Jerson e la contemplazione dello "sposo"

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Giovanni Gianni

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Dec 2, 2024, 5:39:11 AM12/2/24
to La Filosofia
Jean Jerson nel suo Teologia mistica cerca di iniziare i lettori alla contemplazione.

Si tratta di brevi considerazioni, divise per brevi capitoli.
In ognuno di questi cerca di spiegare passo passo al lettore
su come introdursi a praticare questo genere di attività.

_____CONTEMPLARE LO SPOSO____

In definitiva per Jerson bisogna allenarsi a rimanere concentrati
in luoghi silenziosi. Ma concentrati su cosa?
Spiega che non bisogna usare troppo i libri, quindi le letture
e neppure le immagini.
Spiega che bisogna abituarsi nel silenzio a resistere e tenere
l'immaginazione ben concentrata sulla divinità.
Il problema, per Jerson, sono le distrazioni di qualsiasi
natura.
Cioè quando si decide di meditare sulla divinità il vero problema
è la concentrazione, cioè la facilità con la quale ci si può distrarre
e mettersi a pensare altro.
Ma alla fine cosa è che bisogna immaginare?

Lo dice nelle ultime righe ddi questo libro.
In definitiva bisogna immaginare l'oggetto d'amore e cioè
la divinità. Una divinità che si può abbracciare e perfino
baciare "castamente".
Dare un corpo alla divinità non è ovviamente facile.
Non è facile anche se si pensa a Gesù di Nazareth.
Infatti le varie raffigurazioni non propongono un personaggio
unico. Ma è anche vero che viene rappresentato
con capelli lunghi e barba quasi sempre.

_____I CREDENTI LONTANI DAL MISTERO_____

Se il tutto si concretizza nell'immaginare una persona
anche se si tratta di una divinità ecco che non ci troviamo
difronte al mistero.
Forse si capisce perché le monache dicono di aver sposato
Cristo.

E tuttavia anche Jerson si richiama a quel Dionigi
che però non sta lì a parlare di sposi da immaginare.

___IL NEOPLATONISMO TRADITO____

Senza dubbio Plotino è stato tirato molto per la giacca
dai credenti.
Per Plotino la meditazione, il ritorno all'Uno non è un ritorno
verso una divinità ma verso l'ineffabile e cioè verso
il mistero.
A mio parere è proprio qui che il tutto si complica.
Ridurre il mistero dell'esistenza ad una divinità creatrice
non fa altro che sminuire il mistero stesso.
E' chiaro che è più facile immaginare una divinità creatrice.
E' più seducente stare lì a pregare tale divinità, evocarla,
affidarvisi.
Ma non c'è il senso del mistero.
Non si percepisce il mistero fino in fondo.
Ci si riduce ad immaginare una divinità creatrice e punto.

In pratica si perde di vista proprio il mistero e tutto si riduce
ad un    "rapporto" tra due entità.
Da una parte la divinità onnipotente e dall'altra il singolo
credente.

____PERCHE' E' TUTTO SMINUITO_____

Al posto del mistero dell'esistenza si mette una divinità
dai caratteri antropomorfi. In questo modo si sminuisce
il mistero.
Dall'altro un individuo che si limita ad immaginare
una divinità, convinto che sia la cosa più alta e potente
che si possa pensare. Ma non è così.
Quindi anche il singolo sminuisce se stesso
e cioè le sue potenzialità.
Abbiamo una divinità da una parte (che è ben lontana dall'essere
il mistero dell'esistenza) e il singolo dall'altro.
Un singolo che però non riesce ad elevarsi, cioè non riesce
a prendere su di se la responsabilità di pensare a qualcosa
di davvero misterioso ed ineffabile.



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