La Marcia Di Radetzky

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Jenn Smotherman

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Aug 3, 2024, 4:41:44 PM8/3/24
to forhockcerpo

La marcia di Radetzky (Radetzky-Marsch in tedesco) una marcia militare composta da Johann Strauss padre. Fu composta in onore del maresciallo Josef Radetzky per celebrare la riconquista austriaca di Milano dopo i moti rivoluzionari in Italia del 1848.

La rivoluzione che scoppi a Vienna (come in molte altre citt europee) il 23 marzo 1848 non fu l'unica minaccia che la monarchia asburgica dovette affrontare. Dopo una lunga serie di scontri militari durante la primavera e l'inizio dell'estate di quello stesso anno, il 25 luglio 1848 l'ottantaduenne comandante in capo dell'esercito imperiale, Johann Joseph Wenzel, conte Radetzky Von Radetz (1766-1858), riusc a guidare le truppe imperiali in una decisiva vittoria sulle forze sardo-piemontesi nella localit di Custoza. Dopo tale vittoria l'esercito di Radetzky si diresse a Milano, dove il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia dimostr tutta la propria ostilit agli austriaci prima di essere costretto a ritirarsi nuovamente in Piemonte.

Il 6 agosto Radetzky col suo esercito entr marciando a Milano: tre giorni dopo l'Austria e il Regno di Sardegna conclusero l'armistizio (9 agosto), con l'obbligo per le forze sardo-piemontesi di lasciare Lombardia e Veneto, precedentemente occupati. Furono questi gli eventi che portarono all'interruzione della prima guerra d'indipendenza italiana che si sarebbe conclusa l'anno successivo con la sconfitta delle forze sardo-piemontesi a Novara.

I volantini che pubblicizzarono l'evento del 31 agosto annunciarono anche che il direttore dei balli imperiali di corte Johann Strauss avrebbe diretto la musica avendo l'onore di dare l'anteprima, tra i vari brani musicali, anche di una nuova marcia dal titolo Radetzky-Marsch, composta in onore del comandante e dell'esercito imperiale. Secondo l'amico e collega musicista di Strauss, Philipp Fahrbach senior (1815-1885), la marcia prevista per i festeggiamenti, al 13 agosto, non era stata ancora creata. Tuttavia, grazie alle pressioni di Fahrbach, Strauss scrisse il nuovo lavoro in appena due ore.

Questa festa imponente, che ha avuto luogo nella Wasserglacis l'altro ieri, 31 agosto, stata una delle pi belle di quest'anno. In particolare la nuova Radetzky-Marsch di Strau stata molto ben accolta, e su richiesta tempestosa ha dovuto essere ripetuta pi volte

La Marcia di Radetzky , tradizionalmente, il brano che chiude il concerto di Capodanno che l'Orchestra Filarmonica di Vienna tiene ogni anno al Musikverein. Da svariati anni il pubblico presente in sala partecipa attivamente all'esecuzione battendo il tempo con le mani. Spesso lo stesso direttore d'orchestra si volta verso la platea e dirige tutti i presenti nella sala conducendoli come fossero un altro strumento.

Dal 1896 la marcia di presentazione della Escuela Militar del Libertador Bernardo O'Higgins dell'Esercito del Cile. Il 1 Reggimento di Cavalleria delle Dragoon Guards della Regina del Regno Unito l'ha adottata come marcia d'ordinanza veloce.[1]

L'Austria ha una relazione speciale con la Marcia di Radetzky. Eseguita per la prima volta durante la rivoluzione austriaca del 1848, la composizione pi famosa di Johann Strauss (padre) diventata un inno nazionale non ufficiale - e aiuta persino a salvare vite.

Nato da una nobile famiglia boema, il conte Josef Wenzel Radetzky von Radetz era in et avanzata quando vinse la battaglia di Custoza, vicino a Verona, il 25 luglio 1848 contro l'esercito sardo. Il feldmaresciallo aveva 81 anni. E la sua vittoria fece pi che salvaguardare temporaneamente la supremazia austriaca nel Lombardo-Veneto: diede una spinta alle forze reazionarie di Vienna che, di fronte alle rivolte in tutto l'impero multietnico dalla rivoluzione del marzo 1848, volevano cedere il meno possibile alle richieste liberali.

Radetzky ottenne quindi un trionfo. Il 31 agosto 1848 si tenne un festival al Glacis di Vienna, e Johann Strauss (padre) fu incaricato di contribuire con una composizione. Fu cos commissionata La Marcia di Radetzky, op. 228. Strauss era quindi chiaramente dalla parte dei lealisti dell'imperatore - in contrasto con il suo famoso figlio, che si era unito ai rivoluzionari.

La prima performance fu un successo assoluto. L'opera fu suonata due volte, e il pubblico applaud estasiato. Oggi rappresenta un punto immancabile del concerto di Capodanno della Filarmonica di Vienna: dal 1946, la Marcia di Radetzky suonata come bis, con gli applausi - che seguono il ritmo. Una tradizione che viene portata avanti con orgoglio.

Al di fuori dalla sala da concerto, il pezzo ha avuto un successo altrettanto notevole.

Joseph Roth, scrittore e giornalista austriaco morto in esilio a Parigi nel 1939, scrisse nel 1932 un romanzo con lo stesso nome, diventato un monumento della letteratura di lingua tedesca. Nello stadio, prima delle partite in casa della squadra di calcio austriaca, la marcia crea la giusta atmosfera sugli spalti. Fa anche da apripista per i massaggi cardiaci durante i corsi di primo soccorso.

Il ritmo altamente riconoscibile ha ispirato molte creazioni in lingua tedesca, sia nel linguaggio popolare che nella pubblicit.

Anche per chi ha familiarit con la Marcia di Radetzky, il nuovo arrangiamento del giovane compositore austriaco Christian Heschl vale la pena di essere ascoltato: arricchito con scale fantasiose e sincopi vivaci, questa versione invita al ballo e offre alcune sorprese armoniche. improbabile che Radetzky al suo tempo sarebbe entrato sul campo di battaglia con un piede cos leggero.

Finalmente possiamo viaggiare e riprendere la nostra vita culturale! un'occasione per mettere in luce le nove capitali regionali dell'Austria, con i loro monumenti, le loro piazze e, soprattutto, la loro atmosfera musicale unica. Luoghi, eventi da non perdere e ottimi posti per mangiare dopo il concerto: seguite i nostri consigli.

La fine della Prima Guerra mondale, nel 1918 (una tragedia che cost milioni di morti) coincise con una mutazione profonda delle Nazioni d'Europa. Con la sconfitta del 1918 scomparvero l'Impero asburgico, quello tedesco del Kaiser e quello Ottomano. La dissoluzione dell'Impero degli Asburgo, soprattutto, signific per molti versi la fine di una civilt. Era forse inevitabile che ci succedesse, nel senso del vento della Storia (se mai ce ne sia uno), eppure quel declino di un'era conserva un suo fascino dolente. Cento anni dopo quel crollo di un Impero millenario, si pu riandare a pagine che lo evocano. Esemplare il romanzo di Joseph Roth, "La marcia di Radetzky", che di fatto una malinconica elegia, fra rimpianto e realismo, di un mondo sontuoso che si andava sfaldando. Il tempo del romanzo quello intorno al 1910, 1914, fino allo scoppio della guerra fatale. Francesco Giuseppe, "Sua Maest Apostolica", Imperatore d'Austria e Ungheria, di fatto erede del Sacro Romano Impero, nel 1912 un monarca stanco, vecchio. Era salito al trono ad appena 18 anni, bello e fiero, e il suo regno durer ben 68 anni, fino alla morte nel 1916. Molti anni prima, quando Sua Maest era giovane, nella battaglia di Solferino contro i francesi (18..) un suo soldato, buttandosi coraggiosamente addosso al monarca, gli aveva salvato la vita buscandosi al posto suo una pallottola: gravemente ferito, guar; l'Imperatore, grato, lo promosse ufficiale e gli diede un titolo nobiliare: Joseph Trotta, contadino sloveno nella vita civile, diventa il barone von Trotta, e sar chiamato "l'eroe di Solferino". In quei panni eroici e nobilitati egli si sentir sempre poco a suo agio, sbalestrato in una condizione estranea alla sua radice. Suo figlio Franz entrer moto meglio nel ruolo nobile e di ligio funzionario asburgico, erede morale e di fatto dell'eroe di Solferino. Egli assomiglia anche fisicamente, quasi come un atto di incarnazione somatica di fedelt, all'Imperatore: il quale nel frattempo invecchiato e il cui ritratto celebre (giacca bianca con fascia rossa, folte fedine grigie, forte sguardo azzurro) appeso negli uffici, nelle caserme, nei saloni, nelle grandi magioni, nelle case private dello sterminato impero asburgico. Franz von Trotta l'ubbidente e diligente "icona" della civilt asburgica giunta al suo culmine: un impero che abbraccia nazioni, etnie, culture, lingue, religioni diverse, "federate" sotto l'unit simbolica ed effettiva dell'Imperatore. Von Trotta crede ciecamente in quel mondo che d senso e scopo alla sua stessa vita. Eppure, in quella magnificenza imperiale raffinata, in quel luccicare di uniformi colorate e alamari, nel suono di marce musicali marziali e di feste, nelle minuziose distinzioni di classi sociali, nelle ritualit religiose e civili, gi si annida il soffocato ma presente bacillo del declino, della decadenza inesorabile. Il figlio di Franz, Karl Josep von Trotta, destinato alla carriera militare e subito nominato sottotenente ( pur sempre il nipote dell'eroe di Solferino) rappresenta proprio questo disagio sottile, questa estenuata stanchezza privata e civile, questa inquietudine impalpabile, questo smarrimento di senso. Lo scrittore Joseph Roth figlio di quell'impero che si sfalder: ne prover una nostalgia pi sentimentale ed esistenziale che non politica: lo rimpianger, avr nostalgia della monarchia asburgica quando essa sar stata spazzata via, pur sapendone gli errori, lo sgretolamento di unit, gli anacronismi, le mancate intuizioni di cambiamento. Il romanzo, scritto nel 1932, un cantico malinconico sulla decadenza annunciata di un mondo spossato, di una stanca bellezza di civilt che gi mostrava le rughe della propria inesorabile vecchiaia, del rintocco di morte. I destini personali riecheggiano il destino generale di un mondo che si dissolve.

In questo clima di festeggiamenti per il 150 anniversario dellunit dItalia, parlare con ammirata generosit della famosa marcia di Radetzky pu apparire politicamente molto scorretto: ieri la Stampa ha messo in prima pagina un pezzo di Sandro Cappello, intitolato Con Radetzky non c nulla da festeggiare, in cui ci si chiede perch mai noi italiani dovremmo iniziare il nuovo anno rendendo omaggio a un brano anti-nazionale. Il brano musicale fu composto, da Johann Strauss padre, proprio per celebrare il ritorno a Milano del maresciallo Radetzky dopo i moti insurrezionali del 1848 che avevano cacciato gli austriaci. Fallita linsurrezione, il maresciallo si scaten contro gli insorti italiani, e la marcia di Strauss fu il coronamento del ritorno allordine, cio del dominio austroungarico sul Lombardo-Veneto.
Cancellare dallascolto quel brano di Strauss, cos come si fatto per Faccetta nera o Giovinezza, pu sembrare una scelta in armonia con lo spirito unitario che sta pervadendo la nostra identit patria. Il fatto, per, che la marcia di Radetzky, a differenza delle canzoni fasciste messe allindice, si continua a suonare in tutto il mondo ed , anzi, un momento caratteristico di ogni fine anno, magari accompagnata dal ritmato battito di mani come avviene a Vienna in occasione del celebre concerto di capodanno.
Il mondo desidera rievocare con quella musica la vittoria degli austriaci sugli insorti patrioti italiani? Proprio no. La marcia di Radetzky si suona per lo stesso motivo per cui si suona lInternazionale socialista, una marcia musicale che non mi risulta sia stata messa allindice come le canzoni fasciste.
Sono convinto che ben pochi sappiano il motivo per cui Strauss scrisse il suo brano musicale, e altrettanto certo sono del fatto che quella musica non sia diventata tanto famosa perch celebra un maresciallo inflessibile come Radetzky. Daltra parte neppure penso che gli italiani che ascoltano la marcia di Strauss avvertano quel sentimento di disprezzo e di disgusto che avrebbero potuto provare grandi illuministi lombardi come i fratelli Verri o Cesare Beccaria.
Una musica, per di pi facilmente orecchiabile, costruisce unatmosfera, provoca ricordi spesso senza contorni definiti, genera sensazioni personali, emozioni collettive. Noi trascuriamo il potere seduttivo della tradizione o, pi in generale, del passato spogliato dei suoi drammi, delle sue ingiustizie, a cui con spontanea immediatezza pensiamo con nostalgia. Una finzione, certo, ma una finzione che d serenit, tranquillit, che libera, almeno per un poco, dallansia per ci che ci attende, per ci che sar il nostro futuro.
Le musiche di Johann Strauss ci immergono in un vago sentimento del passato, in unatmosfera tradizionale senza precisi confini storici, in cui il maresciallo Radetzky, i moti insurrezionali del 48, il sacrificio dei patrioti italiani perdono la loro realt, sfumano nella nostra memoria. Ci che rimane lidea di un passato senza traumi, ordinato, felice come il ritmo della musica di Strauss. Maria Teresa, Francesco Giuseppe, e mettiamoci anche la principessa Sissi, sono le figurine a cui la musica di Strauss ridona la vita e a noi lascia immaginare con un po di nostalgia un altro mondo, diverso da quello problematico in cui siamo immersi.
La storia diversa, si osserver giustamente, e si deve conoscere senza illusioni per essere consapevoli, per capire chi siamo. Ma se vogliamo scomodare la storia per risvegliarci dai sogni di un illusorio passato, tutta la storia va osservata con occhi disincantati e non soltanto quella funzionale a una corretta politica che celebra il secolo e mezzo dellunit dItalia.

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