Oggetto: Invito a partecipare attivamente al Webinar del 12 luglio: disonorare la guerra come mandato costituzionale
Milano, 5 luglio 2026
Gentili amiche e amici dell'antimilitarismo nonviolento organizzato
In vista del nostro prossimo webinar, fissato per il 12 luglio, abbiamo pensato a voi come interlocutori imprescindibili. Il tema del nostro incontro è il superamento della "funzione guerriera": vogliamo riflettere collettivamente su come, attraverso la promozione di maschilità alternative e pratiche di pace, sia possibile "disonorare la guerra", togliendo ad essa l'aura di destino o di necessità biologica con cui viene spesso presentata ai giovani.
Siamo convinti che questa sfida non sia solo teorica, ma un dovere educativo nel senso più alto e profondo del termine.
Crediamo che "disonorare la guerra" non sia un'opzione pacifista tra le tante, ma un mandato esplicito della nostra Costituzione. Se l'Articolo 11 stabilisce che l'Italia "ripudia la guerra", questo non è solo un vincolo giuridico per lo Stato, ma una direttiva pedagogica per le generazioni future. Formare cittadini che non vedano nel conflitto armato lo strumento principe per la risoluzione delle controversie significa formare cittadini che abbiano la capacità di "disertare" la funzione del soldato, del guardiano del recinto, del predatore di risorse.
Ogni volta che nella società si normalizza la figura del militare pronto a combattere, si ripropone il modello della "funzione guerriera" come ideale di realizzazione sociale. Decostruire questo modello è il cuore del nostro incontro: vogliamo passare dalla cultura della difesa armata del "bottino" alla pratica della custodia relazionale della vita.
Per questo motivo, se appartenete ad un gruppo pacifista strutturato, vi chiediamo di inviare un vostro rappresentante o un referente che possa intervenire durante il webinar del 12 luglio.
Vorremmo che portaste la vostra esperienza concreta sul campo, per aiutarci a legare la nostra riflessione teorica alla realtà quotidiana della società italiana. Ci piacerebbe discutere con voi su come trasformare questa obiezione di massa in una pratica costante, capace di opporsi alla narrazione bellica che, purtroppo, sta tornando a permeare la comunicazione nello spazio pubblico.
Restiamo in attesa di un vostro riscontro e siamo a disposizione per qualsiasi dettaglio logistico o di approfondimento sul manifesto teorico dell'evento.
Con stima e in attesa di un percorso condiviso,
Alfonso Navarra - coordinatore dei Disarmisti esigenti (www.disarmistiesigenti.org cell. 340-0736871)
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Disonorare la guerra: per una obiezione di massa alla funzione guerriera
Il legame tra guerra e patriarcato e la possibilità di spezzarlo attraverso la sperimentazione di modelli di maschilità non ritagliati sulla figura egemone del "guerriero/soldato"...
E' il tema dell'incontro che - da disarmisti esigenti per la nonviolenza poietica e la terrestrità, invitando Marco Deriu e l'Associazione Maschile plurale- abbiamo organizzato domenica 12 luglio 2026, dalle ore 18:00 alle ore 20:00, sul libro "DISONORARE LA GUERRA", curato dalla citata Associazione ed edito da Multimage.
Ecco il link per partecipare all'incontro del 12 luglio su piattaforma Zoom:
https://us06web.zoom.us/launch/edl?muid=b6722eca-1bff-4b0a-b8b9-961e2b4cac76
Il webinar del 12 luglio, nella nostra speranza, non è un semplice momento di riflessione: è l'apertura di un cantiere. Il nostro obiettivo è tracciare un confine netto tra il passato bellico — inteso come una tecnologia di dominio — e una nuova possibilità di abitare il mondo. Non chiediamo una riforma etica, ma una trasformazione politica radicale: l' obiezione di massa dalla funzione guerriera.
La tesi è chiara: la guerra non è un destino biologico, ma una tecnologia di comando gerarchico e di accumulazione ("potere su"). Tutto ha origine nel Neolitico avanzato: la spada genera la proprietà privata, e il guerriero ne diventa l’appendice armata. Non è il corpo biologico (il sesso) a essere colpevole, ma la funzione che trasforma gli esseri umani in guardiani, pronti ad uccidere, di un recinto ad accesso esclusivo.
Oggi, tuttavia, il recinto privatizzato non è più solo terra e bestiame. E schiavi incatenati. È il sistema dei blocchi militari, è la condivisione nucleare, è il 5% del PIL destinato agli armamenti, è l'AI militare, sono i brevetti sui vaccini e la finanza che specula sulla morte. Obiettare alla funzione guerriera significa, oggi, nominare questo "bottino" e lavorare per il suo smantellamento: opposizione al warfare, riconversione delle fabbriche d'armi, ritiro delle basi straniere, disinvestimento materiale.
Per rendere questa obiezione una forza trasformativa, proponiamo un dialogo necessario tra tre interlocutori:
Al transfemminismo: riconosciamo che, se la teoria ha decostruito la semplificazione del genere, la pratica deve riconoscere che l'oggetto-arma ha effetti reali e mortali. L'obiezione di massa è un atto di responsabilità comune: non impugnare la spada, chiunque si sia o ci si immagini di essere.
Alla Donne della Differenza: l'alleanza con il simbolico femminile della relazione. La cura non è un complemento al potere, ma il suo superamento. Sostituiamo il "potere su" (che separa e difende il bottino) con il "potere con" (che tesse e sostiene). Il nuovo sigillo non è solo "cura", è impotenza istituzionale della guerra: la denuclearizzazione oltre la deterrenza; ed una Costituzione della Terra che renda impossibile l'esercizio della violenza.
Agli uomini-“maschi”: una chiamata alla ridefinizione ontologica. Il patriarcato ha mutilato l'essenza relazionale dell'uomo per trasformarlo in "guerriero" o aspirante tale. Obiettare/disertare non è un'evirazione, è una liberazione: significa ricongiungersi con la propria "natalità", con quella dipendenza e apertura all'altro che precede ogni proprietà che si pretende esclusiva.
L'insegnamento di Barbara Deming eleva la nostra proposta da semplice rifiuto a strategia poietica. La sua nonviolenza androgina non è buonismo, ma un'architettura strategica che combina due leve:
Pressione: ostacolare attivamente la "licenza abusiva", spacciata per libertà del sistema guerriero, forzandolo a guardare la menzogna del proprio dominio.
Riconoscimento: riaffermare la comune umanità, evitando che la lotta diventi, a sua volta, una guerra. Non cerchiamo nemici da annichilire, ma avversari da trasformare.
Disarmare il presente significa rendere la spada obsoleta non solo con l'obiezione individuale, ma con la creazione di forme di vita alternative. La nostra proposta è che la nonviolenza diventi tecnica di costruzione: corpi civili di pace, cooperative di beni comuni, welfare che non dipenda dall'industria bellica ma punti a "svuotare gli arsenali, riempire i granai".
Il 12 luglio proponiamo un impegno di lavoro. Vogliamo mappare il recinto privatizzato a partire dai nostri territori e dai nostri lavori, rendendo il disinvestimento materiale il primo passo di una cittadinanza terrestre fondata sulla relazione e non sul possesso.
La vita non si difende, si custodisce. E come scriveva Barbara Deming: "Non possiamo avere un mondo nonviolento finché non avremo persone che si rifiutano di uccidere". La spada, una volta deposta, non va rimessa al suo posto. Va gettata in mare, o meglio ancora, trasformata in aratro.
Questo documento funge da introduzione per la discussione del 12 luglio. L'obiettivo è trasformare la denuncia in architettura: passare dalla teoria della obiezione/diserzione alla prassi del disarmo collettivo.