I nuovi rifugiati sono americani

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Sergio Brasini

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Mar 8, 2026, 3:18:19 PM (3 days ago) Mar 8
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https://www.lastampa.it/specchio/2026/03/08/news/i_nuovi_rifugiati_sono_americani-15532805/

di Igiaba Scego

I nuovi rifugiati sono americani

Donald Trump ha reso evidente che qualcosa di fatto si è rotto nel paese: il sogno americano è diventato un incubo

La mia amica F., accademica statunitense, ha deciso di trasferirsi a Roma. Ha preso una casa a Piazza Vittorio per quattro anni e lì, tra gli oleandri e il traffico romano ha intenzione di ricostruirsi una vita. Aveva preso la decisione di andarsene al primo mandato di Donald Trump, ma solo ora si è decisa a lasciare il paese. In cima ai pensieri di F. c'erano i documenti. Sapeva che emigrare non era uno scherzo, e che richiedeva una buona dose di pazienza davanti alla burocrazia. Però era felice di sottoporsi a tutto questo, perché «ho paura, tanta paura». 
Donald Trump ha reso evidente che qualcosa di fatto si è rotto nel paese, che il sogno americano è diventato piano piano un incubo americano. F. mi ha sempre raccontato che negli ultimi anni ogni volta che faceva lezione aveva un occhio incollato alla porta, occhi attenti ad ogni minimo spostamento d'aria, perché il primo ad essere colpito in un mass shooting, mi ha detto, è proprio l'insegnante. La mia amica F. fa parte di un gruppo ben nutrito che ha deciso o sta decidendo in queste ore di lasciare gli Stati Uniti. Partono persone che hanno possibilità e mezzi economici. O che hanno, come la mia amica, carriere accademiche o artistiche alle spalle. 
La stretta di Donald Trump sui diritti, la violenza in aumento nelle città statunitensi, il razzismo sempre più manifesto stanno accelerando un processo che è in atto da un po' di anni. A tutto questo si è aggiunto un sentimento che chi è statunitense non ha mai provato prima, un senso di vergogna profonda provocato da un soft power che si è eroso e da un presidente che fa del bullismo l'essenza della sua politica estera. Questo ha provocato una fuga dal paese che non si vedeva dalla Grande Depressione. 
Gli Stati Uniti, al contrario dell'Italia, non raccoglie dati sui cittadini in uscita. Ma questo si può intuire da altri parametri. Per esempio da quante immatricolazioni di statunitensi ci sono state nelle università estere. O da quante case sono state comprate o affittate. I giovani decidono di studiare fuori perché costa molto meno che studiare negli Stati Uniti. Basta farsi un giro nel Campus di St. Andrews in Scozia dove il numero degli statunitensi è alto, e dove gli studenti che in patria si indebitano, lì trovano nella natura e nella pace, anche delle borse di studio. Altro esempio è il Portogallo dove interi gruppi famigliari hanno deciso di trasferirsi per dare un futuro ai figli. Ne ho visti molti fare turismo sanitario in Brasile e poi decidere di rimanere lì. Molti sono poi gli statunitensi che si trasferiscono a Varsavia e Praga considerate città vibranti e con un futuro roseo davanti. 
Anche gli afroamericani hanno cominciato ad emigrare, li si vede a Firenze, a Berlino (che ospita un'interessante comunità intellettuale black) ma anche al Cairo e naturalmente in Ghana, Senegal, Etiopia. Una fuga che è stata chiamata Donald dash, fuga da Donald, e che sta trasformando molti statunitensi nei nuovi rifugiati. 


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