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Il blog della LOMBRICOLTURA
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma
LUNEDÌ 10 AGOSTO 2009
L'importanza dell'HUMUS
L’humus di lombrico è ricco di sostanza organica, indispensabile per
mantenere la fertilità dei suoli.
L'uso dell'humus di lombrico è finalizzato ad aiutare l’ambiente e la
natura, ridurre l’inquinamento (aria, acqua, terra), diminuire il
processo di desertificazione in corso, e produrre cibi sani e genuini
e di qualità maggiore.
L’humus di lombrico aumenta e mantiene la fertilità ridando vigore
alle piante, stimolando la crescita per il proprio alto contenuto
ormonale. E’ un prodotto vivo per l’alta carica batterica, e di
assoluto valore ecologico. Inoltre, non presenta controindicazioni di
alcun tipo.
Chiunque può ottenere dell'humus di lombrico, con un semplice e
piccolo allevamento casalingo: basta 1 metro quadrato.
Da tutti gli scarti della vostra cucina, dell'orto e del giardino
otterrete in poco tempo dell'ottimo humus da usare per le piante da
frutto, per rendere più rigogliose le piante di appartamento, i fiori,
ecc.
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UN MEGA IMPIANTO DA 25 MILIONI DI EURO!
• Un investimento da 25 milioni di euro, impianti tecnologicamente
all’avanguardia e impatto ambientale pari a zero. Ma soprattutto la
possibilità di trasformare gli scarti organici in risorsa, in linea
con i nuovi processi di gestione dei rifiuti previsti dal Piano
regionale. Sarà una vera e propria «fabbrica del compost», quella che
sorgerà in una vecchia cava tra Lecce e Cavallino, in località
Masseria il Pino, un’area degradata che già in passato era
caratterizzata dalla presenza del vecchio inceneritore Saspi e che ora
verrà riabilitata da un moderno impianto a servizio dell’Ambito
territoriale. In sostanza, la parte dei rifiuti organici prodotta
dalla popolazione del bacino d’utenza verrà trasformata in
fertilizzante di qualità da immettere sul mercato.
Il progetto, avviato nel 2004 dalla società Ecologia Levante -
anticipando quelli che sarebbero stati gli orientamenti della Regione
in tema di smaltimento dei rifiuti - ha già superato in conferenza dei
servizi il faticoso test della Valutazione d’impatto ambientale (Via).
Una procedura durata 9 mesi, in cui sono stati valutati positivamente
tutti gli aspetti tecnici ed ecocompatibili contenuti in un corposo
studio connesso al progetto.
La zona in questione ha una superficie totale di 5 ettari e la
struttura verrà realizzata sul fondo della cava, circostanza che
eliminerà anche il problema dell’impatto visivo. Tecnicamente si
chiamerà «impianto di digestione anaerobica della frazione umida»,
indicando così un trattamento che dovrà avvenire in assoluta assenza
di ossigeno in 12 silos-digestori ermeticamente chiusi. Una
lavorazione, dunque, che non comporterà la dispersione di odori o di
gas naturali che costituiscono il sottoprodotto dei processi di
trasformazione naturale, quali il metano (circostanza che si verifica,
invece, nelle normali discariche). Questi gas, infatti, verranno
convogliati in tre cogeneratori dotati di marmitte catalitiche (che
costituiscono l’unico punto di emissione) e collegati ad un
alternatore che sarà in grado di produrre 3 megawatt di energia da
immettere nella rete nazionale.
A illustrare quali saranno le fasi di lavorazione è l’igegner Piero
Licignano, che sin dall’inizio ha seguito il progetto.
«L’impianto - spiega - si compone di 12 dodici “dig estori” nei
quali verrà conferito il rifiuto organico. Qui avverrà la prima fase
anaerobica della lavorazione che renderà il materiale inerte. Questo
verrà poi depositato su un piazzale coperto per una ulteriore
maturazione. Il compost, in seguito, verrà avviato alla seconda fase
del trattamento in una serie di vasche. Ad attenderlo ci saranno i
“lombrichi rossi della California” che lo muteranno in humus pronto
per essere impacchettato. Nel complesso - spiega il progettista -
l’intero ciclo di lavorazione durerà una settantina di giorni e
soddisferà il fabbisogno di tutto il bacino - ed anche qualcosa in più
- per quel che riguarda il trattamento della frazione organica».
Qualche cifra serve a darne la dimensione. La struttura avrà la
capacità di accogliere e trasformare 91mila tonnellate di rifiuti
organici, vale a dire 250 tonnellate al giorno. Considerato che l’Ato
Lecce 1, con i suoi 26 comuni, ne produce 200, si comprende che le
esigenze del bacino saranno ampiamente coperte, con qualche margine
ulteriore di ricettività dell’impianto. Ma non è tutto. Le acque
utilizzate nel processo di lavorazione confluiranno in un
fitodepuratore e verranno poi sfruttate per irrigare un terreno
alberato presentenella stessa area della cava. «La logica di un
impianto di trasformazione - spiega l’in - gegner Licignano - è che
tutto ciò che entra deve poi uscirne, come una risorsa, altrimenti
sarebbe una discarica. Di strutture come questa - prosegue - in
Germania ve ne sono circa quattromila e quasi ogni azienda agricola ha
il suo “dig estore”. Si pensi, che un grande impianto di questa
tipologia si trova vicino all’area urbana di Monaco di Baviera».
Il progettista sottolinea che proprio la positiva Via - capolinea di
un lungo e meticoloso approfondimento tecnico sullo studio d’impatto
ambientale - è la migliore garanzia che i cittadini possano avere
circa l’impianto. Una struttura, quindi, sulla quale si sono espressi
favorevolmente Regione, Provincia, Comune di Lecce, Asl, Arpa e Vigili
del fuoco; in pratica tutti gli enti e gli organismi preposti alla
gestione e al controllo del territorio. E c’è da considerare un altro
aspetto legato alla conferenza dei servizi. Il decreto legislativo 152
del 2006 , all’articolo 208, spiega che «l’approvazione sostituisce ad
ogni effetto, visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi
regionali, provinciali e comunali e costituisce, ove occorra, variante
allo strumento urbanistico, comportando la dichiarazione di pubblica
utilità, urgenza e indifferibilità dei lavori». Il consiglio comunale,
dunque, dovrebbe limitarsi solo a «recepire» il progetto. «Che
peraltro, sul piano urbanistico - spiega l’ingegner Licignano -
riguarda un’area già “compromessa” da precedenti insediamenti. Una
tipologia di zona che è proprio la Regione ad indicare quale sito
preferenziale per nuovi impianti di questo genere». Un sito degradato
che, in buona sostanza, verrà recuperato e valorizzato per fini di
pubblica utilità. Quanto ai tempi di realizzazione della struttura,
infine, la previsione è che possa essere approntata nell’arco di
dodici mesi.
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http://lombricoltura.blogspot.com/2009_02_01_archive.html
I libri scritti da Luigi Compagnoni, editi DE VECCHI, sono utili a
tutti coloro che intendono intraprendere l'attività della
lombricoltura, come lavoro alternativo oppure come hobby, senza
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dell'immondizia, per la trasformazione dei rifiuti da cucina e orto in
terriccio di ottima qualità.
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La lombricoltura è un metodo pratico e semplice, alla portata di
tutti, che permette di trasformare i rifiuti di natura organica
(letami, erba, fogliame, residui di potatura, scarti dell’orto, carta,
cartone, segatura, umido da cucina, ecc) in terriccio con un processo
ecologico, naturale al 100% e del tutto gratuito.
Attraverso l’instancabile opera del lombrico, (“lo spazzino del
mondo”) che si alimenta di tutto ciò che marcisce, si accelera la
trasformazione degli scarti: li rende inodore, li arricchisce coi suoi
succhi gastrici. Si ottiene così dell’ottimo humus: questo terriccio è
indispensabile per mantenere e reintegrare la sostanza organica nel
terreno, (la quale diminuisce continuamente per gli “asporti
colturali”) non ottenibile solo con fertilizzanti chimici.
Con l’humus di lombrico si hanno piante più sane e forti, prodotti
genuini e più saporiti; inoltre si usano meno concimi chimici e meno
antiparassitari. Migliore qualità di vita.
E’una soluzione semplice ed efficace, oltre che non onerosa, per il
trattamento degli scarti di natura organica.
OBIETTIVI:
Diminuire la quantità di rifiuti da mandare in discarica, visto che il
40% dei RSU è di natura organica.
Si tratta di una inversione di tendenza per una valorizzazione delle
risorse, per introdurre un’idea di “recupero, non distruzione” in
sintonia con il concetto che NULLA SI CREA, NULLA SI DISTRUGGE, TUTTO
SI TRASFORMA. Inoltre si dà un valido aiuto all’ambiente contro
l’impoverimento dei suoli e la conseguente desertificazione.
Si allunga la vita delle discariche, si abbattono i costi di trasporto
e relativo inquinamento da emissione da fumi di scarico. Si consuma e
si produce scarto sul posto, che poi si trasforma e si usa, sempre sul
posto: non si hanno costi di smaltimento - KM 0 - OGNUNO TRASFORMA E
RIUTILIZZA IL PROPRIO SCARTO.
Vogliamo risvegliare la coscienza ecologica collettiva.
MODALITA’:
Un impianto di lombricoltura è facilmente conducibile, non invasivo
per l’ambiente e caldeggiato dalla Comunità Europea come metodo
naturale e virtuoso per il recupero di tutta la materia organica e
scarti delle lavorazioni da produzione agricola.
LUOGO:
L’impianto si può posizionare ovunque, all’aperto, direttamente sul
terreno, non occorrono strutture di alcun genere. Vanno bene terreni
abbandonati, terreni agricoli marginali, una ex cava di sabbia ecc.
sia a livello del mare che a 1600m di altezza, ombra o sole non ha
importanza.
SPAZIO:
Bastano 1-2 mq per un impianto hobbystico: va bene anche in un angolo
dell’orto o del giardino. Può essere 20-30 o 1.000 o più mq per
impianti di produzione industriale.
TEMPO:
Esempio, per 1mq = 10 minuti alla settimana. Non ci sono orari fissi
da rispettare.
IL LAVORO E’ COSI’ STRUTTURATO:
- Inizio allevamento con inseminazione;
- Alimentazione regolare tre volte al mese;
- Divisione delle lettiere ogni tre mesi circa;
- Raccolta humus una/due volte l’anno.
PRODOTTO OTTENUTO:
Humus di lombrico – la trasformazione in humus avviene in sei mesi,
poi si raccoglie ed eventualmente si
lascia maturare in cumulo all’aperto, o si cede direttamente.
Importante: lo stoccaggio del materiale non richiede particolari
accorgimenti. Si può mettere in mucchio all’aperto protetto da un
telone, pronto per la vendita, che può avvenire anche dopo diversi
mesi.
IMPIEGHI:
FRESCO (dopo 2-3 mesi circa): per “pacciamatura”, diserbo ecologico,
rende soffice il terreno, mantiene umidità in estate e caldo in
inverno; da interrare, come un letame.
MATURO (dopo 5-6 mesi circa): come terriccio in tutte le sue forme,
naturale ed ecologico al 100%, di pronta assimilazione.
Può essere usato: - direttamente in azienda – da noi – per produzioni
varie
- dai florovivaisti come matrice per le proprie miscele, per la
produzione di terricci;
- dalle amministrazioni locali per concimare aiuole, parchi,
giardini.
- impostando una linea di confezionamento, rivolgendosi direttamente
ai privati
attraverso garden e negozi.
- per agricoltura biologica.
LOMBRICHI:
Si possono vendere come esche da pesca o alimentazione animale.
ALIMENTAZIONE:
L’alimentazione prevista è data da letami e quant’altro è possibile
reperire a costo zero, sfalci di erba, scarti agricoli, carta cartone
ecc. residui vegetali di qualsiasi natura, tutto quanto di natura
organica.
Il tutto viene stoccato in mucchio e da li portato sulle lettiere per
alimentare i lombrichi ogni 10 giorni.
In alternativa si può distribuire direttamente sulla lettiera lo
stesso giorno della raccolta, in modo da non creare depositi.
QUANTITA’:
Dall’esperienza assunta si può prevedere un consumo di circa 10
q.li/
anno per ogni mq.
Calcolando un calo del 50-60% del prodotto in origine, abbiamo una
produzione di humus del 40%-50% circa.
ATTREZZATURA E MACCHINARI:
Per hobby: forca, rastrello, badile, carriola e canna per bagnare
quando necessario.
Per impianto industriale: può andar bene un trattore con pala o
equivalente, o meglio con carro spandiletame, che serve per rivoltare
i cumuli e per distribuire l’alimentazione sulle lettiere.
E’ necessario avere a disposizione dell’acqua, non necessariamente
potabile, ma anche di stagno o salmastra.
INVESTIMENTO:
Lo decidiamo noi, in base alle nostre disponibilità e agli obiettivi.
Da 80-500€ per uso privato (hobby) a 2-5.000€ o più per impianti
industriali.
RICAVI:
Il prezzo di vendita dell’humus varia molto, se venduto tal quale
caricato direttamente sul camion (da 10-15 €/q.le), se venduto
raffinato e insaccato (fino a 50 € q.le).
CONSIDERAZIONI FINALI:
Attualmente è una necessità, non solo una esigenza, quella di
riciclare la maggior parte possibile di scarti.
Da portare avanti come esempio reale per dimostrare che si può (oltre
che si deve) recuperare, e non sempre e solo distruggere. Sistema
caldeggiato anche dalla CEE per chiusura della filiera.
Un allevamento di lombrichi è sempre molto interessante, e con grosse
potenzialità.
Non è importante quanto volete investire. Importante è che cominciate
subito.
Sono stati creati dei negozi che si chiamano le "boutique del verme",
che si occupano della vendita di lombrichi di ogni specie, provenienti
da tutto il mondo.
La cosa ancora più interessante è che questo commercio è incoraggiato
dagli organi nazionali preposti, preoccupati dalla crescente quantità
di rifiuti da smaltire.
(...)
La lombricoltura è un'attività agricola, non fa miracoli. Noi vogliamo
introdurre un'idea e un metodo di recupero degli scarti, oltre che
proporre un valido metodo contro la desertificazione.
A questo proposito ricordiamo infatti che il 17 giugno scorso, la
giornata mondiale per la lotta contro la desertificazione era appunto
dedicata all'agricoltura sostenibile come una delle risorse per far
fronte a questa grave minaccia.
"Essa si avvale di tutti quegli interventi atti da un lato a regolare
la produttività delle aziende agricole e a migliorare le condizioni di
vita degli agricoltori, dall'altro a sostenere, proteggere e
conservare l'ambiente e la sua biodiversità."
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http://lombricoltura.blogspot.com/2008/10/percorso-humus-energia-ruolo-sociale.html
PERCORSO HUMUS-ENERGIA
RUOLO SOCIALE DEL LOMBRICOLTORE
PIANO NAZIONALE SVILUPPO LOMBRICOLTURA PER:
- Recupero e trattamento di tutta la frazione organica da raccolta
differenziata (FORSU) UMIDO, oltre che tutto
l’organico verde, letami ecc.
- Recupero e trattamento fanghi di natura civile e agro industriale
ecc.
Semplificare le procedure per attivare un “impianto pilota” (mq.
100-500) per trattamento e trasformazione FORSU - SE POSSIBILE
procedure certe anche per successivo impianto definitivo di mq 2.000 –
5.000
In questo modo si risolvono due problemi:
1-La trasformazione dei rifiuti, (che sono un problema), in RISORSA,
con stabilimenti di lavorazione e diminuizione della quantità da
mandare in discarica
2- Produzione di grosse quantità di ammendante a prezzi bassi (per
colture no food). Questo permette una concimazione con apporto di S.O.
e nutrienti (reintegro) al terreno adibito a coltivazioni intensive
(monocolture) per produzione di Biomassa vegetale - Colture di
girasoli, barbabietole, mais, colza, soia per produzione biodiesel –
bioetanolo da usare sia per trasporti che per caldaie da
riscaldamento.
Colture dedicate per produzione di biomassa legnosa da trasformare in
pellet per stufe e caldaie di cogenerazione di ultima generazione.
Riscaldamento - acqua calda – produzione di energia elettrica –
raffrescamento d’estate
Questo permetterebbe anche il recupero di tutte le aree marginali
attualmente abbandonate, per adibirle alla produzione di biomasse.
Più si coltivano piante più si elimina anidride carbonica, e quando si
brucia la legna non ci sono emissioni inquinanti. Si acquista meno
petrolio, è quello che viene chiamato un "circolo virtuoso".
Perché lombricoltura – compostaggio? Perchè creano COMPOST DI
QUALITA’!
Come sopra, ma prodotto da verde, letami, prodotti agroindustriali di
scarto (no fanghi).
1. e’ un metodo Ecologico e Naturale al 100%
2. Tecnologia semplice e di facile conduzione
3. Impianti su misura per bacino d’utenza di basso impatto ambientale
perché a cielo aperto come una normale coltura agricola - basta una
piattaforma per stoccaggio e miscelazione.
4. Costi nettamente inferiori – bassi investimenti – minori rischi.
5. recupero – trasformazione- è un ciclo completo, non si esaurisce
mai, come in natura.
6. rispetto della natura – aiuto all’ambiente in 2 modi:
- Meno inquinamento da trasporto - Produzione a km 0 – qui produco
immondizia - scarti, qui li trasformo –
qui li consumo.
- produzione ottimo ammendante ricco di preziosa Sostanza Organica,
indispensabile per il mantenimento
della fertilità dei suoli. ottimo per tutte le colture ma in special
modo per le monocolture obbligate, in
quanto rende alla terra quello che viene tolto per gli “asporti
colturali".
La Lombricoltura in generale ci fornisce:
- piante più sane e quindi più forti
- meno concimi chimici
- meno antiparassitari
- meno anticrittogamici
- valido contrasto alla desertificazione
- miglioramento e mantenimento nel tempo del terreno di coltura
- rigenerazione suoli stanchi
- migliora la ritenzione idrica
- primizie più buone e in maggior quantità