Rapporto quotidiano per Club azzurro la clessidra & friends (2 di 2)

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Jul 12, 2008, 6:44:02 AM7/12/08
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
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A Torino spunta il tesoro di Saddam

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Fine 2002: il governo iracheno di Saddam Hussein affida agli svizzeri il compito di stampare milioni e milioni di banconote. È una delle ultime mosse degli oligarchi di Baghdad. Siamo vicini all’ora zero, Stati Uniti e Inghilterra stanno per muovere guerra al regime, che cadrà, ufficialmente, il primo maggio del 2003. E così, nei forzieri delle banche elvetiche resta un tesoro colossale, mai quantificato esattamente. Sono le banconote emesse tra il 1990 e il 2003, che hanno sopra incisa l’immagine del dittatore. Le svizzere, denominate Swiss dinar, per la provenienza, sono quelle più pregiate. Quelle prodotte in Iraq o in Cina sono soggette a un rapido degrado per la pessima qualità dei materiale utilizzato nella stampa. Dopo la fine di Saddam Hussein, tutte le monete e banconote che ancora circolavano in Iraq sono state convertite nel nuovo dinaro, a partire dal 2004, sotto il diretto controllo della Banca Centrale dell’Iraq.

Premessa forse un po’ complicata, ma necessaria per raccontare un segmento dell’indagine «White Horse», o meglio, la caccia alla tranche italiana del tesoro di Saddam Hussein, rimasto in Svizzera e - a quanto pare - polverizzato in migliaia di rivoli, e disperso in tutto il mondo.
Gli inquirenti svizzeri stanno indagando da anni ormai, per cercare di ricostruire i movimenti e il traffico illegale dei vecchi dinari.

Tra colpi di scena, indagati eccellenti, compresa l’immancabile l’ombra dei servizi medio-orientali. C’è il sospetto, infatti, che il colossale traffico di denaro sia legato al finanziamenti ad organizzazioni terroristiche.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
A ottobre il processo
In Italia, ha indagato la Dda (direzione distrettuale antimafia) di Torino. Il neo coordinatore Sandro Ausiello e il sostituto Enrica Gabetta, hanno chiuso le indagini, avviate nel 2005 e indagato 19 persone. Prima udienza del processo ad ottobre. Coinvolti, tra gli altri, un alto dirigente della banca Credem di Parma, due funzionari dello stesso istituto di credito, l’ex presidente di un ente pubblico di Torino e una lunga serie di broker, italiani e stranieri.
Non solo Swiss dinar, detti anche «cavallini». Anche pesos argentini, dinari croati, marchi ex Ddr, persino vecchie lire italiane, da molto tempo fuori corso. Ma questa è ancora un’altra storia. I magistrati torinesi procedono per i reati 81 e 110 del codice penale, art. 132 ddl 385/93: «...In concorso tra loro... agendo quali intermediari di coloro che avevano la disponibilità di dinari iracheni detti Swiss dinar o “cavallini” o simili per la ricerca di persone interessate all’acquisto e a corrispondere il controvalore in valuta diversa, dollari o euro, svolgevano... intermediazioni in cambi, senza essere iscritti nell’apposito elenco e segnatamente offrivano in forma professionale, costante e garantita, le loro attività nella cessione della predetta valuta ma anche di valute diverse, tra cui dinari croati, pesos e lire...per qualche milione di pezzi...».

Milioni di pezzi. Il rivolo italiano del tesoro di Saddam viaggia su cifre da capogiro: 32 milioni di banconote, per un valore «facciale», osservano i pm, di 800 milioni di dinari. Ogni banconota da 25 Swiss dinar, può essere convertito in 150 nuovi, con data 2004. Il cambio, all’epoca dell’inchiesta (2005-2007), era, rispetto all’euro, di 0,0005703. A conti fatti, una conversione, almeno in teoria, pari a circa 30 milioni di euro. Ma è un dato tutt’altro che certo. I trafficanti offrivano il denaro a costi variabili, comunque in grado di assicurare agli acquirenti la possibilità di forti speculazioni.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Banchieri e denaro sporco
La Dda ha indagato sull’aspetto più misterioso e inquietante della vicenda. Chi sono gli uomini d’oro che, dai forzieri svizzeri, hanno manovrato il flusso di denaro? Agli indagati viene anche contestato l’art. 648 bis del codice penale: «...compivano attività dirette al trasferimento di denaro che per le modalità dell’offerta (quantitativi esorbitanti, anche in giacenza estera) è di origine non documentata ovvero artefatta attraverso una documentazione appositamente predisposta al fine di attestarne l’origine lecita e della riservatezza delle trattative, non potevano che provenire da un delitto...».

Tra gli indagati italiani: Carlo Monteverdi, di Parma, alto dirigente della Banca Credem; Riccardo Orani e Enrica Mondino, entrambi di Cuneo, funzionari dello stesso istituto di credito. Poi l’italo-svizzero Daniele Cestagalli, originario di Novara, residente a Melide, in Svizzera; Egidio Alagia, di Potenza; Santo Colletta, di Diano D’Alba (Cuneo): Giuseppe Africani, Giulianova, e Mario Maletti, di Torino. Quindi Carlo Di Giacomo, Torino, e Antonio Mazzei, di Napoli. Infine un altro gruppo di acquirenti-mediatori: Ataydes Dutra Lobagni, detto «Jacques p «Jack», brasiliano residente a Pordenone; Giulio Cesare Valente, di Felizzano (Alessandria), Saverio Loria, Oppido Mamertina (Rc) e residente a Bari; Alberto Garavaglia, Bernate Ticino e il cuneese Lorenzo Dutto.
Carlo Di Giacomo, ex presidente dello Csi di Torino, si difende: «Non so nulla di questo traffico così rilevante di denaro iracheno. A me era stato detto che si trattava di banconote fuori corso, con un modesto valore. Non ho nulla da temere dall’inchiesta, non ho commesso alcun reato. Lo dimostrerò».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Scambi in Piazza San Carlo
A Torino, uno dei «passaggi» di Swiss dinar, avvenne in circostanze da film noir, in un elegante ristorante di piazza San Carlo. Gli investigatori, in quel momento, ebbero la prova che le banconote sequestrate agli intermediari al centro della trattativa provenivano dai caveau svizzeri. Originali.

I pm della Dda torinese entrano nei dettagli: i contatti tra gli emissari (che avevano la disponibilità diretta del denaro) sono avvenuti tra Torino, Milano, Lugano e Zurigo, in lungo arco di tempo. Ad Antonio Mazzei, in particolare, venivano sequestrate 28 mila 879 in tagli da 25 dinari. Circolavano anche dinari croati, marchi tedeschi ex Ddr. Poi una seconda tranche, gestita in modo diretto dai funzionari di banca. Prima 60 mila tagli, poi 400 mila. Alla fine, decine di milioni.
Massimo Numa

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Taranto, la città dei tribunali fantasma

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
E a Catania i medici truffano lo Stato "arruolando" 21 mila morti

E’ un trittico italiano, si intitola Desolazione. A Catania 21 mila morti risultavano vivi e in cura dai loro medici con un costo di 4 milioni e 200 mila euro in cinque anni. A Taranto il nuovo Palazzo di Giustizia, sei piani in vetro e cemento, svetta vuoto di fronte al vecchio edificio fatiscente dove gli avvocati non vogliono più entrare: mancano i soldi per il trasloco - cinquecento metri più in là - di fascicoli e arredi e apparecchiature. A Nicosia (Catania) sta marcendo una nuova Napoli delle immondizie: le discariche ci sono, semivuote, ma non ci sono gli stipendi per chi deve portare i rifiuti da sotto le case allo smaltimento.

Incuria e cecità
C’è spazio per un dizionario del pessimismo, in queste tre aree, per questi tre paradossi: malaffare, disorganizzazione, menefreghismo, malagestione, rimpallo di responsabilità, povertà di mezzi figlia di malpolitica oppure di crisi generale. Ma comunque li si guardi sono tre simboli di un Paese attorcigliato al proprio nulla, alla propria incapacità, incuria, cecità.

A Catania viene smascherato il virus burocratico della lunga vita. La Guardia di Finanza, d’accordo con l’Asl, incrocia a computer i dati dell’Azienda sanitaria con quelli ottenuti da tutti i comuni etnei. Salta fuori perfino un «paziente» in cura passato a miglior vita 35 anni fa.

Come lui, magari meno «longevi», ce ne sono altri 21 mila. Il danno all’erario supera i quattro milioni di euro per soli cinque anni e la documentazione finisce a Corte dei Conti e Procura della Repubblica. Il tenente colonnello Giuseppe Arbore dichiara alle agenzie: «E’ evidente la negligenza da parte dei dirigenti dell’Asl preposti alla cancellazione dei defunti dalle liste». E ha l’accortezza di evitare l’immediato grido contro i medici: non vedere per qualche tempo una persona può voler dire che sta bene, non che è morta. Aggiunge: «Informati di un decesso, potevano far accedere alle liste nuovi pazienti».

Rimane un ingorgo: l’anagrafe che deve informare, l’Asl che deve prendere atto e cancellare quel nome che costa - come retribuzione al medico - sei euro al mese. Il direttore generale dell’azienda, Antonio Scavone, comunque tiene a ribadire: «Abbiamo firmato un protocollo con la Finanza proprio per avere un occhio terzo. Nel 2007 si sono individuati e rimossi 20.000 trasferiti e 30.000 deceduti». Erano avanzati 21.000 fantasmi. Involucro per fantasmi è la nuova sede della Corte d’Appello di Taranto (sede distaccata da Lecce). Un bell’edificio dove si immaginava la cittadella giudiziaria, nel periferico quartiere Paolo VI. Costata dieci milioni di euro a cura della Provincia, è stata terminata nel 2004 e collaudata nel 2005. Ma si dà il caso che il Comune, guidato per sette anni dal sindaco di centrodestra Rossana Di Bello, poi commissariato dopo un dissesto di 901 milioni di euro, ora retto da Stefano Ippazio, centrosinistra, non aveva e non ha i soldi per il trasloco.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Monumento in rovina
Così a Taranto ci si ritrova con un monumento che andrà in rovina, e una Procura sdoppiata, metà presso il Tribunale e metà nell’ex pretura, la seconda metà sfrattata perché non paga l’affitto, la prima ridotta in un tale stato da spingere gli avvocati a uno sciopero incominciato il 7 luglio per il caldo insostenibile. Il presidente dei legali, Angelo Esposito: «Non è possibile assistere a tutto questo. Prima dicevano che mancava il collaudo, poi che non si trovava il verbale. Si lavora tutti in condizioni assurde». Il presidente della provincia, Gianni Florido, pd, garantisce che loro si faranno carico della manutenzione, ma il trasloco spetta a un Comune che per lunga eredità sta peggio di un italiano medio. Intanto gli avvocati lasciano le toghe e cercano aria fresca.

Come la cerca la gente di Nicosia, ma anche di altri centri in provincia di Enna. Qui non c’è la guerra della cittadinanza - più o meno pilotata - contro le discariche. Ci sono le discariche e, almeno per due anni, prima che si provveda con nuovi termoconvertitori, possono benissimo accogliere immondizie.

In mano a una cooperativa Invece i rifiuti stanno sulle strade, come nelle fotografie napoletane. Il problema è a ricaduta: il servizio è affidato all’agenzia per l’Ambito Territoriale Ottimale. Una volta queste agenzie erano parecchie, poi il presidente della Regione Raffaele Lombardo (Movimento per l’autonomia) le ha ridotte a nove, una per capoluogo di provincia. Quella di Enna si affida a una cooperativa privata, Sicilia Ambiente, però non ha soldi per pagarla e chi ci rimette sono i dipendenti.

Il sindaco di Enna, Rino Agnello, ha ovviato anticipando con i soldi del Comune stipendi per tre mesi. Quello di Nicosia, non potendo fare altrettanto, ha emesso un’ordinanza di emergenza sanitaria, ha sospeso il mercato del giovedì e del sabato, ha vietato manifestazioni che comportino assembramenti. A Barrafranca, il piccolo Comune ha chiesto soccorso alle banche. Come i netturbini per pagare l’affitto.

Marco Neirotti
Hanno collaborato Fabio Albanese e Tonio Attino

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L'esercito entra nella cava di Chiaiano

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Arrivano i militari a presidiare il sito e poco dopo scatta la protesta dei gruppi organizzati: «La discarica non si farà». Il centro di Napoli è in tilt

Questa mattina uomini e mezzi dell’esercito sono entrati nella cava di Chiaiano, a Napoli, per presidiare l’area dove dovranno essere avviati i lavori per la realizzazione della discarica. È quanto si apprende da fonti vicine al sottosegretario alla ptresidenza del Consiglio, Guido Bertolaso.

L’esercito avrà funzioni di sorveglianza del sito come previsto dal decreto legge del maggio scorso come avvennie già in altri siti, ad esempio a Acerra e a Sant’Arcangelo e a Savignano. L’arrivo dell’Esercito a Chiaiano avviene «cos’ è previsto dalla legge approvata ieri dal Parlamento in materia di gestione dei rifiuti in Campania». Lo sottolinea in una nota il Dipartimento della Protezione Civile che riferisce che «dalle prime ore di questa mattina le Forze Armate, supportate dalle Forze dell’Ordine, sono presenti nel sito di Chiaiano per consentire l’avvio dei lavori per l’allestimento del sito». «L’ingresso nell’area dei mezzi e del personale dell’Esercito è avvenuto - conclude la nota - senza alcun tipo di problema».


>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
I comitati anti discarica di Chiaiano e Marano iniziano la protesta
Poco dopo l'arrivo dei militari alcuni cittadini sono scesi in strada per esprimere il dissenso. Avanti e indietro sulle strisce pedonali, con il traffico di conseguenza paralizzato nel centro di Napoli. La protesta è iniziata da via Marina, nell’area antistante il Molo Beverello, è si è spostata ora in via De Petris. L’intenzione, annunciata dai promotori, è quella di «depositare raccolta differenziata autogestita sotto Palazzo Salerno», sede della struttura di supporto del sottosegretariato ai Rifiuti. «La militarizzazione della cava - secondo i promotori della protesta - era un evento previsto, vista l’approvazione del decreto, ma non per questo meno accettabile. La lotta va avanti, la battaglia è lunga. La discarica non si farà».

>>Da: ruggero
Messaggio 3 della discussione
Ma non fanno prima ad arrestarli tutti a Chiaiano...???
Li portano tutti dentro, poi quando hanno finito il lavoro li rilasciano...

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Gasparri: "Entro fine anno il federalismo fiscale sarà legge"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
"Appoggeremo totalmente il programma che abbiamo sottoscritto. E il federalismo fiscale è nel programma. Quindi, tutte le cose che abbiamo detto saranno, nel tempo, attuate". Il capogruppo del Popolo della Libertà al Senato, Maurizio Gasparri, intervistato da Affaritaliani.it, rassicura la Lega Nord sull'impegno del Pdl ad approvare il federalismo fiscale. L'esponente di Alleanza Nazionale spiega: "Si pensa di fare un provvedimento collegato alla Finanziaria che, essendo stata preceduta da questa manovra in discussione in queste settimane, sarà necessariamente un provvedimento più leggero. Perché, di fatto, è già nella manovra. Quindi in autunno è prevista la discussione sul federalismo fiscale e tutto il gruppo del Popolo della Libertà lo sosterrà come sosterremo tutte le parti del programma che abbiamo convenuto insieme prima delle elezioni".

Gasparri si spinge anche oltre e si dice certo che "il provvedimento verrà approvato definitivamente prima della fine dell'anno. Altrimenti che cosa facciamo in Aula da settembre a dicembre?", si chiede ironicamente. Sul modello di federalismo però preferisce non entrare nel dettaglio. "Nel merito si vedrà. E' inutile fare gli slogan adesso, modello lombardo o siciliano o altri. Comunque non vedo grandi problemi a riguardo. I rapporti con la Lega sono molto positivi". Infine il capogruppo del Pdl a Palazzo Madama annuncia che "si sta già lavorando a un testo sulle riforme costituzionali. E credo che sarà pronto adesso, prima della pausa estiva. Poi verrà discusso alla ripresa dei lavori parlamentari, a settembre. Ovviamente si tratta di un canale diverso rispetto al provvedimento sul federalismo fiscale".

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Disabile costretto a mendicare, due arresti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Spogliato di ogni suo avere, compresa la pensione e la casa di proprietà, un disabile psichico è stato costretto a mendicare nella stazione di Genova Brignole da due genovesi, un uomo (con precedenti penali) ed una donna, che sono stati arrestati dalla polizia ferroviaria su delega della Procura.

Le accuse a loro carico sono estorsione aggravata, lesioni personali volontarie e maltrattamenti. L'operazione di polizia che ha portato alla cattura dei due, si inserisce in un più ampio piano di misure operative disposte dal dirigente del compartimento di polizia ferroviaria per la Liguria, Roberto Guerri, per contrastare abusi e violenze nei confronti di soggetti deboli, disadattati o persone senza fissa dimora frequentatori degli scali ferroviari. L'uomo arrestato aveva sottoposto l'invalido civile ad una serie di vessazioni.

Oltre ad essersi insediato nella sua casa e ad avergli estorto la pensione lo obbligava a mendicare per portargli altro denaro. Erano botte se rientrava senza soldi. Solo nel dicembre scorso il disabile, dopo aver ricevuto una coltellata che aveva parato con un braccio rimanendo ferito, si era convinto a raccontare tutto agli agenti della Polfer. Particolari sulla vicenda saranno forniti in una conferenza stampa alle 10 negli uffici della Polfer di Brignole.

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Capezzone: Ma Veltroni si è accorto adesso che Di Pietro è Di Pietro?

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Premessa: non c’è nessuna voglia di far polemica per partito preso, né desiderio di camminare con la testa rivolta all’indietro, inchiodando noi stessi e gli altri ad una logorante discussione sul passato.

Tuttavia, come diceva quel tale, la domanda nasce spontanea: ma Veltroni si accorge solo adesso che Di Pietro è Di Pietro?

Ieri sera, a Matrix, il segretario del Pd è stato finalmente chiaro, ed è parso intenzionato a chiudere definitivamente con l’ex Pm. Bene, benvenuto nel club.

Ma perché due o tre mesi fa il suo giudizio fu diverso? Davvero sessanta o novanta giorni fa l’Italia dei Valori aveva connotati diversi da quelli di oggi? Davvero era pensabile che Di Pietro e i suoi avrebbero “dimenticato” il giustizialismo e l’antiberlusconismo viscerale?

La storia delle settimane passate è grottesca. Prima, Veltroni disse (e ripeté come un mantra) che sarebbe andato da solo. Poi, disse che l’alleanza con Di Pietro era giustificata dal fatto che, dopo le elezioni, l’Idv sarebbe confluita nel gruppo del Pd. Successivamente, quando questo non avvenne (com’era ovvio ovunque, tranne che al Loft), Veltroni si mise a inseguire i dipietristi sul loro terreno. Errore su errore, come si vede.

Infine, il revirement di ieri sera. Quanto durerà?


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Grazia e terrorismo, quel precedente imbarazzante di Pertini

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
“Qualsiasi auspicio o appello al capo dello Stato italiano deve tener conto delle norme vigenti e della giurisprudenza costituzionale, delle condizioni che ne sono dettate per l’esercizio del potere di grazia attribuito al presidente della Repubblica e infine delle valutazioni di ordine generale che insindacabilmente gli spettano”. In tema di grazia il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto chiarire quali sono le prerogative che spettano al Quirinale e le condizioni affinché si attui un tale provvedimento. L’occasione è arrivata con la decisione del presidente francese, Nicolas Sarkozy, di estradare in Italia l’ex brigatista rossa, Marina Petrella, rifugiata per anni oltralpe. Il capo dell’Eliseo, durante il G8 in Giappone, ha ammesso di voler chiedere al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, “di sollecitare la grazia in suo favore al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano”. Proprio Napolitano, però, ha voluto fissare i termini della questione. Anche perché nella storia del Quirinale c’è un precedente imbarazzante in fatto di grazia concessa a un detenuto accusato di terrorismo. Un episodio che risale a 23 anni fa e vede come protagonista l’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini.

L’ex capo di Stato socialista, di cui ieri è stato il trentesimo anniversario della salita al Colle, nel 1985 concesse la grazia alla terrorista Fiora Pirri Ardizzone, figlia della seconda moglie di Emanuele Macaluso. Ma la notizia non fu data in modo ufficiale. Un parlamentare del Pci, Antonello Trombadori, segnalò al cronista di un settimanale che la Pirri Ardizzone, condannata a dieci anni di carcere, era stata vista circolare liberamente a Roma: “O è scappata, o Pertini le ha concesso la grazia”. L’allora segretario generale del Quirinale, Antonio Maccanico, confermò al redattore del settimanale che effettivamente la grazia era stata concessa. E Pertini finì nel mirino di quanti gli ricordarono la solenne promessa - non mantenuta - che mai e poi mai avrebbe graziato un terrorista. Pertini si giustificò spiegando che il segretario generale non lo aveva informato della particolare natura di quell’atto di clemenza. Maccanico confermò: “Devo dire in coscienza che è mia responsabilità non avere illustrato al capo dello Stato con sufficiente precisione tutti gli aspetti del caso”. Il segretario generale fu così licenziato, per poi essere, però, riassunto a stretto giro.
Il Velino

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Vigilanza Rai: la maggioranza diserta, Orlando non passa

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Altra fumata nera a San Macuto. Ancora una volta la mancanza del numero legale ha costretto Giorgio Merlo del Pd, cui era affidata la presidenza della seduta, a sciogliere l’assemblea che si riunirà nuovamente in data da destinarsi. Leoluca Orlando, dell’Idv, non trova consensi nella maggioranza, che ha di nuovo disertato l’appuntamento. Unici presenti dello schieramento: Luciano Sardelli del Mpa e Maurizio Gasparri del Pdl. “Il centrosinistra non può arroccarsi su una scelta che non trova condivisione”, ha detto quest’ultimo, avanzando la necessità di “cambiare candidato per passare a un nome più condiviso. Non spetta a noi fare nomi, anche se tecnicamente avremmo i numeri per eleggere un nostro esponente”. Eppure Gasparri era puntualissimo alla convocazione stamane per le 8.30. “Sono venuto – ha spiegato - per rispetto istituzionale visto che la convocazione della commissione era stata giustamente disposta dai presidenti delle Camere. Abbiamo preso atto che non ci sono le condizioni per affidare la presidenza di una commissione di garanzia, giustamente per prassi affidata all’opposizione, a un esponente di un partito che solo poche ore fa ha organizzato una manifestazione che anche rappresentanti della minoranza hanno dovuto criticare per i toni aggressivi e offensivi usati perfino nei confronti del Presidente della Repubblica e del Santo Padre. Perfino Di Pietro si è dovuto dissociare”.

Leoluca Orlando resta però la scelta dell’opposizione per la presidenza della Vigilanza Rai. “Noi siamo un partito serio, quando prendiamo un impegno con gli alleati lo manteniamo. Certo, bisogna vedere se siamo ancora alleati, ma questo lo deve dire Di Pietro”, ha detto Paolo Gentiloni del Pd che si augura finisca “questo atteggiamento di strano ostruzionismo”. Atteggiamento definito da Fabrizio Morri del Pd di “disprezzo verso le istituzioni e la prassi quasi ventennale che vuole l’elezione a presidente di un esponente dell’opposizione, in questo caso Leoluca Orlando”. E Morri ha aggiunto: “Non si metta in mezzo Piazza Navona e le cose che lì si sono sentite: il Pdl si rifiuta di accettare il candidato indicato dall’opposizione da quasi due mesi e dunque ben prima di Piazza Navona”.
Il Velino

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Tibet: Alemanno, cittadinanza onoraria al Dalai Lama

>>Da: Fabiano
Messaggio 1 della discussione
Si' alla cittadinanza romana per il Dalai Lama. L'ok alla proposta di Goffredo Bettini arriva dal sindaco di Roma Gianni Alemanno: ''Ho subito appoggiato l'idea di invitare il Dalai Lama a Roma nell'ambito della Festa del Cinema - ha detto -. Sarebbe un'ottima occasione per conferirgli la cittadinanza onoraria, iniziativa alla quale, del resto, stava gia' lavorando la maggioranza in Consiglio Comunale''. ''Sono sicuro - ha aggiunto Alemanno - che tutti i romani accoglieranno con entusiasmo questo progetto, perche' la nostra citta' e' sempre stata un modello di convivenza tra le religioni e i popoli basato sul dialogo e sul rispetto reciproco''.

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Questa ha perso il cervello nella giungla

>>Da: Ilduca
Messaggio 3 della discussione
La Betancourt: «Ho adorato la testata di Zidane a Materazzi. Avrei fatto lo stesso»
L'ex ostaggio delle Farc a Paris Match: «Quando la Francia ha perso i mondiali del 2006, ho pianto»

PARIGI (FRANCIA) - Una dichiarazione paradossale. «Ho adorato la testata di Zidane a Materazzi, credo che anch'io avrei fatto lo stesso. E me la sono presa con quelli che lo hanno criticato».

Lo ha detto l'ex ostaggio delle Farc, Ingrid Betancourt, al settimanale francese Paris Match, aggiungendo: «Quando la Francia ha perso i mondiali del 2006, ho pianto». «Tra l'altro - ha continuato la donna, liberata il 2 luglio dopo più di sei anni di prigionia nella giungla colombiana - questo campionato ha creato alcuni problemi nell'accampamento (dei guerriglieri delle Farc): tra i pro Ingrid, che tifavano per la Francia, e gli altri, sostenitori dell'Italia».

LA FINALE DEL 2006 MOMENTO STORICO - La donna - che a partire dal secondo anno della sua prigionia nella giungla colombiana aveva a disposizione una radio - ha indicato la finale della Coppa del Mondo «come uno degli eventi internazionali degli ultimi sei anni che l'hanno colpita di più», insieme allo scoppio della guerra in Iraq e al discorso tenuto il 14 febbraio 2003 da Dominique de Villepin, suo amico e allora ministro degli Esteri francese, all'Onu.


>>Da: Adolfo
Messaggio 2 della discussione
Sindrome di stoccolma..e chi gli ricordava zizou con quella faccia?
A.

>>Da: er Drago
Messaggio 3 della discussione
Non ditele dell'europeo.......se no torna nella jungla.

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Se la Curia dà del fascista a Maroni poi si capisce perché le chiese sono vuote

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Clara Belloni Getz

Ho sempre avuto il rammarico di non conoscere la lingua tedesca. Avrei potuto così assaporare meglio gran parte della filosofia moderna e certi scrittori che soprattutto nelle notti d’estate si risvegliano e chiedono conto della tua vita. Così è successo qualche sera fa, quando il vento ha schiaffeggiato le sartie degli schooner ormeggiati e dall’abisso dei ricordi sono riemersi – come navi fantasma – libri letti nella lunga stagione dell’immaturità. Dallo scaffale più impervio, picco di una libreria sconnessa, è emerso come uno spuntone di roccia Karl Kraus, “Detti e Contraddetti”, raccolta di massime, aforismi e pezzi in prosa. Una miniera disseminata di grisù.

Leggo: “Si va avanti. E’ l’unica cosa che va avanti” e mi chiedo cosa proceda in linea retta o a zigzag nel mio lontano paese. Verrebbe da dire: “Niente”. Ci penso meglio e m’accorgo che non bisogna disperare perché una volta toccato il fondo arriva il tempo di scavare.

Poi leggo i giornali e mi rendo conto che perfino nella mediocrità può esserci un barlume di ragione. Prendete uno come Roberto Maroni, il ministro dell’Interno. Suonava da ragazzo con i “Celoduro”, orecchia la musica (non so se legga il pentagramma), è un avvocato come troppi, non ha il tratto “padano”, è il più “romano” dei ministri capitanati da Umberto Bossi, è la sagoma leghista più eccentrica rispetto al modello alpino. Destinato così lombrosianamente all’insuccesso, Maroni svela un po’ di coraggio in un governo che in fondo non è una testuggine di cuor di leone. Se fosse viva, la mia amica Oriana Fallaci scriverebbe una lettera per difenderlo, scartavetrerebbe un urlo sulla carta per appoggiare la sua decisione di vietare la preghiera islamica (di massa) per le strade di Milano. Mi pare una decisione saggia. Ve lo immaginate il parroco che comincia a dare la comunione a migliaia di fedeli per le vie della città ambrosiana? O il battesimo dei bambini nei Navigli?

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Uno scherzo del destino trasforma quella deiezione urbanistica che si chiama Viale Jenner in uno degli epicentri dello scontro di civiltà (oh dear, l’ho scritto…) e la Chiesa cattolica invece di riconoscere che il problema esiste fa finta di frugare nei testi sacri e bolla Maroni come… fascista. Aggettivo d’ignoranza sfavillante per un’istituzione con duemila anni di storia. Le parole uscite dal senno della Curia mi sembrano un segno divino, la prova che quel folletto di Kraus aveva ragione quando scriveva che “il diavolo è un ottimista se crede di poter migliorare gli uomini”.

Non oso pensare che dalle parti della Curia abbiano letto la profonda opera di Samuel Huntington, né ho l’ardire di immaginare che la Storia abbia insegnato qualcosa ai molti preti, vescovi e cardinali che la Chiesa governano a dispetto di Benedetto XVI, ma se un’istituzione perde il contatto con la realtà e confonde la libertà con il caos e l’anarchia, allora si pone il problema della cultura della Chiesa, del suo radicamento, della sua percezione del mondo.

Pochi hanno il coraggio di dirlo: le chiese sono vuote. Questa desolazione non è il segno della secolarizzazione come si dice da troppo tempo per trovare una scusa alla propria incapacità. C’è un tema che la Chiesa farebbe bene a mettere in agenda: la qualità della predicazione e della missione dei suoi discepoli. I primi a dover credere sono i preti e le nostre bellissime chiese vuote sono un lamento e un formidabile atto d’accusa. La Chiesa ha rinunciato a combattere, ha dimenticato il grido del profeta Gioele: “Proclamate questo fra le genti: chiamate alla guerra santa, incitate i prodi, vengano, salgano tutti i guerrieri. Con le vostre zappe fatevi spade e lance con le vostre falci; anche il più debole dica: io sono un guerriero!”. Gioele credeva. Con tutta la sua forza. Predicava nel deserto, povero tra i poveri. La Chiesa oggi è la via della pace e del martirio. Sia almeno fedele a questo e non si riduca all’amministrazione dell’obolo e allo smarrimento della parola.

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Veltroni ricattato dai girotondi irrita il Quirinale

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Carlo Panella

“Irritazione”: in questa parola sussurrata in modo discreto a orecchie discrete nel primo pomeriggio dalle stanze più importanti del Quirinale c’è tutto il succo del disastro personale e politico che giorno dopo giorno Walter Veltroni costruisce per se stesso e il suo Pd. Passano poche ore e l’irritazione si trasforma - è notizia di metà pomeriggio - in una telefonata infuocata di Napolitano a Veltroni stesso, accusato - a ragione - dal presidente di avere tradito la parola data e addirittura di avere attaccato Fini proprio per attaccare il Quirinale. Solo un orbo politico, o un Tafazzi maldestro, non può non sapere infatti che dietro la proposta di mettere subito ai voti delle Camere il “Lodo Alfano” non c’è una manina di Giorgio Napolitano, ma c’è ben di più, c’è tutto il suo peso e il suo prestigio politico. Per la prima volta dal 1992, in questi giorni infatti il Colle ha lavorato sottotraccia non per sposare una parte - la sinistra - alla Scalfaro, o per fare la “manovra della Torre” e arroccarsi in un ruolo notarile alla Ciampi, ma per sciogliere attivamente un enorme groviglio politico. Napolitano ha promesso a sé stesso (e questo per lui conta molto) e al paese che avrebbe favorito il dialogo bipartisan per le riforme istituzionali, ormai drammaticamente indispensabili. Lo ha fatto, ha suggerito, vagliato, vigilato, espresso discreti pareri, compiuto atti, parlato con Letta, Veltroni, Casini e i loro emissari. Con successo (fino all’alzata d’ingegno di stamane di Veltroni che si è tirato fuori dall’accordo stipulato con lo stesso Napolitano)

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Il risultato di quel lavorìo era stato appunto la immediata iscrizione in calendario della legge che concede immunità alle prime 4 cariche dello Stato. Vero obiettivo politico di Berlusconi e del Pdl che infatti è stato subito dopo disposto a ritirare l’emendamento “ammazzaprocessi” dal decreto sicurezza. Gianfranco Fini, da parte sua, non ha fatto null’altro se non formalizzare questa calendarizzazione urgente secondo le dovute forme. Ma a questo punto sono partite le palle incatenate contro Fini da parte di Veltroni e di tutto il Pd. Non ci vuole molto per capire che il cannone era puntato sulla Camera, ma che i proiettili erano diretti sul Quirinale. Da qui l’ira presidenziale. Tanto più forte perché l’unica, mediocre, giustificazione di questo ennesimo errore veltroniano è la paura del gruppazzo di manifestanti -scommettiamo che non saranno molti- che Di Pietro ha convocato per questo pomeriggio in piazza Navona. Ancora una volta, dunque, il ricatto della piazza, anche di una piazza forcaiola, volgare, impresentabile quale è quella di Di Pietro e Grillo, è considerato insuperabile da un leader ex Pci. Tanto insuperabile da portare Veltroni a “irritare” il Quirinale, dove siede per di più uno dei più autorevoli esponenti del suo partito, pur di non dispiacerla.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Ora, si vedrà. Passata la manifestazione, cessate di fischiargli le orecchie, Veltroni dovrà decidere nei prossimi giorni quale atteggiamento tenere in aula a fronte del “Lodo Alfano” così sapientemente accompagnato dal Quirinale. Un suo autorevole compagno di partito, Giovanni Pellegrino, spiega oggi sul Corriere che la sua necessità deriva dal profondo cambiamento vissuto dalla Costituzione materiale. Spiega che Berlusconi non è stato scelto quale presidente del Consiglio dal Quirinale -a termini di Costituzione formale- ma è stato scelto dal voto popolare -secondo la Costituzione materiale- con tanto di nome scritto sulla scheda. Da qui, dalla forza politica di questa investitura democratica e diretta, la necessità di preservare la sua carica dalle attenzioni della magistratura, da qui il ruolo sovraordinato rispetto all’ordinamento giudiziario del premier (fino a tanto che è in carica). Veltroni, invece, sia arrocca ora alla Costituzione formale, mobilita i suoi soliti “cento-costituzionalisti-cento” e si abbandona all’unico gioco che sa fare: l’intrigo di palazzo, la manovra di corto respiro. Solo, che per non tradire il peggio di sé stesso, oggi ha tradito il meglio della storia del suo partito: Giorgio Napolitano. E nel farlo si è dimenticato anche una delle caratteristiche più note dell’inquilino del Colle: è vendicativo.


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Di Pietro a Piazza Navona sogna la spallata giudiziaria

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Dimitri Buffa

“Quando c’è l’emergenza democratica si sta al fronte e questo è il governo della nuova P2, anzi della vecchia che tanto le persone sono sempre le stesse”. Antonio Di Pietro ha appena finito di parlare e il messaggio è stato ben chiaro: Berlusconi è il nemico senza sé e senza ma. L’erede dell’Italia dei corrotti da lui debellati insieme agli amici della procura di Milano. Per cui, “altro che dialogo”.

Le montature dei primi anni ’80 (scandalo P2) si saldano idealmente con quelle dei primi anni ’90, “tangentopoli” e dintorni, con l’intento di prendersi per via giudiziaria ciò che non si è mai riuscito a conquistare con il voto degli elettori.

A Piazza Navona martedì sera ci saranno non più di 20 mila persone ma da sole monopolizzano la pancia della vecchia sinistra che non evolve mai.

Le truppe cammellate, oltre all’organizzazione di Di Pietro, le forniscono Rifondazione, i verdi, i comunisti unitari le cui bandiere spiccano più delle altre. Poi i grillini e le ultime generazioni dei qualunquisti dalla ricetta poltica semplificata.

L’Italia che odia, Berlusconi oggi, Craxi ieri, e domani chissà, è tutta qui. Intellettuali come Flores d’Arcais e Pancho Pardi che sono saltati sull’ultimo carro per vivere una seconda giovinezza, giovani ribelli, giornalisti che fiutano la maniera giusta di fare soldi con libri e comparsate televisive e tutti quelli che se Berlusconi non ci fosse stato avrebbero dovuto inventarlo.

A loro danno manforte le vedove di mafia come Rita Borsellino, cui si è delegata l’esegesi del pensiero del fratello morto e di Giovanni Falcone che, a sedici anni dalle stragi di mafia in cui persero la vita, vengono cinicamente arruolati nei girotondi anti berlusconiani.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Per la Borsellino l’emergenza democratica di oggi è persino peggiore di quella che si era determinata all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio.

Parole che pesano come pietre non solo sul dialogo ma sulla stessa convivenza civile di un’Italia che sembra avere sostituito la guerra civile tra fascisti e comunisti, che determinò l’avvento del terrorismo di sinistra e di destra negli anni ’70, con quella tra chi odia Berlusconi e chi no.

Di Pietro furbescamente, usando spalle e comprimari di lusso quali Pancho Pardi, Marco Travaglio e lo stesso Grillo, si erge adesso a salvatore della patria. Tesse la sua tela e chiama i cittadini alla rivolta e promette barricate in aula al Senato come alla Camera . Dice che il Cav ha sequestrato tutto il Parlamento a scopo di estorsione: “non si fanno le riforme se prima non avrò il mio lodo”. Dice che con questa legge le più alte cariche dello stato potranno stuprare e uccidere conservando l’impunità.

Manda avanti Travaglio a fare battutacce da caserma su Mara Carfagna e monopolizza piazza Navona che idealmente rappresenta oggi nel 2008 quello che Campo de’ Fiori rappresentava all’epoca del ’68: il luogo della contestazione e dell’eversione contro il potere costituito. Travaglio sostiene che “fra cinque anni, con il lodo Alfano, neanche i giudici si ricorderanno più - perché nel frattempo “rincoglioniti” - per quale motivo doveva essere processato il Cavaliere.”

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Nessuno può criticarli sennò gridano alla censura, nessuno può mettere in dubbio la loro buona fede né la mala fede del governo di centro destra. E i cittadini che hanno votato Berlusconi? Poveri idioti rimbambiti dalla tv. A ogni cosa c’è una risposta pre confezionata. Un teorema. Proprio come quelli del partito dei giudici che ha trovato nell’Italia dei Valori di Di Pietro il proprio grimaldello politico per scardinare ogni equilibrio e fare riprecipitare il nostro Paese nel clima dei primi anni ’90.

E parole quali legalità e giustizia stridono in bocca a gente come Paolo Flores d’Arcais che sostiene che il giustizialismo sia “il rovescio della medaglia del garantismo”. Ma i cervelli dei giovani e della borghesia di un paese che la sinistra ha condotto al declino sono particolarmente sensibili a queste sirene della demagogia. E proprio coloro che denunciano in Berlusconi il fascismo che avanza, o quelli che come Camilleri sostengono che il Cav abbia “più scheletri nell’armadio di quelli contentuti nella cripta dei Cappuccini a Palermo”, sono gli stessi che senza capirlo stanno veramente preparando l’avvento del futuro uomo forte: Antonio di Pietro.

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Quella piazza col vizio di esagerare

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Vasco Pirri Ardizzone

Dal fischietto anti-Cavaliere venduto dagli ambulanti alle bordate di fischi ogni volta che veniva nominato, la manifestazione di piazza Navona organizzata da Antonio Di Pietro e dai girotondini ieri sera aveva un grande obiettivo: l'antiberlusconismo militante e le cosiddette leggi vergogna. 100 mila per gli organizzatori (15mila secondo la questura), ma di certo tutti con un comune denominatore: l'attacco a Silvio Berlusconi. E poi come tutti sanno la serata finita male: in un crescendo rossiniano di offese da Di Pietro che parla di Berlusconi che vuole far tornare la P2 e Travaglio che paragona Berlusconi ad una mantide che "prima si fa una scopatina e poi ammazza Veltroni".
Ma sono gli due ultimi interventi quelli che rimarranno agli onori delle cronache. E che nella serata di ieri hanno fatto record di contatti su youtube e sui siti che riproponevano i video: prima Beppe Grillo che attacca Napolitano complice "dormiente" per aver firmato il lodo Alfano e per l'appartenenza alla "banda dei quattro". Ma giustizialismo, antifascismo e antiberlusconismo si fondono nello show finale di Sabina Guzzanti.

Dalle parole blasfeme e durissime contro Benedetto XVII ("che andrà all'infermo e verrà tormentato da diavoloni omosessuali attivi e non passivi") alle parole chiare, nette e senza freni – qui la nostra cronaca si ferma, ma per chi se le fosse perse è sufficiente cliccare su un qualsiasi sito d'informazione o su Youtube - sulla Carfagna. Un attacco cabarettistico, definito da tutti volgare e che farà male ad un certo tipo di opposizione. Tanto che Di Pietro si è subito dissociato e ha preso le distanze da Grillo e Guzzanti. In serata è arrivato anche un comunicato del ministro: "In riferimento alle parole volgari e fantasiose della comica Sabina Guzzanti, il ministro delle Pari Opportunita' Mara Carfagna ha dato mandato all'avvocato di Roma Federica Mondani per adire le vie legali nei confronti della figlia del parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti'.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Piazza Navona è la stessa di quando nel 2002 Moretti attaccò i leader del centrosinistra. Quando disse "con questi dirigenti non vinceremo mai le elezioni". E anche allora si trattava di una manifestazione del centrosinistra. Sfuggendo alle maglie dell'organizzazione parlò davanti agli occhi sbigottiti di Piero Fassino e Francesco Rutelli. Ieri sera è accaduta la stessa cosa: Grillo e Guzzanti – anche se le parole di Grillo contro Napolitano erano abbastanza preannunciate – hanno lanciato i loro strali contro Napolitano, Berlusconi, Mara Carfagna e Ratzinger perché sono entrati nella logica, tutta italiana, del più uno. Del rilancio fino all'esagerazione. Rubando la scena a Di Pietro che aveva calcolato di tenerla – e di aprire i giornali - con il suo riferimento alla P2.
Insomma, è come se Grillo e Guzzanti da piazza Navona avessero urlato "con questi girotondi non vinceremo mai". E per questo sono andati oltre.
Tutto sommato alla fine Veltroni ci ha guadagnato. Dissociandosi da Di Pietro e dai girotondini in tempo utile ha azzeccato la sua prima mossa politica da molte settimane a questa parte. Salvo ieri – nella sua ormai logica giornaliera del pendolo - aver assestato un colpo a Fini a Montecitorio. Sempre e soltanto per un solo motivo: la logica del più uno.


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A piazza Navona i guitti tirano lo sciacquone e tutti ridono

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Clara Belloni Getz

Caro Direttore, ho letto la sua mail all’alba. Lei sa che non scrivo mai su richiesta e che la mia collaborazione con l’Occidentale è unilaterale. Avevo programmato una gita al vecchio faro di Montauk Point, ma il tono preoccupato del suo messaggio mi ha convinto a dedicarle un po’ del mio tempo. Lei mi chiede un articolo (mai io preferisco la più musicale parola “pezzo”) sulla manifestazione di piazza Navona e lo fa con la scusa di utilizzare la mia distanza per raccontare ciò che da vicino appare un turbine di follia.

Bene, dal mio avamposto chiunque può osservare che l’Italia è entrata nel mondo della “Psychopolitica”.

Tranquillizzo il lettore, non voglio fare una passeggiata nel mondo della psichiatria né scomodare Sigmund Freud e Carl Gustav Jung per azzardare un’analisi dell’happening anti-governativo. E’ solo che mi è venuto in mente che Psycho fu il film in cui si vide per la prima volta nella storia del cinema un Wc in cui viene tirato lo scarico.

La carrellata filmica sulla manifestazione organizzata dell’onorevole Antonio Di Pietro rivela il grottesco in cui è sprofondata la politica italiana. Ho letto del turpiloquio, degli insulti al capo dello Stato, al Papa, dei guitti sul palco e sullo schermo. Niente di tutto questo è davvero sorprendente, non vi è alcuna magica epifania nel signor Beppe Grillo e neppure nella signora Sabina Guzzanti. Essendo privi di charme, il loro discorso politico diventa automaticamente volgare e svuotato di senso. E’ l’effetto del Wc sullo schermo del cinema, è l’orrore delle cose inanimate.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
E’ uno slow-motion dove la bava alla bocca diventa macchiettistica, roba da avanzi televisivi, il messianismo è comico, la battaglia del Bene contro il Male si tramuta istericamente nella batracomiomachia, la battaglia dei topi e delle rane, un’involontaria parodia. L’urlo di Di Pietro, Paolo Flores D’Arcais, Pancho Pardi (oh, che nome…) si copre d’un fastidioso ronzio, è la Moscheide di Teofilo Folengo.

Il lugubre discorso ha bisogno di grandi attori per far accapponare la pelle. Studiare la sagoma inespressiva di Andrea Camilleri non darebbe alcun indizio neppure al commissario Montalbano, non siamo di fronte a Anthony Perkins. E’ una fatica di Sisifo cercare di cogliere un’espressione tragica negli occhi oscurati di Fiorella Mannoia, non siamo al cospetto di Janet Leigh. E’ una rappresentazione senza sacralità e dunque colma di banalità.

L’irrazionalità della folla spaventa e fa battere in ritirata chi voleva bruciare il Diavolo perché intuisce che si vuol bruciare tutto e tutti. Così fan gli intellettuali che come Furio Colombo strillano e poi si dissociano con il viso terreo di spavento.

Si appronta il rogo, si vorrebbe inscenare un medievale processo di stregoneria, ma le streghe ballano dietro le quinte del palco di piazza Navona e intonano il canto dove “il bello è brutto/il brutto è bello”. Così, in un giro di vite finale, quel girotondo viene seppellito non dall’eco tragico e sinistro della risata di Anthony Perkins, ma dal comico rumore dello sciacquone.

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Fine della Grande Coalizione. L'Austria anticipa la Germania?

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Giovanni Boggero

Wilhelm Molterer si presenta di prima mattina nella minuscola sala stampa dell'Övp, il partito popolare austriaco. Appare scuro in volto, più accigliato del solito. Di fronte a lui una folla di giornalisti accalcati attende in rigoroso silenzio la solenne missiva. Nulla ancora è stato ufficialmente comunicato, eppure tutto pare come se la crisi della Große Koalition in salsa austriaca si sia già definitivamente consumata. Persino quando il vitaminico Vicecancelliere prende la parola e in forte accento stiriano annuncia: "Es reicht! - Ora basta!", nessuno in sala pare meravigliato o tantomeno sdegnato da un tono che altrove in Europa potrebbe apparire inusuale. D'altronde fin dalla sua travagliata formazione, avvenuta nel gennaio 2007 a seguito di lunghe ed estenuanti trattative, l'esecutivo di unità nazionale tra socialdemocratici dell'Spö e democristiani dell'Övp è parso navigare nelle acque malferme di una perenne campagna elettorale. Scontri e battibecchi hanno infatti rappresentato la costante di un'esperienza di governo nata male e conclusasi ancor peggio. L'estrema diversità di vedute su tanta parte del programma di legislatura da un lato e l'incapacità di definire una linea precisa per il suo partito da parte del Cancelliere Alfred Gusenbauer dall'altro, hanno così condotto il paese verso un pernicioso immobilismo. "Non posso permettere- ha quindi seguitato Molterer- che una crisi dell'Spö diventi una crisi dell'Austria. Di qui il nostro invito a tornare subito alle urne". Se dunque la scelta di staccare la spina è maturata esclusivamente in seno all'Övp, i socialdemocratici, apparsi qualche minuto più tardi di fronte alle telecamere, hanno tuttavia spiegato di essere altrettanto favorevoli ad un voto anticipato, promettendo quindi di appoggiare nei prossimi giorni la formalizzazione della crisi al Nationalrat.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Secondo quanto riporta Der Standard, la data per la consultazione sarà presumibilmente fissata per la penultima domenica di settembre e ad essa parteciperanno come candidato capolista dei popolari proprio il cinquantaquattrenne Wilhelm Molterer, succeduto all'ex Cancelliere Wolfgang Schüssel dopo il risultato deludente da questi raggiunto nell'ultima corsa per la Cancelleria; dall'altra parte i socialdemocratici, afflitti, qui come in Germania, da una grave crisi di consensi, appoggeranno Werner Faymann, leader dell'Spö e Ministro dei Trasporti nell'attuale gabinetto presieduto dall'assai debole Alfred Gusenbauer, il quale si sfilerà nel tentativo di imprimere una svolta ad un partito arenatosi proprio per causa sua tra le secche della contraddizione. Subissato dalle critiche fin da quando, poco dopo l'ascesa al soglio di Primo Ministro, decise di rimangiarsi una delle promesse fatte in campagna elettorale votando per la conferma e non per l'abolizione delle tasse universitarie, Gusenbauer si è vieppiù attirato le ire della base del partito, quando, in seguito al no irlandese al Trattato di Lisbona, spiegò dalle pagine del quotidiano nazional-popolare Kronen Zeitung che per ogni modifica ai trattati comunitari d'ora in avanti proposta, l'Spö avrebbe privilegiato la strada del referendum popolare. Una posizione quantomeno bizzarra se è vero che qualche mese addietro la Camera dei deputati prima e il Presidente della Repubblica poi erano intervenuti proprio per ratificare il Trattato di riforma stipulato a Lisbona. La scelta, bocciata dai colleghi di partito per quella dose di eutoscetticismo che in Austria è sempre stato ricondotto solo a Jörg Haider e alla sua Fpö, non era stata peraltro minimamente concordata con gli alleati cristiano-democratici, i quali, colti alla sprovvista, non mancarono di denunciare la contraddittorietà delle affermazioni di Gusenbauer.

La notizia della fine di questa vera e propria epopea di governo ha avuto echi molto forti in Germania, dove il presidente del partito liberale Guido Westerwelle ha voluto ironizzare sulle alterne vicende che hanno contrassegnato le due esperienze di Große Koalition: "Come era ormai finita la grande coalizione in Austria, così lo è da tempo qui da noi. Per questa ragione il nostro governo dovrebbe porsi l'interrogativo se non sia meglio porre fine all'orrore piuttosto che avere un orrore senza fine. Non possiamo permetterci - ha concluso il leader dell'FDP - un governo che litighi ancora per i prossimi quindici mesi". Che anche a Berlino i tempi siano maturi per una separazione consensuale?

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Contro-rivoluzione laica in Turchia?

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Gabriele Cazzulini

Il potere roccioso dell’AKP in Turchia rischia di sbriciolarsi. L’islamizzazione morbida di Erdogan potrebbe essere troncata dalla corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di scioglimento dell’AKP. Ma con un tempismo impressionante emerge un complotto contro il governo architettato da una presunta organizzazione clandestina anti-islamica. La Turchia è una scacchiera su cui le pedine sono pronte all’attacco.

L’AKP ha conquistato i vertici dello stato con tempi da centometrista. La bandiera del partito di Erdogan sventola su parlamento, governo e presidenza della repubblica. L’AKP è stato il primo partito islamico a forgiare una corona così robusta di poteri laddove gli storici partiti secolari si erano impaludati in fragili e litigiose coalizioni a breve durata, con premier privi di carisma e ostaggio delle trattative nella maggioranza. L’AKP vanta un forte afflato europeista e sfoggia gli entusiasmanti risultati della sua virtuosa politica economica. Eppure questo patrimonio viene polverizzato con un attacco frontale alla laicità, che non rappresenta un problema per la Turchia – ma lo diventa per il radicalismo musulmano che intende decapitare il suo più fiero nemico. La spallata proviene dagli emendamenti costituzionali per rimuovere il bando sul velo islamico per le donne nelle università. Ma è una mossa fallimentare, perché l’opposizione laica chiama in causa la corte costituzionale che, dopo soltanto tre mesi, respinge la riforma del governo per attentato al secolarismo dello stato. E’ la prova generale per mettere in scacco Erdogan.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
L’islamizzazione dell’AKP si ferma improvvisamente davanti alla corte suprema. Alla metà di marzo un singolo giudice, il procuratore capo della corte d’appello, denuncia alla corte suprema il partito di Erdogan poiché centro di attività anti-secolari. La richiesta è secca: la chiusura del partito e il bando per cinque anni di 71 suoi dirigenti da ruoli politici. Alla fine di giugno le undici toghe della corte suprema ricevono gli incartamenti dell’accusa e si preparano, dopo aver ascoltato la difesa dell’AKP, ad emettere la loro sentenza.

I cicli della storia turca si ripetono. Ancora una volta la tutela della laicità dello stato dall’aggressione islamica dipende dal supremo tribunale. Ma l’AKP non è un gracile partito che si rassegna a finire triturato come i suoi predecessori. Questa volta l’integralismo islamico, sebbene camuffato da moderato riformismo, è incarnato in un partito a vocazione egemonica. L’AKP ha stretto una rigida morsa sulla democrazia turca come principale scudo e spada per esercitare il suo potere. Perciò la linea di difesa più efficace è proprio schierare l’AKP dalla parte della democrazia – e schedare come terroristi e sovversivi gli esponenti dell’opposizione anti-islamica.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Detto fatto. Ecco “Ergenekon”, l’etichetta di un’organizzazione clandestina di ultra-nazionalisti accusata di complotto per spodestare Erdogan. Ventuno arresti che includono uno stimato giornalista del più antico quotidiano turco, un esponente del mondo industriale e due generali in pensione. Le manette hanno già stretto i loro polsi, nonostante nessuna imputazione sia ancora stata formulata – e tra gli incarcerati c’è già una vittima uccisa da un cancro mai diagnosticato dalle autorità penitenziarie. Più che questi improbabili cospiratori, la vera notizia è che il governo ha intercettato le conversazioni telefoniche dei suoi oppositori per poi eliminare i più pericolosi. La cancellazione della laicità delle istituzioni procede sullo stesso binario della neutralizzazione degli avversari politici. La democrazia dell’AKP si sta rivelando uno schermo per celare un potere opposto.

L’accusa più pesante che pende su “Ergenekon” è quella di fomentare una strategia della tensione, a base di propaganda anti-governativa e attentati terroristi, per legittimare un intervento dell’esercito e defenestrare l’AKP. Quest’interpretazione dimostra l’astuzia della ragione politica dell’AKP. Invece di attendere inerme il verdetto, quasi scontato, della suprema corte, Erdogan sta ribaltando la situazione a suo favore. Prima ha screditato l’opposizione con l’inchiesta “Ergenekon”; poi gioca in contropiede con l’esercito che finora è rimasto nell’ombra, impegnato in una spinosa guerriglia nel Kurdistan iracheno.

Per rimanere al potere, l’AKP progetta di confluire in un nuovo gruppo parlamentare per evitare lo scioglimento dell’assemblea ed elezioni anticipate da affrontare in condizioni troppo ardue per sperare in un’altra fulminante vittoria. L’AKP sta scavando le sue trincee nella speranza di bloccare la contro-rivoluzione laica. Ma l’esercito resta un’incognita. Se interviene, l’AKP può inscenare la farsa dell’aggressione alla democrazia. Se desiste, allora l’AKP potrà riciclarsi più facilmente. L’ultima sfida di Erdogan è sopravvivere laddove le sentenze dei supremi giudici hanno sempre falcidiato i suoi predecessori. Sarebbe un’offesa alla laicità della Turchia peggiore della rimozione del bando sul velo islamico.

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Sul global warming il G8 fa promesse che non può mantenere

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Carlo Stagnaro

Dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2050. L'impegno solenne del G8 – accompagnato da quello, meno ambizioso ma più realistico, di effettuare tagli "ambiziosi" nei prossimi decenni – suona un po' come la fatidica scritta che si trovava una volta dietro le carte dei lecca-lecca: non hai vinto, ritenta.

I leader degli otto paesi più industrializzati del pianeta, di fronte alle gravi crisi alimentare ed energetica che sono chiamati ad affrontare, hanno scelto una politica pilatesca: se ne lavano elegantemente le mani facendo promesse che non potranno mantenere e sulle quali, in ogni caso, nessuno di loro sarà giudicato dagli elettori. Perché il 2050 è lontano, perché il global warming – ammesso che davvero costituisca una minaccia – richiede ben altri interventi strutturali, e perché va bene pensare alle generazioni future, ma prima ancora che evitare di essere morti nel lungo termine sarebbe opportuno assicurarsi la sopravvivenza nel breve.

In verità, la sciatteria della riunione di Hokkaido conferma un trend che già da tempo si era imposto, ed è quello relativo all'irrilevanza a cui il G8 si è condannato. Ai capi dei governi più influenti non si chiede di salvare il mondo: tutti sanno che non è nel loro potere e nessuno li condannerà se non ci riescono (e per giunta non esistono, al momento, minacce di estinzione per la razza umana). Gli si chiede però di prestare attenzione alle cose di cui parlano; di non limitarsi a leggere gli splendidi discorsi infarciti di nulla preparati per loro dagli sherpa, ma anche di provare a esprimere la loro leadership. Che richiede due cose: la capacità di comprendere la natura dei problemi, e la forza di proporre vie d'uscita che siano fattibili e condivise.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Tutto questo non c'è, al vertice giapponese. E il semplice fatto che, a fronte di un drammatico incremento dei prezzi di cereali e petrolio (cioè gli strumenti essenziali per vivere e spostarsi) l'impegno dei primi ministri riguardi la preoccupazione che possa fare cattivo tempo tra cinquanta o cent'anni è la dimostrazione di uno scollamento tra i dibattiti internazionali e la sostanza delle cose. Peggio ancora è l'alternativa, però: a controbilanciare il vuoto del summit, sembra esserci solo la chiacchiera populista contro la speculazione "peste del XXI secolo". Beato quel mondo che non ha bisogno di slogan.

Ovviamente, trovare risposte alle questioni urgenti è difficile, perché complesse sono le questioni che occorre risolvere e perché si può essere misurati, rispetto ai risultati delle proprie azioni. Ma se non si guarda alle cose in questi termini, di grazia, a cosa serve organizzare ogni anno un carvanserraglio che ha l'aspetto un po' patetico di un raduno di sovrani medievali fuori tempo massimo?

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Le misure del Governo sul nucleare vanno incontro all'allarme di Draghi

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Salvatore Rebecchini

Nell’ intervento tenuto oggi alla Assemblea annuale dell’Associazione bancaria italiana il Governatore Draghi ha affronta la tanto discussa questione delle cause della crescita dei prezzi petroliferi.

Egli ha innanzitutto evidenziato che all’origine degli aumenti della quotazioni del greggio sta il forte aumento della domanda di energia che viene dai paesi emergenti cui l’offerta fatica a tenere dietro a causa degli ingenti costi per scoprire e sfruttare nuovi giacimenti, della rigidità della capacità di raffinazione, delle instabilità geo-politiche.

Il Governatore, tuttavia, ha approfondito l’analisi dei fattori esplicativi, affermando che “le condizioni di domanda e offerta non sono sufficienti a spiegare l’impennata recente dei prezzi.” Questa sarebbe infatti causata anche dal calo dei tassi di interesse. Sottolinea infatti Draghi che “… nostre stime indicano come la diminuzione dei tassi di interesse reali dalla scorsa estate spieghi circa un quarto del rialzo del prezzo mondiale del greggio osservato da allora”.

Il calo del tasso di interesse reale, infatti, riduce il costo opportunità di detenere attività reali; ossia riduce l’ammontare di ricavi che si perdono decidendo di detenere un cespite reale, che non genera interessi, invece che trasformarlo in un’ attività finanziaria generatrice di interessi. Ecco quindi che con il calo dei tassi indotto dalla politica monetaria accomodante della Riserva federale americana è divenuto più conveniente per i paesi produttori, a parità di ogni altra condizione, tenere le riserve nel sottosuolo invece che trasformarle in attività finanziarie.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Giova per altro ricordare che già nello scorso Bollettino economico della Banca d’Italia (Aprile 2008) era stata esaminata l’ipotesi di una relazione tra l’attività di trading sui mercati finanziari dei contratti sui prezzi petroliferi – le così dette posizioni a termine o futures – e il prezzo a pronti del barile di petrolio. Ebbene, in quella occasione, gli economisti della Banca d’Italia avevano sottolineato che test statistici mostrano che la crescita delle posizioni a termine non sembra in grado di spiegare l’aumento dei prezzi a pronti.

In conclusione, le osservazioni di Draghi indicano chiaramente che la via maestra per contenere la crescita dei prezzi dell’energia, e delle materie prime in generale, è di accrescere la elasticità della offerta e della domanda: vanno in questa direzione le misure annunciate dal governo per attivare la produzione di energia nucleare in Italia. Inoltre occorre che le politiche monetarie degli Stati Uniti e della Unione Europea, che concorrono a determinare il livello mondiale dei tassi di interesse reali, siano improntate alla cautela e al rigore.

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Problemi a causa di aggiornamento xp

>>Da: Adolfo
Messaggio 2 della discussione
Gli ultimi due aggiornamenti di protezione XP e rimozione malaware che MSFT installa automaticamente mi bloccano la navigazione. Come è possibile?
Oltretutto non riesco a insTallare il mio office originale, e mi dice che il programma non riesce a modificare i file di sistema e mi chiede di inserire XP sp2 professional, quando ho l'edizione home (err 1933).
A.

>>Da: er Drago
Messaggio 2 della discussione
Mi sa che hanno fatto un casino quelli della microsoft questa volta, anche a me da problemi di dns.
Sono stato costretto a fare il ripristino del sistema e non ho più fatto l'aggiornameento.

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Bancarotta: arrestato il "Guru" Matteo Cambi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Dal successo internazionale al fallimento e alle manette. Finisce così l'avventura di Matteo Cambi, fondatore del marchio Guru e noto per le sue incursioni nelle cronache rosa
Milano - Finisce in manette l’avventura di Matteo Cambi, ideatore di «Guru», la margherita stampata sulle t-shirt e le maglie diventata famosa in tutto il mondo, tanto quanto la passione del suo inventore per le belle donne. L’imprenditore è stato arrestato ieri dalla Guardia di finanza di Bologna: tra le accuse quella di bancarotta fraudolenta ed emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Una truffa ideata e portata avanti - assieme al patrigno Mariuccio De Marco Gianluca e alla madre Simona Vecchi, anch’essi arrestati - per ripianare il buco di bilancio dell’azienda, per la quale giovedì scorso il Tribunale di Parma ha dichiarato il fallimento, che conclude malinconicamente 8 anni di crescita esplosiva. La sua margherita sboccia sulle T-shirt indossate da Cannavaro, Maldini, Vieri&Elisabetta Canalis. Quindi sulle auto di Formula Uno targate Renault. Da «re di fiori» Matteo Cambi diventa anche «re di cuori»: il gossip lo vuole al fianco di Flavia Vento, Elisabetta Gregoraci, Anna Falchi e Mascia Ferri.
L’azienda proprietaria del marchio di abbigliamento è la Jam Session Srl di proprietà per il 60% dei coniugi e il restante 40% di Matteo Cambi. Le Fiamme gialle al momento non si dilungano sulla quantità degli illeciti anche se dovrebbero risultare di decine di milioni. Tra le accuse: bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali, illecite ripartizioni degli utili e riserve sociali, indebita restituzione dei conferimenti, infedeltà patrimoniale, dichiarazione fraudolenta e infedele. Attualmente il marchio «Guru» è stato preso in affitto da un gruppo indiano che sembrava essere interessato ad acquistarlo.

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Tribunale senza causa: ha cinque giudici per 0,27 processi al giorno

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La procura più piccola d’Italia: 493 procedimenti tra sezione civile e penale in un anno. Il presidente: "Qui tutti fanno tutto. Ma lavorare così ha senso?"

Orvieto (Terni) - L’aula d’udienza sembra un teatrino d’epoca o un’antica farmacia trasformata in museo. Alle 13 di un giorno qualunque le sedie sono vuote. Immobili. Silenziosissime. «In questo locale - sussurra premuroso l’impiegato - si celebrano i processi un paio di volte alla settimana». La porta a vetri sigilla di nuovo quell’ambiente rarefatto come una teca, si attraversa un cortiletto, con vista sui panni stesi in alto alle finestre, e si raggiunge l’edificio principale del «Tribunale condominiale», costretto a dividere gli spazi con un grappolo di famiglie asserragliate all’ultimo piano.
Avvocati, impiegati, testimoni, imputati: stanno tutti in un fazzoletto, un saloncino formato foyer. Non ci sono gli spazi smisurati, le prospettive dechirichiane e le sciatterie che si registrano quotidianamente a Milano e Roma. Qua, il più piccolo tribunale della penisola - spalla a spalla con quello di Mistretta in Sicilia - è un specchio che riflette ordine, gusto ed efficienza. Gli scaffali alle pareti sono ordinati, le segretarie gentili, perfino gli imputati sorridono. Sembrano tutti sul punto di accomodarsi ai tavoli per una cena conviviale, invece di quando in quando il cancelliere si affaccia alla porta e chiama i processi che vanno avanti a rullo compressore nella grande aula.
Il pubblico ministero multiuso Flaminio Monteleone esce un istante: «È da 6 ore che discuto processi. Droga. Furti. Esportazione clandestina di quadri». Monteleone afferra i pantaloni che ballano vistosamente: «Per sette-otto mesi fino a maggio sono stato solo in questa città. Ero di turno 24 ore su 24, compresa la domenica, Natale, Pasqua e tutte le feste comandate. Pregavo che non succedesse niente e mi è andata bene». Neanche un omicidio. Ma lo scoppio di una fabbrica con tre morti, le rapine sull’Autostrada del sole, l’arresto di Fabrizio Corona, i rifiuti di Napoli in discarica.

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Il governo cambia la blocca-processi Ma il Pd insiste: "Noi votiamo contro"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
I processi non saranno più sospesi, ma rinviati di 18 mesi, solo per i reati meno gravi commessi fino al 2 maggio 2006.
Roma - Il governo ha presentato stamattina alla Camera due emendamenti alla norma "blocca-processi" che modificano la portata della sospensione dei procedimenti. La norma non è stata ritirata come chiedeva l’opposizione, ma soltanto modificata. Non ci sarà più nessuna sospensione dei processi, ma solo un rinvio, fino a 18 mesi, di quelli "meno importanti". È quanto prevede l’emendamento presentato questa mattina dal governo al decreto sicurezza che di fatto elimina l’automatismo della sospensione di un anno dei processi per reati commessi entro il giugno 2002: una misura che era stata aspramente criticata da magistrati e opposizione. E che aveva suscitato non poche perplessità anche al Quirinale. Ora la norma, che il governo vuole introdurre al decreto sicurezza, dice soltanto che i capi degli uffici giudiziari dovranno tener conto, nella formazione dei ruoli d’udienza, delle priorità indicate nella direttiva di carattere generale introdotta nell’emendamento. Ogni ufficio, insomma, dovrà, alla luce di questo elenco di reati considerati prioritari, stilare un elenco "proprio" del quale dovranno essere però informati Csm e ministero della Giustizia: tanto per riaffermare che la politica giudiziaria in Italia resta nelle mani di queste due istituzioni. I processi che potranno essere sospesi, secondo la proposta di modifica del governo, riguarderanno quelli colpiti da indulto e cioè commessi fino al 2 maggio 2006.
Il governo: "L'opposizione voti" "La norma è certamente diversa da come era passata in Senato e quindi penso che anche l’opposizione potrà tranquillamente votarla". Così Niccolò Ghedini, parlamentare e avvocato del premier, commenta a Skytg24 le modifiche apportate dal governo alla norma blocca-processi. Lo stesso auspicio ("L’opposizione dica sì alla nuova formulazione della norma") viene espresso da Giulia Bongiorno, relatore di maggioranza del dl sicurezza in aula alla Camera.
Il muro del Pd Il Pd voterà "no" al dl sicurezza, nonostante la modifica alla norma blocca processi. Lo ha annunciato alla Camera il ministro della Giustizia del governo ombra del Pd, Lanfranco Tenaglia, secondo cui tali misure non sono considerate omogenee al dl sicurezza e "dovrebbero essere eliminate completamente". No anche per motivi di merito: Tenaglia ha infatti criticato "la discrezionalità data ai presidenti di tribunale". Poi spiega che il fatto che la norma sia saltata "è importante perché era una norma dannosa e pericolosa, e questa è una vittoria del Pd. E dimostra che quella norma serviva solo a bloccare i processi del premier". Ma, detto questo, le critiche restano tutte e la richiesta del Pd "è di eliminare completamente queste norme dal dl sicurezza". Quindi aggiunge: "Non si può strozzare il dibattito: ieri è stato fatto con il lodo Alfano, ci hanno fatto discutere di immunità in 48 ore. Adesso vogliono discutere di obbligatorietà dell’azione penale in 24 ore. Per noi è inaccettabile".

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La Turco «pianista» nel concerto da Camera

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
La deputata Pd, ex ministro della Salute, immortalata mentre, per contrastare il lodo Alfano, vota anche per una collega assente
da Milano

Sono un’orchestra, solo che lei stona più degli altri. Perché lei, Livia Turco, è quella che solo dieci giorni fa chiamava alle armi contro il governo Berlusconi, reo, neanche a dirlo, della degenerazione delle istituzioni e naturalmente della società: «Chiedo coraggio, schiena dritta. Dobbiamo costruire un nuovo senso civico (...). Società, uguaglianza, rispetto: discutiamo di queste parole». E poi è bastato uno scatto di agenzia, lei che vota per due e sotto l’impietosa e inequivocabile didascalia: «Pianisti. Livia Turco».
Dev’esser che a Montecitorio, l’altro giorno sul Lodo Alfano, c’era la democrazia in pericolo e allora per difenderla valeva tutto, se Walter Veltroni è arrivato ad accusare il presidente della Camera Gianfranco Fini di aver «avallato l’esproprio delle funzioni del Parlamento». In Aula, il Pd è arrivato già logorato da mesi di vorrei protestare ma non posso, dialogo ma anche no e via così dando testate nei muri. L’antivigilia del voto, poi, i democratici erano finiti all’angolo non una, ma tre volte. Prima il «No Cav day» trasformato in un «No Walter day», Veltroni ad annunciare la fine di un amore con Di Pietro, il centrodestra ma pure un bel pezzo di Pd a gongolare: così impari ad allearti con l’Idv. Poi il Quirinale: «Napolitano firmerà il lodo» titolava il Corriere della Sera nel giorno del voto in Aula, spiegando che, semplicemente, il Colle non considera anticostituzionale il provvedimento, con buona pace del Pd che proprio sull’incostituzionalità aveva improntato la sua battaglia. Infine la batosta del voto: 309 sì, 236 no, i 30 deputati dell’Udc astenuti.
Così, presa col grandangolo, l’aula di Montecitorio pareva una copertina di Alessandro Baricco, la Leggenda del pianista in Transatlantico. Francesco Biava stava addirittura in piedi, sguardo rapito e corpo proteso che nemmeno Elton John quando saltava sui tasti. Gabriele Cimadoro aveva più l’aria di un Giovanni Allevi, tipo: non me lo aspettavo di essere qui. Ma veder «suonare» Livia Turco con lo stile classico di un Maurizio Pollini sa di stecca da annali. Perché da una vecchia comunista come lei non te lo aspetti. Vabbé, vecchia, Livia Turco ha 53 anni. E però politicamente sì, ché la prima volta in Parlamento ci entrò nel 1987, a Berlino c’era ancora il Muro. E che scuola, la sua: Partito comunista, regola e disciplina, prima dirigente della Federazione giovanile, poi consigliere comunale e regionale, responsabile delle donne, infine ministro con Prodi, con D’Alema e di nuovo con Prodi.
C’è poi che lei è quella che da sempre impartisce lezioni senza mezze misure. Quando imperversava la polemica sulla legge 194, capo dei contestatori un peso massimo come Giuliano Ferrara, lei non cedette di un millimetro e con i cattolici del Pd fu ferrea: «Basta caccia alle streghe. Il Pd deve essere inequivoco sulla difesa della legge». Quando due ragazzi gay furono denunciati per atti osceni al Colosseo, lei, prima di prendersi la briga di capire cosa fosse successo, fu perentoria: «Le forze dell’ordine chiedano scusa». E via così, sempre nella mischia a testa bassa a distribuire cornate. E, insomma, vedi quel grugno perennemente accigliato e pensi che lei no, non sgarrerà costi quel che costi.
E invece. Precisa e rigorosa come solo i piemontesi, giacchina rosa su top n

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Chiamparino: "L’effetto Tonino? Piazze piene e urne vuote"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il sindaco Pd di Torino Sergio Chiamparino mette in guardia i vertici del suo partito: "Non facciamoci calamitare dalle manifestazioni alla Di Pietro"

Roma - Il "No Cav day" organizzato da Antonio Di Pietro a piazza Navona ha sancito la definitiva rottura, all’interno dell’opposizione, tra il Partito democratico, che lei rappresenta, e l’Italia dei Valori.
Sindaco Chiamparino, siamo davvero a "The end"?
"È evidente. Oggi in Italia ci sono due opposizioni".
Insomma, "C’eravamo tanto amati"...
"Be’, in verità con Di Pietro non c’è mai stata grande armonia. E la mossa peggiore che può fare oggi il Pd è rincorrerlo, accodarsi. E poi, un giorno magari sarà lui a cambiare idea».
Ma come? C’è già un margine per ricucire?
«No, non dico questo, il discorso è differente. Credo che noi dobbiamo renderci conto di rappresentare il vero partito d’opposizione, in grado di dettare i tempi dell’agenda politica e di poter rispondere alle esigenze dei cittadini. Per farlo, però, non dobbiamo inseguire il populismo, sia di destra che di sinistra, che rappresenta il vero nemico del nostro Paese. Anzi, dobbiamo contrastarlo in ogni modo. E se sapremo farlo, forse un giorno sarà lo stesso Di Pietro a cambiare idea e tornare indietro".
Sarà, ma intanto concentriamoci sui fatti. Lui va avanti e vi ruba la piazza.
"Non credo sia un problema, anzi. E poi, ricordo ancora un vecchio principio, insegnatomi quando ero piccolo, talmente piccolo da portare i pantaloncini corti: “Piazze piene, urne vuote”. Ecco perché bisogna guardare molto poco a manifestazioni di questo tipo. Certo, ci sarà pure una parte del nostro elettorato sensibile a questo tema, ma noi non dobbiamo assolutamente farci calamitare. E a tal proposito, benissimo ha fatto Walter Veltroni ha dire no".
Già, anche se qualcuno, dentro il Pd, vedi Arturo Parisi, ha risposto invece all’appello.
"Tutto vero. Ma la sua presenza credo sia legittima solo se letta in chiave di posizionamento interno al partito. E penso che abbia voluto fare un dispetto al segretario".
Sì, ma l’ex ministro della Difesa intendeva manifestare civilmente contro il Cavaliere.
"Non è così. La manifestazione organizzata da Di Pietro, diciamoci la verità, era contro di noi. E aveva l’obiettivo di combattere il nemico più vicino, quello vero, cioè il Pd".
Eppure parliamo del "No Cav day"...
"In apparenza forse lo era. E qualcuno si è presentato pensando che fosse così. Ma in realtà hanno fatto un favore al premier".
E lo hanno fatto pure i leader della Sinistra scesi in piazza?
"Certo. Tra l’altro dando con la loro presenza un segno di subalternità a Di Pietro che spero finisca presto. Per il bene di quella ideologia che rappresentano".

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Di Pietro perde pezzi e Veltroni lo incalza: "Da lui niente lezioni"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il parlamentare di colore Touadi scarica l'ex pm e passa col Pd. Il premier ombra: "Aveva preso un impegno sul gruppo unico". Il transfuga: "Non avrei mai potuto rompere con il sindaco di Roma"

Roma - O me o Tonino: scegli. Deve avergli detto il leader del Partito Democratico. Touadi sceglie Walter, ovviamente, e passa nel gruppo del Partito democratico. Impossibile per lui restare con Antonio Di Pietro mentre il suo mentore politico, Veltroni appunto, consuma una rottura definitiva con il leader dell’Italia dei Valori.
"Da Di Pietro non prendo lezioni di etica o di correttezza. - avverte Veltroni - Avevamo detto che avremmo fatto un gruppo unico e poi ha cambiato idea. Ma un impegno preso va sempre rispettato".
Oltretutto, rincara Veltroni, gli attacchi pesantissimi lanciati dal palco da Beppe Grillo e Sabina Guzzanti contro Giorgio Napolitano, il Papa e lo stesso Veltroni sono stati "un grande regalo a Silvio Berlusconi".
Il No cav day dunque continua a mietere vittime. Non cadono però quelli che avrebbero dovuto essere i bersagli della manifestazione promossa in piazza Navona dall’ex magistrato ma chi fino al giorno prima l’aveva sostenuta. E l’Italia dei Valori si sta trasformando nell’Italia dei dolori... di pancia. Qualcuno li sopporta e stringe i denti. Altri no. Come Jean-Leonard Touadi, impegnato da anni sul fronte dell’integrazione. Il politico, nato in Congo 49 anni fa, ex assessore alla sicurezza nella giunta romana del sindaco Veltroni, docente universitario, uomo affabile e sempre molto contenuto nei toni non se la sente più di condividere le scelte estreme dell’Idv.

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Rom schedati? In Alto Adige lo sono gli italiani

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il caso di Barbara Nerpas, 32 anni, bilingue: "Ho messo una croce sulle due “nazionalità”. Così ho perso i 27 mila euro che mi spettavano per comprare casa"

Milano - Ormai lo sappiamo: secondo il Parlamento europeo i nomadi non possono essere schedati. In Italia però un censimento su base etnica esiste da anni. Precisamente dal 1981, in Alto Adige. E in tutto questo tempo a Strasburgo non si sono mai preoccupati di difendere «la privacy» e «la dignità della persona» dei ricchi ed efficienti sudtirolesi.
I 485mila abitanti dell’Alto Adige sono quasi al 70 per cento di lingua tedesca. Il loro tenore di vita è in testa a tutte le classifiche, anche perché si tengono in casa quasi tutte le tasse che pagano. In cambio dei privilegi della loro autonomia, però, gli altoatesini sono tutti schedati: nome, cognome e gruppo linguistico di appartenenza. Ci sono tre opzioni: italiano, tedesco o ladino. E chi non accetta l’inquadramento, per ragioni di privacy, ideologiche o soltanto per distrazione? È successo a Barbara Nerpas, 32 anni, dipendente di un’associazione che aiuta i portatori di handicap. «Mi hanno censita nel 2001, e nessuno si è accorto di nulla. Ma quando quest’anno ho chiesto il finanziamento per la casa che la Provincia dà a tutti i residenti, mi hanno risposto che no, io non ne avevo diritto».
Funziona così: ogni 10 anni i funzionari della Provincia passano casa per casa, suonano il campanello, ti mettono in mano la penna e il modulo prestampato. Basta «barrare una casella» e scrivere nome e cognome. In cambio si gode di tutte le comodità della provincia di confine: servizi sociali d’eccellenza, mezzi pubblici sempre in orario, milioni di euro per iniziative culturali, oltre a un ricco assegno a fondo perduto per chi vuole comprare casa.

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Peppino Caldarola: Così il Pd è andato in fumo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Se vi piacciono i giochi di guerra, dal Risiko al Game-Boy dei ragazzini, venite con me e vi farò vedere gli eserciti in battaglia della sinistra. Se non vi piacciono, seguitemi nella Torre di Babele della sinistra, vi tradurrò i linguaggi e i gesti. Vi girerà la testa, ma tenetevi forte, vi porterò al centro del sisma in pochi minuti.
A sinistra nulla è come lo abbiamo conosciuto, nulla è rimasto integro, nella sinistra più radicale fino a quella più moderata. La nuova vittoria di Berlusconi ha fatto deflagrare un mondo che si era unito solo perché c’era lui. Il Vaffa di Grillo a piazza Navona, con il coro di Guzzanti, Travaglio e Di Pietro, ha dato il segnale del redde rationem. Come ogni mappa che si rispetti partiremo dal bordo più lontano per raggiungere il centro della pergamena.
L’area più di sinistra della sinistra si è divisa quando c’era Prodi. Lo scontro fra Francesco Caruso e Casarini, con tanto di torta in faccia, e le liti fra i No-Tav, dicono quanto lo spirito di scissione sia penetrato anche là dove non è mai arrivato il pensiero. Poco più in là, la Sinistra Arcobaleno è tutto un fumare di macerie. C’è Oliviero Diliberto che vuole ricostruire il comunismo e ha sentito l’impellente bisogno di farlo partecipando alla manifestazione di Di Pietro. Il radicalismo di Oliviero non è bastato a Marco Rizzo, il pelato onnipresente in tv, che vorrebbe un partito più comunista di quanto si sia mai dato vedere. Ma Grillo è intervenuto anche su questa molecola separando la senatrice Palermi da Oliviero e da Marco. Così da un partito mignon, che intanto piange la fuga dello storico Tranfaglia, nasceranno una serie di sette clandestinissime.
Rifondazione ha preso dal voto il colpo storico. Fuori dal Parlamento i rifondaroli scoprono che non possono più stare assieme. L’ex ministro Ferrero, rigido valdese, non vuole avere nulla a che fare con Bertinotti che intanto incorona Nichi Vendola per salvare se stesso e l’ex segretario Franco Giordano. I congressi di Rifondazione si svolgono fra risse, contumelie e annullamenti. Forse si finirà in tribunale, sicuramente da una Rifondazione sola, fra qualche giorno, ne avremo almeno due. La débâcle del micro-partito di Mussi ha partorito una nuova leadership, Claudio Fava, deputato europeo, sulla carta più vicino a Veltroni, ma l’impatto con la piazza di Beppe Grillo sospinge anche questo raggruppamento verso l’annichilimento totale. I Verdi si sforzano di far dimenticare Pecoraro Scanio e la «monnezza» napoletana. Anche qui ci si spacca come una mela con un gruppo più disinvolto capeggiato da Paolo Cento e i verdi-verdi di Grazia Francescato.


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Geminello Alvi: Come ridurre le tasse

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Ed ecco l’Italia ricaduta nelle sue vanità di sempre, che più sono furiose meglio divengono grottesche: siamo evoluti alla politica dei comici di furba follia. Ma contagiosa, tanto da costringere gli altri a ribattervi, quindi a perdersi nel consueto litigio teatrale e irreale, finché una platea d'industriali lombardi si stanca. E, come ieri ha ben raccontato il direttore Giordano, alla fine ti chiede: «Sì va bene, ma le tasse quando le abbassate?». Domanda così sbrigativa da far supporre che chi ci legge certe cose le capisce prima che le si scriva. E supporrei perciò si sia capito anche come contro la piccola ma sana cosa ch’è la Robin tax sia stata orchestrata una vera campagna. Ma i giochi, siano quelli dei petrolieri o delle comiche in recita da passionarie, sempre meno interessano i lettori. Queste recite, si svolgano sui giornali confindustriali o in una piazza dell’eterno teatro romano, sono perdite di tempo. Chi lavora vuole sapere di tasse, farsi spiegare perché non si sia fatto di più di un calo di quelle sugli straordinari, o dell’Ici.
Greve ma ottima questione, sulla quale si è troppo chiosato. E per quanto la risposta vera possa darla solo il cervello di Giulio Tremonti, tuttavia con buon senso si deve discuterne. Mi pare che per prima cosa il governo abbia voluto e dovuto far fronte a quanto chiedeva Maastricht: azzerare il disavanzo nel 2011. E già questo ha richiesto tagli, e di poter fare non troppo per sostenere la crescita. Figurarsi trovare ora 50 miliardi necessari a ridurre di tre punti la pressione fiscale. Cifra enorme, dunque non facile da trovarsi tutta quanta a tre mesi dall’insediamento del governo. Per la qual cosa era sciocco pretendere che un progetto quinquennale di riduzione delle tasse fosse tradotto subito nel Dpef. Per di più nel mezzo di una crisi grave, internazionale, e che può avere nei suoi esiti conseguenze così disparate da rovinare tutti i calcoli. Si pensi, per esempio, alla questione del rapporto tra il debito e il Pil. Quest’ultimo è calcolato a prezzi correnti: è dunque palese che un’inflazione al 4% aiuterebbe a ridimensionare questo rapporto. Dunque un obiettivo d’inflazione programmata imposto dalle manie di Bruxelles all’1,7 sottovaluta il miglioramento del debito in rapporto al Pil. Anche se il miglioramento potrebbe alla fine circa eguagliare l’effetto della svendita delle case popolari, di cui, troppo precipitoso, si è infatuato il ministro Brunetta.
Insomma Maastricht, che non è un Trattato per la crescita, e poi l’imprevedibilità di questa crisi internazionale, fanno capire che il calo di tasse potrà essere graduale, e difficile da stimare. Ma c’è un terzo aspetto da considerare. Una riduzione delle tasse, vera, è impensabile senza una riforma che dia nuova forma allo Stato. Con una Repubblica esausta, com’è la nostra, già i tagli effettuati per Maastricht pongono problemi di ordine pubblico al Meridione. E rifare dalle fondamenta gli Stati non è affare di mesi, è compito, e sacrificio, di molte vite. Per la qual cosa metterei in guardia dagli economisti. Calare le tasse, si deve, si può, persino si farà. Ma farlo con un qualche frutto per la nazione implica prima che parole come comunità, sussidiarietà prendano un loro senso concreto. Costruire un efficace federalismo di comunità, e anzi meglio ancora direi una confederazione, è l’unico modo sano per pensare a una riduzione delle tasse radicale e definitiva, indipendente dai numeretti in sé, fatti solo purtroppo pe

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Filippo Facci: Betancourt. Perché non l’Oscar?

>>Da: andreavisconti
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Non sopporto Ingrid Betancourt. Ogni sua immagine o dichiarazione mi dà quasi fastidio fisico. Mi sembra che dica perlopiù vacuità e sciocchezze. Mi sfugge, poi, la ragione per cui dovrebbero darle un Nobel per la pace. Prima che la rapissero non ne avevo quasi mai sentito parlare, come la maggioranza di noi; cercai di documentarmi ma mi rimbalzò un classico profilo da altoborghese agiata e snob, una figlia di un diplomatico e di una senatrice che si fa pasionaria in una Colombia che semmai aveva bisogno di riformismo, di un'economia autentica, oltreché, ovvio, di un pugno di ferro contro i trafficanti.
Lei invece era la classica radicaloide che distribuisce preservativi, fa fumo demagogico, e al dunque ha la concretezza politica di una Franca Rame. Poi l'hanno rapita: e certo, il mondo ha bisogno di simboli, e lei ha un perfetto fisico del ruolo; ma la liberazione e il delirio mediatico hanno reso questo simbolo sempre più soffuso, imprendibile, di una genericità assoluta. E mentre anche la sua compagna di prigionia la definiva insopportabile, e mentre lei rilasciava interviste per spiegare che Zidane ha fatto bene a incornare Materazzi, si apprende che anche la città di Sulmona l'ha candidata al Nobel. Ne ho letti di articoli e appelli per sostenere la sua candidatura: ce ne fosse uno che spiegasse anche il perché. Pacatamente, magari.

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Gianni Baget Bozzo: La rivincita della democrazia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Ciò che è accaduto con il lodo Alfano è un fatto unico: esso indica che la legittimità della politica si impone alla legalità formale. Il consenso sul lodo Alfano dopo il fallimento dei tentativi che lo avevano preceduto mostra che non solo il Partito democratico ma il sistema politico italiano ha dovuto accettare il principio che il consenso del popolo fonda la legalità delle istituzioni. L'istituto fondamentale della democrazia, l'immunità parlamentare, era fatta per compensare gli scarti tra legittimità e legalità, tra consenso del popolo e diritto stabilito, e permettere la dinamica delle istituzioni democratiche. L'immunità parlamentare era stata abolita nel '93, sotto la pressione di un processo selvaggio, compiuto sulla base del principio incredibile che i partiti della democrazia occidentale in Italia fossero costruiti in modo mafioso, che la loro essenza consistesse nella concussione e nella corruzione. La mafia è stata per la cultura della magistratura rivoluzionaria il criterio con cui guardare la realtà italiana e costruire il processo penale.
Il lodo Alfano è il ristabilimento della situazione propria di un regime parlamentare, perché garantisce il maggior responsabile della politica italiana dalle attività dei tribunali di Milano, di Palermo, di Napoli, tese a colpirlo con una costanza e insistenza da rendere evidente il «fumo di persecuzione». Questa espressione indica il titolo per cui, in numerosi parlamenti, la Camera può rifiutare il processo sino a quando il parlamentare è in carica.


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Paura a Napoli: crolla palazzo di cinque piani

>>Da: andreavisconti
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Nel rione storico partenopeo dei Quartieri Spagnoli, in via Portacarrese, è crollato un edificio di cinque piani. La costruzione era disabitata, panico tra i residenti dei palazzi vicini. Inchiesta del Comune

Napoli - Un boato improvviso e la nuvola di fumo. Attorno urla e scene di panico. Sono le 16.30 quando in via Portacarrese a Montecalvario, nei popolari Quartieri Spagnoli, crolla l’ala di un vecchio edificio di cinque piani, disabitato dal dopo terremoto dell’80. Le macerie, in quel dedalo di vicoli stretti, arrivano fino al primo piano dell’edificio di fronte e si teme che sotto possa esserci rimasto qualcuno. Sebbene i primi rilievi abbiano escluso la presenza di vittime, soltanto le operazioni di scavo, che andranno avanti per tutta la notte, fugano ogni dubbio sul fatto che non ci siano morti o feriti sotto le macerie. Si temeva in particolare per quegli operai, sembra degli extracomunitari, che da settimane stanno svolgendo lavori di ristrutturazione non autorizzati in un’ala adiacente a quella del palazzo caduto.
Un’abitazione al pian terreno del palazzo di fronte rimane bloccata dalle macerie: la famiglia di filippini che vi abita per fortuna non è in casa. L’area viene fatta evacuare e tra mille difficoltà sul posto arrivano i mezzi di soccorso. A rallentare gli aiuti anche le auto in sosta per far spostare le quali parte la caccia al proprietario. La vicina via Toledo viene sgomberata per consentire l’arrivo dei mezzi. Con loro arriva anche una folla di curiosi che scappa precipitosamente quando un altro blocco del palazzo viene giù un’ora dopo scatenando il panico e qualche malore per lo spavento. Proprio il pericolo di nuovi crolli, oltre ai continui cedimenti di detriti, rende più difficile il lavoro dei vigili che prima di scavare devono mettere in sicurezza l’area cercando di prevenire nuovi crolli che metterebbero a rischio l’incolumità di chi lavora.

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Olmert cade nella trappola della polizia

>>Da: andreavisconti
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Ehud Olmert era preparato, sicuro di poter provare l’inconsistenza di tutte le ammissioni del finanziere americano Morris Talansky che a maggio confessò di avergli garantito finanziamenti e bustarelle per decine di migliaia di dollari in contanti. Ma il terzo interrogatorio era una trappola. La squadra anticorruzione della polizia israeliana, che da anni gli sta alle costole, l’ha letteralmente spiazzato sottoponendogli una lista di nuove infamanti accuse. E dopo averlo torchiato per due ore ha infierito su di lui facendo trapelare una serie d’indiscrezioni devastanti.
È stato un venerdì terribile al termine del quale il premier israeliano si ritrova ridotto alla stregua un piccolo truffatore abituato a moltiplicare i costi dei viaggi all’estero e ad intascarsi l’eccedenza. Una valanga di fango da cui il primo ministro ben difficilmente uscirà indenne anche se nessuna delle accuse rivoltegli fino a questo momento riguarda l’attuale mandato.
Il marcio, a sentire le anonime, ma ciarliere fonti della polizia, è tutto nel passato. Tutto nascosto in quel periodo tra il 1993 e il 2006 durante il quale Ehud Olmert fu prima sindaco di Gerusalemme per dieci anni e poi, dal 2003, ministro dell’Industria del governo Sharon. A sentir gli inquirenti furono anni di corruzione e malaffare. Anni in cui il futuro premier trasformò la raccolta fondi per i viaggi all’estero in redditizie collette studiate per moltiplicare i costi della trasferta e trasformarli in entrate personali.
La ruberia, fruttata secondo le stime degli inquirenti circa100mila dollari, ruotava tutta intorno alla Rishon Tours, un’agenzia viaggi incaricata di reperire i fondi pubblici o privati con cui coprire i costi dei viaggi all’estero. Il costo del volo di Olmert si trasformava così in un preventivo di spesa sottoposto a una lista di possibili finanziatori inconsapevoli di pagare per la stessa trasferta. Quando i fondi richiesti a enti pubblici o privati arrivavano all’agenzia gli impiegati emettevano il biglietto e trasferivano i finanziamenti eccedenti» sul conto personale dell’attuale primo ministro. «Quell’agenzia era la banca privata della famiglia Olmert», ha spiegato un anonimo inquirente.
Il vero problema in questo mare di fango sono i finanziamenti provenienti da fondi pubblici che rischiano di costare al premier un’incriminazione per truffa ai danni dello stato. Accuse letali anche per un veterano come Ehud Olmert conosciuto da 30 anni come il vero maestro della sopravvivenza politica.
Gian Micalessin

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Forse processo all’Aia per il leader del Sudan

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
L’Aia. Il Tribunale internazionale dell’Aia potrebbe processare il presidente del Sudan, Omar Hassan al-Bashir. Il procuratore capo della Corte penale internazionale (Cpi) delle Nazioni Unite, Luis Moreno-Ocampo, si appresta infatti a emettere un mandato di cattura contro di lui: le accuse sono pesantissime, genocidio e crimini contro l’umanità, riferite alla campagna di violenze che ha provocato la morte di centinaia di migliaia di persone nel Darfur, la regione del Sudan in preda alla guerra civile da diversi anni. Alle Nazioni Unite, però, c’è chi teme che un processo a Bashir aggraverebbe solo la situazione.

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Atleta afghana fugge Il Cio di Kabul: «Genitori in galera»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Fuga in cerca di asilo politico, rapimento degli estremisti islamici, genitori minacciati di venir sbattuti in galera per far tornare a casa l’atleta scomparsa: sono i tasselli di un giallo in salsa afghana. La misteriosa vicenda inizia nel centro di preparazione olimpica di Formia, da dove è sparita nel nulla Mahbooba Ahadgar. L’unica donna dello sparuto gruppo di atleti afghani che parteciperà alle Olimpiadi. Mahbooba ha solo 19 anni ed è costretta a correre in tuta e con il velo per non infastidire i conservatori islamici del suo Paese. Assieme ad altri atleti di Paesi in difficoltà era arrivata al centro del Coni di Formia per allenarsi in vista delle Olimpiadi. Mahbooba corre gli 800 e i 1500 metri e non potrebbe mai sperare in una medaglia. Però stava diventando il simbolo di un Afghanistan libero dai talebani, che porta una donna addirittura a Pechino. Un oltraggio per i talebani, ma la faccenda dava fastidio pure agli oscurantisti dell’Islam che si annidano nel nuovo potere afghano. Non a caso ha ricevuto minacce, dopo che giornali e televisioni avevano pubblicato le immagini di lei che corre fra le povere case in fango e paglia della periferia di Kabul.
Un mese fa la sua foto, nei meeting di atletica di Roma e di Avellino, era un simbolo di speranza e libertà del nuovo Afghanistan. In patria, però, i pregiudizi non mancavano. Il padre, un carpentiere con nove figli, era finito in carcere, perché la gente pensava sfruttasse la figlia come prostituta. In realtà gli «infedeli» che andavano a trovarla sempre più spesso a casa erano giornalisti occidentali interessati al suo caso. Il 4 luglio Mahbooba Ahadgar sparisce nel nulla da Formia. Sul primo momento si teme un rapimento degli estremisti islamici, perché l’atleta afghana, anche in Italia, si era detta «orgogliosa di partecipare alle Olimpiadi». Si sentiva «un modello» per il suo Paese «essendo una donna in una nazione musulmana». Ogni tanto mandava qualche giusta frecciata: «Come donna islamica ho delle proibizioni che rendono difficile partecipare attivamente allo sport». In ogni caso nessuno sospettava una fuga.


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Canberra teme richieste di asilo: niente visti per i seminaristi iracheni

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Niente visti per i seminaristi e i sacerdoti iracheni. La decisione dell’Australia è di quelle che faranno discutere: per paura delle richieste di asilo politico ha deciso di negare il visto d’ingresso ai giovani cristiani caldei dell’Irak. «Le richieste erano partite ancora l’anno scorso - ha detto Tara Najjar, membro della delegazione irachena - non c’è stato niente da fare. Dubito che ci sarebbero state richieste di asilo politico, i ragazzi volevano solo pregare e condividere la loro fede con altri giovani». Uno sconcerto condiviso dalla Chiesa che, tramite Radio vaticana, ha definito poco comprensibile la decisione delle autorità australiane. «Il mancato rilascio dei visti di ingresso ai giovani iracheni per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù rappresenta un motivo di grande tristezza», ha dichiarato mons. Jibrail Kassab, vescovo caldeo dell’eparchia di Oceania e Nuova Zelanda, commentando la notizia. Nonostante ciò, la presenza irachena non mancherà, ma sarà garantita dagli emigrati che vivono in Australia, Usa ed Europa.

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Esce dal coma dopo 10 giorni il capo dei servizi segreti inglesi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Londra. Dopo dieci giorni è uscito dal coma Alex Allan, il capo degli 007 britannici trovato il 30 giugno in casa privo di sensi e ricoverato in un ospedale londinese. Fonti del governo di Londra precisano che Allan, 57 anni, si trova sempre in terapia intensiva, è cosciente e mostra «segnali positivi». Mentre proseguono le indagini la polizia è sempre più convinta che dietro al malore del capo dei servizi segreti non ci sia nessun giallo, come ipotizzato invece da diversi tabloid del Regno Unito che hanno legato la vicenda a quella di Alexander Litvinenko, l’ex agente russo ucciso a Londra con un veleno radioattivo nel novembre 2006. Che la crisi tra Londra e Mosca vada aggravandosi è comunque un dato di fatto. Gli attriti da guerra fredda continuano anche dopo che Dmitri Medvedev ha preso il posto di Vladimir Putin al Cremlino: alle ultime, pesanti accuse dei servizi segreti di Sua maestà per il caso Litvinenko, Mosca ha risposto mettendo alla gogna come spia un diplomatico britannico di rango in servizio a Mosca.

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La Francia rifiuta la cittadinanza a chi usa il burqa

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Troppa ostinazione nel portare il burqa? Incompatibile con la cittadinanza francese, parola del Consiglio di stato di Parigi. È quanto successo a una donna di origini marocchine: nonostante sia sposata con un citoyen francese, le pratiche per l’acquisizione della cittadinanza non sono andate a buon fine per la sua «pratica radicale della religione».
Un’ostinazione che i giudici del Consiglio di stato hanno giudicato, con una sentenza dello scorso 27 giugno ripresa ieri dal quotidiano Le Monde, «incompatibile con i valori nazionali». La decisione dell’organo di giustizia amministrativa ha confermato il divieto che la donna si era vista imporre nel 2005, per «difetto di assimilazione».
Anche per il Consiglio di Stato la donna, madre di tre figli nati in Francia, «ha adottato, in nome di una pratica religiosa radicale, un comportamento incompatibile con i valori essenziali della comunità francese ed in particolare il principio di parità dei sessi».
Faiza M., questo il nome della marocchina, in passato si è presentata con indosso il burqa a diversi incontri con i servizi sociali e la polizia durante la pratica per l’acquisizione della nazionalità. E spontaneamente, assieme al marito, ha ammesso spontaneamente di seguire le pratiche dell’Islam salafita e quindi di seguire rigorosamente il Corano. In particolare, su richiesta dello stesso marito, secondo quanto riferito dal quotidiano transalpino, la donna non avrebbe contestato «la sottomissione della donna all’uomo», vedendosi così respinta la richiesta di cittadinanza.
La sentenza ha riacceso il dibattito sull’espressione in pubblico della propria identità religiosa, che in Francia tiene banco dal 2004, quando il Parlamento aveva adottato una legge che impedisce di esibire simboli religiosi «ostentati» negli istituti scolastici.

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Assad alla sfilata del 14 luglio L’armée infuriata con Sarkozy

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
I reduci delle stragi in Libano contro la presenza del Presidente siriano. Chirac non sarà sugli spalti
Bashar el Assad assisterà alla parata militare del 14 luglio a Parigi e incontrerà oggi Nicolas Sarkozy. Il leader siriano lunedì sarà sugli spalti assieme agli altri ospiti che voleranno in Francia nelle prossime ore per il lancio dell’Unione del Mediterraneo, voluta dal presidente francese. I leader di 44 Paesi sono stati invitati a inaugurare la sua nuova versione di partenariato mediterraneo.
A conclusione della due giorni di incontri, la tradizionale sfilata lungo gli Champs Elysées per il giorno della presa della Bastiglia è oggetto di polemiche. Il protagonista, l’esercito francese, rifiuta la presenza del raìs di Damasco. I soldati non dimenticano i loro morti nella guerra civile in Libano. All’alba del 23 ottobre 1983, a Beirut, un camion carico d’esplosivo si gettò su un edificio dove dormivano i parà francesi della Forza d’interposizione. Morirono 58 militari. Simultaneamente furono colpite le baracche dei marines americani: 241 vittime. Dietro il doppio attentato s’intravide l’ombra dei servizi segreti siriani. Quanto l’episodio sia ancora vivo nella memoria dell’esercito, lo prova il nome dato quest’anno al loro corso dagli allievi ufficiali dell’École militaire interarmes: «Antoine de la Bâtie», tenente 28enne morto nell’attacco. Alcuni soldati sfileranno forse con una fascia a lutto attorno al braccio, o volteranno la testa dall’altra parte passando sotto le tribune. Per ora, giovedì a Parigi è stato impedito ai reduci del Libano di manifestare il proprio dissenso.


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Debito pubblico, è record Per il fisco maggio «magro»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Milleseicentosessantuno miliardi e quattrocento milioni di euro. È questa la cifra stellare (che per facilità di lettura riportiamo anche in numeri: 1.661,4 miliardi) che indica il livello raggiunto nell’aprile scorso dal debito pubblico italiano. È un record, ma era stato record in marzo e ancor prima in febbraio e in gennaio. In un solo mese, da marzo ad aprile, il debito è aumentato di circa 15 miliardi di euro. In un anno, cioè rispetto all’aprile 2007, l’incremento è stato superiore ai 50 miliardi. Insomma, aumenta costantemente il fardello sulle spalle dei 57 milioni di italiani, nonni, neonati e immigrati compresi: oltre 29mila euro a testa.
Il dato, reso noto dalla Banca d’Italia, non sorprende. Fino a quando lo Stato non avrà raggiunto il pareggio di bilancio, il debito aumenterà. La cosa importante è che il debito non aumenti in rapporto alla ricchezza nazionale, cioè al prodotto interno lordo. Siamo già l’unico Paese di Eurolandia col debito pubblico al 104% del Pil (fine 2007). Se tutto va nella giusta direzione, scenderà al 103,9% quest’anno, e poi al 102,7% nel 2009, al 100,4% nel 2010, al 97,2% nel 2011, al 93,6% nel 2012, fino al 90,1% nel 2013, anno in cui si fermano le previsioni contenute nel Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria) approvato dal governo il mese scorso. In parallelo, dovrebbe diminuire il deficit pubblico annuale: dal 2,5% del Pil stimato per quest’anno, il disavanzo dovrebbe scendere progressivamente al 2% nel 2009, all’1% nel 2010, allo 0,1% nel 2011 (quasi il pareggio, ovvero il close to balance che ci chiede l’Unione europea) e allo 0% nel 2012. Nel 2013 si registrerebbe un piccolo attivo dello 0,1% del Pil.
Tutti questi numeri, contenuti nella tavola 1.1 del Documento di programmazione, attendono conferma nei fatti. In parte dipendono dall’andamento dell’economia, su cui il governo non ha influenza; in parte dipendono dall’incremento delle entrate e dalla riduzione della spesa pubblica, in cui il governo ha invece un ruolo importante. Utilizzando i «tesoretti» degli anni scorsi, derivanti dal buon andamento delle entrate fiscali, la Germania ha praticamente azzerato il disavanzo. Altri, leggi l’Italia del governo Prodi, se li sono mangiati.
Il buon andamento delle entrate è proseguito nei primi cinque mesi di quest’anno. Bankitalia le calcola in 140 miliardi e 333 milioni, con un incremento del 6,1% rispetto ai 132,178 miliardi dello stesso periodo 2007. Ma in maggio le cifre del 2008 e del 2007 si equivalevano (28,9 miliardi contro 28,3 miliardi), segnalando che il fenomeno è ormai in via d’esaurimento a causa del forte rallentamento dell’economia. Non è casuale che sia, in particolare, l’Iva interna a segnare una robusta frenata. Finiti i tesoretti, l’unica strada per ridurre deficit e debito passa attraverso il taglio delle spese. «L’azione correttiva - spiega nel Dpef il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti - si concentrerà principalmente sulla spesa pubblica, nella prospettiva di ridurla nella sua parte eccessiva e di ancorarla a regole evolutive più certe, senza intaccare la quota di garanzia sociale». Impresa tutt’altro che semplice. Non è riuscita a nessuno dei governi che si sono succeduti negli ultimi quarant’anni.
Gian Battista Bozzo

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Giuseppe Sanzotta: L'ipocrisia dei finti amici dei Rom

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Hanno gridato allo scandalo. Sono state tirate fuori le vecchie foto segnaletiche delle persecuzioni razziali.


Si è cercato un sostegno dall'Europa per impedire quella che è stata disegnata come una iniziativa razzista. Stiamo parlando delle impronte digitali che dovrebbero servire al censimento dei nomadi. Comprendiamo il sincero imbarazzo di tante persone impegnate nel sociale. Ma ci convince molto meno la campagna di quanti prendono a pretesto la questione soltanto per aggiungere un elemento nella campagna contro il governo Berlusconi.

Sfruttano l'emozione per la lotta politica, ma di quei bambini non si sono mai occupati e mai si occuperanno. Perché altrimenti dovrebbero scandalizzarsi nel vederli agli angoli delle strade per ore in estate e in inverno a chiedere soldi. Costretti, forse anche picchiati. Sicuramente condannati a una vita già segnata. Prima l'elemosina, poi i furti e, da adulti, sfruttatori di altri bambini. Sempre che nel percorso non capitino incidenti come il passare da una famiglia a un'altra, o sparire.

A Roma basta camminare nel lungo corridoio della metropolitana da Villa Borghese a piazza di Spagna per vedere dei piccoli, costretti per ore, con voce sempre più stanca, a improvvisare canzoni mandate a memoria. Ma questa condanna non scandalizza nessuno? Coniugare la sicurezza con un impegno solidale è possibile, se serve anche attraverso un censimento dei nomadi e le impronte digitali. Lasciare lo status quo è solo ipocrisia.

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Va in scena l'Idv show, tra battute e strafalcioni

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Le citazioni sono raffinate, colte e originali, da Eduardo de Filippo di «Napoli milionaria» ai classici proverbi popolari come «il tempo è galantuomo».


La grinta da gladiatore che sta per affrontare l'arena dell'Aula ostile e pronta a mostrare il pollice verso, Francesco Barbato da Camposano (Na) scrolla i suoi riccioli neri e fa impallidire i «che c'azzecca» del suo leader, che ormai, dopo un undicennio di assuefazione politico-mediologica non generano più alcuna ilarità.

L'onorevole dell'Idv è protagonista e causa scatenante di una piccola bagarre quando, durante la discussione sul «lodo Alfano», propone di inserire tra le cariche immuni anche Mario Landolfi, ex presidente della Commissione di Vigilanza Rai ed esponente del Pdl. Ma quello che colpisce (letteralmente) del deputato campano sono lo stile e il lessico.


Che ci sia un pregiudizio nei confronti di Barbato (niente a che vedere con Tommaso, salito alla ribalta delle cronache come sputatore senatoriale dell'Udeur in occasione della caduta di Prodi) lo dimostrano i mugugni che seguono l'annuncio del suo intervento da parte della vicepresidente Bindi. Ma, sentendo quello che dice e, soprattutto, come lo dice, si scoprirà che il pregiudizio era giustificato.

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Chiaiano, ordigno nella notte contro la polizia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Un rudimentale ordigno è stato lanciato contro la polizia, ieri sera a Chiaiano. Il fatto si è verificato poco dopo le 21 quando alcuni sconosciuti a bordo di una Peugeot 106 hanno scagliato una bombola di gas da campeggio contro il presidio di agenti del Reparto mobile fuori il Commissariato in via Giuseppe Raffaelli. Non ci sono stati feriti né danni. La notte tra il 10 e l’11 luglio erano stati lanciate altre tre bombe rudimentali in via Cupa del Cane, uno degli accessi alla cava di tufo che sarà allestita come discarica.

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Francia, uranio dentro il fiume. Sospesa l'attività della centrale

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
L’Autorità per la sicurezza nucleare francese (Asn) ha ingiunto alla Socrati di chiudere parte della sua unità per il trattamento delle scorie nucleari a Triscastin, nel dipartimento di Vaucluse, nel sud della Francia in seguito alla fuoriuscita nei fiumi circostanti di liquido contenente uranio, avvenuta quattro giorni fa.

«Il direttivo della Asn si è riunito stamani e ha deciso di imporre alla Socrati la sospensione della fornitura di residui radioattivi presso la centrale di trattamento, dove si è verificata la perdita - si legge in un comunicato diffuso dall’Authority - Si chiedono inoltre l’adozione di misure immediate per la messa in sicurezza».

L’Asn ieri ha effettuato una serie di ispezioni presso la centrale di Tricastin, lamentando che «il dispositivo di sicurezza per evitare qualsiasi nuovo caso di perdita non è soddisfacente», e che «le condizioni di utilizzo al momento dell’incidente presentavano delle irregolarità rispetto alle disposizioni contemplate dai regolamenti». L’Autorità per la sicurezza nazionale, oltre a disporre il blocco dell’impianto, ha annunciato che invierà un rapporto al procuratore della Repubblica per accertare le eventuali responsabilità.


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Sul Karakorum, l'ultima migrazione dei terroristi islamici

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Un rapporto della Rand Corporation lancia l’allarme

A giudicare dal contenuto dei rapporti di intelligence recapitati alla Casa Bianca nelle ultime settimane la priorità della sicurezza nazionale per il prossimo presidente sarà il Pakistan. L’intelligence americana sta monitorando una migrazione di jihadisti verso il Pakistan di dimensioni significative. Si tratta di estremisti sunniti e giungono da Medio Oriente, Golfo, Nord Africa e Asia Centrale attraverso le stesse rotte che fino a inizio anno li portavano in Iraq. Il numero degli arrivi di jihadisti in Iraq è sceso da 110 a 40 al mese a seguito dei successi delle truppe Usa del generale David Petraeus e, contemporaneamente, è aumentato di un numero pari o superiore nelle aree tribali pakistane al confine dell’Afghanistan dove si trovano le retrovie dei taleban che combattono contro la Nato. Se fino ad aprile-maggio i jihadisti sbarcavano da voli commerciali all’aeroporto di Damasco e procedevano via terra verso Mosul ora atterrano a Karachi o Quetta e da lì si trasferiscono nel Waziristan del Nord o del Sud. Altre rotte, via terra, passano per l’Iran e il Beluchistan. Il risultato di tale migrazione, spiega il generale David McKiernan, nuovo comandante delle truppe Nato in Afghanistan, è che «aumenta il numero dei jihadisti che non parla pashtun fra i taleban» in maniera analoga a quanto avvenne negli anni Ottanta, quando i mujaheddin si formarono in Afghanistan per combattere l’Armata Rossa sovietica grazie alla partecipazione di migliaia di volontari provenienti da Maghreb, Medio Oriente, Paesi del Golfo, Caucaso, Asia Centrale e Cina Occidentale.


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Si uccide sei anni dopo lo stupro

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Le ombre del passato possono segnare una vita. Il trauma di una violenza sessuale rimane nel cervello, nel modo di costruire le relazioni umane, nella ricerca del futuro. Solo chi si ritrova a vivere queste paure, queste angosce, questi smarrimenti ne conosce anche la terribile forza. E può capitare di arrendersi. Come ha fatto Valentina, l’altra notte, nel suo alloggio di Torino, un pian terreno in via Giulia di Barolo 19, quando ha annodato un cappio ad una porta e si è impiccata.

Valentina Cavalli aveva 29 anni, era cresciuta a Casale Monferrato e, come capita a tanti ragazzi alessandrini, una volta finito il liceo aveva scelto Milano per giocare la carta del lavoro. S’era iscritta a Medicina, aveva trovato nuovi amici. Sino a quella sera quando, sei anni fa, mentre era appartata con il fidanzato aveva dovuto subire, nell’angolo buio di un parcheggio, l’aggressione e la violenza del branco. Due ragazzi della Milano bene che avevano infierito crudelmente su di lei. Non s’era arresa, aveva fatto denuncia, sostenuto le indagini, sino all’arresto dei responsabili, sino al processo ancora in corso. Aveva mostrato sempre determinazione e coraggio, ma anche qualche cedimento, qualche paura.


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Da Bruxelles 500 milioni di euro per il Kosovo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
La Commissione europea ha deciso di stanziare 500 milioni di euro di aiuti in tre anni, fino al 2011, per la ricostruzione economica del Kosovo. Lo ha annunciato il commissario Ue all'Allargamento Olli Rehn all'inizio della conferena dei donatori in corso a Bruxelles. "L'Europa in questo modo dimostra che il Kosovo è un problema europeo", ha detto Rehn, "questa è la prova concreta e tangibile del nostro impegno".
Intanto il primo ministro kosovaro, Hashim Thachi, ha annunciato che il suo Paese ha presentato una domanda d'adesione al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale. "Abbiamo presentato una domanda per diventare membri della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Abbiamo lavorato duramente per questo", ha dichiarato Thaci a margine della conferenza dei donatori per il Kosovo a Bruxelles. Il premier kosovaro ha detto di sperare in una risposta "rapida" e "positiva".


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Riforme: segnali dal Colle, test di linea (e leadership) nel Pd

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Una nuova legge elettorale che garantisca innanzitutto “un rapporto diretto tra elettori ed eletti”, consentendo ai cittadini di scegliere “effettivamente” tra i candidati che danno “più fiducia”. Alla vigilia della sua visita in Russia, il capo dello Stato Giorgio Napolitano rilascia all’agenzia Itar-Tass un’intervista in cui tocca molti temi, soffermandosi tra l’altro - oltre che sul gusto “amaro” del potere di cui il presidente della Repubblica, “arbitro imparziale”, dispone - sulla necessità di riforme istituzionali avvertita nel paese. Il capo dello Stato non fa riferimento solo alla legge elettorale ma anche all’esigenza di superare il bicameralismo perfetto e ridurre la frammentazione partitica. In una fase contrassegnata dagli scontri sulla giustizia - tema sul quale il Quirinale ha esercitato una moral suasion che lo ha esposto a critiche dal versante sinistro - colpisce che il presidente della Repubblica getti lo sguardo avanti. Accendendo i riflettori su un argomento che - sebbene oscurato in questa fase - potrebbe rivendicare il proprio spazio nell’agenda autunnale. Con interessanti anticipazioni estive. Come quella di lunedì, quando - sotto le insegne della fondazione Italianieuropei e di numerose altre associazioni (Astrid, Centro per la riforma dello Stato, Fondazione Basso, Fondazione Liberal, Fondazione Mezzogiorno Europa, Glocus, Istituto Luigi Sturzo, Libertà e Giustizia, Officina 2007, Persona Comunità Democrazia, Quarta fase, Socialismo 2000) si svolgerà a Roma, nel Residence Ripetta, un convegno dal titolo “Una moderna democrazia europea - L’Italia e la sfida delle riforme istituzionali”.

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“Europa” vs “L’Unità”, Menichini: Padellaro? È un po’ nervoso...

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
“Può darsi che ci sia una coda di nervosismo per l’esito della manifestazione che è stata proposta e sostenuta...”. Stefano Menichini è il direttore di Europa, l’organo di stampa ufficiale dell’ex Margherita. La manifestazione di cui parla è quella organizzata da Italia dei valori tre giorni fa in Piazza Navona. Il nervosismo a cui allude è quello di Antonio Padellaro, direttore dell’Unità, giornale di partito dei Ds. I due, da ormai tre giorni, sono “impegnati” in una battaglia “fratricida” a colpi di editoriali in prima pagina. Il motivo? La linea tenuta da Padellaro sulla “reunion” girotondino-grillina, a detta di Menichini, “approdo logico e coerente del tipo di opposizione che anche ‘L’Unità’ ha coltivato e proposto ai propri lettori”. Poche parole, affidate a una nota sulla prima pagina di ieri, che non sono affatto piaciute a Padellaro. Il quale affida oggi, a un corsivo, la sua replica piccata: Menichini “con la spericolatezza che gli è abituale supera i confini della satira per inoltrarsi sulle scivolose vie della diffamazione con un articolo di prima pagina anonimo e per questo a lui ascrivibile”.

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“Islamogoscismo” nuova fucina internazionale dell’odio

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
“Ecco due paesi fratelli uniti come fossero le dita di una mano” aveva detto il presidente del Venezuela il socialista Hugo Chavez, nel corso di una visita a Teheran nel novembre 2007, per celebrare la sua alleanza con l’islamista rivoluzionario Mahmoud Ahmadinejad. La frase è riportata da Daniel Pipes in un articolo per il settimanale National Review. Chavez si è impegnato a dar vita a un regime socialista nazionalizzando petrolio, telecomunicazioni ed energia elettrica. È divenuto uno dei più accesi sostenitori della politica estera di Ahmadinejad e il Venezuela è stato l’unico paese a opporsi alla risoluzione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica del settembre 2005. Il Venezuela ha ribadito più volte il proprio appoggio all’Iran e al suo diritto di arricchire l’uranio. Chavez ha invitato i propagandisti sciiti di Hezbollah che in America Latina hanno distrutto i centri culturali ebraici e allontana i missionari cattolici e protestanti, definiti spie degli americani. Alla fine di settembre, dopo aver parlato alla sessione inaugurale delle Nazioni Unite, Ahmadinejad prima di tornare in patria ha visitato Venezuela, Nicaragua e Bolivia, ribadendo i concetti di “fronte comune” e “affinità ideologica”.

Ha tratti ancora spesso folcloristici, ma il flebile fronte comune fra islamismo movimentista e ideologia antiamericana di sinistra si è trasformato in alleanza. Il suo obiettivo è disseminare di micro-crisi e di furori ideologici la fragile pax uscita dalle due guerre al terrorismo degli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan. Nel nome della “rivoluzione” l’Iran detiene il primato di santo patrono dell’alleanza, attraverso fondi, movimenti, uomini, idee ma anche armi. Camillo Guevara, il figlio del Che, anch’egli in visita a Teheran lo scorso anno, ha detto che suo padre avrebbe “appoggiato il paese nella sua attuale lotta contro gli Stati Uniti”. Già Fidel Castro in una visita del 2001 aveva detto che “Iran e Cuba, insieme, possono mettere l’America in ginocchio”. Da parte sua Ilich Ramirez Sánchez, alias “Carlos lo Sciacallo”, nel suo libro “L’islam révolutionnaire”, ha scritto che “solamente una coalizione di marxisti e islamisti può distruggere gli Stati Uniti”. Carlos è stato il più pericoloso terrorista che abbia conosciuto il mondo prima dell’avvento di Osama bin Laden.


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Zecche, cimici e formiche. Lo zoo che viaggia sui treni

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
L'allarme insetti. Le Ferrovie: nuovi appalti per migliori pulizie

ROMA — Rieccoli. Sono tornati. O forse non sono mai andati via. Da Nord a Sud, in un florilegio di specie degno di un museo di entomologia, zecche, cimici, ragni, formiche e scarafaggi, hanno ripreso posto accanto a noi sui treni, nelle cuccette, tra i sedili. Dopo lo scandalo delle cimici che nel 2005 portò le Ferrovie dello Stato a un'operazione di disinfestazione da 630 milioni su 1.700 carrozze, il problema sembra tutt'altro che risolto. Lo testimoniano le decine e decine di rapporti inviati a Trenitalia dai capitreno Fs, di cui il Corriere è venuto in possesso, che si riferiscono a un lasso di tempo che va dal 27 novembre 2007 a oggi. «Segnalazione presenza insetti» esordisce ciascuno di questi messaggi. Poi il numero del treno, quello della locomotiva e la composizione delle vetture. Quindi la località in cui si è riscontrato il fatto.

E da lì in poi, di tutto. Vera e propria poesia, condensata in poche righe. Delicato: «Località Nocera Inferiore: il capotreno riferisce di presunta presenza di insetti nella vettura 2 compartimento 7. Una bambina ha riportato un lieve gonfiore». Laconico: «Foggia: presenza di formiche in compartimento 4, carrozza 5». Prudente: «Padova: il capotreno segnala presenza insetti (presunta zecca) nel compartimento 1 di servizio nella tratta Padova-Vicenza. Il compartimento è stato posto fuori servizio, nessuna segnalazione da parte dei viaggiatori». Incredulo: «Messina: capotreno segnala che, nel compartimento 8 della vettura 8, una signora sostiene di essere stata punta da insetti (non rilevati dal personale di bordo), scende a Messina per accertamenti e il compartimento viaggia chiuso». Responsabile: «Genova: capotreno segnala presenza di cimici vettura 3 compartimento 8. Chiuso e inibito alle prenotazioni». Efficiente: «Bolzano: Vettura cuccetta n. 1 posta fuori servizio per invio a proprio impianto da disinfestare per presenza zecche. Le ventiquattro prenotazioni esistenti riprotette a pari posto nella vettura n. 2. Sezione Bolzano-Napoli». Molte le segnalazioni raccolte in Puglia.

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Sanzioni a Mugabe, all'Onu fumata nera

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il Consiglio di Sicurezza non ha approvato la risoluzione appoggiata dagli Usa a causa del veto di Russia e Cina

NEW YORK - Niente sanzioni contro il governo guidato da Robert Mugabe nello Zimbabwe. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è stato in grado di approvare la risoluzione proposta dagli Stati Uniti a causa del veto posto da Russia e Cina. Poche ore prima l'approvazione delle sanzioni appariva quasi scontata. Non mancavano però critiche e dubbi. Cina e Russia, che hanno potere di veto, avevano più volte minacciato di bloccare le misure contro Harare, ma alla fine sembravano più orientate all'astensione. La linea contraria alle sanzioni era guidata dal Sudafrica, che poteva contare sull'appoggio di Indonesia, Libia e Vietnam.

NOVE VOTI A FAVORE - Nell'annunciare l'esito del voto il presidente di turno, il vietnamita Le Luong Minh, ha parlato di nove voti a favore, cinque contrari e una astensione, precisando che il documento non è stato approvato perché un paese con diritto di veto ha votato contro. Dalle immagini televisive a circuito chiuso è apparso chiaro il «no» del russo Vitaly Ciurkin. Secondo un giornalista cinese ha votato contro anche il suo collega di Pechino, Wang Guangya. In base ai calcoli dei giornalisti del Palazzo di Vetro i nove voti a favore sono stati quelli di Usa e dei paesi europei (Gb, Francia, Italia, Belgio, Croazia), più Burkina Faso, Costa Rica e Panama. Hanno votato contro Russia e Cina (ambedue con diritto di veto), Libia, Sudafrica e Vietnam. L'Indonesia si è astenuta.

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Caspita che sbornia ha peso questo qui!

>>Da: ruggero
Messaggio 1 della discussione
Per protesta si autotassae decide di pagare l'Ici
Anche se il governo Berlusconi ha abolito l'Ici sulla prima casa, un contribuente roveretano ha deciso di andare controcorrente e continuare a pagare la tassa al Comune, per protesta contro un provvedimento che considera iniquo. Luigino Pellegrini, direttore del servizio alcologia locale, lo sente come un dovere civico: «Nella situazione economica in cui si trova il Paese, con il divario tra ricchi e poveri che continua a crescere, usufruire di questo sgravio fiscale per me è ingombrante. E ai poveri non dà nulla»


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Jul 13, 2008, 6:44:46 AM7/13/08
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E poi dicono c'è crisi...

>>Da: barbarella
Messaggio 1 della discussione
Avete visto le immagini dei tg ieri sera??
Tutti in coda a comprare l'iPhone.


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Neuropsicologia. L'empatia innata dei bambini

>>Da: urania
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L'osservazione di filmati relativi a un'offesa intenzionale attivano automaticamente anche aree cerebrali coinvolte nell'interazione sociale e nel ragionamento morale

I bambini fra i sette e i 12 anni sarebbero naturalmente inclini a provare empatia nei confronti della sofferenza degli altri, secondo i ricercatori dell'Università di Chicago, che hanno sfruttato la risonanza magnetica funzionale per studiare le risposte cerebrali all'osservazione del dolore nei bambini.
"Lo studio è il primo a esaminare la risposta neuronale al dolore degli altri in bambini di questa età", ha osservato Jean Decety, che ha diretto la ricerca e firma con Kalina Michalska e Yuko Aktsuki un articolo sull'ultimo numero della rivista Neuropsychologia.

Nell'esperimento ai bambini sono stati mostrati filmati di persone che provavano dolore in seguito a un incidente, per esempio a causa di un oggetto caduto di mano e finito su un piede, filmati che mostravano situazioni in cui a una persona veniva fatto del male, per esempio schiacciandogli intenzionalmente un piede e filmati in cui qualcuno si prendeva cura di un'altra persona dolorante.

"Coerentemente con le rilevazioni fMRI sull'empatia negli adulti, anche nei bambini la percezione della sofferenza di altre persone era associata a una maggiore attività neuronale nei circuiti deputati a elaborare la sensazione di dolore provata dal soggetto stesso, fra cui l'insula, la corteccia somatosensoriale, la corteccia del giro del cingolo anteriore e altre aree motorie", ha scritto Decety.

Quando però i bambini osservavano i filmati relativi a un'offesa intenzionale venivano attivate automaticamente anche aree del cervello coinvolte nell'interazione sociale e nel ragionamento morale, fra cui la giunzione temporo-parietale, la corteccia orbitofrontale mediale e l'amigdala.

Il programma per l'empatia - ha concluso Decety - sembra dunque 'cablato' nel cervello del bambino, e non sarebbe il mero prodotto dell'educazione da parte dei genitori e dell'ambiente in cui si cresce. La comprensione del ruolo del cervello nel rispondere al dolore potrebbe essere d'aiuto, osservano i ricercatori, per comprendere se malfunzionamenti cerebrali possano influenzare comportamenti antisociali come il bullismo.

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L'ippocampo e la percezione spaziale

>>Da: urania
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Le cosiddette cellule di posizione elaborano differenti tipi di informazioni spaziali in funzione della loro collocazione fisica all’interno del cervello

Per riuscire a muoversi all’interno di una stanza, ciascuno di noi impegna una parte dell’ippocampo, la regione del cervello coinvolta nell’elaborazione di mappe spaziali e di immagini dell’ambiente circostante.

Finora, s riteneva che il coinvolgimento dell’ippocampo nell’elaborazione delle informazioni spaziali fosse solo parziale, contrariamente a quanto scoperto dai ricercatori Kirsten Kjelstrup e colleghi della Norwegian University of Science and Technology di Trondheim, in Norvegia in collaborazione con il VU University Medical Center di Amsterdam, nei Paesi Bassi, che firmano sulla rivista “Science” l’articolo Finite Scales of Spatial Representation in the Hippocampus.

Lo studio si è basato sull’analisi dell’attività cerebrale di un gruppo di ratti che si muovevano su un tracciato di circa 18 metri. Secondo le conclusioni, i neuroni specializzati utilizzati in tale attività sono presenti in tutto l’ippocampo. Si è anche potuto osservare come le cosiddette cellule di posizione elaborino differenti tipi di informazioni spaziali in funzione della loro collocazione fisica all’interno dell’ippocampo.

Questi risultati indicano che l’informazione spaziale registrata da queste cellule di posizione in tutto l’ippocampo è combinata in modo da creare mappe mentali dell’ambiente del ratto. Secondo gli stessi studiosi, anche negli esseri umani potrebbero esserci cellule di posizione che codificano per scale spaziali ancora più ampie, per esempio, per mappare mentalmente il percorso per recarsi al lavoro al mattino.

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Le premure di 'mamma zanzara'

>>Da: urania
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Le zanzare sono stimolate a lasciare le uova in acque con la giusta quantità di specifici acidi grassi prodotti da batteri che sono coinvolti nei processi di degradazione dei materiali organici

Ricercatori della North Carolina State University hanno scoperto le ragioni per cui le zanzare Aedes aegypti, uno dei più importanti vettori di malattie infettive del mondo, scelgono di deporre le proprie uova in certi ristagni d'acqua evitandone invece altri.
La ragione, spiegano Charles Apperson e colleghi in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), va ricercata in alcuni composti chimici prodotti da certi batteri che possono essere presenti nell'acqua stagnate in contenitori di vario tipo, dai sottovasi ai bidoni, fino alle pozzanghere.

Lo studio mostra che queste zanzare sono particolamente stimolate a lasciare le loro uova in acque che abbiano la giusta quantità alcuni specifici acidi grassi associati con batteri che sono coinvolti nei processi di degradazione delle foglie e di altri materiali organici presenti nell'acqua.

"Alcuni contenitori pieni d'acqua sono disdegnati dalle zanzare femmina", spiega Apperson. " Se eliminiamo per filtrazione i batteri dall'acqua, le zanzare non sono attratte da quei contenitori. Ma se vi rimettiamo quegli stessi batteri, le zanzare tornano per deporre le loro uova."

Dopo aver determinato le sostanze che erano coinvolte nella stimolazione del rilascio delle uova, i ricercatori hanno studiato anche le concentrazioni preferite dalla zanzara, scoprendo che anche concentrazioni molto elevate sortivano lo stesso effetto dell'acqua pura, mentre le concentrazioni più basse di quelle ottimali conservavano una ridotta capacità di "convincere" le zanzare.

Lo sviluppo delle larve di zanzare dipende dai microbi presenti nel loro ambiente di crescita, ed evidentemente "mamma zanzara" si preoccupa che la sua progenie abbia le migliori opportunità di sopravvivenza.

"Ora speriamo di poter sfruttare il comportamento di deposizione delle uova della zanzara contro di essa, per controllarne le popolazioni", ha concluso Apperson.

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Verso la nanoterapia per le metastasi tumorali

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Il gruppo di studiosi ha trovato che nei topi l’associazione nanoparticelle/farmaco non sembrava avere un impatto significativo sul tumore primario, mentre riusciva a fermare il processo di metastasi

Una nuova strategia terapeutica che sfrutta “bombe intelligenti” molecolari per colpire le metastasi con farmaci anti-cancro ha raggiunto soddisfacenti risultati anche con dosi significativamente più basse di quelle convenzionali. È questo il risultato annunciato sulle pagine dei “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)” dai ricercatori dell’Università della California a San Diego (UCSD).
La tecnologia è stata sperimentata in casi di tumore del pancreas e del rene in topi di laboratorio: le nanoparticelle trasportano un carico di chemioterapici e si legano a un marcatore proteico chiamato integrina a?ß3, che si trova sulla superficie di alcuni vasi sanguigni tumorali durante il processo di angiogenesi che accompagna la formazione di nuove neoplasie maligne.

Il gruppo di studiosi ha trovato che l’associazione nanoparticelle/farmaco non sembrava avere un impatto significativo sul tumore primario, mentre riusciva a fermare il processo di metastasi nell’organismo dei topi. Inoltre, si è riscontrato come un dosaggio di chemioterapici fortemente ridotto potesse raggiungere l’effetto desiderato, grazie a un’azione molto selettiva sui vasi sanguigni tumorali senza colpire al contempo i tessuti sani circostanti.

"Siamo riusciti a stabilire il desiderato effetto anti-cancro rilasciando il farmaco a dosi 15 volte inferiori rispetto alla somministrazione usuale”, ha spiegato David Cheresh, che ha guidato la ricerca. "Ancora più interessante è il fatto che le lesioni metastatiche fossero molto più sensibili alla terapia del tumore primario.”


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I segreti della metanogenesi

>>Da: urania
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Lo studio dei processi che avvengono nei microrganismi aiuteranno a realizzare reazioni industriali a temperature inferiori a quelle finora necessarie

La struttura della molecola chiave che alcuni batteri utilizzano per produrre metano e biossido di carbonio è stata identificata da un gruppo di ricercatori della Ohio State University diretti da Michael Chan e Joseph Krzycki, che ne riferiscono in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
"Questo enzima è la chiave dell'intero processo di metanogenesi a partire dall'acido acetico" ha detto Krzycki. "Senza di esso questa forma naturale di metanogenesi non potrebbe avvenire. Consideratane l'importanza ambientale di una simile molecola, la sua comprensione potrebbe avere un impatto enorme.”

Uno dei principali attori di questo processo è un microrganismo appartenente agli Archea, il Methanosarcina barkeri, particolarmente ricco di tale enzima. La ricerca di Krzycki era cominciata già a metà degli anni ottanta, quando aveva iniziato a sospettare che la proteina acetil-CoA decarbossilasi/sintetasi potesse avere un ruolo fino ad allora inaspettato nella metanogenesi batterica. Solo nel 1995 però Krzycki è riuscito a far partire alcuni esperimenti volti alla produzione di cristalli di questa proteina in modo da poterla studiare con tecniche cristallografiche e individuarne esattamente la struttura, un compito che ha richiesto quasi 10 anni.

"A partire dalla struttura abbiamo ottenuto un quadro complessivo della proteina che possiamo usare per comprendere come essa funzioni. Vedere la sua struttura è un po' come vedere i progetti di un impianto”, hanno osservato Chan e Krzycki, sottolineando come i processi eseguiti dalla proteina siano molto simili ad alcuni di quelli oggi ampiamente utilizzati in campo industriale, con la differenza che questi ultimi richiedono temperature elevate. “Dallo studio dei processi che avvengono in questi microrganismi potremo comprendere come sia possibile far avvenire queste reazioni a temperature inferiori.”


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Le funzioni della dopamina. Dal piacere al terrore

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Gli effetti della dopamina dipendono dalla sede cerebrale in cui essa agisce

La dopamina non induce solo il desiderio, ma anche la paura: lo afferma un articolo pubblicato su The Journal of Neuroscience, che dà il resoconto di uno studio condott da ricercatori dell'Università della California a San Francisco diretto da Kent Berridge.
La scoperta permette di spiegare perché le disfunzioni del sistema dopaminergico non siano coinvolte solamente nei fenomeni di dipendenza, ma abbiano un ruolo importante anche nella schizofrenia e in alcune fobie, che coinvolgono sentimenti di eccessiva paura.

Esiste una enorme quantità di dati sperimentali che provano come la dopamina medi effetti positivi come la ricompensa, la felicità e il piacere, ma questo studio dimostra come essa sia in grado di promuovere anche comportamenti negativi attraverso un'azione su aree del cervello adiacenti a quelle della ricompensa, portando così a un nuovo modo di guardare a questo neuromediatore.

Berridge e colleghi hanno identificato l'effetto duale della dopamina sul nucleo accumbens, un'area cerebrale coinvolta nel motivare persone e animali a cercare le fonti di piacere come cibo, sesso e droghe, ma anche nello scatenamento della paura. I ricercatori hanno trovato che inibendo la funzione della dopamina si impediva al nucleo accumbens di indurre comportamenti sia di ricerca di una ricompensa, sia di timore.

In studi precedenti Berridge e colleghi avevano mostrato che solo pochi millimetri separano i centri deputati al piacere e alla paura nel nucleo accumbens, per il quale la dopamina è uno dei più importanti neuromediatori. In quello appena pubblicato hanno invece dimostrato che l'iniezione di dopamina nella parte frontale di quella struttura provoca nei ratti lo stimolo della fame, inducendoli a mangiare fino a tre volte il normale, mentre l'iniezione nella parte posteriore induceva un comportamento analogo a quello che normalmente viene esibito in risposta alla comparsa di un predatore. Ciò dimostra, osservano i ricercatori, che l'azione della dopamina è unica ma che i suoi effetti dipendono dalla sede d'azione della sostanza.

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Le strategie dell'Hiv. La cooperazione retrovirale

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La scoperta di questo nuovo "trucco" usato dall'Hiv per sopravvivere suggerisce come in un organismo infettato possano esserci molti più viirus attivi di quanto pensato

Una nuova modalità di replicazione del retrovirus dell'Hiv è stata scoperta da ricercatori della New York University, che illustrano la loro scoperta in un articolo pubblicato sulla rivista Retrovirology.
Si sa che in media solamente un virus dell'Hiv su cento riesce a completare con successo il processo di integrazione del proprio materiale genetico in quello della cellula ospite, compiendo un passo essenziale per potersi riprodurre. Ma ora uno studio condotto da un gruppo di ricercatori diretti da David N. Levy ha messo in evidenza l'esistenza di un meccanismo cooperativo che consente di replicarsi anche ad alcuni dei restanti 99 virus, che hanno quindi una loro parte nello sviluppo dell'Aids.

Secondo Levy, l'Hiv funziona quasi come una comunità, nella quale i virus che riescono a integrarsi nel DNA della cellula aiutano quelli meno efficienti rifornendoli delle proteine che sono loro necessarie per riprodursi. Questi virus, che finora si riteneva andassero "perduti" e non avessero alcuna influenza sullo sviluppo della malattia proprio a causa della mancata integrazione, possono in realtà risultare addirittura avvantaggiati rispetto agli altri perché, saltando alcuni passi del processo di replicazione, si riproducono più velocemente.

"La cooperazione fra differenti virus è un altro dei trucchi usati dall'Hiv per sopravvivere e apre la possibilità al fatto che nel corpo ci siano molti più viirus attivi di quanto si pensasse. La comprensione di come interagiscono gli uni con gli altri è una delle chiavi per la comprensione di come l'Hiv evolve e sopravvive alla risposta immunitaria, e speriamo che ci porti alla fine anche a sviluppare nuovi modi per trattare l'infezione", ha concluso Levy.


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Il segreto dei vortici nella scia dei delfini

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Nel caso delle megattere, i vortici si formano dai tubercoli del bordo frontale delle pinne e permettono di generare più portanza senza che vi sia stallo

Gli animali marini si sono evoluti nel corso di milioni di anni e il loro organismo si è modificato anche in funzione della massimizzazione dell’efficienza del movimento nell’acqua.
Ora biologi e ingegneri di un ampio gruppo di ricerca statunitense hanno scoperto alcune caratteristiche delle pinne e della coda di balene e delfini che sembrano contraddire alcune conoscenze aerodinamiche e idrodinamiche, secondo quanto annunciato da Frank Fish, docente della West Chester University nel corso dell’annuale convegno della Society for Experimental Biology, in corso a Marsiglia, in Francia.

Alcune delle nuove osservazioni sono già state applicate con successo a problemi ingegneristici: la forma delle pinne natatorie con un bordo frastagliato ha ispirato progetti molto innovativi nel campo della produzione di pale per turbine eoliche.

Tale disegno infatti si è dimostrato più efficiente e silenzioso, ma sfida le teorie ingegneristiche tradizionali.

"Gli ingegneri hanno cercato in precedenza di assicurare flussi stabili e su superfici rigide e dal profilo semplice: la lezione che viene dagli organismi marini e in particolare dai cetacei è che un flusso instabile può incrementare la portanza, ridurre la resistenza e ritardare lo stallo, cioè l’improvvisa e drastica perdita di portanza, ben oltre i risultati che si riescono a ottenere attualmente con i sistemi convenzionali”, ha commentato Fish. "Esite anche la possibilità che tale tecnologia possa essere applicata in futuro a progetti aeronautici, come le pale degli elicotteri.”

Lo studio era focalizzato sullo studio dei vortici che si formano nella scia dei cetacei che nuotano. "Nel caso delle megattere, i vortici si formano dai tubercoli del bordo frontale delle pinne e permettono di generare più portanza senza che vi sia stallo, oltre ad aumentare la manovrabilità e l’agilità", ha concluso Fish. "Nel caso della coda dei delfini, i vortici si formano al termine dei colpi in su e in giù: tali vortici sono coinvolti nella produzione di un getto nella scia del delfino che produce una spinta più vigorosa. Regolando la produzione dei vortici, il delfino può massimizzare l’efficienza idrodinamica mentre nuota.”


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Dai viroidi ai mammiferi. Un nuovo meccanismo di regolazione genica

>>Da: urania
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La ricerca, iniziata “silenziando” le sequenze di ribozimi nei genomi di topo e di ratto, è proseguita con più estese ricerche su altri oorganismi

Ricercatori dell’Università della California a Santa Cruz hanno scoperto un tipo di regolazione genica finora mai osservato nei mammiferi: un ribozima che controlla un’importante famiglia di geni in diverse specie. I risultati, pubblicati sull'ultimo numero della rivista "Nature", descrivono il sorprendente ruolo dei cosiddetti ribozimi a testa di martello, una rara molecola associata a strani patogeni della piante chiamati viroidi. Tali ribozimi sono stati trovati associati ora anche ad alcuni geni in topi, ratti, ornitorinchi e molti altri mammiferi.
Tali geni sono noti per essere coinvolti nella risposta immunitaria e nel metabolismo delle ossa. "L’unica cosa che sappiamo su questi ribozimi è che essi controllano l’espressione dei geni a cui sono associati”, ha spiegato Monika Martick, ricercatrice dell’UCSC e primo autore dell’articolo. Un ribozima, o enzima a RNA, è una molecola che catalizza una reazione chimica. L’RNA è più noto per il suo coinvolgimento nella codifica e nella trasmissione dell’informazione genetica, e la maggior parte delle reazioni biologiche è catalizzata da enzimi proteici.

Tuttavia, la ricerca sta sempre più evidenziando come l’RNA sia un tipo di molecola molto versatile. La ricerca è cominciata “silenziando” le sequenze di ribozimi nei genomi di topo e di ratto, proseguendo con più estese ricerche di sequenze genomiche su altri organismi, utilizzandolo il database Genome Browser dell’UCSC e altri. Sono stati così trovati ribozimi in geni tra loro collegati in topi, ratti, cavali e ornitorinchi, oltre che in un insieme di geni sconosciuti in cinque altre specie di mammiferi.

"Eravamo abituati a considerare i ribozimi a testa di martello come presenti solo nei virus delle piante, ma sembra che siano ben più rappresentati nei sistemi biologici dei mammiferi”, hanno concluso i ricercatori. Gli stessi esperimenti di laboratorio hanno mostrato come nei mammiferi i ribozimi associati alle molecole di RNA messaggero diminuiscano l’attività dei geni.


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Il segreto della superconduzione ad alta temperatura

>>Da: urania
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Finora l'osservazione dei processi microscopici era stata ostacolata da una sorta di velo che offusca il sistema un volta che inizia la superconduzione

Scienziati dell’Università di Cambridge hanno identificato per la prima volta un componente chiave che potrebbe spiegare l’origine e la natura di un fenomeno sfuggente come la superconduttività a temperatura ambiente e ne riferiscono sull'ultimo numero della rivista "Nature".
La ricerca di materiali in grado di condurre elettricità senza virtualmente alcuna resistenza anche in condizioni ordinarie è in corso almeno da due decenni per l’importanza applicativa che avrebbe la capacità di sfruttare tecnologicamente un simile fenomeno, che troverebbe impiego dai treni a levitazione superveloci a tecniche medicali di risonanza magnetica nucleare più efficienti, dai generatori di corrente, trasformatori e linee di trasmissione senza dispersioni per finire con i supercomputer di prossima generazione.

Sfortunatamente, gli studiosi non sono stati finora in grado di comprendere perché i materiali di ossido di rame superconducano a temperatura estremamente bassa (vicina alla liquefazione dell’azoto), mentre molti meno materiali possono supercondurre elettricità a temperature più alte. Questi ultimi sono, inaspettatamente, isolanti ceramici che si comportano come magneti dopo aver subito alcuni processi di dopaggio. Il mistero in questo caso è: come fa un magnete che non trasporta elettricità a trasformarsi in un superconduttore che è un perfetto conduttore?

I ricercatori di Cambridge hanno compiuto un significativo passo in avanti per rispondere a tale domanda. Hanno infatti scoperto dove le “lacune” che trasportano la carica si originano all’interno della struttura elettronica dei superconduttori a ossido di rame. Questi risultati sono particolarmente importanti per individuare la “colla” che tiene insieme le lacune e per determinare ciò che consente a esse di supercondurre.

"Una difficoltà sperimentale nel passato er rappresentata dall’accesso ai processi microscopici del sistema una volta che sia cominciata la superconduzione. La superconduttività getta una sorta di velo sul sistema, nascondendo i processi profondi alle sonde sperimentali”, ha commentato Suchitra E. Sebastian. Un enorme progresso è stato quello di utilizzare intensi campi magnetici, che individuano le lacune oltre la nebbia della superconduzione grazie ai vortici, regioni in cui la superconduttività è distrutta e attraverso i quali la struttura elettronica sottostante può essere studiata.


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Trovata acqua in antiche rocce lunari

>>Da: urania
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Contrariamente a quanto ritenuto, l'acqua non si sarebbe completamente vaporizzata nel corso dei violenti eventi che portarono alla formazione del nostro satellite

Grazie all'uso di tecniche innovative, ricercatori della Brown University, della Carnegie Institution, e della Case Western Reserve University hanno per la prima volta trovato tracce di acqua in un gruppo di campioni di rocce lunari di origine vulcanica portate sulla Terra da due missioni Apollo. Contrariamente a quanto ritenuto, l'acqua non si sarebbe completamente vaporizzata per poi disperdersi nello spazio nel corso dei violenti eventi che portarono alla formazione del nostro satellite.
Lo studio, pubblicato sull'ultimo numero di "Nature", suggerisce che l'acqua presente nei campioni provenga dall'interno della Luna e che sia stata portata in superficie dalle eruzioni vulcaniche che hanno caratterizzato la storia della Luna circa tre miliardi di anni or sono.

"Negli scorsi quarant'anni il limite per la rilevazione dell'acqua nei campioni lunari era di 50 parti per milione nel migliore dei casi. Noi abbiamo sviluppato un metodo per rilevare fino a 5 parti per milione. E siamo stati veramente sorpresi di rilevare in questi materiali vetrosi fino a 46 parti per milione di acqua", ha detto Erik Hauri, che ha messo a punto la nuova tecnica di rilevazione in collaborazione con la società francese Cameca.

I ricercatori hanno stimato che originariamente, ossia al momento dell'eruzione, la concentrazione dell'acqua nel magma dovesse raggiungere le 750 parti per milione. "C'è una bella differenza rispetto alle stime precedenti, che consideravano la Luna completamente 'disidratata'; la scoperta suggerisce l'affascinante possibilità che l'interno del satellite possa aver contenuto altrettanta acqua quanto lo strato superiore del mantello terrestre", ha osservato Hauri.

Dato che la gravità lunare è troppo debole per trattenere un'atmosfera, i ricercatori ipotizzano che il vapore acqueo emesso nelle eruzioni sia stato disperso nello spazio, ma potrebbe anche essere migrato verso i poli, dove, nelle aree dei crateri che restano perennemente in ombra, potrebbe essersi trasformato in ghiaccio.

La possibilità di presenza di acqua ai poli lunari era già stata ipotizzata, e l'attuale scoperta va a suffragare tale ipotesi, anche se eventuali tracce di ghiaccio potrebbero annidarsi solamente in alcune 'fosse' presenti in crateri particolarmente profondi, dato che la temperatura che il suolo lunare raggiunge quasi ovunque è comunque incompatibile con il ghiaccio.


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Autismo: un problema di 'interruttori'

>>Da: urania
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La scoperta suggerisce, almeno in prospettiva, la possibilità di riattivare i geni coinvolti e conferma l'utilità delle terapie comportamentali

Una nuova mezza dozzina di geni coinvolti nello sviluppo dell'autismo è stato identificato da ricercatori del Children's Hospital di Boston attraverso lo studio di un centinaio di famiglie del Medio Oriente in cui vi è una elevata incidenza di casi di autismo. Fatto ancora più interessante, la ricerca fornisce un forte sostegno sia all'idea che l'autismo sia legato a un ostacolo più o meno marcato alla creazione di nuove connessioni sinaptiche in risposta all'esperienza, sia all'ipotesi che non tutti i geni coinvolti siano mancanti o inesorabilmente disfunzionali, ma che siano piuttosto silenziati, e che quindi sia potenzialmente possibile riattivarli.
La ricerca - che si è avvalsa del supporto della Homozygosity Mapping Collaborative for Autism (HMCA) - è stata condotta su famiglie mediorientali perché "per mappare un gene per l'autismo in famiglie americane con una media di due-tre figli, è necessario mettere insieme un gruppo esteso di famiglie. Invece, nelle grandi famiglie con un esteso parentado, anche una singola famiglia può bastare per localizzare in modo certo un gene", ha detto Christopher Walsh, che ha diretto lo studio ora pubblicato su "Science".

I geni scoperti esplicano funzioni differenti, ma sembrano tutti far parte di una fondamentale rete molecolare che orchestra il raffinamento e la maturazione delle sinapsi in risposta a stimoli esterni. "Questa rete può essere danneggiata in una molteplicità di modi, attraverso una serie di mutazioni collegate all'autismo" ha spiegato Michael Greenberg, che ha partecipato alla ricerca e che in precedenza aveva scoperto che questa rete - essenziale per la creazione di nuove sinapsi, il loro rafforzamento o la loro eliminazione - normalmente attiva almeno 300 geni, un fatto che spiega la grande varietà di forme che assume lo spettro del disturbo autistico.

La scoperta forse più interessante è comunque che nelle famiglie studiate solamente in un caso i ricercatori si sono trovati di fronte a una delezione che aveva rimosso un intero gene, e che nella grandissima maggioranza dei geni coinvolti quella che era andata persa era solo una regione adiacente al gene in cui è contenuto "l'interruttore" di accensione e spegnimento del gene stesso.

La scoperta ha potenziali riflessi terapeutici: se le mutazioni legate all'autismo generalmente si limitano a inibire l'azione del gene in certi contesti: "ciò significa che non è necessario rimpiazzare il gene se riuscissimo a progettare un modo per riattivarlo, magari con dei farmaci", ha commentato Eric Morrow, un altro dei ricercatori.

La scoperta, osservano i ricercatori, conferma anche l'utilità delle terapie comportamentali che espongono i bambini a un ambiente ricco di stimoli e ad attività fortemente ripetitive, che possono aiutare l'attivazione dei geni e rafforzare le connessioni sinaptiche.


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Nuovi impianti fotovoltaici. Moltiplicare l'efficienza delle celle solari

>>Da: urania
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L’apparecchiatura, di facile costruzione, potrebbe essere disponibile sul mercato entro tre anni, anche integrata in dispositivi fotovoltaici esistenti per aumentarne i reendimanti

La luce raccolta su una grande area viene concentrata lungo i bordi”: così Marc A. Baldo docente associato di ingegneria elettronica del MIT di Boston spiga il principio di funzionamento fondamentale di un nuovo “concentratore solare” da lui realizzato insieme ad alcuni colleghi, che viene descritto in un articolo sull'ultimo numero della rivista "Science".
Il dispositivo rappresenterebbe un notevole progresso per lo sfruttamento dell’energia solare, dal momento che permetterebbe di evitare il ricorso a costose celle solari su un’ampia area, limitandosi ai bordi, dove la radiazione viene concentrata, garantendo un aumento della potenza prodotta dell’ordine del 40 per cento, secondo quanto annunciato dagli stessi ricercatori.

Inoltre, poiché l’apparecchiatura è di facile costruzione, potrebbe essere disponinbile sul mercato entro tre anni, anche integrata in dispositivi fotovoltaici già esistenti per aumentarne l'efficienza fino al 50 per cento con costi aggiuntivi minimi e riducendo al contempo il costo di produzione dell’energia solare.

"Il progetto utilizza alcune idee innovative per raggiungere un livello di conversione dell’energia radiante: il risultato dimostra l’importanza critica della ricerca di base innovativa nell’utilizzazione dell’energia solare con soddisfacenti rapporti costo/beneficio.”

"I concentratori solari convenzionali seguono il moto del Sole per ottenere un’alta intensità di radiazione, spesso utilizzando grandi specchi mobili che sono costosi da installare e da mantenere”, scrivono gli autori su “Science”. Inoltre, le celle solari nel punto focale devono essere raffreddate e viene sprecato molto spazio intorno al perimetro dell’impianto per evitare che vi siano ombre che cadono sui concentratori.”

Per contro, il nuovo concentratore del MIT contempla l’utilizzazione di una miscela di due diversi coloranti: uno dei due assorbe la luce su un certo intervallo di lunghezze d’onda, che viene poi riemessa a lunghezze d’onda differenti e trasportata lungo il pannello alle celle solari presenti sul bordo.


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Rincorsa africana

>>Da: urania
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Il rapporto African Economic Outlook 2008 fotografa un continente in crescita. Che però deve ancora vincere le sfide contro l’inflazione e la povertà

Per il sesto anno consecutivo l’Africa fa segnare una crescita economica record: nel 2007 il continente nero ha registrato una crescita superiore al 5 per cento del Pil e le previsioni parlano di un andamento sostenuto anche per il 2009, fino a toccare il 5,9 per cento. È il ritratto che emerge dal rapporto condotto su 35 paesi “African Economic Outlook 2008”, presentato oggi a Roma durante il convegno “L'Africa: prospettive economiche e strategie di sostegno allo sviluppo”, organizzato dall'Iai (Istituto Affari Internazionali) e dall'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

Nel 2008 è aumentato il numero delle nazioni africane che hanno fatto segnare una crescita sopra il 5 per cento del Pil, (dalle 25 del 2007 alle 31 di quest’anno). Il buon andamento dell’economia è dovuto a vari fattori. In primis, l’aumento dei prezzi delle materie prime, come petrolio e altri prodotti minerali di cui il paese è ricco, a beneficio ovviamente dei paesi produttori ed esportatori; in secondo luogo, sono cresciuti i rapporti commerciali, soprattutto con le nascenti potenze Cina e India, come anche gli investimenti delle imprese straniere nel settore dei servizi, delle industrie manifatturiere, nel bancario e nell’agro-alimentare. Infine, molto si deve alle migliori politiche macro-economiche e monetarie messe in atto dai governi.

Nuove sfide da affrontare, diverse a seconda dei paesi, si vanno però ad aggiungere ai problemi di sempre. Mentre gli esportatori hanno l’urgenza di capitalizzare i profitti investendo in educazione e formazione, migliorando le infrastrutture e diversificando la produzione (per non andare incontro a un rallentamento della crescita economica in caso di esaurimento delle risorse petrolifere), i paesi importatori devono fare i conti con l’inflazione dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti agricoli, con le conseguenze dei cambiamenti climatici e con la riduzione della povertà. Un modo per far fronte a questi problemi è diversificare la fonti di profitto ed esportazione, dando spazio anche al turismo e alle industrie manifatturiere: tra il 2002 e il 2009 hanno seguito questa strategia 29 paesi, in particolare Marocco, Tunisia, Sudafrica, Tanzania e Senegal, mentre i 10 che non hanno battuto questa strada sono proprio quelli esportatori di petrolio.

Il rapporto analizza anche l’importanza della formazione tecnica e professionale per lo sviluppo delle competenze che possono far progredire il continente. Integrare questo tipo di formazione a tutti i livelli scolastici, dicono gli esperti, è importante per creare occupazione, ridurre fame e povertà, creare una rete di lavoratori esperti. Attualmente il 60 per cento del training per i giovani avviene in maniera informale, senza supporto di scuole specializzate: in Senegal 400mila giovani apprendono le professioni in questo modo, mentre solo 7mila seguono corsi ad hoc. In media, solo il 2-6 per cento del budget africano destinato all’educazione è speso in formazione tecnica e professionale. Servono quindi più finanziamenti e programmi specifici per lo sviluppo di competenze che rispondano ai bisogni dell'Africa, e la avvicinino agli Obiettivi del Millennio.


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Esplorando le Svalbard

>>Da: urania
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Al via la campagna di ricerca per studiare i margini ghiacciati nord-europei: l'unico contributo italiano all'Anno Polare Internazionale in Artide

Partito l'unico progetto di ricerca italiano in Artide all’interno dell’Anno Polare Internazionale. Ieri, 8 luglio, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica (Ogs) di Trieste ha infatti dato il via alla campagna di ricerca alle Isole Svalbard (Norvegia): per un mese, nove ricercatori a bordo della nave Ogs-Explora studieranno l’evoluzione geologica e oceanografica del territorio e acquisiranno dati sull’attuale stabilità dei margini continentali ghiacciati nord-europei.

La spedizione è possibile grazie a un finanziamento del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca di circa 600mila euro gestito dall'Ogs. La zona artica scelta come destinazione è geologicamente rappresentativa per lo studio dei processi glaciali controllati dalle variazioni climatiche, oltre a essere un’area cruciale in cui le masse d’acqua artiche e antartiche si incontrano, influenzando l’andamento generale della circolazione oceanica.

Rilevamenti sulle masse oceaniche fino a una profondità di duemila metri tramite le tecniche dell’oceanografia sismica a riflessione - che consente di valutare i cambiamenti acustici delle colonne d’acqua -, analisi dei sedimenti marini e carotaggi permetteranno di ottenere informazioni sul paleo-clima (utili per i modelli climatici che cercano di descrivere gli andamenti nel prossimo futuro) e sulla stabilità del fondo marino.

“I dati che raccoglieremo”, spiega Michele Rebesco, ricercatore del Dipartimento per lo sviluppo delle ricerche e delle tecnologie marine (Rima) dell'Ogs e responsabile scientifico della spedizione, “ci permetteranno di ricostruire la storia di questa regione da 5 milioni di anni fa (Pliocene, ndr.) a circa 20mila anni fa, cioè all'ultima glaciazione, andando a integrare i dati già raccolti nell’ambito del progetto Svais condotto insieme alla Spagna lo scorso anno”. Capire inoltre come si sono evoluti i sedimenti dei fondali oceanici, spiegano ancora i ricercatiori, permette di fare previsioni sul loro comportamento futuro e simulare scenari interessanti anche da un punto di vista economico, dal momento che alcune attività, tra cui l’estrazione petrolifera, si spostano sempre di più verso le acque profonde e le alte latitudini.


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L’Ue frena sui biofuel

>>Da: urania
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La Commissione Ambiente ha ridotto la quota obbligatoria di biocarburanti: dall'iniziale obiettivo del 10 per cento entro il 2020, al 4 per cento entro il 2015

Il Parlamento Europeo fa dietrofront sui biocarburanti. La Commissione Ambiente, riunita ieri a Strasburgo, ha ridotto la quota obbligatoria di biofuel, inizialmente fissata al 10 per cento entro il 2020, ritenuta necessaria per arginare i cambiamenti climatici. Ora i paesi membri dell’Ue dovranno rispettare il target del 4 per cento entro il 2015, che include anche l’impiego di automobili elettriche o a idrogeno.

Il voto è stato accolto favorevolmente dalle associazioni ambientaliste Friends of the Earth Europe, Birdlife International, European Environmental Bureau, Greenpeace, Oxfam International che nei giorni scorsi avevano lanciato un appello per scongiurare la decisione dell’uso massiccio dei biocombustibili. “Finalmente si sono accorti che usare i raccolti agricoli per mandare avanti le automobili sarebbe un disastro. I biocarburanti non sono la panacea e non si può pensare di ridurre le emissioni di gas serra ai danni della sicurezza alimentare o della biodiversità”, ha commentato Adrian Bebb, di Friends of the Earth Europe.

La forte opposizione ambientalista è spiegata con i dati del rapporto Gallagher, uno studio che il governo britannico ha commissionato all’Agenzia per i carburanti rinnovabili. Secondo il rapporto l’uso delle colture per produrre carburante da trasporto ha serie conseguenze su più fronti: perdita della biodiversità, aumento delle emissioni di CO2 e crescita dei prezzi dei generi alimentari.

Secondo il documento, i primi effetti sarebbero la distruzione di ecosistemi vitali con conseguente emissione di enormi quantità di CO2, perdita di biodiversità e nascita di conflitti sociali. Si stima infatti che un quinto delle emissioni di anidride carbonica responsabili dei cambiamenti climatici è dovuto alla deforestazione. Inoltre, il dirottamento delle colture alimentari sulla produzione di biocarburanti sarebbe una causa determinante dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari. Stando a un recente studio della Banca Mondiale infatti, i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati del 140 per cento tra il 2002 e il 2008 e tre quarti di questa crescita sono dovuti all’impatto della domanda per produzione di biocarburanti.

In tal senso, il rapporto Gallagher distingue tra biocarburanti di prima generazione, cioè quelli che trasformano in carburante le derrate coltivate come cibo (per esempio canna da zucchero, soia, mais, creando una concorrenza diretta tra uso alimentare e benzina) e quelli di seconda generazione. Questi ultimi, ancora in fase sperimentale, sarebbero il frutto della trasformazione in carburante di piante non alimentari e coltivabili su terre marginali, dunque non in concorrenza con la produzione di cibo.

Anche se il voto del Parlamento è un importante segnale politico, dicono però le associazioni, la minaccia alle ultime foreste tropicali del pianeta resta. Per questo, sottolineano gli ambientalisti, anche l’obiettivo del 4 per cento dovrebbe essere eliminato per lasciare il posto a una politica energetica che affronti i cambiamenti climatici attraverso le potenzialità delle biomasse, la produzione di vetture meno inquinanti e il potenziamento del sistema dei trasporti pubblici.


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Tumore alla mammella maschile: la diagnosi mancata

>>Da: urania
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Nella popolazione maschile la neoplasia viene riconosciuta quando è ormai a uno stadio avanzato. Un ritardo che dimezza le probabilità di sopravvivenza

Gli uomini si ammalano molto meno di cancro alla mammella rispetto alle donne, ma la neoplasia viene loro diagnosticata molto più tardi, quando ormai il tumore è a uno stadio avanzato e si è diffuso. Fatto che dimezza la loro probabilità di sopravvivenza. È quanto emerso da uno studio guidato da Marina Garassino dell’Orion Collaborative Group, presentato nel corso della Conferenza Esmo, il 6 luglio a Lugano.

Lo studio è un'analisi retrospettiva condotta su 146 uomini cui è stato diagnosticato un carcinoma mammario tra il 1990 e il 2007. Sebbene la stragrande maggioranza dei pazienti con cancro alla mammella siano donne e gli uomini rappresentino solo l'1 per cento, la loro mortalità è alta: nella metà dei casi analizzati infatti, il cancro aveva già raggiunto i linfonodi, stadio che facilita la diffusione di metastasi.

In tutti i casi considerati, gli uomini si erano sottoposti a operazione chirurgica per la rimozione della massa tumorale. Dopo l’intervento 48 hanno ricevuto radioterapia e i restanti cento sono stati trattati con chemioterapia o con terapia ormonale.

Circa cinque anni dopo la probabilità di sopravvivenza a dieci anni era dell'80 per cento per chi, al momento della diagnosi, era ancora a uno stadio iniziale della malattia e del 44 per cento per chi mostrava un cancro già esteso. Quanto alle caratteristiche dei tumori, i ricercatori hanno rilevato che il 73 per cento delle neoplasie erano positive ai ricettori degli estrogeni o dei progesteroni. In alcuni pazienti inoltre, la proteina Her-2/Neu era espressa sopra il valore medio. Indice, questo, di un tumore aggressivo.

“Il cancro alla mammella negli uomini è raro e misconosciuto”, ha commentato Garassino, “ed è trattato esattamente come il tumore delle donne, sebbene i nostri studi suggeriscano che ci siano caratteristiche istologiche differenti”. Qualora venga affrontata con tempestività, spiega ancora la ricercatrice, la malattia è molto ricettiva alla terapia ormonale e la prognosi può essere migliore rispetto a quella dei casi analoghi femminili: “Il problema è che nella maggior parte dei pazienti il tumore non viene riconosciuto. È di vitale importanza invece che qualsiasi massa nel torace venga indagata per verificarne la natura”.


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Pinguini verso l'estinzione

>>Da: urania
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Tutte le specie si stanno riducendo drasticamente a causa dei cambiamenti climatici e delle azioni antropiche. La denuncia su BioScience

Cattive nuove per tutte le popolazioni di pinguini, a qualsiasi specie appartengano: il numero degli individui, infatti, sta crollando ovunque vertiginosamente. Inquinamento, cambiamenti climatici, sfruttamento delle risorse ittiche ed edificazione incontrollata delle coste sono tra le cause principali della condizione critica di questi uccelli marini che vivono esclusivamente nell'emisfero meridionale. L'allarme è stato lanciato sulla rivista BioScience da Dee Boersma, docente dell'Università di Washington ed esperta di pinguini (qui il link all'articolo).

Boersma ha collaborato per 25 anni con la Wildlife Conservation Society, studiando la più grande colonia al mondo di Pinguini di Magellano (Spheniscus magellanicus) a punta Tambo, in Argentina. Secondo le sue osservazioni, la popolazione, che sino ai primi anni Ottanta annoverava circa 400mila coppie, oggi risulta dimezzata.

Esistono altri sconcertanti esempi di come le popolazioni di questi uccelli stiano accusando i colpi di innumerevoli cambiamenti globali; si possono citare i Pinguini Africani, passati dai 1,5 milioni di coppie di venti anni fa alle circa 63mila del 2005. Anche i Pinguini delle Galápagos (Spheniscus mendiculus) e di Adelia (Pygoscelis adeliae) non nuotano in acque tranquille, visto che il numero dei loro individui sta diminuendo in modo esponenziale. Quanto ai Pinguini Imperatore (Aptenodytes forsteri), basti pensare che la colonia protagonista del film-documentario di Luc Jacques “La Marcia dei Pinguini”, un anno dopo il film ha subito un drastica diminuzione a causa dell'assottigliamento del ghiaccio antartico, che ha costretto i piccoli a nuotare ancor prima di aver sviluppato un consistente strato isolante di grasso sottocutaneo.

I cambiamenti climatici però non sono l'unico ostacolo alla riproduzione di questi uccelli: lo sfruttamento incontrollato delle risorse ittiche li sta privando delle prede, e il petrolio disperso in mare - in seguito sia alle estrazioni, sia allo scarico e al lavaggio delle navi, sia agli incidenti - è un altro fattore di grande stress. Lo sviluppo incontrollato delle aree costiere, ancora, rappresenta un'ulteriore minaccia per le specie che sfruttano le coste per riprodursi. La drammatica situazione era stata già denunciata lo scorso anno a Bali, durante il summit mondiale sui cambiamenti climatici: allora il Wwf aveva chiesto un'azione forte mirata a proteggere l'ambiente antartico, l'ultimo “baluardo naturale” del pianeta.


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Terremoti. Prevedere l'effetto domino

>>Da: urania
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Il recente cataclisma nella regione del Sichuan ha alterato l’equilibrio delle faglie vicine. Su Nature la mappa dei nuovi punti a rischio sismico

Il devastante terremoto che, con 7,9 gradi di magnitudine sulla scala Richter ha sconvolto la regione cinese del Sichuan il 12 maggio scorso, ha modificato - come era ovvio attendersi - il profilo geosismico della zona. A distanza di due mesi, i ricercatori dello US Geological Survey, della Penn State University e dell'Università della California (Santa Barbara) hanno individuato i siti presenti nelle aree limitrofe resi instabili dall'evento.

I grandi sismi favoriscono il verificarsi di eventi successivi anche in aree lontane perché generano nuovi punti di frattura. Si tratta di un fenomeno del tutto naturale e ben noto. Sebbene sia impossibile prevedere se e quando nuovi eventi si verificheranno, localizzare le aree a rischio può aiutare a preparare le contromisure e a gestire le emergenze.

Attraverso una tecnica già sperimentata in precedenza, chiamata analisi del trasferimento di sforzo, Tom Parsons e collaboratori hanno ottenuto la mappa delle faglie con elevata probabilità di rottura. I dati usati nei modelli consistono in intervalli di valori a causa della difficoltà di ottenere, per il momento, informazioni da quell’area della Cina. Secondo quanto riportato su Nature, il terremoto di Sichuan sembra aver fratturato principalmente la porzione settentrionale della faglia di Beichuan, ai piedi della catena montuosa del Longmen, non lontano dall’epicentro. L'evento avrebbe inoltre aumentato lo stress su altre due faglie più a Nord. Il carico su altre faglie minori a Sud sembra invece essersi alleggerito.


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Come nasce un tumore

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Uno studio italiano spiega come una cellula di lievito diventa cancerosa: la colpa è di una traslocazione cromosomica

Un'alterazione del genoma che provoca i tumori è stata finalmente individuata e riprodotta in laboratorio. La scoperta, cruciale per capire la genesi e lo sviluppo delle neoplasie, si deve al genetista Carlo V. Bruschi, responsabile del Laboratorio di Genetica Molecolare del Lievito del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia di Trieste (Icgeb) e coordinatore della Società scientifica italiana del lievito (Zymi).

Assieme al suo gruppo, Bruschi ha riprodotto nelle cellule del lievito di birra (Saccharmoyces cerevisiae) l'unione fra parti di due cromosomi diversi, la cosiddetta traslocazione cromosomica. Le cellule di lievito, il cui Dna è stato completamente sequenziato già nel 1996, sono un ottimo modello poiché presentano molte analogie con le cellule di mammifero e sono facilmente manipolabili con l’ingegneria genetica. Grazie alla tecnica Bit (Bridge-Induced Translocation), ideata da Bruschi e Valentina Tosato nel 2005, è stato possibile indurre artificialmente la traslocazione e dimostrare il ruolo determinante di questo fenomeno nella formazione del tumore. “Benché fosse da tempo evidente una correlazione fra la presenza di traslocazioni cromosomiche e l’insorgenza di cellule cancerose”, illustra Bruschi, “finora non era chiaro se una traslocazione fosse l’origine del tumore o se, invece, ne fosse una conseguenza. Questo perché osserviamo i pazienti quando il cancro si è già formato e nelle cellule esiste già una particolare traslocazione. In pratica, queste osservazioni avvengono quando è ormai troppo tardi per stabilire una relazione di causa-effetto”.

La ricerca è stata presentata in Spagna al congresso internazionale dell’European Molecular Biology Organization (Embo) e pubblicata sulla rivista Pnas. Le potenzialità sono notevoli: secondo Bruschi, studiato su cellule di animali, il sistema Bit potrebbe facilitare lo sviluppo di nuovi farmaci. “I nostri prossimi esperimenti, aggiunge il genetista, “simuleranno nel lievito le anomalie cancerogene che si verificano nelle leucemie dell'essere umano. È come poter assistere all’evento in diretta, provocandolo e osservandone gli effetti sul nascere”.


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Eco-mostri marini ecologici e rinnovabili

>>Da: urania
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La geniale trovata di un fisico in pensione potrebbe contribuire, almeno in parte, a risolvere i problemi energetici, producendo quantità non trascurabili di corrente elettrica dalle onde del mare. Francis Farley e il suo ex collega Rod Rainey hanno riempito un lungo cilindro di gomma con acqua di mare e hanno chiuso le due estremità così da formare un enorme salsiccione. Hanno poi legato il cilindro a circa 100 metri di profondità e lo hanno lasciato il balia delle correnti. Il moto ondoso e la forza delle acque hanno inziato ad agitare Anaconda, questo il nome del serpentone (su Youtube una bella animazione rende bene l'idea), comprimendo l'acqua contenuta al suo interno e mettendo in moto, grazie all'aumento di pressione, le turbine installate a una delle estremità del cilindro. Anaconda è lungo circa 200 metri e ha un diametro di 7: secondo gli esperti, dimensionandolo opportunamente e ottimizzando l'elasticità dell'involucro, è possibile realizzare impianti della potenza di circa un megawatt, sufficienti a dare corrente a 2.000 abitazioni. L'idea di Farley e Rainey è ora quella di perfezionare il progetto e commercializzarlo entro 5 anni.


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La memoria

>>Da: urania
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La memoria è un processo piuttosto complesso che coinvolge diverse strutture cerebrali. Ma che cosa la influenza? Stando alle ultime ricerche fumo, dieta, problemi respiratori e persino le emozioni

Il cervello risente della dieta

La poca memoria è piuttosto comune nei soggetti adulti affetti da diabete di tipo 2 e il deficit è particolarmente acuto dopo l’assunzione del pasto. Del resto che alcune regole dietetiche possano contribuire alla buona memoria è cosa nota e le regole evocate sono più o meno sempre le stesse. Non esagerare con le calorie e mantenere un peso corretto, non eccedere con grassi animali e zuccheri semplici, privilegiare i carboidrati integrali e determinati grassi come quelli del pesce, infine seguire una dieta variata, ricca di frutta e verdura, per assicurare un buon introito di sostanze antiossidanti. E proprio su quest’ultimo aspetto si è soffermato uno studio pubblicato da Nutrition Research. Secondo i ricercatori canadesi che hanno condotto la ricerca basterebbe un pasto ad alto contenuto di grassi per affievolire la memoria, almeno per i diabetici di tipo 2. Si tratta della conferma a un’ipotesi di lunga data che aggiunge qualche elemento nuovo sulle possibili soluzioni a questo effetto. E gli antiossidanti rivestirebbero un ruolo centrale.

Gli effetti noti
Che il cervello non sia protetto dagli effetti avversi del diabete di tipo 2 è documentato in letteratura e gli effetti vanno dai deficit cognitivi alle anormalità strutturali. L’ippocampo è l’area cerebrale particolarmente vulnerabile e a risentirne sono le funzioni cognitive ad esso legate, come per esempio le difficoltà a ricordare le parole. Il meccanismo, con cui l’iperglicemia induce deficit di memoria risulta, peraltro, ancora poco chiaro, anche se simili deficit cognitivi vengono tenuti sotto controllo da una minore assunzione di zuccheri e di carboidrati. Un altro fatto noto è l’associazione tra diabete mellito di tipo 2 e stress ossidativo cronico, uno dei principali responsabili del declino cognitivo e della malattia di Alzheimer. Il pasto può causare un innalzamento dei radicali liberi, con maggiore suscettibilità nei pazienti con diabete di tipo 2 rispetto a quelli sani. Effetti che si manifestano in un periodo compreso tra 1 e 3 ore dopo l’ingestione del cibo. Mancano, però, ancora evidenze che anche l’esposizione acuta ai radicali liberi possa danneggiare la memoria. Lo scopo dello studio canadese è stato proprio quello di definire se lo stress ossidativo indotto dal pasto per pazienti diabetici, sia responsabile dei deficit cognitivi riscontrati in questi soggetti.

Come si è svolto lo studio
Lo studio ha preso in esame 16 soggetti adulti, età media 63,5 anni, affetti da diabete di tipo 2 che non assumessero regolarmente supplementi antiossidanti ad alto dosaggio. I pazienti sono stati alimentati con un pasto ad alto contenuto di grassi ed eventualmente con l’aggiunta di vitamina C e E in compresse o di acqua. Dopo l’assunzione del pasto, a 60 minuti e 105 minuti per la precisione, i pazienti sono stati sottoposti a una serie di test cognitivi in particolare riferiti alla memoria verbale. Nel test effettuato dopo 105 minuti la performance cognitiva era significativamente peggiorata. Ma, e qui l’osservazione si fa particolarmente interessante, l’assunzione contemporanea di vitamine antiossidanti ha evidenziato un effetto preventivo sul deficit indotto dal pasto. A ulteriore conferma del ruolo dello stress o

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Mal di schiena da bigiotteria

>>Da: urania
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Gli orecchini in metallo, indossati anche come piercing sul corpo, ma anche le otturazioni dentali, che contengono sostanze metalliche, aumentano il rischio di sviluppare lombalgie. Ne sono convinti gli esperti dell'Institute of Medical Engineering Physics dell'università di Cardiff (Galles), che per la prima volta avvalorano le tesi di un chiropratico, Simon King, convinto che molti pazienti con questi problemi se ne possano liberare semplicemente non indossando bigiotteria metallica. Nella sua teoria, King sostiene che il contatto con oggetti metallici potrebbe creare fastidi alla pelle che a loro volta provocano movimenti dei muscoli che, nel tempo, in una reazione a catena, portano al dolore cronico. "Nella mia esperienza, quando si rimuove la causa dell'irritazione - assicura King - i muscoli tornano nella loro posizione normale e il dolore scompare". I ricercatori gallesi hanno confermato quanto osservato nella pratica: "Se si ha un piercing o si indossano collane oppure orecchini in metallo - dice Len Nokes, dell'Istituto di ingegneria medica - si altera la simmetria del corpo e il modo in cui i muscoli sono attaccati fra di loro. Ma rimuovendo l'oggetto si torna alla normalità. Purtroppo le conoscenze in questo campo sono infinite e bisognerà studiare a fondo il fenomeno, che sembra comunque avere basi scientifiche reali".

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Il vino promette guerra al tumore

>>Da: urania
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Il resveratrolo, un fenolo presente nella buccia dell'acino d'uva, oltre a proprietà antinvecchiamento, possiede anche un effetto protettivo contro il tumore al seno. Uno studio, pubblicato su Cancer Prevention Research, suggerisce un potenziale effetto preventivo della molecola: "Il resveratrolo ha l'abilità di prevenire il primo evento della catena che si sussegue quando gli estrogeni danno inizio al processo che porta al cancro - spiega Eleanor Rogan, dell'Eppley Institute for Research in Cancer dell'University of Nebraska - Noi crediamo che questo potrebbe fermare l'intera serie di fenomeni da cui scaturisce il tumore al seno". Il suo team ha misurato, in vitro, l'effetto del resveratrolo sulle funzioni cellulari note per contribuire al carcinoma mammario, scoprendo che il resveratrolo è in grado di sopprimere la formazione di addotti del DNA (marker biologici ampiamente usati come indicatori di danno genotossico in soggetti esposti a composti cancerogeni e mutageni). Inoltre gli studiosi hanno visto che l'integratore è in grado di sopprimere l'espressione del CYP1B1 e la formazione del 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina, due fattori di rischio per il cancro al seno. Lo studio è dunque molto promettente ma dovrà essere confermato da ulteriori e più vaste ricerche in vivo.

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Le cure termali vogliono un riconoscimento scientifico

>>Da: urania
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La medicina termale dedica un nuovo capitolo della sua storia al campo della prevenzione e della cura delle più diffuse patologie croniche. Protagonista di questa svolta è la Fondazione per la Ricerca Scientifica Termale, un ente senza fini di lucro che ha lo scopo di sostenere l’attività scientifica nel campo del termalismo.

«La storia delle terme spesso è apparsa velata da una patina di empirismo, sprovvista cioè di una parte scientifica sufficientemente condivisa -sottolinea Marco Vitale, Coordinatore scientifico della Fondazione -Diversi progetti di ricerca provano oggi l’efficacia della terapia termale, che ottiene risultati positivi misurabili in una vasta gamma di patologie, da quelle reumatologiche a quelle ginecologiche, dalle urologiche alle affezioni dermatologiche. Non solo: chi si cura alle terme spesso vede abbattere il numero di recidive, usa meno farmaci, evita più spesso l’ospedalizzazione».
Uno di questi studi ha dimostrato che in più del 90% dei casi le cure termali hanno efficacia nelle patologie per le quali le diverse acque dimostrano specificità, incidendo in modo significativo sia sulle malattie croniche sia sull’uso dei farmaci e delle ore lavorative perdute nell’arco dei 12 mesi oggetto della ricerca.

Grazie a questa nuova concezione scientifica del termalismo, si apre una nuova era: quella delle tecniche biomediche con basi scientifiche sempre più solide, ma anche l’era della medicina preventiva, una multidisciplenarietà che coniuga i concetti di prevenzione, cura, riabilitazione e benessere e li sottopone al giudizio della comunità scientifica internazionale.

Il valore delle medicina termale italiana non è solo scientifico, ma anche economico: il fatturato del comparto, pari a 734 milioni di euro, è infatti costituito all’82% da prestazioni sanitarie, pari a più di 580 milioni l’anno (199 milioni solo per i fanghi e i bagni termali, 172 per le cure inalatorie). Tutto ciò è possibile grazie alla presenza di ben 380 stabilimenti termali funzionanti in 170 Comuni, la metà dei quali ubicati al Nord, anche se la Regione con più alto numero di stazioni è la Campania (114, seguita dalle 110 del Veneto). Un patrimonio collegato a 5831 esercizi alberghieri con oltre 381mila posti letto.

Per informazioni sulla medicina termale in Italia, il tipo di acque e le loro applicazioni curative, le modalità di accesso, la copertura delle terapie tramite il Servizio Sanitario Nazionale: www.fondazioneforst.it.
Tags: terme sordità rinogena bambini
Fonte: Fondazione per la Ricerca Scientifica Termale


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Formule idrolizzate e rischio allergia

>>Da: urania
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Il latte artificiale idrolizzato per neonati può abbassare il rischio di sviluppare allergia durante l’ infanzia: è quanto sostiene uno studio condotto da ricercatori tedeschi e pubblicato sulla rivista Journal of Allergy & Clinical Immunology.

È del tutto assodato che il latte materno è il miglior alimento possibile per il neonato ed è il mezzo migliore per scongiurare il rischio allergie.
Se il latte materno però non è disponibile e il bambino si mostra intollerante alle comuni formule disponibili in commercio, le formule lattee idrolizzate sembrano diminuire il rischio di sviluppare allergie.
I ricercatori hanno seguito 2252 bambini, nati fra il 1995 e il 1998, con almeno un genitore con storia di allergia: si è visto che i neonati che per intolleranza alle formule comuni hanno assunto quello idrolizzato hanno il 29% in meno di probabilità di sviluppare eczema.

Le formule idrolizzate, come quelle standard, contengono proteine del latte di mucca, ma in forma spezzettata, ed è questo dettaglio il responsabile del minor rischio di allergia fino ai 6 anni di età per il bambino.


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Sclerosi Multipla: a Milano primo centro aperto nel weekend

>>Da: urania
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Tre milioni di persone nel mondo, mezzo milione in Europa e 57.000 in Italia, di cui circa 2.800 sotto i 18 anni, sono colpite da sclerosi multipla: una grave malattia neurologica, cronica e spesso invalidante che colpisce - distruggendola - la mielina, sostanza che detiene un ruolo fondamentale nel funzionamento del sistema nervoso centrale.

Si tratta di una malattia dal forte impatto sociale (2 milioni e 200 mila euro è il suo costo sociale annuo) il cui esordio più tipico è nei giovani adulti (la fascia d’età con l’incidenza più elevata è tra i 25 ed i 40 anni, anche se il 2% circa dei casi è a esordio infantile e le forme primariamente progressive possono spesso manifestarsi in quinta-sesta decade). Colpisce più spesso individui di sesso femminile, con un rapporto di circa 2-2,5:1 rispetto al sesso maschile. L’incidenza della malattia è di circa 2.100 nuovi casi all’anno.
La sclerosi multipla è una malattia con un forte impatto sulla qualità della vita. Le persone che ne sono affette devono sottoporsi a cure speciali e a esami di controllo. Spesso sono costrette ad assentarsi dal lavoro, o a interrompere le attività quotidiane, per recarsi nei centri specializzati; molti vengono accompagnati dai familiari che, a loro volta, devono chiedere dei permessi sul lavoro. Le visite, la dispensazione dei farmaci immunomodulanti e la somministrazione di quelli per via endovenosa, sono attività che vengono solitamente svolte in ospedale solo dal lunedì al venerdì.

Da qui la decisione di garantire ai pazienti l’accesso anche durante il weekend al Centro Sclerosi Multipla dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano. Si tratta del primo centro in Italia che metterà a disposizione dei pazienti, durante il weekend, un’équipe coordinata da un neurologo e composta da un infermiere professionale e uno psicologo che offriranno supporto ai pazienti e ai familiari durante la terapia.

Il Centro per la Sclerosi Multipla dell'Ospedale San Raffaele è stato costituito nel 1986 con lo scopo di compiere ricerche sulle cause della malattia, realizzare nuovi modelli assistenziali, mettere a punto e validare nuove terapie. Modello operativo del Centro è la medicina translazionale, cioè la messa a punto di nuove strategie terapeutiche e il loro rapido trasferimento dai modelli sperimentali animali alla clinica. Nel corso degli anni il Centro è divenuto un punto di riferimento nazionale e internazionale.
Al Centro vengono seguiti 3.000 pazienti affetti da Sclerosi Multipla, con oltre 500 ricoveri e più di 7.000 visite ambulatoriali all'anno.


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Cure all'estero: il decalogo Ue

>>Da: urania
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La Commissione europea ha varato il proprio decalogo di proposte per chiarire in che modo i pazienti possono far valere il loro diritto ad un’assistenza sanitaria che travalica le frontiere interne all’Europa, ma in un quadro che garantisca l’autonomia dei sistemi di assistenza nazionali che insieme rappresentano uno dei pilastri della società europea.
Queste le novità su cui si confronteranno nei prossimi mesi i ministri della Sanità dell’Ue.

1. Sceglie il paziente. Il paziente ha il diritto di farsi curare in un altro Paese Ue diverso da quello in cui risiede ed essere rimborsato fino a concorrenza dell’importo che avrebbe ricevuto nel proprio Paese. Per le cure ospedaliere tuttavia, uno Stato membro può decidere, in certe circostanze, di introdurre un’autorizzazione amministrativa preventiva.

2. Diritto all’informazione. Il paziente deve avere più facilmente accesso ad un'informazione utile sulle cure sanitarie transfrontaliere tramite punti di contatto nazionali.

3. Risarcimento per danni. I pazienti che subiscono pregiudizio in seguito ad una cura sanitaria all'estero saranno informati su come essere risarciti e dove ottenere assistenza.

4. Nessuna discriminazione. I pazienti che beneficiano di cure transfrontaliere hanno diritto allo stesso trattamento dei residenti senza subire alcun tipo di discriminazione.

5. Accesso ai dossier. I pazienti avranno accesso al loro dossier medico e la protezione dei dati a carattere personale è garantita anche nel quadro delle cure transfrontaliere.

6. Riconoscimento ricette estere. Ricette mediche più facilmente riconosciute nelle farmacie locali saranno garanzia di continuità delle cure nel Paese d'origine per coloro che hanno ricevuto trattamenti sanitari all’estero.

7. Sanità on-line. Bruxelles vuole rafforzare la sanità elettronica come la telemedicina, che consente di ottenere un aiuto specialistico a distanza tra grandi centri e piccole strutture.

8. Cartelle cliniche elettroniche. Per garantire l’assistenza a chi viaggia e si trova all'estero, Bruxelles fornisce le linee guida affinché i medici possano accedere a informazioni vitali on-line sui pazienti che hanno in cura.

9. Progetto sos salvavita. Per intervenire in casi d'urgenza l'Ue sostiene finanziariamente il progetto di 12 Paesi - tra cui l'Italia - di inserire in una banca dati un quadro sintetico di informazioni essenziali del paziente (dal gruppo sanguigno alle allergie note, alle terapie seguite) su base volontaria e su richiesta del cittadino, e nel rispetto della privacy.

10. Sviluppo reti di riferimento. L'obiettivo è di riunire su base volontaria i centri specializzati di diversi Stati membri per favorire un accesso più agevole dei pazienti a cure altamente specializzate, soprattutto nel caso di patologie rare.


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TRASFUSIONI PIU' SICURE CON LE IMPRONTE DIGITALI

>>Da: urania
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Il Garante privacy ha autorizzato un'azienda ospedaliera a utilizzare un sistema di sicurezza trasfusionale basato sulla rilevazione delle impronte digitali di operatori sanitari e pazienti per prevenire errori di identificazione dei malati o delle sacche di sangue. Con l'introduzione del sistema biometrico si vuole garantire anche la reale presenza del personale sanitario nella prima fase della trasfusione, la piu' delicata. L'azienda intende cosi' assicurare la tracciabilita' del sangue e la corretta associazione tra paziente, campione prelevato e sacca di sangue o di emoderivati durante la trasfusione. Se i dati sono incongruenti il sistema si blocca. L'Autorita' ha ritenuto l'uso delle impronte digitali proporzionato alla delicatezza delle informazioni da trattare e ai rischi connessi all'incolumita' e alla salute dei pazienti, ma ha prescritto all'azienda l'adozione di alcuni specifici accorgimenti per innalzare i livelli di tutela dei dati personali. I dati dei pazienti non potranno essere conservati per piu' di sette giorni e l'azienda dovra' individuare preventivamente i casi in cui ritenga necessario protrarre i tempi di conservazione fino a trenta giorni. I dati di medici e infermieri potranno essere conservati nel terminale portatile solo per la durata del loro incarico presso il reparto trasfusionale e dovranno essere cancellati subito dopo. Per coloro che non intendono sottoporsi alla rilevazione biometrica l'azienda ha previsto modalita' di identificazione alternative (assegnazione di codici personali, braccialetti con codici a barre). L'ente ospedaliero dovra' curare la designazione, quali responsabili, delle societa' esterne che trattano i dati relativi alle operazioni eseguite durante le trasfusione, specificando nel dettaglio le misure di sicurezza da osservare. Il progetto sottoposto all'Autorita' si basa sull'uso di un terminale portatile presente in reparto, di un lettore di codici a barre, un sensore per la rilevazione delle impronte digitali e un software che trasforma le immagini delle impronte in un codice numerico. Prima della trasfusione, paziente e operatore sanitario poggiano un dito sul sensore biometrico, creando un file temporaneo con l'immagine dell'impronta che viene trasformata in un codice e immediatamente distrutta. Il terminale non registra dati personali quali nome, cognome, data di nascita, ma unicamente codici numerici, conservati direttamente nel portatile e dal quale non possono essere estratti in alcuna maniera. Il terminale non ha infatti porte di accesso o connessioni in rete e i dati (ora di inizio e fine delle trasfusioni, codice del paziente e dell'operatore sanitario, gruppo sanguigno ecc.) sono trasferiti al server e agli altri terminali dell'ospedale via radio.

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LA CONSULTA BOCCIA LA LEGGE LIGURE SUI FARMACI ANTIULCERA

>>Da: urania
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La Corte Costituzionale ha dichiarato oggi l'illegittimita' della legge della Regione Liguria che limita al prezzo di riferimento (quello del farmaco generico) la spesa addebitabile al Servizio sanitario regionale (Ssr) per la categoria degli inibitori di pompa protonica, cioe' dei farmaci anti ulcera. In pratica, viene rimborsato solo l'equivalente del generico meno caro e la differenza di prezzo, se si acquista un altro anti ulcera piu' costoso, e' a carico del cittadino. Nello specifico, la Consulta ha dunque bocciato l'articolo 13 della legge del 3 aprile 2007, numero 15 (disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione Liguria-legge finanziaria 2007). Numerose aziende farmaceutiche, e la stessa Farmindustria, avevano fatto ricorso al Tar regionale che, con cinque ordinanze pressoche' identiche, aveva rinviato alla Consulta il giudizio di legittimita'. Nel merito, la questione riguardava la norma regionale che, per contenere la spesa sanitaria complessiva, aveva individuato una categoria terapeutica omogenea di farmaci inibitori di pompa protonica. E in base al presupposto della sostanziale equipollenza aveva assegnato a tutti il costo addebitabile al Ssr pari a quello del medicinale generico. La questione si fonda su un contrasto di attribuzione di poteri.

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IMPORTANTE SCOPERTA SULLA PROPAGAZIONE DELLE METASTASI

>>Da: urania
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Una ricerca, pubblicata sulla rivista Cell, promette di aprire la via ai primi farmaci specifici per le metastasi. Lo studio e' condotto dalla fondazione Ifom per l'oncologia molecolare della Fondazione italiana per la ricerca sul cancro (Firc), con fondi dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc). "Partendo dallo studio su alcuni meccanismi comuni a tutte le cellule, abbiamo scoperto un'alterazione importante coinvolta nei tumori e soprattutto nelle metastasi", ha detto il coordinatore della ricerca, Pier Paolo Di Fiore. Il primo passo e' stato studiare il meccanismo chiamato endocitosi, con cui le cellule prendono sostanze dall'esterno (ad esempio nutrienti) e le portano al loro interno, facendole viaggiare su una rete di "autostrade virtuali". E' cosi', spiega Di Fiore, "che abbiamo scoperto che lo stesso meccanismo serve a prendere sostanze che si trovano sulla membrana, ossia sulla superficie della cellula, per spostarle in altri punti della superficie", sempre utilizzando la rete interna delle autostrade. In questo modo le cellule non si spostano nell'organismo e, distribuendo in un modo o nell'altro le sostanze presenti sulla superficie possono muoversi in modo diverso (come animali che sanno strisciare o saltare). Di solito questo puo' avvenire in due modi alternativi (chiamati migrazione mesenchimale o ameboide) a seconda del tipo di cellule. Ma per le cellule che formano le metastasi le due possibilita' non sono alternative: "abbiamo scoperto che hanno un meccanismo con cui possono passare da una modalita' all'altra", spiega Di Fiore. In questo le cellule metastatiche oggi sfuggono ai farmaci, che possono colpirle solo se si trovano in una sola delle due modalita". La speranza, quindi, e' che questo meccanismo che permette di passare da una modalita' di spostamento all'altra possa diventare il bersaglio di futuri farmaci.

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Scoperto gene che 'pietrifica' ossa

>>Da: urania
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Ricercatori dell'Itb hanno identificato il gene responsabile di una forma di osteopetrosi, che trasforma le ossa in pietra. Si tratta dell'osteopetrosi da carenza di osteoclasti, le cellule che ammorbidiscono le ossa per continuare a rinnovarle, che nel mondo colpisce un bimbo ogni 100mila. Grazie ai ricercatori dell'Istituto di tecnologie biomediche sara' ora possibile la diagnosi precoce, anche prenatale, che potrebbe aprire la strada al trapianto di midollo in utero.

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La sveglia in corpo E si dorme meglio

>>Da: urania
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Studio su 1144 studenti dell'università di Firenze: il 3,3% ha il sonno "organizzato" e si alza da solo


Invece di puntare la sveglia, loro regolano l'orologio interno. E si svegliano infallibilmente all'ora voluta. Sono i selfawakeners, gli auto-risveglianti, coloro che aprono gli occhi esattamente quando hanno deciso di farlo, senza bisogno di sveglia, musica, profumo di caffè che si diffonde nella stanza, la mamma che li scuote amorevolmente. E si svegliano riposati, tranquilli, ben disposti verso il mondo. Sono pochi: il 3,3%, una percentuale piccola ma significativa dei 1.144 studenti dell'ateneo fiorentino che hanno preso parte allo studio in corso al Laboratorio di ricerca sul sonno. I risultati dello studio, condotto dall'équipe dello psicologo Piero Salzarulo, sono sttai presentati a Firenze, in occasione della Giornata della Ricerca. Questo sul sonno, uno dei 150 studi, finanziati dalla Cassa di Risparmio di Firenze con 18 milioni di euro, che sono stati presentati nella giornata.
"Volevamo sapere", spiega il professor Salzarulo, autore di saggi fortunati come La fine del sonno, Lo sbadiglio dello struzzo, La sveglia della mente) , "come un soggetto arriva a determinare l'ora del proprio risveglio, modificandola. Capire cosa c'è nell'organismo di queste persone, e come è fatto il loro sonno". Per questo l'équipe di Salzarulo ha analizzato (anche con l'aiuto di strumenti come l'attigrafo, un rivelatore di motilità) comportamenti e abitudini di 1.144 studenti in relazione al sonno e alle varie fasi che lo precedono e lo seguono. Per scoprire che: l'81% del campione usa regolarmente la sveglia, il 16% solo in certe occasioni, e invece il 3,3% non la usa mai. Per loro, è sufficiente l'orologio interno, che funziona alla perfezione anche quando devono svegliarsi in un orario diverso da quello abituale.
"Chi riesce a svegliarsi spontaneamente all'ora voluta", osserva Salzarulo, "è anche capace di modificare l'orario di risveglio rispetto a quello abituale, anticipandolo o posticipandolo. Questo fenomeno implica che l'organismo si prepari progressivamente nel corso dell'episodio di sonno a modificare il proprio stato comportamentale, affinché nel momento desiderato l'individuo si svegli. Con un risveglio migliore di chi ricorre alla sveglia". Queste persone, spiega lo psicologo hanno un sonno meglio organizzato, con una sequenza più ordinata: insomma, di qualità migliore. "Sempre più spesso", commenta, "usiamo aiuti, sia per addormentarci (farmaci), che per svegliarci (sveglia, radiosveglia, cellulare o altro). Sia l'addormentamento che il risveglio hanno bisogno di strumenti. Invece dovremmo lasciarci andare di più alla spontaneità del funzionamento del nostro organismo".


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Ecco come gli «omega 3» influenzano il cervello

>>Da: urania
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Gómez-Pinilla, professore di neurochirurgia e scienze fisiologiche allo UCLA, ha passato la vita a studiare gli effetti del cibo, del sonno e dell'esercizio fisico sul cervello. Ora ha deciso di pubblicare una sintesi delle ricerche più importanti a questo proposito, analizzando 160 studi d'eccellenza che trattano il ruolo dell'alimentazione nello sviluppo cognitivo. Il risultato dell'analisi, che verrà pubblicato sull'edizione di luglio di Nature Reviews Neuroscience, è già consultabile online e, soprattutto, rappresenta un vero e proprio elogio degli acidi grassi Omega-3.

OMEGA-3 – Nel riassunto ragionato degli studi più importanti emerge un effetto quasi miracoloso da parte di questi acidi grassi presenti nel pesce, nei crostacei, nelle mandorle, nelle noci, nei kiwi e in molte altri cibi. In sostanza gli Omega-3 agiscono sulla fluidità delle membrane cellulari, migliorando lo sviluppo cognitivo nei bambini e contrastando i processi degenerativi nelle persone anziane.

ALCUNI ESEMPI - Per esempio uno studio realizzato in Inghilterra ha dimostrato che le performance scolastiche di un gruppo di studenti «cresciuti» a Omega-3 erano più alte rispetto a quelle degli altri alunni. Analoghi risultati sono stati confermati da una ricerca australiana su 396 bambini tra i 6 e i 12 anni divisi in due gruppi a seconda delle sostanze assunte: il primo gruppo, cui erano stati somministrati acidi grassi Omega-3, ferro, acido folico, vitamine A, B6, B12 e C, mostrava un'intelligenza verbale e una facilità di apprendimento superiore al gruppo che non aveva ricevuto lo stesso apporto nutritivo. Infine anche una ricerca indonesiana su un campione di 394 bimbi conferma un legame direttamente proporzionale tra acidi grassi Omega-3 e sviluppo cerebrale, ma in questo caso mostra un'incidenza maggiore tra le bambine.

VARIABILI COLLEGATE – In sostanza gli acidi grassi Omega-3 influenzano soprattutto la memoria, l'orientamento spazio-temporale, l'attenzione, la fluidità di parola e la velocità di elaborazione cognitiva. Allo stesso modo la carenza di queste sostanze può aumentare il rischio di dislessia, di demenza, di depressione e di schizofrenia. L'isola giapponese Okinawa è uno degli esempi più calzanti della veridicità delle teorie illustrate: qui la gente mangia moltissimo pesce e fa molta attività fisica. Il risultato è che la popolazione dell'isola nipponica è una delle più longeve e il tasso di disordine mentale è a livelli minimi. Inutile specificare cosa pensi il Prof Gómez-Pinilla del cosiddetto junk food (cibo spazzatura) e dei fast food, considerato che i grassi saturi svolgono invece un ruolo esattamente opposto rispetto agli Omega-3. In tutti i casi, per sua stessa ammissione, da quando ha iniziato ad approfondire il ruolo dell'alimentazione nello sviluppo del cervello, il professor Pinella evita accuratamente certi cibi.

Emanuela Di Pasqua

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Virtù dell'orzo ed effetti sulla glicemia

>>Da: urania
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Emolliente, rinfrescante, depurativo, antinfiammatorio della gola e leggermente astringente nelle diarree, sono alcune proprietà attribuite, dalla medicina tradizionale all'orzo il cui malto (orzo artificialmente e incompletamente germogliato), oltre che per preparare la birra, veniva utilizzato per sopperire alle deficienze nutrizionali dei bambini durante lo svezzamento. Appartenente alla famiglia delle Poacee (Graminacee) l'orzo, botanicamente Hordeum vulgare, è un cereale ampiamente coltivato in diverse parti del mondo (Europa compresa) e che si pensa essere originario delle regioni etiopiche o del sud-est asiatico da dove si è successivamente diffuso in Egitto, Cina, Mesopotamia e Europa del nord-est. Adoperato in molti casi come sostituto del tè e anche del caffè, l'orzo è stato utilizzato nella cura delle infiammazioni delle vie urinarie, come diuretico, galattogeno (per stimolare cioè la produzione del latte materno) e antidiabetico.
Cereale altamente nutritivo l'orzo è sempre stato un eccellente alimento (non dovrebbe essere consumato dai sofferenti di celiachia) soprattutto per anziani, bambini e convalescenti. Macinando l'orzo si ottiene, inoltre, una farina con cui si produce un buon pane di elevato valore nutritivo e che in recenti studi sta dimostrando la sua utilità nel contribuire a migliorare la tolleranza al glucosio e diminuire la glicemia.
L'American Journal of Nutrition ha pubblicato (Marzo 2008) uno studio svedese che ha valutato gli effetti di una prima colazione, a base di cereali, sull'indice glicemico (cioè la velocità con la quale aumenta la glicemia conseguente all'ingestione di alcuni cibi) nonché sulle glicemia.
Lo studio, che partiva dal presupposto che frequenti episodi di iperglicemia erano stati associati a un aumento del rischio di sviluppare diabete di tipo II e patologie cardiovascolari, ha preso in considerazione prodotti alimentari a base di orzo o segale. Tutte le persone (in buona salute) che consumavano questi prodotti mostravano un miglioramento sia della glicemia (a colazione e a pranzo) che della glicemia post-prandiale.
Anche il Journal of Nutrition (Aprile 2008) pubblica un'altra sperimentazione, compiuta dagli stessi studiosi, sugli effetti di un pane preparato con orzo sull'indice glicemico. Anche in questo caso il pane d'orzo risultava influenzare positivamente la tolleranza al glucosio e quindi la glicemia.
di Roberto Suozzi

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Alzheimer, pomodori Ogm funzionano come vaccino

>>Da: urania
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I pomodori potrebbero essere utilizzati come vaccino contro il morbo d’Alzheimer. Almeno questo è quanto emerso da una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori del Korea Research Institute of Bioscience and Biotechnology di Seoul, a cui il quotidiano britannico Daily Mail ha dedicato un articolo. I ricercatori hanno modificato geneticamente i pomodori per creare un vaccino commestibile che aiuti il sistema immunitario a combattere la malattia neurodegenerativa.

Il morbo d’Alzheimer attacca le proteine tossiche “beta-amiloide” distruggendo le connessioni vitali tra le cellule cerebrali. Secondo i ricercatori, basterebbe ridurre l’accumulo di proteine per impedire e ritardare l’insorgenza di questa devastante malattia. Anche se ogni giorno vengono diagnosticati ben 500 nuovi casi in tutto il mondo, attualmente i farmaci riescono soltanto a rallentare la progressione della malattia anziché curarla definitivamente. Per questo gli scienziati stanno cercando di trovare una terapia adeguata o un vaccino.

I ricercatori coreani hanno quindi deciso di combinare il gene che produce le proteine “beta-amiloidi” con il codice genetico del pomodoro. Per verificare l’efficacia di questo speciale frutto i ricercatori lo hanno somministrato ai topi nutrendoli così una volta a settimane per 21 giorni consecutivi.

Dopo hanno prelevato dei campioni di sangue dalla cavie e hanno scoperto che questi pomodori sono riusciti a stimolato loro sistema immunitario a combattere contro la malattia neurodegenerativa. I livelli di placche nel cervello però non sono diminuiti. Adesso i ricercatori stanno cercando di aumentare la potenza dei loro pomodori che non sembrano funzionare una volta cotti.


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Bevi Coca-Cola e sei un infedele

>>Da: urania
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È scritto sull’etichetta. Basta rovesciarla, fare alcune necessarie modifiche e il gioco è fatto. La scritta che compare dopo il ritocco è: «No a Maometto, no alla Mecca». Lo spiega la community islamica più intransigente che su Youtube e diversi siti mostra in quattro passaggi come una bibita gassata possa costituire un’offesa al Profeta e alla città santa dell’islam. La polemica non è nuova: ha ripreso a girare con frequenza nelle ultime ore sul sito di social networking Facebook. Tornano le teorie del complotto attorno al celebre marchio americano, fomentate dagli islamici più radicali. Già nel 2000, la Coca-Cola si era imposta all’attenzione del pubblico musulmano per il presunto messaggio anti-islamico nascosto nella sua etichetta. Sulla faccenda si era pronunciato sheikh Nasser Farid Wassel, Grand Mufti d’Egitto, massima autorità nell’interpretazione della legge islamica nel Paese, per dire che era da escludere qualsiasi tipo di blasfemia nel logo della celebre bevanda: «L’etichetta - aveva sentenziato - non costituisce un’offesa all’islam o ai musulmani né direttamente né indirettamente». Il Gruppo Coca-Cola era intervenuto con una nota ufficiale: «Le voci che circolano sono false. Il marchio è stato creato nel 1886, ad Atlanta, Georgia, e a quel tempo la conoscenza dell’arabo era minima» in occidente. Nel comunicato, Coca-Cola spiegava anche come l’etichetta fosse stata sottoposta al giudizio di alti esponenti religiosi del mondo musulmano: alla fine degli anni 90, si espresse sul celebre logo una commissione composta da rappresentanti internazionali dei ministeri degli Interni, del Commercio e degli Affari islamici. Il verdetto non lasciava dubbi: il marchio non costituisce in alcun modo un’offesa all’islam.
Le diverse dichiarazioni non sono servite a placare i musulmani più radicali che navigano sul web. Lo scorso anno, una nuova accusa è piombata sulla bibita americana: è alcolica, quindi non in linea con i principi dell’islam. Sul sito «Quibla» è riportata una nota ufficiale della società: «Vi confermiamo che le bevande rinfrescanti senza alcol possono contenere piccole tracce di alcol provenienti dagli aromi utilizzati». La Coca-Cola specifica che si tratta di una percentuale minima: soltanto 1,2 gradi, ovvero la «soglia legale per le bevande senza alcool». Non basta e per i fondamentalisti islamici bisogna boicottare la bibita. Su Internet invitano alla mobilitazione: «Che i più responsabili avvertano le loro famiglie, gli amici, le moschee, tutti i venditori di kebab e le macellerie islamiche». Per la bevanda più diffusa al mondo, ma anche per le altre del gruppo come Fanta e Sprite, non c’è pace: la Coca-Cola resta un nemico, il simbolo dell’occidente consumista e infedele. Non importa che sia venduta nei mercati di tutto il Medio oriente come in qualsiasi altra parte del mondo, o che abbia superato, come spiega la società, i «controlli rigorosi da parte del governo e delle autorità sanitarie di ogni Paese in cui i nostri prodotti sono commercializzati». I più intransigenti hanno addirittura ipotizzato la presenza di marijuana nella composizione segreta della celebre bevanda.
Eugenio Buzzetti

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Da domani solo bevanda di cammelli..quale ve la lascio immaginare...

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Si faceva frustare dalle ragazzine..

>>Da: diamante
Messaggio 1 della discussione
In cambio di ricariche telefoniche. Arrestato un meccanico masochista di 36 anni

IMPERIA - Un meccanico masochista di 36 anni, di Imperia, Claudio Derin, che in cambio di ricariche telefoniche si faceva insultare, frustare e picchiare da quattro ragazzine, tra i 14 e i 16 anni, conosciute su internet, è stato arrestato dalla polizia per detenzione di materiale pedopornografico e pornografia minorile.

CONOSCIUTA IN CHAT - Il giovane aveva conosciuto le ragazzine attraverso un programma di chat, sul quale compariva con il nickname di 'sofie-trav' e compariva travestito. La vicenda è stata scoperta dalla denuncia delle madri di alcune delle ragazzine coinvolte, con le quali l'uomo si era incontrato per due volte: il 28 giugno e il 3 luglio scorsi. Giovedì, nel parcheggio interrato di piazza Colombo, a Sanremo, avrebbe dovuto incontrarsi una terza volta, ma, al posto delle ragazzine, c'erano gli agenti che lo hanno arrestato.

Semplicemente non ho parole.........

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Mangia il gelato e muore

>>Da: diamante
Messaggio 1 della discussione
La vittima è bambino austriaco di 8 anni che si trovava in vacanza con la famiglia

CAORLE - Un bambino austriaco di 8 anni è morto a Duna Verde di Caorle, dove si trovava con la famiglia in vacanza. Era in una gelateria con i genitori quando improvvisamente si è accasciato a terra. I genitori hanno cercato prima di soccorrerlo con un kit d'emergenza che avevano con loro ma, visto le condizioni gravissime, hanno richiesto l'intervento di una ambulanza. A nulla sono valsi i tentativi dei sanitari giunti sul posto di rianimarlo. Sull'episodio stanno indagando i Carabinieri di Caorle.

GIALLO - Saranno le perizie disposte dalla magistratura a stabilire la causa della morte improvvisa. Oltre all'esame autoptico, è stato disposto anche il sequestro della vaschetta dalla quale era stato prelevato il gelato al melone dato al piccolo. La famiglia di austriaci stava passando una breve vacanza a Duna Verde di Caorle con una comitiva di connazionali


Secondo me il bambino era allergico a qualcosa,
qualcosa che stava nel gelato.


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Il sistema nucleare italiano: un'eccellenza frenata

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Giovanni Calabresi

In mezzo a tante menzogne ambientaliste sul nucleare, vale la pena menzionarne un'altra. Alludo a quella relativa alla supposta debolezza del settore della ricerca e dell'avanzamento tecnologico italiano. E' vero che l'Italia è rimasta indietro - molto indietro - sul piano del «sistema nucleare», là dove per sistema intendiamo il complesso costituito dalla formazione universitaria, professionale e tecnica di nuove risorse umane nel campo dell'ingegneria nucleare, nonché dall'investimento di risorse finanziarie in tale direzione, ma è pur vero - e questo gli ambientalisti dimenticano di dirlo - che negli ultimi vent'anni, nonostante lo stop dal 1987 ad oggi all'atomo, a causa del famigerato referendum - in Italia sono stati sviluppati due progetti di reattori molto innovativi a sicurezza migliorata, che rappresentano, nel campo industriale, un progetto/prodotto di nicchia. Il primo di questi - sono dati forniti dall'Associazione Italiana Nucleare - è stato sviluppato proprio dall'Università La Sapienza di Roma e si chiama Mers.

Trattasi di un reattore supersicuro - e ripeto, «supersicuro» - di piccola taglia, che può essere utilizzato per produrre energia elettrica e calore di processo, ad esempio, per la dissalazione dell'acqua marina. Il progetto, la cui concezione è di tipo modulare, è stato sviluppato in collaborazione con Enea e può essere inserito di diritto nell'ambito dell'iniziativa Gnep (Global Nuclear Energy Partnership) di cui abbiamo già parlato in altra sede. Ecco perché ha ragione Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo Economico, quando parla di «valorizzazione» dell'Enea e della realtà industriale italiana nel settore energetico/nucleare.

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La partita a scacchi tra Occidente ed Iran

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Matteo Gualdi

Si è conclusa venerdì l'operazione «Great Prophet III», un'esercitazione militare voluta dal governo di Teheran per «dimostrare la nostra risolutezza contro i nemici che nelle ultime settimane hanno duramente minacciato l'Iran», come ha dichiarato alla televisione di stato il Gen. Hossein Salami, Comandante dell'aeronautica dei Guardiani della Rivoluzione.

L'esercitazione, durata tre giorni, ed eseguita nel Golfo Persico, all'altezza dello Stretto di Hormuz, è servita per dare un chiaro messaggio all'Occidente, anche se i pasdaran hanno maldestramente tentato di ingigantire le loro reali capacità, attraverso una ridicola propaganda fatta di ritocchi di foto al computer e dichiarazioni chiaramente false. Nonostante i missili testati non siano stai nove ma otto (in una foto è stato «aggiunto» un missile) e nonostante gli Shahab 3 provati non sembrino avere la capacità dichiarata di raggiungere obiettivi a 2000 Km (cosa che consentirebbe a Teheran di colpire l'Europa, da Atene fino a Praga ed a Varsavia) ma a «soli» 1300 Km (il che proverebbe a detta di alcuni che in realtà l'Iran è ancora abbastanza arretrato dal punto di vista militare), la sostanza della minaccia non cambia. L'Iran è comunque in grado di colpire il territorio di Israele, nonché tutti gli interessi americani in Medio Oriente, fino a minacciare le basi turche ed il Pakistan.

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Turchia divisa fra Golpe e riformismo islamico dell'Akp

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Alexandra Javarone

V'è attesa e fermento in Turchia per la prossima conferenza stampa del capo di Stato Maggiore, Buyukanit. Il Generale riferirà sugli ultimi sviluppi concernenti l'annosa questione della gladio turca; l'Ergenekon, questo è il nome del movimento d'eversione ultralaicista, ispirato alla leggendaria regione della Siberia da cui proviene il popolo turco. L'organismo avrebbe pianificato nei minimi dettagli un vero e proprio colpo di stato con il preciso intento di rovesciare l'attuale governo di stampo islamico. L'Engenekon raccoglie, fra le sue fila, un folto elenco di nomi noti, tra cui giornalisti, uomini d'affari, giuristi, esponenti della Camera di Commercio e militari. Sono 21, ad oggi, gli arresti confermati dai media: due i nomi di spicco: Sener Eruygur, una volta a capo della gendarmeria, e dell'ex comandante in capo dell'esercito, Hurist Tolon. L'inchiesta avrebbe riportato alla luce un piano d'azione sovversiva di stampo laicista, responsabile, secondo gli inquirenti, di una lunga serie di omicidi fra cui quello del giornalista armeno Dink e quello del sacerdote italiano, don Santoro. Stando a quanto riportato dal quotidiano Sabah, l'organizzazione avrebbe pianificato «eventi inauditi», non ultimo l'assassinio del Premio Nobel, Pamuk. Il golpe avrebbe dovuto prender avvio lo scorso 7 luglio: «attacchi dinamitardi ed omicidi erano parte di un più ampio piano segreto per rovesciare il governo in oltre 40 province».

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Governo ed Enti locali, avanti così

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Anrea Camaiora

Il governo continua a macinare successi nelle scelte di politica economica nel rapporto con gli enti locali. Sono infatti in arrivo sconti e aiuti per gli enti locali virtuosi, i soli che sia giusto sostenere. I comuni e le province che hanno chiuso il 2007 in positivo escono dai patti restrittivi del patto, non dovranno pertanto rispondere ad alcuna richiesta di miglioramento e, anzi, chi ha centrato gli obiettivi fissati dalla legge finanziaria 2007 potrà persino aumentare la spesa. Inutile dire che, come avviene con il Ministero della Funzione pubblica, aspettiamo che anche il ministero dell'Economia pubblichi l'elenco dei buoni e dei cattivi, per far crescere nell'opinione pubblica la consapevolezza che al risanamento e al rigore devono contribuire tutti, anche comuni e province. E del resto qui si gioca la rivoluzione federalista del quarto governo Berlusconi, nel rifuggire dalla demagogia e dalla propaganda per dire che il federalismo fiscale passa attraverso un'assunzione di responsabilità da parte degli oltre ottomila sindaci italiani. Per questo la scelta di cambiare il Patto di Stabilità è positiva: richiama all'ordine i gestori di oltre 8 mila enti di spesa fino ad oggi abituati a scaricare su altri le proprie responsabilità. Ma le novità non finiscono qui: se gli enti locali nel loro complesso centreranno gli obiettivi di comparto, pari a 1.650 milioni di euro nel 2009, gli enti virtuosi beneficeranno di un ulteriore sconto ad hoc sotto forma di somme aggiuntive, scorporate dal Patto di Stabilità.

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Immigrazione: la sinistra usa le istituzioni Ue per polemizzare

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Antonio Maglietta

Il Parlamento europeo ha adottato giovedì una risoluzione che boccia le misure del governo italiano per il censimento delle persone che vivono nei campi nomadi presenti sul territorio nazionale. Con 226 voti a favore, 220 contrari e 77 astenuti, l'Europarlamento ha accolto il testo presentato dal gruppo socialista, il Pse, dalla sinistra europea del Gue e dai liberali dell'Alde in cui si chiede alle autorità italiane «di astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori e dall'utilizzare le impronte digitali già raccolte». Questo, precisa la risoluzione, «in attesa dell'imminente valutazione delle misure prevista dalla Commissione europea, in quanto la misura costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l'origine etnica».

Bene hanno fatto i ministri Frattini, Maroni e Ronchi ad indire subito una conferenza stampa per spiegare i termini della questione (Frattini: «Solo la Commissione europea può valutare la legittimità del provvedimento») e ribadire che è in corso un attacco strumentale al governo italiano e che lo stesso andrà comunque avanti sulla strada intrapresa. Nell'ordinanza, infatti, non si parla di prendere le impronte ai rom, ma si parla esclusivamente di un censimento nei campi nomadi dove vivono cittadini italiani, comunitari di varie etnia e cittadini extracomunitari. Il censimento è cosa diversa dalla schedatura ed il voler volutamente circoscrivere la questione ai soli Rom, come fa la citata risoluzione, dimostra tutta la volontà di voler strumentalizzare la questione. Il censimento, concretamente, può avvenire anche attraverso la rilevazione delle impronte digitali ma solo nel caso in cui l'identità non sia verificabile attraverso la normale documentazione. Sapere le generalità di chi vive in un dato territorio è una questione di sicurezza fondamentale sia per i diretti interessati che per la collettività.

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Ripartire

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Gabriele Cazzulini

Si è verificato un evento fondamentale. Neppure l'anti-berlusconismo è riuscito a ricostruire l'unità della sinistra. Il gioco dell'estremismo, che sembrava una tentazione irresistibile con cui rivoltare le masse contro il governo, si è ritorto contro i suoi artefici. Di Pietro in versione di giudice del popolo per processare e, ovviamente, condannare Berlusconi è finito a sua volta alla gogna, condannato proprio dal suo grande alleato Veltroni.

Il momento decisivo è stata l'esplosione di accuse contro tutti, dal Papa a Veltroni, che ha fatto perdere il controllo della manifestazione, degenerata in una bagarre violenta e senza idee. Quello è stato il punto in cui la politica dello scontro frontale ha toccato il fondo. E' stato il canto di un brutto cigno. Adesso il nugolo dell'anti-berlusconismo si sta dissolvendo. Il parlamento ha approvato il testo del decreto legge per l'immunità sulle alte cariche dello stato introducendo emendamenti per raccogliere ulteriore consenso e Napolitano ha la penna in mano per firmare. La sconfitta dell'oltranzismo contro Berlusconi corre su tutta la linea.

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Il ruolo del Colle sul nodo Giustizia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Aurora Franceschelli

Grazie alla moral suasion del Capo delo Stato, alla sua capacità di tutelare la divisione dei poteri dello Stato, ieri ha avuto finalmente via libera, alla Camera, il tanto discusso Lodo Alfano, il disegno di legge che garantisce, come avviene già in diversi Paesi, la sospensione del processo penale nei confronti della quattro alte cariche dello Stato. Nel segno di un atteggiamento sempre aperto ad un dialogo costruttivo la Maggioranza ha accolto nel testo di legge un emendamento presentato dal Pd, che prevede che la sospensione dei processi non si applichi nel caso in cui coloro che ne beneficiano assumano successivamente un'altra alta carica. L'unica eccezione consentita è quella che si riferisce al caso in cui il presidente del Consiglio venga nominato di nuovo durante la medesima legislatura. Dalla sospensione saranno esclusi i reati commessi dal presidente della Repubblica e dal Premier commessi durante l'esercizio delle loro funzioni. Inoltre sarà consentito a chi ricopre l'alta carica d rinunciare alla sospensione in qualsiasi momento, in modo tale da tutelare il diritto, sacrosanto, a difendersi in giudizio.

Non è affatto vero, come sosteneva l'Opposizione, che il Lodo Alfano richiedesse la legge costituzionale. Infatti, in base alla sentenza n.24 della Corte costituzionale (2004) l'organo garante della Costituzione chiarì, in merito all'allora Lodo Schifani, perché la legge poteva essere approvata con il procedimento ordinario: «La legge non ha per oggetto l'immunità, ma l'istituto di natura strettamente processuale della sospensione dei processi». Solo per quanto riguarda l'immunità, dunque, la Corte richiede la legge istituzionale. Sempre la Corte, in quell'occasione, si espresse così: «Il bene che la misura in esame vuole tutelare deve essere ravvisato nell'assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche. Si tratta di un interesse apprezzabile che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale». La protezione delle alte cariche dello Stato, dunque, è secondo la Corte costituzionale lo strumento necessario «per un migliore assetto dello Stato di diritto».

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La babilonia dei "democratici"

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Gianni Baget Bozzo

Si disaggrega il Partito democratico. Massimo D'Alema ha capito che la fusione in un solo partito politico dei postcomunisti e dei democristiani di sinistra è impossibile dopo la fine dei «cattolici adulti» di Romano Prodi: cioè di cattolici disposti per principio a confluire con i Ds in un partito di sinistra. Questa era la linea della scuola di Bologna, del pensiero di don Dossetti: ed era anche un pensiero teologico, legato alla tesi del Concilio continuo ed alla riforma del papato. La linea dossettiana è stata battuta in Italia e nel mondo: l'elezione di Benedetto XVI è a un tempo causa ed effetto della fine del fascino conciliarista nella Chiesa cattolica.

I democristiani di sinistra non possono che rimanere democristiani, ma essi non hanno fascino proprio nel mondo cattolico: le sinistre democristiane sono morte con la Dc. E allora D'Alema pensa che il partito unico «cattocomunista» è fallito e che bisogna ritornare a due partiti diversi: uno cattolico e uno comunista. Abbandona quindi il bipolarismo e comprende che i postcomunisti possano avere forza a sinistra solo se mantengono la loro memoria e la loro storia. E per i cattolici ci vuole un partito proprio. Per questo D'Alema pensa all'Udc. Propone quindi una proporzionale alla tedesca con lo sbarramento al 5% per indurre i cattolici a votare Casini, visto che a votare per Marini e Fioroni non ci pensano proprio. Nonostante Dossetti e la teologia della liberazione, lo spartiacque elettorale in Italia tra cattolici e comunisti è rimasto intatto. E così D'Alema fonda Red, Marini risponde con White, si accingono a distinguersi formalmente, a diventare correnti interne del Partito democratico. Arturo Parisi per conto dei prodiani pensa ad abolire formalmente il Pd, sua creatura, e tornare all'Ulivo dove i voti cattolici e comunisti erano distinti. Il partito unico cattocomunista è fallito e la sua disaggregazione è in corso, anche nelle correnti più piccole.

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Le proteste dei prof. sono inutili. All'Università serve il sacrificio di tutti

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Luca Codignola

1Sono francamente colpito dalle reazioni di quel consistente numero di docenti universitari, miei colleghi, che da due settimane preparano appelli, invitano alla mobilitazione, ma soprattutto si lamentano delle norme sull'università contenuto nel decreto legge n. 112 (25 giugno 2008) intitolato "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria".

Dico "colpito", e non stupito, perché in un buon numero di queste reazioni è evidente il carattere direttamente politico della protesta. Per chi odia il Silvio Berlusconi, il suo governo e la sua coalizione, e per chi fa dell'antiberlusconismo l'unica bandiera e ragione di vita, ogni occasione è buona. Valga, per tutti, l'appello di Alessandro Morelli, professore ordinario di Chimica Biologica all'Università di Genova, il quale il 3 luglio sosteneva che il governo "progetta lo smantellamento dell'Università, nell'ambito di un più generale progetto di smantellamento dello Stato di Diritto". Morelli proponeva salvificamente che l'Ateneo genovese nominasse una "commissione di saggi" che formalizzasse una denuncia contro Berlusconi per la sua "protervia" contro la magistratura, i guai con la giustizia, nonché la sua interpretazione delle intercettazioni telefoniche "erotiche". Morelli terminava tuonando: "Qui la politica non c'entra. È questione di di dignità nazionale". Salvo pochi giorni dopo (9 luglio) sostenere che negli ultimi quindici anni è stato il "berlusconismo" il "principale protagonista e ispiratore di un terribile declino materiale ed etico" e invitare i colleghi a contattare "il Senatore Professore Francesco Pancho Pardi" dell'Italia dei Valori. Ma lasciamo perdere. Qui, come già detto, la politica c'entra eccome, e l'università non è che una scusa.

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Impronte sui bimbi Rom, il Governo smonta le accuse dell'Ue

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Emanuela Zoncu

Il Governo italiano, nelle persone dei ministri Maroni, Frattini e Ronchi non ci sta a essere bollato come razzista ma grida la sua volontà di tutelare i “figli di nessuno” e parla di pregiudizio politico nei confronti del governo italiano. E all’Europarlamento che stamani ha approvato una risoluzione contro le ordinanze italiane sui nomadi, risponde in tre punti.

Primo: l’Italia non ha mai parlato “in nessun documento, di etnia rom”, ma di “campi nomadi abusivi”.

Secondo: è una falsità il fatto che l'Unicef si sarebbe schierato contro le misure del governo italiano considerato che, come ha spiegato il ministro dell’Interno Maroni, “l’'Unicef italiana si è detta disposta a collaborare ai piani di scolarizzazione per i minori previsti dalle nostre ordinanze. L'Unicef è al nostro fianco”.

Terzo: la Commissione ha detto all'Europarlamento di non votare la risoluzione “perché c'era bisogno di ulteriori approfondimenti”, e cioè “il contrario di quanto affermato dal Parlamento europeo”.

A provocare la durissima reazione dei ministri italiani è stata la decisione del Parlamento europeo che stamattina, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, ha bocciato (approvando una risoluzione presentata dai gruppi del centrosinistra e dei liberaldemocratici) le misure di emergenza proposte appunto dal ministro Maroni sui campi rom (compresa quella relativa alle impronte digitali dei minori). Il testo chiede al Governo italiano di attendere il parere della Commissione europea sulla misura, definita dalla risoluzione in contrasto con le norme Ue contro la discriminazione (in precedenza il Partito Popolare Europeo aveva chiesto il rinvio a settembre il voto sulla mozione sulle impronte rom).

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In rotta con Di Pietro, freddo con Casini, Veltroni resta solo

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

(con D'Alema)

di Carlo Panella

Antonio di Pietro ha dunque scelto la piazza e mandato a quel paese il Pd. Con questa nuova “vittoria” tattica, Walter Veltroni continua gloriosamente la sua precipitosa caduta verso il nulla: tutto il suo schema politico si è disgregato ed ormai è costretto a prendere atto di avere mandato in Parlamento una forte Italia dei Valori che ha come mission prioritaria proprio quella di combattere il suo partito. Ma i suoi guai non si fermano qui. La logica politica –terreno su cui si dimostra proprio debolino- comporta una immediata conseguenza a questa rottura: anche l’Udc, infatti sarà portata da qui a poco a rompere ogni raccordo con il Pd e a accelerare la sua marcia di avvicinamento al Pdl. La ragione di questo inevitabile spostamento è evidente. Il governo e la maggioranza hanno armi eccellenti per operare questa ulteriore spaccatura del fronte delle opposizioni e già da stamane hanno iniziato a usarle. E’ infatti in gioco in questi giorni l’intera partita Rai, che inizia con la nomina del presidente della Commissione di Vigilanza e che si concluderà con la nomina del nuovo Cda e del nuovo direttore generale, in un contesto ovviamente bilanciato. Bene, per questa carica il Pdl si è già mosso e ha iniziato per la seconda volta (l’aveva fatto già qualche settimana fa), ad offrirla all’Udc, iniziando a spingere per la candidatura del giovane Roberto Rao, già portavoce di Casini, giovane parlamentare che gode di universale stima. Veltroni, naturalmente, vede come il fumo negli occhi questa prospettiva e fa di tutto per riproporre una candidatura vicina al suo cuore, in particolare quella di Giovanna Melandri. Il segretario del Pd si è però messo sotto scacco da solo. Dopo la follia di Piazza Navona, dopo che Di Pietro e lo stesso Leoluca Orlando si sono ben guardati dal prendere le distanze dalle feroci critiche al Pd avanzate da Grillo, Guzzanti, D’Arcais e Travaglio, non può più sostenere la candidatura di Orlando alla presidenza della vigilanza. Sarebbe una mossa tafazziana superiore persino alle sue forze. Ma se tenta di imporre il nome della Melandri –o di altri esponenti del Pd- per bloccare la candidatura di Rao –o di altro esponente dell’Udc- si mette in urto frontale anche con Casini e indebolisce a morte ogni chance che questi inizi un percorso di opposizione comune col Pd.

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Primo sì all'immunità, si va verso la modifica del blocca processi

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Dario Caselli

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Con 309 voti a favore e 236 contrari ieri la Camera dei Deputati ha dato il via libera al lodo Alfano, il provvedimento che prevede l’immunità per le quattro più alte cariche dello Stato.

A votare contro Pd ed Italia dei Valori, mentre l’Udc ha deciso di astenersi. Una scelta, quest’ultima, che come ha spiegato Pierferdinando Casini è stata “l’unica posizione che potevamo assumere visto che Di Pietro ha talmente squilibrato tutto”. Il testo adesso passa al Senato che dovrebbe nel giro di una settimana licenziare definitivamente il provvedimento. Tempi, quindi, molto rapidi, così come aveva voluto il premier il quale per ora ha preferito non commentare ufficialmente l’avvenuta approvazione del lodo (fonti interne di Forza Italia fanno sapere che il presidente del Consiglio sarebbe rimasto molto soddisfatto, convinto che “adesso possiamo cominciare ad essere un paese normale”). Irritazione, invece, sarebbe giunta per le frasi pronunciate in mattinata alla Camera da Massimo D’Alema il quale avrebbe chiesto al premer di rinunciare alle “leggine” e di “farsi processare”. Frasi inopportune, secondo il Cavaliere, il quale avrebbe anche spiegato ai suoi che quando nel mirino di certi giudici erano finiti i Ds nessuno di Forza Italia ha cavalcato certe ondate giustizialiste.

Intanto Berlusconi ha anche rassicurato il presidente della Repubblica, che in questo momento rimane il suo più importante riferimento sulle questioni riguardanti la giustizia, con una lunga telefonata. Ufficialmente si sarebbe parlato di temi internazionali ma il colloquio telefonico avrebbe toccato anche i problemi legati alla giustizia, lodo Alfano in primis ma pure il decreto sicurezza con l’emendamento “blocca processi” che oggi dovrebbe essere riformulato e presentato in Consiglio dei Ministri.

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Il Governo mette sotto controllo la spesa degli Enti locali

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Letizia Zingoni

L’Italia è il paese delle grandi asimmetrie. Il programma elettorale del Pdl evidenziava le principali anomalie della nostra finanza statale: il patrimonio pubblico è di gran lunga superiore al debito, quest’ultimo è collocato sul mercato, mentre l’attivo è in gran parte in mano pubblica.

Ed ancora, il debito è del governo centrale (dello Stato), mentre gran parte del patrimonio – circa due terzi del totale – è dei governi locali. Infine, mentre il prelievo fiscale è centrale, gran parte della spesa pubblica, quella più discrezionale, è locale.

Il problema principale, dunque, è che chi ripiana i debiti non coincide con chi li origina. Da tempo regioni, province e comuni esondano dal perimetro di spesa e ormai abusano persino dei mercati finanziari.

I vincoli di finanza pubblica inducono infatti gli enti a ricercare spesso soluzioni capaci di dare risposte immediate ai problemi finanziari, che però spesso producono effetti negativi sugli equilibri di medio e lungo periodo.

A questo si aggiunge il ricorso a strumenti finanziari complessi e sofisticati. Prima di addentrarsi nel programma di governo - per permettere anche a chi non mastica finanza tutti i giorni di seguire la nostra analisi, per identificare realmente le dimensioni del fenomeno - è opportuno prima ricordare cosa sono i derivati ed il loro rapporto.

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Nessuno ferma l’Asse del Male

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
John Bolton (ex ambasciatore all’onu) contesta l’appeasement di George Bush

di Federico Punzi


La Corea del Nord ha consegnato a Pechino 18mila pagine di documenti top-secret sulle sue attività nucleari. Una prima, parziale e tardiva applicazione delle intese raggiunte nel 2005, e perfezionate nel 2007, dal Gruppo dei Sei (composto anche da Usa, Cina, Giappone, Russia e Corea del Sud). In cambio, il presidente Bush ha annunciato la fine delle sanzioni commerciali previste dalla legge “Commerciare con il nemico” e comunicato al Congresso che entro 45 giorni la depennerà dalla lista degli “Stati terroristi”. Più che da un reale passo avanti, a molti l’annuncio è sembrato dettato dall’ansia, tipica delle presidenze Usa a fine mandato, di uscire di scena dimostrando di aver ottenuto un successo diplomatico. Tra questi, un ex membro dell’amministrazione Bush, il “falco” John Bolton, ha espresso critiche particolarmente dure. A molti europei, la politica nordcoreana del presidente Bush nel suo secondo mandato sarà sembrata “confortante” rispetto al suo precedente unilateralismo.

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In Europa nessuna “rupture” col passato

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Stefano Magni


Non si vede molta “rupture” con il passato europeo nel discorso di Nicolas Sarkozy, tenuto ieri a Strasburgo all’inaugurazione del semestre di presidenza francese dell’Ue. Stiamo parlando di una delle figure più mediatiche della politica europea, l’uomo che ha battuto tutti i record di accessi su YouTube per alcune scene di comicità involontaria. Anche in questo caso ci sono state scene che finiranno sicuramente nel gran calderone di Internet: l’eurodeputato Graham Watson (liberaldemocratico) si è rivolto al “marito di Carla Bruni”. Il socialdemocratico tedesco Martin Schulz (quello a cui Berlusconi aveva dato del “kapò”), con molto meno senso dell’umorismo, ha suggerito al presidente di turno di mandare a dire a Berlusconi “che l’Unione Europea è fondata sui valori e non un’unione fondata sull’arbitrio”. Abbastanza seccato, Sarkozy ha risposto: “Vorrei ricordare che per tre volte il signor Berlusconi è stato eletto dagli italiani, non sono stato io a sceglierlo, ma gli italiani e questo in elezioni con una partecipazione superiore all’80%. Dunque, che il suo governo faccia quello che deve fare”.


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Missili e chador, come degenera il regime iraniano

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Dimitri Buffa


Come tutte le dittature para naziste che si rispettino, anche l’Iran di Ahmadinejad alterna l’esibizione di muscoli e di missili Shehab con il giro di vite moralista sui costumi sessuali della gioventù che nel paese ha proporzioni più che doppie rispetto al resto dei cittadini di tutto il mondo arabo. L’Iran “non è un paese per vecchi”, ma purtroppo lo è per bigotti islamici e i risultati si vedono dai tempi della rivoluzione di Khomeini. E’ di pochi giorni fa la decisione di presidiare i parchi pubblici con Guardiani della Rivoluzione allo scopo di sorprendervi coppiette in effusioni amorose. O magari coppie gay da mandare direttamente al patibolo. Il capo della sicurezza della guardiani delle forze di sicurezza dello Stato, il generale Ahmad Rouzbehani, ha infatti annunciato lunedì che “ulteriori forze di sicurezza saranno dispiegate nei parchi”. E ha aggiunto che circa 65.000 agenti saranno utilizzati nel nuovo piano diretto “contro le donne”. “Nei grandi parchi pubblici, le forze di polizia saranno schierate in modo permanente e nei più piccoli ci saranno sorveglianze di sicurezza”, ha detto Rouzbehani alla conferenza stampa ufficiale.


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Benzinai sul sentiero di guerra

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

I gestori delle pompe di benzina preparano una manifestazione di protesta entro la fine dell’estate che potrebbe portare a una serrata

di Maria Laura Zuccheri


I benzinai non ci stanno. Temono che, alla fine, a fare le spese del caro petrolio, saranno proprio i gestori delle pompe di benzina. E così gli associati ad Assopetroli dichiarano lo “stato di crisi” e si preparano ad una manifestazione di protesta entro la fine dell’estate che potrebbe portare ad una serrata. Ad annunciarlo è stato Enrico Risaliti, presidente dell’associazione dei commercianti dei prodotti petroliferi associata a Confcommercio, in occasione dell’assemblea generale che si è svolta ieri. “Abbiamo denunciato e dichiarato lo stato di crisi di tutto il settore della commercializzazione e distribuzione”, ha detto Risaliti, spiegando che il settore “era già ben tartassato dal costo del prodotto” e ora si è aggiunta la Robin Tax che “è la goccia che fa traboccare il vaso”. Assopetroli punta ora ad una manifestazione che abbia visibilità, prima della fine dell’estate, ha annunciato il presidente aggiungendo che “la serrata verrà immediatamente dopo, se sarà il caso di accentuare” la protesta. “Se portiamo cento autobotti in piazza - ha concluso Risaliti - credo che qualcuno ci deve ascoltare”. La contrarietà dei benzinai è tutta per la nuova tassa voluta dal Ministro Giulio Tremonti: “La Robin Tax non dovrebbe assolutamente riguardarci, perché noi siamo l’ultimo anello della catena”, ma proprio il fatto di aver inserito nella manovra anche la commercializzazione, ha spiegato Risaliti, ha portato ad aggravare ulteriormente la situazione del settore.


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Liguria, il giardino del mondo

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione
Il territorio della regione soffre di vampirismo e la fascia costiera è molto antropizzata

di Paolo Della Sala


Il territorio ligure deve diventare il giardino del mondo. E’ possibile, costa poco e renderebbe molto. Purtroppo il vampirismo devasta e vince: da un lato l’abbandono delle campagne. D’altro lato l’antropizzazione della fascia costiera. Finita la grande industria, la Liguria ha trasformato il territorio in fabbrica, cedendo alla speculazione edilizia. Secondo Preve e Sansa, autori de Il partito del cemento (Chiarelettere, 2008), sono in arrivo 3 milioni di metri cubi nuove costruzioni. La popolazione diminuirà del 10% nei prossimi 15 anni, ma negli ultimi anni le case hanno coperto la terra per quasi il 50% in più. La Liguria è la regione più cementificatrice: la Calabria - seconda in questa classifica - ha antropizzato “solo” il 26% del territorio. La Liguria supera del 300% la media delle altre regioni. Il secondo punto critico è costituito dalla distruzione del patrimonio boschivo, uno dei più ricchi in Italia. Negli ultimi decenni la strage di alberi è stata altissima, anche a causa di parassiti devastanti, come quello che ha distrutto gran parte dei pini marittimi. Il terzo nodo riguarda il verde pubblico nelle aree urbane.


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Che salasso le tasse sulle nostre bollette

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Alessandra Mieli


Che le bollette di luce e gas fossero carissime, gli italiani se ne erano accorti da un pezzo. Ma adesso, dopo la relazione presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, Alessandro Ortis, è un’evidenza a cui è L’Authority a chiedere che si ponga rimedio. Sul caro bollette riscontrato in Italia pesano la forte dipendenza dal petrolio, l’assenza del nucleare, la scarsa presenza del carbone e il limitato contributo delle fonti rinnovabili. “Lo tsunami-petrolio sta colpendo i Paesi consumatori e in particolare il nostro Paese” che, ha sottolineato Ortis nel corso della sua relazione annuale, in assenza di nucleare, con uno scarso utilizzo del carbone, con un limitato contributo da fonti rinnovabili competitive, “è ancora molto esposto all’importazione di idrocarburi” con quasi l’80% del fabbisogno energetico, contro una media europea inferiore al 50%. Inoltre la produzione elettrica italiana, ha aggiunto il presidente dell’Autorità, “è oggi basata sul gas naturale (combustibile con quotazioni ancora troppo ancorate a quelle del greggio) per quasi il 60% (contro una media europea del 20%)”.

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Intervista a Gabriella Carlucci

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Cinema, la via italiana alla tax shelter
di Barbara Alessandrini


Del pessimismo della ragione non c’è ombra in Gabriella Carlucci, deputata azzurra del Pdl e membro della commissione Cultura della Camera. E’ piuttosto un Eurostar di ottimismo della volontà, appena arrivata a destinazione. Nel tentativo di favorire l’ingresso dei capitali e delle aziende private nel cinema italiano e superare la logica statalista, assistenzialista e clientelare da cui dipende l’assegnazione dei fondi per lo spettacolo, in sostanza per arrivare alla liberalizzazione del cinema. L’ha spuntata con Giulio Tremonti, riuscendo ad ottenere l’inserimento nel decreto da lui firmato, di due misure di agevolazioni all’industria cinematografica come il Tax shelter e il Tax credit. Un obiettivo che la Carlucci definisce ironicamente e sottovoce “frutto di un ricatto”. Il riferimento è alla divertente genesi della sua ricetta per il sostegno ’liberale’ al cinema, quando nel 2006, dopo il successo della presentazione della sua legge, il senatore Willer Bordon le chiese di presentarla identica al Senato e assicurò, grazie alla ’cordata’ con gli altri ex dissenzienti della maggioranza Manzione, Dini e D’Amico l’inserimento del tax shelter nella Finanziaria 2007 dove l’ex ministro Francesco Rutelli aveva già recepito il credito d’imposta. La quantomeno fragile situazione dei voti della sinistra di allora a Palazzo Madama ha garantito la riuscita dell’operazione-cinema targata Carlucci-Bordon. Ed oggi, non a caso, il binomio rispunta e firma la copertina del manuale d’uso per gli investitori nel settore e per chi intende attrarre capitali dal titolo “Il mercante e l’artista, la via italiana al tax shelter” che verrà presentato il 18 luglio con il ministro Sandro Bondi.


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ALITALIA - Legge Marzano: Matteoli frena l’idea di Scajola

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Rebecca Samaritain


Attendere la fine del mese, approfondire il piano di salvataggio che presenterà Intesa SanPaolo e solo allora prendere qualsiasi decisione sul futuro di Alitalia. Questa a quanto pare dovrebbe essere la tabella di marcia del Ministro delle infrastrutture, Altero Matteoli, che frena rispetto all’idea di modificare la legge Marzano per accelerare il rilancio della compagnia di bandiera. Un’ipotesi, quest’ultima, avanzata dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola pur senza fare riferimento alla Magliana. “Serve uno strumento più flessibile, più rispondente alle esigenze del mondo produttivo e privo delle criticità che si sono evidenziate sotto il profilo comunitario”, ha spiegato il titolare dello Sviluppo economico annunciando la “razionalizzazione della normativa sulle crisi delle grandi imprese”. Secondo Scajola “occorre definire una procedura utilizzabile in via generale, che riscuota il consenso delle competenti istituzioni europee” con l’obiettivo di “definire con maggiore chiarezza i poteri di governo pubblico della crisi d’impresa in modo da renderli pienamente compatibili con le logiche di mercato”.


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Le “connessioni” come valore per lo sviluppo dell’Italia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Lombardia, Lazio e Piemonte, realizzano il 50% del valore aggiunto creato dai Servizi Tecnologici

di Gianni Fossati


Il tema delle “Connessioni” è stato al centro della annuale Assemblea dei Cavalieri del Lavoro lombardi attraverso una tavola rotonda tenutasi presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano. All’incontro hanno partecipato il presidente di Assolombarda, Diana Bracco, l’ AD di Eni, Paolo Scaroni, Maurizio Dall’occhio della Università Bocconi, - che ha illustrato in anteprima i risultati di un’indagine sul tema - Umberto Paolucci, vice presidente di Microsoft, Mario Borselli, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Sergio Carrà del Politecnico di Milano, Cludio Molteni AD di Molmed e Mirano Sancin consigliere delegato di Kilometro Rosso. E’ ormai chiaro a tutti: la catena del valore non è più un continuum e l’integrazione verticale non è più garanzia di solidità, presidio della qualità. Il successo delle istituzioni e delle imprese passa sempre più spesso attraverso il disegno di“ anelli di congiuntura” che consentono il conseguimento di obiettivi ambiziosi, in larga parte non conseguibili da un unico soggetto.


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Fidel governava per capriccio

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Alina Fernandez, figlia del lider maximo è fuggita da Cuba nel 1993
Il suo modo di governare era fatto di improvvisazioni e avventurismo, ma allo stesso tempo è un uomo molto scaltro

di Stefano Magni


Alina Fernandez è cubana e vive in esilio a Miami. Quando abitava a Cuba non era una cittadina “qualsiasi”. E’ la figlia del lider maximo Fidel Castro. Non lo chiama mai “papà”, né “mio padre”, ma sempre “Fidel”. Quando le chiedi il perché, risponde semplicemente: “L’ho conosciuto quando avevo 10 anni. Solo allora ho saputo che fosse mio padre. Da allora ad adesso l’ho sempre chiamato Fidel”. Alina ha sempre vissuto con la madre Natalia Revuelta è stata modella e direttrice delle pubbliche relazioni di un’agenzia di moda cubana. Non ha mai accettato l’ideologia e la repressione del regime. Finché nel 1993 non ce l’ha fatta più a vivere nel suo Paese ed è fuggita in Spagna, riuscendo, con molta fatica, a far espatriare anche la figlia. Ora vive a Miami, dove conduce un programma radiofonico: “Simplemente Alina”, semplicemente Alina. Pur fra le braccia di un regime paterno, la sua è stata una vita dura, come testimonia un fondo di tristezza che si può intravvedere nel suo sguardo. “Nessuno è libero a Cuba” - ci spiega, quando la incontriamo al Festival della Modernità, organizzato dalla casa editrice Spirali - “Finora c’è sempre stato un solo uomo libero sull’isola: Fidel Castro”.

MSN Gruppi

unread,
Jul 16, 2008, 6:48:10 AM7/16/08
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Coi fossili non si va lontano, bisogna cambiare rotta in fretta

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 9 della discussione
di Massimiliano Desiderio


Dal più autorevole e recente rapporto sui cambiamenti climatici “Climate Change 2007” elaborato dai 2.500 scienziati ed esperti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) emergono una serie di indicazioni di grande rilievo. E’ ormai inequivocabile il riscaldamento del sistema climatico che, con una probabilità superiore al 90%, si può ritenere dovuto alle emissioni di gas serra causate dalle attività umane (negli ultimi anni il 70% circa dell’aumento della concentrazione in atmosfera di anidride carbonica, principale gas serra, è stato causato dalla combustione di fonti fossili). In Europa gli effetti negativi dei cambiamenti climatici interesseranno quasi tutte le regioni e costituiranno una seria sfida per molti settori dell’economia.
Nell’Europa meridionale potrebbero causare, molto probabilmente, un peggioramento delle condizioni per l’incremento delle temperature e della siccità che comporteranno una riduzione della disponibilità di acqua, del potenziale di produzione dell’energia idroelettrica, del turismo estivo e, in generale, della produttività dei raccolti. Secondo le proiezioni, vi potrebbe essere un incremento dei rischi per la salute dovuti alle ondate di calore, e della frequenza degli incendi.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Per limitare gli effetti dei cambiamenti climatici e mutamenti rilevanti ed irreversibili per l’ecosistema mondiale, l’Unione Europea si è prefissata di contenere l’aumento della temperatura di 2 °C rispetto ai valori preindustriali, in virtù anche della sostenibilità economica e della fattibilità tecnica del raggiungimento di tale obiettivo. Le proiezioni future della domanda di energia evidenziano un netto aumento a causa della crescita economica di Paesi emergenti quali Cina e India e dell’incremento demografico mondiale (secondo l’Onu la popolazione mondiale passerà dagli attuali 6,6 miliardi ad 8,1 nel 2030 ed addirittura 9,1 nel 2050). Nel World Energy Outlook 2007 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) viene riportato che in base allo scenario di riferimento i fabbisogni energetici mondiali al 2030 aumenteranno del 55% rispetto a quelli del 2005 con un tasso di crescita medio annuo dell’1,8%. A tale incremento contribuiscono per circa il 45% la Cina e l’India. La domanda di petrolio dovrebbe raggiungere i 116 milioni di barili al giorno (32 milioni in più rispetto al 2006).


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Nello scenario alternativo la domanda dovrebbe crescere con un tasso medio annuo dell’1,3% nel periodo 2005-2030 con una domanda di barili di petrolio al giorno di 14 milioni in meno rispetto allo scenario di riferimento. Se tale domanda dovesse essere soddisfatta ricorrendo in gran parte ai combustibili fossili, così come previsto nello scenario di riferimento, le emissioni nel 2030 aumenterebbero del 57% rispetto ai valori del 2005, mentre le politiche previste nello scenario alternativo comporterebbero un incremento delle emissioni totali di gas serra del 27% rispetto al 2005, e consentirebbero, ipotizzando una continua riduzione delle emissioni dopo il 2030, una stabilizzazione della concentrazione equivalente di Co2 nell’atmosfera pari a circa 550 ppmv (parti per milione in volume), a cui corrisponderebbe, secondo le migliori stime dell’Ipcc, un aumento della temperatura media di circa 3°C rispetto ai livelli preindustriali. Secondo le stime dell’Aie per limitare l’aumento medio delle temperature ad un massimo di 2,4°C, si dovrebbero ridurre nel 2030 le emissioni di Co2 legate all’energia di 19 miliardi di tonnellate rispetto a quanto stimato nello scenario di riferimento e di 11 miliardi di tonnellate rispetto allo scenario alternativo.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Pertanto se nel medio-lungo periodo si continuasse ad attuare una politica energetica basata sulle fonti fossili ci si esporrebbe al rischio, francamente inaccettabile, di avere un incremento di concentrazione in atmosfera di gas serra tale da innescare fenomeni non lineari in seguito ad una doppia reazione a catena tra la concentrazione atmosferica di anidride carbonica e la temperatura, in grado di generare repentine variazioni climatiche dagli effetti imprevedibili e potenzialmente catastrofici su scala globale. E tale rischio è tanto più alto quanto maggiore sarà il tasso di crescita della concentrazione di Co2 in atmosfera (già negli ultimi anni l’aumento di concentrazione di anidride carbonica è avvenuto con un tasso di crescita che è il più alto registrato negli ultimi 20 mila anni) o della temperatura. Ma per far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici occorre intervenire subito, in quanto si ritiene che gli investimenti che saranno effettuati nei prossimi 10-20 anni condizioneranno in modo determinante le evoluzioni degli effetti dei cambiamenti climatici. Dal rapporto “Stern Review on the Economics of Climate Change” di Nicholas Stern, si evince che se non facciamo nulla ciò comporterà gravi problemi in termini di sicurezza sia locale che globale, ed i costi economici, sociali ed ambientali che dovremo sostenere nel lungo termine saranno molto alti e comunque di gran lunga superiori rispetto a quelli che servono per attuare azioni tempestive necessarie per mitigare l’effetto dei cambiamenti climatici.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

Ma una crescita così forte della domanda di energia, oltre ai gravissimi rischi ambientali legati principalmente ai cambiamenti climatici, ci espone anche a seri problemi per quanto concerne le garanzie di ottenere approvvigionamenti energetici affidabili ed a costi accettabili soprattutto se si considera la recente dinamica dei prezzi dei combustibili fossili, la collocazione geografica delle riserve di tali fonti primarie, con i connessi problemi geopolitici, e le prospettive di esaurimento (significativa è una dichiarazione recente rilasciata dal capo economista dell’ Aie, Fatih Birol nel corso della quale ha affermato: “Non sappiamo quando, ma il petrolio finirà: meglio che lo abbandoniamo noi prima che sia lui, il petrolio, ad abbandonarci”). Il prezzo del petrolio ha subito negli ultimi anni un progressivo e notevole aumento passando dai 24,2 dollari al barile del 2002 fino agli oltre 140 dollari di oggi, mentre il gas, che segue le dinamiche del petrolio, ha subito incrementi rilevanti del prezzo così come è accaduto per il carbone. Nel caso dell’uranio, il prezzo di vendita si è addirittura quasi decuplicato.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 6 della discussione
Al 1° gennaio 2005 risulta che le riserve accertate di petrolio sono concentrate per il 56% in Medio Oriente, mentre nel caso del gas il 55,7% è concentrato in soli tre Paesi (Russia, Iran e Qatar). Per il greggio bisogna poi considerare che negli ultimi anni le quantità disponibili a seguito di scoperte di nuovi giacimenti sono risultate inferiori agli incrementi di produzione, che i costi di ritrovamento ed estrazione del nuovo greggio sono in rapida crescita, e che nel medio-lungo termine la dipendenza dai Paesi mediorientali crescerà. Pertanto con un incremento consistente della domanda mondiale di energia, e con una concentrazione delle riserve di petrolio e gas in misura prevalente nel Medioriente e Russia, ed alla luce delle considerazioni fatte è facile prevedere che il prezzo dell’energia connesso a queste fonti dovrebbe rimanere alto ed aumentare nel tempo.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 7 della discussione
Di conseguenza è consigliabile limitare al più presto ed in modo sempre più consistente nel tempo l’impiego dei combustibili fossili, e ciò è tanto più vero per un Paese come il nostro che copre il proprio fabbisogno energetico per il 79% mediante prodotti petroliferi e gas naturale (dati 2005), che ha una dipendenza energetica dall’estero dell’85% circa, che ha visto lievitare la propria “bolletta energetica” dai 27,7 miliardi di euro del 2001 ai circa 47 miliardi di euro del 2007 (per il 2008 si stima che raggiungerà i 65 miliardi), e che nel 2012 quasi certamente non sarà in grado di ottemperare agli obblighi sottoscritti in seguito alla ratifica del Protocollo di Kyoto che ci impongono di ridurre le emissioni di Co2 del 6,5% rispetto ai valori del 1990 e che invece ad oggi abbiamo incrementato di circa il 12% (stimando il prezzo della Co2 a 20 euro a tonnellata significa che l’attuale sforamento in termini di emissioni di oltre 90 milioni di tonnellate rispetto all’obiettivo di Kyoto comporta un costo per il nostro Paese di poco più di 5 milioni di euro al giorno).


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 8 della discussione
Bisogna orientarsi verso una politica energetica che punti innanzitutto in modo più deciso, già nel brevissimo termine, ed in modo sempre più consistente nel tempo sull’uso razionale dell’energia nell’industria e negli edifici, e sulle fonti rinnovabili per le quali nel brevissimo termine bisogna emanare le delibere dell’Aeeg e i decreti di attuazione previsti dalla legge 222/07 e dalla Finanziaria 2008 per definire un quadro regolatorio stabile e privo di incertezze (particolare rilievo rivestono la questione della ripartizione tra le Regioni dell’obiettivo Nazionale di coprire entro il 2012 almeno il 25% del consumo interno lordo di energia elettrica mediante le fonti rinnovabili, l’eliminazione delle criticità normative relative alle autorizzazioni che attualmente costituiscono molto spesso la principale barriera alla diffusione delle fonti rinnovabili, l’individuazione di adeguate sanzioni per i ritardi di connessione alla Rete, la “messa a punto” del meccanismo dei Cv e la disciplina dello scambio sul posto per gli impianti fino a 200 Kw). Nel settore dei trasporti bisogna migliorare l’efficienza energetica dei veicoli, impiegare sempre di più i combustibili alternativi e potenziare il trasporto pubblico, soprattutto nelle aree urbane. Nel medio-lungo termine bisognerà orientarsi anche sull’impiego delle tecnologie per il sequestro e la cattura della Co2 e nelle centrali nucleari di quarta generazione, mentre le centrali nucleari basate sulla fusione vanno inquadrate in un orizzonte temporale di lungo-lunghissimo termine.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 9 della discussione
Nel settore dei trasporti l’impiego dell’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili come “combustibile”, oltre ai vantaggi energetici ed ambientali, consentirà di ottenere notevoli risparmi dovuti ai minori costi esterni connessi a questo settore ed un sensibile miglioramento della qualità vita soprattutto nelle aree urbane (meno inquinamento atmosferico e meno rumore, quindi minori patologie). In ogni caso nel nostro Paese sarà molto importante investire molto di più nella ricerca e nello sviluppo tecnologico del settore energetico, invertendo il trend registrato nell’ultimo decennio. In definitiva la sfida energetica-ambientale è difficile, ma abbiamo gli strumenti e le strategie per poterla superare a patto che la politica agisca al più presto adottando una serie di provvedimenti che necessariamente non si devono basare sulla logica abituale del breve termine, ma che devono guardare verso orizzonti temporali di medio-lungo termine. Se ciò accadrà quella che attualmente appare una sfida ardua si potrà trasformare in una formidabile occasione di sviluppo. Al riguardo basta pensare alle energie rinnovabili per le quali alcuni esperti ipotizzano che ad una loro diffusione sia associata la possibilità di una nuova rivoluzione industriale, ipotesi del resto confortata dal crescente e consistente afflusso finanziario che ha interessato questo settore negli ultimi anni (nel 2006 un terzo degli investimenti globali nel settore energetico sono confluiti nel settore delle energie rinnovabili).
*Esperto di politiche energetiche


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Telelavoro, soluzione semplice contro traffico e inquinamento

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Silvio De Meo


Ogni anno, puntualmente, con l’arrivo dell’inverno, scatta l’emergenza inquinamento. La brutta stagione, spinge le persone ad usare di più le auto private per recarsi in ufficio e sui posti di lavoro e costringe alla prolungata accensione dei riscaldamenti. Aumentano le emissioni di gas e polveri inquinanti, le centraline di accendono le luci rosse ed iniziano ad inviare disperati Sos. Si va dal blocco del traffico, che alcuni vorrebbero totale e altri parziale, chi basato sull’alternanza dei giorni e chi sulla matematica delle targhe, chi dalle 8 alle 20 e chi dalle 10 alle 17. Altri, che possiamo definire “strutturalisti”, azzardano soluzioni definitive, corredate dall’improbabile promessa di costruire nuove linee di metropolitana e nuovi mega parcheggi. Soluzioni sicuramente utili, ma da sole insufficienti a far fronte alla quantità di Co2 indiscriminatamente liberata dal parco circolante che soffoca le città. Ogni anno possiamo notare puntualmente un peggioramento delle condizioni e della salute dell’ambiente, a volte costretti a dover aspettare che la pioggia ci liberi da gas e vapori inquinanti, sospesi in atmosfera, davvero incapaci di contrastare con misure efficaci l’inquinamento che ci avvelena. Ma da qualche tempo si sente sempre più parlare del telelavoro come misura per combattere il traffico cittadino. Pare ormai che anche gli amminisratori pubblici se ne siano resi conto.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Forse la possibilità, data dalle tecnologie informatiche e da Internet, di lavorare da casa anziché recarsi in ufficio tutte le mattine, può essere una risposta vincente alle esigenze di ridurre il traffico veicolare per combattere l’inquinamento da biossido di carbonio che soffoca le città. Forse questo rimedio potrebbe essere una risposta davvero efficace e di semplice attuazione. Da uno studio del Dipartimento Usa dei Trasporti, nel valutare l’impatto ambientale della “Legge sull’aria pulita” adottata dalla contea di Los Angeles nel 1990, pronosticava una riduzione dell’inquinamento, grazie al moderato incremento del telelavoro permesso dalla legge, pari a circa il 3% annuo. Sarà forse un caso che nel 2002 Los Angeles sia risultata tra le città meno inquinate d’America? E in Italia? Una ricerca svolta su circa 200 telelavoratori del servizio Info12 di Telecom Italia ha fornito risultati ancor più confortanti: in un anno di lavoro da casa la riduzione del pendolarismo ha portato ad una minore emissione di oltre 17.000 kg di ossido di carbonio e 205 kg di biossido di azoto.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Il contributo che potrebbe avere il telelavoro nella difesa dell’aria che respiriamo nelle nostre città potrebbe davvero essere considerevole; basti pensare infatti, che se un milione di persone potesse lavorare da casa, per un solo giorno a settimana, le emissioni di monossidi nell’aria si ridurrebbero di circa 100 milioni di Kg/anno. Ma quanti possono davvero far ricorso al telelavoro? Tantissimi. In Italia oltre il 50% di chi lavora usa esclusivamente un computer e un telefono, cioè attrezzature che oggi si trovano in quasi tutte le abitazioni. Il 30% delle case è collegata ad Internet, mentre praticamente tutte le aziende sopra i 3 dipendenti possono ricevere e trasmettere e-mail. La stragrande maggioranza delle aziende difficilmente prendono in considerazione il telelavoro, cioè la sostituzione della presenza in azienda con l’attività svolta telematicamente da casa, come una nuova e possibile modalità organizzativa. Oggi tutti gli imprenditori chiedono ai dipendenti soprattutto flessibilità e inventiva, ma poi non si rendono conto che potrebbero lasciarli lavorare da casa, con minori aggravi di costo per le stesse aziende. Per spiegare il telelavoro agli imprenditori sono stati spesi milioni di euro e migliaia di giornate di lavoro, con risultati davvero insignificanti. Il ricorso al telelavoro potrebbe invece essere una forma di risparmio per imprese e per l’ambiente ed andrebbe quindi incentivato attraverso un mix di incentivi per le aziende che vi ricorrono. Forse questo potrebbe essere un passo importante per far ritornare l’aria respirabile nelle nostre città.


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L’acqua, una risorsa che vale

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

di Massimiliano Pucci


Spesso siamo soliti dare per scontati alcuni nostri benefici che ci derivano dal vivere in uno dei Paesi industrializzati dell’Occidente. Uno di questi è avere a disposizione l’acqua, elemento fondamentale della vita sul nostro pianeta, che siamo purtroppo abituati a considerare una risorsa illimitatamente disponibile: nel mondo più di un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile per mancanza di materia prima. La Fao, l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa dello sviluppo agricolo, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua ha dichiarato che la sfida del XXI secolo è l’ottimizzazione nello sfruttamento delle risorse idriche, volte a scongiurare una crisi senza precedenti per il nostro pianeta. Infatti, il continuo aumento della popolazione mondiale, un consumo poco accorto e i mutamenti climatici repentini sono fattori che potrebbero alterare l’intero assetto socio-economico di molte nazioni. I dati presentati dall’Onu indicano che l’agricoltura consuma circa il 70% delle acque potabili mondiali, soglia di per sé altissima, che raggiunge il 95% in molti paesi in via di sviluppo. Si è stimato che nel 2025 il nostro pianeta avrà 8 miliardi di abitanti, per soddisfare le esigenze nutritive di questo enorme numero di persone si dovrà aumentare la superficie coltivata del 20% circa e destinare all’agricoltura un ulteriore 14% in più d’acqua, raggiungendo punte di stress per le risorse idriche rinnovabili prossime all’esaurimento. In un futuro prossimo la ricchezza di una nazione potrebbe calcolarsi con la disponibilità di risorse idriche e non con la sua capacità produttiva.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Il crescere della popolazione dei Paesi in via di sviluppo e l’aumento dei consumi in quelli industrializzati aumenterà il già enorme divario le nazioni ricche e quelle povere. Attualmente un americano consuma 650 litri d’acqua al giorno, valore, questo, ottenuto dividendo il consumo medio di una città per il numero degli abitanti, considerando anche le attività produttive e i servizi. E se in Europa la media procapite è di circa 150 litri d’acqua al giorno, in Italia ogni cittadino ne consuma 380 litri. Altrove, in Africa ad esempio, si ha un consumo medio prossimo ai 10 litri giornalieri. I dati dell’Onu possono indurre alcuni a pensare che considerare impellente la necessità di rivedere le modalità di gestione sfruttamento delle risorse idriche sia un inutile allarmismo se si considera la data del 2050 come soglia critica. Bisogna considerare però che il tempo medio di verifica dell’attuabilità dei progetti pilota indirizzati all’idro-sostenibilità in cui sono impegnati molti enti e Governi è di circa cinque anni; a questo arco cronologico bisogna aggiungere quello di realizzazione su ampia scala da operarsi nelle singole nazioni e le modifiche dovute alla variabilità dei territori in cui essi verranno realizzati.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

In questi progetti la ricerca non è indirizzata al solo risparmio idrico, ma si muove su più fronti. Ad esempio, con percorsi educativi rivolti agli agricoltori: un progetto finanziato dal Governo olandese ha coinvolto, ad oggi, circa 7.000 contadini provenienti da sette distretti indiani. Aiutati da organizzazioni non governative e con l’assistenza tecnica della Fao, gli agricoltori hanno imparato a comprendere meglio il sistema idrologico delle falde acquifere sotterranee, al fine di utilizzare al meglio le scarse risorse disponibili senza intaccarne la rinnovabilità. Nei Paesi del terzo e quarto mondo, invece, la Fao ha avviato progetti pilota volti a rafforzare la capacità delle popolazioni povere di migliorare la propria condizione a fronte di un accesso all’acqua sostenibile e indipendente da fattori esterni. Per le zone industrializzate sono stati avviati campagne di sensibilizzazione sulla corretta gestione dell’acqua e per la diffusione di tecnologie per il trattamento intelligente delle acque reflue. In questo contesto, l‘Italia detiene un record: siamo primi al mondo per consumo di acque imbottigliate nonostante la nostra rete idrica sia una delle meglio monitorate d’Europa da un punto di vista sanitario. Anche se questo non significa che sia una delle più efficienti, per molti analisti è inspiegabile come gli italiani si affidino all’imbottigliamento industriale, con un conseguente sensibile aggravio annuo delle spese familiari.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Uno spreco cui si potrebbe porre rimedio attuando una politica di sistema: riaffermare il ruolo delle amministrazioni pubbliche nel garantire servizi ottimali che possano favorire modelli comportamentali virtuosi ed educare i singoli con l’obiettivo di illustrare i benefici derivanti dall’utilizzo dell’acqua di rubinetto come fonte primaria di acqua potabile. Infatti, l’utilizzo dell’acqua di rete offre diversi vantaggi: massima garanzia di qualità e purezza derivante dai costanti controlli svolti negli acquedotti italiani; risparmio economico legato al minor costo dell’acqua, minori costi di produzione, imballaggio trasporto e smaltimento Pet; salvaguardia dell’ambiente grazie alla diminuzione della produzione di tonnellate di plastica, del suo trasporto e del suo smaltimento. La gestione delle acque dovrebbe, inoltre, avvalersi delle nuove tecnologie che permettono uno sfruttamento più razionale e sostenibile del territorio e di un approccio al problema che tenga conto dell’esperienza e delle soluzioni adottate con successo da altre nazioni.


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L’acidità del Tirreno è aumentata a danno delle specie

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Eustachio Voza


Le emissioni di biossido di carbonio stanno in qualche modo contribuendo sia ad un più rapido riscaldamento del pianeta che all’acidificazione degli oceani. Recentemente, il Dipartimento di Ecologia del Carnegie Institution e l’Università delle Hawaii hanno reso noti i risultati di un’approfondita ricerca per studiare le conseguenze di questa variazione di acidità sugli organismi marini. I ricercatori Ken Caldeira e Richard Zeebe hanno sottolineato come gli oceani abbiano assorbito circa il 40% del biossido di carbonio (Co2) emesso dalle attività umane negli ultimi due secoli. “Se da un lato ciò ha rallentato il riscaldamento globale, dall’altro non possiamo ignorare che il biossido di carbonio in eccesso ha causato una variazione del Ph medio della superficie di circa 0,1 unità dall’era preindustriale”. Numerosi esperimenti hanno mostrato che tale acidificazione può danneggiare gli organismi marini: variazioni di 0,2-0,3 unità possono influire sulla capacità di organismi chiave come i coralli e alcune specie di plancton di costruire il proprio scheletro, costituito per la maggior parte dei casi da minerali di carbonato di calcio sensibili al pH. “A differenza delle previsioni sul cambiamento climatico globale, le proiezioni sulla futura chimica globale degli oceani sono indipendenti dal modello su una scala temporale di alcuni secoli”, ricordano gli autori.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

“Proprio perché la chimica del Co2 delle acque oceaniche è ben nota e le variazioni nella chimica dei carbonati nella superficie degli oceani riproduce le variazioni atmosferiche di Co2”. Purtroppo, le già poco confortanti previsioni degli americani sono state immediatamente confermate da uno studio tutto italiano. I ricercatori della Stazione Zoologica partenopea Anton Dohrn e quelli della Seconda Università degli studi di Napoli hanno condotto osservazioni che hanno consentito di andare ben oltre il dato sperimentale, giacché conchiglie di lumache marine ridotte ad un sottilissimo strato trasparente e la contemporanea crescita di alghe di ecosistemi del tutto estranei al mare di Ischia rappresentano delle conseguenze certe e documentate della variazione della chimica di alcuni punti del Tirreno. Per troppo tempo il tema del riscaldamento del Pianeta è stato utilizzato in chiave strumentale e affrontato in maniera deliberatamente superficiale: superato l’oscurantismo dell’ecologismo del “no” è arrivato il momento di Fare. Se davvero si vuole incidere sulle emissioni di carbonio partendo da quelle prodotte dai combustibili fossili, accelerandone la sostituzione, bisogna avere il coraggio di attuare adesso una politica di incentivi che rafforzi quella delle quote di abbattimento previste dal protocollo di Kyoto e consenta di puntare con decisione sull’idrogeno.


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Il mare italiano è più blu

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Con i suoi 4.920 siti balneabili il nostro Paese è la più grandespiaggia d’Europa
Da oltre vent’anni abbiamo recepito i criteri più restrittivi della direttiva che disciplina il settore

di Antonio Renzi


Presso la sede del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali di Roma il Ministro Maurizio Sacconi ha illustrato i dati del Rapporto annuale sulla qualità delle acque di balneazione. Il rapporto del 2008 è costruito sui risultati delle analisi delle acque di balneazione ottenuti nella stagione balneare precedente, prodotti dalle Agenzie Regionali per l’Ambiente. I risultati del rapporto sulle acque di balneazione evidenziano che dei 5.170 chilometri di costa sottoposti a controllo, sui 7.375 chilometri di costa italiana, ben 4.970 chilometri di costa sono balneabili, pari ad una percentuale del 96,2%. I restanti 2.205 chilometri non sono balneabili in quanto non accessibili al monitoraggio o perché porti o foci di fiumi. Della costa controllata per circa 4 chilometri non sono stati fatti campioni sufficienti mentre per tutti gli altri abbiamo trovato 4.970,2 chilometri di costa balneabile, vale a dire 26 chilometri in più rispetto allo scorso anno e 195 chilometri interdetti alla balneazione perché inquinati. Una larga parte dell’inquinamento delle acque di balneazione italiane (circa il 3,7%) è dovuto ad inquinanti biologici, come streptococchi e salmonelle.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Dal rapporto 2008 emerge che l’andamento dell’inquinamento e della balneabilità negli ultimi 15 anni è positivo: dal 7,4% delle coste inquinate del 1993 si è passati al 3,7% del 2007 e quindi per quanto riguarda la costa balneabile si va dal 92,6% del 1993 al 96,3% del 2007. L’Italia è la più grande spiaggia d’Europa. Con 4.920 siti di balneazione sui 14.552 di tutti i Paesi europei il nostro Paese rappresenta il 34% di tutte le coste balneabili del continente europeo. Dopo l’Italia ci sono la Grecia con circa 2.000 siti, la Spagna con 1.900, la Francia con 1.800. Questa grandiosa disponibilità geografica ospita logicamente anche il più alto numero di bagnanti italiani ed europei. I siti balneabili italiani sono i più controllati d’Europa perché di fatto il nostro Paese ha, da oltre venti anni, sposato i criteri più restrittivi della direttiva europea che disciplina il settore, tanto che il 91,7% dei suoi siti balneari è conforme ai valori guida dei parametri microbiologici contro la media dell’86% d’Europa, superata soltanto dalla Grecia con il 95%.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

L’Italia dunque rappresenta il 34% delle coste balneabili dell’Europa; seguono la Grecia con circa 2.000 siti, la Spagna con 1.900 e la Francia con 1.800. La nuova Direttiva 7/2006/CE recepita con D.L. nel Consiglio dei Ministri del 30/5/2008 pubblicata sulla G.U. del 4 luglio, abroga la direttiva sulla qualità di balneazione 76/160/Cee al fine di adeguarla agli sviluppi tecnico-scientifici, ai nuovi studi epidemiologici dell’Oms e alle nuove normative europee adottate dopo il ’76 nel settore delle acque. La Direttiva 7/2006/Cee ha un approccio decisamente innovativo rispetto alla precedente Direttiva, poiché privilegia soprattutto una gestione integrata della qualità delle acque tale da permettere azioni volte a prevenire l’esposizione dei bagnanti in acque inquinate non solo attraverso il monitoraggio, ma anche attraverso misure di gestione in grado di riconoscere e ridurre le possibili cause di inquinamento.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Di seguito riportate le principali novità. Parametri di analisi. Una delle innovazioni più importanti riguarda i parametri di analisi: due al posto dei precedenti diciannove. Gli esami saranno svolti per verificare la presenza di enterococchi intestinali ed escherischia coli. Qualora il profilo delle acque di balneazione mostri una tendenza alla proliferazione di macroalghe e/o fitoplancton marino, si procederà ad un’ispezione visiva delle acque di balneazione per individuare inquinanti quali residui bituminosi, vetro, plastica, gomma o altri rifiuti. Come viene effettuato il monitoraggio. E’ compito degli Stati membri individuare ogni anno quali sono le acque di balneazione. Il primo rilievo si effettuerà prima dell’inizio della stagione balneare. Dopo di che verrà fissato un calendario di monitoraggio: le date di prelievo saranno distribuite nell’arco di tutta la stagione balneare, con un intervallo tra le stesse che non superi mai la durata di un mese.


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La scuola italiana è in decadenza, nonostante un glorioso passato

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Ripartiamo dalla Magna Grecia
di Silvana Porzio


Fareambiente ha inviato al Capo dello Stato, al Capo del Governo ed ai Ministri dell’Istruzione e dell’Ambiente, una petizione affinché l’educazione all’ambiente diventi materia di studio; un atto importante e significativo in un momento particolarmente buio per la scuola italiana. Spesso, fuori dal coro, ho difeso la scuola italiana, quella della riforma introdotta da Gentile, con le sue radici profonde. L’Italia ha la più importante tradizione giuridica del mondo. Giustiniano continua a essere una pietra miliare del diritto e ad Harvard, dove si sono formati coloro che nell’immaginario collettivo sono “i migliori avvocati del mondo”, si insegna e studia la retorica di Cicerone. Nato ad Arpino, a volte dimentichiamo che Cicerone è stato il più grande avvocato di tutti i tempi. Le sue celebri arringhe sono una fonte di insegnamento inesauribile per chiunque si avvicini alla professione forense. Basta andare all’estero e confrontarsi a livello internazionale. Gli italiani hanno spesso una base culturale che non teme confronti nel mondo. I bistrattati greco e latino insegnano a pensare con quella mentalità speculativa, che è alla base di ogni processo di conoscenza e sviluppo. L’Italiano, la lingua di Dante, così difficile e studiata nel mondo, con la sua grazia complessa, costituisce un patrimonio intellettuale di eccellenza.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

I nostri professori, bistrattati, sottopagati, per anni hanno regalato in silenzio cultura ai nostri figli. Poi all’improvviso qualcosa si è inceppato e la punta dell’iceberg ce l’ha regalata la maturità di quest’anno. Nel tema di letteratura è stato chiesto di commentare una poesia dedicata ad una donna, con uno sbaglio clamoroso. Certo, pochi conoscono Boris Kniaseff, il ballerino cui Montale ha dedicato la poesia “Quel sorriso”, ma è assurdo che la traccia del tema da dare alla maturità non sia stata approfondita dai Commissari. Tale superficialità, più della stessa ignoranza, alla latina, spaventa perché è indice di qualcosa di più profondo. C’è stato un momento in cui l’Italia ha abbandonato la sua eccellenza e ha iniziato a inseguire la cultura anglosassone fatta di test e quiz. Eppure, in America, è proprio nel grado di cultura che si toccano e costruiscono le reali differenze sociali.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Entrare in una delle Università dell’Ivy League fa entrare in quel mondo di cultura, che porta al potere e al successo, ma solo se eccelli. Cosa è successo in Italia? I nostri giornali sono infarciti di errori, la divisione in sillabe è casualmente scandita dallo spazio, non riusciamo a coprire i posti nei concorsi perché fior di laureati non conoscono ortografia e grammatica. Dobbiamo ripartire dalla cultura, dalle Università, da quella magna Grecia che insegna che i corsi e ricorsi storici sono il punto obbligato per ripartire davvero. La cultura è uno dei segreti del successo di Fareambiente. Vincenzo Pepe, che di Fareambiente è il Presidente ed è anche Presidente del centro culturale Fondazione Gianbattista Vico, appartiene a quella scuola di pensiero, che nei millenni tramanda la cultura e che ci può far eccellere nel mondo. Solo se partiamo dalla nostra antica radice culturale abbiamo qualche possibilità come Paese di rinascere davvero.


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Rifiuti - Anche la Toscana è vicina all’emergenza

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Nicoletta Fiorentini


Dall’assemblea della Confindustria livornese, recentemente tenutasi, è emerso che la regione Toscana è vicina all’emergenza rifiuti. Lo dimostrano i dati. Basti pensare infatti che ogni anno in Toscana si producono 9,85 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui il 25% sono urbani, mentre la restante parte, ovvero i tre quarti dei rifiuti totali prodotti, sono di natura speciale. Con questi dati la Toscana arriva ad essere la “produttrice” più alta di rifiuti di tutta Italia, anche a causa della presenza dei numerosi turisti. Il problema dello smaltimento dei rifiuti deve essere affrontato in fretta, in quanto si calcola che le tre discariche presenti in Regione abbiano un’autonomia ancora fino al 2010. Per poter risolvere questa emergenza è indispensabile, così come sostenuto dal Presidente della Regione, costruire inceneritori sia per i rifiuti urbani che per quelli industriali, in quanto così come affermato dallo stesso: “non possiamo più permetterci di consumare il nostro territorio”. Nel frattempo in attesa dei nuovi inceneritori, che non saranno in funzione prima di tre o quattro anni, sarà necessario adottare misure alternative che possano risolvere al meglio la situazione evitando di ritrovarsi in circostanze simili a quelle vissute recentemente dalla regione Campania. Per questo motivo non solo si prevede l’ampliamento della discarica di Piombino, dove vengono conferiti gli scarti delle acciaierie e gli urbani, ma si stanno individuando anche nuovi siti nel Comune di Livorno.


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Intervista a Franco Battaglia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

I limiti delle energie rinnovabili e il nucleare come fonte alternativa
di Alfonso Maria Fimiani


Franco Battaglia, docente di Chimica dell’Ambiente presso l’Università di Modena, dopo la laurea si è specializzato negli Stati Uniti dove ha svolto una lunga attività di ricerca in prestigiose Università, tra cui la Columbia University di New York. Una vita dedicata alla ricerca, per rendersi conto che l’unica versa alternativa seria ai combustibili fossili è il ricorso alla potenza dell’atomo. Battaglia è un convinto assertore della necessità di utilizzare il nucleare quale unica fonte di energia pulita e ritiene illusoria la capacità delle rinnovabili di garantire l’energia sufficiente per far fronte alle necessità dei paesi industrializzati. Inoltre contesta con vigore l’utilità del protocollo di Kyoto. Queste posizioni gli hanno mosso non poche critiche dal mondo ambientalista e della scienza stessa, che non condividono le sue tesi, facendogli guadagnare appellativi come “il re dei negazionisti”. Abbiamo voluto incontrarlo per cercare di capire i motivi delle sue ferme convinzioni.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Come ospite di Fareambiente al Convegno dell’8 novembre 2007 “20 anni dal referendum abrogativo sul nucleare: quali fonti energetiche per l’Italia” affermò energicamente che il nucleare è l’unica vera alternativa a petrolio e carbone.
La parola importante nell’ambito del fabbisogno energetico dell’umanità non è la parola “energia” ma la parola “potenza”; cioè quantità di energia trasferita nell’unità di tempo, inoltre, l’energia deve essere trasferita quando vogliamo noi. Orbene, per muovere una lavatrice, un’automobile, un eurostar, c’è bisogno, rispettivamente, di 2.000 W, 100.000 W e 8 milioni di W. L’insolazione è – mediata sulle 24 ore e sulle 4 stagioni – di 200 W/mq. Inoltre, il sole non brilla tra il tramonto e l’alba, né il vento soffia sempre. Infine, il vento non ci avvisa in anticipo quando decide di mettersi a soffiare o di smettere di farlo. Insomma, l’energia dal sole o dal vento è diluita nel tempo, nello spazio, intermittente e inaffidabile. Un’energia che ha una sola di queste caratteristiche è inservibile all’umanità: il sole e il vento le hanno tutte e quattro. Né alcuna ricerca o avanzamento tecnologico potranno mai far brillare il sole o soffiar i venti diversamente da così. Dobbiamo quindi servirci di fonti che eroghino energia con la desiderata concentrazione (potenza) e nei momenti desiderati; per ora, le uniche fonti che consentono ciò sono le fonti fossili (petrolio, carbone e gas) o quelle che usano la fissione nucleare. Magari, in futuro, ci sarà la fusione o qualche altra cosa. Ma mai il sole o il vento. Mai.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Quali limiti attribuisce al Protocollo di Kyoto: è ancora attuale o necessita di essere rivisitato?
Il Protocollo di Kyoto non andava neanche sottoscritto. Purtroppo alla fine della legislatura che si chiuse nel 2001, il governo di Giuliano Amato vincolò l’Italia a sottoscriverlo. Il Protocollo di Kyoto è totalmente inutile ai fini della presunta necessità di abbassare le temperature del pianeta: esso prevede di immettere 19.5 Gt di Co2 anziché 20 in un’atmosfera che ne contiene 10.000. I costi economici (cioè di nostro benessere) per realizzarlo sono enormi e, se si realizzasse, si perderebbero milioni di posti di lavoro. Non a caso, il mondo non solo non ha ridotto le emissioni, ma le ha aumentate.

L’ipotesi del ritorno al nucleare costituisce una mera necessità economica o una scelta alternativa ai combustibili fossili?
E’ una necessità e basta: senza disponibilità di energia dell’adeguata potenza, ci attendono fame, malattie e miseria. Il tempo medio di costruzione dei 53 reattori giapponesi fu poco più di 3 anni (Caorso fu avviato in meno di 4 anni). A parità di energia erogata in un anno, un turbogas tipico costa 1 miliardo, un impianto a carbone 2 miliardi un reattore nucleare 4 miliardi, un parco eolico 8 miliardi e un parco fotovoltaico 80 miliardi. I reattori in costruzione nel mondo sono della terza generazione e sono quanto di più avanzato disponiamo. La quarta generazione è un programma di ricerca che darà i suoi frutti (forse) fra 20 anni.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Cosa risponde a chi afferma che la costruzione delle centrali nucleari non è la soluzione perché l’uranio è destinato ad esaurirsi entro pochi decenni?
L’uranio è destinato a esaurirsi in pochi decenni (pare 70 anni) è l’u-235 (isotopo fissile dell’uranio) delle miniere oggi note. Ma di u-238 (isotopo non fissile, ma fertile, cioè che si trasforma in Pu-239, fissile) ce n’è 100 volte di più e di Th-232 (Torio, anch’esso fertile, che si trasforma in u-233, fissile) ce n’è 3 volte di più di u-238. Come vede, se il nucleare ha un problema, esso non è quello del combustibile: ce ne sarebbe per decine di migliaia di anni.

Cosa pensa della proposta di Alfonso Pecoraro Scanio di puntare sul “Progetto Archimede” di Carlo Rubbia? Qual è ad oggi l’apporto energetico del fotovoltaico in Italia e nel Mondo?
Il progetto Archimede sarà un fallimento: dopo che l’impianto avrà erogato il suo primo Kwh e ci si chiederà se replicarlo, la risposta sarà: no. Il fotovoltaico nel mondo incide per lo 0.0001%. In Italia incideva per lo 0.0002% fino a 5 anni fa; oggi incide per lo 0.0001%.

Il Ministro Claudio Scajola ha promesso che entro la fine di questa legislatura verrà posta la prima pietra per la costruzione delle centrali nucleari. Intanto Walter Veltroni riapre alla Sinistra Radicale ed ai Verdi. Non si rischia, per l’ennesima volta, di lavorare cinque anni per avviare opere che potrebbero essere smantellate in cinque minuti?
Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità. L’informazione deve fare la propria parte. La gente deve sapere che il programma di Pierluigi Bersani di smantellamento accelerato di Caorso (purtroppo avviato nel 1999) è costato all’Italia 10 volte di più di quanto sarebbe costato riavviare quella centrale.


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Il problema delle fonti energetiche spinge i grandi a tingersi di verde

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Silvana Porzio


Petrolio a 140 dollari, con previsioni di crescita. Logiche completamente impazzite, equazioni di scenari petroliferi che saltano. Il mondo dell’energia è complicato, affascinante, caratterizzato da un grado di tecnologia altissimo, capirlo aiuta a comprendere le dinamiche che muovono i nostri tempi. Per farlo bisogna fare un passo indietro. E’ forse vero che, come dicono gli esperti, finora, in termini assoluti, grazie alla forza dell’euro sul dollaro, in Europa non siamo ai livelli di crisi, che causò l’impennata dei prezzi petroliferi a fine anni 70. Ci fu l’austerity, le targhe alterne, una crisi profonda pervase il settore petrolifero e da allora anche l’Opec, che raggruppa i principali produttori di petrolio del mondo, imparò in qualche modo la lezione. Capì che il prezzo del barile eccessivamente alto, provoca una forte contrazione dei consumi e del fabbisogno energetico. Ritornano in produzione quei campi petroliferi che, con il barile eccessivamente basso, non erano convenienti. Le energie rinnovabili iniziano a diventare competitive. Pare lontanissimo quel giorno di dicembre 1998, quando il petrolio quotava 9.77 dollari al barile. Negli ultimi mesi il petrolio è aumentato di 12 dollari in un giorno. Qualcosa si è rotto. I vecchi paradigmi non reggono più ed anche il mercato, scioccato da un rialzo che di fatto nessuno aveva previsto o ipotizzato, ha stentato a reagire sin dall’inizio.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Quasi fosse impossibile che livelli di prezzo così alti potessero essere stabili nel tempo, il mercato davanti a questa corsa del petrolio non ha reagito adeguatamente. Al di là dell’oziosa questione che agita spesso i dibattiti su quanto durerà ancora il petrolio, la verità è che tutti, produttori, consumatori e compagnie petrolifere, continuano a muoversi come se il petrolio fosse una risorsa infinita. L’Opec, timidamente, qualche dubbio sulla sostenibilità di prezzi così alti lo sta sollevando, ma c’è qualcuno che sta letteralmente soffiando sul fuoco di tali prezzi. E’ la Russia, forte di un sistema fortemente accentrato. La Russia sta giocando a distanza una partita anche sull’Africa, forte dell’economia asiatica che sta esplodendo, in un gioco dove Europa e America, sono sempre più perdenti. Non è un caso che tra i principali argomenti del G8 di Hokkaido ci siano i cambiamenti climatici. L’unica via d’uscita per gli Stati maggiormente industrializzati del mondo è giocare una partita sul clima, sul risparmio energetico e sullo sviluppo delle energie alternative. L’unica via d’uscita reale è puntare il gioco su qualcosa di diverso, perché se si continua a giocare solo ed esclusivamente sulle fonti fossili, non c’è partita. Da una crisi così profonda, che sta investendo duramente le economie mondiali, non può che nascere una reale sfida per uscire dall’impasse e iniziare un nuovo corso, legato all’ambiente e a nuove dinamiche di crescita.


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Gli speculatori dell’oro nero

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

risorse energetiche
Quando 147 dollari al barile vi sembreranno pochi...

Non accusare gli “gnomi” della finanza


di Marcello Biancotti


Secondo Alexei Miller, presidente della società russa Gazprom, il prezzo internazionale all’ingrosso del gas naturale, che attualmente, come riferito nella sua dichiarazione, è 370 dollari/1000 Smc (metri cubi standard) dovrebbe arrivare a 500-1000 dollari/1000 Smc alla fine dell’anno 2008. Questo aumento deriverebbe dall’aumento che c’è gia stato sul prezzo del petrolio. Infatti il petrolio è arrivato a 147 dollari al barile, mentre il prezzo del gas non si è ancora adeguato a tale nuova situazione. Inoltre Miller ha pronosticato che quando il prezzo del petrolio arriverà a 250 dollari al barile, il prezzo del gas dovrebbe essere 1000 dollari/1000 Smc. Miller avrebbe anche affermato che “il prezzo di 1000 dollari/1000 Smc non sarebbe nulla di soprannaturale per il mercato, il prezzo future vi si sta già avvicinando”. E’ noto a tutti che il mercato internazionale delle materie energetiche è in forte tensione. Soltanto pochi mesi fa gli analisti finanziari e i commentatori politici ed economici vedevano il limite di prezzo per il petrolio di 100 dollari al barile come un massimo lontano e insuperabile. Il raggiungimento di un tale limite avrebbe potuto determinare gravi conseguenze nelle economie dei Paesi occidentali.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Oggi il prezzo del petrolio è giunto a 147 dollari al barile. I commentatori non hanno ancora identificato un “prezzo target”. Tutti hanno accettato il concetto che il prezzo del petrolio è in continua ascesa. I 150 dollari al barile saranno raggiunti tra pochi giorni. Poi si correrà verso i 200 dollari al barile. Il signor Alexei Miller ha già pronosticato che il prezzo arriverà a 250 dollari al barile. E su quel riferimento ha calcolato che il gas naturale dovrà essere venduto da chi lo produce a 1000 dollari/1000 Smc. Il petrolio e il gas naturale rappresentano due materie prime che vengono utilizzate per la medesima funzione. Produrre energia mediante combustione. Ambedue le sostanze vengono estratte da giacimenti sotterranei e successivamente sono commercializzate. Vi sono Paesi produttori e Paesi acquirenti. Per quanto riguarda gli aspetti produttivi l’estrazione del petrolio e del gas naturale avviene in modi diversi, tuttavia, si tratta soltanto di differenze tecnologiche e pertanto si può affermare che l’estrazione si ottiene in modo analogo. Vi è invece una grande differenza nei modi di commercializzazione del petrolio e del gas naturale. Il petrolio ha un grande e planetario mercato internazionale; si muove attraverso oleodotti dai giacimenti verso i porti. Grandi navi cisterna lo spostano su tutte le rotte. Conseguentemente il prezzo è determinato dalla domanda e dall’offerta.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Chiunque può acquistare anche con contratto spot un carico di petrolio che sta viaggiando nell’Oceano Atlantico su una petroliera partita da Lagos in Nigeria. Nella situazione attuale del mercato, stante la volatilità delle quotazioni, può accadere che la petroliera partita, anche senza destinazione prefissata, con un carico di petrolio cha all’inizio poteva essere venduto a 140 dollari al barile dopo pochi giorni possa essere venduto a 150 dollari al barile. In definitiva si nota che il prezzo internazionale del petrolio è libero. L’economia cinese ha avuto uno sviluppo gigantesco negli ultimi dieci anni. Il prodotto interno lordo è aumentato mediamente del 10% ogni anno. Anche nel 2007 la crescita economica è stata pari all’11%. Poiché la Cina ha soltanto una modesta produzione interna di petrolio si è rivelata come una nazione fortemente importatrice. Anche l’India, che sta manifestando un rapido sviluppo economico, si rivolge al mercato importando grandi quantitativi di petrolio. Oltre a queste due grandi nazioni vi sono anche molti altri Paesi nel mondo che hanno incrementato le importazioni di petrolio, e ancora, non si può non rilevare che anche tutte le nazioni europee e americane, costituenti il cosiddetto mondo occidentale, nel corso dell’ultimo decennio hanno mantenuto tassi positivi di crescita economica con conseguente maggior richiesta di prodotti energetici.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Questo scenario del mercato mondiale del petrolio, con i venditori che hanno difficoltà ad aumentare la produzione, o che comunque non ne vedono l’opportunità, e con i compratori sempre più disponibili ad acquistare, il prezzo è destinato a salire con continuità. I politici, i governi, i commentatori economici affermano che c’è anche un’altra motivazione che spinge il prezzo del petrolio verso l’alto. Si tratta della speculazione finanziaria. Sul mercato delle commodities (oro, platino, argento, granoturco, petrolio, ecc...) gli investitori, ossia i temuti speculatori, comprano le materie prime (commodities) con contratti a termine (future) a prezzo predeterminato. Per esempio. Acquisto di 10.000 barili di petrolio al prezzo di 150 dollari l’uno con consegna e pagamento a 3 mesi. Dopo 3 mesi alla scadenza del contratto future l’acquirente avrà diritto a ritirare il quantitativo di petrolio al prezzo predeterminato di 150 dollari, indipendentemente da quale sarà la quotazione del mercato. Se il prezzo fosse arrivato a 170 dollari al barile l’investitore avrebbe realizzato un profitto di 20 x 10.000 = 200.000 dollari. Se invece il prezzo fosse sceso a 130 dollari al barile l’investitore, che è obbligato ad acquistare, dovrà pagare 150 dollari al barile ed avrà perduto 200.000 dollari. Naturalmente gli investitori non ritirano materialmente il petrolio.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

Il mercato dei future è liquido e il quantitativo acquistato viene immediatamente rivenduto ad altri investitori con un altro contratto future. Si tratta di un giochino a scommessa finanziaria che può avere un qualche effetto, come del resto cita anche il presidente di Gazprom, ma che non ha una rilevante responsabilità sul continuo aumento del prezzo del petrolio. Di questa speculazione finanziaria molto si parla e si scrive poiché è comodo scaricare la responsabilità di fatti che ci disturbano su spregiudicati gnomi finanziari. Invece la vera motivazione dell’aumento del prezzo del petrolio è data dallo squilibrio tra la domanda e l’offerta. L’offerta è in mano, per larga parte, alle nazioni arabe e alla Russia. Questi produttori, anche per favorire la ricchezza dei loro popoli, hanno l’interesse a che il prezzo aumenti molto e la produzione aumenti poco. Ottengono così maggiori guadagni con minimi sforzi. Vogliono incassare molto di più vendendo la loro merce impegnando poche spese per aumentare la produzione. Il loro punto di vista è ampiamente comprensibile da chi crede nell’economia di mercato.


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Del Turco arrestato all'alba e Veltroni è solo "stupito"

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Carlo Panella

Il “pericoloso delinquente”, dirigente di una notoria “associazione sovversiva” Ottaviano Del Turco è stato finalmente arrestato, all’alba, come si conviene, umiliato con manette, infangato su tutti i media del paese: ladro, ladro, ladro…

Tutto questo ha dell’incredibile, ma è successo. E’ successo oggi, 14 luglio 2008, non nel 1992. E ancora più incredibile e che sino a tutto il tardo pomeriggio gli unici che si sono indignati per la gogna, per l’oltraggio a Del Turco, sono stati Silvio Berlusconi e Stefania Craxi.

Del Turco non è del centro destra, è uno dei più specchiati dirigenti del centrosinistra. Veltroni però, tace per ore. D’Alema, però, tace. E con loro tacciono Rutelli e Fassino.

Un silenzio eloquente, drammatico: prima di esporsi vogliono controllare, sapere, verificare. Politicamente vili come sono, non hanno ancora imparato alla loro tenera età a indignarsi per la palese violazione delle norme del diritto e dell’etica civile di questo arresto. Non sospettano neanche di essere impegnati in una doverosa solidarietà morale e personale con Del Turco.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Finalmente, alle 17.51, con straordinaria prontezza di riflessi, Veltroni si sveglia. Ma non si sbilancia, fa il pesce in barile: esprime “stupore e amarezza”. Ma, naturalmente, esprime piena fiducia nella magistratura. Non una parola, non una, per l’arresto, così palesemente offensivo, così palesemente immotivato, per le manette al vecchio militante socialista. Non un accenno alla evidente pretestuosità di quell’imputazione di “associazione sovversiva” – che è quella, l’unica, che permette l’arresto- usata come grimaldello per fare e strafare dai magistrati. Il buon Veltroni è “stupito”. C’è da non crederci.

Del Turco è un galantuomo notorio, è stato ministro delle Finanze, è stato segretario generale della Cgil, è stato l’uomo che ha sfidato – e purtroppo vinto - Bettino Craxi, diventando segretario del Psi in piena Mani Pulite. Ma di questo i vertici del Pd si fanno un baffo. Fanno manovrine, fanno gli opportunisti, temono l’ira di Di Pietro.

Naturalmente, della biografia rispettabile e pubblica di Del Turco, ai magistrati di Pescara non importa nulla – anzi,! - e calpestano il codice. Nulla, nulla li autorizza a sostenere che vi è una delle condizioni per l’arresto: non il pericolo di fuga, non la reiterazione del reato, non l’inquinamento delle prove. La prima condizione è esclusa dalla limpida e alta biografia di Del Turco, le seconde, sono evitabili con un avviso di garanzia e pochi, semplici, atti investigativi. Ma per loro l’importante è stabilire l’imperio del loro comando e –inpuniti- lo esercitano.

L’arresto di Ottaviano del Turco è l’ennesimo, orrendo schiaffo alla democrazia formale e sostanziale da parte di una magistratura ormai fuori controllo. E’ un arresto mediatico, in funzione dei giornali, attuato con le più odiose e persecutorie modalità della peggiore stagione forcaiola di questo paese.

Di Pietro esulta. Veltroni e D’Alema tacciono. O si “stupiscono”. Un nuovo, terribile sintomo dell’agonia culturale e morale della sinistra italiana.

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Con la nascita dell'Unione per il Mediterraneo cambia il vento su Alitalia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Giuseppe Pennisi

Inizia una settimana cruciale per il futuro d’Alitalia (di cui un numero sempre maggiore di esperti prevede ormai il commissariamento ed una probabile procedura fallimentare).

Venerdì 18 luglio, l’advìsor Intesa-Sanpaolo dovrebbe presentare il tanto atteso piano finanziario ed industriale per salvare la compagnia o parte del complesso aziendale (mettendo il resto in una “bad co” da pattumare. Non spira vento favorevole.

Il Consiglio dei Ministri non ha modificato (come ci si attendeva avvenisse la settimana scorsa) la “legge Marzano” (concepita per risolvere i problemi di Parmalat) al fine di adattarla alle esigenze di Alitalia.

Il management della società, che ha approvato il consuntivo 2007, teme un’azione di responsabilità (ove non peggio) che inciderebbe pesantemente sui patrimoni del Presidente-Amministratore Delegato e dei Consiglieri d’Amministrazione.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Da Bruxelles non giungono indicazioni incoraggianti: su L’Occidentale del 9 luglio, si ricostruisce con ricchezza di dettagli come le autorità europee abbiano interpretato con un buon grado d’elasticità le norme sulla concorrenza nel trasporto aereo (in caso di fusioni e concentrazioni), ma il Tribunale di primo grado dell’Ue ha appena declinato come aiuto di stato la ricapitalizzazione del 1996 – un precedente che pesa come un macigno sulle determinazioni che la Commissione Europea dovrà prendere sull’ultima recente infusione di denaro fresco.

Ove la situazione non fosse abbastanza complicata, si sta riaprendo il “teatrino della politica politicante”: il “Ministro-Ombra” dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, ha lanciato il primo colpo, affermando che il piano AirFrance-Klm (redatto però prima dei vertiginosi aumenti dei prezzi dei carburanti che stanno mettendo in crisi il settore nei cinque continenti) non avrebbe quasi comportato esuberi mentre con quello Intesa-SanPaolo (peraltro ancora non presentato) quasi la metà dei dipendenti perderebbe il posto.

L’uscita di Bersani (una vera e propria “cavatina” in lessico teatrale) preannuncia un confronto serrato (e rumoroso) tra maggioranza ed opposizione in cui gli aspetti mediatici rischiano di essere più importanti di quelli sostanziali. Di conseguenza, un gran chiasso in cui si potrebbero perdere di vista gli obiettivi centrali della partita. E la sua importanza.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

In questo clima caotico (per utilizzare un termine gentile), sta facendo strada una nuova congettura: il futuro di Alitalia sarebbe legato agli sviluppi (specialmente a breve termine) del “Club Med”. Non scherziamo e non ci riferiamo alla nota azienda di turismo di massa in villaggi marini e montani. La congettura (in parte già anticipata in brani di conversazione al recente G8 in Giappone) prevede un ritorno di interesse AirFrance-Klm nel contesto della nuova Unione per il Mediterraneo lanciata a Parigi in pompa magna la sera del 13 luglio). Non che Jean-Cyril Spinetta (il “patron” di AirFrance-Klm) abbia cambiato idea sulla situazione finanziaria ed industriale di Alitalia.

Al contrario ha dovuto tagliare i voli della compagnia di cui è al comando e, pertanto, non vedrebbe affatto di buon occhio un ampliamento delle attività (specialmente con la scassata AZ ed i suoi vivaci sindacati). Tuttavia chi lo conosce da quando Jean-Cyrel Spinetta era dirigente del Ministero dell’Istruzione sa che è stato addestrato,da buon allievo dell’Ecole National d’Administration ad ubbidire ordini (molto meglio di quanto il nizzardo Giuseppe Garibaldi). E l’ordine potrebbe venire dal Capo dello Stato Nicolas Sarkozy che ha esigenza del supporto attivo di Silvio Berlusconi per varare l’Unione per il Mediterraneo e darlo corpo.

Il ritorno in campo di AirFrance-Klm potrebbe quindi essere il colpo di scena dei prossimi giorni in una vicenda che assomiglia sempre più alla “Illusion Comique” di Pierre Corbeille.

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Veltroni messo all'angolo non ha più risposte da dare al Cav.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Giovanni Lombardo

Il Pd in difficoltà allunga la luna di miele del Cavaliere con gli italiani. Veltroni è all’angolo, spiazzato dalle sfuriate di Di Pietro ma, soprattutto, scavalcato dalle dichiarazioni sulle riforme di D’Alema.

Il Walter in stato confusionale ha cominciato a sbraitare, a comportarsi come un pretendente geloso che a distanza di tre mesi dal matrimonio della sua amata (gli italiani) con il rivale (Berlusconi) cerca di seminare zizzania tra i due. In tutti i modi possibili. Ma non sa che un simile atteggiamento fortifica il rapporto di fiducia dei novelli sposi.

Pensiamo al dibattito sulle riforme. Il maggiore partito di minoranza aveva garantito un confronto “sereno e pacato”. E invece che succede? Il Pd sbatte la porta, respinge con alterigia, come ha ricordato Gaetano Quagliariello, il progetto di modifica dei regolamenti parlamentari presentato dal Pdl.

Berlusconi ha fatto sapere che sulle riforme andrà avanti anche da solo perché “governare significa decidere in tutte le direzioni”. Il dialogo con l’opposizione è diventato difficile, ha sottolineato il Cavaliere che mette quindi il Pd sullo stesso piano di Di Pietro e dei girotondini più esagitati. Ma il leader del Partito democratico non può inseguire l’Italia dei Valori e i comici di Piazza Navona per cercare di conquistare maggiori consensi, deve invece avere il coraggio di mantenere dritta la rotta di una opposizione costruttiva e non distruttiva. Del resto, ormai è tardi per correggerla sulla scia dell’”antiberlusconismo” nudo e crudo sperando di recuperare fasce di elettorato, perché una simile scelta significherebbe il fallimento del suo progetto.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Ma oggi Walter è il condottiero di un governo-ombra-di-se-stesso che finora non è riuscito a individuare neanche mezza soluzione alternativa credibile ai problemi del Paese. I cittadini guardano al futuro con preoccupazione e lo scenario economico minaccioso richiede interventi rapidi e decisi.

Si può discutere a lungo sugli effetti dei provvedimenti varati in questi primi tre mesi di legislatura. Ma una cosa è certa: gli elettori hanno mostrato di gradire. I sondaggi parlano chiaro: piace la lotta ai fannulloni, l’eliminazione dell’Ici è vista come la liberazione da un’infame gabella, la Robin Hood tax che colpisce gli extraprofitti di petrolieri e banchieri ha addirittura il sapore della rivincita per tanti lavoratori asfissiati dalla pressione fiscale.

L’unica risposta che arriva dal Pd è l’accusa al governo di presentare misure demagogiche dagli effetti perversi. Ma dove sono le controproposte? Non se ne vede traccia.

Facciamo un esempio: secondo l’opposizione la Robin tax non va bene perché saranno i consumatori finali a pagarne le conseguenze. Fermarsi qui però non basta. Veltroni e il ministro ombra Bersani devono dire quale altra strada può portare a una più equa redistribuzione del reddito recuperando parte delle risorse di chi si è arricchito sfruttando il lievitare dei prezzi del petrolio o attraverso le speculazioni finanziarie realizzate quasi sempre con i soldi di risparmiatori e correntisti. Criticare è facile, trovare soluzioni molto meno. Soprattutto quando ci sono di mezzo i “poteri forti”.

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E ora tassiamo le tangenti

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Giovambattista Palumbo

Il giustizialismo, che tanto va di moda, sembra dimenticare che alla base di quasi tutti i reati (tranne quelli passionali) vi è il perseguimento di un guadagno economico.

Perché dunque ciò che guadagnano dipendenti e lavoratori autonomi deve essere sottoposto a tassazione, mentre ciò che guadagnano i delinquenti (nel senso di coloro che delinquono) gode di una sorta di immunità fiscale?

In base all’articolo 53 della nostra Costituzione ciascuno deve contribuire alle spese pubbliche.
Vi deve dunque contribuire (a maggior ragione) anche chi delinque, o comunque ottiene proventi da attività illecite.

Nelle categorie di reddito da sottoporre a tassazione sono compresi infatti, per legge, anche i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo.
I canali di alimentazione e destinazione dei proventi illeciti possono essere i più vari.
Tra questi, a titolo di mero (e non esaustivo) esempio, tangenti, traffico di droga, estorsioni, usura, racket della prostituzione e abusivismo commerciale.

A sostegno e conferma della necessaria tassabilità di tali proventi sta la considerazione che presupposto dell'imposizione è soltanto il possesso di un reddito, indipendentemente dalla sua provenienza e che l'eventuale illiceità dell'attività produttiva non esclude la tassabilità del reddito da essa derivante, essendo il reddito un dato economico e non giuridico.

Chi trae proventi dall'attività illecita realizza infatti, comunque, una ricchezza che costituisce la causa del pagamento di un tributo.

Non contrastare, dunque, tale ancor più ignobile forma di evasione fiscale rappresenta una grave discriminazione tra i cittadini-contribuenti, a discapito, per assurdo, proprio degli “onesti”, rispetto ai “disonesti” (laddove tali categorie abbiano ancora un senso).

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

La Corte Suprema ha peraltro già stabilito che le attività illecite sono sempre soggette, oltre che alle imposte sui redditi, anche all'IVA.

Il mancato perseguimento, ai fini IVA, di tali attività illecite, comporterebbe dunque, in teoria, perfino una sottrazione dell'Italia ai suoi obblighi comunitari, visto che l’IVA rientra tra le risorse proprie del bilancio comunitario.

Le attività illecite, che fruttano miliardi di euro alle varie forme di racket e criminalità organizzata, dovrebbero essere quindi perseguite non solo penalmente (con relativo sequestro e confisca), ma anche fiscalmente. Non basta (nei pochi casi in cui lo si fa) confiscare i proventi delle attività illecite.

Tali proventi infatti possono avere generato nel frattempo altri proventi (anch’essi non dichiarati).
Se dunque è lecito presumere, come avviene quotidianamente negli Uffici fiscali, che le risorse trovate su conti bancari, laddove non giustificate nella loro provenienza, siano frutto di attività non dichiarate e quindi da sottoporre a tassazione, è lecito anche presumere che i proventi del mercato della droga o della prostituzione abbiano poi generato altri proventi (anche solo sotto forma di interessi).

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Perché dunque non richiedere anche le (ulteriori) dovute tasse?

Tanto per fare un esempio, le tangenti corrisposte dai "corruttori" ai "corrotti", o anche dai "concussi" ai "concussori", quasi sempre hanno esse stesse fonte illecita (magari proprio da evasione fiscale, chiudendosi così il “cerchio”).

Si porrà dunque in questo caso il problema del trattamento tributario, sia della vera e propria tangente (fonte di guadagno illecito, non tassato, per colui che la percepisce, cioè il corrotto), che degli stessi proventi utilizzati da parte del corruttore per il pagamento della tangente (e che certamente non potranno essere oggetto di dichiarazione ai fini del redditometro).

Sono d’accordo pertanto con l’importanza fondamentale di un’efficace azione di contrasto all’evasione.
Ma non solo nei confronti di quei cittadini che già contribuiscono alle casse dell’Erario (e che spesso, comunque, neppure vi possono sfuggire). Fare i forti con i deboli dà sempre poca soddisfazione.

Imporre il pagamento della dovuta tassazione anche nei confronti di chi, non solo pone in essere gravi violazioni penali ma lucra anche su tali violazioni, sarebbe un bel segnale di efficienza, efficacia e perché no, anche coraggio.

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Scrivetevelo in agenda...

>>Da: Il giaguaro
Messaggio 3 della discussione
Un'altra spallata: il 25 ottobre nuova manifestazione dei comunisti a Roma.
AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!

«La manifestazione di ieri per la destra non cambia i termini della situazione. Invece se noi il 25 ottobre riusciremo a portare milioni di persone, sarà una scossa importante per il governo». Veltroni ribadisce che «chi urla e va sui giornali poi però non ottiene risultati, come invece il Pd», citando l'esempio del blocco della norma salva-Rete4 e del Dl intercettazioni: «Ed ora speriamo di far saltare il blocca-processi.
Ma questo - sottolinea - è grazie alla nostra opposizione e non alle urla e alle chiacchiere di qualcuno. Il nostro posto è di una opposizione seria e responsabile non l'estremismo a doppio senso».


>>Da: Elios8943
Messaggio 2 della discussione
Invece se noi il 25 ottobre riusciremo a portare milioni di persone....

Ma no, Uolter che dici? Miliardi, miliardi...

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Allarme di Bankitalia: "Crescita dimezzata"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il governatore Draghi rivede al ribasso le stime del pil di gennaio, mentre i consumi ristagnano. "Colpa soprattutto del caro greggio che frena le esportazioni"

Roma - Economia in forte rallentamento, investimenti e consumi stagnanti sino a fine 2009, inflazione elevata e calo del potere d’acquisto delle famiglie, che alla fine del 2009 «potrebbe essere inferiore a quello medio del 2007».

Un quadro dai toni scuri quello che la Banca d’Italia presenta nel Bollettino economico reso noto ieri. Rispetto a gennaio, le stime di crescita si sono più che dimezzate: sia quest’anno che nel 2009 il prodotto interno lordo dovrebbe aumentare di un misero 0,4%, contro l’1% e l’1,1% previsti in gennaio. «Dopo l’espansione relativamente vivace del primo trimestre di quest’anno - sostiene via Nazionale - il Pil rischia di ristagnare nei sette trimestri successivi».

Il peggioramento delle stime di crescita, spiegano gli economisti del servizio studi di Bankitalia, deriva dall’effetto-petrolio: riducendo la capacità di spesa delle famiglie, comprime i consumi; e induce, per via delle minori prospettive di domanda, un ridimensionamento dei piani di investimento da parte delle imprese. Gli investimenti dovrebbero crescere di un modesto 0,3% l’anno, per due anni; le esportazioni sono previste in calo (+2% quest’anno e +1,5% nel 2009); la domanda nazionale dovrebbe restare ferma, mentre l’inflazione al consumo schizzerà al 3,8% nella media 2008, con un picco del 4% dell’indice armonizzato Ue già toccato in giugno, «il livello più elevato dalla metà degli anni Novanta». Depurata dagli effetti importati dall’estero, l’inflazione resterebbe su livelli molto più accettabili, intorno al 2,5%.

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Allarme meningite: 2 morti alle porte di Milano

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Un uomo di 48 anni e una donna di 34 sono deceduti in meno di 24 ore. Scattato in Brianza il piano emergenza. L’Asl: "Ai primi sintomi subito in ospedale". Gli esperti: contagio per il mix di pioggia e caldo torrido

Seregno (Milano) - Morti, per meningite. Il germe ha stroncato la vita a una giovane donna di Desio e a un artigiano di Cesano Maderno. Un’altra donna di Besana Brianza, 33 anni, pur in gravi condizioni, è riuscita a cavarsela per un soffio. I dottori degli ospedali di Desio e Monza, sono al lavoro per capire dove possono aver contratto la malattia, che ha causato i decessi.

Adesso è divampata la paura. La psicosi. Tre casi nel giro di due giorni hanno scatenato l’angoscia. Gli esperti dell’Azienda ospedaliera di Monza in via precauzionale hanno stabilito di sottoporre a profilassi antibiotica tutte le persone che sono state a contatto con le vittime. Giovanna Bevilacqua, 34 anni, casalinga, viveva a Desio con il marito, sposato nel 1995. Sabato avverte qualche dolore agli arti ed una fastidiosa febbre: non da troppo peso al malessere. Pensa a una banale influenza. Non vede miglioramenti. Lunedì sera si presenta al pronto soccorso di Desio. I dottori le praticano una tac, e la sottopongono alle cure del caso. Niente. Una trentina di parenti della poveretta esige spiegazioni, qualcuno alza la voce, tanto che per riportare la calma devono intervenire i carabinieri. Dopo qualche ora un arresto cardiaco le stronca la vita.

La stessa sera tocca all’artigiano: si sente male. Ha forti dolori alle articolazioni. È caricato su un’ambulanza che vola verso il San Gerardo di Monza. Qui ai sanitari resta poco da fare: l’uomo, 48 anni, è fulminato da uno shock settico. Le vittime hanno perso la vita da una forma di meningite che gli specialisti definiscono meningococcica, quella che ti compromette le funzioni vitali di vari organi. Un maledetto virus che azzera le barriere immunitarie. Cominciano le iniziative di prevenzione. Sono sottoposti a profilassi tutti quelli che hanno avuto contatti con le povere vittime: oltre ai parenti, gli operatori del pronto soccorso, i volontari in servizio sulle ambulanze e gli amici che hanno passato con loro gli ultimi dieci giorni.

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Mestre, lezione di spreco: 11 prof, alunni zero

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

A inizio anno gli iscritti al serale dell’Itis "Pacinotti" erano 18. A febbraio non c’era più nessuno. La preside: "Nessuno mi ha avvertito". E' stata trasferita

Venezia - Il conto, neanche tanto salato, viene presentato a stretto giro di posta. Maria Teresa Gobbi, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico aziendale «Antonio Pacinotti» di Mestre, è stata trasferita all’Ipsia «Mons. V. D’Alessi» di Portogruaro. Non c’è conferma ufficiale che si tratti di una punizione, neanche dalla direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Carmela Palumbo, ma se nei normali ambienti di lavoro un trasferimento è considerato normale, nella galassia del pubblico impiego è invece visto come una condanna severissima. Se poi la comunicazione arriva poco dopo l’ispezione disposta dal medesimo Ufficio, il trasferimento ha il sapore di una sentenza inappellabile.

La «colpa» della Gobbi? Spreco dei soldi del contribuente, visto che al «Pacinotti», durante il suo periodo di reggenza, c’è stata una classe che per mesi è andata avanti felicemente con undici professori (dieci di ruolo e un supplente) e zero, dicasi zero, studenti. E che facevano i docenti al posto di far lezione? Difficile da stabilire, di sicuro percepivano lo stipendio. Di qui lo spreco, di qui l’ispezione, (a seguito di denuncia giornalistica), di qui la condanna, mite, affissa nella bacheca del pubblico ludibrio alla voce «trasferita».

La storia di ordinaria follia burocratica comincia a dipanare i suoi assurdi capitoli alla fine di febbraio. Al «Pacinotti», oltre alle normali lezioni diurne, esiste una sezione serale riservata agli studenti lavoratori. Mica facile studiare e lavorare, ma all’inizio dell’anno scolastico 2007-2008 si iscrivono in 18. La retta annuale è di cento euro ciascuno, un investimento che si può fare anche se c’è il rischio di perderlo, o per stanchezza o per bocciatura finale. Questi studenti fanno lo stesso programma del diurno, con la differenza che le cinque ore di lezione devono essere frequentate dopo otto ore di lavoro, una faticaccia. Il team di professori, invece, è composto in parte dagli stessi che insegnano di giorno e che riempiono la sera i buchi dell’orario.

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Mestre, lezione di spreco: 11 prof, alunni zero

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

A inizio anno gli iscritti al serale dell’Itis "Pacinotti" erano 18. A febbraio non c’era più nessuno. La preside: "Nessuno mi ha avvertito". E' stata trasferita

Venezia - Il conto, neanche tanto salato, viene presentato a stretto giro di posta. Maria Teresa Gobbi, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico aziendale «Antonio Pacinotti» di Mestre, è stata trasferita all’Ipsia «Mons. V. D’Alessi» di Portogruaro. Non c’è conferma ufficiale che si tratti di una punizione, neanche dalla direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Carmela Palumbo, ma se nei normali ambienti di lavoro un trasferimento è considerato normale, nella galassia del pubblico impiego è invece visto come una condanna severissima. Se poi la comunicazione arriva poco dopo l’ispezione disposta dal medesimo Ufficio, il trasferimento ha il sapore di una sentenza inappellabile.

La «colpa» della Gobbi? Spreco dei soldi del contribuente, visto che al «Pacinotti», durante il suo periodo di reggenza, c’è stata una classe che per mesi è andata avanti felicemente con undici professori (dieci di ruolo e un supplente) e zero, dicasi zero, studenti. E che facevano i docenti al posto di far lezione? Difficile da stabilire, di sicuro percepivano lo stipendio. Di qui lo spreco, di qui l’ispezione, (a seguito di denuncia giornalistica), di qui la condanna, mite, affissa nella bacheca del pubblico ludibrio alla voce «trasferita».

La storia di ordinaria follia burocratica comincia a dipanare i suoi assurdi capitoli alla fine di febbraio. Al «Pacinotti», oltre alle normali lezioni diurne, esiste una sezione serale riservata agli studenti lavoratori. Mica facile studiare e lavorare, ma all’inizio dell’anno scolastico 2007-2008 si iscrivono in 18. La retta annuale è di cento euro ciascuno, un investimento che si può fare anche se c’è il rischio di perderlo, o per stanchezza o per bocciatura finale. Questi studenti fanno lo stesso programma del diurno, con la differenza che le cinque ore di lezione devono essere frequentate dopo otto ore di lavoro, una faticaccia. Il team di professori, invece, è composto in parte dagli stessi che insegnano di giorno e che riempiono la sera i buchi dell’orario.

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Indagato Rotelli, re delle cliniche lombarde

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La Procura: rimborsi gonfiati per 2 milioni. L’imprenditore, azionista Rcs, è a capo di un gruppo che controlla 18 strutture. Ricoveri invece di semplici operazioni. Gli inquirenti: "Quadro desolante"
da Milano

Scrivono i consulenti della Procura che il quadro è «desolante». Che esistono «indizi assolutamente univoci», che la richiesta di rimborsi maggiorati alla Regione è «pressoché costante» arrivando anche a «trenta volte quanto effettivamente dovuto». Così, il valore reale degli interventi - pari a 346mila euro - al Policlinico San Donato sarebbe stato gonfiato in tre anni fino a sfondare la soglia dei 2 milioni. Secondo l’accusa, attraverso interventi non necessari. Ricoveri al posto di semplici operazioni in regime ambulatoriale. E quello che poteva essere liquidato con 44,94 euro, alle casse pubbliche finiva per costarne 1.433. Ancora un’inchiesta sulla sanità convenzionata in Lombardia. Questa volta, nel mirino dei magistrati milanesi e degli investigatori della Guardia di finanza Giuseppe Rotelli (da tempo all’attenzione degli inquirenti), imprenditore al vertice di un gruppo ospedaliero fatto di 18 cliniche private (una in Emilia Romagna), con un fatturato nel 2008 di 750 milioni di euro. «Sua Sanità» o «il reuccio», come è conosciuto nell’ambiente.
E «Sua Sanità» (i cui interessi sconfinano nell’editoria, grazie a una partecipazione effettiva pari al 3,9% e a una potenziale - considerando le azioni già opzionate - del 10% del capitale sociale in azioni ordinarie di Rcs Mediagroup Spa, oltre alla quota di minoranza in Eurovision, holding che controlla i canali Telelombardia, Antenna 3 e Canale 6) finisce nel registro degli indagati con le accuse di falso ideologico e truffa aggravata. Con lui anche 4 dirigenti dell’ospedale e 19 medici. Inoltre, è stato disposto il sequestro preventivo dei 2 milioni di euro frutto della presunta truffa. Come alla Santa Rita, la «clinica degli orrori», ma senza i reati più gravi (lesioni e omicidio). Come molte delle strutture private da anni sotto la lente di finanzieri e procura di Milano.

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Del Turco: in carcere coi boss che ho combattuto

>>Da: andreavisconti
Messaggio 7 della discussione
L’ex presidente dell’Antimafia nel penitenziario di mafiosi e killer: "Chi l’avrebbe mai detto? Ma non serbo rancore verso gli inquirenti".


Che parabola per Ottaviano Del Turco, l'ex presidente della commissione parlamentare Antimafia. Rinchiuso come un capocosca in 41 bis. Guardato a vista in un carcere di massima sicurezza, quello di Sulmona, abitato da incalliti camorristi e affiliati a Cosa nostra. L'ex paladino dell'organismo bicamerale d'inchiesta sulla criminalità organizzata ha trascorso la sua prima notte da recluso in isolamento in una cella non lontana dal reparto che fino a qualche mese fa ospitava Salvuccio Riina, figlio del capo dei Capi, Totò, liberato tra le polemiche per decorrenza termini.
Del Turco è qui. Tranquillo, relativamente fiducioso nell'immediato futuro, in attesa dell'interrogatorio. Ringrazia per il trattamento che le guardie gli hanno riservato. Ha avuto anche il tempo di scherzare con i secondini: «La vita è strana, precedentemente ero entrato in carcere per ben altri motivi, istituzionali ovviamente, quando presiedevo l’Antimafia. Chi l’avrebbe mai detto...».
Già, chi l'avrebbe detto che il governatore finisse nel carcere dei mafiosi, del killer pentito di Fortugno, dei suicidi in serie (dal sindaco di Roccaraso, Camillo Vicentini, arrestato per tangenti, fino al direttore dello stesso penitenziaro, Armida Miserere, che si è tirata un colpo di rivoltella in fronte).
In quest’angolo isolato d'Abruzzo, popolato di malavitosi impenitenti, il Governatore ieri ha scambiato quattro chiacchiere prima con Pierluigi Mantini, segretario della commissione Giustizia della Camera, e poi con Marcello Pera, di Forza Italia. A entrambi ha detto di «non provare alcun rancore per gli inquirenti» perché «dà per scontato» di riuscire a provare la propria estraneità ai fatti contestati. Due soli i timori. Uno può sembrar paradossale («oggi dovevo essere a Roma a discutere con i rappresentanti del governo di problemi legati alla sanità della regione, sono molto preoccupato perché la situazione della sanità abruzzese che si doveva affrontare nella conferenza Stato-Regioni, è gravissima»); l'altro dà invece l'idea di come il Governatore sia mentalmente pronto anche ai tempi lunghi («mi sono portato da casa una decina di libri, purtroppo ancora non me li hanno fatti entrare in cella e non capisco perché»).

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Alfano: "Così cambierò la giustizia"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il Guardasigilli accelera: "La riforma sarà mirata sui cittadini. Nessuno ci darà attenuanti se non sapremo farla"

da Roma

La riforma dalle fondamenta della giustizia italiana, ab imis come dice Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia la presenterà a settembre. Sarà «organica», spiega Angelino Alfano, studiata «senza preclusioni ideologiche e con rigore tecnico». Da realizzare in tempi rapidi, perché «nessuno darà attenuanti a questo governo se non sarà in grado di dare al Paese una riforma della giustizia».
Al convegno dell’Unione Camere Penali, che proprio quella riforma vuole sollecitare con proposte concrete, il Guardasigilli annuncia che il cantiere è già aperto a via Arenula. Niente «legislazione alluvionale», dice Alfano, ma una serie di interventi, che seguiranno in parte la via ordinaria e in parte quella costituzionale, «mirati» e non «punitivi» per qualcuno.
Nella sala il ministro ha di fronte portatori di esigenze e di posizioni politiche diverse. Ci sono tanti avvocati, in testa il presidente dei penalisti Oreste Dominioni e anche magistrati, a incominciare dal presidente dell’Anm, Luca Palamara. Saranno presto consultati, assicura il ministro, ma si sa che i loro obiettivi spesso confliggono, soprattutto se si parla di separazione delle carriere tra giudici e pm, di riforma della sezione disciplinare del Csm e di obbligatorietà dell’azione penale.
Oltre ai due avvocati deputati del Pdl Niccolò Ghedini e Giulia Bongiorno, per l’opposizione c’è il ministro ombra della Giustizia del Pd. E Lanfranco Tenaglia subito accusa Alfano di predicare bene e razzolare male: «Annuncia provvedimenti nell’interesse dei cittadini ma poi fa le norme per salvare Berlusconi».
Al Pd, Alfano lancia un appello, perché nel voto si distingua da «un partito giustizialista e manettaro» come quello di Di Pietro» e abbandoni un antiberlusconismo che «non fa bene né al Paese nè alla giustizia». Sarebbe un grave errore politico, sottolinea, prendere le distanze solo dopo gli attacchi al Quirinale e al Papa di piazza Navona.
Per i cittadini, avverte il Guardasigilli, il mondo si divide oggi in riformatori e conservatori. «I riformatori vogliono mettere mano con coraggio alla questione giustizia e non è immaginabile cambiare il Paese senza intervenire sul sistema. Chi è per il mantenimento, dello status quo, con 5 milioni di processi civili e 3 di processi penali che non si fanno, è conservatore nel senso peggiore del termine».

Anna Maria Greco


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Milano è pronta ad aprire un casinò

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Ok del Comune ma serve la deroga del governo. Il progetto: riconvertire una cascina alla periferia ovest della città. Potrebbe essere pronto per l'Expo.


Milano - Faites vos jeux... rien ne va plus... Per sentire questa frase, che ai più non dirà molto, ma alle orecchie di qualcuno suonerà come il canto delle sirene - quelle dell’Odissea s’intende - non sarà più necessario andare fino a Saint Vincent o a Sanremo... basterà passare da Milano. L’Italia potrebbe così fare «cinquina» aggiungendo una nuova sala da gioco a quelle di Campione, Venezia, Saint Vincent e Sanremo.

Questa la proposta - sui cui vige il riserbo più stretto - arrivata al Comune di Milano qualche tempo fa. «Il Comune ha dato piena disponibilità a concedere l’autorizzazione - risponde Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del territorio del Comune di Milano -. L’amministrazione non verserà un euro, ma, se i proponenti troveranno un luogo da restaurare o da riadattare, concederemo tutti i permessi».

Milano sogna d’azzardo. Non è la sola: ogni anno la fila delle città che vorrebbero ospitareuncasinòsi allunga. Ci hanno provato Rapallo, Capri, Taormina. Ora tocca a Milano: spera di farcela ottenendo la deroga del governo per motivi speciali. L’Expo, per esempio. Un particolare da tenere in considerazione: la legge vieta ai residenti di giocare nelle sale della propria città, et voilà anche l’escamotage è servito. Il casinò, infatti, potrebbe sorgere in qualche cascina a nord di Milano, per permettere anche ai milanesi di giocare. Le sedi più gettonate? I comuni di Rho o di Pero, dove nel 2015 - come è noto - si svolgerà l’Expo.

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Veltroni all’Idv: «Ora basta con i fratelli coltelli»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

«Basta farci del male, basta con i fratelli coltelli: siamo sotto attacco e ora più che mai dobbiamo avere una faccia di difesa del partito complessiva e unitaria. Non fare quelli che si pugnalano da soli». Walter Veltroni dopo cinque ore di discussione alla prima riunione della Direzione, prende la parola e striglia il partito. Veltroni è stanco di ascoltare e leggere di continue divisioni che logorano il Pd e al partito lo dice senza mezzi termini: così rischiamo di buttare tutto all’aria. Ancor di più visto che «siamo sotto scacco, con da una parte l’attacco degli alleati, vedi Di Pietro, e dall’altro quello della maggioranza». Ecco perché il Pd deve reagire, secondo Veltroni: «Parliamo meno delle nostre divisioni e di più al nostro popolo».


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Impronte ai bimbi rom, Berlusconi convince la Ue

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Sicurezza, il premier replica alle critiche: «Altro che razzismo, così aiuteremo gli stranieri a ottenere gli stessi diritti degli italiani»È un’immagine sbagliata, bisogna fare chiarezza sul provvedimento
da Roma

Italia razzista? Berlusconi non ci sta. E approfittando del faccia a faccia programmato con Barroso - di cui ha discusso ieri mattina del da farsi dopo la bocciatura irlandese del trattato di Lisbona, ma anche di economia e di Alitalia - tiene a spezzare una lancia in favore del pacchetto sicurezza, specie per quel che riguarda le iniziative sui “rom”, chiedendo al presidente della commissione Ue di farsi sentire anche lui come garante delle intenzioni del nostro paese. «Le impronte? Servono all’identificazione ma anche per mandare i bambini rom a scuola esattamente come i nostri!» tiene a rimarcare il premier.
Tutto nasce quando, dopo le dichiarazioni di circostanza della «piena intesa» tra Roma e Bruxelles, vien chiesto a Barroso cosa pensi del decreto all’esame delle Camere che ha trovato l’ostilità dell’Europarlamento. Il politico portoghese sostiene che gli sembra che tra Maroni e il commissario alla Giustizia francese Barrot si stia lavorando con profitto e annota compunto come il problema di coniugare diritti e sicurezza sia tema caldo in molti paesi, non solo nel nostro. È a questo punto che il premier italiano chiede di dir la sua sul tema.
Notando che «occorre fare chiarezza» invece che perseguire una «autoflagellazione» che finisce per «dare una immagine sbagliata» di quanto è all’esame del Parlamento. «Noi - dice Berlusconi - siamo per la politica dell’immigrazione e dell’accoglienza. Se c’è qualcuno che guarda con rispetto coloro che hanno preso la via difficile dell’emigrazione per cercare nel nostro paese una nuova vita, siamo proprio noi italiani, visto che nel passato tanti nostri compatrioti hanno fatto quella scelta. Il senso di quel che vogliamo fare - continua - è consentire una integrazione migliore di questi stranieri ed, eventualmente, respingere coloro che vengono qui non per lavorare, ma per delinquere come purtroppo ci dimostra il sistema carcerario in cui il 40% dei reclusi sono stranieri e in gran parte clandestini».


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Sicurezza, sì della Camera alla fiducia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La Camera ha votato la fiducia al decreto sicurezza: 332 a favore, 267 contrari. Astenuti gli otto radicali del Pd. Il seguito dell’esame del provvedimento, con la discussione degli ordini del giorno e la votazione finale sul pacchetto, è prevista per stamattina a partire dalla nove. Domani al Senato la conversione.
Tra le novità, le norme per facilitare l’espulsione dei clandestini, l’aggravante per gli irregolari che compiono reati, nuovi poteri ai sindaci e pene più severe per chi guida in stato di ebbrezza. La blocca-processi è stata modificata: lo stop non è più automatico ma a discrezione del giudice.

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P. C. Pomicino: Ma che democrazia vogliamo in Italia?

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

L’altro giorno una dozzina di associazioni tra cui Italiani europei, Astrid e Glocus, hanno messo intorno a un tavolo a discutere di riforme un parterre autorevole. C’erano Cicchitto, Casini, D’Alema, Veltroni, Calderoli e un po' di intellettuali alla moda. Insomma c’erano un po’ tutti. L’argomento prevalente, manco a dirlo, era la riforma elettorale. Chi la vuole tedesca, chi spagnola, chi francese e via di questo passo. Senza mancare di rispetto a chicchessia il vero tema, però, non lo ha toccato nessuno. La politica deve dire infatti agli italiani quale democrazia vuole, se quella parlamentare o quella presidenziale. Nei grandi Paesi democratici questi sono i due modelli. Il terzo non c’è. Anzi, a dire il vero, il terzo lo abbiamo inventato noi da 15 anni a questa parte mescolando un po’ dell’uno e un po’ dell’altro e facendo venir fuori quel pasticcio istituzionale che è sotto gli occhi di tutti. Se la scelta dovesse essere per la democrazia parlamentare le alleanze politiche non possono che essere fatte o disfatte nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama. Nelle democrazie parlamentari serie, infatti, l’incarico di Primo ministro spetta al segretario del partito che ha preso più voti e che trova poi nel Parlamento la sua maggioranza alla quale chiede il voto di fiducia. Così fan tutte, è il caso di dire, le grandi democrazie parlamentari del mondo. Se invece si vuole mettere nelle mani del cittadino l’elezione diretta del capo dell’esecutivo il sistema non può che essere quello presidenziale. Naturalmente per evitare di eleggere democraticamente un «dittatore» che poi non rende conto a nessuno ogni sistema presidenziale ha i suoi contrappesi. Primo fra tutti l’elezione di un Parlamento che è anch’esso «un sovrano democratico» con il quale il presidente eletto direttamente dal popolo dovrà dialogare nell’esercizio del proprio potere.

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Filippo Facci: Di Pietro, il predicatore che razzola sempre male

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il crapone di Antonio Di Pietro, lunedì pomeriggio, galleggiava tra i microfoni con quell’espressione inceppata in una severità inutile, tipica sua, che al solito è preludio di una solenne buffonata. Ovviamente è arrivata. A parte il classico «è tornata Tangentopoli» (pronunciato da una quindicina d’anni per ogni inchiesta dalle Alpi a Capo Passero) e a parte spiegare che una volta era meglio perché i politici si vergognavano (anche se la giunta abruzzese arrestata nel ’93 fu assolta con formula piena) la buffonata gli è scivolata in automatico preceduta dalla solita robotizzata «Noi dell’Italia dei valori» che Di Pietro pronuncia anche se gli chiedono che ore sono. Eccola qua: «Noi dell’Italia dei valori siamo sempre stati fuori dalla politica di governo nelle regioni, e abbiamo sempre evitato di partecipare alla spartizione della torta. Ecco perché occorre un ricambio generazionale ed io invito a guardare alle persone e non ai partiti».
Capito? Peccato che: 1) «Fuori dalla politica di governo delle regioni» un accidente: l’Italia dei valori ha pochi rappresentanti regionali perché alle omonime elezioni del 2005 prese un niente di voti, ma ha fatto in tempo a beccarsi almeno un paio di assessorati e uno di questi, tu guarda, era proprio nella giunta abruzzese appena decapitata. Di Pietro, in Abruzzo, era al governo. Così come fu al governo della Calabria dopo le regionali del 2005, quando l’assessore dipietrista Beniamino Donnici prese la delega al turismo prima tuttavia di mollare Di Pietro (uno dei tanti) e fondare un movimento di transito verso il Partito democratico.
2) Non solo l’Italia dei valori era al governo in Abruzzo, cioè in giunta: ma lo era solamente dal 6 giugno scorso, perché l’innesto dell’Italia dei valori, concertato con Ottaviano Del Turco, era venuto in soccorso a una crisi altrimenti inevitabile.


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Gianni Baget Bozzo: Scontro sul partito senza identità

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

La carcerazione di Ottaviano Del Turco è giunta come un fulmine in un cielo già tempestoso, quello del Partito democratico, in cui tutte le componenti cercano di ritrovare la propria identità originaria. E quello che è messo in dubbio oggi è l'idea che ha guidato la sinistra sin dai giorni della grande crisi democratica del '92 e della vittoria di Berlusconi nel '94: quello di prendere il potere mediante la via del maggioritario, in modo da nascondere l'identità comunista sotto quella democristiana e coprire con la legittimità comunista la delegittimazione democristiana.
Il vero problema dei comunisti nel '92 era quello di cambiare il nome, il simbolo, il linguaggio, ma di conservare il gruppo dirigente contando su una fedeltà che si fondava su una lunga tradizione e su una lunga egemonia sulla cultura ufficiale. Non era ancora spenta l'eco della sconfitta del leader della Bolognina Achille Occhetto nelle elezioni del '94 che, prima ancora di determinare le alleanze, il Pds giocava tutto su due volti: Massimo D'Alema e Walter Veltroni. L'uno rappresentante del corpo del partito, i giovani funzionari che avevano sostituito i dirigenti storici. Essi pensavano che il ricambio generazionale fosse il tutto e potesse essere capace di notificare i linguaggi e i simboli mantenendo la continuità.
L'altro era quel che rimaneva del disegno di Occhetto, quello di meticciare il Pci inserendovi come dirigenti, sia pure in modo simbolico, gli esponenti di altre culture: non più considerati «indipendenti di sinistra» ma invece come il nuovo volto del partito.


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Massimo M. Veronese: A scuola di furbizia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Formazione. C’è scritto in calce sullo Statuto degli studenti: «La scuola è luogo di formazione». Ecco appunto. La preside del Pacinotti di Mestre proprio questo ha fatto: ha messo su una formazione, undici prof, tutti titolari tranne un supplente, senza nessuno in panchina, tanto c’era solo da scaldare la sedia. L’impatto con la classe è stato comunque durissimo, inutile che fate quel sorrisino. Rispetto per gli insegnanti zero: quando entravano in aula per esempio ci fosse stato uno studente che si fosse alzato in piedi, maleducati che non sono altro. Per non parlare del dialogo con la classe, si sono sforzati di ascoltare, di capire, ma niente di niente, un muro di gomma, quasi come nel Sessantotto. Bulli invece no, almeno quello. Al Pacinotti di Mestre, Nordest mica Sudovest, da mesi, la sera, si andava avanti così. Undici professori, nemmeno un alunno, mesi senza fare nulla, in un’aula abbandonata. La preside ha portato la giustificazione: «Sarà stata anche un’aula vuota ma tutti gli insegnanti avevano altri incarichi». Tipo telefonare alla fidanzata nella prima ora, leggere la Gazzetta la seconda e la terza, intervallo, per poi telefonare alla fidanzata per parlare di quello che c’era scritto sulla Gazzetta. Colpa degli studenti dicono. Non ci sono più gli alunni di una volta, ma se è per questo nemmeno quelli di settembre: partiti in diciotto hanno mollato tutti prima della fine del primo quadrimestre. Prima A, c’era scritto davanti all’aula, perché non c’erano i numeri per arrivare alla B, «Tutti assenti» c’era scritto sul registro di classe, tutti i santi giorni.
Il Pacinotti è la nuova frontiera dell’istruzione che capovolge i canoni di giudizio e di pregiudizio sulla scuola. Si parla di insegnanti fannulloni protetti da regole garantiste che impediscono di sanzionarli. Invece qui è l’esatto contrario. Tutti puntuali, neanche un assenteista e tempo pieno garantito. Purché non gratis, ci mancherebbe, perché il punto è tutto qui. Sarà colpa dello Stato che li paga niente e li considera poco ma erano undici prof per fare zero a zero. Per questo la mister giustamente è stata esonerata. E se va ad allenare all’estero magari è pure meglio...


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Vittorio Macioce: Don Walter Abbondo

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

In questi giorni Walter Veltroni ricorda qualcuno. Un certo curato di campagna che cammina con la testa china, buttando con il piede, verso il muro, i ciottoli che inciampano nel suo cammino. Il suo nome, lo sapete, è Don Abbondio. Il vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. Veltroni è un uomo che sa interpretare molti personaggi, la maschera manzoniana mancava. Il sospetto è che anche lui sia minacciato dai bravi. Lo sussurrano alcuni compagni di partito e lo temono i radicali. Cossiga invece lo dice con un mezzo ghigno divertito: «L’arresto di Del Turco è il primo avvertimento. Poi toccherà, come è già successo a quella di Mastella, alla moglie di Veltroni». E poi chiosa in sardo: «Capitto mi avvette?».
Certo che l’hanno capito. Il senatore a vita parla, si diverte e straparla, ma dietro i suoi teoremi c’è sempre un piccolo squarcio di verità politica. Tanto che qualcuno continua a chiedersi: ma che c’entra, o che c’azzecca, Veltroni con Di Pietro? Il quesito è antico e risale a quando il Pd doveva semplificare la scena politica italiana e fronteggiare, da solo, le armate di Berlusconi. Poi arrivò Tonino. Tonino descamisado, Tonino manette e trattore, Tonino piazza, blog e girotondo. Tonino che non dialoga, Tonino «partito dei giudici», Tonino di destra e di salotto. Il risultato è che Veltroni è diventato piccolo, balbuziente, titubante, sgridato dalla Bindi e con D’Alema alle spalle che si sbraccia e gli fa il vuoto intorno: sta male, poverino, lasciatelo solo. Aria, aria.


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Scoperto il patto d’acciaio tra camorra e mafia cinese

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il rione Esquilino era diventato la sede degli affari illeciti del clan Giuliano
Già la premessa è tutt’altro che rassicurante e racconta di un patto d’acciaio siglato tra i Giuliano, uno dei clan storici della camorra, e la criminalità cinese. I risvolti pratici, che valicano ogni confine geografico, si sostanziano invece in una staffetta di affari illeciti sull’asse Oriente-Roma, con Napoli e Cassino come stazioni intermedie. Fulcro di tutto, luogo di approdo logistico, di raccordo e di propulsione per ulteriori attività sporche, era l’Esquilino. Rione dagli occhi ormai a mandorla in cui operava una società creata al solo scopo di reinvestire i capitali che la merce contraffatta proveniente dalla Cina faceva fruttare.
Il meccanismo, scoperto dal centro operativo della Direzione investigativa antimafia, era ormai rodato: dall’Oriente, grazie all’apporto di Domenico Cesarano che fungeva da tramite, arrivavano nel porto della città partenopea i capi di abbigliamento sui quali venivano applicate le imitazioni delle etichette (prodotte a Martina Franca, nel tarantino) delle più importanti griffe. I capi venivano poi trasferiti nei magazzini di alcuni affiliati nel Frusinate e infine erano imposti sul mercato romano a imprenditori e commercianti facendo valere gli accordi con esponenti di rilievo della Chinatown capitolina. Negozi, appartamenti e magazzini erano infatti sotto il totale controllo dei clan, che all’occorrenza era persino in grado di procurare la manodopera necessaria per la vendita al dettaglio. Molti italiani, proprio per non subire questo genere di pressioni, avrebbero finito per cedere le loro attività ai cinesi. I profitti venivano utilizzati per accaparrarsi appartamenti e altri siti che sarebbero serviti a rendere ancora più fitta ed efficace la rete, oltre che per l’acquisto di bar, ristoranti e concessionarie auto. Mentre come sede operativa veniva utilizzato un ufficio di consulenze in via Principe Amedeo, la Dafa.

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I turisti si baciano in spiaggia: 79 arresti a Dubai, atti indecenti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Giro di vite nel più tollerante dei Paesi musulmani. Già fermate decine di stranieri per "atti indecenti" sotto l’ombrellone. Costruite in fretta e furia alte torri per sorvegliare i bagnanti. E nuova illuminazione artificiale di notte
Nel suo comunicato di lunedì, Hamid Karzai non avrebbe potuto essere più esplicito: «La responsabilità degli attentati, delle violenze e della ripresa dei talebani in Afghanistan è dei servizi segreti pachistani». Il presidente afghano, che deve affrontare una difficile elezione tra pochi mesi, ha tutto l’interesse ad addossare la responsabilità del deterioramento della situazione a un «nemico» esterno. Ma nel suo atto di accusa c’è una buona parte di verità: senza l’aiuto o la complicità del famigerato Isi, i servizi segreti d’Islamabad, sarebbe stato impossibile per i talebani, da sempre braccio armato di Al Qaida nella regione, trasformare le cosiddette aree tribali al confine tra i due Paesi in un santuario in cui addestrare i combattenti, preparare gli attacchi e lanciare la nuova offensiva che sta mettendo a dura prova i 70mila uomini della Nato e l’esercito afghano che li affianca. Ma c’è di peggio: negli ultimi mesi, i pachistani hanno tollerato un costante flusso di jihadisti affiliati ad Al Qaida - sauditi, yemeniti, uzbeki, ceceni - dall’Irak verso il fronte afghano. Si tratta di centinaia di uomini, che arrivano o in aereo dalla Siria o via terra dopo avere attraversato l’Iran e il Balucistan.
Questo spostamento di effettivi è ormai talmente consistente che, secondo l’intelligence americana, può soltanto significare un radicale cambiamento di strategia da parte di Osama Bin Laden: persa ogni illusione di potere vincere la guerra in Irak, dove le stesse tribù sunnite si sono ribellate ai suoi metodi spietati, Al Qaida avrebbe deciso di concentrare nuovamente le sue energie sull’Afghanistan, dove gode ancora di ampi consensi presso la popolazione pashtun e la disponibilità di una base sicura in territorio pachistano le agevola le operazioni.

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Il via d’Israele allo scambio di prigionieri

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

E un giornale di Hezbollah rivela: «Così catturati i militari di Tsahal. Uno è morto»
Oggi, a un valico di confine tra Israele e Libano, Hezbollah consegna a Tsahal due soldati, presumibilmente morti, e riceve in cambio cinque suoi membri e i resti di 199 miliziani, tra cui quelli di alcuni palestinesi. Il governo di Ehud Olmert ha ratificato ieri l’accordo, raggiunto con il movimento libanese attraverso la mediazione tedesca.
Ehud Goldwasser e Eldad Regev sono stati rapiti a luglio 2006 in un’azione delle milizie sciite del Partito di Dio oltre confine, mentre pattugliavano con cinque commilitoni la frontiera. L’evento ha scatenato 34 giorni di conflitto tra Hezbollah e Israele. Da allora, il movimento libanese non ha dato informazioni sulle condizioni dei due militari sequestrati. Fonti d’intelligence riportate nelle settimane scorse dalla stampa israeliana sostengono che i due siano morti. Proprio nelle stesse ore in cui l’esecutivo Olmert votava l’accordo, al Akhbar, quotidiano libanese vicino a Hezbollah, scriveva che uno dei due soldati sarebbe morto durante il sequestro. E racconta nel dettaglio l’azione militare. Vi avrebbero partecipato quattro unità delle milizie sciite. L’obiettivo: due Humvee dell’esercito israeliano in pattuglia su uno sterrato lungo il boscoso confine. La prima lanciava colpi di mortaio dalle colline vicine; la seconda forniva copertura con armi leggere; la terza sparava contro le postazioni di Tsahal oltre la frontiera; la quarta si avventava sui blindati, uno colpito al fianco da un lanciarazzi, dalla parte in cui sedevano Goldwasser e Regev - feriti - apriva le portiere, metteva i due su barelle e scappava in Libano. Sarebbe poi entrata in azione un’altra unità, per bruciare il resti del veicolo, cancellando il maggior numero di tracce possibile. Hezbollah rapì i due militari, uccise tre loro commilitoni e ne ferì altri tre.

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L’amica di prigionia accusa: «Ingrid si inventa delle storie»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

A due settimane dalla liberazione, rimangono molti misteri su cosa successe veramente nella giungla tra i rapitori e l’ostaggio franco-colombiano
da Madrid

Sulla figura di Ingrid Betancourt iniziano a spuntare i nei. Mentre a Parigi il mito della ex candidata alla presidenza Colombiana cresce senza sosta, alimentato da un'accoglienza mediatica e istituzionale senza precedenti, a Bogotà prende forma un ritratto più controverso dell'ex politica. Il pubblico colombiano, infatti, assiste attonito all’incrocio di critiche che Ingrid sta scambiando con la sua ex amica, compagna di politica e sequestro, Clara Rojas, e al freddo trattamento che ha riservato a suo marito Juan Carlos Lecompte.
«Inferno» è la parola che più utilizza Betancourt per ricordare la lunga prigionia: più di sei anni costellati di tanti punti oscuri che lei stessa non riesce a chiarire. Li ha messi in luce il giornalista della Cnn Larry King, che intervistandola sui presunti abusi sessuali si è sentito rispondere ermeticamnete: «ci sono cose che sono successe nella giungla e che lì devono restare». Un glissare più che legittimo su un tema intimo.
Meno giustificabile è apparso, però, un altro silenzio, che ha fatto andare su tutte le furie Clara Rojas, la compagna che non volle abbandonare Betancourt nel momento del sequestro. Ingrid ha detto di aver salvato la vita di Emmanuel - il figlio che Clara ebbe con un guerrigliero delle Farc - togliendolo dalle mani della madre, pronta a gettarlo in un fiume per la disperazione. Ma a Larry King, che le ha domandato se fosse vero, Ingrid risponde di nuovo con un no comment. «Non so da dove tiri fuori una cosa simile», è sbottata ai microfoni dell’argentina Radio 10, la ex candidata alla vicepresidenza assieme a Betancourt.

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Pioggia sui Giochi? Pechino la fermerà

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Chi fermerà la pioggia? Si chiedevano negli anni Sessanta i Creedence Clearwater Revival, il gruppo rock americano di John Fogerty. Risposta: i meteorologi cinesi. La pioggia, quella non torrenziale almeno, non sarà un problema: «È dal 2003 che ci prepariamo - dichiara il vice-direttore del centro meteorologico di Pechino, Chen Zhenlin - ma se le previsioni annunceranno forti piogge non ci sarà niente da fare». Il dirigente del centro non ha fornito particolari su quali saranno i metodi di cui Pechino intende servirsi per fermare il maltempo in vista della cerimonia inaugurale dei Giochi, il prossimo 8 agosto. Nessun riferimento, dunque, all'uso di razzi speciali per disperdere le nubi, come ipotizzato lo scorso anno dai meteorologi della capitale. Uno studio statistico sul clima di Pechino, generalmente caldo e umido in questa stagione, afferma che la possibilità di precipitazioni per l'8 agosto sia del 47%. Le previsioni del tempo ufficiali, le più attese della storia recente cinese, saranno rese note solo una settimana prima della cerimonia inaugurale.
A 23 giorni dall'inizio dei Giochi, intanto, continua la battaglia contro i due nemici principali di Pechino: l'inquinamento e il terrorismo. Dal 20 luglio prossimo, il traffico procederà solo a targhe alterne, mentre i camion provenienti da fuori città non potranno più entrare nella capitale. Scaglionati anche gli orari di ingresso e uscita dagli uffici per evitare la congestione del traffico. Da ieri, poi, sono operativi i blocchi stradali fuori e dentro Pechino per controllare tutte le vetture che entrano nella capitale: sono circa centomila gli uomini della sicurezza impiegati nelle operazioni.
Le restrizioni alle libertà individuali registrano un nuovo divieto: quello di utilizzo di oggetti volanti nelle scuole e nelle università. Modellini di aerei, palloncini e parapendii saranno vietati nei luoghi pubblici. Nella Pechino olimpica blindata per paura delle contestazioni non voleranno neppure gli aquiloni in piazza Tien An Men? L'importante è che non piova.

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Ronaldinho al Milan Berlusconi: "È nostro"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Riunioni a raffica con lite sfiorata tra Laporta e Assis. Si chiude a 22,5 milioni. Il brasiliano oggi sarà in ritiro e dice: "Ho coronato un sogno". Presentazione alle 13.

Eccolo, finalmente. Sbarca oggi a Milano, alle ore 13. E nel giro di qualche ora si presenta a Milanello. Ronaldinho è del Milan: adesso si può scrivere. L'annuncio, datato 23.09 di martedì 15 luglio, porta la firma autorevole di Silvio Berlusconi. Il premier, all'uscita da una riunione con i parlamentari del Pdl, detta ai microfoni di SkyTg24 la notizia del giorno. «Ronaldinho è del Milan» riferisce il decisivo protagonista della trattativa più lunga della storia milanista, un corteggiamento che continua da due anni, poi diventato inseguimento e infine blitz a Barcellona di Adriano Galliani con conclusione del negoziato dopo il rischio, concreto, di una clamorosa rottura. «Durante la campagna elettorale, i tifosi del Milan mi chiedevano solo e soltanto di acquistare Ronaldinho invece di sostenere la mia battaglia politica. Promessa mantenuta: hanno avuto il loro campione. Spero siano soddisfatti per lo spettacolo che procurerà e continuino a battersi per le libertà» la frase con cui Silvio Berlusconi salda il suo debito col popolo rossonero e accoglie la nuova stella che oggi probabilmente presenterà di persona.

Nei suoi 22 anni alla guida del Milan, non è la prima, forse nemmeno l'ultima, di sicuro una delle più brillanti. La telefonata a Berlusconi arriva da Barcellona: Adriano Galliani, sfiancato da una giornata scandita da incontri, scontri, pranzi, colloqui con fiscalisti e avvocati, risulta stremato ma felicissimo. «Presidente ce l'abbiamo fatta, la ringrazio a nome dei tifosi del Milan» dice il dirigente. A quel punto sono in tanti, circa 300, a presidiare l'aeroporto privato di Linate in attesa del volo dalla Spagna spostato a questa mattina. Devono arrivare i funzionari e chiedere l'aiuto delle tv per far partire il dietrofront.

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Da Montecarlo l’alga che avvelena l’estate

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

SANREMO
Se vi capitasse di uscire dall’acqua dopo un bel bagno in mare e di iniziare a tossire, starnutire o avere mal di testa, non vi sorga il dubbio di essere incappati in un raffreddore fuori stagione. La colpa potrebbe essere dell’«alga invisibile» o «alga killer». La chiamano così i comuni mortali ma lei, «noblesse oblige» in nome della scienza, si fregia dell’appellativo di «Ostreopsis ovata». Questo microscopico essere marino che arriva dai Tropici sta diventando il flagello dell’estate. Avvistata lungo le spiagge vip di Montecarlo, della Costa Azzurra e delle Canarie, sta infestando attraverso un gioco di correnti l’Italia e in tutto il Mediterraneo. L’innalzamento progressivo della temperatura ha infatti creato anche nel Mediterraneo l’habitat naturale dell’«Ostreopsis». Di qui il suo proliferare e i clamorosi casi di intossicazione che interessarono il litorale genovese nel 2005 (200 bagnanti colpiti da misteriosi malori). A partire da Montecarlo, quest’anno gli avvistamenti si stanno facendo sempre più numerosi. In Liguria l’Agenzia regionale per l’ambiente la sta tenendo d’occhio e ha registrato un innalzamento delle «infiorescenze». Siamo in pratica ad un pre-allarme. Il monitoraggio, che ha portato all’individuazione di parametri superiori alla soglia delle 50 mila cellule per litro di acqua marina (prossime alle 100 mila), interessa l’area di Chiavari e quella di Diano Marina e San Bartolomeo al Mare. Secondo gli esperti è il sintomo che si sta per verificare la «fioritura».


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Manovra, dal 2010 impronte digitali per tutti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera, dopo 11 ore, poco prima delle 7 sono riusciti a terminare l'esame del decreto della manovra e a dare il via libera al mandato ai relatori. Sono stati esaminati tutti gli emendamenti salvo due eccezioni: l'articolo 60 è stato accantonato a causa del mancato accordo tra maggioranza e opposizione, così come è stato accantonato l'articolo sul nucleare (se non per una piccola parte che riguarda la ricerca di quarta generazione). Il testo approderà in aula oggi pomeriggio dopo il via libera al dl sicurezza. È ormai dato per scontato il ricorso alla fiducia, ma c'è ancora incertezza sui tempi. Il governo deve mettere a punto un maxiemendamento che, secondo gli auspici delle commissioni, dovrebbe ricalcare il testo approvato questa notte. Tra le novità del testo approvato dalle Commissioni: l'abolizione del ticket sulla specialistica, lo stralcio (con un emendamento soppressivo a firma del governo) della proposta di modifica introdotta venerdi' scorso e che, tra l'altro, azzerava i vertici dell'Autorità dell'energia. E l'obbligo di impronte digitali per tutti dal primo gennaio 2010. Una misura quest'ultima prevista da un emendamento che ha ottenuto il sì bipartisan nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Si tratta di una modifica all'articolo che raddoppia la validità della carta d'identità, primi firmatari: Marco Marisilio, Fabio Rampelli e Massimo Enrico Corsaro (Pdl). “La carta di identità ha durata dieci anni e deve essere munita dalla fotografia e delle impronte digitali- si legge - della persona a cui si riferisce”. Plauso dei deputati del Pd che spiegano come questa modifica “disinnesca la questione Rom. Ora le impronte - dice Antonio Misiani - saranno prese a tutti”.


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Del Turco, Capezzone: Perché in isolamento?

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

“Fermo restando il fatto che non posso e non voglio esprimermi sul merito dell’inchiesta che riguarda Ottaviano Del Turco, continuo a porre domande (finora senza risposta) sugli aspetti di metodo”. Lo afferma Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. “Intanto, continuano a non essermi chiare le ragioni che hanno portato alla misura cautelare dell’arresto. O si ritiene - spiega - che vi fossero concreti e imminenti pericoli di fuga, di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove, oppure la misura non è giustificata. Ma apprendo ora che a Del Turco sarebbe stato addirittura imposto un regime di isolamento totale, senza poter vedere né legali né familiari. Siamo dunque dinanzi a un trattamento da boss della mala, o peggio? È grave che, soprattutto a sinistra, vi sia così tanto imbarazzo nel criticare queste modalità di condurre le inchieste. Poi, dall’inchiesta - conclude Capezzone - potrà scaturire qualunque esito: ma intanto, mi pare molto grave ed eloquente che si proceda con questi mezzi”.


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Convegno-flop per i dalemiani, Andrea Romano spiega perché

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Tra la Residenza di Ripetta e Piazza Navona la differenza salta agli occhi. Anche come arene politiche, le due location sono assai diverse. Ma un punto di contatto tra la kermesse girotondina dell’8 luglio e il mega-congegno sulle riforme organizzato in primis da Italianieuropei e Astrid può essere stabilito: nell’uno e nell’altro caso, l’iniziativa è risultata un flop per chi l’aveva promossa. Nel primo caso sulla difensiva è stato costretto Antonio Di Pietro (e in seconda battuta Walter Veltroni, che per l’ex magistrato ha violato il precetto del “correre da soli” alle elezioni); mentre dal convegno di ieri, accompagnato da molte aspettative, Massimo D’Alema ha ricavato - almeno a leggere cronache e retroscena - pochi vantaggi. Anzi, per l’ex premier il bilancio politico pare addirittura in rosso. Andrea Romano, che ben conosce i “compagni di scuola” D’Alema e Veltroni (col primo ha lavorato a stretto contatto agli albori di Italianieuropei), rimprovera all’ex premier di avere “seguito un percorso nascosto rispetto a una battaglia politica a viso aperto all’interno del Pd. Già si tratta di un partito che non esiste, che non ha neppure aperto il tesseramento. Non lo si aiuta travestendo un antipasto congressuale da seminario culturale. Il che è politicamente poco serio. Ho sempre creduto che D’Alema credesse che la battaglia congressuale doveva essere combattuta nelle sedi opportune. Se fosse una battaglia politica, sarebbe apprezzabile. Che la faccia. Alla luce del sole, senza nascondimenti. Limitarsi a logorare sottotraccia Veltroni - dopo avere contribuito a portarlo alla giuda del partito - non si può”.


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Tangenti Telecom Brasile, tutto fermo in attesa della Consulta

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

La Camera dei deputati brasiliana ha dato il via a un’inchiesta su presunte mazzette che la Telecom Italia avrebbe pagato a parlamentari, lobbisti e funzionari della polizia tra il 2003 e il 2006 ed il governo ha chiesto alle autorità giudiziarie italiane tutte le informazioni in suo possesso. Ma le risposte potrebbero subire ritardi. La procura della Repubblica di Milano, infatti, pur avendo aperto un fascicolo sull’intera vicenda, per un presunto coinvolgimento di nostri connazionali e pur avendo indagato fino a qualche tempo fa, ha bloccato tutto in attesa che i giudici della Corte costituzionale si esprimano sulla legittimità costituzionale di alcune norme contenute nel decreto legge 259 del 22 settembre del 2006, relativo alla utilizzabilità o meno a fini processuali delle intercettazioni telefoniche illegali. Questione sollevata dal Gip di Milano Giuseppe Gennari il 30 marzo dello scorso anno. La Consulta avrebbe dovuto decidere - relatore l’ex ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick il 2 aprile scorso e, poi, il 12 giugno - ma la trattazione della questione è stata rinviata a nuovo ruolo per “attendere le eventuali iniziative legislative e le conseguenti decisioni del nuovo governo e del nuovo Parlamento” il che fa presupporre tempi molto lunghi.


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Alitalia: Passera conferma deadline, Scajola la nuova Marzano

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
La Commissione europea rende noto di aver ricevuto la risposta “preliminare” dalle autorità italiane in merito alla procedura investigativa sul finanziamento ad Alitalia. Il dossier è stato aperto lo scorso 11 giugno e riguarda il prestito ponte da 300 milioni, poi convertito in capitale, concesso dal governo alla Magliana. Bruxelles spiega che si asterrà da commenti finché la procedura d’inchiesta “non sarà conclusa”. La notizia è confermata dal presidente dell’esecutivo europeo, Jose Manuel Barroso, al termine dell'incontro con il premier Silvio Berlusconi. Bruxelles, ha detto, “ha ricevuto la notifica da parte del governo italiano, la stiamo analizzando ma non posso anticipare nessuna decisione della Commissione in merito”. Dal canto suo Berlusconi ha spiegato la ratio che guida l’azione del governo: “Stiamo lavorando – ha sottolineato - affinché Alitalia possa tornare ad essere competitiva: una soluzione che ci consenta di continuare ad avere una compagnia di bandiera solida, che non faccia perdite, ma utili”. Questa mattina, a margine della presentazione della società Ntv – composta da Intesa SanPaolo oltre che da Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Alberto Bombassei – il commissario europeo ai Trasporti, Antonio Tajani, ha avuto un breve scambio di battute con l’amministratore delegato di Santintesa, Corrado Passera. Il top manager, interpellato dai giornalisti, si è limitato a confermare che il suo istituto di credito, advisor di Palazzo Chigi per la privatizzazione della compagnia, presenterà il progetto di rilancio di Alitalia nei tempi stabiliti dal mandato, cioè entro la fine di luglio. “Stiamo lavorando nell'ambito del mandato. È un progetto molto impegnativo, ma dobbiamo fare di tutto per trovare una soluzione”, ha dichiarato Passera. Intanto il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ribadisce che, fra le ipotesi sul tavolo per salvare la Magliana, c’è quella di modificare la legge Marzano. Una revisione della legge sulle crisi aziendali renderebbe più “morbido” e veloce lo sdoppiamento di Alitalia fra “new” e “bad” company, che poi è l’idea attorno a cui, secondo indiscrezioni mai smentite, verterebbe il “Progetto Fenice” di Intesa SanPaolo. “Il caso Alitalia – ha sottolineato Scajola - certamente potrà essere percorso attraverso strumenti di modifica alla legge Marzano, se non ci saranno soluzioni diverse”.
Il Velino

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Russia, trovati i resti di due figli dell'ultimo zar Nicola II

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
La conferma dalle analisi del Dna: quei frammenti ossei sono del principino Alexei e della Gran Duchessa Maria

MOSCA - I resti sono proprio quelli del principino Alexei e della Gran Duchessa Maria. Le analisi del dna hanno confermato che i frammenti ossei trovati nei pressi di Ekaterinenburg appartennero proprio a due dei cinque figli dell'ultimo zar di Russia, Nicola II. Il riconoscimento definitivo delle due giovani vittime, reso possibile da tre differenti analisi genetiche, è stato annunciato dalla Procura Federale russa mediante un comunicato ufficiale.

I FIGLI - I resti ritrovati sono rispettivamente della terzogenita e dell'ultimogenito di Nicola e della zarina Aleksandra Fedorovna; Aleksej era l'unico maschio. Lo zar fu giustiziato a sangue freddo dai bolscevichi insieme a tutti i più stretti congiunti e ad alcuni collaboratori la notte fra il 16 e il 17 luglio 1918 a Ekaterinenburg, nella regione degli Urali, dove la famiglia imperiale era stata segregata. I frammenti erano contenuti in una delle due tombe scoperte nella zona.

ANALISI DNA - Le indagini della commissione creata ad hoc hanno considerato tutte le possibili alternative al ritrovamento dei resti reali - dall’esecuzione di oppositori politici al massacro di mero stampo criminale - ma non sono state trovate alternative valide che potessero giustificare la presenza di quei frammenti. Anche perché le cronache dell'epoca non registrano la scomparsa di due adolescenti. Decisivo è stato perà il test del dna, realizzato sia in Russia che negli Usa. Sono state inoltre individuate sostanze su frammenti di denti del tutto simili a quelle ritrovate sui resti degli altri membri della famiglia zarista. Ad analisi concluse, i resti di Aleksei e della sorella Maria potranno essere sepolti accanto a quelli dei familiari, a San Pietroburgo, chiudendo un capitolo controverso e doloroso per la Russia.

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Chi comanda a Pechino? di Nunziante Mastrolia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Il potere, il consenso, la sfida all'Occidente
recensione di Mario Secomandi - 15 luglio 2008

Si sente sempre più spesso parlare della Cina come una prossima superpotenza mondiale destinata con ogni probabilità a surclassare anche gli Stati Uniti. Diventa dunque sempre più imprescindibile andare ad esaminare le caratteristiche della politica e del tessuto socio-economico dell'ex Impero Celeste. Ha un che di inquietante l'impetuosa ascesa del Dragone asiatico: ad una crescita economica fondata sul liberismo sfrenato (tutt'altro che solidale e sociale) si accompagna una leadership politica autoritaria pervasa dall'approccio totalitario e nazional-tecnocratico-populista del Partito comunista cinese (Pcc).

Il progresso e lo sviluppo della Cina fanno perno sulle delocalizzazioni dei processi produttivi e tecnologici delle imprese (segnatamente manifatturiere) dei Paesi occidentali (ciò che ha per conseguenza favorito nei territori di questi ultimi maggiore disoccupazione e diminuzione del costo del lavoro) e sul «dumping commerciale e monetario» in capo al Gigante asiatico nei confronti degli Usa. Pechino si trova ad essere l'acquirente di buona parte del debito-deficit nazionale americano. E' stato l'alto tasso di consumo occidentale, europeo e soprattutto americano ad aver trainato negli ultimi lustri la crescita economica cinese, incentrata dunque sulle esportazioni e sulla propria apertura agli investimenti internazionali. I dati stanno lì a parlar chiaro: oltre la metà dell'intera produzione mondiale di biciclette e giocattoli, la metà di quella di scarpe e di forni a microonde, un terzo di quella di televisioni, condizionatori d'aria e valigeria, un quarto di quella delle lavatrici ed un quinto di quella dei frigoriferi, promana da impianti industriali dislocati in Cina.

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Tregua a tempo indeterminato

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Alexandra Javarone

Il presidente Sarkozy ha aperto il summit internazionale dell'Unione per il Mediterraneo, augurando all'organismo un futuro luminoso: «Quello che abbiamo creato per l'Europa possiamo crearlo anche per il Mediterraneo». Tuttavia, per organizzare «uno spazio» di sicurezza, solidarietà e giustizia sarà necessario - ha aggiunto - l'apporto pragmatico di tutti i 43 Paesi coinvolti nelle trattative. Superate le divisioni fra la sponda nord e la sponda sud ed accantonati i piani e le spoglie dell'estinto processo di Barcellona, i 44 capi di Stato e di governo porranno infine le fondamenta dell'Upm, organismo la cui struttura decisionale sarà fondata sul meccanismo della «decisione congiunta» da affidarsi alle due sponde.

Diversi i progetti economici e politici che l'Unione per il Mediterraneo intende perseguire, ma tutti inesorabilmente connessi e condizionati alla stabilità nella regione, ovvero alla risoluzione della questione mediorientale. Olmert e Abbas, seduti attorno allo stesso tavolo delle trattative, lanciano una accattivante serie di proponimenti volti alla pacificazione. Da Parigi il premier israeliano Olmert s'è detto certo d'esser vicino all'accordo con i palestinesi.

Ebbene, lo slancio diplomatico voluto da Parigi si prefigge un progetto di pace da promuovere attraverso l'Unione per il Mediterraneo. Perfino Abu Mazen ed Olmert paiono aver infine ritrovato una comune sintonia d'intenti volta alla «stabilità mondiale», cui nodo più intricato e radicato è appunto la questione israelo-palestinese. «Presto potremo giungere al compromesso, magari entro pochi mesi», proprio grazie alla fertile mediazione del presidente di turno dell'Ue. Insomma, un trionfo di buoni proponimenti ed un richiamo ai propositi del passato, quelli già svaniti e deposti dalla guerra, dall'intifada, l'intolleranza o ancora infranti nell'ingiustizia di molti, senza alcuna distinzione.

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I negoziati siro-israeliani...sullo sfondo libanese

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

E Israele apre anche a Hezbollah
di Bernard Selwan El Khoury

A seguito della Conferenza di Annapolis, la Siria ha accennato alla possibilità di «trattative dirette» con lo Stato di Israele. Il governo Olmert attraversava, e attraversa, un periodo di crisi. La Siria è stretta dalla morsa del Tribunale internazionale sull'omicidio Hariri, che la vedrebbe come principale mandante di tale assassinio. Non stupisce, dunque, che proprio a seguito degli Accordi di Doha Israele abbia iniziato a «dialogare», a suon di scambio di prigionieri/cadaveri, anche con il Partito di Dio libanese, legato a doppio filo a Siria e Iran.

Che la Siria avesse intenzione di trascinare gli Usa e la comunità internazionale al tavolo del negoziato lo si era intuito già nel 2005, quando, costretta dall'Onu (ris.1559) a ritirare le sue truppe dal Libano dopo 30 anni di occupazione, cominciò a lavorare in questo senso. In che modo? Da una parte sgominando alcune cellule terroristiche abilmente manovrate dai mukhabarat siriani (i servizi segreti) sul territorio nazionale, dall'altro infiltrando altre cellule nei campi profughi libanesi, come ad esempio Fateh al-Islam a Nahr el-Bared, nel nord del Libano. In questo modo il regime di Assad figlio ha fatto intendere agli Usa che anche la Siria era impegnata nella lotta al terrorismo e che era ancora la Siria a muovere la Regina sullo scacchiere mediorientale e soprattutto su quello libanese.

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Sudan. Omar Hassan el Beshir, un presidente alla sbarra?

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Anna Bono

Le reazioni all'incriminazione di un capo di stato da parte della Corte penale internazionale non si sono fatte attendere. Il capo di stato in questione è quello del Sudan, Omar Hassan el Beshir, per il quale il procuratore della Cpi, l'argentino Luis Moreno Ocampo, chiede un mandato d'arresto in base a 10 capi d'accusa che includono i reati di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Le vittime di el Beshir sono le popolazioni di origine africana del Darfur sterminate e disperse dalle milizie janjaaweed, armate e finanziate da Khartoum che persegue da decenni un progetto di arabizzazione del Sudan di cui per primi pagarono il prezzo gli abitanti cristiani e animisti del Sud, nel corso di una guerra durata decenni e conclusasi all'inizio del 2005.

Il governo sudanese ha immediatamente replicato di non riconoscere autorità e giurisdizione alcuna alla Cpi di cui, come peraltro più di metà degli stati del mondo, non ha mai sottoscritto lo statuto. Si era già espresso in questi termini nel febbraio del 2007 allorché la Corte aveva incriminato degli stessi reati il generale Ali Kushayb e l'attuale ministro sudanese degli affari umanitari, Ahmad Muhammad Harun. «I giudici decideranno il modo migliore per garantire la loro comparsa davanti alla Corte» aveva dichiarato allora il Procuratore capo ben sapendo tuttavia che è proprio questo il punto debole della Cpi: la mancanza di mezzi per arrestare chi non si presenta spontaneamente o gli viene consegnato dalle forze dell'ordine di un governo disposto a collaborare.

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Un vincitore ed un vinto

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Enrica Bucciarelli

La bozza della Risoluzione fortemente sponsorizzata dagli stati occidentali, su tutti Stati Uniti e Gran Bretagna, e contenente misure sanzionatorie a discapito del Presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, e dei suoi più stretti collaboratori, è stata affossata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Se i no di Libia, Vietnam e Sud-Africa (quest'ultima estremamente preoccupata da un'eventuale guerra civile ai suoi confini) erano prevedibili e comunque non decisivi ai fini dell'approvazione del documento, i veti posti dalla Federazione Russa e dalla Repubblica Popolare Cinese hanno impedito l'approvazione del provvedimento provocando stupore e polemiche.

In particolare, il voto negativo russo ha destato la reazione di Gran Bretagna e Stati Uniti i quali hanno etichettato l'ex superpotenza come partner inaffidabile. Con tutta probabilità, la decisione russa è inscrivibile nell'ambito della querelle, ormai decennale, concernente la realizzazione dello scudo spaziale. Ad inizio settimana, infatti, è stato concluso un accordo fra Usa e Repubblica Ceca per la creazione di uno scudo antimissile e il veto russo in seno al Consiglio di Sicurezza è stato un malcelato e improduttivo tentativo di vendetta.

Più complesso è analizzare il voto negativo cinese. Pechino ha giustificato il suo comportamento con la volontà di non andare ad inficiare l'attività di mediazione che il Presidente sudafricano Mbeki sta portando avanti fra il partito di Mugabe e il Movimento per il cambiamento democratico del leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai. Una motivazione che non regge soprattutto alla luce del fatto che si tratta di negoziati con poca possibilità di riuscita.

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Crisi negli Usa, Fannie mae e Freddie Mec

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Fabrizio Goria

Il mondo dei mutui ipotecari negli Stati Uniti non trova pace, ma l'esatto opposto. Infatti è il caos colui che regna sovrano, senza che si possa trovar una soluzione sostenibile al sistema. Ma il crollo che è avvenuto negli ultimi giorni si poteva prevedere? Fannie Mae, Freddy Mac e IndyMac Bancorp Inc. sono le protagoniste di questa storia, le grandi società di erogazione dei mutui che hanno visto le loro capitalizzazioni di borsa perdere oltre l'80% in un anno. Ma se le prime due sono società GSE (government sponsored enterprises), create ad hoc per fornire servizi finanziari con la sicurezza della presenza statale, la terza è una società privata che si occupava in linea diretta dell'erogazione dei mutui ipotecari. Si, perchè invece il meccanismo per Fannie Mae (e Freddie Mac) era diverso e prevedeva l'emissione di obbligazioni su mutui erogati dalle commercial banks a stelle e strisce. Quello che è successo però ha del grottesco: nelle ultime settimane si è avuta un'escalation sull'indice Markit iTraxx Crossover, la cartina tornasole delle società con un maggior rischio d'insolvenza del credito. Proprio le sorelle FM hanno visto il loro indice andare oltre gli 82 punti base, ovvero che il premio per il rischio di possedere aumentava, ovvero che c'erano alte possibilità di un default. Crollo che puntuale è giunto, mettendo in ginocchio i mercati finanziari di mezzo mondo. Come dire, tutti lo sapevano, nessuno ha fatto qualcosa per arginar le perdite.

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Pd, alla faccia della crisi!

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Andrea Camaiora

Della crisi della sinistra in Italia argomentiamo da anni e dello stato confusionale del Pd da mesi, tuttavia ci si può rendere davvero conto di quanto sia grigia la situazione nel Pd soltanto se si leggono un po' più attentamente i giornali e, magari, proprio la stampa di sinistra. Prendiamo ad esempio il numero estivo de Le nuove ragioni del socialismo, il periodico diretto da Emanuele Macaluso: è un concentrato di schiaffoni al mostro politico cattocomunista. Tra i più duri, naturalmente, c'è proprio Macaluso che scrive: «Il Pd così com'è non regge, non è in grado di condurre con coerenza e continuità l'opposizione sulla base di una politica, chiara e convincente, condizione, questa, necessaria per incidere nel blocco sociale e politico che si è radunato attorno a Berlusconi». Macaluso, inoltre, denuncia «un deficit di linea politica e di una linea politica convincente (...), un deficit che non è riconducibile solo al segretario di quel partito, ma all'assenza di un gruppo dirigente selezionato attraverso un reale confronto (...)».

Effettivamente il Pd oscilla da prima delle elezioni fra il moderatismo spinto e l'oltranzismo barricadero, tanto che Veltroni, in scia di Di Pietro, annuncia prima guerra totale a Berlusconi e poi prende le distanze dall'ex pm che in piazza Navona come in Parlamento ha ampiamente passato il limite. Sarebbe forse il caso di informare i quadri dirigenti più radicali del Pd che un'opposizione che non ricerca compromessi, soluzioni condivise, ricette comuni, è un'opposizione che rinuncia alla politica e al suo fondamento, il dialogo. In più l'idea di opposizione senza compromessi può andare bene per forze minoritarie, estremiste, ma non è accettabile da chi aspira a governare il Paese. Per un'opposizione ricercare il cambiamento significa dimostrare, al di là della propria condizione di minoranza, la capacità di incidere e determinare alcune scelte. Ma l'opposizione non ha ancora deciso da che parte stare, dalla parte della responsabilità o da quella della propaganda. Macaluso, nella conclusione del suo articolo lo dice chiaramente. «(il Pd) è sempre nel limbo: in Europa e in Italia. Ed è essenzialmente sua la responsabilità dell'impotenza di tutto il centrosinistra di fronte all'offensiva di Berlusconi. Cari compagni, decidete».

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Giustizia: un dramma tutto italiano

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Raffaele Iannuzzi

Riprendo il filo del discorso sulla magistratura. Anzi, sui giudici, vincitori di concorso e facenti parte di un «ordine», secondo lettera costituzionale, i quali, oggi, sono diventati, nei fatti, un soggetto politico. Cossiga ha, ancora una volta, ragione. La magistratura è, oggi, un soggetto politico a tutti gli effetti e non guarda più in faccia a nessuno. Destra o sinistra, pari sono. Da buon soggetto autonomo, politicamente agente e istituzionalmente configgente. Questo è il vero dato della crisi italiana. La quale non ha più riferimenti istituzionali, perché il Presidente della Repubblica si è ben pronunciato sul ruolo dei magistrati e D'Alema, insieme a Violante, hanno posto il problema dell'auto-referenzialità politica della magistratura. Anche pezzi del mondo rappresentativo dei Pm non è propriamente giacobino, occorre aggiungere. Il nodo della crisi italiana è legato ad una duplice realtà: da un lato, la cronica debolezza della politica, che non riesce neanche a far passare la più banale delle «riforme», l'immunità degli eletti, che circola in ogni parte del mondo civile occidentale; dall'altro, il cortocircuito in atto tra la politica operante sui territori e il corpo sociale, che, come ha mostrato il Censis, vuole più Stato, ma non per questo crede di più nei politici.

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Berlusconi immune dai giudici

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Gianni Baget Bozzo

E' avvenuto sotto gli occhi di tutti, un «compromesso storico» tra Berlusconi e la magistratura. Ed ogni compromesso indica che prima si è combattuta una vera lotta in cui le due parti hanno difeso il loro terreno. E' proprio contro questo compromesso che Di Pietro alza la voce. Si è sentito abbandonato dai suoi. Il lodo Alfano, che ha ripercorso una strada già bocciata dalla Corte Costituzionale, ora invece ha il solido consenso di un negoziato diretto dal capo dello Stato, ha registrato il silenzio assenso del Csm e il parere favorevole di qualche ex esponente della Corte Costituzionale.

Ma questo è avvenuto sulla base del fatto che le elezioni dell'aprile 2008 hanno fatto di Berlusconi non semplicemente il vincitore delle elezioni ma l'«eletto del popolo», cioè la persona in cui si riconosce una maggioranza non legittimata a sinistra, che vuole auto legittimarsi come maggioranza democratica, scegliendo un candidato che la sinistra e la cultura politica vetano: cioè appunto Berlusconi. Ciò è avvenuto grazie a una piccola guerra di movimento, mossa dal governo con l'accettazione degli emendamenti Vizzini Berselli al decreto sulla sicurezza che ordinavano ai procuratori della Repubblica una linea nell'applicazione dell'azione penale. E chiarivano così un punto di principio: cioè che l'azione penale è un potere dello Stato, e non della sola magistratura, e che il Parlamento e il governo hanno il potere di indicare una direzione. Ma la forza dell'attacco era evidente nella dichiarazione di Berlusconi di non accettare come obiezione al decreto il fatto che il suo processo milanese nel caso Mills fosse tra quelli cancellati. Poteva seguirne una riprovazione generale, ma la questione fu tenuta in mano dal presidente della Repubblica, che impedì al Csm di dichiarare la incostituzionalità del decreto sulla sicurezza. E poi ne nacque il lodo: e questo venne accettato dal capo dello Stato, censurato blandamente dal Partito democratico e soprattutto coperto dal silenzio della magistratura che ha compreso come la strada di salvare Berlusconi dal processo di Milano fosse ormai una necessità istituzionale. Ottenendo in cambio la cancellazione degli emendamenti. Quindi contenti tutti. Di Pietro si consola con il notare che evidentemente gli emendamenti bloccaprocessi erano una premessa al lodo. In realtà così è stato, Berlusconi ha tentato un vero colpo di forza, sfidando i poteri costituzionali, l'opposizione e la stampa: egli infatti si liberava di un suo processo mediante un atto di governo.

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Ehud Olmert porge l’altra guancia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Fiera delle ipocrisie al vertice mediterraneo, mentre un assassino tornerà in Libano accolto in trionfo

di Michael Sfaradi


Il vertice delle nazioni del Mediterraneo voluto da Sarkozy, non è stato altro che una nuova passerella di potenti che, fra sorrisi, abbracci e dichiarazioni di circostanza, hanno messo in mostra davanti alle telecamere giunte a Parigi, le belle signore che li accompagnavano e che indossavano per l’occasione gli ultimi modelli di stilisti famosi. Durante l’incontro vasta eco ha avuto la dichiarazione del Primo Ministro israeliano, riportata da tutti i giornali come si trattasse di un Versetto Biblico o un passo del Vangelo, che la pace con i palestinesi è vicinissima. Tutto questo accanto ad una foto che lo ritrae con Abu Mazen che tecnicamente è il Presidente dell’autorità palestinese, ma che in pratica rappresenta se stesso la sua famiglia e le due guardie del corpo che lo proteggono mentre va in giro per il mondo a piangere e a mendicare milioni di euro. Olmert ci ha regalato un altro delirante sogno dove da una parte dimenticava che l’uomo che ha abbracciato con tanta enfasi è un negazionista dichiarato dell’Olocausto e l’organizzatore di molti attentati terroristici che hanno insanguinato Israele, il sequestro e l’assassinio degli atleti olimpionici di Monaco fu una sue idea, e dall’altra ha dimenticato Hamas e Ismail Haniye, che di pace non ne vogliono sentir parlare. Non soddisfatto Ehud Olmert, tornato in patria, ha riunito il suo governo e, nonostante il dossier presentato da Hezbollah di Ron Arad non dà alcuna risposta certa, e che è chiaro che gli sciiti filo-iraniani nascondano molte notizie sul destino sull’ufficiale israeliano, ha fatto votare al governo l’accettazione degli accordi che prevedono lo scambio di terroristi assassini vivi contro, molto probabilmente, soldati morti. Olmert, in uno scambio di battute con i giornalisti ha detto che era vietato far vivere alle famiglie Goldwasser e Regev quello che ha dovuto passare la famiglia Arad in questi ultimi anni.


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Arriva la concorrenza nel trasporto ferroviario

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

NTV CON I SUOI TRENI ROSSO FERRARI DARA' BATTAGLIA SULL’ALTA VELOCITà


di Alessandra Mieli


C’è davvero chi ancora crede nel Paese e ci scommette i suoi soldi. E, questo fatto da solo, è un segnale positivo in un panorama altrimenti deprimente. Il miraggio ha anche un nome: Nuovo Trasporto Viaggiatori (Ntv), che sarà il primo operatore privato italiano nel trasporto ferroviario di persone sulla rete ad alta velocità. Inizierà a offrire il servizio viaggiatori a partire dal 2011 e prevede di acquisire entro il 2015 una quota di mercato del 20%. Questi sono i dati significativi del progetto operativo di Ntv, presentati a Roma. La società per azioni è stata creata nel dicembre 2006 da Luca di Montezemolo, Diego Della Valle, Gianni Punzo (che attualmente detengono in quote paritetiche il 54,50%) e Giuseppe Sciarrone (2,6%), ai quali nel 2008 si sono aggiunti Intesa Sanpaolo (detiene il 21,4%), Generali Financial Holding (16,10%) e Alberto Bombassei (5,4%). Il patrimonio netto previsto prima dell’avvio dell’attività operativa è di 230 milioni di euro, presidente di Ntv è Luca di Montezemolo e amministratore delegato è Giuseppe Sciarrone. Nel presentare l’iniziativa, Montezemolo ha sottolineato come si tratti “di una vera impresa italiana”. Obiettivo di Ntv, è stato spiegato, è tra l’altro valorizzare l’investimento di circa 40 miliardi dello Stato nell’alta velocità.


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DA TORTORA A DEL TURCO

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Giuseppe Mele


Nei tempi supplementari, a lodo ottenuto e approvato, arriva l’arresto di uno dei principali governatori regionali e socialisti da tempo passato con Veltroni, cui ora tocca gestire la parte della vittima e respingere l’invito dell’amico Di Pietro a buttare la chiave della cella di Ottaviano Del Turco. Le intenzioni del governo, dare alle principali cariche uno scudo dall’azione delle procure e sospendere un bel po’ di processi visto l’arretrato infinito che rende impossibile l’applicazione della giustizia, hanno scatenato l’anima giustizialista. Molti sono tornati a sottolineare i sospetti peggiori verso Berlusconi, malgrado sia stato processato senza soluzione di continuità per 3 lustri. È dai tempi della diversità morale berlingueriana che nel post Pci ristagna l’idea che l’avversario politico sia comunque un manigoldo, soprattutto se non dà ragione. Come D’Annunzio definiva Giolitti il ministro della malavita, Fanfani era fan-fan-fascista, e Craxi il capo di una banda a delinquere, così solo un motivo c’è per l’esistenza del blocco maggioritario nel paese, per evitare al premier la galera. Che uno dei pentiti che s’inventò le accuse a Tortora, abbia oggi ammazzato durante i lasciapassare dal carcere, che i giudici che sbagliarono clamorosamente quel caso, abbiano fatto un’ottima carriera fino a posizioni dominanti, che le procure siano ad incredibili redditi ed al peggiore livello di produttività di un’amministrazione generale già pessima, che il ritmo di un processo sia da lumaca, non conta nulla. Che il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, che fu avviato dai radicali ma voluto dai socialisti, sia stato vinto con grandi numeri e poi affossato in Parlamento e che la risposta sia stata una infinita delegittimazione della politica tutta, non è importante.


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Il federalismo? Ci siamo, parola di Maroni

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Diego Martinelli


Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha approfittato della riunione del Consiglio Direttivo dell’Unione delle Province Lombarde (UPL), svoltasi a Como lunedì scorso, per incontrare i presidenti delle province lombarde, i parlamentari comaschi, le autorità provinciali, gli amministratori locali di Como, Cantù, Mariano Comense ed Erba, oltre ai rappresentanti di categoria del Lario. L’occasione si prestava per discutere di alcuni importanti temi d’interesse comune. Rilevanti e impegnativi i punti all’ordine del giorno. Si è iniziato con la finanza locale e l’esposizione della strada che il Governo intende seguire per arrivare ad una piena ed effettiva attuazione del federalismo fiscale per passare poi alla questione del riordino delle funzioni fondamentali delle Province in attuazione dell’art. 118 della Costituzione. Maroni ha sottolineato come ad esse vadano riconosciute le funzioni di governo di area vasta, di programmazione e di pianificazione territoriale, nonché quelle che non possono essere svolte adeguatamente a livello comunale. Ha chiuso l’incontro un confronto sugli interventi in programma per l’Expo 2015 strettamente legati alla questione infrastrutture e alla carenza del trasporto pubblico locale.


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La politica vada al mercato

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

In difesa del federalismo
Solo la competizione aumenta controllo ed efficienza

La diversità? Si chiama natura umana
Siano i cittadini a dar voti alle autorità

di Carlo Lottieri


Nei dibattiti economici e anche nelle discussioni che vertono sulla concorrenza istituzionale è frequente che si faccia riferimento all’argomento delle economie di scala. Con più di un buon motivo si enfatizza che un ordine produttivo troppo frazionato in varie circostanze può rivelarsi incapace di realizzare importanti obiettivi. Come potremmo avere automobili, ad esempio, se non vi fossero imprese con più di dieci dipendenti? Sarebbe oggettivamente complicato. Tale considerazione sensata è però spesso ingiustamente usata contro il mercato e contro il federalismo, quasi che in un sistema organizzato “dal basso” non vi possa essere una naturale propensione a dar vita a grandi conglomerati economici e ad intese (il federalismo nasce da qui, appunto) in campo politico. L’analogia sopra introdotta tra federalismo e mercato non è certo casuale. E così come non siamo in grado di sapere quale sia il miglior modo di soddisfare le esigenze e i desideri degli abitanti di una metropoli complicata quale è New York (e per questa ragione è bene che a ciò si dedichi una miriade di imprese in competizione), analogamente non sappiamo quale debba essere la migliore articolazione istituzionale. Nella sua essenza, il federalismo è il mercato applicato alla politica.


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Il fascismo del Terzo Mondo

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Cina e Russia hanno appoggiato Mugabe, assieme alla Libia, questo è il nuovo asse dei dittatori. Il mondo è stato diviso per decenni tra Est e Ovest. I nemici della democrazia ora vengono da Sud

di Romano Bracalini


Un asse afro-asiatico in difesa dell’indifendibile ras dello Zimbabwe Robert Mugabe s’è virtualmente formato la settimana scorsa allorché il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva proposto di decretare le sanzioni contro il paese africano e Russia e Cina, insieme a Sudafrica, Libia e Vietnam, le hanno respinte. Dove si vede che contro il muro dell’ideologia non c’è crimine per quanto grande e odioso che possa scarfirlo. In vent’anni che è rimasto al potere Mugabe ha ridotto lo Zimbabwe, l’ex Rhodesia, alla miseria e alla fame da ultimo, a completamento di un’opera di distruzione, ha cacciato i 5000 coloni bianchi che avevano creato la ricchezza del paese e un’economia moderna. La disoccupazione è all’80%, l’inflazione al 100.000%, il paese è sull’orlo della guerra civile; la popolazione cerca scampo nei paesi vicini, come il Sudafrica, anch’esso regredito ai peggiori sistemi di arbitro e di violenza, dove recentemente la popolazione è insorta con le armi contro gli immigrati venuti in cerca di lavoro. La violenza xenofoba dei sudafricani non ha avuto sui media italiani il rilievo che meritava e che certo avrebbe avuto se lo scempio fosse avvenuto in un paese occidentale. Ma anche qui il “razzismo” ha una diversa considerazione a seconda di chi lo manifesta.


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Le nuove strategie intraprese nell’infinita guerra ai rifiuti

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Daniela Romano


La città di Napoli, o meglio l’intera Regione Campania contro l’emergenza rifiuti. Una guerra, questa, aperta ormai da anni. Si combatte su tutti i fronti. Si ricorre all’uso di ogni tipo di “arma”. Si cercano compromessi e soluzione, ma il nemico, la “monnezza”, sembra non arrendersi. Sarà questa forse una delle guerre che la città ricorderà di più nel tempo? Forse sì. E’ una delle battaglie più lunghe e più controverse. In questi anni e soprattutto begli ultimi mesi. Alti dirigenti dello Stato, prefetti, funzionari, sono andati al fronte per combattere la resistenza dei sacchetti. I “Generali ” si sono cimentati in strategie d’ogni tipo, stendendo “piani di attacco”: si è cercato di chiudere il nemico sacchetto in cave apposite, di annientarlo con l’inceneritore, e infine, addirittura di espatriarlo. Ma nulla è servito. E cosi si combatte ancora, spostandosi da una trincea all’altra, da Chiaiano, ad Acerra, fino ad Agnano, lavorando alla segmentazione delle frange opposte, con la raccolta differenziata. Difficili da seguire gli spostamenti dell’esercito di Napoli, che nelle ultime ore sembra indirizzato nella zona est. Il nemico, la “monezza” sembra lasciare il centro, concentrandosi nelle periferie. Una timida ritirata che sembra dare speranze a Napoli.


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La rivoluzione popolare del Pdl Veneto

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Nato a Padova il 14 luglio, nello stesso giorno che ricorda la presa della Bastiglia

di Marco Giusti


Inneggiano alla volontà popolare, il loro simbolo è la presa Bastiglia, la data della loro prima assemblea non poteva che essere il 14 luglio. Ha un’anima rivoluzionaria il progetto di un Pdl veneto promosso da un gruppo di amministratori veneti del centrodestra e presentato lunedì sera a Padova. Un modello di partito federato, legato alla struttura nazionale ma più calato nel territorio, più vicino alle necessità dei campanili. Un bisogno, quello della rappresentanza, quasi urlato dai circa 600 presenti alla convention. Pochi i parlamentari rispetto al numero di inviti distribuiti ma centinaia di sindaci e amministratori locali. Politici di casa che hanno votato all’unanimità un appello a Berlusconi e a Fini affinchè “il partito del Pdl si costituisca, in Veneto, come partito federato e autonomo entro l’autunno 2008 attraverso la convocazione di adeguati momenti di partecipazione popolare, anche congressuali, per la fondazione del Pdl Veneto”.


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Sarà un 2008 difficile per l’occupazione italiana

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Rebecca Samaritain


Dopo anni di segnali positivi, non solo per la diminuzione del tasso di disoccupazione, ma anche per la stabilizzazione dei lavoratori precari e per la maggiore diffusione di forme di flessibilità del lavoro, quest’anno potrebbe segnare una prima, anche se ancora timida, inversione di tendenza. Secondo il rapporto sul mercato del lavoro 2007-2008 del Cnel, infatti, l’occupazione dovrebbe aumentare quest’anno di appena lo 0,4% (contro il +1% del 2007), con uno stacco deciso però tra il Sud e il resto del Paese: se al Nord e al Centro i segnali restano infatti positivi (gli occupati dovrebbero registrare rispettivamente +0,8% e +1,2%), al Sud il Cnel prevede un calo dello 0,9%. Nel 2007, sottolinea il Cnel, la domanda di lavoro è stata “vivace e questo ha portato ad un significativo abbattimento della disoccupazione”. L’aumento non è stato però uniforme né sotto il profilo settoriale (gli incrementi sono stati concentrati nei settori dei servizi privati e nell’edilizia) né tanto meno sotto quello territoriale (la crescita occupazionale è rimasta infatti concentrata nelle regioni del Nord). Nel 2008 lo scenario dovrebbe essere altrettanto frammentato, sia nei settori che nelle aeree geografiche. Nell’agricoltura dovrebbe continuare, seppure in modo meno accentuato, l’emorragia già registrata: il Cnel stima un calo dell’1,5% dopo il -2,9% del 2007. Nell’industria invece la tendenza positiva del 2007 (+1,4%) dovrebbe totalmente ribaltarsi (-1,5%). In calo risultano infatti sia l’industria in senso stretto (-1,5%) che le costruzioni (-1,7%).


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Il processo e i media - Anche per Bolzaneto la giustizia è morta

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

di Davide Giacalone


Molti titoli dei giornali sono un segno dei (cattivi) tempi. Lamentano che “solo” quindici sono i condannati per quel che avvenne nella caserma Bolzaneto, a Genova, durante il G8. E’ il segno che si è smarrita la logica, s’è perso il senso del diritto, il significato del processo penale. Intanto le date, che sono fondamentali: i fatti risalgono al luglio 2001 e sono stati denunciati in tempo reale, naturalmente con imprecisioni, sottovalutazioni o esagerazioni (a seconda dei gusti) da tutti i giornali, così come da tutte le radio e televisioni, mentre il processo di primo grado si conclude sette anni dopo. Sette anni sono un tempo intollerabile perché si concluda l’intero iter giudiziario, che dovrebbe contenersi in quattro, già lunghi, anni. Invece siamo solo al primo gradino.
Al processo non vanno gli eventi, o i fenomeni, vanno le persone. Quel che l’accusa deve dimostrare non è (solo) che una determinata cosa sia effettivamente avvenuta, ma che il Tizio ed il Caio hanno loro precise e personali responsabilità.


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Rai, l'eterna urgenza

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Davide Giacalone

Corrado Calabrò, presidente dell’autorità di garanzia per le comunicazioni, ha uno spiccato senso dell’umorismo. Ha detto, nell’annuale, rituale e ripetitiva relazione al Parlamento che la riforma della Rai è urgentissima e non procrastinabile, perché l’azienda è “paralizzata da spinte e controspinte politiche”. Solo un mattacchione può far finta di non sapere che la Rai è sempre stata così, e solo perché è così se la tengono. Tutti pronti a scaricare sul mammellone equino i propri bisogni ed i propri desideri. La Rai è l’incarnazione della lottizzazione spartitoria, non la vittima dei politici. Le vittime sono altri, siamo noi tutti che ci tocca pagare una tassa per tenere in piedi la gran torta catodica.
L’autorità di Calabrò, del resto, che ci sta a fare? Qui abbiamo denunciato gli abomini commessi nel tentativo (spesso coronato da successo) d’estorcere soldi agli italiani, abbiamo parlato dello scandalo d’intimazioni mandate, alternativamente e con il medesimo scopo, ora su carta intestata della Rai ed ora su quella dell’Agenzia delle entrate. Abbiamo evidenziato come neanche il piano delle frequenze è rispettato ed a violare la legge dello Stato è un’azienda dello Stato. Non è successo nulla. Zero. Talché io dubito sia dell’autorità che della garanzia.
Dice Calabrò che è in atto una pericolosa tendenza a raccontare i fatti di cronaca “con l’occhio rivolto all’audience”, ovvero in modo spettacolare, e che c’è da preoccuparsi per i processi oramai celebrati in televisione, con le sentenze, quelle vere, che risultano le meno attendibili e comunque tardive. Ma in che mondo s’era addormentato? Forse gli hanno appena regalato un televisore, o forse dato da leggere la relazione di dieci, o anche venti, anni fa.
La Rai non ha bisogno d’essere riformata, ma venduta. Farlo subito sarebbe un bene per il mercato delle comunicazioni e farebbe incassare allo Stato soldi che presto non esisteranno più, perché con la digitalizzazione, quella vera, non la bubbola del terrestre, la Rai sarà solo un dinosauro diroccato e costoso, colmo di vecchie glorie ed eterni raccomandati. Scusate, allora, la sinteticità e brutalità di queste parole, ma c’è un limite antitrust anche alle prese in giro, e ci sono autorità burocratiche che abusano spudoratamente della dominanza in materia.


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Il caso Del Turco - I fantasmi dell’opposizione

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Arturo Diaconale


Poteva il Presidente di Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco reiterare il reato di cui è accusato? A stare alle dichiarazioni del magistrato che lo ha messo in manette evidentemente no. Del Turco, secondo il procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi era talmente consapevole di essere nel mirino della magistratura che si era consultato con il Procuratore Capo de L’Aquila Bruno Paolo Amicarelli il quale, a sua volta, aveva informato dell’incontro il collega pescarese. In queste condizioni, quindi, era impensabile che Del Turco tornasse a compiere il reato di cui è accusato.E poteva il Presidente della Regione Abruzzo, consapevole della bufera che si addensava sulla propria testa, pensare di sfuggire alle mani della giustizia dandosi alla fuga come un delinquente qualsiasi? La risposta è ugualmente negativa. Per la semplice ragione che se ne avesse avuto intenzione, l’ex sindacalista della Cgil si sarebbe dato alla latitanza al momento della notizia dell’inchiesta nei suoi confronti. Invece di “agitarsi” lamentandosi della “persecuzione” in atto, sempre come ha affermato il Procuratore di Pescara, non avrebbe aspettato le manette e si sarebbe sottratto per tempo al ludibrio della gogna mediatica e carceraria. Dunque, non esistendo i timori di reiterazione del reato e della fuga, non c’era alcun bisogno di arrestare Ottaviano Del Turco. Bastava un avviso di garanzia. O, al massimo, un provvedimento di arresti domiciliari.

MSN Gruppi

unread,
Jul 17, 2008, 6:45:43 AM7/17/08
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Nuovi messaggi di oggi
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Del Turco, Capezzone: Perché in isolamento?

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
“Fermo restando il fatto che non posso e non voglio esprimermi sul merito dell’inchiesta che riguarda Ottaviano Del Turco, continuo a porre domande (finora senza risposta) sugli aspetti di metodo”. Lo afferma Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. “Intanto, continuano a non essermi chiare le ragioni che hanno portato alla misura cautelare dell’arresto. O si ritiene - spiega - che vi fossero concreti e imminenti pericoli di fuga, di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove, oppure la misura non è giustificata. Ma apprendo ora che a Del Turco sarebbe stato addirittura imposto un regime di isolamento totale, senza poter vedere né legali né familiari. Siamo dunque dinanzi a un trattamento da boss della mala, o peggio? È grave che, soprattutto a sinistra, vi sia così tanto imbarazzo nel criticare queste modalità di condurre le inchieste. Poi, dall’inchiesta - conclude Capezzone - potrà scaturire qualunque esito: ma intanto, mi pare molto grave ed eloquente che si proceda con questi mezzi”.


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Convegno-flop per i dalemiani, Andrea Romano spiega perché

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Tra la Residenza di Ripetta e Piazza Navona la differenza salta agli occhi. Anche come arene politiche, le due location sono assai diverse. Ma un punto di contatto tra la kermesse girotondina dell’8 luglio e il mega-congegno sulle riforme organizzato in primis da Italianieuropei e Astrid può essere stabilito: nell’uno e nell’altro caso, l’iniziativa è risultata un flop per chi l’aveva promossa. Nel primo caso sulla difensiva è stato costretto Antonio Di Pietro (e in seconda battuta Walter Veltroni, che per l’ex magistrato ha violato il precetto del “correre da soli” alle elezioni); mentre dal convegno di ieri, accompagnato da molte aspettative, Massimo D’Alema ha ricavato - almeno a leggere cronache e retroscena - pochi vantaggi. Anzi, per l’ex premier il bilancio politico pare addirittura in rosso. Andrea Romano, che ben conosce i “compagni di scuola” D’Alema e Veltroni (col primo ha lavorato a stretto contatto agli albori di Italianieuropei), rimprovera all’ex premier di avere “seguito un percorso nascosto rispetto a una battaglia politica a viso aperto all’interno del Pd. Già si tratta di un partito che non esiste, che non ha neppure aperto il tesseramento. Non lo si aiuta travestendo un antipasto congressuale da seminario culturale. Il che è politicamente poco serio. Ho sempre creduto che D’Alema credesse che la battaglia congressuale doveva essere combattuta nelle sedi opportune. Se fosse una battaglia politica, sarebbe apprezzabile. Che la faccia. Alla luce del sole, senza nascondimenti. Limitarsi a logorare sottotraccia Veltroni - dopo avere contribuito a portarlo alla giuda del partito - non si può”.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Le cose per Romano non vanno meglio se si allarga lo sguardo ai riflessi dell’iniziativa di D’Alema sul centrodestra. “Non so quali alleanze D’Alema abbia in mente. Certo è che l’Udc conta - con tutto il rispetto - come il due di picche. E che in Sicilia governa con Berlusconi. Mentre la Lega - partito dal ceto politico consolidato, giovane e non giovanilista (non ha Marianne Madie) - non pensa a saltare lo steccato con la sponda di D’Alema. Berlusconi dispone di una maggioranza granitica, il tentativo di D’Alema è un po’ velleitario”. Anche se si guarda a sinistra non si trova che “un cumulo di macerie - purtroppo per la sinistra. Gli schemi di 15 anni fa non funzionano più. E contribuiscono ad affossare il Pd. A fare di Veltroni - secondo una battuta già in voga - l’ultimo segretario del partito”. Secondo l’editor per la saggistica storica e di attualità dell’Einaudi, quella maggioritaria è stata una sfida giusta, “anche se Veltroni l’ha gestita male, in modo semplicistico”. Ora il segretario del Pd dovrebbe dimostrare “almeno un po’ di rigore nel valutare la linea da assumere, che non può cambiare ogni settimana”. Di certo tornare alla politica delle alleanze “presuppone la rottura del Pd, il ritorno alla divisione tra cattolici e postcomunisti. Ed è difficile che ciò che verrà dopo possa essere meglio del Pd: temo si assisterebbe a un crollo verticale, un’alleanza dalemian-vendoliana - preconizza Romano - non andrebbe lontano”.
Il Velino


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Tangenti Telecom Brasile, tutto fermo in attesa della Consulta

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
La Camera dei deputati brasiliana ha dato il via a un’inchiesta su presunte mazzette che la Telecom Italia avrebbe pagato a parlamentari, lobbisti e funzionari della polizia tra il 2003 e il 2006 ed il governo ha chiesto alle autorità giudiziarie italiane tutte le informazioni in suo possesso. Ma le risposte potrebbero subire ritardi. La procura della Repubblica di Milano, infatti, pur avendo aperto un fascicolo sull’intera vicenda, per un presunto coinvolgimento di nostri connazionali e pur avendo indagato fino a qualche tempo fa, ha bloccato tutto in attesa che i giudici della Corte costituzionale si esprimano sulla legittimità costituzionale di alcune norme contenute nel decreto legge 259 del 22 settembre del 2006, relativo alla utilizzabilità o meno a fini processuali delle intercettazioni telefoniche illegali. Questione sollevata dal Gip di Milano Giuseppe Gennari il 30 marzo dello scorso anno. La Consulta avrebbe dovuto decidere - relatore l’ex ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick il 2 aprile scorso e, poi, il 12 giugno - ma la trattazione della questione è stata rinviata a nuovo ruolo per “attendere le eventuali iniziative legislative e le conseguenti decisioni del nuovo governo e del nuovo Parlamento” il che fa presupporre tempi molto lunghi.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

L’inchiesta sulle presunte tangenti pagate da Telecom a brasiliani e forse anche ad italiani, ma sempre estero su estero, in Italia nasce quasi per caso ed ebbe una svolta fondamentale quando la procura della Repubblica di Milano trovò nel corso del sequestro dei Dvd di Emanule Cipriani, titolare dell’agenzia di investigazioni private Polis d’Istinto, notizie relative alla costituzione di fondi all’estero frutto probabilmente di tangenti. Il titolare dell’agenzia di investigazioni private agli inizi del 2000, dopo che Telecom passò a Marco Tronchetti Provera, fu incaricato da Giuliano Tavaroli - ex capo della security Telecom - di mettere in chiaro le partecipazioni alla Bell e quindi capire chi si celava dietro “Oak Fund”, la società creata nel ‘96 a Georgetown, la capitale delle isole Cayman. Cipriani pare abbia ricostruito interamente la catena di comando della società e svelato chi aveva accesso ai conti nei Caraibi e a Londra. Proprio in una banca londinese sarebbero arrivati fondi e plusvalenze per milioni di euro. La Polis per la difficile investigazione finanziaria si avvalse di un ex poliziotto inglese, John Beare, specializzato nella caccia ai capitali dei paradisi fiscali. Beare sarebbe già stato chiamato a rendere testimonianza ai magistrati di Milano e chiarire se il documento con l’indicazione del delegato italiano sequestrato a Cipriani è originale o un falso o peggio un depistaggio.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Ma su tutto, appunto, incombono i giudici della Consulta. Nel decreto 259, infatti, approvato da quasi tutto il Parlamento in via d’urgenza, fu inserita una piccola norma che estende la non utilizzabilità delle intercettazioni illegali anche alle notizie frutto di indagini illegali. Grazie a questa piccola estensione le carte raccolte dai piemme milanesi sulla società “Oak fund”, azionista nel ‘99 della Bell - la società lussemburghese che fu utilizzata per la scalata azionaria e che fece risparmiare agli acquirenti mille miliardi di vecchie lire - sono state secretate e rischiano di essere distrutte se la Corte costituzionale riterrà legittime le norme contenute nel decreto. E ciò, appunto, perché le “notizie” raccolte sul fondo “Quercia”, sono frutto di una indagine “illegale”, quella appunto svolta da Cipriani e descritta nel file. Se il decreto 259 dovesse ottenere il sigillo di legittimità costituzionale, dell’”Oak Fund”, dei suoi azionisti e del misterioso politico italiano che avrebbe, o avrebbe avuto, accesso ai conti non si saprà mai nulla e così pure di buona parte dell’inchiesta sulle tangenti brasiliane.Le accuse di corruzione contro Telecom Italia sono emerse con le deposizioni alla procura di Milano dei due ex alti dirigenti della Telecom, Giuliano Tavaroli (ex capo della sicurezza di Telecom Italia) e Angelo Jannone (ex maresciallo del Ros dei Carabinieri ed ex responsabile della sicurezza di Telecom Brasile) e dell’interprete brasiliana Luciane Araujo. I tre avrebbero pure rivelato che un emissario di Telecom sarebbe sbarcato a Brasilia nell’aprile del 2003 con 300 mila dollari da distribuire a membri della commissione parlamentare delle Comunicazioni della Camera dei deputati.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Le mazzette sarebbero state parte della disputa di Telecom Italia con il gruppo brasiliano Opportunity, guidato dal finanziere d’assalto Daniel Dantas (arrestato per la terza volta e liberato quasi immediatamente) per aggiudicarsi la Brasil Telecom (BrT). Proprio quest’ultimo arresto di Dantas per corruzione e altri illeciti ha spinto il presidente della Camera dei deputati di Brasilia, Arlindo Chinaglia (del Partito dei lavoratori del presidente Lula) a chiedere l’apertura dell’inchiesta. Ma oltre alle rivelazioni fatte da Tavaroli e Jannone, un contributo decisivo è arrivato dalla Araujo. I magistrati della procura della Repubblica di Milano grazie alla sua memoria sono riusciti a ricostruire molti passaggi di denaro e la rete di alleanze politiche e istituzionali che alcuni italiani avevano creato nel paese sudamericano. Araujo è stata ascoltata quattro volte, le prime due, come lei stessa confessa, da testimone, successivamente invece come collaboratrice, “informante”. Parla e fa nomi, di senatori del Partito dei lavoratori, del “presidente del Brasile”, di giudici corrotti anche nelle Cayman e dei soldi versati alla polizia federale. Tutti assetati: le “fatture” che si pagavano erano altissime: alla polizia anche 600-650 mila dollari a settimana”.


>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

La collaborazione fornita dall’interprete ai magistrati italiani riguarda il periodo che va dal 2004 al gennaio del 2006, del dopo Araujo ha detto di non saper nulla perché il suo rapporto di lavoro si chiuse a causa delle inchieste della procura milanese sulle intercettazioni abusive e sulla vicenda dei tabulati Telecom, che in seguito portarono all’arresto di Tavaroli. Anche le autorità giudiziarie brasiliane da tempo si occupano delle vicende interne Telecom Brasil, infatti la procura federale di San Paolo ha svolto molte indagini e appurato che le tangenti ci furono e che il governo Lula, ancora agli inizi del mandato presidenziale - eravamo nel 2001 - aveva avuto la sua parte. Le accuse principali sono state quelle di Dantas, gestore del fondo Opportunity, partner e poi avversario di Telecom Italia in Brasil Telecom. Dantas esperto ex banchiere e soprattutto conoscitore profondo del sistema di telecomunicazioni del Brasile, avrebbe, fra l’altro, raccontato ai magistrati che gli acquirenti stranieri di Telecom Brasil offrirono per una parte del pacchetto azionario dell’impresa di telecomunicazioni, un prezzo maggiore rispetto alle richieste della stessa società venditrice. Un elemento inquietante suffragato anche da quanto è emerso nel corso di alcune intercettazioni ambientali eseguite in Brasile sul conto di dirigenti di Telecom Brasil: interlocutori italiani - stando agli atti in possesso della magistratura brasiliana - sollecitavano e ordinavano a quanti stavano trattando di aumentare e chiudere l’offerta con il 30 per cento in più rispetto alle richieste.
Il Velino

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Alitalia: Passera conferma deadline, Scajola la nuova Marzano

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
La Commissione europea rende noto di aver ricevuto la risposta “preliminare” dalle autorità italiane in merito alla procedura investigativa sul finanziamento ad Alitalia. Il dossier è stato aperto lo scorso 11 giugno e riguarda il prestito ponte da 300 milioni, poi convertito in capitale, concesso dal governo alla Magliana. Bruxelles spiega che si asterrà da commenti finché la procedura d’inchiesta “non sarà conclusa”. La notizia è confermata dal presidente dell’esecutivo europeo, Jose Manuel Barroso, al termine dell'incontro con il premier Silvio Berlusconi. Bruxelles, ha detto, “ha ricevuto la notifica da parte del governo italiano, la stiamo analizzando ma non posso anticipare nessuna decisione della Commissione in merito”. Dal canto suo Berlusconi ha spiegato la ratio che guida l’azione del governo: “Stiamo lavorando – ha sottolineato - affinché Alitalia possa tornare ad essere competitiva: una soluzione che ci consenta di continuare ad avere una compagnia di bandiera solida, che non faccia perdite, ma utili”. Questa mattina, a margine della presentazione della società Ntv – composta da Intesa SanPaolo oltre che da Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Alberto Bombassei – il commissario europeo ai Trasporti, Antonio Tajani, ha avuto un breve scambio di battute con l’amministratore delegato di Santintesa, Corrado Passera. Il top manager, interpellato dai giornalisti, si è limitato a confermare che il suo istituto di credito, advisor di Palazzo Chigi per la privatizzazione della compagnia, presenterà il progetto di rilancio di Alitalia nei tempi stabiliti dal mandato, cioè entro la fine di luglio. “Stiamo lavorando nell'ambito del mandato. È un progetto molto impegnativo, ma dobbiamo fare di tutto per trovare una soluzione”, ha dichiarato Passera. Intanto il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ribadisce che, fra le ipotesi sul tavolo per salvare la Magliana, c’è quella di modificare la legge Marzano. Una revisione della legge sulle crisi aziendali renderebbe più “morbido” e veloce lo sdoppiamento di Alitalia fra “new” e “bad” company, che poi è l’idea attorno a cui, secondo indiscrezioni mai smentite, verterebbe il “Progetto Fenice” di Intesa SanPaolo. “Il caso Alitalia – ha sottolineato Scajola - certamente potrà essere percorso attraverso strumenti di modifica alla legge Marzano, se non ci saranno soluzioni diverse”.
Il Velino

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Russia, trovati i resti di due figli dell'ultimo zar Nicola II

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione


La conferma dalle analisi del Dna: quei frammenti ossei sono del principino Alexei e della Gran Duchessa Maria

MOSCA - I resti sono proprio quelli del principino Alexei e della Gran Duchessa Maria. Le analisi del dna hanno confermato che i frammenti ossei trovati nei pressi di Ekaterinenburg appartennero proprio a due dei cinque figli dell'ultimo zar di Russia, Nicola II. Il riconoscimento definitivo delle due giovani vittime, reso possibile da tre differenti analisi genetiche, è stato annunciato dalla Procura Federale russa mediante un comunicato ufficiale.

I FIGLI - I resti ritrovati sono rispettivamente della terzogenita e dell'ultimogenito di Nicola e della zarina Aleksandra Fedorovna; Aleksej era l'unico maschio. Lo zar fu giustiziato a sangue freddo dai bolscevichi insieme a tutti i più stretti congiunti e ad alcuni collaboratori la notte fra il 16 e il 17 luglio 1918 a Ekaterinenburg, nella regione degli Urali, dove la famiglia imperiale era stata segregata. I frammenti erano contenuti in una delle due tombe scoperte nella zona.

ANALISI DNA - Le indagini della commissione creata ad hoc hanno considerato tutte le possibili alternative al ritrovamento dei resti reali - dall’esecuzione di oppositori politici al massacro di mero stampo criminale - ma non sono state trovate alternative valide che potessero giustificare la presenza di quei frammenti. Anche perché le cronache dell'epoca non registrano la scomparsa di due adolescenti. Decisivo è stato perà il test del dna, realizzato sia in Russia che negli Usa. Sono state inoltre individuate sostanze su frammenti di denti del tutto simili a quelle ritrovate sui resti degli altri membri della famiglia zarista. Ad analisi concluse, i resti di Aleksei e della sorella Maria potranno essere sepolti accanto a quelli dei familiari, a San Pietroburgo, chiudendo un capitolo controverso e doloroso per la Russia.

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Chi comanda a Pechino? di Nunziante Mastrolia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Il potere, il consenso, la sfida all'Occidente
recensione di Mario Secomandi - 15 luglio 2008

Si sente sempre più spesso parlare della Cina come una prossima superpotenza mondiale destinata con ogni probabilità a surclassare anche gli Stati Uniti. Diventa dunque sempre più imprescindibile andare ad esaminare le caratteristiche della politica e del tessuto socio-economico dell'ex Impero Celeste. Ha un che di inquietante l'impetuosa ascesa del Dragone asiatico: ad una crescita economica fondata sul liberismo sfrenato (tutt'altro che solidale e sociale) si accompagna una leadership politica autoritaria pervasa dall'approccio totalitario e nazional-tecnocratico-populista del Partito comunista cinese (Pcc).

Il progresso e lo sviluppo della Cina fanno perno sulle delocalizzazioni dei processi produttivi e tecnologici delle imprese (segnatamente manifatturiere) dei Paesi occidentali (ciò che ha per conseguenza favorito nei territori di questi ultimi maggiore disoccupazione e diminuzione del costo del lavoro) e sul «dumping commerciale e monetario» in capo al Gigante asiatico nei confronti degli Usa. Pechino si trova ad essere l'acquirente di buona parte del debito-deficit nazionale americano. E' stato l'alto tasso di consumo occidentale, europeo e soprattutto americano ad aver trainato negli ultimi lustri la crescita economica cinese, incentrata dunque sulle esportazioni e sulla propria apertura agli investimenti internazionali. I dati stanno lì a parlar chiaro: oltre la metà dell'intera produzione mondiale di biciclette e giocattoli, la metà di quella di scarpe e di forni a microonde, un terzo di quella di televisioni, condizionatori d'aria e valigeria, un quarto di quella delle lavatrici ed un quinto di quella dei frigoriferi, promana da impianti industriali dislocati in Cina.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Dovrebbe destare una certa attenzione ed apprensione in Occidente il boom informatico e tecnologico perseguito dal Dragone cinese, ciò che favorisce la sua ambizione di matrice neoimperialistica di divenire numero uno al mondo anche come potenza militare. Così come non può passare inosservata la migrazione in territorio cinese di importanti centri di ricerca e laboratori di non poche imprese multinazionali occidentali. Ciò costituisce un volano allo sviluppo di settori nevralgici quali le biotecnologie, le telecomunicazioni, la produzione energetica, il comparto aerospaziale e satellitare e quello dell'aviazione (Pechino ha in animo, fra le altre cose, di rompere il «duopolio» di Airbus e Boeing). I laureati cinesi in ingegneria meccanica, ad esempio, ormai ammontano a circa il doppio degli omologhi statunitensi.

Quale rapporto politico, economico, culturale, l'Occidente può quindi impostare con la Cina? La dottrina più valida sembra essere quella americana, per cui l'allargamento della democrazia è possibile se si spargono un bel po' di semi di libertà economica sul terreno, benché spinoso, delle nazioni e regimi totalitari. Libertà (economica) chiama sempre altra libertà (politica), rispetto del diritto e democrazia. Bene ha fatto, allora, il presidente americano George W. Bush a fissare con lucidità alcuni necessari, sensati e realistici paletti, affermando che la Cina, più che un partner, rappresenta «un competitore strategico, da sorvegliare e contenere». Non ci si può in altre parole fidare ciecamente di Pechino, vista, tra le altre cose, l'influenza da lei esercitata sulla Corea del Nord, usata come una sorta di arma di ricatto per mantenere una propria supremazia nell'equilibrio geopolitico del Far East.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

La sfida più nobile è dunque quella di convogliare la Cina all'ordine - si spera sempre più su scala globale - liberal-democratico. Ma per raggiungere un simile obiettivo pare non si stia rivelando di per sé sufficiente e bastevole il fatto che essa sia entrata nel Wto (Organizzazione mondiale del commercio) e nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. Il filo rosso sangue che unisce le tre T, ovvero Tienanmen, Taiwan e Tibet, è la dimostrazione di come si sia, da parte delle élites cinesi impregnate di radicalismo di sinistra, ancora lontani dall'implementare una vera democratizzazione e liberalizzazione del sistema politico. L'oligarchia di partito, ora in mano al presidente Hu Jintao e al premier Wen Jiabao, col potere assoluto e totalizzante che esercita sulla società, pretende teoricamente di creare benessere per il popolo, in un'ottica di pianificazione centralizzata e dirigistica, mentre in pratica continuano a venire represse nel sangue le rivolte dello stesso popolo tese a chiedere un effettivo rispetto delle più elementari forme di libertà e diritti umani.

Molti vedono le Olimpiadi di quest'estate in Cina come un'opportunità, un'occasione di speranza di un volgimento in meglio della situazione. Ma, mentre Pechino vuole prendere la palla al balzo per celare i suoi tanti scheletri nell'armadio e farsi accettare dal mondo occidentale e non, è possibile notare la presenza di elementi non poco grotteschi e singolari in merito agli imminenti Giochi olimpici. Si tratterà quasi certamente di un puro caso; lungi da noi tracciare un nefasto parallelo Berlino 1936-Pechino 2008; ma, a puro titolo di cronaca, è curioso venire a sapere che l'architetto che ha rimodellato la capitale cinese si chiama Albert Speer jr, il cui padre era l'uomo cui Adolf Hitler affidò la costruzione avveniristica di «Berlino capitale mondiale». Anziché aprire maggiori spazi di libertà, trasparenza, giustizia e democrazia, il governo cinese pare si limiti a puntare tutto, in vista delle Olimpiadi, sulla campagna anti-sputo e sulla presa a cannonate delle nuvole per garantire sole e cielo pulito. Suscita un certo rammarico il fatto che vengano visti con fastidio dalle autorità cinesi i reporter che si apprestano, in quei giorni in cui il centro dell'attenzione mondiale sarà lì, ad approfittare della situazione per narrare le cose come stanno in quel Paese.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Sebbene la propaganda del Pcc voglia occultarlo, il sistema capital-comunista cinese si sta rivelando essere una specie di moloch asfissiante, prepotente e nocivo per la sua stessa popolazione. Il marxismo maoista incontra nella Cina odierna una sorta di eterogenesi dei fini: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri (altro che il comunismo dei tutti uguali!). Le tensioni sociali lievitano, visto il crescente divario tra le campagne indigenti, e le città costiere più prospere. Il Pcc si va inoltre caratterizzando come vero e proprio partito del cemento e del mattone: gli espropri selvaggi di terreni nelle campagne e le demolizioni procedono a ritmo serrato. Degrado ambientale, inquinamento atmosferico, assenza di cure mediche, disoccupazione, inflazione, aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e corruzione dei membri del partito, sono solo alcuni tra i cattivi frutti che cadono dall'albero della «quarta generazione» di rivoluzionari oligarchi.

Un segno di speranza è dato tuttavia dal fatto che oggi non siano solo le campagne a ribellarsi: anche la classe media si va dimostrando sempre più propensa a scendere a manifestare contro il governo. La borghesia urbana sta dunque crescendo e maturando, e inizia a chiedere il conto del rispetto dei propri diritti. Con una piccola grande attenzione però: non è detto che l'irrobustimento della classe media spinga necessariamente verso una maggiore democratizzazione politica; il ceto medio basso potrebbe anche cadere nella tentazione nazionalista. E parliamo di un nazionalismo che, come un fiume carsico, potrebbe ricomparire all'interno della società cinese. E' solo un caso, a tal proposito, che Pechino stia cercando di poggiare la propria crescita economica (forse nel tentativo di smarcarsi dagli Stati Uniti?) non più sulle esportazioni, ma sui consumi interni?

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Tregua a tempo indeterminato

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Alexandra Javarone

Il presidente Sarkozy ha aperto il summit internazionale dell'Unione per il Mediterraneo, augurando all'organismo un futuro luminoso: «Quello che abbiamo creato per l'Europa possiamo crearlo anche per il Mediterraneo». Tuttavia, per organizzare «uno spazio» di sicurezza, solidarietà e giustizia sarà necessario - ha aggiunto - l'apporto pragmatico di tutti i 43 Paesi coinvolti nelle trattative. Superate le divisioni fra la sponda nord e la sponda sud ed accantonati i piani e le spoglie dell'estinto processo di Barcellona, i 44 capi di Stato e di governo porranno infine le fondamenta dell'Upm, organismo la cui struttura decisionale sarà fondata sul meccanismo della «decisione congiunta» da affidarsi alle due sponde.

Diversi i progetti economici e politici che l'Unione per il Mediterraneo intende perseguire, ma tutti inesorabilmente connessi e condizionati alla stabilità nella regione, ovvero alla risoluzione della questione mediorientale. Olmert e Abbas, seduti attorno allo stesso tavolo delle trattative, lanciano una accattivante serie di proponimenti volti alla pacificazione. Da Parigi il premier israeliano Olmert s'è detto certo d'esser vicino all'accordo con i palestinesi.

Ebbene, lo slancio diplomatico voluto da Parigi si prefigge un progetto di pace da promuovere attraverso l'Unione per il Mediterraneo. Perfino Abu Mazen ed Olmert paiono aver infine ritrovato una comune sintonia d'intenti volta alla «stabilità mondiale», cui nodo più intricato e radicato è appunto la questione israelo-palestinese. «Presto potremo giungere al compromesso, magari entro pochi mesi», proprio grazie alla fertile mediazione del presidente di turno dell'Ue. Insomma, un trionfo di buoni proponimenti ed un richiamo ai propositi del passato, quelli già svaniti e deposti dalla guerra, dall'intifada, l'intolleranza o ancora infranti nell'ingiustizia di molti, senza alcuna distinzione.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Il clima è sereno: la gran parte degli Stati arabi siede oggi accanto ai Paesi europei, il momento è d'elevata portata storica, ma lo smisurato conato diplomatico, voluto dalla Francia, rischia di segnare solo un ennesimo fallimento negoziale. Di fatto la diatriba israelo-palestinese è certo questione centrale, ma il conflitto Mediorientale si è da tempo esteso ben oltre gli interessi e i conflitti fin qui richiamati. Il Libano, l'Iraq, l'Afghanistan e l'Iran, distinti e, allo stesso modo, strettamente connessi alla questione mediorientale, rappresentano il lungo snodo di un'unica crisi, fatta di accordi, pacificazioni sommarie e poi losche trame sotterranee. La scelta francese reca, allora, un lunga serie di punti oscuri e criticità. Ebbene, seppur la pace, per esser tale, dovrebbe, come è evidente, coinvolgere tutti gli Stati implicati, chiamare allo stesso tavolo delle trattative un Paese quale la Siria potrebbe rivelarsi scelta non immune al fallimento.

I principali attori della così detta pacificazione sono, allo stato attuale, solidalmente delegittimati. La popolarità di Olmert, colpito recentemente da nuove e più pesanti accuse di frode, è ai minimi storici. Ed anche il ruolo di facilitatore, assegnato al premier turco Erdogan, che dovrebbe offrire un canale di dialogo indiretto fra Siria ed Israele, rischia d'esser, piuttosto, inficiato dalla grave crisi interna alla Turchia, che vede l'Akp coinvolto in un'inchiesta giudiziaria. In Libano, invece, dopo gli accordi di Doha, l'asse iraniano degli Hezbollah ha raggiunto una sorta di legittimazione interna, suggellata dal controverso diritto di veto, segnando nei fatti l'inapplicabilità della risoluzione 1701 (il disarmo delle milizie di Hezbollah, garanzia posta alla base dello schieramento delle forze multinazionali, non potrà essere ordinato senza l'assenso del Partito di Allah) e la conseguente vittoria del regime rivoluzionario dell'Iran.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Dunque, sottrarre la Siria dall'orbita persiana, coinvolgendola nelle trattative internazionali, potrebbe tradursi in una mossa azzardata. Certo Assad potrebbe aver riconsiderato la propria posizione scegliendo di sottrarsi all'oneroso impegno preso con la Persia, anche e sopratutto a seguito dell'ultimo golpe (perpetrato dal cognato), sventato dallo stesso Assad. Tuttavia, la causa messianica del neo-Khomeinismo, cui ostile dorsale d'aggregazione è proprio l'antisemitismo, potrebbe rivelarsi non negoziabile ed immune alle dinamiche della pacificazione. Non è poi forse proprio la Taqiyya, la dissimulazione, uno dei precetti cui un buon mussulmano può adeguarsi qualora venga richiesto dalle circostanze?

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I negoziati siro-israeliani...sullo sfondo libanese

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
E Israele apre anche a Hezbollah
di Bernard Selwan El Khoury

A seguito della Conferenza di Annapolis, la Siria ha accennato alla possibilità di «trattative dirette» con lo Stato di Israele. Il governo Olmert attraversava, e attraversa, un periodo di crisi. La Siria è stretta dalla morsa del Tribunale internazionale sull'omicidio Hariri, che la vedrebbe come principale mandante di tale assassinio. Non stupisce, dunque, che proprio a seguito degli Accordi di Doha Israele abbia iniziato a «dialogare», a suon di scambio di prigionieri/cadaveri, anche con il Partito di Dio libanese, legato a doppio filo a Siria e Iran.

Che la Siria avesse intenzione di trascinare gli Usa e la comunità internazionale al tavolo del negoziato lo si era intuito già nel 2005, quando, costretta dall'Onu (ris.1559) a ritirare le sue truppe dal Libano dopo 30 anni di occupazione, cominciò a lavorare in questo senso. In che modo? Da una parte sgominando alcune cellule terroristiche abilmente manovrate dai mukhabarat siriani (i servizi segreti) sul territorio nazionale, dall'altro infiltrando altre cellule nei campi profughi libanesi, come ad esempio Fateh al-Islam a Nahr el-Bared, nel nord del Libano. In questo modo il regime di Assad figlio ha fatto intendere agli Usa che anche la Siria era impegnata nella lotta al terrorismo e che era ancora la Siria a muovere la Regina sullo scacchiere mediorientale e soprattutto su quello libanese.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Da parte siriana negoziare con Israele significa prima di tutto recuperare il Golan, ma soprattutto sottrarre ai nemici di Damasco mezzi potenzialmente utilizzabili per esercitare pressioni politiche nei suoi confronti, come ad esempio il tribunale internazionale per l'assassinio di Hariri, specialmente in vista del cambio di vertice a Washington, a cui la Siria guarda con fiducia «sospetta». Al tempo stesso la Turchia di Erdogan, con il ruolo di paese mediatore, verrebbe guardata con occhi diversi e considerata, qualora i negoziati andassero a buon fine, come lo Stato (non arabo) che è riuscito in ciò che altri paesi arabi e occidentali avevano fallito. A quel punto l'ingresso in Europa sarebbe una possibilità concreta più che un miraggio. E sul tavolo delle trattative la carta libanese continua ad essere quella decisiva, come fu nel 1990 durante gli accordi di Taef, quale valvola di sfogo delle crisi regionali.

Da parte israeliana una «pace» con la Siria significa una maggiore sicurezza regionale, ma soprattutto un indebolimento dell'asse Siria-Iran-Hezbollah, e quindi Hamas. La Siria chiede la restituzione delle alture del Golan. Israele in cambio chiede sicurezza, e l'assassinio di Imad Mughniyye, responsabile operativo di Hezbollah ricercato da Israele per numerosi attentati e residente a Damasco, potrebbe essere letto sotto quest'ottica. Dunque, di nuovo Hezbollah. Una sconfitta israeliana e una vittoria per Hezbollah, sostengono alcuni osservatori, proprio come l'estate 2006, per questo la liberazione di Samir al-Quntar equivarrebbe ad una netta vittoria di Hezbollah. Alcune voci a Tel Aviv ammoniscono: negoziare con la Siria significa giocare con il fuoco.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

La guerra del 2006, a seguito del rapimento da parte di Hezbollah di due soldati israeliani, ha evidenziato un fattore inedito. Il Partito di Dio ha dimostrato a Israele, ai paesi arabi, agli Stati Uniti ma soprattutto all'Iran che oramai poteva decidere dello stato di guerra e pace nel paese dei Cedri così come nell'intera regione, e che neanche il più potente esercito mediorientale aveva potuto (o voluto) sconfiggerlo. Fino a quel momento l'andamento degli eventi non aveva evidenziato la possibilità di negoziati. Tutto ciò ha subìto un «improvviso» cambiamento dopo gli accordi di Doha. Ancora una volta il Libano pagava il prezzo delle transazioni di affari altrui. Pochi giorni prima Hezbollah e Israele si erano accordati per un scambio di prigionieri, Siria e Israele avevano aperto a un negoziato. Nell'ombra, le due potenze di Stati Uniti e Iran.

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Sudan. Omar Hassan el Beshir, un presidente alla sbarra?

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Anna Bono

Le reazioni all'incriminazione di un capo di stato da parte della Corte penale internazionale non si sono fatte attendere. Il capo di stato in questione è quello del Sudan, Omar Hassan el Beshir, per il quale il procuratore della Cpi, l'argentino Luis Moreno Ocampo, chiede un mandato d'arresto in base a 10 capi d'accusa che includono i reati di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Le vittime di el Beshir sono le popolazioni di origine africana del Darfur sterminate e disperse dalle milizie janjaaweed, armate e finanziate da Khartoum che persegue da decenni un progetto di arabizzazione del Sudan di cui per primi pagarono il prezzo gli abitanti cristiani e animisti del Sud, nel corso di una guerra durata decenni e conclusasi all'inizio del 2005.

Il governo sudanese ha immediatamente replicato di non riconoscere autorità e giurisdizione alcuna alla Cpi di cui, come peraltro più di metà degli stati del mondo, non ha mai sottoscritto lo statuto. Si era già espresso in questi termini nel febbraio del 2007 allorché la Corte aveva incriminato degli stessi reati il generale Ali Kushayb e l'attuale ministro sudanese degli affari umanitari, Ahmad Muhammad Harun. «I giudici decideranno il modo migliore per garantire la loro comparsa davanti alla Corte» aveva dichiarato allora il Procuratore capo ben sapendo tuttavia che è proprio questo il punto debole della Cpi: la mancanza di mezzi per arrestare chi non si presenta spontaneamente o gli viene consegnato dalle forze dell'ordine di un governo disposto a collaborare.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Dal 2006 sono invano attesi in aula anche Joseph Kony e i suoi luogotenenti. Kony è il fondatore del Lord Resistance Army, il movimento armato antigovernativo che per 20 anni ha imperversato nelle regioni settentrionali dell'Uganda. Le denunce della Cpi giunsero proprio mentre l'Lra aveva accettato una tregua e l'avvio di negoziati, a Juba, nel Sud Sudan, e da allora costituiscono uno dei principali ostacoli al raggiungimento di un accordo definitivo perché i vertici del movimento tra le condizioni di pace pongono la revoca dei mandati di cattura della Cpi, chiedendo di essere giudicati da tribunali ugandesi secondo le regole della giustizia tradizionale.

Anche nel caso del Darfur, l'iniziativa della Corte rischia di peggiorare la situazione. Beninteso, da anni el Bashir è ritenuto responsabile della guerra in corso in Darfur, che ha causato finora oltre due milioni di profughi e sfollati e decine, forse centinaia di migliaia di morti. Il punto è come mettere fine al conflitto e proteggere i sei milioni di sudanesi che vivono nella regione. Il mandato di cattura della Cpi è inattuabile senza la collaborazione del governo sudanese o un'azione di forza, ma potrebbe compromettere i lunghi e difficili colloqui di pace in corso tra i contendenti e il dispiegamento della Unamid, la missione che vede impegnate Nazioni Unite e Unione Africana e che a pieno regime dovrebbe raggiungere le 26.000 unità. Potrebbe risentirne inoltre l'attività dell'altra missione di peacekeeping dell'ONU, la Unmis, operativa dal 2005 per vigilare sull'applicazione del trattato di pace tra Khartoum e Sud Sudan e sulla ricostruzione delle regioni meridionali.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Questo spiega la «forte preoccupazione» subito espressa dal Segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon, affrettatosi a dichiarare che la Cpi agisce "in piena autonomia", e quella del presidente dell'Unione Africana, il leader del Tanzania Jakaya Kikwete, che ha invitato la Corte a rivedere la propria decisione "finché non avremo risolto i principali problemi nel Darfur e nel Sud Sudan. Alle loro voci si è aggiunta quella dell'Organizzazione della Conferenza islamica che non ha perso occasione per domandare come mai la Cpi «spesso silenziosa sulle atrocità commesse in varie parti del mondo, come in Palestina ad esempio, trovi ora appropriato sollevare una questione che rischia di precipitare nel caos il Sudan e l'intera regione». Alla fine della settimana sarà la Lega Araba a pronunciarsi a sua volta, durante la riunione convocata d'urgenza per discutere della questione. Un problema in più si pone per l'Italia che ha incluso il Sudan nel «Piano Africa» e che dovrà considerare l'opportunità di mantenere rapporti con un interlocutore accusato di reati tanto gravi.

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Un vincitore ed un vinto

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Enrica Bucciarelli

La bozza della Risoluzione fortemente sponsorizzata dagli stati occidentali, su tutti Stati Uniti e Gran Bretagna, e contenente misure sanzionatorie a discapito del Presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, e dei suoi più stretti collaboratori, è stata affossata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Se i no di Libia, Vietnam e Sud-Africa (quest'ultima estremamente preoccupata da un'eventuale guerra civile ai suoi confini) erano prevedibili e comunque non decisivi ai fini dell'approvazione del documento, i veti posti dalla Federazione Russa e dalla Repubblica Popolare Cinese hanno impedito l'approvazione del provvedimento provocando stupore e polemiche.

In particolare, il voto negativo russo ha destato la reazione di Gran Bretagna e Stati Uniti i quali hanno etichettato l'ex superpotenza come partner inaffidabile. Con tutta probabilità, la decisione russa è inscrivibile nell'ambito della querelle, ormai decennale, concernente la realizzazione dello scudo spaziale. Ad inizio settimana, infatti, è stato concluso un accordo fra Usa e Repubblica Ceca per la creazione di uno scudo antimissile e il veto russo in seno al Consiglio di Sicurezza è stato un malcelato e improduttivo tentativo di vendetta.

Più complesso è analizzare il voto negativo cinese. Pechino ha giustificato il suo comportamento con la volontà di non andare ad inficiare l'attività di mediazione che il Presidente sudafricano Mbeki sta portando avanti fra il partito di Mugabe e il Movimento per il cambiamento democratico del leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai. Una motivazione che non regge soprattutto alla luce del fatto che si tratta di negoziati con poca possibilità di riuscita.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Verosimilmente, le motivazioni reali sono da rintracciare nelle politiche energetiche che la Repubblica Popolare sta portando avanti nei Paesi africani. Non è certo un segreto che Pechino per assicurarsi l'approvvigionamento di materie prime necessarie per supportare il suo rocambolesco sviluppo economico, ha più volte chiuso gli occhi sulla situazione interna, spesso sul ciglio di un burrone, dei paesi con i quali si trovava a trattare e ad utilizzare ad hoc il suo potere di veto all'interno del Consiglio di Sicurezza per finalizzare la sua politica di diversificazione dei paesi esportatori di materie prime. La Repubblica dello Zimbabwe, seppur non particolarmente ricca di petrolio o idrocarburi, dispone di riserve minerarie di carbone, nickel, ferro e rame, minerali di cui il paese asiatico ha estrema necessità. Per il momento non vi è notizia di accordi intergovernativi fra i due paesi, ma perché precludersi la possibilità di future collaborazioni?

Ad ogni modo e a prescindere da qualsiasi motivazione, i veti posti da Russia e Cina hanno dichiarato un sicuro vincitore: Robert Mugabe, il quale con tutto il disprezzo per ogni regola democratico-elettorale continua a spadroneggiare nel suo paese e a condurre lo Zimbabwe come se fosse un affare strettamente privato. Purtroppo accanto ad un vincitore c'è anche un vinto: le Nazioni Unite, le quali hanno perso un'altra buona occasione per dare prova di forza e severità nonché per far funzionare al meglio il loro sistema sanzionatorio. Un sistema che, alla luce dei fatti, si è rivelato ancora una volta troppo legato alla risoluzione delle controversie tramite le sue endemiche logiche. Conseguentemente, la tanto paventata riforma del Consiglio di Sicurezza si sta palesando come una necessità sempre più pressante.

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Crisi negli Usa, Fannie mae e Freddie Mec

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Fabrizio Goria

Il mondo dei mutui ipotecari negli Stati Uniti non trova pace, ma l'esatto opposto. Infatti è il caos colui che regna sovrano, senza che si possa trovar una soluzione sostenibile al sistema. Ma il crollo che è avvenuto negli ultimi giorni si poteva prevedere? Fannie Mae, Freddy Mac e IndyMac Bancorp Inc. sono le protagoniste di questa storia, le grandi società di erogazione dei mutui che hanno visto le loro capitalizzazioni di borsa perdere oltre l'80% in un anno. Ma se le prime due sono società GSE (government sponsored enterprises), create ad hoc per fornire servizi finanziari con la sicurezza della presenza statale, la terza è una società privata che si occupava in linea diretta dell'erogazione dei mutui ipotecari. Si, perchè invece il meccanismo per Fannie Mae (e Freddie Mac) era diverso e prevedeva l'emissione di obbligazioni su mutui erogati dalle commercial banks a stelle e strisce. Quello che è successo però ha del grottesco: nelle ultime settimane si è avuta un'escalation sull'indice Markit iTraxx Crossover, la cartina tornasole delle società con un maggior rischio d'insolvenza del credito. Proprio le sorelle FM hanno visto il loro indice andare oltre gli 82 punti base, ovvero che il premio per il rischio di possedere aumentava, ovvero che c'erano alte possibilità di un default. Crollo che puntuale è giunto, mettendo in ginocchio i mercati finanziari di mezzo mondo. Come dire, tutti lo sapevano, nessuno ha fatto qualcosa per arginar le perdite.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Sempre puntuale è giunta la crisi di liquidità, non appena si è sparsa la voce della ridotta capacità di solvenza delle proprie obbligazioni da parte di Freddie Mac e Fannie Mae. Ma il vero problema è giunto con IndyMac Bancorp, che società parastatale non è: le sue azioni sono diventate inutili dopo poche sedute di borsa ed il vero problema sul cash flow si è verificato non appena i risparmiatori hanno cominciato a riversarsi presso gli sportelli della banca, per ritirare i propri depositi. Scene da panico già viste per Northern Rock nello scorso settembre che lasciavano presagire l'epilogo per la banca californiana, la messa in stato di fallimento da parte delle autorità governative. E così è stato, incuranti del fatto che lo scorso anno la società ha erogato mutui ipotecari per oltre 75 miliardi di dollari.

Cosa fare adesso? L'ipotesi di un intervento statale per rimettere in sesto un mercato che vale 12 trilioni di dollari (le sorelle FM hanno un business da 5 trilioni) è la più semplice, la più immediata, forse la più errata. Questo perchè è vero che pur sempre si tratta di un mercato notevole, ma il rischio di creare ripercussioni sul debito pubblico statunitense, in un sistema già pesantemente ridimensionato dalle crisi economiche in atto. Come se non bastasse, anche il clima politico yankee sembra un ostacolo, dato che per porre in essere un piano di riassetto per le due società bisogna avere un minimo di chiarezza sulle scelte di politica economica della prossima amministrazione. Per non parlare della politica monetaria portata avanti dalla Federal Reserve nell'ultimo anno, capace solo di sforbiciate ai tassi, immissioni di liquidità per soddisfar le richieste degli operatori e salvataggi di banche come Bear Stearns. La possibilità di evitar un salvataggio di stato non è da scartar a priori, quindi, ma una realtà da prendere in considerazione. Purtroppo, osservando anche le recenti decisioni di Ben Bernanke, governatore della Fed, la strada sembra delineata verso l'indulgenza nei confronti delle mele marce che hanno causato la crisi dei subprimes. Peccato che in questo modo si alimenta un circolo vizioso che rischia di far durare ancora di più le turbolenze sui mercati mondiali.

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Pd, alla faccia della crisi!

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Andrea Camaiora

Della crisi della sinistra in Italia argomentiamo da anni e dello stato confusionale del Pd da mesi, tuttavia ci si può rendere davvero conto di quanto sia grigia la situazione nel Pd soltanto se si leggono un po' più attentamente i giornali e, magari, proprio la stampa di sinistra. Prendiamo ad esempio il numero estivo de Le nuove ragioni del socialismo, il periodico diretto da Emanuele Macaluso: è un concentrato di schiaffoni al mostro politico cattocomunista. Tra i più duri, naturalmente, c'è proprio Macaluso che scrive: «Il Pd così com'è non regge, non è in grado di condurre con coerenza e continuità l'opposizione sulla base di una politica, chiara e convincente, condizione, questa, necessaria per incidere nel blocco sociale e politico che si è radunato attorno a Berlusconi». Macaluso, inoltre, denuncia «un deficit di linea politica e di una linea politica convincente (...), un deficit che non è riconducibile solo al segretario di quel partito, ma all'assenza di un gruppo dirigente selezionato attraverso un reale confronto (...)».

Effettivamente il Pd oscilla da prima delle elezioni fra il moderatismo spinto e l'oltranzismo barricadero, tanto che Veltroni, in scia di Di Pietro, annuncia prima guerra totale a Berlusconi e poi prende le distanze dall'ex pm che in piazza Navona come in Parlamento ha ampiamente passato il limite. Sarebbe forse il caso di informare i quadri dirigenti più radicali del Pd che un'opposizione che non ricerca compromessi, soluzioni condivise, ricette comuni, è un'opposizione che rinuncia alla politica e al suo fondamento, il dialogo. In più l'idea di opposizione senza compromessi può andare bene per forze minoritarie, estremiste, ma non è accettabile da chi aspira a governare il Paese. Per un'opposizione ricercare il cambiamento significa dimostrare, al di là della propria condizione di minoranza, la capacità di incidere e determinare alcune scelte. Ma l'opposizione non ha ancora deciso da che parte stare, dalla parte della responsabilità o da quella della propaganda. Macaluso, nella conclusione del suo articolo lo dice chiaramente. «(il Pd) è sempre nel limbo: in Europa e in Italia. Ed è essenzialmente sua la responsabilità dell'impotenza di tutto il centrosinistra di fronte all'offensiva di Berlusconi. Cari compagni, decidete».

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
E a proposito dell'incapacità di decidere da che parte stare in Europa c'è un divertente articolo dal titolo «I cappelli di Fassino» nel quale si chiede conto della mancata collocazione del Pd nel Pse e si ironizza sul fatto che ciò è dovuto al veto di Rutelli, cioè al veto di chi - come scrive Luigi Covatta sempre su Le ragioni del socialismo - perse la sua innocenza di homo novus «fin da quando, quindici anni fa, si accodò ai tre ministri del Pds nell'abbandonare il governo Ciampi senza capire che chi cespuglio si fa la Quercia se lo mangia». L'incapacità di scegliere del Pd è stata confermata ancora una volta da Veltroni con il suo intervento alla Camera a proposito del cosiddetto lodo Alfano. È questa incapacità di decidere sulla propria identità che sta trascinando il Pd a picco nei sondaggi. E questa mancanza di coraggio è la diretta conseguenza della natura maggioritaria all'interno del Pd: i post comunisti sopravvivono come cultura politica e dettano la linea al principale partito di opposizione. E questi signori a Bad Godesberg non sono mai arrivati e se lo hanno fatto è stato per visitare una località termale, non certo per abbandonare il massimalismo e percorrere senza indugi la via del riformismo.

Come possono dunque questi dirigenti, ovvero, la vecchia guardia pretoriana di Berlinguer, rappresentare una novità di speranza per un partito alla deriva? Come possono D'Alema e Veltroni, Bersani e Fassino ergersi a punto di riferimento dei naufraghi della sinistra dopo l'ennesima sconfitta? Il deficit di classe dirigente fotografato da don Gianni Baget Bozzo a proposito dei cattolici del Pd non è paragonabile a quello dei post comunisti. I leader ci sono, la determinazione pure ma nessuno è disposto a scommettere un centesimo sulla capacità degli ex comunisti di rappresentare un'alternativa credibile a quella del Popolo della Libertà.

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Giustizia: un dramma tutto italiano

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Raffaele Iannuzzi

Riprendo il filo del discorso sulla magistratura. Anzi, sui giudici, vincitori di concorso e facenti parte di un «ordine», secondo lettera costituzionale, i quali, oggi, sono diventati, nei fatti, un soggetto politico. Cossiga ha, ancora una volta, ragione. La magistratura è, oggi, un soggetto politico a tutti gli effetti e non guarda più in faccia a nessuno. Destra o sinistra, pari sono. Da buon soggetto autonomo, politicamente agente e istituzionalmente configgente. Questo è il vero dato della crisi italiana. La quale non ha più riferimenti istituzionali, perché il Presidente della Repubblica si è ben pronunciato sul ruolo dei magistrati e D'Alema, insieme a Violante, hanno posto il problema dell'auto-referenzialità politica della magistratura. Anche pezzi del mondo rappresentativo dei Pm non è propriamente giacobino, occorre aggiungere. Il nodo della crisi italiana è legato ad una duplice realtà: da un lato, la cronica debolezza della politica, che non riesce neanche a far passare la più banale delle «riforme», l'immunità degli eletti, che circola in ogni parte del mondo civile occidentale; dall'altro, il cortocircuito in atto tra la politica operante sui territori e il corpo sociale, che, come ha mostrato il Censis, vuole più Stato, ma non per questo crede di più nei politici.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Un dramma tutto italiano, frutto dello sfracello di Tangentopoli, con la delegittimazione di massa di cinquant'anni circa di vita democratica. E' chiaro, allora, che sfaldato il lessico politico, oggi si guardi al meno credibile degli oppositori, Di Pietro, per «fare opposizione». L'ho riscontrato in un dialogo sereno con un giovane, credo napoletano, sicuramente meridionale (non a caso), sul treno Euronight diretto a Vienna, ore 19,30 circa di un venerdì come tanti. <<Io credo soltanto a Di Pietro!». «E perché?». «Perché è l'unico che, concretamente, dice sì o no a Berlusconi, gli altri non si capisce cosa vogliano fare». Perfetto. E' il vertice dell'anti-politico (non solo dell'anti-politica, ma di qualunque fattore politico e pubblico in quanto tale) che si pone come baluardo di ciò che, sempre il linguaggio delirante dell'anti-politico, assume come il «Regime», cioè «Citizen Berlusconi», l'uomo Berlusconi come tale. Questa è l' «opposizione» che riemerge, dopo il tracollo del progetto del Pd, un tracollo che anche noi non avremmo voluto così secco e repentino. Questo è il punto. Il collasso sistemico porta con sé il tracollo del Pd, che nasce per riequilibrare un sistema impazzito. E che anche lui non può riformare, perché una parte della sua cultura politica e del suo destino è legato ad esso, così com'è oggi.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Questo è il paradosso del Pd: il paradosso dell'asino. L'asino, posto tra due cumuli di fieno perfettamente uguali e alla stessa distanza non sa scegliere quale iniziare a mangiare, morendo di fame nell'incertezza. E' il destino del Pd, un soggetto politicamente irrisolto e creatore di tipi umani e politici parimenti irrisolti. Veltroni è il paradigma di quest'antropologia politica. Non c'è niente da fare: in un contesto del genere, il dialogo si traduce giocoforza in «dialoghismo». Giannini l'ha scritto sulle colonne de La Repubblica: il «dialoghismo» è tramontato. Appunto, l'ideologia della Legislatura post-prodiana, dopo l'attorcigliamento sistemico che ha inferto il colpo (quasi) di grazia alla democrazia come realtà istituzionale. In salsa tecnocratica. L'iniziativa del Pdl deve muovere dalla consapevolezza di una crisi di questo portata e deve, di conseguenza, far valere l'unico criterio democratico legittimato dal popolo sovrano: i rapporto di forza. Oltre i quali, c'è la magistratura politica a fare quadrato. Contro la democrazia.

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Berlusconi immune dai giudici

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Gianni Baget Bozzo

E' avvenuto sotto gli occhi di tutti, un «compromesso storico» tra Berlusconi e la magistratura. Ed ogni compromesso indica che prima si è combattuta una vera lotta in cui le due parti hanno difeso il loro terreno. E' proprio contro questo compromesso che Di Pietro alza la voce. Si è sentito abbandonato dai suoi. Il lodo Alfano, che ha ripercorso una strada già bocciata dalla Corte Costituzionale, ora invece ha il solido consenso di un negoziato diretto dal capo dello Stato, ha registrato il silenzio assenso del Csm e il parere favorevole di qualche ex esponente della Corte Costituzionale.

Ma questo è avvenuto sulla base del fatto che le elezioni dell'aprile 2008 hanno fatto di Berlusconi non semplicemente il vincitore delle elezioni ma l'«eletto del popolo», cioè la persona in cui si riconosce una maggioranza non legittimata a sinistra, che vuole auto legittimarsi come maggioranza democratica, scegliendo un candidato che la sinistra e la cultura politica vetano: cioè appunto Berlusconi. Ciò è avvenuto grazie a una piccola guerra di movimento, mossa dal governo con l'accettazione degli emendamenti Vizzini Berselli al decreto sulla sicurezza che ordinavano ai procuratori della Repubblica una linea nell'applicazione dell'azione penale. E chiarivano così un punto di principio: cioè che l'azione penale è un potere dello Stato, e non della sola magistratura, e che il Parlamento e il governo hanno il potere di indicare una direzione. Ma la forza dell'attacco era evidente nella dichiarazione di Berlusconi di non accettare come obiezione al decreto il fatto che il suo processo milanese nel caso Mills fosse tra quelli cancellati. Poteva seguirne una riprovazione generale, ma la questione fu tenuta in mano dal presidente della Repubblica, che impedì al Csm di dichiarare la incostituzionalità del decreto sulla sicurezza. E poi ne nacque il lodo: e questo venne accettato dal capo dello Stato, censurato blandamente dal Partito democratico e soprattutto coperto dal silenzio della magistratura che ha compreso come la strada di salvare Berlusconi dal processo di Milano fosse ormai una necessità istituzionale. Ottenendo in cambio la cancellazione degli emendamenti. Quindi contenti tutti. Di Pietro si consola con il notare che evidentemente gli emendamenti bloccaprocessi erano una premessa al lodo. In realtà così è stato, Berlusconi ha tentato un vero colpo di forza, sfidando i poteri costituzionali, l'opposizione e la stampa: egli infatti si liberava di un suo processo mediante un atto di governo.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
I poteri costituzionali e l'opposizione hanno ben capito che il paese giudicava i processi contro Berlusconi come un atto politico della magistratura e che la guerra andava conclusa con una pace per il bene del paese. La legittimità della democrazia aveva mutato lo stato della legge. Ed ora il lodo Alfano è alle spalle e la guerra è stata chiusa. Veramente ci è voluto il consenso di tutti e questo mostra che la guerra civile sta finendo e che la legittimazione reciproca delle parti è già in corso. L'operazione è stata diretta dal presidente della Repubblica, che non solamente ha mostrato quel sentimento di imparzialità che era mancato vistosamente a Scalfaro ed era stato tiepido in Ciampi. Ma ha veramente giocato la sua autorità personale di Capo dello Stato, ed è il vero autore della pace politica tra democrazia e magistratura. Ora Di Pietro canta alla luna, non riempirà mille piazze. E Veltroni può tirare un sospiro di sollievo e forse rinunciare ai cinque milioni di firme o a dar loro un segnale di chiusura di un ciclo. Ma prima o poi tornerà a riprendere quel dialogo con la maggioranza che si è aperto quando Berlusconi era all'opposizione. Il tema fondamentale è ora la legge elettorale europea. Ma soprattutto la stessa azione di governo. Non a caso Veltroni e Berlusconi hanno insieme respinto il dialogo sulle riforme e sul sistema tedesco che è la nuova mossa di Massimo D'Alema. Infine l'asse tra Berlusconi e Veltroni tiene nonostante tutto.

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Ehud Olmert porge l’altra guancia

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Fiera delle ipocrisie al vertice mediterraneo, mentre un assassino tornerà in Libano accolto in trionfo

di Michael Sfaradi


Il vertice delle nazioni del Mediterraneo voluto da Sarkozy, non è stato altro che una nuova passerella di potenti che, fra sorrisi, abbracci e dichiarazioni di circostanza, hanno messo in mostra davanti alle telecamere giunte a Parigi, le belle signore che li accompagnavano e che indossavano per l’occasione gli ultimi modelli di stilisti famosi. Durante l’incontro vasta eco ha avuto la dichiarazione del Primo Ministro israeliano, riportata da tutti i giornali come si trattasse di un Versetto Biblico o un passo del Vangelo, che la pace con i palestinesi è vicinissima. Tutto questo accanto ad una foto che lo ritrae con Abu Mazen che tecnicamente è il Presidente dell’autorità palestinese, ma che in pratica rappresenta se stesso la sua famiglia e le due guardie del corpo che lo proteggono mentre va in giro per il mondo a piangere e a mendicare milioni di euro. Olmert ci ha regalato un altro delirante sogno dove da una parte dimenticava che l’uomo che ha abbracciato con tanta enfasi è un negazionista dichiarato dell’Olocausto e l’organizzatore di molti attentati terroristici che hanno insanguinato Israele, il sequestro e l’assassinio degli atleti olimpionici di Monaco fu una sue idea, e dall’altra ha dimenticato Hamas e Ismail Haniye, che di pace non ne vogliono sentir parlare. Non soddisfatto Ehud Olmert, tornato in patria, ha riunito il suo governo e, nonostante il dossier presentato da Hezbollah di Ron Arad non dà alcuna risposta certa, e che è chiaro che gli sciiti filo-iraniani nascondano molte notizie sul destino sull’ufficiale israeliano, ha fatto votare al governo l’accettazione degli accordi che prevedono lo scambio di terroristi assassini vivi contro, molto probabilmente, soldati morti. Olmert, in uno scambio di battute con i giornalisti ha detto che era vietato far vivere alle famiglie Goldwasser e Regev quello che ha dovuto passare la famiglia Arad in questi ultimi anni.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Fino a qui siamo d’accordo, ma ha avuto anche il coraggio di dire che bisogna trovare altre informazioni su Ron Arad sapendo che, una volta liberato Samir Kuntar, ad Israele non rimarrà più nessuna arma per convincere Nasrallah a dire quello che sa. Rispondendo ad una domanda posta da un giornalista di “Maariv”, Shimon Peres, il Presidente dello stato di Israele, ha risposto: “Al solo pensiero di dover firmare la grazia a Samir Kuntar la mia mano trema”. Questa frase non potrebbe sintetizzare meglio quale è lo stato d’animo che aleggia sulla popolazione israeliana. Anche se Miky Goldwasser, la madre di uno dei due militari rapiti, ha detto che questo scambio è una vittoria che fa vedere al mondo la civiltà di Israele, rimane che è bastato un piccolo stop da parte israeliana nelle trattative per far uscire due vecchie fotografie di Ron Arad, mai pubblicate prima, e due lettere che lo stesso aveva scritto alla famiglia nei primi anni della sua prigionia. Questa è la prova che Hezbollah nasconde la verità su Ron Arad, una verità che, se venisse allo scoperto, metterebbe l’Iran in grave imbarazzo. Ora prepariamoci a vedere il ritorno in libertà, da grande trionfatore, di un assassino. Prepariamoci alle immagini di festa di un “eroe” che senza pietà ha spaccato la testa di una bambina di quattro anni sugli scogli. Prepariamoci al momento dove Hezbollah celebrerà se stessa ed alle vittorie future, perché la raccomandazione di Nasrallah di non sparare in aria all’arrivo di Kuntar per risparmiare i proiettili da destinare agli israeliani ci dice solo che una cosa possiamo essere certi; non finisce qui.


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Arriva la concorrenza nel trasporto ferroviario

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
NTV CON I SUOI TRENI ROSSO FERRARI DARA' BATTAGLIA SULL’ALTA VELOCITà


di Alessandra Mieli


C’è davvero chi ancora crede nel Paese e ci scommette i suoi soldi. E, questo fatto da solo, è un segnale positivo in un panorama altrimenti deprimente. Il miraggio ha anche un nome: Nuovo Trasporto Viaggiatori (Ntv), che sarà il primo operatore privato italiano nel trasporto ferroviario di persone sulla rete ad alta velocità. Inizierà a offrire il servizio viaggiatori a partire dal 2011 e prevede di acquisire entro il 2015 una quota di mercato del 20%. Questi sono i dati significativi del progetto operativo di Ntv, presentati a Roma. La società per azioni è stata creata nel dicembre 2006 da Luca di Montezemolo, Diego Della Valle, Gianni Punzo (che attualmente detengono in quote paritetiche il 54,50%) e Giuseppe Sciarrone (2,6%), ai quali nel 2008 si sono aggiunti Intesa Sanpaolo (detiene il 21,4%), Generali Financial Holding (16,10%) e Alberto Bombassei (5,4%). Il patrimonio netto previsto prima dell’avvio dell’attività operativa è di 230 milioni di euro, presidente di Ntv è Luca di Montezemolo e amministratore delegato è Giuseppe Sciarrone. Nel presentare l’iniziativa, Montezemolo ha sottolineato come si tratti “di una vera impresa italiana”. Obiettivo di Ntv, è stato spiegato, è tra l’altro valorizzare l’investimento di circa 40 miliardi dello Stato nell’alta velocità.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

La società dovrebbe essere il primo operatore ad utilizzare il nuovo treno ad altissima velocità Alstom Agv, con una flotta di 25 unità per cui ha sottoscritto un contratto con Alstom di 650 milioni. Ntv prevede di trasportare 30.000 viaggiatori al giorno, 10 milioni di viaggiatori all’anno, 3,3 milioni di viaggiatori per Km all’anno entro il 2015. La |I|start up |/I|è fissato nel 2011 quando sarà realizzato l’impianto di manutenzione all’interno dell’Interporto di Nola dove sono previsti investimenti per 99 milioni e l’impiego di circa 300 persone. “Siamo un gruppo di imprenditori, una grande banca italiana, una grande assicurazione italiana - ha sottolineato Montezemolo - quindi una vera impresa italiana; non c’è un euro di denaro pubblico e in momenti come questo credo sia anche importante predicare bene e razzolare bene, cioè investire e aver voglia di rischiare”. Per Montezemolo “ci sarà una grande concorrenza che farà bene soprattutto ai cittadini. Il mercato si allargherà molto quando si potrà andare in 3 ore da Milano a Roma e, a quel punto, vincerà chi ha il treno migliore e il servizio migliore”. Corrado Passera, ad di Intesa SanPaolo ha parlato di “un gran bel progetto industriale, con grandi investimenti e gente che ci crede” e di “un progetto ben capitalizzato, solido, che creerà valore per gli azionisti”. Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se il nuovo operatore ferroviario potrà creare problemi ad Alitalia, per cui la banca è impegnata come advisor, Passera ha replicato: “Il treno allargherà il mercato e coprirà alcune tratte aeree ed è destinato ad assorbire quote importanti su tratte entro le tre ore”.


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DA TORTORA A DEL TURCO

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Giuseppe Mele


Nei tempi supplementari, a lodo ottenuto e approvato, arriva l’arresto di uno dei principali governatori regionali e socialisti da tempo passato con Veltroni, cui ora tocca gestire la parte della vittima e respingere l’invito dell’amico Di Pietro a buttare la chiave della cella di Ottaviano Del Turco. Le intenzioni del governo, dare alle principali cariche uno scudo dall’azione delle procure e sospendere un bel po’ di processi visto l’arretrato infinito che rende impossibile l’applicazione della giustizia, hanno scatenato l’anima giustizialista. Molti sono tornati a sottolineare i sospetti peggiori verso Berlusconi, malgrado sia stato processato senza soluzione di continuità per 3 lustri. È dai tempi della diversità morale berlingueriana che nel post Pci ristagna l’idea che l’avversario politico sia comunque un manigoldo, soprattutto se non dà ragione. Come D’Annunzio definiva Giolitti il ministro della malavita, Fanfani era fan-fan-fascista, e Craxi il capo di una banda a delinquere, così solo un motivo c’è per l’esistenza del blocco maggioritario nel paese, per evitare al premier la galera. Che uno dei pentiti che s’inventò le accuse a Tortora, abbia oggi ammazzato durante i lasciapassare dal carcere, che i giudici che sbagliarono clamorosamente quel caso, abbiano fatto un’ottima carriera fino a posizioni dominanti, che le procure siano ad incredibili redditi ed al peggiore livello di produttività di un’amministrazione generale già pessima, che il ritmo di un processo sia da lumaca, non conta nulla. Che il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, che fu avviato dai radicali ma voluto dai socialisti, sia stato vinto con grandi numeri e poi affossato in Parlamento e che la risposta sia stata una infinita delegittimazione della politica tutta, non è importante.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

A bordo campo, la micro riunione della megaprotesta giustizialista, si è messa a nudo, evidenziando il conservatorismo prefascistoide di Di Pietro, con tutti i dubbi sulla selezione dei magistrati, il volto sfigurato dal livore di una Guzzanti che fa ricorso alla maldicenza più sciovinista nei confronti delle donne, il balbettio dell’ex esponente di Fiat America, Colombo, impegnato a dimostrare come l’Occidente sia il meglio, escludendo chi lo sostiene. Un caravan serraglio impegnato a difendere i propri posti, di privilegio e di fama, dal rischio della fine del bengodi. L’obbligatorietà dell’azione penale da noi si affermò perché polizie e giudici, entrambi in larga parte d’origine meridionale, erano convinti che fosse indispensabile abbattere l’omertà. Il governo della giustizia con questa mentalità, con il pentitismo, le querele a chi critica, i pieni poteri dei Pm sulla polizia ci ha condotto non solo allo stato fallimentare della giustizia, ma anche al trionfo della criminalità in parte del Sud, un peso che impedisce al paese di sollevarsi economicamente. Togliere l’obbligatorietà, eliminare molti processi già al primo sguardo, dividere le carriere, riportare il Pm sotto il ministro potrebbe essere l’import di una serie di norme francesi, inglesi, olandesi. Non si può fare, perché la giustizia rientra nelle armi politiche, come l’uso del privato fuori dal mercato, in accompagno o sostituzione di ineliminabili attività pubbliche.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Ora l’arresto di Del Turco potrebbe, incredibilmente, tornare utile e dare un’ampia maggioranza ad una riforma della giustizia, che tanto è fondamentale quanto rischia di portarci alla guerra civile. Del Turco, l’uomo che sciolse il Psi e che da sempre si è opportunisticamente mosso tra post Pci e Sdi, non è simpatico. E non lo era neanche Tortora che in fondo fu radicale come lo furono Toni Negri o Cicciolina, cioè limitatamente all’usare un’occasione politica per una battaglia. Eppure quella battaglia come quella di Del Turco, cioè di chi deve gestire oggi il ginepraio delle sanità regionali, è fondamentale, fondandosi sull’assunto che non sono i sospetti a dare fondamento alla giustizia. I laici ed i socialisti del Pdl devono oggi dare solidarietà al governatore Del Turco, così come si auspica che faccia Veltroni. E se, se l’esponente ex socialista non era in procinto di uccidere qualcuno, se l’arresto non era ineluttabile e necessario, se si andrà all’ennesimo buco nell’acqua, questa volta siano dimissioni per chi si è mosso incautamente. Quelle dimissioni che a tutt’oggi mancano scandalosamente per i responsabili del caso Tortora.


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Il federalismo? Ci siamo, parola di Maroni

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Diego Martinelli


Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha approfittato della riunione del Consiglio Direttivo dell’Unione delle Province Lombarde (UPL), svoltasi a Como lunedì scorso, per incontrare i presidenti delle province lombarde, i parlamentari comaschi, le autorità provinciali, gli amministratori locali di Como, Cantù, Mariano Comense ed Erba, oltre ai rappresentanti di categoria del Lario. L’occasione si prestava per discutere di alcuni importanti temi d’interesse comune. Rilevanti e impegnativi i punti all’ordine del giorno. Si è iniziato con la finanza locale e l’esposizione della strada che il Governo intende seguire per arrivare ad una piena ed effettiva attuazione del federalismo fiscale per passare poi alla questione del riordino delle funzioni fondamentali delle Province in attuazione dell’art. 118 della Costituzione. Maroni ha sottolineato come ad esse vadano riconosciute le funzioni di governo di area vasta, di programmazione e di pianificazione territoriale, nonché quelle che non possono essere svolte adeguatamente a livello comunale. Ha chiuso l’incontro un confronto sugli interventi in programma per l’Expo 2015 strettamente legati alla questione infrastrutture e alla carenza del trasporto pubblico locale.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Al termine dell’incontro dell’UPL, in conferenza stampa, il Ministro dell’Interno ha dichiarato di aver voluto partecipare per sentire l’opinione dei presidenti delle Province sulle iniziative del Governo, in particolare in riferimento al codice delle autonomie e al federalismo fiscale. Secondo Maroni “le province sono un ente fondamentale e non saranno abolite, ma, al contrario dovranno avere più poteri e maggiori competenze. Bisognerà però mettere mano a tutti gli enti intermedi tra Comuni e Province per eliminare i doppioni”. Per quanto riguarda il federalismo fiscale, il ministro leghista ha affermato che il modello per la sua realizzazione è la legge della Regione Lombardia dello scorso anno che prevede di lasciare sul territorio l’80% dell’IVA incassata e il 15% delle imposte dirette. Secondo il Ministro dell’Interno “l’aver anticipato la discussione in Parlamento della Manovra fiscale lascia tempo a sufficienza per poter far partire il federalismo fiscale entro la fine di quest’anno”. A chi glielo ha fatto notare ha risposto che “non c’è un problema di risorse per il Mezzogiorno. Il piano strutturale quinquennale dell’Unione Europea attribuisce alle Regioni del sud oltre 100 miliardi di euro”. Si tratta “di soldi extra rispetto alle Regioni del nord. La compatibilità finanziaria c’è. Le critiche dovrebbero essere motivate su fatti oggettivi e non su pregiudizi ideologici”.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Non è mancato infine un accenno alla questione sicurezza. Il progetto del ministro Maroni è quello di dare più potere ai sindaci ed in proposito ha ricordato come sia in preparazione un decreto legge che “definisce un nuovo concetto di sicurezza, la sicurezza urbana. Nella legge Finanziaria sono previsti nel 2009 cento milioni di euro da destinare a comuni e province per la realizzazione di sistemi locali di sicurezza”. Nessuna marcia indietro sul progetto di censimento di chi vive nei campi nomadi, nonostante il pronunciamento negativo del Parlamento europeo, che, a detta del ministro “si basa su una falsità”. “Non si tratta - ha sottolineato il ministro - di prendere le impronte digitali dei bambini, ma di fare il censimento di chi vive nei campi nomadi. Chi ha parlato di emergenza Rom è stato un ministro del governo Prodi. Noi non abbiamo posto la questione etnica e per questo che abbiamo preso la decisione di parlare di emergenza dei campi nomadi”.


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La politica vada al mercato

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione
In difesa del federalismo
Solo la competizione aumenta controllo ed efficienza

La diversità? Si chiama natura umana
Siano i cittadini a dar voti alle autorità

di Carlo Lottieri


Nei dibattiti economici e anche nelle discussioni che vertono sulla concorrenza istituzionale è frequente che si faccia riferimento all’argomento delle economie di scala. Con più di un buon motivo si enfatizza che un ordine produttivo troppo frazionato in varie circostanze può rivelarsi incapace di realizzare importanti obiettivi. Come potremmo avere automobili, ad esempio, se non vi fossero imprese con più di dieci dipendenti? Sarebbe oggettivamente complicato. Tale considerazione sensata è però spesso ingiustamente usata contro il mercato e contro il federalismo, quasi che in un sistema organizzato “dal basso” non vi possa essere una naturale propensione a dar vita a grandi conglomerati economici e ad intese (il federalismo nasce da qui, appunto) in campo politico. L’analogia sopra introdotta tra federalismo e mercato non è certo casuale. E così come non siamo in grado di sapere quale sia il miglior modo di soddisfare le esigenze e i desideri degli abitanti di una metropoli complicata quale è New York (e per questa ragione è bene che a ciò si dedichi una miriade di imprese in competizione), analogamente non sappiamo quale debba essere la migliore articolazione istituzionale. Nella sua essenza, il federalismo è il mercato applicato alla politica.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Si parte dal singolo per vedere nella comunità una libera associazione di uomini, e si immagina poi che queste entità si colleghino tra loro per realizzare assieme quanto ognuna di esse non sarebbe in condizione di fare. La comunità quale federazione di uomini, e l’istituzione più vasta quale federazione di federazioni. In tal senso, è giusto evocare il principio di sussidiarietà. Formulato per la prima volta nel 1931 (nella Quadragesimo Anno) e in qualche modo anticipato da un’enciclica di quarant’anni prima (la Rerum Novarum), tale principio afferma che le istituzioni sono legittime solo se si mettono al servizio della società, che quindi le trascende. Nella visione cattolica tale principio non concerne i livelli di governo, ma interessa invece il rapporto tra Stato, realtà sociali (famiglia, Chiesa, corporazioni) e individui. La sua rilettura più recente, che focalizza il rapporto tra potere statale ed enti locali, è comunque interessante e conferma questo intreccio tra liberalismo e federalismo, tra la difesa della società dallo Stato e la valorizzazione delle istituzioni locali dinanzi all’autorità centrale. E’ questa una prospettiva che muove dai diritti naturali individuali e dal fatto che solo il consenso tanto celebrato da John Locke può giustificare istituzioni legittime e rispettose degli individui. In tale quadro, ovviamente, la diversità è un valore e non già un problema.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Poiché gli uomini sono differenti e assai dissimili sono pure le tradizioni che insistono sulle varie aree geografiche, sarebbe davvero assurdo immaginare che si possa “raddrizzare le gambe” ai cani e uniformare costumi, redditi e livello culturale di popolazioni distinte, e tutto questo solo perché vivono entro le medesime frontiere. Sarebbe come se, poiché si sta “costruendo l’Europa”, ci si stupisse del fatto che un fiammingo o un catalano sono assai diversi da un inglese, e recitano molto peggio i versi di William Shakespeare. D’altra parte, l’uguaglianza tra cittadini che una costituzione liberale può tutelare non va intesa come un’eguale disponibilità di risorse, posti-letto, belle spiagge o alte montagne... Essa va semplicemente intesa come il venir meno di privilegi di casta e discriminazioni legali. Il geographical divide che in Italia separa il Nord dal Sud è quindi un semplice dato di realtà: e per i liberali non è più scandaloso del social divide, ovvero sia del fatto che mentre Pierino (il “Pierino figlio del dottore” evocato da don Lorenzo Milani) nasce da genitori benestanti, Paolo cresce in una famiglia povera e ignorante.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

La cosa può anche spiacere, ma non rappresenta un problema di “giustizia”, e soprattutto non autorizza a mettere sotto controllo la società, ripartire le ricchezze legittimamente detenute, penalizzare taluni per aiutare altri. La diseguaglianza del federalismo, che è dottrina che muove dall’accettazione della complessità, è la medesima diseguaglianza che è al cuore del liberalismo. E non è certo un caso se una grande figura della tradizione liberale classica come Thomas Jefferson abbia difeso, al tempo stesso, le libertà individuali e la concorrenza istituzionale (gli “states’ rights”), convinto che solo una piena autonomia dei governi periferici potesse creare quell’ordine istituzionale entro il quale nessun potere può crescere in maniera illimitata e farsi tirannico. E’ infatti un’illusione pensare che la giustizia o l’efficienza possano derivare dalla costruzione di un Potere assoluto e da una Tecnocrazia onnipotente. Al contrario, è grazie alla gara e al confronto tra entità politiche locali e ben distinte che può venire il miglior freno all’insaziabile volontà dei politici di espandere il loro controllo sulla società, e anche la migliore censura per chi opera male.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 5 della discussione

In questo ordine federale, di cui qualche elemento è riconoscibile nel sistema istituzionale della Svizzera, a “dare i voti” a questo o quel governo locale non è un burocrate, ma invece sono i cittadini stessi, le imprese e i capitali. Perché è chiaro che un cantone bene amministrato attira investimenti e stimola tutti al lavoro, mentre l’opposto succede dove le tasse sono alte e i servizi sono pessimi. Ed è esattamente per questo che in Svizzera è impossibile che i cantoni gravino sulla società al livello dell’Italia o della Germania, e diano per giunta servizi scadenti quali sono quelli dei maggiori paesi che circondano la confederazione alpina. Finora, è vero, in Italia non abbiamo conosciuto federalismo: nemmeno in pillole. Abbiamo invece visto costruire poteri locali che venivano a “raddoppiare” strutture centrali, e quindi finivano per allargare ulteriormente il controllo dello Stato sulla società. Questo falso federalismo è stato certamente anti-liberale. Bisogna allora avere il coraggio di rovesciare la piramide, permettere agli enti locali di tassare in piena indipendenza i cittadini e organizzare liberamente le proprie strutture, lasciando alla competenza del potere centrale solo quanto gli enti periferici intendono lasciarvi. Passare al federalismo vuol dire indirizzarsi verso una piena riscoperta del liberalismo: ed è questo che è davvero urgente realizzare in Italia.


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Il fascismo del Terzo Mondo

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Cina e Russia hanno appoggiato Mugabe, assieme alla Libia, questo è il nuovo asse dei dittatori. Il mondo è stato diviso per decenni tra Est e Ovest. I nemici della democrazia ora vengono da Sud

di Romano Bracalini


Un asse afro-asiatico in difesa dell’indifendibile ras dello Zimbabwe Robert Mugabe s’è virtualmente formato la settimana scorsa allorché il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva proposto di decretare le sanzioni contro il paese africano e Russia e Cina, insieme a Sudafrica, Libia e Vietnam, le hanno respinte. Dove si vede che contro il muro dell’ideologia non c’è crimine per quanto grande e odioso che possa scarfirlo. In vent’anni che è rimasto al potere Mugabe ha ridotto lo Zimbabwe, l’ex Rhodesia, alla miseria e alla fame da ultimo, a completamento di un’opera di distruzione, ha cacciato i 5000 coloni bianchi che avevano creato la ricchezza del paese e un’economia moderna. La disoccupazione è all’80%, l’inflazione al 100.000%, il paese è sull’orlo della guerra civile; la popolazione cerca scampo nei paesi vicini, come il Sudafrica, anch’esso regredito ai peggiori sistemi di arbitro e di violenza, dove recentemente la popolazione è insorta con le armi contro gli immigrati venuti in cerca di lavoro. La violenza xenofoba dei sudafricani non ha avuto sui media italiani il rilievo che meritava e che certo avrebbe avuto se lo scempio fosse avvenuto in un paese occidentale. Ma anche qui il “razzismo” ha una diversa considerazione a seconda di chi lo manifesta.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

La farsa delle elezioni in Zimbabwe ha acceso i fari sul paese un tempo tra i più ricchi e prosperi dell’Africa. Persino “Liberazione”, organo di Rifondazione comunista, s’è espresso severamente contro Mugabe che da “eroe della lotta di indipendenza s’è trasformato in tiranno del proprio popolo”. Più che un’eccezione, in Africa è una regola. Ma “Liberazione” non se ne dev’essere accorta. Mugabe non potrebbe fare di più e di peggio per meritarsi la condanna di un qualunque tribunale ordinario; ma è evidente che per la maggior parte dei paesi afro-asiatici membri delle Nazioni Unite il capitolo dei diritti umani non è così importante e prioritario. Tre quarti del mondo langue sotto le peggiori dittature in Asia, Africa e Medio Oriente. Così non ha affatto stupito che al momento di pronunciare la condanna sia scattata solidarietà del Terzo Mondo che ha assolto non tanto Mugabe quanto se stesso, insieme alla “teoria della liberazione” che ne sponsorizza la causa. Condannare Mugabe avrebbe significato una parallela condanna dei Paesi che lo hanno assolto, non essendo Mugabe il solo tiranno sanguinario africano che fa il suo mestiere nel disinteresse del mondo “progredito”: è solo il più efferato e non meraviglia (meraviglierebbe il contrario) che il libico Gheddafi abbia votato contro le sanzioni (che hanno colpito anche il suo paese) perché così facendo ha salvato anche se stesso. Cane non mangia cane. E un regime feroce e fallimentare come quello comunista del Vietnam come potrebbe commuoversi per i diritti umani calpestati nello Zimbabwe esattamente come ad Hanoi?


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Quanto a Nelson Mandela, novantenne icona dei “popoli oppressi”, appena un mese fa, al tempo della polemica sulle elezioni truffa in Zimbabwe, aveva definito la leadership di Mugabe un “tragico fallimento”, però al momento del voto il presidente sudafricano Mbeki, ispirato da Mandela, ha votato contro le sanzioni per non dare una soddisfazioni ai “colonialisti occidentali”. Nel 1935 la Società delle Nazioni applicò le sanzioni contro l’Italia fascista che aveva invaso l’Abissinia. Il voto maggioritario dei paesi aderenti venne accolto dai giornalisti italiani presenti al canto di “Giovinezza” e il presidente dell’assemblea ordinò che i più esagitati, tra cui l’inviato della “Gazzetta del Popolo” di Torino Paolo Monelli, venissero messi alla porta e mentre uscivano cantando dalle tribune si levò il grido: “Fuori i selvaggi”. In verità dell’Abissinia non importava niente a nessuno ma la questione si prestava allo scontro tra due diverse visioni: democrazia e dittatura, che in quella occasione facevano le prime prove di guerra. Anche lo Zimbabwe, come l’Italia fascista degli anni Trenta, ha fatto da discrimine tra democrazia e dittatura. Il voto di Russia e Cina è stato risolutivo essendo entrambe membri permanenti del Consiglio di Sicurezza quali vincitori della Seconda Guerra Mondiale insieme a Usa, Gran Bretagna e Francia. C’è solo un particolare di poco conto.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

La Russia d’oggi (anche se le somiglia) non è più l’Unione Sovietica che vinse la guerra; e la Cina alleata con le potenze occidentali nella guerra contro il Giappone era la Cina nazionalista di Chang Kai Scek e non la Cina comunista di Mao instaurata nel 1949. Parecchi ruoli e funzioni andrebbero perciò rivisti e rinnovati alla luce dei cambiamenti intervenuti; invece si fa finta che nulla sia accaduto. Basterebbe questo a decretare la decadenza dell’Onu come organismo ormai inadeguato a dirimere le controversie internazionali: non si giudicano più i reati per quello che sono ma per la loro esclusiva natura politica. Come negli anni Trenta col nazifascismo imperante; come negli anni Cinquanta con l’imperialismo comunista, il mondo è tornato a dividersi in due diverse e opposte visioni culturali e geografiche: Nord e Sud, ovvero Occidente liberal-democratico e nuovo fascismo terzomondista con i contributi essenziali delle dittature comuniste cinese e vietnamita e della nuova oligarchia russa. Il nuovo perfido nemico dell’Occidente sta prendendo forma e un’altra volta la libertà è in pericolo.


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Le nuove strategie intraprese nell’infinita guerra ai rifiuti

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Daniela Romano


La città di Napoli, o meglio l’intera Regione Campania contro l’emergenza rifiuti. Una guerra, questa, aperta ormai da anni. Si combatte su tutti i fronti. Si ricorre all’uso di ogni tipo di “arma”. Si cercano compromessi e soluzione, ma il nemico, la “monnezza”, sembra non arrendersi. Sarà questa forse una delle guerre che la città ricorderà di più nel tempo? Forse sì. E’ una delle battaglie più lunghe e più controverse. In questi anni e soprattutto begli ultimi mesi. Alti dirigenti dello Stato, prefetti, funzionari, sono andati al fronte per combattere la resistenza dei sacchetti. I “Generali ” si sono cimentati in strategie d’ogni tipo, stendendo “piani di attacco”: si è cercato di chiudere il nemico sacchetto in cave apposite, di annientarlo con l’inceneritore, e infine, addirittura di espatriarlo. Ma nulla è servito. E cosi si combatte ancora, spostandosi da una trincea all’altra, da Chiaiano, ad Acerra, fino ad Agnano, lavorando alla segmentazione delle frange opposte, con la raccolta differenziata. Difficili da seguire gli spostamenti dell’esercito di Napoli, che nelle ultime ore sembra indirizzato nella zona est. Il nemico, la “monezza” sembra lasciare il centro, concentrandosi nelle periferie. Una timida ritirata che sembra dare speranze a Napoli.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Tanti i soldati scesi in campo. Dagli ambientalisti, ai sociologi e psicologi, fino ad arrivare ai più grandi comandanti di esercito, i politici. In primis, due astuti soldati, Bassolino e Iervolino. Dopo anni di preparazione e meditazione decidono di affrontare il fenomeno. Appaiono compatti tra loro, quasi certi di poter sconfiggere il nemico, ma poi, forse la paura, o forse la mancanza di armi, li costringe ad una ritirata. Eppure Napoli non può arrendersi. A cambiare le sorti arriva il comandante in Capo, Silvio Berlusconi. Da subito le cose sembrano cambiare. Raduna il suo esercito, distribuisce ordini, e decide armi e strategie di attacco. Nomina un vice comandante, Guido Bertolaso, che da subito controlla e organizza i nuovi siti da trasformare in trincea. Quest’ultimo, reduce da numerose battaglie, chiede aiuto ad un soldato del fronte opposto, che ben conosce il territorio, Walter Ganapini, Assessore all’ambiente della regione. Insieme si lavora per capire quale siano le debolezze del nemico, che sembra essere più stanco del solito. Il Comandante supremo sembra aver scelto le armi e persone giuste. Il nemico sta forse per essere sconfitto. Le legioni straniere corrono in soccorso. Nel frattempo fuori dalle trincee il popolo esorta la pace, e mostra rabbia per un nemico che da anni ha martoriato, e distrutto la città. Il generale è riuscito a convocare soldati da ogni parte.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Ognuno svolge un ruolo ben chiaro. I precedenti protagonisti di questa guerra, Iervolino e Bassolino, lavorano alla distribuzione di materiale bellico, il comandante Bertolaso e “l’informatore” Ganapini, studiano le cartine territoriale per trovare nuovi punti di attacchi, mentre il comandante Berlusconi, alle prese tra l’altro con diversi affari diplomatici, si concentra nella pianificazione di nuove tattiche. Dal fronte di guerra giungono notizie di cittadini che si vendono al nemico, commettendo azioni illecite a danno del proprio popolo. Il popolo è in rivolta, il comandante in capo, ora fuori città, promette di risolvere tutto, e vincere la guerra. Ma il popolo ormai sembra non voler credere più a nulla… Per troppi mesi ha voluto fidarsi di soldati e generali che cambiavano al cambiar del vento. Ora è stanco e alla fine in una guerra interminabile, tra un comandante ed un altro si fa una sola domanda “in questa guerra, chi saranno i veri eroi?”.


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La rivoluzione popolare del Pdl Veneto

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Nato a Padova il 14 luglio, nello stesso giorno che ricorda la presa della Bastiglia

di Marco Giusti


Inneggiano alla volontà popolare, il loro simbolo è la presa Bastiglia, la data della loro prima assemblea non poteva che essere il 14 luglio. Ha un’anima rivoluzionaria il progetto di un Pdl veneto promosso da un gruppo di amministratori veneti del centrodestra e presentato lunedì sera a Padova. Un modello di partito federato, legato alla struttura nazionale ma più calato nel territorio, più vicino alle necessità dei campanili. Un bisogno, quello della rappresentanza, quasi urlato dai circa 600 presenti alla convention. Pochi i parlamentari rispetto al numero di inviti distribuiti ma centinaia di sindaci e amministratori locali. Politici di casa che hanno votato all’unanimità un appello a Berlusconi e a Fini affinchè “il partito del Pdl si costituisca, in Veneto, come partito federato e autonomo entro l’autunno 2008 attraverso la convocazione di adeguati momenti di partecipazione popolare, anche congressuali, per la fondazione del Pdl Veneto”.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Un documento che parte dalla convinzione che “il popolo veneto abbia dimostrato con le sue storie una laboriosità economica coniugata con la solidarietà” e ricorda che lo stesso modello “non può essere difeso da formule politiche centralistiche”. “Chiediamo - dice Francesca Pellegrini, giovane assessore di Santa Lucia di Piave (Treviso) - che il Pdl in Veneto nasca il più celermente possibile”. Il primo passo di questo nuovo movimento sembra già una corsa a sentire i pareri di quanti hanno partecipato all’assemblea e già sposato la causa. “Un’ iniziativa che smuove una situazione stagnante dei partiti centrali - la definisce il senatore Maurizio Saia, Pdl in quota An - serve senz’altro come stimolo e come soluzione anche ai problemi strutturali interni al Pdl”. “Il partito veneto - ha detto il sindaco di Chioggia, Romano Tiozzo - non è per rispondere alla Lega Nord, ma per rispondere alle richieste della nostra gente.” “Noi sindaci - si è agganciata il sindaco di San Pietro di Feletto, Maria Assunta Botteon - siamo frustratissimi perché stiamo diventando dei direttori generali e non dei politici. Abbiamo sempre meno trasferimenti e sempre più impegni nei confronti dei cittadini che conosciamo uno ad uno.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Dobbiamo tornare a fare progetti e politica.” Per Carlo Alberto Tesserin, vice presidente del Consiglio regionale veneto, il progetto “ha bisogno di essere meglio definito e compreso. Certo abbiamo necessità di un qualcosa che acceleri il percorso di maggior autonomia del Veneto”. Qualche perplessità sull’iniziativa degli autoconvocati è stata espressa dal vicecoordinatore di Forza Italia del Veneto, Marino Zorzato, secondo il quale in politica non ci sarebbe niente di “auto”, tutto viene organizzato. Dello stesso parere il capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale, Remo Sernagiotto: “Io sono sempre stato contrario alle autoconvocazioni. Viviamo in uno straordinario Paese libero e democratico dove ogni persona, unendosi con chi condivide i suoi ideali e i suoi obiettivi, può farsi un partito, uno statuto, scegliersi un simbolo. Non so se questa sia una fuga in avanti. Io sto nel mio partito che si chiama Forza Italia, verso il partito dei moderati liberali”.

Gli autoconvocati per un PdL Veneto, nel frattempo hanno incassato “l’abbraccio” del governatore Galan che ha mantenuto la parola: “non andrò perché non posso travestirmi da autoconvocato - ha detto - ma li abbraccerei uno ad uno perché è bellissimo vedere che oggi, con quello che succede, c’è ancora gente che crede e combatte per un ideale.” E se Berlusconi e Fini risponderanno con la ghigliottina? La risposta sta nell’intervento del costituzionalista Mario Bertolissi: “sono qui perché sono un uomo della strada, finito nella rete in questa pesca a strascico tra la gente comune. Siamo in democrazia e quello che ho da dire lo dico”. E ha ricordato l’ammiraglio Tegetthoff che dopo la battaglia di Lissa scrisse al Kaiser: “uomini di ferro su navi di legno hanno sconfitto uomini di legno su navi di ferro!”.


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Sarà un 2008 difficile per l’occupazione italiana

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Rebecca Samaritain


Dopo anni di segnali positivi, non solo per la diminuzione del tasso di disoccupazione, ma anche per la stabilizzazione dei lavoratori precari e per la maggiore diffusione di forme di flessibilità del lavoro, quest’anno potrebbe segnare una prima, anche se ancora timida, inversione di tendenza. Secondo il rapporto sul mercato del lavoro 2007-2008 del Cnel, infatti, l’occupazione dovrebbe aumentare quest’anno di appena lo 0,4% (contro il +1% del 2007), con uno stacco deciso però tra il Sud e il resto del Paese: se al Nord e al Centro i segnali restano infatti positivi (gli occupati dovrebbero registrare rispettivamente +0,8% e +1,2%), al Sud il Cnel prevede un calo dello 0,9%. Nel 2007, sottolinea il Cnel, la domanda di lavoro è stata “vivace e questo ha portato ad un significativo abbattimento della disoccupazione”. L’aumento non è stato però uniforme né sotto il profilo settoriale (gli incrementi sono stati concentrati nei settori dei servizi privati e nell’edilizia) né tanto meno sotto quello territoriale (la crescita occupazionale è rimasta infatti concentrata nelle regioni del Nord). Nel 2008 lo scenario dovrebbe essere altrettanto frammentato, sia nei settori che nelle aeree geografiche. Nell’agricoltura dovrebbe continuare, seppure in modo meno accentuato, l’emorragia già registrata: il Cnel stima un calo dell’1,5% dopo il -2,9% del 2007. Nell’industria invece la tendenza positiva del 2007 (+1,4%) dovrebbe totalmente ribaltarsi (-1,5%). In calo risultano infatti sia l’industria in senso stretto (-1,5%) che le costruzioni (-1,7%).

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Il comparto soffre pesantemente considerato che nel 2007 aveva registrato una crescita dell’occupazione del 2,4%. Tengono invece i servizi che passano dal +1,2% dello scorso anno al +1,1% previsto per il 2008. “Con il Pil che crescerà solo di qualche decimo di punto percentuale nel 2008, non si può certo sperare che il mercato del lavoro, da solo, faccia ulteriori miracoli. - scrive il Cnel - Ed è quasi opportuno che non li faccia, perché se dovesse aumentare ancora l’occupazione, vorrebbe dire che la produttività precipiterebbe verso livelli ancora più bassi, mettendo ulteriormente a repentaglio il grado di competitività del Paese. Ma l’occupazione - precisa ancora il Cnel - non aumenterà, o per lo meno, non certamente ai ritmi del passato. E’ probabile invece un suo ristagno, come stanno ad indicare le sempre più frequenti notizie di aziende in crisi che ricorrono alla cassa integrazione”. Tra i fenomeni che hanno contraddistinto il mercato del lavoro negli ultimi anni, il Cnel sottolinea il massiccio ricorso ai lavoratori immigrati che svolgono ormai, seppur con titoli di studio di un certo livello, mansioni che gli italiani non vogliono più fare. L’integrazione degli immigrati è per l’Italia “una strada obbligata”. E non solo, per sostenere il tasso di occupazione, è anche essenziale favorire il lavoro femminile, oggi ai minimi fra i Paesi dell’Ue a 25.


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Il processo e i media - Anche per Bolzaneto la giustizia è morta

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Davide Giacalone


Molti titoli dei giornali sono un segno dei (cattivi) tempi. Lamentano che “solo” quindici sono i condannati per quel che avvenne nella caserma Bolzaneto, a Genova, durante il G8. E’ il segno che si è smarrita la logica, s’è perso il senso del diritto, il significato del processo penale. Intanto le date, che sono fondamentali: i fatti risalgono al luglio 2001 e sono stati denunciati in tempo reale, naturalmente con imprecisioni, sottovalutazioni o esagerazioni (a seconda dei gusti) da tutti i giornali, così come da tutte le radio e televisioni, mentre il processo di primo grado si conclude sette anni dopo. Sette anni sono un tempo intollerabile perché si concluda l’intero iter giudiziario, che dovrebbe contenersi in quattro, già lunghi, anni. Invece siamo solo al primo gradino.
Al processo non vanno gli eventi, o i fenomeni, vanno le persone. Quel che l’accusa deve dimostrare non è (solo) che una determinata cosa sia effettivamente avvenuta, ma che il Tizio ed il Caio hanno loro precise e personali responsabilità.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Naturalmente i due, ove siano dei subordinati, possono ben difendersi affermando di avere ricevuto ordine di comportarsi in quel modo, ed in questo caso si cercano altre, precise e personali, responsabilità sovraordinate. Alla fine quindici “tutori dell’ordine” sono stati condannati, valutando il tribunale di primo grado che hanno violato la legge ed esercitato violenze non dovute. Questo è il dato su cui riflettere, non sul fatto che per gli altri trenta sono mancate le prove della loro responsabilità personale. Le condanne saranno appellate, naturalmente, e vedremo quanto tempo ci vorrà per fare il secondo grado e quanto se ne attenderà per sentire il verdetto finale della cassazione. Ma il tempo è l’unica cosa incerta, non sapendosi se sarà tanto o tantissimo, per il resto sappiamo già: il processo è inutile perché nessuno sarà punito. Le pene inflitte in primo grado s’infrangono sull’indulto e gli stessi reati, con il passare del citato tempo, non saranno più contestabili a causa della prescrizione. A quel punto non si dica che la caserma Bolzaneto entra a far parte dei già miticamente affollati “misteri italiani”, perché sarà solo la conferma di quel che scriviamo da troppo tempo: la giustizia è morta.


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Rai, l'eterna urgenza

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Davide Giacalone

Corrado Calabrò, presidente dell’autorità di garanzia per le comunicazioni, ha uno spiccato senso dell’umorismo. Ha detto, nell’annuale, rituale e ripetitiva relazione al Parlamento che la riforma della Rai è urgentissima e non procrastinabile, perché l’azienda è “paralizzata da spinte e controspinte politiche”. Solo un mattacchione può far finta di non sapere che la Rai è sempre stata così, e solo perché è così se la tengono. Tutti pronti a scaricare sul mammellone equino i propri bisogni ed i propri desideri. La Rai è l’incarnazione della lottizzazione spartitoria, non la vittima dei politici. Le vittime sono altri, siamo noi tutti che ci tocca pagare una tassa per tenere in piedi la gran torta catodica.
L’autorità di Calabrò, del resto, che ci sta a fare? Qui abbiamo denunciato gli abomini commessi nel tentativo (spesso coronato da successo) d’estorcere soldi agli italiani, abbiamo parlato dello scandalo d’intimazioni mandate, alternativamente e con il medesimo scopo, ora su carta intestata della Rai ed ora su quella dell’Agenzia delle entrate. Abbiamo evidenziato come neanche il piano delle frequenze è rispettato ed a violare la legge dello Stato è un’azienda dello Stato. Non è successo nulla. Zero. Talché io dubito sia dell’autorità che della garanzia.
Dice Calabrò che è in atto una pericolosa tendenza a raccontare i fatti di cronaca “con l’occhio rivolto all’audience”, ovvero in modo spettacolare, e che c’è da preoccuparsi per i processi oramai celebrati in televisione, con le sentenze, quelle vere, che risultano le meno attendibili e comunque tardive. Ma in che mondo s’era addormentato? Forse gli hanno appena regalato un televisore, o forse dato da leggere la relazione di dieci, o anche venti, anni fa.
La Rai non ha bisogno d’essere riformata, ma venduta. Farlo subito sarebbe un bene per il mercato delle comunicazioni e farebbe incassare allo Stato soldi che presto non esisteranno più, perché con la digitalizzazione, quella vera, non la bubbola del terrestre, la Rai sarà solo un dinosauro diroccato e costoso, colmo di vecchie glorie ed eterni raccomandati. Scusate, allora, la sinteticità e brutalità di queste parole, ma c’è un limite antitrust anche alle prese in giro, e ci sono autorità burocratiche che abusano spudoratamente della dominanza in materia.


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Il caso Del Turco - I fantasmi dell’opposizione

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Arturo Diaconale


Poteva il Presidente di Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco reiterare il reato di cui è accusato? A stare alle dichiarazioni del magistrato che lo ha messo in manette evidentemente no. Del Turco, secondo il procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi era talmente consapevole di essere nel mirino della magistratura che si era consultato con il Procuratore Capo de L’Aquila Bruno Paolo Amicarelli il quale, a sua volta, aveva informato dell’incontro il collega pescarese. In queste condizioni, quindi, era impensabile che Del Turco tornasse a compiere il reato di cui è accusato.E poteva il Presidente della Regione Abruzzo, consapevole della bufera che si addensava sulla propria testa, pensare di sfuggire alle mani della giustizia dandosi alla fuga come un delinquente qualsiasi? La risposta è ugualmente negativa. Per la semplice ragione che se ne avesse avuto intenzione, l’ex sindacalista della Cgil si sarebbe dato alla latitanza al momento della notizia dell’inchiesta nei suoi confronti. Invece di “agitarsi” lamentandosi della “persecuzione” in atto, sempre come ha affermato il Procuratore di Pescara, non avrebbe aspettato le manette e si sarebbe sottratto per tempo al ludibrio della gogna mediatica e carceraria. Dunque, non esistendo i timori di reiterazione del reato e della fuga, non c’era alcun bisogno di arrestare Ottaviano Del Turco. Bastava un avviso di garanzia. O, al massimo, un provvedimento di arresti domiciliari.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

L’inchiesta sarebbe andata avanti lo stesso. Invece non solo è stato scelto il “momento magico” delle manette sotto gli occhi dei riflettori giornalistici e l’arresto è stato commentato e motivato nel corso di una conferenza stampa tutta rivolta a controbattere in anticipo le prevedibili reazioni contro i teoremi dei Pm in cerca di gloria. All’arrestato è stato anche riservato un trattamento particolare. Del Turco è stato richiuso nel carcere di Sulmona, tristemente noto per essere il carcere dei suicidi. Ed è stato messo in regime di stretto isolamento. Quello che viene riservato ai pluriassassini. Ecco, ciò che suona falso in questa vicenda è proprio l’eccesso di zelo ingiustificato. Perché picchiare al massimo sulla grancassa di una decisione di per se stessa clamorosa come quella della decapitazione una giunta regionale? Perché punire preventivamente l’accusato principale prima sbattendolo ostentatamente in galera e poi sottoponendolo al carcere duro di borbonica memoria? Dietro questi interrogativi non c’è una scelta innocentista che, non essendo fondata sull’esame degli atti, sarebbe aprioristica ed ingiustificata.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

C’è l’esigenza di ribadire che le garanzie poste dalla Costituzione e dalla legge a difesa della dignità degli individui vanno difese sempre. Sia quando riguardano quelli della propria parte politica, sia quelli della parte avversa. Garantisti sempre, dunque. E non solo. In questa storia c’è anche la necessità di inquadrare il caso Del Turco nel contesto dello scontro tra politica e magistratura che va avanti nel nostro paese dai tempi della cosiddetta rivoluzione giudiziaria della prima meta degli anni ’90. E di ripetere chiaro e forte che è arrivato il momento di porre fine alla “guerra dei 15 anni”. Una riforma profonda e radicale della magistratura è ineludibile. Così come è indispensabile che anche la politica venga egualmente riformata con leggi che impongano l’applicazione di regole democratiche e trasparenti al suo interno. Certo, per avviare e realizzare questa doppia riforma ci vogliono interlocutori credibili e determinati. E come si fa se l’opposizione è divisa tra chi si arrocca nel forcaiolismo più forsennato e chi è diventato talmente evanescente e svirilizzato da non avere neppure la forza di reagire con gli interrogativi di cui sopra all’eccesso di giustizialismo ai danni di un rappresentante della propria parte? La risposta è semplice. Il Pdl non ha altra strada che andare avanti da solo. I fantasmi dell’opposizione seguiranno.


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Sarkozy sbaglia tutto con la Siria e rischia la fine di Chamberlain

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

di Carlo Panella

Lunedì, a Parigi, Ehud Olmert e Beshar al Assad sarano seduti allo stesso tavolo, assieme a tutti i partner dell’Unione Euromediterranea di Nicolas Sarkozy, ma non sarà una data storica. Il presidente francese si è assunto un grande rischio dando credito pieno alla volontà di normalizzazione della Siria, nell’illusione di staccare il regime siriano da quello iraniano, pagando al presidente siriano un prezzo salato, in anticipo. Invitandolo a Parigi la Francia infatti toglie di peso Assad dalla scomoda posizione di membro dell’Asse del Male e gli regala lo status di interlocutore affidabile. In più, vanifica sul piano politico ogni sospetto di compromissione con l’uccisione di Rafik Hariri, che pure, sino a due anni fa, gravava personalmente sullo stesso Assad, ragione prima dello sdegnato rifiuto di Jacqes Chirac –di cui Hariri era amico e finanziatore- di partecipare all’iniziativa di Sarkozy. Bottino pieno, dunque, per il presidente siriano che per di più, non ha pagato nessun prezzo, assolutamente nessuno. I media francesi, spiegano che Sarkozy ha deciso questa mossa forte, in totale solitudine rispetto agli Usa, come all’Europa, sulla base di fondate analisi dei servizi di informazione francesi, che indicano Assad pronto ad una svolta. Unica spiegazione e pessima, sul quadrante siro-libanese, infatti, i servizi francesi hanno accumulato negli ultimi decenni sonore sconfitte e hanno dimostrato una incapacità di previsione di primo piano.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Quello che è certo è che alla luce del sole, Beshar al Assad non ha modificato assolutamente nulla della posizione siriana. E’ anche certo che la sua volontà di partecipare a trattative con Israele, accettando la mediazione del premier turco Tayyp Erdogan, non costituisce per nulla una svolta.
E’ infatti tradizione del regime baathista siriano – in queto molto diverso da quello iracheno di Saddam Hussein- di giocare sempre e contemporaneamente sul tavolo di trattative spregiudicate e su quello del terrorismo e dell’aggressione militare. Tra il 1993 e il 2000, Hafez al Assad, padre di Beshar, ha partecipato in pieno alle trattative con Israele iniziate con gli accordi di Oslo nel 1993: nulla di fatto. In apparenza perché Gerusalemme e Damasco non avevano trovato una accordo sulle “Fattorie di Sheba”, occupate da Israele dal 1973, la cui sovranità peraltro è contesa tra Siria e Libano. In realtà, perché la Siria non ha mai derogato dalla linea di un accordo complessivo e totale sulla questione palestinese, rifiutando nettamente quel quadro bilaterale che invece aveva portato agli accordi di Camp Davi con l’Egitto del 1979 e poi alla formazione dell’Anp e all’accordo Israele- Giordania. Assad, peraltro, non ha fatto passi indietro su nessun quadrante: non ha fatto il minimo cenno ad un possibile riconoscimento di Israele e solo 4 mesi fa, nel vertice della Lega Araba di Damasco del 28 marzo 2008 (disertato dall’Arabia Saudita), ha dichiarato: “La richiesta di Israele di sicurezza prima della pace è solo un'illusione”. In Libano, il totale appoggio siriano ha permesso ad Hezbollah di riarmarsi con 40.000 missili e di vincere la sua battaglia e di disporre ormai un diritto di veto sul governo di Beirut, mente gli alauiti filosiriani, continuano a combattere a Tripoli contro i sunniti fedeli a Fouad Siniora.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Khaled Meshal continua a dirigere Hamas da Damasco e peraltro non vi è più dubbio che l’impianto distrutto dall’aviazione israeliana il 6 settembre 2007 nel nord della Siria fosse un sito nucleare segreto. Ma l’indizio più evidente sul rischio prende Sarkozy concedendo credito ad Assad viene da Teheran. L’Iran, fedelissimo alleato della Siria, che la finanzia e la arma con accordi firmati personalmente da Mohammed Ahmadinejad, non ha mai preso le distanze dall’operato di Assad, neanche dalle sue trattative con Olmert. Per di più, ogni giorno, dall’Iran giungono segnali dello sviluppo di una doppia strategia: minacce militari sempre più spinte (l’esperimento con missili in grado di raggiungere Israele e le manovre militari dei Padaran con le minacce del loro comandante Ali Jafari che a maggio ha dichiarato “presto Hezbollah distruggerà Israele), accompagnate dalle aperture del ministro degli Esteri Manoucher Mottaki, che impigliano Javier Solana in una trattativa che esclude però la richiesta di sospensione dell’arricchimento dell’uranio. In questa doppia strategia, di cui era maestro il padre di Beshar al Assad, fa parte anche il cessate il fuoco che l’Egitto ha mediato con Hamas su Gaza


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Ammutinamento dei Pm: Italia sotto ricatto della filibusta in toga

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione

di Carlo Panella

Notizie di stamane:
- nessun reato di tortura né piano preordinato al processo per la caserma Diaz di Genova. Crolla il teorema accusatorio. Lievi condanne. La palla delle palle della ''polizia cilena'' si è sgonfiata.
-nessun reato di Berlusconi a villa Certosa: si è tutto inventato il Pm, la pala delle palle del Berlusconi abusivo si è sgonfiata.
- Il Senato ha chiesto conflitto d'attribuzuione contro la pretesa della Cassazione di legiferare condannando a morte per sete Eluana Englaro: l'abuso di potere legislativo della Corte è uno scandalo.
- Ottaviano del Turco torturato, lui sì, per ordine dei magistrati: per tre giorni non può vedere nessuno, né i figli, né i suoi avvocati: E' la vecchia tecnica di Di Pietro: fare disperare l'imputato per obbligarlo a confessare. Un orrore.
Questo è quanto ci viene dal pianeta giustizia in una qualsiasi giornata di luglio.
Un orrore.
Ancora più orrendo che la sinistra, che il Pd, che di questo ammutinamento dei magistrati ormai è -finalmente- vittima quasi cpome il centrodestra, taccia, subusca, balbetti.
Per 15 anni D'Alema e Veltroni hanno approfittato di questo ammutinamento per sviluppare tutti i loro intrighi di palazzo. Ora che il mostrum si rivolta contro di loro, non sanno che fare.
La ragione è semplice: non hanno cultura politica, non hanno stretegia politica.
Soprattutto non hanno le palle.

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Rieccolo....

>>Da: -cerberus
Messaggio 3 della discussione
NOMADI:PREMIER ROMENO A ITALIA,INACCETTABILE DISCRIMINAZIONE
- ROMA, 16 LUG - Il governo di Bucarest ''non puo'
accettare che i cittadini romeni siano sottoposti a soprusi e a pratiche discriminatorie che non rispettano la dignita' della persona umana''. E' questo il passaggio principale del messaggio che il premier romano Calin Popescu Tariceanu ha trasmesso alle autorita' italiane attraverso l'ambasciatore a Bucarest Daniele Mancini riguardo le misure varate dal governo italiano sulla raccolta delle impronte digitali nei campi nomadi.
Lo si legge sul sito web dell'agenzia romena Mediafax


E BASTA! HAI STUFATO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

>>Da: francymarte
Messaggio 2 della discussione
Caro Popescu, sequesti banditi te li tieni te, noi non li fotografiamo nemmeno! Ma se te non li vuoi tenere perche' sporcano, be' sappi che non siamo l'immondezzaio del mondo. Si e' vero a Napoli la monnezza e' inaccettabile, ma un parco a se li ci sguazzono bene due sacchi pieni di rumenta come Bassolino e la Iervolino, si trovano a casa loro non possiamo modificare l'ambiente. Come ben sai gli animali bisogna tenerli nel loro ambiente naturale. Vedrai che quando questi due se ne andranno (fra non molto) le strade a Napoli luccicheranno. Quindi facci un favore la tue monnezza tientela in casa, e facci quello che ti pare ma non mandarla da noi, al contrario dobbiamo fare la "raccolta differenziata" e prendere le impronte a tutti......anche a Te se vieni qui! Vai a ca..re con Vladimir Dracula Francymarte

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La Corte Ue boccia il condono Iva 2003: "Favorisce la frode"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Bruxelles condanna il condono italiano perché "la rinuncia generale e indiscriminata all’accertamento delle operazioni imponibili favorisce i contribuenti di frode". Sotto tiro la legge del 27 dicembre 2002

Bruxelles - La Corte di giustizia Ue ha condannato il condono fiscale italiano sull’iva perché "la rinuncia generale e indiscriminata all’accertamento delle operazioni imponibili favorisce i contribuenti di frode". Sotto tiro la legge del 27 dicembre 2002, varata dal precedente governo berlusconi, che prevede per gli anni 1998-2001 la possibilità per i soggetti passivi iva di rettificare le dichiarazioni presentate attraverso una "dichiarazione integrativa".
La condanna di Bruxelles La Corte di giustizia europea condanna il condono fiscale italiano sull’Iva per gli anni tra il 1998 e il 2003, contenuto nella Finanziaria 2003, spiegando che "la rinuncia generale e indiscriminata all’accertamento delle operazioni imponibili favorisce i contribuenti colpevoli di frode". Nella sentenza emessa oggi, i giudici di Lussemburgo condannano "la rinuncia generale e indiscriminata all’accertamento delle operazioni imponibili relative all’Iva, effettuate nel corso di una serie di periodi di imposta, tramite la quale la Repubblica italiana viola gli obblighi derivanti dalla sesta direttiva IVA e l’obbligo di leale cooperazione".

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Allarme del garante: troppe intercettazioni un’anomalia italiana

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La relazione di Pizzetti alle Camere: "In piazza vicende privatissime, siamo la società dello spettacolo". Ai cronisti: "Fermatevi e riflettete"
da Roma

Se anche il Garante della privacy, Francesco Pizzetti, nella relazione annuale al Parlamento lancia l’allarme sul numero «incontrovertibilmente alto» e sull’uso distorto delle intercettazioni telefoniche, allora vuol dire che il problema c’è. Un’«anomalia tutta italiana», come la definisce, contro cui bisogna intervenire. Perché, ricorda, troppo spesso le informazioni raccolte durante le indagini sono diventate «oggetto di pubblicazione e di diffusione al di fuori dei processi». Lasciando irrisolto «il corto circuito tra le ragioni della giustizia, dell’informazione e della tutela della privacy».
Una minaccia che colpisce libertà, come quella di comunicazione, che «l’articolo 15 della Costituzione considera un diritto fondamentale e comprimibile solo con un atto motivato dell’autorità giudiziaria e con le garanzie stabilite dalla legge».
Un richiamo quindi nei confronti di un’errata filosofia dell’informazione che, troppo spesso, ha favorito il proliferare di processi mediatici. Per questo, il Garante ha invitato i giornalisti a «fermarsi e riflettere» di fronte a una falsa esigenza di trasparenza.
Stop quindi alla «società dello spettacolo» in cui si moltiplicano «talk show basati su fatti ed episodi della politica, della vita sociale, delle relazioni interpersonali» e che «mettono in piazza vicende privatissime». In cui a finire nel tritacarne del pubblico commento sono «informazioni raccolte in indagini giudiziarie, attività mediche legate alle condizioni psichiche e fisiche delle persone» e che poco hanno a che fare con il diritto di cronaca.


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Giustizia, il premier: "Non mi ferma nessuno"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Il Cavaliere a Forza Italia: "Faremo subito la riforma della giustizia Immunità parlamentare al primo punto". E in serata a Villa Madama cena con i big di industria e finanza.
Roma - Avanti tutta, e subito, sulla riforma della giustizia, «sin dalle fondamenta ». E poi. Rilanciare l’economia, spingendo sempre più sull’energia nucleare. Ma accelerare pure sul partito unico, per sciogliere Forza Italia e An entro gennaio. Epuntare a «battezzare » il Pdl alle prossime Europee, magari con sbarramento al 5% e liste bloccate. A ora di pranzo, Silvio Berlusconi detta la linea politica e indica le priorità, chiamando a raccolta, per oltre due ore, gli europarlamentari azzurri. E se la Lega, con Roberto Calderoli, frena sull’urgenza della riforma del sistema giudiziario, puntando su federalismo fiscale e codice delle autonomie, il premier invece accelera. «È il primo punto sul quale investire l’azione di governo», magari già da settembre, rimarca Berlusconi ai deputati europei, riuniti in un hotel romano, pronti a riassumere il suo intervento. «La gente è con me e io vado avanti in maniera determinata», sottolinea il Cavaliere, convinto che oggi serva una «riforma giusta per il Paese». È necessario quindi un cambio di passo, deciso, che riprenda il programma elettorale del 2001. Ovvero: immunità parlamentare, riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm, priorità dell’azione penale.Unobiettivo chiaro e motivato, da ottenere magari con il contributo di un comitato di saggi (tra i papabili l’ex giudice della Corte costituzionale, Romano Vaccarella). «La giustizia in Italia influisce nella vita di tutti i giorni di ogni cittadino» e viene usata per «condizionare l’economia e la politica», spiega a porte chiuse il leader di Forza Italia, che denuncia poi l’accanimento giudiziario vissuto negli ultimi anni e assicura: «Non mi fermerò mai e non mi fermerà nessuno». Pronto a ricordare, in un breve passaggio ad hoc, che le intercettazioni telefoniche andrebbero limitate ai reati più gravi (mafia e terrorismo).

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Emergenza rifiuti finita: ecco come il governo ha ripulito la Campania

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Tappe forzate per uscire dal tunnel: con la riapertura delle discariche e la riattivazione degli inceneritori in due mesi rimosse 35mila tonnellate

Roma - Domani al Consiglio dei ministri di Napoli il governo annuncerà la fine dell’emergenza spazzatura in Campania. Un risultato che il premier Silvio Berlusconi ha quantificato in tonnellate di immondizia portate via dalle strade: 35mila. Per alleggerire la regione e la metropoli del Vesuvio dalle masse di monnezza sono state aperte le strade verso la Germania, predisposte discariche e messo a regime i vecchi inceneritori. Il tutto in attesa che vada a regime un sistema che riporti la situazione in equilibrio. Un percorso condotto a tappe forzate che il generale Franco Giannini ha seguito passo a passo a fianco del sottosegretario Guido Bertolaso. Dai primi sintomi della «fase acuta», agli ultimi, concitati, mesi. Ora siamo al «lavoro di fino», spiega. Ma è stata dura.
Mentre illustra metodi e strategie sembra di sentire un ministro alle prese con la riduzione del debito pubblico. Con uno stock da abbattere fatto di sacchetti maleodoranti. E un unico modo possibile per eliminarli: fare in modo che il saldo tra quanti se ne smaltiscono e quelli prodotti sia negativo. Queste le cifre con le quali ha combattuto il generale: «Ogni giorno si producono 7.200 tonnellate in tutta la regione. All’inizio il quantitativo da smaltire si aggirava intorno alle 3.000-4.000 tonnellate. Ora si è attestato sulle 8-9.000». Poco a poco, quindi, oltre a gestire il quotidiano, si è riusciti a liberare le strade dalla spazzatura ereditata. Sfida non da poco, sottolinea Giannini. Perché tutti identificano l’emergenza solo con Napoli, ma i comuni interessati sono 551. Adesso la gran parte della Campania è stata ripulita e si è potuti partire anche con la raccolta differenziata. Solo con i contenitori per dividere «l’umido» (cioè i rifiuti dai quali si può ricavare il compost) dal resto e la raccolta porta a porta si sono risparmiati tra le 300 e le 600 tonnellate al giorno. Abbastanza per portare a 6.600 il flusso giornaliero da gestire. Se si vuole, oggi siamo di fronte a un paradosso: ci sono più problemi a gestire proprio questo tipo di rifiuti che generalmente è il meno problematico. Perché? Ci sono le nuove discariche, i famosi Stir, stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio dei rifiuti, dove vengono divisi i generici dalla frazione organica. Poi gli inceneritori cominciano a funzionare. Ma mancano ancora siti per la raccolta del compost. E dire, commenta il generale, «che ci si ricava un concime potente come il limo del Nilo».

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Gli Sms? Inventati da Cicerone

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Altro che rivoluzione della lingua: secondo un esperto di Cambridge le abbreviazioni usate dai giovani sono sempre esistite. Già il retore latino scriveva "Aug" per indicare Augusto. E Charles Dickens risparmiava con "cos" al posto di "because"

Scrivere short, abbreviato, compendioso, risparmioso. Il «perché» soppiantato dal segno della moltiplicazione, più la sillaba finale accentata: scorciatoia che manda in bestia le prof d’italiano del Ginnasio alle prese con la correzione dei temi, ma fa risparmiare un po’ di mosse sulla tastiera del cellulare, e aiuta a stare nei caratteri regolamentari, evitando il doppio esborso. 4ever è il sintetico «per sempre», che sfrutta l’assonanza tra la cifra inglese e la preposizione.
Secondo i puristi, le vestali dell’accademia, è la Caporetto della lingua, un Attila, un Gengis Khan della comunicazione, che del corretto idioma sta facendo terra bruciata. Non è di quest’avviso David Crystal, linguista nordirlandese (al di sopra del sospetto, è autore di linguistica e della Cambridge Encyclopedia of the English Language) che dalla pagine del Guardian spezza una lancia in favore della creatività espressiva, puntellando la tesi con corposi raffronti storici: calibri come Charles Dickens già tagliavano corto con cos al posto di because.

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Unterkircher, persi anche i contatti con i compagni

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il bolzanino caduto in un crepaccio a 7mila metri. Impossibili i soccorsi. La cima maledetta uccise Guenther Messner nel 1970. Da ieri mattina è spento il telefono degli altri due alpinisti. Guarda i video girati sulla vetta

Bolzano - E' caduto in un crepaccio a 7mila metri di quota. E' coperto di neve. E i soccorsi così in alto non possono arrivare. Stava tentando l'assalto al Nanga Parbat, la cima "maledetta" dell'Himalaya, Karl Unterkircher, 38 anni, alpinista altoatesino. Stava scalando in compagnia di altri due italiani: Walter Nones e Simon Kehrer. Cervano di aprire una via ancora inviolata sulla parete Rakhiot. Sempre sul Nanga Parbat, la nona cima più alta del mondo (con 8.125 metri) morì nel 1970 Guenther Messner, nel corso di una drammatica traversata con il fratello Reinhold.
Soccorsi impossibili A causa dell'aria rarefatta e della parete troppo esposta i soccorsi a quella quota sono praticamente impossibili. Il gardenese di 38 anni è caduto in un crepaccio. Spesso l’alpinista muore già nella caduta nel crepaccio che può essere profondo anche dieci, venti metri oppure viene sepolto dalla neve che lo segue. Sulle Alpi i soccorritori utilizzano in genere un treppiede con verricello. Un soccorritore si fa calare, presta i primi aiuti, mette l’imbrago al ferito per poi farlo recuperare lentamente agli altri uomini. Un intervento impensabile a quota 7mila metri.
Conferma "Walter Nones e Simon Kehrer stanno proseguendo con la scalata del Nanga Parbat perché tornare a valle per la stessa via è impossibile" lo spiega Herbert Mussner, il manager di Unterkircher. "Alle 6 di questa mattina - ha detto Mussner - mi ha chiamato Simon dicendo che Karl era caduto in un crepaccio e che il suo corpo era coperto di neve. Visto l’impossibilità di recuperarlo con i mezzi a disposizione Nones e Kehrer hanno deciso di proseguire con la scalata".

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Giudice revoca il 41bis ai capi-mafia L’Anm lo difende, Gasparri attacca

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Mentre il pacchetto sicurezza segna un rafforzamento della lotta alla mafia, l’Associazione nazionale magistrati difende i giudici che non applicano il carcere duro per i boss. In una nota ufficiale, l’Anm esprime «sconcerto» per le dichiarazioni di alcuni giorni fa del capogruppo dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, contro la revoca dell’applicazione del 41 bis ad alcuni condannati per mafia. «Ogni critica alle decisioni giudiziarie è legittima – scrive il sindacato delle toghe -, a condizione che non si trasformi nell’insulto gratuito». E ancora: «Il rispetto della sensibilità delle vittime di gravi fatti di mafia non può trascurare la delicatezza dei compiti della magistratura di sorveglianza e la complessità di certe decisioni, in bilico tra esigenze di tutela della collettività e garanzie minime di rispetto della dignità del detenuto». Pronta la replica di Gasparri: «Molti italiani sono sconcertati delle decisioni rese dalla magistratura in materia di detenzione di capicosca. Bisogna ridurre i margini discrezionali dei magistrati di sorveglianza ed evitare che decisioni sconcertanti favoriscano i boss: c’è già un disegno di legge in proposito». Più che cercare la polemica, insomma, «meglio avrebbe fatto l’Anm a disporre una verifica su come si comportano alcuni magistrati».

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I veri diritti sono quelli dei cittadini che subiscono reati e prepotenze

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

E i derubati? I borseggiati? Cosa sono, ignobili egoisti, privi del minimo senso della solidarietà sociale? In tutto questo gran chiacchiericcio sui diritti delle razze, dei bambini e via dicendo (tutte cose giustissime, intendiamoci, ci torneremo sopra anche noi) c’è un grande assente: il diritto di chi riceve danno ingiustamente. E non parlo del diritto di proprietà o, peggio, all’incolumità personale; c’è un diritto ancora più fondamentale di questi, nella società civile, ed è il diritto a che lo stato ci protegga da chi vuole recare, con la violenza o l’inganno, nocumento alla sfera dei nostri diritti. Se non si avesse questo diritto, perché uno dovrebbe pagare le tasse, sottoporsi al giudizio di un magistrato in caso di lite, accettare una serie di misure di polizia e, insomma, un bel numero di limitazioni alla propria volontà?
Si dirà: c’è il diritto penale. Eh no, è necessario, ma non basta. Non è il caso di farne un trattato, adesso. Ricordiamo solo che il diritto penale interviene (giustamente) solo a cose fatte, dopo la commissione dei reati sicché protegge poco e male dal pericolo della delinquenza specie se organizzata; e poi ricordiamo che il diritto penale (ancora giustamente) si da dei limiti, il primo dei quali è che non colpisce i minori di età.
E se i minori delinquono? E se delinquono in forme che non sono sporadiche od occasionali, ma in obbedienza ad una efficace organizzazione che sta dietro di loro, in gruppi di adulti che li sfruttano?
L’anno scorso (e forse anche questo anno) alcune note località balneari sono state infestate da bande di ragazzini che, approfittando delle minori difese delle case estive, facilitati dalla loro agile corporatura, talvolta con l’ausilio di gas soporiferi, arrampicandosi per grondaie e camminando sui tetti, sollevando persiane malamente chiuse, si sono introdotti in vari appartamenti arraffando quel che trovavano. Molti sono stati presi, alcuni erano rom, tutti minorenni, tutti non imputabili, quasi tutti difficilmente identificabili: che potevano fare i poveri agenti di polizia? Non potevano che mollarli e rassegnarsi; e quelli ricominciavano da capo. Provocando danni patrimoniali, qualche volta alla salute, certo all’industria turistica e soprattutto una forte lesione del senso di sicurezza dei cittadini e del loro diritto a vedersi tutelati; provocando infine un gran senso di frustrazione all’interno delle stesse forze dell’ordine che vedono vanificato il loro ruolo.


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Quel 7 in condotta all’antifascista Hack

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Caro Granzotto, sono un professore di ruolo e insegno in un liceo statale di Modena. Da qualche giorno non si fa che dibattere sul provvedimento - definito dai miei colleghi di (estrema) sinistra «fascista» o «autoritario» - del ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini: la re-introduzione del voto in condotta. In sala professori, dove i comizi si succedono l’un l’altro, non c’è tavolo sul quale non sia dispiegata o «La Repubblica» o «l’Unità» giornali ai quali i comizianti fanno riferimento. Dato che seppur timidamente mi dicevo d’accordo col ministro in quanto il ritorno all’ordine e alla disciplina in classe mi pare opportuno, un mio collega, che sostiene al contrario il diritto dei ragazzi a «esprimersi» liberamente e a manifestare così la propria personalità, mi ha sventolato davanti al naso «l’Unità» ingiungendomi di leggerla, neanche fosse Vangelo. Un’intera pagina dedicata all’argomento, ma di quella mi ha colpito un trafiletto, una intervista alla astrofisica Margherita Hack. Le scrivo proprio per segnalarglielo perché la Hack racconta che rischiò di prendersi un sette in condotta «per antifascismo», aggiungendo: «e nella scuola del 1940 era una gran colpa». In ciò dimostrando che un cattivo voto in condotta può essere un titolo di merito e nel contempo proponendosi come più giovane e ante litteram antifascista d’Italia. Per motivi che le saranno evidenti, la prego di omettere la mia firma.


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Fiamma Nirenstein: Israele, mi spiace: hai proprio sbagliato

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Non è solo un fallimento di Israele lo scambio di ieri mattina a Rosh HaNikra, dove i corpi dei due soldati rapiti Ehud Goldwasser ed Eldad Regev sono stati barattati con cinque terroristi vivi. Tra loro Samir Kuntar, che assassinò a colpi di calcio di fucile una bambina di quattro anni e suo padre. La madre ancora oggi ricorda le sue urla di gioia nell’uccidere l’infante. Si tratta di un grande fallimento strategico per la nostra civiltà intera, di una dichiarazione d’impotenza di fronte al grande fenomeno del terrorismo senza pietà che abolisce quello che abbiamo costruito sull’esperienza della crudeltà delle guerre tradizionali: la Convenzione di Ginevra, la Croce Rossa, i meccanismi di protezione dei prigionieri di guerra. È il meccanismo intero della protezione morale dalla crudeltà insita nell’uomo che è cancellato nello scambio di ieri, più ancora che dai precedenti scambi che avevano coinvolto migliaia di prigionieri, perché le condizioni della guerra al terrorismo sono cambiate. Israele è una prova, in questo caso, dell’incapacità della civiltà giudaico-cristiana, che ha posto i mattoni dei diritti umani, di difendere se stessa e i propri figli, di fronteggiare il sadismo e il desiderio di predominio tramite la violenza, come se essi fossero stati magicamente cancellati dalla natura umana. Con questo scambio il terrorismo islamico prende in giro i principi morali e le buone intenzioni del nostro mondo. Ieri, in Medio Oriente si è visto infatti uno scoraggiante spettacolo: il Libano, certo sospinto da Hezbollah, festeggiava con enorme pompa un terrorista, Samir Kuntar, che ha sfasciato la testa di una bambina di quattro anni; dall’altra parte, una società democratica piangeva i suoi morti e alla pietas della sepoltura e alla pressione dell’amore familiare sacrificava un bene fondamentale: il rispetto del nemico e la sicurezza che a uno sgarro seguirà una punizione.
Fouad Siniora, presidente libanese, di cui non si sa dove finisca l’acquiescenza nei confronti del suo peggior nemico, Hezbollah, si è dichiarato partecipe ai festeggiamenti, mentre il leader israeliano Shimon Peres firmava la grazia per Kuntar con volto di pietra, stabilendo tuttavia l’eccellenza morale del fatto che Israele sia l’unico Stato al mondo che liberi terroristi dalla cella in cambio di corpi e pezzi. Con lui, la portavoce dell’esercito Miri Eisen si è vantata della scelta morale senza paragoni di riportare i ragazzi a casa comunque, permettendo così loro di andare in guerra con un sostegno senza limiti.


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Salvatore Scarpino: L’ultimo sacrificio dei cittadini onesti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

L’idea che a tutti gli italiani, fra non molto, saranno rilevate le impronte digitali da immortalare sulla carta d’identità non è di quelle che ci fanno esultare. Giorno per giorno vediamo ridursi gli spazi di quella che una volta, prima della privacy, si chiamava riservatezza, indicata dai giuristi come diritto assoluto della personalità. Lo Stato moderno diventa sempre di più invasivo e tecnologico, onnisciente. Si ha l’impressione, passando davanti alle telecamere delle farmacie, delle banche, dei negozi, di essere braccati e la sensazione non si dissolve quando si parla al telefono, anzi. Mille apparati elettronici ci seguono, si avverte che qualcuno capta gesti e parole, fors’anche i pensieri. Ma dobbiamo rassegnarci a offrire i polpastrelli all’occhio freddo di uno scanner – più soft del vecchio inchiostro - nella speranza che il sacrificio di un altro brandello di riservatezza renda meno pericolosa la quotidiana fatica di vivere. Barattiamo residui di libertà personale con l’aspettativa di una maggiore sicurezza. Perché invochiamo sicurezza, esigiamo sicurezza per noi, per tutti nelle città in parte degradate e spesso violente, nelle case urbane e di campagna frequentate da troppi ladri, nelle strade dove è meglio non attardarsi, negli stadi, nelle stazioni e nei treni. E quindi dobbiamo pagare il prezzo.


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Luigi Campiglio: Restituire la fiducia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
egli Stati Uniti, a Stanford per ragioni professionali, non colgo alcun segno di panico o corsa agli sportelli, nonostante il fatto che questo sia il Paese da cui un anno fa la crisi dei mutui si è originata e anche per i consumatori americani sia arrivato il momento dei piccoli risparmi, a partire dal pranzo nell'intervallo di lavoro: la paura ha invece contagiato i mercati europei che hanno reagito in modo molto più nervoso, nonostante la minore esposizione alla crisi dei mutui. Negli Stati Uniti prevale la preoccupazione del fatto che la crisi possa propagarsi all'economia nel suo complesso, mentre in Europa sembra dominare l'incertezza, cioè l'incapacità di formulare congetture su quanto potrebbe accadere e soprattutto su quale risposta dare alla situazione di crisi. Vi è chi, non senza ragione, teme la possibilità del ripetersi di una Grande Crisi, ma rispetto ad allora vi è una fondamentale differenza e cioè la consapevolezza del fatto che le crisi non sono eventi della natura ma la dimostrazione del fatto che i mercati, e non solo gli uomini, possono sbagliare e che di conseguenza nei momenti cruciali è indispensabile una politica economica capace di rimediare agli errori del mercato. Da questo punto di vista l'economia americana è in buone mani perché il governatore della Riserva Federale americana, Bernanke, conosce a fondo la Grande Crisi, le sue cause, gli errori commessi e ciò che si sarebbe potuto allora fare e non è stato fatto.

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Manovra, Tremonti: nessun tesoretto

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Berlusconi: "Niente tagli alla sicurezza"
Discussione alla Camera sulla manovra economica. Fini annuncia il voto di fiducia su un maxiemendamento al decreto, scoppia la polemica. Berlusconi: "Nessun taglio alla sicurezza". E il ministro dell'Economia: "Tutti numeri con segno negativo. Dobbiamo abbassare il deficit senza alzare le tasse"

Roma - Polemiche alla Camera sulla manovra. All’inizio della seduta il presidente, Gianfranco Fini, ha annunciato l’intenzione del governo di porre il voto di fiducia su un maxiemendamento al decreto. Dure e immediate le proteste dell'opposizione che ha subito contestato il metodo adottato da maggioranza e governo.

Maxiemendamento "L’emendamento per l’aula comprende le modifiche che la commissione aveva esaminato ma non inserito" per accelerare i propri lavori lasciandone il compito al governo. Lo ha detto il ministro per i Rapporti con il parlamento Elio Vito intervenendo in aula alla Camera e rilevando che la presentazione del testo "è un fatto di trasparenza". Il ministro ha dichiarato che, rispetto al testo della commissione, le novità consistono "nella stesura dell’articolo 60 che modifica la disciplina della legge Finanziaria. Sono state inserite alcune misure come quelle sulla copertura dei ticket, la totale esclusione delle autorità indipendenti dalla nuova disciplina, semplificazioni alla documentazione richiesta in materia di privacy".


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Londra, rischio amianto nelle sale di Westminster

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Un rapporto del Direttorato dei servizi parlamentari sottolinea come i rischi - per i parlamentari ma anche per i semplici visitatori - non siano stati affrontati con sufficiente rigore

Londra - La politica nuoce alla salute: almeno, se la sede del Parlamento contiene numerose strutture contaminate con l’amianto, come è il caso - così rivela il quotidiano britannico The Guardian - di Westminster.
Un rapporto del Direttorato dei servizi parlamentari sottolinea come i rischi - per i parlamentari ma anche per i semplici visitatori - non siano stati affrontati con sufficiente rigore: ad esempio, la porta che dava accesso a un pozzetto di aerazione rivestito in parte con fibre di amianto situato nei pressi delle cucine veniva regolarmente aperta nelle giornate troppo calde, una fonte potenziale di inquinamento in caso di flusso d’aria ascensionale. Dei venti campioni prelevati da quattro pozzetti di servizio undici sono risultati contaminati dall’amosite (una delle forme più pericolose di amianto) sul pavimento o i muri: il rapporto raccomanda che tutte le porte di accesso vengano chiuse e le chiavi conservate in un unico luogo.
L’utilizzo di amianto come materiale isolante in alcune parti dell’edificio era già stato rivelato nel 2005: un rapporto interno affermava tuttavia le misure di prevenzione in atto scongiuravano qualsiasi rischio per la salute.

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Obama cerca legittimazione internazionale

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il senatore potrebbe cominciare con Londra, dove sia Brown sia Cameron vogliono incontrarlo. Poi in Medio Oriente prima di volare a Berlino e Parigi

Primi ministri e studenti universitari. Politici di maggioranza e politici d’opposizione. La settimana di viaggio fra Europa e Medio Oriente di Barack Obama dovrebbe, secondo le date non ufficiali (per motivi di sicurezza), iniziare nelle prossime ore e sembra essere destinata a incontri e bagni di folla. Al punto che, in Gran Bretagna, presunta tappa iniziale del viaggio, sia il premier Gordon Brown sia David Cameron hanno fatto a gara per vederlo. Poco importa che siano rivali: entrambi hanno voluto essere sicuri di incontrare il candidato democratico alla Casa Bianca. Che, venerdì, dovrebbe accontentarli tutti e due.
Insomma, in Europa, tutti sembrano aspettare a braccia aperte il senatore dell’Illinois. Dopo Londra e dopo un tour mediorientale, il 24 luglio toccherà a Berlino, la città simbolo dei successi degli ex presidenti John F. Kennedy e Ronald Reagan. Soltanto Angela Merkel ha in qualche modo guastato il sole che sembra splendere sul senatore, negandogli di parlare alla porta di Brandeburgo, luogo simbolo della Guerra fredda. Lì, Kennedy disse «Ich bin ein Berliner!», sono di Berlino, e Reagan invitò Gorbachev a «demolire questo muro». Troppo presto per Obama, sembra aver pensato la cancelliera. Ma a lui - certo d’essere accolto comunque con calore dai tedeschi e dal leader dei socialdemocratici Kurt Beck - non sembra importare e resta speranzoso di vestirsi con il manto dei suoi predecessori anche senza parlare nel luogo simbolo.
Dell’accoglienza fredda di Merkel, si consolerà a Parigi il giorno successivo: sarà ricevuto anche all’Eliseo, dove il neo atlantismo francese varato dal presidente Nicolas Sarkozy lo farà sentire a casa. Niente Italia e Spagna: Walter Veltroni e José Luis Zapatero: l’amico della prima ora (stando alle sue parole) e il leader socialista spagnolo hanno scontato la loro marginalità.

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McCain non recupera: è ancora dietro di 8 punti

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

In Irak vedrà Petraeus: potrebbe essere un punto di svolta per la sua politica estera
Nonostante gli sforzi, e nonostante a giugno abbia raccolto tanti fondi quanti il rivale democratico, il candidato repubblicano John McCain non riesce a recuperare il distacco che lo separa da Barack Obama. Due sondaggi danno il candidato alla Casa Bianca del Partito democratico in testa di otto-nove punti nei confronti del suo avversario repubblicano. Un sondaggio del Washington Post e della Abc dà il 50 per cento delle intenzioni di voto al senatore nero dell’Illinois, contro il 42 per cento al senatore dell’Arizona. Un altro sondaggio, dell’Università Quinnipiac del Connecticut, pubblicato nelle ore scorse, dava percentuali sostanzialmente analoghe, 50 per cento per Obama contro 41 per l’ex combattente in Vietnam.

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Terroristi contro salme, l’inganno di Hezbollah

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Si spegne nel dolore delle famiglie l’ultimo filo di speranza a Gerusalemme mentre a Beirut gli ex prigionieri rimpatriati sono accolti in trionfo dai leader del Paese
«Provo dolore per Hasan Nasrallah e la sua gente». La frase più autentica di una giornata falsa e amara scaturisce dall’abisso di dolore di Shlomo Goldwasser. Alle nove di mattina i resti di suo figlio Ehud Goldwasser e del compagno di sventura Eldad Regev fanno capolino in televisione. Sono due lugubri bare nere ancora circondate da militanti di Hezbollah mentre la Croce rossa attende di prenderle in consegna e scortarle in Israele, dall’altra parte del valico di Rosh Hanikra.
Wafiq Safa, il negoziatore di Hezbollah, ha appena annunciato la loro morte, l’epilogo che Shlomo e gli altri familiari non avrebbero mai voluto ascoltare. «Li abbiamo nascosti per due anni in un luogo segreto», aggiunge con incomprensibile orgoglio. Shlomo Goldwasser si rifiuta di guardare, ma il suo sospiro triste squarcia una farsa surreale capace di trasformare in eroe un terrorista brutale come Samir Kuntar. Del resto simulazione e dissimulazione sono la parola d’ordine di questo scambio di cadaveri e prigionieri, ultima appendice della guerra di 37 giorni innescata, il 12 luglio 2006, dal rapimento di Regev e Goldwasser.


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Nucleare, modello Corea per l'Iran

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Svolta di Bush: colloqui diretti. Ma l'intelligence avverte: "Theran aiuta l'Iran"

Gli Stati Uniti accettano di partecipare al negoziato con l’Iran sul nucleare e Condoleezza Rice si dice pronta a incontrare Manoucher Mottaki, mentre un rapporto d’intelligence occidentale afferma che «Teheran ha intrecciato legami con Al Qaeda in Iraq» per colpire gli interessi americani.

A dare l’annuncio della scelta di prendere parte alle trattative sul nucleare è stata Dana Perino, portavoce della Casa Bianca, spiegando che «questo dimostra quanto siamo seri nel dire che puntiamo ad una soluzione diplomatica». In concreto ciò significa che William Burns, numero tre del Dipartimento di Stato, sabato sarà a Ginevra al fianco dell’inviato europeo Javier Solana per discutere con Saeed Jalili, negoziatore di Teheran, le condizioni per la sospensione dell’arricchimento iraniano dell’uranio. Si tratterà dell’incontro Usa-Iran al più alto livello diplomatico degli ultimi 30 anni, segnando una brusca inversione di rotta rispetto a quanto finora affermato dalla Casa Bianca sulla «disponibilità a un dialogo diretto con l’Iran solo se bloccheranno il nucleare». Il nuovo approccio di Washington ricalca la strategia diplomatica seguita con la Corea del Nord, dove proprio l’impegno di Washington a fianco di Cina, Russia, Giappone e Corea del Sud ha portato Pyongyang ad accettare di smantellare il programma nucleare.


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Saccà di nuovo al lavoro a Rai Fiction, ha il placet del cda

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Agostino Saccà resta a dirigere Rai Fiction. La proposta di risoluzione del rapporto di lavoro sottoposta oggi al Consiglio di amministrazione Rai dal direttore generale Claudio Cappon è stata respinta. Quattro i voti contrari al licenziamento - Giuliano Urbani, Gennaro Malgieri, Giovanna Bianchi Clerici, Angelo Maria Petroni -, tre quelli a favore - Nino Rizzo Nervo, Carlo Rognoni e Claudio Petruccioli -, due le astensioni - Sandro Curzi e Marco Staderini -. La relazione del direttore generale si concludeva così. “Ho già detto altre volte – ha affermato il direttore generale - che, in questa vicenda, non si valuta una persona e la sua storia, ma una serie di comportamenti documentati, mai smentiti ed anzi rivendicati secondo la logica del ‘così fan tutti’; col voto di oggi dovete decidere se in questi comportamenti ci riconosciamo e se questa logica è compatibile con l’interesse, la salute e le stesse prospettive future della concessionaria del servizio pubblico; oggi dovete decidere anche, nei confronti di tutti i nostri collaboratori, cosa consideriamo ‘lecito’, ‘corretto’ e ‘normale’, perché quello che decideremo sarà misura e riferimento per i comportamenti futuri di tutti”. Ma a questo appello finale di Cappon ha fatto da contrappunto Urbani che ha criticato tutto l’iter seguito dalla Direzione generale, “colpevolmente caratterizzato – ha detto il consigliere di centrodestra - da lacune, omissioni, interpretazioni discrezionali, mancanza di equità, ricostruzioni prive della sufficiente attendibilità, ipotesi accusatorie incredibilmente prive dei necessari riscontri fattuali, deduzioni chiaramente fuorvianti”. Saccà, subito dopo il voto del cda, non ha nascosto la soddisfazione per essere stato assolto dal "giudice azienda". Dopo la sentenza del 30 giugno che ha disposto il suo rientro a Viale Mazzini, oggi può rimboccarsi di nuovo le maniche per Rai Fiction. Si sente di nuovo accettato.


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Iraq, auto-bomba salta in aria a Tal Afar

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Si tratta del peggiore attentato perpetrato dall'agosto 2007 nella cittadina

TAL AFAR - È di almeno diciassette morti e 95 feriti, tra cui trenta in condizioni critiche, il bilancio ancora provvisorio di un attacco dinamitardo a Tal Afar, nel nord-ovest dell'Iraq, dove la notte scorsa un'auto-bomba è saltata in aria nel quartiere centrale di al-Talia; tra le vittime numerosi le donne e i bambini. L'esplosione ha inoltre provocato ingenti danni materiali, lesionando le facciate degli edifici circostanti e distruggendo i veicoli in sosta.

PRECEDENTI - Si tratta del peggiore attentato perpetrato dall'agosto 2007 nella cittadina, dalla popolazione in maggioranza di etnia turcomanna: allora un camion-bomba guidato da un kamikaze scoppiò in pieno centro, uccidendo 28 persone e ferendone ulteriori cinquanta. Tal Afar, situata una sessantina di chilometri a ovest di Mosul e quasi 400 a nord di Baghdad, è stata teatro di alcuni tra i peggiori episodi di violenza settaria e terroristica avvenuti nel Paese arabo dalla caduta del regime dittatoriale di Saddam Hussein, nell'aprile 2003.

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Genova, ecuadoriana di 34 anni, trovata sgozzata in casa

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

La donna viveva sola, era regolare in Italia e non aveva precedenti

GENOVA - Una giovane donna di nazionalità ecuadoriana è stata trovata uccisa mercoledì sera nella sua abitazione di Sampierdarena, alla periferia occidentale di Genova. Secondo i primi accertamenti sarebbe stata sgozzata. La donna, di 34 anni, è stata rinvenuta cadavere riversa sul letto, in un lago di sangue. Sul caso stanno indagando gli agenti della squadra mobile genovese. Al momento si sa soltanto che la donna viveva sola, era regolare in Italia e non aveva precedenti.

IPOTESI - Secondo quanto si è appreso, gli agenti sono intervenuti nell'abitazione, in via Adelaide Cairoli, dopo una segnalazione sulla quale sono peraltro in corso accertamenti. La donna, le cui generalità non sono state rese note, era riversa sul letto, con la gola tagliata da un fendente. Nessun coltello è però stato trovato vicino al cadavere. L'abitazione della giovane ecuadoriana è risultata perfettamente in ordine e ciò induce a pensare che non si sia trattato di una rapina.

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Iraq, auto-bomba salta in aria a Tal Afar

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Si tratta del peggiore attentato perpetrato dall'agosto 2007 nella cittadina

TAL AFAR - È di almeno diciassette morti e 95 feriti, tra cui trenta in condizioni critiche, il bilancio ancora provvisorio di un attacco dinamitardo a Tal Afar, nel nord-ovest dell'Iraq, dove la notte scorsa un'auto-bomba è saltata in aria nel quartiere centrale di al-Talia; tra le vittime numerosi le donne e i bambini. L'esplosione ha inoltre provocato ingenti danni materiali, lesionando le facciate degli edifici circostanti e distruggendo i veicoli in sosta.

PRECEDENTI - Si tratta del peggiore attentato perpetrato dall'agosto 2007 nella cittadina, dalla popolazione in maggioranza di etnia turcomanna: allora un camion-bomba guidato da un kamikaze scoppiò in pieno centro, uccidendo 28 persone e ferendone ulteriori cinquanta. Tal Afar, situata una sessantina di chilometri a ovest di Mosul e quasi 400 a nord di Baghdad, è stata teatro di alcuni tra i peggiori episodi di violenza settaria e terroristica avvenuti nel Paese arabo dalla caduta del regime dittatoriale di Saddam Hussein, nell'aprile 2003.

MSN Gruppi

unread,
Jul 18, 2008, 6:43:23 AM7/18/08
to Club azzurro la clessidra & friends
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Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends

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Di Pietro si allontana dal Pd

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

RIMINI - A Bellaria Igea Marina il primo forum dei giovani dell’Italia dei Valori

Si chiude l’alleanza con Veltroni
di Gennaro Esposito


“Una, cento, mille piazze”. Con queste parole Antonio Di Pietro ha iniziato il suo intervento al primo forum nazionale dei giovani dell’Italia dei Valori, svoltosi nel week end scorso a Bellaria Igea Marina, sulla riviera romagnola. L’evento è passato forse un po’ in sordina, ma è stato proprio in Romagna che l’ex pm di Mani Pulite ha definitivamente posto fine alla propria alleanza con il partito guidato da Walter Veltroni. La cittadina rivierasca, fin dai giorni precedenti alla manifestazione, si è vista letteralmente invasa dalle bandiere dei dipietristi tanto che sono risultate più le bandiere che i partecipanti all’evento. Il colpo d’occhio, infatti, è stato molto deludente tanto che il centro congressi nel quale è stato organizzato il forum non è stato riempito neppure per metà. Si può dunque parlare di partenza falsa per il movimento giovanile dell’Italia dei Valori. Non è bastato neppure organizzare la manifestazione in una località di villeggiatura, che doveva comunque servire da richiamo per i giovani. Tra gli ospiti da segnalare il discusso Marco Travaglio, il quale ha colto l’occasione per pubblicizzare il suo ultimo libro intitolato “Se li conosci li eviti (Riciclati, imputati, condannati, fannulloni del nuovo Parlamento).


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Anche questo è un fatto che ha del paradossale: come si può pensare di presentare un libro che critica aspramente la classe politica italiana ad un incontro di partito? Ma estremamente interessante è stato l’intervento di Di Pietro il quale, oltre ad attaccare per l’ennesima volta il governo e, nello specifico, il lodo Alfano (”Se Berlusconi dovesse ammazzare il capo dello Stato per diventare lui stesso Presidente della Repubblica ora lo può fare. Dico questo per evidenziare l’assurdità della legge“), ha affondato ancora una volta il coltello della polemica nella frattura sempre più insanabile con il Partito Democratico. L’ex ministro ha infatti criticato fortemente la proposta di alleanza con l’Udc avanzata da Francesco Rutelli, affermando che ”adesso all’interno del Pd stanno facendo i conti: Udc o Italia dei Valori… voglio proprio vedere la Finocchiaro quando in Sicilia si vedrà costretta a fare campagna elettorale con Cuffaro“.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Di Pietro non sembra dunque intenzionato a cambiare i toni e nonostante la Procura di Roma abbia aperto un fascicolo processuale sotto la voce ”atti relativi a“ (e quindi privo per il momento di ipotesi di reato) sui fatti avvenuti lo scorso 8 luglio in occasione del ”No Cav Day“ di piazza Navona, continua ad inneggiare alla piazza affermando che non si sente ”pentito per quanto avvenuto“. Anzi, come sempre vuole ”stare con Davide e mai con Golia, con le piazze e non con il potere: per questo continueremo a fare una, cento, mille piazze“. Ancora una volta Di Pietro non si smentisce, infarcendo il proprio comizio di populismo e giustizialismo e cercando di diventare il paladino dell’antipolitica avvicinandosi sempre più alle posizioni di Grillo. Non a caso sul blog del comico genovese i due vengono accostati alle figure di Franco e Ciccio. Ciò che conta, comunque, è che quello che voleva essere un evento di rilievo nazionale si è ridotto ad essere una scampagnata tra pochi amici.


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Anche i fannulloni vanno in piazza

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

BOLOGNA - Dipendenti pubblici contro il ministro Brunetta

di Graziano Girotti


Esattamente una settimana fa i dipendenti pubblici sono sfilati per le vie di Bologna protestando contro i tentativi del ministro Renato Brunetta di ridurre le inefficienze e aumentare la produttività. Alti lai sono giunti dai responsabili sindacali, che non hanno esitato ad attaccare il governo parlando di una vera e propria discriminazione volta a favorire il settore privato rispetto a quello pubblico. In pratica, i lavoratori dello Stato e degli enti locali si sentono sotto tiro: un po’ come succedeva alle elementari quando credevamo di essere antipatici alla maestra e non ci passava neppure per l’anticamera del cervello di capire perché ce l’avesse tanto con noi. Ora, a prescindere dal fatto che Brunetta ha più volte ripetuto che chi fa onestamente il proprio mestiere non deve sentirsi messo in discussione, è sotto gli occhi di tutti l’urgenza che la macchina pubblica venga portata al più presto in officina per una revisione. Lì si cambieranno le parti che non vanno. Se per far camminare meglio la macchina, bisogna dotarsi di regole nuove e magari più severe, alla fine conta quello che vuole il padrone dell’azienda, che nel nostro caso sono i cittadini che pagano le tasse. E i cittadini che pagano le tasse vogliono una macchina più efficiente, che goda di meno privilegi e lavori di più nonché meglio. Quando poi certi leader sindacali straparlano di un governo che “ce l’ha col settore pubblico”, a loro consigliamo la lettura del documentato articolo che Il Sole 24 Ore ha pubblicato domenica 13 luglio a firma di Alberto Orioli.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Cifre alla mano si dimostra la bella vita che almeno da dieci anni si possono permettere coloro che hanno vinto la lotteria. Vale a dire “i ministeriali” e zone limitrofe. Dal 1992 al 2007, scrive il quotidiano di Confindustria, le retribuzioni di un dipendente pubblico sono cresciute del 66% e del 64% quelle di un collega privato. Poca roba, dunque. Ma le sorprese arrivano dopo. Tra il 2000 e il 2007 gli aumenti per il primo sono stati del 35% e solo del 20% per il secondo a fronte di una inflazione del 17%. Se poi cominciamo a discutere di meritocrazia, preparatevi alle mani nei capelli. Sì, perché sempre nel periodo 1992-2007 coloro che hanno visto appesantirsi di più la busta paga sono stati i dipendenti degli enti locali (78%), proprio quelli – fa notare Orioli – sui quali grava il devastante debito della sanità e “una spesso discutibile politica di finanza locale”: a qualcuno dice qualcosa la questione dei derivati in molti Comuni? Detta in modo brutale: sono stati pagati molto bene coloro che hanno lavorato molto male. Il giornale entra poi nei dettagli delle discipline contrattuali che non fanno altro che approfondire la forbice tra pubblico e privato. E dimostrano che i cocchi della maestra, vale a dire lo Stato, devono accettare il fatto che la maestra d’ora in poi sarà meno generosa nei loro confronti e più equilibrata nei confronti degli altri. O almeno queste sono le sue intenzioni. Ma, per favore, non parlateci di discriminazioni.


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Il piano europeo di Tremonti contro la crisi economica

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Il ministro italiano fa appello all’Antitrust della UE perchè lanci un’azione contro la speculazione

di Fiorenzo Grollino


La crisi economico – finanziaria attanaglia sempre più l’Europa. Con il petrolio che ha raggiunto i 147 dollari al barile, ed il rincaro dei prezzi delle materie prime e dei prodotti agricoli, l’Europa non può restare ferma, ma deve intervenire perché i cittadini europei non possono sopportare ulteriori oneri. Nessuno potrà dire dove potranno arrivare questi prezzi in continua ascesa e quale incidenza avranno sulla crescita mondiale in generale, e dell’Europa in particolare. Lo squilibrio tra il mondo della speculazione finanziaria e quello dell’economia reale cresce sempre più. Anche il presidente della BCE Jean-Claude Trichet ha parlato di “prezzi abnormi”, che investono tutte le materie prime, mettendo a dura prova i ceti ed i settori più vulnerabili. La presidenza di turno francese non ha ancora preso posizione, nonostante la situazione peggiori con il passare dei giorni. Chi si è reso promotore di una forte iniziativa in ambito europeo (Eurogruppo ed Ecofin) contro il caro-petrolio è stato il ministro dell’Economia italiano Giulio Tremonti, il quale ha fatto appello all’Antitrust dell’UE, perché lanci una decisa azione contro la speculazione finanziaria legata al petrolio ed alle materie prime.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Il ministro Tremonti parte dal presupposto che la speculazione finanziaria sul territorio europeo si può arginare utilizzando i due articoli del Trattato di Roma che sanzionano i cartelli e le imprese collusive (art. 81) e gli abusi di posizioni dominanti (art. 82). Si tratta di una strada inesplorata, perché mai fino ad oggi i prezzi avevano raggiunto questi livelli, ma ora bisogna verificare, ed in fretta, sul piano giuridico la sua percorribilità. Il Commissario alla concorrenza, Neelie Kroes, in linea di principio non è contrario, anche se il suo portavoce ha dichiarato che “le regole del Trattato contro le manipolazioni del mercato possono essere usate per combattere tutte le forme di collusione, compresa la speculazione su materie prime, ma per poter ricorrere all’art. 81 si deve dare prova della collusione”. Certo, l’Europa, anche se la casa brucia, e l’incendio deve essere subito spento, si dimostra sempre timida ed incerta, ed in questo caso pone un freno al progetto italiano. Comunque un passo avanti è stato fatto, perché l’Ecofin ha formalizzato la richiesta di uno studio UE sulla materia.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Questo studio, parimenti all’indagine ordinata dal G8 al FMI, dovrà stabilire se e fino a che punto la speculazione è responsabile dei livelli esorbitanti dei prezzi di alcune delle principali materie prime. Il Consiglio Ecofin, in previsione di questo studio, ha rinviato ogni decisione a settembre. Resta, quindi, sul tappeto la proposta del ministro Tremonti, la cui intuizione è di grande interesse, perché, se sarà accertato che la speculazione provoca l’eccesso dei prezzi sulle materie prime, potrà partire l’azione contro i comportamenti anti-concorrenziali sul terreno europeo. La conseguenza sarà che l’art. 82 bloccherà e sanzionerà gli abusi dei singoli soggetti. Il piano Tremonti, secondo un diverso orientamento, potrebbe decollare a settembre con la direttiva 2003/6/CE sull“abuso di mercato”, senza passare per il Trattato, in quanto si tratta di uno strumento giuridico più diretto per colpire gli speculatori. La stessa presidenza francese è favorevole ad iniziative come quella del ministro Tremonti, perché bisogna studiare misure e azioni “per lottare contro il caro-petrolio”. L’appuntamento è fissato a settembre con la speranza che il caro-prezzi non soffochi le economie europee.


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Nel Paese delle intercettazioni

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Una continua commistione fra reale e reality, che trasforma tutto in un talk show, dove l’informazione perde la sua importanza

di Afra Fanizzi


Tipicamente italiano. È così che il garante della privacy, Francesco Pizzetti, ha definito le intercettazioni, sottolineando la propria contrarietà all’uso indiscriminato delle stesse, durante la presentazione della relazione annuale (relativa all’attività svolta nel 2007) nella sala della Lupa di Montecitorio. “Non tocca a noi dire se le intercettazioni sono troppe o troppo poche. Diciamo che sono moltissime. L’importante e’ che siano raccolte e usate per fini di giustizia e che siano protette dagli uffici giudiziari come proteggono tutti i dati giudiziari”, ha specificato Pizzetti, per il quale troppo frequentemente in questi anni, le informazioni raccolte durante le indagini sono state oggetto di pubblicazione e di diffusione al di fuori dei processi. Una situazione, quella che riguarda l’Italia, che trova spazio in una realtà che vuole sapere tutto e vuole conoscere, “ma nel quale è tuttora irrisolto il cortocircuito tra le ragioni della giustizia, dell’informazione e della tutela della riservatezza”. Quindi le intercettazioni, che di per sé costitituiscono già un metodo invasivo per accertare dei fatti, incidono pesantemente su quella libertà di comunicazione sancita dall’articolo 15 della Costituzione. In tal senso, Pizzetti ha espresso soddisfazione per il nuovo disegno di legge sulle intercettazioni, che ha di fatto dato al Garante il potere di imporre la pubblicazione dei provvedimenti volti a censurare comportamenti scorretti da parte della stampa o dei mezzi di informazione.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Fermo il monito del Garante che ha invitato i giornalisti a riflettere su tutti i processi mediatici, che creano una continua commistione fra reale e reality, che trasforma tutto in un vero e proprio talk show, dove l’informazione perde la sua importanza, e non è più un servizio che si offre all’opinione pubblica e alla democrazia. La relazione esposta da Pizzetti al parlamento si è soffermata anche sulla vicenda delle impronte, molto discussa in queste ultime settimane. Dal Garante per la protezione dei dati personali viene un “fermo e chiaro invito alla moderazione” nell’uso delle impronte digitali e dei dati biometrici che “si va diffondendo” a macchia d’olio, sia nel mondo del lavoro sia in altri ambiti“, perchè ”sono lesivi della dignità delle persone“ e quindi non vanno usate secondo criteri discriminatori. In particolare, secondo il Garante, nel caso di minori ”le cautele devono essere moltiplicate“. Critico il commento di Pizzetti, anche per la protezione dei dati nei tribunali, definita ”ancora quasi all’anno zero“. Una costatazione confermata dalle verifiche svolte sul Tribunale di Roma, anche se circoscritte, alle sezioni civili e del lavoro.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Sebbene comunque qualche timido segnale di maggiore attenzione stia arrivando, i passi fatti sono ancora pochi e la strada da compiere è ancora lunga. In ultima analisi, Pizzetti ha espresso considerazioni anche in merito alla diffusione di Youtube e dei nuovi social network come Myspace, Facebook, Asmallword che consentono a milioni di persone di scambiarsi informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete. Un fenomeno molto diffuso fra i giovani che spesso usano queste tecnologie con troppa spensieratezza, senza rendersi conto che oltre ad un mondo di arte e e creatività, su internet possono talvolta prendere vita forme perverse di comportamenti umani. Per Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione, il Garante ”ha fotografato una situazione ed ha indicato i rischi“ derivanti dall’abuso delle intercettazioni ed ha aggiunto ”e’ evidente che una risposta debba essere data.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione

Sono inutili le grida manzoniane, bisogna fare qualcosa che si traduca nella certezza della pena“. Infine, alcuni dati: nel 2007 i provvedimenti collegiali dell’Authority (composta da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravallotti, Mauro Paissan e Giuseppe Fortunato) sono stati 500, le ispezioni 452 (350 l’anno prima), 16 i pareri al Governo e al Parlamento, la metà dei quali in materia di banche dati e informatizzazione della Pubblica amministrazione. Le violazioni amministrative sono salite da 158 del 2006 a 228 del 2007. I proventi riscossi a titolo di pagamento di sanzioni amministrative ammontano a 814.625 euro e a 185mila quelle pagate per estinguere il reato in materia di misure di sicurezza. In calo i ricorsi, passati dai 435 del 2006 ai 316 del 2007, mentre le risposte a segnalazioni e reclami sono in aumento, dalle 2.717 del 2006 alle 3.078 del 2007. Una situazione certamente da migliorare, per un’Italia ancora troppo indietro.


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Agcom e Rai - Ma Calabrò dormiva?

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Davide Giacalone


Corrado Calabrò, presidente dell’autorità di garanzia per le comunicazioni, ha uno spiccato senso dell’umorismo. Ha detto, nell’annuale, rituale e ripetitiva relazione al Parlamento che la riforma della Rai è urgentissima e non procrastinabile, perché l’azienda è “paralizzata da spinte e controspinte politiche”. Solo un mattacchione può far finta di non sapere che la Rai è sempre stata così, e solo perché è così se la tengono. Tutti pronti a scaricare sul mammellone equino i propri bisogni ed i propri desideri. La Rai è l’incarnazione della lottizzazione spartitoria, non la vittima dei politici. Le vittime sono altri, siamo noi tutti che ci tocca pagare una tassa per tenere in piedi la gran torta catodica. L’autorità di Calabrò, del resto, che ci sta a fare? Qui abbiamo denunciato gli abomini commessi nel tentativo (spesso coronato da successo) d’estorcere soldi agli italiani, abbiamo parlato dello scandalo d’intimazioni mandate alternativamente e con il medesimo scopo, ora su carta intestata della Rai ed ora su quella dell’Agenzia delle entrate. Abbiamo evidenziato come neanche il piano delle frequenze è rispettato ed a violare la legge dello Stato è un’azienda dello Stato. Non è successo nulla. Zero.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Talché io dubito sia dell’autorità che della garanzia. Dice Calabrò che è in atto una pericolosa tendenza a raccontare i fatti di cronaca “con l’occhio rivolto all’audience”, ovvero in modo spettacolare, e che c’è da preoccuparsi per i processi oramai celebrati in televisione, con le sentenze, quelle vere, che risultano le meno attendibili e comunque tardive. Ma in che mondo s’era addormentato? Forse gli hanno appena regalato un televisore, o forse dato da leggere la relazione di dieci, o anche venti, anni fa. La Rai non ha bisogno d’essere riformata, ma venduta. Farlo subito sarebbe un bene per il mercato delle comunicazioni e farebbe incassare allo Stato soldi che presto non esisteranno più, perché con la digitalizzazione, quella vera, non la bubbola del terrestre, la Rai sarà solo un dinosauro diroccato e costoso, colmo di vecchie glorie ed eterni raccomandati. Scusate, allora, la sinteticità e brutalità di queste parole, ma c’è un limite antitrust anche alle prese in giro, e ci sono autorità burocratiche che abusano spudoratamente della dominanza in materia.


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Corrompere per essere pagati

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Davide Giacalone

La sanità è divenuta la gran fucina degli scandali. In Calabria c’è scappato anche il morto ammazzato. Segnalo, in anticipo, un’altra infezione mazzettara. Che si potrebbe sanare con poco, volendo. Domanda: è possibile ottenere il pagamento di una tangente, in virtù di un atto amministrativo del tutto lecito e non ritardato, bensì doverosamente anticipato? Ovvero: è possibile essere corrotti per aver fatto il proprio dovere? La risposta è terribilmente affermativa, riguarda lo sfascio amministrativo, il diffuso marcio sanitario e non cambia a seconda degli schieramenti. Ecco come funzionano le cose.
Lo Stato paga, i privati che gli vendono prestazioni o beni, scandalosamente in ritardo, impiegando 130 giorni, contro una media europea di 68. Negli Stati Uniti, assai saggiamente (imitiamoli), il tempo massimo di pagamento, per l’amministrazione pubblica, è fissato dalla legge: 30 giorni. Non solo siamo in fondo alla civiltà e correttezza amministrativa, ma se si fa riferimento alle Asl i pagamenti arrivano con un ritardo di 240 giorni. Il solo maggior onere finanziario dovuto alla differenza fra i tempi italiani e la media europea è stimato in un miliardo di euro. Che sono soldi sottratti alle aziende, le quali possono essere condotte al fallimento, o diventano a loro volta cattivi pagatori, scaricando su soggetti più deboli il costo dell’inefficienza. Se la contabilità pubblica fosse tenuta in modo rigoroso, questo debito occulto dovrebbe aggiungersi ai 1.666,4 miliardi del debito pubblico.


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Se un cliente non paga lo si denuncia (o gli si manda la camorra, ma è un tema diverso). Se è lo Stato a non pagare, ci si può ugualmente rivolgere ai tribunali, che, però, agiscono assai più lentamente delle Asl. Lo Stato non paga, ma neanche giudica. Quindi può essere conveniente corrompere l’amministratore pubblico, che non dovrà fare altro che il proprio dovere, liquidando il dovuto, ed in ritardo. L’amministrazione pubblica non ci rimette, il privato guadagna diminuendo l’attesa, l’amministratore intasca. Succede così anche nel settore privato, ma ciò dimostra solo che il malcostume è divenuto costume comune. Questo è un sistema opaco, capace di corrompere tutto, che cresce perché la dialettica maggioranza-opposizione è spesso apparente e la giustizia inesistente.


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Federalismo - Regione corrotta nazione infetta

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Arturo Diaconale


E’ possibile che l’arresto del Governatore della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco evidenzi come il settore della sanità sia diventato il polmone dei finanziamenti illegali alla politica. Ma è sicuro che, a differenza di quanto va sostenendo Antonio Di Pietro, non siamo alla pura e semplice riedizione di Tangentopoli. Per la semplice ragione che i due fenomeni, quello della Tangentopoli Uno e quella della presunta Tangentopoli Due, sono segnati da una profonda differenza. Nel primo caso i finanziamenti illegali alla politica avvenivano su scala e dimensione nazionale. Nel secondo caso avvengono su scala e dimensione regionale. Tra il primo ed il secondo fenomeno, in pratica, c’è stata la scelta dell’allargamento delle autonomie locali e del trasferimento dallo stato alle Regioni di una serie di competenze e di facoltà di spesa, prima fra tutte quella della sanità. Con la conseguente regionalizzazione dei fenomeni corruttivi, visto che il malaffare tende naturalmente ad allignare dove si trovano i centri in cui si controlla e si eroga il denaro pubblico. Da questo punto di vista è illuminante l’intervista a “La Stampa” dell’ex Governatore della Regione Lazio Francesco Storace che, proprio in riferimento ad un clamoroso caso di corruzione nel settore della sanità scoperto durante il proprio mandato, ha spiegato come all’enorme potere delle regioni nel settore della sanità non corrispondano strutture di controllo sui 100-110 miliardi di euro spesi annualmente.

>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione

Almeno per quanto riguarda la sanità, dunque, alla corruzione di un tempo dello stato centrale si è sostituita la corruzione, complessivamente di livello addirittura maggiore di quella del passato, degli enti locali. Sulla base di questa considerazione oggettiva sarebbe facile concludere che l’autonomismo ed il federalismo tendono a riprodurre in maniera accentuata a livello locale tutti i vizi dello stato centralista. E che dalle degenerazioni degli anni ’90 che sembravano confermare la famosa equazione degli anni sessanta “capitale corrotta, nazione infetta” (Mani Pulite partiva da Milano ma colpiva la politica concentrata a Roma), si va celermente passando verso l’aggiornamento dell’equazione in “regione corrotta, nazione infetta”. D’altro canto come ignorare che una delle ragioni principali dell’emergenza-rifiuti campana sia dipesa dall’assenza di vincoli e controlli sulle competenze regionali e locali sulla materia? O come chiudere gli occhi di fronte alla circostanza che nelle regioni meridionali l’estendersi del controllo mafioso e camorristico del territorio sia dipeso da un autonomismo che invece di allargare la democrazia di base ha moltiplicato le occasioni di corruzione, malaffare e degrado civile?


>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione

Per impedire una conclusione del genere, che potrebbe diventare un’arma micidiale nelle mani di chi si oppone alla riforma federale dello stato, non c’è che un modo. Prevedere non solo la razionalizzazione dei centri di spesa negli enti locali. Ma soprattutto un sistema di controlli rigoroso da parte di strutture apposite dello stato centrale (il modello americano del Fbi potrebbe essere imitato applicandolo al settore della sanità) su Asl, ospedali pubblici, cliniche private convenzionate, cioè sui centri locali dove la spesa viene erogata ed incassata. Si tratta, in altri termini, di fare tesoro dell’esperienza e prevedere per tempo di realizzare non il federalismo che ripropone il centralismo scialacquatore ma un federalismo rigoroso e virtuoso. L’auspicio è che le forze politiche accolgano l’indicazione. Se così non fosse il federalismo partirebbe viziato da un virus mortale. Ed ai cittadini non rimarrebbe altro che esercitare da soli, attraverso apposite associazioni di utenti, i controlli sulla sanità fonte innaturale di corruzione.


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Test antidroga obbligatorio per avere la patente

>>Da: Adriana
Messaggio 3 della discussione
Test antidroga obbligatorio per chi chiede la patente o il patentino. Da settembre la misura sarà introdotta in via sperimentale in quattro città, Cagliari, Verona, Perugia e Foggia, e dal prossimo anno verrà estesa all'intero territorio nazionale. L'ha annunciato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, responsabile del dipartimento antidroga. «Con la sperimentazione - ha detto Giovanardi - anticipiamo una normativa europea che prevede per il 2011 l'introduzione obbligatoria di questo test fra i Paesi membri». Al test dovrà sottoporsi, nel corso della visita medica, chi vuole guidare un motorino, chi chiede il patentino o la patente. Se il test risulterà positivo, la documentazione non sarà concessa. Se a risultare positivo sarà un minorenne, saranno avvisate le famiglie.
Giovanardi ha aggiunto che l'iniziativa non è «un messaggio di repressione» ma «di prevenzione. È un contributo per risolvere questo grave problema, è un'iniziativa che tutela i giovani ed evita il dramma degli incidenti del sabato sera. Il messaggio è: “ti concediamo la patente o il patentino se non sei pericoloso per te e per gli altri”. Non mi aspetto polemiche, anticipiamo solo una decisione europea».


Mi senbra un'ottima iniziativa.

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Che romantici..ci sono ancora storie d'amore così?

>>Da: Adriana
Messaggio 1 della discussione
Mezzo secolo fa lei strappò le sue lettere d'amore:
82enne impiega 15 anni per ricomporle tutte


LONDRA (15 luglio) - Si conoscono una sera d'estate alla festa del villaggio. Lui, Ted Howard, ha 23 anni e gira l'Europa per lavoro. Lei, Molly, ha 18 anni ed è la più bella di tutte. Tra i due è amore a prima vista. Per confessarle i suoi sentimenti, costretto a partire, Ted affida il suo cuore alle lettere. Dagli alberghi di Inghilterra, Irlanda, Francia e Olanda le invia 98 missive. «Non vedo l'ora di vederti, sembrano passati mesi da domenica, quando ti ho vista per l'ultima volta, ti mando tutto il mio cuore», le scrive. Con gli occhi pieni di speranza, Molly legge quelle parole e sogna la vita insieme a Ted.

Ma qualcuno si intromette nella loro storia d'amore. Molly si accorge che occhi indiscreti si sono posati su quei fogli che nell'intestazione riportano i nomi degli alberghi di mezza Europa. Per evitare che qualcuno legga ancora le lettere del suo Ted, la ragazza strappa i fogli in duemila piccoli pezzi e con quei coriandoli imbottisce un cuscino. Sette anni di parole d'amore per una vita di sogni d'oro. Già, perché tutto questo accadeva nel 1948. Ted e Molly si sposano nel 1955: un matrimonio allietato da tre figli e sei nipoti.

Quindici anni fa Ted, che oggi ha 82 anni, decide di rivivere gli anni della giovinezza e rimettere insieme i frammenti scritti del loro amore. Un'ora al giorno per tre lustri, partendo dai lati e procedendo verso il centro. Dopo quindici anni l'impresa è compiuta. Molly però non c'è più: è morta tre anni fa, dopo cinquant'anni di matrimonio. «Ma è valsa la pena rimettere insieme quei ricordi, non ci penserei su una seconda volta a ripetere l'impresa - confessa Ted - Molly mi manca terribilmente e aver ricostruito quei cimeli mi aiuta ad affrontare il distacco». Il loro amore durerà per sempre: basandosi su quelle lettere, per «salvaguardare e tramandare la storia ai posteri», Ted scriverà un libro e racconterà gli anni trascorsi accanto a Molly, partendo dal loro incontro in quella notte d'estate. Ora le lettere, ricomposte e fotocopiate, sono tornate alla rinfusa nel cuscino in cui Molly le aveva stipate. Lei aveva deciso che lì dovevano stare. Per un sogno d'amore lungo una vita.

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Un asteroide "sfiora" la Terra

>>Da: Adriana
Messaggio 1 della discussione
WASHINGTON - In dimensioni cosmiche la distanza è enormemente piccola: lunedì, 14 luglio, il doppio asteroide denominato "2008 BT18" "sfiorerà", per così dire, il nostro pianeta. Tuttavia, non c'è d'aver paura: neanche lontanamente è previsto un impatto. Con l'aiuto del piccolo corpo celeste gli scienziati vogliono però scoprire come evitare in futuro possibili collisioni. Il doppio asteroide è arrivato puntuale all'appuntamento con la Terra: lunedì sera in Italia passerà a circa 2,24 milioni di chilometri dal nostro pianeta (ovvero a 0,015 unità astronomiche che corrispondono a circa un sesto della distanza che separa il nostro pianeta dal Sole) e a una velocità di 45mila chilometri all'ora.
DIAMETRO DI 600 METRI - La grandezza del corpo celeste più grande è stimata avere un diametro di 600 metri, quello più piccolo, invece, misura almeno 200 metri. Il viaggiatore cosmico "2008 BT18" è stato scoperto a fine gennaio di quest'anno al MIT Lincoln Laboratory, un ente di ricerca nello stato del Massachusetts, finanziato dal Pentagono. La conferma dell'esistenza del corpo celeste è arrivata poco più tardi anche dai telescopi sparsi per tutto il globo, ma solo da qualche giorno è chiaro che si tratta di un doppio asteroide, come osservato dai ricercatori dell'osservatorio di Arecibo a Puerto Rico. Il punto più vicino alla Terra verrà raggiunto verso le 17 di lunedì 14 luglio. Per i ricercatori il passaggio non desta alcuna preoccupazione ma soltanto un grande interesse scientifico. Il prossimo fenomeno simile si verificherà nell'aprile del 2018, in quella data, però, passerà ad una distanza di 0.14114 unità astronomiche, cioè dieci volte più lontano di questa volta.


Leggendo questo articolo, la cosa che mi ha fatto preoccupare è che questo asteroide è stato scoperto da poco, e solo ultimamente è stato avvistato dalla maggior parte dei telescopi delle terra. Mi chiedo: " se questo asteroide fosse in rotta di collisione con la terra...saremmo riusciti a trovare una soluzione in tempo??!"

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Genova, un minareto oscurerà la Lanterna

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il sindaco Vincenzi firma un patto con gli islamici che vogliono un luogo di culto "vista mare" e puntano alla Darsena. La protesta del centrodestra: "Un atto di prevaricazione". C'è chi teme i rapporti con l'Ucoii in odore di estremismo

Genova - Tra i simboli di Genova, insieme alla Lanterna, Colombo, Garibaldi, il pesto, potrebbe entrare anche un minareto. Sì, proprio un minareto con tanto di muezzin che, dalla sommità, recita versetti del Corano e chiama alla preghiera i fedeli dell'Islam, e, sotto, una grande moschea, come quelle che si vedono in Iran o in Sudan, magari con vista sul mar Ligure.
È l'ultima trovata della giunta comunale di sinistra, guidata dal sindaco Marta Vincenzi, che sta raccogliendo più polemiche e critiche che consensi. Mercoledì, dopo mesi di tira e molla e di scarni dibattiti in Consiglio comunale ripetutamente negati all'opposizione di centrodestra, la sindaca ha firmato, in pompa magna, a Palazzo Tursi sede del Comune, davanti ai rappresentanti di un gruppo islamico che si autodefinisce «Associazione d'integrazione culturale» e a rappresentanti della comunità islamica ligure, un «patto d'intesa». Intesa su che? Se si legge il documento la sensazione è di essere davanti a una cortina fumogena. Oltre alle solite premesse-promesse infarcite di consunti termini buonisti, sono riportate frasi che da un lato tendono a rassicurare sulle buone intenzioni di integrazione della comunità islamica nel segno del rispetto delle leggi nazionali e internazionali lontano da ogni estremismo (ma non dovrebbe essere scontato?) e dall'altro promette di «operare congiuntamente attraverso un tavolo di lavoro comune per individuare luoghi anche in uso temporaneo, perché la comunità possa svolgere le proprie funzioni e attività religiose». Tradotto: «Volete costruire una moschea? Per noi va bene». Tanto è bastato ai rappresentanti della comunità islamica, nella persona di Husein Salah, per interpretare la firma dell'intesa come una «prima pietra» della moschea genovese, e ipotizzare la costruzione sulla Darsena: «Sarebbe l’ideale. Vorremmo che la moschea fosse in una posizione abbastanza centrale, avesse dimensioni adeguate e fosse completata dal minareto che per la nostra religione è un elemento fondamentale».

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Brunetta, parte la guerra ai falsi malati

>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione
Il ministro dichiara guerra a chi finge problemi di salute per stare a casa dal lavoro: "Alla prima assenza visita fiscale obbligatoria". Confermato anche il taglio di stipendio per i primi 10 giorni di malattia. I sindacati: "Fumo negli occhi per spostare l’attenzione dai veri problemi"

Roma - Visite fiscali obbligatorie, non più facoltative, magari a discrezione dei dirigenti. Il dottore busserà alla porta da subito, anche con un solo giorno di malattia. I certificati dovranno essere firmati da un medico convenzionato e per i primi dieci giorni di assenza gli stipendi saranno ridotti.
Come se non bastassero le proteste per il rinnovo dei contratti e i tanti mugugni scatenati dal giro di vite anti «fannulloni» (ma lui non li chiama più così), il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta va per la sua strada e rilancia. Prima annuncia che i pubblici dipendenti che fanno un secondo lavoro in nero saranno stanati, anche grazie alla collaborazione con la Guardia di finanza, e licenziati in tronco.
Poi torna sulla parte di manovra che lo riguarda. E, con una circolare, scioglie gli ultimi dubbi sulla nuova disciplina per le assenze nella Pa. Misure note, che comunque il dicastero ha voluto precisare e spiegare.
La parte più innovativa si conferma quella dei controlli sui dipendenti pubblici che si assentano dal lavoro. Il decreto «impone la richiesta della visita fiscale da parte delle amministrazioni anche nel caso in cui l’assenza sia limitata ad un solo giorno». Per chi avesse avuto dubbi, è proprio così. Da discrezionale qual era, la cosiddetta «visita fiscale» diventa «sempre obbligatoria, anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno». Unica eccezione, «particolari impedimenti del servizio del personale derivanti da un eccezionale carico di lavoro o urgenze della giornata». Gli orari delle visite, poi. Alcuni contratti di lavoro prevedono che si concordino con i dipendenti. Invece, la legge «stabilisce un regime orario più ampio per la reperibilità al fine di agevolare i controlli». In sostanza lungo tutto l’arco della giornata e non più come avviene adesso, tre ore la mattina e altrettante nel pomeriggio.

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Del Turco si è dimesso da governatore

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Il presidente della Regione Abruzzo interrogato dal pool di magistrati di Pescara. Il legale: "Rese dichiarazioni a sua discolpa". Il direttore del carcere: "Per lui nessun favoritismo". Del Turco lascia la presidenza della Regione e scrive a Veltroni: "Mi autosospendo dal Pd"

L'Aquila - È durato poco più di un’ora l’interrogatorio del presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco - accusato di avere preso tangenti per la sanità - davanti al pool di magistrati di Pescara, il procuratore capo Nicola Trifuoggi, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio. Poi, nel pomeriggio, la resa definitiva: Del Turco si dimette dalla presidenza della Regione Abruzzo e si autosospende dal Pd.
Chiesta la revoca dell'arresto Davanti al pool di magistrati di Pescara il presidente dell’Abruzzo ha cominciato a chiarire la sua posizione nell’ambito dell’inchiesta sulla tangentopoli regionale. Al termine dell’interrogatorio di garanzia l’avvocato Milia ha confermato che "il presidente Del Turco ha reso dichiarazioni a sua discolpa, per le quali è stata chiesta la revoca del provvedimento cautelare". Sullo stato di salute di Del Turco, il legale ha aggiunto: "Sta bene, come uno che è in carcere". Sulle possibili dimissioni del presidente Milia ha sottolineato che "si tratta di un problema tecnico da valutare".
Isolamento finito "Decideremo oggi pomeriggio dove collocare il Presidente della Regione. Dovrebbe andare nella sezione dei detenuti comuni, però è una decisione che valuteremo dopo aver ascoltato il gruppo di accoglienza composto dallo psicologo e dall’educatore". Sergio Romice, direttore del carcere di Sulmona, dove è detenuto Ottaviano Del Turco, ha tenuto a sottolineare che non c’è stato nessun favoritismo nei confronti del Governatore nemmeno quando è entrato in carcere e nemmeno nei colloqui che ha avuto con i vari parlamentari arrivati a Sulmona. "Quando i detenuti sono accompagnati dalle forze dell’ordine - ha spiegato - possono entrare direttamente nel carcere, solo chi l’accompagna deve farsi riconoscere una volta all’interno e depositare le armi prima di entrare nel carcere. Per quanto riguarda i parlamentari lo prevede la legge che possano ispezionare in qualsiasi momento la struttura carceraria per verificare le condizioni dei detenuti a maggior ragione la zona di isolamento". Romice ha anche sottolineato la grande correttezza dimostrata da Del Turco in questi tre giorni di detenzione "non ha fatto richieste particolari, anzi è stato tranquillo rispettando quella che è la legge del carcere".

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Tour, Riccò positivo: Epo Davanti al pm nega tutto

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

L'italiano positivo alla Cera, l'Epo sintetica. La Saunier Duval si ritira. In custodia a Mirepoix, oggi altro interrogatorio. Rischia 2 anni e 3.750 euro di multa.

Lavelanet - I sogni rotolano a precipizio giù dalle scale. Si allarga lo scandalo doping al Tour de France. E il nome nuovo è quello dell'italiano che aveva infiammato l'Italia e la Grande Boucle: Riccardo Riccò. Il trionfatore di Super Besse, primo arrivo in salita, e l'autore dell'impresa di Bagneres de Bigorre sui Pirenei. I tifosi (e un Paese intero) non fanno in tempo a innamorarsi di un corridore che la sua parabola è già finita. Nel fango. Alla faccia della nuovelle vague dei corridori puliti, dello sport più controllato e dei sacrifici. Secondo l'edizione online de l'Equipe nelle urine dello scalatore italiano sarebbero state trovate tracce di Epo dell'ultima generazione, la Cera. Riccò faceva parte dei corridori sottoposti a controllo dopo i prelievi sanguigni effettuati il 3 e 4 luglio scorso, prima dell’inizio della corsa. Le analisi avevano evidenziato livelli anomali di ematocrito ed emoglobina per 20 atleti iscritti alla Grande Boucle. Il controllo risultato positivo sarebbe quello effettuato dopo la crono di Cholet, l'8 luglio.
In gendarmeria tra i fischi Riccò è stato portato in gendarmeria dagli agenti. Lo scalatore italiano, accolto da fischi e ululati dei tifosialla partenza della tappa di Lavelanet, ha lasciato la comitiva della corsa prima dell’inizio della partenza a bordo di un’auto dell’organizzazione. L’atleta è già in possesso del rapporto completo delle analisi. L’Agenzia antidoping francese gli ha notificato la positività mentre l’atleta era a bordo del bus che conduceva gli atleti a Lavelanet. L'emiliano, secondo la nuova legge francese in vigore dall'inizio della corsa, rischia fino a due anni di carcere e 3.750 euro di ammenda.

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Caso Mills, un testimone chiave smonterà le accuse

>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione

La Corte d’appello «salva» la Gandus: non criticò il premier. Oggi la perizia decisiva. False voci sui contatti tra il Cavaliere e il Pd

«Come si può negare che nell’intimo della coscienza della dottoressa Gandus sia potuta prevalere la spinta etico professionale a tacitare le proprie pulsioni, ad accantonare l’asserita avversione ideologica o anche l'astio verso un soggetto politico a lei probabilmente inviso?». E ancora: «Nulla nella condotta processuale del giudice ricusato sembra evidenziare un difetto di correttezza o un sintomo-spia dell’asserita avversione e della grave inimicizia».
Sono questi i passaggi decisivi dell’ordinanza con cui ieri la Corte d’appello di Milano ha respinto la richiesta avanzata da Silvio Berlusconi perché il processo Mills - dove il presidente del Consiglio è accusato di corruzione in atti giudiziari - venisse tolto a Nicoletta Gandus. L’appartenenza della Gandus alla componente più radicale della magistratura - dimostrata, secondo i difensori del premier, da decine e decine di esternazioni - non è ritenuta sufficiente dalla Corte d’appello per sostenere la tesi della «grave inimicizia» nei confronti dell’imputato.
È vero, si legge nell’ordinanza, la Gandus è un giudice che fa politica, e su sponda opposta al Cavaliere: ma «non ha mai menzionato direttamente l’onorevole Berlusconi, limitandosi a criticare una politica legislativa approvata dal Parlamento negli anni 2001-2006. Nulla di personale contro l’onorevole Berlusconi ha dunque espresso il giudice ricusato. I suoi strali critici si sono rivolti non alla persona bensì alla politica, segnatamente quella giudiziaria, di cui il ricusante si assume la paternità».


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"Com’è bella Napoli liberata dai rifiuti"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Intervista all’armatore Vincenzo Onorato, proprietario della Moby: "Senza monnezza questa città può andare a gonfie vele". Sulla soluzione: "Berlusconi ci ha messo tutto se stesso e finalmente i risultati si sono visti"

Milano - Velista, imprenditore, napoletano trapiantato a Milano. Il primo pensiero di Vincenzo Onorato di fronte alle foto delle strade di Napoli ripulite dalla monnezza è stato: «Finalmente». E poi: «Speriamo in Dio di andare avanti così». Scaramantico, il patron di Mascalzone latino e presidente di Moby Lines. Prudente, dopo tanti mesi di emergenza.
Oggi il premier sarà di nuovo a Napoli, la città torna a respirare. Che cosa ha provato quando ha visto le strade sgombre?
«Una grandissima gioia. Per risolvere il problema rifiuti ci volevano tutto l’impegno e tutta la determinazione di Berlusconi».
La città è di nuovo bella?
«Certo. Napoli è meravigliosa, ma era come una bellissima donna violentata. In questi mesi la sua bellezza è rimasta sepolta sotto cumuli di immondizia, ora è tornata a risplendere».
Come ha vissuto questi mesi di emergenza?
«Un dolore immenso. Con Mascalzone latino porto la bandiera napoletana in giro per il mondo con orgoglio. Vorrei che si parlasse della mia città per qualcosa di diverso dalla camorra e dai rifiuti. Ora l’immagine di Napoli è tutta da ricostruire: bisognerà lavorare a lungo, con impegno e determinazione».
In quale direzione?
«Innanzitutto liberandola definitivamente dal problema immondizia. Come Moby stiamo pensando a un progetto, con altri imprenditori napoletani. E poi serve un programma per far rinascere la città a livello internazionale».

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Università, tagliati 1.300 corsi fantasma

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La Gelmini: «Molte lauree senza iscritti, servono solo ai docenti». Più fondi ai giovani ricercatori
da Roma

Firmato l’armistizio tra atenei e governo. Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini è riuscita, almeno per il momento, a contenere i danni derivanti dai tagli e dal blocco quasi totale del turnover che la manovra finanziaria infligge al settore universitario. I rappresentati del mondo accademico, Conferenza dei rettori (Crui), Consiglio universitario nazionale (Cun) e Consiglio nazionale degli studenti (Cnsu), accettano di sedersi attorno a un tavolo di confronto permanente per mettere a punto soluzioni adeguate al rilancio del sistema.
Come li ha convinti? Il ministro ha messo nero su bianco un ordine del giorno (prima firmataria, il presidente della Commissione cultura della Camera, Valentina Aprea) con il quale il governo si impegna a ridistribuire nel sistema universitario le risorse congelate quest’anno dalla manovra già dalla prossima finanziaria. Con una precisa avvertenza, però. «La riattribuzione delle risorse al sistema va di pari passo con la capacità delle università di cambiare e di rinnovarsi», dice la Gelmini.
Insomma accanto alla consapevolezza di aver chiesto «sacrifici pesanti» che hanno già destato «disagio e preoccupazione» negli atenei la Gelmini ha pure la certezza che non si poteva fare altrimenti. «I tagli possono diventare un’opportunità per accelerare verso le riforme – prosegue –. La manovra è di rigore per quest’anno ma non sarà una tendenza per i prossimi anni».


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Castelli: «Niente immunità ma la riforma va fatta»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

«I numeri sono chiari: i cittadini in attesa di sentenza sono 14 milioni. Uno scudo per i politici? Non ci sono le condizioni e il clima per ripristinarlo»
da Roma

Senatore Castelli, Berlusconi vuole subito la riforma della giustizia e Calderoli dà uno stop: dice che viene prima il federalismo fiscale: c’è alta tensione tra Lega e Pdl?
«Quello di Calderoli non è stato uno stop: ha semplicemente detto, e io condivido, che a settembre è il turno del federalismo fiscale. Lui è un esperto in queste cose e se dice che ci può essere un ingorgo dei lavori parlamentari, bisogna credergli. Ma se mentre si approva in aula il federalismo si vuole incominciare a lavorare in Commissione sulla riforma della giustizia, nulla di male. E poi, abbiamo il bicameralismo e le due riforme potrebbero impegnare Camere diverse. Ma che sia chiaro che per noi della Lega la priorità è il federalismo».
Riformare la giustizia non è così urgente come sostiene il premier?
«La riforma serve, non c’è dubbio. Se facciamo due calcoli sulla base dei processi pendenti, viene fuori che almeno 13-14 milioni di italiani sono in attesa di giustizia. Ma se Berlusconi vuole fare una riforma “epocale” non servirà poco tempo, ci vorrà un’ampia discussione e se l’approvazione slitta di un mese o due non cambia nulla».
Si può procedere in parallelo sui due tavoli?
«L’accordo di programma fatto con gli alleati dice che a settembre si affronta il federalismo. Neanche un minuto si può sacrificare a qualsiasi altra questione. Sapevamo che per quest’estate, nell’agenda scritta con il Pdl prima del voto, c’erano diverse emergenze: mettere un po’ di soldi in tasca agli italiani con l’abolizione dell’Ici, risolvere la questione rifiuti a Napoli, affrontare i provvedimenti sulla sicurezza e il primo pezzo della finanziaria. L’abbiamo fatto, ora tocca al federalismo».
E quando tocca alla giustizia?
«I tempi li vedremo. Comunque, Berlusconi sta vincendo la battaglia tra politica e giustizia militante: la gente è stanca di vedere che le scadenze della politica vengono determinate dall’azione di alcune procure. E così anche in larghi strati dell’opposizione e della stessa magistratura, c’è chi dice basta. La maggioranza degli italiani vorrebbero un Paese normale, in cui la politica fa il suo dovere e la magistratura rimane nel suo ruolo. La sensazione che molto nell’opinione pubblica stia cambiando su questi problemi mi fa avere un orizzonte molto positivo».


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Roma, moldavo fugge dalla polizia e travolge un'auto: una vittima

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

La folle corsa inseguito dalla polizia, poi la carambola contro un altro veicolo: tre feriti. La vittima, Rocco Trivigno, aveva 22 anni. Incidente avvenuto nello stesso punto in cui Stefano Lucidi a maggio investì e uccise due fidanzati

Roma - È di un morto e 3 feriti il bilancio dell’incidente provocato da un cittadino moldavo, fuggito dopo aver ignorato l’alt della polizia a Roma. L’uomo a bordo di un furgone bianco ha travolto questa notte in viale Regina Margherita un’auto con tre ragazzi.
Il tragico incidente Una folle corsa per sfuggire alla polizia che lo aveva intercettato in viale Liegi, a Roma, passando con tutti i semafori rossi fino a quando, all’incrocio tra via Nomentana e viale Regina Margherita, un cittadino moldavo, alla guida di un furgone risultato rubato, ha travolto un’auto con a bordo tre giovani tutti ventenni. L’impatto violento ha ridotto la macchina dei tre ragazzi in un ammasso di lamiere ed è costato la vita, poco dopo il ricovero, a un giovane di 22 anni, Rocco Trivigno, che era stato trasportato in gravissime condizioni all’ospedale Sandro Pertini. La vittima era a bordo dell’auto con la sorella Valentina, di 20 anni, ed un altro ragazzo, Nicola Telesca, ricoverato in gravi condizioni al Policlinico Umberto I di Roma.
L'arresto del pirata Arrestato in nottata con l’accusa di omicidio colposo, lo straniero di 23 anni che guidava il furgone, un Fiat Scudo rubato a Roma circa 20 giorni: con sè non aveva documenti e, secondo i riscontri fatti sulla banca dati della Polizia, era già destinatario di un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale.
Il precedente La via dove è avvenuto l’incidente è la stessa dove lo scorso 22 maggio morirono una coppia di fidanzati travolti dalla folle corsa dell’auto di Stefano Lucidi che non rispettò, anche quella volta, il semaforo rosso.

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Gheddafi jr picchia due domestici in hotel

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

L’enfant terrible della famiglia fermato con la moglie e rilasciato dopo due notti: aveva malmenato due inservienti dell'albergo di Ginevra dove vive

Poco importa essere il figlio di un capo di Stato. Poco importa che tuo padre sia Muammar Gheddafi, letteralmente seduto su milioni di barili di indispensabile petrolio. Le leggi svizzere non guardano in faccia a nessuno: per questo Motassin Bilal Gheddafi, per gli amici Hannibal, è da due giorni in stato di fermo. Avrebbe, secondo la polizia svizzera, picchiato e maltrattato, nell’hotel di Ginevra dove vive, due inservienti, una tunisina e un marocchino.
Sono state quindi due le notti che Hannibal, figlio ultimogenito del leader libico, invece che nel solito albergo cinque stelle extra lusso, dorme a Palazzo di giustizia. Una soluzione che non sembra aver particolarmente gradito. Assieme a lui - ha fatto sapere il suo avvocato Robert Assael - è stata incriminata anche la moglie, incinta di nove mesi, che però è ospitata nell’ospedale universitario della cittadina elvetica dopo un malore. I capi d’accusa sono gli stessi per entrambi: lesioni semplici, minacce e costrizione, secondo quanto stabilito dal giudice istruttore Michel Alexandre Graber, che per liberarli ha stabilito una cauzione da 500mila euro. 200mila per Motassin e altri 300mila per la moglire: il denaro è stato consegnato ieri pomeriggio da un altro degli avvocati, Paul Gully-Hart.
Assieme a loro sono state fermate anche le guardie del corpo del figlio del Rais che hanno cercato di impedire l’arresto del trentaduenne Hannibal e della consorte, che alloggiavano al Hotel Prèsident Wilson di Ginevra dal 5 luglio scorso. Per sua sfortuna, sembra che Gheddafi non sia coperto da immunità diplomatica, e sia quindi destinato ad avere a che fare con i giudici svizzeri.

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Thailandia in lite con la Cambogia per un tempio indù

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Un antico tempio induista conteso sta provocando una crisi con risvolti anche militari preoccupanti tra Cambogia e Thailandia. Le rovine di Preah Vihear, un tempio indù dell’undicesimo secolo inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco, appartengono alla Cambogia secondo quanto già nel 1962 stabilì la Corte internazionale di Giustizia dell’Aia; ma esse si trovano a una distanza minima dal confine thailandese, e una parte del territorio adiacente è tuttora conteso tra i due Paesi. Come se non bastasse, l’accesso principale al tempio si trova in Thailandia.
Ce n’è stato abbastanza per suscitare, tra due Paesi in cui il nazionalismo trova sempre terreno fertile, una lite che ora rischia di degenerare. Alcuni giorni fa, infatti, tre manifestanti thailandesi avevano attraversato illegalmente la frontiera per rivendicare con una manifestazione simbolica il territorio su cui sorge il tempio ed erano stati arrestati dai cambogiani che avevano poi protestato con il governo di Bangkok. Questo aveva risposto inviando una quarantina di soldati oltre confine, definendo la provocazione «una semplice operazione volta a proteggere la nostra sovranità».
A quel punto la crisi ha preso una piega inquietante. La Cambogia ha inviato sul posto 800 soldati, e dall’altra parte ne sono arrivati 400 thailandesi. Il ministro degli Esteri cambogiano ha lamentato un «peggioramento della situazione» chiedendo che le truppe e i manifestanti nazionalisti thailandesi se ne andassero, ma senza ottenere ascolto. Fortunatamente, i capi dei due governi si sono resi conto che con simili metodi non si sarebbe arrivati a nulla di buono, e hanno concordato di incontrarsi per risolvere la questione pacificamente. Lunedì, dunque, due delegazioni comprendenti i rispettivi ministri della Difesa si incontreranno in Thailandia. Nel frattempo, però, le truppe dei due Paesi resteranno al confine per garantire le reciproche posizioni.
Dietro la crisi sembra esserci la convenienza del governo di Bangkok a suscitare una crisi esterna che abbia come effetto il sostegno dell’opinione pubblica al governo, in un momento in cui cresce in Thailandia il malcontento per la crisi economica e la coalizione di sei partiti al potere scricchiola.
Roberto Fabbri

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Israele ora dà la caccia al terrorista libanese che ha appena liberato

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Lo Stato ebraico si sente libero di vendicarsi: «Kuntar non esca di casa. È un morto che cammina»
Israele seppellisce i propri morti e promette vendetta. Lo fanno capire, pronunciando esplicitamente il nome di Samir Kuntar, fonti anonime dei servizi di sicurezza israeliani. Lo annunciano le misteriose chiamate che fanno squillare centinaia di telefoni libanesi e anticipano una possibile imminente rappresaglia.
Ventiquattro ore dopo lo scambio di salme e prigionieri celebrato come una grande vittoria, Hezbollah, i suoi capi e i prigionieri appena liberati sono di nuovo in trincea. Su tutti pende la spada di Damocle della rappresaglia israeliana. Le due prede più ricercate sono il segretario generale Hasan Nasrallah e Samir Kuntar, la “belva” sottratta ai quattro ergastoli comminatigli dopo l’attacco del 1979 costato la vita a un poliziotto, a un padre di famiglia e a una bimba di quattro anni massacrata a mani nude dallo stesso Kuntar.
L’inserimento di Kuntar nella lista dei nemici da liquidare senza troppi complimenti è confermato dagli stessi servizi di sicurezza israeliani. «Kuntar, per quanto ci riguarda, è soltanto un morituro destinato ad esser raggiunto e liquidato quanto prima - annunciano fonti ovviamente anonime. Dopo la sua liberazione – aggiungono - non abbiamo più obblighi... da questo momento è solo un infame assassino col quale il prima o poi salderemo il conto».
La belva trasformata in eroe non sembra disposta ad ascoltare le raccomandazioni del nemico che gli consiglia «di non uscire da casa e di non circolare alla luce del giorno». Nelle prime 24 ore di libertà batte le piazze di mezzo Libano, rivendica sfrontatamente gli assassinii commessi durante l’incursione del 1979 e promette di tornare a combattere gli israeliani tra le file di Hezbollah.


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Filippo Facci: Viva la Lori

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

No non sono moralista e molti di voi tantomeno, figurarsi. Ma il tempo passa e abbiamo, come dire, dei ritardi culturali: intesi come crescenti difficoltà a dare un nome a cose e persone. Per esempio: a molti di noi, per stile, piace che certe showgirls siano state capaci di accomiatarsi. Ci piace che Tinì Cansino, icona di «Drive in», dopo il fallimento del fondamentale «Arrapaho» si sia data alla macchia; che Nadia Cassini, che sconvolse la Rai con un perizoma, dopo il fallimento del fondamentale «Io zombo, tu zombi, egli zomba» sia sparita anche lei; che Sidney Rome sia scappata all’estero; che Angela Cavagna faccia la cuoca nel ristorante del marito. Hanno avuto stile.
Ci sfuggono, per contro, coloro che per rimanere in auge disvelano amarcord erotici: tipo Lori Del Santo, già protagonista del fondamentale «Viva la foca» e dell’Isola dei famosi. Ieri, su Novella 2000, ha detto ogni cosa: descrizioni di industriali e politici nudi, potenze e impotenze, l’amplesso con questo e la vendetta con quest’altro, l’anello che accettò da un emiro in cambio di una notte di sesso, lei che adesso ha un fidanzato giovane perché è giovane, più un fidanzato vecchio perché è ricco. E io, noi, il nostro ritardo culturale, pur senza essere moralisti, fatichiamo e siamo disorientati. Per esempio: che nome dovremmo dare, nel 2008, a una come Lori Del Santo? Donna libera?


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Benedetto Della Vedova: Ma la speculazione è poi così negativa?

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

La specula era la vedetta della legione romana. Speculatore è perciò colui che guarda lontano, che osserva e predice il futuro. Così facendo si espone a rischi elevati ma anche a grandi rendimenti. Lo speculatore è un imprenditore come altri: valuta, rischia, poi guadagna o perde.
Nel mercato la speculazione è uno straordinario meccanismo per segnalare e «prezzare» un fenomeno atteso, anticipandone parte degli effetti. La speculazione contribuisce a riportare situazioni strutturalmente distorte all’equilibro, magari forzando gli attori economici e i politici ad assumere decisioni necessarie. Pensiamo alla Fiat: sono stati gli speculatori, con le loro scommesse al ribasso, a forzare una ristrutturazione il cui ulteriore ritardo avrebbe definitivamente azzerato l’azienda, con quel che ciò avrebbe comportato.
I mercati dei future e degli swap, di cui gli speculatori sono un anello fondamentale, facilitano la gestione del rischio di prezzo, a vantaggio dei consumatori finali. Anche per il petrolio.
Oggi i mercati finanziari ritengono che la domanda in Paesi come la Cina crescerà, che l’offerta non sarà in grado di tenerle testa e che il prezzo del petrolio sarà più alto di quanto avevano previsto in precedenza: agli speculatori conviene perciò comprare oggi per vendere domani. Una speculazione al rialzo rappresenta il miglior stimolo per un consumo più efficiente di energia, la ricerca di nuovi approvvigionamenti, l’investimento in tecnologie alternative all’oil.


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Claudio Borghi: Una riforma per l’economia

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La ripresa passa anche per i tribunali. Anche l’osservatore più sprovveduto ormai si sta rendendo conto della situazione drammatica in cui versa l’economia mondiale. Per l’Italia la situazione è ancora peggio: il debito pubblico è ancora tutto lì, svalutare la moneta non è più possibile, i «tesoretti» sono stati irresponsabilmente sperperati e la pressione fiscale non è più aumentabile. Nonostante questo scenario ogni volta che si parla di tagli le strade si riempiono di scioperanti. Non tutto il male tuttavia viene per nuocere, infatti l’emergenza può essere un potente incentivo per uscire dall’inerzia e realizzare alcune riforme mai affrontate seriamente in precedenza. Una di queste riforme che, pur non essendo strettamente economiche, possono impattare positivamente un’economia stagnante è la ristrutturazione della giustizia. Al momento l’Italia è una sorta di paradiso legale, dove la durata elefantiaca dei processi e la possibilità di adire mille ricorsi risultano certamente premianti per l’impresa che consapevolmente attui comportamenti illegittimi: vale la pena ricordare che sono ormai passati cinque anni dalla scoperta del crac Parmalat e il processo relativo sta appena muovendo i suoi primi, stentati passi. Peccato però che, se si vuol progredire, bisogna attirare le imprese oneste, non i delinquenti, tuttavia esse preferiscono tenersi alla larga dal nostro Paese, spaventate proprio dall’impossibilità di far valere le proprie ragioni in tempi ragionevoli in caso di contenzioso, dall’aleatorietà dell’azione penale, dal quadro normativo instabile. Una giustizia che non funziona è un incentivo per gli irregolari ed un deterrente per i corretti, vale a dire proprio ciò che non serve per rilanciare l’economia. Il ministro Alfano ha dimostrato con i suoi primi atti (che hanno avuto una pubblicità minima rispetto al ben meno rilevante «lodo») di aver ben presente questo problema: c’è da sperare che iniziative in questa direzione vengano incoraggiate.

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Massimo Teodori: Una riforma per la civiltà

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

In cosa consiste la questione giustizia, oggi? Se interrogate gli italiani sulle posizioni dei partiti circa il rapporto tra politica e giustizia, probabilmente riscontrerete scarso interesse. Se, invece, li sondate sul funzionamento normale dell'amministrazione giudiziaria, troverete la massima attenzione per un problema divenuto centrale nello sfascio italiano.
La questione giustizia si presenta, dunque, sotto due aspetti diversi, pur se collegati. Per un verso si teme l'abnorme espansione del potere di un gruppo che, specialmente ad opera delle correnti oltranziste degli inquirenti, tenta di alterare gli equilibri dello Stato di diritto: agisce come gruppo di pressione invece che lasciare alle coscienze dei singoli la responsabilità degli atti; usa l'obbligatorietà dell'azione penale con discrezionalità partigiana; invade i campi della legiferazione e della costituzionalità. Teorizza, in sostanza, l'opera di supplenza della magistratura nel controllo politico.
V'è poi un altro aspetto considerato ancora più rilevante per la vita civile, sociale ed economica di molti italiani. È il malfunzionamento quotidiano della giustizia civile e penale che colpisce milioni di persone che perciò perdono la fiducia nello Stato. Sul terreno civile i procedimenti si accumulano inevasi per anni e anni per cui sempre più persone rinunziano a percorrere la via giudiziaria. E sul piano penale la repressione generalizzata attraverso le indiscriminate carcerazioni preventive surrogano la giusta punizione dei colpevoli con l'effetto che in Italia sono ormai tanti gli innocenti in galera e troppi i mascalzoni in libertà.


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Salvatore Tramontano: NON FACCIAMO I TAFAZZI

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

No, per favore no: adesso non fate i Tafazzi pure voi, non esercitatevi nella raffinata arte dell’autolesionismo di cui è maestro il centrosinistra. Ecco, se c’è uno stato d’animo diffuso, fra gli elettori del centrodestra, è questo, e per interpretarlo non c’è bisogno né di oracoli né di sondaggisti. Se c’è un umore condiviso, fra chi ha votato questo governo è l’idea che quelli specializzati a «darsi martellate nelle palle», come disse una volta con fantastica autoironia Pierluigi Bersani, erano «gli altri».
Di questi tempi, infatti, nella scorsa legislatura, il centrosinistra era già virtualmente esploso, sull’indulto e sulle missioni. Di lì a poco si sarebbe trovato stritolato dalla tenaglia fra Mastella e Di Pietro e subito dopo in balìa dei Turigliatto e poi di Bertinotti e dei suoi affondi letterari all’arsenico, come quando arrivò a definire Prodi «il più grande poeta morente».
Martellate, martellate, qualcosa crollerà, e infatti è stato così che si è estinto un governo. Ecco, voi, signori del centrodestra, fate il contrario. Ricordatevi che siete partiti col piede giusto, che in due mesi avete liberato Napoli dalla morsa asfissiante dei rifiuti, il popolo degli straordinari dal balzello sulla loro fatica, quello dei mutuatari dal nodo scorsoio degli interessi variabili. Per non parlare dell’abolizione dell’Ici. Mettetevi in fila allo sportello delle riforme senza sgomitare: da qui a dicembre c’è tutto il tempo per lavorare bene. Sempre che non abbiate nostalgia della vecchia settimana cortissima della politica, quella che cominciava martedì e finiva giovedì.
Adesso, per carità, ricordatevi che avete sbolognato Harry Potter Follini al Pd, che siamo tutti contenti di aver archiviato i suoi ultimatum. Insomma, non impugnate il martello di Tafazzi proprio ora, non trasformate Pontedilegno in una nuova Ceppaloni e Palazzo Chigi in un nuovo bunker. Ricordatevi che avete vinto proprio perché eravate diversi dai tafazziani democratici, ricordatevi che dalle urne avete avuto in regalo dei numeri per fare molte cose. Martellate sui cosiddetti escluse.

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Federico Novella: Il vizio di D’Alema: sconfitti però noi siamo superiori

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Messaggio promozionale. Da domani in edicola il nuovissimo kit «Democrazia fai da te», corso di bricolage elettorale ideato e interpretato da Massimo D’Alema. Quello che ieri ha sostenuto che sì, «il centrosinistra è minoranza, ma siamo il primo partito nelle aree urbane tra gli italiani che leggono libri, e giornali, insomma la parte più acculturata del Paese». Visto che spasso? Fiondatevi in edicola. Divertiti anche tu a reinventare le elezioni politiche appena perdute come più ti aggrada: che so, da domani, valgono solo i voti degli intelligenti coi baffi, degli imbianchini e di quelli con la erre moscia che abitano a Varese. Dopodomani, solo quelli dei panettieri con la licenza media e degli otorini, ma solo se residenti al di sotto di Campobasso. E domenica, magari, ribaltone: valgono solo i voti dei piastrellisti di Bergamo, dei chihuahua di Portofino e delle casalinghe mancine. Divertente, vero? Insomma: scatena la fantasia, è un gioco in cui non ci sono regole: anzi, la figata consiste proprio nel riscriverle a seconda di come ti gira. Trova la tua formula vincente a misura di Pd e trionfa nella tua «democrazia fai da te».
Attenzione, leggere attentamente le avvertenze e magari anche la Costituzione, che male non fa. Tenere lontano dalla portata di quelli ancora convinti che il voto popolare conti ancora qualcosa. Raccomandato per i bambini da zero a novant’anni, magari ex premier con la barca a vela che ancora si credono antropologicamente superiori e non sanno far fronte alla sconfitta con un minimo di civiltà. Approfittane! E con la prima uscita in regalo il cd dei Rokes «Bisogna saper perdere». Perché, quando alle elezioni si viene suonati, tanto vale cantarci su.


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Discriminata al lavoro perché ha un figlio disabile, interviene l'Ue

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

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Discriminata al lavoro perché ha un figlio disabile, interviene l'Ue

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La Corte di giustizia delle Comunità europee ha confermato il pronunciamento dell’avvocato generale Poiares Maduro del febbraio scorso (vedi notiziario dell’8 febbraio): il divieto di discriminazione, secondo la direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (2000/78/CE), non è limitato alle sole persone disabili, in quanto il diritto comunitario tutela anche il lavoratore che abbia subito una discriminazione fondata sulla disabilità del figlio.

LA STORIA Il caso è quello della signora Coleman, madre di un bimbo gravemente disabile nato nel 2002, impiegata dal gennaio 2001 presso uno studio legale di Londra. Il 4 marzo 2005 Coleman ha accettato di rassegnare le proprie dimissioni. Il 30 agosto 2005 sottoponeva all’Employment Tribunal un ricorso nel quale sosteneva di essere stata vittima di un licenziamento implicito e di un trattamento meno favorevole rispetto ai colleghi in ragione del fatto di avere un figlio disabile a suo carico.

Coleman ritiene che è stata costretta a smettere di lavorare: a sostegno della sua domanda adduce diversi fatti, che si configurano come discriminazione, in quanto – in circostanze analoghe – i genitori di bambini non disabili venivano trattati in maniera diversa. La signora cita, in particolare, il rifiuto del suo datore di lavoro di reintegrarla al ritorno dal congedo per maternità nel posto di lavoro precedentemente occupato, il rifiuto di concederle una flessibilità nell'orario di lavoro e commenti sconvenienti e ingiuriosi espressi sia nei confronti suoi sia nei confronti di suo figlio.

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Così funziona la propaganda contro Israele

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Una sentenza della Corte d’appello francese di qualche settimana fa peserà come un macigno nella storia della disinformazione contro Israele. È risultata essere non vera, infatti, la notizia della morte del piccolo Mohammed al Dura per mano di soldati israeliani. Lo aveva invece sostenuto un servizio che France 2 aveva mandato in onda il 30 settembre 2000, subito ripreso in tutto il mondo. Il giornalista Charles Enderlin e il suo cameraman palestinese Talal abu Rhama avevano in quella circostanza accusato Israele, suffragando l’insinuazione con immagini e commenti. Nel 2006 il reporter indipendente Philippe Karsenty accusò l'emittente transalpina di avere manipolato l’intero servizio, in omaggio a una tesi anti-israeliana. Pur rifiutandosi di mettere a disposizione il filmato completo, Enderlin e France 2 querelarono Karsenty per diffamazione. Alla fine del 2006, nonostante la quantità di prove presentate al processo di primo grado, Karsenty fu condannato a pagare la somma simbolica di un euro.


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Mistero in Olanda, scompare 32enne

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Il napoletano Stefano De Goudron vive da circa sei anni
a Londra, dove è manager di due pub a King's Cross

Stefano De Goudron è un 32enne napoletano che vive a Londra da sei anni. Viene da una famiglia della Napoli bene e anche lui ha avuto una buona carriera professionale: nella capitale inglese gestisce come general manager due pub nella frequentatissima stazione ferroviaria e metropolitana di King's Cross. Il problema è che Stefano è sparito, ufficialmente dal 12 luglio. Ma in realtà nessuno ha sue notizie dal 6 dello stesso mese.

LA VICENDA - Dopo una breve vacanza in patria, il 4 luglio torna a Londra per ripartire quasi subito, uno o due giorni dopo. Destinazione Amsterdam, dove De Goudron aveva un appuntamento. I familiari hanno spiegato che il ragazzo doveva discutere con alcune persone che aveva conosciuto a Londra di un progetto: un'attività di ristorazione da avviare in un altro paese, lontano. Forse in Australia. Ha preso con sé dei vestiti eleganti ed è partito alla volta dell'Olanda. Il suo ritorno in Gran Bretagna era previsto per il 12 luglio, ma lui non si è visto. A dare l'allarme sono stati i due coinquilini di Stefano, un ragazzo e una ragazza, che hanno contattato la famiglia per poi sporgere denuncia della sua scomparsa. I genitori, allarmati, hanno informato anche la polizia italiana. Lo avevano sentito l'ultima volta il 6 luglio.

CELLULARE - Un giallo che lascia spazio a molte ipotesi, dato che Stefano - come spiegano i suoi familiari - è un ragazzo a posto, senza grilli per la testa. Non soffre di problemi psichici, né di amnesia e non assume farmaci o alcolici. È anche un serio professionista, visti i suoi successi professionali. Il cellulare negli ultimi giorni è risultato sempre spento, ma mercoledì per la prima volta si è sentita una voce: quella di una segreteria telefonica in olandese. Un elemento che potrebbe far ben sperare. La famiglia ha chiesto di svolgere le indagini tenendo conto degli spostamenti del telefonino e della carta di credito di Stefano, che potrebbero fornire indizi rilevanti. Del caso si stanno interessando la Farnesina, l'Interpol e il consolato italiano in Gb, oltre alla fondazione Penelope, impegnata nella ricerca di persone scomparse.

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Blitz alla Diaz, chieste 28 condanne

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

I pm: la pena più alta (5 anni) per Pietro Troiani, accusato di aver portato le due molotov nella scuola

Condanna per 28 poliziotti. E assoluzione per uno solo degli imputati. È la richiesta dei pm nel processo per i fatti della scuola Diaz al G8 di Genova del 2001, quando al termine del blitz delle forze dell'ordine all'interno della struttura si contarono 93 attivisti no global feriti. Le richieste variano da cinque anni a tre mesi di reclusione. La pena più alta (5 anni) è stata chiesta per Pietro Troiani, accusato di aver portato le due molotov nella scuola per dimostrare la pericolosità degli attivisti. Per i vertici della Ps Francesco Gratteri (Antiterrorismo) e Giovanni Luperi (Servizi Segreti), i pm hanno chiesto 4 anni e 6 mesi ciascuno.

I PM - Complessivamente le richieste di condanna ammontano a 109 anni e 9 mesi. Le accuse vanno dalle lesioni al falso, dalla calunnia agli arresti illegali. Richiesta di condanna di 4 anni e 6 mesi è stata avanzata per Vincenzo Canterini, all'epoca comandante del I Reparto Mobile di Roma, per Gilberto Caldarozzi, all'epoca vice direttore dello Sco, per Filippo Ferri, dirigente della squadra mobile della Spezia, Massimiliano Di Bernardini, romano, vice questore aggiunto, Fabio Ciccimarra, vice questore aggiunto, napoletano, Nando Dominici, capo della squadra mobile di Genova, Spartaco Mortola, dirigente all'epoca della Digos di Genova, e Carlo Di Sarro, vice questore aggiunto presso la Digos di Genova. Per il vice di Canterini, Michelangelo Fournier, i pm hanno chiesto 3 anni e 6 mesi. Per l'agente scelto Massimo Nucera e il suo superiore Maurizio Panzieri, che avallò nel verbale il finto accoltellamento, i pm hanno chiesto 4 anni di reclusione a testa.


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Rifiuti tossici nelle discariche: sequestrati siti abusivi gestiti dai Casalesi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Discariche abusive gestite dal clan dei Casalesi: è da questa mattina che polizia e guardia di finanza stanno eseguendo numerosi sequestri fra le province di Caserta e Napoli. Nelle discariche sono stati versati rifiuti tossici. I decreti di sequestro sono stati emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli che sta coordinando le operazioni alle quali partecipano anche agenti dei reparti prevenzione crimine della Polizia di Stato. Nell'operazione, denominata “Terra promessa 2”, risultano indagate una ventina di persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, disastro ambientale e traffico illecito di rifiuti.


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Uccidere il ladro che entra in casa in Gran Bretagna non è più reato

>>Da: aquilanera
Messaggio 2 della discussione
Per legge i cittadini britannici hanno il potere di ricorrere alla forza contro i malviventi che irrompono nelle loro abitazioni o che compiono aggressioni per strada, senza essere perseguiti

Da oggi, in Gran Bretagna, uccidere un ladro che entra in casa non e' piu' reato. Per legge i cittadini britannici hanno il potere di ricorrere alla forza contro i malviventi che irrompono nelle loro abitazioni o che compiono aggressioni per strada, senza preoccuparsi di essere perseguiti.


Ottima legge.


Il comune cittadino puo' cosi' trasformarsi da vittima in giustiziere, utilizzando le stesse armi dell'aggressore, e puo' inoltre immobilizzare con la forza il rapinatore, in attesa dell'arrivo della polizia.La nuova legge e' perentoria su questi punti e garantisce maggiori liberta' d'azione anche alla polizia che potra' intervenire in base a ''quello che la situazione richiede sul momento'', senza tener conto del giudizio che si potrebbe emettere col senno di poi.

Unico paletto: non e' consentito sparare a un ladro in fuga e nemmeno tendergli un'imboscata. Nei mesi scorsi era stata condotta una campagna per rendere legittima l'autodifesa, in seguito al numero crescente di aggressioni.

Vi sono parecchi casi di cittadini che sono stati puniti dalla legge per essersi difesi: un agricoltore inglese nel 2000 fu condannato per omicidio colposo dopo aver sparato a un intruso nella sua abitazione; un commerciante si e' trovato quest'anno a dover fronteggiare l'accusa di omicidio per aver colpito al cuore con un coltello un uomo che voleva rapinare il suo negozio. In questo caso l'imputato e' stato prosciolto ma ha comunque dovuto affrontare un lungo processo.

MSN Gruppi

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Jul 19, 2008, 6:49:13 AM7/19/08
to Club azzurro la clessidra & friends
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Blitz alla Diaz, chieste 28 condanne

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
I pm: la pena più alta (5 anni) per Pietro Troiani, accusato di aver portato le due molotov nella scuola

Condanna per 28 poliziotti. E assoluzione per uno solo degli imputati. È la richiesta dei pm nel processo per i fatti della scuola Diaz al G8 di Genova del 2001, quando al termine del blitz delle forze dell'ordine all'interno della struttura si contarono 93 attivisti no global feriti. Le richieste variano da cinque anni a tre mesi di reclusione. La pena più alta (5 anni) è stata chiesta per Pietro Troiani, accusato di aver portato le due molotov nella scuola per dimostrare la pericolosità degli attivisti. Per i vertici della Ps Francesco Gratteri (Antiterrorismo) e Giovanni Luperi (Servizi Segreti), i pm hanno chiesto 4 anni e 6 mesi ciascuno.

I PM - Complessivamente le richieste di condanna ammontano a 109 anni e 9 mesi. Le accuse vanno dalle lesioni al falso, dalla calunnia agli arresti illegali. Richiesta di condanna di 4 anni e 6 mesi è stata avanzata per Vincenzo Canterini, all'epoca comandante del I Reparto Mobile di Roma, per Gilberto Caldarozzi, all'epoca vice direttore dello Sco, per Filippo Ferri, dirigente della squadra mobile della Spezia, Massimiliano Di Bernardini, romano, vice questore aggiunto, Fabio Ciccimarra, vice questore aggiunto, napoletano, Nando Dominici, capo della squadra mobile di Genova, Spartaco Mortola, dirigente all'epoca della Digos di Genova, e Carlo Di Sarro, vice questore aggiunto presso la Digos di Genova. Per il vice di Canterini, Michelangelo Fournier, i pm hanno chiesto 3 anni e 6 mesi. Per l'agente scelto Massimo Nucera e il suo superiore Maurizio Panzieri, che avallò nel verbale il finto accoltellamento, i pm hanno chiesto 4 anni di reclusione a testa.

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

«FU UNA SPEDIZIONE PUNITIVA» - Durante la requisitoria, i pm hanno spiegato come nessuna delle parti offese sia stata in grado di riconoscere singoli poliziotti responsabili delle violenze. «È tuttavia emerso - hanno sottolineato - che il comportamento dei poliziotti, secondo i racconti di persone che hanno subito gli atti di violenza, è stato diffuso e trasversale». «Si è trattato di una spedizione punitiva - ha ribadito Francesco Cardona Albini - con i relativi ordini per occupare la scuola: in questo senso vanno gli indizi di omogeneità nel comportamento degli agenti, indipendente dal reparto di appartenenza, la presenza di funzionari dirigenti e di una catena di comando anche superiore a queste figure». Pur in assenza di risultanze che consentano di imputare la provenienza dell'ordine di irruzione e di singoli atti di violenza, «l'individuazione di comportamenti penalmente rilevanti a carico di chi aveva ruoli di comando è passata da evidenze probatorie - ha spiegato il magistrato - che evidenziano un'azione collettiva, caratterizzata da un intento comune, testimoniato dalle grida di battaglia al momento dell'ingresso che preannunciavano il comportamento poi posto in essere, dalla presenza di insulti e minacce da parte dei poliziotti ripetuti a tutti i piani. Comportamenti che danno il senso della carica di aggressività e che confermano l'ipotesi della spedizione punitiva». «I fatti che abbiamo illustrato sono così gravi perché minacciano la democrazia più delle molotov lanciate» ha detto il pm Enrico Zucca a conclusione della sua requisitoria-


>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

AGNOLETTO - Soddisfatto Vittorio Agnoletto: «Le richieste dei pm sembrano proporzionate all'estrema gravità dei fatti contestati ai rappresentanti delle forze dell'ordine - ha spiegato l'eurodeputato -. Alcuni dei principali imputati in questi anni sono stati promossi e hanno fatto una veloce carriera. Decenza vorrebbe che fossero almeno sospesi in via cautelativa dai loro incarichi fino al pronunciamento della sentenza». Paolo Cento (Verdi): «La requisitoria e le richieste di condanna confermano che durante il G8 di Genova ci fu la sospensione dello stato di diritto e che furono utilizzati metodi cilenì con l'obiettivo di criminalizzare il movimento no global». Lorenzo Guadagnucci, giornalista del Resto del Carlino che era dentro la scuola la notte dell'irruzione: «Dalla requisitoria emerge in tutta la sua gravità quello che ha rappresentato la Diaz». Non è soddisfatto Mark Covell, il freelance inglese picchiato dai poliziotti davanti alla scuola: «Non sono contento anche se capisco che i pm hanno fatto un ottimo lavoro. E capisco la situazione politica che c'è adesso in Italia».

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Rifiuti tossici nelle discariche: sequestrati siti abusivi gestiti dai Casalesi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Discariche abusive gestite dal clan dei Casalesi: è da questa mattina che polizia e guardia di finanza stanno eseguendo numerosi sequestri fra le province di Caserta e Napoli. Nelle discariche sono stati versati rifiuti tossici. I decreti di sequestro sono stati emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli che sta coordinando le operazioni alle quali partecipano anche agenti dei reparti prevenzione crimine della Polizia di Stato. Nell'operazione, denominata “Terra promessa 2”, risultano indagate una ventina di persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, disastro ambientale e traffico illecito di rifiuti.


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Uccidere il ladro che entra in casa in Gran Bretagna non è più reato

>>Da: aquilanera
Messaggio 7 della discussione


Per legge i cittadini britannici hanno il potere di ricorrere alla forza contro i malviventi che irrompono nelle loro abitazioni o che compiono aggressioni per strada, senza essere perseguiti

Da oggi, in Gran Bretagna, uccidere un ladro che entra in casa non e' piu' reato. Per legge i cittadini britannici hanno il potere di ricorrere alla forza contro i malviventi che irrompono nelle loro abitazioni o che compiono aggressioni per strada, senza preoccuparsi di essere perseguiti.


Ottima legge.


Il comune cittadino puo' cosi' trasformarsi da vittima in giustiziere, utilizzando le stesse armi dell'aggressore, e puo' inoltre immobilizzare con la forza il rapinatore, in attesa dell'arrivo della polizia.La nuova legge e' perentoria su questi punti e garantisce maggiori liberta' d'azione anche alla polizia che potra' intervenire in base a ''quello che la situazione richiede sul momento'', senza tener conto del giudizio che si potrebbe emettere col senno di poi.

Unico paletto: non e' consentito sparare a un ladro in fuga e nemmeno tendergli un'imboscata. Nei mesi scorsi era stata condotta una campagna per rendere legittima l'autodifesa, in seguito al numero crescente di aggressioni.

Vi sono parecchi casi di cittadini che sono stati puniti dalla legge per essersi difesi: un agricoltore inglese nel 2000 fu condannato per omicidio colposo dopo aver sparato a un intruso nella sua abitazione; un commerciante si e' trovato quest'anno a dover fronteggiare l'accusa di omicidio per aver colpito al cuore con un coltello un uomo che voleva rapinare il suo negozio. In questo caso l'imputato e' stato prosciolto ma ha comunque dovuto affrontare un lungo processo.

>>Da: GORGON
Messaggio 2 della discussione
Ottimo, proporrei anche un sussidio al cittadino per il servizio reso.
Non vedo quale giustificazione sociale o economica possa avere chi entra in casa altrui per rubare (o peggio).

>>Da: katia978
Messaggio 3 della discussione
Legge giusta, però attenti a non esagerare o inscenare omicidi così!
K.

>>Da: boleropersempre
Messaggio 4 della discussione
A me sembrano tutte cose abbastanza ragionevoli.
Si permette la difesa a seconda della necessità del momento, ma non gli episodi alla South Park ("È una minaccia!" BANG!)


>>Da: ilgattomammone
Messaggio 5 della discussione
Stavolta tanto di cappello ai tommies...

>>Da: baffo
Messaggio 6 della discussione
Sarebbe bello se ci fosse anche qua una legge simile...
A uno che conosco è entrato in casa un ladro, lui gli ha fracassato 2 costole....bene, il ladro lo ha trascinato in tribunale ed è riuscito anche ad avere un risarcimento economico...

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 7 della discussione
Ottimo.
Ai ladri non viene certo prescritto dal medico di andare a rubare o peggio a casa di altri.


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Parliamo di birra.

>>Da: GORGON
Messaggio 12 della discussione
Come si degusta una birra

II Bicchiere
Per una buona spillatura è importante che il bicchiere sia ben pulito: se presenta tracce di grasso vedrete la schiuma sparire rapidamente, ma anche tracce di detersivo hanno tale potere; se è stato usato il brillantante e non è stato ben risciacquato esso lascerà il proprio persistente odore sul bicchiere, rovinando gusto e aroma della birra. Ecco dunque come dovrà essere la spillatura: il bicchiere, ben lavato ed accuratamente risciacquato, verrà passato nel bagna-bicchieri per abbassare la temperatura del vetro (evitando uno shock termico alla birra) e per non far aderire la schiuma al bicchiere, affinchè resti compatta a lungo; poi lo si pone inclinato sotto la spina e si apre con decisione il rubinetto. A questo punto ci sono due scuole di pensiero: in Belgio la schiuma viene tagliata con una spatola bagnata passata sull'orlo del bicchiere inclinata di 45°, in altre nazioni come la Germania viene lasciata libera, in modo che la schiuma assuma una forma tondeggiante e compatta. E se invece stiamo per gustare una birra in bottiglia o in lattina? Bisogna tenere il bicchiere leggermente inclinato fino ai 3/4 della sua capienza, dopodiché lo si raddrizza e si versa più velocemente per consentire la formazione di una buna quantità di schiuma. Per le birre in lattina è consigliabile pulire la parte superiore con un panno bagnato (senza sapone, ovviamente) per motivi igienici. Per il resto tutto ciò che è stato detto in questo paragrafo vale anche per le birre in bottiglia o in lattina. Il bicchiere Abbiamo visto quanto è importante che il bicchiere sia ben pulito, non caldo e bagnato per non mortificare una birra, ma è molto importante anche la sua forma, che deve essere quella giusta per esaltarne le caratteristiche. Non pensate nemmeno lontanamente di bere una birra dalla bottiglia: il collo stretto blocca gli aromi e non consente all'anidride carbonica in eccesso di liberarsi, rendendo preponderante il gusto di quest'ultima.
Pertanto il bicchiere è indispensabile, ma quale scegliere? Ogni birra ha il suo, nel quale deve essere servita: spesso c'è un lungo studio dietro la forma di un bicchiere, allo scopo di esaltare certe caratteristiche della birra. Perciò * andrà bevuta preferibilmente nel bicchiere adottato dalla casa produttrice e che ne porta lo stesso marchio, oppure in uno "non marchiato" che presenti caratteristiche il più possibile affini. Vedremo nel capitolo sulla degustazione qual'è il tipo di bicchiere più adatto per ogni tipologia di birra.

La temperatura di servizio
II tipico errore è quello di servire la birra a temperatura di frigo, ossia al massimo sui quattro gradi, dimenticando che il freddo anestetizza le papille gustative e dunque impedisce di percepire gli aromi. Ogni tipologia ha la sua temperatura di servizio, che ali'incirca sale all'aumentare della corposità e dell'alcolicità della birra. Indicativamente queste sono le temperature consigliate: per le chiare leggere come le lager o le pils 5-7 gradi; per le fruttate come le kriek o le framboise, e in genere le birre aromatiche e di medio corpo, 7-9 gradi; bitter ale, brown ale o le stout avranno bisogno di 10 gradi; strong ale, doppelbock e birre bianche necessitano di temperature leggermente superiori, sugli 11 gradi; scotch ale e barley wine necessitano di temperature sui 12-13 gradi, mentre birre particolarmente ricche e forti, come trappiste e abbazia necessitano almeno di temperature da c

>>Da: GORGON
Messaggio 2 della discussione
La tipologia

Prima di cominciare è necessario spiegare cosa significhi fermentazione alta e fermentazione bassa. Affinchè il mosto si trasformi in birra è fondamentale l'azione dei lieviti: tuttavia è raro che quello naturalmente presente nell'aria sia sufficiente (come accade dove si produce le lambic). Perciò bisogna addizionarli.
Nelle birre ad alta fermentazione si aggiunge il Saccaromyces cerevisiae, meglio noto come lievito di birra (proprio quello che si usa in cucina), che lavora tra i 16 e i 23 gradi: dopo tre o quattro giorni risale in superficie, da cui il nome "alta fermentazione", e viene recuperato. Questo lievito è conosciuto fin dall'antichità. Nelle birre a bassa fermentazione si usa invece il Saccharomyces carlsbergensis, che lavora a temperature più basse, tra i 5 e gli 8 gradi.
A causa della temperatura inferiore questo lievito impiega più tempo a completare il suo lavoro, dopodiché tende a dividersi in due: grossi fiocchi che salgono verso la superficie e cellule di sfaldamento che si depositano sul fondo.
Questo lievito dunque non è recuperabile. Fu scoperto dal danese Jacob Christian Jacobsen, fondatore della Carlsberg, e per questo motivo porta il nome della sua azienda. Non è una differenza da poco, in quanto influenza il risultato: generalmente le birre a bassa fermentazione risultano di aroma più delicato. Inoltre vanno servite a temperature più fresche e richiedono un bicchiere che non disperda gli aromi.

Ecco un elenco delle principali tipologie brassicole:

( Abbazia: anche se non è prodotta in un monastero le ricette sono quelle antiche dei monaci, di solito di abbazie belghe e olandesi. Si basa sull'antico metodo dell'alta fermentazione ed è ben strutturata, molto corposa e alcolica. Il colore va dall'oro carico fino al bruno scuro.
( Ale; ormai tale termine identifica una famiglia di birre inglesi di cui esistono numerose sottotipologie. Le caratteristiche comuni sono fermentazione alta, schiuma quasi assente, basso contenuto alcolico e temperatura di servizio di cantina. In realtà le ale sono più genericamente tutte le birre ad alta fermentazione. * Esistono anche ale belghe e tedesche.
( Altbier. birra ad alta fermentazione nata a Diisseldorf. Di colore ambrato, alcolicità intorno al 4,5%, leggera e dal gusto fruttato.

>>Da: GORGON
Messaggio 3 della discussione
( Bière Bianche: birra belga a base di frumento, è di colore bianco,
aspetto opalescente e gusto leggermente acidulo. Rinfrescante e
aromatica, grazie all'aggiunta di coriandolo e curacao, ha un'alcolicità
di circa il 5%.
( Barley wine: ale particolarmente alcolica, oltre il 9%. Colore dal
dorato all'ambrato carico. Commercializzata quasi esclusivamente in
bottiglia, alcune possono invecchiare.
( Berlinerweisse: birra di frumento tipica di Berlino. Alcolicità bassa
(3%), aspetto lattiginoso. Il gusto è spiccatamente acido, talvolta viene
servita con del succo di frutta per attenuarlo.
( Bière de Garde: birra ad alta fermentazione e rìfermentata in bottiglia
della Francia del Nord. Mediamente alcolica (5-7%) e di colore
generalmente ambrato.
( Bière de mars: francese a bassa fermentazione prodotta in autunno e
consumata per festeggiare l'inizio della primavera. Solitamente è ben
strutturata, di colore ambrato e con un'alcolicità vicina al 5%.
( Bitter ale: la tipica birra inglese, servita in genere alla spina. Colore
ambrato, alcolicità contenuta (4%) e sapore luppolato. Esistono
versioni best e special che sono più alcoliche.
( Bock; tedesca a bassa fermentazione, chiara o spesso ambrata, con un gusto decisamente maltato e un'alcolicità compresa tra il 6 e il 7,5%. La variante maibock veniva tradizionalmente prodotta per le feste primaverili.
( Brown ale: inglese di colore ambrato intenso e dal gusto leggermente dolce. Tra il 3,5 e il 4,5% di alcol.
( Cream ale: birra americana chiara, non particolarmente strutturata nel corpo e nel gusto. Spesso viene tagliata con una lager chiara. Vicina al 5% di alcol.
( Doppelbock: è una bock più forte. Alto contenuto alcolico, di solito oltre il 7,5%. Di colore ambrato carico o quasi scuro, tradizionalmente veniva prodotta in primavera. Spesso il nome del prodotto contiene il suffisso "ator", se messa in vendita durante la quaresima.
( Dortmunder; lager chiara a bassa fermentazione dal gusto non troppo amaro e maltato. Alcolicità vicina al 5%. Il nome deriva dalla vocazione commerciale della città tedesca di Dortmund in Renania, che fu uno dei primi centri di esportazione della birra. In questa città nasce infatti il tipo di birra denominata Export.

>>Da: GORGON
Messaggio 4 della discussione
( Draught; non è una tipologia di birra. Le lattine e le bottiglie che riportano tale indicazione hanno un semplice dispositivo meccanico che riproduce l'effetto di una spillatura. Infatti in Inglese draught significa "alla spina".
( Dubbel Doublé: ale belga rifermentata in bottiglia dal colore ambrato e carattere maltato. A volte è una birra d'abbazia o trappista.
( Eisbock: antica birra tedesca ottenuta dalla sottrazione di una parte della componente acquosa attraverso il congelamento del fusto. Il risultato è una birra corposa, alcolica e dal gusto deciso.
( Esotiche; una semplice denominazione di fantasia per identificare tutte quelle birre prodotte al di fuori degli stati di grande tradizione brassicola. Quasi tutte rientrano nella grande famiglia delle birre lager, ma in qualche caso hanno caratteristiche particolari. Le birre latino-americane, per esempio, sono di colore molto chiaro, sapore delicato, grande bevibilità.
( Export: spesso è sinonimo di Dortmunder, altrimenti può identificare una qualsiasi birra nata per l'esportazione. Altre volte dovrebbe indicare un prodotto di qualità superiore.
( Faro: lambic cui viene aggiunto zucchero scuro dopo la fermentazione. È una birra con circa il 5% di alcol, ambrata, in cui la dolcezza dello zucchero si contrappone all'acidità della fermentazione spontanea.
( Gueuze: belga risultante da un taglio di alcune lambic stagionate in botte e altre giovani, rifermentata in bottiglia. Attorno al 5% di alcol.
( Ice beer; moderna versione delle Eisbock, congelata durante la maturazione. Di colore chiaro e buon tenore alcolico.
( Imperiai stout; stout nata nel Regno Unito per essere esportata nella Russia Imperiale. Concepita per essere conservata a lungo, è una birra più alcolica di una stout tradizionale, arrivando facilmente ali'8%.
( India pale ale/Ipa: inglese destinata tradizionalmente all'esportazione in India. Versione più alcolica e luppolata della semplice pale ale, supera facilmente il 5% di alcol.
( Kellerbier; bavarese a bassa fermentazione non filtrata. È tipicamente poco frizzante, con un buon tenore di luppolo.
( Kòlsch; tipica di Colonia, ad alta fermentazione. È una birra dorata, delicata e decisamente secca. Alcolicità vicina al 4,5%. Si beve in un apposito bicchiere cilindrico.

>>Da: GORGON
Messaggio 5 della discussione
( Kulmbacher: proveniente da Kulmbach, in Baviera. Realizzata con la bassa fermentazione, è di colore scuro e buona struttura.
( Lager: ogni birra a bassa fermentazione è genericamente chiamata lager. Di colore oro pallido, mediamente amara. Il nome deriva dal tedesco lager che indica i magazzini, le cantine in cui viene messa a maturare. Ormai il termine indica il tipo di birra più diffuso nel mondo: chiara, di media alcolicità, non particolarmente caratterizzata negli aromi e nel gusto.
( Lambìc: birra belga a fermentazione spontanea, che raccoglie cioè il lievito dell'aria e lascia fermentare liberamente il mosto. A base di frumento, ha un sapore fresco e piuttosto acido, un colore chiaro opalescente e un'alcolicità vicina al 4%. Talvolta, con lo scopo di addolcirne il carattere, alla lambic viene aggiunta della frutta durante la fermentazione. La birra prende il nome di framboise se si tratta di lamponi, kriek di ciliegie, pèche di pesche, cassis di ribes neri.
( Light beer/Leichtbier: detta anche birra leggera è una birra dal basso contenuto calorico e soprattutto alcolico. Spesso è una birra poco strutturata anche negli aromi e nel gusto.
( Malt liquor, non tutte le birre americane sono leggere e poco alcoliche. Alcune, ma sono poche, sono di gradazione alcolica elevata e vengono chiamate appunto Malt liquor (liquore di malto). Sono in pratica le doppio malto Usa.
( Màrzen: tipica birra tedesca di Monaco di Baviera. Viene prodotta in marzo per essere consumata durante l'Oktoberfest, dove viene bevuta in grandi quantità, esclusivamente in boccali (mass) da un litro. È tipicamente una chiara dorata di buon corpo e dal carattere maltato, con un contenuto alcolico attorno al 5%.
( Mild ale; tra le birre più diffuse in Inghilterra. È di colore ambrato abbastanza carico, si differenzia dalla bitter per essere più maltata e meno luppolata. È anche leggermente meno alcolica, con circa il
3,5%.
( Munchner'Monaco; è stato codificato come uno dei primi stili di birra a bassa fermentazione. Scura con un carattere maltato e un'alcolicità attorno al 4,5%. Tipica di Monaco di Baviera.
( Old ale: scura inglese ad alta fermentazione, tradizionalmente invecchiata un paio di anni prima di essere consumata. Possiede il 6% di alcol, buon corpo e gusto strutturato.


>>Da: GORGON
Messaggio 6 della discussione
( Pale ale: ale inglese di colore ambrato con riflessi ramati o aranciati. Possiede un discreto corpo, un carattere luppolato e circa il 4% di alcol. Tipica di Burton-on-Trent.
( Pils/Pilsner: questa tipologia trae il nome da Pilsen, la città ceca in cui è nata e nella quale viene tuttora prodotta la famosa Pilsner Urquell. Per questo tali birre sono dette anche pilsner. Sono birre a bassa fermentazione, di color oro pallido (talvolta con riflessi verdastri) e in genere molto luppolate, il che conferisce un tocco di amarognolo in più (le pils bavaresi, al contrario, sono meno amare); gusto secco, pulito. Schiuma abbondante con perlage finissimo. Si bevono in calici flute. Oggi il nome è inflazionato e potrebbe non descrivere una birra di questo tipo.
( Porter; originaria di Londra, simile alla stout ma poco meno scura e amara.
( Premiimi: in teoria dovrebbe identificare una lager chiara di qualità superiore. Nella realtà è un termine spesso abusato che può non significare nulla.
( Rauchbier: tipica della zona di Bamberg, in Franconia (Germania), è ottenuta da malto la cui germinazione è stata interotta mediante l'affumicatura con legno di faggio invecchiato. Il sapore di affumicato si trasmette fino al prodotto finito. Scura di colore, con circa il 5% di alcol.
( Saison: stile ad alta fermentazione tipico del Belgio di lingua francese. È una birra fresca e ben luppolata con un'alcolicità tra il 6 e l'8%. Spesso rifermentata in bottiglia, può essere indicata per l'invecchiamento.
( Schwarzbier: lager tedesca di colore scuro, dal gusto deciso di malto e con un'alcolicità vicina al 5%.
( Scotch ale: ale proveniente dalla Scozia, di colore ambrato intenso con riflessi mogano. Indipendentemente dal contenuto alcolico, che può andare dal 3 al 10%, è una birra caratterizzata da evidenti note maltate.
( Stout: E' la famosa birra nazionale irlandese: ad alta fermentazione, scurissima, con una schiuma abbondante e cremosa color nocciola. Viene prodotta con orzo torrefatto e con l'aggiunta di caramello. Il gusto è spiccatamente amaro, mentre le stout inglesi sono più dolci e prendono nomi come sweet stout, milk stout o cream stout.
( Strong ale: stile diffuso principalmente in Belgio e Gran Bretagna. Di solito è una birra ambrata e piuttosto aromatica. Supera facilmente il 6% di alcol.
( Strong lager: birra a bassa fermentazione e alto tenore alcolico, tipicamente chiara. Non sempre alla quantità di alcol corrisponde una complessa struttura gustativa.
( Trappista: ale rifermentata in bottiglia, prodotta in uno dei sei monasteri trappisti situati in Belgio, le quali sono, rigorosamente in ordine alfabetico, Achei, Chimay, Orval, Rochefort, Westmalle e Westvleteren. Gradazione robusta (dal 6 al 9%). Di colore che varia dall'oro carico all'ambrato allo scuro. Schiuma ricca. Gusto pieno. Si bevono in grandi bicchieri balloon per meglio apprezzarne gli aromi. Alcune possono invecchiare.


>>Da: GORGON
Messaggio 7 della discussione
( Tripei/Triple: ale belga di colore chiaro rifermentata in bottiglia. Rispetto alla dubbel è più alcolica, speziata e meno maltata. Vienna: birra a bassa fermentazione di colore ambrato scarico con un buon tasso alcolico e un gusto delicato.
( Weissbier: birra tedesca di frumento. Può prendere il nome di hefeweisse se è chiara e viene imbottigliata con del lievito, dunkel weisse se è ambrata e kristall weisse se è chiara e filtrata, risultando così brillante. In ogni caso la weissbier produce una schiuma abbondante, ha un profumo intenso, una buona frizzantezza, una discreta acidità e un gusto fresco. Contiene circa il 5% di alcol.
( Weizen; termine usato nel Sud della Germania per la weissbier.
( Weizenbock: birra di frumento tedesca di colore ambrato scuro. Unisce in sé l'acidità di una weizen con la corposità di una bock.
( Wheat beer; birra di frumento americana. Meno fruttata di quelle europee ma ugualmente fresca e frizzante.
( Witbier. altro nome della Bière Bianche.


>>Da: GORGON
Messaggio 8 della discussione
II bicchiere
I bicchieri usati nel mondo della birra sono tanti e ogni birra vuole il suo, quello più adatto ad esaltarne le caratteristiche. Come abbiamo già detto è preferibile usare quello indicato dalla casa: tuttavia qualora non fosse * possibile le caratteristiche di ogni bicchiere, unite ali'insostituibile esperienza, vi guideranno alla scelta del migliore. Per questo motivo raramente indicherò quale tipologia brassicola è adatta al bicchiere, ossia solo quando l'attribuzione è netta e indiscutibile.

( Altglass: cilindrico per non esaltare né mortificare la schiuma, sottile per dare già al tatto la sensazione della freschezza.
( Baloon: forma a chiudere, per esaltare la schiuma; superfice ampia, per favorire lo scambio termico. Per birre corpose.
( Boccale: di vetro spesso, per conservare la temperatura di cantina; liscio, per evidenziare il perlage.
( Calice a chiudere-, la forma rastremata alza la schiuma, impedendole al tempo stesso di traboccare; il vetro sottile e liscio favorisce la formazione di condensa.
( Calice a tulipano: la bocca svasata impedisce una schiumatura eccessiva e favorisce la percezione olfattiva al profumo. Adatto per birre aromatiche. Talvolta è di forma quasi conica.
( Bicchiere biconico: vetro di spessore medio, forma allargata al centro, bocca a chiudere. A volte viene chiamato pinta ma è improprio, visto che generalmente non ne possiede la capienza; inoltre la pinta è usata solo per birre del Regno Unito.
( Bicchiere conico: come il precedente, ma a imboccatura larga, per controllare la schiuma. Talvolta è molto alto e presenta un'allargamento alla base per garantirne la stabilità.
( Coppa: forma più o meno emisferica che abbassa progressivamente la schiuma ed esalta il profumo. Simile al baloon, ma l'assenza della svasatura esalta le birre aromatiche. Indicato dunque per birre corpose ed aromatiche come le Trappiste.
( Flute: una forma essenziale per birre secche, di schiuma abbondante e da servire fresche. Adatto alle pils.
( Kolschglas; cilindrico, sottile piccolo. E il bicchiere più semplice per una birra tipica quasi artigianale, la Kòlsch.
( Mass: spesso, per conservare la freschezza, valorizzare il perlage, con effetto neutro sulla schiuma. Nato per màrzen ed export è resistente agli urti e facile da impugnare grazie all'esterno sagomato e al manico.
( Pinta: originariamente era un'unità di misura diversa da nazione a nazione (in Italia aveva valori diversi da zona a zona), e ancora oggi ha un significato diverso in Francia, negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Quella che ci interessa però è quella inglese (detta pini), che vale 0,568 litri. Il bicchiere che porta tale nome e tale capienza è biconico: la svasatura presente subito sotto l'orlo abbassa la schiuma o la esalta, se è una stout. Indicativamente è adatto a molte ale del Regno Unito, alle porter e alle stout.
{ Stivale: non importa che cosa ci si beve ma come lo si usa. La sua forma infatti, uno stivale da almeno due litri di capienza, gioca brutti scherzi agli inesperti. È il bicchiere dell'iniziazione alle confraternite studentesche in Germania.
( Weizenbecker. capacità fissa di mezzo litro. Simile per forma alla pinta, ma è più stretta alla base: l'ampia svasatura che si forma così sotto l'orlo ha lo scopo di controllare l'abbondantissima schiuma delle birre di grano, le weizen e weissbier.
( Yard: Recipiente di vetro alto una yarda (91,35 cm) terminante nel fondo

>>Da: GORGON
Messaggio 9 della discussione
La spillatura

Birre alla spina

Tanti italiani, sbagliando, provano un senso di fastidio per la spuma. Non sanno che essa è invece parte integrante della bevanda, un protettivo dell'aroma e della freschezza per tutto il tempo che la birra rimane nel bicchiere. Per formarla le tecniche sono diverse. Quella belga di spillatura dinamica è un piccolo spettacolo: in un colpo solo il bicchiere viene riempito, con una spatola si elimina la spuma in eccesso e il cliente è servito. La tecnica di spillatura tedesca è lenta: viene effettuata in più riprese lasciando che la spuma si riduca ogni volta per rifinire la corona con l'ultimo colpo.


Birre in bottiglia

Chi a casa versa la birra dalla bottiglia deve tenere leggermente inclinato il bicchiere fino a 3/4 della sua capienza. Sul finire la birra può essere versata più velocemente, in modo che si sviluppi una buona quantità di spuma che si alzi un paio di centimetri oltre l'orlo del bicchiere, senza ricadere all'esterno. Chi avrà l'accortezza di non svuotare subito la bottiglia, ma di lasciarvi un pò di birra, potrà versarla nel bicchiere dopo un paio di minuti e vedere la spuma acquistare più vita, più volume. Ne beneficerà anche l'intensità aromatica, perché la birra dopo la prigionia trascorsa all'interno della bottiglia, ha bisogno di ossigenarsi un pò per riprendere vita ed esprimere il meglio di sé. Non si deve però esagerare nei tempi d'attesa perché il contatto della bevanda con l'aria può provocarne l'ossidazione e il decadimento del gusto.


>>Da: katia978
Messaggio 10 della discussione
IO ADORO LA BIRRA!!!!!
Grazie mille.
Me lo leggo tutto.
K.

>>Da: ilgattomammone
Messaggio 11 della discussione
Io vado matto per la guinness!!!!


>>Da: baffo
Messaggio 12 della discussione
Io ho una mia opinione :

Bionde ( pils, ale ) e Waizen = Germania
Ambrate = Belgio, Francia
Rosse = Uk
Scure = Irlanda


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Il nuovo Test di Purezza

>>Da: katia978
Messaggio 3 della discussione
Lo conoscete? L'ho ricevuto oggi via e-mail da un'amico. Se vi va fatelo...e se avete coraggio segnate il risultato.... Il mio è 65
Ops dimenticavo il link...
http://www.femnitel.it/test/purezza.htm K.

>>Da: ilgattomammone
Messaggio 2 della discussione
Ho fatto 13...

>>Da: baffo
Messaggio 3 della discussione
Vado. Poi vi dico domani quanti punti.

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Grande Prodi...

>>Da: boleropersempre
Messaggio 3 della discussione
La somma totale di questi interventi ad capocchiam ammonta a 1.000.000 di euro.

29.000 euro per la costruzione di un bagno pubblico in Moldavia.
23.000 euro come sostegno economico per le vedove kosovare.
13.000 euro per la manutenzione di alcuni ospedali nel Kosovo.
21.000 euro per la costruzione di una scuola elementare nel Kosovo.
16.000 euro per un seminario scentifico sulle politiche assistenziali serbe.

E noi non abbiamo i soldi per una marmitta di una macchina dela polizia.
PS. Ne ho elencato solo alcune ...fonte Libero.

>>Da: ilgattomammone
Messaggio 2 della discussione
Ehehehe..con telecom serbia gli ha dato l'acconto.......questi erano il saldo..

>>Da: baffo
Messaggio 3 della discussione
La più simpatica è questa: 60.000 euro per la promozione del dialogo interculturale attraverso la tutela del comune patrimonio interculturale.
Ma dove caspita le vanno a inventare ?

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Ennesima profezia del nostro vate Uolter

>>Da: ilgattomammone
Messaggio 1 della discussione
Ma i test chi glieli suggerisce???
Il mago Otelma???


''Berlusconi c'e' ma il berlusconismo e' finito''.
E' il parere del segretario del Pd, Walter Veltroni, che questa mattina ha partecipato a un incontro pubblico a Milano. Per Veltroni Berlusconi ''non e' piu' capace di interpretare e rispondere alle esigenze dell'economia italiana che sono una cuultura riformista, innovativa e coraggiosa puo' portare a una trasformazione".


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La caserma dei fannulloni

>>Da: ilgattomammone
Messaggio 1 della discussione
La gloriosa "Mezzacapo" di Reggio Calabria ospita ancora 19 civili e 2 militari
Unica mansione, tutti i giorni: stilare la lista delle presenze
La caserma dei fannulloni chiusa da mesi, 21 a "non lavorare"

dal nostro inviato ATTILIO BOLZONI
REGGIO CALABRIA - Sono diventati i più "fannulloni" di tutti dalla solenne cerimonia dell'ammainabandiera, quando dieci mesi fa le truppe se ne sono andate e loro sono rimasti da soli in una grande caserma deserta. Da quel giorno autisti e contabili non lavorano più. Sfogliano riviste, giocano a briscola, si appisolano all'ombra di bellissime palme. Sono sempre puntualissimi.

Ogni mattina alle 7,30 entrano nei loro uffici per non fare mai niente. A Reggio Calabria arrivano lontani e ovattati gli echi della guerra ai nullafacenti della pubblica amministrazione dichiarata dal ministro Brunetta. In questa città è lo Stato con la sua faccia che - dall'ottobre del 2007 - mantiene una grande caserma vuota e paga regolarmente ventuno dipendenti fantasma. Sono sedici uomini e tre donne, tutti impiegati civili del ministero della Difesa. Più un colonnello e un maresciallo, comandati a presidiare il nulla. Un monumento dello spreco italico: è la caserma "Mezzocapo" di Reggio, un glorioso passato di medaglie d'oro e croci di guerra, un quadrilatero di mura spesse e di storia intitolata ai fratelli Carlo e Luigi, prima ufficiali e poi senatori del Regno. E' proprio al centro della più grande città calabrese. Fino a un anno fa era il quartier generale del Comando militare della Calabria (trasferito a Catanzaro) e oggi "posto di lavoro" di quei diciannove civili e di quei due militari lasciati a Reggio a fare, loro malgrado, i "fannulloni".

La caserma è sempre avvolta nel silenzio, un fortino abbandonato. E' sempre la stessa scena ogni mattina dal giorno dell'ammainabandiera. Come ieri, 17 di luglio. Al numero civico 44 di via Guglielmo Pepe entrano uno dopo l'altro alle 7,30, tutti e ventuno. Salgono le scale della prima palazzina a sinistra dove una volta c'erano le stanze del generale e del suo stato maggiore, un attimo e si fiondano al bar che si affaccia su piazza Sant'Agostino.

E poi? Poi comincia la lunghissima giornata dei "fannulloni" di Reggio Calabria. Racconta A.: "Mi piacerebbe fare qualcosa e invece mi rimbambisco davanti alla televisione, conosco ormai tutti i personaggi delle telenovele che trasmettono, fino all'ora dei tg". Racconta B.: "Con altri tre giochiamo a carte, ogni giorno aspettiamo così l'orario per andarcene". Racconta C.: "In certi momenti afferro una scopa e pulisco a terra per far passare il tempo". A, B e C e gli altri sedici dipendenti civili il lunedì e il mercoledì fanno il "turno lungo", fino alle 17. Il venerdì escono alle 12,30.

Tutti gli edifici interni alla caserma sono chiusi, sigillati. C'è solo la palazzina del vecchio comando aperta. Qualche scrivania, qualche sedia. Un solo telefono che non squilla mai. Una telecamera con l'occhio puntato verso un cancello sempre chiuso.
Ogni giorno così. Ogni giorno qualcuno a turno compila un elenco con tutti i loro nomi, le "presenze" che vengono spedite via fax a Catanzaro. Racconta D.: "E' l'unica attività che ci chiedono di svolgere dal primo ottobre dell'anno scorso". Un paio di volte la settimana uno dei diciannove impiegati fantasma fa un salto all'ufficio postale per prelevare la corrispondenza. "In molti non sanno che qui non c'è più la caserma e così prendiamo le

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Le nuove maglie dellle squadre di calcio

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 4 della discussione
Inter

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 2 della discussione
Milan

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 3 della discussione
Della Juve ho trovato solo questa

>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 4 della discussione
Roma

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Doping, dopo Riccò tocca anche a Piepoli

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Licenziati in tronco. Riccardo Riccò e il suo compagno di stanza al Giro e al Tour Leonardo Piepoli sono stati cacciati dalla Saunier Duval. Lo annuncia il team sul suo sito ufficiale. Il general manager Mauro Gianetti "condivide la generale sorpresa e amarezza" suscitata dalla positività a Epo di Riccò e "annuncia che ieri ha svolto personalmente un’indagine in seguito alla quale è venuta meno la fiducia non solo nei confronti di Riccardo Riccò, ma anche nei confronti di Leonardo Piepoli per la violazione del codice etico della squadra. Conseguentemente ha risolto il rapporto di lavoro con entrambi". Gianetti ribadisce "la totale estraneità della squadra", che ieri ha lasciato la corsa, "da qualsiasi pratica dopante. Abbiamo sempre sorvegliato i nostri atleti con il massimo scrupolo possibile - spiega il general manager - pretendendo da loro, in ogni occasione e circostanza, una condotta lineare e sportivamente inappuntabile". Il direttore sportivo accura direttamente i due ciclisti: "Ci sentiamo vittime dell’irresponsabilità di coloro che, con la criminale smania di primeggiare, mettono a repentaglio gli investimenti milionari degli sponsor e le prospettive occupazionali di decine di onesti lavoratori".
Incriminato e rilasciato Riccardo Riccò è stato incriminato e andrà sotto processo in Francia per il reato di «uso di sostanze tossiche». È quanto annunciato dal procuratore della Repubblica di Foix, Antoine Leroy, dopo l’interrogatorio a cui è stato sottoposto oggi il ciclista modenese. Riccò è stato poi rilasciato dopo lo stato di fermo scattato ieri in seguito alla sua positività all’Epo. I cliclista italiano, inoltre, non potrà avere nessun contatto con i membri della sua ex squadra, la Saunier Duval. Il pm: "Il corridore non dà nessuna spiegazione al fatto che siano state trovate tracce di Epo nelle sue urine prelevate l’8 luglio e di conseguenza contesta anche i fatti per cui è accusato».

"Tornerò più forte di prima" "Tornerò più forte di prima. Voglio tornare in Italia per fare le controanalisi". Queste le prime parole di Riccardo Riccò all’inviata di Rai Sport poco dopo la liberazione. Riccò raggiunto all’imbocco dell’autostrada francese poco dopo aver lasciato il palazzo di giustizia di Foix ha aggiunto: "Nella mia borsa sono state trovate solo vitamine". Il licenziamento della Saunier Duval? "Quello - ha risposto - è il minimo".

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L’allarme dell’ematologo: «Pronto il doping della quarta generazione»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il professor Amadori: «Gli abitanti della Chuvashia hanno per natura un ematocrito superiore al 50%. I loro geni sono stati studiati e utilizzati per produrre nuove sostanze proibite già sul mercato»
da Nimes

Cuvasia o Chuvashia. Questa è l’isola che non c’è, il sogno proibito, il punto di arrivo da dove sta partendo la nuova frontiera del doping: quello di quarta generazione.
Un nuovo farmaco, che per il momento, ancora per poco, non ha un nome ma certamente si può dedurre da dove arrivi l’ispirazione. Cuvasia, piccola Repubblica nel cuore del bacino del Volga, una delle regioni più popolate in tutta la Federazione Russa, con 1,4 milioni di abitanti. Il capoluogo è Cheboksary, a 650 chilometri circa ad est di Mosca. Altra particolarità della Cuvasia? «Più della metà della popolazione ha un ematocrito superiore al 50%: livelli tali da essere squalificati dal Tour de France – ci racconta il professor Giuseppe Amadori, ematologo presso l’Università di Padova, uno dei responsabili dell’Associazione contro il doping nello sport che ha nel professor Mario Plebani, il direttore -. La popolazione della Cuvasia, pur non vivendo in altura, presenta valori ematici elevati naturalmente. Dovete sapere che fisiologicamente l’ematocrito elevato nel nostro Paese ce l’ha 1% della popolazione. In Cuvasia, per un particolare assetto dei geni, i valori sono molto alti naturalmente».
A questo punto sorge spontanea la domanda: ma cosa c’entra la Cuvasia con la nuova frontiera del doping? «C’entra. Eccome se c’entra - riprende il professore -. Da informazioni in nostro possesso, sappiamo che sono ormai pronti dei farmaci che riusciranno ad agire nella catena di reazioni che, partendo dal sensore per poco ossigeno, provocano la maggiore sintesi di emoglobina. Insomma, hanno studiato i geni della popolazione della Cuvasia per arrivare a scovare il “trucco”, e l’hanno scoperto. Oggi si parla di CERA, ma questo nuovo farmaco è già stato superato: siamo già oltre, alla quarta generazione».


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Massimo scoperto, quattro banche nel mirino

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

L’Antitrust indaga su Intesa, Unicredit, Mps e Bnl: verificare se i clienti delle banche sono stati informati "in modo esaustivo". I nuovi prodotti delle due superbanche e il problema del "pregresso"

Milano - L’Antitrust mette in «mora» Intesa Sanpaolo, Unicredit-Banca di Roma, Monte Paschi e Bnl, nella convinzione che non siano state abbastanza chiare nei confronti dei propri clienti.
L’attacco è puntato sulle modalità di applicazione da parte delle prime tre banche del Paese e dell’istituto controllato dalla francese Bnp Paribas della commissione di massimo scoperto. Si tratta di uno dei costi che ricadono sui conti correnti, già oggetto di dure critiche sia da parte del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, sia del presidente dell’Antitrust: il 24 giugno davanti al Parlamento Antonio Catricalà aveva definito tale costo una «prassi iniqua» da abolire, perché «penalizzante per famiglie e imprese».
Questa volta l’Authority, cui spetta il compito di tutelare i risparmiatori da pratiche commerciali scorrette, teme che ci sia stata un’omissione o comunque un difetto di informazione da parte di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps e Bnl. Da qui l’avvio, il 4 luglio scorso, di quattro procedimenti distinti, così da accertare se i consumatori siano stati informati in modo esaustivo sulle «modalità di calcolo» e la «natura» della commissione di massimo scoperto.

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Inflazione, Draghi: "Segnali di accelerazione"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il governatore di Bankitalia: "L’aumento dell’inflazione è temporaneo, ma appare oggi più persistente di quanto ci aspettavamo alcuni mesi fa. Vi sono segni di accelerazione dei costi interni di produzione"

Dublino - L’aumento dell’inflazione è "temporaneo, ma appare oggi più persistente di quanto ci aspettavamo alcuni mesi fa. Vi sono segni di accelerazione dei costi interni di produzione". Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è intervento, a Dublino, alla Whitaker Lecture, dove ha applaudito all’azione della Bce: "Vi è qualche indicazione che nei giorni successivi al rialzo dei tassi, le misure delle aspettative di inflazione derivate dai mercati finanziari hanno smesso di crescere".
Il ruolo delle banche centrali Di fronte alla crisi dei mercati internazionali "occorrerebbe valutare attentamente se gli strumenti attualmente disponibili alle banche centrali per mantenere la stabilità finanziaria sono adeguati e se è possibile superare le resistenze economiche e politiche ad un ampliamento del ruolo delle banche centrali nella difesa della stabilità finanziaria". Secondo il numero uno di via Nazionale, "preservare la stabilità finanziaria può avere implicazioni anche per la conduzione della politica monetaria: il legame tra politica monetaria e stabilità finanziaria pone una sfida ai banchieri centrali". Draghi ha, infatti, invitato a "riconsiderare il punto di vista, piuttosto diffuso fino a tempi recenti, secondo cui la politica monetaria deve svolgere un ruolo passivo di fronte all’accumularsi di squilibri finanziari e intervenire soltanto dopo un crollo, iniettando liquidità per evitare il diffondersi dell’instabilità a livello macroeconomico". "Dobbiamo valutare - ha proseguito il governatore di fronte alla platea di ex banchieri centrali e manager bancari riuniti al Dublin Castle - se e fino a che punto i nostri strumenti di politica monetaria possano essere utilizzati per contrastare l’accumularsi di squilibri finanziari ed evitare che si creino incentivi distorti e che gli investitori percepiscano un bias espansivo, asimmetrico, della politica monetaria".

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Veltroni alla Lega: "A rischio il federalismo"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il leader del Pd fa il piccolo Di Pietro: insulta Berlusconi e ricatta il Carroccio: "Sul federalismo c’è il rischio di bloccare tutto quanto". Per rianimare i Democratici in coma il segretario imita i No Cav: "Il berlusconismo è finito". Poi l'autocritica: "Tendenza al tafazzismo"

Milano - Per risollevare il Pd che muore, lui non trova di meglio che travestirsi da politico tutto No Cav e girotondo. Naturalmente, spalmando chili di ipocrisia: «Noi dobbiamo distinguerci da chi la spara grossa», «Dobbiamo saperci distinguere perché capita che c’è chi la spara più di te», «Noi dobbiamo ottenere risultati e credibilità».
Virgolettati di rito, leggeri e inutili, che condiscono il ricatto alla Lega e gli insulti a Silvio Berlusconi. È il Walter Veltroni new version, che imita Tonino Di Pietro. Il Veltroni che da Milano proclama «Berlusconi c’è ma il berlusconismo è morto» e, intanto, avverte Umberto Bossi che «se pensa a un link tra immunità e federalismo, be’ si ferma tutto». Parole pesanti come pietre che Veltroni detta ai cronisti con la medesima incoscienza dipietresca alternandogli un «augurio ai novant’anni di Nelson Mandela» alla rilettura della «società aperta» secondo Italo Calvino. E, attenzione, sconfinando sempre oltre nel ridicolo, battezzando pure i libri che devono essere in bella mostra nel pantheon del partito democratico: «Gomorra» di Roberto Saviano e «Il Signore degli anelli» di John Ronald R. Tolkien. Chiaro a tutti che si sarebbe da piangere se non ci fosse da ridere.
Ma, intanto, c’è quella minaccia di stop al dialogo sul federalismo se accompagnato da una riforma della giustizia: «Lo dico alla Lega, se si vuole proseguire con il federalismo bisogna evitare commistioni indebite. Se qualcuno pensa di contestualizzare misure come la reintroduzione dell’immunità parlamentare nel federalismo, si sbaglia, perché il rischio è di bloccare tutto quanto». Minaccia dettata tutta d’un fiato e lontana mille miglia dalla strategia del Pd firmata da Massimo D’Alema e Francesco Rutelli. Dettagli per Veltroni che giocando all’imitazione del Tonino «niente dialogo», del Tonino «partito dei giudici» e, perché no, pure di quello tutto «manette e trattore», vagheggia di stoppare il dialogo.

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Berlusconi: "Ho riportato Napoli in Occidente"

>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione

Dopo il Cdm sui rifiuti sotto il Vesuvio: "È finita solo la fase acuta, restano 2mila tonnellate di monnezza da smaltire. Ma lo Stato è tornato Stato".

Napoli - Emergenza rifiuti? Bye-bye. C’è di nuovo «aria d’Occidente» ai piedi del Vesuvio. E i dissidi con la Lega? Non esistono. Anzi, l’azione di governo prosegue all’unisono. Ed è pronto un «percorso abbinato» per approvare, si spera entro l’anno, la riforma della giustizia e il federalismo fiscale, «fondamentali», entrambi. E l’opposizione, se vuole, «sia aperta al dialogo e non abbia pregiudiziali», altrimenti...
Napoli, Palazzo Reale, tardo pomeriggio. Silvio Berlusconi si gode la fine del disastro immondizia in Campania. E, pur avvertendo che «è finita solo la fase acuta», spiegando che la parola fine, per l’emergenza, non è ancora dietro l’angolo, assicura: «Lo Stato è tornato ad essere lo Stato». E, affiancato da La Russa, Prestigiacomo e Bertolaso, dà così il via alla conferenza stampa: «Siamo tutti molto felici per aver dato vita ad un’opera di civiltà nei confronti di Napoli». Che «58 giorni dopo» l’impegno preso dal governo, lanciato lo scorso 21 maggio, «torna ad essere una città occidentale, pulita e ordinata». «C’erano 50mila tonnellate di rifiuti - spiega il premier - e adesso ne rimangono meno di 2mila. Ma sono quelle più pericolose, che vanno asportate con particolare cautela».
Certo, avverte Berlusconi, «è finita la fase drammatica, ma si apre adesso una nuova emergenza, che continuerà fino a quando non saranno attivi i quattro termovalorizzatori. Intanto, informa il Cavaliere, il ministro dell’Ambiente, d’intesa con il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, ha firmato un protocollo d’intesa per finanziare gli interventi di bonifica in 37 comuni campani, nei quali esistono o verranno realizzati impianti di smaltimento dei rifiuti. L’investimento totale è di 526 milioni, che verrà diviso in parti eguali. Un ulteriore passo in avanti, dunque. Ma la strada è ancora lunga. Tempi di percorrenza? Tre anni, pronostica Berlusconi, che si augura comunque possano ridursi a due. In ogni caso, assicura, «andremo ad investigare le responsabilità pregresse». Ma non è finita qui. «Ieri il presidente Napolitano ha firmato il decreto che sblocca 60 miliardi di fondi Ue per il 2007-2013, in massima parte per il Sud. Fermi colpevolmente da un anno».

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Del Turco: io, innocente in cella per colpa di una truffa

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Intervista all’ex governatore dell'Abruzzo: "Angelini s’è voluto vendicare quando abbiamo iniziato a spulciare conti e attività delle sue cliniche". Sulle tangenti: "Una follia, mi dicano dove sono questi soldi"

Sulmona - Ecco lo sfogo del presidente della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, raccolto dal figlio Guido nel suo incontro di ieri nel carcere di Sulmona. Il pensiero del Governatore arrestato nell’inchiesta sulle tangenti per la sanità privata, riversato per «il Giornale» sotto forma di intervista, è la prima risposta pubblica alle accuse lanciate dall’imprenditore-pentito Vincenzo Angelini che lo accusa d’aver preso tangenti per 6 milioni di euro
Presidente Del Turco, la detenzione in isolamento è finita. E adesso?
«Adesso aspetto che i giudici valutino serenamente lo stato delle cose, per come realmente sono. Proprio per non coinvolgere le istituzioni e i militanti in una vicenda giudiziaria ancora tutta da definire, mi sono dimesso dal Pd e da presidente della Regione. Non so se con questo mio gesto decadano le esigenze di misura cautelare in quanto non posso più inquinare le prove e reiterare i reati. È una decisione che spetta ai giudici. Dico solo che le prove non le avrei potute inquinare nemmeno se restavo al mio posto, semplicemente perché le prove contro di me non esistono».
Si aspetta di tornare a casa in tempi brevi?
«Me lo auguro. Non è piacevole stare in carcere, e questi tre giorni trascorsi in una cella di tre metri per due, non sono stati certamente una bella esperienza. Tutto sommato sto abbastanza bene, ho letto già quattro libri, adesso vedo la tv, e questo carcere non mi sembra così maledetto come alcuni lo descrivono. Per un innocente è duro viverci giorno e notte, solo con i tuoi pensieri, con la rabbia che monta, con i tuoi cari lontani. Speriamo bene, che devo dire?».
Mai pensato a un epilogo del genere?
«Mai. Sapevo, come lo sapevano tutti in Abruzzo, che c’era un’inchiesta in corso sulla sanità. Ma che finisse così era impensabile anche perché sono io che ho cominciato a mettere mano ai conti disastrati della sanità regionale. Purtroppo sono incappato in questo singolare personaggio...».

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Filippo Facci: Il giorno degli sciacalli

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

È l’anniversario della strage di via Amelio: quella che nel 1992 uccise Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cusina, Claudio Traina ed Emanuela Loi; quest’ultima fu la prima donna a far parte di una scorta. Il citato anniversario e l’Unità, come al solito, usa morti per colpire i vivi. L’addetto stampa di Giancarlo Caselli (uno che almeno oggi non vogliamo nominare) ha scritto un articolo ignobile per sostenere, in pratica, questo: vergogna, a Marsala hanno fatto procuratore capo Alberto Di Pisa, uno a cui non piaceva Falcone e che peraltro fu accusato d'essere il «corvo» che scriveva lettere anonime per danneggiarlo; vergogna, hanno fatto procuratore capo lui anziché Alfredo Morvillo, uno che oltretutto ha il merito di essere amico di Caselli e del suo addetto stampa. Ora: primo, la nomina l’ha fatta il Csm; secondo, Di Pisa circa l’accusa di essere il famoso «corvo» è stato assolto punto e basta: innocente (capite questa parola?) che vuol dire innocente; terzo, è veramente paradossale che si elenchino vecchie opinioni di Alberto Di Pisa contro Falcone (un’audizione al Csm del 1989) proprio su un giornale, l’Unità, che contro Falcone condusse la campagna più infamante, violenta, meschina e vigliacca che l’eroico magistrato abbia mai subito: campagna che l’accompagnò sino al giorno della morte. Un consiglio: zitti. Ma zitti.


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Vittorio Sgarbi: Vi racconto la mia vita da sindaco

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Vittorio Sgarbi racconta il debutto da primo cittadino: "In questo paese che il terremoto trasformò in una città di fantasmi scateneremo un nuovo Sessantotto. Un laboratorio di politica e creatività. Ricco di sogni"
Rispetto a Roma la città di Salemi si dichiara «libera et immunis». Ancora oggi la sensazione di Titta Lo Jacono, studioso di ebraismo, è che a Salemi ci sia un’aria diversa, tanto da scrivere: «Ho ritenuto che la “specificità” degli abitanti di Salemi meritasse il tentativo di ricercarne le origini. Il mio vagare nelle antiche stradine della judaica Salem mi riporta a una Salemi isola di libertà, nel mare di oppressione che per secoli sommerse l’isola». Oggi, senza influenzarsi reciprocamente, Philippe Daverio e Oliviero Toscani reclamano per la loro convinta presenza a Salemi, ragioni epocali, e commemorative. E non tanto, fra due anni per il centocinquantesimo dell’unità d’Italia, proclamata da Garibaldi a Salemi, prima capitale d’Italia, nel 1860, ma, fra meno di un anno, per il centenario del Futurismo che si rianima e si «riprende» grazie al gruppo di persone che con me, a Salemi si muove con spirito d’avanguardia e d’avventura. Non per caso si agita a Salemi un assessore al nulla, il «neofuturista» Graziano Cecchini che, con un colpo di genio e per un tempo breve nella realtà ma lungo nella memoria, ha «arrossato» la Fontana di Trevi. Toscani, poi, esaltato da una libertà imprevista, o mai prima vista in politica, mi assicura che a Salemi si celebra un nuovo Sessantotto che, per lui e per me, vuol dire la rivolta della giovinezza trasferita dall’esperienza individuale alla mobilitazione sociale. Mi sembra tutto vero. E tanto più paradossale perché ci appoggiamo, con idee amate e condivise dai cittadini, su un blocco politico di radice democristiana. Di cui nessuno pensa di irridere i valori, ma che è molto lontana dalle posizioni miei e dei miei compagni d’avventura, tutti autenticamente entusiasti, e molto compiaciuti delle tradizioni ebraiche di Salemi e anche delle testimonianze arabe nel vasto quartiere di Rabato. Come i cittadini di Salemi anch’io sono confortato e rassicurato dalla convinzione non superficiale di Toscani, di Daverio, di Cecchini, di Glidewel, di Carlo Petrini, di Marco Vitale, del principe Bernardo Tortorici, di Patitex, del ministro Bondi, di Alain Elkann e dei giornalisti di importanti testate come il Corriere e l’Independent che seguono questo strano laboratorio di politica e creatività, divenute una cosa sola. Prima ancora che s’inizi a programmare un futuro certamente vivace, al di là delle condizioni difficili, della città prima che dei cittadini. I quali sono veramente singolari e curiosi, non solo di noi ma anche per sé e insolitamente ottimisti e determinati, anche se non sembrerebbero averne motivo. Ho riconosciuto anch’io, come Lo Jacono, la «specificità» degli abitanti di Salemi. Felici come vengono descritti dai giornali, non solo per la «festa mobile» che li ha travolti e li travolge, ma anche per potere affidare i loro desideri a occhi alati che li possono portare lontano, dopo aver subito tutto, e, da ultimo, l’insulto a un paesaggio meraviglioso delle orride pale eoliche.


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Peppino Caldarola: Quando Walter fa il Tonino

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Tutti addosso a Veltroni. Sale la popolarità di D’Alema. È il vecchio pendolo della sinistra. Prima l’uno, poi l’altro. Si scambiano i ruoli, si rubano la linea, si inseguono, si combattono, si accavallano, poi uno dei due prende un vantaggio e l’altro aspetta che si azzoppi. E si ricomincia. Veltroni ha avuto l’occasione della vita a cavallo fra l’investitura popolare (i tre milioni di votanti alle primarie) e il tentativo di dialogo con Berlusconi. D’Alema sembrava in ritirata. Identificato come rappresentante del vecchio contrapposto al nuovo che avanzava, l’ex premier è stato sotto botta per mesi.
La sconfitta elettorale ha rimesso in gioco l’antica rivalità e ha rovesciato le aspettative di vittoria. Ma la ragione dell’arretramento di Veltroni e dell’avanzata di D’Alema non sono stati i voti mancanti nelle urne. È stata l’alleanza con Di Pietro. Anche qui si registra un paradosso. Fu D’Alema a volere Di Pietro senatore del Mugello. Il suo fu il primo tentativo di parlamentarizzare il focoso pm. Fu una trattativa che vide l’uno di fronte all’altro l’esponente di sinistra meno giustizialista e il capo dei «manettari». L’intesa durò poco.
Il mondo di Di Pietro, infatti, non è fatto solo dai suoi sostenitori o fan. C’è attorno al leader dell’Italia dei Valori un più vasto mondo politico, culturale, istituzionale che forse non ama l’ex magistrato ma se ne serve come ariete politico. A quelli ha guardato Veltroni quando ha proposta a Di Pietro ciò che ha negato ai socialisti e a Mussi. Ha guardato al mondo della Repubblica e di MicroMega, a Pm di primissima linea nello scontro con Berlusconi.


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Mario Cervi: Ma il sindacato non ci prenda in giro

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, è stato molto chiaro. «In assenza di un confronto serio di tutta la partita del pubblico impiego - ha detto - lo sciopero a settembre sarà inevitabile». Lasciando così intendere che la situazione di disagio economico e sociale in cui versano i tre milioni e mezzo di addetti alle varie branche dello Stato (e dintorni) è ormai intollerabile.
Ammetto che il sindacalista Angeletti s’impegni nella difesa degli interessi di categorie che danno il maggior apporto d’iscritti alla sua organizzazione. Ammetto egualmente che vi siano nella galassia pubblica situazioni di particolare sofferenza. Ma ho la convinzione che ogni discorso sulle rivendicazioni degli statali - uso il termine nella sua accezione più generica - debba avere una premessa che mi sforzo di riassumere in pochi punti.
1) Le retribuzioni pubbliche hanno, nella quasi totalità, un valore aggiunto non quantificabile ma essenziale. Il valore sta nel fatto che il «pubblico non fallisce» e non chiude anche quando i suoi bilanci siano in rosso profondissimo e la sua gestione sia catastrofica. Il ministro Brunetta ha promesso di licenziare i fannulloni; difesi invece a spada tratta - a volte anche a parole, sempre comunque nella sostanza - dai loro paladini sindacali.


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Massimo De Manzoni: QUALCOSA DI LEGHISTA/2

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Questo giornale ha sempre avuto molta attenzione nei confronti della Lega, guardando al di là degli aspetti più folcloristici del movimento di Bossi per valutare invece la sostanza delle sue proposte. Spesso apprezzandole. Non più tardi di dieci giorni fa, sostenevamo in un editoriale che non solo il Carroccio ha tutto il diritto di reclamare che il Parlamento cominci a discutere del federalismo fiscale al più presto, ma che questa «pretesa», scremata dai comprensibili aspetti di propaganda interna, è in realtà un favore fatto all’Italia, che di certe riforme ha oggettivamente bisogno. Insomma, non ci dispiace l’energia leghista volta a imporre un necessario cambiamento ad alcune strutture arrugginite dello Stato, anche al prezzo di qualche ruvido confronto con gli alleati. E lo abbiamo scritto.
Accanto (o meglio, dietro) a questa Lega di governo, però, negli ultimi tempi ne spunta un’altra. Una Lega «romana», che intrattiene rapporti con qualche margine di ambiguità con l’opposizione. Una Lega di Palazzo, che consuma blitz notturni per decapitare Authority indipendenti e per vanificare il tentativo di introdurre più concorrenza nei servizi locali (per intenderci, l’identica mossa compiuta nella scorsa legislatura da Rifondazione Comunista).
Ecco, non siamo sicuri che sia questo - il difensore delle piccole Iri a scapito di liberalizzazioni che garantirebbero tariffe migliori ai cittadini - il Carroccio che gli elettori del Nord desiderano. E dubitiamo che sia questa la strada che porta all’indispensabile ammodernamento del Paese.
Di contro, c’è qualche tema «leghista» che negli ultimi tempi ci sembra passato un po’ in secondo piano, travolto dalla pretestuosa polemica sulle impronte digitali dei bimbi rom. Stiamo parlando del controllo dell’immigrazione illegale e, soprattutto, delle misure atte a rendere effettive le espulsioni dei clandestini criminali. Ieri uno di loro ha potuto travolgere e uccidere un ragazzo pur avendo in tasca un provvedimento che lo allontanava dal nostro Paese. Vorremmo poter scrivere, tra non troppo tempo, che è stato l’ultimo.

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Rea: «Delusi dalla politica ma risorgeremo»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Napoli è qualcosa che non puoi mettere da parte. È una persecuzione, anche quando vai via resta lì, tra il fegato e lo stomaco, e ti rovina il sonno. Napoli è la cicatrice viva di Ermanno Rea, la sua città, il suo tormento, la sua ispirazione. È il mestiere di una vita. Napoli c’è sempre, in tutti i suoi libri. È il degrado di Mistero napoletano, delle fabbriche nei sottoscala, del lavoro nero. È la Napoli industriale che perde i pezzi nella Dismissione. È soprattutto Napoli ferrovia, l’abnorme insieme di strade, vicoli e slarghi che disegna il poligono più disperato della città. Napoli e la sua speranza, Napoli che senza Italia non può vivere, perché «in tutti questi anni non ha saputo investire». Rea è in viaggio. Sta attraversando mezza Italia in auto per arrivare nelle Marche. È da qui che guarda e racconta quel che resta di Napoli. «Questa città va curata. Bisogna ripensare al Paese in modo unitario. E per un’Italia sana c’è bisogno di una Napoli guarita. Risanata».
Quale futuro allora vede per Napoli?
«Il futuro che il Paese vorrà e deciderà. Non riesco a separare il destino della mia città con quello del Paese, e non lo dico da napoletano, ma da italiano. Se muore Napoli, muore anche l’Italia».
Crede in un rinascimento napoletano?
«Io odio la parola rinascita. Napoli ha avuto una grande chance con la caduta del Muro di Berlino, ma ha perso. Ha fallito allora. Ora ha può recuperare».
Scrittori e intellettuali napoletani parlano di irrimediabilità. Lei cosa ne pensa?
«Niente è irrimediabile. Bisogna ripartire».
Napoli ha bisogno di ottimismo?
«Sì, ma nel senso più alto del termine. C’è bisogno di una prospettiva fondata sulla volontà. La classe politica ha sempre tentato di rassicurare».


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Le autobiografie della vanità Così si descrivono i parlamentari

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Tutto un gonfiar di petti, questo Parlamento. E senza ricorrere al silicone. Deputati e senatori impettiti al naturale: basta l’orgoglio per aprire la ruota e per pavoneggiarsi nelle mini-autobiografie scritte di loro pugno. Così, nella Navicella della XVI legislatura pubblicata da Italia Oggi che anticipa il volume ufficiale, ecco un tripudio di superbie, vezzi snob e medaglie lustrate in cui specchiarsi come novelli Narcisi.
Ognuno cerca di far colpo con le armi migliori. L’esotico, per esempio, «tira» sempre. La Mussolini punta sul «disco di canzoni uscito solo in Giappone», Basilio Giordano invece fa sfoggio del titolo di presidente dei giornalisti italiani del Québec, mentre il radicale Mecacci ha nel suo arco la freccia di una manifestazione organizzata a Cuba. Temerario.
La cultura poi fa colpo. L’unico a leggere i fumetti è Enrico Letta, ultimo Peter Pan innamorato di Dylan Dog e del Subbuteo. Per il resto è un Parlamento di adoratori di classici. Capofila Calvisi (Pd), divoratore di Dostoevskij, De Beauvoir e Niffoi.
Sulla musica si va altrettanto sul sicuro. Se Bersani (sì, quello calvo con l’accento da salumiere di Zibello) è appassionato di heavy metal, La Russa «non disdegna di frequentare discoteche» e Maroni «suona l’organo Hammond in una rhythm and blues band». Jazzista.


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Walter nascose a Rutelli il sondaggio che lo dava perdente

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

A inizio 2008 in Campidoglio arrivò una rilevazione catastrofica: contro la giunta 7 romani su 10. Ma nessuno lo disse al candidato
da Roma

La candidatura di Francesco Rutelli a sindaco di Roma era destinata a fallire. E non per colpa sua, ma perché il consenso verso la giunta guidata da Walter Veltroni era i caduta libera già dal 2006. Questo in città lo sospettavano in molti. La cosa nuova è che nei palazzi del potere locale qualcuno aveva la certezza matematica, anzi statistica, che Rutelli sarebbe andato a sbattere contro il sogno infranto del «modello Roma».
La giunta - ha rivelato ieri il settimanale Panorama - era in possesso di un sondaggio dell’Ipsos dal quale emergeva inequivocabile un crollo nei consensi di Veltroni e del suo governo cittadino, quantificato in venti punti percentuali, persi in venti mesi. A bocciare Veltroni era il 36 per cento dei disoccupati, così come gli impiegati, con 14 punti percentuali; gli abitanti del centro (meno 28 per cento nei consensi in due anni) e quelli di Ostia (sotto 15 punti percentuali). In generale il 58 per cento dei romani non aveva più fiducia in Veltroni. Quindi a Rutelli, in realtà, non è andata malissimo, visto che poco dopo ha raccolto il 46 per cento dei voti.
Quello che conta è però lo sgambetto politico. All’ex leader della Margherita si faceva credere che avrebbe ereditato una città ancora in luna di miele con il centrosinistra, mentre gli si consegnava una sfida impossibile. Il sondaggio, intitolato «L’analisti di trend del biennio 2006-2007», non è mai stato reso pubblico. Non lo conoscevano i rutelliani, ma nemmeno lo staff di Romano Prodi, che era ancora alla guida del governo.


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Per la festa «democratica» il partito sfratta i musulmani

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Il prefetto: gli islamici di viale Jenner preghino al Palasharp. La sinistra: no, abbiamo prenotato prima noi
da Milano

La libertà di culto? «Principio irrinunciabile» per una forza aperta che «vuole una società aperta». Ci mancherebbe, però ad agosto i musulmani non potrebbero andare a pregare da un’altra parte? In quel palazzetto no, «lo abbiamo prenotato noi del Pd». Per la Festa democratica (ex Festa dell’Unità) cui parteciperanno il segretario Walter Veltroni, forse Massimo D’Alema e molti altri big.
Così la comunità musulmana di Milano, tuttora alla ricerca di una sistemazione per il rito settimanale del venerdì, si trova costretta a continuare una singolare applicazione del quinto pilastro dell’Islam: il pellegrinaggio, ma da un capo all’altro della città. Tutto inizia con la decisione di liberare viale Jenner, sulla circonvallazione, sede da vent’anni di un centro islamico che ha richiamato in un vecchio garage centinaia e poi migliaia di fedeli, costretti a stendere i loro tappeti verdi prima nel cortile, poi sui marciapiede e infine nelle aiuole. Un’emergenza che ha esasperato i cittadini, creato problemi al traffico e tensioni insostenibili. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, in visita a Milano, dà mandato al prefetto di trovare un’alternativa. Si pensa subito al Vigorelli, il velodromo dei record dell’ora di Coppi. I residenti si rivoltano: non ci sono parcheggi, né servizi, non ci sono immigrati che vivono qui né mezzi pubblici per raggiungere facilmente l’impianto. Anche i musulmani non sono entusiasti, e ieri si è visto perché: non riescono ad arrivare in tempo e tornare sui luoghi di lavoro, in quelle due ore di permesso. I comitati della zona si rivolgono ai consiglieri comunali. La mobilitazione funziona, il velodromo non è adatto. Con il prefetto si raggiunge un accordo diverso. La «road map» prevede un solo venerdì al Vigorelli – quello di ieri – poi un mese al Palasharp di Lampugnano, poi un’altra sistemazione, forse un vecchio ospedale.


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L’opposizione torna in piazza

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Una delegazione del Pd guidata da Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della giustizia, parteciperà martedì alla giornata di mobilitazione organizzata da i sindacati dei lavoratori della giustizia.

«Partecipiamo alla manifestazione del 22 luglio - dice Tenaglia - per richiamare l’attenzione su gli effetti negativi che la manovra economica del ministro Tremonti avrà sull’intero settore giustizia». «Quello di cui si ha bisogno - aggiunge - non è certamente un taglio indiscriminato delle risorse, ma interventi per migliorare la funzionalità degli uffici e in primis garantire al personale amministrativo condizioni di lavoro migliori». Accanto al Pd pure Oliviero Diliberto che assicura: «Silvio Berlusconi annuncia la riforma della giustizia e si dice pronto a farla da solo. Noi torneremo in piazza, come a piazza Navona, con chiunque si opponga».

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Gasparri: «Csm cloaca» E scoppia subito la bufera

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

Il termine è forte, soprattutto se riferito al Csm. «Cloaca», lo definisce Maurizio Gasparri in un’intervista a Radio Radicale.
Dice, per l’esattezza: «La cloaca del Csm correntizzato, partitizzato e parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani».
Poi, il presidente dei senatori Pdl rettifica, per ben due volte. Ma le polemiche politiche sono divampate. «Queste dichiarazioni - dice Massimo D’Alema - sono una manifestazione di dipendenza dall’agenda del premier da parte di Gasparri». «Sono allibito», grida Antonio Di Pietro. «Totale mancanza di senso e di rispetto delle istituzioni», commenta il ministro ombra Pd della giustizia, Lanfranco Tenaglia. E la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, condanna le parole «offensive e gravissime». L’opposizione rievoca gli insulti di piazza Navona con l’aggravante, dicono Idv, Udc e Clemente Mastella, che stavolta non è un comico come Grillo e la Guzzanti ad eccedere, ma un esponente del Pdl. Il Pd chiede al centrodestra di prendere le distanze e invoca l’intervento del presidente del Senato, Renato Schifani.
Gasparri, intanto, ridimensiona sembra su consiglio di Gianfranco Fini: «Non intendevo - precisa - denigrare l’istituzione in quanto tale o chi ne ha la guida operativa. L’espressione, che può essere apparsa indubbiamente eccessiva, era collegata alle note polemiche con taluni esponenti del Csm». Dal centrodestra non arrivano censure e per il premier, Silvio Berlusconi, l’incidente è chiuso: «Il senatore Gasparri ha già fatto una precisazione che credo abbia posto la parola fine al problema».
Ma interviene anche l’Anm contro chi «delegittima» il Csm. «Insulti vergognosi e qualunquisti - dice il presidente, Luca Palamara -, di fronte ai quali non possiamo che ribadire il nostro richiamo alla difesa dei valori costituzionali».


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Maroni: «Ora le espulsioni saranno più facili»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

«Il problema delle esplusioni c’è - conferma il ministro dell’Interno, Roberto Maroni - e noi nel provvedimento prevediamo norme più efficaci per arrivare alle espulsioni». Una rassicurazione per i cittadini italiani che si confrontano con una storia quotidiana in cui la mano che rapina, uccide, stupra, spesso appartiene a qualcuno che nel nostro Paese non ci doveva stare. Il moldavo che nella notte tra giovedì e venerdì ha ucciso Rocco Trivigno, ferito gravemente la sorella Valentina ed un loro amico, non sarebbe dovuto essere lì essendo colpito da un provvedimento di espulsione. Sul perché questo non sia avvenuto, per lui come per tutti coloro che da irregolari (pregiudicati) hanno ricevuto l’intimazione di lasciare l’Italia e, ignorandolo, si perdono invece nei meandri delle nostre città, il dibattito è aperto, tra rimpallo delle responsabilità e reciproche accuse sull’inefficacia delle norme. Un deficit a cui le novità contenute nel Decreto sicurezza dovrebbero portare dei primi correttivi.


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La Russa: «Soldati in città ad agosto» Più soldi alle scuole

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

«Confermo che i militari saranno nelle città prescelte entro i primi di agosto». Lo afferma il ministro della Difesa Ignazio La Russa al termine del Consiglio dei ministri tenutosi a Napoli. Il numero di uomini impiegato nell’operazione non è ancora stato definito. Proprio mentre era in corso il Cdm alcuni manifestanti dei comitati contro l’apertura della discarica di Chiaiano hanno paralizzato l’A3 Napoli-Salerno in direzione sud. A proposito dell’emergenza rifiuti il premier ha dichiarato che «per tutelare l’emergenza è stato utile e anche giusto collaborare con le amministrazioni di centrosinistra», ma ha aggiunto che «cessato questo periodo di emergenza dobbiamo prepararci a non fare sconti a nessuno».


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Elezioni Europeee. Proposta Pdl: sbarramento al 5 per cento

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Soglia di sbarramento al 5%, ripartizione dei seggi su base nazionale, 15 circoscrizioni e liste di candidati più corte, senza preferenze.
Questi gli elementi fondamentali della proposta di riforma della legge elettorale elaborata dal Pdl per le elezioni europee, in programma il prossimo anno.
I firmatari del testo invitano al dialogo: «È un contributo per iniziare un discussione nel merito», spiega Italo Bocchino, capogruppo vicario dei deputati del Pdl. Ma il Pd in questi tempi sembra più attento alle esigenze dei cespugli del defunto Ulivo. «Pensiamo a una soglia attorno al 3%», confessa l’ex ministro Paolo Gentiloni.

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Le scuse di Parigi per la decapitazione di Maria Antonietta

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Vienna. A quasi 215 anni di distanza, la Francia si scusa con l’Austria per la decapitazione di Maria Antonietta durante la Rivoluzione francese. «Mi dispiace molto, davvero, di quanto è successo», ha detto a Vienna il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, parlando con la collega austriaca Ursula Plassnik.
La Plassnik aveva appena ricordato che il loro precedente incontro, a Parigi la settimana scorsa per il lancio dell’Unione per il Mediterraneo, era avvenuto in place de la Concorde, proprio dove, oltre due secoli fa, fu decapitata una «austriaca». «Sì, lo so - ha proseguito Kouchner -. Mi dispiace per quanto accaduto, ma erano i tempi della Rivoluzione».
Figlia di Francesco Stefano di Lorena e Maria Teresa d’Asburgo, la regina Maria Antonietta era nata a Vienna e morì sulla ghigliottina il 16 ottobre del 1793, pochi mesi dopo il marito, Luigi XVI, che era salito sul patibolo di place de la Concorde il 21 gennaio dopo l’accusa di tradimento.

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"Il velo non lo metto" La Merkel non entra nella moschea d’Algeri

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

La cancelliera rischia l’incidente diplomatico pur di non irritare gli elettori, già preoccupati per la strisciante islamizzazione della Germania

Berlino - No, il velo no. Frau Merkel è stata irremovibile, anche a rischio di provocare un incidente diplomatico. Eppure il programma ufficiale era chiaro. Al secondo giorno del suo viaggio in Algeria era prevista una visita della cancelliera alla Grande Mosquée di Algeri dove l'attendevano personalità religiose e del mondo accademico pronte ad illustrarle storia e preziosità di uno dei templi più splendidi dell'islam. Ma all'ultimo momento la visita è stata cancellata. E il motivo del cambio di programma è che la cancelliera non gradiva sottoporsi all'obbligo di coprirsi il capo come impone la religione musulmana ad ogni donna che entra in una moschea anche se di fede diversa. O più esattamente, come scrive l’autorevole quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, non le conveniva essere ripresa da fotografi e tv mentre contempla gli interni di una moschea con tanto di velo o chador. Immagini che sarebbero state su tutti i giornali e su tutte le reti televisive tedesche. Capricci? Assolutamente no.
Angela Merkel è figlia di un pastore evangelico e sa quanto possa ferire il rifiuto di sottoporsi ad un obbligo religioso. E infatti i giornali algerini lasciano trapelare un certo risentimento per la scelta della cancelliera. Ma la Merkel è un’astuta calcolatrice, con lo sguardo sempre rivolto ai suoi elettori. E sa che in questo momento di polemiche sulla strisciante islamizzazione le sue immagini in versione musulmana sono l'ultima cosa di cui ha bisogno.

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Usa, con l’Iran arriva la «diplomazia dolce»

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Per la prima volta in trent’anni oggi a Ginevra sono presenti allo stesso tavolo rappresentanti di primo piano dei due Stati. Ufficialmente si parla solo di nucleare, ma non sarà così
È l’ultima spiaggia del negoziato, ma per i più ottimisti, e tra questi non mancano gli insospettabili come Condoleezza Rice, può invece segnare l’inizio di una nuova era nelle relazioni tra Washington e Teheran.
Quello previsto per oggi a Ginevra è, in effetti, un vertice senza precedenti negli ultimi trent’anni. Il primo, dal 1979, con la partecipazione di esponenti statunitensi e iraniani del rango di Williams Burns, numero tre del dipartimento di Stato americano, e di Saed Jalili, caponegoziatore per le questioni nucleari di Teheran.
Formalmente l’incontro ha ben poco a vedere con i rapporti bilaterali Teheran-Washington. Il vertice convocato dal responsabile della politica estera europea Javier Solana e dai rappresentanti del cosiddetto 5+1 (i membri permanenti del Consiglio di sicurezza più la Germania in qualità di negoziatore sul nucleare) serve a esaminare le risposte iraniane al pacchetto d’incentivi e alle proposte negoziali offerti in cambio di una sospensione delle attività arricchimento dell’uranio.
Se tutto dipendesse dalle risposte iraniane ci sarebbe poco da star allegri. Jalili, un fedele esecutore della volontà del presidente Mahmoud Ahmadinejad, e i più alti esponenti del regime di Teheran hanno già fatto capire di non voler fermare neppure per un attimo la produzione di combustibile nucleare. E le grandi manovre con lanci di missili e torpedo messe in scena la scorsa settimana sul nevralgico palcoscenico del golfo Persico non hanno contribuito a rasserenare l’atmosfera.
Il vero colpo di scena arriva però da Washington e porta la firma di Condoleezza Rice. La donna più vicina al presidente, uscita vittoriosa da un duro scontro con Dick Cheney e gli altri falchi dell’amministrazione, si è fatta protagonista di una nuova e ardita linea diplomatica che punta all’apertura di un ufficio di rappresentanza a Teheran, simile a quello in attività a Cuba, e alla ripresa dei voli di linea fra i due Paesi.


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Ingegnere italiano ucciso in Venezuela

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Era scomparso mercoledì scorso. Il corpo di Guglielmo Marangoni (70 anni) è stato trovato ieri in una cisterna nella sua abitazione a Punto Fijo. Sarebbe stato assassinato con cinque colpi alla testa

Punto Fijo - Un ingegnere italiano risiedente in Venezuela dal 2002, Guglielmo Marangoni di 70 anni, è stato ucciso mercoledì scorso. Il corpo è stato rinvenuto soltanto ieri in una cisterna nella sua abitazione Punto Fijo, nella zona di Falcon. Lo riferisce il quotidiano El Diario nel sito on line.
Il ritrovamento del cadavere A trovare il cadavere sono stati gli agenti del Cuerpo de Investigaciones Cientificas, Penales y Criminalisticas, dopo la denuncia di scomparsa fatta dalla moglie della vittima. L’ingegnere sarebbe stato assassinato con cinque colpi alla testa sferrati con un corpo contundente. Sospettati del delitto sarebbero tre uomini che si erano presentati alla villa mercoledì come giardinieri. Marangoni era originario di Vetralla, in provincia di Viterbo.


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Il confronto è necessario anche al Pd

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Stupisce la scarsa perspicacia politica di Walter Veltroni che ha seccamente respinto ieri la proposta di una stagione di riforme bipartsan che nel prossimo autunno affianchi al federalismo anche la giustizia. Stupisce soprattutto l'incapacità del presidente del Pd di comprendere che la decisione di Silvio Berlusconi di affidare a "tre saggi" la stesura delle linee della riforma della giustizia, cambia il quadro politico.

Soprattutto elimina alla radice ogni possibile dubbio di una riforma viziata da interessi di parte del premier. Solo un Veltroni masochisticamente placcato da Di Pietro e in stato confusionale, può non accorgersi che Francesco Cossiga, Giuseppe Gargani e Romano Vaccarella non sono personalità disposte a macchiare le loro biografie con proposte di basso profilo. Applicando la tecnica dello spariglio, con fantasia istituzionale, Berlusconi offre oggi al Pd e all'Udc un tavolo di alto livello, più che aperto ai loro contributi. Mette a disposizione del confronto con l'opposizione uno strumento agile, pronto a recepire le sue suggestioni. Una preziosa sponda per quella parte del Pd che sa bene che è indispensabile affrontare il nodo gordiano della giustizia -che ha strangolato anche il governo Prodi- ma che non sa oggi come prendere l'iniziativa. Stranamente isolato nel suo stesso partito, Luciano Violante da mesi ha avanzato proposte stimolanti di riforma della giustizia che -per una intrigante nemesi storica- saranno sicuramente guardate con grande attenzione dai "tre saggi".
Il Tempo

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Proposta di legge: i professori scelti dai presidi

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Intesa in Parlamento: spariscono le graduatorie, arrivano gli albi professionali

La scuola sarà veramente autonoma, avrà un consiglio di amministrazione, sceglierà da sola gli insegnanti, li valuterà rigorosamente ma permetterà loro di fare carriera e li pagherà secondo il merito. Non è l’ennesima riforma del sistema di istruzione, ma solo una riorganizzazione che mira a fare di ogni istituto una realtà indipendente sia pur all’interno di un sistema nazionale, sull’esempio dell’Inghilterra, della Svezia ma - soprattutto - della scuola che secondo l’Ocse funziona meglio al mondo, quella della Finlandia.

E questo si potrà fare non su proposta del governo ma con una iniziativa parlamentare bipartisan all’interno della commissione Cultura della Camera, presieduta da Valentina Aprea.

La scuola
Ogni istituto avrà un consiglio di amministrazione presieduto dal preside, farà il suo piano dell’offerta formativa e sceglierà direttamente i docenti tra coloro che ne hanno i requisiti.

Fondazioni
Gli istituti, come già aveva proposto Fioroni, potranno diventare fondazioni, il che consentirà loro di ricevere finanziamenti anche privati.

Professionisti
Verrà riformato il loro status giuridico: saranno professionisti e non più impiegati pubblici. Come tutte le professioni anche quella docente prevederà un percorso: università, specializzazione, praticantato, iscrizione ad un albo. I consigli di amministrazione delle scuole sceglieranno da quell’albo. E i precari? Non ci saranno più. Al massimo un insegnante sarà disoccupato, ma precario no.


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Caso Cecchi Gori, giudice sospeso per estorsione

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

E' accusata di aver costretto il produttore a darle somme di denaro e gioielli in cambio di consulenze giuridiche
ROMA
Sospensione dalle funzioni e dallo stipendio con collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura. È il provvedimento cautelare che la sezione disciplinare del Csm ha adottato nei confronti del gip di Roma Luisanna Figliolia, come sollecitato dal ministro della Giustizia Angelino Alfano e dal procuratore generale della Cassazione, Mario Delli Priscoli. La decisione del "tribunale delle toghe" è stata presa in una camera di consiglio, in cui il gip della Capitale è stata difesa dal procuratore aggiunto di Roma. Giancarlo Capaldo.

Luisanna Figliolia è indagata a Perugia per abuso d’ufficio e concussione: secondo l’accusa, avrebbe indotto o costretto il produttore cinematografico Vittorio Cecchi Gori a darle somme di denaro, pagarle viaggi, regalarle gioielli e far avere un contratto per il marito commercialista. In cambio, avrebbe svolto una sorta di attività di consulenza in ambito giuridico in favore dell’ex patron della Fiorentina.

Già il giudice per le indagini preliminari del capoluogo umbro, Claudia Matteini, il 2 luglio scorso, aveva emesso un provvedimento, subito esecutivo, di sospensione per due mesi dall’esercizio della professione nei confronti del gip Figliolia, contro il quale i difensori del magistrato hanno annunciato un ricorso.


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Il modulo per il testamento biologico

>>Da: andreavisconti
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Il caso Eluana continua a far discutere. E per aiutare le famiglie la fondazione Umberto Veronesi permette di compilare online il testamento biologico. Basta compilare un modulo che la famiglia può dare a un fiduciario e a un notaio o legale di fiducia. Non si tratta di un documento che ha valore legale, ma qualcosa che può servire ai familiari aiutandoli, per esempio, a dimostrare che il parente aveva determinate volontà prima di entrare in coma o se dovesse succedegli qualcosa che non gli permetta di esprimere la propria opinione.
In una lettera di qualche giorno fa Veronesi aveva scritto: "L'intera vicenda Englaro è in sé una prova che il movimento a favore del Testamento Biologico in Italia, che in prima persona ho fortemente voluto e promosso, non è nato come disquisizione etica, ma come azione concreta per impedire che si consumino inutilmente drammi come quello di Eluana e di suo padre Beppe, casi che molto spesso rimangono silenti, senza comprensione e tantomeno conforto".
Clicca qui per scaricare il modulo del testamento della fondazione Veronesi
http://www.affaritaliani.it/static/upl/tes/testamento_biologico.pdf

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Il caso Eluana continua a far discutere. E per aiutare le famiglie la fondazione

>>Da: andreavisconti
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Il Papa: «Condanna per i preti pedofili, siano portati davanti alla giustizia»

>>Da: andreavisconti
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Benedetto XVI: «Condivido il dolore e le sofferenze delle vittime che devono ricevere compassione e cura»

SIDNEY - Condanna «inequivocabile» dei preti pedofili, che «devono essere portati davanti alla giustizia», «vergogna» per i loro «misfatti» e «condivisione del dolore e della sofferenza delle vittime», che devono riceve «compassione e cura». Così il Papa si è espresso durante la messa con i vescovi australiani nella St.Mary's Cathedral di Sydney, dove si trova per la XXIII Giornata mondiale della gioventù. In Australia, secondo i dati della associazione delle vittime di abusi sessuali 'Broken Rites', sono già stati condannati per violenza sui minori 107 tra preti e religiosi cattolici. E altri processi sono in corso.


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Accuse a Telecom e Pirelli Tronchetti non è indagato

>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione

L'ipotesi di reato è corruzione. L'imprenditore e Buora sentiti in segreto come testi


La Procura di Milano indaga per corruzione le società Telecom e Pirelli, non chi è stato sino a poco tempo l'azionista di riferimento dell'una ed è presidente dell'altra, Marco Tronchetti Provera: la fotografia dell'esito finale di 3 anni di inchiesta sul dossieraggio illegale praticato dalla Security aziendale di Giuliano Tavaroli arriva indirettamente dall'esito dall'interrogatorio che, in gran segreto, alla fine di giugno i pm sono riusciti a far passare inosservato a tutti, benché svolto quasi sotto il naso di tutti: nella palazzina della polizia giudiziaria in piazzetta Umanitaria accanto al Tribunale, nell'orario lavorativo d'un giorno feriale dell'ultima settimana del mese.

DOPPIO VERBALE - E simultaneo: in una stanza interrogato Tronchetti, in un'altra l'ex top manager Carlo Buora. Entrati senza avvocato, sono usciti sempre senza difensore: segno che sono rimasti testimoni, persone informate sui fatti. Com'è possibile, vista l'ondata di arresti (almeno 5 rate) che dal 2005 hanno disvelato il gigantesco dossieraggio economico e politico con informazioni raccolte in maniera illecita dal loro manager della sicurezza sui più vari soggetti, da Carlo De Benedetti al vicedirettore del Corriere Massimo Mucchetti? La risposta, in mancanza del deposito finale degli sterminati atti dell'inchiesta, è che gli inquirenti abbiano ritenuto di non disporre di elementi sufficienti per poter sostenere in un processo che Tronchetti e Buora fossero consapevoli dei metodi illegali (accesso abusivo a banche dati, violazione dei computer altrui, commercio di tabulati telefonici) con i quali la Security di Tavaroli acquisiva le informazioni che poi a volte e in parte metteva a disposizione dei vertici aziendali.

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Presidenziali Usa, affondo di McCain: Obama banderuola su Iraq

>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione

Come ti ridicolizzo l’avversario in sette minuti e quarantanove secondi. Con un video-collage diffuso sul sito www.johnmccain.com, lo staff di John McCain, il candidato repubblicano alla Casa Bianca, ha segnato un punto contro l’avversario democratico Barack Obama su una questione di grande rilievo per tutti gli elettori americani: l’Iraq. Contrario, a favore, critico, dubbioso, ottimista e di nuovo critico. Le dichiarazioni raccolte ed assemblate in video mostrano un Obama altalenante in materia e sembrano dare ragioni a chi mette in dubbio le sue capacità di assumere la carica di Commander in chief degli Stati Uniti. “Il surge è fallito e non riceveremo rapporti positivi in futuro” (luglio 2007); “vediamo peggioramenti” (novembre 2007); “mi sembra fuori di discussione: si è ridotta la violenza in Iraq” (febbraio 2008); “il surge funziona” (aprile); “grazie all’eroismo delle nostre truppe abbiamo la possibilità di salvare la situazione in Iraq” (luglio).
Tra una dichiarazione e l’altra appaiono nel video dei messaggi preparati dallo staff di McCain: “Traduzione - Obama non permette alla verità dei fatti di cambiare la propria posizione: ritiro immediato dal’Iraq”. E giù una sfilza di dichiarazioni del candidato afroamericano sulla necessità di operare il ritiro “di tutte le brigate” entro il 2009 ma anche di non averlo mai sostenuto. “Traduzione - insiste McCain-: Obama cambia posizione per adattarsi alle elezioni”. E cambia idea di continuo – accusano i repubblicani – su temi quali il finanziamento delle truppe e la strategia complessiva di uscita dall’Iraq. “Qual è dunque la posizione di Obama?”, conclude provocatorio il video. Risposta: “Qualunque sia quella imposta dalla politica”. IL Velino

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19 luglio 1992. Per non dimenticare

>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione

Paolo Borsellino e 5 uomini della sua scorta:i veri eroi! Andrea

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