Intervista al professor Paul Connett

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Jan 12, 2008, 12:24:33 PM1/12/08
to Ecoage
Intervista al professor Paul Connett
in onda su Radio Popolare venerdì 24 marzo 2006
Paul Connett: 21 anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore
nella nostra
contea nel nord dello stato di New York vicino al confine con il
Canada.
All'inizio credevo fosse una buona idea, pensavo: "ci sbarazziamo di
tutte quelle
orrende discariche e produciamo energia dai rifiuti in una struttura
che può
essere monitorata". Poi leggendo ho scoperto che bruciando i rifiuti
domestici si
producono le sostanze più tossiche che l'uomo abbia mai prodotto e
poi, ogni 3
tonnellate di spazzatura, resta una tonnellata di cenere molto tossica
che da
qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l'inceneritore era
la strada
sbagliata.
Ho cominciato a lavorare insieme agli altri cittadini che erano
contrari e siccome
ero professore di chimica sono stato invitato nelle altre comunità dei
vari stati
americani e poi del mondo per cercare di fermare l'incenerimento.
Abbiamo bloccato la costruzione di 300 inceneritori; dal 1996 negli
Stati Uniti non
ne è più stato costruito uno.
Intervistatrice: E in questi anni ha cercato di diffondere la sua
teoria "Rifiuti
Zero". Ce la può spiegare sottolineando in particolare come si possono
ridurre progressivamente inceneritori e discariche e di conseguenza
l'inquinamento?
Paul Connett: Quello che ho in mente è l'obiettivo finale; credo che
la cosa più
semplice sia distinguere la teoria del riciclaggio al 100% e la teoria
Rifiuti Zero.
Da molto tempo diverse comunità cercano di portare al massimo il
riciclaggio e il
compostaggio dei rifiuti. Per molto tempo noi abbiamo pensato che
questo fosse
l'obiettivo numero uno, ma il problema di questo sistema è che nella
nostra
società ci sono cose che non possono essere riciclate, cose che non
possono essere
compostate e quindi no possono essere riutilizzate. Finché sarà così
non ci sarà
mai possibile un riciclaggio al 100% e allora che cosa dice la
strategia Rifiuti
Zero? Dice che i cittadini non possono farcela da soli, si devono
necessariamente
combinare due livelli di responsabilità: quella della comunità nella
fase finale del
processo e la responsabilità industriale che invece avviene all'inizio
del processo.
Insomma all'industria dobbiamo dire: "Se non possiamo riutilizzarli,
se no
possiamo riciclarli voi quei prodotti non li dovete più fare". Il
messaggio è:
"abbiamo bisogno di un disegno industriale migliore per il 21 secolo"
perché entro
la fine di questo secolo dovremmo imparare a vivere in modo
sostenibile.
I rifiuti coinvolgono chiunque, chiunque produce rifiuti ogni giorno,
siamo tutti
parte del problema. Ma se seguiamo l'approccio rifiuti zero possiamo
diventare
tutti parte della soluzione. E allora abbiamo bisogno di una comunità
responsabile
che separi i rifiuti riciclabili, la frazione umida, che raccolga i
sacchi porta a
porta, abbiamo bisogno di un'industria responsabile che metta a punto
prodotti,
confezioni e imballaggi migliori e abbiamo bisogno di una buona
leadership, fatta
di politici lungimiranti.
Purtroppo il vero nemico di questo approccio sostenibile è l'approccio
completamente insostenibile dell'incenerimento. Per troppo tempo gli
ingeneri,
soprattuto quelli europei, hanno cercato di perfezionare
l'incenerimento, hanno
cercato di perfezionare una pessima idea. Io dico che se anche
esistessero
inceneritori sicuri, comunque non avrebbero senso di esistere. Non ha
senso nel
21 secolo spendere così tanti soldi per distruggere risorse che
dovremmo poter
riutilizzare in futuro. Certo, si può nascondere il problema come
fanno in Italia,
parlando di termovalorizzatori invece di inceneritori ma il problema
resta, se
bruci qualcosa poi devi ripartire da zero nel processo produttivo,
devi sempre
spendere nuovi soldi per l'estrazione delle materie prime, per la
produzione e così
via; se invece ricicli e riutilizzi non devi incominciare da capo e
risparmi il
quadruplo di energia.
In questo senso la legge italiana che equipara il combustibile
derivato
dall'incenerimento all'energia pulita e rinnovabile è il massimo
ostacolo per il
minimo progresso nel problema dei rifiuti. Il governo vi chiede di
pagare
l'elettricità ricavata dagli inceneritori tre volte tanto quello che
costerebbe da
qualsiasi altra fonte, ma paradossalmente questa politica ci fa un
favore perché
quando propongono di costruire un inceneritore, sul territorio la
gente insorge e
si organizza ed è qui che entriamo in gioco noi con le nostre proposte
alternative
che sono migliori per l'ambiente e per l'economia locale.
Intervistatrice: lei parlava prima di tre livelli di responsabilità,
parliamo
dell'industria, perché le ditte e le grandi multinazionali dovrebbero
essere
interessate a cambiare i loro processi produttivi?
Paul Connett: Potremmo metterla su un piano umano; queste industrie
sono fatte
di donne e di uomini che hanno figli e nipoti e dunque hanno tutto
l'interesse a
garantire loro un buon futuro, ma questo argomento non basta.
L'altro vantaggio per le industrie è che la strategia Rifiuti Zero fa
risparmiare e
sono sicuro che a questo argomento prestano molta più attenzione. Vi
faccio
un esempio semplice, meraviglioso, la multinazionale Xerox Europe sta
usando gli
stessi camion che trasportano le nuove stampanti per ritirare quelle
vecchie e
portarle tutte in un enorme magazzino che si trova in Olanda. Lì le
stampanti
vengono smontate pulite e in gran parte riutilizzare; non finiscono in
discarica.
Adesso riescono così a riutilizzare il 95% del materiale, ma la cosa
ancora più
entusiasmante, soprattuto dal loro punto di vista, è che questo
sistema gli fa
risparmiare 76 milioni di dollari all'anno ed è questo il messaggio
che mi fa
essere più ottimista. Le ditte hanno meno costi di produzione, non
devono
comprare ogni volta materie prime, non devono ricomprare nuove parti,
si
possono riutilizzare quelle vecchie e hanno meno costi di smaltimento,
molto
meno costi.
Intervistatrice: e come si può agire sul terzo livello di
responsabilità: i politici
che fanno le leggi? Prima ha citato la legge delega del ministro
Matteoli che
incentiva la costruzione di nuovi inceneritori.
Paul Connett: Io credo che il problema sia tutto qui. Le persone più
potenti sono
quelle che hanno meno tempo per pensare al futuro. Il manager di una
grande
impresa si limita a far quadrare il fatturato di trimestre in
trimestre. Un politico
agisce in un arco di tempo finalizzato alla sua rielezione, fa
progetti di mesi o al
massimo di qualche anno. Quindi, secondo me, noi dobbiamo rivolgerci
ai
cittadini, alla gente che vota per queste persone, in particolare ai
giovani che
hanno un immenso interesse per il proprio futuro; vanno educati,
ispirati con un
approccio creativo di lungo respiro. Alla fine saranno loro i leader o
saranno loro
ad organizzarsi nelle varie comunità.
In questi tempi in tanti paesi soffriamo per la mancanza di politici
lungimiranti,
ma c'è una cosa su cui bisogna insistere anche se, dall'altra parte,
non ci sono
politici sensibili al tema ed è questa: sostituire l'incenerimento con
un sistema di
controllo della frazione secca, i cosiddetti rifiuti residui,
affiancato da strutture
per la ricerca. Mi spiego meglio. Sappiamo già quanto sia utile
riciclare vetro,
lattine, plastica eccetera. Sappiamo quanto sia utile compostare
l'umido,
sappiamo anche come trattare i rifiuti tossici: solventi, batterie,
pitture e così
via... niente di tutto questo è in discussione. Il problema sta nei
rifiuti residui, nei
rifiuti solidi urbani appunto, io ho una definizione per questi
scarti: "Cattivo
disegno industriale". Quando le industrie fanno prodotti usa e getta,
confezioni
usa e getta, vogliono toglierseli dai piedi. Vogliono gli inceneritori
per farli sparire
dopo l'utilizzo. La strategia Rifiuti Zero, invece, vuole renderli
visibili al massimo
questi rifiuti, allora ci vogliono delle strutture che passino al
setaccio quello che
entra nelle discariche, non solo quello che esce, in modo che non ci
siano rifiuti
tossici o organici.
La seconda struttura necessaria è un luogo di ricerca di fronte alla
discarica dove
le università possano stabilire i loro dipartimenti di disegno
industriale o di
sviluppo sostenibile. Un laboratorio funzionale alla struttura di
controllo con due
compiti: esaminare quei materiali non riciclabili e valutare se si
possono
trasformare in rifiuti riciclabili. Se questo non è possibile,
lavorare insieme
all'industria in modo che non li produca più e studi delle
alternative. Ma perché
non si può fare a meno dell'Italia in questo processo? Voi avete i
migliori designer
al mondo, per secoli avete sviluppato il concetto di bellezza, e
perché qualcosa di
estetico non può essere anche sostenibile? Il genio e la creatività di
Leonardo, di
Galileo non sono spariti del tutto. Se l'Italia decidesse di costruire
alcune strutture
di controllo e ricerca sui rifiuti voi potreste aprire la strada al
resto del mondo.
Un'altra frase che uso molto spesso è questa: "un po' di creatività in
entrata può
far risparmiare milioni di dollari in uscita" e non è una battuta. C'è
una ditta di
stampanti in Australia, la Fuji, che ha studiato una piccolissima
modifica al toner
dell'inchiostro, sostituendo un rullo di plastica, che è l'unica parte
che si usura, la
ditta può recuperare il resto, la parte magnetica che è anche la più
costosa. Quel
rullo costa 41 centesimi e ha fatto risparmiare all'azienda,
addirittura 40 milioni
di dollari. E' questo il miglior esempio che conosca di creatività che
faccia
risparmiare milioni di dollari. Oppure pensiamo a quei supermercati,
esistono
anche in Italia, che hanno un sistema di ricarica delle bottiglie
d'acqua vuote. Tu
vai al supermercato con la tua bottiglia vuota e torni a casa con la
stessa bottiglia
di nuovo piena. Pensate a quante bottiglie si risparmiano.
Intervistatrice: qual è lo strumento più efficace per far conoscere le
vostre
proposte? Alcune, come ci ha spiegato, riguardano i comportamenti dei
singoli cittadini, altre invece devono riuscire a convincere la classe
dirigente,
pubblica e privata.
Paul Connett: Sicuramente gli attivisti sono un veicolo fondamentale,
la gente che
lavora per Greenpeace, per esempio. E' molto più facile intervenire
sul territorio
se puoi contare su un'organizzazione che ha una valida alternativa da
proporre.
Ma dall'altro lato le nostre proposte si promuovono da sole, perché
l'operazione
Rifiuti Zero crea migliaia di posti di lavoro, stimola nuovi interessi
attorno al
recupero e al riutilizzo dei materiali e questo aspetto può convincere
anche i
politici meno sensibili allo sviluppo sostenibile. Per esempio, la
provincia Canadese
della Nuova Scozia non era affatto all'avanguardia nella gestione dei
rifiuti o nella
coscienza ambientalista. Gli amministratori volevano allargare una
discarica e i
cittadini hanno detto no, allora hanno pensato di costruire un
inceneritore ad
Halyfax, ma anche il governo si è opposto. A quel punto sono
intervenuti gli
attivisti.
Dal nulla hanno proposto un programma che in 5 anni ha ridotto del 50%
i rifiuti
destinati alla discarica. Con questo processo hanno creato 3000 nuovi
posti di
lavoro, 1000 nella raccolta e nella lavorazione dei materiali di
scarto, gli altri
2000 nell'industria che progetta prodotti per il mercato, sono quindi
riusciti a
catturare il valore aggiunto dei rifiuti. Un inceneritore avrebbe
creato al massimo
100 posti di lavoro. La stessa cosa è accaduta a Canberra in
Australia, le autorità
hanno chiesto "quanti rifiuti volete che finiscano in discarica?" e i
cittadini hanno
risposto: "zero", questo è stato l'inizio appunto della campagna
Rifiuti Zero. A
Canberra hanno approvato una legge che si chiama "Zero Rifiuti entro
il 2010", la
stessa legge è stata adottata da metà dei comuni in Nuova Zelanda e da
decine di
comuni anche in California.
Ci sono molte realtà economiche che stanno davvero dalla nostra parte,
se
costruisci un inceneritore fai una scelta sbagliata e anche costosa,
alla fine ti
ritrovi con una tonnellata di cenere tossica che nessuno vuole, ogni
tre tonnellate
di rifiuti, se invece segui l'approccio Rifiuti Zero converti tre
tonnellate di rifiuti in
una tonnellata di prodotti riciclabili, una tonnellata di prodotti
organici e una
tonnellata di educazione, di educazione dei cittadini che imparano a
recuperare e
di educazione delle industrie che smettono di produrre prodotti che
non possono
essere riutilizzati.
Intervistatrice: crede davvero che la nostra società sia pronta per
una sfida
del genere?
Paul Connett: Dobbiamo essere pronti. Non dico sia facile, ma sono
sicuro che
questa è la giusta direzione. Non pretendiamo di azzerare i rifiuti in
una notte.
Non pretendiamo di farlo ovunque, la nostra proposta dunque diventa,
proviamoci in diverse realtà, troviamo un paese, una città, una
metropoli che
vogliano sperimentare il sistema Rifiuti Zero, che vogliano essere
pionieri e
diventare un modello per tutte le altre comunità.
Anche l'Italia può fare la sua parte, come dicevo, può analizzare i
materiali di
scarto e proporre un migliore disegno industriale.
Intervistatrice: Professor Connett we thank you so much for being with
us
today.
Paul Connett: Thank you very much... Grazie.

(fonte da: www.napoliassise.it/Intervista%20PaulConnett23032006.pdf )
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