Rapporto quotidiano per Club azzurro la clessidra & friends (1 di 2)

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Dec 10, 2006, 7:08:19 AM12/10/06
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
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Buongiorno com

>>Da: Nando179764
Messaggio 88 della discussione
Buona giornata a tutti

>>Da: Nando179764
Messaggio 87 della discussione

>>Da: mariella
Messaggio 88 della discussione
Bella Nando!

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Sme, la Cassazione spiega l’autogol del Pool

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
I giudici della Cassazione hanno creduto a Stefania Ariosto e ai suoi racconti. Per questo hanno deciso di spostare a Perugia il processo Sme, di fatto affondando undici anni di indagini e di dibattimenti. Sono loro stessi a spiegarlo nelle motivazioni del verdetto, pubblicate a tempo record, a soli sei giorni dalla sentenza che aveva annullato le condanne di Previti, Squillante, Pacifico. «Risulta in modo pacifico dagli atti - scrive la Suprema corte - che, secondo le dichiarazioni poste a cardine essenziale dell’accusa, rese dalla teste Ariosto in sede di indagini preliminari» fra le «erogazioni in denaro contante contestate nel capo d’imputazione, e costituenti una componente essenziale della reiterazione remunerativa a favore del magistrato a libro paga, ve ne furono sicuramente due, constatate de visu dalla teste, localizzate in modo preciso e univoco a Roma (rispettivamente nella casa di Previti in via Cicerone e presso il Circolo Canottieri Lazio)».
Previti, secondo il teste Omega, avrebbe pagato almeno due volte nella capitale l’allora capo dei gip di Roma Renato Squillante. Questi flash dunque permettono di ricostruire se non tutta «almeno una parte dell’azione penalmente rilevante» e quindi, in base alla prima regola suppletiva prevista dall’articolo 9 del codice di procedura penale, di assegnare a Perugia il fascicolo. Milano ha individuato «correttamente» l’accusa di corruzione ma ha fatto male a tenere il dossier.
Riassume l’avvocato Giorgio Perroni, difensore di Previti: «I giudici di Milano hanno utilizzato due pesi e due misure pure con l’Ariosto perché da un lato l’hanno ritenuta attendibile nel merito delle accuse lanciate, dall’altro però non hanno tenuto in minima considerazione le parole della signora in riferimento alla competenza».
La Cassazione non fa sconti a nessuno e ricorda che le «norme sulla competenza» hanno «un rilievo costituzionale»: «la precostituzione per legge del giudice naturale (articolo 25 della Costituzione) è una essenziale garanzia dell’indipendenza del giudice e della libertà dei cittadini». Tocca allora al Guardasigilli Clemente Mastella difendere i giudici di Milano: «Il fatto che la Cassazione sia stata di diverso avviso riguarda quella che possiamo chiamare la fisiologia del processo. E non è motivo di scandalo».
Le pagine scritte dalla Cassazione diventano un pilastro per Cesare Previti, pronto a presentare alla Suprema corte un ricorso straordinario per «errore materiale o di fatto» commesso dalla stessa Cassazione. In pratica, il tema della competenza potrebbe diventare un argomento dirompente per ottenere l’annullamento della condanna, definitiva, a 6 anni per la vicenda Imi-Sir, sovrapponibile al caso Sme. È lo stesso Previti a spiegarlo alla Giunta per le elezioni della Camera e a proporre una sospensione della procedura di decadenza da parlamentare. Poi in aula irrompono le motivazioni e il deputato chiede lo slittamento di un mese: «Sto preparando il ricorso, aspettate a decidere».
Stefano Zurlo


>>Da: ERcontemauro
Messaggio 2 della discussione
Questa è l'italia purtroppo............non importa se è colpevole o meno....contano i cavilli...

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Sindacati contestati da operai "la liquidazione meglio in azienda"

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 13 della discussione
Cgil e Uil contestati in Fiat sul Tfr Assemblea a Mirafiori: i lavoratori criticano Epifani e Angeletti. Liquidazioni meglio in azienda e sindacato troppo vicino a governo


TORINO - Più fiducia nella Fiat che nell'Inps sulla questione Tfr. E no a un sindacato troppo contiguo con il governo. I lavoratori di Mirafiori hanno bacchettato duramente il leader della Cgil, Guglielmo Epifani e il segretario della Uil, Luigi Angeletti nel corso di due ore di assemblea.
L'ASSEMBLEA - Ai lavoratori, Angeletti ed Epifani hanno spiegato il senso di questa Finanziaria ma dalla platea si è alzato il tono quando si è parlato di Previdenza e di Tfr. In particolare su quest'ultimo punto, i fischi si sono levati quando Epifani ha affermato che «la nostra opinione è che ci sono più garanzie con il passaggio all'Inps rispetto ai soldi rimasti in azienda». Crotiche ai sindacati sono giunte anche riguardo ad una eccessiva vicinanza con il Governo: «Ritengo - ha detto Vincenzo Tripodi, delegato Fiom - che ci sia un appiattimento di Cgil, Cisl e Uil sulle posizioni di questo governo. Noi non abbiamo nessun governo amico o nemico». Ed ancora un altro lavoratore: «A forza di governi amici gli unici che rimangono senza siamo noi lavoratori». Una critica questa ribadita anche nel corso dell'assemblea con Angeletti quando un lavoratore ha accusato il Sindacato di essere «una stampella del Governo».
ESPERIENZA PARTECIPATA - Epifani ha risposto punto su punto a queste critiche ed al termine a chi gli domandava di questa sua prima volta a Mirafiori, ha osservato: «È stata una bella esperienza, questo è un luogo mitico che non apartiene solo più alla storia ma io spero al futuro di questo Paese». Qualcuno dice, gli è stato chiesto ancora, che per i sindacalisti Mirafiori sia un pò come la «fossa dei leoni?». «No - ha risposto Epifani - è stata una esperienza molto intereassante, molto partecipata, sono emerse le vere preoccupazioni, il Paese reale è questo». La previdenza e la precarietà sono le loro principali preoccupazioni. C'è stato qualcosa in particolare che è stato più difficole spiegare? «Non è stato difficile spiegare nulla. È stata una bella esperiezna, un confronto positivo».

In tre giorni hanno beccato contestazioni da carabinieri, pompieri e metalmeccanici. Non male come record.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 11 della discussione
Sindacato in frantumi dopo i fischi di Mirafiori

Antonio Signorini

A un giorno dalla contestazione delle tute blu di Mirafiori, sindacati e politica si dividono su diagnosi, terapia e prognosi. I segretari generali delle tre principali confederazioni sindacali, hanno dato un peso diverso alle contestazioni operaie che hanno rovinato il ritorno negli stabilimenti torinesi della Fiat dopo 26 anni di assenza. Cgil e Cisl hanno minimizzato mentre la Uil ha rilanciato l’idea di uno sciopero di due ore contro la legge Finanziaria. Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha affidato la sua tesi all’Unità e, un’intervista, ha assicurato che quella di Torino è stata una «bellissima assemblea, vera e senza filtri» e che «qualche fischio è il sale della democrazia». Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ha ricostruito la festa rovinata come la protesta di «una piccola minoranza rumorosa e un po’ qualunquista» che ha dato luogo a una «bolla massmediatica». Angeletti non è tornato sull’argomento, ma nel suo sindacato c’è chi ricorda che se le assemblee per illustrare la finanziaria ci sono state è stato solo merito della Uilm, la federazione dei metalmeccanici Uil che aveva proposto anche uno sciopero contro la manovra. Un’idea alla quale il segretario generale della Uilm Antonino Regazzi non ha rinunciato del tutto. All’assemblea con i lavoratori della Fiat, Regazzi aveva ricordato che la proposta di uno sciopero di due ore è stata bocciata dalla Fiom e dalla Fim. Ma oggi, assicura, «anche alla luce di quanto è successo sono convinto si possa fare. La manovra non è stata ancora approvata e sarebbe importante». Tra l’altro, la Uilm, ha già dato vita a scioperi contro la finanziaria a livello locale. E alcuni, come quello di Treviso, hanno avuto successo. Difficilmente la proposta di Regazzi sarà accolta. I leader sindacali puntano a far «sgonfiare» la bolla della protesta e spiegano le contestazioni come normali dinamiche da assemblea. Ma il 7 dicembre è destinato a pesare nelle fasi successive della trattativa con il governo, in particolare su pensioni e Tfr, e nel confronto con Confindustria per quanto riguarda orari di lavoro e rinnovi contrattuali. E rende sempre meno probabile una «fase due» del governo in direzione riformista.
Anche perché il grido di protesta di Mirafiori ha subito trovato orecchie attente tra i radicali della maggioranza. A rompere il silenzio è stato l’esponente del nuovo correntone Cesare Salvi secondo il quale «la voce della classe operaia deve essere assolutamente ascoltata dal centrosinistra». Perché l’ex ministro del Lavoro, ha il sospetto «che la classe dirigente dell’Ulivo sia un po’ troppo impegnata ad ascoltare banchieri e finanzieri e a dimenticare operai e precari. Vogliamo per caso - si è chiesto Salvi - regalare pezzi importanti di classi lavoratrici alla destra?». Il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio ne ha approfittato per chiedere «una nuova scala mobile» mentre il presidente dei senatori di Rifondazione comunista Giovanni Russo Spena auspica un maggiore coinvolgimento della base da parte dei vertici sindacali.
Il centrodestra ha avuto gioco facile nel dimostrare la fondatezza delle tesi di chi sostiene che la Finanziaria sia svantaggiosa per tutti. «Il trattamento riservato dai lavoratori di Mirafiori ai leader sindacali ridicolizza la tesi del centrosinistra secondo la quale questa è la legge Finanziaria fatta per i redditi più bassi», ha osservato

>>Da: andreavisconti
Messaggio 12 della discussione
L’«Unità» spara sulle tute blu: «Erano in piazza con la Cdl... »

Il giornale Ds: non sempre gli operai hanno ragione. «Il Manifesto» fa finta di niente, «Liberazione» minimizza: «Ruggini risalenti agli anni ’80»

Gian Maria De Francesco

«Sgomento a sinistra: l’operaio è vivo e lotta contro di noi». L’aforisma della rubrica quotidiana di Jena (l’ex direttore del Manifesto Riccardo Barenghi, ndr) sulla Stampa racchiude il senso di quello che è avvenuto giovedì scorso a Mirafiori. Il giorno dopo le contestazioni degli operai Fiat di Mirafiori il quotidiano del gruppo torinese sintetizza lo spirito del tempo, mentre quelli del centrosinistra vanno un po’ in ordine sparso.
L’Unità, il quotidiano dei Ds, ha richiamato l’episodio con un taglio medio in prima pagina. Ma per trovare gli articoli dedicati alle assemblee di Torino con i leader di Cgil, Cisl e Uil bisogna arrivare a pagina 7 con ben tre articoli dedicati, mentre nella pagina precedente campeggia un’intervistona a Guglielmo Epifani che ha lodato la «splendida assemblea» di Mirafiori definendola un esempio di democrazia. Contestazioni ai tre segretari generali? «Sono quelli dell’Ugl» si premette a scanso di equivoci. Poi la kermesse, la gentile concessione del presidente Fiat Luca Cordero di Montezemolo del padiglione Vehicle testing e i dipendenti che fotografano con il cellulare i tre capi sindacali. Insomma, un’assemblea vera ma in famiglia.
Ma quello che colpisce di più è l’articolo di commento. Certo, l’Unità ha recentemente criticato i sorpassi a sinistra della Fiom rispetto alla linea della Cgil di Epifani, soprattutto sulla Finanziaria. Ma ieri le sottolineature sono state ancor più decise. «I leader sindacali da Di Vittorio a Lama hanno insegnato che non sempre gli operai hanno ragione», si legge sul quotidiano. L’Unità e quindi i Ds non possono essere definiti tout court «operaisti» pur essendo sensibili alle prerogative dei lavoratori. Ma l’intento educativo (nel senso dell’avanguardia intellettuale che educa il proletariato) della lettura diessina - che auspica anche la stesura di una piattaforma rivendicativa unitaria - è molto distante da ciò che è accaduto a Mirafiori. «Anche nel mondo del lavoro - prosegue - attecchiscono i corporativismi soprattutto quando si perde di vista la fiducia in una proposta condivisa. Quando magari si accorre a una manifestazione berlusconiana». Se sabato scorso anche gli operai sono andati a piazza San Giovanni sono stati loro a sbagliare e non certo il Partito. Punto.
Liberazione, la testata del Prc, ha ovviamente dedicato l’apertura della prima pagina alle assemblee facendovi iniziare tanto la cronaca dei fatti quanto l’intervista al deputato di Rifondazione ed ex sindacalista Fiom, Maurizio Zipponi. Il termine utilizzato per descrivere i contrasti è «ruggine», quella che si è formata tra operai e leader sindacali dopo 26 anni. Sì, perché le assemblee di giovedì, secondo Liberazione, hanno la stessa importanza decisiva di quelle dell’autunno 1980. Anche su questo quotidiano i fischi sono quelli dei sindacalisti Ugl e dei Cobas non si fa menzione così come la cronaca è tutta basata su Epifani e sulle rivendicazioni operaie in tema di pensioni, salari e flessibilità.
Tanto Liberazione quanto il Manifesto non hanno calcato troppo i toni. Non perché siano filogovernativi ma perché sulle vicende che avvengono in casa Fiat sono sempre molto scrupolosi. Il quotidiano diretto da Gabriele Polo, però, in prima pa

>>Da: lilith
Messaggio 13 della discussione
Qualcuno sà quanti soldi ricevono i sindacati dallo stato?
Quanto incassano dagli iscritti?
Ed i bilanci sono disponibili per essere controllati?
Qual'è lo stipendio di un Epifani o di un Angeletti, quanti dipendenti hanno?

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Gerald Batten

>>Da: cactus
Messaggio 6 della discussione
tenete a mente questo nome cactus

>>Da: happygio
Messaggio 3 della discussione
parli di questo? ...lo metto per chi non l'ha visto....naturalmente i sinistri dicono che è una bufala!..... http://www.youtube.com/watch?v=fHJhsIOY0zU

>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 4 della discussione
cominciamo a sperare dall'Europa quello che non potremo mai ottenere in Italia

>>Da: ERcontemauro
Messaggio 5 della discussione
La solita bufala, il solo pensare prodi spia mi fa venire da ridere...

Tutto basato sulla parola di Gerald Batten che riferisce che Litvinenko ex spia del KGB dice che il Gen. Trofimov gli avrebbe detto che Prodi è un agente del KGB.
Prove documentali = nessuna

Poi è normale che un Generale del KGB aiuti uno che stà disertando rivelandogli i nomi delle spie russe???.
Fra poco ci diranno che prodi è il consulente iraniano per la realizzazione della bomba atomica.

>>Da: cactus
Messaggio 6 della discussione
erconte...ti rode, ma quanto ti rode? cactus

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La Turchia apre a Cipro per entrare in Europa

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Ankara si dice disponibile a uno scambio parziale di scali con l’isola per sbloccare la situazione. Nicosia: «Offerta inaccettabile»
Barroso: «Un passo avanti». Ma l’Ue resta scettica e nel Paese della Mezzaluna c’è già aria di rivolta

Il Commissario all'allargamento, Olli Rehn, ha parlato ironicamente di golden goal e, in effetti, quella fra Turchia e una parte di Unione Europea sul nodo Cipro, si sta trasformando in una sfida giocata a tutto campo, prima che finiscano i tempi supplementari e si vada ai calci di rigore.
Ieri, fin dalla prima mattina, Bruxelles è stata travolta dalle notizie che arrivavano da Ankara e che annunciavano un'apertura turca sulla questione Cipro, dopo il pesante cartellino giallo dello scorso 29 novembre, quando la Commissione ha raccomandato il congelamento di 8 su 35 capitoli negoziali ancora aperti. Una mossa arrivata subito dopo l'apertura di Papa Benedetto XVI all'ingresso della Turchia in Europa e che ha colto di sorpresa il governo turco e mandato su tutte le furie il premier Recep Tayyip Erdogan.
Una prima proposta, trasmessa solo oralmente e molto somigliante a quella della presidenza finlandese, parlava dell'apertura di un porto e un aeroporto (verosimilmente Famagosta ed Ercan) alle merci provenienti dalla parte greca di Cipro in cambio però della fine dell'isolamento commerciale della parte turca dell'isola. In serata è circolata una seconda proposta, che sarebbe stata spedita dal ministro degli Esteri Abdullah Gül agli ambasciatori dei 25 Paesi dell'Unione, riuniti per trovare una soluzione in vista della riunione dei ministri degli Esteri di lunedì prossimo. L'offerta è articolata in tre punti. Al primo prevede l'apertura, senza contropartita ma con limite temporale di un anno, di due scali nella parte turca dell'isola. Secondo i media turchi si tratterebbe di due porti, ma alcune fonti diplomatiche parlano di un porto e di un aeroporto: non è giunta alcuna conferma a riguardo. Al secondo e terzo punto ci sono due richieste: l'apertura dell'aeroporto di Ercan, nella parte turca dell'isola, ai voli internazionali e la creazione di una piattaforma comune per la riunificazione dell'isola. Un discorso a parte merita la questione cittadina settentrionale di Varosha (ex greco-cipriota e attualmente deserta) che, secondo Ankara, sarebbe da trovare in sede Onu e con il supporto tecnico dell'Ue.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
L’Unione europea avverte Ankara: «Il passo avanti su Cipro non basta»

Bruxelles vuole chiarezza sull’offerta. L’Italia: no a condizioni vessatorie
Bruxelles. «Non è abbastanza», «non c’è niente di scritto», «ci vogliono chiarimenti»: 48 ore dopo la presentazione in extremis del piano per evitare la sospensione dei negoziati con l’Europa, la Turchia è finita ieri sotto il pressing concentrico dell’Ue, che vuole vederci chiaro nella mossa a sorpresa di Ankara di aprire gli scali a Cipro. L’altro ieri a Bruxelles è stata la giornata in cui sembrava che la Turchia potesse evitare la brusca frenata nei negoziati. Ieri, invece, è apparso chiaro che l’abile mossa della diplomazia turca è stato solo un mezzo passo in avanti. La palla è ormai in mano ai ministri degli Esteri Ue, che s’incontreranno lunedì a Bruxelles, tre giorni prima del summit tra i leader dei 25, i quali con ogni probabilità dovranno anche loro confrontarsi con il “dossier Turchia”.
A evocare la necessità che Ankara formuli in un modo più rigoroso e chiaro la sua proposta è stata la presidenza finlandese di turno Ue. Helsinki ha inoltre fatto notare che il governo Erdogan deve mettere nero su bianco la sua proposta, richiesta che per il momento Ankara sembra non voler accogliere. Durante tutta la giornata, il piano è stato sotto la lente d’ingrandimento dei rappresentanti Ue. L’Italia ha per esempio ribadito di essere in linea con il documento della Commissione Ue, in cui si chiede la sospensione di 8 dei 35 capitoli delle trattative Ue-Ankara, anzi, per il nostro governo bisognerebbe bloccarne solo 3, quelli più legati al commercio. In sintonia con Roma si trovano Gran Bretagna, Spagna, Svezia, Estonia, segnalano fonti diplomatiche Ue, precisando che le richieste di altri Paesi vanno nella direzione contraria, come dimostra la posizione di Francia, Olanda, Germania e Grecia oltre a Cipro.

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Dramma in diretta ieri sera a "Tg2 dieci minuti"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Nicola De Martino, che solo pochi giorni fa ha potuto rivedere il figlio Luca dopo anni di separazione, a causa dei dissidi con la moglie, ha minacciato di darsi fuoco. L'uomo, incoronato papà dell'anno 2007 dall'Associazione 'Figli negati', voleva così denunciare la condizione della "custodia esclusiva" dei figli di genitori separati.

A un certo punto della trasmissione De Martino ha tirato fuori una boccetta che, a suo dire conteneva benzina, intimando al conduttore Maurizio Martinelli di fargli leggere il suo documento altrimenti si sarebbe dato fuoco. Poi ha impugnato un accendino. Per bloccarlo sono dovute intervenire due persone che lo hanno costretto a ritornare al suo posto.

Questo il racconto di Martinelli: "L'uomo ha tirato fuori dall'interno della giacca, un flacone bianco, forse una bottiglia di shampoo, si è versato il contenuto sul petto, poi ha preso un accendino e un pezzo di carta minacciando di darsi fuoco. A quel punto siamo riusciti a togliergli l'accendino mentre De Martino chiedeva di leggere due o tre cartelle con alcune richieste di carattere normativo. Ma sono riuscito a convincerlo a sintetizzarle in alcuni punti".

Una scena drammatica avvenuta davanti agli occhi del figlio di De Martino. "Un gesto che dimenticherai presto, mi auguro", ha detto Martinelli al diciottenne. Che ha sussurrato al padre: "Non farlo mai più". "Chiedo scusa, ma io l'ho fatto per gli altri, non per me", ha replicato De Martino. Che in serata ha aggiunto: "Il mio è stato un gesto disperato, frutto della mia sofferenza. Non sono diabolico - ha però puntualizzato - sono soltanto un padre che ha sofferto tantissimo. Ora sparirò dalla scena, per me era importante mandare un segnale. Un segnale di speranza rivolto agli altri genitori".


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Il padre separato che ha tentato di darsi fuoco in tv annuncia un’altra clamorosa protesta: «Nessun papà deve soffrire come me»

Nino Materi

Tredici anni di dolore lasciano il segno. Nel corpo e nella mente. Ma soprattutto nell’anima. E possono farti «impazzire», così com’è accaduto due sere fa a Nicola De Martino che - dopo aver riabbracciato il figlio Luca che non vedeva dal lontano 1993 - non ha trovato di meglio che andare in tv tentando di darsi fuoco. A 48 ore da quella bottiglia di benzina versata addosso in diretta al Tg2 (che sa tanto di macabro reality), quest’uomo di 56 anni coi capelli tirati indietro raccolti in un codino difende il suo gesto, anzi rilancia: «L’ho fatto per tutti quei padri a cui le mogli rapiscono i figli. Il 26 dicembre Luca, che ora è con me, ripartirà per l’Australia; se entro tale data nessuno stamperà le mie proposte, sono pronto a dirottare un aereo». Parole farneticanti che non aiutano ad affrontare il problema - serissimo - che tanto sta a cuore a De Martino e a tutti quei padri ai quali è negata la possibilità di abbracciare i figli perché portati via all’estero dall’altro genitore.
«Voglio portare all'attenzione dell'opinione pubblica e della stampa poche pagine che ho scritto, in cui ci sono le mie proposte per sistemare il problema di tanti padri separati che si vedono negare i loro figli - denuncia De Martino -. Non viene fatto nulla per prevenire e sistemare le cose su questo problema: sono 12 anni che non riesco a rendere pubbliche 30 righe che spiegano cos’è la sottrazione internazionale di minori e le mie proposte per prevenirle».
«Non sono pentito e non devo chiedere scusa a nessuno - accusa De Martino -, sono gli scaldasedie dei ministeri degli Esteri e della Giustizia che devono farsi un’esame di coscienza, al pari di quei magistrati, funzionari e consoli che ho denunciato per inadempienza». Rabbia per una vicenda personale dove, evidentemente, il risentimento ha preso il sopravvento sulla ragione: «Per tredici anni mio figlio è stato “trattenuto“ in Australia dalla mia ex moglie e io non ho mai potuto incontrarlo. Vi sembra umano tutto ciò? Ora ho deciso di vivere solo per evitare che tragedie come la mia accadano ad altri».
Giorgio Ceccarelli, presidente dell'associazione «Figli negati», conosce De Martino da anni e forse, proprio per questo, non se la sente di prendere le distanze (come ha fatto invece il presidente dell’associazione «Genitori separati», Ubaldo Valentini) da quanto accaduto due sere in diretta tv: «Credo che abbia fatto più lui in dieci minuti che noi in dieci anni di rivendicazioni pacifiche. Nicola è un moderato, non è un pazzo. È sicuramente una persona che ha sofferto molto, moltissimo. Ma chi non lo sarebbe se gli togliessero il figlio per tredici anni? Quando discutiamo io sono quello estremista, lui il dialogante. Quindi se ieri si è cosparso di benzina in tv è perchè vuole ottenere qualcosa per gli altri papà. È il suo unico scopo. Lui, ormai, ha raggiunto il suo obiettivo: la sua storia di separazione si è chiusa positivamente con il ritorno di Luca dall'Australia».
Ma lei Ceccarelli, dopo aver visto quella scena al Tg2 è riuscito a parlargli? «Dopo aver visto quelle immagini l'ho chiamato. La prima cosa che gli ho chiesto è se il figlio era al corrente delle sue intenzioni e lui mi ha risposto: “Credi che possa fare una qualsiasi cosa che faccia del male a Luca“?».
La risposta è tutta negli occhi tristi di Luca.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
«Il padre bersaglio preferito per distruggere la famiglia»


Una separazione sofferta. Una svolta radicale. E soprattutto il doloroso allontanamento dai figli. Che crescono lontano. Ma molti uomini si ribellano. Magari con reazioni platealmente sbagliate come nel caso del signor De Martino.
Professor Claudio Risé, cosa ha pensato davanti alle immagini di un padre che tenta di darsi fuoco in diretta tv?
«Ho pensato che quell'uomo è sopravvissuto al dolore di 13 anni di separazione dal figlio, ma non è riuscito a salvaguardare la tranquilla forza del padre dentro di sé. Quella coraggiosa stabilità che il padre è chiamato a far crescere nei figli, rimanendone umile, ma determinato testimone. Quindi rischia di bruciare, di dare fuoco, a quell'immagine di padre che per tanti anni ha disperatamente difeso».
Un padre che lotta trasmette energie diverse di un padre che piange, qual è il «modello» migliore?
«Il padre che lotta può anche piangere; non si tratta di modelli contrapposti. Anzi, la personalità deve rimanere unita, e saper vivere senza scissioni questi diversi momenti. Nell'attuale modello culturale, che tende a privilegiare i momenti spettacolari, a volte falsi, il padre è chiamato comunque ad essere il testimone della sobrietà, del gesto misurato, da trasmettere con l'esempio ai figli, che ne hanno enorme bisogno».
In che misura l'episodio del signor De Martino è il riflesso, più in generale, della crisi del ruolo paterno nella società contemporanea?
«Ci sono decine migliaia di padri, in Italia, che vivono lo stesso dramma, e ne subiscono devastazioni assai simili. Negli Stati Uniti, dopo l'11 settembre, la maggior parte degli intervistati disse che il principale problema americano non era il terrorismo, ma quello dei padri che non potevano crescere i figli che avevano generato. Questa cacciata e ostilità per i padri è il grande problema dell'Occidente, di cui anche la vicenda di Nicola De Martino è espressione».
Cosa si scatena nella mente di un padre «scippato» nel suo ruolo di genitore?
«Si sviluppa una crisi d'identità. È padre, ma privato dei figli, verso i quali non può quindi svolgere la sua funzione. Ciò innesta una crisi affettiva molto forte, accompagnata da delusione verso il mondo circostante, che tende a non riconoscere la gravità della situazione. Tutta la sfera dell'autostima e della sicurezza di sé viene attaccata, e messa a dura prova».
Ogni anno in Europa si suicidano 2mila padri che non reggono allo stress della lontananza dai figli. Cosa le suggerisce questo dato?
«Che occorre aggiungervi il numero, ben più numeroso, di quelli che non si tolgono la vita, ma la considerano comunque finita».
Perché le madri continuano ad esser preferite ai padri in caso di affidamento dei figli?
«Le forti pressioni verso la dissoluzione della famiglia tradizionale si appuntano innanzitutto contro il padre. Se il padre può essere sostituito da una provetta, uno sconosciuto, o cacciato, la famiglia non c'è più. Quest'obiettivo sta molto a cuore, oggi, a un vasto schieramento politico, ideologico, e di costume. La cui affermazione passa dalla distruzione del padre».
Rispetto al passato sta cambiando questa sorta di pregiudizio nei confronti del padre?
«Oggi disponiamo, di trent'anni di statistiche che dimostrano che la cacciata del padre è all'origine dei principali malesseri dei figli, dai suicidi, alle tossicodipendenze, ai comportamenti violenti e antisociali. La crociata anti

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Successioni e Pacs, un rinvio scongiura la rottura nell'Unione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione
''Governo e Parlamento stanno giocando a rimpiattino con i diritti civili di milioni di persone che vivono in famiglie non sposate, fra cui quelle lesbiche e gay. Di rimando in rimando, si anagrammano in modi diversi le famose sette righe del programma dell'Unione e si allontana nel tempo qualunque misura concreta a favore delle famiglie non tradizionali''. Così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta il ritiro dell'emendamento governativo sull'abolizione delle tasse di successione anche per i conviventi deciso oggi dalla cabina di regia di maggioranza e governo sulla Finanziaria. "Confermata l'apartheid delle coppie di fatto. Al Senato hanno vinto i clericali" dice il deputato dell'Ulivo Franco Grillini. "Le unioni civili, sono argomento prioritario nel programma dell'Unione e lo stralcio dell'emendamento dimostra ancora una volta quanto il centrosinistra sia ostaggio dell'ala più oltranzista del cattolicesimo italiano, i cosiddetti teodem" dichiara il deputato di Rifondazione comunista Vladimir Luxuria. Ma non è questa una lettura condivisa da tutta l'Unione. Il governo ha deciso infatti di sostituire il ritiro delle misure sui conviventi dall'emendamento sulla tassa di successione con un ordine del giorno in cui si impegna a varare un disegno di legge che regolamenti le unioni di fatto. ''Bene l'ordine del giorno che sancisce in Parlamento l'impegno del governo e della maggioranza a dare al paese una legge saggia e condivisa che riconosca diritti e doveri delle coppie di fatto, eterosessuali e omosessuali'' è quanto infatti dichiara il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Coppie di fatto, Mastella «divorzia» da Prodi

Il leader Udeur avverte il premier: «Meglio se il governo non si occupa di temi eticamente sensibili, non si sa come va a finire»

Sulle unioni di fatto esplode la babele del governo. La Pollastrini l’approverebbe già domani ma Mastella non ci pensa proprio. Per Ferrero deve equiparare le convivenze ai matrimoni ma per la Bindi si deve evitare la confusione con la famiglia. Il governo ha cancellato l’emendamento della Finanziaria che concedeva ai conviventi gli stessi sgravi fiscali delle coppie sposate e si è impegnato a presentare entro il 31 gennaio un testo condiviso per disciplinare le unioni di fatto, etero e omo. Nonostante i proclami trionfalistici di alcuni, soltanto alcuni, rappresentanti del centrosinistra per l’accordo su un ordine del giorno, che deve essere comunque ancora approvato dal Senato, l’impegno del governo a trovare un accordo sulle coppie di fatto che poi possa essere approvato dal Parlamento appare oggi come una missione impossibile. Ogni ministro infatti ha una sua opinione totalmente divergente dal resto del governo.
La prima a mettere il cappello sulla sedia è il ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, che da sempre si dichiara a favore di Pacs, ovvero dei patti civili di solidarietà, che sono una sorta di piccolo matrimonio sul modello francese.
«L’impegno del governo per una legge sulle coppie di fatto entro il gennaio 2007 è una novità importante e che verrà rispettata», dice la Pollastrini che comunque rimpiange «la norma certa in materia di successioni» cancellata dalla Finanziaria. La Pollastrini conta di «completare nei prossimi giorni il lavoro avviato dal ministero così da sottoporre una prima bozza della legge al ministero della Famiglia, al governo e alla maggioranza, alle associazioni interessate».
Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, non ha nulla in contrario a sedersi intorno a un tavolo ma soltanto per discutere «i diritti individuali di ognuno» nel senso che non si può in alcun modo parlare di diritti delle coppie perché questo metterebbe «in discussione la famiglia tradizionale». Cosa che Mastella non vuole assolutamente fare, tanto che è stato uno dei principali artefici della cancellazione dell’emendamento incriminato sulle successioni. E il Guardasigilli fa anche un passo più avanti permettendosi di dare un consiglio al premier Romano Prodi. «Sarebbe meglio che il governo non entrasse in questa storia - dice Mastella -. Sono convinto che i temi eticamente sensibili vadano lasciati alla libera iniziativa parlamentare. Sono un uomo cattolico che non verrà mai meno ai suoi principi, però, degasperianamente, sono un politico che ha ben presente i principi della laicità». Insomma se proprio un ddl deve essere presentato sarebbe meglio che lo facesse il Parlamento e non il governo. Il leader Udeur perciò avverte: «Attenzione, perché questa storia delle unioni di fatto può essere pericolosa. Io non so come andrà a finire, ma se non fa attenzione il governo rischia».
Figuriamoci come potrà concordare con la richiesta del ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che considera essenziale inserire nel ddl «l’equiparazione dei diritti delle persone che compongono la coppia di fatto con quelli di una coppia regolare».
La sua collega, il ministro per la Famiglia Rosy Bindi, si dice dispostissima a sedersi a un tavolo e a discutere ma precisa pure che sulla «questione il governo Prodi è distan

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Messaggio 6 della discussione
Luigi Bobba: «Noi senatori cattolici bloccheremo i Pacs»

Francesca Angeli

«Sono esterrefatto. Trovo davvero singolare che tutta la grande stampa parli della legge sulle coppie di fatto come fosse già approvata mentre viene nascosta la vera notizia: ovvero che è stato cancellato l’emendamento della Finanziaria che assegnava ai conviventi gli stessi sgravi fiscali destinati alle famiglie grazie alla nostra contrarietà». Il riconoscimento dei diritti per le coppie di fatto e soprattutto il via libera ai Pacs (patti civili di solidarietà) non sono affatto scontati per il senatore della Margherita Luigi Bobba. L’ex presidente delle Acli sottolinea come si dia per fatta l’approvazione di una legge che ancora deve essere messa a punto e non si evidenzi invece quella che è indubbiamente una vittoria dell’ala cattolica.
Senatore Bobba l’ordine del giorno impegna il governo a presentare una legge sulle unioni di fatto.
«Guardi, di ordini del giorno come quello ne approviamo a quintalate mentre si verifica molto più raramente che il governo ritorni sui suoi passi. Perché non si sottolinea che un manipolo di senatori ha costretto il governo a cambiare idea, cancellando l’emendamento in Finanziaria mentre si parla di un odg come se da domani si potessero celebrare i matrimoni gay? È assurdo: l’odg deve essere ancora votato dal Senato. Poi il Consiglio dei ministri dovrà approvare un ddl che poi andrà in discussione alle Camere. Se fosse stato approvato l’emendamento alla Finanziaria allora sì che era già legge. Sono esterrefatto per il modo in cui viene trasformata la realtà».
Un manipolo di senatori ha convinto il governo?
«Certo: un manipolo di senatori della Margherita e dell’Udeur ha costretto il governo a fare marcia indietro: abbiamo detto a Prodi che non c’era più spazio per le mediazioni e il governo è tornato sui suoi passi. Alla base c’era un errore di metodo: non si infila una norma di questo genere in una Finanziaria. Non si va avanti a forza di decretini: un principio che vale per tutti i temi etici che vanno affrontati nella loro complessità. E comunque l’odg messo a punto è identico nel contenuto al programma dell’Unione».
Non è che Prodi ha cambiato idea perché la pensa come voi anche se non lo dice?
«Prodi deve tenere l’unità della coalizione. Fino a poco tempo fa questi temi non esistevano nell’agenda della politica quindi non si deve aver fretta e occorre togliersi i paraocchi ideologici per affrontarli. Comunque non capita spesso che un governo cambi orientamento e faccia marcia indietro».
E perché lo ha fatto allora?
«Le ragioni sono tre. Per evitare una spaccatura dell’Unione in un momento difficile. Perché la questione non era stata discussa e non aveva avuto la condivisione di tutti: ad esempio il ministro per la Famiglia Rosy Bindi non era stata informata. Infine perché nella precedente legislatura su un tema eticamente sensibile il Paese ha preso una direzione molto precisa. Non è il caso di fare semplificazioni laiciste e francamente mi aspetterei un po’ di autocritica da chi ha promosso il referendum contro la legge sulla fecondazione visto come ha risposto il Paese».
Ma come vi comporterete rispetto alle unioni di fatto?
«Capiamo bene che le coppie di fatto ci sono. Non possiamo chiudere gli occhi e non vedere realtà, ma questo tema va affrontato con serenità e con i tempi necessari, non siamo contrari ad affrontare l’argomento ma i nostri convincimenti restano saldi».
Come

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Messaggio 7 della discussione
Volontè: «Non è vero che quelle unioni sono consentite dalla Costituzione»

di LUCA VOLONTÈ

Le tre menzogne dei pacs (omo).Primo, non è vero che la Costituzione permette i Pacs, in forme diverse da una qualunque associazione bocciofila. La Costituzione riconosce la famiglia e proprio negli articoli che vengono dedicati ad essa, si specifica non solo il ruolo dei coniugi, maschio e femmina, da cui nascono i figli verso i quali i genitori hanno doveri. Ogni interpretazione diversa dell'art.2 è falsa. In quella norma infatti lo Stato riconosce dei diritti, prevenienti ad esso in quanto naturali. Diritti umani universalmente riconosciuti come naturali; il tentativo di rendere naturale, naturalizzare generi diversi da quelli di maschio e femmina è un tentativo discriminante della natura e che viola la Costituzione, oltrechè falso. Attribuire alla maggioranza di turno il potere di creare diritti verso ogni tipo di desiderio è incivile, fa parte della inciviltà di chiunque si concepisca 'solo' e non in relazione con altri, con la comunità in cui vive. Oltrechè omicida per la tenuta sociale stessa, per via del semplice fatto che il mio desiderio momentaneo vale come quello di un altro e quindi si creerebbe una moltiplicazioni di leggi particolari,secondo una distorta deviazione del principio giuridico che vede ogni sentenza adeguata al singolo caso. In questo tipo di società avremo una legge per ogni 'pruderie'. Il nocumento economico poi sarebbe assoluto per i 'normali', i riconosciuti dalla Carta Fondante della nostra convivenza. Secondo, che le coppie di fatto siano 500.000 mila è un dato abbastanza parziale, molte di esse si trasformano tra una rilevazione e l'altra in matrimonio. Inoltre non esiste rappresentazione autorevole di queste coppie, non sentono il bisogno associarsi per chiedere alcunché di diritti e doveri verso sé stessi e la società. Non lo chiedono perché appunto preferiscono rimanere, per tante ragioni, 'di fatto'. Chi lo chiede è il movimento omo-lesbo-trans, che invece, pur rappresentando meno di un decimo di quelle coppie, ritiene di rappresentare il tutto. Quando quindi si parla di Pacs, come dimostrano le volgari parole aggressive di Grillini e soci, si parla di gay-pacs. Due amici a cui piace star assieme che vorrebbero essere tutelati da 'loro stessi' e nello stesso tempo però aver i vantaggi premiali dei genitori, maschio e femmina, di figli che invece hanno sì diritti ma anche doveri. Una aristocrazia, una vera e propria 'nuova classe' che cerca di imporre al Paese e nell'Unione, la sua pregiudizievole posizione di superiorità verso i 'normali cittadini'. A tutti devono essere riconosciuti i diritti umani, ma non si capisce perché alcuni debbano vedersi tutelati diritti derivati dalle attrazioni sessuali che hanno.Terzo, l'Unione di Prodi è sotto assedio da parte di questi 'nuovi aristocratici', signorini dei lor diritti. Dalle 'successioni' a Padova, dal modello Zapatero fino ad alcune giornate di 'formazione' a Montecitorio, ormai sono ovunque, pochi ma ben agguerriti nel loro tentativo.C'era stato un impegno durante la campagna elettorale, Prodi aveva mandato un letterina ai Presidenti di Gay e Lesbiche.Ora deve mantenerlo. Che farà? La cosa che non può fare è concedere l'aristocrazia, contraria alla democrazia, non può consentire che si stravolga la Costituzione, né il diritto naturale, né la società con i suoi valori e le sue regole. Alcuni suoi sodali vogliono produrre un nuova 'coscienza naz

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Una manovra firmata Stanlio e Ollio

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Messaggio 2 della discussione
Con la protesta degli operai della Fiat di Mirafiori il governo ha fatto il pieno. Questa volta a farne le spese sono stati i tre segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Bonanni e Angeletti ritenuti per loro stessa ammissione tra gli autori della legge finanziaria. E mentre il cerchio della protesta si chiude non lasciando fuori nessuno, ecco i primi segnali del rallentamento della crescita economica. Il terzo trimestre dell’anno si è chiuso con più 0,3 per cento, la metà esatta dei primi due trimestri e l’ultimo farà registrare un misero 0,2 per cento in più. È vero che l’anno si chiuderà con un Pil che cresce dell’1,7 per cento, ma l’allarme per il rallentamento della nostra economia è già scattato. E non è solo un problema di quantità. Ciò che preoccupa maggiormente è la composizione di questa debole crescita del terzo trimestre. Gli investimenti privati sono nettamente in calo, le esportazioni sono ampiamente al di sotto delle importazioni, in valore assoluto e in percentuale, la domanda di consumi regge ancora anche se non è all’altezza della produzione. Il che significa, in parole povere, che sono aumentate le scorte. Il risultato sarà che nei prossimi mesi anche la produzione comincerà a calare. Quando gli effetti fiscali della finanziaria faranno sentire la propria morsa sul reddito disponibile delle famiglie, si avvierà un avvitamento verso il basso con minore domanda e minore produzione. Se a tutto ciò si aggiunge l’aumento dei tassi di interesse decisi dalla Banca centrale europea e il rallentamento dell’economia americana, le prospettive di crescita per il prossimo anno diventano davvero allarmanti.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
In questo orizzonte nuvoloso si staglia una finanziaria che alterna follia e comicità. L’aumento della pressione fiscale di oltre un punto e mezzo di Pil, il via libera lasciato agli enti locali per mettere più tasse e per fare più debiti, i mille piccoli balzelli (l’ultimo sull’acqua minerale) sono solo i segni più evidenti di questa follia. La comicità è tutta dentro la fibrillazione legislativa per cui il governo un giorno mette una tassa per toglierla il giorno dopo e rimetterne due il giorno successivo. Sembra di rivedere quella famosa gag di Stanlio ed Ollio quando tentano di portare su per una scala un pianoforte salendo uno scalino per scenderne subito due. Le complicazioni, poi, di tasse come quella di successione (prima la franchigia per i figli, poi per i fratelli e le sorelle e poi per altri parenti in assenza di eredi diretti) o quella sul pronto soccorso produrranno bassissimo gettito irritando solo la parte più debole della società italiana. Per non parlare, infine, di quella ridicola norma programmatica, non si sa se al momento è approvata o meno, per cui il frutto della lotta all’evasione fiscale dovrà essere utilizzato per ridurre a tutti le tasse. Una promessa senza alcun effetto pratico perché essa diventerà concreta solo se sarà prevista nella Finanziaria del prossimo anno.
Molti per dimenticare in fretta questa Finanziaria parlano di una «fase 2» del governo. Se il buon giorno, però, si vede dal mattino i prossimi mesi saranno veramente difficili.
Paolo Cirino Pomicino

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Figure da Pollastrini

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Il ministro Barbara Pollastrini, sedici giorni fa, aveva detto che entro quindici giorni ci sarebbe stata una nuova legge sulla violenza sessuale. Era il 23 novembre. Non è che il ministro delle Pari Opportunità non avesse previsto feste e ponti: è che dalle parti del Ministero della Giustizia non sono d'accordo per niente sulla legge che la Pollastrini e altre sue colleghe hanno in mente di fare. Non solo. Nei tribunali non troverete un solo giudice o avvocato, soprattutto donne, disposto a credere che un inasprimento delle pene possa servire a qualcosa.
Gli orientamenti di chi ci capisce, al Ministero della Giustizia e dintorni, sono altri: tipo accelerare i tempi processuali, concedere 120 giorni al posto di 90 per poter approntare il giudizio immediato, prevedere anche per la violenza sessuale il cosiddetto incidente probatorio che possa mettere al sicuro la prova, e non solo: si parla di prevedere specificamente il reato di stalking, ossia quegli atti persecutori e ossessivi che possono rivelarsi ben più pericolosi della blanda molestia, si parla di prevedere il patrocinio gratuito per le vittime, si parla di tante cose ma la Pollastrini forse neanche lo sa. Anche perché tra le più gravi forme di discriminazione presenti oggi in Italia, di sicuro, c'è il dare a una donna il ministero delle Pari Opportunità per poi illuderla che servirà ad altro che ad andare in televisione. Ogni tanto.

Filippo Facci


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Terremoto da salotto

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La condanna di Cesare Geronzi a venti mesi per il crac Italcase, potrà essere rivista in appello, con tutta probabilità non comporterà una sua sospensione dalle cariche in Capitalia, ma rischia di provocare un piccolo terremoto negli equilibri del nostro capitalismo. Essa infatti si inserisce in uno scontro a calor bianco tra le due «anime mercatiste» dell’attuale maggioranza. E che vede su fronti opposti diesse e prodiani. Tre sono le spie di allarme.
La prima riguarda il controllo delle Assicurazioni Generali (in Borsa sta facendo scintille). La seconda è l’attivismo della componente dalemiana (il convegno con i manager pubblici che oscillano, a Sesto San Giovanni, e la recente intervista sul Sole 24 Ore). La terza è la consueta evocazione della discesa in forze sul territorio italiano della finanza straniera.
La «madre di tutte le operazioni» è l’alleanza tra Giovanni Bazoli e Enrico Salza che ha portato alla creazione di Intesa-San Paolo. Un’ottima aggregazione dal punto di vista industriale, ma che ha fatto suonare un campanello d’allarme in casa diessina. Il campanello è diventato una sirena, quando nelle settimane scorse sono iniziate le scorrerie borsistiche sulle Generali, la perla del nostro sistema finanziario. Zalesky, un finanziere vicino a Bazoli, e mani ancora non del tutto scoperte hanno iniziato a comprare il titolo triestino. Mettendo in difficoltà l’azionista di riferimento, che resta Mediobanca (e dunque Geronzi e Profumo) con una quota del 14%. A ciò si aggiunga che con una mossa a sorpresa Bazoli e Salza hanno offerto la vicepresidenza della nuova superbanca ad Antoine Bernheim. Attuale numero uno delle Generali, alla ricerca della riconferma, e che guida in Italia quella pattuglia chiave di finanzieri francesi. Insomma il professore bresciano è fortemente candidato oggi a fare ciò che Geronzi fece nei confronti di Vincenzo Maranghi solo tre anni fa: grazie ai francesi capovolgere i fronti del nostro capitalismo e conquistare le Generali.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
All’epoca i francesi aiutarono Geronzi a scalzare il numero uno di Piazzetta Cuccia. Oggi potrebbero consegnare le Generali a Bazoli e abbandonare Geronzi al suo destino. Fantafinanza? Per D’Alema certo no. Anzi si tratta di un incubo. In una recente intervista al Sole 24 Ore, ha sentito così il bisogno di proclamare l’«interesse politico» a mantenere «l’italianità» del Leone triestino. Svelando un progetto di cui nessuno era al corrente (uno scalatore straniero e ostile) oppure paventando un cambio di direzione strategica alle Generali grazie ad un colpetto di spalla di Bazoli e Bernheim?
La sortita del vicepresidente del Consiglio a difesa di un territorio finanziario non completamente «bazolizzato» non è d’altronde inedita. Solo poche settimane prima il segretario dei Ds, Piero Fassino, lanciava una dura accusa alle banche che avevano abbandonato il Sud America. Tra cui proprio la Intesa di Bazoli-Passera. Insomma un’uscita un po’ troppo tecnica, sopra le righe, per non essere qualcosa di più: un avvertimento sull’attenzione alle mosse fatte sullo scacchiere della finanza.
In questo scenario Cesare Geronzi indebolito (senza parlare dell’altro campione della industria dalemian-progressista che è Roberto Colaninno, anche egli duramente azzoppato dalla sentenza di Brescia) sbilancia l’intera partita. Il suo amministratore, Matteo Arpe, quando per il crac Parmalat Geronzi subì sorte più o meno analoga, ha dimostrato di sapersi difendere. Proprio ad un possibile attacco di Intesa (che in prima battuta voleva fare una fusione con la banca romana) rispose attaccando. Ma adesso il gioco non è più di difesa delle proprie mura domestiche. Si tratta delle Generali e di Mediobanca, che le controllano. L’autonomia di Arpe in questo campo è inferiore e forse non sufficiente. Da questo quadro manca volutamente un attore che ha molte risorse: l’Unicredit di Alessandro Profumo.
Ma è difficile capire cosa abbia in mente il manager di piazza Cordusio. Tre anni fa comprò titoli Generali per «difendere l’italianità del gruppo», e contribuì così alla messa al bando di Maranghi. Oggi dice che «difendere l’italianità è un fattore bloccante» per lo sviluppo dell’economia. I giochi si faranno nonostante Profumo.
Nicola Porro


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IL BUONO E IL CATTIVO

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
L’ironia spesso è rivelatrice e chi ha definito la posizione dell'Udc di Pier Ferdinando Casini una folliniana «terra di mezzo», non è andato lontano dalla realtà. Il partito attraversa un momento delicato: il gruppo dirigente ha deciso non solo di differenziarsi ma, con la scelta di manifestare a Palermo, di consumare uno «strappo» dagli alleati. Siamo di fronte a un paradosso politico, perché dove non era riuscito il «rivoluzionario» Follini rischia di approdare il «lealista» Casini.
Follini, a forza di ripetere che la monarchia era finita e si era entrati nella fase del Termidoro, ha perso la segreteria e poi è entrato nel fantastico mondo di Tolkien. Casini non rischia di perdere la leadership, ma il partito. Le decisioni dell'alto livello infatti non sono comprese e condivise al livello basso, la cinghia di trasmissione tra la cabina di regia e l'elettorato sembra essersi allentata, consumata da un gruppo dirigente che ha trascorso parte della legislatura di governo a dispiegare una politica di «stop and go» e ora ha scoperto di essere «altra opposizione».
Il risultato è un altro paradosso: la strategia di logoramento di Silvio Berlusconi sta logorando l'Udc.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La manifestazione di Palermo è stata un errore politico e agli errori, ovviamente, si può spesso porre rimedio ma stavolta occorre maggiore saggezza politica, perché non c'è più nessuno schermo tra Berlusconi e Casini, non c'è Follini. Finché la partita centrista era giocata a due, con le parti del buono (Casini) e del cattivo (Follini), il copione funzionava: Follini rompeva e Casini ricuciva. Questa sceneggiatura ora è saltata e nel laboratorio di scrittura dell’Udc non sono riusciti ad approntarne una nuova che tenga il palcoscenico del centrodestra.
Gli elettori dell’Udc - come dimostra il sondaggio che pubblichiamo - sono scettici, dubbiosi, confusi. Lo scollamento tra la base e i vertici palpabile, soprattutto in quella che la cronaca minimalista chiama «periferia» e invece è la spina dorsale della politica italiana. Non a caso l’idea di affrontare le prossime elezioni amministrative in solitaria, l’Udc si limita a pavoneggiarla. Il comportamento dei dirigenti a livello locale conforta, testimonia che fanno parte integrante del centrodestra, che l’idea del Grande Centro non è seducente, che navigazione solitaria fa rima con scelta minoritaria, che il bipolarismo è un fatto acquisito nell’opinione pubblica ed è più forte delle alchimie elettorali, che il rischio di una sostituzione dell’Udc attraverso la Dc di Rotondi non è fantasiosa, ma concreta nel momento in cui il distacco tra i centristi e il loro elettorato arriva a un punto critico, quello del non ritorno.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Su un tema la riflessione di Casini è azzeccata: il centrodestra, l’esperienza della Cdl così com’è stata finora, deve essere aggiornata. Il programma dell’alleanza nata nel lontano 1994 deve essere rivisto, le sfide contemporanee affrontate con intelligenza e coraggio. La federazione del centrodestra potrebbe essere il punto di partenza del rinnovamento e partecipando a questo progetto, un leader giovane e intelligente come Casini potrebbe stare dentro la coalizione e agire con efficacia in termini craxiani: consolidando il partito, facendolo maturare, allevando una classe dirigente nuova. È una chance da cogliere, per non tradire la collocazione naturale dell’Udc, per non correre il rischio della sua marginalizzazione nella vita politica italiana.
Mario Sechi

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Rapporto Irak, la sfida a tutto campo di Bush

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
La pubblicazione del rapporto bipartisan Baker-Hamilton sul modo migliore per uscire dalla palude irachena ha creato negli Stati Uniti una situazione paradossale e piena di incognite. La commissione presieduta dall’ex segretario di Stato di Bush padre ha infatti formulato, sulla base di una diagnosi molto pessimistica della situazione a Bagdad, una serie di proposte in aperto contrasto con l’attuale politica dell’amministrazione e avvertito che esse non possono essere adottate separatamente, ma devono essere accolte o scartate in blocco. Il presidente ha replicato che prenderà il rapporto in seria considerazione, ma ha già respinto i due suggerimenti più indigesti: l’apertura di un negoziato diretto con Siria ed Iran («Prima di sedersi a un tavolo con noi, devono rispettivamente cessare il loro sostegno a Hezbollah e rinunciare al programma nucleare») e il ritiro entro quindici mesi delle truppe americane dalla prima linea, affidando la lotta contro l’insurrezione al nuovo esercito iracheno. Prima di decidere il cambio di rotta imposto dall’andamento della guerra George W. intende comunque attendere altre tre relazioni, dal Pentagono, dal Dipartimento di Stato e dal Consiglio di sicurezza nazionale, che conterranno raccomandazioni diverse, e su certi punti addirittura opposte, a quelle di Baker e Hamilton. Ma una cosa è già evidente: mentre il rapporto bipartisan punta a un compromesso diplomatico teso a limitare i danni, il presidente è ancora convinto che gli Stati Uniti possono vincere una «guerra del bene contro il male» e non devono scendere a compromessi in aperta contraddizione con la linea attuale, patrocinata dalla sua pupilla Condoleezza Rice. Sembra che, in privato, sia molto risentito con Baker e abbia definito il suo rapporto «anacronistico». Tuttavia, quando avrà visto tutte le carte ed enuncerà la sua nuova strategia non potrà non tenere conto sia della necessità di un qualche accordo con la nuova maggioranza democratica nei due rami del Parlamento, sia degli umori del Paese, che nelle elezioni di medio termine si è espresso per un cambio di rotta.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il rapporto Baker-Hamilton ha comunque già avuto una eco globale, che a sua volta avrà ripercussioni a Washington. In Europa, è stato accolto quasi ovunque con favore, anche perché riprende non poche delle critiche che vari Paesi dell’Unione hanno mosso alla politica della Casa Bianca. Israele, che assiste con preoccupazione al ritorno sulla scena di Baker, notoriamente mal disposto nei suoi confronti, e teme di dovere pagare il prezzo di un eventuale accordo con Siria ed Irak, ha invece già espresso il suo dissenso e messo in guardia contro ogni tentativo di «palestinizzare» il conflitto in Irak: «Molti problemi del Medio Oriente - ha avvertito il premier Olmert - non hanno nulla a che vedere con noi e chi crede che imporci un accordo metterebbe tutto a posto si fa solo illusioni». Lo Stato ebraico è soprattutto allarmato dalla voce che Baker, forse influenzato dai suoi colloqui con esponenti siriani, iraniani e sauditi, punterebbe addirittura a una grande conferenza sul Medio Oriente senza Israele.
Gli estremisti palestinesi, al contrario, hanno salutato il rapporto come una grande vittoria, come la prova che «la resistenza islamica funziona» ed è in grado di piegare perfino la superpotenza. Non è probabilmente un caso che, 48 ore dopo la pubblicazione delle 79 «raccomandazioni» di Baker e Hamilton, il premier Haniye abbia ribadito che Hamas non riconoscerà mai Israele e intende continuare la lotta fino alla totale «liberazione» della Palestina.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
È vero che il «grande compromesso» suggerito da Baker e Hamilton prevede una serie di paletti, che lo rendono di problematica realizzazione. Non è affatto detto, per esempio, che a questo punto Siria e Iran siano disponibili a collaborare alla stabilizzazione dell’Irak senza porre condizioni inaccettabili; altrettanto dubbio è che le forze armate irachene siano all’altezza dei compiti che il rapporto vorrebbe loro affidare in tempi brevi. L’impatto del rapporto, divenuto subito un bestseller nelle librerie, sull’opinione pubblica americana, ha reso comunque ancora più delicata la posizione del presidente, che, secondo indiscrezioni, avrebbe intenzione di annunciare le sue scelte già prima di Natale. D’ora innanzi, George W. non dovrà misurarsi solo con i democratici, ma anche con il clan dei vecchi collaboratori di suo padre, di cui Baker è il capofila ma di cui fa parte anche il nuovo titolare del Pentagono, Robert Gates.
Livio Caputo

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Dopo il malessere di Mirafiori Prodi è nudo come i sindacati

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
La migliore risposta al discusso editoriale di Ernesto Galli della Loggia è arrivato da Mirafiori con i fischi che gli operai hanno rivolto ai leader sindacali Epifani, Bonanni, Angeletti. Sarà pur vero, infatti, come dice della Loggia che il centrosinistra è ammanigliato con poteri istituzionali, economici e sindacali, mentre il centrodestra è a digiuno di «poteri forti», ma la vera questione non è chi ha e chi non ha, bensì chi fa e chi non fa. Cosa ha prodotto ad oggi tutto il grande ambaradam dell’Unione con tanto di classica cinghia di trasmissione sindacale e sostegno industriale di Confindustria? Il forte rallentamento della crescita economica, l’aumento delle tasse, proteste di categoria (davvero di ogni categoria) e, dulcis in fundo, i fischi delle tute blu di Mirafiori. Morale dell’analisi: l’Unione dei poteri forti indebolisce l’Italia e impoverisce gli italiani. Tuttavia, il vero problema è un altro.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Qual è il fine della politica del centrosinistra? La riproduzione del centrosinistra. Così è sempre stato e così sempre sarà. L’Unione ha unito intorno a sé tutto l’unibile: partiti, sindacati, grande industria, istituzioni. Vogliamo dirlo con una semplice formula? Ha unito intorno a sé la Prima Repubblica. La storia repubblicana ci dice che il centrosinistra ha funzionato per decenni con il sistema dell’inclusione e, contemporaneamente, dell’esclusione: chi prendeva i voti della fede primorepubblicana fondata sul dogma della Resistenza e dell’antifascismo in servizio permanente effettivo veniva accolto e incluso nel giro; chi, invece, faceva effettivamente «resistenza» perché dubitava a ragion veduta degli «dei falsi e bugiardi» veniva escluso e su di lui veniva scagliato l’anatema: fascista. Tutta questa scena è oggi caduta: il re è nudo. Gli italiani sono cresciuti, non hanno più bisogno di alcun sistema centrista, non sono più costretti a turarsi il naso come diceva Montanelli e vogliono finalmente una «repubblica dei cittadini» e non una nuova edizione riveduta e parzialmente corretta della «repubblica dei partiti». È questo il senso più autentico dei fischi di Mirafiori.
La novità del centrodestra che Galli della Loggia finge di non vedere è proprio questa: il centrodestra porta aria nuova nella politica e nelle istituzioni.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Si può avere, come per tanto tempo si è avuto, un atteggiamento snobistico nei riguardi del Polo prima e della Casa delle libertà poi; ma la sostanza del problema non muta di una virgola: il centrosinistra rappresenta il passato dell’Italia e il centrodestra il futuro. L’Unione esprime una certa idea dell’Italia che già conosciamo e il suo obiettivo è solo concertare a beneficio della concertazione: il mezzo è il fine. La Casa delle libertà, che speriamo possa evolvere in modo naturale verso il Partito della libertà, esprime un’idea più ampia dell’Italia che non si riduce ai partiti, ai sindacati, ai grandi industriali: il mezzo resta tale perché il fine è la libertà politica che nessun mezzo può adeguare. Che ai vecchi poteri, così legati a un’idea democristiana e comunista della Prima Repubblica, non piaccia questa idea nuova di un’Italia uscita finalmente dal più lungo dopoguerra della sua storia è fin troppo normale. Un motivo in più per andare avanti. Con o senza Casini. La nuova Italia (sia concesso chiamarla così, con una formula che sa non casualmente di risorgimentale) non potrà che essere un Paese in cui la politica dei partiti conterà meno.
Giancristiano Desiderio

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Più stranieri con diritto di voto: la sinistra vuole scalare il Nord

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il governo continua a rivoluzionare la politica dell’immigrazione che, sotto il vigore della legge Bossi-Fini, aveva impedito che nascessero in Italia banlieue come quelle parigine, ghetti di immigrati disoccupati pronti a esplodere alla minima scintilla. Il disegno - lo ha spiegato il ministro Paolo Ferrero di Rifondazione comunista, che ha almeno il pregio di parlar chiaro fin da quando (prima delle elezioni) chiedeva la nazionalizzazione della Fiat - è palese: arrivare a portare in Italia una massa di extracomunitari tale da riequilibrare in pochi anni, tramite la «cittadinanza breve» e la concessione del voto, il vantaggio elettorale di cui gode la Casa delle libertà nell’Italia settentrionale. Dal momento che gli elettori del Nord non votano per la sinistra, anziché cambiare politica il governo pensa di cambiare elettori.
Così, però, già da subito si rischia di produrre un disastro sul piano dell'ordine pubblico e della sicurezza, e lo si fa senza spiegarlo al Paese, con una serie di giochi delle tre carte. Prepariamoci a sentire fra breve che gli extracomunitari in Italia sono scesi del 20%: la Romania entrerà nell’Unione europea e i romeni, che pesano sul totale italiano per un quinto, non saranno più considerati nel conto. Un giochetto quasi innocuo se paragonato al decreto flussi di Ferrero da poco in vigore. In teoria, i decreti flussi servono a stabilire quanti immigrati possono partire dall’estero e venire in Italia.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
In pratica il governo Prodi ha semplicemente sottratto dalle 520.000 domande presentate sotto il governo Berlusconi le 170.000 ritenute accoglibili per il 2006 da tale governo. Il risultato della sottrazione fa 350.000 e, vedi caso, la quota di immigrati per il 2006 è stata aumentata precisamente di 350.000 unità. La stragrande maggioranza di chi ha presentato domanda si trova già in Italia, e il decreto flussi è una gigantesca sanatoria mascherata. Lo ha detto il ministro dell'Interno Amato che (parlando in Parlamento, non al bar) ha consigliato agli immigrati «di tornare nel loro Paese per fingere di essere là e ottenere il visto». Si dirà che da questa sanatoria restano esclusi i detenuti. Sì, ma per poco: una proposta di legge di deputati dell'Unione, la 528, prevede la possibilità per lo straniero detenuto di ottenere il permesso di soggiorno anche mentre si trova in carcere. Se poi uno è così delinquente (ma deve davvero averle fatte grosse) da non essere accolto neppure così, si tratterebbe di espellerlo, ma le espulsioni costano: ecco allora la proposta dello stesso ministro Amato secondo cui lo Stato, anziché imbarcare gli espulsi su costosi voli di linea, potrebbe consegnare loro una somma di denaro pregandoli di allontanarsi volontariamente. Naturalmente, con quei soldi l’espulso non si comprerà un volo di ritorno a casa ma un bel passaporto falso.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Amato e Ferrero vogliono rovesciare la Bossi-Fini, che corrisponde alle direttive europee secondo cui può entrare nell’Unione europea chi ha già un lavoro, sostituendola con una legge che lasci entrare chi dichiara di cercare un lavoro. Cioè tutti: chi volete che si presenti alla frontiera dichiarando «Buongiorno, sono un terrorista»? Ma i ministri di Prodi non sono impazziti. Sono solo terrorizzati dai sondaggi, cui pensano di rispondere importando immigrati cui poi dare il diritto di voto. Sanno di essere minoranza. Come ha scritto un esperto vero di immigrazione, il senatore Alfredo Mantovano, sono «un governo ormai clandestino, che va espulso insieme con i clandestini».
Massimo Introvigne


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Hezbollah prepara la spallata al governo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Siniora, assediato nel suo palazzo, ribatte a Nasrallah che lo accusa di aver bloccato i rifornimenti di armi ai fondamentalisti durante la guerra di Israele. Il patriarca maronita propone un compromesso

Laggiù nel gran bivacco di Place des Martyrs, nell’accampamento di Riad el Solh ridono e danzano ancora. Lei indica il maxi schermo: «Domani o il governo se ne va o lo mandiamo via noi». Mariam ha 16 anni, il capo velato e il volto acceso da un sorriso senza fine. È entusiasta, come se su quello schermo spento ci fosse ancora Hasan Nasrallah, il grande capo, il nuovo profeta di questa ribellione chiassosa e divertita. Almeno fin qui. Almeno fin dove si balla, si ride, si tracanna caffè bollente e ci si riposa davanti ai fuochi. Dove le bandiere dei fedeli cristiani di Aoun si mescolano con gli stendardi di Hezbollah.
Le illusioni o i trucchi finiscono ai piedi del palazzo d’inverno, alle pendici del Caravanserraglio assediato. Lì tra le tende bloccate dalle transenne non ci sono volti di ragazzini. Lì terminano sorrisi e illusioni. Lì non c’è spazio per adolescenti illusi. Per cristiani inebriati dal sogno presidenziale del loro nuovo Badoglio. Lì solo volti duri e tirati, da veri combattenti. Tre file di veterani della guerra del sud. Miliziani strappati alle trincee per l’ultimo assedio al palazzo del potere. Lassù Nasrallah vuole arrivare. Con la forza o il compromesso.
L’ultimatum è scoccato giovedì sera con il discorso del segretario generale di Hezbollah dal maxi schermo risuonato come il preavviso prima dell’affondo. «Hai sentito cosa ha detto - ripete Karim come se ti rivelasse il mantra del sapere -. Siniora fermava le armi per i nostri combattenti mentre Israele ci bombardava». Ripetono tutti quell’accusa. Poco importa che il capo di stato maggiore Michel Suleiman, un fedelissimo del presidente filosiriano Emile Lahoud, smentisca tutto. Poco importa che le rarissime requisizioni siano avvenute solo dopo il cessate il fuoco e la risoluzione Onu che affida proprio all’esercito libanese il disarmo di Hezbollah. Il capo di Hezbollah ha insinuato, la folla risponde. Ripete all’impazzata quell’accusa di collaborazionismo con Israele, che qui equivale a una estrema unzione.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Così il grande prigioniero deve rispondere. Fouad Siniora non ha le due piazze, né tende, né pullman convogliati da tutto il Libano. Ha solo la piazza d’armi del suo palazzo. Risponde alla sfida tra quelle spesse mura ottomane, davanti a un manipolo di selezionatissimi sostenitori e sotto gli occhi vigili della «milizia blu», reclutata e armata con soldi americani e sauditi. Guarda nelle telecamere come se cercasse il volto barbuto di Nasrallah. Come se quella sfida di piazza fosse ormai il suo personale duello rusticano. Sorride e colpisce al cuore. «Non sei il nostro Signore, il tuo partito non è il nostro Signore dunque - scandisce con quello strano insinuante ghigno -, chi ti ha scelto, chi ti fa dire io possiedo la verità e tutto il resto è falso». In quel mellifluo sottintendere c’è tanta malizia cara ai libanesi. «Come fai - risuona la traduzione non autorizzata, ma da tutti compresa - a parlare per tutti i libanesi se non sei stato eletto, se fai gli interessi del tuo partito e rispondi agli ordini di chi a Teheran ti fa guidare Hezbollah?».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Siniora fa, insomma, pesare la legittimità garantitagli dalle elezioni, accetta la sfida personale dell’avversario e lo accusa di agire con disinvolta prepotenza. «Noi - ripete il prigioniero sorridente - non scaviamo trincee nelle strade di Beirut, noi costruiamo ponti di amore tra libanesi cristiani e musulmani».
Siniora sa di avere alle spalle il sostegno di Stati Uniti e Francia in Occidente, di Arabia Saudita ed Egitto nell’area circostante. Senza di loro quella folla capitanata dalla falange degli irriducibili di Hezbollah lo avrebbe già deposto. In quei ponti d’amore citati dal premier c’è però il segnale del compromesso. Lo ha evocato mercoledì il patriarca cristiano Nasrallah Sfeir proponendo un governo di larghe intese con Hezbollah e le altre forze filosiriane in cambio di un accordo per nuove elezioni presidenziali e la sostituzione di Emile Lahoud. Ieri una delegazione di Hezbollah è salita al patriarcato per discuterne modi ed eventualità. Domani, quando scatterà la seconda grande mobilitazione convocata da Nasrallah, sapremo se il patriarca ha evitato la spallata finale a Siniora e al suo palazzo d’Inverno.


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Hamas: «Non riconosceremo mai Israele»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il premier palestinese Haniyeh in visita a Teheran promette: «Continueremo la guerra santa fino alla riconquista di Gerusalemme»
E il vicepresidente iraniano minaccia nuove forniture militari ai miliziani armati di Gaza

Dopo la partita irachena e quella libanese Teheran si prepara, se non a vincere, almeno a egemonizzare anche la contesa palestinese. Lo fa capire senza mezzi termini il primo ministro di Hamas Ismail Haniyeh scegliendo la capitale iraniana come meta per la sua prima trasferta all’estero e come tribuna per un messaggio di fuoco all’Occidente e al «regime sionista». «L’arroganza mondiale degli Stati Uniti e dei sionisti vuole imporci di riconoscere l’usurpazione delle terra di Palestina - spiega Haniyeh nel suo sermone pronunciato davanti a migliaia di fedeli riuniti all’università di Teheran per la preghiera del venerdì -, vogliono costringerci a fermare la guerra santa e la resistenza per farci accettare gli accordi raggiunti con il nemico in passato».
Il premier fondamentalista dell’Autorità palestinese non esita, alla vigilia di un importante colloquio con la Guida suprema Alì Khamenei, a parlare di legame strategico con la Repubblica islamica, ad ammettere i finanziamenti iraniani e a escludere qualsiasi possibilità di un riconoscimento dello Stato ebraico e degli accordi stretti in passato dall’Autorità nazionale palestinese. «Io insisto da questo podio nel promettere che tutte queste ipotesi non si materializzeranno. Non riconosceremo mai il governo dell’usurpatore sionista e continueremo a seguire la strada della guerra santa fino alla liberazione di Gerusalemme». Subito dopo Haniyeh fa un elogio spassionato della Repubblica islamica illustrando l’appoggio fornito alla resistenza palestinese. «Loro si illudono che la nazione palestinese sia rimasta sola, ma è un’illusione... Abbiamo un profondo legame strategico con la Repubblica islamica dell’Iran, questo Paese per noi rappresenta un vincolo potente, dinamico e profondo».
Su quale sia il senso delle parole di Haniyeh c’è poco da elaborare. Il suo discorso è un potente calcio negli stinchi al presidente palestinese Mahmoud Abbas, impegnato in un negoziato senza fine per convincere Haniyeh a lasciare la poltrona e dar vita a un governo nazionale con Fatah. Un secco «me ne frego» urlato in faccia a Stati Uniti ed Europa, ma anche agli altri due partner del Quartetto diplomatico (Russia e Nazioni Unite), pronti a riaprire la borsa dei finanziamenti internazionali all’Autorità palestinese in cambio di un’onorevole ritirata di Hamas dall’esecutivo. Haniyeh e i suoi ministri non hanno evidentemente nessuna intenzione di lasciare le loro poltrone. Nessuna intenzione di dividere il potere con gli sconfitti di Fatah.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Non a caso mentre Haniyeh parlava all’Università di Teheran decine di migliaia di dimostranti fondamentalisti scendevano nelle strade di Gaza per chiedere al primo ministro di non dimettersi e ad Hamas di non dividere il potere. I 120 milioni di dollari ricevuti dall’Iran e le promesse di ulteriori aiuti in cambio di un legame di ferro bastano evidentemente a spazzar via l’ipotesi di un compromesso con Fatah e con l’Occidente. Teheran in questo momento è pronta a pagare qualsiasi prezzo per mettere a segno punti preziosi nella sua contrapposizione globale con America, Europa e Paesi arabi sunniti. Quella contrapposizione spazia ormai dal nucleare ai campi di battaglia iracheni per estendersi, attraverso Libano e Palestina, a tutto il Medio Oriente.
Deciso ad approfittare della debolezza americana, l’Iran chiama a raccolta sostenitori e alleati presentando le armi all’avversario. Lo fa in Irak, dove l’offensiva delle milizie sciite fa capire che non vi sarà stabilità senza una discesa di Washington alla Canossa iraniana. Lo fa in Libano, dove Hezbollah è a un passo dal far cadere il governo Siniora. Lo fa in Palestina, rendendo esplicito l’aggancio politico e militare di Hamas avviato nel 2000 all’inizio della seconda intifada. E a far capire che la generosità iraniana non è ancora esaurita ci pensa il vicepresidente Parviz Davoudi. «L’Iran è pronto - dice - a offrire la sua esperienza e i suoi successi e a metterli in comune in molti campi». Una promessa interpretata dagli israeliani come la minaccia di nuovi imminenti forniture militari ai militanti armati di Hamas a Gaza.
Gian Micalessin


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Gli italiani catturati in Nigeria rischiano «anni di prigionia»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
I guerriglieri del Delta che li hanno rapiti chiedono il rilascio di detenuti e risarcimenti dalle aziende petrolifere

«I quattro ostaggi stanno bene, ma potrebbero restare nostri prigionieri per anni se le nostre richieste non fossero accolte». Questa la premessa del messaggio inviato ieri con una posta elettronica dai guerriglieri che martedì hanno attaccato una base dell’Agip, nel delta del Niger, in Nigeria, e catturato tre tecnici italiani - Francesco Arena di Gela, Roberto Dieghi di Pesaro, Cosma Russo di Bernalda (Matera) - e uno libanese, Imad Saliba. Nella sparatoria è rimasto ucciso un bambino. L’azione e il sequestro sono stati rivendicati dal Mend, il Movimento per l’emancipazione del delta del Niger, il principale raggruppamento in lotta contro il governo centrale e le compagnie petrolifere che estraggono l’oro nero in questo eldorado petrolifero.
Il Mend minaccia nuovi attacchi nel caso le sue condizioni non vengano accettate. Ad Abuja, la capitale, il nervosismo è evidente: tra cinque giorni in questa città è prevista l’apertura del vertice dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) e in Nigeria, turbata da scandali e dall’avanzata dell’estremismo islamico, sono in corso le primarie in vista delle elezioni del prossimo aprile. L’offensiva dei ribelli del Delta, lanciata nello scorso febbraio, ha già ridotto di un quinto la capacità estrattiva dello Stato africano, settimo produttore al mondo di petrolio.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Per il rilascio dei tre italiani e del libanese il Mend, che sostiene essere essere un movimento apolitico, pretende la scarcerazione di alcune personalità politiche, tra le quali l’esponente separatista Aljai Dokubo Asari e Diepreye Alamieyeseigha, ex governatore dello Stato di Bayelsa, nella regione in cui il Niger si getta nel Golfo di Guinea. Il Movimendo chiede poi «la fine delle esportazioni di greggio dalla Nigeria», «il pagamento da parte delle compagnie petrolifere di compensazioni alla popolazione» e «una dichiarazione del governo centrale di rinuncia completa ai suoi interessi petroliferi lucrati ai danni delle comunità del Delta del Niger nonché il pagamento delle riparazioni per cinquant’anni di sfruttamento».
Quindi il monito alle società che pompano l’oro nero: «Da mezzo secolo siamo asserviti e saccheggiati da voi e dal nostro governo, un periodo di schiavitù e rapina. È ora di smetterla. Il tempo delle messe in guardia è finito. Annunciamo a tutte le compagnie che il loro incubo sta per cominciare». Alcune righe sono dirette all’impresa italiana: «Avvertiamo il personale nigeriano del terminale dell’Agip di non tornare in quell’impianto se non vuole morire». «Nei prossimi giorni lanceremo altri attacchi - si legge - contro i veicoli e gli edifici delle compagnie. Non discuteremo la liberazione degli ostaggi. Saranno rilasciati in cambio di una parte delle nostre richieste». Una parte? Quale? Qui entrano in gioco le trattative. I guerriglieri si accontenteranno del pagamento di un riscatto o pretenderanno il rilascio dei detenuti politici? Vorranno di più, come scritto nel loro messaggio?


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il portavoce dell’Eni, Gianni Di Giovanni, intervistato da Sky Tg 24, ha dichiarato che la sua società «è assolutamente sorpresa» dalle richieste del Mend, affermando che mai in Nigeria erano pervenute «particolari rivendicazioni». Per quanto riguarda la minaccia di azioni ostili, Di Giovanni dice «non possiamo che prenderne atto» e sottolinea un concetto più volte ribadito dall’Eni: «Riteniamo che la nostra presenza in quel Paese sia di aiuto anche alle popolazioni locali». Anni fa, i ribelli che avevano attaccato le basi della compagnia si erano lamentati per il mancato rispetto di impegni assunti dall’Eni: costruzione di strade, scuole o altre infrastrutture.
All’Unità di crisi della Farnesina la posizione è di attesa. «Nessun commento», ha detto un funzionario interpellato dall’agenzia di stampa Ansa. La rivendicazione e le minacce sono considerate notizie provenienti «da fonti giornalistiche». Il ministero degli Esteri, si fa notare, segue costantemente gli sviluppi della vicenda ed è «in stretto coordinamento con l’Ambasciata d’Italia ad Abuja e con le autorità locali». L’Unità di crisi, aggiunge la Farnesina, mantiene «uno stretto contatto con le famiglie dei sequestrati». Un documento del Sismi sulla situazione nel Delta del Niger evidenzia i «crescenti profili di minaccia» determinati da movimenti «portatori di istanze socio-politiche sinora respinte dalle autorità governative anche attraverso lo strumento militare».
Elo Foti


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A 12 anni accoltella un compagno di scuola

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Crotone, finisce nel sangue un litigio nato per un banale dispetto. La vittima, 13 anni, ha subito l’asportazione della milza

Una lite nata da un gioco e degenerata in un accoltellamento tra bambini. I due protagonisti della vicenda avevano avuto una discussione appena usciti di scuola per una catasta di legna, preparata per i fuochi di Santa Lucia, e incendiata, forse per dispetto, prima del momento della festa. Nella lite che ne è seguita uno dei due ragazzi appena adolescenti è stato colpito da un fendente al fianco, pare mentre un terzo lo tratteneva per lo zaino, e ci ha rimesso la milza. Le sue condizioni, comunque, sarebbero già migliorate. E ieri mattina ha anche cominciato ad alzarsi e a muovere i primi passi nell’ospedale civile San Giovanni di Dio dov'è ricoverato nel reparto di Chirurgia e dove è stato operato d’urgenza. Oltre all’asportazione dell’organo, sono stati necessari anche alcuni punti di sutura a un braccio.
L’episodio è avvenuto mercoledì scorso a Crotone nella frazione Papanice. Quella che un tempo era un borgo rurale e che negli anni non è riuscito a diventare un vero e proprio quartiere ma è rimasto a metà strada: un paese, ma senza una vera identità propria. Un posto piagato dal lavoro che non c’è e dall’emigrazione. Un posto che diventa sempre più difficile. E dove la sfrontatezza che hanno i ragazzi cresciuti per strada fa presto a trasformarsi in atteggiamenti da bulli. Pare sia successo così anche in questo caso e ai poliziotti che hanno ascoltato il giovane feritore è sembrato che il minore non si sia affatto reso conto della gravità del suo gesto. Davanti agli uomini della squadra Mobile di Crotone che hanno ricostruito la vicenda e segnalato il caso alla Procura della Repubblica dei minori, ha però ammesso di aver colpito il rivale con una forbice e di essersene disfatto subito dopo lanciandola in una scarpata.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La catasta di legna per i fuochi di Santa Lucia. Tutto è iniziato da lì. È stato il rimprovero, forse reciproco o la richiesta di «chiarimenti» che l’uno avrebbe avanzato all’altro che ha innescato la lite tra i due ragazzi, che chiameremo Andrea e Matteo, e che frequentano la stessa scuola, la Giovanni Pascoli, ma in classi diverse. Andrea, il ferito, ha 13 anni ed è iscritto alla terza. Un bravo ragazzo, lo descrivono nella frazione, che frequenta anche un gruppo d’ispirazione cattolica. Matteo, invece, il feritore, ha un anno di meno e frequenta la seconda media. Uno studente che diverse volte ha manifestato una certa aggressività, con alle spalle una situazione familiare difficile. Un bambino da controllare con fatica per gli insegnanti. Forse il più vivace ma nemmeno l’unico che dà grattacapi al corpo docente. Le voci si rincorrono, forse s’ingigantiscono di bocca in bocca. Ma pare che Matteo altre volte avesse fatto vedere ai compagni un coltellino o qualcosa di simile. Episodi molto gravi però non se ne ricordano. Sicuramente non così drammatici e violenti.
Un primo dissidio ci sarebbe stato la mattina di mercoledì. Poi, finita la scuola, mentre stavano tornando a casa a piedi, raccontano alcuni compagni, Andrea e Matteo hanno iniziato a litigare più intensamente, fino ad arrivare alle mani. È spuntata l’arma da taglio. Andrea è stato raggiunto al fianco mentre, ma non è ancora la ricostruzione ufficiale, un altro bambino lo tratteneva in qualche modo, strattonandolo dallo zaino dietro le spalle. Il ragazzo ha tamponato la ferita con la mano e si è diretto, dolorante, verso casa. I genitori, poi, lo hanno subito trasportato all’ospedale civile di Crotone dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico e ricoverato.
Emilio Genovese


>>Da: lilith
Messaggio 3 della discussione
Allucinante...in che direzione stiamo andando?


>>Da: mariella
Messaggio 4 della discussione
Dovrebbero applicare le stesse identiche pene che si applicano agli adulti, senza tante storie e senza nessuna clemenza particolare per l'età.
I ragazzini di 10-12-14-15 anni che delinquono come gli adulti devono pagare nello stesso modo. A quell'età sei ben in grado di decidere, soprattutto oggi.

>>Da: baffo
Messaggio 5 della discussione
Se non sbaglio in Inghilterra, circa dieci anni fa, due ragazzini rapirono un bambino e lo uccisero
e nonostante l'Inghilterra non prevede il carcere per i minori questi furono mandati lo stesso in un carcere "per adulti".


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Salvi: la Margherita ci ha dimostrato che il partito democratico è un’utopia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
«Ora il re è nudo», dice Cesare Salvi, il senatore Ds che è uno dei leader del fronte che dalla sinistra della Quercia si oppone alla fusione con la Margherita. Il re in questione è il Partito Democratico, che non si sa bene se nascerà ma che di certo «non sa dove andare», in Italia come in Europa.
Ma il Pse ieri ha spalancato le porte al futuro partito, invitando anche Prodi ad entrare nelle file del socialismo europeo, e Piero Fassino ne è molto soddisfatto. Non è un passo avanti?
«Rasmussen (presidente del Pse, ndr) ha fatto il massimo che poteva fare, e Fassino ha fatto bene a chiedere questa apertura. Il punto però non è che non c’era dubbio che il Pse fosse disponibile ad accogliere il futuro Pd: soltanto che né Prodi né Rutelli hanno alcuna intenzione di entrarci. L’invito di Rasmussen ha ricompattato l’intera Margherita al grido di “mai nel Pse”... ».
I dirigenti della Margherita dicono di non voler «morire socialisti», temono di venire «fagocitati» da voi.
«E chi li costringe? Possono tranquillamente restare per conto loro, per altro hanno anche un’utile funzione di presidio del fronte moderato che è bene che continuino a svolgere. Il re è nudo: il Pse dice “benvenuti a casa nostra”, loro rispondono “no grazie”, a questo punto non si capisce come possiamo fare un partito insieme. Ci incontreremo, collaboreremo, ma ognuno a casa sua».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
In verità, senatore Salvi, guardando a quel che succede nell’Ulivo e nei gruppi unitari la sensazione è che siate voi Ds a venire «fagocitati» dai cattolici della Margherita: su Pacs, eutanasia, droga e tutti i temi «etici» non riuscite più a muovere paglia...
«È vero, ed è un punto cruciale. Sui diritti civili la Margherita ha resistenze fortissime, e il gruppo dei cosiddetti teo-dem, persone degnissime che fanno apertamente la loro battaglia, si mette di traverso su tutto. Per loro qualunque cosa diventa un insormontabile “problema di coscienza”. Ma è chiaro che la religione non c’entra nulla con la scelta di riconoscere le coppie di fatto, come succede in tutta Europa. Ora, un conto è mediare dentro una coalizione, un altro conto è non avere una linea su temi cruciali. E così il Partito democratico non ce l’ha e non la può avere. Con che voce parla? Far parte del Pse vuol dire anche condividere una piattaforma di valori nella quale i diritti civili sono un cardine: i Ds che fanno su questo?».
Per ora si spaccano, con una parte della Quercia che insegue la Margherita come ha fatto la Serafini sulla droga.
«Ecco, appunto. Anna Serafini ci ha spiegato che lo ha fatto credendo di fare il bene dell’Ulivo. Ma il rischio è proprio questo».
Lei invita l’Ulivo ad ascoltare gli operai, invece che i banchieri. Ce l’ha con D’Alema?
«Per carità, fa benissimo a dialogare coi banchieri. Però non possiamo accettare che il voto operaio e popolare continui a migrare verso destra, e che la sinistra perda definitivamente questo mondo di riferimento. Mica chiedono la rivoluzione comunista: protestano per i salari bassi, per le condizioni di lavoro pessime, e sono molto incazzati col centrosinistra, come si è visto a Mirafiori. Vogliamo ascoltarli o vogliamo continuare a perdere consensi?».
Laura Cesaretti


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Ai sindacati regalo da 40 milioni con i disoccupati dell’agricoltura

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Dei 900mila dipendenti a tempo determinato nelle aziende agricole, 700mila ottengono il sussidio dell’Inps

L’Italia è un Paese di poeti, navigatori eccetera. E di «disoccupati» agricoli. Dei 900mila dipendenti a tempo determinato delle aziende agricole, circa 700mila ricevono dall’Inps il sussidio di disoccupazione: un record europeo. E nient’affatto casualmente sono in prevalenza concentrati in quattro regioni del Sud: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. E qui si contempla il primo mistero. Il numero dei «disoccupati» è costante da anni, «tanto - dicono all’Inps - al Sud le aziende non pagano i contributi previdenziali». Come si spiega? Da questo sistema trae linfa vitale anche la malavita infiltrata nel settore. «Per fare le ispezioni in queste regioni il più delle volte - rivela un ispettore - bisogna far intervenire personale proveniente da altre sedi e avere la scorta di polizia e carabinieri».
Ma questa è solo una faccia del problema. Il paradosso dove crescono i disoccupati ne ha anche un’altra. Dal tesseramento sulla «disoccupazione», con le relative quote trattenute direttamente sul sussidio, le organizzazioni sindacali incamerano quasi 40 milioni di euro l’anno, di cui 21 vanno a Cgil, Cisl e Uil.
Combinazione, proprio a queste quattro regioni - ripetiamo: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia - è in gran parte destinato il regalo che il governo si appresta a fare agli evasori. Dei 6 miliardi in euro di contributi agricoli non pagati dal '98 al 2005 all’Inps finiranno 500 milioni, 1.300 milioni resteranno invece alla Unicredit e alla Deutsche Bank che stanno per acquistare i «crediti in sofferenza»; il resto, puff, cancellato. Per l’appunto il 65% della morosità è concentrato in queste quattro regioni. «L’Inps spende di più dove incassa di meno» riassume un dirigente di primo piano dell’istituto di previdenza, che vuole rimanere anonimo.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Spieghiamo il meccanismo. Per avere diritto alle prestazioni Inps (disoccupazione, assegno per il nucleo familiare, malattia e maternità) basta che il datore di lavoro, reale o fittizio, dichiari che il dipendente ha lavorato 51 giorni. Ma attenzione: nelle zone dove c’è lo stato di calamità naturale di «giornate lavorate» ne bastano 5. Il sussidio di disoccupazione si aggira in media sui circa 3mila euro lordi annui. E ora un dato generale. Solo per pagare le «indennità di disoccupazione ordinaria» e la «disoccupazione speciale» (servono almeno 151 giornate di lavoro ed è pari al 66% del salario medio per 90 giorni) l’Inps spende ogni anno 2 miliardi di euro, una cifra quasi doppia all’intero incasso - presunto, solo presunto - dei contributi da parte delle aziende, che si aggira sul miliardo l’anno.
L’analisi è piuttosto semplice e spietata. «In molti casi è ovvio che per avere il sussidio si contratta l’assunzione falsa con aziende e cooperative fittizie, le quali, più dipendenti denunciano, più hanno accesso ai contributi europei». Esagerato? Sarà un caso ma le associazioni di categoria stanno osteggiando il Durc, il Documento di regolarità contributiva, che prevede che da quest’anno le aziende ottengano i finanziamenti pubblici solo se in regola con il pagamento dei contributi.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
E ora veniamo ai sindacati. La domanda di disoccupazione va presentata al patronato, diramazione sindacale, che riscuote per ogni pratica un rimborso dallo speciale fondo del ministero del Lavoro. Al momento della compilazione, all’aspirante disoccupato viene detto: «Firma qui». È la delega all’Inps perché «trattenga» l’importo della tessera d’iscrizione a favore del sindacato. Dal tesseramento dei disoccupati la Cgil ricava oltre 8 milioni l’anno, la Cisl 7 e la Uil 6 milioni; circa 450mila l’Ugl, il sindacato «di destra», e 800mila la Cisal. La tessera costa in media 60 euro l’anno. Ma l’Istituto ha registrato trattenute tra i 110 e i 150 euro a tessera in 55mila casi, per arrivare ai 300 e, seppure in un numero molto limitato, ai mille euro l’anno.
Va da sé che c’è da chiedersi: che razza di disoccupato è quello che è disposto a versare per una tessera sindacale 300 o 1000 euro prelevati dal sussidio ricevuto dalla Previdenza?
Ma non solo le indennità di disoccupazione fioriscono nei campi del Sud. Prendiamo ad esempio la «maternità» che spetta alle lavoratrici che abbiano maturato le fatidiche 51 «giornate lavorate» (o 5 se c’è stata qualche calamità). Sempre in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia c’è il record. La Puglia è in testa con 6.231 «dolci attese» l’anno, in una parte considerevole inesorabilmente false. Ma questa è un’altra storia.
Pierangelo Maurizio


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Brigate Rosse, arrestato Matteini

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
L'uomo stava per partire per la Francia: preso a Incisa Valdarno
Decifrato l'archivio della Banelli: è lui il compagno "Antonio"
Brigate Rosse, arrestato Matteini
Aveva compiti di reclutamento

ROMA - L'inchiesta sulle nuove Brigate Rosse: arrestato Fabio Matteini, 48 anni, amico di Nadia Lioce, condannata all'ergastolo per gli omicidi Biagi e D'Antona. E' il compagno "Antonio" identificato dall'archivio informatico della pentita Cinzia Banelli e suo ex compagno. Secondo l'accusa, Matteini, toscano, sarebbe stato in contatto con due suoi conterranei: oltre che con l'ex compagna So, anche con Roberto Morandi e avrebbe avuto il compito di reclutamento. L'operazione è stata compiuta dai Ros di Roma a Incisa Valdarno, l'uomo era in casa, ma in partenza per la Francia.

Per Matteini l'accusa è banda armata e associazione con finalità di terrorismo. L'ordinanza è stata firmata dal Gip Luisanna Figliolia su richiesta del pm del pool dell'antiterrorismo della procura di Roma Franco Ionta, Pietro Saviotti, ed Erminio Amelio.

Il sospetto terrorista venne arrestato nel '95 assieme a Luigi Fuccini, ex compagno di Nadia Desdemona Lioce, furono sorpresi con ciclomotori rubati e con targhe contraffatte. Si dichiararono prigionieri politici appatenenti ai nuclei comunisti combattenti. Il giorno successivo all'arresto di Matteini e Fuccini, Nadia Desdemona Lioce entrò in clandestinità. Alcuni giorni dopo, nei pressi del luogo dell'arresto dei due, venne trovata un'auto rubata con all'interno quattro pistole, una mazza ferrata e altro materiale.

Le nuove contestazioni a Matteini riguardano gli anni dal '96 al 2001, essendo già stato condannato per banda armata e violazione della legge sulle armi in seguito all'arresto del 95.

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Welby: «Il mio corpo è una prigione»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione
Il militante radicale malato di distrofia scrive al Giornale: «Vittima di una tortura di Stato».
Fissata l’udienza per l’interruzione delle cure

È stata fissata per martedì prossimo l’udienza del Tribunale di Roma (Prima sezione civile) sul ricorso presentato da Piergiorgio Welby per ottenere l’interruzione dell’accanimento terapeutico attraverso il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale. La notizia è stata accolta positivamente dallo stesso Welby che ha chiesto - si legge così in una nota dell’Associazione radicale Luca Coscioni - che venisse sospeso lo sciopero della fame portato avanti ormai da 16 giorni da oltre 700 cittadini, parlamentari, medici e un ministro, anche «per rispetto verso il giudice e gli operatori del diritto chiamati a udienza il 12 dicembre». Altro fatto considerato positivo è la nomina del Comitato nazionale di bioetica, che sarà presieduto dal giurista Francesco Paolo Casavola. Un «cattolico adulto» come lo definisce Francesco Cossiga che si dice convinto che sarà questa nomina ad aprire la strada all’eutanasia e al testamento biologico.
Continua a creare polemica l’affermazione del leader di An, che ha sostenuto che «Welby è cosciente, non può chiedere di morire, perché chi assecondasse la sua volontà sarebbe un omicida». «Sono completamente in disaccordo con le parole di Gianfranco Fini espresse a proposito della drammatica vicenda di Piergiorgio Welby. Staccare la spina a un uomo cosciente che può esprimere il suo pensiero non può essere definito in alcun modo né omicidio né eutanasia» precisa Ignazio Marino, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato. Diversa da Fini la posizione del direttore del giornale leghista La Padania. «Se Welby fosse mio fratello, mio padre... Cosa farei? Se mi chiedesse coscientemente di staccargli la spina, lo farei. E poi sarei disposto ad andare a processo, spiegando perché non sono un omicida, né un fratello o un figlio egoista irriconoscente. So che starei male, dopo averlo fatto, ma non mi sentirei in colpa», così scrive Gianluigi Paragone.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Che aggiunge: «Welby è pienamente cosciente nonostante il dolore, un dolore che per quanto lancinante non scalfisce la lucidità delle sue scelte. Se ho capito bene la sua volontà, non chiede di morire perché ha sofferto oltre il tollerabile; ritiene che il suo corpo sia incastrato dentro la tecnica». Paragone risponde anche a Fini: «È vero, non siamo nessuno per togliere la vita a un uomo o a una donna. Però se la questione la porremo sempre così non ne usciremo mai. Il valore della vita è sancito dalla Costituzione e per quel che mi riguarda anche da una dimensione sacrale. Ma quando la vita rischia di restare “ostaggio” - più o meno consapevolmente - della medicina o peggio delle beghe di partito, la offendiamo ancor più». E conclude: «Non è da sottovalutare se una maggioranza di cattolici intervistati si sia detto favorevole alla decisione di Welby di morire. Io sono tra questi». Intanto Welby ha scritto una lunga lettera alla redazione del Giornale con lo scopo di «un gesto estremo, ultimo tentativo di trasmettere parola». Scrive Welby: «Sono accusato di strumentalizzare la mia condizione per muovere a compassione, per mendicare o estorcere in tal modo, slealmente, quel che proponiamo e perseguiamo con i miei compagni... Gli strumenti? Sono, invece, limpidi obiettivi ideali, umani, civili, politici». E conclude: «Dalla mia prigione infame, da questo corpo che per etica, s’intende , mi sequestrano, mi vengono alla memoria le lettere inviate alla politica da un suo illustre, altro prigioniero: Aldo Moro».


>>Da: Magnolia
Messaggio 3 della discussione
Ha ancora un senso negare a chi si trova in queste condizioni il diritto di decidere per se stesso?
Mi chiedo e vi chiedo, questa è vita?


>>Da: lilith
Messaggio 4 della discussione
Se stesse in coma avrei delle remore a procedere con l'eutanasia me è lui a chiedere di morire. La sua non è vita e deve aver sofferto parecchio ogni giorno per desiderare la morte. Quest'uomo deve essere accontentato.


>>Da: mariella
Messaggio 5 della discussione
Se vuole morire perchè soffre troppo (che tristezza mi dispiace per lui), e sa quel che dice perchè ragiona perfettamente, penso che sia una sua decisione da rispettare, purtroppo ma bisogna farlo.

>>Da: annina
Messaggio 6 della discussione
Personalmente non sono in grado di esprimere una opinione certa e sicura su un caso così delicato.


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Prodi ha 15 miliardi di euro

>>Da: baffo
Messaggio 1 della discussione
Forse abbiamo capito dove andranno a finire i soldi delle nostre tasse. Basta leggere l'articolo 53, primo e secondo comma della finanziaria. C'è scritto che il governo potrà spendere 15 miliardi di euro in tre anni, senza specificare come e per cosa. In sostanza, nel testo che ora è al vaglio del Senato, siamo di fronte a una delega in bianco che i parlamentari dovranno firmare a Prodi & C. Un atto che appare comunque illegittimo oltre che incostituzionale, visto che va contro le leggi di contabilità dello Stato e la Carta costituzionale. Lo dicono proprio alcuni costituzionalisti, tecnici del Parlamento e alti dirigenti della pubblica amministrazione. E il ministro Tommaso Padoa-Schioppa? Ovviamente sa tutto, visto che la manovra l'ha scritta lui. Ma a questi rilievi sembra non voler dare ascolto. Ma vediamo questo articolo, leggermente modificato in prima lettura alla Camera: "Per gli esercizi 2007, 2008, 2009 è accantonata ... una quota, pari rispettivamente a 4.572 milioni, a 5.031 milioni e a 4.922 milioni di euro, delle dotazioni delle unità previsionali di base iscritte nel bilancio dello Stato, anche con riferimento alle autorizzazioni di spesa predeterminate legislativamente". Il testo emendato prosegue poi spiegando che "con decreto del ministro dell'Economia ... possono essere disposte variazioni degli accantonamenti ... anche interessando diverse unità previsionali". E ancora: "Lo schema del decreto è trasmesso al Parlamento per l'acquisizione del parere delle Commissioni competenti - quindi siamo a livello di pareri - per le conseguenze di carattere finanziario". E dire che - come recita l'articolo 76 della Costituzione - "l'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al governo". Senza considerare che la finanziaria non potrebbe contenere norme di delega o di carattere ordinamentale o organizzativo. Ma il bello arriva con il secondo comma dell'articolo 53 della legge di bilancio. "Il ministro competente - si legge - d'intesa con il ministro dell'Economia, può comunicare all'Ufficio centrale del bilancio ulteriori accantonamenti aggiuntivi delle dotazioni delle unità previsionali ... da destinare a consuntivo, per una quota non superiore al 30%, ad appositi fondi per l'incentivazione del personale dirigente e non dirigente". Tradotto: i 15 miliardi di partenza potrebbero salire a 20. E quei cinque miliardi in più dovrebbero finire nelle tasche di "personale dirigente e non dirigente". A voler essere maliziosi si potrebbe inoltre aggiungere che Prodi, con questo articolo, non voglia più passare dal Parlamento per farsi autorizzare le spese, evitando così di finire nella palude del Senato e di scendere a patti con gli alleati, in primis i Ds. Quindici o venti miliardi in tre anni sono infatti una bella dote. I comma incriminati per ora sono passati alla Camera, pur con qualche polemica. Ma a Palazzo Madama c'è chi promette battaglia. Come il senatore della Lega Nord, Dario Fruscio. Già da qualche settimana sta tentando di porre sul tavolo il problema. In via istituzionale ha scritto una lettera-documento al presidente Franco Marini per metterlo in guardia dal rischio di incostituzionalità del provvedimento. Ha invocato il suo intervento per evitare «un'inutile attività, offensiva delle dignità e del ruolo del Parlamento». Ha chiesto «di giudicare irricevibile» il testo della finanziaria uscito dalla Camera o, in subordine, «di espungere», di togliere l'articolo 53. Risultato? Marini ha risposto a Frusci

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Pagamenti cash solo da "impediti"

>>Da: baffo
Messaggio 1 della discussione
Soltanto "coloro che per diverse ragioni sono 'impediti' a pagare con moneta elettronica" potranno pagare in contanti le parcelle dei professionisti. Il sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi ha precisato il contenuto dell'emendamento approvato in commissione Bilancio al Senato. Rispetto al testo varato dalla Camera, ci sara' un anno in piu' con il limite di 1.000 euro. "La norma aggiunta ieri punta a risolvere un problema gia' posto alla Camera e su cui il governo - ha spiegato Grandi - aveva gia' in quella sede dichiarato una disponibilita' a risolverlo. Si tratta di coloro che per diverse ragioni sono 'impediti' a pagare con moneta elettronica. Un decreto del Ministro dell'Economia precisera' i casi che possono essere esentati, con due precisazioni. Anzitutto, l'anagrafe dei conti correnti consentira' di verificare eventuali violazioni. E' evidente che chi ha conto corrente deve pagare con moneta elettronica sopra le soglie dei 1.000 euro fino al 30 giugno 2008, dei 500 fino al 30 giugno 2009 e dei 100 euro dopo il primo luglio 2009". Quella di pagare in contanti "non sara' quindi una facolta' senza controllo. Inoltre, in ogni caso, la tracciabilita' deve essere garantita dal professionista che mensilmente deve versare in banca le cifre dichiarando nome, codice fiscale e importo per ogni contribuente che ha pagato in valuta. E' chiaro che i controlli per tracciabilita' sono in ogni caso garantiti e che - ha concluso il sottosegretario - eventuali abusi verranno individuati e sanzionati".
(Repubblica).

Le banche esprimono gratitudine eterna.

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Inghilterra: aboliti gli auguri di Natale

>>Da: baffo
Messaggio 5 della discussione
Per non urtare la suscettibilità dei non cristiani.
Perchè dovrebbero diventare suscettibili a sentire -Buon Natale- vivendo in Inghilterra?
Mah!

>>Da: Il giaguaro
Messaggio 2 della discussione
E' nel filone delle innovazioni che piacciono alla sinistra:
a 90° verso l'islam.

>>Da: Ilduca
Messaggio 3 della discussione
Aspettiamo Zapatero, magari va anche oltre.

>>Da: paoloris
Messaggio 4 della discussione
Ma è vero?
No perchè l'Europa così si fa ridere dietro da mezzo mondo, musulmani compresi.

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Speriamo che ci restino

>>Da: Il giaguaro
Messaggio 5 della discussione
Due parlamentari di Rifondazione si barricano nel Cpt di Crotone
La Lega: "Speriamo facciano sul serio e ci restino"
Lamezia: un immigrato si uccide, era in attesa di rimpatrio

CROTONE - Clamorosa protesta di due deputati di Rifondazione comunista. L'ex leader no global Francesco Caruso e Haidi Giuliani, mamma di Carlo ucciso durante il Gb di Genova, sono entrati stamani nel Cpt di Crotone per una ispezione ministeriale e si rifiutano adesso di uscire, se non otterranno garanzie dal governo sulla volontà di chiudere le strutture presenti in Italia.

"Intendiamo rimanere qui ad oltranza - ha spiegato Caruso - per mettere in luce il dramma di queste carceri amministrative. Sono anni che denunciamo questo 'buco nero' nello stato di diritto e non si muove una virgola, neanche dal governo Prodi. Anche l'autoreclusione è una forma radicale di protesta contro questi lager".

Il centro di Crotone, il più grande d'Europa e che ospita anche un centro di prima accoglienza dove arrivano gli immigrati appena sbarcati per l'identificazione, è stata scelto da Caruso per la protesta perchè, ha detto, "è il luogo simbolo delle deportazioni e delle carcerazioni amministrative".

"Stiamo parlando con gli immigrati che sono rinchiusi qui - ha proseguito Caruso - ed emergono dei casi assurdi. C'è una donna incinta all'ottavo mese che, contrariamente a quanto prevede la legge, è in questo posto da più di 60 giorni".

Sprezzate la reazione della Lega che della lotta all'immigrazione fa una bandiera: "Quei due restino pure nel Cpt dal momento che probabilmente quello è l'ambiente in cui si trovano più a proprio agio. Speriamo che ci restino".


Caruso ha quindi spiegato che prima di sospendere la protesta vuole avere un "segnale chiaro sulla chiusura immediata del Cpt. Non basta - ha aggiunto - come suggerisce anche qualcuno della maggioranza, abbellire questi posti. Occorre chiudere questa pagina drammatica".

In mattina un immigrato di nazionalità bulgara, di 40 anni, si è suicidato nel Ctp di Lamezia Terme. L'immigrato era in attesa del rimpatrio.


>>Da: Ilduca
Messaggio 2 della discussione
Buttate la chiave.

>>Da: paoloris
Messaggio 3 della discussione
Avete capito male come al solito...ora Caruso organizzerà dei treni in prima classe pagati da lui e se li porta tutti con sè a vivere gratis nelle sue numerose residenze e possedimenti.


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Corot, a caccia di pianeti extrasolari

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Partirà dal cosmodromo kazako di Baikonur il 26 o il 27 dicembre prossimi la sonda Corot del Centre National d’Etudes Spatiales (CNES), l’agenzia spaziale francese. Il vettore Soyuz-2-1b porterà in orbita polare a 827 chilometri di quota i 650 chilogrammi di carico che comprendono strumenti per l’osservazione che hanno come principale obiettivo la scoperta di pianeti extrasolari rocciosi anche relativamente piccoli, con dimensioni doppie di quelle della Terra. La missione prevede il monitoraggio di 60.000 stelle e la misurazione delle variazioni della loro luminosità, alla ricerca di quelle dovute a un passaggio di un ipotetico pianeta di fronte a esse.
Ci si aspetta che questo metodo possa evidenziare la presenza di diversi tipi di pianeti dai giganti gassosi a quelli più piccoli rocciosi. E sono proprio questi ultimi a interessare maggiormente. Mentre infatti i pianeti di dimensioni maggiori possono essere rivelati anche da Terra con diverse tecniche, non vale la stessa cosa per i pianeti paragonabili al nostro.
Oltre a ciò, la missione è stata progettata anche per effettuare misurazioni di astrosismologia. Dall’osservazione delle onde che si propagano sulla superficie delle stelle, infatti, sarà possibile ricavare numerose informazioni riguardanti la parte più interna, come massa, età e composizione chimica dell’astro.
"Corot – ha spiegato Ian Roxburgh, che fa parte del gruppo di ricerca della missione – osserverà un’ampia gamma di stelle, con diverse proprietà e differenti età: occorre avere un’idea della loro varietà per capire l’evoluzione stellare.”


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Anti-ipertensivi contro l'Alzheimer

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Uno screening condotto su farmaci per patologie cardiovascolari ha condotto all’identificazione di agenti anti-ipertensivi che sembrano in grado di prevenire il declino cognitivo e il deposito di placche di proteina beta-amiloide caratteristiche dell’Alzheimer.
La ricerca, condotta da Gulio Maria Pasinetti della Mount Sinai School of Medicine di New York è stata illustrata oggi alla conferenza annuale dell’American College of Neuropsychopharmacology (ACNP). I dati della ricerca suggeriscono che un gran numero di pazienti anziani in cura per ipertensione con alcuni farmaci ne ricavino benefici anche a livello di capacità cognitive.
Fra alcune centinaia di farmaci testati – in vitro – nel laboratorio di Pasinetti per controllarne l’eventuale capacità di prevenire o rallentare la formazione di placche amilodi, ne sono state identificate sette che sono comunemente prescritte per l’ipertensione.
“L’uso di questo farmaci per un loro potenziale ruolo anti-amilode – ha tenuto a sottolineare Pasinetti – è in fase ancora strettamente sperimentale, e al momento non abbiamo ancora dati che vadano al di là dell’osservazione fenomenologica. È necessario completare i trial clinici per identificare i farmaci preventivi somministrabili a dosaggi che non interferiscano con la pressione sanguigna.”


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A rischio gli squali delle barriere coralline

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
“Nel pieno di un rapido declino”: così vengono considerate le popolazioni di squali delle barriere coralline alla luce di uno studio effettuato da William Robbins e dai suoi colleghi dell’ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies, che ha sede presso la James Cook University ora pubblicato sulla rivista “Current Biology”.
Secondo i ricercatori, l’unico fattore in grado di opporsi al depauperamento di queste specie sono le zone protette, a patto però che le norme di protezione vengano strettamente rispettate dalle popolazioni locali.
Gli squali delle barriere coralline rappresentano i predatori al vertice della catena alimentare in questi habitat e rappresentano perciò un elemento fondamentale per il loro buon funzionamento.
Il nuovo lavoro si è concentrato sulla barriera corallina australiana largamente considerata una delle meglio conservate al mondo. Per bilanciare la conservazione con uno sfruttamento sostenibile, essa è suddivisa in zone con diversi livelli di possibilità di pesca.
Riguardo agli squali, sono state monitorate le popolazioni di due specie – gli squali grigi ( Carcharhinus amblyrhynchos) e quelli dal muso bianco (Triaenodon obesus) – utilizzando una combinazione di stime indipendenti e di misurazioni del tasso di sopravvivenza e di riproduzione degli squali nelle diverse zone. I risultati mostrano che in quelle aperte alla pesca, l’abbondanza degli squali è circa 10 volte inferiore rispetto alle zone in cui la pesca non è permessa. Inoltre, si è riscontrato come anche un livello moderato di bracconaggio può mettere a rischio i tentativi di protezione delle popolazioni.


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Creutzfeld-Jakob, cure per la "sporadica"

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Saranno la tetraciclina o la doroxucibina, antibiotici gia in uso per altre patologie, i
farmaci della terapia per la Creutzfeldt-Jakob sporadica, una delle misteriose malattie neurodegenerative causate dall'anomalia della proteina prionica in sede cerebrale. Le encefalopatie spongiformi trasmissibili (Tse) si presentano dunque come demenze che conducono alla morte compromettendo a poco a poco tutte le funzioni dell'organismo. La causa della Cjd "sporadica" (sporadic Creutzfeldt-Jakob) non ha niente a che vedere con la sua variante (vCjd) causata invece per trasmissione dalla carne infetta del bovino. La sCjd avrebbe invece origine genetica e ereditaria ma non si conoscono ancora le cause scatenanti. In Italia colpisce circa 50-60 soggetti anziani l'anno, dato in aumento perché oggi ci sono migliori strumenti di diagnosi. La sperimentazione dei farmaci è stata avviata in questi giorni al "Besta" di Milano, su una sessantina di pazienti. In prove di laboratorio "in vitro" e "in vivo" sui topi, ha dimostrato di poter allungare la sopravvivenza: la molecola, infatti, si lega al prione rendendolo degradabile."Il farmaco, in effetti, è stato già provato anche sugli uomini" spiega Fabrizio Tagliavini, "alcuni pazienti del Besta, che è il punto di riferimento nazionale della Cjd sporadica, hanno chiesto insistentemente i farmaci. Glieli abbiamo somministrati a scopo compassionevole, mei casi ormai disperati. In effetti ha dato risultati, allungando la sopravvivenza".
La sperimentazione si effettuerà in doppio cieco con placebo: il campione sarà suddiviso in due gruppi che riceveranno a caso o il farmaco o la soluzione innocua. "La terapia, una volta costatata la sua efficacia e approvata, potrà quindi essere utilizzata anche per la variante della Cjd e per altre malattie da prione" conclude Tagliavini, "la tetraciclina infatti è finora l'unico farmaco in grado di attaccare il prione". In piena crisi vCjd, nel 2003, infatti, il dipartimento della Salute inglese sperimentò con urgenza una cura a base di "pentosan polifosfato", che era stato provato con successo su un singolo caso. Il farmaco si è poi dimostrato inefficace nella sperimentazione controllata. L'anno scorso, Paul Ehrlich Institute, in Germania, ricercatori sono invece riusciti a sperimentare un vaccino inoculando piccole dosi del virus che sono riuscite a sviluppare anticorpi al prione nei topi. Gli studi sulla sicurezza per l'uomo del vaccino antiprione sono tuttora in corso.

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Tumori cerebrali: scoperta italiana

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Un gruppo di ricercatori dell’Istituto San Raffaele e dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca coordinati da Angelo Vescovi, ha scoperto un meccanismo che blocca lo sviluppo delle cellule del Glioblastoma Multiforme (GMB) e quindi la crescita del tumore cerebrale più frequente nell’uomo, purtroppo ancora incurabile. La ricerca è stata condotta in collaborazione con collaborazione con l’Istituto Neurologico Besta, la University of Queensland (Australia), la StemGen Biotech e la John Hopkins University di Baltimora (Usa).
L’importante scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Nature, ha dimostrato che le cellule staminali che generano il glioblastoma possiedono gli stessi meccanismi di controllo della moltiplicazione cellulare delle staminali cerebrali normali. Si tratta di un insieme di interruttori, detti recettori di membrana, localizzati sulla superficie di quelle cellule che danno origine al tumore e che vengono attivati da proteine specifiche. Queste proteine sono le proteine morfogenetiche ossee (BMPs). Quando le cellule staminali tumorali del glioblastoma umano vengono esposte alle BMPs si attiva un meccanismo che prima ne interrompe la moltiplicazione e in seguito determina la loro maturazione in cellule «normali» del cervello, quali neuroni e glia (tessuto connettivo del cervello).
PROSPETTIVE - La scoperta potrebbe portare a terapie potenzialmente innovativa per il glioblastoma umano: non mirare più a colpire in modo generico tutte le cellule tumorali, ma attaccare solo quelle cellule, non numerose, che sono la vera causa del glioblastoma. Spiega Angelo Vescovi: «Poiché all’interno delle cellule staminali del glioblastoma umano si accendono una serie di meccanismi molecolari specifici quando queste vengono attivate dalle proteine BMPs, è ora possibile identificare nuovi bersagli molecolari e genetici fino ad oggi insospettati da colpire nel tentativo di fermare questo cancro incurabile. Desidero sottolineare però che è necessario essere prudenti: prima di una possibile applicazione clinica saranno necessari almeno due anni in cui verificare la possibilità di una sperimentazione sull’uomo».
CHE COS' E' IL GLIOBLASTOMA - Il glioblastoma multiforme Il Glioblastoma Multiforme (GBM), nome più comune del Glioma di grado IV, è una forma di tumore al cervello altamente aggressiva e maligna, in grado di crescere rapidamente e di infiltrare vaste aree di tessuto cerebrale, sviluppandosi inevitabilmente in forma letale. I gliomi rappresentano oggi il tipo di tumore cerebrale più comune nell’uomo. Tra questi, il glioblastoma multiforme è il più frequente e rappresenta circa il 30% di tutti i tumori cerebrali. Negli adulti colpisce prevalentemente i maschi in età tra i 50 e i 60 anni. Il glioblastoma multiforme non ha sedi assolutamente tipiche: può occupare più o meno estesamente un intero lobo (spesso frontale o temporale) o estendersi a più lobi, raggiungendo anche le strutture profonde ed invadendo anche l’emisfero opposto coinvolgendo il corpo calloso (glioblastomi a farfalla).


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Australia: ok clonazione terapeutica

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
L'Australia ha liberalizzato la clonazione di embrioni umani per la ricerca a fini terapeutici sulle cellule staminali. In un raro caso in cui i parlamentari non avevano direttive di partito, la Camera ha approvato il disegno di legge. Le nuove norme permettono la clonazione terapeutica, che comporta la rimozione del nucleo di un ovulo umano non fecondato, aggiungendo Dna per farlo sviluppare in laboratorio. Resta esclusa e punibile la creazione di ibridi uomo-animale.

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Un futuro con l'osteoporosi

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Questo il destino «altamente probabile» delle giovani donne che nell'età dello sviluppo sono malate di anoressia. L'allarme arriva oggi da Francesco Bove, presidente della Fondazione Aila per la lotta contro l'artrosi e l'osteoporosi, in occasione dei premi consegnati questa mattina in Campidoglio a Roma. «Le giovani che si ammalano di anoressia - spiega Bove - rischiano di pagare un tributo altissimo, una volta in menopausa, in termini di fratture, dolori e deformità ossee. Pericoli in cui possono incorrere anche le ragazze 'eccessivamentè magre». Per questa ragione il presidente dell'Aila invita «i genitori a prestare particolare attenzione a questo aspetto, vigilando sui possibili squilibri alimentari dei figli».

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Infarto: cocaina molto più rischiosa del sesso

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare il sesso è molto meno pericoloso della cocaina per chi ha il cuore debole.
A sostenerlo è uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Circualtion, ad opera di ricercatori dell'università di Sydney (Australia) e di quella di Harvard, con sede a Boston 8Usa).
Gli studiosi hanno analizzato molti possibnili fattori capaci, potenzialmente, di scatanare un attacco di cuore, tra cui diversi che comportanto uno sforzo intenso (per esempio anche quello sessuale), uno stress acuto, come un attacco terroristico, l'uso di certe droghe, come la cocaina, oppure anche l'inquinamento o partcicolari eccessi alimentari).
Secondo le conclusioni dei ricercatori per chi ha un apparato cardiovacolare in perfetta forma sarebbe ben 20 volte più rischioso sniffare cocaina che non praticare sesso.
¦ Video: Quattro chili di coaina al giorno nel Po
FORTE INCIDENZA - Stress improvvisi o sforzi eccessivi, secondo la ricerca, possono essere un fattore scatenante nel 40% dei casi di attacchi di cuore. «Sappiamo ad esempio che l'incidenza di attacchi di cuore registra un'impennata nei giorni dopo che le persone sono state esposte a gravi eventi, come un terremoto o un attentato», ha spiegato il coordinatore della ricerca, Geoffrey Tofler. «Tale conoscenza - osserva - può essere usata per assicurare che le squadre di soccorso abbiano le attrezzature e la conoscenza per trattare attacchi cardiaci e non solo lesioni traumatiche. Se gli individui sanno quali sono i rischi relativi, saranno in grado di gestire in modo migliore il proprio stato di salute».
PARTITE DI CALCIO - Nella prossima fase del progetto, Tofler e i suoi colleghi studieranno altri potenziali fattori scatenanti legato allo stress, come lutti, infezioni e sforzi fisici pesanti. «Saranno necessarie - conclude - ulteriori ricerche per stabilire se durante un evento di alto stress, come gli ultimi minuti di una partita di calcio, le persone a rischio possono beneficiare di farmaci addizionali per prevenire emboli, tachicardia e aumento di pressione sanguigna, che aumentano il rischio di un attacco».


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Missione vaccino

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Bisogna accelerare la ricerca e la messa a punto di un vaccino efficace contro la malaria. E' l'auspicio dell'Organizzazione mondiale della sanità che è a Bangkok per il Global Vaccine Research Forum dove viene presentato il programma Malaria Vaccine Technology Roadmap. ”Avere a disposizione un vaccino contro la malaria altamente protettivo costituirebbe un consistente passo in avanti per la sanità pubblica mondiale. Oltre a rappresentare un bisogno urgente”, ha spiegato il direttore del programma Oms 'Initiative for Vaccine Research'. L'obiettivo dichiarato dell'Agenzia Onu è quello di arrivare ad avere un vaccino con un'efficacia di oltre l'80% entro il 2025. Nel frattempo l'Oms spera di avere per il 2015 un altro vaccino in grado di garantire una copertura del 50%. “Ogni anno nel mondo - ricorda l'Oms - si registrano tra i 300 e i 500 milioni di contagi. E un milione sono le vittime, soprattutto tra i bambini dell'Africa''.

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Diabete: 10 mln dollari per ricerca

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
La Federazione internazionale diabete ha lanciato il programma Bridges, per permettere ai ricercatori di scambiarsi informazioni e consigli. L'iniziativa e' stata finanziata per i prossimi sette anni da una nota azienda farmaceutica con 10 milioni di dollari (pari a circa 7,5 milioni di euro). Il progetto Bridges e' stato varato con il fine di selezionare le migliori strategie non farmacologiche per gestire sempre meglio il diabete e applicarle in tempi rapidi al paziente.

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Alcol e nicotina attivano gli stessi recettori

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Il bisogno di alcol negli alcolisti è controllato dallo stesso meccanismo impiegato dalla nicotina per stimolare il cervello.

Secondo uno studio diretto dalla dottoressa Elin Lof, ricercatrice presso l'Università di Goteborg in Svezia, quando gli alcolisti avvertono la necessità di bere, si attivano i cosiddetti recettori della nicotina. Inoltre, l'uso cronico di nicotina può rafforzare gli effetti compensativi dell'alcol, diminuendone al contempo gli effetti di sonnolenza.

Il legame tra alcol e nicotina è noto da tempo. l'alcolismo, per esempio, è dieci volte più forte fra i fumatori che fra i non fumatori.

Secondo la ricercatrice i farmaci che influenzano le proteine che controllano gli effetti della nicotina dovrebbero essere in grado di aiutare gli ex alcolisti a rimanere sobri, potrebbero quindi prendere il via nuove modalità terapeutiche per combattere la dipendenza da alcol.


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Tumore prostata: in Italia è il più diffuso

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Il cancro della prostata è il secondo tumore più frequente nei paesi industrializzati, ma in Italia è stimato oggi essere il primo in assoluto tra i tumori maligni dell’uomo (43.000 nuovi casi all’anno). Tale dato è emerso dallo studio Gemma Gatta presentato al XVI Congresso Nazionale della società italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) appena conclusosi a Genova.

La ricerca ha eseguito per l’Italia una stima d’incidenza, prevalenza e mortalità per il periodo 1970-2005, su tutto il territorio nazionale e nelle singole regioni.

Nell’arco dei 35 anni analizzati l’incidenza aumenta mediamente all’anno del 4.5% nei pazienti che si sono ammalati nei primi 20 anni, mentre è superiore al 6% annuo per i casi con diagnosi dal 1990-2005. Il tasso di incidenza è aumentato da 21 a 99 per 100.000 casi all’anno.

Durante questo periodo è stata introdotta una procedura diagnostica: il test per l’antigene prostatico specifico-PSA, agobiopsia prostatica. E infatti laddove viene praticata maggiormente (regioni centro - nord) la mortalità è in calo. Nel sud del paese è ancora in aumento.

Come è ormai assodato in oncologia, la prevenzione è la chiave per l’abbattimento della mortalità.


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Una commissione per la dignità del fine vita

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Il Ministro della Salute Livia Turco ha insediato questa mattina la Commissione sulla terapia del dolore, le cure palliative e la dignità del fine vita.

La Commissione, coordinata dalla stessa Livia Turco, è composta da 30 membri di diversa estrazione professionale e ha come finalità quella di elaborare un documento di riferimento generale sullo stato dei servizi e delle procedure inerenti la terapia del dolore, le cure palliative e le cure di fine vita. In particolare la Commissione dovrà evidenziare gli eventuali elementi di criticità e le priorità sulle quali deve essere posta una particolare attenzione dalle istituzioni interessate per il miglioramento dei servizi e dei protocolli assistenziali nelle diverse realtà del Paese.

«Questa Commissione», ha sottolineato il Ministro Turco, «nasce dalla necessità di affrontare subito lo stato dei servizi di assistenza ma anche le procedure, i protocolli e le linee guida riguardanti i modi e la qualità con cui vengono assistiti migliaia di cittadini nelle fasi più dolorose e tragiche della loro esistenza. Oggi si parla tanto, e giustamente, degli aspetti etici legati al fine vita. Si parla invece poco di cosa, in ogni caso e al di là delle proprie convinzioni su eutanasia, testamento biologico e accanimento terapeutico, bisogna fare affinché nessuno sia lasciato solo e senza dignità nelle fasi terminali di una grave malattia ma anche nel decorso drammatico di molte malattie croniche invalidanti».


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Natale: attenzione al pericolo dei giocattoli

>>Da: urania
Messaggio 3 della discussione
Arriva il Natale e parte la corsa al regalo. Siccome proprio in questo periodo aumentano i danni provocati da giocattoli non omologati o inadatti all'età dei bambini capiamo bene che il tema della salute non è marginale.

Anche il più piacevole dei giochi, se scelto con scarsa consapevolezza, può diventare una minaccia per la salute e l’incolumità dei piccoli.

Per farci un idea più precisa ecco alcuni dati relativi allo scorso periodo natalizio. Dalla metà di novembre 2005 al 7 gennaio 2006, al Pronto Soccorso dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma sono giunti 8.357 bambini, di cui 308 (3,68%) per incidenti tra le mura domestiche, in larga parte causati durante il gioco. Di questi, quasi il 9% è stato ricoverato perché presentava un quadro clinico di maggiore gravità: inalazione di corpo estraneo, ustioni, ferite lacero-contuse agli arti ed alle articolazioni.

I pericoli sono dovuti a inalazione di piccoli componenti che rischiano di mettere a repentaglio la vita, specie dei più piccoli. ferite prodotte da giocattoli ridotti in pezzi o reazioni allergiche.

Per essere sicuri di scegliere il giocattolo giusto e soprattutto per essere certi di non creare pericoli ai bambini ci sono due decaloghi il primo per scegliere il giocattolo a misura di bambino e il secondo per tutelarne l'incolumità fisica durante il gioco.


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La dieta pre-natalizia

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Ormai ci siamo: il Natale è alle porte. Il periodo di cene, feste e aperitivi prefestivi è già cominciato, con il suo strascico di golosità ipercaloriche nemiche della linea.

Pensare alla dieta in questo periodo, del resto, è praticamente impossibile. Questo però non significa lasciarsi andare alla gola senza remore, pena la cancellazione di tutti i sacrifici fatti durante l’autunno.
Il segreto per non passare il Natale all’ingrasso è prepararsi prima, mettendo in atto in queste settimane un vero e proprio piano di sicurezza contro i chili di troppo.

La prima, fondamentale regola è quella di contenere al massimo gli stravizi, in attesa di concederseli con più piacere a Natale.
Quindi, niente cioccolatini o dolcetti durante il lavoro, né assaggini prima dei pasti, né stuzzichini al bar al posto della cena.

La cosa migliore è seguire un’alimentazione semplice ed equilibrata, senza ricorrere a regimi punitivi, ma nemmeno senza eccedere, magari con la scusa che «Tanto dopo Natale mi metto a dieta!».
Basta semplicemente sostituire lo zucchero con un dolcificante ipocalorico, l’olio e il burro con spezie saporite, e scegliere metodi di cottura light come il vapore o la griglia.

Infine, mai dimenticare la bottiglietta d’acqua, da portare sempre con sé. Bere almeno 2 litri d’acqua la giorno è il modo migliore per disintossicarsi in vista delle abbuffate, meglio se associando all’acqua anche tisane alle erbe depurative.
E poi, si può cercare di fare movimento parcheggiando lontano dall’ufficio, o scendendo una fermata prima dai mezzi pubblici, in modo da fare un po’ di moto senza nemmeno accorgersene.

L’importante è non farsi vincere dall’ansia e dallo stress per le infinite commissioni e incombenze natalizie, tutt’altro che benefico per la linea perché spinge a mangiare per calmarsi.
Se proprio non ne potete più di tutto, avete due alternative: o comprare un biglietto last minute e volare su una spiaggia assolata, dove dimagrirete certamente tra samba, nuotate e frutti caraibici… oppure staccare la spina e rifugiarvi in un parco con il cane. Voi vi rilasserete, e lui ringrazierà… in fondo, è l’unico a non chiedere nulla per Natale!


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Dalle piante una miriade di sostanze "salva-ossa"

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Specializzato nella funzione di sostegno, il tessuto osseo contiene in abbondanza dei minerali, sali di calcio soprattutto. Tale tessuto è caratterizzato da un metabolismo osseo che implica un complesso bilanciamento tra la deposizione della matrice ossea, la mineralizzazione e il riassorbimento osseo. Phytotherapy Resourch (novembre 2006) pubblica uno studio dell'Università di Reading nel Regno Unito, che dà una buona notizia a chi ha problemi al metabolismo osseo e a tutti coloro che aspirano a mantenere una buona salute in tale ambito. Si tratta della nuova conferma che molti componenti della normale alimentazione, erbe e prodotti derivati, possono favorevolmente influenzare il metabolismo osseo e, soprattutto, attraverso l'inibizione del riassorbimento osseo, producendo così effetti benefici sullo scheletro. Studi sperimentali hanno inoltre riportato che diversi comuni vegetali, inclusi aglio, cipolla e prezzemolo possono a loro volta inibirlo.
Oli essenziali di salvia, timo e rosmarino, in particolare, non solo sono in grado di aumentare la densità dei minerali presenti nell'osso, ma anche di inibire l'attività degli osteoclasti, quelle cellule che "distruggono" lentamente l'osso; quest'ultimo viene ricostruito da un altro tipo di cellula, gli osteoblasti. Le ricerche sugli oli essenziali e un loro utilizzo nel metabolismo osseo non sono affatto nuove. Su Bone (2003) è apparso uno studio elvetico, che aveva dimostrato per la prima volta tale capacità sia degli oli essenziali che dei loro componenti chimici chiamati monoterpeni. Thujone, eucaliptolo, canfora, borneolo, timolo, alfa-pinene, bornilacetato, mentolo hanno dimostrato di inibire il riassorbimento osseo; così i componenti dell'olio essenziale di pino hanno dimostrato sperimentalmente di proteggere dall'osteoporosi.
Nella prevenzione dell'osteoporosi anche gli isoflavoni (inclusi la geinsteina e la daidzeina), contenuti nella soia, hanno anche dimostrato un'azione inibitrice degli osteoclasti. Il menaquinone-7 sostanza analoga alla vitamina K, presente in abbondanza nella soia fermentata, ha dimostrato infatti di stimolare la formazione degli osteoblasti, che sono i responsabili della formazione della matrice ossea e di inibire gli osteoclasti. Un accenno anche al mandarino, varietà satsuma (Citrus unshiu), che contiene in abbondanza un carotenoide, la beta-cryptoxantina, in grado di stimolare l'effetto osteoblastico e si inibire l'azione degli osteoclasti.

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Come difendersi quando siamo colpiti da geloni

>>Da: urania
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I geloni si formano per una esagerata reazione della pelle al freddo, si generano per un'improvvisa variazione della temperatura e colpiscono soprattutto le estremità: mani, piedi, naso e orecchie, provocando arrossamenti con pelle ispessita e screpolata, gonfiori della parte interessata, prurito intenso e dolore. Il problema è legato ad una cattiva circolazione periferica e, ovviamente, si previene riscaldando adeguatamente le parti ed evitando di esporsi a bruschi cambi di temperatura. Il trattamento omeopatico prevede alcuni rimedi, il più importante dei quali è Agaricus muscarius, utilizzato quando ci sono tutti i sintomi citati e, in particolare, contro i geloni localizzati nelle zone dove i tessuti sovra-ossei sono sottili (dorso delle dita di mani e piedi). Petroleum si usa in caso di prurito intenso, bruciore, e il colore è violaceo. Anche dopo anni le zone sedi dei geloni rimangono sensibili e al minimo cambio di temperatura diventano rosse e calde. La pelle è secca e screpolata, con fissurazioni che possono sanguinare. Si utilizzano sia Rhus toxicodendron che Rhus venenata se prevalgono bruciore e prurito, mentre Hepar sulphur è indicato se i tessuti si infettano e tendono a suppurare. Invece Psorinum corrisponde alla tendenza costituzionale a formare i geloni; è utile quando la pelle è spessa.

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Succo di mela - Protegge il cervello e rinforza la memoria

>>Da: urania
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Una ricerca della University of Massachusetts Lowell ha dimostrato che il succo di mela puo' aumentare la produzione del neurotrasmettitore acetilcolina nel cervello, migliornado la memoria. Inoltre, gli antiossidanti presenti nelle mele (soprattutto quelle rosse) proteggono le cellule cerebrali e ritardano l'insorgenza di disturbi neurodegenerativi, come demenza senile o l'Alzheimer.

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Allergie, dieta & cosmetici

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Se a tavola eccedi con pane, pasta, uova, arachidi e latticini, potresti inziare a soffrire di allergie a shampoo, balsami ma anche ad altri cosmetici per la cura della pelle. Il nesso e' stato dimostrato da una nuova ricerca condotta da un team di esperti dell'Universita' di Nancy, in Francia. Secondo gli studiosi i prodotti per la cura dei capelli contengono spesso delle proteine di origine almentare, come il glutine presente in pane e pasta, e quelle che si trovano nelle arachidi e nel latte: quando il corpo ne accumula troppe (attraverso la dieta e l'applicazione cosmetica), il surplus puo' indurre fenomeni allergici come orticaria, dermatiti ed eczemi. La soluzione? Controllare accuratamente cio' che si mangia e fare attenzione alle etichette di cosmetici e prodotti lavanti.

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SCOPERTA LA MUMMIA DI UN MEDICO EGIZIO

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Si chiamava Qar e fu sepolto con i suoi strumenti chirurgici

Gli archeologi hanno scoperto i resti mummificati di un medico egizio che sarebbe vissuto oltre 4.000 anni fa e che fu seppellito con i propri strumenti chirurgici di metallo.

Secondo l'Agenzia di stampa ufficiale egiziana "Mena", il Capo del Consiglio supremo delle Antichità, Zahi Hawass, ha riferito ieri che gli archeologi hanno scoperto la mummia a Saqqara, 20 chilometri a sud del Cairo, mentre effettuavano lavori di pulizia in un vicino sito archeologico.

Hawass ha precisato che il medico - chiamato Qar - visse durante la sesta dinastia, dal 2350 al 2180 a.C.

La parte superiore della tomba era stata scoperta nel 2000, mentre il sarcofago è stato rinvenuto nel corso di più recenti lavori di restauro.

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Torna alla luce il sarcofago di San Paolo apostolo

>>Da: urania
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CITTA' DEL VATICANO - Nuovi dati di ricerca confermano che è effettivamente la tomba di San Paolo apostolo il sarcofago portato alla luce dagli scavi archeologici sotto la basilica romana di San Paolo Fuori le Mura, condotti dagli archeologi dei Musei Vaticani. Sotto l'altare maggiore è stato infatti trovato un sarcofago di età romana, esattamente sotto l'epigrafe "Paulo apostolo mart", da sempre visibile alla base dell'altare.

I lavori che hanno condotto all'importante scoperta storica saranno presentati nei prossimi giorni in Vaticano: lunedì alle 11:30, nella sala stampa della Santa Sede, è prevista una conferenza stampa cui interverranno il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, arciprete di San Paolo fuori le Mura, l'archeologo Giorgio Filippi, direttore degli scavi, e l'ingegner Pier Carlo Visconti, delegato per l'amministrazione della basilica. Verrà dato conto, a livello scientifico, degli esiti degli ultimi itinerari di ricerca.

Il sarcofago, sul coperchio, ha un buco di una decina di centimetri tappato sul fondo solo da un po' di malta. Si tratta di una feritoia concepita all'epoca per mettere in comunicazione le reliquie con l'altare, ma anche per introdurre pezzi di tessuto che a contatto con la salma diventavano a loro volta reliquie.

"Quello che abbiamo scoperto è un sarcofago o un contenitore di reliquie - aveva commentato Filippi all'epoca del ritrovamento, quando già emergeva con tutta probabilità che si trattasse della tomba di San Paolo. Siamo certi che nel 390, all'epoca dell'ampliamento della basilica costantiniana da parte dei tre imperatori Teodosio, Valentiniano II e Arcadio, fosse ritenuto dell'apostolo Paolo".

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Sumatra: lo tsunami prossimo venturo

>>Da: urania
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Entro pochi decenni uno tsunami generato da un altro grande terremoto subacqueo potrebbe abbattersi sulle popolose coste di Sumatra: è questa la conclusione a cui è arrivato un gruppo di geologi dell’Università della Southern California e del California Institute of Technology (Caltech) dopo aver elaborato un modello dei processi che hanno portato allo tsunami del 26 dicembre 2004 integrandolo con i dati relativi a campionamenti della situazione geologica della zona e, in particolare, alle tracce lasciate sui fondali da precedenti eventi di questo tipo.
Come riferiscono sul numero odierno dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) la faglia che ha causato l’ultimo terremoto, si estende molto più a sud, fino in prossimità delle coste di Sumatra. Alla sua rottura all’altezza delle isole Mentawai vanno imputati i due terremoti e tsunami che si verificarono nel 1797 e nel 1833, e che sembrano seguire un ciclo di circa 230 anni. Se l’evento si ripetesse, l’esperienza insegna che sarebbero particolarmente a rischio le città di Bengkalu e di Padang: "La popolazione di Bengkalu nel 1797 e nel 1833 era di poche migliaia di persone – ha osservato Kerry Sieh, uno degli autori della ricerca – ma ora conta circa 80.000 abitanti, e buona parte di essi vive a pochi metri dal mare. Noi speriamo che questi risultati preliminari servano da stimolo per attività di protezione civile e per cambiamenti nelle infrastrutture di città e villaggi posti sulle coste di Sumatra”. Interventi che dovrebbero avere carattere di urgenza dato che, secondo il modello previsionale dei geologi statunitensi, appare plausibile, pur con tutte le incertezze del caso, che l’evento possa verificarsi entro i prossimi trent’anni.


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Reperti militari nel Sahara: tra mito e realtà tracce dell'armata di Cambise

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Uno dei più intricati misteri dell’archeologia e della lunghissima civiltà egizia potrebbe presto venire risolto. Un’equipe internazionale a direzione egiziana, incaricata nel 2000 dell’esplorazione sistematica della zona del deserto bianco tra l’Oasi di Siwa e quella più a sud di Kharga (la Grande Oasi di epoca faraonica), ha riportato alla luce tracce di presenza umana e forse militare. In un’area scandagliata di più di 50 kmq sono emersi resti di vestiti (mantelli e turbanti per ripararsi il volto dal sole e dalla polvere), di coperte e persino di armature, che rivelerebbero la presenza di un esercito; è presto per proporre la datazione dell’epoca, a cui risalgono i reperti ed è anche azzardato tentare di stabilire l’entità numerica dell’armata in questione.

Come però non pensare che finalmente potremmo essere in presenza di evidenze archeologiche del famoso esercito dei medi?

Militari, che il re persiano Cambise II inviò da Kharga a Siwa con l’intento di punire gli ammoni, nemici dichiarati del Grande Re di Persia e fieri oppositori della sua marcia trionfale alla conquista del Paese del Nilo; esercito, che venne miseramente e misteriosamente inghiottito dal Gran Mare di sabbia a metà del cammino – almeno a detta dello storico greco Erodoto, che avrebbe quasi 100 anni dopo narrato questa già allora oscura vicenda nel II libro delle “Storie” (quello dedicato all’Egitto).
Risulta opportuno richiamare alla memoria del lettore i fatti, per come sono noti.

Era il 525 a. C. quando Cambise II, terminata la conquista dell’Egitto, inviò questa potente armata per conquistare l’oasi di Siwa e poi Cartagine.

Era un esercito di 50.000 uomini, oltre donne, schiavi e animali da soma; un folto gruppo, che in caso di conquista avrebbe provveduto a colonizzare le nuove terre.

Erodoto afferma poi che un’improvvisa tempesta di sabbia si levò con estrema violenza e fece scomparire ogni traccia di questi uomini; si tratta di notizie raccolte dallo storico di Alicarnasso direttamente sul posto. Quel che è certo è che questi soldati non raggiunsero mai l’oasi e di loro si persero le tracce.

Ecco che quindi in epoca moderna si moltiplicarono avventurose spedizioni sulle tracce di quel remoto evento: dal ‘700 ben otto equipe, cinque delle quali italiane, hanno frugato la sabbia nel deserto bianco tra le Oasi della Nuova Valle: fino ad oggi i risultati sono stati scarsi, tanto che la versione di Erodono sembrerebbe essere sempre di più relegata al campo della fantasia o del mito, che spesso avvolge la civiltà dei faraoni e dei loro successori.

Questo almeno fino alle recenti rivelazioni degli archeologi impegnati dal 2000 nell’esplorazione di quelle lande desolate del Sahara egiziano. Con simili e incoraggianti scoperte si combinano le ricerche di un team dell’Università di Torino, diretto dall’Egittologo Paolo Gallo. Gli studiosi italiani hanno dimostrato con sicurezza l’esistenza e il peso politico, nel periodo tardo, del popolo degli ammoni: gli adoratori del dio Amon, provenienti dalla regione libica, attorno alla XXX Dinastia (nel IV sec. a.C., poco prima della conquista dell’Egitto da parte di Alessandro il macedone) svilupparono progrediti centri urbani nella regione dell’Oasi di Siwa. Proprio a Siwa sorgeva un grande centro di culto in onore di Amon, dove Alessandro si sarebbe recato per farsi proclamare faraone dall’oracolo del dio (in seguito chiamato Zeus-Amon).

Gli studiosi nei pressi

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Un nuovo approccio contro la BSE

>>Da: urania
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L’encefalopatia spongiforma bovina (BSE), nota anche come malattia della mucca pazza) e la malattia di Creutzfeld-Jakob (CJD, una malattia correlata alla BSE che può occorrere spontaneamente, su base genetica, o che può essere contratta in seguito all’ingestione di carni infette di animali affetti da BSE) sono malattie neurodegenerative fatali per le quali non esistono al momento terapie efficaci, dovute all’accumulo cerebrale di una versione anomala (PrPsc) di una proteina naturale (PrPc)
In uno studio apparso sull’ultimo numero del Journal of Clinical Investigation, Alexander Pfeifer e colleghi dell'Università di Bonn, in Germania, hanno mostrato che nel topo il silenziamento del gene che codifica la proteina naturale PrPc rallenta l’accumulo della proteina PrPsc.
Finora si era riusciti a dimostrare la possibilità di questo approccio solamente in vitro, sfruttando la tecnica di silenziamento per interferenza a RNA, ma i ricercatori di Bonn hanno mostrato che il meccanismo funziona anche in vivo e che il rallentamento dell’accumulo di PrPsc è direttamente proporzionale al numero di neuroni in cui attraverso la terapia si riesce a silenziare il gene PrPc. Mentre i topi infettati di controllo morivano tutti entro 165 giorni, i topi trattati secondo questa metodica sono sopravissuti fino a 230 giorni.
Si apre così la prospettiva di sviluppo di una terapia che sfrutti questo nuovo approccio, anche se i ricercatori avvertono che saranno necessari ancora lunghi e approfonditi studi prima che si possa pensare a una applicazione terapeutica dell’interferenza a RNA.


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Malaria e Hiv, intreccio mortale

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
La malaria alimenta la diffusione dell’Hiv nell’Africa sub-sahariana. Come in un intreccio diabolico, infatti, le due infezioni trovano il modo di aiutarsi a vicenda per farsi strada nell’organismo umano. E’ quanto ha verificato uno studio dei ricercatori del Fred Hutchinson Cancer research Center e dell’Università di Washington, pubblicato su Science. Secondo i loro dati, la malaria alimenterebbe la diffusione dell’Hiv mentre quest’ultimo avrebbe un ruolo chiave nell’aumentare il tasso di adulti infettati dal Plasmodium falciparum.

Già da tempo erano evidenti le interazioni patologiche tra Hiv e malaria negli individui affetti da entrambe le malattie: la carica virale dell’Hiv cresceva in presenza di episodi di malaria e l’infezione aumentava la probabilità di contrarre la malaria. Ora, attraverso un modello matematico, i ricercatori guidati da Laith Abu-Raddad hanno cercato di stimare quantitativamente l’influenza di questa interazione sulla diffusione delle due malattie nella popolazione africana. E hanno scoperto che la malaria accresce la forza del virus Hiv dell’ordine di 10 volte, rendendolo facilmente trasmettibile per via sessuale, mentre dal canto suo il virus Hiv abbassa talmente tanto le difese immunitarie di chi ne è colpito da farlo diventare terreno fertile per il parassita della malaria .

Come modello è stata presa la città di Kisumu, in Kenya: qui, secondo le stime, la sinergia tra i due ceppi patogeni è responsabile di 8500 infezioni da Hiv in eccesso e di almeno di un milione di episodi di malaria dal 1980 ad oggi. In sostanza, il 5 per cento di tutte le infezione da Hiv è attribuibile all’aumentata carica virale indotta dalla malaria, e a sua volta l’Hiv è responsabile del 10 per cento degli episodi malarici negli adulti. Cifre spaventose che, applicate anche ad altre regioni dell’Africa sub-sahariana, danno l’idea dell’enorme problema sanitario. Per questo, se si vuole arrestare l’epidemia di Hiv/Aids in Africa, consigliano i ricercatori, è necessario trovare efficaci trattamenti contro entrambe le infezioni.


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Stop al glioblastoma

>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Arrestato lo sviluppo del glioblastoma, il più frequente tumore cerebrale che colpisce l’essere umano, grazie all’uso di cellule staminali. Il risultato, ottenuto sui topi, è stato ottenuto da un'équipe di ricercatori dell’Istituto San Raffaele e dell’Università di Milano-Bicocca sotto la guida di Angelo Vescovi, in collaborazione con l’Istituto Neurologico Besta, l’australiana University of Queensland, la StemGen Biotech e l’americana Johns Hopkins University. L'articolo, apparso su Nature, mostra la possibilità di fermare la crescita del gliobastoma multiforme (Gmb), una forma incurabile di tumore al cervello.

Il glioblastoma è responsabile di circa un terzo dei tumori cerebrali che colpiscono gli esseri umani, prevalentemente maschi in età matura. Il meccanismo scoperto dai ricercatori sarebbe capace di bloccare lo sviluppo di cellule tumorali nel cervello dei roditori, riuscendo così ad aumentare le loro possibilità di sopravvivenza. L’effetto è stato ottenuto trattando con particolari proteine, note come proteine morfogenetiche ossee (Bmp), alcune cellule staminali tumorali umane, poi iniettate negli animali. Sotto l’azione di queste proteine, i ricercatori hanno assistito prima all’arresto del processo di moltiplicazione delle cellule tumorali, poi alla loro trasformazione in cellule sane. Le proteine agiscono come delle chiavi in grado di attivare o disattivare i ricettori di membrana delle cellule tumorali. Lo studio mostra come le cellule staminali che danno luogo al glioblastoma sono regolate dagli stessi meccanismi che regolano le staminali sane del cervello.

Potrebbe trattarsi di un importante passo per identificare terapie mirate a colpire le sole cellule malate, senza intaccare quelle sane. Vescovi, tuttavia, è prudente nell’estendere automaticamente questi risultati agli esseri umani. Si prevedono almeno due anni prima di passare alle sperimentazioni cliniche.


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CONTRO UNA MANOVRA ECONOMICA GOVERNATIVA VISSUTA VITTIMISTICAMENTE.

>>Da: socialdemocratico
Messaggio 11 della discussione
Comunicato stampa Le considerazioni generali

Il Censis nel 40° Rapporto annuale apre la sua interpretazione con un messaggio ottimistico: la ripresa c’è, e potrebbe persino configurarsi come un “piccolo silenzioso boom”, se riusciamo tutti insieme a esprimere un impegno positivo in questi mesi invernali, superando non solo il pessimismo generalizzato, ma anche la dose di demotivazione che molti hanno maturato “contro” una manovra economica governativa vissuta vittimisticamente.
---------- CONTINUA --------- www.censis.it ---------

>>Da: Duetre21
Messaggio 11 della discussione
OH!! Sciocco SERVO del tuo PADRONE, potrei fornirti dei cuscinetti nuovi ed autolubrificanti per rimettere in funzione le rotelline grippate del tuo cervello, ma a te non servirebbero comunque, tanto non le useresti. Arrivano le sentenze in fotocopia, ma forse non ti sei accorto che già ad ottobre abiamo un PIL NEGATIVO (vuol dire meno - - -). Questo grazie ai Bersani,Visco,Tps ed ignoratume vario al governo. Certo i gloriosi debiti lasciati da voi nel 2001, raccontando di fantomatici risanamenti, erano cosa diversa da 37 miliardi di entrate in più, senza aumentare nessuna tassa nè nessuna nuova tassa introdotta; già ma da dove arriveranno? Allora non ci sono. Siccome non lo sapete (non mi meraviglio, siete sinistra) allora nascondete i soldi, e continuate a raccontare frottole.

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GIUNTA ELEZIONI DEL SENATO: RICONTARE BIANCHE E NULLE

>>Da: barbarella
Messaggio 33 della discussione
EVVIVA!!!!!!!!!!!

La giunta per le elezioni del Senato ha deciso all' unanimità il riconteggio totale delle schede nulle, bianche e contenenti voti nulli o contestati, a partire da sette regioni: Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia e Toscana. La decisione è stata presa all' unanimità dalla giunta, che ha deliberato di procedere al riconteggio.

Inoltre la giunta ha deciso di procedere alla revisione delle schede valide, custodite nei diversi tribunali, secondo una 'campionatura' che sarà decisa dai comitati di revisione schede, tenendo conto dei seguenti criteri: l'assenza del verbale o la notevole differenza tra i dati dichiarati sul verbale e quelli verificati sulla revisione; l'assenza di schede nulle e contestate; la presenza di rappresentanti di lista appartenenti a una sola coalizione o l'assenza nel seggio di rappresentanti di lista per ambedue le coalizioni. Nel caso in cui i risultati rivelino "scostamenti significativi" rispetto ai dati di proclamazione, si dovrà estendere la procedura di revisione delle schede anche alle altre regioni e alla circoscrizione estero.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 26 della discussione
Voto estero nel caos i conti non tornano in una sezione su 7

L’ammissione del magistrato Fancelli, presidente dell’Ufficio centrale competente: «Le operazioni sono state uno schifo»

Luca Telese

Sì, è vero: l’avevamo intuito, scritto. L’avevamo denunciato sul Giornale a maggio, con tutti gli strumenti in nostro possesso, quelli dell’inchiesta giornalistica. Nessuno se ne era curato. Poi, dopo sette lunghi mesi, la verità che avevamo documentato sul caos che ha dominato il voto degli italiani all’estero affiora come il relitto di un galeone dal fondo del mare, quando meno ce lo aspettavamo: errori, falsificazioni, conti alterati, scrutini celebrati senza regole. Schede annullate che non dovevano esserlo, e altre irregolari che sono state computate come se nulla fosse. Questo è stato lo scrutinio di Castelnuovo di Porto.
Ma stavolta a dirlo davanti a una commissione parlamentare - prima con le involuzioni della lingua burocratica amministrativa, poi inequivocabilmente - è il presidente dell’Ufficio centrale della commissione Estero, Claudio Fancelli. Fancelli è un magistrato serio, consapevole, esperto. E il suo racconto a Palazzo Madama è tanto scarno quanto onesto, tanto pacato quanto sconvolgente. L’incontro si svolge, senza clamore mediatico il 14 novembre. Il verbale stenografico (l’abbiamo letto solo ieri) è di 16 pagine, contiene dati a dir poco incredibili. In una sezione su 7 i conti non tornano. Ovvero: il 15% dello scrutinio è dichiaratamente inattendibile. E a dirlo è il massimo responsabile di quella votazione. Ecco il riassunto dello stesso Fancelli. Europa: «In 75 sezioni su 479 non è stato possibile parificare i dati, che presentano delle incongruenze». Africa-Asia-Oceania: «In 12 sezioni su 113 non è possibile parificare i verbali». E ancora: in America meridionale, «in 31 sezioni su 204 non è possibile parificare i verbali». Di più: «All’ufficio statistico della Corte risultano 67 verbali di consolato (67 sezioni) con problematiche ripianate come di consueto». Ovvero: taroccate nei verbali di seggio perchè i conti non tornavano. La prima domanda è: è stato un grande complotto? No. Ma è l’effetto di un sistema che a detta degli stessi tecnici, per via del voto postale, era impostato in maniera delirante fin dall’invio dei plichi, e chiuso in modo altrettanto incredibile da uno scrutinio assolutamente fuori misura, per rapporto fra personale dei seggi, condizioni logistiche e numero dei votanti. Non c’è stato dolo, o almeno nella maggior parte dei casi no. È bastato il sistema di voto. È lo stesso Fancelli ad ammetterlo, quando incalzato dal senatore di An, Filippo Berselli, esplode: «Dipende dal Parlamento modificare la norma. Diversamente, queste situazioni si verificheranno sempre, e ogni volta staremo qui a dire che le operazioni di voto degli italiani nel mondo sono uno schifo, che è successo di tutto, e chi più ne ha ne metta!». In qualsiasi altro Paese, se il massimo responsabile di uno scrutinio dicesse a una commisione parlamentare che le operazioni di voto sono state (e saranno) uno schifo si aprirebbe un watergate. Qui da noi è come se nulla fosse.
Ma i numeri che citiamo non dicono tutto, sono solo la punta di un iceberg. Perchè a parte i verbali in cui i conti palesemente non tornano, ce ne sono tantissimi altri - ammette Fancelli - «fatti con i piedi» (anche se magari i conti formalmente tornano). Quando poi risponde alla domanda - ovvia - su quanti siano, questi casi, il funzionar

>>Da: andreavisconti
Messaggio 27 della discussione
Berlusconi: sono convinto del successo alle elezioni. E rilancia sul voto all’estero: «Ci sono state assolute irregolarità»

Imploderà prima della fine della legislatura sotto il peso delle sue contraddizioni

Fabrizio de Feo

«Noi abbiamo il convincimento che abbiamo vinto noi: quindi bisogna ricontare tutte le schede perchè in una democrazia non si può assegnare una maggioranza per 24mila schede che sono lo 0,6 per mille». Silvio Berlusconi torna sulla questione calda del riconteggio. E parlando con i cronisti che lo attendono sotto la pioggia, mentre esce in auto dal portone principale di Palazzo Grazioli per recarsi a Milano, fa capire chiaramente che l’accordo raggiunto da maggioranza e opposizione nelle Giunte per le elezioni gli sta stretto. Il concetto espresso dal presidente di Forza Italia è chiaro: la semplice verifica delle schede bianche non dà garanzie sufficienti a fronte di un margine così ristretto. Per fugare ogni dubbio bisogna fare controlli scrupolosi e approfonditi su tutto.
Il leader di Forza Italia, poi, apre un altro fronte: quello del voto degli italiani all’estero. Una questione tornata prepotentemente alla ribalta dopo il j’accuse del presidente dell’Ufficio centrale per la circoscrizione Estero, Claudio Fancelli, che ha definito le modalità del voto «prive delle garanzie minime di trasparenza», ammettendo «molti errori materiali nell’attribuzione dei dati». Dichiarazioni, ovviamente, non sfuggite all’occhio di Berlusconi. «Nel voto agli italiani all’estero si sono registrate assolute irregolarità» ricorda l’ex premier. «Quindi noi dobbiamo assolutamente insistere: vanno ricontate tutte le schede elettorali».
Chiuso il capitolo «trasparenza e attendibilità del voto», Berlusconi torna sulla manifestazione del 2 dicembre e sulle prospettive dell’esecutivo in carica. Lo fa con una lettera pubblicata dal quotidiano il Messaggero. «Il governo imploderà, prima della fine della legislatura, sotto il peso delle sue contraddizioni» sostiene il leader del centrodestra. Berlusconi assicura che «si sta preparando, con l’impegno che da più di 12 anni dedichiamo al bene dell’Italia, per riprendere al più presto il filo spezzato il 9 aprile e completare il lavoro di ammodernamento dello Stato che abbiamo così ben iniziato». L’ex premier coglie l’occasione per ringraziare di cuore Roma e i suoi cittadini «per l’accoglienza che la città ha riservato alla grande manifestazione del popolo della libertà della scorsa settimana». «Un grazie di cuore - sottolinea il presidente di Fi - ai tantissimi romani che hanno partecipato, ma anche a quanti, impegnati nelle attività di ogni giorno, hanno accettato, con civile pazienza, gli inevitabili disagi creati dall’afflusso di 2 milioni di cittadini da ogni parte dell’Italia. I cittadini di Roma hanno compreso lo spirito di una manifestazione che è stata una grande festa di popolo». Secondo il Cavaliere «il popolo della libertà, oggi maggioranza nel Paese, ha sventolato le proprie bandiere e non ha dato alle fiamme quelle degli avversari politici; ha gridato i propri slogan e non ha bruciato nè auto nè fantocci. Ha gridato la sua protesta contro il governo senza eccessi, senza insulti, senza parole di odio e di divisione». Il popolo della libertà, afferma, «non accetta l’oppressione fiscale nè quella giudiziaria che le viene imposta da un governo di minoranza». Un governo, «dominato da una sinistra estrema e fondamentalista, che affonda le sue radici nella perver

>>Da: andreavisconti
Messaggio 28 della discussione
Cicchitto, vice coordinatore di Fi: la Cdl chiese subito di rifare i conteggi. Il voto all’estero è tutto da rivedere

Mario Sechi


Onorevole Cicchitto, sul voto estero emergono racconti da brivido. Ha letto la relazione del dottor Fancelli alla giunta delle elezioni del Senato?
«Sul voto estero, dobbiamo fare preliminarmente due autocritiche. La prima è sul tipo di legge, che come testimonia il dottor Claudio Fancelli, che si espone a brogli perchè è basato sul voto postale e con la posta ne sono successe di tutti i colori. Il secondo errore è politico, cioè l’idea di far tre liste, nell’illusione che ognuna di esse aggregasse chissà quali entità estranee alla Cdl e invece la loro somma ci avrebbe consentito di vincere, ma essendoci divisi abbiamo consegnato la vittoria all’avversario. Detto questo, da quello che dice il magistrato che ha presieduto il voto per gli italiani all’estero - una persona al di sopra delle parti - emergono due fattori: possono essersi formati brogli all’estero e una situazione di irregolarità durante lo spoglio a Castelnuovo di Porto».
Una prova ulteriore che il riconteggio al Senato, così come concepito, è insufficiente?
«Questo vuol dire che è molto molto parziale quello che abbiamo ottenuto al Senato. Anzi, assistiamo al tentativo della maggioranza di limitare al massimo i danni, facendo l’esame sulle nulle e bianche e a campione sulle valide. Il voto degli italiani all’estero dopo quello che abbiamo letto, è assolutamente da rivedere in toto».
La legge sul voto all’estero dovrà essere riscritta?
«Deve essere eliminato il voto per corrispondenza che si espone a tutte le irregolarità possibili e immaginabili».
Negli Stati Uniti è stato sperimentato con successo e oggi è prassi normale.
«Noi invece l’abbiamo sperimentato con insuccesso. Probabilmente il voto che funziona è quello che viene svolto nelle sedi diplomatiche. L’elettore si presenta e vota».
Il Senato è delegittimato?
«In queste condizioni e con il voto decisivo dei senatori di diritto a vita - non voglio riaprire la polemica, ma quell’istituto fu concepito in altri tempi, non c’era il sistema bipolare - il Senato è in condizioni precarie».
Il senatore della Margherita Antonello Soro dice che la richiesta di Berlusconi è «delirante».
«È arrogante l’osservazione di Soro. Vorrei vedere se le parti fossero rovesciate quello che sarebbe avvenuto dopo la proclamazione dei voti. Avremmo avuto manifestazioni di piazza e operazioni come quella che ha cercato di fare Deaglio».
Come mai la Cdl non ha insistito per chiedere subito il riconteggio del voto estero?
«È stata richiesta, ma in realtà la verifica doveva essere attivata da una magistratura che invece ha voluto chiudere la partita».
Il cammino di Prodi, alla luce di quello che emerge, è ancora più difficile?
«Dobbiamo essere onesti: la manifestazione del 2 dicembre ha avuto come motori Berlusconi, i partiti della Cdl che hanno aderito e... Prodi. A Prodi va dato quel che è di Prodi».
E a chi lo segue?
«L’esempio più clamoroso è quello di Mirafiori: i sindacati pagano a duro prezzo il fio di esser diventati cinghia di trasmissione del governo. Un altro po’ e venivano presi a sediate».
Se dal riconteggio delle schede emergono anomalie consistenti che succede? Si rivota?
«Si fa il Parlamento sulla base del nuovo risultato elettorale. Le nuove elezioni potrebbero essere una conseguenza successiva. Io non faccio mai fughe in avan

>>Da: andreavisconti
Messaggio 29 della discussione
«Tanti elettori senza diritto»

Alle elezioni politiche dello scorso aprile alcuni giovani della zona di Frosinone avrebbero votato nonostante non avessero ancora compiuto 25 anni, l'età richiesta per partecipare alla consultazione per il Senato. È quanto ha pubblicato ieri in un servizio il «Quotidiano di Frosinone e provincia». Il giornale diretto da Franco Bonan ha fatto ieri il suo esordio in edicola pubblicando un’inchiesta dal titolo «Senato, ombre sul voto». Nell’articolo si afferma che questa irregolarità sarebbe stata confermata da alcuni presidenti di seggio.

IL GIORNALE

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Successioni e Pacs, un rinvio scongiura la rottura nell'Unione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 14 della discussione


''Governo e Parlamento stanno giocando a rimpiattino con i diritti civili di milioni di persone che vivono in famiglie non sposate, fra cui quelle lesbiche e gay. Di rimando in rimando, si anagrammano in modi diversi le famose sette righe del programma dell'Unione e si allontana nel tempo qualunque misura concreta a favore delle famiglie non tradizionali''. Così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta il ritiro dell'emendamento governativo sull'abolizione delle tasse di successione anche per i conviventi deciso oggi dalla cabina di regia di maggioranza e governo sulla Finanziaria. "Confermata l'apartheid delle coppie di fatto. Al Senato hanno vinto i clericali" dice il deputato dell'Ulivo Franco Grillini. "Le unioni civili, sono argomento prioritario nel programma dell'Unione e lo stralcio dell'emendamento dimostra ancora una volta quanto il centrosinistra sia ostaggio dell'ala più oltranzista del cattolicesimo italiano, i cosiddetti teodem" dichiara il deputato di Rifondazione comunista Vladimir Luxuria. Ma non è questa una lettura condivisa da tutta l'Unione. Il governo ha deciso infatti di sostituire il ritiro delle misure sui conviventi dall'emendamento sulla tassa di successione con un ordine del giorno in cui si impegna a varare un disegno di legge che regolamenti le unioni di fatto. ''Bene l'ordine del giorno che sancisce in Parlamento l'impegno del governo e della maggioranza a dare al paese una legge saggia e condivisa che riconosca diritti e doveri delle coppie di fatto, eterosessuali e omosessuali'' è quanto infatti dichiara il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 12 della discussione
La Cdl difende la Costituzione: serve un’intesa laici-cattolici

Anna Maria Greco

Difesa della famiglia, innanzitutto. Ma aperture alla discussione sui diritti individuali nelle unioni di fatto. Dopo il sasso sui Pacs lanciato dal ministro per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini e la dura reazione del Vaticano, nel centrodestra sembrano prevalere le voci anche cattoliche che cercano un’alleanza con quei settori dell’Unione contrari alla deriva zapaterista, senza escludere però una regolamentazione delle convivenze.
Tutto sta nell’intendersi sull’obiettivo da perseguire. Lo fa capire il leader Udc Pier Ferdinando Casini, che parla di una possibile battaglia comune con il vicepremier Francesco Rutelli della Margherita e le forze del centrosinistra con le quali si trovò un accordo trasversale per la fecondazione assistita.
Lo dice anche Francesco Storace di An, che raccomanda di cercare un’intesa con il ministro Dl della Famiglia Rosy Bindi, secondo la quale una legge è urgente per gli omosessuali più che per gli etero.
«Non ho pregiudizi - spiega Casini, in un’intervista al Corriere della Sera - sulle coppie di fatto, anche omosessuali. Ma una cosa è dire sì a diritti, altro è il parallelismo con la famiglia». E Storace dice al Messaggero che il disegno di legge della Pollastrini va esaminato «con obiettività e senza «paraocchi», cogliendo l’occasione per dimostrare che An rappresenta «una destra moderna».
In Forza Italia c’è chi consiglia il dialogo, più che l’opposizione oltranzista al progetto governativo. Ma il coordinatore nazionale azzurro, Sandro Bondi, avverte: «Oggi la sfida politica e culturale più alta e più impegnativa, che non ha nulla a che fare con le tradizionali divisioni del passato, è quella che vede uniti laici e cattolici in difesa dei principi fondamentali della Costituzione in materia di famiglia e contro la cultura dell’individualismo libertario in nome di una diversa concezione della libertà».
Il vicepresidente dei deputati di Fi, Enrico La Loggia, invoca invece un fronte comune dei parlamentari cattolici, quando il ddl Pollastrini sarà presentato alle Camere, «per scongiurare ogni forma di attacco al valore della famiglia così come sancito e tutelato dalla Costituzione». Anche Francesco Pionati dell’Udc rinnova l’invito ai cattolici dell’Unione per una battaglia comune contro i Pacs. Una proposta di legge già depositata alla Camera con le firme dell’azzurro Dario Rivolta, di altri deputati di Fi e An, si propone di trovare una soluzione che affronti «sia i giusti e naturali diritti delle coppie di fatto etero o omosessuali e nello stesso tempo salvaguardare il concetto di famiglia, così come provato dal senso comune italiano». È netto il «no ai Pacs alla Pollastrini» di Riccardo Pedrizzi di An. Per lui, «equiparare o anche solo assimilare la famiglia costituzionalmente intesa alle libere e private, convivenze è una profonda ingiustizia e discriminazione sociale nei confronti di chi si assume di fronte alla società e allo Stato una responsabilità, un impegno e un dovere definiti».
Non aiutano il sereno confronto le dichiarazioni del ministro della Salute, Livia Turco, che si ribella alle «minacce» del Vaticano sui Pacs. Parole «improprie» contro la Chiesa che fa il suo dovere, obietta Casini. E Storace sottolinea: «Mistificare come minacce le legittime opinioni della Chiesa significa sbarrare irresponsabilmente la strada al dialogo su un argomento delicatissimo. E conferma che

>>Da: andreavisconti
Messaggio 13 della discussione
Il leader della Quercia si affanna a rassicurare il Vaticano: «Non vogliamo sradicare la famiglia». Ma la Turco attacca: «Inaccettabili censure»

E Grillini lo contesta sui contenuti: in Europa ci sono norme molto più radicali di quelle ipotizzate da noi

Francesca Angeli

«L’Unione non vuole sradicare la famiglia». A dirlo è Piero Fassino al quale ancora una volta tocca l’ingrato compito del mediatore all’interno della coalizione. Nel tentativo di recuperare i rapporti con l’ala cattolica dei teodem senza allo stesso tempo irritare troppo la sinistra radicale.
Un tentativo che appare disperato soprattutto dopo che su un centrosinistra già sgretolato è piombata la severa condanna del Vaticano che giudica inaccettabile e pericolosa la proposta di riconoscere i diritti delle coppie di fatto. L’intervento dell’Osservatore Romano è stato criticato da parte della sinistra come una indebita ingerenza. Il ministro della Salute, Livia Turco, sceglie parole durissime. «È inaccettabile che un intervento teso a eliminare discriminazioni meriti minacce e censure», dice la Turco. Una reazione molto diversa da quella del segretario della Quercia che, al contrario della Turco, si affretta a rassicurare la Chiesa e allo stesso tempo cerca di ricomporre l’alleanza dando un contentino all’ala laica e uno a quella cattolica. Oltretutto ancora una volta si registra una divergenza tra la dalemiana Turco e il segretario. Come già era accaduto quando la consorte di Fassino, Anna Serafini, aveva votato in Senato contro il decreto Turco che raddoppiava la quantità di cannabis destinata ad uso personale.
In Vaticano, dice Fassino, c’è «la preoccupazione che noi si voglia equiparare in toto qualsiasi forma di convivenza alla famiglia basata sul matrimonio» ma assicura il leader ds rivolto anche ai suoi alleati cattolici: «noi non abbiamo questo obiettivo». Dopo la rassicurazione per i teodem arriva subito dopo però il contentino per i fautori dei Pacs. Infatti Fassino dice: «Proponiamo di introdurre in Italia quello che in tanti Paesi europei è in vigore da molti anni». E allora di che si parla se non dei Pacs, i patti civili di solidarietà in vigore in Francia? In molti altri Paesi europei infatti è già ammesso proprio il matrimonio fra omosessuali, come ricorda il diessino Franco Grillini. «Si parla di Pacs e di unioni civili in Italia ma spesso ci si dimentica che nella maggioranza dei Paesi europei sono già in vigore da tempo legislazioni assai più radicali di quelle attualmente in discussione alla commissione Giustizia della Camera dei deputati», sottolinea Grillini. Insomma, se i Pacs sono troppo per la Chiesa e gli alleati cattolici della Margherita, dell’Italia dei Valori e dell’Udeur sono invece troppo poco per Grillini e la sinistra radicale.
Fassino poi tende la mano pure al ministro di Giustizia, Clemente Mastella. Proprio il leader dell’Udeur infatti ha più volte ribadito, in aperta polemica con il ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini, che non deve essere il governo a presentare un ddl sul tema coppie di fatto. «Diciamo no a una preoccupante deriva anticlericale e ribadiamo che non ci sono le condizioni per un’iniziativa del governo sulle unioni di fatto - dice il Guardasigilli -. Serve piuttosto un’iniziativa parlamentare e in quella sede ci andremo a misurare».
E in effetti Fassino pare condividere questa prospettiva. «Come ha detto il presidente Napolitano la politica deve avere la capacità di creare

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Padoa Schioppa usa i “conti dormienti” per assumere i precari

>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione

«Nella riunione di questa mattina con il ministro Padoa-Schioppa è stato formalizzato l’accoglimento dell’emendamento che porterà all’assunzione a tempo indeterminato dei precari delle pubbliche amministrazioni anche attraverso l'utilizzazione dei cosiddetti "conti dormienti", cioè di quei conti che da quindici anni giacciono nelle banche e non vengono più richiesti dai legittimi proprietari». Lo afferma la senatrice Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci a palazzo Madama. “Abbiamo elaborato – ha spiegato l’esponente del Pdci - una serie di clausole in grado di permetterne l'utilizzo. In questo modo saranno regolarmente assunti, attraverso piani triennali straordinari, circa 300-350mila lavoratori, molti dei quali precari da più di dieci anni. E’ per me e per il mio gruppo motivo di grande soddisfazione. La Finanziaria acquisisce così uno spessore sociale rilevantissimo, dà risposte concrete a migliaia di lavoratori, consente loro di uscire da una condizione di incertezza che rendeva impossibile la programmazione della propria vita. Il “fondo per la stabilizzazione dei precari” verrà attivato attraverso il confronto con le organizzazioni sindacali. D’altronde era da molto tempo che i sindacati della Funzione pubblica chiedevano l'istituzione di un fondo che consentisse di superare la precarietà del lavoro”.
"Non ritengo sia opportuno utilizzare anche i cosiddetti "conti dormienti" per la regolarizzazione dei precari della pubbliche amministrazioni". A dichiararlo è il presidente del gruppo "Per le Autonomie", senatore Oskar Peterlini, dopo la notizia, battuta dalle agenzie di stampa, circa un accordo tra il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e la capogruppo dei Verdi-Pdci, Manuela Palermi, per destinare i fondi dei 'conti dormienti' per l'assunzione a tempo indeterminato di circa 350mila precari .

>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione

Ma questo governo non doveva ottimizzare e ridurre l'organico statale e parastatale gia' decisamente anomalo?
Però in effetti, considerando che la prima cosa e' stata aumentare le poltrone a palazzo, non ci si puo' mica aspettare che riducano il resto del carrozzone.
Andrea


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Omicidio del benzinaio, esce il complice del killer

>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione
Scaduti i termini di custodia: libero da oggi Elia Di Domenico, 19 anni, condannato a nove anni

Due anni fa aveva partecipato, minorenne, alla rapina ad un distributore di Lecco, rapina che era costata la vita a Giuseppe Maver, benzinaio. Questa mattina, alle 9.45, le porte del carcere minorile Beccaria si apriranno per ridargli la libertà. Grazie all’ennesimo cavillo di una giustizia che fa acqua da tutte le parti: già condannato in primo e secondo grado a più di 9 anni di carcere, Elia di Domenico, oggi 19enne, era ricorso in Cassazione, ma la Corte non ha ancora istruito il processo d’appello e nel frattempo sono scaduti i termini di carcerazione. Così il ragazzo, che nel frattempo è diventato maggiorenne, può lasciarsi alle spalle il carcere e, in teoria, potrebbe rendesi irreperibile. Ancora una volta i tempi della giustizia si sono rivelati troppo lunghi e ancora una volta la certezza della pena si è trasformata in un miraggio.
Giuseppe Maver fu ucciso con un colpo di pistola al cuore il 25 novembre 2004 sotto gli occhi della moglie, davanti alla sua stazione di servizio. A colpirlo due giovani di 17 e 18 anni, autori di una tentata rapina ai danni del distributore di benzina della vittima. Erano le 18:45 e i due malviventi si erano avvicinati per rubare l’incasso della giornata. Secondo le ricostruzioni dei carabinieri i due rapinatori avevano minacciato con una pistola Giuseppe Maver. Lui aveva cercato di reagire e si era rifiutato di consegnare i soldi. Il 18enne allora aveva sparato un primo colpo di pistola al cuore. La moglie, in stato di choc, aveva ricostruito quei terribili secondi tracciando l’identikit dei due giovani e fornendo uno degli elementi che portarono all’identificazione dei killer. Il 17enne, Elia di Domenico, originario calabrese ma residente a Malgrate (Lecco), pressato dai continui interrogatori, due settimane dopo la tragica vicenda si era presentato in caserma con i genitori ed un avvocato e aveva confessato. Era stato poi trasferito al carcere minorile Beccaria di Milano. Davide Ciancaleoni, il killer esecutivo, all’epoca dei fatti 18enne, messo alle strette, aveva confessato a sua volta. Portato nel carcere di Bassone di Como era stato condannato per l’omicidio del benzinaio. Per lui si aprirà il 21 febbraio, davanti alla 1°sezione della Corte d’Assise d’appello di Milano, il processo di secondo grado dopo una prima condanna a 20 anni. Giuseppe Maver, militante della Lega, 61 anni, era conosciutissimo a Lecco dove aveva l’attività e a Caloziocorte, dove risiedeva, per le iniziative di volontariato e come rappresentante della Pro Loco.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Non mi stupisco di niente, lo sappiamo come funziona la giustizia italiana.
Andrea

>>Da: er Drago
Messaggio 5 della discussione
Io sapevo che alcuni reati (come l'omicidio) non si prescrivono o comunque avevano tempi di prescrizione altissimi (30-50 anni) 2 anni sono ridicoli!


>>Da: Adolfo
Messaggio 6 della discussione
Ma se hanno fatto scadere i termini per l'arresto di uno dei piú pericolosi capi cammoristi e l'hanno rimesso in libertá cosa ti aspetti?
A.

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Bologna, Prodi contestato al Motor Show

>>Da: felice
Messaggio 30 della discussione
Il popolo ama Romano, nuova contestazione..


BOLOGNA - Il Presidente del Consiglio Romano Prodi è stato accolto da contestazioni e fischi dagli spettatori del Motor Show di Bologna.

Il Presidente del Consiglio aveva accolto l'invito del presidente della Promotor, la società organizzatrice del Motor Show, Alfredo Cazzola, a visitare il salone in corso nel quartiere fieristico di Bologna.

Appena entrato nell'area, accompagnato dalla scorta, nei confronti di Prodi è partito qualche fischio. Quando il premier è arrivato tra gli stand, i fischi e le contestazioni sono aumentate e Prodi è stato costretto a rifugiarsi nei locali del blocco servizi della manifestazione, scortato da Cazzola e da numerosi agenti delle forze dell'ordine, che hanno formato una barriera di protezione per evitare problemi di sicurezza.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione

Il premier, contestato al Motorshow, minimizza l’episodio: «Solo propagandisti maleducati, il Paese è in una situazione penosa»

Laura Cesaretti

Di fischi, lazzi e contestazioni ne ha già sentiti parecchi, nei suoi primi sette mesi a Palazzo Chigi. Ma forse Romano Prodi non se li aspettava nella sua Bologna, di domenica, e ad una manifestazione che di politico non aveva nulla come il Motorshow.
E che le proteste che lo hanno accolto ed inseguito ieri pomeriggio siano un campanello d’allarme lo riconosce anche lui, che a sera sfoga la propria amarezza in una lettera al quotidiano della sua città, il Resto del Carlino. L’ha presa proprio male, il premier: «Dobbiamo davvero chiederci perché una società moderna e democratica è arrivata a tanto», denuncia accorato. C’è da capirlo: non ha fatto nemmeno in tempo ad arrivare in visita pastorale ai padiglioni, accompagnato dal patron della fiera automobilistica Alfredo Cazzola, che è partito un coro di «buffone, buffone», «abbasso le tasse», «vattene a casa». E pure qualche «mortadella!». Il premier ha tirato dritto, ma le proteste lo hanno inseguito anche dentro, tra gli stand, aumentando fastidiosamente in volume e intensità. Tanto che Prodi è stato costretto a rifugiarsi nei locali del blocco servizi della manifestazione, scortato da un indignato Cazzola («In 31 anni di salone non era mai accaduto, è stato un coro infame e organizzato») e da numerosi agenti delle forze dell’ordine, che hanno formato una barriera di protezione per evitargli problemi di sicurezza. «Un attacco di propagandisti - ha denunciato ai cronisti - non ho sentito contenuti ma solo insulti e agli insulti non si risponde. Guai se la democrazia si ferma davanti agli urli organizzati».
Ma il momento peggiore doveva ancora arrivare. Ripresa la visita (scortata), Prodi, in golf celeste e giubbino domenicale, è finito sul palco dove Red Ronnie presentava un concerto del cantante Gianluca Grignani. Ma l’accoglienza del pubblico è stata pessima. Racconta Red Ronnie: «Quando il premier è arrivato gli ho spiegato che non c’è spazio per la creatività giovanile, che serve una legge sulla musica e bisogna rivedere l’Iva sui cd. Pensavo rispondesse almeno “hai ragione, proviamoci”, invece ha preso il microfono e ha detto: “siamo qui per divertirci, non per fare politica”». A quel punto è scoppiata la buriana: «Sono partiti molti fischi e ho preferito chiedergli di ascoltare una canzone di Grignani. Speravo in un suo intervento dopo, ma lui ha ribadito “sono qui per divertirmi” e allora gli ho tolto il microfono. Lo vedevo imbarazzato».
Imbarazzato e anche parecchio irritato, visto che il premier se ne è andato a casa, ha preso carta e penna e ha scritto al Carlino, lamentando la «penosa situazione - non posso che definirla così - in cui ormai il nostro Paese si ritrova a vivere la quotidianità. O bianco o nero, o sì o no, o con me o contro di me. Il tutto avvelenato dalla maleducazione, dal sensazionalismo delle dichiarazioni che fanno magari titolo per poche ore e poi spariscono nell’oblìo del frullatore mediatico». Non ci sta, Prodi, e se la prende con «i dietrologi di professione» che «hanno subito cercato di legare Bologna a Mirafiori, i fischi ad un giudizio politico, gli insulti a una delegittimazione personale» nei confronti suoi e del suo governo. Ma non è affatto così, assicura il premier: «Ad una quarantina di esagitati si sono contrapposti i saluti e le strette di mano di centinaia di persone. E ho pro

>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione
Il travaso di bile è evidente.
Andrea

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 9 della discussione
Solo 40 contestatori?
Dunque, aggiorniamo un po le categorie scese in piazza o che hanno contestato duramente il governo e la finanziaria fino a questo momento.
Tassisti
Farmacisti e Federfarma
Avvocati
Medici
Notai
Studenti (ma non doveva essere un governo amico?)
Università e ricercatori
Pubblico impiego
Autoferrotranvieri
Geologi
Metalmeccanici
Sindacati (incredibile!)
Esponenti del governo (sempre più incredibile!)
Pubblico dell'Arena di Verona
Visitatori del Motorshow di Bologna
Dimentico qualcuno?

>>Da: Duetre21
Messaggio 10 della discussione
Pompieri (vigili del fuoco) Polizia Corpo forestale Carabinieri

>>Da: er Drago
Messaggio 11 della discussione
Se facciamo l'elenco delle critiche al governo Prodi, non basterebbe l'intero forum della nostra comunità...
Attendiamo la sua IMPLOSIONE, sperando che nel frattempo, non faccia implodere l'Italia.

>>Da: Il giaguaro
Messaggio 12 della discussione
Va nel luogo culto dell'automobilista sportivo, quello per intenderci che l'ha preso sonoramente in quel posto con l'incremento del bollo dell'auto, e pensa anche che non lo mandino a quel paese o che sia una claque organizzata? Veramente GROTTESCO!

>>Da: Duetre21
Messaggio 13 della discussione
Dopo 5 anni che lui ed i suoi amici hanno sparlato di tutto e di più, sempre attenti a non usare la ragione ma soltanto slogan ad effetto si ritrovano con quello che hanno seminato. Si può dare del buffone al presidente del consiglio? Eccoli serviti, ma ora piangono i poverini!!!! Se lo incotro io un bel treppiede glielo tiro di sicuro, tanto si può.

>>Da: aquilanera
Messaggio 14 della discussione
Prodi ha detto che sono manifestazioni di affetto..nel senso che lo "faremmo a fette" volentieri, il mortadellone.

>>Da: Adolfo
Messaggio 15 della discussione
Imbarazzato e anche parecchio irritato, visto che il premier se ne è andato a casa, ha preso carta e penna e ha scritto al Carlino, lamentando la «penosa situazione - non posso che definirla così - in cui ormai il nostro Paese si ritrova a vivere la quotidianità. O bianco o nero, o sì o no, o con me o contro di me. Il tutto avvelenato dalla maleducazione, dal sensazionalismo delle dichiarazioni che fanno magari titolo per poche ore e poi spariscono nell’oblìo del frullatore mediatico».

Io penso davvero che quel pover'uomo non si renda conto di quello che dice.
La quotidianità, per 5 anni, sui giornali che ne hanno appoggiato la candidatura, è stata quella della contrapposizione frontale.
Ed ora se ne lamenta.
A.

>>Da: Paolo
Messaggio 16 della discussione
E grottesco è chi lo difende, chi cerca di minimizzare questo malcontento, chi cerca di negare la magnifica manifestazione di sabato scorso, chi cerca di nascondere il fallimento di questa "maggioranza", chi difende questa orripilante finanziaria che, tra le tante fandonie, invece di colpire i SUV dei ricchi, come favoleggiato, colpisce l'operaio che non puo' permettersi l'auto nuova euroqualchecosa.
E ci si stupisce che ormai ogni occasione pubblica sia sfruttata dalla gente per contestare? (vedi anche Mirafiori e la faccia verde di Epifani)
La gente è furiosa e la furia aumenterà quando tutti vedranno gli effetti chela finanziaria avrà sulle nostre tasche l'anno prossimo. Su tutte le tasche.


>>Da: Paolo
Messaggio 17 della discussione
Negare, negare sempre anche l'evidenza.
Secondo me ha fatto un corso per mettere su una faccia tosta cosi'.

>>Da: Elios8943
Messaggio 18 della discussione
Prodi è proprio bacato. Se il paese si trova in una situazione penosa il merito è suo e dei quattro baluba che lo circondano e gli danno retta.
ROMANO fai un favore a te e a noi, se questo paese ti fa pena VATTENE!!!!!!!!!!

>>Da: Veronica
Messaggio 19 della discussione
Prodi per non essere contestato e deriso per quello che fa e che e', dovrebbe andare in Antartide.
Very


>>Da: massimo
Messaggio 20 della discussione
Non ci vuole un gran cervellone per tradurre lo sfogo di una folla di giovani. Anche se il professore ha cercato disperatamente di strumentalizzare facendo passare la folla per un gruppo organizzato.
Io vado da anni al Motor Show e non dico cosa nuova dicendo che la maggior parte degli spettatori e' patita di motori in genere; quello che e' successo a Bologna e' stata una protesta diretta verso la "pagliacciata" dei bolli auto.
Purtroppo anche sul bollo auto (come in tutto il resto) il governo doveva "far piangere i ricchi" Son partiti con la tassazzione sui SUV per poi svoltare (visto che c'era poca resa) e toccare tutti fino al signor rossi che non si puo' permettere l'auto euro 4. La maggior parte dei giovani che ha protestato ha sicuramente una piccola sportiva e di conseguenza sono i piu' toccati dai rincari.


>>Da: ilgattomammone
Messaggio 21 della discussione
Settimana orribilis per Prodi..prima la manifestazione del centrodestra, poi la pesante contestazione ai sindacati confederali a Mirafiori, accusati di servilismo nei confronti del suo governo, poi gli insulti NELLA SUA CITTA', Bologna.
Non si può certo dire che il popolo stia dala sua parte, anzi, si può dire che il popolo ha capito da che parte sta Prodi, e cioè dalla parte delle banche e delle multinazionali.

>>Da: ruggero
Messaggio 22 della discussione
Radames, fischiato, lascia il palco l'Aida va avanti col sostituto.

Dai Romano prendi esempio!!

>>Da: Ada
Messaggio 23 della discussione
Quello che mi lascia perplessa è che un Presidente del Consiglio venga fischiato sonoramente e lui continui a sorridere.

>>Da: santana
Messaggio 24 della discussione
Dopo tutte le legnate politiche e sociali che ha avuto ultimamente, lo si può capire poveretto.

>>Da: ilcorsaro
Messaggio 25 della discussione
A questo punto potrebbe fare un'altra seduta spiritica, chissà che lo spirito di La Pira lo aiuti a rinsavire.

>>Da: baffo
Messaggio 26 della discussione
D'altra parte, poveretto, ne ha di problemi.
La popolarita' del governo e' ai minimi termini ,dal dopoguerra ad oggi nessun governo era stato così sotto tiro in termini di popolarità, le mine sotto la sua maggioranza si moltiplicano, da gennaio attendono al varco i Pacs, le riforme, il riconteggio delle schede, il referendum elettorale.

>>Da: Leo
Messaggio 27 della discussione
Ma come si permette questo signore ad insultare gli italiani, prima erano pazzi, ora penosi.
Ma si guardasse lui ed il suo sgangherato governo!

>>Da: malibù
Messaggio 28 della discussione
Dato che viviamo in maniera penosa quotidianamente, perche' non se ne va altrove? Eppure l'avevamo mandato in Europa pur di non far disastri nel nostro Paese, ma ce l'hanno rispedito subito al mittente.


>>Da: Maggye
Messaggio 29 della discussione
Certo che in pochi mesi ne ha dette di idiozie, ma fra tutte la mia preferita rimane ancora quella relativa alle guardie svizzere che avrebbero dovuto proteggere il Papa in Turchia.


>>Da: cassiopea
Messaggio 30 della discussione
Quella rimane insuperabile, anche se dalla Cina esternava mica male!

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La ricerca del Santo Graal di Amato

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Se leggete le interviste dei vari leader di partito sull’attuale momento politico, vi accorgerete di non aver capito niente. E non siete i soli. L’ultimo monumento a questo smarrimento di massa è l’intervista di Giuliano Amato rilasciata ieri a Repubblica. L’ex numero due del partito di Bettino Craxi lancia il suo grido di dolore. Avanza, dice, l’onda populista e dell’antipolitica che può travolgere la democrazia italiana. Sono dieci anni che questo «tifone» soffia sul nostro Paese con venti a duecento chilometri l’ora, ed Amato se ne accorge solo ora. Complimenti! Amato finalmente scopre che il sistema politico italiano sta implodendo e che il governo, di cui fa parte, si sta avvitando sotto una salva di fischi per una Finanziaria stupida e dispotica. La cosa più grave, però, non è la sua presa d’atto tardiva. È la sua idea che a tutto questo si può porre rimedio con il Partito democratico, l’araba fenice di una stagione politica alla frutta.
Questo Partito democratico, secondo Amato, dovrebbe svolgere «una funzione storica in attesa che arrivi un nuovo soggetto politico» (sic!). Ancora complimenti. Ma se non è un soggetto politico, cosa mai sarà allora il Partito democratico? I suoi corifei, da Fassino a Rutelli, sanno solo dire dei no. Non moriremo socialisti, non siamo più democristiani, non vogliamo essere liberali, ci dicono ogni giorno. Insomma, chi siete? È possibile che in Europa gli italiani siano i soli ad avere trovato il Santo Graal della nuova giovinezza, cancellando tutte le identità politiche che governano il Vecchio Continente? Tutti sanno che non è vero, ma nessuno lo dice.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il lessico nuovo, come si sa, è magico, mentre le vecchie etichette sanno di stantio. Ed è così che il Paese si sta consumando. Nella sua intervista Amato, inoltre, non affronta il cuore del problema italiano, e cioè quel sistema maggioritario che ha rotto lo specchio della società italiana, mandandola letteralmente in frantumi. Una legge elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento darebbe all’Italia un sistema con non più di cinque o sei partiti, ciascuno dei quali collegato alle grandi famiglie politiche europee. E in un libero Parlamento si formerebbero le alleanze necessarie per tirare il Paese fuori dalle secche. Amato è persona culturalmente attrezzata e non può non sapere che non è possibile scambiare un’identità politica con un «programmismo» da centro studi, perché il Paese non tiene.
Lo sta dimostrando in maniera drammatica l’attuale governo, che pure è nato sulla base di ben 300 pagine di programma. Siamo, ad esempio, l’unico Paese occidentale ad avere un presidente del Consiglio senza un suo partito. Altrove, i Blair, le Merkel, gli Zapatero e tutti quanti gli altri sono primi ministri perché capi del maggiore partito del loro Paese. E le loro società, infatti, non sono andate in frantumi. Di tutto ciò dovrebbe rendersi conto anche quell’intreccio tra finanza e informazione che in questi anni, in sintonia con alcuni circoli culturali americani, ha ritenuto di dover abbattere il primato della politica cancellando le sue radici e sostituendolo con l’oscuro potere dell'élite economico-finanziaria, senza rendersi conto che così il Paese andava alla rovina. E il tempo che ci resta, adesso, è davvero poco.
Paolo Cirino Pomicino

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Brogli e imbrogli

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

La reazione di stizza infuriata alle dichiarazioni di Berlusconi secondo cui è arrivato il momento di ricontare tutte le schede, specialmente dopo aver accertato il porcaio avvenuto nelle sezioni estere, nasconde il panico della sinistra che si scatena in manifestazioni di rabbia fuori controllo. In una democrazia compiuta, specialmente bipolare, di fronte ad un risultato fin dall’inizio sospetto, nessuno dovrebbe risentirsi se si chiede di accertare quale fosse la vera volontà.
Tutto è nato ieri quando Berlusconi, letto il resoconto stenografico della seduta del 14 novembre della Giunta delle elezioni del Senato che ascoltava il dottor Claudio Fancelli, presidente dell’ufficio centrale per la circoscrizione Estero, ha pubblicamente e definitivamente denunciato la validità dello spoglio elettorale e chiesto di ricontare le schede. Tanto per dare un’idea, trascriviamo un frammento di quel che Fancelli ha detto a verbale: «Se lui (il presidente del seggio) si organizza in maniera diversa dai regolamenti previsti, cioè prende un pezzetto di carta e scrive a mano, tot preferenze a Tizio, tot preferenze a Caio, tot preferenze a Sempronio, poi alla fine prende la tabella di scrutinio e traccia una riga fino al numero totale, non ci possiamo fare niente». Si conferma poi che decine di migliaia di schede non sono mai state recapitate agli elettori ma che sono state comprate e votate da altri: un porcaio che completa il quadro già tante volte illustrato sul Giornale in questi mesi. Nulla di simile era mai accaduto in quasi sessant’anni di democrazia.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il conteggio finale dei voti in aprile dimostrò peraltro che se non ci fosse stato il voto all’estero la Casa delle Libertà avrebbe stravinto in Italia e adesso è certo che la differenza di voti raccolti all’estero nasconde ogni genere di truffa e irregolarità.
Ricordiamo che il presidente del Consiglio Berlusconi fu tentato di chiedere la riconta immediata delle schede, ma gli fu risposto che in Italia per legge bisogna contentarsi di contare quel che è scritto sui verbali. Berlusconi si informò allora se fosse possibile varare un decreto legge che autorizzasse la riconta delle schede, ma i suoi consiglieri gli dissero che un tale gesto sarebbe stato considerato quasi un colpo di Stato. Berlusconi si piegò ma restò convinto, secondo noi con piena ragione, che il risultato fosse falso. Nel frattempo, il mondo antiberlusconiano urlava all’unisono che il leader di Forza Italia doveva sbrigarsi ad «ammettere la sconfitta», allo scopo di ratificare il fatto compiuto con il consenso della vittima. Berlusconi disse che avrebbe atteso con pazienza i risultati delle inchieste.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Adesso sono arrivati i rapporti sui brogli all’estero e appaiono evidenti i saccheggi di schede, voti e preferenze usati per ribaltare il risultato del voto: in Italia aveva vinto il centrodestra, ma attraverso i brogli all’estero era possibile assegnare egualmente la vittoria all’Unione. Ecco dunque che una gigantesca battaglia per la democrazia e la libertà passa di nuovo attraverso la battaglia per la verità dei fatti.
Postilla personale. Uscendo da un linciaggio prefabbricato, suggerisco a Silvio Berlusconi che il famoso Dvd di Deaglio vada visto come un attacco preventivo per assorbire lo choc dei veri brogli, così come l’infame ancorché fallita campagna contro di me e la Commissione Mitrokhin è stata scatenata allo scopo di rendere inutilizzabile quanto Alexander Litvinenko ha lasciato inciso, ora che di fronte a tutto il mondo è un martire e un eroe. Due casi, stessi metodi.
Paolo Guzzanti


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Dissoluzione dei limiti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Per prima cosa neghiamo che il riconoscimento delle coppie omosessuali sia una questione che riguarda i cattolici, o soprattutto i cattolici. Riguarda tutti noi, anzi soprattutto i laici. La sopravvivenza della specie umana, la più debole per natura fra tutte le specie, è affidata per prima cosa al pensiero, al suo sistema logico, alla capacità di comprendere le leggi che reggono l'universo usandole per costruirsi un ambiente funzionale ai suoi bisogni primari. La formazione di una «società» è uno fra i più indispensabili di questi bisogni ed è assicurata dallo scambio matrimoniale ai fini della procreazione. Non è questione di religioni, o della morale di una particolare religione fra le altre. Si tratta di stabilire se vogliamo che la nostra società, quella «italiana», sopravviva, oppure se la decisione del riconoscimento delle coppie omosessuali (maschili, sia ben chiaro, sono i maschi che lo perseguono a tutti i costi) segnala, come ormai da diverso tempo appare sempre più chiaro, l'ultimo passo verso la sua dissoluzione.
Ho accennato al sistema logico che regge la specie umana perché è in base a questo sistema logico che, se non se ne prevedono in tempo le conseguenze, le situazioni diventano legate l'una all'altra al punto tale da apparire quasi «normali», inevitabili. È caduto il principio fondamentale sul quale si regge ogni società, quello che le dà forma, che la definisce: il limite, il confine. «Confine» è diventato adesso un concetto mostruoso. Via i confini alle diverse nazioni; via i confini alle diverse popolazioni; via i confini alle diverse religioni (abbiamo sentito il Papa affermare che crediamo nello stesso Dio di Maometto, svuotando così di ogni senso la nascita e la morte di Gesù); via dunque anche i confini fra i sessi. Seppure l'Italia riuscisse oggi a bloccare il governo nel varare la legge sui Pacs, si troverebbe a dover cedere domani di fronte alla maggioranza dei parlamentari d'Europa.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Perché l'Europa questo persegue: la dissoluzione dei propri popoli, oltre che degli Stati. Ha predisposto per tempo la legislazione che ne garantisce l'attuazione: l'invasione di immigrati soprattutto africani e mediorientali e la loro libera circolazione in tutto il territorio; il divieto di giudizio sulle razze, sulle religioni, sui costumi sessuali e il diritto di ciascuno a comportarsi come vuole, il che significa, anche se non è stato detto esplicitamente, il predominio, la libertà dell'omosessualità. Una libertà, nel mondo musulmano africano e medio orientale che gli omosessuali, inclusi quelli italiani, conoscono bene in quanto Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Turchia, Albania, Grecia, sono state sempre le mete preferite e più vicine dei loro viaggi di piacere. Nessuno pensa che l'omosessualità debba essere condannata, ma non è segno di tranquillità il non poter neanche discutere dei tanti fattori che oggi ne moltiplicano la presenza, quale per esempio la quasi totale femminilizzazione della scuola, con l'impossibilità dei maschi adolescenti di trovare una figura di riferimento psicologico e culturale nelle insegnanti.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Quello che accusiamo esplicitamente qui è la gestione del Potere. I politici, i governanti sono venuti meno al loro dovere primario che è quello della conservazione e prosecuzione della vita del proprio popolo, della società formata da questo popolo. Probabilmente il tarlo che corrode la gestione del potere in questa direzione è l'enorme errore che si nasconde dietro la Dichiarazione dei diritti e di cui sarebbe ora di discutere. Diritti del singolo individuo o diritti di un popolo? Coloro che detengono il potere ne hanno approfittato per ingigantirlo occupandosi soprattutto dei diritti del singolo in modo che non esista più nulla di «privato». Gli omosessuali sono cascati in questa trappola. Invece di godersi la loro nuova libertà, si affrettano a sottoporsi a quello che è l'eterno rischio, o il desiderio, di chi è sottoposto alla legge: perderla. Ritorna alla mente un vecchio libro di Eric Fromm dal titolo emblematico e molto amato dalla sinistra cattolica: Fuga dalla libertà.
Ida Magli

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C’ERA UNA VOLTA LA CLAQUE

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Erano proprio fischi. Caro Prodi, abbi pazienza: non c'è niente da fare. Erano fischi. Fischi di gente che è stanca di te, che non ne può più delle tue tasse, dei tuoi sorrisi unti, della finta bonomia con cui gestisci il potere nell'interesse solo dei tuoi amici. Erano fischi per la Finanziaria che ci massacra, per il Tfr scippato, per i bolli e i ticket, per l'imposta di successione e tutte le balle che hai raccontato. Erano fischi. Rassegnati. Proprio fischi. E pure sonori.
Lo diciamo perché nelle ultime ore abbiamo assistito a un'operazione mai vista prima per trasformare i fischi in dischi: praticamente una suonata di violini. Primo violino sviolinante quello di alcune agenzie di stampa. E poi tutti gli altri, financo l'organizzatore del Motorshow Cazzola, e poi il sindaco Cofferati e via via l'orchestra degli archi, giù a darci dentro con il si bemolle e sol dell'avvenire. Macché fischi, hanno ripetuto in coro: caro Prodi, la gente qui ti ama. E le contestazioni? «Un piccolo gruppetto», appena «venti maleducati», una «sparuta minoranza». Una sparuta minoranza? Cos'è? Una pietosa bugia? Se è così, passi. Le pietose bugie vanno capite: non si infierisce sui governi in fase terminale. Si raccontano le favole. Tra un po', a Prodi, gli diranno anche che è alto, ha gli occhi azzurri, ha vinto tre Tour de France e due Parigi-Roubaix, e la maggioranza delle donne italiane lo trova affascinante come George Clooney. Se poi non è abbastanza, gli diranno pure che è a capo di un governo che riesce a governare. E gli accarezzeranno il capo: stai tranquillo, non pensare a Caruso e Mastella, tra un po' arriva Babbo Natale...


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ma si può reggere un Paese con le favole? Lo diciamo perché sappiamo che in altre occasioni l'opinione pubblica, a cominciare dal Tg1 che nell'occasione è sembrato un tappetino alla mortadella, ha saputo mostrarsi assai più severa. Per esempio: è bastato che una persona, dicasi una, gridasse «buffone» per desumere in quattro e quattr'otto che il Paese non amava più Berlusconi. Ricordate? Le analisi accigliate, i soloni da elzeviro, gli intellettuali con la sociologia un tanto al chilo... E se per caso qualcuno applaudiva? Claque organizzata, truppe cammellate. Come a Vicenza, salvo poi accorgersi nelle urne che se di claque organizzata si trattava, ebbene: quella era una claque organizzata grande come tutto il Nord Est.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il punto è proprio questo: il doppiopesismo applicato alla piazza impedisce di capire la realtà. Ci si avvicina con i paraocchi dell'ideologia e non si riesce a leggere nemmeno ciò che è appariscente come il décolleté della Marini. È accaduto ieri con Berlusconi. Accade oggi, all'incontrario, con Prodi: per nascondere il fatto che ormai gli italiani non lo reggono più, si minimizzano le contestazioni, definendole «urla organizzate». E si favoleggia di manifestazioni di affetto e di simpatia, gente addirittura che fa la coda per farsi fotografare con lui (considerato che la manovra è una specie di rapina: saranno foto ricordo o foto segnaletiche?).
Suvvia: che dimostrazione ha ancora bisogno Prodi? Due milioni in piazza, un corteo al giorno davanti a Palazzo Chigi, professori, artigiani, commercianti, vigili del fuoco, persino poliziotti, l'en plein delle categorie sul piede di guerra, gli operai di Mirafiori che contestano e ora persino la ribellione nella sua Bologna. Di cosa ha ancora bisogno per capire che gli italiani non ne possono più? Sono fischi, caro Prodi, proprio fischi. E non serve a nulla confonderli con i fiaschi: di fiaschi, in fondo, ce n'è già abbastanza di quelli che fai tu.
Mario Giordano


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Udc, partito moderato e smemorato

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Allo «strappo» di Casini occorre rispondere senza anatemi e minacce e neppure blandizie, ma con argomenti politici. Casini critica Berlusconi e la Cdl in nome dei moderati, del bipolarismo maturo, della governabilità, delle riforme e delle liberalizzazioni ed è su questi temi che occorre affrontare apertamente il confronto. Non solo è lecito ma anche necessario discutere degli errori che la Cdl ha commesso e che è portata a commettere, ma questa discussione deve essere costruttiva e non strumentale.
Innanzitutto occorre ricordare che la storia di Casini nella Casa delle libertà non ha proprio sempre brillato per moderazione. Ad esempio, Casini fu decisivo per far abortire il tentativo Maccanico e, prima ancora, per imporre a Berlusconi di non votare a favore del governo Dini. Insomma, anche Casini ha spesso sacrificato la moderazione e pure il moderatismo all'illusione delle «spallate» e alla logica non illegittima delle convenienze di parte.
Anche in tempi più recenti non riusciamo a ricordare strenue battaglie di Casini e dell'Udc a favore delle riforme liberali, mentre abbiamo ancora presente la sua ferma opposizione al terzo modulo di riforma fiscale. Se Casini e l'Udc vogliono ora le liberalizzazioni, ne siamo felicissimi e li aspettiamo alla prova concreta dei fatti.
Casini critica fortemente e vuole far saltare l'attuale bipolarismo che spinge a creare coalizioni tanto larghe quanto poi incapaci di governare. La critica è fondata, anzi fondatissima.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ma analizziamo la questione in modo più approfondito ed esaminiamo le ricette proposte da Casini. Innanzitutto, occorre chiedersi se sia proprio del tutto sbagliata la strada sinora seguita del bipolarismo «inclusivo» e della costituzionalizzazione delle ali dello schieramento (non ci riferiamo alle micro-formazioni estremiste, ma alle forze dotate di un significativo consenso). Forse è necessaria una riflessione comune. Ad esempio, è preferibile avere la Lega all'interno della coalizione del centrodestra, una Lega che certamente usa toni propagandistici provocatori e sconvenienti ma che è poi disponibile a porre rimedio, a difesa dell'interesse nazionale, alla dissennata modifica «federalista» del titolo V dell'Ulivo, oppure è preferibile una Lega fuori dalla coalizione, non responsabilizzata e probabilmente secessionista a inseguire impennate elettorali? Quale scelta è più conveniente per il Paese?
Lo stesso discorso vale per il centrosinistra, anche se va riconosciuto che il parallelismo è molto diseguale: a fronte del comportamento della Lega dianzi ricordato, è sotto gli occhi di tutti la capacità di Rifondazione comunista e della sinistra antagonista di imporre una linea estremista a tutta l'Unione, come dimostra la disastrosa legge finanziaria all'esame delle Camere.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Per realizzare un sistema bipolare maturo occorre agire sia sul piano politico che su quello istituzionale. Per quanto riguarda il primo, non c'è alternativa alla costruzione, tanto nel centrodestra che nel centrosinistra, di soggetti politici unitari capaci di rappresentare, ciascuno, almeno il 35/40% dell'elettorato. In tutti i Paesi europei il bipolarismo funziona così. Ma proprio ora che, specialmente nel centrodestra, sono gli elettori a spingere fortemente in questa direzione, Casini e l'Udc sembrano rifuggire da questa prospettiva che pure avevano coltivato per tanto tempo.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, va sottolineato con forza che in tutti i maggiori Paesi europei il premier e l'esecutivo dispongono di adeguati strumenti istituzionali in grado, se non di assicurare, quanto meno di favorire la governabilità contro il potere di veto delle componenti minoritarie e massimaliste della maggioranza. Perché l'Udc e Casini si sono sempre opposti a tali strumenti istituzionali o, quanto meno, ai più significativi tra essi, come il potere di scioglimento?


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Per quanto riguarda la legge elettorale, Casini propone il sistema tedesco. Ma tale sistema - Casini lo sa benissimo - si fonda sulla proporzionale quasi pura. Pertanto è solo in grado di fotografare la realtà esistente: in Germania fotografa una realtà storicamente di pochi partiti, di cui due con il 35/40% dei consensi; in Italia fotograferebbe solo la frammentazione senza alcun bipolarismo. Il sistema tedesco importato in Italia darebbe luogo solo a governi che si formano (e si disfano) dopo il voto in Parlamento, consentendo a forze di «mezzo» di poter far parte di qualsiasi maggioranza di governo. Dovrebbero essere questi i governi capaci di realizzare le riforme strutturali e i processi di liberalizzazione di cui il Paese ha bisogno? È credibile la ricostituzione di un «Grande centro» per assicurare la governabilità?
Nel 1999 Casini era sostenitore, insieme a Fini - e diversamente da Berlusconi -, del referendum per abolire il riparto proporzionale del 25% dei seggi. Voleva abolire la conta dei voti sui simboli dei partiti, anche del proprio, per dar vita a un sistema basato principalmente, anche se non esclusivamente, su due grandi formazioni politiche. Non era quella la ricetta giusta? Perché allora Casini era sostenitore di quel referendum e ora sembra agitarsi innanzitutto con l'obiettivo di contrastare il nuovo (ma analogo) referendum elettorale? Nel 1999 era favorevole solo perché Berlusconi era contrario? Non possiamo crederlo.
Peppino Calderisi, coordinatore dei Riformatori liberali


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Il «grande centro» di Casini non piace neanche a Forlani

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Col permesso del Direttore di questo giornale, dove da più di 32 anni scrivo liberamente, vorrei rivolgere qualche osservazione franca e amichevole a Pier Ferdinando Casini. Comincerò con due domande. La prima: dove si ripromette di portare il suo partito? La seconda: è consapevole che con lo strappo sancito a Palermo, oltre a mettere in seria difficoltà la coalizione di centrodestra, svigorisce la sua stessa Udc perché ne riduce la credibilità? Proviamo a ragionare. Quale strategia politica c’è alla base della spaccatura operata da Casini? Egli ha proclamato che vuole costruire un «terzo polo». È una illusione. Non ce ne sono le condizioni. La politica italiana è ormai incardinata in un bipolarismo che gli elettori mostrano di preferire. E nessuna delle due coalizioni mostra di voler cambiare la legge elettorale. Casini dichiara di preferire una riforma proporzionale alla tedesca. Il che vuol dire che non ci sarebbero più né il premio di maggioranza né l’obbligo di scegliere gli alleati prima delle elezioni. Cioè: dal bipolarismo si passerebbe a un multipartitismo che renderebbe difficile la formazione di coalizioni. Insomma, si troverà mai una maggioranza per una simile riforma?
Dunque, per un terzo polo non c’è davvero spazio. Ammesso che Casini riesca a tenere unito il suo partito e a farne addirittura il punto di attrazione di ex democristiani oggi collocati a destra e a sinistra, ne verrebbe solo un medio partito senza possibilità di mettere insieme una coalizione in grado di governare. Una strada assai scabrosa e perigliosa. Che politica potrebbe esprimere? È facile: «di centro». Mera espressione velleitaria, sia pure rispettabile. Casini cercherebbe alleati in una sinistra lontanissima da lui per ideologia, morale e visione del mondo? O pensa di agganciare una parte del centrodestra? Ma perché allora lo strappo? Con quale credibilità si riavvicinerebbe ad alleati che ha abbandonato? È il caso di citare Giovanardi, che gli ha eccepito realisticamente: «Quella poteva essere la tua piazza».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

A Casini va detto che rischia di ficcarsi nella condizione in cui si trovano talune culture politiche che hanno una grande storia - quella liberale e quella repubblicana, per citarne due onorevolissime - che sono costrette da sempre a cercare alleanze.
Caro Pier Ferdinando, lasciatelo dire da chi prima di te ha sperato, e fatto anche qualche tentativo, per non far scomparire, come purtroppo è avvenuto, un partito piccolo ma di nobilissimo lignaggio storico e culturale: il Pli.
Voglio essere franco fino in fondo (sia con Casini che col mio amico Berlusconi, al quale devo un leale riconoscimento). Capisco l’insofferenza per un alleato che a volte esibisce comportamenti da «patron». In politica, però, guai ad allontanarsi troppo dalla realtà. Non sto consigliando soggezione o vassallaggio, che non fanno parte né della mia cultura né del mio stile di vita. Sto solo dicendo, caro Pier, che nella Casa delle libertà un leader delle tue capacità, con la maturazione conseguita in questi anni, giovane per giunta, che è riuscito a conquistarsi stima e consensi, può contare in una leadership ben più profittevole di quella scelta «ab irato» e precipitosamente.
Un’ultima citazione. Quella di Arnaldo Forlani, l’uomo politico che ha allevato Casini: «Risolvere le cose in questo modo - ha detto - è assai pericoloso. In questa disputa, se non la si risolve in tempo, c’è la sicura sconfitta del centrodestra». Un monito di cui tener conto tutti: Casini, Fini, Berlusconi e ogni altro moderato.
Egidio Sterpa


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Lo sciopero selvaggio, vecchio amore della Cgil

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Una parte del sindacato italiano, nel nome di un mai sopito primato della classe, privilegia il conflitto come aspetto fisiologico dei rapporti di produzione, rifiutando tutto ciò che può concorrere a raffreddarlo e a prevenirne le ragioni. Per fortuna, l'Italia è caratterizzata da un pluralismo sindacale che, ogni qualvolta si manifesta ed evidenzia le profonde differenze nel modo di fare sindacato, rafforza e non indebolisce le possibilità di evoluzione del lavoro come dell'economia.
Non vi è infatti accordo «separato» tra le parti sociali o tra queste e il governo di cui a posteriori ci si possa pentire. Anzi, sono state proprio intese come quella di San Valentino nel 1984 o il Patto per l'Italia nel 2002 a segnare positivi processi riformatori.
Emblematica è a questo proposito anche la contrapposizione che si è prodotta tra Cgil da un lato e Cisl e Uil dall'altro, a proposito di un ricorso, che tutti e tre i segretari avevano inizialmente sottoscritto, contro una delibera della Commissione di garanzia per il diritto di sciopero nei servizi di pubblica utilità. La delibera, con la quale la Commissione sanzionava gli organizzatori di uno sciopero selvaggio in Alitalia, sarebbe ad avviso dei ricorrenti illegittima perché prodotta da un organo nel quale alcuni componenti - ovviamente nominati dai precedenti presidenti delle Camere - non avrebbero i requisiti di competenza e di indipendenza richiesti dalla legge. Con molta onestà intellettuale, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti hanno ammesso di avere apposto la loro firma senza una compiuta analisi degli atti e ne hanno annunciato il ritiro criticando l'iniziativa della Cgil per il suo significato di delegittimazione di un organo preposto a conciliare due diritti costituzionalmente tutelati: quello degli utenti ad avere garantite le prestazioni essenziali dei servizi pubblici e quello dei lavoratori a utilizzare l'arma dello sciopero.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La vicenda merita di essere sottolineata per almeno due ragioni. La prima consiste nella diversa lettura della funzione del sindacato che oppone ancora una volta la Cgil a tutte le altre organizzazioni, confederali e autonome. In queste ultime infatti appare esservi maggiore disponibilità a una trasformazione del sistema di relazioni industriali, tale per cui il conflitto diventi l'eccezione e non la regola. E il prevalere di questo modello è intimamente connesso alla affermazione di sistemi di prevenzione e di sanzione dei comportamenti sindacali illegittimi in modo che coloro che non li praticano non risultino spiazzati dalla concorrenza «sleale» del sindacalismo più radicale.
Per questo, la seconda ragione dell'attenzione che questa vicenda merita risiede proprio nell'effettività delle regole e delle relative sanzioni che dovrebbero tutelare gli utenti dei servizi di pubblica utilità, ancor più alla vigilia di possibili tensioni indotte da necessari processi di liberalizzazione. Troppo spesso infatti accade che le fasce orarie poste a tutela degli utenti come i criteri di distanza temporale tra uno sciopero e l'altro di un determinato servizio non trovino effettivo rispetto da parte almeno di alcune delle organizzazioni sindacali. Perfino la precettazione spesso non è stata rispettata e alcuni prefetti non hanno talora applicato le relative sanzioni.
La Commissione di garanzia, che il 13 dicembre celebrerà la relazione annuale del suo presidente, non deve essere quindi né delegittimata né intimidita. Essa va piuttosto incoraggiata non solo ad agire con tempestività per prevenire lo sciopero ma anche ad applicare le sanzioni secondo una misura che costituisca reale deterrenza per le prossime violazioni.
Maurizio Sacconi

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S’aggrava la crisi tra Hamas e Fatah

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Nuova benzina sul fuoco della crisi fra Hamas e Fatah è stato gettata ieri a Gaza quando ignoti hanno sparato contro il convoglio del ministro degli Interni Said Siam, un «falco» di Hamas, che è rimasto illeso. L’episodio è avvenuto in un clima di forte tensione dopo che sabato centinaia di agenti della sicurezza preventiva sono sciamati sparando nella sede locale del Parlamento reclamando il pagamento di stipendi arretrati e quando il Comitato esecutivo dell’Olp si è pronunciato a favore di elezioni presidenziali e politiche anticipate, vista l’impossibilità di dar vita a un governo di unità nazionale. Hamas continua a parlare di episodi eversivi, nel contesto di un «colpo di mano» di Fatah ai danni del partito integralista. Un dirigente di Hamas, Ismail al-Ashkar, ha affermato ieri addirittura che all’interno di Fatah «si nota una tendenza sionista, che sprona il presidente Abu Mazen ad andare a un confronto con Hamas».
Nel frattempo si staglia sempre più netto un forte contrasto politico fra il premier Haniyeh, accolto in questi giorni con i massimi onori a Teheran, e i dirigenti dell’Arabia Saudita: il Paese che dalla fondazione di Hamas, più di ogni altro ha contribuito alle sue necessità finanziarie. Ma adesso, ha scritto la stampa palestinese, Haniyeh non è il benvenuto a Riad. Anzi, i sauditi vorrebbero che egli troncasse del tutto le relazioni con l’Iran. La rottura fra Haniyeh e Abu Mazen non è dunque solo una questione politica palestinese ma rientra nella formidabile lotta fra sunniti e sciiti in corso anche in Irak e in Libano.


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Un milione di Hezbollah assedia Beirut

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Nel corteo anche migliaia di cristiani: «La prossima volta occuperemo il Parlamento». Ma Nasrallah ha già accettato un piano di pace
Via libera al processo Hariri in cambio di un governo di programma

La tempesta umana cala lenta. Invade i cavalcavia, sciama tra i palazzi, trascina l’arcobaleno di bandiere ed il coro di slogan. Laggiù tra le tende di Riad el Solh e di Place des Martyrs l’attendono come la pioggia di primavera. Saranno un milione forse più. Un quarto del paese pronto a divorarsi il cuore di Beirut. Un uragano pronto a travolgere le mura del Gran Serraglio con il premier Fouad Siniora e i suoi sedici ministri. Ma la grande paura dura fino a sera, quando la marea umana si ritira e si lascia dietro la notizia del sì del segretario generale di Hezbollah Hasan Nasrallah ad un piano di compromesso della Lega Araba. L’accordo garantisce il via libera al processo internazionale sull’assassinio Hariri in cambio dell’allargamento del governo chiesto dalla compagine sciita. Il piano condiziona l’allargamento all’inclusione di almeno due ministri indipendenti togliendo così ad Hezbollah ed Amal la certezza del diritto di veto e la possibilità di far cadere il governo. I sette punti dell’intesa verranno illustrati oggi al premier Fouad Siniora dall’inviato della Lega Ismail Mustafa.
In attesa di quel sì di Nasrallah Beirut si consuma in una domenica da ultima spiaggia. Una domenica egemonizzata dai militanti di Hezbollah arrivati dalle roccaforti nella valle della Bekaa e del Sud del Paese. La valanga arancione di Aoun non è da meno. Una macchia straripante e festosa precipitata dai picchi a Nord della capitale. Sulle labbra mille sorrisi, nei cuori una voglia di rivalsa peggiore di quella di Hezbollah. Lui il generale dalla doppia vita, il nuovo Badoglio alleato con chi lo bombardò e lo cacciò in esilio non li delude. Non scende dalla fortezza sulla montagna di Rabiyeh, ma la sua immagine proiettata sul maxischermo regala appelli ancor più temerari di quelli del Partito di Dio.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

«Dicono di essere la maggioranza, ma l’hanno rubata... ormai hanno pochi giorni per decidere... per ora ci accontentiamo delle maniere non violente, poi anche altri mezzi diventeranno legittimi» annuncia Aoun mentre la marea gialla e arancione lo acclama in un unico coro. Subito dopo scatta l’ultimatum. «La prossima volta saremo liberi di muoverci, la prossima volta occuperemo la sede del governo e quella del Parlamento. Come in Serbia come in Ucraina». Neppure Naim Qassem, il numero due di Hezbollah comparso dietro uno schermo di vetri blindati va giù così duro. Non con il governo almeno. Lui preferisce le frasi ad effetto, gli attacchi violenti, ma rituali a bersagli consueti. «Bush predica la liberta d’espressione per voi libanesi? L’Occidente si preoccupa del vostro diritto di parola? Allora fate sentire la vostra voce, urlate Morte all’America, morte ad Israele». Il boato fa tremare la piazza, squassa la quiete del Gran serraglio e dei suoi governanti prigionieri.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Molti, però, s’interrogano sulle indecisioni di Hezbollah e sulle frenesie di Aoun. Dai toni sopra le righe del generale traspaiono i timori di una partita alle ultime battute. Di una sfida prossima al compromesso per Hezbollah, allo scacco matto per il generale ed i suoi fedelissimi. La tempesta umana chiamata, nelle previsioni, a paralizzare il paese, a bloccare porti, strade e aerei non si muove dalla piazza. Rifluisce lenta a fine giornata. La pressione internazionale, la rabbia saudita di fronte alle mosse iraniane e i minacciosi avvertimenti americani potrebbero aver messo la mordacchia a Teheran e a Damasco, aver frenato la corsa al potere del Partito di Dio. I pubblici livori del suo segretario generale Hasan Nasralla, le accuse di tradimento al governo di Fouad Siniora di giovedì scorso precedevano forse un già previsto cedimento. Se Hezbollah, gli alleati sciiti di Amal e i loro protettori rinunceranno a sfidare il mondo, s’accontenteranno d’entrare in un governo di programma, daranno il via libera al processo Hariri e permetteranno la sostituzione del filo siriano Emile Lahoud con un nuovo presidente la grande sfida si chiuderà. Ma si chiuderanno anche le speranze presidenziali di Michel Aoun, alleato tanto sacrificabile per la coalizione sciita quanto inaccettabile per la coalizione cristiano sunnita del premier Fouad Siniora.
Gian Micalessin

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Il presidente iracheno boccia il rapporto Baker

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Un «attentato» alla sovranità irachena e alla sua Costituzione, che non aiuta il Paese nel suo sforzo per ripristinare la sicurezza, ma lo tratta invece come una «colonia»: è una bocciatura tout court quella formulata dal presidente iracheno, Jalal Talabani, al Rapporto Baker-Hamilton con le raccomandazioni per cambiare strategia in Iraq e nel Medio Oriente, presentata all’amministrazione Bush quattro giorni fa. Le raccomandazioni dell’Irak Study Group sono da respingere, secondo il presidente iracheno ed ex leader curdo, perché propongono di coinvolgere gli ex membri del partito Baath, al potere con Saddam Hussein, nel processo politico in Iraq, cioè proprio quei deprecati elementi baatisti che fornirebbero supporto e logistica ai terroristi sunniti: «Ciò - ha detto Talabani - va contro la lunga lotta che il popolo iracheno ha condotto contro la dittatura». Ed è particolarmente da respingere dove raccomanda all’Amministrazione Usa di minacciare il ritiro dei soldati americani nel caso non ci dovessero essere progressi nel campo della sicurezza: una proposta grave per il capo dello stato, perché equivale di fatto a «trattare l’Irak come una giovane colonia a cui si possano imporre delle condizioni, negando il fatto che siamo un Paese sovrano e rispettato». Un documento che Talabani definisce «ingiusto», perché «contiene articoli pericolosi che pregiudicano la sovranità dell’Irak e la sua Costituzione». Un documento che Talabani dichiara di «respingere nel suo insieme». Il consiglio di coinvolgere nel processo politico iracheno e mediorientale anche Iran e Siria non riscuote però giudizi positivi da Teheran: «Quello che devono fare gli americani è ritirare le loro truppe».


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«Subisco un processo ingiusto ma la Turchia entri in Europa»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il giornalista Hrant Dink domani sarà di nuovo alla sbarra per aver scritto del genocidio armeno

Tre processi in un anno e mezzo. Hrant Dink, giornalista e scrittore armeno, direttore del settimanale Agos, domani dovrà comparire in aula a Istanbul, perché avrebbe infranto l’ormai celebre articolo 301 del nuovo codice penale, che punisce l’offesa all’identità turca. La sua colpa è aver parlato del genocidio armeno del 1915, che la Turchia non ha mai riconosciuto. Rischia tre anni di reclusione. Ad accusarlo è Kemal Kerincsiz, avvocato ultra-nazionalista, che ha già portato in tribunale il premio Nobel Orhan Pamuk e la scrittrice Elif Shakaf, entrambi assolti alla prima udienza. Il processo cade in una settimana cruciale per i negoziati di adesione della Turchia all’Ue e a causa di un articolo che proprio l’Europa ha chiesto più volte di modificare. La riunione dei ministri degli Esteri, che si svolge fra oggi e domani e il Consiglio Europeo di giovedì e venerdì a Bruxelles potrebbero infatti decretare uno stop ai colloqui di adesione. Il Giornale ha intervistato Dink alla vigilia di questo momento difficile per lui e per il suo Paese.
Domani sarà in tribunale per la terza volta in un anno e mezzo, come mai questo accanimento nei suoi confronti?
«Mi sento come uno che subisce un’ingiustizia. Questi sono processi sbagliati e non sono un bell’esempio per la Turchia. La motivazione è sempre stata aver infranto l’articolo 301. Ma io non ho mai offeso il Paese. Purtroppo credo che questo accanimento sia da ricollegare al fatto che io sono armeno e che ho parlato esplicitamente del genocidio del 1915. Una questione che la Turchia non è ancora riuscita ad archiviare».
Prima Orhan Pamuk ed Elif Shafak, adesso lei. Tutti e tre processati a causa dell’articolo 301. Tutti e tre per il genocidio armeno. Perché in Turchia questo argomento è ancora un tabù?
«Perché è una questione irrisolta. Vede, con la nascita della Turchia moderna dopo la caduta dell’Impero Ottomano non è subentrato solo un nuovo Stato, ma anche una nuova cultura e un nuovo modo di essere turco. Il genocidio armeno per una questione storica è qualcosa che si è insinuato in questo meccanismo, come una sorta di lato oscuro nella nuova Turchia moderna ed è qualcosa di cui i turchi hanno paura».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Qual è oggi l’atteggiamento del popolo turco nei confronti del genocidio armeno?
«Secondo me le cose stanno migliorando. Questi processi hanno comunque ottenuto l’effetto di far parlare della questione. Oggi io vedo gente che ha voglia di sapere che cosa sia successo. Ormai la Turchia ha abbracciato la strada della democrazia e sta nascendo una nuova coscienza civile».
Lei viene processato in un momento delicato per il suo Paese sul fronte europeo. Bruxelles preme per risolvere la questione Cipro, ma ha chiesto più volte anche la revisione dell’articolo 301. Tre mesi fa il premier Erdogan si era detto disponibile a modificarlo. Lei è noto non solo per la battaglia per il riconoscimento del genocidio armeno ma anche per la sua lotta contro questo articolo. Come andrà a finire?
«Ho detto più volte che l’articolo 301 va abolito perché non viene utilizzato per punire chi offende lo Stato, ma per andare contro la democrazia. Io credo che prima delle elezioni politiche nel novembre 2007 il governo non farà nulla. Se l’Europa continuerà a premere faranno finta di approntare qualche modifica, una specie di maquillage, ma cambierà poco. E poi comunque io dico che deve essere cancellato. La modifica non basta».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Ma la Turchia deve entrare in Europa?
«Secondo me sì, è necessario e farà bene a entrambe le parti».
A settembre il Parlamento di Strasburgo ha tolto il riconoscimento del genocidio armeno come condizione per l’ingresso della Turchia nell’Ue. Coma l’ha presa?
«Sarò sincero: non mi ha colpito molto. Vede, quella del genocidio armeno è una questione storica molto dolorosa. Quello che l’Europa dovrebbe fare è favorire il dialogo fra Armenia a Turchia perché possano finalmente confrontarsi».
A ottobre l’Assemblea nazionale francese ha approvato una legge molto contestata nel suo Paese. Chi nega il genocidio armeno rischia conseguenze penali. Lei invece domani potrebbe finire in carcere per aver parlato pubblicamente del genocidio armeno...
«Quella francese non è una buona legge. Bisogna battersi contro chi nega il genocidio. Ma la libertà di pensiero è un diritto universale e non va mai negato in nessun caso. E poi così si sono comportati come i turchi che criticano tanto. C’è una sola strada percorribile ed è quella del dialogo. Sempre».
Ha paura?
«No, sono tranquillo. So di combattare per due cause giuste e continuerò a farlo».
Marta Ottaviani


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Autostrade, Abertis verso la rinuncia alle nozze

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Adesso non ci credono più nemmeno gli spagnoli. Fino alla settimana scorsa, anche di fronte ai dubbi espressi dall’amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci, la loro parola d’ordine era stata una sola: «Abertis continua a lavorare al progetto di fusione». Ieri, però, a tre giorni dal cda e dall’assemblea decisiva di Autostrade in calendario per mercoledì, il numero uno della società iberica, ha cambiato registro: abbiamo fatto di tutto per completare l’integrazione, si è sfogato Salvador Alemany Mas in una lunga nota, ma ci siamo trovati di fronte a un fuoco di sbarramento del governo di Roma. «Le decisioni adottate via via dalle autorità italiane hanno sollevato difficoltà crescenti e ci hanno obbligato a rivedere continuamente la nostra posizione. Quello che non faremo sarà porre la società e i suoi azionisti di fronte a fattori di rischio non quantificabili e, al momento, la nuova normativa italiana presenta uno spazio di incertezza». E ancora: «A tre giorni dall’assemblea di Autostrade e a 20 giorni dalla fine dell’anno, ancora non sappiamo come sarà la legge sulle concessioni alla fine del processo parlamentare, l’intesa non è autorizzata dal governo italiano e, oltre tutto, sono state avviate azioni legali contro Autostrade», osserva Alemany, ricordando che l’Anas ha chiesto 2 miliardi di euro al gruppo italiano per investimenti che non sarebbero stati completati.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Parole che suonano ormai definitive, e che non sembrano temperate da una frase poche righe più sotto, visto anche che Abertis ha già escluso ogni possibile proroga delle scadenze fissate: «Non voglio dire che l’accordo sia impossibile ma c’è sicuramente pochissimo tempo per concludere l’intesa entro i tempi che avevamo stabilito». Alla luce della presa di posizione spagnola assume un rilievo tutto particolare l’intervista, dai toni rassegnati, rilasciata l’altro ieri dal presidente di Autostrade Gian Maria Gros-Pietro al Corriere della Sera: «Spagnoli e francesi se ne andranno e noi staremo nel recinto che ci siamo costruiti con le nostre mani» perchè, se la fusione tra Autostrade e Abertis non si farà, «perdiamo l’occasione di sederci da protagonisti al tavolo dello sviluppo» europeo. In assoluto accordo Gros-Pietro e Alemany Mas sembrano sulle cause delle difficoltà. L’italiano parla di «contesto istituzionale al quale questa fusione non piace e prima di tutto per questo è difficile credere possa essere realizzata». Lo spagnolo cita con sarcasmo «un conflitto definito “italo-italiano” dal premier Prodi, ma che paradossalmente nessuno aveva riconosciuto fino all’annuncio in aprile della fusione transnazionale».
Il governo dunque. E in prima fila il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, alla guida dell’ala dura. Che non è sembrato affatto impressionato dalla sempre più probabile rinuncia degli interessati alle nozze. «Il governo non ha fatto nessun fuoco di sbarramento», ha detto in risposta alla nota spagnola. «Ha chiesto un chiarimento su investimenti che si sarebbero dovuti realizzare in passato e quelli futuri che si vorrebbero attuare».
Angelo Allegri


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Moby Dick innamorata. Come gli umani e, forse, di più

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Le balene cantano, soffrono, parlano fra loro. E sono dei giganti sentimentali, che hanno cominciato ad amare molto prima degli uomini, trenta milioni di anni fa.
La scoperta si deve a Patrick Hof e Estel Van der Gucht, una coppia di scienziati del Consortium in Evolutionary Primatology di New York, che hanno trascorso gli ultimi quindici anni a studiare il cervello delle balene. All’inizio - ha spiegato Hof all’Independent on Sunday, anticipando la pubblicazione della ricerca sul numero di gennaio di The Anatomical Record - i due erano soltanto curiosi di indagare la mente di questi enormi mammiferi. Non si aspettavano di trovarsi di fronte ad alcune piccole cellule, di forma affusolata, dall’aspetto straordinariamente familiare: sono le stesse che consentono agli uomini e ai grandi primati di provare emozioni e, anche, di amare.
Fino ad ora, queste cellule erano considerate un’esclusiva di uomini e primati. I quali, però, si devono rassegnare: non solo non sono gli unici a provare sentimenti, ma le balene, in campo amoroso, possono vantare persino più esperienza. La loro capacità di amare, infatti, è molto più antica di quella degli umani, perché risale a trenta milioni di anni fa: secondo le stime degli esperti, esattamente il doppio. Le cellule scoperte sono proprio quelle che, nel cervello umano, regolano le emozioni e, allo stesso tempo, favoriscono lo sviluppo dei rapporti sociali. Amicizia, affetto, amore sono sentimenti che anche i mammiferi del mare possono sperimentare: anche perché, secondo i ricercatori, il numero di cellule presenti nel cervello dei cetacei sarebbe tre volte superiore a quello che la natura ha concesso agli umani.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Gli scienziati hanno anche scoperto che tutti i grandi cetacei sono amanti potenziali. Sono sentimentali le balenottere e i capodogli e, nonostante la fama, le orche. E si amano anche le megattere, una specie di balene medie (sono lunghe circa quindici metri) famose per le loro doti canore. Le prime canzoni delle megattere, infatti, sono state origliate dagli studiosi australiani oltre trent’anni fa e, da allora, le sinfonie delle balene sono diventate uno dei campi di ricerca più affascinanti. Anche perché il motivo del loro canto rimane misterioso: secondo alcuni è un modo per impartire ordini durante la caccia, secondo altri, invece, un romantico corteggiamento sott’acqua. L’aria «espirata» dalle balenottere azzurre, i giganti del pianeta (con le loro 150 tonnellate di peso, una sola equivale a trenta elefanti), crea onde sonore proporzionate alle loro dimensioni: così profonde e intense da attraversare l’oceano e, allo stesso tempo, dalla frequenza così bassa da non poter essere udite dall’orecchio umano. Canti che durano minuti, o giorni interi.
Per gli scienziati, l’amore delle balene è comunque un mistero: «Non possiamo ancora giudicare se sia come quello che nasce fra gli uomini - avvertono gli scienziati -. Non conosciamo ancora la natura dei loro sentimenti». Le cellule, però, sono state individuate nella stessa area del cervello che, nell’uomo, regola le funzioni emotive, come l’organizzazione sociale, l’empatia, la conversazione, l’intuito, l’istintività. Le balene comunicano fra loro, soprattutto per organizzarsi durante la caccia. Quando un componente della famiglia muore, i parenti soffrono. Per Hof, il prossimo passo è inseguirle lungo gli oceani, per capire qualcosa di più del loro amore misterioso. E, poi, tentare una nuova strada: il cervello degli elefanti. Grande abbastanza per riservare qualche sorpresa.
Eleonora Barbieri


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Napoli, algerino rapisce e violenta una minorenne

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Un altro caso di violenza a Napoli a danni di una minorenne. Un cittadino algerino di 35 anni, Said Larbi, è stato sottoposto a fermo di polizia per aver rapito, minacciato e violentato una ragazza minorenne del Marocco. La minore, insieme ad una donna più anziana, era stata costretta a salire sull’auto dell’uomo sotto minaccia di un coltello. La sparizione delle due era stata denunciata alla polizia dal padre della ragazza, un uomo d’affari che vive a San Giuseppe Vesuviano. Immediate erano scattate le ricerche da parte della squadra mobile della questura di Napoli, del commissariato Vicaria e gli uomini dell’ufficio prevenzione generale, cui si sono aggiunti agenti e funzionari del commissariato di polizia di San Giuseppe Vesuviano. Sabato aveva sequestrato le due donne, le aveva portate a Sarno e, in una zona di montagna, aveva abbandonato la donna più anziana, andando a San Giuseppe Vesuviano con la minore che ha poi violentato e picchiato. L’accompagnatrice della ragazza è riuscita ad arrivare a piedi a casa dei genitori della minore ed è partita la denuncia nei confronti dell’algerino, che da due anni molestava la ragazza. La polizia si è recata prima in una abitazione di Napoli in via Padre Ludovico da Casoria, senza rintracciare l’uomo; poi, l’auto è stata notata a San Giuseppe Vesuviano. L’algerino ha tentato di fuggire calandosi da un balcone del terzo piano, ma è stato intercettato da una pattuglia e c’è stata anche una colluttazione con i poliziotti. La ragazza e l’altra signora lo hanno riconosciuto. La minore, vittima del sequestro e della violenza, è stata refertata in ospedale per lesioni guaribili in sette giorni. Larbi, risultato clandestino in Italia e con numerosi precedenti, è ora nel carcere di Poggio Reale accusato di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona, rapina, porto e detenzione d’arma, minacce, lesioni personali, violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

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Manifesti choc a Brescia Il papà è l’orco di casa

>>Da: andreavisconti
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Non è vero che a Natale siamo tutti più buoni. A Brescia e provincia, ad esempio, hanno deciso che i papà sono tutti più cattivi.
La Commissione Pari Opportunità del Comune; i sindacati Cigl, Cisl, Uil e sei amministrazioni dell’hinterland (Concesio, Gardone Val Trompia, Lumezzane, Marcheno, Sarezzo e Villarcina) hanno fatto affiggere dei manifesti a sostegno della «Campagna contro la violenza maschile sulle donne». Peccato che, per far passare il lodevole messaggio, abbiano scelto come mostro la figura del papà.
Due immagini choc dove il padre viene evocato come chi in famiglia parla solo con le mani: nella prima foto una ragazzina mostra l’occhio livido, e la scritta spiega: «Gli occhi neri sono di suo padre»; nel secondo scatto si vede un bambino che aggredisce una coetanea al grido di «Lo fa anche papà».
Anche dando per scontata la buona fede di chi ha ideato gli slogan, resta lo sconcerto dei tanti papà che ieri attraversando le strade di Brescia si sono sentiti accusati ingiustamente di essere dei genitori picchiatori.
Passeggiando nel centro storico di Brescia, non abbiamo trovato nessuno (neppure una donna) che condividesse il senso di questa campagna che da «antiviolenza» si è trasformata, suo malgrado, in una campagna «antipapà».


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Messaggio 2 della discussione

Il signor Eugenio Pelizzari, a nome di molti altri genitori bresciani, ha deciso di esprimere il generale disappunto scrivendo una lettera aperta alla presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune, Piera Maculotti: «In maniera insensata e col denaro dei contribuenti, i padri, tutti i padri, si vedono collocati, senza se e senza ma, nella categoria dei mostri».
«Tra chi ha realizzato questi manifesti - denuncia al Giornale il signor Pelizzari - evidentemente non ci sono padri. Altrimenti si sarebbero vergognati di offenderli in modo così clamoroso attraverso un’autentica istigazione all'odio contro i papà».
Dello stesso parere anche i firmatari del «Documento per il padre» che polemizzano con gli ispiratori della campagna: «Ogni padre che si è fermato ai piedi di questi cartelloni - spiega Antonello Vanni - si è sentito ronzare nelle orecchie un unico messaggio: Sei un padre? Sarai un padre? Allora sei una bestia».
«Il senso di quell’immagine è ben diverso - si difendono enti locali e sindacati sponsor dell’iniziativa -, volevamo denunciare le violenze sulle donne che spesso vengono consumate in famiglia, non certo criminalizzare indiscriminatamente il ruolo del padre».
Padri che, in caso si separazione, perdono in un solo colpo moglie, figli e casa; inascoltati da Tribunali spesso indifferenti sia al loro dramma, sia a quello dei figli che vedono la propria stessa identità messa a rischio da questa rottura.
«Io lavoro con molte persone di Brescia e so, come dimostrano le statistiche, che la violenza non è prodotta dai padri, ma dalla loro assenza», sottolinea lo psicanalista Claudio Risé.
Ieri sera in Piazza della Loggia un Babbo Natale distribuiva caramelle ai bimbi. Sotto la barba bianca si nasconderà un orco?
Nino Materi


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Calabria, faida tra i giovani di sinistra all’ombra dell’omicidio Fortugno

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Margherita e Ds in guerra per i fondi ai movimenti anti ’ndrangheta

E adesso, dimenticato Fortugno, ammazziamoci tutti. Parafrasando lo slogan degli studenti di Locri che ha fatto il giro del mondo e che è diventato il motto della più vasta associazione antimafia meridionale, la sinistra calabrese sta regolando i conti in famiglia in una guerra fratricida che assai poco sarebbe piaciuta al padre nobile dell’Unione regionale, quel Franco Fortugno assassinato proprio qui, davanti ai seggi per le primarie locali. È guerra di soldi, consulenze, prebende varie. Guerra di visibilità e di esclusive. Guerra su certe frequentazioni a dir poco pericolose. Guerra sul copyright politico da ridisegnare sulla pelle di quei giovanotti che scendendo in piazza avevano smosso anche certe «sinistre» coscienze.
È la guerra che si combatte in edicola, a palazzo, in piazza, on line. Guerra dei Ds contro la Margherita, di assessori regionali contro teenager associati, militanti di partito, giovani e vecchi, divisi persino sul giudizio da dare al comportamento dei familiari del morto: gli orfani Anna e Peppe hanno infatti deciso di ripudiare il fratello Aldo Pecora, presidente dell’associazione doc al centro delle polemiche, avallando gli attacchi violentissimi portati contro di lui dal presidente del consiglio regionale, il diessino Peppe Bova; la vedova, che fino all’altro giorno considerava Aldo più di un figlio, inspiegabilmente tace. È guerra totale, dunque. E se adesso si scannano tutti, ci sarà pure un perché.


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Messaggio 2 della discussione

All’indomani delle pistolettate al vicepresidente del consiglio regionale, prende piede un movimento spontaneo capitanato da uno studente di 19 anni, Aldo Pecora, buone maniere, discreta parlantina, insolito coraggio per concittadini di pari età. La sua associazione spopola anche per lo slogan «E adesso ammazzateci tutti», azzeccatissimo, che buca il video e riempie la bocca dei soliti soloni, professionisti dell’Antimafia per dirla con Sciascia. Presto però le buone intenzioni del giovanotto finiscono per cozzare contro gli interessi della parte politica regionale in cui militava Fortugno e che oggi vanta il maggior numero di indagati.
Contro quest’area di riferimento - dove la vedova si è nel frattempo arruolata (eletta deputato nella Margherita) - Aldo si ritrova a denunciare irregolarità nei finanziamenti antimafia nonché tentativi di infiltrazione nel movimento da parte dei democratici di sinistra. In particolare del presidente del consiglio regionale - così scrive la sua associazione - che spingerebbe per una nuova sigla che rappresenti i «ragazzi di Locri», denominata Forever, animata da elementi della Sinistra Giovanile dei Ds, destinataria di soldi pubblici. Pecora e i fidatissimi boys protestano, alzano la voce, pongono l’attenzione sulla destinazione di 600mila euro, lanciano in rete la caricatura di Bova-puparo che scimmiotta il Padrino di Coppola mentre muove i fili e allunga «le mani sui ragazzi di Locri».


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Messaggio 3 della discussione

I titoli di coda inquietano gli internauti: «Il partito degli indagati per associazione a delinquere, il presidente del consiglio regionale più inquisito d’Italia, gli strani personaggi negli uffici del consiglio regionale, la malapolitica che inventa (e finanzia) i pupazzi di Locri». Un dossier esplosivo sta per esser dato alle stampe, dicono, ed è onnicomprensivo degli amici degli amici. Si apre così l’ennesima guerra, fra i «veri» ragazzi di Locri e i «nuovi» concittadini che stando al dossier andrebbero «agli Stati Generali dell’Antimafia a Roma pagati e spesati da chissà chi», che avrebbero «biglietti aerei e alberghi pagati» oltreché «l’uso esclusivo di una radio», che «si sarebbero comprati mobili e computer». Se i Pecora boys definiscono i cloni «eterodiretti da Bova e dai Ds», i supporters di Forever ricordano che i primi «si sono presentati ovunque come giovani Dl». È guerra sui numeri, pure. Dai rispettivi siti internet «noi - raccontano i fedelissimi di “E adesso ammazzateci tutti” - abbiamo 17mila iscritti ai forum, loro 174; noi vantiamo una partecipazione popolare con oltre 35mila interventi, loro appena 764». Soldi a te e non a me. Siamo al tutti contro tutti, ai giovani mandati al massacro dalle vecchie volpi della politica. Ai detrattori di Pecora ha qualcosa da dire Rosaria Scopelliti, figlia di Antonio, il giudice siciliano ucciso in questa terra disgraziata. «Attaccare chi si spende incondizionatamente per una causa che dovrebbe essere condivisa da tutti, offende davvero la Calabria».
Gian Marco Chiocci


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Il governo non riesce a trovare i soldi per assumere i 350mila precari

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Mancano le risorse per regolarizzarli. Unione divisa sul progetto del Pdci di utilizzare i «conti dormienti». Maxiemendamento verso la fiducia

La stabilizzazione di 350 mila precari della pubblica amministrazione significa assumere personale di nomina politica. E, soprattutto, «la morte del merito», nel senso che comporterà il rinvio della stabilizzazione di chi ne ha più diritto, cioè 70 mila vincitori di concorso. La sorte dell’emendamento dei Comunisti italiani non è ancora decisa. Ieri il governo ha sollevato forti dubbi sulla copertura. Ma c’è chi avanza obiezioni di merito, come Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Lavoro e senatore di Forza Italia. «Tra i lavoratori che dovrebbero essere stabilizzati», spiega, ci sono «tanto per fare un esempio, gli assistenti nominati dagli assessori. Personale introdotto nell’amministrazione in modo discrezionale e senza uno straccio di selezione». E saranno integrati nello Stato a svantaggio «di 70 mila vincitori di concorso che non potranno che finire in coda. Chi ha affrontato una giusta selezione sarà messo da parte».
Questioni che la maggioranza non ha affrontato, impegnata com’è a trovare la copertura finanziaria per questa e altre modifiche alla finanziaria 2007 prima di martedì, quando la manovra dovrebbe approdare in Aula. L’utilizzo dei conti bancari dormienti (quelli che nessuno rivendica da tempo) non ha convinto il governo. E, dopo il via libera di sabato da parte del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, oggi via XX settembre ha fatto un passo indietro. «In commissione Bilancio hanno detto che i soldi per assumerli tutti non ci sono», ha riferito il senatore della Lega Nord Massimo Polledri. In difesa dell’emendamento del Pdci si è schierato anche l’Udeur, con il senatore Tommaso Barbato che ieri, in polemica con il Tesoro, ha abbandonato la cabina di regia sulla finanziaria. «Il rigore richiesto da Padoa-Schioppa deve valere per tutti altrimenti non votiamo la manovra», ha protestato. Il senatore del Campanile ha proposto di coprire l’assunzione dei 350 mila con un allungamento delle licenze Umts da 25 a 30 anni che darebbe 100 milioni in più all’anno.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il fatto è che l’altra copertura individuata dal Pdci, cioè l’uso dei conti dormienti - osserva ancora Sacconi - è una tantum mentre l’assunzione dei precari comporta una spesa strutturale». Senza contare, osserva il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto, che sembra «una sorta di esproprio proletario». La sorte dell’emendamento del Pdci è quindi appesa a un filo e potrebbe alla fine non passare. Stessa fine capitata ieri a quello proposto dal presidente della Commissione Bilancio Enrico Morando che fissava un tetto di tre mesi per la predisposizione del decreto necessario alla cessione del 20 per cento detenuto da Eni in Snam rete gas, saltato per l’opposizione di Rifondazione comunista. Tra le principali modifiche passate, una deroga al taglio del 50 per cento delle spese per le consulenze, quando riguardano le privatizzazioni e l’incremento dei fondi per la sicurezza di 40 milioni, ma solo a partire dal 2008.
Il gioco dei veti ha rallentato l’iter della manovra e il via libera della commissione è stato rinviato a oggi. Difficilmente i senatori riusciranno a rispettare il termine, fissato per questa sera alle 21. E non per colpa delle opposizioni, visto che le comunicazioni tra centrodestra e centrosinistra sono del tutto interrotte. Ed è scontato il ricorso al maxiemendamento con relativo voto di fiducia. La Casa delle libertà ha deciso di mantenere tutti i suoi emendamenti.
Antonio Signorini

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Mamme fantasma nei campi, boom di sussidi al Sud

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Messaggio 4 della discussione

Per ottenere circa 5mila euro dall’Inps basta dichiarare di aver lavorato 51 giorni in un anno. Il primato alla Puglia (6.230). L’Istat: strano, le nascite calano

Fermate tutto, tonnellate di saggi sul decremento delle nascite sono da buttare. L’Occidente rischia di scomparire causa culle vuote? Niente paura. Lo salveranno quattro regioni italiane, sempre le stesse: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Dove oltre ad esserci il record dei lavoratori agricoli «disoccupati» con relativo sussidio erogato dall'Inps, le lavoratrici dei campi a tempo determinato (per avere diritto alle prestazioni della Previdenza basta un minimo di 51 giorni di lavoro l’anno, di 5 nelle zone colpite da calamità) restano invariabilmente incinte.
Sarà per l’aria buona, sarà per il contatto con la natura che risveglia i sensi, ma qui tra i campi c’è stato un vero e proprio «boom» di procreazioni, in controtendenza planetaria. In Calabria le «maternità» pagate dall’Inps erano 2.678 nel 1999, 3.192 nel 2000, 3.702 nel 2001, 3.845 nel 2002. Idem in Campania: 2.846 «gravidanze» nel ’99, 3.391 nel 2001 e 3.663 nel 2002. Ma sono le lavoratrici agricole di Puglia a detenere il primato assoluto della fertilità: 4.672 «gravidanze» nel ’99; 4.900 nel 2000; 5.734 nel 2001 e 6.231 nel 2002. Più contenute le siciliane: dai 1.598 pancioni sbocciati nel ’99 ai 1.811 di tre anni dopo.
Gli ultimi dati ufficiali sono quelli che si riferiscono per l'appunto al periodo ’99-2002. Ma all'Istituto di previdenza, scuotendo la testa, dicono che, nonostante i controlli un po’ più stretti, la situazione non è cambiata di molto. Peccato che questo sventolio di fiocchi rosa e azzurri non trovi riscontro nella realtà.


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Messaggio 2 della discussione

I dati dell'Inps vengono inequivocabilmente smentiti dall’Istat. Non solo in Italia il tasso di natalità è zero, o sottozero. «La lieve controtendenza a fare più figli semmai si registra negli ultimi anni al Nord» dicono all’istituto di statistica con i bollettini alla mano, e confermano: «Al Sud invece continua a diminuire il numero delle nascite».
Che cosa è successo dunque? Una spiegazione c’è. Le gravidanze sono vere. Solo che la maggior parte di queste mamme non ha mai piegato la schiena a raccogliere pomodori o a tirar giù olive. «La Previdenza in queste quattro regioni esercita la massima vigilanza» si legge in una relazione ufficiale dell’Inps dal sapore di fine Ottocento: «Ma, pur in presenza del tasso di natalità quasi a zero, il fenomeno della maternità al Sud è patologico: si tratta di un mezzo di sostegno al reddito familiare».
Da queste parti ad esempio le giovani spose previdenti fanno così. Per il primo anno di matrimonio dichiarano il minimo - 51 «giornate lavorate» - e nel secondo anno 101 giornate che danno diritto alla «prestazione di maternità» piena: circa 5 mila euro.


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Messaggio 3 della discussione

Nelle quattro regioni in questione si concentra il 70% delle «prestazioni di maternità». Qualche raffronto può essere utile: in Val d'Aosta nel 2002 ne sono state erogate 6, in Friuli 69 e in Veneto, che pure non ha nulla da invidiare alla Puglia in fatto di tradizione bracciantile, 282. Detengono - sempre Campania, Calabria, Puglia e Sicilia - anche il 73% delle «disoccupazioni» e l'86% delle «indennità di malattia» in agricoltura pagate dall'Inps.
Dati che fanno discutere, per usare un eufemismo. Soprattutto ora che il governo Prodi si appresta a «donare» buona parte dei 6 miliardi in euro di contributi previdenziali non pagati dalle aziende agricole e dai lavoratori autonomi (coltivatori diretti, mezzadri, eccetera), di cui due terzi riguardano proprio queste quattro regioni. Le banche si sono «offerte» di acquistare i crediti dall'Inps cui, sui 1.800 milioni di euro che prevedono di recuperare, ne verseranno 545. Vittorio Crecco, il direttore generale dell’Inps, difende il piano: «Perché la cosa vada in porto abbiamo posto tre condizioni precise: il vantaggio finanziario chiaro e certo per l'Istituto; che ci sia la relazione dell'advisor individuato nella Kpmg, e l'assenso dei ministeri vigilanti».
Ma anche la Cgil, pur favorevole ufficialmente storce il naso. «Guardiamo avanti» invita Gino Rotella, sindacalista: «D’ora in poi si deve aprire un nuovo capitolo. Ma la verità è che fino al 2005 il 60% delle aziende agricole non ha mai pagato i contributi. Questo è il dramma».
Pierangelo Maurizio


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Messaggio 4 della discussione

Un ex sindacalista denuncia: «Qui in Meridione i soldi vanno a casalinghe, artigiani, pescatori. Chi sta in campagna non ha nulla»

I fari della Seicento alle 5 e mezza del mattino illuminano le sagome ferme ai crocicchi delle strade, sulla piana di Gioia Tauro. «Li guardi, ci vede un italiano o un'italiana?» chiede l’ex sindacalista che guida. No: sono sudamericani, cingalesi, indiani, nordafricani. Fantasmi che non riceveranno mai la «disoccupazione agricola», e neanche la pensione. E se qualcuno sparisce perché dà fastidio, nessuno se ne accorge. Scene identiche anche sulla statale Jonica. Chi ci accompagna è un ex sindacalista uscito qualche tempo fa dalla Cisl: «Non si tratta neanche di non essere d’accordo con la “linea”, è che a un certo punto non si può neanche più parlare di attività sindacale...» dice. Siamo qui per rispondere a una domanda: come mai qui dove c'è il profluvio di «disoccupati» agricoli e falsi sussidi di maternità, è anche il regno del nuovo schiavismo?
«Da queste parti diciamo: chi non va nei campi ha tutto, sussidio di disoccupazione, malattia, eccetera; chi invece nei campi ci va davvero non ha niente» riassume con una battuta il nostro accompagnatore: «Dal 50% al 60% dei sussidi di disoccupazione che arrivano dall'Inps sono falsi» stima: «Vanno a pescatori, casalinghe, artigiani».
Ma attenzione: pochi di questi soldi finiscono realmente nelle loro tasche. «L'80 e anche il 90% va “rimborsato” alle aziende, piccole imprese con 15-20 addetti, che dichiarano che Tizio ha lavorato le 51, le 101 o le 151 giornate nel corso dell'anno». In cambio di cosa? «Loro, i “disoccupati”, avranno la pensione in futuro. E in più possono intascare le altre “prestazioni” cui le giornate di lavoro dichiarate danno diritto: cioè l'indennità di malattia, il premio di maternità, l’assegno di sostegno alla famiglia e così via. Anche su queste pagano, ma le percentuali sono inferiori».
La cosa dovrebbe finire nei manuali di antropologia come esempio di un sistema illegale e sostanzialmente mafioso diventato un pezzo dell’economia alla luce del sole. Metterci mano, vorrebbe dire mettere mano ad esempio anche alle tessere sindacali: «Dopo i pensionati, dentro i sindacati le più numerose sono le categorie della terra, e le più ricche» dice il nostro Virgilio. «Su questo traffico di falsi disoccupati si sono costruite e si costruiscono fior fiore di carriere politiche e cospicue fortune economiche».
Ma tra le ombre ferme agli incroci della piana di Gioia Tauro, i fari della sua Seicento illuminano anche la follia di un sistema che travasa risorse pubbliche nelle casse delle organizzazioni criminali. Oltre ai miliardi di euro sborsati per false disoccupazioni e maternità, sul conto sono da mettere le migliaia di pensioni che l'Inps pagherà.

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Mafia. Blitz a Gela, in manette 88 persone

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Una vastissima operazione antimafia contro i clan di Gela (Caltanissetta) è in corso nel nisseno ed in varie altre province di Italia per la esecuzione di 88 ordinanze di custodia cautelare. Sono impegnati i carabinieri del reparto operativo di Caltanissetta e della compagnia di Gela, con la collaborazione anche della polizia. L'indagine ha riguardato il clan dei Rinzivillo di Gela che avrebbe gestito appalti e subappalti in diverse regioni italiane. Gli arresti vengono effettuati oltre che a Gela anche a Messina, Catania e Trapani e nelle province di Varese, Brescia, Como, Padova, Savona e Pavia, ed anche a Roma, dove sarebbe la base operativa dei traffici illeciti dei boss mafiosi nisseno.

Gli indagati, in gran parte di Gela, sono accusati di riciclaggio di ingenti somme di danaro proveniente dai traffici di droga, di avere imposto il pagamento del 'pizzo' a imprenditori e commercianti e di avere acquisito illegalmente appalti e subappalti in molte città italiane I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip del tribunale di Caltanissetta, Giovambattista Tona, su richiesta dei pm della Dda, Renato Di Natale, Nicolo' Marino, Rocco Liguori, Alessandro Picchi e Antonino Patti. I pm hanno anche ottenuto una rogatoria internazionale con la quale vengono fermate persone pure in Spagna e Inghilterra. Nell'ambito delle indagini sono state inoltre sequestrate 22 società.

Nell'ambito dell'operazione coordinata dalla Dda di Caltanissetta, agenti della Squadra Mobile nissena hanno eseguito vari arresti anche fuori dalla Sicilia. In particolare, a Busto Arsizio (Varese) sono stati catturati Francesco Velardita, 37 anni, Emanuele Marino, 28 anni, Rosario Saccomando, 35 anni, Antonio Giallorenzo, 33 anni. A Torino è stato arrestato il tunisino Jalim Mhamdi, mentre ad Adrano (Catania) Domenico Biondi detto "Massimo", 38 anni. Il provvedimento è stato notificato in carcere dalla polizia a due indagati già detenuti per altre inchieste, Salvatore Azzarelli "u Maccarruni", 29 anni, recluso a Cuneo, e Giuseppe Lavore, 31 anni, ristretto a Bologna.

Tre persone la cui cattura era stata affidata alla polizia sono riuscite a sfuggire al blitz e vengono ricercate. L'indagine, condotta tra il gennaio 2004 e il giugno 2006, ha riguardato i due gruppi mafiosi di Gela facenti capo a Cosa Nostra: il clan Emmanuello e quello Rinzivillo. Le cosche avevano ramificazioni a Roma e Busto Arsizio e controllavano estorsioni, traffico di stupefacenti e appalti. Appartenengono al gruppo Emmanuello e rispondono di associazione mafiosa Giuseppe Lavore e Rosario Saccomando. Stesso reato contestato a Francesco Velardita e Domenico Biondi, affiliati dei Rinzivillo. Velardita, Saccomando e Lavore sono accusati anche di associazione per delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, eroina, hascish, marijuana assieme a Jamil Mhamdi, Emanuele Marino, Antonio Giallorenzo. Risponde invece di estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso Salvatore Azzarelli. All'esecuzione delle misure restrittive hanno collaborato anche le Squadre Mobili di Bologna, Torino, Milano, Catania e Varese.

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Finta maga spilla un milione di euro a vecchietta, arrestata

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

In qualche anno aveva spillato a una facoltosa vecchietta veronese di 76 anni oltre un milione di euro facendosi pagare per scacciare il malocchio. Patrizia Novello, 50 anni di Torino, è stata arrestata dalla squadra mobile di Verona in una camera di un albergo del centro storico subito dopo un bizzarro rito esoterico. La chiromante, maga o strega, come si vuol chiamare, aveva appena congedato la sua vittima abituale; nella camera dove si svolgevano gli incontri c'erano ancora i segni e gli strumenti della cerimonia: un rospo, una lucertola morta, erbe strane, scritte intimidatorie sul muro come "Devi obbedire o morirai".

Nella borsa della maga, ben più concreti, c'erano anche 28 mila euro in contanti appena versati dalla vecchietta soggiogata da tempo dalle arti della strega. La polizia è intervenuta avvertita dai familiari della facoltosa vecchietta: i parenti infatti si erano accorti che la loro nonnina prelevava dalla banca somme ingenti con cadenza regolare. Prelievi da 50-100 mila euro a volta di cui non si spiegava la ragione. I soldi sparivano, i prelievi erano cominciati mesi addietro.

La polizia ha seguito i movimenti dell'anziana fino alla stanza d'albergo teatro dei riti anti malocchio. La chiromante è stata arrestata in flagrante con l'accusa di circonvenzione di incapace. Si è calcolato che la donna abbia sottratto alla vecchina almeno un milione di euro facendosi pagare per i suoi pasticci esoterici. Le indagini proseguono per chiarire in pieno la vicenda, ora la vecchietta, di carattere sensibile e impressionabile, è stata affidata a cure particolari.

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L’operaio Fiat fa da sé

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Crede nel suo potere contrattuale in azienda, non in Epifani & Co.

Le proteste dei lavoratori della Fiat contro un sindacato appiattito sulla linea del governo Prodi, che hanno caratterizzato la visita a Mirafiori dei tre leader della Cgil, della Uil e della Cisl, Guglielmo Epifani, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni hanno destato sorpresa. Ma s’è trattato di dissensi per nulla sorprendenti, per chi non ragiona in politichese. Fra le proteste maggiori è emersa quella riguardante l’avocazione all’Inps dei fondi del Tfr. I lavoratori della Fiat avrebbero voluto che queste somme riguardanti le loro future liquidazioni rimanessero nell’impresa in cui lavorano, perché ciò avrebbe contribuito al suo finanziamento. Non si fidano della loro avocazione allo stato che potrebbe essere, dal loro punto di vista, il preludio di una riduzione del diritto alle indennità di anzianità. Si considerano meglio garantiti a livello aziendale dalla loro forza contrattuale, che non a livello nazionale dalle decisioni di vertici sindacali, che giudicano troppo politicizzati. E, comunque, avrebbero voluto essere consultati preventivamente sul Tfr, come su tutta la manovra di finanza pubblica. La politica redistributiva per i “non capienti” e i bassi redditi non risulta necessariamente gradita alle famiglie dei lavoratori delle grandi fabbriche, che non sono a favore dell’economia assistita e, spesso, occupano fasce di reddito superiori ai livelli minimi. Sulle pensioni pesa soprattutto l’attuale regime di incertezza. Si fa della retorica sui lavori usuranti, ma essi esistono nel reparto presse della Fiat. E il festeggiamento dell’azienda automobilistica in uscita dalla crisi da parte di Epifani è apparso a molti come retorico, perché si sa che i problemi non sono finiti E, comunque, non è detto che il destino di Mirafiori e la ripresa della Fiat siano convergenti. Soprattutto, non dovrebbe sorprendere la scarsa simpatia che è stata dimostrata dai partecipanti alle due assemblee nei riguardi della leadership governativa di Romano Prodi. La sua immagine, da Mirafiori, appare quella d’un ex grande boiardo di imprese di stato e d’un super burocrate europeo, consulente e amico di grandi banche. Niente a che fare con Gramsci, con Gobetti o con Cipputi.

IL FOGLIO

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Finanziaria: anche al Senato maxiemendamento e fiducia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Ancora novità in vista per la Finanziaria.
A farne le spese stavolta è l’iter della manovra. Nessun rush finale al Senato entro oggi, come auspicato nei giorni scorsi dal presidente di Palazzo Madama, Franco Marini. È praticamente certo invece che la Finanziaria approderà domani in Aula, e il testo sarà quello licenziato alla Camera. I senatori della commissione Bilancio si sono infatti dovuti arrendere davanti alla messe di emendamenti presentati dalla maggioranza e si sono fermati all’articolo 17. Il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, ha comunque assicurato stamattina che il governo terrà conto del lavoro svolto dalla commissione presieduta da Enrico Morando. “Questi erano gli accordi - ha assicurato Visco ai giornalisti che l’hanno interpellato a Palazzo Madama -. Gli accordi e l’etichetta richiedono che si tenga conto dei lavori della commissione”. Per tenere conto delle modifiche effettuate al Senato è probabile che l’esecutivo le raccoglierà in un maxiemendamento su cui è quasi certo che verrà posta la fiducia.

Tra le correzioni inserite in commissione Bilancio, a favore delle aziende ci sono l’incoraggiamento per mezzo di benefici fiscali per le fusioni tra piccole imprese (eccezion fatta per quelle attive da meno di due anni) e gli incentivi a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. Novità anche per la tassa di scopo: i Comuni avranno due anni di tempo per avviare la realizzazione delle opere promesse, altrimenti saranno costretti a restituire l’imposta entro altri due anni. Altro denaro arriverà nelle casse comunali dall’Irpef, ma Palazzo Madama ha deciso di ridurre la percentuale dal 2 allo 0,69 per cento per un trasferimento che però viene anticipato dal 2008 al 2007. Ancora in dubbio la sforbiciata agli stipendi dei manager pubblici che la maggioranza è d’accordo ad abbassare a 250 mila euro l’anno. Del nuovo tetto non si vede infatti traccia nei lavori della commissione. Quaranta milioni invece pare siano stati trovati sia per la copertura della cancellazione del ticket del Pronto Soccorso per i malati in “codice verde”, sia per l’editoria che subirà dunque tagli meno drastici. Il cantiere è ancora aperto.
Manola Piras


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Enzo Biagi. "sei scomodo perchè fazioso"

>>Da: Nando179764
Messaggio 7 della discussione
«A 86 anni tornerò a parlare degli italiani». Il dg Rai conferma in diretta Enzo Biagi: «Presto torno in tv su Raitre» Il giornalista bolognese, volto storico della televisione pubblica, si prepara a un rientro dopo l'esilio forzato negli anni del la Cdl Enzo Biagi durante la trasmissione di Fabio Fazio (Ansa)MILANO - Enzo Biagi tornerà presto in Rai con un nuovo programma su Raitre dedicato agli italiani. Lo ha annunciato lui stesso stasera in diretta a «Che tempo che fa» di Fabio Fazio. «Torno presto su Raitre. C'è un'idea di qualcosa che si può fare. Ne sto parlando con Paolo Ruffini. Perchè conosciamo poco l'Italia e gli italiani». L'«EDITTO» DI SOFIA - Il ritorno in video di Enzo Biagi, volto storico della tv pubblica, era atteso da molti, dopo la lunga assenza seguita alla cancellazione de «Il fatto», la striscia post Tg1 che il giornalista ha condotto per diversi anni, eliminata dal palinsesto secondo molti a seguito del cosiddetto «editto di Sofia», ovvero le parole con cui l'allora premier Silvio Berlusconi durante una visita in Bulgaria del 2002 criticò lo stesso Biagi ma anche Michele Santoro e Daniele Luttazzi (a loro volta scomparsi dalla programmazione Rai.nello stesso periodo), accusati di faziosità politica. «Ho avuto qualche colloquio con la terza rete - ha precisato Biagi durante la trasmissione di Fazio -, ma stiamo a vedere non lo so. Io sono ancora affezionato alla Rai, le devo molto, ho fatto la tv con piacere, sarebbe un bel colpo tornare a fare tv a 86 anni. Mi piacerebbe lavorare insieme a te». «C'E' CHI MI TROVA SCOMODO» - Il giornalista ha voluto mantenersi cauto: «Diciamo che quello dell'imminente rientro è una possibilità - ha poi aggiunto il giornalista -, un'ipotesi, una probabilità. C'è anche gente che mi trova scomodo e non ha nessuna voglia di vedermi tornare. Tornerei benvolentieri su Raitre che è la rete che più mi assomiglia e che io guardo con più interesse. Ma è stato lo stesso direttore generale di Viale Mazzini, Claudio Cappon, a sgombrare il campo da ogni dubbio: «L'accordo con Enzo Biagi è raggiunto - ha detto il dg con una telefonata in diretta sempre alla trasmissione di Fazio - e domani firmo il contratto e lo presento al Cda di mercoledì. Da domani Biagi è nuovo in forze alle Rai». Quella del ritorno di Biagi, secondo Cappon, «è una gran bella notizia che rimedia ad una delle pagine più tristi della nostra storia televisiva». «SI PARTE AD APRILE» - Anche il direttore di Raitre, Paolo Ruffini, ha poi contribuito a svelare l'arcano. Parlando con le agenzie di stampa ha spiegato che quello di Biagi sarà «un programma con filmati d

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 2 della discussione
E adesso aspettiamo il rientro di quel signore che mangia la popò e poi siamo a posto.


>>Da: Duetre21
Messaggio 3 della discussione
Chissà se per rientrare RESTITUISCE i miliardi di "buona uscita" che si è preso per andare via.

>>Da: Nando179764
Messaggio 4 della discussione
vorrei ricordare a Enzo Biagi che viene pagato con i soldi di tutti, anche da chi non è d'accordo con la sua linea politica, perciò non faccia solo propaganda di sinistra.

>>Da: er Drago
Messaggio 5 della discussione
Largo ai giovani!!!

>>Da: Il giaguaro
Messaggio 6 della discussione
Un amico del presidente del consiglio che torna a lavorare nella tv di stato... come mai ciò non mi stupisce?

>>Da: aquilanera
Messaggio 7 della discussione
Giornalismo dalle grandi prospettive quello che celebra il ritorno in video di un novantenne....

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Rottweiler feriscono gravemente una ragazza

>>Da: aquilanera
Messaggio 10 della discussione
Oltre cento punti di sutura. Sono quelli applicati dai medici ad una ragazza di 25 anni, A. M., aggredita da due rottweiler scappati dal giardino dell'abitazione dei proprietari a Lozzo Atestino, nel Padovano. I due cani hanno buttato a terra la ragazza trascinandola per oltre 25 metri. Solo l'intervento di un passante ha permesso alla ragazza di rimanere viva. L'uomo infatti è riuscito a distrarre i cani per il tempo sufficiente per sottrarre loro la vittima che stavano letteralmente divorando.
I veterinari provvederanno ad analizzare le condizioni dei due animali per capire le ragioni della loro aggressione. I proprietari hanno comunque assicurato che saranno abbattuti. Del fatto è stata informata l'autorità giudiziaria.

Premessa: io amo i cani. Di fatto però ci sono specie pericolose che rispondono ad un istinto che sfocia in episodi come questo. Si ha voglia a dire che la colpa non è loro, dei cani, ma io guardo l'effetto! ormai da tempo si dibatte sulla necessità di regolamentare in maniera severa il possesso di alcune razze ma nulla, fino alla prossima tragedia: ci si indegna quell'attimo e si torna a fare come gli struzzi

>>Da: Elios8943
Messaggio 2 della discussione
La colpa è dei proprietari che non hanno la capacità di educarli nel modo adeguato.
Posseggo un corso di 70kg ed è tranquillo come un'agnello.

>>Da: Nando179764
Messaggio 3 della discussione
dici bene, la colpa è solo dei proprietari se succedono questi spiacevoli fatti.

>>Da: ruggero
Messaggio 4 della discussione
Solidarietà alla ragazza, ma l'abbattimento dei cani dimostra che l'unica razza feroce ha due gambe e non 4 zampe.

>>Da: pensiero profondo
Messaggio 5 della discussione
Iniziamo a rendere davvero responsabili i proprietari di questi animali. Iniziamo ad educare loro che il loro amato cagnolino deve avere obbligatoriamente la museruola e il collare quando va in giro e quando non ce li hanno diamoli una sonora multa da migliaia di euro.
Perche' non trovo corretto che ogni volta che esco con mio figlio di pochi mesi con il passeggino e vedo arrivare un cane devo stare sul chi va la'.

>>Da: aquilanera
Messaggio 6 della discussione
E come facciamo ad educarli?
La multa non funziona, se mi sbrani mezza famiglia sai che mi frega poi della multa.
Facciamo un esame preventivo prima di affidare un rottweiler o un pittbull?
Anch'io amo i cani, ma quelle razze le proibirei, troppe aggressioni e sempre in aumento.

>>Da: Lory
Messaggio 7 della discussione
In Italia, nella scorsa legislatura, l'ex ministro Sirchia aveva legiferato in proposito, decretando anche l'obbligo di mettere museruola e guinzaglio ai cani nei luoghi pubblici: per carità, si scatenò il putiferio, tanto per cambiare! Il solito garantismo idiota.

>>Da: Sonia
Messaggio 8 della discussione
Io ho una cagnolina che non farebbe male ad una mosca, ha molto del setter. Ebbene, io non l'ho mai lasciata libera un solo istante, se non nei recinti dedicati ai cani. Viene sempre con noi, ma sempre al guinzaglio. Anche perchè ha la mania di saltare addosso alla gente per fare le feste (cosa che non tutti gradiscono).
Quello che voglio dire è che il padrone è il solo responsabile dell'animale.
Sull'opportunità di prendere razze di cani notoriamente di istinto aggressivo ho moltissime perplessità.

>>Da: Ada
Messaggio 9 della discussione
In Italia le norme ci sono, in questo caso cè stata la negligenza di chi doveva sorvegliare i cani (che probabilmente non erano stati educati da personale specializzato come necessario per le razze pericolose).

MINISTERO DELLA SALUTE ORDINANZA 3 ottobre 2005 - Tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressività di cani. (GU n. 281 del 2-12-2005)

IL MINISTRO DELLA SALUTE ordina:
ORDINA
Art. 1. 1.
Sono vietati:
a) l'addestramento inteso ad esaltare l'aggressivita' dei cani;
b) l'addestramento inteso ad esaltare il rischio di maggiore aggressività di cani pitbull e di altri incroci o razze di cui all'elenco allegato;
c) qualsiasi operazione di selezione o di incrocio tra razze di cani con lo scopo di svilupparne l'aggressività;
d) la sottoposizione di cani a doping, cosi' come definito all'art. 1, commi 2 e 3, della legge 14 dicembre 2000, n. 376.

Art. 2. 1. I proprietari e i detentori di cani, analogamente a quanto previsto dall'art. 83, primo comma, lettere c) e d) del regolamento di polizia veterinaria, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, hanno l'obbligo di:
a) applicare la museruola o il guinzaglio ai cani quando si trovano nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico;
b) applicare la museruola e il guinzaglio ai cani condotti nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto.


>>Da: santana
Messaggio 10 della discussione
Presumo che se il proprietario di un'animale sapesse che quell'animale potrebbe - in malaugurati casi - far perdere la propria casa, lo prenderebbe solo se fosse in grado di educarlo a dovere.
Anche se a mio avviso cio' non deve precludere l'utilizzo di idonei mezzi di prevenzione.

MSN Gruppi

unread,
Dec 13, 2006, 7:46:53 PM12/13/06
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
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Io, nel mirino

>>Da: andreavisconti
Messaggio 66 della discussione
Se per caso mi ammazzassero, se vi dicessero che sono morto d’un cancro fulminante, d’una polmonite folgorante, o ucciso da elementi della malavita nostrana, per favore: non credeteci. Qui, a quanto pare il cerchio si stringe: è morto ieri mattina Alexander Litvinenko a Londra e adesso Scotland Yard rende noto che non il Thallium, un topicida, ma del «Polonio 210» (un metallo radioattivo), è la causa della morte di Sasha, dopo 23 giorni di atroce agonia.
Apprendo dalla stampa che lo storico e politico Alex Goldfarb ha reso nota una sua lista di gente da ammazzare che si apre con Litvinenko e si chiude con il mio nome, includendo quello di Vladimir Bukovski, Mario Scaramella, Berezovski e l’ex ministro ceceno in esilio Zakaev. Amici da Londra fanno notare che Alexander «Sacha» Litvinenko non soltanto è stato ammazzato, ma è stato assassinato con un veleno terribilmente doloroso che ha distrutto per tre settimane i suoi organi, senza che i medici potessero trovare un antidoto. I russi oggi ammazzano, e si ammazzano, così: la tradizione è antica e la raffinatezza moderna passa attraverso armi di distruzione di massa e a colpo singolo. Se ho paura? Sì, chiunque avrebbe paura. Ho la scorta, è vero, ma chi può difendersi contro nemici che usano armi radioattive?


>>Da: andreavisconti
Messaggio 66 della discussione
L’uomo d’affari russo Andrei Lugovi è interrogato da Scotland Yard. Ma fa sapere che non è sotto accusa
Sul caso Litvinenko parla il testimone chiave

Amburgo - Da Mosca parla il testimone chiave del “caso Litvinenko” mentre si estende alla Germania il giallo dell’ex colonnello del Kgb, morto per avvelenamento lo scorso 23 novembre a Londra.
Sono quattro le persone contaminate ad Amburgo da Dmitri Kovtun, l’uomo d’affari russo sospettato di essere il “corriere” del polonio 210, la sostanza altamente radioattiva usata per uccidere Aleksander Litvinenko.
Secondo quanto ha riferito un portavoce della polizia della città anseatica si tratta dell’ex moglie Marina W., da cui Kovtun ha divorziato alcuni mesi fa, e i loro due figli che hanno rispettivamente tre e un anno d’età. La quarta persona “colpita” da radiazioni è un’altra donna russa, indicata come la nuova partner di Kovtun.
I medici tuttavia devono ancora stabilire se il polonio sia presente negli organismi dei quattro pazienti, tutti ricoverati in un ospedale di Amburgo. Un investigatore ha fatto sapere che potrebbero essere necessari alcuni giorni prima di conoscere i risultati dei test.
Kovtun ha soggiornato ad Amburgo dal 28 ottobre al primo novembre, quando è partito per Londra dove, dopo aver raggiunto il suo socio d’affari Andrei Lugovoi, ha incontrato Aleksandr Litvinenko.
Attualmente è ricoverato in un ospedale di Mosca, lo stesso dove si trova Lugovoi, con sintomi d’avvelenamento da polonio. Ieri Lugovi è stato interrogato in qualità di «testimone» dai detective di Scotland Yard.
«Ho risposto pienamente a tutte le domande che mi hanno posto gli investigatori», ha detto l’ex agente dei servizi segreti russi (Fsb) precisando che non gli è stata notificata «nessuna accusa» in relazione alla morte di Litvinenko, di cui è ritenuto il testimone chiave.
La Procura generale russa mercoledì scorso ha aperto due indagini in relazione al caso Litvinenko: una per l’“omicidio” dell’ex colonnello del Kgb, l’altra per il “tentato omicidio” di Dmitri Kovtun.
Intanto un biglietto d’autobus trovato nella tasca di una giacca di Litvinenko avvalora l’ipotesi che il suo avvelenamento sia avvenuto proprio nel bar dell’hotel Millennium di Grosvenor Square, a Londra, dove l’ex 007 russo incontrò lo scorso primo novembre Lugovoi, Kovtun e Vyacheslav Sokolenko.
Secondo quanto riporta il quotidiano britannico Daily Mirror, che cita fonti investigative, il ticket da una sterlina e mezza è stato acquistato da Litvinenko vicino alla sua abitazione di Muswell Hill, nella parte settentrionale di Londra, prima di salire su un bus della linea 134 di cui si servì per andare all’appuntamento all’hotel Millennium con i tre uomini d’affari russi.
Il biglietto è una prova importante per gli inquirenti, perché l’autobus della linea 134 non è risultato contaminato dal polonio 210. Gli inquirenti ritengono che Litvinenko sia giunto al suo secondo rendez-vous della giornata, quello al sushi bar “Itsu” con Mario Scaramella, l’ex consulente della commissione Mitrokhin, già contaminato dal polonio.
Tenendo, inoltre, conto che sette camerieri del bar del “Millennium Hotel” sono risultati positivi ai test di radioattività, il biglietto del bus sostiene la tesi che gli autori dell’avvelenamento possano essere proprio i sospettati principali: Lugovoi e soci. Secondo fonti investigative, Litvinenko ha ingerito la dose letale di polonio versato nella tazza di tè che bevve al bar del

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GIUNTA ELEZIONI DEL SENATO: RICONTARE BIANCHE E NULLE

>>Da: barbarella
Messaggio 34 della discussione
EVVIVA!!!!!!!!!!!

La giunta per le elezioni del Senato ha deciso all' unanimità il riconteggio totale delle schede nulle, bianche e contenenti voti nulli o contestati, a partire da sette regioni: Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia e Toscana. La decisione è stata presa all' unanimità dalla giunta, che ha deliberato di procedere al riconteggio.

Inoltre la giunta ha deciso di procedere alla revisione delle schede valide, custodite nei diversi tribunali, secondo una 'campionatura' che sarà decisa dai comitati di revisione schede, tenendo conto dei seguenti criteri: l'assenza del verbale o la notevole differenza tra i dati dichiarati sul verbale e quelli verificati sulla revisione; l'assenza di schede nulle e contestate; la presenza di rappresentanti di lista appartenenti a una sola coalizione o l'assenza nel seggio di rappresentanti di lista per ambedue le coalizioni. Nel caso in cui i risultati rivelino "scostamenti significativi" rispetto ai dati di proclamazione, si dovrà estendere la procedura di revisione delle schede anche alle altre regioni e alla circoscrizione estero.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 30 della discussione
Camera, il Polo insiste Oggi la giunta decide se ricontare le schede

Dopo la svolta del Senato, tocca a Montecitorio e l’opposizione torna alla carica. Unione in imbarazzo: finora ha negato i controlli. Dati discordanti sul numero dei votanti

Adalberto Signore

L’appuntamento è per questa sera, più o meno verso le otto. Quando, conclusi i lavori dell’Aula, la giunta per le Elezioni della Camera tornerà a riunirsi per la prima volta dopo il via libera del Senato al riconteggio delle schede bianche, nulle e contestate di sette regioni. E l’opposizione tornerà a chiedere che pure a Montecitorio si proceda con la verifica. Alla Camera, infatti, ormai da otto mesi la situazione è di impasse totale, con il centrodestra che insiste per la costituzione del Comitato di verifica nazionale e la maggioranza decisa ad attendere che prima si concluda il lavoro dei relatori impegnati nei campioni sulle singole circoscrizioni. Questioni, spiega Gregorio Fontana, che potrebbero invece «andare di pari passo». Secondo il capogruppo azzurro in Giunta, uno dei quarantenni «emergenti» di Forza Italia, nulla osta infatti a che Comitato e relatori lavorino «parallelamente». Considerazione su cui non sono però d’accordo i membri di maggioranza della Giunta, decisi - almeno fino alla scorsa settimana - a procedere «per gradi».
Stasera, però, si riprenderà dal via libera del Senato, che non può non costituire un precedente anche per la Camera, se non giuridico quantomeno di fatto. Al punto che nel centrodestra c’è chi auspica che sia lo stesso presidente della Giunta, l’azzurro Donato Bruno, a porre la questione in apertura di seduta. I precedenti, però, non sembrano lasciare molto spazio se la scorsa settimana Bruno e Fontana hanno brevemente polemizzato proprio su questo punto. Con il capogruppo di Forza Italia a chiedere di «conoscere l’orientamento del presidente sulla richiesta di procedere immediatamente alla Costituzione del Comitato». E il collega di partito Bruno a rispondergli che non esclude «si possa votare la richiesta», precisando che si tratta di un «fatto organizzativo». Con tanto di dissenso di Fontana: «Non è un fatto organizzativo, bensì politico». Di certo, comunque, se la questione non sarà sollevata dalla presidenza della Giunta - che alla Camera è vincolata da un regolamento più stringente di quello del Senato - saranno i membri dell’opposizione a tornare sulla questione.
Ed è probabile che - se non stasera in una delle prossime sedute - la maggioranza si trovi di fatto costretta a dare il via libera al riconteggio su scala nazionale (il che spiegherebbe l’irritazione dei membri della Giunta di centrosinistra alla decisione del Senato della settimana scorsa). A quel punto, però, lo scontro si sposterà sulle modalità della verifica. Da fare «a campione», secondo la maggioranza, e «su scala nazionale» per l’opposizione.
La querelle non è di poco conto. La legge elettorale, infatti, prevede per il Senato premi di maggioranza regionale e per la Camera un unico premio nazionale. Così, spiega Fontana, «non avrebbe alcun senso un riconteggio a campione per Montecitorio». Insomma, se con 15mila voti in più in Campania l’Unione si è portata a casa quattro senatori di premio, lo stesso non vale sulla Camera. Dove 24mila voti - lo 0,06 per cento del totale - valgono settanta deputati in più. La verifica, dice Fontana, dovrà quindi essere «dettagliata e su un campione il più ampio possibile». Anche perché il lavoro non è

>>Da: andreavisconti
Messaggio 31 della discussione
Il presidente di An: «Che cosa c’è di sbagliato e provocatorio nel fare un riscontro?». Giallo sulle schede provenienti da tutto il mondo: i deputati incaricati non sono ancora riusciti a vederle

Marianna Bartoccelli

È sul voto degli italiani all’estero che sono puntati i riflettori delle Giunte, sia quella del Senato che quella della Camera, soprattutto dopo le dichiarazioni del giudice Claudio Fancelli, presidente dell’Ufficio centrale Circoscrizione Estero. Ma alla Giunta della Camera i due responsabili dell’analisi delle schede del voto estero, Gaetano Pecorella di Forza Italia e Angelo Picano dell’Udeur, non sono stati ancora messi nelle condizioni di aprire una sola busta. Alcune infatti pare che non siano ancora arrivate alla Camera (sono state richieste almeno 5 mesi fa), altre sono talmente caotiche (addirittura senza relazione finale) che non possono servire a nessun controllo.
Ma se è vero che comunque alla Camera (dove sono 12 i deputati eletti all’estero) il loro numero non è decisivo per determinare la maggioranza, certamente la situazione caotica delle schede di questa circoscrizione viene considerata da Forza Italia esemplare.
E se alla Camera verrà probabilmente deciso oggi il ricontrollo delle schede, al Senato si sta organizzando il lavoro di verifica. «La decisione del Senato non è la conseguenza di un fulmine a ciel sereno. Già dopo le elezioni avevamo chiesto che si procedesse al conteggio dei voti», commenta Gianfranco Fini, nel corso del programma Otto e mezzo. E difende la scelta fatta dal Senato: «Per il buon nome della democrazia bisogna fugare ogni sospetto. Cosa c’è di sbagliato e di provocatorio nel fare un riscontro?». Anche il presidente del Camera, Fausto Bertinotti, difende la scelta fatta: «È tutto da tempo sotto controllo con un intervento fatto dalla Camera e dal Senato che proseguirà con molta correttezza».
Mentre Angelo Bonelli, capogruppo verde alla Camera, ribadisce: «Non ci vedo nulla in contrario alla possibilità che si proceda alla Camera, come in Senato, al riconteggio delle schede bianche e nulle sulla base di sette regioni campione». Anche Pierluigi Bersani non si sottrae e parla della questione dei brogli e della richiesta avanzata dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, di ricontare le schede elettorali: «Contiamo pure - ha detto il ministro dello Sviluppo economico -, la cosa più bella di questo conteggio è che spero che tolga di mezzo questo argomento per un po’ di tempo così ci concentriamo sui problemi. Vedo invece che Berlusconi insiste; dice che non si può vincere per 25mila voti. Provi a chiederlo a Bush».
Nega ogni ipotesi di broglio Renato Mannheimer. Per l’esperto di sondaggi e flussi elettorali «tutto è possibile. Ma la mia idea è che mi sembra improbabile». «Non ho fatto la conta e quindi non so che cosa ci sia nelle schede - spiega Mannheimer -. Sicuramente ci sono state delle irregolarità, come ci sono in tutte le elezioni, e forse questa volta anche in misura superiore. Continuo ad esempio a essere sorpreso del crollo del numero delle schede bianche. E sono perplesso pure sull’ipotesi di brogli, però ci sono cifre che non tornano. Quindi è possibile un ribaltamento, ma altamente improbabile».
Arriva dal Pdci la richiesta di una commissione d’inchiesta, e Orazio Licandro del partito di Diliberto accusa Silvio Berlusconi «di impazzare su schede bianche, nulle, valide, all’estero». Piuttosto, prosegue Licandro, «è proprio Berlusconi che d

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Messaggio 32 della discussione
Nel voto all’estero elettori fantasma e verbali sbagliati

Le anomalie nella circoscrizione Asia-Africa-Oceania superano il 64% delle sezioni. Il magistrato denuncia numeri sballati e plichi finiti in mano a «persone difficilmente controllabili»

Fabrizio de Feo

«I verbali del voto degli italiani all’estero? Io li ho visti e dentro ci sono cose che fanno drizzare i capelli». Lucio Malan è uno dei più attivi «controllori» della Giunta delle elezioni al Senato. Un mastino che ha tentato di raccapezzarsi nel caos dei plichi provenienti da tutti gli angoli del mondo e dei verbali compilati spesso in maniera approssimativa. Le sue spedizioni nel caveau di Sant’Ivo alla Sapienza, uno dei 15 palazzi che appartengono alla Camera Alta, e dove sono conservate le schede «estere» del Senato (quelle della Camera stanno, invece, a Castelnuovo di Porto), nonostante la buona volontà si sono, però, rivelate un buco nell’acqua.
«In alcuni casi il verbale manca e c’è solo la tabella di scrutinio. Oppure c’è il verbale ma non sono riportati i voti delle liste. E poi tutto il sistema di voto si è rivelato sballato. Basta pensare che non sapremo mai quanti morti hanno votato. Infatti se una famiglia si fosse dimenticata di segnalare la morte di un congiunto al consolato, la scheda sarebbe arrivata anche lo stesso e un familiare avrebbe potuto spedirla». La sintesi è che «abbiamo senatori eletti all’estero legalmente ma la cui legittimità è dubbia».
I dati finora in possesso della Giunta sono impressionanti. Se nelle 60.977 sezioni italiane le cosiddette «squadrature», ovvero le anomalie e le incongruenze tra votanti e voti espressi sono ammontate a circa il 3%, nelle 896 sezioni estere salgono fino al 34,26% complessivo, con il dato impressionante della circoscrizione Africa-Asia-Oceania dove le squadrature raggiungono quota 64,6%. Come dire che in 73 sezioni su 113 non quadrano i conti.
C’è poi la lista delle anomalie segnalate dal presidente dell’Ufficio centrale elettorale, Claudio Fancelli, durante le due audizioni alla Camera e al Senato. La prima è quella del «numero dei votanti risultato maggiore rispetto a quello degli elettori». Ci sono poi le incongruenze tra i voti di lista e quelli di preferenza. «A dispetto di 50 voti di lista risultavano anche 300 voti di preferenza. Un risultato impossibile», dichiarava Fancelli. E così nei seggi dove i voti di lista non corrispondevano a quelli di preferenza si è provveduto a «parificare» i risultati. Ma la parificazione dei verbali non è stata sempre effettuata. Ma perché allora non si è proceduto a un nuovo spoglio? «Perché la legge prevede che l’Ufficio centrale per la circoscrizione Estero possa effettuare un nuovo controllo solo quando c’è una omissione di scrutinio. Mentre lì i dati c’erano, anche se erano incoerenti».
Problemi evidenti si sono verificati anche per la segretezza del voto. «In una famiglia dove arrivano quattro buste contenenti i certificati non esiste una cabina elettorale dove esprimere il voto. Quindi i membri della famiglia si mettono attorno a un tavolo e decidono insieme per chi votare». In molti casi, poi, le buste sono arrivate semi-aperte, o con all’interno «passaporti, denaro, lettere, assegni» o addirittura manifesti elettorali. Fancelli denuncia anche il caos al momento dello spoglio con gli addetti allo scrutinio che hanno «buttato i numeri sui verbali così come sono venuti». Inoltre i plichi e i certificati si sono venuti a trovare in mano a

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Messaggio 33 della discussione
Romagnoli, eletto nella circoscrizione Europa, pronto alle dimissioni

Controllare il voto all’estero? Una missione impossibile. «Un conto è fare l’inventario di anomalie che possono essere corrette ma qui è un tale caos che non si capisce neppure bene da dove iniziare». Gregorio Fontana, capogruppo di Forza Italia nella giunta per le elezioni della Camera, evita di girare troppo intorno a un problema che a molti appare insolubile. E detta la sua proposta: «Bisogna ripetere il voto all’estero». «Stanno emergendo in maniera molto evidente le irregolarità», spiega. «C’è il lungo elenco di anomalie presentato dal presidente dell’ufficio centrale all’estero, Claudio Fancelli. Ci sono due esposti presentati alla Procura di Roma per i quali mi risulta che i magistrati abbiano avviato le rogatorie. Dunque non credo che siano denunce fondate sul nulla. Aspettiamo fiduciosi. I casi clamorosi non mancano. Per esempio il fatto che una grande quantità di elettori non ha mai ricevuto le schede ma risulta dai verbali che ha votato. Significa che qualcuno si è impossessato di alcune schede, ha votato e le ha rispedite. E non si tratta di suffragi ininfluenti perché al Senato il riconteggio all’estero potrebbe risultare determinante».
Il rebus del voto all’estero appare talmente intricato e di difficile soluzione che perfino gli stessi eletti non nascondono il loro disorientamento. Massimo Romagnoli, deputato di Forza Italia eletto nella circoscrizione Europa, è il più deciso nel prendere una posizione netta e nello sposare la proposta di Fontana di rifare il voto. «Per noi non c’è problema. La proposta è assolutamente sensata. Siamo disposti a rimettere in moto la macchina e a ripartire, tanto le nostre 8.500 preferenze sono di provenienza specchiata, al contrario di quelle di altri», dicono dallo staff di Romagnoli. «D’altra parte tutti noi, al momento dello spoglio, ci siamo resi conto della confusione e delle irregolarità che si stavano verificando».
Dubbi sulle modalità del voto e dello scrutinio, Romagnoli le aveva manifestate da sempre. All’indomani del voto il deputato azzurro si era infatti spinto più in là degli altri, chiedendo un gesto di trasparenza generale. «Gli italiani eletti all’estero non sono legati alle poltrone. Nonostante io sia stato eletto, sono pronto a sospendere la mia carica affinché la Giunta delle elezioni abbia il tempo per poter esaminare il voto». Oggi Romagnoli rilancia. Ma difficilmente la sua disponibilità a rimettere in gioco il suo incarico verrà sposata da altri.

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Successioni e Pacs, un rinvio scongiura la rottura nell'Unione

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Messaggio 14 della discussione
''Governo e Parlamento stanno giocando a rimpiattino con i diritti civili di milioni di persone che vivono in famiglie non sposate, fra cui quelle lesbiche e gay. Di rimando in rimando, si anagrammano in modi diversi le famose sette righe del programma dell'Unione e si allontana nel tempo qualunque misura concreta a favore delle famiglie non tradizionali''. Così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta il ritiro dell'emendamento governativo sull'abolizione delle tasse di successione anche per i conviventi deciso oggi dalla cabina di regia di maggioranza e governo sulla Finanziaria. "Confermata l'apartheid delle coppie di fatto. Al Senato hanno vinto i clericali" dice il deputato dell'Ulivo Franco Grillini. "Le unioni civili, sono argomento prioritario nel programma dell'Unione e lo stralcio dell'emendamento dimostra ancora una volta quanto il centrosinistra sia ostaggio dell'ala più oltranzista del cattolicesimo italiano, i cosiddetti teodem" dichiara il deputato di Rifondazione comunista Vladimir Luxuria. Ma non è questa una lettura condivisa da tutta l'Unione. Il governo ha deciso infatti di sostituire il ritiro delle misure sui conviventi dall'emendamento sulla tassa di successione con un ordine del giorno in cui si impegna a varare un disegno di legge che regolamenti le unioni di fatto. ''Bene l'ordine del giorno che sancisce in Parlamento l'impegno del governo e della maggioranza a dare al paese una legge saggia e condivisa che riconosca diritti e doveri delle coppie di fatto, eterosessuali e omosessuali'' è quanto infatti dichiara il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini.

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Messaggio 14 della discussione
Coppie di fatto, scontro Bertinotti-Vaticano


«Innanzitutto bisogna vedere se il governo presenterà un disegno di legge, perchè è evidente che ci sono posizioni molto diverse. Qualora ci dovesse essere questa proposta se ne deve discutere in modo sereno, deponendo la spada dell’integralismo». Gianfranco Fini apre così alle unioni civili per le quali l’Esecutivo vorrebbe, entro gennaio, varare una legge che regolarizzi le coppie di fatto. «Ci sono realtà di fatto che non possono essere equiparate alla famiglia ma che se determinano discriminazioni di diritti individuali devono essere affrontate per capire se ci sono discriminazioni dei diritti individuali - ha detto il leader di Alleanza Nazionale -. Questo vale per tutti, anche per le coppie omosessuali. Ma i Pacs francesi io non li sottoscriverei: non si può parlare di matrimonio, di adozioni sono nella posizione di chi, come Casini, dice no al matrimonio gay e no alle derive alla Zapatero».
La presa di posizione di Fini arriva nel giorno della polemica tra il presidente della Camera Fausto Bertinotti e cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Consiglio vaticano per la famiglia, che ha criticato fortemente i Pacs sostenendo «ci si debba mantenere nei limiti del diritto privato, se non si vuole danneggiare seriamente la famiglia tradizionale». Parole che Bertinotti ha definito «un capriccio». «Mi dispiace che si usino da pulpiti così autorevoli delle frasi di scherno che toccano la condizione di vita di tante persone - ha detto l’esponente del Prc -. Condizione spesso sofferente e spesso deprivata di diritti».
Dure le reazioni dell’intero mondo politico. Dall’opposizione c’è chi, come Luca Volontè ha accusato Bertinotti di dimenticare il suo ruolo istituzionale e chi, invece, come Massimo D’Alema respinge gli allarmi che arrivano da Oltretevere. «Noi vogliamo semplicemente riconoscere i diritti di italiani, donne e uomini, che vivono insieme e hanno dei figli -ha detto il vicepremier - e che devono vedere riconosciuti i loro diritti anche se non intendono unirsi in matrimonio». «Il governo non deve cedere alle “intimidazioni che piovono” da più parti contro qualsiasi ipotesi di regolamentazione legislativa delle unioni di fatto», ha detto il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio, secondo il quale «è inaccettabile che un giorno si e l’altro pure, da più parti, si pratichi del catastrofismo psicologico paventando addirittura la dissoluzione della famiglia tradizionale».
Ma il Vaticano non cambia idea. In una nota della Sir, l’agenzia stampa promossa dalla Conferenza episcopale italiana, ha sottolineato, richiamandosi alle parole del Papa, il diritto della Chiesa a intervenire su temi «morali che interpellano la coscienza». Il Sir sottolinea come «per uno strano ribaltarsi dei piani, ci si preoccupa di una cosa che certamente non è in cima alle priorità del Paese e invece non ci si cura di quello che è fondamentale, cioè il sostegno alla famiglia, quella vera, l’unica riconosciuta dalla nostra Costituzione, la società naturale formata da un uomo e da una donna».


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Welby: «Il mio corpo è una prigione»

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Messaggio 18 della discussione


Il militante radicale malato di distrofia scrive al Giornale: «Vittima di una tortura di Stato».
Fissata l’udienza per l’interruzione delle cure

È stata fissata per martedì prossimo l’udienza del Tribunale di Roma (Prima sezione civile) sul ricorso presentato da Piergiorgio Welby per ottenere l’interruzione dell’accanimento terapeutico attraverso il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale. La notizia è stata accolta positivamente dallo stesso Welby che ha chiesto - si legge così in una nota dell’Associazione radicale Luca Coscioni - che venisse sospeso lo sciopero della fame portato avanti ormai da 16 giorni da oltre 700 cittadini, parlamentari, medici e un ministro, anche «per rispetto verso il giudice e gli operatori del diritto chiamati a udienza il 12 dicembre». Altro fatto considerato positivo è la nomina del Comitato nazionale di bioetica, che sarà presieduto dal giurista Francesco Paolo Casavola. Un «cattolico adulto» come lo definisce Francesco Cossiga che si dice convinto che sarà questa nomina ad aprire la strada all’eutanasia e al testamento biologico.
Continua a creare polemica l’affermazione del leader di An, che ha sostenuto che «Welby è cosciente, non può chiedere di morire, perché chi assecondasse la sua volontà sarebbe un omicida». «Sono completamente in disaccordo con le parole di Gianfranco Fini espresse a proposito della drammatica vicenda di Piergiorgio Welby. Staccare la spina a un uomo cosciente che può esprimere il suo pensiero non può essere definito in alcun modo né omicidio né eutanasia» precisa Ignazio Marino, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato. Diversa da Fini la posizione del direttore del giornale leghista La Padania. «Se Welby fosse mio fratello, mio padre... Cosa farei? Se mi chiedesse coscientemente di staccargli la spina, lo farei. E poi sarei disposto ad andare a processo, spiegando perché non sono un omicida, né un fratello o un figlio egoista irriconoscente. So che starei male, dopo averlo fatto, ma non mi sentirei in colpa», così scrive Gianluigi Paragone.


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Messaggio 16 della discussione
I pm dicono sì a Welby «Ma non può obbligare i medici a farlo morire»

La Procura non si sbilancia: «Il paziente ha diritto di farsi staccare la spina, ma non può imporre nulla a chi lo cura». Oggi l’ultima parola al Tribunale

Patricia Tagliaferri

I magistrati dicono sì all’interruzione della terapia che tiene in vita Piergiorgio Welby, ma lasciano ai medici l’ultima parola. Una volta staccata la spina, dunque, saranno loro a decidere se ripristinare o no il trattamento in caso di sofferenza. Chiamati ad esprimere il loro parere come previsto dalla normativa in caso di procedimenti riguardanti lo stato delle persone, i pm Salvatore Vitello e Francesca Loy escono così dall’impasse determinata dal vuoto legislativo in una materia tanto delicata, con un atto di intervento che ha il sapore del pilatesco: non negano il diritto del paziente che chiede di interrompere qualsiasi accanimento terapeutico nei suoi confronti, ma neppure quello dei medici, ai quali non si può imporre di violare il codice deontologico che stabilisce di tutelare la qualità della vita anche nei casi più disperati.
Sarà comunque il giudice del Tribunale civile Angela Savio, oggi pomeriggio, a decidere se accogliere il ricorso presentato nei giorni scorsi dagli avvocati di Welby. E la sua decisione potrebbe non essere in linea con quella dei colleghi della Procura di Roma. Certo il parere espresso dall’ufficio affari civili avrà il suo peso. E i magistrati hanno affermato che esiste «il diritto ad interrompere un trattamento terapeutico non voluto, con le modalità richieste». È questo il punto su cui i pm romani hanno dato ragione ai legali di Welby, i quali chiedono di staccare il ventilatore artificiale al paziente somministrandogli allo stesso tempo le terapie sedative idonee ad eliminare qualsiasi stato di sofferenza fisica e psichica.
I magistrati non hanno dubbi sul fatto che non sia possibile alcun trattamento medico contro la volontà della persona. E scrivono che «risulta ormai acquisito alla cultura giuridica il principio secondo cui l’intervento medico è legittimato dal consenso valido e consapevole espresso dal paziente». Ci sono gli articoli 13 e 32 della Costituzione a tutelare non solo il diritto alla salute, ma anche quello di autodeterminarsi «lasciando a ciascuno il potere di scegliere autonomamente se effettuare o meno un determinato trattamento sanitario». E nel caso in questione, sostengono i magistrati, «per dare la massima effettività al diritto del paziente è necessario procedere alla sedazione richiesta, altrimenti il diritto diventerebbe solo astratto».
Ma ecco che, proprio quando la questione sembra essere risolta, i pm tornano al punto di partenza affermando che è impossibile ordinare ai dottori di Welby di staccare la spina. «È una scelta discrezionale affidata al medico - sostengono - anche se è una scelta discrezionale tecnicamente vincolata, in merito all’utilità e alla necessità di ripristinare, in un momento successivo, la terapia, sulla base di quanto indicato nell’articolo 37 del codice deontologico il quale prevede: “In caso di malattia a prognosi sicuramente infausta o pervenuta alla fase terminale, il medico deve limitare la sua opera all’assistenza morale e alla terapia atta a risparmiare inutili sofferenze, fornendo al malato i trattamenti appropriati a tutela, per quanto possibile, della qualità della vita».

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Omicidio del benzinaio, esce il complice del killer

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Messaggio 8 della discussione
Scaduti i termini di custodia: libero da oggi Elia Di Domenico, 19 anni, condannato a nove anni

Due anni fa aveva partecipato, minorenne, alla rapina ad un distributore di Lecco, rapina che era costata la vita a Giuseppe Maver, benzinaio. Questa mattina, alle 9.45, le porte del carcere minorile Beccaria si apriranno per ridargli la libertà. Grazie all’ennesimo cavillo di una giustizia che fa acqua da tutte le parti: già condannato in primo e secondo grado a più di 9 anni di carcere, Elia di Domenico, oggi 19enne, era ricorso in Cassazione, ma la Corte non ha ancora istruito il processo d’appello e nel frattempo sono scaduti i termini di carcerazione. Così il ragazzo, che nel frattempo è diventato maggiorenne, può lasciarsi alle spalle il carcere e, in teoria, potrebbe rendesi irreperibile. Ancora una volta i tempi della giustizia si sono rivelati troppo lunghi e ancora una volta la certezza della pena si è trasformata in un miraggio.
Giuseppe Maver fu ucciso con un colpo di pistola al cuore il 25 novembre 2004 sotto gli occhi della moglie, davanti alla sua stazione di servizio. A colpirlo due giovani di 17 e 18 anni, autori di una tentata rapina ai danni del distributore di benzina della vittima. Erano le 18:45 e i due malviventi si erano avvicinati per rubare l’incasso della giornata. Secondo le ricostruzioni dei carabinieri i due rapinatori avevano minacciato con una pistola Giuseppe Maver. Lui aveva cercato di reagire e si era rifiutato di consegnare i soldi. Il 18enne allora aveva sparato un primo colpo di pistola al cuore. La moglie, in stato di choc, aveva ricostruito quei terribili secondi tracciando l’identikit dei due giovani e fornendo uno degli elementi che portarono all’identificazione dei killer. Il 17enne, Elia di Domenico, originario calabrese ma residente a Malgrate (Lecco), pressato dai continui interrogatori, due settimane dopo la tragica vicenda si era presentato in caserma con i genitori ed un avvocato e aveva confessato. Era stato poi trasferito al carcere minorile Beccaria di Milano. Davide Ciancaleoni, il killer esecutivo, all’epoca dei fatti 18enne, messo alle strette, aveva confessato a sua volta. Portato nel carcere di Bassone di Como era stato condannato per l’omicidio del benzinaio. Per lui si aprirà il 21 febbraio, davanti alla 1°sezione della Corte d’Assise d’appello di Milano, il processo di secondo grado dopo una prima condanna a 20 anni. Giuseppe Maver, militante della Lega, 61 anni, era conosciutissimo a Lecco dove aveva l’attività e a Caloziocorte, dove risiedeva, per le iniziative di volontariato e come rappresentante della Pro Loco.


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Messaggio 7 della discussione
La città è incredula e indignata: pioggia di telefonate al sindaco
«Così si calpestano le vittime»

Il sindaco di Lecco, Antonella Faggi, è tempestata di telefonate: non vorrebbe che la città finisse sui giornali per questa vicenda ma non si tira indietro di fronte alla richiesta di un commento.
«Cominciamo col distinguere due posizioni: quella del cittadino comune e quella istituzionale. Come cittadina non posso che associarmi allo sgomento generale. Se è vero che Elia non è materialmente l’assassino è pur vero che è il complice di un assassino, il che è comunque un reato gravissimo. Un reato commesso per un motivo bieco e futile: poche decine di euro. Alla base di tutto c’è semplicemente il disprezzo della vita umana che porta a uccidere per pochi soldi. E come cittadina mi metto nei panni di una famiglia, quella della vittima, sconvolta dalle conseguenze economiche, psicologiche e morali di questo gesto».
Ma lei è anche il sindaco di questa città, cosa può dire sul piano istituzionale?
«Qui parliamo di ragazzi giovani, senza un apparente motivo di disagio, che commettono un gesto un così grave. Tutto ciò rientra in un quadro più ampio; quello di un disagio giovanile che prende molte forme, dalla droga all’alcool, dalla prostituzione al bullismo. I giovani, annoiati, sperimentano azioni lesive, su di sè o sugli altri. E la soglia scende sempre più: ogni giorno la cronaca ci propone casi di ragazzi dai 13 ai 18 anni. Negli ultimi anni c’è stata una veloce degenerazione: questi ragazzi hanno difficoltà a gestirsi e in loro passa l’idea che qualsiasi cosa facciano, comunque se la caveranno».
E allora cosa si può fare?
«Si tende a pensare al disagio conclamato, ma c’è una fase invisibile di passaggio. Si crea così: con la banalizzazione di quello che è il messaggio fondamentale di uno stato democratico dove all’orrore segue una pena. Quello che è successo toglie significato proprio a questo. Certo, la famiglia ha un ruolo importante: oggi non c’è comunicazione, no si parla. E i genitori spesso non vedono i disagi dei figli perché ciò significa vedere un proprio fallimento . Così minimizzano. In realtà non bisogna colpevolizzare nessuno, bisogna prendere atto di qualcosa che cambia. L’attenzione ai giovani non ha colore politco, deve esser condivisa e deve rivolgersi a tutti i giovani, indistintamente, perché c’è un ponte invisibile tra quello che hanno disagi e quelli che apparentemente non ne hanno, E spesso viene attraversato molto velocemente. Come legista però mi sento di dare una connotazione politica alla nostra difesa dei valori delle tradizione della famiglia. L’attuale governo da una parte sostiene iniziative per motivare i giovani, dall’altro attua politiche come la liberalizzazione delle droghe leggere e lo scardinamento della famiglia tradizionale attraverso i Pa cs: tutto ciò disorienta i ragazzi che invece hanno bisogno di regole. Se uno è nutrito di valori ha una strada segnata e non significa limitarne la libertà. Essere moderni non significa essere senza regole. E proprio in questo la Lega si differenzia da tutti gli altri».
Che Natale sarà per questo ragazzo?
«Qualcuno ha detto che passerà il Natale i famiglia, e io penso anche alla madre, sola, che non è in grado di far fronte a questa situazione. Il ragazzo è fuori ed è allo sbando, che libertà è la sua? Una libertà effimera. Una libertà che interrompe un percorso di recupero».
Don Rigolidi, cappellano del beccaria, non è d’accordo co

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Messaggio 8 della discussione

«Perdono? Non voglio neanche sentirne parlare»
Tiziana Maver: «Hanno giocato con la vita di mio padre e al processo non ci hanno degnato di uno sguardo»

Sembra una giornata come le altre: c’è anche il sole che fa sembrare tutto meno cupo. Un camper di turisti si ferma a fare il pieno, poi un’altra auto, poi una moto. Chissà se questa gente sa che proprio lì un paio d’anni fa il benzinaio è stato freddato durante una rapina. Chissà se sa che uno dei rapinatori, Elia Di Domenico, all’epoca dei fatti minorenne, ieri è uscito dal carcere, libero, per ora, grazie a uno dei soliti intoppi della giustizia italiana. Chissà se intuisce il dolore che c’è dietro la faccia, comunque sorridente, di Marco Invernizzi, il genero di Giuseppe Maver che per una manciata di euro venne barbaramente ucciso due anni fa proprio qui, davanti alla sua pompa di benzina.
Tiziana Maver, la figlia, non c’è: è impegnata in un corso alla Camera di Commercio, un segno in più della sua determinazione e della voglia di continuare quel lavoro. Ma appena il corso finisce è lì, accanto al marito, a “mandare avanti” il distributore.
Lo fa per suo padre o per se stessa?
«Mi è sempre piaciuto questo lavoro, ho staccato qualche anno, dal 2000 al 2005. Il 1° gennaio del 2005, meno di due mesi dopo la morte di mio padre, avrei dovuto ricominciare qui, con lui. Pensi che il giorno prima che lo ammazzassero era stata dal commercialista per sistemare tutto. Certo, dopo quello che è successo ho un motivo in più: non voglio far morire anche la sua attività».
Inutile chiederle cosa pensa del fatto che uno dei giovani rapinatori sia già in libertà, in quanti glielo hanno già chiesto?
«Non ci volevo credere, nemmeno il mio avvocato lo sapeva. Non ho niente da dire: durante il processo i legali e i familiari dei due ragazzi non ci hanno nemmeno degnato di uno sguardo. Cosa dovrei dire? Che è una vergogna? Che è ingiusto? Dico solo che non esiste maggiorenne e minorenne, giovane o vecchio, uomo o donna, esiste la responsabilità di ogni essere umano verso gli altri. Se uno è abbastanza grande per lavorare o per guidare deve essere responsabile delle sue azioni».
Qualcuno ha parlato di perdono, è una parola che condivide?
«Non voglio neanche sentirne parlare. Lo stesso vescovo Maggiolini ha dichiarato che per essere cristiani bisogna avere dei valori ben chiari. Se si perdono, come li hanno persi quei ragazzi, non si può rimediare solo chiedendo perdono. Il perdono va guadagnato. Dio perdona? Forse questo non lo avrebbe perdonato nemmeno lui».
A suo figlio cosa insegnerà, dopo aver vissuto questa esperienza?
«Gli insegnerò quello che mio padre ha insegnato a me: l’onestà. Quei ragazzi hanno giocato con la vita di mio padre e si sono giocati la loro. Mio figlio non deve giocare né con la sua nè con quella degli altri».
Come è cambiata la sua vita da quel giorno?
«È cambiato tutto, anche dentro. Ora guardo gli altri in modo diverso. Pensi che qualcuno, vedendo i giornalisti e le tv qui a intervistarmi, ha avuto il coraggio di dirmi che mi sono fatta pubblicità. Ma quale pubblicità? Mica l’ho chiesta».
Il Natale del 2004 arrivò solo un mese dopo la morte di suo padre, questo invece arriva dopo la scarcerazione di uno degli assassini, come lo vivrà?
«Non sarà come quello ma di certo ci sarà l’amarezza di sapere che chi ha ucciso mio padre, anche se non era lui a impugnare la pistola non sta pagando, per noi questi due anni sono volati via in un

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Al gioco del fischio partecipa anche il ministro Pierluigi Bersani

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Dopo aver inaugurato la stagione con i tassisti per via del suo decreto sulle liberalizzazioni, ieri è toccato ai ricercatori spiegare al diessino il proprio umore. Così una cinquantina di ricercatori precari del Cnr (centro nazionale delle ricerche) e Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) e dell’Università di Bologna, hanno organizzato una pacifica protesta contro il governo e la Finanziaria, in occasione del convegno in corso nel capoluogo emiliano al quale ha preso parte il ministro dell’Unione.
Durante i lavori della conferenza, intitolata “Il futuro è la ricerca industriale”, il gruppo di giovani è entrato nella sala con indosso i giubbotti catarifrangenti che si usano solitamente in caso di incidente automobilistico. Quindi hanno esposto alcuni striscioni, distribuito volantini con le ragioni della loro protesta e letto un comunicato dal palco dei relatori.
«La conoscenza non è merce». “Sapere precario” e “naufraghi del sapere” erano alcune delle scritte riportate su cartelli e striscioni.
«Vogliamo spiegare al ministro che la ricerca è in panne -spiegava ieri il ricercatore precario del Cnr Vittorio Morandi - perchè quello che c'è nel programma dell’Unione e nella Finanziaria non solo non risolve il problema dello sviluppo, ma non è neanche sufficiente a garantire lo status quo». Morandi ha poi specificato che «se ci sono soldi per tutti, la priorità va data alla ricerca pubblica che è il vero polmone di innovazione e poi all’industria».
I ricercatori hanno spiegato anche che su un totale di 620 lavoratori all’interno del Cnr-Inaf, i precari sono 234, apri al 38% del totale. La protesta si è sciolta pacificamente e al termine dei lavori il ministro Bersani ha accettato di dialogare per alcuni minuti con Morandi ed i suoi colleghi, ascoltando le loro richieste di modifica della Finanziaria in direzione di un maggiore sostegno alla ricerca pubblica.


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Anche Bersani finisce nel mirino

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Al gioco del fischio partecipa anche il ministro Pierluigi Bersani. Dopo aver inaugurato la stagione con i tassisti per via del suo decreto sulle liberalizzazioni, ieri è toccato ai ricercatori spiegare al diessino il proprio umore. Così una cinquantina di ricercatori precari del Cnr (centro nazionale delle ricerche) e Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) e dell’Università di Bologna, hanno organizzato una pacifica protesta contro il governo e la Finanziaria, in occasione del convegno in corso nel capoluogo emiliano al quale ha preso parte il ministro dell’Unione.
Durante i lavori della conferenza, intitolata “Il futuro è la ricerca industriale”, il gruppo di giovani è entrato nella sala con indosso i giubbotti catarifrangenti che si usano solitamente in caso di incidente automobilistico. Quindi hanno esposto alcuni striscioni, distribuito volantini con le ragioni della loro protesta e letto un comunicato dal palco dei relatori.
«La conoscenza non è merce». “Sapere precario” e “naufraghi del sapere” erano alcune delle scritte riportate su cartelli e striscioni.
«Vogliamo spiegare al ministro che la ricerca è in panne -spiegava ieri il ricercatore precario del Cnr Vittorio Morandi - perchè quello che c'è nel programma dell’Unione e nella Finanziaria non solo non risolve il problema dello sviluppo, ma non è neanche sufficiente a garantire lo status quo». Morandi ha poi specificato che «se ci sono soldi per tutti, la priorità va data alla ricerca pubblica che è il vero polmone di innovazione e poi all’industria».
I ricercatori hanno spiegato anche che su un totale di 620 lavoratori all’interno del Cnr-Inaf, i precari sono 234, apri al 38% del totale. La protesta si è sciolta pacificamente e al termine dei lavori il ministro Bersani ha accettato di dialogare per alcuni minuti con Morandi ed i suoi colleghi, ascoltando le loro richieste di modifica della Finanziaria in direzione di un maggiore sostegno alla ricerca pubblica.


>>Da: ruggero
Messaggio 2 della discussione
Non c'e' peggior sordo di chi non vuol sentire
Prodi & C., fate uno sforzo.

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L’Unione sistema i precari amici

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Sanatoria per i co.co.pro della Pubblica Amministrazione, usando anche i dividendi Eni ed Enel

Precari di serie “a” e precari di serie “b”. I primi lavorano nei bassifondi della Pubblica Ammistrazione e, secondo la sinistra, all’occorrenza possono diventare dei potenziali elettori amici. I secondi lavorano un po’ ovunque, vedono il posto fisso come un miraggio ma non possono contare sulle attenzioni della lobby statalista. Per i primi vale la sanatoria a colpi di finanziaria, ai secondi non ci pensa proprio nessuno.
Già, perchè secondo le ultime modifiche alla Finanziaria, i precari della pubblica amministrazione saranno assunti grazie ad una norma che impiega i soldi dei correntisti distratti, i cosiddetti “conti dormienti”, dimenticati dai legittimi proprietari dietro lo sportello in banca.
In realtà il fondo per la stabilizzazione dei precari nella Pubblica Amministrazione partirà anche se in modo «simbolico, dal momento che per avviarlo basterà inizialmente circa 5 mln di euro». Secondo quanto ha spiegato il capogruppo di Rifondazione Comunista al Senato, Giovanni Russo Spena, «si è scelto, d’accordo con il Governo, di riformulare in questo modo la norma». Il fondo si alimenterà in parte con i fondi dei conti dormienti ma anche con una quota, che dovrebbe aggirarsi intorno al 5%, dei dividendi di Eni e d Enel.
«La stabilizzazione generalizzata dei cosiddetti precari delle Pa è la negazione di ogni selezione meritocratica, di ogni possibilità di razionalizzare, anche attraverso la mobilità, la funzionalità delle amministrazioni pubbliche». Ad affermarlo in una nota è il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

«La classica mentalita' da soviet, la proprieta' privata non esiste. Come si fa a pensare di andare ad attuare un'atto di 'ruberia' nei confronti di coloro che hanno depositato i loro soldi in banca per sistemare i precari? Eppoi, che cosa vuol dire il fatto che si sono dimenticati di questi soldi: uno puo' fare una scelta di aprire un conto corrente e non movimentarlo mai. Chi ha detto che la gente si e' dimenticata di questi soldi ?''. Lo ha detto il senatore della Lega Piergiorgio Stiffoni stigmatizzando il comportamento del governo come ''un'azione illegale che fa il paio di quanto e' successo con l'altro atto di ruberia attuato da Amato quando ha prelevato nel luglio del '92 il 6 X mille dei risparmi degli italiani''. In quella occasione ''si limitarono a quella cifra, ora prelevano tutto l'importo del conto corrente e lo usano per sistemare potenziali elettori. Che le risorse le trovino da qualche altra parte con qualche taglio ministeriale in piu'''.
«Per il 2007 è ovvio che nessun fondo potrà essere alimetato con le risorse dei fondi 'domientì”. Lo ha precisato il presidente della commissione Bilancio del Senato, Enrico Morando, spiegando che l’iter necessario a procedere al recupero delle somme è lunghissimo “e non si può certo parlare di un solo anno”. Il tutto inizierà con il regolamento, previsto dalla precedente Finanziaria, che dovrà essere pubblicato. “Sulla base di questo regolamento, poi - ha spiegato- verranno chiamate le banche per accertare quanti conti correnti siano inutilizzati da 15 anni. La procedura è lunghissima anche perchè gli istituti di credito dovranno contattare i titolari del conto e verificare se, nel caso di morte dell’intestatario, non ci siano eredi”.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

In questo caso le somme, come previsto dalla Finanziaria del 2006, “andranno alla riduzione del debito. E solo il risparmio sui minori interessi pagati dallo Stato potranno essere dirottati sui fondi”. Morando parla di diversi fondi perchè, oltre a quello per la stabilizzazione dei precari della P.A., resta ancora in vita il primo fondo voluto da Tremonti che aveva come fine quello di risarcire le vittime dei crack finanziari.
«Non è con la bacchetta magica, domani mattina, prendendo i soldi che sono in banca, che risolviamo il problema dei 500 mila precari. Detta così non sta in piedi». Il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, invita alla cautela circa la proposta del Pdci di utilizzare i soldi dei conti dormienti per l’assunzione di precari nel pubblico impiego. «In questa discussione ci vuole un pò più di concretezza -avverte Bersani- se no si creano sbandamenti nell’opinione pubblica e si procede con semplicismo. Il che non significa che non risolveremo gradualmente il problema dei precari».
Bersani precisa, infatti, che si tratta di «cose piuttosto complesse che possono essere collegate, ma hanno iter distinti”. Una operazione, dunque, “non così facile se non con processi graduali”. La sistemazione, pertanto, dei precari, conclude Bersani, va vista “dentro alla riorganizzazione del pubblico impiego” in maniera più articolata e ampia.


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IL PROFESSORE INTOLLERANTE

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Conviene tornare sui fischi a Prodi al Motorshow di Bologna, casa sua. Anche perché, ieri, sempre a Bologna, i precari hanno contestato anche Pierluigi Bersani che, se non era a casa sua, era nel cortile accanto (egli è di Bettola, Piacenza). Premettiamo subito, a scanso di equivoci, che chi scrive non predilige il fischio come modalità espressiva. Ai fischi del Motorshow preferisce piazza San Giovanni a Roma. Ma il popolo è così: fa quello che vuole. E i politici sono così: a loro il popolo piace quando fa quello che piace a loro. Le cose, evidentemente, non vanno assieme. Ma procediamo con ordine.
Il Professore, ieri, ha pubblicato una lettera sul Resto del Carlino che ci piace glossare. Come aveva già sostenuto a caldo, i fischi erano organizzati e partivano da un gruppetto di una quarantina di giovani capitanati - secondo il Prof - da due meno giovani. La situazione imbarazzante è stata - nella realtà, da quanto si sa da chi era lì - che a tre strette di mano e incoraggiamenti ad andare avanti sono corrisposti dieci fischi e inviti ad andare a casa.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

A partire da qui lo scritto del Professore si impenna e si inerpica in una disamina filosofico-sociologico-politologica sulla situazione del Paese per il quale è preoccupato ben più che per i fischi ricevuti. Come i lettori ormai sanno bene, il Professore - in accordo stretto con il dettato della dottrina Sociale della Chiesa - è sempre interessato più al bene comune che a quello personale. Dunque il Paese vive ormai in una «penosa situazione». «O bianco o nero, o sì o no, o con me o contro di me. Il tutto avvelenato dalla maleducazione, dal sensazionalismo, dalle dichiarazioni che fanno magari titolo per poche ore e poi spariscono nell'oblio del frullatore mediatico, che oggi è la molla del sentirsi “in diretta con il mondo”». Mettiamo che sia vero. Ma il professor Prodi è proprio sicuro di non essere una delle cause di questa situazione piuttosto che una sua vittima. Lo sa o no che guida una coalizione che è retta dall'odio contro Silvio Berlusconi, e il centrodestra, e poco altro? E, a proposito di sensazionalismo, si ricorda il professor Prodi di quando, qualche mese fa, disse che, lui e il suo governo, «avrebbero stupito» gli italiani? E che male c'è nel ragionamento: «o di qua o di là»?
Certo, durante tutta la campagna elettorale affermò che avrebbe riportato la pace sociale in questo Paese che era diviso. Non vorrà mica sostenere, ora, che la manifestazione di piazza San Giovanni e i fischi al Motorshow hanno rotto la pace sociale. E se l'avesse rotta lui con le sue politiche annunciate e messe in pratica? In una parola: se gli italiani non fossero d'accordo con lui, molto più semplicemente? O veramente pensa di avere una missione da compiere in barba a qualsiasi giudizio abbiano coloro che dovrebbe governare, i cittadini, noi?


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Poi scrive qualcosa di veramente grave a proposito degli episodi di maleducazione che «vanno tollerati e compresi» ma «se sono inseriti in una centrifuga di intolleranza e cecità sociale, i rischi per noi e per i nostri figli...» e via di questo passo. Cecità sociale perché? Perché gli italiani non stanno vedendo quanto bene sta facendo per loro? Perché sono, come ebbe a dire ripetutamente e a proposito di tolleranza e buone maniere, gli italiani sono impazziti e, con loro, il Paese?
Vada avanti a governare. È nei suoi diritti. Eviti, almeno, di fare delle strane filosofie sui fischi di chi non è d'accordo con lui. Al buon cuore, Professore.
Paolo Del Debbio


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Ci sono 34 mld in più, ma la mazzata sulle famiglie resta

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

Visco gela i contribuenti: «A fine 2006 gli introiti saranno anche maggiori ma la Manovra non si tocca»

Adesso lo dicono anche i dati: il Paese non aveva alcuna necessità di una maxi-Finanziaria.
La conferma è arrivata direttamente dal viceministro dell’Economia Vincenzo Visco che ieri, di fronte alla Commissione Bilancio del Senato, ha implicitamente ammesso che l’incremento di gettito fiscale rilevato a maggio 2006 e da tutti ragionevolmente attribuito al Governo Berlusconi era solido e strutturale e, soprattutto, che l’ammontare di tale surplus copre ormai quasi per intero la cifra complessiva della manovra di bilancio. Nei primi undici mesi del 2006, infatti, lo Stato ha incassato 33,8 miliardi di euro in più rispetto allo stesso periodo delle scorso anno (+ 8,9%), accantonando quindi una somma di pochissimo inferiore ai 34-35 miliardi intorno ai quali si aggira oggi la manovra attualmente in discussione al Senato. La somma deriva essenzialmente dai 4,5 miliardi aggiuntivi di Irpef (+ 5,6%), dai 5,66 miliardi in più arrivati dall’autotassazione delle imprese di novembre (+ 16,9%) e dalla crescita di 1,88 miliardi di euro del gettito delle regioni (+ 5,9). Nonostante ciò, però, il surplus di entrate fiscali, destinato a lievitare con l’aggiunta del denaro che fluirà in cassa a dicembre, risulta inferiore di oltre 3 miliardi di euro rispetto alla stima prevista solo il 16 novembre scorso dal Governo. Un errore, quest’ultimo, che ha suscitato le illazioni dell’opposizione.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Paradossalmente, però, l’afflusso di denaro che farebbe la felicità di qualsiasi Governo rischia di mettere in ulteriore difficoltà l’esecutivo guidato da Romano Prodi. Di fronte a questi numeri, infatti, un contribuente dall’anima candida è razionalmente portato a pensare che, avendo recuperato il denaro di cui dichiarava di aver bisogno, lo Stato desisterà dall’imporgli i tanti onerosi sacrifici previsti dalla manovra. In effetti sarebbe giusto e logico ma, sfortunatamente, ci sono valide ragioni per ritenere che questo Governo non cambierà di una virgola la Finanziaria. Non farà marcia indietro perché la sua è una manovra ideologica che prescinde dalle regole della matematica e dell’economia e che viceversa risponde ad imperativi morali di natura classista e di stampo punitivo. Le famiglie italiani, perciò, si mettano l’anima in pace: la rapina fiscale non sarà né cancellata né ammorbidita. Il Governo s’intascherà il boom di entrate e riscuoterà per intero il conto della Finanziaria perchè è già rivolto all’anno venturo quando, di fronte ad un Paese ormai dissanguato e depresso, potrà esibire il mirabolante risultato delle sue prodezze economiche proclamando enfaticamente: «Guardate, abbiamo rimesso in ordine i conti dello Stato».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Di fronte a questa truffa l’opposizione reagisce con la dovuta durezza, anche perché parte del saldo positivo che in futuro il Governo di sinistra non esiterà a vantare le spetta di diritto. «Visco si prepara alla grande abbuffata e nasconde l’oro di Dongo» - commenta il senatore leghista Massimo Polledri secondo il quale “con quasi 34 mld di euro in più nelle casse, la Finanziaria lacrime e sangue poteva e doveva essere diversa”. «Invece - prosegue il capogruppo del Carroccio nella Commissione Bilancio di Palazzo Madama - il viceministro dell’Economia ha preparato questa grande abbuffata ai danni di artigiani, piccoli-medi imprenditori e liberi professionisti residenti soprattutto in padania per poi redistribuire il raccolto ai soliti noti. A Montezemolo, con la rottamazione delle macchine, alle Cooperative Rosse, che avranno più sgravi per costruire le villette dei compagni, e alle nuove società immobiliari quotate, che godranno di benefici da paradiso fiscale». «Visco ha confermato che i nostri dubbi e le nostre previsioni non erano campati in aria - polemizza il presidente dei senatori di An Altero Matteoli - Mettere così pesantemente le mani nelle tasche dei cittadini non era necessario ma il fatto che il governo trucchi le carte sull’entità dei nuovi introiti strutturali per tentare di giustificare una manovra così disastrosa ed inaccettabile è ancor più grave». L’allusione di Matteoli ai “trucchi contabili” è raccolta e spiegata dal collega di Commissione Antonio Azzolini (Fi): «Le precedenti tabelle di Visco - accusa l’azzurro - erano sbagliate. Disse che le maggiori entrate al 16 novembre ammontavano a 37 miliardi mentre invece ammontavano a 29 miliardi. In ogni caso le maggiori entrate ci sono ed entro la fine dell’anno arriveranno a 37 miliardi o anche di più».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Travolto dalle critiche, Visco nel pomeriggio è tornato sul l’entità e la composizione del notevole surplus di entrate con una nota stampa ammettendo che “a fine novembre gli incrementi di gettito saranno superiori ai 33,8 miliardi di euro». Il viceministro ha poi difeso le tabelle portate in Commissione spiegando che si trattava di “tabelle ad uso interno” che “consentono di capire la tendenza delle entrate ma che ne rappresentano solo una parte”. Quella parte, spiega Visco, che attraverso il modello F24 transita per via telematica. Ne consegue che i dati forniti in Commissione “non contengono ancora tutti i dati dell’autotassazione, nè le entrate di dicembre”. Per il viceministro dell’Economia, però, ciò che è veramente importante è trarre dai dati le giuste considerazioni e non diffondere nel Paese speranze ...infondate. «Non bisogna dimenticare - spiega - che mentre i dati delle entrate si confermano superiori alle aspettative resta il fatto che l’ammontare dei debiti lasciati dal governo precedente e che via via vengono scoperti fanno sì che l’indebitamento di quest’anno si collocherà tra il 5 e il 6% rispetto al Pil. Ciò - precisa gelidamente il numero due dell’Economia - rende inutile ogni polemica sull’entità della manovra in corso di approvazione».
Dopo aver confermato alle famiglie italiane l’inutile mazzata che presto si abbatterà su di loro, Visco manda un messaggio altrettanto brutale e beffardo alla Casa delle Libertà tornando ad auto-attribuirsi i meriti altrui. «L’inversione di tendenza nell’andamento del gettito cumulativo - dice - ha avuto chiaramente inizio a cavallo tra maggio e giugno, vale a dire dopo l’insediamento del nuovo governo». Diritto di replica al senatore Polledri: «Non è che quando vede Visco un contribuente si mette paura e paga. Semmai si mette paura e scappa in Svizzera».
ALESSANDRO MONTANARI

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

Cgia di Mestre: «Merito dell’economia e del Governo Berlusconi»


Mestre - Ma quale effetto-Visco! Per la Cgia di Mestre le ragioni dell’eccezionale aumento delle entrate fiscali registrato nei primi undici mesi dell’anno vanno ricercate altrove e cioè nel buon andamento dell’economia e nell’operato del precedente Governo. Giuseppe Bortolussi, segretario dell’associazione artigiana veneta, ha le idee chiare e snocciola dati su dati: «Più 4,4 per cento dei consumi nel primo semestre dell’anno, aumento dell’1,7 per cento del Pil nazionale, allargamento degli studi di settore ai liberi professionisti e normative più stringenti sulle contabilità ordinarie delle società di capitali introdotte dal Governo Berlusconi nel 2005, aumento dell’occupazione e dell’incremento delle retribuzioni contrattuali».
Non si scappa. I fattori che hanno determinato il boom degli introiti statali, per la Cgia, sono questi e guai a chi prova ad attribuire ad altro o ad altri la paternità di tale risultato. «Se fossi il vice-ministro Visco -aggiunge Bortolussi - allontanerei da me il sospetto che basti la mia faccia per far aumentare le entrate. Anche perché la faccia rischierà di perderla quando le entrate scenderanno». «Certo - si legge ancora nella nota stampa della Cgia - l’aumento delle entrate è dovuto anche agli effetti delle misure anti-elusive introdotte nel decreto Visco-Bersani, che però non hanno avuto lo stesso “impatto” economico di quelle elencate precedentemente. Non solo, ma una componente importante l’ha avuta anche l’aumento del 5,8% del gettito Irpef che però si deve all’incremento occupazionale (più 2,9% nel semestre gennaio-giugno 2006 rispetto allo stesso periodo del 2005) e al progresso del 3% nelle retribuzioni contrattuali (periodo gennaio-settembre 2006 sull’analogo periodo dell’anno precedente)». Dopo aver restituito a Cesare quel che è di Cesare, però, la Cgia va dritta al punto della questione chiedendo all’esecutivo di tenere conto del denaro che si è ritrovato in cassa per alleggerire la manovra. Per esempio, propone Bortolussi, “cancellando gli oltre tre miliardi di euro di nuove entrate che la Finanziaria prevede di recuperare con la rimodulazione degli studi di settore”.


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Quei diritti sacri degli «intoccabili»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

I diritti acquisiti in Italia sono una cosa sacra. Ogni volta che qualcuno si guadagna un posto di grande o piccolo privilegio, esso diventa intoccabile e perpetuo e non importa se questo diritto abbia un fondamento o se sia semplice atto di prevaricazione sui diritti altrui. Il posto intoccabile nella pubblica amministrazione, la babypensione, il vitalizio dei parlamentari che conquistano l'ambito traguardo di metà legislatura sono solo pochi dei tantissimi esempi in cui appare evidente l'abuso della sacralità del diritto acquisito.
Una volta conquistato il privilegio, poi logicamente vengono meno le motivazioni per essere produttivi, efficienti e positivi e ci si avvia alla passività e alla difesa di quanto ottenuto. L'impressione è che le forze sociali che sostengono l'attuale governo siano per una certa parte permeate da questo virus del diritto acquisito e che i provvedimenti vadano spesso nella direzione della penalizzazione di chi invece rischia, o che in ogni caso non si trova nell'agognata posizione di privilegio passivo.
Prendiamo ad esempio una delle principali voci di spesa della legge finanziaria: l'aumento delle retribuzioni contrattuali dei dipendenti statali: la voce generica non porterà alcun miglioramento dei servizi ai cittadini, con buona pace dei libelli propagandistici di Rutelli che vedono al centro dell'attenzione il «cittadino-consumatore». Se il governo invece applicasse un po' della fantasia che dispiega per tassare il ceto medio potrebbe senza problemi trovare modi più efficienti di allocare le risorse (risorse che una volta accordate diventano a loro volta acquisite e sacre per gli anni futuri). Basti pensare al sistema dei concorsi: se ad un concorso per dieci posti si presentano in cinquemila potenzialmente idonei, è evidente che chi ha già il posto analogo a quello oggetto di concorso è un privilegiato e non si capisce perché gli debba essere accordato un aumento non legato al merito; se viceversa alcuni concorsi vanno deserti potrebbe essere un segnale che per quel ruolo è richiesta una paga maggiore.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Sappiamo purtroppo che i concetti di merito e di differenziazione non trovano spazio nelle menti di molti dei rappresentanti della sinistra, infatti non si capisce perché i fanalini di coda nel treno degli aumenti debbano essere coloro che più meritavano, vale a dire le forze dell'ordine. Del resto quasi tutta la manovra pare impostata con la squadra: tagli orizzontali a ministeri e enti locali, spese generalizzate e ricorrenti per il futuro, tasse aumentate genericamente a chi già ne paga. Sistemi tanto semplici quanto non intelligenti.
La creatività è invece riservata alle entrate e ad esempio l'attacco ai risparmi delle famiglie viene liquidato in due righe, dove si afferma che «non ci sono rischi di fuga all'estero dei capitali» e se lo dicono i tecnici del governo c'è da fidarsi... intanto si rischia di toccare allegramente una cosa che avrebbe tutte le caratteristiche del diritto acquisito, vale a dire la tassazione dei titoli già emessi, ma che, al contrario del vitalizio dei parlamentari, è mobile e soggetta a concorrenza internazionale.
Fortunatamente però gran parte della società rifiuta quest'impostazione, e la ribellione contro i ripetuti tentativi di conservazione dei privilegi improduttivi, finanziati con la penalizzazione dei lavoratori eccellenti, è uno dei motivi che ha mosso il popolo che si è ritrovato il 2 dicembre in piazza San Giovanni. Quella folla era l'opposto dei seguaci del diritto acquisito: rappresentava un'area vitale che sa di poter contare solo sulle proprie forze e animata da voglia di fare, non di conservare passivamente un privilegio. Tutto il contrario delle due principali forze che in questo momento sostengono il governo e che dei diritti acquisiti rappresentano la quintessenza: la Cgil e i senatori a vita.
Claudio Borghi


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Ecco perché i risparmiatori sono ancora a rischio «bond»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Chi ricorda i Bond Parmalat? E i Cirio Bond? E Tango Bond? Era poco più di due anni fa ed oltre mezzo milione di risparmiatori italiani si scontravano con l'amara realtà dei loro risparmi andati in fumo per troppa avventatezza e poca competenza nell'aver acquistato in banca titoli ad alto reddito ma ad ancor più alto rischio.
A sbagliare furono loro, ma diciamo che in qualche banca taluni impiegati e funzionari non li avevano certo aiutati a capire e a non sbagliare. L'esperienza insegna, ma probabilmente da noi non abbastanza se fra i risparmiatori oggi si respira la stessa aria che tre anni fa li portò a rischiare oltre misura. Siamo seduti su una nuova polveriera del rischio? A nostro avviso sì e cercherò di spiegare perché.
Partiamo dall'umore dei risparmiatori in questo 2006 che il Censis definisce addirittura da boom silenzioso. Ben prima che il rapporto Censis desse la sua interpretazione del momento favorevole dell'economia italiana, un paio di indagini, quella del centro Einaudi e quella dell'associazione delle Casse di risparmio, avevano percepito che quest'anno si stava consumando tra i risparmiatori una piccola svolta. Dal sentimento negativo e pessimista del 2005 ad un ottimismo accompagnato da un ritorno di fiducia sul miglioramento delle condizioni economiche di ciascuno.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ma un'altra indagine, quella realizzata per conto di oltre cento banche riunite nel consorzio Patti Chiari, rileva anche che un risparmiatore italiano su due, quando decide di investire i suoi soldi fa di testa sua. Il bello però è che si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di risparmiatori che si dichiarano incompetenti, inadeguati a decidere, incapaci di capire i meccanismi sottostanti dell'economia e del settore su cui stanno investendo. Di più: dichiarano di aver paura delle truffe, vorrebbero uno Stato più protettivo, lamentano che non ci si occupi di loro eppure decidono avventatamente senza chiedere nulla a nessuno.
Questo insieme di psicoattitudini finanziarie sta descrivendo, insomma, un fenomeno ancora non rilevato finora: che cioè questa ondata di ottimismo rende i risparmiatori italiani più avventati nelle scelte, quasi volessero convincersi che, siccome l'economia va, anche i risparmi andranno altrettanto bene. Ed è singolare che questo comportamento fideistico, azzardoso, e certamente scriteriato ed irrazionale riguardi prevalentemente i pensionati, le casalinghe e chi ha un basso livello di istruzione.
È sufficiente tutto ciò per dire che altri salassi si preparano per i risparmiatori italiani? Certamente no. Ma è abbastanza per dire che se oggi si presentasse qualcuno a chiedere denaro al mercato, con una faccia presentabile e pochi scrupoli, troverebbe terreno molto fertile per i suoi argomenti.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Occorre dire che dai crac Cirio e Parmalat parecchie cose sono cambiate. C'è una legge che tutela il risparmio più di quanto accadesse prima; le banche si sono cautelate anche contro i rischi che possono nascere al loro interno ed oggi profondono molte energie e denari per informare il cliente sul rischio dell'investimento. C'è perfino chi tiene aperto lo sportello al sabato e dà consigli non solo su quali titoli acquistare, ma su come compilare la dichiarazione dei redditi, calcolare la pensione, fare beneficenza. Insomma qualcosa è cambiato. Ciò che non è cambiato sta dall'altra parte, in noi risparmiatori.
La cultura economica langue e poiché, come dice il Nobel della psico economia Daniel Khaneman, non c'è nulla di più irresistibile per l'uomo che l'attrazione per l'irrazionalità dei comportamenti finanziari, c'è da chiedersi se tra i tanti investimenti pubblici 2007 non debba trovar posto anche quello nelle infrastrutture immateriali della cultura economica e del risparmio degli italiani. Anche questa, in fin dei conti, è politica per la tutela del risparmio.
Bruno Costi


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La vendetta di Hamas: uccisi tre bambini Ora è guerra con Fatah

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Orrore a Gaza: in un agguato davanti alla scuola eliminati i figli di un colonnello fedele ad Abu Mazen. Ai funerali la folla inferocita spara contro il palazzo del Parlamento

La loro unica colpa era di avere un padre nella sicurezza palestinese, fedele al presidente Abu Mazen e nemico giurato degli irriducibili di Hamas. Si chiamavano Osama, Ahmed, Salam e avevano solo 9, 7 e 6 anni, ma la truce faida palestinese nella striscia di Gaza non ha avuto alcuna pietà a spezzare le vite innocenti di questi tre bambini. Una strage che sa di vendetta è scattata ieri mattina, mentre i figli del colonnello Baha Balousheh, ufficiale dei servizi di sicurezza palestinesi, stavano andando a scuola a bordo della macchina del padre. Al volante il giovane autista dell’ufficiale, che probabilmente non si è accorto della macchina che si affiancava alla sua.
Nonostante i finestrini oscurati il commando di assassini sapeva benissimo che a quell’ora il colonnello si trovava a casa e a bordo c’erano solo i bambini. Non solo: il luogo dell’agguato, nel quartiere Rimlal della città di Gaza, in via Palestina, è una zona di istituti scolastici e al momento dell’agguato frotte di bambini stavano arrivando per andare a lezione. La prima raffica di mitra ha scatenato il panico e gli assassini senza volto hanno centrato l’obiettivo sparando almeno sessanta proiettili, che hanno ridotto la macchina bianca del colonnello ad un groviera. I tre bambini e l’autista, Mohammed Al-Habil, di 17 anni, sono stati colpiti in pieno. All’interno dell’auto sono rimasti gli zainetti scolastici insanguinati, i libri di testo e le merendine sparse. Altri bambini presenti in strada in quel momento sono rimasti lievemente feriti. Ovviamente il commando si è dileguato facendo perdere ogni traccia.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

«Non trovo parole per commentare questo crimine. Sono un padre che ha perso i suoi figli a causa del terrorismo che imperversa nelle strade palestinesi» ha dichiarato il colonnello Balousheh. Dieci anni fa era uno degli ufficiali che aveva guidato la repressione nei confronti del movimento estremista di Hamas ed interrogato personalmente molti suoi esponenti. Leale al presidente dell’Autorità nazionale palestinese l’ufficiale è stato colpito nel tragico contesto della guerra civile strisciante fra le forze di Al Fatah, schierate al fianco di Abu Mazen e gli uomini di Hamas, che hanno in mano il governo con il primo ministro Ismail Haniyeh.
Non a caso i funerali, tenuti poche ore dopo la strage degli innocenti, rischiavano di sfociare in un ennesimo scontro. Almeno duemila persone hanno sfilato nel pomeriggio di ieri per le vie di Gaza in un corteo aperto dai parenti delle vittime, che tenevano in braccio i corpicini martoriati e avvolti in sudari bianchi. Fra la folla c’era anche il padre circondato da un nugolo di guardie del corpo. Passando davanti alla sede del Parlamento, dove Hamas ha la maggioranza, sono stati esplosi colpi di arma da fuoco in direzione dell’edificio.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Lo scorso settembre Balousheh era già sfuggito ad un attentato, ma la strage degli innocenti segue le violenze di sabato, quando decine di agenti palestinesi hanno fatto irruzione, sparando, nel Parlamento per reclamare gli stipendi arretrati. Domenica, invece, il convoglio del ministro degli Interni Said Siam, di Hamas, è stato bersagliato da raffiche di mitra, ma l’esponente del governo ne è uscito illeso.
«Abbiamo informazioni secondo le quali Hamas è responsabile di questo attacco (l’uccisione dei bambini e dell’autista, nda) e sta avviandosi verso una nuova crisi interna in vista delle elezioni anticipate. Non posso immaginare che tutto ciò non porterà ad una risposta da parte di Fatah», ha dichiarato al quotidiano Jerusalem Post, Jamal Tirawi, ex ufficiale dell'intelligence palestinese e cugino dell'attuale capo dei servizi, Tawfiq Tirawi.
Il presidente palestinese Abu Mazen ha reagito all’attentato con parole durissime: «È un crimine odioso, perpetrato da una feccia che ha assassinato i figli del nostro popolo». Il gruppo parlamentare di Al Fatah ha chiesto al presidente di licenziare il governo di Haniyeh, in visita in Iran dove ha ottenuto 250 milioni di dollari per mandare avanti il boccheggiante esecutivo palestinese. «Questo governo ha fallito. Con le sue politiche e i suoi programmi ci sta spingendo verso la guerra civile» hanno denunciato i parlamentari di Al Fatah. Oramai un compromesso politico fra Mazen e Haniyeh, per la formazione di un governo di unità nazionale, sembra sempre più una chimera e l’unica soluzione appare il ricorso anticipato alle urne. Hamas ha formalmente denunciato la strage dei bambini accusando non meglio identificate «quinte colonne», ma in realtà si prepara alla guerra civile.
Fausto Biloslavo

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Calderoli: «Domenica tutti in piazza contro il furto al Nord»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Pubblichiamo integralmente una lettera inviata a tutti i segretari provinciali dal coordinatore delle segreterie nazionali, Roberto Calderoli, sulla manifestazione di domenica a Milano.


Cari Segretari, militanti e sostenitori della Lega Nord, sta per concludersi un 2006 che, per tutti noi, è stato lungo e pesante: prima le elezioni Politiche, poi quelle Amministrative, quindi il Referendum costituzionale e infine da settembre, dopo il raduno di Venezia, tante, tantissime manifestazioni sul territorio, per la sicurezza, contro l’immigrazione, ma soprattutto contro il Governo delle tasse di Romano Prodi e contro la sua Finanziaria razzista verso il Nord, fino alla grande mobilitazione di sabato 2 dicembre, con il corteo di Roma colorato da decine di migliaia di vessilli leghisti.
Ogni nazione, ogni provincia, ogni singola sezione in questi mesi ha fatto la sua parte sempre e in maniera eccellente, con banchetti, gazebi, presidi, volantinaggi, fiaccolate e via dicendo, dando sempre il massimo e di tutto questo non posso che ringraziare ognuno di voi per l’impegno profuso, per l’entusiasmo e per la disponibilità che avete dato in ogni occasione, e in questo 2006 sono state davvero tante, in cui vi è stato chiesto di mobilitarvi e dare il vostro indispensabile contributo.
Adesso, però, prima di archiviare questo 2006, di tirare il fiato e goderci le festività del Santo Natale con le nostre famiglie, siamo chiamati ad un ultimo impegno: come ben sapete domenica 17 dicembre a Milano si terrà una manifestazione federale della Lega Nord contro la Finanziaria, un appuntamento fortemente voluto dal nostro segretario federale, Umberto Bossi, e fortemente sentito da ognuno di noi.
Per questa ragione dobbiamo scendere in piazza massicciamente, a Milano per dire no a questa legge Finanziaria, una legge razzista verso il Nord, una legge scritta contro il Nord, da un Governo che in questi mesi ha dimostrato di essere ostile al Nord: ma per riuscire a far sentire la nostra voce, la voce del Nord che lavora e che produce, dobbiamo essere in tanti a Milano.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Per questo motivo è necessario che il 17 dicembre la Lega sia presente in piazza a Milano massicciamente, come lo è stata a Roma il 2: dobbiamo esserci in tanti, per farci sentire, ovviamente, e anche per farci vedere: invadendo le piazze, con la nostra gente, con le nostre bandiere.
E per riuscirci è necessario che in questi pochi giorni che ci separano dalla manifestazione di Milano tutti voi, dai Segretari Nazionali a ogni singolo militante o sostenitore, facciate la vostra parte.
Per questo motivo invitiamo quindi tutti gli esponenti della Lega Nord ovvero parlamentari, consiglieri e assessori regionali o provinciali, consiglieri e assessori comunali, sindaci, segretari nazionali e provinciali, chiunque abbia la possibilità di rilasciare interviste o partecipare a trasmissioni, ad utilizzare ogni spazio disponibile su ogni tipo di media (tv, radio, carta stampata o internet) per ricordare l’appuntamento milanese, la sua importanza e tutto quanto possa servire a portare anche una sola persona in più a Milano il 17dicembre.
La macchina organizzativa in queste settimane si è attivata con il consueto impegno, ma tutti noi, ognuno di noi, possiamo fare qualcosa in più: perciò andiamo nelle piazze, nelle strade, nei mercati, nei bar e parliamo con tutti i nostri simpatizzanti, e non solo con loro, e convinciamoli a venire a Milano, per ascoltare il nostro segretario federale, Umberto Bossi, e per sfilare in massa nelle strade del centro della città simbolo del lavoro e della produttività, Milano.
Vi ringrazio anticipatamente per la vostra collaborazione e disponibilità.
Saluti Padani


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A Teheran demoliscono l’Olocausto «Israele va cancellata dalle mappe»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione

Dagli storici negazionisti ai rabbini tradizionalisti, 67 «studiosi» radunati per mettere in dubbio non solo la Shoah ma l’esistenza dello Stato ebraico.

Olmert: «Sono nauseato». La Knesset «disgustata»
L’unico escluso è un giudice palestinese. Si chiama Khaled Kasab Mahameed, è nato e vive e lavora a Nazareth, ha il passaporto israeliano e sull’Olocausto è convinto di aver tanto da dire. Convinto di poter affrontare i sostenitori delle tesi negazioniste e provare loro che «devono riconoscere l’Olocausto perché - come ha scritto nella lettera d’adesione indirizzata all’ambasciata iraniana di Amman - riconoscere l’Olocausto permette di comprendere il 90 per cento dell’identità ebraica». La tesi non ha convinto le autorità della Repubblica islamica. I funzionari iraniani non solo non gli hanno stampigliato l’indispensabile visto sul passaporto, ma non gli hanno neppure risposto.
A Teheran, in compenso, sono arrivati - secondo l’Istituto iraniano per gli studi politici e internazionali, organizzatore della controversa e condannatissima Conferenza sull’Olocausto - almeno 67 studiosi provenienti da 30 Paesi diversi. Tutti ansiosi di spiegare le loro tesi controcorrente. Tutti protagonisti di un appuntamento definito «nauseante» dal premier israeliano Ehud Olmert e «disgustoso» dalla Knesset. C’è l’australiano d’origine tedesca Fredrick Toeben con il suo plastico di Treblinka e la convinzione di poter spiegare almeno là, a Teheran, che le camere a gas non sono mai esistite. C’è il filosofo islamico Leonardo Clerici, italianissimo nipote di quel Marinetti fondatore del futurismo. C’è il professor Robert Faurisson da anni in lotta con quelle leggi francesi che gli vietano di negare la realtà storica sullo sterminio degli ebrei ridimensionandone cifre e modalità. Ci sono sette rabbini di Neturei Karta e di altre sette ortodosse ebraiche contrarie al sionismo e al riconoscimento dello Stato d’Israele. Ebrei pronti a definire l’Olocausto una conseguenza delle idee di chi spinse il loro popolo a contrapporsi al mondo.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

«L’Olocausto è stato possibile grazie alla collaborazione di quei sionisti convinti di poter costruire in Palestina una società socialista», riassume nel suo intervento il rabbino austriaco Moshe Friedmann, aggiungendovi una serie di ringraziamenti al presidente Ahmadinejad «per aver offerto l’occasione ai veri ebrei di smascherare i sionisti e stabilire la verità sull’Olocausto». Il rabbino inglese Arnold Cohen, pur considerando vergognosa la negazione dello sterminio, ricorda che lo Stato di Israele è stato fondato contro la volontà del Signore e quindi non potrà esserci pace nel Medio Oriente fino a quando Israele non scomparirà e in Palestina non sorgerà un governo palestinese».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Accanto a loro c’è David Duke, orgoglioso portacolori del Ku Klux Klan americano sdegnato per le leggi europee che «minacciano - a suo dire - la libertà d’espressione sull’Olocausto». Radunati tutti insieme in una sala di Teheran ascoltano in compunto silenzio il benvenuto del ministro degli Esteri iraniano Monoucher Mottaki al «consesso scientifico» organizzato - a suo dire - per dar risposta agli interrogativi sollevati dal presidente Mahmoud Ahmadinejad. «Il nostro presidente - spiega Mottaki - si è limitato a domandare: “Se l’Olocausto è un evento storico perché non può esser oggetto di ricerca?”. Ma questa semplice domanda ha sollevato un’ondata di accuse contro l’Iran senza tentare di trovarvi una risposta logica». A sentir Mottaki gli iraniani sono pronti ad accettare qualsiasi risposta a patto che se ne traggano le dovute conseguenze. Prima fra tutte quella cancellazione dello Stato d’Israele dalla carta geografica ribadita dallo stesso presidente nella lettera di saluto ai partecipanti. «Se la versione ufficiale dell’Olocausto verrà messa in dubbio - ha aggiunto - anche l’identità e la natura di Israele dovrà venir messa in dubbio. Se verrà provata la realtà storica dell’Olocausto allora bisognerà spiegare perché i musulmani devono pagare le conseguenze del crimine nazista».


>>Da: santana
Messaggio 4 della discussione
Ieri sera puntata di matrix dedicata a questo sconcertante tema: come è possibile negare l olocausto?
Hanno trasmesso diversi filmati raccapriccianti sui campi di sterminio, filmati storici e inoppugnabili, come le migliaia di testimonianze dei poveri sopravvissuti.
Ora, capisco che un folle hitleriano come Ahmadinejad possa negare l olocausto, ma con che coraggio una persona che si definisce studioso, storico, scienziato, può dire cose del genere? con che coraggio si può camuffare il proprio vergognoso anitsemitismo dietro ai concetti di studioso e scienziato? e ancora, possibile che l opinione pubblica mondiale e italiana in primis, non sia scossa da questa vergognosa conferenza?


>>Da: Veronica
Messaggio 5 della discussione
Per quel che riguarda gli "studiosi" direi che c'è il buon motivo dei soldi a spingerli a negare l'evidenza (come molti complottisti del resto).
Per quel che riguarda Ahmadinejad: è ovviamente fuori di testa, chiaro che vuole solo trovare un nuovo mezzo per dare addosso ad Israele e poi agli Ebrei in generale. Però sai, quando nei paesi islamici succedono cose raccapriccianti si tende sempre a minimizzare, a trovare una spiegazione "sociale" di comodo ecc. ecc. Cose che agli Islamici vengono permesse perchè "è la loro cultura" alla chiesa cattolica sono rimproverate. Poi ci sono sempre gli "estremisti" dell'antiamericanismo che sono certi che l'Iran non "è così cattivo è che i media lo disegnano così", perchè i media sono tutti controllati da Bush e compagnia..
Aggiungi a tutto questo la tendenza "diplomatica" dell'Europa a cercare di risolvere qualsiasi problema internazionale con chiacchiere, tavole rotonde, chiacchiere, condanne con distinguo, chiacchiere per finire alla interminabile sequela di PENULTIMATUM dati sul nucleare iraniano.
Very

>>Da: Dragoncella4
Messaggio 6 della discussione
Basterebbe un solo fotogrammo in bianco e nero dell'epoca con anche solo una decina di corpi privi di vita accatastati in un lager, una sola pagina del diario di Anna Frank, una sola testimonianza di un sopravvissuto, per vergognarsi nel profondo dell'animo
di appartenere alla stessa razza umana, di chi ha prodotto quella bestiale crudeltà.

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Olmert chiede all’Europa un po’ di fiducia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Ehud Olmert sarebbe stato un premier ideale per uno Stato normale, che infatti lo aveva eletto sulla base di un programma impegnato a mettere fine alla colonizzazione, a ridurre il divario sociale, a investire massicciamente nell’educazione, cercando di raggiungere la pace coi palestinesi. Invece si è lasciato trascinare in una guerra che il Paese voleva, ma alla quale né lui né i suoi ministri e generali erano preparati. Passata la bufera non ha riguadagnato prestigio, ma da abile politico è riuscito a schivare un’inchiesta «statale» che probabilmente avrebbe chiesto la sua testa e quella del suo incapace ministro della Difesa. Ha invece addirittura rinforzato la sua coalizione, permettendo l’entrata di un partitino di estrema destra che gli garantisce la pace parlamentare. Conscio di non poter cambiare rapidamente la sua immagine all’interno, punta ora su successi diplomatici che può solo sperare di realizzare in Europa. Da qui l’importanza della sua visita a Berlino, Roma e in Vaticano dove si farà portavoce di un Paese uscito paradossalmente più forte da una guerra che lo ha profondamente umiliato.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Israele si sta rendendo conto che il conflitto con gli Hezbollah è stata un’occasione tragica, ma provvidenziale, per scrollare il suo esercito dalla routine di una guerra coloniale contro i palestinesi che lo indeboliva moralmente e materialmente. Se le forze armate stanno ora riorganizzandosi per far fronte a una guerra che i generali ritengono inevitabile con l’Iran e i suoi alleati siriani e libanesi, questo è reso possibile dallo sviluppo tecnologico ed economico del Paese che sembra essere stato stimolato, non ostacolato, dalla guerra. Lo si è visto anche nel congresso organizzato a Tel Aviv in questi giorni dal principale giornale economico del Paese a cui partecipano oltre un migliaio di operatori del settore locali ed esteri. Esso ha messo in luce tre fatti: per la prima volta nella sua storia Israele esporta più beni di quanti ne importi; la moneta locale fa aggio sul dollaro a causa degli investimenti esteri; la disoccupazione diminuisce (8%) grazie a un’economia che cresce al tasso del 6% e che non conosce da anni l’inflazione.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il Paese si sente forte e il governo ha bisogno di un periodo di tranquillità, se non di pace. Olmert spera di trovare in Europa sostegno e comprensione, e anche questa è una novità, tenuto conto della sfiducia che gli israeliani hanno sempre avuto nei confronti dell’Europa. Il premier israeliano non cerca forze internazionali che proteggano le sue frontiere, cerca un’Europa che protegga Libano e Palestina da loro stessi, creando o rinforzando istituzioni capaci di impedire che queste due nazioni cadano preda dell’anarchia su cui fioriscono i terrorismi. L’Europa ha i mezzi, la visione e, pensando alla sua storia, anche il dovere di farlo. Il problema è se ne ha la volontà.
R.A. Segre


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Libano, Lega Araba in campo per risolvere la crisi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

L’inviato speciale sudanese, Mustafa Ismail, è comunque possibilista dopo l’incontro col premier Siniora e col presidente del Parlamento, lo sciita Berri
Beirut.

In Libano, «la situazione è molto pericolosa» ma, all'indomani della colossale manifestazione a Beirut dell'opposizione guidata da Hezbollah, i mediatori della Lega Araba tornano in campo per cercare di trovare uno sbocco all'esplosiva crisi nel Paese dei Cedri, dopo aver incassato l'appoggio della Siria, principale sostenitrice con l'Iran del movimento sciita libanese. A un tempo allarmato e possibilista, è stato questo il messaggio che il sudanese Mustafa Osman Ismail, inviato speciale in Libano del segretario generale della Lega Araba, Amr Mussa, ha lanciato ieri dopo un primo giro d'incontri a Beirut. Il mediatore della Lega Araba ha presentato il piano di pace in sette punti che, oltre a elezioni presidenziali anticipate, prevederebbe l’allargamento del governo libanese in modo tale che impedirebbe alla maggioranza di avere la maggioranza qualificata e assicurerebbe una minoranza di blocco all’opposizione. Ma in attesa di una svolta, nel centro di Beirut prosegue l'assedio di migliaia di manifestanti al Gran Serraglio, il Palazzo del governo dove il premier Fuad Siniora è da ormai 11 giorni trincerato con i suoi ministri.
A Beirut Ismail ha incontrato il premier Siniora e il presidente del Parlamento e leader sciita Nabih Berri, ma le uniche dichiarazioni le ha rilasciate al termine del colloquio con il Patriarca cattolico-maronita, cardinale Nasrallah Sfeir. «Stiamo discutendo un meccanismo per mettere in pratica l'iniziativa dei vescovi», ha detto Ismail, riferendosi al documento con cui la Conferenza episcopale maronita ha invitato alla formazione di un «governo d'intesa» per preparare elezioni anticipate e alla sostituzione anzitempo del contestato capo dello Stato, il filosiriano Emile Lahud.

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Sarkozy gioca la carta dell’emergenza immigrati

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

L’immigrazione sarà uno dei grandi temi della campagna elettorale di Nicolas Sarkozy, ministro degli Interni e probabile candidato del partito neogollista dell’Ump alle elezioni presidenziali del 2007. Sarkozy ha detto ieri che se sarà eletto presidente nominerà «un ministro dell’Immigrazione che gestirà tutte le amministrazioni responsabili di questo dossier». A questa nuova figura spetterà «la gestione dell’immigrazione familiare, la lotta contro gli abusi e la frode e l’ammorbidimento delle condizioni dell’immigrazione». Sarkozy ha sottolineato la necessità di aprire trattative urgenti per l’elaborazione di un accordo sulle immigrazioni internazionali. Il ministro dell’Interno ha anche annunciato che il numero dei clandestini espulsi dalla Francia è «raddoppiato in tre anni, passando da 10.000 nel 2002 a 20.000 nel 2005». E prevede che questo numero è destinato ad aumentare e ad arrivare a 24.000 entro la fine del 2006.


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Le aperture turche non bastano l’Europa congela i negoziati

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La Turchia nella Ue? Resta la posizione di stand-by. I ministri degli Esteri dei 25, riuniti ieri nella capitale belga per mettere a punto le materie di loro pertinenza che saranno oggetto del Consiglio dei capi di Stato e di governo di fine settimana, hanno deciso di far propria la linea della commissione Barroso per il «congelamento» di 8 dei 35 capitoli dei negoziati: in pratica una parziale sospensione della trattativa. Ma, per aprire a Ankara, hanno anche raggiunto un’intesa per porre fine all’isolamento commerciale di Cipro nord, punto che sarà ratificato a gennaio.
Una strada obbligata, in un certo senso, viste le divisioni emerse nuovamente nel corso dell’appuntamento tra chi chiedeva maggiore rigore con Ankara - come francesi, olandesi e naturalmente i ciprioti - e chi invece si faceva fautore di una linea più morbida (la Gran Bretagna, l’Italia, la Spagna). «Le posizioni sono molto distanti - ha del resto ammesso il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, rilevando tuttavia di essere «fiducioso sul fatto» che di qui al summit potrebbe sempre «trovarsi un accordo». Si riferiva all’ipotesi che al mezzo passo avanti di Ankara - che ha fatto sapere solo verbalmente di pensare di poter aprire un porto e un aeroporto in Turchia permettendo ai prodotti ciprioti di fare ingresso nel Paese per un anno e che qualche effetto l’ha prodotto tra i 25 - ne possano seguire altri. Solo che una nota formale del ministro degli Esteri Gul diramata giusto ieri e in cui si sono contestati i «no» a quell’idea tanto del capo di stato maggiore delle forze armate turche, generale Yasar Buyukanit, che del presidente della Repubblica, Ahmet Necdet Sezer, ha finito per fare da contrappeso alla parziale apertura. Tornando a bloccare il tutto.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Rappresentata a Bruxelles dal sottosegretario Crucianelli, la posizione italiana è stata ribadita a Roma da Emma Bonino: «Non si può rischiare che l’adesione alla Ue della Turchia si areni - ha detto il ministro per il Commercio estero - mentre occorre smetterla di usare Cipro come alibi, più o meno bizantino, rispetto a resistenze politiche o a confini elettorali e che non hanno una visione strategica dei nostri interessi». L’Italia avrebbe ben visto la riduzione del contenzioso tra Bruxelles e Ankara a solo 3 capitoli anche per via dei segnali di apertura mostrati dal Governo di Tayyp Erdogan, lodati anche dal vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini, secondo il quale «Ankara deve poter raggiungere il suo obiettivo europeo» anche se «ed è bene sottolinearlo, non si possono fare scorciatoie». Alla fine, complici i dinieghi a un ammorbidimento della linea giunti in particolare dal francese Philippe Douste Blazy, si è scelta la via già indicata dalla commissione Barroso. Di qui a giovedì, apertura del summit, gli sherpa dei 25 più i turchi lavoreranno per allargare i margini di una possibile intesa. Ma è opinione comune che ormai la parola passi a capi di Stato e di governo. Col rischio di una nuova, pesante spaccatura interna tra i 25.
Alessandro M. Caprettini


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Casini parla come Montezemolo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Appoggia i poteri forti, corteggia Rutelli e sogna un nuova Dc per “pensionare” Prodi e Berlusconi

«Il bipolarismo in Europa è tra la sinistra e il centro, non tra la sinistra e la destra». E ancora: «Berlusconi senza l’Udc non va da nessuna parte. E se fossimo irrilevanti il giornale di suo fratello non sprecherebbe le prime pagine per attaccarci». Il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, prova ad abbozzare un nuovo scenario politico per i centristi. Strizza l’occhio alla Margherita ma evita un netto strappo con gli alleati della Cdl, assume toni da propaganda unionista ma non troverebbe «serio» un Governo con la sinistra radicale, sottoscrive l’apertura dei mercati ma non disdegna la linea economica di Confindustria. Il Casini del dopo-2 dicembre punta ai poteri forti, parla come Montezemolo e sogna alleanze con i diellini di Rutelli.
Dopo la scelta di campo di Palermo, il segretario dell’Udc si prepara - con fine manierismo democristiano - a creare un asse con il leader diellino, Francesco Rutelli. Insomma, l’obiettivo è «avere una lista di centro alternativa alla sinistra con il più ampio concorso anche di altri soggetti». Casini vorrebbe fare fuori le ali radicali di entrambe le coalizioni e riesumare i fasti della Balena Bianca. Il Professore, assicura il numero uno dell’Udc, non farebbe parte di questo agglomerato: «Prodi dice che non c’è alternativa alla sua formula. Io dico che prima se ne va e meglio è per il Paese». Tuttavia, anche sul fronte Cdl Casini non risparmia nessuno: «Un’opposizione che voglia guidare il Paese non può fare il cartello dei no». Il banco di prova per una possibile “grande coalizione”, Casini lo avrà nella battaglia ai Pacs, contro cui spera di stringere accordi «con quelle forze del centrosinistra con le quali facemmo la legge sulla fecondazione assistita e la difendemmo dal referendum».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Se da una parte Casini ha bene in mente il grande centro moderato, dall’altra avverte Silvio Berlusconi che «l’Udc non è una succursale di Forza Italia». Un colpo al cerchio e uno alla botte. Per il momento, assicura, «le alleanze non cambiano». Ma. «Se poi ci saranno novità nella Margherita valuteremo con attenzione». Lo strappo con Berlusconi ha inizio ai tempi della Finanziaria del 2002: sulla Casa delle Libertà, Casini ha messo una pietra sopra nel salotto buono di Giuliano Ferrara dando, così, il via a un disegno per pensionare il Cavaliere e il Professore. Riformare il sistema per prendere sottobraccio quei poteri forti che vanno da De Benedetti a Montezemolo. «Siamo indietro sulle liberalizzazioni», «I mercati non si sono aperti in Italia»: il leader dell’Udc fa eco al numero uno di viale dell’Astronomia, Luca Cordero di Montezemolo, e interviene pesantemente su uno dei più grandi business del Paese: le società partecipate. «Non bisogna contrapporre dei “no” a Bersani, ma chiedergli che se la prenda con i forti, a cominciare dai monopoli dei servizi pubblici locali - spiega Casini - le tante piccole Iri che si occupano non di consumatori ma di nomenclature: di sinistra e destra».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

A ogni modo, per Casini, il passaggio decisivo resta la legge elettorale che un Governo costituente guidato dal presidente del Senato, Franco Marini, potrebbe essere introdotto per cambiare lo scenario politico. «Vorrei dare voce ai moderati: se si fa il partito democratico, per me si aprirà un’autostrada. Con il sistema elettorale alla tedesca chi sa quante forze di centro, che non vogliono rassegnarsi a convivere con il socialismo europeo, se ne liberano», spiega Casini alludendo a un taglio netto con le ali estreme. Fuori la Lega Nord: «Con Bossi non ho mai avuto molto a che spartire, neanche quando chiamava Berlusconi e faceva il ribaltone». Fuori anche Alleanza Nazionale: «È in una condizione diversa dalla mia per la collocazione tradizionale del suo partito. Non ce l’ha con me, vuole solo uscire dall’angolo». Con il sistema alla francese i piccoli partiti sarebbero costretti a votare il partito vincente e in tal caso andrebbe avanti l’ipotesi del Partito Democratico - che oggi è ancora un fantasma - e del Partito Popolare - che Gianfranco Fini ha teorizzato nel comizio di piazza San Giovanni. Tra i due poli ci sarebbe spazio per i neodemocristiani. Diverso, invece, lo scenario sul modello tedesco: con la soglia di sbarramento, i partiti più piccoli sarebbero destinati a scomparire in vista di un’alleanza di cui Casini punterebbe alla leadership.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Il nodo elettorale, caldeggiato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, resta ancora lontano nel tempo. Casini lo sa. E, pur sparando contro il Cavaliere e contro «il giornale di suo fratello» (in perfetto stile unionista), il segretario Udc sembra congelare le vecchie alleanze. Soprattutto in vista delle europee. «Contestare Berlusconi e restare nei ranghi del centrodestra è come ordinare un filetto alla Chateubriand in un ristorante vegetariano», controbatte Marco Follini accusando Casini di voler «dare un colpo al cerchio e uno alla botte» al fine di «logorare Berlusconi» e, al tempo stesso, «promuovere un garbato berlusconismo in miniatura e in tono minore». Ma Casini non ci sta: «Io sono diverso, non farò giochetti e ripicche». E insiste: «È come se io adesso chiedessi all’Udc di non fare accordi con la Cdl per le amministrative... sarei un matto, non mi passa per l’anticamera del cervello. Follini è forte in Abruzzo: lo voglio vedere, farà le alleanze anche lui». Eppure l’apertura ai partiti di centrosinistra, moderati e riformatori, è in atto da alcuni mesi. Un’apertura che mira da una parte a «una lista di centro alternativa alla sinistra» che “solletichi” i poteri forti, dall’altra scarica - con estrema prudenza - il numero uno di Forza Italia: «Un politico che si rispetti sa fare investimenti anche per il futuro».
Andrea Indini

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Immigrati, Ferrero prepara una maxi sanatoria

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

L’annuncio del ministro della Solidarietà sociale: «E’ tempo di varare un’altra misura di regolamentazione»

Per ottenere un permesso di soggiorno basterà presentare una domanda in un qualsiasi ufficio postale. E il nuovo corso in fatto di politiche immigratorie varato da ieri dal governo di centrosinistra. Alle Poste si dovranno anche presentare i documenti per rinnovare un permesso scaduto. Ora sarà l’impiegato postale che valuterà se tutta la documentazione presentata sia in regola.
E come non bastasse. il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha in progetto per la primavera una sanatoria per tutti coloro che, clandestini, non sono riusciti a inserirsi nella tombola dell’ampliamento a 520 permessi previsti dal Decreto flussi del 2006. La nuova procedura, partita ufficialmente ieri in tutta Italia, riguarda il rilascio e il rinnovo dei documenti di soggiorno agli stranieri, dopo la conclusione della fase pilota su 5 province (Ancona, Brindisi, Frosinone, Prato, Verbano-Cusio-Ossola). La nuova procedura, informa una nota del Viminale, sviluppata dal Ministero dell´Interno con l´Associazione nazionale dei Comuni italiani, Poste italiane e istituti di patronato, ha l’obiettivo di “velocizzare” la concessione dei documenti, e, dice con un tocco di vanteria il Viminale, «non ha precedenti in Europa per dimensione e complessità».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Agli immigrati sarà sufficiente andare a ritirare il kit (composto da 2 moduli a lettura ottica) contenente la modulistica, non più presso le Questure, ma in uno dei 14 mila uffici postali presenti sul territorio nazionale. La domanda dovrà essere consegnata, invece, in uno dei 5.332 uffici postali abilitati. Nella busta basterà inserire i documenti a seconda della tipologia di permesso richiesto: chi chiede il rinnovo, allegherà anche una copia del permesso scaduto, non l’originale. Al momento della riconsegna del kit l’immigrato dovrà avere con se un documento d’identità valido da esibire all’operatore e la busta contenente la modulistica deve essere lasciata aperta. L’impiegato postale dovrà verificare che nella busta vi siano tutti i documenti necessari per la tipologia di permesso richiesto dall’immigrato. Inoltre, spetterà a lui verificare l’identità del richiedente. A questo punto il kit con la modulistica verrà spedito al Centro servizi amministrativi delle Poste e all’immigrato sarà rilasciata una ricevuta.
Allegata all’originale del permesso scaduto, la ricevuta dimostrerà che la domanda di rinnovo è stata presentata. Per la compilazione della documentazione, l’immigrato potrà avvalersi dell’assistenza dei patronati e di uffici comunali I permessi che si rilasceranno/rinnoveranno alle Poste sono: adozione, affidamento, occupazione, riacquisto cittadinanza, famiglia (anche per ragazzi da 14 a 18 anni), lavoro autonomo, subordinato, stagionale, missione, motivi religiosi, residenza elettiva, ricerca scientifica, studio, tirocinio/formazione professionale, turismo, rinnovo per permesso apolidia e asilo, carta di lungo soggiorno per cittadini extraUE, la conversione del permesso, il duplicato del permesso o della carta di soggiorno smarriti.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Rimane alle Questure l’esclusiva competenza per la Richiesta di asilo politico, motivi umanitari, cure mediche, gara sportiva, giustizia, integrazione del minore, invito, minore età. I dati andranno al centro informativo del Viminale che procederà a una verifica sui precedenti penali del richiedente. Le Questure controlleranno che tutta la documentazione sia in regola. Se mancano dei documenti la Questura chiederà l’integrarli. Poi, tramite raccomandata, all’immigrato sarà comunicata la data in cui dovrà presentarsi in Questura per consegnare le 4 fotografie e farsi prendere le impronte digitali.
In contemporanea con il lancio delle nuove procedure, si avvia il programma triennale di sperimentazione finalizzato all´attuazione del processo di trasferimento ai Comuni delle competenze amministrative in materia di immigrazione. La sperimentazione si svolgerà ad Ancona, Brescia, Firenze, Lecce, Padova, Prato, Ravenna, il Consorzio dei Comuni di Portogruaro e la Provincia Autonoma di Trento. Gli extracomunitari, inoltre, potranno dire addio al documento su carta, che verrà sostituito da una tessera magnetica, simile a una carta di credito. Il documento elettronico avrà un microchip e una banda a memoria ottica sui quali saranno registrati dati anagrafici, foto e impronte del titolare.
Per il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero «è tempo di varare un’altra misura di regolarizzazione». Dobbiamo dare, dice Ferrero, «un’opportunità a chi non ha potuto fare domanda di Decreto flussi. Prevediamo che entro febbraio-marzo gli sportelli unici rilasceranno i nullaosta all’ingresso in Italia per tutti i 520 mila lavoratori dei due decreti flussi di quest’anno. Altri due mesi e i consolati completeranno i visti. Poi, entrati in Italia, i lavoratori ammessi firmeranno il contratto di soggiorno e daranno le impronte digitali». Poi Ferrero cerca di correggersi: «Mai parlato di sanatoria, propongono la regolarizzazione degli immigrati che già si trovano nel nostro Paese». Cioè, una maxi sanatoria.
Toni Mirabile


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Protesta dei no global contro i negozi Oxus «Sono di Delfo Zorzi»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Milano. «La borsa esplosiva che fa strage di prezzi». Con questa scritta ed altre frasi simili una trentina di attivisti della Lega antifascista metropolitana, gruppo della sinistra radicale, ha inscenato una manifestazione di protesta davanti ad uno dei negozi della catena Oxus. Il motivo, secondo i manifestanti, è il titolare: Delfo Zorzi, imputato e assolto per la strage di Piazza Fontana, ed è imputato per la strage di piazza della Loggia di Brescia (28 maggio 1974). «Abbiamo organizzato una manifestazione in concomitanza con l’anniversario della strage del 12 dicembre a Milano - ha detto uno degli attivisti - chiediamo verità su quei morti e auspichiamo l’estradizione di Delfo Zorzi dal Giappone». I manifestanti hanno distribuito volantini ai passanti mentre da un altoparlante veniva diffuso uno spot di denuncia sui negozi Oxus. Nelle borse di colore nero (come quella che fu usata a piazza Fontana) distribuite ai passanti in confezione natalizia, un volantino con le ragioni della protesta.


>>Da: grillo_pensante
Messaggio 2 della discussione
Questa si che è organizzazione! Altro che al Motorshow!

Berlusconi vedi un po' di andare a scuola dal tuo amico Putin...


NO PIAZZA, NO DEMOCRAZIA!

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La Balzerani, primula rossa delle Br, vuole la libertà

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Fino al 19 giugno 1985 e alla cattura, era considerata la primula rossa delle Br. Ora anche Barbara Balzerani è a un passo dalla libertà condizionale. L’ultima parola spetta al Tribunale di sorveglianza di Roma che ha incaricato la Digos di diverse città italiane di sondare i parenti delle vittime, come si fa ritualmente in queste circostanze.
Certo, concedere la libertà condizionale alla Balzerani vuol dire, nei fatti, consegnare alla storia gli anni di piombo. La Balzerani rappresenta la storia del brigatismo italiano. Romana di Colleferro, laureata in filosofia, entra nella colonna della capitale nel 1976 e da allora occupa una posizione di assoluto rilievo nel mondo dell’eversione. Nel suo curriculum c’è la gestione, in condominio con Mario Moretti, della casa di via Gradoli, base in cui fu preparato il sequestro Moro, e la partecipazione alla strage di via Fani. Poi, la donna si trasferisce a Milano e diventa responsabile della struttura che progetta le «azioni di guerriglia». Nel 1980 entra nel comitato esecutivo, impresa riuscita in precedenza solo ad una donna: Mara Cagol, la moglie di Renato Curcio, morta in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine. Nel 1981, anche Moretti, il capo delle Brigate rosse, cade nella rete e tocca a lei alimentare le sanguinarie e disperate illusioni dell’ultima stagione rivoluzionaria e dare, dopo il fallimento del sequestro Dozier, la parola d’ordine della ritirata strategica. Ovvero, ammettere la sconfitta.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Dall’arresto sono passati ventun anni. Tanti. Ora siamo in un’altra epoca e paiono riassorbiti anche gli ultimi, terribili rigurgiti eversivi. Qualcuno ritiene che sia arrivato il momento di chiudere la partita sul piano politico, con un indulto. In realtà, come ha spiegato a L’antipatico Maurice Bignami, ex comandante di Prima linea, la soluzione è già arrivata. Alla spicciolata. Gli ex pericoli pubblici sono ormai quasi tutti fuori: completamente liberi, in libertà condizionale, semiliberi. Anzi, molti ex vivono carriere sfolgoranti e quasi incredibili. Sergio D’Elia, ex capo del gruppo toscano di Prima linea, è addirittura deputato della Rosa nel pugno e segretario d’aula alla Camera. Susanna Ronconi, che detiene il poco invidiabile record di aver militato prima nelle Br e poi in Prima linea, è appena entrata nella Consulta nazionale per le tossicodipendenze. E a chi ricordava il suo passato burrascoso, il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero ha risposto per le rime: «Susanna Ronconi ha titoli scientifici maggiori di altri componenti della Consulta». Lorenzo Conti, figlio dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti, ucciso dalle Br nel 1986, ha avviato uno sciopero della fame proprio per richiamare l’attenzione delle più alte cariche dello Stato sulla disparità di trattamento che si è creata nel Paese fra le vittime e i carnefici di ieri. Molti ex terroristi hanno trovato riparo e lavoro dentro le istituzioni, i parenti di chi ha dato la vita spesso sono dimenticati.
Barbara Balzerani, condannata a tre ergastoli, dal 1995 lavora fuori dal carcere e ha pubblicato due libri: Compagna Luna e La sirena delle cinque. Fra l’altro, in vista dell’udienza di oggi, sono stati sentiti Maria Fida Moro, figlia dello statista democristiano, e i parenti di quattro carabinieri trucidati a Genova fra il 1979 e il 1980. I giudizi espressi a Genova sarebbero negativi. E in nessun caso ci sarebbe stato un risarcimento. La decisione arriverà entro la fine dell’anno.
Stefano Zurlo


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Poltrona ad hoc per l’ex Bassanini

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Due piccioni con una fava: Ragioneria generale dello Stato dimezzata e sindacati contenti. È l’effetto degli emendamenti presentati dal governo alla Finanziaria in commissione Bilancio. Non solo lo spoil system concentrato su due o forse tre dirigenti del ministero dell’Economia, ma anche una norma che introdurrebbe un mandato a tempo per il ragioniere generale dello Stato, attualmente Mario Canzio. La questione è già stata svolta da un’interpellanza presentata al premier e ai ministri dell’Economia e delle Riforme dai senatori di Forza Italia, Quagliariello e Sacconi.
Ma quali sarebbero gli effetti di un tale cambiamento? Considerate le novità introdotte dalla Finanziaria in tema di contratti pubblici e la revoca del presidente dell’Aran Perna, indebolendo anche la Ragioneria nessun ostacolo si frapporrebbe all’accoglimento delle richieste sindacali in tema di aumenti. Le divisioni della maggioranza anche su questo argomento potrebbero tuttavia evitare che tale provvedimento venga inserito nel maxiemendamento sul quale verrà posta la fiducia. D’altronde, per legge l’incarico dei dirigenti pubblici non può essere inferiore a tre anni.
Sempre in tema di spoil system è da notare che, una volta messa in soffitta l’idea di accorpare Scuola superiore della pubblica amministrazione (Sspa) e Formez, per quest’ultimo ente sarebbe garantita l’autonomia sotto la presidenza dell’ex sottosegretario al Tesoro, Isaia Sales. Autorevoli senatori dell’Ulivo come Salvi, Villone, Zanda e Bordon hanno presentato un emendamento (che potrebbe essere accolto) nel quale si progetta la fusione tra la Sspa e la Scuola superiore dell’Economia e delle Finanze. Anche in questo caso c’è un candidato alla presidenza: si pensa all’ex senatore Franco Bassanini.


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Unione in caduta libera nei sondaggi E gli alleati si smarcano dal premier

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Margherita e Ds temono che il dissenso verso Prodi si traduca in un calo di voti per loro

Perché il segretario dei Ds, Piero Fassino, ieri ha sentito il bisogno di sbandierare dinanzi ai piccoli imprenditori milanesi che la cosiddetta «fase due» si articolerà in cinque punti? Perché il presidente della Margherita, Francesco Rutelli, ha presentato un documento sulle liberalizzazioni senza consultare i suoi alleati? Perché le contestazioni di Mirafiori e di Bologna stanno inducendo i due azionisti di maggioranza del Partito democratico a ripensare le strategie?
La risposta è semplice: il calo di consensi del governo Prodi certificato dai sondaggi. Il dato non è di poco conto perché nella storia repubblicana non si era mai vista un’ondata di malcontento così generalizzata. Una situazione che potrebbe tradursi in un pesante rovescio di Ds e Margherita alle amministrative di primavera se non si adottassero adeguate contromisure. Un calo che potrebbe essere aggravato dal fatto che il Professore non ha un proprio partito alle spalle. La progressiva divergenza tra segreterie e governo sta proprio in questo correre ai ripari dalla frana testimoniata dai sondaggi.
Settembre difficile. È Ballarò del 26 settembre a certificare in maniera ufficiale la fine di una «luna di miele» mai iniziata. Un’inchiesta condotta dalla Ipsos testimonia che il 48% degli italiani ha un giudizio negativo dell’azione del governo Prodi. Più di un intervistato su cinque (21%) ritiene l’indulto il peggior provvedimento. Solo il 13%, invece, considera il decreto Bersani il miglior prodotto dell’esecutivo. Sempre secondo il sondaggio Ipsos, il 33% degli elettori dell’Unione e il 77% di quelli della Cdl ha giudicato negativo il comportamento di Prodi nell’affaire Telecom. E di tasse e di Finanziaria non si è ancora iniziato a parlare.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Finanziaria bocciata. La manovra viene presentata agli inizi di ottobre. Gli italiani comprendono subito che l’asse portante sono le imposte mentre i risparmi di spesa sono ipotetici. È il Sole 24 Ore il 5 ottobre a pubblicare un sondaggio di Ipr Marketing nel quale si attesta che il 48% degli intervistati ritiene la legge di bilancio iniqua a fronte del 33% che la ritiene equa. L’inchiesta preconizza la manifestazione del 2 dicembre: il 45% si dichiara disposto a scendere in piazza (77% degli elettori di centrodestra). Il 7 ottobre il Giornale offre un quadro ancora più chiaro. Uno studio condotto da Arnaldo Ferrari Nasi evidenzia che il 63,4% degli italiani non ha fiducia nel governo Prodi: tasse, ticket, indulto e caso Telecom hanno determinato il giudizio negativo. Tre giorni dopo il Corriere ha affidato alla Ispo di Renato Mannheimer il compito di monitorare il campo: il 44% degli intervistati ritiene che la manovra danneggerà il Paese. La riforma fiscale del governo Berlusconi aveva ottenuto meno critiche.
Macigni. Ma è una serie di sondaggi sfavorevoli a pesare come un macigno sul futuro dell’azione di governo. Il 19 ottobre è Ipr Marketing a certificare per Repubblica che il gradimento del governo è sceso dal 63% del 12 luglio al 45% del 17 ottobre, mentre contestualmente gli sfiduciati sono saliti dal 36 al 52 per cento. Solo il ministro degli Esteri D’Alema riesce al imitare i danni di immagine. Il 15 novembre sul Corriere Ispo attesta che il gradimento del governo è al 32% dal 44% di luglio. Il 63% del campione ne giudica negativamente l’operato. Pochi giorni dopo è Unicab per La7 a testimoniare che oltre il 56% degli italiani voterebbe per il centrodestra, mentre il 7 dicembre sempre Ipr su Repubblica ha dimostrato che, pur in un sistema a tre coalizioni, l’attuale opposizione sarebbe maggioranza con il 40% dei voti.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Caduta storica. «Prodi è un leader senza partito - spiega Carlo Buttaroni di Unicab - e questo non gli dà la forza necessaria nell’opinione pubblica. Se a questo aggiungiamo che la manovra ha un deficit progettuale e che Ds e Margherita sono confusi sui percorsi futuri, si ha una caduta di gradimento che mai si era registrata prima». Alessandra Ghisleri legge i dati in maniera differente. «Prodi con le contestazioni paga in prima persona - afferma - mentre Ds e Margherita solo di riflesso. L’aver puntato su argomenti economici verso i quali la gente spesso non è sensibile senza spiegarli ha creato scontento e disaffezione nell’elettorato e spiega i risultati dei sondaggi dove gli indecisi sulle intenzioni di voto sono tornati ad aumentare». Basterà accontentare l’elettorato deluso con retromarce in Finanziaria su precari, ricerca e sicurezza e puntare, come vogliono Fassino e Rutelli, sulla «fase due»? «Trattare è corretto - dice Buttaroni - ma se si tratta troppo si perde la linea». Per Ghisleri «la strategia paga solo quando i risultati sono immediati ma su argomenti economici i benefici si vedono sempre nel lungo periodo. Poi il riconteggio delle schede riporta le persone indietro alle elezioni e la memoria delle contrapposizioni rende tutto più difficile». Riguadagnare consensi non sarà una passeggiata.
Gian Maria De Francesco


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Fassino dà il via alla «fase due»: mettere Prodi sotto processo

Il segretario ds: «Sbagliato ignorare la contestazione, c’è un filo che lega tutte le proteste. Senza riforme la Finanziaria è inutile». Ma il Professore non raccoglie

Laura Cesaretti


«Non si può girare la testa dall’altra parte». È preoccupato, Piero Fassino, e ieri ai suoi non ha nascosto che non gli sono piaciute le risposte date da Romano Prodi ai fischi di Bologna. E a tutti gli altri fischi, metaforici e non, che il governo dell’Unione sta incassando da mesi: «Non basta parlare di “degrado”, di “Paese incivile”, bisogna ascoltare le ragioni del malessere e cercare di dare delle risposte», è il ragionamento del segretario ds.
E alla sua preoccupazione per il distacco crescente tra opinione pubblica e governo di centrosinistra, Fassino ha deciso ieri di dar voce pubblicamente, e davanti allo stesso Romano Prodi, tornando a chiedere con urgenza un «cambio di passo», e a reclamare una «fase due» di riforme.
L’appuntamento, al residence di Ripetta a Roma, era in realtà dedicato alle sorti del Partito democratico, pure quelle assai incerte. Ma il leader della Quercia ha parlato poco o nulla del tormentone che assilla i gruppi dirigenti dell’Ulivo e che appassiona scarsamente il resto del mondo. «Dobbiamo interrogarci sul perché anche quelli che dovrebbero essere beneficiati dalla Finanziaria hanno espresso malessere e forme di protesta», ha esordito. Non cita i fischi di Bologna, ma elenca i tanti fuochi di contestazione attorno al governo: «C'è un filo che lega le manifestazioni degli artigiani di Venezia, quelle degli operai di Mirafiori e del mondo dell'università. Queste categorie non si sono sentite rappresentate dalla politica». E allora bisogna correre ai ripari, perché «quando si manifesta un disagio, l’ultima cosa che può fare un politico è girare la testa dall'altra parte: deve trasmettendo la necessità di quel cambio di passo di cui il Paese ha bisogno». Ecco allora rispuntare la fatidica «fase due», termine che non piace per nulla al premier: «Il mio non è un pallino - spiega Fassino - quando dico che dopo la finanziaria bisogna mettere mano a riforme strutturali. Anche perché una manovra da 38 miliardi non saremo più in grado di farla. E se non facciamo le riforme il rischio è che quei 38 miliardi siano uno sforzo gigantesco che non ci dà i risultati che vogliamo». E il segretario della Quercia detta anche l’agenda di ciò che il governo dovrebbe mettere subito in calendario, per non continuare ad affondare nella palude: «Riforma degli ammortizzatori sociali, sostenibilità finanziaria del regime previdenziale, decollo della previdenza complementare e poi federalismo fiscale, liberalizzazioni: sono tutte questioni nodali», elenca. Prodi ascolta, registra, ma non raccoglie. «Non ho mai chiuso la porta al dialogo», si difende. Respinge le critiche alla pesantezza della manovra: «Sarebbe stato semplice farla limitandoci ad aggiustare il quadro. Avremmo alleggerito la situazione del governo ma avremmo fatto un danno al Paese. È chiaro che questo non può suscitare il gradimento di tutti». Già, il premier non vuol sentir parlare di proteste e di sondaggi che crollano. È tutta «colpa della propaganda e del clima incivile in cui è precipitato il Paese», liquida la faccenda. Ieri però, come si fa notare al Botteghino, persino Edmondo Berselli, politologo ritenuto assai vicino a Prodi, lo ammoniva duramente su Repubblica, denunciando la «

>>Da: baffo
Messaggio 5 della discussione

Prevedo mesi difficili per questo governo di rapaci-incapaci, secondo me questa armata brancaleone non reggerà molto.

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Berlusconi-Fini-Bossi: nasce la federazione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Il Cavaliere: presto lo statuto, decisioni a maggioranza. Primarie per la scelta dei candidati alle amministrative

«Le grandi intese non saranno mai possibili». Silvio Berlusconi sceglie il popolo milanese e lombardo di Forza Italia per confermare che la strada è tracciata e non passa attraverso governi di coalizione o intese con la Margherita di Francesco Rutelli, come fatto ventilare dal leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Avanti tutta, invece, con la Federazione della libertà, che nell'immediato si traduce in un'alleanza stretta e tutt'altro che formale tra i partiti della Cdl. L'argomento è stato al centro di un pranzo ad Arcore con Umberto Bossi e i vertici della Lega e i passi avanti nella direzione della Federazione sono stati concreti. Significa sciogliere Forza Italia?, risponde senza esitazione colui che ha fatto nascere il partito e lo ha portato a diventare la forza di maggioranza del Paese. Dà i numeri: «Non esiste l'ipotesi di uno scioglimento di Forza Italia. Siamo il partito più grande d'Italia, siamo al 31,7 per cento in Italia e a oltre il 36 per cento in Lombardia».
Parlando a porte a chiuse ai dirigenti azzurri spiega poi che quando ha abbandonato la gestione diretta del Milan ha lasciato «una classe dirigente all’altezza» e che è intenzionato a fare lo stesso con Forza Italia. E ammette che fare il partito unico è «difficile» perché si dovrebbe passare da «più leader a uno solo». I tempi non sono maturi per il partito unitario, ma la federazione di cui ha parlato con Bossi e che ha l'approvazione di Gianfranco Fini è un organismo con tanto di statuto e tempi di realizzazione molto stretti, perché già tra gennaio e febbraio 2007 si partirà con la fase costituente. L’elaborazione della carta dei valori è affidata Tremonti, Maroni e un rappresentante di An indicato da Fini. «Passeremo dalla coalizione alla federazione, dove si vota e la maggioranza rispetta il voto della minoranza. Credo che i partiti siano pronti a questo passaggio, i nostri elettori sono più avanti di noi e se lo aspettano». Nello statuto si metterà nero su bianco anche la questione della leadership e il modo in cui verrà scelto il candidato premier quando si andrà a nuove elezioni. E per la scelta dei candidati alle amministrative il metodo sarà quello delle primarie.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La Federazione della libertà ha il nucleo centrale in Forza Italia, An e Lega ma rimane aperta «a tutti coloro che si sentono lontani dai principi della sinistra». Inutile dire che esiste la questione dell'Udc e del suo leader. Berlusconi è aperto al dialogo nonostante le dichiarazioni di Casini che continua a parlare di fine della Cdl: «Da parte mia non c'è mai stato gelo. Ci auguriamo che si possa ricostruire in fretta la coalizione». Più o meno quello che ha detto Gianfranco Fini ospite di Giuliano Ferrara a Otto e mezzo: «Capisco la strategia dell'Udc quando parla di rafforzare il centro, condivido e capisco meno le posizioni di Casini sulla cancellazione dell'esperienza della Cdl».
E che siano in molti, anche tra i cattolici del centrodestra, a pensarla come Berlusconi è provato dalla presenza del segretario regionale della Dc lombarda, Domenico Zambetti, alla cena natalizia di Forza Italia con Berlusconi.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il leader della Cdl boccia qualsiasi intesa con la maggioranza. «Noi abbiamo motivazioni ideali totalmente opposte a quelle che vedo a sinistra. Dopo le elezioni abbiamo offerto la possibilità di un governo di coalizione di qualche mese per trovare soluzioni condivise. A questo punto non vedo più nemmeno questa possibilità».
Insomma, opposizione unitaria con la Federazione in arrivo. Un'alleanza stretta che rassicurerebbe la Lega sulla legge elettorale e sul referendum. Anche su questo tema, infatti, vi sarebbe una posizione condivisa, piuttosto simile alla legge elettorale delle Regioni, in cui il candidato si associa a un listino composto dai vari partiti. Un’alleanza organica che preservi lo spirito unitario che si è manifestato nella grande manifestazione contro il governo che si è svolta sabato 2 dicembre in piazza San Giovanni a Roma. Un evento che secondo molti dirigenti della Cdl non ha avuto lo spazio adeguato in tv, specie per colpa della Rai. E Berlusconi ha detto ai suoi che Bossi è pronto a lanciare uno sciopero del canone.
Sabrina Cottone


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Torna libero e riprende lo spaccio

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Palermo - 19 persone, tra cui 3 minorenni, sono finite in manette nel corso di un blitz antidroga condotto ieri dalla polizia di stato di Palermo in alcuni quartieri popolari del capoluogo siciliano. Le ordinanze di custodia cautelare per i maggiorenni sono state emesse dal gip del tribunale di Palermo Vincenzina Massa mentre le ordinanze per i 3 minorenni sono state emesse dal gip del tribunale dei minori di Palermo Valeria Spatafora. Secondo quanto emerso erano due le organizzazioni criminali ad occuparsi della raffinazione e dello smercio della droga nei quartieri popolari di Borgo Vecchio, Cep e Capo. Tra gli arrestati ci sono diversi nuclei familiari, tra cui un nonno con figlio e nipote.
Gli arrestati si servivano di un negozio di detersivi, di un laboratorio dolciario e del retrobottega di un bar per raffinare droga, soprattutto cocaina e hashish. Le intercettazioni telefoniche e ambientali, eseguite con microspie e microtelecamere celate nella tortuosa struttura architettonica del centro di Palermo, hanno permesso agli investigatori di scoprire le centrali dello spaccio e di individuare gli esponenti di spicco dell’organizzazione. Tra di loro anche l'ennesimo beneficiario dell'indulto. Il 55enne Pasquale Priolo aveva infatti lasciato il carcere nel settembre scorso, dopo aver patteggiato un anno e sei mesi di pena e aver beneficiato indulto. L'uomo era ritornato subito a gestire il suo negozio di detersivi nel quartiere popolare di Borgo Vecchio; in realtà si trattava una vera e propria base per la lavorazione e il confezionamento delle dosi di polvere bianca e cannabis.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Sempre ieri sono stati arrestati altri due indultati; a Bologna Giovanni Nicoletti, 35 anni di Cosenza, è stato arrestato dai carabinieri mentre tentava di rubare in un ufficio della usl. L’uomo, che era stato scarcerato nell’agosto scorso grazie all’indulto, sarà processato per direttissima. A Udine invece i carabinieri hanno reso noto che Mario D’Alessandro - 55 anni, nato a Matera ma residente a Latisana (UD) - fermato a maggio per traffico di clandestini, si trova sotto la custodia delle autorità slovene per lo stesso motivo; la scoperta ad opera dei carabinieri che dovevano notificare la comunicazione in base alla quale avrebbe beneficiato dell’indulto.


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Roma, stuprate dopo falsi provini per la televisione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Organizzava falsi provini per stuprare e derubare le sue vittime dopo averle narcotizzate. Per questo motivo è stato arrestato a Fiumicino un uomo di 44 anni, Claudio Franciosi, latitante da un anno e già condannato a otto anni di carcere per violenza sessuale, truffa, sostituzione di persona, rapina, estorsione e lesioni personali. Reati che nell’arco dell’anno, secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe continuato a commettere a danno di numerose donne.
Franciosi scriveva, sotto falso nome, annunci su un giornale locale di Torino chiedendo personale femminile per provini cinematografici. Poi, narcotizzava le vittime, le stuprava e le derubava. L’uomo è stato fermato a Lavinio (Roma), dopo una breve colluttazione e un tentativo di fuga, mentre stava acquistando una ricarica del cellulare che utilizzava per contattare le donne da violentare. Le indagini hanno avuto inizio dopo la denuncia di una ragazza straniera di 25 anni, residente legalmente a Torino, che aveva risposto all’annuncio ed aveva accettato di essere fotografata in costume da bagno. L'uomo, dopo averla raggiunta in camera da letto per le fotografie, l’aveva fatta posare più volte facendole sorseggiare una bevanda che conteneva del narcotico. La vittima si è svegliata dopo 10 ore, trovandosi completamente nuda sul letto con dolori alle parti intime e senza soldi. A tradire l’uomo sono state proprio le telecamere presenti nell’albergo. Attraverso ulteriori indagini gli inquirenti sono riusciti a individuare l’utenza cellulare usata da Franciosi. Successivi accertamenti hanno fatto emergere dei casi analoghi capitati a donne residenti a Torino, Genova, e in Svizzera. Nel corso delle perquisizioni nell’abitazione di Franciosi sono stati sequestrati 4 mila euro e molto materiale utile alle indagini, tra cui 3 cellulari, 5 schede telefoniche, rullini fotografici contenenti fotogrammi di alcune vittime, moduli di richieste per annunci su giornali, alcuni giornali riportanti gli annunci da lui inseriti e molte scatole di medicinali in pillole che se assunte producono rilassamento totale e sonnolenza.


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Venti giornalisti all’estero su libro-paga dei servizi tedeschi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Si allarga lo scandalo dei giornalisti pagati dal Bundesnachrichtendienst (Bnd), il servizio segreto tedesco con funzioni operative all’estero sulla falsariga del Sismi italiano. Il settimanale Focus riferisce che nel periodo del governo rosso-verde guidato dal cancelliere Gerhard Schröder con il leader verde Joschka Fischer vicecancelliere e ministro degli Esteri (dal 1998 al novembre 2005), il Bnd ha assoldato come “fonti informative“ venti giornalisti operanti all’estero come corrispondenti per conto di giornali e stazioni radiotelevisive tedesche. Di fatto, alla luce di tali rivelazioni, i giornalisti sul libro-paga del Bnd, che dipende direttamente dalla cancelleria federale, sarebbero il triplo rispetto ai sette elencati senza riportarne le generalità nel rapporto pubblicato nello scorso maggio a conclusione di un’inchiesta affidata all’ex giudice federale Gerhard Schäfer. Anche dei venti corrispondenti esteri non vengono svelati i nomi nel servizio di Focus. E neanche vengono specificati, almeno per ora, i paesi finiti nella rete di tali attività informative degli 007 tedeschi. Il giornale scrive che il Bnd ha pagato dai 150 ai mille euro per le informazioni raccolte dietro la facciata professionale dai corrispondenti esteri dei media tedeschi su fatti e personaggi dei paesi in cui svolgevano la loro attività giornalistica. Il capo del Bnd durante l’alleanza di governo tra socialdemocratici (Spd) e verdi (Grüne) era August Hanning. Il quale poi, un anno fa, è stato nominato sottosegretario agli Interni nel nuovo governo di “grande coalizione” fra democristiani (Cdu-Csu) e socialdemocratici, e sostituito nel precedente incarico da Ernst Uhrlau. Dagli anni Ottanta, per Bnd vale la regola che il reclutamento di giornalisti per compiti informativi all’estero non è vietato e deve essere approvato di volta in volta dal massimo responsabile del servizio. “Per questo – commenta il quotidiano Berliner Zeitung – Hanning dovrebbe conoscere con precisione quali corrispondenti dall’estero hanno procurato informazioni al Bnd in cambio di denaro in contanti”. “Questi giornalisti mettono in pericolo gli altri loro colleghi operanti all’estero – ha dichiarato il deputato verde Christian Ströbele – perché fanno cadere su tutti il sospetto collettivo di essere agenti segreti”.

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Identità europea, Pera: “Ecco che cosa è andato storto”

>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione

“L’Europa oggi è una via di mezzo fra un morto, un fantasma e il Padreterno”. È l’incisivo incipit della lectio magistralis - dal titolo “Che cosa è andato storto in Europa?” - tenuta oggi da Marcello Pera, senatore di Forza Italia, presso il Salón de Grados della Facultad de Derecho della Universidad Complutense di Madrid, nell’ambito di un incontro promosso dalla Fondazione Faes (presieduta dall’ex premier spagnolo José Maria Aznar). “Come dei morti, dell’Europa - continua Pera - si può parlare solo bene. Come dei fantasmi, dell’Europa si avvertono i segni ma non si vede. Come del Padreterno, chi cerca prove dell’Europa conclude che non esiste e chi invece dice che esiste non ha bisogno di prove. Questo è un bel pasticcio e io credo che, per risolverlo, occorra ricominciare da capo e chiedersi: ‘che cos’è l’Europa?’”. L’ex presidente del Senato fa notare che quella da lui posta è “una domanda di identità. L’Europa ne ha una? Vuole averne una? Crede che sia opportuno o utile o necessario averne una? E quale? Prima di procedere, vorrei ricordare che l’Europa ha avuto due occasioni, a distanza di mezzo secolo l’una dall’altra, per rispondere a queste domande e - sottolinea Pera - le ha mancate entrambe”. Il riferimento è alla Comunità di difesa europea (progetto fondato da De Gasperi, Adenauer e Schuman nel segno della fiducia nella civiltà euroatlantica, anch’essa ispirata ai principi e valori del cristianesimo) e al varo - di mezzo secolo posteriore - del Trattato costituzionale europeo (“la decisione di non introdurre nel Preambolo del Trattato il riferimento alle radici cristiane dell’Europa fece mancare l’occasione di dare ad essa una sua propria identità)”. Pera sintetizza così i due momenti: “Con la caduta del Trattato Ced si può parlare di identità europea mancata, con il Trattato costituzionale si deve parlare di identità europea negata”.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Secondo Pera “è andata storta la possibilità di definire l’Europa e di darle un’identità. Tutto il resto ne discende come una conseguenza. Se, geograficamente, l’Europa oggi è indefinita, è perché non ha una propria immagine; se, economicamente, l’Europa oggi non è competitiva, è perché non ha coscienza di sé e vuol essere diversa dagli altri; se, politicamente, non è un protagonista sulla scena internazionale, salvo che per predicare la pace e cercare l’appeasement con chi la vuole distruggere, è perché non sa che cosa promuovere e che cosa difendere; se, culturalmente, l’Europa oggi parla solo di ‘dialogo’ e ‘tolleranza’ con l’Islam senza neanche chiedere vincoli di reciprocità o pretendere una effettiva libertà religiosa nel mondo islamico, è perché questa Europa non crede più al valore della propria storia; e così via”. Il senatore azzurro domanda: Perché l’Europa va così storta? Risponderò con tre tesi connesse fra loro. La prima: l’unificazione dell’Europa, così come era contemplata dal Trattato costituzionale ora defunto, si basa su un paradosso concettuale e politico che le impedisce di avere una sua propria identità. La seconda: il paradosso europeo deriva dalla secolarizzazione della società europea. La terza: la secolarizzazione europea è connessa al relativismo dominante nella cultura europea. La somma di queste tre tesi porta ad una conclusione: che esiste una crisi morale e spirituale europea la quale mette a rischio non solo la Costituzione europea come documento giuridico e l’Unione europea come organismo politico, ma - rimarca Pera - la stessa civiltà europea come uno dei pilastri della civiltà occidentale”.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Per quanto riguarda il “paradosso europeo”, Pera rileva che, “quando la Costituzione fu infine redatta e approvata, sembrò che si fosse compiuto un miracolo. Con un solo tratto di penna, essa realizzava i migliori ideali: unificare gli europei in un’unica comunità di diritti; sostituire i vecchi nazionalismi con uno nuovo, che venne definito ‘patriottismo costituzionale’; dare corpo all’idea kantiana di una società formata di soggetti politici e morali al tempo stesso; edificare quella pace perpetua che era stato l’altro sogno di Kant. Insomma, grazie alla Costituzione, era nata un’Europa come stato ‘post-nazionale’ e – questo era il miracolo dentro il miracolo – senza presupporre alcuna identità storica particolare antecedente. Infatti, secondo la logica degli estensori della Costituzione, l’identità europea è una conseguenza: precisamente, essa è ciò che risulta dall’accettazione di una comune carta di valori. Non si è europei e perciò si scrive una Costituzione; piuttosto, si scrive una Costituzione e perciò si diventa europei”. In questo modo, lamenta l’ex presidente del Senato, “la virtù era andata ben oltre la necessità, perché mentre questa richiedeva di scrivere una Costituzione europea, cioè per gli Europei e soltanto per gli Europei, quella aveva prodotto una Costituzione universale, cioè per tutti gli esseri razionali. E significa che i capi di stato e di governo, anziché sottoscrivere una Costituzione, avevano affermato un paradosso”. E tale paradosso “si spiega ? questa è la mia risposta ed è la mia seconda tesi ? col fatto che in Europa oggi prevale una ideologia illuminista che intende fare tabula rasa del suo passato e delle sue origini e che considera la tradizione e le radici come un ostacolo alla sua identità e non invece come una sua parte. Si tratta dell’ideologia della secolarizzazione”. Esemplificata, secondo Pera - dal modo in cui il rapporto della commissione Bernard Stasi sul velo islamico e gli altri simboli religiosi, approvato nel 2003 in Francia sotto il governo Raffarin, presenta il principio di laicità dello Stato”.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Grazie al rapporto preparato dalla commissione Stasi si compie - continua Pera - un “miracolo, anche se laico: come può esistere una libera espressione della religione in pubblico senza che questa eserciti una influenza sulle decisioni pubbliche?”. Il senatore azzurro pone l’accento sul fatto che “se la laicità si presenta come una religione nazionale o di stato, essa ? come già era accaduto per la Dea Ragione degli Illuministi ? è una religione contro le altre religioni, in particolare contro il Cristianesimo. E se la laicità è contro il Cristianesimo, allora la Costituzione europea, la quale deve essere laica, deve essere anch’essa contro il Cristianesimo. Questo spiega le discussioni sul Preambolo e il silenzio del Preambolo sulle radici cristiane dell’Europa. La sostanza della faccenda è: l’Europa non deve guardare alle sue radici, non deve ricordarsi di essere stata il continente cristiano, non deve appellarsi al suo tradizionale Dio cristiano. E da qui nasce il paradosso europeo: l’Europa non ha un’identità europea perché, negando valore pubblico a quel Dio che l’ha tenuta a battesimo, rifiuta proprio una delle componenti, la maggiore, della identità europea”. Tale modo di intendere la laicità ha a giudizio di Pera almeno tre conseguenze politiche rilevanti: l’Europa non può avere confini; non è inclusiva (“il multiculturalismo europeo non è il melting pot americano, in cui l’energia di fusione è data all’identità americana; è la resa alla mancanza di identità e alla incapacità di integrazione”); si allontana dall’America (“mentre l’America conserva lo spirito religioso delle sue origini o lo difende, l’Europa quello spirito lo nega)”.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

A un simile stato di crisi si è giunti - è la terza tesi di Pera - “a causa del relativismo che si diffonde dalle sue élites culturali e politiche”. Il relativismo, nella filosofia politica, è “una forma degenere del liberalismo. Il liberalismo classico europeo ha potuto fiorire, e vincere sui suoi avversari, in primo luogo il comunismo, finché ha potuto dare per scontato il fondamento della propria dottrina, cioè il valore morale dell’individuo e della persona, che è un tipico principio religioso, in particolare ebraico-cristiano. Estinto o in via di estinzione questo fondamento a causa della laicizzazione della società europea, il liberalismo - sostiene il senatore di FI - è lentamente pervenuto alla conclusione che esso è una dottrina come un’altra, e quel fondamento è un principio che non ha più valore di un altro”. Pera richiama l’idea di “alleanza fra relativismo e democrazia” enucleata da Giovanni Paolo II nella Centesimus annus. E denuncia: “Noi oggi, in Europa, viviamo in questo ‘totalitarismo democratico’, per usare un’espressione paradossale ma adeguata alla situazione: totalitarismo, perché è un pensiero unico e dominante, democratico perché passa attraverso i voti dei parlamenti o i giudizi dei tribunali. Considerate che cosa si produce sul mercato europeo di quelle che vengono chiamate ‘nuove libertà’ o ‘nuove conquiste civili’. L’aborto, la sperimentazione sugli embrioni, la clonazione, l’eutanasia, l’eugenetica, il matrimonio omosessuale, la poligamia, il partito dei pedofili: queste sono alcune specialità europee offerte dalla laicità europea. Considerate anche come queste ‘conquiste’ si producono. Una minoranza le chiede dicendo: “è un bene per me”. La maggioranza si domanda: ‘che male c’è a concederlo?’, ‘a chi nuoce?’, ‘se lui vuole quel diritto per sé e non lo impone a me, perché negarglielo?’. E così acconsente alla richiesta”. Occorrerebbe invece dire che i beni non sono per alcuni, ma, essendo beni, sono beni in sé, per tutti, e aggiungere che ci sono valori fondamentali, non violabili, non negoziabili, e dunque sacri. Ma su questo modo di dire - incalza Pera - interviene la censura relativistica: ‘sacro’ è espressione che non si può usare, perché è termine e concetto religioso e la laicità europea impone che si rifiuti la religione”.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione

Il giudizio di Pera sul contributo storico della Chiesa non è fatto solo di luci ma anche di ombre: “In Europa, la Chiesa ha chiesto o acconsentito a concordati da cui trarre benefici temporali. In Europa, ancora ieri, al momento della scrittura e approvazione della Costituzione europea, la Chiesa ha badato più a salvaguardare questi benefici che a difendere la civiltà cristiana. Insomma, in Europa, la Chiesa non sempre è stata fattore di crescita civile o spirituale. Al contrario, spesso si è trovata dalla parte opposta. È stata contro Erasmo, contro Galileo, contro Beccaria, contro la libertà di coscienza e di pensiero, contro lo Stato laico, contro il liberalismo, contro la democrazia, contro il capitalismo, contro l’ebraismo. Inoltre, la Chiesa ha benedetto fascismo, franchismo e collaborazionismo e ora rischia di non comprendere i rischi dell’islamismo. E se non ha ufficialmente civettato col comunismo è perché quello le era dichiaratamente nemico. Troppo spesso la Chiesa è stata clericale e temporale e ha sollevato, per reazione, anticlericalismo e laicismo. Eppure - avverte l’ex presidente del Senato - non c’è evento o passaggio storico rilevante della storia d’Europa che non abbia visto per protagonista il cristianesimo”. Che rappresenta non solo la nostra religione storica ma anche “la nostra cultura, il nostro stile di vita, il nostro modo di essere, una parte costitutiva della nostra identità. La Chiesa ha il merito di esserne l’interprete e spesso il demerito di averlo interpretato male”. Ma “questo doppio bilancio, questa dialettica e talvolta aperto conflitto e scisma fra cristianesimo e Chiesa cristiana noi - esorta Pera - dobbiamo comprenderlo, spiegarlo e portarlo come un peso”. Dunque “possiamo essere critici della Chiesa ma dobbiamo essere cristiani. E dobbiamo essere cristiani anche se non abbiamo il dono della fede. Anche ‘cristiani non credenti’, ma pur sempre cristiani, velut si Deus daretur. L’Europa oggi questa scelta non la fa. Non la fa neppure di fronte alla rinascita del fondamentalismo islamico, che oggi è l’avversario principale della sua identità e sicurezza”.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione

Pera conclude il proprio ragionamento ricordando che “quando era ancora cardinale, Joseph Ratzinger fece un paragone terrificante. Scrisse: ‘L’Europa, proprio nel momento del suo massimo successo, sembra svuotata dall’interno, come paralizzata da una crisi circolatoria ... Il confronto con l’Impero Romano al tramonto si impone ...’. Oggi che è Benedetto XVI Joseph Ratzinger è costretto a parlare per l’Europa mentre la stessa Europa lo lascia solo, non sa comprenderlo e non vuole difenderlo. La predizione del Cardinale è diventata il fardello del Papa. O quel fardello del Papa lo prendiamo tutti sulle nostre spalle, oppure - avverte il senatore azzurro - la predizione del Cardinale si avvererà. Siccome sono pessimista, preferisco non dire come, secondo me, andrà a finire”.
Nicholas D Leone


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Libero per l'indulto, uccide e dà alle fiamme 4 persone

>>Da: baffo
Messaggio 12 della discussione
Ricercato Abdel Fami Marzouk, un pregiudicato tunisino uscito dal carcere per l'indulto

Uccide e da alle fiamme 4 persone, era libero per l'indulto

Vittime la convivente, il figlio di due anni, la madre della compagna e una vicina. Ferita una quinta persona

Como, 12 dic. - (Adnkronos) - E' caccia nel comasco ad Abdel Fami Marzouk, il tunisino venticinquenne, accusato di aver ucciso e dato alle fiamme ieri sera 4 persone. L'omicida avrebbe prima massacrato la sua famiglia e solo in un secondo momento avrebbe incendiato l'appartamento in via Diaz ad Erba, comune in provincia di Como, per simulare una tragedia del tutto accidentale.

A cadere sotto le coltellate dell'aggressore sono stati Raffaella Castagna, figlia trentenne di un noto commerciante della zona e titolare di una catena di negozi di abbigliamento, il figlio Yousef di due anni, la nonna del piccolo, Paola Galli di 60 anni e una vicina di casa, Valeria Cherubini di 50 anni, accorsa insieme al marito alle grida di aiuto delle prime vittime. Gravemente ferito e ustionato il marito della vicina, Mario Frigerio di 60 anni. L'assassino, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe inferto ferite profonde alla gola a due o più vittime, quasi a volerle sgozzarle.

La caccia all'uomo è iniziata dopo le 20.30 quando i vigili del fuoco, entrati nell'abitazione del centro cittadino per domare le fiamme, hanno fatto la macabra scoperta. Quando è stato chiaro che il convivente di Raffaella Castagna non era tra le vittime le ricerche si sono concentrate su di lui. Il tusinino è infatti scappato a bordo di un furgone trovato, poco prima di mezzanotte, a Merone paesino tra Como e Lecco. E' in questa zona che al momento si concentrano le ricerche degli inquirenti.

Secondo gli investigatori l'uomo, con precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti e rapina e uscito dal carcere alcuni mesi fa per l'indulto, potrebbe essere aiutato nella fuga da qualche balordo.

Da chiarire pero' il movente. Descritto come una persona aggressiva non sarebbe comunque nuovo a episodi di violenza nei confronti della convivente. A coordinare le ricerche dello straniero sono il procuratore della Repubblica di Como, Alessandro Maria Lodolini e il pm Simone Pizzotti.


>>Da: baffo
Messaggio 2 della discussione
Strage Erba, padre scagiona il presunto killer Azouz Marzouk, il ricercato per il delitto di Erba, forse all'estero al momento dell'efferato delitto. Prosegue la caccia all'uomo

CANTÙ (COMO) - Clamorosa svolta nelle indagini per la la strage familiare ad Erba. Il presunto killer Azouz Marzouk forse si trovava in Tunisia al momento dell'efferato delitto. La dichiarazione al Tg3 delle ore 12 del padre della ragazza uccisa (a cui è stata ammazzata anche la moglie e il nipotino) scagiona il tunisino: «Mi ha chiamato stamani. E' ancora in Tunisia. Ha detto che rientra prima possibile e mi ha chiesto il numero dei carabinieri. C'è qualcos'altro dietro». Dalle prime indiscrezioni sembra che i tabulati confermino questa ipotesi: il cellulare di Azouz Marzouk, marito della donna e padre del bambino ucciso, avrebbe telefonato realmente dalla Tunisia.

Gli inquirenti avrebbero anche accertato che l'uomo tempo fa aveva acquistato dei biglietti per imbarcarsi 12 giorni fa per la Tunisia. Si tratta di un'ipotesi tutta da accertare ma che, se provata, modificherebbe completamente tutta la ricostruzione della strage. Il particolare risulta da diverse testimonianze, compresa quella del fratello del tunisino presso la cui abitazione è stato trovato il furgone. Gli inquirenti non escludono comunque che Azouz fosse già ritornato a casa dopo un breve viaggio in Tunisia.

TUNISIA - Secondo quanto si è appreso questa mattina, sembrerebbe che il 25enne tunisino, dopo essere uscito dal carcere in luglio grazie all'indulto, sia tornato nel suo Paese d'origine. Almeno questo quanto raccontano alcuni negozianti di via Paolo Carcano, a Como, dove si trova una filiale della 'Cast & Cast', uno dei tanti negozi di proprietà dei familiari di Raffaella Castagna e gestito da un'amica della giovane donna. Oggi il negozio è chiuso ma in quelli vicini si racconta che la gerente abbia raccontato questo particolare sospettando che a compiere la strage possa essere stata una persona diversa. Ovviamente tutto è ancora da verificare. D'altronde non è neppure da escludere che Azouz possa aver fatto rientro in Italia magari nei giorni scorsi.

IL PROCURATORE - Di diverso avviso il procuratore capo di Como Alessandro Maria Lodolini che assicura: «Da questa notte non ci siamo fermati un minuto e sono convinto che prima di sera riusciremo a prenderlo. Già abbiamo individuato il suo furgone e sappiamo in quale zona si è diretto per la sua fuga»

CACCIA ALL'UOMO - Intanto è proseguita per tutta la notte la caccia ad Abdel Fami Marzouk, il pregiudicato - uscito dal carcere per indulto - e fino a stamani il principale ricercato per l' atroce massacro dell'appartamento in via Diaz, nel centro di Erba.

Marzouk, secondo gli investigatori,
L'appartamento dove sono state trovate le 4 vittime (Ap)
sarebbe scomparso dopo aver ucciso a coltellate alla gola e in altre parti del corpo la moglie Raffaella Castagna, di 30 anni, il figlio Yousef di 2 anni, la suocera Paola Galli, 60, e una vicina di casa, Valeria Cherubini, 50enne, accorsa assieme al marito alle grida delle prime vittime. Anche il marito della vicina, Mario Frigerio, di 60 anni, è stato colpito dal pluriomocida: ora è ricoverato, in condizioni molto gravi, per le coltellate e per le ustioni riportate nell'incendio appiccato all'appartamento dall'assassino prima della fuga. Il tunisino sarebbe scappato a bordo di un furgone poi trovato, poco prima di mezzanotte, a Merone paesino t

>>Da: baffo
Messaggio 3 della discussione
Tra l'altro grazie all'indulto in questi giorni è uscito dal carcere l'assassino del benzinaio del comasco per il quale qualcuno voleva la taglia, insomma per un omicidio un paio d'anni di carcere.
In Italia il crimine paga.

>>Da: santana
Messaggio 4 della discussione
Abdel Marzouk con precedenti, era sospettato di aver ucciso moglie, figlio, suocera
e una vicina. Il primo a scagionarlo era stato il suocero. Starebbe per tornare in Italia
Strage di Erba, scagionato il tunisino
I tabulati confermano: è nel suo paese
Il padre della moglie ha detto di averci parlato al telefono oggi

Strage di Erba, scagionato il tunisino
I tabulati confermano: è nel suo paese

ERBA (COMO) - Non è stato Abdel Fami Marzouk a compiere la strage di Erba. Il 25 enne tunisino, uscito dal carcere grazie all'indulto, era ricercato per l'atroce massacro avvenuto ieri sera in un appartamento in via Diaz, nel centro della cittadina. Ma stamane il sucero ha avvertito gli inquirenti: "E' in Tunisia, non può essere stato lui a compiere la strage".

Carlo Castagna, papà di Raffaella, la 30enne uccisa ieri sera nel suo appartamento insieme al figlioletto di due anni, alla mamma e ad una vicina di casa è stravolto dal dolore, ma ha spiegato che il genero non può essersi macchiato di ben quattro omicidi, anche perché "lui non ha mai mosso un dito contro il bambino".

Il noto commerciante del settore arredo, ha confermato quanto ha detto anche il fratello di Marzouk, e si è detto convinto che la strage sia il frutto di un orribile regolamento di conti. "Ho paura - ha detto - che loro abbiano pagato per qualcosa di più grosso". A scagionare Marzouk c'è anche la testimonianza di alcuni commercianti della zona che hanno riferito della sua partenza per il paese d'origine una decina di giorni fa.

Dunque, dopo che gli investigatori avevano annunciato che il tunisino sarebbe stato preso prima di sera, è arrivata la clamorosa marcia indietro. Secondo la nuova ipotesi investigativa non si può escludere che ad agire non sia stata una sola persona, ma una banda forse nell'ambito di un regolamento di conti nei confronti di Marzouk. I controlli sull'alibi dell'uomo sono comunque in corso.

Si vuole avere la certezza che sia realmente andato in Tunisia, come sostengono il fratello e il suocero, e come sembra dimostrare il biglietto acquistato dodici giorni fa. Questa mattina in Procura a Como si è tenuto un vertice fra gli inquirenti impegnati a capire se il 25enne fosse tornato o meno nei giorni scorsi in Italia. Si stanno controllando tutti gli imbarchi navali e aerei per verificare se effettivamente sia andato nel suo Paese. Un particolare, questo, che lascia supporre che Marzouk avesse paura di qualcuno. Il tunisino potrebbe, insomma, potrebbe essere fuggito per mettersi in salvo da chi lo minacciava.

Intanto dall'ospedale 'Fatebenefratelli' di Erba viene confermato che l'unico scampato alla strage, Mario Frigerio, è ancora in condizioni gravi e la prognosi viene mantenuta riservata. "Il paziente trasportato da Erba - riferisce l'ospedale - è ricoverato nell' unità operativa di Anestesia e Rianimazione II; nella notte è stato sottoposto ad un intervento chirurgico; sono in corso ulteriori accertamenti diagnostici e di laboratorio".

>>Da: ruggero
Messaggio 5 della discussione
La mia esperienza in questi casi mi fa dire, a voi tutti, che 'questi' (incresciosi?) equivoci, capitano 'molto' spesso (o troppo?) agli inquirenti e, successivamente ai media. In questo caso 'l'extra-comunitario' e' stato fortunato di poter dimostrare che al momento del massacro era a migliaia di km di distanza, lo testimoniano le numerose prove, ma in altri casi....


>>Da: Fabiano
Messaggio 6 della discussione
Andata come è andata, resta una tragedia. Non mi interessa chi è stato. L'indulto non c'entra nulla, l'origine etnica di chi ha compiuto quest'atto non c'entra nulla. L'unica cosa che c'entra, in queste tragedie, è la pochezza della natura umana. E la responsabilità di questa strage ricade solo sul suo carnefice.


>>Da: Nando179764
Messaggio 7 della discussione

Se posso esprimere il mio parere desumo che sia una vendetta traversale. Il tunisino a sgarrato.....riparatosi in Tunisia ......la sua famiglia ne fa le spese. I MOSTRI ESISTONO

>>Da: Nando179764
Messaggio 8 della discussione
Scagionato il tunisino indicato come autore del quadruplice omicidio Strage Erba, il presunto killer era in Tunisia La conferma degli inquirenti dopo il controllo dei tabulati. Suocero: «Mi ha chiamato stamani». Si indaga su un regolamento di conti Carlo Castagna, il padre di Raffaella. L'uomo ha perso nella strage di lunedì sera la moglie, la figlia e il nipotino (Fotogramma)CANTÙ (COMO) - Clamorosa svolta nelle indagini per la strage ad Erba. L'uomo sospettato di aver compiuto i quattro delitti si trovava in Tunisia al momento dell'efferato delitto. E infatti martedì sera alle 21,45 è arrivato alla Malpensa con un volo proveniente da Tunisi. Lo ha dichiarato il padre della ragazza uccisa (a cui sono stati ammazzati anche la moglie e il nipotino): «Mi ha chiamato stamani. È ancora in Tunisia. Ha detto che rientra prima possibile e mi ha chiesto il numero dei carabinieri. C'è qualcos'altro dietro. Sono convinto che lui non c'entri nulla. Ho l'impressione che hanno pagato per qualcosa di più grosso. Lui non avrebbe mai mosso un dito contro il bambino». A questo punto non si può escludere che ad agire non sia stata una sola persona: si indaga infatti su un possibile regolamento di conti. L'ipotesi che si è fatta strada fra gli investigatori è infatti quella di una possibile feroce vendetta trasversale, che potrebbe essere stata compiuta da più di una persona.


IL PROCURATORE - Gli inquirenti avevano subito indicato Marzouk come probabile autore del delitto, affermando che l'uomo L'appartamento dove sono state trovate le 4 vittime (Ap)sarebbe scomparso dopo aver ucciso a coltellate alla gola e in altre parti del corpo la moglie Raffaella Castagna, di 29 anni, il figlio Yousef di 2 anni, la suocera Paola Galli, 60, e una vicina di casa, Valeria Cherubini, 50enne (ferito gravemente anche il marito della vicina). Ma nella conferenza stampa di mezzogiorno gli inquirenti hanno invece confermanto che il tunisino - con precedenti penali e uscito pochi mesi fa dal carcere con l'indulto - non era in Italia al momento del delitto. LA TESTIM

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PROBLEMI DI ACCESSO AL GRUPPO

>>Da: santana
Messaggio 5 della discussione
Come sopra.

>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Idem. Per entrare ho dovuto andare su google.
Very

>>Da: ruggero
Messaggio 3 della discussione
Ma che succede? E' tutto bloccato.

>>Da: Dragoncella4
Messaggio 4 della discussione
E' tutto il giorno che provo ad entrare!

>>Da: Nando179764
Messaggio 5 della discussione
da come ho sentito dal TG 5 il disguido è dovuto a pirati che lanciano virus per rallentare intenet

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Ora l'unione : oscurate il film di M.Boldi

>>Da: Nando179764
Messaggio 9 della discussione
La richiesta: «Troppa pubblicità sulla tv pubblica» L'Unione contro l'Olé dei Vanzina Esponenti del centrosinistra contro il film di Natale distribuito da Medusa. L'accusa: «Il ruolo degli insegnanti viene denigrato» Bondi, Salemme e Salvi in una scena del film «Olè» (Ansa) Deve ancora uscire nelle sale ma scatena già polemiche «Olé», il film di Natale dei fratelli Vanzina distribuito da Medusa. A scagliarsi contro la pellicola, al cinema dal 15 dicembre, sono quattro esponenti della maggioranza. L'accusa? Vilipendio al corpo insegnante, che nella finzione cinematografica targata Vanzina ha la faccia dei comici Boldi e Salemme. Da qui la richiesta: la pellicola va subito oscurata dalla Rai che in questi giorni, come è prassi, sta lanciando il cine-panettone con ospitate nei programmi dei vari protagonisti e recensioni in tv. Domenica il cast era ospite di Baudo su Rai 1. UNIONE ALL'ATTACCO - Riccardo Villari della Margherita, Loredana De Petris dei Verdi, Giuseppe Di Lello di Rifondazione Comunista, Franco Ceccuzzi dei Ds - i quattro anti-Olé - non si danno pace. «Non si capisce - scrivono in una nota - per quale motivo il servizio pubblico si presti a promuovere la nuova pellicola dei Vanzina» e «in orari di punta per gli ascolti». Il film ha come protagonisti due imbranati professori di liceo, interpretati da Boldi e Salemme, che si contendono una procace collega americana, l'ex sirena Daryl Hannah (guarda il trailer). I due si ritrovano in viaggio per la Spagna con le rispettive scolaresche. E lì ricominciano le rivalità. Ed è proprio il ruolo di prof. ridotto a macchietta a far sobbalzare dalla sedia i politici dell'Unione.

LA NOTA - «Denigrare, prendere in giro, vessare una categoria vitale per l'educazione e la formazione dei nostri figli, come quella degli insegnanti, è non solo di cattivo gusto ma ingrato - dice la nota - Dipingere dei professionisti laureati e vincitori di difficili concorsi e abilitazioni statali come degli stupidi in balia di giovani e belle donne è semplicemente irriconoscente». «In piena emergenza bullismo - continua il comunicato - siamo passati dal carismatico professore dell'attimo fuggente a rappresentazioni di bassissimo livello. A questo punto non stupiamoci della stato della scuola italiana».


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Autobus, aerei e scuole: il Paese incrocia le braccia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Settimana rovente per i servizi. Tutta colpa della Finanziaria e del mancato rinnovo di alcuni contratti. Sono annunciati scioperi a ripetizione nei trasporti e nella scuola, mentre problemi potrebbero esserci anche per l'amministrazione giudiziaria.
Non solo, comincia una settimana di passione anche per la scuola italiana. Dopo lo sciopero del 7 indetto dai sindacati autonomi (Gilda, Cobas e Snals-Confsal), Flc Cgil, Cisl e Uil scuola hanno organizzato un pacchetto di scioperi, sit-in e manifestazioni di piazza malgrado gli impegni assunti nei giorni scorsi da autorevoli esponenti del governo sulle questioni che mettono in fibrillazione insegnanti, presidi e non docenti.
«Pur apprezzando i segnali positivi la settimana di mobilitazione ci sarà», spiegano i sindacati perché la discussione al Senato della Finanziaria va rilento e, dopo il maxiemendamento del governo, probabilmente sarà posta nuovamente la fiducia.
Venerdi 15 dicembre, invece, si profila una giornata nera per chi dovrà viaggiare per cielo e per mare. I lavoratori aderenti ai sindacati della Filt, Fit, Uilt, Ugl, Up, Anpav, Avia e Sult dell’Alitalia, infatti, incrocieranno le braccia per 24 ore mentre, sempre per l’intera giornata, si fermeranno anche i sindacati Filt, Fit, Uilt, Ugl e Federmar del gruppo Tirrenia.
E’ stato inoltre rinviato a venerdì 15 dicembre lo sciopero nazionale del personale del trasporto pubblico locale, previsto per oggi e indetto dai sindacati confederali nell'ambito della vertenza per il rinnovo del secondo biennio economico del contratto degli autoferrotranvieri, scaduto l'anno scorso.
Lo ha riferito ieri la Filt-Cgil, precisando che la manifestazione di protesta che era in programma domani a Roma è stata annullata. «Lo sciopero è stato rinviato a venerdì 15 dicembre», conferma al telefono un funzionario della Filt-Cgil, precisando che la decisione è stata presa dopo l'incontro di ieri a Palazzo Chigi con il governo, rappresentanti degli enti locali e associazioni datoriali.
Un nuovo incontro tra i rappresentanti dei sindacati Faisa-Cisal, Ugl Trasporti, Filt-Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e quelli di governo, aziende, regioni e comuni è previsto per giovedì 16 dicembre alle 16.30, secondo quanto riferito da Filt-Cgil. Lo sciopero, proclamato per l'intera giornata di venerdì senza garantire il rispetto delle fasce di garanzia, secondo quanto riferito dall'Azienda dei trasporti milanesi (Atm) in una nota, potrebbe provocare quindi una paralisi dei trasporti pubblici locali, dopo che anche l'organizzazione sindacale Orsa e i sindacati di base Al Cobas e Cub Trasporti hanno confermato l'adesione allo sciopero.


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Dossier Popolari, la Ue se ne lava le mani

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Non verrà avviata la procedura d’infrazione prevista per le limitazioni alla circolazione di capitali Nel mirino, dall’ottobre del 2003, la norma che prevede il voto capitario per questo tipo di banche

Bruxelles - «Le Popolari non sono mai state un caso aperto. Ad un certo punto vi è stata un’indagine, ma non abbiamo alcuna ragione di aprire una procedura di infrazione. Oggi (ieri, ndr) vi è stata la decisione formale».
Con queste parole Oliver Drewes, portavoce del commissario al Mercato interno Charlie McCreevy, mette fine ad ogni tipo di discussione: la Commissione europea ha quindi deciso formalmente di non aprire alcuna procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per le Popolari. La questione, che era stata aperta nell’ottobre del 2003, faceva riferimento alla legittimità del voto capitario. Durante le assemblee delle banche popolari infatti il peso del voto di ogni singolo azionista è identico a quello dgli altri a prescindere dal numero di quote possedute. Il portavoce ha anche sottolineato che «non vi è stata mai neanche una lettera di messa in mora» nei confronti del governo italiano, il quale «non ha violato alcuna delle norme del diritto comunitario sul mercato interno».
Insomma l’Ue nonostante alcune perplesità ostentate in questo lungo periodo alla fine ha deciso di non procedere, partendo dal presupposto che il particolare schema normativo che regola le popolari è giustificato dalla natura cooperativa dell’attività anche nel caso in cui il capitale dovesse essere aperto ad altri investitori. La decisione assunta da Bruxelles contrasta fortemente con quello che anche dallo stesso commissario McCreevy è considerato uno dei capisaldi delle regole di mercato: “One share, one vote”. Un’azione, un voto. Regola per cui chi più investe in una società gode poi anche del diritto di far pesare il suo voto in misura adeguata a quello che è stato il suo sforzo economico. Ma l’Ue con questa scelta vuole forse chiarire di voler evitare di impelagarsi nel delicatissimo mondo delle cooperative (non solo italiane ovviamente) rimandando alle autoritità locali ogni decisione che le riguardi. In modo diverso aveva però valutato la situazione l’ex commissario al Mercato interno, l’olandese Frits Bolkestein, che tre anni fa aveva deciso invece di aprire la procedura d’infrazione. A sollecitarne l’intervento era stato anche l’esposto presentato dall’Associazione nazionale azionisti banche Popolari. Nel mirino del commissario, in quella occasione, erano finiti - oltre al voto capitario - anche il limite al possesso azionario che per le Popolari è fissato allo 0,5%, la clausola di gradimento e il limite alle deleghe per la partecipazione dei soci nelle assemblee. Con il cambio della guardia in seno alla Commissione si è però deciso di recedere da ogni iniziativa in tal senso, lasciando maggiore autonomia ai diversi governi.


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Retata di terroristi islamici nell’enclave africana di Ceuta

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Madrid - Retata contro il terrorismo islamico condotta della polizia nell’enclave africana di Ceuta e tra le 11 persone arrestate ci sono i due fratelli di un ex detenuto di Guantanamo, Hamed Abderrahaman Ahmed, conosciuto come il “talebano spagnolo”. La polizia ha fatto irruzione nel quartiere Principe ieri mattina alle ore 4.30 locali e ha perquisito diverse abitazioni. Tra gli arrestati, oltre allo spagnolo ex detenuto a Guantanamo e due suoi fratelli, ci sono tre marocchini recentemente fermati dalle autorità di Rabat per possesso di armi e sospetta appartenenza al Gruppo islamico combattente marocchino (Gicm).
Nell’operazione condotta all’alba da circa 300 agenti di polizia sono state perquisite anche diverse moschee. Gli inquirenti sono convinti che le almeno 11 persone finora arrestate siano legate al Gicm, che è in contatto con Al Qaeda e che è sospettato per gli attentati ai treni dell’11 marzo 2004 a Madrid che fecero 191 morti e oltre 1.500 feriti.
L’operazione “Duna” della polizia spagnola è stata resa possibile da informazioni ricevute dai servizi di intelligence marocchini. Lo ha detto il ministro dell’Interno spagnolo, Alfredo Perez Rubalcaba, precisando che degli 11 arrestati nell’enclave spagnola in Marocco 10 sono di nazionalità spagnola e uno di nazionalità marocchina con regolare permesso di lavoro in Spagna. La cellula disarticolata dagli agenti di Madrid «non aveva un obiettivo definito, ma intendeva passare all’azione» ha aggiunto il ministro, sottolineando che le indagini sul gruppo erano partite nel marzo del 2005. «Si tratta presumibilmente di una cellula islamica che si stava addestrando», ha detto Rubalcaba.
Dopo la perquisizione di case e moschee all’alba, tra gli arrestati ci sono due fratelli dell’ex detenuto di Guantanamo, ma non Hamed Abderrahaman Ahmed in persona, come era stato riferito in un primo momento dai media spagnoli che citavano fonti vicine alle indagini.
Il cosiddetto “talebano spagnolo” è stato detenuto a Guantanamo ed è stato consegnato dagli Stati Uniti alla Spagna il 13 febbraio 2004, dopo essere rimasto due anni e mezzo nel carcere militare Usa a Cuba; condannato a 6 anni in Spagna per terrorismo e appartenenza ad Al Qaeda, l’estate scorsa è stato assolto dalla Corte suprema per “insussistenza totale di prove”.


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Entro Natale ultimatum dell’Eta a Zapatero

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

L’Eta mette alle strette il governo di José Luis Rodriguez Zapatero. Il braccio armato dei separatisti baschi ha infatti preannunciato che prima della fine dell’anno, o addirittura prima di Natale, pubblicherà un comunicato ufficiale dove, oltre a rivendicare i furti delle armi in Francia, presenterà la propria critica, molto pessimistica, sul processo di pacificazione incominciato dal governo socialista. Lo scrive il quotidiano Abc nella sua versione online. Secondo le fonti consultate dal giornale madrileno, l’organizzazione armata basca metterà probabilmente “in aspettativa” il cessate il fuoco permanente come conclusione del giudizio negativo riguardo ai negoziati. In questo modo, l’Eta darebbe tutta la responsabilità del naufragio allo stesso Zapatero. L’atteso comunicato ufficiale dell’Eta ribalterebbe così la situazione, che solo un mese fa era improntata all’ottimismo: dalla deposizione definitiva delle armi da parte dei separatisti baschi, si passerebbe a nuove minacce di riprendere gli attacchi.
Soltanto l’altro ieri, in un’intervista rilasciata al giornale El Diario Vasco, l’avvocato ed ex membro di Batasuna Txema Montero, profondo conoscitore della situazione, ha avvisato della possibile decisione dell’Eta di “sospendere” il cessate il fuoco entro dieci o quindici giorni, come preludio di una rottura definitiva delle trattative se il governo non prende le misure che l’organizzazione basca considera decisive. Come ad esempio la rilegittimazione proprio di Batasuna. Il braccio politico del separatismo basco l’altra settimana aveva annunciato che nelle prossime elezioni municipali si presenterà in ogni caso: con il suo nome se nel frattempo sarà diventato legale, altrimenti con “liste tampone” diverse in ogni comune.

MSN Gruppi

unread,
Dec 14, 2006, 7:21:38 AM12/14/06
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
http://groups.msn.com/Clubazzurrolaclessidrafriends/messageboard

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S.NATALE in com club azzurro

>>Da: Nando179764
Messaggio 29 della discussione
Cari amici del club azzurro,una nuova discussione per scambiarci gli auguri nell'avvicinarsi della festività del S.Natale.

>>Da: happygio
Messaggio 29 della discussione
dal sito Il Giulivo...aderite! http://www.natalesiamonoi.it/

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GIUNTA ELEZIONI DEL SENATO: RICONTARE BIANCHE E NULLE

>>Da: barbarella
Messaggio 35 della discussione
EVVIVA!!!!!!!!!!!

La giunta per le elezioni del Senato ha deciso all' unanimità il riconteggio totale delle schede nulle, bianche e contenenti voti nulli o contestati, a partire da sette regioni: Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia e Toscana. La decisione è stata presa all' unanimità dalla giunta, che ha deliberato di procedere al riconteggio.

Inoltre la giunta ha deciso di procedere alla revisione delle schede valide, custodite nei diversi tribunali, secondo una 'campionatura' che sarà decisa dai comitati di revisione schede, tenendo conto dei seguenti criteri: l'assenza del verbale o la notevole differenza tra i dati dichiarati sul verbale e quelli verificati sulla revisione; l'assenza di schede nulle e contestate; la presenza di rappresentanti di lista appartenenti a una sola coalizione o l'assenza nel seggio di rappresentanti di lista per ambedue le coalizioni. Nel caso in cui i risultati rivelino "scostamenti significativi" rispetto ai dati di proclamazione, si dovrà estendere la procedura di revisione delle schede anche alle altre regioni e alla circoscrizione estero.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 34 della discussione
Undici dubbi sul voto degli italiani all’estero

Difficoltà nello smistamento del materiale elettorale, confusione nella redazione dei verbali, schede accantonate senza motivo, cifre trascritte in modo casuale. Sono solo alcuni dei problemi riscontrati dall’Ufficio centrale elettorale che si è occupato di vigilare sul corretto svolgimento delle operazioni di voto degli italiani all’estero. Il presidente dell’Ufficio, Claudio Fancelli, ha smentito di aver dichiarato che la consultazione elettorale estera sia stata una “farsa” ma in due audizioni tenute davanti alle Giunte delle elezioni di Camera (28 giugno) e Senato (14 novembre) aveva confermato tutte le sue perplessità sulla regolarità della consultazione. Qui di seguito analizziamo punto per punto alcune delle “osservazioni” fatte da Fancelli in quelle sedi e riportate negli atti parlamentari di Camera e Senato.
1. “In alcuni seggi il numero dei votanti è risultato maggiore rispetto a quello degli elettori”. Ci sono stati casi, ritenuti “assurdi” dallo stesso Fancelli, in cui risultavano 100 aventi diritto al voto e 200 che effettivamente l’avevano espresso. Così la Cassazione ha invitato l’Ufficio centrale per la circoscrizione Estero a fare la “quadratura”, cioè a far coincidere i dati in modo tale che non risultassero incongruenze.
2. Si sono verificati casi in cui i dati mostravano gravi incongruenze tra voti di lista e di preferenza. A fronte di “50 voti di lista risultavano anche 300 voti di preferenza”. Un risultato “impossibile” perché a ogni voto personale doveva corrispondere un voto al partito. O al massimo, dove era consentita la doppia preferenza, a ogni due voti di preferenza doveva corrispondere un voto di lista. Quindi passare da 300 a 50 non era un risultato corretto. Testimonianze hanno riferito che i presidenti di seggio hanno proceduto a contare separatamente i voti di preferenza e quelli di lista, “dimenticandosi che la preferenza era associata al voto di lista”.
3. Nei seggi dove i voti di lista non corrispondevano a quelli di preferenza si è provveduto a “parificare” i risultati. Cioè “dove i voti alla lista sono stati 5 e quelli di preferenza 20, si è rettificato portando il voto di lista 5 con quello delle preferenze (20)”. Nei casi della doppia preferenza si è pensato di alzare i voti di lista almeno alla metà dei voti di preferenza. Ma la parificazione dei verbali non è stata sempre effettuata. In Europa risulta che “in 75 sezioni su un totale di 479” non sono state risolte le incongruenze. Nella ripartizione Asia-Africa-Oceania-Antartide è successo lo stesso “in 12 sezioni su 113”. In quella riguardante l’America settentrionale e centrale “in 7 sezioni su 100”. Infine in America meridionale “in 31 sezioni su 204” non è stato possibile parificare i verbali.
4. Non si è potuto procedere, nei casi sospetti, a un nuovo spoglio perché la legge prevede che l’Ufficio centrale per la circoscrizione Estero può effettuare un nuovo controllo solo quando c’è una “omissione di scrutinio”. Mentre lì “i dati c’erano, anche se erano incoerenti”.
5. Non è stato affrontato il problema della segretezza del voto. Ad esempio, “in una famiglia dove arrivano quattro buste contenenti i certificati non esiste una cabina elettorale dove esprimere il voto. Quindi i membri della famiglia si mettono attorno a un tavolo e decidono insieme per chi votare”, . Inoltre è capitato che in un’unica busta fossero state inserite due schede in contrasto con la legge che pr

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Gerald Batten

>>Da: cactus
Messaggio 8 della discussione


tenete a mente questo nome cactus

>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione
Quell’«amicizia» tra Prodi e l’Urss


Dalle commesse di Nomisma ai rapporti con i promotori del «golpe» del ’91. Ecco le prove dei forti interessi del Professore con il regime sovietico
Penso che il presidente del Consiglio debba parlare a lungo con i suoi avvocati, e misurare i termini, prima di procedere all'annunciata querela contro Paolo Guzzanti per la vicenda dei contatti con il Kgb. Quantomeno curiosa, infatti, è l'esistenza a Mosca di un ufficio di Nomisma, l'agenzia di consulenza di Prodi che, come tutte le società straniere, non avrebbe potuto muovere un passo senza la stretta sorveglianza, e forse le buone relazioni, con il servizio segreto sovietico. Questa è una delle cose (non la sola) deducibili dalle numerose carte riferite a Prodi tra le tante rinvenute negli uffici di Bettino Craxi, e ora catalogate e archiviate presso la Fondazione intitolata al suo nome.
Leggo in una nota intestata a Prodi e De Benedetti che «entrambi avevano grandi interessi nell'Urss. De Benedetti ha curato il servizio di informatizzazione di Novosti, considerata agenzia del Kgb. Sempre De Benedetti ha fornito materiale strategico all'industria bellica sovietica, sollevando le proteste e le denunce della Nato e del suo organo tecnico per i materiali strategici Cocom. (...) Come consulente del Cremlino, la società di Prodi aveva il suo recapito a Mosca, presso una struttura ministeriale sovietica».
Nomisma, a giudicare da quanto è dato leggere, sembrerebbe fungere da apripista e consulente per gli affari di De Benedetti in Urss. C'è un documento che specifica questi affari.
Scheda De Benedetti in Urss: «De Benedetti, Breznev, Andropov, Cernenko: fine anni Settanta primi Ottanta, grossa commessa per la fornitura di computer alla Novosti. Dire Novosti è come dire Kgb, tant'è che nell'intera struttura, sia interna che esterna, il vice di ciascuna sezione è sempre un ufficiale della Lubjanka. L'Olivetti era allora considerata particolarmente amica dell'Unione Sovietica, secondo la testimonianza del generale del Kgb Oleg Kalughin (...) A parte l'informatizzazione della Novosti, quindi della Tass e dell'Aeroflot, vi è la vicenda della fabbrica Elektronmash di Leningrado (1982-1985), per la produzione di microchips. L'Olivetti provvide a costruire l'azienda sovietica Elektronmash, aggirando le severe norme del Comitato Nato, che vietavano la vendita all'Urss di tecnologia avanzata. L'Elektronmash, forse per inadempienze contrattuali della Olivetti, non poté mai entrare in funzione e De Benedetti ne ricavò un buco di circa 200 milioni di dollari mai recuperati (...) La Nato per la violazione delle norme Cocom sulle tecnologie avanzate chiamò in causa l'Olivetti. La vertenza fu chiusa con gli americani per un intervento del governo Andreotti».
È singolare che la prima iniziativa sia stata proprio l'informatizzazione di Novosti, l'agenzia del Kgb che dettava la linea ai due principali quotidiani sovietici, la Pravda (verità) e Izvestia (notizie), donde il detto popolare che la verità non ha notizie e le notizie non hanno verità. Il documento citato lascia anche adito al dubbio e potrebbe far pensare che il «regalo» (o quasi) della Sme promessa a De Benedetti dal Prodi Presidente dell'Iri fosse un modo di ripagare il fallimento dell'operazione Elektronmash.
Il tutto sembrerebbe confermato da uno «strano» atteggiamento di Prodi: la posizione assunta in occasione del golpe che nell'agosto '91 rovesciò Gorbaciov. Prodi ebbe un atteg

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Welby: «Il mio corpo è una prigione»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 19 della discussione


Il militante radicale malato di distrofia scrive al Giornale: «Vittima di una tortura di Stato».
Fissata l’udienza per l’interruzione delle cure

È stata fissata per martedì prossimo l’udienza del Tribunale di Roma (Prima sezione civile) sul ricorso presentato da Piergiorgio Welby per ottenere l’interruzione dell’accanimento terapeutico attraverso il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale. La notizia è stata accolta positivamente dallo stesso Welby che ha chiesto - si legge così in una nota dell’Associazione radicale Luca Coscioni - che venisse sospeso lo sciopero della fame portato avanti ormai da 16 giorni da oltre 700 cittadini, parlamentari, medici e un ministro, anche «per rispetto verso il giudice e gli operatori del diritto chiamati a udienza il 12 dicembre». Altro fatto considerato positivo è la nomina del Comitato nazionale di bioetica, che sarà presieduto dal giurista Francesco Paolo Casavola. Un «cattolico adulto» come lo definisce Francesco Cossiga che si dice convinto che sarà questa nomina ad aprire la strada all’eutanasia e al testamento biologico.
Continua a creare polemica l’affermazione del leader di An, che ha sostenuto che «Welby è cosciente, non può chiedere di morire, perché chi assecondasse la sua volontà sarebbe un omicida». «Sono completamente in disaccordo con le parole di Gianfranco Fini espresse a proposito della drammatica vicenda di Piergiorgio Welby. Staccare la spina a un uomo cosciente che può esprimere il suo pensiero non può essere definito in alcun modo né omicidio né eutanasia» precisa Ignazio Marino, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato. Diversa da Fini la posizione del direttore del giornale leghista La Padania. «Se Welby fosse mio fratello, mio padre... Cosa farei? Se mi chiedesse coscientemente di staccargli la spina, lo farei. E poi sarei disposto ad andare a processo, spiegando perché non sono un omicida, né un fratello o un figlio egoista irriconoscente. So che starei male, dopo averlo fatto, ma non mi sentirei in colpa», così scrive Gianluigi Paragone.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 17 della discussione
Dovrà aspettare ancora Piergiorgio Welby per sapere se la legge gli consentirà di mettere fine alle sue sofferenze. La sentenza che aspettava ieri non c’è stata: il giudice del Tribunale civile di Roma, Angela Salvio, che si deve pronunciare sulla sua richiesta di poter sospendere il trattamento sanitario che lo tiene in vita, si è riservata la decisione. Ha una settimana di tempo a disposizione, ma tutti - i Radicali che hanno preso parte all’udienza, la moglie e la sorella di Welby - si augurano che la risposta arrivi al più presto. Le condizioni del copresidente dell’Associazione Luca Coscioni sono peggiorate nelle ultime ore e una settimana, per lui, può sembrare un’eternità. «Welby conta le ore, ogni minuto e ogni secondo, che gravano sul suo corpo, sulla sua anima e sulla sua intelligenza - commenta Rita Bernardini, segretario dei Radicali, davanti al tribunale - è una tortura e uno stillicidio per la sofferenza che sta patendo». Anche la sorella di Welby, Carla, si augura che il giudice stringa i tempi: «Mio fratello è determinatissimo, ma una settimana di tempo è troppo lunga. Aspettiamo fiduciosi la decisione del magistrato». Mina, la moglie di Welby, in tribunale non c’è. Lei non può lasciare il marito neppure un minuto da quando le sue condizioni si sono aggravate: «Sta malissimo», dice.
Sul tavolo del giudice ci sono tutte le carte necessarie per pronunciarsi su un tema così delicato. In udienza non sono stati sollecitati altri pareri o perizie. È stata esposta l’istanza dei legali di Welby, che domandano di staccare la spina al paziente somministrandogli i sedativi necessari a non farlo soffrire, e il parere non vincolante della Procura di Roma che ha ribadito la legittimità della richiesta di interrompere la terapia, ma allo stesso tempo l’inammissibilità del ricorso lì dove si chiede di ordinare ai medici, quando arriveranno gli ultimi istanti, di non riattivare il ventilatore polmonare in caso di sofferenza. Ma proprio uno dei due dottori che segue Welby si è opposto, costituendosi «come resistente», al ricorso presentato dal suo stesso paziente chiedendone il rigetto. Il medico ha sostenuto che, nell’eventualità di una situazione di affanno determinata dal distacco del ventilatore, lui sarebbe costretto a ripristinare la terapia.
Il giudice potrebbe decidere di accogliere in pieno il ricorso di Welby e mettere fine all’accanimento terapeutico, oppure lasciare ai medici l’ultima parola, come suggerito dai pubblici ministeri. Ma potrebbe anche scegliere di lasciare tutto com’è e di non accogliere le suppliche di Welby. In tal caso, avverte la Bernardini, sono pronte iniziative di «disobbedienza civile»: «Lo abbiamo visto legato a una macchina - sostiene il segretario dei Radicali - abbiamo visto una persona sottoposta a sofferenze enormi, lui fa tutto questo per gli altri, non possiamo essere complici dei suoi torturatori». Una «tortura di Stato», per Marco Cappato, segretario dell’Associazione Luca Coscioni. «La salute di Welby - aggiunge - è in peggioramento. A questo punto l’unica giustizia possibile nelle sue condizioni è una giustizia immediata. Ci auguriamo una decisione che possa riconoscere a Welby i diritti che la Costituzione e la legge gli attribuiscono. Siamo determinati a rispettare la sua volontà e non aspetteremo i tempi burocratici. Lo aiuteremo a fare ciò che ha diritto di avere. Sarà lui stesso a decidere quando è arrivato il momento». I Radicali annunciano anche che sabato sera, in tutta Italia,

>>Da: andreavisconti
Messaggio 18 della discussione

Il chirurgo ligure Roberto Santi: la scelta non spetta al magistrato ma al paziente

Maria Vittoria Cascino


Una lettera in cui offre la sua «coscienza e competenza di medico» a Piergiorgio Welby. La scrive - tramite l’Associazione Luca Coscioni di cui Welby è copresidente - Roberto Santi, chirurgo ligure già noto per lo sconcerto sollevato dal suo libro Camici sporchi sulla malasanità. Santi si dichiara a disposizione per interrompere la sofferenza di Piergiorgio, perché «la morte è l’effetto collaterale della terapia».
Dura detta così, dottor Santi.
«È l’interruzione della terapia che i medici fanno quotidianamente su decine di pazienti. Con Welby invece hanno spostato il fuoco. Lui è diventato bandiera di quel progetto ampio che è l'eutanasia. Tutti si stanno occupando di lui, giudici, politici, preti. Non i suoi medici».
È stato sbagliato l’approccio?
«Certo. Tutto va ricondotto al rapporto del paziente con la sua coscienza e il suo medico, e del medico con la sua coscienza. Il dramma oggi è di avere inquadrato la vicenda nell'ambito-eutanasia che significa anni di dibattito».
Quindi neppure la Chiesa avrebbe voce in capitolo.
«C'è una gerarchia ecclesiastica che pesa inesorabilmente sull'intera gestione. Siamo ostaggio dell’idea che l’uomo deve soffrire per conquistarsi il paradiso e la gioia è bandita dalla nostra esistenza. Io dico: riportiamo Welby alla sua realtà. Sganciamolo dal limbo di una discussione etica che non va da nessuna parte. È un problema di accanimento terapeutico che può risolversi solo nel rapporto medico-paziente».
Come decodifica l'accanimento?
«È soggettivo. A Milano una signora s'è lasciata morire perché non voleva farsi amputare la gamba. Ma ci sono migliaia di persone che vivono con una gamba amputata. Allora?».
E il consenso informato?
«Nel momento in cui Welby ha accettato la tracheotomia e il tubo, aveva informazioni e strumenti, forniti dal medico, che lo rendevano consapevole di quella scelta. Oggi informazioni e strumenti sono cambiati. Il consenso informato deve essere rinnovato quotidianamente».
Quindi tutto va ricondotto all’ambito strettamente medico?
«Che hanno perso di vista affondando nell'oceano dell'etica. Quello praticato a Welby era un atto terapeutico. Adesso sono cambiati i presupposti del consenso che lui aveva dato, quindi la decisione torna al medico che gli fornisce i nuovi strumenti. Non è corretto che sia un tribunale a dire se si tratta di accanimento terapeutico, perché la faccenda rientra nella sfera spirituale e soggettiva. Diamo a Welby la terapia più idonea».
Ovvero?
«Non è più il respiratore. Piergiorgio va sedato e liberato dal tubo».
Che vuol dire farlo morire.
«La morte è un effetto collaterale della terapia. Mi offro di dare a Welby quell'assistenza in grado di interrompere la sua sofferenza. È una cosa che noi medici abbiamo fatto e facciamo ogni giorno nel chiuso delle camere di ospedale. Secondo scienza e coscienza. Oggi Welby non è solo prigioniero del suo corpo, ma delle sbarre robuste dell'ipocrisia».

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Protesta dei no global contro i negozi Oxus «Sono di Delfo Zorzi»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Milano. «La borsa esplosiva che fa strage di prezzi». Con questa scritta ed altre frasi simili una trentina di attivisti della Lega antifascista metropolitana, gruppo della sinistra radicale, ha inscenato una manifestazione di protesta davanti ad uno dei negozi della catena Oxus. Il motivo, secondo i manifestanti, è il titolare: Delfo Zorzi, imputato e assolto per la strage di Piazza Fontana, ed è imputato per la strage di piazza della Loggia di Brescia (28 maggio 1974). «Abbiamo organizzato una manifestazione in concomitanza con l’anniversario della strage del 12 dicembre a Milano - ha detto uno degli attivisti - chiediamo verità su quei morti e auspichiamo l’estradizione di Delfo Zorzi dal Giappone». I manifestanti hanno distribuito volantini ai passanti mentre da un altoparlante veniva diffuso uno spot di denuncia sui negozi Oxus. Nelle borse di colore nero (come quella che fu usata a piazza Fontana) distribuite ai passanti in confezione natalizia, un volantino con le ragioni della protesta.


>>Da: ERcontemauro
Messaggio 3 della discussione
E poi solo perchè ha fatto qualche strage.... non c'è più rispetto.....

>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 4 della discussione
Per NON averla fatta vorrai dire...però capisco la protesta e il linciaggio...in un paese in cui se si condannato per l'omicidio Calabresi vieni considerato un esempio e se ti hanno dato 30 per terrorismo ti fanno sottosegretario è ovvio che se non hai fatto nulla come minimo sei da sospettare.

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Berlusconi-Fini-Bossi: nasce la federazione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Il Cavaliere: presto lo statuto, decisioni a maggioranza. Primarie per la scelta dei candidati alle amministrative

«Le grandi intese non saranno mai possibili». Silvio Berlusconi sceglie il popolo milanese e lombardo di Forza Italia per confermare che la strada è tracciata e non passa attraverso governi di coalizione o intese con la Margherita di Francesco Rutelli, come fatto ventilare dal leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Avanti tutta, invece, con la Federazione della libertà, che nell'immediato si traduce in un'alleanza stretta e tutt'altro che formale tra i partiti della Cdl. L'argomento è stato al centro di un pranzo ad Arcore con Umberto Bossi e i vertici della Lega e i passi avanti nella direzione della Federazione sono stati concreti. Significa sciogliere Forza Italia?, risponde senza esitazione colui che ha fatto nascere il partito e lo ha portato a diventare la forza di maggioranza del Paese. Dà i numeri: «Non esiste l'ipotesi di uno scioglimento di Forza Italia. Siamo il partito più grande d'Italia, siamo al 31,7 per cento in Italia e a oltre il 36 per cento in Lombardia».
Parlando a porte a chiuse ai dirigenti azzurri spiega poi che quando ha abbandonato la gestione diretta del Milan ha lasciato «una classe dirigente all’altezza» e che è intenzionato a fare lo stesso con Forza Italia. E ammette che fare il partito unico è «difficile» perché si dovrebbe passare da «più leader a uno solo». I tempi non sono maturi per il partito unitario, ma la federazione di cui ha parlato con Bossi e che ha l'approvazione di Gianfranco Fini è un organismo con tanto di statuto e tempi di realizzazione molto stretti, perché già tra gennaio e febbraio 2007 si partirà con la fase costituente. L’elaborazione della carta dei valori è affidata Tremonti, Maroni e un rappresentante di An indicato da Fini. «Passeremo dalla coalizione alla federazione, dove si vota e la maggioranza rispetta il voto della minoranza. Credo che i partiti siano pronti a questo passaggio, i nostri elettori sono più avanti di noi e se lo aspettano». Nello statuto si metterà nero su bianco anche la questione della leadership e il modo in cui verrà scelto il candidato premier quando si andrà a nuove elezioni. E per la scelta dei candidati alle amministrative il metodo sarà quello delle primarie.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Polo, l’Udc si mette di traverso «No alla federazione della libertà»

Casini: «Figuriamoci se possiamo legarci alla Lega». Cesa: «Scelta populista». Bonaiuti: prendono un grande abbaglio

Gianni Pennacchi

A qualcuno potrà sembrare un gioco di tiro alla fune, col rischio che prima o poi la corda si spezzi mentre gli «amici» si van logorando a vicenda, ma tant’è: nel centrodestra la lite continua, adesso è la proposta di federazione che fa insorgere l’Udc contro Forza Italia, An e Lega. I postdemocristiani la bollano come un’iniziativa che porta alla deriva populista, rivendicando l’originalità del proprio progetto centrista. E da Forza Italia rispondono che quel progetto s’è già realizzato, proprio nel partito di maggioranza relativa.
In verità non ci voleva la sfera di cristallo, per divinare che il progetto di giungere ad una federazione tra Fi, An e Lega avrebbe fatto saltare la mosca al naso all’Udc, che infatti ha reagito come se la proposta fosse finalizzata quanto meno a spingerla nell’angolo, se non costringerla alle forche caudine. E puntuale, affidata ai giornalisti ieri in Transatlantico, è caduta la scomunica dei massimi dirigenti Udc. Dapprima, pesante e duro, il segretario Lorenzo Cesa: «La scelta di far nascere una federazione composta da Forza Italia, Lega e An è del tutto legittima, ma spinge una parte del centrodestra su posizioni di destra e populiste»; non pago, Cesa ha preso ancor più le distanze: «La nostra è una strada diversa. Noi continuiamo ad andare avanti con la schiena dritta verso la costruzione di un centro moderato alternativo alla sinistra, capace di attirare l’interesse di tutti quei moderati delusi dal governo Prodi». Poi è stata la volta dello stesso Pier Ferdinando Casini, irridente ma altrettanto netto; la federazione annunciata da Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Gianfranco Fini «è la logica conseguenza della manifestazione di San Giovanni», ha spiegato l’ex presidente della Camera tranciando: «È ovvio che a noi dell’Udc non ci riguarda. Figuriamoci se l’Udc può fare una federazione con la Lega Nord!»
Che sia «la prima risposta politica a quel popolo delle libertà che era in piazza San Giovanni», lo dice anche Fini il quale, però, apre le porte della federazione anche all’Udc e non solo. «È evidente che deve essere aperta a tutti coloro che ne vogliono far parte», ha tenuto a sottolineare il leader di An anch’egli in Transatlantico, «deve avere dei valori condivisi che sono da scrivere, deve avere delle regole di funzionamento che sono da definire, ma è un passo avanti importante e significativo da me condiviso, perché va nella direzione di un sempre più stretto coordinamento tra le forze della Cdl che potrebbe sfociare, quando ci saranno le condizioni, nel partito unitario del centrodestra».
Appunto, «quando ci saranno le condizioni». Nel frattempo provvede Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, a ribattere a Cesa rimproverandogli che «parla pro domo sua: in parole povere ha preso un grosso abbaglio», poiché non è possibile definire «populista più della metà degli italiani che oggi son pronti a votare Forza Italia, Alleanza nazionale e Lega». Anche Bonaiuti però, non sbarra la porta: il segretario dell’Udc «se e quando vorrà entrare nella federazione, sappia che troverà sempre porte aperte e mai critiche pretestuose».
Il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, ribadito che «la strada maestra per la riscossa dei moderati» è per l’appunto la federazione, lancia

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Libero per l'indulto, uccide e dà alle fiamme 4 persone

>>Da: baffo
Messaggio 14 della discussione


Ricercato Abdel Fami Marzouk, un pregiudicato tunisino uscito dal carcere per l'indulto

Uccide e da alle fiamme 4 persone, era libero per l'indulto

Vittime la convivente, il figlio di due anni, la madre della compagna e una vicina. Ferita una quinta persona

Como, 12 dic. - (Adnkronos) - E' caccia nel comasco ad Abdel Fami Marzouk, il tunisino venticinquenne, accusato di aver ucciso e dato alle fiamme ieri sera 4 persone. L'omicida avrebbe prima massacrato la sua famiglia e solo in un secondo momento avrebbe incendiato l'appartamento in via Diaz ad Erba, comune in provincia di Como, per simulare una tragedia del tutto accidentale.

A cadere sotto le coltellate dell'aggressore sono stati Raffaella Castagna, figlia trentenne di un noto commerciante della zona e titolare di una catena di negozi di abbigliamento, il figlio Yousef di due anni, la nonna del piccolo, Paola Galli di 60 anni e una vicina di casa, Valeria Cherubini di 50 anni, accorsa insieme al marito alle grida di aiuto delle prime vittime. Gravemente ferito e ustionato il marito della vicina, Mario Frigerio di 60 anni. L'assassino, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe inferto ferite profonde alla gola a due o più vittime, quasi a volerle sgozzarle.

La caccia all'uomo è iniziata dopo le 20.30 quando i vigili del fuoco, entrati nell'abitazione del centro cittadino per domare le fiamme, hanno fatto la macabra scoperta. Quando è stato chiaro che il convivente di Raffaella Castagna non era tra le vittime le ricerche si sono concentrate su di lui. Il tusinino è infatti scappato a bordo di un furgone trovato, poco prima di mezzanotte, a Merone paesino tra Como e Lecco. E' in questa zona che al momento si concentrano le ricerche degli inquirenti.

Secondo gli investigatori l'uomo, con precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti e rapina e uscito dal carcere alcuni mesi fa per l'indulto, potrebbe essere aiutato nella fuga da qualche balordo.

Da chiarire pero' il movente. Descritto come una persona aggressiva non sarebbe comunque nuovo a episodi di violenza nei confronti della convivente. A coordinare le ricerche dello straniero sono il procuratore della Repubblica di Como, Alessandro Maria Lodolini e il pm Simone Pizzotti.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 9 della discussione
«So che non è lui l’assassino ma ha rovinato la nostra vita»


La telefonata che scagiona l’assassino arriva alle 7 e mezzo di ieri mattina. «È stato lui - lo prenderemo prima di sera», aveva detto il procuratore capo della Repubblica di Como Alessandro Lodolini. Lui è Azouz Marzouk, 26 anni, origini tunisine, un viaggio in Italia alla ricerca di fortuna, un passato naufragato nel mondo della droga e un presente con un angelo biondo che l’ha salvato, o almeno ha creduto di poterlo fare, diventando sua moglie e dandogli un bambino.
Lunedì sera Azouz era l’imputato numero uno per il massacro di Erba. Accusato di aver ammazzato a coltellate la moglie Raffaella Castagna, di aver sgozzato il loro bambino di due anni, una vicina di casa che era intervenuta insieme con il marito, pure lui ferito a colpi di lama. Ieri Azouz, quattro anni di carcere per spaccio di droga sospesi dall’indulto a luglio, ha telefonato dalla Tunisia. Sul display del cellulare di Carlo Castagna è apparso il numero con il prefisso straniero. Carlo è il nonno di Youssef, rimasto vedovo, senza figlia e nipotino.
«Sono in Tunisia», ha detto Azouz.
«Lo so - ha risposto il fondatore di Cast & Cast, l’impero di negozi di design alto arredamento che a Erba stimano tutti, non per i suoi soldi ma per i suoi principi -. Ho riconosciuto il numero, è quello dove chiamavo Raffaella quando era da te».
Possibile che Marzouk fosse partito ieri sera?
«No, era già là da qualche giorno. Stavamo organizzandoci in fretta e furia per ospitare una zia e un altro suo parente. Voleva averli qui per Natale e ci ha chiesto aiuto. Ho organizzato due letti nel capannone e ho pensato “Meno male, riusciremo a passare Natale insieme a mia figlia e a suo marito”. Non sarà un festeggiamento, perché non è così che è una festa, ma almeno ci sarà uno scambio di vedute».
Cosa ha detto suo genero durante la telefonata?
«Sono state due. La prima è stata breve. Era sconvolto. Ha detto che lui non c’entrava niente».
E lei gli ha creduto?
«Io sì. Non credo sia stato lui. Penso ci siano state più mani a fare questa strage. L’ho detto anche a lui».
Durante seconda telefonata?
«Sì. Quando mi ha chiamato la seconda volta mi ha chiesto se avevo chiamato i carabinieri. Gli ho detto che li avevo chiamati un minuto dopo averlo sentito. Mi ha chiesto il loro numero. Voleva chiamarli perché i suoi fratelli erano stati portati in caserma».
Cos’altro le ha detto?
«Sono stato io a chiedergli se per caso quello che era successo potesse essere la conseguenza di quello che aveva fatto. Lui ha detto di no. Noi lo dicevamo sempre a nostra figlia: lascialo, sarà la tua rovina. Ma lei ne era troppo innamorata e disposta ad andare contro tutto e tutti per lui. Non è lui l'assassino, ma è responsabile di quanto accaduto».
Aveva problemi con la droga, pensa a un regolamento di conti?
«Penso che non sia stato lui. Che non fosse uno stinco di santo lo sapevamo, che all’inizio con mia figlia avesse fatto un po’ il furbo per farsi aiutare anche. Ma non posso pensare che odiasse Raffaella. Era legato a lei. E lei lo amava. Per questo io e mia moglie, anche se non abbiamo mai visto bene quest’unione, alla fine abbiamo cercato di aiutarli in tutti i modi. Mia moglie viveva per lei e per il nostro nipotino. E adesso sembrava che tra Raffaella e suo marito ci fosse un momento di pace. O, almeno, così sembrava fino a ieri. Nessuno potrà restituire la nostra felicità».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 10 della discussione
Il paese racconta il doppio volto di Azouz

di Gabriele Villa

«Proprio adesso. Perché proprio adesso? Le cose stavano cambiando, avevamo progettato di andarcene tutti insieme con Youssef, in Tunisia, per Natale...» Le parole gli si strozzano in gola quando Carlo Castagna cerca di trovare almeno una risposta, una risposta credibile e confortante, alle mille domande che, dall’altra notte, gli si accavallano nella mente. L’altra notte, la notte degli incubi e dell’orrore, consumatasi nel rogo e nelle coltellate della cascina di via Diaz, la sua vita invidiata di fortunato imprenditore e filantropo, gli si è rivoltata addosso come un serpente maldestramente calpestato. E lui, improvvisamente, è diventato semplicemente un uomo piccolo piccolo. Un uomo solo. Nella notte dell’orrore ha perso, in pochi attimi, una figlia, una moglie, il nipotino. Quel batuffolo biondo dagli occhioni irresistibili che la vita gliela stava cambiando per davvero. Che gli aveva riaperto il cuore a sessant’anni. Convincendolo che l’amore può saltare steccati ben più alti delle differenze di religione e di ceto. Che in fondo quella scombiccherata di sua figlia Raffaella, 29 anni, che colpa poteva avere se si era innamorata di un balordo tunisino, impigliato nella ragnatela della droga e dello spaccio.
In fondo si poteva, si doveva provare ad aiutare Raffaella. Anche se, fino all’altro ieri, la più coccolata della famiglia aveva voluto fare di testa propria. Come al solito. Come quando aveva deciso di occuparsi dei tossicodipendenti in una comunità di recupero. Aveva mollato i fratelli maggiori Giuseppe e Pietro, la villa con piscina ai margini di Erba, la bella vita, che la solida fama di una dinastia di mobilieri le avrebbe potuto regalare, per andare a vivere con Azouz, il suo amato tunisino, in un casa di ringhiera.
Si poteva, si doveva provare ad aiutare Raffaella si dev’essere ripetuto fino all’ossessione, l’altra notte, Carlo Castagna. Anche se lui, il patriarca dai princìpi solidi come i suoi mobili, fin dall’inizio le aveva provate tutte per mandare a monte quella improbabile relazione sentimentale. Aveva persino raccolto un personalissimo dossier sul conto del futuro genero per convincere i carabinieri ad espellerlo. Aveva persino chiesto al suo amico di sempre, Giorgio Meroni, consigliere comunale con delega alle celebrazioni dei matrimoni civili, di trovare una qualsiasi scappatoia per non sposare Raffaella e Azouz. Inutile. Perché quel matrimonio si era regolarmente celebrato, in municipio a Palazzo Majnoni, tre anni fa.
Poi Raffaella aveva dato alla luce Youssef e qualcosa, grazie anche alla tenacia di nonna Paola, Paola Galli, la moglie di Carlo Castagna, anche lei sgozzata senza pietà, stava cambiando. Perché la vita doveva comunque andare avanti. In questa sconcertante storia di chiaroscuri, in questa matassa ingarbugliata di sentimenti contrastanti è difficile tirare le somme, portarsi a casa certezze. Distinguere i brividi del freddo tagliente come i coltelli di una notte, da quelli di una vicenda raccapricciante con un finale ancora tutto da chiarire.
Si sorprendono gli amici di Carlo e Paola nel vedere lui, il roccioso patriarca che piange disperato e scagiona il genero di cui aveva detto a suo tempo tutto il male possibile. Già, perché come ricorda Ezio Miotto, ex compagno di scuola di Paola, «Azouz non era certo uno stinco di santo. Aveva fatto dentro e fuori di galera fino all’indulto che lo aveva rimesso in libertà l’

>>Da: andreavisconti
Messaggio 11 della discussione

L’unico superstite lotta per sopravvivere

I medici: «È grave, ma stazionario». È il solo che può raccontare la verità

«Le condizioni del paziente sono gravi, ma stazionarie». L’unico superstite della strage di Erba resta tra la vita e la morte. Mario Frigerio, 60 anni, è in terapia intensiva all’ospedale Sant’Anna di Como.
Non sa che la moglie è stata vittima della furia assassina che ha straziato i corpi di Raffaella Castagna, del piccolo Youssef e della nonna Paola Gatti. Frigerio in questi momenti combatte soltanto per sopravvivere. Lo ha fatto sapere pochi minuti fa Gianpietro Elli addetto stampa del Sant'Anna. Secondo quanto riferisce il responsabile per i rapporti con la stampa, «ieri notte è stato sottoposto a intervento chirurgico dall'equipe medica diretta dal primario di chirurgia generale, dottor Capretti. Al momento è ricoverato nel reparto di Anestesia 2.
Le condizioni sono serie e il paziente è in prognosi riservata». Sempre secondo Giampietro Elli «sino a stamattina non sono previste particolari evoluzioni e il paziente è costantemente monitorato e sedato. Sia chiaro - conclude il portavoce - che si intende condizioni stazionarie rispetto a questa mattina la prognosi è e resta riservata. Le condizioni sono serie».
Frigerio è l'unico che può raccontare cosa davvero è accaduto lunedì sera in quel bilocale al primo piano della vecchia cascina ristrutturata di via Diaz e gli inquirenti fremono per poter sentire la sua versione. Si sa solo che l’uomo sarebbe intervenuto quando ha sentito le urla provenienti dall’appartamento dei vicini.
Con Frigerio c'era anche la moglie Valeria Cherubini, 50 anni, una delle tre donne sgozzate insieme al piccolo Youssef di soli due anni. Sui loro corpi, così come su quelli della mamma di Youssef, Raffaella Castagna, e della nonna Paola Gatti inizierà oggi il lavoro dell'anatomopatologo incaricato dalla Procura di Como per lo svolgimento delle autopsie.
Entro sera il medico legale potrà fornire agli inquirenti le prime risposte per chiarire quantomeno le cause dei decessi. Sicuramente tutti i corpi sono martoriati dalle fiamme e presentano molte ferite da arma da taglio. Tutte, poi, sarebbero state sgozzate con ferocia inaudita.
Dagli esami di oggi si potrà soprattutto capire se ad agire sia stata una sola persona o se in quel bilocale sono entrate più persone. Per tutta la giornata di ieri sono proseguiti, intanto, i sopralluoghi all'interno della casa dell'orrore con il contributo del reparto dei carabinieri dei Ris di Parma. Gli inquirenti hanno esaminato a fondo la scena del crimine: dal divano del soggiorno su cui è stato trovato il piccolo Youssef, due anni, alla stanza vicina dove si trovava il cadavere della mamma Raffaella Castagna.

>>Da: Nando179764
Messaggio 12 della discussione
Raffaella Castagna e il figlio Yousef volevano trasferirsi in Tunisia insieme al marito Azouz Marzouk. Lo ha detto lo stesso giovane parlando con i giornalisti davanti all'abitazione di via Diaz a Erba, dove martedi' sera e' avvenuto il massacro nel quale hanno perso la vita la donna, il bambino, la mamma di lei e una vicina di casa. "Avevamo deciso di andare via, di ricominciare una vita in Tunisia", ha detto Azouz che continua a ripetere di non sapersi spiegare le causa del massacro. "Io non ho nessuna idea. Penso solo che si e' diventati degli animali per arrivare a fare una cosa del genere". Azouz ha poi detto che il ricordo che ha piu' vivo di sua moglie e' la sua fede. Azouz...non pensare troppo....gli animali si offendono se paragoni gli esecutori della strage a loro.


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Ora l'unione : oscurate il film di M.Boldi

>>Da: Nando179764
Messaggio 9 della discussione
La richiesta: «Troppa pubblicità sulla tv pubblica» L'Unione contro l'Olé dei Vanzina Esponenti del centrosinistra contro il film di Natale distribuito da Medusa. L'accusa: «Il ruolo degli insegnanti viene denigrato» Bondi, Salemme e Salvi in una scena del film «Olè» (Ansa) Deve ancora uscire nelle sale ma scatena già polemiche «Olé», il film di Natale dei fratelli Vanzina distribuito da Medusa. A scagliarsi contro la pellicola, al cinema dal 15 dicembre, sono quattro esponenti della maggioranza. L'accusa? Vilipendio al corpo insegnante, che nella finzione cinematografica targata Vanzina ha la faccia dei comici Boldi e Salemme. Da qui la richiesta: la pellicola va subito oscurata dalla Rai che in questi giorni, come è prassi, sta lanciando il cine-panettone con ospitate nei programmi dei vari protagonisti e recensioni in tv. Domenica il cast era ospite di Baudo su Rai 1. UNIONE ALL'ATTACCO - Riccardo Villari della Margherita, Loredana De Petris dei Verdi, Giuseppe Di Lello di Rifondazione Comunista, Franco Ceccuzzi dei Ds - i quattro anti-Olé - non si danno pace. «Non si capisce - scrivono in una nota - per quale motivo il servizio pubblico si presti a promuovere la nuova pellicola dei Vanzina» e «in orari di punta per gli ascolti». Il film ha come protagonisti due imbranati professori di liceo, interpretati da Boldi e Salemme, che si contendono una procace collega americana, l'ex sirena Daryl Hannah (guarda il trailer). I due si ritrovano in viaggio per la Spagna con le rispettive scolaresche. E lì ricominciano le rivalità. Ed è proprio il ruolo di prof. ridotto a macchietta a far sobbalzare dalla sedia i politici dell'Unione.

LA NOTA - «Denigrare, prendere in giro, vessare una categoria vitale per l'educazione e la formazione dei nostri figli, come quella degli insegnanti, è non solo di cattivo gusto ma ingrato - dice la nota - Dipingere dei professionisti laureati e vincitori di difficili concorsi e abilitazioni statali come degli stupidi in balia di giovani e belle donne è semplicemente irriconoscente». «In piena emergenza bullismo - continua il comunicato - siamo passati dal carismatico professore dell'attimo fuggente a rappresentazioni di bassissimo livello. A questo punto non stupiamoci della stato della scuola italiana».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ma perchè non pensano a fare quello che non fanno? Cioè la politica.
Andrea

>>Da: baffo
Messaggio 3 della discussione

Eh... tu vuoi troppo Andrea, ehehe!

>>Da: GORGON
Messaggio 4 della discussione
Non entro nel merito del film che non m'interessa come tutti i film di Natale del tipo e dei Vanzina, tuttavia, visto che questi parlamentari hanno tanto tempo inutilizzato da dedicare a codeste cretinate, invece di dedicarlo a cose piu' serie voglio ricordare che sono oltre 30 anni che la scuola, i professori, i presidi e tutti coloro che orbitano in essa, viene derisa ed irrisa dai vari personaggi.

>>Da: boleropersempre
Messaggio 5 della discussione
Dico solo una cosa: hanno fatto i film sui carabinieri, sui vigili urbani, sugli ambulanzieri e chi più ne ha ne metta ed ora questo filmetto sarebbe denigratorio per la categoria degli insegnanti ? Censuriamo anche le barzellette allora.

>>Da: Jason9719314
Messaggio 6 della discussione
Gli insegnanti non si toccano sono utilissimi per il lavaggio delle giovani menti......

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 7 della discussione
Ah, i problemi dell' Italia...olè.


>>Da: happygio
Messaggio 8 della discussione
E il regista romano: «Più scandaloso che la Rai promuova Commediasexy» Olé al contrattacco: «L'Unione si vergogni» Vanzina e Salemme replicano alle accuse: «Il film non denigra nessuno». L'attore: «Ma se vengo da una famiglia di prof...>>
ROMA - Carlo Vanzina e Vincenzo Salemme, rispettivamente regista e uno degli interpreti del film Olé non ci possono proprio credere che quattro rappresentanti dell'Unione abbiano potuto attaccare, in una nota, il loro film, accusando la Rai di aver trasmesso trailer promozionali di un film «offensivo nei confronti della categoria degli insegnanti e degli studenti stessi e comunque non formativo».
Vanzina commenta secco: «Intanto non so proprio come abbiano fatto a vederlo», e poi aggiunge che «il vero scandalo è che i politici non considerano il fatto che la Rai promuove a più non posso un film da lei prodotto, Commediasexy, in cui un onorevole (Paolo Bonolis) va a letto con una velina. Un film - aggiunge - prodotto da tutti noi: con i nostri soldi».


>>Da: aquilanera
Messaggio 9 della discussione
Che i compagni ci dicano che film vedere al cinema mi raccomando, ormai neanche quello è più a discrezione dei cittadini, bisogna vedere solo quello che l'Unione reputa valida
Che ci facciano sapere entro Natale cosa possiamo andare a vedere.

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Autobus, aerei e scuole: il Paese incrocia le braccia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Settimana rovente per i servizi. Tutta colpa della Finanziaria e del mancato rinnovo di alcuni contratti. Sono annunciati scioperi a ripetizione nei trasporti e nella scuola, mentre problemi potrebbero esserci anche per l'amministrazione giudiziaria.
Non solo, comincia una settimana di passione anche per la scuola italiana. Dopo lo sciopero del 7 indetto dai sindacati autonomi (Gilda, Cobas e Snals-Confsal), Flc Cgil, Cisl e Uil scuola hanno organizzato un pacchetto di scioperi, sit-in e manifestazioni di piazza malgrado gli impegni assunti nei giorni scorsi da autorevoli esponenti del governo sulle questioni che mettono in fibrillazione insegnanti, presidi e non docenti.
«Pur apprezzando i segnali positivi la settimana di mobilitazione ci sarà», spiegano i sindacati perché la discussione al Senato della Finanziaria va rilento e, dopo il maxiemendamento del governo, probabilmente sarà posta nuovamente la fiducia.
Venerdi 15 dicembre, invece, si profila una giornata nera per chi dovrà viaggiare per cielo e per mare. I lavoratori aderenti ai sindacati della Filt, Fit, Uilt, Ugl, Up, Anpav, Avia e Sult dell’Alitalia, infatti, incrocieranno le braccia per 24 ore mentre, sempre per l’intera giornata, si fermeranno anche i sindacati Filt, Fit, Uilt, Ugl e Federmar del gruppo Tirrenia.
E’ stato inoltre rinviato a venerdì 15 dicembre lo sciopero nazionale del personale del trasporto pubblico locale, previsto per oggi e indetto dai sindacati confederali nell'ambito della vertenza per il rinnovo del secondo biennio economico del contratto degli autoferrotranvieri, scaduto l'anno scorso.
Lo ha riferito ieri la Filt-Cgil, precisando che la manifestazione di protesta che era in programma domani a Roma è stata annullata. «Lo sciopero è stato rinviato a venerdì 15 dicembre», conferma al telefono un funzionario della Filt-Cgil, precisando che la decisione è stata presa dopo l'incontro di ieri a Palazzo Chigi con il governo, rappresentanti degli enti locali e associazioni datoriali.
Un nuovo incontro tra i rappresentanti dei sindacati Faisa-Cisal, Ugl Trasporti, Filt-Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e quelli di governo, aziende, regioni e comuni è previsto per giovedì 16 dicembre alle 16.30, secondo quanto riferito da Filt-Cgil. Lo sciopero, proclamato per l'intera giornata di venerdì senza garantire il rispetto delle fasce di garanzia, secondo quanto riferito dall'Azienda dei trasporti milanesi (Atm) in una nota, potrebbe provocare quindi una paralisi dei trasporti pubblici locali, dopo che anche l'organizzazione sindacale Orsa e i sindacati di base Al Cobas e Cub Trasporti hanno confermato l'adesione allo sciopero.


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Dossier Popolari, la Ue se ne lava le mani

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Non verrà avviata la procedura d’infrazione prevista per le limitazioni alla circolazione di capitali Nel mirino, dall’ottobre del 2003, la norma che prevede il voto capitario per questo tipo di banche

Bruxelles - «Le Popolari non sono mai state un caso aperto. Ad un certo punto vi è stata un’indagine, ma non abbiamo alcuna ragione di aprire una procedura di infrazione. Oggi (ieri, ndr) vi è stata la decisione formale».
Con queste parole Oliver Drewes, portavoce del commissario al Mercato interno Charlie McCreevy, mette fine ad ogni tipo di discussione: la Commissione europea ha quindi deciso formalmente di non aprire alcuna procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per le Popolari. La questione, che era stata aperta nell’ottobre del 2003, faceva riferimento alla legittimità del voto capitario. Durante le assemblee delle banche popolari infatti il peso del voto di ogni singolo azionista è identico a quello dgli altri a prescindere dal numero di quote possedute. Il portavoce ha anche sottolineato che «non vi è stata mai neanche una lettera di messa in mora» nei confronti del governo italiano, il quale «non ha violato alcuna delle norme del diritto comunitario sul mercato interno».
Insomma l’Ue nonostante alcune perplesità ostentate in questo lungo periodo alla fine ha deciso di non procedere, partendo dal presupposto che il particolare schema normativo che regola le popolari è giustificato dalla natura cooperativa dell’attività anche nel caso in cui il capitale dovesse essere aperto ad altri investitori. La decisione assunta da Bruxelles contrasta fortemente con quello che anche dallo stesso commissario McCreevy è considerato uno dei capisaldi delle regole di mercato: “One share, one vote”. Un’azione, un voto. Regola per cui chi più investe in una società gode poi anche del diritto di far pesare il suo voto in misura adeguata a quello che è stato il suo sforzo economico. Ma l’Ue con questa scelta vuole forse chiarire di voler evitare di impelagarsi nel delicatissimo mondo delle cooperative (non solo italiane ovviamente) rimandando alle autoritità locali ogni decisione che le riguardi. In modo diverso aveva però valutato la situazione l’ex commissario al Mercato interno, l’olandese Frits Bolkestein, che tre anni fa aveva deciso invece di aprire la procedura d’infrazione. A sollecitarne l’intervento era stato anche l’esposto presentato dall’Associazione nazionale azionisti banche Popolari. Nel mirino del commissario, in quella occasione, erano finiti - oltre al voto capitario - anche il limite al possesso azionario che per le Popolari è fissato allo 0,5%, la clausola di gradimento e il limite alle deleghe per la partecipazione dei soci nelle assemblee. Con il cambio della guardia in seno alla Commissione si è però deciso di recedere da ogni iniziativa in tal senso, lasciando maggiore autonomia ai diversi governi.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Nel corso di una delle sue ultime apparizioni, anche il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, aveva manifestato quanto fosse necessario approntare una riforma delle banche Popolari, mirata a eliminare i vincoli eccessivi e favorendo un’apertura nei confronti del mercato. Non troppo diverso era stato il parere espresso dal viceministro all’Economia, Roberto Pinza, che non più tardi di due settimane fa aveva spiegato di voler dar vita ad un team di tecnici per intervenire su alcuni aspetti delle leggi che interessano questo tipo di banche, insistendo proprio sull’importanze di modificare quegli aspetti già precedentemente esposti.
Rimanendo in tema di banche, ma non di Popolari, ci sono da registrare alcune novità per uno degli istituti considerati con insistenza al centro del risiko: in attesa di decidere il partner migliore con cui aggregarsi, il Monte dei Paschi di Siena sta infatti mettendo in ordine il suo campo d’attività oltreconfine, volgendo lo sguardo in modo particolare verso i mercati emergenti. È stato il consiglio di amministrazione, in linea con quanto previsto dal Piano Industriale 2006-2009, ad approvare il piano di un nuovo assetto sui mercati internazionali.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

La strategia, che porterà anche ad un aumento degli attuali presidi (da 21 a 23), si legge in una nota, prevede la creazione di quattro macro aree territoriali (America, Europa Centro Orientale, Estremo Oriente, Nord Africa e Medio Oriente), facenti capo ad altrettanti “hub” di coordinamento (New York, Francoforte, Hong Kong, Il Cairo) con responsabilità di supporto degli uffici di rappresentanza o degli italian desk dislocati nell’area, nonché di monitoraggio e sviluppo delle opportunità commerciali nei paesi del territorio che non hanno un presidio diretto. Verranno inoltre incrementate le presenze leggere (uffici di rappresentanza e italian desk) nelle zone emergenti, con particolare attenzione alle aree che presentano maggiori margini di crescita, come l’India (dove verrà aperto un secondo ufficio di rappresentanza a New Delhi) e la Cina (filiali di Hong Kong e Shanghai), nonché l'insediamento in aree geografiche ad oggi non presidiate (paesi del Golfo e America Latina).
Sono quindi previsti accordi di collaborazione o partnership con importanti operatori internazionali o locali per ottimizzare la capacità di offerta sui diversi mercati. Le linee guida essenziali della strategia riguardano: la concentrazione sulla clientela Pmi, segmento di clientela corporate “core” per il Gruppo. Per quanto riguarda l’ottimizzazione delle strutture di Rete domestica, in base al Piano industriale di Gruppo, è prevista l’implementazione di un modello di servizio comune per le tre banche reti. Saranno inoltre potenziati i ruoli dei gestori Pmi supportati da team di specialisti dei mercati esteri dislocati sul territorio.
Gianmarco Gallizzi

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Retata di terroristi islamici nell’enclave africana di Ceuta

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Madrid - Retata contro il terrorismo islamico condotta della polizia nell’enclave africana di Ceuta e tra le 11 persone arrestate ci sono i due fratelli di un ex detenuto di Guantanamo, Hamed Abderrahaman Ahmed, conosciuto come il “talebano spagnolo”. La polizia ha fatto irruzione nel quartiere Principe ieri mattina alle ore 4.30 locali e ha perquisito diverse abitazioni. Tra gli arrestati, oltre allo spagnolo ex detenuto a Guantanamo e due suoi fratelli, ci sono tre marocchini recentemente fermati dalle autorità di Rabat per possesso di armi e sospetta appartenenza al Gruppo islamico combattente marocchino (Gicm).
Nell’operazione condotta all’alba da circa 300 agenti di polizia sono state perquisite anche diverse moschee. Gli inquirenti sono convinti che le almeno 11 persone finora arrestate siano legate al Gicm, che è in contatto con Al Qaeda e che è sospettato per gli attentati ai treni dell’11 marzo 2004 a Madrid che fecero 191 morti e oltre 1.500 feriti.
L’operazione “Duna” della polizia spagnola è stata resa possibile da informazioni ricevute dai servizi di intelligence marocchini. Lo ha detto il ministro dell’Interno spagnolo, Alfredo Perez Rubalcaba, precisando che degli 11 arrestati nell’enclave spagnola in Marocco 10 sono di nazionalità spagnola e uno di nazionalità marocchina con regolare permesso di lavoro in Spagna. La cellula disarticolata dagli agenti di Madrid «non aveva un obiettivo definito, ma intendeva passare all’azione» ha aggiunto il ministro, sottolineando che le indagini sul gruppo erano partite nel marzo del 2005. «Si tratta presumibilmente di una cellula islamica che si stava addestrando», ha detto Rubalcaba.
Dopo la perquisizione di case e moschee all’alba, tra gli arrestati ci sono due fratelli dell’ex detenuto di Guantanamo, ma non Hamed Abderrahaman Ahmed in persona, come era stato riferito in un primo momento dai media spagnoli che citavano fonti vicine alle indagini.
Il cosiddetto “talebano spagnolo” è stato detenuto a Guantanamo ed è stato consegnato dagli Stati Uniti alla Spagna il 13 febbraio 2004, dopo essere rimasto due anni e mezzo nel carcere militare Usa a Cuba; condannato a 6 anni in Spagna per terrorismo e appartenenza ad Al Qaeda, l’estate scorsa è stato assolto dalla Corte suprema per “insussistenza totale di prove”.


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Entro Natale ultimatum dell’Eta a Zapatero

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
L’Eta mette alle strette il governo di José Luis Rodriguez Zapatero. Il braccio armato dei separatisti baschi ha infatti preannunciato che prima della fine dell’anno, o addirittura prima di Natale, pubblicherà un comunicato ufficiale dove, oltre a rivendicare i furti delle armi in Francia, presenterà la propria critica, molto pessimistica, sul processo di pacificazione incominciato dal governo socialista. Lo scrive il quotidiano Abc nella sua versione online. Secondo le fonti consultate dal giornale madrileno, l’organizzazione armata basca metterà probabilmente “in aspettativa” il cessate il fuoco permanente come conclusione del giudizio negativo riguardo ai negoziati. In questo modo, l’Eta darebbe tutta la responsabilità del naufragio allo stesso Zapatero. L’atteso comunicato ufficiale dell’Eta ribalterebbe così la situazione, che solo un mese fa era improntata all’ottimismo: dalla deposizione definitiva delle armi da parte dei separatisti baschi, si passerebbe a nuove minacce di riprendere gli attacchi.
Soltanto l’altro ieri, in un’intervista rilasciata al giornale El Diario Vasco, l’avvocato ed ex membro di Batasuna Txema Montero, profondo conoscitore della situazione, ha avvisato della possibile decisione dell’Eta di “sospendere” il cessate il fuoco entro dieci o quindici giorni, come preludio di una rottura definitiva delle trattative se il governo non prende le misure che l’organizzazione basca considera decisive. Come ad esempio la rilegittimazione proprio di Batasuna. Il braccio politico del separatismo basco l’altra settimana aveva annunciato che nelle prossime elezioni municipali si presenterà in ogni caso: con il suo nome se nel frattempo sarà diventato legale, altrimenti con “liste tampone” diverse in ogni comune.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Montero ha però accusato l’Eta di “marcare troppo stretto” le trattative condotte dal portavoce di Batasuna Arnaldo Otegi, il che ha finito col rovinare la fiducia reciproca. Quello che è certo è che la classe politica basca, in special modo gli esponenti di Batasuna, sono molto preoccupati dell’andamento delle trattative, tanto che nei giorni scorsi hanno reiterato insistentemente le proprie richieste, consapevoli che la mancanza di gesti concreti da parte del Governo porterebbe l’Eta a decisioni in cui poi sarebbe difficile fare marcia indietro. Quelli che nei Paesi Baschi sono coinvolti nel processo di pacificazione confermano la buona volontà di Batasuna nel procedere con le trattative, ma - come ad esempio il presidente del Partito Nazionalista Basco José Jon Imaz - accusano il partito di non voler compiere il passo decisivo di affrancamento dalle strategie violente dell’Eta, come potrebbe essere una dichiarazione ufficiale di condanna. Non tutto però sembra perduto: il fatto stesso che l’Eta minacci non una rottura definitiva ma una “sospensione” del cessate il fuoco lascia spazio all’ipotesi che sia in effetti più un giro di vite per sollecitare il Governo di Zapatero piuttosto che l’intenzione effettiva di voler tornare alle azioni violente. Sarebbe un modo anche per smuovere l’opinione pubblica ventilando il rischio che “ci scappi il morto”. In effetti, molti baschi - di Batasuna ma anche delle formazioni politiche legali - accusano a sua volta il Governo di Madrid di stare temporeggiando. In particolare viene criticato il modo di condurre le trattative da parte del ministro dell’Interno Alfredo Perez Rubalcaba. L’unico modo - forse - per sbloccare la situazione sarebbe un incontro fra i delegati del Governo di Madrid ed esponenti dell’Eta in persona, cosa che però fino a ora non è stata presa in considerazione.
NICOLA LEONI

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Baghdad. Kamikaze fa strage: 70 morti

>>Da: andreavisconti
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È di oltre 70 morti e 148 feriti il bilancio del terribile duplice attentato di ieri mattina a Baghdad, nella piazza Tayaran dove si riuniscono i lavoratori a giornata in cerca d’impiego. Verso le sette (ora locale) un terrorista suicida alla guida di un’autobomba ha richiamato la gente per offrire un lavoro.
Decine di civili si sono raccolti immediatamente intorno alla macchina dell’uomo: «Si sono precipitati come mosche sul miele», ha raccontanto un anonimo funzionario ministeriale.
A quel punto però il kamikaze ha azionato l’innesco e si è fatto esplodere. L’onda d’urto è stata così potente da danneggiare pesantemente due palazzi adiacenti, spazzando via decine di carretti colmi di frutta e verdura da vendere.
L’episodio è tanto più clamoroso in quanto Baba al-Moadam è uno dei punti sottoposti a maggiore sorveglianza della capitale irachena: sorge infatti vicino alle sedi di gran parte delle istituzioni pubbliche principali, e anche a poca distanza dalla cosiddetta «Zona Verde»: il complesso super-fortificato, un tempo Palazzo Presidenziale di Saddam, che si estende lungo la riva occidentale del fiume Tigri; vi sono ospitati gli uffici del governo, il quartier generale della coalizione multinazionale a guida Usa e parecchie ambasciate straniere, tra cui quelle americana e britannica.
Poco dopo la prima deflagrazione sono risuonati colpi d’arma da fuoco e un’altra autobomba è esplosa in un vicino parcheggio ad una trentina di metri di distanza.


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Scarcerati in tempo per l’ultima rapina

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Erano usciti a ottobre due dei quattro banditi bloccati a Milano: dal 2002 ben dodici colpi

Città che vai, indultato che trovi. Senza dubbio è il caso di Milano dove, solo nelle ultime 48 ore, tre persone che hanno usufruito del provvedimento svuota-carceri si sono macchiati di diversi reati e sono tornati dietro le sbarre. Sono 12 le rapine ai danni di istituti di credito commesse da un gruppo di malviventi negli ultimi quattro anni per un bottino che si aggirerebbe intorno ai 100mila euro. In manette sono finiti cinque italiani, due di loro usciti con l’indulto solo il 4 ottobre scorso.
Il modus operandi utilizzato era sempre il medesimo: due o tre di loro si introducevano nella banca e, armati di taglierino, prendevano in ostaggio un cliente o un dipendente per poi farsi aprire le casse e farsi consegnare il bottino. Solo una volta usciti dall’istituto, rilasciavano l’ostaggio e si davano alla fuga.
Le indagini che hanno portato all’arresto di poche ore fa sono partite dalla rapina del novembre 2005 alla Banca Intesa di Corso Sempione, nel corso della quale il direttore della filiale era stato ferito ad una mano. In quel frangente i tre rapinatori che avevano messo a segno il colpo erano stati arrestati durante la fuga da una pattuglia dei Carabinieri. Era così nato un monitoraggio dei soggetti che, insieme alle immagini del sistema interno di videosorveglianza, hanno permesso ai carabinieri di eseguire i quattro arresti e di attribuire ai soggetti gli altri 11 colpi commessi. Con l’accusa di rapina, sono così finiti in manette Maggiorino Guarna di 47 anni e Paccanelli Alessandro di 36, entrambi scarcerati il 4 ottobre scorso con l’indulto ed Egidio Di Lonardo e Francesco Paolo Compagnone, rispettivamente di 39 e 38 anni. Un quinto uomo, ritenuto anche lui responsabile delle rapine, risulta ancora latitante. Tra i 12 colpi messi a segno due quelli a danno della banca Credem, rispettivamente nella filiale di via Bianchi e di viale Espinasse a Milano, che hanno fruttato in tutto oltre 20 mila euro. L’ultimo è stato commesso solo il 24 novembre scorso, meno di due mesi dalla scarcerazione dei due malviventi.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Tra le rapine più redditizie quella ai danni della banca Intra di via Matteotti a Rho: un bottino da 24.700 euro. Era uscito grazie all’indulto anche il marocchino 26enne che, lunedì pomeriggio, insieme ad un complice ha sequestrato un uomo che si trovava a bordo della sua auto. La vittima, un giovane 30enne, fermo al semaforo di via Padova a Milano, è stato avvicinato dai due delinquenti che sono saliti a bordo dell’auto e l’hanno minacciato con un coltello. Lo hanno costretto a portare la macchina fino a via Pasteur dove hanno deciso di sbarazzarsi di lui: gli hanno sottratto il portafoglio e il cellulare e lo hanno scaraventato fuori dalla vettura per poi darsi alla fuga a bordo della stessa. Un passante, che ha assistito alla scena, ha avvisato il 112. Giunti sul posto, i militari sono riusciti a fermare l’auto con a bordo i malviventi all’altezza di viale Monza, dopo che questi, nel corso della loro rocambolesca fuga, avevano urtato due vetture. Uno dei due è riuscito a dileguarsi, mentre per l’altro sono scattate le manette. In carcere è finito Fatih Bilel, marocchino 26enne con diversi precedenti, tra i quali spaccio e ricettazione. L’uomo, trovato in possesso del coltello con il quale aveva minacciato la vittima, nel corso delle sue attività criminali aveva utilizzato ben 36 alias differenti. Conosciuto dalle forze dell’ordine fin dal lontano 1995, anno in cui era stato fermato per furto, il suo ultimo arresto risale al 2004, quando era tornato dietro alle sbarre per spaccio. Uscito grazie all’indulto il due agosto scorso dal carcere di Livorno, ci è tornato solo dopo 4 mesi.
Linda Ladman

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Mostro di Firenze: chiesto rinvio a giudizio per l’ex farmacista

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il sostituto procuratore di Firenze Paolo Canessa ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’omicidio per il 65enne Francesco Calamandrei, l’ex farmacista di San Casciano implicato nei delitti del famigerato mostro di Firenze. Calamandrei è anche indagato dalla Procura di Perugia per l’omicidio del medico Francesco Narducci, un delitto che si ritiene sia collegato alle vicende del mostro di Firenze. L’uomo era stato denunciato dalla sua ex moglie nel 1985: la denuncia però non ebbe risvolti a causa dell’instabilità psichica della donna emersa a seguito di una perizia psichiatrica. Successivamente però il suo nome tornò alla ribalta a seguito delle dichiarazioni di Giancarlo Lotti, condannato assieme a Mario Vanni come complice del presunto mostro di Firenze Pietro Pacciani. Lotti parlò di un dottore coinvolto negli omicidi delle coppiette e Vanni, successivamente, riferì di alcune cene che si tennero a casa del farmacista alle quali avrebbero partecipato anche Lotti e Pacciani. Calamandrei dal canto suo ha sempre negato ogni coinvolgimento con quelli che sono passati agli atti come i “compagni di merende”, affermando di conoscere il solo Vanni perchè «era il postino e veniva in farmacia a prendere delle medicine».
Adesso gli viene contestata la partecipazione negli ultimi 5 omicidi di coppiette compiuti dal mostro tra il 1981 e il 1986. Inoltre, secondo la procura di Perugia, fu lui il mandante dell’omicidio del Narducci, avvenuto nell’ottobre del 1985 al lago Trasimeno. Per il pm perugino il medico era venuto a conoscenza dei segreti della setta esoterica che ordinava ai “compagni di merende” i delitti e per questo sarebbe stato ucciso.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Parla di «accuse assolutamente inconsistenti» l’avvocato Gabriele Zanobini, legale dell’ex farmacista di San Casciano; «credo che sia assolutamente tutto infondato - ha affermato - . Tutti gli atti sono depositati e noi li abbiamo letti e valutati; per noi non c’è nulla che possa giustificare il rinvio a giudizio. Ora andremo davanti ad un giudice il quale avrà la possibilità di dire se gli elementi in base ai quali è stato chiesto il rinvio a giudizio sono sufficenti a giustificare il provvedimento». Per quanto riguarda Francesco Calamandrei, l’avvocato Zanobini ha affermato che il suo assistito «è tranquillo» anche se non nasconde che «gli sembra di vivere ingiustamente una vicenda kafkiana».
Torna comunque alla ribalta la vicenda del mostro di Firenze, una storia per la quale ancor’oggi, a oltre vent’anni di distanza, tra misteri e sedicenti sette esoteriche non è stato possibile identificare con certezza tutti i responsabili in modo tale da processarli.


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’Ndrangheta: 34 in manette Trafficavano droga e armi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La Polizia di Milano, in collaborazione con la Squadra Mobile di Lecco e il Gico della Guardia di Finanza, ha emesso 42 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di associazione mafiosa e traffico di droga e armi.
Il clan sgominato avrebbe anche tentato di aggiustare un processo: il particolare emerge da una serie di intercettazioni disposte nel corso delle indagini anche se, stando alle prime indiscrezioni, l’episodio non avrebbe trovato un riscontro. Diverse le perquisizioni e i controlli eseguiti in varie città d’Italia: Milano, Lecco, Catanzaro, Reggio Emilia e Como.
Gli arrestati, 36 fino ad ora, sono affiliati al potente clan della ’ndrangheta della famiglia Trovato, esponenti di spicco della criminalità organizzata con interessi economici in Lombardia, in particolare a Milano e Lecco. Tra gli arrestati figura anche Vicenzo Falzetta, noto proprietario di locali notturni milanesi, accusato di avere contribuito a riciclare il patrimonio economico del gruppo criminale e un imprenditore edile di Lecco, sospettato anch’egli di occuparsi di ripulire il denaro proveniente dagli affari illeciti del clan. In manette anche due affilati ad una nota cosca operante in provincia di Crotone. Si tratta di Giovanni Rizzuti 32 anni, di Petronà (Catanzaro) e Palmerino Rigillo, 56 anni, di Marcedusa (Catanzaro). Quest’ultimo è ritenuto il capo-clan dell’asse malavitoso Lombardia-Calabria. Rigillo sarebbe salito al vertice dell’associazione dopo l’arresto di Franco Coco Trovato, attualmente detenuto nel carcere di Ascoli Piceno, e del fratello Mario, sposando la sorella dei due.
Le abitazioni degli arrestati sono state perquisite. Gli agenti hanno eseguito perquisizioni anche in casa di altri due destinatari di provvedimenti restrittivi: Francesco Mantia, 56 anni, di Mesoraca (Crotone) e Tommaso Scalzi, 37 anni, di Cerva (Catanzaro).


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

«La ’ndrangheta - ha spiegato Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia - attraverso la cosca Trovato, storicamente attiva nelle zone di Lecco e Milano, ha subito il sequestro di beni immobili di società commerciali per un valore di oltre 20 milioni di euro che erano nella disponibilità di imprenditori Lombardi conniventi». «Si conferma - ha aggiunto il procuratore - la tendenza della ’ndrangheta di espandere i propri interessi criminali fuori dalla regione di appartenenza e ad investire i profitti degli stupefacenti in attività imprenditoriali in zone ad alto reddito». «Da sempre si è sostenuto - ha concluso Grasso - che la strategia di combattere le organizzazioni mafiose è quella di attaccarle sul piano patrimoniale».


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Droga: orari, dosi e vedette antipolizia Così funziona il market di San Salvario

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Nuove operazioni di carabinieri e polizia di Torino contro i cosiddetti invisibili, gli stranieri clandestini che si cancellano l’identità con l’abrasione delle impronte. Nel quartiere di San Salvario sono finiti in manette 10 pusher africani e una prostituta moldava individuati dai militari durante una serie di appostamenti che hanno permesso di scoprire che il gruppo di spacciatori aveva creato una rete nascosta di vere e proprie vedette che avevano il compito di indirizzare i clienti e di dare l’allarme all’arrivo delle forze dell’ordine. Retata della polizia di Torino anche nel quartiere Porta Palazzo contro spaccio di droga e immigrazione clandestina. Complessivamente gli uomini del commissariato Dora Vanchiglia, supportati dal fiuto dei canti antidroga, hanno controllato oltre 150 persone non tralasciando neanche i mezzi pubblici dove sono stati bloccati, con la collaborazione degli autisti, 8 extracomunitari irregolari con le impronte digitali abrase. In tutto sono stati accompagnati in Questura una quindicina di stranieri, soprattutto marocchini e nigeriani, a carico dei quali sono in corso le procedure per l’espulsione e gli accertamenti per valutare eventuali arresti.
A San Salvario, invece, i carabinieri hanno dovuto prendere le misure di un efficiente ingranaggio criminale. Bonifica dell’area con vedette e sistemi di filtraggio, occupazione del territorio, negoziato e vendita dello stupefacente: era questo il sistema, organizzato fino al minimo dettaglio, usato dal gruppo di pusher che controllava una zona del quartiere torinese San Salvario e che è stato sgominato dai carabinieri della Compagnia San Carlo e della stazione San Salvario, coordinato dal pm Andrea Padalino, anche grazie alla collaborazione dei cittadini residenti nella zona esasperati dal continuo spaccio di stupefacenti.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, che per una ventina di giorni, anche travestendosi da netturbini, hanno monitorato l’area riprendendo a loro insaputa i pusher, c'era un sistema ben preciso. Un primo gruppo presidiava la zona di spaccio per verificare che fosse tranquilla poi telefonicamente venivano avvertiti i complici che arrivavano con la droga da spacciare nascosta in bocca.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Sempre telefonicamente venivano avvisati i clienti che andavano a fare rifornimento pagando a volte in denaro e a volte con della merce come telefonini o decoder. I pusher avevano dei veri e proprio turni di lavoro in base alle fasce orarie più redditizie. In particolare nel fine settimana la cocaina aveva picchi di vendita dalle 22 alle 7, orario preferito dai frequentatori di locali notturni che a volte si presentavano anche alla fine della nottata fra le 5 e le 7 del mattino. Orario che in settimana veniva gestito da un numero minore di pusher che accontentavano clienti all’inizio o alla fine della giornata lavorativa.
Clienti, dunque, molto diversi fra loro tanto che la droga veniva confezionata in modo differente a seconda delle diverse esigenze, con palline che variavano nel peso e nel prezzo e che venivano sempre tenute in bocca dal pusher di turno.
Al passaggio di una macchina delle forze dell’ordine in una delle vie limitrofe alla zona di spaccio partiva l’allarme lanciato dalle vedette, fra cui anche due prostitute di nazionalità moldava e cinese, che provocavano la sparizione immediata degli spacciatori. Una rete ben organizzata che è stata sgominata da carabinieri e Procura che hanno arrestato 11 pusher africani, tutti con le impronte cancellate tanto che il procuratore Padalino ha ribadito la necessità di una modifica legislativa per l’identificazione di questi soggetti. Insiemi agli spacciatori africani sono finite in manette anche le due prostitute.


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Quando assassinata è la verità

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il sangue, i corpi straziati, l’angoscia che suscita un bambino irrimediabilmente sfregiato. Il massacro di Erba è stato anzitutto questo tappeto di orrore, ma poi, dopo una manciata di ore impazzite, abbiamo scoperto che in provincia di Como è stata assassinata anche la più elementare verità: quella dei fatti. Un similmostro, maghrebino e per di più libero grazie all’indulto, è stato confezionato in quattro e quattr’otto. Poi una nuvola oscura ha riempito il cielo del Paese: sulle redazioni dei giornali, in tv, in Parlamento, probabilmente nei bar e nei supermercati sono piovute parole terribili. Assolute. Definitive.
Un diluvio di indicativi, perché i condizionali sembravano merce superflua, ha preso possesso dei quotidiani. Repubblica ha titolato ieri: «Uccide e brucia tre donne e il figlio L’assassino era libero per l’indulto». E sotto, a scolpire una sentenza irrevocabile: «Notte di sangue in Brianza, caccia all’omicida tunisino». Nella pagina a fianco, ecco pure spiattellato il perché dello scempio, ovviamente annunciato: «Sappiamo che era violento ma lei per amore lo difendeva».
Ora sappiamo che il presunto assassino, del tutto presunto e per niente assassino, era a casa sua, in Tunisia, a duemila chilometri di distanza. Ma per alcune, lunghissime ore, la tempesta è andata avanti, inarrestabile, insieme al dibattito innescato da una non notizia. Il ministro Clemente Mastella si è difeso da par suo, gettando via il cerino in fiamme: «La responsabilità dell’indulto è di tutti, di tutto il Parlamento. L’indulto l’abbiamo votato tutti, quindi non vengano a dirmi che è colpa mia». E poi, quasi a marcare l’ineluttabilità del male: «Sono molto dispiaciuto per i fatti di Erba, ciò non toglie che quello era un delinquente comune che entrava e usciva dalle galere».
Affermazione affilata, cui ha prontamente risposto il predecessore di Mastella, Roberto Castelli: «Purtroppo con grandissima amarezza devo dire che noi l’avevamo detto». Così, per ore quei goccioloni hanno avvelenato l’aria, come in certi film di fantascienza, e hanno fatto detonare una discussione lontana le mille miglia dalla realtà. A completare il delirio, Mastella ha ricevuto l’immancabile busta contenente una lettera di minacce e un bossolo. Possibile?


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Gli errori li fanno tutti e questa storia era terribilmente scivolosa. E però occorrerà pure che qualcuno riavvolga il film degli avvenimenti e si interroghi su questa giornata di follia nazionale. Un caso? La superficialità e la smania di chiudere il cerchio da parte di qualche investigatore che già lucidava la stella da sceriffo? Qualcuno ha provato nelle prime concitatissime e drammatiche fasi a verificare l’alibi, a quanto pare solidissimo, del malcapitato tunisino?
Fa impressione rileggere ora le frasi che ancora ieri mattina il Procuratore capo di Como, Alessandro Maria Lodolini, consegnava alle agenzie di stampa: «Da questa notte non ci siamo fermati un minuto e sono convinto che prima di sera riusciremo a prenderlo». Incommentabile. «Già abbiamo individuato il suo furgone - proseguiva con sprezzo del ridicolo il Procuratore - e sappiamo in quale zona si è diretto per la sua fuga». Se un magistrato, autorevole per definizione e investito da una grave responsabilità, costruisce una striscia di immagini più livida di un fumetto di Tex, c’è poi da meravigliarsi se tutto il Paese corre in suo soccorso, butta via i condizionali e si incarta in quella discussione senza soggetto? E se tutti, dai politici ai media, si piazzano ai posti di combattimento?
Attenzione, era già successo. A Novi Ligure si era battuta inizialmente la pista di una gang sanguinaria, ma lì, almeno, c’era un’attenuante non da poco: il depistaggio messo in atto dalla diabolica coppia Erika-Omar. Ci vuole prudenza. Serve misura. Specie da parte dei giudici. Che non possono parlare per proclami o per frasi fatte, che appassiscono come i fiori, lasciando una sensazione di desolazione. Ricordate il Procuratore capo di Marsala, Antonio Sciuto? A settembre 2004, con la sua bacchetta magica rincuorò l’Italia che trepidava per la piccola Denise, inghiottita dal nulla: «Siamo ottimisti». In seguito, vogliamo sperare per un qualche calcolo investigativo, tornò alla carica: «Denise non è molto lontana, sicuramente». Noi, Denise la stiamo ancora aspettando.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Stefano Zurlo


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IL GOVERNO DI NERONE

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La vecchia torre di Babele, a confronto, era un esempio di chiarezza. Il governo, ormai, è in preda alle convulsioni. L’aula del Senato ieri pomeriggio ha dovuto sospendere il dibattito sulla Finanziaria, rinviandolo ad oggi, perché quasi tutti si sono accorti che discutevano sul nulla. Il governo, infatti, stenta a scrivere il famoso maxiemandamento forte di quasi 800 commi sul quale dovrà porre la questione di fiducia. Un mostro legislativo che fa impallidire quello di Lochness. Orribile nell’aspetto e incomprensibile nella voce.
La confusione, dunque, regna sovrana e quasi più nessuno riesce ad avere un quadro di ciò che si sta approvando. Quel che si avverte con chiarezza è solo una cosa. Questa Finanziaria è stupidamente offensiva per le tasche e per il futuro di tutti, come dimostrano le proteste operaie di Mirafiori, delle università, delle forze dell’ordine e di tutte le categorie produttive. È un’onda anomala di protesta mai vista prima d’ora, tanto che lo stesso segretario dei Ds, Piero Fassino, ha detto chiaro e tondo che bisogna «cambiare passo». Non sappiamo se questo è il nuovo nomignolo del governo. Quel che sappiamo, però, è che questo governo, con l’aiuto appassionato della sua maggioranza, ha introdotto nelle vene del Paese il veleno dell’incertezza e dell’insicurezza. Per l’oggi e per il domani.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Lo scandalo non è l’ennesimo voto di fiducia. È accaduto e accadrà, anche se l’abitudine sta diventando intollerabile. La cosa più grave è un’altra. In sessant’anni di vita repubblicana e in trent’anni di leggi finanziarie, le commissioni Bilancio di Camera e Senato mai non erano state in grado di concludere l’esame del disegno di legge. E dopo le commissioni Bilancio lo stesso destino è toccato alle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama, bloccate dal voto di fiducia sul nascere della discussione e non alla fine dell’esame, come accaduto, invece, negli ultimi anni con i governi del centrodestra. Una pietra tombale, insomma, sulla sovranità parlamentare che avrebbe dovuto indignare innanzitutto i presidenti delle Camere, avvertiti per tempo che quella legge finanziaria presentata dal governo era irricevibile, per quantità e qualità delle norme in essa contenute.
Non è solo un problema di forma. Una legge sottratta all’esame del Parlamento (a proposito di ostruzionismo, la maggioranza al Senato ha presentato da sola 1900 emendamenti, ridotti poi a poco meno di 300), le continue prese di distanza di molti ministri e le proteste così diffuse, generalizzate e rabbiose nel Paese avrebbero dovuto suggerire uno spacchettamento delle migliaia di norme contenute nella legge finanziaria e una sua semplificazione. Oltre, naturalmente, alla presa d’atto dei 33 miliardi di maggiore gettito tributario, che avrebbero potuto consentire un freno all’oppressione fiscale. Così non è stato.
E come Nerone componeva la sua ode mentre Roma bruciava, anche Vincenzo Visco recita la sua poesia mentre il Paese protesta, accreditando a se stesso e al suo governo il merito di queste maggiori entrate, continuando, però, a mettere tasse e balzelli con un cinismo e un sorriso inquietanti.
Paolo Cirino Pomicino

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Nozze come obbligo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Mi piacerebbe vedere un bel sondaggio che spieghi che cosa pensi l'elettorato del centrodestra dei famosi Pacs. Io non credo che si metterebbero proprio tutti a strillare che c'è la dittatura del laicismo e che vogliono distruggere la famiglia. Gianfranco Fini a mio avviso è stato perfetto: «Ci sono realtà che non possono essere equiparate alla famiglia, ma che se determinano discriminazioni vanno affrontate, vale anche per le coppie omosessuali».
Le discriminazioni ci sono. Due persone che non si sono sposate (e sposarsi non può essere un obbligo) se i parenti mettono un veto possono vedersi negato il diritto alla visita o all'assistenza del partner malato. Possono vedersi negato il diritto di visitare il convivente in carcere. Queste due persone non possono neppure lasciare un'eredità al partner senza dover passare dal notaio e pagare fior di tasse per un testamento che risulterà «lascito a persona estranea».
Non potranno subentrare all'affitto in caso di morte del convivente. In caso di concorsi pubblici, dovranno scrivere che vivono praticamente da soli. Non avranno la reversibilità della pensione neppure se convivessero da cinquant'anni, e non potranno dire una parola sui funerali. Questi sono diritti negati (in Italia) che ci sono in quasi tutta Europa e che non c'entrano niente con Zapatero e col matrimonio tra omosessuali e con la possibilità delle coppie di fatto di poter adottare figli. Niente.

Filippo Facci


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Apripista per i gay

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Si comincia a parlare di Pacs e dal fronte dell'Unione tocca sentire una serie di scempiaggini. C'è per esempio la sociologa Chiara Saraceno che, certo obnubilata dalla passione politica, scrive che in Francia il riconoscimento delle unioni omosessuali non ha portato a un aggravamento della crisi demografica ma a una risalita delle nascite. Sarebbe come dire che la formazione del governo Prodi ha portato l'Italia a vincere i mondiali di calcio: si tratta di due dati contemporanei ma non correlati. Chiunque abbia studiato la situazione francese sa che l'aumento del numero dei nati non dipende certo dai Pacs ma dai numerosi cittadini francesi di religione islamica. Se si sottrae al totale dei nati in Francia il numero dei nati da genitori musulmani (che certamente non ricorrono ai Pacs) la Francia non sta tanto meglio dell'Italia.
Ai cattolici dell'Unione si cerca invece di vendere, alternando bastone e carota, la tesi secondo cui o si prendono i Pacs oggi o avranno il matrimonio omosessuale domani. Bugia, già smentita proprio in Francia: dopo avere sostenuto strumentalmente che i Pacs avrebbero consentito di evitare il matrimonio degli omosessuali, le stesse forze politiche non hanno neppure atteso che si asciugasse l'inchiostro della firma apposta da Chirac alla legge sui Pacs per depositare una proposta sul matrimonio gay. Ai cattolici dell'Unione consigliamo la lettura di un aureo volumetto del filosofo francese (laico) Thibaud Collin, Il matrimonio gay. Collin sostiene che i Pacs, presentati come una alternativa al matrimonio omosessuale, si rivelano invece un apripista, una tappa in un processo verso la legalizzazione di questo matrimonio e dell'adozione di figli da parte di coppie gay.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Per Collin una società è democratica soltanto se riposa su alcuni principi del senso comune, accettati dalla grande maggioranza dei cittadini. Tra questi c'è anche la nozione che un figlio sia tale in quanto ha un padre e una madre e che il matrimonio sia l'unione fra un uomo e una donna. Questi principi costituiscono anche il retroterra etico su cui la stessa democrazia si fonda, così che il fatto che un governo sia stato eletto dalla maggioranza non gli consente di per sé di modificarli.
Il comunismo, prosegue Collin, ha sostenuto che alcuni di questi principi, come la tutela della proprietà privata e l'idea che l'oppositore politico non può essere incarcerato o ucciso in quanto ostacola il progresso, ancorché condivisi dalla maggioranza, derivano da una «falsa coscienza» indotta dal capitalismo. Una minoranza illuminata ha dunque il diritto e il dovere di imporre alla maggioranza - per il suo stesso bene, di cui però la maggioranza non è consapevole - il loro rovesciamento.
Oggi una rivoluzione ulteriore al marxismo, secondo il filosofo francese, ragiona nello stesso modo. Sa bene che la maggioranza è contraria al matrimonio degli omosessuali, e al fatto che due persone dello stesso sesso possano «avere» (per adozione o fecondazione artificiale) dei figli. Ma sostiene che questa opposizione deriva da una «falsa coscienza» indotta dall'«omofobia». La minoranza illuminata che ha «preso coscienza» della falsità dell'opinione maggioritaria deve dunque imporre il «progresso» alla maggioranza non sufficientemente consapevole. Con il che, conclude Collin, si scardinano sia la democrazia sia il retroterra etico che la fonda. Chi lotta contro i Pacs, apripista e non alternativa al matrimonio omosessuale, difende dunque la democrazia per tutti.
Massimo Introvigne


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Referendum elettorale, l’incubo dei «terzisti»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Nel 1994 abbiamo relegato in soffitta un triciclo che da noi ha occupato la scena per circa un secolo e mezzo e abbiamo inforcato una fiammante bicicletta. L’immagine non è nostra ma di Giovanni Sartori. Il triciclo aveva una grossa ruota di centro in permanenza al governo e due ruote più piccole, una di destra e l’altra di sinistra, all’opposizione in servizio permanente effettivo. E il risultato è stato una democrazia bloccata, senza alternative. La bicicletta del bipolarismo non è del resto spuntata per caso. È l’effetto di tre fattori che chiameremo R, O e B.
R come riforma elettorale. Se ci fossimo tenuti ancora sul gobbo la vecchia e screditata rappresentanza proporzionale, con ogni probabilità tutto sarebbe rimasto come prima, o giù di lì. Invece il referendum sulla legge elettorale per il Senato del 1993 ha avuto una reazione a catena. E così abbiamo avuto il Mattarellum, dal nome del deputato ex popolare e ora della Margherita che ne è stato l’artefice. Un sistema per tre quarti maggioritario, con collegi uninominali a un turno, e per il restante quarto proporzionale. Ma il fattore R forse da solo non sarebbe bastato a darci la bicicletta se non avessero dato il loro fattivo contributo gli altri due fattori. Il fattore O, O come Achille Occhetto, il segretario dei postcomunisti che aveva allestito una gioiosa macchina da guerra, era convinto di fare cappotto e sperava di restare al potere almeno per un ventennio. E il fattore B, B come Silvio Berlusconi, l’imprenditore di successo che è sceso in campo accordandosi al Nord con la Lega e nel Centrosud con la Destra, e le ha suonate di santa ragione al cartello di centrosinistra. Alle due squadre in campo ormai ci siamo abituati e non sapremmo farne a meno. A meno che...


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

A meno che le regole del gioco non siano più quelle di una volta. Intendiamoci, il sistema elettorale è già stato modificato prima delle recenti politiche. Ma il sistema in vigore è proporzionale in entrata e maggioritario in uscita perché viene conferito un premio di maggioranza alla coalizione vincente. Grazie ad esso la bicicletta del bipolarismo non è caduta nella polvere ma ha retto bravamente. Solo un ritorno puro e semplice alla proporzionale ci farebbe rivedere il mondo di ieri. Cioè quel triciclo del quale nel 1994 ci eravamo disfatti con un sospiro di sollievo. C’è tuttavia da domandarsi se davvero oggi esistano le condizioni politiche per un ritorno al passato.
Certo, a dritta e a manca si fa un gran parlare della proporzionale personalizzata di stampo tedesco, corretta dalla clausola di esclusione del cinque per cento. Ma si tratta di un fuoco fatuo. Perché se la cosa avesse un seguito, la tradurremmo all’italiana. Lo sbarramento si ridurrebbe a un prefisso telefonico e la frammentazione politica aumenterebbe ancor di più.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Chi sogna a occhi aperti una terza forza che faccia da ago della bilancia tra le due coalizioni ridimensionate, con la prospettiva di una politica dei due forni di andreottiana memoria, le tenterà tutte per arrivare a una riforma elettorale che renda possibile una simile operazione. Ma è altamente probabile che rimarrà con un palmo di naso. Innanzitutto perché pende sul collo della nostra classe politica la spada di Damocle di un referendum elettorale che, concedendo il premio di maggioranza non più alla coalizione vincente bensì al partito più votato, ci farebbe passare dal bipolarismo al bipartitismo di marca britannica. E poi perché i terzaforzisti non hanno fatto i conti con i nostri maggiori partiti: con Forza Italia, An, i Ds, la Margherita. Partiti non sono pregiudizialmente contrari a una riforma elettorale. Purché non minacci il bipolarismo. Perché mai dovrebbero iscriversi all’Avis per donare il sangue a chi vorrebbe, prima o poi, mandarli ai giardinetti a chiedere l’elemosina?
Paolo Armaroli


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I riformisti sacrificano Marx sull’altare del Partito unico

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Se volete sapere con chiarezza e onestà perché in Italia non c'è, purtroppo, una vera sinistra riformista non dovete dedicarvi alla lettura delle interviste di Giuliano Amato, il dottor Sottile che a furia di essere sempre più sottile ha difficoltà a vedersi allo specchio, ma al caro vecchio Marx. Può apparire paradossale, ma è così. Ma non perché gli ex comunisti siano ancora intrappolati nella barba del socialismo scientifico di Marx e non sappiano che strada prendere per approdare al socialismo liberale; piuttosto, perché nell’ansia di rifarsi una vita e un’impossibile verginità politica hanno tagliato la barba dell’autore del Capitale (mai realmente letto) proprio quando poteva, almeno una volta, essere utile a loro e a noi. Marx, infatti, è sì quel falso profeta hegeliano più hegeliano di Hegel che, come recita il Manifesto del partito comunista, diceva che il mondo non andava più interpretato ma cambiato con la violenza, ma è anche l’autore visionario che ha visto in anticipo la globalizzazione e si è fatto sostenitore di un mercato e di una politica mondiali. Il primo Marx è un cattivo maestro che va ascoltato per essere severamente criticato; il secondo Marx ci può ancora dire qualcosa di utile.
Se ne è reso conto Jacques Attali, consigliere a suo tempo del presidente Mitterrand, che ha scritto la bella biografia intellettuale Karl Marx ovvero, lo spirito del mondo (Fazi Editore). Detto con una formula: si tratterebbe di prendere Marx senza il marxismo e non c’è nulla di cui stupirsi dal momento che lo stesso Marx, sentendo puzza di bruciato e di stupidaggini, già diceva «io non sono marxista». Ma alla sinistra di casa nostra, dove si racconta la favola del Partito democratico che tutti per scherzo dicono di voler fare, se citate Marx vi guardano strano e vi dicono alla maniera del don Abbondio di Manzoni: «Marx? Chi era costui?».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Dimostrando, appunto, di essere marxisti senza Marx, di aver buttato il bambino e non l’acqua sporca, di essere cresciuti alla scuola sovietica della menzogna e della manipolazione. Marx, al netto della critica e degli errori, non è da confondersi né con Lenin, né con Stalin (veri inventori dell’universo concentrazionario che ha dilagato nel Novecento) e in tempi in cui l’orfana sinistra italiana vorrebbe, con decenni di ritardo, almeno uno straccio di identità socialista, proprio Marx può dare un contributo culturale e simbolico utile alla causa minore della casa democratica. Sennonché, per incamminarsi su questa strada la sinistra non dovrebbe, come invece ha fatto, rimuovere il passato, ma criticarlo. I suoi maggiori esponenti, da Fassino a D’Alema passando per Veltroni l’africano kennediano, sono tutti nipotini di zio Palmiro e piuttosto che battersi pubblicamente il petto e dire mea culpa, mea culpa, mea massima culpa sono esperti nel ramo della doppia verità e doppia morale. Così in Italia il Pci non ha partorito, con la sua dipartita, dei comunisti che hanno scoperto fuori tempo massimo la socialdemocrazia, ma i post e gli ex comunisti che con Montale possono dire «non chiedeteci la parola, solo questo oggi possiamo dire, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». Alla sinistra di queste ombre, ci sono dei partiti comunisti senza Pci e, alla sinistra di questa sinistra sinistra, c’è tutto un mondo indistinto che è arrabbiato col mondo globale: i cosiddetti noglobal. Inneggiano a Marx e non sanno che Marx era un fautore della globalizzazione che fece perfino l’apologia del libero scambio.
Giancristiano Desiderio


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Pensioni, l’Ue avverte il governo «Basta ostacoli alla riforma»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Se esistessero le bacchette magiche, Padoa-Schioppa ne potrebbe avere una chiusa nel cassetto. L’Italia ha fornito a Bruxelles il Programma di Stabilità, cioè il documento che indica alla Commissione europea il percorso della finanza pubblica dei prossimi anni. Nel Programma c’è scritto che il rapporto deficit-Pil di quest’anno sarà al 5,7%. Quello del 2007 al 2,8%. La metà esatta. Nemmeno nel 92, nemmeno per centrare l’ingresso nella Moneta unica, il Paese riuscì a dimezzare il deficit da un anno all’altro. Eppure questi sono i numeri contenuti nel Programma di stabilità.
A Bruxelles, però, alle bacchette magiche credono poco. Così, la commissione Ue ricorda al governo gli impegni assunti per la cosiddetta “fase due” (sempre più voluta da Fassino e sempre meno da Prodi). Vale a dire che si aspetta dal governo che a gennaio introduca «una piena attuazione della riforma delle pensioni e il rafforzamento delle misure cruciali per limitare l’aumento della spesa pubblica», sanitaria soprattutto. Insomma, chiede che gli interventi in materia previdenziale rafforzino la riforma Maroni-Tremonti. Rifondazione va in direzione opposta. E Franco Giordano avverte: la riforma solo con il consenso dei lavoratori.
Programma di stabilità. In economia, ovviamente, le bacchette magiche non esistono. Nel documento inviato a Bruxelles, il governo spiega che il deficit di quest’anno sale al 5,7% a causa della sentenza Ue sull’indeducibilità dell’Iva sulle auto di servizio e per l’appesantimento in un solo anno, il 2006, dei costi delle emissioni di Infrastrutture Spa, emissioni varate per finanziare gli investimenti delle Fs. Due interventi una tantum che non valgono - alla luce del Patto di stabilità - per il calcolo reale del deficit di quest’anno, in quanto destinati a non ripetersi nel 2007. Così, il deficit tendenziale del prossimo anno resta al 3,8%, così per portarlo al 2,8% bastano i 15 miliardi di correzione previsti dalla Finanziaria.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Con un particolare. Il valore del dimezzamento del deficit fra il 2006 e il 2007 coincide con la manovra in discussione in Parlamento “migliorata” però delle maggiori entrate (+ 33,8 miliardi, di cui 25 strutturali) annunciate da Visco in Parlamento. Una pura coincidenza che contribuisce però al miglioramento del profilo dei conti pubblici dei prossimi anni. Ma che fa emergere il gettito aggiuntivo sempre nascosto ai conti pubblici. Al punto che il deficit del 2009 scenderà spontaneamente al 2,9%, ma visto che il governo vuol farlo scendere al 2,2%, servirà un’altra manovra da 10,5 miliardi di euro.
Pensioni. Con singolare tempismo, i dati del Programma di stabilità si sono sovrapposti all’allarme della Commissione europea sulla spesa pubblica italiana. In particolare, di quella previdenziale e sanitaria. La Commissione europea infatti giudica «cruciale la piena attuazione della riforma delle pensioni ora allo studio per limitare gli aumenti della spesa legati all’invecchiamento della popolazione». In più, Bruxelles ritiene «causa di preoccupazione i continui ritardi per la revisione dei coefficienti statistici con le aspettative di vita». Poi, come per lanciare un allarme al governo a resistere alla sinistra estrema, ricorda che «è importante che la sostenibilità a lungo termine venga preservata». Insomma, la Commissione sembra invitare il governo a non rimuovere lo “scalone” previdenziale del 2008. Proprio lo “scalone” che Comunisti italiani e Rifondazione vorrebbero eliminare per decreto.
FABRIZIO RAVONI


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La maggioranza inciampa sul maxiemendamento

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il presidente del Senato Marini avvisa Palazzo Chigi: «Va presentato entro le 12 di oggi». Russo Spena (Prc): «C’è bisogno di tempo, non ce la faremo»


Maggioranza in alto mare sul maxiemendamento nonostante ieri il Consiglio dei ministri abbia posto la questione di fiducia sulla Finanziaria. Tra il pomeriggio e la tarda serata di ieri è partito l’ultimo assalto alla diligenza dell’Unione al carro della manovra.
Il capogruppo dell’Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro, si è recata dal sottosegretario Enrico Letta per assicurare che le modifiche approvate dalla «cabina di regia» di Palazzo Madama fossero recepiti nel maxiemendamento che non c’è. Una sottolineatura fatta anche dal leader dei senatori di Rifondazione, Giovanni Russo Spena. «Il governo - ha puntualizzato - deve recepire gli emendamenti approvati dalla cabina di regia a differenza di quanto avvenuto alla Camera». Un’assicurazione in tal senso non c’è stata e i capigruppo hanno continuato a fare la posta a Palazzo Chigi per tutta la notte. L’eliminazione del ticket sui codici verdi, cara al Prc, non sarebbe scontata, mentre il ministro degli Interni, Giuliano Amato, si sarebbe impuntato per preservare intatto tutti gli stanziamenti recuperati per la Polizia. E pure Udeur e verdi starebbero sul chi vive.
A tutto questo si aggiunge il problema della tempistica: la stessa Finocchiaro aveva assicurato che tra oggi e domani (un modo come un altro per guadagnare tempo) il contenitore delle modifiche sarebbe stato presentato a Palazzo Madama. Ma è stato proprio il presidente del Senato, Franco Marini, a lanciare un preciso diktat all’esecutivo. «Domani (oggi; ndr) entro le 12 il governo deve essere in grado di presentare il maxiemendamento», ha detto.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il richiamo della seconda carica dello Stato al premier Romano Prodi è preciso. Il calendario dei lavori prevede la votazione finale per sabato prossimo e stringendo i tempi sul maxiemendamento si potrebbe assicurare quella «discussione molto ampia» che sta a cuore proprio a Marini. La patata bollente è così passata nelle mani di Palazzo Chigi ma l’impressione è che la scadenza non sarà rispettata. Con buona pace del presidente del Senato. Russo Spena, ha sottolineato che l’esecutivo probabilmente non ce la farà. «Non ci giurerei», ha evidenziato il sottosegretario all’Economia, Mario Lettieri. E anche il sottosegretario Alfiero Grandi ha precisato che potrebbero essere soppressi quei provvedimenti per i quali la copertura non fosse assicurata.
Ma che cosa andrà in votazione? Al di là del caso precari, dovrebbero essere approvate la rottamazione e l’addolcimento dell’imposta di successione ed essere garantite risorse per l’università e la ricerca dopo le proteste dei giorni scorsi. Nelle ultime ore, poi, si è raggiunto un accordo per aumentare gli stanziamenti a favore di Basilicata e Campania per il terremoto del 1980. Mentre lo Stato dovrebbe partecipare in qualche misura al reperimento dei fondi per il rinnovo del contratto del trasporto pubblico locale, materia di competenza delle Regioni.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

E in extremis sono spuntati anche provvedimenti pro Sicilia, presentati dai senatori Finocchiaro e Cusumano (Udeur). Il pacchetto prevede una diminuzione della spesa sanitaria a carico della Regione (dal 44,85 al 44,09%) e la possibilità di ricevere dal 20 al 50% delle accise sui prodotti petroliferi lavorati sull’isola. La misura punta a solleticare l’orgoglio di patria di alcuni senatori dell’Mpa per puntellare la traballante maggioranza. A Palazzo Madama anche un solo voto è fondamentale per l’Unione.
Come dimostra la cronaca politica di ieri, il Consiglio dei ministri ha autorizzato la questione di fiducia e il ministro Chiti ha pure dato per «scontato» un nuovo ricorso in terza lettura alla Camera. Una fiducia al buio visto lo status del maxiemendamento. E proprio lo stato di sospensione nel quale sono stati tenuti i senatori ha determinato lo slittamento della seduta. Lo scoglio delle pregiudiziali di costituzionalità sulla manovra era stato superato dalla maggioranza (162 a 156, ovvero Cdl tutta presente). La fiducia ha determinato lo stallo.
I capigruppo di Fi e An, Schifani e Matteoli, hanno spinto per metter ai voti la sospensione della seduta: provvedimento approvato. Di qui l’ultimatum del presidente Franco Marini. Oggi alle 9.30 si ricomincia con il maxiemendamento. Che, come ha scritto Italia Oggi, è la 348ª modifica alla Finanziaria.
Gian Maria De Francesco


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Verdini: «Un coordinatore azzurro in ogni comune, in primavera via ai congressi»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Vale la pena fare un passo indietro. A quando, poco prima dell’estate, Denis Verdini completò un tomo di oltre 150 pagine in cui metteva nero su bianco pregi e difetti di Forza Italia. Una radiografia - a tratti molto critica - che il Coordinamento nazionale azzurro consegnò nelle mani di Silvio Berlusconi prima dell’estate. A quasi sei mesi di distanza, sul dossier elaborato dal capo segreteria del Coordinamento nazionale e vistato da Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto si è iniziata a progettare la riorganizzazione del movimento. Con l’obiettivo principale di «conquistare» la periferia e chiudere una volta per tutte l’annosa querelle sul partito di plastica dando vita a una vasta ramificazione territoriale. Proposito ribadito da Bondi qualche settimana fa nelle sue «Proposte per la revisione dello Statuto» e di cui si parlerà a lungo tra venerdì e sabato in due convegni organizzati a Firenze dal Coordinamento azzurro della Toscana (presieduto da Verdini) e dalla fondazione Magna Carta. Poi la palla passerà alla Commissione Statuto, alla Commissione regolamento e, infine, al Comitato nazionale di Forza Italia.
Onorevole Verdini, viene quasi da pensare che vi vogliate riorganizzare seguendo le orme del vecchio Pci...
«Ci mancherebbe. Non è un caso che a Firenze si sia scelto di parlare prima del “Partito carismatico” - e interverranno anche esponenti del centrosinistra - e poi, il giorno successivo, di Forza Italia e del “nuovo modello di partito”. Lo dico perché abbiamo ben chiaro che il nostro è un partito leaderistico, al punto di volerne fare argomento di dibattito. È dal 1994 che ascoltiamo solo demagogia sul cesarismo in Forza Italia e poi, a guardare bene, scopriamo che quasi tutti i partiti hanno seguito le nostre tracce. Penso, per esempio, ad An, alla Lega o all’Udc. O, volendo guardare all’estero, a Tony Blair. La verità è che il nostro è un partito moderno, perché la società e cambiata».
E allora perché, proprio ora, tornare sul territorio?
«Perché anche se la gente non si dedica più come un tempo alla sezione o alla parrocchia, l’organizzazione sul territorio ha comunque una sua importanza. Ripeto, non è determinante, visto che ormai la maggior parte degli elettori ragiona in maniera schematica. Detto questo, una ramificazione seria serve in primo luogo a creare una classe dirigente valida. E Forza Italia ne avrebbe bisogno per diverse ragioni».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Per esempio?
«Basta pensare alle ultime elezioni. Non entro nel merito della questione brogli, ma chiedo: se avessimo avuto 60mila cani da guardia nelle 60mila sezioni di tutta Italia avremmo perso le elezioni di soli 24mila voti? Vuole che non si siano persi per strada per sbadataggine o superficialità 24mila voti su 60mila sezioni? Ecco, se avessimo avuto una struttura forte avremmo potuto equipaggiarci a dovere».
L’intenzione, dunque, è mantenere il carattere di partito leaderistico ma con una massiccia presenza sul territorio?
«Esattamente, dobbiamo coniugare i due fattori. Ma non possiamo prescindere da riferimenti stabili in periferia. Oggi Forza Italia non ha sezioni comunali in quasi cinquemila degli ottomila Comuni italiani. La sfida che ha lanciato Bondi con il tesseramento è quella di coprirli tutti. E si sta anche ragionando sull’eventualità di nominare dei funzionari di Forza Italia in ogni provincia, così da fare da cinghia di trasmissione tra la realtà locale e il partito. Il tutto, però, è in divenire perché ne dovremmo parlare e ci dovremmo confrontare».
In Forza Italia, però, si è registrato qualche malumore verso questa ipotesi di riorganizzazione...
«Credo che l’importante sia il confronto. Non a caso a Firenze sono stati invitati a intervenire tutti i coordinatori regionali e i componenti della Commissione che studia la revisione dello Statuto. Poi nelle Commissioni del partito e al Comitato nazionale si prenderanno le decisioni».
Quale sarà la tempistica di questa riorganizzazione?
«Entro gennaio la revisione dello Statuto e la chiusura del tesseramento. A marzo-aprile i congressi comunali che eleggeranno il coordinatore locale e i delegati per i congressi provinciali».
Nessuna sovrapposizione con i Circoli della libertà?
«Assolutamente. Il partito è sacrificio, continuità e dedizione; i Circoli sono figli della grande voglia di partecipazione anche di chi non è a suo agio nel partito. Sono qualcosa di più ampio, potenzialmente la fase propulsiva del partito unitario».
Adalberto Signore


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Gaza, torna il clima da guerra civile spari tra poliziotti di Fatah e Hamas

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Nella striscia di Gaza i poliziotti palestinesi fedeli al presidente Abu Mazen e al primo ministro di Hamas si sparano addosso. Pure i bambini scendono in piazza, bruciando copertoni e bloccando il traffico, ma per dire «basta» al caos provocato dagli adulti.
La situazione sta precipitando, dopo il brutale assassinio dei tre figli di un alto ufficiale della sicurezza palestinese fedele ad Abu Mazen. Il presidente ha ordinato ieri alle forze di polizia lealiste di schierarsi nei punti nevralgici della Striscia per evitare altre faide intestine. Il risultato è stato l’opposto, tenendo conto che la cosiddetta Forza ausiliaria, la polizia di Hamas messa in piedi dal ministro degli Interni ha reagito rafforzando le proprie posizioni. A Khan Younis, una delle zone calde nella parte meridionale della Striscia, sono scoppiate sparatorie fra poliziotti delle opposte fazioni. Almeno due agenti sono rimasti feriti, ma la reazione più eclatante alla strage degli innocenti di lunedì è venuta proprio dai coetanei delle vittime. Per tutto il giorno gruppi di bambini hanno sfilato sul luogo dell’imboscata fermandosi per una preghiera. A un certo punto un gruppo di giovanissimi ha inscenato una manifestazione bloccando alcune strade e bruciando dei copertoni in segno di protesta per il caos che sta dilagando. Ragazzini di 12 anni accusavano gli adulti di fregarsene dei loro bisogni, perché troppo occupati nelle faide intestine per il potere.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Gaza sta diventando un inferno per la gente normale e gli estremisti soffiano sul fuoco. Ieri cinque razzi Qassam sono stati lanciati dalla Striscia verso la città israeliana di Sderot. Per fortuna i razzi sono esplosi in zone disabitate, ma si tratta dell’ennesima violazione della tregua concordata dal premier israeliano Ehud Olmert e dal presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen. I responsabili degli attacchi potrebbero essere attivisti della Jihad islamica, un altro gruppo estremista palestinese che con queste azioni punta ad aumentare la tensione.
Nessuno ha rivendicato la strage degli innocenti, ma un alto dirigente di Fatah, Hussein al Sheikh, continua a puntare il dito contro Hamas. «È ovvio che dietro gli omicidi ci sono individui molto vicini ad Hamas, a dire poco. Consideriamo direttamente responsabili il governo e il ministero degli Interni», ha accusato Sheikh.
La replica di Hamas è arrivata da un deputato del movimento integralista, Mushir al Masri: «Sembra proprio che alcuni capi di Fatah intendano sfruttare il sangue di bimbi innocenti per guadagnarsi vantaggi politici». Sabato prossimo il presidente Abu Mazen dovrebbe annunciare l’intenzione di indire elezioni anticipate, ma senza indicare una data precisa, lasciando così aperto uno spiraglio a un governo di unità nazionale, per tentare di fermare la guerra civile.
Fausto Biloslavo


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Ankara all’Ue: stop ingiusto ai negoziati

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

«Un’ingiustizia». Così il premier turco Recep Tayyip Erdogan sul congelamento delle trattative tra il suo Paese e la Ue dopo la decisione dei ministri degli Esteri dei 25 e una notte passata a decidere il da farsi. Niente gesti irrazionali, meno che mai minacce di rottura completa. Ankara ha riflettuto sull’idea di marciare più lentamente e ha deciso che può stare al gioco. E del resto, nel documento di stop ai negoziati emanato a Bruxelles ci sono anche due codicilli di non poco peso per Erdogan: l’assicurazione che la Ue chiederà all’Onu di far ripartire la trattativa per un accordo a Cipro e, ancora, l’idea che fin dai prossimi mesi l’Europa possa rivedere il suo atteggiamento nei confronti della parte nord dell’isola, in mano turca dal 1974 e fin qui disconosciuta.
Così se Erdogan, davanti al suo partito si è ieri lamentato del congelamento, accusando i greco-ciprioti di operare contro la Turchia e sottolineando comunque che il suo governo andrà avanti «con la stessa determinazione» nel processo di riforme necessarie per l’adesione alle norme europee, il ministro degli Esteri Abdallah Gul, ha scelto la concretezza per chiedere a chi tra i suoi connazionali si oppone ad aperture ai ciprioti «quanto sarà utile ai greco-ciprioti l’apertura di un porto turco e quanto sarebbe utile alla Turchia l’apertura dell’aeroporto nord-cipriota di Ercan al traffico internazionale?». Risposta morbida, insomma. Come non è ultimativo l’atteggiamento di Atene, stretta alleata di Nicosia, visto che il ministro degli Esteri greco ha parlato di misure «soddisfacenti». «Il messaggio è chiaro - ha spiegato Dora Bakoyannis -: la porta dell’Europa resta aperta per la Turchia, ma a condizione che Ankara accetti e rispetti l’acquis communautaire».
Non è comunque certo che il nodo turco a questo punto resti fuori dalla porta nel summit dei capi di Stato e di governo dei 25 che si terrà a Bruxelles tra domani e venerdì. C’è chi pensa che - in parecchi colloqui ristretti - il tema tornerà sui tavoli perché alcuni Stati membri (Olanda, Austria, Polonia, alcuni Paesi nordici, senza contare la Germania, messa ieri sotto accusa dal capogruppo del Ps all’Europarlamento, il tedesco Schultz, che ha imputato alla Merkel una vocazione ondivaga sul tema a seconda di quando parla da Cancelliera o da capo della Cdu) continuano a vedere con estrema diffidenza il possibile ingresso di Ankara nell’Unione e perché già si annuncia un nuovo contenzioso per Belgrado che ha colto ieri con irritazione la decisione di Bruxelles di non riprendere per ora i negoziati di associazione, vista la scarsa collaborazione serba per la cattura di alcuni latitanti, ricercati per crimini di guerra. Prodi, ha già fatto sapere che non si può lasciare cadere l’aspirazione di Belgrado: Londra, Parigi, Aja e Berlino chiedono di attendere almeno il voto di gennaio e un maggior coinvolgimento per la cattura di Mladic.
Alessandro M. Caprettini


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I Ds non si devono sciogliere

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Resta l’Ulivo, l’alleanza riformista nel centrosinistra. Resta la necessità di un cambio di gruppo dirigente, compreso il segretario del partito Piero Fassino». Poche parole, che pesano tante. È quasi una dichiarazione di guerra pronunciata dal dalemiano Peppino Caldarola nel bel mezzo della riunione dei sostenitori della terza mozione della Quercia. Il documento vede tra i firmatari lo stesso Caldarola, Gavino Angius e Massimo Brutti e che si oppone alla nascita in tempi rapidi del Partito democratico puntando, invece, ad una federazione delle forze dell’Ulivo che consenta ai partiti di mantenere la propria posizione e identità. Caladarola non è un deputato qualunque, è molto vicino a Massimo D’Alema, del quale peraltro è stato portavoce. Oggi, è chiaro, esprime il suo pensiero ma è difficile immaginare che sia tanto distante da quello del ministro degli Esteri. Dunque, Caldarola picchia giù duro e continua sostenendo con fermezza che «cinque anni alla guida di un partito sono troppi. Una selezione di dirigenti fondata sulla fedeltà personale uccide la democrazia di partito. Non si può più vivere alla giornata, in perenne transizione». L’accelerazione, secondo l’ex direttore de L’Unità, «a creare turbamento anche nei partiti che sostengono la maggioranza». E anche il Paese è confuso dalle polemiche e non si sente rappresentato a dovere: «Lo scollamento c’è e si vede. Ed è un problema serio. Non mi preoccupano le piccole contestazioni ma il fatto che il governo non riesca ancora a chiarire la sua missione al Paese». Gli oltre cento sostenitori, che sono giunti all’Hotel Palatino, plaudono a Gavino Angius, vicepresidente del Senato che, senza mezzi termini, rivendica la volontà del gruppo di dirigenti dei Democratici di sinistra firmatari, di partecipare attivamente al prossimo congresso dei Ds dicendo la loro. «Sì alla nascita di un eventuale nuovo partito - per il leader della terza mozione - ma solo discutendone i contenuti, i come, il percorso, il livello di innovazione, la progettualità».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Per il vicepresidente del Senato il seminario di Orvieto non ha risposto a molti interrogativi e ha fatto emergere contrasti evidenti: «Bisognerebbe fermare le decisioni di Orvieto perché il rischio è che si faccia una cosa persino più piccola dell’Ulivo, che derivi dall’assemblaggio puro e semplice dei gruppi dirigenti Ds e Margherita». Il problema, secondo Angius, «non è un referendum sì o no al nuovo partito. Il problema è quale partito, come, attraverso quale percorso, quale coinvolgimento di forze». A proposito di una sua possibile candidatura alla segreteria risponde vago: «Non ne abbiamo discusso - risponde - e non so ancora se lo faremo. Io sto raccogliendo gli umori di un partito che vuole discutere, che vuole dire la sua ed essere protagonista in questa vicenda congressuale. Per esempio, per noi il riferimento ai principi di laicità è imprescindibile anche perché pensiamo che l'appartenenza al Partito socialista europeo da parte del nuovo soggetto politico non debba essere messa neanche in discussione». Anche il senatore diessino Massimo Brutti critica la prospettiva dell’addio ai Ds: «Sarebbe inaccettabile che dal prossimo Congresso venisse il mandato a sciogliere i democratici di sinistra. Noi crediamo che non vi siano affatto oggi condizioni politiche tali da legittimare questa scelta irreversibile». E che i rami della Quercia non vadano d’accordo l’un l’altro lo dimostra la polemica forte rinfocolata da Cesare Salvi della Sinistra Ds: «Il Partito Democratico non è ancora nato e già gli scontri si sprecano. La verità è che i dirigenti non vogliono riconoscere ciò che è sotto gli occhi di tutti: il Pd invece di riunire i diversi e sparsi filoni del riformismo italiano, divide ulteriormente la frammentata coalizione di centrosinistra».
ELISA SCHIANCHI

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Autostrade, stop a fusione con Abertis

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Gli organi amministrativi di Autostrade e Abertis sono giunti «alla comune constatazione della impossibilità di procedere alla esecuzione della fusione approvata dalle rispettive assemblee il 30 giugno 2006».

È quanto si legge in un comunicato congiunto di Autostrade e Abertis al termine del Cda che si é riunito oggi prima dell’assemblea straordinaria dei soci. Agli azionisti, si legge nella nota, «verrà proposto di non deliberare sulla distribuzione» del dividendo straordinario, «in quanto sono sopravvenute insuperabili, allo stato, circostanze ostative all’attuazione della fusione». Le due società «auspicano che in futuro si possano ricreare le condizioni per riconsiderare il progetto e a tal fine intendono proseguire congiuntamente nell’azione e nel dialogo a livello istituzionale».


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Amr Moussa ci spiega il suo piano per evitare la guerra civile libanese

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Il segretario della Lega araba oggi tenta la mediazione tra Hezbollah e governo Siniora: “Un compromesso tra le parti”

Oggi Amr Moussa è atteso a Beirut. E’ lui il mediatore cui molti si rivolgono per evitare che la crisi libanese imploda definitivamente sotto l’assedio di Hezbollah che – con i suoi militanti accampati davanti al palazzo governativo da giorni – vuole rovesciare l’esecutivo del premier Fouad Siniora. Il segretario generale della Lega araba ha interrotto il suo viaggio a Washington per condurre di persona le trattative: in questi giorni è stato il suo inviato Mustafa Osman Ismail a prendere contatti e a far digerire sia a Hassan Nasrallah, leader del Partito di Dio, sia a Bashar el Assad, rais siriano, il cosiddetto “piano della Lega araba”. L’attività diplomatica è partita dallo stesso Moussa il 4 dicembre, quando ha incontrato i principali interlocutori della politica libanese. Domenica, all’hotel Jefferson di Washington, il segretario generale della Lega araba ha detto al Foglio di aver appena finito di parlare con Nabih Berri, presidente del Parlamento di Beirut e leader del partito sciita Amal, alleato di Hezbollah. Secondo i presenti, potrebbe aver cercato di convincerlo a unirsi al fronte del 14 marzo per un governo d’unità nazionale. “Gli stati arabi sono coscienti del pericolo che sta minacciando il Libano – ha spiegato Moussa – La situazione è andata al di là dei confini regionali ed è necessario presentare un compromesso tra le varie fazioni”. Cautela e toni diplomatici sono d’obbligo per il segretario della Lega araba, che ha cercato di evitare domande specifiche e ha detto di voler parlare soltanto una volta arrivato a Beirut. “Ma ora che succede?”, gli ha chiesto una signora presente all’incontro riservato a Washington, e lui ha risposto, risoluto e pacato, con una battuta, un sorriso e il rimando al piano della Lega, che include: la proposta di un governo d’unità nazionale, l’approvazione di un tribunale internazionale per gli omicidi che hanno insanguinato il paese ed elezioni anticipate.
IL FOGLIO

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Mieli, che faccia tosta

>>Da: baffo
Messaggio 3 della discussione

"Il tema della quarta settimana"...
Era un NON tema, lo si sapeva benissimo già in campagna elettorale...sono poche le famiglie che hanno questo problema in Italia...

>>Da: GORGON
Messaggio 2 della discussione
Durante la campagna elettorale il suo giornale usciva con i titoli della quarta settimana, ora esce spesso assieme alla gazzetta dello sport, sperando che qualche milanista abbia compassione..

>>Da: Il giaguaro
Messaggio 3 della discussione
Una delle cose più esilaranti di ieri sera, per non parlare del sindacalista... adesso si rimette a fianco dei lavoratori, ehehehehe!

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Governo: Prodi fischiato a Roma

>>Da: baffo
Messaggio 5 della discussione

Fischi al Presidente del Consiglio Romano Prodi, intervenuto questa mattina all'assemblea nazionale di Confartigianato. Prodi e' stato accolto in strada, mentre usciva dall'hotel Plaza in via del Corso a Roma, sede della convention, da una cinquantina di persone che lo hanno fischiato. Tra loro anche un gruppo di tassisti, che lo ha criticato per la questione delle liberalizzazioni.

Intanto i DS l'hanno gìa scaricato
Fassino: "Senza un radicale mutamento degli indirizzi della politica economica, della spesa sociale e della finanza pubblica, l’Italia non ce la fa"


>>Da: baffo
Messaggio 2 della discussione

Finanziaria/ Prodi: la rifarei identica ma in un modo diverso.
E' uno spasso.

>>Da: GORGON
Messaggio 3 della discussione
Prodi è meglio di Giurato e gabibbo messi insieme....

>>Da: Il giaguaro
Messaggio 4 della discussione
Il filmato da non perdere, da vedere e rivedere più volte: http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/2006/12/11/video_4513.shtml?adsl

>>Da: aquilanera
Messaggio 5 della discussione
"La finanziaria la farei identica ma in modo diverso"
Probabilmente io sono proprio fuso in questo periodo,
ma qualcosa in questa frase non mi torna.


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Il libro rosso dei martiri cinesi

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
Recensione di Vincenzo Merlo

«Fui rinchiuso in una stanza strettissima. Per tutto il giorno mi era possibile soltanto stare seduto a gambe incrociate. Non potevo alzarmi o distendermi. Dovevo avere il permesso della guardia se volevo andare al gabinetto e persino per schiarirmi la gola. Solo dopo aver ricevuto il suo permesso potevo alzarmi. Non mi era consentito parlare con nessuno, e nemmeno assopirmi, altrimenti sarei stato sottoposto ad una dolorosa sferzata sulla lingua». Questa la testimonianza di padre Tian Tande, classe 1916, che così ricorda trent'anni di lavori forzati nella Cina maoista, dopo essere stato cacciato dalla cattedrale di Canton e trascinato senza processo in un gelido campo di lavoro nel nord-est del Paese.

Questa ed altre agghiaccianti testimonianze sulle persecuzioni condotte dai maoisti contro i cattolici negli anni '40, '50 e '60 sono raccolte ne Il libro rosso dei martiri cinesi, a cura di Gerolamo Fazzini, volume frutto della collaborazione tra Mondo e Missione e le Edizioni San Paolo. «Sono le storie, tutte documentate - scrive Guido Mattioni su Il Giornale - di alcuni cristiani sopravvissuti ai campi di prigionia cinesi nel quarantennio iniziato a metà anni '40, con la guerra tra comunisti e nazionalisti, e conclusosi nel 1983, poco prima dell'inizio della "modernizzazione" avviata da Deng Xiaoping. In quell'arco di tempo, anzi, sotto ad esso, sono rimaste le vittime di un'immane e sanguinosa "recita" ideologica, animata da coreografie di bimbi in divisa e scandita da slogan idioti spacciati come grandi saggezze. Un numero spaventoso di vittime tali da porre Mao, il "Sole rosso", alla stregua degli altri due mostri del XX secolo, Hitler e Stalin: 80 milioni di morti solo nel periodo del "Grande balzo in avanti", dal '58 al '61, come rivelato dall'ex gerarca Chen Yizi con il conforto di un documento dello stesso Partito Comunista».

Il libro di Fazzini, a cui hanno collaborato anche vari missionari del Pontificio Istituto Missioni Estere, costituisce un documento di eccezionale rilevanza storica, che mostra dall'interno contraddizioni e brutalità del regime maoista. Ecco allora che veniamo a conoscenza di uomini e donne di cui ignoravamo le indicibili sofferenze. Come Geltrude Li, insegnante in una scuola cattolica, incarcerata per la sua amicizia con i missionari e che ha scritto le sue memorie su pezzi di carta sagomati a forma di suole, per nasconderli nelle scarpe del sacerdote che di tanto in tanto veniva a visitarla. Come i 33 monaci cistercensi del monastero di Yangjiaping (devastato dai comunisti nel '47), umiliati e torturati prima di essere sottoposti ad un atroce martirio protrattosi per settimane. O come padre Li Chang, scomparso nel 1981, che era finito in esilio in una foresta. A suo modo non s'era perso d'animo: aveva soprannominato ciascun albero con il nome di un santo e questo fatto gli aveva dato la forza per andare avanti.

«Sono pagine amare di un incredibile album degli orrori», ha commentato Antonio Giuliano su Avvenire, evidenziando come «le memorie dei sopravvissuti provano una volta di più le atrocità del comunismo e tolgono il velo a una storiografia spesso accecata dall'ideologia». Per dirla con Fazzini: «Mentre in Europa, negli anni Sessanta, il verbo del maoismo veniva propagandato come il "volto buono" del comunismo, arruolando simpatizzanti anche in casa cattolica, in Cina il culto del "Grande timoniere" era imposto con la forza per soggiogare cosc

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Il pericoloso dialogo con il «revisionista» Ahmadinejad

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Matteo Gualdi

Si è aperta ieri a Teheran la Conferenza internazionale sull'Olocausto, voluta dal presidente Ahmadinejad. Lo scopo è quello di dimostrare che la shoah, lo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, le camere a gas e i campi di concentramento non sono mai esistiti: sarebbero soltanto un'invenzione degli ebrei per convincere gli occidentali a «risarcirli» attraverso la creazione dello Stato di Israele. In definitiva: un «complotto» ebraico ai danni dei Paesi musulmani, dei palestinesi in primis, ma anche, in generale, di tutti coloro che considerano Gerusalemme «città santa».

Una tesi non nuova, ma non per questo meno sconcertante. Ahmadinejad non ha mai nascosto il suo odio verso gli ebrei e l'Occidente filosionista, ma questa conferenza e le tesi sostenute sono davvero agghiaccianti. Ciò che deve preoccupare ulteriormente è il fatto che non partecipano solamente i Paesi islamici radicali ma anche sedicenti esperti occidentali, tra cui l'australiano Fredrick Toeben ed il francese Robert Faurisson, che mesi fa fu condannato in patria a tre mesi di carcere con la condizionale. E' davvero sconcertante che nel mondo occidentale ci sia ancora qualcuno che pensa che lo sterminio degli ebrei sia stato solamente una finzione, nonostante i lager e le numerose testimonianze siano a disposizione di tutti come segno indelebile della tragedia nazista. Purtroppo c'è chi tale tragedia vorrebbe ripeterla. E' l'Iran di Ahmadinejad, che sta costruendo l'arma atomica con lo scopo dichiarato di «cancellare Israele dalla carta geografica» (sono le parole che il presidente iraniano pronunciò il 28 ottobre 2005 ad una conferenza sul tema «un mondo senza sionismo»).

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Con questi estremisti è davvero possibile dialogare? Secondo il nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, sì. «Non si può chiudere aprioristicamente la porta al dialogo con l'Iran», ha affermato D'Alema meno di un mese fa. Peccato che non si tratti di «chiudere aprioristicamente» le porte al dialogo, ma semplicemente di porre delle condizioni minime per accettare di sedersi ad un tavolo dei negoziati con l'Iran. Non si può accettare l'inaccettabile. Il rispetto per il passato tragico del popolo ebraico dovrebbe essere uno dei prerequisiti per avviare un negoziato serio con Teheran. Naturalmente non è il solo, ma questo punto è particolarmente importante. Esso rappresenta infatti un alibi per i Paesi islamici che si ostinano a non riconoscere la legittimità dello Stato di Israele. L'«entità sionista», come essi la chiamano, è ritenuta un corpo estraneo all'interno dei Paesi musulmani, un cancro che come tale va estirpato; e con esso vanno combattuti anche tutti quei Paesi che lo appoggiano e sono da ostacolo alla sua distruzione, Stati Uniti in testa. Per questo anche le recenti proposte dei realisti americani di dialogo con Siria ed Iran, con l'obiettivo di trovare una soluzione per l'Iraq e per il Medioriente in generale, appaiono davvero insensate.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Come si può pensare di farsi aiutare da chi ha sempre lavorato, nemmeno tanto di nascosto, per la destabilizzazione del Medioriente? E' la Siria a fornire le armi ad Hezbollah in Libano (dove i nostri militari, inviati da Prodi e D'Alema, non possono che stare a guardare impotenti). E' l'Iran a soffiare sul fuoco iracheno, appoggiando il terrorismo sciita ed invocando la guerra civile (per saldare i vecchi conti con i sunniti). Come si può pensare di avere combattuto quattro anni per passare dalla dittatura sunnita di Saddam Hussein a quella sciita di Ahmadinejad? Vogliamo che in Iraq venga costituito un governo fantoccio, come per anni è stato in Libano? Difendiamo strenuamente il governo di Fouad Sinora contro le indebite ingerenze siriane e poi dovremmo abbandonarlo, e con esso il governo iracheno, a Siria ed Iran, solo per trovare una pseudo-soluzione che ci consenta di lasciare i Paesi apparentemente «riappacificati»?

Troppo idealismo può essere dannoso in politica estera, ma ugualmente il troppo realismo si trasforma facilmente in cinismo. Che Prodi e D'Alema abbondino in tale difetto lo sappiamo fin troppo bene. Ma non per questo sconcertano di meno le aperture disinvolte del nostro governo nei confronti di chi non ha rispetto per noi, per i nostri valori e per la nostra memoria.

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La strategia vincente in Iraq secondo l'Isg

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Alexandra Javarone

Che l'attuale strategia americana in Iraq vada riveduta è ormai un dato acquisito. A ribadirlo è stato il tanto atteso documento dell'Iraq Study Group, il quale auspica a chiare lettere un radicale cambiamento della politica estera Usa. La commissione, composta da un gruppo bipartisan di studiosi, ha sintetizzato le principali linee del suo pensiero in centosessanta pagine, contenenti 79 raccomandazioni. Le prime parole del documento non offrono certo una grande consolazione agli inermi spettatori della politica; facendo riferimento alla strategia da adottare, l'Isg afferma: «Non c'è alcuna formula magica per risolvere i problemi dell'Iraq». Nonostante ciò, gli studiosi si dichiarano convinti di poter offrire ancora una tattica razionale per risolvere il conflitto in corso. Il rapporto prevede la creazione di un nuovo gruppo di supporto (Iraq International Support Group), di cui dovranno far necessariamente parte tutti i Paesi confinanti con l'Iraq (dunque, anche Iran e Siria), i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l'Unione Europea. Una rinnovata azione diplomatica, volta a raggiungere una graduale sospensione dei combattimenti, dovrebbe già esser lanciata entro il prossimo 31 dicembre.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Insomma, stando al documento, mentre i fondamentalisti ungono d'odio e di morte la propaganda antiamericana, gli Stati Uniti dovrebbero servire al tavolo della diplomazia il «dialogo», nella speranza che un'offensiva più morbida serva a mutare il volto del Medioriente e consegni un nuovo ruolo alle truppe Usa, le quali dovrebbero presto dedicarsi ad addestrare le forze irachene. Il gruppo di studio pone, non senza fare riferimenti diretti anche alle altre questioni che turbano la stabilità della regione mediorientale, «un'alternativa apocalittica». «Alla discesa nel caos che porterà certamente al crollo delle istituzioni a Baghdad ed alla catastrofe umanitaria» gli studiosi contrappongono una strategia più dolce, che potrebbe presto culminare nel graduale abbandono della regione.

Ricapitolando, secondo il documento, gli Stati Uniti dovrebbero inizialmente aumentare in modo consistente il numero dei militari americani («inseriti dentro le unità dell'esercito iracheno, in modo da lavorare all'addestramento delle forze sotto il controllo del governo di Baghdad») per poi abbandonare progressivamente il campo di battaglia organizzando però, allo stesso tempo, delle «unità d'intervento rapido» le quali dovranno garantire un effettivo dispositivo di sicurezza da contrapporre ad Al-qaida. Il governo di Baghdad, dal canto suo, (sempre secondo il rapporto) per ottenere un appoggio incondizionato da parte degli Stati Uniti, dovrà dimostrare chiaramente di essere in grado di raggiungere alcuni «traguardi progressivi».

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Com'era prevedibile, il presidente iracheno Jalal Talabani, rivolgendosi ai giornalisti, ha severamente criticato il rapporto dichiarandolo non equilibrato e non corretto «perchè pone punti pericolosi che minano la sovranità dell'Iraq e la sua stessa Costituzione». Inoltre, a conferma dei timori del presidente iracheno, secondo alcuni analisti, l'idea dell'ex segretario di Stato di coinvolgere Iran e Siria nella stabilizzazione dell'area rischia di rendere ancor più complessa la situazione, rafforzando maggiormente i legami delle forze sovversive integraliste presenti in Medioriente.

Insomma, abbandonare il campo significherebbe allora solo concedere ai fondamentalisti un'ulteriore opportunità per rafforzarsi dando pure libero gioco ai Paesi, quali Siria ed Iran, che puntano chiaramente a lasciare immutata la situazione. Che la crisi in Iraq non sia un evento isolato ma dipenda piuttosto da una crisi generale e generalizzata del Medioriente intero non è certo un segreto per nessuno, eppure c'è chi si ostina a credere che la nuova strategia bipartisan possa creare, con il dialogo, le fondamenta per una nuova «storia condivisa» d'Oriente ed Occidente. Ma secondo quale astrusa logica il dialogo con Iran e Siria, Paesi che finanziano apertamente l'islamismo antioccidentale, potrebbe davvero portare ad una reale mediazione politica, culturale o religiosa? Certamente è necessario un vero e proprio cambio di rotta in Iraq, ma è davvero credibile l'idea di prefissare una data per il ritiro, anche se «puramente indicativa», senza aver messo a punto una strategia reale?

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I nodi insoluti della questione irachena

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 6 della discussione
di Erik Marangoni

Sono passati più di tre anni, oramai, da quando le truppe alleate entrarono in Iraq per deporre uno dei più sanguinari dittatori della storia e per iniziare l'esperimento democratico che avrebbe dovuto modificare radicalmente la fisionomia dell'intero Medioriente. Cosi, nonostante le enormi difficoltà in cui si tennero, forti speranze vennero poste nelle prime consultazioni popolari, indette per l'approvazione della nuova Costituzione e la formazione del nuovo Parlamento nazionale. Grazie a quelle elezioni oggi, in Iraq, c'è un governo regolarmente funzionante anche se ancora privo di reale controllo su buona parte del Paese e il cui esercizio della sovranità dipende in buona misura dalla presenza dei contingenti americani. Una presenza, quella delle forze armate americane (oltre a quelle inglesi e di altri Paesi), contestata da buona parte dell'opinione pubblica mondiale, tutta in fremente attesa della presentazione dell'ormai famoso Rapporto Baker sull'Iraq, che dovrebbe suggerire al presidente americano George W. Bush la miracolosa soluzione per la questione irachena. Fermo restando il contributo sicuramente positivo del Rapporto Baker ad una migliore comprensione della questione irachena, è tuttavia possibile individuare alcuni elementi di cui le amministrazioni americana e irachena dovranno tenere conto nei prossimi mesi e che rappresentano le questioni più spinose la cui soluzione potrebbe favorire la normalizzazione della vita in Iraq.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
La popolazione

La divisione della popolazione irachena in diverse etnie e gruppi religiosi è un fatto oramai noto al grande pubblico, abituato ai quotidiani scontri tra sciiti e sunniti, al punto che molti analisti ritengono che il Paese sia nel pieno di una sanguinosa guerra civile. Il problema, aggravato da una distribuzione a macchia di leopardo della popolazione civile, in realtà non può essere limitato agli scontri tra le due principali confessioni dell'islam. Numerosi sono infatti gli scontri che avvengono all'interno degli stessi gruppi per il controllo del territorio. Dato che il governo centrale non è ancora in grado di garantire la sicurezza contro furti, rapine e atti di violenza, ciascun villaggio è costretto ad affidarsi alla protezione di qualcuna delle numerose milizie che scorrazzano indisturbate per il Paese, fornitissime di armi e munizioni, di solito recuperate dagli arsenali governativi. Di conseguenza le milizie popolari, che attaccano le truppe alleate e quelle governative, godono di un forte sostegno della popolazione, in quanto contribuiscono alla loro difesa, di fronte alla cronica incapacità del governo di Baghdad.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
L'esercito iracheno

Fino agli anni '80 era il meglio armato del Medioriente, ma oggi l'esercito iracheno post-Saddam è un insieme eterogeneo di gruppi sociali di diversa estrazione, che cerca nell'uniforme principalmente un modo per portare a casa un po' di denaro. Considerata da molti analisti come uno dei più grandi errori dell'amministrazione americana, l'epurazione dei vertici militari dell'esercito di Saddam Hussein ha di fatto privato le forze armate irachene dei propri leaders, lasciandole nelle mani di ufficiali poco preparati e addestrati, e continuamente soggette ad attentati da parte dei terroristi. Oggi il nerbo dell'esercito iracheno è costituito da curdi, considerati i più fedeli agli Stati Uniti, e da sunniti beduini, mentre durante il regime di Saddam la maggioranza era composta da sciiti, considerati vera e propria carne da macello. Dopo la caduta del raìs buona parte degli sciiti è stata congedata dall'esercito e, priva di sostentamento, ha contribuito a ingrossare le fila delle milizie. Il governo di Baghdad sta cercando di favorire il reclutamento delle milizie nell'esercito nazionale, ma finora con scarsi successi.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Il debito pubblico iracheno

L'Iraq vanta il triste primato del Paese con il più alto debito pubblico del Medioriente. Ciò impedisce al governo di Baghdad di adottare politiche di spesa pubblica a favore della popolazione, la quale - come si è detto - cerca protezione e aiuto economico presso le numerose milizie che si contendono il controllo del territorio. I danni causati ai pozzi di estrazione del petrolio dalle truppe di Saddam in fuga stanno impedendo la piena ripresa della produzione di greggio, mentre i lavori di ripristino, affidati per lo più ad aziende occidentali, procedono a rilento a causa della mancanza di una forza pubblica di sicurezza. Tutto ciò aggrava le condizioni finanziarie del Paese, rese più acute dal rifiuto, opposto dai principali detentori del debito pubblico iracheno (Arabia Saudita, Iran e Kuwait), di cancellarne anche una minima parte. Sarebbe forse opportuno, per ammorbidire le posizioni dei tre Paesi in questione nei confronti dell'Iraq, convocare una conferenza internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite, ma il Palazzo di Vetro non sembra per il momento troppo favorevole a un'iniziativa di questo tipo.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione
Sfruttamento delle risorse del Paese

Supponiamo per un momento che le truppe americane si ritirino dall'Iraq, lasciando agli iracheni la piena responsabilità della gestione della propria sicurezza. Inevitabilmente, il governo iracheno sarebbe costretto a «negoziare» con le diverse milizie e gruppi etnico/religiosi una qualche forma di collaborazione per rimettere in piedi il Paese, in cambio ovviamente di qualche vantaggio. Nella Costituzione è stata inserita una clausola che sancisce il principio dello sfruttamento nel comune interesse nazionale delle risorse naturali attuali del Paese, cioè quelle già scoperte. La clausola, però, non si riferisce alle risorse che verranno scoperte in futuro, che, quindi, sembra potranno essere attribuite ai gruppi etnico/religiosi che le troveranno nella loro zona. Il governo iracheno potrebbe quindi far valere la clausola delle risorse future per ottenere dalle milizie una sorta di cooperazione, facendo leva principalmente sul loro desiderio di autonomia, anche se ciò potrebbe comportare un loro eccessivo rafforzamento agli occhi del governo centrale.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 6 della discussione
Il ruolo di Turchia, Giordania e Arabia Saudita

Ogni giorno la presenza americana in Iraq viene criticata anche all'interno di Paesi i cui governi si dichiarano fedeli alleati degli Stati Uniti. Esistono tuttavia altri soggetti che considerano la presenza di truppe americane (e alleate) nel Paese un elemento importante per la realizzazione dei propri interessi e delle proprie ambizioni. Primo fra tutti la Turchia, che teme le tendenze indipendentiste dei curdi nel nord dell'Iraq e per la quale i soldati americani sono garanzia del mantenimento dello status quo. In secondo luogo la Giordania, dove il regno di Re Abdullah II non è cosi stabile come sembra, considerata anche l'eterogenea composizione etnica dei sudditi giordani (dove i palestinesi hanno oramai raggiunto la maggioranza e stanno crescendo elementi di contrasto con i beduini giordani). Amman ha tutto l'interesse a che gli Stati Uniti mantengano la propria presenza nelle vicinanze, per garantire il regno hascemita dalle tendenze egemoniche dei diversi soggetti impegnati nel teatro palestinese. L'Arabia Saudita, in qualità di principale detentrice del debito pubblico iracheno, non giudica negativamente la presenza degli americani in Iraq, sia in quanto elemento di stabilizzazione (fino a quando gli Stati Uniti rimarranno in Iraq né Iran né Siria potranno mai pensare di estendervi la propria sfera di influenza), sia in quanto garanzia per un rapido ripristino dei pozzi di estrazione, unico mezzo sicuro per il pagamento del debito pubblico iracheno.

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Il governo usa la clava con i professionisti

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Antonio Maglietta

Secondo una relazione sulle professioni redatta dall'Antitrust nel novembre del 2005 «in Italia esiste una regolamentazione normativa in molti casi sproporzionata, che attribuisce ingiustificati privilegi ai professionisti: si limita così l'accesso al mercato e se ne riduce l'efficienza complessiva a danno dei consumatori... Alcuni dei codici contengono disposizioni in cui, in modo più o meno espresso a seconda dei casi, la concorrenza viene vietata ovvero considerata un disvalore». Per l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato esistono quattro aree critiche che frenano la concorrenza: ruolo degli ordini, tariffe inderogabili, limiti alla pubblicità, eccesso di regolazione normativa.

L'Antitrust ritiene il capitolo tariffe un tassello fondamentale nella riforma delle professioni e per questo ha indicato l'opportunità di eliminare le tariffe predeterminate inderogabili. Per l'Authority la qualità minima della prestazione professionale è garantita dalle regole di accesso alle professioni, mentre i prezzi prefissati non costituiscono né un parametro di riferimento per gli utenti né un valido incentivo per i professionisti. Il risultato è che i costi dei servizi professionali sostenuti dalle imprese italiane sono sensibilmente superiori a quelli sostenuti per altri fattori della produzione, pur soggetti a regolamentazione.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Qualche giorno fa sul tema è intervenuta anche la Corte di giustizia europea, che, esprimendosi su due procedimenti pregiudiziali (C94/04 «Cipolla» e C-202/04 «Macrino»), ha precisato che il divieto a derogare da un certo livello di onorario prefissato può essere giustificato qualora risponda a ragioni imperative di interesse pubblico, semprechè la tariffa onoraria minima sia funzionale al raggiungimento degli obiettivi di tutela dei consumatori e di garanzia della buona amministrazione della giustizia. La predetta pronuncia conferma recenti precedenti giurisprudenziali, laddove ribadisce la legittimità di un sistema tariffario vincolante ove il procedimento di adozione sia concertato tra gli ordini professionali e lo Stato, cui spetta comunque l'ultima parola. Infatti la stessa Corte ha ribadito che spetterà ai giudici nazionali il compito di valutare se esistano ragioni che possano giustificare la deroga o se le restrizioni, imposte dagli onorari minimi obbligatori, siano sproporzionate in relazione agli obiettivi dichiarati.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
La Corte ha prospettato il rischio che, in mancanza dei minimi tariffari e stante l'elevato numero degli avvocati esercenti in Italia, si possa scatenare una selvaggia concorrenza al ribasso con un peggioramento della qualità dei servizi forniti, che si risolverebbe in un danno per l'utenza. Problema, questo, che né il decreto Bersani né la bozza Mastella si sono posti. Ma quello che più sconcerta dell'azione politica del governo è il totale disinteresse nei confronti delle istanze che arrivano dal mondo delle professioni, che comunque, attraverso i loro rappresentanti, si è sempre dimostrato aperto al dialogo e disponibile a sedersi intorno ad un tavolo. A riprova dell'atteggiamento ostile nei confronti di una categoria che forse il governo non vede come amica interviene l'articolo 4 comma 1 del progetto governativo, che prevede, in casi di particolare gravità e reiterata violazione di legge, il potere del ministro competente di sciogliere, sentiti gli ordini centrali, i consigli degli ordini periferici, nonché di proporre al Consiglio dei ministri lo scioglimento dei consigli degli organi centrali.

Insomma, il governo vorrebbe usare la clava e non il metodo concertativo con una delle categorie che nel prossimo futuro, secondo l'ultima indagine dell'Isfol, rappresenterà il 33% dei nuovi occupati.

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Sindacato al bivio

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Armando Pannone

Dopo le contestazioni di Mirafiori, il sindacato si trova di fronte ad una svolta: o cambia registro e strategia nelle relazioni oppure imboccherà definitivamente la strada del grande freddo con i lavoratori. Dopo aver invocato per decenni la crescita democratica dei lavoratori, contribuendo in maniera significativa alla formazione della loro coscienza partecipativa nelle grandi stagioni rivendicative, oggi i vertici sindacali devono accettare una nuova fase del conflitto sociale. Sono infatti accadute due cose, in questi anni. La prima: la classe dei lavoratori ha raggiunto un elevatissimo grado di consapevolezza e partecipazione sociale. La seconda: il sindacato, nel corso della sua ininterrotta attività di raffredamento dei conflitti e di mediazione, si è traformato in struttura sempre più organica ai partiti politici. Non vi è possibilità di distinzione: il processo è stato il medesimo per tutte le sigle. Questi due fattori hanno modificato e modificheranno irrimediabilmente lo scenario convenzionale dei rapporti tra lavoratori e sindacati.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Il sistema delle relazioni sindacali è entrato in crisi proprio quando al governo del Paese è andata la sinistra. Sono esplose le contraddizioni e le insofferenze della base degli iscritti nel momento in cui le sorti della politica e dell'economia italiana sono nelle mani di un esecutivo ritenuto vicino, se non addirittura amico. Non è paradossale e cercheremo di capirne il perché, partendo proprio dalla grande stagione dell'offensiva sindacale scatenatasi durante i conque anni del governo Berlusconi. Con un governo di centrodestra, non vi era giorno che qualche categoria non scendesse in piazza a manifestare, sotto le bandiere sindacali e quelle rosse, per i propri diritti. La grande prova di forza del sindacato nei confronti dell'esecutivo ha prodotto una stagione quinquennale di conflitti ad alta tensione, in grado di condizionare pesantemente le politiche di sviluppo e di investimento di un governo ritenuto distante dalle ragioni dei lavoratori. Nonostante la difficile congiuntura internazionale e la stagnazione della crescita europea, l'abile mediazione di Gianni Letta, di concerto con le direttive di Berlusconi e del ministro dell'Economia Tremonti, ha felicemente risolto le più spinose rivendicazioni. Proprio le categorie tradizionalmente più vicine alla sinistra e meno disposte a concessioni al governo - come i metalmeccanici, ad esempio - hanno invece ottenuto risposte soddisfacenti e trovato ampia possibilità di ascolto.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Era logico aspettarsi che, con un governo di sinistra, amico dei sindacati, dalle cui fila provengono le massime cariche dello Stato, le cose sarebbero andate ancora meglio e senza esacerbare la conflittualità. In effetti, sin dalla prima bozza della Finanziaria si era notata una certa assonanza di idee tra i sindacati, chiamati da subito in cabina di regia, e la sinistra al potere. Tra l'altro, la luna di miele non solo non era stata smentita, ma ogni occasione era buona per mostrare il totale accordo sui pilastri del documento economico che via via prendeva corpo. Ovviamente, i vertici sindacali parlavano in nome e per conto dei loro iscritti. Le proteste di piazza spontanee da parte di tutte le categorie, seriamente preoccupate per la tenuta del proprio potere d'acquisto salariale e delle incerte prospettive per il futuro, hanno mostrato una realtà sociale completamente diversa. Tra i due milioni di persone scese in piazza a Roma, accorse ad applaudire Berlusconi ed i suoi alleati, non vi erano solo i militanti di partito.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
I vertici sindacali hanno fatto spallucce, così come hanno minimizzato tutte le manifestazioni che nella Capitale, in questi mesi, hanno segnato la protesta contro l'esecutivo in carica. A Mirafiori c'è stato il botto. La risposta del sindacato è stata chiaramente un'autodifesa: non cambia nulla. Di diverso tenore la risposta dei lavoratori, ormai cittadini consapevoli e perfettamente in grado di esprimere le proprie idee. In piazza sono andati milioni di lavoratori, qualcuno per la prima volta, a dire «no» a manovre economiche penalizzanti per il proprio immediato presente. Lavoratori che non si accontentano più di essere muti spettatori di accordi politici prima che sindacali. Il sindacato deve tornare all'umiltà, all'ascolto. Non può presumere che tutti gli iscritti siano automaticamente d'accordo con la sinistra al governo. E' un assioma sconfessato dai fatti. Né è giusto rimproverare i lavoratori per aver detto «no» ad un governo di sinistra in maniera così plateale. La realtà è più semplice. I lavoratori sono cittadini che, democraticamente, hanno rivendicato le loro priorità e indicato cosa desiderano per il loro futuro. Le istituzioni, che sono al loro servizio e non viceversa, ne prendano atto. Con spirito di servizio e non di partito.

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La spaccatura irreversibile tra il governo Prodi e il popolo italiano

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Aurora Fanceschelli

Il clima di fibrillazione e di protesta che sta arroventando il primo scampolo della legislatura guidata dal governo di centrosinistra ci invita a riflettere su alcuni segnali significativi, segnali che provengono dalla società civile, la maggioranza - ma anche purtroppo da una minoranza «incivile» (quelli che manifestano contro i nostri soldati) - e che sono lo specchio di un Paese che vuole ad ogni costo riprendere in mano il suo destino; un Paese che il 9 di aprile, a detta dei numeri «ufficiali», sembra che si sia espresso a favore dell'Unione con uno scarto di 24 mila voti. Bene, ora è proprio questo piccolo scarto che si sta ritorcendo, come una sorta di inganno che ha preso le sembianze di una vittoria istituzionale, contro un governo che, da quando si è insediato, non ha fatto altro che delegittimarsi anche presso gli elettori che lo avevano votato.

In questo momento delicato, in cui i cittadini contribuenti e non solo avvertono come la loro libertà e il loro lavoro produttivo siano pesantemente minacciati da un governo che fa leva unicamente sul prelievo fiscale e non sullo sviluppo, bene, è proprio ora che si manifesta impetuoso il desiderio di un cambiamento di rotta: il popolo, il soggetto depositario della sovranità delegata, vuole tornare a farsi soggetto attivo della politica; è per questo motivo che sta tentando di esprimere, attraverso la piazza, un dissenso profondo e viscerale verso un'idea di Stato e di società in cui non si riconosce. Persino coloro che credono nel progetto ideologico che vorrebbe edificare uno Stato moralizzatore e redistributore ora cominciano ad avvertire l'inganno: sì, perché è di questo che si tratta, del più grosso e colossale inganno sociale a cui abbia mai potuto assistere l'Italia dal dopoguerra ad oggi e che sta producendo un pericoloso scollamento tra il popolo stesso e chi lo rappresenta presso lo istituzioni.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Anzi, questo strappo tra volontà popolare e maggioranza istituzionale si è già prodotto: se è vero che in una democrazia la volontà popolare si riflette nella maggioranza degli elettori, è altrettanto vero che quest'ultima non è più la stessa che il 9 di aprile si è espressa per una manciata di consensi a favore del centrosinistra. Perché? Che cosa è accaduto? Come mai ciò che teneva unito l'elettorato dell'Unione e che lo compattava alla sua coalizione, l'antiberlusconismo, ora non tiene più? Ora l'incubo, anche per molti elettori del centrosinistra, sembra essere diventato a tutti gli effetti Prodi. Ovunque si rechi il Professore, da un po' di tempo a questa parte, non fa che alimentare il fuoco della protesta, di un'opposizione di piazza che, come è accaduto a Roma, vorrebbe farsi un tutt'uno con l'opposizione istituzionale, perché è in essa che si identifica. Tutto questo non succede a sinistra, dove lo scollamento che si è creato è tutto interno, interno ad una maggioranza che non è mai stata unita se non nel desiderio di gestione del potere, ma soprattutto, interno anche nei confronti di quella base elettorale costituita da quei cittadini e militanti che cominciano ad avvertire come quel voto a cui avevano attribuito un significato ideologico non incida nella realtà politica e programmatica attuale secondo le aspettative di redistribuzione della ricchezza che il Governo aveva prospettato.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Ed ora, alle numerose categorie colpite direttamente da questa Finanziaria, si aggiungono quelle che teoricamente avrebbero dovuto trarre vantaggio da questo Governo, ma che, disilluse da questo Esecutivo, protestano anche contro quei sindacati - Cgil, Cisl e Uil - che dovrebbero essere i loro paladini: la contestazione di Mirafiori rappresenta un campanello d'allarme forte, perché significa che d'ora in poi i sindacati, che già fino ad ora hanno fatto il bello e il cattivo tempo incidendo pesantemente sulle scelte di questo governo, avranno una forza contrattuale ancora più incisiva, e la riforma delle pensioni è alle porte, per non parlare dei focolai che si scateneranno sul discorso relativo al pubblico impiego.

Ma l'onda d'urto della contestazione che si sta ramificando nella società e che sta coinvolgendo imprenditori, artigiani, commercianti, forze dell'ordine, operai, ecc., questa «onda» popolare che vuole essere protagonista della politica del Paese, ebbene, è proprio questa forza democratica ad essere derisa da un presidente del Consiglio che, contestato anche nella sua nativa Bologna, offende il Paese per difendersi, definendo il nostro Paese «in una situazione penosa»; il buon Prodi dovrebbe rendersi conto che gli italiani, ormai una maggioranza netta di loro, ritengono che sia proprio lui a trascinare l'Italia in una situazione penosa. A questo intendono opporsi democraticamente, dimostrando come il Paese reale, e non virtuale, sia ormai sganciato dall'attuale «maggioranza».

MSN Gruppi

unread,
Dec 15, 2006, 7:13:39 AM12/15/06
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
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Paolo Guzzanti, domani sul Giornale.

>>Da: Luchy1395
Messaggio 10 della discussione
Eletti con sfibrante ritardo e con prove generali di disunione nell¹Unione i
due presidenti di Camera e Senato, si è messa ieri in moto la gigantesca
partita politica del Quirinale, per eleggere il successore di Ciampi che
dovrà arbitrare la politica italiana per sette anni. La questione è partita
in maniera dura e violenta, all¹insegna della spaccatura, se si deve
giudicare dal discorso di Fausto Bertinotti che si è rivolto a mezza Italia
ignorando e disprezzando l¹altra e trattando l¹economia in termini di
scontro fra sfruttati e sfruttatori, cioè riportando l¹orologio della storia
indietro di un secolo, quando a dire gravissime sciocchezze come questa era
gente come il giovane agitatore socialista Benito Mussolini che guidava
l¹estremismo con parole perfettamente
traducibili in quelle bertinottiane.

La questione, enorme, è quella di trovare un arbitro che garantisca tutti e
in questo senso ieri Berlusconi ha proposto un metodo: che sia la metà del
Paese all¹opposizione a proporre una rosa di candidati alla metà che si
installa al governo ed ha proposto il nome di Gianni Letta. Il timore nel
centro destra è che le sinistre possano decidere di imporre Massimo D¹Alema
al Quirinale sia per liberarsi di una mina vagante sgradita sia a Prodi che
a Fassino, sia per riempire l¹ultima casella del potere, dopo quelle di
Camera, Senato, Corte Costituzionale, Consiglio Superiore della
magistratura, patronati, sindacati, banche, università, scuole, giornali,
televisioni, regioni, comuni e province. Un tale progetto sarebbe devastante
persino se l¹attuale maggioranza davvero fosse una vera maggioranza nel
Paese, ma
considerato che rappresenta parecchio meno del cinquanta per
cento, una occupazione anche del Quirinale equivarrebbe ad un atto di
ostilità da muro contro muro nei confronti della metà del Paese che oggi
rischia di non essere rappresentata da nessuna parte. Progetto, tra l¹altro,
che si andrebbe a scontrare con un Senato ingovernabile.

Quanto sia reale tale rischio l¹hanno potuto vedere tutti ieri sera ai
telegiornali quando Romano Prodi rabbiosamente sorridente ha commentato le
due elezioni dei Presidenti delle Camere con un infelicissimo ³Due a zero².

Dalla valutazione del rischio Quirinale è partita ieri l¹accelerazione
politica non appena il presidente del Consiglio Berlusconi ha annunciato le
sue dimissioni per lasciare libero il Capo dello Stato di muoversi come
ritiene decidendo se dare o non dare l¹incarico a Prodi, prima che
il
Parlamento si riunisca per eleggere il suo successore.

E¹ ragionevole pensare che Ciampi, viste le sfilacciature della maggioranza
al Senato dove non c¹è maggioranza, neanche risicata, senza mettere ai remi
degli stanchi e malati senatori a vita privi di legittimazione popolare,
decida di aspettare e passare la patata bollente al suo successore.

Berlusconi comunque ha mandato alcuni messaggi forti: il primo è che guiderà
l¹opposizione. Il secondo è che come capo dell¹opposizione chiede fin d¹ora
il rispetto per metà dell¹Italia nella scelta per il Quirinale.

E il terzo segnale riguarda proprio le conseguenze di un eventuale no della
sinistra: Berlusconi ha chiarito che se fosse respinta una soluzione
concordata sul Quirinale, la Casa della Libertà non avrebbe altra scelta che
un¹oppos

>>Da: Luchy1395
Messaggio 7 della discussione


PUGNALATA ALLA SCHIENA DEL SENATORE GUZZANTI: SI SCHIERA CON PRODI E GLI DICE IO TI DIFENDERO’. VERO O FALSO? SUL GIORNALE DEL 15 DICEMBRE
14 Dicembre 2006

IL GIORNALE 15 DICEMBRE


Caro Prodi, da oggi hai un sostenitore in più: io. Sì lo so, mi farò un sacco di nemici nella mia area politica perché tutti vogliono buttarti giù, vogliono fare sfracelli, e poi le spallate, e le manifestazioni di piazza e poi storie brutte che Stefania Craxi va a ripescare rovistando sui giornali ingialliti dove si parla del tuo passato, e poi ancora quel tipaccio del maggiore Trofimov che avrebbe (nota il condizionale) detto a Litvinenko che tu eri nella vecchia Unione sovietica il cocco di casa, bada, il tesoruccio loro, quello che se gli rappresenti un’esigenza, tu la soddisfi.

Tranquillo. Tutto passato. Da adesso sto al tuo fianco. Tu dirai: ma dov’è il trucco? Risposta: nessun trucco, niente inganno. Tu ed io, anche se non l’Italia e gli italiani, abbiamo un unico e solo interesse: che tu stia al governo, bello calmo, pacifico, a bassa voce, farfugliando se ti viene da farfugliare, sereno, tranquillo, senza nervosismi. Tu resti lì e massacri l’Italia. La fai a pezzi. Fai a pezzi il tuo elettorato di sinistra. Massacri I deboli, presenti una finanziaria da film dell’orrore che poi quei giocherelloni dei miei amici di Forza Italia ti migliorano pure perché pensano che la gente sappia comprendere quel che hanno fatto per il bene comune.

Ma a te, caro Romano Prodi, che ti frega? Tu stai lì e già vedi che ti vogliono fare la pelle. C’è uno, del tuo giro, un grande inamovibile, che mi ha lanciato contro I suoi cani per azzannarmi ai polpacci e alla gola affinché io per reazione tiri fuori tutta la faccenda (ancora!) del Kgb, del piattino, di via Gradoli, di Trofimov che fa appena a tempo a parlare e già lo buttano giù a raffiche di mitra. E poi quel Litvinenko (un tipaccio, un tipo losco: ma ti pare normale morire in quel modo?) che riferisce e mette su video, insomma il solito ambaradam detto e ridetto che non se ne può più. Il grande inamovibile ti vuol fare del male, Fassino tira la coperta, il sindacato ti fischia, tutti ti strattonano, le folle insorgono, e io, caro Romano, ti difenderò.

Tu per me, per noi, sei il più bel regalo di Natale. Tu governi e massacri l’Italia, e noi cresciamo, sfondiamo, conquistiamo il Paese nelle intenzioni di voto e, credimi quando torneremo a votare nessuno ci fregherà più con quei giochetti stupidi dei seggi all’estero. Ma insomma, basta: tu devi governare. Noi non vogliamo un altro governo di sinistra. Vogliamo il tuo e soltanto il tuo. Nessuna spallata. Voteremo buoni e ordinati, ma proteggendovi. Dentro Forza Italia ho promosso il circolo Amici di Romano, iscrizioni aperte. Ti vogliono fare l’eutanasia, ma quelli sono I tuoi alleati. Noi, credimi Romano, non ti staccheremo mai la spina. Non fino al momento in cui torneremo alle urne, fosse un mese, fossero altri quattro anni (che Iddio ci scampi). Tu dirai: ma allora è il famoso ”tanto peggio, tanto me

>>Da: socialdemocratico
Messaggio 8 della discussione
7 mesi. Di seghe. Di Paolo e Tue Riapriamo i manicomi. Per l'integrità del seme italico. Franky®

>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 9 della discussione
E' un dato di fatto che un dalemino qualsiasi o un veltronimo qualsiasi avrebbero provocato anche volendo meno danni al paese e alla sinistra di questo fesso cattivo. Le gaffes le bugie le spacconate gli errori politici le offese ....tutto viene a nostro vantaggio e lo vedrete.

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GIUNTA ELEZIONI DEL SENATO: RICONTARE BIANCHE E NULLE

>>Da: barbarella
Messaggio 40 della discussione
EVVIVA!!!!!!!!!!!

La giunta per le elezioni del Senato ha deciso all' unanimità il riconteggio totale delle schede nulle, bianche e contenenti voti nulli o contestati, a partire da sette regioni: Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia e Toscana. La decisione è stata presa all' unanimità dalla giunta, che ha deliberato di procedere al riconteggio.

Inoltre la giunta ha deciso di procedere alla revisione delle schede valide, custodite nei diversi tribunali, secondo una 'campionatura' che sarà decisa dai comitati di revisione schede, tenendo conto dei seguenti criteri: l'assenza del verbale o la notevole differenza tra i dati dichiarati sul verbale e quelli verificati sulla revisione; l'assenza di schede nulle e contestate; la presenza di rappresentanti di lista appartenenti a una sola coalizione o l'assenza nel seggio di rappresentanti di lista per ambedue le coalizioni. Nel caso in cui i risultati rivelino "scostamenti significativi" rispetto ai dati di proclamazione, si dovrà estendere la procedura di revisione delle schede anche alle altre regioni e alla circoscrizione estero.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 35 della discussione
Verifica dei voti alla Camera: l’Unione fugge

Ma l’opposizione insiste: è ridicolo esaminare soltanto un campione del cinque per cento

Fabrizio de Feo


L’Unione alza il muro. Respinge al mittente gli inviti alla trasparenza sullo scrutinio elettorale e decide di fare melina, resistendo alla pressione della Cdl, compatta nel chiedere anche alla Camera il riconteggio di tutte le schede bianche e nulle, come già deliberato al Senato.
L’offensiva va avanti per tutta la giornata e si risolve in serata con un nulla di fatto e con l’aggiornamento della decisione finale alla seduta successiva. Ma il dato politico è evidente: il centrosinistra non gradisce affatto la richiesta di riconteggio avanzata dall’opposizione e continua a puntare sulla versione «minimal» dei controlli da effettuare a campione sulle schede bianche e nulle. Un percorso anomalo che creerebbe un doppio binario tra Palazzo Madama e Montecitorio.
La disfida sui controlli da effettuare sul voto dello scorso aprile viene aperta in mattinata dal presidente della giunta delle elezioni della Camera, Donato Bruno, che chiede l’istituzione del comitato di verifica nazionale per il controllo delle schede. L’Unione, però, frena fin da subito e domanda il rispetto della procedura che prevede prima la presentazione, la discussione e l’esame delle relazioni circoscrizionali e poi la decisione. Un modo per tirarla per le lunghe e procedere a verifiche sul 5%-10% delle schede nulle nelle varie regioni. Un campione evidentemente troppo ristretto affinché possano evidenziarsi anomalie degne di note. «Noi - annuncia il capogruppo in commissione di Forza Italia, Gregorio Fontana - continueremo a chiedere che venga adottata la stessa soluzione individuata dal Senato. Se Palazzo Madama ha deciso di ricontrollare tutte le schede bianche e nulle perché noi alla Camera dovremmo decidere diversamente?». I deputati dell’Unione fanno subito sapere di non essere d’accordo. Accelerare in questo modo i tempi non ha senso. Prima di tutto perché, spiega il capogruppo dell’Ulivo Donata Lenzi, «contare tutte le schede bianche e nulle una a una richiederebbe troppo tempo» e poi perché così facendo «si lancerebbe un messaggio di delegittimazione per l’intero sistema elettorale». In più, ricorda, «il Senato ha disposto il controllo delle schede bianche e nulle solo in sette regioni».
Donato Bruno, a quel punto, propone di mettere subito ai voti della Giunta l’istituzione del Comitato di verifica nazionale che avrebbe sostanzialmente due compiti: rivedere «tutte le schede bianche, nulle e contestate e successivamente non assegnate» e ricontrollare le schede valide «previa loro acquisizione presso i competenti uffici giudiziari ove sono custodite». Per Emerenzio Barbieri (Udc) il lavoro del Comitato dovrebbe cominciare la prima settimana di gennaio per concludersi entro il 31 maggio 2007. Anche se il deputato della Rosa nel Pugno, Maurizio Turco, fa notare come lo stesso Donato Bruno avesse sottolineato «che si sarebbe dovuto procedere all’esame delle schede a campione». E addirittura i Comunisti italiani rilanciano l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle ore calde dello spoglio: un’altra richiesta che si inscrive nella strategia della dilazione a oltranza del controllo delle schede.
Alla fine della giornata il verdetto non arriva. Ma la Cdl non demorde e promette battaglia. «Dopo che il Senato ha deciso quasi all’unanimità la verifica totale in 7 Regioni incomprens

>>Da: santana
Messaggio 36 della discussione
Verrà riesaminato solo il 10% dei seggi ma in caso di irregolarità significative saranno vagliate tutte le sezioni. La prima fase dovrebbbe terminare entro luglio
Elezioni, ricontare tutte le schede l'ha deciso la giunta della Camera
Fontana (FI): "Un grande successo. Dopo 8 mesi
siamo finalmente arrivati questa conclusione"


ROMA - La Giunta delle elezioni della Camera ha istituito il Comitato di verifica nazionale per ricontare tutte le schede bianche, nulle, contestate e valide. Cominciando però dal 10% dei seggi. E' quanto è stato deciso praticamente all'unanimità dalla Giunta delle elezioni.

L'accordo prevede che se emergessero irregolarità significative, si riconteranno tutte le schede. E' stato questo il punto di mediazione tra la proposta dell'Unione, che aveva fin dall'inizio chiesto che si rivedesse il 10 per cento, mentre la Cdl spingeva perché fossero ricontate tutte. Lo ha riferito Gregorio Fontana, di FI, che definisce la decisione della Giunta "un grande successo, perchè dopo 8 mesi di discussioni siamo finalmente arrivati questa conclusione".

La Giunta delle Elezioni della Camera ha deliberato all'unanimità di costituire un comitato di verifica nazionale che organizzerà i suoi lavori in modo da concluderli possibilmente entro la fine del mese di luglio 2007, ma potrebbero terminare prima se l'esame del dieci per cento di sezioni non rileverà anomalie o proseguire ulteriormente se effettivamente fosse necessario procedere a un riconteggio complessivo.

I criteri di individuazione dei seggi da sottoporre al riconteggio saranno definiti in sede di Comitato di verifica. In pratica verrà scelta una sezione ogni dieci per ogni circoscrizione, in totale seimila sezioni. Verranno sottoposte a verifica anche le schede dei seggi per i quali sono state specificatamente segnalate anomalie da parte dei relatori circoscrizionali, una revisione che riguarderà un numero ulteriore di sezioni compreso tra le 300 e le 400.

Questo il testo approvato dalla Giunta: "L'apertura dell'istruttoria su base nazionale riguarderà: la revisione di tutte le schede bianche, nulle, contestate e successivamente non assegnate nonchè di tutte le schede valide (previa la loro acquisizione presso i competenti uffici giudiziari ove sono custodite), in un numero di seggi pari in una prima fase al 10 per cento, con riserva di ampliare successivamente l'indagine a un numero ulteriore di seggi; i criteri di individuazione dei seggi saranno definiti in sede di comitato di verifica". La Giunta ha anche deciso: "la revisione delle schede dei seggi per i quali sono state specificatamente segnalate anomalie da parte dei relatori circoscrizionali".


>>Da: Paolo
Messaggio 37 della discussione
Tempo previsto?

>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 38 della discussione
sono felicissima....c'è da chiedersi soltanto com'è che al momento delle elezioni ci vogliono poche ore a contare i voti e adesso si parla di 6 mesi

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Successioni e Pacs, un rinvio scongiura la rottura nell'Unione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 17 della discussione


''Governo e Parlamento stanno giocando a rimpiattino con i diritti civili di milioni di persone che vivono in famiglie non sposate, fra cui quelle lesbiche e gay. Di rimando in rimando, si anagrammano in modi diversi le famose sette righe del programma dell'Unione e si allontana nel tempo qualunque misura concreta a favore delle famiglie non tradizionali''. Così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta il ritiro dell'emendamento governativo sull'abolizione delle tasse di successione anche per i conviventi deciso oggi dalla cabina di regia di maggioranza e governo sulla Finanziaria. "Confermata l'apartheid delle coppie di fatto. Al Senato hanno vinto i clericali" dice il deputato dell'Ulivo Franco Grillini. "Le unioni civili, sono argomento prioritario nel programma dell'Unione e lo stralcio dell'emendamento dimostra ancora una volta quanto il centrosinistra sia ostaggio dell'ala più oltranzista del cattolicesimo italiano, i cosiddetti teodem" dichiara il deputato di Rifondazione comunista Vladimir Luxuria. Ma non è questa una lettura condivisa da tutta l'Unione. Il governo ha deciso infatti di sostituire il ritiro delle misure sui conviventi dall'emendamento sulla tassa di successione con un ordine del giorno in cui si impegna a varare un disegno di legge che regolamenti le unioni di fatto. ''Bene l'ordine del giorno che sancisce in Parlamento l'impegno del governo e della maggioranza a dare al paese una legge saggia e condivisa che riconosca diritti e doveri delle coppie di fatto, eterosessuali e omosessuali'' è quanto infatti dichiara il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 15 della discussione
Pacs, il governo accelera e i cattolici dell’Unione temono il colpo di mano

Francesca Angeli

Sulle coppie di fatto il governo Prodi non molla: la legge sarà pronta a fine gennaio. Il governo deve assumersi la responsabilità di avanzare una proposta «anche sui temi più delicati» dice il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini. Ma i teodem (i cattolici della Margherita) puntano i piedi e convocano un incontro con la stampa per mettere una serie di paletti. Ribadiscono la loro contrarietà «a iniziative verticistiche del governo» e la necessità invece di «ridare dignità al Parlamento». Insomma non vogliono che arrivi sul loro tavolo un ddl messo a punto dal ministro Pollastrini e da quello della Famiglia, Rosy Bindi ma chiedono che si lasci l’iniziativa alle Camere.
Enzo Carra (gruppo dell’Ulivo a Montecitorio) ricorda quanto sia stato spiacevole venire a sapere direttamente dai giornali dell’esistenza di un emendamento alla Finanziaria che in materia di successioni equiparava i diritti delle coppie di fatto a quelli delle famiglie. Un emendamento cancellato dopo un duro scontro interno alla maggioranza che ha visto vincitori i senatori cattolici. Gli stessi che oggi rifiutano l’ipotesi di un ddl governativo sulle unioni di fatto: l’ex presidente delle Acli, Luigi Bobba, Emanuela Baio Dossi e Paola Binetti. Dunque il messaggio è chiaro: non faremo passare un testo sulle unioni di fatto che non sia stato ampiamente discusso e condiviso.
E il discorso sulla necessità di un confronto interno all’Unione vale per tutti i temi cosiddetti eticamente sensibili. «Sulle coppie di fatto - dice Bobba - noi siamo fedeli fino in fondo al programma dell’Unione. Ma questo non significa rinunciare al confronto e invece ci hanno annunciato: ecco la legge. Ma di quale legge parlano i giornali? Non abbiamo la vocazione a fare i vigilantes del cardinale Ruini ma vogliamo riparare ai danni di iniziative improvvide, quando non veri e propri colpi di mano, su materie sulle quali invece dobbiamo aprire il dialogo perché altrimenti si va verso il bipolarismo etico». Bobba ritiene che i diritti per le coppie di fatto non rappresentino una priorità. «La vera emergenza in Italia - denuncia Bobba - è la violazione sistematica dell’articolo 31 della Costituzione per la famiglia», riferendosi all’articolo che prevede sostegni economici per le famiglie.
E i paletti dei teodem valgono per tutti i temi eticamente sensibili. Anche quello dell’eutanasia. «Possiamo dire con chiarezza alcuni no: no all’accanimento terapeutico, no all’eutanasia, no all’avvilente strumentalizzazione della sofferenza», dice il deputato dell'Ulivo Marco Calgaro. Strumentalizzazione, aggiunge che «non si addice a un Parlamento serio».
Insomma le distanze dentro l’Unione si allargano a dismisura e riesce davvero difficile immaginare come si possa arrivare a un testo condiviso sulle coppie di fatto. La Bindi cerca di gettare acqua sul fuoco e garantisce che «il governo offrirà al parlamento un primo tentativo di sintesi perché sia poi il Parlamento, nella sua sovranità e con la sua capacità di incontro e dialogo con tutti i gruppi parlamentari, a offrire al paese una legge».
Quale potrà essere la sintesi tra la posizione dei teodem e quella cavalcata dalla sinistra ds e dalemiani, verdi comunisti e Rifondazione? Non sembra molto disponibile al dialogo con i cattolici il senatore verde Gianpaolo Silvestri. «Anche oggi il Senato si è trasformato in un pulpito. N

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Welby: «Il mio corpo è una prigione»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 19 della discussione
Il militante radicale malato di distrofia scrive al Giornale: «Vittima di una tortura di Stato».
Fissata l’udienza per l’interruzione delle cure

È stata fissata per martedì prossimo l’udienza del Tribunale di Roma (Prima sezione civile) sul ricorso presentato da Piergiorgio Welby per ottenere l’interruzione dell’accanimento terapeutico attraverso il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale. La notizia è stata accolta positivamente dallo stesso Welby che ha chiesto - si legge così in una nota dell’Associazione radicale Luca Coscioni - che venisse sospeso lo sciopero della fame portato avanti ormai da 16 giorni da oltre 700 cittadini, parlamentari, medici e un ministro, anche «per rispetto verso il giudice e gli operatori del diritto chiamati a udienza il 12 dicembre». Altro fatto considerato positivo è la nomina del Comitato nazionale di bioetica, che sarà presieduto dal giurista Francesco Paolo Casavola. Un «cattolico adulto» come lo definisce Francesco Cossiga che si dice convinto che sarà questa nomina ad aprire la strada all’eutanasia e al testamento biologico.
Continua a creare polemica l’affermazione del leader di An, che ha sostenuto che «Welby è cosciente, non può chiedere di morire, perché chi assecondasse la sua volontà sarebbe un omicida». «Sono completamente in disaccordo con le parole di Gianfranco Fini espresse a proposito della drammatica vicenda di Piergiorgio Welby. Staccare la spina a un uomo cosciente che può esprimere il suo pensiero non può essere definito in alcun modo né omicidio né eutanasia» precisa Ignazio Marino, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato. Diversa da Fini la posizione del direttore del giornale leghista La Padania. «Se Welby fosse mio fratello, mio padre... Cosa farei? Se mi chiedesse coscientemente di staccargli la spina, lo farei. E poi sarei disposto ad andare a processo, spiegando perché non sono un omicida, né un fratello o un figlio egoista irriconoscente. So che starei male, dopo averlo fatto, ma non mi sentirei in colpa», così scrive Gianluigi Paragone.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 19 della discussione
Tra sette giorni Welby conoscerà il destino

Il giudice del tribunale civile di Roma si è riservato sul ricorso presentato dal malato terminale

AUGUSTO PARBONI

PIERGIORGIO Welby dovrà ancora rimanere attaccato al ventilatore polmonare. Il giudice della prima sezione del Tribunale civile di Roma si è infatti riservato sulle richieste del malato: «staccare la spina» che lo tiene ancora in vita contro la sua volontà. Il giudice Angela Salvio ha infatti deciso di pronunciarsi sul ricorso del paziente dopo aver ascoltato le pronunce dei magistrati della procura di Roma, ufficio affari civili. Presenti all’udienza, i legali di Welby, gli avvocati Francesco Di Giovanni, Marco Mancini, Vittorio Angiollini e Riccardo Maia, anche il segretario dell’associazione Coscioni, Marco Cappato e Rita Bernardini, segretaria dei radicali italiani. Proprio quest’ultima ieri pomeriggio, al termine dell’udienza ha dichiarato: «Ci auguriamo che la decisione del Tribunale venga presto e che Piergiorgio possa raggiungere ore di serenità interrompendo una tortura e uno stillicidio, alla luce della sofferenza che sta patendo». Ci vorranno alcuni giorni dunque prima che il giudice sciolga la riserva sulle richieste di Welby, che pretende che gli venga staccato il ventilatore polmonare e interrompere così l’accanimento terapeutico. «Cosa mi aspetto? Non so nemmeno se ci sarà una sentenza», ha dichiarato la moglie di Piergiorgio Welby, Mina. «Non posso scendere perché - ha spiegato la donna dal citofono di casa - mio marito sta malissimo». Carla Welby, la sorella di Piergiorgio, era invece presente in Tribunale per seguire l'udienza chiesta da Piergiorgio che vuole che sia posta la parola fine alla sua sofferenza. «Siamo assolutamente determinati a permettere che mio fratello possa realizzare quello per cui sta combattendo, noi siamo tutti con lui», ha detto la sorella. «Le condizioni di salute di Welby sono peggiorate rispetto all’ultimo controllo», ha tuonato uno dei medici curanti del malato, che presenterà la certificazione nelle mani del giudice della prima sezione civile del Tribunale di Roma, Angela Salio. E ancora: «Il paziente in questo momento - prosegue il medico - ha problemi a riposare durante la notte per lo sfiato emesso dal passaggio dell’aria attraverso la stomia. Per ovviare a questo problema si è provato a modificare i parametri del ventilatore polmonare, aumentandoli, in modo da poter compensare le perdite presenti. Inoltre è stata praticata una medicazione della stomia maggiormente compressiva che insieme con una parziale cuffiatura della cannula riduca le perdite di aria». Sul caso è intervenuto, come annunciato, anche il leader dei radicali, Marco Pannella: «Già oltre 130 parlamentari, dei vari schieramenti, hanno aderito e sostengono l’iniziativa delle veglie della notte di sabato prossimo, 16 dicembre, con e per Piergiorgio Welby. È di grande valore questa occasione per consentire, in tutti i Paesi e le città italiane, di manifestare la propria gratitudine a una persona che, a un costo umano personale assolutamente incomparabile, sta consentendo una presa di coscienza e un grande dialogo all’opinione pubblica a tutte e tutti gli italiani, su un tema di capitale interesse per la forza, la crescita civile della nostra società e delle nostre istituzioni, del nostro Paese».


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A Teheran demoliscono l’Olocausto «Israele va cancellata dalle mappe»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione


Dagli storici negazionisti ai rabbini tradizionalisti, 67 «studiosi» radunati per mettere in dubbio non solo la Shoah ma l’esistenza dello Stato ebraico.

Olmert: «Sono nauseato». La Knesset «disgustata»
L’unico escluso è un giudice palestinese. Si chiama Khaled Kasab Mahameed, è nato e vive e lavora a Nazareth, ha il passaporto israeliano e sull’Olocausto è convinto di aver tanto da dire. Convinto di poter affrontare i sostenitori delle tesi negazioniste e provare loro che «devono riconoscere l’Olocausto perché - come ha scritto nella lettera d’adesione indirizzata all’ambasciata iraniana di Amman - riconoscere l’Olocausto permette di comprendere il 90 per cento dell’identità ebraica». La tesi non ha convinto le autorità della Repubblica islamica. I funzionari iraniani non solo non gli hanno stampigliato l’indispensabile visto sul passaporto, ma non gli hanno neppure risposto.
A Teheran, in compenso, sono arrivati - secondo l’Istituto iraniano per gli studi politici e internazionali, organizzatore della controversa e condannatissima Conferenza sull’Olocausto - almeno 67 studiosi provenienti da 30 Paesi diversi. Tutti ansiosi di spiegare le loro tesi controcorrente. Tutti protagonisti di un appuntamento definito «nauseante» dal premier israeliano Ehud Olmert e «disgustoso» dalla Knesset. C’è l’australiano d’origine tedesca Fredrick Toeben con il suo plastico di Treblinka e la convinzione di poter spiegare almeno là, a Teheran, che le camere a gas non sono mai esistite. C’è il filosofo islamico Leonardo Clerici, italianissimo nipote di quel Marinetti fondatore del futurismo. C’è il professor Robert Faurisson da anni in lotta con quelle leggi francesi che gli vietano di negare la realtà storica sullo sterminio degli ebrei ridimensionandone cifre e modalità. Ci sono sette rabbini di Neturei Karta e di altre sette ortodosse ebraiche contrarie al sionismo e al riconoscimento dello Stato d’Israele. Ebrei pronti a definire l’Olocausto una conseguenza delle idee di chi spinse il loro popolo a contrapporsi al mondo.


>>Da: melograno
Messaggio 7 della discussione
Per me chiunque dubiti di un tale massacro sta compiendo un atto simile a profanare una tomba, cioe' si insultano tutti quegli innocenti morti a causa dell'odio di un folle e dei suoi seguaci.
E poi dovrebbe farsi un giretto a Dachau o ad un altro campo di sterminio.


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Protesta dei no global contro i negozi Oxus «Sono di Delfo Zorzi»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione


Milano. «La borsa esplosiva che fa strage di prezzi». Con questa scritta ed altre frasi simili una trentina di attivisti della Lega antifascista metropolitana, gruppo della sinistra radicale, ha inscenato una manifestazione di protesta davanti ad uno dei negozi della catena Oxus. Il motivo, secondo i manifestanti, è il titolare: Delfo Zorzi, imputato e assolto per la strage di Piazza Fontana, ed è imputato per la strage di piazza della Loggia di Brescia (28 maggio 1974). «Abbiamo organizzato una manifestazione in concomitanza con l’anniversario della strage del 12 dicembre a Milano - ha detto uno degli attivisti - chiediamo verità su quei morti e auspichiamo l’estradizione di Delfo Zorzi dal Giappone». I manifestanti hanno distribuito volantini ai passanti mentre da un altoparlante veniva diffuso uno spot di denuncia sui negozi Oxus. Nelle borse di colore nero (come quella che fu usata a piazza Fontana) distribuite ai passanti in confezione natalizia, un volantino con le ragioni della protesta.


>>Da: ERcontemauro
Messaggio 5 della discussione
E come mai su quest'individuo pende una richiesta di estradizione????
Capisco che tu lo hai già processato e ovviamente assolto....ma lascia che siano i giudici veri semmai a decidere....

>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 6 della discussione
Se rileggi il primo post vedrai che questo tizio è stato assolto dal processo che ha subito e per l'altro ancora non è stato condannato nemmeno in primo grado...è quindi un cittadino innocente di fronte alla legge.

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Libero per l'indulto, uccide e dà alle fiamme 4 persone

>>Da: baffo
Messaggio 20 della discussione


Ricercato Abdel Fami Marzouk, un pregiudicato tunisino uscito dal carcere per l'indulto

Uccide e da alle fiamme 4 persone, era libero per l'indulto

Vittime la convivente, il figlio di due anni, la madre della compagna e una vicina. Ferita una quinta persona

Como, 12 dic. - (Adnkronos) - E' caccia nel comasco ad Abdel Fami Marzouk, il tunisino venticinquenne, accusato di aver ucciso e dato alle fiamme ieri sera 4 persone. L'omicida avrebbe prima massacrato la sua famiglia e solo in un secondo momento avrebbe incendiato l'appartamento in via Diaz ad Erba, comune in provincia di Como, per simulare una tragedia del tutto accidentale.

A cadere sotto le coltellate dell'aggressore sono stati Raffaella Castagna, figlia trentenne di un noto commerciante della zona e titolare di una catena di negozi di abbigliamento, il figlio Yousef di due anni, la nonna del piccolo, Paola Galli di 60 anni e una vicina di casa, Valeria Cherubini di 50 anni, accorsa insieme al marito alle grida di aiuto delle prime vittime. Gravemente ferito e ustionato il marito della vicina, Mario Frigerio di 60 anni. L'assassino, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe inferto ferite profonde alla gola a due o più vittime, quasi a volerle sgozzarle.

La caccia all'uomo è iniziata dopo le 20.30 quando i vigili del fuoco, entrati nell'abitazione del centro cittadino per domare le fiamme, hanno fatto la macabra scoperta. Quando è stato chiaro che il convivente di Raffaella Castagna non era tra le vittime le ricerche si sono concentrate su di lui. Il tusinino è infatti scappato a bordo di un furgone trovato, poco prima di mezzanotte, a Merone paesino tra Como e Lecco. E' in questa zona che al momento si concentrano le ricerche degli inquirenti.

Secondo gli investigatori l'uomo, con precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti e rapina e uscito dal carcere alcuni mesi fa per l'indulto, potrebbe essere aiutato nella fuga da qualche balordo.

Da chiarire pero' il movente. Descritto come una persona aggressiva non sarebbe comunque nuovo a episodi di violenza nei confronti della convivente. A coordinare le ricerche dello straniero sono il procuratore della Repubblica di Como, Alessandro Maria Lodolini e il pm Simone Pizzotti.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 13 della discussione
«Non se ne può più di questa gente. Certe sera gridano talmente tanto che non riusciamo neanche a dormire. E poi spacciano, spacciano, hanno sempre qualcosa in mano da vendere. Ormai la piazza del mercato è loro». La gente di Erba è ancora sotto choc. C’è sospetto, nei confronti degli immigrati che vivono nei palazzoni di via Mazzini o alla periferia lungo la strada che porta a Merone. Per colpa loro ci vanno di mezzo tutti. Ci va di mezzo Khadija, marocchina, 27 anni, un marito e due bambini, abiti occidentali e occhiali di Dior. «Adesso si scatenerà una guerra di religione. Ma la religione quando succedono queste cose non c’entra. C’entra l’ignoranza. Noi non abbiamo paura, perché ognuno si prende le responsabilità per quello che ha fatto. E noi non abbiamo fatto niente». La gente di Erba, invece, paura ne ha. Ne dicono tante dei maghrebini che girano per la piazza. Il titolare di un negozio di alimentari che si affaccia su piazza Mercato dice «che ne fanno di tutti i colori, anche se una volta era peggio. Bevono, si ubriacano e spacciano». Perfino gli immigrati regolari, quelli che con la droga non vogliono avere niente a che fare, li condannano. «Rovinano la nostra reputazione - dice un ragazzo davanti a un Kebab -. Noi la droga non la vogliamo neanche vedere. Mentre loro sono sempre lì a spacciare e a fare casini». Tutto un altro mondo, rispetto a quello di Raffaella che pure aveva deciso di fare di quel mondo la sua scelta di vita.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 14 della discussione

Il giallo della conversione: «Raffaella era musulmana»

C'è qualcosa che non torna. Qualcosa in più che non torna nel maledetto puzzle della strage di Erba.
Da un lato c'è Carlo Castagna, un uomo disperato che lunedì, nella sera dell'orrore e della mattanza ha perduto una moglie, una figlia, il nipotino. Un uomo che parla di «vittime che si sono immolate», facendo riferimento anche ai vicini di casa che sono accorsi alle urla di Raffaella e che pure sono caduti sotto i fendenti degli assassini. Un uomo disperato che, avant'ieri, tra le lacrime, aveva voluto scagionare il genero, peraltro mai particolarmente amato, rivelando che gli aveva telefonato dalla Tunisia. E dall'altro c'è una famiglia intera, quella di Azouz, che ostenta un muro di certezze davanti a questa terribile vicenda. «Non c'entra Azouz, non c'entro io, non c'entra mio cugino. Siamo stati interrogati dai carabinieri per dodici ore, l'altra notte. Non ci credevano», sbotta Fahmi, 25 anni fratello minore di Azouz, in Italia dal 2000. E aggiunge: «Volete sapere una cosa? Raffaella si era convertita alla nostra religione, era diventata musulmana oramai. Aveva scelto di diventarlo facendo il Ramadan, che è appena finito, assieme al marito e cercando di far crescere Youssef secondo i principi islamici. Non gli dava da mangiare maiale e sceglieva solo la carne delle nostre macellerie islamiche». Qualche chilometro più in là da Carlo Castagna non arriva certo una conferma riguardo alle affermazioni di Fahmi. Anzi è il cognato Umberto a invitare alla prudenza: «Mia sorella Paola raccoglieva le confidenze di Raffaella, avrebbe dovuto saperla questa storia della conversione, invece non ha mai detto nulla. Non me ne ha mai parlato».
Non è tutto. C'è un altro qualcosa che non torna. Per Fahmi Marzouk la spiegazione della strage nella casa di ringhiera di via Diaz, non sta certamente in una vendetta trasversale di qualche cosca della droga contro Azouz, ma va cercata e trovata nella vita dei Castagna. «C'era stata una tentata rapina tre mesi fa nella loro villa, in pieno giorno - ricorda Fahmi - quella volta è andata male e così qualcuno ha voluto vendicarsi e tornare in casa di Azouz e di Raffaella per prendersela con loro. È una questione di soldi ne sono sicuro».
Un altro macigno gettato con leggerezza nello stagno di questo giallo. Cui replica indirettamente Pietro Castagna, uno dei due fratelli di Raffaella: «Non vogliamo parlare di Azouz e della sua famiglia. Noi non abbiamo niente a che fare con questa persona. L'abbiamo visto due volte in quattro anni. E con lui e con i suoi familiari non vogliamo avere nulla a che fare. Ci ha già fatto troppi danni». Uno sfogo amaro cui si aggiunge, nel pomeriggio, dopo le «rivelazioni» di Fahmi, una nuova dichiarazione di Carlo Castagna: «Posso solo dire che Raffaella è stata una figlia e poi una madre straordinaria. Non ci sono parole per descrivere la sua dedizione all'impegno sociale. Si metteva a fianco dell'ultimo, di chi soffriva. La sua è stata una scelta di solidarietà che l'ha sempre animata nella sua vita. Ed è stata la scelta che forse ha fatto anche quando ha deciso di avvicinare la persona che poi ha sposato. Una scelta che, alla fin fine, gli è stata fatale...».

>>Da: er Drago
Messaggio 15 della discussione
Secondo me resta il fatto che se l'ex presunto autore del danno non fosse stato spacciatore e rapinatore, non avrebbe avuto brutti giri, non sarebbe finito in galera, non avrebbe avuto modo di uscire con l'indulto dal momento che in galera non ci sarebbe andato e le persone che son state ammazzate sarebbero ancora vive.


>>Da: melograno
Messaggio 16 della discussione
Ecco. Non doveva uscire e basta.
Come non dovevano uscire altri come lui.

>>Da: felice
Messaggio 17 della discussione
Ma che razza di gente vive questo mondo??

Emergono intanto dei macabri particolari dalle indiscrezioni sulle autopsie svolte dall'anatomopatologo dell'ospedale Sant'Anna di Como, Giovanni Scola, sui corpi delle quattro vittime. Il piccolo Youssuf sarebbe stato sollevato di peso per i capelli e poi ferito a zig zag su tutto il corpicino prima di essere sgozzato e gettato sul divano.
Un aspetto che conferma la ferocia dei killer. La mamma, Raffaella Castagna, sarebbe stata colpita con un oggetto pesante alla fronte subito dopo aver aperto la porta a quelli che si riveleranno essere gli assassini. Il medico legale avrebbe riscontrato lo sfondamento dell'osso frontale: Raffaella potrebbe essere stata colpita con un martello che le avrebbe frantumato la fronte. Lo sgozzamento finale potrebbe essere soltanto la «firma» lasciata dai killer. Un preciso messaggio che potrebbe essere rivolto al marito della giovane donna, il tunisino Azouz Marzouk. L'anatomopatologo ha svolto anche accertamenti sugli altri due cadaveri: quello di Valeria Cherubini, la vicina di casa intervenuta dopo aver sentito le urla provenire dall'appartamento degli orrori e ripetutamente colpita alla schiena con un coltello. La donna è stata trovata con una sciarpa attorno alla bocca. Anche la mamma di Raffaella, Paola Galli, è stata ripetutamente accoltellata e infine sgozzata. Lo stesso anatomopatologo ha compiuto degli accertamenti sul cagnolino di Valeria Cherubini, morto per asfissia, nell'ipotesi che la bestiola possa aver preso a morsi gli aggressori. Per questo è stato fatto un accurato esame della dentatura e delle unghie.


>>Da: Marianna
Messaggio 18 della discussione
Troppa, Felice. Troppa.

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Ora l'unione : oscurate il film di M.Boldi

>>Da: Nando179764
Messaggio 12 della discussione


La richiesta: «Troppa pubblicità sulla tv pubblica» L'Unione contro l'Olé dei Vanzina Esponenti del centrosinistra contro il film di Natale distribuito da Medusa. L'accusa: «Il ruolo degli insegnanti viene denigrato» Bondi, Salemme e Salvi in una scena del film «Olè» (Ansa) Deve ancora uscire nelle sale ma scatena già polemiche «Olé», il film di Natale dei fratelli Vanzina distribuito da Medusa. A scagliarsi contro la pellicola, al cinema dal 15 dicembre, sono quattro esponenti della maggioranza. L'accusa? Vilipendio al corpo insegnante, che nella finzione cinematografica targata Vanzina ha la faccia dei comici Boldi e Salemme. Da qui la richiesta: la pellicola va subito oscurata dalla Rai che in questi giorni, come è prassi, sta lanciando il cine-panettone con ospitate nei programmi dei vari protagonisti e recensioni in tv. Domenica il cast era ospite di Baudo su Rai 1. UNIONE ALL'ATTACCO - Riccardo Villari della Margherita, Loredana De Petris dei Verdi, Giuseppe Di Lello di Rifondazione Comunista, Franco Ceccuzzi dei Ds - i quattro anti-Olé - non si danno pace. «Non si capisce - scrivono in una nota - per quale motivo il servizio pubblico si presti a promuovere la nuova pellicola dei Vanzina» e «in orari di punta per gli ascolti». Il film ha come protagonisti due imbranati professori di liceo, interpretati da Boldi e Salemme, che si contendono una procace collega americana, l'ex sirena Daryl Hannah (guarda il trailer). I due si ritrovano in viaggio per la Spagna con le rispettive scolaresche. E lì ricominciano le rivalità. Ed è proprio il ruolo di prof. ridotto a macchietta a far sobbalzare dalla sedia i politici dell'Unione.

LA NOTA - «Denigrare, prendere in giro, vessare una categoria vitale per l'educazione e la formazione dei nostri figli, come quella degli insegnanti, è non solo di cattivo gusto ma ingrato - dice la nota - Dipingere dei professionisti laureati e vincitori di difficili concorsi e abilitazioni statali come degli stupidi in balia di giovani e belle donne è semplicemente irriconoscente». «In piena emergenza bullismo - continua il comunicato - siamo passati dal carismatico professore dell'attimo fuggente a rappresentazioni di bassissimo livello. A questo punto non stupiamoci della stato della scuola italiana».


>>Da: buonalanutella
Messaggio 10 della discussione
Ma che facciamo ora? censura cinematografica? ma per favore, che si facessero due risate e la finiscano di rompere!

>>Da: micia
Messaggio 11 della discussione
Personalmente non mi piacciono 'questi' film di Natale e non mi piace vedere i film dei Vanzina, però ho molto gradito la risposta che questi ha dato.


>>Da: felice
Messaggio 12 della discussione
ma come "i paladini delle libertà" ora invocano la censura? cioè si può sfottere Papa e cristiani ma non si può fare 2 sane risate?
Ma che andassero.....


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Governo: Prodi fischiato a Roma

>>Da: baffo
Messaggio 6 della discussione


Fischi al Presidente del Consiglio Romano Prodi, intervenuto questa mattina all'assemblea nazionale di Confartigianato. Prodi e' stato accolto in strada, mentre usciva dall'hotel Plaza in via del Corso a Roma, sede della convention, da una cinquantina di persone che lo hanno fischiato. Tra loro anche un gruppo di tassisti, che lo ha criticato per la questione delle liberalizzazioni.

Intanto i DS l'hanno gìa scaricato
Fassino: "Senza un radicale mutamento degli indirizzi della politica economica, della spesa sociale e della finanza pubblica, l’Italia non ce la fa"


>>Da: senzascuse
Messaggio 6 della discussione
Perchè, chi gli vieta di cambiarla?
Noi no, anzi gli si sta a chiedere di cambiarla, ma questo ci fa o ci è, fra poco dirà che ha ceduto alla violenza, perchè se era per lui sarebbe stata tutta un'altra cosa, lui non c'era, se c'era era in altre facende affaccendato e la finanziaria s'è fatta da sola, oibhò!

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Transizione senza meta

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Piero Fassino, durante il lungo discorso al parlamentino della Quercia nel quale ha proposto una «transizione graduale» al Partito democratico, non ha saputo resistere alla tentazione di indicare i suoi punti di riferimento. Ha citato per primo Tony Blair e lo ha fatto con un certo coraggio, vista l'ostilità diffusa nella sinistra italiana nei confronti del premier britannico. Subito dopo ha tessuto l'elogio degli spagnoli Gonzalez e Zapatero citandoli come i leader che hanno assunto i valori della modernità. Non poteva poi mancare il riferimento alle socialdemocrazie scandinave che hanno ripensato il loro welfare. Il quarto posto è stato riservato a Ségolène Royal, indicata come l'erede del dimenticato e un po' imbarazzante François Mitterrand. Perfino i socialisti portoghesi e gli austriaci hanno avuto il loro posticino.
Anche una persona disattenta riesce a notare un'importante omissione: la socialdemocrazia tedesca - che con Brandt e Schmidt è stata la madre del concetto di sinistra europea - non è più un punto di riferimento del leader diessino. Imbarazzo per la scelta della Grande coalizione, che in Italia sarebbe stata tradotta come un cenno subliminale alle «larghe intese»? Non credo proprio. La ragione è più semplice: la Spd è quel partito che ha deciso di rifiutare la collaborazione di governo con l'estrema sinistra e che, quando il suo leader era Gerhard Schroeder, preferì la scissione di Oskar Lafontaine ad un compromesso destinato a snaturarne l'impronta riformista. In altre parole l'opposto del passato e del presente dei Ds e del marchio di fabbrica dell'Unione.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Non c'è dunque da stupirsi. C'è solo da chiedersi perché ci siano tanti tormenti e tanti dilemmi di fronte alla costruzione del Pd, se poi non viene affrontato neanche alla lontana il problema di fondo, quello della collaborazione con i neo-comunisti e con gli antagonisti nel governo di una società complessa. È dal 1989 - c'era ancora il Pci - che l'attuale classe dirigente diessina non compie il passo necessario e non riesce così a darsi una cultura politica chiara e trasparente, discutendo all'infinito gli stessi argomenti: come essere socialisti all'europea e come essere anche democratici all'americana, come tenere insieme il proprio elettorato cambiando identità, come evitare scissioni a sinistra contaminandosi con l'innovazione.
Nel suo impianto, l'ultimo discorso del leader ds appare la stanca ripetizione del vecchio rito, che si ripete da diciassette anni, fondato sulla liturgia del «nuovo inizio». Almeno Achille Occhetto aveva delle idee, che poi non riuscì a realizzare. Ma, in lenta successione, D'Alema, Veltroni e ora Fassino hanno seguito il metodo di annunciare con enfasi il cambiamento, omettendo però di riempirlo di contenuti per paura di subire scissioni e creando solo una grande melassa. Con il solo effetto di perdere pezzi e di invecchiare, restando post-comunisti all'eterna ricerca di una cultura e di un'identità.
C'è da scommettere che adesso ci si continuerà a chiedere quanto sia più vicino e quanto più lontano il Partito democratico. Come, sotto altro nome, se ne discusse nel '91, nel '95, nel '99, nel 2002. Una discussione davvero poco interessante, visto che né sotto la Quercia né sotto la Margherita si affronta la questione vera, cioè l'autonomia e l'autosufficienza di una forza riformatrice rispetto alla sinistra antagonista. Quella che, in Germania, Schroeder ha avuto il coraggio di risolvere per consentire alla Spd di restare forza di innovazione e di governo anche al prezzo, davvero sopportabile, di essere escluso dal pantheon di Piero Fassino.
Renzo Foa


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Aridatece Peppone (e il suo Natale)

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Eccolo qua il presepe del compagno Cofferati: c’è Prodi ciclista, e c’è Moana Pozzi nuda inseguita dalla Morte. Alle spalle s’intravvede quell’intruso del Bambinello, chissà se c’entra qualcosa. Non stiamo scherzando: questo presepe è nella sede del Comune di Bologna, palazzo d’Accursio, ed è stato organizzato dal signor sindaco e dai suoi compari. Oltre al premier in bici (gli servirà per fuggire dai fischi?) e alla povera Moana ritratta con le vergogne di fuori (un po’ di rispetto per i morti no?) ci sono altri pilastri della storia del cristianesimo: Freud e Picasso, tanto per citarne un paio. Questo è il presepe della giunta progressista. E poi dicono che uno si butta a destra, diceva Totò.
Naturalmente qualcuno penserà che siamo degli ignoranti perché questo presepe, che diamine, l’ha fatto un artista. Non ne riporto il nome perché non lo ricordo: ma anche se me lo ricordassi non lo farei, un po’ perché non merita pubblicità e un po’ per carità cristiana, si dice il peccato ma non il peccatore. Comunque questo artista Cofferati se lo è scelto con cura. È un signore che ha fatto sapere di essere agnostico, il che non è una colpa, perché credere non è facile né obbligatorio. Ma agnostico - leggiamo sul vocabolario - vuol dire persona che «non prende posizione», «che mostra indifferenza». E invece questo genio delle statuine natalizie ha detto che sono quarant’anni che lavora sul presepe, e ha aggiunto: «Se faccio arrabbiare il cardinale sono contento». Vuol dire che tanto indifferente non è.
Insomma: uno dei tanti presepi dissacratori, o più semplicemente idioti, una vergogna a cui assistiamo da qualche tempo. Anche quest’anno in tutta Italia è un fiorire di manifestazioni «natalizie» in cui il Natale viene nascosto, oppure annacquato. Canzoncine in cui la parola Gesù viene sostituita da Virtù, presepi nei quali accanto alla capanna del Bambino vien messa una moschea, recite in cui si parla genericamente di pace e di bontà ma non si fa menzione di quel neonato ebreo che, comunque la si pensi, ha spezzato in due la storia: avanti Cristo, dopo Cristo.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La giustificazione di questi zelanti distruttori del Natale la conosciamo bene: dicono che non si devono offendere i musulmani, tanto meno i bambini che vanno a scuola. Giustificazione assurda perché gli islamici non sono affatto infastiditi dal Natale: o se ne infischiano, o ricordano che Gesù era per loro, comunque, un profeta. No, non sono i musulmani a distruggere il Natale e, più in genere, la tradizione cristiana: siamo noi occidentali devastati dal politically correct e da quel ben noto vizio dell’autoflagellazione che ci porta a ritenerci colpevoli di tutti i mali del mondo.
Lungi da noi volerla buttare in politica, ma i maestri in questa opera di demolizione delle nostre tradizioni sono gli amministratori e in genere i pensatori della sinistra. È soprattutto nelle giunte di sinistra - perché negarlo? - che le feste del Natale vengono trasformate in burletta; e sono soprattutto gli intellettuali e i giornalisti di sinistra che ci fanno una testa così sulla necessità di non offendere i musulmani, dell’aprirci alle altre culture, di non essere sordi al dialogo. È una sinistra che ci fa rimpiangere, e di molto, i vecchi comunisti di una volta, che avevano tanti difetti ma erano certamente più seri. Un Peppone certi imbecilli li avrebbe cacciati fuori dalla sezione a calci nel didietro.
Ma davvero: non vogliamo buttarla in politica. Il discorso è un altro. Cancellando il Natale, si cancella qualcosa di cui non possiamo fare a meno. Non sto parlando delle nostre tradizioni culturali: di quelle mi frega assai poco. È che il Natale - e, per estensione, tutto il cristianesimo - è qualcosa che ci riguarda ben più di una consuetudine culturale. Di fronte a questa ricorrenza, uno si chiede: ma sarà vero che duemila anni fa Dio si è fatto uomo? E che dopo la morte ci attende un’altra vita? Personalmente me lo chiedo con mille dubbi, ma anche con tutta la speranza che posso. E sono certo che queste domande, almeno una volta nella vita, se le pongono tutti.
Ecco cosa conta del Natale: se è una storia vera oppure no. Ieri ero al funerale di un mio amico di 42 anni. Ho visto sua moglie, fiera e commovente nello stare in chiesa con i due figli piccoli. Provate a consolare questa donna parlando del dialogo con l’islam e dell’integrazione con le altre culture. È altro di cui ha bisogno. Lei come tutti noi, che ogni tanto avvertiamo con un brivido d’angoscia che il tempo si fa breve.
Giù le mani dal Natale e dalla speranza che ci porta, quindi. Se non vi interessa lasciatelo perdere. Ma giù le mani.
Michele Brambilla


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La verità imposta

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Sento ripetere degli strani discorsi. Come se la persona in fin di vita che rifiuta l'accanimento terapeutico volesse costringere quanti sono in condizioni analoghe a fare altrettanto. Si tratta dello stesso argomento dozzinale di chi sostenne che l'introduzione del divorzio e dell'aborto significasse una sorta di precetto generale per costringere a divorziare e abortire. O di chi asserisce che l'introduzione dei Pacs distrugge il matrimonio tradizionale e perfino che le unioni di fatto tra omosessuali sarebbero la dissoluzione di quella procreazione necessaria per l'identità italiana. Questi discorsi sono pretestuosi perché fanno credere che una legge volta a tutelare specifici diritti di soggetti deboli provocherebbe obblighi per l'intera comunità tali da distruggere altre situazioni tradizionali.
Si dirà piuttosto che si tratta di una questione di valori, più precisamente della salvaguardia di quei valori tutelati dalla Chiesa con le sue gerarchie ufficiali. È vero: regolamentare civilmente l'accanimento terapeutico, i Pacs o la fecondazione assistita, come in passato il divorzio e l'aborto, può entrare in conflitto con i valori della Chiesa. Ma se la polemica riguarda i valori, come non porsi la seguente domanda: è legittimo che i valori di una parte, per quanto diffusa, siano imposti con la forza a chi non li riconosce come tali e ne pratica altri?
Ecco dunque che lo spartiacque su tante questioni personali e sociale non è tra cattolici e laici, ma tra le persone tendenzialmente autoritarie che vogliono imporre i loro valori all'intera comunità nazionale, e gli uomini che ritengono di porre al centro dei propri comportamenti solo la loro coscienza nel rispetto delle legittime scelte altrui. È questo uno dei principi dell'umanesimo liberale che ha reso grande l'Occidente.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

In una bella intervista su Welby del cardinale Ersilio Tonini si percepisce bene la dicotomia oggi esistente tra la centralità dell'uomo e il riconoscimento di un'autorità al di fuori e al di sopra dell'uomo: «Se qualcuno esprime il desiderio di affrettare la fine della propria pena, non è peccato. Anzi può essere anche un desiderio sano. Però... C'è un principio a cui non possiamo sfuggire. La vita è un dono, è sacro, è intangibile...». Ha ragione il cardinale: la vita è un dono ma ciò vale solo per chi crede che sia così. Se Welby o chiunque altro ritiene che la vita appartenga solo a se stesso, che fare? Si può imporre la visione di una vita appartenente a Dio a chi non lo pratica o crede ad altre forme spirituali o trascendenti?


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il liberale ritiene che il giudizio sul bene e il male, sulla moralità personale e sui valori etici pubblici non debba discendere dalla Chiesa, dallo Stato, dal partito o da una ideologia ma solo dalla coscienza personale. Perciò rivendica il diritto di ogni persona di vivere la propria vita (e la propria morte) a proprio piacimento, e ritiene che gli esseri umani abbiano il diritto di sviluppare la loro natura con tutta la varietà e ricchezza, e all'occasione, l'eccentricità possibili.
Al contrario la Chiesa non può che sostenere la sua verità. Del resto che Chiesa sarebbe se non lo rivendicasse con forza chiedendo ai credenti di attenersi alla dottrina? Ma come posso io, non credente ma in possesso di una mia moralità, seguire ciò a cui non credo? Ed è proprio di questo che oggi si discute. Perché le concezioni della Chiesa sull'accanimento terapeutico e l'eutanasia, sulle unioni di fatto, sulla procreazione assistita e sull'origine della persona umana, ancora ribadite da papa Ratzinger, sono ispirate a «principi trascendenti sottratti all'arbitrio dell'uomo» o, come scrive il cardinal Trujillo, sono «principi non negoziabili».
La democrazia in un Paese non soggetto allo Stato etico ha invece bisogno di principi negoziabili e di compromessi tra ispirazioni etiche, ideali e ideologiche diverse, senza che ciò significhi un'assenza progettata di valori etici pubblici. La Chiesa fa benissimo a sostenere i suoi principi e a rivendicare più spazio pubblico, a condizione però che non pretenda di annullare i valori diversi dai suoi. Per la mia parte, da liberale, vorrei conservare il diritto di vivere secondo i miei valori di persona che crede nella centralità dell'uomo e fa discendere le sue scelte dalla propria coscienza. Senza che mi vengano imposte leggi dello Stato ispirate a quell'assolutismo che riconosce la sola verità della Chiesa al di fuori della quale non ci sono che proibizioni.
Massimo Teodori


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PER CHI SUONA L'ULTIMA CAMPANA

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il presidente del Consiglio ieri è giunto a smentire la sua Finanziaria, dicendo che non piace neppure a lui, per le troppe concessioni al sindacato. Figuratevi dunque cosa dovrebbero dire tutti quelli come voi e noi che per i suoi regali a Cgil, Cisl e Uil si vedono stangati. Ma non è questo il punto. La questione è che le parole del premier, oltre che comiche (pensate che sulla manovra il governo in questi mesi ha cambiato idea 348 volte, autocorreggendosi ogni cinque ore), appaiono disperate.
Anzi, per dirla tutta, Prodi sembra un pugile suonato, che ogni giorno finisce al tappeto senza neppure accorgersi da dove gli sia arrivato l’uppercut. Di fronte alle proteste per la Finanziaria, disse che l’Italia era impazzita. Quindi sbertucciò il Parlamento, dando dei matti a coloro che lo volevano ascoltare sui traffici telefonici del proprio consigliere speciale. Infine, esplosa la contestazione di piazza, anziché comprendere che gli insulti erano dettati dal malumore dei cittadini, ha fatto spallucce, raccontandosi una favoletta consolatoria: quella al Motorshow di Bologna era una claque organizzata. Tesi che ha ripetuto ieri di fronte alla nuova salva di fischi. Mentre ogni giorno gli arrivano ganci che lo stringono all’angolo, il premier mostra di non accorgersi di quel che accade intorno a lui e dà la sensazione di un boxeur fiaccato, con la vista annebbiata, cui sia rimasto solo un manager scadente che lo rincuori.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

L’immagine pugilistica non è una nota di colore, bensì rispecchia le informazioni che filtrano dall’interno del governo. A Palazzo Chigi più d’uno osserva che il presidente del Consiglio non è la stessa persona che s’insediò in quelle stanze dieci anni fa. I collaboratori lo vedono sempre più stanco, più provato, più rancoroso. Ma soprattutto lo giudicano meno lucido: un appannamento che lo indurrebbe a commettere gaffe grossolane ed errori marchiani, in cui nel passato difficilmente sarebbe incorso. Il quadro di un boxeur giunto all’ultimo round si accompagna all’isolamento che lo circonda. Ormai appare chiaro che, essendo il consenso in caduta libera (la Ipr ieri spiegava che il premier ha perso 25 punti in cinque mesi: un record nella storia della Repubblica), gli alleati si danno da fare per non essere travolti con lui nella catastrofe. E a soli 180 giorni dalla nascita dell’esecutivo parlano di fase due e di inversione di rotta, preludio al rimpasto o al ribaltone. L’effetto di questa fuga dalla sconfitta è il vuoto: nessuno a Palazzo Chigi è più in grado, se mai lo fosse stato, di garantire alcunché. Senza veri consiglieri, in mano a ministri esuberanti che rispondono solo a se stessi o alla propria corrente, Prodi si ritrova drammaticamente solo e trovare un interlocutore che apra i numerosi dossier che si accumulano sul tavolo di governo è per lui impresa assai ardua. Berlusconi aveva Gianni Letta al suo fianco, ma il Letta di Prodi, ossia Enrico, margheritino e nipotino, è stato letteralmente inghiottito dal Palazzo, scomparso nelle stanze chigiane, avviluppato dalle segrete guerre prodiane.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Mentre s’allarga il fossato che divide il castello del potere dal resto del Paese, e il nostro pugile all’ultimo match si difende a colpi di finte, nelle sedi istituzionali, nei luoghi in cui si decidono le vere scelte politiche, ossia quelle economiche, ci si comincia a chiedere quando finirà ko. C’è chi si dice convinto che «il campione» stia per afflosciarsi su se stesso e chi invece, più preoccupato, teme che l’agonia si prolunghi.
Ma il problema non è quando andrà al tappeto Prodi. La questione è chi lo sostituirà. A sinistra non s’intravede chi possa incrociare i guantoni al posto suo. D’Alema? Per carità, Rutelli e Bertinotti gli farebbero lo sgambetto. Fassino? È già molto se riesce a salvare la poltrona di segretario dei Ds. Rutelli? Candidatura non pervenuta per assenza di requisiti minimi. Veltroni? Farebbe la fine di Cesare: pugnalato da Bruto. Amato non è amato. Dini non si riuscirebbe a trasformarlo in principe nemmeno col bacio di dieci principesse. E allora? Allora il Paese è incartato.
Il pugile è suonato, ma non hanno ancora suonato la campana.
Maurizio Belpietro

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Prodi, Dossetti e la Chiesa debole

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Dopo i fischi dell’Italia reale al Motor Show, Prodi è tornato nella sua vera casa culturale celebrando il fondatore di quella «scuola di Bologna» di cui è l’ultimo erede in politica, don Giuseppe Dossetti, ricordato in un convegno a dieci anni dalla morte. Le relazioni del convegno riconoscono che il cattolicesimo debole di Dossetti è lontanissimo da quello forte di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Cercano tuttavia di rivalutarlo da tre punti di vista: ma hanno torto su tutti e tre. Anzitutto, Dossetti avrebbe previsto il declino della presenza cattolica in Italia, le «Chiese vuote» cui non pongono rimedio le «piazze piene» degli ultimi Papi. Senonché le Chiese sono vuote soprattutto dove si predica il cattolicesimo debole dossettiano. Mentre per quanto riguarda il quadro generale italiano un cattolico democratico che è insieme un eccellente sociologo come Franco Garelli, nel suo recentissimo L’Italia cattolica nell’epoca del pluralismo, ha giustamente criticato il luogo comune «piazze piene, chiese vuote» rilevando come a partire dal pontificato di Giovanni Paolo II le statistiche non fasulle mostrino una sostanziale tenuta della Chiesa italiana e perfino una crescita della sua influenza.
In secondo luogo, quello di Dossetti sarebbe un messaggio profetico quando invita la Chiesa a sciogliere il suo plurisecolare matrimonio con la filosofia greca per accettare una «povertà» che la renda aperta a tutte le culture e capace di incontrare in modo pacifico le altre religioni, islam compreso. Non solo siamo qui agli antipodi del discorso di Ratisbona di Benedetto XVI, ma si tratta di una strategia mandata in frantumi dall’11 settembre. Come ha ribadito nel viaggio in Turchia Papa Ratzinger di fronte all’identità fortissima dell’islam nel XXI secolo è possibile resistere prima ed eventualmente dialogare poi solo a partire da una consapevolezza a sua volta forte dell’identità occidentale, radicata precisamente nell’eredità greca e in quel rapporto armonico fra fede e ragione che manca all’islam.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Infine, il convegno di Bologna vuole strappare a Dossetti l’etichetta consueta di «cattocomunista», ricordando che nel 1948 il padre spirituale di Prodi votò per De Gasperi e non per Togliatti e che neppure negli ultimi anni accettò veramente il marxismo. È vero: la posizione di Dossetti, come quella di Prodi, è piuttosto terzaforzista. Nella Guerra fredda Dossetti capisce di non potersi schierare con l’Unione Sovietica per una serie di ragioni geopolitiche e religiose, ma nello stesso tempo non ama gli Stati Uniti e cerca di posizionarsi a metà strada. È questa l’eredità di Dossetti più cara a Prodi. Neppure Prodi, certo, è comunista. Ma in politica interna cerca affannosamente la terza via fra liberismo e socialismo, in una pasticciata combinazione fra liberalizzazioni più o meno fasulle e corsa a tasse sempre più alte. E in politica estera adatta il terzaforzismo di Dossetti, che era stato pensato per la Guerra fredda e non aveva funzionato neppure per quella, alla nuova guerra mondiale fra Occidente e ultra-fondamentalismo islamico, cercando di non stare né con Israele né con gli Hezbollah (secondo la formula dell’«equivicinanza» di D’Alema), né con Bush né con i terroristi iracheni. Oggi sappiamo che, salva l’eventuale buona fede di Dossetti, il terzaforzismo si rivelò un oggettivo aiuto all’Unione Sovietica. E oggi il terzaforzismo e il cattolicesimo «debole» non aiutano ma intralciano l’Occidente nella sua risposta alla sfida del fondamentalismo musulmano.
Massimo Introvigne


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Il Colle non perdona a Carbone l’errore dei Pm sul caso Previti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

È spiacevole, molto spiacevole, che il capo dello Stato si sia prestato con la sua presenza allo spettacolo offerto dal Consiglio superiore della magistratura con la mancata promozione di Vincenzo Carbone da presidente aggiunto a primo presidente della Corte di Cassazione, in sostituzione di Nicola Marvulli, andato in pensione a fine ottobre. Giorgio Napolitano ha accumulato nella sua lunga esperienza parlamentare, anche ai vertici assembleari, una conoscenza di procedure e cavilli più che sufficiente per prevedere e quindi prevenire l’accaduto. Che era stato peraltro spavaldamente annunciato, anzi preteso, il giorno prima dalla Repubblica, quella di carta, rimastane poi comprensibilmente compiaciuta.
Alla vigilia della seduta del Csm la candidatura di Carbone, miserabilmente contestata da un esposto anonimo comunque archiviato con un regolare procedimento disciplinare, era stata indicata da quel giornale come espressione del «quietismo» della Cassazione. Che consisterebbe nel «combinare il sofisma che allevia, quando è possibile, le responsabilità di eminenti cittadini» e nel «navigare nella corrente giusta fabbricando, se occorre, compromessi politici nel giudizio», in modo da «non cadere fuori dalle rotte utili alla carriera» degli ermellini.
Per avere scritto e detto molto meno su altri magistrati e tribunali sono incorsi in querele, denunce, processi e condanne giornalisti e persino parlamentari, che pure secondo l’articolo 68 della Costituzione «non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni». Le quali ovviamente non cessano di essere tali quando sono svolte fuori dalle aule parlamentari, anche se la Corte Costituzionale ogni tanto accoglie ricorsi di organi giudiziari contro l’immunità riconosciuta ai querelati dalle Camere di appartenenza.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il «quietismo» della Cassazione che ha provocato le ire, l'allarme e l'editto prescrittivo della Repubblica sarebbe quello che ha recentemente prodotto l’annullamento del lungo e inutile processo Sme contro il deputato Cesare Previti, il giudice romano Renato Squillante e altri imputati: un processo ostinatamente condotto a Milano ma che dovrebbe svolgersi per competenza territoriale a Perugia, dove però a questo punto affonderà nella prescrizione. Questo torto, insomma, la Cassazione del presidente aggiunto Vincenzo Carbone non lo doveva proprio fare alla giustizia di rito ambrosiano e ai suoi incensatori.
Il fatto poi che la decisione dei supremi giudici sia stata apprezzata dall’ex superiore gerarchico di Carbone, Nicola Marvulli, con una intervista abrasiva per i magistrati milanesi sostituitisi troppo a lungo a quelli perugini, è apparso ai cultori del rito ambrosiano un elemento aggravante. «Vedremo lunedì, quando e se - dinanzi al presidente della Repubblica - Vincenzo Carbone diventerà il successore di Nicola Marvulli», ammoniva domenica il giornale fondato da Eugenio Scalfari. Ebbene, proprio grazie alla presenza e all’astensione di Napolitano, attenutosi ad una prassi cui speravo avesse il coraggio di sottrarsi per l’esito perverso che avrebbe stavolta prodotto, peraltro a danno del funzionamento dell’ufficio di presidenza del Consiglio Superiore, il verdetto per Carbone è stato beffardamente infausto: 12 voti contro 12. Senza Napolitano il voto favorevole responsabilmente espresso dal vice presidente Nicola Mancino sarebbe valso per due.
Francesco Damato


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Irak, i sauditi avvertono gli Usa: se vi ritirate aiuteremo i sunniti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

L’Arabia Saudita è pronta a finanziare la resistenza armata dei sunniti iracheni contro gli sciiti se gli Stati Uniti dovessero ritirare le proprie truppe dall’Irak. Il re saudita Abdullah - scrive il New York Times - ha informato due settimane fa di tali intenzioni il vicepresidente americano Dick Cheney durante la visita lampo di quest’ultimo a Riad.
La mossa saudita si spiega con la crescente preoccupazione nel campo sunnita per la crescita dell’influenza dell’Iran, regime sciita con aperte ambizioni nucleari e in grado di trasformare un Irak non più presidiato dagli americani e dai loro alleati nel teatro di uno spaventoso massacro. Re Abdullah avrebbe anche chiesto a Cheney di evitare aperture diplomatiche a Teheran, concentrando invece l’azione degli Stati Uniti sulla soluzione del conflitto israelo-palestinese.
Le preoccupazioni saudite sono aumentate da quando in America la sconfitta elettorale dei repubblicani del presidente Bush e la successiva diffusione del rapporto Baker hanno dato fiato ai sostenitori del ritiro dall’Irak. Nulla angoscia Riad più di un Irak sotto il controllo sciita, ma i timori dei sauditi si estendono anche ad altri scenari: in primo luogo a quello libanese, dove è noto il loro sostegno al governo Siniora contro Hezbollah e i suoi finanziatori (e fornitori di armi) iraniani. E non è solo l’Arabia Saudita a temere l’espansionismo di Teheran: tra i più preoccupati ci sono i ricchissimi monarchi del Golfo, ma anche la Giordania e l’Egitto.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La Casa Bianca, per bocca del portavoce Tony Snow, smentisce il New York Times («la linea politica del governo saudita non prevede interventi diretti nelle questioni irachene»), e lo stesso fanno fonti diplomatiche saudite citate da altri giornali americani. Ma dietro ciò che scrive il New York Times si nasconde un complesso gioco di potere a Riad. L’ambasciatore saudita a Washington, il principe Turki al-Faisal (che lunedì scorso ha annunciato le sue dimissioni a sorpresa dopo solo quindici mesi dall’assunzione dell’incarico), ha recentemente licenziato il suo consulente Nawaf Obaid, «colpevole» di aver scritto due settimane fa sul Washington Post che «una delle prime conseguenze del ritiro americano dall’Irak sarebbe un massiccio intervento saudita per impedire alle milizie sciite sostenute dall’Iran di massacrare i sunniti iracheni». Obaid non si era limitato a questo: aveva anche sostenuto che l’Arabia potrebbe decidere, aumentando fortemente la sua produzione di petrolio, di dimezzare il prezzo del greggio, «una mossa che sarebbe devastante per l’Iran, che già oggi con prezzi del petrolio alti si trova a fronteggiare difficoltà economiche».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il governo di Riad ha preso le distanze dalle affermazioni di Obaid, e Turki ha posto fine alla sua collaborazione con l’ambasciata saudita a Washington. Ma appare chiaro, e molti diplomatici arabi lo confermano, che le posizioni espresse dal consulente riflettono gli attuali umori a Riad, e in particolare la preoccupazione per il possibile ritiro americano dall’Irak.
Quanto a Turki, il suo annuncio - finora non seguito dai fatti - di dimissioni anticipate si spiegherebbe con l’ambizione politica. L’attuale ministro degli Esteri saudita Saud al-Faisal (che è fratello di Turki) non gode di buona salute e sembra intenzionato a ritirarsi. Turki mirerebbe alla sua poltrona, ma deve vedersela con un concorrente qualificato e determinato, il principe Bandar, attuale consigliere per la sicurezza nazionale saudita e ben noto per la sua vicinanza con la Casa Bianca. Chiunque prevalga, avrà le sue belle gatte da pelare.
Roberto Fabbri


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Nigeria, gli italiani rapiti: «Stiamo bene ma il nostro governo deve muoversi»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

«Stiamo tutti bene, ma siamo preoccupati perché i negoziati si stanno trascinando a lungo», spiega al telefono Francesco Arena, uno degli ostaggi italiani nelle mani dei guerriglieri del Delta del Niger. La voce è calma, ma parla velocemente, perché sa che ha pochi secondi a disposizione prima della fine della telefonata con l’agenzia di stampa Reuters. I rapitori temono di venire individuati, ma Arena riesce ad aggiungere: «Siamo nella giungla già da sei giorni e non abbiamo idea» di come stiano andando avanti le trattative per il rilascio dei tre tecnici italiani rapiti giovedì scorso assieme a un collega libanese. Durante la breve comunicazione aveva detto che gli ostaggi vivono in mezzo alla giungla sotto una tenda, guardati a vista da miliziani armati di kalashnikov.
Arena, Roberto Dieghi e Cosma Russo sono stati presi in ostaggio giovedì scorso, durante un assalto dei guerriglieri del Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger (Mend) a una stazione di pompaggio dell’Agip a Brass, nel sud della Nigeria.
Un’altra agenzia di stampa internazionale, la France Press, è riuscita, ieri mattina, a raggiungere telefonicamente gli ostaggi. «Siamo tutti a posto, ma a me manca moltissimo la famiglia», ha detto Dieghi, 64 anni. «Ho tre figli e nipoti. Non hanno mie notizie. Per favore chiamateli per avvisarli che sto bene e che li amo tanto», ha ripetuto l’ostaggio prima che la telefonata si interrompesse di colpo. «Siamo pressoché liberi», aveva detto durante la comunicazione, nel senso che non sono incatenati o legati. D’altro canto fuggire dalla zona impenetrabile del Delta del Niger è praticamente impossibile. «In passato non era così», ha osservato Dieghi riferendosi alle condizioni di lavoro nel Delta. «È chiaro che abbiamo paura, perché siamo trattenuti da molto tempo e non sappiamo nulla di quello che succede. La società, il governo italiano devono fare qualcosa», ha scongiurato Dieghi.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il portavoce del Mend, che usa il nome di battaglia Jomo Gbomo, aveva già detto che agli ostaggi sarà permesso di chiamare le famiglie il giorno di Natale e poi le comunicazioni verranno interrotte fino al rilascio. Il più lungo sequestro operato dal gruppo è stato quello di due americani e un britannico, che sono stati rilasciati il 27 marzo scorso dopo cinque settimane di prigionia.
«Oggi è una giornata bellissima. Ora so che mio marito è vivo e sta bene. In questo momento è l’essenziale», ha commentato la moglie di Dieghi. Della telefonata al marito è venuta a conoscenza direttamente dall’Unità di crisi della Farnesina, con la quale rimane in costante contatto. «La confusione permane, ma a noi interessa che stiano bene e che tornino presto a casa», ha aggiunto la signora Dieghi. Questa volta i ribelli hanno alzato la posta rispetto alle solite richieste di riscatto, che in passato avevano risolto molti casi simili. Il Mend vuole scambiare i rapiti italiani e il libanese «con gli ostaggi che sono nelle mani del governo nigeriano», anche a costo di «trattenere per anni» i quattro stranieri ha fatto sapere l’enigmatico portavoce. I guerriglieri pretendono la scarcerazione del leader separatista Al Haji Mujahid Dokubo-Asari, accusato di altro tradimento, e dell’ex governatore della regione nigeriana di Bayelsa, Diepreye Alamieseigha, sotto processo per corruzione. Inoltre i guerriglieri vogliono un risarcimento dal colosso anglo-olandese Shell per compensare le comunità del Delta dei danni ambientali causati dallo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Asari è un personaggio controverso, a metà fra Robin Hood e Al Capone, convertitosi all’Islam pur continuando a bere alcol. Negli anni ’90 si recò in Libia per essere addestrato e catechizzato politicamente, ma poi si staccò da Gheddafi. Utilizzando la bandiera del federalismo diventò ben presto un signore della guerra, che con la sua Forza volontaria della popolazione del Delta del Niger (Ndpvf), composta da duemila miliziani armati fino ai denti, lanciò nel 2004 «il conflitto totale» contro il governo centrale. Il presidente Olusegun Obasanjo lo convinse a deporre le armi con un’amnistia, e pagando 1.000 dollari per ogni fucile consegnato dai suoi e 10mila dollari per ogni mitragliatrice.
Non a caso Asari appese al chiodo l’uniforme e si comprò una grande villa a Port Harcourt. Almeno a parole continuò a minacciare insurrezioni e separatismo fino al settembre 2005, quando fu arrestato e sbattuto in una cella di isolamento. Pochi mesi dopo cominciava ad assestare i primi colpi il Mend, che si spaccia come un’organizzazione-ombrello sotto la quale agiscono diversi gruppi. Tra questi potrebbe esserci anche l’Azione militante del Delta del Niger (Coma), composta da estremisti islamici contattati da esponenti di Al Qaida, che offrivano addestramento e armi.
Fausto Biloslavo

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Gesù cancellato dai canti di Natale «Potrebbe offendere i musulmani»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 15 della discussione
Il principio che sta vincendo è uno solo: non offendere. Gesù bambino nei presepi? Meglio toglierlo. La parola Gesù nelle canzoncine di Natale? Sostituirla con la parola «virtù». Non è proprio la stessa cosa ma meglio non correre rischi. E nella recita di fine anno la natività si può sostituire con la storia di Cappuccetto Rosso.
Il Natale ormai rischia di diventare davvero una festa sui generis. A partire dalle scuole. L’ultima novità arriva da Bolzano. Le maestre della scuola materna «Casa del Bosco» hanno deciso di togliere dalla programmazione della tradizionale festa di Natale una canzone perché contiene un verso su Gesù. Perché? Per non offendere i musulmani e non creare differenze tra i bambini cattolici e quelli di altre religioni. I genitori protestano e dicono «no». Non vogliono rinunciare a niente e chiedono semplicemente che tutto resti così com’era prima che il politicamente corretto sconfinasse e imperasse sulla festa più amata dell’anno. Eccessi di zelo nel rispettare il principio laico della scuola pubblica mal sopportati anche dai politici.
L’unione per il Sudtirolo, partito di lingua tedesca di destra che fa capo alla pasionaria Eva Klotz, sostiene che «la tolleranza nei confronti di altre culture non significa che noi dobbiamo rinunciare alla nostra cultura e ai nostri costumi». Il senatore di An Alfredo Mantovano ha annunciato un’interrogazione al ministro della Pubblica Istruzione «perchè il governo chiarisca se comportamenti come quelli tenuti nella scuola materna di Bolzano, oltre a essere patetici, siano conformi alle leggi dello Stato». Secondo Alessandra Mussolini, «un conto è la tolleranza ed il rispetto per tutte le religioni, altro è la cancellazione di ogni riferimento alle nostre radici cristiane. Di questo passo - dice in una nota - si andrà verso una deriva nichilista che peserà sul futuro del nostro popolo. È un atto molto grave che dovrebbe scuotere le coscienze di tutti. Stiamo andando verso una ghettizzazione e una marginalizzazione dei cattolici veramente insopportabile». Sulla vicenda è intervenuta anche la Svp, che in una nota ha affermato che nella scuola di Bolzano «si percorre la via sbagliata verso la tolleranza».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

A rischio però non c’è solo Gesù Bambino. Già da un paio d’anni in molte scuole materne ed elementari di Verona e provincia è sparita la tradizionale visita di Santa Lucia: la signora vestita di bianco che il 13 dicembre, accompagnata dal suo Gastaldo e dall’asinello, arrivava in classe per consegnare i doni ai piccoli e fare festa con loro, è andata in pensione. Meglio togliere ogni significato religioso alle attività scolastiche, troppi i bambini musulmani che i santi non li riconoscono. Sempre per garantire un più efficace processo di integrazione, in una scuola di Verona, la classica recita con la nascita del Bambinello è stata abolita da ogni programma didattico perché offende chi Gesù non lo prega. «Chi non riconosce il Natale, i nostri Santi, le nostre ricorrenze religiose, è libero di non aderire, ma guai a scendere a compromessi cercando alternative poco rispettose della nostra cultura millenaria», dice don Maurizio Viviani, direttore dell’ufficio scuole Scuola diocesano di Verona.
Eppure il baratto, lo scambio meno offensivo vince in tutta Italia. Lo scorso anno a Vicenza alcuni presidi avevano annunciato il boicottaggio del concorso indetto dalla provincia sul «Presepe più bello». «Non vogliamo urtare la sensibilità degli studenti atei e musulmani». Il risultato è che a quel concorso hanno partecipato trentasette scuole su poco meno di quattrocento. Sempre un anno fa a Viareggio era in pericolo «Tu scendi dalle stelle», da soppiantare con «Stella» di Antonello Venditti. Anche in quel caso i genitori avevano detto «no», e sempre per lo stesso motivo: salvaguardare il sentimento religioso di una bambina islamica. La vicenda si è conclusa con un nulla di fatto: i bambini alla fine non hanno cantato un bel nulla.
Manila Alfano


>>Da: Mugugnone
Messaggio 3 della discussione

Cari amici,
apprendo in questi giorni che in diversi paesi e qualcuno lo vorrebbe in Italia, ha cambiato nome al Santo Natale, nascondendone i simboli e i messaggi trasformandola in una normale ed anonima festa in nome del rispetto di ……..
Che tristezza mi prende, ancor più verso tutti quei cristiani che accondiscendono tali scempi comportandosi da farisei celandosi dietro un'insignificante "laicismo" da rispettare ad ogni costo.
Ma chi ha paura di questo piccolo bimbo, Gesù, che nasce misero più degli altri e morirà con la peggiore delle torture applicabili all'epoca solo reo di aver predicato vera Pace e vero Amore??
Io non so da che parte incominciare ma credo che sarebbe cosa buona comunicare in tutti i modi possibili, con lettere, fax, mail, e quant'altro, alle autorità di quei paesi e anche del nostro il biasimo di milioni di persone che invece sperano nella venuta fra gli uomini del regno dell'Amore e della vera Pace.
Mi viene spontaneo gridare :
Evviva la nascita di GESU'.
GRIDIAMOLO INSIEME , e invitiamo tutti gli uomini di buona volontà ad accodarsi a noi.


Vi auguro di vivere un felice
Santo Natale
e di trascorrere un duemilasette magnificamente con grande serenità e circondati d’Amore e vera Pace con al benedizione dell’Onnipotente

Piergiovanni

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Basta, la misura è colma.
Bravo Piergiovanni, ottima iniziativa.
Andrea

>>Da: malibù
Messaggio 5 della discussione
Siamo al delirio!!
Spostiamo la capitale italiana in qualche paese islamico,(arabia saudita sarebbe l'ideale) chiediamo scusa se siamo cristiani o comunque di un altra religione, già che si parla della lingua italiana come lingua nazionale siamo ancora in tempo ad adottarne una in lingua araba, e accorciamo i tempi e la facciamo finita con l'umiliare i bambini islamici.
E che poi non ci venga in mente di emigrare in quegli stati e chiedere di poter parlare italiano, bere alcolici ecc.. chissà magari saranno loro a sentirsi in colpa e a rinnegare la loro cultura.
Povera Italia se deve cancellare anche i canti di Natale per paura di cosa??????
ps: ai bambini italiani chi e come glielo dice??

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 6 della discussione
Qui siamo giunti veramente al limite dell'assurdo. Il Natale e' una festa cristiana e NON pagana.
Se in un asilo si festeggia, si festeggia in tutti i suoi aspetti.
Un po come fare una festa ed escludere il festeggiato
Queste maestre si sono bevute il cervello.

>>Da: senzascuse
Messaggio 7 della discussione
Io penso che queste feste fanno parte della nostra cultura e delle nostre tradizioni. Se non gli vanno bene le nostre tradizioni, se ne restino a casa loro.


>>Da: er Drago
Messaggio 8 della discussione
Si devono licenziare quelle maestre e spedirle nel sahara in mezzo ai loro adorati cammelli.

>>Da: ruggero
Messaggio 9 della discussione
E certo, mi pare cosa buona e giusta cancellare le tradizioni perche' altrimenti i musulmani si offendono...
Concordo con l'iniziativa di mugugnone, BRAVO!


>>Da: micia
Messaggio 10 della discussione
Come al solito mi sembra che manchi il buonsenso! Se festeggi il Natale come fai a non nominare Gesù???
Sono problemi inutili! I bambini non se li farebbero mai, sono gli adulti a complicare tutto, anche il Natale!

>>Da: felice
Messaggio 11 della discussione
Col permesso degli islamici (con preghiera di non offendersi):


Tu scendi dalle stelle o Re del cielo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo.
O Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar.
O Dio beato!
Ah! Quanto ti costo' l'avermi amato.
Ah! Quanto ti costo' l'avermi amato.
A te che sei del mondo il Creatore,
mancano i panni e il fuoco, o mio Signore.
Mancano i panni e il fuoco, o mio Signore.
Caro eletto pargoletto, quanta questa poverta'
piu' mi innamora, giacche' ti fece amor povero ancora.
Giacche' ti fece amor povero ancora. Tu lasci del tuo Padre il divin seno,
per venire a tremar su questo fieno;
per venire a tremar su questo fieno.
Caro eletto del mio petto, dove amor ti trasporto'!
O Gesu' mio, perche' tanto patir, per amor mio...


>>Da: Marianna
Messaggio 12 della discussione
Senza parole.. tra un pò per paura si finirà per cancellare per sempre la nostra storia, le nostre tradizioni e la nostra stessa cultura..
Queste notizie mi.. mi.. mi... baahh!!

>>Da: lasilfide
Messaggio 13 della discussione
Chi non è crisitano non deve festeggiare il Natale, mi pare normale, può benissimo andare a lavorare.
Quindi queste maestrine moderne a Natale vadano a pulire la scuola.

>>Da: Mugugnone
Messaggio 14 della discussione
ECCOVI TRE INDIRIZZI DOVE MANDARE LA NOSTRA VOCE DI BIASIMO CONTRO LA SNATURAZIONE DEL SANTO NATALE.

comm...@whitehouse.gov.
<o:p></o:p>
http://www.number10.gov.uk/output/Email_The_PM_Form.asp
<o:p> </o:p>
<o:p></o:p>
<o:p>http://www.quirinale.it/</o:p>

>>Da: Paolo
Messaggio 15 della discussione
Grazie, Mugugnone.
Diamoci da fare!

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S&P boccia la politica economica dell’Unione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Gli analisti dell’agenzia di rating: «Spesa fuori controllo, così il debito pubblico non scende»


In tema di riforme strutturali la strategia del governo è «inadeguata» e le misure contenute in Finanziaria non produrranno «una robusta, coerente riduzione» del debito pubblico. L’agenzia di rating Standard and Poor’s torna a criticare la politica economica di Prodi e Padoa-Schioppa.
E non ha nessuna intenzione di migliorare il rating, dopo l’ultimo declassamento, all’indomani del varo della manovra. «Per noi - ha detto Maria Pierdicchi, managing director di S Italia - l’outlook resta stabile e incorpora già una parziale riduzione del deficit e del debito» previsti dal Governo per la fine del 2007. Per quanto riguarda i dati macroeconomici, S prevede un Pil reale dell’Italia all’1,2% nel 2007 (in rallentamento rispetto all’1,5% stimato per quest’anno) e un andamento dei prezzi al consumo in calo dal 2,2% del 2006 all’1,8% dell’anno prossimo.
Per migliorare le previsioni di rating - ha spiegato l’analista - occorrono misure in grado di intervenire in modo deciso sulla spesa pubblica. «Per ora - ha però aggiunto - non c’è nessun segnale di riforme strutturali». E se quella delle pensioni, in agenda per l’anno prossimo, andasse in porto? «Se sarà tale da cambiare radicalmente lo scenario - ha risposto la Pierdicchi - lo prenderemo in considerazione».
«C’è un secondo nodo strutturale da affrontare - ha poi aggiunto Vittoria Ferraris, associate director di S per la finanza pubblica - prima ancora della riforma delle pensioni. Si tratta della riforma del pubblico impiego». Secondo l’analista, infatti, «mentre sulle pensioni esiste quantomeno un accordo di massima con i sindacati, la riforma del pubblico impiego è tutta da costruire».
Proprio sul tema delle riforme strutturali Standard and Poor’s mantiene il suo severo giudizio sull’operato del governo, almeno fino a questo momento: l’agenzia di rating giudica inadeguato quanto fatto su «spesa pubblica (pensioni, sanità, amministrazione)» rilevando inoltre una «riduzione solo marginale del deficit, per lo più con aumenti fiscali», «incertezza delle entrate da lotta all’evasione» e «il carattere debitorio del trasferimento del Tfr». In altre parole - conclude Standard and Poor’s - con queste misure il debito non scende.

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Il governo assume 166 precari e rincara i pedaggi autostradali

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Salta la sanatoria sulla pubblica amministrazione chiesta dal Pdci. Ma è giallo sui tempi di presentazione delle modifiche alla Finanziaria

Saranno 166 i lavoratori precari della pubblica amministrazione la cui posizione verrà regolarizzata dal maxi emendamento alla manovra sul quale il governo ha chiesto il voto di fiducia al Senato. Ma solo a partire dal 2008. In compenso già dal prossimo anno - per una modifica voluta dalle Fs e sostenuta dai Verdi - c’è la possibilità di introdurre sovrapprezzi sui pedaggi autostradali in determinate tratte della rete. I proventi destinati a finanziare gli investimenti delle Fs. Una misura entrata di straforo e all’ultimo minuto, come quella che taglia di 60 milioni il Fondo per la famiglia. E che colpirà tutti: lavoratori precari e no.
E proprio sui precari ha rischiato di spaccarsi la maggioranza. La norma - così com’è scritta - prevede che a loro disposizione verranno messi 5 milioni di euro. Per ottenerli, però, il governo ha previsto un meccanismo in base al quale devono decorrere almeno dodici mesi dall’entrata in vigore della Finanziaria. Quindi, nel 2008. E pensare che Diliberto aveva già brindato al successo dell’operazione. Trecentomila precari già si vedevano con i contratti regolarizzati, grazie al Pdci. In realtà, l’operazione precari è stata sfruttata da Padoa-Schioppa per provare a ridurre il debito pubblico con una fetta dello stock dei conti correnti «dormienti», chiusi nei forzieri delle banche. E le somme messe a disposizione scatteranno solo nel 2008.
Il meccanismo contenuto nel maxi-emendamento prevede che il 20% del valore dei conti «dormienti» vada ad alimentare un nuovo Fondo, destinato a confluire nel Fondo ammortamento titoli. Si tratta di 3 miliardi di euro, che verranno arricchiti ulteriormente dal 5% dei maggiori dividendi che le aziende in mano pubblica girano allo Stato. La parte sui dividendi delle aziende pubbliche è particolarmente criptica, in quanto non precisa se si tratta di extra dividendi (quelli determinati da cessioni di aziende collegate e non all’esercizio del bilancio), oppure ad altro tipo di dividendo.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Alla regolarizzazione dei precari dovrebbero essere girate le risorse destinate a essere generate dagli interessi su questi 3 miliardi. Più o meno, quindi, ai precari sarebbero destinati 70-90 milioni. Ma nell’emendamento ci sono scritti 5 milioni. Il resto, presumibilmente, dovrebbe diventare un volano finanziario in grado di consentire la regolarizzazione di 166 precari all’anno. In compenso, a queste figure vengono allargate le detrazioni Irpef (in questo vengono equiparati ai lavoratori dipendenti), ma non ridotto l’aumento dei contributi previdenziali.
Per tutta la giornata di ieri, il Senato ha atteso il maxiemendamento del governo. «Non siamo mica vincolati all’orologio», ha commentato Vannino Chiti. E quando è arrivato è stato dirottato (dopo un lungo dibattito in aula) in commissione Bilancio per verificare l’ammissibilità. Quindi, non è escluso che domani, quando l’assemblea di Palazzo Madama voterà la fiducia (alle 20), alcune norme potrebbero essere state stralciate. L’Udc, per esempio, segnala misure al limite della costituzionalità sulla rimozione dei vertici di enti regionali. Roberto Calderoli (Lega) osserva che - secondo il regolamento - l’intero emendamento del governo non è ammissibile, e il presidente della commissione Bilancio, Enrico Morando, è d’accordo.
Nei contenuti, il maxi emendamento raccoglie un buon numero delle richieste di modifiche chieste dal governo in sede di dibattito in commissione Bilancio. Ci sono il nuovo Lotto, le scommesse su giochi virtuali, le detrazioni per i separati a carico solo del genitore affidatario.
Ma ci sono anche nuove misure. Come l’aumento del 20% del canone Anas a carico dei concessionari autostradali; la ridefinizione dei contributi pubblici ai produttori di energia (il Cip6) che andranno solo ai nuovi impianti di energia verde e la norma che fissa in 750mila euro all’anno lo stipendio dei manager pubblici. «Una vera e propria presa in giro», commenta Cesare Salvi, Ds.
FABRIZIO RAVONI


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Nei sondaggi Prodi precipita ancora: meno di 4 su 10 si fidano del governo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

In pochi mesi l’esecutivo perde 25 punti e il consenso passa dal 63% al 38%. Più della metà degli italiani ritira il credito al Professore

Anna Maria Greco


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

C’è fiducia e Fiducia. Quella in Parlamento il governo può imporla e anche strapparla per motivi di convenienza politica, ma quella degli italiani è più difficile da conservare. Ed è la seconda che ha la maiuscola.
Questa fiducia, dice l’ultimo sondaggio dell'Istituto Ipr Marketing per Repubblica.it, continua a precipitare, mentre guadagnano consensi i partiti della Cdl. Nell'ultimo mese il gradimento per il governo scende di altri 5 punti rispetto a quello scorso, passando dal 43 al 38 per cento. Vuol dire 25 punti in meno rispetto al 63 per cento registrato a metà luglio (mentre aveva il 57 a settembre). Per il precedente sondaggio Ipsos del Corriere della Sera il gradimento è addirittura al 31 per cento, mentre a novembre era al 32, a settembre al 41 e a luglio al 44.
Il perché si scopre facilmente dagli altri dati on line sul sito di Repubblica, emersi da un campione di mille elettori, rappresentativi per età, sesso ed area di residenza della popolazione italiana maggiorenne. Intanto, il calo di fiducia registrato dai sondaggi inizia da metà settembre, quando cioè si è cominciato a capire come sarebbe stata la legge finanziaria e si è incominciato a litigare su come modificarla. E secondo l’Ipr, mentre il premier Romano Prodi riesce a mantenere con i denti il 42 per cento dei consensi (sempre 4 punti in meno del mese scorso e a luglio era al 58 per cento), chi precipita in fondo alla classifica dei 25 ministri è il responsabile dell’Economia. Tommaso Padoa-Schioppa era al sedicesimo posto e, perdendo 10 punti, finisce all’ultimo, solo con il 36 per cento di fans. Continua la caduta del ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, al decimo posto con il 50 per cento, mentre era al 72 a luglio. Nella «graduatoria» della fiducia resta in testa il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, con il 66 per cento dei consensi. Seguono il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro (61 per cento) e il ministro dell'Interno, Giuliano Amato (60). Quasi tutti i membri del governo perdono consenso: si va dal meno 9 di Luigi Nicolais, titolare di Riforme e Innovazione, al meno 8 di Rosy Bindi che siede alla Famiglia, al meno 7 di Pecoraro Scanio all’Ambiente, al meno 6 di Livia Turco alla Salute. L'unica che sale è Barbara Pollastrini (Pari opportunità), da 50 a 52, mentre il ministro della Giustizia Clemente Mastella, partito da un tasso basso (44 per cento) lì rimane.
Gli italiani che hanno poca o nessuna fiducia nel premier Prodi sono il 52 per cento, contro il 42 per cento di chi ne ha molta o abbastanza. I senza opinione sono il 6 per cento. E sempre in crescita sono gli italiani che non si fidano dell'esecutivo: il 58 per cento, 3 punti in più rispetto a un mese fa. I senza opinione sono al 4 per cento. Anche la fiducia per i partiti (che non va confusa con le intenzioni di voto) conferma il trend del governo: scendono quelli dell’Unione e salgono quelli della Cdl. In testa si piazza An con il 47 per cento (2 punti in più rispetto a novembre), che strappa il posto ai Ds, raggiunti da Fi che aumenta al 46 per cento. Guadagna poi 4 punti l'Udc, raggiungendo la Margherita al 40. L’unico partito della Cdl che perde un punto è la Lega, al 18 per cento. L'Idv è al 36, i Verdi al 32, Radicali al 18 e Udeur al 17. Calo netto di Prc (22 da 25), Pdci (19 dal 21) e Sdi (10 dal 14).


>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 3 della discussione
E poi vuole venirci a raccontare che i contestatori sono gruppi organizzati!

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Anche i democristiani varano il loro rassemblement

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Via libera alla «Federazione dei Democristiani», nuova iniziativa politica che intende ridare slancio ad una presenza centrale della Democrazia Cristiana. Il soggetto sarà presentato stamattina nel corso di una conferenza stampa con i quattro leader politici che hanno sottoscritto il patto federativo: Angelo Sandri e Giuseppe Pizza (Dc), Publio Fiori (Rifondazione Democristiana) e Gianni Prandini (Partito Democratico Cristiano). È stato annunciato anche Clemente Mastella. «Il patto - ha detto Sandri - è base e punto di partenza per una dialettica dell’allargamento verso le altre forze centriste, nella convinzione di un loro fattivo contributo al rilancio della Democrazia Cristiana anche sul piano elettorale, a partire già dalle prossime elezioni amministrative della primavera 2007». Sandri ha annunciato di aver ricevuto pieno mandato dalla direzione del partito di incontrare nella sua veste di segretario politico, il presidente dell’Internazionale Dc, Pier Ferdinando Casini e il segretario dell’Udeur Clemente Mastella ed ha aggiunto: «La partenza della Federazione dei Democristiani è la chiamata verso il centro di tutti i moderati di area cattolica che oggi sono in una posizione scomoda rispetto alle attuali formazioni politiche e parlamentari. La Federazione ha in animo anche di ricomporre la diaspora».
IL TEMPO

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La Corte dei conti bacchetta l’Esecutivo «Spese senza copertura»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

LA CORTE dei conti boccia la gestione economica dei primi quattro mesi del governo Prodi. E mette sotto accusa il decreto Bersani, che «presenta vistose disarmonie rispetto alle norme di contabilità». È questo quanto emerge dalla «Relazione sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri relativi alle leggi pubblicate nel quadrimestre maggio-agosto 2006», che la Corte ha presentato lo scorso 5 dicembre. Altro che risanamento, che riforma delle professioni per la Corte i conti non tornano. In buona sostanza la massima autorità giuridica contabile dello Stato ha fatto le pulci alle norme varate dal governo e che comportano variazioni di spesa. Per la verità poche, in tutto dieci, come proprio la Corte fa notare sottolineando inoltre «l’adozione di un numero eccezionalmente basso di leggi a fronte di un valore medio di 50 negli esercizi precedenti». Di queste dieci in specifico sono sette le leggi che comportano variazioni di spesa con un incidenza per il periodo 2006/2008 di oltre 10 miliardi di euro. Due le normative criticate: il decreto Bersani e le norme per il riordino della Presidenza del Consiglio e dei ministeri. Il decreto Bersani è quello più preoccupante per la Corte visto che graverà più di tutti sul bilancio statale. Circa 9 miliardi e mezzo di euro nel triennio indicato. Come precisa la relazione il provvedimento «ha effetti correttivi estremamente limitati nel 2006» mentre per gli anni successivi i risultati saranno «più significativi». Ma a destare perplessità è la clausola di copertura che «presenta vistose disarmonie rispetto alle norme di contabilità». Disarmonie non di poco conto visto che «inficiano gravemente la leggibilità e la trasparenza delle modalità di copertura delle disposizioni onerose».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ma la bocciatura non si ferma qui visto che anche la copertura di spesa presenta problemi. Infatti il Governo ha assicurato fondi solo per il triennio 2006/2008 «mentre sia parte degli oneri sia parte delle maggiori entrate e minori spese hanno carattere permanente». In breve per tre anni i soldi ci sono poi si vedrà. Ed infine c’è la questione della copertura economica, creata attingendo dai vari accantonamenti del fondo di parte corrente, tra cui quello del Ministero degli Esteri. Un comportamento poco gradito alla Corte visto che, in particolare, l’ultimo è destinato «all'adempimento degli obblighi internazionali» e «che soltanto se non reca pregiudizio può essere impiegato per finalità diverse». Nell'occhio del ciclone c'è poi la legge sul riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei ministeri. A preoccupare è che il riordino comporti oneri aggiuntivi e non sia «realizzato a costo zero» come previsto dalla stessa normativa. Infatti nella relazione si precisa come la legge faccia riferimento al fatto che «l'istituzione di nuove strutture possa dar luogo a spese aggiuntive» ma «nessuna ulteriore notizia è fornita sulle risorse». Anzi riguardo al reperimento dei fondi per la Corte ci sono «ampie perplessità, specie alla luce delle misure di contenimento della spesa previste dalla legge Finanziaria 2006», quella targata Tremonti-Berlusconi. E tra le perplessità la copertura di spesa che è fatta sempre attingendo dai fondi accantonati dai singoli ministeri. Ma stavolta a tirare la cinghia sarà solo D’Alema ed il suo dicastero. Così dopo i tagli strutturali e la decisione di ridurre l’indennità di servizio all’estero per i diplomatici un ulteriore taglio. E dire che Padoa Schioppa aveva assicurato che i sacrifici dovevano riguardare tutti i ministeri.
DARIO CASELLI

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Angeletti (Uil): «Finanziaria confusa, si cambi rotta»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

SEGRETARIO come ci si sente ad essere fischiati? «Diciamo subito che io non sono stato fischiato. Questo è quello che si è visto in televisione ma non è andata proprio così». Si mette sulla difensiva Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, ricordando l’incontro già «storico» di Mirafiori, dove insieme ai segretari di Cgil e Cisl, Epifani e Bonanni, è stato contestato dalle tute blu. E allora i Cipputi del terzo millennio hanno fatto sì o no «buuu»? «Il vero problema è che i lavoratori ci hanno posto delle argomentazioni serie, come reddito basso e turni di lavoro pesanti, ma soprattutto avevano aspettative sulla politica economica promessa dal governo che purtroppo sono rimaste deluse». Quindi i fischi erano per il governo di centrosinistra? «Il governo aveva promesso la riduzione del cuneo fiscale e quindi riduzione di tasse sia per le imprese che per i lavoratori dipendenti che invece è evaporata. E poi l’operazione sull’Irpef inconsistente quantitativamente se non per gli assegni famigliari. In più, rispetto a prima, non hanno ricevuto nulla se non l’aumento del bollo, il ticket sanitario e la reale aspettativa di un aumento delle tasse locali. Un saldo decisamente non positivo». E se la sono presa con voi... «Dentro le fabbriche si vota ogni due anni, col sistema proporzionale puro, per il sindacato, quindi andiamo spesso e parliamo con i lavoratori. Era la prima volta, dopo un po’ di tempo, che andavano tutti e tre insieme: è ovvio che hanno scaricato su di noi tutte le lamentele. Tre segretari insieme e le telecamere hanno creato un’occasione d’oro». Ma per lavoratori voi non avete nessuna colpa? «L’unica vera accusa è che una parte dei lavoratori pensa che i sindacati siano troppo condizionati dal colore del governo». Siete la stampella di Prodi? «Non siamo la stampella di nessuno. Ci chiedono più autonomia ma noi l’abbiamo, forse dobbiamo dimostrarlo di più. Questo messaggio forse è trapelato poco fino ad oggi e non proprio da tutti...Poi qualche dichiarazione troppo enfatica dei miei colleghi in quell’incontro non ha aiutato...L’evento ha avuto una rappresentazione politica, volevano fischiare il governo e noi eravamo in quel momento gli amici del governo».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Dopo i sindacati i fischi li ha presi Prodi. «I politici devono mettere in conto di prendere fischi, loro vengono votati ed è giusto che vengano fischiati quando lo meritano». Come con la Finanziaria? «Le prime mosse di questo governo, come la Finanziara, non hanno certo entusiasmato, anzi hanno deluso gli stessi loro elettori e quindi erano prevedibili le contestazioni». Quindi il governo deve cambiare rotta? «Il governo deve fare delle modifiche, rientra nelle sue responsabilità e nelle sue convenienze». Lei prima della discussione di questa manovra economica mi disse che era fiducioso e che non sarebbe stata di «lacrime e sangue». Oggi come definisce questa Finanziaria? «Confusa, per tutti e a tutti i livelli, senza un chiaro obiettivo di carattere politico ed economico. I lavoratori in realtà sono semplicemente scontenti rispetto alle aspettative di miglioramento che non c’è stato. Troppo grande il gap tra spettative e realtà. Il governo doveva fare una scelta più chiara e più netta. Il tentativo di rispondere a tutte le istanze li ha portati a dare mezze risposte». Migliaia di persone in piazza San Giovanni e i fischi a Prodi: si aspettava una tale contestazione al centrosinistra dopo sei mesi di governo? «No, non mi aspettavo una risposta così veloce e così negativa». Alagna, il tenore dell’Aida alla Scala, ha abbandonato il palco dopo i fischi ed è stato sostituito. Sindacalisti e politici abbandonano? «Io non so se la reazione dell’artista sia stata quella giusta, ma né politici né sindacalisti abbandonano il loro posto. I sindacati hanno un rapporto costante con i lavoratori e non dico che siamo abituati, ma siamo pronti a discutere i problemi costantemente perché quando su dieci ne risolvi nove è quello che resta che continuano a chiederti. Ci hanno contestato pensioni e redditi e ci hanno chiesto di non fare la stampella al governo. Su salari e tasse, siccome condividiamo quello che dicono i dipendenti, continuamo a fare battaglia, sulle pensioni abbiamo garantito che non prenderemo decisioni sopra la testa della gente. Che siamo indipendenti dal governo lo abbiamo ribadito, ma dobbiamo fare uno sforzo maggiore per dimostrarlo più chiaramente».
SARINA BIRAGHI

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Fassino chiama in soccorso D’Alema

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

LA pace, probabilmente, ancora non c’è. Ma è indubbio che oggi è un altro giorno nei rapporti tra Piero Fassino e Massimo D’Alema. I due, dati in rotta di collisione su tutto, sembrano aver finalmente trovato un terreno comune su cui lavorare: la costruzione del Partito Democratico. Così ieri, terminato il Consiglio dei ministri, il segretario della Quercia ha varcato il portone di Palazzo Chigi per incontrare il vicepremier. Qualcuno dice abbia visto anche Prodi, ma l’ufficio stampa del Professore smentisce categoricamente. Chi non smentisce, invece, è lo staff di Baffino che parla di un incontro di mezz’ora in cui il ministro degli Esteri «ha espresso il proprio sostegno alla linea del segretario sul Partito Democratico». I due. dicono fonti vicine a D’Alema, avrebbero fatto il punto sul Consiglio Nazionale della Quercia di oggi (che avrà il compito di convocare il congresso di primavera) e avrebbero concordato sulla necessità di evitare lacerazioni e fratture interne. Insomma Fassino, messo in un angolo dalle pressioni di chi, all’interno della Quercia, continua ad opporsi all’idea del Pd, avrebbe deciso di mettere da parte antipatie e divisioni per chiedere aiuto all’ «odiato nemico». E non è un caso visto che D’Alema è considerato interlocutore privilegiato sia del Correntone di Fabio Mussi che dei «terzisti» Angius e Caldarola che, al contrario, non hanno mai perso l’occasione di attaccare Fassino. In attesa di sapere se al ministro degli Esteri riuscirà la «magia» di traghettare tutta la Quercia (nessuno escluso) all’interno del nuovo soggetto, i Ds si presentano «spaccati» al primo appuntamento istituzionale sulla strada che porta verso il Congresso.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Stamattina, infatti, si riunirà il Consiglio Nazionale della Quercia che dovrà indicare la data dell’assise, la sede (si pensa a Roma) e nominare la commissione-congresso, organo statutario che ha il compito di sovrintendere la fase precongressuale e gli aspetti tecnico-organizzativi. Un passaggio formale che è stato però preceduto dall’ufficializzazione della candidatura di Fabio Mussi alla segreteria Ds. «Accolgo questa candidatura - ha spiegato il ministro dell’Università - come un dovere e mi candido per vincere il congresso, per avere la forza di far cambiare strada al partito. Non si può governare il Paese senza una grande alleanza democratica guidata da una grande forza di sinistra di ispirazione socialista». E, mentre scompare l’ipotesi di una quarta mozione «veltroniana» (il fedelissimo del sindaco Nicola Zingaretti ha annunciato che sosterrà la mozione Fassino), gli esponenti dell’area Angius-Caldarola confermano che la proposta di una federazione tra Ds e Dl verrà trasformato in una mozione congressuale. Insomma, per Piero e Massimo, si preannuncia una strada tutta in salita.
GIANNI DI CAPUA

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Carnevale rientra in magistratura

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

«TORNERÒ in Cassazione come presidente di sezione per altri sei anni, sei mesi e 24 giorni: cioè fino al 2013. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato confermando il verdetto emesso in primo grado dal Tar». Così Corrado Carnevale - ex presidente della I sezione penale della Suprema Corte, sospeso in passato dalle funzioni con l'accusa di aggiustare i processi in favore dei mafiosi - rende noti gli effetti «pratici» della decisione definitiva pronunciata dalla giustizia amministrativa. Il Consiglio di Stato ha respinto, però, il ricorso con il quale Carnevale chiedeva di poter esercitare la funzione di presidente aggiunto della Suprema Corte. Sarà il Consiglio Superiore della Magistratura a decidere quando, di fatto, reintegrare Carnevale in Cassazione. Proprio Palazzo dei Marescialli aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar che aveva reintegrato il giudice nelle funzioni di legittimità.
IL TEMPO

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Polizia, Cavaliere è il nuovo vice capo Dirigerà anche la Criminalpol

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

SARÀ il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, a nominare nei prossimi giorni Nicola Cavaliere vice capo della Polizia e direttore della Criminalpol. Mafia e banda della Magliana, Brigate Rosse e sequestratori, delinquenti comuni e truffatori d'ogni genere: nella carriera di Nicola Cavaliere ci sono tutti i volti della criminalità, noti e meno noti. In 31 anni di polizia, il prefetto, 58 anni, che diventerà vice capo della Polizia nei prossimi giorni, ha seguito i più eclatanti casi di cronaca. Da capo della Dac ha coordinato l’arresto del boss Bernardo Provenzano.
IL TEMPO

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Video hard, la procura scopre un giro con decine di filmini porno

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

L'inchiesta della procura dei minori di Ancona sugli abusi sessuali subiti da una tredicenne di Torrette e videofilmati con il telefonino da un "branco" di ragazzini di poco più grandi sta portando alla luce una realtà sconcertante. Visionando il materiale informatico sequestrato ad alcuni degli indagati, sono emersi numerosi filmati scaricati dal web con protagoniste decine di giovanissime che fanno sesso esplicito con ragazzi. O che si «offrono» in rete, come nelle chat erotiche, con tanto di numeri di telefono o riferimenti utili per poterle contattare.

È ancora presto - premette il procuratore Ugo Pastore - per stabilire se si sia in presenza di forme di sfruttamento sessuale organizzate ai danni di minori, o se le ragazzine si propongano spontaneamente, magari in cambio di denaro o regali. Di certo, esiste almeno un motore di ricerca attraverso il quale - digitando alcune parole chiave - si possono ricevere e scambiare filmati come questi.Due delle giovanissime protagoniste dei video sono diciassettenni di Senigallia, già identificate nell' ambito di uno dei filoni di indagine scaturiti dall' inchiesta principale per aver inviato mms a sfondo sexy a loro amici, fra cui alcuni adulti. Altre sono sicuramente minorenni residenti nelle Marche, e in via di identificazione, ma il giro è talmente ampio da far supporre il coinvolgimento di giovani di varie regioni.

I filmati - al vaglio della Polizia postale e della Squadra mobile - colpiscono per la naturalezza con la quale sono stati girati; e altrettanto "normale" appare la loro diffusione sul web. Una mole di materiale destinata a confluire in un procedimento penale separato, mentre sarà eventualmente la procura ordinaria a valutare misure nei confronti del gestore del motore di ricerca.

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La Digos indaga sui contestatori al Motorshow

>>Da: andreavisconti
Messaggio 12 della discussione

La Digos di Bologna sta esaminando i filmati girati e le foto scattate il giorno dei fischi al premier Romano Prodi al Motorshow. Alla Procura di Bologna non è arrivata alcuna segnalazione e «non c'è alcun fascicolo aperto», ha precisato però il procuratore capo Enrico Di Nicola.
E la Questura del capoluogo emiliano, ieri, ha diffuso un comunicato per smentire che ci siano state pressioni per indagare sulla contestazione che il premier aveva subito definita organizzata dalla destra: «La Questura di Bologna smentisce in modo assoluto e categorico di aver mai ricevuto sollecitazioni o indebite pressioni da parte del presidente del Consiglio o da chiunque altro», precisando, però, che «come di consueto, gli accertamenti svolti dagli uffici competenti si sono limitati ad una ricostruzione della vicenda». Anche perché per procedere in una indagine vera e propria serve una denuncia da parte di Prodi che non è stata presentata.
Sulla vicenda, però, c'è un ulteriore retroscena, in grado forse di chiarire una volta per tutte la natura della protesta: lunedì il procuratore Di Nicola aveva anticipato che tra la folla di giovani che fischiavano e gridavano «buffone» all'indirizzo del premier non erano stati notati volti «noti» di eventuali attivisti di destra, quelli che la Digos ben conosce. Insomma, allo stato Digos e Procura indirettamente sembrano confermare che la protesta rivolta domenica contro il presidente del Consiglio sia stata del tutto spontanea e per nulla organizzata da militanti di partito.
A seminare il dubbio che Prodi avesse chiesto in qualche modo un controllo sui fischiatori era stata per prima «Striscia la notizia»: lunedì sera il tg satirico di Canale 5 aveva mostrato un video inedito in cui il premier, in piedi sul palco accanto Red Ronnie, indicava qualcuno tra la folla, dicendo rivolto al presentatore: «È quello là che ha organizzato la manifestazione». Dopo alcuni articoli sul Resto del Carlino, che però davano notizia soltanto dell'acquisizione di filmati e foto da parte della Digos, il caso è stato sollevato ieri anche in Parlamento: «L'identificazione dei contestatori del premier Romano Prodi avviate dalla Questura di Bologna sono inopportune e inaccettabili», ha denunciato il deputato di Forza Italia Fabio Garagnani, annunciando di voler rivolgere un'interpellanza al governo.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ma come, quando li intervistano riguardo ai fischi , Prodi e Diliberto , non dicono sempre:
- Questa è la democrazia -
- Questo è il sale della democrazia -
Poi li fanno ricercare addirittura dalla Digos!
A dir poco vergognoso.
Dopo 60 anni non hanno ancora assimilato la democrazia.
Andrea

>>Da: malibù
Messaggio 3 della discussione
Sul fatto che ormai riceva fischi da tutte le categorie non mi pronuncio, è come sparare sulla croce rossa.
Questa è invece una cosa preoccupante.
Non mi pare che a Prodi siano stati lanciati cavalletti o oggetti condundenti, o che sia stato preso a calci e pugni dalla folla invasata.
Ha semplicemente ricevuto dei fischi, che sono il modo più naturale di dimostrare il proprio dissenso (nelle manifestazioni, nello sport, al teatro, al cinema, dappertutto)....sarebbero più gravi le parole di Prodi da questo punto di vista (imbecilli e fascisti ne sono un esempio) eppure la digos non mi risulta stia indagando su di lui.


>>Da: lilith
Messaggio 4 della discussione

Quindi risulterebbero indagati per fischio organizzato??Ah Ah Ah!
Ma la notizia è vera?
Mi pare quasi incredibile che si 'scomodi' la digos per dei fischi. Non vorrei davvero che qualcuno avesse preso fischi per fiaschi.

>>Da: er Drago
Messaggio 5 della discussione

Livore prima, prepotenza delle istituzioni dopo.
Con tutta la mafia da acchiappare loro identificano chi esprime dissenso.
Se non stavamo nella metà occidentale dopo la guerra, penso che saremmo rimasti l'unico paese comunista e con gulag d'Europa , peggio della Bielorussia.

>>Da: melograno
Messaggio 6 della discussione
E dire che quelli di sinistra hanno pure pagato per andarlo a votare alle primarie....penosi.


>>Da: Marianna
Messaggio 7 della discussione
Anche Chirac diede del buffone a Prodi paragonandolo a Fregoli, inventore del trasformismo in teatro.
La digos però lo lasciò in pace.

>>Da: lasilfide
Messaggio 8 della discussione
Io credo che il tutto abbia come obbiettivo creare un pò di paura ai potenziali prossimi fischiatori, insomma è una minaccia usata come deterrente.

>>Da: Elios8943
Messaggio 9 della discussione
E se lo spernacchio? Rischio l'ergastolo?


>>Da: ERcontemauro
Messaggio 10 della discussione
Ma se non ricordo male, ultimamente non ci sono state identificazioni e processi per altri contestatori ad un altro ex premier???

>>Da: santana
Messaggio 11 della discussione
Attento Elios, potresti ricevere una cucchiatata di polonio..ehehe!

>>Da: Paolo
Messaggio 12 della discussione
Simpatico Fini:

FINI: ORA COMITATO A DIFESA DELLA MORTADELLA…
(Ansa) - ''Costituiro' un comitato nazionale per rivalutare e rilanciare la mortadella nel mondo. Non e' possibile che per il solo fatto che venga associato a Prodi, ormai contestato quotidianamente, un insaccato cosi' buono viva un momento di crisi...''. Lo afferma il leader di An, Gianfranco Fini, ironizzando con i cronisti in Transatlantico, sulla contestazione al presidente del Consiglio.


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17/12/06 Manifestazione a Milano contro la Finanziaria di Prodi

>>Da: ruggero
Messaggio 4 della discussione

IL 17 DICEMBRE TUTTI A MILANO!!!

Ritrovo davanti al Tribunale di Milano
Partenza del corteo previsto per le ore 10.30

Il corteo giungerà attorno alle ore 12.00
in Piazza Castello dove si terranno i Comizi conclusivi

COME RAGGIUNGERCI:

Per chi arriva da Stazione Centrale: prendere in Piazza Duca d'Aosta l'autobus 60 (direzione San Babila) e scendere alla Fermata "Vittoria (Palazzo di Giustizia)" - Oppure prendere la metropolitana 3 (gialla
direzione "San Donato", scendere alla fermata "Duomo"
in Piazza Duomo-Via Mazzini prendere il 27 (direzione Ungheria) e scendere alla fermata "Vittoria - Sforza".

Per informazioni: 0266234 420 – 235 - 294

>>Da: felice
Messaggio 2 della discussione
Bene! Ci sarò.

>>Da: Marianna
Messaggio 3 della discussione
Peccato, mi sarebbe potuto partecipare, ma sabato lavoro.

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Cassazione: lui picchia lei per religione, non sempre e' reato

>>Da: Paolo
Messaggio 2 della discussione
ROMA - Una sentenza della sesta sezione penale della Corte di Cassazione rischia di scatenare nuove polemiche. Secondo i giudici, infatti, non sempre e' reato picchiare la moglie se la lite tra i coniugi nasce da una discussione derivante dal diverso credo religioso: in questo caso, non e' detto che venga integrato il reato di maltrattamenti, ma a condizione che si tratti di episodi sporadici ed espressione di una reattivita' estemporanea. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore Generale di Catanzaro contro l'assoluzione di un uomo, decisa dal Tribunale catanzarese e confermata dalla Corte di Appello, che aveva avuto ripetuti diverbi con la moglie, testimone di Geova, in merito all'educazione dei figli. (Agr)

No comment.

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difendiamo il natale: lettera a Napolitano

>>Da: Mugugnone
Messaggio 2 della discussione
di seguito il testo della lettera inviata al Presidente della Repubblica italiana. Se volete inviarla andate alla pagina: http://www.quirinale.it/ quindi cliccate su :
La posta

vediamo un po' quanto è il "presidente di tutti !!!!!!

p.s. ovviamente liberi di adattarla, migliorarla e quan'altro.
Scusatemi l'invadenza nel Club.


Gentile Presidente,<o:p></o:p>
<o:p> </o:p>
sentite molte altre persone, con la presente sono a scriverle a nome mio e loro per esternarle il più profondo dolore e indignazione nel vedere il tentativo di poche persone di continuare ad offendere i più profondi sentimenti di moltissimi milioni di italiani di che credono in Gesù Cristo.<o:p></o:p>
<o:p> </o:p>
La ricorrenza del Santo Natale per i cristiani è ancor più che una festa di pranzi e di lustrini un momento di riflettere e pensare con quali mezzi il Creatore sia dovuto venire in umiltà e povertà in un umanità profondamente ammalata, gia da allora, per farci capire quali siano le uniche strade della Pace e della Felicità.<o:p></o:p>
<o:p> </o:p>
Molte persone delle pubbliche istituzioni, spero fraintendendo lo spirito dell'accoglienza dell'altro, cacciano dalle scuole in particolare, i simboli di Gesù che milioni di altre sono entusiaste di poter avere sempre nel cuore; sopratutto verso i bimbi che per primi hanno il sacrosanto diritto di essere rispettati almeno sulle cose e sui valori universalmente positivi condivisi dalle rispettive famiglie.<o:p></o:p>
<o:p> </o:p>
Sicuramente ognuno è libero di non credere in quei sentimenti e valori e di conseguenza nessuno li deve obbligare a crederci o festeggiarne le rispettive ricorrenze.<o:p></o:p>
<o:p> </o:p>


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Comunicazione per Laura Biancalana e tutte/i.

>>Da: Luchy1395
Messaggio 2 della discussione
Domani, il sottoscritto e la sua signora effettuano l'ennesimo cambio di residenza pur rimanendo a Bologna, pertanto vi richiedo, owner, di sospendere l'invio dei msg fino al 4 gennaio, data in cui sarà ripristinata la linea telefonica con annessa Alice.


Mi hanno avvisato con un sms, ho telefonato subito per chiedere come mai così in là nel tempo e mi hanno risposto con la solita faccenda dei giorni lavorativi, 10, che escludono quindi I sabati, le domeniche ed I giorni festivi che in questo periodo, sono parecchi, come sapete.

Non vi libererete facilmente del sottoscritto, per cui, ci "rivediamo" dal 4 pomeriggio ( sempre che tutto vada in porto dopo le 14,30, orario previsto per l'arrivo del tecnico Telecom ).

A voi ed alle vostre famiglie, sentiti auguri di buone feste a prescindere dalla Fede che vi accompagna nella vita di tutti I giorni. .

Ciao.

Luciano !

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MSN Gruppi

unread,
Dec 16, 2006, 7:29:21 AM12/16/06
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
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Paolo Guzzanti, domani sul Giornale.

>>Da: Luchy1395
Messaggio 11 della discussione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 10 della discussione
Mitrokhin, anche gli storici chiedono di fare chiarezza

Arturo Gismondi

La commissione Mitrokhin ha avuto, nella passata legislatura, una vita assai stentata. Il perché, è apparso subito chiaro. Trattandosi di indagare sui documenti consegnati dalla ex spia sovietica alle autorità inglesi, e da queste fatti pervenire al nostro governo per la parte riguardante le attività del Kgb in Italia, la sinistra ha mostrato sin dall’inizio una diffidenza vicina all’ostilità. Ciò ha pesato sui lavori e sull’esito della Commissione al punto che non si riuscì neppure, alla scadenza della legislatura, a licenziare una relazione finale. Per Andreotti, «venne a mancare il numero legale». In sostanza, la posizione della sinistra alla fine ebbe un peso decisivo.
A questo punto il capitolo poteva considerarsi chiuso, e tale fu considerato a parte alcune riserve nel centrodestra, soprattutto da parte del presidente della Commissione Guzzanti. A riaprire di forza l’argomento è stata la esplosione di vicende drammatiche e del tutto impreviste, oltreché nuove, come la uccisione a Mosca della giornalista Politovskaja, e a Londra della ex spia Litvinenko che prima di morire aveva accusato il Cremlino. Ha contribuito a coinvolgere il nostro Paese la vicenda di Mario Scaramella, consulente della commissione Mitrokhin, che fu l’ultimo a parlare con Litvinenko prima del ricovero della vittima nell’ospedale londinese. Ove lo seguirà qualche giorno dopo la morte lo stesso Scaramella, anche lui colpito, sia pure in modo meno grave, dalle radiazioni del mortale polonio 210 divenuto oggetto, in Europa, di una autentica psicosi che non poteva non avere le sue ripercussioni in Italia.
A questo punto è difficile prevedere cosa potrà accadere, perché l’affaire, con le indagini in corso in Gran Bretagna e in Russia si è fatto così intricato che non è facile orientarsi nei suoi autentici labirinti. Chi scrive può proporsi, e proporre alle parti direttamente interessate, qualche domanda, La prima, riguarda il perché fin dall’arrivo in Italia del dossier Mitrokhin, alla fine degli anni ’90, i governi e gli apparati di sicurezza italiani si siano applicati a stendere attorno ad esso un silenzio imbarazzato e imbarazzante. Le vicende del rapporto Mitrokhin in quanto tale riguardano un passato che, con la fine dell’Urss, e con tutto ciò che ormai sappiamo di quel Paese, non dovrebbe costituire - almeno in teoria - materia di scandalo per nessuno.
Nasce a questo punto l’iniziativa di un gruppo di storici che proprio in questi giorni ha chiesto che tutta la documentazione sulla vicenda Mitrokhin e sugli sviluppi successivi sia resa pubblica sì da consentire che un tema riguardante un periodo così tormentato della storia europea possa costituire materia di studio. Fra gli autori della richiesta leggo nomi importanti, quelli di Paolo Craveri, di Giovanni Sabbatuci, di Elena Aga Rossi, di Simona Colarizi e di altri i quali ritengono inaccettabile l’idea che in Italia continuino a pesare impedimenti e code di paglia politiche in grado di impedire che si vada a fondo su questioni storicamente rilevanti. E non si vede come e perché la richiesta di accesso alla documentazione rivolta ai presidenti di Camera e Senato possa essere rifiutata. Insomma, non è detto che su tutto possa stendersi, almeno sul piano storico, la parole fine.

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GIUNTA ELEZIONI DEL SENATO: RICONTARE BIANCHE E NULLE

>>Da: barbarella
Messaggio 40 della discussione
EVVIVA!!!!!!!!!!!

La giunta per le elezioni del Senato ha deciso all' unanimità il riconteggio totale delle schede nulle, bianche e contenenti voti nulli o contestati, a partire da sette regioni: Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia e Toscana. La decisione è stata presa all' unanimità dalla giunta, che ha deliberato di procedere al riconteggio.

Inoltre la giunta ha deciso di procedere alla revisione delle schede valide, custodite nei diversi tribunali, secondo una 'campionatura' che sarà decisa dai comitati di revisione schede, tenendo conto dei seguenti criteri: l'assenza del verbale o la notevole differenza tra i dati dichiarati sul verbale e quelli verificati sulla revisione; l'assenza di schede nulle e contestate; la presenza di rappresentanti di lista appartenenti a una sola coalizione o l'assenza nel seggio di rappresentanti di lista per ambedue le coalizioni. Nel caso in cui i risultati rivelino "scostamenti significativi" rispetto ai dati di proclamazione, si dovrà estendere la procedura di revisione delle schede anche alle altre regioni e alla circoscrizione estero.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 39 della discussione
I prefetti: era impossibile «taroccare» i risultati

Il presidente dell’associazione: mi aspettavo che lo dicesse Amato

La notte più lunga e contestata dell’anno, quella tra il 10 e l’11 aprile, verrà raccontata da chi ha «raccolto i voti». La risposta al dvd di Enrico Deaglio Uccidete la democrazia, arriverà a breve dai funzionari. L'associazione dei prefetti sta preparando infatti un dossier su ritmi e tempi dell’invio dei dati delle ultime elezioni politiche. Il lavoro è coordinato dal presidente dell’associazione, Claudio Palomba, funzionario della Direzione del personale al ministero dell'Interno.
Dottor Palomba, che cosa racconterete di quella notte nel vostro dossier?
«Fu una notte di follia. In effetti nelle prime ore c’era una tale “forchetta” nei numeri dei due schieramenti che qualcuno aveva già iniziato a stappare. Ma nel nostro lavoro spiegheremo che i primi dati arrivavano più che altro da una certa fetta di territorio».
Quale?
«Quei risultati riguardavano sezioni dove il centrosinistra aveva una certa maggioranza. Il gap tra i due schieramenti è stato ridotto quando sono arrivati i dati da regioni più vicine al centrodestra».
Perché avete pensato di preparare questo dossier?
«Perché il dibattito politico sulle elezioni ci sembra un’operazione montata, da entrambe le parti. Mi sarei aspettato una presa di posizione da parte del ministro Amato, perché la battaglia politica non può imbarbarirsi al punto da andare a toccare le istituzioni. Vogliamo poi far capire alla gente che ci sono due percorsi completamente differenziati per la trasmissione dei dati».
Due canali di controllo incrociato?
«Il primo è quello che rende un servizio ai cittadini e di cui si occupa il ministero dell'Interno. L’altro percorso è quello che passa attraverso le Corti d’appello. Per intenderci, se volessi taroccare il dato del Viminale, rischio di essere smentito tre giorni dopo dal dato ufficiale della Cassazione. Si sta invece insinuando nell’opinione pubblica il dubbio che si possa creare un’alterazione e questo è molto grave. Ci prepariamo per salvaguardare l’immagine del ministero».
Per la costituzione di parte civile in un eventuale processo?
«Se accadesse, sì».
Come documentate il dato delle schede bianche in calo?
«Abbiamo fatto una ricerca storica. Il dato tendenziale delle bianche con il sistema proporzionale è più o meno sempre lo stesso, perché accade che la gente, con il sistema maggioritario, è più confusa. Con la strumentalizzazione di questa vicenda per fini politici si uccide la democrazia, perché nel momento in cui poni il dubbio sul ministero dell'Interno hai toccato i cardini fondamentali della democrazia».
Come valuta la decisione della giunta per le elezioni della Camera di ricontare le schede 10% delle sezioni italiane?
«Se deve tacitare tutta questa ridda di voci che si stanno inseguendo, ben venga».
Come mai dati di alcune regioni sono arrivati prime a altri dopo?
«Molto dipende dalla scelta dei presidenti di sezione e di seggio. Per questo chiederemo maggiore rigore nella scelta del presidente, che di fatto è il deus ex machina nel seggio».
Con il sistema italiano eventuali brogli potrebbero avvenire soltanto nei seggi, parlando per assurdo?
«In teoria sì, perché la successiva trasmissione dei dati cammina come detto su due percorsi differenziati».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 40 della discussione
Elezioni, le imponderabili conseguenze del ricontrollo

Dopo l’accordo siglato al Senato, anche nella Giunta delle elezioni della Camera spunta un compromesso sul ricontrollo delle schede. Un esito forse inevitabile, dopo la direzione indicata da Palazzo Madama. E di certo favorito dall’effetto Deaglio: le supposizioni su improbabili brogli informatici compiuti dal Viminale a vantaggio di Forza Italia hanno finito per trainare - con conseguenze boomerang rispetto alle premesse - le richieste di riconteggio che il centrodestra avanzava da otto mesi. La soluzione raggiunta oggi ipoteca la legittimità del governo in carica? Probabilmente è vero l’inverso: la decisione di verificare un decimo dei voti riguardanti la Camera innesca - come ha osservato il vicepremier Francesco Rutelli - un “rasserenamento” del clima politico. E riporta entro confini istituzionali la discussione su eventuali irregolarità e brogli che aveva creato curiosità e inquietudine - anche sulla scorta delle illazioni di Enrico Deaglio - nell’opinione pubblica. Insomma, paradossalmente l’esecutivo e la maggioranza potrebbero trarre giovamento dall’accordo bipartisan sulla verifica delle schede. Salvo che gli accertamenti non prefigurino capovolgimenti del responso elettorale. Un’evoluzione che appare scontata agli occhi di Silvio Berlusconi.

“Siamo convinti di aver vinto noi”, ribadisce il Cavaliere. Per il quale la decisione di oggi è solo un “primo passo” per di più tardivo. Si vedrà se il lavoro della Giunta confermerà le aspettative del Cavaliere. Mentre è già chiaro come la necessità di una verifica ad ampio raggio delle schede enfatizzi il risultato di sostanziale parità emerso dalle urne. Ma all’immagine di un Paese spaccato a metà - che aveva alimentato dopo il voto riflessioni e suggerimenti su larghe intese e grandi coalizioni - Romano Prodi e la coalizione da lui guidata non erano parsi attribuire la necessaria rilevanza. Un’omissione che ha creato le premesse per qualche passo falso. Culminato in una manovra finanziaria ritenuta - anche da sostenitori del centrosinistra - priva di una “missione”. E sgradita - così dicono i sondaggi - alla maggioranza del Paese. Una parte rilevante della coalizione chiede ora a Prodi di passare alla “fase due”. Una formula indigesta per il Professore, che oscilla tra il riconoscimento di “errori tattici” e la manifestazione di fastidio per espressioni come “cambio di passo”. Non è solo una questione nominalistica: sollecitare una “correzione di rotta” - come ieri ha fatto il segretario Ds Piero Fassino - significa intimare una presa d’atto che non va nella direzione in cui marcia il governo. Ritenuto dai settori riformisti della maggioranza troppo prono alle indicazioni della sinistra radicale. Che non ha caso ha diffidato oggi l’esecutivo dal chiudere sbrigativamente la “fase uno”.

Nodi che potrebbero venire al pettine nel momento in cui il governo dovrà mettere mano a questioni come la riforma previdenziale e le unioni di fatto (guai se l’accelerazione dell’esecutivo incidesse proprio sui temi etici, dove è più opportuno temporeggiare, ha avvertito Rutelli). Proprio su pensioni e Pacs, ha preconizzato Berlusconi, il governo Prodi si troverà a inciampare. Intanto, le difficoltà dell’esecutivo sono accentuate dalle fibrillazioni interne a Ds e Margherita: lungi dal rappresentare una “polizza di assicurazione”, il Partito democratico costituisce per Prodi un ulteriore fattore di rischio. In un quadro co

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Successioni e Pacs, un rinvio scongiura la rottura nell'Unione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 18 della discussione


''Governo e Parlamento stanno giocando a rimpiattino con i diritti civili di milioni di persone che vivono in famiglie non sposate, fra cui quelle lesbiche e gay. Di rimando in rimando, si anagrammano in modi diversi le famose sette righe del programma dell'Unione e si allontana nel tempo qualunque misura concreta a favore delle famiglie non tradizionali''. Così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta il ritiro dell'emendamento governativo sull'abolizione delle tasse di successione anche per i conviventi deciso oggi dalla cabina di regia di maggioranza e governo sulla Finanziaria. "Confermata l'apartheid delle coppie di fatto. Al Senato hanno vinto i clericali" dice il deputato dell'Ulivo Franco Grillini. "Le unioni civili, sono argomento prioritario nel programma dell'Unione e lo stralcio dell'emendamento dimostra ancora una volta quanto il centrosinistra sia ostaggio dell'ala più oltranzista del cattolicesimo italiano, i cosiddetti teodem" dichiara il deputato di Rifondazione comunista Vladimir Luxuria. Ma non è questa una lettura condivisa da tutta l'Unione. Il governo ha deciso infatti di sostituire il ritiro delle misure sui conviventi dall'emendamento sulla tassa di successione con un ordine del giorno in cui si impegna a varare un disegno di legge che regolamenti le unioni di fatto. ''Bene l'ordine del giorno che sancisce in Parlamento l'impegno del governo e della maggioranza a dare al paese una legge saggia e condivisa che riconosca diritti e doveri delle coppie di fatto, eterosessuali e omosessuali'' è quanto infatti dichiara il ministro delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 16 della discussione
Berlusconi lascia libertà di coscienza sui Pacs

Nuova stoccata a Casini: «Ha scelto una strada diversa, ma non capisco quale sia. Comunque noi siamo al 32%, lui al 3,8»
Non ho alcuna intenzione di mollare perché ho pochi ricordi ma tantissimi progetti

Famiglia, Pacs, unioni varie: dopo le aperture di Gianfranco Fini, ora arriva la decisione di Forza Italia di dare libertà di coscienza ai suoi parlamentari. «Il nostro - dice Silvio Berlusconi - è un partito liberale e che quindi, su questi problemi, lascia ai suoi componenti la facoltà di rispondere a seconda della propria sensibilità». Già all’epoca del referendum sulla procreazione assistita Fi non aveva dato indicazioni particolari. Ora il bis, che apre pure un altro motivo di tensione con l’Udc. Il perché di questa decisione il Cavaliere lo spiega prima durante un pranzo con i senatori azzurri: «Noi rispettiamo le scelte individuali sui temi morali». Poi lo ripete in serata: «Siamo liberali». In passato, Berlusconi si era detto «favorevole ad accordi garantiti dal codice civile per le coppie di fatto», anche se «intervenire con una legge rischia di indebolire il matrimonio». Dunque una questione difficile, per la quale è necessaria, come sostiene adesso, la libertà di coscienza.
L’ex premier lascia la sede di via dell’Umiltà zoppicando vistosamente. «Ho sbattuto il ginocchio - scherza -. Deve essere stato un mobile comunista». Comunque meglio il suo incedere claudicante, insiste, che quello di Prodi, al quale per altro Fassino ha chiesto pure un cambio di passo. «Una volta - commenta - avevo anch’io un cavallo che non era sempre al top. Glielo abbiamo chiesto tante volte di cambiare passo, ma quando il cavallo non ce l’ha, c’è poco da fare». In ogni caso per Berlusconi non ci sono crisi di governo in vista. «Penso che la sinistra si coagulerà e troverà i voti. Sarebbe troppo grave la non approvazione di una Finanziaria. Credo che la colla che unisce questi sette partiti divisi su tutto, quella di restare al potere, funzioni ancora». Inutile, spiega ai suoi senatori, cercare sponde nei settori moderati dell’Unione, inutile sperare nella Margherita. «Defilarsi sulla manovra vorrebbe dire suonare il de profundis. Dubito che vogliano farlo. Piuttosto, attendo la maggioranza su tutti gli altri temi su cui sappiamo esserci differenze profonde all’interno della sinistra, come Pacs e pensioni».
Se la spallata non c’è stata, resta però un aspetto positivo. «L’opposizione ha fatto un grande lavoro sia alla Camera che al Senato. Siamo riusciti a convincere la controparte ad apportare numerose modifiche al testo originale della legge». Certo, aggiunge, «resta pessima perché impone agli italiani dei sacrifici inutili, visto che, come afferma l’Unione Europea, sarebbe bastata una manovra di 15 miliardi di euro». Ma almeno «grazie al nostro operato sono stati apportati dei miglioramenti».
Dunque, la strada giusta è questa: opposizione, opposizione, opposizione, ma con l’idea di cercare sempre il bene del Paese. «Dite che Casini ha scelto una via diversa? - chiede Berlusconi -. Bene, ma io non capisco quale sia». E tira fuori gli ultimi sondaggi. «In questo momento godiamo di un consenso straordinario. Secondo i più recenti rilevamenti, la Casa delle libertà è al 57 per cento, di cui solo il 3,8 è dell’Udc». Insomma, poco più della metà rispetto alle elezioni. «E Fi è oltre il 32». Il distinguo quindi non porta nulla. Nessuna polemica con il leader dei centristri, però, s

>>Da: andreavisconti
Messaggio 17 della discussione

Sono le coppie di fatto a mettere in evidenza la differenza tra Udc e Forza Italia.

Lo sottolinea Lorenzo Cesa nel replicare a Silvio Berlusconi che, dopo aver definito la posizione della Cdl sui Pacs, si è anche chiesto in cosa consiste «la strada diversa» rivendicata da Pier Ferdinando Casini. «È proprio la sua posizione sui Pacs, la prova più lampante della distanza che separa Udc (contraria ai Pacs, ndr) e Forza Italia (che lascia libertà di coscienza, ndr) su alcuni valori cardine della società».
Non soltanto i Pacs, però, segnano la differenza tra i due partiti del centrodestra come ha messo in evidenza Pier Ferdinando Casini ancora ieri, prima attraverso le pagine del Quotidiano nazionale e poi attraverso le agenzie mentre a Meise, vicino Bruxelles, partecipava all’incontro del Ppe. C’è un solo antidoto al rischio dell'intolleranza di cui parla Romano Prodi dopo le contestazioni ricevute a Bologna, ribadisce: «Una vera politica moderata». E se da un lato afferma che il suo non potrà essere un partito compatibile con Alessandra Mussolini o Luca Romagnoli, e in qualche caso con la Lega, dall’altro rassicura Berlusconi che mai andrà a fare «la ruota di scorta di Prodi» e si dice sempre più convinto della necessità di un partito dei moderati rispetto a questo governo e a questa maggioranza. Condivide le parole di Prodi riguardo i fischi ricevuti a Bologna che parla di «Italia avvelenata dal sensazionalismo delle dichiarazioni che fanno titolo» e riconferma la validità della sua scelta di non andare a San Giovanni: «Anche se dopo la manifestazione eravamo calati molto, adesso sto risalendo, con punte anche notevoli». E lascia che sia il suo segretario di partito da Roma a contraddire i numeri dei sondaggi di Berlusconi: «Noi siamo al 57%, l’Udc al 3,8» ripete il leader della Cdl. E Lorenzo Cesa: «Manderemo i nostri dati all’ex-presidente del Consiglio. Ci dicono che l’Udc cresce nelle intenzioni di voto e negli indici di gradimento».
Casini che sui Pacs si dice convinto «di riuscire a realizzare un’intesa con Rutelli e la gran parte della Margherita che non abdicano alla difesa dei loro valori», intanto torna sulla manifestazione del 2 dicembre e si dice convinto che se fosse salito su quel palco «sarebbe stato come fare il soprammobile». Mentre se oggi Fi e An fanno la federazione e ancor di più se fanno il partito unico, Casini si dice contento perché si aprono spazi per il suo progetto al centro.


>>Da: grillo_pensante
Messaggio 18 della discussione
L'apertura di ROMILVIO Berlusconi al matrimonio fra froci me la aspettavo. Il 2 dicembre è passato...

Passata la festa gabbato l'elettorato.
Dai ROMILVIO BERLUSCODI, dai che sei solo! Sei solo un commerciante delle Coop!

Forza Italia di carne e di sangue, di nuovo in piazza che ROMILVIO è duro d'orecchie, anzi di recchioni.

NO PIAZZA, NO LIBERTA'

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Iran: studenti contro Ahmadinejad

>>Da: baffo
Messaggio 4 della discussione
(ANSA) -TEHERAN, 11 DIC- Un gruppo di studenti ha contestato il presidente iraniano Ahmadinejad all'universita' Amir Kabir, a Teheran, gridando slogan contro di lui. 'Morte al dittatore', ha urlato parte degli studenti tentando di attaccare la tribuna da dove Ahmadinejad stava pronunciando un discorso. Alcuni giovani hanno dato alle fiamme fotografie del presidente. I contestatori erano pero' una minoranza e alla fine e' scoppiata una rissa con gli altri studenti che difendevano Ahmadinejad.

Almeno qualcuno che c'ha sale in zucca ancora c'è!


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Ahmadinejad: «Felicissimo degli insulti»


«Quando all'università un piccolo gruppo insignificante di studenti insulta in piena libertà e senza timori il presidente eletto dal popolo, sono felicissimo: quando mi insultavano ho provato un sentimento di fierezza e ho ringraziato Allah». È quanto si legge sul blog del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, che commenta le dure contestazioni degli studenti dello scorso lunedì al Politecnico Amir Kabir di Teheran.
Intanto nove leader degli studenti del Politecnico, in una lettera firmata di loro pugno, ribadiscono le loro critiche al presidente e confermano le accuse rivolte al governo presieduto da Ahmadinejad, che definiscono «liberticida». «Signor Presidente - scrivono - lei si vanta di aver dato al nostro paese una libertà della quale non ha mai goduto, mentre l'unica libertà che ancora non ci è stata tolta è quella di respirare e camminare, per il resto non abbiamo mai vissuto in una situazione peggiore per quanto concerne le libertà individuali e collettive». «Probabilmente - continuano i nove studenti che firmano la lettera - non condividiamo il significato della parola libertà». «In una società libera gli studenti non sono cacciati dalle università in quanto dissidenti, non sono pestati regolarmente dai suoi sostenitori perché contrari al suo governo, non si vedono negare il diritto a organizzarsi in associazioni o a pubblicare riviste», si legge ancora nella lettera a Mahmoud Ahmadinejad. «Lei ci ha accusato di essere agenti di potenze straniere, se riuscirà a dimostrare questa sua accusa ci auto-impiccheremo per aver tradito il nostro paese», scrivono gli studenti. «Quelle grida che lei ha ascoltato lunedì, non erano voci individuali, era la voce di un popolo che chiede libertà, democrazia e giustizia. Impari ad ascoltarla», conclude la lettera.
Dal canto suo il Tahkim Vahdat, la principale formazione studentesca iraniana, ricorda che «gli studenti hanno alzato la bandiera della lotta contro questo governo corrotto e liberticida e non intendono dar tregua alle forze repressive»

Quest'uomo è veramente pericoloso.
Andrea

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Libero per l'indulto, uccide e dà alle fiamme 4 persone

>>Da: baffo
Messaggio 21 della discussione


Ricercato Abdel Fami Marzouk, un pregiudicato tunisino uscito dal carcere per l'indulto

Uccide e da alle fiamme 4 persone, era libero per l'indulto

Vittime la convivente, il figlio di due anni, la madre della compagna e una vicina. Ferita una quinta persona

Como, 12 dic. - (Adnkronos) - E' caccia nel comasco ad Abdel Fami Marzouk, il tunisino venticinquenne, accusato di aver ucciso e dato alle fiamme ieri sera 4 persone. L'omicida avrebbe prima massacrato la sua famiglia e solo in un secondo momento avrebbe incendiato l'appartamento in via Diaz ad Erba, comune in provincia di Como, per simulare una tragedia del tutto accidentale.

A cadere sotto le coltellate dell'aggressore sono stati Raffaella Castagna, figlia trentenne di un noto commerciante della zona e titolare di una catena di negozi di abbigliamento, il figlio Yousef di due anni, la nonna del piccolo, Paola Galli di 60 anni e una vicina di casa, Valeria Cherubini di 50 anni, accorsa insieme al marito alle grida di aiuto delle prime vittime. Gravemente ferito e ustionato il marito della vicina, Mario Frigerio di 60 anni. L'assassino, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe inferto ferite profonde alla gola a due o più vittime, quasi a volerle sgozzarle.

La caccia all'uomo è iniziata dopo le 20.30 quando i vigili del fuoco, entrati nell'abitazione del centro cittadino per domare le fiamme, hanno fatto la macabra scoperta. Quando è stato chiaro che il convivente di Raffaella Castagna non era tra le vittime le ricerche si sono concentrate su di lui. Il tusinino è infatti scappato a bordo di un furgone trovato, poco prima di mezzanotte, a Merone paesino tra Como e Lecco. E' in questa zona che al momento si concentrano le ricerche degli inquirenti.

Secondo gli investigatori l'uomo, con precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti e rapina e uscito dal carcere alcuni mesi fa per l'indulto, potrebbe essere aiutato nella fuga da qualche balordo.

Da chiarire pero' il movente. Descritto come una persona aggressiva non sarebbe comunque nuovo a episodi di violenza nei confronti della convivente. A coordinare le ricerche dello straniero sono il procuratore della Repubblica di Como, Alessandro Maria Lodolini e il pm Simone Pizzotti.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 19 della discussione
Sarebbero improvvisamente peggiorate le condizioni di Mario Frigerio, l'unico sopravvissuto alla strage di Erba avvenuta lunedì scorso nell'abitazione di via Diaz. L'uomo che mercoledì, svegliatosi dal coma farmacologico a cui era sottoposto, aveva parlato brevemente con gli inquirenti, ieri non ha potuto incontrarli e fornire elementi per la ricostruzione della strage nella cittadina del Comasco in cui hanno perso la vita la moglie Valeria Cherubini, Raffaella Castagna, il piccolo Youssef e la nonna del bambino di due anni, Paola Galli. Secondo indiscrezioni, l'unico scampato al massacro non potrà essere ascoltato neanche domani. Per l'uomo, accorso insieme alla moglie alle grida delle prime vittime e accoltellato alla gola e alla schiena, la prognosi in questi giorni è sempre stata riservata. I medici dell'ospedale Sant'Anna di Como, dove è ricoverato sotto sedativi nel reparto di rianimazione, hanno eseguito durante la giornata di ieri nuovi esami clinici per scongiurare l'ipotesi di lesioni permanenti al sistema neurologico. Se il fatto che Frigerio mercoledì avesse comunicato, anche se con difficoltà legate alla parole e allo stato emotivo, con gli investigatori era stato valutato positivamente, i medici non hanno mai escluso complicazioni, all'interno di quello che viene definito «un quadro clinico grave».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 20 della discussione
La procura continua a puntare sul regolamento di conti. Marzouk indagato dalla Guardia di Finanza per un traffico di cocaina

Qualcosa è successo, ma cosa ancora non si sa. Forse è successo mentre Azouz Marzouk era in carcere per traffico di stupefacenti. Lui stesso ha ammesso di aver pestato i piedi a qualcuno, ma a chi e in che modo è ancora tutto da scoprire. È da lì che bisogna partire per capire quanto può essere grande un errore, quanto grave uno sgarro, quanto alto un debito o quanto pesante una partita di droga fatta sparire per vendicarsi con l’assassinio della moglie e del figlio.
L’uomo che tutti hanno accusato di avere sgozzato la moglie Raffaella Castagna, il loro bambino di due anni, la suocera e una vicina che rientrava dalla passeggiata con il cane, si è discolpato con una telefonata fatta al suocero dalla Tunisia. Non era a Erba lunedì sera. Non poteva essere stato lui a compiere quel massacro anche se chi vive in città continua a sospettare che il viaggio potesse essere premeditato. Lui si difende: «Anche ci fosse stato qualcuno di cui avevo paura, chi è mai l’uomo che scappa lasciando la moglie e il figlio?». Usa le stesse frasi che la gente usa per accusarlo. Ma nasconde sempre lo sguardo dietro un paio di occhiali neri.
Anche se il suocero Carlo lo difende ancora più di quanto non abbia mai fatto, questo tunisino di 25 anni ancora c’entra in questa storia in cui non c’è niente di chiaro tranne la furia con la quale gli assassini si sono accaniti sui quattro corpi. Dodici ferite sul corpo di Raffaella, massacrata a colpi di coltello e finita con un colpo di martello in testa. Come la suocera e la vicina. Non è solo un taglio alla gola netto, il messaggio che quel sangue era stato versato perché qualcuno aveva parlato troppo. È proprio una carneficina di chi non sta solo facendo un lavoro sporco, ma sta godendo nel vedere il sangue schizzare. Clan organizzati, aveva ipotizzato il procuratore capo Alessandro Lodolini. Ma Azouz smentisce la pista calabrese così come il primo giorno aveva cancellato l’ipotesi di un clan albanese. Resta il fatto che lui è coinvolto in un'inchiesta della Guardia di finanza su un traffico di cocaina tra Erba, Como e Lecco. Non è un pesce grosso, ma può aver fatto un errore che ha fatto arrabbiare quelli dai quali prendeva ordini. «Possibile che i vicini non abbiano sentito niente», ha detto Arianna Frigerio, la nipote di Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto alla strage. Frigerio è il marito di Valeria Cherubini, la vicina uccisa. Lui è stato ferito alla gola ed è stato ricoverato all’ospedale Sant’Anna. L’altro ieri è tornato cosciente e sembrava che avesse raccontato che gli assassini fossero almeno due. Il suo legale, però, ieri ha smentito: «Io ero lì quando si è svegliato. Era sotto l’effetto dei farmaci e davvero era ancora intontito dal coma farmacologico. Non ha detto niente. Ha solo sbattuto le palpebre». La nipote Arianna vive vicino agli zii, in via Diaz, nella palazzina del massacro. Lei non era in casa lunedì sera e quando è rientrata e ha scoperto quello che era successo è stata la prima a domandarsi come mai i vicini non avessero sentito nulla. Il legale chiede di lasciarla in pace, perché la ragazza è sconvolta. Ma la sua osservazione è la stessa che si fa tutto il paese. Possibile che nessuno abbia sentito. I vicini continuano a dire che l’unica cosa che li ha distratti dalla cena che avevano in tavola sono stati i fischi delle sirene dei pompieri. In realtà l

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17/12/06 Manifestazione a Milano contro la Finanziaria di Prodi

>>Da: ruggero
Messaggio 4 della discussione
IL 17 DICEMBRE TUTTI A MILANO!!!

Ritrovo davanti al Tribunale di Milano
Partenza del corteo previsto per le ore 10.30

Il corteo giungerà attorno alle ore 12.00
in Piazza Castello dove si terranno i Comizi conclusivi

COME RAGGIUNGERCI:

Per chi arriva da Stazione Centrale: prendere in Piazza Duca d'Aosta l'autobus 60 (direzione San Babila) e scendere alla Fermata "Vittoria (Palazzo di Giustizia)" - Oppure prendere la metropolitana 3 (gialla
direzione "San Donato", scendere alla fermata "Duomo"
in Piazza Duomo-Via Mazzini prendere il 27 (direzione Ungheria) e scendere alla fermata "Vittoria - Sforza".

Per informazioni: 0266234 420 – 235 - 294

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Anche il Carroccio piemontese sarà presente in massa alla grande manifestazione di domenica a Milano per dire no alla Finanziaria di Prodi «dopo il grande successo del corteo del 2 dicembre è importante che la Lega dimostri quanto la gente del Nord è contro la Manovra. Per questo è fondamentale scendere in piazza nella Capitale della Padania, a Milano, per dire no al furto ai danni del Nord» spiega Oreste Rossi, capogruppo leghista in Regione Piemonte.
Una legge di Bilancio che «colpisce tutti i settori produttivi padani e non solo e che vede la contrarietà di tutte le categorie. Una situazione senza precedenti» dice Rossi.
«Questa volta tutto il Paese è duramente colpito e lo ha dimostrato la grande partecipazione avuta a Roma. Come sempre però è il Nord ad essere particolarmente tartassato dalla politica del Governo» aggiunge il capogruppo.
«Saremo in piazza contro i tagli agli enti locali, contro le nuove tasse, contro le politiche dell’Unione e con noi ci saranno migliaia di persone che dopo pochi mesi di “esperienza Prodi” si sono già stufati di questo governo».
Perché, secondo l’esponente leghista «molta gente che ha votato per il centrosinistra alle elezioni si è amaramente pentita e la flebile maggioranza con cui l’Unione ha vinto le elezioni, è già stata ampiamente recuperata dalla Casa delle Libertà». Ma se tutte le categorie sono contro la legge di Bilancio unionista, in particolare il Piemonte lo deve essere «per i gravi tagli ai fondi stanziati per le infrastrutture che sono invece vitali per lo sviluppo della nostra Regione e non solo. Pensiamo alla Torino-Lione che è stata declassata dal Governo di sinistra a infrastruttura non prioritaria. Stesso discorso - aggiunge Rossi - vale per la Cuneo-Asti, per cui non sarebbero neppure necessari ulteriori fondi, ma che il ministro Di Pietro ha bloccato in quanto non intende assegnare la concessione a dei privati».
I piemontesi inoltre hanno un’ulteriore motivazione per scendere in piazza «di fronte a questa sinistra maestra di ambiguità. Chiamparino e la Bresso (rispettivamente sindaco di Torino e governatrice subalpina, ndr) si dicono pronti a scendere in piazza contro i tagli in Finanziaria ma fanno parte degli stessi partiti che a Roma questa Manovra l’hanno scritta e votata. Una posizione assurda che, se avessero un po’ di coerenza, dovrebbe portare alle dimissioni o all’uscita dai partiti dell’Unione di tutti gli amministratori che legittimamente si lamentano della Finanziaria» afferma Rossi.
Ma la doppia faccia della sinistra «è ben coperta dai media - spiega il capogruppo leghista -. La Stampa, il giornale di Torino, dà grande risalto alle posizioni del sindaco tanto da riuscire a far credere all’opinione pubblica che Chiamparino sia realmente contro le scelte del governo, quasi una “vittima”». Se così fosse basterebbe una telefonata al leader del suo partito Piero Fassino (anch’egli torinese) per risolvere la questione. «A questo punto - conclude Rossi - se Chiamparino è realmente contro la Finanziaria, esca dai Ds, altrimenti la pianti di prendere in giro i suoi concittadini».
Il Carroccio piemontese ha organizzato anche un treno speciale per la manifestazione di domenica «assicurando un “prezzo politico” del biglietto, così che proprio tutti possano partecipare all’adunata».
ALESSANDRO MORELLI

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Cassazione: lui picchia lei per religione, non sempre e' reato

>>Da: Paolo
Messaggio 6 della discussione


ROMA - Una sentenza della sesta sezione penale della Corte di Cassazione rischia di scatenare nuove polemiche. Secondo i giudici, infatti, non sempre e' reato picchiare la moglie se la lite tra i coniugi nasce da una discussione derivante dal diverso credo religioso: in questo caso, non e' detto che venga integrato il reato di maltrattamenti, ma a condizione che si tratti di episodi sporadici ed espressione di una reattivita' estemporanea. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore Generale di Catanzaro contro l'assoluzione di un uomo, decisa dal Tribunale catanzarese e confermata dalla Corte di Appello, che aveva avuto ripetuti diverbi con la moglie, testimone di Geova, in merito all'educazione dei figli. (Agr)

No comment.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Capisco bene il pover'uomo (nella dottrina dei testimoni di Geova c'è anche che bisogna convertire a tutti i costi i figli ed il coniuge), ma questo non vale a giustificare la violenza.
Andrea

>>Da: grillo_pensante
Messaggio 3 della discussione
Bene, allora conviene passare al Corano in fretta, così possiamo anche accoppare la moglie e stare in grazia di Dio e in pace con gli uomini.
Da oggi passo con Maometto, inutile resistere quelli si che se ne intendono, è da coglioni rifiutare il vantaggio...

NO PIAZZA, NO LIBERTA'

>>Da: buonalanutella
Messaggio 4 della discussione
In attesa di conoscere l'esito della Cassazione su un soggetto che utilizzi anche corpi contundenti, vado a prendere lezioni di kick boxing.

>>Da: lilith
Messaggio 5 della discussione
E se io ammazzo "sporadicamente" il coniuge che mi cornifica che mi succede?

>>Da: baffo
Messaggio 6 della discussione

Magari ti fanno fare qualche sporadico salto in corte d'assise lilith, ehehe!

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difendiamo il natale: lettera a Napolitano

>>Da: Mugugnone
Messaggio 6 della discussione


di seguito il testo della lettera inviata al Presidente della Repubblica italiana. Se volete inviarla andate alla pagina: http://www.quirinale.it/ quindi cliccate su :
La posta

vediamo un po' quanto è il "presidente di tutti !!!!!!

p.s. ovviamente liberi di adattarla, migliorarla e quan'altro.
Scusatemi l'invadenza nel Club.


Gentile Presidente,<o:p></o:p>
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sentite molte altre persone, con la presente sono a scriverle a nome mio e loro per esternarle il più profondo dolore e indignazione nel vedere il tentativo di poche persone di continuare ad offendere i più profondi sentimenti di moltissimi milioni di italiani di che credono in Gesù Cristo.<o:p></o:p>
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La ricorrenza del Santo Natale per i cristiani è ancor più che una festa di pranzi e di lustrini un momento di riflettere e pensare con quali mezzi il Creatore sia dovuto venire in umiltà e povertà in un umanità profondamente ammalata, gia da allora, per farci capire quali siano le uniche strade della Pace e della Felicità.<o:p></o:p>
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Molte persone delle pubbliche istituzioni, spero fraintendendo lo spirito dell'accoglienza dell'altro, cacciano dalle scuole in particolare, i simboli di Gesù che milioni di altre sono entusiaste di poter avere sempre nel cuore; sopratutto verso i bimbi che per primi hanno il sacrosanto diritto di essere rispettati almeno sulle cose e sui valori universalmente positivi condivisi dalle rispettive famiglie.<o:p></o:p>
<o:p> </o:p>
Sicuramente ognuno è libero di non credere in quei sentimenti e valori e di conseguenza nessuno li deve obbligare a crederci o festeggiarne le rispettive ricorrenze.<o:p></o:p>
<o:p> </o:p>

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Grazie.
Andrea

>>Da: boleropersempre
Messaggio 3 della discussione
!

>>Da: grillo_pensante
Messaggio 4 della discussione
Bisogna che gli scriva Putin, lui è il presidente di tutte le repubbliche russe, compresa la nostra.
NO PIAZZA, NO LIBERTA'

>>Da: buonalanutella
Messaggio 5 della discussione
Bravo, mugugnone.
Rispetto per le religioni, ma le nostre usanze non devono essere intaccate perchè potrebbero offendere quelle degli altri.

>>Da: katia978
Messaggio 6 della discussione
Una buona notizia:

Cancellato il divieto delle maestre che "per non offendere gli islamici" avevano "bloccato"la canzonicina scatenando la polemica. Il via libera dopo l'intervento del direttore del circolo Natale, contrordine a Bolzano
"A scuola si canta Stille Nacht"

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Comunicazione per Laura Biancalana e tutte/i.

>>Da: Luchy1395
Messaggio 14 della discussione


Domani, il sottoscritto e la sua signora effettuano l'ennesimo cambio di residenza pur rimanendo a Bologna, pertanto vi richiedo, owner, di sospendere l'invio dei msg fino al 4 gennaio, data in cui sarà ripristinata la linea telefonica con annessa Alice.


Mi hanno avvisato con un sms, ho telefonato subito per chiedere come mai così in là nel tempo e mi hanno risposto con la solita faccenda dei giorni lavorativi, 10, che escludono quindi I sabati, le domeniche ed I giorni festivi che in questo periodo, sono parecchi, come sapete.

Non vi libererete facilmente del sottoscritto, per cui, ci "rivediamo" dal 4 pomeriggio ( sempre che tutto vada in porto dopo le 14,30, orario previsto per l'arrivo del tecnico Telecom ).

A voi ed alle vostre famiglie, sentiti auguri di buone feste a prescindere dalla Fede che vi accompagna nella vita di tutti I giorni. .

Ciao.

Luciano !

Invia messaggi direttamente al tuo blog e carica foto, commenti e altro ancora con MSN Spaces. È gratuito!

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Ciao Luciano, buon trasloco!
Per non ricevere più messaggi in questo periodo ti consiglio di fare così:
Vai su strumenti iscritto, poi su Controlla le impostazioni di posta elettronica, quindi Messaggi: seleziona sul web.
Per ultimo : Rapporto gruppo: seleziona Mai.
Spero di esserti stato utile.
Auguri di Buone feste,
Andrea

>>Da: boleropersempre
Messaggio 3 della discussione
Tanti auguri anche da parte mia.
Guarda che tu solo puoi sospendere la ricezione dei messaggi.
Ciao

>>Da: grillo_pensante
Messaggio 4 della discussione
A Bologna c'è FASTWEB, liberi di scegliere!!!

NO PIAZZA, NO LIBERTA'

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 5 della discussione
Ricambio gli auguri.

>>Da: buonalanutella
Messaggio 6 della discussione
AUGURI!
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>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 7 della discussione
un abbraccione Luciano e tante cose belle, non solo per Natale Angela

>>Da: katia978
Messaggio 8 della discussione
Auguri anche da Katia.

>>Da: 5038LAURA
Messaggio 9 della discussione
Carissimo Luciano, ti sono vicina in questi momenti terribili...(ho traslocato il 9 dicembre di un anno fa. Spero di non rifarlo se non nella prossima vita!) Non posso fare ciò che mi chiedi perché questa possibilità è data ad ogni singolo utente, non ai gestori; segui le istruzioni che ti ha dato Andrea. Auguro a te e a tua moglie tanta serenità e gioia per queste feste e guai a te se non ti rifai vivo dopo il trasloco, me te magno..ahahah! Un abbraccio sul cuore, Laura P.S.: Per tutti. Carissimi, perdonate, ma in questi giorni non posso essere con voi, ci rileggiamo spero domani o al massimo domenica.

>>Da: lilith
Messaggio 10 della discussione
Anche da parte mia.
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>>Da: baffo
Messaggio 11 della discussione
Tanti auguri Luciano, non ti invidio nemmeno io. Trascorri buone feste.

>>Da: happygio
Messaggio 12 della discussione
ciaoo Luciano, auguroni per tutto, torna presto!!! sai che è un momento molto triste per me, ma ti mando un bacino.....

>>Da: John
Messaggio 13 della discussione
Tanti auguri per il trasloco e per le festività.
J.

>>Da: Mirko
Messaggio 14 della discussione
Mi associo agli auguri a te e famiglia.
Mirko

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Il prezzo di un abbraccio

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

È rinfrescante che Ehud Olmert abbia trovato sorrisi in Europa sia durante la visita ad Angela Merkel che quando ha visto Romano Prodi; ottimo, certo, che il primo ministro italiano da cui sono per lo più pervenute condanne e critiche per la politica di Israele trovi la forza di pronunciare una frase importante che ne riconosce la legittimità come Stato ebraico. Anche se a molti può essere sembrata lapalissiana, di fatto l’affermazione di Prodi nega il diritto al ritorno dei profughi palestinesi, massa di manovra emarginata cinicamente dalla leadership palestinese per un auspicato conflitto finale. Escludere il diritto al ritorno significa opporsi alla distruzione di Israele tramite la demografia. Olmert, dunque, ha portato a casa questa affermazione come un trofeo d’amicizia europea e ha detto ai giornalisti che ha ottenuto quasi tutto quello che si era prefissato. Si può capire che si sia sentito soddisfatto, perché Israele non è abituato a essere vezzeggiato dall’Europa, ma piuttosto offeso e diffamato. Durante la presidenza italiana della Comunità Europea non sono mancati episodi, anche paradossali, di pregiudizio verso lo Stato Ebraico, come l’indagine che chiedeva quale fosse il Paese più pericoloso del mondo, i cui risultati indicarono «Israele». Acqua passata, vista la cordialità fra i due Capi di Stato.
Ma se si guarda da vicino al risultato del colloquio, la materia di riflessione non manca e verrebbe subito da dire che Israele, in cambio degli abbracci affettuosi con cui ha gratificato Prodi, dovrebbe forse in futuro, se intende perseguire la pace, esigere un prezzo più alto. Infatti, quegli abbracci sono una patente molto spendibile per acquisire statura morale nel mondo occidentale e buone carte nella politica estera mondiale. Prima di dare il permesso a un conoscente, pur se cordiale, di dire «il mio migliore amico è ebreo», la cosa va certificata e soppesata, perché il futuro sarà giudice di questo investimento.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Se ci chiediamo dunque come possiamo valutare l’investimento di Olmert su Prodi, e quindi la disponibilità del nostro governo a essere davvero amico di Israele, la chiave di lettura oggi è una sola, il rapporto con l’Iran e con le sue trame. Ogni intenzione di pace si misura su un’articolata azione per fermare l’Iran, perché Ahmadinejad ormai ha intrapreso una politica regionale onnicomprensiva di cui sono pedine, oltre agli hezbollah, il Libano, la Siria, anche i palestinesi di Hamas. Prima di parlare di pace con Abu Mazen, ad esempio, come insiste l’Italia, è dovere di ciascuno sapere che l’Iran tramite Hamas, costruisce ostacoli insormontabili sulla via della pace, dato che è col denaro iraniano che Hamas arma le milizie e l’ideologia che tengono in scacco Abu Mazen stesso. Ieri il Primo ministro Ismail Haniye è stato fermato al valico di Rafah proveniente da Teheran con una valigia contenente 35 milioni di dollari, la prima tranche dei 250 milioni con cui Teheran finanzia la politica di schieramento di Hamas. La pace che Prodi auspica, non può quindi avanzare se il mondo non costringe l’Iran a lasciare la presa.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

L’Iran nega la Shoah come strumento per legittimare la distruzione di Israele, sta costruendo l’arma atomica e nel frattempo finanzia numerose organizzazioni terroriste. Lo scopo del viaggio di Olmert era far capire all’Europa e a Prodi in particolare che l’aggressione di Ahmadinejad al mondo occidentale è già in atto. Il premier israeliano ha chiesto, secondo fonti locali, che l’Italia segua l’esempio degli Usa e limiti il suo lucroso commercio con l’Iran, che è invece oggi sostenuto come tutti gli scambi a rischio con i Paesi instabili: noi commerciamo con l’Iran per otto miliardi di dollari (quattro, invece, la Germania, secondo dati israeliani). Sarebbe stato un segnale forte che oltre all’ovvio rifiuto verso la Conferenza di negazione della Shoah, fosse stato messo sul tavolo un gesto di concreta disapprovazione. Invece, per quanto emerge senza avere assistito alle riunioni dei premier, il fatto che Prodi abbia affermato che «l’Iran è un’entità regionale importante da cui non si può prescindere»; che abbia ribadito che l’Italia, quando sarà a gennaio nel consiglio di sicurezza, si occuperà delle sanzioni, ma solo mirate a evitare la costruzione degli impianti nucleari; che abbia di nuovo riproposto di parlare con la Siria, principale retrovia di tutte le operazioni terroristiche... di fatto significa che per ora non intende agire nel contesto proposto da Olmert, proponendo una visione di un Iran «importante» che sconcerta e comporta una intollerabile equivalenza morale, come se le minacce di distruzione di massa unite alla negazione della Shoah fossero vane flatus vocis. È questo che l’Italia pensa? Sarebbe una sottovalutazione molto pericolosa. Se poi Olmert e Prodi abbiano preferito di comune accordo glissare sul fallimento della missione Unifil per lasciare la porta aperta a un ruolo dell’Italia a Gaza, non è dato sapere. Ma non è onesto da parte dell’Italia, che ha dei valorosi soldati in Libano privi purtroppo degli ordini giusti per contrastare il riarmo degli hezbollah che minacciano proprio quel governo Siniora che siamo andati a difendere; né prudente da parte di Olmert, che non saprà chi ringraziare se gli hezbollah riprenderanno a sparare i loro missili.
Infine: la sinistra ha un grande problema con Israele, un problema morale basilare, perché l’ha usato cinicamente come merce di scambio per stabilire rapporti e alleanze, ha promosso menzogne e antisemitismo. Tuttavia però nel suo seno si combattono anime diverse di cui una sta compiendo un percorso difficile e anche valoroso. Olmert non ha capito che un abbraccio di Prodi è un premio troppo piccolo e forse anche un ostacolo sulla strada della revisione in atto nella sinistra.
Fiamma Nirenstein

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Liberismo fuori rotta

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Grandi principi, comprensibili esigenze, probabili disastri. Un trittico che si addice alla vicenda Alitalia illustrata al Parlamento dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. L’Alitalia perde un milione di euro al giorno e la sua crisi arriva da lontano. Precisamente dalla metà degli anni ’90 quando per rimettere a posto conti che scricchiolavano si ridussero i costi tagliando anche gli investimenti. Sulle rotte internazionali e sull’acquisto di aeromobili oltre che sui vari servizi offerti. Se un’azienda ha un debito e oltre a tagliare i costi non investe nella crescita come potrà mai risanarsi? Se tenta di farlo, muore. Ed è quanto sta accadendo all’Alitalia. E qui arrivano i grandi principi. Il mercato è la soluzione del problema, dice con enfasi Padoa-Schioppa. Bisogna far passare la quota di controllo dalle mani pubbliche a quelle del privato e, voilà, il gioco è fatto.
È questo ciò che pensano «i mercatisti», gli stessi che si affannano a ricordare che la vecchia Iri faceva i panettoni dimenticando volutamente che Motta e Alemagna erano i cognomi di due famiglie le cui aziende fallirono e non due marchi dell’Iri. Ma questa è polemica antica ed è bene metterla da parte. A chi pensa che il mercato sia la soluzione unica per la crisi della nostra compagnia di bandiera diciamo tre cose: a) l’Alitalia è già sul mercato perché è una società quotata e la maggioranza delle sue azioni è nelle mani di grandi investitori internazionali e dei piccoli risparmiatori; b) se per mercato, invece, si vuole intendere la privatizzazione dell’Alitalia, scelta possibile e non scandalosa, diventa difficile, allora, mettere al futuro proprietario vincoli potenti come quelli di cui si parla (dall’occupazione al mantenimento delle rotte in perdita); c) il mercato, quello vero, è neutrale rispetto alla natura della proprietà, pubblica o privata che sia.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Esistono privati capacissimi e privati meno capaci così come esistono società pubbliche competitive sul mercato globalizzato che macinano quattrini e dividendi (Eni, Enel, Finmeccanica e la stessa Fincantieri non ancora quotata) ed altre, come l’Alitalia, che sono da anni in perdita. Ed allora la domanda non è tanto se un grande Paese industrializzato può fare a meno di una sua compagnia di bandiera. Naturalmente possiamo fare a meno di tutto salvo poi accorgerci che siamo diventati un Paese colonizzato nella forma e nella sostanza. La vera questione sul tappeto è un’altra. Perché mai l’azionista pubblico, non può fare una grande alleanza internazionale e mettere a punto un piano industriale all’altezza della situazione? Piuttosto che fare un’offerta pubblica di vendita (Opv) del 30 per cento del capitale con annesso obbligo di Opa e di tanti vincoli che danno l’idea che la futura proprietà sarà sempre sotto tutela, il governo dovrebbe aprire una trattativa a 360 gradi con altre compagnie presenti nel mercato mondiale.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

L’obiettivo dovrebbe essere non solo un’alleanza commerciale ma una vera e propria integrazione azionaria. Sul mercato vi sono compagnie pubbliche che funzionano bene come l’Air France, altre come Iberia, la cui crescita negli ultimi anni è stata rilevante, che ha un azionariato pubblico-privato e altre ancora interamente privatizzate come la British. Per non parlare delle compagnie orientali sempre più presenti sui mercati emergenti. I governi delle grandi democrazie fanno una scelta netta perché sanno che il mercato è uno strumento e che l’unica necessità è di esserci con un azionariato forte, pubblico o privato, e un piano industriale competitivo. Gli ultimi arrivati sul fronte dell’economia di mercato, come gran parte dell’attuale governo, spesso confondono liberismo con pressappochismo creando, così, disastri societari e contenziosi infiniti che non fanno bene al Paese. Autostrade docet.
Paolo Cirino Pomicino

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Fatti, non insulti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Nell'ambito di un seminario ho definito incompetente ed irresponsabile la politica economica del governo. Un economista governativo mi ha sfidato ad esplicitare cosa avrei fatto io nelle, secondo costui, spaventose condizioni ereditate. Accetto volentieri perché chi critica deve dire esattamente cosa farebbe di diverso. Nel luglio del 2006 avrei messo in priorità il cercare di evitare il declassamento del debito. Anche perché se questo si fosse combinato con la tendenza all'aumento dei tassi, annunciato dalla Bce, la sostenibilità del costo degli interessi sarebbe diventata difficile. Per riuscirci avrei rilanciato un programma urgente di vendite o cartolarizzazioni del patrimonio pubblico per segnalare che c'era l'assoluta volontà di invertire la tendenza alla crescita del debito, abbattendone una pur piccola quantità. Non sarebbe bastato. Bisognava anche convincere il mercato che l'Italia sarebbe diventata capace di fare più Pil contenendo la spesa e quindi di destinare più «avanzo primario» annuo alla riduzione della montagna debitoria.
In base alla priorità detta avrei indicato nel Dpef che le tasse ed altri pesi depressivi non sarebbero aumentati nella successiva stesura della legge finanziaria. Sarei stato abbastanza tranquillo nel fare così perché, in estate, stavano arrivando i dati che confermavano una crescita robusta e, soprattutto, un sorprendente aumento del gettito fiscale. Da questi dati, con un'appropriata simulazione, si poteva già inferire che la quantità di entrate complessive in più del previsto sarebbe stata, alla fine dell'anno, attorno ai 30 miliardi. Ora è stimata in circa 38. Avrei comunicato questa anomalia positiva e calibrato la finanziaria in attesa della sua conferma. Con la ciccia in più, calcolabile già ad ottobre, avrei affrontato con serenità la mazzata dovuta alla sentenza della Corte di giustizia europea in merito al regime Iva sulle auto aziendali, il problema di copertura della cassa urgente e quello di contenere il deficit sotto il 3%.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
In sintesi, sostengo che tale politica ci avrebbe forse salvato dal declassamento del debito, tenuto i conti quadrati, evitato tasse e reso lo sviluppo più credibile. In particolare, avrei fatto di tutto per caricare di fiducia il ceto produttivo dandogli il motivo per investire di più nel futuro e consumare oggi. Classista borghese? No, avrei applicato la teoria che «il mercato dà ricchezza e lo Stato garanzie», non viceversa, e che Pil e gettito crescenti sono le condizioni necessarie per servire gli interessi di tutti. Non avrei certamente punito i contribuenti più attivi trattandoli come criminali e aumentando i loro carichi proprio nel momento in cui mi davano 2 punti e mezzo di Pil di gettito inaspettato. Avrei ringraziato Tremonti per aver lasciato il giusto avvio di un buon contratto fiscale, minima disoccupazione, conti sostanzialmente in ordine e, anche se un governo la influenza poco, l'economia in crescita. Con ancora molto da fare, ma anche con molto già fatto pur negli anni sfortunati 2001-2004.
Il governo Prodi, invece, ha inventato un buco che non c'era, ha alzato le tasse senza motivo se non quello di ingrassare sindacati e parassiti, ha varato misure depressive e repressive che minano la fiducia del mercato, altre inutilmente confusionarie come il trasferimento del Tfr, troppe contro un ceto e a favore di un altro. In particolare, non ha messo in priorità il debito e si è beccato il declassamento con grave danno per la credibilità ed i conti dell'Italia. Rispetterà almeno gli europarametri nel 2007? La Bce ha dichiarato che ce la farà, ma leggendo bene la valutazione si nota un forte dubbio. Inoltre, c'è una rampogna pesante, appunto, per la poca attenzione al debito. Proprio nell'anno in cui cresciamo del 2% ed il gettito è fantasmagorico l'Italia resta in condizioni marginali e dissestate, i protagonisti dello sviluppo vessati, i bisognosi sfiduciati. Dire incompetente e irresponsabile al governo non è un insulto, ma un fatto e spero di averlo argomentato.
Carlo Pelanda


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L’etica «sinistra» che distrugge i valori

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Che sia in atto una guerra contro i simboli e le tradizioni cristiane è evidenza. Anche il presepio disturba. La grande distribuzione ha detto che è superato e tira poco, quindi meglio toglierlo dagli scaffali. La vicenda di Bolzano, dove le maestre hanno impedito ai bambini di cantare le carole natalizie è solo l’ultimo anello della serie. Il sentimento religioso popolare tiene ancora, ma si tenta di confinarlo nel privato, nel socialmente irrilevante. All’opinione pubblica, capace di far testo, ci pensano agguerrite minoranze, quelle partite con la guerra al crocifisso, ma che ora giocano a 360 gradi, senza complessi e senza ritegno.
Un giorno sì e l’altro pure tirano in ballo il rispetto per i musulmani, volendo farci credere che così si favorisce il dialogo. Ma è una fandonia grande come una casa, perché, in questa maniera, si creano solo le premesse perché fiorisca il leghismo culturale, arroccato su posizioni difensive e intolleranti. Oltretutto, a questi signori, delle religioni, non gliene frega niente e neppure della democrazia, visto che in Italia l’87% della gente è battezzata e avrebbe diritto al rispetto, almeno per via dei numeri.
La verità è che l’obiettivo non è il rispetto dei musulmani, ma far fuori il cristianesimo, renderlo innocuo nello scenario culturale e politico, per sbarazzare il campo e togliere di mezzo chi disturba il manovratore. Non si spiega altrimenti la schizofrenia in atto. In campo etico si parla di ingerenza della Chiesa, si chiede che taccia, ma in campo culturale, lo Stato fa un silenzio assordante sul confronto con l’Islam e sulla difficile sua coniugazione con i principi delle democrazie occidentali. Due pesi e due misure.
È retorico domandarsi se sia più pericoloso un cristianesimo che difende la vita o una visione musulmana che mortifica la donna, che non conosce la democrazia, che banalizza l’esistenza fino a consumare massacri quotidiani nel nome del fanatismo religioso. Ma è decisivo chiedere a chi governa se il cristianesimo sia il nemico da combattere e quindi - come sosteneva Giorello in un programma televisivo - sperare in una «progressiva islamizzazione culturale dell’Occidente».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

In realtà, la recrudescenza della polemica con la Chiesa coincide con una stagione politica che ha fatto del versante etico la vera progettualità di governo. C’è una sorta di corsa contro il tempo nel portare a termine una partita che viene venduta come conquista di civiltà, ma che, nella realtà, segna il nuovo identikit della sinistra.
Anche in questa luce andrebbero interpretati i fischi degli operai al mondo sindacale. Il problema non è banalmente riducibile a manifestazione di screanzati o di manovrati, e neppure alla ribellione per una cattiva Finanziaria. Più puntualmente è il termometro dell’animo dei lavoratori verso una sinistra che, da tempo, sembra aver concentrato le proprie truppe sul versante dell’etica, cercando di tradurre in scelte legislative il più esasperato liberismo morale. In questo senso, Pannella non è superato politicamente per ragioni di anagrafe, ma perché altri si sono impadroniti del campo di azione di cui un tempo egli era il monopolista. Va da sé che la scelta operaista, in passato demagogico appannaggio della sinistra, sembra oggi cedere il passo a più redditizie frontiere.
Del resto, non è che manchi la carne al fuoco: Pacs, eutanasia, testamento biologico, pillole abortive, ridimensionamento della famiglia... sono temi all’ordine del giorno che sembrano esigere una rapidità esecutiva da carpe diem. La maggioranza di governo, su questi temi, si butta in maniera corposa e, quanto a Prodi, sembra abbia fatto proprio il suggerimento venuto dalle Iene: «In un’Italia ancora intrisa di cattolicesimo, bisogna procedere a piccoli passi».
È ovvio che lo scenario non si concilia molto con i dettami della Chiesa cattolica e del cristianesimo, in genere. Tanto vale far loro la guerra. Si parte dai simboli e dal ridicolo, poi i frutti dovrebbero venire da soli. Che siano anche buoni sembra non riguardi il potere.
Bruno Fasani


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Israele blocca il premier di Hamas col tesoro

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Aveva i soldi già in tasca. Trentacinque milioni di dollari in contanti, raggranellati durante il suo ultimo viaggio a Teheran e negli altri Paesi del Golfo. Quanto bastava per rimpinguare le disastrate casse dell’Autorità nazionale palestinese, farsi beffe dell’embargo internazionale e pagare un po’ di mesi di stipendi arretrati. Ma Israele all’ultimo momento gli ha chiuso la porta in faccia. E Ismail Haniyeh, l’intraprendente premier di Hamas trasformato in un novello re di denari, è rimasto lì, bloccato al confine egiziano con quei bauli pieni di dollari e il portone del valico di Rafah chiuso davanti a lui. Bloccato a un passo dalla meta. «Non impediremo il rientro del premier palestinese, ma quei soldi destinati al terrorismo non potranno arrivare nella Striscia», confermavano ieri sera fonti anonime dei servizi di sicurezza israeliani. Così alla fine Haniyeh è sceso a patti. I soldi saranno depositati in una banca egiziana. In cambio lui e i suoi uomini hanno potuto far ritorno a Gaza, anche se non senza problemi: passato il valico è scoppiato un conflitto a fuoco con almeno cinque feriti, tra cui uno dei figli del premier, non grave, e un consigliere politico. Una guardia del corpo sarebbe rimasta uccisa.
Dall’altra parte di quel portone guardato dalle milizie di Fatah fedeli al presidente palestinese Abu Mazen e dagli osservatori disarmati dell’Unione Europea, si consumava un pomeriggio d’inferno. Gli armati di Hamas scendono sul piede di guerra, assaltano il valico guardato dai nemici di Fatah, li accusano di collaborare con Israele e con quel ministro della Difesa, che stando alle voci, avrebbe imposto la chiusura del valico alla presidenza palestinese. «Dio è grande, aprite quel confine», il grido di battaglia dei fondamentalisti di Hamas riecheggia nel tramonto infuocato e subito partono i primi colpi contro le strutture del valico.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Sono ancora poche decine, l’avanguardia, dicono alcune voci, di un vero esercito pronto a spazzare via la guardia presidenziale di Abu Mazen trincerata dietro quelle strutture e a mettere a repentaglio l’incolumità degli osservatori europei, tra cui anche molti italiani. Il primo attacco è già sufficiente a mettere i crisi i fedelissimi di Abu Mazen. Coperti da raffiche di kalashnikov i militanti di Hamas fanno irruzione nella struttura e occupano la sala arrivi sloggiando la guardia presidenziale dopo un breve combattimento in cui restano restano feriti in diciotto tra guardie e miliziani. «Là dentro è il caos», urla al telefono un portavoce degli uomini di Abu Mazen responsabili in teoria anche della sicurezza degli osservatori europei. Evidentemente il loro addestramento, curato dagli americani e dagli inglesi, non è ancora all’altezza della rabbia di Hamas. O almeno non lo sono le loro motivazioni. Vista la mala parata, Maria Telleria, portavoce della missione europea, annuncia l’immediata evacuazione di tutto il personale straniero. Subito dopo la stessa Telleria precisa che non si registrano feriti tra gli uomini del contingente. La ritirata degli osservatori internazionali non risolve i problemi, il primo dei quali riguarda il controllo di quel valico unica via d’entrata e d’uscita per i palestinesi della Striscia che non può restar chiuso senza gravi quanto inevitabili conseguenze per tutta la popolazione. Il secondo problema riguarda le già difficili relazioni tra Hamas e Fatah.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Quella chiusura, eseguita su richiesta israeliana per fermare il primo ministro di Hamas, rischia di trasformarsi in un pericolosissimo boomerang per il presidente Abu Mazen e per i suoi fedelissimi già accusati di collaborare con Israele. Un boomerang che rischia di sottrargli anche i residui consensi di cui dispone nella Striscia di Gaza e rendere inarrestabile la caduta nell’abisso della guerra civile. Ismail Haniyeh, fermo con le sue casse di dollari e la sua delegazione sul versante egiziano del valico, sfrutta al meglio la situazione. È lui, dopo gli scontri, a raggiungere da solo il complesso del valico e cercare una mediazione tra i suoi uomini e quelli di Abu Mazen. Israele intanto fa capire di non poter accettare il passaggio di quel denaro e di esser pronto a concedere soltanto il ritorno di un Haniyeh a tasche vuote.
I 35 milioni di dollari celati nei forzieri della delegazione di Hamas sarebbero la ricompensa del regime iraniano per la disponibilità dimostrata dal premier palestinese nel corso del viaggio a Teheran. Una linea sintetizzata da Haniyeh nel discorso di qualche giorno fa, quando ribadì il no della sua organizzazione a qualsiasi possibilità di riconoscimento dello Stato ebraico, confermando la volontà di combattere fino alla sua distruzione.
IL GIORNALE

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Nomine in cambio di soldi, interrogato Blair

>>Da: andreavisconti
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Facoltosi uomini d’affari finanziavano il partito laburista in cambio di seggi alla Camera dei Lord. Il premier nega ogni collegamento

Imbarazzo, sorrisi tirati, bocche cucite. Tirava brutta aria ieri pomeriggio a Downing Street dopo l’interrogatorio della polizia subito da Tony Blair nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo dei prestiti in cambio di onorificenze.
Il premier britannico è stato sentito soltanto in qualità di testimone e di persona informata dei fatti, tuttavia la faccenda è poco piacevole. È infatti la prima volta che un capo di governo ancora in carica viene ascoltato dalla polizia nel corso di un’indagine criminale.
Gli investigatori di Scotland Yard sono arrivati a Downing Street ieri in tarda mattinata, e si sono trattenuti con Blair per circa due ore. «Il primo ministro ha parlato con la polizia. Non c’è stato nessun mandato di comparizione e non era accompagnato da un legale», è stato il laconico commento che i giornalisti sono riusciti a strappare al suo portavoce. Il primo ministro ha lasciato l’ufficio verso le 14.30 per recarsi a Bruxelles, dove l’attendeva una riunione della Commissione europea. Secondo la Bbc non sarebbe stato il capo dell’inchiesta, John Yates, a condurre il colloquio, ma alcuni suoi assistenti.
L’indagine della polizia era stata aperta qualche mese fa in seguito a una denuncia presentata dal partito nazionalista scozzese, che allora aveva già messo in serie difficoltà il governo laburista. Lo scandalo aveva occupato le prime pagine dei quotidiani nazionali per giorni e giorni proprio nel periodo in cui l’elettorato stava già mostrando una forte disaffezione verso il primo ministro. Lo Scottish National Party lo aveva apertamente accusato di aver nominato come membri della Camera alta – quella i cui appartenenti non vengono eletti – facoltosi e spesso controversi uomini d’affari in cambio di prestiti a favore del partito laburista. Esiste infatti una legge del 1925 che vieta la «vendita» di onorificenze di Stato.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

«Dato che era stata presentata una denuncia specifica su persone nominate pari del Regno dal primo ministro, era previsto che la polizia volesse ascoltarlo», ha dovuto ammettere il portavoce di Blair. Nella deposizione sembra che il premier abbia confermato di essere stato a conoscenza di una serie di prestiti non dichiarati fatti da alcuni uomini d’affari che erano stati poi eletti alla Camera dei Lord, ma ha negato seccamente che esista un qualsiasi collegamento tra le due cose. Ha invece precisato le ragioni che hanno motivato ogni singola onorificenza, sottolineando di aver agito in qualità di leader politico, così come è sempre stato fatto dalle altre compagini e nel rispetto delle regole previste per i sostenitori del partito.
La questione non sembra però così semplice come Blair l’ha esposta. Uno dei quattro finanziatori eccellenti che avrebbero dovuto sedere alla Camera alta si è visto chiudere le porte in faccia subito dopo che la storia del suo finanziamento «segreto» era venuta a galla. E gli altri sono stati costretti a rispondere a decine di domande.
Nell’ambito dell’inchiesta Scotland Yard ha già sentito circa 90 persone, tra cui la maggior parte dei membri che hanno fatto parte dell’esecutivo di Blair nel 2005. «Certo per mister Blair è una brutta giornata», ha commentato ieri il corrispondente politico della Bbc, e la sua opinione appare largamente condivisa anche da una parte dell’opposizione. Per i liberaldemocratici la sua testimonianza nel caso era «assolutamente necessaria», ma certo è stata «molto dannosa» per la sua immagine. I risultati finali dell’indagine dovrebbero essere trasmessi alla Procura in gennaio, e non è escluso che Blair venga ascoltato altre volte.
IL GIORNALE

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«Il re è scappato» Belgio nel caos per uno scherzo tv

>>Da: andreavisconti
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Il tg di Stato manda in onda uno speciale: «Le Fiandre si sono separate dal Paese». Panico nel Paese e polemiche politiche: «Ma noi volevamo solo sollevare il problema»

Le Fiandre che dichiarano l’indipendenza, il re Alberto II che fugge in tutta fretta con la regina Paola, il Belgio che precipita nel caos. Un dramma vissuto in diretta televisiva, minuto per minuto su Rtbf, canale francofono della Tv pubblica belga. Tutto terribilmente drammatico. Ma finto. Anche se nove belgi su dieci ci sono cascati. Come con la celebre trasmissione radio con cui nel 1938 negli Stati Uniti Orson Welles simulò un'invasione dei marziani suscitando un'ondata di panico nella popolazione. Il più incredibile pesce d’aprile fuori stagione dell’anno è andato in onda nella tarda serata di ieri l’altro, mezz’ora di trasmissione in edizione straordinaria. Tutto come vero: il cronista appostato di fronte al Parlamento fiammingo a Bruxelles, che è anche la capitale della regione delle Fiandre, era tutto agitato: «Il Parlamento fiammingo ha unilateralmente dichiarato l'indipendenza delle Fiandre, Re Alberto e la Regina Paola sono fuggiti all'estero su un aereo dell'Aviazione militare». «Si tratta di un momento grave», ha spiegato dallo studio con il volto impietrito il conduttore del tg François de Brigode che poi si è collegato con Anversa, la città in cui il partito xenofobo «Vlaams Belang» con il suo slogan «Belgio Barst!», Belgio crepa, ha ottenuto alle recenti elezioni comunali un terzo dei voti. Le immagini intanto mostravano migliaia di nazionalisti in festa che agitavano le bandiere fiamminghe, in realtà filmati di repertorio con protagonisti tifosi di calcio in festa.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Davanti al Palazzo reale, invece, una folla di comparse favorevoli all'unità dello Stato belga agitava le bandiere nazionali testimoniando la propria fedeltà al sovrano. Poi l’annuncio che gli aerei diretti a Bruxelles venivano dirottati sugli aeroporti di Liegi, Charleroi e Duesseldorf, mentre un altro inviato spiegava che immensi ingorghi si erano formati intorno a Bruxelles con migliaia di vetture di valloni che cercavano di lasciare le Fiandre. Come se non bastasse, veniva annunciato che il governo nazionale si era rifugiato nell'Atomium, il celebre monumento alle porte di Bruxelles a forma di gigantesca molecola, e che un gruppo di paracadutisti stava cercando di occupare la sede della Tv. A creare ancora più panico la notizia che gli agenti di polizia fiamminghi pattugliavano le frontiere del nuovo Stato e lasciavano entrare solo chi aveva passaporto fiammingo. Alla fine ciliegina sulla torta: gli Stati Uniti avevano riconosciuto il nuovo Stato. Solo dopo mezz'ora dall'inizio del caos iniziava a scorrere sui teleschermi la verità: «Questa è una fiction...».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Ma le reazioni dei politici a questo scherzo sono state durissime. Il premier Verhofstadt ha dichiarato che «in un momento in cui il Paese è scosso da tensioni separatiste è irresponsabile e privo di senso civico far credere che i fiamminghi chiedano l'indipendenza». Il governatore delle Fiandre, Yves Leterme, considerato il successore di Verhofstadt alla guida del governo, ha protestato duramente per il fatto che «un'istituzione finanziata con i soldi dei contribuenti cerchi di istigare i valloni contro i fiamminghi». Ma ormai sono in molti a dubitare su una lunga vita del Belgio, le cui strutture federali sono sempre più svuotate a favore delle tre regioni, le Fiandre, la Vallonia e Bruxelles. I sei milioni di fiamminghi, trasformatisi da contadini poveri nel cuore pulsante dell'economia del Paese mentre l'ex ricco sud si è impoverito con il crollo dell'economia del carbone, sottolineano sempre più spesso la loro ricchezza, con un prodotto interno lordo superiore del 25% a quello dei 4,5 milioni di valloni. E lamentano che questi ultimi vivrebbero a loro spese.
La Tv pubblica si è giustificata spiegando di aver voluto così scatenare il dibattito «su un tema che interessa tutti i belgi», dice Jean-Paul Philippot, direttore del canale. Ma per una notte ha scatenato solo il panico.
IL GIORNALE

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 4 della discussione
Beh, Orson Wells ha fatto scuola!

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L’Europa tira il freno: stop all’allargamento

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Tutti d’accordo: alt a nuove adesioni senza rivedere le regole. Barroso: la Turchia nell’Ue tra quindici anni

Congelata la questione turca, pareva che il summit dei capi di Stato e di governo si sarebbe dovuto trasformare in una inutile passerella di commiato dei finlandesi, che dal 1° gennaio prossimo passano la mano ad Angela Merkel. E invece, almeno nelle intenzioni riscoperte ieri sera a cena, l’appuntamento di fine anno nella capitale belga potrebbe anche trasformarsi in un punto fermo dopo mesi di caos.
Intanto è abbastanza distinguibile lo “stop” quasi unanime a ulteriori allargamenti senza che si siano riviste le regole. E, ancora, tra i 25 si è in pratica deciso che non varrà più la tesi dell’assorbimento dei nuovi ingressi (come accaduto per Romania e Bulgaria che dall’avvio del 2007 saranno rispettivamente 26° e 27° Stato dell’Unione), ma dovrà prevalere il principio della capacità di integrazione. In sostanza non si dirà più di sì in maniera pressoché scontata, ma solo davanti a parametri più meticolosi e stringenti che al massimo vedranno coinvolti 34 Paesi, lasciando fuori Ucraina e Bielorussia.
Ma su questo cambiamento, che pure non è cosa da poco, domina la scena ancora la necessità di mettere a punto il “che fare” in una Ue più grande ma semi-paralizzata dal peso di questo allargamento. «Obiettivo del summit è stabilire una linea comune sul futuro», aveva fatto sapere in apertura il premier di Helsinki Matti Vanhanen, presidente di turno uscente. Più chiaro di lui, il primo ministro lussemburghese Juncker: «La questione più importante è sapere se vogliamo andare avanti con continui allargamenti senza aver messo in atto nuovi dispostivi istituzionali o se vogliamo piuttosto rimettere la casa in ordine col consenso dei suoi abitanti».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Non è scontato che tutti si mostrino d’accordo coi buoni propositi, culminati nell’auspicio della Cancelliera Merkel di offrire una soluzione al termine del semestre di guida tedesco, da concretizzare poi entro il 2009. Gli inglesi restano freddi davanti a una simile ipotesi. Anche tra i francesi e i nordici, dubbi ce ne sono, così come tra gli olandesi. Ma il problema maggiore - al di là delle dichiarazioni di facciata - sono le incognite che ancora pesano sull’avvenire di parecchi Paesi. Reggerà la Grosse koalition in Germania? La Gran Bretagna del dopo-Blair non rischia di esser ancor meno europeista di quella dell’attuale inquilino di Downing Street? E chi prevarrà nelle presidenziali francesi, tra qualche mese, avrà la voglia di far rivotare i suoi concittadini sulla Costituzione Europea?
Si marcia al buio, tra assicurazioni e promesse, tra esortazioni e secchiate di ghiaccio. L’Italia, ad esempio, ha promesso tramite Prodi al leader serbo Tadic che intende fermamente sostenere l’adesione di Belgrado alla Ue e che reclamerà un «segnale» forte dal documento finale del summit in favore dei serbi. Ma altri Paesi non vedono di buon occhio questa nostra iniziativa (in Serbia si vota il 21 gennaio). Mentre a gelare i caldi propositi di Ankara di fare ingresso in Europa, ieri ci si è messo Barroso che in un’intervista ha dovuto ricordare che anche se la trattativa, oggi congelata, dovesse andare a buon fine («ci vorranno 10-15 anni», dice), ci sono Paesi, Francia e Austria in prima battuta, che hanno messo in conto referendum sulla questione dell’ingresso turco. E che dunque per Erdogan - punzecchiato ieri dal ministro degli Interni francese Sarkozy, per il quale «Ankara deve capire che non sta all’Europa adattarsi agli altri…» - non è affatto sicuro che la trattativa lo porti al traguardo sperato.
Rinviate a domani le altre questioni calde: Medio Oriente e immigrazione, su cui si cerca una posizione comune, ma anche qui non senza difficoltà. Proprio per via di quella vecchia Costituzione che ingessa tutto se non si ha l’unanimità dei consensi.
IL GIORNALE

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Calabria, una bomba all’ospedale per «avvertire» i familiari di Fortugno

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ancora un messaggio mafioso, ancora nel nome di Fortugno. Un anno dopo l’omicidio del vicepresidente del consiglio regionale nei seggi delle primarie dell’Unione a Locri, nel pieno delle polemiche sulle indagini parallele (Reggio Calabria e Catanzaro) per individuare i «mandanti» del delitto eccellente, una bomba a bassissimo potenziale è stata fatta esplodere nel pomeriggio all’interno dell’ospedale di Siderno, località adiacente a quella di Locri. L’ordigno, composto da polvere nera collegato a un timer, era stato piazzato dagli attentatori in un cestino porta-rifiuti vicino alla porta dell’ufficio della direzione sanitaria dove lavora Domenico Fortugno, il fratello dell’esponente della Margherita ucciso il 16 ottobre dello scorso anno. Le fiamme che si sono sprigionate dopo l’esplosione sono state spente da un dipendente dell’ospedale accorso con una bacinella d’acqua. Il cestino è stato sequestrato dai carabinieri per compiere i rilievi del caso. L’esplosione non ha causato né feriti, né danni particolari.
Poco prima che l’ordigno brillasse, una telefonata anonima ai carabinieri ne aveva annunciato la presenza. L’intervento dei militari dell’Arma, seppur tempestivo, non è riuscito a evitare lo scoppio. Nel corridoio del nosocomio i militari hanno trovato anche una lettera di rivendicazione nella quale si fa presente che il gesto dimostrativo era diretto verso il fratello e la vedova di Fortugno. Secondo gli inquirenti, comunque, la bomba non era stata realizzata per provocare danni alle persone ed è ancora tutta da chiarire la dinamica dell’attentato che, all’apparenza, stando alle indicazioni contenute nella lettera, sembrerebbe un’intimidazione nei confronti sia del direttore sanitario della struttura, Domenico Fortugno, sia della vedova Maria Grazia Laganà, già direttore sanitario dell’ospedale di Locri, eletto deputato della Margherita e membro della Commissione parlamentare antimafia.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

A poche ore dall’esplosione la vedova di Franco Fortugno ha commentato: «Quanto è accaduto mi inquieta, ma se qualcuno ha pensato di spaventarmi ha fallito il suo scopo. Io vado avanti». Di «avvertimento inquietante» parla Agazio Loiero, presidente della regione (Calabria) con il più alto numero di consiglieri regionali indagati, che proprio quest’oggi dovrebbe essere interrogato dal pm di Catanzaro, De Magistris, che indaga sugli scandali della sanità con relative diramazioni legate all’omicidio Fortugno (l’altro ieri - secondo i giornali locali - la vedova è passata nell’ufficio del pm De Magistris per un saluto). «È a prima vista un atto di estrema gravità, una coda sconvolgente del delitto di Franco Fortugno, una minaccia intollerabile che vorrebbe farci ripiombare nel clima di barbarie che la Locride e la Calabria hanno già respinto con determinazione». È indignato il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero: «Rudimentale o no, a basso potenziale o no - afferma Loiero - si tratta sempre di un ordigno che esplode in un luogo che anche durante una guerra si tende a preservare. Diventa pertanto un avvertimento inquietante che tende chiaramente a rendere più torbida la situazione esistente nell’Asl di Locri, già commissariata per infiltrazioni mafiose, per ostacolare l'opera di pulizia avviata». Per Angela Napoli, ex vicepresidente della commissione antimafia, «questo strano attentato è la dimostrazione più lampante di come non si sia fatta pulizia interna alla Asl, come auspicato dalla relazione ministeriale».


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«Caso Telecom, c’erano talpe anche nel Sisde»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il trio Mancini-Cipriani-Tavaroli avrebbe gestito anche pratiche provenienti dal Sisde, ovvero dai servizi segreti civili. C’erano delle talpe al Sisde che passavano documenti classificati e che ancora non sono state identificate. Insomma il trio poteva contare su fonti informative che la Procura di Milano sta ora cercando di individuare.
Tra le pratiche non vi è solo quella denominata «Fonte-Thor» riguardante i rischi di possibili disordini al Social Forum Europeo di Firenze, della quale si parla nell’ordinanza che ha portato in carcere il capo area centro nord del Sismi Mancini, l’ex capo sicurezza Telecom Giuliano Tavaroli e l’imprenditore Emanuele Cipriani. Ma proprio dall’archivio di Cipriani sono saltati fuori altri dossier riservati. Almeno tre sui quali i pm Stefano Civardi, Fabio Napoleone e Nicola Piacente hanno chiesto lumi al prefetto Mario Mori, direttore uscente del servizio civile. Che ha prontamente fatto rispondere ai suoi funzionari, mettendo a disposizione le notizie richieste. In pratica i Pm vogliono verificare fino a che punto, oltre al Sismi, questa agenzia parallela e illegale costituita da Mancini, Cipriani e Tavaroli, disponesse di entrature tra gli 007, militari sì ma anche civili. Punto di partenza sarà sicuramente Marco Bernardini, individuato dall’accusa come uno dei capi dell’organizzazione. Bernardini è stato in passato collaboratore del Sisde e questo può averlo agevolato a raccogliere documentazione e informazioni all’interno del Servizio. Bernardini nel suo interrogatorio ha indicato uno 007 andato ora in pensione al quale «di volta in volta corrispondevo somme di denaro in contante per ottenere documenti e informazioni provenienti da archivi riservatissimi a cui lo stesso aveva accesso».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ma questo «funzionario prezzolato», come lo definisce il gip Giuseppe Gennari nell’ordinanza d’arresto dei tre manager, non è il solo. Ci sarebbero anche «altri mediatori ad oggi occulti e non identificati - scrive il gip Gennari - visto che l’operazione Fonte-Thor non sembra riconducibile all’attività di Bernardini». Di chi si tratta? Mistero. Di sicuro i Pm stanno cercando di individuarlo. E anche all’interno del Sisde opera una commissione d’inchiesta voluta proprio da Mori per individuare la falla.
In carcere, invece, iniziano gli interrogatori di garanzia. Stamattina è stato sentito per tre ore proprio Tavaroli. Che ha limitato la sua attività alla mera protezione dell’azienda Telecom. Insomma quello che avrebbe fatto era sempre finalizzato a proteggere gli interessi del gruppo di Marco Tronchetti Provera. Tavaroli ha anche confermato che si confrontava con l’ufficio del personale per verificare di volta in volta possibili dipendenti o situazioni di crisi in vari Paesi da approfondire.
Nel pomeriggio è stato invece il turno di Mancini che è stato sentito nel carcere di Pavia dai magistrati di Milano. Lo 007 ha rilanciato: «Quei dossier non provengono dal Sismi e non sono stato certo io a passarli a Cipriani. Quest’ultimo non capisco perché ma penso davvero che stia mentendo». E ha chiesto che venga verificata l’attendibilità confrontando il materiale trovato da Cipriani con quanto raccolto negli archivi del Sismi: «E se fossero solo delle bufale?». Significherebbe una maxi truffa a Telecom.


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Il governo aumenta il canone Rai Ma per la tv dell’Ulivo i soldi li ha

>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione

Il ministero porta a 104 euro il costo del servizio pubblico: adeguamento all’inflazione. E in Finanziaria spuntano i contributi per «Nessuno tv»

Aumenta il canone Rai, ma al tempo stesso la Finanziaria salvaguarda l’elargizione dei contributi pubblici a radio e canali satellitari che abbiano una chiara vocazione politica. Il prendere e lasciare è un po’ il leitmotiv dell’Unione, ma la giornata di ieri ha declinato questa caratteristica peculiare nel settore dei media.
Intorno alle 17 il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, ha annunciato che il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, avrebbe preso ad horas una decisione sull’aumento del canone accogliendo così le istanze del consiglio di amministrazione che già da tempo ne aveva richiesto un adeguamento al tasso di inflazione. Dopo due ore il ministero ha dato comunicazione ufficiale: dal prossimo anno, per decreto, il canone salirà da 99,6 a 104 euro con un allineamento all’inflazione maturata. Tempismo perfetto ma una scelta poco felice considerato che il provvedimento è contestuale all’iter parlamentare di una Finanziaria sbilanciata sul versante delle entrate.
«Mi attendo che le risorse del canone vengano investite per assicurare al servizio pubblico quelle caratteristiche di pluralismo e qualità definite dal recente contratto di servizio tra Rai e ministero», ha commentato Gentiloni. Il presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai, Mario Landolfi (An), ha accolto l’invito con riserva. «Voglio sperare - ha detto - che a fronte del forte aumento del canone imposto dal ministro Gentiloni, la Rai si senta particolarmente richiamata al rispetto dei contribuenti attraverso la valorizzazione di un effettivo pluralismo nell’informazione e nella programmazione radiotelevisiva».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Fatto sta che dal prossimo primo gennaio la tv pubblica costerà il 4,42% in più. Il canone non veniva ritoccato dagli inizi del 2004. Nel 2005 e nell’anno precedente i ricavi Rai provenienti da questa voce sono stati stabili a circa 1,5 miliardi di euro. Se questa entrata si fosse mantenuta costante anche nell’anno in corso, sarebbe possibile ipotizzare che l’anno prossimo da essa deriveranno alle casse Rai poco meno di 1,55 miliardi. L’impatto complessivo dell’aumento dovrebbe attestarsi, pertanto, a 50 milioni di euro circa. La Cdl ha protestato con Davide Caparini della Lega Nord che ha sottolineato come «l’obiezione fiscale sul canone Rai può essere un modo per dissentire da questo regime» e con Paolo Romani (Fi) che ha parlato dell’«ennesima tassa del governo Prodi». In difesa l’Unione che ha ovviamente messo in evidenza il rafforzamento del servizio pubblico.
C’è però anche il rovescio della medaglia. Il presidente della commissione Difesa del Senato, il dipietrista dissidente Sergio De Gregorio, ha polemizzato con il governo per un aspetto particolare del maxiemendamento. Il comma 749-quater proroga i benefici della legge sull’editoria alle emittenti radiofoniche e ai canali satellitari che svolgano servizi di interesse generale. In seguito tali contributi saranno elargiti solo alle emittenti radiofoniche organi partiti che abbiano gruppi parlamentari o due eurodeputati eletti. Per il movimento Italiani nel mondo di De Gregorio non sembra esserci speranza. «Ma questa regola non vale per tutti - ha denunciato il senatore - perché tra gli amici degli amici c’è NessunoTv emittente satellitare vicinissima a questo governo che va salvaguardata». Qualcuno più uguale degli altri, in fondo, c’è sempre.


>>Da: Il giaguaro
Messaggio 3 della discussione

Ole'! C'era da aspettarselo da questo govericchio di buffoni.

>>Da: Graffio
Messaggio 4 della discussione
Si può vedere un bilancio della rai?

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 5 della discussione
Mediaset: 5.798 dipendenti
Rai: 11.732 dipendenti

>>Da: buonalanutella
Messaggio 6 della discussione
E' fra le tasse più odiose che esistano, sto seriamente pensando di dare via la TV, così è risolto alla radice il
problema del "Canone".


>>Da: katia978
Messaggio 7 della discussione
Almeno come sovventori, ci facessero votare per cosa mandare in onda, eviteremmo di sorbirci reality a iosa e film oramai triti e ritriti!


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Il premier zittisce gli alleati: «Nessuna fase due, avanti così»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Prodi replica ai malumori di Fassino. Il leader Ds: «Ma serve un’accelerazione». Rutelli: «Dobbiamo migliorare»

«Non parliamo di fase due». Che il presidente del Consiglio Romano Prodi non apprezzi questo termine è cosa nota. Il fatto è che la prima bocciatura esplicita della svolta sia arrivata subito dopo l’ennesimo appello di Piero Fassino affinché si avvii un secondo tempo del governo in direzione riformista, è invece un fatto di rilevanza politica. In altre parole ieri è venuta a galla la divergenza di strategie tra il capo del governo e i segretari dei primi due partiti della maggioranza. Che ieri hanno cercato ridimensionare lo scontro, senza rinunciare alla richiesta di una nuova stagione per l’esecutivo. «Io e il premier diciamo le stesse cose», ha assicurato il segretario Ds. «Non la vogliamo chiamare fase due? Chiamiamola pure Topolino, ma è chiaro che ora serve un’accelerazione», ha concesso Francesco Rutelli.
Eppure le parole di Prodi lasciano poco spazio a cambiamenti di qualsiasi tipo. «Questa è una tappa - ha detto in un’intervista televisiva scandendo le parole - qui c’è una strategia sufficiente per guarire, qui c’è un cammino che deve essere proseguito. Non si può governare ondeggiando, cambiando posizione, accontentando tutti». Rispetto all’assemblea della Cna, questa volta il presidente del consiglio non ha fatto autocritiche. E ha preso spunto dalla situazione dei conti pubblici per difendere l’operato del governo, a partire dalla finanziaria. «O dicevamo bugie tutti sulla situazione del Paese, dall'Unione europea all’Ocse, al governo all’opposizione, descrivendo una spesa pubblica andata fuori controllo, oppure qui veramente siamo nella situazione in cui il malato non vuol prendere la medicina».
E per ridimensionare la portata del malcontento creato delle prime decisioni del governo ha preso in prestito un parallelo utilizzato dal ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, quello con la finanziaria del 1996. Suscitò proteste e cali nei sondaggi, ma non fece cedere il governo. Se però il «cambiare passo» di Fassino significa esclusivamente accelerare le cose già in cantiere Prodi si dice d’accordo. «Per ora ho fatto allenamenti e ci siamo irrobustiti le gambe e ci siamo messi in condizioni di correre. Se Fassino vuole dire qualcosa d’altro, e non credo, ci troveremo in disaccordo».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Fassino ha cercato di smentire l’attrito con il premier. «Nella sostanza con Prodi non c’è una diversità di valutazione: posso capire che lui voglia sottolineare l’assoluta continuità dell’azione di governo, io parlo come segretario di un partito che ha al governo nove ministri, 4 viceministri, 24 sottosegretari, ogni mia parola è un contributo al sostegno dell'esecutivo».
Ma nel sottolineare che i suoi sforzi servono «a rendere più efficace il rapporto con l'opinione pubblica», Fassino non ha nascosto la portata delle «manifestazioni di disagio, dissensi e proteste che devono portare non a cambiare politica ma ad uno scatto, un cambio di passo, un’accelerazione». Che, secondo il segretario Ds, deve comunque servire a fare le riforme.
Così come il leader della Margherita Francesco Rutelli. Che in linea di principio dà ragione al presidente del Consiglio quando richiama «alla coerenza» e indica «l'indirizzo di fondo della manovra economica che darà buoni frutti». Ma la posizione del ministro della Cultura non cambia rispetto a quando ha dettato l’agenda della nuova fase, a partire da un programma di liberalizzazioni. Anche se non si chiamerà fase due «è chiaro che ora dobbiamo imboccare una strada di una fortissima azione di energia rivolta al Paese per spiegare le cose buone fatte». Insomma, una volta approvata la Finanziaria, «si conclude la prima fase del governo, che io giudico positiva». Poi inizia la seconda «che non è incoerente con la prima». Quello che è stato fatto «non si butta via», ma «si prosegue e lo si migliora». Insomma, una linea diversa rispetto a quella di Prodi che chiede all’Italia di aspettare per vedere i risultati.
Le novità secondo il leader della Margherita dovranno iniziare dall’economia. Anche perché in ballo ci sono altri temi sensibili sui quali nemmeno l’asse riformista Rutelli-Fassino può reggere. «Se si parla di accelerazione» nell’iniziativa del governo «vorrei non si riducesse a temi come l’eutanasia, i Pacs o la legge elettorale», ha avvertito il primo. Fassino ha detto di essere contro l’eutanasia, ma a favore dei Pacs. Favorevole alle unioni tra persone dello stesso sesso, ma contrario alle adozioni concesse a coppie omosessuali.


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Colpo di spugna per i politici sotto processo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 12 della discussione

Il governo vuole facilitare la prescrizione nei giudizi davanti alla Corte dei conti. Berlusconi: norma ad personam, favorisce le giunte rosse

Sembra che nessuno se ne sia accorto, prima che la Corte dei Conti suonasse il campanello d’allarme. E adesso che governo e maggioranza cercano il modo per fare marcia indietro, si apre un giallo sulla paternità del comma 1346, introdotto nel maxiemendamento della Finanziaria, per allargare le maglie della prescrizione per i procedimenti contabili.
Un «colpo di spugna» sui processi in corso, secondo i magistrati della Corte dei Conti. Un’«amnistia» per i reati contro la pubblica amministrazione, denuncia in aula al Senato il presidente della Commissione Giustizia Cesare Salvi, dopo la preoccupata segnalazione del Procuratore generale della Corte dei Conti, Claudio De Rose. «Peggio della ex Cirielli», attacca il vicepresidente Dl della commissione Giustizia del Senato, Roberto Manzione. Che parla di «legge ad personam» con effetti devastanti: «Così decadrebbe il 60% dei processi iniziati».
Voci scandalizzate dall’Unione alla vigilia del voto del Senato sulla manovra: ma allora chi l’ha proposto, introdotto e approvato questo benedetto comma? La maggioranza chiede spiegazioni al governo, l’opposizione è scatenata. L’Unione annaspa alla ricerca di una giustificazione e, soprattutto, di una via d’uscita. Lo stralcio in Senato, una modifica del maxiemendamento alla Camera, più probabilmente un decreto legge.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

«Abbiamo scoperto - dice Silvio Berlusconi - che, sotto il tavolo del maxiemendamento della Finanziaria, hanno inserito una norma che di fatto dimezza i tempi di prescrizione per gli illeciti amministrativi. Così aiutano gli amministratori pubblici a loro vicini». Il leader di Fi, a via dell’Umiltà per fare gli auguri di Natale agli azzurri, aggiunge: «Ci hanno accusato di fare delle leggi ad personam quando sono loro a farle». Con il presidente dei senatori di Fi, Renato Schifani, il Cavaliere ha discusso a lungo della «strategia» per contrastare il provvedimento e, infatti, poco dopo in aula la Cdl si oppone allo stralcio.
Lo voleva la presidente dei senatori dell'Ulivo, Anna Finocchiaro, per correggere questo «errore molto grave», di cui tutti si sono accorti troppo tardi. «La norma sulla prescrizione per i procedimenti di responsabilità contabile - dice Altero Matteoli, presidente dei senatori di An - introdotta dal governo è senz’altro scandalosa e sconcertante. Ma non può più essere stralciata. Prodi deve chiarire come sia stata inserita surrettiziamente». Il governo è disponibile «a eliminare» il comma famigerato, annuncia il sottosegretario all'Economia, Nicola Sartor. Ma c’è la fiducia sull’intero testo: Fi e An non ci stanno. Viene respinta l’ipotesi di un ritorno in commissione Bilancio per lo stralcio. Marini decreta: è impossibile procedere così se non c’è l’accordo di tutti i gruppi e invita il governo a «risolvere il problema». Dunque, si va avanti con il testo integrale e alla Camera si vedrà.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Per evitare la quarta lettura e allungare i tempi della Finanziaria, l’Unione pensa piuttosto al decreto legge. È la strada indicata da Salvi, che inizialmente aveva chiesto a Marini di eliminare il comma, e al tempo stesso pretende che il governo chiarisca come si è arrivati a questo punto. Per la Finocchiaro, però, non si può procedere con il decreto legge, perché la norma dovrebbe entrare «prima in vigore».
L’opposizione prospetta due strade. «Il governo adotti un decreto legge, riconoscendo il proprio errore, con forte senso di autocritica, chiedendo scusa agli italiani. O meglio ancora proceda alla cancellazione della norma alla Camera», dice Schifani. Parla di «imbarazzo» della Finocchiaro e non solo. Di imbarazzo in tutta l’Unione.
Il punto infatti è: perché e da chi è stata introdotta la clamorosa modifica? Si parla insistentemente di un pedaggio da pagare per ottenere il voto sulla Finanziaria di un senatore dell’Unione, altrimenti recalcitrante. C’è chi sospetta vantaggi per «un ex sindaco di Roma». Il relatore del maxiemendamento, il Dl Morgando, risulta autore anche del comma in questione. Ma dice di non saperne niente. Salvi spiega che la stessa norma era prevista «in un emendamento presentato dal senatore Fuda sul quale in cabina di regia era stato espresso dalla maggioranza e dal governo parere contrario, e che ci siamo ritrovati all'ultimo momento nel maxiemendamento senza sapere perché e per come». Pietro Fuda, ex Fi, passato nella Margherita con Agazio Loiero e poi uscito con lui, per approdare in Senato grazie alla lista Codacons. Calabrese, ex assessore regionale ai Lavori Pubblici e presidente della Provincia di Reggio Calabria, coinvolto in inchieste e processi anche per reati contabili. Con lui firmano la proposta il vicepresidente del gruppo dell’Ulivo Zanda e altri 3 Dl, Sinisi, Boccia e Ladu, oltre al Ds Iovene. Ora parla di «equivoci», Fuda. Dice che intendeva solo recepire «un'interpretazione corretta» e che il termine della prescrizione resta di 5 anni. Già, ma a decorrere da quando?


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

De Rose, procuratore generale della Corte: la norma va nella direzione opposta al contenimento dei costi della politica che l’Unione proclama

«Questo comma del maxiemendamento alla Finanziaria che anticipa la prescrizione per i reati contabili va eliminato. Una modifica così non la devono fare. Altrimenti, dovremo ricorrere alla Corte costituzionale». Claudio De Rose, procuratore generale della Corte dei Conti, è stato preavvisato nel primo pomeriggio di mercoledì che il governo stava inserendo nella manovra una pericolosissima modifica che avrebbe portato all’erario enormi danni. E si è subito mosso per bloccarla. Prima ha fatto una serie di telefonate, lanciando l’allarme e ieri mattina ha mandato delle lettere ufficiali al presidente del Senato, Franco Marini, al presidente della Commissione Giustizia, Cesare Salvi, al capogruppo dell’Ulivo Anna Finocchiaro e al ministro della Giustizia, Clemente Mastella. L’emendamento alla Finanziaria, ha scritto, se fosse approvato «causerebbe l’estinzione della maggior parte dei procedimenti di responsabilità amministrativa in corso e, per il futuro, inciderebbe sulle possibilità concrete di dare avvio all’azione di responsabilità del danno alle pubbliche finanze». Dal Palazzo gli hanno assicurato che lo avrebbero informato sull’iter del provvedimento, ma che il maxiemendamento non può essere modificato al Senato e quindi bisognerà intervenire quando arriverà alla Camera.
Procuratore, che cosa succederebbe in concreto se non verrà ritirata la norma che taglia i termini di prescrizione?
«Sarebbe un colpo di spugna, come dite in termini giornalistici, per i processi già iniziati. Ma soprattutto si stabilirebbe un principio che può pregiudicare anche fatti nuovi: quello che anticipa l’inizio della prescrizione di 5 anni dal momento in cui si è verificato il danno (cioè quando lo Stato ha erogato il denaro) al momento in cui è stata realizzata la condotta produttiva di danno (cioè la deliberazione per erogare i soldi). E questo con gravi conseguenze nel futuro».
Come si può essere arrivati ad un errore del genere, secondo lei?
«Non so come nasce la proposta ma certo è un meccanismo improvvido, forse introdotto per frettolosità. E ora va corretto. Mi consola il fatto che dalle prime reazioni politiche, sembra che si sia compresa l’importanza di intervenire al più presto».
Quali danni all’erario comporterebbe questa norma?
«È impossibile quantificarli ora. Ma posso fare un esempio: sarebbero già prescritti i procedimenti di responsabilità amministrativa per 310,8 milioni di euro di contributi europei irregolarmente concessi per il settore dell’agricoltura. I 5 anni sarebbero infatti già trascorsi, perché si tratta di irregolarità comunicate dagli Stati membri dell’Ue fino a dicembre ’98, mentre i termini oggi in vigore ci consentirebbero di perseguire i responsabili fino a ottobre 2011. Gli aiuti di Stato e le frodi comunitarie, poi, sono solo un settore su cui la Corte dei conti esercita le sue funzioni giurisdizionali. Ci sono anche le consulenze e gli incarichi esterni irregolari, le responsabilità degli amministratori di società per azioni a capitale misto o partecipato, come ad esempio l’Enel, l’Alitalia o le aziende comunali trasformate in Spa, che operano sul mercato».
Lei critica nel merito il provvedimento o anche nella forma e dunque nella sede in cui è stato proposto?
«Ambedue. Questo emendamento va in direzione opposta al contenimento dei costi della politic

>>Da: Il giaguaro
Messaggio 5 della discussione

Ebbravo Prodi e la finanziaria:sanatoria amministratori pubblici e no tetto superstipendi
Vergogna,dopo essere andati anche ieris era in TV,vero Rutelli?,a reclamizzare le tante cose positive, e il "riiigooore" della manovra..puah!

>>Da: baffo
Messaggio 6 della discussione

Poveri manager pubblici, che stavano nei container come i terremotati....................

>>Da: Graffio
Messaggio 7 della discussione
Molto meglio se avessero continuato a fare i giullari.
Che pena.

>>Da: boleropersempre
Messaggio 8 della discussione
Se non lo sanno loro chi ha inserito quel comma, chi cavolo dovrebbe saperlo?
Diciamo che è stato inserito con la speranza che passasse in sordina...


>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 9 della discussione

Hanno graziato ladri, terroristi, spacciatori e assassini, lasciare dentro i corrotti della PA era da razzisti, no?

>>Da: buonalanutella
Messaggio 10 della discussione

Semplicemente incredibile. Altro che leggi ad personam!


>>Da: baffo
Messaggio 11 della discussione
DI PIETRO: DOPO MANOVRA CHIARIAMOCI O LASCIAMO GOVERNO

"Finanziaria serve al Paese e noi l'approveremo, ma, il giorno dopo, un chiarimento politico sul tema della legalita' e della giustizia e' improcrastinabile per il mantenimento stesso della nostra presenza in questa maggioranza. Perche' qui c'e' qualcuno che ha tradito la buona fede". A porre questa condizione come qualcosa che "va oltre l'ultimatum" e' il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro che, intervistato dal quotidiano on-line 'Affaritaliani.it' ritiene che "e' un chiarimento politico irrinunciabile perche' non siamo qui a farci prendere in giro da chi utilizza strumenti leciti per fini immorali". L'ira di Di Pietro e' contro "l'azione furbesca di qualcuno all'interno della maggioranza, e forse anche del governo, che ha inserito all'interno degli emendamenti un provvedimento disastroso per la credibilita' dell'Unione, che e' quello della prescrizione di fatto per i reati contabili commessi dalla Corte dei Conti". "E' un emendamento - prosegue il j'accuse del leader dell'Idv - che porta l'Unione a comportarsi alla Berlusconi maniera. Io e l'Italia dei Valori abbiamo combattuto per cinque anni le leggi ad personam del governo Berlusconi e con un sotterfugio viene introdotta questa norma che di fatto impedisce allo Stato di recuperare le somme che funzionari e dipendenti corrotti dello Stato si erano appropriati. E' grave soprattutto perche' questo emendamento . prosegue - carpisce la buona fede di chi come me al governo si e' fidato del fatto che il maxi-emendamento governativo fosse nel pieno rispetto del programma dell'Unione e che oggi si trova ad avere una responsabilita' oggettiva per un emendamento non concordato, non voluto, che mai avremmo approvato e che mai approveremo".

Fonte: la Repubblica.it

Per coerenza si dovrebbe dimettere o non votare la finanziaria. Se la vota, è colluso anche lui.

>>Da: Mirko
Messaggio 12 della discussione
A me sembra che il governo sia in fase confusionale. Ma dico, si riesce almeno a capire chi è il genio che ha scritto quel comma al maxiemendamento?
Mirko

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ERRARE E’ UMANO, PRODI E’ DIABOLICO

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

Il Professore continua a ritenersi il leader di tutti. Ma i suoi colleghi universitari lo bocciano

Scriveva ieri il direttore della Padania: «Ogni volta che chiudiamo il giornale, mi domando: “Chissà quali perle ci regalerà domani Prodi?”». Detto e fatto. Sono bastate meno di 24 ore che dai microfoni di Sky, il presidente del Consiglio ha sonoramente bocciato la cosiddetta “fase due” del Governo (o «topolino» per dirla alla Rutelli), ossia l’avvio del riformismo con un eventuale “rimpastino” ministeriale. Eppure un mese fa quel passaggio governativo era sulla rampa di lancio. Ad annunciarlo era stato lo stesso Prodi, il giorno dopo aver strappato l’intesa con sindacati e aziende sul Tfr (trattamento di fine rapporto). Dopo la Finanziaria, «andremo avanti» - annotava Prodi - con le riforme strutturali, come da programma. E in cima alla lista c’è quella del sistema previdenziale». Poi il veto dell’ala radicale della coalizione e la “fase due” che scompare. Per la rabbia di Fassino e Rutelli, due tra i più autorevoli sostenitori per un cambio di rotta.
Ma il Professore è così. Ds e Margherita sembrano iniziare a farsene una ragione. Sulla Finanziaria Prodi ha cambiato idea 347 volte, una ogni cinque ore stando ai dati di Italia Oggi. Tra le più dispettose quella sul bollo auto. Inizialmente si pensò al superbollo contro i Suv per stangare gli automobilisti più irrispettosi dell’ambiente. Poi qualcuno gli ha spiegato che quelle grandi macchine sono quasi tutte Euro 3 se non Euro 4.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Di qui la decisione di esentare dal bollo tutte le autovetture di nuova immatricolazione. Cancellata anche questa norma. Alla fine si è arrivati ad una legnata generale dove tutti pagheranno di più. Il tutto senza contare i ritocchi ai costi della patente e per le pratiche in motorizzazione.
Nel frattempo il Professore opta per un blitz al Motor show di Bologna e si chiede come mai «vengo ricoperto di fischi».
Se lo è domandato anche mercoledì sera a Roma, in occasione del convegno della Cna. Gli artigiani sono una delle categorie più colpite dalla Finanziaria. E giù un’altra razione di fischi. Con Prodi a spiegare. A cambiare idea ancora una volta. A farfugliare: «Abbiamo dato troppo spazio ai sindacati. Le piccole e medie imprese sono state irritate che noi abbiamo trattato prima di tutto, come da tradizione, con sindacati e Confindustria. Quindi, anche una decisione che andata come volevano gli artigiani, cioè non toccare il Tfr delle imprese con meno di 50 addetti, ha creato scontento proprio perché non era stata contrattata nel tavolo diretto con gli artigiani. L’hanno vista come una mancanza di riconoscimento, ma è stata semplicemente la complessità affannosa della Finanziaria».
Tradotto: un giorno amico dei sindacati, un altro con gli artigiani. Adesso gli tocca la grana dei rettori universitari. La Conferenza dei Rettori ieri ha attaccato la Manovra. e in segno di protesta ha sospeso gli inviti ai ministri per le manifestazioni organizzate dagli atenei. Mai visto nella storia di questo Paese. Il rischio, se qualcuno della maggioranza provi a presentarsi ad un convegno, è di non essere risparmiati dai fischi.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Eppure ieri il premier insisteva ancora sulla sua linea: «Sono la cosa più facile di questo mondo. C'è un bel quadretto di persone, ci sono le telecamere. Son qui e si fischia». Per lui, come per il fido Sircana, sono solo «drappelli organizzati; «una claque di Silvio». Anche quelli delle tute blu a Mirafiori erano pagati da Berlusconi. Ma se ti fischiano ovunque tu vada, allora qualcosa che non va ci deve pure essere. Ed è la Finanziaria che per il Governo ridistribuisce le risorse e muove l’economia. Per le famiglie è invece una stangata. E anche qui: Prodi spiegava che la manovra è percepita male. «Ci sono stati errori di comunicazione» ma «vedrete che tra pochi mesi la gente capirà il senso della nostra azione».
Come dire: gli italiani sono scemi. Non comprendono che questa maggioranza gli sta regalando un futuro di serenità. Se ti mettono le mani in tasca per prenderti più soldi per il bollo della macchina, per l’Ici, sui risparmi che hai in banca, sui guadagni dalla tua attività, sui contributi previdenziali, i cittadini capiscono. Eccome se capiscono. Sanno che la sinistra li sta bastonando “senza se e senza ma”.
C’è malessere nel Paese. L’ha detto anche il Professore ieri, sempre nell’intervista a Sky. Per poi precisare: «C’era anche 10 anni fa. Quando presi in mano il Paese ebbi una Finanziaria dura, con i fischi e il calo di popolarità».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Ma allora, viene da dire, non ha imparato proprio nulla. Questo Paese è da dieci anni che è fermo. Che ogni mese conta le aziende che chiudono. E Prodi cosa fa? Alza le tasse, legna sui risparmi, aumenta i contributi previdenziali. E, soprattutto, difende Padoa Schioppa: «Un grande ministro». E aggiunge: la Manovra «l’ho condivisa in pieno con lui».
Nel delirio di onnipotenza in cui sembra essere piombato, il premier parla di una «strategia ben precisa che abbiamo messo in atto». È «la prima tappa di un cammino che deve essere pro-se-gui-to», scandisce come solo lui sa fare.
Un segnale a Fassino a cui rispedisce indietro il progetto della “fase due”.
Perché «io sono un testone, non cambio linea», spiega lo stesso presidente del Consiglio che oramai non guarda più gli impietosi sondaggi che fotografano un Governo in netto calo di consensi: «Ma devo governare guardando i sondaggi? E se c’è un calo di un punto, cambio direzione? Questa è stata la disastrosa politica di tanti Paesi e uno dei rischi veri dell’economia».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

Anche qui: i sondaggi vanno bene solo quando fanno comodo. Adesso che avvertono la maggioranza di essere “cotta”, Prodi fa finta di nulla. Mica si può «governare ondeggiando, cambiando posizione, accontentando tutti. Questo è impensabile...». «Essere leader vuol dire condurre. Mi si dice che non sono abbastanza leader e non guardo i sondaggi... Io preferisco essere definito testone, ma ho una linea chiara che intendo perseguire». E assicura: «Negli anni prossimi si vedranno i risultati».
Difficile credergli. Più facile pensare invece che la scelta di accantonare l’idea della “fase due” sia dettata dall’evitare di aprire un contenzioso pericoloso con la sinistra massimalista. Soprattutto sulla questione previdenziale che rischia, non solo a detta di Berlusconi, di far cadere il Governo (Bertinotti docet).
Meglio, dunque, optare solo per il “rimpastino”, nella speranza che questo basti a far digerire la Manovra agli italiani.
O se proprio si deve fare qualcosa per spostare l’attenzione dalla Finanziaria (unica reale necessità del premier), meglio accendere i riflettori sulla nascita del partito democratico. Un progetto sul quale Fassino e Prodi sono d’accordo. Ma se l’andazzo dovesse rimanere quello di un profondo malessere del Paese, il segretario dei Ds potrebbe aver già scaricato il Professore.
SIMONE GIRARDIN

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La scuola è allo sbando. Parola dei presidi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Le colonne portanti del sistema dell’istruzione hanno manifestato contro la legge di finanza

Ci mancavano solo loro, avrà pensato Romano Prodi. Dopo i pensionati, i poliziotti, i liberi professionisti, la Finanziaria è riuscita a far scendere in piazza un'altra di quelle categorie che gli scioperi e le manifestazioni fino a ora li aveva visti soltanto in televisione: i presidi. E così ieri mattina, davanti all'entrata del Senato, si sono radunati un centinaio di esponenti di questa categoria, provenienti da tutta Italia, ma con maggiore prevalenza dal Nord Est, dal Veneto in particolare.
A costringere i presidi a manifestare, come solitamente fanno i loro studenti, è stata l'ennesima norma discutibile infilata nel mare magnum della Finanziaria, un emendamento che va a privilegiare nelle graduatorie dei concorsi i presidi ordinari, ovvero quelli che hanno vinto un concorso, rispetto a quelli incaricati, ovvero quelli che hanno acquisito un'esperienza particolare, soprattutto in quegli istituti ritenuti più difficili da gestire.
«Il trattamento che ci viene riservato, con gli emendamenti inseriti in questa Finanziaria, è diseguale e discriminatorio nei nostri confronti, perché hanno discriminato chi nella scuola lavora già da tantissimi anni e ha acquisito sul campo una notevole esperienza privilegiando coloro che invece ha vinto un concorso, ma che non hanno l'esperienza che abbiamo avuto noi. Ora chiaramente ci sentiamo messi in secondo piano perché dopo tanti anni di sacrifici rischiamo un grande passo indietro, dovendo tornare semplicemente dietro a una cattedra», spiegano Antonio Mingardi e Lorenzo Gaggina, portavoce del gruppo venuto da Vicenza per far sentire il suo malcontento.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Un disagio che i presidi hanno cercato di esporre al ministro competente, Giuseppe Fioroni. «Che però non ci ha mai ricevuto. Ma addirittura sembra che Fioroni sia proprio l'artefice di questa linea politica», fanno sapere i presidi, che hanno ricevuto la solidarietà dei senatori della Lega Nord, scesi in piazza al loro fianco. «Anche il mondo della scuola si è ribellato sia per la qualità dei finanziamenti sia per altre scelte. Qui oggi a protestare abbiamo i presidi, ovvero le colonne portanti della scuola, quelli che la governano, a conferma che c'è un solito sistema di non tutelare il merito di chi si impegna nel mondo della scuola, o in altri settori, per tutelare altri interessi, magari elettorali», rileva il vicepresidente dei senatori leghisti, Paolo Franco, che aggiunge: «Questo governo schizofrenico non dà risposte a nessuno. E costringe tutti a scendere in piazza per protestare. Anche in tema di scuola la finanziaria ha toppato e questa è l'ennesima dimostrazione dell'inefficienza di questo governo, che deve andarsene a casa il prima possibile per non fare ulteriori danni».
FABRIZIO CARCANO

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Pazzesco, ma vero: in Italia ci sono tre scioperi al giorno

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

A diffondere il dato è la Commissione di garanzia che nella sua relazione al Parlamento ha presentato i risultati di un monitoraggio compreso nel periodo che va da gennaio 2005 a giugno 2006. Cinque al giorno sarebbe il risultato, ancora più sconvolgente, se nel conteggio si aggiungessero anche i semplici annunci di protesta che di fatto, spesso, ottengono lo stesso risultato: proclamare uno sciopero per poi annullarlo all’ultimo momento contribuisce infatti alla paralisi dei trasporti in misura non meno rilevante che uno stop effettivo. Caso esemplare è quello dell’Enav, che su 20 ore di sciopero nazionale proclamato quest’anno non ne ha realizzato nemmeno uno.
A guidare la classifica c’è la categoria degli autoferrotranvieri, mentre il settore aereo mantiene la leadership per quanto concerne le semplici “minacce” di mobilitazione.
La stessa Commissione ha evidenziato inoltre di aver proceduto, nel corso del medesimo periodo, a erogare multe per quasi 300mila euro. Seicentomilioni delle vecchie lire che però non sono stati evidentemente sufficienti a esorcizzare il rischio dei black-out corporativi.
La ricerca di soluzioni alla questione ha portato ad affrontare alternative diverse, tre in particolare sembrano quelle destinate a ulteriori sviluppi: lo sciopero “viruale”, il referendum preventivo e la comunicazione preventiva. Il primo caso richiederebbe il pieno appoggio di aziende e sindacati. Il secondo, invece, rappresenterebbe il tentativo di far decidere alla maggioranza dei lavoratori se ritengono o meno il caso di promuovere iniziative di protesta. Mentre l’ultimo, utilizzabile esclusivamente in determinati settori, auspicherebbe appunto un’informativa preventiva da parte di ogni singolo lavoratore sulla sua volontà di prendere parte alla protesta.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Nella sua relazione presentata al Parlamento, il presidente della Commissione, Antonio Martone, ha avuto modo di snocciolare i numeri effettivi di questo fenomeno. Nei 18 mesi presi in esame, 2.621 sono state le proclamazioni di sciopero nazionale o locale, 837 casi di intervento preventivo, cui sono seguite 568 revoche e 156 differimenti. Gli scioperi effettivi sono stati 1.590 (3 al giorno appunto) e hanno interessato in modo elevato i trasporti (508) e all’interno di questo ambito spiccano i 248 giorni di agitazione dei tranvieri.
Per quanto riguarda i soli scioperi a carattere nazionale: 596 le proclamazioni, 253 gli interventi preventivi e 174 le revoche. Un centinaio sono stati i procedimenti di valutazione della Commissione che in quasi il 50% dei casi (48) ha portato a comminare sanzioni per un totale di, quasi, 300mila euro.
Come accennato, quello di minacciare lo sciopero è un costume che riguarda in modo particolare il settore aereo con 470 proclamazioni che in 137 casi si sono trasformate poi in vere e proprie agitazioni.


>>Da: baffo
Messaggio 3 della discussione

Da tempo immemore c'è sempre stato uno o due scioperi settimanali nei trasporti, bus, treni, aerei , metropolitane.
O sono così pieni di soldi che possono scioperare in continuazione.
O hanno il peggior sindacato di categoria, che non ottiene mai nulla.
O hanno un datore di lavoro, lo Stato e i Comuni, peggiore dei privati.

>>Da: Graffio
Messaggio 4 della discussione
Secondo me sono categorie ultra privilegiate che con il loro comportamento incidono nella vita quotidiana di tutti noi, perchè hanno un forte impatto ricattatorio.

>>Da: boleropersempre
Messaggio 5 della discussione

Ho sentito che hanno triplicato i fondi a disposizione per i contratti degli autoferrotramvieri; ora la domanda mi sorge spontanea: ma chi caspita sono questi autoferrotramvieri? Già l'Italia gli paga lo stipendio ogni volta che va a far benzina grazie ai loro scioperi fuorilegge, poi gli aumentano i fondi di tre volte per il rinnovo del contratto, per 100 e rotti € in più al mese.
Ma danno così tanti voti queste persone?

MSN Gruppi

unread,
Dec 17, 2006, 7:21:56 AM12/17/06
to Club azzurro la clessidra & friends
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>>Da: andreavisconti
Messaggio 11 della discussione
Mitrokhin, indagato Scaramella per le false dichiarazioni ai pm

Una settimana fa gli uomini della Digos di Bologna, insieme ai colleghi di Napoli, perquisirono il suo studio a Napoli, in via Foria, sequestrando decine di scatoloni di documenti dell’archivio privato; due giorni fa Mario Scaramella, l’ex consulente della Commissione parlamentare Mitrokhin rimasto coinvolto nel misterioso avvelenamento al polonio 210 dell’ex spia del Kgb Aleksandr Litvinenko a Londra, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Bologna con l’accusa di false dichiarazioni al pm. Titolari del fascicolo sono il procuratore capo Enrico Di Nicola e il pubblico ministero Paolo Giovagnoli, che si occupa di indagini sul terrorismo.
L’accusa a carico di Scaramella, che rientrerà da Londra in Italia intorno a Natale dopo essere stato trovato anch’egli positivo al polonio, nasce da un’inchiesta per traffico internazionale di armi tra Rimini e San Marino aperta nella prima metà del 2005 a Rimini e passata per competenza alla Procura del capoluogo emiliano. I magistrati pensano che Scaramella volontariamente avrebbe montato ad arte il caso per accreditarsi come persona bene informata sui traffici illeciti con l’ex Unione Sovietica, con collegamenti con il terrorismo italiano.
L’ex consulente della Mitrokhin fece la sua prima denuncia alla questura di Rimini il 2 giugno del 2005: raccontò di essere venuto a conoscenza, proprio nell’ambito della sua attività investigativa per la Commissione che stava svolgendo a San Marino, del passaggio tra Rimini e la Repubblica del Titano di una valigetta con 10 chilogrammi di barre di uranio arricchito al 90%, sufficienti per realizzare una piccola bomba atomica tattica. Scaramella raccontò anche di sapere che quel materiale doveva essere usato con finalità terroristiche sul territorio italiano. Dopo Rimini, ripeté il suo racconto anche in un incontro con il procuratore Di Nicola avvenuto il 30 gennaio di quest’anno.
Nella intercettazione di una telefonata intercorsa con il senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti, presidente della Commissione Mitrokhin, Scaramella disse di avere un appuntamento con Di Nicola e che, in quella occasione, gli avrebbe parlato anche dei rapporti del premier Romano Prodi e dell’istituto di ricerca Nomisma con apparati dell’ex Unione Sovietica, tramite un istituto di credito di San Marino. Ma lo stesso Di Nicola, interpellato sulla questione dopo la pubblicazione delle intercettazioni e il coinvolgimento dell’ex consulente nel caso Litvinenko, negò che Scaramella gli avesse mai parlato del presidente del Consiglio o di Nomisma. Al contrario, di fronte al procuratore capo di Bologna e al pm Paolo Giovagnoli, l’ex consulente fece il nome proprio di Litvinenko, spiegando che era l’ex spia sovietica la fonte delle sue informazioni e consegnando agli inquirenti una lettera che il colonnello del Kgb aveva fatto avere alla Commissione Mitrokhin. Scaramella si disse anche pronto a portare a deporre davanti ai magistrati l’ex spia russa.
Nell’inchiesta avviata a Rimini e quindi passata a Bologna, sono stati indagati quattro italiani, tutti residenti in provincia di Rimini. Ma non fu mai trovata né la valigetta né tantomeno le barre di uranio e nemmeno il denaro che avrebbe dovuto provare il passaggio del materiale atomico. Ora gli investigatori bolognesi confermano che non è stato trovato nulla di rilevante o concreto che possa suffragare i racconti di Scaramella, già indagato a

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I CIRCOLI DELLA LIBERTA': QUALCOSA COMINCIA A MUOVERSI

>>Da: 5038LAURA
Messaggio 21 della discussione
Carissimi, come sapete, stanno nascendo su tutto il territorio nazionale diverse situazioni. Da una parte abbiamo i circoli di Dell'Utri, nati diversi anni fa con fini prevalentemente a carattere culturale, che invece ora si stanno trasformando in una forte iniziativa politica atta a raccogliere le istanze dei giovani, che rappresentano il nostro futuro. Dall'altra parte sono stati presentati i circoli della libertà coordinati da Anna Vittoria Brambilla, presidente dei giovani di Confcommercio, persona già da tempo molto attiva. A questi si aggiungono altre associazioni come quelle promosse da Adornato, Pera e Stefania Craxi. Questo nuovo fervore di iniziative nasce dalla volontà espressa da molti esponenti del centrodestra e soprattutto da Berlusconi, di costituire il fulcro per un futuro soggetto politico. Vi invito a seguirne con attenzione gli sviluppi, partecipando attivamente come sto facendo io. Non perdete questa occasione di essere soggetti attivi e fattivi della politica concreta, che ribadisco è quella costituita dai fatti e non dalle solite chiacchiere. Laura

>>Da: 5038LAURA
Messaggio 18 della discussione
Carissimi, vi allego la e-mail ricevuta da Michela Brambilla e vi comunico che il sito: http://www.circolodellaliberta.it/ è attivo. Qui potete iscrivervi direttamente oppure scaricare i moduli necessari per la costituzione di un vostro circolo della libertà. Diamoci da fare! Laura
Buongiorno.<o:p></o:p>
Come anticipato nella mia precedente e-mail, ho il piacere di inviarti i moduli necessari alla costituzione dei Circoli della Libertà ed alla loro affiliazione alla sede nazionale. In particolare, l'allegato "modulo 1" ti spiega come effettuare tutti questi passaggi.<o:p></o:p>
<o:p></o:p>
Rimango a tua disposizione per eventuali chiarimenti. Puoi scrivere a circolode...@email.it oppure telefonare al 3316395528 (attivo in orario di ufficio).<o:p></o:p>
<o:p></o:p>
Aspetto con entusiasmo di averti al nostro fianco, alla guida del tuo Circolo della Libertà. <o:p></o:p>
Grazie ancora per il tuo importante sostegno.<o:p></o:p>
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A presto e buon lavoro<o:p></o:p>
Michela Vittoria Brambilla<o:p></o:p>

>>Da: ilcorsaro
Messaggio 19 della discussione
Grazie carissima. Una gran bella iniziativa. Ora le scrivo anch'io.

>>Da: massimo
Messaggio 20 della discussione
Grazie Laura per la segnalazione. Ho visto qualche giorno fa la Brambilla in Tv, mi sembra una donna molto tosta.

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GIUNTA ELEZIONI DEL SENATO: RICONTARE BIANCHE E NULLE

>>Da: barbarella
Messaggio 41 della discussione
EVVIVA!!!!!!!!!!!

La giunta per le elezioni del Senato ha deciso all' unanimità il riconteggio totale delle schede nulle, bianche e contenenti voti nulli o contestati, a partire da sette regioni: Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia e Toscana. La decisione è stata presa all' unanimità dalla giunta, che ha deliberato di procedere al riconteggio.

Inoltre la giunta ha deciso di procedere alla revisione delle schede valide, custodite nei diversi tribunali, secondo una 'campionatura' che sarà decisa dai comitati di revisione schede, tenendo conto dei seguenti criteri: l'assenza del verbale o la notevole differenza tra i dati dichiarati sul verbale e quelli verificati sulla revisione; l'assenza di schede nulle e contestate; la presenza di rappresentanti di lista appartenenti a una sola coalizione o l'assenza nel seggio di rappresentanti di lista per ambedue le coalizioni. Nel caso in cui i risultati rivelino "scostamenti significativi" rispetto ai dati di proclamazione, si dovrà estendere la procedura di revisione delle schede anche alle altre regioni e alla circoscrizione estero.

>>Da: 5038LAURA
Messaggio 41 della discussione
Finalmente era ora! Dopo otto mesi d'insistenza da parte della Cdl, è stato dato il via libera al riconteggio delle schede elettorali. Dobbiamo forse ringraziare Deaglio per questo risultato? Io penso di no. A parer mio anche i politici di centrosinistra hanno capito che il protrarsi di questo stato d'incertezza sull'esito delle elezioni politiche avrebbe creato nei loro elettori un clima di sfiducia col rischio di un vasto incremento di astenuti alle prossime elezioni. Peraltro questo chiarimento sarà apprezzato anche da quegli elettori del centrodestra che dopo il bombardamento sui possibili brogli elettorali, potevano essere spinti a non più votare "perché tanto non serve a niente, se poi me lo invalidano". Laura

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Welby: «Il mio corpo è una prigione»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 21 della discussione


Il militante radicale malato di distrofia scrive al Giornale: «Vittima di una tortura di Stato».
Fissata l’udienza per l’interruzione delle cure

È stata fissata per martedì prossimo l’udienza del Tribunale di Roma (Prima sezione civile) sul ricorso presentato da Piergiorgio Welby per ottenere l’interruzione dell’accanimento terapeutico attraverso il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale. La notizia è stata accolta positivamente dallo stesso Welby che ha chiesto - si legge così in una nota dell’Associazione radicale Luca Coscioni - che venisse sospeso lo sciopero della fame portato avanti ormai da 16 giorni da oltre 700 cittadini, parlamentari, medici e un ministro, anche «per rispetto verso il giudice e gli operatori del diritto chiamati a udienza il 12 dicembre». Altro fatto considerato positivo è la nomina del Comitato nazionale di bioetica, che sarà presieduto dal giurista Francesco Paolo Casavola. Un «cattolico adulto» come lo definisce Francesco Cossiga che si dice convinto che sarà questa nomina ad aprire la strada all’eutanasia e al testamento biologico.
Continua a creare polemica l’affermazione del leader di An, che ha sostenuto che «Welby è cosciente, non può chiedere di morire, perché chi assecondasse la sua volontà sarebbe un omicida». «Sono completamente in disaccordo con le parole di Gianfranco Fini espresse a proposito della drammatica vicenda di Piergiorgio Welby. Staccare la spina a un uomo cosciente che può esprimere il suo pensiero non può essere definito in alcun modo né omicidio né eutanasia» precisa Ignazio Marino, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato. Diversa da Fini la posizione del direttore del giornale leghista La Padania. «Se Welby fosse mio fratello, mio padre... Cosa farei? Se mi chiedesse coscientemente di staccargli la spina, lo farei. E poi sarei disposto ad andare a processo, spiegando perché non sono un omicida, né un fratello o un figlio egoista irriconoscente. So che starei male, dopo averlo fatto, ma non mi sentirei in colpa», così scrive Gianluigi Paragone.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 20 della discussione

Una nuova sconfitta per Welby, l'uomo che aveva chiesto al tribunale civile l'interruzione del trattamento terapeutico al quale è sottoposto. Il giudice della prima sezione del tribunale civile di Roma, Angela Salvio, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Piergiorgio Welby, che aveva chiesto di poter interrompere il trattamento terapeutico al quale è sottoposto. Le motivazioni sono indicate in un provvedimento di 15 pagine. La decisione del magistrato potrà essere impugnata da Welby.

Le motivazioni del giudice - Piergiorgio Welby ha tutto il diritto di chiedere che gli venga interrotta la espirazione assistita, ma tale diritto non e' tutelato dall'ordinamento che non definisce a livello giuridico l'accanimento terapeutico.
Soltanto un intervento legislativo, come quello che in passato ha definito la morte cerebrale, puo' risolvere il problema. E' questo il senso del provvedimento scritto dal giudice del tribunale civile Angela Salvio.

"Il diritto del ricorrente di richiedere la interruzione della respirazione assistita previa somministrazione della sedazione terminale deve ritenersi sussistente - spiega il magistrato -, ma trattasi di un diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento. In assenza della previsione normativa e degli elementi concreti di natura fattuale scientifica di una delimitazione giuridica di ciò che va considerato accanimento terapeutico, va esclusa la sussistenza di una forma di tutela tipica dell'azione da far valere. E ciò comporta di conseguenza la inammissibilita' dell'azione cautelare".

Per il magistrato "solo la determinazione politica e legislativa, facendosi carico di interpretare l'accresciuta sensibilita' sociale e culturale verso le problematiche relativa alla cura dei malati terminali di dare risposte alla solitudine e alla disperazione dei malati di fronte alla richieste disattese ai disagi degli operatori sanitari e alle istanze di fare chiarezza nel definire concetti e comportamenti, può colmare il vuoto di disciplina anche sulla base di solidi e condivisi presupposti scientifici che consentano di prevenire abusi e discriminazioni. Allo stesso modo in cui intervenne il legislatore nel definire la morte cerebrale"

AFFARI ITALIANI

>>Da: 5038LAURA
Messaggio 21 della discussione
Questo giudice se ne' lavato le mani come Ponzio Pilato. Per me si tratta di un accanimento terapeutico. La vicenda di Welby non ha niente a che vedere con l'eutanasia. Questa storia avrebbe forse avuto un epilogo diverso, se non ci fosse stata questa enorme esposizione mediatica. Purtroppo ora sarà ben difficile trovare qualcuno che abbia il grande coraggio di porre fine alle sue sofferenze. Laura

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Libero per l'indulto, uccide e dà alle fiamme 4 persone

>>Da: baffo
Messaggio 21 della discussione
Ricercato Abdel Fami Marzouk, un pregiudicato tunisino uscito dal carcere per l'indulto

Uccide e da alle fiamme 4 persone, era libero per l'indulto

Vittime la convivente, il figlio di due anni, la madre della compagna e una vicina. Ferita una quinta persona

Como, 12 dic. - (Adnkronos) - E' caccia nel comasco ad Abdel Fami Marzouk, il tunisino venticinquenne, accusato di aver ucciso e dato alle fiamme ieri sera 4 persone. L'omicida avrebbe prima massacrato la sua famiglia e solo in un secondo momento avrebbe incendiato l'appartamento in via Diaz ad Erba, comune in provincia di Como, per simulare una tragedia del tutto accidentale.

A cadere sotto le coltellate dell'aggressore sono stati Raffaella Castagna, figlia trentenne di un noto commerciante della zona e titolare di una catena di negozi di abbigliamento, il figlio Yousef di due anni, la nonna del piccolo, Paola Galli di 60 anni e una vicina di casa, Valeria Cherubini di 50 anni, accorsa insieme al marito alle grida di aiuto delle prime vittime. Gravemente ferito e ustionato il marito della vicina, Mario Frigerio di 60 anni. L'assassino, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe inferto ferite profonde alla gola a due o più vittime, quasi a volerle sgozzarle.

La caccia all'uomo è iniziata dopo le 20.30 quando i vigili del fuoco, entrati nell'abitazione del centro cittadino per domare le fiamme, hanno fatto la macabra scoperta. Quando è stato chiaro che il convivente di Raffaella Castagna non era tra le vittime le ricerche si sono concentrate su di lui. Il tusinino è infatti scappato a bordo di un furgone trovato, poco prima di mezzanotte, a Merone paesino tra Como e Lecco. E' in questa zona che al momento si concentrano le ricerche degli inquirenti.

Secondo gli investigatori l'uomo, con precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti e rapina e uscito dal carcere alcuni mesi fa per l'indulto, potrebbe essere aiutato nella fuga da qualche balordo.

Da chiarire pero' il movente. Descritto come una persona aggressiva non sarebbe comunque nuovo a episodi di violenza nei confronti della convivente. A coordinare le ricerche dello straniero sono il procuratore della Repubblica di Como, Alessandro Maria Lodolini e il pm Simone Pizzotti.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 21 della discussione
Ancora gravi le sue condizioni I carabinieri nella casa dell’orrore: «I vicini parlino»


Dalla finestra sul cortile si vede sempre tutto. Eppure, stavolta, nella casa di ringhiera dove filtrano sempre le grida delle liti tra moglie e marito, le urla del massacro non sono arrivate. I carabinieri sono convinti che sia impossibile. I vicini di Raffaella Castagna e del marito Azouz Marzouk devono aver visto o sentito qualcosa. Per questo ieri pomeriggio sono tornati nella palazzina di via Diaz dove lunedì sera Raffaella è stata massacrata con il suo bambino di due anni, la nonna del piccolo e una vicina di casa. Un’altra ora di sopralluogo. «Questa casa la smontiamo pezzo per pezzo», dice uno degli uomini in divisa un collega. In quella casa c’è il perché e il per come della carneficina di quattro persone.
Non sono solo i reperti sui quali stanno lavorando i Ris di Parma, le macchie di sangue, i segni dell’incendio appiccato dopo il massacro. Ma ci sono anche i vicini, almeno quelli che vivono nello stesso corpo di Raffaella Castagna e della vicina Valeria Cherubini. Forse la maggior parte dice la verità, che non ha sentito nulla. Ma forse qualcuno di loro non ha detto tutto. È dalla casa che si riparte per cercare di capire chi è la mano che ha ucciso. Da lì e dall’ospedale di Como dove è ricoverato Mario Frigerio, il marito di Valeria, l’unico sopravvissuto al massacro. Non è in pericolo di vita, ma la sua prognosi è sempre riservata perché ieri ha avuto un ulteriore peggioramento. Visto il modo in cui l’hanno ridotto è vivo per miracolo, solo perché la coltellata non ha centrato la carotide. Ma ha comunque perso molto sangue e i medici della rianimazione si aspettavano complicazioni. Ora l’uomo rischia di perdere la memoria. La salma di sua moglie, di Raffaella, della mamma Paola e del piccolo Youssef sono ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria. I funerali non sono ancora stati fissati. E finché non arriveranno particolari rilevanti per le indagini, i corpi resteranno all’obitorio per cercare risposte che ancora non arrivano.

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difendiamo il natale: lettera a Napolitano

>>Da: Mugugnone
Messaggio 7 della discussione


di seguito il testo della lettera inviata al Presidente della Repubblica italiana. Se volete inviarla andate alla pagina: http://www.quirinale.it/ quindi cliccate su :
La posta

vediamo un po' quanto è il "presidente di tutti !!!!!!

p.s. ovviamente liberi di adattarla, migliorarla e quan'altro.
Scusatemi l'invadenza nel Club.


Gentile Presidente,<o:p></o:p>
<o:p> </o:p>
sentite molte altre persone, con la presente sono a scriverle a nome mio e loro per esternarle il più profondo dolore e indignazione nel vedere il tentativo di poche persone di continuare ad offendere i più profondi sentimenti di moltissimi milioni di italiani di che credono in Gesù Cristo.<o:p></o:p>
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La ricorrenza del Santo Natale per i cristiani è ancor più che una festa di pranzi e di lustrini un momento di riflettere e pensare con quali mezzi il Creatore sia dovuto venire in umiltà e povertà in un umanità profondamente ammalata, gia da allora, per farci capire quali siano le uniche strade della Pace e della Felicità.<o:p></o:p>
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Molte persone delle pubbliche istituzioni, spero fraintendendo lo spirito dell'accoglienza dell'altro, cacciano dalle scuole in particolare, i simboli di Gesù che milioni di altre sono entusiaste di poter avere sempre nel cuore; sopratutto verso i bimbi che per primi hanno il sacrosanto diritto di essere rispettati almeno sulle cose e sui valori universalmente positivi condivisi dalle rispettive famiglie.<o:p></o:p>
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Sicuramente ognuno è libero di non credere in quei sentimenti e valori e di conseguenza nessuno li deve obbligare a crederci o festeggiarne le rispettive ricorrenze.<o:p></o:p>
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>>Da: 5038LAURA
Messaggio 7 della discussione
Caro Piergiovanni, condivido il tuo disappunto e quello di tutti gli altri sulla svendita in corso delle nostre tradizioni cristiane che sono comunque parte della cultura occidentale anche per chi non è credente. Approvo pienamente la tua iniziativa e aggiungo l'appello dell'on. Antonio Palmieri che invito tutti a sottoscrivere e a diffondere. Un abbraccio, Laura Cara Laura,
da ieri, dopo un po' di fatica e di ritardo, sono finalmente riuscito a mettere on line www.natalesiamonoi.it . E' un sito molto semplice, una mia iniziativa personale che è una reazione al potente tentativo in atto di cancellare il Natale dalle scuole e dalla nostra società, in nome di un presunto "rispetto" degli altri.

Ti invito a questo proposito a leggere l'articolo di Marina Corradi su Avvenire di oggi e l'inchiesta che questo giornale ospita alla pagina 3, dalla quale si vede come in Francia, Germania, Gran Bretagna e anche da noi si stiano moltiplicando gli atti che di fatto censurano il Natale. In Italia, in Europa si fa festa il 25 dicembre ma sta diventando vietato dire il perché.

Leggi il testo dell'appello al presidente Napoletano e, se lo condividi, firmalo e fallo girare. Segnalami belle notizie se in scuole che tu conosci si celebra il vero Natale e anche le scuole nelle quali è impedito farlo. Ne farò oggetto di interrogazioni al ministro competente.

E' una piccola iniziativa, il mio contributo alla battaglia culturale in atto contro il cristianesimo come religione e contro la civiltà, la nostra, che da esso deriva. Grazie per quello che deciderai di fare.


A presto
Antonio Palmieri


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Il governo aumenta il canone Rai Ma per la tv dell’Ulivo i soldi li ha

>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione


Il ministero porta a 104 euro il costo del servizio pubblico: adeguamento all’inflazione. E in Finanziaria spuntano i contributi per «Nessuno tv»

Aumenta il canone Rai, ma al tempo stesso la Finanziaria salvaguarda l’elargizione dei contributi pubblici a radio e canali satellitari che abbiano una chiara vocazione politica. Il prendere e lasciare è un po’ il leitmotiv dell’Unione, ma la giornata di ieri ha declinato questa caratteristica peculiare nel settore dei media.
Intorno alle 17 il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, ha annunciato che il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, avrebbe preso ad horas una decisione sull’aumento del canone accogliendo così le istanze del consiglio di amministrazione che già da tempo ne aveva richiesto un adeguamento al tasso di inflazione. Dopo due ore il ministero ha dato comunicazione ufficiale: dal prossimo anno, per decreto, il canone salirà da 99,6 a 104 euro con un allineamento all’inflazione maturata. Tempismo perfetto ma una scelta poco felice considerato che il provvedimento è contestuale all’iter parlamentare di una Finanziaria sbilanciata sul versante delle entrate.
«Mi attendo che le risorse del canone vengano investite per assicurare al servizio pubblico quelle caratteristiche di pluralismo e qualità definite dal recente contratto di servizio tra Rai e ministero», ha commentato Gentiloni. Il presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai, Mario Landolfi (An), ha accolto l’invito con riserva. «Voglio sperare - ha detto - che a fronte del forte aumento del canone imposto dal ministro Gentiloni, la Rai si senta particolarmente richiamata al rispetto dei contribuenti attraverso la valorizzazione di un effettivo pluralismo nell’informazione e nella programmazione radiotelevisiva».


>>Da: 5038LAURA
Messaggio 8 della discussione
Il carrozzone Rai continua a succhiare soldi agli italiani in cambio di un servizio che tutte le altre televisioni offrono gratuitamente. D'altronde bisogna mantenere la pletora di dipendenti fatti assumere dai politici per scopi esclusivamente clientelari. Continua poi la presa in giro di chiamare "canone" quella che non è altro che una pura e semplice tassa. L'esimio ministro Gentiloni ci ha spacciato l'aumento di 4,4 euro come adeguamento all'inflazione, ma questa spiegazione non ha alcun senso giacché le tasse non sono indicizzate con l'inflazione. Il colmo dei colmi è che la Rai è comunque insoddisfatta di questo aumento, in quanto pretendeva ben 15 euro in più, forse per finanziare i ritorni di... Laura

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Colpo di spugna per i politici sotto processo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 18 della discussione


Il governo vuole facilitare la prescrizione nei giudizi davanti alla Corte dei conti. Berlusconi: norma ad personam, favorisce le giunte rosse

Sembra che nessuno se ne sia accorto, prima che la Corte dei Conti suonasse il campanello d’allarme. E adesso che governo e maggioranza cercano il modo per fare marcia indietro, si apre un giallo sulla paternità del comma 1346, introdotto nel maxiemendamento della Finanziaria, per allargare le maglie della prescrizione per i procedimenti contabili.
Un «colpo di spugna» sui processi in corso, secondo i magistrati della Corte dei Conti. Un’«amnistia» per i reati contro la pubblica amministrazione, denuncia in aula al Senato il presidente della Commissione Giustizia Cesare Salvi, dopo la preoccupata segnalazione del Procuratore generale della Corte dei Conti, Claudio De Rose. «Peggio della ex Cirielli», attacca il vicepresidente Dl della commissione Giustizia del Senato, Roberto Manzione. Che parla di «legge ad personam» con effetti devastanti: «Così decadrebbe il 60% dei processi iniziati».
Voci scandalizzate dall’Unione alla vigilia del voto del Senato sulla manovra: ma allora chi l’ha proposto, introdotto e approvato questo benedetto comma? La maggioranza chiede spiegazioni al governo, l’opposizione è scatenata. L’Unione annaspa alla ricerca di una giustificazione e, soprattutto, di una via d’uscita. Lo stralcio in Senato, una modifica del maxiemendamento alla Camera, più probabilmente un decreto legge.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 13 della discussione
Prescrizioni, Unione nel caos «Il premier deve dimettersi»

«Nessun colpo di spugna né, men che meno, legge ad personam». Sono solo «incomprensioni». Ma per il senatore della Margherita Pietro Fuda non devono essere questi bei momenti, dopo che è stata confermata la sua paternità del comma 1346 al maxiemendamento con cui si facilita la prescrizione dei processi sui reati contabili. Il procuratore generale della Corte dei Conti Claudio De Rose ha lanciato l’allarme e minaccia un ricorso alla Consulta. L’opposizione grida allo scandalo e ieri Romano Prodi è stato costretto a promettere a denti stretti: «Vi posso assicurare che vi sarà posto ben presto rimedio». Per cancellare l’emendamento Fuda il Consiglio dei ministri si riunirà il 27 dicembre, quando con un decreto verrà abolita la norma sui reati contabili dal momento che non vi sono altre forme possibili di modifica. Tecnicamente la riunione si svolgerà per approvare il decreto di fine anno, ma servirà soprattutto a «porre rimedio» all’ultimo scivolone di questa Finanziaria. Un incidente che rischia di costare caro al governo. La maggioranza si è trovata dunque a votare ieri la fiducia a una Finanziaria con quel comma imbarazzante e incombente, ancora nero su bianco, in attesa del Cdm post-natalizio.
Antonio Di Pietro, il ministro più adirato, ha chiesto «un chiarimento politico all’interno della maggioranza», altrimenti «usciamo dal governo». E il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando, si è spinto più in là: Prodi deve «dimettersi dopo la Finanziaria per imporre alla coalizione un momento di riflessione, confronto e, soprattutto, chiarimento». Deve «aprire formalmente la crisi».
Contro il papà dell’emendamento si è scatenata addirittura la Lista consumatori, il movimento politico che ha consentito l’elezione di Fuda al Senato: la Lista, si legge in un duro comunicato, «censura fortemente l’operato di Fuda». Ma il colpo di spugna sui reati contabili ha creato imbarazzo e fermento in tutta la maggioranza. «Ripeto al presidente del Consiglio: Romano, batti un colpo! - ha esortato il diessino Cesare Salvi in aula prima del voto sulla Finanziaria -. La via maestra per recuperare un consenso dei cittadini è dimostrare che i politici, nel momento in cui chiedono sacrifici agli italiani, siano in grado di realizzare almeno un auto-contenimento, un limite alla nostra ingordigia e alla nostra arroganza». Il senatore dell’Ulivo Nuccio Iovene, che ha controfirmato l’emendamento Fuda, è stato costretto a spargersi cenere sulla testa: «Confesso - ha ammesso - un duplice peccato di leggerezza ed eccesso di fiducia. Ho risposto di sì al telefono a Fuda, senza approfondire». Fuda gli chiedeva «la disponibilità a sottoscrivere un emendamento tecnico, già firmato dal vicecapogruppo dell’Ulivo Zanda». Ma per lo stesso Zanda il comma 1346 «non doveva essere» in Finanziaria perché «la norma è stata scartata nell’istruttoria in commissione e in maggioranza». La presenza nel testo finale è «esclusivamente frutto della concitazione». Zanda ha chiesto in ogni caso al governo «di correggere il testo». La norma «è da eliminare immediatamente», si è unito al coro il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero.
La maggioranza, dice il leghista Roberto Calderoli, «è stata colta con le mani nella marmellata». E An consiglia a Di Pietro di chiamare il suo partito «l’Italia delle prescrizioni». Una rettifica all’indulto contabile «non riparerà il danno», sottolineano invece Alfredo M

>>Da: andreavisconti
Messaggio 14 della discussione

Il magistrato Tatozzi: «Da tempo vogliono sopprimere l’unico organismo che difende la legalità nella pubblica amministrazione: ci hanno già tagliato i fondi»


«Un’allarmante insensibilità» del governo verso la lotta alla corruzione. Nel mezzo della bagarre per la norma in Finanziaria, che accorcia i tempi della prescrizione per i reati contabili, l’Alto commissaro anticorruzione Gianfranco Tatozzi interpreta questo fatto come il preoccupante segnale di un atteggiamento che si sta «sempre più diffondendo a tutti i livelli istituzionali» e che mette anche a rischio di imminente chiusura la struttura che lui guida dal 2004.
Vogliono cancellare la sua struttura: perché?
«Quelli che in passato si sono presentati come portabandiera della legalità e della lotta alla corruzione oggi dimostrano che si trattava solo di attacchi strumentali al precedente governo, che ha comunque avuto il merito di istituire un organismo che risponde a un preciso obbligo per tutti i Paesi Ue e a livello internazionale tiene alta l’immagine dell’Italia».
Quali sono i «reiterati e ostinati» tentativi di sopprimere l’Alto Comissariato anticorruzione che lei denuncia?
«Il primo è stato quello del disegno di legge del ministro per la Funzione pubblica, Luigi Nicolais, sulla semplificazione della burocrazia, che voleva cancellare l’organismo nato per prevenire e contrastare la corruzione nella pubblica amministrazione, con il trasferimento delle sue competenze all’Ispettorato della Funzione pubblica. Il secondo è stato un emendamento alla Finanziaria sempre per portare la struttura nella pubblica amministrazione, poi decaduto per il maxiemendamento. Ma ora il pericolo è imminente: l’articolo 29 del decreto Bersani prevede la soppressione degli enti che entro il 4 gennaio non provvedano a un riordino attraverso un Dpr. Non c’è ovviamente tempo e già ci hanno tagliato i fondi. È un tentativo silente e surrettizio di cancellare l’unico organismo di contrasto al fenomeno, che fu istituito sulla base di chiari impegni internazionali assunti dall’Italia. Inoltre, ho visto proprio in queste ore che si prepara un ddl che prevede l’istituzione di un’autorità per il Pubblico impiego e la soppressione del nostro Commissariato. Che c’entra l’uno con l’altro? E evidente che si cerca in tutti i modi di farci chiudere».
Perché?
«Non interessa a nessuno la lotta alla corruzione. Anzi, diamo fastidio a tutti. Eppure, abbiamo fatto emergere situazioni gravi sulle quali bisognerebbe meditare, come per l’Anas, la Federcalcio, l’attribuzione delle cattedre in Diritto del lavoro».
C’è ancora un modo di salvare la struttura?
«Ci potrebbe essere una proroga del termine del 4 gennaio, ma servirebbe a poco. La Cdl ha presentato un emendamento in Senato alla Finanziaria proprio per escludere l’Alto Commissariato dagli organismi da sopprimere in base all’articolo 29 del decreto Bersani. È decaduto per il maxiemendamento ma questo dimostra che il governo, ben conoscendo il problema, non ha ritenuto di fare sua la modifica perché non ha interesse alla sopravvivenza dell’organismo».
Tutto questo si lega alla norma sulla prescrizione dei reati contabili?
«Certo, perché anch’essa riguarda i casi di corruzione dei pubblici ufficiali per i quali, se i tempi saranno così ridotti, non sarà più possibile anche dopo la condanna ottenere il risarcimento dei danni all’erario. Due segnali della stessa insensibilità per questo genere di battaglie».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 15 della discussione

E la Quercia adesso si vanta di aver scoperto l’errore


«È stato un errore grave, molto grave. Come presidente del mio gruppo, me ne assumo, per intera, la responsabilità». L’imbarazzo nella maggioranza era palpabile ieri dopo la gaffe del comma presentato da Pietro Fuda, e rimasto nel maxiemendamento della Finanziaria, sull’ampliamento delle norme di prescrizione per i reati contabili. Ma la tensione ha toccato livelli massimi quando in aula al Senato ha preso la parola la capogruppo dell’Ulivo, Anna Finocchiaro. L’assunzione di colpa è stata seguita da una mossa di rimpallo di responsabilità verso l’opposizione, accusata di aver strumentalizzato politicamente il comma 1346. E nei banchi è scoppiata la bagarre.
Finocchiaro ha dapprima ringraziato il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa per il suo intervento. Poi ha affrontato il «caso Fuda», l’emendamento d’«indulto» verso i responsabili di truffe amministrative. E ha chiarito: «Come il governo ha già detto pubblicamente, impediremo che quella norma entri in vigore sia pure per un minuto».
Finocchiaro si è assunta la responsabilità di quella norma, «ma anche il merito - ha aggiunto - di avere chiesto immediatamente lo stralcio della norma la cui presenza nel testo, voglio ricordarlo, è stata denunciata in primis da due senatori del mio gruppo, il senatore Salvi e il senatore Manzione, ai quali va il mio ringraziamento».
Ribadendo che è stato un errore «molto grave», ha però accusato Silvio Berlusconi, «che della materia è cultore», di aver definito quella legge ad personam. E a quel punto è iniziata a salire la protesta dai banchi dell’opposizione. La capogruppo dell’Ulivo ha provato dunque il contrattacco: da Forza Italia c’è «una corresponsabilità circa l’ingresso della norma nel nostro ordinamento» perché «hanno ritenuto di impedire la dichiarazione d’inammissibilità di una norma che è ordinamentale». La protesta è diventata sempre più sonora, nell’imbarazzo del presidente Franco Marini.
Finocchiaro è quindi passata a parlare del merito della manovra: «Noi avevamo bisogno di bonificare la palude per avere sotto i piedi il terreno compatto dal quale ripartire subito per le riforme che sono necessarie per il Paese. Alcune sono già state segnalate all’interno della Finanziaria, altre bisogna farle. In questo senso il gruppo dell’Ulivo sarà una forza incalzante nei confronti del governo».
Il voto favorevole dell’Ulivo, ha concluso, «non è un tributo esatto a scadenza del suo governo, presidente Prodi, ma al contrario quello che offriamo è la qualità della relazione politica e istituzionale tra il gruppo dell’Ulivo e il governo».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 16 della discussione

Prescrizione, a chi giova il colpo di spugna?

Cosa non farebbe questo governo, pur di garantirsi un voto in più alla sua risicatissima maggioranza? Risposta: tirare una bella riga sui processi per i reati contabili, e chi si è visto si è visto. Detto, fatto.
Con quello che la Corte dei Conti ha definito un vero e proprio «colpo di spugna», il governo Prodi ha infilato nella Finanziaria una norma di appena tre righe al comma 1346, che di fatto anticipa l’inizio della prescrizione dei reati contabili dal momento in cui si è “verificato il danno”, ovvero l’erogazione dei soldi dello Stato, al momento in cui “è stata realizzata la condotta produttiva del danno”, ovvero della delibera che dispone l’erogazione indebita dei soldi. In pratica, i tempi di prescrizione, fissati in cinque anni, vengono quasi dimezzati. E sì che la “cabina di regia” maggioranza-governo aveva bocciato l’emendamento proposto dal senatore Pietro Fuda, del Partito democratico meridionale (sic). Ma allora, come mai il comma è riapparso nel testo finale della manovra?
Per dare una risposta, le solite voci maligne suggeriscono che in questo modo il governo abbia cercato di ingraziarsi il Fuda, chiudendo un occhio sull’emendamento che stava tanto a cuore al senatore calabrese, allo scopo di ottenere un voto in più nella risicata votazione finale a Palazzo Madama. E tutto sarebbe andato secondo i piani del governo, se non fosse intervenuta la Corte dei Conti, nella persona del procuratore generale Claudio De Rose.
«Questo comma del maxiemendamento alla Finanziaria che anticipa la prescrizione per i reati contabili va eliminato» taglia corto De Rose, per il quale «sarebbe un colpo di spugna per i processi già iniziati. Ma soprattutto -sottolinea il magistrato - si stabilirebbe un principio che può pregiudicare anche fatti nuovi. E questo con gravi conseguenze nel futuro».
De Rose critica il provvedimento nel merito ma anche nella forma: «Va in direzione opposta al contenimento dei costi della politica che il centrosinistra dice di voler perseguire. E, per concludere, la legge non consente di introdurre nella manovra finanziaria norme a carattere ordinamentale. Insomma - commenta De Rose - la legge di bilancio non era affatto la sede giusta per apportare una modifica dei termini di prescrizione di questo genere».
In sostanza, almeno il 60% dei procedimenti pendenti (3.654 a fine 2005) rischia di cadere. Il colpo di spugna cancellerebbe molti processi in corso e costituirebbe un pericolo serio per quelli futuri, visto che in molti casi si arriverebbe «troppo tardi» a perseguire i reati commessi da dipendenti, funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione e delle società della sfera pubblica.
Portato a galla il papocchio, la maggioranza ha tentato un impacciato dietrofront. La capogruppo dell’Ulivo Anna Finocchiaro ammette che è «un errore molto grave» e ribadisce in Aula che «impediremo che quella norma entri in vigore sia pure solo per un minuto». Il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ritiene il provvedimento «completamente assurdo» mentre il senatore ds Cesare Salvi sollecita un intervento del presidente del Senato Franco Marini: «Questa norma è pericolosa e inaccettabile - ha detto Salvi - va eliminata o stralciata». Delle due, l’una: o si interverrà con un decreto, oppure il governo correggerà il contestato comma alla Camera obbligando però i senatori a rivotare la Finanziaria dopo Natale.
Duro Berlusconi: «Ci hanno ac

>>Da: Andreina6823
Messaggio 17 della discussione
Il Maxiemendamento é stato approvato compreso il colpetto di spugna. Nonostante l'indignazione e e la promessa di porre rimedio a questo pasticcio.
Scommettiamo che tra quindici giorni non se ne parlerà più e passerà tutto nel dimenticatoio?
Non se ne esce più.
Siamo alle comiche.
Peccato che siano tragiche.

>>Da: 5038LAURA
Messaggio 18 della discussione
I "puristi" della sinistra non si smentiscono mai: dopo aver fatto fuoco e fiamme contro i condoni e le leggi ad-personam, fracassandoci i cosiddetti per 5 anni, hanno esordito con l'indulto che ha fatto uscire di galera migliaia di delinquenti e ora con un provvedimento che speravano rimanesse nascosto nelle pieghe della loro manovra finanziaria, cercano il colpo di spugna sui reati compiuti dai pubblici amministratori. Sbugiardati, hanno promesso di abrogare questo provvedimento. Di Pietro, come per l'indulto, anche questa volta minaccia di andarsene...ma ormai chi ci crede più!? Laura

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E' morto Clay Regazzoni

>>Da: happygio
Messaggio 11 della discussione
Motori: è morto Clay Regazzoni
Ex pilota vittima di incidente d'auto
Lutto nel mondo dei motori: Clay Regazzoni, ex pilota di Formula Uno negli anni '70, è morto questo pomeriggio in un incidente stradale nei pressi di Parma. Nato il 5 settembre del 1939, Regazzoni vinse cinque gran premi tra il 1970 e il 1979. Nel 1980, durante una gara a Long Beach, rimase seriamente ferito alle gambe e alla spina dorsale in un grave incidente. Da allora fu costretto alla sedia a rotelle.
tgcom non ho parole. era un amico!

>>Da: Andreina6823
Messaggio 7 della discussione
L'ho conosciuto, una persona con un gran cuore.
Il mio pensiero va alla moglie Maddalena, persona dotata di sensibilità non comune.


>>Da: GORGON
Messaggio 8 della discussione
Una vita alla guida finita al volante, riposi in pace.


>>Da: felice
Messaggio 9 della discussione
Mi spiace davvero tanto. Un vero mito della mia infanzia, con il modellino della sua Ferrari che mi seguiva ovunque. Addio Clay.

>>Da: happygio
Messaggio 10 della discussione
fra i tanti articoli, tantissimi....ho scelto quello che mi più si avvicina al mio pensiero per un amico che da ieri non c'è più! di Andrea de Adamich sul Giornale «Il mio amico Clay, campione del dolore»
Aveva beffato la morte riprendendosi la vita. Almeno così credeva, Clay Regazzoni, il mio amico Clay. L'ho conosciuto bene, quand'ero pilota, ma anche da giornalista. E non ha mai cambiato il suo modo di essere, la sua capacità di pensare positivo. Nonostante il dramma di Long Beach, la paralisi, gli anni spesi a combattere inutilmente per tornare in piedi. Si arrese alle gambe, ma non alla voglia di vivere pienamente: lui, con le sue corse in auto, comunque primo nel sensibilizzare davvero sulle problematiche dei disabili e la loro possibilità di essere automobilisti come gli altri nella vita di tutti i giorni. Da ex pilota e da giornalista, in fondo, lo posso dire: spesso si dà per scontato che, fuori dalla pista, la vita di un pilota sia come indistruttibile. Tanto più se ti sei ritirato da anni, se da tempo hai lasciato alle spalle quelle stagioni di rischio e di pericolo, e la vita di tutti i giorni, pur dinamica, attiva, piena, sembra solo parlarti di tè al pomeriggio e nipotini in arrivo. Invece, ecco che accade l'imprevedibile.
Forse ci saremmo visti anche ieri, qui a Parma, da dove scrivo con fatica. Perché Clay è - ed insisto, voglio continuare ad usare il presente, perché Clay c'è, ci sarà per sempre nel mio cuore - Clay, dicevo, è della mia generazione, è sopravvissuto a quell'epoca d'incidenti ogni gara, di lutti in curva, in rettilineo, in frenata perché una volta sbagliavi tu e mille altre cedeva qualcosa, chessò una vite, una molla. Per questo mi fa così male dovermi convincere di quanto accaduto: quando hai corso in quegli anni, quando a 40 anni finisci su una sedia a rotelle, allora pensi che ci sta,
fai il pilota di F1, ma speri anche che altro non accadrà. La cambiale con la vita sopra le righe e la gloria, in fondo è già stata pagata. Invece no. Così ti danni l'anima per oltre venti anni, diventi un simbolo per i disabili che vogliono tornare a vivere normalmente, combattendo in anticipo sui tempi... e poi? Poi ti portano via come se la beffa del 1980, a Long Beach, fosse solo stata la prima puntata.
Oggi si portano spesso ad esempio l'eroismo, la grinta, la forza di volontà di Alex Zanardi; ma Clay aveva aperto la strada ed era certamente più penalizzato in sedia a rotelle forse di Alex stesso, ma con altrettanta, se non superiore, forza di carattere e di reinserimento nella vita sociale e sportiva moderna.
Grande Clay, forse precursore nelle sue capacità di gara, dello stesso Gilles Villeneuve proprio come spettacolarità e grinta e determinazione. Ricordo quegli anni '60, anni '70. Eravamo avversari in Formula 2 e compagni nei prototipi con le 33 Alfa Romeo, e poi di nuovo avversari in F1; io con Surtees, Brabham, Clay con Brm. Poi per lui il grande salto con la Ferrari, vice campione del mondo nel '74, a fianco del debuttante Niki Lauda. Io mi ero ritirato nel '74, ma il giornalismo mi aveva permesso, anzi mi ha permesso, di seguirlo e di mantenere quell'am

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Gli «schiavi» di fascismo e Resistenza

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Ci sarebbe voluto Guareschi per raccontare i duelli - autobus contro Picasso, ex partigiani contro ex repubblichini, Marche contro Abruzzo - che dilaniano l’Italia forte e gentile del centro. Poiché non abbiamo purtroppo il grande Giovannino, insuperabile nel rivestire d’umanità queste piccole vicende, mi ci proverò modestamente io, attingendo al notiziario dell’agenzia Ansa.
Dunque: l’assessore comunale alla Cultura dell’Aquila, Maurizio Dionisio - che è anche vicesegretario nazionale del movimento Idea sociale di Pino Rauti - ha deciso di offrire l’ingresso gratuito per una mostra d’incisioni di Goya e di Picasso agli ex repubblichini e agli ex partigiani locali. L’iniziativa voleva essere una risposta polemica - seppure sotto manto culturale - a una decisione della giunta regionale di centrosinistra delle Marche, la quale aveva stabilito che gli ex partigiani potessero viaggiare sui mezzi pubblici senza pagare il biglietto. All’Aquila gli ex militari di Salò devono esibire, per accedere alla mostra di Goya e di Picasso - allestita significativamente nel museo dei Raccomandati - la tessera della loro associazione, l’Unione nazionale combattenti della Repubblica sociale italiana.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Strapaese. Non credo siano folla gli ex repubblichini e gli ex partigiani che all’Aquila hanno voglia di vedere gratis le opere di Picasso e di Goya, e nemmeno credo che ci sia calca d’anziani combattenti per la libertà, nelle Marche, alle fermate dei mezzi pubblici. Ma l’occasione di risfoderare i luoghi comuni sul fascismo e sull’antifascismo era troppo ghiotta perché gli zeloti della Resistenza, sempre pronti a respingere gli assalti della tirannia che sta dietro l’angolo e della reazione in agguato, rinunciassero ad alzare la voce. L’assessore Dionisio - che non mi pare rappresenti, con il gruppuscolo rautiano di Idea sociale, una minaccia per la Repubblica, e nemmeno per l’Abruzzo e le Marche - ha di sicuro voluto provocare i suscettibilissimi difensori dell’ortodossia antifascista. I quali, con automatismi pavloviani, si sono mossi come se alle porte dell’Aquila fossero attestate orde mussoliniane.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Con un’enfasi che date le circostanze è assai vicina al ridicolo i consiglieri comunali dell’Aquila Angelo Mancini (Sdi) e Enrico Perilli (Prc) hanno tuonato che «è tutta la città ad essere esposta ancora una volta a una vergogna e a un’umiliazione che non merita». Di conseguenza «il sindaco si dissoci e ritiri la delega a questo assessore». Capisco lo sdegno facile dei supremi resistenti. Non par vero a costoro di trovare un appiglio qualsiasi per sfogare aneliti democratici, urlati inutilmente ai quattro venti. Per loro è tanto presente il passato fascista quanto assente - in chi ce l’ha - il passato stalinista o maoista. Ma in cosa consiste l’oltraggio dionisiaco? Ritengo che gli ex gratificati dai provvedimenti di favore - quale che sia la loro estrazione politica e ideologica - non costituiscano il minimo rischio per nessuno, tanto meno per le istituzioni. Lasciamoli invecchiare in pace, senza discriminazioni e preclusioni che assumono aspetti odiosi. O si pretende che Picasso e Goya siano disponibili solo per gli ex partigiani, gli ex repubblichini invece «no pasaràn»? Ma ci facciano il piacere. Lo so, ci sarebbe voluto Guareschi. Quanto ci manca.
Mario Cervi


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Il Natale ferito dalla stupidità

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

C’è da chiedersi, soprattutto con l'avvicinarsi del Natale, fino a quando ci sarà possibile reggere a un vento di stupidità che ci sta avvolgendo tutti, e che dà adito a preoccupazioni non meno della nuova legge finanziaria. Un tempo gli stupidi erano una categoria, e il loro comportamento era oggetto di libri divertenti e spietati, da Bouvard et Pécuchet di Flaubert a La prevalenza del cretino di F o di film come la serie della Pantera Rosa, o Scemo & più Scemo. Ora è la realtà stessa ad essersi trasformata in un film demenziale o, al massimo, in un reality show. Ecco qualche notizia, letta qua e là.
La prima: in Inghilterra un'insegnante è stata licenziata perché ha osato dire in classe che Babbo Natale non esiste. Per la cronaca: si trattava di ragazzini tra i nove e i dieci anni. I genitori hanno protestato vibratamente presso il preside della scuola affinché allontanasse immediatamente la sadica, colpevole di non aver prolungato i sogni d'oro dei loro tesorini.
Sento dire anche (durante una conferenza sulla camorra) che in una località dell'Italia del sud un genitore è entrato in classe e ha impunemente picchiato davanti a tutti i ragazzi il professore, reo di aver rimproverato suo figlio.
Breve considerazione. A parte l'aggravante delle percosse (nel secondo caso) e l'aggravante del licenziamento (nel primo), la dinamica nelle due situazioni sembra essere la stessa: con la differenza che da una parte si chiamerà difesa dei diritti, dall'altra si chiamerà camorra. Siamo o non siamo nel regno delle chiacchiere? Poi ci si preoccupa del bullismo...
Dobbiamo tutti sentirci in pericolo, assediati da questo dilagare della sragione che fa perdere anche a noi, a poco a poco (l'idiozia è metodica, non ha fretta), i nessi tra i diversi pezzi della realtà.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Leggo, in altra sede, che in una scuola italiana (dove circolano, come si ricordava proprio su queste pagine, sussidiari nei quali si parla del Natale senza parlare di Gesù Bambino) è stato vietato di cantare una canzone natalizia in quanto offendeva la sensibilità dei bambini musulmani.
A parte ogni altra considerazione, val la pena di domandarsi: perché mai un musulmano deve sentirsi offeso da un canto natalizio? Cosa c'è di offensivo? Nelle nostre scuole viene sancito il diritto a non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica, ma se qualche cattolico vuol cantare un inno natalizio non si capisce dove stia l'offesa. Sono andato diverse volte in Medio Oriente e posso garantire che non ho mai trovato nulla di offensivo nel canto - talvolta meraviglioso - dei muezzin.
Quest'idea dell'offesa è cretina in sé. È come dare per scontato che l'odio sia il sentimento-base della nostra società, e che qualunque azione un individuo intraprenda è potenzialmente dannosa, offensiva per altri. Si ritiene normale che ci si odii, e a furia di dirlo si rischia di crederci tutti, e allora diventa vero, anche se è una menzogna.
C'è, infine, il Presepe di Bologna, voluto dal suo sindaco, nel quale figurano tra le statuine anche l'immancabile Romano Prodi ciclista e nientemeno che la povera Moana Pozzi, ovviamente nuda, la cui tragica morte in giovane età non merita alcun rispetto, visto che si muore da soli, e dunque senza un'immagine pubblica, mentre ciò che resta nel nostro immaginario è il suo corpo sano e senza veli, ennesimo mito isterico dell'eterna giovinezza. (Tra parentesi, una domanda: l'immaginario collettivo è davvero collettivo, o come tutti i collettivismi è solo un regime totalitario?)
Non ho visitato il presepe bolognese e non so se ci siano anche Gesù, la Madonna e san Giuseppe. Cosa ci stanno a fare? Di un Dio che viene al mondo per dire «bravo» a tutti e premiare il nostro immaginario non sappiamo, francamente, che farcene. Nascere in una grotta, crescere, lavorare, predicare, fare miracoli, morire inchiodato alla croce - tutto per una fetta di mortadella?
Del resto, fatene quello che volete, di Gesù Bambino. Spero di sbagliarmi, ma credo che, se quella maestra inglese avesse detto che Gesù non esiste, avrebbe conservato il suo posto. Invece, ha avuto l'imprudenza di parlare di Babbo Natale.
Luca Doninelli


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ARROGANZA E CONFUSIONE

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ieri, al Senato, senza il voto dei senatori a vita, Prodi e compagni sarebbero andati a casa. Che bellezza se fosse successo. Purtroppo non è stato così. Questo governo ormai resta in vita grazie ai senatori a vita. Se no sarebbe morto. Ieri hanno vinto per 5 voti: 162 sì, 157 no, se si tolgono i voti dei senatori a vita la Cdl ha preso più voti del centrosinistra. Questa è la debolezza numerica di questo governo. Ben peggio è la sua debolezza politica, cioè quella di un esecutivo che ha contro la maggioranza degli italiani. E questo è il fatto più grave, ovviamente.
È noto che talora l’arroganza sia un frutto dell’insicurezza. Non è il caso del professor Prodi e compagni. In questo caso l’arroganza non è dovuta a nient’altro: è una caratteristica caratteriale e comportamentale totalmente in armonia con la loro concezione della politica, in particolare di quella economica, la loro medicina è giusta indipendentemente dal fatto che il malato dopo la sua somministrazione stia peggio di prima. Ieri, a Bruxelles, il presidente del Consiglio ci ha deliziato con una della sue frasi lapidarie. «Bere la medicina non piace a nessuno - ha sentenziato - e chi non vuole bere la medicina amara vuol dire che non vuole guarire».
Meno male non ha detto «calice amaro», se no avremmo temuto per lui una crisi mistica. Ha detto medicina ma è anche peggio perché che questa sia una medicina per l’Italia ormai non l’ha più detto neanche Visco. Lo ripetono solo Prodi e Padoa-Schioppa. Quest’ultimo ha detto che questo è un regalo che facciamo al futuro del Paese. Boh. Questa Finanziaria aumenta le tasse e le spese. Questo è quello che è certo, né l’una né l’altra cosa aiutano il futuro del Paese.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

C’è poi un’altra questione che forse è anche peggiore di quella precedente. Questa è una Finanziaria a scatola chiusa. Nessuno sa cosa c’è dentro. Non lo sanno, o fingono di non saperlo, neanche i ministri. Figuriamoci gli italiani. Ora la Finanziaria, in quanto ci sono le tasse di mezzo, è il momento della vita democratica di un Paese nel quale il popolo dovrebbe essere informato in modo esatto e semplice così da decidere se chi lo rappresenta può avere ancora la sua fiducia o no. Certo, fra poco tempo, tutti gli italiani queste cose le sapranno mettendosi la mano in tasca. Ma la democrazia richiederebbe altro.
Prendete, solo per esempio, quello che questo giornale ieri ha rivelato, e cioè questo colpo di spugna che era nascosto in un comma della Finanziaria e che avrebbe cancellato i reati degli amministratori locali non costringendoli più al risarcimento di quello che avevano rubato. Di Pietro non ne sapeva nulla e, non potendo più inviare avvisi di garanzia, ha mandato a dire a Prodi che se non lo cancella con un decreto successivo lui esce dal governo. Che casino.
Per non parlare della cosiddetta fase due. Fassino dice che dovrà essere la fase delle grandi riforme tra le quali quella delle pensioni. Russo Spena (Rifondazione comunista) ieri, al Senato, ha dichiarato che la fase due dovrà essere quella del risarcimento alle classi disagiate. Ovviamente le cose non stanno insieme come non ci sono state in questa Finanziaria, come non ci sono state nel Dpef, come non ci sono state durante la campagna elettorale.
I lettori non devono sperare in una caduta del governo Prodi. Ahinoi. Ma certo la loro situazione interna e nei rapporti col Paese sarebbe difficile immaginarla peggiore.
Paolo Del Debbio


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Il doppio assedio all’identità italiana

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La proposta di fare dell’italiano la lingua ufficiale della Repubblica ha incontrato com’è noto l’opposizione di due gruppi politici: da una parte la Lega, dall’altra i comunisti ed altri estremisti di sinistra. Le ragioni degli uni e degli altri sono non soltanto differenti ma addirittura contrapposte. Per i «padani» ci sarebbe il rischio di far perdere le radici, strettamente connesse con i dialetti, delle popolazioni che essi dicono di rappresentare; per i comunisti e loro soci si porrebbe una barriera insormontabile agli immigrati, che non parlano la nostra lingua e che non hanno alcuna voglia di impararla. La Lega vuol mantenere le tradizioni, le sinistre estreme vogliono farle perdere a vantaggio dell’impasto multiculturale.
Bisogna dire che i leghisti hanno torto anche dal loro punto di vista. Per quanto si sia legati alle parlate regionali, nessuna di esse può sostituire l’italiano: né il lombardo, né il veneto, né il piemontese, né il romagnolo. Goldoni, Alfieri e Manzoni, scrittori «padani», si potrebbero capire soltanto in italiano. I comunisti ed i loro amici hanno invece ragione: per distruggere l’identità di un Paese bisogna cominciare dalla lingua. La distruzione della lingua però non basta, bisogna andare più in là e, a questo proposito, è significativo il diverso atteggiamento adottato sulla questione delle tradizioni natalizie. Esso si ripresenta puntualmente ogni anno su iniziativa di questa o quell’insegnante elementare che, avendo nella sua classe degli immigrati non cattolici, si sente investito della missione di interpretare le loro possibili reazioni di rigetto di fronte alla cultura del Paese che li ospita. Qui è la Lega che si erge a paladina delle tradizioni nazionali, mentre alcuni membri del fronte opposto - ma non per fortuna il presidente della Camera Fausto Bertinotti - sarebbero favorevoli alle innovazioni di quegli ipersensibili insegnanti. Via dunque i presepi e largo al massimo, purché chiamati in altro modo, agli alberi di Natale, che peraltro hanno anch’essi ben poco a che fare con il Maghreb, il Mashrek e l'Africa subsahariana.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il presepe è infatti strettamente legato alla tradizione ed alla stessa lingua italiana perché esso fu creato da San Francesco, che della nostra lingua diede uno dei primi esempi. È quindi comprensibile che alcuni vogliano abolirlo, non per evitare che si offendano i piccoli immigrati musulmani - e non si vede in che consisterebbe l’offesa - ma per far sì che essi conservino la loro identità, senza che possa essere scalfita o contaminata o - Dio ne scampi! - influenzata dalla nostra. Si vuole ignorare che lingua e tradizioni sono o dovrebbero essere un dono di cui gli immigrati grandi e piccoli, decisi a vivere da noi per qualche tempo o per sempre, dovrebbero apprezzare.
Ma che c’entrano gli insegnanti con le ubbie multiculturaliste, con cui alcuni - direi troppi - politici vogliono sostituire le ideologie giustamente finite tra i rifiuti della storia? È difficile credere che i bravi insegnanti e le brave maestre anti-presepe siano tutti comunisti, anche se molti di loro sono influenzati dalla correttezza politica che vuol cancellare tutto ciò che è occidentale. C’è piuttosto da temere che i loro atteggiamenti siano più preoccupanti di quel che si creda. Dietro il loro rifiuto non c’è l’ideologia, ma più semplicemente l’ignoranza dell’identità nazionale. Non si può tenere ad una identità se non la si conosce e non la si possiede e, poiché se ne ignora il valore, si è pronti a cederla tranquillamente. In questo senso la rinuncia alle tradizioni è più grave della lotta contro le tradizioni. Il nemico dell’identità può essere combattuto, colui che la ignora è sfuggente ed inafferrabile. C’è la stessa differenza esistente tra coloro che hanno intenzioni non belle e coloro che agiscono per pura ignoranza: i primi possono stancarsi, distrarsi e magari cambiare opinione, i secondi sono sempre attivi. Il danno che provocano è incommensurabilmente superiore perché lo fanno senza malizia. Per loro vale l’invocazione del Golgota: «Signore, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Alberto Indelicato


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Per sconfiggere la camorra Amato spegne i neomelodici

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Molto ci consola sapere che fra le tante virtù che questo governo può sbandierare con comprensibile orgoglio c’è anche, anzi forse soprattutto, il rigore morale e culturale di Giuliano Amato. Il quale, tuttavia, mai come in questi ultimi giorni ci era sembrato degno del rispetto più incondizionato. La goccia che ha fatto traboccare il vaso della nostra stupefatta ammirazione è stato il momento in cui abbiamo appreso che quest’uomo non meno profondo che sottile, con la stessa passione con cui si è sempre occupato di questioni in fondo marginali come il futuro del socialismo, l’essenza del riformismo e il destino della sinistra, nonché col medesimo fervore con cui non cessa, da quando si è insediato al Viminale, di interessarsi a faccende anch’esse dopotutto inessenziali come l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, ha finalmente deciso di affrontare un argomento davvero epocale come il problema dell’avvenire della canzone napoletana. Che soprattutto per certe espressioni di quella corrente canora che i competenti dicono «neomelodica», a questo ministro di vaste vedute e di ancor più vasti interessi, sembra un po’ troppo affettuosa con la camorra.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Strepitoso lo stringatissimo motto con cui egli ha posto e risolto la delicata questione. «Se il nostro piano contro la camorra avrà successo – ha detto – i neomelodici dovranno cantare altre canzoni». Quale sobrio vigore in questo enunciato che nella sua severa concisione lascia intravedere una perfetta conoscenza degli aspetti insieme musicali e criminali della materia... Quale risoluta fermezza in questo avvertimento volto a indurre i cantanti partenopei a prepararsi a ricevere molto presto, presumibilmente su carta intestata del ministero dell’Interno, l’ordine ufficiale di cambiare musica... Una cosa tuttavia non si capisce bene: per quale oscura ragione il ministro Amato non ha avvertito l’opportunità di conferire al suo discorso di Napoli una maggiore efficacia minatoria annunciando, tanto per cominciare, la cancellazione immediata, dall’elenco delle canzoni napoletane approvate e consentite dall’attuale governo, di tutte quelle canzoni che lasciano trapelare sentimenti di più o meno aperta simpatia per la vecchia e nuova criminalità organizzata?


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Suvvia, ministro Amato: emetta subito un’ordinanza indicando ai cantanti napoletani la lista di tutte quelle canzoni che da ora in poi, a causa del loro impliciti o espliciti ammicchi alla camorra, non sarà più permesso cantare. Le suggerisco subito un titolo: Guapparia, di Libero Bovio. Che contiene molti versi che, come certo lei non ignora, altro non sono che una manifesta apologia di ogni possibile forma di vita malavitosa. Le ricordo la strofa più infame: «Quanno se ne venette a’ parta mia | ero ‘o cchiù guappo ’e vascio ’a Sanità. | Mo’ c’aggio perzo tutta ’a guapparìa | cacciatemmenne ’a dint’ ’a suggità... | Scetàteve, guagliune 'e malavita!». Vada comunque avanti e passerà alla storia come il riformista che non essendo riuscito a riformare l’Italia riuscì tuttavia a riformare la festa di Piedigrotta...
Ruggero Guarini


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Il generale Paolo Gerometta: «Hezbollah? È solo un partito politico»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il comandante italiano in Libano: «Mi attengo ai fatti, non ai teoremi: se non vediamo armi per noi non ci sono»

«Io non giudico la missione dalla armi ritrovate, ma dai giorni di pace regalati a questo territorio». Il generale Paolo Gerometta, 51 anni, comandante della Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli” e dei 2.500 soldati italiani schierati nel Libano meridionale sembra, a momenti, un generale di pace per un Libano senza guerra. Un generale capace di schierare con perfezione e scrupolo 2.500 uomini. Un comandante capace di muovere mezzi e truppe, aprire basi e punti operativi, gestire sminamenti e assistenza alla popolazione. Un uomo al comando di una macchina perfetta in una cornice politica da ambiziosa utopia. La cornice di un Libano senza armi e senza Hezbollah. La cornice di una missione dagli obiettivi indefiniti e dalle finalità difficili da spiegare.
«Questo è il suo pensiero, ma non mi sento di condividerlo. Gli obiettivi sono chiarissimi, dobbiamo attuare la risoluzione 1701 fornendo assistenza all’esercito libanese. Ci muoviamo sempre nell’ambito di questi due obbiettivi».
Ma per spiegare ai soldati cosa devono fare che racconta?
«Se spiegassi a lei i contenuti delle regole d’ingaggio mancherei all’impegno di salvaguardare il mio personale. Le attuali regole d’ingaggio sono, dal mio punto di vista, assolutamente adeguate al compito della missione. Stiamo esercitando un controllo capillare del territorio e quando chiediamo l’intervento dell’esercito libanese riceviamo sempre una risposta puntuale coordinandoci con i loro ufficiali di collegamento».
Ma le armi di Hezbollah non saltano fuori...
«Questo indicatore falsa le idee, non misuro il successo della missione dalle armi ritrovate, ma dai giorni di pace offerti».
Il disarmo di Hezbollah non è negli obiettivi?
«Questo è un aspetto politico, da militare devo obbedire alle direttive politiche che ci chiedono di assistere l’esercito attraverso il controllo capillare del territorio».
E non di disarmare Hezbollah?
«Non abbiamo mai incontrato nessuna persona e nessun gruppo armato. Non abbiamo mai ricevuto segnalazioni di quel tipo».
Non le sembra strano?
«Le dico quanto vedo, secondo me il clima di stabilità dipende dalla missione che stiamo conducendo».
Non le sembra strano non vedere Hezbollah?
«Hezbollah prima di tutto è un partito politico, per noi in questo momento, almeno, è un partito politico...»
Sicuro di poterlo definire solo un partito?
«Noi abbiamo incontrato solo rappresentanti di un partito politico».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ai suoi uomini racconta che si tratta di un partito politico?
«I miei uomini hanno ricevuto informazioni approfondite sugli avvenimenti di questo Paese. Lei mi chiede se ho trovato una presenza militare e io le rispondo che ho trovato solo una formazione politica».
Non ritiene che Hezbollah disponga di una formazione armata...
«Non ho trovato indicatori che mi facciano dire questo, mi devo attenere ai fatti, non alle ipotesi. Ai teoremi rispondo operando sul terreno».
Del disarmo di Hezbollah si discute in ambito internazionale da sei anni, da dopo il ritiro dal Libano...
«Leggo anch’io i giornali, ma questi sono discorsi politici, io mi attengo ai contenuti della risoluzione 1701. I miei ordini dicono che nella mia area di operazioni non devono esserci armi illegali e io li realizzo con pattugliamenti, osservazioni e controlli su tutto il territorio. In caso d’individuazione di persone armate illegalmente ho regole chiare da far rispettare».
Per il generale francese Alain Pellegrini, comandante di tutta la missione Unifil, l’unica presenza ostile è costituita dai sorvoli aerei israeliani, condivide?
«Quei voli non sono consentiti dalla risoluzione 1701, ma i sorvoli nelle nostre aree non sono mai stati ostili».
L’intelligence israeliana ritiene che Hezbollah si stia riarmando sotto gli occhi dell’Unifil. Le risulta?
«Mi baso sui fatti di cui dispongo, non valuto altre fonti».
Siamo impegnati in una missione a rischio?
«Il livello di allarme è fermo al verde, ma noi manteniamo un’attenzione vigile perché la consideriamo la migliore forma di prevenzione anche di fronte a una bassa probabilità di attacchi. Anche se non fa freddo una copertina a portata di mano non fa mai male».
Hezbollah sembra infastidito dalle difficoltà di movimento imposte dalla vostra presenza sul territorio. Non ritiene di dover innalzare il livello di attenzione?
«Ho incontrato i sindaci di tutta la nostra zona, ma non ho ricevuto indicazioni di questo genere. Tutti apprezzano il lavoro svolto dai nostri soldati e non ho sentito né lamentele né comunicazioni trasversali. Semmai mi chiedono di estendere il lavoro delle nostre squadre».
Il primo ministro libanese accusa Hezbollah di preparare un golpe, loro lo accusano di collaborare con Israele e mobilitano un milione di dimostranti. Non pensa che tutto ciò sia potenzialmente pericoloso?
«Non dobbiamo entrare nell’ambito della politica interna libanese. Controlliamo quotidianamente la situazione, ma non riteniamo che questo metta a repentaglio il lavoro nella nostra zona di competenza».
Gian Micalessin


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È guerra tra palestinesi. D’Alema: colpa d’Israele

>>Da: andreavisconti
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Il ministro degli Esteri: Gerusalemme non doveva chiudere il valico di Rafah per impedire il transito tra Gaza e l’Egitto

I palestinesi rischiano di sprofondare nella guerra civile, dopo gli scontri di ieri fra poliziotti di Fatah e miliziani di Hamas, provocati da un presunto attentato al convoglio sul quale viaggiava il primo ministro Ismail Haniyeh. Mentre l’incendio si propagava con manifestazioni e sparatorie, da Gaza alla Cisgiordania, provocando un morto e 35 feriti, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema dava la colpa agli israeliani.
La nuova impennata di violenza era cominciata 24 ore prima, quando gli israeliani avevano ordinato la chiusura del valico di Rafah, fra la striscia di Gaza e l’Egitto, per evitare che il premier palestinese rientrasse in patria con 35 milioni di dollari in contanti donati dall’Iran e da altri Paesi.
Non sono stati gli israeliani, però, ad attaccare il valico facendo scappare i poliziotti palestinesi di guardia e gli osservatori europei, guidati dal generale dei carabinieri Pietro Pistolesi. Gli assalitori erano uomini di Hamas che hanno messo il valico a ferro e fuoco. Probabilmente il presidente palestinese Mahmoud Abbas, alias Abu Mazen, era in sintonia con gli israeliani per non far arrivare soldi freschi nelle casse esangui del governo di Hamas. D’Alema, comunque punta il dito contro Israele «che in tutti questi mesi ha tenuto chiuso il valico». Secondo il ministro degli Esteri «si è evitato il peggio grazie alla saggezza dell’azione delle forze europee, in particolare del generale Pistolesi».
In realtà il peggio doveva appena iniziare. Durante la notte il premier Haniyeh era riuscito a rientrare a Gaza, ma senza la valigia con i dollari. Appena passato il valico dei cecchini hanno aperto il fuoco sul convoglio. Il primo ministro di Hamas è stato salvato da una guardia del corpo, che gli ha fatto da scudo umano rimanendo ucciso. Il figlio di Haniyeh e un altro membro della scorta del premier sono rimasti feriti. L’attacco, condotto in maniera talmente pasticciona da lasciare pesanti dubbi sulla paternità, ha scatenato le ire di Hamas. Una volta che la notizia si è sparsa la polizia parallela del ministro degli Interni ha cominciato a prendere posizione nei principali crocevia, soprattutto a Gaza city. Sparatorie sono scoppiate nei dintorni dell’abitazione di Mohammed Dahlan, bestia nera degli integralisti, ex capo della sicurezza palestinese, fedele ad Abu Mazen, che forse vorrebbe rimetterlo in sella. Il portavoce di Hamas, Ismail Rawdam, ha subito accusato Dahlan di «responsabilità diretta nel tentativo di omicidio», di «essere il regista dell’operazione» e di aver fomentato «una campagna sui media» per discreditare il movimento estremista islamico.


>>Da: andreavisconti
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La situazione era resa ancora più incandescente dal fatto che ieri Hamas festeggiava il 19° anniversario della sua fondazione con grandi manifestazioni di piazza. A Ramallah, capoluogo della Cisgiordania, circa 1.500 fondamentalisti di Hamas volevano raggiungere il centro città dopo la preghiera all’ora di pranzo. La polizia palestinese in assetto anti sommossa e la Guardia presidenziale di Abu Mazen avevano ordine di impedire il corteo. Scaramucce si erano già registrate davanti alla moschea, ma a un certo punto dai manganelli e dai lacrimogeni si è passati ai kalashnikov. Sul terreno sono rimasti 35 palestinesi, in gran parte di Hamas, due dei quali versano in gravi condizioni. Altri incidenti si sono verificati a Jenin dove si segnala un morto, ma della fazione di Fatah.
A Gaza city, nel frattempo, il premier Haniyeh aveva appena finito di arringare una folla di 100mila persone riunita allo stadio per l’anniversario di Hamas. «Mi appello a voi affinché preserviate l'unità nazionale e non facciate scorrere il sangue palestinese», ha detto il primo ministro, ma non sembra che sia stato molto ascoltato. Parlando dell’attacco subìto durante la notte lo ha definito «un crimine intenzionale» e poi si è dilungato nello spiegare il successo della raccolta fondi durante il suo viaggio all’estero delle ultime due settimane, che fra contanti e promesse di pagamento raggiunge i 250 milioni di dollari.
Il caos che sta portando i palestinesi sull’orlo della guerra civile non a caso è scoppiato ieri, alla vigilia del temuto annuncio da parte del presidente palestinese Abu Mazen di elezioni anticipate, che Hamas rifiuta.
IL GIORNALE

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Chirac spara a zero sulla Siria ma Prodi vuole aprirle le porte

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I Venticinque divisi sulla crisi in Medio Oriente avvisano Damasco: «Basta ingerenze in Libano». E il premier: «La Serbia sia benvenuta»

È con una gerla zeppa di buoni propositi, ma dai contenuti quasi impalpabili che i 25 chiudono l’anno in attesa che il testimone passi finalmente in mano tedesca. Preoccupa il Medio Oriente, ci si allarma per le mosse iraniane, si protesta con Khartoum per la strage continua in Darfour ma poi non si cava un ragno dal buco, limitando il tutto a un documentone omnicomprensivo dalle mille sfumature per la necessità di portare tutto il carrozzone a una scelta unanime.
Così sulla vicenda israelo-palestinese sparisce di scena la vantata iniziativa franco-italo-spagnola. Zapatero si dice soddisfatto che nel documento finale «s’è accolto lo spirito della proposta» germogliata a Gerona a novembre. Ma in realtà di quella conferenza internazionale di pace che si voleva promossa dalla Ue, e che D’Alema conferma come intenzione al deputato palestinese Barghouti - incontrato prima della ripresa dei lavori di ieri - non c’è traccia alcuna. Come del resto conferma il premier spagnolo, a chiusura dell’appuntamento, limitandosi a dire che si farà «non appena ci saranno le condizioni».
Pareva il suo un richiamo al clima di guerra civile che si vive non solo più in Libano, ma anche tra i palestinesi. In realtà, da quel che si è captato i punti di vista europei divergono sul come affrontare le questioni aperte. Perché se Prodi e la Merkel vogliono aprire ai siriani (col nostro presidente del Consiglio che auspica anzi che «a Beirut si formi un governo solido e unitario», comprensivo dunque degli hezbollah di Nasrallah), Chirac, e non solo lui, da questo orecchio proprio non ci sente. Il capo dello Stato francese ieri ha prima sparato alzo zero contro Damasco, poi con riferimento a quanto accade in Libano ha detto senza peli sulla lingua che «è in atto una operazione di destabilizzazione di un governo legittimo ed eletto democraticamente da parte di forze pro-siriane», tentativo che l’Europa deve fermamente respingere.


>>Da: andreavisconti
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E dunque il documento finale del summit è rimasto sul generico: invitando la Siria a «cessare ogni ingerenza» ma concedendole la possibilità di «impegnarsi attivamente per la stabilizzazione della regione», chiedendo agli israeliani di cessare la violazione degli spazi aerei libanesi, auspicando che le fattorie di Sheeba - una zona del Golan - siano poste sotto controllo Onu, e rivolgendo ai palestinesi un invito alla calma. Con D’Alema che - a latere del summit - si è comunque voluto concedere una critica a Gerusalemme per aver tenuto chiuso per mesi il valico di Rafah tra Egitto e Gaza, che a suo modo di vedere proprio la Ue potrebbe controllare molto ma molto meglio.
Che Parigi sia «intransigente» sul Libano del resto, ha dovuto ammetterlo pure Prodi che, pure, s’è vantato alla fine di una Italia che avrebbe «scritto l’agenda del vertice». Ma anche sugli altri terreni esplorati congiuntamente dai 25, non è che quella agenda sia stata riempita di contenuti. Sull’allargamento, ad esempio, si comunica che «le porte dell’Europa - per dirla con Barroso - restano aperte» e che il futuro dei Balcani è in Europa così come «la Serbia resta benvenuta». Ma all’accenno di voler onorare gli impegni assunti si fa seguire poi la nascita di una «condizionalità rigorosa» che vuol dire che non si faranno più sconti a nessuno, ma senza ulteriormente precisare come s’intenda agire. L’Italia ad esempio aveva preso un impegno con Belgrado perché nel documento finale ci fosse un chiaro impegno a volerla imbarcare. Quel «benvenuto» è poca cosa, anche perché negli stessi istanti tanto la Merkel che Chirac andavano spiegando come i serbi non potessero prescindere dalle richieste del tribunale dell’Aia. «La collaborazione di Belgrado per la cattura di Radovan Karadzic e Ratko Mladic - tuonava anzi l’inquilino dell’Eliseo - è condizione fondamentale per l’esame della domanda di adesione». Senza contare che ancora la Merkel, ma anche Barroso, gli spagnoli e Prodi-D’Alema andavano facendo presente come, senza nuovi modelli di Costituzione, non si può pensare di allargare le maglie degli ingressi.


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Blair blocca una scomoda indagine su tangenti alla casa reale saudita

>>Da: andreavisconti
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Il premier: «È in gioco l’interesse nazionale». Bustarelle a un principe dalla Bae Systems per ottenere la maxi commessa di armi

L'indagine sui fenomeni di corruzione in Arabia Saudita ad opera di aziende britanniche va sospesa, perché è in gioco l'interesse nazionale. «Me ne assumo la piena responsabilità». Con queste dichiarazioni il primo ministro britannico, Tony Blair, si è difeso dopo essere intervenuto sul Serious fraud office (Sfo), per convincerlo ad abbandonare una indagine su sospette attività di corruzione a opera di Bae Systems, la principale industria della difesa britannica, per «oliare» la casa reale saudita. Il tutto in relazione al colossale pacchetto di commesse militari «Al Yamamah», che Riad ha sottoscritto nel 1986, per un valore di oltre 33 miliardi di euro.
A mano a mano che le indagini, durate due anni, proseguivano e la morsa si stringeva intorno a esponenti della casa reale saudita, le pressioni da parte di Riad sono andate aumentando, fino al punto da sospendere i negoziati con Bae Systems per l'acquisizione di 72 aerei da combattimento Eurofighter Typhoon, un nuovo affare che vale oltre 15 miliardi di euro. L'Arabia ha scelto già da tempo l'aereo europeo, ma le discussioni per arrivare alla firma dei contratti si sono prolungate, mentre l'Sfo andava a curiosare tra conti in svizzera, benefits di ogni tipo, auto costose, gioielli, viaggi che Bae avrebbe regalato ai decisori sauditi, attingendo a fondi neri appositamente creati.
Nelle scorse settimane è poi circolata la voce secondo la quale l'Arabia era pronta a puntare su caccia statunitensi o francesi al posto di quelli offerti da Bae.
A quel punto Blair ha dovuto farsi sentire con l'Sfo e con il procuratore generale, Lord Peter Goldsmith, chiarendo le conseguenze di una prosecuzione dell'indagine. E l'Sfo ha chinato la testa. Ufficialmente la scelta è stata resa più semplice dalla mancanza di riscontri e prove sufficienti per portare il caso in tribunale, anche continuando le indagini per altri 18 mesi. Blair ha poi detto di essere intervenuto per salvaguardare le relazioni con un alleato importante, per non parlare, ovviamente, del contributo saudita alla lotta al terrorismo, smentendo di essersi mosso per difendere posti di lavoro e gli interessi di Bae Systems.


>>Da: andreavisconti
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A beneficiare della realpolitik londinese non sarà solo Bae, ma anche l'industria tedesca, spagnola e quella italiana, in particolare Finmeccanica, coinvolta nella produzione degli aerei e, soprattutto, della loro elettronica, anche grazie anche a società controllate presenti nel Regno Unito.
In realtà l'inchiesta dell'Sfo non avrebbe dovuto essere mai avviata: è notorio infatti come siano condotti gli affari in certe parti del mondo e quale sia la reazione dei governi interessati se manca la discrezione. Gli affari sono affari. Cercando di conciliare legittimità formale e interesse nazionale il governo britannico ha combinato un pasticcio. Ora bisognerà vedere se il tardivo ripensamento basterà a calmare i furibondi sauditi, poco inclini a veder mostrate in pubblico le proprie dubbie virtù. Specie in un tribunale.


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Milano a 7 stelle: l’hotel da mille e un desiderio

>>Da: andreavisconti
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Chi si aspetta di trovare l’ennesima essenza del lusso qui non trova soddisfazione. Se, per lusso, si intendono cose del tipo: una strabiliante beauty farm, un affaccio con vista a 360 gradi su qualche incantesimo della natura, una piscina privata ad ogni piano. Il «Town House», il nuovo albergo a sette stelle inaugurato in Galleria Vittorio Emanuele a Milano - il primo sette stelle d’Europa - per lusso intende un’altra cosa. Una «cosa» più milanese, ossia - hanno detto - più «discreta» e «garbata», che segue principalmente un motto: qui ogni desiderio verrà esaudito.
Per fare questo c’è un piccolo esercito di maggiordomi, uno per ognuna delle venticinque suite. Caratteristiche: discrezione, attenzione, efficacia. A loro è principalmente demandata la comodità degli ospiti che potranno cenare a qualsiasi ora del giorno e della notte, potranno farsi fare un paio di scarpe artigianalmente, potranno avere la certezza di avere un palco alla Scala. Potranno chiedere e ottenere. Anche scegliere e far modificare gli arredi della stanza se non sono di loro gusto, avere gioielli in affitto, Bentley a disposizione, il personal shopper. Il vero lusso qui è questo: per avere quello che vuoi basta desiderarlo. Impegnativo. Ed ha il suo costo: dagli 800 euro ai quattromila, a seconda della suite, dai venti ai quaranta metri quadri. Ma sono accorpabili, fino a diventare anche un unico grande appartamento che spazia sopra l’Ottagono. I dettagli sono ancora in via di definizione, perché l’albergo è stato inaugurato ma non è stato ancora aperto. I primi ospiti arriveranno a febbraio, eccellenze del mondo della cultura e dell’arte. Poi il via ufficiale il 7 marzo. Così il taglio del nastro ieri è avvenuto tutto fuori dal lussuoso hotel, diciamo nel suo «salotto». Ossia in Galleria.
Nessuno ha potuto ancora salire nelle prestigiose suite. I lavori sono durati un paio di anni per un costo di dieci milioni di euro.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

È di proprietà della famiglia Rosso (quella della Francorosso per intendersi) che al Comune paga un affitto di cinquecentomila euro all’anno. Ecco perché non stupisce quando l’assessore al Demanio del Comune Gianni Verga dice «mi piace fare gli onori di casa». All’inaugurazione c’erano il presidente della Regione Formigoni, il sindaco Letizia Moratti. «È un albergo degno di una città come Milano», ha ringraziato Alessandro Rosso che ha confessato come la sua avventura sia cominciata per caso. Da un cartello «affittasi» che campeggiava in Galleria, dal desiderio di farci gli uffici e, da lì, il passo è stato breve. Il progetto è stato affidato all’architetto Ettore Mocchetti, direttore di Ad, che spiega di avere prestato attenzione a un minuzioso restauro, sostenuto anche dall’occhio vigile della sovrintendenza. I pavimenti sono quelli originali in rovere, le finestre non sono state toccate. «È la Galleria che ha comandato la ristrutturazione - racconta l’architetto - ed è la Galleria che diventa il vero salotto di ogni suite. Ognuna delle 25 suite ha l’affaccio sull’Ottagono. Ognuna è diversa dall’altra». È «modernista» con pezzi di design accuratamente selezionati e, lungo i corridoi, un’esposizione di opere d’arte che verrà continuamente rinnovata. Alle pareti ci sono immagini di Milano. «Non un albergo come Dubai», ha concluso l’architetto. Ma proprio milanese. Anche nel colore. Che è grigio. Un grigio studiato per mesi e che non si fermerà alle 25 suite. L’idea è già di ingrandirlo fino ad arrivare in piazza Scala.


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A Tokio sotto l’albero una torta ai diamanti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Non c'è Natale che passi in Giappone senza qualche stravaganza da prima pagina: sebbene quest'anno se ne fosse già registrata una degna di nota, la bambolina di «Hello Kitty» tempestata di rubini e zaffiri da 120.000 euro, arriva ora la notizia che a Osaka è in vendita una torta natalizia al «gusto» di diamanti, dal valore complessivo di ben 100 milioni di yen (645.000 euro). Commercializzata in un solo esemplare da una catena di grandi magazzini di lusso, la creazione si presenta come un dolce al cioccolato dalle forme irregolari, con numerosi ornamenti (commestibili) tra cui spicca un goloso e suggestivo albero di natale stilizzato. Alla base del dolce le decorazioni da primato: 100 diamanti provenienti dal Sudafrica, per un totale di circa 50 carati. Alla stregua di un'opera d'arte, l'esclusiva torta rimarrà in vetrina per essere ammirata da tutti i comuni mortali fino al 25 dicembre, e solo dopo sarà consegnata all'eventuale acquirente. «Vorrei che fossero le donne, in particolare, ad apprezzare la combinazione insuperabile tra i dolci e lo scintillio dei diamanti», ha detto la creatrice Masami Miyamoto. Evento esclusivamente commerciale, la festività del Natale gode di una popolarità sempre crescente in Giappone, sia per l'atmosfera festosa ed esotica (le vetrine dei principali grandi magazzini vengono addobbate già da fine ottobre), sia per il fatto che precede di poco il Capodanno, vera festa tradizionale nipponica.

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Bimba di 3 anni stuprata da quattordicenne

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

L'«orco» era un vicino di casa. Non un adulto, ma un compagno di giochi. Un amichetto grande, rispetto a lei che di anni ne ha solo tre, ma comunque un bambino, un ragazzino di soli 14 anni. Un adolescente apparentemente a modo, di una famiglia perbene, che in un raptus, nel novembre scorso, ha stuprato la sua piccola amica, e che adesso è finito in carcere, con l'accusa, pesantissima, di violenza sessuale e lesioni aggravate. È una storia che mette i brividi quella che si è verificata a Palermo. Una vicenda terribile, devastante, incredibile considerato anche il fatto che si è verificata non in un contesto degradato - come spesso purtroppo accade - ma in un ambiente bene. Sono infatti due famiglie della media borghesia le protagoniste di questa storia agghiacciante. Due famiglie amiche e adesso entrambe distrutte, per un fatto che non riescono a spiegarsi e ad accettare.
Lo stupro si è verificato alla fine di novembre. La piccola si trovava a casa del quattordicenne, cosa che accadeva abbastanza spesso visto che i due nuclei familiari avevano l'abitudine di frequentarsi. La scoperta la sera stessa, quando la bimba ha cominciato a lamentarsi a causa dei dolori. La piccola, col suo linguaggio infantile, ha cercato di spiegare, di raccontare alla mamma cosa era accaduto. E i genitori si sono insospettiti. Un sospetto che ha trovato la sua terribile conferma in ospedale. I medici del pronto soccorso, visitando la piccola, hanno confermato che la bimba aveva subito uno stupro, riportando lesioni anche abbastanza serie. Immediata la denuncia. Sono bastati pochi giorni di indagine per risalire all'autore della violenza. È stata la stessa bambina, con l'aiuto dei poliziotti e degli psicologi in forza alla sezione «Reati contro i minori e reati sessuali» della questura di Palermo, a raccontare il dramma di quel giorno, la storia di quello strano gioco - la violenza si sarebbe verificata una sola volta - con il suo amichetto. Giovedì sera l'arresto del ragazzino, tradotto al carcere minorile.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Un adolescente come tanti, dicono gli inquirenti, che mai aveva dato problemi. «Si tratta - spiegano in questura - di due famiglie normali, che vivono nello stesso edificio e che hanno rapporti di amicizia. E infatti quando è avvenuta la violenza la bimba si trovava nell'abitazione del quattordicenne. L'episodio appare incomprensibile considerato che il ragazzo arrestato non aveva mai dato segni di squilibrio. Non si riesce a capire la motivazione alla base del gesto, che potrebbe essere stato un raptus. Il ragazzo indagato conosceva la vittima sin dalla nascita. Adesso sono due famiglie distrutte».
Sulla vicenda interviene anche don Fortunato Di Noto, presidente dell'associazione Meter, che da anni si batte contro la pedofilia: «Accade raramente - sottolinea il sacerdote - che un minore violenti sessualmente una bambina di tre anni. Speriamo che sia un caso isolato, e che possa essere aiutato anche il ragazzo a comprendere la gravità della violenza. In fondo in questa brutta storia carnefice e vittima sono entrambe delle vittime».


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Sanità nel Lazio, tre arresti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Transazioni con l’ufficio legale di un’importante Asl capitolina per consentire il pagamento di importi «gonfiati» e creare guadagni consistenti invece di pagamenti esemplari. È l’ennesimo capitolo della maxi inchiesta della procura di Roma su tangenti e sanità nel Lazio. Oggi, tre nuovi arresti e una quarta persona ancora ricercata. Quest’ultima sarebbe un’imprenditrice appartenente a una delle più note famiglie proprietarie di strutture sanitarie private della capitale. In manette, su ordine del gip Luisanna Figliolia e in accoglimento delle richieste dei pm romani Giancarlo Capaldo e Giovanni Bombardieri, sono finiti il responsabile dell’ufficio affari legali della Asl Sergio Aiello, la sua convivente Sofia Jessuf Mohammed, e Maurizio Porcari, amministratore delegato della «Sacli», società che gestisce alcune cliniche della capitale. Gli arresti si inseriscono nel solco delle indagini su una serie di tangenti che, secondo l’accusa, sarebbero state versate da imprenditori a funzionari di Asl romane. Decine gli arresti finora eseguiti, tra questi anche esponenti politici. Tutti, inquisiti dopo l’impulso all’inchiesta dato dalle ammissioni fatte da Anna Iannuzzi, più conosciuta come «Lady Asl». Gli arresti di oggi sarebbero conseguenza di meccanismi «illegali» che sarebbero stati portati alla luce dagli investigatori.


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Forza Italia si ripensa

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

E lo fa partendo da una due giorni a Firenze dal sapore un po' particolare, visto che Magna Carta e il Coordinamento azzurro della Toscana hanno deciso di far precedere il dibattito sul nuovo Statuto e sul futuro del partito da un lungo seminario allargato a studiosi, politologi e politici di entrambi gli schieramenti. Decisi, salvo lo scetticismo del leghista Roberto Maroni, a trovare un punto d'incontro per misurarsi sul tema delle riforme a partire dalla legge elettorale. Che l'approccio sia questo, d'altra parte, appare chiaro fin dalle prime battute quando Gaetano Quagliariello, senatore azzurro e presidente di Magna Carta, propone «una riflessione bipartisan» su tutti i temi della tavola rotonda alla ricerca di «una collaborazione di fatto» con il centrosinistra «nella differenza dei ruoli e nella chiarezza delle reciproche insopprimibili differenze». E pur se la riflessione parte dalla questione del Partito carismatico e del suo rapporto con le istituzioni, alla fine è sulle riforme che - seppure con accenti diversi - concordano sia Sandro Bondi che Luciano Violante.
«L'Italia - spiega il coordinatore di Forza Italia - si è impantanata in una lunga transizione di cui non si scorge lo sbocco e anche il bipolarismo è bloccato. L'unica soluzione può venire dal dialogo». Su queste questioni, replica il ds Violante, «dobbiamo misurarci insieme». Il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, però, ci tiene a dire che «la sede principale del dialogo deve essere il Parlamento». Chiaro il riferimento al referendum sulla legge elettorale di cui qualche minuto prima aveva parlato lungamente Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato promotore. E pure qui, tra Bondi e Violante c'è una certa intesa. «Lo strumento referendario - dice il coordinatore azzurro - è l'ultima risorsa per salvare il bipolarismo ma c'è da augurarsi che sia il Parlamento a fare una sintesi e trovare un terreno comune per la nuova legge elettorale». E se Bondi definisce il referendum «una spada di Damocle sulla testa dei partiti», il dielle Gianclaudio Bressa parla di «pistola puntata sul Parlamento per convincerlo a ragionare su questa legge elettorale che è una schifezza».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Decisamente perplesso Maroni, anche perché «se ci sarà il referendum sarà nel 2008». Insomma, «di tempo per discutere ce n'è». Così, il capogruppo della Lega alla Camera sposta il dibattito sul federalismo, «il vero tema di cui si sente l'esigenza di discutere».
Restano le differenze, invece, proprio sul tema del seminario. Per Bondi, «la leadership carismatica consente di colmare quel gap di consenso che serve per realizzare le riforme ed è essenziale per avvicinare la vita politica ai cittadini». Un punto di vista che Violante non condivide affatto, convinto che serva «un partito che abbia una permanente interazione tra dirigenti, iscritti ed elettori con la possibilità di far contare tutti, anche coloro che si dichiarano solo elettori». Argomenti, questi, toccati anche in apertura di seminario da politologi e docenti universitari. Delle primarie parla a lungo Oreste Massari, professore alla Sapienza di Roma e considerato di area centrosinistra. «Uno strumento - spiega - insufficiente perché oggi con le nuove tecnologie la partecipazione alle primarie non dovrebbe essere limitata agli iscritti ma allargata agli elettori». «Quelle di Prodi - aggiunge - sono state primarie non competitive e con numeri gonfiati a tavolino».
A margine del seminario, Bondi ipotizza anche possibili scenari per il futuro nel caso in cui la riconta dei voti desse ragione ai dubbi espressi a più riprese da Berlusconi: «Prevedere nel più breve tempo possibile un ritorno davanti al corpo elettorale. E questo può anche significare avere un governo di decantazione istituzionale che prepari il Paese alle urne».
IL GIORNALE

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Le pensioni pubbliche «doppiano» le private

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

La spesa per le pensioni continua a crescere e infrange la barriera del 15 per cento del Pil. Un po’ come dire che quasi due mesi all’anno di lavoro se ne vanno per pagare le pensioni. Con prestazioni medie che sono basse per il settore privato (poco più di 9.000 euro), ma che raddoppiano per il settore pubblico.
È quanto emerge dalla rilevazione dell’Istat sulle prestazioni pensionistiche 2005, secondo la quale la spesa per previdenza e assistenza ha raggiunto quota 214.881 milioni di euro con un aumento del 3,3 per cento rispetto al 2004 e una quota sul Pil del 15,16 per cento (era al 14,97 per cento nel 2004).
A fine anno le pensioni totali erano 23.257.480 per un importo medio di 9.239 euro all’anno. Sui conti della previdenza pesano anche le prestazioni assistenziali, al netto delle quali l’incidenza della spesa sul Pil scende fino al 13,14 per cento con un aumento di 0,21 punti percentuali rispetto all’indicatore del 2004.
Nel comparto pubblico il numero dei trattamenti fino al 2005 era di 2,5 milioni (+1,1 per cento rispetto al 2004), con una spesa annua che aumenta del 4,1 per cento passando da 44.032 milioni di euro nel 2004 a 45.855 milioni di euro nel 2005. Gli importi medi annui delle prestazioni erogate nel comparto pubblico sono circa il doppio di quelli delle pensioni erogate nel privato, rispettivamente pari a 18.051 e a 9.036 euro.
L’aumento della spesa, e la crescita rispetto al 2004 superiore all’inflazione, potrebbero complicare la trattativa tra governo e parti sociali sulla previdenza. Le cifre «saranno valutate al momento opportuno», ha assicurato il ministro del Lavoro Cesare Damiano che ha assicurato il rispetto del protocollo siglato con i sindacati per l’avvio, a gennaio, del tavolo sulla previdenza. Allo stesso tempo Damiano ha voluto raffreddare le aspettative, precisando che il ridimensionamento dello scalone della riforma Maroni (età pensionabile da 57 a 60 anni con 35 anni di contributi a partire dal 2008) dipende della risorse che si troveranno.


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Finanziaria, governo salvato dai senatori a vita

>>Da: andreavisconti
Messaggio 11 della discussione

Centosessantadue a centocinquantasette: per due voti di maggioranza (il quorum era 160), il governo ottiene al Senato la fiducia sulla Finanziaria, che ora torna a Montecitorio.
Un margine sottilissimo, che si è abbassato dall’inizio della legislatura, ma l’importante è il risultato: per ora, Prodi tiene. L’anno prossimo si vedrà. Il premier si dice dunque soddisfatto: «Il governo doveva cadere stasera, e invece è andato tutto tranquillamente, come sempre. Tutti si aspettavano una svolta e c’è stata, nella direzione giusta», assicura.
Determinanti sono stati i voti dei senatori a vita: senza di loro Unione e Cdl sarebbero finiti in pareggio, con conseguenze disastrose per il governo. Hanno votato sì Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro, Francesco Cossiga, Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini. Sergio Pininfarina era assente, Giulio Andreotti invece si è tirato fuori: «Il maxiemendamento non mi piace per principio: è un documento con dentro 500 cose diverse, un autobus sul quale si sono ficcati tutti, uomini e bestie».
Ma sia Ciampi che Cossiga hanno dato un giudizio assai severo del provvedimento che si accingevano a votare: il primo ha espresso in aula il suo «disappunto» per un modo di procedere «improprio e che occorre dismettere». Il secondo ha avanzato «serie riserve dal punto di vista giuridico e della correttezza politica» sul maxiemendamento. Secondo il consueto copione, il presidente Ciampi è stato contestato dai senatori della Cdl quando è andato a votare la fiducia, suscitando la riprovazione del presidente del Senato Franco Marini: «Commentare il voto di un collega è la cosa più scorretta, non se ne può fare una peggiore», ha rimproverato dal suo scranno.
Romano Prodi ha colto l’occasione del dibattito di ieri per ribadire anche plasticamente la fiducia al suo «grande ministro» dell’Economia, messo sotto tiro da mezza maggioranza, Ds in testa, che secondo il tam tam vorrebbero rimpiazzarlo (con Fassino?) per aprire la «fase due». Poco prima che Tommaso Padoa-Schioppa prendesse la parola davanti all’aula del Senato, il premier ha fatto il suo ingresso in aula. Reduce da Bruxelles, Prodi in entrata ha avuto un attimo di sbandamento, dirigendosi con passo sicuro verso i banchi di An. Ma i commessi lo hanno prontamente intercettato indirizzandolo verso il suo scranno, a fianco di Tps. E Prodi ha ascoltato l’intervento del ministro con un sorriso volutamente placido fissato sul volto, dall’inizio alla fine, annuendo di tanto in tanto e complimentandosi alla fine. «Ha fatto un bel discorso», ha commentato, assicurando poi che «nei pilastri della Finanziaria ci riconosciamo tutti, e speriamo sia presto approvata in modo che la si possa attuare in fretta».
Nel frattempo però le grane attorno alla Finanziaria non accennano a diminuire: dopo la figuraccia del comma sulle prescrizioni degli illeciti contabili, con Di Pietro che minaccia le dimissioni e il governo costretto a correre ai ripari con un decreto da approvare prima della Finanziaria, ieri è scoppiato il cosiddetto caso «Cip6». Rifondazione e Verdi hanno minacciato di boicottare le prossime votazioni a Palazzo Madama se il governo non correggerà il testo della Finanziaria nel passaggio relativo ai fondi per le fonti di energia rinnovabili. Fondi che, grazie a una modifica dell’ultim’ora apportata dal governo al maxi emendamento, in netto contrasto da quanto concordato con la maggioranza, restano con il testo attuale destinati ai produttori di energia t

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il Polo non partecipa al voto: «Il bilancio è falso»


«Noi non partecipiamo alla votazione di un falso contabile». La bagarre al Senato è scoppiata quando l’Aula aveva già votato il maxiemendamento. E quindi quando il governo aveva ottenuto la fiducia ed era fuori pericolo. Gli esponenti della Casa delle libertà, che poco prima avevano dovuto mandare giù una sconfitta di misura con il peso determinante dei senatori a vita, si sono impuntati su una questione solo apparentemente tecnica: quella delle maggiori entrate fiscali che si stanno registrando negli ultimi mesi dell’anno e che non sono state contabilizzate nella manovra.
«Abbiamo avuto la conferma che in questa finanziaria - ha protestato il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani - si è omesso di tenere conto delle maggiori entrate fiscali per un artifizio contabile, che vogliamo disconoscere e delle cui ragioni preferiamo rimanere all’oscuro». Anche An ha aderito alla protesta. «I colleghi della commissione Bilancio del gruppo - ha detto il presidente dei senatori Altero Matteoli - hanno fatto notare che nonostante il falso della nota è stato espresso parere favorevole».
La questione era stata spiegata in termini tecnici dall’azzurro Giuseppe Vegas e da Mario Baldassarri di An. La risposta del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa è arrivata dopo qualche battibecco e nonostante alcuni ministri, tra i quali - hanno raccontato senatori della Cdl - Clemente Mastella, abbiano cercato di convincerlo a non parlare. Quando ha preso la parola, il ministro ha letto un foglietto passato dal sottosegretario Nicola Sartor e ha negato l’esistenza di 25 miliardi di entrate in più nel mese di dicembre, come aveva sostenuto Baldassarri.
Le variazioni al bilancio sono comunque passate, così come il maxiemendamento nel quale è stata concentrata una Finanziaria che il leader di An Gianfranco Fini ha definito «pessima». Il fatto che sia passata al Senato - ha osservato - «non significa che sia gradita agli italiani. Credo che anche a sinistra in molti se ne siano accorti».
Duro anche il giudizio del leader della Lega Nord Umberto Bossi: Padoa-Schioppa «ha seguito una logica etico-comunista». E «Prodi si è fatto influenzare dalla parte estrema della coalizione. Per i riformisti a questo punto ci sarà una vita cattiva nel governo».
Oltre al merito, le polemiche della Cdl si sono concentrate sul ruolo dei senatori a vita. «Se non avessero votato a favore si sarebbe raggiunta la parità e il governo Prodi sarebbe caduto. L’ultima fiducia chiesta dal governo Prodi a Palazzo Madama - ha osservato Schifani - registrò 10 voti di scarto tra maggioranza e opposizione, ora quello scarto si è dimezzato a 5». Segno che «la crisi è in atto» e che la fase due del governo sarà molto più difficile del previsto. Anche, rivendica l’esponente azzurro, per merito della Cdl che ieri è stato «massicciamente presente e ha fatto il suo dovere».
Valutazione confermata da Silvio Berlusconi che ha chiamato Schifani complimentandosi per il lavoro fatto e ha commentato: li abbiamo inchiodati alle loro responsabilità. Durissimo l’intervento del leghista Paolo Franco secondo il quale «la democrazia è stata seppellita». Che i senatori a vita e di diritto siano stati al centro dell’attenzione lo dimostra anche l’incidente segnalato dal Senatore di An Nino Strano strattonato da colleghi del centrosinistra che lo avevano visto avvicinare all’ex presidente della Repubblica Francesco

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Giulio Andreotti non risponde alle chiame, esprimendo di fatto il suo «no» alla Finanziaria e soprattutto al suo surrogato: il maxi emendamento da oltre 1.500 commi. Sergio Pininfarina è assente. Con il loro «sì» gli altri cinque senatori a vita contribuiscono in maniera determinante a far passare la fiducia. Francesco Cossiga, lo fa turandosi il naso di fronte all’obbrobrio rappresentato dal «maxi». E anche Carlo Azeglio Ciampi non nasconde il suo malcontento: «Approvo la Finanziaria, ma disapprovo il maxi emendamento», dice nel suo intervento a palazzo Madama.
L’ex capo dello Stato, stavolta sembra parlare più da ex ministro del Tesoro ed ex governatore di Bankitalia che da senatore a vita. Un anno fa, quand’era ancora presidente della Repubblica, esternò il suo disappunto nei confronti del maxi emendamento del governo di centrodestra con una nota ufficiale del Quirinale. Ed ora, davanti al «lenzuolo» da 1.365 commi del governo Prodi, tessuto e rattoppato tante volte da risultare inguardabile, Ciampi ovviamente non può tacere. Vota sì, dunque, ma rimarca «con disapprovazione che questo modo di legiferare con articoli di legge composti da innumerevoli commi, oltre mille, è improprio: un modo di procedere - afferma con decisione - che occorrerà dismettere».
Ogni volta, a sessione di bilancio conclusa, si levano le voci da ogni schieramento: la Finanziaria è da rifare, non si può andare avanti così, inzeppandola di mille provvedimenti. Anche Ciampi non si sottrae al rito, sollecitando la revisione del processo di bilancio «alla luce dell’esperienza degli ultimi dieci anni». Allo stesso tempo, l’ex governatore non se la sente di allinearsi con Giulio Andreotti che all’indigeribile maxi polpettone avrebbe preferito il ricorso all’esercizio provvisorio. «Sarebbe dannoso per il Paese - spiega - entrare nell’anno nuovo con il regime dell’esercizio provvisorio, che viene evitato dal 1998», quando - guardacaso - alla guida del governo era proprio Romano Prodi, e sulla poltrona di ministro del Tesoro, in via XX Settembre, sedeva lo stesso Ciampi.
Un secondo «sì» alla Finanziaria condizionato dal giudizio negativo sul ricorso al maxi emendamento viene da un altro ex capo di Stato, Francesco Cossiga. «Voto a favore con serie riserve dal punto di vista giuridico e della correttezza politica, perché formulare un maxi emendamento da 1.365 commi è, insieme, ridicolo e aberrante». Spiega Cossiga, indossando il tocco da professore universitario, che se il voto di fiducia fosse un contratto fra il governo e i senatori, «esso sarebbe certamente invalido, per ignoranza e per mancata approvazione espressa delle clausole vessatorie». L’ex presidente è convinto che, in una situazione di quasi parità come l’attuale, i senatori a vita dovrebbero astenersi. Ma nel caso della Finanziaria «prevale la salus rei publicae», aggiunge Cossiga che comunque regala un brivido alla maggioranza risultando assente alla prima chiama.
Assente a entrambe le chiame, invece, Giulio Andreotti, che palesa così il suo voto decisamente contrario. Alla vigilia della fiducia, l’ex pluripresidente del Consiglio aveva detto apertamente di preferire l’esercizio provvisorio del bilancio a una Finanziaria racchiusa in un maxi emendamento di fatto sconosciuto al Parlamento. Né le parole di Ciampi sugli effetti negativi dell’esercizio provvisorio gli hanno fatto cambiare opinione: «Ognuno ha le sue idee... non è la Bibbia». E aggiunge: «L’aver presentato un documento con 500 cos

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Prodi tira il fiato: ce l’ho fatta ancora

«Noi abbiamo scelto una linea dura, difficile. Le riforme sono sempre difficili. Andremo avanti insieme fino in fondo». Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, al termine del Consiglio europeo a Bruxelles ha sminuito la valenza politica di queste settimane di sondaggi in calo, di smagliature tra gli alleati e di «fasi due» invocate da Fassino e Rutelli. D’altronde, quando si trova nella capitale belga dell’euroburocrazia il premier si sente a suo agio e la sua bonomia sorniona promana in ogni frase.
La Finanziaria? «L’ho fatta per il bene del Paese (notare il richiamo al titolo del programma dell’Unione, ndr). Nessuna medicina è dolce, le medicine sono amare ma chi non vuole prenderle non guarisce». Insomma, è anche con i farmaci fiscali che si può sedare una nazione «impazzita». I richiami del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, propone a Repubblica sei riforme da attuare dopo la Finanziaria? «Non l’ho letto» si limita a dire Prodi facendo un po’ lo gnorri. Ma quando si parla di «cambio di passo» dopo la manovra il Professore-ciclista s’inchioda sui pedali come un velocista alla prima collina. Anzi, non esistono cambi di direzione: «c’è unità di azione nel governo in tante situazioni anche complicate, superando ostacoli giudicati invalicabili».
Poi il presidente del Consiglio si è concesso una battuta nei confronti dell’opposizione, una boutade non nuova e che ripeterà anche dopo che il Senato avrà concesso la fiducia sulla legge di bilancio grazie al voto di 5 cinque senatori a vita. «La morte del governo - ha precisato - era stata prevista prima per luglio e poi sulla Finanziaria. Invece ora viene continuamente rinviata». Incassato l’ok di Palazzo Madama ha puntualizzato: «Sono soddisfatto. Una svolta e c'è stata nella direzione giusta. Stasera tutti dicevano che doveva cadere il governo e invece è andato tutto tranquillo». Un po’ monocorde, ma lo scampato pericolo non concedeva molto spazio alla fantasia. E anche sulla questione del riconteggio delle schede elettorali Prodi ha lanciato strali al Cavaliere. «Berlusconi - ha sentenziato - fa sempre previsioni e poi le sbaglia».
Anche il vicepremier Massimo D’Alema, in quel di Bruxelles in veste di ministro degli Esteri, ha tenuto bordone al presidente. «Sono d’accordo con Prodi: siamo tutti impegnati a proseguire con determinazione il nostro programma», ha sottolineato l’esponente diessino. E non sono parole di poco conto perché sottintendono che una parte autorevole e significativa della Quercia non intende ascoltare sirene riformiste. Al di là delle parole e della soddisfazione per aver difeso il cadreghino resta, tuttavia, una Finanziaria fischiata tanto a Mirafiori quanto al Motorshow.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

La sovranità non appartiene più ai cittadini.
Questo principio base per la democrazia in Italia non è più in vigore.
Il maxiemendamento collegato alla finanziaria è passato grazie al voto di persone che non sono state elette da noi cittadini, non sono una manifestazione di democrazia, smentiscono quanto scritto nella nostra Costituzione.
Mi riferisco ai senatori a vita.
Andrea


>>Da: Andreina6823
Messaggio 6 della discussione
Vero Andrea, è inquietante sapere che il destino del paese è nelle mani di 5 o 6 vetusti signori che nessuno ha votato.

>>Da: GORGON
Messaggio 7 della discussione
Ieri sera hanno detto che vogliono fare senatore a vita l'astrologa Margherita Hack, che è dichiaratamente di sinistra.


>>Da: 5038LAURA
Messaggio 8 della discussione
Il governo ha avuto la fiducina, grazie anche al voto di Cossiga che doveva andarsene e invece è rimasto a votare per Prodi. Il risultato è che Prodi sopravvive solo grazie ai voti dei senatori a vita. Quindi abbiamo il governo dei pannoloni con l'aggravante che costoro non sono stati eletti dai cittadini. Possibile che tra tutti i soloni del diritto costituzionale nessuno osi esprimere dubbi circa la regolarità di questo governo, che si regge sul voto di non eletti, sotto il profilo della Costituzione Italiana. Laura

>>Da: ilcorsaro
Messaggio 9 della discussione
Già che ci siamo a quando la proposta di legge per far votare anche i commessi al senato?, ovviamente però solo a quei commessi che voteranno a favore del governo-mortadella..

>>Da: massimo
Messaggio 10 della discussione
E non finisce qui:

Mastella: Domani l'Uder presenterà pdl per far votare i presidenti delle Camere

"Domani l'Udeur presenterà una proposta di legge per far votare i presidenti delle assemblee". Clemente Mastella sta per lasciare palazzo Madama dopo il voto di fiducia alla Finanziaria e annuncia: "Domani presento una proposta di legge secondo la quale i presidenti delle Camere devono votare, perché è cambiato il criterio costituzionale sul fatto che i presidenti delle Camere un tempo erano alternati. Ora, dal '93-'94 non è più così. Per cui è giusto che anche i presidenti registrino il voto. Questa è la mia opinione", aggiunge il leader del partito del Campanile

Questo è solo l'inizio del colpo di stato bianco che stanno facendo da 8 mesi, a cominciare dall'autoproclamazione di vittoria elettorale iniziata da Fassino la sera dell'11 aprile.
Tutto ciò che prima sarebbe stato inammissibile al livello costituzionale, ora lo è per naturale autoespansione della costituzione stessa.
Nessuno vigila più, hanno pieni poteri, come se fosse una dittatura in cui nessuno e tutti sono responsabili.
Questo non è un bene per il paese, se non vi è controllo da parte dell'opposizione su nessuna istituzione siamo in pieno regime; prima o poi la gente lo capirà.
Naturalmente, la Corte Costituzionale, il Csm e il Capo dello Stato, non esprimono alcun giudizio e, come dice il proverbio, chi tace...acconsente.
Alla faccia della libertà e della democrazia!

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Viale Mazzini condannato per aver inviato lettere minacciose di sollecito

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

L’invio, da parte della Rai, di ripetuti bollettini di pagamento del canone è illegittimo. Lo ha deciso il giudice di pace di Varese Cinzia Biondi al quale si è rivolto un cittadino di Tradate vessato dalla tv di Stato e non in possesso di alcun apparecchio: era stato questo stesso - spiega l’avvocato Diego Mazza di Busto Arsizio che l’ha difeso - «a comunicare per raccomandata alla Rai i motivi per i quali non era tenuto al pagamento del canone».
Il giudice ha accolto la domanda, condannando la Rai al rimborso delle spese legali e al pagamento di un importo simbolico di 50 euro. Davanti al giudice - precisa Mazza - «ho sostenuto che il testo delle lettere inviate dalla Rai era minaccioso e che la reiterazione dell’invio costituiva un ingiusto disturbo e una perdita di tempo per il destinatario». Disturbo - rimarca l’avvocato - «causato da una cattiva gestione dell’azienda Rai che non ha tenuto in alcun conto le risposte inviatele».
Stufo di essere «vessato dalle continue richieste della Rai di pagamento del canone», il cittadino si è rivolto alla giustizia dopo aver risposto alla tv di Stato, «negando l’utilizzazione dell’apparecchio televisivo» e chiedendo il risarcimento dei danni. A metà del 2002 il malcapitato si lamentò di aver ricevuto una diffida dalla Rai in quanto non risultante incluso negli elenchi degli abbonati della televisione: nonostante avesse risposto con raccomandata di non possedere alcun televisore, all’inizio del 2003 la Rai gli indirizzò un’ulteriore diffida con minaccia di controlli da parte della Finanza.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

L’aspetto assolutamente innovativo di questa sentenza è il fatto che, «nonostante le eccezioni preliminari formulate dalla difesa della Rai, il giudice di pace si è ritenuto competente a giudicare sulla questione». Di fatto, dunque, è stato il giudice di pace e non quello ordinario a occuparsi della vicenda. Un secondo aspetto riguarda le conseguenze che la sentenza avrà: la Rai, infatti, «potrebbe subire diverse cause da parte dei destinatari delle lettere di diffida».
Con questa sentenza, dunque, si apre un nuovo capitolo per quanti sono vessati dalla Rai che, per far pagare il canone, ricorre anche a pressioni ingiustificate, specie quando il cittadino non possiede il televisore. Secondo il giudice Biondi «non è consentito minacciare una conseguenza ponendola sotto la condizione di un pagamento». Per questo la Rai è stata condanna a pagare il costo delle due raccomandate nonché il disagio e la perdita di tempo subiti dal cittadino di Tradate. Si chiude, dunque, un capitolo: da oggi la Rai non potrà più minacciare i cittadini che non sono in possesso del televisore. Solo, infatti, chi detiene uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione dei programmi televisivi deve per legge - come annota la stessa Rai - «pagare il canone di abbonamento tv. Trattandosi di un'imposta sul possesso o sulla detenzione dell'apparecchio, il canone deve essere pagato indipendentemente dall'uso del televisore o dalla scelta delle emittenti televisive». Nel caso dell'abbonamento per uso privato, il canone - annota la Rai - è unico e copre tutti gli apparecchi posseduti o detenuti dal titolare nella propria residenza o in abitazioni secondarie, o da altri membri del nucleo familiare risultante dallo stato di famiglia. Non esistono, infatti, più i canoni per le seconde case, così come per le autoradio e per le imbarcazioni da diporto. È possibile, inoltre, la disdetta dell’abbonamento che si verifica allorquando l’abbonato cede tutti gli apparecchi in suo possesso dando comunicazione delle generalità e indirizzo del nuovo possessore, oppure quando l’abbonato comunica di non essere più in possesso di alcun apparecchio fornendone comunicazione. Nel caso in cui gli abbonati intendano rinunciare all’abbonamento senza cedere ad altri i loro apparecchi, devono presentare disdetta entro il 31 dicembre, chiedendo il suggellamento degli apparecchi.
FILIPPO POLETTI

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Finanziaria, tutte le novità

>>Da: andreavisconti
Messaggio 9 della discussione

Un unico articolo di 1.365 commi che costa oltre 35 miliardi di euro. La Finanziaria 2007 è stata ancora una volta riscritta dal governo a palazzo Madama e riassunta in un unico maxiemendamento su cui il Senato si appresta a votare la fiducia. Sono molte le novità introdotte nella seconda lettura rispetto al testo licenziato alla Camera, alcune delle quali votate in commissione Bilancio e altre concordate nella ’cabina di regià tra maggioranza e governo.

Queste le principali novità introdotte al Senato:

TASSA SUCCESSIONE: il Senato modifica la tassa di successione prevista dal decreto fiscale collegato. Le aziende familiari saranno esentate dalla tassa se passano a parenti fino al terzo grado, a condizione che gli eredi proseguano per almeno cinque anni nell’attività di impresa. Per fratelli e sorelle arriva una franchigia di 100.000 euro, oltre la quale l’aliquota torna al 6%. Se l’erede è portatore di handicap grave, invece, la franchigia viene innalzata a 1,5 milioni. Per coniugi e figli è prevista una franchigia fino a un milione e l’aliquota del 4% sulla quota eccedente e costituzione di vincoli di destinazione.

TRUST: i ’trust’, le gestioni fiduciarie utilizzate prevalentemente per realizzare la successione di imprese tra padre e figli, non saranno più esentasse, ma diventano soggetti sottoposti a tassazione e saranno equiparati alle società.

ROTTAMAZIONE: arriva un contributo di 80 euro alla rottamazione della vecchia auto, e un bonus di 800 euro per l’acquisto di una vettura ’Euro 4’ o ’Euro5’ con bollo gratis per due anni. L’esenzione da pagamento del bollo sale a 3 anni se la nuova macchina ha una cilindrata inferiore a 1.300 cc. Questo limite non vale per i mezzi acquistati dalle famiglie numerose con almeno 6 componenti. Inoltre, chi rottamerà la vecchia auto inquinante senza acquistarne una nuova riceverà un abbonamento per l’autobus gratis per un anno. In arrivo incentivi anche per la rottamazione di motocicli ’Euro0’ ed ’Euro1’, e per l’installazione di impianti Gpl e metano.

PIÙ ENTRATE A CALO TASSE: in vista un nuovo calo delle tasse. Le maggiori entrate fiscali che l’erario incasserà nel 2007 dalla lotta all’evasione saranno utilizzate per ridurre le tasse. Le maggiori entrate andranno anche alla correzione dei conti pubblici e al sostegno al reddito degli incapienti e delle famiglie povere.

SIIQ: arrivano anche in Italia le Siiq, Società di investimento immobiliare quotate. Società per azioni a tutti gli effetti, con notevoli vantaggi fiscali: gli investitori, se persone fisiche, si vedranno applicata sui dividendi una aliquota del 20%, come le altre rendite finanziarie, e la Spa non pagherà né Irap né Ires. L’aliquota scende al 15% nel caso di contratti di affitto di immobili ad uso abitativo.

UNIVERSITÀ E RICERCA: per l’università e la ricerca arrivano al Senato altri 97 milioni di euro. Di questi, 20 milioni vengono stanziati per accogliere in parte le richieste della senatrice Rita Levi Montalcini.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

FUSIONE FRA IMPRESE: arrivano agevolazioni fiscali per le aggregazioni di imprese attuate attraverso fusioni, scissioni o conferimenti di azienda. Il beneficio ai fini fiscali sarà fino a un tetto massimo di 5 milioni di euro. Vantaggi anche per le Pmi.

AUTO AZIENDALI: i dipendenti che godono del benefit dell’auto aziendale non subiranno per il 2006 un maggior prelievo fiscale, come inizialmente previsto nel decreto fiscale per compensare gli effetti della sentenza europea sull’indetraibilità Iva sulle vetture aziendali.

AUTOSTRADE: il governo modifica le norme sulle concessioni autostradali introdotte nell’ex articolo 12 del decreto fiscale collegato. Arriva l’esplicito, ma non automatico, riconoscimento al concessionario del ’diritto di indennizzò in caso di estinzione del rapporto concessorio. Viene anche introdotta la possibilità per il concessionario di presentare una controproposta per lo schema di convenzione unica.

SICUREZZA: arrivano risorse aggiuntive per il rinnovo del contratto di lavoro del personale dei Corpi di Polizia e delle Forze Armate per il biennio 2006-2007, attraverso uno specifico stanziamento di 40 milioni per il 2007 e di 80 milioni annui a decorrere dal 2008, destinato ai trattamenti accessori (ad esempio piantonamenti, lavoro notturno, sicurezza negli stadi e nelle grandi manifestazioni), correlati alla specificità dei compiti espletati da questo personale. Inoltre, per il Fondo unico del ministero dell’Interno arrivano altri 6 milioni.

ASSEGNI FAMILIARI: le famiglie numerose, con almeno 3 figli sotto i 26 anni, potranno considerare a carico, ai fini della determinazione degli assegni familiari, i figli fino al 21esimo anno d’età, a condizione che siano studenti o apprendisti.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

DETRAZIONE PER GENITORE AFFIDATARIO: la detrazione Irpef di 800 euro per ogni figlio, in caso di separazione legale o di annullamento del matrimonio, spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario. Nel caso di affidamento congiunto o condiviso la detrazione è ripartita, in mancanza di accordo, al 50% tra i genitori.

DETRAZIONE PRECARI: arriva una detrazione minima di 1.380 euro per i lavoratori a tempo determinato, se il reddito complessivo non supera gli 8.000 euro. Attualmente la detrazione è pari a 690 euro.

PRECARI P.A.: per la stabilizzazione dei precari dell’amministrazione centrale viene istituito un Fondo alimentato con i risparmi sugli interessi del debito pubblico derivanti dalla riduzione del debito dovuta all’utilizzo dei ’conti dormientì e agli extra dividendi delle società partecipate dallo Stato. Viene inoltre vietato alle Amministrazioni che utilizzano il Fondo di assumere nei prossimi cinque anni personale precario. Per far partire il Fondo, si prevede una dotazione iniziale di 5 milioni di euro.

LAVORO-FAMIGLIA: tornano le norme per conciliare i tempi di vita e di lavoro delle famiglie. Nel maxiemendamento del governo alla Finanziaria viene destinata una quota annuale del Fondo per le politiche per la Famiglia per consentire alla lavoratore madre o al lavoratore padre di usufruire di particolari forme di flessibilita` degli orari e dell’organizzazione del lavoro, tra cui part time, telelavoro e lavoro a domicilio.

COMPARTECIPAZIONE IRPEF: si accorciano i tempi per la compartecipazione Irpef dei Comuni, che scatta dal 2007 e non dal 2008, e il trasferimento si riduce allo 0,69% dal 2% previsto in precedenza.

TASSA SCOPO: tempi più stretti per la restituzione da parte dei Comuni ai contribuenti della tassa di scopo nel caso in cui l’opera pubblica non venga realizzata. Si passa dai 5 anni previsti nel testo della Camera a 2 anni.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

ADDIO TOTIP: il tradizionale concorso pronostici sull’ippica va in pensione. Al suo posto arriverà un nuovo gioco con un montepremi più appetibile. Non è l’unica novità sul fronte dei giochi. Arriva la possibilità di fare scommesse su eventi virtuali, cioè su finte gare o corse di cavalli create al computer. Si potrà anche scommettere su competizioni minori, come ad esempio una gara di slitte.

EDITORIA: arrivano 37,4 milioni di euro, che compensano i tagli operati dalla legge Visco-Bersani. Il governo, inoltre, entro giugno 2007 dovrà mettere a punto una riforma complessiva del settore, privilegiando i piccoli editori e il no-profit per le agevolazioni delle tariffe postali.

MUSICISTI DILETTANTI: i musicisti dilettanti (studenti, pensionati e ragazzi fino a 18 anni d’età) che si esibiscono in spettacoli musicali di divertimento, di celebrazione di tradizioni popolari e folkloristiche non pagheranno più i contributi previdenziali all’Enpals se hanno un reddito fino a 5.000 euro l’anno.

ABUSO D’UFFICIO: niente più confisca dei beni per i reati di abuso d’ufficio.

TRACCIABILITÀ PAGAMENTI: sarà un decreto del ministro del Tesoro ad individuare i soggetti che potranno continuare a pagare le prestazioni dei professionisti in contanti e non con moneta elettronica o assegni.

CAMPAGNE CONTRO VIZIO GIOCO: arrivano 100.000 euro annui per il triennio 2007-2009 per la realizzazione di campagne di informazione e di educazione dei giovani per conoscere la realtà dei rischi derivanti dal vizio del gioco.

PREVIDENZA COMPLEMENTARE: dal primo gennaio 2007 sarà possibile trasferire il proprio Tfr ad un fondo pensione. Vengono recepiti in Finanziaria i contenuti del decreto legge fatto decadere alla Camera, e vengono anticipati gli adeguamenti degli statuti e dei regolamenti dei fondi pensione per allinearli all’entrata in vigore. Inoltre, entro il 30 settembre di ogni anno, il ministero dell’Economia deve presentare al Parlamento una relazione sulla previdenza complementare.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

DICHIARAZIONE REDDITI ON-LINE: i modelli della dichiarazione dei redditi, le relative istruzioni e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati saranno resi disponibili in formato elettronico dall’Agenzia delle Entrate entro il 15 febbraio.

CAF: sanzioni meno severe per i Caf (Centri assistenza fiscale) e i commercialisti che commettono errori materiali nella stesura della dichiarazione dei redditi.

SCONTRINI FARMACI: il codice fiscale che deve essere registrato sugli scontrini in caso di acquisto di farmaci potrà essere scritto a mano direttamente dal destinatario del farmaco.

STUDI SETTORE: si limitano gli automatismi negli accertamenti. La contestazione automatica di maggiori imposte sulla base degli studi di settore scatterà solo se la presunta evasione è particolarmente consistente. L’accertamento da parte del fisco scatterà solo per quegli artigiani, commercianti e professionisti che dichiareranno un importo inferiore al 40% dello studio di settore, e comunque nei casi in cui la divergenza sia superiore a 50.000 euro.

VIDEOGAME ILLEGALI: multe salate, fino a 6.000 euro, per chi produce, importa o installa videogiochi illegali.

NO TICKET CODICE VERDE: viene cancellato il ticket sul pronto soccorso per i ’codici verdì, cioè i casi poco gravi. Resta solo per i ’codici bianchì, cioè i casi assolutamente non gravi, e costerà 25 euro. Esenti dal pagamento i ragazzi fino a 14 anni d’età.

RESTYLING SVILUPPO ITALIA: giro di vite per Sviluppo Italia. Il maxiemendamento del governo alla Finanziaria aumenta i tagli e avvia una cura dimagrante per la società, che cambia anche nome e diventa «Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa Spa». Entro il 30 giugno 2007 il numero delle società controllate dovrà essere ridotto a tre. Si prevede anche la decadenza dei consigli di amministrazione e la successiva riduzione a tre dei membri del cda.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione

TETTO STIPENDI MANAGER: resta il tetto a 500 mila euro per gli stipendi dei manager delle società pubbliche, che può arrivare anche a 750 mila euro. Non viene, quindi, accolta la richiesta della maggioranza che proponeva di ridurre il tetto a 250 mila euro.

TETTO DIPENDENTI PUBBLICI: arriva un tetto agli stipendi anche per i dipendenti pubblici, e non solo per i manager. La retribuzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, dei consulenti, dei membri dei consigli di amministrazione e dei titolari di incarichi corrisposti dallo Stato, non può superare quella del primo presidente della Corte di cassazione, che secondo i dati ufficiali guadagna al massimo 246.801 euro.

SICUREZZA STRADALE: arrivano 15 milioni di euro per la sicurezza stradale nel 2007. Le risorse saranno finalizzate alla conduzione della centrale di infomobilità, all’implementazione dei controlli, delle ispezioni e delle verifiche previste dal codice della strada.

CIP6: i contributi Cip6 andranno solo ai produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili e saranno esclusi quelli di energia da fonti assimilate. Vengono fatti salvi i contributi concessi agli impianti già autorizzati e in via di realizzazione. Una prima versione prevedeva una stretta maggiore e il Governo si è impegnato a ripristinare quella formula nel ddl energia di Bersani. Per effetto della ridefinizione dei contributi Cip6, che gravano attualmente sulle tariffe delle bollette degli utenti, il costo in bolletta dell’energia elettrica subirà un alleggerimento.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione

LIBRI IN PRESTITO: oltre che libri di testo gratuiti nelle scuole pubbliche, arriva anche la possibilità per gli alunni di averli in prestito.

PRECARI SCUOLA: le gradutorie dei precari della scuola resteranno in vigore fino all’esaurimento delle graduatorie stesse, cioè fino all’assunzione di tutti coloro che ne fanno parte. Confermato anche che le graduatorie, nel biennio 2007-2009, saranno aperte agli insegnanti già in possesso di abilitazione e a coloro che stanno attualmente seguendo i corsi di abilitazione, ovviamente in caso di esito positivo.

STOP A BUSTE NON BIODEGRADABILI: dal 2010 le buste per la spesa non biodegradabili saranno vietate. Dal 2007 partirà un programma sperimentale per la progressiva riduzione delle buste.

CANONE CONCESSIONARIE AUTOSTRADALI: dal 1 gennaio prossimo il canone annuo che le concessionarie autostradali dovranno pagare all’Anas sale al 2,4% dei proventi netti dei pedaggi. La manovra lo aveva già aumentato dall’1% al 2%. Previsti maggiori introiti complessivi per 96 milioni di euro. Arriva un aumento del canone per le società che gestiscono gli aeroporti.

PEDAGGI: in vista possibili aumenti dei pedaggi autostradali su «specifiche tratte», per finanziare investimenti in infrastrutture ferroviarie.

INPS-INPDAP: arriva una riorganizzazione dei comitati regionali e provinciali dell’Inps che si occupano dei ricorsi in materia di previdenza.

TRASPORTO LOCALE: 190 i milioni è la somma erogata dal Governo per la copertura del biennio economico del contratto degli autoferrotranvieri, 130 in più rispetto ai 60 previsti dal testo approvato alla Camera.

FONDO FAMIGLIA: 60 milioni in meno a favore del Fondo per le politiche della famiglia nel biennio 2008-2009. Inoltre, il Fondo per l’inclusione sociale degli Immigrati viene anche destinato alla accoglienza degli alunni stranieri.

OMOSSESSUALI: l’Osservatorio nazionale contro la violenza sessuale non tutelerà più i ’gay’. Salta, infatti, il riferimento alla tutela dell’orientamento sessuale .

PEDEMONTANA FORMIA: con un emendamento dei capigruppo di Fi, An, Lega e Udc, accolto dal governo, vengono stanziati 5 milioni all’anno per 15 anni per la realizzazione delle opere infrastrutturali di Formia.

INFORTUNI LAVORO: viene istituito un Fondo per il sostegno ai familiari delle vittime degli incidenti sul lavoro. Si stanzia una somma di 2,5 milioni per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione

PENSIONI D’ORO: salta il contributo di solidarietà del 3% sulle pensioni d’oro. Il contributo era previsto per i trattamenti pensionistici oltre i 5mila euro mensili.

ANTICIPO PRESCRIZIONI: si accorcia di fatto la prescrizione del diritto al risarcimento del danno, causato da illeciti connessi nella gestione dei conti pubblici: si prescrive sempre in 5 anni che però non partono più dal momento in cui si è verificato il danno, ma da quello in cui è stata realizzata la condotta illecita. Il governo ha assicurato che la norma sarà cancellata con un decreto legge a fine anno.

TASSA BOTTIGLIE PLASTICA: arriva un contributo di 0,1 centesimi di euro su ogni bottiglia di acqua minerale in materiale plastico venduta. Il ricavato costituirà un fondo di solidarietà presso la presidenza del Consiglio finalizzato a promuovere il finanziamento di progetti e interventi, in ambito nazionale e internazionale, per garantire il maggior accesso possibile alle risorse idriche a livello universale.

SICILIA: entro il 30 aprile 2007 va definita l’intesa Stato-Regione per attuare lo Statuto in materia sanitaria , ma anche se non si raggiunge l’intesa, la spesa a carico della regione, per il 2007, viene abbattuta dal 44,85% al 44,09%. Viene poi attribuita alla regione Sicilia una percentuale non inferiore al 20 e non superiore al 50% del gettito delle accise sui prodotti petroliferi.

ADDIZIONALE IRPEF: i Comuni potranno esentare i contribuenti con redditi bassi dall’addizionale Irpef.

AIUTI DI STATO: vengono bloccati per chi in passato ha ricevuto e non rimborsato gli aiuti dichiarati illegali o incompatibili dalla commissione Ue.

ALITALIA: per i consulenti esterni che prenderanno parte all’avvio di processi di dismissione di società partecipate dal ministero dell’Economia non varrà il tetto del 50% alle spese per consulenze introdotto con la Finanziaria dello scorso anno.

FS: per la prosecuzione degli interventi relativi all’Alta velocità è autorizzata la spesa complessiva di 8,1 miliardi di euro nel periodo 2007-2021.

LAVORO: obbligo per i datori di lavoro privati, anche agricoli, gli enti pubblici economici e le pubbliche amministrazioni di comunicare le assunzioni il giorno prima dell’inizio del rapporto sia subordinato che autonomo in forma coordinata e continuativa o a progetto anche per il socio lavoratore di cooperative o il tirocinante.

RICORSI TAR: sale a 1.000 euro il contributo unificato per i ricorsi al Tar per le procedure di affidamento di incarichi di progettazione e di attività tecnico-amministrative e le procedure di aggiudicazione ed esecuzione di opere pubbliche, di servizi pubblici e di forniture. Sale a 2.000 euro il contributo unificato per i ricorsi al Tar in materia di affidamento di lavori, servizi e forniture.

SOCIETÀ DI COMODO: rivisti i criteri per le non operative. La percentuale per determinare il ricavo minimo per gli immobili passa dal 6% al 5% per gli uffici, ma resta applicabile al 4,75% per determinare il reddito. Per gli immobili patrimonio a destinazione abitativa, la percentuale per ottenere il ricavo minimo scende al 4%, e scende al 3% anche la percentuale per determinare il reddito.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 9 della discussione

5 PER MILLE: il 5 per mille non andrà più ai Comuni, ma solo alle Onlus, alle università e alla ricerca scientifica e sanitaria.

MINI STANGATA AUTO-MOTO: arriva un aumento delle tariffe per le operazioni di revisione di auto e moto.

"SALVA COMUNI": arriva la norma ’salva-Comunì dalle crisi finanziarie, introdotta dopo che il rischio default del comune di Taranto.

VOLI DI LUSSO: non è più obbligatorio il biglietto in economy per missioni di dirigenti di prima fascia o voli transcontinentali oltre le 5 ore di durata.

STUDENTI STRANIERI: arriva un’esenzione da imposta per le somme relative alle borse di studio concesse dal governo ai cittadini stranieri in forza di accordi e intese internazionali.

APICOLTORI: riduzione dell’aliquota di accisa per gli apicoltotori, gli imprenditori apistici e gli apicoltori professionisti che attuano la pratica del nomadismo.

INNOVAZIONE TECNOLOGICA: per incentivare i processi di modernizzazione nel settore dell’innovazione tecnologica viene autorizzato uno stanziamento annuale di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

INFRASTRUTTURE VENETO: arriva un contributo quindicinale di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 per la realizzazione di opere infrastrutturali nella Regione Veneto. Per «opere varie»del Veneto si stanziano per il 2007 altri 10 milioni di euro e 30 milioni per ciascuno degli anni 2008 e 2009 per la realizzazione di un piano di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata.

DISABILI: arrivano agevolazioni per le assunzioni di disabili. Si prevede la fiscalizzazione totale o parziale dei contributi previdenziali ed assistenziali per l’assunzione di disabili che abbiano, rispettivamente, una riduzione della capacità lavorativa superiore al 79%, oppure una riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 67% e il 79%.

LA STAMPA

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Molestava la figlia di 10 anni, arrestato

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Un alcamese di 42 anni, con precedenti penali per atti osceni in luogo pubblico, è stato arrestato per violenza sessuale aggravata e continuata ai danni della figlioletta, dai poliziotti della Squadra Mobile di Trapani, in collaborazione con il commissariato di Alcamo. Il gip di Trapani, condividendo le risultanze investigative e accogliendo le richieste del pm Paola Biondolillo, ha contestato all'uomo l'accusa di avere approfittato sessualmente della bambina, all'epoca di poco meno di dieci anni, tra il dicembre del 2004 e sino al maggio 2005, costringendola a compiere e subire pratiche sessuali, consistenti anche nel farle ripetere e imitare scene di film a contenuto pornografico.
LA DENUNCIA - A denunciare le violenze è stata la madre della piccola che, esasperata, si è presentata alla polizia per denunciare le quotidiane violenze del marito sia nei suoi confronti, sia, soprattutto, nei confronti della figlia, verso la quale l'uomo aveva rivolto le morbose attenzioni dopo che la moglie si era rifiutata di sottostare alle continue richieste del marito di intrattenere rapporti sessuali con altri uomini, dietro pagamento di irrisorie somme di denaro. Dalle indagini sono emersi, oltre evidenti turbamenti della piccola in casa, a scuola e al catechismo, anche uno scenario di totale degrado familiare, tanto che nel 2005 il Tribunale per i minorenni di Palermo aveva disposto il collocamento della minore in una comunità. La stessa minore, solo dopo lungo tempo e un percorso di sostegno da parte di psicologi ed educatori della comunità di cui era ospite, ha trovato la forza di confidarsi e di raccontare le violenze subite. Dopo l'arresto, l'uomo è stato rinchiuso presso la locale casa circondariale a disposizione dell'autorità giudiziaria.


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Arrestati i due presidenti di una Onlus

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Una onlus nel mirino della polizia tributaria di Milano: in carcere i due presidenti pro tempore dell'associazione «L'Amore del bambino», con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'appropriazione indebita di somme ingenti che erano state raccolte per essere devolute a quei bambini affetti da gravi patologie che hanno bisogno di cure mediche appropriate all'estero. Soldi che, secondo l'accusa, sono finiti nelle «taschè di pochi».
GLI ARRESTI - I militari del Nucleo di polizia tributaria del Comando provinciale di Milano hanno arrestato i due presidenti dell'associazione e hanno notificato ad altre due persone, che prestano servizio per l'ente non profit, il provvedimento cautelare di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
450MILA EURO - Ammonta al almeno 450.000 euro la somma che, secondo l'accusa, i vertici dell'associazione «L'Amore del bambino» avrebbero carpito dai conti correnti bancari e postali dell'associazione. I soldi venivano raccolti grazie ai contributi di donatori privati soprattutto attraverso migliaia di salvadanai distribuiti in negozi e centri pubblici di tutta Italia. Salvadanai che ora finiranno sotto sequestro. I reparti della Guardia di Finanza del Nord Italia, infatti, hanno già messo i sigilli su un centinaio di contenitori.


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La stampa tedesca racconta il “tenebroso fine d’anno” di Prodi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Per nulla suggestionata dalle buone intenzioni manifestate da Romano Prodi nel suo recente incontro “scaligero” con la cancelliera Angela Merkel, la stampa tedesca continua a fare piovere pesanti critiche sul nuovo governo italiano di centrosinistra. Dopo l’aspro editoriale della Süddeutsche Zeitung, oggi è il Berliner Zeitung ad illustrare “il tenebroso fine d’anno” (così è intitolato il commento) dell’esecutivo prodiano. La conclusione del quotidiano della capitale tedesca è che “Prodi dovrebbe dare un segnale di cambiamento facilmente riconoscibile dalla gente: ad esempio un piccolo rimpasto governativo”. Secondo il giornale berlinese, che ha un chiaro orientamento di sinistra, il rimpasto dovrebbe colpire il ministero dell’Economia “che attualmente è guidato da un tecnocrate impopolare e amico di Prodi, l’ex dirigente della Banca centrale europea Tommaso Padoa Schioppa: egli sarebbe il capro espiatorio ideale”.

“In questi giorni, ovunque si presenti Romano Prodi viene fischiato – scrive il Berliner Zeitung –. Forse sono fischi organizzati, ma rispecchiano l’umore generale del paese. Tutto così rapidamente! Ancora nella scorsa estate Prodi cavalcava un’onda della fortuna. Nonostante una vittoria elettorale risicata e una maggioranza eterogenea e fragile, al premier di sinistra riusciva quasi tutto. Egli ha piazzato suoi uomini in tutte le posizioni importanti, ha avviato una liberalizzazione da tempo necessaria in settori antiquati dei servizi, ha riposizionato l’Italia in campo internazionale con il suo deciso impegno per un contingente di pace in Libano. E quando era in difficoltà al Senato, dove la sua coalizione disponde di una maggioranza minima, sono andati a votare anche parlamentari malati e almeno cinque dei sette vetusti senatori a vita”. “In luglio, ancora il 63 per cento degli italiani ritenevano il governo Prodi degno di fiducia, oggi sono soltanto il 38 per cento – fa notare il Berliner Zeitung – Secondo un sondaggio del quotidiano di sinistra la Repubblica, il 42 per cento della popolazione trova che il governo Prodi lavora peggio di quello del suo predecessore Silvio Berlusconi. Un annuncio desolante per il premier”.

“Tra l’estate felice e il tenebroso fine d’anno c’è stato il dibattito sulla Finanziaria – prosegue il giornale tedesco – Si è trascinata per mesi. È vero che in Italia è sempre così, ma raramente la discussione è stata così confusionaria. Ogni giorno la maggioranza di governo si svegliava con nuove idee che poi venivano abbandonate nella notte seguente. I ministri hanno duellato in epici confronti sui loro bilanci. I partiti hanno assecondato i loro ministri. Chi gridava di più, alla fine ha anche ricevuto parecchio. Per cui urlavano molto tutti e sempre. Gli italiani hanno seguito il funesto spettacolo prima arrabbiandosi sulle nuove tasse e poi con crescente distacco nei confronti della loro classe politica”.
IL VELINO

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Fase due, la guerra preventiva di Rifondazione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Con il sì del Senato alla fiducia sulla Finanziaria, la manovra si avvicina - dopo una travagliata navigazione - al punto di arrivo. Il voto di ieri è stato segnato da polemiche sul ruolo determinante dei senatori a vita: senza i loro cinque sì alla fiducia, il provvedimento non sarebbe passato. I due poli si sarebbero infatti trovati in una situazione di parità. Che per i regolamento del Senato equivale a una bocciatura. E sarebbe emerso in modo lampante che, con la defezione di Sergio De Gregorio, il quale anche ieri ha votato con il centrodestra, la maggioranza non è più tale a Palazzo Madama, a meno che non includa i senatori a vita. Per chiudere la sessione di bilancio manca ormai solo il voto conforme della Camera. Ma il via libera definitivo alla Finanziaria non chiuderà - per l’esecutivo e la maggioranza che lo sostiene - la stagione delle difficoltà. Che il passaggio alla “fase due” del governo - espressione sgradita al premier Romano Prodi ma sdoganata dal segretario Ds Piero Fassino - rischia di acuire drammaticamente. Prodi e il vicepremier Massimo D’Alema hanno lanciato ieri da Bruxelles messaggi rassicuranti sulla compattezza e sulla determinazione della squadra di governo. Ma le polemiche di questi giorni offrono molti motivi per dubitarne. Basti pensare ai veleni circolati tra governo e maggioranza dopo la scoperta di un “colpo di spugna” sui reati contabili annidato in un comma del maxiemendamento alla Finanziaria - una grana che ha costretto ministri e portavoce di partito a promettere tempestivi rimedi. Di entità più rilevante sono però gli ostacoli che i ragionamenti sulla “fase due” prefigurano. Alle viste c’è uno scontro dalle conseguenze imprevedibili tra la sinistra radicale e le componenti riformiste della maggioranza (le più penalizzate, stando ai sondaggi, dai passi falsi del governo).

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Rifondazione comunista ha sparato ieri bordate in più direzioni. Al ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa (che dice di avere nel cassetto per i prossimi mesi “almeno sei priorità”, compresa la riforma previdenziale e un patto per la competitività), il capogruppo di Rifondazione alla Camera, Gennaro Migliore, rimprovera di ostinarsi “ad annunciare riforme che, con parole diverse, guardano sempre dallo stesso lato: i sacrifici di alcuni settori sociali e l’inseguimento di una astratta competitività”. Mentre il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, arriva a minacciare rotture della coalizione di fronte alle richieste di accelerazioni e cambi di passo provenienti da Fassino e Francesco Rutelli. Se la fase due è “lo snaturamento del programma e del mandato elettorale”, allora “io chiedo la fase tre”, è la provocazione del successore di Fausto Bertinotti. “Il programma si attua tutto, non si possono realizzare solo le parti che piacciono ad alcuni”, replica la diessina Marina Sereni, vicepresidente dei deputati dell’Ulivo. Un botta e risposta che anticipa per i prossimi mesi un duro braccio di ferro sulla corretta interpretazione del programma.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Da battitore libero del campo diessino, Peppino Caldarola introduce con schiettezza il tema della “verifica sulla squadra di governo” quale momento qualificante della “fase due”. Ministri come Clemente Mastella e capogruppo come Anna Finocchiaro mettono in guardia da un rimpasto (il Guardasigilli lo paragona a una “slavina”) o lo escludono categoricamente. Ma è un fatto che tale questione è entrata nella discussione politica. E che nel mirino pare esserci soprattutto Padoa-Schioppa. Che non fa troppo mistero della propria condizione di solitudine, al punto dei rivendicarla con orgoglio “come segno di rispetto. Vuol dire - aggiunge il ministro - che sulle questioni fondamentali è accettato e rispettato il principio che la decisione finale spetta al ministro dell’Economia”. Parole che gli sono valse una bacchettata da parte del diessino Cesare Salvi. Oltre ai fronti aperti tra governo e maggioranza ci sono quelli interni ai maggiori partiti: è opinione sempre più diffusa che, lungi dal rappresentare un fattore di stabilità, il progetto del Partito democratico - sul quale Ds e Margherita sono faticosamente impegnati - stia producendo un malessere che si scarica sul governo. Come rilevano Mastella, Giordano e il politologo Gianfranco Pasquino.
IL VELINO

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Se anche Napolitano cala nei sondaggi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Napolitano al 59 per cento di gradimento popolare? “Un dato tecnicamente spurio”, secondo Mauro Calise (docente di scienza politica alla Federico II), perché è ancora troppo presto per giudicare l’operato del presidente della Repubblica. Colpa del governo Prodi se rispetto al 2005 il Quirinale perde una ventina di punti? “Può avere influito il calo di popolarità dell’esecutivo”, risponde il politologo Gianfranco Pasquino, in linea con Nicolò Zanon (ordinario di diritto costituzionale all’università di Milano): “Può essere che i cittadini non distinguano l’organo di garanzia da quello di indirizzo politico”. Per un altro studioso di istituzioni, Stefano Ceccanti, invece, il governo “non c’entra niente”. Neanche il costituzionalista Carlo Fusaro vede “nessi immediati” tra i risultati ottenuti dall’esecutivo e il sondaggio riportato da Repubblica e condotto da Demos che registra un calo di fiducia dell’opinione pubblica nei confronti del capo dello Stato dall’80,1 per cento del 2005 al 59,6 dell’anno in corso. L’esito del sondaggio non avrebbe niente a che fare con l’operato di Giorgio Napolitano, piuttosto con il metodo usato dal Parlamento per eleggerlo. Dice Fusaro: “Mentre Ciampi era stato nominato unanimemente come presidente di tutti, la polarizzazione della battaglia politica ha portato le forze di opposizione attuali a esprimere giudizi non tanto su questioni specifiche quanto generali. È come se a destra si dicesse: ‘Napolitano ve lo siete votato voi e quindi…’. Un 60 per cento di popolarità sembra comunque un risultato positivo – aggiunge - perché va avanti un dieci quindici per cento rispetto al consenso delle forze politiche di cui è stato espressione. Per dire che c’è un calo nella presidenza bisognerà quindi aspettare diversi anni. Ma dubito che ci sarà”. Anche Ceccanti è ottimista sulle possibilità di recupero di Napolitano, che saranno separate dai successi o dagli insuccessi del governo: “Al di là di come evolverà l’onda di popolarità dell’esecutivo – afferma -, l’immagine iniziale di un capo dello Stato legato solo alla maggioranza andrà progressivamente sfumando”. A determinare la caduta dei consensi è stata “l’elezione stessa del presidente avvenuta questa volta a stretta maggioranza”. Di conseguenza “l’elettorato dell’opposizione ha assunto acriticamente la valutazione dei propri rappresentanti parlamentari. Ciò non significa però che durante il mandato presidenziale questa percezione iniziale non possa essere recuperata”.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ma dove sono da ricercare le cause di un basso di indice di popolarità? Anche a vicende di stretta attualità, fa notare Pasquino, docente di Scienza Politica all'Università di Bologna. “Casi accidentali, come il riconteggio delle schede che ha creato un po’ di sfiducia in tutte le istituzioni. In una certa misura poi può aver anche influito anche il calo di popolarità del governo Prodi, nel senso che se comincia a scendere il gradimento delle istituzioni tocca anche la presidenza della Repubblica”. C’è anche da dire, però, osserva, “che quelle percentuali dei sondaggi dipendono da chi viene intervistato e da come, da variabili assolutamente non controllabili”. Un sondaggio dal risultato “incomprensibile”, per Zanon: “Personalmente se mi avessero chiesto un parere avrei risposto favorevolmente. È una persona che ha mostrato enorme equilibrio e apertura verso una prospettiva di riformismo istituzionale”. L’esito dell’indagine potrebbe costituire – continua - “il sintomo di sfiducia per quello che è accaduto, forse anche questa vicenda dei brogli avrà confuso l’elettorato. Può essere – ma sarebbe preoccupante – che i cittadini non distinguano l’organo di garanzia da quello di indirizzo politico”. Un calo che risente di quello del governo? “Sarei prudente perché non ho visto una sovraesposizione politica del presidente”, risponde Zanon. Più secco Calise, autore del libro Partiti contro presidente (Laterza): “Il caso specifico ha una sua dinamica che non riguarda il governo. Bensì il fatto che Napolitano lo conoscono ancora pochi come presidente della Repubblica. La notizia sarebbe stata – continua - se Napolitano si fosse collocato a quota 90. Allora ci saremmo tutti dovuti chiedere come era possibile che oltre a San Gennaro anche Napolitano faceva i miracoli. Quando l’elettorato comincerà a conoscerlo e a esprimere una valutazione sul suo ruolo di capo dello Stato e non sulla sua provenienza dalla maggioranza politica che lo ha eletto vedremo e io mi aspetto che ricominci a salire. Adesso quello dei sondaggi è un dato tecnicamente spurio”.
Remo Urbino


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Il partito della spallata è vivo e lotta assieme all’Ing.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Repubblica, Espresso, Venerdì. La libera stampa fa impallidire Libero, e soprattutto Prodi. Veltroni in tour

Il partito della spallata è vivo e lotta disperatamente, ma non certo assieme al Cav. Nel giorno in cui in Parlamento si votava la fiducia al governo sul maxiemendamento alla Finanziaria, lo stesso giorno in cui le pagine economiche di tutti i giornali davano il giusto risalto al gran rifiuto di Carlo De Benedetti (per esempio Repubblica: “Alitalia, no di De Benedetti e Benetton”), ieri, come ogni venerdì, uscivano anche tutti i principali settimanali. E sulla copertina dell’Espresso campeggiava un giovane dietro uno striscione, basco in testa e pugno chiuso, il volto deformato in un grido furioso. Titolo: “Ombre rosse”. E sotto: “Precari. Tasse. Coppie di fatto e Pacs. Eutanasia. Fecondazione assistita. Sondaggio esclusivo sul perché gli elettori di centro-sinistra criticano il loro governo”. Attenzione: non alcuni, molti o anche moltissimi. E nemmeno semplicemente: gli elettori criticano, come fosse una novità. Bensì: “Perché gli elettori di centro-sinistra criticano il loro governo”. Come dire che il fatto – che non ci sia cioè un solo elettore, fosse anche lo stesso Prodi, a non criticare il governo – non è più nemmeno in discussione, e ora si tratta solo di spiegarne il perché. Sul Venerdì di Repubblica in copertina c’era invece Romano Prodi, in piedi, volto corrucciato su sfondo nero. Titolo: “Italia 2006, un paese che avanza. In ordine sparso”. E cioè il sondaggio già sparato il giorno prima su Repubblica (con Ilvo Diamanti a spiegare, in breve, perché gli italiani criticano il loro governo). Così aprivano ieri i settimanali del gruppo guidato da Carlo De Benedetti, nel giorno in cui si votava la fiducia al governo Prodi. Lo stesso giorno Panorama apriva con un “Esclusivo: la mappa del Polonio, tutti i luoghi (finora conosciuti) che sono stati contaminati”. Una copertina che a Palazzo Chigi dev’essere apparsa assai più tranquillizzante. Ma anche il settimanale della Mondadori, proprietà di Silvio Berlusconi, aveva il suo bravo sondaggio: “Lei sposerebbe un prete? Quattro donne su dieci dicono sì”.
Non si tratta di coincidenze, ma del punto più alto di un’offensiva cominciata da almeno una settimana. E cioè da lunedì scorso, quando il titolo di Repubblica in prima pagina era: “Prodi fischiato a Bologna”. Un’intervista al presidente del Consiglio siglata e. m. (cioè Ezio Mauro, il direttore) che iniziava con queste domande: “Dunque secondo lei non c’era niente di spontaneo, ma tutto era preparato a tavolino?”. E poi: “Come fa a esserne così sicuro?”. Dopodiché: “Ma dicono che l’organizzazione fosse impossibile, perché nessuno sapeva della sua visita al Motor Show. E allora?”. E ancora: “Ma è stato contestato di nuovo, lo dimentica?”. E infine: “Dica la verità, a Bologna non se lo aspettava: è così?”.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La tessera numero uno
Nel centrosinistra è ormai convinzione diffusa: il partito della spallata non fa capo a Silvio Berlusconi, ma a Carlo De Benedetti. E ha preso una lunga rincorsa, almeno a partire dal 5 novembre scorso, giorno dell’intervista-manifesto di Walter Veltroni a Repubblica. Quella in cui il sindaco di Roma lanciava la sua proposta di una costituente per le riforme, e soprattutto per cambiare la legge elettorale, in cui diceva che il Partito democratico così come si stava facendo era una mezza schifezza, e in cui non esitava a parlare del rischio di un “collasso del circuito politico-istituzionale” (tanto da suscitare la seguente domanda di Massimo Giannini: “Non sarebbe più facile parlare di un brutto inizio del governo Prodi?”). Sarà certamente un caso, ma proprio in questi giorni Veltroni ha inaugurato il suo giro per l’Italia, con comizi-spettacolo (a pagamento) in cui parla di Kennedy e di Barack Obama, e che somiglia tanto a un’americanissima campagna per le primarie. Sarà un caso, ma era proprio lui, con Rutelli, che De Benedetti aveva invocato pubblicamente quale leader del Partito democratico, affermando che allora – con un leader giovane e riformista come Veltroni – avrebbe chiesto la tessera numero uno (e nella stessa occasione aveva pure definito Romano Prodi “amministratore straordinario” del centrosinistra). Sarà un caso, e forse sarà anche una sciocchezza destinata a rapida smentita, ma qualcuno osserva pure che il Partito democratico così come lo si sta facendo – e cioè la vituperata “fusione a freddo” degli apparati di Ds e Margherita – a Carlo De Benedetti, al massimo, potrebbe riservare la tessera numero uno della federazione di Ivrea.
IL FOGLIO

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I rettori e il ministro del ’68

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Mussi prima li ha aizzati, ora li critica, ma naturalmente non si dimette

I magnifici rettori degli atenei italiani, in grande maggioranza, circa quarant’anni fa guidavano i cortei di protesta studenteschi. Si vede che, di quella tumultuosa stagione, hanno conservato buona memoria, tanto che la loro intimazione ai ministri a non presentarsi nelle sedi universitarie sembra la negazione della “agibilità politica” alle forze politiche allora di maggioranza nelle assemblee studentesche. Anche il ministro dell’Università, Fabio Mussi, ha vissuto le stesse esperienze, anche se oggi il suo ruolo lo costringe a criticare le minacce dei rettori.
Mussi, però, è quello che ha meno titoli per contrapporsi a dichiarazioni estremistiche e inconsulte. E’ stato lui il primo a sostenere che, se nella Finanziaria non si fossero trovati fondi per soddisfare le richieste delle Università, non l’avrebbe firmata e si sarebbe dimesso. Oggi invece, pur ribadendo che mancano le risorse per pagare “affitti, riscaldamento, pulizia delle aule”, non parla più di dimissioni, ma annuncia una conferenza stampa di chiarimento. Insomma il ministro, dopo aver aizzato le proteste, ora si volta dall’altra parte, e anche questo può aver fatto inviperire i rettori.
L’unica attenuante che va riconosciuta a Mussi è che il modo in cui sono state gestite le ultime convulse fasi dell’iter della Finanziaria ha tagliato fuori non soltanto il Parlamento, ma gli stessi ministri, che in sostanza non sanno neppure su quale testo hanno autorizzato la richiesta di fiducia. Il caso dell’emendamento sulla riduzione dei tempi di prescrizione per gli illeciti amministrativi, del quale pare nessuno sapesse nulla e che tuttavia è contenuto nel testo del maxiemendamento, parla da solo. Il ministro dell’Università, però, dopo le sue dichiarazioni roventi, aveva il dovere di controllare fino all’ultimo comma gli stanziamenti per il settore di sua competenza. Evidentemente non l’ha fatto o ha preferito non farlo per non doverne trarre le conseguenze che aveva annunciato, e questa, direbbe Totò, non è una cosa seria.

IL FOGLIO

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Sprechi rossi in Campania: è l'ora della verità

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
A Napoli i ripetuti scandali dell'amministrazione regionale e comunale rischiano spesso di «non arrivare» ad un opinione pubblica che tutti descrivono come «stanca», ma che, al contrario, chiede di conoscere come le proprie tasse vengano concretamente spese. Adesso, finalmente, il malgoverno del duo Russo-Bassolino è sotto gli occhi di tutti e persino la magistratura sta portando alla luce lo sperpero di soldi pubblici operato da «lor signori». Dinanzi a questo sussulto di dignità e di consapevolezza della stampa (finalmente!) e delle Istituzioni, il compito dell'opposizione non può che essere quello di spiegare ai nostri concittadini quanto accade ai loro danni. Volete qualche esempio? Ebbene, dalla stampa si apprende che la Procura Generale della Corte dei Conti in Campania ha aperto un fascicolo per presunti danni erariali per ben 243 milioni di euro. Di questi, 29 milioni riguardano il settore della sanità, sotto il controllo dell'Assessore regionale Angelo Montemarano. Le sorprese non mancano: consulenze affidate da Asl a Comuni e personalità esterne; circa 1000 infermieri cui sarebbero stati corrisposti anche per 10 anni, e per un totale di 76 milioni di euro, anni indennità alle quali non avevano diritto; false prescrizioni puntualmente rimborsate per oltre 1 milione di euro. In particolare, a 800 infermieri del Monaldi sarebbero state erogate indennità dal 1996 al 2005 per «malattie infettive», pur non lavorando in reparti che comportano tali rischi, mentre 100 dipendenti di Caserta avrebbero percepito indennità di caposala senza averne diritto (cfr la Repubblica 19ottobre '06).

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Riaffermare il ruolo pubblico del Natale come argine al nichilismo

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

In un momento in cui pare espandersi a macchia d'olio la tendenza ad estirpare le radici del cristianesimo dai luoghi pubblici, ciò che è visibile ad esempio nei sempre più numerosi tentativi esperiti in alcune scuole italiane di non allestire più il presepe o non far più recitare la recita natalizia ai ragazzi e ragazze, occorre riaffermare, riproporre e non disperdere la nostra tradizione più genuinamente cattolica. Su tale scia, un gruppo di 31 deputati di Forza Italia, fra cui lo stesso coordinatore nazionale Sandro Bondi, hanno convenuto sul fatto di procedere alla creazione di un sito, www.natalesiamonoi.it (a cura di Antonio Palmieri), allo scopo di far sentire alta la propria voce in difesa del Natale e dei suoi segni e rappresentazioni pubbliche, e rivolgere per ciò stesso un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella sua qualità e ruolo istituzional-costituzionale di garante di tutti gli italiani, affinché non vengano cancellati i simboli più tangibili ed evidenti del Natale dalle scuole del nostro Paese. Si tratta di un'iniziativa, questa, cui è chiamato ed invitato ad aderire ciascun cittadino italiano onde poter manifestare il proprio convincimento in ordine al significato unico ed insostituibile di quello che possiamo chiamare «l'Evento degli eventi», venendo sul medesimo sito data a tutti la possibilità anche di segnalare in rete come venga o meno festeggiato il Natale nelle scuole del proprio territorio.

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Onu, è finita l'era di Kofi Annan

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Si chiama Ban Ki-Moon, ha 62 anni ed è un diplomatico sudcoreano. A partire dal prossimo gennaio sarà l'ottavo Segretario generale dell'Onu, il primo di origine asiatica dopo 35 anni. Succede all'africano Kofi Annan che ha occupato la massima carica dell'Organizzazione per 10 anni. Il 14 dicembre Ban Ki-Moon ha prestato solenne giuramento davanti all'Assemblea generale riunita a New York, presso il Palazzo di Vetro. «Farò il possibile per assicurare che le Nazioni Unite siano all'altezza del loro nome e veramente unite - ha dichiarato durante la cerimonia - solo così possiamo rispondere alle speranze che così tante persone nel mondo ripongono in questa istituzione, unica negli annali della storia umana». Si è quindi impegnato a «restituire fiducia all'Onu», a fungere da «armonizzatore e costruttore di ponti», chiedendo agli stati membri di collaborare al rafforzamento dei tre pilastri su cui si fondano i progetti di pace e prosperità universale delle Nazioni Unite: diritti umani, sicurezza e sviluppo.

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Conti dormienti

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Chiara Padoan

E' stato valutato in 15 miliardi di euro il controvalore di conti correnti non movimentati da oltre due anni in tutta Italia; situazione questa che potrebbe configurare, almeno per una certa parte, casi di eredità non reclamate o non ancora reclamate, per le quali potrebbe comunque prospettarsi prima o poi il problema di chi abbia il diritto a divenirne legittimo proprietario. I cosiddetti «conti dormienti» sono depositi di denaro, libretti di risparmio, assegni mai rimborsati (eccetera), appartenenti a persone decedute o scomparse che non risultano più reclamati dagli eredi. Questi soldi sarebbero dovuti essere destinati a risarcire le vittime dei crack finanziari, bancari, industriali, secondo le dichiarazioni del ministro dell'Economia del governo Berlusconi Giulio Tremonti, che ha sottolineato, in un'intervista per TeleLombardia, come si tratti di una normativa già in essere in Inghilterra, una proposta poi ripresa da lui e inserita nell'ultima finanziaria sulla quale «la sinistra ha votato contro».

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Il centrosinistra penalizza le piccole e medie imprese

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Antonio Maglietta

Il 22 novembre 2006 la Commissione europea ha presentato il Libro verde «Modernizzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo»(COM(2006)708). Il documento intende lanciare un dibattito pubblico sull'evoluzione del diritto del lavoro in modo tale da sostenere gli obiettivi della strategia di Lisbona, in particolare al fine di ottenere una crescita sostenibile con più posti di lavoro di migliore qualità.

La Commissione sottolinea che i mercati del lavoro europei debbono conciliare una maggiore flessibilità con la necessità di massimizzare la sicurezza per tutti e ricorda che gli Orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione 2005-2008, adottati il 12 luglio 2005, rilevano l'esigenza di adattare la legislazione del lavoro per promuovere la flessibilità insieme alla sicurezza (cd. «flessicurezza») dell'occupazione e ridurre la segmentazione del mercato del lavoro.Il Libro verde intende esaminare il ruolo che potrebbe svolgere il diritto del lavoro nel promuovere la «flessicurezza» nell'ottica di un mercato del lavoro più equo, più reattivo e più inclusivo, in grado di contribuire a rendere più competitiva l'Europa.

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Il Governo Prodi e il conflitto di interessi

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 6 della discussione

La sinistra come esempio
di Aldo Vitale

Da quando Silvio Berlusconi, alla fine dell'inverno del 1994, decise di scendere in politica si è insinuato prepotentemente, fino a dominare quasi del tutto la scena politica nazionale, il problema del conflitto di interessi. Seppur nessuno fra le decine di partiti abbia definitivamente chiarito i veri limiti della problematica, è un dato di fatto che l'appartenenza a Berlusconi del più grande polo televisivo, concorrente con la televisione di Stato, abbia rappresentato una questione dolente per l'intera politica italiana dell'ultimo decennio.

Le forze di sinistra hanno, ovviamente, cavalcato il problema del conflitto di interessi facendone uno dei migliori dardi della propria faretra di lotta politica da scagliare su ciò che potrebbe essere considerato il fianco debole dell'impegno politico del Cavaliere, cioè la proprietà di Mediaset. Si è assistito così ad un progressivo aumento del tentativo della sinistra di riportare una moralità nella corrotta politica nazionale, tale a causa del conflitto di interessi di Berlusconi. La sinistra si è più volte auto-promossa come legittimata, in quanto forza democratica a cui stanno a cuore i problemi dei più deboli e degli svantaggiati senza nulla guadagnarci, a denunciare gli interessi personali che Berlusconi avrebbe biecamente portato avanti con il suo ruolo pubblico favorendo le sue aziende, i suoi affari, la sua attività imprenditoriale.

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Un Governo isolato dentro le mura del suo palazzo di potere

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

di Aurora Franceschelli

Ormai è evidente: quella che sino ad ora a sinistra era solo una bagarre interna ora sembra essersi trasformata in una vera e propria battaglia politica. A scatenarla è quella componente della sinistra che si autodefinisce riformista e che, pur essendo maggioritaria nei numeri, sino a questo momento ha dovuto digerire i bocconi amari delle rivendicazioni dell'ala antagonista. Quercia e Margherita reclamano maggiore peso politico entro il Governo, avvertono la necessità, come ha sottolineato Fassino al Congresso dei Ds, di un cambio di rotta che dia una virata ad un Governo in evidente difficoltà. Il segretario dei Ds si è definito terrorizzato dall'inquietudine che egli stesso avverte nel Paese, ma i suoi timori maggiori sono dati dalla consapevolezza che l'allarme sociale che è esploso dirompente nel Paese stia penalizzando soprattutto il suo partito, che, come rivelano gli ultimi sondaggi di Repubblica, sta calando vertiginosamente nei consensi.

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Come non funzionano le Commissioni parlamentari di inchiesta

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

di Salvatore Sechi

Insieme al problema della quantità delle fonti da esaminare esiste quello dell'accesso ad esse. Fortissima è la tendenza dei ministeri a conservare le proprie carte, senza che a questo spirito proprietario si accompagni una cura adeguata degli archivi detenuti. Quelli delle questure, come ho potuto constatare, si stanno rapidamente impoverendo a causa della distruzione sistematica conseguente alla mancata cura dei depositi, degli inventari, del personale ecc. Si tratta di materiale prezioso che invece di essere versato rapidamente agli Archivi di Stato, inesorabilmente va al macero in sottoscale, cantine, magazzini sottoposti a infiltrazioni di acqua e all'opera di addentatissimi sciami di roditori.

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L'eredità catto-post-comunista

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 11 della discussione
di Gianni Baget Bozzo

L'influenza di Giuseppe Dossetti nella vita della democrazia italiana è legata alla sua influenza sulla Democrazia Cristiana e sui modi dell'impegno politico dei cattolici. Il fatto che egli ritenesse la Chiesa come lo spazio della sua azione e sacrificasse ad essa le sue doti di leader politico non toglie il fatto che egli abbia esercitato sulla concezione politica dei cattolici in Italia maggiore peso di quello del suo ruolo nella Chiesa italiana. Egli ebbe una grande occasione politica perché divenne il rappresentante nella Dc rinata dopo il fascismo, rivestì il ruolo di rappresentante della generazione che si era formata durante gli anni '20, '30 e '40 vivendo la crisi della democrazia e del capitalismo.

Nel periodo fascista ci furono centri di influenza intellettuale nel mondo cattolico che erano legittimati ad agire dalla politica concordataria del fascismo. Il luogo privilegiato era l'università e soprattutto l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Padre Agostino Gemelli, fondatore dell'università si era opposto nel '19 alla fondazione e all'azione del «partito fra cattolici» voluta da don Luigi Sturzo con la fondazione del Partito Popolare Italiano, con l'accettazione di Papa Benedetto XV e del cardinale, segretario di Stato, Pietro Gasparri. La tesi di Gemelli era che i cattolici dovessero agire sulla cultura e non sulla politica; e fu questa operazione che rese possibile il fiorire dell'Università Cattolica durante il fascismo.

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Il “professore” brucia il patrimonio altrui

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Arturo Diaconale


“L’Italia di Prodi – sostiene Ilvo Diamanti_ somiglia a quella di Berlusconi: stanca e sfiduciata”. Il che può essere anche vero. Ma con una differenza sostanziale. L'Italia del Cavaliere diventa stanca e sfiduciata nell'ultima fase della legislatura. E, se vogliamo, la sua stanchezza e la sua sfiducia non raggiungono vette elevate se si considera che il responso delle urne premia il centro sinistra con un vantaggio sul centro destra di appena lo 0,06 (i famosi ventimila voti peraltro abbondantemente contestati) . Viceversa l'Italia del “professore” risulta stanca, sfiduciata ed in gran parte anche imbufalita dopo soli otto mesi di attività di governo del centro sinistra. Con tutto il rispetto per chi si ostina a sminuire, ridimensionare ed ignorare il fenomeno, non si tratta di una diversità di poco conto. Romano Prodi nel giro di meno di un anno ha dilapidato più di venti punti di percentuale del consenso conquistato alle passate elezioni. E non si tratta di una cifra da poco, a cui riservare qualche battuta irritata sulla presunta follia degli italiani o da giustificare tirando in ballo una inesistente capacità dell'opposizione di organizzare stuoli di fischiatori che impressionano l'opinione pubblica e fanno calare l'audience governativa.

MSN Gruppi

unread,
Dec 19, 2006, 8:00:48 AM12/19/06
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
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I CIRCOLI DELLA LIBERTA': QUALCOSA COMINCIA A MUOVERSI

>>Da: 5038LAURA
Messaggio 26 della discussione


Carissimi, come sapete, stanno nascendo su tutto il territorio nazionale diverse situazioni. Da una parte abbiamo i circoli di Dell'Utri, nati diversi anni fa con fini prevalentemente a carattere culturale, che invece ora si stanno trasformando in una forte iniziativa politica atta a raccogliere le istanze dei giovani, che rappresentano il nostro futuro. Dall'altra parte sono stati presentati i circoli della libertà coordinati da Anna Vittoria Brambilla, presidente dei giovani di Confcommercio, persona già da tempo molto attiva. A questi si aggiungono altre associazioni come quelle promosse da Adornato, Pera e Stefania Craxi. Questo nuovo fervore di iniziative nasce dalla volontà espressa da molti esponenti del centrodestra e soprattutto da Berlusconi, di costituire il fulcro per un futuro soggetto politico. Vi invito a seguirne con attenzione gli sviluppi, partecipando attivamente come sto facendo io. Non perdete questa occasione di essere soggetti attivi e fattivi della politica concreta, che ribadisco è quella costituita dai fatti e non dalle solite chiacchiere. Laura

>>Da: Leo
Messaggio 26 della discussione
Bene, avanti così.

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Welby: «Il mio corpo è una prigione»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 26 della discussione


Il militante radicale malato di distrofia scrive al Giornale: «Vittima di una tortura di Stato».
Fissata l’udienza per l’interruzione delle cure

È stata fissata per martedì prossimo l’udienza del Tribunale di Roma (Prima sezione civile) sul ricorso presentato da Piergiorgio Welby per ottenere l’interruzione dell’accanimento terapeutico attraverso il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale. La notizia è stata accolta positivamente dallo stesso Welby che ha chiesto - si legge così in una nota dell’Associazione radicale Luca Coscioni - che venisse sospeso lo sciopero della fame portato avanti ormai da 16 giorni da oltre 700 cittadini, parlamentari, medici e un ministro, anche «per rispetto verso il giudice e gli operatori del diritto chiamati a udienza il 12 dicembre». Altro fatto considerato positivo è la nomina del Comitato nazionale di bioetica, che sarà presieduto dal giurista Francesco Paolo Casavola. Un «cattolico adulto» come lo definisce Francesco Cossiga che si dice convinto che sarà questa nomina ad aprire la strada all’eutanasia e al testamento biologico.
Continua a creare polemica l’affermazione del leader di An, che ha sostenuto che «Welby è cosciente, non può chiedere di morire, perché chi assecondasse la sua volontà sarebbe un omicida». «Sono completamente in disaccordo con le parole di Gianfranco Fini espresse a proposito della drammatica vicenda di Piergiorgio Welby. Staccare la spina a un uomo cosciente che può esprimere il suo pensiero non può essere definito in alcun modo né omicidio né eutanasia» precisa Ignazio Marino, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato. Diversa da Fini la posizione del direttore del giornale leghista La Padania. «Se Welby fosse mio fratello, mio padre... Cosa farei? Se mi chiedesse coscientemente di staccargli la spina, lo farei. E poi sarei disposto ad andare a processo, spiegando perché non sono un omicida, né un fratello o un figlio egoista irriconoscente. So che starei male, dopo averlo fatto, ma non mi sentirei in colpa», così scrive Gianluigi Paragone.


>>Da: ERcontemauro
Messaggio 23 della discussione
E' vero che il giudice se ne è lavato le mani, ma non poteva fare diversamente dopo che certi politici arrivisti avevano rilasciato dichiarazioni deliranti.
Ha ragione il giudice deve essere la politica ad aiutare i malati come Welby, ma purtroppo i nostri politici sono gli unici in europa ad essere schiavi dei vescovi.

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Cassazione: lui picchia lei per religione, non sempre e' reato

>>Da: Paolo
Messaggio 7 della discussione


ROMA - Una sentenza della sesta sezione penale della Corte di Cassazione rischia di scatenare nuove polemiche. Secondo i giudici, infatti, non sempre e' reato picchiare la moglie se la lite tra i coniugi nasce da una discussione derivante dal diverso credo religioso: in questo caso, non e' detto che venga integrato il reato di maltrattamenti, ma a condizione che si tratti di episodi sporadici ed espressione di una reattivita' estemporanea. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore Generale di Catanzaro contro l'assoluzione di un uomo, decisa dal Tribunale catanzarese e confermata dalla Corte di Appello, che aveva avuto ripetuti diverbi con la moglie, testimone di Geova, in merito all'educazione dei figli. (Agr)

No comment.

>>Da: ERcontemauro
Messaggio 7 della discussione
Sono d'accordo con voi che la violenza è sempre da condannare, ma obiettivamente avere in casa una testimone di geova deve essere stato terribile per quell'uomo........... quelli sono peggio dei musulmani.

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difendiamo il natale: lettera a Napolitano

>>Da: Mugugnone
Messaggio 15 della discussione


di seguito il testo della lettera inviata al Presidente della Repubblica italiana. Se volete inviarla andate alla pagina: http://www.quirinale.it/ quindi cliccate su :
La posta

vediamo un po' quanto è il "presidente di tutti !!!!!!

p.s. ovviamente liberi di adattarla, migliorarla e quan'altro.
Scusatemi l'invadenza nel Club.


Gentile Presidente,<o:p></o:p>
<o:p> </o:p>
sentite molte altre persone, con la presente sono a scriverle a nome mio e loro per esternarle il più profondo dolore e indignazione nel vedere il tentativo di poche persone di continuare ad offendere i più profondi sentimenti di moltissimi milioni di italiani di che credono in Gesù Cristo.<o:p></o:p>
<o:p> </o:p>
La ricorrenza del Santo Natale per i cristiani è ancor più che una festa di pranzi e di lustrini un momento di riflettere e pensare con quali mezzi il Creatore sia dovuto venire in umiltà e povertà in un umanità profondamente ammalata, gia da allora, per farci capire quali siano le uniche strade della Pace e della Felicità.<o:p></o:p>
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Molte persone delle pubbliche istituzioni, spero fraintendendo lo spirito dell'accoglienza dell'altro, cacciano dalle scuole in particolare, i simboli di Gesù che milioni di altre sono entusiaste di poter avere sempre nel cuore; sopratutto verso i bimbi che per primi hanno il sacrosanto diritto di essere rispettati almeno sulle cose e sui valori universalmente positivi condivisi dalle rispettive famiglie.<o:p></o:p>
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Sicuramente ognuno è libero di non credere in quei sentimenti e valori e di conseguenza nessuno li deve obbligare a crederci o festeggiarne le rispettive ricorrenze.<o:p></o:p>
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>>Da: Leo
Messaggio 15 della discussione
Fimato anch'io. Anche se concordo con cassiopea.

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Colpo di spugna per i politici sotto processo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 24 della discussione


Il governo vuole facilitare la prescrizione nei giudizi davanti alla Corte dei conti. Berlusconi: norma ad personam, favorisce le giunte rosse

Sembra che nessuno se ne sia accorto, prima che la Corte dei Conti suonasse il campanello d’allarme. E adesso che governo e maggioranza cercano il modo per fare marcia indietro, si apre un giallo sulla paternità del comma 1346, introdotto nel maxiemendamento della Finanziaria, per allargare le maglie della prescrizione per i procedimenti contabili.
Un «colpo di spugna» sui processi in corso, secondo i magistrati della Corte dei Conti. Un’«amnistia» per i reati contro la pubblica amministrazione, denuncia in aula al Senato il presidente della Commissione Giustizia Cesare Salvi, dopo la preoccupata segnalazione del Procuratore generale della Corte dei Conti, Claudio De Rose. «Peggio della ex Cirielli», attacca il vicepresidente Dl della commissione Giustizia del Senato, Roberto Manzione. Che parla di «legge ad personam» con effetti devastanti: «Così decadrebbe il 60% dei processi iniziati».
Voci scandalizzate dall’Unione alla vigilia del voto del Senato sulla manovra: ma allora chi l’ha proposto, introdotto e approvato questo benedetto comma? La maggioranza chiede spiegazioni al governo, l’opposizione è scatenata. L’Unione annaspa alla ricerca di una giustificazione e, soprattutto, di una via d’uscita. Lo stralcio in Senato, una modifica del maxiemendamento alla Camera, più probabilmente un decreto legge.


>>Da: aquilanera
Messaggio 22 della discussione
I FATTI alla storia sono che nel corso della legislatura del governo Berlusconi si è accennato e provato a far passare un provvedimento di indulto ma NON E' PASSATO, NON SI E' NEMMENO ARRIVATI ALLA VOTAZIONE.
Lega Nord ed AN contrarissime punto e basta
E' servito un governo di centro-sinistra perchè uno dei PRIMISSIMI provvedimenti fosse appunto l'indulto. PROPOSTO dal MINISTRO MASTELLA e votato in aula dal 95% dei deputati di sinistra.
Questa è CRONACA, non un'opinione.


>>Da: Elios8943
Messaggio 23 della discussione
Di pPetro ha minacciato di lasciare il governo se non verrà posto rimedio, proprio come fece in occasione dell'indulto, quindi possiamo stare tranquilli..eh eh eh!

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Finanziaria, governo salvato dai senatori a vita

>>Da: andreavisconti
Messaggio 21 della discussione


Centosessantadue a centocinquantasette: per due voti di maggioranza (il quorum era 160), il governo ottiene al Senato la fiducia sulla Finanziaria, che ora torna a Montecitorio.
Un margine sottilissimo, che si è abbassato dall’inizio della legislatura, ma l’importante è il risultato: per ora, Prodi tiene. L’anno prossimo si vedrà. Il premier si dice dunque soddisfatto: «Il governo doveva cadere stasera, e invece è andato tutto tranquillamente, come sempre. Tutti si aspettavano una svolta e c’è stata, nella direzione giusta», assicura.
Determinanti sono stati i voti dei senatori a vita: senza di loro Unione e Cdl sarebbero finiti in pareggio, con conseguenze disastrose per il governo. Hanno votato sì Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro, Francesco Cossiga, Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini. Sergio Pininfarina era assente, Giulio Andreotti invece si è tirato fuori: «Il maxiemendamento non mi piace per principio: è un documento con dentro 500 cose diverse, un autobus sul quale si sono ficcati tutti, uomini e bestie».
Ma sia Ciampi che Cossiga hanno dato un giudizio assai severo del provvedimento che si accingevano a votare: il primo ha espresso in aula il suo «disappunto» per un modo di procedere «improprio e che occorre dismettere». Il secondo ha avanzato «serie riserve dal punto di vista giuridico e della correttezza politica» sul maxiemendamento. Secondo il consueto copione, il presidente Ciampi è stato contestato dai senatori della Cdl quando è andato a votare la fiducia, suscitando la riprovazione del presidente del Senato Franco Marini: «Commentare il voto di un collega è la cosa più scorretta, non se ne può fare una peggiore», ha rimproverato dal suo scranno.
Romano Prodi ha colto l’occasione del dibattito di ieri per ribadire anche plasticamente la fiducia al suo «grande ministro» dell’Economia, messo sotto tiro da mezza maggioranza, Ds in testa, che secondo il tam tam vorrebbero rimpiazzarlo (con Fassino?) per aprire la «fase due». Poco prima che Tommaso Padoa-Schioppa prendesse la parola davanti all’aula del Senato, il premier ha fatto il suo ingresso in aula. Reduce da Bruxelles, Prodi in entrata ha avuto un attimo di sbandamento, dirigendosi con passo sicuro verso i banchi di An. Ma i commessi lo hanno prontamente intercettato indirizzandolo verso il suo scranno, a fianco di Tps. E Prodi ha ascoltato l’intervento del ministro con un sorriso volutamente placido fissato sul volto, dall’inizio alla fine, annuendo di tanto in tanto e complimentandosi alla fine. «Ha fatto un bel discorso», ha commentato, assicurando poi che «nei pilastri della Finanziaria ci riconosciamo tutti, e speriamo sia presto approvata in modo che la si possa attuare in fretta».
Nel frattempo però le grane attorno alla Finanziaria non accennano a diminuire: dopo la figuraccia del comma sulle prescrizioni degli illeciti contabili, con Di Pietro che minaccia le dimissioni e il governo costretto a correre ai ripari con un decreto da approvare prima della Finanziaria, ieri è scoppiato il cosiddetto caso «Cip6». Rifondazione e Verdi hanno minacciato di boicottare le prossime votazioni a Palazzo Madama se il governo non correggerà il testo della Finanziaria nel passaggio relativo ai fondi per le fonti di energia rinnovabili. Fondi che, grazie a una modifica dell’ultim’ora apportata dal governo al maxi emendamento, in netto contrasto da quanto concordato con la maggioranza, restano con il testo attuale destinati ai produttori di energia t

>>Da: pensiero profondo
Messaggio 18 della discussione
Secondo me, il voto dei senatori a vita è da mantenere in tutte le votazioni ordinarie, ma non quando il governo pone la fiducia.

>>Da: petra3_7
Messaggio 19 della discussione
Questo è un governo dalle"mille risorse" aspettiamo le prossime,sicuri studieranno di tutto e di più!!

>>Da: Elios8943
Messaggio 20 della discussione
Si stanno atrezzando per far votare anche gli usceri,
sapete la legislatura deve andare fino in fondo, eh eh eh!

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Tanti auguri Presidente Berlusconi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 9 della discussione

Stamattina qui a Milano come sapete c'era la manifestazione della Lega contro la finanziaria di Prodi.
Quando è salito sul palco Bossi, ha confermato che Berlusconi è andato in America per farsi operare.
Tanti auguri Presidente e torni presto!
Andrea

>>Da: andreavisconti
Messaggio 8 della discussione

Viaggio dell’ex premier per una serie di accertamenti clinici e forse per l’applicazione di un pacemaker. Cleveland la probabile meta

Il Cavaliere ai suoi: «Voglio evitare il solito rincorrersi di voci senza fondamento sulle mie condizioni»

Adalberto Signore

Questa volta Silvio Berlusconi ha fatto l’impossibile per depistare i curiosi. Che fossero cronisti, dirigenti di Forza Italia o soltanto amici. Una strategia che ha funzionato quasi alla perfezione se ancora ieri mattina i suoi più stretti collaboratori davano versioni l’una diversa dall’altra. E se persino quei parlamentari con cui si confida più spesso difficilmente lasciavano trapelare qualche indizio. Non tanto per discrezione - almeno questa è l’impressione - quanto perché probabilmente neanche a loro è stata fornita una sola versione.
Verso l’ora di pranzo, però, ci ha pensato Umberto Bossi a diradare un po’ il mistero. «Berlusconi - dice il leader della Lega durante un comizio a Milano - ha deciso di andare a farsi operare in America, facciamogli un bell’applauso. Se sente gridare la sua Milano probabilmente guarisce prima».
È il Senatùr, dunque, a dare una prima conferma delle notizie che ormai circolano da giorni. Con un certo fastidio, pare, dell’entourage del Cavaliere che tanto aveva fatto per cercare di far passare la cosa sotto silenzio. Così, poco dopo le 18 anche Paolo Bonaiuti conferma. «Il presidente Berlusconi - dice il portavoce del Cavaliere entrando a Palazzo Grazioli - è arrivato oggi negli Stati Uniti per sottoporsi ad alcuni accertamenti medici già previsti». Con tanto di auguri in serata di Pier Ferdinando Casini: «Un grande abbraccio, è un amico al quale auguro di ristabilirsi e sono sicuro che lo farà benissimo».
Oltre agli accertamenti, durante il viaggio oltreoceano Berlusconi dovrebbe anche effettuare un breve intervento per applicare un pacemaker che tenga a bada l’aritmia che l’ha portato al malore di Montecatini. Un’operazione che dura tra i 20 e i 45 minuti per cui è sufficiente l’anestesia locale e 24-48 ore di degenza. Il Cavaliere, però, nonostante le insistenze dei medici - tra loro anche il primario di terapia intensiva cardiovascolare del San Raffaele Alberto Zangrillo - sembra deciso a sondare prima tutte le ipotesi sul tavolo. Soprattutto per questo è voluto andare negli Stati Uniti, per un ultimo consulto prima di decidere se sottoporsi all’intervento.
Sortita di Bossi a parte, però, il velo di riservatezza che Berlusconi ha voluto calare sulla sua salute resta tutto. Perché - ha confidato ai suoi prima di lasciare l’Italia - «voglio evitare il solito rincorrersi di voci senza fondamento sulle mie condizioni e se c’è da dire qualcosa lo farò io in maniera ufficiale». Così, sulla destinazione oltreoceano il mistero resta. E, a seconda che vengano riferite dal suo entourage, da deputati o da senatori, continuano a girare diverse versioni che spaziano da New York al New England, dal Texas all’Ohio. Pare quest’ultima, però, la più accreditata. Berlusconi, infatti, dopo molte consulenze avrebbe scelto la Cleveland Clinic Foundation, uno dei centri più all’avanguardia del mondo nella cura delle malattie del cuore. E dove peraltro lavora da tempo un luminare italiano, Andrea Natale, direttore del Center for atrial fibrillation. All’Heart Center di Cleveland, d’altra parte, si sono curati personaggi illustri della politica e dell’economia statunitensi. In Italia balzò agli onori delle cronache nel 1997 per il di

>>Da: Leo
Messaggio 9 della discussione
Tanti auguri Presidente, si rimetta presto in forze!

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Alla Quercia servirebbe Hitchcock

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Ogni giorno che passa cadono nuovi macigni sulla strada che porta al famoso Partito democratico. Si staccano dalle montagne rocciose delle grandi culture politiche che ancora oggi governano tutte le società europee. C’è un simpatico tris di «americani» che spingono più di ogni altro ad accelerare questo parto distocico. Uno anziano e due più giovani. Giuliano Amato, Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Il primo ha un suo antico profilo politico, quello socialista, ma da sempre è anche l’uomo politico italiano che ha più legami con ambienti culturali e finanziari degli Stati Uniti. Ed oggi nella sua azione prevalgono questi ultimi. Gli altri due sono i candidati di Carlo De Benedetti. Entrambi hanno un passato politico sfumato o variopinto e quindi sono i candidati ideali per chi vuole un partito che rappresenti in prevalenza la grande finanza e alcune consorterie internazionali incorniciate in una mitologia romantica e caramellosa della politica. Nessuna offesa per le persone, naturalmente, peraltro apprezzabili per molti altri aspetti, ma la politica è cosa diversa da quelle élite economico-finanziarie che da quindici anni tentano di avere nelle mani il governo del Paese. È lo stesso establishment di cui parlava qualche giorno fa Ernesto Galli della Loggia sostenendo che senza di esso non è possibile governare. Giusto, ma è un errore uguale e contrario immaginare che un grande Paese possa essere governato solo da quell’establishment cancellando ogni identità politica.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Un tentativo, questo, che arriva da lontano. Da quando nel 1994 tutto l’establishment italiano (i giornali, i sindacati, i magistrati, i grandi imprenditori e le istituzioni finanziarie) sostenne la famosa macchina da guerra di Achille Occhetto. Dopo dodici anni di profonde spaccature nel Paese questi tentativi dovrebbero essere definitivamente messi da parte. E invece no, si continua ad insistere. E che il Partito democratico sia solo il frutto di un esperimento da laboratorio lo dimostra, tra l’altro, una banale considerazione di fondo. Se politicamente fossero componibili in un solo partito gli ex comunisti e gli ex democristiani con il contorno di umanità varia e con una spruzzatina di socialismo, perché un processo simile non è stato avviato anche tra la Cgil, la Cisl e la Uil? La loro presenza nel mondo del lavoro ha sempre rispecchiato le tre grandi culture politiche, quella democristiana, quella comunista e quella socialista, che non a caso attivarono alla fine degli anni Quaranta la rottura della Cgil di Giuseppe Di Vittorio. Se le loro radici politiche sono ormai diventate sterili, tanto da suggerire un partito unico, perché, allora, non si avvia un analogo processo per giungere ad un sindacato unico con la fusione delle tre maggiori sigle sindacali? Provate a chiedere ad Epifani, a Bonanni e ad Angeletti di unificarsi e vedrete cosa vi risponderanno. E se anche loro fossero, per ipotesi, disponibili sarebbero i lavoratori a farli correre tanto da fare apparire i fischi di Mirafiori poco più che una carezza affettuosa. Per non parlare delle crescenti distinzioni tra quegli ambienti culturali che sono da sempre i mondi di riferimento del vecchio Pci, del Partito popolare italiano e del socialismo democratico.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Un’operazione, dunque, quella del futuro Partito democratico messa sulle spalle degli apparati dirigenti dei Ds e della Margherita senza alcun collegamento con le forze reali presenti nella società italiana.
Il primo frutto avvelenato di questa operazione è stata una Finanziaria mostruosa che mette in ginocchio l’Italia tutta come dimostrano le proteste delle università e che è priva di qualunque progetto politico. E non poteva averlo, visto che nessuno ne riconosce la paternità a cominciare dagli attuali ministri. Anzi, nessuno sa chi l’ha scritta come dimostra il famoso comma che annulla di fatto tutte le responsabilità degli amministratori locali per i danni erariali. Chi è dunque l’assassino che ha scritto col sangue degli italiani gli oltre 1.300 commi della Finanziaria? Il «giardiniere» Visco, dedito da sempre a coltivare i fiori più strani nel giardino fiscale del Paese o il distinto banchiere posto alla guida dell’economia che in un giallo di Hitchcock sarebbe un perfetto maggiordomo di Palazzo Chigi e quindi il primo sospettato? Parla inglese, è impassibile e riservato e nell’ombra può lui avere assassinato il Paese. Ma entrambi negano e allora chi può essere stato? Mistero. E misteriosi sono i veri ispiratori del Partito democratico, forze potenti che non si lasciano mai vedere e mai votare e che stanno da tempo producendo macerie e insopportabili diseguaglianze sociali a danno innanzitutto di quel ceto medio che da sempre è l’architrave della nostra democrazia.
PAOLO CIRINO POMICINO

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Più islamici dell’imam

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ecco una storia di Natale a lieto fine, come si conviene, e anche istruttiva. È accaduta a Colle Val d'Elsa, antica cittadina del senese ormai diventata famosa per la moschea e il centro islamico che il comune vuole costruire nonostante il parere contrario della maggioranza della popolazione. Nell'ambito di una qualche iniziativa religiosa, l'arcivescovo Antonio Buoncristiani era stato invitato a salutare gli alunni e gli insegnanti di una scuola elementare: la stessa che ho frequentato io, cresciuto appunto a Colle Val d'Elsa.
Non ricordo proprio, e me lo ricorderei, che un vescovo sia mai venuto a fare visita a quelli della mia generazione. Ma è certo che, se avesse voluto, nessuno avrebbe tentato di impedirglielo, benché l'amministrazione fosse a stragrande maggioranza comunista, come del resto lo è ancora, sotto l'ombrello dell'Unione. Stavolta, invece, qualcuno si è opposto. Chi? I feroci saladini musulmani che non vogliono contaminazioni religiose? Macché. Il niet è venuto nientemeno che dal consiglio d'istituto, composto dai genitori e dagli insegnanti degli alunni, quasi tutti cristiani. Gli sconsigliati consiglieri hanno ritenuto opportuno negare il permesso all'arcivescovo: per rispetto verso la minoranza religiosa islamica, hanno detto, fieri del loro essere «politicamente corretti».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

I consiglieri non hanno preso in seria considerazione ciò che sarebbe stato corretto davvero: permettere ai bambini di ricevere il buon Natale da quello stesso prelato che - cresimandoli con il consenso dei genitori - li ha accolti nelle schiere dei combattenti di, e per, Cristo. In realtà c'è da dubitare che il rispetto c'entri qualcosa, perché chi ha davvero il senso del rispetto pretende anzitutto di riceverlo, come condizione indispensabile per ricambiarlo. C'è invece da credere che a Colle Val d'Elsa, come nel resto d'Italia e in buona parte d'Europa, si sia temuto di irritare i musulmani, rinunciando ai propri diritti non tanto per delicatezza verso i loro, ma per evitare rogne o – peggio ancora – per un malinteso senso di giustizia. Lo stesso malinteso senso di giustizia sociale per il quale il comune vuole a tutti i costi costruire moschea e centro islamico senza tenere in alcun cale il parere della cittadinanza.
Se il comune avesse voluto costruire, al posto della moschea, una discarica o una centrale d'energia avrebbe almeno preso in considerazione le proteste popolari: si sa, la salute è la salute. Quello che non si è voluto riconoscere ai cittadini di Colle Val d'Elsa è il diritto di difendere la propria cultura. Forse perché non li si ritiene all'altezza di occuparsi di un problema così sofisticato, né abbastanza democratici (quindi indegni della democrazia) da poter decidere da soli. Negando ogni validità e attenzione al referendum organizzato da una parte dei colligiani, il comune ha compiuto uno scempio civile, come sono uno scempio barbarico gli atti vandalici compiuti (pare da gruppi di estrema destra) sulle fondamenta della moschea. Brutte storie.
Ma le storie di Natale hanno tutte un lieto fine, e questa non fa eccezione. Il lieto fine è che, anche a Colle Val d'Elsa, qualcuno ha definito la censura alla visita dell'arcivescovo come un «malinteso senso del rispetto». Chi? Lo stesso centro islamico: il quale probabilmente è stato preso da un sussulto di pena religiosa per i concittadini italiani, che ai loro occhi devono essere sembrati – prima ancora che «corretti» o deboli – dei pessimi cristiani.
Giordano Bruno Guerri


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Il grande imbroglio

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

C’è qualcuno in Italia che non è angosciato per Piergiorgio Welby? Tutti, proprio tutti, cattolici e laici, ministri e sacerdoti, medici e giuristi, quando devono affrontare in pubblico e in privato i dilemmi che sono di fronte al Grande Ammalato, abbassano la voce e cercano le difficili parole per non emettere giudizi sulla vita e la morte di un uomo.
Il tribunale, che ha riconosciuto alla persona il diritto a rifiutare l'accanimento terapeutico ma nel contempo ha registrato la mancanza di una legge specifica che tuteli tale diritto, ha ingarbugliato ancor più la vicenda, già di per sé terribilmente complicata.
È stata coraggiosa la scelta di Welby di trasformare la sua condizione di prigioniero della tortura di una respiratore artificiale in un caso pubblico. Ma la sua generosità volta a giovare a quanti si trovano nelle sue stesse condizioni e vogliono fare una scelta analoga, ha paradossalmente avuto l'effetto opposto a quello che si proponeva.
Siamo infatti venuti a conoscenza che nelle strutture pubbliche e private viene spesso facilitato il trapasso in nome della pietà umana e della sapienza medica. È stato proprio Don Verzè a darne coraggiosa testimonianza senza reticenza. Nel caso di Piergiorgio, invece, ciò che molti malati hanno ottenuto e molti medici hanno effettuato - il distacco della spina con la sedazione del dolore - non è stato più possibile per il clamore della vicenda.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Perciò, se per un verso va reso merito ai radicali di avere portato all'attenzione pubblica una questione sempre più incombente con l'allungamento artificiale della vita, per un altro si resta sbigottiti di fronte al burocratico labirinto messo in moto che forse domani darà i suoi effetti ma oggi rende l'intera vicenda, umanamente, medicalmente e giuridicamente, più irrisolvibile di prima.
Non avremmo mai immaginato che il semplice rifiuto del trattamento sanitario, previsto dall'articolo 32 della Costituzione, divenisse una sarabanda in cui tutti emettono sentenze generali e nessuno si assume responsabilità precise. I medici chiedono che si pronuncino i magistrati, e questi invocano l'intervento legislativo dei parlamentari che preferiscono dichiarare sui sacri principi.
Ma il grande imbroglio non finisce qui: si è visto una ministra buonista che dichiara di non volere lasciare sole le famiglie degli ammalati mentre si immischia senza costrutto nel caso Welby; un ordine dei medici che emette sentenze senza senso perché la responsabilità appartiene solo alla coscienza deontologica del singolo medico; un consiglio superiore della sanità e un comitato etico che disquisiscono sui grandi principi senza alcun effetto sul caso urgente da cui hanno preso le mosse. Poteva accadere di peggio?
Molti hanno osservato, a ragione, che una vicenda così dolorosamente autentica, non doveva divenire il terreno per scontri politici, per conflitti ideologici, per rivendicazioni corporative e per evocazioni generiche del tutto inadeguate a cogliere la verità di un uomo di fronte al mistero della vita e della morte. Auguriamoci che, dopo Luca Coscioni e Piergiorgio Welby, anche per il valore delle loro straordinarie testimonianze, non vi sia più bisogno di una pietosa vicenda umana per risolvere problemi medici, giuridici e politici che essa comporta.
Massimo Teodori

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L’Occidente resti fuori dalla Palestina dilaniata

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Mentre D’Alema - che sembra vivere in politica estera in un mondo tutto suo, più occupato a controllare i senatori a vita senza i quali tornerebbe a casa - annuncia come imminente la prossima formazione di un pacifico governo di unità nazionale fra Hamas e Fatah, in Palestina i due partiti continuano pacificamente a spararsi tra loro. Sul piano militare l’esito della partita non è davvero in dubbio. Quando la milizia più aggressiva di Fatah, Forza 17, ha cercato di assalire il convoglio del primo ministro di Hamas, Haniyeh, dopo che gli israeliani lo avevano fermato al valico di Rafah confiscandogli trentacinque milioni di dollari di aiuti iraniani in contanti - con l’evidente intento di ucciderlo e dare la colpa agli israeliani - una pattuglia di Hamas ha distrutto il commando avversario esattamente in cinque minuti. Domenica i miliziani di Hamas hanno assalito il campo di Forza 17, che si trova a settecento metri dalla residenza del presidente palestinese e capo di Fatah, Abu Mazen, uccidendo uno dei capi della milizia rivale. Tempo di resistenza di Forza 17 all’assalto delle Brigate al-Qassam, il braccio armato di Hamas: venti minuti. Sabato ci sono state manifestazioni parallele dei seguaci di Abu Mazen e di Hamas. Partecipanti alla manifestazione di Fatah: trecento. A quella di Hamas: dodicimila.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ora, è possibile che Forza 17 - che secondo il principale quotidiano israeliano, Haaretz, riceve sottobanco armi e aiuti dagli Stati Uniti - si riorganizzi e che nel segreto delle urne, in caso di elezioni anticipate, la maggioranza dei palestinesi, che non va in piazza per paura di lasciarci la pelle, voti per Abu Mazen. Ma la cosa è tutt’altro che sicura. Molti palestinesi, infatti, non apprezzano affatto che Fatah, che ha perso le ultime elezioni politiche dove Hamas ha vinto senza brogli, chieda a pochi mesi di distanza di rivotare senza che in Parlamento sia cambiata la maggioranza e sulla base di pressioni che vengono soprattutto da Washington.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Di fronte a quella che è ormai una guerra civile tra palestinesi - solo D’Alema e qualche giornalista ossessionato dai presunti complotti sionisti sostengono che la colpa sia nella sostanza sempre e comunque di Israele - che cosa può fare l’Occidente? La maggioranza democratica del congresso americano, suggestionata dal rapporto Baker-Hamilton, spinge perché s’intervenga, se del caso con aiuti militari, a favore di Abu Mazen. L’Unione europea, dopo avere promesso fermezza, sta pensando di sbloccare gli aiuti al governo di Hamas con l'argomento secondo cui si tratta dell’unico mezzo per evitare sia una guerra civile sia la trasformazione di Hamas in satellite iraniano.
Entrambe le posizioni hanno qualche ragione, ma la scelta più saggia sembra quella israeliana: restare scrupolosamente neutrali. Se Abu Mazen - che non è il favorito - vincesse grazie all’aiuto occidentale, la guerra civile contro di lui continuerebbe all’infinito. Restando fermi, c’è il rischio che vinca Hamas. Ma, si osserva in Israele, fino ad ora Hamas, impegnato nella lotta contro Fatah, ha mantenuto la hudna, la tregua con gli israeliani. Se Hamas fosse battuto da un Abu Mazen finanziato e armato dall’Occidente, ricomincerebbe gli attentati suicidi contro Israele. Quanto all’Iran, si confida nell’Arabia Saudita e nel Qatar, che restano i primi finanziatori di Hamas, per bilanciarne l’influenza sulla formazione ultra-fondamentalista palestinese. Converrebbe anche all’Europa e all’Italia restare saggiamente neutrali.
Massimo Introvigne


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Il governo in imbarazzo per una Finanziaria farsa

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Tra le tante polemiche sulla Finanziaria vediamo di stare ai fatti, mettendo da parte per un momento le congetture. La legge - la più importante, perché senza di essa lo Stato risulterebbe paralizzato - è tornata alla Camera (che la discuterà a partire da domani) per un secondo voto di fiducia dopo l’approvazione con voto di fiducia al Senato di un maxiemendamento di 1.365 commi - un record - contenuto in ben 358 pagine. Anche il primo voto di fiducia alla Camera, com’è noto, servì per approvare un precedente maxiemendamento di 826 commi contenuto in oltre 250 pagine.
Da notare che il testo della Finanziaria attualmente alla Camera è il risultato di più di due mesi di discussioni e polemiche nelle commissioni e nelle aule dei due rami del Parlamento. Una «giostra di emendamenti» (cito per obiettività uno scritto apparso sul Messaggero del dottor Andrea Monorchio, già bravo ragioniere dello Stato) «presentati, ritirati, riscritti, ripresentati, modificati in corso d’opera» (sic!). Un «mostro legislativo», qualcuno l’ha definita. Tanto che il senatore a vita Andreotti, non certo un estremista, giovedì scorso al Senato ha preannunciato che non l’avrebbe approvata, come poi ha fatto coerentemente, suggerendo il rimedio dell’esercizio provvisorio. A loro volta gli ex capi dello Stato Ciampi e Cossiga, hanno sì votato forzatamente a favore, ma il primo marcando come «improprio» e «da dismettere» questo modo di legiferare, il secondo definendo «ridicolo e aberrante» il maxiemendamento. Perfino Prodi, in una dichiarazione a Bruxelles, extramoenia quindi è stato costretto ad ammettere che la sua Finanziaria è una «medicina amara».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Continuiamo con le citazioni. La Conferenza dei rettori delle Università italiane ha chiesto a tutti gli atenei di «sospendere ogni invito a membri del governo a partecipare a manifestazioni nelle Università» (una cosa mai accaduta). Non sono mancate manifestazioni delle forze dell’ordine e perfino di operai (quelli di Mirafiori, per esempio, con fischi ai massimi leader sindacali), oltre che di artigiani, professionisti, piccoli imprenditori, anche queste senza molti precedenti. Aggiungiamoci qualche indiscrezione dal Quirinale: il Capo dello Stato in incontri non ufficiali avrebbe espresso imbarazzo al cospetto di una Finanziaria come quella in atto. Altrettanto imbarazzo deve esserci in Fassino, che ha più volte insistito sulla necessità di «cambiare passo», dando sui nervi a Prodi, che ha reagito piuttosto scompostamente. Persino Rutelli, sempre cauto e attento a non rompere le uova nel paniere, questa volta ha fatto ricorso ad una insolita ironia replicando al suo premier: «Non vogliamo chiamarla fase due? Chiamiamola pure Topolino», il che la dice lunga sulla consistenza e sulle prospettive della maggioranza. A sostenere Prodi incondizionatamente sono rimaste frange estremiste della coalizione di governo, che evidentemente temono di rimanerne fuori in caso di crisi.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Insomma, la credibilità di questo governo è davvero al minimo. Non ci sono solo l’Ocse e le agenzie di rating e segnalarne l’inattendibilità. Un intellettuale di sicura sinistra come Gianfranco Pasquino, già parlamentare, non ha esitato a dire al Giornale che non è in questione una presunta cattiva capacità di comunicazione del governo Prodi, ma piuttosto il fatto che non ci sono «cose buone da comunicare». La capogruppo dei senatori dell’Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro pur sbracciandosi a difendere la posizione è stata anch’essa costretta ad ammettere che la sinistra ha commesso «errori straordinari».
Sono davvero pochi i riconoscimenti positivi a questo innegabile obbrobrio di Finanziaria. A difenderla ostinatamente c’è solo Prodi, che si esibisce, come ha fatto al Senato, in abbracci al ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, il quale non si capisce come faccia, lui che qualche vera competenza in economia dovrebbe averla, per giunta con un passato apparente da liberista, a farsi coinvolgere in una lampante brutta avventura. (A proposito, ministro, lei cortesemente sabato scorso, incontrandomi casualmente a palazzo Madama, mi ha detto che mi deve una risposta per certe osservazioni che le ho rivolte dalle colonne del Giornale. Sono in attesa).
Egidio Sterpa


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Haniyeh: «Le elezioni anticipate possono portare soltanto il caos»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il premier palestinese categorico con Abu Mazen: «Hamas non parteciperà mai alla consultazione»

Queste elezioni non s’hanno da fare. Il niet di Ismail Haniyeh, l’unico scambio di parole tra i due grandi rivali in un coro di spari ed esplosioni, arriva a 24 ore dalla decisione del presidente Mahmoud Abbas di indire elezioni anticipate. Quel botta e risposta quasi immediato, l’assenza di qualsiasi accenno a un compromesso e le accuse rivolte al presidente palestinese, segnalano - più di scontri e assalti - l’abisso che divide i fondamentalisti di Hamas dalla vecchia guardia di Fatah.
Per Ismail Haniyeh l’annuncio di Abbas minaccia di far deflagrare la situazione, ma è anche incostituzionale e offensivo verso i sacrifici dei palestinesi. «Confermiamo - dice Haniyeh parlando a nome del suo esecutivo - il rifiuto del governo all’invito di tenere elezioni anticipate, perché si tratterebbe di un atto incostituzionale capace di creare grossi disordini tra la popolazione palestinese». Hamas non parteciperà, insomma, alle elezioni anticipate e lascerà Fatah e il suo presidente correre contro se stessi.
La decisone non punta solo a delegittimare la decisione di Abu Mazen. La risposta serve a evidenziare i rischi di una scelta che minaccia di dividere i palestinesi in due entità ideologicamente e territorialmente separate. Da una parte la Cisgiordania, dove Fatah è in grado di indire elezioni e garantirne lo svolgimento. Dall’altro la Striscia di Gaza, dove Abbas deve decidere se andare alla guerra aperta o se invece ritirarsi lasciando territorio e popolazione sotto l’egida fondamentalista.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Anche i toni «personali» della risposta di Haniyeh sono assai diversi da quelli riservatigli dal presidente, che sabato lo aveva definito «uomo nobile e onesto». Nelle parole di Haniyeh il presidente diventa, invece, una sorta di Nerone pronto a dar fuoco alle polveri della guerra civile e incurante dei «sacrifici e delle sofferenze dei palestinesi». Haniyeh approfitta delle debolezze nascoste tra le pieghe dell’annuncio presidenziale. L’assenza di una data, la mancanza di una scadenza precisa per il voto indicano la disponibilità a un accordo in extremis. Da quel discorso emerge l’eterna, leggendaria, perfino noiosa tendenza dell’anziano e debole Abbas al compromesso. Nella risposta di Haniyeh ci sono la risolutezza e la decisione di un leader fondamentalista pronto allo scontro finale. E non solo per la consapevolezza di essere, almeno a Gaza, il più forte. L’accusa di agire in maniera incostituzionale è il cardine della reazione di Haniyeh. Una risposta energica di fronte a cavilli costituzionali discutibili.
Il premier fondamentalista sa che la Costituzione palestinese non sta dalla parte del presidente. Quella legge, scritta nel 1997 e rivista nel 2003 su pressioni americane per ridurre i poteri dell’allora presidente Yasser Arafat, non garantisce a nessuno la possibilità di convocare elezioni anticipate per decreto. La farraginosa Carta palestinese definisce in quattro anni la durata del Parlamento, ma non spiega in nessun articolo le modalità per la convocazione di un voto anticipato. L’unico riferimento esplicito è contenuto nell’articolo che impedisce al presidente di mandare a casa i deputati in caso di entrata in vigore dello stato d’emergenza. Dunque, interpretano Abbas e i suoi sostenitori, se è vietato farlo con lo stato d’emergenza, sarà possibile farlo in tutte le altre occasioni. Un’interpretazione «estensiva», come direbbe un giurista, assai ambigua e assai poco adatta a un clima di guerra civile.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

In quel clima l’annuncio presidenziale - già definito «un atto di sottomissione al nemico sionista», rischia di amplificare le accuse di «tentato colpo di Stato» e di «collaborazione con israeliani e americani» rivolte da ministri e deputati di Hamas. Accuse evidentemente condivise da molti palestinesi, se gli ultimi sondaggi continuano a garantire al gruppo fondamentalista il 36 per cento dei voti contro il 42 per cento di Fatah. L’identica, e quindi assai inaffidabile, forbice che separava i due partiti alla vigilia delle elezioni dello scorso gennaio, segnate alla fine dalla grande e incontestata vittoria di Hamas.
Gian Micalessin

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Palestina a un passo dallo scontro fratricida

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Assalti, spari contro il ministro degli Esteri di Hamas e colpi di mortaio sugli uffici presidenziali di Mahmoud Abbas, alias Abu Mazen, a Gaza sono oramai la conferma che i palestinesi stanno pericolosamente scivolando verso il baratro della guerra civile. E in serata il sequestro e l’uccisione di un colonnello dei servizi di sicurezza legato a Fatah ha ulteriormente aggravato il quadro, anche se più tardi arriva l’annuncio di una tregua, quasi subito infranta. Una tregua talmente fragile da dover essere annunciata con una conferenza-stampa a mezzanotte, per darle credibilità mentre fuori si continua a sparare e a rinfacciarsene la responsabilità.
Dopo la comunicazione presidenziale di sabato, intesa a “licenziare” il governo di Hamas con elezioni anticipate, gli scontri si stanno intensificando. All’alba di ieri un gruppo di uomini armati e mascherati, ma con le uniformi paramilitari utilizzate dal braccio armato di Hamas, le brigate Ezzedin al Qassam, hanno attaccato un campo di addestramento di Forza 17, i pretoriani presidenziali a sud di Gaza City. Un militare di guardia è stato prima ferito e poi ammazzato con un colpo di grazia esploso da distanza ravvicinata. I suoi commilitoni hanno risposto al fuoco costringendo gli assalitori a ripiegare.
Scatta subito un’operazione delle forze leali ad Abbas. Centinaia di agenti della sicurezza, uomini della Guardia presidenziale, ai quali si sono unite le cellule delle brigate dei Martiri di Al Aqsa, il braccio armato e terroristico di Fatah, movimento politico del presidente, prendono posizione in alcuni punti nevralgici. Il piano punta a sbarrare il passo a chiunque, nella zona degli uffici e della residenza presidenziale a Gaza. Sui tetti si appostano i cecchini e sulle strade di accesso sono organizzati posti di blocco. Da un luogo sicuro, probabilmente a Ramallah in Cisgiordania, l’operazione viene coordinata da Mohammed Dahlan, ex ministro degli Interni, fedele ad Abu Mazen e bestia nera per gli integralisti di Hamas.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Le forze fedeli al presidente espugnano anche i ministeri dell’Agricoltura e dei Trasporti, vicini alla zona dove è stato esteso il cordone di sicurezza. I dipendenti dei ministeri sono invitati a tornarsene a casa fino a nuovo ordine, ma Hamas ha già intimato ai rivali palestinesi di abbandonare i dicasteri, altrimenti li riconquisterà con la forza.
La situazione è ulteriormente precipitata quando un gruppo di armati legati a Fatah ha cominciato a sparare contro la macchina sul quale viaggiava il ministro degli Esteri del governo palestinese, Mahmoud Zahar, uno dei falchi di Hamas. Il ministro è rimasto illeso, ma la sua scorta ha risposto al fuoco ingaggiando una battaglia con gli assalitori. Come ritorsione i miliziani di Hamas hanno stretto il cerchio attorno al cordone di sicurezza di Fatah a Gaza City, sparando almeno due colpi di mortaio in direzione della residenza presidenziale. I feriti si contano a decine e Hebba al Mesabe, studentessa universitaria di 19 anni, è stata uccisa dal fuoco incrociato. Anche il giornalista di guerra francese Didier François del quotidiano Libération, si è beccato un proiettile in una gamba. In tutto sarebbero una quindicina le persone ferite attorno al compound presidenziale a Gaza, mentre Abu Mazen si trovava nel suo quartier generale della Mukhata a Ramallah. Il ministro degli Esteri, poco dopo essere sfuggito alle sparatorie ha accusato le forze presidenziali di tentare «un colpo di Stato militare con assassini e occupazioni dei ministeri».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Le vie del capoluogo della Striscia si sono velocemente svuotate nel timore che le fazioni possano usare armi pesanti o azioni kamikaze, con autobomba, contro le postazioni rivali. La tensione sta crescendo in tutta la Striscia e con il passare delle ore si segnalavano violenti scontri anche nel campo profughi di Jabalya, a nord di Gaza City.
Gli integralisti sono militarmente più forti a Gaza e possono contare su circa seimila uomini della loro cosiddetta “forza esecutiva”, costituita grazie ai finanziamenti di Paesi come l’Iran. A questi reparti va sommata l’ala armata e terroristica del movimento, le brigate Ezzedin al Qassam. I lealisti di Fatah, oltre che sulle forze clandestine dei Martiri di Al Aqsa e sugli sfilacciati servizi di sicurezza palestinesi contano soprattutto sui quattromila uomini della Guardia presidenziale. Addestrati dagli americani e ben equipaggiati hanno appena ricevuto nuove armi con il tacito avallo degli israeliani.
Fausto Biloslavo


>>Da: Il giaguaro
Messaggio 4 della discussione

Tutto questo poi mentre l'UE ha appena affermato che "saluta gli sforzi per formare un governo di unità nazionale".
Caspita che tempismo!
Ovviamente D'Alema non si è lasciato sfuggire l'occasione: "Io penso che ci sia una responsabilita' di Israele che in tutti questi mesi ha tenuto chiuso il valico".
Niente niente a sinistra sono un po' fissati?


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Se si votasse oggi, Hamas perderebbe

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

La consultazione avrebbe però un esito incerto: il presidente godrebbe infatti di un lievissimo vantaggio sul primo ministro

Se le elezioni politiche si svolgessero adesso, al-Fatah otterrebbe il 42 per cento dei voti e Hamas raccoglierebbe solo il 36 per cento (mentre oggi controlla due terzi del parlamento). Lo ha rilevato un sondaggio di opinione condotto dal Centro palestinese per la politica e i sondaggi, diretto da Khalil Shikaki.
Il sondaggio è stato condotto nei giorni scorsi, prima che il presidente Abu Mazen (al Fatah) annunciasse elezioni presidenziali e politiche anticipate, uno sviluppo che Hamas considera non costituzionale e perfino «un colpo di stato». Dal sondaggio è emerso che il 61 per cento dei palestinesi è a favore di elezioni anticipate, mentre il 37 si dice contrario. Le presidenziali, inoltre, avrebbero un esito molto incerto perché oggi Abu Mazen raccoglierebbe il 46 per cento dei voti mentre il premier Ismail Haniyeh (Hamas) avrebbe il 45 per cento, se si candidasse a quella carica.
Un altro sondaggio è stato condotto dalla Near East Consulting, secondo quanto riferisce la agenzia di stampa palestinese Maan. Il 59 per cento dei palestinesi ha detto che finora la gestione del governo Hamas è stata «cattiva» o «pessima». Solo il 30 per cento la trova «buona». Da questo sondaggio è emerso che molta fiducia viene riposta in Marwan Barghuti, il leader di al-Fatah che sconta l'ergastolo in Israele. Secondo il 76 per cento degli interrogati proprio lui, meglio di altri, potrebbe trovare una via di uscita alla crisi politica palestinese.
Questi dati vanno presi con cautela perché alle ultime elezioni politiche (gennaio 2006) i sondaggi di opinione nei Territori si sono rivelati imprecisi.

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La resa dei conti scatta anche dentro Al Fatah

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

È resa dei conti tra Abu Mazen e il segretario generale di Al-Fatah, Faruk Qaddoumi, che sabato a Damasco si è unito al leader di Hamas, Khaled Mashaal, nel condannare la decisione del presidente palestinese di indire elezioni parlamentari e presidenziali anticipate per mettere fine alla crisi politica nei Territori.
L’agenzia di stampa palestinese Maan riferisce che ieri mattina l’ufficio politico di Al-Fatah, riunitosi a Ramallah, ha condannato e sconfessato le dichiarazioni di Qaddoumi perché «mettono a rischio l’integrità del partito e creano confusione tra i suoi membri». Frasi che potrebbero preludere alla espulsione di Qaddoumi da Al-Fatah.
La riunione dell’ufficio politico è giunta dopo lo sdegno espresso da alti dirigenti di Al-Fatah per le parole pronunciate da Qaddoumi, che si è anche detto a favore del dissolvimento dell’Autorità nazionale palestinese (Anp). Intervistato dalla radio «Voce della Palestina», il portavoce dell’Anp, Ahmed Abdel Rahman, ha pronunciato parole di fuoco contro Qaddoumi e aggiunto che il segretario generale «non ha più la facoltà di parlare o prendere decisioni a nome del partito».
Sabato le fazioni palestinesi con sede a Damasco avevano condannato seccamente il discorso pronunciato da Abu Mazen a Ramallah e diffuso un comunicato firmato anche da Qaddoumi contrario alla convocazione di elezioni anticipate.
Mai rientrato nei Territori, nonostante la firma degli accordi israelo-palestinesi di Oslo (1993), Qaddoumi è uno degli ultimi fondatori dell’Olp e di Al-Fatah ancora in vita. A capo da oltre vent’anni del Dipartimento politico dell’Olp (carica che equivale a quella di «ministro degli Esteri»), da sempre legato alla Siria, Qaddoumi ha spesso assunto posizioni contrarie alla linea prima dello scomparso presidente Yasser Arafat e poi di Abu Mazen. Due anni fa, alla morte di Arafat, riuscì a farsi nominare segretario generale dell’Olp e per mesi ha ostacolato i programmi di riforma di Abu Mazen, di cui è un accanito rivale.
Di recente però il suo peso politico è diminuito dopo l’ingresso nel Consiglio rivoluzionario e nel Comitato centrale di Al-Fatah di esponenti del partito stretti alleati del presidente palestinese.


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Iran, dati elettorali con il contagocce ma è certa la sconfitta di Ahmadinejad

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Trionfo per i moderati vicini all’ex presidente Rafsanjani. I riformisti temono brogli e chiedono la testa del ministro dell’Interno

I risultati delle elezioni iraniane (due le consultazioni: rinnovo dei consigli comunali e dell’Assemblea degli Esperti, che serve a scegliere l’eventuale successore della Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei) continuano ad arrivare con il contagocce, suscitando le accese critiche e i sospetti dei candidati riformisti contrapposti ai sostenitori del presidente integralista Mahmud Ahmadinejad. Ma ciononostante, con il passare delle ore appare sempre più evidente che proprio quest’ultimo è il vero perdente delle votazioni di venerdì.
Non a caso, sebbene i risultati appaiano chiari e si siano presentati alle urne oltre 28 milioni di iraniani, Ahmadinejad ha sentito il bisogno di respingere «la tesi occidentale» secondo cui le elezioni hanno rappresentato un test per la sua popolarità, il primo che la “democrazia islamica” ha reso disponibile da quando è stato eletto presidente nel 2005. «Sono solo frasi vuote della stampa straniera per minare la solidarietà nazionale», ha detto a denti stretti il presidente in una conferenza-stampa.
Sarà, ma i dati disponibili sembrano smentirlo nettamente. Nella capitale Teheran, dove disponeva di addirittura 14 dei 15 seggi del consiglio cittadino, il movimento di Ahmadinejad «Il buon odore del servizio» guidato dalla sorella del presidente Parvine sarebbe crollato a 3 o 4 al massimo, cedendo la maggioranza a conservatori più moderati vicini al sindaco uscente Qalibaf e incassando lo smacco del ritorno in consiglio, con 2 o 3 seggi, dei suoi avversari riformisti. La stampa vicina a questi ultimi sostiene che in base ai risultati disponibili «la sconfitta della lista di Ahmadinejad appare definitiva in tutto l’Iran».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Proprio per questo gli avversari politici del presidente (il cui principale mentore, l’ayatollah ultrafondamentalista Mesbah-Yazdi, è noto per aver detto che «il potere viene da Dio e non dagli elettori») temono che il ritardo nella diffusione dei dati elettorali nasconda il tentativo di brogli su larga scala. E la minoranza riformista in Parlamento è arrivata a chiedere le dimissioni del ministro dell’Interno Mostafa Pour-Mohammadi, contestato per il suo «silenzio ambiguo».
Chi certamente si sta fregando le mani è Akbar Hashemi Rafsanjani, l’ex presidente “centrista” che a 72 anni conosce una rivincita politica sbaragliando i suoi avversari ultraconservatori. Negli ultimi mesi Rafsanjani, che dall’attuale presidente era stato sconfitto nel testa a testa delle presidenziali del 2005, aveva ripetutamente consigliato prudenza ad Ahmadinejad, soprattutto nel braccio di ferro con l’Occidente sulla questione nucleare. E non è sfuggito che abbia scelto di recarsi a votare fianco a fianco con l’ex presidente “liberale” Mohammad Khatami.
Roberto Fabbri


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Il personaggio dell’anno? Per «Time» sei tu

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Clicchi su wikipedia.org, l’enciclopedia online costruita dagli utenti della Rete, e digiti la parola «time» nella finestra di ricerca. E scopri che nell’ampia voce dedicata a Time, il «newsmagazine» americano, già ieri compariva la copertina del numero, in edicola da oggi, dedicato al «Personaggio dell’anno» del 2006. Un media gratuito come Wikipedia, che funziona solo grazie all’intervento spontaneo degli internauti, ha dato la notizia della scelta di Time praticamente con la stessa rapidità dei media professionali. È la conferma che, anche quest’anno, la redazione del settimanale che da 83 anni fotografa il personaggio più determinante dell’anno ha colto nel segno: la copertina del 2006 è dedicata a «You». Cioè a te, il navigatore della Rete che frequenta i siti di contenuti prodotti dagli utenti. Come la stessa Wikipedia, oppure Youtube o Myspace, per citare solo i più famosi.
È la consacrazione del cosiddetto Web 2.0, termine coniato nel 2004 per indicare la «seconda era» di Internet, quella dei servizi online che si basano sulla libera collaborazione tra gli utenti, sulla condivisione di risorse e conoscenze. Richard Stengel, direttore della rivista, aveva stilato una lista di candidati che comprendeva tra gli altri il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, il presidente cinese Hu Jintao e il leader nordcoreano Kim Jong Il. La copertina dell’anno di Time del resto non segnala certo il personaggio meritevole, ma quello che, nel bene e nel male, si è rivelato il più influente nei 12 mesi appena trascorsi. E la redazione del mensile ha ritenuto che «You», il fenomeno dell’internauta collaborativo sia stato più rivoluzionario e importante nelle nostre vite di un leader dalla bomba atomica facile o di un presidente con l’hobby del negazionismo e l’ossessione di Israele. Per Time, dunque, l’internauta di nuova generazione merita la copertina «per aver individuato e forgiato la nuova democrazia digitale, per aver lavorato gratis battendo i professionisti (dei media, ndr) al loro stesso gioco».

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il riferimento è a siti come Youtube.com, dove chiunque può inserire un video girato da sé. In pochi mesi, il sito creato in un garage da due intraprendenti giovanotti americani, è arrivato a generare un traffico di 100 milioni di video guardati al giorno in tutto il mondo. Oppure Myspace, dove milioni di utenti hanno creato una propria pagina internet sui pubblicano video e foto e gestiscono la propria schiera di contatti. O ancora Wikipedia, o altri meno noti in Italia come Facebook, nato come una sorta di «club» online per studenti di un’università California, e arrivato in un anno a contare 7 milioni e mezzo di scritti negli atenei di tutto il Paese. Eclatante poi il caso di Wikipedia, che per molti è ormai la prima fonte di approvvigionamento di informazioni, eclissando il ruolo delle vecchie enciclopedie. Per arrivare poi al fenomeno dei blog in generale. Una ricerca della società di consulenza Gartner sostiene che nel 2007 i «diari online» toccheranno il loro massimo splendore, arrivando a 100 milioni. I contenuti di questi siti in genere sono liberamente riproducibili, purché non siano utilizzati a fini di lucro, secondo un nuovo concetto di diritto d’autore regolato da una licenza di utilizzo denominata «creative commons». Per alcuni siti di questa generazione poi, l’aspetto collaborativo non è limitato solo alla possibilità di inserire i contenuti, ma anche all’elaborazione del software che ne permette il funzionamento, aperto ad apporti di chiunque sia in grado di maneggiare i linguaggi di programmazione, secondo il cosiddetto sistema dell’«open source».
È tutto oro quel che naviga nella Rete 2.0? I critici sostengono innanzitutto che il modello non produce soldi e quindi è destinato ad affondare. Ma per ora alcuni dei promotori ci hanno guadagnato alla grande: i creatori di Youtube hanno venduto a Google per 1,65 miliardi di dollari e quelli di Myspace a Rupert Murdoch per 850 milioni. Resta il problema dell’attendibilità dell’informazione. Non mancano le lamentele per le voci di Wikipedia sbagliate, ideologicamente distorte o diffamatorie. Il sistema spontaneo saprà correggere se stesso? Non resta che aspettare la copertina del 2007.
Giuseppe Marino


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Scuola vietata al vescovo: «Offende gli islamici»

>>Da: andreavisconti
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Una elementare di San Gimignano dice no a monsignor Buoncristiani. Il centro musulmano: «È una sciocchezza, non siamo d’accordo»


Stop: il vescovo a scuola non può entrare perché offenderebbe gli alunni di religione non cattolica. È successo nel cuore della Toscana, a San Gimignano. La «città dalle mille torri» questa volta è balzata agli onori della cronaca per la decisione del consiglio di istituto della scuola del paese di non accettare l'arrivo di sua Eminenza. L'organo di gestione, del quale fanno parte i rappresentanti dei genitori degli alunni, insieme a tutte le altre componenti della scuola, ha infatti respinto all'unanimità la visita pastorale del vescovo, monsignor Antonio Buoncristiani, all'interno dell'«Istituto Comprensivo Folgore da San Gimignano», motivando il diniego con il fatto che tale presenza «non porterebbe rispetto alle minoranze religiose presenti fra gli studenti dell'istituto». Apriti cielo. La Val d’Elsa senese, già messa a dura prova per le polemiche contro la costruzione della moschea di Colle Val d'Elsa, ora si trova a fare i conti con un altro problema legato all'integrazione religiosa. La Curia non replica e si chiude nel silenzio. «Nessuna discriminazione - afferma il presidente del consiglio scolastico, Gabriele La Placa -. I membri del consiglio del quale, tengo a precisare, fanno parte anche italiani cattolici, in piena autonomia decisionale e facendo un ragionamento che non ha niente di discriminatorio né nei confronti del vescovo, né nei confronti di altre religioni, hanno deciso di non concedere lo spazio per accogliere questa visita pastorale. Voglio sottolineare che si trattava proprio di una visita pastorale e quindi di forte connotazione religiosa, e non un semplice incontro. Ben venga il vescovo per attività legate alla didattica. Stiamo vivendo una situazione politica e religiosa nazionale e internazionale molto delicata e la scuola non vive fuori dal mondo. Dovevamo fare una scelta: o tutti o nessuno. Non potevamo accettare quella visita e rifiutarne altre. Quindi abbiamo deciso che per attività religiose, così come per interventi di tipo politico, la scuola è indisponibile. Non c'è nessuna chiusura, anzi, ci impegneremo per una conferenza sulla religione alla quale invitare tutti i rappresentanti religiosi, compreso il vescovo Buoncristiani».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La scuola elementare di San Gimignano è frequentata da molti figli di extracomunitari di religione musulmana provenienti dai Paesi della ex Jugoslavia e dal Nord Africa. «Il consiglio ha ritenuto opportuno non accogliere il vescovo - prosegue La Placa -, per non urtare la sensibilità religiosa di questi bambini. Non ci è sembrato giusto imporre questa visita a chi ha altre fedi religiose delle quali ci sentiamo di riconoscere i pieni diritti». Stamattina il presidente del consiglio di istituto si incontrerà con la direttrice, Annamaria Cotoloni, «con la quale vorrò chiarire certi punti senza ostilità di alcun genere». La scuola di San Gimignano è frequentata da 550 studenti che comprendono bambini dalle materne alle medie, dei quali il 10% sono stranieri. «Ma non l'abbiamo fatto solo per loro - dichiara ancora La Placa -. Ci sono anche tanti italiani che professano altri credi come i “Testimoni di Geova” e ai quali non avrebbe fatto piacere la visita del vescovo. Pertanto abbiamo agito nel rispetto di tutte le confessioni religiose compresa quella cattolica in quanto è giusto dire che questa decisione è stata presa anche da genitori cattolici praticanti e da docenti. Nessuno ha espresso un disaccordo, nemmeno la preside. Non è stata una negazione della figura del vescovo, ma solamente una non disponibilità della scuola».
La visita di sua Eminenza faceva parte di una serie di incontri, nel periodo natalizio, lungo tutto il territorio senese ed era stata organizzata dal parroco di San Gimignano, don Walter, che aveva ritenuto giusto invitare il vescovo, nel quadro di un progetto multiculturale avviato dalla scuola che riguarda gli insegnanti di religione. Per monsignor Buoncristiani era stato programmato l'incontro con i bambini nell'orario di svolgimento dell'attività didattica, la visita delle aule, ma nessuna funzione di carattere religioso. Neppure questo passaggio soft però è piaciuto al consiglio scolastico che ha sprangato le porte alla massima carica ecclesiastica del territorio. Una scelta da cui prende le distanze anche il centro musulmano: «È una sciocchezza, non siamo d’accordo. Ci troviamo dinanzi a un malinteso senso di rispetto».
Fabrizio Boschi


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Nel paese che vive al buio si è acceso il sole artificiale

>>Da: andreavisconti
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Lo specchio, con 14 pannelli da 100mila euro, è stato posizionato su un monte. Cattura i raggi e li riflette sulla piazza

È stata Alba ad accendere il sole artificiale di Viganella, il piccolo paese di montagna, in provincia di Verbania, che per settanta giorni all’anno rimane all’ombra. Il destino, o per meglio dire un concorso a cui hanno partecipato una cinquantina di scolari, ha scelto questa bimba di 10 anni, venuta dalla Costa della Luce spagnola per attivare il computer che dirige la superficie riflettente attraverso la quale il sole, da oggi, farà capolino anche d'inverno.
Viganella è il primo paese al mondo che ha saputo sfidare e vincere madre natura mutando la direzione dei raggi solari che ora arrivano anche là dove non si erano mai visti. Un sole artificiale al modico prezzo di 100mila euro, realizzato grazie ad una moderna tecnologia tutta italiana, anzi piemontese. Questo paesino, arrampicato sulla Valle Antrona, conta poco più di 200 anime: un mucchio di case caratteristiche dei paesi di montagna del Verbano che ruota intorno al «salottino» della piazza. Uno accanto all'altro, sfilano gli edifici più importanti: il Comune, la chiesa, la sede della Comunità montana e in mezzo tre panchine scure, che rimangono completamente inutilizzate dall'11 novembre al 2 febbraio. È questo il periodo in cui il sole proprio non ne vuol sapere di riscaldare i viganellesi e rimane nascosto dietro la Colma, il monte alto 1.600 metri che fa da spartiacque tra la Valle Antrona e la Valle Anzasco. Un vero peccato, ma contro madre natura non si può fare nulla.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Almeno così è stato fino a quando il primo cittadino, Pierfranco Midali, non ha deciso di cambiare le cose. «Un amico architetto - spiega il sindaco - voleva disegnare una meridiana su una parete della chiesa. Gli ho spiegato che sarebbe stata inutilizzata per una settantina di giorni e da lì è partita la nostra sfida per far arrivare il sole in paese». Giacomo Bonzani, l'architetto, ha studiato un progetto e Midali lo ha fatto realizzare. «Siamo andati in America - prosegue entusiasta - e abbiamo scoperto che la tecnologia più avanzata in questo settore è patrimonio piemontese». Il bando di concorso indetto dal Comune è stato vinto dalla «Rev» di Albisola Marina, in provincia di Savona e la superficie riflettente è stata realizzata dalle officine «Saber» di Nichelino (Torino). La tecnologia utilizzata viene chiamata «sole doppio», perché attraverso una superficie riflettente cattura e fa rimbalzare i raggi in un punto determinato, a seconda dell'inclinazione della superficie stessa, pilotata da un computer. Il sole artificiale è uno specchio composto da 14 pannelli, per un totale di 40 metri quadrati, è alto 5 metri e largo 8. Arrivato a Viganella una ventina di giorni fa, è stato posizionato sul monte Colma, a 1.100 metri. Rivolto verso Nord, riesce a catturare i raggi e quindi a rifletterli sulla piazza comunale. Il computer che lo regola si trova in Comune, ed è impostato automaticamente. La posizione dello specchio si può però cambiare, nel caso in cui si decida di portare più sole in una frazione dove magari si sta svolgendo una manifestazione. Insomma un sole artificiale che si pilota con il telecomando. «Nei giorni del solstizio - spiega il sindaco Midali -, cioè quando il sole si trova alla massima distanza dalla Terra, noi riusciamo ad avere sei ore di sole, fino ad arrivare a un massimo di otto». Un bel colpo per chi il sole non lo aveva mai visto. All’inaugurazione del pannello riflettente era presente anche una delegazione della Costa della Luce, in Andalusia, che ha voluto gemellarsi con il paese piemontese. «Dopo il sole - conclude il primo cittadino - porteremo a Viganella anche i turisti di tutto il mondo». E se lo dice lui che ha vinto le leggi della natura, c'è proprio da credergli.
Nadia Muratore


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Precari e pensioni, Fassino spiazza gli alleati

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

L’allarme dell’ex sottosegretario al Welfare Sacconi: nella Finanziaria profonde correzioni della Biagi, è iniziata la fase della restaurazione controriformista

Con prudenza, Romano Prodi cerca di pilotare la maggioranza fuori dalle secche dello scontro su «Fase due» sì e no, e promette che ora si può aprire una fase di riforme. «Con la Finanziaria abbiamo voluto dare una direzione nuova al Paese, con i conti in ordine e tutte le risorse possibili per lo sviluppo», spiega da Bologna, dove incontra i cronisti per un brindisi pre-natalizio. «Adesso - aggiunge - dobbiamo vedere tutti i problemi più delicati e più forti dello sviluppo e indirizzare ancora più energie in questa direzione». Per «tornare in gara» e «vincere», il Paese deve «ricominciare a correre, e ogni sforzo va in questa direzione. Solo dobbiamo aiutarlo con provvedimenti e riforme che aiutino questa corsa».
Formule un po’ fumose, che però sono utili a tener buona sia l’ala «riformista» del centrosinistra, Fassino e Rutelli in testa, sia quella radical che di «fase due» non vuol sentir nemmeno parlare. Come d’altra parte lo stesso premier. Ma il segnale è comunque chiaro: l’agenda delle eventuali riforme Prodi non se la vuol far dettare da nessuno, sarà lui da Palazzo Chigi a deciderne tempi e contenuti. «Il primo schema di liberalizzazioni (quello che ha avuto come risultato l’aumento delle tariffe dei taxi, ndr) ha avuto molto successo», afferma, «ora seguiranno altre decisioni per permettere agli italiani di correre».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Nella lista delle «riforme» al primo posto ci sono le pensioni. E ieri alcune autorevoli voci si sono levate per sollecitare decisioni chiare. «Chiamatela fase due o come volete, interessa la sostanza: il governo si gioca il proprio futuro nei prossimi mesi», ha avvertito sul Corriere Carlo Azeglio Ciampi, chiedendo «scelte di fondo in tempi rapidi». Lamberto Dini ha evocato il modello tedesco, proponendo l’innalzamento dell’età pensionabile: «Bisogna affrontare le riforme strutturali individuate nel Dpef», ha insistito. E l’ex commissario Ue Mario Monti ha severamente criticato la politica economica di Prodi e Padoa-Schioppa: «Non è stata all’altezza delle aspettative, sono mancate le riforme strutturali che dovevano accompagnare e non seguire la Finanziaria». L’attacco di Monti deve aver punto sul vivo il premier, a giudicare dalla reazione irritata del fido prodiano Monaco: «Contiamo di smentire il suo scetticismo, ma governare è più difficile che fare analisi e prospettare ricette».
Intanto il segretario ds Piero Fassino (assicurando preventivamente che Padoa-Schioppa «ha la fiducia mia e dei ds») definisce «inevitabile» l’innalzamento dell’età pensionabile, giudica «inaccettabile la sanatoria dei precari» della pubblica amministrazione ma auspica un’«intesa» con i sindacati: «Sono temi difficili per loro, ma sono certo che vogliono affrontare i problemi». Il pressing riformista incontra però il muro di Rifondazione: «Sulle pensioni ci atteniamo al programma», avverte il segretario Franco Giordano, ben sapendo che il programma parla solo di superamento dello scalone. «Ci confronteremo col governo per proporre una piattaforma condivisa da tutti i lavoratori». Il che lascia intendere che di innalzamento dell’età non si deve neppure parlare, e che il Prc incalzerà da sinistra il sindacato, facendosi portavoce delle istanze della sua base, per bloccare possibili «cedimenti» alla ricerca di intesa evocata da Fassino.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Dal centrodestra, intanto, l’azzurro Maurizio Sacconi avverte: «La fase due è già iniziata, ed è quella della restaurazione controriformista». A che si riferisca l’ex sottosegretario azzurro all’Economia è presto detto: nelle infinite pieghe della Finanziaria, oltre all’emendamento Fuda c’è anche un comma che contiene «significative correzioni della legge Biagi»: aumento delle aliquote contributive per i collaboratori a progetto, stabilizzazione di contratti atipici, parametrazione ai contratti di lavoro nazionali dei compensi dei «CoCoPro». Se ne è accorta anche Confindustria, e la manovra non è piaciuta per nulla a Viale dell’Astronomia. Non a caso ieri il Sole 24 Ore denunciava la questione in prima pagina, annunciando che «è partito il superamento della legge Biagi».
Laura Cesaretti


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Partito democratico: Zani (Ds) boccia Fassino

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Se c’è uno che incarna «l’appartenenza» al partito, quello è lui. Una vita da funzionario, decine di congressi impegnato a sostenere le maggioranze del Pci prima e dei Ds poi. Ecco perché - per chi conosce la sinistra - il fatto che Mauro Zani, 57enne eurodeputato dei Ds stavolta si schieri contro «il segretario» è una notizia. Ma lui ti spiega il perché con antiretorica disarmante, grande schiettezza, una terza persona autoironica e un sospiro: «Eh sì... stavolta il compagno Zani se ne va in minoranza».
Onorevole Zani, qualcuno dice che se un quadro navigato come lei è contro la Svolta di Fassino, in Emilia potrebbero esserci delle sorprese, al congresso.
«No, la fermo. Non ho il minimo dubbio, in Emilia Fassino vincerà. I compagni sono pieni di incertezze, ma staranno, ancora una volta, col segretario. Lo dico per spiegare che non ho tornaconti, solo un personale convincimento: questa roba, così come ce l’hanno proposta non funziona».
Lei era uno dei più forti sostenitori della Svolta. Perché stavolta dice no? Non è la stessa cosa?
«Ma nemmeno per sogno! Allora era questione di vita o di morte, si trattava di evitare che le macerie del muro ci schiacciassero».
Non la convince l’idea di un «nuovo partito»?
«Guardi, sarò brusco: non è che sommando due debolezze si fa un partito nuovo».
La Margherita e Ds le sembrano due debolezze?
«Con l’11 e il 17% per cento lei ha dei dubbi? E nessuno mi risponde sulla cosa che ritengo più importante».
L’appartenenza al partito del socialismo europeo?
«Fassino dice: “Il problema esiste, ma lo affronteremo alla fine”. Scherziamo?».
Per lei non è una questione formale, vero?
«Certo! È questione in-su-pe-ra-bi-le. Io a Bruxelles in questa casa ci abito già, ed è la mia, la nostra famiglia».
Non è tutto rose e fiori...
«Ah, certo, io la vorrei anche ristrutturare. Però è la nostra, ha capito cosa intendo? Se ho casa mica me ne vado in giro per alberghi!».
I dirigenti dei Ds dicono: convinceremo la Margherita, in qualche modo...
«Ma quelli dicono che non verranno neanche morti! Qui si fa una fusione fra due gruppi dirigenti, a freddo».
Che ci vorrebbe d’altro?
«Mi chiedo: ma come pensano che si possa fare un partito nuovo, con una classe dirigente vecchia?».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Lei si sente più vicino alla Royal che alla Binetti?
«Alla Royal, e un bel pochettino, direi».
Più Zapatero che De Mita.
«Premessa: ho grande stima per De Mita, ma è ovvio, mi sento infinitamente più vicino a Zapatero! Vede, questi esempi servono a capire il problema politico. A 57 anni, Mauro Zani pensa che invecchiando serva più radicalità».
Non ci credo.
«Ma caspita! Vede, Berlusconi avrà tanti difetti, dicono che è populista, ma ha un pregio enorme: lui le canta chiare. Ai suoi elettori dice quello che pensa. I Ds, invece - la autorizzo a scriverlo - di questi tempi non sono né carne né pesce».
Vorrebbe più coraggio sulle questioni civili?
«Certo! Bisogna essere meno timorosi o tremebondi. Sembra che non ci sia stata ancora la breccia di Porta Pia! È così difficile dire che Welby ha diritto a fare quel che vuole con la sua vita?».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Rimproveri a Fassino?
«Vede, dal punto di vista dell’impegno dà persino troppo, è una macchina da lavoro terrificante. Però non solo lui, ma tutti i dirigenti, dovrebbero osare di più, mostrare una visione del mondo».
Esempio?
«Siamo sull’orlo di un conflitto di civiltà, e ce la caviamo con le belle parole? Oppure: l’obiettivo sono gli Stati Uniti d’Europa? E lui dice che - cito esattamente - “bisogna creare l’alfabeto del multilateralismo”... Che cos’è? Non si può essere più ambiziosi? Serve un obiettivo, ci fermiamo al metodo».
Lei è più vicino a Caldarola-Angius che al Correntone, come mai?
«Dal punto di vista dei contenuti mi sento in sintonia anche con Mussi... Ma al contrario di lui penso che il partito democratico si debba fare. Non così, però».
Quindi sceglierà la mozione «terzista».
«Lo so, la parola fa schifo. Ma sarei pronto a votare da solo, perché so una cosa».
Quale?
«Che Fassino vincerà. Ma che nulla andrà come dicono. Fra un anno e mezzo dovranno fare l’autocritica e spiegarci come si poteva pensare di iniziare con una falsa partenza e fare una cosa nuova, senza metterci dentro dei contenuti».
Luca Telese


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«Fm», la targa di Fermo provincia Ecco quanto costerà agli italiani

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Messaggio 5 della discussione

Dopo più di un secolo arriva il divorzio da Ascoli Piceno. Nuove Prefetture, Questure e sedi delle forze dell’ordine. Il commissario del governo De Feis: basteranno 18 milioni

Bastano due lettere, per contenere un sogno: una «effe» e una «emme», quanto concede lo spazio angusto di una targa d’auto. Soprattutto se il sogno - quello del Fermano di diventare Provincia, affrancandosi da Ascoli Piceno - è andato deluso tanto a lungo. Dal 1861, Unità d’Italia, fino al 2004, con l’ok alla nascita di tre nuove Province: oltre a Fermo, anche Monza e l’area Barletta, Andria, Trani. Un sogno che, conferma il sindaco del futuro capoluogo, Saturnino Di Ruscio, di Forza Italia (ha strappato due volte il Comune alla storica tradizione di sinistra), «è assolutamente trasversale, condiviso da tutti». Anche perché, conferma Andrea Livi, piccolo e raffinato editore locale, Ascoli e Fermo sono storicamente due mondi lontani. «La prima fu avversa a Roma; la seconda l’opposto. Di più, addirittura un’accesa papalina».
Così, in attesa che questa realtà, per ora territoriale e umana (40 Comuni e 170mila abitanti), diventi anche politico-amministrativa con le elezioni di primavera 2009, la gente di qui sperava di poter esibire già da mercoledì scorso il proprio orgoglio (anche quello può stare in due lettere) appiccicando sulle targhe la sigla «FM». Sogno per ora rimbalzato sul muro di gomma statale. Spiegano, pilateschi, alla Motorizzazione: «Il Poligrafico non ci ha fornito gli adesivi». Inefficienza che è linfa del privato, perpetuando ancora per un po’ il business che stampa e vende sigle «ufficiose». Fai da te.
Ovvio che le riserve di pazienza si stiano via via esaurendo. Così, mentre aspetta il suo «Godot», ovvero la nascita della sospirata Camera di Commercio locale, Cesare Rossi, presidente dell’Associazione commercianti fermani, tuona: «Abbiamo bisogno di tante cose. Due su tutto: una viabilità e intermodalità che ci avvicinino a Milano, a Roma e al resto del mondo; e una Sanità degna di questo nome, così da mettere fine all’esodo dei malati verso Ancona o altre province. Per non dire di ciò che manca ancora al turismo. Abbiamo l’occasione di diventare una realtà autosufficiente e non più il luogo dove la gente si fermava solo per una foratura in autostrada. Ma per coglierla servono fatti».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Di buono c’è che il piano per dividersi da Ascoli appare a tutti valido. Le chiavi della «macchina», poi, sono nelle salde mani del Commissario governativo Michele De Feis, ex prefetto di lungo corso, ora in pensione, che dal 2004 guida questa separazione in casa dalle splendide sale di Palazzo Paccaroni. «Adesso la situazione è cambiata decisamente in meglio, con il superamento delle difficoltà di dialogo tra amministratori ascolani e fermani - sottolinea -. Tanto che non ci sarà contenzioso».
La divisione del personale, anzitutto, vedrà definite a gennaio le piante organiche. Con una premessa, assicura il Commissario: «l’assenza di doppioni». Nel senso che i 597 attuali effettivi e i circa 100 contrattisti a tempo determinato della Provincia di Ascoli, rimarranno tali. Non aumenteranno di numero. Saranno invece previsti incentivi di carriera per chi sarà disponibile a spostarsi, tenuto conto che la stragrande maggioranza dei dipendenti, eccetto 107 unità, risiede nell’Ascolano. E c’è anche un piano per favorire i collocamenti a riposo.
Quanto al patrimonio - strade e immobili - si sta procedendo alla sua valutazione che va ultimata, per legge, non prima del giugno 2007 e non oltre il giugno 2008. Allo stato, De Feis non può quindi dire quale sia il valore totale, nemmeno a spanne. Ma la divisione rispetterà le percentuali fissate: 53,72% e 46,28%, rispettivamente per Ascoli e Fermo. Un esempio: sul totale dei 1.780 chilometri di strade della ex grande provincia, 954,4 andranno alla vecchia e 825,8 alla neonata. Stessa spartizione per gli immobili, ora in via di stima. Nel dettaglio: 15 edifici scolastici nell’Ascolano e 8 nel Fermano; quelli cosiddetti «istituzionali» sono invece, rispettivamente, 27 e 13; e ancora, 8 e 5 le case cantoniere. E via dividendo.


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Messaggio 3 della discussione

Capitolo costi. Anche su questo fronte, sembra proprio che i bravi marchigiani abbiano scelto di muoversi usando l’accortezza del paradigmatico «buon padre di famiglia». Tenuto conto che alcuni edifici istituzionali esistono già, come Tribunale, Archivio di Stato, Agenzia delle Entrate e del Territorio, «serviranno in tutto 18 milioni di euro - assicura il Commissario De Feis - da destinare alle nuove sedi di quei corpi che danno al cittadino il senso della presenza dello Stato. Ovvero le future Prefettura, Questura, Polizia Stradale, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Forestale».
Nel dettaglio: 3 milioni di euro per restaurare e adibire a sede prefettizia il palazzo Sassarini Caffatelli, concesso dalla Cassa di Risparmio di Fermo con un comodato gratuito per 5 anni che tiene conto dei lavori effettuati (poi scatterà un canone d’affitto). Per Questura e Stradale sarà adattato l’attuale e semivuoto Centro studi della Polizia, adibito a collegio per gli orfani degli agenti, che è di proprietà del Fondo assistenza della Ps. Qui il costo sarà rilevante - 10 milioni - perché la struttura attuale è tutta a camerette e perché vanno fatti anche importanti interventi antisismici.


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Messaggio 4 della discussione

L’elenco prosegue con la sede dei Carabinieri, che sarà ricavata dall’attuale Comando di compagnia, di proprietà di un privato. Il quale provvederà ai lavori in cambio di un canone d’affitto in via di determinazione. Ancora: 570mila euro, già finanziati dal ministero delle Infrastrutture, basteranno per costruire ex novo la caserma della Finanza, mentre 730mila saranno quelli destinati alla sede della Forestale. Per il Comando dei Vigili del Fuoco, infine, si torna a cifre importanti - 6,5 milioni - per i lavori di ampliamento dell’attuale sede, di proprietà demaniale, e per pagare anche gli indennizzi per gli espropri resisi necessari.
I fondi per realizzare questi progetti avevano subito un blocco nel travagliato iter della Finanziaria, poi superato con lo sblocco votato dalla Camera e proprio venerdì sera dal Senato. «A decorrere dal 2006 - spiega De Feis - saranno 10 milioni 250mila euro annui a regime nel bilancio dello Stato. Soldi che non serviranno soltanto a eseguire i lavori di cui sopra, ma anche a pagare stipendi, canoni d’affitto, attrezzature e mezzi». Confidando che bastino...
Guido Mattioni


>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

Dagli anni 60 in poi, fino alla sua «morte» (’84), a dividere Ascoli e Fermo ci si mise anche la Cassa del Mezzogiorno. Facendo piovere denaro sui primi, più abili a cavalcare la politica, e lasciando a secco i secondi, troppo intenti a lavorare. Col risultato di anestetizzare lo spirito imprenditoriale degli uni; e di stimolare ulteriormente quello degli altri. Che mugugnando, si misero a lavorare ancor di più. Dando vita, dice Stefano Lattanzi, il Pininfarina delle scarpe (da 4mila euro al paio), 85% del fatturato in export, «a un nuovo Rinascimento italiano, quello del terzo millennio». Processo rafforzato ora con il rientro di 106 imprenditori nella neonata Confindustria di Fermo, forte così di 600 iscritti. Gente come Enrico Bracalente, titolare del calzaturificio NeroGiardini. Uno che dai faticosi inizi, nel ’75 (aveva 17 anni), con il fratello maggiore, nei sotterranei di una chiesa, è arrivato a 120 milioni di euro di fatturato 2006, con un più 80% sul 2005. Gente che ha dato vita a un distretto, il calzaturiero, con 2.791 imprese e 21.997 addetti (dati 2001; il manifatturiero nel suo complesso conta su 4.460 aziende e 31.178 dipendenti). Cifre che hanno portato le Marche dal 68% di peso economico dell’agricoltura nel ’36 al 4,1% del 2001. E anche questa è Italia.

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Scajola: il rilancio di Forza Italia partirà dalle elezioni di base

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Messaggio 3 della discussione

«È importante che siano i militanti a scegliere i dirigenti attraverso i congressi»

Il seminario organizzato a Firenze dalla Fondazione Magna Carta e dal Coordinamento di Forza Italia della Toscana ha restituito l’immagine di una formazione politica coesa in tutte le sue componenti nella ricerca di un collegamento migliore tra leadership, vertici e base. La stessa intervista rilasciata ieri dal vicepresidente di Fi, Giulio Tremonti, al Giornale ha evidenziato l’importanza della «trasformazione progressiva da movimento a partito». Un momento propedeutico alla futura federazione del centrodestra che esclude qualsiasi ipotesi di Grande Centro. Una strategia di rilancio che ha provocato qualche fibrillazione in un centrosinistra sfibrato dal suk della Finanziaria.
«Se la struttura del partito tende a frapporsi tra il leader e la base, invece che a essere un trait d’union fra i militanti e il presidente, non soltanto diventa controproducente, ma contraddittoria con la stessa ragion d’essere di Forza Italia», ha sottolineato Claudio Scajola, presidente del Copaco (Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti). Insomma, appurato che «Silvio Berlusconi è leader perché ha consenso, non si può pensare che altri, privi di consenso, esercitino una leadership parziale o locale facendosi scudo del consenso di Berlusconi».


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Messaggio 2 della discussione

Il presidente del Copaco ha rilevato come le carenze strutturali finora manifestate si concentrino nel rapporto tra nomenklatura e base. Di qui la necessità di «una classe dirigente che la gente senta come propria» e «che sia scelta dai militanti attraverso i congressi e dagli elettori attraverso i loro rappresentanti nelle istituzioni». Una questione non di poco conto perché il consolidamento di Forza Italia è un passaggio obbligato per renderla «perno del futuro soggetto politico» che si sta ricandidando al governo del Paese. Secondo Scajola, infine, non si può prescindere dal radicamento territoriale avvicinandosi la federazione con An, partito più piccolo ma più organizzato.
Un aspetto sottolineato anche dal coordinatore regionale del Lazio di Forza Italia, Francesco Giro. «Ora dovremo insistere - ha dichiarato - nel selezionare la classe dirigente, nel moltiplicare i momenti di confronto con i congressi, nel favorire la partecipazione alla vita del partito». Giro ha spiegato che la manifestazione del 2 dicembre è stata un «elettrochoc» perché ha eliminato «un certo complesso di inferiorità rispetto alla sinistra che a forza di parlare della sua presunta superiorità morale aveva finito per condizionarci».


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Messaggio 3 della discussione

Il fermento di Forza Italia non poteva non condizionare il centrosinistra. Ieri è stato il ministro delle Riforme, il diessino Vannino Chiti, a lanciarsi all’attacco degli azzurri dopo le dichiarazioni dell’ex ministro dell’Economia. «L’uscita di Tremonti - ha commentato - mette in evidenza la debolezza della proposta politica di Casini» (che aveva ipotizzato un governo di «volenterosi»). Per Chiti l’Udc «non può contentarsi di un mezzo strappo con la Cdl» e per non restare «in mezzo al guado» dovrebbe proporsi di costruire con Follini una forza di centro «che si allei stabilmente con il centrosinistra». Ma a Via dei due Macelli l’intervento è stato considerato un’intromissione indebita. «Chiti e la sinistra - ha ribattuto Maurizio Ronconi - non troveranno sotto l’albero i voti dell’Udc che invece potrebbero andare a un governo che archivi in fretta il ricordo di Prodi».
Gian Maria De Francesco


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Fini: «Avanti con la Federazione Il governo sta per cadere»

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Messaggio 2 della discussione

Gianfranco Fini riunisce l’assemblea nazionale e indica al suo partito la nuova strada maestra da seguire: quella della federazione del centrodestra o, più semplicemente, del «centrodestra senza trattino». Un respiro strategico che deve passare attraverso la difesa e il consolidamento del bipolarismo, senza soffermarsi troppo sul percorso a strappi dell’Udc. «La risposta migliore a quanto sta succedendo nel centrodestra e alla questione del rapporto con l’Udc è evitare ogni polemica, e andare avanti per la nostra strada» dice il leader di An. «Sarebbe un guaio se ci fermassimo a capire cosa fanno gli altri. Nel centrodestra si è posta la questione della linea seguita dall’Udc, un fatto senza dubbio politicamente rilevante. Noi non condividiamo quella linea ma comprendiamo la sua strategia. Quella di Casini non è una bizzarria o un salto nel vuoto» ma si inserisce in un quadro di superamento di una logica bipolare coerente con l’appoggio alla legge proporzionale, da An invece contrastata. Di fronte a questo percorso dell’alleato centrista, l’unica strada percorribile è quella fatta di iniziative politiche».
«Per noi - insiste il presidente di An - non può esserci un centro alternativo» alla destra anche «in nome della irreversibilità del bipolarismo». Il partito di Via della Scrofa, insomma, deve avere una prospettiva diversa e pensare in termini di coalizione. «Se uno ha a cuore la crescita del proprio partito fa la scelta di Casini, se invece uno ha a cuore la crescita e l’identità del proprio partito in un ambito di federazione e di coalizione, allora fa la scelta che io chiedo di fare ad An. Il centrodestra rimane la nostra prospettiva strategica. Per questo dopo la sconfitta elettorale e il referendum costituzionale An fece bene a confermare di muoversi in una logica bipolare, di coalizione, in una logica di scelta di campo irreversibile per il bipolarismo» insiste Fini. «Andare verso la Federazione del centrodestra, naturalmente, non vuol dire ammainare la bandiera» di Alleanza Nazionale, ma «decidere quote di sovranità condivisa. Il partito non ne esce più debole ma più forte nelle sue capacità di organizzazione». Serve quindi «ripensare il centrodestra» e «riempirlo di contenuti politici perché la federazione è anche un modo per non ripetere gli errori che abbiamo fatto quando eravamo al governo, con un confronto preventivo fra alleati».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Ci sono due date che, in maniera diversa, ricorrono nelle parole del leader di An. La prima è il 2007, «anno in cui verrà meno il governo dell’Unione e Prodi verrà archiviato» e l’anno in cui il centrodestra «dovrà attrezzarsi «per discutere delle strategie» da adottare per il dopo-Prodi. La seconda data è il 2009, anno in cui «per il centrodestra italiano la collocazione naturale dovrà essere il Partito popolare europeo».
Fini torna, poi, ad attaccare il modo in cui l’esecutivo è passato indenne attraverso il voto di fiducia al Senato. «Non contestiamo il diritto dei senatori a vita di votare - sottolinea il leader di An - ma il fatto che senza quel voto il governo non avrebbe la maggioranza e quel voto non è espressione del mandato popolare. Si è al di fuori della logica democratica se si sta al governo senza rappresentare la maggioranza di coloro che sono stati eletti».
Alla fine il verdetto dell’assemblea del partito è nettamente a suo favore ma non unanime come accaduto quasi sempre in passato. La relazione viene, infatti, approvata «a maggioranza». Ed è lo stesso Fini a utilizzare questa formula, di fronte al voto contrario di Francesco Storace e altri 14 delegati, mentre il presidente dell’assemblea Franco Servello usa, invece, la formula «a larga maggioranza». Distinzioni dialettiche che non servono a sfumare i contorni di quello che è il fatto politico di giornata: il riconoscimento, anche da parte dello stesso Fini, dell’esistenza di una minoranza interna, dopo 12 anni di unanimismo.
Fabrizio de Feo


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Bossi: vogliamo elezioni subito

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«Io non mollo». Ovazione. «Io non mollo, è qualche imbecille che vuol farmi mollare, ma io non mollo». Umberto Bossi alza il dito medio al cielo, quarantamila persone intonano «non mollare mai». Slogan che riafferma la leadership e che rimbomba dal Castello Sforzesco sino al Duomo. Ma anche uno slogan che accompagnato da quell’eloquente gesto fotografa la rabbia del Nord contro la Finanziaria prodiana, quella delle tasse che strangolano il Paese.
Voce della protesta che spinge il Senatùr a lanciare un appello a Giorgio Napolitano: «Vogliamo elezioni subito, ascolta la voce della gente che ne ha piene le scatole». Già, «se un governo non è più sopportato dal popolo c’è un’unica via democratica, le elezioni» dice il leader del Carroccio confidando una speranza, che «il presidente della Repubblica senta la voce popolare, anche se ho la sensazione che ogni tanto faccia finta di non sentire».
Auspicio di chi avverte «la paura di Prodi» perché il Professore «sa che se si va a elezioni la gente lo seppellisce» e, attenzione, «da quella paura nasce tutto». Ma attenzione, continua Bossi, «il presidente della Repubblica dev’essere super partes e sentire la voce del Paese che ne ha piene le scatole». Il popolo padano scatta nell’applauso, Bossi lo stoppa: «Noi vogliamo le elezioni, che si vada subito al voto. Se però non ce le danno cosa facciamo, la rivoluzione?».
Domandina che non attende la replica della maxi adunata milanese, «c’è tanta gente che si sta preparando all’evenienza di alzarsi in piedi e correre dentro i palazzi dei fanfaroni del potere, ma noi speriamo fino all’ultimo che prevalga la scelta della democrazia e del consenso». Come dire: «La via c’è ed è quella del voto elettorale, quando un governo non è più amato ed è mal sopportato dal popolo si va a votare. Ma in cima ai Palazzi romani hanno tappato le orecchie sperando di non sentire le sirene democratiche».
Sventolano le bandiere leghiste, si levano gli slogan davanti a quel palco dove sono poste due grandi mortadelle intere, simbolo del Professore a capo del governo, «mortadellona che ha minuti contati, che faremo a fatte» chiosa Roberto Calderoli. Boutade del vicepresidente della Senato che invita a «coprirsi» perché «c’è in giro un virus influenzale che causa epidemie, il “romanun prodis” che lo prendi quando voti a sinistra, che ha come tempi di incubazione dei mesi di governo e che causa la disintegrazione del Paese». «Disintegrazione» contro cui la Lega sfila «per difendere la nostra anima, il nostro cuore, le tradizioni e il modello di società in cui crediamo» spiega Calderoli.


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Bossi dal palco svolge quest’ultimo concetto mettendo nel mirino «quello che stanno facendo con la società»: sì, la «politica economica di questo governo è molto brutta, ma se l’economia si può rimettere a posto, be’ non si può rimettere a posto una società basata sulla droga libera e sull’omosessualità. Questa è la società che vogliono creare. Errore, errore gravissimo».
Si dice «preoccupatissimo» il Senatùr «per quanto sta succedendo. Ad esempio sulla questione degli omosessuali, il problema non sono i loro diritti perché tutti i cittadini hanno diritti individuali, il problema è la famiglia omosessuale». Famiglia «parallela» la definisce il leader leghista, «famiglia» da cui il governo Prodi «vuol far artificialmente discendere i diritti per gli omosessuali». Il finale? «Come volevano fare l’anno scorso in Europa, finiranno per legalizzare la pedofilia».
E mentre il líder máximo leghista riafferma la sua «preoccupazione» per le ripercussioni che «certe leggi possono avere sul nostro futuro e su quello dei nostri figli», la piazza dei quarantamila (settantacinquemila secondo gli organizzatori) innalza cartelli contro i Pacs della «vergogna» che «fanno saltare la società» e che sono uno «schiaffo al cristianesimo».
Giudizi a caratteri cubitali sulle note del «Va pensiero» coperto da quel grido di battaglia, «Governo dell’Unione tu la pagherai, proteggi i clandestini e ammazzi gli operai», che sintetizza il replay odierno in versione padana della manifestazione dello scorso 2 dicembre organizzata a Roma dalla Casa delle Libertà. Quella per «difendere il portafoglio degli italiani, contro la Finanziaria delle tasse» ricorda Calderoli, «dove hanno tolto qualcosa a tutti, anche ai cani e ai gatti non lasciano la libertà sessuale: infatti, c’è un incentivo alla castrazione».
Ennesima assurdità di una manovra decisa col voto di «cinque brontosauri - conclude Calderoli - che non sono stati eletti da nessuno» ovvero il «cimitero degli elefanti che vuol decidere per sessanta milioni di italiani». Quelli che però come Bossi non mollano mai.
Gianandrea Zagato

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De Michelis allo Sdi: con noi alle europee

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Il leader del Nuovo Psi: «Il Partito Democratico li ha messi alla porta»

PADOVA — «Il dibattito, anche un po’ confuso, che si è aperto attorno alla prospettiva del Partito Democratico ha avuto la conseguenza non attesa di rilanciare invece la questione socialista. E dentro i Ds e fuori dei Ds questo diventa il tema principale». Lo ha affermato il segretario del Nuovo Psi, Gianni De Michelis avanzando allo Sdi l'invito ad un percorso comune, in una casa comune. L'attuale situazione, secondo De Michelis, che ha parlato durante un convegno del Nuovo Psi a Padova, «offre al nuovo Psi un'occasione straordinaria che noi intendiamo utilizzare al meglio, ovviamente iniziando una discussione su questi temi con quello che è il nostro naturale interlocutore, pur nella differenza delle posizioni rispetto alla situazione italiana: lo Sdi». «Ho visto che anche lo Sdi sta prendendo atto del fallimento della Rosa nel Pugno. Credo che il Nuovo Psi e lo Sdi — prosegue De Michelis — abbiano la possibilità di approfittare dell'attuale centralità della questione socialista, e della quasi inevitabile crisi della prospettiva del Pd, per ricominciare un percorso che porti l'intero sistema italiano fuori dal vicolo cieco in cui si è cacciato e lo rimetta nella direzione che io chiamo la "normalità europea"». Per De Michelis, lo Sdi «è di fronte anch'esso ad un bivio visto che la Rosa nel Pugno è entrata in stallo: o va nel Partito Democratico, ma non mi pare che sia la volontà di Boselli, oppure inevitabilmente in vista della prossima scadenza che sono le elezioni europee, rimane l'opportunità di mettersi assieme con tutti quelli che hanno la comune identità socialista riformista».
IL TEMPO

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Furto di pastori da presepe antico in chiesa

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Circa 300 pastori del presepe antico che ogni anno veniva allestito nella chiesa di San Nicola alla Carità in via Toledo, a Napoli, sono stati rubati. Il bottino del furto ha un valore stimato dai carabinieri intorno al milione di euro.

Ieri sera, secondo quanto si è appreso, al momento della messa vespertina il presepe allestito in una cappella era intatto. Questa mattina l'amara scoperta del parroco. La chiesa è in una delle strade più centrali di Napoli, poco prima del tratto pedonalizzato.

I ladri sono entrati da una porta blindata in vico San Nicola alla Carità, dopo aver asportato la serratura tagliandola con una fiamma ossidrica. Un lavoro durato circa due ore, coperti da un telone blu, ritrovato dagli investigatori, che probabilmente è servito a non bagnarsi dalla pioggia. Alcune persone che abitano in zona sono già state sentite, ma nessuno ha visto nulla. Non ha funzionato nemmeno l'antifurto con sensori collegati ad una centralina, che il parroco Mario Rega ha riferito nella sua denuncia di aver inserito.

Il presepe, il cui nucleo è costituito da circa un centinaio di statuette del '700 alte 30-40 centimetri, viene esposto da più di 30 anni in una sala sottostante una navata della chiesa; altre statue trafugate risalgono ai primi del '900.

Risparmiati, dalla scena centrale della Natività, solo il bambinello, l'asino e alcune pecore, statuette però di non grande valore. Ogni scena ora protetta da un vetro, che nella parte alta era chiuso da una rete che è stata tagliata e sollevata, probabilmente per far entrare un ladro. Ritrovati anche pezzi di statue, come se nella fretta qualcosa sia statodistrutto.


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A Mosca corteo per ricordare Anna Politkovskaya

>>Da: andreavisconti
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Non dimenticare Anna Politkovskaya e gli altri giornalisti russi assassinati: è il tema di una manifestazione che si è svolta domenica a Mosca. Circa 300 persone si sono date appuntamento per un raduno non autorizzato. Dice Svetlana Svistunova, conduttrice radiofonica: "La lista dei giornalisti assassinati è terrificante: sono stati tutti uccisi nelle loro case, come Anna Politkovskaya. Eppure, erano solo persone che volevano fare il loro lavoro, quello di dire la verità".

La manifestazione era critica nei confronti delle istituzioni, accusate di non tutelare i giornalisti. Grigory Yavlinsky, leader del partito liberale di sinistra Yabloko: "Chi usa le parole come unica arma dovrebbe essere protetto dallo Stato, almeno quanto tutti gli altri cittadini. Ma qui accade esattamente il contrario". Sono almeno 13 i giornalisti uccisi in Russia dal 2000 a oggi. Molto raramente sono stati trovati i colpevoli degli omicidi.

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Confindustria, la Finanziaria rallenterà il Pil nel 2007

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

La Finanziaria cala la scure sulla crescita dell’economia italiana. È quanto si desume dalla stima del Centro studi di Confindustria per il 2007. Dall’1,8 per cento previsto per il 2006, il prossimo anno il Pil dovrebbe rallentare all’1,4 per cento circa e gli effetti della manovra in approvazione in questi giorni potrebbero ridurlo di un altro 0,3 per cento. Una buona notizia invece, secondo viale dell’Astronomia, arriverà nel 2007 dalla crescita degli investimenti (2,7 per cento) e da quella dei consumi delle famiglie (2,1 per cento). Sarà nullo il contributo delle esportazioni, mentre la domanda interna peserà positivamente sull’economia italiana. Per quanto riguarda l’inflazione, il Centro studi degli industriali stima un aumento nell’anno in corso al 2,1 per cento rispetto all’1,9 del 2005. Il prossimo anno invece l’inflazione si attesterà intorno al 2 per cento. Nel complesso, sottolinea Confindustria, “la dinamica generale dei prezzi al consumo non dovrebbe mostrare delle significative variazioni”. Ancora in calo nei prossimi due anni il tasso di disoccupazione che nel secondo trimestre del 2006 si è ridotto fino al 7 per cento perché “al forte incremento dell’offerta, è infatti corrisposta una crescita ancora più elevata della domanda di lavoro”.
Secondo il Csc nel 2007 il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 6,9 per cento e al 6,8 per cento nel 2008, mentre sarà in frenata l'incremento del tasso di occupazione che si dimezzerà a +0,5 per cento rispetto al +1 per cento di quest’anno.
Manola Piras


>>Da: Leo
Messaggio 2 della discussione
Grazie al governo Berlusconi il pil quest'anno è salito più che degli altri paese europei.
Ringraziamo il governo Prodi per aver rovinato tutto.


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BR: SORVEGLIANZA, LIBERTA' CONDIZIONALE PER BALZERANI

>>Da: aquilanera
Messaggio 10 della discussione

Liberta' condizionale per Barbara Balzerani, l'ex militante delle brigate rosse condannata a diversi ergastoli per alcuni fatti di sangue. Lo ha deciso il tribunale di sorveglianza di Roma accogliendo l'istanza presentata dall'avv. Michele Leonardi. Alla Balzerani e' stata concessa la liberta' condizionale per un periodo di cinque anni.

Notare: condannata a tre ergastoli.

>>Da: petra3_7
Messaggio 2 della discussione
Un altra fuori!!!!

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 3 della discussione

ONORE ALLE VITTIME DI OGNI TERRORISMO!
Non è certo questo il modo per onorarli.

>>Da: Elios8943
Messaggio 4 della discussione
Di questo passo fonderanno la "cellula di Montecitorio".

>>Da: Il giaguaro
Messaggio 5 della discussione
La sinistra fa di tutto per aiutare i suoi pargoli, anche se condannati a tre ergastoli...che vuoi...è stata una ragazzata, no?

>>Da: Leo
Messaggio 6 della discussione
no comment

>>Da: buonalanutella
Messaggio 7 della discussione
Indecente!

>>Da: ERcontemauro
Messaggio 8 della discussione
Che schifo!!!!!!!!!!!!

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Nuovo Nazismo

>>Da: Il giaguaro
Messaggio 2 della discussione

Stelle-distintivi da indossare sugli abiti nel prestigioso ateneo Amir Kabir Teheran, studenti ribelli «marchiati» Nell'università dove il presidente fondamentalista Ahmadinejad è stato contestato pubblicamente per la prima volta dalla sua nomina

Stelle-distintivi da indossare sugli abiti, come quelle che i nazisti imponevano agli ebrei. Il tutto in un luogo che ben poco ha in comune con Wall Street e le comunità ebraiche ai tempi di Hitler. Le stelle (il loro numero significa un voto negativo, da uno a tre) sono imposte agli studenti «ribelli» della prestigiosa università Amir Kabir di Teheran. Una scuola d'élite, versione iraniana della London School of Economics e della californiana Berkley, fucina dei leader della rivoluzione islamica che rovesciò lo Shah nel 1979.

La settimana scorsa è stato qui che per la prima volta dalla sua nomina, nel giugno 2005, il presidente fondamentalista Mahmoud Ahmadinejad è stato contestato pubblicamente. Una sessantina di studenti l'ha accolto bruciandone i ritratti, gridando «morte al tiranno» e «fascista», mostrando cartelli che chiedevano libertà — qualcuno gli ha tirato anche una scarpa — prima di essere zittiti e fermati, perfino con una granata. Ricercati da varie bande filogovernative (anche se il presidente in persona avrebbe ordinato di non arrestare nessuno), almeno quattro degli studenti filmati durante la protesta ora vivono nascosti. «I miliziani hanno promesso a uno di loro di "tirar fuori suo padre dalla tomba", un'antica minaccia persiana. È in pericolo», ha detto un amico.

Erano state proprio quelle stelle a far incendiare la protesta: ultima, simbolica (ma non solo) decisione del nuovo rettore- Ayatollah imposto dal governo nell'università ribelle, dopo il divieto di ogni riunione tra studenti (anche non politica), la distruzione di loro sedi, l'allontanamento dei professori «filoccidentali», il giro di vite sull'abbigliamento delle ragazze. Le stelle, introdotte recentemente, vanno indossate dagli studenti sospettati di minacciare l'ordine. «Chi ne ha ricevuta una ha dovuto firmare una lettera prima di essere ammesso, impegnandosi a non partecipare a nessuna attività politica — racconta Ali Nikou Nesbati, uno dei contestatori dell'11 dicembre — Con due stelle, l'iscrizione viene ritardata e si devono firmare documenti ancora più duri, con tre non ci si può nemmeno iscrivere». In tutto, i «marchiati» sono una settantina, che ora ostentano i distintivi come se fossero onorificenze e ne sottolineano l'analogia con le stelle dei nazisti. Un regime e un periodo storico di cui si è parlato tanto nei scorsi giorni a Teheran, per l'incredibile e controversa conferenza negazionista dell'Olocausto, voluta proprio da Ahmadinejad.

Non è quindi un caso che tra i cartelli anti- presidente comparsi all'università quell' 11 dicembre ce ne fosse uno che diceva «le stelle si vedono quando fa buio». Né è un caso che nel suo discorso Ahmadinejad ne abbia fatto menzione. «Ha scherzato, ha detto che voleva emettere un decreto presidenziale per obbligare tutti i ragazzi con tre stelle a diventare sergenti dell'esercito. Ma questo ha fatto davvero infuriare gli studenti», rivela Babak Zamanian, portavoce del comitato studentesco islamico.

Ahmadinejad avrà anche scherzato e bloccato (per ora) gli arresti dei contestatori, ma nessuno nel campus di Amir Kabir pensa che la calma durerà a lungo. «Le autorità reagiranno ancor peggio che in passato — dice Armin Salmasi, un

>>Da: Leo
Messaggio 2 della discussione
Vedere in Ahmadinejad un pericolo di stampo nazista non è affatto peregrino, visti i provvedimenti integralisti che ha preso ed i proclami che fa e sostiene su Israele e sulla Shoah.
Si tratta, quindi, di appoggiare in ogni modo un'opposizione interna che voglia riportare l'Iran ad una moderazione auspicabile.


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Berlusconi operato con successo

>>Da: happygio
Messaggio 3 della discussione
» 2006-12-18 14:24 BERLUSCONI, INTERVENTO RIUSCITO CLEVELAND - L'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi è stato operato con successo a Cleveland (Ohio), in un centro cardiaco tra i piu' famosi al mondo. Lo hanno detto fonti dell' ospedale, chiedendo di non essere citate. Le fonti hanno parlato di "intervento semplice", cioé di routine.

"Apprendo con gioia che l' intervento chirurgico cui l' amico Silvio Berlusconi si è sottoposto è perfettamente riuscito ed è terminato con piena soddisfazione", aveva anticipato il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.

Berlusconi era giunto in Ohio per effettuare una serie di accertamenti nella famosa Cleveland Clinic, che possiede un Centro Cardiaco considerato tra i migliori del mondo. Uno dei dirigenti del centro e' il cardiologo italiano Andrea Natale, considerato una autorita' mondiale nel campo della elettrostimolazione. Natale dirige il dipartimento dell'ospedale specializzato in pacemaker ed elettrofisiologia.

Sono stati i medici della Cleveland Clinic a inventare nel 1958 la angiografia coronarica e a mettere a punto dieci anni dopo le procedure di bypass cardiaco diventate adesso un modello in tutto il mondo. Al centro cardiaco della Cleveland Clinic vengono effettuate oltre 220 mila visite l'anno. Nei 333 letti del centro si alternano ogni anno circa 18 mila pazienti bisognosi di accertamenti o procedure chirurgiche.

>>Da: ERcontemauro
Messaggio 2 della discussione
In bocca al lupo....e torna presto......

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Calabria. Amato si muova

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Dalla Calabria tante notizie, tutte pessime, nemmeno un’informazione che consenta il gioco consolatorio di «una notizia buona, una cattiva». Forse è per questo che non si sa da dove cominciare. Dagli inspiegabili misteri del caso Fortugno, con una denuncia di qualche anno fa presentata dall’ucciso e scomparsa in armadi polverosi di uffici giudiziari? Dalle inchieste che si abbattono sugli amministratori regionali, governatore in testa, per presunti episodi di malaffare e, sostanzialmente, di truffa allo Stato o alle autorità europee? Si scopre, ciliegina indigesta su una torta amara, che la Regione ha ingaggiato, per tenere corsi d’aggiornamento ai propri dirigenti, cinque magistrati, della Corte dei Conti e del Tar. Pare che sia tutto regolare, ma risulta egualmente singolare che un ente territoriale di governo come la Regione paghi una prebenda a magistrati che dovrebbero controllare la correttezza del suo operato. Conflitto d’interessi? Questione morale? Com’è che queste espressioni non risuonano più nel dibattito politico calabrese? E dire che la nuova giunta di centrosinistra, presieduta dal governatore Agazio Loiero, aveva annunciato innanzitutto una specie di vasta rivoluzione morale: bisogna capire che il Sud è afflitto, oltre che da oggettivi fattori negativi di origine storica e territoriale, anche da una nefasta retorica falso-meridionalista, grazie alla quale vecchi arnesi del trasformismo e della malamministrazione si spacciano per innovatori e moralizzatori.


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Lega nazionale

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

La «nazionalizzazione» della Lega Nord indica il passaggio che ha compiuto la questione settentrionale dagli inizi dei nostri giorni.
La Lega è nata dalla protesta dell'arco alpino contro una politica da cui si sentiva esclusa mentre sapeva di rappresentare una parte viva del Paese. Essa partì alternando il tema della secessione a quello della rivoluzione federale di cui interprete sistematico fu Gianfranco Miglio. La padania come entità storica non esisteva, ma come realtà economica e sociale sì. Non avendo mai avuto un proprio Stato essa era un costume sociale e una cultura, ma non una entità politica. La posizione estrema del movimento apparve nel fatto che esso avesse anche forme religiose che non ha ancora del tutto abbandonato, come una sorta di sacralità del dio Po e delle sue sorgenti. Ambiva, anche con le croci celtiche, ad apparire un tentativo di neopaganesimo, ma mancava in Italia un sentimento etnicistico profondo. Il cattolicesimo era da troppo tempo la cultura italiana, in particolare del lombardo veneto, perché fosse possibile fondare su quelle radici la proposta di una riforma politica che sconvolgesse la stessa percezione spirituale, una sorta di sacro naturalistico. Ma non mancarono simpatie leghiste con la riforma ginevrina e nemmeno contatti con la Baviera come Stato federale.


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LA LOGICA DELLA FAZIONE

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

La polemica che subito è divampata per la libertà condizionata concessa a Barbara Balzerani rischia di ridurre al livello d’un usuale e rituale scontro politico un tema - quello dei lasciti e dei postumi che gli anni di piombo ci hanno tramandato - che ha ben altra dimensione. Non si può pretendere che il Paese, uscito dalle tenebre di un periodo orribile ma non smemorato, assista senza trasalimenti e senza reazioni all’indulgenza di cui godono coloro che sacrificarono vite umane, che non conobbero la pietà, che come la Balzerani - alias compagna Sara e compagna Luna - mai si dissociarono formalmente dai crimini del loro passato. Adesso la Balzerani torna a un’esistenza normale, e questo è tutto fuorché normale.
Non ho dubbi sulla regolarità burocratica dell’iter attraverso il quale la Balzerani ha potuto, dieci anni dopo la condanna, avere permessi di lavoro, e dopo vent’anni non subire altra costrizione che l’obbligo di residenza a Roma. Le misure adottate in suo favore non sono, si assicura, un premio, ma è il risultato d’un processo di riabilitazione previsto dai regolamenti penitenziari. A dire il vero è difficile scorgere sintomi di redenzione, o di pentimento, se non di rimorso, in chi dopo la cattura e durante il processo insistette in atteggiamenti da irriducibile, e polemizzò con alcuni capi brigatisti che almeno avevano pubblicamente e solennemente ammesso l’irripetibilità della loro funesta esperienza.


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Gaza e il voto che nessuno vuole

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Da mezzogiorno di ieri, la fragile tregua stabilita poche ore prima fra Hamas e Fatah è svanita fra il rinnovarsi degli spari, dei morti e dei feriti. Il mondo, vedendo Blair in visita da Abu Mazen e sentendo quest’ultimo invitare Olmert a parlare, cerca di aggrapparsi ancora alla speranza. Ma dove può fermarsi lo scontro in atto tra le due fazioni storiche dei palestinesi e a che cosa può portare nel conflitto con Israele? Bisogna, per capire, accettare di mettere in giuoco il nostro stesso assetto mentale rispetto al conflitto mediorientale: niente è più ciò che era nel Medio Oriente, nessuno schema antiquato regge alla dura sfida della realtà odierna. Quindi, se non vogliamo che le opinioni dell’Europa e dell’Italia in particolare risultino irrilevanti rispetto alla ricerca della pace, è indispensabile rinnovare il nostro pensiero.
Un’organizzazione che si sente dipendente solo dagli ordini divini, Hamas, è arrivata al potere. Con questo ha a che fare Abu Mazen e il mondo. Per esempio, lo spiega un importante rappresentante di Fatah, Sofian Abu Zaide, ex ministro per i prigionieri, proprio ieri rapito e rilasciato nel giro di poche ore a Gaza: «Con Hamas nel passato abbiamo già avuto scontri terribili: qualcuno ricorderà che Arafat fece imprigionare alcune centinaia dei suoi militanti. Ma non è mai accaduto che i suoi uomini abbiano ammazzato a sangue freddo tre bambini perché figli di uno dei nostri; né che, come è accaduto domenica notte, da un campo profughi sia stato trascinato a morire un quarantenne sconosciuto in mezzo alla sua famiglia. Non è mai accaduto prima che si sia arrivati a sparare a un primo ministro, né che siano state assediate le abitazioni del Presidente, e nemmeno di personaggi come Mohammed Dahlan... Lo sfondo di tutto questo è l’accusa fatale che Hamas fa a noi, i laici nazionalisti di Fatah, di essere non traditori, come hanno detto in passato, o incapaci nella lotta contro il nemico comune. L’accusa oggi è quella di essere kafir, miscredente, un rinnegato rispetto all’Islam». Di fatto, questa è la novità che, per esempio, è tanto temuta in Egitto dal potere vigente: che gli integralisti islamici prendano il potere, e lo gestiscano secondo regole che ritengono promanare direttamente da Dio e di cui essi pensano di essere i diretti interlocutori. Una tale fede nel campo palestinese dominato un tempo da nazionalisti laici, è nuova. Dice Abu Zaide, in sostanza, che per Ismail Haniyeh, il ministro in carica dall’anno scorso, e per i suoi, e ancor più per Khaled Masha’al che sedendo a Damasco ha direttamente a che fare con i capi della jihad internazionale, contano, più dei bisogni dei palestinesi, gli ordini di Ahmadinejad. L’orizzonte dello Stato palestinese è molto secondario rispetto a quello dell’Ummah dei credenti. Ogni compromesso rispetto all’idea di condividere quella che per loro è terra islamica con gli ebrei e con l’Occidente in generale, è semplicemente inconcepibile. Il gioco di squadra con l’Iran è ritenuto da Hamas una garanzia e anche un dovere.


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L’interminabile «fase due» del centrosinistra al potere

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Siamo avvisati: se il centro-sinistra ha bisogno di una «fase due» dopo appena sei mesi di governo, alla fine della legislatura saremo matematicamente approdati alla «fase dieci». Non è ancora chiaro se la prospettiva decimale s’avvererà con o senza il Partito democratico nel frattempo in piedi. Ma l’agenda delle questioni politiche già annunciate lascia presagire che, di fase in fase, la priorità sarà accordata ai temi cari al radicalismo. Per gennaio la maggioranza già prevede, secondo quanto ha dichiarato, di porre mano alla legge sull’immigrazione. E poi di modificare la legge sulla cittadinanza. E infine di elaborare una legge sulle unioni di fatto. Con quali idee «condivise» e soprattutto con quanta forza parlamentare non è dato da sapere. Ma è significativo che tutti i temi indicati per la fase due soprannominata «Topolino» da Francesco Rutelli - e non gradita dal serioso Romano Prodi, che la vede come fumo negli occhi per il suo governare -, siano particolarmente richiesti dalle componenti progressiste nella coalizione. Tanto che, al solo accenno al dovere d’una riforma previdenziale fatto dalla Margherita, gli alleati più a sinistra hanno subito risposto: non fa parte del programma dell’Unione che fu sottoposto agli elettori. Come dire, se ne parli, prevedibilmente, nella «fase undici» (che s’aprirà proprio nel 2011).


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Ecco perché Marini non potrà votare

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Ormai è chiaro che la maggioranza al Senato sta in piedi solo grazie al sostegno dei senatori di diritto e a vita. Il guaio è che costoro non sono più dei giovincelli. Basta un piccolo acciacco, basta un’assenza imprevista e, zacchete, il governo rischia ogni momento di tirare le cuoia anziché tirare a campare. A corto di voti, questo centrosinistra si attacca a tutto: non solo ai sullodati senatori che rappresentano unicamente se stessi ma anche agli eletti nella circoscrizione estero. Ma la fame, si sa, vien mangiando. E così l’ultima trovata sarebbe quella di far votare anche Franco Marini, che non è Francesco, nonostante presieda l’assemblea di Palazzo Madama.
Disonore al demerito, il primo ad avere avuto questa bella pensata è stato il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Il Guardasigilli è uno che non ha studiato dalle Orsoline, ha fiuto politico, la sa lunga. Ma non è un addetto ai lavori. Perciò al riguardo si può dire che non sa di non sapere. Lo dimostra il fatto che l’argomento portato a sostegno della sua azzardata tesi fa acqua da tutte le parti. Ma perché mai i presidenti delle Camere dovrebbero di punto in bianco votare come tutti i loro colleghi? Elementare, Watson, azzarda il Nostro. Per il semplice motivo - afferma papale papale - che «è cambiata la formula: prima c’era un presidente espressione della maggioranza e uno dell’opposizione, dal '94 invece non è più così». Questa argomentazione sarebbe valida se prima del 1976, quando per la prima volta nella storia repubblicana un esponente comunista come Pietro Ingrao fu eletto alla presidenza della Camera, i presidenti dei due rami del Parlamento fossero soliti prendere parte alle votazioni. Ma è vero l’esatto contrario. Perciò a Mastella non resta altro che ripassare la storia patria prima di dire - non disinteressatamente - la sua.


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Teheran abbandona il dollaro Usa: «Transazioni in euro e altre divise»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La svolta ha spiegazioni sia politiche sia economiche: la valuta americana è in ribasso

Euro «e altre valute» al posto dei dollari nelle transazioni internazionali, vendita di petrolio inclusa. L’Iran annuncia una svolta in ambito economico dall’apparente sapore ideologico, ma che molto probabilmente si spiega anche con considerazioni più concrete, che hanno a che vedere con la protezione del sistema economico nazionale dalle poco amichevoli attenzioni degli Stati Uniti.
Già da tempo in Iran si discuteva dell’opportunità di non appoggiarsi più alla divisa americana per le transazioni estere, e il mese scorso il ministro dell’Economia Davud Danesh Jafari aveva detto che Teheran avrebbe trattato le sue operazioni con l’estero «in altre valute rispetto al dollaro» per evitare il controllo delle autorità finanzarie di Washington. Ieri il portavoce del governo iraniano ha annunciato la svolta, nominando unicamente l’euro come alternativa e precisando che la mossa servirà al suo Paese «per affrancarsi dal monopolio del dollaro».

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Sono 50mila i miliziani in campo pronti a scatenare la guerra civile

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Dopo la vittoria elettorale i fondamentalisti hanno squilibrato i rapporti di forza creando una polizia parallela che conta 5.600 unità

Migliaia di uomini delle forze di sicurezza, le cellule clandestine specializzate in azioni terroristiche e i gruppi armati autonomi sono le pedine della strisciante guerra civile fra il primo ministro integralista Ismail Haniyeh e il presidente palestinese Mahmoud Abbas, nome di battaglia Abu Mazen. Fino al dicembre dello scorso anno le forze di sicurezza palestinesi, in Cisgiordania e Gaza, variavano, a secondo delle stime israeliane e americane, fra i 45mila e i 56mila uomini. Dopo la vittoria elettorale di Hamas tutto è cambiato nel nome della lotta, come gli stessi integralisti sostengono, fra «il movimento di Allah e il partito di Satana», ovvero Al Fatah, la formazione guidata dal moderato Abu Mazen.
A Gaza i più forti e radicati sul terreno sono i miliziani di Hamas, il Movimento della resistenza islamica. Dopo la vittoria elettorale del gennaio scorso e la formazione del governo è stato scelto come nuovo ministro degli Interni, un falco di Hamas, Said Siam. In aprile aveva già creato una forza di polizia parallela, composta da tremila uomini. Il governo la chiama “forza esecutiva”, ma le fazioni rivali preferiscono “la milizia nera”, dal colore delle loro divise. Nel giro di sei mesi la “forza esecutiva” è aumentata a 5.600 unità, nonostante le proteste del presidente Abbas. Molti dei nuovi “agenti” sono militanti di Hamas veterani dell’Intifada o addirittura membri delle cellule clandestine. Accanto alla nuova polizia Hamas può schierare le brigate Ezzedin al Qassam, la costola armata del movimento che ha compiuto diversi attentati kamikaze in Israele. Inoltre le cellule clandestine di Hamas sono coinvolte, assieme ad altri gruppi estremisti, nel rapimento del caporale israeliano Gilad Shalit che viene tenuto prigioniero nella striscia di Gaza.

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Abu Mazen sfida Hamas: dritti alle elezioni

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Tregua precaria: scontri a fuoco nella Striscia di Gaza. Rapiti i fratelli di due deputati e anche un ex ministro di Fatah, subito liberato
Il presidente palestinese incassa il sostegno della Gran Bretagna e di Israele e rinnova la disponibilità a incontrare Olmert «ovunque e in qualsiasi momento»

Stavolta il presidente in grigio è pronto a giocarsi tutto. Carriera e vita. Presidenza e sopravvivenza. Poco importa se sia la scelta giusta. Mahmoud Abbas, alias Abu Mazen, sembra per una volta aver scelto. Non grida «voto o morte», ma poco ci manca. L’anatema se l’è già tirato annunciando le elezioni. Così, dopo il furioso fine settimana di combattimenti seguito da una tregua incerta e sanguinosa, il presidente ci riprova rilanciando la sfida davanti a un Tony Blair accorso a tenergli bordone. «È chiaro - ripete il presidente - che stiamo andando verso elezioni anticipate per il Parlamento e per la presidenza, niente può fermarle: siamo un popolo democratico ed è giusto affidarsi al popolo».
Abu Mazen ha poco da perdere. Quel fine settimana di reciproci scontri costellato di morti e feriti rende difficile, forse impossibile, un accordo con Hamas. Meglio mostrarsi forti. Meglio continuare, per una volta, sulla via scelta. «Vogliamo verificare la volontà dei nostri cittadini - spiega il presidente -: hanno ancora fiducia in chi hanno scelto?».
La domanda non riguarda solo Hamas. Proponendo anche elezioni presidenziali, Abbas mette in discussione se stesso. Sfida i sondaggi che prevedono, in caso di corsa contro il primo ministro di Hamas, Ismail Haniyeh, un serrato testa a testa. Certo ci sono ottime probabilità che né Hamas né il suo leader accettino di partecipare a un voto definito anche ieri un «tentativo di golpe».


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Scotland Yard: spesa una fortuna per uccidere Litvinenko

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

È costato davvero molto caro uccidere l’ex spia del Kgb Aleksandr Litvinenko con il polonio-210: secondo i primi risultati dell’autopsia, l’ex colonnello dei servizi segreti russi, morto a Londra nella notte del 24 novembre, è stato avvelenato con una dose di materiale radioattivo dieci volte superiore a quella letale, che ha un valore di mercato superiore ai 10 milioni di dollari (circa 7,5 milioni di euro).
Secondo Scotland Yard gli assassini di Litvinenko non solo volevano andare sul sicuro con l’ex agente segreto, «esagerando» deliberatamente sulla quantità di polonio-210, ma intendevano anche lanciare un messaggio intimidatorio ad altri. Chi siano i destinatari dell’inquietante avvertimento non è ancora chiaro. Quello che viceversa appare sempre più sicuro è che il piano dei killer non poteva non godere di una copertura ai più alti livelli. Mentre proseguono le indagini in Gran Bretagna come in Russia, si cerca dunque di capire dove si siano riforniti gli assassini. La tesi più accreditata è quella del mercato nero, dal momento che è impossibile venire regolarmente in possesso di una simile quantità di polonio-210 senza destare sospetti. Come confermato ieri da una fonte investigativa al Times: «Non è immaginabile acquistare così tanto polonio-210 su internet, né rubarlo in un laboratorio, senza che non scatti immediatamente l’allarme. Le uniche ipotesi plausibili sono due: o gli assassini hanno ottenuto il la sostanza radioattiva da un reattore nucleare oppure potevano contare su forti legami con il mercato nero». Tra le poche società al mondo in possesso della licenza di vendita, la United nuclear scientific supplies, con sede nel New Mexico, ha fatto sapere che ogni ordine effettuato dai pochissimi clienti (una manciata di centri di ricerca negli Stati Uniti) viene strettamente controllato. Impensabile che l’acquisto di 15.000 unità (69 dollari il prezzo della singola unità), quante quelle utilizzate nell’omicidio Litvinenko, possa essere stato ignorato. Gli esperti ritengono che anche una minima quantità, pari a 0,1 microgrammi di polonio-210 (l’equivalente - per dimensioni - a un’aspirina divisa in 10 milioni di minuscoli pezzettini), sia letale.


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Nuovo Jack lo squartatore, preso un ex poliziotto

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Ipswich, l’uomo arrestato ha 37 anni: faceva l’agente volontario e ora lavora in un supermercato. È sospettato di essere il serial killer delle prostitute
Dice di sé: «Sono solo, non riesco a piacere alle donne»

Trentasette anni, capelli cortissimi, un lavoro come un altro in un supermercato della catena Tesco. Potrebbe essere lui il terribile serial killer che in dieci giorni ha ucciso cinque prostitute a Ipswich, una piccolo cittadina inglese del Suffolk. La polizia ha arrestato Tom Stephens ieri mattina poco prima delle sette e trenta, nella sua abitazione di Trimley, una frazione del villaggio di Felixstove, molto vicino alla superstrada che conduce a Ipswich e non lontano da dove sono stati ritrovati alcuni dei corpi delle vittime. Nella prima conferenza stampa tenuta dal capo dell’inchiesta, il sovrintendente Stewart Gull, l’identità del sospettato era stata tenuta segreta, ma il nome del sospetto è emerso in un secondo momento. L’uomo figurava nella lista dei possibili colpevoli fin dall’inizio delle indagini ed era stato interrogato dagli agenti che si occupavano del caso già quattro volte.
Nei giorni scorsi era stato intervistato sia dal domenicale Sunday Mirror che dalla Bbc. Attualmente si trova sotto interrogatorio in una stazione della polizia del Suffolk e può essere trattenuto per le 24 ore successive al suo arresto, altre 12 ore su speciale richiesta da parte del sovrintendente. Le ricerche comunque non sono state interrotte e già nel pomeriggio di ieri i detective hanno perquisito anche la casa della madre di Stephens che vive sempre nel Suffolk, nella cittadina di Eye. Nelle precedenti indagini effettuate dalla polizia, gli agenti avevano sequestrato all’uomo sia il cellulare che un computer portatile.

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Il Polo supera l’Unione anche senza l’Udc

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Sette per cento. «Niente di più e niente di meno. L’Udc - dice il sondaggista Nicola Piepoli - negli ultimi tempi non si è mossa, resta ferma alle percentuali raggiunte alle ultime Politiche». Si è mossa invece, stando a varie ricerche, la Cdl. «Adesso il centrodestra è al 54 per cento mentre l’Unione è bloccata a quota 46. In questo momento quindi la Cdl probabilmente vincerebbe anche senza l’Udc». E non basta. «Se i centristi si spostano a sinistra - spiega Piepoli - non tutto il loro elettorato li seguirà. Una buona parte, diciamo la metà, resterà nel centrodestra».
Il braccio di ferro tra Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini sul peso specifico dei centristi nell’opposizione e le due manifestazioni di piazza parallele a Roma e Palermo, per Piepoli dunque non premiano la strategia dell’ex presidente della Camera. «L’Udc - spiega - negli ultimi mesi non si è mosso, quindi lo strappo di Casini non ha avuto alcun effetto. Ma i politici sono più intelligenti di quello che sembra e il leader centrista non uscirà dal centrodestra. Ne sono certo». Tra i partiti della Cdl, secondo il sondaggista, Fi guadagna rispetto alle Politiche di aprile ma rimane decisamente sotto il 30 per cento. Salgono un po’ tutti, quindi anche An e la Lega. «Lo stesso discorso - aggiunge Piepoli -, ma nel senso opposto, vale anche per il centrosinistra, dove a cedere sono tutti i partiti». Quanto al governo, «la fiducia rimane stabile, ma l’anomalia è che è molto più alta per i singoli ministri che per l’insieme dell’esecutivo: una cosa mai vista prima». E il ministro più amato è «certamente la bella Giovanna Melandri».
E lui, Casini, che risponde? Si trova proprio a Palermo, dove si è consumato lo strappo con il Cavaliere, con la manifestazione separata dal resto della Cdl. «Sono i sondaggi di Berlusconi, non i miei», ripete. E aggiunge che i suoi rapporti con Fi «sono sempre stati di amore e odio», ma sul territorio quelli tra i partiti della Cdl sono «ottimi».

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Il «Corriere» estrae dal cilindro l’unico sondaggio salva-Prodi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Va bene che il nostro è un popolo di scarsa memoria, ma è possibile che appena 24 ore dopo il varo della stangata gli italiani se la sian già dimenticata, e magicamente fiorisca la fiducia popolare in Prodi? Miracoli di certi sondaggi e di certi giornali, ma per carità di patria non sospettate compiacenze, elasticità numeriche o conversioni sulla via di Palazzo Chigi. Tant’è, il premier aveva appena evocato il clima di scontento per la Finanziaria, esorcizzandolo come analogo a quello poi «digerito» - dice lui - della sua prima Finanziaria nel dicembre ’96, e fulmineo il Corrierone pubblica un sondaggio che fa risalire il favore popolare nei confronti del governo di ben 6 punti percentuali.
Sempre secondo l’Ispo che ha curato il rilevamento, i consensi erano precipitati al 34% un mese fa, con la Finanziaria ancora in gestazione e in attesa della manifestazione di piazza San Giovanni. Però son risaliti ora al 40%, a casuale dimostrazione che Prodi ha probabilmente ragione a essere fiducioso, dal momento che alla stessa del ’96 il livello di fiducia era a quota 44. Però attenzione: le telefonate per quest’ultimo sondaggio che fa risalire il Prof di 6 punti, son state fatte - lo dice l’Ispo - il 15 e 16 dicembre. Freschissime, dunque. Ma guarda tu, proprio il 15 la Finanziaria è passata con sofferenza e fiducia al Senato. Insomma, gli italiani sapevano che ormai non c’è più nulla da fare, la Finanziaria è fatta e l’anno prossimo saranno lacrime e sangue per tutti. Però, straordinariamente, c’è un 6% in più di italiani che miracolosamente si rallegra e benedice il governo.


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La cultura di destra riparte da «Farefuturo»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Violato il sacrario rituale della sinistra - quella piazza San Giovanni diventata per un giorno teatro della più grande protesta nella storia del popolo dei moderati - la destra italiana lancia un’altra scommessa, quella di Farefuturo. L’idea è firmata da Gianfranco Fini che nello scorso luglio - insieme al documento programmatico che delineò la svolta verso il Ppe - mise in campo il desiderio di creare una grande fondazione con cui radicare An e il centrodestra in Europa. Quell’auspicio è cresciuto nel tempo e, attraverso il lavoro preparatorio portato avanti da Adolfo Urso e Andrea Ronchi, ha acquistato sostanza e allargato la sua prospettiva iniziale, fino alla prima riunione del comitato promotore andata in scena ieri.
Gli architetti di questo progetto non si nascondono dietro una facciata minimal. L’ambizione è quella di «fare qualcosa di grande», risvegliare la cultura della destra, riunire in una rete i tasselli di un mosaico culturale polverizzato in mille rivoli, aprire un cantiere attraverso cui far crescere una maggioranza silenziosa ma anche una classe dirigente spesso sfilacciata e priva di un raccordo: un popolo con tante idee ma con pochi intellettuali.


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«Repubblica» accusa il suo editore: De Benedetti padrone delle ferriere

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Erano volate parole di fuoco, era stato evocato un lessico da romanzo realista ottocentesco: epiteti feroci, scambi di accuse e muro contro muro. Solo che non si trattava di uno sciopero di tute blu o della protesta di qualche precario vessato da aziende senza scrupoli, ma del comunicato con cui il Comitato di redazione di La Repubblica aveva bollato il suo editore, definendolo «un padrone delle ferriere», per via delle politiche antisindacali adottate dall’amministrazione del suo gruppo. Il risultato di questo confronto era questo: due giorni di braccio di ferro, finché ieri non è arrivato il colpo di scena. In serata, dopo assemblee e minacce di sciopero a oltranza fino al 27 dicembre, il gruppo Espresso fa marcia indietro, e riconosce ai suoi giornalisti le loro rivendicazioni economiche.
Il motivo del contendere? Una disputa contrattuale che per i dipendenti del gruppo si era tramutata immediatamente in battaglia di principio. Ovvero l’incidenza delle trattenute in busta paga, e in particolare una detrazione collegata alle giornate di sciopero dei redattori, che era stata addebitata nella contabilità di dicembre. Il gruppo editoriale di Carlo De Benedetti, infatti, aveva preso una decisione drastica: detrarre dalla busta paga della tredicesima le quote relative ai giorni di sciopero. Una decisione che aveva scandalizzato i giornalisti del Gruppo Espresso, colpiti anche dal tam tam redazionale e da una voce: sembrava che il calcolo delle trattenute era costato al gruppo più dello stesso prelievo. Possibile? Il caso era esploso al funerale della moglie di Eugenio Scalfari, dove si erano ritrovati tutti i protagonisti della trattativa, gli amministratori del gruppo e i direttori delle testate. Nel pomeriggio circolava voce che anche il direttore Ezio Mauro avesse considerato la detrazione assolutamente inopportuna. Ieri, sul giornale, si potevano leggere le parole di fuoco di questo comunicato: «Mai nella storia delle relazioni sindacali italiane, nemmeno durante le vertenze più aspre - scriveva il Cdr di La Repubblica -, le imprese avevano risposto agli scioperi dei propri dipendenti con una decurtazione della tredicesima.

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I prefetti ad Amato: vanno ridotti i costi della politica

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Se la missione era quella di convincere i prefetti che i tagli della finanziaria sono una cosa buona, il ministro dell’Interno Giuliano Amato non è riuscito nel suo intento. Il responsabile del Viminale ha parlato come previsto alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico della Scuola superiore dell’amministrazione dell’Interno. I sindacati prefettizi, che lo aspettavano al varco sui tagli alle Prefetture, hanno preso per la prima volta la parola alla cerimonia. E hanno spiegato le ragioni del dissenso a proposito della chiusura di alcune prefetture, decisa - questa una delle accuse - «senza sentire i sindacati». Amato nel suo intervento ha invitato i prefetti a uscire dalla logica della «esclusività delle competenze» indicando nella «cultura del coordinamento» la versa sfida. Il titolare del Viminale poi ha cercato di sdrammatizzare la prevista riduzione degli uffici territoriali di governo nelle zone meno popolate del Paese (con meno di 200mila abitanti): «Esistono - ha detto il ministro - aree ricche del Paese dove ci sono mucche che danno buon latte. Il fatto che si inventino mucche-Stato per mungere stipendi e posti inutili io la trovo una cosa al di là della vergogna. Un prefetto - ha continuato Amato - è offeso nella sua dignità se viene inviato in una cittadina di provincia a esercitare la sua funzione di coordinamento dove ci sono poche decine di migliaia di abitanti. È un po’ come una Ferrari che viene fatta correre in un circuito di un chilometro e 150 metri».
L’intervento non ha convinto i rappresentanti dei sindacati. Claudio Palomba, presidente di Sinpref, ha osservato che «il problema è il costo della politica». D’accordo con le tesi dei prefetti il centrodestra. Secondo Jole Santelli di Forza Italia «l’abolizione di alcune prefetture, così come delle questure e dei comandi provinciali dei vigili del fuoco, in base a un mero criterio quantitativo è una scelta scellerata visto che si vanno a cancellare importanti presidi dello Stato in città come Crotone e Vibo Valentia, cioè in aree dove l’incidenza della criminalità è elevatissima».
IL GIORNALE

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Napolitano richiama il governo: «Serve rigore sull’immigrazione»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Fermezza, «regole», anche «rigore» contro gli ingressi illegali dei clandestini. Quelli legali invece vanno semplificati perché, avverte Giorgio Napolitano, gli immigrati «sono una risorsa». Il ministro Paolo Ferrero annuncia per gennaio una nuova legge «che non produca più clandestinità come la Bossi-Fini». Gianfranco Fini si «preoccupa moltissimo». Il Vaticano chiede di agevolare i ricongiungimenti familiari come «fattore di stabilità e di integrazione». E in questo quadro, il capo dello Stato cerca una sintesi tra esigenze di sicurezza e solidarietà. Apertura dunque nei confronti di chi cerca un futuro migliore, durezza contro gli speculatori e i negrieri del Duemila. La cosa importante, dice, è evitare i «flussi incontrollati», che comportano «gravissimi rischi» e il «traffico di vite umane».
Per Napolitano «gli immigrati non devono più avere paura di vivere in condizioni irregolari e sopportare le conseguenze dell’emarginazione che a questa irregolarità si associa». Tra i «gravissimi» pericoli, il presidente cita i casi di «bambini e adulti ridotti a lavorare in condizioni estreme ed umilianti, giovani donne costrette a prostituirsi, persone contrabbandate come merce di nessun valore e talora costrette a subire vere e proprie forme di schiavitù».
L’Italia non può stare a guardare. «Non dobbiamo abituarci a tollerare le morti strazianti che uomini, donne e bambini trovano sulle vie di fuga da guerre, conflitti interni, da situazioni di povertà e carestia». Anzi, aggiunge, «dobbiamo impegnarci tutti affinché le tante tragedie che ancora accadono nei nostri mari e nei deserti dell’Africa non avvengano più». Da qui la necessità di «dare certezze al percorso migratorio», che non significa soltanto aprire le frontiere. Servono invece, insiste Napolitano, autore una decina d’anni fa della prima legge sul controllo dei flussi, «regole che tutti devono rispettare per far rientrare nella normalità un fenomeno che ormai contrassegna questo secolo». Conclusione: «La strada dell’integrazione è ancora lunga e difficile e va affrontata con coerenza e rigore». È necessario che «gli ingressi avvengano in maniera regolare».

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