La necessità di cogliere le sfide e le possibilità che l'intelligenza artificiale ci pone di fronte si fa sempre più evidente. L'Italia è indietro nella formazione del capitale umano. Per colmare questo ritardo è necessario puntare su una formazione adeguata che parta dalla scuola, arrivi fino alle università e interagisca con il mondo del lavoro. Antonella Polimeni, Magnifica Rettrice dell'Università La Sapienza di Roma, conversa sul tema con HuffPost.
Rettrice, nei giorni scorsi il governatore di Banca d'Italia Fabio Panetta ha esortato l'Italia ad agganciare il treno dell'intelligenza artificiale, sottolineando i ritardi del nostro paese, soprattutto in termini di formazione del capitale umano. Diversi esperti hanno anche evidenziato la necessità di rivedere i programmi scolastici e i percorsi universitari per stare al passo con i tempi. Ritiene anche lei che ci sia un ritardo grave? Come si stanno muovendo le università per colmarlo?
Ritengo che la sfida dell’intelligenza artificiale riguardi innanzitutto la formazione delle persone. Le tecnologie evolvono rapidamente, ma la vera capacità competitiva di un Paese dipende dalla qualità delle competenze del capitale umano che riesce a sviluppare. Per questo condivido l’idea che sia necessario investire lungo l’intera filiera educativa, dalla scuola all'università, fino alla formazione continua e al cosiddetto lifelong learning.
Di quali competenze ha bisogno il nostro Paese?
L’Italia ha bisogno di rafforzare le competenze digitali e tecnologiche, ma sarebbe riduttivo interpretare questa esigenza come una semplice questione di formazione tecnica. L'intelligenza artificiale sta trasformando processi produttivi, professioni e modelli organizzativi e richiede quindi conoscenze, teoriche e pratiche, sempre più transdisciplinari che siano in grado di mettere in dialogo saperi diversi tra loro.
Ci faccia un esempio nella sua università.
In Sapienza un esempio certamente significativo è il corso di laurea magistrale in “Filosofia e Intelligenza Artificiale”, attivato quest’anno e che si pone in continuità con il corso triennale avviato negli scorsi anni, nato dalla convinzione che la comprensione delle tecnologie debba accompagnarsi alla riflessione sulle loro implicazioni etiche, sociali e culturali. In questa prospettiva assume particolare rilievo il dibattito pubblico sul tema dell’algoretica che pone l’attenzione sui principi che devono orientare la progettazione e l’utilizzo degli algoritmi. In questo contesto l’università svolge un ruolo di assoluta rilevanza in quanto è chiamata a formare non soltanto professionisti competenti, ma persone in grado di comprendere e governare il cambiamento, integrando in maniera complementare tra loro competenze tecnologiche, capacità critica e consapevolezza delle implicazioni sociali dell'innovazione, in stretto dialogo con il mondo della scuola, delle imprese e delle istituzioni.
Si richiede un dialogo rafforzato fra università e mondo del lavoro. Quanto pensa che incida sui problemi di produttività del lavoro che ha l'Italia?
Non vi è dubbio che il rapporto tra università e mondo del lavoro sia uno dei nodi decisivi per la crescita del Sistema Paese. La produttività, la competitività e la capacità di innovazione dipendono in misura crescente dalla qualità del capitale umano e dall’efficacia con cui conoscenza e ricerca vengono trasformate in valore pubblico, economico e sociale. Per questo il dialogo tra università e sistema produttivo non può essere ritenuto un tema accessorio, ma bensì deve essere attenzionato, curato e manutenuto in quanto leva decisiva per la crescita e lo sviluppo strategico del Paese. L'Italia dispone di eccellenze scientifiche riconosciute a livello internazionale, ma fatica ancora a tradurre pienamente questo patrimonio in innovazione diffusa, trasferimento tecnologico e crescita della produttività. Per questo è fondamentale che enti ed istituzioni, pubbliche e private, operino congiuntamente, perché rafforzare la collaborazione tra università, imprese e istituzioni significa accelerare l'innovazione, valorizzare la ricerca e creare occupazione qualificata. A tal riguardo penso in maniera esemplificativa all’esperienza concreta di Rome Technopole, ecosistema dell’innovazione, di cui Sapienza è capofila, che è stato avviato nell’ambito delle progettualità Pnrr e ha messo in rete dieci università del Lazio e ventisei partner complessivi tra mondo accademico, industriale e istituzionale, mobilitando oltre 110 milioni di euro per sviluppare ricerca avanzata e alta formazione nei settori strategici della transizione digitale, energetica e della salute, contribuendo così alla trasformazione del territorio laziale in un hub tecnologico di rilevanza internazionale, come testimonia anche la futura sede del Rome Technopole in costruzione a Pietralata, pensata come incubatore di progresso e di ricerca di eccellenza orientata al bene comune.
Come si può riformare il sistema? Penso all'introduzione delle materie Stem ad esempio anche nelle facoltà umanistiche...
Certamente la strada intrapresa è quella corretta, ma ancora molto c’è da fare. In questa direzione va l’ampliamento e la valorizzazione dell’offerta formativa di discipline STEM anche se ritengo che la vera sfida sia superare una distinzione sempre meno attuale tra cultura scientifica e cultura umanistica. Le professioni del futuro, come ho già accennato, richiederanno sempre più competenze transdisciplinari. È quindi importante che gli studenti delle discipline umanistiche acquisiscano familiarità con dati, algoritmi e strumenti digitali, così come gli studenti dei percorsi tecnico-scientifici sviluppino competenze trasversali che consentano loro di operare in contesti sempre più complessi. In questo quadro, un sistema formativo moderno deve anche essere in grado di valorizzare pienamente tutte e tutti, offrendo a ciascuno le stesse opportunità di sviluppare le proprie competenze e di accedere ai percorsi di studio e professionali più coerenti con le proprie aspirazioni.
C'è anche un divario di genere da colmare.
In questo contesto particolare attenzione deve essere dedicata anche alla presenza femminile nei percorsi STEM, in cui persistono ancora divari significativi, e più in generale al tema della parità che, come ho dichiarato più volte, deve essere fondato su un principio chiaro che ha guidato da sempre la mia esperienza lavorativa e professionale: “Pari opportunità per pari capacità”. In questa direzione si colloca l'iniziativa del nostro Ateneo, nata come #100ragazzeSTEM e oggi evoluta in #100ragazzeSTEAM, che promuove la partecipazione delle studentesse ai percorsi scientifici e tecnologici valorizzando al tempo stesso la dimensione transdisciplinare della formazione artistica e creativa. È un lavoro che deve iniziare già nelle scuole, contrastando stereotipi e incoraggiando ragazze e ragazzi a sviluppare liberamente le proprie potenzialità. Ma sono le università che hanno il compito di fornire quelle competenze affinchè questo processo possa tradursi in crescita economica, sviluppo sociale e in nuove opportunità di lavoro qualificato.
L’AI è una risorsa, lo afferma anche Papa Leone XIV, sottolineando che è una risorsa che va governata. Quale messaggio consegna l'enciclica Magnifica Humanitas?
Un messaggio di assoluta attualità perché apporta un contributo significativo al dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale, richiamando principi come la centralità della persona umana, la responsabilità nell’impiego delle tecnologie, il rapporto tra innovazione e bene comune e l’esigenza che il progresso tecnico sia costantemente accompagnato da una riflessione di natura etica. Tali questioni investono direttamente la missione pubblica e la responsabilità sociale delle istituzioni universitarie. Anche nel suo recente intervento in occasione della visita nel nostro Ateneo, il Pontefice ha ribadito l’importante ruolo dell’università quale luogo privilegiato di ricerca, confronto e produzione del sapere, orientato al servizio della persona. Si tratta di una concezione che condivido pienamente. L’università è chiamata ad assurgere al suo ruolo di comunità educante, capace di sostenere la formazione, in senso ampio, degli studenti, favorendo non soltanto l’acquisizione di conoscenze e competenze specialistiche, ma anche lo sviluppo di una solida consapevolezza etica e civica. Le università non hanno soltanto il compito di produrre conoscenza e innovazione, ma hanno anche la responsabilità di formare in primo luogo cittadine e cittadini consapevoli e, dunque, professioniste e professionisti che siano in grado di orientare il cambiamento tecnologico al servizio della collettività.