I lombrichi

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Fabrox

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Sep 26, 2010, 4:51:57 PM9/26/10
to Energie alternative
L'allevamento di lombrichi sembra un'attività interessante, utili per
la produttività dei campi coltivati, utili anche per accelerare i
processi di conversione dei rifiuti organici in compost.
Questa pratica e' denominata "lombricoltura" e riportero' alcuni links
in merito.

Saluti, Fabrox

Fabrox

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Sep 26, 2010, 5:13:53 PM9/26/10
to Energie alternative
http://www.lombricoltura.blogspot.com/

Il blog della LOMBRICOLTURA
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma
LUNEDÌ 10 AGOSTO 2009
L'importanza dell'HUMUS
L’humus di lombrico è ricco di sostanza organica, indispensabile per
mantenere la fertilità dei suoli.
L'uso dell'humus di lombrico è finalizzato ad aiutare l’ambiente e la
natura, ridurre l’inquinamento (aria, acqua, terra), diminuire il
processo di desertificazione in corso, e produrre cibi sani e genuini
e di qualità maggiore.
L’humus di lombrico aumenta e mantiene la fertilità ridando vigore
alle piante, stimolando la crescita per il proprio alto contenuto
ormonale. E’ un prodotto vivo per l’alta carica batterica, e di
assoluto valore ecologico. Inoltre, non presenta controindicazioni di
alcun tipo.
Chiunque può ottenere dell'humus di lombrico, con un semplice e
piccolo allevamento casalingo: basta 1 metro quadrato.
Da tutti gli scarti della vostra cucina, dell'orto e del giardino
otterrete in poco tempo dell'ottimo humus da usare per le piante da
frutto, per rendere più rigogliose le piante di appartamento, i fiori,
ecc.

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http://lombricoltura.blogspot.com/2009_03_01_archive.html

UN MEGA IMPIANTO DA 25 MILIONI DI EURO!

• Un investimento da 25 milioni di euro, impianti tecnologicamente
all’avanguardia e impatto ambientale pari a zero. Ma soprattutto la
possibilità di trasformare gli scarti organici in risorsa, in linea
con i nuovi processi di gestione dei rifiuti previsti dal Piano
regionale. Sarà una vera e propria «fabbrica del compost», quella che
sorgerà in una vecchia cava tra Lecce e Cavallino, in località
Masseria il Pino, un’area degradata che già in passato era
caratterizzata dalla presenza del vecchio inceneritore Saspi e che ora
verrà riabilitata da un moderno impianto a servizio dell’Ambito
territoriale. In sostanza, la parte dei rifiuti organici prodotta
dalla popolazione del bacino d’utenza verrà trasformata in
fertilizzante di qualità da immettere sul mercato.
Il progetto, avviato nel 2004 dalla società Ecologia Levante -
anticipando quelli che sarebbero stati gli orientamenti della Regione
in tema di smaltimento dei rifiuti - ha già superato in conferenza dei
servizi il faticoso test della Valutazione d’impatto ambientale (Via).
Una procedura durata 9 mesi, in cui sono stati valutati positivamente
tutti gli aspetti tecnici ed ecocompatibili contenuti in un corposo
studio connesso al progetto.
La zona in questione ha una superficie totale di 5 ettari e la
struttura verrà realizzata sul fondo della cava, circostanza che
eliminerà anche il problema dell’impatto visivo. Tecnicamente si
chiamerà «impianto di digestione anaerobica della frazione umida»,
indicando così un trattamento che dovrà avvenire in assoluta assenza
di ossigeno in 12 silos-digestori ermeticamente chiusi. Una
lavorazione, dunque, che non comporterà la dispersione di odori o di
gas naturali che costituiscono il sottoprodotto dei processi di
trasformazione naturale, quali il metano (circostanza che si verifica,
invece, nelle normali discariche). Questi gas, infatti, verranno
convogliati in tre cogeneratori dotati di marmitte catalitiche (che
costituiscono l’unico punto di emissione) e collegati ad un
alternatore che sarà in grado di produrre 3 megawatt di energia da
immettere nella rete nazionale.
A illustrare quali saranno le fasi di lavorazione è l’igegner Piero
Licignano, che sin dall’inizio ha seguito il progetto.
«L’impianto - spiega - si compone di 12 dodici “dig estori” nei
quali verrà conferito il rifiuto organico. Qui avverrà la prima fase
anaerobica della lavorazione che renderà il materiale inerte. Questo
verrà poi depositato su un piazzale coperto per una ulteriore
maturazione. Il compost, in seguito, verrà avviato alla seconda fase
del trattamento in una serie di vasche. Ad attenderlo ci saranno i
“lombrichi rossi della California” che lo muteranno in humus pronto
per essere impacchettato. Nel complesso - spiega il progettista -
l’intero ciclo di lavorazione durerà una settantina di giorni e
soddisferà il fabbisogno di tutto il bacino - ed anche qualcosa in più
- per quel che riguarda il trattamento della frazione organica».
Qualche cifra serve a darne la dimensione. La struttura avrà la
capacità di accogliere e trasformare 91mila tonnellate di rifiuti
organici, vale a dire 250 tonnellate al giorno. Considerato che l’Ato
Lecce 1, con i suoi 26 comuni, ne produce 200, si comprende che le
esigenze del bacino saranno ampiamente coperte, con qualche margine
ulteriore di ricettività dell’impianto. Ma non è tutto. Le acque
utilizzate nel processo di lavorazione confluiranno in un
fitodepuratore e verranno poi sfruttate per irrigare un terreno
alberato presentenella stessa area della cava. «La logica di un
impianto di trasformazione - spiega l’in - gegner Licignano - è che
tutto ciò che entra deve poi uscirne, come una risorsa, altrimenti
sarebbe una discarica. Di strutture come questa - prosegue - in
Germania ve ne sono circa quattromila e quasi ogni azienda agricola ha
il suo “dig estore”. Si pensi, che un grande impianto di questa
tipologia si trova vicino all’area urbana di Monaco di Baviera».
Il progettista sottolinea che proprio la positiva Via - capolinea di
un lungo e meticoloso approfondimento tecnico sullo studio d’impatto
ambientale - è la migliore garanzia che i cittadini possano avere
circa l’impianto. Una struttura, quindi, sulla quale si sono espressi
favorevolmente Regione, Provincia, Comune di Lecce, Asl, Arpa e Vigili
del fuoco; in pratica tutti gli enti e gli organismi preposti alla
gestione e al controllo del territorio. E c’è da considerare un altro
aspetto legato alla conferenza dei servizi. Il decreto legislativo 152
del 2006 , all’articolo 208, spiega che «l’approvazione sostituisce ad
ogni effetto, visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi
regionali, provinciali e comunali e costituisce, ove occorra, variante
allo strumento urbanistico, comportando la dichiarazione di pubblica
utilità, urgenza e indifferibilità dei lavori». Il consiglio comunale,
dunque, dovrebbe limitarsi solo a «recepire» il progetto. «Che
peraltro, sul piano urbanistico - spiega l’ingegner Licignano -
riguarda un’area già “compromessa” da precedenti insediamenti. Una
tipologia di zona che è proprio la Regione ad indicare quale sito
preferenziale per nuovi impianti di questo genere». Un sito degradato
che, in buona sostanza, verrà recuperato e valorizzato per fini di
pubblica utilità. Quanto ai tempi di realizzazione della struttura,
infine, la previsione è che possa essere approntata nell’arco di
dodici mesi.

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http://lombricoltura.blogspot.com/2009_02_01_archive.html

I libri scritti da Luigi Compagnoni, editi DE VECCHI, sono utili a
tutti coloro che intendono intraprendere l'attività della
lombricoltura, come lavoro alternativo oppure come hobby, senza
costose strutture ed ottenere i migliori risultati.

L'ALLEVAMENTO MODERNO DEL LOMBRICO E L'UTILIZZAZIONE REDDITIZIA
DELL'HUMUS

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nella vendita di prodotti per il compostaggio domestico
dell'immondizia, per la trasformazione dei rifiuti da cucina e orto in
terriccio di ottima qualità.

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http://lombricoltura.blogspot.com/2009_01_01_archive.html

La lombricoltura è un metodo pratico e semplice, alla portata di
tutti, che permette di trasformare i rifiuti di natura organica
(letami, erba, fogliame, residui di potatura, scarti dell’orto, carta,
cartone, segatura, umido da cucina, ecc) in terriccio con un processo
ecologico, naturale al 100% e del tutto gratuito.
Attraverso l’instancabile opera del lombrico, (“lo spazzino del
mondo”) che si alimenta di tutto ciò che marcisce, si accelera la
trasformazione degli scarti: li rende inodore, li arricchisce coi suoi
succhi gastrici. Si ottiene così dell’ottimo humus: questo terriccio è
indispensabile per mantenere e reintegrare la sostanza organica nel
terreno, (la quale diminuisce continuamente per gli “asporti
colturali”) non ottenibile solo con fertilizzanti chimici.
Con l’humus di lombrico si hanno piante più sane e forti, prodotti
genuini e più saporiti; inoltre si usano meno concimi chimici e meno
antiparassitari. Migliore qualità di vita.

E’una soluzione semplice ed efficace, oltre che non onerosa, per il
trattamento degli scarti di natura organica.


OBIETTIVI:
Diminuire la quantità di rifiuti da mandare in discarica, visto che il
40% dei RSU è di natura organica.
Si tratta di una inversione di tendenza per una valorizzazione delle
risorse, per introdurre un’idea di “recupero, non distruzione” in
sintonia con il concetto che NULLA SI CREA, NULLA SI DISTRUGGE, TUTTO
SI TRASFORMA. Inoltre si dà un valido aiuto all’ambiente contro
l’impoverimento dei suoli e la conseguente desertificazione.
Si allunga la vita delle discariche, si abbattono i costi di trasporto
e relativo inquinamento da emissione da fumi di scarico. Si consuma e
si produce scarto sul posto, che poi si trasforma e si usa, sempre sul
posto: non si hanno costi di smaltimento - KM 0 - OGNUNO TRASFORMA E
RIUTILIZZA IL PROPRIO SCARTO.
Vogliamo risvegliare la coscienza ecologica collettiva.


MODALITA’:
Un impianto di lombricoltura è facilmente conducibile, non invasivo
per l’ambiente e caldeggiato dalla Comunità Europea come metodo
naturale e virtuoso per il recupero di tutta la materia organica e
scarti delle lavorazioni da produzione agricola.


LUOGO:
L’impianto si può posizionare ovunque, all’aperto, direttamente sul
terreno, non occorrono strutture di alcun genere. Vanno bene terreni
abbandonati, terreni agricoli marginali, una ex cava di sabbia ecc.
sia a livello del mare che a 1600m di altezza, ombra o sole non ha
importanza.


SPAZIO:
Bastano 1-2 mq per un impianto hobbystico: va bene anche in un angolo
dell’orto o del giardino. Può essere 20-30 o 1.000 o più mq per
impianti di produzione industriale.


TEMPO:
Esempio, per 1mq = 10 minuti alla settimana. Non ci sono orari fissi
da rispettare.


IL LAVORO E’ COSI’ STRUTTURATO:

- Inizio allevamento con inseminazione;
- Alimentazione regolare tre volte al mese;
- Divisione delle lettiere ogni tre mesi circa;
- Raccolta humus una/due volte l’anno.


PRODOTTO OTTENUTO:
Humus di lombrico – la trasformazione in humus avviene in sei mesi,
poi si raccoglie ed eventualmente si
lascia maturare in cumulo all’aperto, o si cede direttamente.

Importante: lo stoccaggio del materiale non richiede particolari
accorgimenti. Si può mettere in mucchio all’aperto protetto da un
telone, pronto per la vendita, che può avvenire anche dopo diversi
mesi.


IMPIEGHI:
FRESCO (dopo 2-3 mesi circa): per “pacciamatura”, diserbo ecologico,
rende soffice il terreno, mantiene umidità in estate e caldo in
inverno; da interrare, come un letame.
MATURO (dopo 5-6 mesi circa): come terriccio in tutte le sue forme,
naturale ed ecologico al 100%, di pronta assimilazione.
Può essere usato: - direttamente in azienda – da noi – per produzioni
varie
- dai florovivaisti come matrice per le proprie miscele, per la
produzione di terricci;
- dalle amministrazioni locali per concimare aiuole, parchi,
giardini.
- impostando una linea di confezionamento, rivolgendosi direttamente
ai privati
attraverso garden e negozi.
- per agricoltura biologica.


LOMBRICHI:
Si possono vendere come esche da pesca o alimentazione animale.


ALIMENTAZIONE:
L’alimentazione prevista è data da letami e quant’altro è possibile
reperire a costo zero, sfalci di erba, scarti agricoli, carta cartone
ecc. residui vegetali di qualsiasi natura, tutto quanto di natura
organica.
Il tutto viene stoccato in mucchio e da li portato sulle lettiere per
alimentare i lombrichi ogni 10 giorni.

In alternativa si può distribuire direttamente sulla lettiera lo
stesso giorno della raccolta, in modo da non creare depositi.


QUANTITA’:
Dall’esperienza assunta si può prevedere un consumo di circa 10 q.li/
anno per ogni mq.
Calcolando un calo del 50-60% del prodotto in origine, abbiamo una
produzione di humus del 40%-50% circa.


ATTREZZATURA E MACCHINARI:
Per hobby: forca, rastrello, badile, carriola e canna per bagnare
quando necessario.
Per impianto industriale: può andar bene un trattore con pala o
equivalente, o meglio con carro spandiletame, che serve per rivoltare
i cumuli e per distribuire l’alimentazione sulle lettiere.
E’ necessario avere a disposizione dell’acqua, non necessariamente
potabile, ma anche di stagno o salmastra.


INVESTIMENTO:
Lo decidiamo noi, in base alle nostre disponibilità e agli obiettivi.
Da 80-500€ per uso privato (hobby) a 2-5.000€ o più per impianti
industriali.


RICAVI:
Il prezzo di vendita dell’humus varia molto, se venduto tal quale
caricato direttamente sul camion (da 10-15 €/q.le), se venduto
raffinato e insaccato (fino a 50 € q.le).


CONSIDERAZIONI FINALI:
Attualmente è una necessità, non solo una esigenza, quella di
riciclare la maggior parte possibile di scarti.
Da portare avanti come esempio reale per dimostrare che si può (oltre
che si deve) recuperare, e non sempre e solo distruggere. Sistema
caldeggiato anche dalla CEE per chiusura della filiera.
Un allevamento di lombrichi è sempre molto interessante, e con grosse
potenzialità.

Non è importante quanto volete investire. Importante è che cominciate
subito.
Sono stati creati dei negozi che si chiamano le "boutique del verme",
che si occupano della vendita di lombrichi di ogni specie, provenienti
da tutto il mondo.
La cosa ancora più interessante è che questo commercio è incoraggiato
dagli organi nazionali preposti, preoccupati dalla crescente quantità
di rifiuti da smaltire.

(...)

La lombricoltura è un'attività agricola, non fa miracoli. Noi vogliamo
introdurre un'idea e un metodo di recupero degli scarti, oltre che
proporre un valido metodo contro la desertificazione.
A questo proposito ricordiamo infatti che il 17 giugno scorso, la
giornata mondiale per la lotta contro la desertificazione era appunto
dedicata all'agricoltura sostenibile come una delle risorse per far
fronte a questa grave minaccia.
"Essa si avvale di tutti quegli interventi atti da un lato a regolare
la produttività delle aziende agricole e a migliorare le condizioni di
vita degli agricoltori, dall'altro a sostenere, proteggere e
conservare l'ambiente e la sua biodiversità."

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http://lombricoltura.blogspot.com/2008/10/percorso-humus-energia-ruolo-sociale.html

PERCORSO HUMUS-ENERGIA
RUOLO SOCIALE DEL LOMBRICOLTORE

PIANO NAZIONALE SVILUPPO LOMBRICOLTURA PER:

- Recupero e trattamento di tutta la frazione organica da raccolta
differenziata (FORSU) UMIDO, oltre che tutto
l’organico verde, letami ecc.
- Recupero e trattamento fanghi di natura civile e agro industriale
ecc.
Semplificare le procedure per attivare un “impianto pilota” (mq.
100-500) per trattamento e trasformazione FORSU - SE POSSIBILE
procedure certe anche per successivo impianto definitivo di mq 2.000 –
5.000

In questo modo si risolvono due problemi:

1-La trasformazione dei rifiuti, (che sono un problema), in RISORSA,
con stabilimenti di lavorazione e diminuizione della quantità da
mandare in discarica
2- Produzione di grosse quantità di ammendante a prezzi bassi (per
colture no food). Questo permette una concimazione con apporto di S.O.
e nutrienti (reintegro) al terreno adibito a coltivazioni intensive
(monocolture) per produzione di Biomassa vegetale - Colture di
girasoli, barbabietole, mais, colza, soia per produzione biodiesel –
bioetanolo da usare sia per trasporti che per caldaie da
riscaldamento.

Colture dedicate per produzione di biomassa legnosa da trasformare in
pellet per stufe e caldaie di cogenerazione di ultima generazione.
Riscaldamento - acqua calda – produzione di energia elettrica –
raffrescamento d’estate
Questo permetterebbe anche il recupero di tutte le aree marginali
attualmente abbandonate, per adibirle alla produzione di biomasse.
Più si coltivano piante più si elimina anidride carbonica, e quando si
brucia la legna non ci sono emissioni inquinanti. Si acquista meno
petrolio, è quello che viene chiamato un "circolo virtuoso".

Perché lombricoltura – compostaggio? Perchè creano COMPOST DI
QUALITA’!
Come sopra, ma prodotto da verde, letami, prodotti agroindustriali di
scarto (no fanghi).

1. e’ un metodo Ecologico e Naturale al 100%
2. Tecnologia semplice e di facile conduzione
3. Impianti su misura per bacino d’utenza di basso impatto ambientale
perché a cielo aperto come una normale coltura agricola - basta una
piattaforma per stoccaggio e miscelazione.
4. Costi nettamente inferiori – bassi investimenti – minori rischi.
5. recupero – trasformazione- è un ciclo completo, non si esaurisce
mai, come in natura.
6. rispetto della natura – aiuto all’ambiente in 2 modi:
- Meno inquinamento da trasporto - Produzione a km 0 – qui produco
immondizia - scarti, qui li trasformo –
qui li consumo.
- produzione ottimo ammendante ricco di preziosa Sostanza Organica,
indispensabile per il mantenimento
della fertilità dei suoli. ottimo per tutte le colture ma in special
modo per le monocolture obbligate, in
quanto rende alla terra quello che viene tolto per gli “asporti
colturali".

La Lombricoltura in generale ci fornisce:

- piante più sane e quindi più forti
- meno concimi chimici
- meno antiparassitari
- meno anticrittogamici
- valido contrasto alla desertificazione
- miglioramento e mantenimento nel tempo del terreno di coltura
- rigenerazione suoli stanchi
- migliora la ritenzione idrica
- primizie più buone e in maggior quantità

Fabrox

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Sep 26, 2010, 5:20:26 PM9/26/10
to Energie alternative
http://www.lombricolturacompagnoni.it/

La LOMBRICOLTURA COMPAGNONI, con Sede e Direzione a Mandello del Lario
(LC), dispone di propri allevamenti per un totale di 30.000 mq. e di
vari impianti in collaborazione con altri allevatori in tutta Italia.
Inoltre ha costituito in Spagna una società, la COMPAGNONI ESPANA
S.A.T. per far fronte anche alle richieste del mercato spagnolo.
Siamo in grado di impostare ed organizzare ovunque un impianto di
lombricoltura, come abbiamo già fatto in molti paesi dell’ Europa
dell’Africa e del Sud America.
In Israele abbiamo impostato un programma di allevamenti di lombrichi;
attraverso la trasformazione di letami e scarti agroindustriali
abbiamo notevolmente migliorato la produzione di ortaggi e piante da
frutta fertilizzando alcune zone del deserto.
•TRASFORMAZIONE ecologica di qualunque materiale organico
biodegradabile (fogliame, erbacce, residui delle industrie alimentari,
fanghi di depurazione, ecc..)
•SMALTIMENTO ecologico dei letami animali (conigli, bovini, suini,
equini, pollami, ecc..)
•CIBO PER ANIMALI utilizzato come integratore proteico di mangimi (il
70% della carne di lombrico è costituito da proteine), o per
svezzamento, (all. starne, piccioni ecc.)
•ESCHE DA PESCA: in Italia vi sono 3 milioni di pescatori. Calcolando
che ciascuno di essi consuma annualmente circa 1.000 di lombrichi, il
quantitativo necessario per tale attività ammonta a 3 miliardi di
lombrichi.
•PRODUZIONE DI VERMICOMPOSTA, prezioso concime organico comunemente
conosciuto come "HUMUS", che aumenta e migliora la fertilità dei
terreni.

A CHE COSA SERVE IL LOMBRICO?

Da oltre 30 anni ci occupiamo di lombrichi e collaboriamo attivamente
con gli Istituti di Ricerca Agraria e le Università per la
sperimentazione di nuovi impieghi della lombricoltura e dell'humus.
Presso Il Centro di Ricerche della Scuola di Ortoflorofrutticoltura di
Minoprio (CO) della Regione Lombardia sono state fatte prove di
accrescimento di piante orticole per l’impiego dell’humus di lombrico
nelle aziende floroviaistiche. La documentazione completa è pubblicata
nel libro “L’allevamento moderno del lombrico e l’utilizzazione
redditizia dell’humus” di Luigi Compagnoni e Giovanni Putzolu – De
Vecchi Editore 1984.
Molti quotidiani e riviste, nonché diverse Radio e TV, hanno dato
ampio risalto all’attività svolta della Lombricolture Compagnoni.
Il titolare, LUIGI COMPAGNONI, 55 anni, Master in Direzione Aziendale
alla Bocconi di Milano, è stato tra i primi a credere nello sviluppo
dell'attività incentrata sul lombrico ed è l'unico allevatore in
Italia a tempo pieno.
Già presidente degli allevatori di lombrichi della provincia di Como,
in seno all'A.P.A., rappresenta una firma di garanzia e serietà nel
campo della lombricoltura e compostaggio, avendo applicato in questo
settore le tecniche più moderne di gestione aziendale e di marketing.
E' relatore presso Università, Centri di Ricerca, Scuole, in convegni
e simposi sul compostaggio e sulle problematiche dei rifiuti.
Ha scritto ben tre libri editi da D Vecchi Editore s.p.a. tradotti
anche in francese e spagnolo, sulla lombricoltura e l’humus.

TUTTI PARLANO DEL LOMBRICO
E' ormai riconosciuta da tutti l'utilità del lombrico, lo troviamo
persino sui calendari. Vengono organizzati simposi e riunioni a tutti
i livelli, anche internazionali, per dibattere e illustrare l'utilità
del lombrico e gli sviluppi continui dei suoi impieghi.
L'ICE - ISTITUTO PER IL COMMERCIO ESTERO - ha effettuato uno studio
completo circa la possibilità di affermazioni della Lombricoltura
all'Estero. Le prospettive sono molto ampie.
ANCHE LA CEE SI INTERESSA ALLA QUESTIONE LOMBRICO.
L'HUMUS DI LOMBRICO E' INFATTI L'UNICO AMMENDANTE AMMESSO PER
AGRICOLTURA BIOLOGICA

Fabrox

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Sep 26, 2010, 5:21:33 PM9/26/10
to Energie alternative

Fabrox

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Sep 26, 2010, 5:49:41 PM9/26/10
to Energie alternative
http://www.naturamediterraneo.com/lombrico/


Il lombrico

Ha una lunghezza di 90-300 mm ed una larghezza di 6-9 mm. Ha un corpo
composto da 110-180 metameri, con addome appiattito. Questo verme vive
soprattutto nei terreni argillosi e come tutti gli altri lumbricidi è
una specie utilissima per la fertilità del terreno; scava, infatti,
gallerie nel terreno migliorandone l'aerazione e dando un importante
contributo ai processi di umificazione. La maggior parte del tempo la
passano sotto terra, scavando gallerie o spingendo la terra in ogni
direzione, se il terreno è morbido, o ingerendo la terra e facendola
passare nel tubo digerente se il terreno è compatto. Mentre la terra
attraversa l'apparato digerente, il lombrico utilizza i piccoli
frammenti organici presenti (semi, parti decomposte di piante, uova,
larve) per il suo sostentamento. Contemporaneamente questa attività
di ingestione di terra e di sua espulsione in superficie consente una
notevole ossigenazione del suolo e quindi un arricchimento dell'humus.
Le sostanze di scarto vengono espulse sotto forma di piccoli
caratteristici cumuli.
Sia l'estremità anteriore che quella posteriore di un lombrico sono in
grado, entro certi limiti, di rigenerarsi. La capacità di
rigenerazione dipende dalla specie, dalla posizione della ferita e
dalla taglia del frammento che rimane. Generalmente più è grande il
numero dei segmenti perduti più corto sarà il verme rigenerato, fino
al punto in cui la rigenerazione non avviene affatto
Nella parte centrale del corpo si trova un anello rigonfio detto
clitello formato da un ispessimento del tessuto di rivestimento: se il
lombrico viene sezionato a questo livello, non rigenera la parte
mancante. In corrispondenza del clitello i lombrichi si scambiano i
gameti.
Come diversi altri lumbricidi, il lombrico è ermafrodita ed oviparo.
Depone le uova in una ooteca (chiamata coccon) che costruisce con i
secreti espulsi dal clitello, che si estende dal 31° al 37° metamero.
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http://www.infattoria-ciaociao.biz/prato/lombrico/htm/caratteristiche_lombrico.htm

Caratteristiche dei lombrichi



Il lombrico detto anche Lumbricus terrestris fa parte della famiglia
degli Anellidi come le sanguisughe e la 'tripolina' che si compra nei
negozi di pesca.
Il suo corpo si presenta allungato (può avere una lunghezza fino a
30mm.), di colore bruno rossiccio, composto da molti anelli ciascuno
dei quali è dotato di 4 paia di setole orientate normalmente verso il
posteriore; con i movimenti di allungamento e contrazione del corpo
queste setole, piantandosi nel terreno, permettono al verme di fare
"presa" e quindi di avanzare, anche sotto terra.
Per retrocedere le setole vengono orientate verso il davanti ed il
meccanismo funziona allo stesso modo: semplice ed efficace!
I lombrichi respirano attraverso la pelle, che rimane sempre umida,
grazie alla produzione di una sostanza vischiosa.
Vive nel terreno umido, da dove fuoriesce soprattutto di notte o dopo
la pioggia, egli non riesce a vivere in ambienti secchi, per cui,
fuori della terra, muore.
Si muovono allungandosi e poi contraendosi.
Il lombrico, avanzando, inghiotte particelle di terra, assieme a
sostanze organiche di ogni genere (semi, parti decomposte di piante,
uova, larve) che trattiene nel corpo e metabolizza, mentre la terra,
arricchita di succhi gastrici viene emessa dall'orifizio anale
sottoforma di grumi vermiformi, visibili sul terreno specialmente dopo
le piogge. Questa attività di ingestione di terra e di sua espulsione
in superficie consente una notevole ossigenazione del suolo
impedendone la compattazione e quindi un arricchimento dell'humus.
La durata media della vita di un lombrico è di 4-6 anni.
Come le chiocciole e le lumache, il lombrico è un ermafrodita
imperfetto ovvero pur possedendo gli apparati sessuali sia maschili
sia femminili in uno stesso individuo, non può autofecondarsi, deve
quindi obbligatoriamente accoppiarsi con un altro soggetto
sessualmente maturo, per ricevere lo sperma e fecondare quindi,
reciprocamente, le uova.
Dopo l'accoppiamento, un particolare organo, il clitello, visibile tra
il 27° ed il 32° anello come un ispessimento cutaneo, produce un
anello di muco che si solidifica all'aria e dentro al quale vengono
deposte le uova. Con movimenti di contrazione ed allungamento, il
lombrico si libera di questo involucro, che si richiude a forma di
sferetta allungata e protegge le uova fino alla schiusa. I piccoli
sono già dei lombrichi in miniatura ed hanno le stesse funzioni
alimentari degli adulti, oltre ad essere essi stessi alimento per
piccoli animali!
Un altro sistema di riproduzione, per così dire "fortuito" è la
rigenerazione. Infatti, se per una qualsiasi ragione un lombrico viene
ad essere tagliato in due parti, ognuna di queste è in grado di
rigenerare la parte mancante, dando vita a due individui separati!
Ovviamente ciò accade di rado in quanto se la causa della divisione è
stata un predatore, è evidente che lo stesso non darà il tempo ai
tessuti di rigenerarsi.
Il lombrico è apprezzatissimo da tutta una schiera di animali, come
fonte, anche primaria, di cibo di ottima qualità, per di più senza il
fastidio di piume od ossa da spolpare. Ad esempio ne vanno ghiotti,
tra i mammiferi: il riccio, il tasso, la talpa; tra i rettili: gli
orbettini ed i ramarri; tra gli uccelli praticamente tutti gli
insettivori e poi merli, cince, aironi e così via per non parlare
degli animali da cortile, galline "in primis" sempre razzolanti alla
ricerca di larve e appunto lombrichi.
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http://www.mednat.org/agri/lombrichi.htm

Questo sito ha una raccolta di links sul lombrico, tra cui alcuni
articoli gia' citati.

Fabrox

unread,
Sep 26, 2010, 5:56:01 PM9/26/10
to Energie alternative
http://www.animalieanimali.it/enciclopedia/lombrico.pdf

Nome comune: LOMBRICO (Inglese: earthworm)
Nome scientifico: Lumbricus terrestris
Famiglia: Lumbricidi (Lumbricidae)
Ordine: Moniligastridi (Moniligastrida)
Classe: Clitellati (Clitellata)
A cura di Stefania Busatta
CARATTERISTICHE
La maggior parte di noi ha avuto l’occasione di vedere un lombrico. E’
una animale
vermiforme, apparentemente cilindrico. E’ costituito da una serie di
elementi più o meno uguali
tra loro che si ripetono, detti metameri.
Gli animali maturi presentano, ad un terzo dall’estremità anteriore,
una regione ispessita e più
chiara, detta clitello, coinvolta nella fase riproduttiva.
Il lombrico può raggiungere anche i 30 cm di lunghezza e il diametro
di 5 mm.
VITA E ABITUDINI
La vita sotterranea non è semplice. Il lombrico si è specializzato a
penetrare ovunque, anche
nella terra battuta: perfora la terra con l’estremità anteriore, che
diviene sempre più acuminata,
sino ad aprirsi un varco. Giunto nel sottosuolo, grazie al
rigonfiamento e sgonfiamento di ogni
singolo metamero, riesce ad avanzare. Il lombrico è in grado di
scavare gallerie sino a due metri
di profondità.
Il lombrico è un animale ermafrodita, e possiede, quindi, cellule
sessuali maschili e femminili.
Nonostante ciò, deve comunque accoppiarsi (non è possibile
l’autofecondazione). I due animali
durante l’accoppiamento rimangono uniti all’altezza del clitello, una
zona ispessita e chiara.
All’altezza del clitello sono prodotte degli anelli mucosi che servono
per raccogliere uova e
spermatozoi. All’interno di questo “bozzolo” le larve vermiformi si
accrescono.
Il lombrico si nutre delle sostanze organiche che trova nel terreno.
Il lombrico cade vittima di molti animali: anfibi, rettili e piccoli
mammiferi insettivori, come la
talpa.
DOVE E’ POSSIBILE INCONTRARE IL LOMBRICO
Il lombrico è molto comune nell’Italia settentrionale.
CURIOSITA’
Le innumerevoli gallerie che il lombrico è in grado di scavare, anche
sino a due metri di
profondità, contribuiscono a migliorare le qualità agricole del
terreno.

Fabrox

unread,
Sep 26, 2010, 6:02:56 PM9/26/10
to Energie alternative
http://www.lombricolturacompagnoni.it/allevamento.html

Questa pagina mostra delle tabelle con gli schemi di produttivita', a
livello hobbistico, fino a scala industriale, con tanto di voci di
costo e possibili guadagni.

Fabrox

unread,
Sep 27, 2010, 9:31:16 AM9/27/10
to Energie alternative
http://sustag.imamoter.cnr.it/index.php?option=com_content&view=article&id=28&Itemid=17&lang=it

Che cos’è

Il vermicompostaggio è una forma speciale di compostaggio che utilizza
i lombrichi per convertire la biomassa organica in un composto di più
fine pezzatura, omogeneo, umificato e microbiologicamente attivo.

Questo processo richiede costi ridotti e non necessita dell’intervento
dell’uomo o di attrezzature meccaniche poiché le condizioni aerobiche
necessarie sono mantenute dai lombrichi stessi che, con la loro
attività, creano gallerie e rimescolano continuamente il materiale.

Il vermicompostaggio differisce dalla vermicoltura in quanto essa è
finalizzata ad aumentare il numero di lombrichi nella colonia in modo
che possano essere utilizzati o nell'ampliamento delle operazioni di
vermicompostaggio aziendale o per la vendita. Per raggiungere tale
obiettivo è necessario mantenere la densità all'interno del substrato
bassa in modo da ottimizzare il tasso di riproduzione. AL contrario,
nel vermicompostaggio si cercherà di avere sempre la massima densità
di popolazione per velocizzare l'attività di degradazione e
trasformazione della sostanza organica.

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Quali lombrichi utilizzare nel vermicompostaggio

Esistono circa 1800 specie diverse di lombrichi al mondo: le cinque
specie identificate come specifiche per la degradazione dei rifiuti
organici sono E. fetida, D. veneta, L. rubellus, E. eugeniae e P.
excavatus (questi ultimi due sono tipici delle zone tropicali).

Eisenia foetida (“red worm”, “manure worm”, “compost worm”) è la
specie più comunemente usata per il compostaggio grazie alle sue
caratteristiche di adattabilità alle diverse condizioni edafiche e
climatiche.




Essa è presente dappertutto e spesso colonizza in modo naturale molti
tipi di rifiuti organici. E’ tollerante ad un ampio range di
temperature ed è molto resistente e comune nelle zone temperate della
Terra, così come la specie E. andrei.



Questa specie è specializzata nella digestione di materiale in via di
decomposizione ed in particolare di reflui zootecnici palabili.







Questi lombrichi sono anellidi in grado di metabolizzare la sostanza
organica presente nel substrato che abitano; sono molto sensibili al
contatto, alla luce e alla mancanza di acqua.

Essi muovendosi all’interno del substrato inghiottono ed assorbono
sostanze organiche di ogni genere (semi, parti decomposte di piante,
uova, larve) che vengono metabolizzate e successivamente escrete sotto
forma di “grumi” ricchi in nitrati, fosfati, potassio e sostanze
umiche: sono in grado di digerire materiale organico in quantità pari
a 1- 1,5 volte il proprio peso.

Posseggono 5 cuori e 6 reni e respirano attraverso la pelle che a tal
fine deve sempre mantenersi umida.

Sono ermafrofiti imperfetti che pur possedendo gli apparati sessuali
sia maschili sia femminili in uno stesso individuo, non possono
autofecondarsi, ma obbligatoriamente accoppiarsi con un altro soggetto
sessualmente maturo, per ricevere lo sperma e fecondare quindi,
reciprocamente, le uova. Essi si fecondano ogni 10 giorni; dopo la
fecondazione depongono bozzoli da cui possono emergere fino a 10-12
giovani lombrichi. Raggiungono la maturità sessuale a 3 mesi e possono
vivere fino a 16 anni. Eisenia fetida in particolare ha un'elevata
capacità riproduttiva, caratteristica essenziale per la sopravvivenza
in un ambiente spesso caratterizzato da elevata variabilità e nocività
potenziale.

Essi sono generalmente resistenti a molti pesticidi e possono essere
usati come agenti disintossicanti nei terreni inquinati o nel
trattamento degli effluenti zootecnici e agroindustriali al fine di
rimuovere metalli pesanti e pesticidi.

Tutti i lombrichi sono molto sensibili all’ammoniaca (limite massimo
500 ppm) e non sono in grado di sopravvivere in materiali organici che
contengono elevate concentrazioni di questa sostanza. Essi inoltre
muoiono rapidamente se si trovano in substrati ad elevato contenuto
salino.

Materiali organici come i reflui zootecnici caratterizzati da elevate
concentrazioni di azoto sotto forma di ammoniaca devono essere
necessariamente compostati o stabilizzati prima di poter essere
utilizzati come substrato per vermicompostaggio.

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Quali materiali possono essere vermicompostati



I lombrichi della specie Eisenia fetida sono in grado di consumare il
loro peso corporeo ogni giorno.

Essi sono in grado di digerire qualsiasi substrato organico di origine
animale o vegetale ma mostrano comunque delle preferenze verso i
letami palabili di origine zootecnica che risultano essere i migliori
per la loro crescita e riproduzione.

I lombrichi sono in grado di degradare molti residui organici, ma
alcuni necessitano di essere pretrattati e non tutti sono in grado di
fornire un adeguato supporto alla loro crescita.

I principali materiali utilizzabili nel vermicompostaggio sono

Letame di bovini: è il più comunemente utilizzato per la crescita dei
lombrichi e normalmente non contiene sostanze tossiche al suo interno

Letame di cavallo: è un ottimo substrato per il vermicompostaggio

Frazione solida da liquame suino: è uno dei substrati più produttivi
per la crescita dei lombrichi. Solitamente può dare problemi a causa
del contenuto in ammoniaca e in sali, è quindi necessario effettuare
un precompostaggio di circa 2 settimane prima di inoculare i lombrichi
al suo interno in modo che non sussistano condizioni di tossicità.

Pollina: contiene significativi quantitativi di sali e ammoniaca, deve
perciò maturare (attraverso compostaggio od altri trattamenti che ne
elimini tali componenti) in modo che non risulti letale per i
lombrichi. Il vermicompost che ne può risultare è ricco in elementi
nutritivi.

Residui della lavorazione delle patate: questi scarti costituiscono un
ottimale substrato per i lombrichi e non necessitano di trattamenti
preliminari e di modifiche nel contenuto di umidità

Scarti solidi della lavorazione della carta: ottenuti dalla
separazione o sedimentazione delle acque reflue delle cartiere,
costituiscono un eccellente substrato di crescita per i lombrichi

Residui della produzione della birra: essi forniscono un idoneo
substrato per la crescita rapida dei lombrichi, che riescono a
processarlo molto rapidamente. Non necessita di trattamenti
preliminari

Frazione organica rifiuti urbani: include sfalci e residui di
potatura, scarti alimentari di supermercati e ristoranti. Soprattutto
se macerati e successivamente miscelati, costituiscono un buon
substrato di crescita.




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Come gestire i residui organici attraverso il vermicompostaggio


Esistono principalmente 3 tipi di tecniche per effettuare il
vermicompostaggio di residui organici con i lombrichi da compost.

La soluzione più semplice è quella di costituire delle andane o letti
posizionati all’esterno. La lunghezza delle andane può essere
variabile (dipende dalla disponibilità di terreno) ma la larghezza non
dovrebbe superare i 2,4 m in modo da permettere l’ispezione del letto
senza dover camminarci sopra e rendere agevole la copertura con
materiali di semplice reperibilità. La copertura normalmente viene
rimossa per bagnare il substrato in via di compostaggio e per
aggiungere nuovo materiale da processare.

L’ideale è disporre questi cumuli sopra una piattaforma di
calcestruzzo che rende possibili le operazioni con i mezzi meccanici.

Un metodo per migliorare di molto l’efficienza del vermicompostaggio è
quello di distribuire il substrato fresco in strati uniformi sottili
di circa 1-2 cm ad intervalli ravvicinati: questa aggiunta graduale
permette di minimizzare la formazione di calore attraverso il
compostaggio assicurando al tempo stesso ai lombrichi un certo
quantitativo di materiale fresco da processare.

Il compostaggio attraverso lombrichi si può anche effettuare in
contenitori singoli o impilati, ma in questo caso la necessità di
manodopera è piuttosto elevata poiché per implementare il substrato
fresco o acqua è necessario movimentare i contenitori.

I lombrichi normalmente operano nello strato più superficiale (10-15
cm) del cumulo. Il processo di vermicompostaggio può essere
velocizzato e ottimizzato ponendo i cumuli su strutture elevate
rispetto al suolo dotate di una griglia come base, che permette il
passaggio del materiale processato attraverso le maglie.

Aggiungendo il materiale in strato sottile sulla superficie ( magari
attraverso un dispositivo meccanico) e raccogliendo il materiale sotto
la base, si può operare in continuo ottimizzando il processo.

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I parametri importanti da considerare



Affinché il processo avvenga correttamente è necessario mantenere le
condizioni ambientali idonee alla sopravvivenza e alla riproduzione
dei lombrichi.

I parametri importanti da considerare sono i seguenti:
caratteristiche fisiche e rapporto C/N

grado di ossigenazione

grado di umidità

temperatura

pH

contenuto salino

composti tossici






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Caratteristiche fisiche e rapporto C/N





I lombrichi hanno bisogno di una lettiera stabile nel quale vivere e
riprodursi che abbia una buona capacità di ritenzione dell'umidità, un
rapposto C/N equilibrato e una buona densità. I materiali più
comunemente utilizzati come lettiera sono: insilato di mais, torba,
fieno e paglia di varie specie, corteccia, segatura, arbusti
trinciati, stocchi e macinatura di mais, ritagli di carta e cartone.








Questi materiali posseggono caratteristiche variabili e differenti tra
loro e possono efficacemente essere miscelati insieme per creare un
substrato idoneo alla vermicoltura, a seconda di quanto disponibile a
livello aziendale.I ritagli di carta e cartone ad es costituiscono una
lettiera ottimale soprattutto se miscelati a paglia e fieno, materiali
comunemente presenti in azienda agricola.






In generale, si può affermare che un’accurata selezione dei materiali
della lettiera porta ad uno sviluppo ottimale del processo di
vermicompostaggio.






Benché i lombrichi siano in grado digerire materiale in via di
decomposizione, tale fenomeno deve avvenire lentamente. E’ quindi
necessario utilizzare materiali a basso contenuto in azoto (elevato C/
N): alti livelli di azoto possono portare ad una degradazione rapida e
ad un riscaldamento della lettiera, creando condizioni inospitali se
non mortali. Il riscaldamento può verificarsi senza problemi negli
strati del cumulo dove avviene la deposizione di materiale fresco ma
non nella lettiera sottostante.




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Grado di ossigenazione



Un’elevata presenza di grassi all’interno del substrato o un contenuto
in umidità eccessivo possono determinare la creazione di zone di
anaerobiosi nella lettiera: i lombrichi non sono in grado di
sopravvivere in tali condizioni sia per l’assenza di ossigeno sia a
causa delle sostanze tossiche che si possono sviluppare all’interno
della lettiera a causa della condizione di anaerobiosi.

L’attività microbica infatti, in tali condizioni porta alla produzione
di metaboliti secondari tossici (quali ad esempio l’ammoniaca) che
sono letali per i lombrichi.

Benché i lombrichi siano organismi aerobi, la loro richiesta di
ossigeno è modesta: essi sono infatti in grado di sopravvivere
all’interno dei cumuli anche in pieno inverno quando la superficie è
congelata grazie al contenuto di ossigeno dell’acqua trattenuta
all’interno dello stesso.

Quando il substrato è sufficientemente poroso, riescono a mantenere le
condizioni aerobiche del substrato con la loro attività, creando
gallerie e rimescolando continuamente il materiale.





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Grado di umidità



I lombrichi respirano attraverso la pelle ed è quindi indispensabile
non scendere al di sotto del 50% di umidità all’interno del substrato.

Il range ideale di umidità durante il vermicompostaggio deve essere
compreso tra il 70 e il 90%. All'interno di questa ampia gamma, i
ricercatori hanno trovato valori ottimali leggermente differenti:
Dominguez e Edwards (1997) hanno individuato nell’85% il valore
ottimale (80-90%), mentre altri hanno riscontrato che un contenuto di
umidità pari al 75-80% ha prodotto un maggior accrescimento ed il
miglior rendimento riproduttivo. Entrambi gli studi concordano
nell’affermare che il peso medio dei lombrichi cresce all’aumentare
del contenuto in umidità del substrato.






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Temperatura



Eisenia fetida può sopravvivere a temperature sotto lo zero, ma in
tali condizioni non è in grado di riprodursi e non consuma molto
substrato: la temperatura minima per la completa attività di E. fetida
è intorno ai 10°C. 15°C è considerata la temperatura ottimale per il
vermicompostaggio e 20°C per la riproduzione e quindi l’allevamento di
questa specie di lombrico. Se si raggiungono all’interno del substrato
temperature superiori ai 35°C i lombrichi abbandonano la lettiera, se
possono, altrimenti periscono rapidamente.

E. fetida può sopravvivere anche con il corpo parzialmente rinchiuso
nella lettiera congelata; questa condizione diventa letale quando
l’individuo non è più in grado di alimentarsi.

In generale, in condizioni di campo, i lombrichi si disporranno in
inverno nelle parti più calde del cumulo (in profondità o nella zona
esposta a sud) e nelle zone più fresche in estate.

Prove condotte dal Nova Scotia Agricoltural College (NSAC) hanno
confermato che i bozzoli possono sopravvivere per periodi estesi in
stato di profondo congelamento rimanendo attivi.






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pH

E. fetida può sopravvivere in un range di pH compreso tra 5 a 9
(Edwards, 1998) La maggior parte degli esperti ritengono che questi
lombrichi preferiscano un pH pari 7 o leggermente più alto.




In generale, il pH dei materiali in compostaggio tende a scendere nel
tempo: se i substrati sono alcalini, tenderanno a diventare neutri o
leggermente alcalini, se invece sono acidi, il pH diminuirà troppo
diventando una causa dello sviluppo di possibili malattie.








Contenuto salino

I lombrichi da vermicompost sono molto sensibili al contenuto salino
che deve essere inferiore al 0,5% (Gunadi et al., 2002). I reflui
zootecnici palabili posseggono generalmente salinità elevata: per
evitare problemi devono essere precompostati o dilavati per diminuirne
il contenuto.



Composti tossici


In vari tipi di substrato è possibile riscontrare la presenza di
composti tossici quali prodotti vermifughi (presenti nei reflui
zootecnici), detergenti, sostanze chimiche, insetticidi (in reflui
alimentari, reflui di cartiera), tannini (nei legni di alcune essenze
quali ad es cedro e abete). Il precompostaggio può ridurre
considerevolmente o eliminare i problemi derivanti dall’utilizzo del
substrato fresco, causando però la perdita di una certa percentuale di
nutrienti
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