Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends
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Nuovi messaggi di oggi
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La lottizzazione del morto che infanga ancora Craxi
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Sembra di vivere in mezzo al rito orfico dionisiaco dello smembramento della cerva inseguita, solo che al posto della cerva c’è invece il cinghialone, quel che resta della sua memoria, la memoria di Bettino. Dirò subito che non mi metterò qui a fare la solita scena dell’«io lo conoscevo bene», che combacia alla pletora dei nani e delle ballerine che durante gli anni Ottanta farfugliavano degli indecenti, perché falsi, «mi ha detto ieri Bettino». Bettino Craxi era un omaccione gentile, non esente da turbe un po’ paranoiche, era un uomo di sinistra ed aveva sullo stomaco i comunisti, ma covando l’impreciso e in definitiva letale sogno di redimerli, trasformarli in creature normali e occidentali, de-russificarli mandando in soffitta l’attrezzeria delle falci e dei martelli. Pagò con la vita la sua presunzione: Craxi era poverissimo, la sua casa in Tunisia era scomoda e cementizia (una vecchia masseria comperata ai tempi in cui si faceva la fame) e lo fecero passare alla storia come un mascalzone, un farabutto che incamerava miliardi con l’idrovora e li nascondeva per farci non si sa che cosa. Ma oggi, come fa sempre il partito comunista vent’anni o più dopo l’omicidio (o il genocidio ungherese), la dirigenza della indistruttibile ditta scopre che si può ancora incassare qualcosa dalle ossa di Bettino, chiamandolo statista e blaterando che «quel che c’è di buono di Craxi, adesso è con noi». Naturalmente non è così, naturalmente al massimo questa gente ha Bobo Craxi che fa finta di avere i tic del padre e di dire quelle battute alla gianburrasca che solo Bettino si poteva permettere perché erano già fuori moda allora.
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Dini: «Pensioni, lo scalone di Maroni non si tocca»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
L’ex presidente del Consiglio avverte l’Unione: «Se Padoa-Schioppa non alza l’età pensionistica viene meno alla sua credibilità»
Una decisione evitabile. Viene calcolato tra le entrate, mentre è chiaramente un debito
E' il «padre» della riforma previdenziale più amata dalla maggioranza. Il punto di riferimento dell’Unione sulle pensioni. Eppure, per Lamberto Dini quella del 1995 è una riforma da completare. Con l’aumento dell’età pensionistica di anzianità per gli uomini, ma soprattutto per le donne; fino al tetto dello «scalone» Maroni. «D’altra parte - commenta - l’ha detto anche il presidente dell’Inps: la spesa pensionistica è sostenibile solo con la revisione dei coefficienti di calcolo dell’assegno e con l’allungamento a 60 anni dell’età di uscita dal mondo del lavoro. E sono convinto che Tommaso Padoa-Schioppa si batterà per introdurre un allungamento dell’età pensionistica d’anzianità».
Quindi non può essere d’accordo con le soluzioni prospettate da Rifondazione comunista?
«Credo sia riduttivo dire: essere d’accordo, non essere d’accordo. Nelle proposte di Prc ci sono soluzioni che, prese singolarmente, possono essere valide da un punto di vista sociale. Per esempio, chi può essere contrario all’aumento delle pensioni minime? Nessuno. Il problema è: come finanziarle. Ecco, credo che su questo punto, lo schema di Rifondazione sia poco chiaro. Il loro progetto è carente sul fronte dei risparmi. In altre parole, non dà garanzia di sostenibilità della spesa previdenziale».
Lo schema prevede di «coprire» i maggiori costi con il recupero dell’evasione...
«Ma andiamo... Dicono di far diventare l’evasione contributiva un reato penale. Ma se nemmeno l’evasione fiscale è più un reato penale... Come si fa a proporre cose del genere...».
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Otto milioni all’anno per il Garante del detenuto
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
A tanto ammonterà l’ennesimo carrozzone statale se il piano della maggioranza riuscirà a passare in Parlamento. Un progetto di legge in tal senso è licenziato mercoledì dalla commissione Affari costituzionali della Camera che istituisce la Commissione nazionale per la tutela dei Diritti Umani la cui punta di diamante sarà il Garante dei detenuti. In tutto i dipendenti saranno «fino a cento». Il Polo: un inutile spreco di denaro pubblico.
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Il voto segreto rinvia la scissione nella Quercia
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
La strategia di D’Alema: «Evitiamo lo scontro politico, accettiamo le richieste anche se stravaganti»
Meglio una scissione domani che una spaccatura oggi: al termine di una lunga giornata di psicodramma collettivo dei Ds, riuniti all’Hotel Quirinale di Roma, Piero Fassino e Massimo D’Alema escono dalla direzione evitando la rottura immediata nel partito.
Le posizioni politiche interne alla Quercia restano lontanissime, e la scissione a sinistra contro il Partito democratico è solo rinviata a dopo il congresso e le amministrative. Ma almeno il voto finale di ieri sulle regole delle assise è stato quasi unanime: il Correntone l’ha avuta vinta, ottenendo il voto segreto su mozione e segretario nei congressi di sezione. «Altrimenti la scissione sarebbe già stata nei fatti», spiega ai suoi il segretario. Che spera che se poi le amministrative andranno bene per i Ds e l’Ulivo, sarà più difficile per la sinistra rompere. A dissociarsi, paradossalmente, oltre agli esponenti della «terza mozione» di Angius, sono stati diversi esponenti della maggioranza fassiniana, da Cabras a Morri a Visco, dai toscani Manciulli, Martini e Filippeschi alla vicecapogruppo alla Camera Marina Sereni, che sedeva alla presidenza col segretario, il presidente e il coordinatore Migliavacca. E D’Alema si è seccato: «Chi siede a questo tavolo non può astenersi», l’ha ammonita.
D’altronde era stato proprio il ministro degli Esteri, in mattinata, a perorare la causa di un’intesa con il Correntone. Non sapeva, D’Alema, che i microfoni erano aperti quando si è rivolto a Fassino prima dell’inizio della direzione: «L’importante è trovare un accordo sulle regole, non apriamo una discussione politica e se ci chiedono il voto segreto concediamolo, anche se la richiesta è stravagante». La sera prima della direzione, maggioranza e minoranza del partito erano a un passo dalla rottura totale, con il Correntone che minacciava di disertare il congresso se il segretario avesse continuato a respingere in blocco le loro richieste: rinvio del congresso a dopo le amministrative, voto segreto nelle sezioni su mozioni e candidati segretari.
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Crociere con il giallo a bordo In 4 anni 30 morti misteriose
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
I dati dell’industria navale registrano una serie di "strane sparizioni". Nessun caso è stato risolto
Quando la Queen Elizabeth 2 è approdata a Southampton, lo scorso due gennaio, nel registro degli imbarcati mancava un passeggero. Una donna tedesca di 62 anni scomparsa in circostanze misteriose. Svanita nel nulla. I suoi bagagli in cabina, non un messaggio di addio né un indizio. Le indagini della polizia di Hampshire finora non hanno portato a risultati concreti. La donna, identificata come Sabine L., sarebbe scomparsa al largo di Madeira (Portogallo) durante una crociera nel Mediterraneo. L'ennesimo caso di sparizione (o morte misteriosa) in alto mare. Secondo i dati dell'industria navale sarebbero più di 30 le persone dileguatesi nel corso degli ultimi quattro anni in tutti i mari del mondo. Un dato inquietante, che non tiene conto dei suicidi né degli incidenti mortali provocati da eccessi alcolici o improvvide prove di coraggio. Lo scorso anno una ricerca statunitense ha rilevato che di almeno 24 passeggeri, spariti tra il 2003 e il marzo 2006, non si è saputo più nulla. Impossibile ritrovarli, vivi o morti. Una statistica emersa dopo che il Congresso si era trovato costretto ad esaminare un'istanza davvero insolita: la pericolosità delle crociere. Christopher Shays, repubblicano e vice-presidente della commissione incaricata, ha messo in guardia sul numero crescente di «incomprensibili sparizioni, crimini irrisolti, atti delinquenziali in mare aperto». Una sorta di impunità dal sapore salmastro. «Sembra che andare in crociera sia diventato il modo migliore per commettere il crimine perfetto«, la sentenza di Shays.
Da allora sono scomparsi almeno altri 10 passeggeri, e due membri dell'equipaggio di bordo. Compresa una donna statunitense, Elizabeth Galeano, il cui corpo è stato ritrovato lo scorso agosto al largo dell'isola di Ponza. L'autopsia in seguito ha constatato che si è trattato di annegamento. Come sia finita in acqua Elizabeth resta un mistero. L’Fbi sta ancora indagando.
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Lando Conti chiede i danni ai Br che gli uccisero il padre
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il figlio dell’ex sindaco di Firenze Conti cita i sette del commando: devolverò la somma in beneficenza
Sono passati più di vent’anni da quando suo padre, Lando Conti, fu ucciso da un commando brigatista. Lorenzo Conti aveva provato a chiudere quella ferita e a superare quella tragedia, ma alla fine si è arreso: meglio esercitare la memoria e non mettere fra parentesi il dolore. Per questo dichiara guerra a quei terroristi che il 10 febbraio 1986, in uno degli ultimi colpi di coda del demone eversivo, gli portarono via il padre, già sindaco di Firenze. Conti junior sta raccogliendo le carte per avviare un procedimento civile contro sette membri del gruppo toscano delle Br. Nomi poco noti al grande pubblico, nomi dell’ultima leva brigatista.
«La mia - precisa lui - non è una battaglia di retroguardia condotta per guadagnare qualcosa sulla disgrazia capitata; no, è una questione di dignità, di dignità calpestata». Conti, in poche parole, si sente umiliato: «Gli ex terroristi sono continuamente invitati a convegni, premi letterari, programmi televisivi. I familiari delle vittime vengono sistematicamente dimenticati o, nella migliore delle ipotesi, vengono dopo: i loro diritti pesano meno delle pretese di chi ha stravolto e calpestato le loro vite. E questo è inaccettabile».
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Segretario di Rifondazione a giudizio per l’assalto al Cpt
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
C'è anche il segretario bolognese di Rifondazione comunista, Tiziano Loreti, tra i 45 no global e «disobbedienti» rinviati ieri a giudizio dal giudice dell'udienza preliminare di Bologna Andrea Scarpa per l'assalto al Centro di permanenza temporanea per clandestini di via Mattei, avvenuto il 25 gennaio del 2002. Il bertinottiano dovrà rispondere delle accuse di invasione di edificio e danneggiamento.
A giudizio anche il leader dei disobbedienti del nordest, Luca Casarini, accusato però anche di resistenza e lesioni per avere colpito alcuni rappresentanti delle forze dell'ordine schierati a difesa della struttura, e un ex assessore Verde della giunta di Sergio Cofferati, Antonio Amorosi. La struttura venne assaltata e gravemente danneggiata dai militanti no global poco prima della sua apertura.
Nessun imbarazzo, però, nonostante la decisione del giudice, per il segretario dei bertinottiani, ieri unico imputato presente davanti alla Procura di Bologna, che alla domanda se lo rifarebbe, risponde senza esitazioni: «Assolutamente sì». Perché? «Le ragioni per cui l'azione di allora venne fatta sono ancora totalmente valide - spiega Loreti, nonostante oggi al governo ci sia l'Unione e lo stesso Prc -. I Centri continuano a essere strutture inumane e continueremo a portare avanti la nostra battaglia contro i Cpt e contro la Bossi-Fini che li ha creati». Poi conclude: «Credo che a volte le questioni etiche debbano superare quelle guidiziarie». C'è da chiedersi come Cofferati, il sindaco della legalità, prenderà la notizia che il segretario di uno dei partiti che sostengono la sua maggioranza, pur tra alti e bassi, dovrà presentarsi davanti a un giudice il prossimo 20 giugno. E proprio come ha detto Loreti, continuerà l'azione di lotta contro i Cpt di Rifondazione comunista, che domani parteciperà anche al presidio indetto in città contro il sì del presidente del Consiglio al raddoppio della base Usa di Vicenza: il 3 marzo è stata indetta a Bologna una manifestazione nazionale contro i centri per clandestini organizzata dal movimento no global e dai disobbedienti, che accusano il governo Prodi di non avere ancora fatto nulla contro quelli che loro chiamano «i lager». Minacciose, a questo proposito, le dichiarazioni di Luca Casarini, anch'egli rinviato a giudizio ieri: «Noi trasformeremo questo processo di Bologna in un processo al governo di centrosinistra che mantiene ancora questi centri».
Claudia B. Solimei
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SALVATE IL SOLDATO PRODI
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Il Governo deflagra sulla questione della base americana di Vicenza, ma soprattutto, sempre utilizzando una metafora bellica, rischia di saltare per aria sulla bomba innescata sul voto per il rifinanziamento della missione militare italiana in Afghanistan.
Un voto previsto per febbraio, quello su Kabul, e su cui l’Unione rischia davvero di spaccarsi irrimediabilmente, visto che Verdi, Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista hanno già fatto sapere che, stando così le cose, difficilmente daranno nuovamente il loro appoggio in Parlamento al mantenimento delle truppe italiane in terra afghana.
A far letteralmente precipitare gli eventi sul voto sull’Afghanistan, come detto, è stata proprio la scelta di Romano Prodi di dare il via libera agli americani ai lavori per la base di Vicenza.
Una decisione che ha messo con le spalle al muro le forze della sinistra, pressate da un elettorato deluso per una Finanziaria fatta solo di tagli e di tasse, come ha dimostrato anche la contestazione durissima subita a Torino dal ministro per l’Economia...
... Tommaso Padoa Schioppa, ed infastidito anche dai giochi di Palazzo in cui le forze uliviste, ovvero Ds e Margherita, sembrano esercitarsi quotidianamente, con particolare riferimento alla questione della riforma della legge elettorale e del referendum che cancellerebbe i partiti più piccoli, compresi Prc, Pdci e Verdi.
Un mix incandescente a cui vanno aggiunte la crisi che sta investendo i Ds, gli addii illustri e polemici dei riformisti dalla Quercia, lo stucchevole dibattito sul Partito democratico, le quasi quotidiane liti tra Antonio Di Pietro e Clemente Mastella, le tensioni sui temi etici e sociali, dalle coppie di fatto all’eutanasia, e gli show di Marco Pannella: tanto, troppo per una coalizione che riesce a essere maggioranza solo con il collante dei voti di fiducia, ma deve poi rispondere ad elettorati completamente diversi tra di loro.
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Lega Nord: «Una legge contro la macellazione islamica»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La Lega Nord torna ad alzare la voce contro il barbaro rituale della macellazione islamica. E lo fa attraverso un’interrogazione alla Camera (l’ennesima dal 2002. Allora la richioesta partì da Giovanna Bianchi Clerici, oggi nel cda Rai).
Ieri il gruppo di Montecitorio del Carroccio ha chiesto al Governo quali provvedimenti avesse intenzione di prendere in merito al rituale dello sgozzamento degli animali.
In particolare la Lega ha ricordato come in Italia vi siano delle norme in materia di macellazione «molto chiare e severe che tengono conto prima di tutto della tutela della salute del cittadino, imponendo l’osservanza di tutte le necessarie norme igieniche, e poi anche del rispetto degli animali che vengono sottoposti ad uno stordimento preventivo per evitare loro inutili sofferenze».
Pronta la replica del ministro degli Interni, Giuliano Amato. Una risposta che alla Lega non è affatto piaciuta. In particolare il titolare del Viminale avrebbe scaricato la palla al ministro della salute («I competenti sono gli assessorati alla Sanità...».
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Autotrasporto, stop di 5 giorni a partire dal 12 febbraio
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Il settore dell’autotrasporto si fermerà per cinque giorni su tutto il territorio nazionale a partire dal 12 febbraio. Lo hanno comunicato le associazioni di settore Agci, Anita, Confartigianato trasporti, Confcooperative, Fai, Fedit, Fiap, Sna/Casartigiani e Unitai con una nota congiunta. «Il mancato rispetto dell'intesa firmata dal ministro Bianchi il 20 ottobre scorso - si afferma - unitamente all’avvio delle procedure per il recupero del “bonus fiscale”, testimonia il disinteresse del Governo nei confronti dell’autotrasporto».
Questa, prosegue la nota, «la posizione delle associazioni di settore che, dopo aver sollecitato ripetutamente l’esecutivo sulla necessità di risolvere le problematiche del settore, hanno deciso di proclamare, per cinque giorni, il fermo nazionale dei servizi di trasporto merci su strada, a partire dal prossimo 12 febbraio 2007». «O otterremo quello che abbiamo concordato o saremo costretti a fermarci» ha dichiarato il Presidente del Fai Paolo Uggè.
Nell’ottobre dello scorso anno infatti è stato firmato un protocollo d’intesa di carattere finanziario e normativo che non è stato rispettato ed a questo punto gli autotrasportatori hanno deciso di fermare i tir.
Un altro tema in discussione è quello dei bonus del gasolio concessi nel 1992 che ora gli autotrasportatori dovrebbero restituire con gli interessi a seguito di una sanzione dell’Ue nei confronti dell’Italia.
Se venisse attuato il blocco dell’autotrasporto il Paese rischierebbe di essere messo in ginocchio in quanto il gasolio, o i generi di prima necessità, comprese le derrate alimentari, vengono trasportati su gomma e potrebbero non essere consegnati con conseguenti problemi per i cittadini.
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Telecom, nuovi arresti per i dossier illegali
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Sono scattate nuove misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta avviata a Milano sui dossier illeciti creati “all’ombra di Telecom”. Una è stata emessa nei confronti dell’ex dirigente Fabio Ghioni, mentre una seconda sarebbe stata notificata, in carcere, a Giuliano Tavaroli, ex capo della security di Telecom, già colpito da due mandati. Ma non finisce qui. I magistrati milanesi che indagano sui dossier illeciti hanno chiesto e ottenuto dal gip Giuseppe Gennari anche una misura di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti del giornalista Guglielmo Sasinini e di Rocco Lucia, consulente di Telecom a Roma. Associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla violazione del sistema informatico. Queste le accuse mosse nei confronti di Fabio Ghioni, Rocco Lucia, Guglielmo Sasinini e Giuliano Tavaroli nei confronti del quale, con quello di ieri, gli inquirenti hanno firmato il terzo ordine di custodia cautelare.
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Gentiloni: Retequattro e Raidue le prime reti che andranno sul digitale
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
SARÀ Retequattro la prima rete Mediaset ad andare in digitale terrestre a Cagliari e provincia dal mese di marzo, mentre la prossima regione a sperimentare il digitale terrestre, dopo Sardegna e Valle D'Aosta, sarà l'Alto Adige. Lo ha detto il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, a margine della sua audizione in Commissione di Vigilanza Rai sul contratto di servizio. «Io ho inviato una lettera ai presidenti Mediaset e Rai — ha spiegato — per sapere quale rete avrebbero mandato in digitale a Cagliari. Da Mediaset ho già avuto la risposta ufficiale che sarà fatta la migrazione di Retequattro, e so che il Cda Rai ha deciso oggi per Raidue». Quanto alla richiesta del presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, sul fatto di non scegliere le reti più importanti delle emittenti per la migrazione, Gentiloni ha replicato: «Penso abbia voluto segnalare il carattere sperimentale dell'operazione». Per il ministro comunque «non c'è una tempistica per il passaggio al digitale terrestre in altre regioni, ma gli impegni vengono definiti volta per volta». Spiega però che «nell'ultima riunione del Comitato Italia digitale è stato invitato in via formale un rappresentante della Regione Alto Adige e i contatti sono stati positivi. Potrebbero tradursi — dice ancora Gentiloni — in una disponibilità a sperimentare che dobbiamo però definire con il presidente della Regione».
IL TEMPO
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Arrestato collaboratore di Al Sadr
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Forze americane e irachene hanno catturato un alto collaboratore del predicatore radicale sciita Moqtada al Sadr in un raid alle prime ore di stamane in un’area sciita di Baghdad. Lo ha reso noto un comunicato militare americano, spiegando che si tratta del leader di una corte islamica illegale, il Comitato per l’attività di punizione, coinvolto nel rapimento, la tortura e l’uccisione di civili. «Il sospetto è ritenuto coinvolto anche nell’assassinio di numerosi esponenti delle Forze di sicurezza irachena e di funzionari del governo», afferma il comunicato, aggiungendo che l’uomo è considerato «affiliato ad Abu Dura ed altri comandanti di squadre della morte a Baghdad».
Il riferimento è al leader di una milizia sciita, accusato di rapimenti e uccisioni. L’arresto è avvenuto nel quartiere di Baladiyat, adiacente al bastione sciita di Sadr city. Altre due persone sono state fermate. Fonti dell’ufficio di Sadr, citate dall’agenzia stampa cinese Xinhua, affermano che l’uomo arrestato è lo sceicco Sheik Abdul-Hadi al-Darraji, responsabile per i media del gruppo del predicatore sciita. L’arresto, riferiscono le fonti, è avvenuto alle due del mattino (ora locale) all’interno di una moschea sciita.
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Iran: cresce la contestazione contro Ahmadinejad
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La popolarità del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è sempre in calo. Gli attacchi contro il suo governo provengono ormai sia dai riformisti sia dai conservatori. Il diluvio di critiche piovuto da tutti i settori della società non si limita all’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e delle abitazioni. Si estende pure alle alleanze internazionali del regime e allo stesso piano nucleare iraniano. Tutti i detrattori del presidente populista eletto nel 2005 convengono sul fatto che Ahmadinejad ha speso molte energie in discorsi patriottici roboanti e in anatemi contro gli Stati Uniti e Israele ma ha fatto ben poco per l’economia. Mohammad Khoshchehreh, un parlamentare iraniano conservatore, ammette: “Il governo si è posto obiettivi ideali come la soluzione del problema delle case e della disoccupazione ma non è riuscito a risolvere nessuno dei due”. Per Khoshchehreh il presidente Ahmadinejad è stato abile nell’elaborare slogan populistici ma incapace di metterli in atto”. Non meno duro il suo collega Ghaffar Ismaili: “Le false promesse fatte dal presidente alla gente in ogni città da lui visitata non fanno che accrescere il malcontento”. Durante la sua elezione alla guida della Repubblica islamica in seguito ad una campagna elettorale martellante, Ahmadinejad si era spinto fino a promettere la distribuzione delle entrate petrolifere a tutte le famiglie; di sradicare la povertà e di risolvere l’annoso problema della disoccupazione. A due anni di distanza tutto questo ancora non si è verificato. I prezzi delle verdure e della frutta sono triplicati negli ultimi trenta giorni mentre il costo delle case è raddoppiato in meno di sei mesi. La disillusione degli iraniani quindi è subentrata presto all’entusiasmo per l’ingegnere ex sindaco di Teheran. Parallelamente il presidente, con il sostegno della guida suprema della rivoluzione l’ayatollah Ali Khamenei, ha accelerato al massimo la realizzazione del programma nucleare iraniano, rifiutando ogni compromesso, incurante delle richieste delle Nazioni Unite di sospendere l’arricchimento dell’uranio. Il risultato è stato l’attuazione delle sanzioni economiche entrate in vigore il 23 dicembre.
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Il francese Spinetta esce da Alitalia perché vuole rientrarci da capo
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Decade pure l’intero cda. Prodi: “Non ne sapevo nulla”. Neanche Cimoli è stato avvisato. Il rebus tra l’assemblea e l’asta
Un’azienda acefala. Alitalia si avvia alla privatizzazione in una situazione paradossale. Ieri il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, ha rassegnato le dimissioni dal cda di Alitalia, dove sedeva in virtù di uno scambio azionario del 2 per cento avvenuto nel 2001 tra le due compagnie. Una mossa che è stata giudicata come il segnale di un interesse attivo di Air France, finora prudente, e che avrà delle conseguenze sul clima della procedura di privatizzazione. Con l’uscita di Spinetta decade l’intero cda, dov’erano rimasti in carica solo il presidente Giancarlo Cimoli e il dirigente del Tesoro Giovanni Sabatini, subentrato a sua volta al dimissionario Roberto Ulissi. Il consiglio di Alitalia ha avuto una vita travagliata. Dopo aver ottenuto la drastica riduzione del numero dei componenti, da 17 a cinque, Cimoli ha visto dimettersi uno dopo l’altro quasi tutti i consiglieri. A novembre aveva lasciato Augusto Zodda, altro rappresentante del Tesoro, e tre giorni fa Gabriele Checchia, nominato ambasciatore in Libano. Nell’agosto 2004, solo due mesi dopo la nomina, a mollare era stato Serafino Gatti.
Per la scelta dei nuovi amministratori si procederà, come prevede la legge, a un’assemblea degli azionisti. Secondo fonti governative, dovrebbe avvenire il 22 febbraio, cioè mentre i pretendenti staranno studiando i conti della compagnia. Intanto il cda previsto per il 19 gennaio, che doveva occuparsi, tra le altre cose, della dismissione di alcuni terreni nel comune di Fiumicino di proprietà della compagnia, è saltato. Ma che senso ha nominare un nuovo cda in carica soltanto per qualche mese? “Non è logico – spiega il professor Carlo Mario Guerci, esperto di politica industriale – I consigli di amministrazione non possono essere pro tempore”.
IL FOGLIO
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L’Eliseo riapre all’Iran
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il colpo di coda di Chirac per ora è stato stoppato dai sauditi e da Sarkozy
Un aereo del Quai d’Orsay stava per decollare per Teheran, ma poi il ministro degli Esteri di Riad ha detto: “Do not go”
A tre mesi dalla sua partenza dall’Eliseo, Jacques Chirac non ha rinunciato al suo potere esclusivo di guidare la politica estera della Francia e alla sua capacità unica di dividere il fronte occidentale sui dossier sensibili in medio oriente. “Ossessionato” dalla questione libanese – come ha rivelato un diplomatico del Quai d’Orsay – e alla ricerca di un’ultima trovata per salutare la scena internazionale, il presidente ha lanciato un’iniziativa unilaterale per restaurare il dialogo con l’Iran. Insensibile al rischio di compromettere il governo libanese e di pregiudicare la pressione della comunità mondiale sul programma nucleare di Teheran, Chirac vorrebbe inviare nella capitale iraniana il ministro degli Esteri, Philippe Douste-Blazy, per discutere della situazione in Libano e negoziare col regime dei mullah una tregua nella partita in corso nel paese dei cedri. Rivelata dal Monde a una settimana dalla Conferenza di Parigi sulla ricostruzione del Libano, l’idea è stata congelata, ma “una riflessione è in corso”, spiegano gli uomini dell’Eliseo: “Nessuna decisione definitiva è presa, perché è necessario avere un impegno tangibile su ciò che può essere ottenuto con questa visita”. In realtà l’aereo di Douste-Blazy, il cui decollo era stato programmato per metà gennaio, è rimasto a terra per l’opposizione interna e internazionale. Il candidato dell’Ump alle presidenziali, Nicolas Sarkozy, ha fatto sapere al ministro degli Esteri la sua opposizione a un viaggio “inappropriato e sproporzionato”. Lo stesso Douste-Blazy – raccontano al Quai d’Orsay – era giunto alla conclusione che l’iniziativa era destinata fallire, perché era il segnale sbagliato a pochi giorni dall’unanimità del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla risoluzione 1.737 che instaura sanzioni contro Teheran. Chirac ha insistito e, se non fosse stato per l’opposizione del mondo arabo sunnita, un aereo del ministero degli Esteri sarebbe comunque decollato. E potrebbe ancora prendere il volo, magari con a bordo Maurice Gourdault-Montagne, il consigliere alla Sicurezza di Chirac all’origine dell’iniziativa, o più probabilmente Jean-Claude Cousseran, ex ambasciatore in Egitto ed ex capo dell’intelligence francese.
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Israele scongela i fondi ad Abu Mazen. Hamas critica
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Segnali di disgelo in Israele: il governo ha versato 100 milioni di dollari al premier palestinese. In più Olmert ha annunciato lo stop a nuovi insediamenti in Cisgiordania
Gerusalemme - Il governo israeliano ha fatto oggi un versamento di 100 milioni di dollari a favore del presidente palestinese Abu Mazen, nel contesto di intese maturate nel vertice del 23 dicembre con il premier Ehud Olmert. Lo hanno reso noto fonti informate. Si tratta di una parte dei dazi doganali e di imposte a favore dell'Anp congelati da Israele dall'inizio dell'anno scorso, da quando cioé ha preso i poteri il governo di Hamas. In queste settimane Israele ha cercato di mettere a punto un sistema che desse garanzia che i 100 milioni di dollari siano gestiti in persona da Abu Mazen e non giungano al ministero delle finanze dell'Anp, che è diretto da un ministro di Hamas.
Distensione Nel frattempo Olmert ha lanciato oggi un altro segnale distensivo in direzione di Abu Mazen congelando tutti i progetti di costruzione di una nuova colonia nella valle del Giordano. Si tratta di Maschiut: un avamposto militare che alcune settimane fa era stato trasformato nel primo nucleo di un nuovo insediamento civile. Di fronte alla proteste internazionale, ha spiegato la radio militare, Olmert ha deciso adesso di congelare tutti i piani in merito
Hamas contrario Critiche sono state espresse da Hamas in seguito al versamento da parte di Israele dei 100 milioni di dollari (provenienti da tasse a favore dell'Anp e dazi doganali congelati) direttamente al presidente palestinese Abu Mazen, ossia ad al Fatah. "In questo modo il legittimo governo palestinese è stato aggirato»"ha lamentato Fawzi Barhum, un dirigente di Hamas, in una dichiarazione alla stampa. "Inoltre Israele si è arrogato il diritto di stabilire l'utilizzo di quei fondi". Alcuni osservatori hanno anche notato che il versamento dei fondi - concordato in linea di principio nel vertice fra Abu Mazen e il premier Ehud Olmert il 23 dicembre - è avvenuto alla immediata vigilia di un probabile incontro a Damasco del presidente dell'Anp con il leader di Hamas, Khaled Meshal.
IL GIORNALE
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Rivolta contro la benzina al market
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
L’Antitrust chiede più concorrenza nella distribuzione dei carburanti, liberalizzando gli orari e autorizzando alla vendita anche i supermercati, e i benzinai rispondono proclamando due giorni di sciopero che verranno definiti lunedì prossimo.
Ma le associazioni dei consumatori non ci stanno e minacciano denunce per interruzione di pubblico servizio.
A infuocare il clima, è stato prima un incontro al ministero per lo Sviluppo economico - cui non hanno partecipato il ministro e il suo consulente per l’energia, Umberto Carpi, e quindi abbandonato anzitempo dai gestori - poi l’Antitrust, che ha preso carta e penna e inviato una segnalazione a governo, Parlamento e Regioni per sollecitare una serie di misure. Un pacchetto che, dall’apertura alla grande distribuzione alla liberalizzazione degli orari, superi lo stallo e l’arretratezza della rete dei benzinai italiani rispetto agli standard Ue, contribuendo - scrive l’Antitrust - a fare scendere i prezzi e migliorare i servizi. Per ridurre i prezzi l’unica strada è vendere la benzina ai supermercati, sostiene l’Antitrust. In Italia ci sono 25mila distributori, ma solo una decina sono collocati presso centri commerciali, quasi tutti francesi. E non a caso in Francia il 55,8% delle vendite di carburante avviene presso i punti vendita della grande distribuzione. Una minaccia seria per i gestori italiani, che hanno un erogato medio inferiore allo standard Ue.
La rete italiana è scesa negli ultimi anni da 39mila a 25mila impianti, ma restano ancora troppi e soprattutto poco redditizi: l’arrivo della grande distribuzione, con i suoi prezzi più bassi, ne spazzerebbe via un buon numero. A guadagnarci sarebbero gli automobilisti che pagherebbero meno la benzina.
Ma non subito, evidentemente, perché i due giorni di sciopero minacciano di lasciarli a secco. «Reazione spropositata» commenta il viceministro allo Sviluppo, Sergio D’Antoni, mentre le varie associazioni di consumatori parlano di «decisione grave» e minacciano di chiedere la revoca all’autorizzazione alla vendita di carburanti per quei gestori che entreranno in sciopero.
IL GIORNALE
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Pubblico impiego: firmato accordo tra governo e sindacati
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Arriva lo statale «mobile». Governo e sindacati hanno firmato ieri un accordo per la riforma dell’amministrazione pubblica.
Oltre alla mobilità, l’intesa prevede la possibilità di esodi incentivati, la licenziabilità «in casi estremi» dei dirigenti manager, il telelavoro.
Arriva, in teoria, anche la meritocrazia: gli stessi cittadini dovrebbero poter dire la loro stilando una «pagella» sulla qualità dei servizi. L’impegno del governo è anche quello di eliminare, nel corso della legislatura, il precariato dal pubblico impiego. L’accordo è stato siglato fra i ministri Padoa-Schioppa e Nicolais e i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Bonanni e Angeletti.
Nei prossimi giorni sarà firmato a palazzo Chigi un accordo quadro che riguarderà anche la Sanità e le autonomie locali. Immediata la reazione negativa dei sindacati di base: con l’intesa, dicono, «si completa la campagna di odio verso i dipendenti pubblici iniziata da diversi mesi, finalizzata alla trasformazione in senso privatistico della Pubblica amministrazione». Non si esclude, tutt’altro, lo sciopero generale.
La mobilità, prevista da una legge fin dal lontano 1993 ma poco utilizzata finora (in tutto 9mila casi in 16 anni), anche nella versione 2007 è molto limitata: opera infatti nell’ambito dei confini della Provincia. L’obiettivo è quello di favorire le amministrazioni in carenza di organico, trasferendovi - con incentivi - personale che desidera cambiare lavoro. «In ogni caso, la mobilità sarà contrattata», assicura il segretario della Uil Luigi Angeletti. «Mobilità contrattata significa non mobilità», commenta scettico Maurizio Sacconi (Forza Italia). È inoltre paradossale che qualche mese fa, con la Finanziaria, il governo abbia abrogato lo stanziamento di 20 milioni di euro a favore della mobilità nel pubblico impiego: lo ricorda l’ispettore capo della Ragioneria dello Stato, Giuseppe Lucibello, nel corso di un’audizione alla Camera. Con quali fondi, allora, sarà incentivata la mobilità? Nel caso in cui non si possa ricorrere alla mobilità per far fronte agli esuberi, l’accordo prevede la possibilità di uscite incentivate: nel 2008 dovrebbero esserci 6 assunzioni ogni dieci uscite dalla Pubblica amministrazione. Per i dipendenti più anziani, ha spiegato Nicolais, non sono esclusi i prepensionamenti.
Per i dirigenti dello Stato viene eliminata ogni progressione di carriera automatica: incarichi e promozioni dovrebbero essere legati al merito. In caso di risultati estremamente negativi, non si esclude il ricorso al licenziamento. «È indecente che si parli di licenziabilità dei dirigenti con i sindacati che non li rappresentano», aggiunge Sacconi. Nell’intesa sono previsti anche un giro di vite alle consulenze esterne, la progressiva eliminazione del precariato nella Pubblica amministrazione (i contratti precari, scuola esclusa, sarebbero circa mezzo milione), un maggior ricorso al telelavoro. Nicolais parla di «grande cambiamento per il lavoro pubblico». E Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, invita a estendere alle pensioni il metodo di lavoro «silenzioso» adottato sugli statali.
IL GIORNALE
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Tasse ??? 700 miliardi per gli USA.
>>Da: socialdemocratico
Messaggio 2 della discussione
Mi sembrava il caso, dopo le reiterate dichiarazioni sul rendimento che le basi americane portano alle attività economiche nazionali ( ma nessuno dice quanto e come .... ), di pubblicarVi anche questo ...... L'Italia è il Paese che spende per le truppe Usa più di tutti nell'Ue
Toni De Marchi
Per ospitare le truppe americane nel nostro Paese, l´Italia spende ogni anno centinaia di milioni di dollari, in contributi diretti o indiretti. Per l´esattezza, nel 2003 - ultimo anno per il quale ci sono le cifre ufficiali - 366,54 milioni di dollari che rappresentano il 41% del costo totale di mantenimento delle basi americane in Italia. Una percentuale che fa di noi i più generosi alleati degli americani in Europa, dopo la Spagna. Molto più generosi degli inglesi, che sborsano solo il 27% delle spese di mantenimento delle basi. Più generosi dei tedeschi, che si limitano a pagare il 32%, la stessa percentuale che paga dalla Grecia. Il Belgio paga ancora meno, il 24%, per non parlare del quasi invisibile 3,6% dato dal Portogallo.
La media del contributo degli alleati europei della Nato è del 28%, molto, molto più basso di quello italiano. Dunque, nel rapporto con gli americani siamo i primi della classe. Altro che antiamericani. A dirlo è il Dipartimento della difesa di Washington in un documento pubblicato ogni anno e intitolato Allied Contributions To The Common Defense. Nel volume sono puntigliosamente elencati numerosi indicatori che definiscono il contributo militare e finanziario degli alleati degli Usa alla cosiddetta «difesa comune».
In realtà parlare di Common Defense è un eufemismo, perché le basi statunitensi in Italia sono basi nazionali e non basi Nato e le missioni che partono da lì sono decise a Washington e raramente condivise con il nostro Governo,. Basti pensare al lancio sull´Iraq di un migliaio di parà partiti da Vicenza e che segnò l´inizio dell´invasione Usa del 2003. Ma cosa c´è dentro quel 41%? Molte cose: dalla concessione a titolo gratuito di terreni ed edifici, riduzione delle spese telefoniche, esenzione dalla tassazione di beni e servizi destinati ai militari Usa, manutenzione delle basi (che formalmente sono "italiane"). A tutto questo bisogna aggiungere molte facilitazioni concesse ai militari e alle loro famiglie come l´acquisto della benzina in esenzione di imposte e accise. Forse per questo gli americani lasciano la Germania (lì le truppe sono state ridotte di oltre due terzi negli ultimi due anni) e attraversano le Alpi.
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Missione Arcobaleno, processo cancellato
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Finirà nel dimenticatoio giudiziario l'inchiesta su uno dei più grandi scandali degli anni Novanta, quello della Missione Arcobaleno, la campagna di aiuti umanitari per i profughi del Kosovo, alla quale furono chiamati a partecipare gli italiani nel ’99. Con prielievi conocordati sulle buste paga di milioni di lavoratori dipendenti e con libere offerte furono raccolte donazioni per acquistare beni di prima necessità: i pochi containers che arrivarono a Valona furono però depredati. Quando ancora non è stata celebrata nemmeno la prima udienza preliminare per decidere chi rinviare a giudizio, sono scattate le prime prescrizioni. Molti dei 26 imputati ai quali era stato notificato nel 2003 l'avviso di conclusione indagini, sono fuori dall'inchiesta grazie al trascorrere del tempo. È accaduto per gli ex parlamentari Ds Giovanni Lolli e Quarto Tabacchini, ai quali fu contestato il favoreggiamento.
LA PADANIA
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Picchia compagno di classe che non gli bacia le mani
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Bari - Ha preteso per l’ennesima volta che un suo compagno di classe gli baciasse le mani. Il rifiuto del ragazzino lo ha indispettito tanto che al cambio dell’ora, in un momento in cui in aula c'erano gli altri allievi ma non gli insegnanti, lo ha picchiato al punto da costringerlo al ricovero in Ospedale. E’ accaduto nel mese di dicembre in una scuola media di Bari.
La storia l’hanno raccontata agli agenti della Squadra Mobile della Questura la vittima di questo ennesimo episodio di bullismo e i suoi genitori proprio in una stanza dell’Ospedale. Protagonisti sono due alunni di appena 11 anni. Il ragazzo picchiato è rimasto ricoverato in ospedale per sette giorni. Dopo aver appreso la storia, i poliziotti hanno redatto una informativa consegnata alla Procura dei Minori.
I due ragazzini, entrambi in prima media, si sono resi già protagonisti di casi simili, noti anche agli insegnanti al punto che il giovane autore dell’aggressione, dopo un uno di questi episodi, è stato sospeso per cinque giorni dalle lezioni.
Il ragazzo, che ha collezionato molte note disciplinari e numerose assenze scolastiche, è figlio di un pregiudicato ed è seguito da anni dai servizi sociali poichè manifesta atteggiamenti violenti verso i compagni. I progetti di sostegno e recupero finora seguiti non hanno sortito gli effetti sperati. Durante le audizioni e le testimonianze è emerso che voleva comandare e pretendeva il “rispetto” dai compagni di classe.
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D’Alema si riprende il partito
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
ARRIVA, detta la linea e se ne va. Massimo D’Alema mette il suo marchio sulla direzione nazionale della Quercia che sancisce l’armistizio tra maggioranza e minoranza del partito e avvia il percorso che porterà al congresso nazionale del 19-21 aprile (la sede sarà probabilmente Genova). Al ministro degli Esteri bastano poche parole (quelle «catturate» da un microfono rimasto acceso sul tavolo della presidenza e trasmesse erroneamente dagli altoparlanti della sala stampa) per chiudere il contenzioso. «L’importante è trovare un accordo su regole e date - dice rivolto al segretario Piero Fassino -. Non apriamo una discussione politica». Passano una ventina di minuti e D’Alema lascia l’hotel Quirinale. Qualcuno tra i presenti si stupisce: «Ma come, il presidente del partito lascia la direzione quando ancora non c’è un accordo?» Un eccesso di preoccupazione visto che, alla fine, tutto si svolge come auspicato dal vicepremier. Certo, non è stato semplice arrivare ad un accordo unitario su regole e data. Ci si è messa anche la nebbia che ha bloccato per quasi due ore il ministro Fabio Mussi, candidato della sinistra Ds alla segreteria del partito, a Torino. Così la direzione, inizialmente prevista per le 11, è stata posticipata di due ore. Alle 13 la minoranza della Quercia è la prima ad arrivare al gran completo nelle stanze dell’hotel Quirinale. C’è anche Massimo D’Alema, ma non Piero Fassino che, in compenso, ha già telefonato un paio di volte a Mussi per capire le reali intenzioni della controparte. Alle 13.30 arriva anche lui ma, nel frattempo, Mussi, Cesare Salvi e Valdo Spini hanno improvvisato una riunione della minoranza nel parco dell’hotel. C’è da decidere la linea dopo che la maggioranza ha bocciato l’ipotesi di uno spostamento della data del congresso e ha detto no al voto segreto congiunto per mozioni e segretario. Verso le 14.30 Mussi parla con Fassino e la trattativa si riapre. Si riunisce nuovamente la commissione del congresso e l’accordo sembra possibile. Alle 15.35 Piero Fassino apre i lavori della Direzione. L’intesa sembra ormai in dirittura di arrivo: la sinistra Ds non farà barricate sulla data del congresso e in cambio incasserà il voto segreto congiunto su mozioni e segretario. Fassino lo annuncia alle 18, durante la sua replica. La direzione vota compatta il regolamento (solo tre astenuti). Mussi gongola, il segretario si dice soddisfatto per l’intesa unitaria e anche Massimo D’Alema (tornato all’hotel Quirinale) è appagato. In fondo è stato lui a dettare la linea e adesso pensa già al prossimo passo: la costruzione del Partito Democratico.
IL TEMPO
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Magiste, dichiarato il fallimento della società
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Il Tribunale di Roma ha dichiarato il fallimento della società Magiste, la capogruppo di quello che fu l'impero di Stefano Ricucci. La denominazione sociale derivava dalle iniziali dei genitori del finanziere romano, Matteo e Gina, e dall'iniziale del suo nome di battesimo. Già il giudice per le indagini preliminari di Milano Clementina Forleo aveva respinto qualche settimana fa la richiesta di dissequestro di 67,275 milioni, presentata dalla difesa di Ricucci. Il denaro era stato "congelato" dalla Procura del capoluogo lombardo, nei mesi scorsi, nell'ambito dell'inchiesta sulla tentata scalata ad Antonveneta. Per il giudice risultava "evidente che l'importo in questione, ove dissequestrato, porterebbe probabilmente all’aggravamento delle conseguenze dei reati ipotizzati andando a soddisfare debiti non meglio definiti e definibili". Per il Gip milanese, infatti, l'istanza di dissequestro presentata muoveva dalla necessità "di soddisfare debiti della stessa Magiste International verso altre società sempre riconducibili al gruppo Ricucci, le quali tuttora sfuggono ad ogni forma di controllo giudiziale oltre che all'osservanza delle regole della corporate governance". Magiste deteneva varie partecipazioni finanziarie in Rcs, Bnl, Antonventa, Capitalia, Hopa, Banca Popolare di Lodi, Bipielle Investimenti, Banca Valori, Meliorbanca, Società Sportiva Lazio.
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Sette anni senza Craxi il riformista
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
L’ex direttore dell’Unità, Peppino Caldarola, sbotta di fronte all’inconsistenza della sua “casa” post-comunista, e pur dichiarando che rinnoverà la tessera dei Ds, afferma: “Vorrei misurarmi con la storia del mio vecchio partito, capire che cosa si deve buttare e che cosa tenere di quella lunga esperienza di vita. Vorrei oggi misurarmi con il riformismo craxiano”. Non è uno sfogo quello di Caldarola, ma un’esigenza sentita da diversi esponenti di quell’area ormai troppo vasta, e quasi svuotata di significato, che è il riformismo. Purtroppo il craxismo, o meglio la figura di Bettino Craxi, con la sua storia politica e umana, è il vero “buco nero” dei riformisti veri e di quelli sedicenti dell’Italia attuale. Si fanno convegni, ma si guarda bene dal ricostruire politicamente e storicamente quella storia. Ricorre proprio oggi, 19 gennaio, il settimo anniversario della morte di Bettino Craxi, “il latitante” secondo l’angusta visione del ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro, “celebre pm” all’inizio degli anni Novanta, il “fenomeno” della pulizia morale. Ed è probabile che, dietro alla toga di Di Pietro, ci siano le “anime candide” guidate dai Bocca, dai Maltese, dai Travaglio, per citare quelli che prima vengono in mente. Scribi che stanno ancora consultando le carte processuali per capire e per ribadire che “Craxi non poteva non sapere”. Questi signori hanno, a parere di chi scrive, una visione della storia “da giornata in pretura”. Quando gli fa comodo, ovviamente, perché Giorgio Bocca non risparmia per esempio i suoi “fulmini” a Giampaolo Pansa, sulle “vendette” dei partigiani invocando il “contesto” del dopoguerra. Caldarola invece, che ha una visione più ampia, spiega: “Oggi, anche in questa Italia, uno statista come Craxi non sarebbe più trattato nel modo in cui è stato trattato prima della sua morte”.
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Legge elettorale, la corsa contro il tempo di Vannino Chiti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Quasi due mesi di consultazioni bilaterali (e non è ancora finita) per cercare di trovare un minimo comune denominatore parlamentare sulla riforma della legge elettorale. Il ministro Vannino Chiti, sempre accompagnato dal sottosegretario Paolo Naccarato, ce la sta mettendo tutta per scongiurare l’incombente referendum sulla materia promosso dal professor Giovanni Guzzetta. E va detto che in effetti, in attesa di incontrare anche quella delegazione ulivista che manca ancora all’appello ma che non dovrebbe riservargli sorprese, è almeno riuscito a ridurre a due le opzioni su cui tentare una sintesi bipartisan in Parlamento: da un lato una serie di correzioni chirurgiche alla normativa attuale sulla falsariga (ma non solo) di quanto suggerito dal professor Roberto D’Alimonte; dall’altro lato un adattamento del sistema in vigore per le elezioni regionali (il cosiddetto Tatarellum), accompagnato da una modifica costituzionale che introduca quantomeno la designazione diretta del presidente del Consiglio. Non tutti però sono completamente d’accordo su tutto per quello che riguarda le due ipotesi appena formulate.
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C’è un esproprio stile Yukos in Europa
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
In Romania si sta verificando un caso Yukos in formato minore. Yukos, la compagnia petrolifera controllata da Mikhail Khodorkovsky, ora in carcere con una dura sentenza di condanna, è stata nazionalizzata dal governo di Putin tramite un esproprio per recuperi di imposte evase. Khodorkovsky aveva comprato per poco da affrettate privatizzazioni il nucleo originario di Yukos, facendone un colosso energetico. Ma aveva la colpa d’essere stato leader della opposizione politica a Putin. Ora una sorte analoga può toccare all’architetto rumeno Dinu Patriciu che nel 1998 comprò dallo stato rumeno per 20 milioni di dollari la decrepita società petrolifera Rompetrol, che possedeva solo una raffineria non funzionante e qualche pompa di benzina. Ne ha fatto una compagnia con moderne raffinerie sul mar Nero e cinquecento stazioni di servizio in 13 stati. Rompetrol paga il sette per cento delle imposte della Romania e contribuisce con il tre per cento al suo pil. Ma Patriciu ha commesso l’errore di pensare alla politica. Alla guida del Partito liberale ha fatto una campagna contro Traian Basescu, ora presidente della Romania. Processando i proprietari di Rompetrol con accuse analoghe a quelle contro Yukos Bucarest mira a nazionalizzarla. La Commissione europea dal primo gennaio è competente del caso perché Rompetrol ha sede in uno stato dell’Unione. Ciò costituirà per l’Unione europea un banco di prova della sua capacità d’imporre agli stati ex comunisti nuove regole.
IL FOGLIO
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L’ Indonesia come "terra di mezzo"?
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
In anteprima mondiale è stato presentato ad Armidale (Nuovo Galles del Sud, Australia) il libro che racconta nel dettaglio la scoperta di un popolo simile agli hobbit che visse su un'isola tropicale indonesiana attorno a 20.000 anni fa.
Secondo la ricerca completata dal professore della New England University, Mike Moorwood, i manufatti che il suo gruppo ha riportato alla luce durante lo scavo archeologico del 2003 sull'isola di Flores, suggeriscono l’esistenza di una sorta di "terra di mezzo", con esseri umani alti un metro che cacciavano elefanti in miniatura, roditori giganti e draghi di Komodo.
Il professor Moorwood ha scritto "La scoperta degli Hobbit" per documentare le ricerche effettuate presso le caverne di calcare di Liang Bua sull'isola di Flores, in collaborazione con il suo collega Penny Van Oosterzee. Il progetto di Armidale, ha visto la partecipazione di una squadra di esperti australiani ed indonesiani ed è stato reso possibile dalla cooperazione della locale Comunità di Flores.
Il libro illustra nel dettaglio l'esistenza di un antico gruppo di persone "una specie umana del tutto sconosciuta e molto piccola che viveva su un'isola remota nell’est dell’Indonesia" e spiega le politiche moderne che hanno circondato la sorprendente scoperta.
Lo scheletro quasi completo e ottimamente preservato trovato dalla squadra è stato ribattezzato affettuosamente "l’Hobbit" per la notevole somiglianza ai personaggi di fantasia descritti da JRR Tolkien nel suo capolavoro, “Il signore degli anelli”.
Si pensa che le ossa possano essere appartenute ad un esemplare femminile di Homo Floresiensis: un metro di altezza circa, la testa della dimensione di un pompelmo, collo e braccia lunghe naso piatto, grandi denti e mento molto poco definito, una specie umana precedentemente sconosciuta.
Nel libro, la scoperta dell’Homo Floresiensis viene indicata come fondamentale per lo studio dell’evoluzione della specie, in grado di trasmettere un’ondata di eccitazione a tutta la Comunità scientifica per le molte implicazioni storiche, religiose, sociali e biologiche.
Nel libro si affronta anche la risposta internazionale dei mezzi di informazione ad una simile sconvolgente possibilità. Si descrive il turbine di interviste, articoli, servizi giornalistici e pubblicazioni "per una scoperta scientifica di cui si parlava nei villaggi, nelle città, e perfino nei piccoli insediamenti umani vicini alle foreste. Era oggetto di conversazione nei saloni dei barbieri e di bellezza, nelle sale dell'università e a scuola, oltre che in qualsiasi posto di lavoro."
La rivelazione di un essere umano con cervello piccolo e ridotte dimensioni fisiche, è stata ancora più sensazionale in occasione del ritrovamento di attrezzi al sito dello scavo. L'esistenza di questi strumenti suggerisce che la specie cacciava, usava il fuoco e riuscì perfino a sviluppare una lingua, molti anni prima dell’avvento delle caratteristiche di civilizzazione umana moderna.
Il professor Moorwood sottolinea come le implicazioni possano essere di grande portata e piuttosto destabilizzanti, perché, se corrette, dimostrerebbero che il formato del cervello non è indice di intelligenza.
Il ritrovamento non è stato accolto senza polemiche e la legittimità delle nuove teorie è stata messa in discussione da numerosi scienziati intorno al mondo. Vi sono state critiche e accuse, addirittura quella di aver trafugato le ossa per svo
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Come e quando una cellula diviene staminale
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Ricercatori dell’Università di Cambridge hanno scoperto lo stadio a cui alcune delle cellule di un ovocita fecondato di mammifero sono destinate a diventare cellule staminali e perché ciò avviene. La scoperta, che stravolge la credenza secondo cui le cellule sarebbero tutte uguali fino alla quarta divisione cellulare, è riportata sull’ultimo numero di Nature.
Dopo la fecondazione le cellule dell’embrione soggiaciono a divisioni di tipo simmetrico e asimmetrico; queste ultime indirizzano le cellule figlie più piccole verso l’interno dell’embrione e da esse deriverebbe la massa cellulare delle cellule staminali. Finora si riteneva che lo sviluppo embrionale dei mammiferi prendesse avvio da cellule identiche, e che la prima a emergere fosse la suddivisione in cellule interne ed esterne.
Tuttavia il gruppo di ricerca diretto da Magdelena Zernicka-Goetz ha riscontrato prove del fatto che già allo stadio di quattro cellule si manifestano differenze, ben prima cioè che esse si dispongano in uno strato esterno e uno interno; tali differenze deriverebbero dall’orientazione e dalla successione delle divisioni.
"La nostra scoperta è sorprendente – ha detto la professoressa Zernicka-Goetz – non solo perché mostra che le cellule dell’embrione di mammifero iniziano a diversificarsi molto prima di quanto ritenuto, ma anche perché ci dà concrete indicazioni di come manipolare cellule embrionali in modo che si sviluppino con le proprietà delle cellule staminali naturali dell’embrione.”
Lo studio ha anche trovato che il destino della cellula e l’attività di trascrizione è determinata dal livello di una forma metilata dell’istone H3, una delle proteine fondamentali attorno a cui il DNA si impacchetta e che quando viene modificato influenza l’espressione dei geni. Quanto più alti sono i livelli di questa forma modificata dell’istone H3, tanto più le cellule embrionali di mammifero tendono a sviluppare le qualità di cellule embrionali interne, la popolazione cellulare che ha le proprietà simili a quelle staminali.
Lo studio mostra quindi come la manipolazione di informazioni epigenetiche relative a questo istone possa influenzare il destino cellulare.
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La più distante famiglia di cluster mai osservata
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Per ironia della sorte, a nasconderla agli occhi degli astronomi e dei telescopi è uno dei cluster di stelle a noi più vicini. Dietro, si trova la popolazione di cluster più distante mai osservata, ora scoperta da Jason Kalirai, ricercatore dell’Università della California a Santa Cruz, e Harvey Richer dell’Università della British Columbia. E proprio questa caratteristica potrebbe fornire preziose informazioni sull’antica struttura di questi sistemi. "Data la loro distanza, la luce che vediamo oggi di questi cluster è stata emessa più di un miliardo di anni fa, è per questo custodisce indizi importanti per comprendere l’evoluzione dei cluster globulari”, ha commentato Kalirai che ha partecipato allo studio e ne ha presentato i risultati al convegno dell’American Astronomical Society tenutosi a Seattle.
La ricerca è cominciata con un’analisi di un cluster globulare di stelle nella Via Lattea denominato NGC 6397, grazie alle immagini catturate dall’Advanced Camera for Surveys dello Hubble Space Telescope. Si tratta di una famiglia di migliaia di stelle distante da noi “solo” 8500 anni luce. I nuovi dati hanno fornito importanti indicazioni su età, origine ed evoluzione di questo cluster. Sullo sfondo, tuttavia, rimaneva nascosto qualcosa di ancora più straordinario, ovvero una galassia ellittica che contiene molte centinaia di cluster globulari. Sebbene ciascuno di essi contenga probabilmente centinaia di migliaia di stelle, esse sono così distanti dalla Terra, che ciascun cluster appare come un singolo, debole punto di luce nell’immagine di Hubble. Le analisi spettroscopiche effettuate successivamente con il Gemini Multi-Object Spectrograph del Telescopio Gemini South di Cerro Pachon, in Cile, hanno permesso di determinare il redshit dell’oggetto e di ricavare che si tratta effettivamente del più distante gruppo di cluster mai osservato.
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Venti supersonici per tre pianeti extrasolari
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Sulla Terra esistono forti escursioni di temperatura fra il giorno la notte, ma a quanto sembra le cose vanno diversamente per alcuni grandi pianeti scoperti all’esterno del sistema solare. Una serie di nuove misurazioni condotte da astronomi dell’Università di Washington su tre di essi indica che la loro temperatura resta pressoché costante – e decisamente bollente – sia durante il giorno che durante la notte, e questo anche quando una faccia del pianeta è esposta quasi costantemente al suo sole, e l’altra resta sempre al buio.
La ragione di ciò sembra vada imputata alla presenza di venti supersonici, stimabili anche in 14.000 chilometri all’ora, che rimescolano costantemente l’atmosfera, impedendo che il lato oscuro del pianeta si raffreddi.
I pianeti gassosi giganti scoperti in altri sistemi stolari nel decennio scorso orbitano attorno alla loro stella spesso a distanze paragonabili a quella di Mercurio dal Sole, rivolgendo però sempre la stessa faccia alla fonte di calore. Ciò avrebbe dovuto determinare una differenza di temperatura notevolissima fra il lato illuminato e quello oscuro di tali pianeti. Per i tre pianeti ora studiati attraverso lo Spitzer Space Telescope – 51 Pegasi, distante da noi circa 50 anni luce, HD179949b distante circa 100 anni luce e HD209458b distante circa 147 anni luce – la temperatura sembra aggirarsi in modo costante attorno ai 925 gradi Celsius, con variazioni quasi impercettibili che si aggirano attorno allo 0,25 per cento.
"Questi pianeti sono così vicini alle loro stelle – ha detto Eric Agol, che ha diretto la ricerca – da mostrare effetti di marea migliaia di volte più intensi di quelli presenti sulla Terra. Sono così forti da formare rigonfiamenti che deformano letteralmente il pianeta, e alterarne l’orbita.”
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Più cervello, più adattabilità all'ambiente
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
L’ipotesi che un grande cervello sia meglio di uno piccolo sembra di per sé banale, ma ne esiste una versione più raffinata che ha trovato una conferma sperimentale proprio di recente. Secondo quanto si legge sull’ultimo numero della rivista Proceedings of the Royal Society B gli uccelli con un cervello grande rispetto alle dimensioni corporee sembrano avere un tasso di mortalità inferiore rispetto agli uccelli con un rapporto meno favorevole. In pratica, la maggiore quantità di materia cerebrale funzionerebbe come una sorta di “tampone cognitivo”, che permette agli animali un comportamento più flessibile e adattabile alle diverse condizioni imposte dall’ambiente. Ciò spiegherebbe anche perché alcune specie – prima fra tutte quella umana – abbiano evoluto un sistema nervoso centrale di maggiori dimensioni, nonostante ciò implichi maggiori “costi” in termini energetici. Per verificare l’ipotesi, gli autori dello studio hanno confrontato le dimensioni cerebrali e del corpo di 200 differenti specie di uccelli delle regioni polari, temperate e tropicali. Gli uccelli sono infatti animali di cui sono ben note le risposte adattative all’ambiente, ed è possibile pertanto determinarle il termini quantitativi.
"I nostri risultati suggeriscono che gli animali con un cervello più grande sarebbero in grado di confrontarsi meglio con le sfide ambientali come il cambiamento climatico e la distruzione degli habitat”, ha commentato Tamas Szekely, del Dipartimento di biologia e biochimica dell’Università di Bath, nel Regno Unito. “La conclusione è supportata dal fatto che gli uccelli con il cervello di maggiori dimensioni hanno più successo nel colonizzare nuove aree geografiche e nel sopravvivere ai cambiamenti stagionali.”
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Salvare le balene a costo zero
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Un metodo semplice e a costo nullo per salvare le balene che vivono nel Golfo del Maine: è quanto propongono sulla rivista “Current Biology” i ricercatori della Dalhousie University, nella Nova Scotia, in collaborazione con i colleghi dell'Università del Rhode Island, e della Woods Hole Oceanographic Institution, che mettono sotto accusa le trappole per la pesca degli astici, nelle quali rimangono impigliati i cetacei.
Sebbene sia stata protetta per più di 70 anni, la popolazione della balena franca boreale (Eubalena glacialis) non ha recuperato il depauperamento dovuto allo sfruttamento degli anni passati, e l’estinzione rimane un rischio tangibile. Lungo le coste orientali del Nordamerica ne restano circa 350 esemplari. Una delle cause di questa situazione è rappresentata proprio dalle minaccia costituita dalle trappole di pesca agli astici: secondo la documentazione fotografica, circa il 75 per cento degli esemplari ne portano i segni.
Nel loro lavoro i ricercatori hanno confrontato due approcci opposti nelle strategie di pesca: quello del lato canadese e quello del lato statunitense del Golfo. Il primo si svolge nella stagione invernale, mentre il secondo si svolge tutto l’anno, e comporta la messa in opera di una quantità di trappole 8-9 volte superiore, in un dato momento. Nonostante questo sfruttamento intensivo, la resa è solo del 30 per cento superiore rispetto al lato canadese. Si stima inoltre che ogni astice catturato in Canada abbia un impatto negativo pari a circa l’1 per cento di quello relativo a un astice pescato negli Stati Uniti.
Gli autori dell’articolo propongono quindi una pesca estesa su soli 6 mesi, e una riduzione delle trappole di un fattore 10. È questa la migliore strategia di pesca, in grado di ridurre i costi e aumentare il ritorno economico, oltre, ovviamente, a garantire la conservazione della popolazione delle balene.
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HIV: un nuovo test predice la farmacoresistenza
>>Da: urania
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Poiché i geni dell’HIV mutano facilmente, e i virus si riproducono rapidamente, chi è infetto può ospitare nel proprio organismo numerose forme differenti dell’agente patogeno. In alcuni casi, questi ceppi mutanti possiedono proprietà che li rendono resistenti ai farmaci utilizzati nella terapia antiretrovirale. Dato che questa non sopprime completamente il virus, un ceppo resistente si replica in modo più efficiente rispetto a quelli non resistenti e finisce per diventare quello dominante nell’organismo del paziente.
Ora, un gruppo di ricercatori del Duke University Medical Center è riuscito a sviluppare un test altamente sensibile per identificare i ceppi di HIV farmacoresistenti nel sangue dei pazienti.
Come spiegano in un articolo appena pubblicato sulla versione on line di Nature Methods, che anticipa il numero a stampa di febbraio, il test messo a punto si concentra sull’individuazione delle mutazioni che possono occorrere in certe posizioni dei geni del virus, note per essere correlate alla farmacoresistenza: una singola mutazione nella posizione 46 del gene per la proteasi, per esempio, è legata alla resistenza all’indinavir.
Dei circa 20 farmaci attualmente utilizzati per il trattamento dell’infezione, tutti meno uno hanno come obiettivo due geni che controllano l’espressione di due proteine essenziali dell’HIV: la trascrittasi inversa e la proteasi.
Il test, che è in grado di identificare la presenza di un solo virus mutante su 10.000, ha una sensibilità mille volte superiore a quelli finora utilizzati, è anche l’unico in grado di identificare la presenza di virus portatori di più di una mutazione.
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L'età dei giganti gassosi
>>Da: urania
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I pianeti gassosi giganti, come Giove e Saturno si formerebbero subito dopo la loro stella: è questa la conclusione di una ricerca condotta da ricercatori dell’Università dell'Arizona sulla base di osservazioni compiute grazie allo Spitzer Space Telescope della NASA. In base ai loro calcoli, in particolare, questo tipo di pianeti o si forma entro i primi 10 milioni di anni di vita della stella, o non si forma affatto. La vita media di una stella di tipo solare si aggira intorno ai 10 miliardi di anni.
Per giungere alla conclusione, il gruppo di astronomi diretto da Ilaria Pascucci ha esaminato 15 stelle simili al Sole, di età compresa fra i 3 e i 30 milioni di anni, cercando la presenza di gas caldi nella parte interna di quei sistemi stellari e di gas freddi in quella più esterna.
Attorno a tutte le stelle esaminate nello studio turbina una quantità di gas pari a meno del 10 per cento di quella massa di Giove, ha detto la Pascicci. “Ciò indica che i pianeti giganti come Giove o Saturno si sono già formati in questi giovani sistemi solari, o che non si formeranno mai."
Gli astronomi ritengono che il gas attorno alla stella possa essere importante per indurre i pianeti di tipo terrestre, ossia quelli rocciosi, a percorrere una orbita relativamente circolare. Se la Terra possedesse un’orbita fortemente ellittica, le temperature assumerebbero valori così opposti ed estremi da rendere impossibile lo sviluppo di organismi complessi.
Molti sistemi stellari simili al nostro non contengono gas sufficiente per costringere eventuali pianeti rocciosi in una orbita circolare, ha concluso la Pascucci.
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Viaggio al centro della memoria
>>Da: urania
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Ricercatori del centro di biologia murina del Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare [EMBL] di Monterotondo, in Italia, e dell'Università Pablo de Olavide di Siviglia, in Spagna, per la prima volta, indagano le basi molecolari della memoria in topi vivi. Nello studio che sarà pubblicato sul numero di questo mese di Learning and Memory è stata identificata una molecola il cui coinvolgimento è cruciale nell'apprendimento ed una via di segnale attraverso la quale essa agisce sulla memoria.
Gli organi di senso informano il cervello su cosa ci accade intorno e le cellule nervose si trasmettono queste informazioni tra loro usando impulsi elettrici, che diventano tanto più forti quanto più spesso una cellula sperimenta il medesimo stimolo, permettendole di discernere tra informazioni familiari e no. In altre parole una cellula rievoca un evento sotto forma di un segnale insolitamente forte e durevole. Si pensa che questo fenomeno di potenziamento persistente (o LTP), sia basilare per l'apprendimento e la memoria.
Liliana Minichiello e il suo team hanno combinato metodi molecolari, elettrofisiologici e comportamentali in un sofisticato modello murino. Questo nuovo approccio ha permesso loro di avviare, per la prima volta, la dissezione delle basi molecolari della LTP attribuendone simultaneamente gli effetti sull'apprendimento e la memoria. Utilizzando metodi di genetica è stato generato un ceppo di topi con una versione difettosa del recettore TrkB che, espresso sulla superficie delle cellule dell'ippocampo, converte i segnali in entrata in risposte cellulari. I topi che esprimono il TrkB difettoso, incapace di attivare un'importante cascata di segnale in cui è implicata la proteina PLCg, non si sono dimostrati in grado di imparare ed allo stesso tempo la LTP, generata da normali cellule dell'ippocampo in risposta a stimoli familiari, è venuta meno.
"Le cascate di segnale attivate da TrkB e PLCg sono centrali sia per la LTP che per l'apprendimento. Per la prima volta siamo stati in grado di provare che la LTP e l'apprendimento hanno di fatto una base molecolare comune," dice José Delgado García dell'Università di Siviglia.
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Maya e impero Tang sconfitti dalla siccità
>>Da: urania
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Una nuova teoria suggerisce che il declino della dinastia Tang in Cina e della civiltà Maya in Messico siano legate a uno stesso evento: un lungo periodo di siccità che colpì contemporaneamente diverse parti del globo.
L’analisi dei sedimenti del lago Huguang Maar, nella Cina sudorientale, suggerisce infatti che fra l’VIII e il IX secolo, proprio quando finirono le fortune della dinastia Tang, la stagione estiva dei monsoni fu particolarmente avara di piogge. Nello stesso arco di tempo si riscontra un’analoga scarsità di piogge nell’America centro-meridionale, come è testimoniato dall’esame dei sedimenti del lago Cariaco, in prossimità delle coste del Venezuela. Secondo Gerald Haug del Centro di ricerche in scienze della Terra di Potsdam, in Germania, e Larry Peterson, dell’Università di Miami, in Florida, questi fenomeni sarebbero stati legati – come illustrano in un articolo apparso sull’ultimo numero di Nature – a uno spostamento globale della cosiddetta zona di convergenza intertropicale (ITCZ), una fascia di forti piogge che si può spostare in risposta a fenomeni come El Niño, che periodicamente indebolisce l’intensità dei monsoni che interessano il sud-est asiatico.
Secondo Haug e Peterson le formazioni nuvolose che si formano nella ITCZ si sarebbero spostate più a sud, provocando per quasi due secoli una cospicua riduzione delle piogge estive in corrispondenza del tropico settentrionale.
Al crollo dei due imperi, osservano i due studiosi, hanno sicuramente contribuito altri fattori, come l’eccessivo sfruttamento del loro territorio da parte dei Maya, la cui popolazione era stata in continuo, tumultuoso aumento per diversi secoli, o le protratte ed estenuanti guerre di confine in cui era invischiata la dinastia Tang; tuttavia, le carestie legate alla siccità – continuano Haug e Peterson – devono avere avuto un ruolo di notevole importanza nell’incapacità di quelle due civiltà a rispondere con successo alle sfide.
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OTTIMA IMPRESSIONE
>>Da: petra3_7
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Ieri pomeriggio sono stata ai Mgazzini del Cotone(Genova) dove il Presidente ha presentato i candidati x sindaco e provincia:Enrico Musso e Renata Olivieri è stata una bella kermess e devo dire che la scelta dei candidati mi sembra veramente giusta. Come tutti sapete la Liguria è una regione"ostica" le persone mi sembrano molto valide e chissa.... Auguri AI NUOVI CANDIDATI DI VERO CUORE! ps:sto aspettando di sapere di più sui nuovi circoli,siamo gia in parecchi...
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INTERNET CULTURALE
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Realizzato dal Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali, offre moltissime informazioni e la ricerca sul patrimonio gestito dalle biblioteche italiane, l'accesso gratuito ad alcuni documenti digitalizzati, informazioni su mostre ed eventi ed altro ancora: http://www.internetculturale.it/
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PREVIDENZA COMPLEMENTARE
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
A cura del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, informazioni sulle nuove regole che riguardano il TFR: chi e' interessato, cosa c'e' da sapere, cosa e perche' scegliere: http://www.tfr.gov.it/
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A colpo d'occhio
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Un’occhiata veloce spesso vale più di una accurata ricerca. Lo sostiene uno psicologo dello University College di Londra che ha studiato il modo in cui cerchiamo un oggetto nascosto tra altri.
Studiando i movimenti degli occhi, l’esperimento ha dimostrato che, quando cerchiamo una cosa “alla cieca” e frettolosamente, siamo portati a dirigere il nostro sguardo nella giusta direzione. Cosa che accade meno di frequente quando invece abbiamo il tempo di ragionarci su.
Ma com’è possibile che attivando le funzioni mentali che di solito sono d’aiuto nella ricerca, abbiamo meno possibilità di trovare qualcosa che non riusciamo a vedere? Il ricercatore ha spiegato il dilemma dicendo che talvolta queste funzioni rendono la nostra mente più selettiva e lenta, di fatto ostacolandoci.
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Niente futuro senza il passato
>>Da: urania
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Chi soffre di amnesia non solo dimentica il passato, ma non riesce nemmeno immaginare il futuro. Lo sostiene Eleanore Maguire dello University College di Londra, dopo uno studio condotto su alcune persone con lesioni all’ippocampo, la regione del cervello associata alla memoria e all’orientamento. La ricercatrice ha chiesto di descrivere una serie di esperienze abbastanza normali, come la visita a un museo.
Mentre di norma siamo capaci di immaginare la situazione e raccontarne i particolari, dai quadri appesi alle pareti all’odore di polvere, tipico di alcuni vecchi edifici, coloro che sono affetti da amnesia non riescono a dare a quella esperienza il giusto sfondo, per esempio non si ricordano gli odori o i rumori che si possono sentire in un museo.
E questo, secondo gli scienziati, a causa della loro amnesia, poiché non riuscendo a mettere in ordine gli eventi passati, non sono in grado neanche a immaginare eventi futuri, per quanto comuni, come una visita al museo.
Il ruolo della memoria sarebbe quindi più ampio di quanto pensato finora: tra le sue funzioni ci sarebbe anche quella di aiutarci a pianificare il futuro e a muoverci con la mente in scenari fittizi.
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Le impronte del cervello
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Il cervello di ciascuno di noi è unico. O meglio la sua attività è diversa per ogni individuo. Per questo è stato possibile mettere a punto un nuovo sistema elettronico in grado di riconoscere una persona dalla sua attività cerebrale. La notizia arriva dalla Grecia, dove alcuni ricercatori stanno lavorando a un progetto europeo sulle nuove tecnologie biometriche di sicurezza. Si tratta di una calotta che rileva intensità e tipo di segnale prodotto dal cervello, basandosi sui dati di una comune elettroencefalografia. In ogni individuo questi valori sono unici e le informazioni ottenute potrebbero essere più precise di un’impronta digitale. Il team guidato da Dimitrios Tzovaras – a cui si deve la scoperta – sta già pensando a tutti i possibili metodi di impiego, anche se non mancano gli scettici. Olaf Hauk, esperto di biometria dell’’università di Cambridge, sostiene infatti che ci sia una vasta gamma di situazioni, tra cui ad esempio lo stress, che possono alterare i dati ottenuti in modo significativo. «I risultati dipendono da molti fattori. – ha dichiarato Hauk – Nessuno di noi, all’aeroporto, vorrebbe essere scambiato per un'altra persona solo perché ha dormito male la sera prima».
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Quanto deve essere grande un predatore?
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Perché i leoni sono più piccoli degli elefanti? La risposta sta nel loro fabbisogno di energia. Secondo Chris Carbone, dell’Istituto di Zoologia di Londra, un “super-carnivoro” di grosse dimensioni (come un elefante per esempio) non potrebbe soddisfare con la caccia il bisogno di energia di un corpo enorme.
Il metabolismo dei mammiferi predatori, infatti, impone già allo stato attuale un consumo di energia talmente alto da costringere lupi, leoni e orsi polari a riposarsi per la maggior parte del tempo ed essere così in grado di cacciare le loro prede. Un caso a parte sono i carnivori più piccoli, quelli compresi tra i 15 e i 20 chilogrammi, le cui dimensioni potrebbero ipoteticamente aumentare nel tempo. Ma per i predatori più grandi non c’è possibilità.
Il discorso cambia invece negli oceani, dove ci sono più prede e bisogna fare meno sforzo per trovarle. Questo ha reso possibile a molti mammiferi carnivori, come le orche, di diventare grandi. La scoperta spiegherebbe anche perché i grossi predatori terrestri sono quasi tutti estinti, ma soprattutto ci può aiutare a capire quali specie oggi sono più a rischio.
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Il materiale che non si sporca mai
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Immaginate una tazza che, anche dopo aver fatto colazione con latte e biscotti, resta pulita come se non l'aveste mai usata. Non male vero? Forse presto bicchieri, piatti e altri oggetti per la casa (e non solo) potranno essere realizzati in un nuovo materiale che non si sporca mai. Il segreto è il femtosecond laser, un particolare tipo di laser ultraveloce in grado di trattare alcune superfici così che sporco e acqua possano scivolare via senza lasciare tracce. Lo studio è olandese e a metterlo in pratica è stato un dottorando, Max Groenendijk dell'Applied Laser Technology Group dell'Università di Twente, che si è ispirato al fior di loto, noto perché le sue foglie, anche in ambienti paludosi, restano sempre pulite. Il trucco è in un'infinità di minuscole strutture dette "microvilli" che impediscono ad acqua e sporco di depositarsi. Groenendijk ha semplicemente applicato lo stesso principio alle superfici artificiali bombardando il materiale con "proiettili luminosi" ad alta intensità. Il risultato è una serie di microsolchi che si comportano né più né meno come i microvilli del loto.
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Quando il cervello fa di conto
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Se i numeri vi spaventano, questa potrebbe essere per voi una buona notizia.
Recenti studi hanno infatti dimostrato che, quando pensiamo un numero, il cervello si attiva in modo differente a seconda se si tratta di una quantità espressa in cifre o in lettere. Finora, al contrario, si riteneva che questa differenziazione non esistesse, e che fosse sempre la corteccia parietale (posta poco sopra la fronte) ad occuparsi di tutto. Insomma, un deficit in quella zona voleva dire che non c’era altra strada per imparare a far di conto.
Oggi però, grazie a un particolare tipo di risonanza magnetica, è emersa l’esistenza di procedure e mentali diverse, che intervengono a seconda di come un numero viene rappresentato. Una scoperta interessante questa, che potrebbe aprire nuovi scenari nel campo della riabilitazione dei disturbi dell’apprendimento.
Non solo: anche coloro per cui la matematica è un incubo, possono gioire. Per superare le difficoltà di una materia che spesso pare ostica, basterà, infatti, ideare nuovi modelli di insegnamento adatti a chi oggi si sente perduto in mezzo ai numeri.
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Sempre con la testa tra le nuvole...
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
A chi non è capitato di sognare ad occhi aperti? Magari pensando al proprio film preferito o all’ultimo viaggio all’estero, mentre si è alla guida. Gli scienziati si sono sempre chiesti cos’è che ci fa viaggiare con la mente, quasi dimenticandoci di quello che stiamo facendo in quel preciso momento. Ma ora alcuni ricercatori americani sembrano avere la risposta.
È stata scoperta, infatti, un’area del cervello che si attiva quando la nostra mente non è impegnata, dando vita a pensieri spontanei. Cosa che accade con più facilità quando una persona si sta dedicando a lavori ripetitivi o che già conosce molto bene. Questa sarebbe una sorta di condizione base del cervello, che interviene in modo automatico. Secondo gli scienziati si tratta di una funzione molto importante, perché consente al cervello di provare esperienze emotive molto coinvolgenti e non rimanere inerte troppo a lungo.
«È come se capisse che l’attenzione sta calando – ha dichiarato Malia Mason, coordinatrice del progetto – e quindi si impegna a pensare ad altro, magari portando l’attenzione ai nostri problemi o anticipando cose che dobbiamo fare più avanti».
Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends
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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
http://groups.msn.com/Clubazzurrolaclessidrafriends/messageboard
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Se i musulmani democratici sono estremisti
>>Da: Veronica
Messaggio 4 della discussione
«Dare voce ai democratici musulmani: per garantire la democrazia e la pace nel Mediterraneo ». È il titolo di un seminario programmato a Napoli il 23 e 24 febbraio prossimo. Un bel titolo che, a leggerlo, ispira speranza in un futuro migliore.Maquale sconforto nello scoprire che i principali protagonisti, da Tariq Ramadan a Nadia Yassine, sono esponenti di punta della rete internazionale dei Fratelli Musulmani! Estremisti che esaltano Hamas, Hezbollah e la «resistenza» irachena, negano il diritto all’esistenza di Israele e predicano il califfato islamico. Apparentemente è tutto perfetto. Se entrate nel sito www.meiad. org, vedrete i nomi altisonanti degli organizzatori: l’Università Orientale di Napoli, la Fondazione Mediterraneo e il «Centro del Principe Alwaleed Bin Talal per la comprensione islamo-cristiana» dell’Università di Georgetown.
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Lo stesso principe saudita, uno degli uomini più ricchi della terra, è lo sponsor del seminario, con la sua «Kingdom Holding Company», insieme alla Regione Campania. Vi si spiega che «l’idea del seminario deriva dalla convinzione che l’Europa non ha prestato sufficiente attenzione al ruolo che le emergenti correnti democratiche del pensiero e dell’azione islamica, cioè i Democratici Musulmani, possono svolgere nella democratizzazione dei paesi ad est e a sud della regione mediterranea». Ebbene chi sarebbero questi Democratici Musulmani? Il nome più familiare è Tariq Ramadan, nipote del fondatore deiFratelli Musulmani, Hassan al Banna, che vanta una serie di titoli: ricercatore all’Università di Oxford, consulente di Tony Blair, presidente della Rete Musulmana Europea. Ma che è a tutt’oggi interdetto dall’ingresso negli Stati Uniti con l’accusa di essere colluso con il terrorismo internazionale. Certamente nei suoi scritti ha fatto apologia del terrorismo suicida palestinese e di quello iracheno spacciato per «resistenza», così come nega il diritto di Israele all’esistenza.
>>Da: Veronica
Messaggio 3 della discussione
Il primo tra i relatori sarà Ahmet Davetoglu, consigliere per la politica estera del premier turco Erdogan. È lui che il 16 febbraio 2006 ha invitato ad Ankara una delegazione ufficiale di Hamas, capeggiata dal suo leader Khaled Mash’al, e che spinge la Turchia verso più stretti rapporti con il mondo islamico di cui aspira ad assumerne la leadership. È convinto che l’Europa potrà diventare una potenza globale solo se adotterà il multiculturalismo come sistema sociale e se instaurerà un legame strategico con l’Asia, in particolare con la Turchia. La presenza più imbarazzante rischia di essere quella di Nadia Yassine, figlia di Abdessalam Yassine, da anni agli arresti domiciliari in Marocco, leader del partito fuorilegge «Giustizia e carità», ideologicamente legati ai Fratelli Musulmani. Nadia ha inneggiato alla vittoria di Hamas alle elezioni legislative palestinesi del gennaio 2006, paragonandola al successo della rivoluzione islamica in Iran. È sotto processo per aver pubblicamente manifestato la propria ostilità nei confronti della monarchia e auspicato l’avvento di una repubblica, preferibilmente islamica. Anche l’altra donna tra i quattro protagonisti principali, l’egiziana Heba Raouf Ezzat, è una militante dei Fratelli Musulmani, discepola dello sceicco Youssef Qaradawi, il più famoso telepredicatore e apologeta del terrorismo suicida palestinese e in Iraq. È una delle fondatrici del sito www.islamonline.net, punto di riferimento ideologico degli estremisti islamici. Ugualmente sconcerta il fatto che il principale organizzatore del seminario, il professor John L. Esposito, direttore del Centro del principe Alwaleed Bin Talal, abbia pubblicamente sostenuto che Qaradawi «è tra quegli intellettuali islamici che riconoscono il diritto di aprire i sistemi politici prevalenti monopartitici e autoritari» e «ha reinterpretato i principi islamici per riconciliare l’islam con la democratizzazione e i sistemi politici multipartitici».
>>Da: Veronica
Messaggio 4 della discussione
Questa disponibilità è contraccambiata da Qaradawi che considera Esposito l’unico orientalista serio. Infine non mancherà di suscitare interrogativi la presenza dell’ex presidente iraniano Mohammad Khatami, considerato un moderato, ma che tuttavia fallì nel progetto di democratizzare la società iraniana e oggi è alquanto silente sulla strategia nucleare e guerrafondaia del nazi-islamico Ahmadinejad. Sarebbero questi i «democratici musulmani» che garantirebbero a tutti noi la democrazia e la pace nel Mediterraneo? Purtroppo non si tratta di un infortunio, bensì di una scelta deliberata promossa scelleratamente da Blair e Bush, fatta propria prima da Berlusconi e poi da Prodi, nell’illusione che i Fratelli Musulmani possano essere la soluzione vincente per sconfiggere Bin Laden e i jihadisti. È un Occidente che corteggia il Burattinaio storico affinché uccida le proprie creature, i novelli burattinai fai-da-te e i tanti burattini del terrorismo islamico. La delusione cresce se si passa in rassegna ai tanti nomi degli accademici stranieri e nostrani, accomunati dal convincimento che l’Occidente non abbia alternativa che legittimare e accordarsi con i Fratelli Musulmani. E non sembra che sia un caso che proprio l’Italia sia stata prescelta per suggellare questa strategia, visto che da noi gli estremisti dell’Ucoii sono trattati con tutti i riguardi, a dispetto dell’apologia del terrorismo palestinese, della negazione di Israele e della promozione della poligamia.
di: Magdi Allam
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In Medio Oriente il vero problema è l'Iran
>>Da: Veronica
Messaggio 4 della discussione
La politica mondiale sembra sinceramente impegnata a capire la nuova situazione cretasi da quando un pazzo estremista come Ahmadinejad galvanizza tutti gli estremisti islamici, li finanzia e li organizza, non fa differenza se sciiti o sunniti, in una strategia comune mentre semina orrore e paura con la sua negazione della Shoah e le sue minacce di sterminio. Israele non fa differenza. Prova a capire, si sforza di agire in una situazione di pericolo e di perplesstà senza precedenti. Le sue perplessità sono immense, le sue incertezze molto maggiori di quelle che vorrebbe lasciar scorgere. Nelle settimane intorno alla fine dell’anno la questione palestinese si è ripresentata in tutta la sua drammaticità: la guerra di strada, gli omicidi, gli agguati, i rapimenti intercorsi fra Hamas e Fatah hanno messo in scena i prodromi di un’autentica guerra civile, hanno riproposto ad Olmert il problema dell’estremismo di Hamas, che ha dato il via agli scontri assassinando senza rimpianti e con intenzione tre bambini innocenti. Olmert, dopo un viaggio in Europa e ripetite consultazioni con gli USA, e dunque sulla scorta della approvazione di tutto il mondo, ha scelto la strada di una riapertuta di dialogo con Abu Mazen per neutralizzare Hamas e riprendere la ricerca del tanto sognato accordo di pace. Cosa c’è del resto di più naturale del dialogo con la parte possibilista e moderata che spera insieme a te che la pace sia fattibile in base a un accordo ragionevole, conveniente per le due parti? L’Europa spinge Olmert nel disegno di una pacificazione ottenuta parlando con Abu Mazen, anche Tony Blair in visita nella zona ha dimostrato entusiasmo per una soluzione negoziata con Abu Mazen. Ma non ci possiamo sottrarre all’impressione che il proporsi di una scenario locale, quello del conflitto israelo paletsinese, di fatto fornisca all’opinione pubblica e agli uomini politici solo un paravento rispetto ai problemi veri. Guardiamo per esempio la visita italiana di Olmert. A volte fa piacere venire accolti con un sorriso, essere abbracciati proprio da coloro che sono sempre pronti a rimporverarti e a caricarti di colpe altrui. Chi può dare torto a Olmert? Dall’altra parte, è bello abbracciare qualcuno che è stato birichino e che puoi recuperare, forse, alla retta via. Sarà anche bello domani, quando il discolo peccherà di nuovo, punirlo ricordando di essere stato, a suo tempo, magnanimi; sarà bello anche poter dire “Il mio migliore amico è un ebreo” per gestire la questione israeliana come si vuole sull’arena internazionale. O magari dopo aver stretto la mano a Ahmadinejad. L’iddilio qui appena abbozzato ha avuto luogo fra Ehud Olmert, premier dello Stato d’Israele in visita in Italia nella seconda settimana di dicembre, e Romano Prodi, con cui Olmert ha avuto oltre che un colloquio, anche dei momenti di palese entusiasmo amicale, con abbracci e sorrisi oltre il protocollo.
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Il carattere di Olmert è un carattere di proverbiale esuberanza: mentre nelle prime settimane di potere, un anno fa precisamente, quando Sharon da poco giaceva inconsciente nel letto dell’ospedale Hadassa, Olmert aveva fatto di tutto per mettere a riposo il suo spirito garibaldino e irridente, a inghiottire le battuttacce e a frenare le scivolate, adesso la sua vitalità sembra aver ripreso il sopravvento. Il segnale più evidente durante il suo viaggio in Europa è stata la scivolata con cui ha ammesso che Israele ha l’arma atomica: di fronte alle telecamere tedesche, la politica dell’ambiguità ha subito uno scossone molto serio quando Olmert ha sostanzialmente rotto, durante un’intervista televisiva, quella politica sul filo del rasoio che Shimon Peres inventò per evitare la polemica dei paesi arabi e eventualmente un’escalation atomica di area. Chi sostiene che Olmert ha rotto il silenzio intenzionalmente, per segnalare ad Ahmadinejad che sta giocando col fuoco, secondo me sbaglia. Olmert è semplicemente molto caricato dal desiderio di trovare alleati per quella che forse è la più difficile battaglia per la sopravvivenza dello Stato d’Israle, dato che l’atomica, secondo le previsoni del Mossad, sarà pronta già nel 2009.
>>Da: Veronica
Messaggio 3 della discussione
L’Iran di Ahmadinejad, inoltre, non solo è un nemico che esplicitamente prepara la distruzione di Israele e in generale del mondo occidentale, che non solo si sta dotando per questo scopo delle strutture di produzione della bomba atomica, ma che ha anche stretto una catena di alleanze che creano sfide nuovissime. Forze che un tempo agivano autonomamente, oggi coordinano i loro sforzi con teheran nella prospettiva di distruggere Israele:in coordinazione con Ahamdinejad cercano di stringere un cappio intorno alla gola dello Stato Ebraico. Hamas, gli Hezbollah, la Siria, persino Al Qaeda, sono affascinati e coinvolti nel piano di sterminio di Ahmadinejad. Le questioni territoriali sono ormai viste da questo schieramento come secondarie rispetto al dominio del territorio di Israele, visto dallo jihadismo come terra da liberare, appartenente all’Ummah dei credenti nell’Islam. Olmert è il primo Premier della storia Israeliana che si trovi di fronte l’integralismo islamico armato di hamas, per niente interessato a trattati di pace quali che siano, come forza di governo. I leader internazionali si rendono conto che gli avversari di Israele sono ormai anche i loro, che per quante profferte tattiche essi possano ricevere, la loro cultura si ritiene incompatibile con quella occidentale. E tuttavia, preferiscono tergiversare piuttosto che affrontare l’unico problema rilevante; e anche Olmert non è riuscito a ottenere una presa di posizione sul tema che veramente gli interessava, che non è quello di che fare con i palestinesi, ma di che fare con l’Iran. Prodi ha concesso che da Gennaio, quando siederà nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU; l’Italia non si tirerà indietro dalle sanzioni, ma solo se saranno direttamente e specificamente relative al tema del nucleare iraniano. Questo, in buona sostanza, significa che ogni altra azione è esclusa.
>>Da: Veronica
Messaggio 4 della discussione
Olmert sembra abbia suggerito a Prodi, che peraltro ha condannato la conferenza di negazione della Shoah, di lanciare un pratico, forte segnale cessando di incoraggiare il commercio con l’Iran, il cui bilancio ammonta a otto miliardi di dollari, e che il governo supporta nelle assicurazioni allo scambio con un paese a rischio.E’ vero che Prodi ha detto che l’Italia è interessata a che Israele resti uno stato ebraico nel futuro, ovvero, tradotto in politica, che non supporterà il “diritto al ritorno”. D’altra parte però, ha ribadito che l’Iran è“un Paese importante nel Medio Oriente” , cioè che bisogna interloquire con chi predica lo streminio e la negazione di ogni diritto degli ebrei. Diffile sostenere questo punto proprio mentre la disgustosa cerimonia della Conferenza negazionista negando la prima Shoah, promette operare la seconda. Di fatto, è molto difficile per Olmert gestire questo momento politico. Agire a fronte dell’allargamento della zona in cui non interessi concreti, reali, si propongono sullo scenario della politiche ainternazionale ma piuttosto iustanze religiose, non lascia molto spazio alla politica. L’Europa ancora non sa, non ha capito, che gli scenari sono radicalmente cambiati, che forse oggi come oggi il desiderio di costruire uno Stato Paletsinese, fatte salve le buone intenzioni di Abu Mazen, è più presente fra gli israeliani che fra i palestinesi stessi. Che l’intero tappeto del giuoco è stato rovesciato; e che con pressioni, con sanzioni, con autentici interventi economici, e sostenendo l’opposizione studentesca che nessuno aiuta veramente e che pure si fa viva, bisogna combattere l’aggressività iraniana che infiamma tutto il Medio Oriente. Olmert avrà ottenuto un risultato in politic ainternazionale non quando sarà calorosamente abbracciato, ma quando riuscirà a far capire che ogni processo di pace è perduto senza acquisire questa nuova consapevolezza.
di: Fiamma Nirenstein
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Gli alleati sudamericani dell'Iran
>>Da: Veronica
Messaggio 8 della discussione
Nel 2000 la prima visita di Chávez a Teheran iniziò una cooperazione sempre più intensa tra il nuovo Venezuela bolivariano e la Repubblica islamica, con il fine dichiarato di fare alzare i prezzi del petrolio. Nel 2001 una nuova visita di Chávez in Iran gli fece parlare per la prima volta di “alleanza strategica”. Nel 2005 la visita di Khatami in Venezuela formalizzò questa alleanza strategica in una serie di accordi di cooperazione per 8 miliardi. Nuovi accordi di cooperazione tra Iran e Venezuela arrivano nel 2006, e da intesa tra paesi l’“alleanza strategica” diventa “tra rivoluzioni”, come il Patto d’acciaio tra l’Italia fascista e la Germania nazista. “Due rivoluzioni si danno la mano”, dice il 17 settembre Chávez nel conferire a Ahmadinejad l’Orden del Libertador, massima onorificenza venezuelana. Il 2006 è anche l’anno in cui circolano voci non controllabili secondo cui la cooperazione Caracas- Teheran si estenderebbe anche al campo nucleare: è comunque certo che il Venezuela possiede in Amazzonia le più importanti riserve di uranio del mondo, e che Chávez appoggia senza riserve il programma nucleare iraniano. Pure nel 2006 circolano voci altrettanto non controllabili su un accordo segreto per inviare in Venezuela missili iraniani terra-terra a larga gittata da puntare contro il territorio degli Stati Uniti: poichè i missili da inviare in Venezuela sono dello stesso tipo di quelli inviati a Hezbollah attraverso la Siria e realizzati in Iran clonando modelli originali nordcoreani, il Venezuela si salderebbe così all’asse del Male. Come che sia, con l’inizio del 2007 l’Iran approfitta della crescita di influenza del chavismo per espandere anche la sua influenza in America Latina. Un saldarsi tra Asse del Male e Asse del Caos. Assistito dalla bonanza petrolifera, catalizzando atavici risentimenti antiamericani risvegliati dalla crisi di quel consenso di Washington che aveva orientato nel senso dell’ortodossia economica le democrazie emerse in America Latina negli anni Ottanta dopo la caduta dei regimi militari, Chávez ha infatti nel frattempo distribuito petrolio e petroldollari in quantità. Costruiscono nel continente una complessa rete di alleanze e influenze strutturata su almeno tre “anelli”. Il più “interno” è rappresentato dall’Alba: Alternativa bolivariana delle Americhe, che si propone come modello di integrazione economica alternativa a quella già propugnata dagli Stati Uniti dell’Alca, Area di libero scambio delle Americhe. Nata attorno allo scambio petrolio contro medici e tecnici tra Cuba e Venezuela, si è poi estesa alla Bolivia di Evo Morales, dove stanno arrivando petrolio, medici cubani e soldati venezuelani tutti assieme, e dove inoltre il Venezuela ha acquistato il 94 per cento della principale finanziaria del paese. E il 10 gennaio, all’atto stesso di insediarsi come nuovo presidente del sandinista Daniel Ortega, s’è aggiunto anche il Nicaragua, pur se mantenendo nel contempo la sua adesione al Cafta, trattato di libero commercio centroamericano con gli Stati Uniti.
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Ma Chávez, dopo aver finanziato la sua campagna elettorale anche a colpi di forniture di petrolio ai sindaci sandinisti, gli ha promesso ora un gasdotto, decine di centrali, una raffineria e 10 milioni di barili di petrolio all’anno a prezzo sovvenzionato: un valore di 600 milioni di dollari, contro i 300-400 che il Nicaragua riceve oggi in prestiti da tutto il resto del mondo. Al contrario, nell’insediarsi l’altro ieri il nuovo presidente ecuadoriano Rafael Correa ha annunciato la sua intenzione di aderire all’Alba, dicendo nel contempo no al proposto trattato di libero commercio con gli Stati Uniti. Anzi, ha pure stabilito che non rinnoverà agli Stati Uniti la concessione della base militare di Manta, in scadenza nel 2009. Non è però entrato nell’Alba subito. Non avendo infatti voluto presentare liste in Congresso, al momento non ha con sé neanche un deputato. E la sua prima mossa è stata dunque l’indizione di un referendum, che il 18 marzo dovrà dire sì o no a un’Assemblea costituente eventualmente in grado di mettere in mora il Congresso. Comunque, già nel 2006 il Venezuela ha sostenuto la traballante economia dell’Ecuador con l’acquisto di bond per 25 milioni di dollari. Sono i presidenti dell’Alba quelli che in un modo o nell’altro si sono impegnati a favore dell’opzione “socialista del XXI secolo”, come l’ha definita Chávez. E sono pure loro quelli presso i quali Ahmadinejad si è appunto recato. A Cuba già era stato in occasione del vertice dei non allineati dello scorso settembre, cogliendo l’occasione per fare un salto a Caracas. E a Caracas è arrivato il 13, firmando nuovi accordi con Chávez, assistendo al suo insediamento e concordando con lui una strategia comune all’Opec per far aumentare i prezzi del greggio.
>>Da: Veronica
Messaggio 3 della discussione
Ma soprattutto i due hanno spiegato che un fondo di 2 miliardi di dollari già costituito per finanziare progetti in Iran e Venezuela sarebbe stato rivolto anche a altri paesi, “al fine di controbattere la dominazione statunitense”. I due si sono poi recati assieme al giuramento di Ortega, con cui Ahmadinejad ha firmato un accordo di cooperazione economica. “Non siamo più soli: Iran, Nicaragua, Venezuela e altri paesi rivoluzionari siamo uniti, resteremo uniti e resisteremo uniti”, ha detto poi in un comizio in un quartiere di Managua, accanto ad Ortega. “Il trionfo è nostro”. Insomma, dal Patto d’acciaio siamo già al Tripartito, se non all’Anti- Comintern. Ahmadinejad ha poi accompagnato Chávez anche a presenziare all’insediamento di Correa a Quito. E a Quito si è visto col boliviano Morales, per cercare “accordi commerciali e diplomatici”. C’è poi il secondo “anello” del Mercosur: area di integrazione economica nata nel 1991 tra Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay sul modello europeo, e a cui Chávez ha da poco aderito, cercando di trascinarla su posizioni antiamericane. E in effetti il Mercosur ha assecondato la sua battaglia per affondare l’Alca: i governi di sinistra di Brasile, Argentina e Uruguay, ma anche quello di destra paraguayano. Un conto però è il risentimento per i dazi agricoli americani; un altro seguire Chávez nella sua palingenesi rivoluzionaria, sebbene il greggio faccia gola a tutti, e il Venezuela bolivariano abbia acquistato in quantità bond argentini altrimenti incollocabili dopo il default.
>>Da: Veronica
Messaggio 4 della discussione
Tra l’incudine e il martello è infatti soprattutto Néstor Kirchner, dopo che la magistratura argentina ha incriminato un bel po’ di pezzi grossi iraniani per la storia degli attentati degli anni Novanta, la magistratura iraniana ha a sua volta spiccato un mandato di cattura internazionale per i magistrati argentini e il presidente ha cacciato dal governo il sottosegretario filochavista Luis D’Elía, che era andato a esprimere solidarietà all’ambasciata iraniana. Terrorizzato all’idea che Chávez potesse prenderlo sotto braccio per fargli fare una foto assieme ad Ahmadinejad, Kirchner ha infatti mandato a Quito al suo posto il suo vice Sciolli. Quanto al Brasile, Lula ha fatto smentire ufficialmente certe sue confidenze private apparse sulla stampa locale, e secondo le quali avrebbe rimproverato Chávez di stare “civettando con l’autoritarismo”. Ma si tratta di smentite che non convincono nessuno. E’ una chiave, quella della differenziazione tra i due “anelli”, su cui sta lavorando l’Amministrazione Bush, pur con sfumature diverse tra l’approccio del responsabile dell’Intelligence John Negroponte e quello del sottosegretario all’America Latina Thomas Shannon. Negroponte nel suo rapporto annuale al Senato sui possibili rischi per la sicurezza americana ha allertato sulla corsa agli armamenti di Chávez, ed ha anche avvertito che Chávez e Morales stanno “approfittando della loro popolarità per debilitare l’opposizione e eliminare ogni controllo sulla loro autorità”.
>>Da: Veronica
Messaggio 5 della discussione
Shannon riconosce invece che il Venezuela resta una democrazia e cerca di evitare frizioni, secondo una linea condivisa dal presidente colombiano Álvaro Uribe Vélez, il più stretto alleato di Washington in Sud America. E’ Vélez infatti a dire che non bisogna interferire con le questioni interne del Venezuela e che con Chávez “si lavora benissimo”. Ed è ancora Vélez ad aver approfittato dell’incontro con Correa in occasione dell’insediamento di Ortega per raggiungere un accordo a sorpresa che ha disinnescato sul nascere un conflitto diplomatico per le fumigazioni di narcocoltivazioni al confine. Un problema ecologico frontaliero che l’antiamericano Correa e il filoamericano Uribe Vélez hanno risolto molto meglio dei due governi di sinistra di Argentina e Uruguay, che non riescono invece a trovare un accordo. Negroponte riconosce però che Ortega e Correa sono alleati di Castro e Chávez “in minor grado” rispetto a Morales. E anche che malgrado i proclami e gli allarmi su una “svolta a sinistra” in realtà il tour latinoamericano di 16 elezioni negli scorsi 14 mesi non presenta alcuna “tendenza ideologica dominante”. Salvo “una crescente impazienza dell’elettorato per l’incapacità dei governi di migliorare la qualità della vita”. Una differenza di apprezzamento tra Correa e Ortega è poi dimostrata dal fatto che a Managua il dipartimento di stato ha mandato una nutrita delegazione, in cui con Shannon c’era il segretario alla Salute Michael Leavitt e anche il presidente della Millennium Challenge Corporation John Danilovich. Mentre a Quito c’erano solo il segretario al Commercio Carlos Gutiérrez e l’ambasciatrice Linda Jewell. Il terzo “anello”, infine, è quello rappresentato dalle opposizioni ai governi in carica in tutta l’America Latina, e appunto i successi di Morales, Ortega e Correa dimostrano quanto può per loro essere efficace l’appoggio di Chávez.
>>Da: Veronica
Messaggio 6 della discussione
Però ci sono state l’anno scorso anche le sconfitte di Ollanta Humala in Perù e di Andrés Manuel López Obrador in Messico, a ricordare quanto l’etichetta di chavista possa risultare altre volte controproducente. Chávez ha anche trescato con gruppi e personaggi ostili o concorrenziali rispetto ai presidenti teoricamente suoi amici del secondo “anello”: dal già citato D’Elía, leader dei piqueteros (i disoccupati organizzati) argentini, a Heloísa Helena, che ha prima condotto una scissione a sinistra nel partito di Lula e poi si è candidata contro di lui, definendolo “mafioso”. Insomma, usa con loro una tecnica di bastone e carota che nel lungo termine potrebbe anche risultare controproducente. D’altro canto, e malgrado le economie latinoamericane abbiano avuto in questi anni una crescita continua, le situazioni di tensione continuano anche negli stessi paesi del primo “anello”. Addirittura si sta parlando in Bolivia di “libanizzazione” strisciante. Da una parte, infatti, stanno i quattro dipartimenti che nel referendum sulla devolution che si è fatto lo scorso 2 luglio in contemporanea al voto per la Costituente hanno scelto l’autonomia: quello orientale di Santa Cruz, cuore economico del paese; quelli amazzonici di Beni e Pando; quello meridionale di Tarija, dove sta il grosso degli idrocarburi. Una Padania boliviana schierata in blocco con l’opposizione.
>>Da: Veronica
Messaggio 7 della discussione
Dall’altra ci sono i dipartimenti andini di Oruro, Potosí e Chuquisaca, bastioni di Morales. Ma in mezzo ci stanno La Paz Chochabamba, che votando no all’autonomia mentre eleggevano però un prefetto anti-Morales si sono trasformati in terreno di scontro. Soprattutto Cochabamba, dove all’annuncio del governatore Manfred Reyes Villa di voler indire un nuovo referendum autonomista i seguaci di Morales hanno tentato l’assalto alla sua sede. Ma il prefetto, ex-militare, ha a sua volta organizzato i propri sostenitori in modo efficace, e negli scontri che si sono susseguiti per quattro giorni durante la scorsa settimana ci sono stati due morti e oltre 100 feriti. La tensione paradossalmente è esplosa subito dopo che Morales a scopo distensivo si era infine piegato all’opposizione, acconsentendo che la Costituente voti a maggioranza di due terzi e non semplice. E qualcuno pensa che adesso questa vicenda possa finire per proietteare Reyes Villa sulla scena nazionale come l’anti- Morales. Ironicamente, Reyes Villa stava già per diventare presidente nel 2002, quando era in testa ai sondaggi. Ma un malaccorto avvertimento dell’ambasciatore americano a “non votare Morales” aveva avuto l’opposto effetto di far schizzare in alto il leader cocalero, lasciando Reyes Villa al terzo posto, e portando lo stesso Morales prima al ballottaggio, e poi di lì a tre anni alla presidenza. Con un nuovo compromesso, Reyes Villa ha poi rinunciato al referendum, in cambio di un appoggio formale di Morales alla sua legittimità. Ma i “moralisti” continuano a manifestare a Cochabamba e sono scesi in piazza anche a La Paz.
>>Da: Veronica
Messaggio 8 della discussione
Uno scontro si preannuncia in Ecuador, dove al Congresso una coalizione di 71 deputati su 1000 ha eletto un ufficio di presidenza completamente ostile a Correa. Ma poi il partito dell’ex-presidente Gutiérrez si è staccato da questa intesa, per abboccarsi col nuovo eletto a proposito della Costituente. Gutiérrez fu cacciato nel 2005 da una sommossa di cui Correa fu allora uno dei leader, tanto per inquadrare la situazione. Ora Correa ha chiesto al Tribunale supremo elettorale di indire il referendum sulla Costituente senza consultare i deputati, e minacciandolo in caso di sua renitenza di farlo circondare dai suoi sostenitori. Poiché ha pure detto che “il XXI secolo non ha più bisogno dei partiti”, il presidente del Congresso lo ha accusato di essere un “aspirante dittatore”, mentre quello del Tribunale supremo elettorale ha assicurato che deciderà in capo a 15 giorni “in base alla legge, e non alle minacce”. Per le continue rivolte, dal 1996 nessun presidente eletto in Ecuador è stato in grado di terminare il primo mandato. In pochi analisti scommettono sulla capacità dello stesso Correa di sfatare la maledizione. E uno scontro già assopito rischia poi di ridestarsi anche in Venezuela, dove le scorse elezioni hanno sì segnato un plebiscito per Chávez, ma hanno anche attestato l’opposizione sul suo zoccolo duro. E ora l’opposizione venezuelana sta annunciando che tornerà in piazza. Per reagire non tanto alle nazionalizzazioni ma all’intenzione del presidente di cambiare la Costituzione per farsi rieleggere indefinitamente, oltre che per la prossima chiusura di una tv non allineata; e puntando sul fatto che la riduzione dei prezzi del petrolio può mettere Chávez alle corde in tempi brevi. Ma forse è proprio per questo che il leader bolivariano cerca ora di accelerare. Anche estendendo l’ombra del suo Patto d’acciaio con Teheran a livello continentale, e facendosi intanto dare dalla settimana prossima i pieni poteri per governare il Venezuela 18 mesi a colpi di decreto senza consultare l’Assemblea nazionale. Che d’altronde, in seguito al boicottaggio dell’opposizione alle ultime politiche, è tutta in mano ai suoi seguaci
di: Maurizio Stefanini
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Asse sunnita vs. revival sciita
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Il regno saudita ha detto di essere pronto, assieme ad altri paesi arabi, ad appoggiare il nuovo piano dell’Amministrazione Bush in Iraq, nel tentativo di stabilizzare il paese. E di arginare l’espansione del “Persistan”, come è definita l’ascesa di un potere sciita, con epicentro Teheran, sulle colonne del quotidiano saudita pubblicato a Londra, Asharq al Awsat. I leader della casa dei Saud, custodi dell’islam sunnita, temono il rafforzamento dell’egemonia sciita nella regione e una crescente instabilità. Non lo nascondono. Hussein Shaboshi, uomo d’affari saudita, noto conduttore di una trasmissione economica sulla rete satellitare al Arabiya, scrive che “i segni distintivi” di quella che definisce “l’enorme ambizione iraniana” “non possono essere ignorati: sono le sedizioni in Palestina e Libano, il fenomeno settario in Iraq, le interferenze in Bahrain, l’occupazione negli Emirati Arabi”. Il regno organizza la controffensiva, di concerto con gli Stati Uniti, mentre Condoleezza Rice rientra soddisfatta a Washington dopo aver ottenuto l’appoggio di Riad. C’è chi ricorda la storica allergia dei sauditi per l’instabilità. Amatzia Baram, direttore del Meir and Miriam Ezri Center for Iran and Persian Gulf Studies, specialista in relazioni tra pesi arabi e Israele, spiega che Riad conosce le sue potenzialità storiche di mediatore. “I sauditi hanno paura che qualsiasi cambiamento nella regione possa far loro male”. Hanno sempre mediato per impedire che le trasformazioni nella regione creino un’instabilità capace di avere effetti negativi all’interno del regno, dice Baram. Racconta però una situazione diversa dal passato, inedita: l’ascesa di un potere sciita, il timore di un Iraq sotto l’influenza di Teheran, la preoccupazione per quello che nel mondo arabo è stato vissuto come il successo di Hezbollah contro Israele. “Io dico che non si è trattato di vittoria, ma molti musulmani estremisti hanno vissuto gli eventi di agosto come un successo del Partito di Dio.
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
In Arabia Saudita ci sono molti estremisti, che odiano gli sciiti, ma vedono in Hezbollah un movimento islamico radicale e terrorista capace di sconfiggere uno stato e prendere in ostaggio il Libano”: un precedente pericoloso per il regime di Riad. Il regno, per primo tra gli stati arabi, ha condannato l’attacco di Hezbollah ai soldati israeliani, sbisbilanciandosi in un’inedita presa di posizione contro un gruppo islamico e a favore del “nemico” mai riconosciuto. I recenti eventi fanno convergere gli interessi dell’Arabia Saudita con quelli d’Israele, soprattutto di fronte alla minacciosa corsa nucleare di Teheran. E il segretario di stato americano Rice non ha nascosto di volere raggruppare nello stesso fronte i regimi sunniti, capitanati da Riad, e il governo di Ehud Olmert. Non soltanto. “Gli americani provano a creare una coalizione moderata e vogliono all’interno anche Abu Mazen”; l’incontro tripartito annunciato nel viaggio del segretario di stato americano tra Rice, Olmert e il rais palestinese “serve soltanto alle televisioni”, secondo Baram. Sono di poche settimane fa le notizie di contatti segreti tra Israele e regno saudita. “Non ho dubbi che sia vero, che ci sia qualche contatto, che qualcosa stia accadendo – dice il professore – perché i sauditi sono interessati a riempire il vuoto tra Israele e Libano, e Israele e palestinesi”. In Libano, ricorda, stanno cercando di mediare, di prevenire un disastro e la sconfitta dei loro uomini (come il premier Fouad Sinora e la famiglia Hariri). Proprio poche settimane fa una delegazione saudita avrebbe incontrato membri di Hezbollah.Riad vede arrivare minacce dal Libano e dai Territori palestinesi, dove Hamas, appoggiata da Teheran, non trova l’accordo con il partito del rais Abu Mazen, Fatah. “Teme che l’instabilità in Israele possa avere effetti in Arabia Saudita”. Alla luce di queste paure si possono leggere le voci di contatti tra Israele e Riad e le aperture, seppur timide, del governo Olmert all’inziativa saudita del 2002, terra in cambio del riconoscimento arabo d’Israele. Baram ribadisce che gli americani stanno cercando di costruire una coalizione in cui “l’Arabia Saudita sarà un importante partecipante”. Anche per questo Riad ha fatto pressioni sulla Lega araba per ospitare, dopo aver precedentemente rifiutato, il summit annuale dell’organizzazione a marzo. Dicono funzionari di Riad che il re Abdallah “capisce bene che la regione attraversa un periodo critico e delicato” ed è intenzionato a “serrare i ranghi” e a trovare una soluzione alla crisi conveniente al suo paese.
di: Rolla Scolari
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Il Marocco anti Teheran
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Nel mondo arabo il Marocco è l’unico paese ad avere preso una posizione molto decisa contro la conferenza negazionista sull’Olocausto, convocata a Teheran. I quotidiani del regno, come il settimanale Maroc Hebdo, hanno pubblicato in prima pagina articoli sulla Shoah in Europa e in particolare in Nord Africa, dove circa dieci mila ebrei sono stati rinchiusi in campi di concentramento sotto il mandato Vichy dal 1940 al 1943. “La conferenza a Teheran è inconcepibile e inaccettabile”, ha detto al Foglio André Azoulay, consigliere di religione ebraica del sovrano Mohammed VI del Marocco, che è giunto nei giorni scorsi a Washington in veste ufficiale. “Un nostro concittadino ha partecipato all’esposizione di disegni satirici sulla Shoah a Teheran – ha raccontato – Il regno, però, si vergogna che questa persona sia un marocchino”. Azulay ha poi ricordato, in una serie di incontri, il ruolo dimenticato del re Mohammed V nel proteggere gli ebrei dall’Olocausto nordafricano, promuovendo il libro, “Among the Righteous”, di Robert Satloff, ricercatore al Washington Institute, sui nordafricani che si sono opposti alla Shoah. Alcuni imam avevano, infatti, dato dei documenti falsi agli ebrei, in cui si confermava la loro fede musulmana per non essere fatti prigionieri. “Non bisogna però essere ingenui – ha detto Azoulay – Oggi giorno, molti ragazzi si vergognano di dire che i loro parenti e che lo stesso sovrano ha cercato di proteggere i marocchini ebrei”. Eppure nei racconti popolari alcuni nonni tentano ancora di tramandare le parole di Mohammed V – Azoulay sta cercando di fare inserire il suo nome nello Yad Vashem in Israele come un eroe – rivolte ai collaboratori francesi dei nazisti, che avevano richiesto di fare indossare agli ebrei una stella gialla sul petto. “Se volete farlo – avrebbe detto Mohammed V – Portatene una anche per me e per la mia famiglia, perché in questo paese non ci sono differenze: siamo tutti marocchini”.
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Nel 1965, lo scrittore Said Ghallab disse, però, che in Marocco il peggior insulto era di dare a qualcuno dell’ebreo. Nonostante tutto, il sovrano Hassan II ha voluto continuare la tradizione del padre, nominando nel 1991 Azoulay suo consiconsigliere personale, una delle cariche più importanti del regno. “Faccio parte di un club molto esclusivo – ha detto – Sono l’unico ebreo nel mondo arabo ad avere ottenuto questa posizione”. Azoulay ama infatti dire che in Marocco vive ancora lo spirito dell’Andalusia, in cui ebrei e musulmani vivevano pacificamente insieme. Dopo tutto, in Marocco le popolazioni originarie nel paese erano berbere e di origine ebraica, dato che gli arabi-musulmani sono stati i colonizzatori. “Il problema che oggi dobbiamo affrontare, però, è il fondamentalismo – ha detto il consigliere del sovrano – Non dobbiamo permettere che la religione sia monopolizzata”. Azulay non sa spiegare perché la situazione nel mondo arabo sia “sfuggita di mano” “Mi ricordo quando dodici anni fa – racconta il consigliere del re – per le strade di Casablanca migliaia di persone facevano la fila per salutare Yitzahk Rabin, ex premier israeliano. Oggi, invece, tutto è cambiato”. Azoulay dice che allora nessuno si sarebbe immaginato il “terribile attentato dell’11 settembre”, e nemmeno l’attacco terroristico a Casablanca nel 2003, cui il regno ha reagito con arresti immediati e con campagne contro il fondamentalismo. “Il Marocco tiene sotto controllo i gruppi integralisti”, dice sicuro Azoulay, in vista di possibili tumulti se alle elezioni legislative del 2007 nel regno vincesse il partito islamista, PJD. Il consigliere, però, è ottimista per il Marocco, in cui quest’anno ha sbancato al cinema il film “Marock”, una storia d’amore fra una musulmana e un ebreo. Azoulay ha infatti ancora come modello la sua città natale, Essaouira, nel sud del regno, nota per il suo festival musicale, in cui la maggioranza della popolazione era di religione ebraica. Il consigliere del sovrano, però, sa che la battaglia contro il fondamentalismo non sarà vinta soltanto con le sue parole o con quelle di chi la pensa come lui. “Voglio smettere di fare attivismo – ha detto – Spetta adesso ai miei concittadini musulmani alzarsi in piedi e difendere i miei diritti di persona e di ebreo, come io ho fatto per loro negli anni”.
di: Anna Barducci
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Il problema Siria
>>Da: Veronica
Messaggio 4 della discussione
Recenti offerte da parte siriana di lanciare colloqui di pace “senza precondizioni” hanno generato un acceso dibattito negli ambienti politici e di intelligence israeliani. Secondo alcune notizie, il regime degli Assad sarebbe persino disposto ad accettare una sorte di joint venture con Israele sulle alture del Golan con un’attesa di vent’anni prima di ottenere tutto il Golan nel quadro di un accordo di pace, smilitarizzazione di gran parte del territorio che si estende da Tiberiade a Damasco e il permesso agli israeliani di attraversare in auto la Siria fino alla Turchia.
Le interpretazioni ottimistiche delle intenzioni siriane trovano ispirazione soprattutto nel servizio di intelligence militare, i scettici si annidano invece nel Mossad. Per come la vedono il capo del Mossad e altri, non è che i siriani abbiano avuto improvvisamente un’illuminazione sulla via di Damasco: le loro dichiarazioni più che riflettere un mutamento di atteggiamento strategico verso Israele, riecheggiano semplicemente un periodo transitorio di difficoltà diplomatiche. Damasco, secondo il Mossad, teme che l’impulso generato dalle sanzioni Onu appena approvate contro l’Iran possa raggiungere la Siria, vuoi per il suo ruolo nell’alimentare l’incendio del terrorismo in Iraq, vuoi per le indagini sull’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri per il quale la Siria è uno dei principali sospettati. Stando a quest’analisi, la Siria ha estremo bisogno di una rinnovata legittimità internazionale e il modo migliore per ottenerla sarebbe un dialogo di alto profilo con Israele.
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Il dibattito attraversa anche il governo israeliano. Da una parte, il ministro degli esteri Tzipi Livni ha affermato il mese scorso alla commissione esteri e difesa della Knesset che la proposta siriana “deve essere esplorata”. Dall’altra, il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che non intende trattare con la Siria finché rimane implicata col terrorismo: un coinvolgimento che da tempo l’amministrazione Bush rimprovera a Damasco. Infine, il Dipartimento Ricerche del ministero degli esteri ritiene che la Siria voglia un accordo, ma solo a patto che non metta a rischio i suoi stretti rapporti con i mullah iraniani e gli sciiti libanesi.
Il comun denominatore di tutti questi punti di vista è che si focalizzano sulle intenzioni del regime degli Assad ignorando le sue fondamenta. È stato detto e scritto molto, negli ultimi anni in America, circa il deficit di democrazia in Medio Oriente e la conseguente mancanza di legittimità politica e di politiche sociali. La conclusione dell’amministrazione Bush – che bisogna mettere la popolazione in condizioni di governarsi, foss’anche attraverso un aiuto militare esterno – apparve poco realistica agli occhi di molti esperti israeliani che nel loro complesso raccomandavano di continuare piuttosto a trattare coi poteri locali per quello che sono.
Tuttavia, in Siria, anche il “potere locale per quello che è” appare difforme giacché, a differenza di altre autocrazie arabe, è carente non solo in fatto di legittimità politica, ma anche di basi sociali. In nessun altro paese del Medio Oriente c’è un regime la cui elite di governo è espressione di una minuscola minoranza che ammonta, secondo le stime più generose, a meno di un abitante ogni cinque.
>>Da: Veronica
Messaggio 3 della discussione
Si chiamano alawiti. Originariamente una setta islamica di radici sciite, gli alawiti vedono Dio stesso nel profeta Ali (da cui il loro nome), non costruiscono moschee, celebrano natale e pasqua mentre sminuiscono il Ramadan. Ad occhi occidentali tutto questo potrebbe apparire felicemente ecumenico, ma per i sunniti che dominano il mondo arabo e che rappresentano il 75% della popolazione siriana, gli alawiti sono degli eretici. Per i sciiti sono invece dei fratelli perduti.
Questo è lo sfondo su cui si innesta l’alleanza della Siria con il fondamentalismo sciita, e questo è ciò che tiene in piedi quell’alleanza anche adesso che Teheran sobilla Afghanistan, Azerbaijan e Libano. Quella alawita è anche la luce sotto cui bisogna guardare alla tanta celebrata “laicità” del regime degli Assad. L’obiettivo originario, concepito dall’ideologo del partito Ba'ath Michel Aflaq (1910-1989), cristiano di Damasco, era quello di conglobare le minoranze siriane prive di diritti attraverso un nazionalismo laico che riparasse agli storici abusi da esse subito ad opera della maggioranza sunnita. In realtà ciò che ne scaturì fu la brutale dittatura di una piccola minoranza che suscitò l’ostilità di sunniti, drusi e curdi.
Quello alawita è anche lo sfondo della tanto equivocata inimicizia degli Assad verso il sunnita Saddam Hussein, e il vero contesto della sanguinosa repressione nel 1982 di una rivolta sunnita nella città siriana di Hama. Come osservava lo storico britannico-libanese Albert Hourani (1915-1993), non era in questione il fondamentalismo bensì i frutti dell’oppressione alawita ai danni della maggioranza sunnita.
>>Da: Veronica
Messaggio 4 della discussione
Ora, fare accordi con il regime alawita significa non solo legittimare il suo dubbio potere sulla Siria, ma anche scommettere sulla sua capacità di sopravvivere a lungo. Tuttavia il rovesciamento del regime ad opera dei sunniti siriani non è solo possibile, ma anche probabile e forse persino inevitabile. Se è vero che un accordo col regime degli Assad potrebbe chiaramente contribuire a prolungarne la durata, tale accordo è comunque destinato ad essere visto dalle vittime degli Assad allo stesso modo in cui le vittime della Scià d Persia finirono col vedere Gran Bretagna, America e Israele.
La maggior parte degli israeliani, pur condividendo l’amore per il Golan, sono generalmente pronti a negoziare la sua cessione, come lo sono stati diversi primi ministri da Yitzhak Rabin a Binyamin Netanyahu. Certo, a differenza di molti “falchi” che vedono la Terra Promessa per lo più sulle mappe o attraverso i finestrini di un pullman, l’israeliano medio è andato tante volte a godersi e ad ammirare le bellezze naturali del Golan. L’israeliano medio ha anche fatto tante manovre militari su quelle alture e non ha bisogno di sentirsi dire quanto siano importanti dal punto di vista tattico. Ciò nondimeno è convinto che quello delle bellezze naturali non sia un argomento più forte di quello delle bellezze naturali del Sinai, che pure Israele ha restituito in cambio della pace; e che i vantaggi tattici del Golan possono essere controbilanciati da un ampio accordo di smilitarizzazione. L’israeliano medio ricorda anche la sentenza del compianto rabbino Shlomo Goren secondo cui, per quantro riguarda la legge ebraica, pur con tutto il rispetto per i resti di antiche sinagoghe in quella regione, il Golan non faceva parte della Terra Promessa e dunque anche lui, eminente falco messianico, diceva che avrebbe accettato un compromesso sul Golan per la pace.
Per cui, sì, Israele deve essere pronto a firmare un accordo di pace con la Siria anche a caro prezzo. Ma deve farlo con un governo di cui si possa sperare che serva gli interessi della sua popolazione e che superi la prova del tempo. Il regime degli Assad è assai improbabile che faccia sia l’una che l’altra cosa.
di: Amotz Asa-El
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Perché il futuro degli ebrei è nello stato d'Israele
>>Da: Veronica
Messaggio 4 della discussione
La schiavitù egiziana e l’uscita dalla schiavitù, l’epopea della conquista della Terra Promessa da Dio, la distruzione del primo e poi del secondo tempio di Gerusalemme, la prima e la seconda Diaspora, il miracolo della vittoria dei Maccabei e la riconquistata indipendenza giudaica, i massacri e le espulsioni, la peste nera e la cacciata dalla Spagna, le crociate e le stragi dei cosacchi, i ghetti e l’affaire Dreyfus, la Shoah e l’epica rinascita ebraica nello stato di Israele dopo duemila anni. La storia ebraica è percorsa da innumerevoli minacce di sterminio e scomparsa. Si è calcolato che oggi gli ebrei sarebbero 120 milioni se non fossero stati massacrati, inceneriti, gassati e fucilati nel corso della storia. Adesso pende sulla testa del popolo di Isacco e di Giacobbe una clava molto particolare. Fatta di numeri, proiezioni, stime e statistiche. È la demografia dell’esilio. Hannah Arendt aveva capito che l’antisemitismo cresce con l’assimilazione. Ma non aveva illuminato a fondo il pericolo per la diaspora ebraica di un’assimilazione biologica, culturale e sociale del popolo ebraico a quello “gentile”. Due anni fa lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua, in un libretto per Einaudi dal titolo “Antisemitismo e sionismo”, ha suggerito che l’esistenza ebraica ha senso solo in Israele. Perché a gettare un’ombra fitta sull’esistenza dell’ebraismo diasporico è stata la crisi demografica. Fu Sallai Meridor, presidente dell’Agenzia ebraica, il primo a lanciare l’allarme due anni fa: “La popolazione ebraica nel mondo potrebbe aumentare dagli attuali 13,3 milioni fino a 18 milioni nel 2050 oppure potrebbe calare a 12 milioni entro i prossimi 50 anni. Dipende da quello che sarà fatto per assicurare la continuità ebraica”.
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Nel 2006, per la prima volta dalla fondazione dello Stato, la popolazione ebraica che vive in Israele ha superato quella che vive negli Stati Uniti. Solo 55 anni fa il leader ebreo americano Jacob Blaustein intimò Ben Gurion di non rivolgersi agli ebrei americani come se vivessero “in esilio”. A oggi, l’area metropolitana di Tel Aviv, con i suoi due milioni e mezzo di ebrei, è la più grande città ebraica del mondo. La seguono New York, con 1,9 milioni; Haifa, 655 mila; Los Angeles, 621 mila; Gerusalemme, 570 mila e la Florida sud-orientale con 514 mila ebrei. “Se avessi il tempo di farlo – disse Ariel Sharon al 34esimo Congresso sionista - andrei per le comunità ebraiche del mondo a incontrare le masse con un messaggio sulle labbra: fate aliyah, fate aliyah”. La demografia è stata la preoccupazione del primo presidente d’Israele, Chaim Weizmann, e del premier David Ben Gurion. E in tutti i precedenti Congressi sionisti, un’altra decina di primi ministri d’Israele avevano fatto la stessa calorosa invocazione di Sharon. A Tel Aviv vivono 700 mila ebrei in più che a New York. E Israele si è da tempo imposto sulla diaspora come il motore della crescita demografica. Negli anni a ridosso della Seconda guerra mondiale, dell’Olocausto e al momento della nascita di Israele nel 1948, a New York c’erano molti più ebrei che su tutto il territorio del nuovo Stato. Dal 1970 a oggi la popolazione ebraica nel mondo è passata da 12 milioni e 650 mila a quasi 13 milioni (di questi 5.300.000 sono in Israele). Durante il regno di Re Salomone in Israele vivevano due milioni di ebrei. Al momento della distruzione del secondo Tempio da parte dei romani, nel 70 d.C., gli ebrei erano quattro milioni e mezzo, un record superato solo nel XIX secolo. Nel Medio Evo la popolazione mondiale degli ebrei ammontava a un milione. Prima della Shoah si registrò il numero massimo di sedici milioni e mezzo, che è poi divento tredici milioni dopo lo sterminio nazista.
>>Da: Veronica
Messaggio 3 della discussione
Quest’ultima cifra è rimasta stabile, con una crescita di Israele e una diminuzione fra gli ebrei della diaspora, dovuta al grande numero di matrimoni misti, da una educazione laica dei figli e dal basso tasso di natalità. Il territorio di incontro razionalista e laico fra società ebraica e società dei gentili ha offerto la possibilità di accelerare l’assimilazione degli israeliti alla cultura occidentale. Ma ha anche provocato attraverso le conversioni, i matrimoni misti e l’abbandono volontario della “jewish way of life”, un drammatico calo demografico di ebrei più drastico di quello causato dalla Shoah. Così si calcola, in base alle proiezioni demografiche, che ci dovrebbero essere oggi negli Stati Uniti almeno quaranta milioni di ebrei invece di circa cinque. Perdita che favorisce la crescita di una élite ebraica “analfabeta” di cultura ebraica. Oggi negli Stati Uniti ci sono più ebrei che sposano cristiani che non altri ebrei. Nel 1998 il Los Angeles Times realizzò un sondaggio con una semplice domanda: crescete i vostri figli come ebrei? Il 70 per cento soltanto rispose di sì. Secondo Charles Krauthammer, premio Pulitzer e columnist di grande prestigio del quotidiano Washington Post, l’assimilazione ebraica ha completamente fallito. Sarà la visione delle folle parigine che gridano “Morte agli ebrei!” a convincere il giornalista ebreo ungherese Theodor Herzl, fondatore del sionismo, sulla necessità di dare una patria al suo popolo. Con l’affaire Dreyfus si dimostrò il fallimento del movimento di emancipazione, iniziato con la Rivoluzione francese, che con la concessione agli ebrei di uguali diritti e libertà aveva favorito la loro assimilazione nelle società di appartenenza. “In Israele non esiste la tentazione dell’assimilazione”, scrive Krauthammer. Assimilarsi nello stato ebraico equivale a riscoprire la tradizione ebraica originaria. Per questo, aggiunge l’editorialista americano, Israele non ha problemi demografici o di matrimoni misti. Mentre la comunità ebraica americana ha perso fra 300 mila e 500 mila membri nello scorso decennio.
>>Da: Veronica
Messaggio 4 della discussione
Attualmente il tasso di matrimoni misti ebraici al mondo è del 48 per cento e in America sale al 54 (nel 1970 era fermo all’8). E stando ai dati dell’American Jewish Committee, solo un terzo degli ebrei dei matrimoni misti resta legato alla tradizione giudaica. In Israele l’immigrazione rappresenta la fonte prima della vitalità della società israeliana. Per un paese democratico, privo di forti ideologie e contenente decine di “tribù” o comunità formate da gente proveniente da culture differenti, l’immigrazione ha agito e continua ad agire come una specie di “ersatz rivolution”, una rivoluzione, per così dire, artificiale ma permanente. Così una parte del milione di nuovi arrivati ebrei dai paesi arabi, in particolare quelli dal Marocco, hanno, per esempio ,costituito un peso sociale che anche dopo quasi mezzo secolo continua a farsi sentire negativamente, pur avendo dato un contributo determinante perlomeno all’agricoltura e alle forze armate. Il milione di immigrati dalla Russia, che sappiamo per un 30 per cento non essere ebrei, grazie al livello culturale molto più elevato, ha dato e continua a dare un contributo di altissimo valore umano, economico e intellettuale al paese. Le migliaia di immigrati dai paesi anglosassoni, in particolare quelli di origine americana, hanno dato un forte impulso economico e culturale, ma hanno anche alimentato le correnti più dure e religiose nel movimento dei coloni della West Bank. Lo stato d’Israele, che si vuole ebraico, si trova di fronte a un nuovo dilemma storico: come trasformare queste diaspore afroasiatiche in fonte di immigrazione e capacità politica e culturale, indispensabili dopo l’Olocausto e il prosciugamento dei bacini di europeo, nordafricano e russo. Una scelta difficile e molto ambiziosa, parte di quello che Jacques Maritain chiamava “il mistero di Israele”. Ma pur sempre una scelta nobile e ottimistica, non concessa agli ebrei dal neosecolarismo assimilazionista che vibra nella diaspora destinata al tramonto. Secondo Sergio Della Pergola, massimo demografo israeliano, nel 2080 l’81 per cento dei bambini ebrei di età inferiore ai 14 anni vivranno in Israele. A conferma della storicità della profezia di Theodor Herzl e David Ben Gurion.
di: Giulio Meotti
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Rubano GPS. E si fanno localizzare
>>Da: paoloris
Messaggio 1 della discussione
Va be forse non è una notizia da prima pagina ma almeno per farsi due risate
Roma - Volevano rubare negli Stati Uniti uno stock di cellulari ma hanno sbagliato obiettivo e, in realtà, hanno sottratto 14 dispositivi GPS. Che hanno consentito agli inquirenti di individuarli in breve tempo.
Associated Press racconta come l'operazione, nella contea di Suffolk dello Stato di New York, sia stata realizzata da tre ladri. Subito dopo il furto la polizia ha messo mano al GPS individuando un'abitazione nella quale si trovava uno degli apparecchi. Recatisi sul luogo, i poliziotti hanno sorpreso un uomo con in mano il dispositivo. È stato arrestato, insieme al figlio 13enne e a un complice di 20 anni.
Morale:"Se vuoi rubare un po' di dispositivi GPS forse è meglio spegnerli".
Sto ancora ridendo.
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Prodi e il KGB
>>Da: happygio
Messaggio 8 della discussione
Finalmente SkyNews24 ha dato la notizia con un filmato di Litvinenko molto loquace....la continuano a passare!!!Guardatela, se avete tempo!
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Muore bimba di tre anni. L'ospedale l'aveva dimessa
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Una bimba di tre anni è morta ieri sera nell'ospedale San Camillo di Roma, a causa di una probabile infezione non diagnosticata. La bimba, che era residente a Monte San Giovanni Campano, (Frosinone), era stata portata in un primo momento all'ospedale SS Trinità di Sora, da dove era stata dimessa perché, secondo i medici, non aveva nulla. La vicenda è ora al vaglio della magistratura, che ha disposto per i prossimi giorni l'esame autoptico. Ad accorgersi che la piccola non stava bene è stata la mamma che ha avvisato il pediatra di famiglia. "La sonnolenza anomala, la stanchezza unita ad una lipotermia fanno presupporre che ci sia un'infezione in circolo. La bambina va subito ricoverata in ospedale per approfondire la diagnosi". aveva detto il medico alla mamma. Così, nel primo pomeriggio di sabato scorso, la piccola era stata accompagnata all'ospedale sorano dove i pediatri l'hanno visitata e dimessa. Domenica mattina la bimba si è svegliata tardi e poco prima di pranzo l'ha nuovamente visitata il pediatra di famiglia che ha sollecitato la famiglia a chiamare il 118, che l'ha portata all' Umberto I a Frosinone. Gli specialisti dopo averla visitata l'hanno immediatamente intubata e trasferita in eliambulanza a Roma, dove èatterrata all'eliporto del San Camillo. Doveva essere ricoverata al Bambino Gesù, ma non c'è stato il tempo. È spirata poco dopo al San Camillo.
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Tasse, è allarme Ici: stangata in arrivo
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Dopo l’approvazione della Finanziaria i Comuni hanno avviato la revisione del Catasto: l’imposta crescerà in media di 80 euro. Gli enti locali pronti a aumentare il valore delle case e le aliquote
Milano - Per due milioni di famiglie l’Ici (Imposta comunale sugli immobili) costerà in media ottanta euro in più. Colpa della Finanziaria, che ha «regalato» ai Comuni il controllo sul Catasto dal prossimo 1° novembre. E colpa dei Comuni che cercano così di fronteggiare i tagli ai fondi erogati dallo Stato attraverso l’introduzione della tassa di scopo, l’aumento delle addizionali Irpef (in alcuni casi raddoppiate) e appunto dell’Ici. Ecco perché, otto mesi prima di entrare ufficialmente in possesso del Catasto, le amministrazioni comunali hanno già iniziato a riorganizzare le tipologie immobiliari delle abitazioni, suddivise in undici categorie, da A/1 (case di lusso) ad A/11 (case tipiche dei luoghi, come i trulli) passando per A/3 (abitazione di tipo economico), A/7 (abitazione in villini) fino ad A/10 (gli uffici). In molti casi queste tipologie abitative sono ferme agli anni Trenta.
Dalla stangata, in teoria, saranno esenti le prime case, visto che alcuni Comuni hanno annunciato detrazioni per l’abitazione principale. L’amministrazione comunale di Napoli, per esempio, ha previsto un bonus di 155 euro per la prima casa, che azzererebbe un eventuale rincaro. Altri comuni come Milano pensano invece di abolire l’Ici sulle prime case.
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Dietro l’attentato al Papa c’era il Kgb
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Ne è convinto Stanislaw Dziwisz, oggi cardinale arcivescovo di Cracovia, che ha appena dato alle stampe un libro-intervista scritto dal vaticanista Gian Franco Svidercoschi (Una vita con Karol, Rizzoli, pp. 230, 17 euro), pieno di ricordi su Giovanni Paolo II.
«Ali Agca era un killer perfetto - afferma Dziwisz - mandato da chi giudicava che il Papa fosse pericoloso, scomodo. Da chi aveva paura di lui. Da chi si era immediatamente spaventato, all’annuncio che era stato eletto un Papa polacco. Dunque? Come non pensare al mondo comunista? Come non arrivare, risalendo su su a chi aveva deciso l’attentato, come non arrivare, almeno in linea di ipotesi, al Kgb?». Per lunghi anni dall’entourage di Wojtyla non erano state fatte filtrare dichiarazioni sui mandanti. Giovanni Paolo II ne aveva però parlato, facendo per la prima volta riferimento - seppure indirettamente - all’ideologia comunista nel suo ultimo libro, Memoria e identità, pubblicato alla vigilia del suo secondo ricovero al Gemelli e della sua agonia.
«Bisogna tenere presenti tutti gli elementi - osserva Dziwisz -. L’elezione di un Papa inviso al Cremlino; il suo primo ritorno in patria, l’esplosione di Solidarnosc... Le vie, anche se diverse, non conducono verso il Kgb?».
IL GIORNALE
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Un altro terremoto s’abbatte sul Policlinico universitario Umberto I di Roma
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Ma a tremare questa volta è l’intero sistema di affidamento alle coop esterne di lavori ospedalieri. Milioni di euro l’anno che incidono pesantemente sul budget già deficitario della Regione Lazio, su cui la voce «Sanità» insiste al 70 per cento.
Da ieri i pm della Procura capitolina Capaldo, Bombardieri e Palaia indagano sul giro di assunzioni dei cosiddetti «esternalizzati»: circa 230 infermieri - ma gli esterni tra ditte ed ex Co.Co.Co. all’Umberto I sono almeno quattro volte tanto - formalmente lavoratori soci di cooperativa, nella realtà né più né meno che personale con gli stessi obblighi e mansioni dei colleghi vincitori di concorso.
Non però con gli stessi diritti. A partire da stipendio (ben inferiore), straordinari (sostituiti da un’ambigua voce «conguaglio») e, soprattutto, pensione (i contributi versati all’Inps da una coop sono pressoché la metà di quelli sborsati da una qualsiasi altra azienda). Ancora una volta il pentolone bollente è stato scoperchiato da un’inchiesta giornalistica.
A ficcare il naso sui «panni sporchi» di Marrazzo & Co. questa volta sono stati i giornalisti di Report, trasmissione del 12 novembre. Piero Riccardi intervista in anonimato un lavoratore della Coop Osa che al Policlinico romano fornisce (contratto triennale dal 2003) lavoro infermieristico per 21,9 euro l’ora. Conti alla mano, si scopre che assumendo direttamente con concorso, la struttura sanitaria avrebbe potuto spendere 9 milioni di euro anziché 12 milioni e 400mila, quanti ne incassa la Osa.
Il direttore generale Ubaldo Montaguti taglia corto: «Non si risparmia e non ha senso», ma nella stessa intervista dice pure che lo si fa «per aggirare ostacoli burocratici» ad assunzioni essenziali. Poi l’attenzione si sposta sugli «interessi forti». «In queste esternalizzazioni - chiede Riccardi - ci sono grandi gruppi che ritornano un po’ ovunque. C’è la Compagnia delle Opere ci sono le cooperative rosse, le ex cooperative bianche della Dc, una specie di manuale Cencelli... Ci sono pressioni in questo senso?». La chiave di lettura la dà l’assessore alla Sanità Augusto Battaglia, convinto di essere a microfoni spenti: «Tanto per capirci - dice - non esiste possibilità che si prendono le cooperative e si fanno imboccare tutti alla Regione... Però stanno lì da sei anni! ... Non è che io posso assumere quelli, devo dire che alla cooperativa je faccio fa’ un’assistenza domiciliare e lì faccio il concorso...». Insomma, mani legate. Per i pubblici ministeri romani non solo l’esternalizzato non avrebbe garanzie ma in base alla normativa è sì possibile appaltare un servizio alle cooperative ma non un lavoratore.
I carabinieri del Nas sono già al lavoro per raccogliere documentazione utile. Anche in altri ospedali del Lazio, in primis il Sant’Andrea.
Alessia Marani
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Islam, il fondatore dell’Ucoii: «Poligamia per legge in Italia»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Al Tg1 della sera va in onda senza contraddittorio l’intervista choc di Ghrewati: «Se mi fa piacere avere quattro mogli devo farlo in clandestinità, non è giusto»
«La poligamia? Magari, permetterebbe di risolvere i problemi di migliaia, anzi di milioni di persone». Parola di uno dei volti noti dell’Islam integralista italiano, Mohammed Bahà el-Din Ghrewati, 56 anni, medico omeopata, fondatore dell’Ucoii, l’Unione delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia. Non è la prima volta che questo medico siriano, da 40 anni in Italia, rilascia dichiarazioni in tal senso. Ma domenica sera sono andate in onda durante il Tg1 delle 20.00, senza contraddittorio. Un’intervista choc, quasi ignorata dal mondo politico italiano (fatta eccezione per le proteste di alcuni deputati del centrodestra), ma accolta con sconcerto dagli altri leader musulmani nel nostro Paese.
In serata nove dei sedici membri della Consulta islamica decidono di unirsi, pubblicano un duro comunicato di condanna. È la voce dell’Islam laico e moderato. «La poligamia non rappresenta in alcun modo un’esigenza religiosa e sociale dei musulmani in Italia e nel mondo contemporaneo - si legge nella nota -. Temiamo piuttosto che rappresenti per alcuni personaggi l’occasione per catturare l’audience dei media e costruire una campagna di disinformazione utile alla legittimazione di una società parallela di matrice islamista dove le donne vengono tenute all’oscuro dei loro diritti, della loro libertà e del loro onore».
Parole pesanti. L’Ucoii, movimento controverso e noto per le posizioni integraliste, non può tacere. Il suo portavoce Isseddin Elzir prende le distanze: ricorda che Ghrewati «non ricopre alcun incarico dirigenziale e pertanto non parla a nome dell’Unione». Certo, Elzir rifiuta «sia di condannare sia di approvare» e ricorda che «la società, sviluppandosi, diventa multiculturale e multireligiosa e, di conseguenza, le leggi si adeguano a questi cambiamenti», ma «occorre rispettare le leggi di questo Paese». Insomma, loro non c’entrano.
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Prodi: «Ankara nell’Ue è un traguardo da raggiungere»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
È un Prodi in versione addirittura più ecumenica di quella di Papa Ratzinger, quello che sbarca nella capitale turca per una visita di due giorni prima di prendere il volo per la Crimea dove vedrà Putin. Se Benedetto XVI aveva difeso il buon diritto della Turchia a fare ingresso nella Ue, il premier italiano si affanna a raccomandare «pazienza e costanza» all’ospite Rayyp Erdogan e ai giornalisti che - inevitabilmente - gli chiedono cosa pensi del grande freddo calato tra Bruxelles ed Ankara alla fine dello scorso anno.
Il Professore dispensa a iosa termini come «mediazione» e «flessibilità». Suggerisce «passi indietro» per farne poi «in avanti» e addirittura di «chiudere gli occhi» nei momenti più critici in nome di traguardi più importanti. E a chi gli fa notare che Sarkozy, autorevole candidato all’Eliseo, ha già detto che ribadirà il suo no all’ingresso turco in Europa, spiega tra il saputo e il consolatorio che non crede davvero possibile che il ministro degli Interni francese ostacolerà il cammino di Ankara se dovesse prevalere: «Le politiche dopo le elezioni sono sempre diverse dalle politiche prima delle elezioni. Per questo io dico di non credere ai sondaggi e ai discorsi elettorali, altrimenti il discorso è perso!».
Erdogan incassa non senza soddisfazione. Elogia l’alleato italiano che - dice - da anni si batte per l’ingresso del suo paese nella Ue e non si esime dal condannare «l’omicidio di Hrant Dink che nessuno può approvare e che colpisce in primo luogo proprio la democrazia turca».
Chiuso, con soddisfazione di entrambi i primi ministri, lo scottante capitolo europeo (con Prodi che concede alla tv turca una intervista in cui si raccomanda che i turchi usino maggiore «flessibilità» nella soluzione del problema cipriota), si passa alle questioni internazionali più impegnative. Prodi ringrazia il collega turco per la cooperazione offerta in Libano e per «il lavoro di pace che Ankara ha fatto e continua a fare in Medio Oriente» e si discute - senza fornire però informazioni - anche del tema caldo del nucleare iraniano. Infine i rapporti bilaterali - eccellenti da lungo tempo - vengono rafforzati da una paper strategy, un documento che i due firmano per incrementare la collaborazione in campo politico, economico e culturale.
All’interno di quest’ultimo pacchetto, l’annuncio dato da Erdogan che Turchia ed Italia collaboreranno per la creazione di un oleodotto per il trasporto di petrolio grezzo dalla Russia, in direzione dell’Europa. «Siamo diventati un corridoio energetico molto importante - ha osservato il primo ministro turco - e ora, dopo il progetto Blue Stream frutto di una collaborazione Italia-Russia-Turchia, si compirà un altro passo per dar vita ad una linea di gas naturale verso la Grecia e l’Italia. Mentre tra un mese o due inizieranno i lavori dell’oleodotto che convoglierà il petrolio grezzo verso l’Europa e al quale lavoreranno assieme l’Eni ed una compagnia petrolifera turca».
IL GIORNALE
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La fortuna degli uomini invisibili
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
La notizia è di per sé esilarante e getta un’ombra ridicola sulla campagna di stampa che da oltre sei mesi Repubblica fa contro la Telecom. O meglio, contro il suo azionista di riferimento, Marco Tronchetti Provera. Qualche giorno fa un autorevole articolista di quel giornale ha scritto che uno degli spiati dalla security di Telecom, affidata a Giuliano Tavaroli, era nientepopodimeno che Giulio Tremonti. L’obiettivo sarebbe stato un documento-contratto tra Tremonti e Umberto Bossi. In parole semplici, si sarebbe cercata la documentazione di un presunto «acquisto» della Lega da parte di Forza Italia. La ridicolaggine di questa presunta notizia, che notizia non è, sta nel fatto che il mandante di quella «spiata» sarebbe stato, per l’appunto, Marco Tronchetti Provera. Ma che gli frega a Tronchetti Provera del rapporto tra Forza Italia e Lega? Nessuno lo sa, e nessuno lo spiega, perché la comicità non può essere spiegata. Si ride e basta. Noi non sappiamo se questo «accertamento» riservato su Tremonti sia mai avvenuto. Se lo fosse, però, siamo certi che i veri mandanti di quella spiata non potrebbero che essere nel campo di Agramante, e cioè in quelle forze deviate del centrosinistra che volevano colpire a tutti i costi l’alleanza di governo del centrodestra, secondo un modello ormai in vigore da oltre dieci anni. Il nostro ragionamento politicamente non fa una grinza (il famoso «cui prodest»), ma può essere anche sbagliato.
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Quel partito che non c’è ma comanda
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Nel centrosinistra la discussione più appassionata è sul «partito che non c'è». Quelli esistenti, dalla Margherita ai Ds, sono sempre più ectoplasmi. Ma persino il governo Prodi ha bisogno di una guida: il premier supplisce a questa esigenza con la tattica di impaludare la politica e intrappolare l'economia in una tela di ragno di potere, perseguita fino alla spudoratezza di aggredire una Confindustria meno compiacente su questioni assolutamente interne come la proprietà del Sole 24 ore. Anche a un governo allo sbando, però, serve una direzione. Che non è data, certamente, dalle riformette annunciate. Queste ultime indicano come la sinistra sia passata dalle riforme di struttura (per trasformare il capitalismo in senso socialista) a quelle di «distrattura» che servono a imbambolare l'opinione pubblica, quelle che Romano Prodi ordina a Pierluigi Bersani nel modo in cui si è visto: inventati qualcosa per fare rumore. Il centrodestra fa bene a non opporsi a misure utili, come una migliore distribuzione di giornali o benzina, difendendo naturalmente i diritti dei ceti medi dalle angherie, ma favorendo le liberalizzazioni. Siamo però di fronte a riforme di «distrattura». La musica vera del governo è ancora dirigista. Così in campo fiscale, così nello strategico campo finanziario, così sulle pensioni e sul mercato del lavoro, così nella spesa pubblica. Con tutti i suoi limiti, il centrodestra ha suonato una musica opposta: e questo l'opinione pubblica lo comprende sempre più chiaramente. Ma chi dirige l'orchestra che suona oggi la vera musica governativa? «Il partito che c'è»: cioè la Cgil.
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LEZIONE DI GIORNALISMO
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Nel Regno Unito i giornalisti (ma non soltanto) hanno preso molto sul serio la vicenda dell’assassinio di Alexander Litvinenko, dell’arresto di Mario Scaramella accusato in Italia di aver calunniato un capitano del Kgb (ve lo immaginate un ex consulente della Commissione Stragi in galera per aver calunniato un agente della Cia?) e dell’ipotesi, formulata davanti a una telecamera da Litvinenko secondo cui l’attuale presidente del Consiglio Romano Prodi potrebbe avere un passato di ex agente sovietico.
I lettori ricorderanno l’intervista che ci ha concesso Oleg Gordievsky secondo cui Prodi nei primi anni Ottanta era popolarissimo nel 5° dipartimento del Kgb. Dal giorno della morte di Litvinenko i giornalisti (inglesi) hanno lavorato sodo ed ora comincia a venir fuori un raccolto destinato a far titolo sui giornali. Ieri sera è andato in onda su Itv e sul prestigiosissimo Panorama di Bbc News. Nella puntata è stato ricostruito in tutte le sue fasi l’assassinio di Litvinenko che, secondo Gordievsky è stato organizzato non soltanto per uccidere l’esule russo ma anche per distruggere, attraverso la criminalizzazione di Scaramella, la Commissione Mitrokhin e chi l’ha presieduta.
Un giornalista di Channel 4 mi ha chiesto ieri se gli italiani non provano imbarazzo per il fatto che un loro concittadino sia tenuto in galera con l’accusa di aver calunniato un ex agente segreto sovietico e gli ho dovuto rispondere che no, qui è tutto regolare. Ma il centro dell'inchiesta sta nell’intervista in cui Litvinenko racconta quel che aveva sentito dire su Romano Prodi nel Kgb. Quell’intervista, raccolta da Scaramella, fu da me segretata per lealtà istituzionale: Litvinenko accusava Prodi ma citava come fonte un morto, il generale Anatolij Trofimov e a me sembrò doveroso, essendo imminente la campagna elettorale, non rendere pubblico quel video.
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Sotto la Quercia non c’è posto per le riforme
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
L’assenza dei Ds alla cerimonia per la consegna del volume con i discorsi parlamentari di Bettino Craxi, e la diserzione ad Hammamet nella ricorrenza della sua scomparsa, hanno una spiegazione e una giustificazione di fondo: il riformismo non alberga più nell’animo dei Ds, anche se sarebbe più esatto dire che non vi ha mai preso posto. Le continue defezioni di questi mesi cosa sono se non il segno tangibile del loro fallimento, della loro incapacità politica ad imboccare la strada di una sinistra liberale, riformista, di governo? La strada che aveva indicato Craxi a tutta la sinistra. La fuoriuscita di Nicola Rossi dai Ds e, soprattutto, le sue argomentazioni, ci offrono una prova ulteriore. Rossi dice che il riformismo dei Ds è solo predicato e non praticato: «È un riformismo da convegni».
Dice che una forza riformista non si pone l’obiettivo di ridistribuire le risorse, ma punta ad allargare il campo delle opportunità, premia le possibilità di chi è economicamente più debole di far valere i propri meriti e diventare così più forte. Queste argomentazioni hanno un solo difetto: arrivano in ritardo di 25 anni rispetto a Craxi e alla conferenza programmatica di Rimini del 1982, il punto più alto della progettualità riformista in Italia. Il film che i cattivi predicatori, alla Scalfari o alla Mieli, di un riformismo senza riformisti (anzi, nemico dei riformisti, da Turati fino a Walter Tobagi, a Craxi e a Biagi) hanno cercato di mettere in scena, è basato sull’idea che il comunismo possa essere riformato dal suo interno, per imboccare, contromano, la strada opposta, quella del riformismo. Era, ed è, un’idea politicamente e intellettualmente disonesta.
Tutto l’armamentario post-comunista loro lo chiamano «riformismo col popolo» o «riformismo forte», distinguendolo dal «riformismo senza popolo» o dal «riformismo debole», che sarebbe quello di Craxi. Sciocchezze! I riformisti non sanno che farsene del popolo dei Travaglio, dei Di Pietro e dei Santoro, anzi ne hanno profonda disistima. I riformisti competono con i massimalisti, non subiscono imposizioni fondamentaliste contro i «ricchi» che guadagnano 1500 euro al mese. I riformisti competono con i massimalisti nel senso che si pongono in alternativa, come fece Craxi con Berlinguer, che inventò la più disonesta delle politiche, la «questione morale» (mentre il suo partito continuava a prendere i soldi di una potenza nemica e del finanziamento irregolare). Non esiste un riformismo forte, quello delle riforme di sistema, nel migliore dei casi è massimalismo debole, è post-comunismo, che dal comunismo ha ereditato i vizi peggiori: la doppiezza di Togliatti, la cultura giustizialista della forza di Stalin, la cultura del potere di Lenin, il moralismo di Berlinguer, la cultura dell’egemonia di Gramsci, la presunzione razzista di sentirsi superiori sul piano morale e culturale. Le riforme radicali sono all’opposto del riformismo. Una volta fatte, producono spirito di conservazione, buone o cattive che siano, diventano totem ideologici da difendere a prescindere dal merito e dal tempo che cambia.
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Berlusconi smaschera il D’Alema filo-arabo
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il problema di Vicenza non è piccolo per la maggioranza di governo. E non soltanto per Rifondazione Comunista. A Vicenza esiste una base americana e non appartiene formalmente alla Nato, e indica una relazione speciale con gli Stati Uniti. E questo non è nella logica del governo Prodi. Vicenza è in funzione del ruolo mondiale degli Stati Uniti: il suo situarsi nel Mediterraneo mostra che essa è rivolta contro pericoli per la democrazia che nascessero nel vicino oriente. Ma questa non è la linea del presente governo.
L’uscita dell’Irak e la condanna dell’intervento sono andati oltre e hanno stabilito che l'intervento militare italiano è legittimo solo nel quadro delle Nazioni Unite. Una eccezione americana non ha più senso, quando il governo si avvicina ad una posizione del neutralismo che è nel passato della politica italiana. Che cosa spinga la sinistra italiana in questa direzione lo si comprende nelle parole di Rifondazione e dei comunisti italiani. Nel Ds essa porta l’impronta del terzomondismo che fu il modo con cui il Pci cercò di bilanciare il suo impegno nel fronte sovietico.
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Beirut bloccata, sciopero Hezbollah contro il governo
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Dall'alba manifestazioni e blocchi nella capitale libanese contro l'esecutivo del premier Siniora, considerato troppo moderato e filo-occidentale. Chiuso l'aeroporto, bloccate le vie di comunicazione interne. Scontri e spari: un morto e nove feriti. Intervento di polizia ed esercito
Beirut - Sciopero generale contro il governo. Migliaia di dimostranti libanesi hanno bloccato dall'alba le principali strade di Beirut e di tutto il paese con detriti e pneumatici dati alle fiamme. Lo sciopero rappresenta l'ultima mossa dell'opposizione, che comprende Hezbollah, nella sua campagna per disfarsi dell'esecutivo guidato da Fouad Siniora, considerato filo-occidentale, e per creare un governo di unità nazionale e indire elezioni anticipate. I dimostranti sono scesi in strada verso le sei del mattino, bloccando le principali vie di Beirut. Il fumo dei pneumatici bruciati ha creato una nuvola scura che grava sulla capitale.
Maggioranza Il leader cristiano Samir Gegagea, esponente della maggioranza antisiriana al governo in Libano, ha accusato l'opposizione guidata dagli sciiti di Hezbollah di voler perpetrare un colpo di Stato. "Questo è un colpo di Stato. Una rivolta in tutte le accezioni del termine", ha dichiarato Geagea alla rete televisiva libanese Lbci. Il leader cristiano si è rivolto all'esercito perché intervenga a protezione della democrazia e della libertà di tutto il popolo libanese. "Se le autorità non svolgeranno il loro dovere, tutto può accadere", ha aggiunto.
Hezbollah Il portavoce di Hezbollah, Hussein Rahhal, non ha escluso che lo sciopero generale contro il governo possa continuare anche nei prossimi giorni. "L'opposizione - ha detto Rahhal - aveva annunciato un solo giorno di sciopero, ma nel primo pomeriggio decideremo se proseguire l'iniziativa. Sono loro che tentano un colpo di stato nel paese". ha aggiunto Rahhal, rispondendo alle accuse del leader cristiano antisiriano Samir Geagea all'opposizione guidata dal movimento sciita libanese, appoggiato da Siria e Iran. Riferendosi all'esecutivo del premier Fuad Siniora, appoggiato da Stati Uniti, Unione europea e paesi arabi del Golfo, Rahhal ha sottolineato che "è un governo illegittimo che prende soldi dalla Cia". Il portavoce di Hezbollah ha poi affermato che l'opposizione "non è contraria in linea di principio" alla Conferenza dei paesi donatori del Libano in programma giovedì a Parigi, ma ha sostenuto che "non è possibile tenere questa Conferenza quando il paese è guidato da un governo illegittimo e che propone un piano di riforme disastroso".
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Afghanistan, kamikaze contro base Nato: 10 morti tra i civili
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Un attentatore si è fatto saltare in aria davanti alla base militare di Khost, 150 chilometri da Kabul, che in passato aveva ospitato anche militari italiani. Dieci vittime e 14 feriti tra i lavoratori afghani raggiunti dall'esplosione
Kabul - Un kamikaze si è fatto esplodere davanti alla base Nato di Khost, 150 chilometri a Sud Est di Kabul. Nell'attentato sono morte 10 persone, tutti civili, 14 i feriti. Le vittime sono lavoratori afghani della base. L'attacco suicida è avvenuto alla base Nato "Salerno". "Dieci civili sono morti e 14 sono rimasti feriti" ha detto Qasim Jan, responsabile della sicurezza della provincia assicurando che non ci sono vittime tra i componenti della missione Isaf. "E' l'opera dei nemici del nostro paese", ha spiegatto Arsala Jamal, governatore della provincia di Khost. Una portavoce della Nato ha confermato che nessun soldato dell'alleanza è rimasto colpito.
Kamikaze Gli attentati suicidi erano sconosciuti in Afghanistan fino al 2005, ma il loro numero è salito a 139 lo scorso anno, secondo dati delle forze Usa, mentre si è intensificata la rivolta talebana. Obiettivo dell'attacco la base "Salerno" utilizzata in passato anche dai militari italiani impiegati negli anni scorsi nella missione Enduring Freedom. Fonti militari sottolineano che la base non veniva più utilizzata da anni dai soldati italiani. A Khost, infatti, operò nel 2003 la task force Nibbio, inizialmente costituita dal nono reggimento alpini della brigata Taurinense, successivamente avvicendato dal 187esimo reggimento paracadustisti della brigata Folgore. La task force Nibbio cedette il 15 settembre 2003 la responsabilità della propria area al primo battaglione dell'87esimo reggimento della decima divisione da montagna Usa.
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Al Zawahiri nuovo video: "Usa, liberatevi di Bush"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Dubai - "Nel suo ultimo discorso Bush ha annunciato che invierà 20mila nuovi soldati in Iraq. E io gli chiedo: come mai ne invii solo 20mila e non 50mila o 100mila?". E con questa domanda provocatoria che si apre il nuovo video del numero due di al Qaeda, Ayman al-Zawahiri, diffuso in Internet e dal titolo: "La giusta equazione". In questo nuovo video, della durata di 14 minuti, si parla della crisi palestinese e vengono rivolte minacce agli Stati Uniti prendendo spunto dalla nuova strategia ideata dalla Casa Bianca per l'Iraq. "Perché non invii tutti i tuoi soldati così che tu possa diffondere il male ovunque - aggiunge il medico egiziano - tanto la terra dell'Iraq li seppellirà 10 alla volta. Hai affermato di aver fermato al Qaeda, quando sono stati i talebani del Mullah Omar ad aver fermato la stabilizzazione della sicurezza e le forze Nato. Mi rivolgo al popolo americano e so che voi non capite la lingua della religione, ma conoscete solo quella della razzia, per questo uso un linguaggio che potrete capire: se volete vivere in sicurezza dovete accettare la realtà e spazzare via i fantasmi di Bush. Se continuate sulla politica di Bush non avrete la sicurezza perché essa è un bene condiviso. Questa è la giusta equazione".
Musulmani Zawahiri si rivolge anche ai musulmani, affermando che oggi è obbligatorio per ogni seguace dell'Islam imbracciare le armi per difendere la nazione islamica. Il vice di Osama bin Laden chiede poi la liberazione dello sceicco Omar Abdel Rahman detenuto negli Usa e dei prigionieri di Guantanamo. Zawahiri ritorna poi sulla crisi palestinese, rivolgendo accuse ad Abu Mazen e a Muhammad Dahlan del partito di al Fatah, indicati come complici della campagna "crociato-sionista" ordita contro il mondo islamico. "Loro due sono dei traditori, laici che hanno venduto la Palestina e sono contro la Sharia - ha affermato -, agenti degli Usa e di Israele. Come possiamo considerare chi ha venduto la nostra terra come fratelli?".
Libano Il numero due di al-Qaeda fa poi un accenno alla crisi libanese. "Noi respingiamo il diritto internazionale che ci ha imposto i confini attuali e l'esistenza di Israele - ha affermato - e ci ha imposto la presenza crociata in Iraq, Afghanistan, Somalia e sud del Libano, facendoci indietreggiare di 30 chilometri dal naturale confine del Libano. In vero, accettare la risoluzione 1701, e quindi la presenza dei militari crociati nel sud Libano, decreta la divisione dei mujahidin palestinesi dai loro fratelli in Libano. L'accettazione di questa risoluzione è una sconfitta storica che non può essere giustificata".
Somalia Il messaggio si conclude con un riferimento all'attuale situazione in Somalia. "Gli etiopici sono stati trascinati dagli Stati Uniti in una catastrofe in Somalia - ha affermato -. Annuncio la buona notizia a Bush: ha invischiato i suoi schiavi etiopici in una vera catastrofe in Somalia. I mujaheddin spezzeranno loro la schiena".
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Scudo spaziale, allarme a Mosca
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Allarme rosso a Mosca per il possibile sbarco dello scudo spaziale Usa in Polonia e nella Repubblica Ceca. La Russia si sente sempre più accerchiata dalla Nato. E questa volta si tratta di una «minaccia evidente» per la Russia, come ha paventato il generale Vladimir Popovkin, comandante delle forze spaziali di Mosca. Venerdì scorso Washington ha voluto premere l'acceleratore sul suo progetto di scudo spaziale europeo e l'ha sottoposto formalmente ai governi polacco e ceco. Il progetto, da realizzare entro il 2011, dovrebbe costare circa 1,6 milioni di dollari (il Pentagono ha già chiesto una prima tranche di 56 milioni di dollari) e prevede l'installazione di una base di lancio antimissilistica in Polonia e di una stazione radar nella Repubblica Ceca.
Iran e Corea del Nord vengono indicati dagli Usa come minacce da cui proteggere l’Europa. E qui si innesta facile l'ironia del generale Popovkin: «Si stenta a credere che la traiettoria dei missili iraniani o nordcoreani passi attraverso la Polonia e la Repubblica Ceca». Ma Mosca teme inoltre di essere spiata in casa: «La stazione radar prevista nella Repubblica Ceca permetterà di osservare l'attività missilistica russa nella zona centrale del Paese e della flotta del Mare del Nord». A nulla sono valse le rassicurazioni provenienti da Washington, per negare che lo scudo antimissile sia contro la Russia.
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L’Iran blocca gli ispettori Aiea
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Forse ci sta anche provando, ma i risultati, di certo, ancora non si vedono. Le voci provenienti dagli uffici della Suprema Guida descrivono, da giorni, un ayatollah Alì Khamenei preoccupato e cambiato. Un Khamenei deciso a far pesare il suo ruolo di massima autorità politica e religiosa per mettere a tacere il presidente Ahmadinedjad e ricondurre il Paese ad atteggiamenti più moderati, almeno nel campo del nucleare. La situazione però sembra assolutamente immutata. Anzi forse persino peggiorata. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) si sarebbe infatti vista bloccare al confine 38 dei suoi ispettori mandati a controllare i siti nucleari della Repubblica islamica.
Di fronte a questa totale assenza d’aperture e mutamenti di rotta, i ministri degli Esteri dell’Ue hanno ieri sottoscritto tutte le sanzioni previste dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dello scorso 23 dicembre. «Deploriamo – fa sapere il Consiglio dei ministri Ue nel comunicato finale – i rifiuti iraniani d’intraprendere i passi ripetutamente invocati dai governatori dell’Aiea e dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu». I ministri degli Esteri europei ricordando che le sanzioni sono rivolte a colpire soprattutto il programma nucleare e missilistico della Repubblica Islamica invitano «tutti i Paesi ad applicarle senza ritardi». Dunque da oggi i Paesi dell’Unione europea dovrebbero metter fine a qualsiasi scambio commerciale di materiali utilizzabili in ambito nucleare, congelare fondi e proprietà di enti o persone coinvolte nella ricerca e bloccare ai propri confini e aeroporti tutti gli esponenti iraniani con ruoli strategici nei piani di sviluppo nucleare. La lista di cittadini a cui sarà vietato l’accesso o la permanenza in Europa potrebbe essere più estesa di quella già preparata dal Consiglio di Sicurezza. L’elenco europeo potrebbe infatti comprendere anche laureati o ricercatori impiegati presso università europee. «Cercheremo di mettere in atto tutte le misure al più presto, come già concordato con gli altri Paesi», ha promesso il ministro degli Esteri britannico Margaret Beckett. E il suo collega tedesco Frank Walter Steinmeier, parlando a nome del governo che detiene la presidenza di turno europea e ha svolto un ruolo centrale nei negoziati con Teheran, auspica un applicazione molto stretta delle sanzioni.
Il ministro degli Esteri iraniano Manoucher Mottaki confermando da Teheran il no all’entrata nel Paese di 38 ispettori dell’Aiea ha ricordato che alcuni membri della squadra sono stati fatti passare e che Teheran si riserva il diritto di decidere chi far entrare e chi far tornare casa. «L’Aiea ogni volta sottopone una lunga lista di esponenti ai suoi Paesi membri e quei Paesi hanno tutto il diritto di non accettare alcuni degli ispettori». All’interno dell’Iran si allarga intanto il coro di quanti attaccano e criticano le politiche presidenziali. L’ultimo a scendere in campo è stato ieri l’ottantacinquenne ayatollah Montazeri. Il religioso, considerato un tempo il successore designato dell’imam Khomeini, è da 19 anni a questa parte uno dei più illustri dissidenti di regime. L’ayatollah, pur difendendo il diritto iraniano allo sviluppo nucleare pacifico, ha condannato l’estremismo politico e verbale del presidente. «Provocazioni di quel genere – ha detto Montazeri - finiscono solo con l’arrecare nuovi gravi problemi al Paese».
Gian Micalessin
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Bush minaccia Teheran: «Giù le mani dall’Irak»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Alla vigilia del suo atteso discorso sull’Unione, il capo della Casa Bianca ammonisce gli ayatollah a non dare armi agli insorti
Nessuno si aspetta grosse novità dal messaggio sullo stato dell’Unione che George Bush pronuncerà stasera a Washington (le 3 del mattino di domani, ora italiana), ma l’attesa è egualmente forte. Le parole del presidente potrebbero infatti contenere, fra le righe, un’indicazione delle sue intenzioni future nel caso, che rimane probabile, che il suo nuovo piano per l’Irak fallisca. È presto per dirlo, naturalmente, anche se l’inizio della realizzazione del progetto coincide con una nuova e sanguinosa escalation della violenza, di nuovo diretta prevalentemente contro i militari Usa.
I trenta caduti del week-end hanno dato occasione all’ala più intransigente dell’opposizione democratica di ribadire l’accusa all’uomo della Casa Bianca di «mettere a rischio delle vite americane per i suoi fini politici»: nella formulazione del presidente della Camera Nancy Pelosi, bollata da un portavoce di Bush come «velenosa», ma ribadita. Un’indicazione sulla risposta è venuta da un’intervista che Bush ha concesso al quotidiano Usa Today (25 minuti) proprio alla vigilia dell’allocuzione sullo stato dell’Unione. Per quanto riguarda l’Irak la promessa è «nessuna promessa». Solo l’augurio che il primo ministro Maliki si decida a mantenere le promesse e ad agire contro gli «squadroni della morte» sciiti, oltre che contro i sunniti.
Ci si aspetta che Bush lo chieda di nuovo in pubblico, oltre che nei contatti privati con Bagdad e, appunto, nell’intervista: «C’è bisogno che siano gli iracheni a condurre queste operazioni, di fare ciò che è possibile per ristabilire l’ordine e la legalità». Un nuovo monito per ricordare che l’ulteriore impegno militare Usa non è incondizionato. Senza porre date, però: Bush resta convinto che la guerra possa essere vinta e soprattutto che stabilire un calendario per il ritiro delle forze Usa equivarrebbe ad ammettere le sconfitta e incoraggerebbe guerriglieri e terroristi. Fra le righe si potrà avvertire che Bush, questa volta, ha già pensato a un «nuovissimo» piano se il «nuovo» non funzionerà.
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Rossi: «Ds, un partito senza identità»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
«NON SONO pentito, non credo che i Ds siano un partito in salute ma continuo a ritenere che in Italia ci sia un disperato bisogno di un partito della sinistra riformista». Nicola Rossi, l'ex esponente Ds che ha recentemente lasciato il partito, ha spiegato la sua decisione intervenendo alla trasmissione «In mezz'ora», su Rai 3. «Il problema - sottolinea Rossi - è che sono mancate in questi ultimi dieci anni le battaglie culturali per definire l'identità riformista. E infatti l'Italia è cambiata ma non si sente più rappresentata dalla sinistra». E per l'immediato futuro della Quercia spera «in un atto simbolico prima del congresso». Rossi ha dato un giudizio critico sul governo Prodi: «Il suo operato è carente. La Finanziaria è stata preparata secondo schemi di 20 o 30 anni fa, si rivolge a un'Italia del passato, mentre invece bisognava dare un'idea del futuro». Un punto dolente dell'azione di governo è, a suo giudizio, la riforma delle pensioni. «Quando Prodi dice che un intervento sulle pensioni ci sarà sono contento, ma la politica deve essere chiarezza, altrimenti è meglio non parlare oppure dire che le pensioni non possono essere toccate per questo o quel motivo». Rossi ha assicurato che entrerà a far parte del Partito democratico («in realtà ne faccio già parte, sono nel gruppo parlamentare dell'Ulivo»), ma ha criticato gli obiettivi immediati dell'operazione: «Il Partito democratico mira a dare stabilità all'attuale assetto politico, ma questo è un compito piccolo. Il compito grande sarebbe quello di cambiare il sistema politico italiano». Una battaglia simbolica per far capire che la sinistra riformista è presente, ha detto ancora Rossi, dovrebbe essere quella sulla Pubblica Amministrazione.
IL TEMPO
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Berlusconi avverte: «Ritardano il voto per non perdere»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
SODDISFATTO? Altro che! Ora bisogna andare avanti, anche perché siamo solo all’inizio. All’indomani del suo comizio a Genova, per il lancio ufficiale delle elezioni amministrative, Silvio Berlusconi è soddisfatto per come è andata nella città della lanterna, per la risposta avuta dalla gente sabato pomeriggio. Chi lo conosce bene ha sicuramente colto nel Berlusconi a Genova lo spirito con cui ha deciso di buttarsi nella mischia delle amministrative: uno spirito di rivalsa rispetto alla sconfitta dell’aprile 2006. Ed ecco perché ora già pensa al da farsi, alle prossime città dove andare, e soprattutto alla scelta dei candidati più giusti, perché il presidente di Forza Italia, lo ha detto apertamente che il prossimo voto di primavera è una tappa fondamentale, «la possibilità di mandare Prodi a casa» e tornare così al governo. L’ultima settimana di Berlusconi è stata ricca di incontri a tavolino e di strategie fatte con i suoi collaboratori proprio per mettere a punto quelle che saranno le prossime mosse. E l’appuntamento dell’altro giorno ha dato al Cavaliere una conferma importante quella cioè di come tornare sul territorio sia la scelta più giusta, stando a contatto con la gente, dando la giusta carica e facendo vedere che lui c’è, è tornato a fare la vera politica, quella che, come la intende lui, si fa in mezzo alla gente. Il leader azzurro è sempre più convinto dell’importanza assunta da questo voto, elezioni che, come ha detto ii Cavaliere a Genova, la sinistra cercherà di far slittare il più possibile. Magari chissà a giugno, quando cioè, colpa del gran caldo già previsto per quest’estate, la gente potrebbe essere sulle spiagge a cercare refrigerio piuttosto che pensare al voto delle amministrative. La maggioranza è consapevole, secondo Berlusconi, del divario esistente ormai con l’opposizione, con la Cdl in netto vantaggio. Così, forse, l’unico modo per l’esecutivo di avere qualche chance in più e far diminuire l’elettorato del centrodestra, sperando che….
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Udc, Casini tende la mano a Giovanardi
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Oggi il consiglio nazionale. Cesa: «Non andremo a sinistra». Ma continua il dialogo con i socialisti
I vertici provano a dare rassicurazioni alla minoranza interna. Buttiglione prepara un «manifesto di valori»
MANO tesa alla minoranza interna. Il duo che guida l’Udc, Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa, aprono a Carlo Giovanardi nel tentativo, forse l’ultimo, di evitare lo scontro interno. Il consiglio nazionale del partito centrista tornerà a riunirsi oggi, l’ultima volta era accaduto prima della pausa natalizia. L’unico punto all’ordine del giorno è la convocazione del congresso straordinario che dovrebbe tenersi nella seconda metà di marzo. Il segretario Cesa farà una relazione introduttiva sulla situazione politica. È possibile che il suo discorso contenga una dichiarazione chiarificatrice rispetto all’apertura di tre giorni fa di Mario Baccini. Il vicepresidente del Senato aveva detto, a margine della commemorazione di Bettino Craxi, che «l’Udc guarda al futuro del Paese, ad una sinistra e un centro moderati, i veri presupposti per un governo reale e non elettorale del Paese». Una frase che non è piaciuta a Giovanardi, il quale oggi potrebbe chiedere un chiarimento. «Se lo farà, gli sarà dato: l’Udc non va a sinistra», spiega un deputato vicino al segretario. Che cosa vuol dire? Che il partito non cerca intese con i Ds, piuttosto lavora per costruire un partito dei moderati. E per farlo dialoga con laici e cattolici che sono a destra e a sinistra. Insomma, ha aperto canali preferenziali con lo Sdi di Boselli e con il Nuovo Psi di Craxi nella speranza di scardinare a piccoli passi l’attuale bipolarismo. Il che non significa dimenticare l’asse con i cattolici, tanto che Clemente Mastella dice apertamente di «riscontrare delle convergenze con Casini e Follini sulla politica estera, sulle liberalizzazioni, sui valori etici».
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Putin rassicura l’Unione europea sulle forniture di gas
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Vladimir Putin ha annunciato che Mosca è pronta a costruire una riserva di gas in Germania e non ha escluso eventuali diramazioni del gasdotto Nord Stream che passando sotto il Mar Baltico collegherà la Russia alla Germania. Quanto al deposito di gas, Putin ha osservato che in tal caso la Germania potrebbe diventare un centro di distribuzione del gas in Europa incrementando la sicurezza energetica sul continente. Il presidente, ha inoltre precisato di non avere nulla in contrario ad eventuali diramazioni del gasdotto nordeuropeo verso la Polonia o la Svezia.
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Telecom e il “grande gioco” troppo opaco
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Nonostante l’ulteriore accelerazione di indagini, la situazione di Telecom resta ancora in stallo, accompagnata da un clima di sospetti e di veleni. C’è pure la possibilità di difendersi e Marco Tronchetti Provera lo ha fatto, firmando una lettera e pubblicandola su un quotidiano. Lo scritto pare oggetto di scrupolosa attenzione non solo da parte dei giudici, ma anche di alcuni giornali e qui si rientra in un gioco di deduzioni e di affermazioni che dovrebbero essere abbastanza premature in quello che si chiama un Paese civile, un Paese di diritto. Anche perché l’affare Telecom, se dovesse essere visto in tutta la sua ampiezza, non può ridursi oggi solamente alle responsabilità (magari al non poteva non sapere) dell’ex presidente del colosso delle telecomunicazioni. La sensazione è che intorno a Telecom ci sia un’aria da resa dei conti generale, magari in preparazione di un meeting per una “spartizione di competenze”, magari in previsione di definire gli assetti della finanza italiana e del potere su altre realtà sensibili. I bilanciamenti di potere in Italia, nel grande intreccio di finanza-industria-media-politica, sembrano la caricatura del Rinascimento, quando l’equilibrio attentamente bilanciato degli stati italiani era garanzia di benessere e pace, tenendo lontano i potenziali invasori. Nel momento delle forzature anche allora, sebbene ci fossero dei “principi”, tutto andava a “carte quarantotto”.
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Radicali italiani, l'incubo dei libri in tribunale
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Dopo tre giorni di lavori, e di un dibattito "particolarmente ricco e approfondito", come dice la mozione approvata al termine del Comitato nazionale di Radicali italiani, la formazione politica di Marco Pannella guidata dal trittico Bernardini-Zamparutti-Coscioni si trova al punto di partenza, all'ultima riunione di Comitato di tre settimane fa, senza essere riuscita a sciogliere i nodi che pure l'approfondito dibattito ha posto. Una riunione che è ruotata su alcuni momenti chiave - le relazioni di apertura il primo giorno, gli interventi di Emma Bonino e Daniele Capezzone il secondo, l'intervento di Pannella in chiusura - in cui però ognuno dei big intervenuti ha declinato a modo suo le urgenze del momento. Non a caso diversi degli altri intervenuti hanno posto al gruppo dirigente del partito un problema di linea: qual è la linea di Radicali italiani sul referendum elettorale? Quale sul problema della Tav? Quale sui rigassificatori? Quale sulla base Usa a Vicenza?
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Eutanasia, pacs e relativismo: la Chiesa "alza la voce"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
“Se ci si dice che la Chiesa non dovrebbe ingerirsi in questi affari, allora noi possiamo solo rispondere: forse che l’uomo non ci interessa? Non è piuttosto il nostro dovere alzare la voce per difendere l’uomo, quella creatura che, proprio nell’unità inseparabile di corpo e anima, è immagine di Dio?”: queste parole pronunciate da Benedetto XVI il 22 dicembre scorso alla Curia romana, sono il passaggio centrale e fondamentale della prolusione pronunciata oggi dal cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, in apertura dei lavori del Consiglio permanente. Il cardinale, all’inizio della prolusione si è soffermato a lungo sul messaggio del Papa per la Giornata mondiale della Pace. Tra i vari passaggi citati, Ruini ha riproposto come giudizio sulla situazione attuale quello sulla visione dell’uomo: “In realtà ‘l’ecologia della pace’ richiede che si tengano maggiormente presenti le connessioni esistenti tra ecologia naturale ed ecologia umana e sociale. È certamente comprensibile infatti che le visioni dell’uomo varino nelle diverse culture, ma non è lecito coltivare concezioni antropologiche, e tanto meno idee o piuttosto ‘ideologie’ riguardo a Dio, che rechino in se stesse il germe della contrapposizione e della violenza. Oggi ostacola il dialogo autentico e quindi la pace anche ‘l’indifferenza per ciò che costituisce la vera natura dell’uomo’, ossia una visione ‘debole’ e relativistica della persona, che nega l’esistenza di una specifica natura umana e apre lo spazio per qualsiasi sua interpretazione. Una tale visione infatti indebolisce fatalmente e rende relativi e sempre negoziabili anche i diritti dell’uomo, lasciando la persona stessa indifesa e quindi facile preda della violenza e dell’oppressione”. Come non ricordare il passaggio dell’omelia tenuta dal cardinale Ratzinger nella messa Pro Eligendo Pontefice? “Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare ‘qua e là da qualsiasi vento di dottrina’, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.
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«Attraverserò lo Stretto sospeso su una fune»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Il funambolo cinese Adili Wuxiuer tenta l'impresa. Utilizzerà i piloni dell'Enel: uno in Sicilia l'altro in Calabria
Il professor Diana: «Cavo teso con l'elicottero»
MESSINA - Dalla sponda calabra a quella siciliana. Tre chilometri e 650 metri sospeso per aria, su una fune d'acciaio. Missione per un funambolo come il cinese Adili Wuxiuer, già recordman di imprese estreme, che lunedì ha annunciato alla presenza del sindaco messinese Genovese che il prossimo autunno effettuerà la «traversata» dello Stretto. Come dire: altro che ponte, basta una fune.
EQUILIBRISTA - Adili, 36 anni, cinese del distretto di Yengisar, erede di un'arte che la sua famiglia esercita da 400 anni attraverserà i 3 km 650 metri dello Stretto, su una fune stesa tra i piloni dell'Enel: uno in Sicilia l'altro in Calabria. Un'impresa non da poco considerato che il cinese ha già attraversato fiumi, gole, le cascate del Niagara, ma il cavo non è mai stato teso per così tanti chilometri. Stavolta utilizzerà i tralicci posti alle estremità dello Stretto. Attualmente non sono più utilizzati a causa della loro bassa efficienza (sacrificata in favore della sicurezza) e sono stati sostituiti come funzionalità nel 1994 da un collegamento sottomarino; tuttavia queste torri di metallo non sono state abbattute, e continuano a svettare sul mare, forti dei loro oltre 200 di altezza.
RECORDMAN - Wuxiuer, citato 5 volte sul Guinness dei primati, sarà inoltre seguito nell'impresa dal regista Domenico Distilo che vuole girare il film «La fune sull'acqua», sponsorizzato anche dal Comune. La prova messinese segnerà anche il ritorno sul cavo del cinese dopo la caduta terribile, un anno fa a Shangai, quando Wuxiuer cadde, perché la fune si spezzò, e riportò numerose fratture.
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Spesa proletaria: 39 rinvii a giudizio
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 1 della discussione
Beh, almeno è un inizio!
ROMA - Trentanove rinvii a giudizio e 66 proscioglimenti per la cosiddetta "spesa proletaria" compiuta dai disobbedienti in una libreria della Feltrinelli ed in un supermercato della catena 'Panorama' il 6 novembre 2004 in occasione di una manifestazione sul precariato. Lo ha deciso il gup Marco Patarnello. Tra gli imputati che saranno processati il 19 giugno prossimo ci sono l' ex consigliere comunale di Roma Nunzio D'Erme, il leader dei disobbedienti Luca Casarini, Guido Lutrario. Gli imputati, a seconda delle posizioni, devono rispondere di rapina aggravata e lesioni.
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LAURA SEI SU LIBERO DI OGGI!
>>Da: Briciolina6643
Messaggio 1 della discussione
E' stato pubblicato il tuo articolo su "Vicenza vs. Afghanistan", nella rubrica delle lettere: lo hanno intitolato "l'ottima mossa di Berlusconi".
COMPLIMENTI!!!!!!!!!
Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends
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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
http://groups.msn.com/Clubazzurrolaclessidrafriends/messageboard
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«Attraverserò lo Stretto sospeso su una fune»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Il funambolo cinese Adili Wuxiuer tenta l'impresa. Utilizzerà i piloni dell'Enel: uno in Sicilia l'altro in Calabria
Il professor Diana: «Cavo teso con l'elicottero»
MESSINA - Dalla sponda calabra a quella siciliana. Tre chilometri e 650 metri sospeso per aria, su una fune d'acciaio. Missione per un funambolo come il cinese Adili Wuxiuer, già recordman di imprese estreme, che lunedì ha annunciato alla presenza del sindaco messinese Genovese che il prossimo autunno effettuerà la «traversata» dello Stretto. Come dire: altro che ponte, basta una fune.
EQUILIBRISTA - Adili, 36 anni, cinese del distretto di Yengisar, erede di un'arte che la sua famiglia esercita da 400 anni attraverserà i 3 km 650 metri dello Stretto, su una fune stesa tra i piloni dell'Enel: uno in Sicilia l'altro in Calabria. Un'impresa non da poco considerato che il cinese ha già attraversato fiumi, gole, le cascate del Niagara, ma il cavo non è mai stato teso per così tanti chilometri. Stavolta utilizzerà i tralicci posti alle estremità dello Stretto. Attualmente non sono più utilizzati a causa della loro bassa efficienza (sacrificata in favore della sicurezza) e sono stati sostituiti come funzionalità nel 1994 da un collegamento sottomarino; tuttavia queste torri di metallo non sono state abbattute, e continuano a svettare sul mare, forti dei loro oltre 200 di altezza.
RECORDMAN - Wuxiuer, citato 5 volte sul Guinness dei primati, sarà inoltre seguito nell'impresa dal regista Domenico Distilo che vuole girare il film «La fune sull'acqua», sponsorizzato anche dal Comune. La prova messinese segnerà anche il ritorno sul cavo del cinese dopo la caduta terribile, un anno fa a Shangai, quando Wuxiuer cadde, perché la fune si spezzò, e riportò numerose fratture.
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Spesa proletaria: 39 rinvii a giudizio
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 1 della discussione
Beh, almeno è un inizio!
ROMA - Trentanove rinvii a giudizio e 66 proscioglimenti per la cosiddetta "spesa proletaria" compiuta dai disobbedienti in una libreria della Feltrinelli ed in un supermercato della catena 'Panorama' il 6 novembre 2004 in occasione di una manifestazione sul precariato. Lo ha deciso il gup Marco Patarnello. Tra gli imputati che saranno processati il 19 giugno prossimo ci sono l' ex consigliere comunale di Roma Nunzio D'Erme, il leader dei disobbedienti Luca Casarini, Guido Lutrario. Gli imputati, a seconda delle posizioni, devono rispondere di rapina aggravata e lesioni.
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LAURA SEI SU LIBERO DI OGGI!
>>Da: Briciolina6643
Messaggio 12 della discussione
E' stato pubblicato il tuo articolo su "Vicenza vs. Afghanistan", nella rubrica delle lettere: lo hanno intitolato "l'ottima mossa di Berlusconi".
COMPLIMENTI!!!!!!!!!
>>Da: boleropersempre
Messaggio 2 della discussione
Laura, oggi hai fatto bingo!
Sei anche su Il Giornale, pag. 46 con DUE LETTERE: -Per le amministrative opportune le primarie- e -Giusta la posizione del Polo sull'Afghanistan-.
Hanno modificato un po' i testi originali, ma va bene lo stesso!
Mitica!!!
>>Da: ilgattomammone
Messaggio 3 della discussione
Bene, bravissima!
>>Da: Il Moro
Messaggio 4 della discussione
Vado a comprare il giornale, Libero l'ho già comprato stamattina, ma non avevo letto le lettere dei lettori.
>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 5 della discussione
uè sciura...non è che ora non rispondi più al telefono eh ????
>>Da: Elios8943
Messaggio 6 della discussione
Presto, compriamole un ago da materassaio, prima che si gonfi troppo! Scherzo! Brava!
>>Da: pensiero profondo
Messaggio 7 della discussione
Ma che bella sorpresa! Complimenti!
>>Da: buonalanutella
Messaggio 8 della discussione
Fantastico! Bravissima!
>>Da: Nando179764
Messaggio 9 della discussione
meriti tutti i baci del mondo
>>Da: Paolo
Messaggio 10 della discussione
E brava la nostra Lauretta!
Paolo
>>Da: Silvio
Messaggio 11 della discussione
Congraturazioni! Sono ormai diverse volte che pubblicano i tuoi articoli sui giornali! Silvio
>>Da: 5038LAURA
Messaggio 12 della discussione
Grazie!!!!!!! Siete molto cari, è stata veramente una bella sorpesa. E adesso chi me regge??? Ahahah! Pretendo il voi....no il loro...o è meglio sua signoria illustrissima? Ahahah! Scherzo! Vi voglio bene. E ora torno a lavorà (mannaggia, oggi è una giornata infernale) trallallero, trallallà! Vi abbraccio forte, forte, Laura
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Fuga dalle classi multietniche
>>Da: ilgattomammone
Messaggio 2 della discussione
Fuga di studenti dalle scuole multietniche
"Con troppi immigrati lezioni scarse". La valutazione unisce italiani e stranieri
MARIA TERESA MARTINENGO
Famiglie italiane (ma anche straniere) in fuga dalle scuole elementari torinesi dove la presenza di figli di immigrati è massiccia. Alla vigilia della chiusura delle iscrizioni (sabato), il fenomeno preoccupa in un quartiere multiculturale come San Salvario, dove l’istituto comprensivo «Manzoni» - 392 iscritti, 189 non italiani - lancia un Sos. «Temiamo di non riuscire a formare una terza classe prima, pur sapendo che i bambini del territorio in età da debutto alle elementari sono almeno un centinaio. Ne abbiamo già persa una l’anno scorso...», dice la dirigente Marisa Deangelis. E va oltre. «Purtroppo, nel quartiere ci sono italiani che non accettano l’idea che il proprio figlio sia in classe con figli di immigrati. E mettono in giro voci che screditano la scuola. Così, chi è venuto a vedere come lavoriamo, chi ha visitato la scuola, si è fermato da noi. Tanti, invece, hanno dato retta al pregiudizio».
In centro, a due passi da piazza Castello, va anche peggio. L’elementare «Pacchiotti» riuscirà a formare una sola classe prima, come da anni a questa parte. Stessa situazione nella sede «Sclopis» di via del Carmine. Entrambe 10-15 anni fa erano state apripista dell’integrazione dei piccoli arrivati dalla Cina e dal Maghreb. Allora le famiglie straniere si stabilivano nel centro storico. Negli anni successivi, invece, i nuovi residenti italiani del Quadrilatero Romano non hanno adottato la «Pacchiotti» come scuola dei loro figli. E l’utenza si è assottigliata, diventando omogeneamente non italiana. «C’è una grande differenza tra il numero dei bambini che potremmo avere e quello che abbiamo», dice il dirigente Carlo Giovanni Sinicco. «Le famiglie preferiscono le paritarie, il Convitto Umberto I, e la nostra sede “Ricardi di Netro”. La gente pensa che dove ci sono molti stranieri, la didattica sia meno curata. Invece con le prove Invalsi (ndr. uguali in tutta Italia) abbiamo verificato livelli di preparazione equivalenti».
Se la fuga non c’è alla «Parini» di Porta Palazzo - anche perché, spiega il dirigente Bruno Piovano, «i residenti italiani sono sempre meno» - in Barriera di Milano Nunzia Del Vento, direttrice della «Gabelli» e presidente dell’Asapi, Associazione delle scuole autonome piemontesi, ammette che problemi ce ne sono anche con gli stessi immigrati. «Nella nostra sede “Pestalozzi” gli italiani sono ormai rari. Nella vicina materna comunale sono rimasti il 10%... Io ho già ricevuto genitori stranieri che mi dicono di non voler iscrivere i propri figli lì». Per Del Vento «la mescolanza dà ottimi risultati, i bambini si stimolano. E’ chiaro, però, che mantenere equilibrio tra italiani e stranieri sia la cosa migliore». Ma il problema, affrontato anche da Fioroni nella circolare sulle iscrizioni, non è semplice. «Il ministro suggerisce di promuovere patti con gli enti locali per distribuire gli alunni stranieri sul territorio. Volentieri. Ma il problema è anche occupazionale: se da me vanno verso scuole vicine, allora dovrei ricevere altrettanti italiani... Ma se una zona è ormai abitata da immigrati? Poi, il Comune si farà carico del trasporto?».
«Facciamo progetti di ogni tipo, ma la fuga silenziosa c’è», ammette Antonio Catania, responsabile della Direzione scolastica provinciale. «Il problema è la concentrazione abitativa», osserva Silvana Mosca, ispe
>>Da: buonalanutella
Messaggio 2 della discussione
Ma non c'è un surplus di insegnanti?
Istituissero un doposcuola con corsi d'italiano per stranieri, bimbi e genitori insieme, male di certo non farebbe.
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W Ryanair: voli gratis per protesta
>>Da: Paolo
Messaggio 2 della discussione
Voli a poco prezzo, addirittura gratis contro una legge del governo.
Altro che Alitalia e spazzatura simile.
Ryanair, la più importante compagnia aerea low-cost europea, offrirà voli gratis a tutti coloro che manderanno una e-mail di protesta al Cancelliere dello Scacchiere Gordon Browun per il rialzo delle tasse aeroportuali, che scatterà il primo febbraio prossimo.
A preannunciare l' iniziativa è stato l' amministratore delegato del gruppo, Michael O' Leary, in una conferenza stampa tenutasi oggi a Londra in cui ha precisato che Ryanair metterà a disposizione un milione di posti, per i quali dovranno essere pagati solo dieci sterline corrispondenti alle tasse aeroportuali.
>>Da: Silvio
Messaggio 2 della discussione
Bene, questa si è che è democrazia e liberismo.
Silvio
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NON C'E' DUE SENZA IL TRE: PECORARO SCANIO
>>Da: 5038LAURA
Messaggio 2 della discussione
Da anni aspettavamo ansiosi una nuova espressione dell'idio-ma (-zia) italiana. Oggi è finalmente arrivata! Dopo: "le convergenze parallele", e "uniti nella diversità", finalmente abbiamo una nuova espressione che ci accompagnerà per i prossimi decenni: "Estremismo di centro". Autore: Alfonso Pecoraro Scanio, Ministro del governo Prodi. Quale referenza! Laura
>>Da: happygio
Messaggio 2 della discussione
Laura, ciao, fammi un piacere! prepara una lettera da inviare a TUTTI per chiedere chiarificazioni sul caso prodi/litvinenko/kgb....... Credo che sia nostro dovere: sapere, capire e decidere! a te, i giornali ti pubblicano!!!! A proposito, scusa se ti ho dato del tu!
Buonanotte, Vossignoria!!!! gio P.S. a te ti = non va' bene, ma tu hai capito!!!
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La liturgia dell'odio
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Armando Pannone
Il mondo antagonista è in fermento. Tutti a Vicenza, dagli all'americano. Si sfoderano gli striscioni contro gli Stati Uniti e Berlusconi (lui c'entra sempre, per i comunisti), le bandiere della pace. Oh bella ciao, abbasso il Vaticano e tutta l'orgia ideologica che accompagna simili manifestazioni di intolleranza. Pochi notano la profonda contraddizione dell'odio sparso a piene mani contro l'America e gli inni alla pace, al dialogo, alla tolleranza, anche tra i cattolici. Ricordano quei calciatori che posano per i fotografi con la maglietta del fair play e dopo se le suonano di santa ragione. Ipocrisia, nient'altro che ipocrisia. L'Italia galleggia nella mezza misura, nell'arte sublime dello scaricabarile, del nì a mezza bocca, del coraggio vigliacco. Poi vanno tutti, in America, a sorridere e stringere mani. Un flash. Al tempo del colera, a Napoli, mancavano i vaccini. I medici americani allestirono nelle scuole veri e propri ospedali da campo per la profilassi di un'intera città. Ero in fila con mio padre e ricordo quelle scene, con i napoletani che ringraziavano i dottori americani per quello che stavano facendo. In quest'Italia, specialmente al Sud, dove il degrado è l'unica promessa mantenuta, non dovremmo dimenticare il bene che abbiamo ricevuto.
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Dal perdono al perdonismo
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Valentina Meliadò
Quando gravi fatti di cronaca come omicidi infantili, pedofilia, pestaggi a danno di vecchi e invalidi, violenze di gruppo e uccisioni per futili motivi, scuotevano la coscienza dell'opinione pubblica per la loro rarità, incomprensibilità e ferocia, il perdono rimaneva circoscritto nella sfera intima e privata del singolo o dell'insieme di individui che si trovavano coinvolti in un fatto luttuoso. Si trattava di una scelta personale dettata dalla insondabile reazione di ognuno al dolore, e la società che ne prendeva atto ne faceva, a sua volta, tante valutazioni quante sono le differenti coscienze e sensibilità dell'animo umano. Oggi - invece - che i reati più orrendi e impensabili si consumano quotidianamente, e sono diventati una tragica routine che i mass media restituiscono all'opinione pubblica con una overdose di voyeurismo che finisce pian piano - ma inesorabilmente - con il sopire la capacità di scandalizzarsi e di reagire, il perdono ha mantenuto solo in parte la sua natura privata, individuale, e si è trasformato quasi in un obbligo sociale che divide la pubblica opinione producendo una sola, drammatica conseguenza: lo svilimento della morte e - dunque - della vita umana.
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Ancora alta tensione in Libano
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Alexandra Javarone
L'opposizione libanese, guidata dal movimento sciita Hezbollah, ha indetto per oggi uno sciopero generale. Una nota diffusa dai gruppi d'opposizione (tra cui, oltre a Hezbollah, figurano Amal e i cristiani di Michel Aoun) avverte: «L'opposizione nazionale non ha altra scelta se non quella di ricorrere ancora una volta alla sua base popolare per arrivare a un'escalation della sua protesta. Chiede ai libanesi di esprimere liberamente e sinceramente le proprie opinioni politiche attraverso uno sciopero generale ed il blocco completo del Paese martedì». Lo sciopero generale ha chiaramente lo scopo di paralizzare il Paese nel tentativo di indebolire ulteriormente, attraverso la mobilitazione popolare, il governo filoccidentale di Siniora. Anche la data non è stata scelta in maniera casuale: la manifestazione si svolge, infatti, a soli due giorni dalla Conferenza di Parigi sulla ricostruzione del Libano, a cui parteciperanno i Paesi disposti a contribuire alla ricostruzione del Paese dei Cedri devastato dal sanguinoso conflitto della scorsa estate tra Israele e le milizie estremiste di Hezbollah.
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Ecologismo catastrofico
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Stefano Magni
L'inverno caldo, l'uragano Kyrill e i gravissimi danni che ha provocato (tra cui l'affondamento del cargo Napoli, carico di sostanze tossiche) vengono attribuiti all'uomo e alla sua produzione industriale. Come è possibile attribuire la causa di una tempesta all'uomo? Inizia ad essere preso sul serio il motto «piove, governo ladro»? Ebbene sì. Si è diffusa la tesi secondo cui il periodo nel quale viviamo sia caratterizzato dal riscaldamento globale, secondo cui nell'arco del prossimo secolo (e anche meno) si scioglieranno i ghiacci perenni e l'Europa mediterranea si desertificherà completamente. Non solo, ma si dice che i responsabili di questo riscaldamento globale siamo... noi esseri umani. Eppure la tesi del riscaldamento globale non è affatto dimostrata con certezza. Primo, perché le statistiche che abbiamo a disposizione riguardano un arco di tempo troppo limitato (la stessa climatologia è una scienza recente e deve studiare mutamenti che avvengono nell'arco di millenni) e le teorie sul riscaldamento globale sono contrastate da tesi opposte sul raffreddamento globale. Se, negli anni '70, la maggioranza degli esperti era convinta di essere alla vigilia di una nuova era glaciale, oggi sta diffondendosi la «certezza» opposta. Secondo: gli uomini, con tutto il loro inquinamento, non sono in grado di mutare la composizione dell'atmosfera in modo sensibile, producendo cioè 6000 megatonnellate di Co2 all'anno, quando l'atmosfera, già di suo, ne contiene 3 milioni, stando ai calcoli del fisico Franco Battaglia.
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La sindacalizzazione del pubblico impiego
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Antonio Maglietta
Il Ministro Luigi Nicolais, il Ministro Tommaso Padoa Schioppa e le Organizzazioni Sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto nei giorni scorsi un'intesa per la riforma della pubblica amministrazione. Il memorandum contiene alcune importanti novità in tema di incentivi alla produttività ma il prezzo pagato per questa svolta, solo all'apparenza modernista, è stata una maggiore sindacalizzazione del comparto pubblico. Scorrendo le otto pagine dell'accordo si ha sempre la sensazione che l'intero impianto ruoti intorno al ruolo dei sindacati che, sempre più, interverranno in maniera invasiva nella gestione della Res publica.
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Maggioranza in fumo sulla politica estera
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di David Consiglio
Gli alleati internazionali dell'Italia possono stare tranquilli: la missione dei nostri militari impegnati in Afghanistan sarà supportata dal voto del Parlamento. Silvio Berlusconi ha infatti dichiarato la sua ferma intenzione di votare a favore del decreto di rifinanziamento della missione, coerentemente con i precedenti e consolidati orientamenti espressi dal suo governo in materia di politica estera. Dunque, le solite e immancabili bizze che si manifestano nella maggioranza di centrosinistra in occasione di ogni voto sulle nostre missioni militari all'estero, non potranno recare nessun effetto negativo sui nostri soldati impegnati in Afghanistan.
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Rivendicano gli anni di piombo
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Gabriele Cazzulini
«Italia 2007» non è il titolo di una trasmissione di Santoro. Però poteva essere il traguardo del naturale sviluppo di una storia iniziata bene ma finta male. Anzi incompiuta. E' una storia inverosimile, perché è complicato assumerla per vera, accettandola esattamente come un fatto compiuto - perché è questo: una storia vera.
C'era una volta un Paese povero e distrutto, l'Italia, che era stato capace di compiere una rivoluzione pacifica: superare le devastazioni della seconda guerra mondiale, superare lo shock di una dittatura che aveva delineato il modello per le peggiori dittature totalitarie, superare i pesanti vincoli di una struttura economica arretrata e asfittica. Erano bastati dieci anni. Dieci anni in cui la rivoluzione del benessere, della crescita economica e dell'affermazione delle libertà si era compiuta in modo disarmato e con una logica disarmante. Fuori da ogni plausibile previsione. Eppure è successo. Era l'Italia del boom economico.
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La finta riforma del pubblico impiego
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Tullio Toscano
A quanto pare anche il governo Prodi si accingerebbe a varare l’ennesima riforma del pubblico impiego, stando ad un memorandum diffuso dai giornali nei giorni scorsi. Durante la Prima repubblica quasi tutti i governi si sono cimentati nell’ardua impresa, ma a tutt’oggi la nostra Pubblica Amministrazione continua a restare tra le meno efficienti d’Europa. Non solo, essa è anche afflitta da rivendicazionismo sindacale cronico, che ne accresce giorno dopo giorno i relativi costi a carico delle pubbliche finanze. Come mai non si è riusciti finora a risolvere questo problema? Le risposte a tale domanda possono essere tante, ma due ci sembrano le più pertinenti. In primo luogo c’è da constatare che in Italia i servizi pubblici non hanno mai avuto una funzione primaria nella vita del Paese e nel suo sviluppo, se si esclude quella di riscuotere tasse, imposte e tributi vari. Per il resto la sua presenza può dirsi evanescente. Se l’Italia, infatti, è riuscita nel giro di due decenni a trasformarsi da Paese eminentemente agricolo nella sesta potenza più industrializzata dell’Occidente, è perché hanno agito da propulsori l’intraprendenza e lo spirito di iniziativa dei nostri imprenditori, che non hanno atteso le direttive, gli incoraggiamenti e i programmi governativi per dare slancio alla nostra economia e affermarsi sui mercati del mondo.
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Le riforme e il sindacato dei pensionati
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Davide Giacalone
Ma sì, facciamo scendere l’età pensionabile, seguiamo la via governativa così brillantemente sintetizzata dal ministro del Lavoro, Damiano. I soldi per pagare questa roba li prendiamo da quelli che i lavoratori perderanno con il trasferimento del Tfr, complice il governo stesso che avendo alle spalle il primo gennaio, e mancando d’eseguire quel che esso stesso ha voluto, ancora non ha diffuso i moduli per l’opzione. Non basteranno, quindi aumenteremo il prelievo fiscale e previdenziale in capo a chi lavora, alimentando così la cassa con la quale far riprendere vigore alla spesa pubblica. Non, si badi bene, a quella che la retorica definisce per investimenti ed innovazione, ma a quella concreta, quella che porta favori corporativi e vantaggi elettorali, quella corrente. Il tavolo apparecchiato per i sindacalisti, a Palazzo Chigi, teneva nel menù la controriforma delle pensioni e la cogestione nella riforma del pubblico impiego.
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Romano Prodi ritorna al corporativismo
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Arturo Diaconale
Non è ritornata la concertazione con la cena di Palazzo Chigi tra Romano Prodi ed i ministri economici ed i segretari delle tre grandi confederazioni sindacali, Cgil, Cisl e Uil. E’ ritornato il corporativismo. Che non è solo la divisione della società in strutture rappresentative di settori specifici caratterizzati da una forte chiusura e da una difesa rigida dei propri interessi. E’, soprattutto, l’idea che la stessa società possa essere guidata attraverso la cogestione tra i rappresentanti del governo, cioè il potere politico, ed i rappresentanti delle corporazioni. Nel corporativismo autoritario, che è quello sperimentato nel nostro Paese negli anni ‘30, non esiste separazione tra rappresentanti del potere politico e quelli delle diverse categorie. I sindacati di lavoratori ed imprenditori fanno parte della stessa corporazione e dello stesso partito. E, quindi, fanno parte a tutti gli effetti delle istituzioni dello Stato. Nel corporativismo democratico, che è quello realizzato negli anni ‘70, esiste una differenza formale tra partiti e sindacati di imprenditori e di lavoratori.
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D’Alema evita il confronto: al Ghetto nessuno piange
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Per Pacifici la sua presenza sarebbe stata “paradossale”
di Dimitri Buffa
Allarme rientrato. D’Alema oggi si guarderà bene dal presenziare alla comunità ebraica romana alle ore 19 in occasione della presentazione del libro di Luca Riccardi (Guerini editore) dal titolo che è tutto un programma: “Il problema Israele”. Sottotitolo: “Diplomazia italiana e Pci di fronte allo stato ebraico (1948-1973)“. Lo ha salvato in corner un provvidenziale vertice diplomatico con un ministro iracheno. A volere esser cattivi si potrebbe dire che l’assessore alla cultura della comunità ebraica romana, l’architetto Luca Zevi, figlio di Tullia e del grande architetto Bruno (fu anche presidente del Partito radicale negli anni ‘90, ndr), voleva invitare D’Alema a parlare del proprio albero genealogico e delle tare ereditarie che ne caratterizzano anche oggi l’agire sul fronte della politica internazionale. Un po’ come chiamare Dracula a tenere una relazione sui vampiri suoi antenati. Chi conosce le dinamiche interne agli organismi di rappresentanza politica degli ebrei in Italia sa bene però che il malcontento non può dichiararsi finito. La prova provata è che nessuno ha tolto sinora i piccoli tatzebao che tappezzano il ghetto ebraico di Roma in cui l’attuale ministro degli Esteri viene dichiarato “persona non grata”. Di queste cose ne abbiamo parlato con il portavoce della Comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici
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Gli stati generali della Cdl e il fenomeno del “Berlusconismo”
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
di Raffaella Viglione
“L’identità e il futuro” è questo il titolo del convegno organizzato dalla Fondazione Liberal, in collaborazione con i gruppi di Forza Italia di Camera e Senato, il 25 e 26 gennaio a Roma (Aldrovandi Palace) e che terminerà il 27 al teatro Capranica con l’intervento del presidente Silvio Berlusconi. A discutere di “Berlusconismo” e “Popolo delle Libertà”, oltre a numerosi studiosi, saranno i rappresentanti dei partiti che compongono la Casa delle Libertà, per l’Udc sarà presente Carlo Giovanardi. I lavori del convegno saranno articolati in sessioni che riguardano la politica, l’economia, i valori e la storia. Abbiamo incontrato Ferdinando Adornato presidente della Fondazione Liberal, ecco cosa ci ha detto.
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Leoluca Orlando Cascio
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Davide Giacalone
Personaggio fenomenale, Leoluca Orlando Cascio. Da democristiano ha costruito la sua fortuna politica cavalcando il più becero giustizialismo, lasciando intendere d’essere l’unico siciliano credibilmente avversario della mafia, al tempo stesso prendendo la quasi totalità dei voti nei quartieri a triste penetrazione mafiosa. Di siciliani onorati, di persone con la schiena dritta, intelligenti ed oneste ce n’erano, quando Orlando imperversava, da Falcone a Sciascia, ma lui li considerava avversari da abbattere. Presto trascinò la sinistra su posizioni populiste e fascistoidi di stampo sudamericano.
Accusò Falcone d’essere connivente con i politici in odore di mafia e di tenere chiuse nel cassetto le carte con cui incriminarli. Poi sfilava piagnucolante, con il cuore affranto perché quello stesso Falcone lo avevano spappolato, a Capaci. Fu tra quanti si scagliarono contro Sciascia, reo di volere condurre la lotta contro la mafia senza che con questa si macellasse il diritto. Oggi parla di “Leonardo”, per dire che aveva ragione. Si mise alla testa delle plebi che chiedevano ai magistrati di far fuori la casta dei tiranni (eletti dal popolo), ed oggi dice “abbiamo affidato una delega eccessiva alla magistratura”, il che è quanto meno grottesco sulla bocca di uno che siede in Parlamento eletto nella lista che deve tutto al suo fondatore: Antonio Di Pietro. Ma non basta, si spinge a sostenere che il processo contro Andreotti è stato un errore, che quando lo scrivevamo noi ci si scatenava addosso tutto il conformismo decelebrato della sinistra televisiva. L’Orlando Cascio che vota la fiducia a Prodi suggerisce a Prodi di dimettersi, di ammettere la sconfitta ed andarsene, e nel mentre cambia pelle e sembra voler diventare l’opposto di quel che era, dispensa terzismo affermando che c’è corruzione nella sinistra, e che certi amministratori di destra sono migliori di quelli unionisti.
In democrazia un simile soggetto ha tutto il diritto di far propaganda, e le sue ciniche parole si devono al fatto che vuol tornare a fare il sindaco di Palermo. Proprio per questo spero che sia la sinistra palermitana a liberarsene, a cacciare con lui una delle sue pagine peggiori. La sua ricandidatura segnerebbe la più dura sconfitta di quella sinistra, incapace di uomini nuovi.
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Tronchetti Provera. Epistola triste ed imbarazzante
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
di Davide Giacalone
E’ triste ed imbarazzante, la lettera che Marco Tronchetti Provera ha indirizzato al direttore de La Stampa ed ai lettori di quel giornale. Oltre tutto, se ci sono dei lettori cui fornire qualche spiegazione sono quelli del Corriere della Sera e de Il Sole 24 Ore, dove egli ha esercitato un’influenza diretta. E’ triste, perché l’autore dell’epistola si è seduto ed ha giocato al tavolo alto del potere, si è candidato ad assumere un ruolo di guida per quel che rimane del capitalismo italiano e, adesso che il mare brontola sotto la chiglia, dovrebbe risparmiarsi e risparmiarci gli interventi con il cuore in mano, i ricordi della lunga attività, le rivendicazioni d’estraneità a quel che gli accadeva sotto la poltrona, accanto alla scrivania ed attorno alla stanza. Può pure tentare di dire che non ne sapeva niente e di nulla mai s’accorse, ma è triste, appunto.
E’ imbarazzante, inoltre, perché non so quale istinto, o quale consiglio, lo abbia guidato a reclamare l’innocenza innanzi ad un’accusa che non gli è stata formalmente rivolta, ma avrebbe fatto bene a riflettere sul perché, a dispetto dell’evidenza e della logica, nel mentre i suoi più stretti collaboratori si trovano in carcere a lui non sia stato notificato neanche un avviso di garanzia. Se lo fosse chiesto si sarebbe accorto che quello è proprio il sintomo più preoccupante (per lui stesso), stando a significare che si può giungere a chiudere le indagini, a chiederne il rinvio a giudizio, senza neanche informarlo. Già, perché l’avviso di garanzia è obbligatorio solo quando l’autorità giudiziaria svolge atti d’indagine cui si richiede la presenza dell’indagato e dei suoi difensori, mentre non lo è se quegli atti (tipo perquisizioni e sequestri) sono ritenuti superflui.
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Shoah, cosa condannare e come onorare
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Davide Giacalone
Mastella ha proposto di punire, penalmente, quanti negano che sia mai esistita la Shoah, l’Olocausto. Lo strumento è sbagliato, la condanna deve esserci, ma questa volta sia morale e politica. Piuttosto il ministro si guardi attorno e si chieda se è più pericoloso David Irving, il professore inglese condannato a tre anni, in Austria, per negazionismo, oppure gente come Ahmadinejad, o quelli di Hezbollah, che non solo negano la Shoah, ma vogliono concretamente ed immediatamente cancellare Israele dalla carta geografica ed annientare gli ebrei. Se lo chieda, e si domandi anche: da che parte sta il governo nel quale mi trovo, con chi passeggia il mio collega degli esteri?
Il prossimo 27 gennaio sarà la “Giornata della Memoria”, ho una proposta su come onorarla. Non è una buona idea quella di volere processare chi dice che le camere a gas non ci sono mai state, come anche i campi di concentramento, che mai quegli occhi di bimbi furono condotti nelle camere delle torture e delle sperimentazioni, che mai ci si dovette chiedere, con Primo Levi, “se questo è un uomo”. Chi sostiene quelle tesi è un reietto, una bestia, un ignorante senza confini. Che scriva, che pubblichi, che parli al pubblico che si merita e che lo merita. Non vedo perché debba fargli la cortesia di considerarlo un criminale, di nutrirlo in una patria galera. La storia, si sa, si scrive e si riscrive, continuamente cercando e cambiando. Capita che in questo lavoro s’inserisca qualche fanatico o qualche cretino allo stato puro. Saranno eliminati, rifiuti quali sono. Ma il negazionismo non vive solo la sua forma libresca, non produce solo carta buona per altri e più pratici usi, è anche una dottrina politica che nega il passato per riproporlo in futuro.
Il guaio delle giornate dedicate alla Memoria è che rischiano di scivolare nella retorica, nella stanchezza e nella ripetitività. Facciamone una giornata che richiami alla memoria del presente. Non possiamo chiedere a tutti di condividere la politica del governo israeliano, ma possiamo chiedere, a tutti, di gridare due cose: 1. che si ribadisca il diritto all’esistenza ed alla sicurezza dello Stato d’Israele; 2. che si consideri nemico della civiltà e dell’umanità chiunque non riconosca quei diritti, o proclami di volere distruggere Israele.
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La libertà non cancella la Shoah
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Cari colleghi storici,
proviamo, se è possibile, a metterci d'accordo su due o tre cose preliminari. Innanzi tutto: esiste una differenza abissale tra libertà d'espressione e libertà di menzogna. La prima s'arresta laddove l'altra ha inizio. E la bugia pubblica deve essere sanzionata in modo proporzionato al danno che produce, al singolo o alla comunità. Se si prescinde da questo principio elementare, si corre il rischio d'introdurre il relativismo nella cittadella della storia. E, in questo modo, di trasformarla in null'altro che una collazione di opinioni più o meno autorevoli. Le verità della storia sono sempre provvisorie, perché possono essere smentite da studi più documentati e da ricostruzioni più convincenti. Ma sono, pur sempre, verità. Non possono essere degradate a opinioni e tanto meno ad affermazioni ideologiche quando riguardano gli individui e, ancor più, quando concernono drammi collettivi dell'umanità che hanno causato morti innocenti, distruzioni, sofferenze mai prima immaginate. Nessuna legge potrà, dunque, punire un lavoro serio che, sulla base di documenti, giunga a nuove acquisizioni. Ma tale circostanza è completamente differente da quella per la quale, fregiandosi dell'autorità di storico, si spaccino per vere farneticazioni che disorientano e creano le premesse per lo sviluppo dell'anti-semitismo. In questo caso la libertà d'espressione non c'entra niente e neppure la libertà di ricerca. Ci si trova al cospetto di un comportamento che può causare un danno alla società e che, come tale, può essere perseguito. Abbiamo applicato questo criterio per fatti storici per noi italiani essenziali, come il fascismo e l'unità nazionale ma che, si converrà, hanno una portata storica nemmeno comparabile all'Olocausto.
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Afghanistan. Prova di debolezza del governo Prodi
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
L’Afghanistan è la prova provata della debolezza e dell'ambiguità del governo Prodi. È noto che la politica estera costituisce il principale profilo identitario di un governo e l'immagine che un Paese dà di se stesso alla comunità internazionale. Perciò l'impegno italiano in Afghanistan ha rappresentato in questi anni la migliore carta di credito con cui l'Italia si è presentata al mondo del post-11 settembre.
Finora anche gran parte dell'Ulivo aveva plaudito alla missione di Kabul. Si trattava, infatti, e si tratta, di una missione multilaterale sotto l'egida delle Nazioni unite - International Security Assistence Force - per combattere il fondamentalismo violento, sradicare l'oppio quale polmone finanziario del terrorismo, e favorire la ricostruzione di una società civile, per quanto possibile libera e democratica. Era perciò giudicata una causa «nobile», ben diversa da quella irachena, ritenuta «ignobile» dalla sinistra.
Ora, in controtendenza, si è scatenata l'offensiva della sinistra massimalista per bloccare la missione d'Afghanistan dove, anche ieri, i terroristi hanno fatto strage dei loro correligionari islamici. Il ministro verde Pecoraro Scanio vuole dettare le sue condizioni per il rifinanziamento della missione. I Comunisti italiani pretendono un non meglio precisato «sbocco di pace per l'Italia». Settori diessini e dipietristi minacciano di non votare ricattando l'esile maggioranza; e Franco Giordano di Rifondazione comunista chiede, più esplicitamente, «il rafforzamento dell'identità pacifista del governo».
Ecco dunque dove sta la vera malattia del governo che tiene sotto scacco l'intero equilibrio nazionale: il pacifismo. Un termine che significa l'opposto di una politica di pace la quale comporta sempre una mobilitazione contro i suoi nemici, oggi i fondamentalisti islamici e i terroristi d'ogni genere. Il pacifismo è la tabe del secolo: significa passività, accettazione dei totalitarismi, sopportazione della violazione dei diritti umani, irresponsabilità internazionale verso l'autoritarismo, acquiescenza ai tirannelli, cinica realpolitik e quieto vivere. Monaco, 1939, insegna.
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Il caso Prodi-Kgb e la stampa indipendente
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Ieri Il Manifesto, quotidiano che ancora si vanta d’essere comunista, si dava una gran pena per quel che accade nei giornali. Nell’editoriale di prima pagina, Roberta Carlini si doleva per la storia di spionaggio che in questi giorni sconvolge il Corriere della Sera. «La vicenda ci dà uno spaccato non edificante dei proprietari del Corriere, intenti a farsi la guerra in salotto con tutti i mezzi», scriveva la Carlini, che poi passava a occuparsi dell’altra guerra di carta che coinvolge Il Sole 24 Ore, dove Innocenzo Cipolletta, il presidente-ferroviere, è stato fatto scendere dalla locomotiva del quotidiano confindustriale senza troppi complimenti. «Insomma», annotava la giornalista del Manifesto, «se davvero i giornali sono come bastoni, nessuno vuole mollare la presa, tanto più in un momento di politica debole, in cui si fanno e disfanno maggioranze ma anche affari. Scorrendo l’elenco dei nomi degli editori si ha un’idea della loro dipendenza dalle decisioni del governo».
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Così la globalizzazione ha distrutto il diritto
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Quarant’anni fa l’Unesco mi incaricò di collaborare a una pubblicazione di Charles Taylor sui diritti dell’uomo. Misi in luce, in quel concetto, l’antinomia: un diritto «dell’uomo», come tale, deve valere allo stesso modo per tutti: uno dei diritti dell’uomo è appunto di conservare la peculiarità del suo modo di vedere la vita e, quindi, la vita.
Ora Antoine Garapon, magistrato, e Julie Allard, ricercatrice in filosofia, dicono qualcosa di analogo, leggono «in termini di bricolage» (p. 105) La mondializzazione dei giudici (ed. Dusuil, 2005, tradotto da Liberilibri 2006, pp. 109, euro 12). Non può meravigliare che i giudici si dedichino oggi a una sorta di «assemblaggio», divisi come sono tra «la forza immaginativa del diritto» e il dovere di «custodire il preciso patto politico» da loro stipulato con i governi. Da un lato la mondializzazione sembra autorizzare il giudice (specialmente nei Paesi di common law) a ispirarsi a sentenze pronunziate in altri Paesi. Ma così, «scegliendo ciliegia da ciliegia» (cherry picking, dicono gli americani) ispirano inevitabilmente le sentenze a proprie preferenze personali. Universalità e personalità del diritto entrano in collisione.
Come ci ha ricordato Mario Sechi su il Giornale del 15 gennaio, tra Europa e Stati Uniti si è già prodotta una frattura in tema di Tribunale penale internazionale. E si è prodotta perché, per i crimini più gravi «contro l’umanità» alcuni giudici si sono arrogati una giurisdizione universale. Questa sarebbe possibile solo se esistesse una legislazione altrettanto universale, quale (in teoria) potrebbe venire dall’Onu; posto, però, che l’Onu fosse in grado di farla valere. C’è infatti, nel diritto, un’antinomia ancor più profonda: anche chi proponga la migliore delle legislazioni è autorizzato a farlo solo se ha modo, al tempo stesso, di farla valere; anche con la forza.
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La bozza Chiti? Morta prima di nascere
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il ministro per le Riforme costituzionali Vannino Chiti nutre fiducia. L’alto papavero della Quercia è convinto che entro febbraio, grazie a una intesa di massima tra maggioranza e opposizione, dal suo cilindro uscirà il coniglio di un documento sulla riforma elettorale che le commissioni parlamentari competenti tradurranno in norme giuridiche. Ha fretta e intende stringere i tempi. Per il vero non è il solo a pensare che non si può fare melina all’infinito senza pagare un prezzo salato. Anche il presidente del Senato, Franco Marini, ritiene che un’accelerazione sia indispensabile. Altrimenti nella primavera dell’anno prossimo con ogni probabilità saremo chiamati a pronunciarci sul referendum manipolativo del professor Giovanni Guzzetta. Grazie al premio di maggioranza trasferito dalla coalizione vincente al partito più votato, ci farebbe passare dal bipolarismo a un bipartitismo di marca britannica.
C’è tuttavia da domandarsi se questa fretta non sia alquanto sospetta. Certo, il referendum fa paura un po’ all'intero schieramento politico. Innanzitutto ai partiti minori, che sarebbero costretti a confluire in un calderone poco rispettoso delle rispettive identità. Ma anche ai quattro maggiori partiti. Ma sì, ai Ds, alla Margherita, a Forza Italia e ad An. Ai primi due, perché verrebbero ricattati dagli alleati e a farne le spese sarebbe il governo, che cadrebbe giù per terra. Ma anche agli altri due, che non potrebbero più contare sull’apporto dell’Udc di Casini e della Lega di Bossi. Intendiamoci, i quattro grandi sarebbero tentati di adottare sistemi elettorali che garantiscano senza ombra di dubbio la mitica governabilità. Ma ecco il paradosso: l’acquisterebbero da un punto di vista istituzionale e subito dopo la perderebbero sotto il profilo politico. Ma forse c’è dell’altro. Ds e Margherita sanno bene che questo governo è di gracile costituzione. Può cadere da un momento all’altro. E cercano di cambiare alla svelta una legge elettorale che a parole non entusiasma nessuno prima di tornare alle urne.
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Scandalo in Ulster La polizia copriva i killer protestanti
>>Da: andreavisconti
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Prove distrutte, rapporti falsi e ricerche di arsenali bloccate Un rapporto dimostra che gli agenti britannici hanno protetto per 12 anni un gruppo terrorista
Hanno coperto almeno una quindicina di omicidi ed altri reati. Hanno chiuso entrambi gli occhi sui traffici illeciti e sulle loro estorsioni. Qualche volta li hanno perfino finanziati. Secondo uno scioccante rapporto di Nuala O’Loan, difensore civico del Parlamento nord-irlandese, proprio questo avrebbe fatto, per circa 12 anni, la polizia dell’Ulster collusa con l’Uvf, un feroce gruppo paramilitare protestante in guerra dichiarata con i cattolici dell’Ira.
Dopo un minuzioso lavoro durato tre anni, O’Loan ha diffuso una relazione inquietante che mette sotto accusa la Ruc, ovvero la Royal Ulster Constabulary (il nome della polizia dell’Irlanda del Nord fino al 2001), per gli atti di profonda corruzione evidenziatisi tra il 1991 e il 2003 e denunciati più volte dai rappresentanti della minoranza cattolica. Più di 160 pagine di prove, nero su bianco, di quella che è stata definita una «disfunzione organizzativa» del reparto speciale della Ruc, all’epoca composta soltanto da protestanti e guidata da sir Ronnie Flanagan, che attualmente dirige l’Ispettorato di polizia. Dopo le rivelazioni, sono stati in parecchi a chiedere le sue immediate dimissioni.
A dare l’avvio all’inchiesta era stato l’omicidio di Raymond Cord Junior, perpetrato nel 1997 proprio dai militanti fuorilegge dell’Uvf. Figura centrale del rapporto di O’Loan è Mark Haddock, un ex leader del gruppo protestante che si trova tuttora in galera per aver aggredito il buttafuori di un night club. Lo scorso maggio uno dei suoi ex “colleghi” aveva tentato di ucciderlo, ma lui è sopravvissuto sebbene sia stato raggiunto da sei pallottole. Dal rapporto risulta che ad Haddock furono pagate almeno 80mila sterline, tra il ’91 e il 2003, per informazioni passate alla Ruc.
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La Royal vorrebbe il «Quebec libero» e scatena le ire del premier canadese
>>Da: andreavisconti
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Il governo di Ottawa: «Interferenza negli affari interni del nostro Paese»
Ségolène Royal, candidata ufficiale del Partito socialista alle elezioni presidenziali della prossima primavera, ha rafforzato la sua fama di «gaffeuse» con una dichiarazione perlomeno inopportuna e azzardata a proposito del Quebec e della sua ipotetica indipendenza dal Canada.
Incontrando a Parigi il leader separatista André Boisclair, del Parti Québécois, Ségolène Royal ha detto di condividere gli ideali del suo interlocutore, ossia «la sovranità e la libertà del Québec». In Francia come in Canada, il pensiero di tutti gli osservatori è andato alla celeberrima frase «Viva il Québec libero!», pronunciata da De Gaulle nel 1967, quand'era presidente della Repubblica. Quelle parole scatenarono un autentico putiferio nelle relazioni tra il governo di Ottawa e la Francia, che - per bocca della sua massima autorità costituita - aveva appunto auspicato la secessione dal Canada della provincia francofona. Stavolta, invece di una bufera, c'è una tempesta in un bicchier d'acqua. Tutti - o quasi - sorridono della gaffe di madame Royal, che è una semplice candidata all'Eliseo.
Uno dei pochi a non sorridere è il primo ministro canadese Stephen Harper, secondo il quale «la storia dimostra quanto sia inopportuno che un dirigente straniero intervenga nelle procedure democratiche di un altro Paese». Stephen Harper vede nel comportamento di Ségolène Royal un'evidente ingerenza negli affari interni canadesi. Come dire che il governo di Ottawa dà una bella bacchettata sulle dita di madame Royal, impartendo a quest'ultima una lezione di stile in piena regola.
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Bagdad, scontri a fuoco fra militari Usa e ribelli sunniti
>>Da: andreavisconti
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Le forze a guida Usa hanno attaccato oggi i miliziani armati in una roccaforte della rivolta sunnita nel centro di Bagdad, il giorno dopo che il presidente statunitense George W. Bush ha detto al Congresso che non è contemplabile un fallimento in Iraq. "Sono in corso combattimenti. diverse unità sono impegnate", ha detto il portavoce dell'esercito Usa Steven Lamb, confermando che è stata lanciata un'operazione per "ripristinare la sicurezza".
Elicotteri Usa volteggiano sopra la capitale mentre un intenso scontro a fuoco interessa la zona di Haifa Street sulla riva ovest del fiume Tigri, che passa per Baghdad. In questo mese le forze Usa e irachene hanno lanciato un'operazione nella zona per sradicare gli insorti sunniti, uccidendo 50 persone. Il premier sciita Nuri al-Maliki ha annunciato un piano per la sicurezza nella capitale, promettendo di mettere fine alle violenze confessionali.
Bush ha detto ieri al Congresso Usa che l'invio di altri 21.500 soldati in Iraq sono un contributo per la vittoria finale. "In questo giorno, in queste ore possiamo ancora decidere l'esito della battaglia. Lasciateci compiere i passi necessari per la vittoria", ha detto ai congressisti nel suo discorso sullo Stato dell'unione.
Intanto questa mattina uomini armati hanno aperto il fuoco contro un convoglio di auto del ministro dell'Istruzione in un'autostrada nella parte sud di Baghdad, uccidendo una delle sue guardie, ha detto il ministro. "Ci hanno sparato da diversi punti lungo l'autostrada. Una delle mie guardie è stata uccisa e un'altra, colpita alla testa, è gravemente ferita", ha detto il ministro Abd Dhiab al-Ajili, un sunnita. Ajili ha detto che stava recandosi al lavoro quando è stato attaccato nel distretto di Dora, una zona pericolosa della capitale, dove truppe Usa e irachene hanno combattuto duramente la scorsa estate per soffocare la ribellione. E due marine statunitensi sono morti per ferite riportate in combattimento nella provincia occidentale irachena di al-Anbar, a maggioranza sunnita.
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Israele, Katsav è pronto ad autosospendersi
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Il presidente israeliano, incriminato per violenze sessuali, parlerà oggi alla nazione e, secondo alcune indiscrezioni fornite dal suo avvocato, il capo dello Stato potrebbe autosospendersi dal suo incarico per difendersi nel processo che lo vede coinvolto. Ma il ministro della giustizia (e ministro degli esteri) attacca: "Deve dimettersi"
Gerusalemme - Il presidente israeliano Moshe Katsav, accusato dei reati di stupro, violenze sessuali, abuso d'ufficio, ostruzione alla giustizia e concussione, tiene oggi una conferenza stampa per annunciare la sua decisione di autosospendersi, in quanto incapace temporaneamente di svolgere i compiti presidenziali. Lo ha detto il suo avvocato, David Libai, secondo quanto riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
Livni «Le dimissioni sono la scelta più opportuna nelle circostanze attuali»: lo ha dichiarato oggi Tzipi Livni, nella sua veste di ministro della giustizia (oltre che di ministro degli esteri) commentando la imminente incriminazione del capo dello stato Moshe Katsav per reati sessuali. «Dal punto di vista giuridico - ha detto Livni - anche per Katsav vale la presunzione di innocenza. Ma data la gravità delle accuse mi sembra più giusto che egli lotti per dimostrare la propria innocenza al di fuori dalla residenza del Capo dello stato». La Livni è il primo dirigente di governo a commentare la vicenda dopo che ieri il procuratore generale Menachem Mazuz ha fatto sapere di aver deciso in principio di incriminare Katsav, anche se gli concede ancora una udienza privata per far sentire le proprie ragioni.
Incriminazione Ieri il procuratore generale dello Stato di Israele, Menachem Mazuz, ha annunciato che intende incriminare il presidente per i reati che gli vengono contestati. Due mesi fa il presidente israeliano aveva detto all'Alta corte di giustizia che si sarebbe autosospeso non appena il procuratore generale Mazuz avesse preso una prima decisione in merito alla sua incriminazione. E così è stato. «Il presidente ha onorato quanto detto all'Alta corte», ha detto ieri Libai in conferenza stampa. Katsav tra l'altro aveva anche detto che si sarebbe dimesso in caso di incriminazione formale. Il presidente però insiste sulla sua innocenza, e anche il suo legale è convinto che «il procuratore generale cambierà idea dopo l'audizione» con Katsav. «Il presidente è convinto che risulterà chiaro a tutti che lui è vittima di false accuse, e combatterà per provare la sua innocenza». Il procuratore generale, prima di procedere con l'incriminazione, ascolterà Katsav, il quale potrà fornire la sua versione dei fatti.
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Beirut, il giorno dopo; riaperto l'aeroporto
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Hezbollah sospende lo sciopero generale. Riprendono i voli per l'estero. Siniora è partito per Parigi per partecipare alla conferenza dei Paesi donatori. La vita in Libano torna lentamente alla normalità
Beirut - Il primo ministro libanese Fouad Siniora è partito in aereo per Parigi, dove parteciperà domani alla conferenza dei donatori per il Libano, mentre il Paese torna lentamente alla normalità in seguito alla violenta protesta organizzata ieri dall'opposizione guidata dal partito sciita Hezbollah con scontri in tutto il Paese che hanno causato cinque morti e più di cento feriti. Gran parte delle strade di Beirut sono state riaperte questa mattina alla circolazione, dopo che l'opposizione ha annunciato ieri sera la fine della protesta che ha paralizzato il Paese. Bulldozer si sono messi al lavoro sin dalle prime ore per liberare le strade dai detriti e dai resti di copertoni e auto bruciate, con i quali erano state bloccate le principli arterie di comunicazione. L'aeroporto ha ripreso a funzionare normalmente, mentre scuole, uffici e negozi sono stati riaperti.
Minacce La tensione non si è tuttavia placata. Nell'annunciare la fine della protesta, l'opposizione ha sottolineato che «il peggio deve ancora venire» nella protesta che punta a rovesciare il governo di Siniora. «Lo sciopero è stato l'ultimo avvertimento per il governo», si legge oggi sul quotidiano dell'opposizione al Akhbar. Fonti della sicurezza libanese spiegano intanto che a far cessare al protesta dopo un giorno sono stati «sforzi arabi dietro le quinte». Nei quartieri sunniti e cristiani, dove vi sono stati scontri fra sostenitori del governo e dell'opposizione, sono ancora visibili i segni della violenza con vetrine infrante e auto distrutte. Uno scenario che aumenta la rabbia e l'amarezza fra la gente dei quartieri devastati, dove si fa notare come le aree sciite dominate da Hezbollah siano rimaste intatte. L'opposizione filosiriana guidata da Hezbollah, comprende anche gli sciiti di Amal e i cristiani fedeli al movimento di Michel Aoun. Il governo guidato dal sunnita Siniora si basa sulla maggioranza antisiriana in parlamento, che comprende sunniti, drusi e gran parte dei leader cristiani.
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Con la telecamera riprende il proprio suicidio
>>Da: andreavisconti
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Un uomo di 54 anni, A.L., ex operatore ecologico in servizio a Milano, si è tolto la vita nella sua abitazione di Olevano Lomellina, in provincia di Pavia, sparandosi un colpo di pistola in bocca mentre con una telecamera registrava gli ultimi momenti della sua vita.
Il film della tragedia si sarebbe interrotto con la fine del nastro, giusto pochi istanti prima che la vittima esplodesse il proiettile che gli sarà poi fatale. Sempre a una registrazione, incisa su una seconda cassetta, il suicida ha affidato i motivi del suo gesto, indirizzando il video ai due figli. A loro poco prima aveva infatti annunciato il desiderio di farla finita. Il figlio maggiore di 31 anni, precipitatosi nella casa paterna, ha udito l’ultima detonazione proprio mentre apriva la porta d’ingresso.
L’episodio è avvenuto l’altra sera intorno alle 20, ma solo ieri la notizia è stata diffusa dagli inquirenti. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, l’uomo non si era rassegnato alla separazione dalla moglie. Si sarebbe prima intontito con una dose massiccia di alcool e poi avrebbe impugnato la pistola, una Glock 9x21 detenuta illegalmente. Dopo essersi filmato mentre sparava all’impazzata all’interno della sua abitazione (i militari hanno contato ben 13 fori di proiettile sul soffitto e sulle pareti della cucina), ha rivolto l'ultimo colpo contro se stesso.
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Medico usa foto di un moribondo come salvaschermo del suo pc
>>Da: andreavisconti
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Sorpresa e imbarazzo tra gli operatori sanitari all'Ospedale civile di San Donà di Piave per la foto di un paziente in fin di vita che sarebbe stata posta sul salvaschermo del computer di un medico di cardiologia e che sarebbe stata notata non solo da colleghi ed infermiere ma anche da diversi pazienti. Una scelta personale, certo non di buon gusto, ma soprattutto discutibile da un punto di vista etico.
«Non arrivo a chiedere le dimissioni del direttore generale dell'Asl 10 - attacca il presidente del collegio provinciale degli infermieri, Luigino Schiavon - ma pretendo di conoscere l'operatore responsabile per portarlo di fronte al collegio di disciplina». Sarebbe stato infatti proprio un'infermiere a scattare la foto dell'anziano paziente agonizzante su richiesta di un medico che l'ha poi utilizzata come screen-saver per il proprio personal computer di studio.
«A rigor di logica - spiega Schiavon, a sua volta infermiere nell'Opedale sandonatese - l'infermiere ricevendo da un medico una richiesta non motivata avrebbe dovuto cercare di capire se la fotografia sarebbe servita a scopo diagnostico o meno».
Il presidente degli infermieri veneziani non conferma direttamente di conoscere il «fotografo»: «Voci di corridoio - dice Schiavo - forniscono indicazioni ma è una cosa che devo verificare. Ho chiesto al direttore generale l'individuazione e l'indicazione ufficiale del responsabile».
Nel reparto di Cardiologia, in ogni caso, il lavoro prosegue con il ritmo e la tensione di sempre.
Ordinato, pulito come un ospedale deve essere e silenzioso come se ci si trovasse in un luogo di raccoglimento il reparto sembra, a distanza di mesi dall'episodio, tuttavia toccato nel profondo dalla vicenda.
«Non ho visto quella foto maledetta - commenta il caposala dell'unità coronarica, Agostino Dalla Francesca -. Credo però che episodi simili non debbano accadere per il rispetto che tutti noi dobbiamo portare ai pazienti». «Il nostro stato d'animo è di sconcerto - aggiunto invece Schiavon -. Se consideriamo questo fatto un indicatore della qualità dei nostri operatori sbagliamo e in ogni caso se così fosse ciò significherebbe che dove essere ancora fatta. Ritengo che questa faccenda invece non sia la punta di un iceberg ma un fatto isolato. L'ipertecnologia - ha aggiunto commentando l'indicazione che la fotografia sarebbe stata scattata con un cellulare - non deve portare a danneggiare i pazienti ma aiutare nel miglioramento della qualità della vita».
Schiavon ha indicato di non aver mai voluto parlare in questi mesi con il medico committente della fotografia: «È certo che quando sarà il momento e me lo troverò di fronte chiederò spiegazioni all'infermiere».
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Sassari, adolescenti accusati di stupro su bimba
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Tre ragazzini, fra gli 11 ed i 13 anni, sono stati accusati di avere violentato ripetutamente ed in più circostanze, anche in gruppo, una bambina di 9 anni. I fatti sarebbero avvenuti nel Nord Sardegna e sono emersi al termine delle indagini, compiute dai carabinieri della compagnia di Tempio Pausania, su una vicenda che avrebbe visto i minorenni protagonisti di violenze sessuali e stupri nei confronti di una alunna delle scuole elementari. I militari hanno eseguito, nei confronti dei tre minorenni, altrettanti provvedimenti cautelari emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale per i minorenni di Sassari su richiesta del procuratore della repubblica presso lo stesso Tribunale, Francesco Verdioliva, applicando nei loro confronti la misura di sicurezza perché ritenuti i presunti responsabili di violenza sessuale di gruppo aggravata. Uno dei tre ha solo 11 anni mentre gli altri due hanno da poco compiuto i 13. In seguito agli accertamenti effettuati dai carabinieri e da psicologi infantili è emerso, infatti, che avrebbero violentato in più circostanze, anche assieme fra loro, la bambina. I tre sono stati prelevati nelle rispettive famiglie da personale femminile dell'Arma e accompagnati in altrettante comunità per minorenni della Sardegna.
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Brindisi, muore durante la risonanza magnetica
>>Da: andreavisconti
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Un finanziere in congedo è morto mentre si stava sottoponendo a una risonanza magnetica. Subito sono scattate le indagini dei carabinieri per accertare le cause del decesso di Luigi Latino, 46 anni, avvenuta nella clinica privata "Salus" di Brindisi. Si sta valutando l'ipotesi che la morte possa essere stata provocata dal liquido di contrasto che si inietta per effettuare l'esame diagnostico. Non appena iniettato il liquido, l'uomo è stato sottoposto alla risonanza magnetica e, mentre era in corso l'esame, è stato colto da malore. Sul posto è intervenuto anche un rianimatore, ma per l'uomo non c'è stato nulla da fare. Sarà l'autopsia a stabilire esattamente le cause della morte e, soprattutto, se vi sia un nesso fra il decesso e l'iniezione del liquido di contrasto fatta alla vittima prima dell'esame.
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Oil for food, sequestrati 96 milioni ai 5 indagati
>>Da: andreavisconti
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Azioni, obbligazioni, denaro, beni immobili, quote societarie. Un patrimonio da 96 milioni di euro sequestrato dalle Fiamme gialle che sarebbero pari ai «contratti indebitamente ottenuti», e all’ammontare dei presunti pagamenti ai pubblici ufficiali iracheni. L’inchiesta «Oil for food» si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo un primo sequestro di 4 milioni disposto a novembre dai magistrati milanesi - e revocato dai giudici del Riesame - ieri il giudice per le indagini preliminari Andrea Pellegrino ha disposto un nuovo blocco preventivo nei confronti dei cinque indagati per corruzione internazionale, accusati di aver pagato tangenti per ottenere un contratto di fornitura di alcuni milioni di barili di greggio dalla società petrolifera di Stato irachena «State oil marketing organization».
Il sequestro chiesto dal pm Alfredo Robledo riguarda Natalio Catanese e suo figlio Andrea, rappresentanti della Cogep srl, e del dipendente Paolo Lucarno, Marco Mazarino De Petro, ritenuto «socio di fatto» della Cogep e responsabile dei rapporti con la società irachena (per un totale di 63 milioni e 139mila euro), e Alberto Olivi, socio e amministratore unico della Nrg oils srl (31 milioni e 939mila euro). Inoltre, il gip ha disposto il sequestro per oltre 882mila euro nei confronti di Natalio e Andrea Catanese, Paolo Lucarno e Marco Mazzarino De Petro, e altri 262mila euro nei confronti di Alberto Olivi. Somme, queste ultime, che rappresenterebbero il prezzo del reato.
Nel provvedimento, il gip ricorda come il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni (che non è indagato) indicò «a Tarek Aziz, allora vicepresidente del governo iracheno, le società italiane Cogep srl e Nrg oils come quelle con cui stipulare i contratti di vendita del petrolio che a lui erano state specificamente assegnate». «Il governo iracheno - prosegue Pellegrino - non interferiva in alcun modo nel rapporto tra il politico e la società da questi indicata, limitandosi in una prima fase a chiedere al politico appoggio affinché l’Onu togliesse l’embargo. Dopo, funzionari iracheni iniziarono a chiedere alle società acquirenti di versare in modo occulto somme di denaro in cambio dei contratti».
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Il premier proroga il fratello: poltrona confermata al Cnr
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Il ministro Mussi aveva promesso una legge "per favorire i giovani". Ma si è bloccato tutto
«I concorsi meritocratici potrebbero rappresentare un evento importante per rivitalizzare la ricerca italiana, immettendo nel sistema i migliori giovani talenti e abbassando l’età media dei ricercatori, oggi estremamente elevata». La lunga citazione è stata estrapolata da un documento elaborato nello scorso luglio dall’Accademia dei Lincei su richiesta del ministro dell'Università, Fabio Mussi.
L’esponente diessino ha definito lo spoil system politico nel campo della scienza «figlio della miseria culturale» e, a più riprese, ha annunciato «una legge che incentiverà le università per favorire l’ingresso dei giovani». Nel decreto legge «milleproroghe» di fine anno, però, al comma 5 dell’articolo 1 si stabilisce che «in attesa del riordino del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) i direttori degli istituti restano in carica fino al 30 giugno 2007» e che «fino a tale data sono sospese le procedure concorsuali destinate al rinnovo dei suddetti incarichi». Insomma, il ministro ha momentaneamente stoppato il «largo ai giovani».
Un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio e ai ministri Mussi e Nicolais del senatore di Forza Italia, Gaetano Quagliariello, ha messo in evidenza ulteriori incongruenze contenute nel provvedimento. In primo luogo, tra i direttori di istituto confermati c’è anche Franco Prodi, studioso di fisica dell’atmosfera e fratello del premier. Le deliberazioni contenute nel decreto sono state prese nell’ambito del Consiglio dei ministri del 22 dicembre presieduto da Romano Prodi.
Forse si sarà trattato di una disattenzione, ma il primo ministro, secondo quanto si legge nell’interpellanza, non ha rispettato la legge 215 del 2004 che regola il conflitto di interessi in quanto ha partecipato a una votazione con «un’incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi controllate». E il rapporto di fratellanza ricade in questa fattispecie. Considerato che l’integrazione del compenso spettante ai direttori di istituto del Cnr incide sul patrimonio del professor Franco Prodi, il decreto votato in Consiglio dal fratello si configurerebbe come un atto deliberato in situazione di conflitto di interessi.
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L’università liberale entro le Europee 2009
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L’ateneo avrà sede in una villa brianzola Quattro facoltà, Petroni candidato come rettore. E lezioni di statisti internazionali
Il decollo ufficiale è ancora lontano. Ma il lavoro sotto traccia continua a ritmo serrato, sull’onda di quell’entusiasmo contagioso che Silvio Berlusconi sta trasmettendo ai suoi collaboratori e alle persone coinvolte nel suo ultimo grande progetto: «L’università del pensiero liberale».
Nel corso delle vacanze natalizie Silvio Berlusconi ha discusso a lungo dell’idea di creare un ateneo ad hoc con cui scardinare il «monopolio della sinistra» in campo culturale e accademico e formare la «futura classe dirigente moderata». Ha ottenuto da Ferdinando Adornato, il 20 dicembre scorso, un dettagliato progetto di quattro pagine. Si è confrontato con Giuliano Urbani, incassando la sua disponibilità a seguire come «consulente» questa creatura, fermo restando che l’attuale consigliere della Rai non vuole incarichi nel futuro ateneo alla luce della sua lunga carriera nella Bocconi. Ha parlato con don Gianni Baget Bozzo che dovrà occuparsi di immettere elementi di cattolicesimo liberale nel dna della nuova creatura. Ha discusso, più volte, con Angelo Maria Petroni che, come direttore della Scuola superiore della Pubblica amministrazione e primo candidato al ruolo di «rettore» dell’università, è un referente importante per lo sviluppo di questo progetto. E non sono mancati, naturalmente, ampi scambi di idee con Marcello Dell’Utri.
Berlusconi, di fronte allo scetticismo sollevato da alcuni in merito alle pastoie burocratiche che potrebbero ostacolare il riconoscimento dell’ateneo da parte dello Stato italiano, ha detto con chiarezza che è sua intenzione andare fino in fondo. Su questo punto, peraltro, c’è chi, come Gaetano Quagliarello, consiglia di «non richiedere affatto il riconoscimento dell’ateneo da parte dello Stato». Un modo per far partire una battaglia liberale per l’abolizione del valore legale del titolo di studio. «Così come Berlusconi ha rotto il monopolio pubblico nella televisione, potrebbe farlo in campo universitario» spiega il professore.
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Vicenza, base Usa: le coop già in coda per l’appalto
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Tre cooperative rosse sono in lista per i lavori alla caserma del Dal Molin. In passato hanno vinto numerosi appalti per Aviano e Camp Darby
Gente previdente, gli americani. L’accordo con il governo italiano per ampliare la base militare di Vicenza non è ancora perfezionato, ma la Marina militare Usa non perde tempo e ha già avviato la procedura che porterà ad assegnare i lavori. Il 17 novembre ha pubblicato su internet una cosiddetta «presolicitation notice», cioè l’avviso di un prossimo bando per assegnare le opere. Le imprese interessate hanno tempo fino al 6 marzo per segnalarsi e chiedere informazioni. La torta da spartire è allettante, il bugdet riportato dal capitolato è pari a 310.150.000 euro. Fra le prime a registrarsi nel sito di «e-solicitation» (cioè «invito elettronico») del Naval Facilities Engeneering Command della Us Navy ci sono tre coop, i colossi dell’edilizia rossa: la Cmc (Cooperativa muratori cementisti) di Ravenna, la Cmr (Cooperativa muratori riuniti) di Ferrara e la Ccc (Consorzio cooperative costruzioni) di Bologna.
Le coop sono dunque pronte a mettersi al soldo del governo di George Bush per costruire la caserma all’aeroporto Dal Molin contro la quale si scaglia la sinistra radicale. Non è una novità: la Cmr da anni lavora per l’Aviazione americana nelle basi aeree di Aviano (Pordenone), Camp Darby (Livorno) e nella stessa Vicenza. In Toscana ha un contratto per la manutenzione completa della base, stesso incarico per il «Villaggio della pace» di Vicenza (dove vivono le famiglie dei soldati), invece in Friuli la Cmr ha recentemente costruito un giardino d’infanzia, il centro benessere, la Clubhouse del campo di golf, la centrale di comunicazione (l’intervento edile più importante) e ne ha ristrutturato l’ingresso principale. Dal fitness al golf al kinderheim, le truppe a stelle e strisce di Aviano si rilassano grazie ai muratori delle coop.
«Money is money», si dice. Mentre i pacifisti occupano stazioni e lanciano pomodori, mentre nei partiti della sinistra fioccano le prese di distanza (proprio l’altra sera sono giunte 84 autosospensioni dalla Quercia di Vicenza dopo l’analoga decisione del direttivo provinciale della Margherita) e il governo è scosso da critiche e polemiche da ogni parte, i giganti dell’edilizia cooperativa tifano perché l’affare vada in porto. E si preparano a partecipare alla gara d’appalto per il raddoppio delle strutture che consentiranno l’unificazione della 173ª brigata aviotrasportata alla periferia di Vicenza.
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Berlusconi: così preparo la "seconda ondata"
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Messaggio 3 della discussione
Il leader di Forza Italia: "Dobbiamo ripetere l’esperienza del ’94. Poi nascerà la federazione, infine il partito unico: così avremo una democrazia più stabile"
sondaggi dicono che Silvio Berlusconi vola, e che Romano Prodi crolla. Da questo dato di fatto deriva una considerazione più che evidente: se si rivotasse oggi, il Cavaliere non solo tornerebbe a Palazzo Chigi, ma si prenderebbe una rivincita talmente clamorosa - proprio perché così rapida - da stendere i rivali politici per chissà quanto tempo. Eppure, non è questa la cosa che oggi sta più a cuore a Berlusconi. O meglio, non è solo questa. C’è qualcosa che egli ritiene più importante. Ce lo ha raccontato in questa intervista esclusiva, che tra poco leggerete. Il succo, però, lo sintetizziamo subito, ed è questo: Berlusconi non vuole cambiare solo la maggioranza in Parlamento, vuole cambiare il Paese nel profondo, nelle sue radici. È convinto che la maggioranza degli italiani non sia di sinistra, ma che la sinistra abbia ormai troppo a lungo egemonizzato la cultura, la scuola, l’informazione. È convinto che gli italiani siano ancora vittime di pregiudizi, che siano disinformati su troppe cose, e che il compito principale di una classe politica liberale oggi sia quello di imparare a comunicare meglio - e a tutti, con una penetrazione capillare sul territorio - le proprie ragioni.
Insomma Berlusconi non si accontenta di rivincere sul breve periodo: ha in testa un progetto politico che duri nel tempo.
Il primo strumento per portare a compimento questo progetto sono i Circoli della libertà: un’idea che Berlusconi ha lanciato allo scorso Meeting di Rimini, e che è stata raccolta da migliaia di semplici cittadini - imprenditori e commercianti, ma anche lavoratori dipendenti e pensionati, e da molti giovani - che si sono riuniti spontaneamente. Oggi i Circoli della libertà, fondati ufficialmente il 20 novembre scorso e presieduti da una giovane imprenditrice lombarda, Michela Vittoria Brambilla - sono più di quattromila, sparsi ovunque sul territorio. Il secondo strumento, più politico, sarà la federazione del centrodestra. Il terzo, il partito unico.
Silvio Berlusconi ci parla di tutto questo nel suo quartier generale di Arcore. Il termine che ripete più volte è «seconda ondata». I comunisti lo utilizzavano nel primo dopoguerra: dicevano che la prima ondata era stata quella che aveva portato alla sconfitta del fascismo, e che la seconda avrebbe dovuto spazzare via la Dc e portare l’Italia nell’orbita sovietica (troppo spesso, ahimè, si fa finta di dimenticare, ma il progetto era quello). Comunque, la «seconda ondata» di cui parla Berlusconi è ovviamente cosa ben diversa.
«La nostra prima ondata - dice - è stata quella del ’93-’94. Fu l'irrompere sulla scena di persone che provenivano dal mondo del lavoro, delle imprese, delle professioni, delle università, che non avevano mai fatto politica e che si convinsero a impegnarsi con noi per non lasciare che le sorti del Paese fossero decise solo dai cosiddetti professionisti della politica. Indubbiamente quell’ondata portò un grande rinnovamento. Oggi però occorre un altro scatto».
La seconda ondata, appunto...
«Appunto. Bisogna chiamare all’azione politica forze nuove. Bisogna rafforzare il fronte liberale. I Circoli della libertà possono essere lo strumento di questo rinnovamento».
Che cosa si aspetta dai cittadini che si stanno impegnando in questi circoli?
«Che facciano penetrare le nostre idee nella s
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Tratta di esseri umani, 700 arresti in tutta Italia
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
L'operazione Spartacus, durata 3 mesi, ha coinvolto 32 questure. Tra i reati contestati, lo sfruttamento della prostituzione e il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina
Pescara - Settecentottantaquattro arresti. È il pesante bilancio dell'operazione "Spartacus" sulla tratta di essere umani, sgominata dalla questura di Pescara. L'operazione, iniziata il 9 ottobre del 2006 e conclusasi il 20 gennaio scorso, era stata disposta e coordinata a livello nazionale dal Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine.
Contrastare i fenomeni criminali legati alla tratta di esseri umani e, in particolare, allo sfruttamento della prostituzione e al lavoro nero: era questo l'obiettivo dell'operazione, che ha visto il coinvolgimento di 32 questure in tutta Italia, e ha portato all'arresto di 784 persone, di cui 764 stranieri, ritenuti responsabili di reati legati allo sfruttamento della prostituzione e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Gran parte dei soggetti tratti in arresto provengono dall'Africa e dall'Est Europa. "Questa operazione - ha spiegato Francesco Gratteri, direttore del Dac - rientra tra gli obiettivi preposti dal ministero dell'Interno per il contrasto della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione. In tutto il territorio nazionale sono state monitorate 17 regioni, ed è stata creata una sinergia tra le diverse forze di polizia, stradale, ferroviaria e postale».
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Benzina, blitz dell’Antitrust sui prezzi
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
L’Antitrust passa all’attacco sui prezzi della benzina: l’Authority per la concorrenza ha infatti avviato ieri un’istruttoria per una possibile intesa tra le compagnie petrolifere sui prezzi dei carburanti. Nel mirino sono finiti nove gruppi, o le loro filiali italiane, dove ieri la Guardia di finanza ha fatto una raffica di ispezioni: Eni, Esso, Kuwait Petroleum, Shell, Tamoil, Total, Erg, Api e Ip. A partire dal 2004 sono sospettati di essersi scambiati informazioni che permettevano loro di coordinare i prezzi alla distribuzione. Detto in altri termini: si accordavano nella fissazione dei prezzi consigliati, tenendoli alti. Il meccanismo, sospetta l’Antitrust, era semplice: l’Eni, che è leader sul mercato italiano, fissava una quotazione della benzina (o del gasolio) e gli altri si adeguavano.
Una decisione che cade in un momento delicato per le compagnie, accusate di attendere troppo a lungo nel ribassare i carburanti nonostante il forte calo subìto dalle quotazioni del greggio. E a dire il vero, l’«osservazione» dell’Antitrust, partita agli inizi del 2005, è stata sollecitata proprio dalle associazioni degli autotrasportatori, irritate per i rapidi aumenti dei carburanti e dalla loro discesa al rallentatore. Ai trasportatori si è recentemente aggiunto il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, anche se il suo invito è arrivato quando la macchina dell’Antitrust si era già messa in moto da tempo.
«In un contesto posto al riparo dalla concorrenza - sostiene l’Autorità guidata da Antonio Catricalà - a partire dalla fine del 2004, i prezzi di benzina e gasolio in Italia sono stati pilotati in modo da rispondere all’evoluzione strutturale del settore (calo del consumo di benzina e aumento di quello del gasolio), trasferendo il maggior margine lordo (e il maggior stacco dalla media Ue) dalla benzina al gasolio. Il risultato è che i prezzi e margini lordi dei carburanti in rete sono in Italia più elevati che all’estero». Dall’ottobre 2004 «proprio l’Eni ha iniziato a utilizzare un nuovo metodo, meno legato all’andamento del costo della materia prima. I concorrenti, anziché continuare a fondare le proprie politiche di prezzo sui criteri seguiti fino ad allora, hanno scelto di adeguarsi ai movimenti di Eni, adottando prontamente il nuovo criterio».
Secondo l’Antitrust, la «cabina di regia» organizzata presso il ministero per lo Sviluppo, di fatto si configura come un modo con cui le compagnie si scambiano informazioni su prezzi: «Una certa trasparenza dei prezzi consigliati, che favorisce la collusione, è generata dallo stesso operato del ministero dello Sviluppo economico, che pubblica i prezzi consigliati-base delle singole società petrolifere sul proprio sito internet» afferma il comunicato dell’Authority. E anche la Staffetta Petrolifera, organo dell’Unione petrolifera, è sospettata di essere un mezzo di scambio di informazioni tra le compagnie.
Paolo Giovanelli
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Pioggia di mozioni sui Pacs alla Camera
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Ed è scontro nell’Unione oltre che fra maggioranza e opposizione. Per la maggioranza Verdi, Rnp, Prc e Udeur hanno presentato ciascuno una mozione: i primi tre partiti chiedono al governo un disegno di legge sulle unioni di fatto entro gennaio, mentre l'Udeur vorrebbe che l'esecutivo non prendesse iniziative su questo tema, che vorrebbe tutto demandato al Parlamento. Sul fronte della minoranza, Udc, Fi, An e Lega hanno presentato altrettanti documenti nei quali in sostanza chiedono al governo di non intervenire con provvedimenti di riconoscimento delle unioni di fatto e di sostenere la famiglia fondata sul matrimonio. Il voto finale potrebbe esserci mercoledì. Il dibattito è cominciato ieri con l'intervento di Luisa Capitanio (Udc), secondo la quale le cosiddette unioni libere non sono analoghe a quelle regolate dall'unione matrimoniale e anzi molti di coloro che danno vita ad unioni di fatto vivono insieme in attesa di sposarsi. Capitanio ha sottolineato anche che «non esiste alcun vuoto legislativo», perché le norme attuali consentono a chi convive di poter tutelare le proprie volontà. Inoltre, un riconoscimento delle coppie di fatto porterebbe ad uno status di garanzie che sarebbero tutte «a carico della società». Per Forza Italia Enrico La Loggia, premesso che «la famiglia ha un ruolo fondamentale nella società», ha aggiunto che se «non si disconosce che ci sono alcune posizioni laiche sulle quali è aperto il confronto», tuttavia bisogna limitare questo «a garanzia dei diritti delle persone». La Loggia ha quindi definito «aberrante» il tentativo di introdurre nella legislazione la omologazione delle convivenze omosessuali che «sono scelte personali».
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Fiamme Gialle istruttori a Herat
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
La Guardia di Finanza addestra gli afghani a difendere le frontiere dal contrabbando
FIAMME gialle in Afghanistan. Un piccolo nucleo di militari della Guardia di Finanza è a Herat, la provincia occidentale dove il contingente italiano ha la responsabilità del Prt, il team di ricostruzione, ora al comando del generale della Folgore, Antonio Satta. L’impegno della Guardia di Finanza è diretto ad addestrare il personale della polizia di frontiera allo scopo di migliorare l’attività di controllo doganale delle frontiere afghane. La missione «Grifo», diretta dal colonnello Massimo Ricciardi può contare su ufficiali e sottufficiali esperti e operano nell’ambito della missione Isaf. Del resto la Guardia di Finanza ha svolto in passato operazioni all’estero nei Balcani e in Albania. L’impegno italiano in Afghanistan è anche questo della Guardia di Finanza, nel quadro delle molteplici iniziative volte a supportare lo sforzo della comunità internazionale per sostenere lo sviluppo e la ricostruzione delle istituzione afghane. «Molto è stato fatto, ma sono consapevole che molto resta da fare - aveva detto il giorno dell'assunzione del suo incarico il generale Satta - Nello stesso tempo sono sicuro che il lavoro sinergico che la Nato, il governo afgano e i cittadini della regione occidentale stanno producendo, riuscirà a concludere efficacemente il delicato processo di ricostruzione dell’Afghanistan». Il progetto partito con un protocollo d’intesa firmato con le autorità di Kabul nel novembre scorso ha preso il via il 6 dicembre 2006. Nell’occasione il comandante generale del Corpo, Roberto Speciale, ha fatto visita alla task force Grifo ad Herat. A Natale anche il ministro della Difesa Arturo Parisi ha incontrato i finanzieri durante la sua missione in Afghanistan. I corsi rivolti alla formazione della «Afghan Border Police» sono già nella fase operativa. E già sono stati «diplomati» i primi ufficiali. L’Afghan Border Patrol può contare su una forza di 12mila uomini. Il progetto è finalizzato a migliorare il settore delle entrate doganali e i controlli di frontiera. Infatti, le mancate entrate fiscali rappresentano uno tra i maggiori ostacoli allo sviluppo dell’Afghanistan. Le maggiori capacità operative della polizia di frontiera, in un’area importante come il confine con l’Iran, e in una città come Herat antico crocevia della mitica via della Seta, può rappresentare il fattore chiave per contrastare i traffici illeciti. Narcotraffico e contrabbando di armi rappresentano un pericolo per tutta la regione. Le materie che vengono insegnate riguardano la legislazione, molti afghani non conoscono le loro leggi, tecniche di controllo per scovare merce e sostanze e metologia pe rla formazione. Infatti gli ufficiali addestrati dalle Fiamme gialle istruiranno a loro volta i militari afghani.
MAURIZIO PICCIRILLI
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Chi li ha visti?
>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 1 della discussione
Ero lì che facevo colazione e m'è venuta in mente quella bella faccia intelligente dell'onorevole Caruso. Fine della colazione, istantanea, lo brevetterò. Mi domandavo....ma è sempre prigioniero dentro il cpt, lui dentro e fuori la Heidi a fargli da spalla ? e le caprette? Hanno vinto, hanno perso, si sono arresi, sono evasi e ora si nascondono nei latifondi campani del padre dell'onorevole? Non si sa nulla. La stampa italiana è deludente...Erba qui Erba là, ma senza Caruso che cronaca nera è?
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Mastella: «Sentenze definitive in cinque anni»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
DUE anni in primo grado, due in appello e uno in Cassazione: la sentenza definitiva di un processo civile di media complessità deve arrivare entro cinque anni, uno sbarramento temporale che riguarda anche il campo penale.
È destinato a far discutere l'obiettivo più ambizioso del «piano straordinario per la Giustizia» illustrato ieri alla Camera dal Guardasigilli, Clemente Mastella. Le mosse per incidere sulla «ragionevole durata» dei processi, garantendo i diritti delle parti, costituiscono lo snodo degli interventi messi a punto dal ministro per ridare fiducia ai cittadini ed efficienza al sistema giudiziario italiano. Al di là della bocciatura espressa dall'opposizione, però, ad esprimere perplessità è la stessa Associazione nazionale magistrati che pure approva apertamente il programma di Mastella. Tempi del processo. Viene istituita «un'udienza di programmazione dei tempi del processo nella quale il giudice stabilirà, nel contraddittorio delle parti, un calendario del procedimento. Saranno imposti termini vincolanti garantiti da apposite preclusioni e non prorogabili se non in caso di giustificati motivi». Giacenze troppo lunghe. I procedimenti civili pendenti sono quasi cinque milioni. A Roma un processo medio iscritto in primo grado ha un tempo di giacenza di 30 mesi, a Messina si arriva a 52. Su scala nazionale la media è di 44 mesi per definire un analogo processo di appello. Per il penale, la giacenza è di 622 giorni per il dibattimento collegiale in tribunale. Nelle corti di appello si va 230-250 giorni delle di Palermo o Potenza ai 1.200 giorni di Ancona e Venezia. Tribunali chiusi per ferie solo un mese. I termini di sospensione del processo nel periodo feriale saranno ridotti di un terzo e andranno dal primo al 31 agosto anzichè dal primo agosto al 15 settembre, come avviene oggi. Parlamento concorra percorso ddl. Mastella auspica che sui ddl del Governo per la Giustizia ci sia «il positivo concorso di tutto il Parlamento». Sulla riforma dell'ordinamento giudiziario, la maggioranza deve impegnarsi per far approvare il ddl entro il 31 luglio. Mastella ha detto a chiare note che «stella polare» della sua azione è il cittadino, e non le associazioni o i gruppi professionali.
IL TEMPO
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Prove di Grande Centro, Udeur e Nuova Dc corrono insieme
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
I GIOVANI universitari dei Popolari-Udeur e i giovani rappresentanti studenteschi della Dc per le Autonomie annunciano una federazione per correre insieme alle prossime elezioni universitarie di maggio. Il nome della lista è «Federazione di giovani democristiani» ed è stata battezzata ieri al Senato, dal capogruppo alla Camera dell'Udeur Mauro Fabris e dal presidente della Dc per le autonomie al Senato, Mauro Cutrufo, alla presenza del sottosegretario alla Difesa Marco Verzaschi. «Vi porgo i saluti del segretario Clemente Mastella» ha detto Fabris rivolto alla folta platea giovanile, quasi a sottolineare che non c'è nessuna contraddizione rispetto alla Federazione dei democristiani cui Mastella ha aderito con la Dc di Angelo Sandri (rivale di quella per le Autonomie di Gianfranco Rotondi) e la Rifondazione Dc di Publio Fiori. Al tavolo della presidenza, i giovani esponenti della nuova leva centrista che si richiamano tutti alla «cultura e ai valori democratico cristiani»: Giuseppe di Sangiuliano (responsabile associazionismo della Dc), Gianfranco De Marco (direzione nazionale giovani Udeur), Mattia Giansante (responsabile universitari Udeur), Rosario Visone (finora «indipendente», da oggi «Federazione giovani dc» nel Consiglio studentesco universitario). D'altronde, ha spiegato ancora Fabris, «questo falso bipolarismo non ha riempito di contenuti gli schieramenti, che non sono altro che cartelli elettorali». Si parte dalle consultazioni universitarie di metà maggio ma si guarda alle Europee del 2009, nel comune riferimento al Ppe. «I processi politici hanno bisogno di tempo, non possiamo attenderci catarsi improvvise» ha aggiunto Fabris, e la catarsi ha un nome: «Se c'è qualcuno che, malgrado il fallimento decretato dalla storia, pensa ancora ad una Rifondazione comunista, non si vede perchè non possiamo lavorare ad una Rifondazione democristiana. Il centro può tornare ad essere autosuffciente come è stato per decenni, senza il condizionamento delle ali». Mauro Cutrufo ha assicurato che «non sono in ballo le leadership di Prodi nè di Berlusconi. In ballo c'è la cultura democristiana che alcuni giovani universitari hanno voluto riunire rispetto alle realtà di destra e di sinistra. Questo fatto dimostra che da oggi non ci sono solo i giovani di An, i Circoli di Forza Italia, e i giovani delle organizzazioni di sinistra: ci sono anche i giovani democratici cristiani». Una ventata di novità questi giovani della Dc che sono «portatori di una cultura che non è solo un ricordo, ma è molto presente nel nostro Paese. E noi guardiamo al futuro partendo proprio da loro». La nascita della Federazione dei giovani democristiani viene giudicata in maniera positiva anche dall’on. Publio Fiori, Segretario di Rifondazione DC. «L’adesione della DC per le Autonomie al progetto della Federazione di Centro, anche se, per ora, solo a livello universitario, e la dichiarazione del Sen. Fabris a favore di Rifondazione DC vanno nella direzione di una ricomposizione della Democrazia Cristiana in una collocazione autosufficiente rispetto sia alle sinistre che alle destre. Anche il richiamo del Sen. Cutrufo al recupero della cultura democristiana è un elemento significativo sulla rinascita del partito dei cattolici».
IL TEMPO
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Berlusconi: così preparo la "seconda ondata"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il leader di Forza Italia: "Dobbiamo ripetere l’esperienza del ’94. Poi nascerà la federazione, infine il partito unico: così avremo una democrazia più stabile"
sondaggi dicono che Silvio Berlusconi vola, e che Romano Prodi crolla. Da questo dato di fatto deriva una considerazione più che evidente: se si rivotasse oggi, il Cavaliere non solo tornerebbe a Palazzo Chigi, ma si prenderebbe una rivincita talmente clamorosa - proprio perché così rapida - da stendere i rivali politici per chissà quanto tempo. Eppure, non è questa la cosa che oggi sta più a cuore a Berlusconi. O meglio, non è solo questa. C’è qualcosa che egli ritiene più importante. Ce lo ha raccontato in questa intervista esclusiva, che tra poco leggerete. Il succo, però, lo sintetizziamo subito, ed è questo: Berlusconi non vuole cambiare solo la maggioranza in Parlamento, vuole cambiare il Paese nel profondo, nelle sue radici. È convinto che la maggioranza degli italiani non sia di sinistra, ma che la sinistra abbia ormai troppo a lungo egemonizzato la cultura, la scuola, l’informazione. È convinto che gli italiani siano ancora vittime di pregiudizi, che siano disinformati su troppe cose, e che il compito principale di una classe politica liberale oggi sia quello di imparare a comunicare meglio - e a tutti, con una penetrazione capillare sul territorio - le proprie ragioni.
Insomma Berlusconi non si accontenta di rivincere sul breve periodo: ha in testa un progetto politico che duri nel tempo.
Il primo strumento per portare a compimento questo progetto sono i Circoli della libertà: un’idea che Berlusconi ha lanciato allo scorso Meeting di Rimini, e che è stata raccolta da migliaia di semplici cittadini - imprenditori e commercianti, ma anche lavoratori dipendenti e pensionati, e da molti giovani - che si sono riuniti spontaneamente. Oggi i Circoli della libertà, fondati ufficialmente il 20 novembre scorso e presieduti da una giovane imprenditrice lombarda, Michela Vittoria Brambilla - sono più di quattromila, sparsi ovunque sul territorio. Il secondo strumento, più politico, sarà la federazione del centrodestra. Il terzo, il partito unico.
Silvio Berlusconi ci parla di tutto questo nel suo quartier generale di Arcore. Il termine che ripete più volte è «seconda ondata». I comunisti lo utilizzavano nel primo dopoguerra: dicevano che la prima ondata era stata quella che aveva portato alla sconfitta del fascismo, e che la seconda avrebbe dovuto spazzare via la Dc e portare l’Italia nell’orbita sovietica (troppo spesso, ahimè, si fa finta di dimenticare, ma il progetto era quello). Comunque, la «seconda ondata» di cui parla Berlusconi è ovviamente cosa ben diversa.
«La nostra prima ondata - dice - è stata quella del ’93-’94. Fu l'irrompere sulla scena di persone che provenivano dal mondo del lavoro, delle imprese, delle professioni, delle università, che non avevano mai fatto politica e che si convinsero a impegnarsi con noi per non lasciare che le sorti del Paese fossero decise solo dai cosiddetti professionisti della politica. Indubbiamente quell’ondata portò un grande rinnovamento. Oggi però occorre un altro scatto».
La seconda ondata, appunto...
«Appunto. Bisogna chiamare all’azione politica forze nuove. Bisogna rafforzare il fronte liberale. I Circoli della libertà possono essere lo strumento di questo rinnovamento».
Che cosa si aspetta dai cittadini che si stanno impegnando in questi circoli?
«Che facciano penetrare le nostre idee nella s
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Ci faccia qualche esempio.
«Che organizzino incontri, serate, conferenze in cui si fornisca alla gente una controinformazione rispetto a quella dominante. Lei mi chiede esempi concreti? Pensi a questo: ancora oggi, a sessant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, in Italia tutto ciò che è considerato “di destra” è associato al fascismo, e quindi ritenuto impresentabile, imbarazzante, indegno di essere accettato dalla gente cosiddetta perbene. Tutto ciò che viene dall’esperienza comunista, invece, gode ancora - specie negli ambienti “alti”, quelli della cultura - di un’aura di rispettabilità. Si dice: sì, il comunismo avrà anche fatto degli errori, ma li ha fatti a fin di bene, perché i comunisti avevano comunque a cuore le sorti dei più deboli. Una falsificazione che è partita dai libri di storia e che è finita per essere un concetto accettato dai più. E allora, a proposito di esempi, io dico: i Circoli della libertà potranno organizzare incontri con delle letture sugli orrori del comunismo, che con il racconto delle atrocità che i regimi comunisti hanno commesso dovunque facciano capire soprattutto ai giovani che cosa è stata veramente quell’esperienza. Quanti sanno, tanto per citare uno dei tanti crimini di quei regimi, che Pol Pot fece uccidere quelli che avevano gli occhiali perché li considerava intellettuali e non lavoratori? Io credo che, di fronte a tante notizie che non conoscono, molti cittadini la smetterebbero di prendere in giro chi afferma che il comunismo è stata l’impresa più disumana e criminale della storia dell’umanità».
Quindi un’azione capillare di informazione su tanti temi. E poi? Che compiti avranno queste migliaia di aderenti ai Circoli?
«Mi aspetto che da quest’esperienza escano anche protagonisti nuovi per la politica. Persone entusiaste e appassionate da candidare ai consigli comunali, provinciali, regionali. I migliori, dopo qualche prova di amministrazione locale, potranno anche aspirare a incarichi più alti».
Nuovi amministratori e nuovi parlamentari, dunque?
«Non solo. Mi aspetto personale politico per ogni livello, per ogni tipo di incarico. Anche per quelli meno appariscenti ma non per questo meno importanti. Ad esempio, professionisti che controllino e difendano i nostri voti nei seggi elettorali. Persone preparate da un punto di vista tecnico e legale, e anche capaci di farsi valere dialetticamente di fronte a certe sopraffazioni».
Ha ancora in mente i brogli delle ultime elezioni?
«Ma certo. Noi siamo sicuri che ci sono stati sottratti moltissimi voti, specie attraverso l’utilizzo delle schede bianche, che si sono ridotte anche del 90 per cento rispetto alle serie storiche delle precedenti elezioni».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Lei pensa che il mondo moderato finora non sia stato abbastanza attento a questa penetrazione sul territorio e alla preparazione di un nuovo personale politico?
«Penso a una sorta di paradosso. Sono convinto che in Italia, dal dopoguerra a oggi, la maggioranza dei cittadini non sia mai stata di sinistra. Però la sinistra è stata molto abile, e molto efficace, nell’occupare tutti gli spazi utili per formare le coscienze. Hanno saputo mettere bene in pratica l’insegnamento gramsciano teso a conquistare l’egemonia culturale attraverso le cosiddette casematte del potere. È ora che i liberali e i moderati diventino capaci - se posso usare una sorta di slogan - di “dare ragioni della propria ragione”. Oltre ai Circoli, anche l’Università del pensiero liberale - che sorgerà qui vicino, tra Arcore e Macherio - potrà dare un contributo. Speriamo che gli italiani riescano a sottrarsi alla dominanza della cultura di sinistra e di ciò che leggono sui giornali».
Pare comunque di capire che i Circoli siano solo una prima tappa di questo progetto.
«È così. I Circoli attualmente stanno radunando non solo elettori di Forza Italia, ma anche degli altri partiti del centrodestra, e perfino molti elettori di centrosinistra delusi da un Prodi che è tenuto sotto scacco dalla sinistra radicale e massimalista. Se la diffusione dei Circoli sarà forte e capillare, potrà divenire una forza democratica diffusa e popolare. E agli eletti del fronte liberale verrà naturale di mettersi insieme con chi verrà da questa esperienza, e di superare tutte le divisioni».
Nascerà dunque un partito unico del centrodestra?
«Le tappe dovrebbero essere queste: dobbiamo passare da una coalizione fra i partiti, che è la Casa delle libertà, a una “federazione”. In una coalizione se anche uno solo, anche il più piccolo dei partiti, non è d’accordo su una decisione, il progetto si ferma, la decisione non viene presa. In una Federazione invece vige la regola della democrazia. Su ogni decisione si vota, magari con “quorum” qualificati di due terzi o anche di tre quarti dei voti, e la minoranza si impegna ad adeguarsi alla decisione della maggioranza. Questa è la prima tappa a cui stiamo lavorando».
Vuol dire che nella Federazione i partiti più piccoli, se in minoranza su una votazione interna, dovranno adeguarsi e non ci saranno più rischi di strappi e tradimenti?
«Esatto. Ma anche la Federazione della libertà, come i Circoli, è solo un passaggio. L’obiettivo finale è un grande, unico Partito delle libertà».
L’intervista è finita, Silvio Berlusconi ci accompagna. Appare determinato come nei tempi migliori. Ci saluta dicendo: «Mi creda, un partito unico del genere, se nascerà dalla base grazie a una forte partecipazione popolare, costituirà un passo avanti importante della nostra democrazia verso una democrazia più compiuta e più matura. Dobbiamo assolutamente uscire dall’attuale frazionamento dei partiti che non consente una vera governabilità del Paese».
Michele Brambilla
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Tratta di esseri umani, 700 arresti in tutta Italia
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
L'operazione Spartacus, durata 3 mesi, ha coinvolto 32 questure. Tra i reati contestati, lo sfruttamento della prostituzione e il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina
Pescara - Settecentottantaquattro arresti. È il pesante bilancio dell'operazione "Spartacus" sulla tratta di essere umani, sgominata dalla questura di Pescara. L'operazione, iniziata il 9 ottobre del 2006 e conclusasi il 20 gennaio scorso, era stata disposta e coordinata a livello nazionale dal Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine.
Contrastare i fenomeni criminali legati alla tratta di esseri umani e, in particolare, allo sfruttamento della prostituzione e al lavoro nero: era questo l'obiettivo dell'operazione, che ha visto il coinvolgimento di 32 questure in tutta Italia, e ha portato all'arresto di 784 persone, di cui 764 stranieri, ritenuti responsabili di reati legati allo sfruttamento della prostituzione e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Gran parte dei soggetti tratti in arresto provengono dall'Africa e dall'Est Europa. "Questa operazione - ha spiegato Francesco Gratteri, direttore del Dac - rientra tra gli obiettivi preposti dal ministero dell'Interno per il contrasto della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione. In tutto il territorio nazionale sono state monitorate 17 regioni, ed è stata creata una sinergia tra le diverse forze di polizia, stradale, ferroviaria e postale».
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Benzina, blitz dell’Antitrust sui prezzi
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
L’Antitrust passa all’attacco sui prezzi della benzina: l’Authority per la concorrenza ha infatti avviato ieri un’istruttoria per una possibile intesa tra le compagnie petrolifere sui prezzi dei carburanti. Nel mirino sono finiti nove gruppi, o le loro filiali italiane, dove ieri la Guardia di finanza ha fatto una raffica di ispezioni: Eni, Esso, Kuwait Petroleum, Shell, Tamoil, Total, Erg, Api e Ip. A partire dal 2004 sono sospettati di essersi scambiati informazioni che permettevano loro di coordinare i prezzi alla distribuzione. Detto in altri termini: si accordavano nella fissazione dei prezzi consigliati, tenendoli alti. Il meccanismo, sospetta l’Antitrust, era semplice: l’Eni, che è leader sul mercato italiano, fissava una quotazione della benzina (o del gasolio) e gli altri si adeguavano.
Una decisione che cade in un momento delicato per le compagnie, accusate di attendere troppo a lungo nel ribassare i carburanti nonostante il forte calo subìto dalle quotazioni del greggio. E a dire il vero, l’«osservazione» dell’Antitrust, partita agli inizi del 2005, è stata sollecitata proprio dalle associazioni degli autotrasportatori, irritate per i rapidi aumenti dei carburanti e dalla loro discesa al rallentatore. Ai trasportatori si è recentemente aggiunto il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, anche se il suo invito è arrivato quando la macchina dell’Antitrust si era già messa in moto da tempo.
«In un contesto posto al riparo dalla concorrenza - sostiene l’Autorità guidata da Antonio Catricalà - a partire dalla fine del 2004, i prezzi di benzina e gasolio in Italia sono stati pilotati in modo da rispondere all’evoluzione strutturale del settore (calo del consumo di benzina e aumento di quello del gasolio), trasferendo il maggior margine lordo (e il maggior stacco dalla media Ue) dalla benzina al gasolio. Il risultato è che i prezzi e margini lordi dei carburanti in rete sono in Italia più elevati che all’estero». Dall’ottobre 2004 «proprio l’Eni ha iniziato a utilizzare un nuovo metodo, meno legato all’andamento del costo della materia prima. I concorrenti, anziché continuare a fondare le proprie politiche di prezzo sui criteri seguiti fino ad allora, hanno scelto di adeguarsi ai movimenti di Eni, adottando prontamente il nuovo criterio».
Secondo l’Antitrust, la «cabina di regia» organizzata presso il ministero per lo Sviluppo, di fatto si configura come un modo con cui le compagnie si scambiano informazioni su prezzi: «Una certa trasparenza dei prezzi consigliati, che favorisce la collusione, è generata dallo stesso operato del ministero dello Sviluppo economico, che pubblica i prezzi consigliati-base delle singole società petrolifere sul proprio sito internet» afferma il comunicato dell’Authority. E anche la Staffetta Petrolifera, organo dell’Unione petrolifera, è sospettata di essere un mezzo di scambio di informazioni tra le compagnie.
Paolo Giovanelli
>>Da: Il Moro
Messaggio 2 della discussione
E' da diversi anni che le compagnie prendono come prezzo di riferimento quello dell'ENI. Si sveglia solo ora l'antitrust?
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Pioggia di mozioni sui Pacs alla Camera
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Ed è scontro nell’Unione oltre che fra maggioranza e opposizione. Per la maggioranza Verdi, Rnp, Prc e Udeur hanno presentato ciascuno una mozione: i primi tre partiti chiedono al governo un disegno di legge sulle unioni di fatto entro gennaio, mentre l'Udeur vorrebbe che l'esecutivo non prendesse iniziative su questo tema, che vorrebbe tutto demandato al Parlamento. Sul fronte della minoranza, Udc, Fi, An e Lega hanno presentato altrettanti documenti nei quali in sostanza chiedono al governo di non intervenire con provvedimenti di riconoscimento delle unioni di fatto e di sostenere la famiglia fondata sul matrimonio. Il voto finale potrebbe esserci mercoledì. Il dibattito è cominciato ieri con l'intervento di Luisa Capitanio (Udc), secondo la quale le cosiddette unioni libere non sono analoghe a quelle regolate dall'unione matrimoniale e anzi molti di coloro che danno vita ad unioni di fatto vivono insieme in attesa di sposarsi. Capitanio ha sottolineato anche che «non esiste alcun vuoto legislativo», perché le norme attuali consentono a chi convive di poter tutelare le proprie volontà. Inoltre, un riconoscimento delle coppie di fatto porterebbe ad uno status di garanzie che sarebbero tutte «a carico della società». Per Forza Italia Enrico La Loggia, premesso che «la famiglia ha un ruolo fondamentale nella società», ha aggiunto che se «non si disconosce che ci sono alcune posizioni laiche sulle quali è aperto il confronto», tuttavia bisogna limitare questo «a garanzia dei diritti delle persone». La Loggia ha quindi definito «aberrante» il tentativo di introdurre nella legislazione la omologazione delle convivenze omosessuali che «sono scelte personali».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Sempre a nome di FI Angelo Sanza ha sottolineato che «per modificare l'assetto giuridico dell'istituo familiare non si può procedere in maniera superficiale ed estemporanea come prova a fare l'attuale maggioranaza. Dal punto di vista giuridico appare improponibile una parificazione dei diritti di una famiglia naturale fondata sul matrimonio ad una coppia che liberamente decide di sottrarsi al vincolo civile contrattualistico del coniugio. E dal punto di vista etico con la forzata attenzione verso diritti individuali si creano le premesse per una equiparazione di fatto delle coppie di omosessuali». Sandra Cioffi (Udeur) ha detto che il suo partito ha presentato una «mozione autonoma, perché riteniamo che sia una questione al di fuori dei vincoli di maggioranza» che richiede «un confronto parlamentare». Maurizio Gasparri di An, ha chiesto che il governo «promuova iniziative concrete a sostegno della famiglia, e ha ricordato che durante la campagna elettorale da parte di partiti importanti dell'attuale maggioranza furono fatte molte promesse di sostegno alla famiglia, ma che nulla si è visto nell'ultima finanziaria, mentre il governo di centrodestra aveva adottato iniziative concrete». Enrico Buemi della Rnp ha detto che bisogna «riconoscere e formalizzare le convivenze di persone non unite nel matrimonio», riconoscimenti da prevedere fra maggiorenni, anche dello stesso sesso. Per i Verdi, Paola Balducci, ha detto che in Italia sono «più di 500 mila in convivenza dichiarata e più di un milione di persone si trovano in posizione analoga. Non c'è contraddizione tra tutela del matrimonio e tutela delle unioni di fatto», ha detto Balducci e ha chiesto che il governo presenti una legge che «dovrebbe prevedere diritti ma anche doveri» entro gennaio. Titti De Simone (Prc) ha chiesto al governo di impegnarsi «a presentare un ddl che disciplini in ambiente pubblicistico le convivenze delle coppie eterosessuali e omosessuali».
IL TEMPO
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Pollastrini e Bindi cercano l’accordo, sempre più difficile il varo del testo entro la metà di febbraio
UN PRIMO risultato forse lo ha già ottenuto. Non sarà il prossimo consiglio dei ministri a varare la nuova legge sui pacs promessa dal ministro per le Pari Oppurtunità, la diessina Barbara Pollastrini. E probabilmente non sarà neanche quello successivo, che si svolgerà presumibilmente il 2 febbraio. Salterà così il termine fissato dal Parlamento che nel dicembre scorso, con il voto di una mozione, aveva chiesto di varare un testo entro la fine di gennaio. Certo, non sarebbe una novità che un atto di indirizzo delle Camere resta lettera morta. Ma non sarebbe un buon segno. Soprattutto per chi sperava in una legge in tempi rapidi, immediati. Sul disegno di legge, che dunque dovrà poi ricevere l’ok del Parlamento, ci stanno lavorando due gruppi di lavoro: oltre a quello della Pollastrini anche quello di Rosy Bindi, che è invece titolare del dicastero della Famiglia. Anzi, le due ministre stanno operando in prima persona sulla legge. E si sono giurate di mantenere il più stretto riserbo. Qualcosa però filtra. E quello che appare è che il disegno di legge potrebbe non essere discusso nell’ultimo consiglio dei ministri che dovrebbe svolgersi nella prima metà di febbraio. La Pollastrini è ottimista ma non fissa date: «Nei prossimi giorni con la collega Bindi dovremmo essere in grado di presentare al Consiglio dei Ministri una proposta di legge condivisa sulle coppie di fatto che poi passerà alla valutazione del Parlamento». E aggiunge: «Il nostro ufficio legislativo e quello del ministero per la Famiglia - aggiunge la Pollastrini - stanno lavorando armoniosamente». La Bindi, invece, parlando a Radio 24, non fa neanche previsioni e si lascia scappare alcuni punti del nuovo testo: «Escludiamo forme di adozione per coppie omosessuali». E spiega: «I diritti da tutelare sono quelli del bambino che ha diritto a crescere con una figura materna e una figura paterna». Fissa poi i paletti: «Non riconosceremo le unioni di fatto in quanto tali perché potrebbe apparire una sorta di via parallela al matrimonio. Non prevederemo nessuna forma che possa essere a rischio di equiparazione tra matrimonio e convivenze di fatto. D’altra parte siamo consapevoli che sempre più persone decidono di condividere la propria vita senza ricorrere all’istituto matrimoniale, quindi vogliamo riconoscere i diritti di queste persone. Su questo c’è accordo tra me e la collega Pollastrini». Sui tempi la Bindi parla di settimane e non di giorni. In serata alla Camera, dove è rimasta tutto il giorno per assistere al dibattito sulle mozioni, è ancora più vga: «Stiamo lavorando, presenteremo il testo quando saremo pronti, e se troveremo una sintesi».
FABRIZIO DELL'OREFICE
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Fiamme Gialle istruttori a Herat
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
La Guardia di Finanza addestra gli afghani a difendere le frontiere dal contrabbando
FIAMME gialle in Afghanistan. Un piccolo nucleo di militari della Guardia di Finanza è a Herat, la provincia occidentale dove il contingente italiano ha la responsabilità del Prt, il team di ricostruzione, ora al comando del generale della Folgore, Antonio Satta. L’impegno della Guardia di Finanza è diretto ad addestrare il personale della polizia di frontiera allo scopo di migliorare l’attività di controllo doganale delle frontiere afghane. La missione «Grifo», diretta dal colonnello Massimo Ricciardi può contare su ufficiali e sottufficiali esperti e operano nell’ambito della missione Isaf. Del resto la Guardia di Finanza ha svolto in passato operazioni all’estero nei Balcani e in Albania. L’impegno italiano in Afghanistan è anche questo della Guardia di Finanza, nel quadro delle molteplici iniziative volte a supportare lo sforzo della comunità internazionale per sostenere lo sviluppo e la ricostruzione delle istituzione afghane. «Molto è stato fatto, ma sono consapevole che molto resta da fare - aveva detto il giorno dell'assunzione del suo incarico il generale Satta - Nello stesso tempo sono sicuro che il lavoro sinergico che la Nato, il governo afgano e i cittadini della regione occidentale stanno producendo, riuscirà a concludere efficacemente il delicato processo di ricostruzione dell’Afghanistan». Il progetto partito con un protocollo d’intesa firmato con le autorità di Kabul nel novembre scorso ha preso il via il 6 dicembre 2006. Nell’occasione il comandante generale del Corpo, Roberto Speciale, ha fatto visita alla task force Grifo ad Herat. A Natale anche il ministro della Difesa Arturo Parisi ha incontrato i finanzieri durante la sua missione in Afghanistan. I corsi rivolti alla formazione della «Afghan Border Police» sono già nella fase operativa. E già sono stati «diplomati» i primi ufficiali. L’Afghan Border Patrol può contare su una forza di 12mila uomini. Il progetto è finalizzato a migliorare il settore delle entrate doganali e i controlli di frontiera. Infatti, le mancate entrate fiscali rappresentano uno tra i maggiori ostacoli allo sviluppo dell’Afghanistan. Le maggiori capacità operative della polizia di frontiera, in un’area importante come il confine con l’Iran, e in una città come Herat antico crocevia della mitica via della Seta, può rappresentare il fattore chiave per contrastare i traffici illeciti. Narcotraffico e contrabbando di armi rappresentano un pericolo per tutta la regione. Le materie che vengono insegnate riguardano la legislazione, molti afghani non conoscono le loro leggi, tecniche di controllo per scovare merce e sostanze e metologia pe rla formazione. Infatti gli ufficiali addestrati dalle Fiamme gialle istruiranno a loro volta i militari afghani.
MAURIZIO PICCIRILLI
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Chi li ha visti?
>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 1 della discussione
Ero lì che facevo colazione e m'è venuta in mente quella bella faccia intelligente dell'onorevole Caruso. Fine della colazione, istantanea, lo brevetterò. Mi domandavo....ma è sempre prigioniero dentro il cpt, lui dentro e fuori la Heidi a fargli da spalla ? e le caprette? Hanno vinto, hanno perso, si sono arresi, sono evasi e ora si nascondono nei latifondi campani del padre dell'onorevole? Non si sa nulla. La stampa italiana è deludente...Erba qui Erba là, ma senza Caruso che cronaca nera è?
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Mastella: «Sentenze definitive in cinque anni»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
DUE anni in primo grado, due in appello e uno in Cassazione: la sentenza definitiva di un processo civile di media complessità deve arrivare entro cinque anni, uno sbarramento temporale che riguarda anche il campo penale.
È destinato a far discutere l'obiettivo più ambizioso del «piano straordinario per la Giustizia» illustrato ieri alla Camera dal Guardasigilli, Clemente Mastella. Le mosse per incidere sulla «ragionevole durata» dei processi, garantendo i diritti delle parti, costituiscono lo snodo degli interventi messi a punto dal ministro per ridare fiducia ai cittadini ed efficienza al sistema giudiziario italiano. Al di là della bocciatura espressa dall'opposizione, però, ad esprimere perplessità è la stessa Associazione nazionale magistrati che pure approva apertamente il programma di Mastella. Tempi del processo. Viene istituita «un'udienza di programmazione dei tempi del processo nella quale il giudice stabilirà, nel contraddittorio delle parti, un calendario del procedimento. Saranno imposti termini vincolanti garantiti da apposite preclusioni e non prorogabili se non in caso di giustificati motivi». Giacenze troppo lunghe. I procedimenti civili pendenti sono quasi cinque milioni. A Roma un processo medio iscritto in primo grado ha un tempo di giacenza di 30 mesi, a Messina si arriva a 52. Su scala nazionale la media è di 44 mesi per definire un analogo processo di appello. Per il penale, la giacenza è di 622 giorni per il dibattimento collegiale in tribunale. Nelle corti di appello si va 230-250 giorni delle di Palermo o Potenza ai 1.200 giorni di Ancona e Venezia. Tribunali chiusi per ferie solo un mese. I termini di sospensione del processo nel periodo feriale saranno ridotti di un terzo e andranno dal primo al 31 agosto anzichè dal primo agosto al 15 settembre, come avviene oggi. Parlamento concorra percorso ddl. Mastella auspica che sui ddl del Governo per la Giustizia ci sia «il positivo concorso di tutto il Parlamento». Sulla riforma dell'ordinamento giudiziario, la maggioranza deve impegnarsi per far approvare il ddl entro il 31 luglio. Mastella ha detto a chiare note che «stella polare» della sua azione è il cittadino, e non le associazioni o i gruppi professionali.
IL TEMPO
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Prove di Grande Centro, Udeur e Nuova Dc corrono insieme
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
I GIOVANI universitari dei Popolari-Udeur e i giovani rappresentanti studenteschi della Dc per le Autonomie annunciano una federazione per correre insieme alle prossime elezioni universitarie di maggio. Il nome della lista è «Federazione di giovani democristiani» ed è stata battezzata ieri al Senato, dal capogruppo alla Camera dell'Udeur Mauro Fabris e dal presidente della Dc per le autonomie al Senato, Mauro Cutrufo, alla presenza del sottosegretario alla Difesa Marco Verzaschi. «Vi porgo i saluti del segretario Clemente Mastella» ha detto Fabris rivolto alla folta platea giovanile, quasi a sottolineare che non c'è nessuna contraddizione rispetto alla Federazione dei democristiani cui Mastella ha aderito con la Dc di Angelo Sandri (rivale di quella per le Autonomie di Gianfranco Rotondi) e la Rifondazione Dc di Publio Fiori. Al tavolo della presidenza, i giovani esponenti della nuova leva centrista che si richiamano tutti alla «cultura e ai valori democratico cristiani»: Giuseppe di Sangiuliano (responsabile associazionismo della Dc), Gianfranco De Marco (direzione nazionale giovani Udeur), Mattia Giansante (responsabile universitari Udeur), Rosario Visone (finora «indipendente», da oggi «Federazione giovani dc» nel Consiglio studentesco universitario). D'altronde, ha spiegato ancora Fabris, «questo falso bipolarismo non ha riempito di contenuti gli schieramenti, che non sono altro che cartelli elettorali». Si parte dalle consultazioni universitarie di metà maggio ma si guarda alle Europee del 2009, nel comune riferimento al Ppe. «I processi politici hanno bisogno di tempo, non possiamo attenderci catarsi improvvise» ha aggiunto Fabris, e la catarsi ha un nome: «Se c'è qualcuno che, malgrado il fallimento decretato dalla storia, pensa ancora ad una Rifondazione comunista, non si vede perchè non possiamo lavorare ad una Rifondazione democristiana. Il centro può tornare ad essere autosuffciente come è stato per decenni, senza il condizionamento delle ali». Mauro Cutrufo ha assicurato che «non sono in ballo le leadership di Prodi nè di Berlusconi. In ballo c'è la cultura democristiana che alcuni giovani universitari hanno voluto riunire rispetto alle realtà di destra e di sinistra. Questo fatto dimostra che da oggi non ci sono solo i giovani di An, i Circoli di Forza Italia, e i giovani delle organizzazioni di sinistra: ci sono anche i giovani democratici cristiani». Una ventata di novità questi giovani della Dc che sono «portatori di una cultura che non è solo un ricordo, ma è molto presente nel nostro Paese. E noi guardiamo al futuro partendo proprio da loro». La nascita della Federazione dei giovani democristiani viene giudicata in maniera positiva anche dall’on. Publio Fiori, Segretario di Rifondazione DC. «L’adesione della DC per le Autonomie al progetto della Federazione di Centro, anche se, per ora, solo a livello universitario, e la dichiarazione del Sen. Fabris a favore di Rifondazione DC vanno nella direzione di una ricomposizione della Democrazia Cristiana in una collocazione autosufficiente rispetto sia alle sinistre che alle destre. Anche il richiamo del Sen. Cutrufo al recupero della cultura democristiana è un elemento significativo sulla rinascita del partito dei cattolici».
IL TEMPO
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Regione, la Bresso s’inventa la consulta per gli extraUe
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
E in Piemonte la Giunta investe ancora una volta tempo ed energie a favore degli immigrati, attraverso la Consulta regionale per i lavoratori extracomunitari. Si insedierà infatti ufficialmente mercoledì 24 gennaio, alle ore 15, presso la Sala Multimediale della Regione Piemonte, in via Avogadro 30, a Torino la Consulta regionale per i problemi dei lavoratori extracomunitari e delle loro famiglie. La seduta inaugurale sarà presieduta dalla Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, e dall'Assessore regionale al Welfare, Immigrazione ed Emigrazione, Teresa Angela Migliasso.
Della Consulta fanno parte associazioni a carattere nazionale italiano presenti in Piemonte, organizzazioni datoriali e sindacali, istituti di patronato ed assistenza sociale, organizzazioni di immigrati extracomunitari, organizzazioni miste di italiani e extracomunitari, l'associazione di rappresentanza dei Comuni (Anci) e l'Unione delle Province piemontesi (Upp).
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Politica sul web, se Di Pietro “copia” Formigoni e la Merkel
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Antonio Di Pietro bruciato da Roberto Formigoni. Il ministro delle Infrastrutture parla su YouTube inaugurando il suo ciclo di lezioni di politica nel quale, “Consiglio dei ministri per Consiglio dei ministri”, spiegherà cosa accade nel “Palazzo”, quali sono i temi affrontati e le decisioni prese. La scelta di Antonio Di Pietro non sorprende. Il ministro delle Infrastrutture si è chiaramente ispirato al “modello tedesco” per comunicare la propria politica. I più attenti osservatori della rete sanno che era stato il cancelliere tedesco Angela Merkel a inaugurare l’ingresso della grande politica su “YouTube”. Il Corriere della Sera del 4 agosto del 2006 aveva riportato la notizia che la Merkel aveva fatto pubblicare sul YouTube un diario sul Reichstag: “Ecco, ho deciso di farvi vedere il posto dove lavoro”. Il Frankfurter Allgemeine Zeitung aveva parlato di “cancelliera digitale”. Ma in quella occasione la Merkel si era limitata a fare la “guida” al palazzo senza spiegare cosa accade nel palazzo. In casa nostra, invece, Di Pietro è stato preceduto da un altro politico italiano. Il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni aveva annunciato, nell’edizione milanese del Corriere della Sera del 13 gennaio del 2007 (pagina 5), che avrebbe pubblicato su YouTube tutte le tappe della sua missione in India iniziata il 14 gennaio.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La scelta di Antonio Di Pietro non mancherà di far discutere. Molti si chiederanno se la sua versione del Consiglio dei ministri sia analoga a quella collegiale del governo. E pensare che pochi giorni fa lo stesso Di Pietro si era scagliato contro Marco Pannella che aveva deciso di trasmettere la "diretta" del vertice del centrosinistra a Caserta con il cellulare e senza mediazioni. La scelta di Pannella era stata commentata così da Maria Laura Rodotà su il Corriere della Sera del 12 gennaio 2007: “Pannella ultrasettantenne si è quasi qualificato per entrare nella generazione YouTube”. La giornalista, che nell’articolo aveva dato ragione alle critiche di Di Pietro, non immaginava certo che il ministro avrebbe realizzato una controffensiva più audace dell’ultrasettantenne Pannella. Ma perché Di Pietro ha preso questa decisione? Per capirlo è il caso di leggere Panorama del 18 gennaio del 2007 che ci informa della scelta del ministro Di Pietro di utilizzare YouTube per diffondere i suoi comunicati. L’esito del test effettuato tra dicembre e gennaio parla di 30mila accessi secondo quanto ha comunicato la Casaleggio associati, la società che cura questo tipo di comunicazione per il ministro del governo Prodi. Di Pietro è stato anche incoraggiato dalla scarsa dimestichezza dei nostri politici con la rete. Basti pensare alla figuraccia del ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni il cui sito è stato bombardato dallo spam pornografico. Di fronte a queste forme di comunicazione approssimativa, la sperimentazione di Di Pietro balza agli occhi, ma nello stesso tempo mette alla prova il governo, che dovrà in qualche modo rispondere, suo malgrado, a una strada che il ministro Di Pietro ha aperto mettendolo in difficoltà.
Il Velino
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L’en plein di Bazoli
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Dalla finanza lombarda al fondo di Gamberale passando per Hopa, la rete del professore si allarga
La battaglia è durissima, e non riguarda solo il Corriere della Sera. In questo momento il vento spira dalla parte di Giovanni Bazoli. Romain Zaleski, suo fedele alleato, compra un pacchetto del 2,8 per cento di azioni Intesa Sanpaolo da parte dei francesi del Credit Agricole, con una riserva di acquisto di un’ulteriore quota dell’1 per cento del capitale della banca. La mossa rafforza la presa del banchiere bresciano sulla superbanca. Bazoli, inoltre, è molto vicino a chiudere la fusione fra la sua Mittel e Hopa, la finanziaria bresciana di Emilio Gnutti. Dal matrimonio nascerà una piccola Mediobanca capace di esercitare, fra l’altro, un ruolo centrale in Telecom. Hopa porta in dote il 3,7 per cento del capitale della società che, sommato al quasi due detenuto da Zaleski, porta al 5,6 per cento la quota del fronte bazoliano. Il matrimonio con Hopa allargherebbe l’influenza bancaria di Mittel, che al momento conta solidi presidi non soltanto in Intesa Sanpaolo ma anche in Banca Lombarda (che presto andrà in sposa alle Popolari Unite), pure al Monte dei Paschi di Siena (Hopa ha circa il 3 per cento del capitale). Non solo. Con Mittel/Hopa Bazoli metterebbe un piede anche in Unipol.
Bisogna considerare, inoltre, che Super-Intesa ha capitale in eccesso per una cifra fra 7 e 8,5 miliardi di euro, che probabilmente distribuirà sotto forma di dividendo straordinario.
IL FOGLIO
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Il baco di Mucchetti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Interessi, sospetti e maledizioni attorno al velenoso rebus della proprietà di via Solferino
Alla fine si scopre sempre che aveva ragione Enrico Cuccia. Almeno nella teoria, nel concepire la finanza come un santuario per iniziati e nel cercare di tenerla quanto più possibile lontana dal mondo vischioso e appariscente dei giornali. Lo spiega bene nel suo libro (“Il baco del Corriere”, Feltrinelli), dal punto di vista del facitore di giornali, Massimo Mucchetti, che del quotidiano di via Solferino è vicedirettore ad personam e del conflitto d’interessi fra banche ed editoria appare come il massimo esperto. Mucchetti vive in queste ore la rivincita sugli spioni informatici della Telecom di Marco Tronchetti Provera, azionista non più forte in Rcs. Ma la tesi mucchettiana va al di là della sua vicenda personale e ha trovato anche sul Manifesto, ieri, una convalida estrema nell’editoriale in cui Roberta Carlini chiede “una legge per separare la proprietà dei giornali e di tutti i media da quella di imprese non editoriali”. Non è dato sapere se il semicalvinista Cuccia arrivasse a vagheggiare tanto, negli anni Ottanta, quando consigliava a Gianni Agnelli (allora promosso da Giovanni Bazoli) di tenersi lontano dal gruppo Rizzoli. Scrive sempre Mucchetti che il padrone di Mediobanca suggerì al presidente della Fiat di “frazionare comunque il rischio mettendo in campo Gemina, dove la Fiat era egemone ma non sola e dove Mediobanca avrebbe garantito per tutti”. E Gemina avrebbe voluto dire Cesare Romiti.
IL FOGLIO
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Negare la Shoah
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Chi si oppone all’idea di Mastella ha ragione. Il pericolo sta a Teheran
L’iniziativa del ministro della Giustizia, che presenterà un disegno di legge per rendere reato la negazione della Shoah, ha provocato la reazione degli storici di destra e di sinistra, che considerano il terreno della ricerca un’area che dev’essere sgombra da prescrizioni pubbliche, che somigliano a una sorta di storia ufficiale indiscutibile. La tesi degli oppositori della proposta di Mastella è giusta. In una concezione liberale non ha senso intervenire con sanzioni giuridiche nei confronti di sostenitori di qualsiasi tesi, per quanto aberrante o addirittura disgustosa. Si combatte fino all’estremo la posizione inaccettabile, ma ci si batte con altrettanto vigore per consentire che questa sia espressa.
La Shoah, per il carattere particolare, in un certo senso unico, che ha assunto nella storia europea, può essere sottratta a questa regola generale? Lo pensa la comunità ebraica e questa posizione è degna di rispetto. Bisogna però considerare che se ci si avvia su questa strada non si sa dove ci si ferma. L’esempio della legge francese contro il negazionismo sullo sterminio degli armeni è un sintomo di questa possibile generalizzazione della gestione giudiziaria della storia. Caso mai il dubbio può nascere dal fatto che oggi non sono solo singoli “storici” a negare o ridimensionare lo sterminio razziale del terzo Reich. C’è uno stato, l’Iran, che ha fatto del negazionismo un’ideologia ufficiale, che organizza convegni e finanzia studi volti a questo scopo. Questa non è più libera ricerca storica e in qualche modo va contrastata.
IL FOGLIO
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Il non petroliere Bush
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Per ridurre del 20 per cento l’uso della benzina il bioetanolo è una risorsa
Il presidente degli Stati Uniti chiede al Congresso di fissare obiettivi per ridurre i consumi di carburante del 20 per cento in dieci anni. Bush vuole ottenere il risultato migliorando gli standard tecnologici delle auto e incrementando le energie alternative. La produzione di bioetanolo per vetture negli Stati Uniti sta diventando una grande industria. Secondo il programma di Bush, la produzione di etanolo da materie vegetali e animali, incentivata da tasse ridotte, dovrebbe sostituire il 40 per cento del consumo di benzina entro il 2030. Le fabbriche di etanolo da cereali si aprono a dozzine e le industrie alimentari si attrezzano nella produzione di etanolo dai grassi di scarto della lavorazione di carni. L’etanolo emette solo il 20 per cento di anidride carbonica rispetto alla benzina e non ha emissioni di aromatici. Il suo uso può risolvere i problemi dell’inquinamento urbano. Ma per produrlo bisogna distillare la materia base, con dispendio di energia e nella distillazione s’impiegano materiali identici a quelli ottenuti. Solo l’impiego di energia nucleare può comportare un ciclo interamente virtuoso. Ma l’etanolo è comunque un progresso rispetto al petrolio, che emette gas nella raffinazione della benzina e comporta altre emissioni dei motori a scoppio. Il problema maggiore per l’industria dell’etanolo è che il ciclo più semplice e redditizio è quello da cereali. La ricerca tenta di accrescere l’efficienza del processo studiando altri vegetali. I verdi italiani paiono occupati in altre faccende.
IL FOGLIO
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Adozioni internazionali. Entro febbraio accordo Italia-Bielorussia
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
E' attesa per il prossimo febbraio la firma dell'accordo intergovernativo tra l'Italia e la Bielorussia per sbloccare la delicata situazione internazionale riguardo i soggiorni terapeutici e le adozioni dei bimbi bielorussi. Ad accrescere le speranze del buon esito dell'operazione diplomatica è stato l'ambasciatore della Repubblica della Bielorussia Alek Sei Skribko che ha annunciato l'importante passo avanti nella trattativa a margine della conferenza internazionale sull'immigrazione, promossa dalla Regione Sardegna, in corso di svolgimento a Cagliari.
Sono circa 27.000 i bimbi accolti ogni anno in Italia per soggiorni terapeutici, 1.000 dei quali solo in Sardegna. "E' un accordo che darebbe a tutti maggiori garanzie sia sulle famiglie ospitanti che sulle associazioni che si occupano dei progetti di accoglienza - ha spiegato il diplomatico - per tutelare l'interesse dei bambini bielorussi durante il loro soggiorno oltre ad assicurarne il rientro in patria". La bozza di convenzione, che sarà discussa tra il Governo Bielorusso e i ministri della Solidarietà sociale, Affari esteri, Giustizia e Politiche per la Famiglia - tende a distinguere nettamente tra soggiorno terapeutico e adozione rappresentando, infatti, il primo accordo intergovernativo, in materia di soggiorno terapeutico, sottoscritto tra la Bielorussia e un'altro Stato". La controparte italiana punterà, invece, ad contemplare nella convenzione sia situazioni di ospitalità a breve termine che adozioni.
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L'ultima di rifondazione. A tappeto anche i film Usa
>>Da: andreavisconti
Messaggio 15 della discussione
Rifondazione ha presentato una legge per far rinascere la cinematografia di Stato con registi selezionati dal Governo Prevista la lotta alle pellicole che vengono dagli States e il divieto per Mediaset di produrre per il grande schermo
«Se questa proposta si trasformasse in legge sarebbe un disastro. Soprattutto per le persone come il sottoscritto che per realizzare i suoi film non si rivolge all’assistenzialismo di Stato, cioè alle tasche dei cittadini, ma al mercato, compreso quello estero». A Renzo Martinelli, produttore e regista di fama internazionale, il disegno di legge di Rifondazione comunista sul cinema proprio non piace.
«Le faccio un esempio. Il film biografico che abbiamo fatto su Primo Carnera - ci racconta il regista del Il mercante di Pietre, Piazza delle Cinque lune, Vajont e molte altre pellicole - è stato girato in Romania per ragioni di risparmio. Solo una parte della troupe era italiana, così come il cast contava artisti di varia provenienza geografica. Tutto ciò però ha immesso il film nel mercato internazionale. Cosa che penso possa giovare a tutti.
Quindi negare la nazionalità italiana a una produzione di questo tipo sarebbe semplicemente assurdo».
Invece di risolvere il problema dell’assistenzialismo nel cinema, si sta pensando di fare l’esatto contrario.
«La questione è vecchia come il mondo. Ma secondo lei un’industria che assiste registi novantenni al loro sessantesimo film, può dirsi seria e sana? C’è qualcosa di malato in questo sistema. Allora perché non assistere allo stesso modo gli scrittori, i musicisti o i pittori?».
Evidentemente a qualcuno fa comodo che sia così...
«Forse alla sinistra questo meccanismo va bene, perché così controlla le sceneggiature, ossia quali film devono essere approvati e quali no, fa lavorare solo gli amici e gli amici degli amici, e così via. Invece, in un sistema di mercato, quello dove dovrebbe confrontarsi qualsiasi industria seria, chi ha talento va avanti e chi non ce l’ha si ferma ed esce dal gioco».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
I film che ricevono il sostegno da parte dello Stato spesso non solo non hanno successo al botteghino, ma molte volte sono anche decisamente opinabili sotto il profilo del valore culturale...
«Lo stato italiano è proprietario di centinaia di pellicole pagate dai contribuenti che non solo non hanno incassato un euro, ma spesso non sono uscite nemmeno per un giorno nelle sale. Il sistema genera irresponsabilità perché il regista se ne frega del mercato, del pubblico, della critica. Invece, il cinema è un’industria di mercato. Costa denaro, questi soldi vengono investiti e in qualche modo devono tornare a casa. E ciò può benissimo avvenire senza nulla togliere alla qualità. E’ quanto cerco di fare io con film come Vajont, Piazza delle Cinque lune o Il Mercante di pietre».
Cosa si dovrebbe fare invece per scardinare questo sistema?
«Bisognerebbe avere il coraggio di proporre riforme come quelle intraprese da altri Paesi. Penso a dei sistemi di incentivazione fiscale che consentano agli imprenditori che vogliono fare cinema di trovare i fondi dove ci sono, cioè sul mercato, anche su quello estero. Ciò farebbe risparmiare lo Stato che non dovrebbe più sborsare soldi attraverso il finanziamento, senza penalizzare assolutamente la qualità delle produzioni».
Quali sono gli esempi ai quali guardare?
«Per la realizzazione del film che vogliamo fare su Alberto da Giussano stiamo trattando con l’Ungheria che ha varato una legge di detassazione per la quale ad ogni milione di euro investito si ottiene dal governo la restituzione cash del venti per cento».
È un incentivo non da poco. E immagino che l’Ungheria abbia il suo bel ritorno.
«Ovvio. Ce l’ha in termini di pubblicità, ma anche di indotto facendo lavorare molte imprese locali e aumentando l’occupazione. Questo non è l’unico modello, anche altri Paesi, come il Canada, applicano da tempo e con successo, un sistema similare».
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Fuori dal discorso economico inoltre, ce n’è uno di tipo ideale da fare: il cinema, così come la cultura dovrebbero essere liberi da vincoli, non sottoposti al controllo dello Stato come vorrebbe Rifondazione.
«Certo. Ma l’ingerenza statale consente un controllo ideologico. E’ evidente che le commissioni che dovranno valutare saranno politicizzate ed approveranno o bocceranno i progetti in base alla provenienza ideologica dell’autore».
Già oggi mi sembra che l’andazzo sia più o meno questo. Le faccio una domanda capziosa: come mai non chiede un finanziamento allo Stato per il suo film su Alberto da Giussano?
«È presto detto: non me lo darebbero mai. Se io presentassi un progetto su Alberto da Giussano alla commissione per i fondi di garanzia (la struttura legata al ministero della Cultura che eroga i sussidi di Stato per la cinematografia, ndr), verrebbe inesorabilmente bocciato. È per questo che non ci provo nemmeno».
La sua sicurezza deriva dal fatto che ha già ricevuto dei niet in passato?
«Anni fa ho presentato per ben due volte una bellissima sceneggiatura sui ragazzi di Salò che è sempre stata respinta. E badi bene che non si trattava di un film apologetico, ma di una onesta rilettura di un momento assai controverso e quasi del tutto rimosso della nostra storia. Eppure in entrambi i casi venne bollato come: “Non di interesse culturale”».
Fiippo Poletti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
L’avevamo detto: questa sinistra ci porterà alla rovina.
Sì, perché se l’economia cresce, la politica sta regredendo a livello dell’ex Urss. È la politica che grida «10, 100, 1000 Nassiriya», quella che manifesta con l’eskimo contro la base Usa a Vicenza, quella reazionaria della cassa del Mezzogiorno, quella secondo cui lo Stato ha il primato assoluto sulla creatività delle persone e della società. Purtroppo per tutti, è la politica che oggi malgoverna. Quella che siede a Palazzo Chigi e in Parlamento. E proprio questo vogliamo dimostrare, carte alla mano. Seguiteci: avremo l’ennesima conferma che il Professore è la longa manus (l’esecutore materiale, cioè) di Rifondazione comunista e che la libertà di dare un futuro alla creatività cinematografica del nostro Paese è in serio pericolo. Lo Stato rosso, quello sovietico, incombe su di noi.
IL DDL DI RUSSO SPENA
Partiamo dai fatti: lo scorso 27 ottobre il capogruppo di Rifondazione al Senato Giovanni Russo Spena ha presentato un disegno di legge «in materia di cinematografia» che la commissione Istruzione si appresta a discutere. I contenuti sono, alla lettera, antiliberali: si propone, ad esempio, la lotta all’«occupazione delle sale da parte della cinematografia d’oltreoceano» attraverso l’obbligo di distribuire film «non comunitari» in abbinamento a un film italiano e alla proiezione delle pellicole italiane per almeno 120 giorni all’anno. Oppure, ancora, la creazione di un Gruppo cinematografico pubblico, come se già non esistesse Cinecittà. Alla virata statalista fa coppia la progettazione di “riserve rosse”: per ottenere finanziamenti, i produttori dovranno fare film di nazionalità italiana con regista italiano, sceneggiatore italiano, interpreti in maggioranza italiani, direttore della fotografia italiano, autore della musica italiano, costumista italiano, troupe italiana e riprese effettuate in Italia. Ciliegina rossa, poi, il fumus persecutionis, e cioè la guerra a Silvio Berlusconi: chi gestisce reti televisive non potrà produrre film e gestire sale cinematografiche.
LO STATO È DIO
Dio, per la sinistra, esiste: è lo Stato, quello che organizza e gestisce la vita dei cittadini dalla culla alla morte, passando - appunto - dal cinema e dalle sale di proiezione. È così onnipotente da scrivere i copioni dei film, girarli e proiettarli: lo fa perché ha l’obbligo - come scrive Russo Spena - di «regolare il mercato». Il suo obiettivo è quello di svegliarsi alla mattina e, fino a sera, comporre la sceneggiatura della nostra vita. Tu, signor Rossi, reciterai la parte del commesso: tu, signor Verdi, quella del ragioniere. Per te, signor Bianchi, c’è in serbo una parte speciale, quella del servo della gleba.
IL PROGRAMMA DI CASERTA
Non c’è che dire: questa sinistra sta tentando di tessere la trama del nostro Paese, segnandola nel solco di quella tradizione illiberale contaminata dall’ideologismo e dal dogmatismo. E se il deus ex machina è Rifondazione, l’uomo-macchina è Romano Prodi. La dimostrazione, appunto, arriva dall’albero della “cuccagna” presentato in occasione del conclave di Caserta. Una sezione, appunto, è dedicata al piano di “rinascita” del cinema di Stato, quello profetizzato da Russo Spena. Il piano del premier prevede «la regolamentazione sulla programmazione e sulle quote d’investimento per la cinematografia italiana ed europea», «il sostegno alla promozione e alla circolazione delle opere cinematografiche nel territorio de
>>Da: Il Moro
Messaggio 5 della discussione
lla faccia della libertà e del libero mercato! Questo è protezionismo e delirio statalista.
>>Da: baffo
Messaggio 6 della discussione
Ottima proposta. Speriamo sia la prima di una lunga serie.
In lista d'attesa:
- Divieto d'importazione della Coca Cola, che verrà sostituita da una bevanda italiana
- Eliminazione di ogni termine inglese dal vocabolario.
- Chiusura di tutti i McDonald's
- Divieto di ascoltare musica americana. Al massimo per ogni canzone americana passata alla radio ne dovranno passare due di Gigi D'Alessio
- Messa al bando degli Happy Hour
- ecc...
Questo per scherzare.
Parlando sul serio non credo proprio che il pubblico italiano andrà a vedere più film italiani (o europei) solo perchè ce ne sono meno di americani in programmazione.
Puntiamo sulla qualità piuttosto che sulla quantità!
>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 7 della discussione
la cosa tragica è che scherzando scherzando ti sei avvicinato moltissimo alla verità
>>Da: er Drago
Messaggio 8 della discussione
Ne hai dimenticata una: ti costringeranno a tenere il ritratto del Padre della Patria in soggiorno, il Busto degli eroi della Rivoluzione in giardino, e ad un pellegrinaggio annuale al Mamaev Kurgan.
>>Da: fioccoazzurro
Messaggio 9 della discussione
Una mia riflessione: una cosa che noto da molto tempo in qua è che in TV non trasmettono più film vecchi ma di qualità. E' una cosa che mi spiace molto: quando noi eravamo piccoli era la regola che si trasmettessero film di 30 anni prima, e la nostra generazione, grazie ai film del lunedì e mercoledì sera (perché il martedì c'era - se non ricordo male- l'approfondimento d'attualità tipo TV7, il giovedì il quiz, il venerdì la commedia, il sabato Canzonissima o chi per lei e la domenica lo sceneggiato) s'è fatta un rudimento di alfabetizzazione cinematografica. Oggi mi sa tanto che un ragazzo può non aver mai visto Roma città aperta o Ladri di bicicletta o Il posto delle fragole.
La mia domanda è: ma sono veramente così ostici questi capolavori? Possibile che debbano essere per forza trasmessi nel cuore della notte? Ecco, se si trovasse il modo di poter ricominciare a trasmettere questi vecchi capolavori, ogni tanto, in prima serata, forse ci guadagneremmo qualcosa. Qualcuno potrebbe obiettare che ci sarebbe poca audience.
Non ne sarei così sicura: con una buona presentazione di contesto forse interesserebbero più di quanto non si pensi.
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Informiamoci....ma non basta.
>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 7 della discussione
Vi metto il link del sito di un giornalista che definire discusso è poco. www.effedieffe.com Viene considerato di destra o di sinistra a giorni e articoli alterni. Questo articolo che vi copio l'ho letto da giorni e non riesco a digerirlo, non l'articolo in sè ma il problema che pone. Inauguro con questo una serie spero utile di link su siti e persone come Maurizio Blondet che troppo spesso si cassano una volta per tutte e che invece andrebbero seguiti a mio parere perchè veicolano, che c'importa il loro scopo e se sia o no il nostro?, notizie importanti. Il tema di questo articolo è lo scandalo anzi una serie di scandali connessi a stpendi e pensioni d'oro. Personalmente sono lontana anni luce da chi farnetica pensioni e stipendi standardizzati sul genere redazione del Manifesto e ritengo sacrosanto che chi ha posizioni di rilievo, capacità e responsabilità guadagni bene , anche molto molto bene. Sì ma c'è un limite oltre il quale chi è vivo si ribella. Leggetelo e ditemi cosa ne pensate perchè poi il quesito diventa appunto " perchè nessuno si ribella ?" perchè i 3 milioni di pensionati che sciamarono a Roma, tutti-buoni-tutti-onesti contro Dini quando era ministro di Berlusconi non solo ora che sta a sinistra lo hanno votato ma non fanno una grinza di fronte all'enormità di quello che guadagna a fronte della severità con cui chiede sacrifici a loro? Siamo diventati un paese di belle addormentate nel bosco, di vigliacchi? Sicutri sicuri che i coglioni siano solo gli altri? Ecco l'articolo.
>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 2 della discussione
Apprendo dalla radio che la «riforma delle pensioni» varata da Dini nel ‘95 ha già ridotto le pensioni in essere a quella data, in termini reali, del 30 %.
Ma non basta.
La legge Dini prevede una «revisione dei parametri» decennale, che in pratica provoca un calo del 7 % ogni dieci anni.
La revisione è in ritardo, doveva essere fatta nel 2005; l’Europa preme, i pensionati se la godono… Dunque presto, prestissimo un altro taglio del 7 %.
Ma non basta.
Ci vuole una «profonda riforma», e dunque un altro taglio.
Perché gli italiani vivono troppo a lungo.
Anche Ciampi, francamente, vive troppo a lungo.
E risulta che già nel 1999, a 79 anni, godeva di tre pensioni: una INPS dall’81, pari a 8.222.150 lire mensili.
Una Bankitalia dal 1980, di 45 milioni e mezzo di lire mensili.
Una seconda pensione Bankitalia da 12 milioni e mezzo.
Al mese, 71 milioni e passa.
All'anno, 852 milioni e mezzo.
In più, nel ‘99, Ciampi godeva del principesco emolumento di capo di stato: un settennato d’oro, senza spese di casa, d’affitto e di auto.
Oggi, oltre alla pensione di ex-presidente, percepisce lo stipendio di senatore a vita più tutti i benefit della carica, autoblù eterna, voli gratis, omaggi e gratifiche.
Ed ora va per gli 87 anni.
Ma quando muore una buona volta Ciampi, che ci costa così tanto?
Visto che gli italiani con pensione sotto i mille euro dovranno subire il taglio di un altro 7 % da «revisione dei parametri» - dunque la loro pensione si ridurrà a 930 euro - perché non cominciare da Ciampi?
Un taglio del 7 % non lo ridurrà in miseria, probabilmente ha messo da parte qualcosa nella sua lunga vita di grand commis, governatore di Bankitalia, presidente della repubblica e senatore non eletto da alcuno, e che per anni ed anni non ha dovuto pagare l’affitto né le rate della macchina. Inoltre, ha il privilegio - negato ai comuni cittadini - di cumulare più pensioni, e pensioni con redditi «di lavoro» (se così si può definire quello che fa Ciampi).
Anche il riformatore Dini dovrebbe dare il suo contributo.
Prendeva nel ‘99 (poi i dati sono diventati segreti) due pensioni, una INPS da 13 e passa milioni al mese, e una Bankitalia da quasi 37 milioni.
All’anno, 650 milioni e passa.
Oltre, si capisce, agli emolumenti e ai benefit di ex-ministro, di ex presidente del Consiglio, di parlamentare.
Giuliano Amato?
Nel ‘99, aveva una pensione del Tesoro da quasi 442 milioni l’anno.
Padoa Schioppa? Pensione da 600 milioni annui.
Rainer Masera riceve da quando aveva 44 anni una pensione di Bankitalia di 85 milioni l’anno.
Pur essendo giovanissimo, e occupato in carriere bancarie da miliardario (come direttore generale di San Paolo IMI, nel ‘98 prendeva un miliardo e trecento milioni).
E i parlamentari?
Non è solo che con una unica legislatura già hanno diritto a una pensione di 5 milioni mensili, e dopo sette un senatore ne prende 15.
E’ che se prima lavoravano come dipendenti ed hanno abbandonato il posto mettendosi in aspettativa, il loro ente di previdenza continua a pagargli i contributi (cioè li paghiamo noi contribuenti), e finirà per avere una seconda pensione gratis.
Non si osa pensare quanto prenderà di pensione - o già prende - un tipo come Cimoli, coi suoi 179 mila euro mensili di stipendio; e gli altri grand commis, e i consiglieri regionali, i direttori generali regionali, l
>>Da: baffo
Messaggio 3 della discussione
Blondet? Quello ha scritto becerate sugli Usa (secondo lui si sono auto-attentati l'11 settembre). Suvvia Angela, lasciamo stare Blondet. Se invece vogliamo parlare di stipendi d'oro, questa non è certo una novità.
>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 4 della discussione
esattamente quello...ed è questo il punto anzi uno dei punti 1-si fa presto a dire scandalo ma ben venga chi ci dà notizie precise 2-se avessi fatto come probabilmente fai tu che filtri anticipatamente le tue fonti questi dati adesso non li avrei 3-fondamentale, per me. Siamo sicuri che vista la gravità del mo mento sia sufficiente leggere sempre e soltanto la stampa amica ? Siamo sicuri che essere confortati giornalmente da idee omologhe alle nostre sia sufficiente? e poi...dici che la notizia non è nuova...infatti...visto che non è nuova la diamo per superata ? Ogni giorno è attuale questa notizia e lo sarà finchè non corrisponderò più al vero.Tu intanto cosa fai a questo proposito?
>>Da: santana
Messaggio 5 della discussione
Basta fare una ricerca sulla rete. E sulle pensioni d'oro scropriamo che:
La legge che regala pensioni d’oro
di Paolo Granzotto
Egregio dottor Granzotto, sono anziano, ho 77 anni, e la memoria non è più fresca perciò le chiedo se può illuminarci (perché anche altri sono certo che lo gradiranno). Parlo del presidente Napolitano. Molto tempo fa ho letto delle pensioni d’oro in base a una legge dal nome «Mosca» e fra queste vi era un Napolitano che percepiva 70.000.000 di lire al mese dall’Inps. È questo? Se potrà illuminarci le sarò grato.
È così, caro Leone, il presidente della Repubblica – e se per questo anche Franco Marini, che ricopre la seconda carica dello Stato - beneficiò della legge Mosca, così chiamata dal nome dell’esponente della Cgil, Giovanni Mosca, che ne fu il relatore.
La legge nacque (nel 1974) con buoni propositi, quelli che lastricano la via dell’inferno: sanare la situazione di un centinaio di persone che nei decenni successivi al dopoguerra avevano prestato la loro opera nei sindacati o nei partiti senza che a loro nome fossero stati versati i contributi all’Inps. La pratica andava per le spicce: bastava la semplice dichiarazione del rappresentante del partito o del sindacato e all’interessato veniva versata la pensione oltre naturalmente gli arretrati a partire dal 1948.
Via via prorogata (l’ultima proroga risale al 1980), della legge Mosca hanno finito per avvantaggiarsene qualcosa come 40mila persone. Con un costo per lo Stato e dunque per i contribuenti calcolato, per difetto, in 25mila miliardi di lire. Inutile che le dica, caro Leone, che molti, pur senza averne i titoli, approfittarono della legge Mosca per ottenere una pensione a costo zero. Ma salvo qualche raro caso isolato, le inchieste finirono per insabbiarsi al motto «chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ’o passato» eccetera.
Chiuso – con un attivo consistente - il capitolo legge Mosca, la sinistra politica e sindacale non è stata però con le mani in mano. Particolarmente dotata per escogitarne sempre di nuove al fine di distribuire pensioni d’oro e gratis, è andata a inventarsi un’altra leggina – la legge Treu, votata nel 1996 avendo per sponsor il governo Prodi - in base alla quale qualche migliaio di fortunati mortali possono accedere a una doppia pensione. Si tratta dei sindacalisti «distaccati» e dei lavoratori in aspettativa (aspettative che possono protrarsi per svariati decenni) per impegni sindacali. Fino al ’96 a costoro l’Inps (cioè noi contribuenti) versava i contributi calcolati sulla base dello stipendio che percepivano dall’azienda di provenienza. Da quella data hanno diritto a un secondo versamento, questa volta a carico del sindacato. Bella la vita, eh, caro Leoni? Somma e cumula, cumula e somma (per non correre il rischio di incappare nei divieti di cumulo, la pensione dei parlamentari non si chiama pensione, ma vitalizio. Le pensano proprio tutte) si mettono insieme belle cifrette. Non quella che lei attribuisce a Giorgio Napolitano, però cumula e somma, somma e cumula…
Da Il Giornale del 24gennaio 2007
Non ho tempo di fare ulteriori ricerche, se potete continuate voi.
>>Da: Adriana
Messaggio 6 della discussione
Ho trovato questo articolo dell'Espresso dell'agosto del 1999.
E' un po' vecchiotto, ma vale la pena di leggerlo:
Esclusivo / le pensioni eccellenti - 50 uomini d'oro
di Stefano Livadiotti
Ciampi ne ha tre: 71 milioni lordi al mese. Cuccia ne incassa due: 48 milioni. Come Dini che arriva a 54. Poi Scalfaro, Cossiga, Andreotti, Romiti, Di Pietro... Ecco le rendite di alcuni italiani che contano.
Certificato numero: 78711400. Importo mensile: 38.281.250 lire. Destinatario: Enrico Cuccia, via Pietro Mascagni 24, Milano. Decorrenza: 12/98. Mitico Cuccia: il Grande Vecchio della finanza italiana ha aspettato lo scorso dicembre, quando già da un mese aveva festeggiato il novantunesimo compleanno, per far scattare la sua seconda pensione: 38 milioni lordi al mese che si vanno a sommare ai 10 della rendita Inps maturata nell'84. Il senatore Antonio Di Pietro (certificato 03167223), invece, è titolare di una pensione da poco più di 4 milioni al mese (sempre lordi) dal 1995, quando di anni ne aveva solo 45.
Una Babele di leggine
Il presidente d'onore di Mediobanca e l'ex eroe di mani pulite sono solo due dei cinquanta italiani eccellenti di cui "L'Espresso" è in grado di rivelare le pensioni del 1999 fino alle ultime mille lire. Con l'avvertenza che gli importi maturati e indicati in queste pagine, nel caso di pensionati con lavoro dipendente o quando non sia stata ancora raggiunta l'età pensionabile, non vengono corrisposti per intero. Dalla foto di gruppo, che parte dalla "A" di Biagio Agnes per arrivare alla "Z" di Sergio Zavoli", esce lo spaccato desolante di un sistema previdenziale governato da una babele di leggine per le quali si fa fatica a rintracciare una logica, se non quella delle infinite lobby che negli anni sono riuscite a ritagliarsi invidiabili privilegi.
Nelle scorse settimane, quando il presidente del Consiglio Massimo D'Alema ha annunciato il bellicoso proposito di mettere mano a una riforma delle pensioni senza attendere la scadenza del 2001, tranne fare poi una penosa marcia indietro, il sindacato ha subito alzato le barricate. E ha trovato come fiancheggiatori, in una campagna all'insegna della più pura demagogia, le ali estreme dello schieramento politico e i loro giornali: da destra i quotidiani del gruppo Monti guidati dal superpensionato Vittorio Feltri; da sinistra il foglio rifondarolo "Liberazione" di Sandro Curzi. La tenaglia si è stretta come primo obiettivo sul ministro del Tesoro Giuliano Amato, che più di tutti era uscito allo scoperto sulla necessità di rivedere il circo Barnum della previdenza italiana: «36.799.942 al mese. È la pensione (lorda) dell'uomo che vuol tagliare le pensioni agli italiani», ha titolato a tutta pagina venerdì 30 luglio il quotidiano di Rifondazione, che ha proseguito la sua campagna il 4 agosto gridando allo scandalo per le rendite del rappresentante italiano nel board della Banca centrale europea Tommaso Padoa Schioppa e degli industriali Carlo Callieri e Guidalberto Guidi.
Tra quelle rivelate dall'"Espresso", la più alta è la pensione del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: un assegno lordo di 71 milioni e 35 mila lire al mese. È una bella cifra. Ma è appena il caso di ricordare che, prima di arrivare sul colle più alto, l'attuale capo dello Stato ha percorso una formidabile carriera di grand commis che lo ha portato dal vertice della banca centrale a palazzo Chigi. E che, dopo essere andato in pensione da
>>Da: fioccoazzurro
Messaggio 7 della discussione
Come si dice? Cornuti e mazziati? Leggete qui la denuncia dell'ADUC del 9 settembre 2006
TASSA SULLE PENSIONI D'ORO? UNA BUFALA!
Roma, 9 Settembre 2006. Prendere ai ricchi per donare ai poveri. Questa e' la logica, alla Robin Hood, con la quale il Governo si appresta a tassare di un ulteriore 3% le pensioni cosiddette d'oro, quelle superiori a 60mila euro l'anno. I nuovi introiti, circa 50 milioni, dovrebbero essere destinati ad incrementare le pensioni minime. Bella idea, ma a fare i conti si scopre la bufala in agguato. Vediamo alcuni casi (1).
* Le pensioni minime, quelle con un importo medio di 590 euro mensili, interessano circa 10 milioni di persone, il che significa che ad ogni pensionato andranno 5 euro l'anno di aumento, cioe' 0,41 euro mensili.
* Le pensioni minime, quelle che si attestano su 402 euro medi mensili, interessano circa 7 milioni di persone, il che significa che al pensionato andranno 7 euro l'anno di aumento, cioe' 0,59 euro mensili.
Al numero di pensioni su riportate occorrerebbe aggiungere anche 761.517 pensioni ed assegni sociali, il che abbasserebbe ulteriormente l'obolo mensile.
Insomma il Governo sta cercando di mascherare la riforma del sistema pensionistico con un "atto di giustizia sociale", che sarebbe quello di tassare ulteriormente le vituperate pensioni d'oro. La notizia e' stata riportata a titoli cubitali sui media. Ci piacerebbe vedere altrettanti titoli cubitali con "Tassa sulle pensioni d'oro? Una bufala!".
Primo Mastrantoni, segretario Aduc.
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SHHHHHHHHH NON DITE ALLA SINISTRA RADICALE CHE...
>>Da: santana
Messaggio 5 della discussione
DOPO VICENZA RADDOPPIA LA BASE NUCLEARE USA DI SIGONELLA: SI FA POSTO A BEN 7MILA SOLDATI (ALLA BASE VICENTINA DI EDERLE SOLO 2 MILA)
1 - DOPO VICENZA RADDOPPIA SIGONELLA: SI FA POSTO A 7MILA SOLDATI USA
(Dire) - Dopo la base di Vicenza tocca a quella di Sigonella. Perche' attorno alla base Usa in Sicilia presto saranno costruite 1.300 villette (per un volume di 670 mila metri cubi di cemento) per far posto a 6.800 nuovi militari a stelle e strisce. Molti di piu', insomma, che alla base Ederle di Vicenza dove, dopo il raddoppio, i nuovi arrivi dovrebbero essere circa 2 mila. Questo secondo la denuncia dei movimenti pacifisti. Dal canto suo, il sindaco di Lentini, Comune che decide su Sigonella, Alfio Mangiameli, spiega alla "Dire" che le 1.300 villette nuove che verranno costruite serviranno ad ospitare i familiari dei militari Usa.
Alla domanda: arriveranno altri soldati? Il sindaco risponde: "Non mi sono arrivate notizie". E cosi' per il governo c'e' il rischio che si apra un nuovo fronte in Sicilia dove peraltro il movimento pacifista ha un precedente positivo: la battaglia contro la base missilistica di Comiso. Siamo di fronte a "un'escalation" per quel che riguarda cemento, uomini e armi, dicono i pacifisti. E lanciano una campagna che gia' si lega con la battaglia di Vicenza.
Dal 2003 la base di Sigonella (dove ci sarebbero anche armi nucleari, fa notare il presidente emerito Francesco Cossiga) si trova al centro del secondo programma al mondo per investimenti della Marina degli Usa -sono gli stessi comitati per la smilitarizzazione di Sigonella a riferirlo- finora sono stati gia' spesi 675 milioni di dollari. Oggi e' in corso il cosiddetto 'Piano Mega IV' che prevede la realizzazione di una scuola nella base Nas1 (quella adibita a centro residenziale) e di altri sette edifici nella Nas2 (l'aeroporto e i depositi di armi).
Questi lavori dovrebbero concludersi nel gennaio del 2008. Ma il vero problema -segnalano gli attivisti siciliani- e' che i nuovi programmi di ampliamento della base "hanno condizionato le scelte degli amministratori dei comuni vicini". Tutto questo sarebbe avvenuto per anni, sostengono, "in barba ai piani regolatori". E come sta per accadere a Lentini (amministrazione da cui dipende Sigonella): li' il 18 aprile scorso il Consiglio comunale ha approvato, a larghissima maggioranza, una variante al Prg per trasformare un centinaio di ettari di territorio sottoposto "a vincolo paesaggistico e archeologico" in zone residenziali per costruire "un megacomplesso abitativo per oltre 6.800 cittadini statunitensi di Sigonella".
Si tratta di un migliaio di villette unifamiliari su due livelli, parcheggi, impianti sportivi e attrezzature per la sicurezza: un gigantesco piano immobiliare per 195 mila metri quadri e un volume di 670 mila metri cubi di cemento. Piu' che a Vicenza. Il progetto- osservano gli animatori della campagna- e' stato presentato (appena due mesi prima dell'approvazione in Consiglio) dalla Scirumi srl, una societa' con sede a Catania, di cui sono socie la Maltauro Costruzioni di Vicenza ("societa' che ha operato ad Aviano per l'ampliamento della base Us air force- osservano- e che e' in gara a Vicenza per accaparrarsi i lavori" della Ederle a Vicenza) e la Cappellina srl, della famiglia dell'editore Mario Ciancio Sanfilippo.
Un caso difficile, finito in Parlamento grazie all'interrogazione della deputata di Rifondazione comunista, Elettra Deiana. Che og
>>Da: santana
Messaggio 2 della discussione
DE GREGORIO, ACCORDI SEGRETI ITALIA-USA PER BASE
(Adnkronos) - ''Gli accordi sulla base Usa a Vicenza appartengono al segreto delle carte che sono state sottoscritte tra l'Italia e l'amministrazione statunitense e non vedo nulla di male se i nostri alleati americani ne chiedono l'estensione". Lo ha detto Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa del Senato e leader nazionale del movimento politico "Italiani nel mondo", nel corso di un'intervista a SkyTg24. "E' evidente - ha continuato De Gregorio - che il precedente Governo Berlusconi aveva raggiunto una intesa su Vicenza e non credo sia possibile che il presidente del Consiglio Romano Prodi non ne fosse a conoscenza. Bisogna evitare che delicatissime questioni che sottendono alle relazioni tra il nostro Paese e gli Stati Uniti, molto spesso classificate come top-secret, non divengano terreno di scontro ideologico e non vengano ridotte a semplici autorizzazioni amministrative o burocratiche''.
''Inoltre - ha concluso De Gregorio - la presenza della base Usa a Vicenza, che allo stato registra lavoro per oltre settecento persone, puo' rappresentare un elemento di crescita economica ed occupazionale per tutto il territorio, in maniera diretta ed indiretta. Una delegazione della commissione Difesa del Senato sara' proprio a Vicenza da domani, e per due giorni, nell'ambito di una indagine conoscitiva sulle strutture militari in Italia e sui piani di cooperazione internazionali stipulati dal nostro Paese".
>>Da: santana
Messaggio 3 della discussione
SENATO DELLA REPUBBLICA
DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE EMERITO DELLA REPUBBLICA SEN. FRANCESCO COSSIGA
E’ inesatto che io abbia parlato di Sigonella come deposito di ordigni nucleari americani. Questi ordigni nucleari americani nel numero di circa sessanta, come documentato dal quotidiano di Milano Corriere della Sera sono destinati ad essere imbarcati sia sui cacciabombardieri americani Tornado, sia sugli aerei americani rischierati nella base americana di Aviano.
Questa notizia che io ritenevo coperta da segreto Cosmic, e lo era certamente quando io ero Presidente del Consiglio dei Ministri, evidentemente non lo è più, dato che non mi consta ancora che il dr. Paolo Mieli sia stato arrestato per violazione del segreto di Stato alla massima classifica militare.
Non mi meraviglia la notizia dell’ampliamento della stazione aereonavale di Sigonella perché si tratta di una base per la proiezione delle forze USA sull’Africa settentrionale e sul Medio Oriente.
Certo, se dovesse arrivare in Parlamento, come credo che ormai sia certo, anche la questione dell’ampliamento della base di Sigonella come l’ampliamento della base di Vicenza e dovesse avvenire la sopraelevazione di un palazzotto di civile abitazione non dico di un piano, ma solo di una mansarda, io naturalmente voterò, se si dovrà votare, a favore, sempre per il solito discorso che dato che l’Europa non intende difendere nessuno, neanche se stessa, la sicurezza dei cittadini italiani dagli attacchi terroristici o da atti di follia delle nazioni canaglie non ci può essere garantita che dagli Stati Uniti d’America e dai britannici che fortunatamente mantengono la loro base militare a Cipro. Penso che l’amico Ministro della Difesa potrà ben argomentare la necessità dell’ampliamento di questa base per il pericolo sempre incombente che la Repubblica di Malta stralci il trattato con il quale noi garantiamo la sua neutralità e tenti un’invasione in massa della Sicilia.
Certo, che tra il pericolo dell’invasione dell’Emilia Romagna da parte di San Marino, fronteggiato con l’ampliamento della base di Vicenza e il pericolo dell’invasione della Sicilia da parte della Repubblica di Malta ci troviamo certamente in brutte acque, e non per pericoli climatici.
Dagospia 24 Gennaio 2007
>>Da: er Drago
Messaggio 4 della discussione
Gia immagino la risposta di Prodi: Ma sciamo matti? Io non ne sapevo nulla!!
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Pinocchio Schioppa si è rimangiato la parola data
>>Da: er Drago
Messaggio 5 della discussione
Calo tasse ne' in 2007, ne' in 2008
Lo ha detto il ministro dell'Economia Padoa- Schioppa
(ANSA)-ROMA,24 GEN- L'alleggerimento del carico fiscale non ci potra' essere ne' nel 2007, ne' nel 2008: cosi' Padoa-Schioppa durante il question time alla Camera. 'Le maggiori entrate che risultassero dal successo della lotta all'evasione dovranno andare a riduzione del carico tributario, ma certo questo non potra' avvenire ne' nel 2007, ne' nel 2008', ha detto il ministro. Ha ribadito poi che si potra' contare su maggiori entrate e quindi utilizzarle ma solo se saranno confermate anche nel 2007, 2008 e 2009
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Tremonti sbarello per te
>>Da: Comelaltama?ea
Messaggio 6 della discussione
Stamani a Omnibus si è pappato Giordano come se fosse un maritozzo con la panna....cioè con grande godimento. Ma quali inciuci e quali unità nazionali....così si fa opposizione...facendo capire a chi vota DS che li tradiscono quando parli con Bersani e facendo capire a chi vota RC che li tradiscono, e li tradiranno, quando parli con Giordano. Il fatto è che Tremonti può farlo perchè non deve dimostrare a sè stesso di essere uno statista, lui..........................vabbè tempo al tempo. Angela
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LA SPALLATA DEGLI AMICI
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Acuti osservatori della politica italiana sostengono che il governo Prodi non cadrà né sull'Afghanistan né sulle pensioni: in politica estera l'esecutivo non può rompere con gli americani e l'estrema sinistra gli chiederà solo di recitare qualche ambarabaciccicoccò multilateralista a copertura delle scelte di fondo. Romano Prodi e Massimo D'Alema (quello che negava l'intervento di aerei italiani in Serbia) reciteranno la filastrocca e tutto procederà. Sulle pensioni avverrà il contrario: le scelte le detterà la Cgil e toccherà ai «riformisti» reclamare filastrocche compensative. La situazione in questo senso può essere sbloccata solo da fattori esterni: se il centrodestra alimenterà movimenti consistenti in difesa delle riforme già fatte (sulle pensioni, la legge Biagi, la politica di tagli fiscali) e se alle prossime amministrative il centrosinistra piglierà un colpo. I Ds sono ormai un partito di sindaci e perdere il controllo di enti locali per loro è più grave che rinunciare al governo. Comunque le amministrative restano un terreno difficile per il centrodestra che si scontra con forti blocchi di potere urbano (banche-editori-immobiliaristi).
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Sui Ds in crisi d’identità aleggia il fantasma di Craxi
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il caso ha diabolicamente voluto che il settimo anniversario della morte di Bettino Craxi coincidesse nella scorsa settimana con l’esplosione dell’ennesima ma forse più emblematica crisi del partito che più d’ogni altro ha cercato e ottenuto la fine del leader socialista, illudendosi di poterne trarre un vantaggio definitivo. Mi riferisco naturalmente al Pci, poi Pds, ora Ds e domani Pd, o come altro si deciderà di chiamare quel mostriciattolo in costruzione con la Margherita di Francesco Rutelli, se mai riusciranno veramente a fondersi post-comunisti, post-radicali, post-ecologisti e post-democristiani di sinistra, a conclusione di un percorso peraltro cominciato proprio con il comune accanimento contro Craxi.
Era la primavera del 1993. Il Quirinale di Oscar Luigi Scalfaro aveva staccato la spina al primo governo di Giuliano Amato e trasferito a Palazzo Chigi il governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, alla testa di una squadra che prima ancora di ottenere la fiducia aveva però perso per strada i ministri post-comunisti e Rutelli, uniti da una indignata protesta contro la Camera.
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Nuovo attacco aereo Usa in Somalia
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Un’unità dei corpi speciali scesa a terra per verificare gli effetti dell’attacco. Gli americani trattano con i «moderati» delle corti islamiche
Bastone contro i terroristi e carota per gli esponenti più moderati delle corti islamiche è la tattica degli americani per pacificare la Somalia. Lunedì aerei Usa hanno compiuto per la seconda volta un raid nel sud del paese, contro sospetti elementi di Al Qaida. Poche ore dopo l’ambasciatore americano a Nairobi incontrava Ahmed Sharif Ahmed, uno dei leader «moderati» delle Corti islamiche, che si era consegnato alle autorità del Kenya dopo il crollo dei talebani somali.
La notizia dell’attacco aereo Usa è stata confermata ieri dal Pentagono, senza fornire dettagli sull’azione. Nel mirino doveva esserci un sospetto terrorista di Al Qaida, come nel primo raid dell’8 gennaio quando sarebbero stati uccisi due elementi di spicco della rete fondata da Osama Bin Laden. I bombardamenti sono avvenuti, secondo fonti locali, nella zona di Ras Camboni, il promontorio dove sorge una base della marina somala fin dai tempi del dittatore Siad Barre, e a Kulbiyow. La Cnn ha sostenuto che dopo i raid un’unità dei corpi speciali è scesa a terra con un’operazione elitrasportata per rendersi conto degli effetti dell’attacco. Forse per recuperare il Dna delle vittime per identificarle con certezza.
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Londra, le immagini dei kamikaze falliti nel metrò
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Due minuti e dodici secondi di terrore. Al processo contro gli attentatori della metropolitana di Londra del 21 luglio 2005 sono state divulgate le drammatiche immagini (riprese dalle telecamere a circuito chiuso) della tentata strage. Quel giorno quattro giovani aspiranti kamikaze tentarono di bissare il massacro del 7 luglio (52 vittime). Non ci riuscirono solo perché gli ordigni, mal conservati, non esplosero. Nelle registrazioni si vedono scene di panico nei sotterranei del metrò. I passeggeri scappano dall’ultimo vagone indicando, terrorizzati un uomo che rimane fermo, impassibile. Ramzi Mohammed, questo il suo nome, indossa una felpa nera e porta sulle spalle uno zaino con la bomba. Mohammed prima armeggia con lo zaino, poi si accorge di un passeggero che non fugge. L’uomo si chiama Angus Campbell, vigile del fuoco, e rimane all’estremità opposta del vagone. Campbell gesticola e urla all’indirizzo di Mohammed. Il vigile del fuoco non si avvicina, ma non arretra nemmeno. La sequenza successiva mostra una ripresa dalla banchina, il treno si ferma e i passeggeri scappano. Tra questi c’è anche Mohammed, che non è riuscito a far esplodere l’ordigno, e si vede Campbell che lo insegue. Alla corte Campbell ha spiegato che non era inizialmente scappato perché aveva aiutato una passeggera, Nadia Baro, rimasta bloccata con il bambino nel passeggino.
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Barnier: «Ecco come Sarkozy vuole cambiare volto a Francia ed Europa»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Intervista a Michel Barnier, ex ministro degli Esteri e consigliere del candidato dell’Ump all’Eliseo
Da una settimana, lo sport nazionale in Francia è quello di chiedere a una persona quale sia il principale difetto del suo miglior amico. Tutto è cominciato col clamoroso scivolone di Arnaud Montebourg, deputato socialista e portavoce ufficiale di Ségolène Royal. Interrogato in tv sul «principale difetto» della signora, Montebourg ha risposto: «Il suo compagno François Hollande!». Apriti cielo, visto che Hollande è segretario generale del Ps francese. Incontrando l'ex ministro degli Esteri ed ex commissario europeo Michel Barnier, amico e stretto collaboratore di Nicolas Sarkozy, ossia del rivale della Royal in vista delle prossime elezioni presidenziali, non resisto alla tentazione di chiedergli quale sia «il principale difetto» del leader del centrodestra. Barnier risponde deciso: «Il cioccolato».
Poi la conversazione con Barnier passa a temi di ben altro genere. Esponente dell'Union pour un Mouvement populaire (Ump, il maggior partito di centrodestra), Barnier ha accettato l'incarico di consigliere di Sarkozy in politica estera. Molti pensano che - in caso di vittoria elettorale del centrodestra - il suo ritorno al Quai d'Orsay sarà pressoché automatico. Barnier, grande esperto di questioni comunitarie, ha lasciato nel 2004 la Commissione europea per diventare ministro degli Esteri e ha ceduto questa responsabilità a seguito del terremoto provocato dalla vittoria del «no» al referendum del 2005 sulla ratifica del trattato costituzionale. Adesso ha un ruolo fondamentale nell'elaborazione della strategia europea del candidato Sarkozy.
In Francia e in Canada sono esplose polemiche a seguito della gaffe di Ségolène Royal, che si è espressa a favore della secessione del Québec. Lei che ne pensa?
«Ho difficoltà a comprendere la linea di madame Royal in politica estera. Mi sembra un insieme di frasi buttate qua e là. Nel caso specifico del Québec, tutti sappiamo che esiste una regola di non ingerenza negli altrui affari interni. La Francia conosce benissimo le caratteristiche francofone del Québec e al tempo stesso rispetta un Paese amico come il Canada».
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«Spiato lo staff di Ségolène». Primi veleni nella maxi sfida
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il leader neogollista ha messo in piedi una macchina da guerra della comunicazione E cresce nei sondaggi
Fino a due settimane fa, la candidata «mediatica» era lei, Ségolène Royal. Le bastava quel suo sorriso seducente e rassicurante, quella sua aria da borghese perbene convinta di poter cambiare la Francia per piacere agli elettori. Il fatto che nessuno avesse idea del suo programma e che la sua statura politica fosse alquanto dubbia, sembrava non importare a nessuno. Nell’era della comunicazione quel che conta non è essere, ma apparire.
Ora però i ruoli si sono ribaltati. O meglio: Sarkozy resta un uomo politico, forse un po’ impulsivo, ma certo avvezzo al potere. In più inizia a piacere ai francesi. Il suo indice di approvazione sale, quello della rivale socialista scende. Il distacco è di 4-5 punti.
Merito della spettacolare convention di otto giorni fa, durante la quale ha ottenuto la nomination dell’Ump, il principale partito del centrodestra? Senza dubbio. Ma non solo. Dal 15 gennaio è operativo, a rue d’Enghien, nel centro di Parigi, il quartier generale per le presidenziali. Una vera macchina da guerra, che assomiglia moltissimo a quella dei candidati americani alla Casa Bianca. Tecnicamente si chiama «war room» e serve a condurre le campagne elettorali con grande efficacia ovvero con grande spregiudicatezza.
Gli osservatori più attenti sanno che questa sarà la campagna elettorale più sporca degli ultimi trent’anni. E ieri ne hanno avuto conferma. Le Monde ha rivelato l’esistenza di una squadra di esperti di comunicazione che segue minuto per minuto Ségolène, con l’obiettivo di setacciare i suoi programmi e le sue dichiarazioni, evidenziando ogni contraddizione, ogni gaffe, ogni incertezza per quanto piccola. Il team è guidato da Marie-Hélène Debas, con due spin doctor trentenni, Cédric Goubet et Emmanuelle Mignon, che non si accontentano di monitorare le mosse ufficiali della bella «Ségo», ma si prodigano per generare «frenesia mediatica», oltre che sui media ufficiali, ricorrendo a Internet e soprattutto agli ormai popolarissimi «diari on line». Decine di blogger bombardano ogni giorno la rete con messaggi di entusiastico sostegno a Sarkozy o di feroce, spesso denigratoria critica alla sua avversaria. La strategia ha funzionato benissimo. I recenti infortuni di Ségolène in Cina, in Medio Oriente e in Québec, dove ha inneggiato all’indipendenza dei canadesi francofoni, sono stati amplificati ad arte dal commando di Sarko. Risultato: l’opinione pubblica ha iniziato a chiedersi se «la Dama rosa» sia all’altezza dell’Eliseo.
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Iraq, Bush chiede aiuto al Congresso, ma il Senato boccia il suo piano
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Toni morbidi nel discorso sullo stato dell’Unione con Bagdad tema centrale. Ma la commissione esteri del Senato boccia la strategia dell’amministrazione
Tutto quello che chiede è una chance in più. Una possibilità, un’occasione. L’America deve «provare» la nuova strategia in Irak per una ragione principale che l’alternativa sarebbe il disastro. Questo è il succo del messaggio di George W. Bush sullo stato dell’Unione davanti alle Camere riunite, di cui il dramma iracheno ha finito con l’essere il perno, anche se il presidente ha allargato il discorso ad altri temi, soprattutto interni e soprattutto economici come è previsto per questo tipo di messaggi. Egli ha fissato, per esempio, un traguardo per la diminuzione del fabbisogno energetico degli Stati Uniti, il 20 per cento in dieci anni. Ha detto come riportare il bilancio federale in pareggio entro cinque anni partendo dal disavanzo record di oggi. Ha mostrato «aperture» ai democratici su argomenti come l’assistenza sanitaria. Ha lasciato cadere, perché manifestamente irrealizzabile con il nuovo rapporto di forza in Congresso, il progetto di rendere permanente la riduzione provvisoria delle tasse.
Insomma Bush ha teso la mano e ha trovato qualche consenso e applauso anche dall’opposizione. Però finché si è mantenuto sul terreno della politica interna. Quando è passato all’Irak (citato 34 volte), al trentunesimo minuto dell’allocuzione, il consenso si è rarefatto o essiccato.
Bush ha colto l’occasione, invece, per dare una sua ricostruzione degli eventi nei quasi quattro anni trascorsi dall’intervento. È sua convinzione che non è stato un caos indiscriminato a far precipitare le cose bensì una strategia. «Un nemico calcolatore ha osservato gli sviluppi positivi nel Medio Oriente durante il 2005, ha aggiustato le sue tattiche e ha colpito nel 2006», con gli attacchi terroristici contro la maggioranza sciita, come prevedendo che essa avrebbe fatto ricorso alla violenza, alla pulizia etnica e alle squadre della morte; di modo che oggi le due facce del terrore si sommano, perché comune è in realtà l’obiettivo: «Rovesciare i governi moderati» nel Medio Oriente, far fallire l’esperimento democratico e imporre la loro ideologia e il loro fanatismo.
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Il vicepresidente iracheno: "Un'idiozia l'occupazione Usa"
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Mahdi a Davos condanna l'intervento alleato nel Paese. Intanto prosegue l'ondata di violenze a Bagdad: due bombe sono esplose in due mercati della capitale provocando cinque morti e 25 feriti
Bagdad - L'occupazione dell'Iraq da parte delle truppe della coalizione anglo-americana si è rivelata essere una decisione "idiota" ha affermato oggi al World economic forum di Davos il vicepresidebte iracheno, lo sciita Adel Abdel Mahdi. "Sono stati commessi tanti errori e forse molta violenza avrebbe potuto essere evitata", ha aggiunto.
Bombe E nel Paese prosegue l'ondata di violenze. Una bomba piazzata su una motocicletta è esplosa questa mattina nel centro di Bagdad, in un mercato della zona di Shorja a maggioranza sciita, uccidendo almeno quattro persone e ferendone altre 18. Stando a quanto riferito dalla polizia, un'altra bomba è esplosa in un mercato della zona mista di Baiyaa, nell'area occidentale di Bagdad, uccidendo un civile e ferendone altri sette. Nel nord del paese, uomini armati hanno ucciso un membro del consiglio locale di Gayyara, 30 chilometri a sud di Mosul. Almeno 52 cadaveri sono stati ritrovati negli ultimi giorni di questa settimana abbandonati nelle strade o nelle discariche di Mosul, circa 400 km a Nord di Baghdad. Lo riferiscono fonti della polizia locale citate dall'agenzia Aswat al Iraq, secondo cui la maggior parte dei corpi presentano evidenti segni di tortura e letali ferite da arma da fuoco alla testa o al torace. Molti dei corpi, hanno aggiunto le stesse fonti, devono ancora essere identificati.
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Si facevano mandare l’eroina nel Cpt per drogarsi e ottenere la liberazione
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Qualcuno lanciava dalla strada patate o arance imbottite di droga. La struttura non è attrezzata a curare i tossicomani che dunque devono essere rilasciati
Droga ai clandestini in modo da farli diventare tossicodipendenti e dare loro l’opportunità di lasciare il Centro di permanenza temporanea di corso Brunelleschi. Un nuovo business sul quale da settimane sta indagando la polizia di Torino che ha notato come molti stranieri ospiti del centro abbiano improvvisamente dichiarato di essere tossicodipendenti senza poi essere smentiti dalle analisi del sangue. Ma ciò che più stupisce è la tecnica che un’organizzazione criminale non ancora individuata ha messo in piedi per fornire la droga ai clandestini: lanciare dalla strada, dentro al cortile, ortaggi, in particolare patate, imbottite di eroina, così da rifornire gli immigrati della materia prima per drogarsi. Meglio tossicodipendenti e liberi che sani e costretti a tornare nel proprio paese. Il centro di permanenza temporanea di Torino non è attrezzato per assistere gli eroinomani. Da qui il motivo per cui chi fa uso di droga abitualmente non può essere tenuto rinchiuso nel Cpt, ma deve essere lasciato libero e indirizzato a un programma di recupero, al quale ovviamente poi partecipa. Sarebbero almeno una decina i clandestini, appartenenti a diverse nazionalità, che sarebbero usciti grazie a questo stratagemma. Nelle ultime settimana gli investigatori hanno recuperato nel cortile interno delle patate, a volte anche arance, svuotate in parte della polpa così da creare una cavità, dentro la quale inserire l'eroina. Una volta recuperata la droga dalle patate i clandestini la sniffano. Giorno dopo giorno la percentuale di eroina nel loro corpo diventa tale da essere considerati tossicodipendenti. Ed è a quel punto che chiedono assistenza alla Croce Rossa chiedendo di essere sottoposti ad analisi. In tutti i casi gli esami del sangue hanno confermato le dichiarazioni del clandestino che magicamente a quel punto ha visto aprirsi i cancelli di corso Brunelleschi. Per contrastare questo fenomeno, per ora unico in Italia, la polizia ha disposto degli appositi servizi coordinati dal vicequestore Michele Gobbi, capo delle volanti torinesi.
Simona Lorenzetti
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Tutte le accuse a Bassolino nello scandalo rifiuti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Nei verbali di interrogatorio, il governatore della Campania non convince i magistrati: firmavo le ordinanze ma non leggevo le carte
Firmava, ma non sapeva cosa. «Deliberava», senza leggersi una carta. Quanto a certe ordinanze e certi contratti da lui sottoscritti per arginare l'onda lunga da' munnezza, ha appreso della loro esistenza solo quando il pubblico ministero gliel'ha contestato a verbale. Per giustificarsi col pm, il governatore Antonio Bassolino, indagato dalla procura di Napoli in qualità di ex commissario straordinario all'emergenza rifiuti nell'inchiesta sulla (mala)gestione dello smaltimento della spazzatura, nei due interrogatori del 23 aprile 2004 e 19 luglio 2005 si è difeso buttandola in politica. «Ho sempre assunto come mia stella polare il principio della separazione tra politica e attività amministrativa, mi sono occupato solo di scelte strategiche, al resto pensava la struttura amministrativa». Che gli sottoponeva gli atti per la firma a cui lui rispondeva con un bell'autografo perché così imponeva la carica ricoperta, che era «tecnica» e non «politica».
Bassolino è sott'inchiesta da tempo per abuso d'ufficio, frode in forniture pubbliche e truffa ai danni dello stato perché con il suo modo di fare non avrebbe impedito l'incancrenirsi delle irregolarità nel contratto con le società Fibe e Fisia (riconducibili al colosso Impregilo) incaricate di smaltire i rifiuti secondo regole ferree ma puntualmente disattese. All'esponente ds viene contestato di non aver fatto rispettare talune direttive che prevedevano, in caso di inadempienza, l'immediata rescissione del contratto con l'Ati, vincitrice dell'appalto miliardario.
In particolare - scrivono i pm - il commissario Bassolino «non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali dell'Ati in relazione alle gestione dei rifiuti», anche a fronte dell'«evidente e notoria» mancata raccolta dei sacchetti disseminati in ogni dove.
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«Condanne fino a 12 anni per chi nega l’Olocausto»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
D’ora innanzi, se sarà approvato il disegno di legge, chi nega la Shoah rischia il carcere. Il reato entrerà quindi nel codice penale agli articoli 414 e 414 bis. La bozza discussa ieri pomeriggio nel pre-consiglio dei ministri prevede infatti l’introduzione del reato di «istigazione a commettere crimini contro l’umanità e apologia dei crimini contro l’umanità», punito con il carcere da tre a 12 anni.
Per capirci, se il presidente iraniano Ahmadinejad fosse italiano, rischierebbe di finire in galera secondo quella che è la principale novità del disegno preannunciato dal ministro della Giustizia Clemente Mastella e composto da sette articoli che saranno definitivamente approvati dal Consiglio dei ministri nella riunione di stamane.
Il primo articolo del testo prevede che chiunque pubblicamente istiga a commettere crimini di genocidio o crimini contro l’umanità previsti dallo Statuto della Corte penale internazionale sia punito «per il solo fatto dell’istigazione» con la reclusione appunto da 3 a 12 anni. La stessa pena si applicherà a chiunque pubblicamente farà apologia dei crimini contro l’umanità (con sentenza pubblicata su di un quotidiano a diffusione nazionale).
Rischia invece la reclusione fino a un anno e sei mesi o la multa fino a seimila euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico oppure istiga a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Se il disegno di legge fosse poi convertito in legge, sarà vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo che abbia tra le proprie finalità l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi. E chi farà parte di queste associazioni rischia da sei mesi a quattro anni di reclusione. Da uno a sei anni, infine, per chi dirige tali organizzazioni o le promuove in qualsiasi modo.
Insomma una decisa presa di posizione che, com’è naturale a questo governo, ha già spaccato in due la maggioranza. Oltre agli applausi delle associazioni ebraiche (che però registrano il sondaggio dell’Anti-Defemation League secondo il quale per quasi un italiano su due gli ebrei parlano troppo di Olocausto) e del rabbino emerito di Roma, Toaff, il ministro Mastella ha incassato i consensi di Giovanna Melandri, di Cesare Salvi e di una schiera di notabilato, specialmente diessino e rifondarolo.
Ma se Antonio Di Pietro ha già annunciato che «sul disegno non parlo, prima aspetto il testo perché voglio sentire esattamente la proposta nella sua interezza», il vicepremier Francesco Rutelli si è già opposto a chiare lettere: «La battaglia contro la negazione della Shoah deve essere culturale e politica». In poche parole, il negazionismo «non si vince con le norme di legge». Rutelli preferirebbe una strada alternativa: la costituzione parte civile dello Stato in tutti i casi in cui esiste una negazione dell’Olocausto. Ma, vista la lentezza della giustizia italiana, questa proposta suona solo come l’ennesima provocazione dentro la maggioranza.
Paolo Giordano
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La Consulta annulla la legge che vieta di processare gli assolti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione
Dichiarato illegittimo l’articolo 1 della «Pecorella»: i Pm potranno fare appello contro le sentenze di proscioglimento.
Valanghe di ricorsi in arrivo nei tribunali.
Berlusconi: «Non siamo una democrazia»
La Consulta colpisce al cuore la legge Pecorella e restituisce al Pm il potere che il legislatore gli aveva tolto meno di un anno fa. Ora il pubblico ministero potrà di nuovo proporre appello contro le sentenze di proscioglimento. La norma, che portava il nome dell’avvocato di Forza Italia, aveva infatti introdotto un nuovo sistema: in caso di assoluzione alla fine del processo di primo grado, l’accusa poteva giocare soltanto la carta della Cassazione e l’appello poteva essere proposto solo dalla parte civile, ai fini del risarcimento. Ora si ritorna alla situazione precedente: appello anche quando il primo round è stato vinto dall’imputato. Non solo, dopo aver dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1 della norma, la Consulta smantella anche l’articolo 10 che estendeva la Pecorella pure ai dibattimenti in corso al momento dell’entrata in vigore della legge (9 marzo 2006).
Di fatto, la diga costruita a protezione degli imputati dichiarati innocenti in Tribunale crolla e presto le corti d’appello saranno invase dai ricorsi dei Pm. È facile pensare che molti procedimenti già fissati, o sul punto di esserlo, in Cassazione torneranno come i gamberi in appello. Una previsione che riguarda, fra gli altri, lo stralcio del processo Sme contro il premier Silvio Berlusconi: nell’aprile scorso i giudici di Milano avevano respinto l’eccezione di legittimità costituzionale presentata dal sostituto procuratore generale Piero De Petris, perché ritenuta infondata e avevano lasciato il boccino alla Suprema corte.
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L’Ue stacca la spina al decoder: bocciati gli aiuti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Bruxelles: «Contributi illegittimi, le emittenti devono rimborsare». Ricorso del Biscione
Gli incentivi per l’acquisto dei decoder digitali sono «illegali» e «incompatibili con le regole comunitarie sugli aiuti di Stato»: Bruxelles, come previsto, boccia il governo italiano, e ordina che i 220 milioni di euro erogati tra il 2004 e il 2005 siano rimborsati «dalle emittenti che ne hanno maggiormente tratto benefici». Ossia Rai, Mediaset, La7 (gruppo Telecom) e Fastweb. La Borsa ha reagito subito: in una giornata dal tono moderatamente positivo, Telecom Italia Media e Mediaset hanno perso rispettivamente lo 0,4% e lo 0,8%.
Il gruppo del Biscione annuncia ricorsi in tutte le sedi contro la decisione «destituita di ogni fondamento», scrive in un comunicato, della commissione europea: i contributi, sostiene Mediaset, non hanno avuto alcun beneficio sul conto economico della società, «a cui non può quindi essere richiesta alcuna restituzione», ma solo per i consumatori. Inoltre, la decisione di Bruxelles «costituisce un vantaggio competitivo per la piattaforma satellitare che opera in Italia in regime di monopolio».
Il commissario alla Concorrenza Neelie Kroes, infatti, ha dato ragione alle tv satellitari, capeggiate da Sky, che con la loro denuncia avevano dato il via all’inchiesta: proprio perché esclude la tecnologia satellitare, sostiene Bruxelles, il contributo per il digitale terrestre non è «neutrale dal punto di vista tecnologico». Unica eccezione ammessa, gli aiuti concessi nel 2006 per l’acquisto dei decoder in Valle d’Aosta e in Sardegna, giudicati «accettabili» perché considerati finanziamenti per lo sviluppo di una rete di trasmissioni in regioni in cui la copertura televisiva è insufficiente, senza distinzioni fra le diverse piattaforme di trasmissione.
«La commissione Ue - ha spiegato la Kroes - è sempre impegnata ad aiutare la transazione alla televisione digitale e alla interattività. Ma gli aiuti pubblici destinati a raggiungere questi obiettivi possono essere concessi solo nel rispetto delle regole comunitarie sugli aiuti di Stato. Al contrario, non siamo disposti ad accettarli se falsano indebitamente la concorrenza tra le piattaforme di trasmissione». Comunque, a Bruxelles non tutti sono d’accordo. Il vicepresidente della stessa commissione europea, Franco Frattini, ha fatto mettere a verbale le sue perplessità sulla decisione presa. E gli eurodeputati di Forza Italia, Antonio Tajani e Mario Mauro, denunciano che «l’unico risultato è quello di danneggiare aziende e consumatori».
La palla ora passa al governo, a cui spetta decidere forma ed entità con cui verranno erogati i rimborsi. «Quella di Bruxelles è una decisione attesa - ha commentato il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni - ora bisogna cambiare rotta e rimettere sui binari giusti la transizione al digitale».
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Blitz antimafia a Palermo, 48 arresti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Vasta operazione anti-mafia nel capoluogo siciliano, con l’arresto di numerosi capimafia e gregari" che sarebbero legati al mandamento di San Lorenzo. Oltre duecento poliziotti sono impegnati nel blitz, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) palermitana. Gli arresti in corso di esecuzione sono 48, per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso aggravata da reati tra cui estorsione, danneggiamento, porto d'armi abusivo, riciclaggio. I magistrati hanno inoltre disposto il sequestro di beni per complessivi 16 milioni di euro complessivi. Le indagini hanno portato a ricostruire gli organigrammi e a dare un volto e un nome ai capi delle famiglie mafiose di San Lorenzo, Partanna Mondello e Carini, che fanno parte del mandamento di San Lorenzo retto dal superlatitante Salvatore Lo Piccolo, che assieme al boss Matteo Messina Denaro è ritenuto il reggente di Cosa Nostra dopo l'arresto di Bernardo Provenzano. “Attraverso la documentazione di riunioni di mafia - dice una nota della Questura di Palermo - sono stati acquisiti importanti elementi investigativi sui rapporti d'affari dei mafiosi con imprenditori compiacenti o complici accertando gli interessi delle famiglie del mandamento di San Lorenzo nel settore dei lavori edili e delle imprese commerciali”. Nel corso dell'inchiesta sono stati identificati anche uomini d'onore “riservati”, noti solamente ai boss, e alcuni fiancheggiatori che in molti casi erano persone incensurate e insospettibili. Le riunioni tra boss e gregari venivano effettuate in un box di lamiera, come svelato grazie alle intercettazioni ambientali. Sono così state ascoltate decine di ore di conversazioni tra i capimafia. L'inchiesta è coordinata dai pm Gaetano Paci e Domenico Gozzo, coordinati dal capo della Dda di Palermo Francesco Messineo.
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Quelle falsità per cui nessuno chiederà scusa
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Ieri il ministro degli Interni Giuliano Amato è andato a riferire al Copaco quel che ha trovato dopo due mesi di ferocissima «Inchiesta sulla Commissione Mitrokhin» (come titolò il Corriere della Sera) e cioè nulla. Ricordate? Il 26 novembre la Repubblica pubblicò un’intervista ad Evgueni Limarev: quella che mi espose al vergognoso linciaggio dei nuovi cacciatori di streghe della sinistra tutta, riformista e radicale unita nella caccia all’uomo. In quell’intervista si affermavano cose gravissime su di me, reati da ergastolo. E cioè che io, come presidente della Commissione Mitrokhin, a Napoli in compagnia del solito Scaramella, avevo scarrozzato Limarev in misteriose quanto illegali «strutture» in cui trafficavano agenti, carabinieri e forse uomini dei servizi segreti, in collegamento con una spruzzatina di Cia, costruendo dossier su mio ordine. Io non vado a Napoli da anni, non avevo mai incontrato questo Limarev, non so che cosa siano queste strutture e più che altro non ho mai fabbricato o fatto fabbricare dossier su nessuno. Semmai io sono un dossierato, ma questo è un altro paio di maniche e quando ho voluto agire, sono andato in Procura portando un esposto denuncia. Tutto vigliaccamente falso. Partì così immediatamente una violenta e concentrata campagna di aggressione e tutti i rappresentanti dei partiti di governo, più diversi ministri vennero a lapidarmi: dal ministro Mastella il quale dichiarò che «Guzzanti è indifendibile» a Fassino che mi accusò di attività eversiva, a Giordano, Diliberto e poi giù giù fino all’ultimo Pecoraro Scanio. Un massacro basato soltanto su un unico articolo di cui nessuno aveva controllato l’autenticità, perché a nessuno importava nulla dell’autenticità. Un solo articolo che spacciava per intervista quella che poi l’intervistato, con cui ho trascorso cinque ore a registratore acceso nel suo rifugio in Haute Savoie, ha definito una manipolazione nata con la richiesta di «trovare qualsiasi cosa su Guzzanti», quando io non mi contentavo affatto di trovare «qualsiasi cosa» su Prodi. Per lealtà verso tutti i lettori, anche quelli di Repubblica, ho messo su Internet la voce dell’intervistato Limarev, come quella di Gordievsky il quale afferma che nei primi anni Ottanta Romano Prodi era il beniamino del 5° Dipartimento del Kgb, anche se non sa se fu o non fu reclutato. Ebbene, erano tutte balle.
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Liberalizzazioni, duello Ds-Dl
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Authority e servizi pubblici, Rutelli viene scavalcato dal responsabile dello Sviluppo economico Bersani. E oggi al Consiglio dei ministri si discuterà del decreto-bis
La gara tra Ds e Margherita per aggiudicarsi l’Oscar come miglior «liberalizzatore» dell’Unione rischia di appesantire il clima nel Consiglio dei ministri in programma oggi. All’ordine del giorno figurano, infatti, provvedimenti sulle liberalizzazioni ma sul tavolo, almeno per ora, appare certo solo l’esame del decreto Bersani-bis.
Rutelli all’attacco. La cosa ha indispettito non poco i Dl e, soprattutto, il vicepremier Francesco Rutelli che si è visto ancora una volta scavalcato dal ministro dello Sviluppo economico. Il manifesto presentato dal leader della Margherita nello scorso novembre rischiava di restare ancora una volta lettera morta. Nella bozza del nuovo decreto Bersani non ha trovato spazio, nemmeno parzialmente, la riforma dei servizi pubblici locali del ddl Lanzillotta. Il progetto di riforma delle Authority messo a punto dal sottosegretario Enrico Letta è rimasto fino all’ultimo in forse (anche per la contrarietà dei ministri Di Pietro e Bianchi). Il malcontento di Rutelli si è propagato ai suoi fedelissimi e, soprattutto, ai Ds. Il preconsiglio di ieri non è stato sufficiente, ha fatto sapere Palazzo Chigi, a definire la lista della «seconda ondata» di liberalizzazioni e Bersani è stato nuovamente convocato dal premier in serata. Nel corso della notte e per tutta la mattinata di oggi sono in programma una serie di riunioni tecniche nelle quali la Margherita dovrebbe riuscire a far passare la sua linea. O si riuscirà a far passare il ddl di Letta o si inseriranno alcuni provvedimenti sui servizi pubblici locali sponsorizzati da Lanzillotta. Anche per questo motivo Rutelli ieri ha proclamato: «Presenteremo altre forti, convincenti innovazioni che piaceranno ai cittadini e saranno utili a rafforzare l’economia». Ambienti Dl si dicono «ottimisti» e «se saremo delusi ripartiremo nuovamente con convinzione». Ma è chiaro che un altro stop peserebbe sugli equilibri.
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Berlusconi stronca la riforma tv dell’Unione
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
E la Cdl lascia i lavori della commissione: «Intenti punitivi»
È un battesimo di fuoco quello del ddl Gentiloni alla Camera. Un avvio dell’iter del provvedimento identificato dalla Cdl come «anti-Mediaset» subito intinto nel vetriolo, con la maggioranza che chiude le porte al dialogo, rifiutando di fornire chiarimenti sulla riforma della Rai, e il centrodestra che sbatte la porta e abbandona i lavori.
Lo scontro frontale avviene davanti alle Commissioni Trasporti e Cultura della Camera. L’iniziativa di protesta di Forza Italia, An, Udc e Lega segue di poche ore l’audizione del ministro delle Comunicazioni che era stato chiamato, spiega l’azzurro Paolo Romani «per chiarire se vi fossero sovrapposizioni tra questo ddl e quello di riforma della Rai, come noi riteniamo». A giudizio di Romani «Gentiloni non ha spiegato nulla e la sua audizione non è servita allo scopo. In apertura di seduta abbiamo chiesto di rimettere la questione alla Conferenza dei capigruppo ma la nostra richiesta è stata ignorata dai presidenti Pietro Folena (Cultura) e Michele Meta (Trasporti). Allora abbiamo deciso di abbandonare i lavori».
Un braccio di ferro che in serata il leader della Cdl Silvio Berlusconi rinforza con le sue parole: «Quello non è un ddl, ma un piano criminale verso il capo dell'opposizione e verso le sue proprietà private. Non credo, anzi sono sicuro, che tuttavia non troverà 160 complici che porteranno a realizzazione un progetto criminale».
Una protesta che, come annuncia Maurizio Gasparri, verrà portata «ai vertici della Camera» perché è inaccettabile un provvedimento che produce una «ritorsione» verso alcune aziende ed è «servilistico» verso altre. «L’abbandono dei lavori è stata una scelta inevitabile di fronte all’arroganza del governo che in materia radiotelevisiva annuncia altri disegni di legge e intanto ne vuole discutere alcuni che solo parzialmente affrontano la materia», attacca il parlamentare.
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Istituito Comitato contro la tratta degli schiavi
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Per intensificare il sistema di prevenzione e contrasto ai fenomeni della tratta di esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, la scorsa settimana è stato istituito l’Osservatorio sulla prostituzione e sui fenomeni delittuosi ad essa connessi. Ne dà notizia un comunicato del ministero dell’Interno che ieri si è congratulato con la polizia per aver portato a termine l’operazione “Spartacus”, che ha visto il coinvolgimento di 32 questure in tutta Italia e ha portato all’arresto di 784 persone, di cui 764 stranieri, ritenuti responsabili di reati legati allo sfruttamento della prostituzione e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
L’organismo, presieduto dal sottosegretario di Stato all’Interno Marcella Lucidi e collocato presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, spiega la nota del Viminale, svolgerà compiti di studio, ricerca ed approfondimento sul sistema di prevenzione e contrasto del fenomeno al fine di migliorarne l’efficacia e di potenziare le misure di assistenza, protezione e tutela delle vittime.
Dell’Osservatorio faranno parte investigatori delle Forze dell’ordine e personale del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, ma anche esponenti degli enti e delle associazioni che si occupano della protezione e del reinserimento delle vittime. Ai lavori dell’Osservatorio potranno essere invitati, per i contributi di competenza su singole tematiche, rappresentanti dei dicasteri della Giustizia e della Solidarietà sociale e del dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità.
«E' un ulteriore tassello - ha affermato il ministro all’Interno Giuliano Amato - per intensificare il sistema di prevenzione e contrasto dei fenomeni della tratta di esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione».
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In arrivo il «certificato di convivenza» in carta bollata
>>Da: andreavisconti
Messaggio 6 della discussione
Il prossimo 2 febbraio il Governo varerà la normativa
Per anni i comunisti, dai banchi dell’opposizione, hanno rinfacciato a Silvio Berlusconi di fare leggi ad personam. Adesso che sono al Governo (e malgovernano) hanno pensato bene di mettere insieme una legge per una manciata di migliaia di unioni di fatto. A mettere il turbo ci ha pensato il Governo guidato da Romano Prodi che ieri, per bocca del ministro delle Politiche per la famiglia Rosy Bindi, ha annunciato: «Intendiamo proporre una legislazione - ha spiegato dall’aula di Montecitorio in occasione del question time - che non intende assolutamente discriminare l’orientamento sessuale delle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Ciò sarebbe incostituzionale: la nostra Costituzione ci vieta di discriminare i diritti inviolabili della persona umana».
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Germania: contestatori di piazza in vendita su internet
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Per 150 euro sono pronti a scendere in piazza per manifestare contro chiunque e per qualsiasi causa. Sono i contestatori a pagamento, ovvero persone, la maggior parte giovani, che decidono di “vendersi” per questa o quella manifestazione affinché ne sia assicurato il successo. Non ha importanza quale sia il motivo della protesta poiché l’obiettivo non è sostenere un’idea o combatterla ma solo trarne un vantaggio economico. E poco interessa se ci si infila in cortei a sventolare striscioni contrari ai propri ideali, basta che i quattrini raggiungano il portafoglio.
Si tratta dell’ultima trovata del sito tedesco Erento.com che, accanto a macchine usate, mobili e Dvd, offre il “noleggio” di manifestanti a pagamento. Tra questi c’è Melanie, che si presenta come una ragazza carina e intraprendente pronta a scendere in piazza munita di cartellone e megafono per attaccare o sostenere chicchessia.
Melanie avanza una sola richiesta: svolgere la sua “attività” in un raggio d’azione che non superi i 100km attorno a Berlino. Per il resto, è sufficiente pagare 145 euro e la giovane sarà pronta a urlare slogan o sventolare bandiere per la durata di sei ore. Altri “colleghi” di Melanie, ci tengono però a precisare: «Vorrei sottolineare che non tutti i dimostranti hanno punti di vista che corrispondono al mio e quindi vorrei prendere da questi signori una distanza». Distinzione inutile perché nella pratica il servizio è lo stesso.
A fronte delle critiche sollevate, un portavoce di Erento.com ha precisato che solitamente i “contestatori in affitto” credono nelle cause per le quali si adoperano. Che ci credano o no, il punto è che vengono pagati.
Alcuni li definiscono “mercenari” ma Erento.com si limita a dire che c’è una grossa domanda del servizio, lanciato soltanto il mese scorso, e per il quale molti contestatori sono già stati prenotati. Ma chi è il cliente? Sui nomi vige il più totale riserbo. Perché, come spiegano a Erento, chi assiste alle proteste deve pensare che sono genuine.
Insomma, anche le piazze rischiano di diventare “prodotti” da quel consumismo che trasforma tutto e tutti in merce da vetrina. E ora ad essere messa in vendita è la democrazia.
FRANCESCA MORANDI
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Geronzi e Botin contro la “dea Kalì” Bazoli
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Nel suo libro Poteri deboli, un cronista “delle storie del potere”, Giancarlo Galli, rievoca una cena al ristorante Savini di Milano del giugno 1993. Al cosiddetto “tavolo di Mediobanca”, non c’era solo il “dottore” cioè Enrico Cuccia, ma anche quello che allora veniva definito il deus ex machina di Lazard, cioè Antoine Bernheim, presidente attuale, e probabilmente futuro, di Generali. In quel giugno milanese, da Tangentopoli dilagante, il cronista ebbe la fortuna di passare da quelle parti e di aggregarsi a fine cena ai commensali per via di un amico “intermediario”. Un gelido Cuccia gli chiese: “Lei, che viene da quelle parti, crede che i cattolici, moribonda la Dc, stiano tentando una trappola?”. Il “dottore” era in quel momento furiosamente accigliato per la nuova nomina di Romano Prodi alla presidenza dell’Iri fatta dal governo di Carlo Azeglio Ciampi. Al solo sentir parlare di Prodi, il “dottore” faceva tintinnare la posateria. Il congedo tra il cronista e il “dottore” avvenne nell’Ottagono della Galleria di Milano. Fu Cuccia a dare la buona notte finale: “Fino a che sarò in vita, se riferirà di questa cena, le toglierò il rispetto. Dopo, lascio a lei. Quando scriverà che i suoi amici democristiani hanno sempre cercato di farmi lo sgambetto, non mi rivolterò nella tomba”. Storie d’altri tempi? Racconti di quindici anni fa? Sì, certamente, ma con appigli all’attualità che fanno impressione.
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Carta dei diritti degli immigrati
>>Da: ruggero
Messaggio 1 della discussione
Ce la regalano il fantastico duetto Ferrero/Amato.
A quando la carta dei doveri?
Ps: altra pietra miliare a far si che per i prossimi 30 anni nessuno li voti più ( il duo ed i loro compagni di merende).
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Vaticano:aiutate i poveri---mai dire:aiutiamoli
>>Da: Nando179764
Messaggio 1 della discussione
Vaticano: Papa, "servire poveri senza alcuna discriminazione"
Caro don peppino lei non ci incanta piu'. Quel poco che la chiesa da' ai poveri e' meno di un quinto di quanto NOI sporchi peccatori laici versiamo nelle casse vaticane, con la perversa legge dell' 8 x 1000. Ammesso che quanto dichiarate di destinare alle opere di carita' sia vero!
Voi sfuggite a qualsiasi controllo, a qualsiasi condanna. Non venga a dirci che e' la chiesa a dare ai poveri: sono gli italiani che aiutano i poveri e non voi che ricevete una cosi' generosa quantita' di denaro e che trattenete per voi per almeno l 82%. Lei di tasca sua non tirera' fuori neppure un centesimo... Non si prenda meriti che non ha.
Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends
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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
http://groups.msn.com/Clubazzurrolaclessidrafriends/messageboard
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Germania: contestatori di piazza in vendita su internet
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Per 150 euro sono pronti a scendere in piazza per manifestare contro chiunque e per qualsiasi causa. Sono i contestatori a pagamento, ovvero persone, la maggior parte giovani, che decidono di “vendersi” per questa o quella manifestazione affinché ne sia assicurato il successo. Non ha importanza quale sia il motivo della protesta poiché l’obiettivo non è sostenere un’idea o combatterla ma solo trarne un vantaggio economico. E poco interessa se ci si infila in cortei a sventolare striscioni contrari ai propri ideali, basta che i quattrini raggiungano il portafoglio.
Si tratta dell’ultima trovata del sito tedesco Erento.com che, accanto a macchine usate, mobili e Dvd, offre il “noleggio” di manifestanti a pagamento. Tra questi c’è Melanie, che si presenta come una ragazza carina e intraprendente pronta a scendere in piazza munita di cartellone e megafono per attaccare o sostenere chicchessia.
Melanie avanza una sola richiesta: svolgere la sua “attività” in un raggio d’azione che non superi i 100km attorno a Berlino. Per il resto, è sufficiente pagare 145 euro e la giovane sarà pronta a urlare slogan o sventolare bandiere per la durata di sei ore. Altri “colleghi” di Melanie, ci tengono però a precisare: «Vorrei sottolineare che non tutti i dimostranti hanno punti di vista che corrispondono al mio e quindi vorrei prendere da questi signori una distanza». Distinzione inutile perché nella pratica il servizio è lo stesso.
A fronte delle critiche sollevate, un portavoce di Erento.com ha precisato che solitamente i “contestatori in affitto” credono nelle cause per le quali si adoperano. Che ci credano o no, il punto è che vengono pagati.
Alcuni li definiscono “mercenari” ma Erento.com si limita a dire che c’è una grossa domanda del servizio, lanciato soltanto il mese scorso, e per il quale molti contestatori sono già stati prenotati. Ma chi è il cliente? Sui nomi vige il più totale riserbo. Perché, come spiegano a Erento, chi assiste alle proteste deve pensare che sono genuine.
Insomma, anche le piazze rischiano di diventare “prodotti” da quel consumismo che trasforma tutto e tutti in merce da vetrina. E ora ad essere messa in vendita è la democrazia.
FRANCESCA MORANDI
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Geronzi e Botin contro la “dea Kalì” Bazoli
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Nel suo libro Poteri deboli, un cronista “delle storie del potere”, Giancarlo Galli, rievoca una cena al ristorante Savini di Milano del giugno 1993. Al cosiddetto “tavolo di Mediobanca”, non c’era solo il “dottore” cioè Enrico Cuccia, ma anche quello che allora veniva definito il deus ex machina di Lazard, cioè Antoine Bernheim, presidente attuale, e probabilmente futuro, di Generali. In quel giugno milanese, da Tangentopoli dilagante, il cronista ebbe la fortuna di passare da quelle parti e di aggregarsi a fine cena ai commensali per via di un amico “intermediario”. Un gelido Cuccia gli chiese: “Lei, che viene da quelle parti, crede che i cattolici, moribonda la Dc, stiano tentando una trappola?”. Il “dottore” era in quel momento furiosamente accigliato per la nuova nomina di Romano Prodi alla presidenza dell’Iri fatta dal governo di Carlo Azeglio Ciampi. Al solo sentir parlare di Prodi, il “dottore” faceva tintinnare la posateria. Il congedo tra il cronista e il “dottore” avvenne nell’Ottagono della Galleria di Milano. Fu Cuccia a dare la buona notte finale: “Fino a che sarò in vita, se riferirà di questa cena, le toglierò il rispetto. Dopo, lascio a lei. Quando scriverà che i suoi amici democristiani hanno sempre cercato di farmi lo sgambetto, non mi rivolterò nella tomba”. Storie d’altri tempi? Racconti di quindici anni fa? Sì, certamente, ma con appigli all’attualità che fanno impressione.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il cosiddetto “popolo” democristiano è certamente sparpagliato in mille rivoli politici, ma è ben presente sulla scena finanziaria e politica. Anzi, quel “popolo” ha un suo indiscusso leader, che non si chiama Prodi, ma Giovanni Bazoli. C’è chi sostiene che “alla fine questo Governo sgangherato troverà una mediazione su tutto: sull’Afghanistan, sulla base di Vicenza, sulle dichiarazioni di Massimo D’Alema... Ma il Governo, con le sue contraddizioni laceranti, non sembra tanto importante. Il problema è che c’è un Governo invisibile, apparentemente, che sta per avere in mano tutto il potere possibile in questo Paese”. L’inarrestabile Bazoli sta in effetti ridisegnando il potere in Italia. Con una semplicità disarmante, sta spazzando via il piccolo establishment o i cosiddetti “poteri deboli” che sono rimasti. Dice un grande banchiere: “Vi chiedete quali saranno i risultati della riunione del patto di sindacato di Mediobanca. E che cosa dovrebbe succedere? I due ragazzi (Alberto Nagel e Renato Magliaro, ndr) di politica capiscono molto poco e vogliono fare carriera. Va bene, ci sarà il reintegro di Cesare Geronzi e Roberto Colaninno. Va bene, il rinnovo del patto potrà essere anticipato di tre mesi. Va bene, sarà discusso il nuovo management in versione ‘duale’. Tutto di estremo interesse, per voi. A me sembra che la cosa più interessante sia capire se il potere di Bazoli è arrivato anche là dentro, anche in piazzetta Cuccia. E questo lo si potrà comprendere guardando la lista di quelli che dovranno far parte del prossimo consiglio di Generali il 28 aprile. A questo punto si è arrivati. E, ovviamente, Bernheim non si discute”.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
È un’analisi impietosa delle forze in campo. Bazoli ha la Santintesa, una mano consistente in Generali via Zaleski e altro; un’altra sta mettendola in Telecom attraverso il “nuovo salottino” di Mittel-Hopa; un’altra ancora ce l’ha sul Corriere della Sera, dove ormai in nome del pluralismo si può “prendere a schiaffi” un grande azionista; una mano pure su Banca Lombarda e Bpu; poi sui poli di bankassurance e infine, nel Fondo per le Infrastrutture, c’è Vito Gamberale. Aggiungiamo, per correttezza di informazione, che tale Fondo, per avversa sfortuna o ironia della sorte (degli avversari di Bazoli) ha la sua sede alla Cariplo. Insomma, è una sorta di dea Kalì il “professore” di Brescia e nessuno sembra in grado di fermarlo. Vista la situazione di Marco Tronchetti Provera, visti e ponderati gli interessi dei francesi in Mediobanca (non hanno mai guadagnato, mai fatto tante plusvalenze come in questo momento, anche il Bernheim “smemorato” della cena giugno 1993 al Savini), l’unico che cercherà di opporsi sarà Cesare Geronzi, vicepresidente e grande socio di Mediobanca. L’altro grande socio, Alessandro Profumo, “naviga” come un poeta della finanza tra piazza Cordusio e Monaco di Baviera, in apparente disinteresse per le vicende italiane.
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Si dice (sono solamente voci) che Geronzi sia convinto che se questo piano d’espansione non viene bloccato in qualche modo, l’attuale Governo potrà rimanere “vita natural durante” a Palazzo Chigi. È di fronte a questo piano egemonico che Geronzi si sta battendo e forse non è solo. Ma su chi può realisticamente contare il presidente di Capitalia? Il piccolo establishment italiano sembra completamente esautorato, quasi allo sbando rispetto ai ruoli che ricopriva e non è in grado di fare gioco. Come si diceva, i francesi di Vincent Bolloré aspettano e nel frattempo contano le milionate di euro che arrivano nelle loro tasche. C’è solo un altro signore nel board di Mediobanca, con una figlia nel consiglio d’amministrazione di Generali, a cui non “gusta” l’espansione di Bazoli. Il signore in questione è Emilio Botin, il numero uno del Santander. Il caballero spagnolo ha una banca che capitalizza di più, da sola, di Santintesa, che è nata da una fusione, quella che Botin non ha mai digerito. Con la sua potenza di fuoco, con la sua influenza, con il suo prestigio, Botin è il personaggio che può creare l’opposizione giusta, magari insieme al presidente di Capitalia. Gira e rigira, l’opposizione vera al “piano democristiano” può arrivare solo da un asse tra Capitalia e Santander, tra Botin e Geronzi. Vale la pena di rischiarci, almeno per rispetto al “dottore” che ha fondato Mediobanca.
Il Velino
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Carta dei diritti degli immigrati
>>Da: ruggero
Messaggio 1 della discussione
Ce la regalano il fantastico duetto Ferrero/Amato.
A quando la carta dei doveri?
Ps: altra pietra miliare a far si che per i prossimi 30 anni nessuno li voti più ( il duo ed i loro compagni di merende).
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Vaticano:aiutate i poveri---mai dire:aiutiamoli
>>Da: Nando179764
Messaggio 3 della discussione
Vaticano: Papa, "servire poveri senza alcuna discriminazione"
Caro don peppino lei non ci incanta piu'. Quel poco che la chiesa da' ai poveri e' meno di un quinto di quanto NOI sporchi peccatori laici versiamo nelle casse vaticane, con la perversa legge dell' 8 x 1000. Ammesso che quanto dichiarate di destinare alle opere di carita' sia vero!
Voi sfuggite a qualsiasi controllo, a qualsiasi condanna. Non venga a dirci che e' la chiesa a dare ai poveri: sono gli italiani che aiutano i poveri e non voi che ricevete una cosi' generosa quantita' di denaro e che trattenete per voi per almeno l 82%. Lei di tasca sua non tirera' fuori neppure un centesimo... Non si prenda meriti che non ha.
>>Da: Luna
Messaggio 2 della discussione
Che vuoi farci Nando. C'è una lontananza stratosferica tra il Vaticao e quello che predicava Gesù.
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Bollo auto
>>Da: happygio
Messaggio 3 della discussione
a chi può interessare, si calcola rapidissimamente qui con la sola targa: http://www1.agenziaentrate.it/servizi/bollo/calcolo/RichiestaPagamentoSemplice.htm mettetevi seduti....potreste svenire!
>>Da: micia
Messaggio 2 della discussione
Grazie!
>>Da: libertàadognicosto
Messaggio 3 della discussione
Grazie happygiò. Non l'ho ancora pagato, chissà che brutta sopresa vedere di quanto è aumantato.
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Coscienza a posto a buon mercato
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
«Potrà essere punito con la reclusione fino a 4 anni chi nega la Shoah». Pur senza fare riferimento a un preciso reato di «negazionismo» ma solo all'apologia dei crimini contro l'umanità, il Consiglio dei ministri, su proposta del guardasigilli Mastella, ha introdotto nel codice penale italiano un nuovo reato d'opinione.
Erano state molte le personalità autorevoli che avevano sconsigliato il passo. Il presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, aveva dichiarato: «L'Ucei è contraria all'introduzione dei reati di opinione» perché «gli ebrei, anche per esperienza diretta, conoscono quanto sia importante il rigoroso rispetto dei principi generali di libertà sanciti dalla Costituzione»; il vecchio saggio, rabbino Elio Toaff, dal canto suo, aveva sentenziato: «Negare l'Olocausto è già negare l'evidenza. Io quella legge non la firmerei»; e centinaia di storici d'ogni tendenza avevano ribadito il principio che la storia non si decreta per legge. Anche diversi politici, Giuliano Amato, Francesco Rutelli e perfino Luciano Violante, si erano dichiarati contrari salvo poi tacere al momento decisivo.
Il nuovo reato è un'incongruenza in un Paese di civiltà liberale. I reati d'opinione sono l'arma degli Stati autoritari per colpire non le azioni ma le opinioni e le intenzioni dei diversi e dei dissenzienti. Non è un caso che in Italia il sofisticato sistema dei reati d'opinione sia stato introdotto nel 1930 dal grande giurista Alfredo Rocco per rafforzare il regime fascista. Ed è significativo che la Corte suprema americana, la più sperimentata espressione del costituzionalismo liberale, che ha la funzione di tutelare non il potere dello Stato ma i diritti di libertà degli individui, abbia prodotto una secolare giurisprudenza contro i reati di opinione, anche i più abominevoli.
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IL MERCATO DELLE PULCI
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Come si fa a stare dalla parte dell’odiosetta tassa sulle ricariche telefoniche? Tanto più è cara, tanto meno quattrini di traffico compriamo. E come si fa a stare con le Poste che spesso e volentieri si perdono la nostra corrispondenza per strada. O dalla parte delle banche che ci rifilano quello che vogliono o le assicurazioni brave ad incassare e molto meno ad aprire il portafoglio. Come si fa a non trovare anacronistico quel delizioso impedimento corporativo a tagliarsi i capelli di lunedì. Come si fa?
È da guardare positivamente dunque tutto ciò che dia una ventata di maggiore competizione nel polveroso salottino italiano. Trascurando pure tutte le obiezioni metodologiche, che decreti e disegni governativi approvati ieri, comunque, sollevano. Una per tutte: il mercato non si fa per decreto o per legge sul singolo settore. La via del mercato non è dunque quella di scavalcare le Authority indipendenti sulle ricariche telefoniche, ma rispettandone e se si vuole pungolandone le attività.
Però non ci venga spacciato questo mix di buone intenzioni e imposizioni immediate come una rivoluzione. E non si dica che questi interventi di puntuta saggezza emiliana alimenteranno una crescita virtuosa del nostro pil. La Thatcher ha fatto una rivoluzione liberale e si è trovata con i minatori in piazza, ma ha lasciato un’economia in crescita. Ronald Reagan ha spostato ancora più verso il mercato il capitalismo già ben oliato delle grandi corporation americane, ponendo le basi per la impetuosa crescita dei redditi del secolo. Pier Luigi Bersani non assomiglia a nessuno dei due. Per carità, ieri ha dovuto fare fuoco e fiamme financo per portare a casa questi piccoli provvedimenti. Ha dovuto spiegare ai suoi colleghi di banco le virtù del mercato, mentre questi gli infilano sotto la giacca una propostina indecente per obbligare gli italiani a vedere meno film americani e più polentone domestiche. Si ha l’impressione che il de minimis di cui si è occupato il nostro praetor nasca dall’incapacità di liberalizzare davvero. La principale liberalizzazione sarebbe infatti quella di lasciare più quattrini nelle tasche dei cittadini, liberi così di spenderli come meglio credono: ebbene per il ministro del Tesoro passeranno anni prima che gli aumenti fiscali introdotti da questo governo vengano eliminati.
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Veltroni l’utopista rosso che sogna le notti bianche
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
La vita è bella, su questo non ci piove. Ma la politica è anche meglio. Parola di Walter Veltroni, che dopo il potente sermone con cui lunedì ha inaugurato a Napoli il suo tour di annunciatore della «bella politica», rischia di passare alla storia come l’uomo che annunciò il passaggio dell’utopia dall’infanzia all’età adulta. All’utopia bambina, che ingenuamente sognava sempre di diventare realtà, dovrà infatti subentrare l’utopia matura, giacché finalmente proprio lui, Walter Veltroni, le ha spiegato che la sua vera funzione non è affatto quella di diventare realtà ma al contrario quella di non diventarlo mai, giacché solo rimanendo irrealizzata potrà continuare a farsi inseguire da lui e dai suoi amici per tutta l’eternità.
Ma chi glielo ha detto a Veltroni che l’utopia non si realizza mai? Davvero ancora non lo ha capito che non solo molto spesso si realizza ma ha per giunta la simpatica abitudine di realizzarsi in forme perfettamente antitetiche a quelle desiderate e previste dai suoi fans? Ragion per cui sembra che non serva affatto, come lui dice, a farci «camminare» attirandoci verso di lei, bensi a farci precipitare nei baratri che graziosamente si spalancano lungo il percorso da lei indicato?
Il più strepitoso decifratore di questo enigma è naturalmente Dostoevskij. E la più impressionante delle tante sue pagine sull’argomento è ovviamente il grottesco intervento con cui l’utopista Scigalev, un personaggio minore dei Demoni, durante una riunione coi suoi compagni di lotta, rivela che la loro rivoluzione produrrà effetti assolutamente opposti a quelli sperati e promessi. Ecco quell’esilarante discorsetto:
«Ora che tutti, finalmente, ci accingiamo ad agire, è indispensabile fissare le linee della futura forma sociale. Io propongo il mio sistema di ordinamento del mondo. Inoltre dichiaro fin da ora che il mio sistema non è finito. Mi sono confuso tra i miei propri dati e la mia conclusione è in diretta contraddizione con l’idea iniziale dalla quale parto. Partendo da un’assoluta libertà concludo con un assoluto dispotismo. Ma aggiungerò che al di fuori della mia soluzione della formula sociale non ce ne può essere nessun’altra».
Ancor più impressionante, per la sua meticolosa precisione, è la battuta con cui Piotr Verchovenskij, un altro personaggio di quel sublime romanzo (del quale conviene ricordare che fu pubblicato nel 1871, ossia più cinquant’anni prima del leggendario Ottobre), prevede le forme che il terrorismo di stato assumerà nell’era staliniana:
«Il sistema approva lo spionaggio. Ogni membro della società vigila sull’altro ed è tenuto a denunciarlo. Ciascuno appartiene a tutti e tutti appartengono a ciascuno. Tutti sono schiavi e nella schiavitù sono uguali. Nei casi estremi calunnia e omicidio. Diffonderemo pettegolezzi e calunnie. Occorrono anche delle convulsioni. Una volta ogni trent’anni si scatena una convulsione, e tutti incominciano a un tratto a divorarsi l’un l’altro».
Veltroni dirà che l’utopia che insegue da una vita non ha niente a che vedere con quella che piaceva ai nichilisti di Dostoevskij. Verissimo. Quelli sognavano infatti la fine del mondo, lui invece sogna solo qualche notte bianca.
Ruggero Guarini
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Il binomio di Bertinotti, grisaglia ed eskimo, è sbiadito nel gossip
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
E un po’ a torto perché in esso riappare una variante di quella doppiezza, o ambiguità, propria di chi vive nelle istituzioni praticando una cultura rivoluzionaria. Il concetto, nel leader di Rifondazione, non è nuovo essendo stato al centro, per esempio, dell’ultimo congresso di Rifondazione, a Venezia nell’autunno 2005. In esso Bertinotti chiarì il significato della svolta verso il partito di governo, una scelta che è stata alla base della formazione del nuovo Ulivo rispetto alla versione del 1996, quella della desistenza di Rifondazione, che dette i suoi frutti amari due anni dopo con la sostituzione a Palazzo Chigi di Prodi con D’Alema.
Bertinotti spiegò, nel congresso di Venezia, che non esiste contraddizione fra l’ingresso a pieno titolo nelle istituzioni, e nel governo, e l’ambizione di rappresentare quello egli definì come la più importante novità degli ultimi anni, o addirittura degli ultimi decenni, e cioè il movimento, o i movimenti, che premono alle porte della società, giovani, disoccupati o precari, donne, immigrati, soprattutto no-global nel campo della politica estera, autori di alcune manifestazioni clamorose a livello internazionale contro le riunioni del G8, da Seattle a Genova.
Ancorché audace, e non privo di rischi, il disegno di Bertinotti, assieme all’opposizione di una parte non esigua nel partito che l’accusò di perseguire una stabilizzazione moderata della sinistra e dei movimenti, attirò su Rifondazione, e sul suo leader, l’attenzione di una parte dell’establishment. Si ricorderà che nel famoso articolo di Paolo Mieli nel quale si invitavano i lettori a votare per l’Unione il direttore del Corriere della Sera elencò Bertinotti accanto a Prodi, Fassino e Rutelli fra i garanti dell’alleanza. E la scelta di Prodi, subito dopo il voto di aprile in favore di Bertinotti alla presidenza della Camera è stata in realtà il sigillo istituzionale di una alleanza destinata a caratterizzare, come è stato fin qui, il governo. Va detto che il presidente della Camera si è sforzato di coprire con aplomb il suo incarico, pur con qualche goffaggine, come la sua partecipazione alla sfilata militare del 2 giugno esibendo il distintivo del pacifisti.
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Gruppo nazionalista rivendica gli omicidi di Dink e don Santoro
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Ankara. Un gruppo ultranazionalista turco, le «Brigate della vendetta turca» (Tit), ha rivendicato sia l'omicidio del giornalista armeno Hrant Dink (nella foto), sia quello del sacerdote cattolico, don Andrea Santoro, con una e-mail inviata al giornale Agos, di cui Dink era direttore. Lo ha rivelato al giornale turco Vatan l'avvocato della famiglia Dink, Fethiye Cetin. L'avvocato ha detto che nella rivendicazione, giunta ad Agos il giorno dopo l'assassinio avvenuto venerdì scorso davanti alla sede dello stesso giornale a Istanbul, il Tit ha minacciato di fare saltare in aria la sede del giornale se non smetterà di definire «un genocidio» i massacri degli armeni avvenuti nel 1915-16. «Ad Ankara, intanto, gli artificieri hanno fatto brillare un pacco lasciato davanti al parlamento turco. Attaccato all'involucro, che conteneva un timer ma non esplosivo, c'era un biglietto - firmato dal Tit - in cui si chiedeva il rilascio dei due principali accusati per l'omicidio del giornalista di origine armena Hrant Dink: Ogan Samast, l'esecutore materiale, e il suo istigatore Yasin Hayal.
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I sondaggi premiano Sarkozy e Ségolène ora è preoccupata
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il leader Ump incassa l’appoggio degli industriali. La Royal vuole abolire il contratto di nuovo impiego, varato per favorire la flessibilità del lavoro
Il capovolgimento dei sondaggi è ormai consolidato: sei consecutive indagini demoscopiche, realizzate dai cinque principali istituti francesi, affermano che - nell'ipotesi di un ballottaggio immediato tra la socialista Ségolène Royal e il leader del centrodestra Nicolas Sarkozy, quest'ultimo avrebbe via libera per l'Eliseo. La maggior parte dei sondaggi attribuisce a Sarkozy un vantaggio di quattro punti (52 contro 48%) sulla rivale. Non è ancora uno scarto incolmabile - il primo turno si svolgerà il 22 aprile e il secondo il 6 maggio - ma il trend è preoccupante per la candidata socialista, abituatasi l'anno scorso a essere vezzeggiata dagli istituti demoscopici.
Per trovare un po' d'ossigeno, la Royal è partita ieri per le Antille francesi. I voti della Guadalupa e della Martinica possono essere molto utili in caso di risultato sul filo di lana e la «Zapatera» vuole ipotecarli. Però anche in questo caso c'è un problema: il «caso Frêche». L'esponente socialista Georges Frêche, presidente della regione di Montpellier (Linguadoca-Rossiglione) è un curioso signore dal linguaggio assai poco politically correct. Le sue due ultime uscite sono oltre la linea gialla. Parlando degli harki, ossia dei francesi discendenti dagli algerini che lavorarono per l'amministrazione coloniale, Frêche li ha definiti col termine davvero infelice di «sottouomini». E - a proposito della nazionale francese di calcio - il giudizio del presidente della regione mediterranea-pirenaica è tagliente: «La presenza di calciatori neri e arabi non rispetta i rapporti reali nella popolazione francese». Ci sarebbero, insomma, troppi calciatori di colore nella squadra affidatasi l'anno scorso alla testa di Zidane. Parole come pietre. Ieri Frêche è stato condannato a 15mila euro di multa per la frase sugli harki. Nelle Antille francesi, da dove viene buona parte della popolazione di colore della Francia metropolitana, un movimento di protesta chiede l'immediata espulsione di Frêche dal Partito socialista e minaccia - in caso contrario - proteste contro la visita della Royal.
Anche «Sarko», come i francesi chiamano il ministro dell'Interno Sarkozy, ha la sua insidiosa gatta da pelare. A seguito di rivelazioni di stampa, i Rensegnements généraux (Digos francese) hanno ammesso di «avere un fascicolo» su Bruno Rebelle, l'ex direttore di Greenpeace France, che fa parte da qualche settimana dello staff della campagna elettorale della Royal. La polemica contro «Sarko» è un missile a due stadi: 1) «conflitto d'interessi» di un candidato all'Eliseo che è anche ministro dell'Interno e che viene dunque esortato a lasciare questa responsabilità; 2) presunto spionaggio a danno di un membro dello staff rivale.
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Video di propaganda delle corti islamiche per reclutare in Italia
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Un viaggio per reclutare soldati, trovare fondi, fare proseliti. Un video per convincere i somali musulmani che vivono in Europa e in particolare in Italia, a rientrare in Africa: «C'è una guerra da combattere in nome di Allah».
Il filmato di propaganda, secondo un reportage dell’Espresso, ha fatto tappa anche a Milano. Sarebbe stato presentato alla comunità somala da tre “ambasciatori“ delle corti islamiche, in un ufficio in via Menabrea, nella zona della Stazione Centrale. Una specie di salone di rappresentanza, alla presenza di un nutrito gruppo di somali che vivono e lavorano in città. I tre, dopo Milano, chiederanno sostegno a Torino, Brescia e Roma prima di volare per Londra, raggiungere Svezia e Norvegia, dove la concentrazione di somali e in generale di africani è cresciuta moltissimo in questi ultimi anni, e infine approdare a Dubai in vista del rientro a Mogadiscio. Il tour di indottrinamento è mirato, diretto a quanti per fare fortuna hanno lasciato il niente che avevano e si sono piegati ai sacrifici di una vita da straniero. Immigrati di recente arrivo o di lunga data. Per questo Alì e gli altri sono prodighi di spiegazioni. Dicono come funzionano le Corti, si addentrano anche nel complesso mondo dei rapporti tra le Corti, le “cabile”, i clan somali e i warlords, i signori della guerra.
Ed ecco il video, girato a Mogadiscio. La prima parte dedicata ai nemici, poi il capitolo sulla preparazione alla Jihad, le immagini dai campi di addestramento militare in Somalia, la gloria dei combattenti e infine i maestri e gli esempi di virtù musulmana. Ovunque inviti al sacrificio, alla Jihad, a difendere la religione a prezzo della vita.
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Abu Mazen incontra Livni: pace possibile
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, si è dichiarato pronto a riprendere i negoziati di pace con Israele sotto gli auspici del “Quartetto” (Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Onu).
Abu Mazen, intervenuto al World economic Forum di Davos accanto al ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, e al vicepremier Shimon Peres, ha detto che «le circostanze» sono propizie alla ripresa di negoziati e si è pronunciato per la creazione di uno Stato palestinese all’interno delle frontiere del 1967, che coesista in pace con tutti i vicini. «La pace è matura - ha detto Abu Mazen - e arriverà».
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Katsav sospeso, una donna presidente d’Israele
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La leader della Knesset Itzik sarà capo dello Stato pro tempore. Al via il toto-successione: il più accreditato è l’anziano Shimon Peres
Da ieri sera Israele ha per la prima volta, sia pure a titolo provvisorio, un capo dello Stato donna. Dalia Itzik, del partito centrista al governo Kadima, presidente del Parlamento di Gerusalemme, è subentrata all’autosospeso Moshe Katsav, travolto dalla tempesta di uno scandalo sessuale che ha messo a rumore (ma soprattutto fatto vergognare) il Paese. La sospensione di tre mesi dalle sue funzioni del presidente della Repubblica, richiesta dallo stesso Katsav per prendere tempo di fronte a quanti ne vorrebbero la cacciata, è stata votata al termine di una lunga e tormentata seduta dalla Commissione per le questioni parlamentari della Knesset, il Parlamento israeliano, con una maggioranza risicata: 13 voti contro 11.
Tanto dovrebbe comunque bastare per considerare giunta al capolinea la carriera politica di Katsav, che pure continua a gridare al complotto dibattendosi, per così dire, sull’orlo di un precipizio. Dal momento del giuramento prestato dalla Itzik, infatti, il procuratore generale ha facoltà di convocare il presidente autosospeso e decidere un’eventuale incriminazione. Sull’onda di sondaggi inequivocabili, quelli diffusi prima del discorso di Katsav in televisione secondo i quali una percentuale variabile tra il 66 e il 71 per cento degli israeliani chiede le dimissioni del capo dello Stato accusato di molestie sessuali e stupro, proseguono inoltre le iniziative politiche per giungere in tempi relativamente rapidi alla destituzione. Mercoledì il partito di sinistra Meretz aveva annunciato di aver raccolto le firme di 30 parlamentari (ma per l’impeachment ne occorrono 90), ieri lo stesso Kadima era impegnato nell’obiettivo di destituire l’imbarazzante Katsav entro due mesi.
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Battaglia a Beirut, imposto il coprifuoco
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Cinque morti e decine di feriti negli scontri tra sciiti e sunniti divampati nell’università araba e poi allargatisi a tutta la città
L’apprendista stregone ha nuovamente perso il controllo. La scorsa estate prima ordinò il rapimento di due soldati, poi ammise di aver sottovalutato la risposta israeliana. Stavolta, dopo aver minacciato per 60 giorni di scatenare la piazza e far cadere il governo, chiede a tutti di evitar spargimenti di sangue.
Le parole del segretario generale di Hezbollah Hasan Nasrallah sembrano una volta di più lacrime di coccodrillo. Il sangue nelle strade di Beirut scorre già. Per la prima volta in 17 anni la città è di nuovo sotto coprifuoco. Da ieri nelle morgue riposano cinque cadaveri raccolti negli scontri di piazza. Negli ospedali s’affollano gli oltre cento feriti delle devastanti battaglie urbane che hanno riportato Beirut sull’orlo della guerra civile. La scintilla improvvisa e inattesa divampa alla mensa dell’università araba. Lì, all’ora di pranzo, uno studente sunnita sostenitore del governo di Fouad Siniora e uno sciita di Hezbollah si insultano, si fronteggiano, vengon alle mani. Gli altri li seguono. La mensa si trasforma in un enorme ribollente ring collettivo. Il subbuglio tracima, rompe gli argini della cafeteria, invade la cittadella universitaria, alimenta l’invisibile barricata dell’odio eretta tra sunniti e sciiti. Una barricata indifferente, a questo punto, ai voleri di Nasrallah, alle trattative in corso, da qualche giorno, tra i suoi grandi protettori iraniani e l’Arabia saudita madrina del potere sunnita.
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Il mondo ricopre di aiuti il Libano e continua a dare fiducia a Siniora
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Sei miliardi di euro concessi da 50 Stati e organismi internazionali. Chirac insiste: prima di consegnarli Hezbollah disarmi
Qualcuno pensa che forse è proprio la pioggia d’oro che si sta per riversare sul Libano ad aver fatto riaprire il fuoco incrociato nel Paese dei cedri. Ma una cosa è chiara fin da ora: quei 6 miliardi di euro concessi ieri da 36 Paesi e 14 organismi internazionali per la ricostruzione possono finire solo nelle mani del premier Fuad Siniora, non di altri. E ancora, di qui al completamento della megadonazione, dovranno essere rigorosamente rispettati i principi dettati dalla risoluzione 1701 dell’Onu. Che prevedevano tra le altre cose la consegna delle armi da parte degli hezbollah e il divieto di acquisirne illegalmente di nuove.
Per Nasrallah e i suoi seguaci sciiti, ma anche per Damasco e Teheran, è quasi una sfida. Ma chi era a Parigi, a cominciare dal segretario della Lega Araba Amr Moussa e da quello dell’Onu Ban Ki Moon, non ha avuto nulla da ridire, così come sauditi, americani, giapponesi, tedeschi non hanno sollevato obiezioni. Anche Massimo D’Alema, che rappresentava il governo di Roma, alla fine si è piegato al disegno messo a punto da Jacques Chirac, che diffida di Damasco e delle sue mire sul Libano tramite le milizie di Nasrallah: ha evitato, il nostro ministro degli Esteri, di sostenere che si è deciso di fornire una cambiale tutt’altro che in bianco, ma ha dovuto ammettere che «gli impegni si sono assunti con Siniora. Se questi dovesse cadere ci sarebbe uno stop al meccanismo. Si tratta di un fatto oggettivo, non di una minaccia».
La riunione parigina del resto non sembrava ammettere deroghe a un pieno e convinto sostegno a Siniora e alla coalizione anti-siriana che è rimasta al governo a Beirut dopo la fuoriuscita dei ministri di Nasrallah, che ora chiedono le dimissioni dell’esecutivo. Un po’ perché Washington (rappresentata dalla Rice che oggi sarà a Bruxelles per impegni Nato e avrà un faccia a faccia con D’Alema), ma anche Londra e Parigi non l’avrebbero permesso; un po’ perché tra i Paesi arabi a maggioranza sunnita sta prendendo piede un forte risentimento contro Teheran e Damasco, accusate di fomentare odio contro di loro tanto in Libano che in Palestina. In questo quadro non ha un compito facile proprio Amr Moussa, incaricato di cercare una mediazione nella questione libanese. Anche perché sul terreno - come ha ricordato sempre D’Alema - resta il macigno del tribunale internazionale votato dall’Onu per giudicare gli assassini dell’ex-premier di Beirut Rafik Hariri (di cui Siniora era il ministro delle Finanze), del che gli hezbollah non vogliono neppure sentir parlare. Visto che gli indizi paiono dover portare a loro e, più su, a Damasco.
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Altro risveglio di sangue per l'Iraq
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Ancora bombe nel cuore della capitale. Questa mattina un ordigno è esploso nel mercato degli animali di Ghazil uccidendo 15 persone. Un kamikaze a bordo di un'autobomba si fa saltare in aria a Karrada: 20 morti
Bagdad - Altro risveglio di sangue per l'Iraq. Con la stessa tecnica degli attentati ormai divenuti consueti negli ultimi mesi una bomba è stata nascosta in un popolare mercato degli animali che si tiene il venerdì mattina. L'ordigno ha ucciso 15 persone e ne ha ferite 33. È il secondo attentato terroristico al mercato di Ghazil in due mesi. Qui venerdì 1 dicembre un ordigno aveva ucciso tre persone. La bomba è esplosa verso le 11 locali, un'ora prima dell'entrata in vigore nella capitale del coprifuoco settimanale per i veicoli teso a proteggere lo svolgimento della preghiera del venerdì nelle moschee. Secondo testimoni, l'attentatore avrebbe introdotto l'ordigno nell'area del mercato mascherandolo in una scatola di cartone con i buchi, come quelle che si usano per trasportare gli uccelli. Pappagalli, canarini e altri uccelli esotici sono, insieme a gatti e cani, le principali attrazioni del mercato di Ghazil.
Altra esplosione È di 20 morti e almeno 20 feriti il bilancio provvisorio di un'esplosione avvenuta oggi in una zona centrale di Bagdad. Lo ha annunciato l'emittente satellitare al-Jazeera. Secondo una prima ricostruzione dei fatti un uomo si è fatto esplodere scagliandosi mentre era alla guida della sua automobile contro una camionetta della polizia nel quartiere di Karrada, nella capitale irachena. Per il momento non si conoscono altri dettagli.
Cadaveri Nelle ultime 24 ore in diversi quartieri di Baghdad sono stati recuperati complessivamente almeno quaranta cadaveri di persone giustiziate a sangue freddo. Tutti, secondo un portavoce della polizia irachena, erano di sesso maschile e di età compresa fra i 18 e i 50 anni. Ciascuna vittima, prima di essere finita con un colpo di grazia alla testa, era stata sottoposta a torture, di cui recava evidenti i segni. I corpi, appartenuti probabilmente a civili massacrati per rappresaglia reciproca da estremisti sciiti e sunniti, sono stati trasferiti all'obitorio cittadino per l'identificazione.
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Karzai agli Usa: "Niente insetticida sulle piante di oppio"
>>Da: andreavisconti
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Hamid Karzai ha detto no. Le piantagioni di oppio in Afghanistan non subiranno un trattamento con spray insetticida come richiesto dagli Usa per combattere la produzione e il contrabbando di droga. Dopo settimane di delicati negoziati ad alti livelli, il presidente afgano ha comunicato la sua decisione: al momento non si può, se necessario sarà fatto il prossimo anno. «Se la lotta al narcotraffico darà i suoi effetti, bene. Altrimenti il prossimo anno l'uso dello spray sarà una delle opzioni valutate», ha ammesso il portavoce del ministero per la lotta al Narcotraffico, Mohammad AzaM. La decisione, sottolinea l'edizione odierna del Times, rappresenta un duro colpo per gli americani. L'ambasciatore americano a Kabul, Ronald Neumann, ha esercitato forti pressioni negli ultimi mesi sul presidente Karzai per convincerlo a fare ricorso allo spray insetticida per colpire le piantagioni di oppio, da cui deriva la stragrande maggioranza dell'eroina messa in vendita in tutto il mondo.
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Crediti agricoli alle banche. L’Inps respinge la «sanatoria»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
L’istituto previdenziale boccia il provvedimento sui mancati contributi voluto dal ministro
Il consiglio d’amministrazione dell’Inps ha di fatto bloccato la cessione dei 6 miliardi di crediti agricoli alle banche. In apparenza la delibera approvata dà «parere favorevole agli aspetti economico-finanziari dell’operazione», ovvero ai 545 milioni (un decimo valore nominale) che Unicredit e Deutsche Bank dovrebbero pagare alla S.C.C.I. Spa, la società di cartolarizzazione, dove i crediti sono parcheggiati. Ma per «gli aspetti contributivo-previdenziali» - cioè per l’enorme squilibrio che si verificherebbe tra contributi incassati e le prestazioni (pensioni e sussidi vari) che l’Inps deve erogare - rimanda tutto ai ministeri vigilanti «per la soluzione delle problematiche di carattere normativo». Così non può essere firmato il contratto definitivo di cessione tra la S.C.C.I e le due banche.
Ci vorrà dunque una legge del Parlamento che superi i limiti normativi e che trovi le risorse finanziarie per coprire quello che è più di un condono. La proposta di cessione dei crediti infatti prevede uno sconto alle aziende agricole di quasi l’80 per cento sui contributi non pagati, e un incasso per le banche di almeno 1.300 milioni di euro.
La decisione del vertice Inps è una, parziale, sconfitta del ministro all’Agricoltura Paolo De Castro che aveva fatto fuoco e fiamme perché «l’operazione non si avvia subito». Già nei giorni scorsi era sembrato che vasti settori dei Ds avessero preso le distanze dopo che Il riformista ha definito il progetto «un condono mascherato» e il ministro De Castro un «sodale di Prodi».
Che cosa succede ora in pratica? Che dopo la sospensione di un anno scaduta a metà ottobre proseguono i pignoramenti nei confronti dei morosi. Provvedimenti che certamente colpiscono le aziende e il coltivatori diretti realmente in difficoltà. Ma che non hanno effetto sulle aziende fittizie e su quelle infiltrate dalla malavita organizzata (il 75% della morosità è concentrato in quattro regioni: Puglia, Calabria, Campania e Sicilia).
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L’ecomostro dell’ambientalista Vendola: palazzi sul mare come a Punta Perotti
>>Da: andreavisconti
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Due edifici sul litorale a Gallipoli «condonati» grazie a una delibera della giunta pugliese di centrosinistra
Per una Punta Perotti che viene abbattuta, in Puglia c’è già un altro ecomostro che sorge. Due palazzi sulla costa di Gallipoli. Costruiti grazie a una delibera della giunta ambientalista di Nichi Vendola.
La storia comincia nel 2003: su un’area grande come un campo di calcio, la società Maya Srl ottiene una concessione per costruire due edifici di quattro e cinque piani. Eppure il terreno ha destinazione agricola secondo il piano regolatore. Non solo: la legge Galasso (la stessa invocata per demolire i grattacieli di Punta Perotti sul lungomare di Bari) impedisce di costruire entro 300 metri dal mare.
Due ostacoli: uno urbanistico, l’altro paesaggistico. Ma la giunta comunale di centrodestra li scavalca entrambi. Quello urbanistico, sostenendo che i due edifici dovrebbero ospitare la nuova caserma dei carabinieri. La società edile vanta un precontratto con l’amministrazione della Difesa. Per legge, le «opere destinate alla difesa militare» sono sottratte ai piani regolatori. E per il Comune, la caserma non può che stare sul litorale.
Quanto al vincolo paesaggistico, il Comune deve faticare di più. La soprintendenza ai Beni architettonici e al paesaggio, infatti, si oppone al progetto: «I corpi edilizi per la consistente volumetria alterano i valori paesaggistici e ambientali (...) e coprono la visuale del mare. Sarebbe auspicabile che la nuova sede per i carabinieri sorgesse in un sito con caratteristiche ambientali meno rilevanti e più distante dal mare».
Ma se il soprintendente regionale ha detto no, sei mesi dopo (marzo 2003) un altro funzionario della soprintendenza dice sì. Dunque per il Comune si può costruire. In realtà, il vincolo paesaggistico non è del tutto superato. Se ne accorge la Regione Puglia, che nell’autunno 2003 (giunta Fitto, centrodestra) ordina al Comune di Gallipoli di fermare i lavori perché «l’intervento sembra ricadere nella fascia costiera dei 300 metri». Dove, senza una specifica deroga della stessa Regione, non si può posare mattone. Colto in contropiede, il Comune fa retromarcia. Ferma i lavori (aprile 2004) e ordina la demolizione degli edifici.
La società edile ricorre al Tar, chiedendo un provvedimento d’urgenza per riprendere i lavori. Non se ne parla, rispondono i giudici (maggio 2004), anche perché «non risulta che sia stato stipulato un contratto definitivo di locazione dell’immobile come sede dei carabinieri».
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Pensioni, i sindacati a Padoa-Schioppa: basta col terrorismo
>>Da: andreavisconti
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Il ministro censura i colleghi che promettono l’abolizione dello scalone. E Cgil, Cisl e Uil s’infuriano: aspettiamo ancora le cifre dell’impatto economico della riforma
C’è un «pressing terroristico», sul sindacato. Il ministro dell’Economia «spara cifre» ed è «venuto meno a un impegno che si era assunto». Tra i sindacati e Tommaso Padoa-Schioppa i rapporti sono sempre stati tesi. Ma l’ultima mossa del dicastero ha fatto andare su tutte le furie Cgil, Cisl e Uil. Sotto accusa, un lungo articolo di indiscrezioni pubblicato da Repubblica nel quale via XX settembre censura i ministri dalle promesse facili, in particolare quelli che parlano con disinvoltura di abolizione dello scalone previsto dalla riforma Maroni, mentre lo scatto dell’età pensionabile da 57 a 60 anni nel 2008 - avverte Padoa-Schioppa - può essere al massimo «perfezionato». L’arma che il ministro utilizzerà al tavolo con i sindacati è un dossier della Ragioneria generale dello Stato nel quale si stima che la rinuncia alla riforma previdenziale del governo Berlusconi costerà 164,1 miliardi di euro in 20 anni. A questa cifra vanno aggiunti 35 miliardi se non verranno aggiornati i coefficienti previsti dalla Dini. In tutto poco meno di 200 miliardi.
Argomentazioni e calcoli respinti dai sindacati. A partire dal segretario confederale della Cgil Morena Piccinini (è lei ad aver parlato di «pressing terroristico»), sorpresa perché un ministero del governo Prodi ha dato alla riforma Maroni un valore superiore rispetto a quello dichiarato dal centrodestra. Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti e il leader della Cisl Raffaele Bonanni prendono spunto da due episodi del passato recente, cioè la sovrastima del deficit 2006 e la sottostima delle entrate fiscali dello stesso anno, per smontare anche questa ultima previsione del ministero. Quelli che hanno parlato dei 200 miliardi in venti anni - ha osservato il primo - «sono gli stessi che pronosticavano che nel 2006 il nostro deficit avrebbe superato il 4,6 per cento del Pil». Se i conti «sono stati effettuati con gli stessi criteri con cui erano state previste le entrate fiscali nel 2006 e l’andamento della spesa pubblica, allora possiamo stare davvero tranquilli», ha aggiunto il segretario della Cisl secondo il quale «Padoa-Schioppa dovrebbe evitare che si faccia confusione e terrorismo psicologico».
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Due settimane di sciopero, benzinai in rivolta
>>Da: andreavisconti
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Due settimane di sciopero. È la risposta dei benzinai alle misure del governo in materia di distribuzione carburanti nell'ambito del pacchetto liberalizzazioni. "Sono stati decisi 14 giorni di chiusura", annunciano le tre associazioni di categoria dei gestori, Faib/Aisa-Confesercenti, Fegica-Cisl e Figisc/Anisa-Confcommercio.
I primi due giorni di sciopero scatteranno il 7 e l'8 febbraio prossimi. Le altre chiusure potrebbero scattare dal 25 febbraio al 3 marzo e dal 25 marzo al 3 aprile.
Cosa ha deciso il governo I carburanti potranno essere venduti anche nei centri commerciali. I nuovi distributori, autorizzati anche a vendere anche altri prodotti, non dovranno sottostare al vincolo delle distanze minime. Confermate dall'esecutivo, alcune misure palliative come l’obbligo di dare ampia informativa dei prezzi di vendita dei carburanti sulla rete autostradale e stradale (anche con la stipula di convenzioni con emittenti e operatori delle telecomunicazioni).
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Berlusconi ipotizza una successione di Gianfranco Fini alla guida della Cdl
>>Da: andreavisconti
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Il Cavaliere parla del futuro del centrodestra e "incorona" il presidente di An come suo possibile successore. Intanto rilancia l'idea di una federazione. E di Massimo D'Alema dice: "E' il personaggio più autorevole a sinistra". Poi parla di Prodi: "Il governo è un comitato d'affari, se cade esecutivo tecnico"
"Se andiamo a fare il partito delle libertà, Fini è il più prestigioso ed autorevole per guidarlo", ha detto il leader di Forza Italia nel corso della cena di gala organizzata a Roma per i Telegatti 2007. Il Cavaliere ha affrontato la questione del "Partito unico del fronte liberale", prendendo innanzitutto in esame l'idea di una federazione: "Sarebbe una prima e importante tappa, perché eviterebbe tentazioni ostruzioniste tra gli alleati, che sarebbero chiamati per statuto a rispettare le decisioni della maggioranza interna". Dare vita a "un fronte liberale" resta la strada da seguire per Berlusconi, "così come si sta facendo a sinistra col Partito democratico, nel quale non rientreranno i partiti con le posizioni più estreme".
"D'Alema il più autorevole" "Massimo D'Alema è certamente a sinistra il personaggio più autorevole", il Cavaliere non ha dubbi e conferma una sua opinione precisa su chi sia il vero leader della sinistra e a chi gli chiede se anche Valter Veltroni è autorevole quanto D'Alema, Berlusconi ha risposto: "Ma no, certo... io sono aperto a discutere con tutti i moderati".
Governo tecnico se cade Prodi "Il collante» della sinistra è il potere, ma secondo me hanno una gran voglia di liberarsi di Prodi. Penso che se ci fosse un incidente ci sarà modo di fare un governo tecnico".
Palazzo Chigi comitato d'affari "Hanno trasformato il governo in un comitato d'affari". Il Cavaliere ha attaccato duramente l'esecutivo: "Ogni ministro ha a disposizione due o tre miliardi di euro da spendere per le proprie clientele".
Riforma sistema tv "Mediaset è una televisione commerciale, che ha per destinatario l'intero pubblico. Mediaset non ha trasmissioni come quelle di Santoro o tipo Ballarò, la tv commerciale dev'essere in un certo modo perchè tutto il pubblico possa vederla. Ora però Mediaset è stata messa sotto pressione". Il Cavaliere ha quindi aggiunto che "ridurre con un intervento dirigista significa togliere a Mediaset un posto nel mercato, perchè gli investitori vengono colpiti da un provvedimento in odio a un imprenditore". Ma, secondo il leader della Cdl, "non troveranno 157 complici in Senato...".
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Fini "Cdl, la federazione va fatta prima delle amministrative"
>>Da: andreavisconti
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Gianfranco Fini rientra a Via della Scrofa dopo due ore di colloquio con Silvio Berlusconi sorridente e rilassato. Un incontro, quello con il presidente azzurro, fissato per fare il punto sul progetto della federazione del centrodestra. Ma anche per disinnescare la mina del referendum e procedere a riscrivere la legge elettorale. Una rinuncia, quella alla via referendaria, accolta da Fini senza troppi rimpianti.
Presidente Fini, è soddisfatto del faccia a faccia con Berlusconi?
«L’incontro è stato più che positivo. L’obiettivo primario è far cadere il governo: un dovere verso i nostri elettori ma anche un primario interesse nazionale. Per questo abbiamo stabilito di fare una dura, seria e intransigente opposizione».
C’è, però, il nodo dell’Afghanistan.
«L’opposizione deve essere anche intelligente. Ovvero su questioni che riguardano direttamente il prestigio internazionale dell’Italia, ha il dovere di votare per il rifinanziamento, a meno che Prodi non metta la fiducia. Naturalmente se i nostri voti fossero indispensabili Prodi dovrebbe trarne le conseguenze perchè una maggioranza che non è tale sulla politica estera ha il dovere di andare a casa».
Con Berlusconi avete parlato delle amministrative?
«Abbiamo stabilito che dovranno essere individuati i candidati più credibili, anche con personalità della società civile, senza egoismi».
Sulla legge elettorale avete trovato una posizione comune?
«Innanzitutto Chiti dovrebbe farci sapere qual è la piattaforma da cui partire e se parla a titolo personale o a nome della sua coalizione».
Ma è vero che lei punta a trasferire a livello nazionale il sistema delle Regionali?
«L’importante è che il presidente del Consiglio venga legittimato dal voto come accade oggi per il governatore che esce dalle urne, non dal Consiglio regionale. Io vorrei che il premier fosse eletto ma questo implica una modifica della Costituzione. E poi serve una logica di coalizione che si può tradurre nel listino e nel dovere di dichiarare prima le alleanze come antidoto al trasformismo; un premio di maggioranza e una soglia di sbarramento».
Le dispiace che sia stata sostanzialmente accantonata l’ipotesi del referendum?
«Il referendum non è né una sciagura né la panacea di tutti i mali, perché i referendum intervengono con l’accetta. Se determina nel Parlamento una reale volontà di migliorare la legge elettorale e indurre un comportamento virtuoso questo è solo un bene».
Passiamo alla federazione. Chi crede che entrerà alla fine in questa nuova casa?
«Federazione viene da foedus, patto. Quindi tutto coloro che si riconoscono in principi comuni. Ciò che ci unisce è molto più di ciò che ci divide. Bisognerà stabilire le quote di sovranità e le materie che appartengono ai partiti e quelle che appartengono alla federazione. Non mi sfugge che l’Udc ha detto: “Fatela, a noi non interessa”. Ma proprio perché ha detto fatela abbiamo il dovere di farla e poi presentarla alla loro attenzione. E poi io credo dovrà esserci la presenza di liste civiche territoriali».
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Csm, stop alla Bossi-Fini
>>Da: andreavisconti
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Il “parlamentino” dei magistrati ha avallato il disegno di legge del Governo Prodi: no al giudizio direttissimo per gli scafisti e prolungamento fino a due anni delle indagini preliminari per chi favorisce l’immigrazione clandestina
Giovedì 12 ottobre non era stato un bel giorno per la Bossi-Fini: allora il Consiglio dei ministri approvò il disegno di legge che demoliva la normativa varata dal Governo della Cdl. La spallata definitiva è arrivata ieri dal Csm: il Consiglio superiore della magistratura (presieduto da Giorgio Napolitano) ha preso a picconate la legge del 2002. Via libera, dunque, alla scelta del Governo Prodi di sopprimere il giudizio direttissimo contro gli scafisti, via libera alla decisione di portare a due anni la durata delle indagini preliminari per chi favorisce l’immigrazione clandestina e, infine, sospensione di giudizio sull’inasprimento delle pene per gli scafisti da 5 a 15 anni.
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Trent’anni con una garza nella pancia «Reati prescritti»: nessun risarcimento
>>Da: andreavisconti
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Quasi trent’anni con una garza dell’addome. Il giudice dice no al risarcimento. Persa la causa civile. Il motivo? Reati prescritti. Protagonista dell’odissea, incredibile ma vera, è Piero Monfredini, 66enne di Codogno.
Il calvario inizia nel lontano 1972 all’ospedale di Codogno. Un incidente stradale, l’autoambulanza sul posto e l’uomo viene ricoverato nel nosocomio d’urgenza. La Tac evidenzia la frattura traumatica del fegato e altre lacerazioni importanti. Un’operazione poi le dimissioni e Monfredini torna a casa. Ma i dolori all’addome iniziano quasi subito. Sono fitte atroci. Visite su visite ma nessuno pensa che possa trattarsi di qualcosa dimenticato nella pancia durante l’intervento chirurgico. Fino a quando non viene eseguito un esame specifico richiesto dallo stesso paziente dopo aver visto un caso analogo in tv. Piero viene salvato in extremis nella primavera del 1999, quando i raggi x rivelano la tragica verità: i suoi organi interni hanno dovuto convivere per anni con quel corpo estraneo che aveva provocato anche infiammazione diffusa.
Ma secondo la sentenza pronunciata dal giudice Paola Artusi del tribunale civile di Lodi non riceverà neppure un euro di indennizzo. Perché tutti i reati imputabili sono prescritti. Il giudice, tra l’altro, ha considerato anche la tesi della difesa che ha sostenuto che dopo il 1972 Monfredini avrebbe subito altri interventi chirurgici che potrebbero aver alterato il suo stato di salute. Da incubo anche la ricostruzione dei fatti che l’uomo ha dovuto portare in aula insieme ai suoi avvocati, con tanto di equipe medica al gran completo che lo operò e la Asl 54, che allora gestiva l’ospedale di Codogno. Oltre a perizie su perizie. Ma tanto sforzo non è servito a nulla.
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Fratellini scomparsi: nuove ricerche
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Negli ultimi giorni si sono intensificate le ricerche di Ciccio e Tore, i due fratellini di Gravina di Puglia, scomparsi dal 5 giugno scorso e per la cui scomparsa è indagato il padre, Filippo Pappalardi. L’impressione, ma da parte degli investigatori si mantiene il piu' stretto riserbo, è che siano state acquisite indicazioni utili alle indagini per risolvere quello che ormai è il mistero della scomparsa dei due ragazzini. Anche Ieri, nonostante le rigide condizioni climatiche, Polizia e Corpo Forestale hanno proseguito le ricerche in vaste aree alla periferia di Gravina e casolari abbandonati, con l’ausilio di unità cinofile e l’impiego di attrezzature scientifiche.
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Gli assassini di Erba si rivedono in carcere
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Dopo due settimane di isolamento i coniugi Romano, Olindo e Angela Rosa Bazzi, rei confessi della strage di Erba hanno ottenuto dalla procura di Como l’autorizzazione ad incontrarsi. Un faccia a faccia nella sala colloqui del carcere comasco del Bassone che sia Olindo che Rosa chiedevano fin dai primi giorni di carcere.
Dalla prossima settimana il netturbino di Erba e sua moglie riceveranno in cella anche la visita di uno psichiatra, un professionista chiamato come consulente della difesa il cui compito sarà tracciare un quadro psicologico dei coniugi per valutare la presenza o meno di patologie e, in particolare, un'eventuale incapacità di intendere e volere. In base alla relazione, attesa tra non meno di un mese, la difesa potrebbe chiedere al giudice una perizia.
Intanto, Carlo Castagna in un’intervista ha raccontato come è stato scelto l’annuncio funebre per sua moglie, Paola Galli, uccisa l’11 dicembre con la figlia Raffaella, il nipotino Youssef e la vicina di casa Valeria Frigerio. «Recitavamo le Lodi tutti i giorni - racconta Castagna - ed avevamo l’abitudine di tracciare a lato dei segni quando il passo ci colpiva particolarmente. La mattina del 4 dicembre vedo che Paola sottolinea un passo di un salmo. Non gli diedi importanza. Una delle sere dopo il “fatto” volli recitare Compieta, ma con il libro di Paola. Vado all’indice e vedo che c’è scritto: “Pag. 1420, alla mia morte sulle immaginette e sugli annunci”. Si trattava del salmo 83 delle Lodi del 4 dicembre, quello che avevo notato che sottolineava: “Beato chi abita la tua casa, sempre canta le tue lodi! Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio”. Ho pianto». Nell’intervista Castagna dice che «sicuramente vi è stata una presenza satanica» al momento della tragedia di quell’11 dicembre, e che mai e poi mai avrebbe pensato che i «signori Romano» avrebbero potuto arrivare ad un gesto simile. In quella notte, Castagna, mentre vagava nel cortile di via Diaz, si è trovato di fronte proprio il «signor Olindo» l’uomo che è stato arrestato con la moglie Rosa per la strage: «Incrociai i miei occhi con quelli del signor Olindo Romano, sembravano volessero condividere il mio dolore». Castagna si è anche detto disponibile ad incontrare gli assassini in carcere «Purché da loro arrivi un pentimento sincero per quello che hanno compiuto».
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Esce con l’indulto e schiavizza due sorelle
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Le vittime venivano violentate, picchiate e tenute segregate in un cascinale abbandonato
Aveva ridotto in schiavitù due sorelle romene di 17 e 23 anni, il 38enne marocchino fermato poche ore fa dai carabinieri di Fara Gera D’Adda, in provincia di Bergamo. Mohammed Ben Rachid, uscito ad agosto dal carcere grazie all’indulto, è stato arrestato con l’accusa di sfruttamento, istigazione alla prostituzione e violenza sessuale. Le giovani erano costrette ogni giorno a seguire il loro aguzzino, pregiudicato e clandestino nel nostro Paese, specialmente quando lui si recava nelle case dei suoi “clienti” bergamaschi, persone alle quali vendeva frequentemente cocaina. La loro giornata però non finiva qui. Le ragazze infatti venivano poi trasportate con la forza in un cascinale abbandonato vicino alla stazione ferroviaria di Bergamo: è in quelle ore che venivano ripetutamente violentate e picchiate dal loro aguzzino. Una dura vita quella delle vittime, che si è perpetrata per diversi mesi fino a quando non hanno avuto finalmente il coraggio di ribellarsi. A far scattare le indagini, lo scorso novembre, proprio le romene che, grazie all’aiuto di un cliente italiano con il quale erano riuscite a confidarsi, erano fuggite dal cascinale e avevano denunciato le sevizie subite. Da quel momento sono state affidate ad una comunità specializzata, in attesa degli sviluppi delle indagini. Dopo due mesi di lavoro, ricerche e pedinamenti del soggetto in questione, i militari di Fara Gera d’Adda hanno arrestato, mercoledì sera, lo sfruttatore, colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Bergamo.
Secondo i racconti delle vittime, il marocchino non si limitava a farle prostituire, ma infliggeva loro violenze carnali e pestaggi. L’arrestato dovrà tra l’altro rispondere anche di sequestro di persona, spaccio di sostanze stupefacenti, che forniva a clienti abituali, ma anche alle due sorelle, nonchè di rapina. È stato accertato, infatti, un colpo che avrebbe messo a segno ai danni di una signora nei pressi di Canonica d’Adda, solo un mese e mezzo fa.
In quel frangente, il marocchino aveva atteso la sua vittima ad uno sportello bancomat: la donna, dopo aver ritirato il denaro dalla banca, era stata bloccata dall’uomo, minacciata con un coltello e costretta a consegnargli l’intera somma. E non solo. Il marocchino, secondo gli inquirenti, non si sarebbe limitato ad una sola rapina. Si sarebbe infatti dato da fare dopo la sua uscita dal carcere. Nessuna certezza fino ad ora, ma molti colpi tra le province di Lecco, Como e Milano degli ultimi mesi porterebbero la sua firma.
Sicuramente un mese fa si era reso responsabile di un furto di una vettura a Pontirolo Nuovo, in provincia di Bergamo, paese in cui è stato arrestato poche ore fa mentre si apprestava ad incontrarsi con un cliente per i soliti “traffici illeciti”. Le indagini non sono ancora finite: proseguono ora i controlli delle forze dell’ordine per accertare che non ci siano altre vittime del marocchino, nuovamente dietro le sbarre. È assai probabile, infatti, che il “giro” delle sorelle romene, finalmente libere, sia molto più ampio e che l’uomo abbia costretto altre giovani alla stessa “vita”, se così si può chiamare.
Linda Landman
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Metti una sera a cena CDB e Veltroni per far saltare il congresso ds (e Prodi)
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Fassino non ci casca
La settimana scorsa, pochi giorni prima della direzione dei Ds di giovedì 18 – quella in cui si sarebbero definite data e regole del prossimo congresso – nella capitale corre voce che si sia svolta una cena per quattro persone: l’editore di Repubblica Carlo De Benedetti, il sindaco di Roma Walter Veltroni, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani e il leader della sinistra diessina Fabio Mussi. All’ordine del giorno, l’eventualità di un rinvio del congresso dei Ds. Mercoledì 17, il Riformista apre la prima pagina con il titolo: “Ds in panne, Veltroni chiede il rinvio del congresso”. Nell’articolo – subito seccamente smentito dal Campidoglio – si afferma: “Walter Veltroni è ‘molto preoccupato’ per la piega che sta prendendo la crisi politica in casa diessina… La posizione del sindaco di Roma potrebbe dunque saldarsi con quella della sinistra ds, che il Pd proprio non lo vuole. Già oggi, alla vigilia della direzione in programma domani, dall’ex correntone dovrebbe arrivare la richiesta di spostare le assise a tempi migliori, magari all’autunno prossimo”. Come è noto, la richiesta di rinviare il congresso, da parte della minoranza, sarebbe poi arrivata in forma leggermente diversa: celebrare subito i congressi locali, a partire dalle sezioni – dove si decidono le percentuali – rinviando però le assise nazionali a giugno, cioè a dopo le elezioni amministrative. Dinanzi al secco rifiuto della segreteria ds, mercoledì l’ex correntone diserta la commissione per il congresso, che avrebbe dovuto cercare un accordo. Su tutti i giornali, pertanto, la direzione di giovedì è annunciata come il momento della resa dei conti. Un’impressione confermata, quella stessa mattina, dall’intervista del veltroniano Goffredo Bettini al Corriere della Sera: “Serve un volto nuovo per guidare il Partito democratico. No a Prodi, D’Alema e Amato”. Alla domanda: “La sinistra ds chiede il rinvio del congresso e il Riformista ha attribuito a Walter Veltroni la richiesta, poi smentita dal sindaco, di far slittare le assise”, Bettini risponde: “Potrebbe sembrare un segnale di ritirata, una decisione presa per paura. Piuttosto preferirei farlo, ma farlo bene. E tuttavia, rinviarlo non sarebbe la tragedia del secolo”.
Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends
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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
http://groups.msn.com/Clubazzurrolaclessidrafriends/messageboard
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FAENZA 7 FEBBRAIO 2007
>>Da: azzurralibertà
Messaggio 1 della discussione
LE PROPOSTE DI FORZA ITALIA PER LA VIABILITA' IN PROVINCIA DI RAVENNA
MERCOLEDI’ 7 FEBBRAIO ALLE ORE 20,30 PRESSO LA “SALA DELLE ASSOCIAZIONI”
VIA LADERCHI n.3/A FAENZA
INCONTRO SUL TEMA
“Le Proposte di Forza Italia per la Viabilità in Provincia di Ravenna”
Introduce: VINCENZO GALASSINI
Conclude: RODOLFO RIDOLFI
Presiede: GIANGUIDO BAZZONI
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BRISIGHELLA 11 FEBBRAIO 2007
>>Da: azzurralibertà
Messaggio 1 della discussione
Tradizionale Festa azzurra a Brisighella
Domenica 11 Febbraio 2007 ore 12,30 presso il Ristorante da Mario “E MANICOMI”
INTERVENGONO: il coordinatore comunale Franco Conti, il provinciale Guido Bazzoni, i consiglieri comunali Vincenzo Galassini e Claudio Albonetti.
Conclude: Rodolfo Ridolfi
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MILANO 16 FEBBRAIO 2007
>>Da: azzurralibertà
Messaggio 1 della discussione
PRESENTAZIONE DEL LIBRO “I PACS DELLA DISCORDIA” CON DELLA VEDOVA, PALMIERI, GELMINI E CASERO
Presentazione del libro “I PACS della discordia” di U. Folena, editrice Ancora, 2006
Venerdì 16 febbraio ore 21.00
Sala “Giovanni Marra” sede Forza Italia
Viale Monza 137 - Milano
Partecipano:
Benedetto DELLA VEDOVA
Deputato FI, Presidente Riformatori Liberali
Antonio PALMIERI
Deputato, responsabile comunicazione elettorale e internet FI
Umberto FOLENA
Giornalista, autore del libro
Saluto introduttivo:
Maria Stella GELMINI
Deputato FI, Coordinatrice regionale della Lombardia
LuigiCASERO
Deputato FI, Commissario città di Milano
Coordina i lavori:
Fabio LUONI
Dipartimento famiglia città di Milano
La serata è organizzata da: Consulta Cattolica Lombarda - Coordinamento regionale FI - Coordinamento città di Milano - Forza Italia Giovani città di Milano Club Forza Italia Paolo Maria Ricci
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L'imam: «Giusto picchiare le donne»
>>Da: azzurralibertà
Messaggio 1 della discussione
Verona, dopo la predica Amal massacrata dal marito. Lo ha denunciato: ora vive barricata in casa con i figli
ROMA — «Sentito che ci ha detto l'imam? Che dobbiamo picchiare la moglie! Perché le donne sono stupide, sono come le pecore che devono essere governate da un pastore. Voi uomini avete ragione di picchiarle, perché è l'Islam che lo dice. Il Corano lo ordina». Era il 26 agosto 2005, al termine della preghiera del tramonto, il predicatore d'odio islamico Wagdy Ghoneim parlò con i fedeli raccolti nella moschea di Verona in via Biondani, uno stabile dell'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia). Leader dei Fratelli Musulmani, incarcerato in Egitto, espulso dagli Stati Uniti e dal Canada per apologia di terrorismo, Ghoneim riuscì ad ottenere un visto d'ingresso in Italia, su invito dell' Ucoii, tenendo quattro incontri a Bologna, Verona, Padova e Sesto San Giovanni.
Tra gli intervenuti ad ascoltarlo nel capoluogo scaligero c'era il marocchino Moustapha Ben Har, 46 anni, un uomo violento, che aveva costretto la moglie a suon di botte ad abortire due volte e l'aveva spedita tre volte al pronto soccorso con la faccia rotta; che era stato denunciato per l'accoltellamento di un connazionale che risiede nello stesso stabile; che infine si è ritrovato disoccupato per i continui litigi sul posto di lavoro. Una volta rientrato a casa, Moustapha, forte di una legittimazione islamica al comportamento brutale, rivolse minacce pesanti ad Amal El Bourfai, 33 anni, conosciuta e sposata a Casablanca: «L'imam ci ha detto che le donne sono senza anima. Sono create solo per fare bambini, sbrigare le faccende domestiche e soddisfare i piaceri del marito. Le mogli non possono alzare la voce. Chi comanda è solo il marito. Se la moglie sbaglia, è normale punirla. Questo è l'insegnamento del profeta ».
Quella sera Amal ebbe veramente paura. Strinse a sé i due figlioletti, Aiman, oggi di 4 anni, ed Elias, che a maggio ne compierà 3. Ripensò ai primi giorni di matrimonio, quando Moustapha si rivolgeva a lei con dolcezza. E come all'improvviso, due mesi dopo il suo arrivo in Italia nel 2000, lui cominciò a picchiarla perché lei non era ancora rimasta incinta: «Sei come una terra secca, non dai il frutto!». Amal si sentiva in colpa e sopportava le botte. Fino a quando dalle analisi non emerse che il problema era del marito. Lui si sottopose a una terapia ormonale che ebbe successo. Ma in realtà lui non amava i figli. Per ben due volte la sua furia criminale costrinse la moglie ad abortire per le percosse al ventre. Anche dopo la nascita di Aiman, lui l'aggredì stendendola a terra e saltandole sul ventre. Era incinta di quattro mesi, sanguinava, andò in ospedale e riuscì a portare avanti la gravidanza fino alla nascita di Elias. Poi Amal è stata costretta ad abortire per la terza volta in ospedale, perché lui non voleva più figli: «Non ho i soldi per mantenerli».
Di fatto è solo lei a lavorare, come operaia in un'azienda ortofrutticola, con un compenso tra i 600 e i 700 euro. Ben poco per quattro persone. E, come se non bastasse, regolarmente lui le sequestrava i soldi per andare con prostitute. Si è ripetuto lo scorso 19 gennaio, il giorno dopo aver ritirato la busta paga. Quando lei si è ribellata, lui l'ha riempita di botte, le ha spaccato due denti e fatto l'occhio nero, costringendola a tornare al pronto soccorso. Perfino quando decideva di fare l'amore con lei, prima la picchiava per costringerla a segui
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Stroncano Exodus ma è Israele il vero bersaglio
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
«Non l'ho letto, ma non mi piace», è la famosa battuta di un aprioristico stroncatore di libri. Avrebbe potuto brillantemente usarla anche Miriam Mafai, piuttosto che stroncare - con un lungo articolo su Repubblica - un film televisivo che non aveva neanche visto, per sua stessa ammissione. La miniserie, che andrà in onda domani e lunedì sera su Raiuno, si intitola Exodus - Il sogno di Ada. Diretto da Gianluigi Calderone e interpretato da Monica Guerritore, lo sceneggiato si ispira a I clandestini del mare - L'emigrazione ebraica in terra d'Israele 1948-1958, il libro autobiografico di Ada Sereni appena ristampato da Mursia sperando nel successo del film.
Ada, nata Ascarelli, aristocratica romana, sposò nel 1927 Enzo Sereni, un intellettuale figlio del medico della Real Casa, socialista-sionista. Si trasferirono insieme in Palestina per fondare il primo kibbutz, Chivat Brenner, vicino a Tel Aviv, dove arabi e ebrei convivevano in pace. Nel maggio del '44, Enzo si fa paracadutare dagli inglesi vicino a Firenze, dopo avere preso contatti con la Resistenza, ma un colpo di vento lo porta nelle linee nemiche e viene catturato. Per un anno Ada non ha più sue notizie, poi lascia i tre figli in Palestina e parte verso Roma. Non ritrovò mai il marito, morto in un campo di concentramento nazista, ma entrò in contatto con l'organizzazione clandestina Alyàh Bet (Seconda immigrazione), della quale diventò il punto di riferimento e l'animatrice instancabile: dal giugno '45 al maggio '48 Alyàh Bet trasferì in Palestina, all'epoca protettorato britannico chiuso all'immigrazione, 25.000 ebrei sopravvissuti all'Olocausto, dando un contributo fondamentale alla formazione del nuovo Stato d'Israele. Quando, nel '46, le bloccarono una nave al molo di La Spezia, Ada Sereni riuscì a farsi ricevere da De Gasperi, e gli chiese di chiudere un occhio: «Perché no? Quando dormo ne chiudo due», rispose lo statista democristiano. In seguito arrivavano giornalisti di tutto il mondo per intervistarla, e a uno che gli chiedeva se si sentisse un'eroina rispose: «Il nostro tempo non ha bisogno di eroi ma di uomini giusti. Io cerco di essere una donna giusta».
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Se il nemico è il ceto medio
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
È benemerita la denuncia - che il Giornale ha subito e compiutamente fatto - del carattere improvvisato delle riformucce liberalizzatrici del governo Prodi e della funzione che hanno di mascheramento della politica reale dell'esecutivo: dirigistica, ipertassaiola e asservita a centri di potere conservatore a partire dalla Cgil. È utile, inoltre, nell'analizzare l'iniziativa prodista, metterne in luce il carattere disperato, da ultima mossa di un gabinetto diviso su questioni di (fondo (dai pacs all'Afghanistan, dalle pensioni alla flessibilità del mercato del lavoro). Il come è stata preparata l'iniziativa ne indica gli obiettivi appunto disperati. «Inventati qualcosa», ha detto Romano Prodi al suo ministro Pierluigi Bersani. Peraltro proprio la disperazione governativa può paradossalmente aprire anche qualche finestra di modernizzazione che non va trascurata.
Ma oltre all'effetto son et lumière, non va sottovalutato come nella mossa prodiana non manchi quel tratto torbido che segna molte delle scelte dell'ex presidente dell'Iri, uomo dai solidi rancori, esperto negli intrighi di potere. Anche questa volta è presente la volontà di indicare l'ennesimo «nemico», confidando nella speranza sciagurata che settori di ceto medio si oppongano frontalmente, isolandosi e permettendo così a Palazzo Chigi di fare la figura dei progressisti senza in alcun modo toccare i veri nodi della modernizzazione italiana. Certo, vi è evidente qualcosa di odioso nel come si trattano i ceti medi interessati dai provvedimenti. Mentre sono mesi che i sindacati sono coccolati, consultati, rifocillati. Mentre i sindacati scrivono a «quattro mani» la Finanziaria. Benzinai, edicolanti e così via sono trattati come sudditi che non meritano alcuna consultazione.
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Bocca, il razzismo del bollito
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Baluba, fora dai ball. Tornatevene a casa vostra. Mi avete rovinato il bollito. Finalmente un editoriale come si deve di Giorgio Bocca: dimenticati per un attimo le montagne partigiane e l'antiberlusconismo ad alta gradazione, il giornalista cuvée centra l'argomento da par suo: non se ne può più di tutti questi extracomunitari. Hanno rovinato il nostro Paese. Questa volta bisogna dirlo. Perché si può anche sopportare il fatto che rubino o che spaccino o che mandino le donne a battere sui viali. Si può accettare che reclutino kamikaze in viale Jenner, si può chiudere un occhio se ci accoltellano all'angolo della strada o se stuprano le nostre ragazze. Ma c'è una cosa che proprio non si può tollerare: non sanno cuocere la carne. Ci hanno guastato il bollito.
Non stiamo scherzando, è un problema serio. Merita un editoriale sull'Espresso, merita l'attenzione di Giorgio Bocca. Perché l'integrazione va bene, l'accoglienza, il dialogo, il reciproco rispetto, il multiculturalismo, la convivenza e la tolleranza sono virtù indiscutibili. Che, però, sia chiaro, si fermano a un passo dal cotechino con salsa verde. Due metri prima dello zampino con la peverada. Perché, diciamocelo, questi immigrati non imparano la lingua, ma soprattutto non imparano la testina, la lonza e la rollata. Ma ci pensate? Se parli loro di coda pensano alla questura e non alla vaccinara; se dici guanciale ti portano un cuscino. E soprattutto non rispettano le regole della mostarda e dei funghi trifolati. Infrangono la legge. Dello Stato? Sì, ma soprattutto della lepre al civet.
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Lo sviluppo con l’estetista
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Dopo i cortei dei sottosegretari contro il governo in occasione della Finanziaria e quello di Di Pietro contro la sua maggioranza che votava l’indulto, ieri si è aggiunta un’altra perla alla collana delle anomalie di questa stramba stagione politica. Sul decreto di rifinanziamento delle nostre missioni militari, e in particolare su quella in Afghanistan, ben tre ministri non hanno partecipato al voto. Per la prima volta nella storia della Repubblica sul delicato e vitale fronte della politica estera il governo si è diviso. Prima sulla base americana di Vicenza, oggi sul rifinanziamento delle missioni militari. Ciò che è accaduto ieri non accadde neanche nei difficili governi cui partecipavano insieme De Gasperi e Togliatti. E passiamo alle «lenzuolate» di Bersani, che confonde le giuste semplificazioni burocratiche con le liberalizzazioni. Ma davvero il ministro dello Sviluppo pensa che la nostra economia crescerà se barbieri, estetiste, agenti immobiliari, parrucchieri, facchini, edicolanti saranno liberi di decidere quanti giorni dovranno lavorare o se tutti potranno fare gli stessi mestieri? Pensarlo è davvero ridicolo, anche se le semplificazioni della vita di ciascuno sono sempre bene accette. Ma c’è di più. Nella filosofia di Bersani la centralità la occupa la grande distribuzione, di cui le cooperative sono larga parte, dimenticando con ciò che le vere liberalizzazioni esistono se tutti possono vendere tutto. Se la grande distribuzione può vendere farmaci e benzina, tanto per fare un esempio, anche farmacisti e benzinai dovranno poter vendere di tutto e di più. E se la prima ha grande forza finanziaria, ai secondi bisognerebbe garantire un migliore accesso al credito e favorire, con agevolazioni fiscali, la fusione delle rispettive imprese commerciali se vogliamo avere un quadro microeconomico davvero concorrenziale. Diversamente, tra qualche anno avremo i signori della grande distribuzione che, più forti che mai, condizioneranno la vita e la morte delle imprese produttive, senza che i consumatori abbiano la più piccola alternativa, se non in quei territori nei quali la stessa grande distribuzione deciderà di non andare.
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Così la Consulta nega la Costituzione
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
È bene, anzitutto, che si sappia che la legge, che porta immeritatamente il mio nome, posto che è stata il frutto di un laborioso dibattito parlamentare, non riguarda, anzi non riguardava soltanto il pubblico ministero: prevedeva, infatti, che le sentenze di assoluzione non potessero essere appellate tanto dall'accusa che dalla difesa, anche in situazioni in cui l’accusato avrebbe potuto sperare in soluzioni a lui più favorevoli: per esempio, quando fosse stata dichiarata la prescrizione e ci fossero gli elementi per tentare l'assoluzione piena. L’obiettivo, infatti, era proprio quello di porre uno sbarramento quando un giudice avesse già valutato gli elementi di prova, nella pienezza del contraddittorio, cosicché risultava superfluo un secondo giudizio, per di più del tutto cartaceo. Tornerò su quest’ultimo aspetto, che è fondamentale per comprendere le ragioni per cui la Corte, più che attuare la Costituzione, con la Costituzione è andata in rotta di collisione: mi preme, per ora, far notare che si è voluto eliminare un grado di giudizio perché questo non appariva assolutamente necessario essendoci stato chi già aveva potuto valutare tutti gli elementi sia favorevoli che contrari all’imputato. Come altre volte ha detto la stessa Corte Costituzionale, se un grado di giudizio non è necessario, deve prevalere il principio della ragionevole durata del processo.
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Fassino in crisi chiede aiuto anche a Cofferati
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Piero Fassino arriva stanco, a tratti, mentre aspetta di parlare, sembra quasi affranto. La mano sulla fronte, qualche sbadiglio di troppo che scappa non trattenuto.
Ma quando poi prende la parola, nella sala Candilejas, una delle case del popolo più grandi di Bologna, stipata fino all’inverosimile di militanti, bene, quando lo fa, gli scappa fuori quasi un sorriso: «Io e Sergio Cofferati ci conosciamo da trent’anni, spesso siamo stati in accordo, a volte no; stasera potrei non intervenire nemmeno perché sono perfettamente d’accordo con lui».
Non è un colpo di scena, ma anzi una convergenza necessaria e quasi programmata. L’incontro di ieri era più che mai necessario nella campagna che il segretario dei Ds sta facendo in giro per l’Italia alla ricerca di un consenso alla sua svolta che porta al Partito democratico. In fondo i numeri sono molto chiari: perché l’operazione riesca, Fassino deve superare la fatidica soglia del 70 per cento e combattere contro due mozioni, quella di Fabio Mussi da sinistra e quella di Mauro Zani e Gavino Angius «da destra». Così, l’Emilia Romagna diventa strategica: il grande serbatoio degli iscritti, il forziere dei soldi, la riserva organizzativa del partito. E in un momento in cui buona parte del corpo dei militanti, anche nelle regioni rosse, continua a essere attraversato da dubbi e da perplessità, la necessità di trovare una convergenza con il sindaco di Bologna è diventata ineludibile.
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Va a ruba nei negozi turchi il berretto del killer di Dink
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Così gli estremisti approvano il brutale assassinio del giornalista che denunciava il genocidio degli armeni
Va a ruba. I negozi e le bancarelle sull'Istiklal Caddesi, uno dei principali viali commerciali di Istanbul, sono rimasti per primi senza parole.
Non è l'ultima moda lanciata da un calciatore del Galatasaray o del Fenerbahce. A Istanbul adesso i giovani prendono come modello un assassino. Il cappellino in lana a coste bianco, indossato dal killer di Hrant Dink, è diventato un oggetto di culto. Un segnale inquietante, segnalato da un articolo pubblicato dal quotidiano Milliyet.
Le vendite del berretto uguale a quello di Ogün Samast, che ha freddato Dink nel centro di Istanbul poco più di una settimana fa, sono quadruplicate da sabato scorso, quando il Dipartimento di sicurezza diffuse le immagini dell'assassino, che era stato ripreso davanti al luogo del delitto grazie alla telecamera di una banca. Secondo quanto raccolto dai giornalisti di Milliyet, i clienti sono giovanissimi. Entrano nei negozi e chiedono senza remore un berretto come quello dell'assassino di Hrant Dink. Se qualcuno gli domanda: «Chi è l'assassino di Hrant Dink?» rispondono «la moltitudine».
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Anche l’ex segretario di Wojtyla nel mirino della stampa polacca
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Monsignor Dziwisz nega di aver nascosto al Papa denunce di abusi sessuali
Dopo monsignor Wielgus, costretto a rinunciare all’arcivescovado di Varsavia in seguito alle rivelazioni sul suo passato di informatore dei servizi segreti comunisti del suo Paese, un’altra figura di primissimo piano della Chiesa polacca finisce nel mirino della stampa con accuse molto pesanti. Questa volta si tratta nientemeno che del cardinale Stanislaw Dziwisz, per quarant’anni segretario personale di Karol Wojtyla (quasi ventisette dei quali in Vaticano) e oggi arcivescovo di Cracovia.
Un giornale locale della città di Poznàn, il Glos Wielkopolski, sostiene che in passato Dziwisz avrebbe ignorato i segnali che gli giungevano, mentre era segretario del Papa, a proposito di casi di molestie sessuali attribuite all’allora arcivescovo di Poznàn, monsignor Juliusz Paetz, e al sacerdote messicano Marcial Maciel. Dziwisz, secondo il giornale polacco che ha fama di scandalismo, avrebbe cercato con il suo silenzio (l’articolo s’intitola proprio «Il silenzio del cardinale Dziwisz») di «nascondere gli scandali».
Il quotidiano afferma che nel 2000 il segretario di Giovanni Paolo II non avrebbe informato il Papa della lettera che aveva ricevuto a proposito della condotta di monsignor Paetz, criticato per i suoi rapporti con alcuni chierici del seminario. L’arcivescovo di Poznàn fu comunque allontanato dalla sua carica due anni più tardi, in seguito ad alcuni articoli pubblicati dall’importante quotidiano Reczpospolita. Analogamente, sostiene sempre Glos Wielkopolski, nel 2002 Dziwisz avrebbe «insabbiato» una lettera scrittagli dal sacerdote messicano Antonio Ornelas, membro del locale tribunale ecclesiastico, che denunciava le molestie sessuali sui seminaristi del fondatore dei Legionari di Cristo padre Marcial Maciel: anche costui fu allontanato dal suo posto solo nel 2005, per iniziativa di papa Ratzinger, nel frattempo succeduto a Wojtyla.
Il portavoce del cardinale Dziwisz ha reagito definendo l’articolo di Glos Wielkopolski «una grande bugia». «Non c’è alcuna testimonianza - ha detto padre Robert Necek della Curia arcivescovile di Cracovia -, l’articolo non è fondato, l’accusa è assolutamente ingiusta». Padre Necek afferma che «Giovanni Paolo II sapeva sempre tutto, si è voluto architettare una furba bugia per calunniare e infangare il nome di Dziwisz e la Chiesa polacca». Una bugia cui la Curia non intende abbassarsi a rispondere, augurandosi invece che faccia pubblicità al libro di memorie dell’ex segretario del Papa, che in Polonia sarà presentato oggi.
Roberto Fabbri
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La nuova gaffe di Ségolène: Corsica libera
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
A un imitatore che al telefono si finge premier del Quebec la Royal dice: «Non saremmo contrari all’indipendenza dell’isola»
Libertà e sovranità per il Quebec. Gli abitanti si pronunceranno ancora se ci saranno le circostanze
Nuovo incidente e nuova gaffe per Ségolène Royal. Stavolta tutto è nato da uno scherzo in piena regola, fatto mercoledì scorso alla candidata socialista all'Eliseo dall'imitatore Gérald Dahan, che i francesi conoscono per il tiro mancino da lui giocato a Zinedine Zidane e alle altre star del calcio. In occasione di una partita della nazionale, Gérald Dahan imitò la voce del presidente della Repubblica Jacques Chirac chiamando nel 2005 il capitano dei «Bleus» per chiedergli di mettersi una mano sul cuore al momento della Marsigliese e di convincere i suoi compagni di squadra a fare la stessa cosa. Tutti ci cascarono e lo slancio patriottico parveo davvero curioso a milioni di telespettatori. Poi si scoprì che Chirac non c'entrava nulla.
Adesso la vittima di Dahan è la Royal, che ha ricevuto la telefonata del premier del Québec, Jean Charest, proprio all'indomani delle sue dichiarazioni favorevoli all'indipendenza di questa provincia francofona dal resto del Canada. In una conversazione col leader indipendentista André Boisclair, la candidata all'Eliseo aveva parlato di una possibile «sovranità» del Québec. Invece di dubitare dell'identità del suo interlocutore, la Royal aveva creduto di parlare davvero con Cherest, primo ministro di quell'importante provincia canadese, da sempre legata alla Francia. L'astuto imitatore ha cercato di prenderla in castagna e così ha spostato progressivamente il discorso sulla questione della Corsica. Se il Québec ha diritto a lasciare il Canada, perché mai la Corsica non dovrebbe avere la possibilità di sganciarsi da Parigi?
Ieri il super-scherzo di Dahan è arrivato all'ultimo atto, nel senso che la rete radiofonica parigina Rtl, per cui il celebre comico lavora, ha trasmesso una frase della registrazione «incriminata». Si sente distintamente la Royal (o comunque una voce che assomiglia moltissimo alla sua) affermare: «Il popolo francese non si opporrebbe all'idea di un'indipendenza della Corsica, ma ti prego di non ripetere questa frase perché altrimenti succederebbe un pandemonio e in Francia scoppierebbe un altro incidente. Considera questa frase come un segreto tra noi!».
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Gaza, almeno 14 morti in scontri tra palestinesi
>>Da: andreavisconti
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Ancora sangue e morti ieri nella Strisca di Gaza fra Hamas, il partito al governo, e Fatah, il movimento del presidente Abu Mazen, in un’impennata di violenza che ha bruscamente interrotto alcune settimane di relativa calma. Gli incidenti in dicembre avevano fatto oltre 40 vittime.
I morti ieri sono stati almeno 14: 5 a Gaza City - tre miliziani di Hamas, uno del Fatah, e un civile di 17 anni - uccisi vicino a una moschea. Stando alle ricostruzioni, un cecchino appostato sul tetto della casa di un attivista di al Fatah ha sparato e colpito mortalmente tre uomini di Hamas. Nella rappresaglia hanno perso la vita due miliziani di al Fatah. Ma a suscitare orrore e accuse reciproche di responsabilità è l’uccisione di un bimbo di due anni, a Khan Younis. Sembra che il piccolo abbia perso la vita in seguito all’attacco a un’auto sulla quale viaggiava un attivista di Hamas. I sanguinosi scontri coincidono con il primo anniversario della vittoria del movimento integralista alle elezioni del gennaio 2006. Gli incidenti erano iniziati giovedì sera a Jabaliya, nel nord della Striscia. Un ordigno era stato fatto esplodere al passaggio di una jeep di Hamas: nove i feriti, due dei quali sono morti nella notte in ospedale.
Il portavoce di Hamas, Ismail Radwan, ha detto che il partito integralista «ha deciso di congelare il dialogo nazionale con Fatah per condannare i sanguinosi scontri e i crimini commessi ai danni dei suoi militanti».
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Teheran pronta a lanciare un satellite spia
>>Da: andreavisconti
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Un satellite spia e un nuovo missile balistico a raggio intermedio, capace di portare una testata nucleare, questi i reali obiettivi dell’imminente lancio di un vettore spaziale iraniano, rivelato dalla rivista statunitense Aviation Week & Space Technology, confermato sia dall’intelligence statunitense sia dalle stesse autorità iraniane. Il presidente della Commissione parlamentare iraniana per la sicurezza nazionale e la politica estera, Alaoddin Boroujerdi, ha infatti parlato del progetto durante un incontro con studenti e religiosi iraniani nella città santa di Qom.
Il lancio dovrebbe aver luogo dopo la conclusione dell’ennesimo ciclo di esercitazioni condotto dalle forze armate iraniane, nel corso del quale sono stati usati diversi razzi pesanti d’artiglieria e missili balistici tattici a breve raggio Fajr-5 e Zelzal. Ma il lancio di un vettore spaziale ha un valore politico, strategico e tecnico-militare completamente diverso: testimonierebbe la capacità iraniana di inviare satelliti nello spazio e consentirebbe di testare una variante a raggio incrementato degli attuali missili balistici.
Nel primo test è probabile che l’Iran cerchi di mettere in orbita un carico dimostrativo, ma il passo successivo sarebbe sicuramente un dispositivo da osservazione rudimentale: basta un satellite da 300 kg per ottenere immagini magari non molto dettagliate, ma sufficienti ad esempio per scoprire la presenza di navi o aerei americani nel Golfo o per dare un’occhiata agli aeroporti israeliani. Del resto Israele da tempo ha una capacità di osservazione militare grazie a generazioni di piccoli satelliti spia, messi in orbita da vettori realizzati autonomamente, come lo Shavit, e che a loro volta hanno punti di contatto con i missili balistici a testata nucleare in servizio. L’Iran sembra voler seguire lo stesso percorso. Il vettore che metterà in orbita il satellite è un derivato dal missile balistico Shahab-3, oggi accreditato di una gittata di non più di 1.600 km. La versione razzo vettore dovrebbe combinare un primo stadio Shahab a propellenti liquidi con almeno due razzi ausiliari a propellenti solidi, poi il motore di un missile Scud, sempre alimentato a liquidi, sormontato da un terzo stadio a solidi, forse di derivazione cinese, per l’iniezione in orbita del satellite. Un bestione da oltre 30 tonnellate che, nella versione missile balistico, invece di un satellite trasporterà una testata nucleare a una distanza di 2.000-2.500 km.
Affermando di effettuare lanci spaziali, l’Iran difenderà la natura «civile» dei suoi esperimenti, rispondendo alle inevitabili critiche internazionali. Un approccio dissimulato già seguito dalla Corea del Nord, non a caso uno dei partner dell’Iran nella sua corsa al missile.
Andrea Nativi
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Testimone di Geova risarcita
>>Da: andreavisconti
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Testimone di Geova dopo l’operazione rifiuta le trasfusioni ma viene comunque curata. Sanzionati i dottori: «Hanno insistito troppo»
I testimoni di Geova esultano, i medici italiani rabbrividiscono. Fare il proprio dovere e alla fine essere costretti a risarcire ben 65mila euro per non aver fatto morire una paziente dev’essere una bella frustrazione. Ma di fronte alle transazioni non si discute, si può solo ingoiare il rospo e pagare.
E ora la storia. Che risale a dieci anni fa. È stato infatti nel ’96 che una signora trentina, di 64 anni, testimone di Geova, è rimasta vittima di un incidente stradale e quindi ricoverata al Centro traumatologico Villa Igea di Trento. Giunta in ospedale, la donna aveva firmato una dichiarazione di volontà nella quale specificava, in aderenza al suo credo religioso, di non accettare in nessun caso trasfusioni di sangue, neppure se in pericolo di vita. Ma dopo l’operazione la situazione della donna era peggiorata a causa delle perdite ematiche e i medici le avevano proposto di sottoporsi a delle trasfusioni di sangue. I tentativi erano miseramente falliti perché lei si strappava l’ago dal braccio per evitare un eventuale contatto con il sangue. E i medici l’avevano assecondata. Ma dimessa dall’ospedale, la testimone di Geova aveva fatto causa a medici e ospedale. La richiesta danni era di 250mila euro. Una querelle giudiziaria finita in un patteggiamento tra assicurazioni che hanno riconosciuto alla pensionata ben 65mila euro per danno biologico-esistenziale.
Ma la signora di Campodenno, in Val di Non, tiene a precisare che la denuncia di medici e ospedale non è stata fatta per rimpinguare la sua pensione. Al quotidiano locale, l’Adige, ieri ha dichiarato: «Non l’abbiamo fatto per i soldi, ma per sostenere il diritto del paziente di autodeterminarsi riguardo alle scelte sanitarie». Poi ha aggiunto: «La violazione delle libertà personali è una cosa seria per noi Testimoni di Geova. Sono viva, sono stata curata con l’eritropoietina, sto bene: questo è l’esempio migliore per chi è contrario alle metodiche alternative alle trasfusioni di sangue». I ricordi della donna vanno a quei giorni lontani del ricovero in ospedale. «Un incubo: nella notte mi svegliavo e vedevo le sacche di sangue pronte, sopra il letto», racconta. Disperata, era arrivata a strapparsi dal braccio l’ago della flebo pur di evitare ogni pericolo di trasfusione. Ai ricordi della donna, si sovrappongono quelli del genero, marito della figlia. «Mia suocera aveva specificato subito, al momento del ricovero, che era contraria alle trasfusioni di sangue per rispetto al suo credo religioso - spiega l’uomo -. La sua guarigione è la dimostrazione che ci sono metodiche alternative che funzionano: durante il ricovero, le si erano alzati i valori ed i medici gridarono al miracolo». Dopo le spiegazioni, l’appello: «Noi chiediamo un disegno di legge per la libertà di cura. Allo stato attuale il medico non è tutelato: rischia la denuncia per omicidio colposo se non salva il paziente, ma rischia pure la denuncia del paziente per la violazione dei diritti se non presta ascolto alle richieste dello stesso».
Enza Cusmai
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Pacchetto Fioroni. Aprea: «Hanno fatto un colpo di mano»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Poche luci e molte ombre. È un giudizio in chiaroscuro, ma tendente al cupo, quello che la parlamentare azzurra Valentina Aprea, già sottosegretario all’Istruzione col precedente esecutivo, riserva ai «ritocchi» del ministro Giuseppe Fioroni alla riforma Moratti. Attaccando soprattutto le modalità di intervento. «La prima grande critica al ministro e al governo Prodi - esordisce l’esponente di Forza Italia - è il metodo con cui si sta procedendo a modificare la nostra riforma. Si è cominciato a inizio legislatura richiedendo un rinvio, scelta a mio parere sbagliata ma certamente legittima. Poi è arrivato il blitz con la Finanziaria, che ha modificato il cuore della riforma, il principio del diritto-dovere, peraltro senza abolirlo. Ed è interessante che questo provvedimento non sia stato mai discusso né in commissione Bilancio né in Aula...».
Ora ecco un altro colpo di mano.
«Sì, e ancora una volta per decreto, senza condivisione preventiva, con deleghe e inserito in un decreto omnibus. Posso capire che ci rientrino le donazioni, ma che c’entra con il decreto Bersani la revisione della scuola secondaria?».
Già, tornano gli istituti tecnici.
«Nel merito c’è un ritorno assolutamente improprio dell’istruzione professionale in capo allo Stato, che il ministro ha condotto solo nel rispetto di logiche sindacali e corporativistiche, tradendo quelli che sono gli indirizzi europei e ripristinandone l’impostazione scolasticistica. Trovo anche inaccettabile che si reintroducano le gerarchizzazioni del vecchio sistema scolastico, ma penso che sia solo un intervento di facciata: a giudicare dal ddl legato al decreto si provvederà ugualmente alla ridefinizione. Parlando di “riduzione di indirizzi” e “modernizzazione”, insomma, vogliono arrivare dove eravamo arrivati noi. Insomma, non è una controriforma ma un depotenziamento, per di più imposto a colpi di decreti, non approvato e discusso per anni dal Parlamento come era stato per la riforma Moratti».
Intanto si conferma l’apertura delle scuole ai finanziamenti privati con le donazioni.
«Una conferma, che è stata spacciata per novità, di quanto previsto dalla riforma Moratti. Ricordando le polemiche che questo punto fece fiorire intorno all’ex ministro, siamo molto curiosi di vedere come la sua maggioranza reagirà».
Vi aspettate cortei di protesta?
«Noi ne abbiamo avuti. Ma una cosa è certa: su queste proposte di rafforzamento dell’autonomia finanziaria non mancherà il supporto di Forza Italia. Va anzi riconosciuto a Fioroni di aver avuto coraggio potenziando questo aspetto. Peraltro lo strumento della defiscalizzazione potrebbe migliorare la parità scolastica, andando a interessare per esempio le famiglie che sostengono spese per l’iscrizione dei propri figli a scuole paritarie».
Massimo Malpica
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M.V. Brambilla: «Il partito unico? È già nato con i miei Circoli»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Due mesi e passa di rodaggio e ieri, finalmente, l’ingresso ufficiale sulla scena. Per i Circoli della libertà, fondati il 20 novembre, ma pure per la sua battagliera organizzatrice. Che per il grande giorno si presenta a Montecitorio in tailleur nero e tacchi a spillo, decisa a lanciare dai Palazzi della politica quel progetto trasversale su cui Silvio Berlusconi sembra pronto a scommettere tutto. Merito anche suo, visto che Michela Vittoria Brambilla, 38 anni e una lunga chioma rossa, sui Circoli si è buttata anima e corpo al punto da catturare l’attenzione del Cavaliere. Con buona pace di Forza Italia, dove da qualche tempo si registrano i malumori di chi teme che il partito possa uscire ridimensionato dall’emergente Michela, una fascia di Miss Eleganza a 18 anni e oggi la presidenza dei giovani di Confcommercio.
I Circoli e Forza Italia. Vogliamo fare ordine?
«Non è difficile. Sono due realtà diverse che lavorano su percorsi paralleli ma distinti. Noi stiamo chiamando a raccolta la società civile che si riconosce nelle nostre battaglie e nei nostri valori senza alcuna preclusione, tant’è che abbiamo adesioni anche da quei moderati di centrosinistra delusi dal governo Prodi. Forza Italia, invece, si muove sul piano politico».
Due percorsi diversi ma un obiettivo comune, visto che tutti e due guardate al partito unico.
«Arriverà il momento in cui le nostre strade andranno a incontrarsi. D’altra parte i Circoli della libertà stanno creando il terreno su cui dovrà poi crescere il partito unico. Anzi, di fatto già siamo il partito unico. Abbiamo adesioni da Forza Italia e da An, ma anche dalla Lega e persino dall’Udc. Pensi che il coordinatore provinciale dell’Udc di Napoli, Marcello Di Caterina, ha fondato un Circolo con oltre 500 iscritti. E nei quattromila che abbiamo aperto in questi due mesi, gli iscritti che fanno politica attiva non arrivano neanche al 15% del totale. Se non è questo il partito unico...».
In Forza Italia, però, qualche malumore c’è. Quando cenando con i deputati azzurri Berlusconi li ha invitati a dare vita ognuno a cinque Circoli non sembravano proprio entusiasti...
«L’ha detto solo perché non l’hanno ancora fatto. Ma salvo qualche piccola incomprensione iniziale, magari dovuta a difetti di comunicazione su quello che sarebbe stato il nostro ruolo, i rapporti con sono ottimi. Lo ripeto, siamo realtà distinte e separate».
Berlusconi sembra convinto che l’iniziativa riscuoterà grande successo e non perde occasione per tessere le sue lodi.
«Berlusconi è sicuro che i Circoli avranno un ruolo da protagonista. E non sbaglia, perché a parlare sono i fatti».
Per esempio?
«La valanga di adesioni che abbiamo ricevuto, impressionante. E poi il fatto che la nostra iniziativa è trasversale. Guardi oggi, siamo qui a dire no ai ticket sul pronto soccorso e sulle visite specialistiche insieme a Cisl, Uil, Adusbef e associazioni dei medici. Noi siamo aperti a chiunque la pensi come noi, a prescindere dalle tessere di partito».
Questa sui ticket è solo la prima di una serie di iniziative?
«Certo. Daremo battaglia su tutte quelle questioni che interessano davvero i cittadini, che li toccano in prima persone. Dalla sanità alle pensioni».
IL GIORNALE
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NESSUN PASSO INDIETRO
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La discussione sul «Delfinato» seguirà quella del «Termidoro» e pur cambiando i nomi il tema è il solito: chi sarà il leader dopo Silvio Berlusconi? Le frasi del Cavaliere su Gianfranco Fini sono importanti, ma non - come si crede - per il tema della successione. Non c’è alcun passo indietro di Berlusconi, semmai dobbiamo registrare un paio di passi avanti. Vediamo perché.
Le possibilità che il governo Prodi cada sono legate a due scenari: 1. Una crisi di politica internazionale su cui le varie anime dell’Unione non riescono a trovare un compromesso; 2. Una pesante e irrimediabile sconfitta elettorale.
Il primo caso non è scolastico, basti pensare all’Iran che sta costruendo la bomba atomica e al caos mediorientale. Il secondo è addirittura in agenda: le prossime elezioni amministrative (test a maggio con oltre 10 milioni di votanti) e quelle europee del 2009.
Le scadenze sono ravvicinate, le possibilità che la maggioranza vada in crisi reali, il centrodestra non può farsi trovare impreparato. La strategia della «spallata» è stata sostituita da una politica di medio termine che ha un obiettivo primario: rafforzare il «nocciolo duro» dell’alleanza, depotenziare la spinta centrifuga dell’Udc, non farsi prendere di sorpresa dalla eventuale caduta dell’Unione, avere una leadership carismatica e un nuovo centrodestra.
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Rutelli e Bersani alla guerra del gas
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il vicepremier vorrebbe fondere Terna e Snam per togliere all’Eni la rete di trasporto, il suo collega lo stoppa
I Ds difendono gli equilibri legati alle municipalizzate, feudo del Botteghino. Ecco perché anche il ddl Lanzillotta è fermo in Senato
La guerra del gas tra Francesco e Pierluigi. Chi li conosce bene dice che la loro distanza in materia energetica è «lombrosiana». «In quanto - spiega un amico comune - Rutelli è convinto che sia molto popolare, dai rapidi risultati elettorali, attaccare le grandi aziende pubbliche. Bersani, al contrario, ha un profondo rispetto per questi gruppi, soprattutto per l’Eni».
Da qui, la diversità d’opinione (e di politica) sul futuro di Snam Rete Gas e di Terna: le due società (quotate) che controllano le reti di trasporto di gas e di elettricità. Il vicepremier le vuole fondere, togliendo così all’Eni la rete di trasporto del gas. Bersani è contrario. Fino al punto da convincere il Consiglio dei ministri di giovedì a stralciare dal decreto sulle liberalizzazioni le norme che avrebbero potuto - definendo date precise - dare il via all’operazione.
La posizione di Bersani, però, è più articolata. Da una parte vuol prendere tempo, agganciando ogni scelta agli orientamenti europei (e di fusioni di questo tipo in Europa c’è solo la Centrica inglese); dall’altra, ha una preoccupazione politica: sa benissimo che se un Ds parla di energia, subito il pensiero vola alle municipalizzate, feudo del Botteghino. Quindi, la strategia dei Ds è conservare la situazione attuale, altrimenti il rischio è di mettere in discussione gli equilibri delle municipalizzate. Ecco spiegato perché il ddl di Linda Lanzillotta (Margherita) sulla privatizzazione delle aziende municipalizzate giace dimenticato in commissione al Senato. Da qui, la reazione di Rutelli.
«Il problema - spiega un economista del settore - è che le liberalizzazioni che ha in mente il vice premier sono quelle da libro di testo. Non ha senso liberalizzare il trasporto del gas sul territorio italiano, quando i veri monopoli sono fuori dal confine. Il rischio è che con il progetto di Rutelli, in Italia piomberebbero colossi internazionali del gas, algerini e russi in testa». Insomma si ripeterebbe lo schema della prima apertura del mercato dell’energia senza reciprocità. E l’energia diventa sempre terreno di confronto internazionale. Da qui, l’atteggiamento di D’Alema che non sottovaluta l’Eni come strumento di politica estera. Al punto che a difendere il ruolo del cane a sei zampe scende in campo anche Ferrero. E lo stesso Franco Giordano (Rifondazione) ritiene che «è importante tenere unite Snam ed Eni».
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Tav, il dietrofront del governo costerà 10 miliardi
>>Da: andreavisconti
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Dieci miliardi di investimenti in fumo. I costruttori italiani, rappresentati dall’Ance e dall’affiliata Agi, sono già sul piede di guerra nei confronti del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, colpevole di aver avallato il blocco dei lavori per l’Alta velocità. L’ex Pm, però, si è giustificato garantendo un impegno «intatto e se possibile maggiore di prima».
L’ennesima tragicommedia determinata dai provvedimenti di un governo che non riesce a parlare la stessa lingua delle imprese è stata originata da un articolo del decreto Bersani-bis, inserito per volere dello stesso Di Pietro. Il provvedimento revoca le concessioni rilasciate alla Tav spa per la realizzazione dell’Alta velocità, a Rete Ferroviaria Italiana per alcune tratte ferroviarie (tra le quali il terzo Valico dei Giovi) nonché tutti i rapporti stipulati con i general contractor tra il 1991 e il 1992. D’ora in poi le tratte non ancora realizzate dovranno essere aggiudicate mediante gara pubblica europea previo rimborso delle imprese che avevano già cominciato i lavori di progettazione.
«È una modalità anomala. Solo negli Stati centrafricani governati da dittature militari si regolano per legge dei contratti stipulati privatamente». Mario Lupo, presidente dell’Agi (Associazione grandi infrastrutture), si è sfogato così con il Giornale. «Certo - ha aggiunto - si provvederà ai rimborsi ma sono 16 anni che le nostre imprese vanno avanti tra mille difficoltà. Prima le Conferenze dei servizi dicono una cosa poi le comunità locali un’altra. Prima ci chiedono l’alta velocità e dopo anche l’alta capacità. Questi sono costi che devono essere presi in considerazione».
Un attacco diretto al populismo del ministro Di Pietro che ancora ieri ribatteva che «da quando sono iniziate le attività di costruzione i costi si sono decuplicati anche per il motivo che sono mancate le possibilità di mettere a gara i lavori». Lupo, invece, ha già cominciato a fare i conti. «Sono contratti del valore di 10 miliardi di euro e forse anche qualcosa di più. Accanto al danno emergente - ha spiegato - c’è anche il lucro cessante perché alcune imprese che facevano parte dei consorzi hanno ceduto le loro quote ad altre che le hanno acquistate perché sapevano che avrebbero realizzato dei lavori».
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Negli ultimi dieci mesi l’Unione ha bruciato oltre due milioni di voti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
SE DOMANI ci fossero le elezioni come voterebbero gli italiani? È la domanda che abbiamo posto a un campione ampio e rappresentativo (2.004 cittadini dai 18 anni in su) di italiani mercoledì 24 Gennaio. Il risultato è inequivocabile e, tuttavia, pone degli elementi di riflessione sull'andamento del quadro politico italiano. Il primo dato che balza agli occhi è la pesantissima flessione del centrosinistra: in 9 mesi (le elezioni politiche si sono svolte nell'aprile 2006) l'Unione registra una perdita di consensi di oltre sei punti in percentuale: per l'esattezza -6,2 per cento. Se trasformiamo questa percentuale in voti assoluti la «pesantissima flessione» assume i contorni di un vero e proprio crollo; sei punti percentuale rappresentano, infatti, in valore assoluto circa 2.400.000 voti, oltre 110.000 voti per ogni mese di governo. Se facessimo una media è come se ogni giorno Prodi convincesse 8.500 elettori a ritirare la fiducia (e il voto) alla maggioranza e a darlo all'attuale opposizione. Ma questa affermazione non è del tutto giusta; secondo il sondaggio, infatti, non è l'Unione nel suo complesso ad essere in crisi ma la sua componente riformista e moderata (in primis quindi i DS e La Margherita). La lista dell'Ulivo perde 5,9 punti in percentuale rispetto alle elezioni di aprile: ciò significa che quasi un elettore su cinque (il 18,8%) di questo partito non gli rinnoverebbe oggi la fiducia. Ma anche le altre componenti centriste e moderate dell'Unione non se la passano meglio: la Rosa nel Pugno perde quasi un punto in percentuale (0,9%) pari al 34,6 dell'elettorato e anche l'Udeur registra una flessione dello 0,4% con una perdita di consensi al partito pari al 28,6%. I partiti della sinistra radicale invece o mantengono le loro posizioni (come Rifondazione e i Verdi) o, addirittura, aumentano significativamente i consensi: è il caso dell'Italia dei Valori di Di Pietro che passa dal 2,2% di aprile 2006 al 3,2% attuale (con un incremento dell'elettorato del 45,5%) e, soprattutto, dei Comunisti Italiani che volano al 3,6% contro il 2,3% di aprile con un aumento dei consensi del 56,5%. Il prezzo pagato da DS e Margherita al Governo Prodi è quindi duplice: da un lato all'interno della coalizione e, dall'altro, nei confronti dello schieramento politico avverso.
Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends
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Nuovi messaggi di oggi
Se vuoi rispondere, visita la bacheca del gruppo.
http://groups.msn.com/Clubazzurrolaclessidrafriends/messageboard
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Scansioni virus online
>>Da: Paolo
Messaggio 1 della discussione
http://virusscan.jotti.org/
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Cristiano Fioravanti: "A Bologna la stessa mano di Ustica
>>Da: Paolo
Messaggio 1 della discussione
Parla per la prima volta il pentito dei Nar. "Noi non c’entriamo, i killer erano stranieri"
Cristiano Fioravanti, lei è stato scarcerato nel ‘92? Una vita nuova?
«Devo tutto ad Angelo Reitano. E' una guardia carceraria. Io depresso, non riuscivo ad accettare il ruolo di pentito. In cella stavo male, pesavo 50 chili. Avevo fatto il liceo, ci sentivamo intellettuali. La guardia mi salvò. Mi disse: “Dai, vieni a lavorare con me”. Accettai, a malincuore. Fu la salvezza. Ho imparato un mestiere. Mio padre lo dice sempre: hai fatto bene, non resterai mai senza lavoro. Quando mi ritrovai, per il mio primo permesso sulla spiaggia di Ischia, scoppiai a piangere come un bambino. Avevo capito che la vita è meravigliosa e va vissuta, sempre. Il br Valerio Morucci mi disse, “Abbiamo rischiato, corso pericoli, subito e fatto violenze in soli dieci anni, che un uomo qualsiasi in cento”. E’ vero».
E il suo percorso politico?
«Avevo 15 anni, nella sezione Msi Monteverde. Lì nacquero i Nar. C’era mio fratello, più vecchio di due anni, e altri, Franco Anselmi, compagno di scuola di Giusva e Alessandro Alibrandi, uccisi entrambi. Si teorizzava la lotta armata: prime azioni, la vendetta contro chi ci aveva attaccato. Siamo nel ‘74. Fu un’escalation inarrestabile».
Le ombre mai chiarite. I Nar erano collegati con i Servizi?
«In senso stretto, cioè addestramento, forniture di armi, strategie, dico no. Certo, “loro” sapevano molto. Chi eravamo e dove, i nostri piani. La scoperta della valigia con le armi sul treno Milano-Taranto: andarono a colpo sicuro. Così di decise di dire basta alla leggenda di noi protetti dalle divise. Attaccammo carabinieri, polizia, magistratura. Lasciammo una scia di morti».
Arsenali e la banda della Magliana? Collegamenti?
«Costruiti da noi, gli arsenali, con le rapine. O con l’assalto al camion dei Granatieri di Sardegna. Ricordo di essermi trovato sul cassone, non so neanche come. Si andava a sparare nelle cave, ci si addestrava da soli. Nessun aiuto esterno. “Romanzo Criminale”, il film di Placido? No, non l'ho visto. Leggo libri, è meglio. I rapporti con la banda della Magliana erano assai labili. Ci rifugiammo, talvolta, in una delle loro basi, c'erano Stefano Sederini e Pasquale Belsito e Marcello Colafigli che era della banda. Il collegamento era Massimo Carminati. Poi c'era Massimo Sparti. Con il suo comportamento, mi indusse a collaborare. Ora è morto, era malato, lo scarcerarono quasi subito. Confessava ma si teneva fuori, accusava x o y. Scoppiai. E proprio Sparti fu il teste chiave della strage di Bologna. Inchiodò Giusva e Francesca. Con Luigi Ciavardini avevano un alibi. Mai verificato. Fu un processo politico, speriamo nella revisione.
Chi erano, secondo lei, gli autori della strage di Bologna, agosto 1980, 85 morti?
«Era il tempo di Ustica, dei Mig libici. L’Italia crocevia del terrorismo internazionale. Forse agenti stranieri: una seconda edizione della strategia della tensione, già globalizzata. Uccidere innocenti non è mai stato nei nostri programmi. Giusva e Francesca: facili bersagli da colpire».
Espiata la pena, scelse il Nord, per cambiare vita.
«Perchè sono zone che non conoscevo. Nar e Tp hanno fatto poco, qui, una rapina, qualche "passaggio" in Svizzera... Stop».
C'è questo fratello ingombrante, famoso per i telefilm tv della «Famiglia Benvenuti», sparito e ricomparso come terrorista? Quanto ne fu condizionato?
«La celebrità di Giusva no
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Il piano di Israele: entrare nella Nato
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Il lungo braccio della Nato si allunga dall'Europa e si piglia dalla faccia del Medio Oriente il dente israeliano. Negli anni Cinquanta, Maariv
e i suoi lettori sognavano (a vignette) di venir chiamati a far parte dell'Alleanza Atlantica, ma da allora nessuno governo a Gerusalemme se l'è mai sentita di pagare la quota politica per entrare nel club militare. Sotto la minaccia del programma nucleare iraniano, la squadra di Ehud Olmert — rivela il quotidiano
Jerusalem Post — ha deciso di cambiare strategia. Un comitato tra ministero della Difesa, Esteri e il Consiglio per la sicurezza nazionale sta preparando un documento che delinei le mosse diplomatiche per trasformare lo Stato ebraico in un membro a pieno titolo della Nato. Il piano dovrebbe essere pronto per la fine di febbraio, quando verrà presentato al premier.
Il primo a parlare dell'idea è stato proprio Avigdor Lieberman, ministro per le Minacce Strategiche (ovvero Teheran). «Il nostro obiettivo dev'essere chiaro: ingresso nell'Alleanza e nell'Unione Europea», ha commentato una ventina di giorni fa. Per Lieberman, leader della destra ultranazionalista, i vantaggi del matrimonio sono evidenti: «La guerra che stiamo conducendo in Medio Oriente non è una guerra di Israele da sola. E' un conflitto di tutto il mondo libero e noi siamo in prima linea. Il terrorismo palestinese fa parte della jihad internazionale, la Nato non cercherebbe di frenare la nostra libertà d'azione militare».
Otto anni fa, Ariel Sharon era convinto del contrario. Allora ministro degli Esteri, aveva definito «interventismo brutale» i bombardamenti alleati contro i serbi: «E' sbagliato per Israele appoggiare queste operazioni che vogliono imporre una soluzione a dispute regionali. Nel momento in cui esprimiamo la nostra approvazione, rischiamo solo di essere la prossima vittima». Lo storico militare Martin Van Creveld riconosce lo scetticismo che ha caratterizzato i rapporti tra la Nato e Gerusalemme. «Eppure l'Alleanza sembrava fatta apposta per noi: nata un anno dopo lo Stato ebraico, formata da Paesi che non avevano controversie con Israele e che per la maggior parte avevano votato in favore della sua creazione».
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Petraeus spiega il suo piano militare ( e politico) per rendere sicuro l'Iraq
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Nel luglio del 2004, sulla copertina di Newsweek c’era la foto del generale David Howell Petraeus con il titolo: “Può quest’uomo salvare l’Iraq?”. Due giorni fa quest’uomo si è presentato davanti alla commissione delle Forze armate del Senato americano per le audizioni: se l’esito è favorevole, Petraeus aggiungerà la quarta stella alla sua giacca come comandante delle forze americane in Iraq. “Il generale dell’ultima chance”, come l’ha definito in un ritratto il Monde ieri, ha presentato il suo piano militare a Baghdad che ha l’obiettivo di garantire la sicurezza degli iracheni, di combattere i terroristi sunniti e di smantellare le milizie che operano fuori dall’esercito, in particolare quelle legate al leader sciita Moqtada Sadr. I lavori sono già cominciati: secondo il comando americano, nelle ultime settimane 600 uomini dell’esercito del Mahdi sono stati catturati. Ma non ci si deve aspettare che i tempi di questa nuova offensiva siano brevi. Anche le critiche interne sono forti, come dimostra il voto di ieri della commissione Relazioni internazionali al Senato, che ha bocciato il piano di Bush: la risoluzione non vincolante sarà sottoposta al voto di tutta la Camera alta settimana prossima.
Petraeus, nel discorso iniziale, ha detto: “La situazione in Iraq è molto grave, la posta in palio è alta e non ci sono scelte facili da fare”. Soprattutto, “ci vorrà tempo perché le truppe addizionali arrivino in Iraq, tempo per organizzarle e metterle in contatto con i partner iracheni, tempo per stabilire le condizioni per un successo delle operazioni e tempo per condurre queste operazioni e valorizzare gli obiettivi che si raggiungono”. Quest’anno sarà lungo e difficile. E questo è già un problema, “perché il tempo non è dalla nostra parte”, visto che “ci abbiamo messo troppo a capire come si stavano organizzando i miliziani contro di noi”. Le sfide sono quattro: garantire la sicurezza quartiere per quartiere; sviluppare l’efficacia delle forze irachene; integrazione del progetto militare con quello istituzionale, economico e di stato di diritto; fare pressioni sul governo perché sfrutti al meglio tutte le sue capacità, risorse naturali comprese.
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Perle ci spiega che Bush non sarà un'anatra zoppa con l'Iran
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
“La maggior enfasi sulla protezione degli iracheni come base per costruire istituzioni e governo è un cambiamento molto positivo”, dice al Foglio Richard Perle commentando la nuova strategia di George W. Bush in Iraq, ribadita due sere fa nel discorso sullo Stato dell’Unione. Perle è un analista neoconservatore, è stato consigliere del Pentagono fino al 2004 e uno degli ideologi della dottrina Bush. Oggi dice che un cambiamento era necessario, perché “ci sono molte ragioni per cui la vecchia strategia non funzionava nel garantire la sicurezza nelle città”, ma spiega che non è una questione di numero di soldati, bensì di “fare la cosa giusta” con l’incremento delle truppe. “La domanda è se Bush – prosegue Perle – riesce a convincere gli americani del fatto che andarsene subito o anche lentamente è una strategia folle che peggiorerebbe soltanto le cose, e le conseguenze sarebbero devastanti”. La risposta non è chiara e le proteste dei democratici non si sono fermate, pure se il discorso di Bush – in cui ha ribadito la necessità di vincere la guerra al terrore – è stato molto dialogante nei confronti dell’opposizione. La commissione Relazioni internazionali del Senato ieri ha infatti votato (12 voti a 9) una risoluzione non vincolante che boccia il piano della Casa Bianca: la settimana prossima la mozione sarà votata da tutto il Senato. Ma Perle non pare preoccupato per gli attacchi dei liberal, “non vedo niente che assomigli a una strategia alternativa – dice – Il Congresso è in una posizione molto confortevole per lanciare le sue critiche, quindi ci saranno molte lamentele, ma dubito che si arrivi a un taglio dei finanziamenti”.
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Perché il generale cristiano Aoun lotta e combatte con l'Iran
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Il piccolo De Gaulle, Napoleone del Libano o più semplicemente “il generale”. Sono questi i diversi modi con cui Michel Aoun si è fatto chiamare nel corso della sua travagliata carriera di capopopolo libanese. Nato nel 1935, in una famiglia cristiana maronita, è l’alleato di ferro di Hezbollah nel tentativo di rovesciare il governo filo occidentale di Fouad Siniora. Ieri i posti di blocco che paralizzavano il paese sono stati tolti e i manifestanti, compresi i suoi uomini, sembrano essersi ritirati dalle strade, anche se hanno annunciato proteste ancora più ampie, dopo aver lasciato sul terreno morti e feriti. I detrattori lo chiamano “Napolaun” sapendo che l’ex generale cristiano non disdegna di paragonarsi a Bonaparte. La sua stella cominciò a salire nei giorni più bui della guerra civile libanese. Nel 1984 divenne capo dell’esercito, miseramente diviso lungo linee confessionali, ma il grande salto lo fece quattro anni dopo, con la nomina a primo ministro del presidente cristiano Amin Gemayel. Una scelta folle tenendo conto che, nel delicato bilanciamento dei poteri nel Paese dei cedri, il primo ministro deve essere sunnita. Licenziato, un anno dopo scatenò una delle ultime e più violente battaglie della guerra civile, ma i soldati siriani ridussero in briciole il suo sogno bonapartista. La leggenda vuole che il “generale”, dopo essersi lasciato un migliaio di morti alle spalle, fuggì in pigiama per le strade di Beirut, rifugiandosi nell’ambasciata francese. Durante i 14 anni di esilio è stato uno strenuo oppositore della presenza siriana in Libano, testimoniando in tal senso davanti al Congresso degli Stati Uniti. Damasco, che controlla il piccolo vicino, fece emettere un mandato di cattura nei suoi confronti “per avere messo in pericolo le relazioni del Libano con un paese amico”.
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Razzi russi per proteggere il nucleare iraniano
>>Da: Veronica
Messaggio 1 della discussione
L'Iran ha ricevuto sistemi di difesa missilistica terra-aria Tor-M1 da Mosca. Lo ha confermato il ministro della Difesa iraniano. L'annuncio giunge all'indomani di tre giorni di manovre militari delle forze armate di Teheran, le prime ad essere compiute dallo scorso 23 dicembre quando il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 1737 che impone sanzioni economiche e commerciali all'Iran per la mancata sospensione dell'arricchimento dell'uranio. Teheran avrebbe commissionato a Mosca 29 batterie mobili di missili terra-aria, per un totale di circa un miliardo di dollari.
Il sistema di difesa Tor M-1 è in grado di lanciare ad un'altitudine massima di 6mila metri missili di breve gittata: da 100 metri fino a 12 chilometri, ma sarebbe anche in grado di colpire bersagli distanti fino a 25 chilometri. Oltre ad abbattere velivoli, missili da crociera e missili balistici, il Tor può intercettare anche bombe teleguidate e distruggerne fino a due contemporaneamente. Il ministro della Difesa Mostafa Mohammad Najjar ha poi avvertito gli Usa e Israele che in caso di attacco anche «minimo» ai siti nucleari del Paese, la risposta della Repubblica islamica sarà «distruttiva». «Le nostre forze armate tengono sotto controllo ogni movimento dei nemici, e in caso di qualsiasi iniziativa contro il Paese, la nostra risposta sarà distruttiva».
Ma la tensione fra Iran e comunità internazionale preoccupa l'ala riformista del Paese. L'ex presidente del Parlamento iraniano Mehdi Karrubi ha annunciato che avrà una riunione con gli ex presidenti della Repubblica Akbar Hashemi Rafsanjani e Mohammad Khatami e vedrà poi l'ayatollah Ali Khamenei, per discutere quella che ha definito la preoccupante situazione del Paese in seguito al duro confronto portato avanti dal presidente Mahmud Ahmadinejad con l'Occidente. «Stiamo creando crisi e nemici per noi stessi in modo senza precedenti nella storia della rivoluzione - ha detto Kharrubi -. Persone che ricoprono incarichi di responsabilità dicono e fanno cose che non abbiamo mai visto in tutti questi anni».
da: Avvenire
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La Francia e il conformismo filo-islamico
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
La Francia come le altre nazioni europee, sta entrando in un periodo buio e difficile”. Christian Delacampagne legge l’affaire Redeker – il pestaggio mediatico e la fatwa islamica contro il professore di filosofia francese – come epifenomeno di un vasto malessere, quasi una distrofia culturale e una piaga dello spirito laico repubblicano. Prestigioso contributor di Commentary e docente alla John Hopkins University, Delacampagne in un saggio per il mensile ha elencato le reazioni alle minacce di morte a Redeker: le due più grandi organizzazioni di insegnanti hanno ufficialmente preso le distanze dal suo articolo, Pierre Tévanian lo ha definito “razzista”, il ministro dell’Istruzione Gilles de Robien lo ha invitato alla “prudenza”, il giornalista Jean Pierre Elkabbach ne ha chiesto il mea culpa e il comitato di redazione del Monde ha definito “blasfemo” il suo intervento. coloniale come un episodio di genocidio e denunciare la politica americana in medio oriente”. Nel 2004 un professore di filosofia fu selezionato per entrare nel prestigioso Collège International de Philosophie. “Le sue credenziali erano formidabili, ma quando le sue idee filoamericane divennero note, fu organizzata una campagna efficace per negargli il posto. I dettagli furono riportati dall’Express. Il suo nome era Robert Redeker”. Il quale ha appena pubblicato il suo diario dell’intimidazione, “Il faut tenter de vivre” (edizioni di Seuil). Da Louis Massignon a Jacques Berque, da Olivier Roy a François Burgat, l’ideologia “orientalista” sui rapporti fra occidente e mondo arabo è diventata mainstream. “Per scoraggiare qualsiasi sentimento di minaccia dell’occidente da parte dell’islam, gli orientalisti hanno minimizzato l’importanza dell’islam radicale e l’aggressione alla li- Delacampagne ha cercato di spiegarsi questa “vergogna nazionale” attraverso la pressione elettorale.
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Coprifuoco a Beirut
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Davanti all’Università araba di Beirut ieri ci sono stati scontri tra sostenitori del governo di Fouad Siniora e militanti dell’opposizione filosiriana vicina a Hezbollah, che hanno causato almeno cinque vittime. Poi le risse si sono estese alle vie vicine, alcuni soldati libanesi sono stati attaccati da cecchini, le auto bruciavano, i feriti aumentavano, sono stati a fine giornata almeno una cinquantina. E’ durata soltanto un giorno la cosiddetta tregua raggiunta dopo il grande sciopero di martedì scorso organizzato dal Partito di Dio – con i sindacati e alcune frange cristiane – in cui c’erano stati almeno cinque morti. Il caos è tornato a Beirut, l’esercito ha decretato il coprifuoco per tutta la notte scorsa mentre da al Manar, tv sciita vicina a Hezbollah, risuonavano le accuse al governo, “colpevole della provocazione”. Un ministro del Partito di Dio ha detto che o si fa un governo d’unità nazionale o si andrà a elezioni anticipate: il governo di Siniora deve cadere. Saad Hariri, figlio dell’ex premier Rafiq ucciso nel febbraio del 2005 e leader politico del movimento legato alla rivoluzione che seguì quell’omicidio, ha invocato calma e autocontrollo, la violenza “è un modo di sabotare la Conferenza dei donatori per il Libano in corso a Parigi”, ha detto. Secondo molti, anche lo sciopero di martedì era stato studiato proprio per questo: boicottare Parigi. Il premier Siniora, infatti, è sostenuto dalla comunità internazionale e ieri ha ottenuto dai paesi donatori in tutto 7, 6 miliardi di dollari per la ricostruzione del paese. L’Italia ha stanziato 120 milioni di euro (più 30 di aiuti d’emergenza), la Francia 500 milioni, l’Unione europea 400 e gli Stati Uniti 600. Il paese più generoso – con 800 milioni di dollari di aiuti – è stata l’Arabia Saudita. A Parigi molti sostengono che il governo libanese potrà vincere contro i radicali sciiti soltanto con l’appoggio di Riad. Saud al Faisal, ministro degli Esteri di Riad, ha indicato “l’interferenza straniera” a Beirut come la causa principale delle violenze nel paese dei cedri. Faceva riferimento all’Iran e al suo sostegono al Partito di Dio, tanto che in un’intervista al Figaro ha detto in modo molto pacato di non escludere un attacco a Teheran. Pochi minuti dopo la dichiarazione del ministro, sul sito internet di Hezbollah, è apparso un messaggio di condanna: “Anche la Conferenza di Parigi è un’interferenza di Francia e Stati Uniti”.
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Attenti, la Shoah può ripetersi anche domani
>>Da: Veronica
Messaggio 3 della discussione
Questo Giorno della Memoria ha un titolo brutale nella sua concretezza, non è fatto solo di dolore, di stupore, di storia: si chiama «Gli ebrei sono di nuovo minacciati di sterminio», e punta un faro accecante su Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell’Iran. Lo conferma anche la risoluzione votata ieri a larghissima maggioranza dall’Onu, che isola il regime degli ayatollah, condannando la negazione della Shoah, oggi la sua principale arma ideologica e strategica.
La memoria della Shoah fino ad oggi non ha avuto la capacità di evitare il ripetersi di altri genocidi, il motto «never again», «mai più» che diventò la bandiera del mondo democratico uscito dalla seconda guerra mondiale, non ha funzionato. L’Onu, basato sulla Carta dei Diritti dell’Uomo, che doveva essere lo scudo di difesa contro ogni discriminazione, ha fatto invece da amplificatore di dinamiche perverse che hanno semmai offerto rifugio all’antisemitismo e al fanatismo ideologico. Basta guardarsi intorno per vedere che dalla Cambogia al Darfur, si sono potuti e si possono sterminare uomini donne bambini innocenti senza che nessuno alzi un dito, per pavidità e o convenienza politica. Oggi persino gli ebrei, dopo quello che hanno attraversato nel passato e che sembrava anatema a qualsiasi ulteriore discriminazione e persecuzione, sono di nuovo soggetti a molteplici promesse di sterminio, quelle potentissime e ben attrezzate dell’Iran e degli Hezbollah, quella sempre meglio armata di Hamas, quella di Al Qaida e, nel sottofondo, quella di tutto l’antisemitismo anti israeliano delle chatting classes che dicono sulle riviste alla moda, nelle accademie e nei salotti: «Israele è stata un errore». Secondo un gruppo di studio di Yad va Shem, il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme, ci sono nel mondo 46 punti caldi dove sono in corso o ci si possono aspettare esplosioni di odio genocida: Zimbabwe, Burma, Congo, in Macedonia dove per ora il fuoco è stato spento dall’Europa e la Nato, a Sumatra, in Indonesia...
Dice il professor Yehuda Bauer, direttore di Yad va Shem, che ogni popolo è genocida in potenza, ma che la massa d’odio bene armata e presto dotata di bomba atomica della jihad ha precedenti solo nel nazismo. E aggiunge Nathan Sharansky, l’ex dissidente sovietico in seguito ministro in Israele, che oggi l’opinione europea per cui Israele deve sparire, è più larga di quella che nel 1939 era a favore del programma nazista di espellere gli ebrei dal Vecchio Continente. Il fatto che la maggior parte degli ebrei sia oggi raccolta in una piccola area circondata da nemici, suscita la fantasia realistica di poter condurre a un fine concreto il più lungo odio del mondo, e più volte infatti l’Iran ripete che spazzerà via Israele con un solo colpo, che per l’Iran e per il mondo musulmano, così grandi, vale comunque la pena. Ahmadinejad, il cui fine ultimo è far giungere su questa terra il Dodicesimo Imam, il Mahdi, per portare il mondo alla redenzione, non è affatto pazzo nonostante la sua convinzione messianica: l’antisemitismo totale è una chiave egemonica molto efficace per gli sciiti e i sunniti tutti.
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Un aspetto poco noto della Shoah
>>Da: Veronica
Messaggio 1 della discussione
Lo Yad Vashem, il memoriale alla Shoah che si trova a Gerusalemme, è un bosco: un grappolo di colline fitte di alberi, diversi per specie e misure. Ognuno ricorda un «giusto fra le genti» che, a rischio della propria vita e non per denaro ma per umanità, ha salvato un ebreo durante la Shoah. Anche uno soltanto, perché come dicono tanto un adagio ebraico quanto il Corano, «chi salva una vita salva il mondo intero». Fra quasi ventimila nomi (e alberi) polacchi, italiani, tedeschi, francesi, olandesi, figurerà presto anche quello di Khaled Abdelwahhab, il primo arabo a ottenere questo riconoscimento della memoria. La pratica è avviata e procede con l'esame delle testimonianze: lo Yad Vashem è infatti anche un immenso archivio storico.
Ventitrè ebrei debbono la vita a quest'uomo e a suo padre, che li nascosero nel loro uliveto in Tunisia, al riparo dai nazisti. Sia Khaled sia Anny Boukris, che svelò questa storia, non ci sono più. Il suo racconto era animato da una gratitudine mai spenta per quella famiglia di proprietari terrieri arabi che rischiò la vita ospitando lei, i suoi cari e altri correligionari in un frantoio nel villaggio di Tlelsa finché non arrivarono gli inglesi. Abdelwahhab dopo la guerra visse a New York e Parigi, e morì nel 1997, a ottantasei anni. La sua storia è stata raccolta da Robert Satloff, studioso e direttore dell'istituto per i «Near East Studies» di Washington, in un libro appena pubblicato, «Among the Righteous».
Mentre in Italia si discute intorno alla legge Mastella, mentre alle Nazioni Unite è appena passata una risoluzione di condanna del negazionismo storico - non senza una prevedibile dissociazione da parte dell'Iran -, c'è una storia che è ancora tutta da scoprire, e per questo sembra viva anche se le sue voci, come quella di Khaled e Anny, tacciono per sempre. Fra il giugno del 1940 e il maggio del 1943 i nazisti arrivarono in Africa: all'epoca qui vivevano circa un milione e mezzo di ebrei. Come in Europa, questi paesi videro collaborazionisti e spettatori passivi, ma vi fu anche chi si ribellò all'orrore aiutando e nascondendo le vittime della caccia nazista. Se non che, in nome di una strategia politica dell'omertà, il fronte arabo militante contro Israele ha scelto, almeno sino ad oggi, una negazione tout court dello sterminio ebraico, considerato un pretesto per l’«intrusione» dello stato ebraico entro l'universo islamico.
Tale rimozione della Shoah ha spazzato via per anni tante piccole, grandi storie di salvezza. Di questa «congiura del silenzio» in nome di una battaglia totale contro lo stato ebraico, ha fatto le spese sino ad ora quella memoria di giustizia e umanità che orienta i passi fra le colline dello Yad Vashem, guida gli occhi sulle targhe di marmo grigio con tutti quei nomi. Dopo Khaled Abdelwahhab, proprietario terriero di Tunisia e (gaudente) cittadino del mondo, eroe e «giusto» in contumacia suo malgrado, molte altre storie come questa sono destinate a riaffiorare dalla retorica della negazione. Per mettere finalmente radici fra le colline di Gerusalemme.
di: Elena Loewenthal
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Frontiere di Auschwitz e confini di Israele,parlano Morris e Segre
>>Da: Veronica
Messaggio 5 della discussione
Menachem Begin, l’uomo che ha fatto di più per mantenere viva la memoria dell’Olocausto, una volta ha detto che agli ebrei “è stato concesso il diritto di esistere dal Dio dei nostri padri al primo barlume di luce dell’alba della civiltà umana, quasi quattromila anni fa. Per quel diritto, che è stato santificato dal sangue ebraico di generazione in generazione, abbiamo pagato un prezzo senza precedenti nella storia delle nazioni”. Benny Morris oggi si volge alla memoria dell’Olocausto riflettendo su questo prezzo. E sulla verità profonda contenuta nelle parole del leggendario ministro degli Esteri israeliano Abba Eban, che definiva i confini israeliani del 1948 come “le frontiere di Auschwitz”. Una ventina di anni fa in un libro diventato un classico, “The Birth of the Palestinian Refugee Problem”, Morris criticò la vulgata dell’esodo volontario dei palestinesi, dimostrando come l’Haganah avesse favorito anche con la violenza la loro fuga, ma senza seguire un piano di espulsione globale, come vorrebbe la tesi araba. Recentemente Morris ha fatto parlare di sé con un saggio sul “secondo Olocausto” pubblicato da numerosi quotidiani, dal New York Sun al Jerusalem Post, e in Italia dal Corriere della Sera. “Gli ebrei ashkenaziti che vivono in Israele hanno quasi tutti avuto l’intera famiglia o alcuni suoi membri decimata durante l’Olocausto” racconta Morris al Foglio. “La popolazione ebraica in Israele è intimamente legata a quanto è accaduto negli anni Quaranta. Le minacce iraniane e la guerra con il mondo arabo che auspica e persegue la fine dello stato ebraico, in una lotta che risale al 1948 e arriva fino ad Hamas, solleva nuovamente le paure ebraiche di quello che ho chiamato il ‘secondo Olocausto’. Israele è in pericolo, lo era nel ’48, nel ’67, lo è oggi. Ma in occidente l’Olocausto è finito sempre più nella dimenticanza e nella memorialistica”. L’Olocausto è un continuo perché Ex diplomatico israeliano e studioso nelle più prestigiose università del mondo, da Stanford a Oxford, dal Mit ad Haifa, Vittorio Dan Segre durante la Seconda guerra mondiale andò in Israele a combattere per l’indipendenza.
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Continua inarrestabile l’escalation della censura in Iran
>>Da: Veronica
Messaggio 2 della discussione
Da un paio d’anni a questa parte non è più soltanto la carta stampata a fare le spese di cassazioni sempre più intransigenti, ma qualsiasi canale che possa mettere in discussione, o soltanto contrapporsi, alla religione di stato o al suo governo. Già un paio d’anni fa, il Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale Iraniano, guidato dal presidente Mahmud Ahamadinejad, si scagliò con ferma decisione contro qualsiasi film straniero in grado di veicolare idee laiche, femministe o “di propaganda in favore dell’oppressione mondiale (degli Stati Uniti)”. Furono escluse anche le proiezioni di pellicole con scene di violenza e di consumo di droga. Proibizioni queste che integravano già il folto numero di scene vietate e raccolte in un documento della Commissione spettacolo. Documento emanato nel 1950 sotto la monarchia, aggiornato nel 1984 dal Ministero della Guida Islamica e da quella data ripubblicato ogni anno. Significativa l’edizione del ’96, nella quale veniva fatta esplicita proibizione per le donne di farsi riprendere in primo piano, di usare vestiti attillati o dai colori appariscenti e di truccarsi; mentre agli uomini non era concesso di indossare abiti occidentali come cravatte o maglie a manica corta se non per rappresentare personaggi negativi. È facile, a questo punto, comprendere a quali difficoltà va incontro, oggi come ieri, un cineasta iraniano intenzionato a fare un cinema che vada al di là della commediola di regime. Jafar Panahi è con Abbas Kiarostami e Mohsen Makhmalbaf uno dei registi iraniani più conosciuti all’estero, vincitore di diversi premi festivalieri - Pardo d’oro nel 1997 al Festival di Locarno per “Lo specchio”, Leone d’oro nel 2000 alla Mostra del cinema di Venezia con “Il cerchio” e premio della giuria al Festival di Cannes nel 2003 per “Oro rosso” – e non ha mai smesso di raccontare il suo paese, le bellezze e le contraddizioni che lo attraversano.
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Quale confine fra Siria e Israele?
>>Da: Veronica
Messaggio 3 della discussione
Il dibattito pubblico sui negoziati con la Siria è di solito veemente e ideologico, ma spesso ignora i semplici dati di fatto che delineano la storia, sinora, dei rapporti fra Israele e Siria. La cosa vale anche per il modo in cui sono stati presentati all’opinione pubblica i particolari dei recenti colloqui privati fra il signor Alon Liel e un personaggio siriano-americano.
La principale materia del contendere nei precedenti negoziati con la Siria ruotava intorno ai futuri confini. L’offerta più generosa avanzata finora da Israele ai siriani è stata la disponibilità ad abbandonare le alture del Golan con la volontà di ritirarsi – pur stabilendo al contempo misure di sicurezza, sulle quali non ci soffermeremo in questa sede – fino al confine internazionale fra la Siria e quello che era il territorio pre-Stato di Israele. Si tratta dell’unico confine nella zona che goda di una legittimità internazionale, e va notato che il ritorno al confine internazionale costituisce la chiave di volta anche degli accordi di pace con Egitto e Giordania. La posizione della Siria è differente. Damasco non fa riferimento al confine internazionale e chiede invece il ritorno alla linea armistiziale rimasta in vigore fino al 4 giugno 1967.
Molti vedono il contenzioso fra le due posizioni come una controversia su pochi chilometri o addirittura pochi metri di territorio, ma non è esattamente così. La linea d’armistizio con la Siria rispecchiava le conquiste ottenute da Damasco durante la guerra d’Indipendenza d’Israele. Nonostante i siriani alla fine siano stati respinti, il loro attacco all’interno di Israele nel 1948 permise a Damasco di trattenere tre enclave che appartenevano al territorio pre-Stato di Israele: nelle adiacenze del torrente Dan presso una delle sorgenti del fiume Giordano; in una breve estensione a ovest del Giordano presso il moshav Mishmar HaYarden, e sul lato orientale del Lago di Tiberiade compresa l’area di Mevo Hama.
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È l’anno del maiale ma la Cina lo censura: offende i musulmani
>>Da: Veronica
Messaggio 1 della discussione
La questione islamica non ha confini. E se in Occidente dobbiamo lottare per mostrare i crocifissi nelle scuole italiane frequentate anche da alcuni studenti di religione islamica, i cinesi si sono autocensurati persino per il Capodanno.
A metà febbraio, infatti, cominceranno i festeggiamenti per il nuovo anno lunare cinese che sarà sotto il segno del maiale, animale simbolo di fortuna e abbondanza. Ma le immagini dei simpatici maialini portafortuna sono state censurate dalla tv nazionale per non offendere la sensibilità della comunità musulmana. Non solo. Le poste di Taiwan hanno emesso appositi francobolli, ma hanno avvertito il pubblico a non usarli per lettere o bigliettini diretti verso paesi musulmani, per non urtare la suscettibilità dei destinatari.
Il problema, mai sorto prima d’ora, è scaturito da un gesto che voleva essere semplicemente gentile e poi rivelatosi un vero boomerang. Il ministro degli Esteri di Taiwan ha spedito all’imam della grande moschea di Taipei un cartoncino d’auguri per il Capodanno, sul quale sono raffigurati quattro maialini. Apriti cielo. Il maiale - ricorda l’imam agli smemorati cinesi - è considerato impuro dai musulmani e quel biglietto d’auguri suona come un’offesa. Così il messaggio è stato rinviato al mittente accompagnato da forte indignazione e sonore proteste. Ma l’ignaro ministro Hsiao-chi, dopo essere caduto dalle nuvole, si è difeso. «Inviare cartoncini d’auguri di Capodanno fa parte della nostra cultura e non ha nulla a che vedere con la religione. Inoltre i cartoncini d’auguri sono stati inviati a persone residenti a Taiwan, non in Paesi musulmani». «Comunque – ha aggiunto il portavoce della diplomazia taiwanese Wang Chien Yeh - vogliamo ringraziare l’imam per aver ricordato la posizione della comunità islamica». La diplomazia è corsa dunque immediatamente ai ripari.
Lo stesso è accaduto, preventivamente, in Cina, anche se sul miliardo e 300 milioni di cinesi solo 18 milioni sono musulmani: neppure il 2 per cento della popolazione. Ma i cinesi evidentemente vogliono evitare polemiche. E si adeguano alle esigenze della minoranza musulmana. Tanto che la televisione centrale ha fatto ricorso alla censura: «Bandiremo le immagini del maiale perché non vogliamo avere una cattiva influenza o ferire i sentimenti di gruppi etnici» mandano a dire i vertici. E così nei prossimi giorni non si vedranno maialini nelle pubblicità televisive, in genere accompagnate dall’augurio tradizionale «Il maiale d’oro porta fortuna», oppure «Buon anno del maiale». Una scelta politica ricaduta a cascata su tutti gli inserzionisti, multinazionali comprese, che si sono dovuti adeguare alle censure imposte dall’alto. Per esempio, il gruppo Nestlè ha annunciato di aver annullato una pubblicità che avrebbe utilizzato un disegno di maiale «per mostrare rispetto per l’Islam e seguire un’indicazione che proveniva dalle più alte sfere del governo cinese».
di: Enza Cusmai
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Spaghetti allo scoglio
>>Da: Veronica
Messaggio 1 della discussione
Spaghetti: 80 g
Misto pesce: 250 g
Pelati: 125 g
Olio: 5 g (due cucchiaini)
Prezzemolo, aglio, sale: q.b.
Pepe nero
In una padella versate i due cucchiaini d'olio e lo spicchio d'aglio tagliato a metà. Fatelo soffriggere per qualche istante, aggiungete i pelati a pezzetti schiacciandoli ulteriormente con la forchetta e il prezzemolo fresco tritato finemente.
A questo punto aggiungete il "misto pesce" e lasciate cuocere per una decina di minuti, senza coperchio.
Cuocete gli spaghetti al dente in abbondante acqua salata, saltateli in padella per qualche minuto con questo sugo aggiungendo altro prezzemolo fresco, un po' di pepe nero e, se necessario, aggiustate di sale.
Buon appetito!
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ALTO ADIGE
>>Da: Veronica
Messaggio 1 della discussione
Infromazioni per visitare questa bellissima zona alpina del nord Italia. Offre tra l'altro anche un elenco degli alberghi idonei anche per persone con disabilita' motoria.
http://www.hotel.bz.it/suedtirol/default.asp
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Parole di un vecchio Indiano
>>Da: diamante
Messaggio 1 della discussione
L'invito
Non mi interessa che cosa fai per vivere.
Voglio sapere che cosa desideri davvero, e se sogni di realizzare ciò che il tuo cuore brama.
Non mi interessa quanti anni hai.
Voglio sapere se avrai il coraggio di rischiare di essere giudicato folle per amore, per il tuo sogno, per l'avventura di essere vivo.
Non mi interessa quali pianeti siano in quadratura con la tua Luna.
Voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore, se le delusioni della vita hanno ampliato i tuoi orizzonti o se ti sei ripiegato su te stesso per paura di soffrire ancora. Voglio sapere se sopporti il dolore, mio o tuo, senza cercare di nasconderlo, attenuarlo, eliminarlo.
Voglio sapere se sopporti la gioia, mia o tua, se puoi danzare selvaggiamente e lasciare che l'estasi pervada ogni tua cellula senza raccomandarti di essere prudente, realistico e di ricordare i limiti della condizione umana.
Non mi interessa se la storia che mi stai raccontando è vera.
Voglio sapere se riesci a deludere qualcuno per mantenerti fedele a te stesso; se sai sopportare l'accusa di tradimento e non tradire la tua anima, se sai essere senza fede e perciò degno di fede.
Voglio sapere se sai vedere la bellezza, anche quando non è piacevole, ogni giorno, e se riesci a trovare la sorgente della tua vita dalla sua presenza. Voglio sapere se sai accettare i fallimenti, tuoi e miei, e restare ancora sulla riva di un lago e urlare: "Si!" all'argento della Luna piena.
Non mi interessa sapere dove vivi o quanti soldi hai.
Voglio sapere se sai alzarti, dopo la notte di travaglio e disperazione, stanco e ammaccato fino all'osso, e fare il tuo dovere per sfamare i tuoi figli.
Non mi interessa sapere chi conosci o come sei giunto qui.
Voglio sapere se resterai al centro del mirino insieme a me senza tirarti indietro.
Non mi interessa dove o che cosa o con chi hai studiato.
Voglio sapere che cosa ti sorregge dentro quando tutto il resto crolla.
Voglio sapere se sai stare solo con te stesso e se davvero ti piace la compagnia che ti fai nei momenti di vuoto.
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Muscoli ripieni
>>Da: diamante
Messaggio 1 della discussione
* 50 muscoli
* 2 uova
* mollica di pane
* 50 grammi di mortadella
* formaggio parmigiano grattuggiato
* un ciuffo di prezzemolo
* olio di oliva
* un bicchiere di vinoo bianco secco
* aglio
* 300 grammi di pomodori pelati freschi
* latte
* pepe
Preparazione della ricetta
Preparazione: Pulire bene i muscoli. In una terrina preparare 10 muscoli tritati, il prezzemolo, l'aglio, la mollica bagnata nel latte, parmigiano, uova e mortadella tritata. Aggiungere pepe e un pizzico di sale. Mescolare bene. Riempire i muscoli che avrete precedentemente aperto (da crudi). In una casseruola soffriggere prezzemolo e aglio tritati, spruzzare il vino e aggiungere i pomodori. Disporre i muscoli e cuocere a fuoco lento per 30 minuti. Servire caldi con sale e pepe.
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Unioni Civili/ Mastella: Non Voto Legge, Cada Governo
>>Da: diamante
Messaggio 6 della discussione
(APCom) - Il ministro della Giustizia Clemente Mastella (Udeur) annuncia in un'intervista a 'La Stampa' che non votera il provvedimento sulle unioni civili, anche a costo di far cadere il governo.
"Sui Pacs - afferma - il governo sarà salvato dal centrodestra. Recupereranno i voti di Bondi e degli altri dell'area laica e pareggeranno il conto. Non sarebbe la prima volta e non ci vedo nulla di scandaloso. Su questioni di natura valoriale il centrosinistra ha già preso i voti del centrodestra. Ma io ho una mozione votata dal mio congresso e non posso andarci contro".
A chi gli fa notare che al Senato potrebbero non bastare i voti del centrodestra replica: "Cada il governo, allora, ma io questa legge non la voto".
Mastella l'uomo giusto al posto giusto.
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Città di chiara influenza Olmeca trovata in Messico
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Una città di 2.500 anni, influenzata agli Olmechi - spesso considerati la “Cultura Madre” del Mesoamerica - è stata scoperta a centinaia di miglia di distanza dai territori olmechi della costa del Golfo.
I resti di Zazacatla stanno offrendo uno nuovo sguardo sull’arrivo delle civiltà avanzate nel Messico Centrale, ed inoltre una lezione circa i rischi a cui le rovine antiche sono esposte dalla moderna urbanizzazione.
L’archeologa Giselle Canto ha dichiarato che due statue e particolari architettonici al sito, 25 miglia a sud di Città del Messico, indicano che gli abitanti di Zazacatla adottarono lo stile Olmeco quando passarono da una società semplice ed egalitaria ad una società più complessa e gerarchica.
“Quando la società divenne stratificata, i nuovi regnanti ebbero necessità di emblemi… per giustificare il loro regno sulla gente che fino a poco tempo prima stava sul loro stesso livello” ha spiegato la Canto degli abitanti, che poterebbero non essere stati etnicamente Olmechi, ma sembra rendessero omaggio a questa cultura come alla più prestigiosa.
Zazacatla copriva meno di un miglio quadrato tra l’800 ed il 500 a.C. Ma molta parte di essa è ormai stata coperta da abitazioni e centri commerciali che si estendono fino a Cuernevaca, una città turistica solo sette miglia più a nord.
Da quando sono iniziai gli scavi a Zazacatla, lo scorso anno, gli archeologi hanno dissotterrato sei edifici, e due sculture di quelli che sembrano essere sacerdoti olmechi. Le sculture sembrano avere dei copricapo ritraenti il giaguaro, che gli Olmechi adoravano, ed altri simboli di status e autorità.
Gli Olmechi dominarono ampie regioni attorno agli stati della costa del Golfo di Veracruz e Tabasco dal 1,200 al 400 a.C.
Alcuni sostengono che le tracce di influenza Olmeca trovate a Zazacatla ed in altre aree dalla Costa del Golfo possano indicare siti missionari, conquiste o insediamenti Olmechi.
Ma Canto sostiene che il centro cerimoniale olmeco più famoso, circa 250 miglia ad est, sarebbe troppo lontano per un contatto diretto, poiché a quel tempo non esistevano linee di comunicazione o di trasporto.
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Radiofrequenze per tracciare le vespe
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Un microscopico emettitore radio posto sul dorso di alcune vespe ha permesso a un gruppo di ricercatori della Zoological Society of London (ZSL) di chiarire alcuni aspetti del loro comportamento. Secondo quanto riferito in un articolo pubblicato sulla rivista “Current Biology”, per esempio, le vespe operaie, invece di curare soltanto la propria colonia di appartenenza, come si credeva, volano anche in nidi vicini dove aiutano a crescere i piccoli che sono loro imparentati.
Per riuscire a ricostruire i movimenti delle vespe, i ricercatori hanno escogitato un metodo ingegnoso che consiste nel fissare sul dorso di alcuni esemplari una etichetta di identificazione a radiofrequenza (Radio Frequency Identification, RFID) e piazzare una serie di sensori all’entrata di ciascun nido.
"Il fenomeno noto come nest drifting, che si verifica quando singoli insetti si muovono su differenti nidi è stato descritto solo in poche specie di insetti sociali, ma è sempre rimasto un mistero quale sia la ragione di comportamento”, ha commentato Seirian Sumner, coautore dell’articolo.
“Oltre al ciò, vi era la difficoltà oggettiva di determinare la frequenza con cui tale comportamento si ripeteva: abbiamo trovato che riguarda il 56 per cento circa degli individui. Per questo abbiamo sviluppato un nuovo metodo.”
Secondo i ricercatori, questo singolare comportamento è teso comunque a garantire una maggiore probabilità di sopravvivenza ai propri geni.
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Lusi, il vulcano di fango
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Da 241 giorni in Indonesia un vulcano di fango continua a eruttare emettendo dai 7000 ai 150.000 metri cubi di fango al giorno. Da quando il fenomeno è iniziato, il 29 maggio scorso, ha coperto quattro villaggi, costretto alla fuga 11.000 abitanti, distrutto 25 fattorie e devastato infrastrutture, provocando indirettamente tredici morti a seguito della rottura di un metanodotto. Secondo una indagine condotta da geologi dell'Università di Durham pubblicata sull’ultimo numero di “GSA Today”, organo della Geological Society of America, all'origine dell'eruzione vi sarebbe l'uomo. Lusi, come è stato battezzato il vulcano di fango dagli abitanti del posto, una località non molto distante dalla città di Porong, nella parte orientale dell’isola di Giava, è destinata a restare attiva ancora per molti mesi, se non per anni. Dall’analisi di numerosi dati, ivi compresi rilevamenti da satellite, alla fine la parte centrale dell’area è destinata a collassare, andando a formare un cratere.
Secondo Richard Davies, che ha diretto lo studio, l’eruzione è quasi certamente stata causata dalle intense atività di perforazione che sono state eseguite nella zona alla ricerca di riserve di gas. “È una procedura industriale standard in questo tipo di perforazioni l’uso di intelaiature di acciaio per sostenere il pozzo di trivellazione e proteggersi dalla pressione dei fluidi, che si tratti di acqua, gas o petrolio. Nel caso di Lusi è stato perforato uno strato di roccia calcarea sottoposta a pressione da un acquifero, senza provvedere a proteggere l’area con strutture di rinforzo. Come risultato la roccia si è fratturata e una miscela di acqua e fango ha trovato la via per la superficie.”
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MALATTIE RARE
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Offre molte informazioni sulle malattie rare ed e' dedicato a chi ne soffre e ai medici specialisti. E' curato dal Cmid (Centro Multidisciplinare di Immunopatologie e Documentazione sulle Malattie Rare) dell'Asl 4 di Torino: http://www.malattierarepiemonte.it/
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MEDICINELAB
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Per chi fosse alla ricerca del foglietto illustrtativo di una medicina, qui ne trova 5.000: http://www.medicinelab.net/
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Influenza
>>Da: urania
Messaggio 7 della discussione
Cos'è l'influenza
L’Influenza, termine impiegato per definire la malattia anche in molte lingue straniere, origina il suo nome dalla corrispondente parola italiana derivata dalla forma latina influentia e riflette l’opinione molto diffusa nei secoli passati che la comparsa delle tipiche epidemie fosse correlata all’influenza di congiunzioni sfavorevoli delle stelle.
Secondo recenti ipotesi, l’elevata mortalità riscontrata nel corso della famosa peste di Atene del 430 a.C. sarebbe da attribuire a una forma influenzale con superinfezioni batteriche. La descrizione della diffusione a livello europeo di una malattia con le caratteristiche delle pandemie influenzali risale al 1580 e da allora sono state riportate 31 pandemie. Tra queste la più drammatica è stata quella del 1918-19 che ha causato oltre 20 milioni di decessi, ovvero un numero di morti superiore a quello attribuito alla prima guerra mondiale.
Il virus dell’influenza fu scoperto nel 1918 da Dujarric de la Rivière all’Istituto Pasteur di Parigi. Nicolle e Lebally in Tunisia, negli stessi anni, provocarono l’influenza nelle scimmie mediante un filtrato di muco nasale di soggetti influenzati. Smith Andrewes e Laidlaw, in Inghilterra, nel 1933, furono i primi a isolare il virus di tipo A e a provocare la malattia in furetti inoculandolo per via nasale.
L’influenza è una malattia infettiva dovuta a tre tipi principali di virus denominati A, B e C, il cui contatto provoca nell’organismo la produzione di anticorpi che lo proteggono contro il singolo virus.
La malattia esordisce con brividi, febbre, tosse, dolori muscolari e perdita dell’appetito ai quali seguono starnuti e mal di gola. I sintomi scompaiono dopo 4-5 giorni ma in alcuni casi, specie nei soggetti debilitati e negli anziani, possono evolvere in polmonite.
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Inibitori di pompa e frattura dell'anca, c'è un legame
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
L’osteoporosi senile è una delle patologie più diffuse, e la frattura dell'anca ne è la manifestazione principale.
Tra i tanti fattori di rischio per frattura dell'anca, il malassorbimento del calcio gioca un importante ruolo. Poiché l’acido gastrico facilita l’assorbimento del calcio ingerito insolubile, i farmaci che inibiscono la secrezione acida potrebbero provocarne il malassorbimento.
AIGO (Associazione Italiana Gastroenterologi & Endoscopisti Digestivi Ospedalieri) segnala un recente studio pubblicato su JAMA, in cui l’incidenza di fratture d’anca è stata studiata su un’ampia coorte di pazienti (circa 14000) che assumevano inibitori di pompa protonica (PPIs) o H2-antagonisti (H2RAs).
Il rischio di frattura dell'anca è risultato significativamente più elevato in pazienti che avevano assunto PPIs per un periodo superiore a 1 anno, ed era ancora più aumentato in pazienti che ne avevano assunto dosaggi elevati.
Nel gruppo di pazienti che assumeva, invece, H2Ras, il rischio è risultato molto inferiore sia in caso di assunzione prolungata che per elevati dosaggi.
Questi risultati confermano la correlazione fra uso di PPI e frattura dell'anca, già ipotizzato in altri studi. I pazienti che assumono PPIs dovrebbero essere informati di questi risultati, sebbene non esista al momento nessuna indicazione alla sospensione di questi farmaci in soggetti che sono già affetti o sono a rischio di osteoporosi.
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Nuovi studi sul tumore al pancreas nella terza età
>>Da: urania
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Cambia la prospettiva di chi è colpito da un tumore del pancreas nella terza età: uno studio riportato sulla rivista Surgery dagli oncologi del Kimmel Cancer Center di Philadelphia ha dimostrato che, se si appartiene a quel quarto di malati che sopravvive all’intervento chirurgico, le possibilità di vivere come chiunque altro sono alte.
Analizzando la sorte di 890 pazienti che erano stati sottoposti tra il 1970 e il 1999 alla procedura di Whipple, ossia all’asportazione della vescica, di parte del duodeno, del tratto biliare comune e di parte del pancreas, gli esperti hanno verificato che il 23% era vivo a 5 anni dall’operazione. Di costoro, circa la metà aveva più di 65 anni al momento dell’intervento, e circa il 65% era ancora in vita dopo altri 5 anni. Le percentuali di sopravvivenza della popolazione generale per la stessa fascia d’età (cioè attorno ai 70 anni) sono attorno all’87%: una differenza che è stata giudicata modesta e che depone a favore dell’operazione, qualora ci siano le condizioni cliniche.
Un secondo studio pubblicato su Cancer suggerisce un modo per migliorare i risultati della chirurgia, almeno in coloro che sono affetti da un tumore intraduttale papillare: l’introduzione di un’analisi citologica intraoperatoria, che può orientare le mani del chirurgo verso un’asportazione più mirata. Il gruppo di Idetoshi Eguchi dell’Osaka Medical Center ha sottoposto 43 pazienti a una procedura che prevedeva l’analisi citologica su omogenati di pancreas prelevati durante l’intervento, oltre a quella istologica già effettuata. E ha scoperto che nel 42% dei malati essa mostrava una positività sfuggita ai test precedenti. In seguito a questo risultato, 5 pazienti sono stati sottoposti a un intervento più radicale del previsto: in questi malati, la sopravvivenza libera da recidive dopo 5 anni è stata del 100%.
Una volta affrontato l’intervento, si presenta il dilemma della radioterapia adiuvante per prevenire le recidive: secondo una rilevazione pubblicata anch’essa su Cancer, i malati che sono in cura presso una struttura dove è presente un’Unità di radioterapia sono sottoposti molto più spesso di altri al trattamento, addirittura nel doppio dei casi. «Questo scollamento dimostra che quando una procedura è codificata e porta a risultati sicuri essa viene attuata in modo più puntuale; al contrario, quando le indicazioni non sono chiare, regna l’approssimazione», ha sottolineato Sandra Wong dell’Università del Michigan di Ann Arbor. «Per questo è urgente compiere studi sul ruolo della radioterapia in questi malati».
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Dimagrire con il vino
>>Da: urania
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Il tuo metabolismo lento ti impedisce di perdere peso, nonostante gli sforzi per seguire la dieta?
Allora potresti cominciare a berci su!
Non è una battuta: un bicchiere di vino a pasto (ma non di più) è un’ottima arma per perdere peso, perché regola naturalmente il metabolismo di oli e grassi.
Alla base di questa azione c’è un complesso meccanismo biologico.
Per mantenere un buon equilibrio di tutto l’organismo e metabolizzare correttamente gli alimenti ingeriti, infatti, è necessario conservare un corretto rapporto tra acidità e alcalinità, che tecnicamente si definisce equilibrio acido-base, rappresentato da un Ph compreso tra 7,35 e 7,40.
In questo modo si assicura il buon funzionamento delle due fasi metaboliche: il catabolismo, ovvero l’azione di demolizione delle sostanze ingerite per produrre l’energia necessaria alla vita, e l’anabolismo, cioè la sintesi delle molecole elementari per produrre le sostanze utili alle varie parti del corpo.
E qui torniamo al vino, tanto caro a noi italiani: se consumato in dosi moderate, contribuisce in modo efficace a mantenere l’equilibrio acido-base, e a metabolizzare in modo corretto i grassi, le proteine e gli zuccheri.
L’azione di alcune sostanze contenute nel vino, come il glicerolo e il mesoinositolo, garantiscono inoltre una corretta trasformazione e digestione dei grassi, scongiurando i rischi di obesità e cellulite dovuti al malfunzionamento di questi processi.
I vini migliori per questa azione sono quelli secchi, privi di zuccheri, e di limitata gradazione alcolica (circa 10 gradi).
I vini ricchi di acidi organici, come il Barbera, possiedono invece spiccate proprietà diuretiche, quindi favoriscono l’eliminazione delle tossine e contrastano la sensazione di gonfiore addominale.
Il cromo contenuto nel vino, invece, risulta benefico nel potenziare l’azione dell’insulina proteggendo dal rischio di diabete, mentre l’alcol aiuta a ridurre il tenore di zuccheri nel sangue (da qui il detto «Il vino fa buon sangue»).
Infine, i polifenoli contenuti nel vino rallentano l’invecchiamento, il propanolo combatte ipertensione e mal di testa, le vitamine e i sali minerali garantiscono un buon equilibrio nutrizionale.
Per tutti questi motivi, il vino, associato a una dieta mediterranea ipocalorica, è sinonimo da millenni di buona salute e buona forma fisica.
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Selenio efficace contro l'HIV
>>Da: urania
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Una supplementazione alimentare di selenio sembra incrementare il livello ematico nel sangue e inibire la progressione del carico virale in pazienti affetti da HIV. È questo il risultato riportato in un articolo della rivista “Archives of Internal Medicine”.
Com’è noto, i progressi ottenuti negli ultimi anni nel campo della terapia antiretrovirale (ART) ha dato ai soggetti infetti una aspettativa di vita molto maggiore. Tuttavia, per tenere sotto controllo il virus occorre una stretta aderenza alla terapia. Oltre a ciò, essa comporta un certo rischio di effetti tossici e di disfunzioni metaboliche.
Barry E. Hurwitz e colleghi dell’Università di Miami, hanno condotto uno studio randomizzato in doppio cieco e placebo-controllato sull’integrazione alimentare con selenio in 262 pazienti con HIV. I parametri clinici utilizzati per la valutazione sono stati i livelli ematici di selenio, il conteggio dei CD4 (che misurano lo stato del sistema immunitario e il rischio di sviluppare patologie secondarie), la carica virale dell’HIV (il numero di copie del virus nel sangue) e lo screening per l’epatite C. Dopo nove settimane 174 pazienti hanno completato il test. Nel gruppo di trattamento il livello medio di selenio era aumentato, così come il conteggio dei CD4, mentre la carica virale era diminuita.
"L’esatto meccanismo con cui il selenio influenza la replicazione virale dell’HIV-1 non è noto, sebbene nella letteratura vengano proposte diverse possibilità”, scrivono gli autori. “Un’ipotesi è che le proprietà antiossidanti del selenio possano riparare il danno indotto alle cellule immunitarie dall’ossigeno, che viene prodotto in quantità maggiori dall’organismo di un paziente con HIV. Tuttavia occorreranno ulteriori ricerche per confermare questa spiegazione.” Una conclusione positiva si può comunque trarre: il risultato suggerisce la supplementazione con selenio come metodo semplice, sicuro e poco costoso per supportare la terapia.
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Un cerotto contro l'Alzheimer
>>Da: urania
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Un vaccino transedermico contro la proteina beta amiloide – quella che accumulandosi a livello cerebrale provoca le tipiche placche che caratterizzano la malattia di Alzheimer – è stato messo a punto da ricercatori dell’Università della Florida. Il vaccino si è dimostrato in grado, nel modello animale, di ridurre sia la formazione delle palacche sia, almeno in parte il declino cognitivo dei topi a cui era stato somministrato.
“Altri studi avevano dimostrato la capacità del vaccino di alleviare alcuni sitomi della malattia di Alzheimer – ha detto Jun Tan, che ha diretto lo studio ed è firmatario dell’articolo in cui esso viene descritto sul numero odierno dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) – questa ricerca è la prima però che ne dimostra l’efficacia anche per somministrazione transdermica.”
L’importanza del risultato è legata al fatto che i trial clinici, intrapresi tempo addietro per testare la possibilità di utilizzare il vaccino, somministrato per via parenterale, contro la proteina beta amiloide, erano sati sospesi a seguito del manifestarsi di intensi effetti collaterali, legati a una reazione autoimmune, che – sia pure in un numero molto ridotto di casi – aveva portato perfino al decesso del paziente.
I ricercatori dell’Università della Florida hanno ora scoperto che la vaccinazione attraverso un cerotto transdermico contro la proteina beta amiloide permette di evitare l’innesco di questo tipo di reazione negativa. Ciò sarebbe legato al fatto che nel derma la prima e più cospicua linea di difesa dell’organismo è rappresentata dalle cellule di Langerhans, che svolgerebbero una azione di “tampone” capace di stimolare la risposta immunitaria anti-proteina amiloide senza scatenare la reazione autoimmune inescata quando l’identificazione dell’antigene avviene in prima battuta da parte dei linfociti presente nel torrente ematico.
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Dalla "spazzatura" un RNA anticancro
>>Da: urania
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Una particolare forma di RNA, la cui funzione era finora sconosciuta, sembra essere coinvolta in modo critico nel silenziamento di un gene coinvolto nei processi di divisione cellulare. La scoperta, pubblicata sulla versione on line di Nature, è stata fatta da un gruppo di biologi dell’Università di Oxford nel quadro di una ricerca finanziata dal Wellcome Trust e dal Medical Research Council britannico.
Il Progetto Genoma Umano ha identificato i geni che sono responsabili della produzione delle proteine con cui il nostro orgainsmo viene formato e fatto funzionare. L'insieme di questi geni costituisce però una piccola parte del genoma complessivo, buona parte del quale è formato da quello che fino a poco tempo fa era chiamato genoma “spazzatura”, perché considerato privo di funzione. Le ricerche più recenti inducono tuttavia a pensare che questo DNA “spazzatura” sia coinvolto nella produzione di qualcosa come mezzo milione di varietà di RNA le cui funzioni sono ancora ignote.
La particolare forma di RNA che ha attratto l’interesse del gruppo diretto da Alexandre Akoulitchev è coinvolto nella regolazione del gene per la deidrofolato riduttasi (DHFR), un enzima che controlla la produzione di timina, necessaria quando la cellula subisce un rapido processo di divisione.
"L’inibizione del gene per la DHFR potrebbe aiutare a prevenire la crescita delle cellule neoplastiche – ha osservato Akoulitchev – tant’è vero che il primo farmaco antitumorale, il metatrexato, agisce legando e inibendo l’enzima prodotto da questo gene.”
Secondo Akoulitchev la comprensione del modo in cui è possibile sfruttare l’RNA per silenziare, attivare o ridurre l’espresione del gene per la DHFR o di altri geni può avere importanti implicazioni nello sviluppo di innovative terapie antitumorali.
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Un'area cerebrale per l'altruismo
>>Da: urania
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Lo stato di attivazione di una particolare area cerebrale permette di capire se una persona tenderà ad assumere comportamenti altruistici o egoistici. Lo hanno scoperto alcuni ricercatori del Duke University Medical Center che ne danno conto in un articolo sul numero di febbraio di Nature Neuroscience, pubblicato oggi on line in anteprima.
Grazie alla risonanza magnetica funzionale i ricercatori hanno potuto monitorare il cervello di 45 volontari mentre stavano giocando al computer od osservavano il computer giocare da solo. In entrambi i casi, la vittoria veniva premiata con una piccola donazione a un ente benefico scelto dal soggetto. In tal modo hanno potuto rilevare che la regione del solco temporale superiore posteriore si attivava maggiormente quando il computer giocava una mossa che ritenevano significativa e che essi stessi avrebbero giocato. Questa area è nota per essere attivata quando mentalmente si cerca di comprendere un rapporto sociale.
I ricercatori hanno quindi classificato i volontari come più o meno altruisti in base alle risposte a domande concernenti i loro comportamenti in situazioni in cui venivano proposti differenti tipi di reazione.
Il confronto fra i dati ha quindi mostrato che la maggiore o minore attività del solco temporale superiore posteriore era predittiva della maggiore o minore probabilità che la persona esibisse comportamenti altruistici.
"Noi riteniamo che la capacità di percepire le azioni degli altri come dotate di significato sia un aspetto critico per l’altruismo” ha detto Dharol Tankersley, che ha diretto lo studio. I ricercatori ipotizzano che lo studio dei sistemi cerebrali che permettono alle persone di vedere il mondo come una serie di interazioni significative possa condurre a una più approfondita comprensione di quei disturbi che, come l’autismo o la personalità antisociale, sono caratterizzati da un deficit di interazione interpersonale.
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Il "Jurassic park" del Varesotto corteggia l'UNESCO
>>Da: urania
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Una zona costiera collocata ad una latitudine compresa tra il Tropico del Cancro e l’Equatore. Acque calde, clima monsonico: un ambiente molto simile a quello degli attuali Carabi. E poi specie animali rarissime: vertebrati di cinque metri di lunghezza, sauri marini e pesci tra cui esemplari spesso unici. Non è la sceneggiatura di un nuovo film di Steven Spielberg, ma qualcosa di simile a come doveva essere il nostro territorio circa 250 milioni di anni fa.
Una ricostruzione resa possibile dall’eccezionale stato di conservazione dei reperti fossili presenti in un’area a cavallo tra Italia e Svizzera che interessa cinque comuni della Provincia di Varese e nove del Mendrisiotto. Un punto di riferimento importantissimo per chi si occupa di paleontologia tanto che la parte svizzera del Monte San Giorgio è dal 2003 Patrimonio dell’UNESCO. Fatto da spingere l’Amministrazione di Porto Ceresio, di concerto con quella di Viggiù, ente capofila, e con i Comuni di Besano, Clivio e Saltrio a mettersi in lizza per entrare a far parte della prestigiosa lista.
Le motivazioni della candidatura sono state presentate questa mattina a Porto Ceresio nell’ambito di un’affollata conferenza stampa alla quale hanno preso parte, oltre che i Sindaci e diversi rappresentanti istituzionali dei Comuni coinvolti, i senatori Maria Agostina Pellegatta e Carlo Fontana, rispettivamente vicepresidente e membro della 7° Commissione del Senato per i Beni culturali, e Roberto Aragno, prefetto della Provincia di Varese.
«A differenza di altri siti paleontologici noti a livello mondiale che presentano un unico livello fossilifero principale - ha sottolineato Silvio Renesto, docente di Paleontologia all’Università degli Studi dell’Insubria - sui monti insubri affiorano almeno cinque livelli fossiliferi distinti, ognuno contenente più di una associazione fossile. Questo permette di studiare, sull’arco di 15 milioni di anni, l’evoluzione di determinati gruppi di organismi, tra cui pesci, rettili marini e affascinati invertebrati». Si tratta di una continuità temporale tale da non esistere altrove e da giustificare lo sforzo delle Amministrazioni varesine per far annoverare l’area tra i siti patrimonio mondiale dell’Umanità.
(..)
L'Italia è al primo posto per numero di siti nominati nella classifica mondiale dell'UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura. Si tratta di luoghi specifici eletti dopo un lungo iter che vengono sottoposti ad un particolare programma di tutela e conservazione. Il programma è stato fondato con la Convenzione per la protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale, adottata dalla Conferenza generale dell'UNESCO il 16 novembre 1972.
Ad oggi la lista comprende un totale di 830 siti (644 beni culturali, 162 naturali e 24 misti) presenti in 138 Nazioni del mondo. E' l'Italia la nazione a detenere il maggior numero di patrimoni dell'umanità. In particolare, sono 41 le località del Bel Paese che ne fanno parte. 40 per motivazioni di carattere culturale e 1, le Isole Eolie, per ragioni di tipo naturalistico. Dal 2003 anche il Sacro Monte di Varese, insieme agli altri otto Sacri Monti di Piemonte e Lombardia (Varallo, Crea, Orta-San Giulio, Oropa, Biella, Griffa, Belmonte, Domodossola e Ossuccio) ha ottenuto l’importante riconoscimento. Per quanto riguarda il Canton Ticino sono due i siti UNESCO: i tre Castelli e la cinta muraria di Bellinzona e il Monte San Giorgio
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ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Ofrre informazioni sulla situazione dei vulcani italiani, eventi sismici ed altri studi sulla materia, compresi gli sforzi per trovare un modello che sia capace di prevedere i fenomeni eruttivi: http://www.ingv.it/
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Di che cosa è morto Napoleone?
>>Da: urania
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Nei quasi due secoli che ci separano da quell’evento – avvenuto il 5 maggio 1821 – diverse ipotesi si sono succedute. L’autopsia condotta all’epoca dal suo medico personale, Francesco Antonmarchi, con la supervisione di cinque medici inglesi aveva imputato la scomparsa dell’ex-imperatore a un cancro allo stomaco, ma pochi dei suoi sostenitori vi credettero, avanzando il sospetto che in realtà fosse stato eliminato nel timore che potesse scappare dal confino a Sant’Elena per tornare in Francia, così come aveva già fatto quando era stato esiliato all’Isola d’Elba.
Un esame tossicologico eseguito nel 1961 su un ciuffo di capelli raccolto dopo la sua morte aveva messo in evidenza una forte concentrazione di arsenico, rilanciando la tesi del complotto. Due anni fa, infine, un anatomo-patologo di San Francisco, Steven Karch, avenzò l’ipotesi che il decesso fosse stato in realtà provocato dai tentativi di alleviare i suoi disturbi condotti dai suoi medici con clisteri a base di tartrato di potassio e antimonio, che avrebbero finito per provocargli la indrome di Torsades de Pointes, caratterizzata da una tachicardia parossistica.
Ora un gruppo di studiosi svizzeri, canadesi e statunitensi, diretto da Robert Genta del Southwestern Medical Center dell’Università del Texas sostiene che bisogna tornare all’origine. Esaminando attentamente i rapporti dell’autopsia originaria, i resoconti relativi allo stato di salute di Napoleone nell’ultimo scorcio della sua vita – negli ultimi sei mesi aveva perso 10 chili – e confrontandoli con le conoscenze sui tumori gastrici di cui disponiamo oggi, hanno concluso che egli morì in seguito a una emorragia conseguente a un cancro allo stomaco.
Non solo, a quanto riferiscono in un articolo apparso sull’ultimo numero di Nature Clinical Practice Gastroenterology & Hepatology, il referto autoptico fu stilato con una cura tale da consentire addirittura la stadiazione del tumore, che oggi verrebbe classificato con la sigla T3N1M0, corrispondente allo stadio IIIA, ossia molto grave. Le caratteristiche delle lesioni riscontrate e del contenuto dello stomaco (una notevole quantità di materiale scuro descritto come avente la consistenza dei residui di polvere di caffè) farebbero inoltre ritenere che il tumore si sia formato per degenerazione di un’ulcera da Helicobacter pylori, e che la presunta predisposizione familiare a questo tipo di cancro (anche il padre era deceduto per un tumore gastrico) deve avere avuto tutto sommato una influenza secondaria.
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SPAZIENTIAMOCI
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Realizzata da Cittadinanzattiva, questa campagna punta a recuperare immagini e video sui problemi negli ospedali italiani, per poterli documentare: http://www.cittadinanzattiva.it/
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LEGA ITALIANA FIBROSI CISTICA
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
Pagine dell'Associazione Laziale in cui si descrive la malattia, i progetti dell'organizzazione, una rassegna stampa e altro ancora: http://www.fibrosicisticalazio.it/
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Spostare l'ora di Greenwich?
>>Da: urania
Messaggio 1 della discussione
La Gran Bretagna potrebbe tornare in sincronia con il resto d’Europa. Il parlamento britannico è chiamato a decidere sull’abbandono dell’orario di Greenwich, in seguito alla proposta lanciata da Tim Yeo, presidente della Commissione sull’ambiente, di testare l’effetto del cambiamento di fuso orario per tre anni. I benefici che ne deriverebbero secondo l’esponente conservatore, confermati dagli studi dell’Università di Cambridge, andrebbero da un notevole risparmio energetico all’abbattimento degli incidenti stradali.
La Royal Society for the Prevention of Accidents ha infatti stimato che negli ultimi 35 anni 5.000 persone abbiamo perso la vita in incidenti stradali occorsi all’alba nei mesi autunnali, in cui la luce è minore. I dati sull’impatto ambientale sono meno certi, tuttavia uno studio dell’Università di Cambridge, pubblicato su Nature, stima in 458 milioni di sterline all’anno il risparmio che lo spostamento d’orario comporterebbe grazie al minore utilizzo di luce. Senza contare che di conseguenza si otterrebbe un calo delle emissioni di anidride carbonica, pari a 170 mila tonnellate in meno.
Anche gli Stati Uniti hanno deciso di anticipare l’arrivo dell’ora legale di tre settimane, stimando di risparmiare 100 mila barili di petrolio al giorno. Tuttavia cambiare le abitudini della gente non è facile. Un esperimento simile era già stato condotto negli anni Sessanta, ma fallì a causa delle lamentele dei genitori i cui figli dovevano andare a scuola con il buio e dei lavoratori che operano all’aperto. Questa volta, tuttavia, i tempi sembrano più maturi. Elisabeth Garnsey, dell’Università di Cambridge, sostiene che è necessario mettere in pratica l'esperimento per poter constatare realmente che l’orario di Greenwich sia più svantaggioso, come tanti indizio sembrano suggerire.
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I fossili inchiodano Homo Sapiens
>>Da: urania
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Non fu il cambiamento climatico, ma l'arrivo di Homo Sapiens la causa principale dell'estinzione dei grandi animali preistorici in Australia. Queste la teoria di un'équipe di paleontologi del Western Australian Museum, guidata da Gavin Prideaux. Lo studio, apparso su Nature di questa settimana potrebbe chiudere un annoso dibattito, che ruota intorno alla domanda: chi ha ucciso la megafauna nel quinto continente?
La risposta arriva grazie a un eccezionale ritrovamento fossile nel deserto di Nullarbor, nel centro-sud dell’Australia, di 69 specie di vertebrati preistorici, datati tra gli 800.000 e 200.000 anni fa. Gli esami condotti da Prideaux sui denti dei canguri dimostrano che questi grandi animali vivevano in un clima secco e arido e avevano abitudini alimentari vegetariane. In altre parole, mezzo milione di anni fa il clima dell'area era simile a quello odierno.
Scagionato il clima, si rafforza la tesi antropica. La comparsa dell’Homo sapiens collima infatti con l’estinzione dei grandi animali preistorici, avvenuta all’incirca 45.000 anni fa. Potrebbero quindi essere state le attività di caccia e l’uso del fuoco a distruggere l’equilibrio ecologico. L'Australia ha perso il 90 per cento della sua megafauna nei 20 mila anni successivi all'arrivo dell'uomo. Potrebbe tuttavia essersi trattato di un concorso di colpe: gli animali preistorici, già stressati dai cambiamenti climatici e pertanto più vulnerabili, ricevettero dall'uomo il colpo di grazia.
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Il fiore più grande del mondo aveva antenati minuscoli
>>Da: urania
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Gli antenati della rafflesia, il fiore più grande e maleodorante del mondo, erano in realtà piante dai ben più modesti fiorellini di appena qualche millimetro.
A dirlo, una ricerca compiuta dalla Harvard University di Cambridge, Massachusetts, pubblicata dalla rivista Science.
La rafflesia è una pianta con un fiore rosso di circa un metro di diametro e del peso di circa 7 chili che emette un odore nauseabondo di carne in putrefazione.
La sua famiglia, quella delle Euphorbiaceae, comprende anche altre piante come la Stella di Natale, l'albero della gomma e il ricino.
La rafflesia fu scoperta nel 1818 da una spedizione guidata da Sir Thomas Stamford Raffles, che fondò la colonia britannica di Singapore, e dal naturaliusta Joseph Arnold - che morì in seguito al viaggio - nella foresta pluviale di Sumatra.
La rafflesia non ha radici né foglie e vive parassitando i tessuti di una vite tropicale.
Il suo odore simile a quello di una carcassa che marcisce, può essere molto ripugnante per noi ma riscuote molto successo con gli insetti impollinatori.
Attraverso lo studio del Dna mitocondriale, i ricercatori sono riusciti a scoprire che il primo antenato della pianta risalirebbe a circa 100 milioni di anni fa, durante il Creatceo, e avrebbe avuto solo dei minuscoli fiorellini. Secondo gli scienziati, negli ultimi 46 milioni di anni la rafflesia si è evoluta fino ad aumentare le sue dimensioni di 79 volte, prima di rallentare il suo passo evolutivo.
Secondo i ricercatori, una più approfondita conoscenza della rafflesia potrebbe portare a migliorare le tecniche botaniche di produzione di piante dai larghi fiori e frutti.
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Epilettici predicono le proprie crisi
>>Da: urania
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I pazienti epilettici riescono a predire i loro attacchi.
Secondo uno studio del Montefiore Medical Center di New York pubblicato dalla rivista Neurology, quando un paziente predice un suo attacco, ci sono alte probabilità che questo si verifichi nel giro di 24 ore.
Tuttavia, gli epilettici non riescono a presentire la maggior parte delle loro crisi, riuscendo a prevedere solo il 32 per cento dei casi.
Lo studio ha coinvolto 71 pazienti che hanno avuto almeno un attacco nell'ultimo anno e ai quali è stato chiesto di tenera un diario delle proprie crisi.
Dodici di questi pazienti hanno manifestato una migliore capacità predittiva. Si è trattato di soggetti giovani capaci di prevedere il 37 per cento dei propri attacchi.
Secondo i ricercatori, La previsione di una crisi epilettica è importante per mantenere il controllo, per pianificare le attività quotidiane e per approntare una opportuna terapia preventiva.
Gli scienziati ritengono che con un adeguato 'allenamento' si potrebbero affinare le previsioni, e sono attualmente impegnati a capire quali sono i sintomi che annunciano il sopraggiungere di una crisi nell'arco di un'ora.
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L’ultimo segreto delle lacrime
>>Da: urania
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Gioia, amarezza, nostalgia, amore. Motivi per piangere ce ne sono molti. Fino ad oggi però non si conosceva l’esatta composizione delle lacrime, che i medici chiamano con il termine specifico “film lacrimale”. Ma ora una recente ricerca ha svelato la loro complessa struttura, con alcune scoperte che in futuro potrebbero aiutare a migliorare la vita di molte persone.
Triplo film
Finora era noto soltanto che le lacrime sono costituite da uno strato acquoso (che noi crediamo sia la lacrima vera e propria), racchiuso tra due microscopici strati o involucri che riducono gli attriti e combattono i batteri. Quello più interno è costituito da muco e rende idrofila la superficie dell’occhio; lo strato esterno, invece, è composto essenzialmente da grassi.
Proprio su quest’ultimo è stata scoperta la presenza dell’oleamide, una molecola di grasso che si pensa contribuisca a mantenere l’occhio umido.
Finora si riteneva che l’oleamide si trovasse solo nel cervello e fosse in relazione con il nostro sonno. Ma la sua presenza nell’occhio è una vera novità.
Lacrime di gioia
La scoperta potrebbe permettere di risolvere un disturbo oggi sempre più diffuso: la secchezza dell’occhio. Un problema non da poco perché, oltre a procurare fastidio e ostacolare una visione limpida, costringe milioni di persone in tutto il mondo a usare sempre un particolare tipo di collirio.
La scoperta dell’oleamide è stata resa possibile usando per la prima volta la “spettrometria di massa”, un esame che consente di ravvisare la presenza delle sostanze in un composto, anche in quantità infinitamente piccole. «Finora si sono usate altre tecniche – ha dichiarato Kelly Nichols, che ha coordinato lo studio – ma questo metodo consente una maggiore precisione».
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Ritirato dal mercato un farmaco contro ansia e insonnia
>>Da: urania
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L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha disposto il ritiro dal commercio del lotto n. 50457 di Delorazepam Abc compresse da 1 mg. La decisione è stata presa dopo che nel blister di una confezione sono state trovate compresse di colore diverso e che potrebbero contenere dosaggi diversi del farmaco indicato per combattere i disturbi di ansia e insonnia. I diversi dosaggi, infatti, si distinguono dal differente colore: bianco quello da 1 mg, rosa quello da 2,5 mg.
L’Aifa raccomanda quindi ai pazienti che usano questo farmaco di verificare il numero di lotto: se corrisponde a quello ritirato dal mercato, è il caso di sospenderne l’utilizzo e rivolgersi al proprio medico per una nuova prescrizione. Fondamentale inoltre verificare, anche nel caso di lotti diversi da quello ritirato, l’omogeneità del colore all’interno del blister.
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L’acido folico, elisir di giovinezza del cervello
>>Da: urania
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Chiamarlo “elisir della giovinezza” sarebbe troppo. Ma di sicuro, la scoperta dei ricercatori dell’università olandese di Wageningen (al termine di uno studio su 800 fra uomini e donne tra i 50 e i 70 anni, pubblicato sull’autorevole rivista scientifica “Lancet”) rappresenta forse la cosa che più si avvicina a uno dei più ambiti sogni dell’uomo. Secondo gli scienziati, assumere regolarmente acido folico – detto anche “vitamina B9”, presente in carne di fegato, fagioli, spinaci e noto per la sua capacità di prevenire alcune malformazioni nei bambini - restituirebbe al cervello fino a sette anni di vita.
I ricercatori olandesi hanno diviso i soggetti studiati (tutti con un basso, ma non pericoloso livello di questa vitamina nel sangue) in due gruppi, a uno dei quali è stata somministrata per tre anni una dose giornaliera di acido folico di 800 milligrammi (il doppio di quella raccomandata negli Usa). L’altro gruppo ha invece ricevuto un placebo. I test realizzati sui soggetti al termine dell’esperimento hanno mostrato che in coloro che avevano assunto la vitamina, la memoria era “ringiovanita” da cinque a sette anni, mentre per quanto riguarda velocità di reazione ed elaborazione delle informazioni, gli anni guadagnati in media erano due.
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Se il seno è denso, il rischio di tumore è triplo
>>Da: urania
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I tessuti densi del seno triplicano il rischio di sviluppare un tumore alla mammella. La scoperta arriva da un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica “New England Journal of Medicine”, e condotta al Princess Margaret Hospital di Toronto, in Canada.
“In media una donna di 50 anni ha il 2,5% di probabilità di sviluppare questo tumore nel corso dei successivi 10 anni”, osserva l’autore dell’indagine, Norman Body, “ma chi ha i tessuti del seno ‘densi’ questo rischio si moltiplica per tre”. La cosiddetta “densità” viene misurata in base alla relazione tra tessuti magri e grassi: nei seni “densi” la quantità di tessuti magri è superiore a quelli grassi.
Studi precedenti avevano già stabilito la maggior difficoltà di individuare l’eventuale neoplasia nei seni densi, in quanto i tessuti di questo tipo possono mascherare le cellule maligne nelle radiografie. Ora però il nuovo studio identifica la densità dei tessuti come un fattore di rischio di per sé. A questo punto è verosimile che l’American Cancer Society aggiungerà alle linee guida per la prevenzione del tumore della mammella, il suggerimento di svolgere ecografie in aggiunta alle mammografie sulle donne oltre i 40 anni di età con seni densi.