Rapporto quotidiano dei messaggi in Club azzurro la clessidra & friends
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Russia: gas e petrolio le principali armi di potere
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
I due settori si unificano restando ancorati al controllo statale
di Paolo Della Sala
La Russia va verso un’unica “public company” per l’energia. Gas e petrolio sono la principale arma di potere, l’atomica del 2000, anche se, a differenza del periodo del terrore atomico, l’energia non offre nessun punto di equilibrio. Di conseguenza, Putin lavora al rafforzamento del polo energetico, anche in vista degli scontri di potere per le prossime elezioni presidenziali. Un importante passaggio del risiko energetico è stata la guerra contro i tycoon del periodo eltsiniano, squalificati (a torto o a ragione) come “oligarchi”, “mafiosi ebrei” o “corrotti”. Il colpo più pesante fu condotto ai danni di Mikhail Khodorkovsky, fino a pochi anni fa l'uomo più ricco di tutta la Russia, alla guida del colosso economico Yukos Oil Company. Arrestato per frode e reati fiscali, Khodorkovsky ha assistito impotente allo smantellamento della Yukos da lui creata nella breve stagione delle privatizzazioni (si trattava di 40 Mld di dollari). La Rosneft, società a controllo statale, ha assorbito il main business della Yukos, la Yuganskneftgaz. Khodorkovski è stato condannato a 8 anni e trasferito dalla Siberia verso le terribili miniere di uranio poste al confine cinese. Il tycoon è malato e chiede dal carcere una “rivoluzione democratica”, mentre i russi rivedono in lui la stessa magrezza indomita di dissidenti come Sacharov e Solgenitsyn.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
In realtà il passaggio allo stato di una quota rilevante di Yukos avvenne attraverso una società di comodo, nel 2004. La Yuganskneftegaz (il 76,79% dell’intera Yukos società) fu, infatti, venduta al gruppo Baikalfinansgroup per 9,34 miliardi di dollari. Il gruppo Baikal era del tutto sconosciuto, prima di vincere la “gara” d’asta, mentre tutti erano sicuri del passaggio di Yukos a Gazprom. Dopo l’operazione Yukos, un’altra importante mossa di Putin in favore della nazionalizzazione economica fu la revisione e l’annullamento dei diritti di sfruttamento dei giacimenti alle compagnie estere, siglato e rilasciato da Boris Eltsin. Adesso siamo arrivati alla svolta principale: il settore del gas e quello petrolifero si unificano e restano ancorati al controllo statale (come del resto avviene in buona parte d’Europa). Martedì 28 novembre Sergej Bogdanchikov e Alexei Miller, presidenti di Gazprom e Rosneft hanno siglato un “bilateral Strategic Cooperation Agreement” (accordo strategico bilaterale). Si prevede la “cooperazione nella produzione e vendita di gas, nell’estrazione, trasporto e raffinazione di idrocarburi, la produzione e vendita di energia elettrica, la gestione dei giacimenti di petrolio, lo sviluppo di infrastrutture…”.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
E’ una vera e propria fusione strategica, che porterà alla creazione dell’Ottava Sorella mondiale dell’energia. Forse proprio per smentire l’immagine di gigante nazionale, la Rosneft, insieme alla alleanza con Gazprom, ha annunciato un accordo con BP, la British Petroleum. Si tratta di una “lettera di intenti” che prevede ricerche e azioni congiunte dei due gruppi nel bacino Artico, dove è in corso, si noti bene, un contenzioso tra Russia e Norvegia, dovuto al fatto che se le ricerche geologiche hanno appurato che i giacimenti sottomarini dell’Artico sono ricchi, è però difficile determinare i confini territoriali e i diritti di sfruttamento. Torniamo alla politica: André Glucksmann critica ferocemente Gerhard Shroeder, ex cancelliere tedesco, che ha elogiato Putin definendolo un “democratico puro”. Shroeder è il politico socialdemocratico assunto dalla Gazprom il giorno dopo le sue dimissioni dalla più alta carica dello Stato tedesco. Anche il presidente francese si è aggiunto alla corte degli umili amanti del gas russo, ed ha addirittura appuntato la Legion d’onore sul petto di Putin.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 4 della discussione
Il primo dicembre il ministro della Difesa, Sergej Ivanov, è intervenuto nel serrato dibattito internazionale, sostenendo che tutte le speculazioni sulla politicizzazione del petrolio e del gas russo sono “infondate”. Così come sarebbe infondata l’esistenza di un cartello del petrolio, formato da Russia, Iran e Venezuela, alternativo a quello arabo dei paesi del Golfo. L’Europa acquista dalla Russia il 30% del suo fabbisogno di petrolio e il 40% del gas che consuma. Sotto il governo Prodi, l’ENI ha siglato un importante accordo con la Gazprom, mentre altri paesi europei potrebbero trovarsi presto spiazzati, dal momento che la stessa Gazprom ha appena siglato con la Cina un impegno per la fornitura di 30 miliardi di m3 di gas, a partire dal 2011. Un accordo analogo è in previsto con la Corea del sud.
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Litvinenko, l’ennesimo dissidente colpito dalla “disinformatia” del Kgb
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
di Stefano Magni
Litvinenko, l’ex agente del FSB russo avvelenato a Londra, era un ricattatore? È stato assassinato perché corrompeva alti funzionari e uomini d’affari? Queste sono le ipotesi che iniziano a circolare sulla stampa britannica negli ultimi due giorni. Prima del suo trasferimento a Londra, Alexandr Litvinenko era già nel mirino del Cremlino. Secondo la sua stessa testimonianza, defezionò definitivamente quando si rifiutò di uccidere l’imprenditore Boris Berezovskij, a Londra, nel 1998 e decise di denunciare i suoi superiori. Nel 1999 subì il primo arresto per “abuso di ufficio”, reato di cui fu prosciolto l’anno seguente, ma subito dopo fu di nuovo messo sotto accusa, questa volta per “detenzione illegale di armi”. Le accuse contro Litvinenko non sono decadute nemmeno dopo il suo trasferimento a Londra e paiono continuare a infittirsi dopo la sua morte violenta: un martellamento continuo di sospetti, dubbi sulla sua credibilità e onestà che ne stanno rovinando l’immagine. La verità dell’omicidio Litvinenko non è ancora emersa, ma occorre fare attenzione: nel corso della sua storia il KGB (di cui il FSB è il diretto discendente) ha sempre fatto ricorso alla disinformazione per diffamare i suoi “traditori”, i defezionisti e i dissidenti. Una delle principali branche del KGB era costituita dal Servizio A, che confezionava documenti falsi e manteneva una fitta rete di relazioni pubbliche con giornalisti e politici di tutto il mondo.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 2 della discussione
Il Servizio A fu sempre tenuto in gran conto dal comando del KGB e fu potenziato sotto la direzione prima di Andropov e poi di Krjuchkov, l’ultimo direttore del servizio segreto sovietico. Più che alle uccisioni dirette, il KGB mirava alla morte morale dei suoi nemici, facendoli apparire corrotti e inaffidabili. Uno dei casi più clamorosi riguarda il diplomatico svedese Raoul Wallenberg, l’uomo che, negli anni della II Guerra Mondiale, riuscì a salvare numerosi cittadini ebrei prendendoli sotto la sua protezione. Quando i Sovietici occuparono Budapest, l’NKVD tentò di reclutarlo come agente. Era una proposta che non si poteva rifiutare: Wallenberg si oppose e fu immediatamente deportato in un gulag. Nel 1989, in pieno disgelo, il KGB, per rispondere alle pressanti richieste della stampa internazionale e della Raoul Wallenberg Society, mise in piedi una complessa operazione di disinformazione. Il KGB passò notizie false a giornalisti e visitatori stranieri e usò il quotidiano russo “Tempi Nuovi” per descrivere Wallenberg come un inaffidabile affarista, playboy, amico personale di Eichmann (il responsabile della gestione della Soluzione Finale), nonché come mediatore segreto tra Berja e il generale delle SS Himmler.
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 3 della discussione
Anche dissidenti famosi nel mondo, come il “refuznik” ebreo Natan Sharanski, furono sistematicamente infangati dal KGB, oltre che perseguitati. Si disse che era un agente segreto in contatto con la Cia e che aveva venduto informazioni segrete a un giornalista americano. Per questo fu condannato a 10 anni di campo di concentramento. Georgi Markov, commediografo dissidente bulgaro che riuscì a fuggire a Londra e a lavorare per Radio Free Europe, fu assassinato sul Ponte di Waterloo nel 1978. Fu colpito con un piccolissimo proiettile avvelenato sparato da un finto ombrello, un’arma confezionata nei laboratori segreti del KGB. Ma prima di ucciderlo, i servizi di “relazioni pubbliche” sovietici e bulgari cercarono in tutti i modi di screditarlo agli occhi della stampa occidentale, facendolo passare per uno squilibrato. Possibile che le stesse “misure attive” (questo era il nome dato alle operazioni di disinformazione del KGB) siano ancora in atto? Sì, è possibile. L’ex colonnello del KGB Oleg Gordievskij, che defezionò nel 1985 e attualmente vive a Londra, concludeva la sua “Storia segreta del KGB” con una considerazione pessimistica: “Man mano che emerge la sua orribile storia, i cittadini russi non possono fare a meno di chiedersi se un’organizzazione del genere potrà mai essere veramente riformata (…) Come tutti gli Stati moderni la Russia ha bisogno sia di un servizio di sicurezza interno, sia di un’agenzia per le informazioni estere. Ma, se vorrà avere in tali servizi un nucleo di persone rispettate dal popolo, dovrà chiudere il KGB e ripartire da zero”.
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Dal grande intrigo al grande imbroglio, da Telecom ad Alitalia
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Davide Giacalone
Ora come allora è Romano Prodi a governare. Allora fu un disastro, cifre e fatti alla mano, come abbiamo dimostrato, con la più devastante distruzione di ricchezza pubblica. Per Alitalia siamo alle prime mosse, che al momento fanno più ridere che piangere.
La decisione di vendere la maggioranza delle azioni Alitalia risale al 2004, e dopo quel primo passaggio lo Stato rimase con il 49,9% delle azioni, che ancora possiede. La gestione sarebbe dovuta essere privatistica, ma l’influenza della politica è rimasta preponderante, aggravando la crisi. Ora Prodi annuncia che venderà un ulteriore 30%, costringendo chi vuole comprare ad offrirsi di rilevare tutte le azioni sul mercato. Attenzione: tutte, ma non quelle che resteranno allo Stato, perché, come chiarisce il ministro comunista (senza offesa) Ferrero, quelle non sono in vendita. Si suppone, dunque, che ci sia in giro qualcuno disposto a sborsare un paio di miliardi per avere l’onore d’essere socio del governo. Una volta pagato il salato obolo, codesto signore dovrà rimanere “sotto stretto controllo della mano pubblica”, come stabilisce il ministro comunista (sempre senza offesa) Bianchi. Dovrà prendere diversi impegni, e “soprattutto il mantenimento dell’occupazione”, Ferrero dixit. In cambio avrà maggiore regolamentazione, come caldeggia Bianchi, e qui, forse, c’è il trucco. Già, perché il comunista Bianchi vuole regolare il mercato in modo da favorire la nuova Alitalia, dove lo Stato s’è trovato un socio. La qual cosa è contro le regole europee e contro quelle del mercato, però è suggestiva perché comincia a delineare il profilo di un investitore che, altrimenti, sarebbe un pazzo prima ancora che un suicida.
Chi la compera una roba simile ed in quelle condizioni? Risposta: chi fa affari con il governo, chi conta di tenerlo al guinzaglio anziché finirci, chi può avere altre compensazioni e far profittare altri interessi. Tradotto in un italiano lineare, trattasi della peggiore commistione fra affari e politica, il che spiega la prudenza ed i birignao di tanto bel giornalismo. La cosa è talmente sfacciata da strappare un sorriso. Attenti, però, anche di Telecom parlammo in solitudine, prevalse il conformismo non disinteressato, fino al disastro.
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Terroristi a spese dello Stato
>>Da: Carlotta3691
Messaggio 1 della discussione
di Davide Giacalone
Susanna Ronconi è stata una terrorista, prima nelle Brigate Rosse poi in Prima Linea. Ha partecipato ad un’azione che costò la vita a due persone. Dal carcere di Rovigo evase, ma anche in quel caso un innocente fu ucciso dalla bomba con la quale i suoi compagni la liberavano. La ripresero. Ha scontato la pena, giovandosi del beneficio della semi libertà. Come si vede lo Stato non è vendicativo, ed è giusto così. Ha saldato il suo debito, ora è libera ed ha diritto di vivere la sua vita. Ma non a spese dello Stato. No, questo è insopportabile. Il ministro Paolo Ferrero la ritiene una gran esperta di marginalità sociali e di droga, per questo la vuole in una commissione ministeriale, e non è il primo, perché la signora ha già svolto lavori per varie amministrazioni pubbliche. Solo che questo è riprovevole.
Lo Stato non si vendica, non deve vendicarsi. Scontata la pena si torna in possesso dei propri diritti, ed è giusto. Ma non si può essere dei mantenuti da quello Stato che un tempo si voleva abbattere. Non si può essere dei mantenuti nel mentre le famiglie dei carabinieri, dei poliziotti, dei passanti hanno perso i congiunti cui dovevano il loro reddito, oltre ai loro affetti. Non si può essere dei mantenuti nel mentre le famiglie dei caduti per conto dello Stato ancora aspettano i pochi soldi loro dovuti. Non si può essere dei mantenuti, per giunta prestando improbabilissime consulenze su temi per i quali esistono esperti veri, gente che nel mentre loro sparavano raccattava i drogati per le strade e se li portava a casa. Non si può essere dei mantenuti producendo la propria esperienza su quelle marginalità sociali dove ieri si andava a pescare la gioventù sbandata da introdurre al terrorismo.
Io ho il massimo rispetto per la signora Susanna Ronconi, e le auguro ogni bene. Ma se lo procuri con il lavoro ed i soldi suoi, non con quelli miei. E si ricordi di Lorenzo Conti, il cui padre è stato ammazzato da una banda di criminali, coglioni e comunisti, e che ancora digiuna perché vuole sapere quanta di quella gente campa con i soldi della regione Toscana, delle province e dei comuni toscani. Nessuno risponde, a Lorenzo, nessuno gli offrirà mai un posto da esperto, in una qualche inutile commissione ministeriale da sopprimere.
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Sindacati contestati da operai "la liquidazione meglio in azienda"
>>Da: ilgiovaneardito
Messaggio 4 della discussione
Cgil e Uil contestati in Fiat sul Tfr Assemblea a Mirafiori: i lavoratori criticano Epifani e Angeletti. Liquidazioni meglio in azienda e sindacato troppo vicino a governo
TORINO - Più fiducia nella Fiat che nell'Inps sulla questione Tfr. E no a un sindacato troppo contiguo con il governo. I lavoratori di Mirafiori hanno bacchettato duramente il leader della Cgil, Guglielmo Epifani e il segretario della Uil, Luigi Angeletti nel corso di due ore di assemblea.
L'ASSEMBLEA - Ai lavoratori, Angeletti ed Epifani hanno spiegato il senso di questa Finanziaria ma dalla platea si è alzato il tono quando si è parlato di Previdenza e di Tfr. In particolare su quest'ultimo punto, i fischi si sono levati quando Epifani ha affermato che «la nostra opinione è che ci sono più garanzie con il passaggio all'Inps rispetto ai soldi rimasti in azienda». Crotiche ai sindacati sono giunte anche riguardo ad una eccessiva vicinanza con il Governo: «Ritengo - ha detto Vincenzo Tripodi, delegato Fiom - che ci sia un appiattimento di Cgil, Cisl e Uil sulle posizioni di questo governo. Noi non abbiamo nessun governo amico o nemico». Ed ancora un altro lavoratore: «A forza di governi amici gli unici che rimangono senza siamo noi lavoratori». Una critica questa ribadita anche nel corso dell'assemblea con Angeletti quando un lavoratore ha accusato il Sindacato di essere «una stampella del Governo».
ESPERIENZA PARTECIPATA - Epifani ha risposto punto su punto a queste critiche ed al termine a chi gli domandava di questa sua prima volta a Mirafiori, ha osservato: «È stata una bella esperienza, questo è un luogo mitico che non apartiene solo più alla storia ma io spero al futuro di questo Paese». Qualcuno dice, gli è stato chiesto ancora, che per i sindacalisti Mirafiori sia un pò come la «fossa dei leoni?». «No - ha risposto Epifani - è stata una esperienza molto intereassante, molto partecipata, sono emerse le vere preoccupazioni, il Paese reale è questo». La previdenza e la precarietà sono le loro principali preoccupazioni. C'è stato qualcosa in particolare che è stato più difficole spiegare? «Non è stato difficile spiegare nulla. È stata una bella esperiezna, un confronto positivo».
In tre giorni hanno beccato contestazioni da carabinieri, pompieri e metalmeccanici. Non male come record.
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Crema di formaggi gialla
>>Da: Ada
Messaggio 1 della discussione
Ingredienti:
400 gr. di Ricotta, 100 gr. Di Gorgonzola dolce, 2 cucchiai di Pecorino, 2 cucchiai di Grana Padano, 1 bustina di Zafferano, Peperoncino in polvere q.b.
Preparazione:
Mescolate molto bene i formaggi con la ricotta e lo zafferano, che avrete fatto stemperare in pochissima acqua calda, fino ad ottenere una crema liscia ed omogenea.
Fatela riposare possibilmente in frigo per circa 2 ore.
Servite con fette di pane casareccio oppure con pan carrè passato per alcuni minuti al forno.
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Gerald Batten
>>Da: cactus
Messaggio 1 della discussione
tenete a mente questo nome cactus
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Napoli Alla camorra i fondi dei Lsu
>>Da: Fabiano
Messaggio 1 della discussione
Decine di milioni di euro. I fondi statali destinati agli Lsu, ai lavori socialmente utili, finivano nelle casse della camorra: il tutto attraverso cooperative sociali composte da ex detenuti e convenzionate con la Provincia di Napoli. La scoperta è stata fatta dalla Procura della Repubblica di Napoli e oggi, la direzione distrettuale antimafia ha affidato al centro operativo della Dia di Napoli l'esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di somme di denaro erogate dal ministero dell'Interno, attraverso l'amministrazione provinciale, alla cooperativa ex detenuti "La Vittoria III", una delle 11 sigle convenzionate con la Provincia di Napoli per la esecuzione di lavori socialmente utili, a cui vanno aggiunte altre 12 collegate al Comune di Napoli.
Un affare di svariati milioni di euro, quello gestito dalla criminalità organizzata. Basti pensare che dal 1996 al 30 settembre di quest'anno solo alla cooperativa "La Vittoria III" ha ricevuto stanziamenti per oltre 25 milioni di euro. In primo piano, clan come i Giuliano di Forcella, i Misso del quartiere Sanità, i Russo dei Quartieri Spagnoli come l'Alleanza di Secondigliano.
Ma la camorra non solo lucrava una quota della retribuzione individuale e mensilmente versata da ciascun lavoratore assunto come socio, ma ricavava profitto anche dall'erogazione dei fondi assegnati dal ministero dell'Interno alla Provincia di Napoli. La principale ipotesi di reato contestata è associazione per delinquere aggravata dalla finalità di agevolazione, nel corso degli anni, delle organizzazioni di stampo camorristico.
Per Procura di Napoli questi "sodalizi", controllavano fin dai primi anni '80 l'ingresso dei soci nelle cooperative mantenendone il sostanziale controllo lucrando di una quota della retribuzione individuale che doveva essere mensilmente versata da ciascun lavoratore assunto. E in questo modo accumulando ingenti ricchezze per ciascun clan camorristico coinvolto.
Tra i capi d'accusa della procura c'è anche l'ipotesi di truffa aggravata relativa al conseguimento di erogazioni pubbliche. Nel corso di dieci anni i clan avrebbero sistematicamente intascato profitti dai fondi assegnati dal ministero dell'Interno all'amministrazione Provinciale di Napoli e da essa poi versati alle cooperative convenzionate.
Secondo la Procura di Napoli, sarebbe emerso, infatti, che, la cooperativa non adempiva agli incarichi previsti dalla legge, al punto che moltissimi "soci" venivano regolarmente retribuiti pur essendo in regime di detenzione in carcere o di arresti domiciliari o, comunque, non svolgendo nessuna attività lavorativa.
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Fannulloni ai remi
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Confindustria, è stato molto chiaro in un suo intervento dell’altro giorno. «L’Italia - ha detto - è una barca in cui una parte rema mentre l’altra è seduta a poppa, ringrazia, non produce, e succhia le ruote di chi rema. Ci sono troppi fannulloni». Significativo è che questa diagnosi impietosa sia stata spiattellata all’inaugurazione della scuola superiore di amministrazione del ministero dell’Interno: ossia in una fucina di futuri grand commis pubblici. Dalla gente comune spesso indicati, a torto o a ragione, come condottieri del grande esercito dei pelandroni.
Montezemolo ha ragione. Così come avevano ragione, in altri momenti, Silvio Berlusconi e con lui gli appartenenti alla vil razza dannata di chi vuole meno Stato, meno vincoli cartacei, e maggiore iniziativa individuale. Bollati - questi negatori dello Stato mamma e del cittadino bebè - come reazionari ostili al progresso e all’equità sociale per aver evidenziato il problema, molto acuto, della zavorra nullafacente, che, soprattutto nel pubblico ma anche nel privato, rallenta la navigazione della barca Italia, e quasi vanifica, per rimanere alla similitudine di Montezemolo, la fatica dei vogatori. Sì, esiste in Italia una questione fancazzismo (perdonate il termine piuttosto volgare, che tuttavia è incisivo).
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SFIDUCIA POPOLARE
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Le assemblee di Mirafiori si sono pronunciate e hanno contestato la Finanziaria di Romano Prodi, per interposta persona. Le persone sono Epifani, Angeletti e Bonanni. Dalle parti di Palazzo Chigi, chi vuole si può consolare ricordando che il grande stabilimento della Fiat non è più il cuore pulsante del lavoro operaio ed è stato ridotto a poco più di un simbolo. E che i metalmeccanici rappresentano, comunque, da tempo l'anima più dura del sindacato. Chi vuole può anche esorcizzare quanto è accaduto ieri, avvertendo che erano altri tempi - c'erano un'altra Italia e un altro mondo - quando la marcia romana delle «tute blu» indusse Enrico Berlinguer a porre fine alla «solidarietà nazionale».
Si può anche far finta di niente, ma il messaggio è chiaro. Le scelte del governo dell'Unione non piacciono neanche a coloro che ne vengono indicati come i beneficiari. I quali non credono all'intento redistributivo della manovra, diffidano del trasferimento del Tfr all'Inps, capiscono che il sindacato si è trasformato in un soggetto politico, a far da «stampella» al governo quando c'è il centrosinistra, così come ha passato cinque anni a proclamar scioperi e a sventolare la bandiera dei «diritti», quando c'era il centrodestra. Non c'è nessun difetto di comunicazione. Anche i beneficiari hanno capito di essere un'entità virtuale e sanno che Romano Prodi e Massimo D'Alema sono infinitamente più sensibili allo starnuto di un banchiere che agli argomenti di un operaio, e che il voto di un amministratore delegato pesa più di tutti i loro messi assieme. Soprattutto, non si sentono rappresentati e avvertono di essere ai margini di quel blocco di interessi e di poteri che danno forma all'Unione.
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Mastella sfida il Colle sulla grazia a Sofri
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Non è la prima volta che il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, azzarda una previsione. Giusta o sbagliata che sia. Infatti il Guardasigilli ha dichiarato che, dopo le due concesse nei giorni scorsi dal capo dello Stato, a fine anno tornerà di attualità la vexata quaestio della grazia ad Adriano Sofri, condannato a ventidue anni di reclusione in quanto ritenuto corresponsabile dell’omicidio del commissario di pubblica sicurezza Luigi Calabresi. Ma perché mai proprio a fine anno? Per il semplice motivo, si è argomentato, che proprio alla vigilia di Natale scade la sospensione della pena concessa all’ex leader di Lotta continua dopo l’operazione all’esofago.
Ora, i casi sono due. Mastella o, come ogni mago che si rispetti, si è dotato di una sfera di cristallo grazie alla quale riesce a leggere il futuro. O si fa un baffo di una discussa e discutibile sentenza della Corte costituzionale. La quale ha bellamente cancellato una consuetudine costituzionale affermatasi fin dai tempi dello Statuto albertino secondo la quale l’atto di grazia è un atto complesso che si perfeziona grazie al concorso di volontà del Quirinale e di via Arenula. E ha risolto il conflitto di attribuzione sollevato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nei confronti del ministro della Giustizia Roberto Castelli, che non intendeva dare il proprio avallo alla grazia a Bompressi, a favore del primo. Con il risultato che dal deposito in cancelleria del verdetto della Consulta quello di grazia è un atto formalmente e sostanzialmente presidenziale. La controfirma ministeriale, sia chiaro, è pur sempre necessaria. Perché così stabilisce l’articolo 89 della Costituzione. Ma non certifica più la volontà del Guardasigilli. Più semplicemente attesta la provenienza dell’atto presidenziale e la sua conformità all’ordinamento giuridico.
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L’eterno reality show della corsa al centro
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
L’evocazione del «centro» come il luogo più sognato dagli elettori della nostra Repubblica - e non si capisce mai se si alluda alla «prima» del ’46 o alla «seconda» del ’94 - è diventato l’ultimo reality della politica: dibattito più che virtuoso, virtuale. Se infatti si prendono le più recenti elezioni politiche, europee, perfino amministrative (ognuno scelga il riferimento che vuole), si scoprirà che le ali minoritarie non sono state soltanto quelle «estreme»; sono state anche quelle rappresentate dai partiti che nei rispettivi schieramenti avevano fatto proprio del centro il loro maggiore motivo di richiamo e di riconoscimento. A conti fatti, i cittadini identificabili come «di centro», cioè l’opinione pubblica che ama anteporre il pragmatismo all’ideologismo e che perciò è portata con naturalezza verso lidi moderati e mediani, ha premiato i partiti di Pier Ferdinando Casini o di Clemente Mastella in percentuali non stratosferiche: fra il sette e l’otto per cento complessivamente.
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La strategia di Casini spiazza i cattolici
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Penso che tutti vorremmo avere la sfera di cristallo per conoscere il futuro di Casini e delle sue truppe. Lo vorrebbe sapere, soprattutto, il mondo cattolico presente in politica, quello che ha sentito sulla schiena la botta del bipolarismo, un 8 settembre che lo ha sbriciolato in percentuali sparse, tipo Biancaneve e i sette nani, un po’ di qua e un po’ di là.
In questi anni il personaggio in questione è indubbiamente cresciuto. L’esperienza, l’equilibrio di fondo e la faccia pulita, che in certo moralismo convenzionale fa coincidere il bello con il buono e anche con l’intelligente, gli hanno consentito di raggiungere posizioni di leadership, guardate con rispetto e convinzione da una consistente fetta di elettorato.
Ma è proprio la sua capacità di intercettare il consenso di una base moderata e dalle idee chiare, che sembra oggi essere smentita dalle scelte di divaricazione che sta imprimendo alla linea politica dell’Udc. L’impressione è quella di uno scivolamento da posizioni di leadership a quelle meno comprensibili di un leaderismo autoreferenziale.
L’elettore si pone legittimamente una domanda: ciò che sta facendo Casini rientra in un progetto che punta a rimettere in discussione il bipolarismo, a scompaginare la sinistra, creando un terzo polo cattolico e moderato, o è funzionale a rafforzare la propria candidatura al premierato, oggi in cono d’ombra rispetto ad altre soluzioni, considerate emergenti? Ovviamente tutte le ipotesi sono possibili e tutte le posizioni meritano rispetto. Ma prima ancora è l’elettore che va considerato come espressione di un sentire politico preciso, cui è dovuto rispetto.
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La Turchia apre a Cipro per entrare in Europa
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Ankara si dice disponibile a uno scambio parziale di scali con l’isola per sbloccare la situazione. Nicosia: «Offerta inaccettabile»
Barroso: «Un passo avanti». Ma l’Ue resta scettica e nel Paese della Mezzaluna c’è già aria di rivolta
Il Commissario all'allargamento, Olli Rehn, ha parlato ironicamente di golden goal e, in effetti, quella fra Turchia e una parte di Unione Europea sul nodo Cipro, si sta trasformando in una sfida giocata a tutto campo, prima che finiscano i tempi supplementari e si vada ai calci di rigore.
Ieri, fin dalla prima mattina, Bruxelles è stata travolta dalle notizie che arrivavano da Ankara e che annunciavano un'apertura turca sulla questione Cipro, dopo il pesante cartellino giallo dello scorso 29 novembre, quando la Commissione ha raccomandato il congelamento di 8 su 35 capitoli negoziali ancora aperti. Una mossa arrivata subito dopo l'apertura di Papa Benedetto XVI all'ingresso della Turchia in Europa e che ha colto di sorpresa il governo turco e mandato su tutte le furie il premier Recep Tayyip Erdogan.
Una prima proposta, trasmessa solo oralmente e molto somigliante a quella della presidenza finlandese, parlava dell'apertura di un porto e un aeroporto (verosimilmente Famagosta ed Ercan) alle merci provenienti dalla parte greca di Cipro in cambio però della fine dell'isolamento commerciale della parte turca dell'isola. In serata è circolata una seconda proposta, che sarebbe stata spedita dal ministro degli Esteri Abdullah Gül agli ambasciatori dei 25 Paesi dell'Unione, riuniti per trovare una soluzione in vista della riunione dei ministri degli Esteri di lunedì prossimo. L'offerta è articolata in tre punti. Al primo prevede l'apertura, senza contropartita ma con limite temporale di un anno, di due scali nella parte turca dell'isola. Secondo i media turchi si tratterebbe di due porti, ma alcune fonti diplomatiche parlano di un porto e di un aeroporto: non è giunta alcuna conferma a riguardo. Al secondo e terzo punto ci sono due richieste: l'apertura dell'aeroporto di Ercan, nella parte turca dell'isola, ai voli internazionali e la creazione di una piattaforma comune per la riunificazione dell'isola. Un discorso a parte merita la questione cittadina settentrionale di Varosha (ex greco-cipriota e attualmente deserta) che, secondo Ankara, sarebbe da trovare in sede Onu e con il supporto tecnico dell'Ue.
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In arrivo le imam donne nelle moschee egiziane
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Le «Murshidat», guide spirituali donne, arrivano in Egitto. Per la prima volta nella storia del Paese, infatti, in diversi governatorati sono state nominate queste imam al femminile. Ad annunciare la novità è stato lo stesso ministro degli Affari Religiosi, Hamdi Zaqzouq, nel corso di una visita nelle moschee di Qena, nel sud dell'Egitto. «Le riforme nell'ambito del settore religioso sono scevre da condizionamenti e pressioni esterne - ha sottolineato il ministro - e dipendono esclusivamente dalle autorità egiziane che le realizzano in base ai precetti coranici e della sharia».
Secondo il quotidiano panarabo edito a Londra Asharq Al Awsat, inoltre, Zaqzouq ha spiegato che i ritardi nella realizzazione del progetto per la chiamata alla preghiera unificata, che avrebbe dovuto partire in Egitto già nei mesi scorsi, sono dovuti a «problemi amministrativi». Confermata, comunque, la prossima attuazione del provvedimento. Circa i «discorsi politici nelle moschee», problema più volte affrontato dalle autorità egiziane, Zaqzouq ha smentito qualsiasi «interferenza» dei servizi di sicurezza nella supervisione delle Khotba (prediche, ndr) del venerdì.
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Bush: «In Irak va male, abbiamo bisogno di un nuovo approccio»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
James Baker insiste, mette George W. Bush sotto pressione. In difesa del presidente arriva una volta di più da Londra il fedelissimo Tony Blair, che ieri ha incontrato il presidente a Washington. L’Iran e soprattutto la Siria si dicono incoraggiate dalle proposte della commissione bipartitica sull’Irak, Israele manifesta un’opinione diametralmente opposta. Ancora una volta al centro di una tempesta collegata alla sua iniziativa di guerra in Irak, Bush cerca di modificare, il meno possibile, la sua linea: solo quel tanto per «coprirsi» dalle critiche molto approfondite del documento e dalle insistenze dei più autorevoli fra i suoi compilatori.
Echeggiato dal primo ministro britannico, Bush ripete in sostanza che la conduzione del conflitto può contenere numerosi errori ma il suo movente, la sua aspirazione rimangono giusti. Vale a dire, nella forma più concisa scelta da Blair: «La visione è quella buona e non si deve cadere nella facile trappola di costruire un contrasto di pensiero fra gli idealisti e i realisti; questo perché nella nostra epoca il vero realismo è quello che ha gli ideali in se stesso».
Nella conferenza stampa congiunta con Blair, alla Casa Bianca, Bush ammette che in Irak «la situazione è veramente dura» e che «il livello di violenza è sconvolgente». Aggiunge che «occorre un nuovo approccio», ma non precisa quale. Cerca di deviare le critiche, almeno quelle che si appuntano su un difetto congenito di strategia: «Se la situazione è “molto brutta, come è” ciò non dipende dai nostri errori ma in primo luogo dalla combinazione tra l’estremismo congenito all’Irak e l’azione di estremisti e terroristi venuti da oltre frontiera».
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L’Onu: invieremo caschi blu in Somalia Le Corti islamiche: «È un atto di guerra»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Forte preoccupazione a Nairobi (dove da anni siede il gruppo di coordinamento che tenta di riportare la pace in Somalia) dopo la minacciosa risposta data ieri dalle Corti islamiche alla decisione di mercoledì sera del Consiglio di sicurezza dell’Onu di inviare un contingente militare nell’ex colonia italiana. Il compito di questi caschi blu, ottomila provenienti da sette Paesi africani, sarà principalmente quello di proteggere il debole governo di transizione nazionale (Tng) costituito grazie al paziente lavoro svolto nella capitale kenyana da diplomatici occidentali e del Continente Nero. Una parte di rilievo nel gruppo di coordinamento spetta all’Italia, rappresentata da Mario Raffaelli.
«È come versare benzina sul fuoco. Il dispiegamento di forze dell’Onu in Somalia è equiparabile a un attacco contro il nostro Paese». Questa la prima reazione dello sceicco Ahmad Sherif, capo delle Corti islamiche, intervistato dalla Tv araba “al Jazeera”. «Si tratta - ha aggiunto - di una misura presa dagli Stati Uniti, che in questo modo intendono colpirci. Noi non accettiamo la presenza di truppe straniere sul nostro suolo. Questo non è il modo per aiutare i somali, che necessitano invece si trovare una via pacifica per uscire dalla crisi».
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Dalla riserva agli affari Gli indiani d’America si danno all’Hard Rock
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
La tribù dei Seminole investe 727 milioni di euro per acquistare il famoso gruppo di café e hotel dedicati alla storia della musica
La tribù indiana dei Seminole ha deciso di puntare sul rock espugnando, con un ordine bancario da 965 milioni di dollari (727 milioni di euro), l'impero degli Hard Rock Café. Il gruppo possiede in giro per il mondo 124 ristoranti molto apprezzati dai giovani, quattro alberghi, due casinò e due locali da concerto.
L’annuncio è stato dato a Londra dal portavoce degli Hard Rock Café Tom Cobleigh. «Questo - ha commentato il presidente del consiglio tribale Michell Cypress - è un momento di orgoglio per la tribù dei Seminole della Florida che hanno scelto di cogliere questa opportunità per diversificare le loro operazioni finanziarie, mirare sempre più in alto e fare sì che le loro imprese, già di successo, crescano ancora».
Per 965 milioni di dollari i Seminole diventeranno anche proprietari della famosissima collezione vanto degli Hard Rock Café: 70mila cimeli di divi del rock, come i corsetti sexy di Madonna, le scarpe con i tacchi di Elton John, le chitarre di Jimy Hendrix, Bob Dylan, Eric Clapton e Chuck Berry.
I circa tremila e trecento Seminole residenti in Florida non sono nuovi al mondo dell'intrattenimento. I loro capi da tempo non fumano più il calumet ed hanno sostituito il verde dei pascoli cari ai loro antenati con quello dei tavoli delle case da gioco. Il ricavo dei cinque casino che posseggono nello Stato del sole rappresenta il 90 per cento del loro bilancio. I Seminole sono stati la prima tribù fra gli indiani d'America a dedicarsi al gioco d’intrattenimento aprendo nel 1979 un padiglione di Bingo a Hollywood in Florida, da non confondersi con la mecca del cinema in California.
Altre tribù li hanno imitati e oggigiorno gli indiani d'America vantano, secondo dati forniti dal governo di Washington, incassi derivati dal gioco superiori ai 22 miliardi di dollari l'anno. La vendita degli Hard Rock Café ai Seminole dovrà essere approvata dalla maggioranza degli azionisti e diventerà esecutiva entro marzo. Poiché l'amministratore del gruppo Ian Burke ha già annunciato che distribuirà agli azionisti 690 milioni di dollari con un dividendo di 1,28 dollari per azione, non si prevedono molti voti contrari.
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Figlio di Cragnotti indagato per traffico di stupefacenti
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
L’inchiesta partì 5 anni fa dal Molise. Gli avvocati tranquilli: «Coinvolgimento marginale, chiariremo tutto»
In famiglia, è cosa nota, sono avvezzi ai guai giudiziari. Ma questa volta, per i Cragnotti, c’è in ballo un reato che nulla ha a che fare con il dissesto Cirio o con gli impicci del calcio: quello di traffico di stupefacenti. Tocca al figlio dell’ex patron della Lazio, Massimo Cragnotti, difendersi dall’accusa che gli viene contestata dalla Procura di Roma, che ha ereditato per competenza un’inchiesta nata in Molise cinque anni fa e poi passata nelle mani dei magistrati di Reggio Calabria.
Ora il fascicolo è sul tavolo del pm romano Giuseppe Amato e il nome di Massimo Cragnotti risulta tra quelli delle 112 persone coinvolte nella stessa indagine su un traffico internazionale di cocaina tra Italia e Sud America per reati che vanno, a seconda delle posizioni, dall’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope alla produzione e traffico delle stesse sostanze. Cragnotti junior è indagato sotto il profilo della partecipazione. La sua iscrizione da parte della Procura capitolina è stata un atto dovuto, perché nelle carte trasmesse da Reggio Calabria risultava già indagato. Il pm Amato, però, non ha ritenuto che ci fossero elementi sufficienti per sollecitare nei suoi confronti un’ordinanza cautelare e, non condividendo l’impostazione complessiva dell’inchiesta dei colleghi calabresi, ha ridotto il numero di persone per cui chiedere al gip Maria Teresa Covatta i provvedimenti restrittivi. Il nome del manager - che è stato anche dirigente della Lazio e che è coinvolto nel crac della Cirio ora in udienza preliminare - è saltato fuori da una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche disposte dai magistrati calabresi che indagavano su un traffico di droga dalla Colombia e dall’Argentina nell’ambito di un’operazione denominata «Galloway-Tiburon», in cui sarebbero coivolti anche due imprenditori romani, padre e figlio, che gestiscono attività commerciali a Bogotà e Cartagena, dove avrebbero solidi contatti con i fornitori di cocaina, dai quali acquistavano la droga che poi rivendevano in Europa. Un’indagine capillare quella della Procura di Reggio Calabria, che ha richiesto l’intercettazione di oltre trecento utenze telefoniche italiane e straniere e nel corso della quale sono stati sequestrati più di 100 chili di cocaina, armi e una villa ad Ardea, in provincia di Roma.
Cragnotti, nell’ordinanza del gip calabrese, viene definito «recettore pro quota della cocaina». Gli inquirenti, in pratica, sospettano che il figlio dell’ex patron della Lazio abbia messo a disposizione parte dei fondi necessari per l’acquisto di cocaina «in quantità imprecisata», ma «comunque ingente», poi comprata in Italia da alcuni membri della stessa organizzazione.
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Crac Italcase, condannati i big della finanza
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Sentenza del tribunale di Brescia: 4 anni a Colaninno e Marcegaglia, un anno e 8 mesi al presidente di Capitalia Geronzi e a Sacchetti
Il verdetto è arrivato dopo quasi otto giorni di camera di consiglio. Mille miliardi di vecchie lire la cifra del fallimento della holding
Un terremoto giudiziario scuote i salotti buoni delle banche e della finanza. Da Brescia arrivano in tarda serata condanne pesantissime per il crac da mille miliardi del gruppo Italcase Bagaglino. Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, è stato condannato dal Tribunale a un anno e otto mesi di carcere, stessa pena inflitta anche all’ex manager di Unipol Ivano Sacchetti e al banchiere Divo Gronchi. I due erano consiglieri della Banca agricola mantovana come Roberto Colaninno, oggi presidente della Piaggio, condannato a 4 anni e un mese, con gli imprenditori Ettore Lonati, entrambi interdetti dai pubblici uffici per 5 anni, e Steno Marcegaglia. Geronzi, Sacchetti e Gronchi sono inabilitati all’esercizio dell’impresa commerciale e incapaci a esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per anni due, ma le pene sono state sospese. A Mario Bertelli, «dominus» della bancarotta, 13 anni in carcere. Uscito alle 23.15 da una camera di Consiglio iniziata il 30 novembre con i giudici per una settimana chiusi al Park Hotel Canoa, il presidente Enrico Fischetti ha così letto la sentenza che chiama in causa direttamente le tre banche (e 62 imputati) che tra il 1998 e il 1999 cercarono di salvare Italcase e che, invece, per l’accusa, se ne approfittarono ben conoscendo il dissesto del gruppo.
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Bossi: «Sì alla federazione del centrodestra»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Sfreccia con due confezioni di Antico Toscano tra le mani, appena prese in macchina e destinate al tavolo d’angolo, dove Umberto Bossi aspetta con ansia. Maurizio, l’infermiere che da tempo lo segue come un’ombra in ogni suo spostamento, arriva appena in tempo. Il Senatùr già scalpita, infila il sigaro in bocca e via a pucciare la focaccia nel bicchiere della Coca Cola. «Segretario, permette due domande?». «Che siano due, perché alla terza inizio a innervosirmi e alla quarta ce la mando...».
Allora inutile chiederle di Casini, tanto non avrà certo cambiato idea...
«Ci mancherebbe. Lo ripeto. Berlusconi fin quando ha come alleata la Lega può fare a meno di Casini. Guardi, gli ultimi sondaggi non li ho ancora visti, ma quello che so è che noi continuiamo a salire e lui a scendere. Credo debba stare molto attento, perché se Berlusconi decide di chiudere la partita non ci vuole molto a trovare qualcun altro che rappresenti l’anima centrista della Casa delle libertà e gli porti via i pochi voti che ha».
Neanche il Cavaliere, dunque, è riuscito a convincerla a essere un po’ più accondiscendente con l’Udc?
«Nei confronti della Casa delle libertà Casini si è comportato veramente male. E questo non lo dimentico. Ha avuto tutto quello che ha chiesto e nonostante questo ha continuato a rompere le balle per cinque anni. E ora insiste pure».
A suo avviso perché?
«Per alzare il prezzo. Ma guardi in Lombardia o in Piemonte, non lo seguono neanche i suoi. Perché a livello locale sanno bene come la pensa la gente e guardano a quel che c’è da fare per vincere. Hanno prospettive diverse da quelle di Casini».
E quali sono le prospettive di Casini?
«Tornare indietro nel tempo e fare un grande partito di centro, ovviamente diretto da lui. Io sono sicuro che non ci riuscirà, perché non vedo quale forza politica lo possa seguire. E poi ha sbagliato fin dall’inizio, perché una nuova Dc non la si può costruire facendo la guerra a Berlusconi solo perché lo considera quello che gli ha rubato il posto».
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Fini: ricucire con Casini Ma l’Udc respinge l’invito
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Il match a distanza, la partita a scacchi tra ciò che resta della Casa delle libertà e i «ribelli» dell’Udc continua senza sosta. E ogni giorno le dichiarazioni si intrecciano in una sequenza di strappi, puntualizzazioni, ricuciture, richiami all’unità del centrodestra da una parte e rivendicazioni di un modello alternativo di opposizione rispetto a quella dura e pura attuale dall’altra.
Questa volta la scintilla viene accesa da Gianfranco Fini. Il presidente di Alleanza nazionale, ospite de La7, chiarisce il suo punto di vista nei confronti dell’Udc. E detta il suo vaticinio: «Con Casini ci ritroveremo assieme». «Continuo a considerarlo un amico, anche se confermo che ha sbagliato a non partecipare alla manifestazione del 2 dicembre. Nel senso che se fossimo stati tutti sul palco la sinistra non avrebbe avuto un solo argomento con cui replicare alla manifestazione». Casini come Bossi vecchia maniera che prima rompeva e poi trattava? «Non credo che Casini sia felice di questo paragone - risponde Fini -. L’Udc ha dichiarato a Palermo la strategia per un centro alternativo alla sinistra. Io non credo sia destinata ad avere successo perché gli elettori sono molto più bipolari dei dirigenti politici». Quanto alle prossime elezioni amministrative in cui i centristi hanno annunciato che decideranno caso per caso, Fini precisa: «Va ricordato che alle amministrative si vota con una legge elettorale a doppio turno e, quindi, con una sorta di elezioni primarie tra eventuali candidati all’interno però della stessa coalizione».
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I precari della Scuola in piazza contro i tagli della Finanziaria
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
LA SCUOLA è scesa in piazza contro il Governo. «No alla Finanziaria ammazza precari». Con questo slogan si sono riuniti alcuni militanti dei Cobas (Comitati di base della scuola) per manifestare contro i tagli previsti dalla manovra. Alla protesta, indetta da Cobas, Confsal e Gilda, ha replicato il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni. «Oggi non può esserci nessuna rivendicazione sindacale che non metta al primo punto lo sforzo dei docenti all'interno della scuola contro la violenza e il bullismo». Il ministro ha aggiunto che «le rivendicazioni sono sempre degne di grande attenzione, soprattutto in un comparto come quello della scuola». «La finanziaria della scuola - ha aggiunto il ministro - ha dato tante risposte di certezze per il precariato, l'edilizia scolastica, la scuola aperta, l'obbligo di istruzione». La violenza e il bullismo, ha spiegato Fioroni, danno della scuola «un’immagine, pur essendo una parte infinitesimale, che rischia di far apparire la scuola nè seria nè autorevole». «Nel 2007 nessun giovane inizierà il calvario della speranza», ha detto Fioroni, a proposito del problema del precariato nella scuola e dell'emendamento in Finanziaria che prevede l'assunzione per 150 mila precari, aggiungendo che «è falso dire che siamo chiamati alla più grossa sanatoria dei parcheggiatori dei nostri figli». «I precari - ha sottolineato il ministro - sono professionisti con le carte in regola, che lavorano quotidianamente nelle scuole da 7, 8 o 10 anni. Porsi la domanda se hanno o meno la capacità di insegnare è un pò tardivo, si tratta ora di riconoscere dei diritti».
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Sondaggio Ekma: senza l’Udc la CdL vince lo stesso
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Altro che 33%! Il centro di centrodestra vagheggiato da Pierferdinando Casini al momento non recupererebbe nemmeno i voti conquistati alle politiche di aprile dall’Udc.
A sostenerlo è un sondaggio realizzato da Ekma Ricerche tra il 30 novembre e il 1 dicembre e quindi prima della grande manifestazione di Roma. Secondo lo studio, che conferma il crollo verticale dei consensi per la maggioranza, l’Udc si attesterebbe intorno al 6%, in sensibile calo perciò rispetto al 6,8% pescato nelle urne il 10 aprile scorso. Di maggior interesse, tuttavia, è l’uso che il partito appena ritiratosi dalla Casa delle Libertà potrebbe fare della sua dote di voti. Stando alle rilevazioni di Ekma, si direbbe poco o niente. Con il suo 48% infatti la Cdl sarebbe in grado di sconfiggere l’Unione, ferma al 43,5%, anche senza il contributo dell’ex alleato. Resta comunque il fatto che se Casini decidesse di confluire nel centrosinistra, l’Unione tornerebbe in vantaggio di un punto e mezzo percentuale sull’avversario: 49,5% contro 48%. Il trasloco in una compagine che raduna due partiti comunisti come Rifondazione Comunista e Pdci, un partito no-global e già definito di “baluba” come i Verdi e forze ispirate al laicismo più spinto come Radicali e Sdi non sarebbe però per Casini una scelta indolore. Quand’anche l’ex presidente della Camera si risolvesse a prenderla, è logico supporre che gran parte del suo elettorato e pezzi del suo partito decidano di non seguirlo. Così quel 6% di voti oggi attribuibili all’Udc potrebbe ridursi sensibilmente, tanto sensibilmente da non permettere all’Unione di sopravanzare la Cdl a tre. Se l’operazione non dovesse essere premiata dagli elettori, infine, Casini sarebbe politicamente “morto”.
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Il dono di Natale di Gentiloni: canone a 115 euro
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
«Noi - dice lo slogan della campagna Rai per il rinnovo del canone, partita lo scorso 5 novembre - non vi lasciamo mai soli». Proprio così: il canone ci perseguita. L’ultima novità è il quasi certo aumento, a partire dal 2007, a partire da un minimo di 15 euro. E dunque, se nel 2006 il canone di abbonamento era di 99,60 euro, dall’anno prossimo sforerà i 100 euro, superando la cifra record di 115 euro. La decisione è nelle mani del Governo delle tasse, il Governo guidato da Romano Prodi, e in particolare del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni: è stato lui ad annunciare che, entro il 25 dicembre, comunicherà il nuovo importo. L’Esecutivo, dunque, festeggerà il Natale con un nuovo “regalo” per i cittadini, il ritocco del balzello Rai.
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«È posseduta» Bimba ferita con riti voodoo
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
È accusata di aver ferito alle mani con un’arma da taglio una bambina di 12 anni. «Volevo liberarla dal demonio e per questo ci voleva un rito voodoo»: così si è difesa una donna ghanese di 29 anni, residente a Pordenone, in possesso di regolare permesso di soggiorno, quando gli agenti di polizia l’hanno interrogata per conoscere i motivi delle lesioni alle mani riportate dalla figlia del suo nuovo compagno.
L’episodio, ancora tutto da chiarire, è avvenuto nella tarda serata di lunedì. Erano da poco passate le 22 quando, una ragazzina dodicenne di origine ghanese, residente con il papà e la matrigna in viale Libertà, è stata soccorsa dagli agenti di polizia, intervenuti in seguito ad una lite, dopo essere stata accoltellata alle mani dalla donna. Questa ha sostenuto che la bimba era posseduta dal demonio e che non c’era altra via d’uscita per liberarla dal male se non quella di tagliarla, facendole uscire il sangue infetto dal corpo. La ragazzina, che a causa di questa sorta di rito voodoo presentava profonde lesioni agli arti, è stata suturata in pronto soccorso e successivamente ricoverata nel reparto di pediatria, con una prognosi di guarigione di trenta giorni.
Gli agenti erano stati avvisati da alcuni vicini a causa di una violenta lite ma, quando sono arrivati nell’appartamento dov’era stato segnalato il diverbio, si sono imbattuti in qualcosa di ben più grave: una ragazzina con le mani insanguinate. Allertato il pronto soccorso, in pochi minuti è giunto un equipaggio del 118, che ha trasferito d’urgenza la piccola in ospedale. Per la matrigna è scattata la denuncia, in stato di libertà, per lesioni aggravate, in attesa di chiarire le esatte motivazioni che l’hanno portata a compiere un simile gesto di violenza nei confronti della bimba.
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Migliaia di italiani votati al culto di Satana
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Nasce il reparto anti-setta della Polizia
Roma - Oltre cinquanta gruppi attivi e migliaia di adepti (600mila secondo l’Osservatorio sociale). E centinaia di siti on line. E’ la radiografia del pianeta delle sette, in particolare quelle, sataniche che emerge dall’ultimo rapporto del Telefono Antiplagio.
Insomma l’universo satanista si espande da nord a sud dell’Italia, conquista sempre più seguaci, complice anche internet, macchiandosi di reati gravissimi, dagli abusi sessuali, alle sevizie agli animali, dalla profanazione di luoghi sacri e cimiteri, agli omicidi rituali come quelli firmati dalle Bestie di Satana che hanno seminato morte nella provincia di Varese. Ed è di questi crimini, nati in contesti di questo genere, che d’ora in avanti si occuperà la Sas, la nuova task force della polizia nata in seno al Servizio centrale operativo della Dac, Direzione Anticrimine Centrale.
E' lunghissima la lista delle sette segnalate dal Telefono Antiplagio. Per ottenere una maggiore fedeltà degli adepti alla setta, i capigruppo ricorrono spesso all’uso di sostanze naturali e psicoattive, quali cocaina, ecstasy naturale e chimico, marijuana e hashish, mandragora, ketamina e diversi psicofarmaci usati per rompere la volontà delle vittime. Per quanto riguarda il condizionamento dei bambini, il termine utilizzato è “pedoclastia”, che significa, appunto, “rompere il fanciullo” per svezzarlo al male e alla perversione. Dall’analisi del fenomeno fatta dagli esperti dell’associazione, il satanismo si esprime attraverso gruppi strutturati in forma gerarchica che fanno capo a figure chiave. Il sacerdote di Satana presiede quella che viene definita messa nera, prevalentemente caratterizzata da riti orgiastici e da sacrilegi.
I gruppi associati al satanismo vengono divisi in quattro tipologie. La prima è il Luciferismo, che venera Lucifero ma non lo considera il principio del male, bensì il ribelle contro il Dio creatore. C'è poi il Satanismo acido, ovvero quello composto prevalentemente da giovani che prediligono le azioni violente, l’uso di droga, le orge sessuali: a questi gruppi si ricollegano attività di profanazione e rituali sacrificali. La terza tipologia è quella del Satanismo occultista, nel quale si accettano gli assunti di base della Bibbia, ma ci si schiera dall’altra parte. L’ultima è il Satanismo razionalista, per cui Satana è il simbolo di una visione del mondo anticristiana, laicista, illuminista ed edonista.
E se il satanismo cresce e fa sempre più proseliti, solo una vittima su cento sporge denuncia, tiene a sottolineare Telefono antiplagio, al quale sono giunte oltre 1000 segnalazioni in dieci anni, di cui il 95% anonime. Il 57% delle richieste d’aiuto arriva dal Nord Italia, il 25% dal Centro e il 18% dal Sud e dalle isole. Nel particolare, le regioni più interessate sono, in ordine, Lombardia, Lazio, Veneto e Piemonte. Dal rapporto emerge inoltre che l’età media dei cittadini coinvolti è di 35 anni, che fra questi le donne rappresentano il 51% contro il 49% degli uomini, e che il titolo di studio delle vittime è in maggioranza il diploma e/o la laurea (il 35%).
Quanto al delicato rapporto del satanismo con i minori, dallo studio dell’associazione emerge che i giovanissimi, attratti dall’occulto e dalla stregoneria e occultismo e che si avvicinano a gruppi pericolosi attraverso pubblicazioni e siti internet, sono addirittura 33 su 100. Tra questi il 3% tra i 6 e i 10 anni, il 9% tra gli 11 e i 14 anni e il 21
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Per gioco massacrano gatto a calci Denunciati otto ragazzi
>>Da: santana
Messaggio 1 della discussione
CATANIA — «Non sappiamo perché l'abbiamo fatto». Si sarebbero giustificati così con i carabinieri che hanno fermato la violenza contro un gatto, ferito mortalmente l’altra notte in una strada di Biancavilla da un diciottenne e sette minorenni di età compresa tra i 16 e 17 anni. Gli otto sono stato bloccati dai militari della compagnia di Paternò (avvertiti da alcuni passanti) mentre colpivano a calci e con un pezzo di legno un gatto randagio «per gioco». L'animale è stato soccorso e condotto in un centro specializzato ma è morto subito. Gli otto ragazzi, tutti studenti originari di Adrano e Biancavilla e appartenenti a famiglie per bene, sono stati denunciati per maltrattamenti a animali e rischiano una condanna da tre mesi a un anno di reclusione.
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Una manovra firmata Stanlio e Ollio
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Con la protesta degli operai della Fiat di Mirafiori il governo ha fatto il pieno. Questa volta a farne le spese sono stati i tre segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Bonanni e Angeletti ritenuti per loro stessa ammissione tra gli autori della legge finanziaria. E mentre il cerchio della protesta si chiude non lasciando fuori nessuno, ecco i primi segnali del rallentamento della crescita economica. Il terzo trimestre dell’anno si è chiuso con più 0,3 per cento, la metà esatta dei primi due trimestri e l’ultimo farà registrare un misero 0,2 per cento in più. È vero che l’anno si chiuderà con un Pil che cresce dell’1,7 per cento, ma l’allarme per il rallentamento della nostra economia è già scattato. E non è solo un problema di quantità. Ciò che preoccupa maggiormente è la composizione di questa debole crescita del terzo trimestre. Gli investimenti privati sono nettamente in calo, le esportazioni sono ampiamente al di sotto delle importazioni, in valore assoluto e in percentuale, la domanda di consumi regge ancora anche se non è all’altezza della produzione. Il che significa, in parole povere, che sono aumentate le scorte. Il risultato sarà che nei prossimi mesi anche la produzione comincerà a calare. Quando gli effetti fiscali della finanziaria faranno sentire la propria morsa sul reddito disponibile delle famiglie, si avvierà un avvitamento verso il basso con minore domanda e minore produzione. Se a tutto ciò si aggiunge l’aumento dei tassi di interesse decisi dalla Banca centrale europea e il rallentamento dell’economia americana, le prospettive di crescita per il prossimo anno diventano davvero allarmanti.
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Figure da Pollastrini
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
Il ministro Barbara Pollastrini, sedici giorni fa, aveva detto che entro quindici giorni ci sarebbe stata una nuova legge sulla violenza sessuale. Era il 23 novembre. Non è che il ministro delle Pari Opportunità non avesse previsto feste e ponti: è che dalle parti del Ministero della Giustizia non sono d'accordo per niente sulla legge che la Pollastrini e altre sue colleghe hanno in mente di fare. Non solo. Nei tribunali non troverete un solo giudice o avvocato, soprattutto donne, disposto a credere che un inasprimento delle pene possa servire a qualcosa.
Gli orientamenti di chi ci capisce, al Ministero della Giustizia e dintorni, sono altri: tipo accelerare i tempi processuali, concedere 120 giorni al posto di 90 per poter approntare il giudizio immediato, prevedere anche per la violenza sessuale il cosiddetto incidente probatorio che possa mettere al sicuro la prova, e non solo: si parla di prevedere specificamente il reato di stalking, ossia quegli atti persecutori e ossessivi che possono rivelarsi ben più pericolosi della blanda molestia, si parla di prevedere il patrocinio gratuito per le vittime, si parla di tante cose ma la Pollastrini forse neanche lo sa. Anche perché tra le più gravi forme di discriminazione presenti oggi in Italia, di sicuro, c'è il dare a una donna il ministero delle Pari Opportunità per poi illuderla che servirà ad altro che ad andare in televisione. Ogni tanto.
Filippo Facci
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Terremoto da salotto
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
La condanna di Cesare Geronzi a venti mesi per il crac Italcase, potrà essere rivista in appello, con tutta probabilità non comporterà una sua sospensione dalle cariche in Capitalia, ma rischia di provocare un piccolo terremoto negli equilibri del nostro capitalismo. Essa infatti si inserisce in uno scontro a calor bianco tra le due «anime mercatiste» dell’attuale maggioranza. E che vede su fronti opposti diesse e prodiani. Tre sono le spie di allarme.
La prima riguarda il controllo delle Assicurazioni Generali (in Borsa sta facendo scintille). La seconda è l’attivismo della componente dalemiana (il convegno con i manager pubblici che oscillano, a Sesto San Giovanni, e la recente intervista sul Sole 24 Ore). La terza è la consueta evocazione della discesa in forze sul territorio italiano della finanza straniera.
La «madre di tutte le operazioni» è l’alleanza tra Giovanni Bazoli e Enrico Salza che ha portato alla creazione di Intesa-San Paolo. Un’ottima aggregazione dal punto di vista industriale, ma che ha fatto suonare un campanello d’allarme in casa diessina. Il campanello è diventato una sirena, quando nelle settimane scorse sono iniziate le scorrerie borsistiche sulle Generali, la perla del nostro sistema finanziario. Zalesky, un finanziere vicino a Bazoli, e mani ancora non del tutto scoperte hanno iniziato a comprare il titolo triestino. Mettendo in difficoltà l’azionista di riferimento, che resta Mediobanca (e dunque Geronzi e Profumo) con una quota del 14%. A ciò si aggiunga che con una mossa a sorpresa Bazoli e Salza hanno offerto la vicepresidenza della nuova superbanca ad Antoine Bernheim. Attuale numero uno delle Generali, alla ricerca della riconferma, e che guida in Italia quella pattuglia chiave di finanzieri francesi. Insomma il professore bresciano è fortemente candidato oggi a fare ciò che Geronzi fece nei confronti di Vincenzo Maranghi solo tre anni fa: grazie ai francesi capovolgere i fronti del nostro capitalismo e conquistare le Generali.
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IL BUONO E IL CATTIVO
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
L’ironia spesso è rivelatrice e chi ha definito la posizione dell'Udc di Pier Ferdinando Casini una folliniana «terra di mezzo», non è andato lontano dalla realtà. Il partito attraversa un momento delicato: il gruppo dirigente ha deciso non solo di differenziarsi ma, con la scelta di manifestare a Palermo, di consumare uno «strappo» dagli alleati. Siamo di fronte a un paradosso politico, perché dove non era riuscito il «rivoluzionario» Follini rischia di approdare il «lealista» Casini.
Follini, a forza di ripetere che la monarchia era finita e si era entrati nella fase del Termidoro, ha perso la segreteria e poi è entrato nel fantastico mondo di Tolkien. Casini non rischia di perdere la leadership, ma il partito. Le decisioni dell'alto livello infatti non sono comprese e condivise al livello basso, la cinghia di trasmissione tra la cabina di regia e l'elettorato sembra essersi allentata, consumata da un gruppo dirigente che ha trascorso parte della legislatura di governo a dispiegare una politica di «stop and go» e ora ha scoperto di essere «altra opposizione».
Il risultato è un altro paradosso: la strategia di logoramento di Silvio Berlusconi sta logorando l'Udc.
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Rapporto Irak, la sfida a tutto campo di Bush
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
La pubblicazione del rapporto bipartisan Baker-Hamilton sul modo migliore per uscire dalla palude irachena ha creato negli Stati Uniti una situazione paradossale e piena di incognite. La commissione presieduta dall’ex segretario di Stato di Bush padre ha infatti formulato, sulla base di una diagnosi molto pessimistica della situazione a Bagdad, una serie di proposte in aperto contrasto con l’attuale politica dell’amministrazione e avvertito che esse non possono essere adottate separatamente, ma devono essere accolte o scartate in blocco. Il presidente ha replicato che prenderà il rapporto in seria considerazione, ma ha già respinto i due suggerimenti più indigesti: l’apertura di un negoziato diretto con Siria ed Iran («Prima di sedersi a un tavolo con noi, devono rispettivamente cessare il loro sostegno a Hezbollah e rinunciare al programma nucleare») e il ritiro entro quindici mesi delle truppe americane dalla prima linea, affidando la lotta contro l’insurrezione al nuovo esercito iracheno. Prima di decidere il cambio di rotta imposto dall’andamento della guerra George W. intende comunque attendere altre tre relazioni, dal Pentagono, dal Dipartimento di Stato e dal Consiglio di sicurezza nazionale, che conterranno raccomandazioni diverse, e su certi punti addirittura opposte, a quelle di Baker e Hamilton. Ma una cosa è già evidente: mentre il rapporto bipartisan punta a un compromesso diplomatico teso a limitare i danni, il presidente è ancora convinto che gli Stati Uniti possono vincere una «guerra del bene contro il male» e non devono scendere a compromessi in aperta contraddizione con la linea attuale, patrocinata dalla sua pupilla Condoleezza Rice. Sembra che, in privato, sia molto risentito con Baker e abbia definito il suo rapporto «anacronistico». Tuttavia, quando avrà visto tutte le carte ed enuncerà la sua nuova strategia non potrà non tenere conto sia della necessità di un qualche accordo con la nuova maggioranza democratica nei due rami del Parlamento, sia degli umori del Paese, che nelle elezioni di medio termine si è espresso per un cambio di rotta.
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Dopo il malessere di Mirafiori Prodi è nudo come i sindacati
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
La migliore risposta al discusso editoriale di Ernesto Galli della Loggia è arrivato da Mirafiori con i fischi che gli operai hanno rivolto ai leader sindacali Epifani, Bonanni, Angeletti. Sarà pur vero, infatti, come dice della Loggia che il centrosinistra è ammanigliato con poteri istituzionali, economici e sindacali, mentre il centrodestra è a digiuno di «poteri forti», ma la vera questione non è chi ha e chi non ha, bensì chi fa e chi non fa. Cosa ha prodotto ad oggi tutto il grande ambaradam dell’Unione con tanto di classica cinghia di trasmissione sindacale e sostegno industriale di Confindustria? Il forte rallentamento della crescita economica, l’aumento delle tasse, proteste di categoria (davvero di ogni categoria) e, dulcis in fundo, i fischi delle tute blu di Mirafiori. Morale dell’analisi: l’Unione dei poteri forti indebolisce l’Italia e impoverisce gli italiani. Tuttavia, il vero problema è un altro.
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Più stranieri con diritto di voto: la sinistra vuole scalare il Nord
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Il governo continua a rivoluzionare la politica dell’immigrazione che, sotto il vigore della legge Bossi-Fini, aveva impedito che nascessero in Italia banlieue come quelle parigine, ghetti di immigrati disoccupati pronti a esplodere alla minima scintilla. Il disegno - lo ha spiegato il ministro Paolo Ferrero di Rifondazione comunista, che ha almeno il pregio di parlar chiaro fin da quando (prima delle elezioni) chiedeva la nazionalizzazione della Fiat - è palese: arrivare a portare in Italia una massa di extracomunitari tale da riequilibrare in pochi anni, tramite la «cittadinanza breve» e la concessione del voto, il vantaggio elettorale di cui gode la Casa delle libertà nell’Italia settentrionale. Dal momento che gli elettori del Nord non votano per la sinistra, anziché cambiare politica il governo pensa di cambiare elettori.
Così, però, già da subito si rischia di produrre un disastro sul piano dell'ordine pubblico e della sicurezza, e lo si fa senza spiegarlo al Paese, con una serie di giochi delle tre carte. Prepariamoci a sentire fra breve che gli extracomunitari in Italia sono scesi del 20%: la Romania entrerà nell’Unione europea e i romeni, che pesano sul totale italiano per un quinto, non saranno più considerati nel conto. Un giochetto quasi innocuo se paragonato al decreto flussi di Ferrero da poco in vigore. In teoria, i decreti flussi servono a stabilire quanti immigrati possono partire dall’estero e venire in Italia.
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Hezbollah prepara la spallata al governo
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Siniora, assediato nel suo palazzo, ribatte a Nasrallah che lo accusa di aver bloccato i rifornimenti di armi ai fondamentalisti durante la guerra di Israele. Il patriarca maronita propone un compromesso
Laggiù nel gran bivacco di Place des Martyrs, nell’accampamento di Riad el Solh ridono e danzano ancora. Lei indica il maxi schermo: «Domani o il governo se ne va o lo mandiamo via noi». Mariam ha 16 anni, il capo velato e il volto acceso da un sorriso senza fine. È entusiasta, come se su quello schermo spento ci fosse ancora Hasan Nasrallah, il grande capo, il nuovo profeta di questa ribellione chiassosa e divertita. Almeno fin qui. Almeno fin dove si balla, si ride, si tracanna caffè bollente e ci si riposa davanti ai fuochi. Dove le bandiere dei fedeli cristiani di Aoun si mescolano con gli stendardi di Hezbollah.
Le illusioni o i trucchi finiscono ai piedi del palazzo d’inverno, alle pendici del Caravanserraglio assediato. Lì tra le tende bloccate dalle transenne non ci sono volti di ragazzini. Lì terminano sorrisi e illusioni. Lì non c’è spazio per adolescenti illusi. Per cristiani inebriati dal sogno presidenziale del loro nuovo Badoglio. Lì solo volti duri e tirati, da veri combattenti. Tre file di veterani della guerra del sud. Miliziani strappati alle trincee per l’ultimo assedio al palazzo del potere. Lassù Nasrallah vuole arrivare. Con la forza o il compromesso.
L’ultimatum è scoccato giovedì sera con il discorso del segretario generale di Hezbollah dal maxi schermo risuonato come il preavviso prima dell’affondo. «Hai sentito cosa ha detto - ripete Karim come se ti rivelasse il mantra del sapere -. Siniora fermava le armi per i nostri combattenti mentre Israele ci bombardava». Ripetono tutti quell’accusa. Poco importa che il capo di stato maggiore Michel Suleiman, un fedelissimo del presidente filosiriano Emile Lahoud, smentisca tutto. Poco importa che le rarissime requisizioni siano avvenute solo dopo il cessate il fuoco e la risoluzione Onu che affida proprio all’esercito libanese il disarmo di Hezbollah. Il capo di Hezbollah ha insinuato, la folla risponde. Ripete all’impazzata quell’accusa di collaborazionismo con Israele, che qui equivale a una estrema unzione.
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Hamas: «Non riconosceremo mai Israele»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
Il premier palestinese Haniyeh in visita a Teheran promette: «Continueremo la guerra santa fino alla riconquista di Gerusalemme»
E il vicepresidente iraniano minaccia nuove forniture militari ai miliziani armati di Gaza
Dopo la partita irachena e quella libanese Teheran si prepara, se non a vincere, almeno a egemonizzare anche la contesa palestinese. Lo fa capire senza mezzi termini il primo ministro di Hamas Ismail Haniyeh scegliendo la capitale iraniana come meta per la sua prima trasferta all’estero e come tribuna per un messaggio di fuoco all’Occidente e al «regime sionista». «L’arroganza mondiale degli Stati Uniti e dei sionisti vuole imporci di riconoscere l’usurpazione delle terra di Palestina - spiega Haniyeh nel suo sermone pronunciato davanti a migliaia di fedeli riuniti all’università di Teheran per la preghiera del venerdì -, vogliono costringerci a fermare la guerra santa e la resistenza per farci accettare gli accordi raggiunti con il nemico in passato».
Il premier fondamentalista dell’Autorità palestinese non esita, alla vigilia di un importante colloquio con la Guida suprema Alì Khamenei, a parlare di legame strategico con la Repubblica islamica, ad ammettere i finanziamenti iraniani e a escludere qualsiasi possibilità di un riconoscimento dello Stato ebraico e degli accordi stretti in passato dall’Autorità nazionale palestinese. «Io insisto da questo podio nel promettere che tutte queste ipotesi non si materializzeranno. Non riconosceremo mai il governo dell’usurpatore sionista e continueremo a seguire la strada della guerra santa fino alla liberazione di Gerusalemme». Subito dopo Haniyeh fa un elogio spassionato della Repubblica islamica illustrando l’appoggio fornito alla resistenza palestinese. «Loro si illudono che la nazione palestinese sia rimasta sola, ma è un’illusione... Abbiamo un profondo legame strategico con la Repubblica islamica dell’Iran, questo Paese per noi rappresenta un vincolo potente, dinamico e profondo».
Su quale sia il senso delle parole di Haniyeh c’è poco da elaborare. Il suo discorso è un potente calcio negli stinchi al presidente palestinese Mahmoud Abbas, impegnato in un negoziato senza fine per convincere Haniyeh a lasciare la poltrona e dar vita a un governo nazionale con Fatah. Un secco «me ne frego» urlato in faccia a Stati Uniti ed Europa, ma anche agli altri due partner del Quartetto diplomatico (Russia e Nazioni Unite), pronti a riaprire la borsa dei finanziamenti internazionali all’Autorità palestinese in cambio di un’onorevole ritirata di Hamas dall’esecutivo. Haniyeh e i suoi ministri non hanno evidentemente nessuna intenzione di lasciare le loro poltrone. Nessuna intenzione di dividere il potere con gli sconfitti di Fatah.
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Gli italiani catturati in Nigeria rischiano «anni di prigionia»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
I guerriglieri del Delta che li hanno rapiti chiedono il rilascio di detenuti e risarcimenti dalle aziende petrolifere
«I quattro ostaggi stanno bene, ma potrebbero restare nostri prigionieri per anni se le nostre richieste non fossero accolte». Questa la premessa del messaggio inviato ieri con una posta elettronica dai guerriglieri che martedì hanno attaccato una base dell’Agip, nel delta del Niger, in Nigeria, e catturato tre tecnici italiani - Francesco Arena di Gela, Roberto Dieghi di Pesaro, Cosma Russo di Bernalda (Matera) - e uno libanese, Imad Saliba. Nella sparatoria è rimasto ucciso un bambino. L’azione e il sequestro sono stati rivendicati dal Mend, il Movimento per l’emancipazione del delta del Niger, il principale raggruppamento in lotta contro il governo centrale e le compagnie petrolifere che estraggono l’oro nero in questo eldorado petrolifero.
Il Mend minaccia nuovi attacchi nel caso le sue condizioni non vengano accettate. Ad Abuja, la capitale, il nervosismo è evidente: tra cinque giorni in questa città è prevista l’apertura del vertice dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) e in Nigeria, turbata da scandali e dall’avanzata dell’estremismo islamico, sono in corso le primarie in vista delle elezioni del prossimo aprile. L’offensiva dei ribelli del Delta, lanciata nello scorso febbraio, ha già ridotto di un quinto la capacità estrattiva dello Stato africano, settimo produttore al mondo di petrolio.
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A 12 anni accoltella un compagno di scuola
>>Da: andreavisconti
Messaggio 4 della discussione
Crotone, finisce nel sangue un litigio nato per un banale dispetto. La vittima, 13 anni, ha subito l’asportazione della milza
Una lite nata da un gioco e degenerata in un accoltellamento tra bambini. I due protagonisti della vicenda avevano avuto una discussione appena usciti di scuola per una catasta di legna, preparata per i fuochi di Santa Lucia, e incendiata, forse per dispetto, prima del momento della festa. Nella lite che ne è seguita uno dei due ragazzi appena adolescenti è stato colpito da un fendente al fianco, pare mentre un terzo lo tratteneva per lo zaino, e ci ha rimesso la milza. Le sue condizioni, comunque, sarebbero già migliorate. E ieri mattina ha anche cominciato ad alzarsi e a muovere i primi passi nell’ospedale civile San Giovanni di Dio dov'è ricoverato nel reparto di Chirurgia e dove è stato operato d’urgenza. Oltre all’asportazione dell’organo, sono stati necessari anche alcuni punti di sutura a un braccio.
L’episodio è avvenuto mercoledì scorso a Crotone nella frazione Papanice. Quella che un tempo era un borgo rurale e che negli anni non è riuscito a diventare un vero e proprio quartiere ma è rimasto a metà strada: un paese, ma senza una vera identità propria. Un posto piagato dal lavoro che non c’è e dall’emigrazione. Un posto che diventa sempre più difficile. E dove la sfrontatezza che hanno i ragazzi cresciuti per strada fa presto a trasformarsi in atteggiamenti da bulli. Pare sia successo così anche in questo caso e ai poliziotti che hanno ascoltato il giovane feritore è sembrato che il minore non si sia affatto reso conto della gravità del suo gesto. Davanti agli uomini della squadra Mobile di Crotone che hanno ricostruito la vicenda e segnalato il caso alla Procura della Repubblica dei minori, ha però ammesso di aver colpito il rivale con una forbice e di essersene disfatto subito dopo lanciandola in una scarpata.
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Salvi: la Margherita ci ha dimostrato che il partito democratico è un’utopia
>>Da: andreavisconti
Messaggio 2 della discussione
«Ora il re è nudo», dice Cesare Salvi, il senatore Ds che è uno dei leader del fronte che dalla sinistra della Quercia si oppone alla fusione con la Margherita. Il re in questione è il Partito Democratico, che non si sa bene se nascerà ma che di certo «non sa dove andare», in Italia come in Europa.
Ma il Pse ieri ha spalancato le porte al futuro partito, invitando anche Prodi ad entrare nelle file del socialismo europeo, e Piero Fassino ne è molto soddisfatto. Non è un passo avanti?
«Rasmussen (presidente del Pse, ndr) ha fatto il massimo che poteva fare, e Fassino ha fatto bene a chiedere questa apertura. Il punto però non è che non c’era dubbio che il Pse fosse disponibile ad accogliere il futuro Pd: soltanto che né Prodi né Rutelli hanno alcuna intenzione di entrarci. L’invito di Rasmussen ha ricompattato l’intera Margherita al grido di “mai nel Pse”... ».
I dirigenti della Margherita dicono di non voler «morire socialisti», temono di venire «fagocitati» da voi.
«E chi li costringe? Possono tranquillamente restare per conto loro, per altro hanno anche un’utile funzione di presidio del fronte moderato che è bene che continuino a svolgere. Il re è nudo: il Pse dice “benvenuti a casa nostra”, loro rispondono “no grazie”, a questo punto non si capisce come possiamo fare un partito insieme. Ci incontreremo, collaboreremo, ma ognuno a casa sua».
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Ai sindacati regalo da 40 milioni con i disoccupati dell’agricoltura
>>Da: andreavisconti
Messaggio 3 della discussione
Dei 900mila dipendenti a tempo determinato nelle aziende agricole, 700mila ottengono il sussidio dell’Inps
L’Italia è un Paese di poeti, navigatori eccetera. E di «disoccupati» agricoli. Dei 900mila dipendenti a tempo determinato delle aziende agricole, circa 700mila ricevono dall’Inps il sussidio di disoccupazione: un record europeo. E nient’affatto casualmente sono in prevalenza concentrati in quattro regioni del Sud: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. E qui si contempla il primo mistero. Il numero dei «disoccupati» è costante da anni, «tanto - dicono all’Inps - al Sud le aziende non pagano i contributi previdenziali». Come si spiega? Da questo sistema trae linfa vitale anche la malavita infiltrata nel settore. «Per fare le ispezioni in queste regioni il più delle volte - rivela un ispettore - bisogna far intervenire personale proveniente da altre sedi e avere la scorta di polizia e carabinieri».
Ma questa è solo una faccia del problema. Il paradosso dove crescono i disoccupati ne ha anche un’altra. Dal tesseramento sulla «disoccupazione», con le relative quote trattenute direttamente sul sussidio, le organizzazioni sindacali incamerano quasi 40 milioni di euro l’anno, di cui 21 vanno a Cgil, Cisl e Uil.
Combinazione, proprio a queste quattro regioni - ripetiamo: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia - è in gran parte destinato il regalo che il governo si appresta a fare agli evasori. Dei 6 miliardi in euro di contributi agricoli non pagati dal '98 al 2005 all’Inps finiranno 500 milioni, 1.300 milioni resteranno invece alla Unicredit e alla Deutsche Bank che stanno per acquistare i «crediti in sofferenza»; il resto, puff, cancellato. Per l’appunto il 65% della morosità è concentrato in queste quattro regioni. «L’Inps spende di più dove incassa di meno» riassume un dirigente di primo piano dell’istituto di previdenza, che vuole rimanere anonimo.
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Brigate Rosse, arrestato Matteini
>>Da: andreavisconti
Messaggio 1 della discussione
L'uomo stava per partire per la Francia: preso a Incisa Valdarno
Decifrato l'archivio della Banelli: è lui il compagno "Antonio"
Brigate Rosse, arrestato Matteini
Aveva compiti di reclutamento
ROMA - L'inchiesta sulle nuove Brigate Rosse: arrestato Fabio Matteini, 48 anni, amico di Nadia Lioce, condannata all'ergastolo per gli omicidi Biagi e D'Antona. E' il compagno "Antonio" identificato dall'archivio informatico della pentita Cinzia Banelli e suo ex compagno. Secondo l'accusa, Matteini, toscano, sarebbe stato in contatto con due suoi conterranei: oltre che con l'ex compagna So, anche con Roberto Morandi e avrebbe avuto il compito di reclutamento. L'operazione è stata compiuta dai Ros di Roma a Incisa Valdarno, l'uomo era in casa, ma in partenza per la Francia.
Per Matteini l'accusa è banda armata e associazione con finalità di terrorismo. L'ordinanza è stata firmata dal Gip Luisanna Figliolia su richiesta del pm del pool dell'antiterrorismo della procura di Roma Franco Ionta, Pietro Saviotti, ed Erminio Amelio.
Il sospetto terrorista venne arrestato nel '95 assieme a Luigi Fuccini, ex compagno di Nadia Desdemona Lioce, furono sorpresi con ciclomotori rubati e con targhe contraffatte. Si dichiararono prigionieri politici appatenenti ai nuclei comunisti combattenti. Il giorno successivo all'arresto di Matteini e Fuccini, Nadia Desdemona Lioce entrò in clandestinità. Alcuni giorni dopo, nei pressi del luogo dell'arresto dei due, venne trovata un'auto rubata con all'interno quattro pistole, una mazza ferrata e altro materiale.
Le nuove contestazioni a Matteini riguardano gli anni dal '96 al 2001, essendo già stato condannato per banda armata e violazione della legge sulle armi in seguito all'arresto del 95.
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Welby: «Il mio corpo è una prigione»
>>Da: andreavisconti
Messaggio 5 della discussione
Il militante radicale malato di distrofia scrive al Giornale: «Vittima di una tortura di Stato».
Fissata l’udienza per l’interruzione delle cure
È stata fissata per martedì prossimo l’udienza del Tribunale di Roma (Prima sezione civile) sul ricorso presentato da Piergiorgio Welby per ottenere l’interruzione dell’accanimento terapeutico attraverso il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale. La notizia è stata accolta positivamente dallo stesso Welby che ha chiesto - si legge così in una nota dell’Associazione radicale Luca Coscioni - che venisse sospeso lo sciopero della fame portato avanti ormai da 16 giorni da oltre 700 cittadini, parlamentari, medici e un ministro, anche «per rispetto verso il giudice e gli operatori del diritto chiamati a udienza il 12 dicembre». Altro fatto considerato positivo è la nomina del Comitato nazionale di bioetica, che sarà presieduto dal giurista Francesco Paolo Casavola. Un «cattolico adulto» come lo definisce Francesco Cossiga che si dice convinto che sarà questa nomina ad aprire la strada all’eutanasia e al testamento biologico.
Continua a creare polemica l’affermazione del leader di An, che ha sostenuto che «Welby è cosciente, non può chiedere di morire, perché chi assecondasse la sua volontà sarebbe un omicida». «Sono completamente in disaccordo con le parole di Gianfranco Fini espresse a proposito della drammatica vicenda di Piergiorgio Welby. Staccare la spina a un uomo cosciente che può esprimere il suo pensiero non può essere definito in alcun modo né omicidio né eutanasia» precisa Ignazio Marino, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato. Diversa da Fini la posizione del direttore del giornale leghista La Padania. «Se Welby fosse mio fratello, mio padre... Cosa farei? Se mi chiedesse coscientemente di staccargli la spina, lo farei. E poi sarei disposto ad andare a processo, spiegando perché non sono un omicida, né un fratello o un figlio egoista irriconoscente. So che starei male, dopo averlo fatto, ma non mi sentirei in colpa», così scrive Gianluigi Paragone.