Lucio Picci sul "caso Zamagni"

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Sergio Brasini

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Oct 1, 2016, 4:41:31 PM10/1/16
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Bologna, 1 marzo 2011

Al Magnifico Rettore dell’Università di Bologna 

Prof. Ivano Dionigi 
Via Zamboni, 33. 40126 Bologna 

e per conoscenza:

Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca 

Dott.ssa Avv. Mariastella Gelmini
Viale Trastevere, 76/a. 00153 Roma

Al pubblico

Caro Rettore,

gli episodi di plagio accademico, quando non vengono affrontati, danneggiano i colleghi onesti e tutta l’istituzione. Al riguardo, l’Università di Bologna non ha fatto il proprio dovere.

Segnalo alla Tua attenzione tre casi. Il primo è il noto "caso Zamagni", che emerse in seguito alla pubblicazione di un articolo del Prof. Federico Varese nella rivista Belfagor, nel quale il collega dell’Università di Oxford mostrò che il Prof. Stefano Zamagni era responsabile di più di un episodio di plagio (sulla questione si veda anche il resoconto di Maurizio Viroli a pg. 134-5 del suo recente “La libertà dei servi”, Laterza, 2010). Il secondo riguarda un manuale universitario (autori i colleghi Proff. Flavio Delbono e Stefano Zamagni, con un contributo del Prof. Corrado Benassi), pubblicato da Il Mulino (Bologna) nel 1997. Di questa vicenda si ebbe eco sulla stampa nel corso del 2009, quando il Prof. Flavio Delbono, allora candidato alla carica di sindaco di Bologna, fu interpellato in merito da un suo avversario politico.

Per ultimo, ti segnalo una voce che circola da tempo. In un documento allegato descrivo la vicenda così come viene raccontata e indico il modo, semplice, in cui l’Università potrà appurare l’eventuale presenza di responsabilità da parte di un collega.

È utile chiarire il contesto di questa mia lettera odierna. Oltre dieci anni orsono presi le distanze rispetto al silenzio che seguì le rivelazioni del Prof. Federico Varese, con una lettera che da allora è pubblica su Internet. Tale silenzio, estesosi sino ad oggi, secondo alcuni si dovrebbe al fatto che il plagio accademico è una pratica diffusa in Italia, i cui responsabili agirebbero, come il Conte Zio del Manzoni, con il fine di “sopire, troncare”. Non intendo giudicare questa teoria. E’ certo che le peggiori ipotesi trovano spazio, anche se non giustificazione, se con distacco si considera la decisione dell’Università di Bologna di chiudere gli occhi per non osservare collettivamente quel che, individualmente, era ed è noto tutti.

A distanza di tempo, si sono create le condizioni (la mia presa di servizio, oggi, come professore di “prima fascia”) perché, in una posizione non più ricattabile, possa non più suggerire, ma pretendere, che l’istituzione cui appartengo compia il proprio dovere. Chiedo all’Università di Bologna:

Di accertare i fatti che ho segnalato; 
laddove sia necessario, di decidere le sanzioni opportune; 
di valutare l’opportunità di creare un organismo, ora evidentemente assente, in grado di garantire l’integrità dei suoi docenti. 

Un sincero saluto,

                                                                                                        Lucio Picci

Allegati.

Prof. Lucio Picci
Dipartimento di Scienze Economiche
Facoltà di Scienze Politiche "Ruffilli", Forlì
Università di Bologna

Sergio Brasini

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Oct 1, 2016, 4:44:36 PM10/1/16
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Bologna, 4 maggio 2011

Al Direttore del Dipartimento di Scienze Economiche

Prof.ssa Silvia Giannini 
Sede 

ai colleghi

e per conoscenza:

Al Magnifico Rettore dell’Università di Bologna 

Prof. Ivano Dionigi 
Via Zamboni, 33. 40126 Bologna 

Cari colleghi,

Nel corso delle ultime due riunioni del Consiglio (il 30 marzo e il 13 aprile) si è discusso degli episodi di plagio accademico che hanno interessato il nostro Dipartimento. Si tratta di un fatto nuovo: come sapete, un'analisi dei verbali del nostro Consiglio ha mostrato che il nostro Dipartimento, in quanto tale, aveva sempre evitato di considerare questi episodi, malgrado il clamore che essi provocarono e la loro eco (anche recente) sui mezzi di informazione. Si tratta, soprattutto, di un fatto positivo, in base a considerazioni che svolgevo in una lettera che inviai ai colleghi ben undici anni orsono: "Non è chiaro di quali temi, oltre all'ordinaria amministrazione, si possa occupare con qualche credibilità un dipartimento universitario che decida di ignorare dei casi di plagio accademico che avvengono al suo interno. Quando un fatto di indubbia importanza e gravità è formalmente trascurato si opera uno scollamento tra la realtà e la sua rappresentazione: a fronte di fatti oggettivi, noti a tutti e ampiamente commentati, l'istituzione finge di agire secondo una realtà che è, per così dire, parallela."

Nella discussione di queste ultime settimane si riconosce invece che la nostra integrità professionale è "importante e rilevante per la vita accademica" e che il problema coinvolge il Dipartimento. Ringrazio il nostro direttore, Prof.ssa Silvia Giannini, che con pazienza ha permesso questo esito, e il collega Prof. Enrico Santarelli che ad esso ha contribuito.

Se il silenzio del passato ci delegittimava, ora senz'altro possiamo accogliere l'invito del nostro Direttore, che "ritiene che il Dipartimento debba farsi parte attiva nel sollecitare l'Ateneo a disciplinare, nell'occasione dell'applicazione della riforma 240/2011, tutti i possibili casi di plagio, sia che essi riguardino gli studenti (dei diversi gradi, incluso il dottorato), sia che coinvolgano docenti e ricercatori".

Il discorso, aggiungo io, è più ampio e comprende, per esempio, l'onestà nel riportare i risultati degli esperimenti o dell'analisi statistica dei dati. In un momento di profonda crisi italiana che a mio avviso deriva anche da un tradimento operato dalle classi dirigenti, mi pare importante che il Dipartimento oggi affermi che ci sentiamo collettivamente responsabili nel rispettare le regole del nostro mestiere, e che non siamo più disposti a trattare i casi di disonestà che potranno manifestarsi in futuro in modo extra-istituzionale, quindi personalistico, arbitrario, e talvolta francamente odioso.

Alcuni colleghi hanno espresso contrarietà per il modo in cui ho agito. Ma tentativi meno cruenti di portare la discussione nell'ambito istituzionale fallirono e il nostro Dipartimento, eccezion fatta per il pronunciamento pubblico di pochissimi colleghi, negli anni ha mostrato un conformismo inossidabile al riguardo. A volte, forzare la situazione è un dovere.

I colleghi che hanno criticato i miei modi non hanno mai preso posizione circa i fatti che ho denunciato, per cui, almeno sino all'altro giorno, ritenevano che il Dipartimento non avesse nulla da dire riguardo all'integrità accademica dei suoi membri. Non capisco il loro silenzio. Il privilegio di non essere licenziabili, di cui godiamo, ci consegna una grande libertà nell'esercitare, nelle circostanze in cui è necessario, il dovere di opposizione individuale. Si tratta di un dovere che, nel mio modo di vedere, è inseparabile dall'appartenenza alla classe dirigente di questo Paese (perché a grandi poteri corrispondono grandi responsabilità: dopo Tacito, è bello citare l'Uomo Ragno).

In questo, beneficiamo di una situazione ben diversa rispetto al passato. Il 28 agosto 1931, un decreto regio obbligò i docenti universitari a dichiarare fedeltà al regime fascista. Su milleduecento docenti dell'università italiana di allora, soltanto una dozzina si rifiutò di firmare, sapendo che sarebbero stati licenziati: costava molto mantenere la schiena diritta. Più volte mi sono chiesto come mi comporterei io, se fossi chiamato a una tale scelta. La verità è che, purtroppo, non so se troverei la forza per fare la cosa giusta. 

Un sincero saluto,

                                                                                            Lucio Picci

Prof. Lucio Picci

Sergio Brasini

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Oct 1, 2016, 4:47:46 PM10/1/16
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Dichiarazione di Lucio Picci al Consiglio del Dipartimento di Scienze Economiche, convocazione del 9 marzo 2011.

Il Prof. Picci, ricordando la natura pubblica dell’Università e dei suoi organi collegiali, dichiara il suo imbarazzo nel dovere condividere la partecipazione al Consiglio con un collega, il Prof. Flavio Delbono, che ha ricevuto una condanna definitiva di 19 mesi e 10 giorni di reclusione per reati contro l’amministrazione pubblica.

Il Prof. Picci chiede che la sua dichiarazione, sotto forma di estratto del verbale, venga inviata per conoscenza al Magnifico Rettore

Sergio Brasini

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Oct 1, 2016, 4:50:07 PM10/1/16
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Dichiarazione di Lucio Picci al Consiglio del Dipartimento di Scienze Economiche, convocazione del 9 marzo 2011.

Con riferimento al terzo tema all’ordine del giorno, “Proposte di linee guida per la ricerca individuale dei docenti e dei ricercatori del Dipartimento”, il Prof. Picci svolge le seguenti considerazioni.

Il Dipartimento di Scienze Economiche non ha mai posto all’ordine del giorno la discussione dei gravi fatti di plagio accademico accaduti al suo interno.

A parere del Prof. Picci, un organo accademico che decide di non doversi occupare del rispetto da parte dei suoi membri delle regole fondamentali della ricerca scientifica non ha l’autorevolezza per regolare qualsivoglia altro aspetto di tale attività.

Per questo motivo, continua il Prof. Picci, la discussione del tema oggi all’ordine del giorno è scollegata dalla realtà e possiede tratti surreali. Il Prof. Picci ritiene che partecipare a discussioni distaccate dalla realtà e surreali leda sia la reputazione professionale, sia la dignità personale. Per questo motivo, rivendicando il proprio diritto alla difesa di entrambe, il Prof. Picci comunica che non parteciperà alla discussione.

Il Prof. Picci chiede che la sua dichiarazione, sotto forma di estratto del verbale, venga inviata per conoscenza al Magnifico Rettore. Il Prof. Picci abbandona la sala.

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