«Nemico dell’Italia», «traditore della patria», «zecca togata», «disonore del Foro». E ancora: «In galera», «non farti vedere per strada, criminale», «ti scuoio», per finire con una lettera di minacce di morte recapitata direttamente nel suo studio legale. Sono alcune delle minacce ricevute negli ultimi giorni da Fausto Gianelli, avvocato di Modena, diventato un bersaglio politico per aver assunto la difesa di Salim El Koudri, modenese con doppia cittadinanza in carcere per aver investito con la sua auto diverse persone lo scorso 16 maggio. L’attentato ha sconvolto la città di Modena, in primo luogo per la violenza efferata che ha portato El Koudri a investire i passanti, causando otto feriti, due dei quali gravi.
In secondo luogo, per le ricadute di questa vicenda sulle vittime e sull’intera città. È stato il ministro dell’Interno Piantedosi a escludere subito legami col jihadismo. Più probabile è parsa, ha detto Piantedosi, una motivazione «collocabile nel disagio psichiatrico». Quale che sia la motivazione, ha aggiunto giustamente, non cambia la gravità dei fatti.
Di fronte alla tragedia, il Sindaco di Modena Mezzetti ha chiamato la città a rimanere unita. Una scelta importante, che ha sancito la volontà di affrontare le cause e le conseguenze di questa tragedia in modo coeso impedendo facili strumentalizzazioni. In circostanze così tragiche, spiega il filosofo René Girard, è frequente che una comunità cerchi di ritrovare la pace canalizzando la propria aggressività contro un nemico comune. Così non è stato questa volta, complici le parole di Luca Signorelli – «l’umanità non è morta» – il cittadino modenese che ha bloccato l’aggressore, e quelle dei due cittadini egiziani residenti a Modena, Osama e Mohammed Shalaby, che lo hanno disarmato. La volontà di non strumentalizzare i fatti è stata anche il messaggio del corteo del 23 maggio a Modena, in risposta al presidio di Roberto Fiore, leader storico di Forza Nuova, e al corteo convocato da Aretè, l’associazione vicina a Futuro Nazionale di Vannacci.
L’impressione è che, per una volta, la propaganda razzista non abbia avuto la meglio. Forse, questa volta, è più facile vedere che la solidarietà, come i comportamenti antisociali, sono trasversali alla linea del colore. Inoltre, i proclami degli ultimi anni non sono riusciti a risolvere nessuna delle crisi con cui ci confrontiamo: lo smantellamento dei servizi pubblici, i salari bassi o la crisi abitativa. È tempo, forse, di aprire una discussione pubblica sulle conseguenze dei tagli ai servizi di cura, e sull’isolamento in cui vivono spesso le persone con background migratorio, criminalizzate, in molti casi, anche quando non commettono reati.
Nel caso di El Koudri, sarà la magistratura a trarre le dovute conclusioni. È importante che sia così, perché non vi è tragedia a cui sia possibile rispondere senza prima comprenderne le cause.
È anche per questo che le minacce nei confronti di Gianelli sono preoccupanti. Lo hanno ricordato la Giunta e l’Osservatorio avvocati minacciati dell’Unione delle Camere penali Italiane in uno dei tanti messaggi di solidarietà ricevuti dall’avvocato. Il diritto di difesa è un principio inviolabile sancito dalla Costituzione; «chiedere una perizia non significa complicità», ed è proprio «nelle cause più difficili e impopolari che si misura la tenuta di una democrazia».
Prendere in carico un caso complesso non dovrebbe essere un atto di umanità e di coraggio, e il fatto che in questo caso lo sia è, a un tempo, un segno della statura di Gianelli e del crinale pericoloso dei nostri tempi, perché il diritto alla difesa è ciò che distingue una società democratica dalla barbarie. In questo contesto, la sete di punizioni esemplari e giustizia sommaria fa sorgere il dubbio che un buon capro espiatorio sia diventato indispensabile per nascondere i fallimenti della politica.
Da questo punto di vista, è significativo che la resa dei conti interna alla destra abbia come teatro Modena. Speriamo che sia l’occasione buona per sancire la vittoria dello stato di diritto sulla propaganda e per chiudere un’epoca di risposte inadeguate, di minacce e di strumentalizzazione.