Rapporto quotidiano per Club azzurro la clessidra & friends (1 di 3)

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Jun 5, 2008, 6:44:47 AM6/5/08
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
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Ahmadinejad, cancellare Israele

>>Da: ruggero
Messaggio 22 della discussione
Aamadinejad (soprannominato Ambarabaciccicocò ), in occasione del vertice della FAO, è tornato a promettere la imminente cancellazione dello Stato di Israele dalla carta geografica!!!
Soprassedendo sull'aspetto squisitamente militare, secondo cui semmai sarebbe Israele che potrebbe sotterrare lui e tutta la sua cricca di religiosi islamici sotto una pioggia di bombe, vorrei che i saccenti e dotti pacifisti (a senso unico !!!) italici spiegassero a questo "destro incolto" se riconoscono che Ambaraciccicocò è realmente sano di mente ovvero se, sempre secondo loro, è cosciente delle sue parole e dei suoi gesti.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 19 della discussione

di Emanuela Fontana L'iraniano attacca l'Onu e Israele: "La sua scomparsa non è un desiderio ma una previsione".

Roma - Parla dell’amore e di Gesù e poi attacca l’azione «criminale» dei «sionisti». Sorride per la traduzione che non parte («the technology... »), ha unvelo nello sguardo quando ricorda l’imam Khomeini, e poi gli occhi gli s’infiammano mentre parla degli Usa e lancia l’anatema: «Dov’è il diavolo?».
Isolato dagli altri grandi, ma furbissimo, affabile con la stampa, MahmoudAhmadinejad ha lasciato dopo il suo passaggio più dubbi di quanti non aveva creato prima di venire a Roma, ospite che nessuno voleva eppure star alla Fao: capace di parlare del suo Paese come di una nazione che «non discrimina», mentre un giornalista iraniano contrario al suo regime è rimasto fuori dal palazzo della conferenza perché persona «non grata»; e di tuonare contro Israele («sparirà, non è unaminaccia ma una notizia»), e anche contro l’Onu, o meglio contro le «volontà emotivazioni talora diaboliche» con cui le grandi potenze strumentalizzano le Nazioni Unite.
Ha citato più di dieci volte le parole «amore, misericordia, pace e giustizia», Ahmadinejad nel suo intervento davanti ai giornalisti, ma quando le domande si sono fatte fitte ha tuonato: «Ilmondo è guidato da incompetenti. Secondo me il presidente Bush sta pensando a un nuovo attacco militare contro l’Iran». Addirittura ha chiesto di evitare la passerella delle telecamere sul tappeto rosso (o l’hanno tenuto lontano?) per raggiungere il ristorante. Un iraniano che ha viaggiato con lui da Teheran in aereo racconta: «Il presidente ci ha detto che gli piace molto Roma»: il circo Massimo, le terme di Caracalla. Doveva passare in albergo prima di parlare, poi ha cambiato idea. Voleva annullare la conferenza stampa, poi è stata confermata. «Ci ha fatti impazzire», rivelava un militare addetto alla sicurezza dei capi di Stato.
L’intervento, appunto. Dicono che sia rimasto male, il presidente iraniano, di essere stato infilato alla fine della sessionemattutina, alle 13,30, quando qualcuno dei delegati aveva lasciato già la sala per il pranzo.
Ahmadinejad è ripartito alle 22, mentre in Campidoglio una manifestazione trasversalissima (dai radicali, al sindaco Alemanno con il ministro Ronchi, fino a esponenti del Pd) lo contestava chiedendo un «Iran libero». Ma Ahmadinejad il detestato, l’uomo che loda Cristo «la pace sia con lui» e che considera la sparizione di Israele «un’analisi», che si verificherà «nell’interesse stesso del popolo europeo», alla Fao ieri c’era. Mentre è stato allontanato un giornalista iraniano di Adnkronos International, Ahmad Rafat. «Uno degli addetti alla sicurezza della Fao - ha scritto l’agenzia - ha rivelato che tale decisione sarebbe stata presa su pressioni della rappresentanza iraniana». È stato il «pacifico» Ahmadinejad a volerlo? Il ministro degli Esteri Frattini ha chiesto all’ambasciatore italiano di acquisire «tutti gli elementi», mentre il governo italiano ha preso le distanze: gli accrediti sono «di esclusiva competenza della Fao». La Fao dovrà risponderne.

>>Da: baffo
Messaggio 20 della discussione
Ahmadinejad è il nuovo Hitler e come tale andrebbe trattato.

>>Da: 155angela
Messaggio 21 della discussione
E' inconcepibile che si conceda ad un personaggio simile di fare dichiarazioni in un contesto così eclatante. Questo è il limite della democrazia: dare la parola a chi non dovrebbe averla. Dichiarazioni allucinanti, con un potenziale altissimo di innescare una miccia evitabile in un clima già incandescente.

>>Da: libertàadognicosto
Messaggio 22 della discussione
Tutti i presenti avrebbero dovuto alzarsi e abbandonare l'aula.
Davanti a certe frasi, mi sembra il minimo.
Oppure, il segretario generale dell'ONU avrebbe dovuto togliergli la parola.


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Mestre, blitz di esponenti leghisti: "No a costruzione campo nomadi"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 18 della discussione
Decine di persone hanno bloccato i lavori dalle prime ore dell'alba. Attacco al sindaco: «Cacciari tradisce i veneziani».

Esponenti e simpatizzanti della Lega Nord, poco dopo l’alba, a Mestre (Venezia) si sono riuniti per bloccare i lavori di costruzione di un campo nomadi finanziato dal Comune con 2,8 mln di euro.

Alla manifestazione - hanno riferito gli organizzatori - partecipano alcune decine di persone; alcuni di loro si stanno incatenando per impedire l’avvio dei lavori che, già previsti per i giorni scorsi, stanno subendo dei rinvii. Oltre agli esponenti del Carroccio, sono presenti i rappresentati del comitato di cittadini contrario alla costruzione del campo, che è destinato a una comunità sinti che da decenni vive a Mestre. Sono previste piccole casette con annessa, a ciascuna, lo spazio per parcheggiare una roulotte.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione

Venezia, le villette regalate ai nomadi
di Stefano Filippi Cacciari finanzia un nuovo campo per i Sinti da 3 milioni di euro. Il villaggio prevede casette con veranda, giardino e garage, un laghetto e un campo da calcio

Mestre (Venezia) - Il sindaco Massimo Cacciari, professionista del pensiero, stavolta gioca con le parole. Vuole costruire un nuovo campo nomadi. C’è scritto sul piano regolatore: tangenziale interna di Mestre, quella che separa i quartieri di Carpenedo e Favaro Veneto, zona F9, campo nomadi. In realtà è un quartiere residenziale riservato ai sinti: 38 villette con veranda, giardino recintato e posto auto privato, zone verdi, un grande parcheggio comune, un laghetto, un campo di calcio, barriere antirumore, totale 23mila metri quadrati, spesa oltre tre milioni di euro. Il comune l’ha battezzato «villaggio». Case comunali, insomma: ma non si può dire, perché bisognerebbe cambiare il Prg e fare i bandi di assegnazione.
Un campo nomadi in tegole e mattoni è una contraddizione in termini: un nomade vive vagabondo. «Ma questa è gente che sta a Mestre da quarant’anni, sono cittadini veneziani di seconda e terza generazione» dice Cacciari. E perché allora non inserirli nelle graduatorie comunali abitative? «Perché sono sinti. Bisogna tutelarli. Ed è ora di agire, la decisione è stata presa dieci anni fa».
E sono dieci anni che a Mestre protestano, ma c’è voluto il blitz alle vongole di ieri mattina perché si sapesse. Appuntamento al buio, alle cinque e mezzo. Un gazebo bianco, un vecchio tavolo da taverna, cartelloni, bandiere di San Marco, seggioline pieghevoli e corde colorate per legarsi alla cancellata e impedire l’accesso dei camion che dovevano cominciare i lavori. Sono casalinghe, pensionati, studenti universitari, gente che ha preso ferie o permessi sul lavoro. È il comitato «No campi rom». «Rigorosamente apolitico», scandisce Silvana Tosi, una dei portavoce. «Abbiamo chiesto appoggio a tutti i partiti, ci hanno risposto soltanto quelli del centrodestra». Ieri all’alba c’erano leghisti (il deputato Corrado Callegari e il capogruppo a Venezia Alberto Mazzonetto) e rappresentanti del Pdl (Renato Boraso, Forza Italia, e Raffaele Speranzon, An). Ma per agenzie di stampa e tv è stato un «blitz leghista».
Nei giorni scorsi, in 12 mattine, hanno raccolto 3.500 firme, compresa quella di alcuni nomadi. Venerdì scorso la marcia silenziosa di alcune centinaia di persone è stata liquidata dal sindaco come «quattro gatti». All’ombra del gazebo, la Tosi parla per tutti: «Noi non siamo contro i rom, ma contro i campi e lo spreco di denaro pubblico. Per i rom chiediamo integrazione, lavoro, case, scuole: vogliamo che i loro figli studino, non che vadano a scuola se gli pare. Stessi diritti nostri e stessi doveri. Lo chiede anche l’Opera nomadi: superamento dei campi e fine della logica assistenziale».
Invece? «Invece il super-campo sarà un super-ghetto e un super-punto di richiamo. La legge regionale impone che i campi nomadi non superino i quattromila metri quadrati, e questo sarà di 23mila. Il Tar ha ordinato di correggere il progetto, Cacciari ha risposto che va bene così perché la superficie abitativa è di 3.700 metri quadrati. La municipalità di Favaro ha chiesto all’unanimità di rifare il progetto. Ma l’amministrazione ignora sistematicamente i cittadini».
Poi c’è il capitolo soldi. Il terreno conteso

>>Da: libertàadognicosto
Messaggio 9 della discussione
"Venezia, ancora proteste contro il campo nomadi
I centri sociali occupano la sede della Lega

VENEZIA (4 giugno) - Proseguono le proteste per la costruzione del nuovo campo nomadi a Mestre. Per il secondo giorno consecutivo attivisti e simpatizzanti della Lega - «una sessantina» secondo quanto riferito da uno degli organizzatori - sono tornati a incatenarsi per impedire l'avvio dei lavori del campo, che dovrebbe sorgere a Favaro Veneto, alla periferia di Mestre.

I manifestanti, che presidiavano la zona fin dalle prime ore di questa mattina, hanno poi bloccato la strada di accesso al cantire, via Valenari, con una trattore e alcune automobili impedendo l'accesso ai mezzi da lavoro. Non mancano i cartelli contro il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, e la sua Giunta, ma la protesta si sta svolgendo senza tensione. Sul posto sono presenti Carabinieri e agenti di Polizia.

I Centri sociali. Un gruppo di aderenti ai Centri sociali ha occupato la sede della Lega Nord in via Felisati, a Mestre. «L'iniziativa - ha spiegato Michele Valentini, portavoce dei Non Global veneziani - è la risposta alla manifestazione della Lega contro la costruzione di un campo nomadi per i Sinti a Favaro Veneto». All'occupazione partecipano una quarantina di giovani che sventolano bandiere con il Leone di San Marco e scandiscaono slogan di sostegno ai sinti.

Occupata la sede della Lega. Tommaso Cacciari, il nipote del Sindaco di Venezia, appartenente al Centro sociale «Rivolta» ha successivamente detto che «è stata sgombrata la sede della Lega. Gli abbiamo dato lo sfratto». La sede, posta al piano terra di un palazzo di tre piani, è stata praticamente svuotata: i manifestanti hanno portato all'esterno tutte le cose che erano all'interno della piccola sala: tavolini, sedie, stampanti, pc, una sagoma in legno con la scritta ritagliata Lega Nord e Alberto da Giussano con la spada sguainata. «Questa - ha detto Valentini - è la risposta alla vergognosa campagna razzista e xenofoba che la Lega sta scatenando. Ieri, in quattro gatti, la Lega ha deciso di bloccare i lavori per il campo per i Sinti, a Favaro Veneto. Noi oggi abbiamo deciso di sgomberare una sede della Lega razzista». «Mestre - ha concluso Valentini - è la città dell'accoglienza, della solidarietà, dalla multiculturalità. Personaggi come Mazzonetto e Calligari sono corpi estranei di questa città: che vadano ad abitare a Treviso, da Gentilini». Su un altro striscione sempre all'esterno c'è scritto «Fuori la Lega dalla nostra città».

Cacciato dalla sede. «Sono arrivati e mi hanno detto di uscire. Davanti a trenta persone non ho potuto fare altro»: è il racconto di Alvise Simion, la persona che si trovava all'interno della sede di Mestre della Lega quando sono arrivati i giovani dei Centro Sociali. «Dicono che sono democratici - ha aggiunto Simion - ma occupare la sede di un partito politico non è cosa da fare. Devono capire che noi accogliamo le istanze della gente. Si sa che la gente ha paura che i nomadi vadano a rubare». In tono pacato, Simion sottolinea che non fa certo piacere «vedere le nostre bandiere sventolare in mano a persone che non hanno nulla di democratico». Al momento dell'occupazione, come la fase attuale della protesta non ha segnato momenti di tensione. Sul posto sono presenti le forze dell'ordine. In tutto la protesta è durata qualche ora, dopodichè i manifestanti hanno abbandonato la struttura, lasciando appesi gli striscioni di protesta. Al momento

>>Da: boleropersempre
Messaggio 10 della discussione
Brava. Senza se e senza ma.

>>Da: ilgattomammone
Messaggio 11 della discussione
Ha anche detto, il Cacciari, che questi zingari sono cittadini Italiani e che come tali hanno diritto ad un alloggio; ma se sono cittadini Italiani oltre ad avere diritti hanno anche doveri?....come ad esempio quello di rispettare la graduatoria per l'alloggio?
Senza scavalcare altri cittadini che aspettano il proprio turno?

>>Da: Ilduca
Messaggio 12 della discussione
In realtà è un quartiere residenziale riservato ai sinti: 38 villette con veranda, giardino recintato e posto auto privato, zone verdi, un grande parcheggio comune, un laghetto, un campo di calcio, barriere antirumore, totale 23mila metri quadrati, spesa oltre tre milioni di euro. Il comune l’ha battezzato «villaggio». Case comunali, insomma: ma non si può dire, perché bisognerebbe cambiare il Prg e fare i bandi di assegnazione.
Un campo nomadi in tegole e mattoni è una contraddizione in termini: un nomade vive vagabondo. «Ma questa è gente che sta a Mestre da quarant’anni, sono cittadini veneziani di seconda e terza generazione» dice Cacciari. E perché allora non inserirli nelle graduatorie comunali abitative? «Perché sono sinti. Bisogna tutelarli. Ed è ora di agire, la decisione è stata presa dieci anni fa».


Mancano solo la piscina e il solarium...possibile che quel genio di Cacciari non ci abbia pensato?

>>Da: Maggye
Messaggio 13 della discussione
Secondo me, a Cacciari, i peli della barba devono avergli messo radici direttamente nella testa.
Non e' sano uno cosi'....

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 14 della discussione
Mancano solo la piscina e il solarium...possibile che quel genio di Cacciari non ci abbia pensato?

Giusto, duca, questa dimenticanza è un vero atto di razzismo. E mi raccomando.
Il Plasma Sony. E i tagliandi gratis per il Mercedes.
COSAAAA!!!!????
Niente Mercedes ????
RAZZISTI !!!!

>>Da: firefox65
Messaggio 15 della discussione
Io vorrei capire bene di cosa si tratta, ovvero: dicono: sinti che abitano in Italia anche da 40 anni e che lavorano.
Se cosi' è, è un'ottima cosa e facilitarli in qualche modo non sarebbe certo biasimevole.
Ma del resto, se cosi' è, sono persone come tutti gli altri italiani e come tali, andranno prima stretti in affito, poi mettono via qualcosa se ci riescono e poi, sempre se ci riescono, come tutti gli altri si faranno strozzinare da un mutuo tirando la carretta. Come tutti gli altri semplici lavoratori italiani.
Dov'e' il problema? non vorrei fomentare insulti, ma solo capire, perche' io quando mi son comprato casa l'ho ipotecata e ho tirato la carretta per 20 anni e nessuno mi ha mai regalato nulla.

>>Da: lucia
Messaggio 16 della discussione
Appunto...se sono cittadini Italiani perchè devono avere più diritti di altri italiani che la casa la comprano?

>>Da: francymarte
Messaggio 17 della discussione
Ma accidenti io sto pagando un mutuo salato. Arrivo a fine mese, ma devo pensarci su se mi occorre cambiare la macchina. Mi dite dove e' questo campo "rom", mi iscrivo subito: -la villa me la da Cacciari (vendo la mia casa) -l'auto nuova me la rubo -mando i figli e moglie a chiedere l'elemosina -qualche furtarello o truffetta la faccio per mangiare. COSI' MUOIO TRANQUILLO A 150 ANNI, CHI ME LO FA FARE DI LAVORARE 10-12 ORE AL GIORNO! VOGLIO DIVENTARE ROM!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! A Cacciari, ma non ti cacciano mai?????? Io ti impacchetterei assieme ai rom e ti spedirei per posta prioritaria in Romania!!!!!!!!

>>Da: lazanzaradispettosa
Messaggio 18 della discussione
Qui se c'è un razzista, quello è proprio Cacciari che privilegia un'etnia a scapito di migliaia di italiani indigenti. Della serie "come stravolgere i fatti".

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La battaglia del tedesco negli asili di Bolzano

>>Da: santana
Messaggio 8 della discussione
dal nostro inviato JENNER MERLETTI

Si potrebbe mettere un cartello. "Per ottenere il posto è richiesta la conoscenza della lingua tedesca". Poche domande e non certo difficili. "Come ti chiami? Dove abiti? Ti piace il gelato?". Il candidato deve rispondere nella lingua di Goethe, altrimenti non supera l'esame di ammissione: non per entrare in una facoltà universitaria a numero chiuso, ma per avere un posto in classe e un lettino per il sonnellino del dopo pranzo alla scuola materna.

Succede in Alto Adige e l'"esame di ammissione" per il piccolo italiano che vuole frequentare l'asilo tedesco sta spaccando Bolzano e dintorni. Da una parte la Sudtiroler Volkspartei che vuole "garantire la sopravvivenza culturale ed etnica della minoranza tedesca" e chiede (assieme ad Alleanza nazionale) gli elenchi dei bambini iscritti per capire quanti siano gli "italiani". Dall'altra il Pd ed i Verdi che per questo esame di lingue e per il rifiuto di aprire "scuole miste" minacciano di rompere giunte e alleanze. "Non accettiamo - dice Christian Tommasini, segretario del partito democratico - i diktat dell'Svp. Noi vogliamo sezioni con una maestra italiana e una tedesca, altrimenti salterà l'accordo di coalizione per le prossime elezioni d'autunno". Il verde Riccardo Dello Sbarba, presidente del potente Consiglio provinciale, dice che i test linguistici sono illegali. "Si vogliono schedare i bambini per costruire un catasto etnico già alla scuola materna".

Si chiama Oswald Ellecosta, capogruppo dell'Svp in Consiglio comunale, l'uomo che vuol fare l'esame di ammissione all'asilo. Mette subito le mani avanti. "Guardi, si tratta di un esamino. "Come stai? Ti piace giocare con la palla?" Tutto qui. Il problema è serio. La scuola, per noi che nel 1919 e nel 1946 siamo stati strappati all'Austria, è l'unico luogo in cui possiamo salvaguardare uno dei pilastri della nostra etnia: la lingua. E questa si impara all'asilo infantile, non nella casa di riposo. Se a scuola arrivano bambini che non sanno una parola di tedesco, cosa succede? Il bambino italiano si isola, la maestra deve seguirlo più degli altri e non riesce a seguire bene i bambini tedeschi che sono nella loro scuola e hanno il diritto di imparare bene la lingua che già parlano nella loro famiglia.

Da tre o quattro anni le richieste di genitori italiani per le nostre scuole sono aumentate e allora è nato un problema: per la prima volta i tedeschi non hanno trovato posto nelle loro scuole. C'è stata tanta polemica perché abbiamo chiesto gli elenchi dei cognomi. Lo sappiamo bene anche noi che i signori Rossi o Hollzmann possono essere italiani o tedeschi e che dai cognomi non si capisce molto. Ma noi tedeschi ci conosciamo bene, le nostre famiglie sono qui da secoli. E parlando fra noi, senza dovere leggere gli elenchi ufficiali, abbiamo capito che in tante sezioni tedesche i nostri bambini sono appena la metà degli iscritti. Nessun problema per i bambini di famiglia mista che parlano le due lingue. Ma non si può iscrivere alla scuola tedesca un bimbo che non sa una parola di tedesco: danneggia se stesso e gli altri".

Da qui l'idea dell'"esamino". "Guardi, è previsto dal Dpr 301 del 1988 in attuazione dello statuto dell'autonomia. Si dice che se il bambino, dopo 20 giorni di scuola, non è in grado di capire e di farsi capire, deve tornare alla scuola della propria etnia. Contro la decisione della scuola si può ricorrere al Tar. Io sarei per cambiare la norma. Non si

>>Da: baffo
Messaggio 4 della discussione
Il paradosso è che lo fanno per tutela della minoranza.
E se erano maggioranza che facevano? li fucilavano?

>>Da: francymarte
Messaggio 5 della discussione
Ma la Costituzione Italiana sulla quale hanno giurato anche gli esponenti del SVP l'hanno scordata? Perch questa discriminazione, quaggi dobbiamo prendere tutti anzi hanno pi diritti gli extracomunitari che noi, la su hanno diritti solo gli Italiani in lingua tedesca.....ma sti cavoli! REGOLA PRIMA PER TUTTI GLI ITALIANI, IN QUALSIASI REGIONE, SOLO ACCESSI TRAMITE ESAMI DI CULTURA ITALIANA SE NUMERO CHIUSO, O REQUISITO DI CITTADINANZA ITALIANA SE I POSTI SONO ILLIMITATI! SE AVANZA QUALCHE POSTO ALLORA VEDIAMO! SE QUELL'ASILO CONTINUA COSI' SI FACCIA FINANZIARE DALL'AUSTRIA, SARA' UNA DELLE TANTE SCUOLE STRANIERE IN ITALIA!

>>Da: lucia
Messaggio 6 della discussione
Giova ricordare che, pur tutelando anche il tedesco la Repubblica Italiana ha come lingua ufficiale primaria l'Italiano.


>>Da: firefox65
Messaggio 7 della discussione
L'Alto Adige è italiano.
Stupisce vedere come parte delle minoranze che sono state tutelate e aiutate negli ultimi anni si dimostrimo così irriconoscenti verso la loro Patria. Forse che sperano di trovare un migliore destino altrove? Forse che l'Austria o la Germania li avrebbero trattati meglio? O avrebbero trattato meglio un'eventuale minoranza italiana?
E' proprio vero che più dai più i riceventi vogliono: è il caso di togliere per fare apprezzare ciò che si ha?


>>Da: lazanzaradispettosa
Messaggio 8 della discussione
Rivedere i trasferimenti anche dalle parti di Bolzano. Poi vediamo se si degnano di parlare e capire l'italiano.


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La grande impennata delle tasse locali

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Dal 1999 al 2006 sono cresciute del 63,2% per ogni cittadino. Studio della Cgia di Mestre

di Umberto Stefani


“Gli oneri per i cittadini continuano ad aumentare, soprattutto quando si tratta di imposte locali”. È quanto afferma Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre, precisando che “dal 1999 (anno di prima applicazione delle addizionali regionali e comunali Irpef) al 2006 il peso delle addizionali regionali e comunali Irpef sommate all’Ici sono cresciute del 63,2 per cento a livello pro capite, passando da 204 euro a 333 euro. Una vera impennata che fa ‘impallidire’ l’umile incremento dell’inflazione rilevato nello stesso periodo di tempo pari al 18 per cento. Per le imprese, invece, è andata ancora peggio. L’Irap è cresciuta, sempre nello stesso periodo, del 71,8 per cento. Infatti se nel 1999 ogni azienda pagava mediamente 4.235 euro, nel 2006 ha versato 7.278 euro”.
“Approfondendo voce per voce le principali imposte che costituiscono le tasse locali – si legge nella nota dell’associazione degli artigiani – si scopre infatti che l’addizionale regionale sull’Irpef è aumentata del 145,5 per cento, passando dai 2 miliardi 425 milioni di euro di gettito del 1999 ai 5 miliardi 954 milioni di euro del 2006. È salito del 902,6 per cento, poi, il gettito dell’addizionale comunale sull’Irpef. Ammontava a 156 milioni di euro nel 1999, mentre sette anni più tardi aveva raggiunto il miliardo e 564 milioni di euro. Anche la marcia dell’Ici non s’arresta; dal 1999 anno in cui il gettito totale era di 9 miliardi 159 milioni di euro è passata ai 12 miliardi 024 milioni del 2006. Praticamente un incremento del 31,3 per cento. Non meno modesta anche l’impennata registrata dell’Irap. Il suo gettito è cresciuto dell’86,2 per cento. Era di 20 miliardi 160 milioni di euro nel 1999 ed è arrivato a 37 miliardi 542 milioni di euro nel 2006”.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
“Va ricordato – conclude Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – che l’aumento delle tasse locali è stato dovuto al fatto che alle regioni e soprattutto agli enti locali sono stati dati tutta una serie di nuove funzioni e di nuove competenze e contemporaneamente sono stati tagliati i trasferimenti. Quindi, loro malgrado, molti sindaci e molti governatori sono stati costretti ad agire, per far fronte alle nuove incombenze, sulla leva fiscale locale”. Nella sostanza i governi nazionali, presi dalla necessità di non aumentare la pressione fiscale o addirittura di ridurla, hanno finito per scaricare il problema sugli enti locali che, vistisi continuamente ridurre i trasferimenti, non hanno avuto altra scelta che incrementare le voci impositivi di propria competenza. Alla fine a pagare di più è sempre stato e solo il cittadino. Ma più di qualcuno a Roma ha pensato di farsi bello snocciolando percentuali di imposizione del tutto non veritiere. Ma gli elettrori, toccati pesantemente nel portafoglio, non si sono fatti incantare e oggi aspettano il governo Berlusconi a una prova difficilissima.


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Intervista a Vincenzo Pepe

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Il rapporto Costituzione e ambiente
di Luigi Colella


La scorsa settimana, presso il Teatro di Corte della Reggia di Caserta, si è tenuto il Convegno di Studi Internazionali “La Repubblica fondata sul lavoro e i nuovi scenari costituzionali europei ed internazionali” promosso dalla Facoltà di Studi Politici “Jean Monnet” della Seconda Università di Napoli, L’evento ha rappresentato l’occasione per riflettere sul ruolo fondamentale che la Costituzione repubblicana assegna al lavoro ed al Sindacato, quale portavoce delle istanze dell’universo dei lavoratori ed attore della partecipazione e della integrazione sociale, come si evince dal combinato disposto degli art. 3, 39 e 40 della Costituzione.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, esponenti del mondo giuridico ed istituzionale di elevato spessore, come il professor Franco Bile, presidente della Corte Costituzionale, ed il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, il quale ha sottolineato l’importanza della sicurezza sugli ambienti di lavoro. La manifestazione di Caserta, che ha suscitato un forte interesse soprattutto in Terra di Lavoro, è stata realizzata con il contributo della Fondazione Gian Battista Vico di Napoli. In occasione dell’evento, infatti, abbiamo rivolto alcune domande al Presidente del Movimento Ecologista “Fare Ambiente”, il professor Vincenzo Pepe che da anni presiede la Fondazione che porta il nome del grande giurista e filosofo napoletano.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Professor Pepe, al Convegno di Caserta, organizzato dalla Facoltà di Studi Politici “Jean Monnet”, in occasione del 60° anniversario della Costituzione, ha partecipato anche la Fondazione G.B. Vico. Qual è il rapporto tra Vico e la Costituzione repubblicana?
L’eco di Gian Battista Vico nell’Assemblea costituente è molto forte. Lo storicismo vichiano non poteva non influenzare i nostri costituenti che in più occasioni hanno fatto ricorso al pensiero del filosofo napoletano non solo per superare notevoli conflitti ideologici ma anche per taluni aspetti di ingegneria costituzionale.In questo momento di profonda crisi sociale in cui versa il nostro paese è fondamentale una rilettura dei valori costituzionali. Vico, infatti, ci ha insegnato che nelle ore della confusione si deve ritrovare il fondamento e la nostra carta costituzionale è il nostro fondamento.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Lei è presidente della Fondazione Vico da anni, ma è anche l’anima del movimento ecologista FARE Ambiente che, come è noto, fonda il suo operare sul realismo del Fare. Qual è il rapporto tra l’ambiente è la Costituzione?
Il rapporto tra l’ambiente e Costituzione è molto forte, anche se la nozione d’ambiente non si rinviene espressamente nella nostra carta costituzionale. Essa si ricava dal combinato disposto degli art. 2, 9, 32 della nostra carta fondamentale che, come è noto, fanno riferimento ai diritti fondamentali della persona umana, al paesaggio, alla salute. Va aggiunto che l’ambiente è menzionato come materia di competenza esclusiva dello stato nell’art. 117 della costituzione. In verità, un grande contributo per la definizione del termine ambiente è stato dato dalla giurisprudenza. La Corte costituzionale ha più volte ribadito che l’ambiente non è una materia, ma un valore, ovvero una materia trasversale. Ecco perché l’ambiente e l’ecosistema rappresentano un insieme di valori e di interessi da perseguire, pertanto debbono essere considerati degli obiettivi non solo dei pubblici poteri, ma anche della collettività.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
In questa cornice qual è l’impegno di Fare Ambiente?
L’impegno di Fare Ambiente è prima di tutto contribuire alla crescita di una cultura d’ambiente diffusa sul territorio nazionale.
Di fronte alla crescente domanda d’ambiente che si registra nel nostro paese, il nostro impegno è quello di avviare una riflessione sui temi della tutela e della salvaguardia della natura nell’ottica dello sviluppo sostenibile. Occorre favorire lo sviluppo economico in modo equilibrato ed in armonia con la natura, abbandonando gli estremismi e incentivando il realismo del Fare. In questa direzione, il Movimento ecologista Fare Ambiente ha avviato un dialogo, con le università, con le altre agenzie formative e prima di tutto con i cittadini. In questa fase è importante confrontarsi anche con le istituzioni centrali, e perché no anche con il Ministro, per avviare un percorso nuovo che sia finalizzato alla formazione di un nuovo stile di vita informato alla sostenibilità ambientale e al rispetto dell’ecosistema.


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L’associazionismo ambientalista

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Dall’istituzione del ministero dell’Ambiente (1986) a oggi

di Paolo Bonini


Nel luglio del 1986, il Parlamento approvava la legge numero 349. Con essa era istituito il Ministero dell’Ambiente, che nasceva da una costola del Ministero dei Beni Culturali. L’articolo 1 della legge istitutiva recita: “1. È istituito il Ministero dell’ambiente. 2. È compito del Ministero assicurare, in un quadro organico, la promozione, la conservazione ed il recupero delle condizioni ambientali conformi agli interessi fondamentali della collettività ed alla qualità della vita, nonché la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale nazionale e la difesa delle risorse naturali dall’inquinamento. 3. Il Ministero compie e promuove studi, indagini e rilevamenti interessanti l’ambiente; adotta, con i mezzi dell’informazione, le iniziative idonee a sensibilizzare l’opinione pubblica alle esigenze ed ai problemi dell’ambiente, anche attraverso la scuola, di concerto con il Ministro della pubblica istruzione. 4. Il Ministero instaura e sviluppa, previo coordinamento con il Ministero degli affari esteri e con gli altri Ministeri interessati, rapporti di cooperazione con gli organismi internazionali e delle Comunità europee. 5. Il Ministero promuove e cura l’adempimento di convenzioni internazionali, delle direttive e dei regolamenti comunitari concernenti l’ambiente e il patrimonio naturale. 6. Il Ministero presenta al Parlamento ogni due anni una relazione sullo stato dell’ambiente.”.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
E’ interessante osservare come a metà degli anni ’80 le materie ambientali sono promosse a politiche ambientali, istituzionalizzate in un Ministero. Non è trascurabile questo dato, poiché grazie all’istituzione si è data voce alle molte associazioni e agenzie ambientaliste sparse sul territorio. L’art. 13 della legge n. 349/86 riserva al Ministero dell’ambiente la possibilità di riconoscere alcune associazioni “di protezione ambientale a carattere nazionale e quelle presenti in almeno cinque regioni”, tramite decreto del Ministro, “sulla base delle finalità programmatiche e dell’ordinamento interno democratico previsti dallo statuto, nonché della continuità dell’azione e della sua rilevanza esterna, previo parere del Consiglio nazionale per l’ambiente da esprimere entro novanta giorni dalla richiesta. Decorso tale termine senza che il parere sia stato espresso, il Ministro dell’ambiente decide.”. In sostanza, esistono differenze tra i movimenti ambientalisti. Soffermiamoci un momento sulle conseguenze del riconoscimento effettuato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio ex Art. 13 legge 349/1986.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Le associazioni riconosciute hanno la facoltà di: “denunciare i fatti lesivi di beni ambientali dei quali siano a conoscenza” e di “intervenire nei giudizi per danno ambientale e ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi”, come stabilito dall’art. 18, IV e V comma, della legge 349/86; poter partecipare, tramite propri rappresentanti, all’attività di alcuni organismi istituzionali ai sensi della legge 157/92, come ad esempio agli ambiti territoriali di caccia (ATC), ai comprensori alpini (CA) ed agli Enti Parco; vengono inoltre consultate, con parere non vincolante e in modo non esclusivo rispetto alle associazioni non riconosciute, dai Comuni prima della votazione degli ex Piani Regolatori, del Piano Urbano per il Traffico ed a livello regionale per i Piani Territoriali della Costa; essere scelte tra quelle associazioni riconosciute che faranno parte, ogni tre anni, del “Consiglio Nazionale per l’Ambiente”, organo permanente del Ministero. Dunque il riconoscimento comporta vantaggi sia alle istituzioni che alle associazioni. Dal punto di vista finanziario, stando alle leggi sopraccitate, sembra che i movimenti ambientalisti non abbiano particolari incentivi.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Dall’86 a oggi la legge 349 è stata più volte modificata, con interventi mirati all’adeguamento nel tempo delle norme, quali il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112; l’articolo 1, commi da 438 a 442 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Oggi le associazioni riconosciute sono 79. Tra le più conosciute si ricordano il Wwf Italia, il Touring Club Italia, Mare Vivo, GreenPeace, LegAmbiente, ACLI-Anni verdi, Lega Italiana Navale. L’elenco completo è reperibile sul sito del Ministero dell’Ambiente, all’indirizzo www.minambiente.it. La politica del Ministero appare bilanciata e attenta alle esigenze della collettività e del suo vivere in un ambiente adeguatamente salubre, sano e curato, anche dal punto di vista estetico. L’intuizione del secondo governo Craxi, nel 1986 di elevare a rango ministeriale i problemi ambientali ha di certo contribuito a combattere contro una cattiva gestione del meraviglioso patrimonio d’Italia. Intanto il neo ministro Stefania Prestigiacomo, è impegnata in una dura battaglia in Campania per la difesa del territorio dai roghi e dalle discariche abusive. I cittadini osservano speranzosi. Auguri Ministro!


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Il rimedio “sostenibile” ai cambiamenti climatici

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Paolo Feliciotti


Il clima delle ultime settimane non è stato proprio primaverile, caratterizzato da improvvisi temporali con forti scrosci di pioggia. Il mal tempo persevera e l’estate metereologica si allontana; la circolazione atmosferica si attesta su standard diversi rispetto agli anni precedenti e le temperature sono tendenzialmente in ribasso rispetto alla media stagionale. Il volume delle piogge registrato nelle ultime settimane addirittura pare superare quello di un’intera stagione e l’alternarsi con contrastanti periodi di siccità ci porta a registrare una condizione climatica del tutto simile a quello della fascia tropicale. Ci troviamo di fronte ad un quadro metereologico in evoluzione, che è stato definito dagli esperti tropicalizzazione del clima. Se il regime pluviometrico risulta alterato, non crescono invece le differenze tra le medie delle temperature invernali da quelle estive. Conseguenza questa del così detto effetto serra che sta determinando l’aumento del riscaldamento terrestre, con conseguente aumento di energia, che è causa dell’aumento di intensità dei fenomeni atmosferici.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Il riscaldamento globale che crea preoccupazione per la calotta polare artica si avverte anche sulle vette alpine dove lo zero termico è salito a circa 1300 metri con una conseguente riduzione dei nostri ghiacciai. Anche il Mediterraneo ne sta subendo gli effetti con la crescita di specie aliene di tipo tropicale e subtropicale e di nuove specie vegetali che costituiscono una vera insidia per la biodiversità marina che fanno ritenere che si stia andando verso una tropicalizzazione del mare nostrum. Il global warming – riscaldamento globale, se pur legato anche a cause naturali trova sicuramente fondamento in ragioni di tipo antropico, legate ai nostri stili di vita e all’inquinamento cagionato dallo scellerato utilizzo delle risorse naturali, dalle immissioni di Co2 in atmosfera (dovute all’utilizzo di combustibili fossili), una sconsiderata gestione del territorio che vede un incremento della cementificazione e il corrispondente decremento delle aree boschive. Conseguenze queste dovute alla mano dell’uomo, capace di alterare i delicati equilibri della natura. Cosa fare per trovare una soluzione? I rimedi sono scritti in Agenda 21 e nel Protocollo di Kyoto ed implicano l’adozione di sistemi di energie pulite, la drastica riduzione dell’uso dell’automobile privata a vantaggio di mezzi di trasporto pubblico a basso impatto ambientale, l’utilizzo di prodotti agricoli biologici.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
In definitiva scaturisce la necessità di ridurre le cause dell’inquinamento a favore del miglioramento della qualità della vita. Secondo il GIEC–IPCC, il gruppo intergovernativo di esperti sull’evoluzione del clima istituito dall’ONU, è necessario provvedere ad una drastica riduzione delle emissioni in atmosfera dei gas serra, per scongiurare che l’aumento delle temperature nei prossimi cento anni porti a significativi cambiamenti e alterazioni degli habitat naturali, con inevitabili conseguenze sugli equilibri socio economici del pianeta. La soluzione possibile appare armonizzare lo sviluppo economico con la salvaguardia dell’ambiente attraverso processi di innovazione tecnologica in grado di assicurare una corretta gestione del patrimonio ambientale. Per questo la Commissione Europea ha previsto il nuovo “piano sul clima” che prevede, entro il 2020, una riduzione del 20% delle emissioni di CO2 attraverso la copertura del 20% del fabbisogno di energia da fonti rinnovabili ed un miglioramento dell’efficienza energetica del 20% - definita formula “20 – 20 - 20”.


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L’Italia è in ritardo nell’aggiornamento delle industrie “sporche”

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
DIFFIDA EUROPEA

di Valentino De Pietro


L’Italia è nel mirino della Ue per le autorizzazioni su gli impianti industriali. Insieme all’Italia, altri otto Stati europei riceveranno infatti in questi giorni una diffida scritta dalla Commissione europea per non aver rispettato il termine ultimo del 30 ottobre 2007 per il rilascio di nuove autorizzazioni e l’aggiornamento di quelle esistenti di oltre novemila complessi industriali in funzione prima del 30 ottobre 1999. A fare compagnia all’Italia in questa arretratezza ci sono altri otto Paesi europei: Belgio, Bulgaria, Estonia, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia e Spagna. Non un caso tutto italiano questa volta ma un problema a livello europeo; tutti questi Paesi hanno violato la direttiva contro le emissioni inquinanti e l’unione Europea li ha pertanto diffidati per mancate autorizzazioni alle industrie. Il nostro Paese ha disatteso le disposizioni in materia di autorizzazioni previste per gli impianti industriali dalla direttiva Ue sulla prevenzione e riduzione dell’inquinamento.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
La diffida scritta partirà in questi giorni ed è indirizzata, quindi, a chi non ha rilasciato le autorizzazioni di legge su prevenzione e riduzione dell’inquinamento (la direttiva Ippc) che, come fa notare la Commissione, serve a prevenire e arginare le emissioni industriali sia nell’atmosfera, che nelle acque e nel suolo. Le nuove autorizzazioni o il loro rinnovo si applicano agli insediamenti industriali nati prima del 30 ottobre 1999 (per Bulgaria, Estonia e Slovenia, la data é invece quella di adesione all’Ue). Diversi avvertimenti e richieste di chiarimento hanno evidenziato come in questi nove paesi europei gli impianti erano senza autorizzazioni nuove o aggiornate. In totale si parla di oltre 9.000 impianti sui 52.000 presenti in tutta l’Unione Europea. La Commissione ha sollecitato più volte le autorità nazionali al rilascio delle autorizzazioni ma gli Stati membri non hanno rispettato le disposizioni della direttiva. Il commissario responsabile dell’ambiente Stavros Dimas ha spiegato che “tutti gli impianti in esercizio nell’Ue devono rispettare livelli di emissione rigorosi, che sono stati fissati per ridurre al minimo le ripercussioni negative dell’inquinamento industriale sulla salute dei cittadini e sull’ambiente”. La Commissione seguirà da vicino il regolarizzarsi della situazione sostenendo gli Stati membri nell’applicazione della direttiva.


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Caro benzina - La soluzione è la ricerca sulle fonti alternative

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Antonio Migliorino


In questa fase storica le performance economiche dei vari paesi risultano sempre più caratterizzate dall’influenza del petrolio e delle attuali tecnologie. I paesi OCSE rimangono vulnerabili al dipanarsi dei problemi legati all’aumento del prezzo dell’oro nero. L’Italia, in particolare, resta il paese maggiormente suscettibile al rincaro a causa del peso dei consumi energetici sul Pil pari al 5,2%. Così il prezzo industriale dei carburanti in Italia cresce a dismisura non reggendo confronto con gli altri paesi europei. Un litro di verde costa 1,491 euro e il gasolio ha raggiunto quota 1,489. Va detto che le continue variazioni dei prezzi non solo denotano esigenze speculative, ma impediscono ai consumatori di informarsi accuratamente sulle offerte più convenienti. A tal pro sarebbe forse opportuno che le compagnie petrolifere variassero il prezzo alla pompa di mese in mese dando al consumatore il tempo necessario per recepire le offerte più vantaggiose. Il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola dopo aver convocato l’incontro con i rappresentanti dell’UP e delle compagnie, ha richiesto maggiore attenzione verso prezzi e pratiche commerciali idonee a soddisfare i consumatori.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
L’apertura al dialogo del Ministro non ha però soddisfatto né l’Audiconsum, che sostiene sia doveroso riproporre il taglio delle accise, né tantomeno l’UP che non sembra propensa a recitare il “mea culpa”. A farne le spese però è sempre il cittadino, vittima di scelte politiche sempre meno audaci. A fronte del dilagare della lotta ai rincari, il Ministro Claudio Scajola si è detto motivato a proporre un cambiamento di rotta: il rilancio dell’energia. Il suo programma, infatti, prevede il rilancio del nucleare ed il ricorso alle fonti rinnovabili. Sarà la volta buona? Il Prof. Vincenzo Pepe, Presidente del Movimento europeista Fare Ambiente è da tempo un grande sostenitore delle campagne improntate sull’utilizzo di energia alternativa, ritenendo che l’origine del problema risieda nel vincolo energetico che lega l’Italia a paesi come la Francia. In sostanza, se l’Italia riuscisse a produrre energia propria la situazione potrebbe davvero cambiare. “Il Coordinamento Nazionale Giovanile di Fare Ambiente - dichiara Alfonso Maria Fimiani, Socio Fondatore nonché Responsabile Nazionale Giovanile del Movimento Europeista - propone di accelerare la ricerca sulle fonti energetiche alternative, reputando inutili le richieste dei tagli alle accise, perché il petrolio è destinato, entro breve, ad oltrepassare i 200 dollari al barile. L’unica vera soluzione è indirizzare la ricerca verso le fonti alternative”.

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Marzio, in provincia di Varese - La conca della tecnologia pulita

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Stefania Maretti


A Marzio è una giornata piovosa, capita, nel mese di maggio, ma è il prezzo da pagare per avere tutti questi fantastici boschi verdissimi intorno, si, la cornice è quella di un paesaggio bucolico, la primavera si manifesta in tutto il suo splendore, a ottocento metri sopra il livello del mare nel nord della provincia di Varese. Conca di Smeraldo è la denominazione dell’incantevole vallata che ospita il piccolo abitato di Marzio, balcone sulle montagne svizzere da una parte e sulla catena del Monte Rosa dall’altra, con in primo piano le prealpi varesine in fiore, dalla cui sommità si domina la ‘Regio Insubrica’, da molti definita il piccolo Canada. Qualche goccia d’acqua non può contrastare l’inaugurazione del cantiere dell’interoperabilità che dal luogo che lo ospita eredita il nome “Laboratorio Conca di Smeraldo”.

Mauro Marek Langfelder coordinatore regionale per la Lombardia di FareAmbiente è orgoglioso di ospitare un folto pubblico di appassionati per il taglio del nastro a villa Amelia, in passato residenza estiva degli Sraffa, oggi centro di formazione dei dirigenti; la formazione dei formatori è proprio quanto il laboratorio si propone di fare, la passione di Langfelder è da subito condivisa dall’entusiasmo degli amministratori provinciali e comunali. Alla presenza dell’assessore all’ambiente della Provincia di Varese, Luca Marsico e della presidente della Comunità Montana della Valganna Mariasole De Medio il Sindaco di Marzio, Michele Sartoris, affiancato dal suo illustre predecessore Langfelder, taglia il nastro: sono le ore dodici del 24 maggio 2008 è una data importante, la storia ci ricorda qualcosa, il laboratorio dell’interoperabilità è ufficialmente attivo!


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Ma cosa si farà in questo laboratorio? L’attività principale sarà la formazione, sia prevista con seminari sul posto sia prevista collettando postazioni remote in Italia ed Europa, si poiché il laboratorio sarà provvisto di un software professionale, molto evoluto, dedicato alla videoconferenza e alla videoformazione, i relatori da villa Sraffa potranno presentare diapositive, lanciare filmati, condividere documenti e applicazioni con un pubblico remoto, che potrà alzare la mano, come in aula, intervenire e interagire con docenti e partecipanti. Ma il laboratorio è qualcosa di più, spiega Michele Sartoris, Sindaco di Marzio e coordinatore di FareAmbiente per Varese, da qualche anno a Marzio ci siamo dedicati a implementare tecnologie innovative nel massimo rispetto dell’ambiente, per dare ai nostri cittadini la possibilità di vivere a Marzio senza sentirsi isolati dal mondo e anche per creare un modello da esportare in ambienti simili: oggi a Marzio si naviga in internet a 10 Mbit/s grazie a una rete wireless, realizzata con un sistema di piccole antenne posizionate sui tetti delle case e un centro stella al culmine di Monte Marzio, il tutto con un impatto elettromagnetico bassissimo, sei volte inferiore a quello delle antenne per i telefoni cellulari per quantificare, e con prestazioni molto elevate.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Secondo Michele Sartoris le nuove tecnologie pulite e innovative sono alla base del sistema ambiente sostenibile, avere un laboratorio dedicato allo sviluppo della rete, dei servizi comuni che sulla rete passano, di quanto l’ingegneria moderna può darci, continua Sartoris, è un sogno che diventa realtà! Il laboratorio studierà l’integrazione di sistemi di videosorveglianza e videoconferenza, ma anche predisporrà il campo per servizi ad alto valore aggiunto quali la teleassistenza anziani e le varie forme di videolavoro, ma non si fermerà qui, il progetto più ambizioso riguarda il turismo, e qui si aprono diversi e interessanti scenari.
Il Comune di Marzio è centro nevralgico del Sentiero Cadorna, antica linea fortificata realizzata per proteggere Milano dal nord Europa, che si estende per 400 km dalla Valdossola alla Valtellina, e che oggi sta diventando per i turisti una sorta di linea Maginot italiana, a Marzio ha sede l’infopoint provinciale, con un percorso informativo che riguarda tutto il sentiero e un museo fisico/multimediale per riviverne la storia. Oggi è in atto il progetto di georeferenziazione dei punti più importanti di questa linea e la creazione di un database territoriale per dare informazioni dettagliate ai turisti; l’innovazione sta nel fatto che, grazie alla rete wireless, un turista con il proprio palmare può verificare esattamente in che punto del bosco si trova e può visualizzare notizie e filmati su quella zona…una sorta di museo all’aria aperta con guida elettronica.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Questo è un progetto al quale Michele Sartoris tiene in modo particolare sia per il suo comune sia per la realizzazione di un modello riproponibile nei più disparati luoghi e situazioni. Oggi è stata una grande giornata per FareAmbinete e per tutti coloro che credono nella proattiivtà piuttosto che nella cultura del no a tutto, abbiamo visto come la tecnologia possa esse molto più alla portata di mano di quanto si possa immaginare e quanto possa fare la differenza senza turbare affatto il paesaggio, anzi , proponendosi come strumento per farci avvicinare a territori meravigliosi che in altre situazioni non avremmo mai conosciuto. Non resta che fare i migliori auguri al laboratorio “Conca di Smeraldo” in attesa che ci porga i sui splendidi frutti.


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Provincia di Como - Il Piano Energetico e le fonti rinnovabili

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Le risorse comasche possono derivare anche dal recupero dei rifiuti

di Laura Bernasconi


Negli ultimi anni, dapprima le politiche energetiche europee, e successivamente quelle italiane si sono orientate verso nuovi scenari, in considerazione della crescente attenzione rivolta all’uso razionale dell’energia, all’efficienza energetica e alla diffusione delle fonti rinnovabili, oltre alla minimizzazione degli impatti sull’ambiente e sulla salute della popolazione. Basandosi su queste premesse è stata sviluppata dalla Provincia di Como una politica energetica locale, attraverso l’adozione del Piano Energetico Provinciale, strumento volontario di indirizzo e pianificazione. L’Assessorato Ecologia e Ambiente della Provincia di Como, in collaborazione con Punti Energia S.c.a.r.l, ha predisposto un aggiornamento e un’integrazione del Piano Energetico Provinciale (PEP) approvato nel 2005, in linea con i criteri ed i risultati illustrati nel nuovo Piano d’Azione per l’Energia (PAE) della Regione Lombardia. Il nuovo piano energetico 2007 si differenzia per alcuni aspetti dal precedente PEP sia sul lato dell’offerta (contributo delle fonti rinnovabili) sia da quello dalla domanda finale di alcuni vettori.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Le differenze rilevate sono essenzialmente dovute a metodologie di analisi ed elaborazione più accurate e aggiornate e soprattutto alla disponibilità di dati più completi. Lo scopo sostanziale di questo aggiornamento del Piano Energetico è di rendere omogenea la pianificazione energetica della Provincia di Como rispetto a quella regionale, dando congruenza alle fasi di analisi e di elaborazione dei dati. Le risorse energetiche interne della Provincia di Como, se si escludono le piccole produzioni termoelettriche in autoproduzione, sono rappresentate da fonti energetiche rinnovabili (solare termico e fotovoltaico, mini e microidroelettrico, biomasse, biogas, geotermia, eolico) e dal recupero energetico da rifiuti (cogenerazione e teleriscaldamento tramite il termovalorizzatore di Como). Considerati i target di riferimento e gli Scenari individuati dal PAE, per la Provincia di Como sono stati individuati due Scenari di Piano riferiti al 2012, che considerano sia gli interventi finalizzati alla riduzione dei consumi nei diversi settori, sia il necessario sviluppo delle fonti di energia rinnovabili valutato sulla reale situazione provinciale rilevata al 2007.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Gli scenari menzionati nascono da esigenze differenti fra loro: lo Scenario Alto rappresenta l’insieme degli interventi la cui attuazione consentirebbe il pieno raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità presi in sede internazionale (Protocollo di Kyoto, Direttiva sulle fonti rinnovabili, Direttiva sull’efficienza energetica), risultando tuttavia impegnativo sotto il profilo economico e gestionale; lo Scenario Medio fa riferimento invece ad un insieme di interventi che prevede un impegno economico e gestionale inferiore rispetto allo Scenario Alto. “È importante evidenziare come per tradurre su scala provinciale il PAE regionale sono state effettuate le opportune operazioni di contestualizzazione, dato che ciascun territorio possiede specifiche caratteristiche che devono necessariamente essere considerate nell’ambito della pianificazione energetica locale (ad esempio: presenza di aree particolarmente boscose o presenza delle maggiori potenzialità rispetto ai quantitativi di biomassa disponibile, oppure ancora presenza di comparti industriali diffusi e particolarmente energivori)” - dichiara l’Assessore all’ Ecologia e Ambiente Francesco Cattaneo – “Una considerazione analoga può essere effettuata anche per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi di Piano, per cui è plausibile che in provincia di Como lo Scenario più realistico sia quello Medio, mentre lo Scenario Alto può essere considerato come raggiungibile in un arco temporale maggiore rispetto al periodo 2007-2012.” Gli obiettivi posti potranno essere raggiunti attraverso due principali linee di azione: da una parte la riduzione dei consumi, efficienza e risparmio energetico nel settore civile, industria e trasporti, dall’altra lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili.
Assessorato Ecologia e Ambiente della Provincia di Como


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Rifiuti urbani - La strategia di smaltimento in Romania

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Ana Maria Ciubotaru


Il Governo Rumeno ha adottato nel 1999 la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e nel 2002 ha elaborato la Strategia per la Protezione dell’Ambiente. Il Piano Nazionale di Azione per la Protezione dell’Ambiente comprende ben 286 progetti prioritari, di cui 233 a breve termine e 53 a medio termine. All’interno di questo quadro generale, il Ministero dell’Ambiente e Gestione delle Acque ha elaborato la Strategia Nazionale di Gestione dei Rifiuti (Strategia Nationala de Gestionare a Deseurilor), in conformità con la legislazione europea riguardante la gestione dei rifiuti e con l’Ordinanza di Urgenza del Governo n. 78/2000 riguardante il regime dei rifiuti, modificata ed approvata con la Legge n. 426/2001. La Strategia Nazionale riguarda il periodo 2003-2013, ma sono previste periodiche modifiche per l’adeguamento al progresso tecnico e tecnologico ed alle necessità di protezione dell’ambiente.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
L’elaborazione della Strategia Nazionale di Gestione dei Rifiuti ha come scopo la creazione di un quadro necessario per lo sviluppo e l’implementazione di un sistema integrato di gestione dei rifiuti, efficiente dal punto di vista ecologico ed economico.
Le previsioni del SNGR si applicano a tutti i tipi di rifiuti, in conformità con l’Ordinanza di Urgenza del Governo n. 78/2000, che suddivide formalmente i rifiuti prodotti sul territorio nazionale rumeno in:
Rifiuti Municipali ed assimilabili: la totalità dei rifiuti prodotti nell’ambito urbano e rurale, rifiuti domestici, rifiuti delle istituzioni, delle attività commerciali e pubbliche, rifiuti stradali, rifiuti derivanti da spazi pubblici, da spazi verdi, da costruzioni e demolizioni;
Rifiuti di Produzione: rifiuti prodotti da attività industriale, suddivisi a loro volta in Rifiuti di Produzione Non Pericolosi e Rifiuti di Produzione Pericolosi;
Rifiuti derivanti da Attività Sanitaria: rifiuti prodotti da ospedali e policlinici, che si dividono in Rifiuti Sanitari Pericolosi e Rifiuti Sanitari Assimilabili.
Responsabile Laboratorio Fare Ambiente Roman (Romania)


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Toscana - L’importanza di bonificare i siti dismessi

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Nicoletta Fiorentini


L’attività di bonifica di siti dimessi ha un’importanza evidente sia dal punto di vista ambientale che da quello della sicurezza e dell’impatto sulla salute. Oggetto della bonifica è il risanamento dei comparti ambientali (suolo, sottosuolo ed acque superficiali e profonde) compromessi, talora in modo irreversibile, da attività pregresse gestite con scarsa attenzione alla protezione dell’ambiente. Nello stesso ambito si collocano il recupero e la conversione di siti industriali dismessi. Le procedure e le competenze per le attività di indagine e bonifica sono contenute nel DM 471/1999 “Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati” di esecuzione dell’articolo 17 del d.lgs. n.22/97, decreto Ronchi.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Il Piano Provinciale delle Bonifiche, definisce:
la perimetrazione degli ambiti di bonifica;
la stima degli oneri finanziari per gli interventi di messa in sicurezza e/o di bonifica;
la quantità e qualità dei materiali da rimuovere e smaltire e modalità di smaltimento;
l’elenco delle aree già messe in sicurezza e/o bonificate con i rispettivi vincoli di destinazione d’uso;
le priorità di intervento di bonifica e/o messa in sicurezza delle aree inquinate con l’indicazione dei termini entro i quali devono essere presentati i progetti.

Il Piano interessa principalmente aree industriali attive e dismesse (circa 47% del totale delle aree interessate), a cui fanno seguito le discariche (circa il 25%), le aree commerciali (punti vendita carburanti per il 15%) e le aree residenziali oggetto di eventi di contaminazione accidentale (circa il 13%). Per incentivare la realizzazione degli interventi di bonifica previsti nei Piani Provinciali la Regione Toscana, con deliberazione n. 1293/00, ha stanziato un contributo pari a 50.000,00 € per ciascuna Provincia.


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Marche prime in Italia nel bilancio ambientale

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Giovanni Paolo Ferrari


A partire dalla fine degli anni ’90 in Italia, il bilancio partecipato ha visto una decisa diffusione, soprattutto nei comuni dell’Italia centrale. Il bilancio partecipativo o partecipato è una forma di partecipazione diretta dei cittadini alla vita della propria città (democrazia diretta). In molte realtà locali, però, il bilancio partecipato è stato spesso anticipato o sostituito dal bilancio sociale, che pur favorendo il contributo dei cittadini, ne limita la concreta incisività. La buona riuscita di questo strumento spesso necessita di una certa stabilità politico-amministrativa e di una volontà di coinvolgimento che va ben oltre gli attori politici. Se la pratica del bilancio partecipato sta diventando consuetudinaria per le nostre amministrazioni come un ulteriore strumento di programmazione amministrativa, fino ad ora, nel bel Paese, non si era sentito parlare di bilancio ambientale, che pure, insostituibile, va a completare, in un circolo virtuoso, la messa in opera del bilancio d’esercizio e di quello partecipativo soprattutto nei piccoli comuni dove è più semplice implementarlo. A tal proposito la Regione Marche è la prima regione d’Italia a presentare un bilancio ambientale affianco al bilancio d’esercizio.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Con l’approvazione della rendicontazione del 2007, allegherà una contabilità ambientale coerente con il sistema europeo di raccolta dell’informazione economica sull’ambiente, adeguandosi ai parametri dell’UE. Il progetto ad alto grado di innovazione è stato possibile grazie alla collaborazione tra Regione Marche e Istat. Il fine dell’iniziativa è quantificare il carico finanziario sostenuto da un’economia per la tutela dell’ambiente e delle risorse naturali e determinare la ripartizione di questo carico fra i diversi comparti istituzionali: pubblica amministrazione, imprese, famiglie, ONLUS. L’obiettivo principale è quello di creare efficaci politiche pubbliche per la protezione dell’ambiente. In realtà in 18 fra comuni e province italiane, già da tempo, si sta sperimentando il metodo CLEAR (City and Local Environmental Accounting and Reporting). Il progetto CLEAR (un progetto europeo cofinanziato dalla Commissione Europea) e il metodo che ne scaturisce sono uno strumento di contabilità ambientale.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Secondo il metodo CLEAR la contabilità ambientale è un processo di governance in cui alla esplicitazione degli impegni e degli obiettivi da parte dell’ente, corrisponde la definizione di un sistema parametrico di misurazione e di controllo degli esiti di tali intenzioni e scelte. Sulla base di tale sistema di misurazione (o sistema contabile) viene realizzata la fase finale di rendicontazione, che corrisponde alla redazione, discussione e approvazione del bilancio ambientale. La fase di approvazione avviene contestualmente all’approvazione del bilancio economico-finanziario e degli altri documenti di programmazione dell’ente locale. Questo processo è dinamico, nel senso che l’esito finale, ovvero il bilancio ambientale, viene utilizzato dai decisori politici per valutare azioni, interventi e politiche nonché piani e programmi. Quindi è in grado di influenzare le strategie per il futuro. Esso è inoltre integrato nella struttura e negli altri processi ordinari dell’ente e aperto al confronto con gli stakeholder. Questi sistemi si inseriscono nel rinnovamento del processo di governance locale perché si sviluppano all’interno del processo istituzionale di assunzione delle decisioni, si integrano con la struttura e con gli altri processi ordinari dell’ente, seguono un approccio intersettoriale e comprendono il confronto con gli stakeholder.


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La sfida delle produzione eco-compatibili - Sostenibilità e competitività

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 6 della discussione
di Ercole Amato


In un momento storico, come quello attuale, dove l’applicazione del concetto di sostenibilità sta avendo sempre più diffusione nei settori economici dei Paesi maggiormente industrializzati, ci possiamo porre il legittimo dubbio se l’applicazione di tale concetto e la salvaguardia degli interessi di impresa siano realmente sovrapponibili. Per valutare ciò, occorre dimostrare gli effettivi positivi a livello economico, sociale e ambientale di un approccio sistemico ai problemi dello sviluppo secondo principi che tutelino in maniera contemperata gli interessi di un ragionevole progresso e quelli della tutela dell’ambiente. A tale scopo, sembra, ormai, opportuno porsi come momento riflessivo di partenza non la necessità prioritaria di una assoluta ed imprescindibile salvaguardia delle condizioni ambientali di fatto, ma l’importanza prevalente dello sviluppo economico, come condizione necessaria per perseguire in maniera giusta ed equilibrata criteri ecocompatibili nello svolgimento delle attività umane. In altre parole, è attraverso l’evoluzione delle condizioni economiche e sociali dell’uomo che si può realizzare una vera tutela ambientale, altrimenti sempre minacciata da interessi umani prevalenti. Appare, infatti, fuor di dubbio che la strada da perseguire non possa essere quella di limitare l’attività umana allo scopo di preservare una sterile e improduttiva integrità dell’ambiente ma, al contrario, di assicurare che lo sviluppo economico proceda secondo requisiti di sostenibilità, con l’intervento dell’uomo volto ad individuare di volta in volta nel concreto le migliori condizioni di compatibilità.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
In quale misura un approccio siffatto possa effettivamente tradursi in un vantaggio per la società dal punto di vista non solo sociale e ambientale ma soprattutto economico e industriale è ora da dimostrarsi. Un dato di fatto di partenza però è certo. Un Paese sarà più incline ad adottare politiche climatiche se queste contribuiranno a realizzare obiettivi di sviluppo più ampi: per citare un esempio, è possibile migliorare sensibilmente l’efficienza energetica e introdurre fonti energetiche a basso contenuto di carbonio se tali misure a loro volta contribuiranno a sostenere una crescita rapida. La garanzia della sostenibilità dello sviluppo non è solo una condizione necessaria per la tutela dell’ambiente e per la qualità della vita, ma anche un fattore di competitività delle imprese e dei sistemi territoriali. E’ possibile, in tal senso, stabilire un rapporto virtuoso tra politiche di sostenibilità e competitività economica, ma esso, al contempo, presenta elementi di complessità non indifferenti: gli effetti delle politiche ambientali sulla competitività possono essere diversi in relazione ai settori produttivi, alla congiuntura economica, alle regole commerciali che si affermano sul piano internazionale. Molto dipende dalle politiche che si attuano e dalla capacità delle imprese di attrezzarsi per cogliere al meglio queste opportunità.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
In questo contesto, è da sottolineare l’ormai imprescindibile esigenza di favorire, con adeguate misure finanziare e fiscali, il processo di internalizzazione dei costi ambientali nei processi economici e industriali. Tale processo consente di creare un legame diretto tra i prezzi e i costi esterni, influenzando la domanda, che, così, rappresenterà meglio la sensibilità dei consumatori nei confronti delle problematiche del clima, e provocando un aumento degli investimenti in tecnologie compatibili con il clima.
In un siffatto sistema, se è ragionevole supporre che l’internalizzazione di costi ambientali o sociali da parte del sistema economico produca, almeno sul breve periodo, degli svantaggi in termini di competitività di impresa, incrementando alcune voci di costo che incidono sulla formazione dei prezzi, d’altra parte, al contrario, è indubbio che lo stesso processo, promuovendo la razionalizzazione e l’efficienza dei processi produttivi, come si è evidenziato nelle fasi attuative dei sistemi di certificazione ambientale, produce l’abbattimento anche a breve termine di alcuni costi di produzione con positive ripercussione per la competitività sui prezzi.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Inoltre, occorre tener presente che, per quanto si voglia fare leva solo sulla formazione dei prezzi di mercato, senza dare attuazione al processo di internalizzazione, tale soluzione non porta necessariamente ad una maggiore competitività. Una politica industriale a favore del solo abbattimento dei costi e di contrazione dell’occupazione, se può in qualche caso far quadrare i bilanci nel breve termine, alla lunga produce ricadute tali da minacciare in modo irreversibile, se viene meno una tempestiva correzione di rotta, la redditività aziendale. Tale politica, in effetti, pur riuscendo nel compito di migliorare le performance economiche, provoca uno squilibrio nel bilancio complessivo dell’impresa, avendo prodotto una variazione più ampia di segno inverso nel capitale naturale, umano o sociale. Secondo una errata diffusa convinzione, infatti, basata sulla semplice logica di mercato, una riduzione dei costi e dei prezzi dei prodotti dovrebbe assicurare quote di commercio più consistenti. È evidente che l’errore sta nella sottovalutazione degli altri fattori della competitività, diversi dal prezzo unitario dei prodotti e dei servizi, come il management, le politiche commerciali, l’abilità innovativa, la qualità e la affidabilità dei servizi resi al consumatore. Prezzi più alti possono essere letti dai mercati, a determinate condizioni, come vantaggi nella qualità, efficienza ed affidabilità dei prodotti e come miglioramento della specializzazione produttiva delle aziende o come riduzione delle esternalità sociali ed ambientali.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione
Riprova di questo si può rinvenire, d’altra parte, nella realtà dei fatti. Una economia efficiente, come quella dei Paesi europei, può non aver alcuna possibilità di competere, in termini di prezzo, con una economia non altrettanto efficiente ma che può scaricare alcuni costi di produzione sulla collettività. Tuttavia, il bilancio complessivo dei costi che si ricava dall’attività industriale in tali ultimi Paesi è tale da compensare, fino ad annullare del tutto, il vantaggio di competitività nei confronti dei sistemi produttivi più sostenibili. Anzi, trattandosi di imprese organizzate senza tener conto di alcun criterio di sostenibilità ambientale e sociale, esse, nel momento in cui dovranno, per la naturale evoluzione della società locale, fare propri i principi della sostenibilità, da considerarsi come visione minima di benessere globale, ossia il minimo comune denominatore per garantire a tutti un futuro accettabile, saranno costrette, in tempi brevi, ad affrontare costi di trasformazione più onerosi, per tale motivo, di quelli sopportati da quelle imprese che nel corso degli anni si sono progressivamente adeguate alle esigenze della sostenibilità.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 6 della discussione
Per competitività, in sostanza, non può intendersi semplicemente la capacità di produrre a prezzi decrescenti, esternalizzando costi sociali ed ambientali, ma l’efficienza crescente nell’uso delle risorse, la capacità di produrre maggiore benessere attraverso la produzione di beni e servizi ad elevato valore sociale; in pratica, l’indice dinamico della qualità globale di una economia, l’indice della capacità di produrre di più con meno risorse, di fornire servizi migliori, più scienza, più conoscenza, secondo la definizione del Consiglio di Lisbona del marzo 2000. Tenendo conto di tali principi, la crescita economica e la competitività sono direttamente connesse alla capacità di accrescere il capitale umano e sociale garantendo la conservazione di quello naturale. In questi termini appare possibile, quindi, riconoscere un nesso positivo tra sostenibilità e competitività, tale da garantire uno sviluppo equilibrato e coordinato dei diversi fattori sociali ed economici coerentemente con i vincoli ambientali di sistema. La qualità di processo e di prodotto va considerata, in conclusione, alla stregua di un bene ambientale, ecosistemico, comune, base e fondamento della competitività, che si realizza, e si può permanentemente innovare, soltanto mediante la cura (manutenzione, manutenzione straordinaria, rinnovamento e trasformazione) del territorio, della città, dell’infrastruttura, dell’ambiente, del capitale sociale ed umano.
Movimento Cristiani per l’Ambiente


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Certificazione energetica, come funziona in Italia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Giuliana Tambaro


Dal 4 gennaio 2003 è in vigore la Direttiva UE del 16 dicembre 2002, che rende obbligatoria la certificazione energetica degli edifici. Questa viene attuata in Italia attraverso il decreto legislativo del 19 agosto 2005, n 192 (G. U. n 222 del 23 settembre 2005) e dal decreto legislativo del 29 dicembre 2006, n 311 (G. U. n 26 del 1 febbraio 2007). Questi decreti prevedono l’estensione dell’ obbligo di certificazione energetica agli edifici esistenti a partire dal 1 luglio 2007, dal momento in cui, vengano immessi nel mercato immobiliare. A partire dal 1 luglio 2007, la certificazione energetica diventa obbligatoria per gli edifici superiori a mille metri quadrati, nel caso di compravendita dell’intero immobile, mentre dal 1 luglio 2008, l’ obbligo scatta, anche, per gli edifici sotto i mille metri quadrati, sempre in caso di compravendita dell’immobile. Dal 1 luglio 2009 il certificato di efficienza energetica diventa obbligatorio, anche per la compravendita dei singoli appartamenti. Sempre dal 1 luglio 2007 la certificazione diventa requisito indispensabile per accedere agli incentivi pubblici. Ma che cos’è il certificato energetico? Si tratta del documento, preparato da soggetti qualificati ed abilitati, dal quale si può capire, quanto un fabbricato possa contribuire al risparmio energetico.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Il certificato energetico di un edificio o di una unità immobiliare, documenta l’entità del fabbisogno di energia primaria, convenzionalmente necessaria in un anno, per il riscaldamento degli ambienti, la produzione di acqua calda sanitaria e per il condizionamento estivo. Deve, inoltre, includere dati energetici dell’ edificio, i valori di riferimento di legge, i suggerimenti in merito agli interventi più significativi finalizzati all’aumento dell’efficienza energetica. Parlare di certificazione energetica degli edifici, in Italia, risulta essere abbastanza complesso. Nel nostro Paese si certifica sino ad ora, in modo cogente, in una sola Regione, la Lombardia. L’esperienza della regione Lombardia, dovrebbe essere di esempio a tutte le altre regioni d’Italia. Negli ultimi tempi, si intravede un interesse maggiore per la certificazione energetica, che viene considerata uno strumento per evidenziare la migliore qualità dell’edificio. L’interesse nutrito, nei riguardi della certificazione energetica, ha contribuito a diffondere la cultura dell’efficienza energetica. Infatti, in Italia, si sono moltiplicati i corsi per certificatori energetici.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Tali corsi rappresentano un’occasione di aggiornamento sulle nuove regole, sul nuovo modo di costruire e sulle tecnologie, che il mercato offre. Definire, oggi in Italia, la figura del certificatore energetico è un qualcosa di molto complesso, dato che anche la normativa, risulta essere, in taluni punti, lacunosa. Dato certo è che il certificatore debba essere un soggetto che abbia specifiche competenze tecniche. Nella regione Lombardia, al certificatore energetico è stata data veste di persona fisica, che riveste il ruolo sia di soggetto giuridico, sia di tecnico competente. Invece, nella Provincia Autonoma di Bolzano, tale figura energetico non esiste; tuttavia la certificazione energetica viene effettuata dall’Agenzia Casaclima. Una soluzione congrua, al problema dell’ identikit del certificatore energetico, nel nostro Paese, si potrebbe trovare, adottando dei medesimi criteri di selezione in tutte le regioni. Poiché, con l’ attuale sistema si crea il rischio che un potenziale certificatore energetico possa prestare la propria attività lavorativa in una regione senza essere abilitato a rilasciare la certificazione stessa in un’ altra regione.


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Governo del territorio e valutazione ambientale

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Nicola Assini


La scelta dell’argomento trae spunto dalle novità legislative che hanno interessato la materia urbanistica, ora governo del territorio, e l’evoluzione della tutela dell’ambiente. Deve evidenziarsi come la riforma del Titolo V della Costituzione abbia indotto la nozione di ambiente, finora costituzionalmente tutelato solo sotto l’aspetto culturale – paesaggio- e non come istituto giuridico complesso, così come più volte riconosciuto da prevalenti orientamenti dottrinali. Ben più importanti, in ambito europeo, a partire già dal 1973, sono state le iniziative di tutela dell’ambiente, sulla base di un impegno unitario della Comunità e degli Stati membri rinnovato continuativamente nei programmi ambientali e ribadito nel trattato di Maastricht.

Tale politica, in origine giustificata tra gli obiettivi principali della Comunità per motivazioni di natura economica (armonizzare le legislazioni e promuovere il libero mercato comune; evitare ostacoli alla libera circolazione di merci ed attività), è venuta assumendo, progressivamente, finalità generali ed ampie come: salvaguardare le risorse naturali, tutelare e migliorare la qualità dell’ambiente, da proteggere la salute umana, promuovere a livello internazionale misure di mitigazione dei problemi ambientali ed, ancor, indirizzare gli Stati nelle scelte in materia di approvvigionamento e di fonti energetiche. Il quinto programma ambientale ha incentrato l’attenzione sulle misure volte a promuovere lo “sviluppo sostenibile” della Comunità, come obiettivo avanzato di conciliazione tra esigenze socio-economiche e vincoli ambientali, nell’intento di fornire i contenuti operativi per l’attuazione dell’Agenda 21, sottoscritta dalla Comunità Europea e dagli Stati membri alla conferenza di Rio de Janeiro nel 1992.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
In tale contesto si colloca l’approvazione della Direttiva Comunitaria 2001/42/CE sulla “Valutazione Ambientale Strategica” (VAS) che sancisce lo spostamento dell’azione valutativa degli impatti sull’ambiente (VIA) dalla singolarità del progetto alla politica territoriale pubblica, nello specifico a piani e programmi territoriali. La logica della VAS si fonda sulla necessità di comprendere i problemi del territorio, nella complessità di ambiti e variabili, costruendo le decisioni pubbliche mediante un processo in evoluzione con mezzi, fini e risorse effettivamente disponibili in ogni fase, coniugati con gli interessi di settore e con gli attori privati coinvolti. In ambito nazionale, un’ulteriore riflessione deve essere fatta, sempre in relazione alla riforma del Titolo V, circa l’introduzione della più complessa nozione di governo del territorio in luogo della tradizionale materia urbanistica, dai contenuti ormai dilettati ed indefiniti.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
La legislazione ordinaria in tale materia è, attualmente, ancora demandata alla legge urbanistica nazionale e come ormai accertato, le Regioni suppliscono la mancanza di una disciplina pianificatoria adeguata ai bisogni della società contemporanea, fornendo modelli di riferimento evoluti e valorizzando gli istituti della concertazione e della partecipazione della popolazione ai processi di trasformazione del territorio. Questi ultimi istituti sono largamente utilizzati ed auspicati dalle politiche comunitarie ed in particolare dalla normativa sulla valutazione ambientale strategica. Sembra dunque interessante analizzare le interazioni del processo di valutazione ambientale strategica, chiaramente problematica e l’integrazione di tale processo nel sistema di pianificazione territoriale già obiettivo di gran parte delle pratiche pianificatorie in attuazione nei paesi dell’Unione Europea.


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Il nucleare per arrivare al 25%

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Il ministro Scajola prevede compensazioni in bolletta per le popolazioni che accetterrano gli impianti sul loro territorio

di Alessandro Sperandio


Prima dell’estate il consiglio dei ministri presenterà una proposta per il rilancio del nucleare in Italia. Ad assicurare la redazione di un piano contenente tutti gli “step” necessari è il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola che è tornato ancora una volta sul tema dell’energia atomica. Insieme alla proposta di rilancio del nucleare verrà anche predisposto “in autunno o al massimo a inizio del nuovo anno” un piano energetico nazionale, assente da 20 anni in Italia e una conferenza nazionale dell’energia come appuntamento “di forte consenso con tutte le forze politiche e la società civile per prendere coscienza delle difficoltà del paese sull’energia”, osserva il ministro. I margini ci sono per un rilancio che coinvolga tutti, visto che, spiega Scajola, “l’Udc è favorevole”, mentre nel Pd ci sono “variegate posizioni”, tra le quali quella del ministro ombra dell’Ambiente Ermete Realacci che “viene da una storia ambientalista un po’ spinta”. Anche il clima nel paese è cambiato, dice il ministro, “nel senso che la gente ha colto che su questo tema si deve intervenire. Sono molto più ottimista di prima perché la gente vede che l’Italia ha costi dell’energia più alti rispetto ad altri paesi e capisce che il tema è attuale e va affrontato”. E i tempi non sono proibitivi.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Per Scajola “se partiamo adesso” con il nucleare potremmo “essere pronti, con il tempo di costruzione, la scelta della tecnologia, l’ubicazione dei siti e tutto ciò che serve per costruire un percorso virtuoso e non di divisioni nella nostra popolazione, nel 2018-2020”. In modo da avere, osserva, “un’energia nucleare che possa coprire 1/4 della nostra esigenza”. Se coprissimo “il 25 per cento col nucleare, il 25 per cento con le rinnovabili e il 50 per cento con le fonti fossili tradizionali, gas e carbone pulito - sottolinea Scajola - avremmo un mix energetico equlibrato che ci permetterà di affrontare il futuro con sicurezza e a minori costi”. Scajola traccia anche quelle che saranno le linee guida che ispireranno l’azione di governo: centrali di terza generazione avanzata e compensazioni in bolletta per i cittadini che sopporteranno la costruzione di impianti nel loro territorio. Sul primo punto non ci sono dubbi, spiega Scajola: “Si dovrà aspettare il 2100 per avere centrali nucleari di quarta generazione”. Mentre gli impianti di terza generazione, assicura, “non possono essere considerati vecchi perché non ci sono centrali già in funzione”. La prima, infatti, è in via di completamento in Finlandia, mentre un’altra è in fase di realizzazione in Francia nella quale partecipa anche l’Enel.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Sul fronte delle compensazioni Scajola garantisce super sconti sulla bolletta per il disturbo psicologico ai cittadini che si accolleranno impianti nucleari e incentivi ai comuni. Il ministro ha poi espresso apprezzamento per i due numeri uno di Enel ed Eni, Fulvio Conti e Paolo Scaroni in vista dei rinnovi dei vertici delle due aziende: “La decisione sulle nomine non è ancora stata presa – ha detto - ma penso che in un Paese che deve andare avanti bisogna dare continuità”. Infine un accenno sulla situazione dei rifiuti in Campania. “Non ci fermeremo davanti a nulla. Berlusconi è determinato così come lo sono i ministri” a risolvere la situazione. Sull’indagine della procura di Napoli si dice invece meravigliato: “Bertolaso e Pansa professionalmente sono bravissimi. Sono sconcertato nel vedere e nel leggere queste cose. Ma penso che questa cosa non vada enfatizzata. Meno ne parliamo, meglio è, di questi corollari”.


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Pubblica Amministrazione - Riformare, riformare, riformare

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione
di Walter Ricci


C’è chi punta sulla concertazione con i sindacati, chi insiste sull’opportunità di attuare processi di razionalizzazione. Ma quel che accomuna tutti gli amministratori regionali e comunali interpellati è la necessità di riformare il settore pubblico, partendo dall’iniziativa di cui si è reso protagonista il ministro della Funzione pubblica e dell’innovazione Renato Brunetta, un’operazione trasparenza volta a valorizzare il merito e individuare inefficienza e scarsa professionalità nella pubblica amministrazione. La decisione di rendere pubblici attraverso la pubblicazione di stipendi e assenze dei dipendenti del ministero che guida può essere considerata la prova concreta di una volontà politica ben precisa.

Certo, però, che il confronto tra sindacati (leggi: Cgil) e il ministro Brunetta sulla riforma della Pubblica amministrazione non fosse semplice era cosa abbastanza prevedibile. Come prevedibile era che tra i sindacati il più duro fosse la Cgil. E il clima di dialogo nel primo confronto tra Brunetta e i sindacati ha ricevuto subito una brusca interruzione. Ancora prima che sul merito, i problemi sono nati sul metodo. Ad appena 15 minuti dall’inizio dell’incontro infatti, la Cgil ha abbandonato il tavolo sulla riforma della Pubblica amministrazione, a causa appunto di “una questione di metodo”. Il coordinatore dei settori pubblici della Cgil, Michele Gentile, ha spiegato che la decisione del ministro di convocare un solo componente per sigla “vuol dire far partire il dibattito nelle peggiori condizioni”. Insomma, ha aggiunto, “si decide unilateralmente chi deve partecipare”.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Comunque quanto il “modello” proposto dal governo sia praticabile e replicabile a livello regionale è questione che trova una sponda nelle amministrazioni locali. Per l’assessore regionale al Bilancio della regione Abruzzo, Giovanni D’Amico, si tratta di “un’iniziativa preliminare che va nella giusta direzione”. Più nel dettaglio per l’esponente della giunta di Ottaviano Del Turco, all’idea di fissare criteri attraverso i quali valutare in modo qualitativo il lavoro nel settore pubblico, deve seguire “un ulteriore approfondimento del rapporto di lavoro al fine di garantire a tutto il sistema maggiore efficienza”. D’Amico ritiene quindi praticabile la via indicata dal ministro anche a livello regionale e a tal proposito riferisce di una proposta di legge all’esame del Consiglio regionale, “dalla quale dovrebbero derivare norme attuative e di verifica per rendere efficiente il lavoro nel servizio pubblico, sulla base della qualità dei servizi erogati”.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Dello stesso avviso il titolare delle Risorse Umane, Demanio e Patrimonio della regione Lazio, Marco Di Stefano, per il quale “i dirigenti sono alte professionalità. Non credo che avrebbero problemi a veder pubblicate on line le loro retribuzioni. Certo prima è necessario un confronto con i sindacati e con i soggetti coinvolti perché non si può prescindere dalla concertazione”, sottolinea l’esponente dell’esecutivo guidato da Piero Marrazzo, che ricorda come sia già partito un “giro di vite” per “rendere più efficiente la macchina burocratica della Regione Lazio”. “Nei mesi scorsi – spiega Di Stefano -, abbiamo iniziato un processo di questo tipo, commissionando anche uno studio al professore Ichino. Abbiamo introdotto l’obbligo di timbrare il badge anche per i dirigenti e adeguato le visite fiscali che ora scattano per tutti, dipendenti e dirigenti, dopo un giorno”. La Regione Lazio è intervenuta anche sulla meritocrazia. “Per la prima volta – continua l’assessore - abbiamo fissato gli obiettivi che i dirigenti devono raggiungere all’inizio dell’anno così da poter verificare se vengono raggiunti. Inoltre esiste una commissione di studio che si occupa di valutare il lavoro e abbiamo introdotto il contratto decentrato per far sì che i premi di produttività non venissero distribuiti a pioggia ma secondo il merito”. Tutte misure che, fa notare, hanno portato a una riduzione dell’assenteismo “in media di due giorni all’anno per dipendente”.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Anche in Calabria si lavora insieme ai sindacati a un nuovo modello di organizzazione del lavoro, come spiega l’assessore al Personale, Carmela Frasca. “Stiamo lavorando a un nuovo modello organizzativo della regione, pur sapendo che non è semplice”, dice la Frasca, che non entra nel merito dell’operazione trasparenza avviata dal ministro Brunetta, pur condividendone le finalità che persegue, efficienza e razionalizzazione della macchina amministrativa. Proprio alla razionalizzazione del servizio pubblico la Frascà sta lavorando insieme ai sindacati per rendere operativo un modello che ridefinisca in senso migliorativo il settore. A cominciare da provvedimenti apparentemente semplici e non certo innovativi come “la diffusione di orologi negli uffici davanti alla vigilanza”. Passando per processi più delicati come “il passaggio di deleghe alle province”, che ha aperto una fase di lavoro continuo per monitorarne l’iter. L’esponente della giunta Loiero rivendica più in generale quanto è stato fatto finora, non ultima la firma del contratto integrativo ai primi del 2008, “perché se è vero che vogliamo essere corretti con i lavoratori, vorremmo che allo stesso tempo lavoratori fossero corretti con i cittadini calabresi prima che con noi”.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione
Da qui, l’esigenza di erogare servizi di qualità e la messa a punto di “nuclei di valutazione oggettivi” che evitino di lasciare la competenza ai singoli dirigenti. Per tutte queste ragioni, in Calabria è in atto “un’analisi puntuale dei punti deboli e stiamo predisponendo il modello organizzativo”. Sulla trasparenza dei dati relativi al personale, la Frasca ammette di non avere “difficoltà a pubblicarli”, ma la partita è “più ampia e non è certo semplice”. L’obiettivo resta, come sostiene lo stesso ministro Brunetta, “dare onore al merito e incentivare chi merità più di altri”, ed è per questo, ribadisce l’assessore, che “serve una valutazione veramente oggettiva”. Dal Sud al Nord, il giudizio non cambia. Per il comune di Milano, spiega l’assessore ai Servizi Civici Stefano Pillitteri, “è una linea che condividiamo pienamente e su cui sin dall’inizio del mandato abbiamo incentrato le nostre politiche volte alla chiarezza e alla semplicità della pubblica amministrazione”. Da più di un anno, Palazzo Marino ha reso possibile la trasparenza sugli atti amministrativi e su come vengono svolti. “Rispetto alla pubblicazione su internet delle assenze dei dirigenti pubblici negli enti locali possiamo lavorarci sopra - continua Pillitteri -, ma è evidente che il comune ha una situazione ben diversa da quella della pubblica amministrazione. Continuiamo il nostro percorso, quindi, e dall’iniziativa del ministro cerchiamo di cogliere gli aspetti migliori per una realtà come la nostra, cioè di un ente locale”.


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Emergenza campana, fra governo e toghe

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Paolo Feliciotti


È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il decreto legge n. 90 che reca le “Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile”.
Tra le misure più importanti adottate, la nomina del Capo del Dipartimento della protezione civile, Guido Bertolaso, a Sottosegretario di Stato con funzioni di coordinamento della complessiva azione di gestione dei rifiuti nella regione Campania.
A Bertolaso è affidato il compito di realizzare un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti e di aprire nuove discariche per lo smaltimento in piena sicurezza dei rifiuti urbani prodotti in Campania. Il decreto legge prevede anche sanzioni per i comuni della Campania che non raggiungano l’obiettivo minimo di raccolta differenziata, affidandone il controllo proprio a Bertolaso. Per la durata dell’emergenza, prevista fina al 31 dicembre 2009, Bertolaso può chiedere l’impiego delle Forze armate per l’approntamento dei cantieri e dei siti, per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti; può inoltre chiedere il concorso delle Forze armate stesse, unitamente alle Forze di polizia, per la vigilanza e la protezione dei cantieri e siti. Al Ministro dell’Ambiente vengono affidati i compiti di informazione e partecipazione dei cittadini in collaborazione con le amministrazioni locali ed in accordo con il Dipartimento per l’informazione e l’editoria presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le aree e gli impianti correlati all’attività di gestione dei rifiuti assumono la veste di aree di interesse strategico nazionale e quindi sono previste misure anche di carattere straordinario di salvaguardia e tutela per garantirne la protezione e l’efficace gestione.


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I magistrati - Ma prima dov’erano?

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Gianluca Marchi


Come promesso in campagna elettorale il governo Berlusconi ha tenuto la sua prima riunione operativa a Napoli per dare significato e peso alla propria volontà di intervenire sull’emergenza spazzatura, e nell’occasione ha rispolverato l’ottimo Guido Bertolaso, nominandolo sottosegretario alla partita, e una serie di misure che sono ricordate in un altro articolo di questa pagina. Neanche il tempo di diventare operativo, e il capo della Protezione civile è stato indirettamente investito dalla bufera giudiziaria scatenata dalla procura partenopea contro le strutture commissariali (è finita agli arresti domiciliari Marta Di Gennaro, numero di Bertolaso quando questi fu Commissario ai rifiuti). I pm avrebbero voluto arrestare tutti e mandarli a Poggioreale, a cominciare dal prefetto Alessandro Pansa, ma sono stati mitigati dal gip. Come si suol dire, la giustizia deve fare il suo corso. Tuttavia non si possono eludere alcuni interrogativi. Ad esempio dove è stata la magistratura in tutti questi quindici anni di scandalosa gestione commissariale dei rifiuti campani? Possibile che si sia svegliata proprio negli ultimi tempi, spinta a intervenire solo quando il problema è salito prepotentemente sul palcoscenico nazionale, anzi planetario? Desta qualche sospetto anche la tempistica usata dagli inquirenti, che sono intervenuti pochissimi giorni dopo che lo Stato ha dato finalmente un segnale serio di voler affrontare e cancellare questo scandalo da quarto mondo. E ancora ci si chiede: ma i magistrati si rendono conto degli effetti che le loro azioni hanno sulla vita di tutti i giorni dei cittadini, oppure che milioni di persone vivano in mezzo alla spazzatura non gliene può fregar di meno?


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Il consorzio che unisce politica, affari e camorra

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Davide Giacalone

Il cadavere di Michele Orsi, morto ammazzato a Casal di Principe, pesa sulla politica e non può essere archiviato con frasi di circostanza. Non potrà essere tumulato sperando di chiudere nella bara il terribile messaggio che porta con sé: la politica, l’impresa e la camorra hanno fatto società, ma l’equilibrio regge solo se è la terza a dominare. Sapevate che Orsi era iscritto ai Ds?
Era stato in Forza Italia, poi i fratelli avevano traslocato fra i Democratici di Sinistra. Si erano anche avvicinati a Rifondazione Comunista, candidandosi a finanziarla, fino a quando Francesco Forgione, rifondarolo presidente della commissione parlamentare sulla criminalità organizzata, intervenne a bloccare l’evidente intento illecito. Il resto del mondo che ha le mani fra i rifiuti le tiene anche nella politica, senza distinzione di schieramento ed al solo scopo di fare affari. Per una lunga stagione si sono fatti a sinistra, e se sottolineo con forza quell’aderenza partitica non è per speculare o far propaganda, ma perché il male si diffonde, i partiti contaminati sono anche altri e non se ne esce se non si ha il coraggio della denuncia aperta e chiara. La sinistra non ha questo coraggio, ma neanche la destra brilla.
Il fulcro della faccenda sta nel modo in cui si spartiscono i soldi e le clientele, è quello il meccanismo che porta le istituzioni a far società con i criminali. Si chiamano “consorzi”, servono ad evitare le gare, quindi la trasparenza, e funzionano così: a. i comuni, pertanto la politica, scelgono di unirsi per trattare condizioni migliori; b. le municipalizzate fanno società con imprenditori privati, che entrano nel business per amicizie politiche; c. la cosa marcia perché la camorra garantisce l’ordine pubblico e la difesa dagli interessi antagonisti; d. i politici incassano qualche soldo e le assunzioni degli spazzini che non spazzano; e. gli imprenditori fanno soldi senza misurarsi con il mercato; f. la camorra accumula più potere e soldi di tutti. Risultati: 1. spesa pubblica alta; 2. spazzatura ovunque; 3. inquinamento delle istituzioni.
Orsi pensava di potersene tirare fuori, e lo hanno ammazzato. Lo Stato e la politica che pensano? o sono già morti? Questa è la partita, e riguarda l’esistenza stessa dello Stato, non solo qualche tonnellata di pattume.


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La mano di Ahmadinejad

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Davide Giacalone

Condivido l’iniziativa de Il Riformista e mi pare doveroso manifestare contro Ahmadinejad. Inoltre è grottesco che a parlare contro la fame nel mondo sia chiamato chi ammazza i sazi. Naturalmente esistono anche le ragioni della diplomazia e dei rapporti interni all’Onu, per cui è abbastanza ozioso interrogarsi sull’opportunità o meno di stringere la mano di un tale dittatore che ancora promette la cancellazione d’Israele dalla carta geografica. Di mani sporche, in quel consesso, ve ne sono parecchie. Aggiungerei che ve ne sono anche molte d’inutili, fra le quali quelle dell’Onu che s’occupano di crisi alimentari.
Nei confronti dell’Iran l’Italia ha, semmai, altri guai ed altri problemi. Intanto è bene non dimenticare che ancora qualche mese fa non solo Prodi stringeva quella mano, ma il governo italiano s’affannava a giudicare legittime le aspirazioni regionali di un Paese che minaccia di morte gli altri ed annuncia di volersi dotare di tecnologia atomica. E’ vero che il governo è cambiato, ma l’Italia è sempre la stessa. Come sempre gli stessi sono i soldati italiani che si trovano in Libano, teoricamente incaricati di disarmare gli amici dell’Iran e della Siria, mentre, di fatto, intenti a salvar la pelle ed a non guastare il difficilissimo equilibrio che fa sembrare il Paese dei cedri ancora sovrano ed indipendente. E’ su quel fronte che gli aiuti iraniani servono a far morti israeliani. Morti veri, di gente non in guerra, bombardati dai terroristi. Italiani erano anche i militari presenti in Afghanistan, fatti oggetto di un attentato mortale da milizie armate dagli iraniani. A futura memoria di cosa intende il governo di Ahmadinejad come esercizio dei buoni rapporti.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
La mano del presidente iraniano sarà comunque stretta dai rappresentati dell’impresa, riuniti del suo albergo. Gli affari sono affari, ma con uno così non è possibile farne senza garantirgli anche un ritorno politico. Quindi, per cortesia, non prendiamoci in giro. Oltre tutto, non è così rilevante agguantargli la zampa, mentre fu rumorosissimo il silenzio politico quando gli studenti di Teheran manifestarono contro il suo governo.
Dopo di che: so bene che usiamo anche il petrolio iraniano, e so che incrudelire i rapporti mette a maggior rischio i nostri militari. Non a caso ci battiamo da anni per una maggiore indipendenza energetica (senza scoprire in colpevole ritardo la necessità del nucleare), e continuo a pensare che quelle truppe, in Libano, siano ostaggio di una pace falsa. Quindi non mi scandalizzo per una diplomazia che di queste cose deve tenere conto. Mentre mi ripugna una politica che maneggia tale materiale senza lasciare traccia di principi morali.


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Il presidente iraniano in Italia non ha incantato nessuno

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Dimitri Buffa

Se la ricorderà per un pezzo questa “vacanza romana” il presidente iraniano Mahnoud Ahmadinejad.
Se aveva sperato di utilizzare l’assurdo relativismo etico della Fao per farsi la propria passerella mediatica come accadde a New York alla Columbia university un anno fa si era fatto male i propri conti.
Qui nella capitale della cristianità l’ex pasdaran della rivoluzione di Khomeini, che partecipò nel 1979 al sequestro di 444 ostaggi americani nell’ambasciata a Teheran, ha rimediato solo rifiuti, gaffes, contestazioni, marce contro di lui e tanta ma tanta propaganda negativa per il regime degli ayatollah. “Non praevalebunt”, dunque.

Di buon mattino appena arrivato ha trovato simbolicamente ad attenderlo i dissidenti iraniani che insieme ai radicali italiani hanno condotto la prima delle tante manifestazioni di protesta al Campidoglio. Poi gli ebrei romani hanno distribuito qualcosa come 25 mila volantini davanti alla Fao in cui era raffigurata la faccia barbuta di Ahmadinejad, sbarrata dal segno di divieto e accompagnati da scritte come “Non posso entrare” o “Non ti vogliamo”

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Alla Fao invece nella tarda mattinata qualche addetto del cerimoniale ha pensato bene di compiere la gaffe diplomatica dell’anno. Quella più pesante: negare l’accesso al giornalista iraniano dissidente Ahmed Rafat, che anni fa fu anche eletto come segretario dell’associazione della stampa estera in Italia, alla conferenza stampa dello stesso Ahmadinejad. Cosa che ha comportato un’altra tegola diplomatica sull’Iran: l’annullamento da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini (ex ministro degli esteri nei governi Berlusconi 2 e 3) della prevista visita di cerimonia con l’ambasciatore iraniano peraltro già calendarizzata per il prossimo 9 giugno. La notizia che ha dell’incredibile però è che il divieto di entrare ad Ahmed Rafat sia stato ufficialmente comunicato proprio dagli uomini addetti alla sicurezza della Fao. “Per ordine di Ahmadinejad”, gli è stato anche detto.

Fatto sta che lo stesso Ahmed Rafat ha protestato pesantemente con le autorità italiane e con l’ordine nazionale dei giornalisti: “Considero molto grave che la censura di Ahmadinejad arrivi fino a Roma e che impedisca a un giornalista, iscritto all'Ordine dei giornalisti italiani, di esercitare la propria professione perché ha opinioni negative, come moltissimi italiani, sul governo iraniano”. “E' molto grave – ha sottolineato Rafat - che la Fao, un organismo internazionale ospitato dall'Italia, si renda complice del regime di Teheran.”


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Incredibilmente il Tg3 delle 14,15 ha dato pochissimo risalto a questa cosa, al contrario di tutti i media televisivi e non, agenzie comprese. A dirla tutta, nel sentire l’edizione giorno del tg sembrava quasi che non fosse successo niente oggi a Roma, e che la visita di Ahmadinejad fosse da considerarsi una cosa “normale”. In compenso, per una volta, almeno la figura negativa di Ahmadinejad, unita ai suoi deliranti discorsi tenuti anche davanti ai mille e rotti delegati Fao, contro l’Onu, l’America e Israele (tutti accusati di fomentare la fame nel mondo, magari operando sulla svalutazione del dollaro “per fare pagare ai poveri” i tanti conflitti in corso in Medio Oriente e sul fronte della lotta al terrorismo islamico), ha messo d’accordo praticamente tutte le forze politiche italiane contro Ahmadinejad. Che può vantare il non invidiabile record di essere riuscito indigesto al governo Berlusconi, al governo ombra di Veltroni e persino all’Italia dei valori e a Di Pietro in persona.

E infatti a fare dichiarazioni di fuoco sono stati un po’ tutti: da la Russa a Di Pietro, passando per il ministro degli esteri Franco Frattini, per Veltroni, per Polledri della Lega e per Rutelli del Pd. Neanche una nota stonata, stavolta. E gli italiani hanno potuto così anche constatare e godersi gli effetti virtuosi derivati dall’avere tenuto i verdi di Pecoraro Scanio, la Rifondazione di Bertinotti e i Comunisti unitari di Diliberto fuori dal Parlamento. Con il loro voto sovrano. Ahmadinejad qui a Roma non ha incantato nessuno.

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Sequestro in Somalia - Ancora sconosciuta l’identità dei rapitori

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Luca Meneghel

"Ribadisco la linea di assoluto riserbo, il che non significa che non si stia operando". Pasquale Ferrara, portavoce del Ministero degli Esteri, ha spiegato così il silenzio che avvolge il rapimento di Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini in Somalia. I due connazionali, impegnati in attività umanitarie, sono stati prelevati da un gruppo armato il 21 maggio: da allora le notizie filtrano con il contagocce, mentre l'unità di crisi della Farnesina lavora dietro le quinte per giungere ad un accordo con i rapitori.

I fatti. È il 21 maggio: Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, operatori dell'Ong Cins, sono in Somalia da due mesi e lavorano a un progetto di sviluppo agricolo. La loro base operativa è l'hotel Dusa Mareb nel villaggio di Malable, a 70 km da Mogadiscio. All'alba la base dei cooperanti viene assalita da una ventina di uomini armati di mitra: una delle guardie muore nel corso della sparatoria, mentre i due italiani e il capo del progetto – Abduraham Yussuf Harale, di nazionalità somala – vengono sequestrati dai rapitori.

Elisabetta Belloni, responsabile dell'unità di crisi della Farnesina, conferma il sequestro e dà il via alla collaborazione con l'Ong per la quale lavoravano i due italiani. Si tratta del Cisn (Cooperazione italiana nord sud): fondata nel 1988, si descrive come un'organizzazione indipendente riconosciuta da Farnesina, Unione Europea e Nazioni Unite. Il Cisn è attualmente impegnato in 17 paesi: dal 1994 opera anche in Somalia, promuovendo azioni di solidarietà per alleviare le condizioni di vita della popolazione.

Diffusasi la notizia del rapimento, iniziano a circolare ipotesi sull'identità dei sequestratori in attesa di una rivendicazione che continua a farsi attendere. Le indagini partono da quanto accaduto venti giorni prima: il 2 maggio, infatti, una banda tentò di assaltare la stessa casa del Cisn ma gli aggressori vennero messi in fuga. In quell'occasione i potenziali rapitori lasciarono sul campo due cadaveri: uno verrà poi trafugato dalla stazione di polizia che lo aveva preso in consegna. L'Ong, in quell'occasione, minimizzò l'accaduto bollandolo come una battaglia tra bande rivali in prossimità di un check point.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
In mancanza di una richiesta di riscatto, scarseggiano anche le certezze. Molti puntano il dito contro l'islamico Shek Sharif Shek Ahmed, ma è lo stesso leader delle Corti islamiche somale a proclamarsi innocente: "Siamo profondamente addolorati e dispiaciuti – ha dichiarato al Corriere della Sera – e faremo tutto ciò che è in nostro potere per liberare i due cooperanti". L'ipotesi più accreditata è che i rapitori provengano dall'arcipelago dei "talebani somali": il rapimento potrebbe allora essere finalizzato alla liberazione di islamici ribelli detenuti dal governo. Alla luce della povertà imperante in Somalia, i sequestratori potrebbero però accontentarsi di un riscatto monetario.

Una cosa è certa: l'Italia può vantare ottimi contatti tanto con il Governo somalo di transizione, guidato dal presidente Abdullahi Yusuf Ahmed, quanto con l'opposizione islamica moderata – l'Alleanza per la Ricostruzione e la Riliberazione della Somalia, sospettata dall'amministrazione statunitense di essere in contatto con Al Qaeda. Informazioni potrebbero giungere inoltre dal corpo di spedizione etiopico presente sul territorio.

Il riserbo chiesto dalla Farnesina, così come l'impossibilità di giungere a ipotesi concrete, va letto alla luce della complessa situazione sociopolitica della Somalia. In guerra costante, da anni il paese fronteggia gli scontri tra signori della guerra, coorti islamiche, governo somalo e truppe etiopi: a poco è servito l'arrivo dei caschi verdi, contingente di pace africano prevalentemente composto da soldati ugandesi. Terra di emigranti, la Somalia è uno dei paesi più poveri al mondo: l'economia nazionale, devastata dai conflitti, dipende interamente dagli aiuti internazionali. Disperate sono le condizioni della popolazione: il sistema sanitario è gestito esclusivamente dalle Ong straniere, proprio come la Cisn per la quale lavorano Occhipinti e Paganini. In questo quadro, frammentario e disperato, gli investigatori dovranno trovare gli spiragli per riportare in libertà i nostri connazionali.


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Dal mondo arabo applausi a Israele per il caso Olmert

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Khaled Abu Toameh

Il caso di corruzione che ha coinvolto il Primo Ministro Ehud Olmert ha suscitato profondo ammirazione nei confronti di Israele all’interno del mondo arabo, dove in molti si sono appellati ai propri governanti affinché anche il loro paese possa beneficiare di un sistema democratico e di un apparato giudiziario indipendente sul modello israeliano. Le manifestazioni di apprezzamento verso Israele sono un fenomeno raro all’interno del mondo arabo. Tuttavia, considerando la reazione di molti arabi all’accusa di corruzione di Olmert la scorsa settimana, la tendenza sembra essersi invertita. Persino gli arabi che amavano autodefinirsi “nemici giurati dell’entità sionista” hanno ora iniziato a tessere le lodi di Israele.

Nelle scorse settimane, il caso di corruzione che ha visto implicato il primo ministro Olmert ha conquistato l’attenzione dei media, intensificando le richieste per una maggiore trasparenza e responsabilità nel mondo politico arabo. “Indicatemi un paese arabo o islamico dove il primo ministro o qualsiasi alto funzionario di Stato sia mai stato indagato per corruzione o concussione”, ha scritto un lettore che si fa chiamare soltanto “Majed”. Majed, insieme a molti altri, aveva lasciato il proprio commento a margine di un articolo apparso su un sito arabo; il pezzo parlava della testimonianza al processo Olmert da parte del filantropo americano Morris Talansky, il quale ha riferito alla polizia come il premier israeliano avesse accettato da lui più di 150mila dollari in contanti nel corso degli ultimi 14 anni. Un altro lettore, Sami, ha commentato: “Il regime israeliano può anche avere tutti i difetti del mondo, ma è sempre meglio delle cosiddette ‘democrazie’ arabe; e in più ha un primo ministro e un governo che si rinnovano ciclicamente”. Un cittadino saudita di nome Abdel Karim ha fatto appello ai suoi fratelli arabi affinché cessino le critiche ad Israele, e si inizi piuttosto ad imparare qualcosa dal suo sistema democratico. “Prima di maledire Israele, dovremmo guardare al suo apparato giudiziario e alla sua democrazia, dove nessuno è al di sopra della legge”, ha scritto. Khaled, un altro cittadino saudita, aggiunge: “Benché si parli di Israele, che io stesso odio più di qualunque altra cosa, devo ammettere che lì nessuno è al di sopra della legge”. Mahmoud al-Bakili, yemenita, ha lasciato la sua testimonianza su uno dei tanti siti web: “Vogliamo lo stesso tipo di responsabilità e trasparenza nel mondo arabo ed islamico”. E poi c’è questo commento di un arabo che si fa chiamare Voce siriana: “Nonostante il mio forte rancore verso il regime sionista, nutro profondo rispetto e ammirazione per questa entità, perché al suo interno nessuno è al di sopra della legge. Nel mondo arabo, si infrange la legge ogni giorno e a nessuno sembra importare”.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Lo scrittore egiziano Abdel Aziz Mahmoud non crede possibile che anche i grandi capi arabi verranno un giorno processati per molestie sessuali o corruzione: “Non penso che potremo mai vedere la polizia che interroga un leader arabo per aver molestato la sua segretaria, o per aver intascato tangenti”, ha scritto. “Nemmeno i nostri figli o i nostri nipoti vivranno fino a vedere quel giorno. Quanto è accaduto in Israele non sarà mai realtà in un paese arabo”. Alcuni arabi sono arrivati al punto di rimproverare duramente il proprio popolo per non essere stato capace di sollevarsi contro i propri dittatori corrotti. “C’è corruzione nel mondo arabo così come in Israele”, scrive Abu Hadi dall’Iraq, “la differenza è che gli israeliani ritengono responsabili i propri governanti, mentre noi arabi rimaniamo in silenzio osservando la loro immoralità”. Jamal, meglio noto come “Madman”, scrive che “la ragione per cui Israele è sopravvissuto così a lungo è riconducibile al suo sistema giudiziario indipendente ed equo. Sfido i paesi arabi ad instaurare un apparato simile e a sopravvivere”. Molti altri trovano strano che Olmert venga posto sotto accusa per “solo” alcune decine di migliaia di dollari ipoteticamente ricevuti da Talansky: “Si mormora che abbia ricevuto qualcosa come tremila dollari l’anno”, nota Abu Atab dal Marocco, piuttosto superficialmente. “Questo significa che Olmert non è poi così male. Un qualsiasi funzionario di Stato arabo intasca la stessa cifra in tangenti in un solo giorno. I nostri leader rubano milioni di dollari e nessuno si sognerebbe mai di metterli sotto accusa”. Sullo stesso tema torna un giovane algerino: “Nel mondo arabo, gli uomini importanti non si scomodano nemmeno per cifre inferiori al milione di dollari; il denaro viene poi depositato su conti correnti segreti in Svizzera. Se Olmert ha accettato una somma così misera è di sicuro uno sciocco”.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Un altro commento, questa volta da Ahmed di Giordania, fa riferimento ancora alla quantità di denaro: “Solo qualche migliaio di dollari? Che stupido. É meno di quanto un ministro egiziano intasca in un giorno, un dirigente saudita in 45 minuti e un membro del governo kuwaitiano in 30 secondi”. Un osservatore arabo che si fa chiamare Jasser Abdel Hamid suggerisce a Olmert di chiedere asilo politico in un paese arabo: “Perché non chiede la cittadinanza?”, scrive. “Da noi potrebbe intascare tutto il denaro che vuole, e anche se scoprissero il furto probabilmente gli dedicherebbero un monumento nella pubblica piazza”. Quelli a seguire sono invece commenti recentemente apparsi sulla stampa araba. Scrive Mohammed dal Libano: “Potete immaginare un’indagine che coinvolga un capo arabo o musulmano? Ma vi rendete conto di quanta corruzione verrebbe alla luce?”. Abu Yusef dall’Egitto: “Sfortunatamente per noi questa è la vera democrazia e i nostri nemici sono bravi a metterla in pratica. Nel mondo arabo tutti rubano qualsiasi cosa e nessuno osa mai fare domande”. Aggiunge Rashid dall’Arabia Saudita: “Nonostante tutti i nostri problemi con gli ebrei, loro sono molto più bravi di noi a combattere la corruzione e a far emergere la verità”. Innamorato di Israele dall’Arabia Saudita afferma invece: “Israele è uno Stato che merita di esistere e a cui dobbiamo profondo rispetto. Vorrei anch’io essere cittadino di uno Stato simile”. Prosegue sulla stessa linea Hani da Ramallah: “Questa è la democrazia al suo massimo splendore. Basta dittature nel mondo arabo - impariamo da Israele. Prendiamo esempio dalla loro democrazia”. Conclude Rashid Bohairi dal Kuwait: “Scommetto che lo Stato di Israele sarà un esperimento riuscito. Stanno indagando il loro primo ministro per un affare di poche decine di migliaia di dollari. E perché tacciamo riguardo ai milioni di dollari che Mahmoud Abbas e l’Autorità Palestinese hanno rubato? Perché il popolo palestinese ha ancora fame?”.

© Jerusalem Post

Traduzione di Alia K. Nardini


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Olmert: "Nucleare iraniano va fermato con qualsiasi mezzo"

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
Il primo ministro israeliano Ehud Olmert, in visita negli Stati uniti, ha affermato che il programma nucleare iraniano "va fermato con qualsiasi mezzo".

In un discorso preparato per la platea filoisraeliana della potentissima lobby AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), Olmert sostiene che la comunità internazionale dovrebbe penalizzare l'Iran con il divieto di viaggi d'affari e di transazioni finanziarie, nonché imponendo ulteriori sanzioni. Il mondo, spiega il premier israeliano, dovrebbe prendere in considerazione "il danno a lungo termine del nucleare iraniano paragonato ai benefici a breve termine di fare affari con l'Iran".

Si tratta, secondo alcuni osservatori, dell'attacco più virulento mai pronunciato da Olmert nei confronti di Teheran.

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Obama: "Sono il candidato democratico alla presidenza"

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
"Questa notte mi rivolgo a voi come candidato del partito democratico alla presidenza degli Stati Uniti". Con queste parole Barack Obama si è dichiarato vincitore nella gara alla nomination democratica, conclusasi questa notte con le primarie in Montana e Sud Dakota. "Questa notte si chiude un viaggio storico e ne inizia uno nuovo che ci porterà un'America migliore": non usa mezze parole il giovane senatore di Chicago Barack Obama parlando ai ventimila democratici dell'arena di St. Paul, in Minnesota, per la prima volta con la certezza della vittoria.

Ma l'ex first lady di New York Hillary Clinton non si arrende, neppure all'aritmetica. Nella notte dell'investitura del suo avversario Barack Obama come candidato democratico alle prossime presidenziali, Clinton ha detto di non volere "prendere alcuna decisione, non questa notte". La platea del Baruch College di New York, dove ha tenuto il discorso conclusivo della stagione delle primarie, ha intonato il coro 'Denver, Denver, Denver'. E' la sede della convention democratica di fine agosto dove l'ex first lady potrebbe battersi per togliere a Obama la nomination.

Nel giorno delle ultime elezioni della stagione delle primarie, in Montana (vittoria di Obama) e Sud Dakota (vittoria di Clinton), Barack Obama ha di fatto conquistato il numero sufficiente di delegati per aggiudicarsi la nomination democratica e l'ex first lady democratica Hillary Clinton, ancora una volta, punta tutta la sua posta sul rosso: 'Sono pronta - dice - a fare la vice di Barack Obama'. Rifiuta di ammettere ufficialmente di avere perso le primarie, Clinton, persino nel giorno in cui il suo avversario, il giovane senatore afroamericano di Chicago, le ha matematicamente vinte.

La voce che Hillary Clinton stava pensando al 'dream team' gira da settimane e lunedì, secondo l'emittente americana Cnn, lo aveva ammesso apertamente parlando a colleghi di partito. Ieri, in una conference call con esponenti democratici di New York, lo ha ripetuto a chiare lettere. "Sono pronta". Pronta ad aiutare Obama con gli elettori che hanno dimostrato, primaria dopo primaria, di non volerlo votare: le tute blu, i democratici della regione degli Appalachi, i poveri, le donne bianche, gli ispanici. Se la soluzione per salvare Obama dalla sconfitta certa è quella di fare da navigatore, anziché da pilota, Clinton ci sta. Per il bene del partito.

La palla ora è nel campo di Obama, che secondo gli addetti ai lavori, tutto vorrebbe nella sua squadra tranne l'ingombrante presenza di Clinton e del suo illustre marito Bill. Non un 'dream team', sarebbe, ma un incubo. Eppure Obama potrebbe essere costretto a prendere in considerazione l'alleanza con l'avversaria per non alienare una fetta cruciale dell'elettorato democratico.

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Geminello Alvi: Federalismo fiscale? Tagliamo le Province

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Non c’è foto di Giulio Tremonti a Francoforte alla quale in questi giorni sia mancato il sorriso di chi si trova più che a suo agio, forse stanco, ma rilassato, soddisfatto. Ne ha ben donde. Ha ribadito il pareggio di bilancio italiano per il 2011, proprio mentre l’Eurogruppo rinviava per tutti la soglia ultima di due anni, al 2012. E ha tra l’altro persuaso i suoi colleghi con pochi tocchi, ben dosati. Tasse alla Robin Hood e la ristrutturazione dei mutui hanno acceso la fantasia degli altri ministri. Ai quali il ritorno di tanto spumeggiante talento alle loro riunioni, dopo due anni, deve essere piaciuto. Come piace all’Italia, nazione di non più giovani, i quali appunto non prediligono l’ansia. E un intervento di 30 miliardi da qui al 2011 è molto, ma non pare troppo. A ben altre cifre ci aveva abituato il governo del povero Prodi e soprattutto a ben altre ansie e smentite, beghe e continui rancori. Eccoci invece tornati più comprensivi, contenti persino che il ministro Tremonti sia stato visto in ameno colloquiare col suo predecessore. Per chi stravince è più facile essere di buon cuore.
E tuttavia, per quanto ci faccia bene la quiete, e avessimo tutti urgenza di rasserenarci dopo la deriva venezuelana alla quale ci destinava il prodismo, non è che i nostri guai siano finiti. Il talento consumato del ministro Tremonti ha semplificato, e calmato il fronte europeo. Non sono cifre impossibili, quelle necessarie per portare l’indebitamento netto vicino allo 0 nel 2011. L’abolizione di un comma famigerato sulla Finanziaria e i tagli di qualche miliardo per sanità, enti locali e pubblico impiego richiederanno grande maestria già quest’anno. Ma ancora rientrano nei preliminari. Non sono il compito più difficile. Attuare un efficiente federalismo fiscale, e per tal via far calare già entro questa legislatura in misura sensibile la pressione fiscale sarebbe l’impresa straordinaria. Giacché, tre punti in meno di tasse sul Pil, implicherebbero 50 miliardi da trovare da qui al 2011 con più crescita o tagli.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Peraltro il rispetto di Maastricht può bastare al prodismo che elevando le tasse ha fatto finta di non vedere e ci ha infilato con una struttura statale inadeguata nell’Euro. Col quale va però anche ricordato sono iniziati i nostri guai. Tutto quanto non ci piace dello Stato in Italia, e che conduce alla decadenza è stato dagli anni 90 narcotizzato, via via peggiorato dalle tasse di Prodi e Visco. Dunque, con buon senso, prima o poi andrà disfatto. Il che implicherà calare la pressione fiscale e quindi tagli alla spesa più alti di quelli sufficienti per Maastricht. Per dirla in altri termini: il federalismo fiscale dovrà sortire l’effetto di farci costare meno lo Stato. Non dovrà rinnovare altri alibi allo spreco statale. Sarebbe un gran bene quindi se coinvolgesse gli enti locali nella responsabilità del debito e vivificasse l’enorme mano morta pubblica. Ma richiederebbe anche dei tagli. Per esempio: le Province. Dagli ultimi dati, del 2005, esse hanno circa 14 miliardi di entrate. Forse almeno un quinto potrebbe recuperarsi chiudendole. Significherebbe 2 miliardi di tasse dalla Rc auto, 1 dall’imposta di trascrizione in meno. Non sarebbe certo l’entità dei ben altri tagli richiesti per ridurre in misura sensibile la pressione fiscale. Ma questo criterio applicato a tutte le funzioni mal svolte dallo Stato darebbe un criterio di misura al federalismo fiscale e no, che resta la gran scommessa di questa legislatura.


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Salvatore Tramontano: Il vero delitto è fermarsi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
A costo di deludere gli estimatori della morale buonista e chi rifugge tutte le decisioni che comportano responsabilità, ci tocca difendere il governo dalla tentazione di fare un passo indietro sulle norme che riguardano il reato di clandestinità. E difenderlo da chi cerca di ritagliargli addosso un’accusa di xenofobia.
Dovremmo, quindi, difenderlo dai socialisti spagnoli che puntano l’indice contro l’Italia quando cerca di limitare l’afflusso indiscriminato di clandestini e invece si esaltano quando sparano sui barconi della disperazione. Dovremmo difenderlo dagli apparati burocratici dell’Onu, farraginosi quando si tratta di fermare le stragi nel mondo, efficienti quando cercano di rifarsi una reputazione censurando un governo europeo che vuole difendere la propria sovranità.
Il vero reato è fermarsi. Il vero reato è cedere alle tentazioni di chi vorrebbe sterilizzare l’Italia negando il suo diritto a scelte sovrane. Se uno dei nostri ministri avesse fatto un appunto alle severissime norme varate dalla Germania sarebbe scoppiato un incidente diplomatico. Se l’Italia avesse difeso i diritti dei sans-papier sgomberati a colpi di manganello dalle chiese di Parigi, nonostante la protezione dell’indifesa bellezza di Emmanuelle Beart, l’Eliseo avrebbe sicuramente aperto una crisi diplomatica. Invece oggi è facile contestare al nostro governo quello che non ha mai detto per impedirgli di fare ciò che è necessario. Basterebbe recuperare la cassetta del confronto tra il ministro dell’Interno Maroni e il suo collega ombra Minniti per capire che la norma era prima di tutto dissuasiva.
Chi cerca di accreditare un’idea paratotalitaria dell’Italia finge di ignorare, caso unico in Europa, che il governo ha scelto da subito la via parlamentare preferendola a quella del decreto. Fin dall’inizio Maroni, considerando la delicatezza delle scelte ha spiegato che non ci sarebbe stata alcuna imposizione nonostante i numeri della maggioranza, ma un percorso chiaro, trasparente e pienamente democratico. Più democratico di quei provvedimenti sulla sicurezza interna che i governi dell’Unione hanno affidato a un decreto urgente.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
E l’uso dissuasivo ha già avuto effetto. Nei dibattiti su internet, come nelle cronache riportate dai giornali stranieri, si è diffusa l’idea che l’Italia non sia più un Paese del Bengodi dove tutti possono entrare e fare quello che vogliono. È finita la situazione parossistica in cui i trafficanti di uomini potevano arruolare leve di disperati da sbattere sui barconi diretti verso l’Italia, con l’unica prospettiva di diventare mano d’opera nera o incrementare le file della prostituzione nelle strade. Per questo ci permettiamo di dire al presidente Berlusconi che l’immagine dell’aggravante, se aiuta a disinnescare le ostilità preconcette, rischia di annacquare la forza di un provvedimento che ha dato un segnale di inversione di tendenza. C’è una sola cosa inaccettabile, un sentimento ipocrita, purtroppo diffuso in Europa. Un sentimento lava coscienza: quello per cui l’idea va difesa, ma solo a casa degli altri.


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La Bardot condannata per «razzismo»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
E cinque. All'età di 73 anni, Brigitte Bardot è stata condannata ieri da un Tribunale francese per la quinta volta nella sua vita. Niente a che vedere con le piccanti sequenze dei suoi film, che ormai potrebbero essere proiettati anche all'oratorio. La condanna di ieri, come le quattro che l'hanno preceduta, riguarda le dure critiche rivolte da BB alla comunità islamica transalpina e in particolare al modo in cui vengono sacrificati gli agnelli (spesso sgozzati e dissanguati nelle vasche da bagno) in occasione della festa dell'Aid el-Kebir.

Nel dicembre 2006 l'allora ministro degli Esteri Nicolas Sarkozy ricevette una lettera pubblica di protesta a firma dell'ex attrice, divenuta una fervente paladina della causa animalista (sono note le campagne della Fondazione Brigitte Bardot contro il massacro dei cuccioli di foca e contro l'abbandono dei cani). Nella missiva BB se la prendeva col modo in cui molti musulmani francesi (e non certo solo francesi) esercitano “artigianalmente” la liturgia del sacrifico dell'agnello, infliggendo all'animale in questione inutili e crudeli sofferenze.
L'attrice è tradizionalmente molto polemica nei confronti della comunità islamica transalpina. Così la crociata animalista (per chiedere che gli agnelli vengano storditi prima d'essere uccisi) è stata condotta nei termini che hanno portato alla sentenza di ieri: 15mila euro di multa per «incitamento all'odio razziale». In particolare il Tribunale parigino (a cui si erano rivolte la Lega dei diritti dell'uomo, il Movimento per l'amicizia tra i popoli e la Lega contro il razzismo) ha condannato una frase della Bardot. Eccola: «Siamo stufi d'essere presi in giro da tutta questa gente che ci distrugge, che distrugge il nostro Paese imponendogli i propri atti». Di qui la denuncia per «provocazione alla discriminazione o all'odio razziale» nei confronti della popolazione musulmana. L’ex attrice non era presente alla lettura del verdetto.
In una lettera ai giudici, BB si era detta «stanca e avvilita», ma decisa a continuare la sua battaglia contro le sevizie sugli animali. La sentenza è stata vista come una persecuzione da parte degli amici di BB, ma ha provocato anche qualche perplessità tra i suoi nemici, che speravano in una condanna al carcere (con la condizionale), oltre alla multa. di Alberto Toscano

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Cecchi Gori in carcere: ha debiti per 25 milioni

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il produttore cinematografico in manette per bancarotta fraudolenta: è la terza volta. La Marini: "Non lo abbandono"

«Tranquilli, si tratta solo di un disguido». La cosa che fa simpatia di Vittorio Cecchi Gori è il suo ottimismo. Lui, il suo terzo arresto per bancarotta fraudolenta lo definisce così: un «disguido».
Del resto Vittorione tende sempre a minimizzare. Lo fece anche quando nel 2000 fu mollato dalla moglie Rita Rusic («È solo un po’ nervosa. Tornerà tra le mie braccia...); stessa sorte, cinque anni dopo, con Valeria Marini («Macchè crisi. Rimarra al mio fianco...»); idem nel 2001 quando la Fiorentina fallisce e viene retrocessa («È un equivoco, con un presidente come me queste cose non accadono...»).
Amori infranti e delusioni sportive. Ma, soprattutto, guai giudiziari. Ieri, l’ennesima tegola sulla testa di un uomo tanto sfortunato quanto ingenuo; caratteristiche che suo padre Mario, quando era in vita, non aveva scrupolo di sintetizzare nella formula: Il mi figliolo l’è proprio un gran bischero!
Quando ieri pomeriggio i finanzieri lo hanno arrestato, il produttore cinematografico si trovava nel suo ufficio di Roma. L'inchiesta è quella che riguarda la Cecchi Gori Group, dichiarata fallita il 23 ottobre del 2006 dal Tribunale di Roma. I debiti complessivi della società, sono stati stimati in circa 25 milioni di euro.
Ma c'è dell'altro. Secondo un'indagine svolta dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza della Capitale, è emerso che nei giorni successivi alla sentenza dichiarativa del fallimento, Vittorio Cecchi Gori ebbe contatti non solo con uomini politici ma anche con magistrati «al fine di cercare solidarietà».
L'indagine delle Fiamme gialle farebbe riferimento, tra l'altro, a presunti «incontri o contatti» con la moglie dell'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti, con l'ex onorevole Claudio Martelli e, tramite un avvocato, con Antonio Di Pietro.
I pubblici ministeri Lina Cusano e Stefano Rocco Fava, che il 14 maggio scorso avevano chiesto il rinvio a giudizio non solo di Cecchi Gori ma anche del suo collaboratore Luigi Barone (anche lui arrestato ieri), hanno investito della questione la Procura di Perugia, competente a valutare la posizione che i magistrati romani possono avere assunto nella vicenda.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Nell’ambito della stessa inchiesta è stata emessa una terza ordinanza di custodia cautelare, stavolta ai domiciliari: riguarda Giorgio Ghini, presidente del collegio sindacale Safim Cinematografica.
Intanto la Procura di Roma ha disposto il sequestro di quote societarie di diverse imprese riconducibili allo stesso produttore cinematografico, che detengono la proprietà di immobili di prestigio del valore di diverse centinaia di milioni di euro, tra cui diverse sale cinematografiche a Roma, Firenze, Genova e Bari. «La decisione - sottolinea una nota del comando provinciale di Roma della Guardia di Finanza - è stata presa a garanzia dei creditori».
La principale ipotesi di reato contestata dalla procura di Roma a Cecchi Gori e agli altri due destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare (Luigi Barone e Giorgio Ghini) è bancarotta fraudolenta, il cui passivo è di circa 25 milioni di euro, e scaturisce dal fallimento di alcune aziende del gruppo Cecchi Gori, «deliberatamente condotte al dissesto - afferma la Gdf - e svuotate del loro patrimonio in favore di altre società del medesimo gruppo»; ciò, conclude la Guardia di Finanza, è stato realizzato «mediante fittizie operazioni di riorganizzazione societaria, passaggi di quote azionarie e operazioni commerciali simulate, anche con società estere».
Cecchi Gori si trova ora in stato di isolamento nel carcere romano di Regina Coeli. Al personale dell’istituto penitenziario sarebbe apparso «sereno e tranquillo». A confortarlo sono arrivate anche le parole di Valeria Marini: «Sono solidale con lui come sempre lo sono stata, anche in altri momenti brutti. Ho mantenuto un bel rapporto di amicizia e se lui ha bisogno di me, di qualunque cosa, io ci sono».
Oggi Cecchi Gori incontrerà gli avvocati del suo collegio difensivo, i quali hanno definito l’arresto del loro cliente «un provvedimento inutilmente afflittivo».
Nino Materi

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Tremonti: "Entro l’estate la tassa sui petrolieri"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Piace all’Ue la Robin Hood tax, l’imposta sui guadagni legati all’aumento del petrolio. Il ministro: "Chi ha fame non aspetta". Si studia un patto anti carovita con la grande distribuzione

Roma - Sulla tassazione straordinaria delle società petrolifere, l’Italia andrà avanti anche da sola: può e deve farlo, la gente che ha fame non aspetta». La Robin Hood Tax a carico dei petrolieri - lanciata da Giulio Tremonti e in arrivo tra fine giugno e primi di luglio, insieme con il Dpef - compare sul tavolo dei ministri finanziari europei riuniti a Lussemburgo e raccoglie più consensi che riserve. In contemporanea potrebbero arrivare misure per raffreddare i prezzi dei generi di consumo. Il Governo - ha annunciato ieri il ministro del Welfare Maurizio Sacconi - sta lavorando per trovare accordi con la grande distribuzione organizzata con l’obiettivo di fronteggiare il caro-prezzi. In vista anche misure a favore di agricoltori, pescatori e autotrasportatori per alleviare il caro benzina.
Misure che dovranno passare l’esame di Bruxelles. Per il momento sul tavolo c’è la Robin Hood Tax di Giulio Tremonti. «È una delle possibilità, personalmente non dico di no, e questo non è poco», commenta il presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Junker. Per Christine Lagarde, ministro delle Finanze francese, l’idea è intelligente, ma vanno valutate in pieno le conseguenze. Più tiepidi i tedeschi, che temono un aumento dei prezzi da parte dei petrolieri.
Anche la presidenza di turno slovena è prudente, rilevando che la proposta va valutata con attenzione. La Robin Hood Tax tremontiana è comunque finita nell’agenda europea, anche se - spiega lo stesso ministro dell’Economia, al termine della riunione Ecofin che ha cancellato ufficialmente la procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia - non sarà necessariamente una misura europea, e potrà essere una norma fiscale nazionale. «Le decisioni sulle tasse sono di competenza nazionale», conferma il commissario europeo al mercato interno Charlie McCreevy.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Tremonti va avanti, dunque, per la sua strada: «A profitti straordinari, prelievi straordinari», afferma. Ricorda poi che il prezzo del greggio è la somma di un barile di petrolio più una bottiglia di champagne a causa di chi «ha perso coi derivati e vuole rifarsi speculando sul petrolio». Il ministro dell’Economia non entra nei particolari delle misure fiscali: «Dateci tempo - dice - ne stiamo discutendo». Assicura tuttavia che si tratterà di una tassa «generalizzata e non distorsiva»; sarà applicata a tutti i petrolieri. Questo principio di neutralità dovrebbe evitare rilievi da parte dello sceriffo di Nottingham, ovvero da parte della Commissione europea.
È molto probabile che la misura venga inserita nel pacchetto di fine mese che, insieme con il Dpef, conterrà un piano di riduzione del deficit (la correzione del disavanzo sarà di 30 miliardi in tre anni, per assicurare il pareggio di bilancio entro il 2011) e alcune misure di tipo sociale. «Faremo le correzioni previste dal governo Prodi: abbiamo ereditato quel vincolo e lo rispetteremo», dice ancora Tremonti. Da settembre si aprirà in Parlamento una grande discussione su federalismo fiscale e legge di bilancio, «già ne stiamo discutendo - osserva il ministro - con l’opposizione e il governo ombra». Per varare una Finanziaria da 10 miliardi senza aumentare l’imposizione fiscale sui cittadini, aggiunge, occorre tagliare le spese e «ne discuteremo con le parti sociali».
Intanto, l’Ecofin mette la parola fine alla procedura per deficit eccessivo aperta dall’Ue nei confronti dell’Italia. Il presidente dell’Eurogruppo, Junker, riconosce al nostro Paese di essere «molto determinato» nel programma di miglioramento dei conti pubblici. Ma ricorda anche che il nostro debito pubblico è il più elevato della zona euro.
E mentre Tremonti tira dritto sulla Robin Hood Tax, i petrolieri stanno alla finestra. Vogliono capire meglio che cosa succederà. Ieri i rappresentanti del settore hanno incontrato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, per un confronto sui prezzi del carburante. «Il nome della tassa è molto bello ed eccitante - ha osservato Pasquale De Vita, presidente dell’Unione petrolifera -; adesso aspettiamo che l’imposta si concretizzi e poi la commenteremo». Ma intanto De Vita ricorda che, secondo le compagnie petrolifere, la tassazione in Italia è già «un po’ alta» rispetto al resto d’Europa.
Secondo Scajola è necessario contenere i prezzi interni del carburante attraverso una maggiore efficienza del sistema distributivo, e una maggiore concorrenza. Saranno rimossi, assicura il ministro, i vincoli all’apertura di nuovi distributori. E si farà un’analisi comparativa dei prezzi nei Paesi dell’area euro.
Gian Battista Bozzo

>>Da: Mirko
Messaggio 3 della discussione
Speriamo sia la volta buona.
Mirko

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Alitalia, titolo sospeso per la privatizzazione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Pubblicato in gazzetta Ufficiale il decreto per le procedure della vendita di Alitalia. Per questo, come annunciato ieri da Consob, il titolo è stato sospeso questa mattina dalle contrattazioni di piazza Affari.
Cosa prevede il decreto Il provvedimento prevede che il Consiglio dei Ministri, con propria delibera, possa individuare uno o più soggetti qualificati che, "anche nell’interesse di Alitalia, promuovano in esclusiva, per conto terzi ovvero anche in proprio, la presentazione di un’offerta, indirizzata all’azionista o alla società, finalizzata ad acquisire il controllo di Alitalia-Linee aeree italiane s.p.a. entro il termine indicato nella stessa delibera". Dalla data della delibera Alitalia "consente al soggetto individuato o a soggetti dallo stesso individuati quali interessati alla presentazione dell’offerta, previa assunzione di adeguati impegni di riservatezza, l’accesso ai dati e alle informazioni necessarie alla presentazione dell’offerta stessa". Il provvedimento prevede inoltre che nel periodo che trascorrerà tra l’individuazione del soggetto e la presentazione dell’offerta "le attività comunque finalizzate alla preparazione dell’offerta stessa non danno luogo ad obblighi informativi ai sensi del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria". Le successive determinazioni per quanto riguarda la cessione del controllo, "alle eventuali operazioni straordinarie strumentali al perfezionamento dell’operazione, alle eventuali indennità e manleve da rilasciarsi o impegni da assumersi in relazione alla situazione della società, comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, sono assunte con delibera del Consiglio dei Ministri, avendo prioritariamente riguardo alla salvaguardia degli interessi pubblici coinvolti rispetto ai termini economici e finanziari complessivi dell’offerta presentata". Infine sui tempi: "Al fine di assicurare la continuità e l’economicità dell’azione amministrativa, gli incarichi di consulenza già conferiti dal Ministero dell’economia e delle finanze nell’ambito della procedura di privatizzazione di Alitalia possono essere estesi, senza oneri aggiuntivi, anche oltre il termine originariamente previsto".
Titolo sospeso in Borsa Borsa Italiana ha deciso di sospendere dalle negoziazioni, fino a successivo provvedimento, le azioni ordinarie di Alitalia, le obbligazioni convertibili e i relativi strumenti derivati. Lo comunica Palazzo Mezzanotte. Ieri una nota Consob anticipava che la Commissione e Borsa Italiana stavano valutando la possibilità di sospendere Alitalia in borsa dopo la pubblicazione del decreto approvato il 30 maggio dal governo, che prevede la privatizzazione della compagnia di bandiera in deroga alle norme sulla vendita di partecipazioni pubbliche e sulle informazioni di mercato.

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Pakistan, bomba all'ambasciata danese: 8 morti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Sono 8 le vittime nell'attacco contro la sede del governo di Copenhagen a Islamabad: un kamikaze si è fatto saltare in aria. La Danimarca ha subito ritorsioni dopo la pubblicazione delle vignette su Maometto
Islamabad - Almeno otto persone sono rimaste uccise in un’esplosione provocata da un sospetto attacco kamikaze di fronte all’ambasciata danese a Islamabad. Lo ha annunciato la televisione pubblica pachistana. L’area dell’esplosione è stata evacuata e diverse ambulanze sono accorse sul posto. Secondo quanto riportano fonti della sicurezza locale, con molte probabilità l’attentato sarebbe stato condotto da un kamikaze a bordo di un’autobomba. Al momento non si hanno notizie di rivendicazioni. Decine di auto sono inoltre rimaste danneggiate dalla deflagrazione, avvenuta intorno alle 13 locali. Il ministro degli Interni, Kamal Shah, ha confermato che c’è stata un’esplosione all’esterno dell’ambasciata danese, ma non ha riferito ulteriori dettagli. Immagini provenienti dal quartiere della capitale pachistana coinvolto hanno mostrato decine di auto danneggiate e un grande cratere sul terreno. I soccorritori hanno tratto in salvo almeno una persona ricoperta di sangue, alla quale hanno subito dato una coperta arancione. La Danimarca ha subito minacce alle proprie ambasciate a seguito dalla pubblicazione da parte dei quotidiani nazionali di una caricatura del profeta Maometto. I musulmani ritengono un sacrilegio le vignette sul profeta.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Al Qaeda rivendica attacco all'ambasciata danese
L'attentato si è consumato nei pressi dell'ambasciata danese, dove lo scoppio di un'autobomba aveva provocato sei morti e almeno una ventina di feriti. Un messaggio pubblicato ieri su internet, firmato dal leader di Al qaeda in Afghanistan, spiega che la Danimarca è diventata un obiettivo perchè non si è scusata per la pubblicazione delle vignette offensive e irriverenti su Maometto.


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Mestre, blitz di esponenti leghisti: "No a costruzione campo nomadi"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 25 della discussione


Decine di persone hanno bloccato i lavori dalle prime ore dell'alba. Attacco al sindaco: «Cacciari tradisce i veneziani».

Esponenti e simpatizzanti della Lega Nord, poco dopo l’alba, a Mestre (Venezia) si sono riuniti per bloccare i lavori di costruzione di un campo nomadi finanziato dal Comune con 2,8 mln di euro.

Alla manifestazione - hanno riferito gli organizzatori - partecipano alcune decine di persone; alcuni di loro si stanno incatenando per impedire l’avvio dei lavori che, già previsti per i giorni scorsi, stanno subendo dei rinvii. Oltre agli esponenti del Carroccio, sono presenti i rappresentati del comitato di cittadini contrario alla costruzione del campo, che è destinato a una comunità sinti che da decenni vive a Mestre. Sono previste piccole casette con annessa, a ciascuna, lo spazio per parcheggiare una roulotte.

>>Da: -cerberus
Messaggio 19 della discussione
Il 99% sono ladruncoli o comunque vivono di espedienti.e chi lo nega proprio non ci vede.
E se lavorano la casa se la devono pagare come me la son pagata io, altrimenti pagano l affitto.
Oppure fuori dalle scatole loro e chi li sostiene.

>>Da: Magnolia
Messaggio 20 della discussione
Al mio vicino tre sere fa sono entrati nell'appartamento e hanno rubato.
Nella zona, tutte villette, hanno rubato in tre su quattro negli ultimi 5 anni compresa la mia.
Praticamente sempre zingari e rumeni. Qualche volta albanesi.
Ma perchè io devo avere paura a casa mia?
Perche devo spendere 4000 euro di antifurto e pagare una persona che quando vado in vacanza si faccia due giri al giorno??????????????
Ma basta!


>>Da: aristodog
Messaggio 21 della discussione
Hai detto bene Magnolia: PAURA.
LA PENSIAMO COSI 40 MILIONI DI ITALIANI!


>>Da: baffo
Messaggio 22 della discussione
I veri razzisti sono quelli che credono che accogliendo gente straniera senza cultura e senza voglia di avere la nostra cultura e storia si possa star meglio tutti.
In realtà si aprono le porte a guerre civili.
I popoli o sono completamente uniti o lottano.


>>Da: Nando179764
Messaggio 23 della discussione
Milanese di nascita,per avere una casa popolare ho dovuto, avere lo sfratto, aspettare 10 anni, avere la pensione al minimo, diventare invalido al 100%, con 2 tumori, uno alla prostata e uno all'osso sotto la clavicola destra. .....mio Dio!!! perchè non mi hai fatto nascere rom.....mi avrebbe salvato Cacciari.

>>Da: aquilanera
Messaggio 24 della discussione
Se, come dice Cacciari, sono in italia da 40 anni e lavorano la casa se la comprano come fan tutti...
La voglio anch'io la casa a Venezia pagata dalle amministrazioni sinistre, la voglio bella e vicino al mare, grazie,e già che ci sei, caro il mio Cacciari, giardino e parcheggio.


>>Da: Marianna
Messaggio 25 della discussione
Il sindaco di Venezia, Maurizio Cacciari, ha deciso di sospendere l'inizio dei lavori di costruzione del villaggio per i sinti di Mestre.
Lo stop arriva dopo le manifestazioni degli ultimi giorni dei comitati locali della lega.
Il sindaco userà il rinvio per cercare il dialogo con i residenti.


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La battaglia del tedesco negli asili di Bolzano

>>Da: santana
Messaggio 10 della discussione


dal nostro inviato JENNER MERLETTI

Si potrebbe mettere un cartello. "Per ottenere il posto è richiesta la conoscenza della lingua tedesca". Poche domande e non certo difficili. "Come ti chiami? Dove abiti? Ti piace il gelato?". Il candidato deve rispondere nella lingua di Goethe, altrimenti non supera l'esame di ammissione: non per entrare in una facoltà universitaria a numero chiuso, ma per avere un posto in classe e un lettino per il sonnellino del dopo pranzo alla scuola materna.

Succede in Alto Adige e l'"esame di ammissione" per il piccolo italiano che vuole frequentare l'asilo tedesco sta spaccando Bolzano e dintorni. Da una parte la Sudtiroler Volkspartei che vuole "garantire la sopravvivenza culturale ed etnica della minoranza tedesca" e chiede (assieme ad Alleanza nazionale) gli elenchi dei bambini iscritti per capire quanti siano gli "italiani". Dall'altra il Pd ed i Verdi che per questo esame di lingue e per il rifiuto di aprire "scuole miste" minacciano di rompere giunte e alleanze. "Non accettiamo - dice Christian Tommasini, segretario del partito democratico - i diktat dell'Svp. Noi vogliamo sezioni con una maestra italiana e una tedesca, altrimenti salterà l'accordo di coalizione per le prossime elezioni d'autunno". Il verde Riccardo Dello Sbarba, presidente del potente Consiglio provinciale, dice che i test linguistici sono illegali. "Si vogliono schedare i bambini per costruire un catasto etnico già alla scuola materna".

Si chiama Oswald Ellecosta, capogruppo dell'Svp in Consiglio comunale, l'uomo che vuol fare l'esame di ammissione all'asilo. Mette subito le mani avanti. "Guardi, si tratta di un esamino. "Come stai? Ti piace giocare con la palla?" Tutto qui. Il problema è serio. La scuola, per noi che nel 1919 e nel 1946 siamo stati strappati all'Austria, è l'unico luogo in cui possiamo salvaguardare uno dei pilastri della nostra etnia: la lingua. E questa si impara all'asilo infantile, non nella casa di riposo. Se a scuola arrivano bambini che non sanno una parola di tedesco, cosa succede? Il bambino italiano si isola, la maestra deve seguirlo più degli altri e non riesce a seguire bene i bambini tedeschi che sono nella loro scuola e hanno il diritto di imparare bene la lingua che già parlano nella loro famiglia.

Da tre o quattro anni le richieste di genitori italiani per le nostre scuole sono aumentate e allora è nato un problema: per la prima volta i tedeschi non hanno trovato posto nelle loro scuole. C'è stata tanta polemica perché abbiamo chiesto gli elenchi dei cognomi. Lo sappiamo bene anche noi che i signori Rossi o Hollzmann possono essere italiani o tedeschi e che dai cognomi non si capisce molto. Ma noi tedeschi ci conosciamo bene, le nostre famiglie sono qui da secoli. E parlando fra noi, senza dovere leggere gli elenchi ufficiali, abbiamo capito che in tante sezioni tedesche i nostri bambini sono appena la metà degli iscritti. Nessun problema per i bambini di famiglia mista che parlano le due lingue. Ma non si può iscrivere alla scuola tedesca un bimbo che non sa una parola di tedesco: danneggia se stesso e gli altri".

Da qui l'idea dell'"esamino". "Guardi, è previsto dal Dpr 301 del 1988 in attuazione dello statuto dell'autonomia. Si dice che se il bambino, dopo 20 giorni di scuola, non è in grado di capire e di farsi capire, deve tornare alla scuola della propria etnia. Contro la decisione della scuola si può ricorrere al Tar. Io sarei per cambiare la norma. Non si

>>Da: Magnolia
Messaggio 9 della discussione
Dato che l'Altoadige-Sudtirol è ancora italiano, ad una famiglia italiana gli si deve garantire di iscrivere il proprio ragazzino ad un asilo tedesco, senza dover incorrere in problemi di etnia, gli si deve garantire la possibilità di frequentare qualsiasi istituto statale di istruzione.

>>Da: lilith
Messaggio 10 della discussione
Lo scandalo è che per entrare in una scuola italiana si debba far un esame per appurare le conoscenze della lingua tedesca.


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Statali, verso nuovo giro di vite

>>Da: firefox65
Messaggio 13 della discussione
Truffa aggravata per falsi malati?
Nuovo giro di vite per gli statali fannulloni. Una bozza di un nuovo documento del ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, prevede il reato di truffa aggravata e il licenziamento per il lavoratore pubblico. che presenti un certificato con false attestazioni di malattia. Previsto anche un rafforzamento dei controlli medici giornalieri durante il periodo di assenza e il licenziamento per il medico nel caso di falsa attestazione.

Il documento del ministro riguarda, in particolare, la riforma del lavoro pubblico e della contrattazione collettiva che sarà consegnato ai sindacati nel giro delle consultazioni sul piano industriale, le cui linee generali sono state rese note nei giorni scorsi ai rappresentanti dei lavoratori.

Nel rafforzamento del sistema dei controlli e sanzione, si prevede anche il licenziamento del medico, se pubblico dipendente, nel caso di falsa attestazione.

I lavoratori pubblici in esubero che rifiutano di essere spostati in un'altra amministrazione saranno licenziati, prevede il documento Brunetta. Stop anche ai premi a pioggia "a prescindere dalla qualita" del lavoro svolto. Dovranno essere corrisposti secondo la "valutazione della qualita' del prodotto e dei servizi resi". La produttività - è scritto - "dovra" essere direttamente commisurata ai risultati ottenuti". Limitazioni anche per la carriera con automatismi dovuti all'anzianità di servizio.

Avanti Brunetta!

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

A me sembra buona e va attuata, il che è piu difficile, i sidacati si sono già dichiarati contrari a partire da quel comunista di Epifani.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Il documento di riforma della Pubblica amministrazione del ministro Brunetta si presenta come una rivoluzione: chi sta a casa con un certificato falso rischia la condanna per truffa aggravata. Stop ai premi a pioggia

Roma - Rivoluzione Brunetta. Sulla pubblica amministrazione sta per abbattersi la scure del nuovo ministro della Funzione pubblica. Lo statale che presenta un certificato contenente false attestazioni di malattia si macchierà del reato di truffa aggravata e pertanto sarà licenziato. In più chi rifiuta la mobilità potrà essere licenziato in tronco. Lo prevede una bozza del nuovo documento su riforma del lavoro pubblico e contrattazione consegnato da Brunetta ai sindacati nel giro delle consultazioni sul piano industriale.
Malattia E' previsto anche un rafforzamento del sistema dei controlli medici giornalieri durante il periodo di assenza per malattia del dipendente nonchè il licenziamento del medico, se pubblico dipendente, nel caso di falsa attestazione. Il documento prevede, dunque, una modifica sostanziale della "complessa, quanto inefficace, disciplina delle sanzioni. In primo luogo - è scritto - si definiscono le violazioni che danno luogo al licenziamento che diventano reato di truffa aggravata, quindi si semplifica il procedimento disciplinare accelerando i termini procedimentali ed eliminando la perentorietà di quelli non strettamente attinenti al diritto di difesa". L’obiettivo è di agevolare la conclusione del procedimento e l’effettiva irrogazione della sanzione. Il dirigente, con più poteri disciplinari, sarà responsabile personalmente se non avvia il procedimento. Oltre a modificare la disciplina delle sanzioni, Brunetta punta a introdurre la cultura della valutazione, ad un riordino della dirigenza e alla riforma della contrattazione.
Mobilità I lavoratori pubblici in esubero che rifiutano di essere spostati in un’altra amministrazione saranno licenziati. Lo prevede sempre il documento Brunetta. Stop anche ai premi a pioggia "a prescindere dalla qualità del lavoro svolto", ma che dovranno essere corrisposti secondo la "valutazione della qualità del prodotto e dei servizi resi". La produttività - è scritto - "dovrà essere direttamente commisurata ai risultati ottenuti". Limitazioni anche per la carriera sulla base di automatismi dovuti all’anziantà di servizio. Quanto agli esuberi, dunque, l’idea è di introdurre un sistema di rilevamento delle unità di personale in più "perché non più funzionali alla struttura o perché inutili sotto il profilo della competenza e della professionalità".
La valutazione Per la prima volta - dice il documento - "si ancora il sistema di valutazione del personale e dei dirigenti pubblici agli standard qualitativi dei servizi erogati che costituiscono criterio oggettivo e controllabile anche dall’esterno, dato l’obbligo di pubblicità degli indicatori di produttività e delle operazioni di valutazione, del rendimento dei dipendenti". La valutazione si svolgerà sì nelle singole amministrazioni, ma sarà "validato e controllato" da un organismo centrale. Anche i passaggi di carriera avverranno attraverso concorsi, valutati rigorosamente. Le indennità di risultato saranno attribuite ad un numero limitato di dirigenti in base, appunto, ai risultati conseguiti.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Bonanni (Cisl): «Siamo intenzionati a collaborare». Polverini (Ugl): «Si discutano riforma e rinnovi»

Il piano industriale «anti-fannulloni» per la pubblica amministrazione proposto dal ministro Brunetta ha suscitato reazioni sostanzialmente positive all’interno del sindacato. L’unica eccezione è rappresentata dalla Cgil di Guglielmo Epifani che ha definito l’incontro informale di ieri pomeriggio con il titolare del dicastero di Palazzo Vidoni meramente «interlocutorio».
Per la Cgil, infatti, non è possibile riformare la pubblica amministrazione senza che prima siano soddisfatte tre condizioni. In primo luogo, il rapporto tra legge e contratto in materia normativa. «C’è un nuovo testo. Lo valuteremo ma non va alterato il rapporto che c’è oggi altrimenti il contratto nazionale si svuota», ha spiegato Epifani. Un secondo problema investe il rapporto tra il piano industriale e i tagli alla spesa che intende definire il ministro dell’Economia. «Il problema - ha aggiunto - è quello che fa Tremonti che sta pensando a tagli indiscriminati. Ci preoccupa il tema degli organici e dei precari».
Infine, i contratti di lavoro ancora aperti. «Ci sono i contratti della ricerca e dell’università che ancora devono rinnovare il biennio 2006-2007 mentre per tutti gli altri resta ancora aperto il biennio in corso e questo implica, ora che ci si avvicina al Dpef e alla finanziaria, che il governo metta a disposizione le necessarie risorse per la loro copertura», ha concluso Epifani. Anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni ha messo l’accento sulla questione delle disponibilità di bilancio ma senza farne una pregiudiziale. «Mi pare - ha detto Bonanni - che si stia individuando il cammino più idoneo sul metodo. C’è tutta l’intenzione di lavorare per far sì che questo piano industriale tanto atteso si concretizzi. Le riforme si fanno con la carota e non con il bastone».
Sì a flessibilità ed efficienza in cambio di un’adeguata contropartita. «Vogliamo collaborare - ha sottolineato il leader della Cisl - e abbiamo chiesto di garantire le prospettive contrattuali e il taglio delle tasse (la detassazione degli straordinari anche per il pubblico impiego, ndr). Bisogna mettere a disposizione risorse e affrontare questo sforzo con spirito positivo».
Una posizione, quella di Bonanni, condivisa in larga parte pure dalla Uil. «Abbiamo ribadito l’interesse ad affrontare i temi posti sul pubblico impiego per rendere più efficiente la pubblica amministrazione ma abbiamo anche ribadito, con altrettanta fermezza, che non sono possibili nozze con i fichi secchi. Ci aspettiamo una bella torta nuziale, ci aspettiamo cioè risposte concrete ai rinnovi contrattuali ancora aperti», ha dichiarato il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani, ribadendo che anche a via Lucullo ci si attende un’estensione del provvedimento di detassazione delle prestazioni straordinarie.
Le medesime osservazioni sono state sottoposte all’attenzione di Brunetta anche da parte dell’Ugl. «Un incontro positivo», ha dichiarato il segretario Renata Polverini, precisando come «la discussione sulla riforma della pubblica amministrazione non possa essere isolata rispetto al confronto avviato sulla riforma della contrattazione, visto che si agisce sul riordino del contratto privato e di quello pubblico». In materia di rinnovi contrattuali l’Ugl ha chiesto a Brunetta di «blindare» le risorse già con il prossimo Dpef.
Polv

>>Da: Magnolia
Messaggio 6 della discussione
Questa gente non capisce che il ciclo del lavoro è:
1)lavoro 2)offro un servizio 3) ricevo lo stipendio
Invece per loro il ciclo è:
1)vado a lavoro 2)firmo 3)ricevo lo stipendio
Si sentono intoccabili.
Speriamo facciano qualcosa, e che in futuro venga assunta gente con voglia di lavorare.

>>Da: baffo
Messaggio 7 della discussione
Per esperienza diretta posso dire anche che la perla della fannuloneria la devo dare ai sindacati, ho visto situazioni sconcertanti, si puo dire che gli unici giorni di lavoro sono quelli dello "sciopero".


>>Da: lilith
Messaggio 8 della discussione
In italia ci vuole la mano pesante e questo governo sembra partito con il piede giusto.
Vedremo.

>>Da: aquilanera
Messaggio 9 della discussione
I redditi da lavoro statale incidono sul bilancio per circa 160 mld di euro, oltre il 10% del PIL. Se riuscissimo a dimezzare solo questo aspetto (e secondo me i fannulloni sono oltre la metà) avremmo un recupero di PIL del 5%, qualcosa di esorbitante.
Senza contare l'indotto dovuto al tempo recuperato per evitare tutti gli intralci che la PA offre al cittadino pur di giustificare i dipendenti.. tipo quando vai al comune e per un modulo passi per tutti gli sportelli, disturbando alla fine il segretario di turno che sa miracolosamente usare il pc: capitelo, ormai i solitari girano solo su quelle odiossissime macchine...............

>>Da: ruggero
Messaggio 10 della discussione
Ah, ecco che arriva già la testuggine delle parti sociali a difesa degli statali che d'improvviso diventano indefessi lavoratori vittime della destra!


>>Da: Il giaguaro
Messaggio 11 della discussione
Buttar fuori quelli che non fanno nulla è un gesto di giustizia anche nei confronti di quelli che all'interno della PA lavorano onestamente e si fanno il mazzo per colpa di chi non fa quello che dovrebbe.


>>Da: ilcorsaro
Messaggio 12 della discussione
Mi convince tutto, ho solo qualche perplessita' sull'autorita' centrale che controlla le amministrazioni pubbliche, non vorrei fosse l'ennesimo inutile cassone di stato.


>>Da: Marianna
Messaggio 13 della discussione
Sui dipendeti statali porto una (fra le tante) mie esperienze.
Devo andare a pagare il passo carraio..fila da 50 persone che stanno perdendo tempo e denaro. Su 5 dipendenti in 4 stavano male...mah.
Io sono per il licenziamento per chi non lavora (non vedo perchè pagare uno che non lavora) e dare un premio invece a chi lavora bene e molto, che di solito sono i dipendenti onesti e ambiziosi.


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Il Pentagono accusa il governo birmano

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Lillo Maiolino

«Negligenza criminale». È questa l'accusa che pende sui militari a capo della giunta dittatoriale che governa la Birmania dal 1962. A formularla è il segretario alla Difesa Usa Robert Gates che, intervenendo ad una conferenza sui temi della sicurezza internazionale svoltasi a Singapore, ha denunciato come decine di migliaia di morti in più, dopo il ciclone del 2 maggio scorso, sono da attribuire al ritardato ingresso dei soccorsi internazionali; un bilancio delle vittime più pesante, quindi, causato dall'ostruzionismo governativo. E nonostante l'apertura del governo di Rangoon, pare che ancora meno della metà dei sopravvissuti abbiano ricevuto cibo, cure e medicine. Il capo del Pentagono però precisa: «A dispetto delle difficoltà causate dalla giunta, gli Stati Uniti continueranno a impegnarsi affinché la popolazione delle regioni più colpite sia raggiunta dai soccorsi».

Le navi della marina statunitense intanto continuano a rimanere a largo delle coste birmane, senza ancora avere ricevuto l'autorizzazione a sbarcare. «É ormai evidente che il governo non intende lasciare passare i nostri aiuti» - ha continuato Gates - ricordando che gli Stati Uniti hanno contattato il governo birmano 15 volte al fine di ottenere l'autorizzazione necessaria per consegnare gli aiuti ai sopravvissuti. Questo tira e molla, dunque, potrebbe presto concludersi nel modo peggiore se la Casa Bianca deciderà di fare tornare indietro le 4 navi piene di derrate. «Solo una questione di giorni», avverte Gates. Sparita la cioccolata che si stava distribuendo ai primi sfollati, raggiunti dalle organizzazioni umanitarie, il regime di Tan Shwe, sulle pagine della «voce ufficiale» il The New Light of Myanmar, ha ribadito come la Birmania può benissimo risollevarsi da sola dal cataclisma e che, anzi, qualora la questione degli aiuti continuasse a rimanere vincolata al pieno accesso nelle regioni del delta dell'Irrawaddy, la popolazione può fare a meno dei viveri stranieri e «mangiare le rane e i pesci, che si trovano in abbondanza nelle zone colpite».

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Le associazioni per la tutela dei diritti umani presenti in zona e con l'Unicef in testa, denunciano frattanto l'ennesima vergogna. Da sabato i leaders militari hanno costretto centinaia di sfollati a lasciare i ricoveri e tornare nelle loro case praticamente distrutte dal ciclone. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia 8 campi vicino alla città di Bogalay, nel delta dell'Irrawaddy, risultano già completamenti vuoti a causa delle evacuazioni forzate. Un numero ingente di persone sono state spostate da scuole, conventi e edifici pubblici, conferma l'Associated Press. Diversi campi profughi sono stati chiusi anche a Labutta e oltre 400 abitanti costretti ad evacuare da una chiesa di Rangoon nella quale si erano rifugiati. «Il governo sta spostando la gente senza dire nulla», è questa la triste testimonianza di Teh Tai Ring dell'Unicef.

Anche Papa Benedetto XVI ha lanciato un appello prima dell'Angelus domenicale. «Vorrei invocare la materna intercessione della Vergine - ha detto Ratzinger - per le popolazioni della Cina e del Myanmar colpite dalle calamità naturali». Poste Italiane insieme con «Agire» («Agenzia Italiana Risposta Emergenze») lancia la campagna «Dona il resto»: per tutto il mese si potrà contribuire alla raccolta fondi a favore della Birmania donando, appunto, il resto delle operazioni effettuate in contante agli sportelli postali. Il donatore potrà decidere di aggiungere al resto un ulteriore importo, fino ad un massimo di 10 euro, esibendo il proprio codice fiscale.

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Ahmadinejad - L'ospite sgradito

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Alexandra Javarone

«Il mondo è gestito da incompetenti». E' quanto affermato dal Presidente iraniano Ahmadinejad, giunto a Roma per partecipare alla conferenza organizzata dalla Fao «per arginare la dilagante crisi alimentare che affligge il globo» ed in particolare i Paesi in via di sviluppo. Il vertice, cui hanno preso parte centinaia di delegazioni, giunte da ogni parte del mondo, si concluderà il prossimo 5 giugno. Un generico plauso incoraggerà, allora, l'organismo internazionale a prendere le necessarie misure per dar maggior vigore, o visibilità, alle proposte, avanzate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, «per aumentare del 50% le derrate alimentari entro il 2030».

L'attenzione dei media, come prevedibile, si è concentrata attorno alla partecipazione del presidente persiano al summit internazionale, pronti a coglier l'immensa contraddizione scaturita dall'alter ego delirante di una diplomazia internazionale che da una parte s'affanna a ricercare un piano ventennale per arginare il flagello della fame nel mondo e, dall'altra, accoglie nei propri palazzi «affamatori di popoli e civiltà», non senza assicurar loro i privilegi del caso, come magari l'allontanamento di un giornalista, sgradito al regime. Le contraddizioni sono evidenti, eppure fuori dal mastodontico palazzo di marmo bianco, innalzato alle spalle delle rovine delle Terme di Caracalla, allontanato alla stregua di un ospite sgradito, Ahmad Rafad, reporter di Adn Kronos Int., è rimasto fuori per render più confortevole il soggiorno del presidente canaglia, lo stesso uomo che inietta scellerata violenza nelle coscienze degli iraniani o che fornisce munizioni e armamenti a miliziani iracheni, libanesi e palestinesi, accusando, al contempo, l'Occidente «delle angherie» cui sarebbero sottoposte le popolazioni mediorientali, «coinvolte nel conflitto satanico statunitense».

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Il moralizzatore di Teheran, sentitosi anche più forte dopo l'invito a partecipare alla conferenza «per salvare il mondo dalla fame», proprio alla vigilia del viaggio a Roma (durante la festa organizzata per il 19° anniversario dalla morte di Komeini) si è perfino lasciato andare alla diabolica retorica di morte contro la nazione sionista: «è alla fine e sarà presto eliminato dalle carte geografiche. Il Regime sionista criminale e terrorista, che possiede una lunga storia di 60 anni di saccheggi, aggressioni e crimini è alla fine. La potenza dei tiranni (America ed Israele) è destinata a tramontare; con la vigilanza e la solidarietà tra popoli tutte le forze sataniche se ne andranno e la giustizia trionferà». In seguito a tali affermazioni, il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha annullato l'incontro, previsto per il prossimo 9 giugno, con l'ambasciatore di Teheran. Mentre Roma ha spento le luci in piazza Campidoglio, abbattendo, infine, l'onta immobile ed impenetrabile del silenzio, per lanciare un segno tangibile, per quanto simbolico, di solidale appoggio alla manifestazione, promossa da «il Riformista», contro il regime dispotico del presidente iraniano. Un atto dovuto, ma non scontato, attraverso il quale, Roma ha rimarcato il proprio dissenso avverso a chi propone e promuove ideali antidemocratici e distruttivi, quali la cancellazione di un altro Stato (Israele nel caso specifico), la tortura e l'impiccagione. Il quotidiano Kargozaran ha rivelato che sono circa cento in Iran i giovani ragazzi in attesa di un'infame esecuzione che segnerà la loro fine, colpevoli, se così può dirsi, d'aver ucciso «in stato di legittima difesa» perché vittime di abusi e soprusi. I missili hanno, allora, portata più ampia di quanta non ne abbiano i diritti ed anche la tecnologia nucleare aumenta al pari dell'odio contro Israele, contro l'Occidente, in nome di Dio, pure a costo della fame, nonostante gli appelli o le dichiarazioni d'intenti internazionali.

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Draghi promuove il governo

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Emanuela Melchiorre

Le considerazioni finali del governatore Mario Draghi all'assemblea annuale della Banca d'Italia è stata stringata, ma ha toccato sia pur velocemente i principali temi economici e le prime misure del governo, promuovendole, in vista dell'ammodernamento e della crescita economica e civile del paese.


Il contesto internazionale e le tensioni finanziarie

Il primo punto della relazione, come di consueto, è dedicato alla situazione internazionale e congiunturale, definita come un «ripiegamento ciclico mondiale». Draghi sostiene che la crisi dei mutui subprime non abbia intaccato sensibilmente il sistema bancario e finanziario italiano, avvertendo però che la crisi non è stata ancora superata. A tal proposito lasciano però perplessi le considerazioni che il governatore ha fatto riguardo all'uso della «finanza creativa». Egli infatti sostiene che tali strumenti abbiano reso il mercato finanziario più ricco di alternative e che tale varietà è un aspetto che deve essere preservato. La perplessità è proprio nel fatto che alla base della diffusione della crisi finanziaria, che ha causato appunto «il ripiegamento ciclico mondiale» e che è ancora «presto per dire se è terminata», ci sia lo spregiudicato utilizzo di prodotti finanziari, le cartolarizzazioni, che sono un risultato della ingegneria finanziaria in parola e che non permettono una effettiva percezione del rischio connesso all'operazione di compravendita finanziaria.

È facile pensare che speculazioni esclusivamente finanziarie, che sono del tutto scollegate dall'andamento dei valori fondamentali economici, siano il mezzo più rapido per la proliferazione e un canale preferenziale per la trasmissione degli effetti negativi delle bolle speculative, come quella dei mutui subprime, ma anche quella petrolifera e quella alimentare. La crisi petrolifera esiste già da molto tempo e non si è in grado oggi di prevedere il momento in cui essa scoppierà. Alan Greenspan sosteneva che non è possibile calcolare l'elasticità delle pareti delle bolle speculative. La bolla dei prodotti alimentari sta affamando il sud del mondo e inflazionando il nord. Le bolle speculative vanno individuate sul nascere e interrotte prima che possano amplificarsi e manifestare i loro effetti perversi, evitando appunto che i canali di trasmissione si diffondano e si rafforzino. Sulla politica monetaria e sul sistema dei crediti e delle banche il governatore ha espresso concetti che meritano un qualche approfondimento e sui quali ci proponiamo di ritornare.

È, invece, condivisibile l'atteggiamento prudenziale che ha suggerito il governatore alle banche italiane, chiedendo loro di rispettare le regole di Basilea II, ovvero di aumentare il patrimonio e «l'accumulazione di capitale in eccesso in epoche favorevoli per non essere costrette a contrazioni degli attivi in periodi di crisi». Ma come dimostra il continuo ripetersi delle bolle si tratta di concetti più facili a dirsi che non a mettere in pratica. L'atteggiamento prudenziale dimostrato dal governatore è in continuum rispetto alle considerazione dell'ultimo Financial Stability Forum, presieduto proprio da Mario Draghi. Ma a questo proposito, Tremonti si è detto però scettico e ha definito le misure adottate dal FSF come un ricorso ad una «aspirina» per curare un grave male.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

L'economia italiana

Le considerazioni relative all'economia italiana si sono concentrate sul tema della produttività, un valore che in Italia è basso da oltre un decennio e che per il bene del Paese, delle aziende e dei lavoratori, deve mutare sensibilmente. La produttività del lavoro è la variabile chiave che permette ad un paese di percorrere la via della crescita. Occorre, quindi, che si pongano in essere investimenti oculati in tecnologia e incentivi alla ricerca per permettere alle aziende italiane di fronteggiare la concorrenza internazionale. Inoltre, la bassa produttività non ha permesso l'adeguamento degli stipendi al crescente costo della vita. Infatti, «il ristagno della produttività - sostiene il governatore - ha ridotto i margini per incrementi retributivi aziendali, frenandone la diffusione». In termini di competitività, le aziende italiane scontano, inoltre, una pressione fiscale molto elevata. «Per ogni 100 euro di costi del lavoro per impresa, il prelievo fiscale e contributivo per un lavoratore tipo senza carichi familiari è pari in Italia a 46 euro». Negli altri paesi dell'area dell'euro il prelievo è in media pari al 43% del costo del lavoro; nel Regno Unito al 34; negli Stati Uniti al 30%. Sui profitti di impresa l'aliquota resta superiore di 8 punti percentuali rispetto alla media europea.

La pressione fiscale e spesa pubblica - Secondo il governatore, l'economia italiana è inoltre strozzata da una eccessiva pressione fiscale, che è cresciuta proprio negli anni del governo Prodi e che ha raggiunto lo stesso livello, il 43,3% del Pil, che aveva raggiunto negli anni dell'ingresso dell'Italia nell'area dell'euro. Occorre pertanto che il prelievo fiscale passi dagli attuali livelli patologici a quelli fisiologici (almeno al 40% del Pil se non meno) per garantire la crescita economica del paese. Tale riduzione appare comunque modesta, visto che per rilanciare l'economia italiana sarebbe necessaria una pressione fiscale in linea con quella degli Stati Uniti. Il governatore ha promosso i provvedimenti che il governo Berlusconi ha posto in essere. Ha, infatti, affermato che la detassazione degli straordinari «può avere effetti positivi». Alla riduzione della pressione fiscale occorre affiancare misure per la riduzione della spesa pubblica che, secondo il governatore, dovrà essere di un punto percentuale l'anno per garantire il pareggio di bilancio pubblico entro il 2011.

I giovani nell'istruzione e nel mercato del lavoro - Della lenta crescita che caratterizza l'economia italiana ne fa le spese soprattutto la popolazione giovanile che è penalizzata in termini di minore occupazione e più bassi livelli salariali. Con un passaggio della relazione forse un po' troppo veloce e privo di particolari, il governatore sostiene che i giovani «sono mortificati da una istruzione inadeguata, da un mercato del lavoro - specie con il precariato - che li discrimina a favore dei più anziani». Il governatore si è dimenticato di dire che anche i lavoratori più anziani sono mortificati e più di tutti lo sono i pensionati. È purtroppo vero che in Italia vige «un'organizzazione produttiva che troppo spesso non premia il merito e non valorizza le capacità». Riguardo alla popolazione anziana il governatore è tornato sul tema della cancellazione del «divieto di cumulo tra pensione e lavoro» permettendo loro di continuare a lavorare e a mettere a frutto le competenze e le esperienze acquisite. La relazione del governatore ha po

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Lo strano Vangelo di Enzo Bianchi

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Raffaele Iannuzzi

Enzo Bianchi ha teorizzato la «differenza cristiana». Una realtà significativa, perché il cristianesimo come fede e la cristianità come cultura hanno in effetti depositato i semina Verbi, che sono le pietre angolari di una realtà «altra» da quella mondana. Ma la tematizzazione di questa «differenza», nel discorso di Bianchi, tende a sostanziarsi di evangelismo radicale e di eticismo solidale, senza tener conto del fatto teologico dell'Incarnazione, da un lato, e della laicità positiva dall'altro. Quest'ultimo elemento è stato svolto da Benedetto XVI durante la sua visita pastorale negli Usa e, ad oggi, è il contributo più importante per afferrare l'anima di un mondo come quello occidentale, soprattutto anglosassone, in cui il discorso pubblico è legittimamente segnato dalla fede e dalla religiosità, senza che ciò costituisca scandalo per chicchessia. Bianchi, invece, ragiona come un cristiano continentale, cioè come un figlio del Vaticano II, il quale, a fronte di qualsiasi fenomeno di crisi della civiltà, non riesce a far altro che calcare la mano sulla violenza dello Stato e sulla scarsa tensione evangelica dei cristiani e della Chiesa. E' chiaro che un test come la sicurezza fornisca pezze d'appoggio a questa tesi. Ma si tratta di fallacie logiche ed anche teologiche. Un recente articolo su La Stampa si presta alla disamina di questi errori argomentativi.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Bianchi ritorna con nettezza sulla questione della sicurezza con un presupposto assoluto: il vero cristiano lo si vede con i clandestini. Il che risulta già discutibile. Perché non lo si dovrebbe vedere, ad esempio, nell'obbedienza al magistero? Oppure nella carità fraterna ai più vicini, come San Paolo e Sant'Agostino prescrivevano fermamente? Ma si tratta di un'impostazione ideologica, che pretende di avere già saldamente in mano la chiave di comprensione della realtà storica nel suo complesso. Anzi, anche della realtà religiosa, del fatto religioso nel suo complesso. A partire da questa premessa fallace, Bianchi tira le solite, scontate conclusioni: la società sbaglia a chiedere più sicurezza allo Stato, perché non capisce che la vita del clandestino e dell'immigrato in generale è lo specchio della sua etica religiosa. Sono le «emergenze» a verificare lo stato di salute di una società e questa particolare emergenza fa invece intravedere - osserva il priore di Bose - una crisi profonda del tessuto etico e religioso. Dunque, la società e, ancor più radicalmente, i cristiani o i sedicenti cristiani che vivono in essa sono gli imputati, mentre chi delinque, i rom che delinquono, i romeni che compiono delitti, i delinquenti clandestini non sono neppure menzionati, dissolti nella macro-categoria dell'«altro». Una categoria che favorisce l'equivoco ideologico.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

In sostanza, l'imperativo categorico del cristiano perfetto suona così: «Tu devi aiutare il clandestino, costi quello che costi, sopportando tutto, anche quando ciò è di nocumento alla società e perfino alla tua famiglia». E devi farlo perché così ha prescritto il Vangelo di Bianchi, il Vangelo della «differenza cristiana». Un Vangelo senza intelligenza storica e, dunque, disincarnato, gnosticheggiante e pelagiano, fatto di élites che indirizzano il popolo «ignorante» (gli gnostici) e di azioni senza il sostegno del magistero, della fede tradizionale, tutto muscoli per la solidarietà. L'altro mi tiene in ostaggio, come teorizzò Lévinas, rovesciando appunto la logica evangelica e negando alla radice il primato dell'Incarnazione. L'equivoco domina in questo schema di lettura, come quando si intende criticare senza nominarlo il cardinale Biffi, reo di aver proposto, alcuni anni fa, un provvedimento di grande saggezza, vale a dire un'immigrazione che favorisse i paesi di tradizione cristiana. Ebbene, Bianchi ridicolizza il buon senso di Biffi, sostenendo che i rom e i romeni sono cristiani, ma oggi avversati, nonostante le loro radici religiose. Sbagliato. I rom sono un'etnia in primo luogo solo parzialmente cristiana, legata a vari culti ed anche a residui pagani, i romeni sono sradicati e spesso tutt'altro che religiosi, certamente non legati in blocco alla tradizione cristiana.

E così, per l'ennesima volta, si finge di non vedere la realtà criminale e criminogena presente massicciamente in queste comunità. Sono dati di fatto, che il sindaco di Salerno De Luca, fra gli altri, dunque non un pericoloso xenofobo, ha sottolineato con chiarezza adamantina. Tutto qua. E' il principio della realtà o il ritorno alla realtà. Sempre per la nota ragione: il Verbo si è fatto carne. Carne, non carta.

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L'Italia calibra le politiche sull'immigrazione

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Giovanni Vagnone

Primo incontro ieri a Roma tra Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy in questo nuovo governo. Una conferenza stampa molto attesa, a latere dei lavori del meeting Fao, in cui si è molto parlato di collaborazione italo-francese e soprattutto di immigrazione. Un tema che è stato toccato, sviluppando l'idea dell'Unione Mediterranea (già molto implementata dall'Italia durante il secondo Governo Berlusconi), e andando a mettere in luce alcune problematiche anche della nostra politica interna.

Berlusconi, dopo aver fatto il moderatore durante la mattinata al vertice della Conferenza Mondiale sulla Sicurezza Alimentare (tema di stringente attualità per la Food Crisis) non ha perso l'occasione per chiarire definitivamente la sua posizione sulle politiche europee e sulle politiche dell'immigrazione: prima con Zapatero per sottolineare come non ci sia «nessuna ombra nelle nostre relazioni», e come le polemiche molto superficiali di «xenofobia», che dalla Spagna ci erano state rivolte, in realtà fossero state gonfiate dai mass media; poi nel pomeriggio con la riunione a Palazzo Chigi col presidente francese. Insomma, in poche ore l'Italia si è riproposta come soggetto trainante dell'Unione Europea e come soggetto sovrano e saldo nella politica internazionale, una posizione che da quando Prodi era stato eletto era venuta meno ed aveva lasciato gli interlocutori stranieri piuttosto liberi di decidere il bello e cattivo tempo senza neppure curarsi degli interessi del Belpaese.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

La Francia si appresta al proprio turno di presidenza dell'Unione Europea e pone tutta l'attenzione sulla questione della collaborazione industriale e soprattutto della lotta all'immigrazione clandestina su scala continentale. «Siamo due paesi molto amici e l'impegno di entrambi è quello di sviluppare ancora di più la cooperazione commerciale»: così esordisce il nostro premier per aprire una conferenza stampa molto cordiale e seria nella quale i due leader sembrano voler sottolineare una convergenza totale di vedute. E su questo punto c'è anche un sottile ammiccare alla proposta francese di iniziare collaborazioni e progettazioni industriali comuni con «gli amici italiani» sul tema del nucleare.

Per quanto riguarda i clandestini, Berlusconi approfitta della possibilità di dire la sua per fare una doppia operazione: da un lato chiarire a livello comunitario che l'esigenza, in Italia, è tassativamente quella di una maggiore sicurezza. L'elettorato di centrodestra esattamente come quello di centrosinistra, ha chiaramente dimostrato con le proprie preferenze che nei programmi elettorali la sicurezza era un punto predominante: ed è indubbio che casi sempre più frequenti di facinorosi clandestini mettano a repentaglio la sicurezza dei cittadini onesti. Tale problematica non è sempre percepita allo stesso modo da stati che fanno sì parte dell'Unione Europea, ma non hanno nessuna esperienza comune nel caso. La Francia, come paese mediterraneo, è consapevole da un lato delle disastrose conseguenze di politiche lassiste, dall'altro del fatto che l'immigrazione nell'area Shengen senza frontiere non si possa più né fronteggiare né considerare con un'ottica meramente nazionale.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

La doppia operazione di Berlusconi prevede poi una fine mossa politica con la quale dà un segnale di apertura all'opposizione del Pd e sottolinea come la decisione che verrà presa dal Parlamento in tema di immigrazione dovrà essere una decisione condivisa e frutto di confronto. La dichiarazione è infatti stata: «Il Parlamento è sovrano e decide secondo coscienza e buon senso. Personalmente, penso che non si possa perseguire qualcuno per la permanenza irregolare nel nostro Paese, condannandolo con una pena, ma questa può essere un'aggravante se commette un reato».

L'affermazione tocca quella polemica sorta negli scorsi giorni tra opposizione e Lega, con il disegno di legge che prevedeva il nuovo «reato di clandestinità». Una penalizzazione insomma dello status di clandestino, condivisa da tutti i ministri e senz'altro sul piano teorico molto valida, che ha però conseguenze delicate, come potrebbe essere quella di un sovraffollamento delle carceri. Berlusconi sottolinea, a fianco di Sarkozy, come a lui non interessi una presa di posizione di principio contro i clandestini, ma come voglia piuttosto risolvere il problema raggiungendo il risultato di bloccare i loro intenti criminosi. Il Pd di Veltroni ha festeggiato, millantando di aver fatto passare la propria linea nella maggioranza e costringendo la Lega a fingersi indispettita. La realtà dei fatti è che così la maggioranza dimostra una maturità nel proporre le riforme che dovrebbe costringere un'opposizione responsabile ad essere costruttiva e non ostruzionistica. Per questo Berlusconi non ha «blindato» un provvedimento che avrebbe potuto far passare senza problemi in Parlamento, per questo ha impostato l'atteggiamento dialogante che distingue le riforme di medio-lungo termine dalle politiche dell'immediato, cui Prodi ci aveva abituati.

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Immigrazione: il Governo si muove mentre gli altri fanno solo polemiche

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Antonio Maglietta

Nei giorni scorsi, in maniera del tutto immotivata, sono sorte alcune polemiche sulla prossima introduzione nel nostro ordinamento di una serie di norme per combattere il fenomeno dell'immigrazione clandestina, come se in Italia ci fossero o si volessero comunque promulgare delle leggi estranee allo spirito che ispira le norme di specie degli altri paesi europei. Innanzitutto va detto che il provvedimento non è ancora operativo ed è contenuto in un disegno di legge del governo. E non a caso l'esecutivo ha scelto di inserire la norma in un disegno di legge e non in un decreto, facendo peraltro benissimo, proprio perché l'introduzione di nuove disposizioni di carattere penale nell'ordinamento è sempre un passaggio delicato per il quale è auspicabile il «bagno» parlamentare preventivo rispetto all'immediata operatività della norma.

Il reato di immigrazione clandestina non è certo una novità nel panorama europeo visto che, seppur con alcune differenze da paese a paese, è già una realtà in Francia, Germania, Regno Unito e Svezia. Guarda caso, i paesi che, insieme a Spagna e Italia, sono quelli con il più alto tasso di immigrati in Europa. In Francia non l'ingresso, ma la permanenza irregolare è punita con il carcere fino ad un anno e con una multa che può arrivare a 3.750 euro, oltre al divieto di reingresso nel paese per tre anni mentre nel Regno Unito, ad esempio, l'ingresso illegale è punito con un'ammenda o con la reclusione per non più di sei mesi, o con entrambi a seconda dei casi.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Insomma, il reato di immigrazione clandestina non è certo una novità in Europa e, anzi, è già uno degli strumenti usati dai paesi più interessati dal fenomeno dell'immigrazione di massa, con l'idea che sia uno dei mezzi a disposizione per meglio regolare gli ingressi e marcare sempre più i confini tra regolari ed irregolari. Una questione fondamentale per coniugare sicurezza ed integrazione visto che la clandestinità, come segnalato da tutte gli ultimi studi e rilevamenti statistici (vedere ad esempio l'ultimo Rapporto annuale dell'Istat), porta inevitabilmente con sé per diversi motivi un tasso di criminalità enormemente maggiore rispetto alla condizione di regolarità (la media dei reati commessi da questi ultimi è la stessa di quella degli italiani).

Ma da chi sono venuti gli attacchi più sorprendenti? «In Europa politiche repressive, come atteggiamenti xenofobi e intolleranti, contro l'immigrazione irregolare e minoranze indesiderate costituiscono grave preoccupazione. Esempi di queste politiche e di questi atteggiamenti sono rappresentati dalla recente decisione del governo italiano di criminalizzare l'immigrazione illegale e dai recenti attacchi contro insediamenti Rom a Napoli e Milanoì», ha detto lunedì Louise Arbour, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in un discorso al Consiglio dell'Onu sui diritti umani a Ginevra. Cosa si intende per politiche repressive? Che forse il reato di immigrazione clandestina in Francia, Germania, Regno Unite e Svezia sono un segno di intolleranza e xenofobia dei governi di quei paesi visto che in Italia il provvedimento non è ancora operativo? Insomma, con tutto il dobbiamo tenere bene a mente che l'Italia non è certo un Paese a sovranità limitata, come ha precisato il capogruppo del PdL alla Camera.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Quanto alle parole del presidente Berlusconi («Il Parlamento è sovrano, deciderà secondo coscienza e secondo buonsenso. La mia personale visione è che non si posa pensare di perseguire qualcuno per una permanenza non regolare nel nostro Paese, arrivando a condannarlo per questo reato con una pena. Invece, questa situazione della clandestinità può essere un aggravante nei confronti di chi commette reati previsti come tali dal codice penale») era chiaro sin dall'inizio l'intento del premier di voler sottolineare la sovranità del «ribadire che non c'è nessun intendimento di voler perseguire penalmente l'immigrato che cerca accoglienza e lavoro, sottolineando, invece, la volontà del governo di perseguire i clandestini che vengono in Italia per delinquere».

L'altra questione fondamentale è che, puntando i fari sulla sola disposizione relativa al reato di immigrazione clandestina, si perde di vista l'organicità dell'intervento governativo che prevede, oltre al già citato disegno di legge, anche un decreto-legge e ben tre decreti legislativi dove ad esempio si interviene nell'ambito dei ricongiungimenti familiari onde evitare un uso distorto dello strumento oppure in materia di soggiorno dei cittadini comunitari dove vengono imposte le iscrizioni anagrafiche e stabiliti criteri aggiuntivi per le valutazioni da porre a base dei provvedimenti di allontanamento dei cittadini comunitari per motivi imperativi di pubblica sicurezza, tra i quali quelli attinenti alla moralità pubblica ed al buon costume.

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La svolta europea

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Gabriele Cazzulini

Amore è una parola francese, ma amare è una virtù italiana. Berlusconi libera l'Italia dal limbo dell'isolamento internazionale in cui Prodi l'aveva relegata e traccia un pesante asse politico con la Francia. Il talento diplomatico di Berlusconi è tutto umano: è la capacità di usare i rapporti personali come ago per intessere rapporti politici basati sul prestigio e la fiducia. Sia Berlusconi che Sarkozy sono ancora freschi di una vittoria convincente, ma soprattutto di un rivoluzionamento delle mentalità: attivismo, decisionismo, riformismo benedetti dal consenso popolare. Due leader, due uomini dalle biografie differenti ma accomunati dalla sincera simpatia atlantica, dall'allergia per le lobby economiche e tecnocratiche. L'affiatamento umano con Sarkozy apre la strada ad un'intesa cordiale con la Francia che fa ingelosire la Germania, storico compagno dell'integrazione europea, e insospettisce l'Europa stessa, abituata a viaggiare col bimotore franco-tedesco.

Il baricentro dell'Europa emigra a sud, isolando la Germania oltre alla Spagna, l'Alcazar del socialismo europeo. L'egemonia in Europa non è questione di maggioranza numerica. Troppo frammentate le materie di legislazione; troppo dispersa l'attività degli organi istituzionali. L'unica salda forma di governo dell'Europa stellata è una coalizione vincente di membri che formi un polo di influenza, persuasione e consenso per attrarre gli altri membri. Serve un magnete robusto per trainare il lungo convoglio europeo. Infatti Berlusconi e Sarkozy hanno dipanato la loro intesa su un orizzonte lungo una legislatura - la rivoluzione elettorale che ha riportato la destra europea al governo si sta riversando anche sulla politica tecno-socialista di Bruxelles e Strasburgo. La coppia italo-francese può aprire a nuovi scenari globali. L'Italia può diventare il sesto membro dell'èquipe internazionale che sta provando a disinnescare il nucleare iraniano. La pallida stagione di D'Alema alla Farnesina, sempre pronto al soccorso di Hamas e Hezbollah, finisce in un grigio scurissimo proprio sull'Iran. Come dimostrato a Roma, Ahmadinejad non dispone della pazienza e della vocazione all'ambiguità che contraddistinguono lo stile D'Alema. C'è anche l'Iraq, dove l'Italia progetta di ritornare a sostenere la ricostruzione con istruttori e specialisti per le forze armate di Baghdad.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Naturalmente l'intesa tra Monsieur Silvio e il Signor Nicolas legittima i due protagonisti anche sul piano interno. Il prestigio internazionale fa luccicare l'autorevolezza interna, perché un primo ministro, o un presidente, supera il suo ruolo politico per elevarsi al rango dello statista. A queste altezze, la statura politica della sinistra viene miniaturizzata. Mentre Berlusconi riceveva i capi di Stato per il vertice Fao e mostrava in pubblico la sua intesa con Sarkozy, il Pd s'interrogava sulla proposta di Chiamparino, primo cittadino torinese, di stringere accordi locali con la Lega - ed è subito un florilegio vocale di grandi nomi e piccoli sconosciuti che accettano, rifiutano, intervengono, pongono condizioni. A pochi giorni dalla sconfitta, il trauma era così forte che la dirigenza del Pd vaneggiava di un Pd del Nord, di un partito su base federale e di accordi con la Lega. Erano i giorni dove il bernoccolo della mazzata era ben evidente. Ma ripetere questi discorsi dopo due mesi dimostra che il trauma non si è ancora riassorbito.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Forse il Pd resta in convalescenza perché c'è un'altra botta in arrivo. E' quasi tempo di elezioni amministrative al Nord e il vento romano, che soffia a destra, potrebbe spazzare via gli ultimi sindaci Pd delle valli padane. La solita ipocrisia, alimentata dalla sconfitta, induce a fare patti col diavolo ma senza ammetterlo pubblicamente. Facciamo pure le nozze con le camicie verdi, ma dentro alle mura di ogni Comune, perché a Roma Veltroni ha già detto no. Però il Pd non può restare ermeticamente sigillato da qualunque contatto con l'universo leghista. Così prosegue la noiosa telenovela sulla tentazione inconfessabile del Pd per la Lega. Mentre la sinistra è consumata dai problemi di potere dei suoi Comuni al Nord, l'amore tra Silvio e Nicolas cattura l'attenzione dell'Europa.

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Di vedetta sul fronte del Golan

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Stefano Magni


Le vecchie fortezze sulle alture del Golan della guerra dello Yom Kippur sono vuote e ospitano decine di curiosi. Dalle feritoie che permettono una vista eccezionale su tutta la zona di confine tra Israele e Siria ora non spuntano le canne di mitragliatrici, ma fotocamere e videocamere digitali dei turisti, soprattutto israeliani. Da quei magnifici punti di osservazione circondati da mura e trincee di cemento si può vedere sino a Quneitra, nelle giornate particolarmente limpide anche fino a Damasco. Non stiamo parlando di storia antica, non delle vestigia di un conflitto dell’epoca dei romani o dei crociati. Ma delle tracce di una guerra conclusa militarmente solo 35 anni fa, ripresa nel 1982 e pronta a riaccendersi in ogni momento. Con la Siria non si è mai concluso un trattato di pace. Tra Israele e il suo vicino arabo militarmente più forte permane uno stato di guerra fredda permanente, intervallata da episodi di guerra calda.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Non sono passati più di cinque anni, infatti, da quando gli aerei israeliani colpirono campi di addestramento per terroristi in territorio siriano. Ed è del 6 settembre scorso il misterioso raid degli aerei con la Stella di David contro un presunto impianto atomico costruito con l’aiuto dei nordcoreani. Damasco ha appena invitato gli ispettori dell’Aiea sul suo territorio per verificare se quel sito sospetto fosse realmente un reattore segreto o meno. Intanto che si tratta per raggiungere un accordo di pace e contemporaneamente si cercano le prove della nuova “pistola fumante” del regime di Assad, sul Golan si vive in una condizione che non è ne’ pace ne’ guerra. Si vive tranquilli nelle città, anche quelle più vicine al confine, dove i giovani vanno ai McDonald’s appena usciti da scuola, i campi sportivi sono pieni, i surfisti si divertono nelle acque del Mar della Galilea e a Tiberiade si esce a “fare le vasche” in centro o sul lungolago, tra mercatini e locali con musica revival anni ’80, proprio come a Iesolo in piena estate. Nello stesso tempo, a una ventina di chilometri da questa pace, ci si prepara a fare la guerra. Al fianco delle strade asfaltate si snoda una serie di percorsi paralleli, fatti in cemento armato o in terra battuta, dove possono passare i carri armati senza danneggiare o rallentare il traffico dei civili.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

E’ l’emblema della vita da quelle parti: la guerra è una realtà sempre presente o imminente, ma non può disturbare la vita di tutti i giorni. Non ci sono esempi di pacifismo militante, come eravamo abituati nell’Europa della Guerra Fredda. Sul Golan, semplicemente, i cittadini di un paese vicino alla possibile linea del fronte protestano se i carri armati fanno le manovre anche di notte, oltre che di mattina. Le bandiere arcobaleno ci sono su molte finestre, ma non sono quelle della pace. Sono quelle dei drusi, una minoranza che non ha una sua terra, ma non dimostra una visibile propensione a volerne una. Sul Monte Hermon svettano le antenne radar e quelle dei centri di ascolto israeliani, quelli che spiano ogni singolo movimento del possibile futuro nemico. Si tratta di apparecchiature misteriose e sofisticate. E anche alquanto dispendiose: ciascuna di esse, a quanto si dice da queste parti, richiede più energia elettrica di quella usata da tutti i cittadini della regione del Golan. Sono quelle le nuove sentinelle: il tempo dei militari di pattuglia, trincerati sulle alture e muniti di binocolo, è tramontato. Alle spalle della prima linea, sotto il fronte degli occhi e delle orecchie elettronici, si preparano i carri armati.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Sono sempre i Merkava, anche se evoluti (si è arrivati al modello 4) a costituire la forza di difesa-contrattacco di questo fronte. Ovunque sono state scavate (di recente) buche per interrarli in caso di attacco e fossati anti-carro per frenare i mezzi del nemico. I Merkava manovrano ovunque e si fanno vedere, più numerosi del bestiame locale. Gli equipaggi che li manovrano non sono sprovveduti e molti hanno già un’esperienza di combattimento: la guerra del Libano del 2006. Un giovanissimo ufficiale carrista, sicuro di sé e della potenza dei mezzi al suo comando, ci spiega che le lezioni di quel conflitto sono state preziose. La guerra contro una fanteria leggera nemica ha insegnato che carri e fanteria non possono combattere in operazioni separate. La guerra ha inoltre insegnato che un carro non può mai fermarsi, deve essere in movimento costante per non fare da facile bersaglio per i fanti nemici armati di anti-carro. Da un lato, quel conflitto è terminato con una conferma della bontà dell’equipaggiamento della Forza di Difesa israeliana. Gli Hezbollah hanno lanciato circa 10.000 missili e razzi anticarro, ma solo 50 mezzi corazzati israeliani sono stati distrutti, di cui uno solo ha perso tutto l’equipaggio. I miliziani sciiti hanno perso circa 800 uomini, gli israeliani 128, inclusi i civili colpiti nelle loro case, a decine di chilometri dal fronte. Quando chiediamo all’ufficiale cosa pensi dei media occidentali che considerano quella del Libano una sconfitta israeliana, risponde ridendo: “vedete voi, ognuno la pensa come vuole”. Nel caso la Siria faccia troppi passi falsi, dovrà combattere contro questi uomini.


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Perché la Germania non vuole l’Italia nel 5+1

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Intervista a Giuseppe Moles
di Elisa Borghi


Dice Sarkozy che l’Italia sarebbe “la benvenuta” nel gruppo negoziale “5+1” che tratta con l’Iran sul dossier nucleare di Teheran. Il sostegno del presidente francese arriva a Berlusconi a sorpresa dopo il vertice Fao, e si somma ad un’altra presa di posizione importante: quella del segretario di Stato Condoleezza Rice. Anche gli Usa guardano infatti con favore all’ingresso di Roma nell’organismo. A guastare un quadro tutto sommato positivo per l’Italia rimane solo la Germania, che boccia ogni cambiamento del gruppo negoziale di cui è parte insieme ai cinque membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Giuseppe Moles, membro della commissione Esteri della Camera in quota Pdl, spiega le ragioni boicottaggio di Berlino. E non esclude che prima o poi Roma riuscirà ad arginare il veto tedesco.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Moles, perché la Germania boicotta l’Italia sul 5 più 1?
Non credo che quello tedesco sia un boicottaggio finalizzato esclusivamente al “5 più 1”. L’atteggiamento della Germania riguarda piuttosto il ruolo complessivo che l’Italia gioca sulla scena internazionale e in ballo c’è anche la riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Berlino punta ad ottenere un seggio permanente con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza e spera che l’appartenenza al gruppo “5 più 1” possa esserle utile a questo fine. L’Italia ha invece in mente un sistema di seggi semipermanenti a rotazione.

L’Italia ha sempre votato contro la proposta di riforma del Consiglio di Sicurezza proposta dalla Germania. Il no tedesco al nostro ingresso nel “5 più 1” non potrebbe essere motivato da sentimenti di ripicca?
È vero che la Germania da 15 anni mira al Consiglio di Sicurezza - e da 15 anni l’Italia si oppone portando avanti la sua proposta - ma è vero anche che la richiesta italiana di ingresso nel “5 più 1” forse andava preparata un po’ meglio. Alcuni quotidiani hanno rimarcato il fatto che Frattini ha posto sotto i riflettori questa richiesta non appena arrivato alla Farnesina. Ma certe cose prima si fanno e poi si dicono, perché tirano in ballo complesse e sotterranee trattative internazionali.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Berlino argomenta il suo “no” all’Italia dicendo che il 5 più 1 lavora bene così com’è. È d’accordo?
Questo è un argomento contraddittorio. Finora il 5 più 1 non ha francamente ottenuto risultati apprezzabili. E dunque ritengo che qui, più che su altri questioni, si possa al limite vedere una sorta di ripicca della Germania nei confronti dell’Italia. Ripicca che può anche avere origine all’atto di nascita del 5 più 1. Siamo nel 2003 e l’allora presidente iraniano Kathami propone all’Italia di avviare un negoziato sul nucleare. L’Italia, ministro degli Esteri Franco Frattini, non accetta la proposta, ufficialmente per una forma di correttezza verso l’Unione Europea, di cui è presidente di turno. Ma qualcuno ha dato una lettura diversa dei fatti ipotizzando che l’Italia abbia voluto evitare di infilarsi in una situazione complicata che avrebbe avuto implicazioni su tutta l’area mediorientale. Khatami si rivolge dunque, in seconda battuta, a Francia, Germania e Gran Bretagna, che formarono il cosiddetto “Eu 3”, un gruppo che due anni dopo diventa il “5 più 1”. Il ’no’ tedesco all’Italia forse è anche legato a questo episodio.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Che effetti ha la strategia della Germania?
Di certo non rinforza l’Europa. E poi sembra anche voler far pesare sull’Italia il fatto di essere il primo partner commerciale di Teheran. Va rilevato che in tutta questa faccenda una posizione equilibrata è quella espressa dal portavoce dell’esecutivo di Angela Merkel, secondo cui il “5 più 1” riflette la linea politica dell’intera Unione Europea, il che fa ben sperare per il futuro.

Il cambio di esecutivo in Italia incide sulle posizioni tedesche?
Questo esecutivo è diverso da quello precedente, mentre invece è in linea con il Berlusconi tre, sia sulla politica estera che sulla difesa. Il Berlusconi tre aveva posizioni nette verso il presidente dell’Iran, proprio come succede oggi. Niente a che vedere con la politica tenue e del piede in due staffe del governo Prodi. Oggi c’è il ritorno alla nostra tradizione atlantica ed europeista. Una linea precisa che probabilmente avrà delle ripercussioni anche sul “5 più 1”. Non escludo che a breve l’Italia possa avere un ruolo più attivo in questo come in altri consessi. Ma questo è un auspicio più che una previsione.


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Provincia di Milano - Molti candidati per palazzo Isimbardi

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Giovanni Seu


Ad un anno dal voto sono in atto grandi manovre per Palazzo Isimbardi. Si parla con insistenza di primarie in entrambi gli schieramenti e crescono di giorno in giorno gli aspiranti presidenti. Difficile spiegare tanta frenesia. In fondo si tratta di un ente di secondaria importanza, storicamente stretto tra Regione e Comune e quasi sempre in crisi di vocazione. Ma non è tutto, la Provincia di Milano l’anno prossimo perderà Monza Brianza: dagli attuali 189 comuni amministrati si passerà a “soli” 130. Se infine si pensa che - stando ai progetti di questo governo - le province dovrebbero scomparire risulta ancora più anomalo tanto movimento. Ma la gara c’è, basta seguire le cronache per capirlo. Nel centrodestra il candidato ufficiale è Guido Podestà. Neocoordinatore regionale di Forza Italia ha ricevuto l’investitura al telefono da Silvio Berlusconi lo scorso febbraio. Un’indicazione contestata da Tiziana Maiolo che ha subito proposto le primarie per scegliere l’alfiere del centrodestra: cittadini, non solo militanti dei partiti dovrebbero pronunciarsi secondo le modalità consolidata in America.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Una gara a due cui si è si è subito aggiunto il nome di Riccardo De Corato: “Sono a disposizione”, ha spiegato il vicesindaco. Quindi, la settimana scorsa, è venuto fuori anche il nome di Giovanni Terzi. Al Giornale ha spiegato che anche lui “è disponibile” a candidarsi. E così sono quattro, ma non è finita. C’è pure Vittorio Sgarbi che ha annunciato di scendere in campo con una propria lista mentre Daniela Santanché ha detto a Libero che sarebbe il candidato naturale della Destra per via Vivaio. Com’è facile capire si tratta di un elenco provvisorio che potrebbe crescere già nei prossimi giorni. Dall’altra parte c’è Penati che ha già comunicato le primarie dove, con ogni probabilità, otterrà a mani basse il mandato per ritentare il colpo in Provincia. Nel 2004 le cose si risolsero molto più velocemente: senza discussioni il reincarico all’uscente Ombretta Colli mentre Penati prevalse sulla Toia. Allora, però, si era all’inizio di un trittico elettorale, adesso governo e parlamento sono definiti: non resta che gettarsi sulla provincia dimezzata.


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Intervista a Stefano Maullu

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Formigoni apre al nucleare
di Marco Castiglioni


L’impegno politico di Stefano Maullu, consigliere regionale di Forza Italia, risale agli anni ottanta ed è iniziato nella maniera più tradizionale, in sezione. Dopo l’elezione in consiglio di zona è passato al Comune per poi approdare in Regione dove oggi ricopre la carica di Presidente della VI Commissione consiliare “Ambiente e Protezione civile”. Nel 2006 è stato nominato Presidente dell’Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale della Città di Milano, ente che ha il compito di organizzare il servizio idrico integrato della città, nei tre settori dell’acquedotto, fognatura e depurazione.

In Lombardia e a Milano in particolare, troppo spesso vengono superati i limiti di inquinamento atmosferico previsti dalla normativa internazionale. Strumenti come l’ecopass possono aiutare a risolvere questo problema?
L’ecopass si basa su un principio fondamentale ormai accettato da tutti: chi più inquina, più paga. In questo senso è un valido strumento di dissuasione dall’uso dell’auto ma da solo non può bastare. Ad esso vanno necessariamente associati altri provvedimenti come, ad esempio, l’incremento del trasporto pubblico, l’introduzione della certificazione energetica degli edifici e la sostituzione delle caldaie più vecchie e che utilizzano i combustibili più inquinanti. D’altra parte non c’è scelta in una regione come la nostra caratterizzata da particolari condizioni geografiche, meteorologiche e sociali che favoriscono il concentrarsi di sostanze nocive nell’aria. Inoltre va ancora chiarito a fondo se l’ecopass è uno strumento più utile per limitare il traffico in alcune zone della città piuttosto che ad abbattere l’inquinamento atmosferico.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

In questi giorni si parla molto di far ripartire il nucleare in Italia. Lei cosa ne pensa?
La nostra regione è altamente “energivora”, senza essere autosufficiente. Così come tutto il Paese dipendiamo in gran parte dall’importazione di energia dall’estero. E’ giusto quindi pensare a come renderci autonomi producendo nel contempo energia ad un prezzo competitivo. E’ una questione di lungimiranza politica. Bene quindi ha fatto il Presidente Formigoni a dare la sua disponibilità ad ospite siti sul nostro territorio. D’altra parte il nucleare moderno è in grado di coniugare compatibilità ambientale e un alto grado di sicurezza.

E’ parecchio tempo che la Campania vive una incredibile ed infinita “emergenza rifiuti”. La Lombardia potrebbe avere di questi problemi?
La nostra regione è autosufficiente da questo punto di vista grazie anche ad un’alta percentuale di raccolta differenziata. L’unica provincia che ha qualche difficoltà è quella di Milano e in futuro dovrà dotarsi di un nuovo termovalorizzatore. In ogni caso quando verrà realizzato sarà sicuramente un impianto ad altissima tecnologia simile a quello dell’A2A di Brescia che è stato premiato nel 2006 dalla Columbia University come il miglior termovalorizzatore al mondo.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Il nostro territorio essendo altamente urbanizzato ha bisogno più di altri di grandi parchi naturali. Condivide questa affermazione?
Quasi la metà del territorio regionale è montano e non è quindi urbanizzato, un’altra considerevole parte è agricolo. Se si pensa a questi dati si capisce che non siamo messi poi così male. Naturalmente le zone verdi non bastano mai ed è per questo che la regione intende istituire dei nuovi parchi che andranno ad aggiungersi a quelli nati negli ultimi anni. Inoltre è in discussione nella commissione da me presieduta un Pdl sui parchi che ha come obiettivo quello di individuare nuovi strumenti di governo e tutela delle aree protette garantendone nel contempo una maggiore fruibilità da parte dei cittadini.


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Milano - Tolleranza zero coi clandestini

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione

Applicato per la prima volta il decreto sicurezza

di Massimiliano Melley


A Milano tiene ancora banco il tema dei clandestini e in generale dei reati da loro commessi. Il vicesindaco, Riccardo De Corato, ha dichiarato la settimana scorsa che nel capoluogo lombardo sono presenti circa 40mila immigrati irregolari: “incontrollabili e ingestibili”. Non è un caso che proprio qui sia stato applicato per la prima volta il decreto sicurezza del nuovo governo, con un’operazione che dall’estrema sinistra non hanno esitato a definire “sudamericana”. Una retata dei vigili urbani su alcune linee “calde” del trasporto pubblico, ha portato all’identificazione di quattro clandestini colti in flagrante (due per furto, uno per spaccio di droga e uno per resistenza a pubblico ufficiale). Ad essi è stato convalidato il carcere con quell’aggravante di clandestinità che proprio il decreto ha appena introdotto nell’ordinamento. Il processo è stato fissato per il 6 giugno. Tempi rapidissimi rispetto a quelli a cui la giustizia ci ha abituati. Ed è in quella sede che gli avvocati di due degli imputati presenteranno l’eccezione di incostituzionalità per l’aggravante della clandestinità. La questione appassionerà non soltanto i giuristi. Nel frattempo, però, la diocesi di Milano invita al dialogo e alla tolleranza, temendo rigurgiti xenofobi che al momento, a dire il vero, non si avvertono.


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Parte il salvataggio del turismo campano

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Eustachio Voza


Venerdì scorso, mentre a Napoli Berlusconi incontrava Bertolaso e i sindaci campani i cui comuni sono interessati da discariche e siti di stoccaggio, un aereo riservato atterrava all’Aeroporto di Salerno-Pontecagnano. Il volo, programmato nell’ambito delle attività di Internazionalizzazione previste dall’Accordo di Programma siglato tra Provincia e Camera di Commercio, ha condotto a Salerno, Paestum e nel Cilento un gruppo di tour operator provenienti da Francia, Lussemburgo e Spagna. Per quanto incredibile possa sembrare a chi segue le vicende di questo territorio principalmente attraverso le cronache dell’emergenza napoletana, spesso identificando la regione col capoluogo, la Campania è anche altro: archeologia, storia, cultura, bellezze naturali ed architettoniche ben lontane dalla meravigliosa quanto martoriata Napoli.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

“L’atterraggio all’Aeroporto di Salerno-Pontecagnano di un aereo con delegazioni di tour operator provenienti da Francia, Lussemburgo e Spagna rappresenta un momento particolarmente importante per la comunità locale. All’aspetto meramente imprenditoriale dell’operazione si affianca la dimensione del servizio che in tempi brevi potrà essere reso al territorio di riferimento. Nel contesto attuale ampliare la gamma dei collegamenti con il resto d’Italia e d’Europa è senza dubbio un vantaggio”, ha dichiarato il Presidente della Provincia di Salerno Angelo Villani. Pur con i limiti di sistema che sono propri delle nostre amministrazioni, gli enti locali della provincia stanno puntando ad uno sviluppo competitivo del sistema economico provinciale, insistendo sull’internazionalizzazione dei maggiori mercati locali per favorire dinamiche di miglioramento del contesto economico e sociale, non solo attraverso il turismo, inteso quale volano e non come unica risorsa.

“Preme constatare che nel corso di quest’anno le attività in materia di scambi ed internazionalizzazione hanno prodotto positive ricadute in diversi ambiti del sistema economico e produttivo: dal turismo all’agricoltura; dall’industria all’artigianato. Senza trascurare l’effetto positivo sull’immagine di Salerno che, grazie a questa iniziativa, si ritrova ad essere promossa nei principali scali italiani ed europei”, ha chiosato con soddisfazione Augusto Strianese, Presidente della Camera di Commercio e dell’Aeroporto salernitano.


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Dopo le numerose critiche, il Cavaliere torna sui propri passi

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Francesco Blasilli


Nulla di nuovo sotto il sole di Arcore. O meglio, c’è forse il governo ombra che refrigera gli animi un po’ più bollenti. E così, d’un tratto, Berlusconi ieri ha fatto la più classica delle merce indietro sul tema dell’immigrazione clandestina che per lui “non è reato, ma un’aggravante”, nonostante nel ddl licenziato dal suo stesso governo durante il primo consiglio dei ministri avesse fatto scrivere giusto il contrario. Certo, come da prassi berlusconiana, c’è stata la più tipica delle vie d’uscita con quel “decide il Parlamento” che cambia ben poco la sostanza delle cose. Come sempre Berlusconi è partito ventre a cavallo salvo poi rallentare una volta considerato che erano troppi gli ostacoli da evitare. Viene da pensare che a raffreddare i suoi intenti bellici siano stati gli avvertimenti dell’Onu e soprattutto quelli vaticani. Ma la voglia Cavaliere di piacere a tutti e diventare “Santo” che sembra dover contraddistinguere questa sua ennesima legislatura, deve averlo convinto a fare un passo indietro: semplicemente deve aver fatto la più classica analisi tipicamente aziendale “benefici-costi” e deve aver capito che non era conveniente andare fino in fondo. Di certo ci saranno degli scontenti, ma saranno sempre meno di quelli che lo applaudiranno.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Certo adesso potrebbe riproporsi il problema Lega, con l’eurodeputato Mauro Borghezio subito all’attacco, perché “questa posizione rischia di deludere i milioni di persone che hanno votato per la nostra coalizione e che devono continuare ad avere piena fiducia nella nostra coerenza”. Questo perché “rinunciare all’impostazione data dal ministro Maroni e dall’intero governo, dietro ai tentativi di intimidazione che sono arrivati soprattutto dall’estero sarebbe un cedimento molto difficile da far comprendere ai nostri elettori. I quali non sono razzisti e xenofobi, ma hanno le idee molto chiare su quale sia la causa maggiore dell’insicurezza nelle nostre città e nei nostri paesi”. La sensazione, però, è che stavolta quelli del Carroccio – Borghezio a parte – se ne staranno buoni buoni. Basta sentire Calderoli per il quale “quando abbiamo pensato al reato di clandestinità il nostro obiettivo non è mai stato metterli in carcere ma cercare di risolvere meglio il problema, accelerando le espulsioni. Abbiamo pensato a questa misura primo perché può prevenire l’arrivo di altri clandestini, poi perché ci permette, dopo un primo giudizio, di rispedirli a casa. È evidente che nessuno pensa a far scoppiare le carceri italiane o a far aumentare i costi della giustizia”. Riflessione giusta, ma nel ddl c’è scritto l’esatto contrario.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

E il sospetto che la Lega - in altri situazione molto più dura – abbia venduto l’anima al Federalismo è molto forte. Soddisfatto, naturalmente, Walter Veltroni secondo il quale “Berlusconi, con le sue parole di oggi, cancella il reato di immigrazione clandestina. Dà ragione così a quanto ha detto l’opposizione, e alle altre voci critiche che si erano levate, e contemporaneamente dà torto a quanti nella sua maggioranza si erano intestarditi in questa formulazione”. Insomma, molto soft il leader del Pd che avrebbe potuto gridare alla retromarcia (visto che di fatto Berlusconi smentisce quanto uscito dal suo primo consiglio dei ministri), o quanto meno usare i toni di Rosy Bindi, per la quale “con la propaganda e le grida manzoniane si potranno anche vincere le elezioni ma di certo non si governa bene”. Ed, invece, nulla.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Chi se la cava con un garibaldino “Obbedisco” sono gli ex esponenti di An, anche se voci di corridoio dicono che in quel di via della Scrofa l’uscita del Cavaliere abbia strappato ben pochi consensi. “Se il reato di clandestinità – spiega il ministro della Difesa Ignazio La Russa - resta nel Ddl sono soddisfatto. Se, come ha ipotizzato oggi il presidente del Consiglio, sarà considerato un’aggravante è una strada che attenua l’effetto delle critiche e un po’ anche l’effetto deterrente ma non cambierà di molto la capacità di respingimento dei clandestini. Mai più clandestini sotto casa rimane l’obiettivo che gli italiani hanno condiviso quando lo abbiamo enunciato in campagna elettorale. Il problema è che non ci sarà la caccia alle badanti. Verranno fermati quelli che spacciano o stanno commettendo un reato e per quelli scatterà l’aggravante”. Insomma, ufficialmente tutto sotto controllo, ma i mugugni non mancano.


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Immigrazione, come farsi del male

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Davide Giacalone

Becco e bastonato, o, nella versione meridionale, cornuto e mazziato. Questa è la figura che il governo sta facendo, sull’immigrazione clandestina. In un crescendo rossiniano di parole che provocano dissensi eguali ed opposti, rischiando di portare conseguenze alquanto sgradevoli.
L’Italia è un Paese largamente penetrato dall’immigrazione clandestina, anche (non solo) a causa della sua geografia. Dovremmo porre all’Europa il problema di aiutarci, invece riusciamo a farci criticare sia che entrino sia che li si fermi. Molti passano da noi e poi vanno altrove. Troppi delinquenti si fermano, perché la nostra giustizia fa ridere. Un numero elevato lavora onestamente, ma in clandestinità, perché le quote governative sono fuori dalla realtà e le procedure sadomasochiste. Se così non fosse come potrebbero i ministri avere delle preoccupazioni per le badanti cui hanno affidato le loro mamme?
Dopo tanti anni di lassismo, con clandestini che aprono commerci davanti alle questure, si decide che ora basta, è il momento di fare la voce grossa ed il governo presenta un disegno di legge che introduce il reato d’immigrazione clandestina. E’ già così in Francia, Germania, Gran Bretagna e Grecia. Scritto il ddl via libera alle chiacchiere ed ai proclami, al punto che qualche osservatore internazionale, più in mala fede che sprovveduto, dice: gli italiani sono diventati xenofobi. Il fatto è che qualche conto non torna: se contesto un reato devo poi arrivare ad una condanna, il che presuppone un processo, che da noi fa pena e dura lustri. Se c’è il reato arresto l’accusato e me lo tengo lì per anni: se è colpevole ho speso inutilmente, perché poi lo butto fuori; se, invece, ho acchiappato l’ingegnere indiano che stava andando all’Eni mi svergogno davanti a tutti. Allora, meglio: butto fuori i clandestini, subito, con provvedimento amministrativo, e contesto l’aggravante di clandestinità a chi ha commesso altri reati.
A quel punto, però, molti gridano: vigliacchi, indietreggiate. Morale: non è successo un accidente, ci siamo beccati prima l’accusa come carnefici, ora rendiamo noto il pentimento, mostriamo l’impotenza e segnaliamo una mollezza che c’è quanto la durezza precedente. Spediamo un messaggio rassicurante ai criminali, e ancora neanche è cominciato il dibattito parlamentare!


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L’addio di Amato, colui che non fu mai leader

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

L’ex ministro dell’Interno abbandona la politica senza essere mai stato numero uno
di Biagio Marzo


Vero è che non sono mai esistiti gli “amatiani”, nel senso che Giuliano Amato non ha mai raccolto attorno a sé un gruppo di politici per avere un potere contrattuale all’interno del Psi a cui si era iscritto tra gli anni ’57 o ’58. L’incertezza sulla data lascia pensare che Amato non se la ricordi volutamente, per far capire che è passato parecchio tempo dal giorno del suo battesimo politico. Dunque, il suo “addio alle armi” vuole farlo passare come un fatto normale, per non dire scontato. A 70 anni precisi, ha appeso le scarpe della politica al chiodo, per lasciare spazio ai giovani, quelli che non girovagano durante la “notte in Campo de’ Fiori, con una bottiglia di birra in mano”. Tornando sugli “amatiani”, che, come detto, è una razza mai esistita, sarebbe meglio puntualizzare, in proposito, che Amato non ha mai avuto una propria corrente. Infatti, lui non è stato mai un capo politico, seppure abbia ricoperto la carica di vice segretario. Numero due sì, dopo Craxi, giammai numero uno. Se fosse stato un leader della specie totus politicus, di certo, l’avremmo avuto alla testa dei socialisti, dopo la liquidazione del partito di Via del Corso.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

La sua mal predisposizione alla guida di un partito, talvolta, è stata interpretata come una mancanza di coraggio; in verità, non ha mai sognato di fare il leader politico e se lo avesse voluto, l’avrebbe fatto, senza ombra di dubbio. Insomma, non si è mai posto il problema di fare un passo su un terreno per lui così fuori del suo modo di pensare e di fare e così, talaltro, sdrucciolevole. In tal senso, è stato un solitario; tuttavia, non ha mai trascurato i salotti dove sedevano i colleghi professori e una certa intellighenzia radical chic. Salotti culturali, ma mai mondani. Per lui la politica è la sua stessa vita, ma non ci muore. Come fu, invece, per Bettino Craxi e come è, senza alcun dubbio, per Massimo D’Alema. Sotto questo aspetto assomiglia più a Romano Prodi. Senz’altro è vero che la sua ascesa ai posti di potere è dovuta al fatto che ha vestito i panni naturali di tecnico, “offrendo idee ed esperienza”. A suo avviso, potrebbe continuare a rivestire “posizioni di preminenza, finché il cervello funziona, senza un posto al governo o in Parlamento”.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Il congedo definitivo dalla politica attiva faceva capolino da molto tempo, da quando ha deciso di non presentarsi come candidato alle elezioni del 14 aprile. Già la volta scorsa, alle politiche del 2006, la sua candidatura è stata un Calvario, sbattuto da una parte all’altra, per poi essere candidato in Toscana, occupando il numero due della lista al Senato dietro Vannino Chiti. Come dire, dietro a Carneade. Secondo la leggenda metropolitana, pagò, con la retrocessione, per aver attaccato le scalate bancarie, quella dell’Unipol su Bnl, in particolare. Pagò allora e pagò poi, in modo amaro, alla elezione del nuovo Capo dello stato. Era in corsa, ma la stragrande maggioranza dello schieramento di cui faceva parte, l’Unione, non lo indicò, eleggendo Giorgio Napolitano. Capì che il suo ciclo politico era chiuso per sempre e taluni pensarono che non avrebbe messo piedi nel governo Prodi. Viceversa, accettò di guidare il Viminale, come Ministro degli Interni. Una esperienza ministeriale non tanto felice (dovuta, probabilmente, alla crescente emergenza sicurezza piena di casi drammatici, per via anche del fenomeno inedito della immigrazione), sebbene ne abbia ascritte prima a suo carico tante di successo.

Del resto come avrebbe potuto gestire quel Ministero con il pugno di ferro in un guanto di velluto, se la componete massimalista e quella cattolica della maggioranza gli misero il bastone tra le ruote? Su Craxi, poi, Amato non poteva non dire che fu “un grande statista e un grande politico”. E comunque, gli suggeriamo di recarsi alla tomba del bianco cimitero accanto al mare di Hammamet come atto di amore verso un uomo a cui deve molto e che, peraltro, soffrì tanto, tanto da morire in terra straniera. E’ un atto che deve fare anche per riconciliarsi con il popolo socialista. In special modo, ora che ha detto addio alla politica.


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Il Pd di Veltroni? E’ l’ombra di se stesso

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Aldo Torchiaro


Ma il Partito Democratico dov’è finito? Tace il Loft, impegnato più che altro nel trasloco verso la nuova sede di Sant’Andrea delle Fratte. Tacciono i leader. Tacciono i peones. L’understatement di Veltroni è diventato imbarazzante, le iniziative politiche si sono rarefatte fin quasi a scomparire del tutto. La solennità della Festa della Repubblica l’ha mostrato alle telecamere: alla sfilata del 2 giugno, di esponenti del Pd c’erano poche tracce, come ha ben osservato Francesco Giro. Ma il punto non è quello della presenza fisica sugli spalti della sfilata militare: è la scomparsa dall’agenda della politica, a tutto campo. Basta sfogliare uno ad uno, come i petali di una margherita, i temi sollevati dalla maggioranza per constatare la cupio dissolvi cui ci sta abituando la gestione Veltroni del Pd. Energia nucleare? Il Pd dice sì, ma anche no. Allarme sicurezza? Il Pd scuote il capo, ma non troppo. Sulla vicenda Alitalia i democratici volano bassi. Sulla riforma del federalismo fiscale, buio pesto. Giusto un sussulto di bandiera, sulle televisioni, poi nulla più.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Dopo l’annuncio di Prodi di non volerne più sapere nulla, ritirando la disponibilità a presiederlo, del Pd è rimasto un osso conteso tra due litiganti a denti stretti, Veltroni e D’Alema. “Dopo il voto”, scrive un politologo amico e alleato di quell’area, Ilvo Diamanti, “il Pd affronta una fase incerta, sospettato, da amici e alleati, di eccessiva disponibilità alla mediazione”. “Meglio sarebbe farla finita con la sceneggiata e ammetterlo: stiamo dando vita ad un appoggio esterno, non dichiarato ma fattuale”, dice senza peli sulla lingua Pasquale Laurito, al secolo Velina Rossa. Il fuoco amico non si risparmia. L’invocazione morettiana al D’Alema televisivo (“Dì qualcosa di sinistra. Dì qualcosa anche non di sinistra, qualcosa di buon senso. Ma dì qualcosa”) oggi vale per tutta la squadra che governa il Pd. A proposito: quanto alla cabina di regia democratica, chi ne capisce è bravo. L’elefantiaco comitato nazionale, 2600 proclamati dal popolo, che doveva riunirsi una volta al mese in una città diversa, è già stato saggiamente archiviato da Veltroni. L’esecutivo, quello delle nuove leve, dei giovani promettenti, delle bionde rampolle, ci ha fatto la grazia di non riunirsi, o per lo meno di non farci conoscere il contenuto dei suoi deliberati.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Il Coordinamento, un organismo cotto e mangiato in una notte e spuntato tra le pieghe dello statuto senza essere mai stato votato, è formato da Bersani, Fassino, Letta, Fioroni, Bettini, Franceschini e Morando e rischia di assomigliare troppo ad un tavolo congiunto tra i maggiorenti dell’ex Ds e l’ex Margherita, con qualche pecca: non include né D’Alema, né Rutelli, nè i prodiani né Marini, e non andrà lontano. D’altronde tutti e tre questi organismi sembrano pensati più per legittimare il Segretario che per gestire il partito. Con risultati, sottolineano i dalemiani, di cui parla in modo eloquente il dissolvimento d’immagine di queste settimane. E il governo ombra? Accusato anche dai suoi sostenitori di troppo inciucismo con la maggioranza, non si è fatto promotore, dopo quindici giorni dalla proclamazione, di una sola presa di posizione degna di nota. “Cosa sarà il Pd da grande?” si chiede quindi Repubblica, il cui editore doveva prenderne la tessera numero uno e ha finito per prendere invece le distanze. Un interlocutore attento alla Lega, dicono in coro Chiamparino, sul Sole 24 ore, e Giorgio Tonini su Europa.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Sì, perché gli strateghi di Veltroni indicano in quella base elettorale un portafoglio di voti essenziale per rovesciare un trend che sembra inarrestabile e che non può essere lasciato ancora a lungo nelle mani di Bossi, ma non hanno un’idea che sia una per catturarne le simpatie. Un tiepido brusìo ad accompagnare il nuovo pacchetto sicurezza, un accordo di salvaguardia per i propri protetti in Rai e via libera al tavolo di consultazione permanente con Berlusconi: così il Pd benedice lo statuto dell’opposizione e riconosce di fatto la validità dell’assunto della Velina Rossa. Ieri la sola manifestazione che parlava al vertice della Fao, insieme al breve corteo della comunità ebraica contro Ahmadinejad, è stata quella indetta dal Riformista. Le tante adesioni bipartisan hanno costretto – solo tardivamente, a dire la verità – anche qualche dirigente del Pd, non tutti, ad aderirvi. Ma è significativo il silenzio con cui il dipartimento internazionale del Pd ha seguito, o meglio non seguito, gli eventi. E’ significativa l’incapacità di quell’organizzazione a mobilitare alcunché, a dare il là ad una qualsivoglia iniziativa. Al riparo del Riformista, che intanto non perde occasione per contestare Veltroni, i colonnelli democratici hanno messo una firma per salvare almeno la faccia. Basterà? Non sapremmo. Prima o poi ci si accorgerà che più che a un governo ombra, Veltroni ha dato vita a un partito ombra. Di se stesso.


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Aboliamo gli enti inutili, partiamo dall’Onu

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Romano Bracalini


Figuriamoci se il Sant’Uffizio dell’Onu non ci metteva bocca. Ma evidentemente la signora Louise Arbour, alto commissario per i diritti umani (locuzione buona per tutti gli usi), una sessantunenne canadese dell’Ontario, già nota per i suoi disinvolti giudizi, silenzi e omissioni, non ha trovato di meglio che inserire l’Italia tra i paesi a “crescente pericolo di xenofobia e razzismo” solo perché il governo italiano vorrebbe introdurre il reato di clandestinità. Dev’esserle sfuggito, venendo da una lontana provincia “coloniale”, che la Francia, la Germania, la piccola Grecia l’hanno già introdotto nel loro ordinamento e che il presidente Sarkozy, nel prossimo turno di presidenza francese dell’UE, intende presentare un progetto europeo per la limitazione dell’immigrazione (clandestina e regolare) in Europa. Che facciamo: lo mandiamo alla ghigliottina? Quest’ultima offensiva dell’ONU è venuta di seguito all’intervento dell’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti, che poco prima aveva tuonato contro l’intenzione del Governo di Roma di mettere in galera gli “irregolari” per illecito amministrativo e contro il reato di clandestinità contenuto del DDL di prossima discussione alle Camere. I due personaggi o sono in malafede (cosa non da escludere) e sono male informati.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Del resto, com’è noto, il dogma non ha bisogno di dimostrazioni. A monsignor Marchetto che pontifica in casa d’altri potremmo chiedere quanti “clandestini” o “irregolari”, come preferisce chiamarli, affollino San Pietro e a che servano tutte quelle guardie svizzere e quei severi controlli ai “sacri portoni” se non a sbarrare l’ingresso a tutti gli intrusi e ai semplici curiosi, figuriamoci agli spacciatori e potenziali stupratori di vergini devote. Alla voce aulica e unta di pietismo di monsignor Marchetto s’è aggiunta quella di rincalzo del cardinale Dionigi Tettamanzi della Diocesi di Milano, che non perso l’occasione per dichiararsi a favore della più ampia libertà di movimento e di accoglienza dei migranti con lasciapassare o no, salvo che nei palazzi silenti, ricchi e inaccessibili dell’arcivescovado ambrosiano. Insomma, facciamoli entrare e prendeteveli! Della signora Arbour son note le credenziali non prive di ambiguità e di ombre e un comportamento che lascia allibiti. Avesse dato un’occhiata al globo terrestre, specie nei meridiani bassi, avrebbe avuto solo l’imbarazzo della scelta quanto a mattanze e stragi di diritti umani che con tanto accanimento ricerca altrove. Ma non ci sovvengono condanne contro le esecuzioni di massa in Cina, le impiccagioni esemplari in Iran e ovunque i diritti elementari dell’uomo vengano calpestati. Non è questo che interessa la Arbour che la si ricorda in buonissimi rapporti con Kofi Annam, chiacchieratissimo segretario ONU il cui figlio (se non lui medesimo) sarebbe implicato nella vicenda “Oil for Food”, in uno scambio di interessi e di favori poco puliti.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

L’ideologia terzomondista, l’ultima peste moderna dopo il nazifascismo e il comunismo, ha contagiato anche la signora Arbour e la stessa Onu, ormai dominata da paesi dell’Africa, dell’Asia e del Medio Oriente dove diritti umani, legge e libertà non hanno alcun senso, e dove le nomine sono una farsa. Nel 2003, prima della Arbour, alla presidenza della commissione Onu dei diritti umani venne nominata, col voto prevalente dei paesi africani e islamici, che di diritti umani se ne intendono, la signora Najat Al Hajjajj, ambasciatrice della Libia alle Nazioni Unite. Che la presidenza della commissione diritti umani fosse andata alla rappresentante di un paese come la Libia alla quale Amnesty International (organismo noto per le sue simpatie terzomondiste) aveva dedicato 36 pagine zeppe di efferatezze era già abbastanza incredibile. Purtroppo questo sistema di nomine rientra negli automatismi dell’ONU in cui i paesi del Terzo Mondo prevalgono per orientamento e numero. Ma siccome nessuno può soffocare la propria natura antidemocratica, ecco che la signora libica al suo primo atto ufficiale fa una gaffe madornale accogliendo l’istanza di un osservatore palestinese alle Nazioni Unite, tale Nabil Ramlawi, che aveva chiesto “un intervento armato per cancellare Israele dalla carta geografica come si fece con la Germania di Hitler”.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Particolare secondario. La Germania di Hitler venne cancellata dagli eserciti angloamericani contro i quali combattevano gli arabi palestinesi della legione “Arabia libera” di ispirazione nazista. Nemmeno la signora Arbour ha smentito la sua natura partigiana. Non solo è in buoni rapporti con tutti i despoti africani e islamici che il suo ufficio dovrebbe perseguire e non lo fa per deliberato atto politico, ma al tempo della guerra tra Israele e Hezbollah in Libano trovò il modo di accusare gli israeliani di colpire obiettivi civili che Hezbollah aveva disseminato a bella posta di scudi umani per far ricadere la colpa di genocidio su Israele e lei si prestò al macabro gioco. Che ce ne facciamo di un ONU così? Tra le due guerre venne istituita la Società delle Nazioni allo scopo di preservare l’armonia e la pace nel mondo. Ci si accorse troppo tardi che aveva fomentato gli egoismi nazionali e la guerra. Anche l’ONU non serve più allo scopo. Serve solo alle campagne di rancore delle inacidite Louise Arbour di turno. Serve ai tiranni africani e asiatici per coprire i loro delitti e le loro malefatte con l’alibi delle “colpe” occidentali, però ritirando l’obolo di pietà. Aboliamolo!


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Salviamo l’Iran dal suo tiranno

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Michael Sfaradi


Mahmoud Ahmedinejad, ha di nuovo dichiarato, davanti a non meglio definiti ospiti stranieri arrivati a Teheran per assistere alle cerimonie per il 19esimo anniversario della morte dell’ayatollah Khomeini, che “Israele è alla fine e verrà presto eliminato dalle carte geografiche”. Durante le sue elucubrazioni mentali, che non sono più neanche originali, ha propinato ai presenti la solita storia: “Il regime sionista criminale e terrorista ha una storia di 60 anni di saccheggi, aggressioni e crimini, e che sarà presto cancellato dalle carte geografiche”. Ma non finisce qui, da presidente si è poi trasformato in profeta e, guardando al futuro, ci ha predetto la fine della potenza americana; “Il tempo delle potenze tiranniche è finito e con la vigilanza e la solidarietà tra i popoli, gli Usa e tutte le potenze sataniche se ne andranno e la giustizia arriverà”. Non ha specificato però come tutto ciò dovrebbe accadere e quando. Questo poco prima di partire per Roma dove ha partecipato al vertice della Fao e dove non è stato ricevuto né dal Governo Italiano né in Vaticano e, insieme al presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, non è stato invitato alla cena offerta dal Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi e dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, in onore dei leader mondiali che hanno partecipato al vertice Fao di Roma.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

La violenza verbale con la quale sta attaccando Israele a cicli ricorrenti, prende forza dalla certezza che sia il lavoro nelle centrali nucleari, sia le ricerche per i missili a lunga gittata stanno procedendo rapidamente. Il “bulletto” della Casbah si sente forte, perché più l’Occidente prova a parlargli come un paziente genitore parlerebbe ad un bimbo impunito, più lui si intestardisce e vuole le due cose che non gli si possono dare: la bomba atomica ed Israele rasa al suolo. Mahmoud Ahmedinejad, anche se non se ne rende conto, sta portando la sua nazione verso la linea di non ritorno che, una volta valicata, porterà il mondo verso la terza guerra mondiale. Non sta però facendo bene i suoi calcoli, perché se anche raggiungesse la bomba nucleare non potrebbe usarla senza causare l’annientamento dell’Iran. Gli Stati Uniti temporeggiano e dichiarano che bastano delle serie sanzioni per mettere a tacere i bollenti spiriti iraniani, ma se non bastassero? Siamo sicuri che l’opzione militare ci sia, ed è sul tavolo.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

L’ex presidente americano Jimmy Carter che non ha simpatie per Israele, ha dichiarato che lo stato ebraico potrebbe avere fino a centocinquanta testate nucleari, il governo di Gerusalemme non conferma e non smentisce, ma la notizia detta da lui, che come ex inquilino della Casa Bianca è in possesso di tante informazioni top secret che dovrebbe tenere per sé, il dubbio che le testate esistano è forte. Siamo sicuri che Israele non rimarrebbe lì ad aspettare i missili iraniani e a farsi distruggere senza reagire, per cui corriamo il rischio di scoprire se le informazioni in possesso di Carter siano esatte o no. L’occidente, secondo noi, dovrebbe fare del tutto per salvare l’Iran da Ahmedinejad, perché se è vero che l’esercito di Tel Aviv a volte si trova in difficoltà quando si tratta di andare a stanare dei terroristi annidati in mezzo alla popolazione per paura dei “danni collaterali” che potrebbero causare vittime civili, se si tratta di difendere la sicurezza della nazione e del popolo è capace, disponendo della più avanzata tecnologia militare al mondo, di cose eccezionali.


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“Ahmadinejad non è pazzo. E’ ora di isolare l’Iran”

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Intervista a Gianni Vernetti
di Barbara Alessandrini


Come previsto, l’ingombrante presenza del presidente iraniano Aahmadinejad al vertice Fao sull’emergenza alimentare ha finito per dirottare i riflettori della prima giornata sulla fame nel mondo dalle tematiche collegate all’allarme cibo al caso Iran. “Israele scomparirà a prescindere dall’Iran, è nell’interesse di tutti”. Con queste parole e la certezza che “i popoli si salveranno dalla imposizione dei sionisti” Ahmadinejad ha rincarato la dose rispetto alle folli dichiarazioni già pronunciate lunedì in cui annunciava la vicina cancellazione di Israele. Il deputato del Pd Gianni Vernetti, ex sottosegretario agli Esteri e ora membro della commissione esteri alla Camera, prima di partecipare alla maratona oratoria “Free Iran” organizzata dal Riformista non lascia margini di incertezza sull’inflessibilità adottata dal governo e dai politici italiani nei confronti del capo del governo di Teheran.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Ahmadinejad ha fatto precedere il suo arrivo in Italia con la solita dichiarazione anti israeliana e lo ha fatto sapendo già che gli erano stati negati sia i colloqui col governo sia con gli esponenti politici. Si può parlare di una eclatante mossa auto pubblicitaria?
Intanto è un dato di fatto che Ahmadinejad è stato positivamente isolato. Non avrà alcun incontro ufficiale né col Vaticano né con il governo italiano né con esponenti del mondo della politica. Le parole di Ahmadinejad sono le parole di uno dei dittatori più feroci del pianeta, di un paese al collasso e con una crescente opposizione interna.

A maggior ragione non rinuncia a spendere di fronte all’opinione pubblica del suo paese la vetrina offertagli dal vertice Fao dove ha sferrato un attacco puntuale agli stessi vertici decisionali dell’Onu, da cui sono esclusi i paesi arabi, e cavalcato il generalizzato atteggiamento sulle politiche energetiche per rilanciare il diritto dell’Iran all’energia economica...
Io ritengo che Ahmadinejad non vada sottovalutato. Utilizza la retorica antisemita per rafforzarsi internamente. Ma non è soltanto un matto che vuole cancellare Israele, è un capo di un regime e sta perseguendo, al di là delle dichiarazioni sul diritto al ricorso all’energia pulita ed economica del nucleare, un programma nucleare militare preciso.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini ha annullato l’incontro con l’ambasciatore di Teheran previsto per lunedì prossimo, e Veltroni ha parlato di “ripulsa dell’Italia e della comunità internazionale verso posizioni come la sua. Ma la linea di maggiore fermezza con il presidente iraniano una volta che Ahmadinejad sarà tornato in patria, non rischia di provocare ripercussioni economiche nei confronti del nostro paese?
Io credo che gli interessi economici, a questo punto, non possano e non debbano condizionare nulla. Sono certo importanti ma quando un regime assume queste posizioni e soprattutto, non soltanto pronuncia affermazioni deliranti, ma quotidianamente persegue un programma nucleare militare costruendo missili di lunga gittata, l’occidente deve essere fermo. Perché l’Iran è un pericolo per la sicurezza e la stabilità internazionale. Come dimostra per altro l’ultimo rapporto della Iaea, dove prevalgono i toni dell’estrema preoccupazione e che impone di tentare contro l’Iran tutte le strade possibili, a partire da un regime di sanzioni molto più duro nei confronti dell’Iran, all’aumento dell’isolamento internazionale.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Si potrebbe obiettare il fatto che il presidente iraniano, a differenza di Mugabe, non dovrebbe essere trattato alla stessa stregua di un qualsiasi dittatore perché è stato eletto attraverso delle elezioni politiche...
Non è stato eletto con elezioni democratiche dato che è stato impedito a qualsiasi candidato non allineato di potersi presentare e quindi la sua guida non ha nessuna legittimazione popolare. E non è ininfluente sulle decisioni del governo e dei politici italiani il fatto che l’Iran sia stato il principale oppositore alle Nazioni unite alla risoluzione sulla moratoria universale della pena di morte. E’ dal 18 dicembre del 2007, quando è stata approvata la moratoria, che in Iran sono state eseguite decine di esecuzioni sommarie su oppositori, giornalisti, omosessuali.


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Violazione di domicilio

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Giancarlo Loquenzi

La Violazione di domicilio è il reato previsto dagil artt.614 e 615 del codice penale, che punisce, a querela di parte, chiunque "si introduce o si trattiene nell'abitazione altrui, o in altro luogo di privata dimora o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi si introduce clandestinamente o con l'inganno".

A me sembra che il reato di violazione di domicilio sia molto simile a quello che il governo avrebbe voluto introdurre in relazione alla clandestinità. Sono le parole stesse del codice a suggerirlo: il reato consiste nell’entrare in luogo “contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo”. In questo caso lo Stato ha evidente il diritto di escludere dal proprio luogo chi non rispetta determinati requisiti: passaporto valido, permesso di soggiorno ecc…

Il parallelo è ancora più forte quando il codice evoca la “clandestinità e l’inganno”, cioè l’entrare in luogo di nascosto, non dall’ingresso consentito e magari fornendo motivi e credenziali false.

Chi viola il domicilio altrui è condannato con la reclusione fino a tre anni, ma se al fatto è associata qualche forma di violenza, fino a cinque.

La sostanza è la stessa: per entrare a casa di altri devi essere invitato, chieder permesso e rispettare le regole degli ospiti. Forse giuristi ed esperti avranno di che obiettare, ma credo che la gente senta nettamente l'analogia.

In molti paesi civili e democratici, l’America, la Germania, “violare il domicilio” nazionale costituisce un reato, forse difficile da applicare, sicuramente non risolutivo, ma si stabilisce così un principio: quella cosa non si può fare e se la fai devi sapere che stai commettendo un reato.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Il governo Berlusconi, con molta cautela, ha tentato di introdurre lo stesso principio: non lo ha fatto con il decreto legge ma ha affidato al Parlamento la messa a punto della norma.

Per questa semplice affermazione di principio il governo è stato accusato di ogni nefandezza: si è parlato di razzismo, di fine della democrazia, di violazione dei diritti umani fondamentali: tutte castronerie di cui piace riempirsi la bocca quando non si hanno argomenti. La Chiesa ha fatto il suo mestiere e ha espresso i suoi dubbi, l’opposizione ha fatto il suo (malamente) e ha cavalcato la tigre con urla e strepiti.

Doveva a questo punto Berlusconi dare segno di ripensamento? Secondo me no. Soprattutto non dopo che il consiglio dei ministri aveva approvato all’unanimità il disegno di legge contestato.

Eppure l’ha fatto e ne capiamo i molti motivi. 1) Il tema dell’immigrazione è teso e incandescente, se la priorità dell’azione politica in questo momento è tenere aperto un dialogo “costituente” con l’opposizone, il gesto del Cav. può aiutare. 2) Le pressioni del mondo cattolico erano molto forti anche se non sempre adeguatamente motivate e non del tutto unanimi. D’altronde è comprensibile che la voce della Chiesa venga presa in considerazione anche quando è scomoda e non in “linea”. 3) Berlusconi aveva anche voglia di registrare un po’ il suo rapporto con la Lega e dimostrare che l’ultima parola è comunque sua. 4) Gianni Letta è un ottimo mediatore e un sapiente moderatore.

Bastano tutti questi motivi a giustificare il “dietrofront” di Berlusconi? Secondo me no.


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Perché Tremonti vuole anticipare la Finanziaria

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Letizia Zingoni

Gran parte degli articoli della stampa economico-finanziaria italiana si balocca con i conti pubblici: con la loro solidità, con le loro prospettive tanto immediate quanto lontane.

Prodi, si è scritto, lascia i conti pubblici in buono stato (il riferimento è sistematicamente al deficit/PIL) e ha incassato il plauso della UE.

Di che preoccuparsi, dunque? Ha ragione il nuovo governo a non proseguire semplicemente sulla strada del precedente? E, soprattutto, perché incaponirsi nella riforma della Finanziaria?

Per rispondere a tutte queste provocazioni, vale la pena passare in rassegna taluni elementi su cui gli osservatori si sono spesi troppo poco. Eccoli, così come nelle scorse settimane li ha illustrati Giulio Tremonti nel corso dei suoi interventi pubblici: il deficit tendenziale previsto inizialmente al 2,4% è stato in ogni caso calcolato ignorando alcune voci di spesa pubblica (ANAS, Ferrovie, contratti). Come gli italiani sanno fin troppo bene pur non studiando macro-economia, si tratta di spese che comunque devono essere sostenute subito, per evitare su queste aree il blocco totale della macchina pubblica.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

1. alcune importanti Regioni (Lazio, Puglia, etc.) hanno già sfondato il tetto previsto per la loro spesa sanitaria e per questo a norma di legge devono essere commissionate;
2. non è stato ancora quantificato il rischio sui c.d. derivati stipulati dai Comuni;

3. non è dato conoscere con esattezza l’entità dei conti dei Comuni stessi: in queste ore Alemanno sta provando per esempio a fare chiarezza su quelli della capitale, ma i segnali non sono positivi;

4. la “copertura” della riduzione dal 33% al 27,5% dell’aliquota sulle società, è stata giudicata - a ragione - parziale e incerta dalla stessa Commissione Europea;

5. è attesa una sentenza della Corte Costituzionale che dichiarerà detraibile l’IRAP dalle imposte dirette;

6. c’è il rischio di una significativa revisione peggiorativa di alcune importanti voci di spesa pubblica relative alle Ferrovie, etc;

7. dulcis in fundo, se l’andamento complessivo dell’economia nel 2007 è stato buono, le previsioni per il 2008, ribadite da Mario Draghi nella sua relazione finale di pochi giorni fa, lasciano intravedere una battuta d’arresto.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

In sintesi, sommando le dinamiche ed i rischi insiti nelle voci di cui sopra, è ragionevole l’ipotesi che già nel 2008 l’Italia vada vicino o sopra al 3%. E’, questa, la soglia da cui (ri)parte la procedura europea di deficit eccessivo.

Ora, l’Italia si è formalmente impegnata in Europa a realizzare, in applicazione del Patto di stabilità e crescita, un piano di arrivo al pareggio di bilancio entro il 2011.

Come rispettare l’impegno triennale? C’è bisogno di strumenti – triennali anch’essi - autenticamente nuovi per trasmettere subito, da parte del nuovo Governo, un segnale straordinario di forza e di novità.

In sintesi “tecnica”, questa ipotesi si basa sulla scelta strategica di concentrare, tra maggio e luglio, tutti i provvedimenti relativi tanto al 2008, quanto al triennio 2009 – 2011.

In sintesi “politica”: l’impegno triennale europeo è già stato preso e non ci sono alternative, l’unica strategia politica intelligente è quella di fissarlo e formalizzarlo, tutto e da subito.


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Sono i leader corrotti ad affamare l'Africa

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Anna Bono


Ieri, al momento dell’apertura a Roma del summit della FAO, non si erano ancora spente le polemiche suscitate dalle parole del presidente del Senegal, Abdoullaye Wade, che il 4 maggio scorso aveva definito l’agenzia dell’ONU per l’alimentazione e l’agricoltura “un pozzo senza fondo che inghiotte soldi per operazioni inefficaci” chiedendone la soppressione.

È da molti anni che la FAO, con i suoi dispendiosi vertici e gli scarsi successi registrati, attira critiche da più parti, specie quando diventa il palcoscenico di leader come Fidel Castro, Hugo Chavez e Robert Mugabe, protagonisti di memorabili e applauditissimi attacchi all’Occidente. Il vertice del 1996, presieduto dall’allora presidente del consiglio italiano Romano Prodi, decise addirittura di eleggere tra i propri vice-presidenti onorari Omar el Bashir, il presidente del Sudan che per attuare la sua politica di arabizzazione sacrifica da vent’anni milioni di vite umane innocenti.

Se non altro si può dire che ora alla FAO qualcosa è cambiato. I partecipanti all’evento in corso hanno accolto freddamente gli attacchi all’Occidente del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e di quello dello Zimbabwe, Mugabe, la cui decisione di intervenire al vertice, mentre il suo popolo patisce la fame per colpa sua, è stata definita “oscena” dal rappresentante della Gran Bretagna e “cinica” da quello dell’Australia, senza che nessuno si pronunciasse in sua difesa.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Forse non c’era bisogno di una conferenza mondiale per proporre i rimedi alla fame decisi in questi giorni a Roma, in particolare per l’emergenza determinata dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari di base. Soprattutto, il summit, come d’altra parte era prevedibile, ha mancato di discutere le cause prime della povertà, concentrandosi sulla richiesta ai paesi ricchi di fornire ulteriori, ingentissimi fondi da destinare all’assistenza e allo sviluppo dei paesi più a rischio, ma ha omesso di impegnare i governi di questi paesi a farne buon uso, come se fosse scontato che lo faranno. Tanto meno si è preoccupato di chiedere a quei governi di spiegare come hanno utilizzato finora i capitali ormai astronomici che da decenni vengono stanziati per combattere la povertà.

“Come possiamo spiegare alla gente di buon senso che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all’anno per riuscire a nutrire gli 862 milioni di affamati?” si è chiesto il direttore della FAO, Jacques Diouf. E durante il summit non si è mancato di ricordare quanto Europa e Stati Uniti spendano in armamenti, invece di destinare più fondi alla lotta alla povertà. Ma alla “gente di buon senso” bisogna anche spiegare come mai si permette che le leadership di tanti paesi poveri si approprino delle ricchezze nazionali, le sprechino e le consumino, lasciando nella miseria i loro popoli. Dati pubblicati nel 2007 dalle Nazioni Unite hanno rivelato, ad esempio, che negli ultimi 30 anni i leader politici africani hanno trasferito in altri continenti 400 miliardi di dollari, tutti sottratti alle casse dei rispettivi stati.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

La maggior parte dei paesi in difficoltà a causa dell’aumento del prezzo dei prodotti alimentari sono proprio africani. Tra quelli più a rischio figurano Kenya, Eritrea e Niger. Il Kenya ha pensato bene di risolvere la crisi politica scoppiata all’indomani delle elezioni dello scorso dicembre raddoppiando i ministeri del nuovo governo per far spazio al maggiore partito dell’opposizione e quindi moltiplicando gli oneri economici che la popolazione kenyana deve sostenere per mantenere l’apparato statale. L’Eritrea, ritenuta una delle peggiori dittature del mondo, sollecita investimenti per superare l’agricoltura di sussistenza, ma impone ai suoi giovani una leva quasi permanente, lasciando gravare il peso produttivo su donne e bambini. Infine, il Niger, ultimo classificato nell’Indice dello sviluppo umano 2007-2008, ha appena varato una legge che aumenta stipendi, indennità e privilegi, nonostante lo stato d’allerta causato dalla ribellione tuareg nel nord e la cronica mancanza di fondi per i servizi sociali di base.


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Ancora una volta quello della Fao si è rivelato un vertice inutile

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Giuseppe Pennisi

Ancora una volta un “vertice straordinario” della Fao (Food and Agricolture Organization, Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, agenzia specializzata delle Nazioni Unite) si chiude con torrenti di parole, geremiadi, auspici, richieste d’aumenti degli aiuti dal Nord al Sud del mondo ma con un sostanziale nulla di fatto. Un nuovo fallimento, quindi, della principale tra le organizzazioni agro-alimentari con sede a Roma (le altre due sono il Wfp, World Food Program o programma mondiale alimentare e l’Ifad, International Fund for Agricultural Development, Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo). Anche poiché la Fao ha la sede a Roma, il Governo italiano ne è il principale finanziatore. Dopo questo ulteriore scacco, sarebbe appropriato che il Ministero degli Affari Esteri rivedesse le priorità nell’allocazione degli scarsi fondi per la cooperazione allo sviluppo.

Dopo tre giorni di riunioni, la stampa internazionale (interessanti i commenti del “New York Times” e di “Le Monde”) sottolinea come la politica pura (principalmente il desiderio di esibirsi dal pulpito Fao da parte di Capi di governi autoritari, messi al mando dalla comunità internazionale) hanno avuto il sopravvento sui temi sostanziali: come affrontare il doppio problema della fame sempre più mortale per un miliardo di persone e dell’aumento dei prezzi delle derrate.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Nelle sessioni “tecniche” si è discusso molto nel nesso tra l’alto (e crescente) costo degli alimentari ed i prodotti bioconbustibili, del protezionismo, dell’ascesa dei prezzi del petrolio e delle distorsioni apportate dai sussidi. Si è anche parlato di un’espansione degli aiuti alimentari (ossia di convogliare una crescente parte delle eccedenze di Paesi Ocse verso i Paesi in via di sviluppo). Tuttavia, poco o nulla dei dibattiti hanno riguardato il nodo centrale: come investire di più nell’agricoltura dei Paesi il cui reddito pro-capite è nella scala più bassa, facilitare l’aumento delle rese in quello che un tempo veniva chiamato il Terzo Mondo e spendere di meno nel trasportare alimentari attraverso del metà del globo (con perdite anche considerevoli di merci) per tentare di dare da mangiare agli affamati.

A Viale Aventino, dove hanno sede gli uffici principeschi della Fao, si afferma che le responsabilità del fallimento sono interamente degli Stati membri non dell’Organizzazione. C’è del vero in questa constatazione. Tuttavia non si può ignorare la Fao in quanto tale ha mancato ad i suoi compiti istituzionali essenziali.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

In primo luogo, con i suoi 4000 dipendenti (sostanzialmente privi di funzioni operative, affidate invece agli 8000 dipendenti del Wpf ed i 600 circa dell’Ifad) , non ha previsto per tempo il mutamento strutturale dell’economia mondiale in corso da un decennio. E’ vero che in un rapporto presentato l’autunno scorso (ossia quando la tendenza in atto da oltre due lustri era chiara a tutti) avvertiva che siamo alla fine dei bassi costi delle derrate alimentari (dal 1850 al 1970 l’indice delle loro quotazione è aumentato appena del 50% per poi prendere un impennata che lo ha portato nel 2005 a superare di dieci volte il livello del 1850 ed all’ultima rilevazione di ben quindici volte). Un nuovo documento Fao ricorda anche che nel 2007, i prezzi mondiali dei lattiero-caseari sono aumentati dell’80%, quelli del frumento del 42%. Due anni prima della Fao, l’Ocse aveva avvertito, nei prossimi dieci anni i prezzi del granturco aumenteranno del 27%, quelli dei semi d’olio del 23% e quelli del riso del 9%. All’ultima tornata, l’indice aggregato dell’Economist dei prezzi degli alimentari corre ben del 60% tra il giugno 2007 ed il giugno 2008.

In secondo luogo, la Fao è virtualmente assente dalle discussioni della Doha development agenda (Dda), la trattativa multilaterale in corso dal 2001 in seno all’Omc (Organizzazione mondiale del commercio) , uno dei cui obiettivi principali è la liberalizzazione del commercio agricolo (strumento essenziale) per incoraggiare la produzione agricola.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

In terzo luogo, la Fao è stata ambivalente ed ambigua in termini di nuove tecnologie per aumentare le rese agricole (omg e non solo). Già alla fine degli Anni Sessanta un’analoga ambivalenza ed ambiguità caratterizzarono la Fao di fronte a quell’”agribusiness” che avrebbe innescato la cosiddetta “rivoluzione verde”: Restò tale anche quando nel 1967, il 20th Century Fund dava alle stampe uno studio in tre fitti volumi curato dal Premio Nobel Gunnard Myrdal: “Asia Drama – An enquiry into the poverty of Nations” (“Il dramma asiatico: un’indagine sulla povertà delle Nazioni”) che tratteggiava un quadro apocalittico del futuro della regione. Myrdal , uomo di sinistra, invocava, tra l’altro, l’aumento delle rese tramite l’”agribusiness”.

L’incapacità della Fao di adempiere alla propria funzione di base – essere un maxi-ufficio studi, affetto da endemica lentocrazia – dipende da numerose determinanti. La principale è che il senegalese Jacqued Diouf ne è alla guida dall’8 novembre 1993 e, in seguito a vari rinnovi, è in carica sino al 2012. Quasi vent’anni alla testa dell’organizzazione sono davvero troppi. Qualsiasi istituzione si sclerotizzerebbe. All’inizio del suo primo mandato, Diouf ha cercato di riorganizzare la Fao, decentrarne le funzioni e ridurre il personale. Da quando, nel 1998, si avvicinava la rielezione il suo obiettivo principale è stato quello di restare in carica, anche accentuando assunzioni seguendo criteri non effettivamente meritocratici.


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Tutto quello che avreste voluto sapere sui candidati alla Presidenza USA

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 8 della discussione
di Maurizio Stefanini

Barack Obama contro John Mc Cain. Come che vada, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti si affronteranno per la Casa Bianca due candidati nati fuori del Continente nord-americano. Non fuori del territorio degli Stati Uniti: se no, stabilisce la Costituzione, non potrebbero essere eletti. Per questo non è andato oltre la carica di Segretario di Stato il tedesco di Norimberga Heinz Alfred “Henry” Kissinger, ebreo esule in seguito alle leggi razziale. E neanche la praghese Marie Jana Korbelová, anche lei esule di origini ebraiche, e ribattezzatasi Madeleine Korbel Albright. Quanto al governatore della California Arnold Schwarzenegger, oriundo austriaco, non a caso alcuni suoi fan hanno pensato di raccogliere firme per chiedere una riforma della Costituzione. Obama è però nato nel 1961 nelle Isole Hawaii: che due anni prima erano diventate il cinquantesimo degli Stati Uniti, ma che sono comunque un arcipelago dell’Oceania. Mentre McCain è nato nella Base Aeronavale di Coco Solo, dove suo padre prestava servizio come ufficiale: in America Centrale, in quella Zona del Canale di Panama che tra 1903 e 1979 fu territorio Usa, prima di passare tra 1979 e 1999 allo status di territorio sotto amministrazione congiunta statunitense-panamense, ed essere infine “retrocessa” nel 1999 a Panama. La legge del 1953 chiarì con effetto retroattivo che nella Zona era cittadino statunitense chi vi nascesse da almeno un genitore statunitense, mentre negli Usa per acquisire la cittadinanza basta nascere nel territorio.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Di McCain è stato poi ricordato che è stato prigioniero durante la Guerra del Vietnam, e anche sottomesso a gravi maltrattamenti che tuttora gli impediscono di alzare le braccia. Per questo al tempo delle polemiche di Abu Ghraib fu uno dei senatori che più celermente reagì contro gli abusi. Mentre Barack Obama è presentato come il primo nero a correre per la Presidenza degli Stati Uniti, mentre Hillary Clinton sarebbe stata la prima donna. Ma prima di McCain, in realtà, la malasorte della prigionia toccò anche a Andrew Jackson, il settimo presidente. A 13 anni durante la Rivoluzione Americana si era infatti arruolato col fratello Robert come corriere nell’esercito continentale di George Washington, ma tutti e due furono catturati dagli inglesi e detenuti per un anno, durante il quale furono gravemente maltrattati. Una famosa litografia popolare mostra un ufficiale inglese che lo colpisce con una spada per essersi rifiutato di lustrargli gli stivali, e in prigionia lui e suo fratello si ammalarono di una forma di morbillo talmente grave che Robert ne morì poco dopo la liberazione.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Quanto all’etichetta di “prima donna o primo nero” a correre per la Presidenza, sarebbe la classica domanda cattiva su cui far cadere un concorrente a un quiz o a un esame. Prima di tutto, infatti, Obama e la Clinton erano già candidati, e l’attuale vittoria del primo riguarda solo la nomination formale che il Partito democratico darà a agosto nella Convention di Denver, dopo il risulato delle Primarie. Bisognerebbe dunque parlare piuttosto di candidati che finiranno nella scheda finale. Ma anche in quel caso ci sono state già 23 donne indicate in quel documento, a partire da quella Charlene Mitchell che nel 1968 si candidò per il Partito Comunista, prendendo 1076 voti. Altre quattro donne erano già state candidate in precedenza, quando i nomi venivano scritti direttamente dagli elettori. Tre candidature addirittura nell’800, a un’epoca in cui le donne non avevano neanche l’elettorato, e un’eventuale loro vittoria sarebbe stata dunque cassata. La prima in assoluto fu infatti nel 1872 la femminista Victoria Woodhull, e la prima di cui sia stato tramandato il risiltato fu nel 1884 l’altra femminista Belva Ann Lockwood: 4149 voti.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Va poi ricordato che Charlene Mitchell era oltretutto anche nera, e con lei nel 1968 si candidarono altri due afro-americani, nelle due ali in cui si era diviso il Peace & Freedom Party: 136.385 per il leader delle Pantere Nere Eldrige Cleaver, con l’ala “ortodossa”; 47.097 per il comico Dick Gregory, con un’ala scissionista ribattezzata Freedom & Peace Party. Ma il primo negro in assoluto a essere iscritto sulla scheda “finale” del voto presidenziale era stato nel 1964 Clifton DeBerry, del trotzkysta Socialist Workers Party: 32.327 voti. Perché allora si è parlato di “prima volta” per Obama e Hillary? In realtà, si tratta semplicemente della prima volta in cui un negro e una donna si sono contesi la nomination finale di uno dei due grandi partiti. Gli unici che possono poi mandare alla Casa Bianca un loro candidato sul serio. Prima di Obama altri cinque negri avevano concorso per le primarie democratiche, senza però arrivare alla fine della corsa. Il primo in assoluto, nel 1968, era stato Channing Phillips, che dopo aver condotto la campagna elettorale di Robert Kennedy aveva tentato di rilevarne la candidatura dopo l’assassinio. Nel 1972 ci provarono Shirley Chisolm, che nel 1968 era già stata la prima donna nera eletta al Congresso, e il pastore battista Walter Edward Fauntroy: entrambi furono per la prima volta in grado di aggiudicarsi uno Stato. Nel 1984 e 1988 seguì l’altro pastore battista Jesse Jackson. E nel 1994 ci fu anche il governatore della Virginia Lawrence Douglas Wilder, nel 1990 primo nero a essere eletto governatore. Quanto al Partito Repubblicano, nelle sue primarie ha avuto solo il candidato nero Alan Keys, ma per ben tre volte: nel 1996, 2000 e 2008.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

Come origine etnica, d’altronde, e a differenza di sua moglie Michelle, Obama non è tecnicamente un afro-americano classico, visto che non ha avuto infatti antenati schiavi. Suo padre era infatti un emigrante kenyano di etnia luo, e per quel lato Barack è addirittura cugino dell’attuale primo ministro kenyano Raila Amolo Odinga (così almeno racconta lo stesso Odinga). Sua madre era invece una bianca di origini miste inglesi, tedesche e francesi. McCain è invece un cognome scoto-irlandese: cioè un discendente di quei coloni scozzesi protestanti che gli inglesi mandarono a colonizzare l’Ulster contro gli indigeni cattolici; che oggi costituiscono il grosso della popolazione protestante dell’Irlanda del Nord; e che per la loro tempra di colonizzatori furono mandati in gran quantità in Nord America, al punto da dare addirittura il loro accento alla varietà di inglese parlata negli States. Quasi il 16% della popolazione degli Stati Uniti al momento dell’Indipendenza, coloro che si sono definiti scoto-irlandesi all’ultimi censimento non sono stati più dell’1,8%. Ma da sola o associata a origini inglesi, come lo stesso McCain, questa è stata l’origine etnica più diffusa tra i presidenti statunitensi. Erano infatti scoto-irlandesi Jackson, Buchanan, Andrew Johnson, Grant, Arthur, Truman e Nixon. Di origine mista inglese e scoto-irlandese, come McCain, Benjamin Harrison, McKinley, Carter, Bush padre, Clinton e Bush figlio. Inglese, scoto-irlandese e scozzese Wilson. Inglese, scoto-irlandese e irlandese Reagan. Scoto-irlandese, scozzese e olandese Theodore Roosevelt. Scoto-irlandese, inglese e tedesca Cleveland. Scoto-irlandese, inglese, tedesca e tedesco-svizzera Hoover. Scoto-irlandese e scozzese Polk. Washington, Adams padre, Jefferson, Madison, Adams figlio, Henry Harrison, Tyler, Taylor, Pierce, Lincoln, Taft, Harding, Coolidge, Lyndon Johnson e Ford erano invece di origine inglese. Fillmore inglese e scozzese. Monroe e Hayes scozzesi. Garfield gallese. Van Buren olandese. Franklyn Delano Roosevelt olandese e lussemburghese. Eisenhower tedesco. Kennedy irlandese.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 6 della discussione

Dal punto di vista religioso McCain sarebbe il primo presidente nato episcopale e poi diventato battista. Ma il cambio di religione non è una realtà infrequente negli Usa: per adottare la fede del coniuge come ha fatto l’episcopale George W. Bush nel passare al metodismo, e anche il figlio di padre e patrigno musulmani e madre atea Obama nel passare alla congregazionista Chiesa Unita di Cristo; ma non solo. Comunque finora la confessione più rappresentata alla Casa Bianca è stata quella Episcopale, ramo Usa dell’anglicanesimo, e fede tradizionale dell’élite di origine inglese: con i 12 nomi di Washington, Jefferson, Madison, Monroe, William Harrison, Tyler, Taylor, Pierce, Arthur, Franklin Delano Roosevelt, Ford e Bush padre. Jefferson, Madison e Monroe al di là dell’appartenenza formale erano però piuttosto dei Deisti di tipo settecentesco, simpatizzanti del monoteismo razionalista di Voltaire. E Jefferson si sentiva pure vicino a quella denominazione Unitariana che rifiuta la Trinità. Arthur in compenso era passato all’episcopalismo dopo essere nato battista.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 7 della discussione
Seconda denominazione, con sette nomi, è quella presbiteriana, chiesa calvinista etnica di scozzesi e scoto-irlandesi: Jackson, Polk, Buchanan, Cleveland, Benjamin Harrison, Wilson e Eisenhower. Ma Polk dopo aver lasciato la Casa Bianca si fece metodista. Al contrario Eisenhower era nato mennonita, aveva poi seguito la madre nei Testimoni di Geova, li aveva lasciati per il loro antimilitarismo al momento di entrare in Accademia e era infine entrato nella Chiesa Presbiteriana poco dopo essere stato eletto Presidente. Al terzo posto, con quattro nomi a testa, battisti e unitariani. I primi, forti al Sud e tra i neri, la più popolare delle denominazioni prorestanti Usa; i secondi, al contrario, una delle più elitarie. In particolare, erano battisti Harding, Truman, Carter e Clinton, anche se Carter nel 2000 ha poi lasciato la Chiesa criticandone l’”antifemminismo”. Erano invece Unitariani i due Adams, Fillmore e Taft, a parte le simpatie di Jefferson. Ma sia Adams padre che Taft erano nati in quella fede Congregazionista oggi abbracciata da Obama, mentre Adams figlio andava anche alle funzioni presbiteriane.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 8 della discussione
Tre i metodisti, seconda denominazione protestante Usa per numero, forte tra i pionieri del West: Grant, McKinley e Bush figlio. Ma sia il nato presbiteriano Grant che il nato episcopale Bush figlio si sono convertiti alla fede della moglie, mentre al contrario il nato presbiteriano Polk aspettò la morte della moglie per passare al metodismo. Tre pure gli adepti alla Chiesa dei Discepoli di Cristo, che è un po’ una via di mezzo tra congregazionismo e metodismo, nata nel West tra pionieri scozzesi e scoto-irlandesi: Garfield, Lyndon Johnson e Reagan, che era di padre cattolico ma aveva seguito la fede della madre. Dopo aver lasciato la Casa Bianca però Reagan passò alla fede presbiteriana. Due gli adepti alla calvinista Chiesa Riformata Olandese: Van Buren e Theodore Roosevelt. Due i quacheri: Hoover e Nixon. Ma tutti e due prestarono giuramento, malgrado la loro fede in teoria glielo vietasse. Poi c’è il cattolico Kennedy, e alcuni casi dubbi. Lincoln: un figlio di battisti in gioventù attratto dal Deismo ma che da Presidente non fece mai capire a che denominazione apparteneva, pur proclamandosi genericamente “cristiano”. Andrew Johnson, il vice che glu successe dopo il suo omicidio: anche lui di genitori battisti, e che a volte andava nella chiesa metodista di sua moglie e a volte addirittura a funzioni cattoliche, proclamandosi anche lui genricamente “cristiano”. Hayes: non si sa fosse presbiteriano o metodista, ma era metodista la moglie e furono allevati come metodisti i figli.

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Jun 11, 2008, 6:45:03 AM6/11/08
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Mestre, blitz di esponenti leghisti: "No a costruzione campo nomadi"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 27 della discussione


Decine di persone hanno bloccato i lavori dalle prime ore dell'alba. Attacco al sindaco: «Cacciari tradisce i veneziani».

Esponenti e simpatizzanti della Lega Nord, poco dopo l’alba, a Mestre (Venezia) si sono riuniti per bloccare i lavori di costruzione di un campo nomadi finanziato dal Comune con 2,8 mln di euro.

Alla manifestazione - hanno riferito gli organizzatori - partecipano alcune decine di persone; alcuni di loro si stanno incatenando per impedire l’avvio dei lavori che, già previsti per i giorni scorsi, stanno subendo dei rinvii. Oltre agli esponenti del Carroccio, sono presenti i rappresentati del comitato di cittadini contrario alla costruzione del campo, che è destinato a una comunità sinti che da decenni vive a Mestre. Sono previste piccole casette con annessa, a ciascuna, lo spazio per parcheggiare una roulotte.

>>Da: Ildefonso_4
Messaggio 26 della discussione
A Cacciari, ma non ti cacciano mai?????? Io ti impacchetterei assieme ai rom e ti spedirei per posta prioritaria in Romania!!!!!!!! Ti do ragione Francymarte! La penso anch'io come te, ma vedi, questi Rom o zingari che siano, NON lavorano, non perchè siano degli scansafatiche, Noooo, è la loro "religione" che glielo vieta! Rispedirli in Romania ???? sembra facile, il governo romeno NON li vuole più indietro! Sà di che pasta sono fatti, poi dovrebbe mantenerli a vita! Loro vengono in Italia perchè hanno capito che fino a ieri qui era il Bengodi!

>>Da: LAURA39398
Messaggio 27 della discussione
In questa occasione l'azione della Lega è stata assolutamente vincente: ha costretto il sindaco Cacciari a ritirare il progetto del campo Rom. Bene così. Laura

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Rapina con sparatoria, muore carabiniere

>>Da: Graffio
Messaggio 9 della discussione
È successo a Pagani, nel salernitano

Rapina con sparatoria, muore carabiniere
Il militare, colpito da alcuni banditi, è stato sottoposto a intervento chirurgico. Il decesso in ospedale

PAGANI (Salerno) - Non ce l'ha fatta il carabiniere 33enne Marco Pittone, 33 anni, ferito gravemente durante un tentativo di rapina all'ufficio centrale delle Poste a Pagani, nel Salernitano. Il militare, che ha sventato il colpo, è deceduto in ospedale.

LA RICOSTRUZIONE - Il fatto è accaduto intorno alle 9,30 di venerdì: l'ufficiale dei carabinieri si trovava già all'interno dell'ufficio postale e per questioni di lavoro stava parlando con il direttore quando sono arrivati i tre malviventi, uno dei quali armato di pistola. Il sottotenente, che si trovava in compagnia di un altro carabiniere, ha intimato ai banditi di arrendersi ma uno dei tre per tutta risposta ha cominciato a sparare. A quanto pare uno dei tre malviventi sarebbe un italiano. È già scattata un'imponente caccia all'uomo per arrestare i tre banditi che, subito dopo il conflitto a fuoco, sono scappati sembra a bordo di un'automobile di colore scuro.

«NON HA ESTRATTO LA SUA ARMA D'ORDINANZA» - «Il sottotenente Marco Pittone ha intimato di abbassare le armi ma non ha estratto la sua pistola di ordinanza perché avrebbe messo in pericolo l'incolumità dei presenti». È la ricostruzione di quanto accaduto nell'ufficio postale di Pagani fornita dal generale Francesco Mottola, comandante della regione carabinieri Campania. Pittone aveva 33 anni, era celibe ed era di origini sarde. Mottola si è immediatamente recato da Napoli a Pagani dove, in ospedale, ha appreso la notizia della morte del sottotenente. «Siamo addolorati e ci stringiamo intorno alla famiglia di Pittone », ha detto il generale Mottola.

INTERVENTO CHIRURGICO - Il carabiniere è stato trasportato in gravi condizioni anche per la copiosa perdita di sangue al policlinico «Umberto I» di Nocera Inferiore dove è stato sottoposto a una delicata operazione. Niente da fare: il militare non ce l'ha fatta. Le forze dell'ordine stanno setacciando il territorio di Pagani per intercettare e arrestare i rapinatori.


Condoglianze per la morte del carabiniere!
Spero che becchino questi maledetti e la passino in galera tutta la loro fetida esistenza"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 9 della discussione

Tenente ucciso, sul web la rabbia dell'Arma
di Luca Fazzo Il disagio delle forze dell'ordine dopo l'uccisione di Marco Pittoni durante una rapina in posta a Pagani. Un collega scrive: "Eroe che l'Italia non merita". E dalle caserme pioggia di mail

Milano - «Ma questo Paese ci merita?». Dopo il dolore, la rabbia. La morte di Marco Pittoni, il tenente dei carabinieri assassinato da una banda di rapinatori, non sembra destinata a venire dimenticata in fretta. Per la prima volta sono i suoi colleghi, gli ufficiali dell’Arma, a portare allo scoperto un disagio - per usare un eufemismo - che una volta circolava solo a bassa voce. Fuori dalla retorica delle commemorazioni ufficiali, i carabinieri si sentono abbandonati dalle istituzioni e dimenticati dalla cittadinanza per cui rischiano la vita. A farsi portatrice di questo sfogo è la lettera aperta che un capitano, firmandosi con nome e cognome, ha messo in rete sulle caselle di posta elettronica della Benemerita. E che sta rimbalzando di caserma in caserma, rilanciata dai Cobar, gli organismi di rappresentanza «sindacale», sotto il titolo eloquente: «Un olocausto ignorato dal paese». Mai si era letta un’affermazione così carica di disincanto provenire dall’interno dell’Arma.
«Marco Pittoni è morto da eroe. Ma il Paese merita questo ragazzo?» si interroga l’autore della lettera che attacca con amarezza il mondo dei media, «apparentemente più interessato (udite, udite!) all’infortunio di Panucci che rischia di saltare qualche partita» che alla morte del tenente Pittoni. «Come i tanti morti sul lavoro dall’inizio dell’anno, anche Marco è stato ingoiato nel vortice mediatico che ha preferito tributare onori al giramento di testa di Berlusconi, alla chierica di Alfano, all’avvio del campionato europeo di calcio. Questo è il Paese che Marco ha difeso. Lo stesso Paese che ha svenduto la sua vita a tremila euro e che oggi pensa solo alla partita di pallone».
Ed è già in rete la risposta di un altro ufficiale, un maggiore: «La Patria merita, con assoluta certezza, il sacrificio di ognuno di noi» premette l’ufficiale. Che però subito dopo attacca frontalmente l’istituzione-Arma: «In una struttura come la nostra anche soltanto il semplice “Bravo” viene negato da individui che, pur occupando posizioni gerarchicamente elevate sono incapaci di gratificare il personale, proprio quello stesso personale che si contenta di vivere e far vivere la propria famiglia a pane e cipolla. Per fortuna ognuno di noi dimentica le amarezze che questa struttura ci procura e continua a credere nel sogno che ci sorregge per tutta la vita: fare il Carabiniere. Lavorare, con il nostro sacrificio, per cercare di rendere migliore questo mondo. Grazie Marco, per averci ricordato la purezza e la forza del nostro sogno».

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"Intercettazioni, chi ne abusa rischia 5 anni"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 35 della discussione
Berlusconi annuncia il giro di vite contro le intercettazioni telefoniche, unica eccezione le indagini per i reati di mafia e terrorismo. L'impegno del governo per ridurre la pressione fiscale e risolvere l'emergenza rifiuti.

Santa Margherita Ligure - «Introdurremo il divieto assoluto di intercettazioni telefoniche». Unica eccezione per le indagini che riguardano reati di mafia, camorra, 'ndrangheta e terrorismo. Davanti alla platea dei giovani imprenditori di Confindustria, Silvio Berlusconi annuncia per il prossimo Consiglio dei ministri un deciso giro di vite. Il provvedimento che sarà approvato, infatti, prevede pene esemplari per i trasgressori: «Cinque anni a chi le ordina e a chi le esegue. E multe sostanziose per gli editori che le pubblicano». D'altra parte, chiede rivolgendosi alla platea, «alzi la mano chi di voi non ha il timore di essere ascoltato ogni volta che parla al telefono». Di mani non se ne vede neanche una.
Il presidente del Consiglio, dunque, è intenzionato ad andare avanti sulla via del decisionismo. Anche perché, dice ricordando i consigli di Margaret Thatcher, se «i primi cinque anni sono serviti per impostare le soluzioni », i prossimi cinque «serviranno a realizzarle». E dunque, avanti come annunciato in campagna elettorale sul ddl intercettazioni. E avanti pure sull'emergenza rifiuti. «Entro luglio», assicura, per le strade di Napoli non ce ne saranno più. Anche se, avverte, «la soluzione decisiva sarà costruire i termovalorizzatori» che «non sono stati fatti dalla sinistra per colpa della sua componente estrema». E ancora: «Se lo Stato vuole restare tale, quando c'è da far rispettare la legalità deve intervenire usando la forza».
Nessun dubbio anche sulle centrali nucleari: «Bisogna partire con celerità per farne subito di nuove senza aspettare la quarta generazione. Ci stiamo mettendo d'accordo anche con degli Stati amici come la Francia perché ci aiutino con la loro tecnologia». Insomma, non si può più attendere perché «dobbiamo chiedere all' estero tutta l'energia di cui abbiamo bisogno».

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 26 della discussione
E quei i PM che hanno accusato ingiustamente di pedofilia a Rignano Flaminio..
Quei PM che hanno distrutto la vita di diverse famiglie di ignari cittadini accusati ingiustamente di pedofilia ....
Pagheranno qualcosa per la loro inettitudine?

>>Da: andreavisconti
Messaggio 27 della discussione
E quelli che hanno tenuto in galera Pappalardi, il padre dei due fratellini di Gravina, senza neanche uno spillo di prova?
Brutta l'omertà della casta dei magistrati.
Andrea

>>Da: GORGON
Messaggio 28 della discussione
Mi risulta che dal referendum sulla responsabilità civile dei giudici (saranno 20 anni) non un solo magistrato sia stato condannato.

>>Da: micia
Messaggio 29 della discussione
Dei giudici che condannano un giudice?
Mai visti.

>>Da: Graffio
Messaggio 30 della discussione
A proposito stamattina a "omnibus" c'era Giovanni Salvi: magistrato.Ovviamente non ha fatto che criticare il Governo e le sue proposte di leggi.
A lavorare noo.. tanto poi, che ti frega, le udienze le fissi ad ottobre 2010 e dai anche colpa a Berlusconi. Ma vai in tribunale e cerca di produrre, perchè sei pagato ed anche troppo bene!!

>>Da: John
Messaggio 31 della discussione
Purtroppo è da tempo, troppo tempo che il potere giudiziario cerca di sovrapporsi al potere legislativo.
J.

>>Da: Marianna
Messaggio 32 della discussione
Una legge in materia è sacrosanta. Una legge che limiti soprattutto la pubblicazione delle intercettazioni e punisca pesantemente chi violi tale divieto.
Poi, secondo me, le intercettazioni andrebbero limitati a reati per terrorismo e mafia.
Per il resto penso sia più importante tutelare la privacy degli italiani.

>>Da: LAURA39398
Messaggio 33 della discussione
I nostri cari pm, invece che stare attaccati al telefono, a spiare le faccende private dei cittadini, finalmente si spera che saranno costretti a dedicare il loro tempo prezioso alle indagini sul campo, come avviene nel resto del mondo. I loro strepiti ci fanno il solletico. Laura

>>Da: Nando179764
Messaggio 34 della discussione
mi metto il bavaglio pronto c'è Nando?.....zitto, zitto.......

>>Da: Elios8943
Messaggio 35 della discussione
Concordo Laura e aggiungo che finalmente si metterebbe la parola "fine" al mercato che c'è dietro le intercettazioni.

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Truffa, omicidio, lesioni: arresti alla clinica S. Rita di Milano

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

La guardia di finanza sta arrestando medici, dirigenti e personale della clinica Santa Rita, a Milano. I provvedimenti nell'inchiesta sulle cartelle gonfiate, iniziata nel 2007, che si è allargata a comprendere anche reati contro le persone
Milano - C’è anche l’omicidio aggravato dalla crudeltà tra le accuse contestate a un paio di medici nell’ambito dell’inchiesta sui presunti rimborsi gonfiati alla clinica Santa Rita. A vario titolo le altre accuse vanno dalle lesioni gravissime alla truffa ai danni del servizio sanitario nazionale fino al falso. La guardia di finanza sta eseguendo da questa mattina una serie di arresti tra medici ed ex dirigenti di una casa di cura milanese. Le ordinanze di custodia cautelare, delle quali alcune in carcere e molte ai domiciliari, sono state firmate dal gip Micaela Curami su richiesta dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, titolari delle inchieste sulla nuova sanitopoli milanese che riguarda presunti rimborsi gonfiati. Gli arresti in corso riguardano medici e personale dirigente della casa di cura Santa Rita, struttura privata ma convenzionata con il servizio sanitario nazionale. L’inchiesta che riguarda la clinica di via Jommelli è cominciata nella primavera del 2007. Le fiamme gialle avevano sequestrato migliaia di cartelle cliniche su richiesta dei pm, ritenute non veritiere o comunque alterate in modo tale da permettere rimborsi maggiori rispetto a quelli dovuti.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

I vertici della clinica avrebbero adottato un criterio ben preciso per scegliere i medici da 'arruolare' nella loro struttura: i camici bianchi prescelti sarebbero stati, infatti, coloro i quali davano la loro disponibilità a operazioni "avventate", "inutili" e "dannose". In cambio, ai sanitari veniva offerta la possibilità di rimpolpare il loro stipendio ordinario di 1.700 euro. Agli arresti domiciliari è finito anche il proprietario e amministratore unico della struttura, il notaio Francesco Paolo Pipitone.


E bravo il notaio.

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 5 della discussione
1700 euro e' un stipendio basso per un medico.... non e' che hanno preso dei macellai?

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Sanità in rete: ricette e cartelle vanno sul web

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Addio alla carta. Le prescrizioni mediche per gli esami specialistici, e poi anche quelle per i farmaci, si trasferiranno su Internet. In rete dovrebbero andare anche tutte le informazioni sanitarie dei cittadini.
Novità che arriveranno, salvo ripensamenti, con la prossima manovra e che hanno l’obiettivo di far risparmiare qualcosa al Servizio sanitario nazionale. Con le ricette sul web si dovrebbe infatti poter controllare meglio l’andamento della spesa e facilitare l’accesso alle cure rendendole sempre più mirate. A regime, intorno al 2012, il cittadino dovrebbe essere in condizione di andare in farmacia con la sola tessera sanitaria e senza certificato. Sarà il farmacista a rintracciare in rete la richiesta del medico. Il governo ha anche stimato il risparmio per la prescrizione on line: il 10 per cento della spesa farmaceutica. La rivoluzione delle prescrizioni partirà dal 2009, ma l’obiettivo di lungo periodo è la creazione di una fascicolo sanitario elettronico del cittadino. Per realizzarlo si dovrebbe costituire un tavolo permanente per l’armonizzazione delle politiche della sanità, i cui partecipanti non percepiranno nessun gettone di presenza. I medici di famiglia si sono già detti d’accordo. Secondo Giacomo Milillo, segretario della Federazione dei medici di famiglia, sarebbe «un’innovazione tecnologica» che ha tutto il sostegno della categoria. «Era già nell’aria da tempo- spiega - noi stiamo lavorando all’elaborazione del fascicolo sanitario elettronico e questa ipotesi fa parte della riorganizzazione della medicina generale, che abbiamo già proposto da un anno e mezzo al governo e alle regioni».
Confermati i tempi della manovra. A fine mese arriveranno un decreto e un disegno di legge con le norme più importanti. Poi, a settembre, la finanziaria vera e propria che sarà ridotta all’osso.
Attenzione alle infrastrutture, comprese legate a Internet. Con i due provvedimenti di fine giugno dovrebbe infatti arrivare il rifinanziamento del progetto avviato nel 2005 per realizzare reti di connettività senza fili (Wi-fi) nelle università.

>>Da: Mugugnone
Messaggio 4 della discussione
Non so se ne siete al corrente, ma gia da molti anni in Europa è avviata in via sperimentale una cartella clinica digitale. Grazie a quella, quando sarà operativa, sarà possibile in ogni parte d'Europa essere curati anche se privi di conoscenza e di documenti in quanto basterà l'impronta digitale e qualche altro parametro personale per permettere la lettura tradotta della nostra cartella comprese le radiografie(*) e altri esami. Se tanto mi da tanto credo di non poter escludere che con questo sistema si possa, con un controllo telematico, impedire automaticamente anche cure dannose al paziente. L'unica nota se si può, per così dire negativa, potrebbe essere quella legata al controllo dell'attività dei medici in termini di qualità e quantità. Se poi questa informatizzazione si estendesse anche dal punto di vista dei farmaci, nulla esclude che vi possano essere forniture "ad hoc" per ogni paziente, come ad esempio in quegli ospedali ove la terapia viene preparata e confezionata per ogni specifico paziente in farmacia, cosa che oltre ad evitare grossolani errori nella somministrazione, riduce i costi dei farmaci in quanto non c'è più la scorta di una scatola per ogni reparto ma quanto basta per tutto l'ospedale. A questo punto credo opportuno che la questione privacy, in questo settore, venga solo relegata alla non pubblicazione dei dati in maniera non agregata e non riconducibile ad una specifica persona se non da questa espressamente richiesta; ovviamente permettendone l'accesso all'attività medico professionale con la certa presenza della persona interessata. (*) la memorizzazione digitale della diagnostica per immagini è ormai una massiccia realtà sia in Europa che in molte parti del mondo ove sia possibile accedere a tali apparecchiature.

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Forza Italia!

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 27 della discussione
Forza Azzurri!

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 13 della discussione
Rialzati Italia!

Buffon ha dimostrato ancora una volta, se ce n'era il bisogno, che è il più forte del mondo.
Difesa... grosse difficoltà, si sente la mancanza del CAPITANO... ogni volta che arrivavano gli arancioni la voce di Caressa mi rimbombava nel cervello CANNNNNAVARO.
Centrocampo... Pirlo=genio, alcuni lanci dei suoi che sembrano fatti al computer per precisione; Gattuso ed Ambrosini in balia della marea con gli attaccanti esterni che avevano dimenticato che si, sarai un attaccante ma la fase difensiva esiste lo stesso.
Attacco... Di Natale e Camoranesi inconsistenti, Toni nella serata sbagliata.
Allenatore... ereditare la nazionale campione del mondo is mission impossible per tutti, c'ha messo la faccia, ha fatto le sue scelte, l'unico suo torto non essere intervenuto subito, anche se quando l'ha fatto è stato incisivo bene.
Abbiamo preso il primo gol che è un'assurdità che non sia fuorigioco e bastava trovare un gol sul 2-0, e di occasioni ne abbiamo avute, e la partita sarebbe cambiata.
Con qualche cambio ce la possiamo fare.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 14 della discussione

Italia, che disastro. Buffon: "Chiediamo scusa"
di Franco Ordine Naufragio azzurro a Berna: l'Olanda in cinque minuti segna due gol (contestato il primo). Difesa in affanno, il resto della squadra si adegua e alla fine è il tracollo. Sotto accusa le scelte del ct.

Berna - Non è una sconfitta qualunque, durissima e umiliante nello svolgimento oltre che nel risultato (mai perso 3 a 0 nell’europeo). No, è una Caporetto difficile da far dimenticare che mette a repentaglio la stessa qualificazione alla fase finale del torneo. L’Italia campione del mondo (8 i reduci di Berlino schierati in partenza) viene spazzata via dall’Olanda più timida e sottovalutata della storia recente. La spiegazione si può così riassumere: in una sera soltanto, all’improvviso, vengono a galla tutti i limiti noti e i ritardi della Nazionale indovinati durante il ritiro di Baden. La difesa di burro, senza Cannavaro d’accordo ma sprovvista anche della minima organizzazione tattica, viene fatta a fette dal contropiede degli orange. Beffardo contrappasso: i maestri del calcio-spettacolo ricorrono alla nostra arma migliore per ritagliarsi un altro successo, trent’anni dopo quello maturato in Argentina. Difesa di burro, allora, poco protetta dal centrocampo tutto milanista e poi il deficit di forma, clamoroso, di molti esponenti in grave ritardo di condizione. Materazzi, Toni, Camoranesi, Zambrotta coinvolgono il resto della Nazionale in questo naufragio senza precedenti. Del Piero e Cassano non possono fare miracoli, Grosso risulta alla fine uno dei più attivi: segno che le migliori risorse risultano schiacciate in panchina invece che in campo. Van Basten fa un figurone al cospetto del sodale Donadoni e può ritagliare questo magico, rotondo 3 a 0 per salutare la compagnia in modo diverso, a fine giugno.
Sotto accusa, da questa mattina, il ct Donadoni e le sue scelte. Con una premessa: che nessuno pensi che un solo cambio in partenza, De Rossi invece che Ambrosini magari, sia in grado di orientare in modo diverso la sfida. No, non è così. Troppe le carenze e le performances negative, disastrosa quella difesa apparecchiata in modo superficiale e infilata in velocità persino dallo spadone di Van Nistelrooy che non è certo un fulmine di guerra, alla sua età e con gli acciacchi più recenti. Chi può fidarsi dell’ultimo Materazzi visto in campionato? Donadoni sì, molti di noi no e lo diciamo senza il pregiudizio che spesso scorta il gigante interista nelle sue apparizioni internazionali. Neanche il genio di Pirlo, acceso per 25 minuti, può assistere una squadra senza più gambe, bussola e talento. Così matura la bastonata che lascia lividi e segni sulla pelle. I cinque minuti che inceneriscono l’Italia campione del mondo cominciano a metà della prima frazione nei dintorni di un banale calcio d’angolo e si concludono con lo spietato contropiede del 2 a 0. Più tardi solo l’opposizione di Buffon (uscita su Van Nistelrooy scappato a Materazzi) evita il tracollo. Le colpe sono almeno pari distribuite tra l’arbitro, complessivamente incapace, che ignora un fuorigioco sesquipedale in occasione della prima zampata di Van Nistelrooy e la Nazionale, tradita e resa vulnerabile da una difesa impresentabile, infilata allo spiedo da Sneijder al culmine di contrattacco fulminante (tre passaggi per arrivare al tiro).
L’Uefa se la cava con una nota ufficiale: patetici, non si riscri

>>Da: andreavisconti
Messaggio 15 della discussione

Donadoni: "Il primo tempo errore nostro. Ora recuperiamo in fretta"
di Marcello Di Dio Il ct fa autocritica dopo la disfatta con gli olandesi: "I cambi hanno apportato miglioramenti forse ce ne saranno anche con la Romania"

Berna - «Chiediamo scusa agli italiani». Un messaggio chiarissimo quello di capitan Buffon al termine di una delle serate più nere della storia della nazionale azzurra. «La più brutta da quando vesto questa maglia – sottolinea il portiere -. Abbiamo parlato con i compagni nello spogliatoio e abbiamo deciso che dovevamo chiedere scusa a tutti. L’Olanda ha vinto perché ha disputato un’ottima prova: nella prossima partita ci appelleremo al nostro orgoglio». L’Italia non aveva mai perso così pesantemente in una competizione importante. E Donadoni non si aspettava certo un debutto così disastroso, per di più al cospetto del suo amico Van Basten. «È una partita iniziata male e finita peggio, sul secondo gol ci siamo complicati la vita. Il fuorigioco? Non recrimino e non ho nemmeno parlato con Panucci. Dite che fisicamente eravamo a terra? Non mi pare, nel secondo tempo siamo cresciuti via via che passavano i minuti. Ora bisogna essere ottimisti, se non lo fossimo potremmo già andare in vacanza».
Qualcuno ha accusato gli azzurri di troppa sufficienza per il fatto di essere campioni del mondo in carica. «Respingo quest’accusa – dice ancora il ct azzurro - perché sennò non ci sarebbero stati questi due anni di sacrificio. Io rifarei tutte le scelte, non ho avuto dubbi, certo poi quando una partita finisce 3-0 le critiche non mancano. Tutto viene semplice prima, ma se voi cronisti magari mi davate una mano...». Qualcuno gli riferisce le scuse urbi et orbi di Buffon, lui applaude l’iniziativa: «Abbiamo rispetto della gente e noi siamo i primi a essere dispiaciuti: la colpa è di tutti». Sotto accusa il modulo con il tridente che ieri sera non ha convinto. «Abbiamo giocato tante partite in questo modo, ricordatevi come è andata nelle qualificazioni». Van Basten è orgoglioso dell’impresa: «Una vittoria storica, ma la reazione dell’Italia arriverà, ha troppa classe». Alex Del Piero, entrato in campo nella ripresa e autore di un paio di occasioni da gol, è rammaricato per la sconfitta. «È stata una serata negativa sotto tutti gli aspetti. Il quarto uomo ha spiegato l’episodio a qualcuno della nostra panchina e c’è stato il passaparola. Donadoni? Al di là delle critiche inevitabili verso di lui, siamo tutti da criticare. Abbiamo sempre reagito insieme, siamo uniti nella vittoria e nella sconfitta. Chiunque giocherà dovrà dare più del cento per cento». Toni, invece, racconta la vivace protesta verso l’arbitro dopo il primo gol dell’Olanda costatagli il cartellino giallo. «Ho visto il replay sul maxischermo e ho detto all’arbitro che lo riguardasse anche lui. Non mi ha dato ascolto…».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 16 della discussione
Non avevamo mai iniziato così male un Europeo o un Mondiale.

Tabellone aggiornato
Le partite di oggi

Ore 18.00 a Innsbruck (Raiuno)
Spagna - Russia
Ore 20.45 a Salisburgo (Raiuno)
Grecia - Svezia


>>Da: GORGON
Messaggio 17 della discussione
Partitaccia!!
Spero che ci rifaremo con Romania e Francia.


>>Da: micia
Messaggio 18 della discussione
L'Italia non aveva mai perso ai tornei internazionali con 3 gol di scarto, tranne che contro il Brasile stellare di Pele'.
Quella sconfitta l'accetto, ma questa contro l'Olanda proprio no!

>>Da: paoloris
Messaggio 19 della discussione
Il problema è stato solo uno ed era anche prevedibile, siamo arrivati a questa vigilia molli e rilassati perchè eravamo favoriti, campioni del mondo, e c'abbiamo Cassano, e l'Olanda la asfaltiamo e via dicendo, ovvero tutto il contrario della situazione 2006, e si è visto.
La squadra e gli uomini forti ce li abbiamo anche, e infatti la partita non l'abbiamo iniziata neanche male, ma con un simile lassismo latente e con la perdita di Cannavaro a dare il via agli scricchiolii, è bastato qualche attacco in più degli orange e il gol preso in malo modo per far andare in bambola tutti e far giocare la squadra MOLTO al di sotto delle proprie possibilità come solo l'Italia sa fare. Quello che succede quando non arriviamo preparati mentalmente e appena ci prendono a pallonate ci viene una paura fottuta come ieri. Per fortuna ci hanno mazzolato ben bene, così (forse) in questi giorni ci sarà il tempo e la voglia per ridimensionarsi e snebbiare la testa, così le pallonate te le aspetti e riesci anche a contrastarle, è così che abbiamo vinto in Germania.
A Donadoni si è imputato di tutto e di più ma onestamente anche a sproposito, a mio avviso le scelte veramente sbagliate sono state quella di Gattuso e di Materazzi che sono completamente fuori forma (anche mentale) e non era un mistero vedendo il campionato. Ambrosini ci può anche stare, Barzagli teoricamente con un compagno che dia un po' più di sicurezza può anche reggere.
Secondo me non tanto con la Romania ma in ottica Francia converrebbe iniziare a pensare a un centrocampo più folto (vista la difesa traballante), e quindi a tornare al classico 4-4-2, dove può trovarsi a suo agio Del Piero nel ruolo di seconda punta, e si può tentare un quartetto Perrotta-De Rossi-Pirlo-Camoranesi che mi sembra sufficientemente duttile seppur solido. Grosso assolutamente da promuovere titolare, e al centro giocarsi la carta Chiellini.

>>Da: lucia
Messaggio 20 della discussione
Intanto....


BASILEA (Svizzera), 10 giugno 2008 - "Il primo gol dell'Olanda è regolare".

Il segretario generale David Taylor espone il punto di vista dell'Uefa sul caso regolamentare relativo alla prima rete subita lunedì sera dall'Italia. Il gol è stato realizzato da Ruud van Nistelrooy: la posizione del centravanti del Real Madrid è stata considerata regolare perché Christian Panucci, a terra fuori dal campo dopo un contatto con Gianluigi Buffon, è stato considerato in posizione attiva dal guardalinee.
POSIZIONE INFLUENTE - "Alcuni commentatori televisivi hanno ripetuto che il gol era irregolare, ma non è così", dice Taylor in una conferenza stampa tenuta a Basilea. "Il giocatore (Van Nistelrooy, ndr) non era in fuorigioco perché oltre al portiere c'era anche un altro calciatore italiano", dice riferendosi a Panucci. "Anche se era a terra fuori dal campo, la sua posizione era ancora influente per la rilevazione del fuorigioco", aggiunge.


>>Da: er Drago
Messaggio 21 della discussione
Se si vuole parare il sedere ok....ma il regolamento parla chiaro....se giudica la posizione di Panucci influente perchè lo crede davvero, ho ragione di credere che codesta persona sia un colossale imbecille.


>>Da: senzascuse
Messaggio 22 della discussione
Peggio non si poteva iniziare...


>>Da: felice
Messaggio 23 della discussione
Non so da dove iniziare ....allora .

- Gattuso è cotto
- Materazzi inguardabile... sempre in ritardo
- Di Natale; continuo a pensare che non sia proprio lui il titolare di questa nazionale
- Panucci; alla tua età e con la tua esperienza se non sei in forma dillo!
- Buffon non come al solito... visto dalla prima palla toccata!
- Barzagli aveva la velocità di lottatore di sumo appesantito dal cenone di capodanno
- Donadoni una cretinata dietro l'altra!!!
- Toni che a 20 cm dalla porta tenta un pallonnetto al portiere alto come yao ming...
- arbitro maiale a prescindere
- la supremazia schiacciante sugli spalti da parte degli orange
- Grosso e Del Piero... farli partire dalla panca è stata a mio avviso la chiave della sconfitta
- Pirlo gioca ininterrottamente dal 1927 ma è davvero l'unico a regalare palloni.


>>Da: Graffio
Messaggio 24 della discussione
- Mettere in formazione titolare il centrocampo della 5° classificata in campionato lasciando in panca: De Rossi, Aquilani e Perrotta;
- La coppia centrale: 2 lumache stanche oscene;
- Camoranesi che gli è successo???
- Di Natale ha sentito l'emozione della competizione;
- Babbo natale (dona-doni) pauroso;
- Il gioco della Nazionale: inesistente 1° tempo e mediocre 2° tempo
- La nostra differenza reti;
- Il regolamento: se uno è fuori dal campo anche se non infortunato non partecipa al gioco (almeno secondo me);
- la RAI in blocco il valium fa meno effetto di una telecronaca;
- I tre entrati nella ripresa, ottima proposizione e impegno;
- Le scuse del Capitano


>>Da: LAURA39398
Messaggio 25 della discussione
Ho visto la nazionale: è stato uno spettacolo indecoroso, una debacle che mi ricorda tanto quelle del governo Prodi, tanto che mi viene da dire che la nazionale è apProdata... Che brocchi!
Silvio, pensaci tu, ne va dell'immagine del Paese nel modo... Laura

>>Da: aristodog
Messaggio 26 della discussione
D'ora in poi solo scontri diretti, o si vince o si torna a casa.
Nulla di nuovo insomma.
Costretti a vincere.


>>Da: Elios8943
Messaggio 27 della discussione
Io Di Natale e Quagliarella non ho capito cosa potessero fare in una competizione come l'europeo alla luce poi dello stato di forma di Del Piero e di Cassano, due che comunque sanno cosa significa giocare al di fuori dell'Italia per un obiettivo, Inzaghi ieri sera era un giocatore da far entrare negli ultimi 20 minuti e sono quasi sicuro che avrebbe fatto il suo lavoro.
Donadoni ha la sua congrega e pensa di poter imitare Lippi, ma non sa che ne deve fare ancora tanta di strada prima di arrivare a certi livelli........spero solo che capisca di far giocare i giocatori che sono in forma, perchè nonostante tutto con i giocatori giusti si può ambire ancora a risultati importanti.


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Vi piace la cucina giapponese?

>>Da: LA SFINGE
Messaggio 3 della discussione
Se si, che ricette potrebbero interessarvi? intanto posto questa (scusate le quantita', ma la faccio tutti giorni e ormai vado ad occhio..)

ZUPPA di MISO (rapa cinese)

ingredienti
- acqua
- miso (pesto di soia fermentata)
- dashinomoto (brodo granulare di pesce)
- rapa cinese (diametro 5cm, lunghezza 8-10cm circa)

procedimento
- tagliare la rapa. (consigliabile tagliarle come si fa per le patatine fritte, solo che la meta' della lunghezza.)
- in un pentolino di 20cm circa di diametro e 15 cm circa di altezza mettere l'acqua fino a un po' meno di 4/5 del pentolino. accendere il fuoco a fiamma media.
- aggiungere la rapa tagliata nell'acqua.
- portare ad ebolizione a lasciar bollire un po' finche' le patate non sono cotte al punto giusto.
- abbassare un pochino la fiamma e aggiungere 1 cucchiaino di brodo granulare
- prendere un po' di miso (1 cucchiaio da minestra circa) e sciogliere lentamente nel pentolino. se necessario aiutarsi con un colino.
- spegnere subito la fiamma.

Nel caso di verdure in foglia come la rucola o gli spinaci mettere nell'acqua dopo l'ebollizione.
Per le patate mettere subito in pentola (fanno fatica a cuocere).


>>Da: senzascuse
Messaggio 3 della discussione
La rapa italiana può andare lo stesso o c'è troppa differenza?


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Donne - Nell’Europa dell’Est sono pagate meglio

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Maria Fornaroli


Le donne non sono più “angelo del focolare”. Ma se si mettono a lavorare, quanto guadagnano? Lo stipendio varia a seconda dello sviluppo del Paese, ma ci sono poche statistiche comparate sul salario percepito dalle donne confrontato a quello degli uomini. Ad altissimi livelli, tra i divi di Hollywood, sappiamo tutti che i caché delle attrici sono circa la metà di quelli dei colleghi maschi, che a fianco dei 17 milioni di dollari a film guadagnati da una Nicole Kidman ci sono sempre i 25 milioni percepiti da Jim Carrey. Vabbé che per 17 milioni (più di un milione, un miliardo e mezzo di vecchie lire, al mese, se si gira un solo film all’anno) non si può gridare alla discriminazione. Eppure in tutte le professioni la differenza salariale è notevole, purtroppo per le donne che lavorano, anche quando non si parla di cifre stellari come quelle che abbiamo appena visto.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Le statistiche complete e più aggiornate le possiamo vedere sul rapporto annuale dell’Undp, l’agenzia Onu per lo sviluppo umano. Il quadro che emerge è molto sorprendente. Si nota, infatti, che le donne sono trattate molto meglio nei Paesi appena usciti dal comunismo, nell’Europa centrale e orientale, oltre che a tutta l’area ex sovietica. Considerando alcune professioni tra le più diffuse, vediamo che una contabile dell’Est europeo guadagna il 60% in più rispetto allo stipendio di un collega maschio, che una programmatrice di computer prende quasi un quarto in più (il 18%) rispetto a un programmatore. I mestieri più qualificati della nuova economia liberale che, almeno da questa parte dell’Europa, sono considerati tradizionalmente maschili, nell’ex blocco comunista (che ora è molto più liberista rispetto all’Occidente) sono molto meglio retribuiti quando vengono svolti da donne. Nei lavori più diffusi tra le donne sovietiche, invece, le differenze si appiattiscono.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Alla faccia della retorica socialista reale sulle proletarie emancipate! La situazione nei Paesi in via di sviluppo che stanno abbracciando, chi più chi meno, la globalizzazione, è meno drammatica di quanto non si creda. Escludendo il mondo arabo-islamico, che è un caso a parte, nelle società in via di sviluppo, una contabile prende poco più del 90% del salario percepito dal suo collega maschio, una programmatrice il 98%, un’insegnante di scuole primarie il 97%, una receptionist il 99% e un’operaia il 95%. La parità è dunque quasi raggiunta, ma non bisogna farsi illusioni: quelle donne che lavorano prendono i salari che abbiamo visto, ma la maggioranza non riesce a lavorare perché è discriminata. Il dato che preoccupa maggiormente, però, è quello che riguarda il lavoro femminile nei Paesi a capitalismo avanzato, dove le differenze salariali sono più forti in tutti i campi. Tuttavia, da questa parte del mondo, tutte le donne possono lavorare e si scelgono il loro mestiere.


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Pollari sotto processo

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Davide Giacalone

L’intervista del generale Pollari, ex capo del Sismi, rilasciata a La Stampa, pone un problema serio e non eludibile. Egli sostiene che l’avere imposto il segreto di Stato su alcune vicende, a cominciare dal prelevamento di Abu Omar, lo danneggia, talché si ritrova nella scomoda e solitaria posizione d’imputato in un paio di processi, dove dovrà rispondere di condotte messe in atto, a suo dire, per conto e nell’interesse dello Stato, che, però, ritiene non solo di non dovere intervenire, ma di mantenere segrete le proprie reali intenzioni. Dal punto di vista strettamente processuale la situazione di Pollari non è poi così critica, ed è ragionevole supporre che molto si risolverà cammin facendo. Ma questo non toglie nulla alla delicatezza del problema posto, che rimane tanto per il passato quanto per il presente.
Se i governi della Repubblica continuano a manifestare la propria stima verso l’ex capo dei servizi segreti, se, quindi, il mandante delle sue azioni, pur nel cambiare d’indirizzo e colore politico, non ha parole critiche, bensì d’elogio, verso di lui, come può, la stessa persona, essere processata per quegli stessi fatti? Certo, nessuno è al di sopra della legge, ma è evidente che per difendersi l’imputato dovrà parlare del lavoro che ha svolto. Cosa che, però, non può fare se non venendo meno al rapporto di fiducia che lo lega alle istituzioni, né si può credere che la soluzione stia nel diritto a tacere, riconosciuto agli imputati, perché avvalersi di tale diritto può arrecare nocumento alla sua fedina penale. Ed è questo, forse, il nodo sul quale occorre riflettere: il rapporto fiduciario.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

I servizi segreti sono amministrati e controllati secondo procedure rigide, ma che non possono mai raggiungere la trasparenza assoluta, se non facendo venire meno la natura stessa di tali organismi. E’, quindi, inevitabile che vi sia un rapporto fiduciario fra chi governa e chi li dirige. Se il rapporto è violato dai funzionari, questi possono e devono essere buttati fuori subito, su due piedi. Se sono i funzionari a non condividere l’indirizzo governativo, che prevale, possono anche andarsene, in ogni caso non possono certo essere obbligati a commettere reati. Ma se le due parti continuano a rispettarsi e stimarsi, collaborando ove possibile, nel caso sia un magistrato, nel legittimo adempimento del proprio dovere, ad aprire un’inchiesta su uomini dei servizi, allora non basta che lo Stato frapponga il segreto, occorre che si spinga a tutelare chi ha agito per suo conto e per ragioni condivise.
Può pure starci che un funzionario dei servizi debba sacrificarsi, in nome degli interessi collettivi. Ma questo non può avvenire nell’aula di un tribunale, perché, fra le altre cose, equivale a dire che si accerta e sentenzia una menzogna, con la complicità dello Stato.


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Dal dramma dei rifiuti in Campani al rilancio economico del territorio

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Intervista ad Antonio PARAVIA

di Alfonso Maria Fimiani


Fare Ambiente ha duramente attaccato Antonio Bassolino e Alfonso Pecoraro Scanio per la gestione dell’emergenza rifiuti e non solo, e lei, Antonio Paravia, appena rieletto Senatore, ha subito proposto una mozione di sfiducia contro il Governatore, chiedendo al Presidente Giorgio Napolitano di sciogliere l’attuale Consiglio Regionale della Campania.
Ho risposto a un preciso impegno preso con gli elettori campani, sfiduciati e disgustati per il malgoverno di Bassolino, per l’incapacità di tanti sindaci del centrosinistra, come la Iervolino a Napoli e De Luca a Salerno, che non hanno saputo ancora oggi organizzare la differenziata, e per i dictat subiti dai Verdi e da altre forze inconcludenti delle loro coalizioni.

In campagna elettorale ha ribadito più volte di essere sicuro della sua elezione nonostante il quindicesimo posto in lista. Quali sono le sue sensazioni sulle prossime elezioni regionali in Campania? in quale misura influirà sul voto il disastro ambientale?
La sicurezza di essere eletto scaturiva dalla convinzione che i disastri che il centrosinistra di Bassolino e Prodi hanno causato alla Campania non sarebbero restati impuniti. Per quanto riguarda i papabili, non faccio nomi; credo però che il PdL dovrà valutare, con serenità e criterio, candidati in grado di rivoluzionare sul serio i sistemi di gestione della Campania ed è ovvio che la questione ambientale rappresenta la prima grande sfida.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Lei ha attaccato non solo Bassolino, ma anche il Sindaco di Salerno De Luca, che ha voluto ergersi a giustiziere e ha preso le distanze da “Don Antonio”. Crede che sia solo una strategia da attuare in vista di un tentativo di scalata a Palazzo Santa Lucia?
Certamente sì. E’ stato deprimente, qualche mese fa, vedere a Salerno De Luca accogliere Bassolino come un capo di Stato e anche con una certa sudditanza, lui che lo aveva sempre apostrofato con termini offensivi e volgari. Apparentemente sembrano diversi ma in realtà adottano gli stessi sistemi di potere e di clientela, sia pure De Luca con una immagine meno compromessa.

Fare Ambiente, lo dice il nome, è il Movimento Ambientalista del Fare ed è vicino al mondo dell’impresa. Da imprenditore e da “uomo del fare”, lei ha sempre avuto a cuore il suo settore: oltre che i nefasti effetti della finanziaria, ha evidenziato anche come la mancanza di infrastrutture in Campania abbia danneggiato pesantemente le Pmi.
Da molti anni affermo che l’incapacità della Campania e più in generale dell’intero Mezzogiorno ad attrarre investimenti non nasce dalle carenze infrastrutturali delle reti tradizionali (ferro, gomma, acqua e aria), ma piuttosto da quelle “civili”. In primis il sistema giudiziario che consente il mancato rispetto dell’obbligazione a causa dei suoi tempi inaccettabili per qualsivoglia Paese civile. Poi l’inefficienza del sistema sanitario, scolastico, universitario… In queste condizioni riusciamo a fare impresa oramai solo noi imprenditori del sud, per amore verso la nostra terra e nonostante tutto.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Fare Ambiente nasce proprio in Campania: quanto è importante che il Movimento Ambientalista Realista, che oggi rappresenta la più grande realtà ambientalista di una certa area, sia nato proprio in questa Regione?
Mi piace il nome della vostra associazione perché rispetto ai Verdi, che si sono caratterizzati per il “non fare”, voi vi distinguete invece per il voler fare ambiente. Sulle ragioni della vostra nascita associativa, con ironia, dovrei ringraziare molte persone, da Prodi a Pecoraro Scanio, da Bassolino a De Luca, e tanti altri ancora…

Infine, mi permetta di porle due domande che esulano dal tema ambientale: lei ha più volte, durante la campagna elettorale, ribadito di non far parte della casta, di essere anche rimasto deluso dal suo primo mandato; addirittura, per dimostrare la sua trasparenza, ha pubblicato sul suo sito la sua dichiarazione dei redditi. Ci vorrebbero più Paravia in Parlamento?
Personalmente ritengo che il Parlamento abbia bisogno innanzitutto di tagliare i propri componenti di almeno un terzo, riformare i regolamenti e assumere maggiore efficienza e trasparenza. Vi sono, sia al Senato che alla Camera, tanti uomini e donne responsabili e qualificati, ma le consuetudini e alcuni meccanismi talvolta tendono a privilegiare coloro che hanno maggiore anzianità di carica. Il Governo Berlusconi invece ha rappresentato una positiva novità attraverso molti volti nuovi e giovani.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Ultima domanda, da Rappresentante Nazionale Giovanile di Fare Ambiente: ha più volte ribadito il suo interesse per i giovani, ma li ha anche spronati al costante impegno quotidiano, rendendo pubblico un aneddoto familiare che riguarda la sua secondogenita. Bastone e carota, dunque?
In napoletano anche “mazze e panelle”. A parte la battuta, sono convinto che alla qualità modesta della scuola e dell’università italiana, oramai acclarata da tante indagini di enti qualificati, si è aggiunto il troppo facile apprendimento da Tv e internet. Intendo dire che i giovani non approfondiscono tutto ciò da loro appreso così velocemente. Nel benchmarking europeo i nostri studenti risultano i meno preparati. La meritocrazia oggi è una parola magica in bocca a tutti perfino ai politici. Se anziché parlarne iniziassimo a praticarla, dal Parlamento alla Società civile, dal Pubblico al Privato, potremmo far recuperare credibilità e competitività all’Italia.


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Le prospettive energetiche in Italia e le “aperture” del Ministro Scajola

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

di Paolo Feliciotti


Il Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola riapre al nucleare e subito riparte il dibattito sulla necessità di riprendere la ricerca di energie pulite per far fronte alla necessità energetica ed allo stesso tempo sferrare la lotta alle polveri sottili ed all’effetto serra, generati dalle emissioni di biossido di carbonio. Il referendum del 1987 pose una pietra tombale sulla ricerca nucleare e le centrali nucleari dell’Enel e i laboratori dell’Enea dovettero chiudere i battenti, annullando i precedenti venti anni di ricerche sull’atomo. Una scelta che fu dominata dalla paura dovuta al tragico incidente di Cernobyl dove, il 26 aprile 1986, una irreparabile contaminazione radioattiva causò morte e devastazione ed una ricaduta radioattiva in molte regioni europee. Un episodio che ha scritto una triste pagina di storia ed ha lasciato segni indelebili su centinaia di uomini, donne e bambini. Il ricordo delle conseguenze di quella terribile giornata fu decisivo nella scelta degli italiani che, da li a poco, furono chiamati alle urne per decidere le sorti del nucleare nel nostro Paese; decisione che ha condizionato fortemente la politica energetica italiana. Con quella scelta referendaria l’Italia si lasciò alle spalle ogni ipotesi di sviluppo energetico legato al nucleare, per la paura che catastrofi come quella capitata in Ucraina potessero ripetersi anche a casa nostra.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Al contrario la stessa paura non hanno avuto altri Paesi europei alle porte di casa nostra, come Germania, Francia, Spagna, Slovenia ed anche il poco più distante Belgio, dove si ottiene energia dalla fissione nucleare dell’atomo in centrali situate poco lontano dai nostri confini nazionali. Benché ben determinata fosse la decisione di allontanare il rischio di incidenti gravi dal nostro territorio, l’Italia non ha però abbandonato la scelta di acquistare energia dalla Francia; energia ottenuta proprio nelle centrali nucleari poco distanti dai nostri confini nazionali. Decisione che potrebbe sembrare alquanto poco coerente con una scelta fondata sulla sicurezza. Proprio pochi giorni fa, in Slovenia, c’è stato un allarme nella centrale di Krsko, che dista soli 130 chilometri da Trieste, dove si è verificata una fuoriuscita di liquido. Ma sia la società che gestisce la centrale che la Commissione Europea hanno rasserenato gli animi garantendo che non ci sono state fughe radioattive. Non c’è stata nessuna richiesta di allerta della Protezione civile ed il responsabile per il Friuli Venezia Giulia, Guglielmo Berlasso, ha dichiarato di non creare inutili allarmismi.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Si tratta di una centrale in funzione dal 1983, che è previsto concluda il suo ciclo di vita nel 2023, concepita con una tecnologia oramai superata, anche se secondo gli esperti dell’Enea dotata di misure di sicurezza paragonabili alle centrali occidentali.
La decisione di Scajola di costruire centrali nucleari in Italia, oltre a scatenare le reazioni degli ambientalisti, così detti radicali, ha aperto il dibattito fra gli ambientalisti moderati, aperti alla ricerca di nuove fonti energetiche pulite che possano combattere l’inquinamento atmosferico e l’effetto serra. Il Professor Vincenzo Pepe leader di Fareambiente, movimento ambientalista europeo, apre alla ipotesi del nucleare sicuro di quarta generazione che costituisce una fonte di energia pulita, non produce scorie radioattive e non rilascia in atmosfera emissioni di anidride carbonica, causa principale dell’effetto serra e del riscaldamento globale del pianeta. Pepe ha dichiarato, in un recente convegno sulle prospettive energetiche dell’Italia e sul rilancio delle fonti di energie alternative, che “le centrali nucleari di quarta generazione non emettono scorie radioattive e non creano il problema dello stoccaggio, si comprende quindi come facciano più danno alla salute ed all’ambiente le particelle di Pm 10 che sono causa dell’incremento di patologie respiratorie e contribuiscono al buco nell’ozono”.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

L’Unione Europea ha imposto di adottare misure volte alla riduzione di emissioni di Co2 e di favorire lo sviluppo di tecnologie energetiche da fonti rinnovabili, confermando che la tutela e la salvaguardia dell’ambiente costituiscono una delle azioni fondamentali dell’Unione, che attraverso la realizzazione del principio dello sviluppo sostenibile cerca di mettere a riparo la salute dell’ambiente dalla compromissione dovuta al comportamento scellerato dell’uomo. La ricerca in campo energetico e la possibilità dell’utilizzo di fonti di energia pulita e delle rinnovabili costituiscono una necessità per il rispetto dell’ambiente e per sfuggire alla eventualità di compromettere le possibilità di progresso delle generazioni future. L’opportunità di riconvertire la centrale di Montalto di Castro alla tecnologia nucleare, con un potenziale produttivo di circa 2.000 megawatt, è stata ben accolta da gran parte della popolazione locale. Il comune del viterbese fu prescelto negli anni Settanta come sede per la costruzione di una centrale termonucleare, che nel 1989 fu poi convertita in centrale termoelettrica. Chiaramente non sono mancati gli oppositori al progetto ed il sindaco Salvatore Carai si è dichiarato favorevole ad aprire un tavolo tecnico di concertazione con le amministrazioni competenti, per verificare le effettive possibilità di riconvertire la centrale alla tecnologia nucleare.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

Probabilmente oggi i tempi sono cambiati, forse siamo ad una svolta epocale ed è ormai possibile maturare nuove scelte, ora che anche associazioni ambientaliste si pronunciano a favore dell’energia dell’atomo, possiamo forse ammettere che è crollato quel muro di ostilità che si era levato alle opportunità di sviluppo energetico, legato alla produzione di energia nucleare. Una opportunità che invece, in altri Paesi, è potuta più facilmente progredire perché hanno inteso di sfruttare una fonte di energia pulita.


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Parco Nazionale Italiano - Emergenza per la strage di orsi

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Giovanni Paolo Ferrari


Nel gennaio del 1923 con il Regio Decreto del 11/01/1923 fu istituito il secondo Parco Nazionale Italiano: il Parco Nazionale d’Abruzzo. L’orso marsicano fu la specie da salvaguardare e divenne il simbolo del parco: l’area protetta più conosciuta d’Italia. Proprio l’orso marsicano da settembre 2007 è oggetto di un attacco indiscriminato da parte di anonimi balordi: il 9 maggio scorso, di fatti, è stato ritrovato il quarto esemplare di orso marsicano morto. Questa volta una femmina di 7 anni, del peso di 80 chili senza radiocollare. Questa, probabilmente, è la pagina più nera della storia del parco, ancor di più rispetto alla decisione da parte del fascismo di sopprimere d’autorità l’ente autonomo nel 1933 abolendo contestualmente il parco, poiché in contrasto con alcune decisioni di salvaguardia ambientale che ostacolavano i progetti del regime sul territorio. Nel 2008 è difficile capire e giustificare un atto come l’avvelenamento di una specie protetta, simbolo di una comunità. Certo che nella regione più protetta d’Italia il fatto che si siano verificati tali episodi ci fa riflettere profondamente su due piani differenti:


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

1) quello che è diventato il sistema delle aree protette e dei parchi nazionali in Italia è sicuramente qualcosa di estremamente anomalo rispetto agli altri paesi aderenti all’I.U.C.N. (International Union for the Conservation of Nature): un coacervo di interessi politici e personali dove avvengono becere spartizioni di poltrone per far accomodare politici “trombati” e personaggi da accontentare, che non hanno trovato altre collocazioni. Tale situazione ha portato ad una pessima gestione in molti parchi e ha causato guerre intestine per accaparrarsi i fondi governativi e comunitari oltre che i posti di lavoro. Tutto ciò, inoltre, ha creato una distanza dalle esigenze delle comunità locali che abitano il parco. Da ciò è nata una dissociazione concettuale e identitaria tra l’Ente Parco e i cittadini, che hanno visto in passato e continuano a vedere nel presente il parco come portatore di vincoli, sentendosi espropriati del loro territorio e dei benefici che ricavavano da essa. Venendo, così, meno quel legame sacro con la terra, il cittadino si è disaffezionato ad esso e anziché proteggerlo e conservarlo, come faceva in passato, cogliendone i frutti e facendone tesoro, tende a distruggerlo, privandolo del suo humus, della sua identità, deturpandolo e uccidendone il simbolo, il totem intoccabile, una sorta di parricidio freudiano.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Com’è successo nel Parco Nazionale del Pollino dove gli abitanti illusi per anni dalle “chiacchiere” su quello che doveva essere il “volano” di sviluppo per una delle aree montane più depresse d’Italia ha iniziato a bruciare i rari e preziosissimi esemplari centanari di Pino Loricato. Certamente allora si trattava di balordi come oggi in Abruzzo, ma se vogliamo indagare le cause di tale fenomeno sociale possiamo individuarle nella disaffezione della cittadinanza all’idea di parco deformata e mutata negli anni di abulia e paralisi amministrativa che hanno vissuto quasi tutti i nostri parchi nazionali;
2) tutto ciò conferma e avvalora la posizione di Fare Ambiente sulla conservazione e tutela della natura, che si sostanzia in due punti fondamentali del programma:
Rivisitare la legislazione sulle aree protette, ritenendo pericoloso il proliferare di Parchi e di vincoli perché ciò potrebbe omologare l’intero territorio svilendo il fondamento, ovvero la conservazione di biodiversità di alcune aree di particolare pregio;
Valorizzare l’esistente: quasi il 20% del territorio nazionale italiano è protetto sulla carta, ma la realtà è cosa ben diversa;
Fare Ambiente – quindi – è per la tutela della biodiversità considerando i parchi e le aree protette come i principali baluardi di questa difesa, ma anche come sistemi di organizzazione sociale, come progetto locale per lo sviluppo sostenibile e durevole di un territorio, come prospettiva del locale. Siamo contrari alla proliferazione sistematica e puntuale delle aree protette: negli ultimi anni il territorio protetto ha raggiunto il 20% del territorio nazionale.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Il 20% è una fetta consistente e i problemi di attuazione delle politiche ambientali si riversano in quasi tutto quel 20%: abbiamo parchi nazionali e provinciali, zone SIC di interesse comunitario, ZPS (Zone a Protezione Speciale), Oasi 2000, che versano in condizioni a dir poco disagevoli. Parchi istituiti da più di vent’anni che ancora non sono stati dotati di un Piano del Parco, né di un Piano Economico-finanziario: gli unici due strumenti che danno all’Ente Parco autonomia e potere di agire sul territorio. Se ancora siamo a questo punto ci sembra davvero lontano e utopico parlare della valorizzazione del progetto A.P.E. (Appennino Parco d’Europa), idea grandiosa e formidabile, ma che, purtroppo, nella realtà resta solo un’idea; in special modo quando le autorità non riescono nemmeno a monitorare il territorio e a proteggere le specie in via d’estinzione, come sta succedendo con l’orso marsicano in Abruzzo. Per dirla con Giacomini e Romani: “Il parco è un modo di amministrare il territorio” e “rappresenta un’innovazione istituzionale che punta a introdurre in un determinato territorio nuove regole indirizzate alla salvaguardia ambientale quanto alla promozione sociale” (Perna).


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Dal gas di sintesi alla produzione di gasolio “sintetico”

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Francesca Fulgione


In tempi di shock petrolifero e di prezzi di carburanti alle stelle leggere della possibilità di produrre gas e gasolio sintetico suscita certo molti interessi. In realtà, procedimenti e tecnologia per ottenerli sono noti da tempo, ora è stato messo a punto un metodo di produzione che potrebbe essere rivoluzionario per l’industria chimica, tanto da aprire rapidamente la strada a processi produttivi ecocompatibili. La nuova tecnica studiata dalla Daf Trucks consente di convertire il gas naturale in materie prime e al contempo di co-generare energia elettrica. Miscelare idrogeno e monossido di carbonio per ottenere gas di sintesi è un passo chiave per convertire gas naturale in materie prime per la gran parte dell’industria chimica: acido acetico, metanolo, alcoli ossigenati, isocianati e ammoniaca. Inoltre, in tal modo, il gas di sintesi può anche essere convertito in gasolio sintetico.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Nel processo convenzionale di produzione del gas di sintesi occorrono un catalizzatore e una certa quantità di calore. Il coordinatore della ricerca, Bogdan Albrecht, da “International Journal of Energy” suggerisce che sarebbe più efficiente una reazione di generazione del calore alternativa, che utilizza vapore e ossigeno puro per convertire metano in gas. Questo verrebbe prodotto in un reattore a ossidazione parziale (POX) a temperatura e pressione elevate e potrebbe essere utilizzato per alimentare una turbina a gas per la generazione di energia elettrica. Infatti, i ricercatori hanno effettuato un’analisi dei vari approcci per produrre gas di sintesi: il metodo convenzionale utilizza più energia di quella che produce, ottenendo tuttavia una quantità di gas di sintesi relativamente alta. Per contro i due approcci denominati POX, e ATR (Autothermal Reforming), pur producendo una quantità minore di gas, utilizzano meno energia. Tuttavia, il gas di sintesi prodotto attraverso POX è a temperatura e pressione molto più alte rispetto agli altri due metodi, per questo motivo tale impianto può fornire un’energia 10 volte maggiore e soffre di minori perdite di energia: il massimo lavoro estraibile da un sistema.


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Il rallentamento del riscaldamento globale del pianeta

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Eustachio Voza


Per decenni, in tutto il mondo, un ambientalismo spesso troppo incline agli allarmismi e ai toni apocalittici ha ridotto il tema del riscaldamento globale ad uno strumentale argomento privo di fondamento certo. Anni di miope negazionismo hanno portato le politiche “verdi” a rifuggire sviluppo e ricerca scientifica, se non quella favorevolmente orientata verso le proprie posizioni.
Finora le proiezioni del cambiamento climatico, come anche quelle pubblicate dall’ultimo rapporto del Comitato intergovernativo sul mutamento climatico (IPCC), considerano soltanto variazioni nella composizione atmosferica futura. Tuttavia, questa strategia è ritenuta appropriata per variazioni a lungo termine, come quelle che vengono fatte al 2100 ed oltre. Invece, al fine di prevedere sviluppi a breve termine, come quelli relativi al prossimo decennio, i modelli necessitano di informazioni aggiuntive sulle variazioni climatiche naturali, in particolare per quelle associate alle correnti oceaniche.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

In passato, solo la mancanza di una quantità sufficiente di tali dati ha impedito questo tipo di previsioni. Questa lacuna è stata parzialmente colmata solo adesso: da pochi giorni la rivista “Science” ha pubblicato i risultati di una ricerca degli scienziati tedeschi del Leibniz Institute for Marine Science (IFM-GEOMAR) dell’Università di Kiel. Gli studiosi hanno sviluppato un metodo per prevedere le correnti oceaniche combinando i dati sulle concentrazioni di gas serra e le temperature marine superficiali, i cui rilievi sono disponibili per gli ultimi cinquanta anni e coprono virtualmente l’intero Pianeta senza bisogno di approssimazioni. Con questa informazione aggiuntiva è stato possibile implementare i modelli matematici utilizzati in climatologia con riferimenti oceanografici e prevedere le variazioni decennali naturali del clima. Le proiezioni, migliorate secondo il metodo che ha dimostrato la sua utilità già con le previsioni di fenomeni come il celeberrimo “El Niño”, consentono una precisa sovrapposizione dei valori delle variazioni climatiche naturali e dei dati relativi al riscaldamento di origine antropica, suggerendo una attenuazione dell’aumento della temperatura globale nei prossimi dieci anni.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Chiarito “che stiamo affermando che il cambiamento climatico antropogenico sia inesistente o meno importante di quanto ritenuto finora”, Mojib Latif, ricercatore dell’IFM-GEOMAR, ha sottolineato “che al trend del riscaldamento si sovrappone una oscillazione a lungo periodo che porterà prossimamente a un incremento di temperatura inferiore di quello che ci si aspetterebbe nei prossimi anni”, inducendo forse anche la necessità di rielaborare i modelli che consentono le previsioni di lungo periodo. “I risultati sono molto incoraggianti e mostrano che almeno per alcune regioni del mondo è possibile prevedere oscillazioni climatiche naturali su scala decennale. Europa e Nord America sono due di queste dal momento che sono influenzate dall’Atlantico del Nord e del Pacifico Tropicale”, afferma Latif.


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Perché tornare al nucleare

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Leonardo Piras


L’uomo primitivo ancora non conosceva le vesti per coprirsi, e per superare i rigori climatici approfittava del tepore dei raggi solari. Da Homo Sapiens cominciò a pensare come poter disporre in qualunque momento di qualcosa che procurasse lo stesso effetto. Sicuramente anche allora fu la casualità a fargli scoprire ciò che sviluppava luce e calore. Trovandosi vicino a della legna che bruciava intuì che quello era ciò che faceva alla sua necessità: lo chiamò fuoco. Inizia da quel momento il suo bisogno sempre crescente d’energia in quanto scopre che non gli serviva soltanto per scaldarsi, ma anche per la cottura dei cibi, per la produzione e perfezionamento degli utensili e persino per la sua difesa. Il Fuoco, il risultato della combinazione del combustibile con l’aria e la temperatura d’accensione oltre la luce e il calore è fonte di ENERGIA. L’energia che si conosce sotto varie forme, termica, elettrica, chimica, è l’attitudine a compiere lavoro. L’ingegno dell’uomo per affrancare se stesso dal dispendio delle energie fisiche, ha fatto sempre maggior ricorso a tutte le altre forme di energia, man mano scoperte nel corso dei secoli. Per soddisfare le sue crescenti necessità, dallo sfruttamento dell’energia degli animali domestici è passato a quelle meccaniche che richiedono l’utilizzo di minerali estratti dal suolo e dal sottosuolo: legna, torba, carbone, gas naturali, petrolio. Gran parte di questi materiali, non essendo rinnovabili, con lo sfruttamento intensivo sono giunti quasi all’esaurimento dei giacimenti.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Col depauperamento delle scorte, parimenti si è creato un altro importante problema: l’inquinamento ambientale. I prodotti della combustione dei materiali fossili immessi nell’aria, l’anidride carbonica e gli altri residui, hanno determinato il gravissimo squilibrio dell’energia atmosferica, dando luogo a fenomeni climatici estremi. Questa fenomenologia, che personalmente definisco l’urlo disperato del nostro clima, deve indurci a pensare e prendere provvedimenti urgentissimi per ripristinare quell’equilibrio ormai gravemente compromesso. I ricercatori di questa disciplina, hanno constatato che le parti per milione d’anidride carbonica superano il valore limite, che determina la causa della violenza delle precipitazioni atmosferiche e l’effetto serra. Per salvaguardare l’ambiente senza dover rinunciare al livello economico sociale attuale, personalmente ritengo sia possibile: in primo luogo, ognuno singolarmente, deve fare uso dell’energia in maniera oculatissima per abbattere sensibilmente l’inquinamento ambientale. Per garantire, alle future generazioni condizioni di vivibilità sostenibile, deve affidarsi ai risultati delle ricerche a cui molti uomini dedicano gran parte delle loro energie. La continua ricerca e sperimentazione da parte di questi uomini hanno portato alla disponibilità d’energia abbondante ed economica, attingendo dalle cosiddette fonti rinnovabili e dallo sfruttamento dell’energia ottenuta dalla divisione di un nucleo atomico, detto fissione nucleare. Il processo di fissione nucleare genera un’enorme quantità d’energia. Nelle centrali nucleari questo avviene in modo controllato e il calore prodotto dalla reazione è trasformato in energia elettrica. Basti pensare che da un grammo d’uranio 235, il combustibile nucleare più importante, si ottengono circa ventimilioni di chilocalorie, equivalenti alla combustione di circa tre tonnellate d’antracite.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Le nuove centrali termonucleari di quarta generazione si definiscono intrinsecamente sicure per la capacità di arrestarsi automaticamente nel caso in cui la reazione si sviluppa in maniera incontrollata, mettendo al riparo da pericoli gravi qual è stato il noto disastro della centrale sovietica di Chernobil. Questo incidente che ha scosso fortemente l’opinione pubblica, ingenerando gran paura nella gente, tale da indire un referendum è mettere al bando questa forma d’energia. Certo si è sfruttato soltanto l’onda lunga della paura senza per niente riflettere se sono stati più gravi i danni di un incidente simile o l’inquinamento causato dalla combustione degli idrocarburi. L’uomo nello svolgere qualunque attività per il raggiungimento d’obiettivi scientifici o tecnici, deve corrispondere per progredire, sempre un prezzo notevole, anche di vite umane. L’esperienza pregressa ovviamente deve portare a che questo prezzo non si debba mai più pagare. La preparazione e il controllo dello stato fisico delle persone preposte alla conduzione di tali impianti si eviterebbe sicuramente il verificarsi d’incidenti se pur minimi. La popolazione deve essere adeguatamente indottrinata affinché possa essere in grado di vincere le paure e le resistenze all’innovazione. Deve altresì essere messa di fronte alla domanda: cos’ è più pregiudizievole il ricatto dei paesi detentori di giacimenti d’idrocarburi o la disponibilità d’energia atomica sia di fissione che di fusione nucleare?


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In Francia esiste una politica per la corretta gestione dei rifiuti

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Intervista a Jean Marie PONTIER
di Luigi Colella


La scorsa settimana il Professor Jean Marie Pontier dell’Università “La Sorbonne” di Parigi, ha tenuto una lectio magistralis sul “Diritto dell’ambiente e dei beni culturali” nell’ambito del Master in Diritto e Politiche Ambientali Europee e Comparate della Facoltà di Studi Politici “Jean Monnet” della Seconda Università di Napoli. Gli abbiamo chiesto dello stato dell’ambiente in Francia e delle problematicità ambientali legate alle attuali difficoltà del nostro Paese.

Professor Pontier, cosa si intende per “tutela dell’ambiente” in Francia?
Per rispondere a questa domanda è opportuno, prima di tutto, partire da una difficoltà epistemologica connessa alla definizione di ambiente. Esistono due diverse opinioni sulla nozione di ambiente in Francia. La prima prende in considerazione solo gli elementi naturali. Un’altra nozione considera l’ambiente in senso più ampio e comprende, oltre gli aspetti naturalistici, l’insieme dei fattori, anche fisici, chimici, biologici e sociali. Ebbene il legislatore francese privilegia questa seconda, ecco perché la nozione di ambiente comprende i siti naturali e il paesaggio, la fauna e la flora, l’ambiente naturale e gli equilibri ecologici, ma anche tutto quello che è legato all’igiene e alla salute pubblica. Dal 1993, sono entrati a far parte della nozione di ambiente anche altri aspetti, come l’acqua, l’aria, il clima, la protezione dei beni e del patrimonio culturale e la sanità pubblica. La maggior parte delle disposizioni legislative relative all’ambiente in Francia sono contenute oggi nel Codice dell’Ambiente, che si presenta come uno strumento pratico per conoscere le norme in vigore. Tuttavia, è opportuno mettere in evidenza il carattere evolutivo del diritto ambientale. Nel 1971 il Consiglio di Stato francese consacra per la prima volta la nozione di “servizio pubblico ambientale”, mentre solo nel 2008 il Tribunale di Parigi ha riconosciuto, in occasione del naufragio dell’Erika e di fronte all’inquinamento delle coste, la nozione di “pregiudizio ecologico”.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Quali sono le recenti misure adottate del Governo francese in materia di tutela dell’ambiente e del territorio?
Una delle espressioni più importanti della politica ambientale in Francia è rappresentata dalla “Grenelle de l’Environnement”. Questo termine è usato per indicare riunioni organizzate dai diversi attori istituzionali al fine di adottare decisioni a lungo termine in materia d’ambiente e di sviluppo sostenibile. Il termine “Grenelle” rinvia agli accordi di Grenelle del maggio 1968, e designa per analogia un dibattito-confronto sui temi ambientali che riunisce rappresentanti del Governo, autorità amministrative, rappresentanti del mondo industriale, associazioni ambientaliste, altre associazioni professionali e le Ong.
Le riunioni sono organizzate attraverso sei gruppi di lavoro, ciascuno impegnato in un proprio settore. I gruppi sono: Gruppo 1) “lotta contro i cambiamenti climatici e controllo della domanda d’energia”; Gruppo 2) “preservare la biodiversità e le risorse naturali”; Gruppo 3:) “instaurare un ambiente rispettoso della salute”; Gruppo 4) “favorire modi di produzione e di consumo sostenibili”; Gruppo 5) “costruire una democrazia ecologica”; Gruppo 6) “promuovere modi di sviluppo ecologici favorevoli all’occupazione ed alla competitività.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Quali sono le novità in materia di politica energetica in Francia? Quale è il suo punto di vista sul nucleare?
La politica energetica è una preoccupazione antica dei poteri pubblici francesi perché, a differenza di altri Paesi europei, la Francia non dispone di energia di origine fossile. L’energia di origine nucleare è una delle certezze della politica energetica. La filiera nucleare costituisce un settore di punta dell’economia d’oltralpe e che fa della Francia un Paese che esporta energia. Il 78% del Kwh elettrici prodotti in Francia sono di origine nucleare; 59 reattori sono presenti nelle 19 centrali e si è iniziato di recente la costruzione di un reattore di nuova generazione, c.d. Epr che produce molto meno scorie delle centrali attuali. Bisogna sottolineare che grazie all’energia nucleare 31 milioni di tonnellate di carbone (Co2) sono stati evitati nell’atmosfera, in linea con il Protocollo di Kyoto. Sebbene l’energia nucleare rappresenti un pilastro della politica energetica, le leggi del 2005 e del 2006 e la ”Grenelle de l’environnement“ incoraggiano lo sviluppo di altre fonti di energia, come l’energia solare, le biomasse che rappresentano solo una piccola percentuale dell’energia prodotta in Francia.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Le foto dei rifiuti in Campania hanno fatto il giro del mondo e sono arrivate anche in Francia. La gestione di questa emergenza è stata una delle questioni affrontate dal primo Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi a Napoli. Qual è il parere di un grande giurista dell’ambiente come Lei sulla questione? Qual è il segreto di una corretta gestione della spazzatura?
La spazzatura rappresenta un grosso problema per tutti i Paesi, non solo per l’Italia. La politica dei rifiuti in Francia poggia sulla collaborazione tra Stato e collettività locali attraverso l’adozione di piani di eliminazione e attraverso il recupero. Le azioni finalizzate ad una corretta gestione sono ispirate alla prevenzione e alla riduzione alla fonte dei rifiuti, ma anche al riciclaggio e al recupero. La politica francese che poggia sullo slogan ”il miglior rifiuto è quello che non è prodotto“. Ecco perché gli effetti delle politiche ambientali devono mirare a: 1) una concezione più economica degli imballaggi; 2) un eco-concetto di prodotto (prolungare la durata di vita dei prodotti); 3) al riciclaggio e alla prevenzione attraverso piani, obbligatori, di prevenzione a livello locale; 4) una valorizzazione dei rifiuti organici; 5) un miglioramento della filiera impiantistica in base alle migliori tecnologie disponibili.
In questa cornice, è la sensibilizzazione delle future generazioni e la formazione di una cultura ecologista il vero fondamento della tutela ambientale. Soltanto in questo modo, infatti, è possibile rendere realmente efficaci gli interventi di politica ambientale, che richiedono uno sforzo al cambiamento da parte di tutti gli attori coinvolti, e che presuppongono la condivisione degli obiettivi da raggiungere e degli strumenti da mettere in campo. Pertanto, ritengo sia importante l’idea del realismo e della cultura ambientale su cui poggia il Movimento Ecologista Fare Ambiente, al quale anche io ho aderito attraverso una collaborazione transazionale con il Presidente Vincenzo Pepe.


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Danni all’ambiente sono stimati in 50 miliardi l’anno

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Paolo Bonini


Stando al comune senso di civiltà, l’Uomo dovrebbe essere il regolatore dell’ecosistema. Stando ai fatti, dalla rivoluzione industriale a oggi, l’Uomo si sente il padrone dell’ecosistema. Non limitiamoci a una sterile denuncia dei disastri ambientali causati al Pianeta, anche se sarebbe doveroso. Osserviamo, invece, come quantificarli. Uno studio condotto da un’équipe di esperti, illustrato dall’indiano Pavan Sukhdev della Deutsche Bank, calcola il valore dei beni naturali e il costo della loro progressiva distruzione in termini economici. Ebbene, il risultato è scioccante: 50 miliardi di euro ogni anno. Questo è il prezzo da pagare all’anno in nome del progresso. Lo scopo dell’indagine, che ora è all’attenzione delle Nazioni Unite, è di dimostrare come sia inefficiente, danneggiare l’Ambiente. L’idea di fondo è considerare le risorse ambientali come ogni altro bene e servizio prodotto e consumato. Fino ad oggi le risorse si intendevano come un bene pubblico perlopiù gratuito. Invece l’indagine calcola il valore complessivo delle aree ambientali protette sulla terraferma: 3.000 miliardi di euro.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Nella stima del PIL -il prodotto interno lordo di una Nazione- si inserisce il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno dei confini di una nazione in un dato periodo. Bene. L’equipe riferisce che è necessario prendere coscienza delle conseguenze economiche di azioni e politiche ambientali spregiudicate. Per esempio, se si continuasse la deforestazione al ritmo attuale, a partire dal 2050, si perderebbe circa il 6% del PIL ogni anno. L’obbiettivo del rapporto è di sensibilizzare i governi, usando l’arma economica. Certamente la più affilata. Si pensi a tutte quelle risorse che ci sembrano scontate e infinite. Aria pulita che non causa danni al sistema respiratorio; acqua potabile; terra fertile; minerali e combustibili; animali sani da allevare. Non si tratta solo di fondamentali mezzi di sussistenza. Tutte queste risorse sono capitali che si producono e che si consumano. Tutti, senza eccezioni. Sì, anche l’aria. Se fosse contaminata ci sarebbero epidemie. Queste darebbero luogo a una riduzione della popolazione totale e dunque della forza lavoro. Allora la produzione precipiterebbe e con essa anche l’occupazione. Il risultato: Crisi economica e disoccupazione. È dunque bene ricordare che l’Uomo non è mai stato padrone della Terra, ma il più scomodo tra i suoi abitanti. Adesso anche l’economia conferma questo dato. Ultimo campanello d’allarme?


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Israele, il deserto fiorito

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

di Stefano Magni


Lo Stato ebraico appare come un grande cuneo verde conficcato in un’immensa distesa color sabbia. L’auspicio del primo premier israeliano Ben Gurion (“Faremo fiorire il deserto”) non era pura retorica: il deserto è realmente fiorito e ora la sfida si ripete con la colonizzazione e lo sfruttamento agricolo del Negev. Israele è prima nei sistemi di irrigazione “goccia a goccia”, che permettono un utilizzo più intensivo dell’acqua risparmiandone la quantità. La nuova frontiera del verde, comunque, è la tutela dell’ambiente. E di questo gli israeliani si stanno occupando attivamente, con lo stesso zelo con cui sinora si sono lanciati nello sviluppo agricolo. Il verde israeliano è la dimostrazione che l’opera costruttiva dell’uomo che modifica l’ambiente e la preservazione della natura non sono affatto in conflitto tra loro. Gli alberi hanno un’importanza speciale in questo Paese. Al museo della Shoah, lo “Yad Vashem” di Gerusalemme, gli alberi sono piantati per ricordare i Giusti di Israele, gli uomini e le donne che contribuirono a salvare gli ebrei da morte sicura durante lo sterminio della Seconda Guerra Mondiale. Un albero viene tradizionalmente piantato in memoria di un defunto. Interi boschi sono nati in onore dei caduti, come quello di Tel Hai, piantato nel 1920 per ricordare l’omonima battaglia, uno dei primissimi scontri tra ebrei e arabi. Ma anche al di là del valore simbolico e tradizionale, ovunque in Israele gli alberi si moltiplicano. Sembra strano passare in mezzo a grandi boschi nel percorso che va da Tel Aviv a Gerusalemme, in pieno Medio Oriente, una zona del mondo che di solito ci si immagina come un deserto. Nessuno di questi boschi è naturale, preesistente all’arrivo dei primi pionieri ebrei nell’ultimo ventennio del XIX Secolo.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

I boschi più “antichi” hanno un secolo di vita: sono un vanto del Paese e portano i nomi di chi li ha piantati e aiutati a crescere, decennio dopo decennio. In molti casi è una storia di tentativi, errori e correzioni, come quelli commessi per la creazione dal nulla della foresta di Herzl, voluta dal padre del sionismo nel 1909. Inizialmente si pensava a un bosco di ulivi, ma quegli alberi non potevano crescere nel suolo di Hulda, acquistato quattro anni prima da proprietari arabi e già inadatto alla coltivazione. Gli ulivi morirono in massa e ora ne sono rimasti pochi. In compenso, dal 1912, tutti attorno è stata piantata una grande pineta, molto più adatta a quel clima. E’ così ovunque, per tutti i tipi di ambiente: nelle zone più torride (come la depressione del Mar Morto) si trovano distese di palmeti, ben curati e delimitati, per la raccolta dei datteri; sulle rocce vulcaniche delle alture del Golan sorgono boschi di pini e querce e sembra di essere in Svizzera; nel deserto vicino al parco archeologico di Beit She’an si trovano oasi paradisiache, dove ci si può sdraiare all’ombra degli eucalipti, con i koala tra i rami... Koala?


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Sì, perché il kibbutz di Nir David ha deciso di importare dall’Australia anche animali esotici, tra cui koala e canguri, che ora vivono felici in mezzo a un ambiente molto simile a quello in cui sono nati e cresciuti i loro avi australiani. Non sono le uniche razze protette: il piccolo Paese è costellato da parchi naturali, ben custoditi da guardie forestali, dove si trovano lepri, daini, e “topi delle rocce” all’apparenza marmotte, ma lontani parenti degli elefanti. Si può trovare anche qualche tigre. Che effettivamente crea qualche problema agli altri animali. L’acqua è la principale benedizione per chi arriva disidratato dal deserto. E nella “Terra Promessa” la custodia e il risparmio delle acque è di primaria importanza, sin dai piccoli particolari. Dall’acqua salatissima del Mar Morto si ricavano i preziosi sali, trattati dai kibbutz locali e venduti in tutto il mondo. E proprio nella regione del Mar Morto, si sta progettando un canale lungo 180 km per unire le sue acque al Mar Rosso, in cooperazione con la vicina Giordania (uno dei pochi Paesi arabi con cui Israele ha regolari rapporti diplomatici) in modo da impedirne il prosciugamento, altrimenti inevitabile nel lungo periodo. Gli ecologisti israeliani non sono del tutto d’accordo su questo progetto faraonico, perché ritengono che possa danneggiare l’ecosistema della zona. Ma chi può resistere alla tentazione di ricoprire di verde un’area ancora desertica? E salvare uno degli specchi d’acqua più famosi del mondo?


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Per scaldare l’acqua per uso domestico non si usa il gas, ma l’energia del sole. Non c’è una sola casa in Israele che non abbia la sua cisterna sul tetto e il suo pannello solare. E’ una caratteristica del paesaggio urbano locale: cilindri bianchi che spuntano su tutti i tetti, senza alcuna eccezione, molto più numerosi delle antenne e delle paraboliche. In molti casi l’acqua viene scaldata direttamente dal sole, senza ricorrere a impianti fotovoltaici: basta una cisterna nera esposta al potente calore di un clima desertico per avere la possibilità di farsi un bagno o una doccia calda. Questo aspetto introduce anche a un altro dei punti cari agli ambientalisti: l’energia pulita. Oltre ai pannelli fotovoltaici, iniziano ad essere diffuse, da quindici anni a questa parte, anche numerose aree di sfruttamento del vento.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

Sulle alture del Golan, per esempio, si nota una lunga schiera di pale eoliche, già funzionanti da un decennio. Anche in quel caso gli ecologisti locali hanno protestato, perché i grandi e moderni mulini hanno rovinato parte del paesaggio montano. Ma permettono, per lo meno, un piccolo risparmio sull’uso delle centrali a carbone e a petrolio, che sono tuttora la principale forma di produzione elettrica. Negli ultimi anni si sta cercando di rimediare anche a quel problema. Ad Ashkelon, nel Sud del Paese, è entrata in funzione una prima turbina a gas, molto più ecologica. Per i prossimi anni, il Governo ha avviato un programma di conversione massiccia delle centrali dal carbone e dal petrolio al gas, in modo da obbedire maggiormente a criteri di riduzione delle emissioni. Paradossalmente, il popolo che ha ideato la bomba atomica e che probabilmente possiede più di un centinaio di testate nucleari (mai dichiarate) non ha potuto sinora dotarsi di una centrale termonucleare per usi civili. Fino agli ultimi anni, infatti l’ambiente politico e diplomatico ostile che circonda Israele, lo ha impedito. Ora le cose stanno cambiando anche su questo fronte. Se Paesi come l’Egitto e l’Arabia Saudita si stanno impegnando in programmi civili e l’Iran rivendica il “diritto alla tecnologia nucleare”, non si capisce perché proprio Israele non possa sfruttare la forza dell’atomo per permettere ai suoi abitanti di scaldarsi e avere luce.


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Le intercettazioni nuocciono alla giustizia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Davide Giacalone

La giustizia, oramai, è la fiera dello schiamazzare inutile e fuori di testa. Secondo i magistrati associati, se si ponesse un limite alle intercettazioni telefoniche, si renderebbero impotenti le indagini. Sono fuori dalla realtà, che è questa: si dispongono intercettazioni cinque volte più che in Francia e cinquanta più che negli Usa, si spendono così un terzo dei soldi stanziati per la giustizia e, in compenso, le assoluzioni ed i proscioglimenti superano il 60%, essendo più numerosi quando sono le intercettazioni il pezzo forte dell’accusa. Ai magistrati non piacciono i numeri? Allora prendiamola da un’altra parte: oggi non ci sono limiti e nessuno pone ostacoli, tant’è che siamo tutti intercettati. Funziona? La giustizia è soddisfacente? Ecco, allora cerchino di pensare, prima di parlare.
Le intercettazioni nuocciono gravemente alla salute della giustizia, compresa quella morale. L’ascolto dei fatti altrui capovolge la logica: si parte da un’ipotesi generica, poi si attende che sia l’indagato, od un suo conoscente, a segnalare il reato.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

L’attesa può essere lunga, allora si parte con i trucchi, in modo da aggirare la legge. Già oggi le intercettazioni dovrebbero essere l’eccezione, invece sono la regola perché il male sta più in alto, nei controlli che mancano, nel ruolo del giudice subordinato al potere della procura. E la sua irrilevanza si misura anche con il fatto che le trascrizioni finiscono prima sui giornali che sulla sua scrivania, con una fuga di notizie che sarebbe un reato, se non fosse che ad indagare dovrebbero essere i potenziali indagati. Già, magari si potrebbero intercettare i magistrati per sapere con chi prendono accordi per passare le soffiate, con quali editori inciuciano, come scelgono gli intervistatori. Che ne dicono? Vale per i togati quel che fanno ai comuni mortali?
Nuocciono, le intercettazioni, alla salute morale, perché tendono a confondere il reato con il peccato. Oscurano il dato oggettivo per far risaltare la condotta personale. Non è tanto questione di privacy, ma d’inciviltà del diritto, di confusione fra giudizio e pregiudizio. Si porta il postribolo in aula, trasformando la seconda nel primo. Non basterà un decreto specifico, perché le intercettazioni sono solo un sintomo di una giustizia degenerata in giustizialismo.


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Berlusconi Santo Subito se vince la guerra alla camorra

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 10 della discussione
di Michael A. Ledeen

Il Primo Ministro Silvio Berlusconi non è un uomo da invidiare. Ha una guerra da combattere su molti fronti, e non è ancora chiaro se disponga di truppe sufficienti a gestirla. Il suo partito, il Popolo della Libertà, ha conquistato il potere con quella che a prima vista appare una solida maggioranza, e persino i suoi oppositori si aspettano che il governo da lui istituito resti in carica per l’intero mandato quinquennale. Berlusconi ha promesso agli italiani che avrebbe riportato l’ordine per porre fine a quella confusione straordinaria (persino secondo gli standard italiani) che regna nel paese dopo la legislatura di centrosinistra; si è inoltre impegnato a ridurre le tasse e ad imporre un decente clima di sicurezza nelle città, dove oramai regnano microcriminalità, violenza e prepotenze di ogni genere: dalla piaga europea dei tifosi da stadio ubriachi, che vengono alle mani con chiunque indossi un’uniforme, alle incursioni xenofobe contro gli immigrati clandestini che abitano nelle baraccopoli nei sobborghi di Roma, Milano e Napoli, fino ad affrontare lo spettro della criminalità organizzata, in particolare la camorra napoletana e la ‘ndrangheta calabrese (la mafia siciliana ha subito colpi durissimi negli ultimi anni, e rappresenta oggi una minaccia molto più debole per la legge e l’ordine). L’idea di sicurezza si richiama sempre a temi politici molto più generali che Berlusconi dovrà affrontare senza tentennamenti se vorrà avere successo.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Questa situazione certamente non corrisponde allo stereotipo che tutti noi probabilmente abbiamo del’Italia, il paese della dolce vita, con la sua gente amabile e affascinante. Dalle mie recenti conversazioni in separata sede con molti italiani, tuttavia, il quadro è differente: ciò che ho appreso è che la gran parte degli italiani vogliono che Berlusconi agisca, rapidamente e con decisione, nonostante manipoli di intellettuali seguitino a predicare sermoni pacificatori multiculturalisti. Il simbolo del problema della sicurezza, dall’immigrazione clandestina alla criminalità organizzata, resta Napoli - città che ha dominato nei telegiornali nazionali degli ultimi mesi con le sue montagne di rifiuti per strada (un problema legato a doppio filo con la camorra) e un breve ma intenso attacco ai campi nomadi sorti intorno alla città.

Qualche giorno fa, una giovane zingara è stata fermata mentre scendeva di corsa le scale in un condominio di periferia, con una bimba appena nata tra le braccia. La madre ha gridato, sono apparsi i vicini e solo la polizia è riuscita a salvare la giovane da un linciaggio. Entro poche ore, giovani uomini su moto e motorini avevano già preso di mira il campo nomadi lì vicino, attaccando con bottiglie molotov e costringendo i suoi occupanti - per la maggior parte romeni - alla fuga. Nei giorni successivi, i giornali riportavano numerosi commenti del genere “allora è vero che gli zingari rubano I bambini”. Fonti ufficiali si sono aggiunte al coro, confermando la vecchia credenza secondo la quale non solo gli zingari sono implicati nel traffico di minori, ma obbligano con la forza i bambini a mendicare e rubare per conto dei clan.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Il futuro degli zingari chiaramente suscita passioni contrastanti; dopo tutto, furono tra i primi ad essere mandati nei campi di sterminio nazisti, insieme agli ebrei, ai portatori di handicap congeniti, ai nemici politici del Terzo Reich e agli omosessuali. Data la versione semplicistica e politicamente corretta della storia del fascismo, riassumibile in una riga (il fascismo è cattivo, è di destra, difende lo status-quo ed è razzista, mentre l’antifascismo è buono, è di sinistra, vuole la rivoluzione ed è super-tollerante) che viene insegnato alla stragrande maggioranza dei giovani europei oggi, è facile comprendere perché i politici socialisti spagnoli abbiano denunciato sdegnati il governo italiano che ha richiesto misure più severe contro l’immigrazione clandestina. Ciononostante, si tratta di un problema reale, e - con l’eccezione dell’Europa dell’Est - pochissimi paesi hanno tentato di integrare gli zingari e non hanno neppure provato ad approvare leggi per istruire pubblicamente i loro figli. Il Parlamento Europeo ha recentemente concesso un intero minuto ad un deputato liberale ungherese che voleva discutere la questione.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Nei 27 paesi dell’Unione Europea si contano tra i 12 e I 15 milioni di zingari, di cui circa 200.000 vivono in Italia. Di questi, 80 mila sono legalmente cittadini italiani, essendo sfuggiti all’oppressione, alle carestie e alla disoccupazione nei propri paesi “d’origine”. La maggioranza degli zingari che vivono in Italia vi risiedono da molti anni e raramente hanno parenti o amici in Romania, Ungheria, Bulgaria - luoghi da dove spesso hanno avuto inizio le loro peregrinazioni. Necessitano di istruzione, protezione e disciplina; ma questi sono elementi estremamente carenti nell’Europa di oggi. Il nuovo governo italiano quasi certamente non promuoverà nuove politiche di assimilazione e molto probabilmente gestirà la questione in quanto parte del più grande problema della sicurezza. Gli italiani non sono un popolo sciovinista, e lo scoppio di violenza verso il campo nomadi nel napoletano si colloca nel più ampio contesto dell’altro grande problema della città: la crisi dei rifiuti e il potere della criminalità organizzata.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

Il problema dei rifiuti è da tempo conosciuto ed è oramai parte della storia della città. Napoli è tristemente nota per la sporcizia e le malattie, avendo in passato sofferto numerosi episodi di peste e colera, e i napoletani non sono stati in grado di “modernizzare” le tante baraccopoli sorte nel corso degli anni dentro e fuori dalla città. Quindici anni fa, le acque putride dell’impianto fognario si sono riversate dai tombini in due dei quartieri più poveri della città, con la conseguente condanna pubblica del sistema di amministrazione locale che portò al licenziamento della giunta comunale da parte del governo centrale. Qualche mese dopo, il “riformista” di sinistra Antonio Bassolino fu eletto sindaco sulla base di un programma alla “mani pulite” e di rinnovamento urbano. Se possibile, la sinistra si è dimostrata ancora più corrotta, ahimè, dei suoi predecessori: Bassolino, ora presidente della regione Campania, è diventato il simbolo universalmente disprezzato di questa corruzione. Al momento le prove di una sua collusione mafiosa sembrano accumularsi, e vanno ad aggiungersi alla sua palese incapacità di gestire la crisi dei rifiuti (anche in seguito alla concessione di poteri straordinari e di miliardi di euro da parte di Roma e della Comunità Europea), ponendo fine ai suoi sogni di gloria e facendo presagire anni bui nei quali sarà occupato a respingere diverse accuse penali. Anche la sua immagine politica ha risentito pesantemente della situazione: al culmine della più recente crisi dei rifiuti, quando l’immondizia non raccolta formava ormai mucchi altissimi nelle strade, i giornali locali mostravano foto della via di Bassolino… pulita come non mai. È difficile oggi trovare un napoletano che ammetta di aver votato per Bassolino alle ultime elezioni.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 6 della discussione

Nel frattempo, evidentemente stimolati dall’arrivo del Consiglio dei Ministri, i camion dei rifiuti in allerta-emergenza lavoravano durante la notte. Li ho visti con i miei occhi in diversi quartieri, inclusi gli infami Quartieri Spagnoli e altri considerati così pericolosi che persino gli abitanti del posto non osano avvicinarsi: Forcella e Sanità. Due giorni prima dell’arrivo di Berlusconi, il quartiere Forcella era quasi a posto e il Rione Sanità brillava lindo. I quartieri più rispettabili dove abita la classe media, spiace dirlo - incluso il luogo dove io stesso alloggiavo - erano però peggio del solito. Tuttavia per l’arrivo del premier il centro della città era immacolato e persino il traffico appariva in ordine.

Ora vi chiederete: come può essere? La spiegazione ufficiale fornita è che i rifiuti sono stati caricati su treni diretti in Germania - e questa è la verità, per quanto possa contare. Perché anche considerando questo fattore, resta il fatto che la città avrebbe potuto essere ripulita ben prima dell’arrivo di Berlusconi e del suo staff di governo. Dunque, o le autorità non volevano risolvere il problema, o erano così incompetenti da non essere in grado di farlo. Ma, come abbiamo visto, la competenza c’era: la città è stata ripulita in 48 ore. Dunque non c’era la volontà. Perché?

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 7 della discussione

La risposta è che il problema dei rifiuti, così come molti dei problemi di Napoli oggi, ha a che fare con la criminalità organizzata. Secondo una di quelle strane coincidenze che mi convincono di come effettivamente sia la vita reale che imita l’arte, il film Gomorra ha debuttato al Festival di Cannes nel mezzo di questa catastrofe e ha vinto il secondo premio. Il film si basa su un best-seller di un coraggioso giovane giornalista di talento di nome Roberto Saviani; e potrebbe arrivare a costargli la vita. Il governo italiano ha disposto la scorta di 24 ore su 24 per Saviani, tenendo segreti i suoi spostamenti fino all’ultimo minuto.

Gomorra teoricamente è un romanzo (e una parodia) della mafia napoletana - la camorra - anche se è impossibile leggere il libro senza convincersi che si tratti in effetti di un documentario: infatti, alcuni dei boss della camorra nominati nel “romanzo” sono in carcere in attesa di giudizio. Una delle rivelazioni del libro dal quale è stato tratto il film (che oramai risale ad alcuni anni fa) tratta proprio della crisi dei rifiuti. Secondo Saviani, la camorra è entrata nel giro miliardario dell’immondizia raccogliendo rifiuti tossici nel nord Italia, per poi seppellirli nelle cave nei pressi di Napoli, inquinando il terreno per generazioni e avvelenando quelli che sono così sfortunati da abitare nelle vicinanze.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 8 della discussione

Tutti ne pagano le conseguenze. I marinai americani e i soldati della vicina base NATO vengono sottoposti ad esami per accertare la presenza di quella che sinora è stata definita "Naples Crud" (dove “crud” significa sia "rifiuti" in gergo, che "malattia non identificata”). Alcuni dottori sembrano pensare che la Naples crud sia causata dalla diossina prodotta quando i cumuli di rifiuti vengono dati alle fiamme, ma ai delinquenti questo non importa. I criminali chiaramente non vogliono cedere questo giro d’affari miliardario alle leggi nazionali e alle forze dell’ordine, e avanza il sospetto (seppur manchino ancora le prove concrete) che molte delle sollevazioni popolari di protesta siano orchestrate dai camorristi. Certamente ha senso: come afferma uno dei personaggi del film, “l’etica è la scusa dei perdenti”. Per i delinquenti mafiosi, si tratta solo di soldi e del potere che ne deriva. La camorra è una delle organizzazioni più ricche del mondo, e non esita ad uccidere chiunque le si opponga. Saviano ha realmente bisogno di protezione.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 9 della discussione
Il potere assassino della camorra ha dato prova di sé proprio qualche giorno fa, quando Domenico Novello, un imprenditore di mezza età che aveva testimoniato ad un processo contro un’organizzazione criminale svoltosi dal 2001 al 2003, è stato freddato di fronte al suo bar preferito a Castelvolturno, poco dopo colazione. Cinque anni fa, la polizia aveva stabilito che Novello non fosse più in pericolo e gli aveva revocato la scorta. I suoi assassini sono stati pazienti: non per niente in Italia si usa dire che la vendetta è un piatto che va gustato freddo. Questi avvenimenti dimostrano il perché Saviano debba essere protetto così da vicino. D’altra parte, le buone notizie rivelano che l’ottimismo non è fuori luogo: la polizia ha arrestato altri due importanti camorristi la scorsa settimana. Ma si comprende perché le autorità non si sono impegnate poi tanto alacremente per risolvere il problema dei rifiuti.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 10 della discussione
Tutto questo ci riporta al quadro generale, ovvero all’incapacità dello Stato italiano - dal governo centrale di Roma, sino alle amministrazioni locali della Campania e della città di Napoli - di garantire standard di sicurezza decenti per i suoi cittadini. E senza la sicurezza, niente altro è importante. C’è un nuovo sentore di disperazione questi giorni che serpeggia nelle strade, un misto di frustrazione e fatalismo che un magistrato locale ha definito “altamente esplosivo”. Non c’è dubbio che si tratti di un sentimento negativo, che ha portato la gente a cercare aiuto in altre direzioni. I napoletani odiano “il nord” sin dal 1860, quando il Regno di Napoli fu conquistato da Garibaldi e dalle truppe piemontesi del Re di Savoia, che lo annesse alla nuova Italia. Oggi tuttavia pregano Silvio Berlusconi, il settentrionale tipico (per di più milanese) affinché li salvi tutti. Il giorno prima dell’arrivo del premier, i muri della città esibivano manifesti esempio della brillante inventiva napoletana, dove gli abitanti promettevano - se Berlusconi avesse risolto il problema dei rifiuti e della camorra - di chiedere per lui la santità immediata (utilizzando la frase “santo subito” che i fedeli avevano innalzato al funerale di Giovanni Paolo II). In tipico stile napoletano, chi aveva preparato i manifesti sapeva che solo un miracolo poteva salvare la città: da qui, il richiamo al linguaggio religioso.

Berlusconi ha senza dubbio apprezzato (è abbastanza credente da essersi costruito una propria cappella e mausoleo funebre all’interno della sua proprietà al nord); e i suoi primi provvedimenti finora mi sembrano buoni. Ha annunciato che il governo gestirà la crisi dei rifiuti come un problema di sicurezza nazionale, che a gestirla sarà un commissario speciale per la sicurezza da lui nominato e che non esiterà ad utilizzare l’esercito per mantenere l’ordine nei siti di smaltimento dell’immondizia. Ha inoltre inaugurato un ambizioso programma che prevede la costruzione di inceneritori e termovalorizzatori, il primo dei quali - che doveva essere terminato nel 2001 - diverrà operativo entro la fine dell’anno. I primi passi sono sempre importanti, e quelli di Berlusconi sono stati buoni, ma c’è ancora molta strada da fare. Se Napoli e il nuovo governo vogliono voltare pagina e conseguire successi importanti, dovranno intraprendere la battaglia per sconfiggere camorristi e mafiosi. E si tratta di un'impresa davvero difficile.

© National Review Online
Traduzione Alia K. Nardini

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Sulle liberalizzazioni il centrodestra non può perdere altro tempo

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Salvatore Rebecchini

C’è molto elogio della concorrenza nelle Considerazioni finali lette dal Governatore Mario Draghi il 31 maggio scorso. In diversi passaggi del suo intervento, che per tanti aspetti riassume e sintetizza le approfondite analisi contenute nel corpo della vera e propria Relazione, vengono evidenziati e richiamati i benefici derivanti dagli stimoli concorrenziali.

In primo luogo il Governatore ha ribadito che “Non è difendendo monopoli o protezioni che, alla lunga, si genera ricchezza: ma investendo, innovando e rischiando”. Egli ha argomentato che le imprese italiane nei settori esposti alla concorrenza internazionale hanno iniziato una efficace azione di ristrutturazione. La crescente pressione competitiva dei paesi emergenti sui mercati nazionale e internazionali e la disciplina del cambio indotta dall’adozione dell’euro sono tra i principali fattori che hanno catalizzato tale processo. Come documentato nel corpo della Relazione, la ristrutturazione è consistita nel rinnovo della gamma dei prodotti, maggiori investimenti sul marchio, avvio di operazioni di internazionalizzazione. L’adozione di tali innovazioni, che hanno permesso alle aziende di andare oltre la pura concorrenza di prezzo, si sono accompagnate con una maggiore mortalità delle imprese e una ripresa della attività produzione, indice di un processo virtuoso di “distruzione creativa” per mezzo del quale le imprese meno efficienti sono uscite dal mercato; nelle imprese che sopravvivono cresce la redditività e la dimensione media, si modernizzano gli assetti proprietari e di controllo.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Per contro, non manca di osservare Draghi, la ristrutturazione del sistema produttivo non è stata coadiuvata dal settore pubblico dove la produttività ristagna. Anche in questo caso la ricetta di Draghi e di aprire i servizi pubblici alla concorrenza a livello nazionale e anche locale. Nel corpo della Relazione gli economisti della Banca d’Italia sottolineano che nei servizi pubblici locali i processi di liberalizzazione hanno incontrato molti ostacoli. Appaiono limitati i risultati conseguiti in relazione a obiettivi strategici quali la aggregazione tra operatori, la separazione della funzione di regolatore e di gestore del servizio, la copertura dei costi mediante tariffe. Nel campo energetico, la liberalizzazione è incompleta; l’operatore principale continua a beneficiare di un elevato potere di mercato e anche la separazione legale e funzionale tra produzione e trasmissione non avrebbe impedito alle imprese integrate di ostacolare l’accesso al mercato di operatori concorrenti.

Gli autorevoli richiami del Governatore costituiscono, quindi, un monito e un incoraggiamento per l’attuale Governo. Nel programma elettorale del Popolo della libertà, le liberalizzazioni erano indicate, molto opportunamente, quale contributo fondamentale per rilanciare la crescita.


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Il governo sa che metter mano alle pensioni è ancora una priorità

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Giuliano Cazzola

“Alcune caratteristiche del sistema pensionistico italiano tengono lontana dal lavoro una quota troppo ampia della popolazione. Solo il 19 per cento degli italiani tra i 60 e i 64 anni svolge un’attività lavorativa, contro il 33 per cento degli spagnoli e dei tedeschi, il 45 dei britannici, il 60 degli svedesi. È ora di rimuovere i vincoli e i disincentivi al proseguimento dell’attività lavorativa per coloro che sono nel regime retributivo; ampliare i margini di scelta dell’età di pensionamento per coloro che sono nel regime contributivo; cancellare gli ultimi impedimenti al cumulo tra lavoro e pensione”.


Con queste parole, nelle sue ‘Considerazioni finali’, Mario Draghi ha riaperto la questione delle pensioni, ricordando alla classe politica (chi scrive sta predisponendo un disegno di legge secondo tali indicazioni) che il problema non è ancora risolto. Il Governatore propone di restituire all’età pensionabile nel sistema contributivo la flessibilità che aveva nel modello prefigurato dalla legge Dini del 1995: una flessibilità poi venuta meno in conseguenza dei riordini più recenti. La riforma Maroni del 2004 ha cancellato il c.d. pensionamento di vecchiaia, unico e flessibile, compreso in un range tra 57 e 65 anni, a cui corrispondevano i c.d. coefficienti di trasformazione come strumenti di incentivazione/disincentivazione ragguagliati all’età scelta per la quiescenza. In pratica, la legge n.243/2004 ha finito per trasferire nel contributivo le regole anchilosate del sistema retributivo. La recente legge del Governo Prodi (legge n.247/2007) ha riconfermato l’impostazione del 2004, mantenendo la frantumazione delle regole del pensionamento. A regime, infatti, anche nel sistema contributivo, i lavoratori potranno andare in quiescenza facendo valere i requisiti della vecchiaia (65/60 anni di età e cinque anni di contribuzione effettiva a condizione di percepire un trattamento pari ad 1,2 volte l’importo dell’assegno sociale), con 40 anni di versamenti a qualunque età oppure a 61/62 anni se dipendenti e a 62/63 anni se autonomi con 35 anni di anzianità (inclusa ovviamente la regola delle quote età+anzianità). Per tornare - come ha suggerito Draghi - all’impianto delle legge n. 335/1995, occorrerebbe tener conto delle modifiche apportate, nel frattempo, all’istituto dell’età pensionabile. La nuova prestazione unificata, a partire dal 2014 (anno in cui terminerà la fase transitoria), dovrebbe prevedere, per uomini e donne, una fascia di opzioni compresa tra 62 e 67 anni collegati ad un’adeguata griglia di coefficienti di trasformazione, revisionati con una periodicità triennale. Logicamente, tale impostazione richiede di aumentare gradualmente di due anni (da 60 a 62) l’età di vecchiaia delle lavoratrici, anche nel sistema retributivo. Oltre alla questione cruciale dell’età pensionabile vi sono altri aspetti da affrontare.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Pensione di base – Rebus sic stantibus, nel modello contributivo sarà possibile conseguire un trattamento appena sufficiente soltanto versando un’aliquota contributiva insostenibile (pari al 33% come quella prevista per il lavoro dipendente). Un obiettivo siffatto (che crea enormi problemi pure al costo del lavoro subordinato ed incentiva quindi l’occupazione sommersa) è improponibile per il lavoro autonomo, libero-professionale e atipico. In questi settori saranno erogate quindi pensioni pubbliche assolutamente inadeguate a meno di non intraprendere (come sta avvenendo nel caso dei parasubordinati) incrementi delle aliquote con effetti punitivi e devastanti per l’occupazione. La via da seguire potrebbe quella di allineare - per i nuovi assunti in tutte le tipologie lavorative - l’aliquota contributiva intorno al 24-25% istituendo nel contempo una pensione di base, finanziata dalla fiscalità generale. Si tenga conto che, nel 2008, lo Stato eroga almeno 34 miliardi di euro in qualità di "soccorso" assistenziale alla spesa pensionistica. Tali risorse, invece di inserirsi "a pettine" nel sistema, a tutela di varie e differenti situazioni, potrebbero più razionalmente essere utilizzate per divenire la base di un modello contributivo obbligatorio, divenuto meno oneroso per i lavoratori e le imprese.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Un secondo pilastro per il lavoro parasubordinato - Per consentire agli atipici in via esclusiva il ricorso alla previdenza complementare, andrebbe riconosciuto loro il diritto all’opting out, consentendo di stornare, se lo riterranno, una parte dell’aliquota obbligatoria (fino a 6 punti a regime: per un ammontare, cioè, equipollente rispetto al tfr) allo scopo di costituire e finanziare, in una forma privata di loro scelta, una posizione individuale a capitalizzazione.

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Per non rompere l’idillio con gli italiani Silvio deve far decollare Alitalia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Giovanni Lombardo

La luna di miele del governo con il Paese passa per Parigi su un volo di linea Alitalia. Il Cavaliere riapre le trattative con Air France-Klm nel processo di privatizzazione e salvataggio della compagnia italiana favorendo quel percorso portato avanti con forza dal governo Prodi, ma che si è interrotto a ridosso delle elezioni del 13 e 14 aprile proprio per l’ostinazione di Berlusconi contro la soluzione francese e a favore di una cordata italiana.

A distanza di due mesi qualcosa è cambiato: in nome del dialogo e del clima bipartisan Silvio tira fuori dal cilindro un nuovo e inaspettato cadeau per Veltroni. Cosa c’è dietro? Soltanto la proverbiale galanteria del premier? Evidentemente no. Si tratta in realtà di un segnale lanciato all’opposizione per spingerla ad abbassare la guardia su uno dei temi più caldi che hanno infiammato la campagna elettorale, in modo da consentire al governo di mantenere la promessa sul salvataggio della compagnia. Il premier sa bene che deve offrire al Paese risultati tangibili nei primissimi mesi di legislatura per evitare che il viaggio di nozze abbia breve durata. Il salvataggio di Alitalia è tra le prove più attese dagli italiani che per ora restano alla finestra fiduciosi.

“Air France potrebbe essere un ottimo partner”, ha detto Berlusconi a Nicolas Sarkozy in visita in Italia. Il presidente francese, che ha mostrato tutta la sua affinità elettiva con il Cav, non si è tirato indietro e ha lasciato aperta la porta garantendo la mediazione ma ricordando che comunque spetta ai vertici della compagnia franco-olandese decidere se rientrare in pista.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Qualcuno vede nella mossa di Berlusconi una clamorosa virata dettata dalle difficoltà a mettere insieme la cordata di imprenditori italiani e a trovare partner internazionali di livello. Altri parlano di un asse Sarkò-Berluska che sta decollando proprio a partire dall’alleanza tra i due vettori.

Tutto probabile, ma c’è dell’altro: il Cav in questo momento non vuole perdere alcuna occasione per sedurre Walter. E allo stesso tempo cerca in lui la sponda per districarsi nella vicenda dell’aviolinea italiana, resa ancora più complicata dalle ire di Bruxelles sul prestito ponte concesso da Palazzo Chigi.

Veltroni ha mostrato di gradire le avances è ha teso la mano all’Esecutivo. In che modo è presto detto: il Pd ha deciso di non fare ostruzionismo in Parlamento sull’approvazione del super decreto che modifica il prestito da 300 milioni in attivo patrimoniale e cambia le procedure di privatizzazione.

D’altronde il governo nei giorni scorsi ha lanciato un’altra strizzatina d’occhio agli avversari. Il consiglio dei ministri ha affidato a Intesa Sanpaolo, la banca del prodiano-doc Giovanni Bazoli, il compito di individuare la strada della privatizzazione della compagnia.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Pdl e Pd decidono dunque di amoreggiare ad alta quota per cercare di rendere meno turbolenta la rotta di Alitalia. Ma senza atteggiamenti subalterni, perché in questa vicenda i due leader hanno il loro tornaconto: entrambi hanno individuato un’altra opportunità per rafforzare la centralità nel sistema politico italiano dei due partiti a vocazione maggioritaria, isolando ancora di più le ali più oltranziste dello scacchiere, sia quelle fuori dal Parlamento sia quelle dentro (dipietristi in primis).

Una domanda è d’obbligo: l’idillio quanto durerà? Non è dato saperlo, anche se finora tutto sta andando nella direzione tracciata. Basti ricordare che il Cavaliere ha fin da subito riconosciuto ufficialmente ruolo e dignità al “governo ombra” del Pd. Non solo. Su alcuni provvedimenti chiave il dialogo con l’opposizione ha rischiato addirittura di compromettere i rapporti interni alla maggioranza, in particolare con la Lega. È accaduto con il tentativo di derubricare la clandestinità da reato ad aggravante, un mossa che ha permesso al premier di consolidare i rapporti con il Partito democratico e allo stesso tempo di metterlo al riparo dalle critiche di Onu e Vaticano. Su questo versante però sono arrivate le proteste dei seguaci di Bossi, anche se la crepa non è destinata a produrre sconquassi visto che, tra l’altro, la partita è ancora aperta in Parlamento.

In futuro, comunque, non mancherà occasione per accontentare il Carroccio su altri fronti. Primo fra tutti il federalismo fiscale. Ma sul piatto c’è anche il ruolo dell’aeroporto di Melpensa strettamente legato alle sorti di Alitalia.

Eccola qua la nuova strategia di governabilità studiata da Berlusconi. Le manovre del Cavaliere, in questa fase, sono a tutto campo con una visione circolare dove ogni decisione deve avere effetti sull’equilibrio sostanziale delle forze e degli interessi in campo. Senza produrre fratture, soprattutto tra il Paese e il suo condottiero.


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Sull'immigrazione il governo è sulla strada giusta

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Francesco Pugliarello

Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Il conto della dimensione e dell'urgenza dei problemi che stanno per mettere in ginocchio l’intera economia del mondo occidentale si intrecciano con il vertiginoso aumento del prezzo del greggio e la massiccia immigrazione e ancora una volta, come il dopo 11 settembre 2001, la soluzione è affidata alla lungimiranza ed alla saggezza del
governo Berlusconi.

E’ pur vero che buona parte del sovrapprezzo del greggio dipende dai Paesi energivori come la Cina e l’India ed anche dalla prospettiva dell'esaurimento dell'energia estrattiva, tuttavia ci sfugge che la radice di questo bubbone affonda nelle politiche miopi e lassiste del trentennio trascorso. Con la
stretta imposta all’immigrazione illegale fino a renderla reato, il Governo certamente non avrà dimenticato che siamo caduti in un tranello, studiato a tavolino, dal cartello dei Paesi produttori di petrolio, che prende le mosse al tempo della costituzione dello Stato di Israele e si radica nella grande crisi energetica dell’inverno 1973. E' come se l'Occidente, incapace di perseguire degli interessi comuni, avesse abdicato al potere del cuore e della ragione con la controversa “questione islamica".

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Il retroscena del ricatto subito da parte dei paesi produttori di petrolio, ce lo ricorda Bat Ye'or (Giselle Littman), nel suo “Eurabia” - come l'Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita - testo che ha ispirato la nostra Oriana Fallaci. Questa signora egiziana, di nazionalità inglese, ha utilizzato il termine Eurabia da un preciso progetto politico promosso dalla omonima rivista fondata a Parigi nel 1975 a seguito della guerra del Kippur. L'ideatore del “Piano Eurabia” è Lucien Bitterlin, noto militante “pro-arabe”, presidente dell'Associazione per la solidarietà franco-araba, esecutore e finanziatore del Comitato Europeo di Coordinamento delle Associazioni per l'amicizia con il Mondo Arabo, un’organizzazione forse ancora attiva presso l’attuale Unione Europea.

Mentre infuriava l’aggressione araba impegnata ad estendere il nazionalsocialismo nasseriano sulla neo-democrazia israeliana, i rappresentanti dell'OPEC riuniti a Kuwait City, per punire l’Occidente per la sua politica filo-israeliana, che moralmente stava sostenendo lo Stato ebraico, decidono di utilizzare il petrolio come arma di pressione. Imposero l'embargo riducendo le forniture al lumicino quadruplicandone il prezzo fino a provocare una crisi energetica senza precedenti. In tal modo accelerarono il progetto integrazionista parigino: un ricatto inaudito in cui, per la prima volta, un paese vincitore soccombe alla coercizione dei vinti. Ad un mese da quell'intollerabile gesto, Georges Pompidou e Willy Brandt ritennero che fosse necessario ed utile promuovere una solida amicizia con quei Paesi, proponendo “petrolio in cambio di braccia da lavoro” (leggi immigrazione musulmana): una ghiotta occasione per estendere il califfato sul territorio europeo. A quest'incontro ne seguirono altri con i rappresentanti della Lega Araba a Copenhagen, a Bonn, a Parigi, a Damasco, a Rabat: tutte manovre tese a sancire la “svendita” dell'Europa al Cartello musulmano ed ampiamente documentate nella rivista Eurabia.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Secondo la Bat Ye'or: “Il fine era quello di creare una identità culturale mediterranea pan-euroaraba che permettesse la libera circolazione di persone e merci e determinasse in modo pesante le politiche migratorie nella Comunità Europea”. Sennonché il risultato della politica dell’UE degli ultimi decenni,
il cui progetto originario era “l’idea di garantire la pace in Europa, è stato invece rimpiazzato dall’altro progetto di ispirazione francese di unire l’Europa ed il mondo arabo in un unico blocco economico, politico, culturale e strategico contro Israele e gli USA” [atti del convegno 14 giugno 2007 presso la Biblioteca del Senato della Repubblica promosso da Marcello Pera]. Non a caso il cartello dei Paesi del Golfo stanno ammassando nei nostri forzieri bancari buona parte degli ingenti profitti petroliferi per poi apprestarsi ad acquistare pezzi di banche e di industrie al miglior prezzo, dopo aver strozzato la nostra economia.

Le sanatorie, l'aumento delle quote d’ingresso, offrendo persino alloggi e asili nido gratis, buoni bebè e altri privilegi e agevolazioni riservati a stranieri che non vogliono integrarsi, discendono da questi trattati che l'Italia del compromesso cattocomunista supinamente ha adottato. L’ultimo atto intimidatorio ci è stato rivolto da Saif El Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi, quando al momento della formazione del nuovo governo, ha tentato di impedire con minacce diplomatiche la nomina a ministro di Roberto Calderoni. Ma Berlusconi, senza farsi intimidire peraltro anche dalla Lega araba, ha tirato dritto per la sua strada. Con questa mossa finisce l’epoca della sovranità limitata del nostro Paese; finisce la tolleranza all'ingresso alle frontiere di sconosciuti e di questo passo, ci auguriamo, finirà anche la costruzione incontrollata di moschee che nel tempo si sono rivelate covi di fazioni politiche che si contendono il nostro suolo e il più delle volte diretti da sedicenti capi spirituali privi di controllo e da oscuri personaggi provenienti dalle madrasse del Pakistan e dello Yemen finanziate con i petrodollari dei regimi sauditi, ma che nulla hanno a che vedere con la cultura e la civiltà del mondo arabo le cui tracce sono ancora presenti in molte regioni europee.

Bene infine ha fatto Berlusconi a rispondere alle critiche del Vaticano e dell’ONU convertendo il decreto sul reato di immigrazione clandestina in disegno di legge affidandolo al dibattito dei rappresentanti della sovranità popolare. E’ un monito che Bruxelles dovrebbe riconsiderare con grande attenzione.


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Ricoverate Contrada al Celio: ci ascolti almeno La Russa

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Lillo Maiolino

“Persino al generale Herbert Kappler, comandante nazista della Gestapo, fu consentito il ricovero all’ospedale militare del Celio - la storia poi ci consegna la sua evasione insieme alla moglie -; non credo che si possa minimamente paragonare il generale Kappler con il generale Contrada”. Parole di Giuseppe Lipera, anzi dell’avv. Giuseppe Lipera, tristemente diventato famoso perché, da legale della difesa, continua a combattere una battaglia per la dignità di Bruno Contrada.

L’avvocato dell’ex agente del SISDE ha scritto una lettera al magistrato di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere e al ministro della Difesa Ignazio La Russa, nella quale chiede la disponibilità immediata e il pronto trasferimento del suo assistito dal carcere militare di Santa Maria Capua Vetere all’Ospedale Militare del Celio a Roma.

La missiva è stata inoltrata “per quanto di eventuale competenza” anche al capo della Polizia di Stato Antonio Manganelli e “per conoscenza” al ministro della Giustizia Angelino Alfano. Nella lettera, Lipera spiega come Bruno Contrada, essendo un ex dirigente generale della Polizia goda del rango di generale di divisione o prefetto e, pertanto, debba usufruire della struttura sanitaria del Celio.

Questo, però, non è stato previsto nell’ultimo ricovero di dicembre al quale si è sottoposto l’ex 007 anzi, il magistrato, ha disposto il ricovero al Cardarelli di Napoli. Contrada, durante la degenza di fine 2007, inoltre, è stato ospitato nel reparto detenuti comuni del nosocomio partenopeo, ambiente che - come scrive l’avv. Lipera - ha contrariato giustamente il generale, le cui condizioni di salute sono sempre più critiche e il quale, spontaneamente, dopo pochi giorni ha chiesto di ritornare in carcere.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

È questo l’ultimo atto di una vicenda che si protrae ormai da mesi e che, pare, non riesca a trovare alcuna soluzione. Si è parlato di grazia, di differimento della pena, sino alla richiesta di eutanasia presentata dalla sorella dell’ex agente, ma, intrappolati in una perfetta trama kafkiana, che lascia nel dramma insoluto dell’esistenza, con il passare delle settimane la vicenda di Contrada diventa sempre più inascoltata, sia dalle Istituzioni, sia da un’opinione pubblica continuativamente distratta e indifferente.

Intanto il tempo passa, la salute di Contrada si aggrava e la voglia di vivere dell’ex numero tre del SISDE si affievolisce come una candela che non trova più ossigeno e soffoca lentamente. L’ennesimo tentativo del suo legale, dunque, “è l’unica strada percorribile” - spiega Lipera - visto che la magistratura non intende concedere alcun beneficio all’anziano generale”.

Fin ora tutte le istanze proposte dalla difesa sono state rigettate, compresa la richiesta degli arresti domiciliari. A questo punto chiediamo e speriamo che il neoministro Ignazio La Russa sia sensibile e si interessi alla drammatica vicenda di un servitore dello Stato che, dopo anni di processi, nei quali hanno pesato le testimonianze di numerosi pentiti da lui stesso arrestati, si ritrova con una condanna di 10 anni da scontare per concorso esterno in associazione mafiosa.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Dalla diagnosi di dimissione del 29 aprile scorso dell’ospedale civile di Santa Maria Capua Vetere in quadro delle condizioni di Contrada appare allarmante. Il peso corporeo è al di sotto dei 68 chili e la miscela di diverse patologie su un fisico anziano (Contrada ha 77 anni) sono un rischio letale per la sua vita. La cartella clinica parla chiaro. Un elenco senza fine di malattie e, se molte le tralasciamo agli addetti ai lavori, anche per la complessità dei termini medici che ai più può significare poco, alcune sono di facile comprensione e di triste gravità. Contrada soffre di cerebrovasculopatia cronica aterosclerotica; ipertensione arteriosa; broncopneumopatia cronica; ernia iatale. Ha seri problemi alla vista: nell’occhio sinistro pseudoafachiae, in quello destro cataratta parziale senile. Inoltre, soffre di ipertrofia prostatica, depressione, ischemia e ritardo dell’attivazione ventricolare destra. Senza bisogno di dovere attingere ad un pizzico di autocritica certamente risulta noiosa l’ultima parte di questo articolo, ma forse informare dettagliatamente è l’unica cosa rimasta da fare. Speriamo un giorno di potere scrivere solo la parola“fine”al calvario di quest’uomo.

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