da parte di Alfonso Navarra - Coordinamento
Fermiamo chi scherza col fuoco atomico
Quello che posso aggiungere al comunicato è
che:
- anche una azione individuale, nello spirito nonviolento, non è
individualistica, ma si indirizza ai diritti di tutti ed al Diritto: l'esempio è
l'obiezione di coscienza antimilitarista;
- mi aspetto ed auspico una
dichiarazione comune di Agnese e Turi letta o comunque messa agli atti al
processo del 27-XI
- in una gestione politica del processo che riesca a
strappare delle testimonianze in favore dell'alto valore morale e sociale della
"semina" nel Dal Molin, in quanto struttura illegale di morte che vogliamo
recuperare alla vita, è utile riportare sia la disponibilità delle persone a
ripetere il gesto di Agnese e Turi, sia le dichiarazioni di "correità" e di
"concorso nel reato" (in senso provocatorio) delle varie organizzazioni di
movimento;
- dobbiamo rispettare e dare spazio alle particolarità delle
convinzioni e del modo di comportarsi di Turi, anche se non coincidono al 100%
con le nostre.
Non è un mistero che egli si proclami anarchico e che
ribadisca di non nutrire alcuna fiducia nelle istituzioni, ed in particolare nei
tribunali.
Ma vuole proporsi come collaborativo nei confronti degli avvocati
nonviolenti e possiamo stare sicuri che le sue particolarità ed "aggiunte" si
svolgeranno nei limiti di questa collaborazione.
- Turi, per quello che mi ha
riferito stamattina, continua a meditare sull'ipotesi di una autoconsegna che
violi il divieto di dimora nella provincia di Vicenza, e vorrebbe,
sull'opportunità di questa azione, aprire una discussione all'interno del
movimento
Mozione di solidarietà con Agnese e Turi e
di impegno antimilitarista ed antinucleare
Il Coordinamento politico della Campagna di
Obiezione di Coscienza alle Spese Militari per la Difesa Popolare Nonviolenta,
riunitosi a Milano il 22-11-09
solidarizza con Agnese Priante e Turi Cordaro
Vaccaro (Turi preferisce usare il cognome di sua madre), "colpevoli" di essere
entrati nella base americana Dal Molin il giorno 11 novembre per la “semina” di
San Martino. L’azione di Agnese e di Turi è espressione di un “sentire comune”
dell’area nonviolenta e del movimento disarmista e no-war: essa si lega
strettamente alla Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza alla quale Turi
ha voluto partecipare a conclusione del cammino da Napoli a Vicenza, supportato
dal Coordinamento "Fermiamo chi scherza col fuoco atomico".
La loro azione è stata subito riconosciuta anche a
Vicenza dai soggetti di movimento che auspicano in tempi brevi una
"mobilitazione unitaria nelle sue varie componenti, con, in prima fila, quella
nonviolenta”. Sono arrivate in proposito varie proposte interessanti, tra le
quali quella di "Fermiamo chi scherza col fuoco atomico": ha raccolto la
disponibilità di persone a ripetere il gesto della “semina” sia a Vicenza, sia
in analoghe realtà italiane.
Gli antimilitaristi nonviolenti possono trasformare
l’azione di Agnese e di Turi in un’occasione per l’intero movimento contro la
base Dal Molin. Questo è anche il proposito di Agnese e di Turi : loro non hanno
mai pensato a un’azione individuale ma, al di là delle pesanti conseguenze
personali, sperano ancora in una risposta collettiva e in un coinvolgimento
unitario del movimento.
Per dare significato politico all’azione di Agnese
e di Turi, per tracciare da questa un possibile percorso condiviso all’interno
del movimento No dal Molin, chiediamo a tutti di incontrarsi a Vicenza il 27
novembre, la mattina in cui sarà celebrato per direttissima il processo a Turi,
imputato del 260 cp, per il quale rischia fino a 5 anni di carcere.
Questo incontro, oltre che un necessario momento di
solidarietà, può rappresentare anche una occasione di confronto e di
coordinamento per coloro che contestano non solo Vicenza, ma tutte le vecchie e
nuove strutture militari (es. Sigonella, Taranto, Napoli, Cameri, Ghedi,
Tombole, Aviano) ed insieme le strutture nucleari, anche qui le vecchie e le
nuove, che di "civile" hanno solo il nome.
La riduzione delle spese militari e belliche,
insieme alla rivendicazione del ritiro delle nostre truppe dall'estero, ed in
particolare dall'Afghanistan, può e deve cercare il collegamento con le
mobilitazioni sociali e sindacali che stanno partendo da questo Autunno. Questo
ultimo è uno spunto che può ricevere impulso dalla mobilitazione che Turi ed
Agnese ci stanno sollecitando a lanciare ed alla cui chiamata risponderemo con
piena convinzione.