Elena Granaglia (Forum disuguaglianze e diversità) - Proposte per garantire un lavoro dignitoso per chi è giovane ©

0 views
Skip to first unread message

Sergio Brasini

unread,
May 15, 2026, 1:30:05 PM (yesterday) May 15
to docentipr...@googlegroups.com
https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/proposte-lavoro-dignitoso-giovani-economia-divx314q

Proposte per garantire un lavoro dignitoso per chi è giovane

Le difficoltà dei giovani e delle giovani a trovare in Italia un lavoro dignitoso sono evidenti: se così non fosse, fra il 2011 e il 2024, non sarebbero emigrati in 630.000. La piattaforma Ci siamo. Potere a e Libertà alle giovani generazioni presenta diverse idee per cambiare questa situazione. Idee che, di fatto, servono a tutti e tutte noi

Le difficoltà dei giovani e delle giovani a trovare in Italia un lavoro dignitoso sono evidenti: se così non fosse, fra il 2011 e il 2024 non sarebbero emigrati in 630mila, pur in presenza di una contrazione marcata del loro peso nella popolazione italiana (-5 punti fra il 2004 e il 2024). Ma quali sono esattamente le difficoltà? 
Rispondere a questa domanda richiede di andare un po’ più nel dettaglio. Il recente lavoro di Francesco D’Angelo e Michele Raitano, Le condizioni lavorative delle giovani generazioni: l’Italia in prospettiva comparata, redatto nell’ambito dell’elaborazione della piattaforma di proposte concrete “Ci siamo. Potere a e Libertà alle giovani generazioni”, promossa dal Forum disuguaglianze e diversità insieme a 22 altre organizzazioni, molte delle quali giovanili, permette di fare alcuni passi avanti, comparando la situazione italiana con quella dei paesi dell’Unione europea dove le persone giovani emigrano di più. 

Percorso a ostacoli 
In Italia le difficoltà iniziano, da subito, terminato il percorso dell’istruzione. I livelli occupazionali per chi è giovane sono comparativamente più bassi e più sensibili al ciclo: dopo una crisi, la domanda di lavoro fatica di più ad aumentare. 
Il che comporta, fra l’altro, il rischio di un’ingiustizia permanente: entrare “male” accentua le difficoltà di carriera nel tempo. Il settore pubblico è largamente deficitario nell’accogliere giovani. L’incidenza dei Neet (giovani che non studiano, non sono occupati e non sono coinvolti in attività formative), seppure significativamente scesa, resta la più elevata. 
Quando si trova lavoro, l’incidenza dei contratti a termine e part-time è simile a quella esistente negli altri paesi solo nella prima fase della vita lavorativa. Poi negli altri paesi le cose migliorano, mentre da noi la precarietà si allunga nel ciclo di vita. Spicca, inoltre, a ogni età, il peso dell’involontarietà. 
Oltre un giovane su tre percepisce poi un reddito da lavoro inferiore al 60 per cento della mediana nazionale (attorno ai mille euro). Solo per fare un esempio, in media un laureato in Germania guadagna circa l’80 per cento in più di un coetaneo italiano, in Francia circa il 30 per cento in più. Basse remunerazioni e “carriere con i buchi” ledono la capacità delle coorti più giovani di accumulare contributi e, dunque, di disporre di ammortizzatori sociali e di pensioni decenti. Il carattere largamente familistico del nostro welfare, dal canto suo, esclude altri eventuali sostegni al reddito. 

Donne più penalizzate 
Dentro questo quadro, le donne sono le più penalizzate. La riduzione dei Neet, ad esempio, è stata trainata dai maschi, oltre che dalle persone più istruite, seppure le persone più istruite registrino tempi più lenti di entrata nel mercato del lavoro. A tre anni dalla laurea sono meno occupate di chi la laurea non ha. 
Involontarietà del part-time e basse remunerazioni toccano altresì di più le donne, e ancora le donne mostrano una maggiore incidenza di sovra- qualificazione, ossia di avere un’occupazione che richiede competenze inferiori a quelle detenute. L’Italia è l’unico paese in cui la differenza tra il tasso di sovraqualificazione maschile e femminile è negativa e in crescita. 
A queste difficoltà si aggiungono la sovente bassa qualità dei lavori offerti, la scarsa possibilità di far contare la propria voce, il non sentirsi riconosciuti come aventi diritti, come se la responsabilità fosse quella di essere “choosy” e restii a “fare la gavetta”. 

Le proposte 
Tutto ciò rappresenta un potente ostacolo strutturale all’autonomia dei giovani. La piattaforma Ci siamo - Potere a e Libertà alle giovani generazioni presenta diverse proposte per cambiare questa situazione. Si va da proposte generali, come politiche industriali per creare buoni lavori – la transizione ambientale offre molte opportunità al riguardo – a un welfare che riconosca i giovani e le giovani come titolari di diritti a proposte specifiche, quali un salario minimo dignitoso insieme al rafforzamento della contrattazione collettiva; verità nei contratti, contro le false partite Iva e i falsi part-time; una pensione di garanzia; una Pubblica amministrazione aperta ai giovani e alle giovani; spazi di pubblico incontro dove le persone giovani possono, fra l’altro, confrontarsi in tema di lavoro e trovare appoggio formativo e strumentale. Fanno da corredo altre politiche al di fuori del lavoro relative all’abitare e alla cura. 
Si noti che queste proposte, seppure volte a favorire il diritto a un lavoro dignitoso per chi è giovane, di fatto, servono a tutti e tutte noi. 
Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages