Carissimi amici e amiche del Gruppo Equatore,
ricorro a questa mailing list, sperando sia ancora attiva. Mentre penso a cosa scrivere, ho davanti agli occhi una foto che mi ha inviato mia sorella Valeria. È la foto del primo compleanno del Gruppo Equatore, nella casa in campagna di Dario. Quanti anni sono passati? Se la memoria non mi inganna dovrebbe essere il 2003. Mentre guardo i volti, faccio un salto indietro, pensando a come nacque il gruppo. Ricordo ancora quando Luca mi chiamò nell’autunno del 2002, chiedendomi se ero interessato al progetto. Ero appena tornato dal primo viaggio in Brasile, dopo due mesi assieme ai senza terra. Senza pensarci due volte, dissi subito sì. Ricordo quando conobbi Michele: una sera d’inverno, eravamo in bottega a pitturare e lui tornava dal lavoro. Nacque un gruppo, nacquero amicizie belle, addirittura nacquero matrimoni… Dietro ci stava il desiderio di un mondo migliore, più giusto, e, soprattutto l’impegno in prima persona a sporcarsi le mani, a darsi da fare per realizzarlo. Non fu una cosa da poco. Anzi.
Poi la vita va avanti, perché è una cosa meravigliosa che deve andare avanti. Si sono aggiunte tante altre persone, anche di età più matura. Qualcuno ha preso altre strade. Con molti di quei volti ho perso i contatti. Altri ho avuto occasione di incontrarli durante le ferie in Italia l’estate scorsa.
Mia sorella, mi accennava al telefono, qualche giorno fa, che il Gruppo Equatore non c’è più. O meglio che non c’è più pensato così come era nato e che è confluito in un’altra realtà. Estinto il conto, quello che stava in cassa, 1383 euro, avete deciso di farlo arrivare in questo angolo di Africa sulle rive del fiume Zambesi, dove c’è una scuola comunitaria con 800 alunni che lunedì scorso hanno iniziato il nuovo anno scolastico. Accanto alla scuola ci sono due studentati che accolgono un centinaio di questi alunni. La maggior parte sono figli di contadini e di allevatori di capre. Gente semplice e umile, schiacciata dalla vita e dalle ingiustizie, che spera che mandando i figli a scuola, poco alla volta possa alzare la testa. Vi ringrazio a nome loro, che non conoscono né Viadana, né il commercio equo e solidale. Ma che, forse, condividono con ciascuno di noi, il desiderio di un mondo migliore, più giusto. Takhuta, è il nostro grazie, nella lingua Chisena.
Do una occhiata alla foto un’altra volta. Vi penso e vi abbraccio tutti quanti… e chissà che a qualcuno non venga voglia di fare un giro da questa parte dell’equatore… vi aspetto!
Andrea