plantageneti, la dinastia allora regnante, vede la concessione in affitto di quelle stesse foreste con contratti che, per incentivare gli acquirenti, ignoravano le antiche consuetudini e i diritti di pascolo e legnatico su cui sino ad allora si era basato l’intero mondo sociale dei boschi. L’occhiuta e inflessibile legislazione dei nuovi baroni affittuari fece il resto e nel 1308, a Wekefield (Yorkshire), un certo Robin Hood venne multato per aver raccolto legna nella foresta del conte...
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Chi fosse il modello della leggenda, storicamente non si sa, ma chi fossero i suoi nemici, nota Schama, lo sappiamo benissimo. «Non il re, bensì gli usurpatori del suo buon nome: funzionari senza scrupoli, abati corrotti, usurpatori di terre, tutti quelli che insomma hanno alterato la nozione originale di foresta intromettendosi tra l’amministrazione diretta della giustizia reale e i sudditi». Naturalmente, la foresta di Robin Hood è un’elegia per un mondo di diritto e giustizia che in realtà non è mai esistito, ma non è questo il punto. Il punto sta nel rapporto verticale e reciproco fra suddito e sovrano, nell’idea di un rispetto dato da un patto di protezione da un lato, di fedeltà dall’altro.
Nel Cinquecento, questa leggenda è ormai parte integrante della cultura ufficiale inglese dei Tudor, dove libertà e lealtà monarchica vanno a braccetto: nei Maytime plays, le rappresentazioni di maggio, Robin è il Signore dell’anarchia nell’antiregno della foresta, il portatore di un salutare disordine. Non è un eversore, perché è l’arbitro di un mondo temporaneamente rovesciato proprio per meglio rimetterlo dritto. Il maggio di Robin è la pasqua fuorilegge, ovvero la resurrezione della speranza e il verde dei suoi abiti è il verde della speranza cristiana.
Marian, frate Tuck, Little John, il menestrello Alan-an-dale raccontano un’Inghilterra idealizzata, silvestre e cavalleresca dove il trystel tree, l’albero del sovrano, si vede contrapporre il maypole, l’albero di maggio simbolo della fertilità, ma sta anche a simboleggiare il tryst, l’incontro, il patto, tra sovrano e suddito all’ombra di una quercia...
La destra non ha alcun bisogno di rubare Robin Hood alla sinistra, come sembrano paventare alcuni titoli e articoli di giornale. È roba sua, tutto qui. Certo che se quest’ultima, come ha fatto ieri l’Unità, si mette a difendere i petrolieri angariati dal Tremonti-Hood, allora ti cascano le braccia...
Stenio Solinas
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Filippo Facci: Il razzismo degli antirazzisti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Renato Brunetta è un gigante: è una delle persone più svelte, intelligenti, lavoratrici, sincere e soprattutto buone che io abbia avuto l'onore di conoscere in vita mia, e se poi da ministro comincerà a tirarsela questo non lo so, so tuttavia che solo un decerebrato mentale (tecnicamente un deficiente) potrebbe pensare che Brunetta meriti di essere definito pubblicamente come «mini-ministro» in omaggio al suo nanismo congenito, caratteristica che molti probabilmente ignoreranno perché in televisione non si nota per niente. Furio Colombo, quindi, dev'essersi sbagliato, forse i giornalisti hanno capito male, non può essere vero che abbia detto davvero «mini-ministro» a margine di una conferenza stampa di mini-cervelli cui presenziavano anche Pancho Pardi, Giuseppe Giulietti, Paolo Flores d'Arcais e altri avanzi di cancelleria. Correggete i dispacci d'agenzia: non vogliamo dover concludere che Furio Colombo sia un decerebrato mentale, un bollito definitivo: non vogliamo credere che davvero abbia detto che il «mini-ministro» Brunetta stia offrendo «uno spettacolo comico». Certe cose, di Colombo, vogliamo solo pensarle, anche perché altrimenti avremmo dovuto reagire anche poco tempo fa, quando Colombo scrisse che «Il Paese in cui è stata assassinata la giornalista Olga Politkovskaja è il modello di comportamento del governo Berlusconi». E invece no, a destra come a sinistra si fece finta di niente anche quella volta, si proseguì a sopportare Furio Colombo come una vecchia zia un pizzico rincoglionita che ogni volta pretende di sbraitare a piacimento sorseggiando un tè da porcellane di Limoges.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Ma stavolta, come si dice nelle buone famiglie, è troppo. È troppo se non gli dicono niente, se nessuno a sinistra gli dicesse niente né prendesse le distanze. Anche perché Colombo è lo straclassico ammennicolo di una sinistra che poi magari usa scrivere «verticalmente svantaggiati» dei nani, la stessa sinistra che ci sta frantumando i Colombo parlando continuamente di razzismo e fascismo e nazismo a margine della vittoria romana di Gianni Alemanno e delle annunciate politiche del governo: anche quando i raid poi si rivelassero terribilmente di sinistra (con tatuaggio del Che e presenza di neri e romeni) come nel caso del quartiere Pigneto. Accuse di «razzismo» così, a cuor leggero, come se le parole non volessero dire più nulla, come se il linguaggio teppista dei neo-qualunquisti, i Grillo come i Travaglio, non avesse fatto una silenziosa scuola. Sono loro che dipingono Giuliano Ferrara, per dire, in quanto «donna cannone» e «donna barbuta» e «Platinette barbuto», accucciato «sotto la scrivania di Bush» come già dissero di Ritanna Armeni. Sono loro quelli che Berlusconi sarebbe uno «psiconano» o un «nano bavoso» anche se poi è alto esattamente come Romano Prodi, cordialmente definito «Alzheimer»: è così che si sta riscrivendo il galateo della politica per adeguarlo a quello dell’antipolitica, e potremmo fare cento altri esempi. Sapete come si difende, Marco Travaglio, dalle querele che lo riguardano? Nelle sue memorie difensive parla di «diritto di satira». Lui è un satiro, un comico, un buffone: ed ecco che nella pastrocchia indistinguibile che mischia i Grillo ai Travaglio alle Sabine Guzzanti (eccetera) il passaggio alla contumelia vera, dalla presunta satira alla presunta politica, la politica o il giornalismo vero in cui dovrebbero abitare i Furio Colombo, ecco, diventa un attimo: e allora a un ministro della Repubblica, affetto da nanismo, gli dici che è un nano. Che aspetta Travaglio a scrivere che in fondo è «un fatto» anche questo? Niente fa più schifo di chi ti sfotte per i tuoi difetti fisici: è l'ultimo rifugio delle canaglie, lo scherno degli squadristi, dei brutti dentro e fuori, dei Furio Colombo.
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Mario Giordano: Un’opera buona: aboliamo la Fao
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Questa volta non hanno mangiato foie gras e aragoste in vinaigrette. Ai pranzi ufficiali sono stati serviti una pasta al pomodoro, filetto e dessert di gelato (primo giorno) e addirittura lo stufato di vitellone con piselli e carote (ieri). Ma purtroppo il passaggio dal grand gourmet alla mensa aziendale, dallo stile tre stelle Michelin a quello self service della Ciociaria, il sacrificio culinario, la dieta forzata e la rinuncia al filetto d'anatra e allo champagne sono stati gli unici risultati concreti raggiunti dal vertice Fao. Il solo vero contributo che centinaia di funzionari convenuti a Roma hanno dato al problema della sicurezza alimentare: la fame del mondo resta uguale a prima. In compenso è stata saziata, in modo dignitoso, la fame dei delegati. Chi può essere rimpinzato sia, del doman non v'è certezza.
Un po' di mousse, la pasta con la crema di zucca, gli straccetti di manzo. Da bere al massimo Pinot grigio. Nessuna vera abbuffata, a parte quella di carte e parole. Ma la conclusione è stata deludente, come ha detto il nostro ministro degli Esteri Frattini. E come, del resto, era facile prevedere. Nessuna decisione importante, nessun provvedimento all'altezza del dramma che si sta consumando nel pianeta. Anzi, si è litigato su tutto, dagli Ogm ai biocarburanti, dai prezzi alle restrizioni sull'export, con le scene patetiche di una conferenza stampa finale convocata e rimandata di ora in ora, in attesa di trovare un accordo sempre più al ribasso e sempre più inutile. E intanto altre discussioni, su discussioni, e poi ancora discussioni, così tante e verbose che se le chiacchiere fossero pane avremmo già risolto da un pezzo l'emergenza alimentare planetaria.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Purtroppo per i bambini denutriti e per i loro genitori disperati, però, le chiacchiere non servono a nulla se non a passare qualche giorno a Roma: si sa, a inizio giugno, la città è sempre bellissima. Solito rituale, solito triste repertorio fotografico da vacanze romane: i delegati africani che fanno shopping, i lavori sulla povertà del pianeta che s'interrompono per dare spazio alle spese folli in via Condotti, hotel di lusso per ospiti che fra una Jacuzzi e un marmo dorato si preoccupano moltissimo di chi muore di fame. Avevamo già detto tutto, avevamo scritto tutto, straccetti di manzo a parte. Le portate un po' più povere sono state l'unica sorpresa, l'unica variazione di un menu che conoscevamo piuttosto bene. E che, comunque, continua ad andarci di traverso.
Non riusciamo a capire, infatti, che senso abbiano questi meeting che si ripetono di anno in anno soltanto per scoprire la loro assoluta inutilità. Perché non li aboliamo? E perché insieme con loro, non aboliamo anche la Fao? Quel carrozzone, così come si è configurato, è assolutamente superfluo, forse anche dannoso: un recipiente di burocrati strapagati e di papiri indigeribili, una collezione di privilegi scandalosi che crescono alle spalle di chi muore di fame, un dilapidatore di denaro pubblico, un ente sul caviale del tramonto, che nuota nel lusso per dimenticare che quel lusso affonda le sue radici nella tragedia altrui. A che serve continuare a dargli soldi e contributi? A creare le passerelle mondiali per i terribili affamatori di popoli? A dare un palcoscenico a Mugabe? A permettere ad Ahmadinejad di strombazzare ai quattro venti le sue scellerate follie? Aver salvato un po' la faccia, senza aragosta e senza foie gras, non ci consola. Non basta. A dirla tutta, di queste parate ci siamo stufati. Più del vitellone con piselli e carote.
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Slovenia, Krsko riparte: "L’allarme? Un errore"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Dopo l’incidente situazione tornata alla normalità. Il responsabile: "Problema minimo". L’Agenzia atomica: il rischio è di grado zero.
Krsko - Sul pannello con decine di allarmi si accende una luce gialla a intermittenza e scatta uno stridulo segnale, simile a una fastidiosa sveglia. I livelli dell’acqua di raffreddamento del reattore nucleare di Krsko cominciano a sobbalzare. Il liquido infestato da particelle radioattive fuoriesce, 2,4 metri cubi all’ora, per colpa di una valvola difettosa. Con due anni di addestramento alle spalle e nervi d’acciaio gli operatori dell’impianto sloveno affrontano l’emergenza e cominciano a spegnere la centrale nucleare. È andata proprio così mercoledì pomeriggio verso le 16 a Krsko, 130 chilometri in linea d’aria da Trieste. Ieri i responsabili della centrale hanno fatto entrare i giornalisti e simulato quello che era veramente accaduto. «Un problema minimo con nessuna fuoriuscita di radiazioni nell’ambiente. Più che dell’inconveniente sono stupito della reazione internazionale, perché siamo addestrati ad affrontare ben di peggio», spiega Franc Pribozic nella sala controllo virtuale della centrale nucleare. Sulla riva della Sava non si è materializzato lo spettro di Chernobyl, ma quello di un allarme gonfiato oltre misura. Si è trattato di una perdita, all’interno dell’impianto nucleare, di 10-15 metri cubi d’acqua radioattiva. Poi filtrata in appositi serbatoi per renderla innocua. Se di incidente si può parlare raggiunge a malapena il livello uno di emergenza, rispetto al quarto che prevede lo sgombero della popolazione circostante. «Si è guastata una valvola, che domani sarà già riparata (oggi per chi legge ndr). In circa quattro ore, seguendo alla lettera le procedure e senza alcun panico abbiamo spento l’impianto», spiega all’ingresso della centrale Stane Rozman. Gessato impeccabile e occhi di ghiaccio è il boss della società che gestisce la vecchia centrale di Krsko ereditata dalla Jugoslavia. «Penso che la Commissione europea abbia comunicato in maniera impropria l’accaduto innalzando la tensione e l’attenzione dei media» denuncia Rozman.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Gli sloveni avevano informato Bruxelles. Mercoledì pomeriggio il sistema di emergenza europeo, fondato dopo la tragedia di Chernobyl del 1986, annunciava la mobilitazione generale. In tarda serata aveva fatto marcia indietro specificando che l’allarme era rientrato. A Trieste, però, c’era già chi consigliava alle mamme con bambini piccoli di tappare le finestre e non farli uscire di casa. In realtà la perdita radioattiva c’è stata, ma non è mai filtrata all’esterno mettendo in pericolo le 25mila anime di Krsko. All’interno, però, non ci hanno fatto entrare perché si sta lavorando per riattivare a pieno ritmo la centrale martedì prossimo. «Non abbiamo mai avuto un incubo Chernobyl. La centrale di Krsko ha un livello tecnologico, di personale e di addestramento nettamente superiore», sottolinea la portavoce Ida Novak Jerele. Anche se giornalisti siamo guardati a vista da una guardia armata. Il passaggio da una sezione all’altra della centrale avviene grazie a un tesserino di controllo biometrico. Per timore di attentati o infiltrazioni, prima di entrare devi mettere la mano destra su una macchinetta che ti scheda. Come quelle utilizzate negli aeroporti americani per intercettare eventuali terroristi di Al Qaida.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Nulla è lasciato al caso, ma gli abitanti di Krsko sono abituati al fatalismo. «Nonostante l’annuncio in tv non abbiamo avuto paura. D’altro canto se scoppia una catastrofe nucleare ci sarebbe ben poco da fare per scamparla», fa notare Bozena, una mora cameriera di un bar del centro. Ogni anno la popolazione di Ksrko riceve un libretto aggiornato sulle procedure in caso di incidente nucleare, che sarebbe annunciato con l’ululato a intermittenza delle sirene. «Sì me l’hanno dato, ma non ricordo dove l’ho messo. Comunque avevamo più paura della vecchia fabbrica di cloro», ammette la gioviale Vladka Kezman Strojin. Il suo negozio, dove vende stoffe, lo ha chiamato Atom. Gli abitanti convivono con la centrale nucleare, che ha portato lavoro. «Il problema di mercoledì non lo abbiamo classificato come un pericolo per la popolazione» spiega Branco Petan, consigliere del sindaco per la protezione civile. L’Agenzia atomica internazionale (Aiea) ha bollato la fuoriuscita di liquido di raffreddamento di Krsko «a livello di rischio zero» di una scala fino a otto. In autunno, però, come ogni cinque anni si svolgerà la grande esercitazione di evacuazione della cittadina slovena. Secondo un piano che prevede di spostare 25mila persone fino a 100 chilometri di distanza. Fausto Biloslavo
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Regge: «Quante parole ipocrite L’Italia è circondata dal nucleare»
di Stefano Filippi Il fisico: «Troppe pagliacciate sull’ambiente. Non si può lanciare allarmi e poi comprare l’energia dai Paesi vicini»
Un’ipocrisia vera e pura: il professor Tullio Regge, torinese, fisico e matematico di fama mondiale, accademico dei Lincei, liquida così chi si straccia le vesti in Italia dopo l’incidente all’impianto nucleare di Krsko. «Paure assurde. Scandalizzarsi è pura ipocrisia: l’Italia settentrionale è circondata da centrali atomiche. Per fortuna i verdi si sono presi una stangata alle elezioni, è una delle poche cose buone di questo voto».
Ma lei sarà d’accordo con il nuovo governo che ha annunciato il ritorno al nucleare, o no?
«Sul ricorso al nucleare non transigo. Discutiamone. Bisogna farlo bene, con tutti i crismi di sicurezza. Che adesso è molto più alta di vent’anni fa. Io non faccio nemmeno il confronto con Chernobyl».
Perché? Facciamolo, invece.
«Quella è stata proprio una vergogna. Il responsabile della centrale ricevette una proposta da un gruppo di ricercatori (ma io non li chiamerei così) i quali volevano vedere come si comportava il reattore a basse potenze. Ebbero le chiavi, entrarono e abbassarono la potenza. Quel reattore non era moderato ad acqua ma a barre di magnesio, una tecnologia oggi totalmente abbandonata perché presentava un grave difetto: a basse potenze diventa instabile, o tenta di spegnersi di colpo o di andare su, è incontrollabile. Quelli non lo sapevano, il reattore tendeva a spegnersi e loro toglievano barre di magnesio. Eliminata l’ultima, il reattore è scoppiato. Non aveva neppure le pareti corazzate. Un incidente orrendo».
Perché dice che non c’è paragone?
«In Slovenia non è coinvolto il reattore. C’era una tanica enorme piena di acqua che serviva a raffreddare l’impianto e non partecipava alla reazione. Un po’ come il radiatore di un’auto, l’acqua non entra nei cilindri del motore. Cos’è capitato lì? Un buco nella tanica da cui usciva acqua. Hanno fermato subito il reattore e riparato la perdita. Alimentare un panico planetario per un incidente del genere non mi pare il caso».
Però i timori sono inevitabili.
«Ma oggi i sistemi di sicurezza sono avanzatissimi. Di recente ho visitato una centrale in Francia, i tecnici locali mi hanno raccontato che qualche tempo prima era scattato l’allarme per colpa di una fortissima grandinata che aveva danneggiato il tetto dell’impianto. Il reattore però è contenuto in un guscio di cemento armato spesso mezzo metro, la grandine non gli ha nemmeno fatto il solletico. I francesi hanno 59 reattori in funzione e non s’è mai avuta notizia di incidenti».
Da noi ha ancora senso fare gli antinuclearisti?
«Nessun senso. Credo addirittura che a questo stesso reattore sloveno fosse interessata l’Enel quando si parlò di raddoppiarlo. Ora l’Albania vorrebbe che l’Italia finanziasse un reattore da loro per produrre energia da rivenderci. È una finzione, un’ipocrisia vera e pura non degli albanesi, ma di chi si oppone alla costruzione di centrali atomiche in Italia. Io non transigo sulla sicurezza in base all’esperienza guadagnata in vent’anni di costruzioni. Ma fare dell’antinucleare una pagliacciata di tipo mistico-religioso, questo no».
Quindi, piuttosto che costruire centrali in Albania o Slovenia, tanto vale farle da noi.
«Fra l’altro la central
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Prestigiacomo: Sul nucleare il governo va avanti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Strumentalizzato il caso sloveno.
C’è chi ha giocato sporco sull’incidente nel tentativo di condizionare le nostre scelte.
Ministro Prestigiacomo, mercoledì prossimo riaprirà la centrale nucleare slovena. Eppure, la paura è stata tanta. Sembrava di essere tornati ai tempi di Chernobyl...
«Ho appena concluso il consiglio dei ministri europei a Lussemburgo. Il presidente di turno è proprio sloveno. Ci ha fatto una breve comunicazione per spiegarci cos’è avvenuto a Krsko. Si è scusato per la comunicazione errata che è stata trasmessa dalle autorità. E ci ha garantito che non c’è nessun rischio. Che si è trattato di un errore tecnico».
Sarà stato pure un errore tecnico, ma la paura è stata tanta...
«In realtà, più che di paura, parlerei di strumentalizzazione. L’incidente conferma come il sistema di tutela sia altissimo, tenuto anche conto che la centrale in questione non è di ultima generazione. Quando parlo di strumentalizzazione mi riferisco a chi ha giocato davvero sporco per condizionare la scelta del governo a favore della ricerca sull’energia nucleare. Su questo punto vorrei essere chiara. Il governo non ha tentennamenti. Ci rendiamo conto che la scelta a favore dell’energia nucleare non è la soluzione a tutti i problemi energetici nazionali. Ma è l’unica fonte energetica che consente di ridurre le emissioni. Valorizzeremo al massimo la ricerca anche nelle energie rinnovabili; ma, seppure spinte al massimo, queste non riusciranno a coprire più del 10% del fabbisogno energetico».
Lei cosa ne pensa dell’offerta fatta dall’Albania di realizzare impianti ad energia nucleare per l’Italia?
«In Europa esistono 141 impianti nucleari. Di questi, una ventina sono a ridosso del nostro confine. Non credo che la soluzione albanese possa risolvere i problemi. L’Italia deve assumersi le proprie responsabilità. La politica Nimby (not in my backyard, non nel mio giardino, ndr) non è più giustificabile. Anzi, se oggi a livello europeo registriamo un certo isolamento sui temi ambientali, è proprio per la politica che gruppi di furbettini hanno portato avanti finora».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
E con il fenomeno Nimby arriviamo al problema dei rifiuti in Campania...
«Ho avuto un incontro con il commissario europeo all’Ambiente proprio per discutere i contenuti del decreto legge e i presunti rilievi europei. Chiariamo subito: non c’è stata alcuna bocciatura del provvedimento da parte della Commissione. Ci sono state richieste di chiarimento su alcune deroghe contenute nel provvedimento. Ho spiegato al commissario che senza quelle deroghe diventa difficile fronteggiare l’emergenza; diventa difficile intervenire. Ho percepito dal commissario comprensione e sostegno alle modalità contenute nel decreto. Non poteva essere altrimenti. Stiamo andando incontro all’estate. I cumuli di immondizia accumulati possono innescare rischi sanitari che devono essere scongiurati. E devo dire che proprio la disponibilità mostrata dagli enti locali sul territorio ci confortano sulla possibilità che l’emergenza possa essere superata».
E le barricate di Chiaiano?
«La discarica di Chiaiano si farà. Il problema dei rifiuti a Napoli è forte. Ma il sottosegretario Bertolaso ha già avviato un confronto diretto con la popolazione. Per esempio, la vicinanza della discarica con l’ospedale è una polemica che non ha fondamento. E comunque, insieme al programma di individuazione delle discariche, partirà anche un progetto di bonifiche ambientali già finanziate: un impegno economico che potrà anche aumentare. Va ricordato che le bonifiche ambientali erano già previste, ma non sono mai state realizzate. Parlo di rimboschimento, di bonifiche del sottosuolo, delle falde, più altre che verranno consigliate dalla popolazione».
Come nasce questo feeling tra amministratori locali, tradizionalmente di sinistra, e governo centrale di centrodestra?
«Racconto un aneddoto. Nell’ultima riunione a Napoli, un presidente di una provincia campana ha detto: nessun presidente del Consiglio mi ha mai dedicato cinque minuti. Berlusconi è rimasto a discutere con gli amministratori per tre ore. Il governo, per la prima volta, sta offrendo ai napoletani una scelta non simbolica. Che lo Stato è a difesa dei diritti dei napoletani. Un’attenzione senza precedenti, anche perchè al G8 sull’Ambiente di Kobe ho toccato con mano quanto il problema dei rifiuti sia un problema nazionale: tutti i colleghi a chiedermi cosa succede a Napoli».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
L’atteggiamento degli amministratori locali sembra condiviso anche dall’opposizione a Roma...
«È vero. Devo riconoscere che l’opposizione in Italia, meno a livello europeo, sta mostrando grande senso di responsabilità sul problema dei rifiuti».
A Lussemburgo avete parlato anche del rispetto italiano della convenzione di Kyoto sull’Ambiente...
«E ho riscontrato che il governo precedente portava avanti due politiche differenti: rigida da parte di Pecoraro Scanio, meno vincolante da parte di Bersani. Ora, invece, i miei colleghi hanno riscontrato che il governo parla con una sola voce. Sul rispetto di Kyoto, però, abbiamo dei problemi. L’Italia si è impegnata a ridurre le emissioni nocive del 6,5% entro il 2012. In realtà, siamo di fronte ad un trend spontaneo che segnala un aumento delle emissioni del 12%. Simbolo evidente che gli obiettivi prefissati a livello europeo erano velleitari».
Cosa vuol dire con «obiettivi velleitari»?
«Che la distribuzione di quote interne all’Europa non indicava impegni reali, ma era fondata su elementi politici. Alcuni Paesi molto più inquinanti dell’Italia rientrano nei parametri perché partivano da posizioni più alte. A questo punto è necessario ridefinire nuove quote per l’Italia. Altrimenti, il nostro sistema economico rischia la delocalizzazione: le imprese vanno a produrre all’estero, in Paesi dove hanno quote di emissioni non ancora riempite. Un risultato a cui si è giunti per l’isolamento in cui si è marginalizzata l’Italia in passato». Fabrizio Ravoni
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Fao, buoni propositi e poche risposte
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Perplessità sulla dichiarazione finale: "Ci impegniamo a eliminare la fame». Ma su prezzi dei prodotti agricoli e biocarburanti tutto è rimandato
Roma - Nell’aula dell’Aventino si è conclusa ieri la Conferenza «di alto livello» della Fao sulla sicurezza alimentare. I 181 Paesi partecipanti hanno approvato la bozza di dichiarazione finale. Come ha sottolineato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è conseguito un risultato «deludente rispetto alle premesse» in quanto la dichiarazione finale «è stata molto diluita rispetto alle ambizioni iniziali».
«Ci impegniamo a eliminare la fame e ad assicurare cibo per tutti, oggi e domani», recita il testo del documento in 14 punti nelle sue battute finali. Ma una volta definito l’obiettivo, per quanto nobile ed elevato, le tecniche per raggiungerlo paiono piuttosto enunciazioni di principio. La Fao guidata dal direttore generale Jacques Diouf (secondo cui «i risultati sono stati all’altezza delle aspettative») e le nazioni partecipanti invitano la comunità internazionale «a continuare gli sforzi per la liberalizzazione delle politiche agricole riducendo le barriere al commercio».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Sul rapporto tra produzione di biocarburanti da cereali e l’eventuale diminuzione dell’offerta di prodotti agricoli si rimanda alla necessità di «studi approfonditi». Idem per il problema del costo crescente delle materie prime agricole: si ribadisce la «necessità di ridurre al minimo l’uso di misure restrittive che potrebbero aumentare la volatilità dei prezzi». L’espressione «restrittive», poi, ha suscitato l’irritazione dell’Argentina del presidente Cristina Kirchner, punta sul vivo della tassazione all’export di granaglie introdotta per bloccare l’inflazione nonostante la produzione sia superiore alla domanda interna.
Irritazione che ha causato lo slittamento della conclusione dei lavori dal pomeriggio fino alla tarda serata. L’Argentina ha rilevato che «quando si parte da diagnosi errate non si arriva a risultati appropriati». Ma il delegato della Casa Rosada non è stato il solo a sollevare obiezioni. I Paesi socialisti del Centro e Sud America ne hanno approfittato per attaccare gli Stati Uniti. «È stato compiuto un passo indietro significativo - ha dichiarato la delegata del Venezuela di Hugo Chavez - perché nel documento non si fa riferimento al Protocollo di Kyoto e si mette in atto una politica di dominio unilaterale di un solo Paese sugli altri».
Non sono mancate nemmeno le proteste di Cuba, che per tutta la giornata aveva cercato di far inserire nel documento una dichiarazione contro l’embargo Usa come causa dei problemi di approvvigionamento. «C’è una mancanza di volontà politica di promuovere un cambiamento - ha detto il delegato dell’Avana - da parte dei Paesi del Nord che sono responsabili della frustrazione delle aspettative. Cuba continuerà a lavorare per la difesa della giustizia». Attacchi gratuiti nei confronti di Washington che si è impegnata a devolvere 5 miliardi di dollari alla causa nel biennio 2008-2009. Per gli Usa la fame nel mondo non è un problema affrontato solo a parole.
Gian Maria De Francesco
>>Da: aristodog
Messaggio 3 della discussione
FAO, un baraccone costoso e inutile... già detto più volte.
>>Da: Ada
Messaggio 4 della discussione
Aristodog inutile non direi...tramite la FAO l'occidente ha fatto per bene i comodacci suoi e i suoi businness man soprattutto.
Non direi proprio che non servono a nulla questi organismi (ci metto dentro anche l'Onu), piuttosto non servono per gli scopi dichiarati pubblicamente, ma per altri.
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Oggi Berlusconi sarò ricevuto dal Papa
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il premier oggi in visita alla Santa Sede: "La Chiesa è una ricchezza per lo Stato". E ricorda un complimento di Giovanni Paolo II.
Roma - La Chiesa rappresenta «una ricchezza per lo Stato», che deve restare laico ma «fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e addirittura totalitario». Il dialogo, dunque, è possibile, necessario, «assolutamente positivo» su qualsiasi argomento. Con questo messaggio Silvio Berlusconi si prepara a entrare oggi in Vaticano per essere ricevuto da Papa Ratzinger, nella sua prima udienza da capo del nuovo governo.
L’intervista congiunta del premier alla Radio vaticana e all’Osservatore romano sembra fare piazza pulita delle frequenti accuse di ingerenza lanciate verso i vertici della Chiesa e dell’episcopato. Richiamandosi alla Costituzione Berlusconi afferma che non ci possono essere «preclusioni alla manifestazione di opinioni e di principi da parte di alcuno e la Chiesa e le sue organizzazioni hanno tutto il diritto di esprimere le proprie valutazioni». Sarà poi lo Stato laico a giudicare se seguire o no le indicazioni ecclesiastiche nella sua azione politica. Ma certo non si può «soffocare» l’espressione delle convinzioni della Chiesa. Alla quale non si può non riconoscere il «suo contatto con tutte le fasce sociali, a cominciare dalle più deboli».
Alla vigilia dell’incontro con Benedetto XVI il premier ricorda, in un’intervista al Tg1, il suo rapporto con il predecessore, quel Karol Wojtyla «protagonista della storia» anche per il suo «contributo alla caduta dell’impero sovietico». E ricorda anche un complimento di Giovanni Paolo II e dell’allora segretario di Stato Angelo Sodano: «Che il governo Berlusconi, nei nostri precedenti 5 anni di governo, era stato quello con cui lo Stato vaticano aveva risolto meglio tutti i problemi tra le due entità statali». Una sintonia che ora il premier vuole rinnovare. Anche perché il Berlusconi che guida il suo quarto governo non è diverso da quello del ’94, assicura lui, rivendicando una «coerenza assoluta» da uomo e da politico.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Su Radio Vaticana il premier affronta molti problemi che interessano da vicino la Chiesa, dalla fame nel mondo all’immigrazione, dalla missione formativa della tv di Stato al fisco che deve aiutare la famiglia. Tanto che monsignor Rino Fisichella, rettore della Lateranense e cappellano di Montecitorio, sottolinea come la sintonia non potrà che portare al «riconoscimento del ruolo altamente positivo che la Chiesa svolge nella società», in particolare attraverso le scuole cattoliche.
Berlusconi è soddisfatto perché nel suo governo ci sono «ministri giovani» che «hanno avuto un approccio pragmatico ma entusiasta, appassionato, con tutti i problemi». Parla anche di collaborazione con la minoranza. «Con Veltroni – dice – e con altri esponenti dell’opposizione c’è una certa regolarità di contatti. Bisogna mettere da parte le ideologie. I problemi del Paese sono enormi, serve la collaborazione di tutti».
Parlando del vertice Fao, Berlusconi sostiene che «l’Onu deve chiedere contribuiti ai Paesi produttori di petrolio che incassano ogni giorno degli utili straordinari». In pratica, chi specula sui prezzi dovrebbe destinare parte dei suoi guadagni agli aiuti per i più poveri del mondo.
Per affrontare la crisi alimentare Berlusconi punta tutto sulle nuove tecnologie e si schiera per il ricorso agli Ogm, perché «il futuro è nell’auto-produzione di ciascun Paese». L’Italia, annuncia poi il Cavaliere, ha portato i suoi contributi per la lotta alla fame nel mondo da 60 milioni di euro a 190 milioni.
Quanto alla questione immigrazione il premier afferma che i problemi sociali, economici e di integrazione non vanno sottovalutati, ma minimizza sulle «ribellioni circoscritte», non paragonabili alle proteste «nelle bainlieue parigine».
Poi, un attacco alla Rai, che «è diventata una televisione commerciale come le tv private», quando invece il compito «istituzionale» della tv di Stato sarebbe quello di «formare il senso civico dei cittadini».
Infine, le tasse e la famiglia. «L’introduzione – spiega Berlusconi – del quoziente familiare è una cosa che abbiamo in mente e che sarà possibile se avremo uno sviluppo positivo dei conti pubblici nei nostri bilanci». E per questo sono necessari risparmi, tagli delle spese inutili, degli sprechi e dei privilegi soprattutto nella pubblica amministrazione.
Anna Maria Greco
>>Da: Nando179764
Messaggio 3 della discussione
tra poche ore l'incontro tra il premier e benedetto XVI «Immigrati, nessun passo indietro
L'emergenza rifiuti finisca entro l'estate» Berlusconi in tv: «Grazie al Papa per l'apprezzamento sul nuovo clima politico»
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Silvio Berlusconi (Inside)ROMA - Un «ringraziamento» al Papa per «l'apprezzamento del nuovo clima in Italia con l'avvento della nostra parte politica» che rappresenta il Partito dei popoli europei e che «è per il Vaticano cosa molto apprezzabile». Ne è convinto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che, un paio d'ore prima di essere ricevuto in Vaticano, interviene sugli schermi di Canale 5. «Noi siamo dalla parte della Chiesa - sottolinea il premier intervistato da Maurizio Belpietro- crediamo nei valori di solidarietà, giustizia, tolleranza, rispetto e amore dei più deboli. Siamo sullo stesso piano su cui opera la Chiesa da sempre». Berlusconi ripete che tra Stato e Chiesa «è possibile ogni dialogo su ogni argomento», nel rispetto reciproco. Questo, conclude, «è l'atteggiamento profondo del mio governo che non può che compiacere il Pontefice e la Chiesa».
RIFIUTI - Non manca la stoccata al precedente governo. «Con la sinistra lo Stato si è fatto indietro, quando doveva garantire la legalità sul territorio. Era un pericoloso percorso verso l'anarchia. Anche la vicenda dei rifiuti è figlia della destrutturazione dello Stato». A tal proposito, il premier afferma che «l'emergenza rifiuti deve finire entro l'estate. La soluzione definitiva deve arrivare 30 mesi. Il termovalorizzatore di Acerra deve essere operativo entro l'anno. Abbiamo preso provvedimenti chiari e severi. Bertolaso ha pieni poteri. Chi ostacolerà la raccolta dei rifiuti sarà perseguito, perché il primo dovere è la difesa della legalità. Non accetteremo la violenza di chi ad esempio occupa gli aeroporti».
IMMIGRATI - Berlusconi pensa inoltre che l'esecutivo di Prodi sia stato troppo di manica larga anche per quanto riguarda gli immigrati. «Vogliamo scoraggiare chi entra facilmente in Italia - dice Berlusconi - come è successo durante il precedente governo. L'attuale sistema è più efficace per limitare gli ingressi ed espellere i clandestini. La nostra linea è quella della fermezza. Nessun passo indietro e nessuna tolleranza per chi viola le leggi, comprese quelle sull'immigrazione».
IL PONTE - Berlusconi assicura poi: «Avvieremo al più presto la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina». Per questo «dovremo recuperare in sede europea i soldi raccolti in passato». Smentite così le voci di un ripensamento. Il presidente del Consiglio sottolinea che il ponte «fa parte del corridoio europeo Palermo-Berlino».
06 giugno 2008
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Scuole private: lo Stato risparmia sei miliardi ogni anno
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Sei miliardi di euro: il patrimonio di Rupert Murdoch, secondo l’ultima classifica di Forbes. O, se preferite, il preventivo del ponte di Messina (3.666 metri sospesi sul mare) e del mega-tunnel del Brennero (56 chilometri sotto le montagne). Sei miliardi di euro, abbondanti, è quanto risparmia ogni anno lo Stato grazie alle scuole private. Lo rivela uno studio dell’Agesc, l’associazione genitori scuole cattoliche, basato sui dati del ministero dell’Istruzione incrociati ai conti della legge Finanziaria. Il calcolo, in fondo, è abbastanza semplice. La spesa pubblica per le scuole paritarie (compresi gli asili comunali) oggi è di mezzo miliardo abbondante. Esattamente 566 milioni e 810 mila euro. Ma quanto costerebbe allo Stato offrire una «scuola pubblica» al milione di studenti iscritti alle paritarie? Oltre dieci volte di più: sei miliardi e 245 milioni di euro.
Sui banchi delle statali, via via che uno studente cresce, dall’asilo all’esame di maturità, anche il costo della sua istruzione aumenta. Aule, docenti e tutto il resto costano, per ogni alunno, 6.116 euro all’anno alle materne, 7.366 alle elementari, 7.688 alle medie e 8.108 alle superiori. I finanziamenti alle scuole parificate, invece, procedono al contrario: 584 euro per ogni bimbo delle scuole dell’infanzia, 106 per ogni studente delle medie e meno della metà (51 euro) per quelli delle superiori.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La legge che istituisce i finanziamenti alle scuole paritarie (riconoscendone la «funzione pubblica») risale a 7 anni fa, con D’Alema a Palazzo Chigi. Il governo Berlusconi, dal 2001 al 2006, ha aumentato l’investimento da 473 a oltre 566 milioni all’anno. D’altronde, rivela l’Agesc, per ogni euro dato alle scuole paritarie, la pubblica amministrazione ne risparmia dieci. Eppure molti, dalla Cgil Scuola agli intellettuali «militanti» come Paolo Flores d’Arcais, non ci stanno. E continuano a tirare in ballo l’articolo 31 della Costituzione: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione» ma «senza oneri per lo Stato».
Forse, secondo i padri costituenti, lo Stato non dovrebbe dare neanche un euro alle famiglie che decidono di mandare i figli in un liceo cattolico, o in una materna comunale? Le cose non stanno proprio così, come dimostra il dibattito ospitato da ilsussidiario.net, quotidiano online della Fondazione per la Sussidiarietà. Spiega Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale: «La scuola pubblica non è un optional, ma è necessaria, ed è ovvio che le risorse pubbliche devono innanzitutto essere impiegate per mantenerla. Ma ciò non esclude che ci siano forme di coinvolgimento anche finanziario delle scuole private». E per Lorenza Violini, docente di Diritto costituzionale all’Università (Statale) di Milano, «l’articolo 33 è soltanto l’alibi di chi non vuole che le famiglie abbiano libertà di scelta».
Valentina Aprea, presidente della Commissione Istruzione della Camera, propone che «le scuole autonome, statali e paritarie, possano trasformarsi in fondazioni. Con il sostegno di partner pubblici e privati». E oggi pure il ministro ombra dell’Istruzione, Mariapia Garavaglia, sogna una scuola «un po’ meno ideologizzata», dove «è la famiglia che sceglie» e dove «un ragazzo, che studi in una scuola pubblica statale o non statale, abbia lo stesso peso economico». Ormai, a parole, sembrano d’accordo quasi tutti.
Paolo Beltramin
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Tremonti conferma: "Manovra da 36 miliardi"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il ministro della pubblica amministrazione Brunetta a sorpresa anticipa le cifre della correzione dei conti pubblici: "Un mix di antibiotici e vitamine". Previsto per giugno un "tagliaspese" da 1,5 miliardi
Roma - La manovra triennale 2009-2011 sarà di circa 36 miliardi di euro e verrà delineata a fine mese, insieme con il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef).
La cifra non viene rivelata dal ministro dell’Economia, come prassi vorrebbe, ma dal pirotecnico titolare della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Soltanto dopo una mitragliata di anticipazioni e numeri da parte di Brunetta, arriva la conferma dal titolare della partita, Giulio Tremonti, e dal premier Silvio Berlusconi nel corso dell’incontro governo-Regioni a Palazzo Chigi.
Dunque, 36 miliardi in tre anni, circa sei in più rispetto ai 30 miliardi ipotizzati dal duo Prodi-Tps: una differenza dovuta al peggioramento della congiuntura economica. Il pacchetto di giugno prevede inoltre un intervento per portare il deficit 2008 al 2,5% del Pil rispetto a un tendenziale leggermente superiore. Il confronto sulla correzione dei conti pubblici e sul Dpef «tornerà nella sua sede naturale, il Parlamento, sfruttando il nuovo clima di collaborazione tra maggioranza e opposizione», spiega Tremonti ai rappresentanti delle Regioni. Per il ministro, raccontano i presenti all’incontro, la manovra «sarà approvata dal Parlamento entro l’estate, e sarà la base del federalismo fiscale».
La correzione 2008 è necessaria perché, rispetto ai conti precedenti, c’è un rallentamento dell’economia superiore alle previsioni. Si tratterà di un taglio alle spese nei ministeri, tarato in maniera selettiva. Invece, secondo la descrizione fantasiosa di Brunetta, la manovra triennale sarà composta «di antibiotici e vitamine: antibiotici per correggere le dinamiche di finanza pubblica, vitamine per migliorare la produttività e l’efficienza». Dovrà produrre risparmi per circa 36 miliardi di euro (12 miliardi di euro all’anno), con l’obiettivo di raggiungere nel 2011 il pareggio di bilancio, come Tremonti ha confermato ai colleghi europei nell’ultima riunione Ecofin.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La manovra dovrebbe essere divisa in più provvedimenti: almeno un decreto legge in giugno, un secondo decreto a fine settembre insieme con una legge Finanziaria light, molto più snella e leggera rispetto a quelle degli anni scorsi per evitare gli «assalti alla diligenza». In giugno troverebbe posto un «tagliaspese», per risparmiare quest’anno circa 1,5 miliardi. Fonti vicine ai dossier lo definiscono «un ritocco minimo per migliorare il deficit» che, alla luce della due diligence compiuta dalla Ragioneria dello Stato, è leggermente superiore alle ultime stime. Sono poi in arrivo liberalizzazioni nei servizi pubblici locali e per le farmacie, risparmi nella spesa comunale e sanitaria, ma niente nuovi ticket. E semplificazioni amministrative, tipo «apri un’impresa in un’ora».
Infine, c’è molta attesa per i dettagli della Robin Hood Tax, l’imposta straordinaria che dovrebbe colpire gli utili - ugualmente straordinari - dei petrolieri. Tremonti appare molto determinato in proposito, e studia norme «inattaccabili».
«È una manovra con tre obiettivi: crescita, stabilità finanziaria e coesione sociale», dice il ministro del Welfare Maurizio Sacconi al termine di un incontro con Tremonti. Fra gli interventi di pertinenza di Sacconi ci sarà, fra l’altro, l’abolizione del divieto di cumulo tra pensione e lavoro. Per il momento, invece, niente detassazione degli straordinari nel pubblico impiego: l’allargamento, spiega il ministro del Welfare, sarà possibile solo quanto la riforma andrà a regime.
Del pacchetto di fine mese farà parte anche il programma di risparmi nella Pubblica amministrazione messo in piedi da Brunetta. Lo stesso ministro conferma il blocco del turnover, ma un po’ rivisto rispetto a quelli decisi in passato. «I blocchi non funzionano mai, se fatti in maniera banale. Bisogna invece rinnovare il capitale umano nell’amministrazione», spiega. In ogni caso, ci sarebbe un limite di assunzioni rispetto ai pensionamenti (il rapporto dovrebbe essere di uno a otto). Inoltre Brunetta vuole responsabilizzare il «datore di lavoro», che sia Stato o Ente locale, direttore generale di un ministero o sindaco. Esempio: «Se il direttore di una unità sanitaria non la tiene in ordine, allora salta». Auguri.
Gian Battista Bozzo
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Il pm di Como: "Azouz va espulso dall’Italia"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
La Procura contesta 316 episodi di spaccio. Sotto accusa per droga, il tunisino chiede il patteggiamento. Ma il magistrato pone la condizione che venga applicata la Bossi-Fini. Il difensore: "Linea troppo dura"
Como - A un passo dall’espulsione. Lui, Azouz Marzouk, che nella strage di Erba ha perso la moglie Raffaella e il piccolo Youssef. Lui, il giovane tunisino dalla controversa popolarità, che ha diviso l’Italia col suo look griffato e le sue mai sopite tentazioni di far il gran salto nel mondo dello spettacolo, complice a suo tempo, che era addirittura il tempo dei funerali di sua moglie e di suo figlio in Tunisia, anche l’immarcescibile Fabrizio Corona.
Azouz Marzouk, l’uomo che mancava all’appello la sera della strage di Erba e quindi lapidato e accusato a torto, sulle prime, di essere il colpevole. Ma anche lo stesso uomo chiacchierato per quelle faccende di droga in cui si è trovato coinvolto e per le quali è finito, prima in carcere e poi agli arresti domiciliari. E ancora per alcune intercettazioni, non proprio edificanti, che avevano consentito agli investigatori di mettere insieme il puzzle di certe sue frequentazioni.
Depositata la richiesta di rinvio a giudizio per quei reati, il pubblico ministero Massimo Astori, lo stesso che sta preparando l’arringa per il processo di Erba, non ha dubbi sulla sorte che dovrebbe toccare al tunisino e insiste: il patteggiamento della pena ci sta ma ci sta anche e soprattutto la contestuale espulsione dall’Italia di Azouz Marzouk. Niente corsie preferenziali, niente sconti. Fuori, dunque. Come prevede la legge Bossi-Fini per questo tipo di reati quando e se commessi da extracomunitari. Legge che Astori ha preso alla lettera accompagnando la sua richiesta di rinvio a giudizio per Marzouk. E chi conosce Astori, magistrato di ferro, che ha dato prova di grande determinazione nel processo di Erba sa che non scherza e non vuol perdere tempo. Quando dice fuori è fuori, insomma. Tanto più che è stato lui, nel dicembre scorso, a far arrestare Azouz con l’accusa di far parte della «banda dei tunisini» che tra il 2001 e i primi mesi del 2007 avrebbe spacciato oltre venti chili di sostanze stupefacenti (hascisc e cocaina) per rifornire circa 200 clienti tossicodipendenti sparsi tra Como, Erba e il Lecchese. E contestandogli, questo per Astori basta e avanza a giustificare l'espulsione, non uno ma 316 episodi di spaccio.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Ma Azouz Marzouk, come marito di Raffaella Castagna non è cittadino italiano? «No, non lo è, o almeno, non lo è ancora», conferma con una punta di amarezza il suo legale, l’avvocato Roberto Tropenscovino, che gli è stato sempre a fianco nei penosi momenti delle udienze dibattimentali sulla strage, in Corte d'Assise a Como. «Quando ho assunto la sua difesa- spiega l'avvocato, ho scoperto che non aveva ancora fatto richiesta di cittadinanza italiana e di conseguenza l’ho consigliato di avviare subito la pratica. Ma i tempi sono lunghi e così Azouz è rimasto, e rimarrà ancora per un bel po’, un extracomunitario». Il legale, che proprio ieri mattina ha depositato la sua istanza di patteggiamento, proponendo per il suo assistito una condanna a tredici mesi, respinge con fermezza l'ipotesi dell'espulsione. «Occorre vedere, cosa che mi riservo di accertare, se il provvedimento previsto dalla Bossi-Fini è effettivamente applicabile anche nel particolare caso di Azouz. La posizione del pm , che peraltro rispettiamo- precisa il legale- non è per esempio sempre condivisa nella giurisprudenza corrente. In buona sostanza Astori interpreta con estremo rigore quella legge, ma io sono convinto che ci siano ottime ragioni, tra cui non ultima quella di un uomo che ha pagato già un prezzo troppo alto dalla vita, per non essere anche espulso dal Paese dove aveva scelto di vivere e di costruirsi una famiglia».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Promette battaglia, dunque l'avvocato Tropenscovino: «Le variabili che possono ricadere nel patteggiamento sono molteplici. Il fatto stesso che io abbia proposto per il mio assistito una pena di tredici mesi su una richiesta dell'accusa di 14 mesi, dà un’idea della lievità dei reati commessi. Altrimenti, parliamoci chiaro, sarebbe ancora in carcere. Quindi, a maggior ragione ci opporremo all’espulsione e, se la vicenda prenderà una piega diversa da quella che ci auguriamo vorrà dire che sceglierò la strada del rito abbreviato che consente anche il ricorso in Appello e in Cassazione. Così nel frattempo...». Così nel frattempo potrebbe arrivare per Azouz la tanto sospirata cittadinanza italiana? «Esattamente e allora tutta questa storia potrà finalmente venir ricondotta sui binari della giustizia verso un uomo che ha sì sbagliato, ma ribadisco, è in credito e non in debito con la società italiana. E oggi segue, come parte civile, con la tristezza nel cuore il processo per l'assassinio dei suoi cari». La parola spetta ora al giudice preliminare, Valeria Costi che dovrebbe fissare per settembre l’udienza. Un’udienza che riporterà, in ogni caso, il controverso Azouz nei titoli dei giornali.
Il Giornale
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"Non ci lasciano drogare" La rivolta degli studenti del Virgilio
>>Da: andreavisconti
Messaggio 10 della discussione
Blitz dei carabinieri in borghese nel liceo dell'elité della capitale: identificati quattro studenti che fumavano. Parte la protesta.
Un controllo antidroga in un liceo, quattro ragazzi identificati. E il resto degli studenti che si «ribella» e critica l’operazione dell’Arma come «inaccettabile». La cronaca di questa strana giornata comincia alle otto e venti del mattino, quando una quindicina di studenti di una delle scuole della «Roma bene», il liceo classico Virgilio, nella centralissima via Giulia, sono in cortile in attesa della campanella di inizio lezioni. Improvvisamente c’è un po’ di maretta. Quattro uomini si avvicinano a un ragazzo e lo fermano: sta fumando uno spinello. È l’innesco di un blitz antidroga dei carabinieri, in borghese, all’interno del palazzo Cinquecentesco che ospita il liceo. Il ragazzo, maggiorenne, oltre alla «canna» che sta fumandosi, ha in tasca dell’hashish, «sufficiente per altri due spinelli», secondo i compagni di scuola. Viene fermato e portato via, insieme ad altri tre ragazzi che gli sono intorno e che sarebbero stati sorpresi a fumare con lui. Per tutti, dopo l’identificazione alla stazione dei carabinieri di Porta Cavalleggeri, scatta la segnalazione alla prefettura come «consumatori di droga», insieme alle indagini per cercare di risalire ai fornitori.
Ma mentre il padre di uno degli studenti fermati «plaude» l’iniziativa dei militari, «cortesi, cordiali, precisi e discreti nel compiere un’operazione condotta a tutela dei ragazzi», tra i corridoi della scuola, quando si diffonde la notizia dei quattro compagni identificati, si scatena immediatamente la bagarre.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
I Collettivi studenteschi organizzano un «corteo interno», marciando fino alla presidenza, poi si sistemano davanti al portale rinascimentale dell’istituto e convocano un’assemblea per «dare solidarietà ai compagni di scuola e denunciare l’accaduto agli studenti di Roma», diramando anche un comunicato nel quale, curiosamente si glissa sul consumo di droga «in flagranza» scoperto dai militari: «Quattro carabinieri in borghese - spiegano i Collettivi - hanno portato via dall’istituto quattro studenti minorenni. Riteniamo che un’operazione di questo tipo all’interno di una scuola sia inaccettabile, e ci viene alla mente la più eclatante operazione antidroga fatta sempre al Virgilio solo qualche anno fa, e che il controllo e la repressione sempre più diffusi siano inaccettabili».
Prudente anche la lettura che dell’operazione preventiva dei militari ha dato il presidente del Consiglio d’istituto, Giovanni Figà Talamanca: «I carabinieri hanno detto che stavano pedinando qualcuno e poi avrebbero chiesto il permesso per entrare a fare un controllo. Poi però, senza comunicarlo alla scuola, hanno prelevato i quattro ragazzi». Quanto basta perché il preside, stando a quanto riferito da Talamanca, abbia deciso di presentare un esposto per chiedere se sia stata rispettata la procedura prevista in questi casi. Nel pomeriggio, alla fine dell’assemblea improvvisata, gli studenti hanno chiesto un incontro «urgente» al prefetto Carlo Mosca.
Eppure, come si diceva, mentre in classe si scandiscono slogan contro la repressione, il padre di uno dei fermati sembra pensarla molto diversamente e fa sfoggio di sano realismo: «I carabinieri mi hanno chiesto di collaborare e io intendo farlo. Ritengo che la scuola non debba essere una zona franca: se si commette un reato va perseguito».
Massimo Malpica
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Roba da matti!
Andrea
>>Da: aristodog
Messaggio 4 della discussione
Mi complimento con il padre del ragazzo, magari tutti fossero come lui.
Mi stupisco, invece, della reazione del preside che semmai dovrebbe sporgere scuse alle famiglie visto che permetteva che studenti si drogassero all'interno della sua scuola (bene o male sono sotto la sua responsabilità).
Non mi stupisce la reazione dei soliti ridicoli collettivi dei fancazzisti di sinistra...
>>Da: Ada
Messaggio 5 della discussione
Ma tante sberle (mano aperta da sinistra, manrovescio da destra... o viceversa per par condicio) pare una cosa brutta?
>>Da: Bea
Messaggio 6 della discussione
Idiozia portami via.
>>Da: John
Messaggio 7 della discussione
Sarebbe la soluzione ideale, cara Ada: fanno passare la voglia e non lasciano danni permanenti, legali o fisici che siano. Alla fine a distanza di qualche mese sarebbero contenti tutti...peccato che ormai si tenda ad ipertutelare i colpevoli anche in flagranza di reato e a limitare all'esagerazione la possibilità d'azione delle forze dell'ordine.
J.
>>Da: Graffio
Messaggio 8 della discussione
La prossima iniziativa cosa sarà? Marcia di protesta a favore delle corse clandestine di scooter?
>>Da: massimo
Messaggio 9 della discussione
Quello che mi ha lasciato basito non è le reazioni degli inutili e dannosi collettivi di sinistra, ma quella del preside che invece di applaudire le FdO e chiedere scusa per il proprio lassismo ha fatto un esposto...
Io mi chiedo se un preside che si comporta in questo modo è degno di avere la fiducia dei genitori e delle istituzioni.
>>Da: francymarte
Messaggio 10 della discussione
Il preside deve andare immediatamente a casa: BOCCIATO, SENZA APPELLO ED ESPULSO DA TUTTE LE SCUOLE! I ragazzi rimandati all'anno (magari prossimo)! Ma scherziamo, a parte che le FF.OO. hanno il dovere di intervenire dove si consuma un reato.............. e se si fumava a scuola qualcuno la spacciava e commetteva reato!!!!!!! Il preside (ora manager sic!) aveva il dovere di controllare! Ora che cazzo di ragazzi escono da quella scuola, sballati, drogati, fregnoni pieni di soldi (di pap) che dovranno essere il nostro futuro.....speriamo di vivere lucidi fino a 200 anni se no che cazzo di paese lascio ai miei figli? Questi pipparoli di canna poi un giorno saranno medici, avvocati, ingegneri o magistrati......con il cervello bruciato dalla droga (studi seri hanno dimostrato che anche l'uso di droghe cd. leggere incidono sulle facolt celebrali). E' ora di rintrodurre il voto di condotta (tolto dai sinistri) ed applicarlo con seriet, ed impedire che questi pipparoli portino auto e facciano professioni di alta responsabilit! Il collettivo, preso (uno per uno) per il colletto ed appeso all'attaccapanni per un giorno di lezione
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Blitz anti-camorra: ad Avellino arrestati 50 del clan Cava
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
In corso l'operazione della polizia contro l'alleanza Nolana. Sequestrati beni immobili e società commerciali per un valore di 160 milioni di euro
Napoli - Nel corso di un’operazione congiunta tra gli agenti delle squadre mobili delle Questure di Avellino e Napoli è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 50 presunti appartenenti al clan Cava, attivo nel Vallo di Lauro (Avellino) e in altre zone al confine tra le province di Napoli e Avellino. Gli arresti riguardano i reati di omicidi, estorsioni, rapine, porto e detenzione di armi, detenzione, acquisto e cessione di sostanze stupefacenti. L’operazione vede coinvolti la Squadra Mobile di Napoli, con la collaborazione della Squadra Mobile della Questura di Avellino e del Commissariato di Nola.
L'indagine Tra i destinatari del provvedimento anche lo storico capo clan, Biagio Cava. Questa cosca da oltre trent’anni è protagonista di una sanguinosa faida con l’altro clan del Vallo di Lauro, quello di Graziano. In carcere sono finiti anche i due reggenti del clan Cava, Bernardo fratello di Antonio e Salvatore fratello di Biagio, i due capi clan già detenuti da tempo in carcere. Iniziata nel 2003, l’attività di indagine ha comportato l’esecuzione di oltre trecento operazioni di intercettazione telefoniche ed ambientali, in auto ed abitazioni e di videosorveglianza, attraverso la quale gli investigatori ritengono di aver individuato beni riconducibili alle illecite attività del sodalizio, per i quali l’autorità giudiziaria ha emesso due distinti provvedimenti consistenti in un decreto di sequestro preventivo ed in un sequestro preventivo d’urgenza.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
I sequestri Sequestrati beni immobili e società commerciali nelle province di Napoli, Avellino, Frosinone, Latina, l’Aquila, Piacenza e Parma, per un valore stimato complessivo - si legge nel comunicato della Polizia di Stato - di circa 160 milioni di euro. Gli investigatori spiegano che le accuse riguardano, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere di stampo camorristico facente capo alla famiglia Cava di Quindici, di omicidio, estorsione, rapina, incendio, porto e detenzione di armi, detenzione, acquisto e cessione di sostanze stupefacenti.
Il questore: "Nessuna tregua" "Da domani ci rimetteremo a lavoro per capire quali scenari si apriranno dopo gli arresti che abbiamo eseguito stamattina e quelli che già c’erano stati. Penetreremo nei gangli del clan Cava per non dargli tregua e sterminarlo definitivamente". Il Questore di Avellino Antonio De Jesu ha spiegato che, nelle scorse settimane, i carabinieri avevano già assestato un duro colpo all’altro clan avellinese, quello dei Graziano: "Oggi è toccato alla Polizia di Stato. Sinergicamente non daremo tregua alla camorra fino a quando lo Stato non avrà vinto". Il numero uno dei poliziotti irpini ha poi tenuto a sottolineare l’importanza dei "beni sequestrati al clan Cava per decine di milioni di euro", un sequestro "fondamentale perché togliere il potere economico alla camorra equivale a togliergli l’ossigeno".
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Guantanamo, lo stratega dell’11 settembre vuole la condanna a morte
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Via al processo contro i 5 terroristi accusati dell'attentato delle Torri Gemelle. Il leader del gruppo: "Pronto al martirio"
«Credo solo nella legge islamica, non riconosco la corte e gli avvocati, voglio essere condannato a morte e diventare un martire». Khalid Sheikh Mohammed, il demiurgo dell’11 settembre, saluta così giudici e legali della Corte marziale di Guantanamo e i giornalisti arrivati a seguire la fase preliminare del processo contro di lui e i quattro complici accusati del più sanguinoso attentato della storia. Il dibattimento non entrerà nel vivo prima del prossimo autunno, ma già non delude. Khalid Sheikh, che salmodia il Corano, inneggia ad «Allah mio unico scudo» e ripudia corte ed avvocati, è il grande protagonista al suo debutto in pubblico. Nella foto scattata dopo la cattura del marzo 2003 è un villoso energumeno in canottiera con l’espressione stralunata e i capelli arruffati. Scomparso per tre anni nelle prigioni segrete della Cia, la mente dell’11 settembre è riemersa solo nel 2006 per approdare a Guantanamo dopo la firma di una confessione in cui ammetteva di essere responsabile «dalla A alla Z per gli attacchi dell’11 settembre».
Sulla testa di Khalid e dei suoi quattro complici pesano 2.973 imputazione per omicidio, uno per ciascuna vittima dell’11 settembre, ma i loro ruoli sono ben diversi. Lo yemenita Walid Bin Attash prima di addestrare i terroristi dell’11/9 perse una gamba in Afghanistan e preparò l’attentato all’incrociatore Uss Cole. Il suo connazionale Ramzi Binalshibh, l’unico in catene a causa di quelli che il consulente legale della Corte Marziale Thomas Hartmann definisce problemi mentali, è il terrorista senza visto che perse i voli da dirottare. Ali Abd al-Aziz Ali è il nipote ed il braccio destro di Khalid. Il saudita Mustafa Ahmed al-Hawsawi è il cassiere. Ma l’ideatore del piano scellerato, il numero 3 di Al Qaida in costante contatto con Osama Bin Laden, che confessa alla Cia di aver diretto tutte le principali operazioni è solo Khalid Sheikh Mohammed. Polemiche e dibattiti rischiano però di travolgere le responsabilità degli imputati. Le procedure di annegamento simulato e le lunghe fasi di deprivazione sensoriale usate per ottenere le confessioni minacciano di aprire un dibattito sulla tortura e sulla validità delle prove ottenute con il suo utilizzo.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il primo ad accendere il fuoco delle polemiche è proprio Sheikh Mohammed che approfitta della comparsa in pubblico per rinnegare ogni precedente ammissione. «Tutto mi è stato estorto con la tortura. Hanno tradotto come volevano le mie parole e me ne hanno messe in bocca molte altre» urla l’ex numero tre di Al Qaida ai giudici. I primi a temere le procedure della Corte Marziale sono i giuristi americani. La prima e più evidente anomalia è, per molti, quella di un dibattimento dove gli imputati rischiano la pena capitale, ma che non saranno liberati nemmeno se assolti. In qualità di prigionieri di guerra verranno detenuti fino alla conclusione del conflitto. Ma la fine della guerra al terrorismo non sembra vicina.
Gian Micalessin
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Incontro segreto tra Obama e Hillary
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
A chiedere il faccia a faccia è stata la Clinton. Obama potrebbe scegliere proprio l’ex first lady come sua vicepresidente per presentarsi alle urne in novembre alla sfida con il repubblicano John McCain
Washington - Il candidato democratico in pectore alla presidenza Usa Barack Obama ha incontrato privatamente la sua ex rivale Hillary Clinton. "Si sono incontrati stasera", ha detto il direttore della comunicazione di Obama, Robert Gibbs, ai giornalisti dopo che alcuni media avevano rilanciato la notizia. Gibbs ha aggiunto che la notizia secondo cui i due si sarebbero incontrati a casa Clinton a Washington non è esatta, ma non ha voluto svelare dove si sia tenuto l’incontro né dare ulteriori dettagli.
La Cnn ha detto che si è trattato di "un breve incontro" solo tra i due senatori e pochi collaboratori. Secondo il New York Times a chiedere l’incontro è stata la Clinton dopo una serie di colloqui fra gli staff. Ci sono insistenti speculazioni secondo le quali Obama potrebbe scegliere proprio l’ex first lady come sua vicepresidente per presentarsi alle urne in novembre alla sfida con il repubblicano John McCain. Obama ha detto che una scelta richiederà tempo. Clinton, che ha espresso interesse riguardo a una possibile corsa per la vicepresidenza, sta cercando comunque di prendere le distanze dagli sforzi dei suoi supporter per convincere il senatore dell’Illinois a scegliere lei come vice. Clinton, come annunciato in una lettera ai suoi sostenitori, dovrebbe annunciare ufficialmente domani il suo ritiro dalla corsa per la nomination, conquistata da Obama martedì scorso.
Il Giornale
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Turchia, l’Alta Corte boccia il velo islamico in università
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Annullato un provvedimento voluto dal partito del premier Erdogan: «È contrario ai principi della laicità»
da Istanbul
La Corte Costituzionale turca ha detto no. Niente velo islamico nelle università. La Yuce Divan ha deliberato ieri pomeriggio, dopo una seduta durata oltre sei ore, nella quale il supremo consiglio ha deciso di annullare la legge votata il 9 febbraio scorso e che autorizzava l'uso del velo islamico nelle università turche. Il provvedimento era stato fortemente voluto dall'esecutivo islamico moderato attualmente al potere, che per farlo passare in Parlamento aveva anche stretto un temporanea alleanza con il Mhp, il partito nazionalista. La legge permetteva l'ingresso velato alle studentesse nei soli atenei e soprattutto era riferita solo al turban, il velo islamico nella tradizione turca, che lascia completamente scoperto il viso. Dal provvedimento rimanevano esclusi altri indumenti islamici come il chador o il burqa, più restrittivi. Ma non è bastato.
La Corte costituzionale ha annullato il provvedimento con 9 voti favorevoli contro 2 contrari perché ritenuto contrario ai principi laici dello Stato moderno, fondato da Mustafa Kemal Atatürk all'inizio del secolo scorso. In particolare, secondo la Corte, la legge viola gli articoli 2, 4 e 148 della Anayasa, la Costituzione turca.
Quella che da molti nel Paese è stata letta come la prova di forza della parte laica del Paese contro la politica troppo filo islamica di Recep Tayyip Erdogan, nasconde un risvolto, forse anche un messaggio più profondo. In questi mesi infatti il partito di maggioranza si trova sotto processo per attività antilaiche, dopo che, lo scorso 14 marzo, la Yargitay, la Procura generale turca, ha chiesto alla Corte Costituzionale di chiudere la formazione politica e bandire per 5 anni dalla vita politica 71 dirigenti fra cui il premier Erdogan e il presidente della Repubblica Gul.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Per questo in molti ritengono che la sentenza di ieri suoni come un avvertimento per Erdogan e i suoi uomini, la dimostrazione che, se la magistratura vede minacciati i fondamenti dello Stato laico creato da Mustafa Kemal Atatürk, nei prossimi mesi potrebbe decidere anche di chiudere il partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp), che alle scorse elezioni ha raccolto il 47% dei consensi.
Il clima nel Paese è molto teso. Se il Presidente della Repubblica, Abdullah Gul, con moglie velata ma anche rispetto per il suo ruolo istituzionale, ha detto di non voler commentare la sentenza, il segretario del partito nazionalista, Devlet Bahceli, ha parlato senza troppi mezzi termini di decisione politica. Nella mattinata, prima della sentenza, il capo di Stato maggiore, generale Yasar Buyukanit, aveva dichiarato che nessuno avrebbe mai potuto modificare i principi su cui si fondava lo stato laico di Mustafa Kemal Atatürk. Marta Ottaviani
>>Da: Graffio
Messaggio 3 della discussione
Per me è solo un capitolo delle trattative per poter entrare nella UE.
Probabilmente il giorno dopo l'entrata in Europa costringeranno , le donne, nuovamente a coprirsi. Non mi fido dei mussulmani.
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Darfur, bimbi-soldato venduti in Ciad
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
A migliaia vengono rapiti dalle famiglie, per poi essere "acquistati" dalle milizie ribelli della regione
Migliaia di bambini, rifugiati del Darfur, vengono rapiti e venduti alle milizie per diventare bambini-soldati. La denuncia viene dall’organizzazione britannica Waging Peace che ha filmato delle testimonianze in campi profughi nell’est del Ciad. Nei video, scrive il Guardian, viene descritto come questi bambini, per lo più tra i nove e i 15 anni, sono stati tolti con la forza alle loro famiglie dai capi del campo che li hanno poi venduti alle milizie.
I principali "acquirenti" sarebbero i ribelli del Darfur appartenenti al Movimento per la giustizia e l’eguaglianza (Jem - Justice and Equality Movement) che combatte le forze governative di Khartoum. Ma anche l’esercito del Darfur e altri gruppi sarebbero coinvolti nella tratta, che avviene sotto gli occhi degli uomini incaricati dal governo del Ciad di sorvegliare i campi profughi e nonostante la presenza dei soldati della forza europea Eufor. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite l’anno scorso sarebbero stati venduti tra i 7mila e i 10 mila bambini-soldato in Ciad.
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Delitto dell'Olgiata: si riapre l'inchiesta
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Si riapre il caso dell'omicidio della contessa Alberica Filo Della Torre, la nobildonna romana strangolata e colpita con uno zoccolo alla testa nella sua villa dell'Olgiata il 10 luglio 1991.
E' stato infatti isolato un nuovo dna maschile in seguito ad ulteriori accertamenti effettuati nell'ambito dell'inchiesta dell'Olgiata. I consulenti della procura, Paolo Arbarello, Carla Vecchiotti e Vincenzo Pascali lo hanno rilevato su un fazzoletto di carta estrapolandolo dall'analisi del muco. Intanto, la procura ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta a carico di Winston Manuel e Roberto Iacono. La richiesta di archiviazione si basa sul fatto che il dna rilevato nel fazzoletto trovato nella stanza del delitto non corrisponde a quello dei due, di nuovo iscritti sul registro dalla procura di Roma per omicidio volontario dopo che il marito della vittima, Pietro Mattei, aveva fatto riaprire le indagini sollecitando esami più approfonditi attraverso le
nuove tecniche.
"I consulenti hanno omesso di compiere una serie di accertamenti che avevamo richiesto. Si sono limitati ad analizzare le tracce visibili usando tecnologie arretrate e non moderne. Per esempio, non è stato esaminato il Rolex della vittima". Sono i motivi per cui l'avvocato Giuseppe Marazzita, che assiste Pietro Mattei, il marito della contessa Alberica Filo Della Torre, ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione della procura di Roma nei confronti Manuel Winston e Roberto Iacono.
L'iscrizione sul registro degli indagati di Iacono e Winston (il primo è il figlio della governante, il secondo il domestico filippino) per la morte della contessa, era stata effettuata dal procuratore aggiunto Italo Ormanni proprio al fine di avviare nuovi e più sofisticati "accertamenti ematici, chimici e genetici" su una serie di reperti, custoditi in archivio per ben sedici anni, tra cui due paia di jeans sequestrati all'epoca proprio ai due, dapprima sospettati del delitto e poi usciti di scena perchè l'esame del dna escluse ogni legame tra le tracce di sangue rinvenute sui pantaloni e la vittima. Iacono e Winston furono coinvolti inizialmente nelle indagini perché, secondo la procura, avevano tutti i motivi per nutrire rancore nei confronti della vittima.
Il primo, noto per alcuni problemi di natura psicologica e assiduo frequentatore dell'abitazione di Pietro Mattei, non aveva gradito il licenziamento della madre, che secondo alcuni testimoni era stata liquidata perché chiedeva continui prestiti o aumenti di stipendi. Dal canto suo, Winston, che doveva restituire alla contessa un milione di lire, era stato più volte visto discutere animatamente con lei.
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Israele, Zawahiri chiede attentati e Hamas uccide un kibbutzim
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La “ricaduta”, il termine usato per definire la guerra dei Sei Giorni (al-Naksa) che si differenzia da al-Nakba, il disastro, con cui si ricorda la guerra del 1948, “ci ha fatto scoprire la corruzione presente nei nostri regimi”. Gli eserciti arabi venivano mandati in Yemen e Congo, “ma quando è giunto il momento di combattere sul serio hanno fallito”. Secondo il numero due di al Qaeda, Ayman al Zawahiri, questo avvenimento storico avrebbe chiarito una volta per tutte i limiti dei regimi arabi e indicato che serve una nuova strategia di attentati contro Israele. Stamani si registrava l’ennesimo israeliano ucciso da una bomba nel kibbutz di Nir Oz, già sventrato in passato dai razzi di Hamas. “Nella guerra del 1973 è emersa subito la viltà dei traditori e dopo un solo giorno di guerra Sadat ha informato gli americani di non voler portare a fondo i combattimenti - aggiunge Zawahiri -. La risposta americana e israeliana è stata quella di bombardare il fronte egiziano e siriano che è subito ceduto. È emerso il fatto che questi regimi ufficiali non seguono nessun principio e non si basano su nulla se non sulla necessità di mantenere le loro poltrone e per questo sono falliti”. Partendo da questa parte della storia del mondo arabo, al-Zawahiri giunge alla conclusione che le trattative diplomatiche con Israele non porteranno risultati dando come unica soluzione ai palestinesi il ricorso alle armi. “Questo regime che ha venduto la Palestina è lo stesso che sta seguendo la via fallimentare delle concessioni ed è lo stesso regime che ha lasciato parte della Palestina e che attua l’embargo su Gaza per accontentare le volontà israeliane - afferma riferendosi all’Egitto -. O nazione musulmana, tu che sei la nazione più ricca al mondo, dove sono le tue ricchezze? Dove sono nascosti i proventi del petrolio? Nelle banche degli invasori crociato sionisti. Non c’è riforma e cambiamento politico se non col Jihad. L’islam è l’unica via vincente che potrà risollevare la nazione e tutta l’umanità”.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Nel ricordare quindi il ruolo centrale giocato dall'Egitto all’interno del mondo arabo-islamico, il numero due di al Qaeda invita le fazioni palestinesi a proseguire negli attentati kamikaze e nel lancio di missili contro Israele come unica soluzione per una fine vittoriosa del conflitto. “Questo anniversario della ricaduta ci fa capire il ruolo centrale giocato dall’Egitto nella storia dell'islam. Quando avrà una direzione di mujahidin guiderà tutta la nazione - conclude -. Dico ai fratelli palestinesi di ricordarsi di questa data per capire che bisogna ritornare ai confini del 1967. Dobbiamo mantenere i confini del 4 giugno 1967. Non fate marcia indietro, raddoppiate gli attentati kamikaze, il numero dei missili che lanciate e gli agguati contro Israele, non esiste un’altra soluzione”. Il messaggio è stato reso noto all’indomani della disponibilità di Hamas e del presidente palestinese Abu Mazen a tornare al tavolo dei colloqui e nell’anniversario della guerra dei Sei Giorni.
Giulio Meotti
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Israele: Frattini a Gerusalemme a luglio, Berlusconi a novembre
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il ministro degli Esteri Franco Frattini in visita in Israele a luglio. E il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a novembre. Non sono due annunci ufficiali ma indiscrezioni riferite al VELINO da fonti israeliane bene informate sui programmi del primo ministro Ehud Olmert e della sua vice, il ministro degli Esteri signora Tzipi Livni. Notizie che, se confermate, tradurranno in atti concreti l'attenzione che l'esecutivo guidato dal Cavaliere rivolge allo Stato ebraico. Attenzione e simpatia che gli stessi Berlusconi e Frattini hanno avuto modo di testimoniare partecipando, nelle ore in cui si insediava il governo a Palazzo Chigi, alla festa organizzata a Roma dall'ambasciata di Israele per i 60 anni dell'indipendenza dello Stato ebraico. Simpatia ricambiata dal governo di Gerusalemme che considera Berlusconi un premier amico. Più volte nel passato recente Israele ha apprezzato l'impegno italiano di Unifil II, la missione di caschi blu dispiegati nel Libano meridionale. Così come ha gradito l'equilibrio di Romano Prodi, primo capo di governo europeo a visitare Sderot in segno di solidarietà con la cittadina del Negev bersaglio quotidiano dei missili Qassam. Tuttavia, la diplomazia israeliana non ha mai nascosto il proprio dissenso dalle posizioni espresse da molti esponenti della vecchia maggioranza. Senza contare le occasioni di polemica che pure non sono mancate tra l'ambasciatore israeliano a Roma, Gideon Meir, e Massimo D'Alema quando l'estate scorsa l'ex capo della Farnesina riaprì il dibattito sull'opportunità di dialogare con Hamas.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Viceversa, il ministro Franco Frattini è particolarmente ben visto in Israele per essere stato il principale artefice in Europa dell'inserimento di Hamas nella lista Ue delle organizzazioni terroristiche. E la doppia visita dei due leader italiani non potrà non confermare la consonanza di molte posizioni tra i due governi. Tra il dire e il fare, tuttavia, restano aperte due questioni di rilievo. Più volte in campagna elettorale il Cavaliere ha annunciato di voler visitare Israele. Ad accogliere Berlusconi dovrebbe essere il suo attuale omologo, Olmert. La cui posizione politica è resa però particolarmente fragile da una serie di indagini per un caso di concussione contestato al premier dall'autorità giudiziaria. E non sono molte, in Israele, le persone pronte a scommettere sul fatto che il governo del leader del partito centrista Kadima arriverà alla fine dell'estate. Sul tappeto, infatti, c'è il “passo indietro” che molti hanno chiesto di fare al premier indagato – che sarebbe sostituito in quel caso dal Tzipi Livni – ma anche la possibilità che Olmert decida il ricorso a elezioni anticipate. O che i laburisti guidati dal ministro della Difesa Ehud Barak decidano di uscire dalla maggioranza provocando una crisi “al buio”. Difficile, quindi, immaginare una visita di Berlusconi prima di un chiarimento nel mondo politico israeliano.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
L'altra questione è quella dei contenuti degli eventuali colloqui. Al di là dell'indiscussa consonanza dei due esecutivi, solo due giorni fa Olmert ha aperto due fronti di politica internazionale di particolare interesse per l'Italia. In visita a Washington, il premier israeliano ha chiesto ai governi dei Ventisette di includere anche Hezbollah nella “lista nera” dell'Ue. Una decisione che probabilmente incontrerebbe il favore di molti leader politici tra cui il presidente francese Nicolas Sarkozy, che verso il Partito di Dio ha assunto una linea più decisa rispetto al suo predecessore Jacques Chirac, e forse dello stesso Cavaliere. Un provvedimento che equivarrebbe tuttavia a una vera e propria dichiarazione di guerra alla milizia sciita con possibili ripercussioni sulla sicurezza dei caschi blu di Unifil, i cui due contingenti maggiori sono nell'ordine quello italiano e quello francese. Non a caso è stato lo stesso Frattini a riconoscere nei giorni scorsi la “specialità” del caso Hezbollah che è sì una milizia armata, ma anche un movimento politico libanese. E che si appresta, tra l'altro, a tornare al governo a Beirut nell'ambito di un nuovo esecutivo di unità nazionale. Al di là della simpatia politica, la richiesta di Olmert rischia di mettere in difficoltà tanto la Farnesina quanto il Quai d'Orsay. Da definire, infine, la questione di nuove e indifferibili sanzioni all'Iran sollevata nei giorni scorsi tanto da Olmert quanto dai principali leader politici statunitensi, dal candidato repubblicano alla presidenza John McCain, ai democratici Barack Obama e Hillary Clinton, dal segretario di Stato Condoleezza Rice, alla speaker della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi. L'Italia non ha mai remato contro tali provvedimenti in ambito Onu e, più di recente, il governo ha aperto anche a possibili sanzioni unilaterali dell'Ue. Cionodimeno, la questione tocca molti interessi del nostro Paese che resta, oggi, il primo partner commerciale europeo di Teheran.
Daniel Mosseri
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Bari: Truffa all'Inps, denunciate 1200 persone
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Due aziende sotto accusa: una non è mai esistita, l'altra chiedeva finanziamenti mentre non operava
ANDRIA (BARI) - Per una truffa ai danni dell'Inps nel settore agroalimentare, la Guardia di Finanza di Andria ha denunciato 1.200 persone e i responsabili di due aziende.
INDAGINE - Le Fiamme gialle hanno accertato che la truffa, realizzata nell'ambito dei pagamenti della disoccupazione agricola, ammonta a più di tre milioni di euro. Una delle due aziende coinvolte - secondo le indagini - in realtà non è mai esistita; l'altra, invece, ha chiesto finanziamenti per un periodo in cui non era operativa.
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"Fascista, non puoi fare l’esame"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 15 della discussione
Uova e insulti degli autonomi: una studentessa di destra cacciata dall'università
Alla fine ha rinunciato. Niente esame di procedura penale, il terz’ultimo prima della laurea. Augusta Montaruli, 24 anni, studentessa di legge a Torino e dirigente di An-Azione Giovani, ieri mattina è stata affrontata da un gruppetto di autonomi, decisi a impedire le prove d’appello per ricordare gli incidenti alla Sapienza. Lei gira da quattro anni sotto scorta. Tre amici che la proteggono da insulti e anche aggressioni fisiche. «Sono abituata a questo clima, ma oggi era proprio impossibile. Ho ceduto per difendere gli studenti nella mia situazione. Assurdo».
«Fascistella, te ne devi andare. Qui non puoi entrare», le urlano. C’è anche uno slogan dedicato e lei: «Le donne di destra non sono liberate, sono solo serve e non emancipate». Le più accanite sono le ragazze. Neanche fosse una questione personale. Augusta è anche protagonista di un fumetto, pubblicato su un sito anarchico. Con una conclusione agghiacciante: «Premi con forza la faccia dell’Augusta per capire che pensa». L’Augusta ha 24 anni, di cognome fa Montaruli. Autonomi e sinistra radicale avevano organizzato il presidio. Immediata la contro-manifestazione dei ragazzi di destra. Lei è un tipo gracile, indossa un trench bianco e resta immobile per ore davanti all’ingresso, circondata dai militanti di An. Di fronte, una ventina di autonomi del collettivo universitario. Nasce così un’interminabile, bizzarra mattinata. Da una parte, verso l’uscita, il gruppetto di antagonisti. In mezzo un robusto cordone di poliziotti, diretti dal capo della Digos di Torino in persona, il vice-questore Giuseppe Petronzi. Ricapitolando: quelli del presidio di An, secondo gli antagonisti (striscione: «Via i nazi-fascisti dall’Università») non dovevano assolutamente uscire dall’ingresso principale, semmai da quello posteriore, tanto da rimarcare una fuga ingloriosa. Gli avversari non hanno ceduto di un millimetro, sino a quando gli appelli non sono finiti. La pazienza dei poliziotti è stata messa a dura a prova. Quando il leader, il dottorando Davide Grasso, ha tentato di aggirare gli agenti del reparto mobile, ed è stato allontanato senza se e senza ma, e quando, al 90’, la polizia è avanzata con decisione, sino a sospingere fuori dai cancelli gli autonomi, fradici di pioggia.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Cortine di fumogeni, lanci di uova e slogan funerei: «Camerata basco nero il tuo posto è al cimitero». Poi richiami nostalgici alle fucilazioni di massa delle «camicie nere». Scene di una guerra virtuale, come non accadeva da tempo, e seguite con estrema nonchalance dalla grandissima maggioranza dagli altri studenti. Acqua a dirotto; sotto le tende del chiosco-bar «Il rettore», gelati e coca-cola per ingannare il tempo, in attesa che lo spettacolo finisse. Chissà, magari con uno scontro vero, e non solo a parole. Risate e battute.
Ezio Pelizzetti, il rettore, non ride affatto. «Non credo assolutamente che sia giustificato questo clima di intolleranza. Tutti hanno il diritto a manifestare le proprie idee. L’università è un luogo di confronto, di scambi di idee e di pensiero. Devo dire che gli studenti torinesi sono 75 mila e solo una piccolissima percentuale ha scelto la strada della violenza. Spiace che le forze dell’ordine siano costrette a intervenire per garantire un clima libero. Noi, d’altra parte, che possiamo fare? Spiace per la studentessa, che ha rinunciato a sostenere l’esame».
Massimo Numa
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Ma non si può fare qualcosa per cacciare dall'università questa gente?
Andrea
>>Da: aristodog
Messaggio 4 della discussione
30 anni di vacanza premio in un gulag siberiano a questi giovanotti.
>>Da: Ada
Messaggio 5 della discussione
Quello che mi fa indignare è la risposta del rettore, quasi che la ragazza se la sia cercata.
Concludendo con un 'che possiamo fare?'.
In ogni facoltà esistono provvedimenti disciplinari per chi imbratta, vandalizza e/o commette reati all'interno dell'università.
Eppure non c'è una sacrosantissima volta che li prendano, questi benedetti provvedimenti.
>>Da: Bea
Messaggio 6 della discussione
Proprio non capisco, ma l'università (e la scuola in generale) non è un posto dove qualcuno insegna e qualcuno impara? Per fare la politica non ci sono altri luoghi?
>>Da: John
Messaggio 7 della discussione
Il problema sono le cosiddette istituzioni.
Pazzesco sia ammessa una violenza del genere.
J.
>>Da: Graffio
Messaggio 8 della discussione
18 politico a tutti........come ai bei tempi..
Poi si lamentano della classe dirigente...
>>Da: massimo
Messaggio 9 della discussione
Questi cialtroni fanno i bulli perchè sanno che godono di impunità legale e appoggi politici, come 40 anni fa, cambiato niente.
>>Da: francymarte
Messaggio 10 della discussione
Anche qui il rettore e' un deficente! Sara' un pipparolo di droga anche lui? Quando ha visto la situazione bastava chiamare i carabinieri e la ragazza avrebbe fatto l'esame. ORA DEVE CHIEDERE SCUSA E MANDARE I PROFESSORI IMMEDIATAMENTE A ESAMINARE LA RAGAZZA A CASA SUA! E NON HO RAGIONE QUANDO DICO CHE I FASCISTI SONO A SINISTRA!
>>Da: Diana
Messaggio 11 della discussione
La superiorita' morale della sinistra no?
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Sanità, il record di "fannulloni" a Bolzano e Roma
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Al San Camillo primato di assenze per malattia
Perugia, luglio 2007: dodici arresti per assenteismo, tra medici, docenti, infermieri, personale tecnico e amministrativo all’ospedale Santa Maria della Misericordia. Due finiscono in carcere e dieci ai domiciliari. L’accusa: falso in atto pubblico e truffa aggravata. I dipendenti si sarebbero allontanati dal posto di lavoro “coperti” da complici che timbravano il cartellino al loro posto. Quindi, si assentavano (o uscivano prima o non andavano affatto in ospedale) ma, per la Asl, erano presenti. Alcuni, ufficialmente in malattia, lavoravano come commessi nei negozi.
Perugia, giugno 2008: tutti i dipendenti (tranne uno che nel frattempo è andato in pensione) sono stati reintegrati. In reparti e servizi diversi da quelli dove lavoravano un anno fa. Quattro le inchieste aperte. Il giudice del riesame, fa sapere il manager dell’azienda Walter Orlandi, ha deciso che potevano tornare al loro posto. Fino alla condanna definitiva. Di fatto, lontani dal Santa Maria della Misericordia, i dodici sono rimasti meno di un paio di mesi.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Assenteisti? Non proprio, secondo il “burocratese” che si parla nelle Asl. Assenteista, per i dirigenti, è colui che presenta tanti certificati medici. E, la maggior parte, non proprio veritieri. Gli imputati di Perugia, sempre secondo il vocabolario “burocratese”, sono indicati come truffatori. In realtà, né gli uni né gli altri, si presentano regolarmente all’ospedale. Tempi duri per entrambe le categorie. «Se i dirigenti tollereranno tassi d’assenteismo superiori a quelli del settore privato saranno cacciati - ha tuonato Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione e l’Innovazione appena insediato -». L’ammonimento vale anche per il servizio sanitario nazionale. Che, come si rileva dal Conto annuale della Ragioneria dello Stato passato al ministero della Funzione Pubblica, non disegna un panorama confortante. Dato su dato ne esce un piante che, con i controlli sulle presenze e le assenze, ha poca dimestichezza: il 65% delle Asl, come anticipato dal “Sole 24 Ore Sanità”, ha servizi di sorveglianza pressoché inefficienti mentre il 45% non ha ispettori.Questo significa che, in certe regioni, il personale è supervigilato e in altre non vengono neppure fatte le rilevazioni.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Una sorta di non governo per circa 700mila persone che lavorano tra ospedali, ambulatori e Asl. Mediamente, da Nord a Sud, ogni dipendente del servizio sanitario nazionale resta a casa circa sessanta giorni all’anno. Nei sessanta giorni la Ragioneria dello Stato include (i conti sono riferiti al 2006) la malattia, le ferie, gli scioperi, le aspettative etc. Il Lazio, con la provincia di Bolzano, ha conquistato la vetta della classifica con oltre 70 giorni all’anno. Sono, comunque, le assenze per malattia (vera o falsa) che sicuramente interesseranno il ministro Renato Brunetta. Sono quei 13,1 giorni che i dipendenti del servizio sanitario si prendono annualmente perché colpiti da qualche malanno. Una media che in alcuni ospedali e in alcune Asl riesce ad arrivare a 20-25 giorni. Ma si abbassa anche fino a quattro. Da che cosa dipende? Dal carico di lavoro, rispondono secchi i sindacati. Dal non controllo, commentano gli analisti dell’organizzazione del lavoro. Certo è che, per malattia, il servizio sanitario nazionale perde una cifra di giornate di lavoro da capogiro: 8,5 milioni ogni dodici mesi. In testa alle assenze quei dipendenti raggruppati sotto la categoria “operatori non dirigenti” con 13,6 giorni a testa. Seguono a ruota i direttori generali e i contrattisti (11,1), i dirigenti non medici (9 giorni) e all’ultimo posto i medici (7,3).
A Bolzano, sorpresa del Conto annuale della Ragionieria dello Stato, la palma degli assenteisti con 74,7 giorni di non lavoro. Un risultato determinato, con ogni probabilità, dal fatto che in quelle Asl ci sono dei veri rilevatori di assenze. Seguono il Lazio (73,6), l’Emilia Romagna (67,9), le Marche (66), la Lombardia (58). Conforta il fatto che non tutti i nullafacenti l’hanno scampata, sono riusciti a truffare lo Stato e andare avanti indenni: nel 2006 quaranta persone sono state allontanate dal servizio sanitario nazionale. La maggior parte aveva preso quel lavoro come un saltuario passatempo. C’è chi ha totalizzato oltre 193 giorni di assenza senza uno straccio di giustificazione e chi è stato “pizzicato” a lavorare in strutture private nei giorni in cui, per l’ospedale, era a casa colpito da mal di pancia. E chi, pur avendo denunciato lunga e penosa malattia, è stato scoperto a pitturare le pareti del vicino di casa arrampicato su una scala.
Carla Massi
>>Da: aristodog
Messaggio 4 della discussione
Di fannulloni dallo stipendio d'oro l'italia è piena, basta farsi un giro in alcuni uffici.."Dov'è il sig. abc capo dell' ufficio popo....
un' attimo che lo chiamo.. ah si, dice che non può venire, è scappato un attimo a casa, forse si presenta in ufficio alle 11:00 am..."
Semplice e geniale, in ufficio non ci stanno, e se qualcuno li cerca, l'amico gli telefona..
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Platini: nel calcio vince chi bara
>>Da: aristodog
Messaggio 2 della discussione
PARIGI, 6 giugno - Michel Platini ha sempre avuto il dono della schiettezza. E non l’ha perso neppure adesso che, da presidente dell’Uefa, la prudenza politica gli consiglierebbe di affidarsi alla diplomazia. L’ex stella della Juventus ha rilasciato un’esplosiva intervista all’Equipe, nella quale, senza tanti giri di parole, accusa le grandi del calcio europeo, in testa le due finaliste dell’ultima Champions League, di vincere barando: «Il fine delle squadre di calcio non è più quello di vincere dei titoli - dice fra l’altro Platini - ma di fare soldi per rimborsare i loro debiti. Andatevi a guardare l'esposizione di Manchester United e Chelsea (in totale i debiti delle due società ammontano all’incredibile cifra di 1,9 miliardi di euro, ndr). La Fifa e l’Uefa si devono dare da fare per combattere questo andazzo. Perché oggi a vincere sono quelli che barano». Per Platini, i grandi club giocano la Champions indebitandosi: «E questo mi dà fastidio - continua Roi Michel -. Bisogna trovare un modo con l’Eca (l’associazione dei club europei, ndr) per aiutare le società a risolvere i loro problemi. Non è possibile che una sconfitta diventi un dramma finanziario».
Lo sfogo di Platini non si esaurisce qui. Il numero uno del calcio europeo ce l’ha anche con la moda, invalsa soprattutto nel calcio inglese, di vendere i club a imprenditori stranieri. «Sono molto preoccupato per l’acquisto dei club da parte di stranieri - afferma Platini -. Non vedo perché un americano debba investire su una società inglese, se non per farci dei soldi. È una rincorsa infinita al denaro che porta a proposte come quella della giornata di campionato in più da giocare all’estero». Il presidente Uefa si riferisce all’idea, avanzata dai responsabili della Premier League, di introdurre nel calendario del campionato una giornata in più da giocare, appunto, fuori dai confini dell’Inghilterra per aumentare gli incassi.
Chapeau!
>>Da: John
Messaggio 2 della discussione
Beh d'altronde se ci sono i tifosi che insultano perchè il presidente non gli compra il giocattolino..
C'è chi fa fatica a pagare il mutuo, ma urla contro Berlusconi perchè non spende milioni per comprare Drogba. I primi a farsi un'esame di coscienza dovrebbero essere i tifosi.
J.
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Furio Colombo..un uomo pieno di odio
>>Da: Ada
Messaggio 10 della discussione
Statali. Furio Colombo attacca Brunetta: 'mini-ministro' delle comiche
ROMA - In conferenza stampa a Montecitorio per presentare 'Piazza del dissenso', il blog che da lunedi' prossimo sara' ospitato dal sito della rivista Micromega per fare opposizione al governo Berlusconi, il deputatao Pd ed ex direttore de L'Unita', Furio Colombo non e' tenero con il ministro dell'Innovazione, Renato Brunetta, per la sua battaglia contro i "fannulloni" nella Pubblica amministrazione fino a definirlo "il mini-ministro" che sta offrendo "uno spettacolo per ora comico, ma che presto potrebbe diventare drammatico".
Insomma, secondo Colombo "i fannulloni non esistono , si fabbricano apposta per poi farne i capri espiatori delle aziende". Cioe'? "Dirigenti e colleghi, allarmati dalla battaglia di Brunetta, faranno fronte comune contro qualcuno che invece lavora e magari e' in grado di denunciare le inadempienze dei colleghi e le connivenze politiche dei dirigenti. State certi- aggiunge- che il fannullone da cacciare si trovera' in ogni ufficio e sara' il personaggio scomodo da allontanare".
>>Da: Bea
Messaggio 2 della discussione
Vero, Colombo è una persona incapace di ragionare tanto è accecato dall'odio per Berlusconi, io credo che Brunetta si stia muovendo bene, bisogna responsabilizzare i pubblici dipendenti, premiando chi lavora bene e licenziando i fannulloni...per non dire peggio.
>>Da: John
Messaggio 3 della discussione
E' un uomo..?
Da quando?!?!?!?
J.
>>Da: Graffio
Messaggio 4 della discussione
Un busone non è mai un uomo. E' solo un busone.
>>Da: massimo
Messaggio 5 della discussione
"i fannulloni non esistono"
Allora lui stesso nn esiste.
>>Da: Diana
Messaggio 6 della discussione
Forza Brunetta continua così!
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Egitto: la quarta piramide era la più grande
>>Da: Bea
Messaggio 1 della discussione
E' l'inconfondibile profilo delle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino a rendere unica la valle di Giza in Egitto; eppure la più bella di tutte era un'altra, a qualche chilometro di distanza, e le eclissava per dimensioni, maestosità e ricchezza. A far luce sul mistero della quarta piramide di Giza, quella perduta del faraone Djedefra - successore di Cheope durante la quarta dinastia - è ora un gruppo di archeologi internazionali che per anni ha scavato minuziosamente ad Abu Rawash, a una decina di chilometri a nord-ovest di Giza, dove si trovano i resti del monumento funerario, rivelando particolari inediti anche sull'enigmatico faraone cui è dedicato. Le ultime scoperte, come anticipa El Mundo, sono raccontate in un documentario che uscirà nei prossimi mesi per History Channel.
La "piramide perduta", i cui resti si trovano appunto ad Abu Rawash - oggi sito militare ad accesso ristretto - e non superano i dieci metri d'altezza, ha dato origine negli anni a leggende e supposizioni, a partire dal suo stato considerato finora incompiuto. Gli archeologi, però, non sono d'accordo: non solo la piramide era stata completata, ma era addirittura la più alta di tutto il complesso (Cheope, Chefren e Micerino) e i materiali usati per edificarla erano di qualità più pregiata rispetto a quelli delle "sorelle". In epoca romana venne poi smantellata e la pietra fu riutilizzata per edificare altre opere al Cairo, spiega Zahi Hawass, segretario generale del consiglio supremo delle antichità egizio.
Gli scavi sono durati dodici anni e danno una nuova interpretazione su molti dei misteri legati all'oscuro Djedefra, fra cui la sua scelta di edificare la piramide non nella piana di Giza, come i suoi predecessori, ma in un luogo più appartato ed elevato. A lungo si era pensato che in qualche modo il faraone fosse caduto in disgrazia, ma oggi Hawass ritiene che quella di distanziarsi dalla famiglia sia stata una scelta personale per sottolineare la propria indipendenza e per porre la propria tomba più in alto, vicino al Sole, che il faraone adorava.
La piramide di Djedefra era imponente e secondo gli ultimi calcoli superava di 7,62 metri la piramide di Cheope, alta 146 metri. Ognuna delle singole facce, alla base, misurava 122 metri e l'angolo di inclinazione era di 64 gradi, nonostante una variazione che impediva all'edificio di cadere. Fu usato granito rosso di Assuan, lo stesso utilizzato per la piramide del padre Cheope, che arrivava da oltre 800 chilometri di distanza attraverso il Nilo. Per edificare la piramide ci vollero otto anni di lavoro e oltre 15mila persone: ogni singola "mattonella" pesava 25 tonnellate e per sollevarla servivano 370 persone.
Solidissima, enorme, destinata ad accogliere con tutti gli onori il faraone nel passaggio all'altra vita. Nelle vicinanze del monumento funerario, che sarà visitabile dal 2009 solo all'esterno, sono stati ritrovati anche moltissimi contenitori per le offerte al faraone. E anche l'esterno manifestava tutta la maestosità del sovrano: la piramide era ricoperta da granito lucidato e da una lega di oro, argento e rame che al sole brillava, in segno di potere.
Io non sapevo dell'esistenza della quarta piramide. Addirittura era più grande di quella di Cheope!
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Rapina con sparatoria, muore carabiniere
>>Da: Graffio
Messaggio 7 della discussione
È successo a Pagani, nel salernitano
Rapina con sparatoria, muore carabiniere
Il militare, colpito da alcuni banditi, è stato sottoposto a intervento chirurgico. Il decesso in ospedale
PAGANI (Salerno) - Non ce l'ha fatta il carabiniere 33enne Marco Pittone, 33 anni, ferito gravemente durante un tentativo di rapina all'ufficio centrale delle Poste a Pagani, nel Salernitano. Il militare, che ha sventato il colpo, è deceduto in ospedale.
LA RICOSTRUZIONE - Il fatto è accaduto intorno alle 9,30 di venerdì: l'ufficiale dei carabinieri si trovava già all'interno dell'ufficio postale e per questioni di lavoro stava parlando con il direttore quando sono arrivati i tre malviventi, uno dei quali armato di pistola. Il sottotenente, che si trovava in compagnia di un altro carabiniere, ha intimato ai banditi di arrendersi ma uno dei tre per tutta risposta ha cominciato a sparare. A quanto pare uno dei tre malviventi sarebbe un italiano. È già scattata un'imponente caccia all'uomo per arrestare i tre banditi che, subito dopo il conflitto a fuoco, sono scappati sembra a bordo di un'automobile di colore scuro.
«NON HA ESTRATTO LA SUA ARMA D'ORDINANZA» - «Il sottotenente Marco Pittone ha intimato di abbassare le armi ma non ha estratto la sua pistola di ordinanza perché avrebbe messo in pericolo l'incolumità dei presenti». È la ricostruzione di quanto accaduto nell'ufficio postale di Pagani fornita dal generale Francesco Mottola, comandante della regione carabinieri Campania. Pittone aveva 33 anni, era celibe ed era di origini sarde. Mottola si è immediatamente recato da Napoli a Pagani dove, in ospedale, ha appreso la notizia della morte del sottotenente. «Siamo addolorati e ci stringiamo intorno alla famiglia di Pittone », ha detto il generale Mottola.
INTERVENTO CHIRURGICO - Il carabiniere è stato trasportato in gravi condizioni anche per la copiosa perdita di sangue al policlinico «Umberto I» di Nocera Inferiore dove è stato sottoposto a una delicata operazione. Niente da fare: il militare non ce l'ha fatta. Le forze dell'ordine stanno setacciando il territorio di Pagani per intercettare e arrestare i rapinatori.
Condoglianze per la morte del carabiniere!
Spero che becchino questi maledetti e la passino in galera tutta la loro fetida esistenza"
>>Da: massimo
Messaggio 2 della discussione
Condoglianze alla famiglia e onore al carabiniere ucciso.
>>Da: Diana
Messaggio 3 della discussione
Condoglianze innanzitutto e la speranza che i responsabili abbiamo una degna condanna subito dopo.
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L'emendamento anti prostitute
>>Da: massimo
Messaggio 8 della discussione
Intanto un emendamento dei relatori al decreto sicurezza inserisce le prostitute nell'elenco dei soggetti pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità. La proposta di modifica presentata dai presidenti delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato, Filippo Berselli e Carlo Vizzini, prevede che nella legge del 1956 (la n. 1423) sulle "misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e la pubblica moralità" venga inserita anche la categoria delle prostitute accanto a quelle degli oziosi e vagabondi, di chi pratica traffici illeciti, dei delinquenti abituali, degli sfruttatori di prostitute e minori, degli spacciatori. Nell'emendamento si legge che deve essere considerato soggetto pericoloso per sicurezza e moralità anche chi vive "del provento della propria prostituzione e venga colto nel palese esercizio di detta attività".
Soggetti pericolosi. I 'soggetti pericolosi', secondo la legge in vigore, possono essere diffidati dal questore e, se trovati a delinquere fuori dei luoghi di residenza, possono essere allontanati con foglio di via obbligatorio e inibiti dal ritornare per un periodo massimo di tre anni. Per i disobbedienti scatta il carcere fino a sei mesi. Nella sentenza di condanna poi dovrà essere disposto che, una volta scontata la condanna, il "contravventore" dovrà essere rimpatriato.
(estratto da repubblica)
Si direbbe che stiano chiudendo tutte le bocche di aereazione finanziaria a immigrati e clandestini perchè di fatto si va a colpire la prostituzione di strada, quella che è l'assillo di interi quartieri.
>>Da: Diana
Messaggio 2 della discussione
Totalmente daccordo con il provvedimento.
Tantissime ragazze dell'Est Europa che sono costrette, tramite minacce ai parenti nei paesi d'origine, da domani forse saranno libere.
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Filippo Facci: In tv va in onda la fine del "travaglismo"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Ospite fisso di "Annozero" nelle ultime settimane ha collezionato errori e clamorose figuracce. Castelli e Tosi (Lega) hanno mostrato le sue dimenticanze. E anche un collega dell'Espresso accusa: "E' disinformato". Intanto sul suo blog Travaglio omette la condanna a risarcire Mediaset
È finita anche la stagione di Annozero, e perdonerete se continuo a pensare che sia una trasmissione da preservare e al tempo stesso vergognosa. No, non sono le due facce di una stessa medaglia: che alcune puntate siano state interessanti e persino utili, indipendentemente dalle fazioni in campo, è qualcosa di palesemente o segretamente condiviso. Così pure il contrario: che alcune puntate siano state delle mere imboscate, con parterre imbarazzanti per squilibrio, con vacue e inutili piazze urlanti che atterrivano il livello della discussione, con la parola data o tolta secondo fazioso mestiere, beh, su questo c’è stata nondimeno una discreta convergenza.
La propensione al martirio e al vittimismo è direttamente nel dna di Michele Santoro, c’è poco da fare, e così pure alcune sue idee sul concetto di servizio pubblico e sul suo ruolo di conduttore nell’universo. In definitiva è solo colpa di Santoro se Marco Travaglio, alla fine, è diventato ed è restato la discriminante tra la decenza e l’indecenza di ogni singola puntata. Il fatto che per sistemare le cose basti dare il benservito a Travaglio, ne consegue, è qualcosa di palese e di inevitabile che ha un retrogusto ricattatorio: e sorry, è colpa di Santoro anche di questo.
Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends
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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
http://groups.msn.com/Clubazzurrolaclessidrafriends/messageboard
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"Fascista, non puoi fare l’esame"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 17 della discussione
Uova e insulti degli autonomi: una studentessa di destra cacciata dall'università
Alla fine ha rinunciato. Niente esame di procedura penale, il terz’ultimo prima della laurea. Augusta Montaruli, 24 anni, studentessa di legge a Torino e dirigente di An-Azione Giovani, ieri mattina è stata affrontata da un gruppetto di autonomi, decisi a impedire le prove d’appello per ricordare gli incidenti alla Sapienza. Lei gira da quattro anni sotto scorta. Tre amici che la proteggono da insulti e anche aggressioni fisiche. «Sono abituata a questo clima, ma oggi era proprio impossibile. Ho ceduto per difendere gli studenti nella mia situazione. Assurdo».
«Fascistella, te ne devi andare. Qui non puoi entrare», le urlano. C’è anche uno slogan dedicato e lei: «Le donne di destra non sono liberate, sono solo serve e non emancipate». Le più accanite sono le ragazze. Neanche fosse una questione personale. Augusta è anche protagonista di un fumetto, pubblicato su un sito anarchico. Con una conclusione agghiacciante: «Premi con forza la faccia dell’Augusta per capire che pensa». L’Augusta ha 24 anni, di cognome fa Montaruli. Autonomi e sinistra radicale avevano organizzato il presidio. Immediata la contro-manifestazione dei ragazzi di destra. Lei è un tipo gracile, indossa un trench bianco e resta immobile per ore davanti all’ingresso, circondata dai militanti di An. Di fronte, una ventina di autonomi del collettivo universitario. Nasce così un’interminabile, bizzarra mattinata. Da una parte, verso l’uscita, il gruppetto di antagonisti. In mezzo un robusto cordone di poliziotti, diretti dal capo della Digos di Torino in persona, il vice-questore Giuseppe Petronzi. Ricapitolando: quelli del presidio di An, secondo gli antagonisti (striscione: «Via i nazi-fascisti dall’Università») non dovevano assolutamente uscire dall’ingresso principale, semmai da quello posteriore, tanto da rimarcare una fuga ingloriosa. Gli avversari non hanno ceduto di un millimetro, sino a quando gli appelli non sono finiti. La pazienza dei poliziotti è stata messa a dura a prova. Quando il leader, il dottorando Davide Grasso, ha tentato di aggirare gli agenti del reparto mobile, ed è stato allontanato senza se e senza ma, e quando, al 90’, la polizia è avanzata con decisione, sino a sospingere fuori dai cancelli gli autonomi, fradici di pioggia.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 12 della discussione
«Io, di destra all’università mi nascondo»
di Luca Telese
«No, mi faccia un favore. Non scriva che sono una vittima. Non mi ci sento. Non lo sono».
E cosa si sente, allora?
«Una militante, per scelta. E poi una studentessa come le altre, che si è trovata a fare una battaglia di democrazia. Non per spirito eroico, per necessità».
Chiunque scriva di politica o di giovani, a Torino, la conosce. Perché Augusta Montaruli, 24 anni, dirigente di Azione universitaria, è un tipetto che non passa inosservato. Minuta, determinata, carismatica. Spesso la vedi con il suo inseparabile cane, Scipio («in omaggio all’inno di Mameli»). Da ieri, dopo lo scoop de La Stampa, che ha raccontato la guerriglia all’università inscenata dai collettivi autonomi per impedirle di sostenere un esame, Augusta è un personaggio nazionale, inseguita da giornali e Tg. Da quando gli autonomi l’hanno messa nel mirino, quattro anni fa, gira per i corridoi dell’università quasi sempre scortata dai suoi camerati. E ieri ha scelto di non stracciarsi le vesti, per lanciare un messaggio politico.
Augusta, perché proprio lei?
(Ride, amaramente) «Chieda a loro, non a me».
Però lei lo sa?
«Da presidente provinciale di Azione giovani sono diventata un bersaglio. Forse più visibile di altri, chissà. Ma prima di me c’erano altri ragazzi nel mirino, e domani ce ne saranno altri, se le cose non cambiano».
Pensa di essere odiata?
(Altro sospiro) «Oh sì. Purtroppo. Vorrei dire no, ma temo proprio di sì».
E lei li odia?
(Scuote la testa) «Noooo... mi fanno pena. Li considero poveracci. La caricatura dei rivoluzionari che sognano di essere. Figli di papà che giocano alla guerra: li conosco uno per uno».
Magari loro dicono lo stesso di lei...
«Impossibile. Mio padre è... mancato a gennaio. Loro si divertono nelle case occupate con le paghette dei genitori, io con mia sorella ho ereditato un mutuo. Una casa e un debito, una responsabilità».
Suo padre era un dirigente di banca...
«... e mia madre una bidella. Le spiego un’altra differenza: io studio all’università e non vedo l’ora di laurearmi, loro ci bivaccano, qualcuno è già dottorando, la maggior parte non è nemmeno iscritta».
Cosa è successo il giorno dell’esame?
«Si erano organizzati per una guerriglia. Per loro era vitale che io non entrassi».
Come mai?
«Hanno detto che dopo i fatti de La Sapienza serviva un presidio che impedisse l’occupazione “nazifascista” dell’università. Si erano organizzati. Avevano persino uno striscione e le uova».
Ma lei è riuscita entrare prima...
«Non c’è voluto nessun atto eroico, è bastato svegliarsi presto. Loro sono arrivati alle nove...».
E poi cos’è successo?
«Come ha potuto testimoniare l’inviato de La Stampa, furibondi per lo smacco, hanno stretto i cancelli con un cordone. Ci siamo trovati faccia a faccia. Noi dentro: loro fuori, imbufaliti, che cercavano sfondare».
E poi?
«Poi è iniziato il lancio delle uova. La polizia in mezzo, un clima da assedio. I miei amici che gridavano: “Vai, corri a fare l’esame, ti copriamo... Mi si è spezzato qualcosa dentro”.
Cosa?
«Pensare che io mi trovavo nella mia università - braccata! - che c’era bisogno di una testuggine romana per coprirmi. Lì ho preso una decisione: non dare l’esame».
Scelta difficile...
«Sì. Mi sentivo morire a lasciare
>>Da: Mirko
Messaggio 13 della discussione
Il posto di certa feccia è la galera.
In un paese civile quelli finivano in galera e amen.
Mirko
>>Da: annina
Messaggio 14 della discussione
Meglio non permettere a certa gente di frequentare l'università.
>>Da: Briciolina6643
Messaggio 15 della discussione
Che gente squallida che c'è in giro, veramente penosi costoro, le gridano fascistella e poi gli intolleranti sono loro, che schifo.
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Furio Colombo..un uomo pieno di odio
>>Da: Ada
Messaggio 10 della discussione
Statali. Furio Colombo attacca Brunetta: 'mini-ministro' delle comiche
ROMA - In conferenza stampa a Montecitorio per presentare 'Piazza del dissenso', il blog che da lunedi' prossimo sara' ospitato dal sito della rivista Micromega per fare opposizione al governo Berlusconi, il deputatao Pd ed ex direttore de L'Unita', Furio Colombo non e' tenero con il ministro dell'Innovazione, Renato Brunetta, per la sua battaglia contro i "fannulloni" nella Pubblica amministrazione fino a definirlo "il mini-ministro" che sta offrendo "uno spettacolo per ora comico, ma che presto potrebbe diventare drammatico".
Insomma, secondo Colombo "i fannulloni non esistono , si fabbricano apposta per poi farne i capri espiatori delle aziende". Cioe'? "Dirigenti e colleghi, allarmati dalla battaglia di Brunetta, faranno fronte comune contro qualcuno che invece lavora e magari e' in grado di denunciare le inadempienze dei colleghi e le connivenze politiche dei dirigenti. State certi- aggiunge- che il fannullone da cacciare si trovera' in ogni ufficio e sara' il personaggio scomodo da allontanare".
>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione
Le tesi di Furio Colombo non sono nemmeno da prendere in considerazione, non fosse altro perchè vengono da un personaggio che fa il comunista per hobby, ed è talmente pieno di livore contro Berlusconi, che non riesce a fare un ragionamento compiuto.
E' veramente un povero diavolo.
Andrea
>>Da: Mirko
Messaggio 8 della discussione
Furio Colombo che dà del "mini-ministro" è un soggetto spregevole, di quelli che mettono in vista handicap fisici come i bulli nelle scuole, come i nazisti che mandavano nei campi quelli con difetti genetici.
E' un personaggio umanamente spregevole.
Mirko
>>Da: annina
Messaggio 9 della discussione
Basta guardarlo in faccia.
>>Da: Briciolina6643
Messaggio 10 della discussione
Questa uscita di Colombo è vergognosa, calcare la mano su un handicap fisico è squallido, sono indignata verso questo personaggio, che schifo.
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Rapina con sparatoria, muore carabiniere
>>Da: Graffio
Messaggio 7 della discussione
È successo a Pagani, nel salernitano
Rapina con sparatoria, muore carabiniere
Il militare, colpito da alcuni banditi, è stato sottoposto a intervento chirurgico. Il decesso in ospedale
PAGANI (Salerno) - Non ce l'ha fatta il carabiniere 33enne Marco Pittone, 33 anni, ferito gravemente durante un tentativo di rapina all'ufficio centrale delle Poste a Pagani, nel Salernitano. Il militare, che ha sventato il colpo, è deceduto in ospedale.
LA RICOSTRUZIONE - Il fatto è accaduto intorno alle 9,30 di venerdì: l'ufficiale dei carabinieri si trovava già all'interno dell'ufficio postale e per questioni di lavoro stava parlando con il direttore quando sono arrivati i tre malviventi, uno dei quali armato di pistola. Il sottotenente, che si trovava in compagnia di un altro carabiniere, ha intimato ai banditi di arrendersi ma uno dei tre per tutta risposta ha cominciato a sparare. A quanto pare uno dei tre malviventi sarebbe un italiano. È già scattata un'imponente caccia all'uomo per arrestare i tre banditi che, subito dopo il conflitto a fuoco, sono scappati sembra a bordo di un'automobile di colore scuro.
«NON HA ESTRATTO LA SUA ARMA D'ORDINANZA» - «Il sottotenente Marco Pittone ha intimato di abbassare le armi ma non ha estratto la sua pistola di ordinanza perché avrebbe messo in pericolo l'incolumità dei presenti». È la ricostruzione di quanto accaduto nell'ufficio postale di Pagani fornita dal generale Francesco Mottola, comandante della regione carabinieri Campania. Pittone aveva 33 anni, era celibe ed era di origini sarde. Mottola si è immediatamente recato da Napoli a Pagani dove, in ospedale, ha appreso la notizia della morte del sottotenente. «Siamo addolorati e ci stringiamo intorno alla famiglia di Pittone », ha detto il generale Mottola.
INTERVENTO CHIRURGICO - Il carabiniere è stato trasportato in gravi condizioni anche per la copiosa perdita di sangue al policlinico «Umberto I» di Nocera Inferiore dove è stato sottoposto a una delicata operazione. Niente da fare: il militare non ce l'ha fatta. Le forze dell'ordine stanno setacciando il territorio di Pagani per intercettare e arrestare i rapinatori.
Condoglianze per la morte del carabiniere!
Spero che becchino questi maledetti e la passino in galera tutta la loro fetida esistenza"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Fermate 2 persone
di Carmine Spadafora Finisce in tragedia una rapina in un ufficio postale a Pagani (Salerno). Vittima un sottotenente dell’Arma. Di fronte alla folla terrorizzata blocca un rapinatore, ma uno dei complici prima lo ferisce e poi lo "giustizia" con un colpo alla gola. Guarda le immagini
Salerno - Nella sua idea di carabiniere, c’era innanzitutto la sicurezza dei cittadini. Ieri mattina, questo servitore dello Stato, non ha tradito i suoi principi: quando si è trovato davanti a tre rapinatori, per non mettere a repentaglio la vita di una quindicina di persone che si trovavano all’interno di un ufficio postale non ci ha pensato due volte, si è lanciato contro il malvivente armato di una pistola, ma ha tenuto la sua chiusa nella fondina. Ha evitato probabilmente una carneficina il sottotenente Marco Pittoni, ma ha pagato con la sua vita. Originario di un paesino della Sardegna, Giba (Cagliari), è morto a solo 33 anni. Colpito da due proiettili, all’addome ed alla gola, si è spento dopo 4 ore di agonia in ospedale. Inutile il disperato intervento chirurgico alla carotide, Marco è morto poco dopo l’operazione.
Scenario di questa tragedia Pagani, 15 chilometri da Salerno. Ieri mattina, Pittoni, con due carabinieri della tenenza di Pagani si era recato nell’ufficio postale di Corso Padovano, per concordare con la direttrice, misure di sicurezza più efficaci. Dopo avere parcheggiato all’esterno dell’ufficio, i tre militari, tutti in borghese, si sono separati. Il tenente ha raggiunto la direttrice nel suo ufficio ma, pochi minuti dopo, sono arrivati anche i malviventi. Erano in tre, forse un quarto era alla guida, una Volkswagen Fox di colore nero. Azionate le 4 frecce laterali, i malviventi, che indossavano sciarpe e berretti, hanno fatto irruzione in posta. Uno dei tre con un salto è andato al di là del bancone; quello con la pistola, ha tenuto sotto tiro clienti e dipendenti mentre il terzo complice si era piazzato all’ingresso dell’ufficio a fare da palo. «Ho sentito delle urla provenire dal salone», racconta un dipendente.
Le urla le ha sentite anche Pittoni, e ha urlato: «Carabinieri, arrendetevi, posate le armi». Poi si è lanciato sul rapinatore che impugnava la pistola, ha fatto da scudo alla gente e lo ha immobilizzato. Sembrava fatta. Invece, non era ancora finita. Un altro bandito si è lanciato sull’ufficiale, ne è nata una colluttazione: Pittoni è finito sul pavimento, tirando a terra il malvivente che era riuscito a bloccare ma, senza avere più il controllo della situazione.
A questo punto la tragedia. Un altro dei banditi ha premuto il grilletto, ferendo all’addome l’ufficiale. Poi, spietato, ha puntato l’arma alla gola del militare. È successo tutto in 10–15 secondi al massimo, in pochi metri quadrati, tra la folla terrorizzata. Uno dei due carabinieri che si trovava con il suo comandante, ha sparato 2 colpi in aria, poi ha tentato di inseguire i tre malviventi in fuga con tremila euro di bottino. Tre ore più tardi l’auto è stata ritrovata dai carabinieri di Torre Annunziata. «Qua non doveva starci, era troppo buono per questa terra», urla Tiziana, la fidanzata di Marco giornalista in una tv locale.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Un altro aggiornamento:
Tre persone sono state fermate dai carabinieri di Castello di Cisterna (Napoli) nell’ambito delle indagini sull’omicidio del sottotenente dell’Arma Marco Pittoni, avvenuto ieri mattina a Pagani durante una rapina all’ufficio postale. Secondo le prime notizie, i tre potrebbero essere componenti della banda che ha compiuto la rapina ma le indagini si concentrerebbero su cinque persone di Torre Annunziata, sempre nel napoletano. Sono in corso accertamenti per vagliarne le posizioni. Ieri, almeno per uno dei tre rapinatori che avevano agito, c’era già da parte degli inquirenti una possibilità di identificazione. Posti di blocco e controlli sono andati avanti in maniera serrata; la macchina usata dai malviventi, una Wolkswagen Fox nera era stata trovata abbandonata tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione
Condoglianze alla famiglia e massimo rispetto per il Carabiniere, ma ha pagato a caro prezzo il non aver estratto l'arma.
Andrea
>>Da: Mirko
Messaggio 7 della discussione
Cordoglio per la famiglia.
Mirko
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L'emendamento anti prostitute
>>Da: massimo
Messaggio 8 della discussione
Intanto un emendamento dei relatori al decreto sicurezza inserisce le prostitute nell'elenco dei soggetti pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità. La proposta di modifica presentata dai presidenti delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato, Filippo Berselli e Carlo Vizzini, prevede che nella legge del 1956 (la n. 1423) sulle "misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e la pubblica moralità" venga inserita anche la categoria delle prostitute accanto a quelle degli oziosi e vagabondi, di chi pratica traffici illeciti, dei delinquenti abituali, degli sfruttatori di prostitute e minori, degli spacciatori. Nell'emendamento si legge che deve essere considerato soggetto pericoloso per sicurezza e moralità anche chi vive "del provento della propria prostituzione e venga colto nel palese esercizio di detta attività".
Soggetti pericolosi. I 'soggetti pericolosi', secondo la legge in vigore, possono essere diffidati dal questore e, se trovati a delinquere fuori dei luoghi di residenza, possono essere allontanati con foglio di via obbligatorio e inibiti dal ritornare per un periodo massimo di tre anni. Per i disobbedienti scatta il carcere fino a sei mesi. Nella sentenza di condanna poi dovrà essere disposto che, una volta scontata la condanna, il "contravventore" dovrà essere rimpatriato.
(estratto da repubblica)
Si direbbe che stiano chiudendo tutte le bocche di aereazione finanziaria a immigrati e clandestini perchè di fatto si va a colpire la prostituzione di strada, quella che è l'assillo di interi quartieri.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
"Così sarà la legge anti-prostituzione"
di Massimo Malpica Il sottosegretario all'Iterno Alfredo Mantovano parla della proposta di allontanare le lucciole straniere con il foglio di via.
Roma - «Sono meravigliato dal clamore sollevato dall’emendamento per il foglio di via alle prostitute, sproporzionato rispetto alla sua sostanza». Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, scorre le reazioni all’emendamento al decreto legge sul pacchetto sicurezza presentato da Filippo Berselli e Carlo Vizzini e sospira: «Non lo trovo assolutamente scandaloso. L’emendamento integra una norma su misure di prevenzione personali che si basano sulla pericolosità sociale. Sfido chiunque a dimostrare che chi esercita la prostituzione, traendone profitto personale, rappresenti una situazione in linea con canoni di legalità. Tra l’altro non è prevista sanzione penale, solo foglio di via e allontanamento».
Molti ricordano che le prostitute sono vittime.
«Infatti l’emendamento riguarda chi dalla prostituzione trae profitto personale. Rispetto a questa obiezione, ricordo che c’è l’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione che stabilisce che chiunque è vittima di sfruttamento di qualsiasi tipo, e il caso di maggiore applicazione è quello delle ragazze costrette come schiave a prostituirsi, partecipi a un programma di protezione e riceva assistenza e cure. Dopo di che può scegliere se tornare nel Paese d’origine, ricevendo anche sei mesi di sostegno, o se restare in Italia ricevendo un permesso di soggiorno».
Insomma, l’articolo non riguarda le «schiave del sesso».
«No. Chi è vittima di sfruttamento ha un’ampia protezione, già applicata migliaia di volte, sia per la salvezza di tante donne che per disarticolare i clan che gestiscono il business. Trovo ipocrita lamentarsi se per strada ci sono certi spettacoli e poi gridare allo scandalo per un emendamento come questo».
Il ministro Maroni da Venezia annuncia lo smantellamento dei campi nomadi abusivi. Qual è la strategia dell’esecutivo per l’emergenza rom?
«C’è un doppio binario. Da un lato l’espulsione - o l’allontanamento, a seconda che siano extracomunitari o comunitari - dei soggetti che non hanno titolo per restare negli insediamenti. Dall’altro, nei confronti dei rom che vivono onestamente in Italia, vogliamo predisporre centri di soggiorno che permettano loro condizioni di vita meno degradate di quelle attuali, e conformi all’umanità e al decoro. Il ruolo dei commissari straordinari è appunto sia quello di coordinare gli allontanamenti sia di trovare soluzioni alloggiative che evitino il degrado».
Degrado che non manca anche in molti insediamenti «ufficiali».
«Sì, ed è fuori da ogni logica che dentro le nostre città possano esistere comunità costrette a vivere in spregio alle più elementari norme igieniche e di civiltà».
Intanto l’Anm spara a zero sull’ipotesi del reato di clandestinità.
«In certe fasce della magistratura organizzata vedo il riproporsi di un atteggiamento critico a prescindere. Un “ritorno alle armi” preparato dallo spostamento a sinistra dei vertici dell’Associazione nazionale magistrati tra le elezioni e la formazione dell’esecutivo. Non c’è solo la critica al reato di ingresso clandestino, ma un “no” generalizzato. Pure al decreto sui rifiuti per
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Carfagna: «Idea apprezzabile» Perplessità nel Pd
L’emendamento al pacchetto sicurezza sul tema della prostituzione ha scatenato molte polemiche politiche. Il Ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna annuncia che il governo esprimerà una «posizione condivisa» dopo una «riflessione seria». «Lo spirito dell’emendamento è apprezzabile perché tende a combattere la prostituzione, un fenomeno grave che utilizza il corpo delle donne e spesso degenera in schiavitù».
Contrario alle polemiche anche il presidente dei senatori leghisti Federico Bricolo: «L’obiettivo è chiaro: gli stranieri, clandestini o regolari, che vivono nell’illegalità e alimentano la criminalità devono essere espulsi siano essi piccoli o grandi spacciatori, sfruttatori o prostitute. La polemica dunque è fuori luogo». Fortemente critica è invece la capogruppo del Pd in Senato, Anna Finocchiaro: «Pensare di risolvere il problema della prostituzione attraverso l’espulsione delle prostitute, dimostra che si vuole correre dietro all’umore e alla “pancia” del Paese» e condanna la proposta che «sa di demagogia e propaganda». Le fa eco Barbara Pollastrini, anche lei Pd, e ministro delle Pari opportunità nell’ultimo governo Prodi: «Nella lista di proscrizione non poteva mancare la prostituzione. La logica è indicare il nemico, scaricare su di esso ogni colpa e punire». Poi raddrizza il tiro: «Io non sono per lasciare le cose come stanno, ma bisogna distinguere la prostituzione coatta, frutto di schiavitù e sfruttamento, e la prostituzione per scelta».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Sono in centomila a vendersi: business da 90 milioni al mese
di Giacomo Susca
«Al massimo, con 50 euro vai con una straniera in albergo o in macchina, mentre con un’italiana devi pagare 100 euro comunque. Be’, vuol dire che con 100 euro vai due volte con una romena o un’albanese», dice Marco, cliente abituale, davanti ai ricercatori dell’Ismu che provano a entrare nella testa di chi compra corpi femminili. Matematica del sesso mercenario, semplice e banale, come il bisogno che porta sulla strada qualcosa come 9 milioni e mezzo di uomini italiani. «Sono loro, le donne, a costringerti a cercare sesso a pagamento perché quando ti sposano promettono che farai sesso tutte le volte che ne avrai voglia, poi lo usano come una risorsa, anzi un’arma, uno strumento per ottenere ciò che vogliono».
Marco è sposato, con figli. Incarna appieno l’identikit del frequentatore di prostitute: dai 35 ai 50 anni di età, istruzione medio-alta, col vizio di sfogarsi ogni quindici giorni quindici chiedendo niente più che «ordinarie prestazioni». Non è un tipo solitario o un disadattato. Usa internet per navigare nei siti dedicati, dove scambia informazioni con la comunità di colleghi. Elabora commenti e recensioni sui «prodotti», magari piazza bandierine su Google maps o propone «fund raising» per testare le novità in circolazione. Come tutti gli altri mette il preservativo ma è disposto, diciamo, a «straordinari», se può farne a meno e, quando può, sceglie le donne dell’Est europeo - insomma quelle che «non fanno le cose come una catena di montaggio, un colpo e via, ma ti danno anche un po’ d’affetto».
Negli ultimi mesi, da Torino a Palermo, di affetto a buon mercato se ne trova davvero a volontà. Da 70 a 100mila persone, a seconda delle stime, compongono l’esercito di chi si offre a pagamento sulle tangenziali o nelle stanze arredate da branda e comodino. Transessuali a parte (addirittura il 30 per cento) è un plotone ecumenico con almeno 60 nazionalità rappresentate: in testa sempre le nigeriane, sebbene la concorrenza delle romene in tempi di Europa allargata si stia facendo sentire. Ma il vero fenomeno, confermano gli osservatori, sono le cinesi, fresche arrivate, spregiudicate quanto basta, abili a gestirsi a livello imprenditoriale perché ormai hanno in pugno la rete degli appartamenti. E con le spalle davvero «coperte».
Tutte schiave? «La presenza del racket è preponderante - spiega Andrea Di Nicola, docente di criminologia all’università di Trento e coautore del primo studio qualitativo in materia -. Eppure solo una prostituta su tre, da noi avvicinata, dichiara di essere realmente sfruttata. Arrivando a consegnare fino a 7mila euro al mese alle organizzazioni della tratta. Le altre ammettono che, al momento di entrare in Italia, erano a conoscenza del destino che le aspettava. Poi, una volta messe sulla strada, hanno deciso di continuare. E una su cinque è minorenne». Il turnover della prostituzione resta ampio e accelerato - «è uno dei modi per sfuggire ai controlli» -, come tutte le industrie che si rispettino risente delle stagioni. Ad alta e bassa intensità, il picco da giugno ad agosto, il calo nei mesi invernali.
Il boom delle presenze, in funzione della domanda, si polarizza attorno ai grandi centri urbani. Un’altra ricerca del Parsec per il ministero delle Pari opportunità ha calcolato una media di 7mila lucciole gravitanti nel Lazio (oltre 5mila nella sola capitale)
>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione
Pienamente d'accordo con il decreto.
Andrea
>>Da: Mirko
Messaggio 7 della discussione
Ottima misura.
Speriamo si traduca in legge.
Mirko
>>Da: annina
Messaggio 8 della discussione
Sarebbe una buona norma, insieme a quella delle case chiuse di cui abbiamo parlato giorni fa.
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Filippo Facci: In tv va in onda la fine del "travaglismo"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Ospite fisso di "Annozero" nelle ultime settimane ha collezionato errori e clamorose figuracce. Castelli e Tosi (Lega) hanno mostrato le sue dimenticanze. E anche un collega dell'Espresso accusa: "E' disinformato". Intanto sul suo blog Travaglio omette la condanna a risarcire Mediaset
È finita anche la stagione di Annozero, e perdonerete se continuo a pensare che sia una trasmissione da preservare e al tempo stesso vergognosa. No, non sono le due facce di una stessa medaglia: che alcune puntate siano state interessanti e persino utili, indipendentemente dalle fazioni in campo, è qualcosa di palesemente o segretamente condiviso. Così pure il contrario: che alcune puntate siano state delle mere imboscate, con parterre imbarazzanti per squilibrio, con vacue e inutili piazze urlanti che atterrivano il livello della discussione, con la parola data o tolta secondo fazioso mestiere, beh, su questo c’è stata nondimeno una discreta convergenza.
La propensione al martirio e al vittimismo è direttamente nel dna di Michele Santoro, c’è poco da fare, e così pure alcune sue idee sul concetto di servizio pubblico e sul suo ruolo di conduttore nell’universo. In definitiva è solo colpa di Santoro se Marco Travaglio, alla fine, è diventato ed è restato la discriminante tra la decenza e l’indecenza di ogni singola puntata. Il fatto che per sistemare le cose basti dare il benservito a Travaglio, ne consegue, è qualcosa di palese e di inevitabile che ha un retrogusto ricattatorio: e sorry, è colpa di Santoro anche di questo.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
In fondo Travaglio, terminata anche la sua stagione di soliloqui televisivi, alla fine fa quasi tenerezza. Quasi: perché sembrava, alla fine, uno di quei pugili cui hanno decretato il kappaò tecnico ma che non l’hanno capito, e menano fendenti patetici mentre l’arbitro lo riaccompagnava all’angolo dove l’allenatore, un salernitano coi riccioli, gli mormorava che resta il migliore. La lezione nozionistica impartitagli giovedì sera da Alfredo Mantovano (dopo che Travaglio aveva detto che «a Napoli il commissariato fa più o meno le stesse cose della camorra») è stata annichilente. Ma è stato tutto l’ultimo round stagionale a essere micidiale. Prima Giuseppe D’Avanzo di Repubblica, come ricorderete, se l’è cucinato spiegando che Travaglio e la sua famiglia erano andati in vacanza con un tizio poi condannato per favoreggiamento di un mafioso, già prestanome di Provenzano: e anche questo si è rivelato un «fatto». Poi, ad Annozero, Roberto Castelli ha smentito Travaglio in diretta, spiegandogli che lui, diversamente da come Travaglio aveva scritto in articoli e libri, non è mai stato condannato per nessun reato: sul suo capo pende solo una richiesta economica da parte della Corte dei Conti.
Sempre ad Annozero, inoltre, nella stessa puntata, Travaglio ha dovuto persino prendere delle lezioni di diritto elementare dal sindaco di Verona Flavio Tosi: il quale gli ha spiegato la mera differenza tra corruzione e finanziamento illecito dei partiti (si parlava di un reato commesso da Umberto Bossi 18 anni fa) e poi ha amabilmente ricordato che Travaglio in precedenza l’aveva definito «cavernicolo» e «troglodita» anche se le sue condanne per istigazione all’odio razziale, ricordate puntualmente da Travaglio, erano state cancellate con rinvio dalla Cassazione. Anche Tosi, insomma, come Castelli, era incensurato e però il documentato Travaglio non lo sapeva. Eppure, quindici giorni prima, l’aveva scritto proprio l’Espresso, settimanale cui Travaglio collabora: a essere preciso l’aveva scritto il suo collega Gabriele Mastellarini, cui Travaglio un paio d’anni fa ha scritto la prefazione di un libro. Ora, sul suo blog, l’ingrato Palombarini ha da dolersi: «Travaglio sul caso è disinformato», scrive, «Tosi non ha nessuna condanna sul groppone. Mi spiace che Travaglio non legga le pagine dell’Espresso, dove scrive tutte le settimane. Mi permetto di citare Indro Montanelli: “I fatti vanno raccontati tutti: chi ne censura qualcuno è un disonesto che come tale prima o poi viene smascherato”». E questo è un uppercut: Montanelli citato contro Travaglio.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Sempre durante Annozero, poi, Travaglio si era difeso dall’accusa di essere un «pregiudicato» ammettendo d’esser stato condannato solo in sede civile. Ed è un classico schema di Travaglio: da un lato la precisione del maestrino, dall’altro, a proposito di se stesso o dei suoi amici, sciatteria e omissioni a non finire: «Travaglio dimentica la condanna del Tribunale di Torino a indennizzare Fedele Confalonieri e Mediaset per un totale di oltre trentamila euro», ha ricordato ancora Palombarini sul suo blog. Il quale ha precisato, oltretutto: «Travaglio sul suo sito offre stranamente una versione diversa della sentenza. Lui che è sempre molto preciso sulle condanne altrui, scrive che “dovrò pagare 10 mila euro più le spese al dottor Fedele Confalonieri”, mentre in realtà sono 12.000 e dimentica la pubblicazione dell’estratto sul Corriere della Sera, che ha un costo non indifferente. Travaglio non riporta anche la condanna a risarcire Mediaset spa per 14.000 euro, e soprattutto non dice che davanti al giudice ha definito la propria rubrica “di carattere satirico”».
E questa mancava: Travaglio fa satira. Lo sostiene lui. In una sua memoria difensiva datata 4 febbraio 2007, infatti, Travaglio ha scritto che la sua rubrica sull’Unità sarebbe stata appunto «di evidente contenuto satirico». Lui è un satiro. Un comico. E noi potremmo anche concordare, ma è il giudice che nel gennaio scorso l’ha condannato a risarcire Mediaset che non l’ha pensata così: «Non sono ravvisabili i caratteri della satira: questa infatti è una modalità di rappresentazione di fatti e/o persone che mira a suscitare ilarità del pubblico», e però «nella pubblicazione oggetto del procedimento tali caratteristiche non sono in alcun modo ravvisabili». Cioè: Travaglio non fa neanche ridere. L’ha detto un giudice. Per sentenza.
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P.C. Pomicino: Cari ministri attenti agli slogan
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La caduta dei mercati borsistici dopo l’annuncio di Trichet di un possibile aumento dei tassi di interesse per contrastare l'impennata inflazionistica nella zona euro e i dati negativi della produzione industriale tedesca ripropongono drammaticamente il tema della crescita. Il rischio del nostro governo è che vada fuori strada grazie al frastuono degli applausi per i proclami ogni giorno sempre più ridondanti. A cominciare dall'inutile reato di clandestinità che ingolferebbe carceri e tribunali senza aiutare le espulsioni, per finire ai settori economici. Non ci fa velo la stima e l'amicizia per Tremonti, Sacconi e Brunetta nel dire che siamo a disagio quando sentiamo ogni giorno annunci di rivoluzioni ricchi di slogan pubblicitari. Via i fannulloni e chi non si trasferisce verrà licenziato (Brunetta), le regioni che sfondano i conti sanitari non solo verranno commissariate ma i responsabili diventeranno ineleggibili (Sacconi), avanti tutta con la Robin Tax (Tremonti) per togliere soldi ai petrolieri e distribuirli ai poveri. E giù applausi da stadio. Forse siamo un po' antiquati ma in politica il tifo non ci convince. Non abbiamo naturalmente la presunzione di dare consigli, ma qualche considerazione va fatta. A Brunetta, ad esempio, vorremmo ricordare che la mobilità dei pubblici dipendenti, elemento essenziale per una maggiore efficienza dell'amministrazione pubblica, più che di minacce ha bisogno di una rapida offensiva di persuasione. Nel periodo '88-'93 oltre diecimila dipendenti cambiarono regione ed amministrazione su base volontaria cioè senza minacce o incentivi. Un primo positivo esperimento bloccato poi per responsabilità bipartisan a metà degli anni novanta. Comprendiamo e condividiamo poi l'ansia del ministro Sacconi dinanzi ad una spesa sanitaria che cresce in quantità ma non sempre in qualità. Si possono certamente ridurre altri trasferimenti statali per compensare le maggiori spese nel settore e/o avviare le procedure di scioglimento delle regioni o sostituire i dirigenti che non rispettano i limiti del budget (una norma, quest'ultima già esistente).
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Quel che non si può fare è dichiarare ineleggibili per inadeguatezza amministrativa e politica le persone. L'elettorato passivo è un diritto costituzionale e in uno Stato di diritto solo l'autorità giudiziaria lo può togliere così come solo il cittadino elettore può eleggere o bocciare il candidato. Ogni altra strada è un nuovo autoritarismo. Anche Giulio Tremonti lancia «messaggi popolari» come quello di togliere ai ricchi, nel caso specifico ai petrolieri, per darli ai meno abbienti. Chi mai potrebbe non essere d'accordo? Chi governa, però deve scegliere strade praticabili. Ci sembra difficile infatti (ma siamo sempre pronti a fare ammenda) poter tassare in maniera differenziata gli utili di una società petrolifera rispetto ad utili realizzati da società operanti in altri settori. Si possono aumentare le royalties sulla produzione ma il gettito recuperato sarebbe ben poca cosa a fronte del rischio che, in regime di libero mercato, questi nuovi oneri si trasferiscano almeno in parte sui prezzi alla pompa. D'altro canto davvero non si capisce perché lo Stato che in 12 mesi ha incassato alcuni miliardi di euro in più per l'aumento del prezzo del barile non riduca le accise restituendo così alle famiglie e alle imprese ciò che a loro è stato tolto per le decisioni dei Paesi produttori di petrolio. Avremmo, oltretutto, anche un evidente effetto antiinflattivo. E per ultimo un accenno sulla riduzione della spesa pubblica. Cosa sacrosanta che richiede però un'azione pluriennale perché la spesa pubblica è in buona parte figlia di norme precise senza togliere le quali non accadrà mai nulla. Se ci si limita a ridurre gli stanziamenti infatti si mettono in difficoltà solo funzioni fondamentali dello Stato (forze dell'ordine, vigili del fuoco, ospedali e via di questo passo). Vediamo aggirarsi nei corridoi del mitico palazzo di via XX Settembre il vecchio fantasma del decreto taglia-spese del 2002 che limitò di poco la spesa pubblica per alcuni mesi ottenendo, poi, un rimbalzo formidabile nell'anno successivo. La vera emergenza resta dunque la crescita. Di essa si parla poco e si razzola male riducendo come è stato fatto nel decreto Ici, i fondi per gli investimenti pubblici e per la competitività delle imprese. Possiamo sbagliare, naturalmente, ma non è questa la strada. La riduzione della spesa non garantisce automaticamente la ripresa economica mentre una crescita decisamente più sostenuta aiuta la necessaria riduzione della spesa corrente. Insomma l'esatto contrario di ciò che si è fatto negli ultimi 12 anni. E davvero non possiamo più sbagliare.
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Mario Cervi: Il fronte del no con la toga
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
È una convinzione che viene da lontano quella dei magistrati - alcuni magistrati - d’essere non servitori dello Stato cui spetta d’applicare le leggi, ma detentori di supreme verità sociali e morali. In questa versione sublimata i giudici e i Pm debbono tutelare, più di quanto faccia il Quirinale, più di quanto faccia il Parlamento, più di quanto faccia la Corte costituzionale, i supremi valori della Repubblica. Oppongono i loro dinieghi nel nome d’una sacralità del diritto e dei diritti sulla quale ritengono d’essere gli unici a potersi pronunciare.
Ho osservato che questa concezione è tutt’altro che nuova. Essa fu applicata nel 1994, con melodrammatica enfasi mediatica, dal pool di «Mani pulite», per bloccare un decreto dell’allora guardasigilli Biondi che limitava la possibilità d’arrestare chi non fosse indiziato di reati gravissimi. Il pm Antonio Di Pietro si presentò in televisione e con voce rotta annunciò le dimissioni sue e dell’intero pool. Il decreto fu ritirato. Le dimissioni anche. Adesso manca il ricorso alla sceneggiata, ma i no rimangono. Aprendo il congresso dell’Associazione nazionale magistrati il presidente Luca Palamara ne ha allineato un bel numero: alcuni stagionati, altri attuali. No al reato di clandestinità, no alla clandestinità come aggravante per chi deve rispondere d’altro, no alla superprocura contro l’emergenza rifiuti, no alla separazione delle carriere. Quanto alle correnti dell’Anm, Palamara ha detto che sono l’espressione «dei diversi modi di intendere il mestiere del magistrato».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Ma quanti modi ci sono? Sarebbero gradite ulteriori delucidazioni.
Questo per l’Anm. Ma anche le singole toghe si danno da fare. Un giudice di Milano ha ritenuto «manifestamente irragionevole» la già accennata aggravante della clandestinità, un suo collega l’ha collegata a «contingenti ragioni di politica emergenziale e sicuritaria (sic!)» (Per verità in un diverso processo un diverso giudice - sempre a Milano - è stato di parere opposto, a conferma di quanto siano coerenti e certe, nell’applicazione pratica, le leggi italiane).
Un nuovo 1994? Non fino a quel punto. L’ho già accennato, non ci sono drammi in Tv, ed è una differenza positiva. Ma c’è anche, a mio avviso, una differenza peggiorativa. I giudici «redentori» di «Mani pulite» si sentivano interpreti e guide d’un moto collettivo di ribellione e di indignazione. Con i loro no alcuni giudici d’oggi contrastano invece un’azione - contro l’immigrazione illegale, contro lo scandalo dei rifiuti - che gode del più ampio sostegno popolare, e che perfino una parte dell’opposizione parlamentare condivide. Questi giudici del no rappresentano solo se stessi.
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Divieto di volo per le hostess grasse
>>Da: andreavisconti
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In India un tribunale di Nuova Delhi ha dato ragione alla compagnia di bandiera Air India chiamata in causa da cinque assistenti di volo lasciate a terra perché considerate troppo "abbondanti" per lavorare sui voli di linea
Nuova Delhi - Le hostess troppo grasse per salire in aereo rimangono a terra. È successo in India, dove un tribunale di Nuova Delhi ha dato ragione alla compagnia di bandiera Air India chiamata in causa da cinque assistenti di volo lasciate a terra perché considerate troppo "abbondanti" per lavorare sui voli di linea.
La decisione dei magistrati Secondo i magistrati, la decisione della Air India è legittima perchè un equipaggio sovrappeso rappresenta un azzardo per la sicurezza e per la salute. Inoltre, la grande competizione fra compagnie aeree giustifica la selezione del personale di volo anche dal punto di vista estetico, secondo quanto sentenziato dai magistrati. Le cinque hostess hanno annunciato ricorso contro il verdetto.
Il precedente Alcuni anni fa la stessa compagnia aerea aveva fatto una selezione del personale di volo escludendo i candidati che presentavano problemi di acne o una brutta dentatura.
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Europei 2008: parte la sfida
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La tredicesima edizione degli Europei di calcio si apre con la sfida tra Svizzera e Repubblica Ceca. A contendersi il titolo Francia, Germania, Spagna e Portogallo. E ovviamente anche gli azzurri campioni del mondo. Guarda la sezione speciale Euro 2008
Vienna - Ormai è tutto pronto per gli Europei di calcio (guarda la sezione speciale Euro 2008): la tredicesima edizione del torneo sarà la più ricca, come monteprimi - 184 milioni di euro, 23 milioni per la nazionale che vince - il secondo organizzato congiuntamente da due paesi e il primo con i controlli antidoping a sorpresa sul sangue. La partita inaugurale vede il confronto tra la Svizzera e la Repubblica Ceca. Le squadre di casa - Svizzera e Austria - sognano di poter dire la loro, anche se non sarà facilissimo. Tra le squadre in lizza per il titolo c'è il Portogallo, rimasta un’eterna grande incompiuta - un po' come i "cugini" spagnoli - che adesso si affida alla classe e ai gol di Cristiano Ronaldo per scoprirsi finalmente vincente: se il fuoriclasse del Manchester United ripete quanto ha fatto in questa stagione a livello di club l’impresa è possibile.
Ma la parola d’ordine per Euro 2008 è "tutti a caccia dell’Italia", la squadra campione del mondo che sembra avere le carte in regola per ripetere quanto riuscito alla Francia nel 1998 e nel 2000 (la Germania degli anni ’70 vinse prima l’Europeo e poi la Coppa del Mondo), anche se nel frattempo ha incassato l’addio di Totti e Nesta ed ora è priva anche della bravura e il carisma dell’infortunato Cannavaro.
Gli azzurri avranno la partenza ad handicap di un girone di ferro, con la solita Francia (ormai è una sfida infinita, che qui però non potrà ripetersi anche nella finale del 29 a Vienna), Olanda e Romania, mentre più agevole appare il cammino della Germania, altra favorita di sempre, con Michael Ballack che cerca disperatamente il modo di consolarsi per la cocente delusione della finale di Champions persa a Mosca con il Chelsea. Contro Polonia, Croazia ed Austria, tre rivali con cui c’è da sempre una forte rivalità anche a livello di tifoserie, i tedeschi potranno rodarsi al punto giusto, e capire fino a dove possono arrivare, nonostante i proclami del ct croato, il "metallaro" Slaven Bilic, ex difensore che ha conservato l’orecchino al lobo sinistro, gioca a poker con i suoi giocatori e predice loro un futuro radioso: per lui sarà proprio la sua Croazia la grande sorpresa di questo Europeo, e la squadra che alla fine solleverà la Coppa. Lo dice dal giorno del sorteggio, nel dicembre scorso a Lucerna, vantandosi di essere stato capace di eliminare l’Inghilterra, "una squadra che se fosse stata qui avrebbe avuto molte possibilità di vincere: quindi noi ne abbiamo di più".
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La Croazia avrà dalla sua un asso come Modric ma anche l’handicap di un pubblico tenuto sotto stretta osservazione dall’Uefa, dopo la svastica umana di Livorno e altri episodi di violenza e teppismo. La Svezia pensa di essere più forte di quella che ai Mondiali del ’58 (in casa) arrivò in finale, ma in realtà si affida alle lune e alle magie di Ibrahimovic, la Spagna senza Raul ha comunque tanti campioni (Casillas, Sergio Ramos, Puyol, Torres, Iniesta, Xavi, Fabregas) ma anche Aragones, un allenatore (il più anziano dei sedici ct presenti con i suoi 69 anni) che non sembra avere le idee chiare.
L’Imperatore Terim garantisce che la sua Turchia si farà valere, cerca di svelenire il clima con la Svizzera (ci sono antiche ruggini, e ora si ritrovano nello stesso girone), ma indica come favorita per un clamoroso bis la Grecia: pensando al 4-1 con cui battè Katsuranis e compagni nelle qualificazioni è un pronostico dal sapore forse scaramantico, o una battuta poco gradita dai cugini ellenici, in silenzio ma comunque fiduciosi di ripetersi, almeno parzialmente, entrando fra le prime quattro.
Infine c’è la Russia dei nuovi assi (o presunti tali) targati Cska Mosca e Zenit S. Pietroburgo: se Hiddink conferma anche stavolta di essere un mago, avendo a disposizione un materiale umano certamente superiore a coreani ed australiani, potrebbe essere proprio quella russa la vera squadra-sorpresa.
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Il petrolio vola a 139 dollari Borse al tappeto
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il barile guadagna oltre 10 dollari spinto dalla debolezza del biglietto Usa (euro a 1,5738). Milano giù del 2%, male Wall Street. L’Europa brucia circa 150 miliardi. A far scattare le vendite anche l’intenzione della Bce di alzare i tassi. I mercati temono la crisi negli Usa
Milano - I pruriti rialzisti della Bce, l’America dei senza-lavoro e l’ennesimo record dei prezzi del petrolio, schizzati a 139 dollari: tre ingredienti esplosivi finiti ieri nella centrifuga trita-titoli e costati alle Borse europee circa 150 miliardi di euro in termini di capitalizzazione. Ribassi decisi, tra l’1,5 e il 2,5% a livello di indici generali (a Milano il Mibtel ha perso il 2,1%), ma di ben altra consistenza tra i bancari, i petroliferi e gli automobilistici, i settori più penalizzati. Nessun conforto è arrivato da Wall Street, dove a fine seduta il Dow Jones è sceso del 3,27% e il Nasdaq del 2,96%, e si è amplificato nel corso della giornata lo spettro anni ’70 della stagflazione (alta inflazione accompagnata a crescita stagnante).
A far scattare inizialmente le vendite sono state le parole con cui giovedì scorso il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha ventilato una stretta sui tassi già nella prossima riunione di luglio per contrastare le spinte dell’inflazione. Una presa di posizione tanto esplicita quanto imprevista, che ha determinato uno scatto in avanti dell’Euribor (il tasso di riferimento sui mutui), tornato ai massimi da sette anni dopo aver sfiorato il 5%, ma soprattutto contribuito a risospingere l’euro ben oltre quota 1,57 dollari (1,5743 il top di seduta).
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Come spesso è accaduto nell’ultimo periodo, l’indebolimento del dollaro non è stato privo di conseguenze: il petrolio è stato infatti protagonista di un vero e proprio rally a New York, guadagnando in poche ore - fatto mai accaduto in passato - più di 10 dollari il barile per attestarsi a 139 dollari, nuovo primato assoluto. Sotto un certo profilo, la cosa è perfino paradossale: i prezzi del greggio, che sono la principale fonte d’inflazione insieme a quelli dei generi alimentari, schizzano in alto perché legati a filo doppio al dollaro, il cui indebolimento è a sua volta provocato da chi (Trichet) vuole debellare, con la medicina di tassi più alti, la febbre inflazionistica scatenata dall’oro nero.
Quanto sta accadendo dimostra, una volta di più, la complessità di una situazione in cui strumenti di contrasto dell’inflazione validi in passato rischiano invece di trasformarsi in un boomerang pericoloso. La stessa Federal reserve, che ha scelto di sostenere la crescita tagliando a ripetizione il costo del denaro (fino all’attuale 2%), non è comunque messa meglio della Bce. L’inflazione è un problema anche per l’America, e Ben Bernanke, con il recente annuncio sulla fine del ciclo di riduzioni dei Fed Fund, lo ha ammesso. Ma la politica monetaria decisamente lasca non ha scongiurato del tutto il rischio di una recessione. I dati sul mercato del lavoro diffusi ieri parlano di un Paese ancora in debito d’ossigeno: il tasso di disoccupazione è schizzato in maggio al 5,5% dal 5% in aprile), l’aumento mensile più elevato dal febbraio 1986, mentre il saldo tra assunzioni e licenziamenti è risultato negativo per 49mila unità. In soli cinque mesi, la Corporate America ha sacrificato 324mila posti di lavoro. «È un segnale coerente del rallentamento della crescita economica», ha dichiarato il presidente George W. Bush, che ancora una volta ha evitato di usare la parola «recessione».
I rapporti sullo stato di salute dell’occupazione Usa potrebbero peggiorare, soprattutto se il greggio continuerà a correre. Un analista di Morgan Stanley ha previsto che il barile avrà toccato i 150 dollari entro il 4 luglio. Di questo passo, ci arriverà molto prima. Per gli Usa (e non solo), non ci sarà nessuna festa per l’Indipendenza. Da petrolio.
Rodolfo Parietti
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Sparano contro tram per finire su Youtube
>>Da: andreavisconti
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Due ragazzi sparavano dalla finestra del primo piano con un fucile ad aria compressa per riprendersi e mandare il video su internet. Lievemente ferito un anziano. Fermati dai carabinieri
Milano - Tiro a segno a colpi di proiettili di gomma contro i tram della linea 12, per filmare la scena e mettere il video su Youtube. La bravata, messa in atto da due ragazzi, ha rischiato di avere serie conseguenze: un passeggero infatti è stato raggiunto da un proiettile, ma ha ripostato solo una lieve escoriazione. Il fatto, segnalato dall’Atm, è avvenuto nel pomeriggio, intorno alle 14.30, in corso XXII Marzo. Autori del gesto due ragazzi italiani, subito individuati e fermati dai carabinieri, ai quali hanno spiegato che volevano realizzare un filmato da inserire sul sito di video amatoriali Youtube. I due ragazzi sparavano dal loro appartamento, al primo piano di un palazzo. In casa sono stati ritrovati il fucile ad aria compressa e un cavalletto da posizionare alla finestra. Lievemente ferito un passeggero di 67 annni (un’escoriazione e uno strappo alla giacca), mentre qualche minuto prima un altro colpo aveva infranto un finestrino di un’altra vettura della linea 12. Per soccorrere il passeggero ferito, per circa mezz’ora è stata interrotta la circolazione del tram 12 in direzione della periferia.
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Paolo Granzotto: «L’Unità» ha perso il senso della misura
>>Da: andreavisconti
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Caro Granzotto, mi capita frequentemente di sentire nell’ufficio dove lavoro, i commenti di non pochi miei colleghi di sinistra-sinistra, grandi lettori della «Repubblica» e fedeli sostenitori di Santoro, la cui trasmissione, «Annozero», viene appassionatamente commentata l’indomani della sua andata in onda, con le seguenti frasi. «Ma cosa fa l’opposizione?» oppure «siamo al regime». Credo stia a dimostrare che il governo-ombra non soddisfi e che si preferirebbe un’opposizione dura e pura, aggressiva e negativa in ogni occasione, senza la quale il popolo della sinistra, almeno a giudicare dal microcosmo rappresentato dall’ente statale dove lavoro, si sente orfana.
Proprio così, caro Cerreto: anche fra i più disciplinati veltroniani c’è chi mordicchia il freno per questa opposizione «soft», istituzionale e dialogante (che a conti fatti fa un gran bene al Paese e dunque ne hanno da guadagnare anche gli oppositori). Sessant’anni di contrapposizione conflittuale, «di lotta», di urla, strepiti e di ricorso alla piazza, hanno evidentemente lasciato un segno profondo negli animi della così detta base. Ma, nel contempo, sembra abbiano sclerotizzato le centrali ideologiche, quale ad esempio l’Unità dal bel fascione rosso. Mercoledì scorso, giunto al termine del mattutino rito della lettura dei giornali - e l’Unità è sempre l’ultima che leggo, perché mi mette di buon umore - non riuscii a dominare l’entusiasmo. Il quotidiano che fu di Gramsci e che si dice sarà della Concita De Gregorio (auguri) sparava in prima pagina ’sto po’po’ di titolone: «Il governo si spacca davanti al mondo». Capisce, caro Cerreto? Non davanti all’Umbria o all’Abruzzo, nemmeno davanti all’Italia e neppure all’Europa. Davanti al mondo. Una critica così bislacca, di sapore dadaista e, nella sostanza, incommensurabilmente fessa, non s’era mai udita prima. Nemmeno nei digrignanti anni Cinquanta. La spaccatura - che stando ai fatti si riduce a una screpolatura - sarebbe quella verificatasi nella maggioranza sul reato di clandestinità. Il mondo, invece, sarebbe il mondo: schierato in unica fila, le braccia conserte, la fronte aggrottata e l’espressione di rimprovero per l’indecoroso spettacolo di una maggioranza che invece di spaccarsi in qualche recondito anfratto delle Madonie ti si va a spaccare in luogo aperto e visibile dai quattro angoli del globo, isole comprese. E ciò proprio mentre qualcosa come sei miliardi di paia di occhi erano puntati lì, fissi sul governo.
Siccome io non credo, caro Cerretto, che alla meglio intellighenzia di sinistra sia improvvisamente seccata la vena dialettica, da sempre temibile per fulmineità, padronanza degli argomenti e precisione balistica nell’indirizzare l’invettiva, alla luce del titolone di cui sopra si deve dedurre che all’Unità sono ancora sotto choc per la batosta elettorale. E che, alle prese con il canonico «franco e approfondito esame» per chiarirsi le ragioni di una botta che avrebbe fatto stramazzare un toro, hanno mollato i freni inibitori perdendo non solo il senso della misura, ma anche quello del ridicolo. Insomma, negli avamposti della sinistra sembra imperversare, per dirla nel lessico familiare, un’epidemia di stupidera. Credono di fare opposizione, ma fanno cabaret.
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Carretta del mare si ribalta tra la Libia e l’Italia
>>Da: andreavisconti
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Ventisette i sopravvissuti, salvati da un peschereccio. Il comandante: «Sono annegati sotto i nostri occhi»
da Agrigento
Travolti dall'onda assassina. In mezzo al mare. Mentre navigavano su un guscio di vetroresina alla disperata ricerca della terra promessa. Tre, cinque, poi dieci, alla fine tredici. È il bilancio dell'ultimo viaggio della speranza finito in tragedia dall'Africa verso le coste siciliane. I corpi recuperati sono per la maggior parte di immigrati somali, ma tra loro potrebbero esserci anche dei senegalesi, forse annegati durante un altro viaggio e recuperati nel mare sotto Lampedusa: tre cadaveri, infatti, sono in avanzato stato di decomposizione.
L’ennesimo naufragio dei disperati è avvenuto nel tardo pomeriggio di giovedì, ad un centinaio di miglia a nord dalle coste libiche. Sotto gli occhi dei marinai del motopesca «Ariete» della flotta di Mazara del Vallo. Gaspare Marrone è il comandante che si trovava in coperta quando, uno ad uno, le onde altissime hanno inghiottito gli extracomunitari con il salvagente. Racconta: «Li abbiamo avvistati a 55 miglia a nord delle coste libiche. Erano una trentina su una barchetta in vetroresina che arrancava a causa del mare grosso e del vento forte. Non appena ci hanno visto si sono diretti subito verso di noi, ma quando erano ormai a pochi metri un'onda assassina li ha travolti e sono finiti tutti in acqua». Ventisette - tra loro sette donne - sono riusciti a salire a bordo dell'«Ariete». Altri cinque immigrati, invece, non ce l'hanno fatta: i loro corpi sono stati recuperati ieri mattina dalla nave Sirio della Marina militare. Nel pomeriggio la conta dei somali annegati è salita a 13. Drammatiche le scene cui hanno assistito i marinai dell'Ariete. «Urlavano e chiedevano disperatamente aiuto – racconta ancora il capitano – ma le nostre manovre erano rese difficoltose dalle grande gabbia per l'allevamento dei tonni che stavamo trainando. Così ho deciso di mollare la gabbia e di soccorrerli: 27 siamo riusciti a issarli a bordo, altri li abbiamo visti annegare davanti ai nostri occhi. È stato terribile...».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Ultimate le operazioni di salvataggio la nave Sirio, con il suo carico di sopravvissuti e di morti, ha fatto rotta verso Porto Empedocle, mentre il comandante Marrone e i sei uomini del suo equipaggio hanno ripreso la loro pesca in mare a caccia di tonni. Le scene alle quali hanno assistito sono oramai un'abitudine. I marinai dell'Ariete non sono nuovi a questo tipo di interventi di soccorso: il 28 novembre dell'anno scorso riuscirono a trarre in salvo altri 54 immigrati, tra cui sette donne e un neonato di pochi mesi, che erano naufragati a trenta miglia da Lampedusa. Fu allora che un marinaio tunisino si gettò tra le onde per aiutare le persone che non sapevano nuotare e, grazie al suo coraggio il bilancio fu di una sola vittima.
Apprezzamento per l'equipaggio dell'«Ariete», ma anche per la marina italiana è stato espresso da Laura Boldrini, portavoce dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati politici. «Se il bilancio di questa ennesima tragedia del mare – ha spiegato la Boldrini - non è stato più alto è solo grazie al coraggio di tanti marinai, dagli equipaggi dei pescherecci a quelli della Marina militare e della Guardia costiera, che non esitano a intervenire per prestare soccorso anche di fronte a un naufragio avvenuto a grande distanza dalle coste italiane».
Neanche il tempo di archiviare l'ennesima tragedia del mare, che ieri pomeriggio un gommone di sette metri con 40 clandestini a bordo è stato intercettato e soccorso da una motovedetta della Guardia costiera a 33 miglia a sud di Lampedusa.
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Clandestini: 100mila case da sequestrare
>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione
A Bergamo i primi due sequestri dall’entrata in vigore del pacchetto sicurezza. Denunciati per favoreggiamento i locatori, pure loro extracomunitari. Gli inquilini erano cinque marocchini coinvolti in un traffico di stupefacenti e arrestati. Vi sveliamo quante sono le abitazioni che potrebbero essere confiscate.
Bergamo - È scattato in provincia di Bergamo il primo sequestro di appartamenti affittati a clandestini da quando è entrato in vigore il pacchetto sicurezza, emanato il 23 maggio scorso dal governo. I carabinieri della compagnia di Treviglio hanno messo i sigilli a due abitazioni a Ciserano e a Zingonia, zone ad alta densità di immigrazione, spesso al centro di episodi legati alla prostituzione e alla droga. Infatti gli inquilini erano cinque marocchini irregolari, coinvolti in un piccolo traffico di stupefacenti venuto alla luce le settimane scorse.
Il provvedimento apre uno squarcio sul mondo delle locazioni in nero agli irregolari, di cui finora non si hanno cifre ufficiali, ma sulle quali è possibile fare delle stime attendibili. Secondo le previsioni del Giornale, che si basano su dati ufficiali, i proprietari di appartamenti che rischiano il sequestro in base al nuovo decreto sono 113.500. Perché dei 650 mila clandestini (dati del ministero degli Interni), il 14 per cento delle donne (la metà del totale) vive presso il proprio datore di lavoro perché svolge attività di colf o badante, mentre l’8 per cento degli uomini e il 4 per cento delle donne non hanno una fissa dimora (dati dell’Università Bocconi da uno screening su 38 mila irregolari). Questi numeri, insomma, vanno sottratti al dato generale di 650 mila irregolari a caccia di un tetto. Sono in tutto 567.320, quindi, i clandestini che necessitano di un’abitazione. Calcolando che, in media, sono cinque ad occupare un appartamento si arriva presto a quota 113.500 abitazioni per alloggiare il popolo dei clandestini in Italia. Numeri a cui corrispondono altrettanti italiani che dell’affitto in nero fanno business, senza preoccuparsi di chi abita nei loro appartamenti.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
I cinque immigrati arrestati a Bergamo sono il classico esempio di questo «traffico» in nero: pagavano l’affitto senza contratto ai proprietari degli immobili - anche loro extracomunitari, ma regolari - che sono stati denunciati per favoreggiamento e sfruttamento dell'immigrazione clandestina. Le abitazioni potrebbero essere presto confiscate, così come previsto dalla nuova normativa.
I primi a fare le spese del decreto sicurezza sono quindi due egiziani e due nigeriani, che avevano acquistato gli appartamenti e cercavano di mettere a frutto l’investimento, chiedendo circa 500 euro al mese per ognuna delle case. Le indagini dell'Arma proseguono in queste ore per verificare l'eventuale attività di un'organizzazione criminale finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
La zona di Zingonia, in provincia di Bergamo, è nota per la concentrazione di immigrati irregolari e già più volte alla ribalta delle cronache per episodi di criminalità. Negli appartamenti sono stati sequestrati 100 grammi di cocaina – in parte nascosti all’interno di un dizionario di italiano - e più di 1.100 euro in contanti.
I carabinieri hanno applicato la nuova normativa del pacchetto sicurezza, che ha modificato la legge Bossi-Fini varato dal Governo Berlusconi il 23 maggio scorso per combattere l’immigrazione clandestina: il sequestro preventivo della polizia giudiziaria avviene ai fini della confisca dell'immobile al proprietario, prevista tra le nuove misure.
In precedenza era possibile solo una sanzione penale per il proprietario che affittava l'immobile a clandestini. Gli appartamenti si trovano a Piazza Affari 36 a Zingonia e in via Locatelli 10 a Ciserano.
«Basta dotarsi di leggi semplici e chiare ed applicarle per vedere subito i risultati - dichiara l’onorevole Giacomo Stucchi, bergamasco della Lega Nord -. La notizia del sequestro di due appartamenti affittati a immigrati clandestini dediti allo spaccio di droga, è un segnale importante. Questa azione che rientra nell’ambito del Pacchetto sicurezza – conclude l’esponente del Carroccio - rappresenta il primo risultato teso a disincentivare le pratiche degli affitti in nero ai clandestini ed appare come ottimo deterrente a questo tipo di pratiche fuori legge».
Carlo Quiri
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Ecco che cosa prevede la nuova legge
«Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque cede a titolo oneroso un immobile di cui abbia la disponibilità ad un cittadino straniero irregolarmente soggiornante nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La condanna con provvedimento irrevocabile comporta la confisca dell'immobile, salvo che appartenga a persona estranea al reato. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni vigenti in materia di gestione e destinazione dei beni confiscati. Le somme di denaro ricavate dalla vendita, ove disposta, dei beni confiscati sono destinate al potenziamento delle attività di prevenzione e repressione dei reati in tema di immigrazione clandestina».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
A Torino il «re» degli appartamenti in nero agli immigrati
di Simona Lorenzetti Faceva pagare 600 euro per un posto letto nei suoi 1.200 alloggi sotto la Mole
da Torino
Da trecento a seicento euro per un posto letto in una catapecchia fatiscente. Offerte così sulle riviste di annunci per gli affitti non se ne trovano. Ma esiste un mercato immobiliare clandestino, fatto di passaparola e gestito da personaggi senza scrupoli, che offre posti letto a chi non ha un permesso di soggiorno. Non c'è una stima precisa di quanti siano gli alloggi che a Torino vengono affittati ai clandestini, ma da parte delle forze dell'ordine c'è un monitoraggio continuo e a occhio e croce sono tra le 5mila e 10mila unità.
Un mercato focalizzato nei quartieri di San Salvario, Barriera Milano e Porta Palazzo, che frutta soprattutto ai proprietari che riscuotono pigioni da capogiro senza pagare le tasse. Un giro di vite lo ha tentato il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello che un anno fa, nel giugno del 2007, dando delega ai vigili urbani e alle Asl di stanare tutte quelle situazioni di inagibilità di immobili e di evasione delle imposte comunali. Poco dopo sono partiti i primi sgomberi a cominciare da uno stabile di via Cecchi 70, Porta Palazzo, di proprietà di Giorgio Molino. Personaggio, quest'ultimo, noto alle forze dell'ordine, conosciuto con il soprannome di «ras delle soffitte» e proprietario sotto la Mole di circa 1200 alloggi, la maggior parte dei quali affittati a stranieri. Un mese dopo quei primi controlli, nel luglio del 2007, al termine di un'inchiesta che ha mosso i primi passi nel 2004, Giorgio Molino è stato arrestato mentre si trovava nel suo quartiere generale, in via Da Verezzano, nel quartiere Crocetta, zona di pregio e lontana anni luce dal degrado degli appartamenti affittati agli immigrati. Molino è accusato di favoreggiamento della prostituzione e dell'immigrazione clandestina, per aver affittato ad alcune prostitute extracomunitarie e clandestine alloggi in cui lavorare e vivere, ma anche di falso in atto pubblico e sostituzione di persone. Il processo è solo all'inizio. La prima udienza si è tenuta meno di due mesi ed è durata solo una manciata di secondi. Per l'accusa Molino guadagnava dagli affitti delle sue mille e 200 case almeno 600mila euro al mese. E a 600mila euro ammonterebbe anche il totale di Ici e Tarsu evasi negli ultimi tre anni.
Il finale di questa storia è ancora tutto da scrivere ma è un esempio lampante del fatto che se si vuole stanare chi affitta a clandestini si può. Ancora di più oggi che il mercato immobiliare illegale sta assumendo contorni nuovi. Ai clandestini non vengono solo più affittate soffitte e monolocali, ma anche locali che fino a qualche anno fa erano negozi e ristoranti. Esercizi che si trovano nei cosiddetti «quartieri caldi» e che hanno chiuso proprio per l'assedio di prostitute e spacciatori. Ora sono proprio loro che vivono in quei locali, anche a gruppi di quattro cinque. Le prostitute si sono attrezzate per accogliere i clienti con materassi e letti. I clandestini, invece, li usano come o dormitori. E i proprietari guadagnano in attesa che la zona venga nobilitata dall'arrivo della metropolitana, traguardo 2011, per sfrattare i disperati e riaffittare a prezzi più interessanti a commercianti.
>>Da: Mirko
Messaggio 5 della discussione
Ottimo, speriamo che si faccia in tutta Italia.
Mirko
>>Da: Nando179764
Messaggio 6 della discussione
speriamo si sfrattino tutti quelli che occupano case a edilizia popolare. solo a Milano sono migliaia i clandestini che le occupano. mentre chi è in coda per l'assegnazione.......aspetta e spera.
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Il voto dell’Irlanda rischia di seppellire la nuova Europa
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Bruxelles guarda a Dublino, e con preoccupazione. Ce n’è ben donde. Giovedì 12 in Irlanda si tiene un delicatissimo referendum sulla ratifica del Trattato di Lisbona, che accentua la collaborazione tra gli Stati membri dell’Unione europea in numerose materie ma fa temere molti che avvicini il giorno della nascita di un superstato che cancellerebbe le distinte sovranità. Tutti gli altri ventisei Paesi dell’Ue ratificheranno il documento per via parlamentare (il limite temporale è la fine di quest’anno), ma l’Irlanda fa eccezione: le sue leggi impongono che tutti i trattati europei siano sottoposti a voto popolare. Ciò comporta maggiori rischi di bocciatura, come hanno dimostrato in passato i casi della Francia e dell’Olanda, i cui elettorati pronunciarono nel 2005 due squillanti «no» alla Costituzione europea.
Anche dall’Irlanda potrebbe arrivare una pessima sorpresa per quanti hanno a cuore la costruzione di un’Europa unita. I sondaggi segnalano infatti per la prima volta, a pochi giorni dalla chiamata alle urne, una maggioranza di contrari: 35 su cento, contro 30 favorevoli e i rimanenti 35 divisi tra incerti e astensionisti, secondo l’Irish Times.
Sono dati sorprendenti, se si pensa che l’Irlanda è il tipico esempio di un Paese che dall’adesione all’Unione europea ha tratto evidenti vantaggi. È sufficiente un breve viaggio attraverso l’«isola verde» per accorgersi di quanti siano i cantieri di grandi opere aperti con i finanziamenti di Bruxelles, per non dire delle garanzie concesse in materia di sovranità fiscale che permettono a un Paese un tempo economicamente depresso di continuare a fiorire a ritmi eccezionali attirando investimenti dall’estero.
Giovedì prossimo, tuttavia, potremmo assistere alla bocciatura del Trattato europeo ad opera dei soli irlandesi. Un disastro provocato non da una chiara convinzione antieuropea della maggioranza degli elettori, ma dalla loro ignoranza: sembra infatti che la principale ragione addotta da quanti intendono votare no alla ratifica del trattato di Lisbona sia il non voler dare il proprio sostegno a qualcosa che non capiscono.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Brian Lenihan, ministro delle Finanze irlandese, parla senza mezzi termini di «confusione» nella testa dei suoi concittadini e di «insensatezze» contenute nei manifesti - che tappezzano l’Irlanda - del fronte referendario del «no». Vi si afferma tra l’altro che il Trattato costringerebbe l’Irlanda a subire cose che non vuole, come alzare le tasse che le imprese devono pagare o legalizzare l’aborto. Assurdità, dice Lenihan, che ricorda come un’eventuale vittoria del «no» avrebbe come effetto la rinegoziazione di un trattato sui cui contenuti la presidenza di turno irlandese del 2004 aveva esercitato una valida influenza. «Tutto verrebbe rimesso in discussione - spiega il ministro -. Il no avrebbe insomma esattamente l’effetto che i suoi sostenitori temono in caso di vittoria del sì».
Sta di fatto che il solo partito irlandese a prendere apertamente posizione contro il Trattato di Lisbona è quello degli estremisti nazionalisti di sinistra del Sinn Fein (4 seggi sui 166 del Parlamento di Dublino). Ieri, si poteva leggere su Le Monde, alcuni suoi militanti arringavano i frequentatori del mercato del bestiame di Tullamore - una cittadina del centro dell’Irlanda - con slogan come «Salviamo l’Irlanda rurale!», «Salviamo la nostra neutralità militare!», «Salviamo la nostra indipendenza e il nostro potere in Europa!». E i commenti degli allevatori, che dall’Unione europea hanno tratto solo vantaggi, facevano cadere le braccia: «Non ci capisco niente, ma il mio istinto mi suggerisce di votare no»; «sono fiero dell’indipendenza del mio Paese, in quell’Europa là non ascolteranno la nostra voce»; «un Paese piccolo come il nostro rischia di farsi assorbire». Il tutto mentre l’associazione degli agricoltori e degli allevatori irlandesi chiede ai suoi iscritti di votare a favore del Trattato. Una questione di istintiva sfiducia in un’Europa lontana, troppo complicata per darsi la pena di capirla e per giunta percepita come nemica delle identità nazionali. È questo il mix che rischia di spingere gli irlandesi a votare «no» nel referendum di giovedì prossimo. Rischio concretissimo, se il presidente della Commissione europea (una sorta di «governo» dell’Ue) José Manuel Barroso si è sentito in dovere di rivolgere un appello agli elettori irlandesi perché «si avvalgano del loro diritto di voto»: una chiara esortazione a riflettere rivolta a quanti pensano, sbagliando, che la posta in gioco sia modesta. Roberto Fabbri
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Marcello Foa: Hillary, dalle stelle alle stalle
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Pochi mesi fa Hillary sembrava invincibile: adesso la sua resa ha messo fine a un’epoca
Bella non lo è mai stata, ma intelligente, ambiziosa, ricca sì. Terribilmente ambiziosa. Dicono le malelingue che in realtà il matrimonio con Bill non sia mai stato d’amore, ma solo d’interesse, con un obiettivo: la Casa Bianca. Lui ce l’ha fatta, nel 1992 per ben otto anni. Ora sarebbe stato il suo turno a ruoli invertiti: la first lady che diventa presidente, lui che accetta il ruolo di primo marito. Che storia e che coppia, più forte degli scandali finanziari e soprattutto di quelli sessuali, vedi alla voce Monica Lewinski, la stagista dalle labbra di fuoco che portò Bill sull’orlo dell’impeachment.
Un anno fa il lieto fine sembrava scontato: Hillary stracciava tutti nei sondaggi per le primarie democratiche e sedeva su una montagna di dollari, generosamente elargiti dai tanti sponsor che vedevano in lei una sicura vincente. Il dubbio non era se potesse ottenere la nomination, ma se il partito repubblicano fosse in grado di trovare un candidato in grado di contrastarla.
E invece ora la Clinton è costretta a organizzare riunioni notturne per trattare i dettagli della resa con Barack Obama, l’afroamericano, che si è dimostrato più forte e più bravo di lei. Nemmeno una nomina a vicepresidente, peraltro sempre più remota, servirebbe a lenire una sconfitta che rischia di essere esistenziale. Certo, se Obama dovesse perdere il duello con McCain, Hillary potrebbe riprovarci nel 2012; ma si tratta di un’ipotesi, al momento, da fantapolitica.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
I Clinton, amati da alcuni, odiati da altri, ammirati da molti, rimpianti dalla maggior parte degli americani. Bill Clinton ancora oggi è ricordato come un buon presidente. Lo fu davvero? In politica estera non seppe sviluppare un disegno strategico coerente e anche sul piano interno non lasciò certo il segno. Ma fu fortunato a guidare il Paese negli anni del boom economico e di un’euforia borsistica che sembrava inesauribile e che diede a milioni di statunitensi l’illusione della ricchezza. Com’era felice l’America di Clinton. Felice e miope. Fu lui a spingere sull’acceleratore della globalizzazione industriale ma soprattutto finanziaria, che oggi, peraltro, si ritorce contro gli Stati Uniti.
Alle sue spalle Hillary. Che Bill avesse un debole per il gentil sesso, lei lo ha sempre saputo; ma quando, nel 1998, la relazione extraconiugale divenne di pubblico dominio, lei seppe intepretare il ruolo della moglie tradita: offesa e sconcertata dapprima, poi capace di perdonare e di rimanere al fianco del marito, nell’interesse della figlia e nel rispetto di un valore assoluto, quello della famiglia. Il progetto di una sua candidatura alla Casa Bianca nacque in quel periodo. Hillary strinse un patto con il marito fedifrago: il perdono in cambio dell’avvio di una folgorante carriera politica. Il piano prevedeva la conquista di un posto al Senato, ottenuto facilmente nel 2000 e confermato trionfalmente nel 2004. In quegli anni l’ex first lady si trasformò in un leader politico rispettato e ormai esperto, a cui lui apriva le porte negli uffici che contano a Washington, a Wall Street, nel mondo.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Hillary in otto anni è riuscita a vivere di luce propria: algida, calcolatrice e per questo poco simpatica, ma affidabile e preparata. Il matrimonio con Bill è stato redditizio anche dal punto di vista economico: dal 2000 assieme hanno accumulato redditi per 100 milioni di dollari e un patrimonio di 50. Potenti e milionari. Con un grande passato e un radioso avvenire. Bill decise di intraprendere la carriera politica dopo aver stretto la mano, da studente, a John Fitzgerald Kennedy, il suo mito. Hillary doveva passare alla storia come prima donna a diventare presidente degli Stati Uniti.
E invece è rimasta vittima della propria supponenza. Obama è stato strepitoso, ma la sua ascesa è stata facilitata dai troppi errori commessi da lei, a cominciare da quel maledetto agosto 2007, quando uno dei suoi principali finanziatori, il «cinese» Norman Hsu fu arrestato per frode e Hillary restituì precipitosamente gli 850mila dollari ricevuti. In ottobre, prese sottogamba il primo dibattito tra i candidati democratici, durante il quale, invece, Obama brillò e iniziò a crescere.
Poi altri sbagli: uno stratega discusso, Mark Penn, che anziché renderla più umana ed empatica, le consigliò di mostrarsi energica, quasi mascolina. Una campagna sbagliata nei toni e nelle strategie, sanzionata, già a gennaio, dagli elettori dell’Iowa. Per cinque lunghissimi mesi è costretta a rincorrere, con le buone e con le cattive. Insinuazioni, veleni, fango. Irriducibile, ma alla lunga inopportuna. L’ostinazione con cui ha rifiutato di riconoscere la sconfitta, ha esaltato il lato peggiore del suo carattere. Pessima perdente, Hillary. Con lei tramonta il mito dei Clinton.
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Ecco le «figlie dell’Irak» un’armata di donne unite contro Al Qaida
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Vedove, orfane, vittime del terrorismo: ai checkpoint sono essenziali per perquisire le potenziali kamikaze. Finora le promosse sono settanta
Dopo i figli è la volta delle figlie. Eccole risorte, le donne irachene. Vedove, disoccupate, madri, orfane, sorelle, fidanzate costrette a un lutto prematuro. Unite tutte dall’odio verso Al Qaida, la cui violenza le ha strappate dall’ombra che la tradizione locale vorrebbe per loro. Sono le Daughters of Irak, i nuovi corpi che affiancano i Sons of Irak, reparti di soli uomini, attivi già da un anno. I figli e la speranza del Paese che la violenza del terrorismo ha unito. Contro di essa.
Sponsorizzati dagli americani, Sons e Daughters hanno compiti di perlustrazione, ispezione e mantenimento della sicurezza. Si rompe una tradizione, la donna imbraccia il fucile, perquisisce, e dà ordini.
Rispondendo a una direttiva dell’Esercito americano emanata a febbraio che spingeva per un maggiore coinvolgimento delle donne nella gestione della sicurezza, il capitano Michael Starz, ufficiale capo della zona di Yusufiya, nel triangolo della morte, ha pensato proprio alla creazione di questi reparti femminili, alla luce anche del successo dei Sons, che al momento conta 95mila uomini.
Con i nuovi sistemi di sicurezza e il crescente numero di poliziotti, i terroristi stanno facendo sempre più ricorso alle donne kamikaze.
Il ruolo e l’importanza dei reparti femminili stanno proprio nella perquisizione di questi potenziali kamikaze ai checkpoint. Il costume locale non vuole che siano gli uomini a toccarle, per lo meno in pubblico.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il battesimo dell’arma per queste nuove ausiliarie è avvenuto due mesi fa nell’area di Yusufiya. Sono circa 500 sono le donne coinvolte, 70 le “promosse” finora. Pagate otto dollari al giorno e, diversamente dai Sons, reclutati tra le file dei gruppi di miliziani sunniti che combattono al fianco degli americani contro Al Qaida, le Daughters sono un reparto bipartisan: sunnite e sciite insieme.
Vanno a lezione due volte alla settimana, sono addestrate da uomini ma anche da militari donne americane, imparano a riconoscere e a usare armi ed esplosivi. «La creazione di questi reparti è un importante passo verso la democrazia - spiega Starz - perché si tratta anche in modo diverso per assisterle, ridando loro speranza e scopi». Molte di queste reclute sono vedove, hanno perso figli, genitori, fratelli in attentati o azioni kamikaze. Molte sono rimaste sole, tutte con pochissimi soldi. Diventare una Daughter è perciò una possibilità non solo di guadagnare qualche cosa, ma anche di poter far parte delle forze di sicurezza irachene e, in prospettiva, anche del nuovo esercito, garanzia quindi di stipendio e prestigio.
I reparti femminili non sono una novità in sé. Già i Marine hanno creato lo scorso dicembre le Sisters of Falluja, con l’idea però di renderle attive solo a Falluja e dintorni. La novità delle Daughters è che saranno operative in tutto il Paese, accanto ai Sons, la cui attività ha già dato dei risultati. Il Giornale
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Tremonti: «Avanti con Robin Tax e banche»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Oltre al prelievo fiscale straordinario a carico dei petrolieri, ci sarà la rimodulazione dell’imponibile per gli istituti di credito
da Roma
Giulio Tremonti non vede ostacoli da parte dell’Unione europea per la Robin Hood Tax, il prelievo fiscale straordinario sugli utili dei petrolieri, che il ministro dell’Economia intende varare nel decreto fiscale di giugno. E conferma che ci sarà un intervento fiscale anche sulle banche. «Oltre alla moral suasion sui mutui - dice - ci sarà la rimodulazione dell’imponibile».
Tremonti e Christine Lagarde, ministro delle Finanze francese, siedono accanto dopo aver discusso le priorità economiche del semestre di presidenza francese, che incomincia il 1º luglio prossimo. «Uno degli obiettivi primari è la stabilità dei mercati finanziari - spiega la signora Lagarde - e cercheremo un accordo per creare un organo di supervisione e coordinamento fra le autorità di vigilanza dei Paesi europei». Ma anche l’emergenza petrolifera è in cima all’agenda: «Tra gli argomenti che saranno affrontati ci sarà l’impatto dell’aumento del petrolio e delle materie prime». Il presidente Sarkozy, rivela la Lagarde, ha chiesto al Fmi un’indagine sui livelli di stock di prodotti petroliferi e, più in generale, sulle conseguenze geopolitiche della rendita petrolifera.
Ma sulle azioni immediate, Parigi e Roma la vedono diversamente. La Lagarde non condivide la tassazione sugli exra-profitti, e preferisce gli sconti energetici alle famiglie in difficoltà. Tremonti afferma invece che la Robin Hood Tax è «un’ipotesi finanziariamente ortodossa e moralmente corretta», traendo origine dalla tassazione dei profitti di regime. Ha anche un precedente di pochi anni fa, l’imposta straordinaria del governo britannico sugli utili legati all’estrazione di greggio dal Mare del Nord. Da parte europea non ci saranno difficoltà: «Il commissario (Charles McCreevy, ndr), prontamente interrogato, le ha escluse». Con Tremonti, anche il ministro degli Esteri Franco Frattini ritiene corretta una tassazione straordinaria sui petrolieri «che hanno tanto guadagnato». Mentre il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, è possibilista su un congelamento delle accise o un taglio dell’Iva sui carburanti, anche se in questi due casi «la soluzione non può che essere europea».
Nessun cenno, infine, fra Lagarde e Tremonti sul caso Alitalia. «Non ne abbiamo parlato», giura il ministro dell’Economia. E massima prudenza anche nel commentare l’annuncio di Trichet sui tassi. «La Bce è indipendente e illuminata», dice la Lagarde, che pure nota «un mutamento di consuetudini» negli annunci pubblici della Banca centrale europea.
Gian Battista Bozzo
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Alitalia, sette giorni per il primo round
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Venerdì prossimo Intesa potrebbe sciogliere il quesito preliminare: se la società è risanabile. L’ipotesi di Colaninno e della fusione con AirOne
da Milano
I conti di Alitalia hanno una zavorra esterna e pesantissima con la quale Gaetano Miccichè e la squadra dell’advisor Intesa Sanpaolo devono fare i conti: è il prezzo del petrolio. Ieri ha toccato nuovi record sfiorando 139 dollari. Lo scenario globale del trasporto aereo è di crisi gravissima, con perdite complessive che a questi livelli di prezzo vengono stimate in 6 miliardi di dollari: se il carburante mette in difficoltà compagnie sane (vedi Air France o Ryanair), fa vieppiù sprofondare in una spirale ingestibile un vettore come Alitalia, per il quale un piano di salvataggio è già un’arrampicata arditissima. È del tutto imprevedibile, in questo momento, quale sarà il verdetto del team in spedizione alla Magliana e, di conseguenza, sono per ora illazioni le tecnicalità dei futuri progetti. Tuttora il quesito è preliminare: e riguarda la fattibilità o no di un intervento nella compagnia. Solo quando sarà sciolto questo interrogativo si passerà alla fase successiva, e cioè a «costruire» il salvataggio. Un primo esito dell’analisi dello stato finanziario e patrimoniale è atteso, in linea di massima, per la fine della prossima settimana, al massimo tra dieci giorni. Prima, cioè, dell’assemblea di Alitalia, alla quale saranno portati gli elementi puntuali per le necessarie delibere.
Forse già venerdì prossimo, a conclusione della prima fase di esplorazioni, si saprà se si andrà avanti oppure se sarà gettata la spugna. Fino a quel momento sarà arrischiato fare delle ipotesi, anche perché i due «partiti» - salvataggio tout court oppure commissariamento - si stanno fronteggiando, sottotraccia, ad armi pari; anzi, il caro-petrolio alimenta le forze della discontinuità. I ragionamenti per un’operazione di salvataggio non prescindono comunque da due elementi di base: la «confluenza» (come l’ha chiamata Carlo Toto) di Air One e il finanziamento di Intesa Sanpaolo. Al proposito, il presidente Giovanni Bazoli ha smentito dissensi con l’ad Corrado Passera. Un coinvolgimento di Roberto Colaninno, sia nel capitale, sia nella gestione, è un’ipotesi sul tappeto, che per ora non viene né smentita, né confermata. Convinto del risanamento della compagnia si è detto ieri il ministro degli Esteri, Franco Frattini, minimizzando le notizie sull’orientamento negativo della Commissione europea sul prestito ponte accordato dal governo all’Alitalia: al primo passo della proceduta dell’Ue - ha detto - «il governo risponderà anzitutto con il risanamento di Alitalia». Comunque, pragmaticamente, va osservato che l’iter sugli aiuti di Stato è lungo, e i 300 milioni sono già nelle casse di Alitalia. Frattini ieri si è anche detto disponibile a rinegoziare a breve gli accordi bilaterali tra l’Italia e altri Paesi che riguardano i diritti di collegamento; una buona notizia per Malpensa.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Alitalia è comunque un argomento così scottante, che tutti negano di parlarne. Ieri è stato il caso di Giulio Tremonti, ministro dell’economia, ha incontrato il ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde: ufficialmente, non una parola sulla compagnia (e su Air France). Nella sede di Intesa, a Milano, hanno poi fatto visita Luca di Montezemolo e Diego Della Valle, ma il presidente della Fiat ha detto testualmente: «Abbiamo parlato di molte cose, ma zero di Alitalia». Chi invece si è detto pronto a metter mano al portafogli per amor di patria è il presidente di Geox, Mario Moretti Polegato, aggiungendo: «Qualora ci fosse chiesto», lasciando così intendere di non essere stato minimamente contattato per la formazione della cosiddetta «cordata italiana».
In Borsa, le azioni della compagnia, i warrant, le obbligazioni convertibili e i derivati rimarranno sospesi a tempo indeterminato. Consob e Borsa Italiana stanno aspettando una «decisione politica chiara sulla vicenda» a tutela «degli azionisti e del mercato». Alitalia potrebbe essere riammessa dopo le scelte dell’advisor. Paolo Stefanato
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Ponti: «Il salvataggio? Forse sì, ma pagheranno i contribuenti»
«È il rischio di soluzioni protezioniste: il settore ha bisogno di concorrenza»
da Milano
Ce la faranno a salvare Alitalia? chiediamo a Marco Ponti, professore di economia dei Trasporti al Politecnico di Milano.
«Credo di sì, ma spero di no»
Qualcosa contro Alitalia?
«No, per carità. E non ho, sia chiaro, la sfera di cristallo».
E allora? Cominciamo dal «credo di sì»
«Sarà il solito “triangolo delle Bermude”, come lo chiamo io. E cioè ci saranno compensazioni su altri tavoli per chi interverrà e garanzie di protezionismo per una nuova compagnia avvolta nel tricolore. E non si tratta di colore di governo, perché lo stava facendo anche il precedente».
Cioè?
«Il piano per gli aeroporti dell’allora ministro Bianchi non era altro che un tentativo di far fuori le compagnie low cost».
Ma dell’azione di Intesa Sanpaolo e della possibile cordata italiana che cosa dice?
«Non ho mai creduto nei capitalisti o nei banchieri di buon cuore. Come non ho mai creduto nelle tigri vegetariane: se si dicono tali è solo perché vogliono mangiarmi più facilmente».
Fuor di metafora?
«Pagheremo tutto noi cittadini. Anche la questione del prestito ponte lo dice: 300 milioni di aiuti di Stato che, anche se fossero un vero prestito, vanno ad aumentare l’indebitamento della compagnia, e quindi deprezzano il suo valore. Il differenziale sul prezzo di vendita per la quota di proprietà dello Stato è a nostro carico: un bene pubblico sarà venduto a meno».
Torniamo indietro, all’affermazione «spero di no». Si spieghi meglio
«Appunto, perché un salvataggio sarebbe ai nostri danni».
E che soluzione vedrebbe, allora?
«Solo il fallimento. Mi faccia aprire il mio libro dei sogni».
Lo apra
«Se Alitalia fallisse, l’atteggiamento politico verso il settore si ribalterebbe di 180 gradi: da iperprotezionistico a iperliberistico. Perché lo Stato non avrebbe più una propria compagnia da difendere. Il sistema si batterebbe per ottenere le migliori condizioni dalle migliori compagnie del mondo. Una guerra di prezzi in Italia, magari con Air France e Lufthansa che giocano in dumping, vorrebbe dire avere i servizi migliori al miglior prezzo. Vorrei quella guerra».
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Maroni: «Tolleranza zero per i rom irregolari»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
«Già avviata l’identificazione: chi non è abusivo vivrà in condizioni umane, gli altri rispediti a casa»
Zero tollerance sui campi nomadi abusivi. La annuncia Roberto Maroni. «Su tutto ciò che è abusivo, illegale, si deve intervenire. Tutto ciò che è legale, va mantenuto e sostenuto», osserva il ministro dell’Interno.
Il governo conta di affrontare la questione nomadi partendo da tre regioni: Lombardia, Lazio, Campania. «Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) è iniziata l’azione di identificazione di chi vive nei campi abusivi. Abbiamo un programma d’azione - sottolinea - che in pochi mesi porterà alla soluzione della questione: chi ha diritto di stare, vivrà in condizioni umane; chi non ha diritto verrà rispedito a casa».
Il problema dei campi nomadi abusivi era sorto già con il governo Prodi. Dopo la morte di Giovanna Reggiani, uccisa da un cittadino romeno in un campo nomadi abusivo sulle sponde del Tevere, alcune favelas lungo il fiume vennero rimosse. Dopo pochi giorni, però, gli insediamenti si erano riconsolidati per l’affluenza di nuovi nomadi.
Ed ora il governo Berlusconi vuole rimuovere il problema una volta per tutte; favorito anche dall’introduzione del «pacchetto sicurezza», che favorisce i rimpatri, gli allontanamenti, le espulsioni.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Maroni parla a Venezia, a margine di un blitz realizzato per verificare la situazione dopo l’occupazione «della sede di Mestre della Lega Nord da parte di gruppi no global. Ma sarei venuto - precisa - anche se fosse stata occupata la sede di un altro partito».
Ed aggiunge: «Quindi la mia visita qui non ha niente a che fare con il campo sinti di Mestre». Il campo sinti di Mestre dovrebbe diventare un campo nomadi in grado di accogliere alloggi per una quarantina di famiglie e da giorni è al centro di vivaci polemiche.
In mattinata, prima di volare a Venezia, Maroni ha incontrato Walter Veltroni, per discutere della situazione sicurezza nell’area di Caserta, dopo l’omicidio di Michele Orsi a Casal di Principe. Il leader del Pd ha proposto al ministro due progetti. Il primo: un patto per la sicurezza a Caserta per rafforzare l’azione di istituzioni locali e forze di polizia e la creazione di una stazione unica appaltante. Il secondo: spezzare l’intreccio tra imprenditori e criminalità.
Iniziative sulle quali Maroni, secondo Veltroni, «si è detto favorevole e quindi – ha aggiunto il leader del Pd – si concretizzeranno e mi sembra un modo giusto per considerare il rapporto fra governo e maggioranza». Le indicazioni del Pd, evidenzia Maroni, «vanno esattamente nella direzione in cui si sta muovendo il ministero».
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Clandestinità, «no» dei giudici all’aggravante
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
I primi due giudici milanesi chiamati ad esprimersi sulla rispondenza alla Costituzione dell’aggravante dell’aver commesso il reato in condizioni di clandestinità hanno respinto le eccezioni. Ma nei due casi affrontati ieri mattina a Palazzo di giustizia hanno usato argomentazioni diverse nelle loro ordinanze. Ad avviso del giudice della Quarta sezione del Tribunale di Milano, Oscar Magi, lo stesso davanti al quale è in corso il processo per il rapimento dell’ex imam di Milano Abu Omar, l’aggravante è «manifestamente irragionevole» e «appare dettata da contingenti ragioni di politica emergenziale e sicuritaria e non da consistenti profili di natura sostanziale». La questione è quindi «fondata», ma non rilevante nel processo a un giovane cileno accusato di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale, in quanto l’aggravante della clandestinità era assorbita da altre aggravanti (è stato condannato a sei mesi, pena sospesa).
Per il giudice Ilaria Freddi, che ha inflitto otto mesi a un marocchino accusato di spaccio di cocaina, invece, «un diverso trattamento riservato ai clandestini appare giustificato, anche se in maniera non condivisibile, da scelte di politica legislativa non sindacabili». L’aggravante, «pur essendo inerente a una condizione personale del reo, appare ancorata alla specifica situazione di fatto in cui lo stesso si trova a seguito di un proprio consapevole comportamento quale quello dell’introduzione e permanenza illegale sul territorio dello Stato». Questione di legittimità costituzionale, quindi «manifestamente infondata», ma «irrilevante» nel processo, perché superata dalla decisione di ritenere prevalente l’attenuante della lieve entità della droga (0,90 grammi) rispetto all’aggravante di clandestinità. In aula c’è stato anche qualche momento di tensione, quando un gruppetto di giovani ha esposto uno striscione con la scritta «No alle leggi razziali» e ha scandito slogan. Sono stati accompagnati fuori con decisione dai carabinieri.
Nel frattempo, a Pavia, con l’applicazione dell’aggravante, un egiziano ha patteggiato la pena a due anni e 400 euro di multa per aver rubato l’auto ad un edicolante. L’immigrato era stato fermato lunedì scorso, dopo aver rubato l’auto ad un edicolante alla periferia della città lombarda.
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Reato di immigrazione clandestina, l’Anm dice no
>>Da: andreavisconti
Messaggio 9 della discussione
Il segretario dell’Associazione nazionale magistrati critica il disegno di legge del governo: «Creerebbe gravi disfunzioni al sistema giudiziario e carcerario»
Sul reato d’immigrazione clandestina è più facile convincere l’Ue che i magistrati. Il primo congresso dell’Anm nell’era del Berlusconi IV si apre con un duro attacco del neosegretario, Luca Palamara, al disegno di legge governativo che prevede le nuove norme per contrastare l’ingresso illegale in Italia.
«Creerebbe gravissime disfunzioni - dice - per il sistema giudiziario e per quello carcerario». Soprattutto nei piccoli uffici del Meridione diventerebbe «praticamente impossibile celebrare ogni giorno centinaia di udienze di convalida dell’arresto e processi per direttissima». Tutto questo poi, «senza alcun reale beneficio in termini di effettività delle espulsioni del fenomeno dell’immigrazione clandestina».
In prima fila siedono il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e anche l’ex Guardasigilli, Clemente Mastella. Il suo successore, Angelino Alfano, parteciperà oggi al Congresso ma da Lussemburgo replica subito alle critiche che gettano ombre sul clima di dialogo tra governo e toghe. Precisa che il reato d’immigrazione clandestina è presente in diversi Paesi occidentali senza aver prodotto «guasti» e può essere un «grande deterrente» per chi vuole entrare illegalmente in Italia. Ma assicura che, fatto salvo il principio, in parlamento si troverà il modo per evitare «danni alle carceri e ingolfamento dei processi», valutando le modalità di applicazione.
Non è comunque un buon antefatto per l’incontro di oggi all’Auditorium di Roma tra Alfano e Anm, che chiede piuttosto provvedimenti per ridurre la lentezza dei processi e ripete il suo no alla separazione delle carriere tra giudici e pm. I magistrati aggiungono critiche per l’aggravante per i clandestini già prevista dal decreto sicurezza, che violerebbe il «principio di uguaglianza» e per l’emendamento che riguarda l’espulsione delle prostitute, mentre Alfano dice di condividerlo. Palamara ribadisce anche i dubbi sulla Superprocura a Napoli per l’emergenza rifiuti, che potrebbe creare «un giudice straordinario» vietato dalla legge.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Su questo punto, proprio dal palco del Congresso dell’Anm, risponde il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, riferendosi alle proteste di pm e gip napoletani, che si sono rivolti anche al Csm: «Lascia perplessi l’iniziativa di singoli magistrati che, al di fuori dei meccanismi processuali consentiti, ritengono di sindacare la costituzionalità o meno di una o più norme di legge».
Le posizioni dell’Anm vengono invece sostenute da esponenti dell’opposizione. Per il leader Walter Veltroni, che ha guidato ieri una delegazione del Pd dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, il reato d’immigrazione clandestina è «ideologia, una risposta irrealizzabile. «Inutile e controproducente», lo definisce il ministro-ombra della Giustizia, Lanfranco Tenaglia. Michele Vietti dell’Udc sostiene che Alfano e il governo, malgrado le assicurazioni, sono «sordi al dialogo» e Pierluigi Mantini del Pd propone di sdoppiare la Superprocura tra Napoli e Salerno.
L’Anm dovrebbe rispettare la «sovranità del Parlamento», ammoniscono sia il ministro degli Esteri, Franco Frattini che il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri. L’Europa si schiera sulla linea italiana nel contrasto dell’immigrazione clandestina, fa notare Margherita Boniver del Pdl, mentre l’Anm sta dalla parte dei «conservatori». Anna Maria Greco
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Immigrazione clandestina, obiettivo esplusioni certe
“Nessuno ha intenzione di introdurre il reato di immigrazione clandestina per ingolfare la macchina della giustizia e riempire le carceri nostrane: l’obiettivo dell’introduzione della nuova fattispecie di reato è quello di garantire l’espulsione certa e per direttissima dell’irregolare, cosa che oggi non avviene attraverso la via amministrativa. Personalmente ritengo che il reato debba esserci e che la condanna possa essere una pena pecuniaria con la pena accessoria dell’immediata espulsione, allinenandoci in questo modo alla politica sul controllo dell’immigrazione attuata a livello europeo. Utilmente potrebbero operare per questa tipologia i giudici di pace, estendendo la loro attuale sfera di competenza penale relativa ai reati cosiddetti ‘bagatellari’ anche al reato di immigrazione clandestina, questo porterebbe ad evitare un ingolfamento dei tribunali penali, non ci sarebbe nessuna carcerazione di massa ma si otterrebbe il raggiungimento dell’obiettivo dell’esplusione per direttissima, come auspicato dalla stragrande maggioranza dei nostri cittadini. Conclusione: reato di immigrazione clandestina uguale a nessuna paralisi dei tribunali, nessun sovrallofamento carcerario ma certezza delle espulsioni immediate”. Lo afferma il senatore Roberto Calderoli.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Ma i magistrati perchè non si limitano ad applicare le leggi e basta?
No al reato di clandestinità,
No alla clandestinità come aggravante per chi deve rispondere d’altro,
No alla superprocura contro l’emergenza rifiuti,
No alla separazione delle carriere.
Sei servitore dello Stato? Limitati ad applicarne le leggi, senza fare politica
E cercate soprattutto di lavorare di più.
E perchè poi i Tribunali non possono lavorare anche di pomeriggio?
Comodo arrivare alle 09,00 ed alle 13,00 tutti a casa.
Andrea
>>Da: Mirko
Messaggio 5 della discussione
Peccato che i giudici non possano essere votati anche loro dal popolo.
Mirko
>>Da: annina
Messaggio 6 della discussione
Magari Mirko si potesse eleggerli noi!!!
>>Da: Briciolina6643
Messaggio 7 della discussione
E' da quel dì che magistratura democratica fa politica.
>>Da: Nando179764
Messaggio 8 della discussione
abbiamo passato ogni limite. sarebbe ora di dire basta a questo sconcio con leggi adeguate e fatte rispettare.
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La Lega: «La Campania deve pagare 150 milioni»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Il giorno dopo il botta e risposta con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla questione dei rifiuti campani e della loro provenienza, la Lega passa al contrattacco e chiede che sia la Regione ad accollarsi tutte le spese per la soluzione dell’emergenza.
Con un emendamento al decreto sui rifiuti in discussione in commissione alla Camera, infatti, il Carroccio propone che i 150 milioni di euro per la copertura delle spese (che nel provvedimento vengono presi dal fondo per le aree sottoutilizzate) vengano «prestati» dallo Stato alla Campania. Un «prestito» a termine visto che l’emendamento prevede che si stipuli un contratto dal notaio tra Tesoro e regione e che la Campania sia vincolata a restituire entro 20 anni l’intero importo. «Ci sembra giusto - spiega il presidente dei deputati della Lega, Roberto Cota - che per la prima volta si responsabilizzino gli amministratori regionali campani: non può passare il principio che per l’ennesima vola paga Pantalone e non cambia niente. L’emendamento serve per ribadire questo concetto». La proposta provoca la replica piccata della regione Campania: «Se ne può anche parlare - commenta caustico il vicepresidente della giunta regionale, Antonio Valiante - ma dopo aver accertato la provenienza dei rifiuti scaricati in questi anni in Campania». Mentre il Pd la rimanda decisamente al mittente: «È un emendamento sbagliato e da respingere».
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Rai, Gasparri candida Curzi
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Non sarà certo per via del «mascellone» e del cranio pelato, e di quella vaga rassomiglianza sulla quale il diretto interessato ha celiato per anni. Piuttosto, spiega Maurizio Gasparri, «Sandro Curzi è un comunista non trinariciuto, un intellettuale onesto e non fazioso, un avversario leale che mai ha fatto mascalzonate... alla Santoro, per intenderci».
La proposta non è del capogruppo Pdl al Senato, ma è stata avanzata dalle colonne di Liberazione dal direttore Sansonetti. Perché non nominare Curzi presidente Rai? L’idea ha il pregio della novità, e forse proprio perché il suddetto ex direttore del Tg3 (ai suoi tempi ribattezzato «Telekabul») veleggia brillantemente verso gli ottanta. Il fatto poi che piaccia a un anticomunista antemarcia come Gasparri, già autore della riforma radiotelevisiva, ne delinea contorni piacevoli e inconsueti. «Senza nulla togliere all’attuale presidente Petruccioli, il cui senso dell’equilibrio e della misura è apprezzato da tutti, dico che la scelta di Curzi sarebbe ugualmente valida», dice Gasparri. Sottolineando anche come «oggi che parlano tutti di diritto di tribuna alla sinistra radicale, quale occasione migliore di questa?».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Segno di una stagione originale della politica, che può riqualificarsi anche ripescando storie del passato per oltrepassarle. «Curzi è un avversario che stimo, mi è sempre stato simpatico - aggiunge Gasparri -. Ricordo che una decina di anni fa ebbe il coraggio di venire a un convegno su Almirante, e di ricordarne la figura storica con correttezza e senza faziosità». Quando poi fu nominato al Cda, incontrandolo alla Camera, lo apostrofò ridendo: «A Sa’, finalmente c’ho anch’io un amico nel Cda...». Pure Curzi apre il libro della memoria: «Maurizio? Lo conosco da quando aveva i calzoni corti: era al Tasso con mia figlia, nel Sessantotto o giù di lì, proprio i tempi del gran casino...». L’apprezzamento di Gasparri gli fa gran piacere, dopo tante amarezze subite dal «fuoco amico» del Pd. «Ma tanti amici ds mi hanno chiamato per complimentarsi e convincermi a provarci, alla mia età... Se trovano un giovane più vivace va bene uguale...». Oppure no, visto che la carica di presidenza si addice all’esperienza, e quella di Curzi in Rai è la storia di una vita. «L’ho sempre amata molto, da testardo quale sono. Non mi sono mai scoraggiato - dice lui -, e penso che anche oggi debba svolgere un servizio positivo. Condivido ciò che sostiene Berlusconi: la Rai deve differenziarsi, e così Mediaset. Sono due grandissime aziende del Paese, e di fronte alla concorrenza spietata di Sky ci vuole l’idea innovativa che sottolinei la diversità...».
Ma se la matta proposta di Kojak (altro soprannome del Nostro) al vertice di viale Mazzini fa proseliti, resta l’incomodo del Pd, e della sua voglia di potere. Sansonetti ha sparigliato i giochi, il placet di Gasparri disorienta il Loft e l’Usigrai. Veltroni non sta con le mani in mano. Però Gasparri traccia un solco veritiero, quando sottolinea che Petruccioli o Curzi sono nomi spendibili soprattutto per la loro «onestà». «E di fronte alle tante banderuole che si vedono in questi giorni affollare corridoi e uffici Rai, di fronte ai sepolcri imbiancati alla Bettini, a quelli che cambiano casacca ogni due giorni, viva uno che non è ruffiano, un avversario leale... Viva la faccia onesta di Curzi». Roberto Scafuri
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Carfagna: «I soldi del mio ministero? Prodi li dava al Festival del cinema»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La titolare delle Pari opportunità: «In due anni 800mila euro alla kermesse di Veltroni. E il governo privilegiava sempre le amministrazioni amiche»
Che cosa hanno in comune la Festa del Cinema di Roma voluta dall’ex sindaco Walter Veltroni e il ministero delle Pari opportunità fino al mese scorso guidato dalla sua collega di partito Barbara Pollastrini? Fino a due giorni fa praticamente nulla. Ma nel question time di giovedì scorso al Senato la neotitolare del dicastero Mara Carfagna ha svelato il legame.
Interpellata sui tagli ai fondi del ministero per coprire l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, Carfagna ha ricordato che nelle disponibilità di cassa ci sono ben 72 milioni di euro che potranno essere utilizzati in particolare per il contrasto alla violenza sessuale. Una cifra ben più rilevante rispetto a uno stanziamento di 3 milioni previsto per decreto dal predecessore Pollastrini.
Su questo punto Carfagna ha voluto replicare ai rilievi dell’opposizione. «Stiamo procedendo ad un’analisi accurata del bilancio trovato in eredità e da una prima verifica dei capitoli di spesa risulta che per l’assegnazione dei fondi sono state privilegiate amministrazioni in linea politicamente con il precedente governo», ha detto.
Pacatamente, serenamente il ministro ha ricordato che il governo Prodi è stato generoso verso gli enti locali targati Ulivo. «In particolare - ha sottolineato - per la Festa del Cinema nel 2007 sono stati stanziati dal Fondo delle Pari opportunità 300mila euro e per il 2008, tra l'altro il 10 aprile, solo tre giorni prima delle elezioni, ben 490mila euro». Insomma, circa 800mila euro in due anni sono stati traghettati dal dicastero della democrat Pollastrini al Comune di Roma del democrat Veltroni.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Ma quale programma è stato sponsorizzato? Si tratta del progetto «Le storie del cinema per le pari opportunità». Secondo quanto si apprende, la convenzione tra ministero e Fondazione Cinema per Roma (l’ente che organizza la Festa) è stata stipulata il 17 ottobre. Stessa storia per i fondi 2008 che però sono stati distribuiti quando il governo Prodi aveva già esalato da un pezzo l’ultimo respiro. La commissione ad hoc è stata istituita il 31 marzo, il 10 aprile la convenzione è stata stipulata e il 24 aprile (a elezioni perse ma con il ballottaggio al Comune in corso) è stata impegnata la somma di 490mila euro con decreto.
Com'è andata nel 2007? Basta ricercare le notizie dell'epoca. Il 16 ottobre, un giorno prima della stipula, Pollastrini e l’ex presidente della Fondazione, l’alter ego di Veltroni Goffredo Bettini hanno presentato l’accordo. Il 20 ottobre il capo dipartimento del ministero Silvia Della Monica (la stessa che ha avallato le convenzioni) ha premiato la regista iraniana Hana Makhmalbaf «per aver affrontato con coraggio e delicatezza il tema della discriminazione delle bambine nell’accesso all’istruzione». In cosa si è sostanziato il progetto? Nella selezione di tre film della mostra da inserire in un cofanetto di dvd da destinare alle scuole di Roma e provincia per «sensibilizzare i ragazzi delle scuole superiori sul tema dei diritti sociali e delle pari opportunità».
Tra parentesi va ricordato che la Fondazione Cinema per Roma ha chiuso l'esercizio 2007 con un utile netto di 55mila euro. I 300mila euro del ministero sono stati quindi decisivi per raggiungere un risultato positivo. La lotta alla violenza sessuale? Era ovviamente compresa in un altro capitolo di bilancio. Gian Maria De Francesco
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Rifiuti radioattivi, nessuno stop ai treni dall'Italia
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
La Germania ha deciso di sospendere il blocco temporaneo dei rifiuti provenienti dall'Italia.
Lo stop era stato imposto giovedì dalle autorità tedesche in seguito alla scoperta, in un carico di immondizia proveniente dalla Campania, di tracce di radioattività superiori al normale. Dall'Italia erano giunte, comunque, "tutte le rassicurazioni necessarie", dal commissariato per l'emergenza rifiuti. "Tutti i carichi in partenza saranno ulteriormente controllati anche con l'impiego di ''nuclei speciali dei vigili del fuoco", avevano fatto sapere dal commissariato. L’autorità per lo Sviluppo urbano e l'ambiente della regione di Amburgo, dopo le rassicurazioni giunte dall’Italia, ha quindi deciso di revocare il blocco temporaneo alle operazioni di smaltimento dei rifiuti campani. La società tedesca aveva chiesto all'Italia, infatti, la garanzia scritta che tutti i carichi di rifiuti diretti ad Amburgo fossero controllati all'origine. Tanto da aver modificato il sistema dei controlli affidando proprio alle autorità italiane il controllo sulla radioattività dei rifiuti inviati e a comunicare per iscritto i risultati di tali controlli ai gestori del termovalorizzatore di Amburgo.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il Commissario delegato all'emergenza Campana, Gianni De Gennaro, in una nota ha poi spiegato di aver avviato “già nei giorni scorsi ogni necessaria iniziativa tendente a verificarne l'origine e ad eliminare ulteriori inconvenienti”. A tal fine, ha richiesto “la collaborazione dei Vigili del Fuoco che provvederanno a controllare i convogli in partenza con le sofisticare strumentazioni di cui dispongono”. Ed ha inoltre invitato i competenti organi regionali a convocare una riunione urgente dei direttori generali delle Asl della Campania, “affinché fosse loro data la possibilità, sulla base delle notizie fornite, di intensificare tutti i controlli previsti dalla normativa vigente sulle modalità di smaltimento dei rifiuti speciali, nel presupposto che la radioattività riscontrata fosse da ricollegarsi ad uno scorretto trattamento di materiale sanitario”. Gli uffici del Commissariato, prosegue la nota, “stanno inoltre provvedendo, sulla base dei dati in loro possesso e di quelli forniti dalle autorita' tedesche, a raccogliere ogni utile elemento per risalire alle zone eventualmente interessate dai casi di smaltimento illecito e nelle prossime ore il Prefetto De Gennaro si riserva di fornirli alla Procura della Repubblica”. E di tutta l’attività svolta al fine di scongiurare il ripetersi di analoghi inconvenienti, sottolinea la nota, “sono state informate le Autorità di Amburgo, che comunque hanno già provveduto allo smaltimento dei rifiuti incriminati che erano giunti dalla Campania. Il Prefetto De Gennaro, anche alla luce di questi ultimi fatti, ha poi richiamato l'attenzione di tutti a una corretta e attenta gestione dei rifiuti ricordando di aver per ben due volte - il 3 e il 18 maggio - sollecitato, con note formali, “tutti i sindaci della Campania a vigilare sulle attività delle aziende municipalizzate, perché fosse posta la massima attenzione nell'attività di raccolta dei rifiuti solidi urbani”. I treni continueranno pertanto a partire secondo il programma stabilito e la prossima partenza è prevista nella notte tra domenica e lunedì prossimi.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Del resto, la conferma era arrivata anche dai tecnici interpelati dal VELINO: "Nessun rischio, forse solo quello che venga rimandato indietro il carico dei rifiuti interessato da Iodio 131", aveva spiegato Roberto Mezzanotte direttore del dipartimento nucleare dell'Apat (Agenzia nazionale per la protezione dell'Ambiente) in merito alle tracce di sostanze radioattive scoperte nell'immondizia campana trasportata in Germania e smaltita nell'inceneritore di Billbrook ad Amburgo. Secondo Mezzanotte "lo Iodio 131 si dimezza in appena otto giorni e in tre mesi in tutto se ne perde ogni traccia". Nel caso di interventi come quelli segnalati dalle autorità tedesche, aveva poi precisato, "viene attivato il sistema nazionale di Protezione civile che attraverso le Prefetture mobilita le strutture a disposizione sul territorio". Che in questo caso dovrebbe è, appunto, un nucleo specializzato dei vigili del fuoco.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
L'allarme per la presenza di rifiuti era stato lanciato da Reinhard Fiedler, portavoce dell’azienda della nettezza urbana di Amburgo: “Le radiazioni provenivano da un liquido contaminato con Iodio 131. Il liquido si era sparso su un metro cubo di spazzatura che ora sarà smaltita a parte – ha aggiunto Fiedler – Abbiamo fotografato il tutto e abbiamo spedito in Italia la documentazione”. Nel container in cui sono stati rinvenuti i rifiuti contaminati, c’era anche un sacco contenente resti di materiale di un ambulatorio radiologico di Napoli. La senatrice per l’Ambiente della giunta municipale di Amburgo, Anja Hajduk, del partito ambientalista Gal, ha detto: "Abbiamo chiesto alle autorità italiane di controllare sul posto in Campania, prima della partenza, se i rifiuti sono contaminati da sostanze radioattive”. “Se non potrà essere garantito che i rifiuti sono assolutamente sicuri – ha proseguito la senatrice Hajduk – non potremo proseguire questa azione di aiuto”.
Enzo Piergianni
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Rai: a Istanbul Petruccioli mette la bandierina numero 15
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
L’inizio delle trasmissioni ci fu alla fine del 2006, quando in visita in Turchia arrivò Benedetto XVI. A distanza di due anni, l’inaugurazione ufficiale della sede di corrispondenza di Istanbul della quale si occuperà Ennio Remondino. Un ponte ideale tra culture e religioni dell’Occidente e dell’Oriente, che il presidente Claudio Petruccioli ha voluto battezzare in prima persona accompagnato dall'ambasciatore d'Italia ad Ankara, Carlo Marsili. Sale dunque a 15 il numero delle “bandierine” Rai sparse per il mondo, affidate a 26 corrispondenti e a una manciata d’inviati. Come detto, le chiavi di Istanbul sono state affidate a Remondino che non mancherà di monitorare i “suoi” Balcani; a Bruxelles ci sono Mariolina Sattanino (responsabile), Giuseppina Paterniti e Paolo De Luca; a Berlino Marco Varvello (resp.) e Gennaro Pellino; a Parigi Alberto Romagnoli (resp.), Giovanni Bocco (in uscita) e Fabio Cappelli (già entrato); a Londra Giovanni Masotti (resp.) e Stefano Tura; a Madrid Emanuele Fiorilli (resp); e a Mosca Sergio Canciani (resp.), abbandonato di recente da Alessandro Cassieri atterrato al Tg1.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
In Medio Oriente, la Rai conta tre sedi di corrispondenza: a Gerusalemme, con Claudio Pagliara (responsabile) e Filippo Landi; altra sede (operativa da dicembre ma ancora da inaugurare) è invece quella di Beirut, affidata a Giuseppe Bonavolontà (resp.); terza bandierina del Medio Oriente a Il Cairo, con Neliana Tersigni (resp) e Marc Innaro. In Africa la tv di Stato è presente solo a Nairobi con Enzo Nucci (resp.). In Asia sedi Rai a Pechino, con Paolo Longhi (resp.) e a New Delhi con Agostino Mauriello (resp.). Nelle Americhe, infine, sede Rai a New York con Giulio Borrelli (responsabile), Dino Cerri, Gerardo Greco e Giovanna Botteri (embedded nella Grande Mela c’è anche l’inviata del tg1 Monica Maggioni). Le corrispondenze da Buenos Aires, infine, sono affidate a Raffaele Fichera (resp.).
Il Velino
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Bricolo: così ripuliremo le nostre città anche dalla prostituzione
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
"Con l’approvazione di tutto il pacchetto sicurezza, decreto e disegno di legge, si raggiungerà l'obiettivo di fondo: espellere quei cittadini stranieri che vivono nell’illegalità e che alimentano il mondo della criminalità". Cosi il capogruppo della Lega a palazzo Madama Federico Bricolo, intervistato dall'agenzia Adnkronos, commenta le reazioni del mondo politico all’emendamento al dl sicurezza in discussione al Senato, che prevede l’espulsione delle prostitute. "Le polemiche - aggiunge l'esponente veneto del Carroccio - appaiono del tutto inutili perché il fine ultimo delle iniziative del governo per garantire la sicurezza dei cittadini è proprio quello di ripulire le città italiane, espellendo quanti tra gli stranieri, regolari o clandestini che siano, vivono e agiscono nell’illegalità, siano essi spacciatori, prostitute e quant'altro".
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Spari sulla recita, un fermo nella notte
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
È in condizioni gravi, ma non si teme per la sua vita, il bambino di quattro anni ferito alla testa da un colpo di pistola in un agguato che due killer hanno teso ad un cinquantenne di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria. Il piccolo, che si trova ricoverato negli Ospedali Riuniti della città dello Stretto, è stato sottoposto ad accertamenti radiologici prima dell’intervento chirurgico per l’estrazione del proiettile che si è conficcato in prossimità della nuca. I medici hanno già tamponato l’emorragia. Il ferito è il figlioletto di un poliziotto della penitenziaria che presta servizio nella Casa Circondariale di Reggio Calabria. Il bambino, assieme ai compagni della scuola materna da lui frequentata, stava partecipando al saggio di fine anno. Una circostanza che aveva richiamato in Piazza Madonna di Porto Salvo, situata sul lungomare della cittadina ionica, alcune centinaia di persone: oltre ai bambini vi erano anche le maestre, i genitori dei piccoli, familiari e tanta altre gente.
I killer, due in sella ad una moto di grossa cilindrata e con il caso integrale, hanno affrontato Franco Borrello, 50 anni, mentre questi si trovava in sella alla sua bicicletta. Da sotto i giubbotti, i sicari hanno estratto le armi, pistole di grosso calibro ( 9 per 21 e 7,65) ma prima che aprissero il fuoco il bersaglio designato si è buttato a terra spingendo la sua due ruote contro i «giustizieri». Sarebbe stato a quel punto che uno dei proiettili rimbalzando sul selciato è andato a conficcarsi in prossimità della nuca del piccolo. Indescrivibili le scene di panico che hanno seguito la sparatoria ed il ferimento sia della vittima predestinata, sia, e soprattutto, del bambino.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
I carabinieri della compagnia di Melito Porto Salvo, diretta dal capitano Onofrio Panebianco, stanno sentendo numerose persone. E tra queste i testimoni del grave episodio. Controllati anche pregiudicati del luogo i quali sono stati sottoposti alla prova dello Stub. I militari dell’Arma cercano le motivazione dell’agguato che potrebbero affondare le radici in un episodio avvenuto quattro anni fa in cui Borrello fu uno dei protagonisti. In quella circostanza, l’uomo rimase coinvolto in una sparatoria in cui persero la vita due giovani, uno di 24 e l’altro di 25 anni. Episodio che portò in carcere e alla condanna a 16 anni dell’uomo ferito. Ma di recente la sentenza d’appello ha ribaltato la decisione di primo grado, riconoscendo l’eccesso colposo di legittima difesa.
Tuttavia non è detto che l’agguato di Piazza Porto Salvo sia da collegare a quell’episodio, anche se in serata una persona, vicina alle vittime del 2004, è stata fermata per accertamenti. Il lavoro dei carabinieri, coordinato dalla procura antimafia di Reggio Calabria, si svolge a trecentosessanta gradi. Intanto, davanti al reparto dell’ospedale dove il piccolo è ricoverato continua a stazionare tanta gente: molti sono colleghi del papà del ferito. Melito Porto Salvo, dove in passato furono consumati atroci fatti di sangue, è un paese sotto shock e moltissime famiglie sono in ansia per le sorti del piccolo.
>>Da: andreavisconti
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Cavolo 4 anni....che infamia.
Andrea
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Alemanno: "La prostituzione sia reato"
>>Da: andreavisconti
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Il sindaco di Roma: "Puniamo chi sta in strada, sesso a pagamento lecito solo in casa"
Non gli piace l’idea di considerare la prostituzione straniera «pericolosa» per la sicurezza e per la moralità pubblica. Gli sembra una misura parziale prevedere l’allontanamento coatto delle prostitute dell’Est europeo. Non è abbastanza. E forse nemmeno funzionerebbe. Così Gianni Alemanno, il sindaco di Roma, dice: «La prostituzione in strada deve essere considerata un reato».
Dice proprio così: «La prostituzione in strada». Se il mestiere più antico del mondo sarà esercitato in casa, ipotesi che pure non gli va giù, al limite si può tollerare. A questo proposito, poiché ovviamente la storia delle prostitute che affollano le vie consolari riemerge di continuo, il sindaco ha una risposta pronta. «Se una povera disgraziata ha deciso di rovinarsi la vita facendo la prostituta, si affitti un appartamento e faccia quello che vuole...».
La legge Merlin Il che non significa un ritorno tout court alla situazione pre-Merlin cioé la riapertura dei bordelli. Piuttosto riprende la vecchia proposta di sinistra della prostituzione autoregolamentata. Fondamentale, alla fine, è che la donna non si venda seminuda in strada, a tutte le ore del giorno e della notte, mettendo in imbarazzo le famiglie e creando ingorghi nel traffico. «Deve tornare a essere un reato».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Da quando siede in Campidoglio, il sindaco della Capitale si è reso conto che la questione è davvero complicata. Attende con ansia il giorno in cui gli comunicheranno che davvero la via Salaria, su cui s’erano rovinati il fegato il suo predecessore Walter Veltroni e persino l’ex ministro dell’Interno Giuliano Amato, è stata «ripulita». Questore e prefetto Qualche settimana fa, Alemanno è andato al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza a chiedere alla polizia il pugno di ferro. Ma il questore e il prefetto, Marcello Fulvi e Carlo Mosca, gli spiegarono di non farsi illusioni perché con le leggi attuali non si può fare granché. Servono norme più efficaci, gli dissero. E così, da allora, Gianni Alemanno s’è attaccato al telefono chiedendo aiuto alla sua maggioranza. Ne ha parlato anche con il ministro Maroni, e più volte, chiedendo di inserire misure specifiche nel Patto per la sicurezza di Roma, quello ereditato dal precedente governo, che non prevede nulla su questo versante. «Penso che bisogna introdurre il reato di prostituzione in strada. O meglio, reintrodurlo. Sì, la prostituzione in strada deve tornare ad essere un reato come accadeva un tempo. Poi, è chiaro, se una persona, uomo o donna, italiana o straniera, commette un reato, allora incorre in sanzioni penali. E può anche essere soggetta a un processo di allontanamento».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Uguale per tutte Eppure ai senatori Berselli e Vizzini che l’hanno ideato, sembra un meccanismo ben furbo, l’allontanamento su ordine del questore per le giovanissime prostitute straniere «Ma a me - scandisce Alemanno - non interessa se sono italiane o straniere. Non devono stare sulla strada e basta. Così come bisogna colpire questo tipo di comportamento a prescindere da eventuali provocazioni o adescamenti. Sono semplicemente contrario al fatto che le ragazze stiano sulla strada». Sindaco, ma così facendo, lei ipotizza di rimettere mano alla legge Merlin. Ovvero, cinquant’anni dopo la chiusura dei casini, tornare all’obbligo di esercitare nel chiuso di un appartamento. O forse lei pensa a zone speciali dove le prostitute potrebbero esercitare, tipo quartieri a luci rosse? «No, così come chiedo con forza il reato per la prostituzione esercitata in pubblico, sono altresì contrario alle aree del sesso, ai parchi dell’amore oppure cose del genere. Guardi, lo dico perché sono contro gli zoo degli esseri umani».
Francesco Grignetti
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Arresti in Belgio, presunti legami con le nuove Br
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Gli investigatori indagavano su segnalazione della procura milanese
Cinque persone sono state arrestate stamani in Belgio dopo una notte d’interrogatori e relative perquisizioni con l'accusa di aver preso parte alle attività del gruppo politico italiano Pcpm - il Partito comunista politico militare - una formazione salita alle cronache nel febbraio 2007 con le indagini sulle nuove Brigate rosse della procura di Milano.
La conferma degli arresti arriva dalla procura federale belga in seguito agli interrogatori che hanno portato in carcere Bertrand Sassaye, membro storico delle Ccc, le Cellules Communistes Combattantes belghe, una formazione terrorista che a metà degli anni ’80 compì una trentina di attentati causando 10 morti. Sassaye, già condannato all’ergastolo nel 1988, nel 2000 era stato messo in libertà vigilata. Tra gli arrestati anche una giornalista della rete televisiva pubblica Rtbf, Wahoub Fayoumi, il pregiudicato Constant Hormans, con precedenti per rapina a mano armata e detenzione di esplosivi e armi e il libanese Abdelkader Ibrahim Abdallah.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
L’inchiesta è partita proprio in Italia, a seguito degli interrogatori dei 15 presunti neo brigatisti arrestati il 12 febbraio 2007 nell’ambito dell’operazione «Tramonto». Dalle indagini svolte dal giudice istruttore belga Bernardo-Mendez a Milano assieme alle autorità italiane sarebbero effettivamente emersi dei legami tra il Pcpm e quattro belgi.
Secondo quanto riferito dalla stampa belga, che dedica ampio spazio agli arresti, gli investigatori hanno compiuto in Belgio una decina di perquisizioni - anche nella sede della televisione pubblica Rtbf dove lavorava la giornalista arrestata - e sequestrato materiale apparentemente destinato a realizzare congegni esplosivi. Come previsto dalla legislazione belga, i cinque dovranno comparire entro cinque giorni davanti alla Camera di consiglio per la convalida degli arresti.
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Maroni: sì a quartieri a luci rosse
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Al popolo leghista riunito a Pontida una settimana fa ha promesso «città sicure e libere dai clandestini ». E adesso il ministro dell'Interno Roberto Maroni avverte: «Accoglieremo le proposte che migliorano i provvedimenti, ma indietro non si torna».
I relatori del decreto legge sulla sicurezza chiedono di inserire le prostitute nella lista dei soggetti pericolosi per la sicurezza. Lei è d'accordo?
«Ne ho parlato con i miei collaboratori e con il sottosegretario Alfredo Mantovano: non ci pare una buona formulazione».
Quindi il governo chiederà il ritiro dell'emendamento?
«Stiamo lavorando per capire come fare. L'autorevolezza di chi l'ha presentato ci impedisce, da un punto di vista politico, di dire no».
Ma è la strada giusta?
«Personalmente io sono favorevole alla proposta formulata da Daniela Santanchè.
Credo che bisognerebbe creare quartieri a luci rosse. In questo modo si garantisce il controllo sanitario e si tutelano i cittadini. Sgomberare le strade non serve a nulla. Si tratta comunque di una questione complessa, la decisione di non trattare questa materia nel pacchetto non è casuale. C'è bisogno di una riflessione ampia e condivisa».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Solleciterà il Parlamento?
«Martedì incontrerò il presidente della commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini. Esamineremo gli emendamenti e affronteremo anche la questione che riguarda le prostitute. Chiederò che l'argomento venga trattato subito dopo l'approvazione dei provvedimenti sulla sicurezza in modo che siano le Camere ad esprimersi».
Secondo l'ex ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu è aberrante colpire le prostitute e non i clienti.
«Ritengo che non ci sia nulla di aberrante nell'emendamento. Noto comunque che nello stesso partito ci sono linee diverse».
Anche sul nuovo reato che punisce i clandestini la maggioranza ha mostrato di avere opinioni diverse.
«Ma alla fine passerà la linea della Lega, che è sempre rimasta compatta: non cederemo sul principio che individua la clandestinità come reato. Anche perché il governo ha votato all'unanimità e non si può tornare indietro».
Lei parla di principio, vuol dire che la norma sarà modificata?
«La nostra intenzione non è quella mettere in galera i clandestini, ma avere una legge che ci consenta espulsioni effettive. E questo può avvenire soltanto a seguito di una sentenza penale, come del resto prevede anche la direttiva approvata due giorni fa in sede europea. Ecco perché il reato deve rimanere, sia pur accogliendo alcune obiezioni tecniche che sono state formulate in questi giorni».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Non è pur sempre una marcia indietro?
«Certamente no. Ci sono state obiezioni di tipo ideologico inaccettabili come quella di incostituzionalità o di contrasto con la normativa europea. Quando ci si è accorti che esiste in Francia, in Germania e in Gran Bretagna, è diventato impraticabile perché riempie le carceri e intasa i tribunali. Siccome noi vogliamo una norma che realizzi una procedura più rapida ed efficace per arrivare all'espulsione dei clandestini fornendo loro tutte le garanzie giurisdizionali, stiamo pensando a modifiche che mantengano il reato eliminando ogni inconveniente ».
Per esempio trasformando la pena in una sanzione pecuniaria?
«È un'ipotesi, al lavoro ci sono tecnici ministeriali e giuristi della Lega».
È sicuro che Berlusconi sarà d'accordo?
«Gli ho parlato giovedì sera alla Festa dell'Arma dei carabinieri. Mi ha detto: "Attenzione a non fare una norma che ci complichi la vita". Dunque anche lui è consapevole che il reato non si può togliere. Alla fine l'unico davvero contrario rimane Carlo Giovanardi ».
Non le sembra che si assista al solito teatrino della politica?
«Nessun teatrino. Abbiamo le idee ben chiare e le metteremo rapidamente in pratica. In Parlamento sarò io a rappresentare il governo e respingerò tutti gli emendamenti che mirano a ridurre l'impatto dei provvedimenti. Non dimentichiamo che le leggi di conversione devono superare il vaglio di legittimità».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Su questo non avevate già accolto i suggerimenti del Quirinale?
«Appunto. Abbiamo concordato ogni passaggio, decidendo anche che cosa era opportuno spostare nel disegno di legge. Non voglio avere problemi e rischiare che il decreto sia dichiarato illegittimo».
L'opposizione è contraria al reato di clandestinità e propone di modificare anche l'aggravante per chi delinque.
«Non è accettabile».
Vi chiede di non cambiare nome ai Centri di permanenza temporanea.
«Saranno Cie, Centri di identificazione ed espulsione. Però riformuleremo la norma sulle case concesse ai clandestini in modo da evitare che qualcuno, usando un trucco, eviti la confisca dell'immobile ».
Lei ha disposto il censimento dei nomadi e ha detto che interverrete su tutto quello che è abusivo e illegale. Come risponde a chi parla di discriminazioni e schedature?
«Chiuderemo i campi abusivi e rimpatrieremo chi non ha diritto di stare in Italia in modo da garantire a chi ha i requisiti di non vivere nelle baraccopoli, in mezzo ai topi. Vogliamo proteggere i minori e per questo dobbiamo ottenere anche la loro identificazione certa ».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Ci saranno altri insediamenti autorizzati?
«Il modello che abbiamo in mente prevede una residenza stabile per i rom italiani e campi temporanei per gli altri. Zone di transito per un massimo di tre mesi».
Sono abusivi e illegali anche i centri sociali?
«No, ho grande considerazione di quei centri sociali dove si fanno attività culturali e politiche. Interverremo soltanto di fronte al pericolo di degenerazione, come possono essere i posti dove si pianificano spedizioni punitive ».
Lei ha detto che accoglierà le proposte fatte dal leader dell'opposizione Walter Veltroni contro la criminalità del casertano. Questo può servire ad ottenere il voto del Pd sulle misure per la sicurezza?
«Mi auguro che avvenga, ma non c'è alcun baratto. Ringrazio Veltroni e confermo che nei prossimi giorni sigleremo un patto per la sicurezza con la provincia di Caserta e, così come avvenuto in Calabria, creeremo una centrale unica per gli appalti. Sono tutte cose che abbiamo già iniziato a realizzare».
Fiorenza Sarzanini
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Berlusconi: malore in sala
>>Da: Nando179764
Messaggio 2 della discussione
AL CONVEGNO DI CONFINDUSTRIA JUNIOR A SANTA MARGHERITA LIGURE Leggero malore per Berlusconi
Un mancamento dopo il discorso e il premier esce dalla sala. Poco dopo torna sul palco e rassicura la platea
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lascia la sede del convegno dei giovani imprenditori (Ansa)SANTA MARGHERITA LIGURE (Genova) - Leggero malore per il premier Silvio Berlusconi al termine del suo intervento al convegno dei giovani imprenditori a Santa Margherita Ligure. Appena sceso dal palco, il premier, secondo quanto riferito dalle persone in sala, ha chiesto un bicchier d'acqua e si è allargato il nodo della cravatta. Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, impegnata in quel momento nel suo discorso all'assemblea, ha chiesto se in sala c'era un medico. Subito dopo il premier è stato accompagnato in una stanza attigua dove è stato visitato.
Accolto da tantissimi applausi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sorridente e sereno (con una camicia diversa da quella indossata in precedenza e senza cravatta), si è ripresentato alcuni minuti dopo sul palco dei giovani imprenditori di Confindustria per salutare il parterre. «Sto bene», ha detto rivolto in particolare al presidente dei giovani imprenditori Federica Guidi e al numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia. Il premier le ha abbracciate entrambe, e ha rinnovato i suoi auguri al «sistema delle imprese italiane». Poi ha lasciato la sede del convegno dei giovani imprenditori. type=text/javascript>
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Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, ha minimizzato con decisione il leggero malore accusato dal premier Silvio Berlusconi durante il convegno dei giovani imprenditori. «Non è successo niente - ha detto Bonaiuti uscendo dalla sala del convegno - c’è stato solo un calo di zuccheri».
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Non accettiamo lezioni dall'Onu
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Francesco Natale
Charles De Gaulle, grande statista, ottimo comandante militare e felicissimo scrittore, era solito definire così l'Onu: «Les Nationes dites unies», «le Nazioni cosiddette unite». Alla luce di come e quanto l'Onu ha operato negli ultimi decenni non possiamo che concordare una volta di più col padre della quinta Repubblica di Francia. Sembrerebbe che gli organi direttivi di questo monstrum burocratico siano tutti dotati del tocco di Re Mida alla rovescia: tutto quanto toccano diventa spazzatura. Qualcuno è in grado di ricordare una - e dico una sola - crisi internazionale cui sia stato efficacemente e in maniera duratura posto rimedio dai burocrati più pagati al mondo? No? Già. Forse perché nessuna crisi internazionale è stata risolta dalla postmoderna e postmodernista versione della Società delle Nazioni voluta dal presidente Wilson nel primo dopoguerra.
Nessuna parola su Cina e Tibet, sulle pubbliche impiccagioni iraniane e sulla disastrosa condizione della donna nel paese governato da colui che «cancellerà Israele dalle carte geografiche» (se con confetti al plutonio o armi chimiche non è dato ancora saperlo), zero assoluto sulle inaudite politiche di controllo delle nascite cinesi e indiane, colpevole silenzio o appeasment totale e vergognoso riguardo al disastro dei campi profughi thailandesi destinati ad accogliere i profughi vietnamiti e cambogiani, campi che forniscono il serbatoio primario per l'infame mercato della prostituzione minorile e del traffico di organi. E via così, dal Darfour alla guerra civile in Rwanda, passando per la tuttora irrisolta «questione palestinese» e per il purtroppo ciclico inferno libanese: nulla, zero, nada. Roba che scotta, quella. Roba che spingerebbe ad assumere posizioni dure e intransigenti, che sicuramente andrebbero a detrimento dell'immagine tutta lustrini e caviale di una casta che, forse più di ogni altra casta, poiché ammantata della patina di «internazionalità», ha contribuito pervicacemente ad arrestare il progresso umano e civile in tutto il pianeta.
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Il vertice Fao sulla sicurezza alimentare
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Emanuela Melchiorre
Sono 850 milioni le persone denutrite al mondo e secondo stime WFP è un imperativo che nei prossimi 20 anni la produzione agricola e alimentare debba aumentare del 50%. Sono queste le dichiarazioni ufficiali che hanno concluso il vertice che la Fao, l'Ifad, e il WFP hanno organizzato questa settimana e che è terminato giovedì 5 giugno scorso. Tra imponenti misure di sicurezza si sono riuniti a Roma, presso il palazzo della Fao i capi di stato di 40 paesi per discutere della crisi alimentare mondiale e delle sue cause. La conferenza ad alto livello è stata anche un'occasione per il premier Silvio Berlusconi per incontrare in via bilaterale alcuni capi di stato, tra cui il premier spagnolo Zapatero e il presidente francese Sarkosy, e per confermare i rapporti diplomatici e di franca amicizia tra i grandi dell'Europa e il nostro paese che, secondo le recenti parole del governatore Mario Draghi, «ha desiderio, ambizione e risorse per tornare a crescere...».
Il clima in cui si è svolto il vertice mondiale non è stato sereno e molti sono stati i giudizi negativi su come i diversi paesi hanno gestito l'emergenza alimentare. Sono stati criticati in primo luogo, e senza una conoscenza esatta del fenomeno, quei paesi che si impegnano nella produzione di biocarburanti, accusati di sottrarre risorse e generi alimentari alle popolazioni affamate per destinarli alla produzione alternativa di energia. Il presidente del Brasile Ignacio Lula da Silva ha invece difeso la produzione di bioetanolo, sostenendo che le cause che hanno innescato la spinta inflativa dei prezzi dei generi alimentari sono da ricercare nell'aumento della domanda di generi alimentari provocata in parte dallo sviluppo di alcuni paesi emergenti. «La soluzione - ha detto Lula - non è nel protezionismo o negli ostacoli alla domanda» ma «nell'aumentare l'offerta di cibo e aprire i mercati per poter fronteggiare la domanda crescente».
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La Merkel pone un argine ai fondi sovrani!
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Francesca Traldi
Di ritorno dal viaggio in America Latina, in occasione della conferenza stampa sull'esito del vertice della Fao di Roma, Angela Merkel ha ribadito la necessità di favorire le condizioni per una maggiore trasparenza sui mercati finanziari, ricordando che «il capitalismo finanziario deve avere un maggior senso etico». L'eccessiva apertura dei mercati in Europa potrebbe, infatti, divenire terra di conquista per paesi meno aperti a causa dei cosiddetti fondi sovrani - veicoli di investimento di Stati emergenti dotati di riserve valutarie in eccesso. I fondi sovrani sono infatti fondi d'investimento utilizzati per investire nel mercato finanziario e gestiti in modo totalmente autonomo dai governi di alcuni Paesi (hedge funds, fondi di private equity). È proprio la mancanza di trasparenza e la scarsa capacità di controllo di questi fondi a preoccupare il cancelliere tedesco che chiede insieme alla Francia di Sarkozy l'istituzione di un'autorità di controllo europea in grado di vigilare sul rispetto di norme e di verificare sulla effettiva esistenza di condizioni di reciprocità.
Nel corso del semestre di presidenza tedesca, infatti, il cancelliere tedesco ha sollevato la questione a più riprese, chiedendo infine direttamente alle cancellerie di Bruxelles di adottare misure precauzionali e regolamentari in materia. Il tentativo, messo in atto al vertice sul Baltico del giugno scorso, è fallito a causa del veto posto dai britannici e dai new comers dell'Est, ma la questione posta in sede comunitaria non ha mancato di sollevare preoccupazioni da parte dell'opinione pubblica internazionale. Allo stadio attuale, infatti, i fondi sovrani costituiscono un problema essenzialmente per l'Europa. Stiamo infatti assistendo ad un'inversione di tendenza in tema di apertura dei mercati con la rivendicazione di un ruolo attivo di certi Stati disinvolti che dispongono di strumenti più sottili del mercato (partecipazioni di minoranza di blocco, golden shares, istituzioni dall'incerta natura pubblico-privata, moral suasion, condizionamento delle autorità di regolamentazione) in grado di condizionarne l'andamento finanziario.
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L'Ue approva il nuovo corso italiano
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Fabrizio Goria
L'Italia, almeno sulla carta, risulta promossa dall'Ue per quanto riguarda le previsioni sui conti pubblici. Approvazione senza riserve di Jean-Claude Junker, presidente dell'Eurogruppo, che ha sancito il vero cambio di tendenza dell'economia italiana, dopo il biennio disastroso di Romano Prodi. Ma la strada è ancora in salita. «Il piano di Giulio Tremonti va bene: sia le misure già adottate che quelle annunciate per il futuro. L'Italia deve continuare con il consolidamento dei conti e tutto ciò che va in questa direzione è benvenuto». Con queste parole Juncker ha teso la mano al ministro dell'Economia, confermando le indiscrezioni che prevedevano un largo consenso delle misure che prevedono un esborso pubblico di 30 miliardi di euro in tre anni per riportare nel 2011 i conti pubblici al fatidico pareggio di bilancio. Operazione non facile, data la congiuntura in cui si trova l'economia europea e date tutte le difficoltà strutturali che fanno sì che il nostro paese risenta maggiormente delle varie crisi in atto.
Secondo le ultime stime di Bankitalia, il Pil crescerà nel 2008 dello 0,5% ed il deficit pubblico si attesterà intorno al 2,5%, salvo poi salire nel 2009 fino a quota 2,7%, pericolosamente vicino al limite massimo dettato da Maastricht. Inoltre, da non sottovalutare, il clima inflattivo che permea i nostri settori economici: i beni di prima necessità hanno già sorpassato il valore simbolico del 5% di tendenziale, mentre la cifra aggregata è intorno al 3,6%, percentuale destinata a salire nei prossimi mesi. Ancora, la crisi petrolifera che ha visto i carburanti, nel giro di due anni, aumentare in media del 25%, senza contare la sola crescita del gasolio, tale da rallentare la vendita di autoveicoli diesel nell'ultimo trimestre. Come se non bastasse, il settore privato e pubblico, entrambi in perenne difficoltà, specialmente il secondo. L'arrivo di Renato Brunetta al ministero della Funzione Pubblica potrà servire realmente a rivoluzionare un covo di lassismo e assistenzialismo senza ritegno? Se lo lasciano lavorare come sa, l'economista veneziano sarà capace di grandi cose, altrimenti fallirà come i predecessori. Ma se il pubblico non va bene, il privato meglio non va: tasse inique ed improduttive, burocrazia asfissiante, meritocrazia quasi nulla, innovazione scarsa, oneri sociali inadeguati, politiche espansive mai viste. Le nostre imprese scalpitano molto e solo pochi riescono a fare il reale salto, una su tutte la Geox di Mario Moretti Polegato, la cui storia ricorda quella di un film.
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Risparmio gestito: ora di rimboccarsi le maniche
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Con Draghi c'è convergenza sui problemi del risparmio gestito: fisco, certo, ma anche indipendenza. A breve l'inizio dei lavori
di Letizia Zingoni
Da tempo la platea dei commentatori economico-finanziari si riunisce per l'abituale lettura della relazione annuale di Banca d'Italia. Si tratta di un rito collettivo, in cui inevitabilmente finiscono per riversarsi i rivoli del dibattito politico del momento che godono così di un enorme visibilità - seppur contingente. Un elemento sfuggito ai più - tanto interessante quanto insolito - è il tema del risparmio gestito. I dati della raccolta dei fondi di investimento per il 2007 e il 2008 segnano una drastica battuta d'arresto. La congiuntura generale, con la turbolenza finanziaria che ha colpito i maggiori paesi avanzati è sicuramente una delle cause principali, ma non ha certo giocato da sola. Cause concomitanti sono da rintracciare (i) nell'assenza di gestori indipendenti e (ii) nel regime fiscale senz'altro sfavorevole. Quanto al primo punto, è sotto gli occhi di tutti il fatto che i nostri istituti di credito «telepilotano» l'offerta di fondi attraverso le proprie reti di distribuzione, in base alle proprie esigenze e non in base alle esigenze dei consumatori. Siamo tutti concordi con Draghi nel dire che «E' evidente l'inadeguatezza del sistema di distribuzione dei prodotti finanziari rispetto alla clientela. Primario è il bisogno di consulenza, di aiuto nelle scelte di quei risparmiatori a cui, più che in passato, si chiede di provvedere con investimenti finanziari al proprio futuro, orientandosi fra una moltitudine di prodotti spesso di difficile valutazione».
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Chi detta la linea nell'opposizione?
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Antonio Maglietta
Chi detta oggi la linea dell'opposizione parlamentare? Di Pietro o Veltroni? Quando Veltroni imbarcò Di Pietro in campagna elettorale, già allora in molti segnalarono che la scelta avrebbe portato pochi benefici nel presente, e cioè solo qualche punto di distacco in meno rispetto all'alleanza PdL-Lega Nord-Mpa, ma non certo la vittoria, e tantissimi problemi per il futuro. Di Pietro, in ogni uscita pubblica, ha sempre ribadito la sua fedeltà all'alleanza con il Partito Democratico, ma non si comprende cosa avrebbe potuto fare di diverso visto che uno smarcamento da Veltroni, allo stato attuale delle cose, sarebbe fatale per il suo partito ad personam. Al di fuori del chiacchiericcio propagandistico dato in pasto ai media, Di Pietro, forse, è il primo a rendersi conto dell'enorme difficoltà che comporta il porsi come obiettivo, nel medio lungo periodo, quello di dover superare ad ogni elezione una soglia di sbarramento per entrare in Parlamento, ricorrendo sistematicamente, poi, allo strumento degli «atteggiamenti eclatanti» per accendere i fari dei media e sollecitare l'attenzione dell'opinione pubblica. Rischierebbe, prima o poi, di fare la fine dei partiti della sinistra antagonista. Molto più semplice per lui l'alleanza elettorale con il Pd (che permette di abbassare notevolmente lo sbarramento elettorale) e poi, una volta in Parlamento, la corsa in solitudine per marcare comunque le differenze politiche con il partito di Veltroni.
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Un impegno: più tasse per l’Opec
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Stefano Magni
Bloccare la crescita dei prezzi alimentari o liberalizzare il commercio agricolo? E perché non tutte e due le cose? Perché nella bozza della dichiarazione congiunta del vertice Fao, tutti sono d’accordo nel frenare la fluttuazione dei prezzi, mentre uno dei punti più discussi è il capitolo 11 della Dichiarazione, in cui si invita la comunità internazionale a “proseguire i suoi sforzi per la liberalizzazione delle politiche agricole, riducendo le barriere al commercio e le politiche distorsive del mercato”. Una competizione più aperta tra produttori agricoli potrebbe essere il miglior metodo per abbassare i prezzi. Ma la liberalizzazione incontra l’opposizione di quasi tutti i governi, sia dell’Ue che degli Usa che quelli dei Paesi meno sviluppati dell’Africa, i quali, nonostante abbiano bisogno di un mercato più aperto, mantengono alte tariffe protezioniste sui prodotti agricoli. Altro punto fondamentale e controverso è quello sui biocarburanti.
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Hamas continua a uccidere civili israeliani
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Giorgio Bastiani
Colpi di mortaio sparati dai terroristi di Hamas da Gaza hanno centrato in pieno una fabbrica nel kibbutz di Nir Oz. Il bilancio dell’attacco è drammatico: un morto, tre feriti di cui due gravi, molti altri sotto shock. Hamas non ha affatto negato la responsabilità: ha rivendicato l’azione tramite un comunicato ufficiale, in cui afferma che continuerà a “colpire i siti militari e le colonie sioniste attorno alla striscia di Gaza come una risposta alla continua aggressione contro il nostro popolo”. La risposta dell’aviazione israeliana, stando a fonti sanitarie palestinesi, avrebbe provocato la morte di una bambina palestinese.
Lo sdegno della comunità internazionale, dunque, ancora una volta sarà rivolto contro l’esercito di Gerusalemme. Ma così rischia di passare in secondo piano la vera dinamica della guerriglia: da un mese a questa parte, infatti, il movimento armato islamista ha moltiplicato i suoi atti di guerra contro Israele, nonostante la tanto sbandierata volontà di raggiungere una tregua. Il 9 maggio, un altro colpo di mortaio sparato sul kibbutz di Kfar Aza aveva ucciso Jimmy Kedoshim, 48 anni. Il 12 maggio, al kibbutz Yesha, era stata uccisa, da un razzo Qassam, Shuli Katz, un’infermiera di 69 anni. Sabato scorso, un altro razzo aveva ferito due contadini, uno dei quali è un immigrato tailandese.
Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends
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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
http://groups.msn.com/Clubazzurrolaclessidrafriends/messageboard
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Varie
>>Da: nefertiti
Messaggio 219 della discussione
Si spende bene nei boyscout.
>>Da: ilgattomammone
Messaggio 219 della discussione
Stamattina, Meteo del TG5: "Un po' di nubi nel Lazio, ma solo sulle coste adriatiche."
Mi dispiace per chi avesse programmato per oggi una giornata di mare sulle ridenti coste adriatiche del Lazio...
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Immagini e foto 3
>>Da: senzascuse
Messaggio 84 della discussione
>>Da: Mirko
Messaggio 82 della discussione
Fioritura ai piedi del monte giove, val Formazza, per arrivare qui c'è da camminare..... Mirko
>>Da: Mirko
Messaggio 83 della discussione
La madonnina in cima al Gran Paradiso Mirko
>>Da: Mirko
Messaggio 84 della discussione
Missione di soccorso dell'elicottero del 118 sulla "schiena dell'asino" del Gran Paradiso, a quota 3800.
Un escursionista stanco è inciampato e l'ha fatta tutta scivolando fino a sbattere con la testa contro le rocce in fondo...
Il telefono non prendeva nessuno aveva una radio il 118 è stato chiamato da un suo amico che è sceso di corsa al rifugio Vittorio Emanuele; per concedere l'assistenza gli hanno fatto moltissima resistenza, già nel 2006 era un costo esagerato. Mirko
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La verità su Mani pulite: Scalfaro si piegò ai pm
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Svelato il retroscena: «Così il presidente cedette alle pressioni del pool e bloccò il decreto su Tangentopoli, già concordato col premier»La procura aveva dato il via libera alla «soluzione politica» del terremoto. Poi qualcosa andò storto
Se dopo 15 anni dai fatti si stenta ancora a raccontare la verità, è segno che siamo messi davvero male. Giuliano Amato, parlando degli ultimi giorni del suo governo, ha finalmente avuto il coraggio di definire «riprovevole» l’uscita televisiva del vecchio pool di Mani pulite contro il provvedimento di depenalizzazione del finanziamento illecito dei partiti approvato nel Consiglio dei ministri del 5 marzo 1993. La conseguenza di quel pronunciamento fu, come è noto, la mancata firma del provvedimento da parte dell’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
C’è stato chi, come il senatore D’Ambrosio, si è indignato per il giudizio di Amato e chi come Oscar Luigi Scalfaro ha detto angelicamente che lui non vedeva la televisione e quindi nulla sapeva del pronunciamento del pool di Milano. La sua «non firma», ha continuato, venne da una convinzione personale, aiutata da quella permanente ispirazione che lo portò al termine dell’ultima guerra a emettere anche una condanna a morte. Con dolore e con rispetto, naturalmente, come si conviene a un cattolico.
La verità dei fatti è, naturalmente, tutta un’altra. Giuliano Amato aveva preannunciato il provvedimento della depenalizzazione del finanziamento illecito all’interno di una relazione al Parlamento poi approvata a larga maggioranza. Subito dopo aveva inviato Francesca Contri, segretaria generale di Palazzo Chigi, da Francesco Saverio Borrelli per avere un suo placet sul provvedimento. Ottenutolo (che oscura anomalia!), convocò il Consiglio dei ministri il 5 marzo per approvarlo. Mentre era in corso il Consiglio dei ministri fu chiamato da Scalfaro che volle vederlo con urgenza. Amato sospese il Consiglio e andò di corsa al Colle chiedendo ai ministri di fermarsi tutti a Palazzo Chigi. In poco più di un’ora Amato e Scalfaro esaminarono e condivisero tutti i punti e le virgole di quel provvedimento. Tornato a Palazzo Chigi, Amato fece approvare il testo concordato. Ma il diavoletto ci mise la sua coda velenosa.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Quelle verità sul Pool che Di Pietro non potrà mai smentire
Povero Antonio Di Pietro costretto a fare la voce grossa a scoppio ritardato. Tre giorni dopo la nostra minuziosa ricostruzione dei rapporti avvenuti tra il 5 e l’8 marzo ’93 tra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio dell’epoca, Scalfaro e Amato, Di Pietro dice che le nostre son solo menzogne. Ma come fa a sostenerlo? Lo potrebbe fare se avesse una ricostruzione dei fatti e dei rapporti tra Scalfaro e Amato diversa da quella da noi descritta. Non la tiene e infatti nulla dice al riguardo. Lo stesso simpatico giovanottino che collabora con Santoro, tal Travaglio Marco, coglie un errore volutamente inserito nella nostra ricostruzione sulla forma pubblica (televisiva o comunicato stampa) sulla pronuncia del pool di Milano che nulla toglie alla ricostruzione dei fatti sul decreto Conso per la depenalizzazione del finanziamento illecito e, semmai, aggrava il giudizio «riprovevole» dato da Giuliano Amato su quella stessa pronuncia.
D’altro canto la nostra ricostruzione è avvenuta sulla base di un dettagliato racconto proprio di Giuliano Amato riscontrato poi con altre testimonianze tanto da divenire uno dei capitoli del nostro primo libro uscito nel 2000 (Strettamente riservato, Ed. Mondadori) e mai smentito. Di Pietro non smentì allora né smentisce oggi. Non potendo smentire i fatti scende nel cortile e insulta. E così pensa di offendere il nostro amico Cirino Pomicino ricordandogli la sua condanna per non aver dichiarato il finanziamento ricevuto nel ’92 dalla famiglia Ferruzzi (per il patteggiamento chiedere notizie a Francesco Greco) ma dimentica che per oltre dieci anni Pomicino uscì dalla politica per lo sbaglio allora commesso. Se dodici anni dopo è tornato prima in Parlamento europeo e poi in quello nazionale è solo grazie ai voti liberamente espressi da decine e decine di migliaia di italiani.
Ma un dubbio ci tormenta. È più grave non aver dichiarato alla Camera un finanziamento elettorale o aver chiesto e ottenuto di mettere in galera decine e decine di persone innocenti come ha fatto Di Pietro? Franco Nobili, Clelio Darida, Francesco Gaetano Caltagirone per dire, tra i tanti, solo tre nomi noti a tutti, hanno fatto grazie a Di Pietro mesi di carcere pur essendo innocenti. In tanti anni non abbiamo mai ascoltato una sola parola di scusa di Di Pietro per aver violato in maniera così grave libertà e democrazia. Anche noi come Cirino Pomicino parliamo solo di politica e di idee e ci rifiutiamo di scendere nel cortile raccogliendo tutte le cose che giornali autorevoli o suoi dirigenti hanno detto di Di Pietro. Il cortile non ci interessa e lo lasciamo agli altri.
Una curiosità però vorremmo soddisfare. Come mai Di Pietro a Strasburgo chiede di andare a cena con Cirino Pomicino dicendogli in privato il contrario di ciò che dice in pubblico e gli chiede qualche volta una sua valutazione politica della quale poi puntualmente fa tesoro? Mentre scriviamo siamo improvvisamente colpiti da un lampo di verità. Abbiamo capito chi ha costretto Di Pietro a fare la voce grossa. È stato Leoluca Orlando Cascio. Nell’ultima trasmissione di Annozero Pomicino parlando del film di Paolo Sorrentino Il Divo, ha ricordato come Leoluca Orlando, attuale braccio «sinistro» di Di Pietro, avesse accusato in diretta televisiva pochi mesi prima della sua uccisione Giovanni Falcone
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"Fascista, non puoi fare l’esame"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 22 della discussione
Uova e insulti degli autonomi: una studentessa di destra cacciata dall'università
Alla fine ha rinunciato. Niente esame di procedura penale, il terz’ultimo prima della laurea. Augusta Montaruli, 24 anni, studentessa di legge a Torino e dirigente di An-Azione Giovani, ieri mattina è stata affrontata da un gruppetto di autonomi, decisi a impedire le prove d’appello per ricordare gli incidenti alla Sapienza. Lei gira da quattro anni sotto scorta. Tre amici che la proteggono da insulti e anche aggressioni fisiche. «Sono abituata a questo clima, ma oggi era proprio impossibile. Ho ceduto per difendere gli studenti nella mia situazione. Assurdo».
«Fascistella, te ne devi andare. Qui non puoi entrare», le urlano. C’è anche uno slogan dedicato e lei: «Le donne di destra non sono liberate, sono solo serve e non emancipate». Le più accanite sono le ragazze. Neanche fosse una questione personale. Augusta è anche protagonista di un fumetto, pubblicato su un sito anarchico. Con una conclusione agghiacciante: «Premi con forza la faccia dell’Augusta per capire che pensa». L’Augusta ha 24 anni, di cognome fa Montaruli. Autonomi e sinistra radicale avevano organizzato il presidio. Immediata la contro-manifestazione dei ragazzi di destra. Lei è un tipo gracile, indossa un trench bianco e resta immobile per ore davanti all’ingresso, circondata dai militanti di An. Di fronte, una ventina di autonomi del collettivo universitario. Nasce così un’interminabile, bizzarra mattinata. Da una parte, verso l’uscita, il gruppetto di antagonisti. In mezzo un robusto cordone di poliziotti, diretti dal capo della Digos di Torino in persona, il vice-questore Giuseppe Petronzi. Ricapitolando: quelli del presidio di An, secondo gli antagonisti (striscione: «Via i nazi-fascisti dall’Università») non dovevano assolutamente uscire dall’ingresso principale, semmai da quello posteriore, tanto da rimarcare una fuga ingloriosa. Gli avversari non hanno ceduto di un millimetro, sino a quando gli appelli non sono finiti. La pazienza dei poliziotti è stata messa a dura a prova. Quando il leader, il dottorando Davide Grasso, ha tentato di aggirare gli agenti del reparto mobile, ed è stato allontanato senza se e senza ma, e quando, al 90’, la polizia è avanzata con decisione, sino a sospingere fuori dai cancelli gli autonomi, fradici di pioggia.
>>Da: Fabiano
Messaggio 21 della discussione
Ezio Pelizzetti, il rettore, non ride affatto. «Non credo assolutamente che sia giustificato questo clima di intolleranza. Tutti hanno il diritto a manifestare le proprie idee. L’università è un luogo di confronto, di scambi di idee e di pensiero. Devo dire che gli studenti torinesi sono 75 mila e solo una piccolissima percentuale ha scelto la strada della violenza. Spiace che le forze dell’ordine siano costrette a intervenire per garantire un clima libero. Noi, d’altra parte, che possiamo fare? Spiace per la studentessa, che ha rinunciato a sostenere l’esame».
Espellere dall'università quella "piccolissima percentuale" no?
Se non è in grado di fare il rettore, dia le dimissioni e lasci il posto a qualcuno in grado di farlo.
>>Da: sonoromeo
Messaggio 22 della discussione
E' in atto un nuovo tentativo di scimmiottare il '68, negli anni '70 accadeva questo ed altro, io persi la maturità al liceo artistico per cause politiche, l'intera commissione si allontanò per protesta, mentre l'esame lo sostenne un solo professore di estrema sinistra pestato dai fascisti poco tempo prima. Ero l'unico attivista di destra dentro una scuola di estremisti di sinistra, ma anche questo faceva parte del gioco. Oggi non esistono gli estremi per una lotta di classe, ma tutto s'inventa, la mamma degli stupidi è sempre incinta. Romeo
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Rapina con sparatoria, muore carabiniere
>>Da: Graffio
Messaggio 9 della discussione
È successo a Pagani, nel salernitano
Rapina con sparatoria, muore carabiniere
Il militare, colpito da alcuni banditi, è stato sottoposto a intervento chirurgico. Il decesso in ospedale
PAGANI (Salerno) - Non ce l'ha fatta il carabiniere 33enne Marco Pittone, 33 anni, ferito gravemente durante un tentativo di rapina all'ufficio centrale delle Poste a Pagani, nel Salernitano. Il militare, che ha sventato il colpo, è deceduto in ospedale.
LA RICOSTRUZIONE - Il fatto è accaduto intorno alle 9,30 di venerdì: l'ufficiale dei carabinieri si trovava già all'interno dell'ufficio postale e per questioni di lavoro stava parlando con il direttore quando sono arrivati i tre malviventi, uno dei quali armato di pistola. Il sottotenente, che si trovava in compagnia di un altro carabiniere, ha intimato ai banditi di arrendersi ma uno dei tre per tutta risposta ha cominciato a sparare. A quanto pare uno dei tre malviventi sarebbe un italiano. È già scattata un'imponente caccia all'uomo per arrestare i tre banditi che, subito dopo il conflitto a fuoco, sono scappati sembra a bordo di un'automobile di colore scuro.
«NON HA ESTRATTO LA SUA ARMA D'ORDINANZA» - «Il sottotenente Marco Pittone ha intimato di abbassare le armi ma non ha estratto la sua pistola di ordinanza perché avrebbe messo in pericolo l'incolumità dei presenti». È la ricostruzione di quanto accaduto nell'ufficio postale di Pagani fornita dal generale Francesco Mottola, comandante della regione carabinieri Campania. Pittone aveva 33 anni, era celibe ed era di origini sarde. Mottola si è immediatamente recato da Napoli a Pagani dove, in ospedale, ha appreso la notizia della morte del sottotenente. «Siamo addolorati e ci stringiamo intorno alla famiglia di Pittone », ha detto il generale Mottola.
INTERVENTO CHIRURGICO - Il carabiniere è stato trasportato in gravi condizioni anche per la copiosa perdita di sangue al policlinico «Umberto I» di Nocera Inferiore dove è stato sottoposto a una delicata operazione. Niente da fare: il militare non ce l'ha fatta. Le forze dell'ordine stanno setacciando il territorio di Pagani per intercettare e arrestare i rapinatori.
Condoglianze per la morte del carabiniere!
Spero che becchino questi maledetti e la passino in galera tutta la loro fetida esistenza"
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 8 della discussione
Preso anche il quarto criminale che quel giorno ha sparato!!!
Uno degli altri malviventi aveva confessato
Carabiniere ucciso, preso il quarto uomo
Arrestato a Torre Annunziata l'ultimo membro della banda: venerdì ha sparato al sottotenente Pittoni
NAPOLI - È stato arrestato a Torre Annunziata il quarto uomo della banda dei rapinatori che venerdì ha ucciso a Pagani il sottotenente dei carabinieri, Marco Pittoni. Si chiama Gennaro Carotenuto ed è lui che ha ucciso Pittoni, esplodendogli contro 4 colpi di pistola nell'ufficio postale di Pagani. L'uomo sarebbe stato bloccato in casa di un conoscente. I carabinieri erano sicuri che Carotenuto non fosse lontano e così, per l'intera giornata, i controlli sono stati serrati. Sabato erano stati fermati gli altri malviventi e uno di loro aveva confessato.
FUNERALI - Più di mille persone hanno partecipato domenica a Villarios, paese d'origine della vittima, ai funerali del sottotenente. Presenti alla cerimonia funebre - la seconda dopo il rito celebrato sabato in Campania - i massimi vertici delle istituzioni e delle forze dell'ordine della Sardegna. La chiesa di San Giuseppe era stracolma. In serata la salma di Pittoni è stata tumulata nel vicino cimitero.
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Spari sulla recita, un fermo nella notte
>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione
È in condizioni gravi, ma non si teme per la sua vita, il bambino di quattro anni ferito alla testa da un colpo di pistola in un agguato che due killer hanno teso ad un cinquantenne di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria. Il piccolo, che si trova ricoverato negli Ospedali Riuniti della città dello Stretto, è stato sottoposto ad accertamenti radiologici prima dell’intervento chirurgico per l’estrazione del proiettile che si è conficcato in prossimità della nuca. I medici hanno già tamponato l’emorragia. Il ferito è il figlioletto di un poliziotto della penitenziaria che presta servizio nella Casa Circondariale di Reggio Calabria. Il bambino, assieme ai compagni della scuola materna da lui frequentata, stava partecipando al saggio di fine anno. Una circostanza che aveva richiamato in Piazza Madonna di Porto Salvo, situata sul lungomare della cittadina ionica, alcune centinaia di persone: oltre ai bambini vi erano anche le maestre, i genitori dei piccoli, familiari e tanta altre gente.
I killer, due in sella ad una moto di grossa cilindrata e con il caso integrale, hanno affrontato Franco Borrello, 50 anni, mentre questi si trovava in sella alla sua bicicletta. Da sotto i giubbotti, i sicari hanno estratto le armi, pistole di grosso calibro ( 9 per 21 e 7,65) ma prima che aprissero il fuoco il bersaglio designato si è buttato a terra spingendo la sua due ruote contro i «giustizieri». Sarebbe stato a quel punto che uno dei proiettili rimbalzando sul selciato è andato a conficcarsi in prossimità della nuca del piccolo. Indescrivibili le scene di panico che hanno seguito la sparatoria ed il ferimento sia della vittima predestinata, sia, e soprattutto, del bambino.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Sono peggiorate le condizioni del piccolo Antonino, il bambino di 4 anni ferito alla testa da un colpo di pistola nel corso di un agguato teso ad un pregiudicato di Melito Porto Salvo lo scorso venerdì.
Il piccolo è stato trasferimento all'ospedale «Bambino Gesù» di Roma dopo che i medici degli Ospedali riuniti di Reggio Calabria avevano accertato la presenza di un'ischemia cerebrale non rilevata nei tracciati dei precedenti esami. Per questo - come ha avuto modo di sottolineare il primario del reparto di rianimazione del nosocomio reggino - il bambino rischia la vita ed è importante intervenire subito. Il trasferimento dall'aeroporto dello Stretto a Roma è avvenuto a bordo di un Falcon «900» dell'Aeronautica militare.
>>Da: Leo
Messaggio 6 della discussione
Come non si fa a provare rabbia per una notizia simile??? Questi maledetti criminali dovrebbero marcire in galera! Se anche il bambino si salvasse, come tutti ovviamente speriamo, chissà che grossi traumi si trascinerà dietro per tutta la vita...
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Tokyo, accoltella i passanti: 7 morti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione
Un uomo prima si è lanciato col suo camion contro la folla, poi è sceso dal mezzo e si è avventato contro chiunque gli fosse a tiro: decine di feriti. L'episodio si è verificato nel quartiere commerciale di Akihabara, famoso per lo shopping. Il folle è stato arrestato
Tokyo - Una vera e propria tragedia della follia si è consumata nella capitale del Giappone, nel quartiere commerciale di Akihabara. Un uomo, per la strada, ha colpito alcuni passanti uccidendone sette e ferendone almeno sedici, alcune in modo grave.
Sangue sullo shopping L'uomo, sui 25 anni, armato di un coltello, ha aggredito apparentemente senza alcun motivo i passanti che si trovava di fronte. L'autore del folle gesto è stato arrestato. A bordo del suo camioncino l'uomo si è lanciato contro la folla nei pressi della stazione di Akihabara, quartiere noto per i suoi negozi di elettronica e videogiochi e per questo molto frequentato sia da giapponesi che da turisti, specialmente di domenica quando la zona viene chiusa al traffico. Sceso dal veicolo e si è scagliato sui passanti, sferrando coltellate a caso: 17 le persone colpite, sette delle quali sono morte.
"Stanco di vivere" L'aggressore, che era stato in un primo momento identificato come un appartenente a una gang affiliata alla yakuza, la mafia giapponese, sembrerebbe però aver agito in un momento di follia. Dopo l'arresto ha infatti dichiarato agli agenti di essere "stanco di vivere". "Sono venuto a Akihabara per ammazzare delle persone - ha aggiunto - non importa chi esse siano".
Urlava frasi senza senso Secondo alcuni testimoni l'aggressore urlava frasi sconnesse mentre brandiva il coltello colpendo i passanti a caso. "C'erano corpi ovunque. Alcuni erano coscienti, altri no, stesi sul lato della strada e sul selciato", ha raccontato un cittadino britannico che lavora a Tokyo.
>>Da: Leo
Messaggio 8 della discussione
E' terribile pensare che, mentre un potente terremoto in Grecia ha ucciso solo 2 persone, la follia di un singolo uomo possa aver compiuto una strage di queste dimensioni.
Ancora piu' terribile e' come, nel centro di Tokyo, dove dovrebbe esserci sorveglianza e sicurezza eccezionali, questo tale sia riuscito ad ammazzare sette persone e ferirne undici prima di essere bloccato dalla polizia.
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"Intercettazioni, chi ne abusa rischia 5 anni"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 28 della discussione
Berlusconi annuncia il giro di vite contro le intercettazioni telefoniche, unica eccezione le indagini per i reati di mafia e terrorismo. L'impegno del governo per ridurre la pressione fiscale e risolvere l'emergenza rifiuti.
Santa Margherita Ligure - «Introdurremo il divieto assoluto di intercettazioni telefoniche». Unica eccezione per le indagini che riguardano reati di mafia, camorra, 'ndrangheta e terrorismo. Davanti alla platea dei giovani imprenditori di Confindustria, Silvio Berlusconi annuncia per il prossimo Consiglio dei ministri un deciso giro di vite. Il provvedimento che sarà approvato, infatti, prevede pene esemplari per i trasgressori: «Cinque anni a chi le ordina e a chi le esegue. E multe sostanziose per gli editori che le pubblicano». D'altra parte, chiede rivolgendosi alla platea, «alzi la mano chi di voi non ha il timore di essere ascoltato ogni volta che parla al telefono». Di mani non se ne vede neanche una.
Il presidente del Consiglio, dunque, è intenzionato ad andare avanti sulla via del decisionismo. Anche perché, dice ricordando i consigli di Margaret Thatcher, se «i primi cinque anni sono serviti per impostare le soluzioni », i prossimi cinque «serviranno a realizzarle». E dunque, avanti come annunciato in campagna elettorale sul ddl intercettazioni. E avanti pure sull'emergenza rifiuti. «Entro luglio», assicura, per le strade di Napoli non ce ne saranno più. Anche se, avverte, «la soluzione decisiva sarà costruire i termovalorizzatori» che «non sono stati fatti dalla sinistra per colpa della sua componente estrema». E ancora: «Se lo Stato vuole restare tale, quando c'è da far rispettare la legalità deve intervenire usando la forza».
Nessun dubbio anche sulle centrali nucleari: «Bisogna partire con celerità per farne subito di nuove senza aspettare la quarta generazione. Ci stiamo mettendo d'accordo anche con degli Stati amici come la Francia perché ci aiutino con la loro tecnologia». Insomma, non si può più attendere perché «dobbiamo chiedere all' estero tutta l'energia di cui abbiamo bisogno».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 10 della discussione
Alfano: "Limiti agli abusi, no ai pm"
di Adalberto Signore Il Guardasigilli sulle intercettazioni: "Basta con i controlli troppo invasivi". L'Anm: no, ci servono. I dubbi di Castelli
Roma - All’indomani della stretta sulle intercettazioni annunciata da Silvio Berlusconi, al coro di critiche arrivato dal centrosinistra e dai magistrati si unisce anche Walter Veltroni. Il segretario del Pd - passate 24 ore nelle quali a guidare la fronda erano stati soprattutto l’Italia dei valori e l’Anm - decide infatti di scendere in campo in prima persona. E non esita a parlare di provvedimento «grave» e «sbagliato» perché «con i limiti che il governo dice di voler mettere, decine di indagini non sarebbero state possibili» e «tanti reati di corruzione o concussione non avrebbero avuto un colpevole».
Una presa di posizione netta, nonostante sul punto il Cavaliere e Veltroni avessero più d’una volta registrato intenzioni convergenti, tanto che Fabrizio Cicchitto si dice «esterrefatto» e accusa «alcuni settori del centrosinistra» di aver «perso la memoria». Segno che il clima di dialogo sta iniziando a creare qualche problema al segretario del Pd, sempre più pressato sia all’interno del suo partito sia dal resto dell’opposizione. Non è un caso che ancora ieri Antonio Di Pietro rilanciasse le critiche al provvedimento annunciato dal premier al punto di parlare di «progetto criminogeno».
Perplessità, quelle di Veltroni, condivise però anche dall’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli. Che pur premettendo di parlare «a titolo personale» e non a nome della Lega, si dice convinto che se le intercettazioni fossero escluse per «i reati tipici della cosiddetta “casta”» come annunciato dal premier (che ha citato come eccezioni solo i reati di terrorismo e criminalità organizzata), «i nostri elettori non lo capirebbero».
All’Anm che torna a criticare il provvedimento («grazie alle intercettazioni abbiamo scoperto gli autori dei più gravi reati», dice il presidente Luca Palamara), risponde invece il ministro della Giustizia Angelino Alfano. «Nessuno - assicura - vuole comprimere le indagini o togliere ai magistrati il potere di indagare». Ma «l’invasività nella vita dei cittadini a causa delle intercettazioni è giunta a livelli intollerabili». L’obiettivo, inoltre, è quello di «razionalizzare il sistema e contenere le spese» visto che i costi delle intercettazioni incidono «per oltre un terzo sul bilancio della Giustizia». Una posizione su cui converge tutto il centrodestra. Se sul merito del provvedimento che dovrebbe essere discusso nel prossimo Consiglio dei ministri si è quasi allo scontro frontale, diverso è invece l’approccio al problema di come meglio tutelare la privacy e la riservatezza dei cittadini.
Un aspetto, questo, su cui si sono espressi in modo non dissimile sia l’Anm sia il Garante per la privacy (che ritiene «opportuno» un intervento legislativo sulla materia). E su cui concorda anche Veltroni. Pur ribadendo che «i magistrati hanno il diritto di eseguire le intercettazioni ogni volta che lo ritengono necessario», infatti, il segretario del Pd sottolinea che «quella che deve essere tutelata è la privacy dei cittadini che non sono sotto inchiesta e che non hanno commesso reati».
>>Da: Fabiano
Messaggio 11 della discussione
Le intercettazioni attuali sono uno sfregio giuridico.
Totalmente immorali.
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 12 della discussione
Il telefono e' il mio. Il telefono di colui che sto chiamando e' suo.
La conversazione appartiene a me e a lui.
E a nessun altro.
Altrimenti tra un po' leggittimeranno pure il mettere un microchip nella testa di tutti gli italiani.
Cosi' i procuratori sanno tutti i tuoi pensieri.
Ma roba da matti!
>>Da: Leo
Messaggio 13 della discussione
Un mio amico che ha lavorato allo SCO di Roma, mi ha detto Intercettavano pure le proprie mogli per vedere se gli mettevano le corna.
Andatevi a vedere le spese della giustizia: il 33% sono costi per intercettazioni telefoniche.
E' pazzesco.
>>Da: ilgattomammone
Messaggio 14 della discussione
La vera preoccupazione dei magistrati è doversi occupare di processi veri contro criminalità organizzata, spacciatori, trafficanti terroristi pedofili ecc invece che divertirsi ad intercettare chi gli sta sulle palle
Insomma dovranno lavorare davvero.
Forza Silvio!
>>Da: Graffio
Messaggio 15 della discussione
Era chiaramente scritto nel programma del PDL, quindi da elettore PRETENDO che un provvedimento simile venga preso.
SICUREZZA E GIUSTIZIA. Aumento delle risorse e maggiore presenza delle forze dell'ordine sul territorio, no a sanatorie dei clandestini, apertura di nuovi Cpt, conferma della Bossi-Fini, lotta al terrorismo interno e internazionale, tutela dell'ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari "disobbedienti" e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell'ordine. Più giustizia: riforma dei codici, giusto processo; aumento delle risorse; certezza della pena; inasprimento delle pene per i reati di violenza sui minori e sulle donne; costruzione di nuove carceri; rafforzamento della distinzione delle funzioni nella magistratura; limitazione dell'uso delle intercettazioni al contrasto dei reati più gravi; divieto della diffusione e della pubblicazione delle intercettazioni, con pesanti sanzioni a carico di tutti coloro che concorrono alla diffusione e pubblicazione; riforma della responsabilità penale, civile e disciplinare dei magistrati; completamento della riforma del Codice di Procedura Civile.
>>Da: Ilduca
Messaggio 16 della discussione
Anche il procuratore nazionale antimafia si è detto favorevole a questo disegno di legge, egli stesso ha riconosciuto che in Italia c'è un grande abuso delle intercettazioni, che costano tantissimo e sappiamo che si perde tempo a intercettare la Gregoraci e ci si diverte a sapere i fatti suoi, quando i soldi e il tempo sprecato potevano usarlo per intercettare mafiosi e terroristi.
>>Da: LA SFINGE
Messaggio 17 della discussione
Secondo me le intercettazioni costituiscono un grave abuso della liberta' di un'individuo e devono costituire l'eccezzione piuttosto che la regola.
Sono oltresi' d'accordo sulla separazione delle carriere dei magistrati inquirenti e quelli giudicanti.
Poi, siccome i giudici pronunciano sentenze in nome del popolo, dovrebero anche essere eletti dal popolo e rispondervi direttamente.
>>Da: Il Moro
Messaggio 18 della discussione
Confermo, quanto scritto da sfinge ed aggiungo che anche il CSM (l'organo di controllo della magistratura) deve essere eletto dal popolo.
>>Da: er Drago
Messaggio 19 della discussione
Abbiamo intercettazioni esagerate anche messe insieme con metodi palesemente illegali (lasciare in bianco il motivo dell'intercettazione, tanto qualcosa si trovera' lasciando acceso, ed e' gia' successo piu' volte).
Meglio dare un giro di vite e concentrare le indagini investigative su metodi che diano piu' certezze durante il processo.
Le esclusioni gia' lasciano ampi spazi alle indagini sulla criminalita' organizzata.
>>Da: azzurralibertà
Messaggio 20 della discussione
Io un microchip lo metterei nel casco da sci di Prodi.
Pero' prima bisogna fargli finalmente un corso di una settimana affinchè capisca come si indossa.....
>>Da: azzurralibertà
Messaggio 21 della discussione
CAPEZZONE: Veltroni sbaglia a cavalcare la polemica sulle intercettazioni
"Mi pare che in questo weekend Veltroni si sia cacciato in guai ancora piu’ gravi, cavalcando la polemica sulle intercettazioni e - di fatto - inseguendo Di Pietro. Errore doppio: intanto, perche’ cosi’ il Pd non conquista un credibile profilo ’maggioritario’, ma si colloca sulla linea minoritaria degli ultimi combattenti e reduci del giustizialismo; e in secondo luogo perche’, per quanto Veltroni possa gridare, Di Pietro urlera’ sempre piu’ di lui. Se il Pd pensa di competere con l’Idv sul terreno del giustizialismo, sbaglia drammaticamente. Basteranno i prossimi sondaggi a dimostrarlo". Lo ha dichiarato Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia: "Insomma, viene al pettine un nodo, e un grave errore commesso da Veltroni in campagna elettorale prima promise che sarebbe andato da solo, ma poi ha concesso a Di Pietro un pericoloso mix di alleanza e autonomia. Morale: Di Pietro ha conquistato una consistente forza parlamentare, e ora la usa per minacciare il Pd, puntando a dimostrare a un pezzo di opinione pubblica che il vero oppositore e’ lui, mica Veltroni. E ora Veltroni sembra ulteriormente cadere nella rete dell’ex Pm".
>>Da: azzurralibertà
Messaggio 22 della discussione
CICCHITTO: Veltroni dice di voler cambiare sulle intercettazioni ma poi cambia le carte in tavola
"Veltroni, come la solito, cambia le carte in tavola": Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. "Dice di voler modificare la normativa sulle intercettazioni, ma in realta’ con la sua proposta tutto rimarrebbe inalterato e cio’ non e’ consentito perche’ in un passato anche recente c’e’ stato sia un abuso delle intercettazioni, sia una fuga di notizie, che sono serviti soltanto all’imbarbarimento della vita civile del nostro paese. Inoltre, ricordiamo che, a fronte di costi altissimi, abbiamo dovuto constatare, diversamente da quanto sostiene Veltroni, che in molti processi le intercettazioni non hanno portato ad alcun risultato. Dunque, per evitare diseconomie e tutelare la privacy dei cittadini, le intercettazioni vanno circoscritte all’investigazione sulla criminalita’ organizzata e sul terrorismo".
>>Da: azzurralibertà
Messaggio 23 della discussione
ALFANO: I costi delle intercettazioni incidono per un terzo sul bilancio della giustizia
"Nessuno vuole comprimere le indagini, o togliere ai magistrati il potere di indagare", ma "razionalizzare il sistema e contenere le spese", visto che i costi delle intercettazioni incidono sul bilancio della giustizia "per oltre un terzo". Lo ha affermato il ministro della Giustizia Angelino Alfano, a proposito dell’intenzione del governo di operare una stretta sulle intercettazioni, durante un’intervista al Tg4. Della materia si comincera’ a discutere nel prossimo Consiglio dei ministri, ha spiegato il Gaurdasigilli, e la base di lavoro sono il disegno di legge messo a punto dal Governo Berlusconi nel 2005 e quello presentato nella scorsa legislatura. Per le intercettazioni "vi e’ una invasivita’ nella vita dei cittadini, giunta a livelli intollerabili". E a dirlo sono i numeri: tra il 2003 e il 2006, "abbiamo assistito a una crescita di oltre il 50% dei ’bersagli"’, cioe’ delle persone intercettate. C’e’ dunque un problema di risorse, ma non solo: bisogna "evitare che siano coinvolte persone estranee all’inchiesta",ha aggiunto il ministro, sottolineando che "oggi il coinvolgimento di soggetti terzi e’ enorme" e citando "molti casi di persone sbattute in prima pagina e poi assolte". L’attuale sistema di sanzioni "fa acqua da tutte le parti" , ha detto ancora Alfano e "non mi pare che la casistica giudiziaria sia piena di condanne per fughe di notizie".
>>Da: azzurralibertà
Messaggio 24 della discussione
BONIVER: Sacrosanto vietare l'uso delle intercettazioni e punire l'abuso
"E’ sacrosanta la proposta di vietare le intecettazioni, tranne quelle legate a mafia, terrorismo e delinquenza organizzata, e punirle con sanzioni penali severissime". Lo ha affermato in una nota Margherita Boniver, componente del PDL della Commissione esteri della Camera. "L’Italia ha il triste primato tra le maggiori democrazie di un numero elevato di intercettazioni e addirittura un terzo del bilancio del Ministero della Giustizia viene assorbito da queste forma investigativa ipertrofica e lesiva dei diritti fondamentali di tante persone. Non a caso l’unica forza politica che si oppone a questa proposta è la pattuglia giustizialista e ’manettara’ di Antonio Di Pietro, che ha fatto le sue fortune con questa vera e propria barbaria".
>>Da: felice
Messaggio 25 della discussione
Se io dovessi sbagliare un progetto e quindi facessi perdere alla mia azienda milioni di euro probabilmente e giustamente la mia azienda mi lascerebbe a casa...
Invece questo è quello che succede se sbagliano i magistrati:
Felice Di Persia è diventato membro del Csm e procuratore capo a Nocera Inferiore.
Lucio Di Pietro è diventato procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia e Procuratore generale a Salerno.
Diego Marmo è diventato procuratore generale presso il tribunale di Torre Annunziata.
Luigi Sansone è presidente di Cassazione.
Orazio Gattola è presidente di sezione a Torre Annunziata.
I suddetti magistrati sono ancor oggi capaci di querelare per il fatto Tortora. È successo: hanno querelato giornalisti e denunciato, per calunnia, gli stessi avvocati che avevano vanamente promosso una causa civile contro di loro.
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Bilanci, Milano scopre un tesoretto Roma invece è vicina al crac
>>Da: andreavisconti
Messaggio 10 della discussione
Palazzo Marino approva un bilancio con 156 milioni di attivo. Il sindaco Moratti assicura: "Ora investimenti per grandi opere e per migliorare i servizi ai cittadini".
Milano - «Milano non usa e non intende usare l’addizionale Irpef». Prendete nota, è promessa di sindaco. «Non aumenteremo le tasse. Un impegno che abbiamo preso e lo manterremo». Giugno è tempo di bilanci anche per il Comune e Letizia Moratti dà un’occhiata al futuro dei suoi concittadini. Sereno, visto il Consuntivo 2007. Milano non ha debiti. Chiusi i conti, Palazzo Marino si ritrova addirittura tra le mani un «tesoretto» di 156 milioni di euro. Un compito che sotto la Madonnina sembra facile facile. Da anni, infatti, gli amministratori (ormai da qualche lustro targati centrodestra) portano a casa una pagella da primi della classe. Prima Gabriele Albertini che si è sempre vantato di essere l’unico sindaco di grande città ad aver riportato in attivo i bilanci di tutte le aziende municipalizzate, ora la Moratti al suo secondo traguardo su due tagliato in attivo.
Ora bisognerà solo decidere come spendere i soldi rimasti in cassa. Oltre 20 milioni saranno destinati alle «spese correnti», ovvero ai singoli assessorati che li dedicheranno ad asili, sicurezza, cultura, spettacoli, arredo. Ci saranno poi i 42 milioni di euro da aggiungere ai 547 già stanziati per le grandi opere. «Le strade - ricorda il vicesindaco Riccardo De Corato - due nuove linee di metropolitane, i nuovi bus ecologici». Altri 87,96 milioni «saranno vincolati per i Fondi svalutazioni e Fondi rischi». Di questi, 36 milioni (più 6 rispetto all’anno precedente) dedicati agli accantonamenti per le operazioni finanziarie. Come quelle dei «derivati» su cui si è pronunciata in maniera critica la sezione Controllo della Corte dei conti, forse l’unico brutto voto in una pagella da secchioni. Altri 5,18 milioni per «l’accantonamento obbligatorio nel fondo Ici», con i milanesi che quest’anno risparmieranno 140 milioni di imposta sulla prima casa. Una politica adottata dal governo imitando Milano dove l’Ici è stata portata dal 5 al 4,7 per cento con un primo taglio e poi al 4,4.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione
Una misura cautelativa, che arriva in un momento in cui non è ancora stato fatto l'assestamento del bilancio. Così il sindaco di Roma Gianni Alemanno spiega la circolare della ragioneria generale in cui, il 29 maggio scorso, ha invitato dirigenti ed assessori al blocco delle spese in attesa di una ricognizione sui conti del bilancio: « Mancando l'assestamento di bilancio la ragioneria comunale, di sua iniziativa, non poteva non dire agli Uffici di essere molto attenti per quando riguarda le spese - ha aggiunto il sindaco - Dietro questo normale intervento di routine c'e il problema del bilancio comunale, su cui saremo precisi la settimana prossima quando parleremo con le carte alla mano per evitare equivoci».
Il commissariamento. Qualche giornale ha ipotizzato il commissariamento di Roma. Il sindaco ha commentato che non c'è niente da dire: «Credo sia inutile chiacchierare su queste cose perché in questa faccenda contano solo cifre e numeri.Quando li avremo, ci confronteremo solo su quelli. Ragioneremo con molta chiarezza su cifre certificate». Sull'ipotesi commissariamento il ministro dell'economia, Giulio Tremonti ha risposto: «Commissariare Roma? E' la capitale d'Italia».
Storace: vogliamo sapere tutto. Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra e consigliere comunale di Roma, esorta Alemanno a rendere pubblico quello che ha trovato nella cassa comunale: «Dopo tre anni di polemiche faziose contro la mia Amministrazione regionale, e mentre si constata che i santi arrivati dopo spendono ogni anno di più, la tegola vera è quella sul Comune - ha dichiarato Storace -. Ieri la sinistra ha tentato una manovra stupefacente: dopo aver prosciugato le casse comunali ha cercato l'assalto sulla decisione della ragioneria che ha bloccato le spese per i debiti che lascia Veltroni. Alemanno sta mostrando eccessiva prudenza: il sindaco ha il dovere di raccontare quello che ha trovato nella cassa comunale senza rincorrere i consigli di chi gli sussurra di coprirsi a sinistra. Lì si fa solo male. Vogliamo sapere tutto».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione
Grande Veltroni..:
E' una cosa incredibile, neanche a livello comunale sono stati capaci a non creare il solito disastro.
Meno male sono all'ombra e da lì verso il definitivo dimenticatoio..
Andrea
>>Da: Fabiano
Messaggio 9 della discussione
Perchèmeravigliarsi, cmunisti non sono capaci di governare. Vedi Napoli, tanto per fare un esempio.
I loro comuni sono i piu indebitati.
La cosa piu importante che il loro elettorato li sta abbandonando.
Ora speriamo nella disfatta delle elezioni europee.
>>Da: Il Moro
Messaggio 10 della discussione
A quanto vedo i comunisti hanno devastato le casse del comune di Roma, per fortuna che al governo non ci sono più.
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Scajola: "L'Italia investirà sul nucleare"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il ministro per lo Sviluppo economico dal Giappone annuncia ai colleghi che l'Italia ha cambiato posizione sul nucleare, "opzione sulla quale il nuovo governo italiano ha deciso di investire nel prossimo periodo". Caro carburanti: Palazzo Chigi pronto a intervenire
Aomori (Giappone) - Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, si è detto soddisfatto per le conclusioni della riunione del G8 sull'energia di Aomori che "impegnano i nostri Paesi a una politica energetica di efficienza utilizzando ogni nuova tecnologia" e assegnano all'energia nucleare un ruolo importante per la diversificazione del mix energetico e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Scajola ha anche voluto far sapere ai suoi colleghi che l'Italia ha cambiato posizione sul nucleare, "opzione sulla quale il nuovo governo italiano ha deciso di investire nel prossimo periodo". Il ministro dello Sviluppo ha anche annunciato che l'anno prossimo sarà l'Italia a ospitare un vertice internazionale dei ministri dell'Energia.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Al G8 sull’energia di Aomori, in Giappone, il ministro Scajola ha ufficializzato l’intenzione del governo di intraprendere la costruzione di centrali atomiche.
Roma - Dalle parole ai fatti: l’energia atomica per l’Italia non è più solo teoria, ma si appresta a diventare prassi. Ieri il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha annunciato nel corso del G8 sull’energia di Aomori, in Giappone, che il nucleare è «un’opzione sulla quale il nuovo governo italiano ha deciso di investire nel prossimo periodo».
Il ministro ha inoltre reso nota l’intenzione dell’esecutivo di «intraprendere un programma di costruzione di nuove centrali nucleari». La dichiarazione italiana, si sottolinea da parte del ministero, «ha suscitato l’attenzione di molti Paesi, tra i quali Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Canada». Il ministro ha annunciato, inoltre, «l’intenzione del governo italiano che presiederà il G8 nel 2009, di organizzare in Italia il prossimo anno una riunione dei ministri dell’energia».
Il sottosegretario Adolfo Urso ha fatto sapere che si sta già predisponendo il quadro normativo necessario. In particolare, ci si sta concentrando su «un disegno di legge ad hoc per creare il contesto legislativo favorevole a realizzare le nuove centrali nucleari e il deposito di superficie per le scorie, ma anche per realizzare qualsiasi grande opera di rilevanza nazionale». I tempi, tuttavia non sono stati ancora definiti.
Le tecnologie da utilizzare saranno scelte solo dopo l’approvazione del provvedimento: nessuna preclusione al nucleare di quarta generazione se fosse disponibile in anticipo rispetto alle previsioni. «Quando il contesto legislativo sarà pronto per il nucleare e anche le imprese saranno pronte ad investire - ha aggiunto Urso - si sceglierà certamente la generazione più avanzata disponibile».
La dichiarazione di intenti è stata ovviamente criticata sia dagli ambientalisti tradizionali, ossia i verdi, sia da coloro che inaspettatamente ne portano avanti le idee in Parlamento: l’Italia dei valori di Di Pietro. «La decisione del governo di puntare sull’energia nucleare, ormai obsoleta, pericolosa e costosissima è gravissima e non risolve i problemi della crisi energetica», ha chiosato il verde Angelo Bonelli. «Il ritorno all’atomo è un passo indietro mentre è più utile investire sulle energie rinnovabili», gli ha fatto eco Massimo Donadi (Idv). L’udc Luca Volonté ha invece invitato il governo a «individuare le priorità» in quanto «aprire nuovi dossier ogni giorno crea confusione e non risolve i problemi».
Ma per comprendere quale sia lo stato dell’arte bisogna tornare al G8 di Aomori. Nella dichiarazione finale i partecipanti (vi erano invitate anche Cina, India e Corea del Sud) affermano «che un numero crescente di Paesi esprimono interesse per il ricorso al nucleare, al fine di incrementare la sicurezza energetica e combattere il cambiamento climatico». I grandi della Terra puntano infatti sull’atomo per la diversificazione del mix energetico e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Non è un dettaglio trascurabile. Così come non è da trascurare l’«isolamento» della Germania, unico Paese tra quelli che hanno preso parte al vertice che ancora rifiuta la centralità del nucleare, nonostante ospiti 17 centrali sopravvissute al furore iconoclasta del governo rosso-verde di Gerhard Schröder.
Gian Maria De Francesco
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Maroni: "Subito i quartieri a luci rosse"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione
Roberto Maroni boccia l’emendamento sulla prostituzione: «Non ci pare una buona formulazione».
Il ministro dell’Interno, però, ha pronta un’altra soluzione. Anzi la prende in prestito da Daniela Santanchè: «Personalmente io sono favorevole alla proposta formulata dalla Santanchè. Credo che bisognerebbe creare quartieri a luci rosse», dice il titolare del Viminale in un’intervista al Corriere della Sera. «In questo modo - spiega - si garantisce il controllo sanitario e si tutelano i cittadini. Sgomberare le strade non serve a nulla. Si tratta comunque di una questione complessa, la decisione di non trattare questa materia nel pacchetto non è casuale. C’è bisogno di una riflessione ampia e condivisa».
Una riflessione che Maroni farà anche con Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari costituzionali e firmatario dell’emendamento sulla prostituzione. «Chiederò che l’argomento venga trattato subito dopo l’approvazione dei provvedimenti sulla sicurezza».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione
Prosegue il dibattito sulla regolamentazione della prostituzione. Parla il senatore Vizzini, coautore dell’emendamento che classifica le lucciole come persone pericolose: "Ho firmato quella norma, ma violerebbe la Costituzione. Bisogna valutare le posizioni di clienti e sfruttatori"
Roma - Senatore Carlo Vizzini, lei presiede la commissione Affari Costituzionali del Senato: è arrivato il momento per un dibattito parlamentare serio sulla prostituzione?
«Sì, ma tutto si può pensare tranne che questo problema sia risolto nell’emendamento a un decreto legge. Credo che avremmo problemi anche con le istituzioni se lo facessimo».
Ma lei è il cofirmatario con il presidente della commissione Giustizia Berselli dell’emendamento che identifica le prostitute come soggetti «pericolosi» e propone il foglio di via per le lucciole.
«Berselli mi ha sottoposto il testo e io l’ho firmato. Questo emendamento ha aperto il dibattito, ma mi incontrerò con Maroni martedì e anche con il ministro della Giustizia Alfano per parlare seriamente della questione. Credo sia necessario un provvedimento solo per questa materia. Non è pensabile che sia un emendamento a risolverlo: sarebbe un calcio allo stomaco per la Costituzione».
Ci vuole una legge sulla prostituzione?
«Voglio vedere se vogliamo affrontare finalmente questo problema. Sono in parlamento da un bel po’ di anni, e di prostituzione ho sentito parlare dalle 10 alle 20 volte, ma ogni volta tutte le voci contrapposte hanno prodotto l’effetto che ognuno diceva la sua e niente è mai cambiato».
Non vuole quindi parlare del suo emendamento?
«Prima di tutto voglio studiare bene tutte le carte, i numerosi emendamenti presentati, voglio incontrare Maroni e Alfano».
Porrete le basi per un ddl sulla prostituzione?
«Il dibattito ha fatto emergere un problema complessivo, che riguarda non solo le prostitute, ma anche i protettori, i clienti consapevoli che hanno a che fare con soggetti governati oltre che da protettori, anche da trafficanti».
Pensate anche a un inasprimento delle pene per i «trafficanti», come ha proposto il ministro degli Esteri Frattini parlando di ergastolo?
«In questa complessità è giusto affrontare la prostituzione nella sua gravità. Per questo nessuno può pensare che avvenga in un decreto legge».
L’opposizione può stare tranquilla?
«I criteri di necessità e urgenza del decreto legge sulla sicurezza sono stati riconosciuti da tutti i gruppi tranne che dall’Italia dei valori. Se lo imbottiamo di altri provvedimenti credo che facciamo una cosa contro la Costituzione e che snatura e appesantisce il decreto, che sta procedendo speditamente in commissione».
Quale sarà lo spirito della legge?
«Mi auguro che il dibattito in commissione prenda atto che c’è un problema complessivo e si trovi il tempo e il modo di affrontarlo, ascoltando le singole posizioni di chi dice arrestiamoli tutti, facciamo le zone a luci rosse o le colline dell’amore. È da 2mila anni, dai tempi dei romani, che nessuno è riuscito a mettere la parole fine alla prostituzione, ma almeno mettiamo una disciplina».
Crede nella possibilità di un referendum sulla prostituzione, che metta in discussione la legge Merlin?
«Il referendum è sempre figlio d
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Perdono il pelo..ma solo quello
>>Da: aquilanera
Messaggio 2 della discussione
Cinque persone sono state arrestate stamani in Belgio dopo una notte d’interrogatori e relative perquisizioni con l'accusa di aver preso parte alle attività del gruppo politico italiano Pcpm - il Partito comunista politico militare - una formazione salita alle cronache nel febbraio 2007 con le indagini sulle nuove Brigate rosse della procura di Milano.
La conferma degli arresti arriva dalla procura federale belga in seguito agli interrogatori che hanno portato in carcere Bertrand Sassaye, membro storico delle Ccc, le Cellules Communistes Combattantes belghe, una formazione terrorista che a metà degli anni ’80 compì una trentina di attentati causando 10 morti. Sassaye, già condannato all’ergastolo nel 1988, nel 2000 era stato messo in libertà vigilata. Tra gli arrestati anche una giornalista della rete televisiva pubblica Rtbf, Wahoub Fayoumi, il pregiudicato Constant Hormans, con precedenti per rapina a mano armata e detenzione di esplosivi e armi e il libanese Abdelkader Ibrahim Abdallah.
L’inchiesta è partita proprio in Italia, a seguito degli interrogatori dei 15 presunti neo brigatisti arrestati il 12 febbraio 2007 nell’ambito dell’operazione «Tramonto». Dalle indagini svolte dal giudice istruttore belga Bernardo-Mendez a Milano assieme alle autorità italiane sarebbero effettivamente emersi dei legami tra il Pcpm e quattro belgi.
Secondo quanto riferito dalla stampa belga, che dedica ampio spazio agli arresti, gli investigatori hanno compiuto in Belgio una decina di perquisizioni - anche nella sede della televisione pubblica Rtbf dove lavorava la giornalista arrestata - e sequestrato materiale apparentemente destinato a realizzare congegni esplosivi. Come previsto dalla legislazione belga, i cinque dovranno comparire entro cinque giorni davanti alla Camera di consiglio per la convalida degli arresti.
>>Da: Fabiano
Messaggio 2 della discussione
Siamo in buona compagnia, anche per loro la certezza della pena assume diverse variabili.
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Porta Magica
>>Da: Andreina6823
Messaggio 4 della discussione
Qualcuno di voi ha mai sentito parlare della porta magica situata a Roma? (piazza Vittorio)? http://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Alchemica
>>Da: felice
Messaggio 4 della discussione
Sulla porta magica ho trovato questo: http://www.italiamisteriosa.it/index.php?option=com_content&task=view&id=184&Itemid=41 Seganalo inoltre una porta alchemica simile a Rivodutri, in provincia di Rieti:
http://www.rivodutri.org/arco.htm
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Paolo Guzzanti: E contro i «no» ora si può gridare Forza Italia
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Una nuova Italia sta uscendo dal guscio, per la quale si può ormai tranquillamente gridare Forza Italia, sia perché l’omonimo partito non c’è più e sia perché cominciano gli Europei di calcio. Quale nuova Italia è? È quella in cui si restringe sempre più il campo degli irriducibili (dipietristi, beppegrillani, pezzi di sindacato, pezzi di magistratura) e si gonfia il campo del consenso non tanto ideologico quanto quello per il bene del Paese e della collettività. Il campo del consenso investe le forze sociali, l’abbiamo visto proprio con i sindacati durante l’incontro con il Presidente del Consiglio, in modo trasversale e non partitico.
Si tratta di un panorama di riconciliazione di cui questo Paese ha un dannato bisogno proprio perché è dalla sua nascita condannato all’oblio e all’odio nella divisione. La nostra storia è fatta di blocchi di odio e di oblio: lo stesso Risorgimento alla vigilia delle celebrazioni dei 150 anni di unità d’Italia è un mistero, la rielaborazione di fascismo e antifascismo non valica la consolidata retorica, come la stagione della guerra fredda, del consociativismo fra Pci e Dc, dell’autonomismo craxiano, del berlusconismo e dell’antiberlusconismo viscerale. Oggi il Paese sembra ricomporsi sul presente e il futuro, ma esprimendo anche il bisogno di riconciliarsi, nella verità, con i macigni del suo passato.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
In questo processo di ricomposizione del ben operare bisognerà che anche la Magistratura faccia la sua parte. Se è vero che i legislatori che siedono in Parlamento non si devono permettere di dire ai magistrati come fare il loro mestiere, è ancora più vero l’inverso: i magistrati non si devono permettere di dire ai legislatori come fare le leggi che poi devono applicare con scrupolo e intelligenza. Abbiamo invece assistito a due sgradevoli invasioni di campo, per non chiamarle ribellioni, in materia di intercettazioni e introduzione del reato di clandestinità. La protesta sulle intercettazioni, che non condividiamo affatto, potrebbe ancora considerarsi sensata perché le intercettazioni sono anche (oltre che un latente stato di polizia) uno strumento di lavoro investigativo. Ma che i magistrati, la cui legittimazione deriva da un concorso, si permettano di criticare e porre veti ai legislatori eletti dal popolo sulle leggi da fare, è un’anomalia che deve cessare perché è arrivata l’ora del ritorno alle regole, ai ruoli, e del rispetto delle linee di confine.
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Mario Cervi: Il lato oscuro della Liberazione
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Sessantotto anni or sono, il 10 giugno 1940, Benito Mussolini annunciò dal fatidico balcone di Palazzo Venezia l’intervento italiano nella seconda guerra mondiale. Il suo fu un brutto discorso, enfatico e reticente insieme. Disse che «questa è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori», e che «secondo le leggi della morale fascista quando si ha un amico si marcia fino in fondo». Glissò sul vero motivo che l’aveva indotto a precipitare l’Italia nel conflitto: ossia la travolgente avanzata della Wehrmacht che in Francia aveva superato la Senna e si accingeva a conquistare Parigi. «Vincere!» fu la parola d’ordine con cui il Duce suggellò la sua chiamata alle armi.
Una parola, appunto. Già a fine 1943 di quei toni tracotanti e stentorei non rimaneva traccia. Chi li aveva usati era ridotto al ruolo d’un qualsiasi gauleiter hitleriano in un Paese vassallo, e il Meridione d’Italia conosceva l’occupazione angloamericana. La tragedia del Nord soggetto ai nazifascisti fu tremenda: infatti ha avuto e ha immane risonanza politica, storica, pubblicistica. Quella del cosiddetto regno del Sud non fu meno tremenda, ma non se n’è discusso con altrettanto impegno, e comunque per sottolineare il martirio dei conquistati, non la loro abbiezione. A Romano Bracalini, autore di Paisà (Mondadori, da domani nelle librerie), va reso merito per aver rievocato con molta efficacia una dolorosa realtà troppo spesso dimenticata o edulcorata.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Esiste, sia chiaro, un’ampia e blasonata letteratura su quel periodo. Basterà ricordare Curzio Malaparte. Ma esiste anche una cortina di retorica con la quale - sia per il Nord, sia per il Sud - le verità scomode vengono immolate al politicamente corretto. E così le stragi di fascisti o presunti tali dopo la Liberazione hanno il rilievo d’un fait divers, e la voluttà di servilismo di troppa gente nei confronti dei vincitori viene gabellata per anelito di libertà. Ha scritto il giornalista inglese Alan Moorehead: «Stavamo assistendo al crollo morale di un popolo. Non avevano più nessun orgoglio, né dignità». I reparti che avrebbero dovuto difendere la Sicilia battendosi per ogni metro del «bagnasciuga» diedero - fatte salve le consuete e ammirevoli eccezioni - pessima prova.
«Un militare raccontò che mentre gli americani mettevano piede a terra - l’Italia era ancora a fianco della Germania - la guarnigione italiana rimase nascosta. Un corpulento soldato di colore con un mitra li vide e si avvicinò. “Ehi paisà”, disse ridendo. Gli italiani alzarono le mani. “Okay, okay”. Giunsero altri soldati americani, e uno chiese agli italiani se volevano aiutarli a scaricare le navi, e li avrebbero pure pagati. Accettarono tutti». Per i «neri» che prestavano servizio nelle forze armate statunitensi - quasi tutti ai minimi livelli gerarchici, e fortemente discriminati - era oltremodo appagante l’avere a che fare con dei bianchi europei che non solo non li umiliavano, ma si prosternavano davanti a loro. Ma almeno gli americani erano in generale bonari. Sprezzanti e vendicativi, invece, gli inglesi. Che non avevano dimenticato le iattanze fasciste nei loro riguardi, il dissennato vociare sulla perfida Albione, e ora ripagavano di eguale moneta, con gli interessi.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Facciamo indigestione - nella tv, nei libri, nei quotidiani - di efferatezze tedesche. È bene che le ricordiamo. Ma senza sorvolare sulle efferatezze dei liberatori. I tedeschi davano prova della massima ferocia nelle loro rappresaglie antipartigiane. Ma la truppa, disciplinata, non infieriva gratuitamente sulla popolazione civile come invece fecero i marocchini del generale francese Alphonse Juin. Il 14 maggio 1944 questi aveva rivolto ai suoi goumiers nordafricani, selvaggi e coraggiosi, un proclama che ignobilmente recitava: «Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è il vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete... Per cinquanta ore sarete padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete». La pugnalata che Mussolini aveva vibrato alla schiena della Francia agonizzante fu ripagata da innumerevoli stupri, omicidi, furti violenze. Un inferno, un’orgia di terrore, debitamente autorizzata.
In questo sfacelo i politici riaffacciatisi alla ribalta e l’intellighenzia duttile e furba cercavano di porre le basi del nuovo potere. Fu annunciato un lavacro del Paese, i cittadini compromessi sarebbero stati epurati. Ma Benedetto Croce, uomo di cervello ma anche uomo di mondo, avvertì: «Avendo molta parte degli italiani, per necessità di vita, per timore, per vanità o indolenza, accettato il fascismo, era impossibile ridurre l’Italia a un campo in cui pochi puri o pretesi puri accusino e condannino la maggioranza dei propri concittadini». Le epurazioni colpirono i soliti stracci e favorirono un gigantesco processo di trasformismo. I fascistoni più svelti e spregiudicati si posero sotto la protezione del Pci, venne coniata una strofetta: «L’Epurazione che non falla/ si fa boa e resta a galla».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
La delazione, antica piaga nazionale, infuriava sia al Nord, sia al Sud. L’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, un organo antistato e antipartito che opponeva lo sberleffo dissacratore alle solennità resistenziali, fu colpito da anatemi: e Giannini radiato dall’albo dei giornalisti non per colpe passate - del tutto veniali in confronto alle trascorse adorazioni mussoliniane di tanti neocomunisti - ma per leso antifascismo. «A Bitonto, in Puglia, una trentina di attivisti comunisti capeggiati da un componente della giunta comunale, un geometra, e dal segretario della Camera del lavoro, avevano preteso con la violenza che il proprietario di una cartoleria consegnasse tutte le copie dell’Uomo Qualunque, che vennero poi bruciate davanti alla sede della Camera del lavoro nel solito falò che accomuna tutte le inquisizioni».
Non è una lettura rasserenante, quella di Paisà. L’Italia degli sciuscià e delle segnorine umilia chi l’ha vissuta e ammonisce - almeno spero - chi ne apprende solo ora gli aspetti turpi. Ai conati di retorica che ancora ci affliggono, alla melassa del popolo impavido e fiero che s’era scrollati eroicamente di dosso il fascismo e il nazismo, e che sollecitato da ideali democratici si affiancava agli amici angloamericani, è bene opporre pagine così dure ma anche così istruttive. Venne fuori la peggiore Italia, in quei mesi calamitosi. Il dubbio atroce è che l’Italia peggiore sia anche la più vera, e la più duratura.
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Livio Caputo: Il mondo ritrovato
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
«Lo conosco, mi fido di lui, mi piace. È uno dei leader mondiali davvero interessanti», ha detto Bush al Tg1 di Berlusconi alla vigilia del suo arrivo in Italia. A sinistra qualcuno ha subito strillato che un elogio dell'odiato George W., ormai giunto a fine mandato, non vale niente, anzi dovrebbe essere addirittura considerato una specie di bacio della morte. Ma, con un po' di sconcerto di quella stampa internazionale da sempre ostile, che ha già rimesso il premier nel mirino, Bush è soltanto una delle voci in quello che sta diventando un coro. L'incontro tra Berlusconi e Sarkozy è stato un grande successo, tanto da far nascere l'ipotesi di un abbastanza inedito asse Roma-Parigi all'interno della Ue. Zapatero si è affrettato a venire a Canossa dopo gli stupidi attacchi di alcuni suoi ministri sul tema dell'immigrazione. Angela Merkel è ancora un poco sulle sue, perché si oppone all'ingresso dell'Italia nel cosiddetto gruppo 5+1 che tratta con l'Iran, ma è probabile che, visto l'entusiastico sì di Francia e America, presto si unirà al gruppo. Se a questo aggiungiamo il buon feeling (qualcuno dice fin troppo buono...) con la Russia di Putin e Medvedev, il nuovo rapporto con l'Egitto sanzionato dall'incontro con Mubarak e i rinnovati legami con Israele, bisogna concluderne che in meno di un mese Berlusconi, che secondo i suoi avversari avrebbe trasformato l'Italia in una specie di paria, le ha invece dato nuovo peso e nuovo prestigio dopo gli sbandamenti del governo delle sinistre: un nuovo peso che la visita di Bush (che in due anni non aveva mai ricevuto il professore) contribuirà a certificare.
>>Da: andreavisconti
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Il bello è che non c'è neppure voluto molto, visto che il presidente del Consiglio non ha ancora avuto il tempo di compiere un solo viaggio all'estero. È bastato rimuovere i caveat che impedivano al nostro contingente in Afghanistan di cooperare in pieno con gli alleati, facendone una forza di serie B; è bastato prendere le distanze dai movimenti terroristici islamici, Hamas e Hezbollah, verso cui D'Alema era un po' troppo condiscendente; è bastato assumere una posizione più dura nei confronti dei piani nucleari di Teheran. Ma, a rilanciare il ruolo dell'Italia, ha contribuito anche la sensazione che a Roma c'è di nuovo un governo pronto a prendere di petto i problemi e capace di prendere decisioni epocali, come il ritorno all'energia nucleare. Insomma, nella partita a poker che è la politica internazionale, abbiamo di nuovo delle fiches da mettere nel piatto: cerchiamo di giocarcele bene, tenendo conto dei grandi cambiamenti che si preparano.
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Temporali e freddo scacciano i turisti. Già perso 1 miliardo
>>Da: andreavisconti
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In spiagge, ristoranti e campeggi cancellano il 25% delle prenotazioni (guarda il video): colpa di immondizia, maltempo ed esami di riparazione. I meteorologi: "La bella stagione durerà 3 settimane"
Milano - «Piove sul bagnato», sentenzia il bagnino mette raccatta le sdraio nel fuggi fuggi generale. Nuvoloni minacciosi si addensano sulla stagione estiva 2008, e per il turismo italico è già cominciata la conta dei danni. Qualcosa come 800 milioni di euro - più altri 200 di indotto - persi a causa delle 500mila prenotazioni saltate in alberghi, residence e campeggi. Note dolenti per ristoranti, locali di intrattenimento e botteghe di souvenir. Lasciamo perdere i baretti in riva al mare, grigi e malinconici come in una domenica di ottobre, coi ghiaccioli rimasti nei freezer.
Maledetti temporali, buoni a rovinarti la gita fuori porta, e che noia le temperature appena primaverili, ti fanno lasciare il costume da bagno nel cassetto. Non bastava il salasso del caro-petrolio, i cumuli di rifiuti agli angoli delle strade e il ritorno degli esami di riparazione. E così, mentre il tempo fa i capricci e pure i figli scoprono di avere davanti un’altra appendice di lezioni private, la valigia può rimanere in soffitta.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Pensare che le previsioni (non quelle meteo, per carità) erano incoraggianti. Secondo un’indagine di Federalberghi nel mese di giugno erano previsti 2 milioni di vacanzieri spalmati lungo tutta la Penisola, dalle Alpi a Lampedusa. Un dato più che positivo: paragonato al 2007, voleva dire 500.000 nuove presenze nelle circa 270mila strutture ricettive della filiera turistica del Bel Paese. La metà degli italiani, col fiato corto tra rate di mutuo e bollette da panico, ancora non ha rinunciato al rito delle ferie. Di questi, il 9 per cento le aveva programmate all’apertura della stagione; il 25 per cento ha scelto luglio, il 55 per cento andrà a ingrossare le fila del popolo ferragostano; infine un buon 11 per cento va alla rincorsa dell’ultimo sole settembrino, per scelta o per necessità. Anche una ricerca sugli arrivi internazionali faceva sperare per il meglio: più 20 per cento l’aumento stimato di turisti provenienti dall’Europa dell’Est, a fronte del calo di americani e giapponesi (-10%). Poco entusiasmante, invece, la classifica dei ricavi per settore a cura dell’Isnart (Istituto nazionale di ricerche turistiche). Nonostante un incremento degli ingressi di stranieri in Italia per turismo (71,2 milioni l’anno, più 18 per cento rispetto allo scorso biennio), riguardo agli introiti veri e propri il nostro Paese scivola al quinto posto mondiale, superato, manco a farlo apposta, dalla Cina.
Luci e ombre, proprio come accade in queste giornate in cui il sole prima t’illude e un attimo dopo si va a nascondere dietro una coperta di nubi. Da Sud a Nord, versante Adriatico o Tirreno, non fa differenza. A Napoli e dintorni, il clima del resto non era idilliaco: c’era già di che preoccuparsi, a giudicare dalla monnezza in mezzo ai chioschi dei cocomeri. E mo’ chiove. In condizioni del genere il 40 per cento d’affari in procinto di andare in fumo, a qualche operatore, sembra perfino un calcolo ottimistico. Ma ombrelloni impermeabili servirebbero pure sulle spiagge di Lazio, Calabria e Sicilia. Altrove, dopotutto, non sorridono. In Versilia si fa la tintarella con gli stivali e sulla Riviera romagnola i castelli di sabbia dei bambini non durano il tempo di una foto ché si sciolgono sotto continui acquazzoni. E i bagni
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Possibile che nessuno ci guadagni dal maltempo? «Giusto le città d’arte, oppure le località di montagna, abituate a dribblare le insidie della pioggia. Per i gestori degli stabilimenti balneari non poteva esserci inizio peggiore, ma un assaggio s’era avuto nel lungo weekend del 2 giugno», ammettono ancora gli albergatori. Che, adesso, tentano in tutti i modi di correre ai ripari. «Il rimedio contro l’estate ritardataria? Diversificare l’offerta. Sono tante infatti le realtà, comprese quelle medie o piccole, che si sono attrezzate proponendo alla clientela un’ampia rosa di passatempi alternativi». Allora il turista bagnato trova riparo nelle palestre o nelle piscine al coperto, riscopre il fitness e il wellness come se fosse appena uscito dall’ufficio. Riempie le Spa abbandonandosi all’ozio degli hammam e delle vasche idromassaggio, confermandone il successo anche fuorisede. Soluzioni buone per tutte le stagioni, anche quelle che proprio non ingranano, capaci per un momento di far dimenticare il «pacco» di una vacanza che prometteva un’abbronzatura da far invidia al vicino di scrivania, e invece passata impietosamente giocando a carte sul letto dell’hotel.
Giacomo Susca
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Paura in Grecia, la terra trema nel Peloponneso
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
I danni più gravi registrati in Acaia ed Elide, le stesse regioni devastate dei rovinosi incendi dell’estate scorsa. Due morti finora accertati
Atene - La notizia l’ha data alle tre e mezza di ieri l'Istituto geodinamico dell'osservatorio di Atene: una fortissima scossa di terremoto ha colpito il Peloponneso, causando due morti e una cinquantina di feriti. Le persone erano già in strada, a guardare le loro case distrutte dal sisma sussultare per le scosse d’assestamento.
La memoria dei greci è corsa subito al 1999 quando un terremoto, pur di intensità inferiore, aveva fatto 143 morti ad Atene. E poi a gennaio, quando nel Peloponneso la terra aveva tremato nuovamente. Questa volta la scossa, 6,5 gradi sulla scala Richter, ha avuto come epicentro una zona poco popolata, a 205 chilometri da Atene e a 54 chilometri da Patrasso. «È stato terribile. Non abbiamo mai vissuto un'esperienza simile prima d'ora. È durato molto a lungo e abbiamo sentito la città appiattirsi» ha detto alla Tv di stato il sindaco di Pyrgos, Makis Paraskevopoulos. E proprio a Pyrgos, capoluogo della regione di Ilia, in una delle piazze più grandi di tutto lo Stato, la chiesa di San Nicola ha subito gravi danni e alcune persone, in preda al panico, si sono gettate dai balconi per sfuggire al crollo delle loro case.
Non tutti ce l'hanno fatta, però: proprio il crollo del soffitto è stata la causa della morte di una delle due vittime, un uomo residente nel villaggio di Kato in Acaia, rimasto schiacciato dal crollo del tetto della sua casa. Il cinquantaseienne, è morto sul colpo mentre l’altra vittima, una donna di 80 anni, ha fatto in tempo ad arrivare all’ospedale, ma per i medici salvarla è stato impossibile.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Le regioni più colpite sono proprio l'Acaia e l'Elide, le stesse devastate la scorsa estate dagli incendi che hanno funestato la Grecia. Il ministro dell'Interno, Prokopis Pavlopulos, ha fatto sapere che una cinquantina di abitazioni sono crollate in diverse località e che «nonostante la magnitudine del terremoto, i danni sono stati limitati».
Ma non hanno risparmiato nessuno: né la base militare di Andravida, dove la principale torre di controllo dell'Aeronautica ha subito dei danni ed è stata evacuata, né le vie di comunicazione. Molti massi, infatti, sono franati sull’autostrada che collega Atene a Patrasso, bloccando le carreggiate. La Protezione civile si è messa subito all’opera e sta cercando di ripristinare i collegamenti fra le due città.
La scossa è stata così forte da essere avvertita persino in diverse zone del Sud Italia: la Protezione civile italiana, dopo aver verificato che non ci sono stati danni, ha dato la sua disponibilità ad inviare, se il governo ellenico li richiedesse, alcuni team per valutare gli interventi necessari.
Ora, per la popolazione delle zone colpite, cominciano i disagi. Molti quartieri sono rimasti senza energia elettrica e nella zona della città vecchia di Patrasso, specialmente verso il porto, molte case presentano serie lesioni e sarà necessario metterle in sicurezza. «In più nei prossimi giorni ci dobbiamo aspettare delle ulteriori scosse d’assestamento» ha detto Antonio Piersanti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma. Gli ha fatto eco anche Gerassimos Papadopoulos, il direttore dell’istituto di geodinamica greco, che ha anche aggiunto che «è importante che la popolazione non si spaventi e ascolti le autorità locali».
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Il numero uno della Dia: «Ok al ponte, alla ’ndrangheta pensiamo noi»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
«Loro sono pronti, ma anche noi lo siamo a reagire. È una guerra di posizione»
Raccontare se stessi e il proprio lavoro non è semplice, anche se si circoscrive il tutto a un arco temporale non troppo lungo. Francesco Falbo è un colonnello della Guardia di finanza che da qualche anno è il numero uno della Dia di Reggio. Il suo compito è combattere la ’ndrangheta. Una guerra di posizione contro un nemico invisibile e silenzioso, pronto a venire allo scoperto se il Ponte sullo Stretto di Messina dovesse cominciare a diventare realtà già nel 2009, come ha detto ancora nei giorni scorsi il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «Noi siamo pronti, e anche loro lo sono. Per le cosche è un’occasione propizia per fare affari, anche se vista l’alta tecnologia dell’opera, probabilmente alcuni lavori verranno affidati a imprese multinazionali specializzate. Quindi i tentativi di infiltrazione saranno limitati ad aspetti diciamo complementari, come movimento terra, guardianìa o affitto dei terreni. Ma sono business capaci comunque di offrire introiti notevoli».
In maniera più o meno legale, suppongo.
«Il sistema funziona così. Il general contractor, in questo caso Impregilo, quando riceve le offerte deve chiedere alle prefetture l’informazione antimafia. Per forza. La legge lo prevede per certi importi, dai vecchi 300 milioni di lire in su, ma in realtà già per l’A3 Astaldi, la stessa Impregilo e le altre società hanno fatto dei protocolli d’intesa per importi inferiori. Ma noi non è che aspettiamo la prefettura. Noi siamo già pronti... ».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
È uno strumento che funziona? O può essere aggirato?
«L’informativa prefettizia è una difesa avanzata sul piano amministrativo. Se c’è una ditta che non va bene, perché si muove in una zona grigia, o mafiosa in toto, viene segnalata e il prefetto la toglie. Naturalmente, cambiare ditta è un gioco da ragazzi. E si ricomincia. Ma non c’è problema. Noi non ci stanchiamo. Loro cambiano pelle, ma noi sappiamo di cosa stiamo parlando. Loro sono forti, noi abbiamo le sensibilità giuste. Anche quando facciamo altro, raccogliamo le notizie che ci portano sul Ponte. È uno scontro, diciamo così, intellettuale».
Come potrebbe una cosca lucrare sui 4,8 miliardi di euro previsti per la costruzione del Ponte?
«La ’ndrangheta è un’organizzazione territoriale. Loro sanno dove passerà il Ponte. Non è che comprano il terreno per farselo espropriare, più o meno al prezzo di mercato. La cosa migliore qual è... C’è bisogno degli spazi per fare i terreni, per depositare il materiale, dove impiantare i box per le maestranze? Impregilo e le altre società, evidentemente, hanno interesse ad avere spazi vitali nei pressi dei siti di lavorazione. In quel momento le "famiglie" e le loro ditte fanno la loro offerta».
Com’è andata finora, per esempio nel caso della Salerno-Reggio Calabria?
«Per adesso li abbiamo fermati ma è chiaro che occorre altro tempo. Per esempio c’è il caso della società Condotte».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Esclusa da aprile dai lavori della A3...
«I risultati dell’indagine sono noti. Abbiamo scoperto che le principali cosche della fascia tirrenica reggina e vibonese avevano messo le mani sui lavori di ammodernamento dell’autostrada, estorcendo il 3% del valore dei lavori alle imprese aggiudicatarie con la famosa tassa "sicurezza cantiere" o imponendo il ricorso a società di riferimento per la fornitura di materiale e servizi. Un affare molto lucroso, visto che in media servono 500 milioni di euro ogni 10 km di autostrada. Ai Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia) spettava la competenza nel tratto Pizzo Calabro-Serra San Bruno; ai Pesce-Bellocco il tratto tra Serre e Rosarno, infine, tra Rosarno e Gioia Tauro, ai Piromalli. Tutti, insomma, avevano la loro parte. E tutte le società, dopo violenze, attentati e minacce, erano costrette a pagare il pizzo».
Ma le società erano colluse o subivano l’estorsione?
«La società Condotte in particolare, secondo le indagini della Dda di Reggio Calabria, aveva deciso di affidarsi a soggetti che avevano contatti con imprese che facevano riferimento alle cosche. Anche per questo motivo l’informazione antimafia è stata ritirata lo scorso 20 marzo dalla prefettura di Roma. E adesso c’è un ricorso al Tar, che verrà discusso il 18 giugno. Se il Tar del Lazio confermasse il provvedimento della prefettura, sarebbe una svolta».
Felice Manti
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I giudici: porte aperte ai clandestini
>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione
L'Anm scavalca il parlamento e silura la legge che istituisce il reato: "Sarà un fallimento". Scontro anche sulle intercettazioni. I magistrati: ci servono.
Succedono un paio di cose abbastanza preoccupanti: la prima è che la Magistratura (parte di essa) sta contestando con durezza una legge che non esiste ancora, e che è quella sulla valenza penale dell'immigrazione clandestina: il segretario dell'Associazione magistrati ieri ha parlato delle «difficoltà» che graverebbero sugli uffici giudiziari e dell'«inevitabile fallimento» di una norma che ancora non c'è, ma che andrà di sicuro a vuoto e questo non certo per colpa della Magistratura: «Vogliamo evitare che si possa indicarci quali responsabili dell'inevitabile fallimento», sono state le sue parole. Mai vista una chiusura simile: qualsiasi cosa farete, recita, non funzionerà e sarà colpa vostra.
Ora: verrebbe da premettere che non va buttato il magistrato con l'acqua sporca, e che sarebbe un errore classificare ogni dissidio tra governo e magistrati solo come una partita tra poteri. La Magistratura, al netto della parte che si ritiene più sacrale che indipendente, più soggetto istituzionale che funzionariato statale, dovrebbe essere una parte sociale come un'altra: dunque l'interloquire con la medesima circa i nodi che paralizzano il Paese (l'interloquire circa le leggi che i magistrati dovrebbero applicare per scioglierli) sulla carta dovrebbe risultare solo proficuo. La parte più responsabile della Magistratura sa benissimo che il Paese è stufo anche del magistrato sospetto scansafatiche, sa benissimo che le toghe sono in picchiata in tutti i sondaggi, e che i problemi della sicurezza, ormai, hanno un primato che può rendere intollerabile ogni consorteria di casta. Il potere giudiziario, nell'Italia di oggi, è visto come una parte consistente di qualcosa che non funziona. Le neo-starlette in toga (Woodcock, De Magistris, Forleo) nei mesi scorsi sono sfilate sui media come attori di un mondo irreale: non certo come i protagonisti del mondo reale della Giustizia italiana, qualcosa che possa davvero riguardare il cittadino medio coi suoi problemi e le sue percezioni. La severità del Consiglio Superiore della Magistratura a proposito di certi protagonismi mediatici, in sé rivoluzionaria, è stata un buon segno dei tempi.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Detto questo, è evidente che qualcosa non va lo stesso. Da una parte, come visto, la chiusura è totale. Dall'altra vediamo che ieri, sui giornali come sui dispacci d'agenzia, o ancora sulle home-page dei principali quotidiani, non si appalesava il solito e fisiologico scontro tra la maggioranza e l'opposizione: ieri, come da un po' di tempo, il confronto era direttamente tra la maggioranza e la magistratura senza mediazioni, in pratica senza la funzione politica e democratica dell'opposizione. Dalle parti del Partito democratico non è giunta una parola se non in tarda serata: a tratti è sembrato che il governo si facesse opposizione da solo, discutendo o polemizzando a proposito per esempio del decreto sulle intercettazioni. Era stata chiara solo la reazione dell'opposizione politica che sostiene la Magistratura purchessia, quella dell'antagonismo de-costruttivo dell'Italia dei valori.
In aggiunta, nei giorni scorsi, sempre dalle parti dell'opposizione, vediamo che a lamentare la mollezza del Partito democratico era stato un manipolo di gente serena e ragionevole come Furio Colombo, Pancho Pardi e Paolo Flores d'Arcais, pure loro noti sostenitori dei magistrati e di una politica in stile Rebibbia.
Morale: la prima vera parola del Partito democratico, a proposito delle intercettazioni telefoniche, è giunta solo alle sette della sera. Walter Veltroni ha diramato un comunicato dove però si è limitato ad aderire a quanto già detto con maggior chiarezza dall'Associazione dei magistrati e dal suo lobbista Antonio Di Pietro: i provvedimenti annunciati dal governo sono «gravi e sbagliati», ha detto, perché il Pd «ritiene che i magistrati debbano poter eseguire le intercettazioni ogni volta che lo ritengono necessario». Per quanto invece riguarda privacy dei cittadini, «è responsabilità degli stessi magistrati che le intercettazioni restino segrete se non per le parti strettamente utili all'inchiesta». Traduzione: non deve cambiare niente. Le Procure sono un groviera, sui giornali compare di tutto, le intercettazioni costano 280 milioni di euro l'anno (un terzo delle spese del ministero della Giustizia, salvo lamentarsi che manca la carta per le fotocopie) e però tutto deve rimanere così.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
A parte il merito, colpiscono due cose: che la tardiva voce dell'opposizione non faccia appunto che accodarsi al partito delle toghe (Veltroni, sulle prime pagine online dei quotidiani di ieri, compariva a rimorchio dell'Anm) e che questo accodarsi tra l'altro contraddica quanto lo stesso Veltroni aveva detto in campagna elettorale, quando prefigurava «il divieto assoluto di pubblicazione fino al termine dell’udienza preliminare» con tanto di «sanzioni penali e amministrative molto più severe». Ora ha cambiato idea: la linea politica, di fatto, gliela indica Antonio Di Pietro cui a sua volta la indica l'Associazione magistrati: perlomeno su certi temi. Su altri, tipo la spazzatura, tipo quei pm partenopei che contestano l'azione del governo, l'opposizione si limita perlopiù a tacere: forse perché sa quanto la gente è incazzata. Lo stesso accade a proposito della legge che dovrebbe dare all'immigrazione clandestina uno status di illegalità penale: qualche distinguo, qualche bofonchio, ma l'unica voce squillante è quella della Magistratura o di una parte di essa.
In questo quadro, alterato, l'opposizione non fa il suo mestiere e la magistratura neanche. Abbiamo un governo forte che vuole procedere spedito, abbiamo un'opposizione debole che teme di perdere ulteriori consensi, e abbiamo una cosiddetta parte sociale, la Magistratura, che problemi di consenso non ne ha: e si sta prendendo lo spazio lasciato vuoto dall'opposizione prefigurando, come nel caso del reato di immigrazione clandestina, una chiusura totale e in davvero scarsa consonanza con il Paese. Sino a quando? Speriamo non sino al giorno, come ha paventato ieri Repubblica citando un magistrato napoletano, che dinanzi ai palazzi di giustizia si presenterà la gente coi forconi.
Filippo Facci
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Processi lumaca, ma i giudici non vogliono lavorare di più
di Anna Maria Greco Milioni di cause pendenti, in 4 anni i risarcimenti cresciuti dell’800 %
da Roma
Su un punto sembrano tutti d’accordo: il problema centrale della giustizia è quello dei processi-lumaca. Otto anni in media nel civile, cinque nel penale. E vuol dire che, in genere, ai dieci anni si arriva facilmente. Il numero di cause pendenti è in continua crescita: per il civile negli ultimi 20 anni si è triplicato, superando i 3 milioni di procedimenti, mentre nel penale è raddoppiato. E tutto questo si traduce troppo spesso per il cittadino in una «giustizia negata».
Nei suoi primi interventi sia davanti al Csm sia al congresso dell’Anm il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha detto che il primo obiettivo del governo è proprio quello di diminuire i tempi di durata del processo. Gli ha fatto eco il ministro ombra del Pd, Lanfranco Tenaglia, dichiarando la disponibilità dell’opposizione per provvedimenti urgenti, anche perché il nostro Paese rischia una procedura d’infrazione della Commissione europea. E gli stessi magistrati, per bocca del presidente dell’Anm Luca Palamara, hanno chiesto adeguati interventi legislativi e organizzativi per attuare il principio della «ragionevole durata del processo».
Grida d’allarme dovute anche al fatto che tanta lentezza costa sempre di più allo Stato, perché fioccano le condanne della Corte europea dei diritti dell’uomo all’Italia per il risarcimento danni, in base alla legge Pinto del 2001. All’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, ha detto che negli ultimi 5 anni il contenzioso ci è costato 41,5 milioni di euro, di cui 17,9 solo nel 2006. L’incremento è esponenziale: nel 2002 il costo era di 1,8 milioni, con un aumento in solo 4 anni dell’800 per cento. Secondo le stime, il rischio potenziale per questo tipo di sanzione è di 500 milioni di euro l’anno. Non basta: per la Banca Mondiale uno dei principali freni allo sviluppo produttivo dell’Italia è dato appunto dalla lentezza dei processi, che genera incertezza negli scambi e scoraggia gli investitori. Per questo, il nostro Paese è al 155° posto in classifica per efficienza su 178. Insomma, i tempi della giustizia hanno pesanti ricadute sulla crescita dell’Italia e il benessere dei cittadini.
Eppure, la nostra spesa per la giustizia è abbastanza in linea con gli altri Paesi dell’Unione europea: 46 euro per abitante, contro i 44 della Svezia, i 53 della Germania e i 41 dell’Olanda: solo che là i processi civili durano meno della metà che da noi. E i giudici italiani sono 1,39 ogni 10mila abitanti, contro la media comunitaria dello 0,91.
Per consentire una riduzione dei tempi dei processi molti sono i rimedi legislativi e organizzativi proposti, a partire da un filtro per i ricorsi in Cassazione (l’85 per cento è ritenuto inammissibile), l’unica Corte suprema in Europa a non averlo. Ma perfino Palamara ammette: «Non nascondiamo che i magistrati possono fare molto di più e vogliamo ribadire che il modello cui tendere è quello di un magistrato preparato e qualificato, ma anche laborioso e in grado di legittimarsi innanzitutto con il suo lavoro e la sua professionalità».
Lo dimostra il caso, purtroppo isolato, del presidente del tribunale di Torino. Mario Barbuto, puntando sul merito e sull’efficienza, ha fatto conquistare al
>>Da: Fabiano
Messaggio 5 della discussione
Certo che dirsi sbagliato il principio per cui la clandestinità sia considerata reato è un pò come dire......se trovo uno sconosciuto in casa mica devo agitarmi o chiamare la polizia....tanto più se non ha ancora svaligiato niente.
Immaginiamoci poi se ne nasce una colluttazione.......si arresta sicuramente il proprietario........
>>Da: Leo
Messaggio 6 della discussione
Come ho già affermato in precedenza, sono assolutamente favorevole all'introduzione del reato.
>>Da: Il Moro
Messaggio 7 della discussione
Siamo gli unici a non averlo, l'hanno la Germania in cui sono previste pure delle multe dai 3.000 euro in su, ce l'ha la Spagna in cui oltre alla multa c'è il divieto di tornarci per minimo 3 anni anche regolarmente, e ce l'ha la Gran Bretagna dove la multa è di ben 5.000 sterline e tutte e 3 hanno l'espulsione diretta dopo il carcere.
S'attacchino tutti al tram e chi parla troppo apra prima casa sua ai clandestini poi ne riparliamo. L'era della repubblica delle banane è finita!
P.S: Dimenticavo, in molti altri paesi devi avere un reddito minimo per poter restare.
>>Da: Mirko
Messaggio 8 della discussione
Il reato di immigrazione clandestina è necessario: senza di esso non avremmo la possibilità di espellere davvero chi deve essere espulso. La normativa europea, infatti, prevede solo il foglio di via: in pratica, in questo modo, non viene espulso nessuno. Invece, grazie al reato, possiamo mettere in pratica l'espulsione immediata". "Certo - ha aggiunto - la questione deve essere affrontata in modo tale da non intasare i processi". Maroni, inoltre, ha spiegato di avere molta fiducia nel disegno di legge che andrà a realizzare una 'banca dati' nazionale del Dna: "Strumento più moderno - ha detto il ministro - nella lotta contro la criminalità, che andrà a sostituire il sistema ormai meno funzionale delle impronte digitali".
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Truffa, omicidio, lesioni: arresti alla clinica S. Rita di Milano
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
La guardia di finanza sta arrestando medici, dirigenti e personale della clinica Santa Rita, a Milano. I provvedimenti nell'inchiesta sulle cartelle gonfiate, iniziata nel 2007, che si è allargata a comprendere anche reati contro le persone
Milano - C’è anche l’omicidio aggravato dalla crudeltà tra le accuse contestate a un paio di medici nell’ambito dell’inchiesta sui presunti rimborsi gonfiati alla clinica Santa Rita. A vario titolo le altre accuse vanno dalle lesioni gravissime alla truffa ai danni del servizio sanitario nazionale fino al falso. La guardia di finanza sta eseguendo da questa mattina una serie di arresti tra medici ed ex dirigenti di una casa di cura milanese. Le ordinanze di custodia cautelare, delle quali alcune in carcere e molte ai domiciliari, sono state firmate dal gip Micaela Curami su richiesta dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, titolari delle inchieste sulla nuova sanitopoli milanese che riguarda presunti rimborsi gonfiati. Gli arresti in corso riguardano medici e personale dirigente della casa di cura Santa Rita, struttura privata ma convenzionata con il servizio sanitario nazionale. L’inchiesta che riguarda la clinica di via Jommelli è cominciata nella primavera del 2007. Le fiamme gialle avevano sequestrato migliaia di cartelle cliniche su richiesta dei pm, ritenute non veritiere o comunque alterate in modo tale da permettere rimborsi maggiori rispetto a quelli dovuti.
>>Da: Mirko
Messaggio 2 della discussione
Da ragazzo sono stato operato due volte alla Santa Rita. Mio padre ci si appoggiava 40 anni fa. E' sempre stata una delle cliniche più rinomate di Milano. Fa tristezza vederla ridotta così.
Io non riuscirò mai a comprendere come possa un medico fare queste schifezze sulla pelle dei malati. Io gli darei l'ergastolo come pena minima, se provati colpevoli.
Mirko
>>Da: felice
Messaggio 3 della discussione
Pazzesco, è solo pazzesco.
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Distruggono un edificio e si filmano
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Hanno tra i 12 e i 16 anni. Il raid era pianificato. Danni per oltre 30 mila euro: rovinati muri, porte, finestre e impianto elettrico
Torino - Si sono filmati con i telefoni cellulari mentre distruggevano un edificio pubblico. Dodici minorenni incensurati, tra i 12 e i 16 anni, sono stati denunciati dai carabinieri del Comando provinciale di Torino. Hanno procurato danni alla struttura, abbandonata ma non fatiscente, per oltre 30 mila euro.
Il blitz dei ragazzini Hanno danneggiato un edificio pubblico e rovinato l’intera struttura, il tutto documentato da filmati ritrovati sui loro telefoni cellulari: dodici minorenni tra i 12 e i 16 anni, incensurati, sono stati identificati e denunciati dai carabinieri del Comando Provinciale di Torino. Hanno effettuato più azioni di gruppo, pianificate e ben studiate nei particolari, rovinando l’intera struttura: hanno spaccato i bagni, i muri, l’impianto elettrico, le porte e le finestre. È stato stimato un danno per oltre 30 mila euro. Sequestrati dai carabinieri i filmati dei videofonini che documentano i raid vandalici.
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Ludovico Festa: Cgil, il sindacato immobile che si oppone a tutto
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
«Siamo in dissenso radicale su ogni cosa»: la sigla guidata da Epifani rifiuta le innovazioni del Welfare, ma è ormai isolata.Colpisce l’impotenza dell’organizzazione in ogni settore: pubblico impiego, pensionati, industria
Di fronte alle vivaci idee avanzate da Maurizio Sacconi e Federica Guidi al convegno dei giovani industriali di Santa Margherita dello scorso weekend, ma anche rispetto alle osservazioni di Pietro Ichino, Matteo Colaninno ed Enrico Morando del Pd che riflettono sull'ossificato mercato del lavoro italiano, i commenti di Guglielmo Epifani colpiscono per la logica disperatamente conservatrice: «Sono in dissenso radicale su quasi su tutto», «non ho capito che cosa vuol dire», dice il segretario della Cgil. Un «no» che, ancora prima di una piattaforma alternativa di «lotta», manifesta il desiderio di non essere turbati nel proprio potere ridotto quasi a una palude in cui vivacchiare.
Giustamente Alberto Bombassei ha detto a Epifani (che affermava: «Si produce per un mercato che da un momento, da una settimana all'altro cambia»): «Allora come mai non cambia anche il sindacato?». Eppure restare fermi è l'istinto di fondo di una Cgil per tanti versi allo sbando.
Non è incomprensibile che il sindacato storicamente di sinistra provi irritazione per le proposte governative. Il ministro Sacconi incalza con proposte che fanno male ai bonzi della conservazione sindacale anche perché sono mirate a rivedere «chirurgicamente» una serie di provvedimenti malamente messi insieme dal governo Prodi. Oltre che sulla sicurezza (da affrontare con radicalità ma non con logiche burocratiche), oltre che su part time e procedure di dimissioni (temi su cui si danno poderosi colpi alla cultura centralista della Cgil, rimandando tutto agli accordi di azienda cioè ai lavoratori) il ministro al Welfare vuole intervenire sul «job on call» (lavoro a chiamata) e sulla rinnovabilità dei contratti a termine, questioni definite malamente dal penoso accordo del luglio del 2007, che vide per mesi governo e sindacati trattare invece che sul come aumentare i salari (i lavoratori hanno ricevuto in pochi giorni di governo Berlusconi con le scelte sugli straordinari più che in due anni di centrosinistra), su piccole ma fastidiose modiche dei provvedimenti del precedente governo di centrodestra. La trattativa dell'estate scorsa fu l'emblema del conservatorismo della Cgil interessata a concessioni nominali (relativamente nocive) da parte di un Romano Prodi in affanno, per dimostrare il proprio potere piuttosto che risolvere problemi.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Oggi Cesare Damiano, che un anno fa sulle questioni essenziali intrappolò Epifani, è costretto a parlare di controriforma sacconiana. In realtà non si fa che rimettere in efficienza una linea sul mercato del lavoro, dettata da Marco Biagi, che ha funzionato egregiamente.
E in questo senso si possono valutare le reazioni ragionevoli dei leader di Cisl e Uil che chiedono naturalmente di non fare scelte senza trattative ma non assumono atteggiamenti scandalizzati.
In parte la Cgil non è più il collettore della protesta organizzato da Sergio Cofferati ai tempi del governo Berlusconi 2001, quando l'allora segretario diede il primo segno della guerra all'esecutivo del centrodestra aderendo alle proteste no global contro il G8 di Genova. Probabilmente il Cofferati furioso di quegli anni avrebbe aderito a qualsiasi manifestazione di questi giorni: da Chiaiano al Gay pride. Il depresso Epifani invece protesta ma è terrorizzato dal rompere i rapporti con Cisl e Uil. Il leader dell'area radicale della Cgil, il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini ha osservato - con qualche ragione - che ormai Epifani si occupi solo di inquadramento. In effetti quel che colpisce nel più grande sindacato è il senso di impotenza: nell'industria non si sa se puntare sui riformisti chimici e tessili o sui radicali metalmeccanici. Nel pubblico impiego si cerca di mettere i sindacalisti della scuola contro quelli del pubblico impiego (con tanto di abbandono del tavolo della trattativa) per mantenere il potere centrale della segreteria. Si cerca di difendere il potere del segretario presidiando il sindacato dei pensionati e così via. La Cgil cofferatiana guidò in modo così vigoroso la protesta antiberlusconiana anche perché faceva da ponte tra i Ds spompati di Piero Fassino e una Rifondazione che Fausto Bertinotti riportava sulla scena politica.
La scomparsa dal Parlamento della sinistra estremista pesa sul sindacato di corso Italia. C'è chi teme che il Pd dopo una fase di confronto anche aspro ma non irresponsabile, riprenderà un'opposizione pregiudiziale e questo ridarà fiato alla lotta della Cgil. Forse non ci sono le basi sociali e politiche per questo esito. Comunque la palude Cgil può provocare guasti e non sarebbe male - come ha ricordato lo stesso Sacconi - che i riformisti al suo interno si dessero da fare.
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La protesta delle suore cacciate dal convento: incatenate in Vaticano
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Il monastero non le vuole più, loro vanno dal Papa: "Non siamo né prostitute né ladre". Nel 2005 un’ispezione che scoprì irregolarità, tra cui la presenza (vietata) di un uomo
Grana sindacale per papa Ratzinger. Due anziane monache di clausura incatenate a un lampione. In piazza San Pietro, prima dell’Angelus, davanti a fedeli un po’ basiti e a telecamere piuttosto eccitate. Difficile capire se all’origine della plateale manifestazione ci sia una fede incrollabile, o semplicemente l’età che avanza. Resta la motivazione: le due religiose chiedono vigorosamente di tornare nel proprio convento di clausura, da dove qualcuno - dicono - le ha «buttate per strada come sacchi di pattume, dopo rispettivamente cinquanta e sessant’anni di vita monastica».
Da epoche immemorabili, le faccende interne ai monasteri risultano intricate e misteriose. Sotto gli occhi molto pazienti del grande datore di lavoro, l’umanità e le piccinerie si insinuano tra le fessure delle antiche mura, scatenando intrighi e rancori. Il caso della priora Albina Locantore, 73 anni, di Pisticci, Matera, e della sua consorella suor Teresa Izzi, 79 anni, di Fondi, Latina, sembra uscire direttamente dai racconti molto prosaici di una certa letteratura medievale. Ufficialmente si sa che le due carmelitane lasciano il monastero di Santa Maria del Carmine, a Camerino, nel 2005. Escono dalla clausura con tanto di autorizzazione della Curia e della Congregazione: la priora deve sottoporsi a un intervento chirurgico, l’altra le fa da accompagnatrice. Lasciato l’ospedale, vanno a trascorrere la convalescenza in casa di conoscenti, a Modena. Ma quando tornano al monastero, due mesi dopo, trovano il portone sbarrato. Non le vogliono. Nei modi discreti e ovattati che le sono propri, la Curia fa sapere che questa è la cosa migliore. Nei modi molto meno discreti e ovattati che le sono propri, la stampa spiega che all’origine dell’ostracismo c’è un’inchiesta penale. Le due anziane consorelle sarebbero in qualche modo associate a una figura laica misteriosamente comparsa dentro il convento, un ex carabiniere poi divenuto factotum, in seguito sotto processo per truffa e circonvenzione d’incapace, nel senso che avrebbe maneggiato in modo non esattamente irreprensibile i denari e i beni del monastero, abitato ormai da solo nove suore.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Senza esclusione di colpi, la battaglia va avanti ormai da parecchio tempo. A un certo punto viene proposto l’ingresso in un altro monastero, ma le due vegliarde non arretrano di un millimetro: rivogliono le proprie celle. Dal convento, le consorelle ribattono però che la questione è chiusa: «Non le abbiamo cacciate, se ne sono andate spontaneamente. Non hanno più niente a che fare con noi, perché sono ormai secolarizzate da un anno». Quanto al vescovo di Camerino, cui tocca per giurisdizione la polpetta avvelenata, annuncia che nelle prossime ore pubblicherà una nota ufficiale.
Nel frattempo chi le ferma, queste Thelma&Louise decise a tutto. In una Roma già segnata dalle stravaganze del gay pride, ecco la mattinata dell’Angelus aprirsi con la pittoresca esibizione delle carmelitane scalze. Sotto una pioggia sostenuta, suor Albina e suor Teresa si presentano in piazza San Pietro con due sedie, qualche metro di catena e un paio di lucchetti. Si legano alla base di un lampione, davanti alla sede della Congregazione per gli istituti di vita consacrata. Compaiono anche i cartelli. Chiamano in causa direttamente l’amministratore delegato della ditta, se così si può rispettosamente definire Benedetto XVI: «Santità, ci hanno cacciate e denunciate», «Santità, non siamo né prostitute, né violente, né ladre, né malate di mente». Suor Albina e suor Teresa si dicono perseguitate, «solo perché non ci siamo sottomesse a superiori prepotenti e affaristi». Nonostante siano reduci «rispettivamente da cinquanta e sessant’anni di clausura», dimostrano di sapere benissimo come si sta al mondo: annunciata a stretto giro di zapping un’intervista-verità in televisione. La promessa, la minaccia: continueranno a picchiare duro, in Vaticano come nei tribunali. Ora et bastona.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Di fronte alla piazzata, l’ennesima esplosa dentro le mura dei conventi, dal Vaticano rispondono con il silenzio. Le autorità religiose conoscono bene lo strano clima che regna in tanti luoghi di ritiro, dove l’iconografia classica di mistici e anacoreti viene offuscata con umanissime beghe da ballatoio. Non a caso, ultimamente viene caldamente consigliato uno specifico documento dal titolo chiarissimo: «Istruzione sui temi dell’obbedienza e dell’autorità». Dall’alto, lisciandosi perplesso la barba, il principale si limita invece a consigliare caldamente un suo antico consiglio d’amico: fate quello che dicono, non fate quello che fanno.
Cristiano Gatti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
L’ex priora si sfoga: «E ora vogliamo parlare alla tv»
di Tiziana Paolocci
da Roma
«Solo menzogne quelle su di noi. Continueremo a combattere in Tribunale e in Vaticano. Vogliamo tornare nel nostro convento a Camerino». Suor Albina Locantore e suor Teresa Izzi sono sfinite dalla protesta davanti alla Basilica di San Pietro, dove sono rimaste incatenate per ore sfidando la pioggia battente. Ma non depongono le armi.
Perché siete giunte fino a Roma?
«Per far conoscere la nostra vicenda a tutti, tv comprese. Il Papa deve sapere che vogliamo tornare dalle nostre sorelle. Le accuse che ci hanno mosso sono infondate».
La Curia, però, sostiene che non siete state cacciate, ma che siete andate via spontaneamente. E ora siete indagate anche dalla Procura...
«Quello che dice la Curia non ci interessa e anche il Convento può dare la sua versione. Per ora prendete per buono quello che dicono loro, perché non finisce qui. La verità è che dopo mezzo secolo di vita monastica ci hanno trattato come sacchi di pattume».
Spiegatevi meglio...
«Siamo state fuori un periodo per motivi di salute, con tanto di autorizzazione dalla Chiesa, sostituite da un commissario pontificio. Ma al nostro ritorno non ci hanno fatto rientrare e siamo state bersagliate da accuse assurde».
Cosa intendete fare ora?
«Parleremo per bocca del nostro legale». Le due religiose hanno una tattica e promettono nuovi colpi di scena.
Dunque rinunciate a difendervi?
«Assolutamente no. Per ora preferiamo non parlare troppo, ma nei prossimi giorni racconteremo tutto. Però lo faremo solo davanti alle telecamere: vogliamo attenzione e quindi ci serve la televisione, non i giornali».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Caso nato dalla lite per un terreno finita in tribunale
Un terreno è il «casus belli» tra la curia di Cassino e le due suore di clausura. La versione ufficiale della Chiesa è totalmente diversa da quella delle due religiose e del loro legale, Luca Brezigar. Il vescovo locale, monsignore Francesco Bugnaro, pubblicherà oggi una nota per spiegare la posizione della Curia. «Se ne sono andate spontaneamente - accusa una consorella, suor Maria -. Non hanno più niente a che fare con noi: sono secolarizzate da un anno». All’origine della discordia c’è un caso di malversazione in cui è coinvolto un ex carabiniere, per anni factotum del monastero. Suor Albina, priora fino al 2005 e suor Teresa, tesoriera, in questa storia sono passate da testimoni a parte offesa fino a indagate perché l’uomo in questione è accusato di estorsione o circonvenzione di incapace. «Il mio assistito - spiega l’avvocato Luca Brezigar, legale anche delle religiose - è accusato di aver venduto sottocosto un terreno su mandato delle suore. Il denaro ricavato, però, non è scomparso: con quei soldi sono stati fatti lavori di manutenzione. Le mie assistite sono state svestite del velo dopo una visitazione apostolica». Grazie all’ex militare le due avevano adottato una «gestione moderna» del monastero, che non è piaciuta alla Curia. A punto qualcuno ha ipotizzato che l’ex carabiniere, che verrà processato con rito abbreviato, avesse compiuto il reato di circonvenzione di incapaci. «Una menzogna - conclude Brezigar -. Comunque le religiose, inizialmente ascoltate come testimoni, sono state indagate in un secondo processo e si sono allontanate dal monastero per motivi di salute. Ma non sono state riammesse. La Curia avrebbe voluto dividerle e mandarle in altri conventi. Hanno rifiutato perché alla loro età cambiare posto avrebbe significato morire».
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Lavoro, Italia agli ultimi posti: «Servono più liberalizzazioni»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
L’Indice del «Bruno Leoni» boccia il nostro Paese
Nella classifica delle liberalizzazioni in Italia il settore del lavoro si piazza molto in basso. Guardando l’indice elaborato dal think tank liberale Istituto Bruno Leoni si vede che sulle politiche del lavoro il nostro Paese è ben lontano dalle eccellenze europee. Fatto 100 il rank della nazione che rappresenta il modello di scelte liberiste in questo settore, cioè la Gran Bretagna, l’Italia raggiunge solo un misero 35, quindici punti in meno rispetto alla classifica dell’anno scorso. È il peggiore risultato in tutto l’indice, se si eccettuano i servizi idrici dove la mancanza di infrastrutture e gli enormi sprechi portano l’Italia a voto pari a 27.
Sul pessimo piazzamento in materia di Welfare incidono negativamente, fanno sapere dal Bruno Leoni, il «ridimensionamento» della legge Biagi fatto dall’ultimo accordo sindacale con il precedente governo. Un esempio: l’abrogazione dello staff leasing che consentiva alle imprese di rivolgersi ad Agenzie per il lavoro autorizzate per la fornitura di lavoratori a tempo indeterminato. Oppure la cancellazione del lavoro intermittente, che consentiva - in alcuni casi o con alcune categorie di lavoratori - di stipulare contratti a chiamata, i cosiddetti job on call. In generale l’Italia riceve una valutazione molto negativa per i nuovi vincoli alla estinzione dei rapporti di lavoro. Tra questi, segnalano gli esperti del Bruno Leoni, la disciplina delle «dimissioni volontarie» introdotta dal governo. Il lavoratore che intenda dimettersi è infatti tenuto ad utilizzare un apposito modulo sul sito del ministero, vidimato da uno dei soggetti abilitati all’invio telematico, altrimenti le dimissioni comunicate in altro modo sono considerate nulle. Regola che sta creando infiniti impacci nelle aziende. Il Giornale
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Sanità in rete: ricette e cartelle vanno sul web
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Addio alla carta. Le prescrizioni mediche per gli esami specialistici, e poi anche quelle per i farmaci, si trasferiranno su Internet. In rete dovrebbero andare anche tutte le informazioni sanitarie dei cittadini.
Novità che arriveranno, salvo ripensamenti, con la prossima manovra e che hanno l’obiettivo di far risparmiare qualcosa al Servizio sanitario nazionale. Con le ricette sul web si dovrebbe infatti poter controllare meglio l’andamento della spesa e facilitare l’accesso alle cure rendendole sempre più mirate. A regime, intorno al 2012, il cittadino dovrebbe essere in condizione di andare in farmacia con la sola tessera sanitaria e senza certificato. Sarà il farmacista a rintracciare in rete la richiesta del medico. Il governo ha anche stimato il risparmio per la prescrizione on line: il 10 per cento della spesa farmaceutica. La rivoluzione delle prescrizioni partirà dal 2009, ma l’obiettivo di lungo periodo è la creazione di una fascicolo sanitario elettronico del cittadino. Per realizzarlo si dovrebbe costituire un tavolo permanente per l’armonizzazione delle politiche della sanità, i cui partecipanti non percepiranno nessun gettone di presenza. I medici di famiglia si sono già detti d’accordo. Secondo Giacomo Milillo, segretario della Federazione dei medici di famiglia, sarebbe «un’innovazione tecnologica» che ha tutto il sostegno della categoria. «Era già nell’aria da tempo- spiega - noi stiamo lavorando all’elaborazione del fascicolo sanitario elettronico e questa ipotesi fa parte della riorganizzazione della medicina generale, che abbiamo già proposto da un anno e mezzo al governo e alle regioni».
Confermati i tempi della manovra. A fine mese arriveranno un decreto e un disegno di legge con le norme più importanti. Poi, a settembre, la finanziaria vera e propria che sarà ridotta all’osso.
Attenzione alle infrastrutture, comprese legate a Internet. Con i due provvedimenti di fine giugno dovrebbe infatti arrivare il rifinanziamento del progetto avviato nel 2005 per realizzare reti di connettività senza fili (Wi-fi) nelle università.
>>Da: Graffio
Messaggio 2 della discussione
Come funzionerebbe?
E la Privacy?
>>Da: lucia
Messaggio 3 della discussione
Per ora con il cartaceo si legge tutto sulla ricetta, a meno che la persona interessata non attacchi un adesivo che viene fornito ai medici insieme ai ricettari e copra il nome, lasciando scoperto per l'identificazione il codice fiscale.
Con il nuovo sistema la privacy sarebbe ancora più salvaguardata perchè la prescrizione andrebbe memorizzata sul chip che c'è nella tessera sanitaria e poi letta dal lettore presente in farmacia. La farmacia a sua volta collegata ad un elaboratore centrale invierebbe la spesa sanitaria per ogni singola persona e di conseguenza di tutti.
Questo consentirebbe un controllo i tempo reale della spesa, eliminerebbe gli imbrogli ( ad esempio farmaci prescritti ad esenti ticket poi usati da chi deve pagare il ticket).
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I rom scendono in piazza: «Ci sentiamo italiani»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Canti, balli e slogan al corteo di Roma. Migliaia di nomadi arrivano da tutta Italia per manifestare
Si è concluso al Villaggio globale del Foro Boario (ex mattatoio) a Roma, senza alcuna tensione o incidenti, il megacorteo organizzato ieri da rom e sinti per dire «no alla xenofobia». Alla marcia organizzata da Them Romano insieme con il gruppo Everyone, dalle organizzazioni per la tutela di diritti del popolo rom e dai comitati dei campi di Roma, secondo alcune stime, avrebbero partecipato ventimila persone, di cui la metà appunto zingari arrivati da tutta Italia.
«Siamo qui oggi contro l’apartheid - spiegava Santino Spinelli, professore universitario a Chieti, musicista e intellettuale rom - e per far capire all’Italia e agli italiani che i rom non sono nomadi, che i campi sono illegali e disumani e che ci siamo riuniti oggi per la prima volta compatti a favore dei nostri diritti».
«Gli italiani non sono razzisti, ma c’è in questo paese una disinformazione dilagante, una mistificazione- ha aggiunto Spinelli-. Si vuole far passare il campo nomadi, che è una forma di segregazione razziale, addirittura come espressione culturale, come se i rom volessero vivere in questo modo. Non è vero che l’integrazione dei rom pesa sulla tasche degli italiani, perché passa attraverso i fondi comunitari. Per i progetti di integrazione vengono stanziati fondi dell’Ue che o non sono attivati o finiscono con il finanziare progetti fasulli di pseudo associazioni di volontariato. Ai rom non arriva nulla».
Slogan e danze hanno trasformato la manifestazione in un evento folcloristico. A colorare la processione, tamburi, cori contro il razzismo, bandiere italiane, dell’ex Jugoslavia e delle associazioni di tutela dei diritti umani con in sottofondo la musica tradizionale rom.
«Sono qui da trent’anni - ha raccontato Nenad, cinquantenne ospite del campo di via di Salone - e molti di noi sono nati in Italia. Ormai anche noi siamo romani ma continuiamo a non avere nessun diritto. Non chiediamo un attico a via Veneto ma almeno un lavoro dignitoso per vivere».
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Per non affondare a sinistra creano sei nuove Fondazioni
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
L’opposizione latita, ma i «pensatoi» proliferano: gli ultimi sono quelli di Fioroni, Bertinotti e Pecoraro Scanio
da Roma
Essendoci ben poco da inventare, specie a sinistra, si fonda. Ma a discapito dell’etimologia, oggi la fondazione non riguarda più un partito, una corrente, una bocciofila. Si fonda tanto per non affondare, e dunque si fonda fondando sul fondato sospetto che non serva poi a un granché. Si fonda insomma sul nulla, sul trito-e-ritrito, sul «pensatoio». Niente di più aleatorio delle fondazioni annunciate dai politici in disarmo, niente di più inutile e autoreferenziale. Prova ne siano gli ultimi «fondatori» annunciati: Alfonso Pecoraro Scanio e Beppe Fioroni.
Un tempo si sarebbero fatti magari un circolo o una sezione, magari con la bella bandiera che pure avrebbe fatto immaginare un corredo identitario. Ora piuttosto si propone di «riflettere assieme», «elaborare il futuro», «organizzare incontri e confronti»: tanto per non perdere l’abitudine e l’attitudine, incontrare amici di una vita, vedersi così senza una ragione. E soprattutto, come nelle note di una canzone d’amore, «senza impegnarsi troppo». Politica senz’anima, lussuoso rifugio per qualche passerella rinfrancante, specie agli habituée dell’autoblu.
Cominciò Max D’Alema, non fidandosi poi troppo della Bicamerale, e tantomeno dell’allora governo Prodi. Il 6 gennaio ’98, come ricorda il reducismo del sito ufficiale di Italianieuropei, «un gruppo di personalità della cultura riformista italiana convocava a Roma, nei locali dell’istituto San Michele, un seminario pubblico...». Acqua passò sotto i ponti: quella che doveva essere una corrente di pensiero capace di guidare l’Ulivo prodiano fu messa in secondo piano dal ribaltone che portò prima D’Alema e poi Giuliano Amato (il co-fondatore) a Palazzo Chigi. L’Istituto resse, e regge ancora brillantemente tra i marosi della politica di centrosinistra, oggi cercando di fondare una «rete di personalità» che dia corpo all’evanescenza del Pd veltroniano. Chiamarlo «corrente», no.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
D’altronde è terribilmente trendy prepararsi gli ancoraggi politici futuri sotto il tetto di una Fondazione. Forma di organizzazione nobile, senza finalità di lucro, lanciato alla ribalta mondiale dai lasciti del celebre inventore della dinamite, Alfred Nobel. Nel mondo anglosassone tante sono state le fondazioni politico-culturali, presiedute da personalità di spicco, che hanno dato vita a progetti importanti. Strada seguita anche dall’ex vicepresidente Usa Al Gore e, più di recente, dall’ex presidente francese Jacques Chirac (sua la Fondazione per lo sviluppo), nonché dall’ex premier britannico Tony Blair (Fondazione per il dialogo tra le fedi). Con Blair ci si avvicina più da presso al ristretto orizzonte dei nostri piccoli reduci. Così l’ex presidente della Camera Bertinotti, ancorché presidente della Fondazione Camera (fondata nel 2003 da Casini), immagina di lanciare la sua Fondazione per ri-fondare Ri-fondazione (caso di superfetazione dell’uguale).
Ancora più scalpore promettono la Fondazione per l’ambiente che costituirà Pecoraro Scanio assieme a Gianfranco Amendola. Immancabile think thank che si propone di «rigenerare le basi ecologiste e riaggregare risorse» (senz’altro riciclabili). O quella supercattolica annunciata dall’ex ministro dell’Istruzione, Beppe Fioroni, in evidente crisi di bulimia politica. Se la nuova Unità di Soru è ormai proprietà di una Fondazione, molti «fondisti» incalliti vorrebbero che la Rai si «liberasse dai vecchi schemi e affidasse la gestione a una Fondazione» (Giulietti). Saldi pilastri si gettano ancora all’interno del Pd, dove la sinistra cerca il rilancio «fondandosi» per non affondare. Borgna, Crucianelli, Nerozzi, Livia Turco e Vita tra i promotori della Fondazione che sarà un modo per dirsi «non perdiamoci di vista». Essenziale, dentro un partito che in alcuni manifesti romani già si propone come «Nuovo Pd». Rifondalo anche tu, un giorno potrai dire: io c’ero, lo affondavo. Roberto Scafuri
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Algeri, doppio attentato fa più di 10 vittime
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Due bombe hanno devastato ieri la stazione di Beni Amrane, a 50 chilometri da Algeri, facendo almeno una decina di morti, tra cui un ingegnere francese. Il primo ordigno ha ucciso prima il cittadino francese e il suo autista, mentre la seconda bomba ha fatto strage tra i soccorritori, inclusi alcuni agenti della polizia.
Si tratta del terzo attentato in meno di una settimana in Algeria. Giovedì un kamikaze si era fatti esplodere davanti a una caserma alla periferia di Algeri uccidendo due soldati. Venerdì sei militari sono stati uccisi dall’esplosione di un ordigno piazzato sul ciglio di una strada a Dellys. Entrambe le azioni erano state rivendicate da “al Qaeda nel Maghreb islamico“, un gruppo affiliatosi all’organizzazione di Osama bin Laden all’inizio del 2006.
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Ucraina, esplosione in miniera
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Alcuni minatori sono rimasti intrappolati. Sette squadre di soccorso e ventidue unità mediche sono state mobilitate
Trentacinque minatori sono intrappolati da ieri a seguito di un’esplosione in una galleria di un giacimento di carbone a circa 700 metri di profondità nella regione orientale ucraina di Donetsk. Due operai sono stati tratti in salvo. Sette squadre di soccorso e ventidue unità mediche sono state mobilitate al giacimento Karl Marx a Yenakiyevo: una lotta contro il tempo, anche perchè vi è il rischio di inondazione della galleria. I soccorritori hanno estratto il cadavere di un uomo dalla miniera. Fino all’ultimo si era sperato che l’uomo fosse ancora vivo.
I soccorritori non sono riusciti ad arrivare oltre i 625 metri di profondità: da lì possono sentire le voci dei minatori intrappolati. La deflagrazione si è prodotta ieri poco prima dell’alba a mille metri di profondità. Il giacimento fu inaugurato nel 1958.
Negli ultimi tempi le autorità di Kiev, a seguito di numerosi incidenti mortali dovuti a inadeguate misure di sicurezza, hanno imposto la chiusura di decine di miniere.
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Effetto greggio a Parigi, la Marina resta in rada
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Attività ridotta: salta anche la maxiesercitazione con gli Usa
I pescatori bloccano i porti, i camionisti si mettono in coda e fanno avanzare la Francia a lumaca, gli agricoltori murano le porte dei municipi, i ladri si danno all’assalto dei camion cisterna con la cura con cui un tempo i briganti si dedicavano alle diligenze. E la Marina? Come un automobilista qualsiasi, quella che orgogliosamente ha continuato a definirsi “la Royale”, annulla le missioni e raccomanda agli ammiragli di andare a far rifornimento dove il combustibile è meno caro. Siamo al razionamento, insomma. Strani tempi davvero quelli del petrolio a 120 dollari il barile. La scarsezza di combustibile è sempre stata una eccellente scusa delle flotte per restare ben accucciate nei porti, gli ammiragli italiani erano specializzati in questo esercizio di scusa preventiva. Per i francesi, invece, è tempo di fare economia, dimenticandosi la grandeur sui sette mari. Si sbirciano ogni giorno i listini del greggio. Il bilancio della Marina è stato stilato con il petrolio a 65 dollari il barile; oggi costa il doppio. Addio esibizioni di potenza. E pensare che venti anni fa in Francia si facevano girare i motori dei carri armati a vuoto per consumare le riserve di benzina e non avere giacenze per l’anno dopo!
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Le misure sono state adottate con grande discrezione. Non è il caso di diffondere la voce che la Marina della quinta potenza mondiale ha i serbatoi vuoti. Senza chiasso si è cominciato a cancellare le operazioni, protocollari ma anche operative. Le unità francesi in navigazione sono state invitate a rifornirsi nei porti dove il carburante è meno caro, con la raccomandazione in questo caso di riempire le cisterne fino a scoppiare. Nel Mediterraneo, ad esempio, bisogna fare rotta verso le basi della Nato a Creta e Sicilia. I prezzi sono competitivi. Anche le petroliere incaricate del rifornimento in mare sono state autorizzate in via eccezionale a scendere sotto la quota finora obbligatoria del settanta per cento e devono rifornire prioritariamente le navi nazionali. Gli alleati si arrangino.
Il Mistral, finora impegnato nelle operazioni di soccorso alle popolazioni birmane, doveva arrivare trionfalmente a Le Havre. Erano attese migliaia di persone e gli invitati sulla grande unità erano già stati pregati di dotarsi di scarpe piatte per salire a bordo. Peccato; missione cancellata, il viaggio di ritorno si fermerà a Tolone per risparmiare carburante. Nei porti del Mar nero non vedranno la fregata Montcalm che ha fatto parte della squadra navale di appoggio al contingente internazionale di pace in Libano. Anche lei tornerà a Tolone.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Ma queste sono missioni di prestigio e reclutamento. La fregata De Grasse, invece, doveva partecipare alle esercitazioni americane Jtfex al largo di Norfolk in Virginia. Manovre importanti perchè segnavano la nuova collaborazione franco americana ed era previsto lo schieramento dei “rafales’’ francesi nel gruppo navale di cui fa parte la portaerei Roosvelt. La De Grasse è una unità di costruzione antica e consuma molto. Resterà a casa. Niente navi francesi neppure alle operazioni di lotta contro il traffico marittimo della droga “Marcops”. Sono tempi duri per la Marina. A giugno Sarkozy doveva annunciare la costruzione di una seconda portaerei, secondo gli ammiragli indispensabile perchè la Charles de Gaulle è bloccata a Tolone fino all’autunno per la sostituzione del cuore atomico. Sarkozy che l’aveva promessa durante la campagna elettorale, ha rinviato tutto al 2011 : «Devo riflettere, è una decisione difficile». Non è un soprassalto di tentazione disarmistica, è un problema di costi. Le notizie del razionamento navale arrivano quando mancano dieci giorni alla presentazione del libro bianco della difesa. Gli Alti Comandi si preparano alla stangata. Si annuncia la chiusura di numerose basi e la soppressione di 42 mila posti di lavoro. L’esercito peraltro manca di elicotteri e i carri armati risalgono alla Guerra fredda. E’ intanto è già iniziato il ritiro dall’Africa.
Domenico Quirico
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Uccide nonna 93enne e la getta da balcone a Rimini
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Un uomo di 35 anni, Maurizio Del Bianco, ha ucciso questa mattina a Rimini in preda ad un raptus la nonna di 93 anni, Natalina Angeli. E' accaduto attorno alle 7.30. L'uomo ha colpito l'anziana con una scopa poi l'ha gettata dal balcone, al primo piano della palazzina in via Cuneo dove l'uomo abita con la nonna e la madre, Maria Moretti. L'uomo era da tempo sofferente di un forte disturbo psichico, una schizofrenia paranoica. Gli accertamenti della polizia sono stati coordinati dal Pm Paolo Gengarelli, che ha sentito l'uomo, arrestato con l'accusa di omicidio volontario aggravato. Il trentacinquenne, ha riferito il pm, durante l'interrogatorio è stato calmissimo, freddo, come se nulla fosse successo. Il pm ha deciso di chiedere immediatamente la perizia psichiatrica per l'assassino e ha già disposto l'autopsia, che dovrà stabilire se l'anziana fosse gia morta prima di essere scaraventata giù dal primo piano dell'abitazione.
Nel suo racconto l'omicida avrebbe spiegato di aver colpito la nonna con i pugni e una scopa mentre dormiva. L'aggressione é avvenuta di prima mattina: l'uomo viveva assieme alla madre e alla nonna, ma in un'area separata da un muro di cartongesso e isolato da una porta chiusa a chiave. Le due donne infatti non si sentivano sicure, secondo alcuni i vicini, così avevano diviso in due la casa. Non solo: pare che da qualche tempo non vivessero neppure più lì, preferendo andare in affitto d'inverno e invece d'estate spostarsi a Maciano, nel Pesarese, dove hanno una casa. Il delitto è avvenuto proprio nel periodo in cui le donne erano tornate a casa per prendere le loro cose e spostarsi in collina. La porta chiusa a chiave però non ha fermato Del Bianco che l'ha sfondata a spallate: sua madre, spaventata, è corsa giù per le scale per chiedere aiuto ai vicini. L'uomo quindi si è trovato di fronte solo l'anziana nonna. Sempre i vicini hanno riferito la difficile situazione della famiglia, che viveva appunto da tempo nel terrore del giovane uomo, cui era stata diagnosticata una schizofrenia paranoica ed era in cura al servizio Igiene mentale dell'Ausl di Rimini. Ma, hanno aggiunto, nonostante questo la madre si sentiva abbandonata da tutti.
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Forza Italia!
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 18 della discussione
Forza Azzurri!
>>Da: Leo
Messaggio 2 della discussione
Un'Italia Campione d'Europa non sarebbe male...
>>Da: ilgattomammone
Messaggio 3 della discussione
FORZA AZZURRI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
>>Da: Graffio
Messaggio 4 della discussione
ITALIA BESTIA NERA DELL'OLANDA! Da Uefa.it L’Olanda non batte l’Italia da 30 anni e tenterà di porre fine alla striscia nera a Berna, in occasione del suo primo impegno a UEFA EURO 2008™.
• Gli Orange non battono gli Azzurri dai tempi della Coppa del Mondo FIFA 1978. Negli ultimi 30 anni le due formazioni, inserite nel Gruppo C insieme a Francia e Romania, si sono affrontate otto volte, senza che l’Olanda centrasse nemmeno una vittoria.
• L’ultimo successo olandese sull’Italia risale al 21 giugno 1978, a Buenos Aires: 2-1 nella gara conclusiva della seconda fase a gironi della Coppa del Mondo, una vittoria che avrebbe spalancato agli Orange le porte della finale. Gli Azzurri erano passati in vantaggio grazie ad un’autorete di Ernie Brandts, che aveva poi segnato la rete del pareggio dell’Olanda, prima del gol-partita di Arie Haan.
• Negli ultimi 30 anni gli Azzurri hanno ottenuto sei vittorie e due pareggi contro l’Olanda, incluso lo storico successo ai rigori nella semifinale di UEFA EURO 2000™.
• Pur costretti in inferiorità numerica dal 34’ del primo tempo a causa dell’espulsione di Gianluca Zambrotta, gli Azzurri riuscirono a tenere testa all’Olanda, che durante i tempi regolamentari fallì ben due calci di rigore.
• La conclusione di Frank de Boer venne neutralizzata da Francesco Toldo, mentre quella di Patrick Kluivert si infranse sul palo. I tempi regolamentari e quelli supplementari si conclusero così in parità e la sfida venne decisa ai calci di rigore. L’Italia si impose 3-1 grazie alle trasformazioni di Luigi Di Biagio, Gianluca Pessotto e Francesco Totti, mentre Toldo neutralizzò le conclusioni di De Boer, per la seconda volta nella partita, e Paul Bosvelt, mentre quella di Jaap Stam non centrò lo specchio della porta.
• Ecco le formazioni che scesero in campo nella semifinale di Amsterdam:
Italia: Francesco Toldo, Fabio Cannavaro, Mark Iuliano, Alessandro Nesta, Paolo Maldini, Stefano Fiore, Demetrio Albertini, Luigi Di Biagio, Gianluca Zambrotta, Alessandro Del Piero, Filippo Inzaghi.
Olanda: Edwin van der Sar, Paul Bosvelt, Jaap Stam, Frank de Boer, Boudewijn Zenden, Marc Overmars, Edgar Davids, Phillip Cocu, Giovanni van Bronckhorst, Dennis Bergkamp, Patrick Kluivert.
• L’Italia si impose 3-1 anche nella successiva sfida tra le due formazioni, disputatasi, sempre ad Amsterdam, il 12 novembre 2005. Dopo aver subito il gol di Ryan Babel al 37’, gli Azzurri ribaltarono la situazione in 9’ grazie alle reti di Alberto Gilardino (40’), Mauro Camoranesi (45’) e Luca Toni (49’).
• Ecco le formazioni che scesero in campo quella sera:
Olanda: Edwin van der Sar, Jan Kromkamp, Ron Vlaar, Joris Mathijsen, Giovanni van Bronckhorst, Denny Landzaat, Phillip Cocu, Rafael van der Vaart, Dirk Kuyt, Romeo Castelen, Ryan Babel.
Italia: Christian Abbiati, Gianluca Zambrotta, Alessandro Nesta, Fabio Cannavaro, Fabio Grosso, Andrea Pirlo, Gennaro Gattuso, Mauro Camoranesi, Alessandro Del Piero, Alberto Gilardino, Luca Toni.
• L’Olanda si qualificò ai quarti di finale dell’edizione dei Campionati Europei UEFA del 1976 a spese dell’Italia, dopo essersi imposta 3-1 in casa contro gli Azzurri ed essere stata sconfitta 1-0 in trasferta.
• Le due formazioni si sono affr
>>Da: Ilduca
Messaggio 5 della discussione
2-0 secco degli Azzurri. Toni e Di Natale non perdoneranno.
>>Da: LA SFINGE
Messaggio 6 della discussione
Un solo grido, dopo l'inno, Forza Italia!
>>Da: Il Moro
Messaggio 7 della discussione
Partita decisiva per la qualificazione...praticamente ci giochiamo tutto contro gli orange..speriamo bene.
>>Da: er Drago
Messaggio 8 della discussione
Forza Italia, facci sognare!!!!!!!!!!!!!
>>Da: azzurralibertà
Messaggio 9 della discussione
Calcio: Euro 2008, Berlusconi telefona a Donadoni
BERNA - Telefonata d'auguri, poco fa, del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al ct azzurro Roberto Donadoni, in vista dell'esordio della nazionale contro l'Olanda, questa sera a Berna. Donadoni ha rivelato che il Premier gli ha rivolto il classico 'in bocca al lupo'.
>>Da: lucia
Messaggio 10 della discussione
E' la prima partita e quindi fondamentale!Bisogna vincere a tutti i costi!
Forza ragazzi!
>>Da: Mirko
Messaggio 11 della discussione
Probabili formazioni:
Questo l'undici azzurro (4-3-3)
Buffon; Panucci, Barzagli, Materazzi, Zambrotta; Gattuso, Pirlo, De Rossi; Camoranesi, Toni, Di Natale.
In panchina: Amelia, De Sanctis; Chiellini, Gamberini, Grosso; Ambrosini, Aquilani, Perrotta; Quagliarella, Cassano, Del Piero, Borriello.
Olanda (4-2-3-1)
Van der Sar; Heitinga, Ooijer, Mathijsen, Van Bronckhorst; Engelaar, De Jong, Afellay, Van der Vaart, Sneijder, Van Nistelrooy.
>>Da: felice
Messaggio 12 della discussione
Perrotta in panca non mi piace tanto.