Come ho avuto modo di scrivere diverse volte, a mio parere il mistero
dell'essere può essere compreso bene solo facendone una esperienza.
Questa esperienza è possibile farla tramite una contemplazione.
Tuttavia prima di contemplare bisogna meditare e cioè "creare"
una serie di ragionamenti, una serie di concetti sui quali poi attivare
la contemplazione.
Bisogna comportarsi come quel pittore che dopo aver dipinto
il suo quadro sta lì a contemplarlo. Cioè se lo osserva, se lo gode
e ne trae piacere.
Ma questo piacere lo può vivere solo dopo aver completato il quadro.
Il pittore tuttavia sa come si può fare un quadro e apprende
anche le tecniche per farlo.
Allo stesso modo il filosofo è in grado di meditare sul mistero dell'essere
e cioè svolgere una serie di riflessioni, ragionamenti, approfondimenti
sulla natura del nostro universo, sulla sua origine ecc.
Dopo aver svolto per mesi o anni queste riflessioni sulla natura
dell'universo ecco che ne ha una immagine più o meno compiuta
a livello concettuale.
Ed è esattamente questa immagine concettuale che si cercherà
poi di contemplare.
_____L'IMMAGINE DEL MISTERO_______
In ogni caso qui non si va a contemplare un semplice
quadro. Qui si va a contemplare una immagine dell'universo
che si presenta anche misterioso.
Ora se uno contempla un quadro ecco che proverà certo
genere di sensazioni ed emozioni.
Ma se si mette a contemplare l'immagine di un universo misterioso
ecco che si avvertirà altro genere di sensazioni ed emozioni.
Questo genere di emozione è ora molto particolare
e cioè non è una sensazione che si possa avvertire in altre
circostanze.
E' un genere di emozione unica perché fa esperire
il mistero.
Una emozione che può durare pochi secondi o pochi
minuti. Una emozione che può essere provata con diverse
intensità, ma è una emozione che arriva dopo
un percorso di un certo genere.
____CONTEMPLARE PER TROVARE LA SERENITA'____
Noi siamo capaci di contemplare tante immagini mentali
come tante immagini reali visibili ad occhi aperti.
Siamo capaci anche di contemplare la musica come
tanto altro.
Contemplare e cioè lasciarsi andare senza pensieri, immergersi
in una data realtà da la possibilità di vivere quella situazione
in modo diverso dal solito.
Un conto è indagare, capire, scoprire altro è contemplare.
Se io voglio contemplare una musica, ecco che non sto lì
ad analizzarla, a studiarla passo passo per capirne la struttura
armonica.
Per es. un pianista deve badare a suonare la musica
e solo in parte la potrà contemplare perché primariamente
impegnato ad eseguirla.
Ma se suonata da altro ecco che anche quel pianista
potrà contemplare quella musica e cioè lasciarsi
andare.
____ CONTEMPLARE I LUOGHI SACRI__
Ci sono tanti luoghi che possono diventare
in qualche modo sacri. Sacri perché rappresentano
una divinità (che è vista come essere sacra)
oppure rappresentano altro di sacro.
Trovarsi in questi luoghi può produrre serenità
perché si va a contemplare qualcosa di sacro.
Se il sacro per una persona diventa fonte
di serenità, anche il luogo sacro (che è luogo
che rappresenta il sacro) sarà capace di generare
serenità in chi vi si trova.
Ma anche una immagine mentale di un luogo
sacro può diventare fonte di serenità.
Un po' come quando si canticchia mentalmente
un brano musicale capace di dare serenità.
Meglio ascoltarlo suonato e la serenità sarà
maggiore. Ma anche canticchiarlo a mente
è già qualcosa che produce una pur minima
serenità.
____IL LUOGO SACRO E IL MISTERO DELL'ESSERE_____
Se ci si trova in un luogo sacro ecco che la serenità
dovrebbe giungere in modo automatico perché
si è immersi in quel luogo fisicamente.
Cioè non c'è bisogno di immaginarlo.
A questo punto la immaginazione è maggiormente
libera perché se si ha bisogno di serenità non
si ha bisogno di immaginare luoghi.
Cioè l'essere immersi fisicamente in un dato
luogo ecco che già questo è fonte di serenità.
Ma se si è sereni si possono fare altre cose,
ci si potrà concentrare meglio nell'uso della immaginazione.
In questo modo il luogo sacro è di grande aiuto
per chi ha bisogno di contemplare il mistero
dell'essere.
La serenità la si acquista in automatico trovandosi
nel luogo sacro.
Questa grande serenità darà poi la possibilità di liberare
l'immaginazione.
Oppure possiamo dire che nel luogo sacro non si viene
distratti di rumori di fondo. Oppure ci si sente al sicuro
e tranquilli. Inoltre si sa che in quel luogo si cerca
di relazionarsi ad entità superiori che vi vengono
in qualche modo rappresentate.
Tutto questo quindi aiuta chi si trova nel luogo sacro
a poter contemplare il mistero dell'essere.
Questo è uno dei motivi per cui i monaci
(orientali come occidentali) hanno bisogno di isolarsi
in luoghi lontani e immersi nella natura.
Ovvero luoghi capaci di dare rilassamento, di dare
sicurezza, tranquillità estrema.
Ed è qui che si creano le condizioni ideali per poter
poi contemplare il mistero dell'essere.
Per il monaco credente in una divinità si tratta
di pregare la propria divinità in modo più energico.
Ma anche chi non ha la fede in una qualche divinità
potrà contemplare il mistero dell'esistenza o dell'essere.
____LA CONTEMPLAZIONE RELIGIOSA E QUELLA LAICA_____
Il credente ha bisogno di contemplare la divinità perché
questa tende a sfuggire ad una compresione solo
razionale. La divinità la si comprende ma fino ad un certo punto.
E' come il concetto di infinito. Capiamo di cosa si tratta,
ma capiamo anche che tende a sfuggirci e cioè
che è qualcosa di superiore.
Il non credente non ha bisogno della divinità e può accedere
direttamente al mistero dell'essere senza doverlo
rappresentare in modo antropomorfo.
E' chiaro che per il non credente lo sforzo è maggiore quindi.
Ma è anche vero che per il credete ci vuole un atto
di fede. E la fede non sempre la si ha.
Quindi se non c'è la fede ecco che può diventare utilissimo
un percorso razionale di tipo filosofico capace poi
di condurre a meditare prima e a contemplare poi
sul mistero dell'essere.