Ma la persecuzione colp Port-Royal sin dal 1654 (vedi Giansenismo). Il sieur de Sacy fu imprigionato alla Bastiglia il 13 maggio 1666, rimanendovi fino al 14 novembre 1668. Egli approfitt di questi anni per portare a compimento la traduzione del Vecchio Testamento iniziata dal suo fratello Antoine dalla Vulgata. Cos divenne l'autore di una famosa traduzione francese della Bibbia, detta Bibbia di Port-Royal o Bibbia di Sacy. Dopo il suo rilascio, Louis-Isaac spese molto tempo nel rivedere la sua traduzione e nello scrivere i commenti che si accompagnavano ad ogni libro della Bibbia.
Dal 1672 fino alla sua morte avvenuta nel 1684, de Sacy ha pubblicato dieci libri della Bibbia[1]. Utilizzando i manoscritti lasciati da de Sacy, il suo amico, Pierre Thomas (1634-1698) termin l'opera, la cui pubblicazione fu eseguita dal 1685 al 1693.
Alcuni teologi sostengono che la traduzione di Lemaistre de Sacy si allontana talvolta da quella originale senza una ragione apparente. Altri la vedono come un testo semplice ed elegante. Per quanto riguarda i commenti, stato rimproverato di incoraggiare troppo le tesi di Giansenio.
La Bibbia di Port-Royal stata sviluppata nella scia dei lavori di Logica effettuati dall'Abbazia di Port-Royal, a Parigi. Questa logica voleva basarsi esclusivamente sulla matematica, di cui pensava poter replicare il modello in tutte le altre aree di conoscenza e di esercizio della ragione, e quindi anche nel campo della formazione e della sintassi grammaticale di tutti gli enunciati della Lingua, offrendo cos un ideale di linguaggio razionale che potrebbe conciliare la mente di finezza e lo spirito di geometria: cio il discorso per eccellenza.
Ancora oggi al nome di Sainte-Beuve si associa un ostile "contro": sul metodo biografico e storico del pi acuto critico letterario francese dell'Ottocento pesa il severo giudizio di Proust (reiterato da Malraux) che gli imputava di non separare l'uomo di societ dalla sua creazione artistica, e di aver sottovalutato, o superficialmente ridimensionato (per il veleno verde dell'invidia, stato detto) scrittori contemporanei come Stendhal, Balzac, Baudelaire
Ma il discusso critico, gi poeta in epoca di lirismo romantico, romanziere di un unico romanzo e novellista minore, intendeva prendere la misura dell'autore sotto la maschera del libro, risalire alla persona dietro una produzione intellettuale, e da moralista scavare caratteri, penetrando in risvolti, recessi intimi per lo pi trascurati. Si considerava indipendente e libero, una sorta di "bohmien vagabondo" e "ospite perpetuo" delle lettere, un mobile viaggiatore che attraversa le opere senza fermarsi ma con mimetica disponibilit e la lucida consapevolezza di mettere in gioco nel giudizio di valore il fattore contingente dell'emozione, del capriccio, dell'umore. Sui tanti "ritratti" scritti si imprime il suo stesso profilo: la critica anche un modo obliquo di parlare di s, di dipingere un autoritratto.
Insinuante, discreto, Sainte-Beuve ha sempre prediletto i talenti moderati, misurati, controllati, ai geni forti, esuberanti, sovrabbondanti (come Hugo, cui lo univa un competitivo sentimento di amore-odio). Il suo gusto per le "esistenze nascoste", le vite segrete, tra i motivi di interesse per quelle figure di devoti monache, teologi, filosofi, scrittori e i loro compagni di strada, vissuti in isolamento e penitenza all'ombra di Port-Royal, il monastero cistercense femminile fondato nel 1204 vicino Parigi. Nel 1609 madre Anglique trasforma l'umile comunit in un'importante istituzione di austera religiosit agostiniana, resa pi insigne dai "solitari" Saci, Hamon, gli autori della Logique Arnauld e Nicole, ma avversata dai potenti gesuiti, dalla Santa Sede, e da Luigi XIV. A Port-Royal, quell'"amabile e intelligente cicerone", come Nietzsche defin Sainte-Beuve, ha dedicato met della vita e un lavoro da lui stimato "mostruoso" per dimensioni, ma anche il "pi approfondito e personale". Le tremila pagine sono state pubblicate in cinque volumi dal 1840 al 1859; l'ultima edizione del 1867, a due anni dalla morte.
Da tempo il lettore italiano non poteva accedere, se non in biblioteca, a questo capolavoro: fuori commercio un'edizione del 1964 di Sansoni nella collana dei "Classici della storia moderna", traduzione di Serena D'Arbela e introduzione di Antoine Adam. Quanto mai opportuna, dunque, la riproposta di Port-Royal in due eleganti volumi, con una nuova traduzione di quipe, un puntuale apparato cronologico, biografico, bibliografico, utili note informative, un consistente indice dei nomi, suggestive illustrazioni, e soprattutto una monografia iniziale di Mario Richter.
Pi che trentenne, nel 1837, Sainte-Beuve inizia all'Accademia di Losanna un corso rivolto a un pubblico in prevalenza calvinista sui giansenisti del Seicento, con l'ambizione, anche didattica, di seguire lo spirito eroico del giansenismo in quel che ha "di puro, raro, di unico, di eternamente degno di memoria". Nei volumi a stampa resta l'impronta dell'oralit, nel tono colloquiale e digressivo, nell'indugio aneddotico, nell'esposizione dall'andamento non lineare. Le conferenze erano sostenute da uno scrupoloso lavoro di ricerca e da una documentazione rigorosa. Ma l'erudizione si coniuga al talento del narratore che erige una lunga galleria di ritratti, nella quale personaggi sconosciuti convivono accanto agli illustri in un'imponente composizione di gruppo: sullo sfondo del quadro claustrale velato e spoglio, il grande secolo "solare" e mondano della corte e dei salotti di Luigi XIV. Ma la rivisitazione storica, e di ordine filosofico, si allarga ad aspetti culturali e a intellettuali del Sei-Settecento, e risale fino al Cinquecento.
Richter trova nella copiosa corrispondenza, e in opere precedenti, alcune motivazioni dell'impresa, suscitata anche dalle risonanze di un nome autorevole che trasmetteva ancora forza morale e l'idea di autentica virt, specie nel contesto di rinnovamento e fervore religioso del primo Ottocento, al quale non estraneo lo stesso critico: lo dimostrano l'ispirazione religiosa della raccolta poetica Consolations e il romanzo Volupt del 1834, il cui giovane protagonista guarisce dal vizio triste della volutt terrena e diventa prete. Il curatore ricostruisce la disposizione interiore di Sainte-Beuve dall'iniziale simpatia per quell'alta spiritualit, dall'ammirazione per quel serio cristianesimo alla parziale rimozione della preoccupazione religiosa: "Tutto il mio obiettivo in Port-Royal di studiare ed esporre la grandezza e la follia cristiana, senza diminuirla e senza condividerla in nulla. Ci non era stato ancora fatto a tale livello di curiosit e imparzialit".
Anche nella prospettiva del non scontato rapporto tra cristianesimo e letteratura, accurati studi a tutto tondo o medaglioni a incrocio comparativo si concentrano in Port-Royal su Montaigne, Corneille, La Fontaine, Molire, Racine, fra gli altri; Pascal uomo, pensatore, maestro di arte retorica occupa quattrocento pagine; intento a perseguire la salvezza "con energia violenta", malinconico e nevrotico alla Byron, dibatte e lamenta monotamente: "La miseria dell'uomo, il suo perpetuo tedio, il suo terrore del riposo, la sua assurda necessit di distrazione, quella vana e tumultuosa fuga da se stesso". Sainte-Beuve, sempre attento alla qualit o alla sciatteria dello stile, ritiene legittimi paralleli tra autori del passato e contemporanei, la cui magniloquenza esibita confrontata al negativo con quelle voci appartate e dimesse, con una scrittura senza colore, dal disegno preciso, delicato. Lo segue Richter, specialista della poesia, che evoca Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, e non solo, in un sapiente contrappunto tra secoli. Cos l'implicita opposizione tra interiorit/esteriorit rinvia al contrasto tra il lato buio del cristianesimo, proprio di Port-Royal, e quello estetizzante, attraente di Chateaubriand, o gotico, pittoresco di Hugo.
Sul piano professionale il critico si proclama "servitore della scienza", "sincero osservatore", "naturalista delle menti", uno storico distaccato (il positivismo era prossimo) che aspira a dare un fondamento scientifico al suo metodo e si avvale di fonti primarie, relazioni, carteggi, memorie, diari, testimonianze, per verificare punti di vista divergenti: a suo parere la verit relativa e ha facce mutevoli. Sottolinea il curatore la tensione costante all'oggettivit del critico, pur segnato dall'incostanza, da un'ambigua duplicit, e che confessava di avere lo "spirito pi frantumato e pi rotto alle metamorfosi".
L'articolata introduzione di Richter, invitando alla lettura, presenta: una messa a punto della situazione di Sainte-Beuve nel discorso critico attuale; una nitida rievocazione della parabola del prestigioso centro di Port-Royal; un'interpretazione totalizzante del monumentale saggio, anche attraverso un saldo legame con la soggettivit dell'autore e il suo contesto. Sembrano congeniali al curatore la penombra del chiostro, le pulsioni trattenute, le sottili sfumature, con cui appare in sintonia: si muove con sobriet e fine competenza tra critica, storia delle idee, storiografia, politica, teologia, letteratura, psicologia, senza trascurare la godibile dimensione narrativa, per restituirci il senso profondo dell'opera. Lo stesso Sainte-Beuve suggeriva di entrarvi come all'interno oscuro di una chiesa o di una citt dove si incontrano amici dimenticati e si esplorano stradine laterali. Gide citato nel paragrafo sulla ricezione francese e italiana vi scopriva "ad ogni svolta di sentiero osservazioni e vedute di una meravigliosa sagacia". Anna Maria Scaiola
Pirati dei Caraibi - La Maledizione del Forziere Fantasma (Pirates of the Caribbean: Dead Man's Chest) il secondo capitolo della saga cinematografica dei Pirati dei Caraibi e il sequel di La Maledizione della Prima Luna. Il film uscito nelle sale degli USA il 7 luglio 2006 mentre uscito in quelle italiane il 13 settembre 2006. Tra gli attori principali del film ci sono Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley e Bill Nighy, che interpreta Davy Jones. stato diretto da Gore Verbinski, prodotto da Jerry Bruckheimer, e scritto da Ted Elliott e Terry Rossio. Il film seguito da Ai Confini del Mondo, uscito nel 2007.
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