Esternalizzazioni con appalti al massimo ribasso e l’applicazione dei contratti del privato sociale, sono
meccanismi che continuano a peggiorare la qualità dei servizi, la continuità della presa in carico e della cura e
le condizioni di lavoro di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori in Italia.
Contratti ciclici, riduzione di orario, discontinuità di salario, impossibilità di accedere a forme di
integrazione del reddito, ammortizzatori sociali che coprono non più del 50% della retribuzione, ore di
equipe e programmazione non riconosciute, sono alcuni degli aspetti problematici e strutturali che questa
crisi, non solo sanitaria, sta portando alla luce in maniera preponderante in tutti i Servizi socio-educativi e
socio-sanitari. Lo stesso vale anche in tema di tutela della salute e sicurezza nei Servizi; in questi mesi
moltissime operatrici e operatori hanno continuato a prestare servizio in situazioni totalmente a rischio,
per sé, per gli utenti e per la salute di tutti, per mancanza di DPI e di adeguata stesura e applicazione
dei protocolli d’intervento, con rimpalli continui tra Enti pubblici ed Enti privati gestori.
Salute, salari, riconoscimento professionale sono stati attaccati da scelte politiche istituzionali
discriminatorie che hanno eroso diritti sia all’utenza che alle lavoratrici e lavoratori, con ingiustificate
differenze da territorio a territorio, da Servizio a Servizio, complici governo centrale, enti locali ed enti
gestori.
Le numerose assemblee fatte in questi mesi con operatrici e operatori di tutto il paese ci hanno portato, il 12
settembre a Bologna, in occasione di un’assemblea della Rete Nazionale Intersindacale, a dichiarare lo stato
di mobilitazione permanente e decidere di costruire dal basso questa giornata di sciopero nazionale e definire
proposte per contrastare la mercificazione del welfare e dei servizi sociali:
- Costruire un processo di re-internalizzazione dei Servizi socioeducativi e sociosanitari e dei
lavoratori/lavoratrici per una gestione pubblica e non appaltata.
- Superamento della frammentazione contrattuale per l’unificazione in un unico contratto di
categoria a livello del pubblico impiego.
- 100% della retribuzione anche in caso di sospensione, rimodulazione dei Servizi, didattica a
distanza e utilizzo degli ammortizzatori sociali.
- Riconoscerci attori importanti nella costruzione di ponti e progetti di autonomia ed
emancipazione, personale e sociale, a partire dai soggetti più fragili; portare avanti una reale
ricomposizione di categoria e unificazione delle figure professionali a partire dal ruolo sociale e
lavorativo che svolgiamo.
- Difendere il diritto alla salute e alla sicurezza all’interno dei Servizi, per utenti e
operatrici/operatori; investimenti sulla manutenzione delle strutture e delle scuole; adeguatezza
degli strumenti di lavoro, dei protocolli e dispositivi di protezione.
ORGANIZZIAMOCI IN OGNI SERVIZIO E IN OGNI TERRITORIO.
Promuovono lo sciopero: Rete Intersindacale Nazionale Operatrici Operatori Sociali, COBAS Coop SocialiRoma,
COBAS AsacomScuola, COBAS Lavoro privato, ADL COBAS, Sindacato Generale di Base SGB, SIAL COBAS,
Ecucatori e operatori sociali Monza e Brianza, EDUKI – Collettivo educatrici educatori Reggio Emilia, RETE
educatori/educatrici Rimini, SOCIAL WORKERS, Educatori contro i tagli, Assemblea Autoconvocata delle
lavoratrici e dei lavoratori del sociale di Firenze. Aderiscono: OPERATORI SOCIALI VARESOTTO, USI-CIT
EDUCAZIONE, USI-CIT COOPERATIVE SOCIALI, RSA USI Consorzio Servizi Sociali Olgiatese, Rete
Operatori sociali La Spezia, Operatori Sociali Varesotto