Scuola e Sanità. Se la Corte dei conti svela le bugie del governo

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Sergio Brasini

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di Vitalba Azzollini

Se la Corte dei conti svela le bugie del governo

Mentre il governo rivendica i risultati di quasi quattro anni di legislatura, il procuratore generale della Corte dei conti, Pio Silvestri, mostra una realtà un po’ diversa. La sua requisitoria, resa il 24 giugno scorso in occasione del giudizio di parificazione del Rendiconto generale dello Stato 2025, pur dando conto del miglioramento di alcuni saldi di finanza pubblica, rileva criticità che riguardano la vita delle persone. Sanità e scuola sono tra gli ambiti in cui la distanza tra norme approvate e risultati concreti si mostra più evidente. 

La sanità 
Uno dei temi affrontati nella requisitoria riguarda le liste di attesa nella sanità. È vero che il governo ha affrontato il problema attraverso misure come, ad esempio, la “Piattaforma nazionale delle liste di attesa”. Ma la concreta operatività della piattaforma, dice Silvestri, è ostacolata «dalla non uniforme alimentazione dei dati e dalla non agevole comparabilità tra le procedure utilizzate dalle strutture». Soprattutto, lo smaltimento delle prestazioni arretrate richiede «necessariamente una maggiore disponibilità di medici e infermieri». 
Anche l’effettivo avvio della «sanità di prossimità», a partire dalle Case della comunità previste dal Pnrr, «è fortemente ostacolato dalla carenza di personale»: in altre parole, senza medici, infermieri e professionisti in numero adeguato è difficile garantire i servizi necessari. Per il procuratore, quindi, occorre investire sul personale sanitario, anche per evitare che venga attratto dalla medicina privata: in particolare, servono miglioramenti concreti sul piano delle retribuzioni, della formazione, dell’aggiornamento, delle assunzioni e delle condizioni di lavoro. 
Un altro nodo concerne i divari territoriali – tra le regioni del Nord Italia e quelle del Centro Sud – nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè nelle prestazioni sanitarie che andrebbero garantite allo stesso modo in tutto il Paese. «La tutela del fondamentale diritto alla salute» è, secondo Silvestri, «centrale per definire il parametro di civiltà di un paese». Il procuratore richiama un principio affermato dalla Consulta: alle spese per la salute – oltre a quelle finalizzate a fornire prestazioni inerenti ai diritti sociali, alle politiche sociali e alla famiglia – va riconosciuta una «preferenza qualitativa », essendo «costituzionalmente necessarie». Per cui, in caso di tagli alla spesa pubblica è necessario incidere su altre voci di bilancio, prima di toccare le risorse destinate alla tutela di diritti «incomprimibili». 

La scuola 
Un altro passaggio della requisitoria riguarda la scuola che, secondo Silvestri, «soffre di problemi sostanzialmente analoghi» a quelli della sanità. Problemi ai quali non si riescono a dare «compiute risposte sia sul piano ordinamentale che su quello dell’effettività delle decisioni politiche». Il documento cita criticità come la sicurezza degli edifici, la manutenzione, il rischio sismico e il rischio amianto, che incidono sulla garanzia effettiva del diritto all’istruzione e richiedono risorse per interventi concreti. Ma il procuratore evidenzia una preoccupante «tendenza al definanziamento dell’intero settore». 
Un ulteriore profilo riguarda la distanza dell’Italia dagli altri paesi europei nella spesa per l’istruzione: secondo il rapporto Investing in Education 2025 della Commissione europea, nel 2023 le risorse destinate al settore erano pari al 7,3 per cento della spesa pubblica complessiva, contro una media europea del 9,6 per cento. Silvestri aggiunge che manca pure una programmazione capace di rinnovare i percorsi d’istruzione, rendendoli più flessibili e adeguati ai cambiamenti in atto. Da qui la necessità di investimenti mirati, perché la scuola pubblica sia «motore di crescita e presidio di coesione ed inclusione sociale». Il procuratore collega questa esigenza anche alla necessità di «arginare fenomeni di sempre maggiore allarme sociale, come la diffusione della violenza giovanile», che trovano spazio in un contesto educativo fragile e privo di stimoli adeguati. 

L’effettività dei diritti 
L’esecutivo può anche continuare a presentare ogni intervento come un tassello di efficienza. Ma la requisitoria rende palese come le norme spesso inseguano l’annuncio, mentre l’attuazione resta priva di ciò che serve. L’idoneità a governare si misura sulla capacità di rendere effettivi i diritti garantiti costituzionalmente. Il documento della Corte dei conti induce a dubitare che i risultati vantati dal governo bastino a dimostrarla.
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