Le nostre università sono in forma. Chissà se adesso ci svegliamo

1 view
Skip to first unread message

Sergio Brasini

unread,
1:15 PM (7 hours ago) 1:15 PM
to docentipr...@googlegroups.com
https://www.corriere.it/sette/26_luglio_02/le-nostre-universita-sono-in-forma-chissa-se-adesso-ci-svegliamo-9d6239df-99ad-4fc5-bc64-19427ebd6xlk.shtml

di Venanzio Postiglione

Le nostre università sono in forma. Chissà se adesso ci svegliamo

Ventisei nostri atenei, sui 47 sotto esame, hanno migliorato la loro posizione nella classifica del Qs World University Rankings, anche se la spesa resta ai livelli minimi che conosciamo tutti. Istituti che avanzano «nonostante l’Italia»: una nazione ricca di talento e di talenti in ogni angolo, in ogni occasione. Figuriamoci se riuscissimo a coltivarli...


Un po’ perduta. Nei labirinti quotidiani. Una notizia bella, per una volta: ma passata di corsa, come evaporata, tra un insulto di Trump e una tempesta di droni. Un’Italia diversa, uno scatto di fiducia, un sorriso strappato. Ecco: le nostre università stanno bene o abbastanza bene, soprattutto per la reputazione. I problemi sono quelli che sono, i bilanci piangono, le aule pure, tanti giovani scappano all’estero. Però. Però gli atenei italiani, praticamente gli unici in Europa, hanno meritato uno scatto verso l’alto. In primis il Politecnico di Milano, che era già entrato l’anno scorso nella graduatoria dei primi cento del mondo e adesso arriva al posto numero 87. Ma tante università, sia pubbliche che private, hanno dato segni di vivacità e intraprendenza.


La classifica è quella del Qs World University Rankings, che valuta più di 1.500 atenei di tutto il pianeta. Quest’anno 26 dei nostri, sui 47 sotto esame, hanno migliorato la propria posizione, mentre Germania, Francia e Paesi Bassi vedono la maggioranza delle proprie università in calo. Non è un dato da poco. Difficile citarle tutte, ma diciamo che hanno fatto un bel passo avanti La Sapienza di Roma, Bologna, Padova, Trento, il Politecnico di Torino, la Statale di Milano, Pisa, Tor Vergata, la Cattolica, Pavia. Usiamo la parola giusta: un successo. Che rende onore a una nuova generazione di rettori e di rettrici (di rettrici, finalmente) e a un sistema complessivo che regge e si fa strada. Anche se la spesa resta ai livelli minimi che conosciamo tutti. Che qui da noi equivale a circa l’1 per cento del Pil, contro l’1,3 per cento della Germania, l’1,7 della Francia, il 2,1 del Regno Unito e il 2,3 degli Stati Uniti (dove il Mit resta ancora sulla cima del mondo).


Il segreto italiano? Detto in due parole, la reputazione certificata dagli altri atenei e dai datori di lavoro e la qualità della ricerca. Per la quale le competenze e l’entusiasmo dei singoli sono più forti dell’indifferenza di una fetta del Paese. La storia delle università che avanzano «nonostante l’Italia» è la metafora perfetta: una nazione ricca di talento e di talenti in ogni angolo, in ogni occasione. Figuriamoci se riuscissimo a coltivarli. Non c’è convegno, incontro, festival, in cui non si insista sul valore (assoluto) della formazione permanente in un’epoca dove tutto è rapido e complicato: se le parole diventassero risorse saremmo i più forti dell’universo. Abbiamo inventato la forma università, a Bologna, mille anni fa: ma a volte non sappiamo cosa farcene. Deve arrivare una classifica internazionale per interrompere (forse) il letargo.


Le realtà locali, anche in questo campo, sono lasciate praticamente sole. Un esempio per tutti è Milano: ha otto atenei, più di 200 mila universitari, una città nella città con gli stessi abitanti di Brescia, ma è chiamata ad arrangiarsi. Il tema degli alloggi è gigantesco. Così come il rapporto con il mondo del lavoro. La politica nazionale è più attenta alla legge elettorale (per mantenere o prendere il potere) che al futuro delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. E alla fine, magari, diventa pure una fortuna. Meglio che non intervenga. L’unica riforma che ha cambiato la vita degli studenti negli ultimi anni è stata quella sul numero chiuso per Medicina. Stendiamo un velo che è meglio.


Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages