Il saggio di Alberto Sciortino, "LA SPADA E IL SIGILLO", pubblicato da poco per i tipi di Scienze e Lettere (aprile 2025), lo proponiamo come materiale preparatorio all'incontro online del 12 luglio sulle maschilità alternative di pace, perché ci aiuta ad affrontare con gli strumenti della moderna scienza antropologica il legame tra guerra e patriarcato e perché può offrire una base non effimera al proposito di sperimentare modelli di maschilità non ritagliati sulla figura egemone del "guerriero/soldato"...
E' il tema dell'incontro che - da disarmisti esigenti per la nonviolenza poietica e la terrestrità, con l'Associazione Maschile plurale- abbiamo organizzato domenica 12 luglio 2026, dalle ore 18:00 alle ore 20:00, sul libro "DISONORARE LA GUERRA", curato dalla citata Associazione ed edito da Multimage.
Ecco il link per partecipare all'incontro del 12 luglio su piattaforma Zoom:
https://us06web.zoom.us/launch/edl?muid=b6722eca-1bff-4b0a-b8b9-961e2b4cac76
Proviamo a tenere insieme la ricerca antropologica contemporanea, il pensiero nonviolento dei Disarmisti esigenti e l’incontro con Maschile Plurale. Ne esce un campo teorico che trasforma un dibattito sull’origine della proprietà in una strategia concreta di disarmo e liberazione.
Nei nostri webinar abbiamo chiamato sistema della potenza la struttura che non è solo militare, ma ontologica. È la pretesa di gestire la vita e la natura attraverso il dominio e il controllo. Il saggio di Alberto Sciortino, intitolato "LA SPADA E IL SIGILLO", dà a questa categoria una base storica e materiale. La potenza non è un’astrazione. È la spada che ha generato il sigillo: la legge dello Stato, il diritto proprietario, la deterrenza nucleare.
Oggi quella tecnologia si è fatta estrema. Se la proprietà è nata dalla spada, adesso la proprietà dei dati, dei brevetti e delle terre rare è difesa dalla stessa logica di bottino. Riporre la spada nel fodero oggi vuol dire denuclearizzare e smantellare le infrastrutture che rendono possibile la predazione globale.
La nonviolenza poietica che proponiamo non è passività. È capacità di fare un mondo altro, atto creativo che si oppone alla distruzione. Se il sigillo storico è stato l’atto notarile della violenza, quello che codifica il bottino, il nuovo sigillo deve essere l’atto di custodia.
La riconciliazione tra uomo e natura è esercizio di nonviolenza poietica. Smettiamo di essere proprietari della terra per diventare custodi dell’ecosistema. La pace, in questo senso, è una costruzione materiale. Si disarma la spada ogni volta che si sottrae una risorsa al mercato della predazione per restituirla alla cura comune. La terrestrità è il superamento del confine.
La guerra è nata con la sedentarizzazione e con il recinto, con la risorsa fisica e localizzata che diventa una necessità difendere.
La terrestrità dei Disarmisti esigenti è la negazione radicale di quel passaggio. Se lo Stato nasce per gestire i vinti dentro un recinto, la terrestrità è il movimento opposto. È l’essere foglie della stessa foresta.
L’idea di una Costituzione della Terra diventa allora la risposta politica più netta. È il superamento dei sigilli nazionali e proprietari a favore di un ordine fondato sull’interdipendenza vitale. Non c’è bisogno di difendere una risorsa se quella risorsa è parte di un sistema di cui anche noi facciamo parte.
Qui si apre il nodo delle maschilità alternative, tema dell’incontro del 12 luglio. Come tenere insieme la scoperta archeologica di Puabi di Ur (la regina della città sumera armata) con l’obiettivo di Maschile Plurale? Se la spada è l’origine della proprietà, il maschio guerriero non è che il guardiano armato del bottino. Se anche le regine di Ur sono state patriarcali nel senso di aver usato la spada per creare proprietà, allora la critica non deve rivolgersi al maschio in quanto sesso, ma al guerriero in quanto funzione.
L’incontro può lanciare una obiezione di massa, una diserzione dalla funzione guerriera.
Al transfemminismo diciamo che, se pure il dominio è performativo, la spada è l’oggetto che uccide. Obiettare, disertare significa non impugnarla, chiunque si sia.
Alla Libreria delle Donne ricordiamo che il simbolico femminile della relazione è il motore del nuovo sigillo, quello della cura, che sostituisce il sigillo del potere.
Agli uomini diciamo che essere maschi oggi significa obiettare alla funzione di guardiani del bottino. Non siamo meno uomini. Siamo terrestri che scelgono la foresta invece del recinto.
Il campo di battaglia teorico diventa chiaro. La scienza dimostra che la guerra non è un destino, ma una tecnologia di bottino nata dal recinto. La nonviolenza indica che la via d’uscita è poietica. Disarmare subito quello che si può e creare forme di vita che rendano la spada obsoleta.
La pratica, con Maschile Plurale, propone che il nuovo maschile sia l’atto concreto di chi, nato maschio dentro il simbolico della spada, obietta e diserta dal ruolo di predatore e guardiano per abbracciare la terrestrità. In questo quadro il riferimento alle regine di Ur toglie al maschilismo l’alibi dell’essenza. Se la proprietà è un bottino, la storia non è tanto una lotta tra sessi, ma una lunga guerra tra la logica della spada e la logica della terra. Disarmare la spada è l’unica condizione perché la proprietà possa trasformarsi in custodia.
Citazione ispirata a Barbara Deming*, che possiamo considerare interessante per Maschile Plurale: "Il mondo resterà violento finché non avremo la grande maggioranza delle persone che si rifiuta di uccidere”.
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*Barbara Deming: per questa "storica" femminista lesbica statunitense la nonviolenza è “androgina”: unisce autoaffermazione e cura, aspetti che il patriarcato ha separato in “maschile” e “femminile”. Sostiene che il genere è l’opposizione originaria: la costruzione dell’“Altro” è la fonte di tutte le violenze. Per eliminare la violenza occorre sfidare la menzogna del patriarcato: che le donne non appartengono a sé stesse. La sua strategia nonviolenta femminista rifiuta il concetto di “nemico”. Usa due leve insieme: pressione che costringe l’avversario a fare i conti con la propria coscienza, e riconoscimento della comune umanità. È “un equilibrio tra autoaffermazione e rispetto degli altri”. Scritti principali: Prison Notes, 1966, sull’esperienza in carcere ad Albany, Georgia durante la marcia Quebec-Guantanamo; Revolution and Equilibrium, 1971; We Cannot Live Without Our Lives, 1974. Dirige anche la rivista Liberation, prima direttrice donna.