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From : fogliosp...@googlegroups.com
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Date : Mon, 25 Feb 2008 01:53:48 -0800 (PST)
Subject : Foglio Spinoziano - gruppo di discussione Re: Poesia Spinoziana
Date: Mon, 25 Feb 2008 19:21:20 -0400
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Subject: Foglio Spinoziano - gruppo di discussione Re: Poesia Spinoziana
2008/2/25, giovanni sorrentino <gios...@gmail.com>:
<br
> Amor che a nullo amato amar perdona
Letteralmente significa "Colui che amando perdona colui che mai lo ama
o lo ha mai amato"
Scusate, forse ho frainteso
qualcosa.
Il verso di Dante è dai più riconosciuto come la resa poetica di un
concetto molto caro agli stilnovisti:
L'amore non perdona a chi è amato di non riamare. Mi pare che nella terza parte dell'Etica (prop. 41) è espresso qualcosa di molto simile.
E non è l'amore ad essere imperfetto, nel caso di Paolo e Francesca, tale che, a causa di esso, i due cognati sono condannati all'Inferno. Si dice solo che l'Amore segue leggi naturali cui nessuno può sottrarsi, anche quando esso conduca alla perdizione. Da ciò la compassione di Dante per i due amanti.
Borges sostiene, riguardo a Spinoza, che questi amò di un amore così perfetto da non costringere alcuno a ricambiare.
L'endecasillabo dantesco - nell'interpretazione classica - significa che chi è oggetto d'amore sarà soggetto d'amore, cioè riamerà a sua volta. Descrive appunto una regola naturale. Molto bello l'aggancio con la proposizione 41 della terza parte: essa in effetti esprime lo stesso concetto.
I due versi di Borges significano che Spinoza fece parte di quella eletta schiera di uomini che amarono disinteressatamente, cioè incuranti della reciprocità. Se ciò fu vero per il suo amore verso gli uomini, lo fu per il tipo di amore che egli ebbe verso Dio così come lo intendeva. I religiosi infatti solitamente amano Dio poichè sono confortati dall'idea che Dio li stia amando. Spinoza invece era certo dell'opposto, e ciò nonostante amava Dio immensamente, e in quell'amore si sentiva partecipe dell'infinito amore intellettuale di Dio verso se stesso.
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Date : Tue, 26 Feb 2008 14:45:43 +0100
Subject : Foglio Spinoziano - gruppo di discussione Re: Poesia Spinoziana
> Scusate, forse ho frainteso qualcosa.
>
> Il verso di Dante è dai più riconosciuto come la resa poetica di un concetto
> molto caro agli stilnovisti:
>
> L'amore non perdona a chi è amato di non riamare. Mi pare che nella terza
> parte dell'Etica (prop. 41) è espresso qualcosa di molto simile.
>
> E non è l'amore ad essere imperfetto, nel caso di Paolo e Francesca, tale
> che, a causa di esso, i due cognati sono condannati all'Inferno. Si dice
> solo che l'Amore segue leggi naturali cui nessuno può sottrarsi, anche
> quando esso conduca alla perdizione. Da ciò la compassione di Dante per i
> due amanti.
>
>
>
> Borges sostiene, riguardo a Spinoza, che questi amò di un amore così
> perfetto da non costringere alcuno a ricambiare.
>
>
> Il 26/02/08, foglio spinoziano spinoziano <fogliosp...@gmail.com> ha
Date: Tue, 26 Feb 2008 14:45:43 +0100
Subject: Foglio Spinoziano - gruppo di discussione Re: Poesia Spinoziana
Da Natalino Sapegno a Benigni, l'interpretazione è quella. Ti trascrivo la nota di Sapegno: "Amore che non tollera (perdona) che chi è amato non riami. La tesi è esposta nel De amore di Andrea Cappellano; ed era vera anche per gli scrittori religiosi, come argomento per dimostrare la necessità di amare Dio; così fra' Giordano da Pisa: <Non è nullo che, sentendosi che sia amato da alcuno, ch'egli non sia tratto ad amar lui incontanente>; e santa Caterina: <naturalmente l'anima è tratta ad amare quello da cui sè vede essere amata>. E cfr. Purg., XXII, 10-12".
> significa che chi è oggetto d'amore sarà soggetto d'amore, cioè
> riamerà a sua volta.
>
> Invece non è così, perchè uno può amare qualcuno che lo odia!
Può essere. Secondo la regola enunciata da Dante - condivisibile o meno - l'odiante dovrebbe ad un certo punto mutare il suo odio in amore.
> Il verso parla di una possibilità ovvero l'amore che non è amato
> perdona
> ma per definizione amore è un correlativo quindi il caso non si
> presenta mai ed
> è quindi una impossibilità - se notate Dante usa il termine amore e
> non Paolo o Francesca
> per rendere l'idea di questa impossibilità
E' una interpretazione del tutto personale, che posso anche rispettare, ma che non ha nulla a che vedere col contesto culturale dal quale quel verso nasce. Rispetto alla parola "amore" in luogo di "Paolo" o "Francesca", ciò è assolutamente naturale e concettualmente perfetto rispetto al contesto dei versi: è celeberrimo infatti che in quel punto vi siano tre terzine che cominciano di seguito con la parola "amore": "Amor ch'al cor gentil...", "Amor ch'a nullo amato...", "Amor condusse noi ad una morte...".
> Se ciò fu vero per il suo amore verso gli uomini, lo fu per il tipo
> di amore che egli ebbe verso Dio così come lo intendeva. I religiosi
> infatti solitamente amano Dio poichè sono confortati dall'idea che Dio
> li stia amando. Spinoza invece era certo dell'opposto,
>
> Dubito che il termine opposto possa essere in qualche modo equivoco,
> comunque non penso che si possa paragonare l'Amore del Dio Sostanza
> come opposto ad alcunquè per che è un Amore che non ammette contrari
> essendo infinito!
L'amore di un religioso verso Dio si genera perchè il religioso si sente amato dal suo Idolo, l'amore di Spinoza per Dio si genera dalla gioia della conoscenza. In tal senso dico che è l'opposto.
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To : "Foglio Spinoziano - gruppo di discussione" fogliosp...@googlegroups.com
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Date : Tue, 26 Feb 2008 11:10:31 -0800 (PST)
Subject : Foglio Spinoziano - gruppo di discussione Re: Poesia Spinoziana
>
>
>
> On 26 Feb, 19:30, "gioronda73\@libero\.it" <giorond...@libero.it>
> wrote:
> > > Scusate, forse ho frainteso qualcosa.
> >
> > > Il verso di Dante è dai più riconosciuto come la resa poetica di un concetto
> > > molto caro agli stilnovisti:
> >
> > > L'amore non perdona a chi è amato di non riamare. Mi pare che nella terza
> > > parte dell'Etica (prop. 41) è espresso qualcosa di molto simile.
> >
> > > E non è l'amore ad essere imperfetto, nel caso di Paolo e Francesca, tale
> > > che, a causa di esso, i due cognati sono condannati all'Inferno. Si dice
> > > solo che l'Amore segue leggi naturali cui nessuno può sottrarsi, anche
> > > quando esso conduca alla perdizione. Da ciò la compassione di Dante per i
> > > due amanti.
> >
> > > Borges sostiene, riguardo a Spinoza, che questi amò di un amore così
> > > perfetto da non costringere alcuno a ricambiare.
> >
> > Date : Tue, 26 Feb 2008 14:45:43 +0100
> > Subject : Foglio Spinoziano - gruppo di discussione Re: Poesia Spinoziana
> >
> > > Scusate, forse ho frainteso qualcosa.
> >
> > > Il verso di Dante è dai più riconosciuto come la resa poetica di un concetto
> > > molto caro agli stilnovisti:
> >
> > > L'amore non perdona a chi è amato di non riamare. Mi pare che nella terza
> > > parte dell'Etica (prop. 41) è espresso qualcosa di molto simile.
> >
> > > E non è l'amore ad essere imperfetto, nel caso di Paolo e Francesca, tale
> > > che, a causa di esso, i due cognati sono condannati all'Inferno. Si dice
> > > solo che l'Amore segue leggi naturali cui nessuno può sottrarsi, anche
> > > quando esso conduca alla perdizione. Da ciò la compassione di Dante per i
> > > due amanti.
> >
> > > Borges sostiene, riguardo a Spinoza, che questi amò di un amore così
> > > perfetto da non costringere alcuno a ricambiare.
> >
> > > Il 26/02/08, foglio spinoziano spinoziano <fogliospinozi...@gmail.com> ha
Condivido parola per parola tutto il tuo intervento.
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Date : Tue, 26 Feb 2008 20:28:58 +0100
Subject : Foglio Spinoziano - gruppo di discussione Re: Poesia Spinoziana
> Stiamo parlando di una poesia e di un sonetto nel caso specifico, cioè di
> una forma rigida.
> In esso, come in tutti gli scritti di Borges in cui si rievocano figure di
> uomini del passato (reale o mitologico),
> agisce la particolare forma immaginativa dello scrittore argentino. Quella
> che potremmo definire della riduzione all'essenza,
> la condensazione in un atto, in un istante determinante. (Celebre per
> esempio, la folgorante biografia di Benedetto Croce, la cui grandezza
> filosofica è fatta risalire ai giorni del terremoto di Pescasseroli, in cui
> Croce perse la famiglia rimanendo lui stesso per qualche tempo sotto le
> macerie: "Per sfuggire a una disperazione totale, decise di pensare
> all'Universo, procedura comune a tutti gli infelici, e che a volte funge da
> balsamo"). Certo questo non significa che Borges sia dispensato dal vero.
> Sospetto soltanto che dietro le sue parole non ci sia il grande Filosofo e
> la sua filosofia, se non l'uomo Spinoza, guardato con occhi direi inteneriti
> e riverenti.
>
> E' Borges che dice la sua grande amicizia secolare con il giudeo sereno. Il
> giudeo malato che fu capace di tessere una fitta e lucida tela, malgrado
> lui, Borges (e noi con lui) possa immaginare i dolori (morali e fisici) che
> caratterizzarono la sua vita.
> E ci sorprende ancora sapere che fu felice, e ancora non ci stanchiamo
> d'essergli grati per la sua serenità laboriosa.
>
> E' come se Borges ci facesse accostare ad una delle finestre della casa di
> Baruch, e in silenzio, ce lo lasciasse osservare,
> ma, invece di raccontarci cosa in quel momento di concreto egli sta facendo,
> usa vertiginosamente i secoli futuri per dirci fino in fondo ciò che
> quell'uomo che spiamo sta compiendo per sè e per noi. Borges non ci può
> servire per capire meglio Spinoza, ma per amarlo fraternamente.
>
> ciao
>
>
>
> Il 26/02/08, jesko <fran...@gmail.com> ha scritto:
Egli fa una similitudine fra la perizia e la quietezza del molatore di lenti con quella del molatore di proposizioni e concetti. E proprio perchè la metafisica è - almeno in apparenza - più incandescente di una semplice lente, quella similitudine che fa osservare la medesima attitudine esprimersi su due piani così diversi è - puo essere considerata - poeticamente efficace e bella.
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To : "Foglio Spinoziano - gruppo di discussione" fogliosp...@googlegroups.com
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Date : Tue, 26 Feb 2008 12:19:24 -0800 (PST)
Subject : Foglio Spinoziano - gruppo di discussione Re: Poesia Spinoziana
>
>
>
> On 26 Feb, 20:28, "giovanni sorrentino" <gioso...@gmail.com> wrote:
> > Stiamo parlando di una poesia e di un sonetto nel caso specifico, cioè di
> > una forma rigida.
> > In esso, come in tutti gli scritti di Borges in cui si rievocano figure di
> > uomini del passato (reale o mitologico),
> > agisce la particolare forma immaginativa dello scrittore argentino. Quella
> > che potremmo definire della riduzione all'essenza,
> > la condensazione in un atto, in un istante determinante. (Celebre per
> > esempio, la folgorante biografia di Benedetto Croce, la cui grandezza
> > filosofica è fatta risalire ai giorni del terremoto di Pescasseroli, in cui
> > Croce perse la famiglia rimanendo lui stesso per qualche tempo sotto le
> > macerie: "Per sfuggire a una disperazione totale, decise di pensare
> > all'Universo, procedura comune a tutti gli infelici, e che a volte funge da
> > balsamo"). Certo questo non significa che Borges sia dispensato dal vero.
> > Sospetto soltanto che dietro le sue parole non ci sia il grande Filosofo e
> > la sua filosofia, se non l'uomo Spinoza, guardato con occhi direi inteneriti
> > e riverenti.
>
> Si, capisco la tecnica di espandere un immagine particolare , Spinoza
> nel suo
> studio intento a levigare lenti, fino all' universalià della sua
> filosofia.
> Ma ripeto mi sembra difficile come procedura, anche perchè è molto
> rischiosa.
> Infatti ripeto che secondo me la poesia si deve occupare di immagini
> nella similitudine,
> dal simile procedere al simile, la metafisica non è simile alla
> poesia,
> e il passagio da un immagine poetica ai concetti della metafisica
> è difficile, sopratutto se questo passaggio lo si vuole effettuare
> usando la poesia stessa.
>
> >
> > E' Borges che dice la sua grande amicizia secolare con il giudeo sereno. Il
> > giudeo malato che fu capace di tessere una fitta e lucida tela, malgrado
> > lui, Borges (e noi con lui) possa immaginare i dolori (morali e fisici) che
> > caratterizzarono la sua vita.
> > E ci sorprende ancora sapere che fu felice, e ancora non ci stanchiamo
> > d'essergli grati per la sua serenità laboriosa.
> >
> > E' come se Borges ci facesse accostare ad una delle finestre della casa di
> > Baruch, e in silenzio, ce lo lasciasse osservare,
> > ma, invece di raccontarci cosa in quel momento di concreto egli sta facendo,
> > usa vertiginosamente i secoli futuri per dirci fino in fondo ciò che
> > quell'uomo che spiamo sta compiendo per sè e per noi. Borges non ci può
> > servire per capire meglio Spinoza, ma per amarlo fraternamente.
> >
> > ciao
>
>
>
> >
> > Il 26/02/08, jesko <frans...@gmail.com> ha scritto:
> >
> >
> >
> > > On 26 Feb, 19:30, "gioronda73\@libero\.it" <giorond...@libero.it>
> > > wrote:
> >
> > > > > Scusate, forse ho frainteso qualcosa.
> >
> > > > > Il verso di Dante è dai più riconosciuto come la resa poetica di un
> > > concetto
> > > > > molto caro agli stilnovisti:
> >
> > > > > L'amore non perdona a chi è amato di non riamare. Mi pare che nella
> > > terza
> > > > > parte dell'Etica (prop. 41) è espresso qualcosa di molto simile.
> >
> > > > > E non è l'amore ad essere imperfetto, nel caso di Paolo e Francesca,
> > > tale
> > > > > che, a causa di esso, i due cognati sono condannati all'Inferno. Si
> > > dice
> > > > > solo che l'Amore segue leggi naturali cui nessuno può sottrarsi, anche
> > > > > quando esso conduca alla perdizione. Da ciò la compassione di Dante
> > > per i
> > > > > due amanti.
> >
> > > > > Borges sostiene, riguardo a Spinoza, che questi amò di un amore così
> > > > > perfetto da non costringere alcuno a ricambiare.
> >
> > > > Date : Tue, 26 Feb 2008 14:45:43 +0100
> > > > Subject : Foglio Spinoziano - gruppo di discussione Re: Poesia
> si può essere spinoziani senza attraversare quel pauroso percorso di sofferenza che Spinoza deve avere attraversato?
> quanto esperto doveva essere lui di quella schiavitù di cui parla sopra, per averla provata sulla sua pelle?
> e si può essere spinoziani 24 ore al giorno senza di tanto in tanto continuare a provare quella schiavitù così bene descritta da lui?
> che senso ha diventare spinoziani se ogni tanto non si fa esperienza di quella schiavitù e di quella sofferenza?
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To : "Foglio Spinoziano - gruppo di discussione" fogliosp...@googlegroups.com
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Date : Wed, 27 Feb 2008 04:51:38 -0800 (PST)
> > > > Il 26/02/08, jesko <frans...@gmail.com> ha scritto:
> > > > > > > > illustri.- Nascondi testo tra virgolette -
> >
> > - Mostra testo tra virgolette -- Nascondi testo tra virgolette -
>il problema è che nel tuo discorso assegni un valore positivo o
>negativo ad alcune passioni
>dell'uomo e in base a questo valore pensi che la passione possa
>diventare qualcosa di diverso!
>Ma questo non può succedere, perchè è possibile al contrario che
>questa assegnazione stessa
>o venga eliminata o rimossa dalle passioni stesse! Ricordati che anche
>la Letizia è fonte
>di passioni. Il problema così è che la tua interpretazione delle
>passioni o non è un'interpretazione
>o se lo è non corrisponde ad una passione ma a qualcosa di diverso che
>può anche ridursi a
>qualcosa di non esistente!
Jesko, non riesco a capire dove, secondo te, attribuisco un valore positivo
o negativo ad alcune passioni. E dove mi sforzo di dare una interpretazione
delle stesse.
La letizia non è anche fonte di passioni, la letizia è passione,
secondo Spinoza, dalla quale, insieme alla tristezza, derivano le altre.
(Dimostrazione alla prep. 56, parte II). Allo stesso modo "Dio è esente da
passioni, e non è toccato da alcun sentimento di Letizia o di Tristezza." (Prop. 17 parte III).
Io tentavo di rispondere alle domande che Paolo poneva a sè e a noi. Ci sono passi in cui Spinoza spiega come la Tristezza non ci fa intelligenti, poichè essa diminuisce la nostra potenza e ciò ci impedisce di andare oltre l'idea-affezione, mentre la Gioia sì che ci rende intelligenti, perchè è accrescimento di potenza, e ciò ci consente di giungere all'idea-nozione.
Riformulo la mia risposta a Paolo: il dolore è tristezza, la tristezza è diminuzione di potenza e in questo senso ribadisco, va ricacciato. Paolo però parlava di sofferenza, non di dolore e allora mi viene da pensare che il significato più antico di questa parola è capacità di sopportare, sopportazione, pazienza. Forse è questo il punto, perchè Spinoza non dice che la sofferenza è uno degli "indici ed espressioni della potenza dell'animo" la quale governa l'affezione del dolore, così come dice della Temperanza e della Castità, che non sono passioni, ma indici che regolano l'inclinazione all'ubriachezza e la propensione alla crapula? Sarà forse perchè aveva in odio coloro che ammaestrano a considerare appetibile la condizione di chi soffre?
Scusa Jesko, ma la precisione con la quale soppesi le parole altrui dovrebbe essere almeno pari alla volontà di chiarezza delle tue confutazioni. Non voglio offendere, dico solo: lasciati intendere.
Il dolore non è utile. Questa è negazione di un qualsiasi valore, non attribuzione di un valore negativo.
> Nessuno è utile.
Anche ciò che accresce la nostra forza di esistere?
> In realtà sembra che la fonte prossima è il Conato. La Letizia è la
misura di tale espressione!
Cosa significa? In realtà? Qual è la realtà a cui facciamo riferimento se non l'opera di Spinoza? C'è una realtà diversa dalla Dimostrazione alla prep. 56? Fonte prossima a cosa? La Letizia misura di quale espressione? Del Conato? Adesso la Letizia non è più una passione?
> Ripeto che le passioni non hanno il potere di liberare esse stesse da se stesse sia che siano passioni negative o positive.
Cosa fai, attribuisci un valore positivo o negativo alle passioni? Accondiscendi alla mia presunta sbagliata impostazione? Le passioni liberano se stesse? E noi dove siamo? L'uomo dov'è? Lo lasci sempre alla sua passività? Le Passioni dovrebbero liberare se stesse mentre noi stiamo a guardare? Io sostengo questo?
> Di nuovo assegnazione di un valore, di un peso al dolore =
sopportazione,pazienza
ma a cosa ti riferisci?
La sopportazione
è un valore del dolore?
Da quello che ho scritto deduci questo? Giuro che non
capisco.
>Di nuovo, a cosa ti riferisci. Tu stai adesso riferendoti a filososi/
>maestri
>che danno al dolore una certa valenza nella speranza che il dolore
>diventi qualcosa
>di diverso da sè per via di questa associazione?
La speranza che il dolore diventi qualcosa di diverso da sé... Ti accorgi che questo è un tuo problema e non mio? Mi attribuisci una volontà che non ho e non ho mai espresso: la speranza di far diventare le passioni qualcosa di diverso da sé. Da ciò mi continui a ripetere che le passioni non possono agire per liberarci dalle passioni. Noi dobbiamo diventare qualcosa di diverso, non le passioni.
La Tristezza indotta è uno dei mezzi per esercitare il potere, a questo mi riferisco. Non credi che sia stato un problema di Spinoza, nell'Etica e nel Trattato?
Ciao
"Riformulo la mia risposta a Paolo: il dolore è tristezza, la tristezza è diminuzione di potenza e in questo senso ribadisco, va ricacciato. Paolo però parlava di sofferenza, non di dolore e allora mi viene da pensare che il significato più antico di questa parola è capacità di sopportare, sopportazione, pazienza. Forse è questo il punto, perchè Spinoza non dice che la sofferenza è uno degli "indici ed espressioni della potenza dell'animo" la quale governa l'affezione del dolore, così come dice della Temperanza e della Castità, che non sono passioni, ma indici che regolano l'inclinazione all'ubriachezza e la propensione alla crapula? Sarà forse perchè aveva in odio coloro che ammaestrano a considerare appetibile la condizione di chi soffre?"
E' così! Provare dolore e provare sofferenza sono due cose molto diverse. Provare dolore è un pathos, cioè un qualcosa che passivamente si subisce, al contrario provare sofferenza è un esercizio che proattivamente si può scegliere di intraprendere al fine appunto di "governare l'affezione del dolore", per usare le parole di Giovanni. Siamo di fronte a due concetti opposti e la sofferenza pensata in questa accezione è del tutto in linea col concetto di Letizia che credo Spinoza abbia in mente. Non possiamo pensare che Letizia possa avere il significato di contentezza e gioia fine a sè stessa, frutto tipicamente di una mente puerile, ma piuttosto dobbiamo pensare a una condizione di benessere frutto di un percorso anche tortuoso. D'altronde si pensi all'etimo dell'aggettivo Lieto, "laetum" che significa "fertile", che è poi lo stesso di "letame" che è il fertilizzante. La parola in sè sembra volerci dire che allo stato di Letizia non si riesce a pervenire senza "insudiciarsi di sofferenza", nel senso virtuoso di "capacità di sopportazione". La Letizia è il rasserenamento ma come fa un cielo a rasserenarsi se non dopo una tempesta?
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Date : Mon, 3 Mar 2008 19:01:47 +0100
Subject : Foglio Spinoziano - gruppo di discussione Re: Poesia Spinoziana
>
>
>
>
Sì... ma la mia ultima frase - cioè: "E' lo sterco che rende lieti" - è da intendere così: "il letame è quello sterco che (può) rende(r) lieti", non come: "lo sterco è ciò che rende lieti"!!... Insomma, l'acqua disseta e rende felice l'assetato, ma se uno ha sonno dovrà dormire - più che bere - per esser felice...
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Date : Tue, 4 Mar 2008 04:43:34 -0800 (PST)
Bravo! Finalmente ci siamo capiti!
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