Scritti capaci di generare l'esperienza del mistero

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Giovanni Gianni

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Nov 29, 2024, 5:50:03 AM11/29/24
to La Filosofia
Ci sono dei libri che (magari in modo inconsapevole) riescono
a generare nel lettore una esperienza del mistero dell'esistenza.

Jean Gerson ( teologo medievale) nel suo Teologia mistica, riesce in
questo intento. Probabilmente c'era, da parte dell'autore, l'interesse
provocare nel lettore il senso del mistero.
Qualcosa del genere è stato fatto anche da Karl Jaspers 
quando scrisse La Fede filosofica difronte la fede rivelata.

Si tratta di un genere di scrittura capace di evocare stati d'animo
molto particolari. Questo perché il lettore deve seguire una serie
di argomentazioni che non portano ad una conclusione
conoscitiva. Cioè l'autore presenta una serie di problematiche
a cui però non si riesce a dare risposta.
Questo continuo domandare, analizzare e non trovare la risposta
genera il senso del mistero.
Cioè si cerca qualcosa, si pongono domande e però non solo
non si trovano risposte ma ci si inoltra in un labirinto di ulteriori
domande.
Paradossalmente non solo non si trovano le risposte
alle prime domande poste ma se ne aggiungono altre.
Invece di trovare risposte si trovano altre domande, altri
enigmi.
Spingersi a riflettere su questi enigmi conduce poi alla consapevolezza
che si è limitati, cioè non si ha la capacità di comprendere oltre
un certo limite.
E' come se si avesse difronte uno spazio infinito e lo si inizia
a percorrere. Il percorso però non solo non conduce mai
ad una fine, bensì si aggiunge nuovo spazio vuoto e così ancora.
Inoltre si ha la possibilità di osservare ad enorme distanza
e anche in questo caso non si scorge nulla se non altro spazio
vuoto.
Questo continuo procedere produce la consapevolezza
di trovarsi nella impossibilità di trovare risposte.
Alla fine l'unica cosa che si capisce è che si è limitati,
incapaci per costituzione.
Si comprende che non si tratta di incapacità del singolo individuo
ma dell'intera specie umana.
Diventa poi difficilissimo immaginare forme di vita capaci
di comprendere e di dare risposte.

____VIVERE SENZA LA PERCEZIONE DEL MISTERO____

Per i credenti il problema sembra non porsi.
Infatti il credente parla di dio e non va oltre lo stesso.
Il credente vede un dio misterioso, non conoscibile in maniera
totale. Il credente sposta la percezione del mistero dall'universo
a dio.
Non è l'universo ad essere misterioso ma la divinità che lo
ha creato.
Ma il credente che tipo di mistero percepisce?
Per il credente alla domanda perché c'è questo universo
arriva la risposta del tipo: perché lo ha creato dio.
Perché l'universo è proprio così e non diversamente?
Il credente risponde: perché così ha scelto dio.

Per cui il credente sposta sulla divinità il mistero
che è proprio dell'universo.
Tuttavia il credente limita la percezione del mistero
perché si convince che la divinità ha tutte le risposte.
Ma in realtà questa divinità non ha le risposte.

_____LA DIVINITA' DEI CREDENTI NON ESAURISCE IL MISTERO____

La divinità creatrice è a sua volta trascesa dal mistero
dell'esistenza.
La divinità se anche c'è da un tempo infinito, non sa
del perché c'è.
La divinità non si auto-crea.
Nei libri sacri la divinità non pone problemi
di questo genere.
Anche la interpretazione che il lettore può fare sugli attributi
della divinità non da la possibilità a tale divinità di
conoscere quello che per gli umani è non conoscibile.

La divinità è onnisciente, ma al tempo stesso la divinità
non ha comunicato la sua onniscienza. E' quindi
un attributo che viene dato dal credente alla divinità.
Ma la divinità difatti non possiede la onniscienza
e cioè è a sua volta superata e quindi trascesa
dal mistero della sua stessa esistenza.

Si può obiettare il fatto che siamo noi umani
a non capire che una divinità possa sentirsi
non trascesa.
Ma noi in realtà cosa sappiamo di questa divinità?
Sia il credente che l'ateo non ne sanno abbastanza.
Per cui non si capisce per quale motivo la divinità
dovrebbe non percepire il mistero della sua
stessa esistenza.

La verità è che la divinità creatrice è una invenzione
tutta umana. E come tale ecco che non sa rispondere
alle solite domande.

____I CREDENTI SI LIMITANO____

Il credente quindi tende a limitare il suo orizzonte.
Cioè non va oltre la divinità creatrice e quindi
non percepisce a fondo il mistero dell'esistenza.
Questo succede perché quando il credente
inizia a capire che l'universo è misterioso
ecco tira in ballo la divinità, dando risposte.
In questo modo tali risposte non fanno
capire a fonde il mistero dell'esistenza.
Sembra che ad essere misteriosa sia la divinità
e non l'universo.
Nella migliore delle ipotesi quindi il credente
percepisce la divinità come misteriosa ed in questo
segue il non credente.
Il non credente invece non ha bisogno di introdurre
la divinità misteriosa. Il non credente vede che
già questo universo è misterioso.


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